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LEADER 2019 Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI e dal CIP

AWARD CSEN FOR EXELLENCE

Con stima e riconoscenza per il grande contributo dato per lo sviluppo dello Sport, della promozione sportiva e sociale e del Sistema associativo

www.csentorino.it

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Prefazione Lo Sport esalta Passione e professionalità permeano gli articoli e contenuti del Piedmont Turin Sport Book 2019 giunto alla sua VIII edizione. Una iniziativa nata e voluta per esaltare le figure e gli organismi che, a vario titolo e livello, contribuiscono a diffondere l’importanza dell’attività sportiva come significativo mezzo di salute, di benessere psico-fisico e di integrazione. Il magazine è attento alle nuove tendenze sportive, ricco di opinioni e suggerimenti, di appuntamenti sportivi nazionali e internazionali e di interviste con importanti e grandi personaggi del mondo dello sport e del sistema associativo e intende valorizzare il ruolo sociale dell’attività sportiva, massimizzando il coinvolgimento dei territori e della popolazione, per prevenire e ridurre il dilagare del disagio sociale. Mario Picco

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Sommario 3

Prefazione

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CSEN Torino Tanti supporti e vantaggi per le associazioni

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La forza economica dello sport si può incrementare?

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I valori dello Sport: la parola ai Candidati

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“Carovana dello Sport Integrato”: un viaggio di valore

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L’Arte a sostegno dello Sport

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Rari Nantes Torino, le stelle del nuoto si allenano sotto la Mole

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“Mi chiamo Eleonora e vado di fretta”

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La giovane torinese è il volto nuovo del ciclismo femminile

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Piemonte, terra di campioni

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Eventi Italiani ed Internazionali 2019

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Quidditch, lo sport di Harry Potter è inclusivo e coinvolgente

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Team Adventure: La scuola di sopravvivenza che insegna ad essere resilienti

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In slitta con gli Husky siberiani

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“Lightsword Combat” sul ring come Guerre Stellari

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Diving Center “Tommaso Vescera” La palestra naturale per chi ama la Subacquea

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Il Thai Box anche disciplina di vita

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Karate e corsi di autodifesa: le “regole della vita” di Antonio Bianco

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La Poledance l’attività sportiva che seduce

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Yoga e sport? Si può fare: ecco le Yoghiadi

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Le prime Palestriadi CSEN

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La formazione a scuola il nuovo Liceo Scientifico Sportivo

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Atp Finals, Torino capitale del tennis

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DIRETTORE RESPONSABILE Loredana Tursi

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REDAZIONE Loredana Tursi Filippo Vernetti EDITORE PUBBLICITÀ Editori Il Risveglio srl via Roma, 4 Ciriè – TO tel: 011.584.00.23 - Fax: 011.58.30.207 direzione.commerciale@ilrisveglio.to.it Richiesta di Spedizione gratuita tel: 011.584.00.23 fax: 011.58.30.207 direzione.service@ilrisveglio.to.it

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con Andrea Bruni, Responsabile Ufficio Progetto CSEN nazionale e Gianluca Carcangiu Presidente CSEN Piemonte

CSEN Torino Tanti supporti e vantaggi per le associazioni

Il Comitato CSEN di Torino, Ente di Promozione Sportiva riconosciuto da CONI e CIP, vuole essere un punto di riferimento e al tempo stesso far sentire la propria presenza e le proprie professionalità all’interno del sistema socio-economico del territorio, ben sapendo che il suo ruolo non è esclusivamente quello di promozione e cura dell’attività sportiva, ma anche di un ente capace di erogare servizi e far trasparire i veri valori dello sport. Mario Picco Presidente Csen Torino ci dichiara i tre obiettivi principali: • “Stringere rapporti e sinergie sempre più efficaci e produttive con chi opera nel mondo dello sport in quanto il CSEN ha al suo interno energie e competenze sempre a disposizione dello sport locale. • Cercare di dare risposte e soluzioni al Sistema Associativo che soprattutto in questo anno che è iniziato, fra accavallarsi di leggi e decreti leggi, fra commi aboliti e sostituiti, fra Circolari normative e di prassi, fra interpretazioni ora delle Federazioni, ora degli Enti di Promozione, in un susseguirsi di comunicati, interviste, messaggi a distanza, stante un generale contesto di incertezza è stato messo a dura prova sia a livello generale che sportivo in particolare in un contesto anche politico. • Supportare gli Enti Sportivi Dilettantistici, ovvero le Associazioni/Società Sportive Dilettantistiche nel complicato e complesso sistema del CONI, che ha approvato il suo nuovo Registro 2.0, per il mantenimento della loro classificazione di organismo sportivo dilettantistico riconosciuto per non perdere le agevolazioni fiscali che il Sistema sportivo dilettantistico ha.” Quali sono i vantaggi per le associazioni regolarmente costituite che si affiliano? • Esenzione fiscale delle attività sportive ed istituzionali sociali o ricreative svolte verso i tesserati (art. 148

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del TUIR comma 3 e circ. Min. Finanze 124/e /98) solo per associazioni regolarmente costituite. (dgls 460\97) • Esenzione fiscale bar sociale (art. 148 del TUIR comma 5 e circ. Min. Finanze 124/e/98) solo per associazioni regolarmente costituite. • Assicurazione infortuni invalidità permanente e morte Unipol Sai per la pratica di tutte le attività motorie e sportive con attivazione entro le 24 ore; tesseramento con formule di assicurazione integrative. • Assicurazione di responsabilità civile Unipol Sai e per tutte le attività sportive e sociali e/o manifestazioni in palestra o sede o anche presso altri impianti (con un massimale di € 2.500.000,00). • Assicurazione di tutela legale (con un massimale € 20.000,00). • Convenzione SIAE per sconti su diritti musicali per diffusioni nelle attività di palestra, gare, manifestazioni, feste e per tutte le attività socio culturali. • Invio postale del periodico trimestrale CSEN “Boy’sport” ed invio on line del magazine CseNews con notizie sulle attività e le normative. • Vademecum per le associazioni con tutte le normative giuridico - fiscali. • Note informative specifiche per novità giuridico - fiscali e di altri settori (inviate via mail a tutte le associazioni affiliate e pubblicate sul sito). • Possibilità per il tesserato di partecipazione a tutte le attività nazionali, regionali e provinciali del CSEN. • Sconti fiscali su tariffe metano (30% circa) solo per asd regolarmente costituite. • Esenzione imposta sulle insegne. • Riduzioni al 50% delle tasse sulla pubblicità. • Applicazione normativa dei compensi erogabili per prestazioni sportive dilettantistiche agli allenatori ed istruttori o ai direttori che partecipano all’attività sportiva con i benefici della legge342/2000, art. 37 (dpr 22/12/86 n. 917 art. 81 comma 1 lettera m art.


83 comma 2) fino a € 10.000,00 per anno in esenzione di imposte (anche irap), ritenute d’acconto; enpals inail solo per attività sportive ed associazioni o società regolarmente costituite ed in regola con l’art. 90 della finanziaria 2003. • Applicabilità ad eventuali attività commerciali poste in essere (quali ad esempio vendita di abbigliamento sportivo, pubblicità, sponsorizzazioni) del regime agevolato previsto dalla legge398/91 (iva al 50% calcolo imposte solo sul 3% del fatturato). • Riduzione della tassa sui rifiuti (si esclude dall’imponibile l’area sportiva). • Esenzione dall’imposta dei rimborsi spese a pié di lista (vitto, alloggio, trasporto) effettuate dai tesserati in nome e per conto delle associazioni. • Agevolazioni del credito sportivo per acquisizione, costruzione o ristrutturazione di un centro sportivo. • Possibilità di ottenere dagli enti locali contributi per le manifestazioni sportive e sociali. • Possibilità per associazioni e circoli di somministrare alimenti e bevande alcoliche, in deroga ai piani comunali (previo nulla osta rilasciato dal CSEN • Organizzazione di corsi per dirigenti, tecnici, istruttori, giudici di gara in base al regolamento CONI/EPS con titoli riconosciuti anche dalle diverse leggi regionali. • Esenzione del pagamento dell’imposta sugli intrattenimenti sulle quote ed i contributi associativi (legge383/2000). • Esenzione delle imposte sui proventi derivanti da prestazioni di servizi e cessioni dei beni effettuate a favore dei familiari conviventi dei tesserati associati (legge 383/2000). • Esenzione dal bollo sugli atti, documenti, istanze, contratti nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richieste dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche (Legge Bilancio 2019). • Possibilità di detrazione dal reddito delle persone fisiche delle iscrizioni e abbonamenti per i figli minori (5 – 18 anni) alle ASD. fino a € 210,00 annue (comma 319

con Pierpaolo Barone, Presidente Team Adventure

legge 27/12/2006 n. 296). • Possibilità di ottenere dalle aziende corrispettivi in denaro o natura che fino all’importo di € 200.000,00 costituiscono per le medesime spese di pubblicità e sono quindi totalmente deducibili dal reddito di impresa. • Possibilità di ottenere dalle persone fisiche contributi liberali in denaro che fino a € 1.500,00 sono deducibili dal reddito dell’erogante. • Corsia preferenziale nell’affidamento in gestione degli impianti pubblici e delle palestre, aree di gioco ed impianti sportivi scolastici (legge 289/2002, art. 90 commi 25 e 26). Cosa offre di concreto e utile CSEN Torino ai propri associati? CSEN offre servizi di eccellenza ai propri Associati, realizza eventi sportivi e di natura sociale sull’intero territorio nazionale, organizza corsi di formazione per i propri Tecnici con standard di elevata qualità. Le verifiche fiscali e le diverse tipologie di contestazione con particolare riferimento al disconoscimento della qualifica di ente associativo e la conseguente responsabilità del legale rappresentante degli enti non riconosciuti, stanno, tuttavia, radicalmente e velocemente mutando il panorama del Terzo Settore imponendo nuovi modelli di due diligence cui le Associazioni, se vorranno sopravvivere, dovranno uniformarsi. Da ciò scaturisce la grande responsabilità che le Federazioni, gli Enti di Promozione Sportiva, le Discipline Associate dovranno assumersi affinché le Associazioni affiliate, accanto all’attività istituzionale e sportiva, maturino la consapevolezza che la gestione di un’Associazione impone regole e comportamenti amministrativi e gestionali che non possono più essere ignorati. Di qui lo sforzo che CSEN Torino fa promuovendo il Progetto “FISCOCSEN - Portale di assistenza per gli affiliati CSEN” e “CICSA – Centro per l’Informazione e Consulenza per il Sistema Associativo” con l’intento di supportare e coadiuvare, e non solo a parole, i Dirigenti Sportivi e gli Addetti all’amministrazione e gestione dei sodalizi associativi nella loro quotidiana fatica. Per fare ciò, abbiamo coinvolto un pool di Professionisti specializzati nelle diverse aree del no profit (fiscale, legale, gestionale, tecnica e del lavoro), con l’intento anche di promuovere corsi di formazione per addetti all’amministrazione e gestione delle associazioni, realizzando, di fatto, una vera e propria “rivoluzione” nel panorama degli Enti di Promozione, in quanto, per la prima volta, si privilegia, accanto alla formazione “fisica” dell’individuo, attraverso i corsi di formazione nelle singole discipline sportive, pure l’”aspetto mentale” ed “organizzativo” secondo il mai dimenticato motto “mens sana in corpore sano”. Tutela dunque dell’Associazione affiliata che potrà avere dal nostro Comitato un valido e qualificato supporto di aiuto e riferimento. Lo sport può essere considerato come uno strumento di crescita? Nella società contemporanea il mondo dello sport è

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condizionato dagli stereotipi tipici dei nostri tempi, in quanto, dentro e fuori i campi da gioco l’immagine e la forma dominano sulla sostanza. Ciò comporta una crescente ossessione per la cura esteriore del proprio aspetto fisico, spesso a discapito degli aspetti psicologici e relazionali. Il fair play, o “gioco leale”, non è una regola scritta, ma un comportamento eticamente corretto da tenere nella pratica sportiva, che implica il rispetto delle regole e dell’avversario. Nello spirito di una competizione sana, applicare il fair-play significa accettare e riconoscere i propri limiti, rendersi conto che i risultati sportivi ottenuti sono correlati all’impegno. Si tratta di un concetto molto ampio, perché abbraccia quello dell’amicizia, del rispetto degli altri e di uno spirito sportivo, e implica l’idea di uno sport sano al servizio dell’uomo. Fra le principali finalità dello sport vi è quella di raggiungere le persone con un linguaggio immediato, comprensibile a tutti, per trasmettere valori importanti e universali. Tramite lo sport si può imparare a esprimersi e a perseguire il raggiungimento di un obiettivo, a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza, ad acquisire capacità tecniche e abilità, a interagire socialmente divertendosi indipendentemente dai risultati raggiunti, a impegnarsi, perseverare e partecipare ad attività insieme agli altri, a mantenere in forma l’organismo dal punto di vista fisico e psichico, sia nell’ottica della prevenzione di molte malattie sia per migliorare la qualità della propria vita. Il fair-play insegna anche a saper perdere, considerando la sconfitta un insegnamento prezioso per la crescita personale e agonistica della persona. Pertanto, l’aspetto educativo, formativo e sociale dello sport è fondamentale per trasmettere e scambiare valori positivi che stimolino la crescita e la lealtà. Lo sport rappresenta un elemento fondamentale sul piano emotivo e sociale, un ambiente multidimensionale, dinamico, ludico, adatto ad intensificare la coscienza di sé e del proprio corpo, è uno strumento educativo e formativo e spesso è anticipatore dei mutamenti sociali. Lo sport abbina l’attività fisica con quella ricreativa, favorisce la salute, la longevità, il benessere fisico e psicologico. Come sottolineato dal Consiglio dell’Unione Europea, lo sport è fonte e motore di inclusione sociale e viene riconosciuto come uno strumento eccellente per l’integrazione delle minoranze e dei gruppi a rischio di emarginazione sociale. Lo sport è uno strumento di prevenzione di disagio sociale e psicofisico e di formazione della persona. Lo sport deve essere considerato un diritto di tutti. Per questo gli organismi sportivi e le società promuovono concretamente processi di partecipazione allo sport indipendentemente dalle condizioni economiche, culturali e sociali dell’individuo. Nello sport le naturali differenze di origine, di colore, di lingua e di cultura sono fondamentali per accresce-

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re ed arricchire il singolo individuo. Nel gioco esistono diversità di ruoli e caratteristiche; dal giusto mix nasce il team vincente. Lo spirito di squadra favorisce la coesione valorizzando in senso positivo l’unicità di ogni persona. Lo sport dovrebbe garantire l’inclusione e le pari opportunità di accesso e pratica sportiva. In tal senso si promuove il principio di cittadinanza sportiva sul territorio nazionale garantendo l’accesso al tesseramento e ai campionati, di ogni disciplina e livello, a coloro i quali siano nati in Italia da genitori stranieri. Il linguaggio sportivo è universale, supera confini, lingue, religioni ed ideologie e possiede la capacità di unire le persone, creando ponti e favorendo il dialogo e l’accoglienza. Bisogna quindi incoraggiare, promuovere, e diffondere la cultura sportiva. In ogni disciplina e ad ogni livello. Nello sport bisogna astenersi da qualsiasi condotta che leda l’integrità fisica nonché la dignità morale dell’avversario nelle gare e nelle competizioni sportive. Occorre anche mettere in campo iniziative per sensibilizzare il pubblico delle manifestazioni sportive al rispetto degli atleti, delle squadre e dei relativi sostenitori.

Mail: info@csentorino.it


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La forza economica dello sport si può incrementare? Praticare sport fa bene alla salute e allo spirito, questo è noto. In realtà ce n’è anche un altro che non è immediatamente evidente ma che ha un peso non indifferente nel bilancio di ogni nazione. Lo sport infatti, in definitiva, fa bene anche all’economia dei Paesi, come si può dimostrare attraverso qualche esempio davvero illuminante. Per quanto possa sembrare che il Prodotto Interno Lordo non debba avere niente a che fare con l’agonismo e le competizioni sportive, in realtà i numeri dimostrano esattamente il contrario. Il primo esempio che si può portare riguarda proprio l’Italia, che nel 2006 ha vinto con la sua Nazionale i campionati di calcio Mondiali, trionfando in Germania e portando a casa l’ambita Coppa del Mondo. L’anno seguente, nel 2007, l’Istituto Nazionale di Statistica, ISTAT, ha rilevato che il PIL italiano ha subito un’impennata dell’1,9%. Impossibile non cogliere un collegamento con il trionfo calcistico, tanto più che qualcosa di molto simile era accaduto in situazioni simili anche alla Francia nel 1998 e al Brasile nel 2002. A questo punto si impone un’analisi approfondita: perché una vittoria sportiva dovrebbe produrre un aumento del prodotto interno lordo di un Paese? Le spiegazioni che si possono trovare sono tante e diverse tra loro. La prima, la più immediata, è il nuovo appeal che una nazione riveste a livello turistico. Vincere in una competizione mondiale ha dato all’Italia una nuova visibilità a livello internazionale, così che è cresciuto il numero dei visitatori che nei mesi successivi alla vittoria hanno deciso di visitare il Bel Paese. Non solo: con la vittoria si trasmette l’immagine di una Paese forte, che eccelle in tutto, e questo porta con sé anche un aumento delle esportazioni. Vale a dire che l’immagine di undici atleti forti, coordinati, guidati da un capo carismatico si trasmette quasi automaticamente all’intero Paese, che dunque guadagna di credibilità e di conseguenza attrae degli investimenti su di sé. Ci sono poi altri aspetti da considerare, di tipo più prettamente pragmatico. Quando una nazione deve organizzare un evento sportivo di risonanza globale è inevitabile che la sua economia interna si metta in movimento e che da questo derivino dei benefici per molti settori operativi. Basti pensare alla città di Barcellona, che nel 1992 venne eletta come sede per i giochi olimpici. Prima di quell’anno la città

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aveva un PIL molto basso, al pari di quello di alcune capitali europee dell’est. Ma, in seguito alla nomina, vennero fatte molte opere pubbliche, si crearono nuove infrastrutture, e tutta la nazione ne beneficiò. Qualcosa di simile è avvenuto anche in Inghilterra con i campionati mondiali di rugby del 2015. Il giro di affari che si è creato grazie all’arrivo di un gran numero di tifosi da ogni parte del mondo ha fatto lievitare il PIL britannico, che dal canto suo era già in ottima salute. Per quanto poi si possano presentare anche esempi di casi contrari, si può dire in linea di massima che sport ed economia vanno sicuramente a braccetto, e che il primo può dare un notevole contributo alla seconda. “Lo sport italiano rappresenta l’1,7% del prodotto interno lordo del Paese, una percentuale che raddoppia se si tiene conto dell’indotto sportivo”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, nella sede di Confindustria ad un convegno su “Impresa e Sport”. “Ci sono traguardi a portata di mano - ha aggiunto Malago’ - e con interventi di lieve entita’, la forza economica dello sport, inteso come impresa, puo’ essere ulteriormente incrementato”. Facciamo una panoramica considerando diverse fonti attendibili sul tema. Un’analisi accurata svolta dal Servizio Studi Bnl mette in evidenza il valore economico e le fonti di finanziamento per il mercato dello sport in Italia. “Lo sport in Italia ha assunto una dimensione economica rilevante. Pur avendo registrato, negli ultimi anni, una flessione, nel 2011 presenta un peso pari all’1,6% del Pil (nel 2008 era pari al 2,8% del Pil) e genera un giro d’affari di circa 25 miliardi di euro”. “Considerando anche l’indotto, si arriva a circa 3 punti percentuali di Pil. Il valore della produzione, direttamente e indirettamente attivato dallo sport, è pari a oltre 50 miliardi di euro e si calcola che le entrate delle Amministrazioni pubbliche, attribuibili al comparto, ammontino a circa 5 miliardi di euro”. Così riporta anche Stefano Ambrosetti, economista del Centro Studi Bnl, nel Focus redatto in maggio 2013 dedicato allo sport in Italia, che approfondisce il valore economico dello sport, le possibilità di business e gli investimenti. Secondo quanto riportato nel Focus, in Italia le fonti di


finanziamento dello sport passano principalmente per tre canali: - individui e famiglie; - aziende private; - finanziamenti pubblici. La spesa sostenuta dagli individui e dalle famiglie costituisce la principale fonte di finanziamento per lo sport in quasi tutti i paesi europei. In Italia le spese per lo sport delle famiglie residenti ammontano a 22 miliardi di euro (contro un 100 miliardi di euro annui a livello UE), pari al 2,3% del totale dei consumi. La principale voce di spesa è quella relativa all’abbigliamento e alle calzature (6,7 mld di euro), seguita dalle spese per lo sport attivo (3,3 mld) e dal turismo sportivo (2,9 mld). I finanziamenti delle aziende private possono invece derivare da molteplici iniziative come: - sponsorizzazioni (si pensi che le sponsorizzazioni in ambito sportivo assorbono circa il 90% del totale delle sponsorizzazioni. Un ruolo rilevante è svolto dai media e dalle tv, attraverso l’acquisto dei diritti legati agli eventi sportivi), - acquisto di spazi pubblicitari in strutture sportive, - vendita di beni e servizi alle società sportive a prezzi inferiori al mercato, - donazioni.

migliore che in altri ambiti”. Secondo i dati ufficiali di bilancio, infatti, le aziende sportive in Italia hanno registrato, tra il 2010 e il 2011, una sostanziale stabilità: i volumi di fatturato si sono generalmente mantenuti, con una crescita minima dell’1,62% che, paragonata agli altri settori sostanzialmente in calo, è un segnale comunque positivo. Il 97,7% sono società di capitali, il 94% è presente nel mercato da oltre 10 anni. Il margine operativo lordo ammonta a 156 milioni di euro per un fatturato aggregato di più di 4,2 miliardi di euro (fatturato medio di 34 milioni di euro). Quello che emerge nel dettaglio è che il mercato nazionale sta attraversando una calo a due cifre, mentre il volume delle esportazioni è in crescita: il dato di fatto è che le aziende sportive nazionali sono in affanno, soprattutto a causa di lentezze burocratiche e di un rapporto ormai disgregato con gli istituti di credito. “Abbiamo lanciato una importante provocazione conclude Businaro - quella di chiedere all’ABI, Associazione Bancaria Italiana un tavolo di incontro per aprire un dialogo. Considerando infatti che il consumo di articoli sportivi in Italia equivale a 25 miliardi di euro, il nostro settore (seppure di nicchia) occupa uno spazio di rilievo all’interno del sistema economico nazionale e per questo deve poter contare su un futuro garantito”.

CONTRIBUTI PUBBLICI ALLO SPORT

Il Sistema sportivo ha una grande valenza e funzione sociale che è riconosciuta da tutti e che ha anche una consistenza in termini qualitativi e quantitativi nel nostro PIL. C’è però intorno ad esso un clima di grande incertezze tra accavallarsi di leggi e decreti legge, Circolari normative di istituzioni ed Enti sportivi che ha messo a dura prova il mondo del non profit in generale delle realtà che operano nello sport. In un’ottica quindi di miglioramento e di motivazione all’accrescimento del sistema economico sportivo abbiamo fatto quattro domande a professionisti diversi che operano nel settore così da individuare delle nuove leve su cui concentrarsi per un sistema sportivo concretamente migliore.

Le risorse pubbliche destinate allo sport, che tra il 2001 e il 2009 avevano registrato una crescita media del 5%, in seguito ha vissuto una totale inversione di tendenza, che ha portato un calo degli investimenti pubblici del 16% nell’anno 2010, arrivando a un flusso annuo di circa 2,5 miliardi di euro. Oltre la metà della spesa viene sostenuta dai comuni (54%), seguiti da Stato (27%), regioni (11%) e province (8%). Le regioni che investono di più sono il Trentino Alto Adige, la Valle d’Aosta e il Friuli Venezia Giulia. Nel confronto con gli altri paesi, l’Italia registra un ammontare di contributi pubblici significativamente inferiore in valore assoluto; circa il 50% in meno rispetto alla Gran Bretagna e alla Germania e circa il 65% in meno rispetto alla Francia. Chiude l’analisi effettuata da Ambrosetti, uno studio di A.T. Kearney 3, che fornisce una stima relativa al valore del business legato allo sport a livello globale, che oscilla tra i 350 e i 450 miliardi di euro.

IL MERCATO DELL’ ARTICOLO SPORTIVO I dati riportati dal Centro Studi Bnl trovano una corrispondenza nell’analisi effettuata da Assosport sul mercato degli articoli sportivi, presentata questo mese in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione. “Dal punto di vista prettamente economico - ha esordito Luca Businaro, Presidente Assosport - la situazione nel nostro settore non è rosea, anche se, può ritenersi

1) Le criticità del settore dal suo punto di vista e per il ruolo che ricopre? 2) I suggerimenti da dare a chi fa politica (sportiva e non) e ha potere decisionale per una migliore operatività del Sistema Sportivo? 3) Quale funzione operativa/ruolo assegnerebbe agli Enti di Promozione Sportiva presenti sul territorio locale? 4)E’ realizzabile, a suo parere, una politica sportiva del territorio come risultato di sinergie tra Enti Sportivi, Enti Locali e Sistemi Scolastico e Sanitario?

