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Sursum Corda Grazie, amici benefattori! Don Gino AMICARELLI; Luciano BALDASSARI; S. E. Mons. Giacinto BERLOCO; S. E. Mons. Adriano BERNARDINI; don Gian Gabriele BRUSCAGIN; Francesca CALAMONERI; S.E. Mons. Domenico CALIANDRO; Mons. Aloysius CALLAGHAN; S. Em. Card. Giovanni CANESTRI; don Roberto CASSANO; Mons. Remo CHIAVARINI; Mons. Mario COSULICH; James M. CROWLEY; EX ALUNNI 10° ANNO; Mons. Franco FORCONI; don Dario GERVASI; Mons. Brunero GHERARDINI; Mons. Vincenzo JOSIA; Boris JOZIĆ; Mons. Virgilio LA ROSA; don Luigi LANI; don Aniello LUONGO; Mons. Richard MALONE; Mons. Rosario MATERA; Mons. Giuseppe METRANGOLO; PARROCCHIA SAN GIULIO; Mons. Giovanni Battista PROJA; don Giuseppe RENDINA; don Vincenzo REPICI; Antonietta RIZZO; S. E. Mons. Giovanni TANI; don Carlo TROISE; don Eric Keith Ditona TUMIBAY; don Adolfo VOLPE. Offerte per Borse di Studio: Don Romano NICOLINI. Offerte per missioni popolari e attività vocazionale: PARROCCHIA SANTA SILVIA.

SURSUM CORDA Redazione: Manrico Accoto, Mario Pangallo, coordinatori Andrea Calamita, Emilio Cenani, Salvatore Corvino Hanno collaborato a questo numero: Andrea Carlevale, Angelo Casarano, Alessandro Caserio, Emilio Cenani, Pino Conforti, Francesco Filannino, Nicola Filippi, Marco Frisina, Simone Galletti, Eugenio Giorno, Antonino Iachino, Giovanni Nigro, Concetto Occhipinti, Carmine Pellegrino, Alessandro Solare, Agostino Stasi Direttore Editoriale: Concetto Occhipinti

CONTO CORRENTE POSTALE SEMINARIO n. 38198008 Intestato a Seminario Romano Maggiore 00184 Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano, 4 IBAN IT70 J076 0103 2000 0003 8198 008 BIC - SWIFY BPPIITRRXXX

Anno XCVII n. 2-2013 www.seminarioromano.it Direttore Responsabile: Davide Martini Rivista semestrale del Pontificio Seminario Romano Maggiore Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma Tel. 06.698621 - Fax. 06.69886159 E-mail: sursum@seminarioromano.it Spedizione in Abbonamento Postale - c/c p. 30360002 Registrazione del Tribunale di Roma - N. 11581 del 22.V.1967 Progetto grafico e impaginazione: Bruno Apostoli - info@brunoapostoli.it

Finito di Stampare nel mese di Maggio 2013 Tipolitografia Trullo srl - Via Ardeatina, 2479 - 00134 Roma - T. +39 06.6535677 - F. +39 06.71302758 - doc@tipolitografiatrullo.it - www.tipolitografiatrullo.it


Lo Spirito e il pane resentando il mistero della Pentecoste, Sant’Ireneo ci consegna l’immagine della farina impastata con l’acqua per esprimere la realtà meravigliosa e dinamica della Chiesa che nasce dal dono pasquale dell’effusione dello Spirito Santo: Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un’unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l’acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un‘unica Chiesa in Cristo Gesù senza l’«Acqua» che scende dal cielo (Dal Trattato «Contro le eresie» III, 17, 1-3). Negli eventi ecclesiali di questi mesi abbiamo potuto contemplare e accogliere la grazia di una nuova Pentecoste. Nei sentimenti, nelle parole e nei gesti di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco, abbiamo fatto l’esperienza della misericordia di Dio che continua a preparare il pane nutriente e profumato del suo amore, che guarisce dal male e dona la vita ai suoi figli, a tutti gli uomini che sono sotto il sole. In occasione della festa della Madonna della Fiducia, solo tre giorni prima dell’annuncio della decisione di concludere il suo ministero petrino, Benedetto XVI diceva ai seminaristi con voce pacata e appassionata: Essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore. No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre (Benedetto XVI, Lectio divina ai seminaristi in occasione della Festa della Madonna della Fiducia, 8 febbraio 2013). In queste parole possiamo facilmente cogliere una coloritura profetica: Papa Benedetto XVI, sostenuto e illuminato dallo Spirito Santo, in un certo senso “ci ha regalato“ Papa Francesco. Abbiamo ricevuto in dono, in una meraviglia che ha contagiato il mondo, un cuore di Pastore, delle parole e dei gesti che continuano ad “impastare farina e acqua”, perché la Chiesa, resa nuova dall’azione potente dello Spirito, possa nella moltitudine dei suoi figli fedeli divenire pane e profumo di Cristo per il mondo. Oggi gli eventi ecclesiali dicono ai seminaristi che si preparano alla missione presbiterale che saranno i “preti di Papa Francesco”, i preti di questo oggi della storia, segnato da grandi e insidiose sfide e al tempo stesso da una grazia nuova e abbondante. Papa Francesco ora, come prima Benedetto XVI, è per il nostro e Suo seminario il primo formatore. Accogliendo la sua testimonianza di Pastore che porta il profumo delle pecore e le sue parole schiette ed efficaci, vogliamo tutti insieme, seminaristi e formatori, ravvivare la fiducia e il desiderio di essere presbiteri non di una Chiesa dalla fede stanca, ma di una Chiesa giovane, perché costantemente rinnovata dal dono forte dello Spirito che il Padre nella sua fedeltà e provvidenza mai fa mancare ai suoi figli. Con animo filiale affidiamo questo progetto di lavoro a Maria, Madre nostra e Madre della Fiducia. Concetto Occhipinti

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Sursum Corda

IN QUESTO NUMERO 18

Sursum Corda 3

Editoriale: Lo Spirito e il pane Concetto Occhipinti

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In questo numero

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Grazie per sempre Carmine Pellegrino

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Andare, conoscere, confessare: tre verbi per essere veri pastori Nicola Filippi

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Toccare Cristo con gli occhi della fede “Lectio Divina” di S.S. Benedetto XVI La Redazione

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Invitati ad un’autentica e rinnovata conversione Pino Conforti

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“O Madre, guardaci, stretti intorno al tuo altare” Giovanni Nigro

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Maria, Maestra e Modello del nostro cammino di fede Francesco Filannino

Sursum riCorda 9

Diario Gennaio-Maggio 2013 Emilio Cenani

In diocesi 34

Condividere e desiderare nuovi stili di evangelizzazione … dalla teoria alla pratica Alessandro Caserio

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Scelti da Dio per continuare l’opera santificatrice di Cristo Simone Galletti

In comunità 15

Chiesa, cosa dici di te stessa? Eugenio Giorno

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Essere operai del Regno Andrea Carlevale

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Le gite delle classi La Redazione

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Riconoscere l’amore ricevuto Agostino Stasi

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Il mistero di Dio nel cuore della Chiesa Angelo Casarano

In viaggio 36

Don Gerardo vescovo Marco Frisina

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Scritti di nostri ex-alunni La Redazione

In Pace Christi

Speciale “Fiducia” 2013

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“Innanzi andiam fissando il tuo bel viso” Alessandro Solare

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Il contatto personale con Gesù vivo nell’Eucarestia e nella sua Chiesa Concetto Occhipinti

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Una testimonianza che solo i piccoli sanno dare Antonino Iachino

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In Pace Christi La Redazione


GRAZIE PER SEMPRE

Carmelo Pellegrino

Un ex-alunno ricorda l’uomo Joseph Ratzinger i accingo a stendere queste righe con l’emozione dello scolaretto alla recita di Natale. È infatti la prima volta che ho l’onore di scrivere per il “Sursum”, la rivista del Seminario Romano Maggiore, tra le cui venerabili mura sono maturate le scelte sensate della mia vita. Mi si chiede un quarto di luna, cioè una concisa riflessione su Papa Benedetto XVI a tre mesi dalle storiche dimissioni. Seguo perciò la naturale devozione al carattere non convenzionale della Provvidenza e decido di accennare alla singolare vicenda biografica. Joseph Ratzinger non è nato Papa. Ha dato del “tu” ai drammi della guerra, da cui è sfuggito per grazia ricevuta. Ha proferito il suo “sì” a Dio dopo un discernimento non virtuale, rinnovandolo strada facendo mentre per lui si profilava la “vigna” universitaria del Signore. Superata l’abilitazione accademica – schivando la “scure” del Prof. Schmaus – il brillante Docente si era inoltrato nell’arroventato clima post-conciliare, non disdegnando amicizie ad ampio respiro nella cultura del tempo. La contestazione sistematica aveva però appesantito la ricerca della verità, dirottandola verso il totalitarismo che ripudia ogni Assoluto per ergere se stesso a divino dogma. Fu allora che il Prof. Ratzinger, con coraggio pari alla sua fedeltà, si dimise dalla prestigiosa Cattedra di Tubinga per trasferirsi presso la nascente – ma meno intossicata – Università di Regensburg. Gesto assai poco rampante, preludio di ben altro ardimento. Ma tanta luce non poteva restare sotto il moggio. Il tam tam giunse presto a Roma, dove intercettò la ricerca di un Pastore per la Sede Arcivescovile di Monaco. Fu così che, in pochi mesi, nel 1977, il Professore divenne Apostolo e Principe. Con i suoi voti, il Card. Ratzinger contribuì all’elezione dei Papi del 1978. Egli fu protago-

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nista di un intervento durante i Novendiali del secondo Conclave in cui richiamò l’attenzione sull’oppressione comunista delle Chiese dell’Est. E dall’Est fu pescato un certo Karol Wojtyla. Del grande Giovanni Paolo II fu ben presto stretto collaboratore e scudo, offrendo il collo ai cacciatori di teste, i falsari della mitopoiesi del Panzerkardinal. In realtà, Ratzinger rimase quello di sempre, il teologo umile ma capace di so-

lidità dinanzi alla liquidità prepotente e immorale. Già da Prefetto promosse la tolleranza-zero per l’abominio pedofilo. Fu lui ad ottenere l’inasprimento della normativa ecclesiale, quando le luci della ribalta erano distanti. Fu ancora lui ad accogliere numerose vittime, offrendo occasione concreta di riconciliazione. Fu sempre lui a denunciare, di fronte al mondo intero, la “sporcizia” nella Casa di Dio. Toccante,

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Sursum Corda

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poi, la sua elezione, al termine del Conclave 2005. I giornali favoleggiano che, dopo uno scrutinio con 40 preferenze al Card. Bergoglio e una ventina in più al Card. Ratzinger, il Porporato argentino avrebbe implorato gli eminenti sostenitori di dare la preferenza al Prefetto della Suprema per favorire una rapida convergenza. Se fosse vero, il quadro sarebbe intrigante. Come Bergoglio ha passato i suoi voti al Cardinale tedesco, rinunciando ad un eventuale pontificato e consentendo l’elezione di Benedetto XVI, così questo Papa ha poi rinunciato al ministero petrino permettendo di fatto l’elezione di Francesco. Il paradosso di Colui che non considerò tesoro geloso l’essere Dio e svuotò se stesso nell’obbedienza stravince cento a zero sui paludosi intrighi di palazzo. Così, mentre i governi nazionali scricchiolano paurosamente, la Chiesa ringiovanisce dagli acciacchi grazie alle rivoluzionarie svolte che solo lo Spirito Santo riesce disinvoltamente ad assestare. Anche questa è Pentecoste.

Del suo luminoso Pontificato parlerà la Storia, se si riuscirà a preservarla almeno un po’ dalle sciagure dell’ideologia. Mi permetto solo di ricordare l’altissimo Magistero. La profezia di chi lo vede già Dottore della Chiesa può apparire emotiva, intempestiva, ma ad un’osservazione rigorosa rischia di risultare addirittura ovvia. Concludo con un ricordo. Ero giovane seminarista del Pontificio Seminario Romano Maggiore, al ritorno dalle ordinazioni sacerdotali in San Pietro, in auto con tre compagni. Svoltando su borgo Santo Spirito vedemmo la figura longilinea di un prete con i capelli bianchissimi che procedeva a passo regolare. “E’ il Cardinal Ratzinger!”, esplose il calabrese del posto anteriore. Tutti ci voltammo e, dai finestrini della malconcia Fiat, iniziammo a dimenarci coi saluti. Lui si aprì docilmente al cordiale sorriso e rispose agitando a lungo la mano: “Arrivederci!”. Sì, arrivederci Santità. Grazie di tutto, grazie per sempre!


Francesco, il nuovo Papa che il Signore ci ha donato

Nicola Filippi

ANDARE, CONOSCERE E CONFESSARE: TRE VERBI PER ESSERE VERI PASTORI elle sue omelie Papa Francesco, per aiutare gli ascoltatori a conservarne i contenuti, predilige sottolineare alcune parole. È stato così nell’omelia della Messa celebrata nella Cappella Sistina con i Cardinali l’indomani della sua elezione a Vescovo di Roma e anche in quella della Celebrazione eucaristica nella Basilica di San Paolo. Volendo sintetizzare il suo ministero sui pastori in questo primo mese di pontificato, credo che esso possa essere sintetizzato in questa triade di verbi: andare, conoscere e confessare, in una straordinaria continuità con quanto Benedetto XVI ci ha insegnato negli anni in cui ha guidato la Chiesa e che manifesta come sia realmente Gesù Cristo il pastore che guida il suo popolo nel pellegrinaggio terreno verso la Gerusalemme celeste lungo i sentieri del tempo e della storia. Andare: è un verbo caro a Francesco, fin da quando era Arcivescovo di Buenos Aires, che descrive adeguatamente l’identità dei discepoli di Cristo, a maggior ragione quella dei presbiteri. Chiamato a essere segno sacramentale di Gesù Cristo, Buon Pastore di tutti gli uomini – “Ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore” (Gv 10,16) – il sacerdote non può accontentarsi di curare solo coloro che sono già presenti nell’ovile della comunità parrocchiale. Se così facesse egli non sarebbe “un vero pastore, ma un parrucchiere di pecore che passa il suo tempo a mettere loro i bigodini, invece di andare a cercarne altre” [J. Bergoglio, Papa Francesco, 72]. Il cuore del pastore è il cuore di Cristo che arde di amore per ogni uomo ed è animato da quella santa in-

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quietudine, di cui parlava anche Papa Benedetto, che toglie il sonno pensando a quanti si trovano a vivere nella disperazione perché non hanno ricevuto l’annuncio di una Speranza che non delude e non sono stati raggiunti da un Amore che nulla chiede in cambio. Le vie e le piazze, i luoghi di lavoro e quelli di svago e di sofferenza diventeranno così il luogo abituale dell’esercizio del ministero.

Conoscere: la conoscenza in senso biblico non è una mera attività intellettuale ma comporta, al contrario, il fare esperienza. Per essere un vero pastore non basta ricordare solo il nome e la date di qualche ricorrenza significativa della vita delle per-

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Sursum Corda

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sone, ma è invece essenziale conoscerne il cuore, ossia i sentimenti più profondi, le gioie e le speranze come anche i dolori e le angosce. Ciò richiede tempo, pazienza, passione, il superamento di quella superficialità nella costruzione delle relazioni interpersonali che tanto, invece, caratterizza il nostro tempo e che rimane sempre una grande tentazione anche per il sacerdote. Solo il pastore che condivide fino in fondo la vita del suo gregge e ne “porta l’odore”, è tale perché così ha agito Gesù, il pastore bello, il