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MICHELE AMERIO Responsabile e coordinatore del nuovo “SPORTELLO EUROPEO PER L’ASSOCIAZIONISMO” attivato dall’UGIS ( Unione Gestori Impianti Sportivi) , ha superato i cinquantanni di specifica esperienza di Dirigente Sportivo, di Gestore di Impianti Sportivi e di Consulenza alle Istituzioni Pubbliche, Sportive e del Terzo Settore in ambito nazionale, con particolari esperienze nell’organizzazione dello Sport nei Centri Sportivi Aziendali, Imprenditoriali e di Promozione Sociale. 1) Il Sistema Sportivo Italiano, a 90 anni dalla sua attuale impostazione, evidenzia la necessità di adeguarsi alle indicazioni ed obiettivi della specifica Commissione Europea, che dal giugno 2007 si è fatta promotrice delle buone pratiche, espresse nel “Libro Bianco dello Sport Europeo Altri problemi prioritari, individuati anche in sede di Commissione Europea, sono: • il finanziamento dello sport e le sfide per i modi tradizionali di finanziare lo sport a livello di base; • la mancanza di dati consultabili sul settore sportivo e dello stato di gestione degli impianti sportivi, che possano fare da base per la formulazione delle politiche; • il crescente problema sociale dato da sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari e osteoartrite che in larga misura è dovuto alla mancanza di attività fisica; • la scarsa presenza delle questioni sportive nelle politiche d’istruzione e formazione; Non c’è dubbio che proprio a livello europeo bisognerà riprendere al più presto una forte iniziativa, che riprenda e migliori il dialogo e le strutture di cooperazione politica per lo sport a livello europeo. Lo Sport, vive una serie di contraddizioni, che nel tempo si sono fatte più evidenti: • 385 Discipline raggruppate in 102 Sport riconosciuti dal CONI, praticate a più livelli, diversissime tra di loro e la cui organizzazione è coordinata da 44 Federazioni, 19 Discipline Associate e 15 Enti di Promozione Sportiva La rivisitazione recentissima delle attività ricomprese ed identificate come “sportive” ha creato l’esigenza di un costante monitoraggio, che il Registro CONI 2.0 non risolve, ma appesantisce notevolmente, obbligando gli Enti Sportivi a una impegnativa trascrizione statistica e burocratica dei loro dati relativi alle manifestazioni, alle iniziative didattiche e formative svolte sul Territorio, che le scarse risorse del personale volontario in ambito associativo non sono in grado né intendono svolgere, distogliendo le loro energie dalla vera e sostanziale attività sportiva dagli stessi organizzata in

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termini assoluti, esclusivi e prioritari. • 7 macrotipologie di spazi specifici totalmente diversi tra loro • 120.000 impianti polisportivi ( di cui 8.756 in Piemonte), moltissimi non a norma CONI, con gravi carenze e barriere architettoniche, non funzionali e carenti di manutenzione • 65.574 impianti che hanno criticità di parziale accatastamento o agibilità o difficoltà a produrre documentazione burocratica corretta da parte della stessa proprietà (Ente Territoriale o Locale) La voluta mancanza della parola Sport nella Costituzione Italiana: la delega al CONI I Padri fondatori della Carta Costituzionale, bruciati dall’esperienza fascista, non vollero inserire la parola Sport nella Costituzione Italiana e quindi la delega piena al CONI, pur sostenuto da una Lotteria di Stato, ha dato al Sistema Sportivo Italiano l’opportunità di crescere e svilupparsi in un contesto quasi estraneo allo Stato fino agli anni 2000. I risultati sono stati comunque notevoli e dignitosissimi, ma bisogna ormai rendersi conto che occorre ripartire con energie nuove verso un Sistema Sportivo ormai auspicato alla dignità di vero Servizio Sociale e fatto Educativo e Formativo di Aggregazione e Solidarietà Sociale. 2) Alcune evidenti problematiche da approfondire: • la ricerca prioritaria del “talento olimpico italiano e del Campione”: le Federazioni • il Campionismo, il faticoso percorso verso la celebrità, tifo e l’Industria dello Sport • le carenze culturali ed educative del Sistema Sportivo Economico-Campionistico • Gli interessi economici e lucrativi dello Stato, sponsor dello Sport Spettacolo Un Sistema Sportivo partecipato,educativo e formativo, presente e con funzione Sociale • Il percorso ludico motorio, educativo, formativo, di promozione sportiva: la Scuola • la proposta continua di attività sportive, condizionamento fisico, benessere fisico • “uno sport di tutti e di ciascuno”: il sostegno agli “Enti di promozione sportiva” Una Impiantistica Sportiva “Sicura” sia per i praticanti, che a diverso titolo frequentano, sia per gli addetti al funzionamento e mantenimento dei livelli standard di qualità e del servizio si presuppone che ogni impianto sportivo : • debba essere funzionale all’attività sportiva ivi praticata • essere dotato di tutti i dispositivi idonei a consentire lo svolgimento dell’attività sportiva in condizioni di massima sicurezza ed igiene • non avere criticità funzionali che possano rendere pericoloso il lavoro quotidiano e l’incolumità dei lavoratori addetti all’impianto 3) 15 Enti di Promozione Sportiva sono troppi ed è necessaria una vera rivisitazione della loro finalità e funzionalità, che presto sarà definita dalla imminente Riforma. C’è da auspicare che la prossima, annunciata, Riforma del Sistema Sportivo Italiano affronti e risolva le più


1) Le criticità del settore dal suo punto di vista e per il ruolo che ricopre? 2) I suggerimenti da dare a chi fa politica (sportiva e non) e ha potere decisionale per una migliore operatività del Sistema Sportivo? 3) Quale funzione operativa/ruolo assegnerebbe agli Enti di Promozione Sportiva presenti sul territorio locale? 4)E’ realizzabile, a suo parere, una politica sportiva del territorio come risultato di sinergie tra Enti Sportivi, Enti Locali e Sistemi Scolastico e Sanitario?

nili, far migliorare e creare nuovi tecnici aggiornati e preparati. Questo per tutti gli sport e non solo quelli più gettonati. Ma nel contempo molta più cura occorre dare all’assistenza medica e fiosioterapica per la riabilitazione e soprattutto per la Prevenzione dei traumi e degli infortuni, legati ad esempio a vizi posturali che possono compromettere la carriera del giovane atleta. 2) Gli impianti vanno mantenuti meglio e va facilitato l’accesso anche a società dilettantistiche: Lo Stato e le Regioni devono investire in questo ed anche nella creazione di impianti moderni, sicuri e che facilitino il contatto con il pubblico 3) Affiderei loro una diretta responsabilità maggiore e quasi completa nella gestione impiantistica

importanti tematiche e problematiche che oggi caratterizzano il Settore, partendo da un chiarimento delle competenze e operatività degli Enti di Promozione sportiva rispetto a quelle delle Federazioni Sportive Nazionali, i cui ruoli spesso si sovrappongono.

4) Non solo è realizzabile ma sarebbe auspicabile, anche grazie a minore burocrazia e spirito di collaborazione, creando un comitato di organizzazione e supervisione

4) Certamente l’auspicata Riforma dello Sport italiano, dovrà necessariamente affrontare e risolvere nel merito le indispensabili tematiche di sviluppo ed evoluzione nella Qualità del Sistema Sportivo Italiano. La sfida del futuro sarà vincente se gli sforzi, anche di uomini e di pubbliche risorse, si concentreranno su un Programma condiviso, fatto di entusiasmo e passione, di onestà e valori etici universali, totalmente fuori da logiche particolaristiche o di appartenenza. La Formazione dei Quadri e la Specializzazione del Management dello Sport dovrà interessare: 1) Il ruolo dell’Università nella formazione dei Laureati in Scienze Motorie 2) Il “Piano nazionale di formazione Istruttori/Operatori”degli Enti di Promozione Sportiva. 3) La “Formazione Professionale” per i Manutentori Unici di Impianti Sportivi (MUIS) 4) I “corsi ITS” per la formazione del Management dello Sport Sociale

STEFANO LONGHI

GIORGIO DIAFERIA Medico Chirurgo Spec. In Fisiatria, Prof. a.c. in Medicina dello Sport SUISM UniTO, Direttore Sanitario e Tecnico FKT, Centro di Medicina Preventiva e dello Sport, Centro Medico SUISM UNiTorino 1) Lo sport ha certamente necessità di aiuti pubblici per far emergere nuovi talenti, seguire i settori giova-

Architetto specializzato nella progettazione e realizzazione degli impianti sportivi 1) Uno degli aspetti principali è la particolare vetustà media degli impianti sportivi dove, a fronte di un grande sviluppo capillare sul territorio negli anni ‘60 e ‘70 non ha corrisposto un analogo sforzo sotto il profilo manutentivo e di ulteriore potenziamento. Numerose sono le aree sprovviste di impianti e quando essi sono presenti spesso non vengono utilizzati al meglio della disponibilità. 2) Occorre sensibilizzare l’intera popolazione attiva e scolastica e non solo sulla necessità del movimento e l’efficacia dell’attività motoria per il benessere psicofisico dell’individuo. Occorre evidenziare gli esempi virtuosi creando un effetto di emulazione per fasce di età e categorie assolutamente indifferenti allo sport. 3) Fondamentale, essi sono il tramite credibile ed efficace in grado di veicolare alla grande platea pubblica la disponibilità di organizzazioni territoriali con decenni di esperienza nella formazione di atleti tecnici e dirigenti. Attraverso questa realtà è possibile offrire garanzie anche ai genitori che devono affidare i loro figli per una corretta educazione motoria. Loro sono poi deputati circa la penetrazione del messaggio sportivo nelle fasce di età più delicate, l’infanzia e la terza età.

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4) Certamente, sarà la grande rivoluzione in grado di portare benessere, economia generale al sistema paese ed allungamento della vita media. E’ l’unico sistema per ridurre le richieste di assistenza sanitaria procapite e contestualmente ridurne i tempi di permanenza nelle strutture sanitaria e la gravità media per singolo intervento. Aldilà di ogni retorica il diabete da disturbo alimentare, il fumo e l’abuso d’alcol, l’ipertensione e le malattie cardiovascolari in genere possono essere efficacemente combattute solamente con la consapevolezza del proprio benessere psicofisico che passa soprattutto dall’attività motoria.

GUIDO MARTINELLI Avvocato specializzato in diritto tributario e in diritto delle associazioni 1) Premesso che non ricopro alcun ruolo nel mondo sportivo se non quello di professionista che si occupa da 40 anni di diritto sportivo, le criticità maggiori credo si debbano ricondurre a due aspetti. Il primo che nel contenitore sport dilettantistico sono rinchiuse (e quindi applicano le medesime normative) realtà socio economiche completamente diverse, la piccola polisportiva di quartiere, che vive nell’oratorio e il club di pallavolo di serie A, chi gioca per mero diletto, anzi assumendosi i costi delle attività e chi riceve emolumenti anche molto importante per le attività agonistiche che svolge. Se a questo ci aggiungiamo che molti, moltissimi operatori ormai lavorano nello sport dilettantistico come attività esclusiva o principale e manca per loro un corretto inquadramento sotto il profilo lavoristico. Ecco, rendersi conto di queste due realtà e porci rimedio credo siano degli obiettivi molto importanti. 2) Non tapparsi gli occhi, prendere atto che lo sport in alcuni casi e’ diventato impresa e disciplinarlo di conseguenza, la favola che è tutto volontariato e’, appunto, una favola. Nel momento in cui sono stati dati in gestione alle societa’ sportive gli impianti si è chiesto loro un lavoro di professionalità che è palesemente contraddetto dall’inquadramento come volontariato. 3) Diventare meno “diplomifici”, ormai vedo organizzare solo corsi e incentivare invece maggiormente la diffusione delle attività motorie (non dello sport) sul territorio, come d’altro canto già fanno in molti casi in modo splendido. 4) Solo se si riuscisse a distinguere chiarendo cosa sia sport e cosa sia attività motoria, chi sia competente dell’una e chi dell’altra. Fintanto che questi concetti si sovrappongono e le competenze si accavallano la confusione, a detrimento dell’utenza, rimarrà sempre.

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FEDERICO MOINE Commercialista specializzato nella gestione degli Enti Sportivi Dilettantistici 1) “Ritengo che la criticità più significativa sia rappresentata dalla difficoltà di reperire fondi finanziari per il rinnovo e la manutenzione degli impianti sportivi. Spesso i dirigenti delle associazioni e società sportive dilettantistiche debbono garantire in proprio per avere accesso al credito bancario da parte dei loro enti e ciò non è corretto. Molti impianti sportivi necessitano oggi di significativi interventi manutentivi e di ammodernamento, dopo tanti anni di loro utilizzo da parte dell’utenza. Gli equilibri economici e gestionali delle associazioni e società sportive dilettantistiche sono però ristretti e dunque diventa difficile poter contare soltanto o prevalentemente sull’autofinanziamento”. 2) “In connessione con quanto evidenziato in precedenza, credo che l’operatività del Sistema Sportivo sarebbe fortemente agevolata da interventi mirati a concedere alle associazioni e società sportive dilettantistiche sia contributi a fondo perduto, sia finanziamenti a tasso agevolato, legati agli investimenti da effettuare. In tal modo si creerebbe una sinergia positiva tra decisori politici e operatori sportivi, anche in termini di reciproca fiducia, che potrebbe dare un impulso importante al nostro sistema sportivo. In secondo luogo, proporrei anche una maggiore stabilità normativa del settore, soprattutto nel campo fiscale e previdenziale, tesa a dare stabilità amministrativa alla gestione quotidiana delle associazioni e società sportive dilettantistiche”. 3) “Gli Enti di Promozione Sportiva sono un fondamentale punto di riferimento per le associazioni e società sportive dilettantistiche e ritengo che debbano continuare ad esserlo. Essi svolgono anche una importante funzione consulenziale. Come suggerimento agli Enti darei quello di fare uno sforzo per un maggior coinvolgimento di tutte le realtà associative ad essi affiliate, poiché soprattutto le piccole associazioni, che si basano sull’impegno quotidiano di pochissimi dirigenti, non sfruttano abbastanza le opportunità loro offerte in termini organizzativi e promozionali dagli Enti di Promozione Sportiva”. 4) “Secondo me sì, ma bisogna volerlo. In questo senso, sarebbero gli Enti Locali a dover fungere da promotori della sinergia citata, attraverso politiche di sussidiarietà, che prevedano anche dele-


1) Le criticità del settore dal suo punto di vista e per il ruolo che ricopre? 2) I suggerimenti da dare a chi fa politica (sportiva e non) e ha potere decisionale per una migliore operatività del Sistema Sportivo? 3) Quale funzione operativa/ruolo assegnerebbe agli Enti di Promozione Sportiva presenti sul territorio locale? 4)E’ realizzabile, a suo parere, una politica sportiva del territorio come risultato di sinergie tra Enti Sportivi, Enti Locali e Sistemi Scolastico e Sanitario? ghe di attività in favore del mondo sportivo. Sotto questo profilo, gli Enti di Promozione Sportiva potrebbero giocare un ruolo molto importante, poiché negli anni hanno accumulato un grande patrimonio di esperienze e di competenze nell’organizzazione e gestione delle attività sportive dilettantistiche”.

FRANCESCO PROIETTI Presidente Nazionale CSEN 1) Lo sport promozionale è a un bivio, soprattutto ora che il governo è intervenuto con una legge che disciplina le competenze. Un modello nuovo che andava applicato già da decenni. Ovviamente gestire lo sport promozionale per via del registro CONI 2.0 e delle altre prassi burocratiche il lavoro è diventato complicato e meno aderente ai canoni di organizzazione sul campo. 2) I suggerimenti sarebbero numerosi ma ci soffermiamo su quelli fondamentali, ovvero la necessità di tendere sì al controllo ed alle verifiche, ma con una sburocratizzazione che possa consentire l’allargamento della base di chi fa sport per benessere e prevenzione delle malattie. 3) Il ruolo degli EPS in funzione di crescita sarebbe quello di base e sinergico con le FSN, ovvero di preparazione effettiva dei talenti da estrapolare dalla larga fascia di utenti del territorio. 4) Sì, l’obiettivo delle sinergie dovrebbe essere il motore di crescita dell’attività, quello che da decenni è stato sottoscritto dalle istituzioni pubbliche ma mai effettivamente attuato.

PAOLO RENDINA Avvocato, Consulente FiscoCsen, socio UNCAT Camera Tributaristi 1) Il comparto sportivo, dilettantistico e non, soffre oggi di una strana sindrome. Da un lato invoca maggiori attenzioni dall’altro, invece, maggior autonomia e libertà. Un’antinomia evidente che sembra, oggi più che mai, determinare Il futuro dell’Associazionismo in generale e del Sistema sportivo italiano ipaarticolare. Giocata sul terreno scivoloso delle promesse mancate e delle crescenti incertezze la partita oggi vede sfidarsi, contrapponendosi, un moderno Giano bifronte chiamato sport. La criticità, ritengo, sia tutta qui. Sport è tutto ed il contrario di tutto a discapito di Associazioni che non possono più permettersi di gestire solamente il tempo libero, il gesto sportivo, o il momento aggregativo di crescita individuale e di gruppo dovendosi approcciare all’esterno con sempre maggiore “professionalità” e “responsabilità” per far fronte anche alla pressante burocratizzazione del sistema. In tale contesto se prima il ruolo dell’Avvocato poteva anche essere marginale, se non per determinate realtà maggiormente strutturate o per poche e determinate casistiche, oggi una figura specializzata nel Terzo Settore sembra imprescindibile. Una branca del tutto autonoma che abbraccia tematiche civili, penali, tributarie, amministrative, societarie … ed, ovviamente, le normative e regolamenti propri dell’Ordinamento Sportivo, quale fonte autonoma del diritto, In questo “magma” non posso quindi che denunciare la mancanza di un Testo Unico per l’associazionismo. Differentemente dalla Francia che, per esempio, regolamenta il settore con un’unica Legge in vigore dal 1901, in Italia è tutto un susseguirsi di cambiamenti e capovolte. Così, evidentemente, non può che scoraggiarsi la crescita di tutto il Sistema e, mi si permetta, costringere il Professionista ad uno sforzo immane. 2) Mi permetterei di chiedere a chi fa politica e ha potere decisionale quali sono gli obbiettivi che si pone e quale idea si sia fatto dell’associazionismo in generale e dello sport in particolare. Mi auguro che l’approccio al Terzo Settore non si riduca a meri dati statistici ed economici ma preveda un coinvolgimento sempre maggiore di tutti gli attori che gestiscono la res publica. Manca, a mio avviso, il necessario scambio di informazioni. Un esempio fra tutti ? Chiunque intenda approcciarsi alla realizzazione di un impianto sportivo comunale dovrà necessariamente rapportarsi con i regolamenti sportivi e con le realtà del territorio prevedendo accorgimenti che possano garantirne la gestione a costi contenuti. Evidentemente un impianto non omologabile per questa o quella disciplina sportiva o che non sia energicamente autosufficiente potrà solo diventare l’ennesima cattedrale nel deserto. Parimenti, in un’ottica di ottimizzazione delle strutture, l’edilizia scolastica (adegua-

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tamente messa in sicurezza) dovrebbe diventare sempre più punto aggregativo. Lo sport, in fondo, è un gioco. Un gioco con delle regole e, anche per questo, educativo. 3) Da quanto mi risulta gli Enti già svolgono un ruolo centrale sul territorio locale. Tanto come “collettori” delle singole realtà associative quanto come “promotori” di iniziative sportive e culturali di grandissimo spessore. Diciamo che dove la Pubblica Amministrazione è arretrata (per ovvi motivi di priorità e di bilancio) gli Enti si sono presi l’onere di garantire la prosecuzione di attività che, diversamente, non sarebbero più state realizzate. Mi riferisco a manifestazioni, incontri, attività che, di fatto, oggi sono fattibili solo grazie ai tantissimi volontari che, fortunatamente, ancora si dedicano gratuitamente alla collettività. Sarebbe bello in tal senso, che gli attori economici del territorio valorizzassero anche questi momenti aggregativi che seppur lontani da riflettori e palcoscenici, sono comunque fondanti per la nostra società anche sotto il profilo della prevenzione sanitaria. 4) C’è da augurarselo poiché, come detto, diversamente si rischierebbe di interrompere un’ideale catena fondamentale per la crescita, anche economica, del territorio. In definitiva ritengo che il Sistema sport trovi la propria identità e si incammini verso una direzione comune che non pregiudichi quanto sin qui fatto avendo, allo stesso tempo, la forza di superare quella strana forma di schizofrenia denominata sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie. Quella, per intenderci, che distorce la realtà ingigantendo i problemi da un lato o svilendo e rimpicciolendo le indubbie qualità di un Sistema dall’altro. O, se vogliamo ribaltare il punto di vista dell’osservatore, quella che vede il Sistema come una gigantesca risorsa da sfruttare fino al midollo, ovvero, un piccolo soggetto da non considerare. Certamente, oggi come allora, mi sentirei di citare le parole dell’allora direttore della Gazzetta dello Sport BRUNO ROGHI scriveva per il Nuovissimo Codice delle Società Sportive di Ascani e Masera : “MA QUANTI SONO, IN VERITA’ I DIRIGENTI SPORTIVI CHE CONOSCONO I MODI, LE REGOLE, GLI ONERI, GLI IMPEGNI, LE RESPONSABILITA’ PRIVATE E PUBBLICHE CHE UNA SIFFATTA AMMINISTRAZIONE IMPLICA E RICHIEDE?” … correva l’anno 1982 … ma siamo ancora qui!

ENRICO VIDALI Commercialista specializzato nella gestione degli Enti Sportivi Dilettantistici 1)Personalmente rilevo una serie di criticità del sistema sportivo. In primo luogo, è importante rilevare che a fronte delle importanti agevolazioni fiscali a favore dello sport dilettantistico, l’Amministrazione finanziaria richiede all’ente una gestione congruente con la propria natura

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associativa, improntata quindi a principi di democraticità interna e di trasparenza. Ciò comporta l’adozione di procedure amministrative e contabili adeguate che richiedono necessariamente una conoscenza professionale: non ci sono specifiche norme di legge che stabiliscano quale debba essere il contenuto di un verbale oppure quando un rendiconto possa definirsi significativo. In questi casi si deve fare riferimento alla prassi giuridico-contabile sostanzialmente mutuata dalla disciplina civilistica delle società di capitale. Appare quindi evidente che la criticità maggiore è rappresentata proprio da un deficit di conoscenza dei dirigenti sportivi che, in caso di verifica fiscale, rischia di pregiudicare la stessa sopravvivenza dell’ente sportivo. Più in generale aggiungerei anche che la normativa specifica del settore appare piuttosto farraginosa e di difficile comprensione, anche a causa di interpretazioni dell’Amministrazione finanziaria spesso restrittive, talvolta in modo del tutto ingiustificato. Rimane ancora aperta la questione della natura delle società sportive dilettantistiche, oggi considerati enti commerciali pur non lucrativi, con una serie di problematiche oggi non ancora risolte. 2) Ritengo che sarebbe importante coinvolgere nel processo normativo o regolamentare tutti gli attori del sistema sportivo dilettantistico: Federazioni, Enti di Promozione, Agenzia delle Entrate, Enti pubblici e Ordini professionali. La possibilità di creare scelte chiare, razionali e condivise porterebbe indubbi vantaggi: la conoscenza professionale e pratica delle problematiche legate allo sport consentirebbe certamente di affrontare i problemi in modo più efficace ed inoltre sarebbe certamente più semplice trasmettere indicazioni univoche alle associazione, in un’ottica di compliance dell’intero sistema. 3) Credo che gli Enti di Promozione Sportiva possano svolgere un ruolo importantissimo di crescita culturale del sistema sportivo, rendendolo così più forte. Tale ruolo può essere implementato unendo le risorse che sono presenti sul territorio, facendo “rete”. In tal senso non posso non ricordare il “modello Torino” pensato e realizzato dal nostro compianto Presidente Aldo Milanese, il quale ha fortemente voluto la nascita del gruppo di studio “Sport e fisco” presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Torino e l’apertura al mondo associativo. In questa ottica di collaborazione con il mondo sportivo di base, l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Torino fin dal 2006 ha aperto l’attività formativa obbligatoria ai propri iscritti anche ai dirigenti sportivi. In particolare, quest’anno abbiamo realizzato un percorso formativo in materia di enti sportivi dilettantistici, strutturato in cinque incontri per un totale di 20 ore di formazione gratuita, cui ha partecipato anche CSEN Torino con le proprie società. 4) Ribadisco quanto detto in precedenza, la capacità di fare rete e di utilizzare le risorse presenti sul territorio non può che produrre scelte efficienti e efficaci a beneficio di tutti i soggetti interessati.


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I valori dello Sport: la parola ai Candidati Il 26 maggio in Piemonte si terranno le elezioni per il nuovo presidente della Regione e per il rinnovo del Consiglio regionale. Che ruolo ha lo sport nella competizione elettorale? Lo abbiamo chiesto ai candidati Presidente.