quale umiliò se stesso per diventare in tutto, eccetto il peccato, simile a noi uomini (cfr Fil 2,6-7). Confessare: andare alla ricerca delle persone e coinvolgersi nella loro vita fino alla fine, senza risparmio, sono tratti importanti del ministero presbiterale del nostro tempo, ma “se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va” [Francesco, Omelia del 14 marzo 2013]. Infatti il vero pastore sa che solo Gesù ha parole di vita eterna (cfr Gv 6,68) e che lui solo è il pane della vita (cfr Gv 6,48). Il sacerdote è, quindi, chiamato a fare sì che gli uomini e le donne incontrino in Cristo il pastore buono, colui che dona la vita in abbondanza. Se il sacerdote non conduce all’incontro con Cristo ma lega a lui le persone tradisce il ministero che gli è stato affidato. Il ministero presbiterale trova la sua radice d’essere nell’indicare Cristo, se così non fosse esso diventa autocelebrazione delle proprie doti umane, intellettuali, pastorali e spirituali. Ma un ministero così autoreferenziale smette di essere ciò per cui è stato istituito e dà luogo a quella malattia, che Papa Francesco ha più volte indicato con il termine di mondanità spirituale e che consiste nel dare e ricevere gloria dagli uomini. Ma la confessio è sempre legata anche alla “disponibilità di dare la vita, di accettare la passione” [Benedetto XVI, Meditazione dell’8 ottobre 2012] come è stato per Gesù, che per rivelare il Padre non ha esitato a offrire liberamente la propria vita. Il vero pastore è, quindi, colui che giorno dopo giorno, anteponendo le necessità del gregge alle proprie, vive una continua kenosi di se stesso, che lo conforma sempre di più a quell’Agnello immolato, che è diventato il pastore dell’intera umanità (cfr Ap 7,17). Andare, conoscere e confessare: tre verbi per rivelare al mondo che ancora oggi Gesù Cristo continua a guidare il suo popolo ai verdi pascoli della vita sotto la guida di coloro che egli stesso ha chiamato e costituito pastori, segni sacramentali di lui, Pastore e custode delle anime (cfr 1Pt 2,25).


Diario

DOMENICA 6 Alla conclusione delle vacanze natalizie si ritorna in seminario.

VENERDÌ 11

MARTEDÌ 22 S.E.R. il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, presiede la Veglia di preghiera ecumenica nella parrocchia di San Barnaba.

VENERDÌ 25 Fine delle lezioni alla PUG.

DOMENICA 27 Terzo incontro per i “Vespri della Fiducia”.

LUNEDÌ 28

Don Luigi Stendardo celebra la prima Messa in Seminario.

VENERDÌ 18 - 25 “Quello che il Signore esige da noi”: siamo in comunione con tutti i cristiani del mondo, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

SABATO 19 L’associazione culturale “Controcorrente”, della parrocchia romana di sant’Ugo, presenta nel teatro del nostro Seminario, lo spettacolo “La vita è qui!”.

Incontro sul Concilio Vaticano II con S.E.R. Mons. Alceste Catella, Vescovo di Casale – Monferrato, e Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI (articolo a p. 15).

MERCOLEDÌ 30

SABATO 19 - DOMENICA 20 Con il Ritiro di due giorni a Rocca di Papa si conclude il cammino del gruppo vocazionale “Apri gli occhi”.

S.E.R. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari, celebra la Santa Messa nella nostra Comunità.

Emilio Cenani

Diario 2013

GENNAIO

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Sursum Corda GIOVEDÌ 31 Il Rettore accoglie in Seminario i parroci delle parrocchie dove i seminaristi svolgono il servizio pastorale ed i parroci delle loro parrocchie d’origine.

vino Amore, accogliamo il Santo Padre Benedetto XVI. Il Papa tiene una “Lectio Divina” sul brano di 1Pt 1, 1-12 (Il testo della “Lectio” è riportato alle pp. 25 -30). Nello stesso giorno, con la Santa Messa presieduta da Mons. Vincenzo Josia inizia la Novena in preparazione alla Festa di Maria SS. Madre della Fiducia.

SABATO 10 Festa della Madonna della Fiducia. Le Lodi mattutine sono presiedute da S.E.R. Mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo Ausiliare di Roma. S.E.R. il Card. Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, presiede la Santa Messa solenne.

FEBBRAIO SABATO 2

Processione e Santa Messa per la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio.

VENERDÌ 8

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Nel pomeriggio, dopo i Vespri e il Santo Rosario, assieme a tutti i seminaristi della Diocesi di Roma, provenienti dal Pontificio Seminario Romano Minore, dall’Almo Collegio Capranica, dal Collegio Diocesano “Redemptoris Mater”, e dal Seminario del Di-

A seguire il pranzo, a cui abbiano l’onore di ospitare tanti ex-alunni, alcuni dei quali festeggiano il loro giubileo di ordinazione. La festa si conclude con la celebrazione dei secondi Vespri presieduti da S.E.R. Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo di Rossano – Cariati.

LUNEDÌ 11 Inizio delle lezioni del secondo semestre alla PUL. Il Santo Padre Benedetto XVI annuncia le sue dimissioni.


Diario MERCOLEDÌ 13 La Comunità del Seminario partecipa alla Santa Messa delle Ceneri, presieduta da Sua Santità Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

VENERDÌ 15- DOMENICA 17

LUNEDÌ 25 - GIOVEDÌ 28 E’ presente nella nostra Comunità Padre Stefano Berton, dei Missionari Saveriani, che condivide con noi la sua esperienza della missione.

MERCOLEDÌ 27 La Comunità del Seminario partecipa all’udienza generale di Sua Santità Benedetto XVI, in piazza San Pietro.

GIOVEDÌ 28 Ha termine il pontificato di Benedetto XVI. La Diocesi di Roma accompagna il suo Vescovo Emerito nella preghiera e nella gratitudine (articolo alle pp. 5-6).

MARZO SABATO 2 Ritiro di Quaresima di tutta la Comunità. Le classi partono per le consuete “gite”. Il primo anno è ospite a Palermo, il secondo anno si reca a Lecce, Sava e Taranto, il terzo e il quarto anno si recano a Bologna, il quinto anno si reca a Venezia. Le classi del sesto e settimo anno si recano in pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Fatima.

SABATO 9

LUNEDÌ 18 Inizio delle lezioni del secondo semestre alla PUG.

MERCOLEDÌ 20 La nostra Comunità accoglie le famiglie dei seminaristi e gli amici del seminario per una giornata di fraternità.

MERCOLEDÌ 13 S.E.R. Mons. Matteo Zuppi, Vescovo ausiliare di Roma, presiede la Santa Messa di Comunità nel giorno del 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale degli alunni della classe 1963.

Don Francesco Micunco celebra la prima Messa in Seminario.

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Sursum Corda HABEMUS PAPAM! Alle 19.07 la fumata bianca e il suono delle campane di tutte le chiese della città di Roma annunciano l’avvenuta elezione del nuovo Papa: è il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, che assume il nome di Francesco (articolo alle pp. 7-8).

VENERDÌ 22 – DOMENICA 24

SABATO 16

Le Classi si ritrovano per il Ritiro in preparazione alla Pasqua. Al primo anno tiene il ritiro don Paolo Lojudice; al secondo tengono il ritiro il Rettore e don Mario Pangallo; al terzo don Pietro Strappa; al quarto p. Rossano Zas Friz del Col s.j.; al quinto p. Gianfranco Ghirlanda s.j..

MARTEDÌ 26 - DOMENICA 31 Durante la Santa Messa di Comunità il Rettore benedice un quadro della Madonna della Fiducia del XVII secolo.

DOMENICA 17

I seminaristi della Diocesi di Roma trascorrono due giorni insieme per riflettere sulle sfide e gli stili della nuova evangelizzazione (articolo a p. 34). Il Giovedì Santo dopo la S. Messa Crismale con il Santo Padre in San Pietro, tutti i seminaristi dei seminari della Diocesi di Roma sono a pranzo presso il nostro Seminario; il Venerdì e il Sabato Santi prendono parte all’azione liturgica della Passione del Signore e alla Veglia Pasquale presieduta dal Cardinale Vicario. Buona Pasqua a tutti!

APRILE Quarto incontro per i “Vespri della Fiducia”.

MARTEDÌ 19

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Nella Solennità di San Giuseppe, partecipiamo alla Santa Messa, celebrata sul sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano, per l’inizio del Ministero Petrino di Sua Santità Papa Francesco.

LUNEDÌ 1 - SABATO 6 Il Rettore ed alcuni seminaristi partecipano ad un viaggio in Tunisia, programmato e animato da don Pietro Sigurani, che dalle memorie della Cartagine cristiana, giungendo al sud, fino alle dune e alle oasi del deserto,ha offerto un’intensa esperienza di fede, attraverso catechesi biblico-esistenziali.


Diario SABATO 6 S.E.R. Mons. Armando Trasarti, Vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, ordina presbitero don Giacomo Cardinali nella chiesa Cattedrale “Santa Maria Assunta”.