GIORGIO BERTOLA

Consigliere Regionale. Candidato del Movimento 5 Stelle

1) LO SPORT IN PIEMONTE, COME FAR CRESCERE LA CULTURA SPORTIVA TRA LE VARIE FASCE D’ETÀ? LE SUE PROPOSTE. 2) GLI ATTUALI RIFERIMENTI NORMATIVI DELLA REGIONE PIEMONTE IN MATERIA DI SPORT SONO ANCORA ATTUALI? 3) PER LEI LO SPORT È?

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1)“Lo sport è anzitutto aggregazione, svago e divertimento. Ma anche un importante strumento di tutela e prevenzione della salute pubblica e di contenimento della spesa sanitaria in prospettiva futura. Il Consiglio Regionale ha istituito gli Stati generali dello sport con l’obiettivo di promuovere una sana cultura dello sport non solo


“LO SPORT È UN IMPORTANTE STRUMENTO DI TUTELA E PREVENZIONE DELLA SALUTE PUBBLICA” tra i bambini ma anche tra gli adulti, che troppo spesso non dedicano abbastanza tempo ad una salutare pratica sportiva. Questa iniziativa non basta. E’ necessario, da parte delle Istituzioni, un maggiore sforzo, integrando le azioni a supporto dell’attività sportiva, coordinando maggiormente la progettazione e gli interventi con le realtà locali sul territorio e rendendo le attività sportive accessibili a tutti, con particolare riguardo alle fasce deboli della popolazione. Queste sono le nostre proposte: - La creazione di uno “Sportello unico dello sport” nei centri urbani di dimensioni medio-grandi, una struttura di coordinamento e sostegno allo sport cittadino, che sia di supporto, aiuto e coordinamento per tutte le azioni ed iniziative delle società e associazioni e della popolazione; -La realizzazione di un Portale dello sport interattivo, una vera finestra di dialogo tra l’amministrazione pubblica e le società-federazioni-enti di promozione sportiva ed un contatto diretto con la popolazione, attraverso uno spazio virtuale per tutte le richieste di informazioni e proposte relative allo sport nella nostra regione; -Aumentare la presenza dello sport nelle scuola, attraverso progettualità condivise con Università, Federazioni, Enti di promozione sportiva e Associazioni sportive, al fine di diffondere i valori e l’amore per lo Sport fin dalla scuola primaria e colmare la carenza, qualitativa ed organizzativa, nelle attività sportive scolastiche; -L’istituzione di voucher che consentano a studenti appartenenti a famiglie a basso reddito di sostenere i costi relativi allo svolgimento di attività sportive; Più in generale occorre promuovere l’attività fisica come elemento utile al benessere psico-fisico dell’individuo ad ogni età e a prescindere dalla situazione economica e sociale e dalle diversità di ciascun individuo”. 2) “La principale legge regionale in materia di sport è la n. 93 del 1995 “Norme per lo sviluppo dello sport e delle attivita’ fisico-motorie”. Tale norma ha certamente necessità di essere rivista e attualizzata. Crediamo sia fondamentale avviare un confronto serio e costruttivo con gli operatori e le associazioni sportive con l’obiettivo di riorganizzare l’intera legislazione regionale in materia e creare un Testo Unico dello sport. L’intenzione è di mettere ordine alla normativa vigente, rendere più agile la parte burocratica, promuovere la pratica e la diffusione dell’attività sportiva e dell’attività motorio-ricreativa nel territorio regionale in maniera più capillare, con una particolare attenzione alle categorie più deboli, e

valorizzare la funzione sociale e preventiva dello sport per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini”.

3)“Lo sport è salute, integrazione, aggregazione ed inclusione. Praticare uno sport è il miglior modo per apprendere fin dall’infanzia le regole della convivenza e acquisire gli strumenti per affrontare la vita, imparando a conoscere se stessi e i propri limiti, collaborare con gli altri per raggiungere un obiettivo comune, superare gli ostacoli ed accettare anche le sconfitte. Per quanto mi riguarda pratico regolarmente il podismo, partecipando a numerose corse organizzate sul territorio piemontese, ed inoltre non mi tiro indietro quando c’è la possibilità di organizzare una partita di calcetto tra amici e colleghi”.

VALTER BOERO

Docente universitario. Candidato del Popolo della Famiglia

“LO SPORT È UN POTENTE STRUMENTO EDUCATIVO” 1) “Lo sport è un potente strumento educativo e siccome il deficit di educazione tra i giovani è gravissimo è necessario investire risorse economiche per le società sportive che hanno come finalità l’educazione e non solo la selezione di talenti da spendere sul “mercato”.

Alcuni candidati del Popolo della Famiglia hanno una esperienza specifica in campo educativo e sportivo. Io stesso sono stato un giocatore di hockey su prato (CUS Torino) e convocato per la nazionale italiana negli anni ‘70. Il denaro investito nello sport fa risparmiare enormi risorse

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finanziarie nel campo del recupero dei giovani sulle varie e ben note dipendenze e anche spese sanitarie legate alla vita sedentaria”. 2) “L’impegno sportivo è da collocarsi e armonizzare con l’impegno educativo e formativo della scuola e pertanto deve essere calibrato a seconda delle fasce di età. I due assessorati (Sport e Istruzione) si devono palare in modo sistematico fissando degli obiettivi chiari per una azione comune. L’Assessorato all’Istruzione della Regione deve pianificare le attività in armonia con le strutture sportive spesso rette dal volontariato. Esiste la possibilità di valorizzare quanto investito con i nostri laureati della SUISM”. 3)”Lo sport è il canale più accettato attraverso cui formare i giovani facendo crescere le loro qualità morali e prevenire derive verso le dipendenze”.

SERGIO CHIAMPARINO

Governatore uscente della Regione Piemonte. Candidato del centrosinistra

do anche una boccata d’ossigeno importante per tante stazioni invernali. Inoltre dal 2017 è stata avviata la Settimana dello Sport che nel periodo di Carnevale ha messo a disposizione delle scuole alcune attività di avvicinamento alla pratica sportiva. Un’iniziativa che è diventata subito un tassello fondamentale della promozione sportiva in Piemonte, arrivando a coinvolgere quest’anno oltre 35 mila studenti. A queste due iniziative se ne aggiungono altre legate alla promozione dei valori sportivi. E’ il caso de “Il Cinema incontra lo Sport”, progetto realizzato in collaborazione con AGIS che ha coinvolto alcune migliaia di studenti nella visione di film che veicolano i messaggi educativi dello sport. Importanti restano poi il sostegno ai piccoli e grandi eventi sul territorio e la coltivazione di nostri talenti, entrambi elementi efficaci ed indispensabili per la promozione dell’attività sportiva. Molti anche gli eventi internazionali portati in Piemonte. Tra i tanti ricordo il Giro d’Italia, la Coppa del Mondo di Short Track, il Grand Prix di Scherma, i Campionati italiani di Corsa campestre. Abbiamo insomma dimostrato di avere capacità organizzative e impianti di livello in un territorio favorevole alla pratica delle diverse discipline, e così vorremmo procedere”. 2)“L’attuale legge regionale in materia di sport, la 93/95, è stata modificata nel 2016, introducendo importanti elementi innovativi. Tra questi, il concetto di sport come strumento sociale di inclusione e l’equiparazione del Comitato Italiano Paraolimpico al CONI, dando concretezza normativa al concetto di pari opportunità nello sport. Sempre in quest’ottica abbiamo attuato misure a favore di progetti di cultura sportiva, di inclusione sociale e destinati a soggetti con disabilità. Proprio a queste ultime misure sono stati indirizzati i bandi per la promozione dello sport pubblicati nel 2016 e nel 2018, che hanno raccolto un numero di adesioni davvero importante. L’obiettivo è diffondere la pratica sportiva anche tra coloro che hanno difficoltà fisiche o sociali. A questi bandi si vanno ad aggiungere quelli sull’impiantistica sportiva - con misure di finanziamento dedicate anche alla messa in sicurezza, all’abbattimento delle barriere architettoniche e al risparmio energetico - e quelli a sostegno delle manifestazioni sportive sul territorio regionale. Intendiamo proseguire su questa strada nel sostegno allo sport piemontese e all’ammodernamento degli impianti, alla promozione sportiva nelle scuole e tra i giovani, nel favorire i valori altamente sociali che lo sport incarna nella sua pratica”. 3)“Per me è innanzitutto pratica: cerco di dedicare parte del tempo che ho alla corsa, naturalmente da amatore, e anche un po’ di alpinismo facile e un po’ di ciclismo. E’ anche un modo per stare con

“LA PROMOZIONE DELLO SPORT, LA CRESCITA DELLA CULTURA SPORTIVA, SONO STATI OBIETTIVI CHE CI SIAMO POSTI IN QUESTI 5 ANNI DI GOVERNO” 1)“Praticare correttamente attività fisica fa bene ad ogni età e garantisce benefici in termini non solo fisici. Per la promozione dell’attività sportiva siamo quindi partiti dalle scuole, proponendo due progetti importanti: la Settimana dello Sport e il Progetto Educativo Sci. Quest’ultimo, realizzato con il CUS Torino, ha coinvolto ogni anno migliaia di studenti in attività legate agli sport invernali ed alla cultura del territorio montano, rappresentan-

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me stesso, con le sensazioni che correre, come tanti altri sport, ci regala. Mi piace ricordare Murakami Haruki, quando ne “L’arte di correre” dice che nello sforzo di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere”.

ALBERTO CIRIO

Parlamentare europeo, dal 2010 al 2014 Assessore all’istruzione, sport e turismo della Regione Piemonte. Candidato del centrodestra

territorio. Un altro obiettivo immediato è fare in modo che il 5% del fondo sanitario regionale per la prevenzione sia dedicato alle politiche sportive. Non mi stancherò mai di ripeterlo: ogni euro che investiamo oggi in sport lo risparmieremo domani in sanità. Istituiremo anche un albo per i volontari sportivi, affinché abbiano le giuste tutele e il riconoscimento morale del loro preziosissimo lavoro.

3)Innanzitutto una presenza costante che mi accompagna da quando ero un ragazzo. Lo sport è uno straordinario strumento di socializzazione e inclusione, che “UTILIZZARE I FONDI EUROPEI PER LA fa nascere relazioni e amicizie RIQUALIFICAZIONE DI EDIFICI DISMESSI DA destinate a durare nel tempo. È un potente alleato per miFAR GESTIRE AL MONDO SPORTIVO” gliorare e garantire il nostro benessere psico-fisico, ma è 1)Negli anni in cui sono stato Assessore regionale anche un grande maestro che ci insegna sul campo allo Sport e all’Istruzione insieme al Miur e al Coni regole che valgono in ogni ambito della vita. avevamo promosso un progetto per l’alfabetizzazione motoria a partire dalla scuola primaria. Oggi nel nostro territorio la media dell’attività sportiva è tra le più basse d’Europa. Invertire questa tendenza richiede un cambiamento culturale che non può che partire dai più piccoli e dalle nuove generazioni. In questo senso è importante anche l’orientamento sportivo, per fare in modo che i bambini e le bambine si appassionino allo sport che realmente vogliono praticare. Un altro aspetto riguarda l’impiantistica, cioè l’ossatura del sistema sportivo. Da assessore avevo realizzato un censimento per comprendere lo stato di salute delle strutture esistenti e stanziare le risorse necessarie alla loro manutenzione. La mia idea è di utilizzare i fondi europei per la riqualificazione di edifici dismessi da far gestire al mondo sportivo. Non va sottovalutata anche l’importanza delle palestre scolastiche, che nei piccoli comuni spesso sono l’unica forma di impianto disponibile non solo per gli studenti, ma per tutta la cittadinanza. E poi naturalmente vanno sostenuti i progetti delle tante realtà che si occupano quotidianamente di sport, a livello agonistico e non, le federazioni, gli enti di promozione sportiva e le associazioni, soprattutto quelle che hanno meno possibilità di risorse e sponsorizzazioni. Senza dimenticare la pianificazione dei grandi eventi, che contribuiscono anche ad attrarre flussi turistici e promuovere il nostro territorio. Io, analogamente a quanto avviene per il cinema, desidero creare una Sport Commission, per supportare mondo sportivo, istituzioni e aziende nella progettualità delle manifestazioni e nella ricerca delle risorse per realizzarle. 2)Innanzitutto la condivisione, perché le leggi vanno fatte per chi poi dovrà applicarle. La mia intenzione è di costituire un tavolo tecnico con rappresentanti ed esperti del settore sportivo, medico, politico, scolastico e sociale, insieme ai quali elaborare annualmente le strategie per il nostro

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“Carovana dello Sport Integrato”: un viaggio di valore

E’ un viaggio-esperienza partita a Marzo 2019 per attraversare tutta Italia, facendo tappa in ogni Regione, per portare il messaggio dell’integrazione sociale della persona disabile e dell’accoglienza delle diversità attraverso lo sport. Il Progetto è realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (D. Lgs. 117/2017) e lavorerà sui territori a stretto contatto con Enti Pubblici e Privati. L’iniziativa è un’occasione di incontro e di scambio, che ha l’obiettivo di far conoscere in un modo nuovo il mondo della disabilità, del volontariato e dello sport. Come? Unendo atleti diversamente abili e non in una carovana con pulmini per uno staff di professionisti CSEN. Il pulmino della Carovana, formato da 18 atleti disabili e non, accompagnati da Educatori Sportivi, Formatori, Arbitri e accompagnatori volontari, in viaggio per 40 giorni, facendo tappa in 20 città. In totale hanno partecipato 72 atleti . Ad accogliere la carovana ci sono stati anche i ragazzi delle Scuole superiori del luogo, parte del progetto grazie ad un programma di alternanza scuola-lavoro appositamente strutturato. Ad una giornata di convegno con enti e istituzioni locali , è seguita una giornata di eventi focalizzata sull’iniziativa dimostrativa di Football Integrato, lo sport appositamente nato per favorire la partecipazione di atleti di ogni tipologia e livello. Un evento formativo e divulgativo sul Football Integrato e sulla “Carta dei

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valori dello Sport Integrato” che ha cercato di dare più nozioni possibili a tutte le persone, Associazioni, Scuole e Istituzioni interessate ad approfondire l’argomento e a sottoscrivere la dichiarazione dei principi ispiratori e dei valori fondanti dell’integrazione sportiva, nata dal lavoro svolto dagli studenti durante il percorso di alternanza Scuola-lavoro. Abbiamo chiesto al Responsabile Nazionale CSEN e Formatore Andrea Bruni, quali gli obiettivi del progetto. “Fornire nuove idee e modalità di inclusione per la persona disabile e di crescita per la persona non disabile; Trasformare la visione stereotipata e negativa delle disabilità in un’opportunità per tutti: Scuole, Istituzioni, Associazioni e società civile; Far conoscere lo Sport Integrato e le modalità di inclusione sociale possibili attraverso lo sport; Applicare il percorso di alternanza Scuola-lavoro al mondo del volontariato e del Terzo Settore;Stilare la “Carta dei valori dello Sport Integrato”.Una dichiarazione dei principi ispiratori e dei valori dell’integrazione, frutto della condivisione ed elaborazione degli studenti impegnati nel progetto attraverso il percorso di alternanza Scuola-lavoro. “La “Carta dei Valori dello Sport Integrato” consentirà una riflessione sulla cultura dell’integrazione sociale attraverso lo sport dilettantistico e contribuirà a diffondere un nuovo linguaggio, concorrendo così alla costruzione di comunità socio-culturali inclusive, fondate su va-


lori umani imprescindibili e sulle ragioni dell’uguaglianza. Persone, Comuni, Amministrazioni, Enti e Associazioni che si rispecchino nei valori della Carta potranno sottoscriverla, rafforzandone la portata e favorendo nuove collaborazioni a livello locale e nazionale”. Bella la testimonianza dell’atleta Cristina, che ha poi voluto raccontare anche la sua personale esperienza di viaggio con la Carovana: “E’ la prima volta che trascorro così tanto tempo lontano da casa – ha evidenziato – è tutto più difficile, ma al tempo stesso è bello accettare una nuova sfida che mi permetterà di migliorare in tutto e per tutto”. A Torino la 14 tappa c’è stata il 15 aprile scorso, il giovanissimo pubblico accorso ha potuto assistere anche a delle esibizioni di Danza Integrata proposte dalle associazioni sportive del capoluogo piemontese. Interessante inoltre la presentazione della disciplina offerta da Andrea Borney, tra i componenti dell’Equipaggio 3 e considerato tra i “padri fondatori” del regolamento del Football Integrato. Dopo di che i protagonisti sono stati gli atleti, che si sono cimentati in un nuovo “format”: non più gara secca, bensì un triangolare, che ha visto affrontarsi le squadre blu, gialle e verdi. I vincitori? Tutti, con un successo per parte! “Le tappe hanno avuto circa 3000 spettatori - conferma Bruni – e le famiglie possono seguire gli eventi anche con delle dirette streaming, per cui siamo felici di aver amplificato il nostro progetto a così tanta gente. Dopo il grande raduno a Roma di tutte le 120 persone coinvolte il progetto Carovana terminerà ad Ottobre con la presentazione dei risultati per poi magari ripartire ”. Ci sono stati dei momenti di difficoltà per il progetto? “Sono state alcune difficoltà nell’ambito della formazione di docenti professionisti sportivi in alcune regioni, ma superabile nel momento in cui si comprenderà

con il tempo che può essere un valido strumento per realizzare una nuova figura come il formatore dello sport integrato o allenatore sport inetgrato, una nuova opportunità anche di lavoro”. Quali le più grandi soddisfazioni? “Toccare con mano la grande forza motivazione di ognuna delle 120 persone dello staff, un grande livello emozionale e coinvolgimento in un clima di solidarietà in ogni momento che farà parte del bagaglio di vita di ognuno di noi”.

I “VALORI” INDICATI NELLA CARTA

La “Carta”, nel suo insieme, apre uno spazio di pluralismo, di possibilità attraverso il processo di inclusione, inteso non come processo atto a “mettere dentro chi prima era fuori o chi è a rischio di esclusione”, ma di rendere i contesti inclusivi (sportivi, sociali, culturali, organizzativi, territoriali, istituzionali). -La Sostenibilità Approccio strategico che mira a preservare l’ambiente sociale e naturale in cui viviamo. -Le Differenze Rappresentano un’opportunità di crescita e scambio per gli esseri umani e si impegna a valorizzarle. -Autonomia di scelta che come autonomia prestazionale -Limite come un valore contestualizzato e contestualizzabile e quindi modificando alcune delle condizioni il limite stesso si sposta, si muove, si supera o cambia. -Integrazione nel rispetto di culture e stili di vita differenti, in cui portare a fattore comune le tante esperienze individuali e di gruppo, le soluzioni, le idee, le potenzialità, le strategie di ciascuno -Inclusione come la costruzione di legami sociali che si fondano sul riconoscimento dell’alterità, qualunque essa sia -Equità Non solo uguaglianza ma anche equità -Felicità come possibilità per le persone di avere una vita ricca, di fare esperienze e di provare emozioni, favorendo la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita. -Cooperazione che, attraverso il rispetto dell’altro, esalta la dimensione di squadra.

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ATTORI COINVOLTI Il progetto coinvolgerà figure diverse in tutta Italia, mobilitando per la causa un gran numero di persone. - 400 alunni delle Scuole Superiori: attraverso il percorso di alternanza Scuola-lavoro impareranno a lavorare nell’organizzazione di eventi sportivi e sociali, entreranno in contatto con il mondo della disabilità e dello Sport Integrato e saranno impegnati nel raccontare il proprio territorio agli atleti della carovana; - 500 Insegnanti, Educatori e Operatori sociali: opportunità di formazione e approfondimento sul Football Integrato e sul tema generale dell’integrazione attraverso lo sport; - 50 Enti e Istituzioni Locali: nuove forme di collaborazione territoriale e proposti nuovi modelli operativi di intervento sui temi delle pari opportunità e dell’inclusione sociale.

IL SISTEMA ASSOCIATIVO TORINESE CHE ADERISCE AL PROGETTO “SPORT INTEGRATO” Sport e benessere in acqua – Attività acquatiche specifiche per bambini autistici, con disturbi del comportamento e del neurosviluppo – Psicomotricità funzionale in acqua.

mail: giocandoasd@gmail.com

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Siamo un’associazione sportiva di Torino che si occupa del mondo acquatico. L’iniziativa nasce dall’esperienza di quattro amici, tutti appassionati di nuoto e sport acquatici. Dopo lunghi percorsi di formazione ci siamo specializzati in settori differenti che abbiamo messo insieme costituendo questa realtà sportiva. Nello specifico, le nostre aree di intervento riguardano: •Il nuoto Allenamenti specifici per atleti o semplici appassionati di nuoto che vogliono perfezionare le proprie capaci-


tà natatorie o allenarsi per la preparazione delle gare. NVA (Nuoto Video Assistito) è una modalità di allenamento che abbiamo messo a punto per filmare le nuotate delle persone che vogliono rivedersi e migliorare. •Acquaticità e benessere Interveniamo per aiutare le persone a vincere le paure dell’acqua. Imparare a conoscere questo meraviglioso elemento aiuta a stare meglio fisicamente e anche emozionalmente. Teniamo sessioni individuali di Watsu e corsi specifici per imparare a scoprire la bellezza di immergere il proprio corpo in acqua con la massima serenità. •Attività per bambini in difficoltà Utilizziamo l’acqua come elemento educativo. Attraverso quattro fasi, la fase conoscitiva, la fase relazionale, la fase sensonatatoria dove interveniamo con attività mirate di acquamotricità, la fase inclusiva, aiutiamo i bambini autistici e con problemi del neurosviluppo a superare le loro principali difficoltà. Il tempo ci ha restituito ottimi risultati in termini di miglioramenti del mantenimento oculare, tempi attentivi, relazionali, coordinativi, diminuzione delle stereotipie, per citarne solo alcuni. Le nostre attività si svolgono principalmente a nella città di Torino presso le piscine comunali. Per quanto riguarda i bambini in difficoltà, prima di ogni intervento, incontriamo la famiglia e per mezzo di un colloquio anamnestico personalizziamo il piano di intervento condividendo obiettivi e scelte educative. Abbiamo scelto di chiamare la nostra associazione GIOCANDO perché è principalmente nel gioco e nella spensieratezza organizzati con estrema professionalità che si tengono i migliori risultati. I bambini ne sono i primi testimoni. Sono trent’anni che amiamo il mondo dell’acqua e abbiamo pensato che forse, era arrivata l’ora di trasportare questa grande passione da noi a tutti coloro che vorranno incontrarci. Si parla tanto di sport integrato. Ebbene, poiché è fondamentale saper giocare, perché il gioco è una cosa seria, per comprendere bene cosa significa il termine “integrato”, propongo di giocare con le parole. Dividiamo così INT da GRATO e abbiamo fatto centro. INT sta per “Intelligenza” mi riferisco all’intelligenza emotiva e “Grato” è semplicemente la gratitudine. Quindi, chi vuole praticare sport integrato deve in prima istanza essere emotivamente intelligente e in seconda istanza deve agire la gratitudine con profondo amore e rispetto. L’esperienza ormai più che decennale nel mondo della disabilità mi porta a dire con estrema sicurezza, che se solo imparassimo che i veri disabili verso la vita sono spesso le persone che meglio godono della loro sana e robusta costituzione, impareremo che la vita è davvero bella da vivere e per questo dobbiamo essere profondamente grati a chi la fortuna di essere “sano” non ce l’ha. Qualcuno diceva: disabile è chi disabile lo fa!

mail: freetimescsd.to@gmail.com La Cooperativa Freetime nasce a Torino nel 1985 senza fini di lucro e come unione spontanea di consulenti, formatori, operatori e tecnici qualificati del settore dello sport e del tempo libero per la promozione e lo sviluppo di ogni attività sportiva, ricreativa e culturale e del tempo libero al fine di incrementare la diffusione ed il potenziamento di dette attività in special modo tra i giovani nonchè la formazione degli stessi attraverso corsi, iniziative specifiche ed attività didattiche. Dal 1995 FREETIME si occupa di soggetti in situazione di handicap nell’ambito e nel contesto del Progetto “Handisport” in Torino e Provincia. Le sue tipologie sportive spaziano dal nuoto alla ginnastica finalizzata al fitness e benessere e dal karate all’aikido. Gli obiettivi di Handisport sono prioritariamente due: gli obiettivi pedagogici che riguardano il comportamento individuale ed il comportamento sociale, gli obiettivi sportivi che riguardano un comportamento sano, un buon comportamento motorio in generale ed un buon comportamento motorio sportivo. Per quanto riguarda l’aspetto pedagogico, è intendimento: • avviare i ragazzi al piacere della pratica sportiva, dove trovano nello sport un’attività utile e divertente che li interessa e dà loro uno scopo nella vita. • avviarli verso un comportamento di aiuto reciproco, dove devono raggiungere un certo livello di indipendenza aiutando nel contempo anche gli altri appartenenti al gruppo e facendosi aiutare se mai ce ne fosse bisogno. • avviarli all’integrazione in un gruppo sportivo, dove lo sport deve dare al diversamente abile la possibilità di sperimentare il proprio comportamento relazionale. Lo sport offre la possibilità di esercitarsi con dei compagni o in gruppo, come ad esempio tramite giochi di squadra,esercizi ginnici con partner o aiuto reciproco agli attrezzi. • avviarli alle relazioni con persone normodotate, dove per il diversamente abile avrà un’importanza particolare nello sviluppo della socializzazione e l’istruttore avrà un ruolo importante nel conseguimento di questo obiettivo. Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, si intende: • sviluppare le singole capacità potenziali, resistenza, forza, velocità, mobilità. • ampliare e rafforzare la mobilità rispetto all’ambiente, miglioramento e mantenimento delle capacità di coordinazione, percezione, orientamento, equilibrio, reazione, adattamento, ritmo.