DOMENICA 7 Accogliamo, insieme a tantissimi fedeli della Diocesi di Roma, il Santo Padre Francesco che presiede la Santa Messa per la presa di possesso della Cattedrale del Vescovo di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano.

La Prof.ssa Mariella Carlotti, invitata dal Gruppo Culturale del Nostro Seminario, ha tenuto una conferenza dal titolo “Il bene di tutti: il bello per comunicare il giusto” sugli affreschi del Buono e Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti a Siena.

SABATO 20

MERCOLEDÌ 10

S.E.R. Mons. Filippo Iannone, Arcivescovo Vicegerente della Diocesi di Roma, presiede la Veglia di preghiera in Seminario alla vigilia dell’Ordinazione sacerdotale dei nostri diaconi romani.

DOMENICA 21 Don Giacomo Cardinali celebra la prima Messa in Seminario.

SABATO 13

Nella Basilica di San Pietro in Vaticano, Papa Francesco ordina presbiteri dieci diaconi della Chiesa di Roma: tra questi ci sono don Giuseppe Conforti, don Alberto Daniel López Pantano, don Pierangelo Margiotta e don Giuseppe Tavolacci, alunni del nostro Seminario (articolo a p. 35).

LUNEDÌ 22 I sacerdoti novelli romani celebrano la loro prima Messa in Comunità.

L’esperienza della squadra di calcio del nostro Seminario alla “Clericus Cup” si conclude ai quarti di finale. Complimenti ai nostri ragazzi!

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Sursum Corda VENERDÌ 26 - SABATO 27 La nostra Comunità si ritrova in biblioteca per partecipare alla conferenza di Padre Michael Paul Gallagher s.j., già Decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, sul tema “Quale speranza per la fede? Un approccio immaginativo-culturale per la nuova evangelizzazione” (articolo a p. 20).

MAGGIO MERCOLEDÌ 1 Gita di tutta la Comunità del Seminario a Orvieto. Alle 11 celebriamo la Santa Messa presieduta da S.E.R. Mons. Benedetto Tuzia, Vescovo di Orvieto e già Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma per il settore ovest.

SABATO 4 S.E.R. Mons. Giovanni Tani, Arcivescovo di UrbinoUrbania-Sant’Angelo in Vado, e già nostro Rettore, presiede la Santa Messa di Comunità.

SABATO 11 Festa della Madonna della Perseveranza al Seminario Romano Minore. Nella notte, i seminaristi romani partecipano al pellegrinaggio diocesano dei giovani al Santuario del Divino Amore.

DOMENICA 12 14

Si festeggia l’anniversario del Voto alla Madonna della Fiducia.

GIOVEDÌ 16 Incontro sul Concilio Vaticano II dal tema: “La Chiesa, Corpo di Cristo e Popolo di Dio”; interviene S.E.R. Mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo Metropolita di Oristano e Presidente del Comitato per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose (articolo a p. 21).

VENERDÌ 17 Fine delle lezioni alla PUL.

SABATO 18

S.E.R. Mons. Alceste Catella, Vescovo della Diocesi di Casale Monferrato, ordina diacono Gabriele Paganini nella Chiesa Cattedrale di Sant’Evasio. In serata partecipiamo alla Solenne Veglia di Pentecoste, presieduta dal Santo Padre Francesco, in piazza San Pietro.

VENERDÌ 24 Il Gruppo Teatrale del nostro Seminario presenta il riadattamento de La giara di Luigi Pirandello.

GIOVEDÌ 30 Nella Solennità del “Corpus Domini”, partecipiamo alla Santa Messa presieduta dal Santo Padre Francesco sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano e alla Processione fino a Santa Maria Maggiore.

VENERDÌ 31 Fine delle lezioni alla PUG.


In comunità

CHIESA, COSA DICI DI TE STESSA?

Eugenio Giorno

Il Seminario Romano riflette con S.E.R. Mons Alceste Catella, Vescovo di Casale-Monferrato e Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI, sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium n comunione con tutta la Chiesa che celebra i 50 anni dall’indizione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il Seminario Romano ha avviato una lettura dei documenti del Concilio con l’aiuto di specialisti che ne fanno percepire la freschezza e l’attualità.

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S.E.R. Mons. Alceste Catella ha offerto una chiara riflessione sulla Sacrosanctum Concilium spiegando come sia stata preparata, accettata, vissuta. Sono le parole del Papa Paolo VI nel discorso per l’apertura del II periodo del Concilio che fanno da cornice al dibattito. Il Papa e il Concilio ribadiscono la volontà stessa della Chiesa di definirsi, di darsi un nome. La Chiesa si percepisce come un mistero, “una realtà arcana che è profondamente impregnata di presenza divina”, e che per questo può dirsi “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”. Una Chiesa, dunque, chiamata a contribuire all’unione di tutti i credenti, una Chiesa consapevole di essere il luogo della salvezza, perché nella Liturgia, e specialmente nell’Eucarestia, si compie l’opera della nostra Redenzione, e si attinge la forza per vivere e testimoniare Cristo al mondo. Il documento pone in evidenza la rilevanza dottrinale della collocazione della

celebrazione entro la vita della Chiesa; si pensi alla costante attenzione alla Scrittura, all’orientamento pastorale, allo spazio concesso alle lingue parlate, al tema della partecipazione attiva dei fedeli, ai temi del dialogo ecumenico, alle esigenze culturali, al “decentramento” e alle responsabilità dei singoli vescovi e delle conferenze episcopali. La Costituzione Sacrosanctum Concilium ha concentrato la sua attenzione sul momento celebrativo, nel quale la Chiesa, radunata in assemblea, fa memoria della morte e risurrezione del suo Signore, e quindi dell’evento pasquale non tanto considerato in se stesso, ma in quanto culmine della storia della salvezza. L’azione liturgica, quindi, non è soltanto memoriale dell’evento salvifico compiuto da Cristo ma è la sua stessa Persona che opera mediante lo Spirito: quanto Cristo ha compiuto con la parola e con la vita viene rievocato e attuato là dove i credenti sono riuniti nel Suo Nome. La Liturgia propone un cammino che parte dall’accoglienza della Parola e del Vangelo fino a trovare i fratelli attorno alla mensa che ha preparato il Signore, come la sera in cui Gesù si è manifestato a Emmaus (cfr. Lc 24,13-35). Questa è l’Eucaristia che diviene culmen della vita cristiana, un cammino che, alimentato dal Pane di vita e orientato dalla Parola di salvezza, apre gli occhi dei credenti perché riconoscano e incontrino Cristo nei fratelli.

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Sursum Corda Andrea Carnevale

ESSERE OPERAI DEL REGNO

La proposta di “Laboratori” in seminario per formare ad una progettazione pastorale condivisa egli ultimi tre anni abbiamo rivisto alcuni aspetti del progetto formativo del nostro seminario per cercare di “attrezzare” il più possibile i seminaristi davanti alle responsabilità e alle “sfide” che fin da ora incontrano nel tirocinio pastorale. In questa prospettiva sono stati organizzati dei “laboratori”. Lo scopo principale dei “laboratori” è portare il seminarista a sviluppare una “mentalità” nuova: quella ecclesiale “dell’operaio del Regno”, secondo la quale non entrano più in gioco solo i propri personali criteri, ma soprattutto gli obiettivi pastorali della Chiesa, da accogliere, comprendere e fare propri. Viene proposto un percorso “esperienziale” in cui il seminarista ha l’occasione di crescere nella comprensione di sé e dell’altro, potendo migliorare sia, a livello personale, la propria capacità di “relazione” sia, a livello interpersonale, le proprie capacità comunicative e di progettazione all’interno di un’equipe.

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Visita a Villa Glori: laboratorio carità

Attualmente gli anni di formazione sono caratterizzati da cinque tipologie di laboratori: laboratorio Catechetico al I anno, laboratorio di Animazione Pastorale e laboratorio Liturgico, con ciclo biennale, per le classi del II e III anno insieme, quello sulla Pastorale Giovanile al IV anno e, infine, quello sulla Carità al V anno. Il laboratorio Catechetico, partendo dalla catechesi come primo atto educativo della Chiesa, orienta il lavoro e la riflessione dei seminaristi a partire dalle finalità della catechesi stessa, tesa alla costruzione di una “mentalità di fede”, che porti a un’integrazione della fede con la vita. Importante in questo spazio è far riflettere e lavorare i seminaristi sulla conoscenza dei testi fondamentali della catechesi in Italia e sull’elaborazione di un percorso di catechesi (obiettivi, analisi dei destinatari, contenuti, modalità, programmazione, verifica), con la possibilità finale di incontrare alcuni rappresentanti di esperienze signifi-


In comunità cative (Azione Cattolica, Scout, Metodo Preventivo Salesiano). Il laboratorio Liturgico intende fornire indicazioni teoriche e pratiche, affinché tutti i seminaristi si sentano a proprio agio nel servizio liturgico e, imparando a conoscere e a riflettere su elementi di liturgia “pratica”, arrivino a un amore equilibrato per essa. Obiettivo del laboratorio è fornire elementi concreti per formare già da ora validi animatori liturgici nei diversi contesti del ministero sacerdotale. Inizio e fondamento è mettere al centro la dimensione del Mistero di ogni azione liturgica; gli incontri si soffermano sul “corpo” della liturgia (luoghi, tempi, segni e gesti) e sull’importanza dell’animazione liturgica in parrocchia. Per quanto riguarda i sacramenti del battesimo, del matrimonio, dell’unzione, della riconciliazione e – con maggior rilievo – della celebrazione eucaristica, si approfondisce la conoscenza della celebrazione del Rito, e si danno indicazioni di carattere pastorale. Il laboratorio di Animazione Pastorale o “Ludocatechesi” nasce dal rilancio, fatto dagli ultimi Pontefici, dell’emergenza educativa e dal conseguente imperativo, nonché desiderio, che i presbiteri siano i primi a prepararsi e a formarsi per dare risposte adeguate. Attraverso una metodologia coinvolgente e interattiva, si sperimentano diverse tecniche di animazione, che possono da una parte diventare strumento prezioso, e a volte indispensabile, capace di fare da “ponte” tra i contenuti della fede e il cuore dei ragazzi, dall’altra parte essere anche l’occasione per acquisire uno stile e una mentalità educativa rinnovata, con la possibilità di confrontarsi, condividere e progettare. Parole quali “Ludocatechesi” e “creatività” sono diventate “parole-chiave”, che sintetizzano il segreto per trasformare la catechesi in luogo “bello” di incontro tra Dio e i ragazzi. Obiettivo del laboratorio dedicato alla Pastorale Giovanile è che i seminaristi sappiano tradurre in iniziative pastorali un appello forte della Chiesa contemporanea a portare i giovani a Cristo. In questo spazio

i seminaristi si scontrano con la complessità di dover imparare a conoscere tre realtà: quella del mondo giovanile, quella dei soggetti ecclesiali che operano nel mondo giovanile e quella delle loro personali doti creative. L’esperienza si articola in tre fasi: 1) conoscenza di ciò che la Chiesa intende oggi con “pastorale giovanile”, cioè cosa la Chiesa chiede a chi opera con i giovani; 2) scelta di un ambito di lavoro,

all’interno dell’orizzonte appena conosciuto, identificando delle mète e un percorso per raggiungerle; 3) conclusioni sui principi, sugli orientamenti pratici e sulle metodologie della pastorale giovanile. In quest’ultima fase si sperimenteranno i risultati della fase precedente di progettazione attraverso la realizzazione di un progetto concreto. Il laboratorio sulla Carità accompagna i seminaristi in un percorso di riflessione sulla dimensione della Carità come elemento costitutivo di una pastorale organica all’interno delle comunità. Anche qui si lavora in tre momenti distinti: nel primo si studia la pedagogia della carità nel magistero della Chiesa e nella sua attualizzazione nella Diocesi di Roma; nel secondo ci si sofferma sul volontariato come stile di vita, profezia per la Chiesa e testimonianza per la Città e sulla conoscenza di alcune opere; nel terzo momento, partendo dallo scambio sulle esperienze di servizio che ognuno sta vivendo, si cerca di elaborare un progetto concreto per testimoniare la carità in una comunità parrocchiale.

Laboratorio Ludocatechesi

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Sursum Corda

LE GITE DELLE CLASSI Primo anno a Palermo

Secondo anno a Lecce, Sava e Taranto

Terzo anno 18

a Bologna


In comunitĂ Quarto anno a Bologna

Quinto anno a Venezia

Sesto e settimo anno a Fatima

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Sursum Corda Agostino Stasi

RICONOSCERE L’AMORE RICEVUTO ell’ambito degli incontri “Alla luce del Concilio” abbiamo avuto quale eminente relatore padre Michael Paul Gallagher s.j., già Decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, il quale ha sviluppato il suo intervento in due momenti, venerdì 26 e sabato 27 aprile. Nel primo appuntamento è stata affrontata la tematica del rapporto Chiesa-mondo, con particolare attenzione alla relazione fede-cultura a partire dalla Costituzione conciliare “Gaudium et Spes”. Come ha premesso lo stesso padre Gallagher, la sua più che una trattazione in merito al documento vuole essere un discorso per immagini sulla situazione attuale del rapporto fede-cultura, nel tentativo di comprendere alla luce dello Spirito la cultura attuale in

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tutta la sua problematica pluralità e pretesa autosufficienza. Il relatore, in merito al discernimento culturale, ha fatto riferimento all’importanza che l’uomo maturi una propria disposizione, apertura e fiducia per riconoscere i frutti dello Spirito, per com-

prendere la direzione verso cui portano i desideri o i movimenti dell’immaginario culturale. Tra i “nemici del discernimento” vi sono tre forme di “desolazione”: paura, rabbia ed apatia. Se il primo incontro si è concluso sottolineando l’importanza del di-

scernere e del discernere insieme, il secondo incontro ha avuto quale tema centrale la rilevanza dell’affettività e dell’immaginazione in quella che p. Gallagher definisce, a partire dalla “Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI, la “pre-evangelizzazione”. Secondo il relatore “in tante persone c’è una sete spirituale, malgrado il postmodernismo e la frammentazione”; potrebbe essere “un errore pastorale il proporre la fede senza la preparazione del cuore”; la fede infatti può essere definita, con autori quali von Balthasar e Lonergan, come “il riconoscimento dell’amore ricevuto”. Tra gli autori citati circa la centralità dell’immaginazione vi è Newman, per il quale “il cuore è raggiunto attraverso l’immaginazione, data la sua capacità di sorprendere l’uomo”. Notevole è, infine, il tratto pastorale con cui il relatore ha voluto sviluppare la sua riflessione, tanto da offrirci suggerimenti pratici per discernere il contesto odierno alla luce dello Spirito, nella prospettiva del recupero dell’immaginazione e dell’affettività per una feconda evangelizzazione.


In comunità

IL MISTERO DI DIO NEL CUORE DELLA CHIESA cclesiologia come “spiritualità di comunione”. Questa l’idea chiave ribadita con forza da S.E.R. Ignazio Sanna, Arcivescovo di Oristano, nell’ultimo della serie di incontri “Alla luce del Concilio”. In un’attenta rilettura della costituzione “Lumen Gentium”, Mons. Sanna ha posto l’attenzione sulla dimensione misterica della Chiesa, affermando come, innanzitutto, l’unità ecclesiale si innesti e si debba innestare direttamente nell’Unità della Trinità, la quale è il primo e unico fondamento della comunione: le radici della Chiesa inevitabilmente si saldano nel mistero del Dio Uno e Trino, e da questa fonte essa attinge la sua essenza di comunione. A tal proposito, sempre in agguato è il rischio di una certa ecclesiologia sociologica, la quale cerca di deviare da questa dimensione