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mail: torakidojo@libero.it

mail: orcogiocondo@libero.it La nostra associazione nasce nel 2007 e ha la sede a Feletto Canavese. Si caratterizza per una attenzione alla dimensione sociale dello sport: lo spot è un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione, nonché uno strumento di benessere psicofisico e di prevenzione del disagio. L’associazione ha una collaborazione decennale con il CISS38 Consorzio dei Servizi Socio Assistenziali, per progetti di prevenzione che utilizzano lo sport come strumento educativo. In questi anni sono stati sviluppati progetti sportivi con gli adulti, nella patologia delle dipendenze, con l’Asl Città di Torino e l’Asl To3. Le nostre attività favoriscono la costruzione di una società multiculturale, inclusiva e integrata, grazie ai valori educativi dello sport, diffondendo con essi la cultura della legalità. Lo sport è uno spazio aperto in cui ognuno può sentirsi accolto, valorizzato, guidato nel suo percorso di sviluppo, educazione e salute. Inoltre, svolge un ruolo sociale fondamentale in quanto strumento di educazione e formazione che permette lo sviluppo di capacità e abilità essenziali per la crescita equilibrata di ciascun individuo. Da quattro anni realizziamo il progetto “Sesto cerchio” (che richiama i 5 cerchi olimpici), finalizzato a offrire a ragazze disabili un laboratorio settimanale di danza presso la Scuola New Dance Academy di Rivarolo. Quest’anno abbiamo ampliato l’offerta delle attività con il progetto “Un due tre... Abili tutti”, che prevede oltre al laboratorio di danza anche delle uscite nella natura, perchè l’attività nella natura risveglia una fisicita’ sana, fatta di aria respirata, fame, sete, caldo, freddo e piccole sfide fisiche che danno soddisfazioni personali, che accrescono l’autostima ed il senso di se’. Il progetto vuole rispondere a una doppia finalità: da un lato offrire a giovani disabili opportunità di svolgere attività a contatto con coetanei nel proprio territorio di appartenenza, dall’altro coinvolgere i giovani non affetti da patologie invalidanti in un percorso di crescita personale, consapevolezza della diversità e sviluppo del sentimento di solidarietà verso le persone diversamente abili.

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L’Associazione nasce nel 2002 con l’intento di promuovere il Karatè non come sport da combattimento ma come veicolo per una crescita personale. Dal 2015 collabora con alcune Onlus in particolare con la AUDIDO (Autogetsione Diversamente Dotati) di Alpignano con corsi specifici per i disabili. Molti ragazzi sono passati sui tatami dell’Associazione e alcuni di essi hanno raggiunto risultati di spessore tra cui Mondiali, europei e Campionati Nazionali. Uno in particolare è diventato nel contempo anche 3° Dan e Istruttore di Karate e adesso partecipa attivamente all’associazione sia come istruttore sia come consigliere nel direttivo. Molte idee e progetti vengono realizzati anche nell’ambito dello sport nelle scuole e sono in preparazione corsi e attività specifiche e mirate alla terza età. Le regole che caratterizzano l’Associazione sono poche e semplici: •Niente buonismo …. •Serietà …. •Divertimento …. •Rispetto !!!! L’associazione è coinvolta nel progetto Sport integrato, nel cui contesto l’attività Sportiva a carattere educativo è rivolta a tutti gli atleti, sia disabili sia non disabili, con l’intento di costruire insieme un gruppo o una situazione in cui attraverso la pratica sportiva si sviluppa e promuove la cultura dell’integrazione, della solidarietà, con l’accettazione e la valorizzazione della diversità e dei limiti individuali a tutti i livelli. Il grande significato di portata culturale che si vuole perseguire, con questa iniziativa, è il completo inserimento della persona disabile nel sistema sportivo con l’intento di ricercare un confronto paritetico possibile, grazie ai regolamenti, tra gli atleti disabili e non disabili. L’obiettivo è quello di poter mettere in gioco le potenzialità di ogni persona e consentire ad ogni atleta di potersi migliorare, non solo a livello sportivo ma anche umano, nel confronto con l’altro, inteso come un avversario sportivo e non come nemico da abbattere.


L’Arte a sostegno dello Sport I° edizione 2019 Il progetto vuole coniugare, in ambito sinergico, lo sport come cultura e la cultura come arte, e conseguentemente lo sport come arte. La finalità del progetto consiste nel sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sullo sport, attraverso l’arte e la pittura in particolare, recuperando nel contempo fondi per progetti di Associazioni Sportive Dilettantistiche che promuovono e svolgono attività sportive con persone con disabilità. Le opere esposte saranno messe in vendita al pubblico sia durante la mostra che durante gli eventi successivi, nonché anche attraverso i Social. Una parte del ricavato sarà dagli aritisti devoluto alle realtà associative che aderiscono al Progetto “Sport Integrato” del CSEN Torino. Le Opere pittoriche saranno esposte per la prima volta, per questa Prima Edizione, presso la Piazza

dei Mestieri in Torino, Via Jacopo Durandi, 13 in occasione della Giornata di aggiornamento per Dirigenti e Tecnici Sportivi: “Lo Sport si confronta” del 18 maggio 2019. Saranno poi anche esposte in altri contesti e in un percorso itinerante. I pittori artisti presenti nel gruppo di progetto hanno creato tre opere pittoriche ciascuno. I quadri rappresentano contesti e ambiti di immagini su tela che, nel momento creativo e realizzativo dell’opera, la sensibilità di ogni singolo artista esprimerà trovando sensibilizzazione dalle migliori essenze che lo sport genera, non solo inteso come esecuzione di attività fisica, ma anche come forma di svago, che educa e forma attraverso valori e principi che sono alla base di questa forma di divertimento e che può essere inteso anche come stile di vita.

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Il curatore della mostra è il pittore Vito Garofalo. Gli artisti che hanno aderito a questa prima edizione #Arte&Sport:

VITO GAROFALO

Italia Creativa. Dialoghi di Arte Moderna e Contemporanea, Stoccarda Vernissage, Mostra di Pittura 12 Luglio 2017 – 10 Agosto 2017 Mensile Italia Arte e Museo MIIT E mail : attidelclown@libero.it www.vitogarofalo.it

MATTIA LUPARIA Corso di Specializzazione Artistica di Tecniche Pittoriche Corso di Tecniche Pittoriche Marzo 2018 Maestro William Tode Diploma superiore di Tecnico Ortopedico Ortopedia, Kinesiologia, Laboratorio protesi, Plantari, Tutori, Fisiologia Scuola Istituto Tecnico Plana Capacità Artistiche del Clown, del Mimo e dell’Artista di Strada Corsi teorici e pratici 1989 Scuola Maestro Marcel Marceau, Pierre Byland e Jango Edwards MOSTRE New York Art & Freedom, c/o Saphira & Ventura Gallery Vernissage, Mostra di Pittura 27 Settembre 2018 – 15 Ottobre 2018 Italia Arte, Museo MIIT e Galleria Folco Open Call: Artisti Visionari per l’Arte e il Mondo di Domani Vernissage, Mostra di Pittura 10 Maggio 2018 - 30 Maggio 2018 Museo MIIT Torino Viva la Vida, c/o Centro Cultural Montjuic di Barcelona Vernissage, Mostra di Pittura 16 Ottobre 2017 – 30 Ottobre 2017 Mostre Internazionali di Museo MIIT International Biennal of Contemporary Art, IBCA di Chicago Vernissage, Mostra di Pittura 2017 Arte e Museo MIIT

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Chi è MAT e cosa è la sua rolling art? Come definire chi è un disabile in ogni gesto della vita quotidiana, ma è fuori dall’ordinario nel suo approccio alla vita, con la sua empatia che smuove le montagne, con le sue intuizioni fuori da ogni logica comune? Lui semplicemente è…Mat, e Mat dipinge. Dipinge usando una sedia a rotelle attrezzata con rulli e pennelli con la quale si sposta, gira, sgomma, volteggia sulla tela. A volte leggero come una piuma, a volte scivolando, a volte calcando e ribadendo un colore. Sempre però con il sorriso sulle labbra, felice di essere nel presente, annullandosi completamente in quello che sta facendo. Così crea effetti magici, evoca e da vita a mondi onirici, misteriosi e lontani che risvegliano sensazioni ed emozioni in ognuno di noi. Così possono essere suggestivi paesaggi, città futuristiche, esplosioni di colori, materia che emerge quasi resuscitata dal segno della ruota della sua sedia con elementi e particolari che prendono vita man mano che l’osservatore diventa catalizzatore di un’arte è viva e in continuo mutamento. Tutto ciò si realizza con l’aiuto pratico del suo papà che sposta i pannelli e versa il colore canalizzando le sue competenze attraverso il forte legame che ha con lui, in modo tale che le opere diventano delle creazioni assolutamente uniche di una coppia dove i vissuti sono indissolubilmente legati. E mail: fulvio@fulvioluparia.eu


AMBRETTA ROSSI

SONIA PICCIRILLO Sogni e ricordi scaturiscono dal piano emozionale e sono raccontati attraverso un linguaggio astratto. Laddove poi nasca interesse per il figurativo, non vi è mai l’abbandono della gestualità e della ricerca di libertà espressiva. Le tele divengono ‘’luoghi’’ dove segno e passaggi per velature costruiscono il tessuto pittorico (costante l’utilizzo della tecnica a olio, ma non solo). Particolarmente rivolta all’aspetto coloristico, al potere evocativo delle immagini, l’artista attinge il suo bagaglio anche da esperienze in campo teatrale, dalla collaborazione con vari gruppi (dal teatro puro a performance). Ha conseguito il Diploma di Accademia di Belle Arti nel 2001, con il Prof. Nino Aimone (Decorazione) Vive e lavora a Torino

Vive e lavora a Torino Da sempre interessata a molti generi di creazione artistica e artigianale, ha approfondito la pittura ad acquerello che sente particolarmente consona al suo temperamento, ma utilizza anche le tecniche del carboncino e dei gessi. Ha frequentato in passato i corsi di Pinetta Gramola. Dal 2000 ha seguito i corsi di acquerello della pittrice Luciana Bey e attualmente segue i corsi del maestro Lo Balzo. Nel 2018 ha seguito uno stage del maestro William Tode. Ha fatto parte di alcuni gruppi di artisti come Il Cavalletto; tuttora è membro dell’associazione “Cultura no stop”, dell’associazione “Gli Amici dell’Arte” di Pianezza (TO) e di “Go Art Factory”. Ha partecipato a numerosi concorsi, estemporanee e collettive (prevalentemente sul territorio piemontese, ma anche a Roma, Padova, Roseto degli Abruzzi, Palermo) ottenendo premi e riconoscimenti. E mail: ambrettarossi@libero.it Si possono visionare i quadri dell’artista sul sito www.pitturiamo.com.

E mail: soniapiccirillo@hotmail.it FB: sonia piccirillo

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Rari Nantes Torino

FEDERICO CAPPELLAZZO

le stelle del nuoto si allenano sotto la Mole Ha più di un secolo di storia alle spalle e ha fatto diventare Torino, città che ha l’orizzonte scolpito dalle montagne, una delle capitali del nuoto. La storia della Rari Nantes Torino inizia nel 1899, quando il colonnello Vaudano assieme a un gruppo di appassionati (ma allora erano considerati dei temerari), fonda la società. Fino al 1918 sarà l’unica in Piemonte a consentire la pratica di attività natatorie, organizzando le prime gare in piscina. Manifestazioni subito entrate nella storia dello sport, come nel caso della “Traversata del Po”, datata 1907. La Rari Nantes Torino supera due conflitti mondiali e le traversie della storia. Il 1947 è un altro anno importante: la società viene infatti rifondata da Guido Gallo e Carlo Venafro. Gli atleti gialloblu iniziano a farsi largo, imponendosi sul palcoscenico nazionale. Maria Zambrini è convocata in nazionale e nel 1955 la squadra di pallanuoto femminile vince il campionato di serie A. La società cresce e ha bisogno di spazi per le attività che coinvolgono un numero sempre più grande di giovani. La piscina “Olimpica” costruita dal Comune di Torino diventa il fulcro dell’agonismo sabaudo. Vengono successivamente acquisiti gli impianti del Gerbido, di Pianezza e del parco Sempione. I 100 anni di storia, superati d’un fiato, sono costellati di medaglie e podi per la società torinese. Il nuovo millennio si apre con l’oro di Federico Cappellazzo agli Europei di Helsinki del Duemila. Lo stesso anno Andrea Beccari realizza il sogno a cinque cerchi e vola alle Olimpiadi di Sidney, dove sfiora il bronzo nella 4 per 200 stile libero assieme a Emiliano Brembilla, Massimiliano Rosolino e Matteo Pellicciari. Ai Mondiali di Fukuoka, nel 2001, Andrea Beccari e Federico Cappellazzo in batteria con Rosolino e Pellicciari, ottengono il risultato più importante della carriera: 7’10”86, medaglia d’argento dietro l’Australia e record europeo. Lo stesso anno Beccari e Cappellazzo conquistano il gradino più alto del podio alle Universiadi di Pechino. Nel 2002, agli Europei di Berlino Cappellazzo è in finale nella 4 per 200 stile libero. E’ oro. Beccari ottiene la medaglia di bronzo nuotando in batteria nella 4 per 100 stile libero. Il 2004 è l’anno di Filippo Magnini in Rari Nantes Torino. Alle

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Olimpiadi di Atene conquista il bronzo nella 4 X 200 stile libero (assieme a Federico Cappellazzo che nuota la batteria); agli Europei di Madrid fa doppietta di ori nelle staffette 4 X 100 e 4 X 200 stile libero. Nel 2005 la fondista Laura La Piana è terza nei 25 chilometri ai Campionati Mondiali di Montreal, mentre Loris Facci ottiene la finale nei 200 rana. Inizia la parabola ascendente del ranista classe 1983, allenato da Fulvio Albanese: nel 2006 tocca primo agli Europei di Budapest nei 200 rana, ma viene squalificato per virata irregolare; la rivalsa arriva l’anno dopo, quando si conquista il bronzo ai Mondiali di Melbourne. Nel 2008, alle Olimpiadi di Pechino, è ancora finalista nei 200 rana. Nel 2013 Francesco Di Lecce partecipa agli Europei in vasca corta di Herning, vincendo l’oro nella staffetta 4 X 50 mista (con Stefano Pizzamiglio, Piero Codia e Marco Orsi). Luisa Trombetti nel 2015 partecipa alle Universiadi di Gwangiu piazzandosi quinta nei 400 misti e settima nei 200 misti, nel 2016 è agli Europei di Londra dove ottiene il sesto piazzamento nei 400 misti e infine si qualifica alle Olimpiadi di Rio de Janeiro (quinta atleta olimpica della squadra dopo Beccari, Cappellazzo, Magnini e Facci). Aurora Petronio nel 2017 è convocata alle Universiadi di Taipei, dove manca il podio per soli 10 centesimi piazzandosi quarta. Sotto la Mole si continuano a formare i campioni di domani, come racconta Enzo Bellardi, presidente della società. È difficile proporre sport a livello agonistico? “Le difficoltà sono le stesse che tutte le società agoni-

FRANCESCO DI LECCE


stiche devono oggi affrontare. Proporre attività sportive ad alto livello è impegnativo. Gli atleti giovani devono poi fare i conti con gli impegni della scuola e le difficoltà logistiche di raggiungere le piscine sparpagliate sul territorio”. Quanti sono gli atleti agonisti? “Sono circa 220, un numero significativo. Parliamo infatti di giovani che mediamente si allenano tutti i giorni. Per farlo al meglio occorrono degli spazi congrui. Ci vogliono 22 corsie al giorno, le nostre 4 piscine da 25 metri permettono di rispondere a questa esigenza. Un grande sforzo anche organizzativo, ci sono domeniche in cui gareggiano 4 gruppi diversi di nostri atleti in città diverse”. Nella Rari Nantes Torino hanno militato grandi campioni. Facciamo qualche nome. “Rispondo con un dato. Nelle ultime cinque Olimpiadi, esclusi i Giochi di Londra, era sempre presente un nostro atleta. Un giovane Filippo Magnini è arrivato quinto nei 100 stile libero ai Giochi di Atene 2004 e con Federico Cappellazzo, oggi nostro direttore tecnico, ha vinto il bronzo nella 4 X 200 stile libero. A Sidney Andrea Beccari ha sfiorato il terzo posto. Loris Facci a Pechino ha conquistato la finale nei 200 rana. Luisa Trombetti ha rappresentato la Rari Nantes e il nostro Paese ai Giochi di Rio de Janeiro. Lara La Piana non ha potuto andare ai Giochi perché il nuoto di fondo, la sua specialità, è diventata disciplina olimpica solo a partire da Pechino 2008. Questo solo per citare i risultati raggiunti dai nostri tesserati alle Olimpiadi”. Siete protagonisti anche nello sport paralimpico. “Sì, Carlotta Gilli, ragazza ipovedente ha sempre nuotato da noi. Due anni fa ha fatto il suo esordio nello sport paralimpico e ha subito avuto un successo pazzesco. Si allena con Andrea Grassini e ha all’attivo sette record del mondo nella categoria dei nuotatori ipovedenti: 50 e 100 stile libero, 50, 100 e 200 farfalla, 100 dorso e 400 misti”.

ANDREA BECCARI, CLAUDIO ROSSETTO, FEDERICO CAPPELLAZZO E FULVIO ALBANESE

RISULTATI INTERNAZIONALI 2017 - 2018 Jacopo Musso:

MONDIALI DI SALVAMENTO DI ADELAIDE (novembre 2018): - oro nei 100 manichino pinne e torpedo Federico Gilardi MONDIALI DI SALVAMENTO DI ADELAIDE (novembre 2018): - oro nei 200 superlife saver - argento nei 200 ostacoli - argento nella staffetta 4 X 25 manichino - argento nella 4 X 50 mista Carlotta Gilli

MONDIALI DI CITTÀ DEL MESSICO (dicembre 2017) - oro nei 100 dorso S13 - oro nei 100 farfalla S12-13 (record del Mondo) - oro nei 100 stile libero S13 - oro nei 200 misti SM13 - oro nei 50 stile libero S13 - argento nei 400 stile libero S13 WORLD SERIES BERLINO (giugno 2018) - oro e record del Mondo 400 misti SM13

LUISA TROMBETTI

EUROPEI DI DUBLINO (agosto 2018) - oro nei 100 stile libero S13 - oro nei 200 dorso S13 - oro nei 200 misti SM13 - oro nei 50 stile libero S13

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“Mi chiamo Eleonora e vado di fretta” La giovane torinese è il volto nuovo del ciclismo femminile Il futuro del ciclismo femminile ha gli occhi neri e il sorriso timido di Eleonora Gasparrini. 17 anni, studentessa al terzo anno al liceo scientifico Agnelli di Torino, ha scelto la bici fin da giovanissima. Il 7 e l’8 luglio dello scorso anno a Comano Terme ha alzato le braccia al cielo, vincendo i campionati italiani di ciclismo su strada nella categoria allieve. Il 3 agosto sul circuito del velodromo Francone di San Francesco al Campo, ha concesso il bis, vincendo gli italiani su pista. Risultati conquistati con ferrea determinazione dalla ragazza di None che sogna i Mondiali e intanto spinge sui pedali senza lesinare fatica per inanellare un altro traguardo. Ti aspettavi di vincere gli italiani? “No, il percorso di Comano era duro, con diverse salite. Ho cercato di prepararmi al meglio per la gara, il podio non era scontato ed è stata una bellissima soddisfazione”. Chi sono i tuoi primi tifosi? “I miei genitori e la mia famiglia”. Quand’è che il ciclismo è diventato il tuo sport? “Sono cresciuta in mezzo alle bici. I miei genitori sono dei grandi appassionati e mi hanno trasmesso l’amore per questa disciplina. Ho cominciato da piccolina, già dai 6 anni, poi ho iniziato a praticare anche l’atletica. In quinta elementare mi sono presa una pausa dal ci-

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clismo, ma un giorno un mio vicino di casa ha deciso di fondare una squadra di ciclismo e mi ha chiesto di dargli una mano. Mi sono tesserata e dalla prima media ho ripreso a correre ed è tornata la passione. Ricordo che da piccola al posto del biberon avevo una borraccia. Forse era un segno del destino”. Chi è il tuo allenatore? “Sono Andrea Collinelli e Stefano Peiretti, quest’ultimo mi segue da quando avevo 12 anni. Mi ha cresciuta come tecnico. Assieme abbiamo fatto e stiamo facendo un bel percorso”. Per quale squadra gareggi? “Per il VO2 Team Pink di Piacenza. Fino al 2018 ero con il Rodman Pink Power”. Come funzionano gli allenamenti? “Una volta alla settimana vado a Fiorenzuola per allenarmi con la nazionale. Faccio parte della categoria juniores del team azzurro. In settimana esco su strada, faccio una media di 60 km al giorno. Mi piace pedalare sulle strade vicino a casa, verso Trana, Giaveno, Pinerolo. In inverno i chilometri in bici sono di meno, ma 2 o 3 giorni alla settimana li dedico al training in palestra. Da fine marzo, quando inizia la stagione ho una media di una gara a settimana”. Hai calcolato a quante gare hai partecipato?


“Negli ultimi tre anni sono state circa 120. La stagione dura fino a ottobre ma ci sono delle gare che sono articolate su più giorni. È un bell’impegno”. Tempo a disposizione ne rimane pochissimo. “Sì, il poco tempo libero mi piace passarlo con gli amici o facendo shopping. Anche le vacanze sono ridotte all’osso. Nel 2018 ho fatto un paio di settimane, mi sono servite soprattutto per staccare, come pausa mentale dagli impegni. Ma non mi pesa rinunciarvi, lo faccio volentieri, amo quello che sto facendo”. Curi anche l’alimentazione? “Sì, sono seguita da un nutrizionista che si occupa anche di integrare la dieta perché possa rendere al massimo. Ci sono poi le sedute di fisioterapia. Mi sono affidata a Fabio Arione di Sportherapy, osteopata e specialista di biomeccanica del ciclismo. Studia la posizione che tengo in sella. Per simulare la gara, corro con la bici su dei rulli, con dei sensori collegati al corpo e delle telecamere che mi riprendono. In questo modo i miei movimenti e la posizione del corpo sulla bici vengono studiati da un software che riproduce in 3D la performance esaminando ogni aspetto. È molto importante perchè mi aiuta a rendere al meglio durante le gare, ottimizzando lo sforzo fisico e a recuperare meglio la fatica post gara”. Oltre ai podi di Comano e di San Francesco al Campo dello scorso anno, a quali altre vittorie sei particolarmente affezionata? “La Coppa Rosa, vinta nel 2017 a Borgo Valsugana, la Coppa di Sera 2016 e i sette titoli italiani su strada e pista vinti tra il 2016 e il 2018”. Quali sono i momenti più difficili da gestire durante una gara? “Dipende dalla competizione. Su strada, prima del via assieme alla squadra e al direttore sportivo si studia a tavolino la strategia da adottare. Strategia che può cambiare: nel corso della competizione ci possono essere degli imprevisti (una caduta, un guasto alla bici, un infortunio muscolare…) che obbligano a rivedere quanto pianificato prima. Il ciclismo non è solo uno sport di fatica ma anche di strategia e di team. In squadra siamo in 9 e ognuna di noi ha i suoi spazi e momenti, assieme ci supportiamo e collaboriamo per arrivare alla vittoria. Durante la corsa è comunque importante conservare la lucidità mentale e non farsi travolgere dalla frenesia o dalla paura di non farcela”. E su pista? “Le gare su pista sono articolate su varie discipline. Le prove di velocità, ad esempio, sono più strategiche dove non sempre vince il più forte ma chi usa di più la testa. Sono l’esaltazione dell’intelligenza del ciclista”. Un domani il ciclismo potrebbe diventare la tua professione?

“È difficile anche se qualcosa si sta muovendo. A breve le squadre professionistiche maschili dovranno dotarsi di un team femminile. L’altra possibilità è entrare nei gruppi sportivi delle forze armate. Mi piacerebbe comunque restare nell’ambiente sportivo. Dopo il liceo penso di iscrivermi a Scienze Motorie”. C’è una ciclista che ammiri? “Letizia Paternoster, a 19 anni si sta imponendo alla grande”. Come immagini il tuo futuro? “Mi piacerebbe continuare con questo sport. A 19 anni le donne passano già al professionismo, non c’è una categoria intermedia come per gli uomini. Una difficoltà in più perché si gareggia con ragazze di ogni età”. Ci sono degli aspetti su cui puoi migliorare? “Tutto è migliorabile, sia nel campo mentale sia in quello fisico”. I tuoi prossimi obiettivi? “Con la nazionale mi piacerebbe venire convocata per i mondiali su strada in programma ad agosto in Inghilterra, per quelli su pista che si terranno a Francoforte dal 14 al 18 agosto, per gli Europei su strada del 7-11 agosto in Olanda e per gli Europei su pista che si terranno a Gand, in Belgio. Non nascondo che sarebbe una grande soddisfazione. Intanto ci do dentro con gli allenamenti”. È difficile coniugare sport e scuola? “Sì, gli impegni sono molteplici, per studiare sfrutto ogni momento libero che ho. Durante le trasferte, quando vado a Fiorenzuola per gli allenamenti con la nazionale, tiro fuori i libri e studio”. Nonostante le difficoltà che incontri hai deciso di investire nello sport. Molti tuoi coetanei, invece, ai primi anni delle superiori abbandonano del tutto la pratica sportiva. Come giudichi la loro scelta? “È un errore, lo sport è un momento di distrazione che fa bene alla salute e alla mente. Io più mi impegno sui pedali e più rendo sui libri”.