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misterica, spesso anche inconsapevolmente, per fondarsi come realtà meramente aggregativa, in senso esclusivamente orizzontale, finendo per trasformare la Chiesa in un qualsiasi centro di ritrovo. Proprio in questo frangente non si è potuto non far riferimento alle architetture di tante chiese moderne presenti nei nostri quartieri, le quali sono praticamente prive di richiami ad una dimensione verticale, concepite esclusivamente come edifici

magari artisticamente originali, ma di un’arte che di certo non è a servizio del culto! Risulta essere sempre più necessario, dunque, un continuo passaggio da una teologia di comunione a una spiritualità di comunione, che permetta un rinnovamento profondo nella vita della Chiesa. Certamente, ha ancora osservato Mons. Sanna, questo non è un processo scontato, né tanto meno facilmente raggiungibile: occorre infatti tener presente una vasta gamma di difficoltà da affrontare. Anzitutto difficoltà di carattere antropologico, per cui “l’altro facilmente può essermi fratello se è lontano, ma è più difficile che lo sia se è vicino!”. C’è una forte tendenza all’individualismo, radicata anche tra i presbiteri, da mettere in evidenza e contro cui bisogna lottare. E ancora vi è la questione dell’unità nella pluralità, che suscita non poche divergenze nell’azione pastorale. Anche la diversità dei carismi, che dovrebbe arricchire il tessuto ecclesiale, molto spesso diventa il luogo delle divisioni nei più svariati ambiti, a partire da quello liturgico. Ritornare alla fonte, dunque. Una fonte che non è né la strategia sociologica (per quanto può essere importante), né la dottrina filosofica, ma che attinge a quello che è il cuore stesso di Dio. Da qui partire, per poi giungere sin nel midollo del vissuto quotidiano. Da qui attingere, per imparare a scorgere, nella vastissima pluralità delle espressioni e delle situazioni, quell’Unità fondamentale che fa essere davvero la Chiesa un unico grande corpo, reso vivo dalla linfa che sgorga dall’unico Capo, da Gesù Cristo.

Angelo Casarano

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Speciale Fiducia 2013

Alessandro Solare

“INNANZI ANDIAM FISSANDO IL TUO BEL VISO” ome ormai da tradizione, nei nove giorni che precedono la festa del nostro Seminario si è celebrata la Novena a Maria Madre della Fiducia. Non credo ci sia modo migliore di prepararsi alla nostra festa che ascoltare da alcuni testimoni quanto questo rapporto “Madre - figlio” abbia loro fatto bene negli anni. È sempre un’esperienza edificante ritrovarsi con chi prima di noi è entrato a far parte “dell’eletta schiera”, poiché quanto ci viene raccontato dai sacerdoti invitati è senza dubbio un incoraggiamento per il nostro cammino. A dare inizio alla solenne Novena sono stati i parroci dei seminaristi, che sono convenuti nel nostro seminario per la giornata a loro dedicata. Questo momento di grazia è culminato con la celebrazione della Santa Eucarestia presieduta da Mons. Vincenzo Josia, della Diocesi di Roma, nel suo 50° anniversario di sacerdozio, che ci ha esortato alla sequela di Cristo, portando ad esempio San Giovanni Bosco di cui ricorreva la memoria liturgica. Il secondo giorno, Don Francesco Bomentre, sacerdote novello, della

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Diocesi di Rossano- Cariati, ci ricordava che il seme della fede porta in sé la forza di generare qualcosa di importante e ci esortava a portare avanti la grazia della vocazione che ci è stata donata. Proseguendo nei giorni, ci veniva ricordato che uno dei caposaldi della formazione nel Seminario Romano è sempre stata la preghiera per l’importante ruolo che essa ha nella vita sacerdotale. Ed è proprio su questo che Don Paolo Montesi, nel suo 25° anniversario, ha voluto richiamare la nostra attenzione dicendo che ciò che ci da la forza e ciò che alimenta i nostri propositi sacerdotali nasce dalla preghiera e dalla vita spirituale. Mons. Carmine Recchia


Speciale Fiducia 2013

ci parla di Maria, sempre presente nel suo sacerdozio, di cui festeggia il 60° anniversario, con dolcezza ed efficacia, ma anche con generosità, poiché alla sola Sua invocazione Ella non si è mai dimostrata avara nell’aiuto. Il quinto giorno ha presieduto l’Eucarestia Don Stefano Piccinini richiamandoci alla disponibilità, che è una delle caratteristiche di cui il sacerdote non può essere privo. Parroco della Parrocchia intitolata a Santa Gemma Galgani in Roma, al suo 10° anniversario, don Stefano ci esortava affermando che la disponibilità di un sacerdote non si quantifica e non si misura dalle attività proposte, ma dalla misura in cui è pescatore di uomini, quindi disponibile all’altro. Vi voglio lasciare una mia testimonianza su quello che è stato fondamentale nei miei cinquant’anni di sacerdozio - diceva Don Romano Nicolini, della Diocesi di Rimini - ovvero quello che riguarda la comunione sacerdotale. Dal dialogo aperto tra sacerdoti scatta un meccanismo virtuoso per il sostegno reciproco e ognuno diventa presbitero dell’altro, indipendentemente dall’età anagrafica e sacerdotale. Anche il Rettore, Don Concetto Occhipinti, ha celebrato l’Eucarestia nei giorni della Novena, attestando che il nostro cammino vocazionale verso il Signore è senza dubbio un percorso in cui ci viene donata abbondante grazia e che proprio per questo è da difendere gelosamente. Un pensiero particolare ed affettuoso va a Mons. Mario Cosulich, appartenente alla Diocesi di Trieste, che festeggia quest’anno il suo 70° anniversario di ordinazione, avvenuta il 7 Marzo 1943. Sacerdote amato e rispettato da noi seminaristi, affezionato al suo semina-

rio tanto da non perdere nemmeno una festa della Fiducia, persona di grande paternità e allegria, figura a cui un seminarista guarda con grande rispetto e in cui vede, riconosce ed ammira la formazione che il nostro seminario sa dare e che solo sotto lo sguardo di Maria è resa possibile. Un seminarista del Romano si riconosce sempre – ci ha detto – non tanto dal modo di vestire, che può cambiare negli anni, ma dall’attenzione che ognuno di voi mette nella cura della propria persona e quindi della vocazione. Pazienza, spirito di sacrificio, correttezza, mitezza, gentilezza, fraternità, garbo, sono elementi da apprendere nella vita di seminario. È stato edificante vedere questi “figli” che tornano nella Casa dove è avvenuta la loro formazione, commossi per l’emozione di celebrare il sacrificio divino sotto lo sguardo della loro Madre, non più tra i banchi, ma presso l’altare, e porre nel calice e nella patena non solo i frutti della terra ma anche la loro intera vita, oblata alla causa di Dio. Queste belle testimonianze sono un tesoro geloso da custodire, che alimenta e dà slancio al cammino di tutti noi seminaristi. A Maria si eleva, dunque, la nostra preghiera di ringraziamento e di lode con le parole dell’inno “O Madre guardaci”, scritto nel 1952 in onore della Madonna della Fiducia dal Maestro Mons. Domenico Bartolucci, ora creato Cardinale e già direttore perpetuo della Pontificia Cappella Musicale Sistina: “O madre, guardaci stretti intorno al tuo altare come un giorno, giovani leviti, partimmo per la vigna del Signor fidando nel tuo amore. […] Ed ora deponiam sull’altare le tue conquiste rare e, verso la meta che la fiducia allieta, innanzi andiam fissando il tuo bel viso, Porta del Paradiso.”

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Speciale Fiducia 2013 Discorso di saluto del Rettore al Santo Padre Concetto Occhipinti

IL CONTATTO PERSONALE CON GESÙ VIVO NELL’EUCARESTIA E NELLA SUA CHIESA eatissimo Padre, B La ringraziamo di cuore perché ha voluto farci il dono prezioso della

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Sua visita, in occasione della festa della Madonna della Fiducia. Con gioia grande i Suoi seminaristi della Diocesi di Roma, insieme a quelli di altre diocesi che qui al Seminario Romano vivono gli anni belli e intensi della formazione al presbiterato, la accolgono per questo appuntamento annuale, così desiderato e atteso, vero centro dall’anno formativo dei sacerdoti romani del prossimo futuro. La saluto a nome del Cardinale Vicario Agostino Vallini, dei Vescovi Ausiliari, dei Rettori dei nostri Seminari e Collegi. Un caro saluto anche da parte delle Suore, che svolgono il loro prezioso servizio in mezzo a noi, di tutto il personale e dei giovani che vivono l’esperienza dell’Anno propedeutico, per il discernimento vocazionale. Santità, portiamo ancora viva nel cuore la memoria di un giorno speciale di questo anno formativo, l’11 ottobre scorso, 50° anniversario dell’inizio del Concilio e inizio dell’Anno della fede. Abbiamo avuto il dono di trascorrere quella giornata a San Pietro, condividendo con Lei la Santa Messa del mattino e la suggestiva preghiera serale con la Fiaccolata. Quella sera iniziando il discorso Lei ci ha detto: “Cinquant’anni fa, in questo giorno, anche io sono stato qui in Piazza, con lo sguardo verso questa finestra, dove si è affacciato il buon Papa, il Beato Papa Giovanni e ha parlato a noi con parole indimenticabili, parole piene di poesia, di bontà, parole del cuore”. Iniziando l’Anno della fede nei nostri seminari, ci siamo subito accorti che non ci veniva proposto anzitutto un programma da svolgere, ma una grazia da accogliere. Abbiamo sentito il bisogno di guardare all’essenziale, di fissare lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede (Cfr. Eb 12,2-3), su di Lui Morto e Risorto che è la nostra fede, su di Lui che è il Vangelo che vogliamo annunciare, il Mistero che siamo chiamati a celebrare, nella vocazione a presiedere l’Eucaristia, i sacramenti e la preghiera della comunità cristiana, su di Lui che è la Carità che desideriamo animare mettendoci al servizio di tutti, proprio perché chiamati a presiedere la comunione ecclesiale.

Beatissimo Padre, a nome di ciascuno dei formatori dei nostri seminari, posso confidarle che la condivisione quotidiana dell’ideale grande di santità che è nel cuore dei nostri seminaristi è motivo di grande consolazione e speranza. Al tempo stesso ci rendiamo conto che questo ideale, vero carisma e dono dello Spirito, perché possa realizzarsi ha bisogno di un tempo ampio di contatto personale con Gesù vivo nell’Eucaristia e nella sua Chiesa. In questo senso desideriamo che sempre di più il tempo del Seminario, sia vera esperienza di deserto, di raccoglimento, di purificazione, e di formazione ad un autentico spirito di sacrificio e di rinuncia, fonte di vera libertà e di carità sincera. Questo itinerario di crescita in Cristo e di cammino nello Spirito Santo, che non si pone accanto all’azione pastorale ma ne è il centro, ha come fine ultimo l’essere padri e pastori. Questa è la compiuta espressione della nostra peculiare forma di santità, che è la Caritas pastoralis. “Essendo per gli altri siamo nel Signore crocifisso e risorto” (Benedetto XVI, Discorso del 22/2/2007). Si tratta di una vita che a partire dall’adorazione del Corpo di Cristo giunge – se così possiamo esprimerci – alla venerazione e alla dedizione al Corpo Mistico che ci viene affidato: quella porzione di popolo di Dio a cui veniamo destinati, alla quale siamo chiamati a donarci a imitazione del Pastore buono, che “dà la sua vita per le sue pecore” (cfr. Gv 10,11). Quale delicato ma anche stupefacente compito siamo chiamati a svolgere in Seminario! Far scoprire a ciascuno il dono ricevuto dal Signore, così che possa essere messo a servizio degli altri, senza cedere a due opposte tentazioni: quella di diventare “pastori senza pecore” - cioè persone rinchiuse nel formalismo di un ruolo che intende la santità come una separazione e una lontananza dal mondo - e quella di essere “uomini del mondo” - cioè persone omologate a mode e a culture che si oppongono a Dio, dissolvendo così il proprio compito di rendere visibile e operante la paternità di Dio. Consapevoli del compito delicato e al tempo stesso affascinante che quotidianamente ci viene affidato, desideriamo ancora ringraziarLa per la Santità Paterna che porta a noi con le Sue parole, con il Suo Magistero e con la Sua Testimonianza. Grazie Santo Padre.


Speciale Fiducia 2013

TOCCARE CRISTO CON LE MANI DELLA FEDE “Lectio Divina” del Santo Padre Benedetto XVI, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia minenza, E cari Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, cari amici! E’ per me ogni anno una grande gioia essere qui con voi, vedere tanti giovani che camminano verso il sacerdozio, che sono attenti alla voce del Signore, vogliono seguire questa voce e cercano la strada per servire il Signore in questo nostro tempo.

Abbiamo ascoltato tre versetti dalla Prima Lettera di San Pietro (cfr 1,3-5). Prima di entrare in questo testo, mi sembra importante proprio essere attenti al fatto

che è Pietro che parla. Le prime due parole della Lettera sono “Petrus apostolus” (cfr v. 1): lui parla, e parla alle Chiese in Asia e chiama i fedeli “eletti e stranieri dispersi” (ibidem). Riflettiamo un po’ su questo. Pietro parla, e parla - come si sente alla fine della Lettera - da Roma, che ha chiamato “Babilonia” (cfr 5,13). Pietro parla: quasi una prima enciclica, con la quale il primo apostolo, vicario di Cristo, parla alla Chiesa di tutti i tempi. Pietro, apostolo. Parla quindi colui che ha trovato in Cristo Gesù il Messia di Dio, che ha parlato come primo in nome della Chiesa futura: “Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo” (cfr Mt 16,16). Parla colui che ci ha introdotto in questa fede. Parla colui al quale il Signore ha detto: “Ti trasmetto le chiavi del regno dei cieli” (cfr Mt 16,19),

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Speciale Fiducia 2013 al quale ha affidato il suo gregge dopo la Risurrezione, dicendogli tre volte: “Pascola il mio gregge, le mie pecore” (cfr Gv 21,15-17). Parla anche l’uomo che è caduto, che ha negato Gesù e che ha avuto la grazia di vedere lo sguardo di Gesù, di essere toccato nel suo cuore e di avere trovato il perdono e un rinnovamento della sua missione. Ma è soprattutto importante che questo uomo, pieno di passione, di desiderio di Dio, di desiderio del regno di Dio, del Messia, che quest’uomo che ha trovato Gesù, il Signore e il Messia, è anche l’uomo che ha peccato, che è caduto,

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e tuttavia è rimasto sotto gli occhi del Signore e così rimane responsabile per la Chiesa di Dio, rimane incaricato da Cristo, rimane portatore del suo amore. Parla Pietro l’apostolo, ma gli esegeti ci dicono: non è possibile che questa Lettera sia di Pietro, perché il greco è talmente buono che non può essere il greco di un pescatore del Lago di Galilea. E non solo il linguaggio, la struttura della lingua è ottima, ma anche il pensiero è già abbastanza maturo, ci sono già formule concrete nelle quali si condensa la fede e la riflessione della Chiesa. Quindi essi dicono: è già uno stato di sviluppo che non può essere quello di Pie-

tro. Come rispondere? Vi sono due elementi importanti: primo, Pietro stesso – cioè la Lettera – ci dà una chiave perché alla fine dello Scritto dice: “Vi scrivo tramite Silvano”. Questo tramite può significare diverse cose: può significare che lui [Silvano] trasporta, trasmette; può voler dire che lui ha aiutato nella redazione; può dire che lui realmente era lo scrittore pratico. In

parla proprio nella comunione della Chiesa. Nell’Apocalisse, nella visione iniziale di Cristo è detto che la voce di Cristo è la voce di molte acque (cfr Ap 1,15). Questo vuol dire: la voce di Cristo riunisce tutte le acque del mondo, porta in sé tutte le acque vive che danno vita al mondo; è Persona, ma proprio questa è la grandezza del Signore, che porta in sé tutto il fiume dell’Antico Testamento, anzi, della saggezza dei popoli. E quanto qui è detto sul Signore vale, in altro modo, anche

ogni caso, possiamo concludere che la Lettera stessa ci indica che Pietro non è stato solo nello scrivere questa Lettera, ma esprime la fede di una Chiesa che è già in cammino di fede, in una fede sempre più matura. Non scrive da solo, individuo isolato, scrive con l’aiuto della Chiesa, delle persone che aiutano ad approfondire la fede, ad entrare nella profondità del suo pensiero, della sua ragionevolezza, della sua profondità. E questo è molto importante: non parla Pietro come individuo, parla ex persona Ecclesiae, parla come uomo della Chiesa, certamente come persona, con la sua responsabilità personale, ma anche come persona che parla in nome della Chiesa: non solo idee private, non come un genio del secolo XIX che voleva esprimere solo idee personali, originali, che nessuno avrebbe potuto dire prima. No. Non parla come genio individualistico, ma

per l’apostolo, che non vuole dire una parola solo sua, ma porta in sé realmente le acque della fede, le acque di tutta la Chiesa, e proprio così dà fertilità, dà fecondità e proprio così è un testimone personale che si apre al Signore, e così diventa aperto e largo. Quindi, questo è importante. Poi mi sembra anche importante che in questa conclusione della Lettera vengono nominati Silvano e Marco, due persone che appartengono anche alle amicizie di san Paolo. Così, tramite questa conclusione, i mondi di san Pietro e di san Paolo vanno insieme: non è una teologia esclusivamente petrina contro una teologia paolina, ma è una teologia della Chiesa, della fede della Chiesa, nella quale c’è diversità – certamente – di