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Piemonte, terra di campioni Il Piemonte continua a sfornare campioni dello sport. In ogni settore, dai motori all’equitazione, sono tanti i giovani che, con sacrificio e abnegazione, emergono, imponendosi nelle competizioni nazionali e internazionali. Lo sport, poi, è sempre più rosa: tante ragazze fanno man bassa di podi e medaglie, conquistando le prime pagine dei giornali non solo sportivi.

FRANCESCO “PECCO” BAGNAIA, UN PIEMONTESE IN MOTOGP La stagione 2019 della MotoGp vede il debutto di un torinese. È Francesco “Pecco” (è stata la sorellina Carola a chiamarlo così, soprannome che ha conservato fino a oggi) Bagnaia. Nato a Torino il 14 gennaio 1997, è considerato una delle promesse del motorismo tricolore. Ha ereditato la passione per i motori dal papà e dallo zio. Correrà con i colori della Alma Pramac Racing. Campione in carica della Moto2 (lo scorso anno ha vinto 8 corse) con lo Sky Racing Team VR 46, ha conquistato il titolo iridato con una gara d’anticipo, con 306 punti. A soli 21 anni e 294 giorni, è il quarto corridore italiano più giovane a vincere un titolo,

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dopo Melandri, Rossi e Simoncelli. Correrà con il numero 63.

CELESTINO VIETTI RAMUS, IL CENTAURO DI CASA NOSTRA Un esordio alla grande per il talentino piemontese delle due ruote. Celestino Vietti Ramus, 17enne originario di Coassolo, in Qatar nella prima della stagione in Moto3 ha portato a casa un lusinghiero quinto posto. Celestino corre sotto le insegne dello Sky Racing Team Vr46, team creato da Valentino Rossi per valorizzare i talenti italiani delle due ruote. Nel 2018 al suo esordio nel mondiale di Moto3 a Philip Island, in Australia si era qualificato terzo. Celestino ha iniziato a sentire l’aria dei motori ad appena due anni e mezzo, seduto sul sellino di una moto in miniatura realizzata da suo papà. A 13 anni si è imposto nei campionati italiani ed europei di categoria. Il suo talento non è passato inosservato: gli uomini di Valentino Rossi lo hanno selezionato e ora è pronto a dare battaglia ai centauri della Moto3.


GIADA RUSSO, LA PROMESSA DEL PATTINAGGIO SU GHIACCIO

TATIANA ANDREOLI L’ARCIERA DI VENARIA Originaria di Venaria, dove è nata il 1° gennaio 1999, Tatiana Andreoli, è la giovane speranza dell’arco azzurro. Inizia a tirare a 10 anni. Nel 2018 porta a casa due ori agli italiani di Trani. Sale sul gradino più alto del podio nel tiro con l’arco indoor e outdoor. In quest’ultima specialità aveva già conquistato due argenti e un bronzo mentre all’aperto aveva vinto il bronzo a Torino durante i Campionati italiani del 2015. Sempre nel 2018 ha portato a casa il titolo iridato indoor a squadre, il bronzo agli Europei giovanili e l’argento a squadre negli assoluti. Ha ammesso con una battuta che l’arco è uno sport “troppo ordinato e preciso per una disordinata come me”. Nel 2014, a soli 15 anni e all’esordio in la maglia azzurra, ha fatto suo il titolo iridato indoor Junior.

PIETRO RIVA, DAI 10MILA METRI ALLA CORSA CAMPESTRE

Nata a Torino, il 25 maggio 1997, è una delle speranze del pattinaggio su ghiaccio. A far scoprire a Giada questo sport sono stati i genitori. Inizia a pattinare fin da piccolissima, affermandosi nella categoria juniores dove vince il titolo nel 2012. Nel 2015 e 2016 vince gli italiani di categoria. A soli 15 anni fa il suo debutto tra le big: nel 2013 agli assoluti arriva terza, dietro ai “mostri sacri” Valentina Marchei e Carolina Kostner. Nel 2016 fa il suo debutto ai Campionati Europei portando a casa un 28° posto. Debutta ai Mondiali, raggiungendo il 24° posto nella finale di Shangai. Nel 2018 è ai Giochi Invernali di Pyeongchang, chiuderà in 27esima posizione, senza riuscire a staccare il biglietto per la finale. Nel 2018-19 passa alla danza su ghiaccio in coppia con la spagnola Jaime Garcia. Secondo molti addetti ai lavori è l’erede naturale della grande Carolina Kostner.

Ha scelto la fatica della corsa, dopo una carriera iniziata nel mondo del calcio. Pietro Riva, albese, classe 1997, è un mezzofondista, campione europeo juniores dei 10.000 metri in pista, titolo conquistato nel 2015 in Svezia. Nel 2014 a Baku aveva vinto il bronzo sui 3000 metri ai Trials europei. Nel 2015 è oro nell’incontro internazionale juniores di corsa su strada Italia-Francia, svoltosi a Cremona. L’anno dopo, a Gubbio ha trionfato, laureandosi campione juniores di corsa campestre.

STEFANO SOTTILE, SFIDA IL MONDO CON IL SALTO IN ALTO

Nel 2018, agli Italiani di Ancona, ha stabilito il suo primato personale, nel salto in alto, stabilendo 2,24 metri. Stefano Sottile, originario di Borgosesia è una delle promesse dell’atletica italiana. A 21 anni, fa parte delle Fiamme Azzurre. È cresciuto con l’Atletica Valsesia. Nel suo palmares troviamo il titolo mondiale allievi (under 18) di salto in alto conquistato con la misura di 2,20 metri a Calì in Colombia.

MARTINA PACIOLLA, LA STELLA DEL DOWNHILL Pluricampionessa di pattinaggio downhill in-line, la torinese Martina Paciolla è un nome di primo piano di questa specialità che prevede la discesa con pattini a rotelle in linea. Nel 2017 e 2018 ha conquistato il titolo Mondiale di specialità cross.

FOTO GIANCARLO COLOMBO/FIDAL

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DAISY OSAKUE, LA DISCOBOLA Un brutto episodio di razzismo ha fatto conoscere al grande pubblico Daisy Osakue. Nell’estate 2018 è stata colpita a un occhio: un gruppo di teppisti, poi individuati, gli aveva gettato da un’auto in corso un uovo in piena faccia. La tumefazione e lo spavento non le avevano impedito di partecipare agli Europei. In pedana la discobola torinese ha strappato un lusinghiero quinto posto, con la misura di 59.32, nel lancio del disco. Cresciuta alla Sisport di Torino, si allena alla Angelo State University, nel Texas dove studia giustizia criminale. Cresciuta sotto lo sguardo dell’ex discobola azzurra Maria Marello. Nel 2017 ha rappresentato per la prima volta la nazionale maggiore agli Europei a squadre a Lilla. L’8 aprile 2018 ha stabilito il suo record personale, con 59.72 metri, quarta miglior prestazione di sempre tra le discobole azzurre.

CARLO TACCHINI, IL PRIMO ITALIANO A RAGGIUNGERE LA FINALE NEL C1 100 METRI In bacheca ha appeso 15 titoli italiani assoluti, medaglie e piazzamenti in Coppa del Mondo, nei Campionati Europei e Mondiali. È Carlo Tacchini, canoista, nato a Verbania il 25 gennaio 1995. Alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2006 ha tagliato un altro prestigioso traguardo, diventando il primo italiano a raggiungere la finale del C1 100 metri. Per farcela è stato autore di una superlativa prova nelle acque di Duisburg (gara dove si assegnavano gli ultimi pass per i Giochi), al termine di una sorprendete rimonta. Ha iniziato a “dare del tu” a kajak e canoa alla Polisportiva Verbano, allenato da Gianfranco Guglielmi e Vittorio Carletto. Nel 2014 entra a far parte del gruppo sportivo Fiamme Oro. Dopo i Giochi, la preparazione atletica di Carlo è organizzata e gestita da Beniamino Bonomi.

ALICE SOTERO, LA PENTATLETA CHE AMA LE SFIDE Durante i Giochi di Rio, il grande pubblico ha conosciuto di che pasta è fatta Alice Sotero. La pentatleta ha concluso la sua avventura in Brasile con un lusinghiero settimo posto. Nata a Asti il 28 maggio 1991, ha scelto questo sport duro, dove bisogna affrontare

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cinque prove: tiro a segno, nuoto, scherma, equitazione e corsa. In forza alle Fiamme Azzurre, nel 2018 ha chiuso il Campionato del Mondo di Città del Messico al 12° posto, con 1295 punti. Ad aprile di quest’anno, a Sofia, in Bulgaria, ha vinto il bronzo nella seconda prova di Coppa del Mondo di pentathlon moderno.

SAID EL OTMANI, IL MEZZOFONDISTA DA PODIO

FOTO GIANCARLO COLOMBO/FIDAL Un lungo infortunio (nel 2017 si è fratturato il piede destro) lo ha tenuto lontano dalle competizioni ma appena è sceso in pista ha dimostrato di che pasta è fatto. Said El Otmani, portacolori dell’Esercito, alla Lago Maggiore Half Marathon del 15 aprile di quest’anno, ha terminato la gara al secondo posto, diventando il primo italiano ad andare a podio in questa competizione. Fermando il cronometro a 1h01:08, stabilendo il suo nuovo primato personale e diventando uno degli italiani più veloci. Di origini marocchine, Said si allena a Torino con Gianni Crepaldi. Nel 2019 ha vinto la Corsa di Miguel, a Roma.

VALENTINA MOSCATT, I GIOCHI DI RIO LA GIUSTA VETRINA PER LA JUDOKA PIEMONTESE Originaria di Venaria Reale, classe 1987, Valentina Moscatt ha partecipato alle Olimpiadi di Rio 2016. La jukoda ha gareggiato nella categoria 48 kg. Nel 2008 aveva mancato l’appuntamento con i Giochi per poco. Nella sua ventennale carriera ha collezionato piazzamenti e medaglie. Nel palmares brillano un argento a Zagabria 2008 e tre ori


e quattro argenti ai Campionati italiani. Nel 2004 è diventata vicecampionessa continentale juniores.

VALERIA ROFFINO, LA SICUREZZA

Il bronzo ai Giochi di Rio 2016 è la medaglia che corona la carriera agonistica di Elisa Longo Borghini. Nata a Ornavasso, nel Verbano, il 10 dicembre 1991, la ciclista azzurra è tra le protagoniste dello sport italiano. Figlia dell’ex sciatrice di fondo Guidina Dal Sasso e sorella dell’ex ciclista Paolo, Elisa vanta anche un bronzo ai Mondiali di Valkenburg e un altro terzo posto agli Europei di Goes 2012, nella prova a cronometro under 23. Nel 2016 agli Europei di Plumelec, in Francia, è ancora bronzo in linea elite.

DAVIDE MANENTI, DAL CALCIO AI PALCOSCENICI DELL’ATLETICA MONDIALE

FOTO GIANCARLO COLOMBO/FIDAL Originaria di Biella, è siepista e mezzofondista. Ha vinto due italiani assoluti sui 3000 metri siepi, 15 titoli nazionali giovanili e un bronzo nella classifica a squadre nella Coppa Europa 10000 del 2015. In forza alle Fiamme Azzurre, nel 2019 ha primeggiato nella 17ma edizione della Biella/Santuario di Graglia, 4a prova del Trofeo CorriPiemonte Strada. Scendendo sotto i 48 minuti: 47 minuti e 53 secondi ha stabilito il nuovo record della manifestazione.

Dal calcio (ha militato anche nelle giovanili del Novara) all’atletica. Davide Manenti, torinese, classe 1989, ha nel dna l’amore per lo sport. A 17 anni lascia i campi da pallone per abbracciare la corsa in pista. Nel 2011 si laurea campione europeo under 23 a Ostrava nella 4x100. Nel 2013 è nuovamente sul gradino più alto del podio ai Giochi del Mediterraneo di Mersin. Bisserà il successo nel 2018 ai Giochi del Mediterraneo di Terragona Nel 2015 è campione italiano assoluto nei 200 metri piani. Nel 2012 ha fatto parte del quartetto azzurro della 4x100 alle Olimpiadi di Londra. Nel 2016 torna a respirare l’aria olimpiaca, ai Giochi di Rio de Janeiro.

ARIANNA SCHIVO, L’AMAZZONE TORINESE Nel 2018 è diventata campionessa italiana di Completo. L’amazzone torinese è un nome di primo piano nel mondo dell’equitazione. Ha iniziato a gareggiare fin da piccolissima: a 7 anni si avvicina al volteggio, poi al dressage e al salto con gli ostacoli. Si è formata nelle scuderie dell’olimpionico Sebastien Poirier, Nicolas Touzaint, Didier Dhennin. Nel 2016 ha partecipato alle Olimpiadi di Rio, sostituendo Vittoria Panizzon nel percorso completo, concludendo la gara in 34esima posizione.

ELISA LONGO BORGHINI, BRONZO AI GIOCHI DI RIO

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Eventi Italia MotoGp, Mugello, 2 giugno. Per i tifosi italiani i motori sono sinonimo di autodromo del Mugello. La pista, costruita nel 1972, è lunga 5245 metri e si snoda tra 15 curve. I piloti devono affrontare 23 giri e coprire una distanza di 120.6 km. La velocità media tenuta dai corridori è di 173 km/h, mentre quella massima è di 365.5 km/h. Il circuito “mixa” curve lente e veloci, salite e discese. Diamond League, Golden Gala Pietro Mennea, Roma, 6 giugno. La grande atletica fa tappa allo stadio Olimpico di Roma: i migliori atleti al mondo si sfideranno in gare ad alta intensità. Uno degli azzurri più attesti è Gianmarco Tamberi. “Gimbo”, dopo l’infortunio del 2016, è tornato a macinare record. A Glasgow, il 26enne marchigiano è salito sul gradino più alto del podio, vincendo l’oro agli Europei nel salto in alto con una misura di 2 metri e 32 centimetri. Campionato Europeo di calcio Under 21, Italia e San Marino 16-30 giugno. La nazionale guidata da mister Di Biagio si appresta a sfidare i pari età in una manifestazione molto sentita. È infatti una vetrina dove ammirare i campioni di domani. Gli azzurri esordiranno il 16 giugno allo stadio Dall’Ara di Bologna. La seconda partita è in programma sempre nella città felsinea il 19 mentre il terzo match è in calendario a Reggio Emilia il 22 giugno. European Masters Games, Torino, 26 luglio-4 agosto. Il capoluogo subalpino accoglie i “Giochi” destinati agli over 35. Sono attesi 10mila partecipanti, provenienti da oltre 80 nazioni che si cimenteranno con 30 discipline sportive. La cerimonia di apertura culminerà con la parata degli atleti per le vie del centro storico. 30th Summer Universiade, Napoli, 3-14 luglio. Il capoluogo partenopeo si appresta a ospitare le Universiadi, manifestazione pensata per studenti universitari provenienti dai cinque continenti. L’evento è stato ideato da Primo Nebiolo. La prima edizione si è tenuta a Torino nel 1959. Sono 18 le discipline previste. L’Italia schiererà 300 azzurri mentre i partecipanti sfioreranno le 8mila unità. Giro Rosa, 5-14 luglio, luoghi diversi. La corsa ciclistica è articolata su un percorso di dieci tappe per un totale di 920,4 chilometri che toccheranno Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. 144 le atlete al via, appartenenti alle migliori 24 squadre del globo. Royal Ultra Sky Marathon, Locana, 21 luglio. Gli ironmen dovranno vedersela con un tracciato di 55 km di lunghezza, 4141 metri di dislivello da attraversare di corsa. Le qualità ambientali, tecniche e organizzative hanno permesso alla Royal Ultra Sky Marathon Gran Paradiso 2019 di diventare una delle 15 tappe del Mondiale di Skyrunning (Migu Run Skyrunner World Series), campionato che si svolgerà quest’anno in 11 Paesi. Coppa del Mondo Mountain Bike, Val di Sole (Trento), 2-4 agosto. Gli splendidi panorami della Val di Sole fanno da palcoscenico ai Mondiali di Mountain Bike. Si comincia venerdì 2 con il Campionato del Mondo Four Cross, si continua con la tappa di Coppa del Mondo specialità Downhill in programma sabato e si chiude domenica con la tappa di Coppa del Mondo specialità Cross Country. FIVB Beach Volleyball World Tour, Roma, 4-8 settembre. Gli appassionati di beach volley potranno vedere all’opera i migliori atleti maschili e femminili. Il torneo itinerante coinvolge 32 squadre e mette in palio un montepremi complessivo di 600mila dollari. Formula Uno, Gran Premio Heineken d’Italia 2019, Monza, 8 settembre. I piloti dovranno completare i 53 giri del circuito lungo 5,793 hm, coprendo una distanza totale di 306,72 km. Il record per il giro più veloce è stato stabilito dal brasiliano Rubens Barrichello nel 2004. Il circuito italiano è uno dei più antichi tra quelli del “circus” della Formula Uno, secondo solo a quelli di Brooklands in Inghilterra e di Indianapolis negli Stati Uniti.

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Eventi Internazionali European Games Sport, Minsk (Bielorussia), 21-30 giugno. Oltre 6 mila partecipanti provenienti da 50 Paesi del Vecchio Continente sono pronti a sfidarsi per l’edizione 2019 degli European Games Sport. 15 le discipline in gara: si va dall’atletica, al tennis tavolo, al beach soccer al badminton. Coppa del mondo Fifa femminile 2019, Francia, 7 giugno-7 luglio. Il calcio femminile continua a crescere. Anche in Italia, è aumentato il numero di giocatrici e squadre rosa. In Francia si sfideranno 24 team, di cui 8 provenienti dal Vecchio Continente. Gli Stati Uniti, campioni in carica, dovranno vedersela con Francia, Corea del Sud, Norvegia, Nigeria, Germania, Cina, Spagna, Sud Africa, Australia, Italia, Brasile, Giamaica, Scozia, Argentina, Giappone, Canada, Camerun, Nuova Zelanda, Olanda, Stati Uniti, Thailandia, Cile, Svezia. La finale si terrà a Lione. Final Six Volley maschile, Stati Uniti, 10-14 luglio. La seconda edizione della competizione mondiale di pallavolo maschile (ha preso il via il 31 maggio) si conclude negli Stati Uniti. Al torneo sono iscritte 15 nazionali: Germania, Iran, Italia, Argentina, Bulgaria, Canada, Portogallo, Polonia, Stati Uniti, Brasile, Australia,Serbia, Francia, Russia, Giappone. XVIII Campionati mondiali di nuoto, Gwangju, Corea del Sud, 12-28 luglio. Nuoto, nuoto di fondo, sincronizzato, tuffi, pallanuoto sono le specialità in programma per l’edizione 2019 dei mondiali. Le gare si terranno nel centro acquatico internazionale di Nambu, nello stadio di Jinwol (pallanuoto), nel lago Jang Seongho e nello palazzetto dei tuffi di Gwangju. XIII Campionato mondiale di basket, Cina, 31 agosto-15 settembre. Il “gotha” della pallacanestro si dà appuntamento all’ombra della Grande Muraglia. Sono 32 le squadre attese: l’Italia, guidata dal tecnico Meo Sacchetti, dovrà vedersela con team del calibro di Usa, Spagna, Argentina, Grecia, Serbia. Rugby World Cup 2019, Giappone, 20 settembre-2 novembre. Per la prima volta un Paese asiatico ospita la massima competizione dedicata alla palla ovale. La manifestazione coinvolge 12 città. Sono venti le squadre in gara, 48 le partite che verranno disputate. Campionati del mondo di atletica leggera, Doha, 27 settembre-6 ottobre. I big dell’atletica si incontrano in Qatar. Le gare verranno ospitate al Khalifa International Stadium, già sede dei XV Giochi asiatici del 2006. La maratona, una delle gare più attese, è in programma a mezzanotte, un orario insolito ma necessario per evitare il caldo torrido tipico di quest’area. Durante la competizione si terrà anche la staffetta 4x400 mista. Mondiali di ginnastica artistica, Stoccarda, 4-13 ottobre. La competizione permette di staccare i lasciapassare per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Il team femminile guidato da Enrico Casella non nasconde le velleità di salire sul gradino più alto del podio. Maratona di New York, 3 novembre. Una delle manifestazioni più partecipate con oltre 50mila atleti provenienti da ogni parte del globo. Il tracciato di gara attraversa i 5 distretti della Grande Mela, toccando luoghi simbolo come Columbus Circle. Orlando Pizzolato, nel 1984 è stato il primo europeo a vincerla. Il nostro Paese ha conquistato 4 vittorie maschili, 2 femminili di cui una nella categoria paralimpica. Campionati europei di corsa campestre, Lisbona, 8 dicembre. L’anno si chiude in Portogallo con i campioni di corsa campestre. L’atleta più medagliato è il mezzofondista ucraino Serhij Lebid con 9 ori, due argenti e due bronzi. Tra le donne troviamo l’inglese Paula Radcliffe, con due titoli.

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Quidditch, lo sport di Harry Potter è inclusivo e coinvolgente Quanti di voi hanno visto i film o letto i libri della celebre saga ideata da J.K. Rowling e sono rimasti affascinati dallo strano sport amato dai maghi, il quidditch? Oggi potete giocarci anche a Torino. Non è necessario saper volare su una scopa per poter partecipare ad una partita di quidditch: basta solo trovare una squadra con cui allenarsi e, anche senza volare, il gioco è fatto. Ce lo ha raccontato Michele Genovese, un socio della ASD, membro attivo della squadra, uno degli allenatori Green-Tauros Quidditch Torino. Il bello di questo sport è il coinvolgimento di ogni persona. E’ uno sport assolutamente inclusivo: non ci sono limiti di età o di sesso. Il fatto di avere una scopa tra le gambe fa sì che tutti i giocatori siano limitati nei movimenti, inoltre anche chi non è particolarmente atletico possa partecipare. Ci sono spesso allenamenti congiunti tra squadre avversarie, proprio perchè è un gioco adatto a tutti e aperto a chiunque. Nato negli Stati Uniti nel 2005, il Quidditch ha preso piede velocemente in tutto il mondo arrivando in Italia nel 2010. L’Associazione Italiana

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Quidditch è un’Associazione Sportiva Dilettantistica fondata nel 2013 con lo scopo di sviluppare lo sport a livello nazionale e promuovere il quidditch italiano all’estero, portando avanti al tempo stesso la cultura promossa dalla International Quidditch Association fin dai suoi primi passi, basata su competizione, inclusività e creatività. Nel 2012 è arrivato prima a Milano, a Roma e in Puglia, poi, nel 2013, a Torino. La prima squadra del capoluogo piemontese è nata l’1 settembre, fondata da Nicolò Terranova, Michele Genovese e Davide Maniscalco. Tre amici in cerca di un’attività sportiva alternativa, che reclutarono un po’ di gente su Facebook e tramite passaparola, imbarcandosi in una nuova avventura. Chiamarono la squadra Green Tauros, ispirandosi alle fontanelle verdi tipiche della città, e nel 2014 parteciparono al loro primo torneo nazionale: la Coppa Italia, peraltro la prima ufficiale dell’Associazione nazionale di quidditch, da loro stessi organizzata nell’impianto Cit Turin. Quali i vostri palmares? “I Green Tauros hanno vinto la Coppa Italia nel 2015 - spiega Genovese - e sono saliti sul podio nel 2016 e


nel 2017, sono arrivati all’8 posto nella Coppa Europea così come all’8 posto nella Coppa del Mondo a Firenze, ultimo il secondo posto alla Coppa Italiana Quidditch a Brindisi lo scorso aprile . Il team torinese è composto per la maggior parte da universitari, si allena due volte a settimana e nel week end gioca spesso alcune partite con altre formazioni italiane, in piazza d’Armi o sotto il grattacielo in un campo da calcio a 7”. In cosa consiste il vostro allenamento? “Ci incontriamo 3 volte a settimana per un allenamento tecnico tattico e atletico. E’ uno sport con ruoli molto diversi tra di loro quindi la strategia è importante e anche la fisicità”. La nuova frontiera? “Coinvolgere gli juniores, gli adolescenti delle scuole medie perché si appassionino e proseguano negli anni. L’essere simmetrico e basato sulla coordinazione dei movimenti perché correre con un’asta e fare strategie non è facile, è utile per gli adolescenti”.

I plus di questo sport sono? “L’interazione e lo stare insieme superando le difficoltà e le differenze senza alcun pregiudizio . Sposa appieno le regole dello sport!”.

COME SI GIOCA

NON SI VOLA MA SI TOTALIZZANO PUNTEGGI NELLO SPORT CHE STA SPOPOLANDO IN TUTTO IL MONDO

Il quidditch richiama elementi del rugby, del dodgeball, dell’hockey fino al gioco del “ce l’hai”. Ogni squadra è composta da sette giocatori, come nel magico mondo di Harry Potter: ognuno di loro ha una scopa su cui, ovviamente, non vola, ma che deve tenere in mezzo alle gambe per creare un elemento di difficoltà che accomuna così tutti. Ci sono i cacciatori, che usano una palla da pallavolo per simulare la “pluffa” potteriana, i battitori che giocano solo con i “bolidi”, cioè le palle da dodgeball, e poi i portieri che difendono i tre anelli. I cercatori invece entrano in campo solo all’apparizione del “boccino d’oro”, che non è una magica sfera con le ali, ma una persona in carne ed ossa. Il “boccino”, che è un arbitro esterno alle due squadre, sfugge per il campo con una pallina attaccata ai pantaloncini che deve essere presa dai cercatori.

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Team Adventure: La scuola di sopravvivenza che insegna ad essere resilienti Iperconnessi e “dopati” di elettronica, andiamo in crisi per il momentaneo down di Facebook. È il ritratto della società 2.0, dove le emozioni sono sempre più virtuali e i giga preziosi come oro. Ma basta poco, come perdersi in un bosco, per mandare al tappeto le nostre sicurezze. Alle volte poi la forza della natura squassa città e strade, isolandoci dal mondo. Reagire in queste situazioni diventa quindi vitale. Per chi ha bisogno di adrenalina o per chi vuole trovarsi pronto in caso di emergenza, c’è Team Adventure. Fondata da Pierpaolo Barone, non prepara Rambo o supereroi ma frequentando i corsi si impara a cavarsela in situazioni difficili e anche a fare il pieno di emozioni. Quando è nata Team Adventure? “Sedici anni fa, è una delle scuole di sopravvivenza storiche. Negli anni Ottanta c’era stato un boom di queste attività. Poi sono andate diradandosi. Oggi siamo uno dei tre centri italiani di formazione istruttori. La scuola si trova a Cumiana, dove teniamo due dei tre corsi propedeutici al raggiungimento del titolo di operatore survival. Sedici anni fa c’era poco mercato per questo tipo di attività. Si associava il corso di sopravvivenza a un’attività paramilitare o a una serie di prove sfiancanti da affrontare. Oggi la mentalità è cambiata. Attualmente la nostra squadra è formata da 8 istruttori nazionali e 6 operatori nazionali. A questi si aggiungono i nostri associati”. Ha origine dalle sue esperienze sul campo? “Da piccolo mio papà mi ha fatto innamorare della natura. Crescendo ho approfondito lo studio delle tecniche di sopravvivenza con viaggi e esperienze sul campo. Sono stato diverse volte in Africa. In Namibia sono stato ospite di una popolazione boscimane dove ho imparato tecniche di sopravvivenza primitive. Sono stato in Kenya, Guatemala, Birmania, nella giungla ma anche in mezzo alle montagne, tra tormente di neve e ghiaccio. L’obiettivo di queste esperienze è imparare, confrontarsi con situazioni ambientali difficili e mette-

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re in pratica quanto si è appreso”. Quali corsi proponete? “Abbiamo tre livelli: base, intermedio e avanzato. I primi due si tengono a Cumiana, in provincia di Torino, in un ambiente boschivo montano mentre il terzo si svolge nel Parco del Ticino, a Pavia, in una zona palustre. Ma l’idea da quest’anno sarà di svolgere in questo sito anche corsi base ed intermedi In questo modo avremo la possibilità di muoverci ed esercitarci in due realtà differenti ma sempre con il medesimo modus operandi e procedure”. Che tipo di persone frequentano i corsi? “Un pubblico eterogeneo. L’età media è attorno ai 30 anni, ma non mancano i giovanissimi. L’80% sono uomini, ma sono aumentate le donne. La maggior parte delle persone ha un interesse forte per la natura e l’avventura. È infatti un’attività estremamente emozionale. Alcuni si avvicinano a questo tipo di attività per lasciarsi alle spalle un’esperienza brusca e vogliono acquisire più fiducia in sè”. Altre motivazioni? “C’è chi si iscrive perché deve recarsi per lavoro in un luogo particolare e vuole essere pronte ad affrontare determinate situazioni. Altri vogliono fare delle esperienze nuove o mettersi alla prova. Ma il nostro obiettivo non è formare super uomini e super donne ma delle persone resilienti che siano in grado di far fronte a situazioni di emergenza che alle volte la vita ci mette davanti”. Cosa intende per resilienza? “Il significato originale del termine ovvero la capacità di un elemento di modificarsi dopo un urto senza


rompersi. Vogliamo insegnare alle persone a gestire al meglio le situazioni critiche, mantenendo un atteggiamento positivo e modificandosi a seconda dell’ambiente circostante. Significa non fare tabula rasa della natura perché io possa sopravvivere ma diventarne parte, modellandomi a seconda della situazione. È una capacità che tutti possono allenare. Non a caso alcune persone che neppure sapevano cosa fosse oggi sono diventati degli istruttori di sopravvivenza”. Le attività che proponete sono più allenanti per il corpo o per la mente? “Per entrambi. Come ho detto prima non vogliamo formare dei superatleti. In situazioni di emergenza è però importante avere un corpo allenato. Correndo velocemente riesco a togliermi dagli impicci con più facilità. Per questo bisogna curare l’aspetto atletico. Ma quello mentale ha altrettanta importanza: nei corsi insegniamo a non avere paura delle altezze, degli insetti o del buio. Tutti blocchi mentali che possono ostacolare la sopravvivenza. Una volta al mese ai nostri associati proponiamo dei momenti di addestramento gratuiti. È un’occasione per mantenersi in forma ed allenare la resilienza”. Possiamo parlare di sport? “Proponiamo delle attività multi sportive che vanno dal trekking, all’arrampicata, al nuoto, orienteering, tiro con l’arco e difesa personale. Nei corsi inglobiamo diverse discipline ma cerchiamo di allenarci nella despecializzazione per essere il più versatili possibile”. Che tipi di prove bisogna superare durante i corsi? “Le difficoltà variano a seconda del livello. Nel primo corso insegniamo tecniche di sopravvivenza base, come ad esempio trovare la via di casa se ci perdiamo in mezzo a un bosco. Nell’intermedio tecniche di sopravvivenza più a lungo termine, ovvero come cavarsela passando una notte all’addiaccio senza sacco a pelo e senza scorte alimentari. Come riconoscere le piante commestibili, accendere un fuoco usando tecniche primitive o di circostanza, costruire delle armi primitive o delle trappole per animali (sempre e solo a scopo didattico). Nel terzo livello le tecniche di sopravvivenza vengono ulteriormente approfondite e messe alla prova in un ambiente impegnativo. Il corso si tiene a luglio, con un’umidità fortissima e una elevata presenza di insetti”. Durante le prove la tecnologia è bandita? “Vietiamo l’uso del cellulare. Certe persone ci rinunciano con difficoltà ma è per meglio simulare determinate situazioni. Hanno comunque lo smartphone sempre a portata di mano ma in modalità Aereo. Quando facciamo delle prove di orientamento in mezzo ai boschi se si trovano in difficoltà possono riaccenderlo per contattarci in caso di necessità. Un’altra prova impegnativa è mangiare gli insetti: in man-

canza di animali da cacciare è importante assumere un minimo di calorie e proteine”. Proponete anche corsi per affrontare situazioni di emergenza come alluvioni e terremoti? “Sì, i corsi “urban survival” sono legati a emergenze del territorio. Dopo la proiezione di slide vengono simulati vari scenari: dalla fuga di gas alle inondazioni, agli incendi, spiegando come muoversi in queste situazioni”. Preparate le persone a rispondere anche in casi di attentati terroristici? “No, abbiamo però approntato il corso “self defense” legato alla sopravvivenza in ambito urbano dove si spiega come gestire situazioni di calca umana come il fuggi fuggi dopo un falso allarme bomba. Si apprendono anche delle tecniche di difesa corpo a corpo”. Tra le vostre attività ci sono anche degli eventi per addii al celibato e al nubilato. Di cosa si tratta? “Sono delle attività divertenti che si svolgono in mezzo alla natura. Abbiamo diverse proposte. In quella “vertical trip” i partecipanti devono superare un ponte tibetano, affrontare un’arrampicata e una discesa in corda doppia, orientarsi nel bosco con cartina e bussola. I gruppi che scelgono l’attività “primitivi” devono invece imparare a accendere un fuoco con sistemi neolitici, andare a “caccia” come faceva l’uomo preistorico, vestendosi, anzi svestendosi, come lui”.

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In slitta con gli Husky siberiani Li definiscono forti e fedeli, i migliori compagni dell’uomo, capaci di affrontare lunghe spedizioni nei climi più rigidi. Sono i cani da slitta russi dal carattere nordico e leale. I loro nomi nella storia sono serviti per ribattezzare isole e golfi. In loro onore sono stati eretti monumenti e tramandate leggende. Oggi con gli uomini condividono anche una grande passione: lo sport. Oggi sono diventati delle star di Instagram e continuano a essere utilizzati per le corse siberiane con equipaggi da slitta. Oggi i cani da slitta sono diventati cani da compagnia con cui si convive nelle proprie case, si vincono gare sportive, si va a caccia e si conquista persino la Siberia. Tanto per fare un esempio, il viaggiatore e scrittore francese Nicolas Wagner ha intrapreso con cani da slitta di varie razze la sua “Odissea siberiana”, compiendo un viaggio dal Bajkal fino a Mosca. E a Torino? l’associazione WILD SIBERIAN WOLVES crea percorsi divertenti per adulti e bambini da svolgere a fianco agli huscky sia d’inverno che d’estate . “Da 30 anni vivo con i miei cani da slitta e cerco di creare un contatto armonico e positive tra uomo cane e natura attraverso lo sport divertente – dichiara Maria Cristina Dematteis di Lanzo Torinese. – In interno utilizziamo la pista di fondo di Balme con gli escursionisti in slitte trainate dai cani ci spingiamo fino ai 1500 – 1900 metri di altezza fino al pian della Mussa. I bambini si divertono a volte anche utilizzando

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I pattini invece della slitta facendosi trainare da un solo cane, oppure organizzaimo tra di loro delle piccolo gare. Ovviamente quando organizziamo per i bambini le temperature non devono essere troppo rigide. Considerate che ogni escursione potrebbe essere lunga 16 km tra andata e ritorno”. Perchè preferite non partecipare a delle gare sportive e dedicarvi all’escursionismo? “Perchè dopo aver partecipato a diverse gare Sprint, negli anni, ci siamo accorti che per salire sul podio venivano utilizzate le raze non pure per ottenere migliori prestazioni e i cani venivano sottoposti ad enormi sacrifici , quello che noi vogliamo è soprattutto far stare bene il cane e l’uomo”. In che modo? “L’acuta sensibilità del cane husky riesce ad intuire il carattere dell’escursionista dal primo sguardo e di conseguenza si adegua . Se l’uomo è attivo il cane è partecipe , viene continuamente sollecitato all’attività, se invece l’uomo è timoroso o poco sportive ad esempio, il cane è piu lento per cui noi cerchiamo di invogliare a proseguire nelle escursioni per meglio entrare in empatia con il cane e stimolare anche l’uomo all’attività fisica”. Essere trainati dai cani da slitta quindi non è uno sport passive? “Assolutamente no, bisogna scendere dalla slitta, correre seguendo il cane quando la slitta incontra degli ostacoli , bisogna anche spingerla in certi casi e nella neve e ghiaccio non è semplice”. Il dog trekking è più indicato per le famiglie? “È sicuramente più semplice per le famiglie con bambini percorrere sentieri in montagna con il proprio o il nostro cane con temperaturature piu gradevoli e alla scoperta di magici panorami o incantevoli laghi. Andiamo alla ricerca di percorsi sempre diversi per stimolare sempre l’uomo e il cane”.


I SIBERIAN HUSKY

LO SLEDDOG

Cani tarchiati, dagli occhi azzurri, con la coda che non si piega in un grazioso “ricciolo” sul dorso, come succede ai cani laika, e che ululano anziché abbaiare, vi trovate di fronte a degli husky siberiani, cani aborigeni delle tribù sedentarie dell’Estremo Oriente russo, di iukagiri, kereki, eschimesi dell’Asia e ciukci.. A differenza dei cani laika, che presso i popoli originari di queste terre erano usati dai pastori e dagli allevatori di renne, gli husky sono cani solo da slitta: i più veloci che siano mai esistiti. Nel 1925 la loro velocità fu provvidenziale per aiutare a debellare un’epidemia: il norvegese Leonhard Seppala riuscì a consegnare con il suo husky da slitta alla città di Nome, in Alaska, rimasta isolata per una tempesta artica, il vaccino contro la difterite che imperversava allora nel territorio. L’impresa compiuta da quest’uomo con il suo cane passò alla storia come la “grande corsa della carità” e a Hollywood sulla loro impresa venne girato un film dal titolo “La corsa di Balto a Nome”.

L’utilizzo di cani di razza nordica s’addice naturalmente alle temperature rigide alle quali si sottopone il team in corsa, mentre la purezza della razza è resa necessaria per l’equità delle condizioni di prestazione, oltre che per preservare la razza stessa da impoverimenti delle linee genetiche originali. Ci sono quattro specialità: lo sprint, la media distanza, i long trail e le stage race. La sprint consiste in un percorso di pochi chilometri, invece la media distanza è una via di mezzo tra la sprint e la long trail perché la long trail consiste soprattutto nella resistenza dei cani e del musher. Le stage race sono le grandi corse a tappe come la famosissima Iditarod, la Yukon Quest e la francese La Grande Odyssee. Si annoverava tra le grandi stage race anche la Alpirod. Le gare più importanti e più difficili si svolgono nei paesi del nord Europa, ma è ormai diffuso anche in Italia non solo sulle Alpi ma anche in Appennino. La prima e più importante Traversata appenninica “Balla coi lupi” si svolge da dieci anni nel Parco nazionale dell’appennino tosco-emiliano e vede al via una quindicina di equipaggi provenienti da tutta Italia. Anche al Sud Italia, specialmente nella Sila calabrese e nel Pollino, con gare che continuano anche la notte. Come per tutti gli sport esistono delle federazioni internazionali suddivise in pura razza e non. La più importante al Mondo è la IFSS Federazione Mondiale aperta a tutte le razze e non e presente su tutti i continenti; è l’unica federazione per lo sleddog al mondo riconosciuta dal GAISF l’associazione Mondiale delle federazioni riconosciuta dal CIO. A livello Europeo, ci sono l’ESDRA Federazione Mondiale aperta a tutte le razze e socio fondatore e membro della IFSS , la FISTC e la WSA due Federazioni solo di razze nordiche operanti esclusivamente sul territorio Europeo anche se annoverano qualche membro extraeuropeo. In Italia esistono numerosi club, la Federazione Italiana Musher Sleddog Sport F.I.M.S.S. la quale ha presentato regolare domanda al CONI per il riconoscimento come Disciplina Sportiva Associata protocollo n. 10.750 e che detiene gli accrediti più importanti cioè quelli I.F.S.S. ESDRA e FISTC questi ultimi in condivisione con il Club Italiano Sleddog , la ASD Antartica Associazione Italiana Sleddog e ASD Lucky sleddog Club South Tyrol che detengono in condivisione gli accrediti WSA , la F.I.S.C. Federazione Italiana Sport Cinofili partner esclusivo della F.I.M.S.S. e numerosi altri piccoli club e associazioni di sleddog.

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“LIGHTSWORD COMBAT” sul ring come Guerre Stellari Una nuova disciplina sportiva, che coniuga tecniche reali e sceniche di scherma applicate ad uno strumento di pura fantasia, attraverso movimenti funzionali e attività in sicurezza. Di cosa stiamo parlando? Del combattimento con la spada laser. Che tu abbia otto anni o novecento, il tuo sogno potrebbe divenire realtà... Dai Bambini di 8 anni agli adulti di ogni età che sentono dentro scorrere “la Forza”. Giochi tattici, softair, orienting ed altre attività fanno da corollario a quella principale del Lightsword Combat. L’Associazione Sportiva Dilettantistica, affiliata CSEN e iscritta nel registro CONI: “Phoenix Saber, Lightsword Combat & Tactical Game con l’idea di coniugare Fantascienza e Sport in un’unica passione e renderla accessibile a tutti, ha reinventato questa nuova attività sportiva forte di una decennale esperienza in diverse discipline sportive, occidentali ed orientali. Il suo obiettivo? Rientrare tra le discipline riconosciute sportive dal Comitato Olimpico come succede in Francia anche se la strada è lunga. Enrico Salari, dirigente e istruttore dell’associazione ci spiega che considerando le reali tecniche schermistiche e i movimenti narrati da George Lucas, coreografati ed usati nei film della saga di Guerre Stellari (Star Wars), è stato possibile dare origine ad un nuovo sport di combattimento: il Lightsword Combat. Il percorso di studi offre oltre sette stili per duellare in sicurezza con il celebre strumento di fantasia, trasposto nella realtà dai nostri Mastri di Spada: la Spada Laser o spada di luce che tanto affascina i bambini e consente di creare effetti scenografici unici. Come possiamo distinguere un’attività di vero sport da un’attività di performance?

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“Il combattimento che può essere di gruppo o un duello in un ring di 9 metri di diametro, si basa su delle reali tecniche schermistiche miste tra l’arte orientale e occidentale. Ha delle sue regole, ruoli e punteggi. Ciò che diversifica la competizione sportiva dalla performance sono i costumi. Nel primo caso sono totalmente in sicurezza con l’utilizzo di protezioni, nelle performance invece si premia il costume “stile star wars” o che siano riconducibili alla saga, ognuno è libero di creare il proprio, più o meno fedele che sia, non siamo un gruppo cosplay e non ricerchiamo una fedeltà costumistica, piuttosto che la gestualità coreografica che produce effetti spettacolari con la luce sempre però nel rispetto delle regole del gioco. Stiamo sviluppando una divisa che coniughi aspetto sportivo e scenico”. Si sostiene che i valori di onestà e servizio sono i plus


del tactical games, come si trasmettono nella pratica? “Al pari di qualsiasi altro sport questa attività richiede impegno, dedizione e costanza, tuttavia si distingue con orgoglio per l’insegnamento e l’applicazione di alcuni principi fondanti , talvolta sottovalutati o tralasciati in altre discipline:

ONESTÀ

Non utilizzando sensori di stoccata, i colpi ricevuti vanno sportivamente autodichiarati secondo determinati termini di contatto e movimenti atti ad offrire un vantaggio all’avversario. Il supporto di un istruttore o di un arbitro permette ulteriore supervisione degli incontri.

SERVIZIO

I colpi vengono portati dapprima lentamente, per poi accelerare via via che l’allievo padroneggia la tecnica senza essere un pericolo per sé e per gli altri. Questo fa sì che due compagni, alternativamente nel ruolo di attaccante e difensore, imparino a lavorare non solo per se stessi ma in funzione anche dell’altro, garantendo così una progressione in tecnica e conoscenza. Una difesa solida necessita di un attacco più efficace e viceversa, altrimenti non vi è evoluzione.

CONTROLLO

Il Lightsword combat non è un’arte marziale ma una scherma, tuttavia adotta molte basi tecniche e filosofiche fondanti della marzialità, unite ad una rigida disciplina circa la sicurezza e il controllo delle tecniche, premiando agilità, tattica e destrezza, abbattendo le barriere di genere e proibendo l’eccessiva violenza, oltre ad escludere colpi e affondi al viso e alle parti intime. Al di là di un paio di guanti, infatti, non si usano altre protezioni nella normale pratica, mentre in ambiti più agonistici e competitivi si usano protezioni aggiuntive per il viso ad esempio”. Quanto è importante questo strumento fantastico nel combattimento? “La “spada” che usiamo in questa pratica è un artefatto che vede in gioco diverse componenti di non facile reperibilità, costruzione/assemblaggio e manutenzione. La caratteristica di base è la luce e la lunghezza, può pesare circa 1 kg, per i bambini la lunghezza può anche un po variare. L’elsa può essere più o meno scenica a seconda degli accessori e la sua composizione. Solitamente di alluminio tornito e lavorato escludendo spigoli vivi, la “lama” è realizzata con tubi di policarbonato, l’elettronica prevede un led alimentato da batteria e tasto di accensione nella versione più semplice, arrivando fino poi alla versione più complessa con suoni e luci particolari, ricercando un equilibrio tra leggerezza, sicurezza, stabilità ed estetica”. Il LIGHTSWORD COMBAT vede esibirsi sul ring spesso delle donne, in cosa si distinguono? “E’ uno sport molto seguito dal genere femminile per acquisire maggiore autocontrollo del proprio fisico e

per la spettacolarizzazione insita nella disciplina. La velocità di apprendimento e la libera espressione di sé sono molto personali e non dipendono da maschio a femmina (nei bambini abbiamo riscontrato una maggiore attenzione da parte delle femmine, più diligenti), piuttosto dipende da altri fattori sui quali ci dilungheremmo (carattere, esperienza pregressa, età, midichlorian). La velocità di apprendimento e la libera espressione di sé sono molto personali e non dipendono da maschio a femmina (nei bambini abbiamo riscontrato una maggiore attenzione da parte delle femmine, si sa, siete più diligenti), piuttosto dipende da altri fattori sui quali ci dilungheremmo (carattere, esperienza pregressa, età, midichlorian) . Essendo una pratica che privilegia tecnica e destrezza, vengono abbattute le barriere di genere rispetto altri sport ”. Questa disciplina agisce anche sull’accrescimento del controllo emotivo e dell’autostima? “L’allenamento e la pratica sono volti inoltre ad approfondire una maggiore consapevolezza e controllo emotivo ed empatico, imparando così a non reagire in maniera pericolosa e sconsiderata nei confronti del prossimo, rispondendo invece con un linguaggio comune, corretto ed efficace. Principio che ci si auspica l’allievo possa far proprio e portarlo nella vita di tutti i giorni. Un motto della scuola: “In Duello Veritas”, nel duello, nel confronto, risiede la Verità. Tale disciplina insegnerà che il modo di combattere, al di là dell’esito del confronto, permetterà di apprendere molto su se stessi e sugli altri, ponendo attenzione al dialogo non verbale che si crea fra i duellanti, o meglio fra chi si mette in gioco. Nessuno è invincibile e da una sconfitta si può sviluppare coscienza e accettazione di se stessi e delle proprie vulnerabilità, riflettere ed analizzare eventuali errori come processo di miglioramento e affrontare le difficoltà senza perdersi d’animo o chiudersi nell’autocommiserazione. Dall’altra parte permetterà a chi vince di imparare a non prevaricare, porgendo una mano per aiutare gli altri a rialzarsi, reagire e migliorarsi. In questo sport infatti i ruoli si invertono costantemente, creando così un meccanismo positivo di elevazione personale dei suoi praticanti che necessita di impegno costante e non unilaterale. Da qui il motto della Scuola, che viene recitato come cortesia cavalleresca prima di ogni combattimento: “In Duello Veritas”, nel duello, nel confronto, vi è la verità”.

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Diving Center “Tommaso Vescera” La palestra naturale per chi ama la subacquea Non bisogna andare lontano per provare l’emozione di una immersione subacquea. Sul lago di Avigliana, a una manciata di km da Torino, c’è il Diving Center “Tommaso Vescera” Valmessa Sub. Circondati dal silenzio della natura, si entra in un luogo magico. Basta indossare muta, erogatori, bombole e tuffarsi alla scoperta della via ferrata subacquea. “Benvenuti nel nulla del lago”, vi dirà, accogliendovi con un sorriso Ivo Bertolo, responsabile della struttura. Quando è stata costruita la via ferrata subacquea? “Nel 2012, abbiamo deciso di realizzare questo percorso pensato per chi già pratica le immersioni ma anche per chi vuole avvicinarsi a questo sport. Ci troviamo sul Lago di Avigliana, un’oasi protetta inserita nel parco naturale delle Alpi Cozie, in un contesto unico, con acque balneabili e un habitat botanico e faunistico straordinari. La città di Avigliana è poi ricca di tesori architettonici come il borgo antico o il castello. È una meta adatta a tutta la famiglia, per un fine settimana di sport e cultura che si può scoprire con dei pacchetti turistici ad hoc”. Che caratteristiche ha la via ferrata subacquea? “Presenta diverse tipologie di percorso subacqueo che permettono di attraversare il lago. Per immergersi è necessario avere il brevetto, poi assieme a una guida, in condizioni di assoluta sicurezza, si sceglie il percorso adatto alle proprie capacità. Dopo un briefing iniziale, ci si immerge nelle acque, scoprendone i fondali. I percorsi (la

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durata varia dai 40 minuti a un’ora), sono dotati di cime e sono una vera e propria palestra naturale. I costi sono accessibilissimi: l’ingresso costa appena 15 euro e c’è la possibilità di affittare l’intera attrezzatura. C’è poi la nostra squadra di istruttori: Claudio Gentile, Riccardo Scanferla, Claudio Vesco, Daniel Giacosa, Oscar Bonù, Paolo Mazzilli, oltre al sottoscritto. Siamo inoltre l’unica struttura attorno al lago cardioprotetta, dotata di defibrillatore”. Quali vantaggi offre il diving center “Tommaso Vescera” di Avigliana? “Permette di ottimizzare tempi e costi. I subacquei possono allenarsi tutto l’anno, il Diving Center è infatti aperto anche in inverno. Per chi pratica questo sport la preparazione fisica, mentale e anche la capacità di gestire determinate situazioni sott’acqua sono aspetti fondamentali. La preparazione fatta ad Avigliana servirà ad apprezzare meglio la barriera corallina del mar Rosso o quella dei Caraibi. Anche il nostro lago nasconde comunque delle sorprese”. Quali? “Si nuota in compagnia di alborelle, persici, carpe, lucci, gamberi… Sono i veri abitanti di questo luogo. Noi siamo solo ospiti. Per questo ci teniamo molto alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente. Concetti che trasmettiamo ai bambini e ai ragazzi che seguono i nostri corsi. A seconda delle stagioni poi il fondale cambia colore, d’estate ha una cromia che ricorda l’arancione mentre d’inverno tende al bluastro. Si trovano anche dei relitti lacu-


stri, come il mezzo da sbarco lasciato dagli americani dopo il ’45. Fulvio Allais, il vecchio titolare del ristorante “Lago Grande” ci ha raccontato che una mattina, dal nulla, sono arrivati gli Alleati e quel mezzo è il segno della loro presenza”. Quali sportivi sono passati dal Diving Center? “Michele Geraci, detentore del record italiano di profondità, si è allenato qui. Un altro sportivo illustre che ha scelto la nostra struttura è stato Gianluca Genoni, campione del mondo di immersioni in apnea. Qui sono venuti ad allenarsi anche i palombari del Comsubin”. A che età si può iniziare a praticare la subacquea? “Da giovanissimi. Nel 2018, in collaborazione con il Mannus Club, abbiamo realizzato un progetto coinvolgendo 300 ragazzini, insegnandogli a “volare sott’acqua”. Hanno imparato a utilizzare l’attrezzatura e i primi rudimenti. Una sorta di

imprinting per avvicinarli alla subacquea e anche al rispetto dei mari, dei laghi e della natura. Abbiamo coinvolto in un altro progetto anche circa 700 ragazzi dell’istituto tecnico Galileo Galilei di Avigliana. Ottenere il brevetto da istruttore è una possibilità di lavoro, si può trovare occupazione nei villaggi vacanze come istruttore. D’estate portiamo poi i bambini a scoprire il mostro di Loch Ness del lago di Avigliana. È un tronco sommerso che ricorda la creatura marina. Riscuote sempre un gran successo…”. Quali brevetti si possono raggiungere? “Ci sono tre livelli. Il primo fornisce le conoscenze base. Si ottiene dopo 4 immersioni a una profondità di 20 metri, in un ambiente libero ovvero al lago o al mare. Per il secondo sono necessarie conoscenze più articolate e bisogna effettuare 30 immersioni. Con l’ultimo si raggiunge la qualifica di guida subacquea e si può lavorare nei villaggi turistici e nei diving center”. C’è un limite di età per immergersi? “Possono fare subacquea anche persone della terza età. L’importate è che siano in buone condizioni fisiche, con il benestare del loro medico curante. È uno sport che ha degli importanti benefici fisici: aiuta a metabolizzare l’ossigeno, a vascolarizzare i tessuti. Va praticato comunque in condizioni di sicurezza e salute”. Quali progetti avete in cantiere? “Quest’estate con i bambini del Mannus Club proporremo delle attività legate alla subacquea e al rispetto dell’ambiente, portando avanti la lotta contro la plastica e l’inquinamento dei mari e laghi”.

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Il Thai Box anche disciplina di vita Chi meglio di lui può sostenere un’affermazione così categoricamente? Ha iniziato con le arti marziali, più precisamente il Kung-fu, all’età di 10 anni e ha vinto per 6 volte il titolo nazionale. A 18 anni si è dedicato agli sport da combattimento, conquistando i più importanti titoli nazionali ed internazionali. Oggi fondatore di THAI BOXE TORINO e organizzatore di eventi internazionali di Sport di combattimento. “Amo profondamente questo sport e questa passione mi spinge, ogni giorno e da più di 20 anni, a seguire i soci della palestra negli allenamenti giornalieri, allenare direttamente alcuni tra i più importanti atleti nazionali ed internazionali e a promuovere gli sport da combattimento”. Si presenta così il campione Carlo Barbuto oggi proiettato a divulgare i valori di una disciplina antica ma sempre più interessante per il mondo attuale. “Credo molto che sia uno sport altamente formativo per i bambini ed è per questo che con il nostro BOX EDUCATIVO a cui partecipano bimbi dai 6 ai 12 anni cerchiamo di sviluppare sempre di più il valore della disciplina, dell’attenzione e autocontrollo, attraverso esercizi di coordinazione e attività di combattimento con protezioni complete e colpi solo al corpo”. Quale è lo scopo di questa formazione? “Appassionarli allo sport evitando ogni distrazione

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tecnologica che porta alla alienazione, al senso del sacrificio con premio meritato , alla socializzazione, al rispetto altrui”. Quale è la motivazione che spinge anche le bimbe a frequentare i thai box? “La determinazione e la grinta. Noi abbiamo il 35% di bimbe che combattono anche con i bimbi e si divertono molto”. Anche loro possono salire sul podio grazie al nuovo evento Yokkao kids, di cosa si tratta? “Dallo scorso anno sono promotore di questa iniziativa CSEN dedicata ai ragazzi dai 6 ai 18 anni, che a Torino ha visto salire sul ring circa 120 partecipanti provenienti da tutta Europa e dove i più piccoli facevano delle


CHI È CARLO BARBUTO

gare dimostrative organizzate per esperienza, età e sesso, ma dai 12 anni con combattimenti leggeri, mentre quelli di 16 anni con contatto pieno. Ha avuto un grande seguito e il prossimo 22 – 23 giugno lo riporremo a Riccione”. Emergono dei campioni da questi eventi? “Oggi si raggiungono dei titoli ma è cambiato l’obiettivo: non si vuole più diventare un campione agonistico ma divertirsi, evadere dalle problematiche della vita quotidiana, allenarsi per un proprio benessere psicofisico, anche se continuo ad allevare nel mio centro atleti che combattono per titoli nazionali e internazionali”. Vede delle evoluzioni in questa disciplina sportiva? “Da formatore credo che coinvolgerà sempre più in maniera trasversale il pubblico degli sportivi e non perché avvicina chi ha bisogno anche di sicurezze sociali come la capacità di autodifendersi. Spero che nascano nuove stelle con il grande senso della determinazione e fatica e che si possa dargli il giusto merito al pari degli sport più popolari”. Nell’era dei social media la popolarità dei cosiddetti sport minori è comunque più amplificata! “Certo, ognuno fa brillare la propria luce ma soprattutto attraverso i nostri eventi CSEN abbiamo un forte interesse delle televisioni sportive estere che trasmettono in diretta e questo è molto motivante. Sono contento che la città di Torino continua a credere nell’importanza di Thai Boxe Mania che ci da lustro sportivo a livello internazionale”. Quale è stato il momento più bello della sua carriera da campione? “Ci sono stati tantissimi momenti, ogni volta che ho raggiunto un piccolo e grande obiettivo, o una piccola o grande sconfitta perché mi hanno dato la forza di migliorarmi sempre. Sono felice tutti i giorni per quello che sono stato e che sono oggi. mi ritengo fortunato perché ho una grande passione sportiva e cerco di trasmetterla in ogni modo al mondo”.

Dall’età di 18 decide di ampliare il proprio bagaglio di conoscenza, dedicandosi alle specialità di Full Contact, Kick boxing, Thai Boxe, Savate, Pugilato. Nel 1995 diventa Campione del Mondo di Kick boxing e mantiene il titolo fino al 1997. Negli stessi anni la sua palestra inizia a forgiare campioni europei e mondiali come Ben Aazizi[2], Paolo Barvero, Patrick Carta, Filippo Cinti. Nel 2000 si aggiudica nuovamente il titolo di Campione Mondiale di Kick boxing (ISKA). Subito dopo interrompe le competizioni agonistiche per dedicarsi all’insegnamento ma continua a formare svariati campioni. Carlo Barbuto è uno dei fondatori di Fight1 e attualmente ricopre le cariche di consigliere, team manager e direttore tecnico[4] della Nazionale Italiana di Muay Thai. E’promotore e organizzatore di eventi dedicati agli Sport da Combattimento. Thai Boxe Mania, uno show che vede i migliori combattenti italiani e lottatori da tutto il mondo affrontarsi sul ring nelle discipline Muay Thai, Thai Boxe, MMA, K1, Savate. In 6 anni TBM ha invitato più di 200 atleti, provenienti da Italia, Francia, Thailandia, Cina, Giappone, Romania, Russia, Bielorussia, Germania, Svizzera, Sud America, Caraibi, Spagna, Azerbaijan, Georgia, Olanda, Turchia, Armenia, Albania, Croazia, Ungheria, Grecia, Marocco, Tunisia e organizzato 8 titoli Mondiali, 4 titoli Europei e 3 titoli Intercontinentali per le prestigiose sigle internazionali ISKA,WAKO PRO E WKN.

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Karate e corsi di autodifesa: “Le regole per la vita” di Antonio Bianco Lo sport ha sempre avuto un ruolo di primo piano per Antonio Bianco. Basta dare un rapido sguardo alla sua carriera agonistica per rendersene conto: tra i 5 migliori atleti di Karate nel panorama italiano (cintura nera 6° Dan), maestro e arbitro internazionale. Noto per i suoi corsi di Karate e Difesa Personale nei Corpi Speciali nell’Arma dei Carabinieri e nel Corpo della Polizia Penitenziaria Torino, è un Ufficiale in congedo della Croce Rossa Militare, abituato ad operare in posti sensibili quali i Centri di Identificazione ed Espulsione. Ma per Bianco, lo sport è diventato anche uno strumento per insegnare il valore delle regole e a come cavarsela in situazioni difficili. Quando si è avvicinato al karate? “Era il 1978. Sono entrato a far parte delle Fiamme Rosse, il gruppo sportivo dei Vigili del Fuoco. La passione per questo sport è nata nella palestra del Corpo che allora si trovava in corso Regina Margherita, a Porta Palazzo a Torino”. Chi sono stati i suoi maestri? “Un nome su tutti: Italo Vacca, uno dei più noti e qualificati d’Italia mi ha insegnato non solo il karate ma i valori legati allo sport”. Quanti trofei ha messo in bacheca? “Su 360 incontri, 236 volte sono salito sul gradino più alto del podio. Sono stato campione italiano, specializzandomi nel Kumite, (Combattimento). Nel 1993, al raggiungimento dei 35 anni, ho dovuto abbandonare le competizioni ma sono rimasto nell’ambiente, di-

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ventando arbitro internazionale. In seguito studiando per anni con il Coni e la Scuola dello Sport di Roma, sono passato all’insegnamento, raggiungendo la qualifica prima di istruttore federale e poi di Maestro”. Ci sono dei suoi allievi che hanno raggiunto dei traguardi importanti? “Morena Audiello e Franco Pioggia, vincitori del titolo Europeo, Luigi Colotti, titolo Mondiale, Vittorio Gagliardi vincitore del Titolo Italiano, Morena Audiello e Julini Marianna campioni europei a Budapest”. E con la squadra di Bianco Karate Team? “Con la squadra, fondata nel 2006, abbiamo vinto più di 90 titoli in tornei nazionali e internazionali. Tantissimi atleti (circa 900) hanno ruotato nella Asd biancokarateteam”. In questi ultimi anni i modelli di insegnamento del karate sono cambiati? “Dagli anni ‘80 a oggi il panorama è mutato parecchio. In molte scuole in Italia, tra l’allievo e il maestro c’era un connubio fortissimo: verso l’insegnante gli allievi avevano una sorta di devozione e di sudditanza, figlie dell’imprinting nipponico (terra natale del karate). Fattori che impedivano l’emergere di una personalità autonoma. Gli allievi finivano col diventare delle “fotocopie” dei loro maestri Col tempo, questa impostazione estremamente marziale si è modificata. Oggi è importante che tra


il maestro e l’allievo si instauri una interazione trasparente, dove il primo deve essere bravo ad ascoltare e il secondo non deve avere paura a fare delle domande”. Quali caratteristiche deve avere un bravo karateka? “Occorre possedere: spirito di abnegazione, coraggio, determinazione, lealtà, onestà, umiltà. Nella mia scuola insegno soprattutto tecniche improntate alla difesa, raramente di attacco. Se arrivi allo scontro vuol dire che hai fallito: il karate è un arte marziale che crea equilibrio mentale e calma interiore e non uno sport per offendere o spaccare tutto come nell’immaginario collettivo si pensa. Per questo nei miei corsi insisto molto sul concetto di educare attraverso il karate”. Di cosa si tratta? “Si basa su una metodologia di insegnamento che non ha come obiettivo principale il “nozionismo della tecnica” ma attraverso di questa, vuole portare un valore aggiunto all’educazione dei giovani fornendogli strumenti mentali e tipologie di comportamento che li aiutino nel quotidiano e non solo in ambito sportivo”. Nel suo percorso ha promosso anche dei corsi di difesa per le donne. Quando è partita l’iniziativa? “Nel 2000 ho presentato al Ministero degli Interni il progetto pilota “pacchetto sicurezza integrata di Antiaggressione femminile”. Il primo corso si è tenuto a Lanzo ed ha coinvolto 140 donne. Da allora abbiamo continuato a promuovere corsi e iniziative, con una risposta sempre molto positiva”. Come funzionano? “Simuliamo delle situazioni di aggressione più verosimili possibili. Nei corsi insegno come uscire da queste situazioni. L’obiettivo primario non è la colluttazione con l’aggressore, ma il controllo dello stress: quando si è in preda al terrore, diventa complicato persino mettersi a urlare o a correre. Durante le lezioni si impara a divincolarsi da una presa utilizzando delle tecniche mirate, a trovare una via di fuga in tempo zero e a scappare velocemente. Correre in una situazione stressogena non è affatto facile perché il rischio di cadere è altissimo. Scopo finale è mettere in salvo la propria vita o per lo meno limitare i danni. Per questa ragione la presenza di uno psicologo (con cui è possibile consultarsi, rivivere vissuti difficili, traumi) è determinante nei corsi di antiaggressione. Tutte le donne possono frequentare e tutte hanno il diritto di imparare la cultura dell’autodifesa fin dai primi anni della loro vita sociale”. In queste situazioni gestire l’emotività può fare la differenza? “Mantenere il sangue freddo è basilare: non bisogna far vedere di aver paura, l’aggressore si nutre del terrore della vittima. È poi importante tenere sempre una soglia di attenzione alta, non dare mai nulla per scontato o pensare che certi eventi accadano solo agli altri e mai a noi. Bisogna imparare a tutelare i propri confini personali, mettendo dei paletti. Se si accetta un insulto si può aprire la stra-

da a qualcosa di più pericoloso. Ogni aggressione va poi denunciata, non può rimanere impunita”. È impegnato anche con i bambini ricoverati all’ospedale Regina Margherita di Torino dove lavora come Martial Art Therapist. Di cosa si tratta? “Ho iniziato nel 2017, attraverso un’organizzazione internazionale, la Kids Kicking Cancer. Con i piccoli pazienti ricoverati al 5° piano del reparto di oncologia, facciamo delle piccole attività di karate, dei giochi divertenti per distoglierli dalla malattia. L’obiettivo è farli diventare dei “guerrieri” per aiutarli a affrontare la battaglia contro il cancro. Alla fine del corso gli dono un kimono. È un occasione per regalare un sorriso e un aiuto emotivo a tutta la famiglia che sta attraversando un momento difficile”. Il prossimo progetto da realizzare? “Vorrei che il corso di autodifesa per le donne diventasse materia di insegnamento nelle scuole fin dalle elementari. L’inizio della vita collettiva di un bambino inizia con l’asilo, dove maschi e femmine si mescolano e interagiscono imparando a socializzare. Ma dalle elementari tutto cambia, si formano gruppi di soli maschi o sole femmine, difficilmente c’è interazione, anzi c’è quasi rivalità o peggio. Tale atteggiamento continua negli anni successivi ma oramai è troppo tardi per intervenire e insegnare i valori legati al rispetto della donna. Esiste un tempo specifico ed irripetibile per insegnare questi valori: la scuola elementare è da qui che bisogna partire”.

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La Poledance l’attività sportiva che seduce

IN FOTO VALENTINA MANNONE

Molti la confondono con la lap dance, si differenzia invece profondamente da essa in quanto, mentre quest’ultima nasce come spettacolo ludico e d’intrattenimento, invece la pole dance è un’attività sportiva a tutti gli effetti. E’ un mix di ginnastica e danza con la pertica. Si basa sull’esecuzione di figure acrobatiche, che richiedono notevoli doti di forza, scioltezza, coordinazione, agilità, flessibilità e resistenza. Sedotti da questo nuovo sport abbiamo approfondito l’argomento con Valentina Mannone direttore artistico della associazione Vertical Expression in cui è possibile praticare scuola di danza, tempio della ginnastica acrobatica e della Pole Dance, spazio per tutte le attività legate al movimento e allo sport finalizzato alla salute e al fitness, con l’intento di promuovere lo sport in diverse forme organizzando eventi sul territorio. Valentina Mannone ha fatto della sua passione , la danza, la sua vita e il suo lavoro. Dopo aver lavorato come copywriter per le piu grandi agenzie pubblicitarie d’Italia, nel 2013 scopre la pole dance che la porta ad impegni e sacrifici fino a raggiungere grandi soddisfazioni: diplomi come insegnate di primo e secondo livello, medaglie, gare, ultimo il podio al Pole semi pro lo scorso gennaio. Chi Tutti, praticare questo sport? “Tutti, è uno sport misto ed è indicato per ogni età anche se sarebbe meglio far avvicinare i bambini dopo 8 anni quando il fisico è piu strutturato – ci indica la Mannone – Questo perché gli arti sono sottoposti a molte sollecitazioni ed occorre una grande forza fisica. Nono è necessaria una particare preparazione atletica infatti accogliamo anche donne di circa 70 anni, ovviamente si predispone un allenamento preparatorio corretto e funzionale prima di avvicinarsi all’attrezzo del palo”. Secondo lei a cosa è dovuto questo esplosivo interesse verso la pole dance e sport in Ita-

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lia? “E’ una pratica sportiva che modella il corpo, diverte, allontana la mente dalle problematiche quotidiane e con la musica dona anche benessere al nostro spirito”. Che differenze ci sono tra la pole sport e la Pole dance? “La Pole sport, non rientra ancora tra le discipline olimiche ed è considerata figlia della ginnastica acrobatica per cui vengono assegnati punteggi a delle precise figure , con estrema attenzione alla tecnica. Le competizioni di Pole Dance e Pole Theatre valorizzano l’aspetto scenico e teatrale della performance, il gesto atletico del protagonista e la sua capacità di rappresentare l’opera rappresentata sul palcoscenico”. Dopo aver partecipato a diversi contest e competizioni, e aver conquistato ultimamente anche il secondo post del Moncalieri’s Got Talent con la vostra atleta più giovane Elèna Romagna, quali i vostri prossimi obiettivi?

SQUADRA POLE DANCE AMATORI 2018


“Raggiungere livelli sempre superiori , partecipare alle diverse competizioni nazionali e internazionali. La squadra delle nostre atlete potrà ad esempio partecipare al contest amatori SemiPro e pro, Pole Earth, il prossimo dicembre 2019 e ne siamo orgogliosi “.

ELENA ROMAGNA, 2°POSTO MONCALIERISGOTTALENT

STORIA E CURIOSITÀ DELLA POLE SPORT Secondo fonti storiche la pole dance si è sviluppata nel Nord America durante gli anni della depressione del 1920. I circensi cinesi nello stesso periodo storico già praticavano la loro arte danzante nei loro spettacoli itineranti, sembrerebbe appunto che si siano intrecciati in questo periodo i vari stili praticati nei vari spettacoli del circo acrobatico. Nel Nord America erano spesso i pali dei tendoni per svolgere vere e proprie performance durante gli spettacoli itineranti. Non è ancora nota invece l’introduzione della pratica nei night club, ma si suppone che sia un naturale evoluzione di questo sport intrecciarono con la cultura del divertimento e degli spettacoli Burlesque, divenendo, così come la danza del ventre,

VALENTINA MANNONE, POLEART AMSTERDAM

un’attività ricreativa con componente sensuale. L’unica correlazione tra pole dance e lap dance a livello evoluzionistico per questo sport potrebbe essere di tipo indiretto, dall’osservazione dello sport circense e constatando che di fatto per eseguire le figure si necessita di un certo contatto ovvero grip, al palo, che ottiene solo con la pelle a diretto contatto della pertica, questo può aver portato allo sviluppo della lap dance. Altre fonti indicano invece la pole dance come sport che deriva direttamente dalla Mallakhamb, una pratica che nasce nel 12-mo secolo in India La Pole Dance incominciò gradualmente ad evolversi passando da spettacolo itinerante ad appuntamento fisso nei bar intorno agli anni ‘50, in contemporanea al Burlesque. Nel mondo ritroviamo il palo cinese, più grosso degli attuali pali da pole dance e con un rivestimento in gomma, viene utilizzato dai circensi per eseguire figure spettacolari e molto complesse, esibizioni composte anche da più persone in contemporanea, che si arrampicando facilmente fino ad altezze anche di 6 metri. In India troviamo il Mallakhamb, uno sport tradizionale che utilizza una pertica di legno sulla quale si esibiscono solitamente gli uomini. VALENTINA MANNONE, 1° POSTO SOUL ON POLE

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Yoga e sport? Si può fare: ecco le Yoghiadi Pace interiore, benessere fisico, meditazione. Sono alcune immagini che si associano allo Yoga, pratica millenaria benefica per il corpo e per la mente ma anche filosofia di vita adottata da milioni di persone nel mondo. Con le Yoghiadi, manifestazione ideata dal CSEN, si scopre anche l’aspetto sportivo di tale disciplina. Un appuntamento, creato dal nulla, ideato anche per rispondere alle insidie che ogni tanto la burocrazia mette di traverso al settore sportivo. Nunzio Lopizzo, responsabile nazionale del settore Ginnastica Yoga del CSEN, racconta la nascita e il lavoro che c’è dietro al progetto Yoghiadi. Quando è nata l’idea della manifestazione? “A luglio dello scorso anno. È la prima volta che in Italia un ente di promozione sportiva organizza una manifestazione di questo tipo. In precedenza e in molte altre parti del mondo, alcune associazioni che rappresentano lo yoga sportivo hanno promosso delle manifestazioni con caratteristiche simili. Nonostante il progetto Yoghiadi sia partito da poco tempo ha già avuto dei riconoscimenti importanti: è stato accreditato dall’International Yoga Committee-IYC (Comitato Internazionale di Yoga) Ente Mondiale dello Yoga Sportivo che ha ricevuto il patrocinio dal ministero dell’Ayush del governo indiano. Le Yo-

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ghiadi nazionali in programma a Roma per il 13 ottobre sono inoltre patrocinate a livello internazionale dal gruppo Yoga Alliance®- International/Italia, Yoga Alliance® International e Yoga Alliance®- International Australia che rilascerà ai vincitori delle 4 categorie il prestigioso riconoscimento internazionale “Yoga Alliance All of Fame”. Lo yoga è molto praticato in Italia, quante persone vi aspettate che aderiscano? “In Italia sono stimati circa 3 milioni di praticanti mentre lo scorso anno in India in occasione dello Yoga Day, si è raggiunto un vero e proprio Guinness dei primati con una singola lezione che è stata seguita da 100mila persone e con moltissimi altri partecipanti che hanno aderito alla giornata provenienti da più di 80 nazionalità e Paesi diversi. Da ciò si può immaginare quanti praticanti di Yoga esistono oggi nel mondo. Il 21 giugno (Yoga Day) è la Giornata mondiale dello Yoga indetta dall’Unesco che ha inserito lo Yoga nella lista dei beni immateriali Patrimonio dell’Umanità. La nostra iniziativa è però focalizzata sullo Yoga sportivo ed è rivolta alle associazioni sportive dilettantistiche o SSD affiliate al CSEN”. Cosa si intende per Ginnastica Yoga? “L’attività sportiva di ginnastica finalizzata alla salute ed al fitness con la metodologia di allenamento


ispirata allo yoga. Durante le Yoghiadi provinciali, regionali e nazionali i partecipanti dovranno eseguire gli asana (posizioni) con il corpo”. Come vengono valutati gli asana? “I criteri valutativi tengono conto dell’esecuzione tecnica, della fluidità, del ritmo, del raggiungimento e mantenimento della postura nella fase conclusiva, della stabilità ed equilibrio, della perfezione e armonia, della respirazione e concentrazione. Per le squadre viene inoltre considerato l’ottavo criterio valutativo che è la sincronicità. Le difficoltà principali nell’esecuzione? “Sono commisurate ai 3 livelli di riferimento: principianti, intermedi e avanzati e alle 4 categorie di appartenenza: Junior, Giovani, Adulti e Senior. Il partecipante si prepara su 10 asana relative ad ogni livello che la giuria avrà scelto e comunicato preventivamente fra quelle elencate nel manuale. Prima della gara, la giuria ne estrae a sorte due. Gli atleti hanno a disposizione 1 minuto di tempo per eseguire ogni asana. La giuria giudica le posizioni con un voto che va da 1 a 10. Verranno premiati i primi tre “GinYogi” o squadre con il maggior punteggio raggiunto”. Come si articola la manifestazione? “Come ho detto poc’anzi le Yoghiadi nazionali si terranno a Roma il 13 ottobre di quest’anno. Le fasi provinciali e regionali sono già partite. Alle provinciali di Bologna hanno partecipato circa 70 GinYogi, alle regionali del Lazio 150. Il 1° giugno sono in programma le provinciali a Firenze mentre il 9 dello stesso mese sarà la volta della fase regionale del Piemonte. La manifestazione è in pieno svolgimento. Sul sito www.ginnasticayogacsen.com si possono trovare tutti gli aggiornamenti e le manifestazioni organizzate nelle varie province e regioni. Alle gare nazionali di Roma accederanno i vincitori di ogni categoria delle gare regionali”. Quanti atleti parteciperanno alla fase finale Nazionale? “Ci aspettiamo circa 300 partecipanti. È il primo anno che si svolge una manifestazione di questo tipo e preferisco fare una previsione contenuta nei numeri. In futuro ci aspettiamo comunque maggiori adesioni. Il progetto Yoghiadi nasce an-

che per rispondere alle problematiche sollevate dalla delibera CONI del 10 maggio del 2017 che ha escluso lo Yoga dalle discipline sportive riconosciute. Decisione che ha creato una serie di difficoltà. La direzionale nazionale del CSEN ha di conseguenza approvato una delibera interna per identificare alcune “specialità/metodologie di allenamento afferenti agli sport e discipline riconosciute dal Coni”. La specialità “ginnastica Yoga” è quindi confluita nella disciplina di attività sportiva finalizzata al fitness e alla salute rientrante nello sport della ginnastica. Come CSEN abbiamo poi dovuto creare dal nulla un circuito di gare amatoriali aperto a tutti. Le Associazioni Sportive Dilettantistiche e le Società Sportive Dilettantistiche per mantenere l’iscrizione al registro del CONI devono infatti partecipare con i propri soci e tesserati a un circuito di attività sportive. Con il progetto Yoghiadi si attesta la partecipazione a queste attività”. Le Yoghiadi non rischiano di far storcere il naso ai puristi dello Yoga tradizionale? “Con i nuovi requisiti imposti dal CONI per le associazione sportive dilettantistiche, lo Yoga può solo essere un’attività propedeutica per lo sport della ginnastica o della pesistica. Lo yoga “tradizionale” invece potrà essere veicolato dalle associazioni culturali o di promozione sociale o da liberi professionisti con Partita Iva. Sono quindi due settori distinti. Lo Yoga resta e resterà integro, quello che è cambiato in Italia è solo il vestito giuridico”.

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Le prime Palestriadi CSEN

Un progetto innovativo nato nel 2018 ideato da CSEN per divulgare la cultura dello sport e aiutare il sistema associativo dilettantistico nazionale. Come? Lo abbiamo chiesto al Responsabile nazionale CSEN. Francesco De Nardo. “Il progetto nasce nell’ambito dello Sport PESISTICA - Disciplina CULTURA FISICA codice CK009: attività con sovraccarichi e resistenze finalizzate al fitness e al benessere fisico, (in cui rientrano tutte le attività sportive che prevedono utilizzo di sovraccarichi e resistenze esterne o corporee Sala Attrezzi – Functional Training – Cross training – Fitness – Calisthenics – Pilates – Ginnastica Posturale ecc.), e dalla necessità che il sodalizio sportivo (ASD/SSD), iscritto al Registro CONI 2.0 partecipi ad eventi sportivi organizzati dall’Organismo Sportivo di riferimento (CSEN). Esso permetterà alle ASD/SSD affiliate di poter partecipare con i propri soci/tesserati CSEN ad un circuito di vere ATTIVITA’ SPORTIVE consentendo il mantenimento dell’iscrizione al registro stesso, requisito fondamentale al fine di poter fruire dei benefici fiscali connessi”. Le Palestriadi sono iniziate verso la metà marzo e termineranno nel mese di novembre 2019, coinvolgerà tutti i tesserati CSEN di ogni fascia di età a cominciare dai quindicenni e avrà come obiettivo l’elezione dei titoli di Campioni Nazionali.

“E’ un progetto di promozione dello sport con modalità competitive – sottolinea De Nardo – secondo l’art 2 del Regolamento del CONI – EPS e non come competizione agonistica”. Ma come è articolato? “In Livelli, a cominciare dal Livello 1 Gare nelle SINGOLE ASD/SSD ovvero eventi che verranno Organizzati, a partire dalle singole ASD/SSD che ne facciano richiesta costituendo Selezioni Interne dei primi 3 classifficati di ciascuna categoria anagrafica sia maschile che femminile; Livello 2: Finali Provinciali Livello 3: Finali Regionali ; Livello 4: Finali Nazionali (2 appuntamenti Macro-area) alle quali potranno partecipare i selezionati delle varie Finali Regionali. La giuria sarà composta da Un Cronometrista che calcolerà il tempo di esecuzione impiegato dall’atleta affinchè quest’ultimo effettui le prove gara effettuando tutte le ripetizioni previste in modo valido, Un Giudice di Gara che, una volta dato il comando START valuterà la corretta esecuzione delle prove (ESERCIZI/RIPETIZIONI), conteggiando a voce alta le ripetizioni valide (non conteggiando chiaramente le nulle), dando il segnale OK al termine di ciascuno dei primi due esercizi e dando il comando STOP al termine dell’ultima ripetizione valida dell’ultimo esercizio previsto”. http://www.palestriadicsen.it

REGOLAMENTO TECNICO

•CATEGORIE: Categorie Maschili e Femminili Under 15 (Nati fino al 2004 compreso) - Under 18 (Nati dal 2001 al 2003 compreso) Senior (Nati dal 1979 al 2000 compreso) - Over 40 (Nati dal 1969 al 1978 compreso) Over 50 (Nati dal 1959 al 1968 compreso) - Over 60 (Nati dal 1958 ed anni antecedenti) LE PROVE DELLE GARE La competizione si intende “A TEMPO” ovvero occorrerà che l’atleta effettui, nel minor tempo possibile, le prove sotto elencate effettuando tutte le ripetizioni previste in modo valido. • Nel caso di ripetizioni non valide, esse non verranno conteggiate ai fini della conclusione della prova, nonostante il cronometro continui a conteggiare il tempo. • Nel caso l’atleta si fermi nel corso dell’esecuzione delle tre prove sotto elencate il cronometro continuerà a conteggiare il tempo. • La classifica verrà effettuata in base al tempo impiegato nel completare le tre prove previste effettuando tutte le ripetizioni in modo valido. • NB Gli esercizi andranno eseguiti nella sequenza PIEGAMENTI (PUSH UP) – CRUNCH – SQUAT

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PROVE delLivello 1 (ASD/SSD) MAN: 30 Piegamenti (PUSH UP) - 30 AddominaliCrunch a Terra - 30 Squat WOMAN: 15 Piegamenti sulle ginocchia (PUSH UP) -15 Addominali Crunch a Terra-15 Squat PROVE deiLivelli 2 e 3 (Provinciali/Regionali) MAN: 40 Piegamenti (PUSH UP) - 40 Addominali Crunch a Terra - 40 Squat WOMAN: 25 Piegamenti sulle ginocchia (PUSH UP) - 25 Addominali Crunch a Terra - 25Squat PROVE delLivello 4 (FINALI NAZIONALI) MAN: 50 Piegamenti (PUSH UP) - 50 Addominali Crunch a Terra - 50 Squat WOMAN: 30 Piegamenti sulle ginocchia (PUSH UP) - 30 Addominali Crunch a Terra - 30 Squat

ESECUZIONE TECNICA DEGLI ESERCIZI

cizio, per poi ritornare nella posizione di partenza con la testa a contatto con il pavimento.

PIEGAMENTI (PUSH UP) Aiutandosi unicamente con le braccia si spinge in alto tutto il corpo facendo perno sulle punte dei piedi fino a distendere completamente i gomiti, toccando con il torace a terra.

SQUAT A CORPO LIBERO Mantenendo lo sguardo avanti e la schiena contratta si comincia a scendere lentamente mandando indietro i glutei. Si continua a scendere fino a quando le cosce arriveranno ad essere sotto la posizione parallele al pavimento. Durante la discesa tutta la pianta del piede non si stacca mai da terra. A questo punto si ricomincia la salita fino a tornare nella posizione di partenza.

PIEGAMENTI SULLE GINOCCHIA (PUSH UP) Aiutandosi unicamente con le braccia si spinge in alto tutto il corpo facendo perno sulle punte dei piedi fino a distendere completamente i gomiti, toccando con il torace a terra.

CRUNCH A TERRA Gli arti inferiori dovranno rimanere immobili per tutta la durata dell’esercizio. La testa inizialmente è a contatto con il pavimento. Le mani dietro la testa con le spalle completamente flesse ed i gomiti estesi. L’esecuzione consiste nell’eseguire una flessione colonna in modo che si stacchi la parte alta della schiena dalla superficie d’appoggio, mentre la parte bassa della schiena rimane a contatto con il pavimento per tutta la durata dell’eser-

SPECIFICHE SUL REGISTRO CONI 2.0 E L’IMPORTANZA DELLE PALESTRIADI PER IL SISTEMA ASSOCIATIVO Ai sensi dell’art. 7 del D.L. 28/05/2004, n. 136 a) il CONI è “l’unico organismo certificatore della effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni dilettantistiche” b) “le disposizioni di cui ai commi 1, 3, 5, 7, 8, 9, 10, 11 e 12 dell’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, (in pratica, quasi tutte le agevolazioni fiscali in materia di sport dilettantistico) si applicano alle società ed alle associazioni sportive dilettantistiche che sono in possesso del riconoscimento ai

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fini sportivi rilasciato dal CONI, quale garante dell’unicità dell’ordinamento sportivo nazionale ...” 1.Le DELIBERE CONI 1566/1568/1569 - “Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche – Elenco delle discipline sportive ammissibili”: Con tali delibere il CONI Individua le Discipline Sportive “riconosciute” come tali dal CONI stesso, discipline la cui pratica consente di ottenere l’iscrizione del sodalizio sportivo al “Registro CONI”, iscrizione necessaria, come noto, non solo ai fini sportivi, ma anche per la fruizione delle agevolazioni tributarie e previdenziali previste dal legislatore a beneficio dello sport dilettantistico. 2.Nel nuovo Registro CONI 2.0 abbiamo (nell’ambito degli SPORT GINNASTICA e PESISTICA)2 “contenitori aperti” in quanto, almeno potenzialmente, suscettibili di poter accogliere una serie di attività che vengono svolte nelle palestre e nelle piscine e che non rappresentano “sport” o “attività sportive” in senso stretto secondo i principi ispiratori delle quanto piuttosto «metodologie di allenamento» «Specialità» “metodologie per la preparazione fisico/atletica” della più ampia categoria del fitness. -BI001 - Ginnastica: «attività sportiva ginnastica finalizzata alla salute e al fitness»; -CK009 - Pesistica: cultura fisica «attività con sovraccarichi e resistenze finalizzate al fitness e al benessere fisico»; A tal proposito consideriamo la delibera F.I.P.E. del 21/05/2017 sulla definizione di “attività con sovraccarichi e resistenze finalizzata al fitness e al benessere fisico”: Cultura fisica ricomprende tutte quelle attività che usano una qualsiasi forma di carico (o resistenza) CORPOREO o ESTERNO (o circuito di esercizi con sovraccarico corporeo o esterno) per il raggiungimento dell’obiettivo sia in termini sportivi (agonistici e non agonistici), sia di condizionamento (fitness) anche finalizzato alla performance agonistica, sia di benessere (wellness), sia di recupero dell’efficienza fisica. E’ importante sottolineare l’apertura allo sport inteso anche come attività: a) non agonistica (conferma importante, considerato anche l’atteggiamento spesso riscontrato in sede di verifiche fiscali quando l’attività del club non ha risvolti agonistici); b) finalizzata al benessere (wellness) e al recupero dell’efficienza fisica (precisazione importante, anche in questo caso, a fronte di verbali di accertamento in cui viene contestato che l’attività non finalizzata all’agonismo, svolta da molte palestre, non sarebbe “sportiva”

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ma di “servizi alla persona”). Si evidenzia, in particolare, l’apertura ai “metodi” del Pilates, del TRX (calistenico – attività con attrezzi elastici) e di altre attività di fitness moderno con sovraccarichi, ma più in generale a modalità di allenamento. La delibera precisa che la Cultura Fisica è attività praticabile da Atleti (agonisti e non agonisti), Amatori, Popolazioni Speciali, ecc. con il fine di:Incrementare la prestazione, Migliorare il bilanciamento posturale, Recuperare la forma sportiva post infortunio, Riequilibrio Posturale e Funzionale, Migliorare l’equilibrio massa grassa-massa magra, Migliorare la qualità di vita, Recuperare autonomia o indipendenza motoria. Circa l’Iscrizione al REGISTRO CONI 2.0, relativamente alla disciplina sportiva praticata, tale indicazione non può che fare riferimento all’elenco delle discipline riconosciute di cui alla delibera CONI 1569 del 17/05/2017. In tale ambito, particolare importanza, non tanto ai fini dell’iscrizione quanto ai fini del mantenimento della stessa nel tempo, assume il concetto di: Attività Sportiva ovvero l’insieme degli eventi sportivi la cui titolarità organizzativa e gestionale appartiene all’Organismo Sportivo AFFILIANTE. Ciascun evento sportivo è caratterizzato da una gerarchia standardizzata; un evento sportivo può coincidere con una singola gara che, identificata da un codice identificativo univoco, rappresenta il primo gradino della gerarchia. Sarà dunque necessario che il sodalizio sportivo partecipi ad eventi sportivi organizzati dall’Organismo Sportivo di riferimento. Tale passaggio è molto delicato, soprattutto per quei sodalizi che svolgono attività meramente corsistica, senza alcuna partecipazione ad eventi, considerato che, ad oggi, non era richiesto né per l’iscrizione al Registro né per il mantenimento della stessa nel tempo.


La formazione a scuola Da qualche anno è partito il nuovo liceo sportivo e dopo tanto chiacchierare sono in molti a chiedersi quali siano stati i primi risultati sui ragazzi. Vediamo quindi come sta andando e i dettagli su questa novità nel mondo della scuola. Nell’anno 2014-2015 è partito anche in Italia il nuovo Liceo Sportivo, un indirizzo scientifico che unisce alle solite materie di base (scientifiche e umanistiche) della formula liceo a una dimensione sportiva che si riflette trasversalmente in tutte le materie. Ecco che, quindi, si parla (dal terzo anno) di economia dello sport e di diritto nello sport, dicendo addio al “vecchio” latino. Lo scopo di questa scuola è quello di dare la possibilità ai giovani atleti di frequentare una scuola di livello, completa, come un liceo, senza tuttavia rubare del tempo alle attività agonistiche e alle gare. Una volta fare sport a livelli alti significava dire addio agli studi: oggi grazie a questo liceo non è più indispensabile fare una scelta. Le materie e le tematiche del Liceo Sportivo così innovative e fresche, tuttavia, hanno attirato anche numerosi ragazzi, ma solo gli agonisti hanno potuto iscriversi. Essere semplici appassionati, insomma, non basta. Il liceo sportivo è un’importante opportunità per coniugare una approfondita e armonica cultura, sia in ambito umanistico sia scientifico, attraverso la promozione del valore educativo dello sport. Si tratta di un modello formativo che introduce nel nostro ordinamento una vera e propria rivoluzione culturale, riconoscendo il valore aggiunto della pratica sportiva nei processi formativi per la costruzione di competenze e di personalità dove si vuole sottolineare l’unicità del

fenomeno sport, non in termini addestrativi, né ricreativi, ma in una dimensione pedagogica e culturale. La sezione a indirizzo sportivo si inserisce strutturalmente, a partire dal primo anno di studio, nel percorso del liceo scientifico di cui all’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 89 del 15 marzo 2010, articolo 3 comma 2, nell’ambito del quale propone insegnamenti e attività specifiche. È volta all’approfondimento delle scienze motorie e sportive e di una o più discipline sportive. Tutto ciò all’interno di un quadro culturale che favorisce, in particolare, l’acquisizione delle conoscenze e dei metodi propri delle scienze matematiche, fisiche e naturali nonché dell’economia e del diritto. Guida lo studente a sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze necessarie per individuare le interazioni tra le diverse forme del sapere, l’attività motoria e sportiva e la cultura propria dello sport, assicurando la padronanza dei linguaggi, delle tecniche e delle metodologie relative. Le istituzioni scolastiche coinvolte assicurano, con opportune misure e attraverso itinerari di orientamento, pari opportunità a tutti gli studenti, compresi quelli che si trovano in condizione di criticità formativa e in condizione di disabilità nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente. Gli studenti, a conclusione del percorso di studio, oltre a raggiungere i risultati di apprendimento comuni ai percorsi liceali ed i risultati di apprendimento specifici del liceo scientifi, dovranno: • Saper applicare i metodi della pratica sportiva in di-

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versi ambiti; • saper elaborare l’analisi critica dei fenomeni sportivi, la riflessione metodologica sullo sport e sulle procedure sperimentali ad esso inerenti; • essere in grado di ricercare strategie atte a favorire la scoperta del ruolo pluridisciplinare e sociale dello sport; • saper approfondire la conoscenza e la pratica delle diverse discipline sportive; • essere in grado di orientarsi nell’ambito socioeconomico del territorio e nella rete di interconnessioni che collega fenomeni e soggetti della propria realtà territoriale con contesti nazionali ed internazionali. Le materie essenziali del liceo sportivo saranno quelle del liceo scientifico tradizionale, con una maggiorazione di quelle dedicate alle scienze motorie e in generale alle discipline sportive. Il latino è sparito in favore di materie di nuova generazione a tema, come diritto ed economia nel mondo dello sport (come anticipato), mentre altre materie hanno perso ore settimanali. Matematica, per esempio, perde un’ora alla settimana, mentre aumentano quelle di Educazione fisica e scienze Motorie. Oltre a queste modifiche di calendario, i docenti di tutte le materie dovranno introdurre la tematica sportiva per almeno il 20% dei loro programmi, che assume quindi sfumature differenti e che diventa argomento dominante in tutte le materie o quasi. Un esempio: nella storia non si parlerà solo della storia italiana, come di consueto, ma si parlerà anche della storia degli sport, delle olimpiadi etc. I Licei Sportivi sono ancora pochi in Italia, per questo in molti hanno preferito optare per una formazione online di Liceo Sportivo che garantisce la frequenza di questa scuola, anche se non ve n’è una nella propria zona di residenza. Frequentando questo istituto online, bisognerà comunque sostenere gli esami in sede di persona. Il timore iniziale in relazione a questo liceo era che fosse preso da molti alla leggera, considerandolo solo un modo per atleti per diplomarsi come i coetanei, ma senza dover poi studiare molto. In realtà lo scopo di questa scuola non è questo, ma quello di permettere una carriera duplice: agonistica e scolastica, permettendo agli sportivi di prepararsi per tutte le possibilità che gli si potranno presentare in futuro. Da un lato il ragazzo sarà pronto a fare qualunque università o lavoro come con qualunque altro diplo-

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ma di liceo scientifico, ma con aperte anche possibilità nell’agonismo se quella sarà ancora la sua strada al termine dei 5 anni. Il fatto che lo studente iscritto sia agonista, presuppone una passione innata per lo sport, che quindi lo accompagnerà durante la formazione così da garantirgli eventualmente una preparazione adeguata per continuare a studiare o lavorare in quel particolare settore. Fra le professioni a cui questa scuola dovrebbe introdurre ci sono, infatti, il cronista sportivo, il fisioterapista per gli atleti, il medico sportivo, il dirigente sportivo etc. Ovviamente si presuppone una prosecuzione universitaria nel settore prima di poter svolgere questi lavori. In un percorso come quello LiSS la collaborazione con le società sportive diviene fondamentale: in molti casi le attività agonistiche degli studenti sono equiparabili per impegno e dedizione a quelle strettamente curricolari e scolastiche. Questi dati sono anche in coerenza con la percezione della qualità della collaborazione con i Coni locali e mostrano una situazione da migliorare Come si sviluppa la didattica nei LiSS? La lezione frontale è ancora la modalità prevalente, ma sempre più spesso è sviluppata attraverso l’ausilio di sussidi didattici in formato elettronico. Nei LiSS è possibile ottenere specifici brevetti professionalizzanti legati all’attività sportiva. Questo tipo di opportunità si situa in una zona grigia, a metà tra la competenza sportiva e il mondo delle professioni. Infatti, il conseguimento di specifici brevetti e/o attestati consente anche il superamento della dimensione prettamente agonistica o specificamente culturale del percorso LiSS aprendo l’utenza a possibilità diverse e interessanti, chances di sicuro interesse per gli allievi. I brevetti rappresentano delle ottime occasioni per gli studenti, che possono mettere nel portfolio delle loro competenze anche specifiche certificazioni potenzialmente spendibili nel fiorente mercato dello sportivo. In questo caso il 70% dei LiSS Statali offre ai propri studenti la possibilità di conseguire brevetti specifici, percentuale superiore a quella dei paritari (cfr. tab. 8). Nel 2015 i LiSS statali che prevedevano la possibilità di acquisire dei brevetti specifici erano il 50% del totale. Rispetto all’analisi precedente si registra dunque un aumento evidente, sia in termini percentuali che quantitativi assoluti: di fatto sono 150 (di cui 115 statali) le scuole che offrono l’acquisizione di brevetti attraverso il percorso LiSS.


Atp Finals, Torino capitale del tennis La Mole colorata di blu ha salutato l’assegnazione delle Atp Finals al capoluogo piemontese. Uno degli eventi del tennis professionistico più importante al mondo, proietta nuovamente la città al centro dei grandi eventi. Per poter ospitare la manifestazione, Torino ha superato la concorrenza di metropoli del calibro di Londra, Manchester, Singapore e Tokyo, città inserite in una short link in cui Atp Tour, l’ente che organizza la kermesse e i più noti tornei di tennis del pianeta, ha poi scelto la città ospitante. Dal 2021 al 2025, per otto giorni, al PalaAlpitour si sfideranno i migliori tennisti delle classifiche Atp di singolo e di doppio. Un evento che calamiterà l’attenzione di televisioni e giornali di mezzo mondo (oltre 96 milioni di persone hanno seguito in tv le ultime Atp Finals di Londra) e del grande pubblico. Nella capitale inglese l’evento ha infatti attirato una media di oltre 250mila persone all’anno. Ma i benefici non sono solo mediatici. Per ogni edizione è previsto un fatturato di circa 50 milioni di euro mentre il ritorno per il territorio è quantificabile, tra i 120 e i 150 milioni di euro all’anno. Per rendere ancora più coinvolgente l’atmosfera durante le Atp Finals attorno al PalaAlpitour verrà creata una “cittadella del tennis”, con campi al coperto per gli allenamenti, strutture di servizio e un fitto cartellone di eventi che coinvolgerà l’intera città. Durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento, ospitata il 28 aprile nel salone dei ricevimenti di Palazzo Madama, Chiara Appendino, sindaca di Torino, ha ricordato lo spirito di squadra tra enti locali, governo, istituzioni sportive e mondo delle imprese che ha permesso alla città di poter ospitare la manifestazione. La candidatura del capoluogo sabaudo, ha illustrato la sindaca, è ruotata attorno a tre

pilastri: ambiente e sostenibilità, innovazione e città protagonista. “Ambiente e sostenibilità – ha spiegato -, formano il primo pilastro. Coerentemente con quanto stiamo facendo nelle nostre politiche cittadine, faremo in modo che l’impatto delle attività sia più basso possibile in termini di energia usata nell’evento, mobilità e flussi di traffico. L’obiettivo è quello di avere una certificazione di sostenibilità che sarebbe una prima volta per le Atp. Il secondo pilastro è nell’implemento di tecnologia e innovazione e di rendere i match accessibili al maggior numero di persone. La città dovrà poi essere protagonista. Non sarà solo un’occasione per ammirare le bellezze storiche, artistiche e culturali di Torino ma di vivere Torino”. Soddisfatto il presidente del Coni Giovanni Malagò. “Sono orgoglioso. Questo Paese è felice di investire nel mondo dello sport. Quando si fa gioco di squadra il nostro Paese è imbattibile”. Sulla stessa lunghezza d’onda Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’assegnazione delle Atp Finals a Torino, rappresenta un grandissimo successo internazionale dell’intero sistema Paese”.

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VIII Edizione 64

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Pt Book 2019  

Il libro dedicato allo sport piemontese

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