Speciale Fiducia 2013 temperamento, di pensiero, di stile nel parlare tra Paolo e Pietro. E’ bene che ci siano queste diversità, anche oggi, di diversi carismi, di diversi temperamenti, ma tuttavia non sono contrastanti e si uniscono nella comune fede. Vorrei dire ancora una cosa: san Pietro scrive da Roma. E’ importante: qui abbiamo già il Vescovo di Roma, abbiamo l’inizio della successione, abbiamo già l’inizio del primato concreto collocato a Roma, non solo consegnato dal Si-

cono che nel Canone romano ci sono tracce di un linguaggio tipicamente giudeo-cristiano; così vediamo che in Roma si trovano ambedue le parti della Chiesa: quella giudeo cristiana e quella pagano-cristiana, unite, espressione della Chiesa universale. E per Pietro certamente il passaggio da Gerusalemme a Roma è il passaggio all’universalità della Chie-

gnore, ma collocato qui, in questa città, in questa capitale del mondo. Come è venuto Pietro a Roma? Questa è una domanda seria. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano che, dopo la sua fuga dal carcere di Erode, è andato in un altro luogo (cfr 12,17) – eis eteron topon –, non si sa in quale altro luogo; alcuni dicono Antiochia, alcuni dicono Roma. In ogni caso, in questo capitolo, va detto anche che, prima di fuggire, ha affidato la Chiesa giudeo-cristiana, la Chiesa di Gerusalemme, a Giacomo e, affidandola a Giacomo, egli tuttavia rimane Primate della Chiesa universale, della Chiesa dei pagani, ma anche della Chiesa giudeo-cristiana. E qui a Roma ha trovato una grande comunità giudeo-cristiana. I liturgisti ci di-

sa, il passaggio alla Chiesa dei pagani e di tutti i tempi, alla Chiesa anche sempre degli ebrei. E penso che, andando a Roma, san Pietro non solo ha pensato a questo passaggio: Gerusalemme/Roma, Chiesa giudeo-cristiana/Chiesa universale. Certamente si è ricordato anche delle ultime parole di Gesù a lui rivolte, riportate da san Giovanni: “Alla fine, tu andrai dove non vuoi andare. Ti cingeranno, e stenderanno le tue mani” (cfr Gv 21,18). E’ una profezia della crocifissione. I filologi ci mostrano che è un’espressione precisa, tecnica, questo “estendere le mani”, per la crocifissione. San Pietro sapeva che la sua fine sarebbe stato il martirio, sarebbe stata la croce. E così, sarà nella completa sequela di Cristo. Quindi, andando a Roma certamente è andato anche al martirio: in Babilonia lo aspettava il martirio. Quindi, il primato ha questo con-

tenuto della universalità, ma anche un contenuto martirologico. Dall’inizio, Roma è anche luogo del martirio. Andando a Roma, Pietro accetta di nuovo questa parola del Signore: va verso la Croce, e ci invita ad accettare anche noi l’aspetto martirologico del cristianesimo, che può avere forme molto diverse. E la croce può avere forme molto diverse, ma nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico. Dopo queste parole sul mittente, una breve parola anche sul-

le persone alle quali è scritto. Ho già detto che san Pietro definisce quelli ai quali scrive con le parole eklektois parepidemois, “agli eletti che sono stranieri dispersi” (cfr 1Pt 1,1). Abbiamo di nuovo questo paradosso di gloria e croce: eletti, ma dispersi e stranieri. Eletti: questo era il titolo di gloria di Israele: noi siamo gli eletti, Dio ha eletto questo piccolo popolo non perché noi siamo grandi - dice il Deuteronomio - ma perché lui ci ama (cfr 7,7-8). Siamo eletti: questo adesso san Pietro lo trasferisce a tutti i battezzati, e il contenuto proprio dei primi capitoli della sua Prima Lettera è che i battezzati entrano nei privilegi di Israele, so-

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Speciale Fiducia 2013 no il nuovo Israele. Eletti: mi sembra valga la pena di riflettere su questa parola. Siamo eletti. Dio ci ha conosciuto da sempre, prima della nostra nascita, del nostro concepimento; Dio mi ha voluto come cristiano, come cattolico, mi ha voluto come sacerdote. Dio ha pensato a me, ha cercato me tra milioni, tra tanti, ha visto me e mi ha eletto, non per i miei meriti che non c’erano, ma per la sua bontà; ha voluto che io sia portatore della sua elezione, che è anche sempre missione, soprattutto missione, e responsabilità per gli altri. Eletti:

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dobbiamo essere grati e gioiosi per questo fatto. Dio ha pensato a me, ha eletto me come cattolico, me come portatore del suo Vangelo, come sacerdote. Mi sembra che valga la pena di riflettere diverse volte su questo, e rientrare di nuovo in questo fatto della sua elezione: mi ha eletto, mi ha voluto; adesso io rispondo. Forse oggi siamo tentati di dire: non vogliamo essere gioiosi di essere eletti, sarebbe trionfalismo. Trionfalismo sarebbe se noi pensassimo che Dio mi ha eletto perché io sono così grande. Questo sarebbe realmente trionfalismo sbagliato. Ma essere lieti perché Dio mi ha voluto non è trionfalismo, ma è gratitudine, e penso che dobbiamo

re-imparare questa gioia: Dio ha voluto che io sia nato così, in una famiglia cattolica, che abbia conosciuto dall’inizio Gesù. Che dono essere voluto da Dio, così che ho potuto conoscere il suo volto, che ho potuto conoscere Gesù Cristo, il volto umano di Dio, la storia umana di Dio in questo mondo! Essere gioiosi perché mi ha eletto per essere cattolico, per essere in questa Chiesa sua, dove subsistit Ecclesia unica; dobbiamo essere gioiosi perché Dio mi ha dato questa grazia, questa bellezza di conoscere la pienezza della verità di Dio, la gioia del suo amore. Eletti: una parola di privilegio e di umiltà nello stesso momento. Ma “eletti” è – come dicevo – accompagnato da parapidemois, dispersi, stranieri. Da cristiani siamo dispersi e siamo stranieri:

nere ad una nazione che ha una grande storia di cultura, di fede. Ma, tuttavia, come cristiani, siamo sempre anche stranieri - la sorte di Abramo, descritta nella Lettera agli Ebrei. Siamo, come cristiani, proprio oggi, anche sempre stranieri. Nei posti di lavoro i cristiani sono una minoranza, si trovano in una situazione di estraneità; meraviglia che uno oggi possa ancora credere e vivere così. Questo appartiene anche alla nostra vita: è la forma di essere con Cristo Crocifisso; questo essere stranieri, non vivendo secondo il modo in cui vivono tutti, ma vivendo – o cercando almeno di vivere – secondo la

vediamo che oggi nel mondo i cristiani sono il gruppo più perseguitato perché non conforme, perché è uno stimolo, perché contro le tendenze dell’egoismo, del materialismo, di tutte queste cose. Certamente i cristiani sono non solo stranieri; siamo anche nazioni cristiane, siamo fieri di aver contribuito alla formazione della cultura; c’è un sano patriottismo, una sana gioia di apparte-

sua Parola, in una grande diversità rispetto a quanto dicono tutti. E proprio questo per i cristiani è caratteristico. Tutti dicono: “Ma tutti fanno così, perché non io?” No, io no, perché voglio vivere secondo Dio. Sant’Agostino una volta ha detto: “I cristiani sono quelli che non hanno le radici in giù come gli alberi, ma hanno le radici in su, e vivono questa gravitazione non nella gravitazione naturale verso il basso”. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad accettare questa missione di vivere come dispersi, come minoranza, in un certo senso; di vivere come stra-


Speciale Fiducia 2013 nieri e tuttavia di essere responsabili per gli altri e, proprio così, dando forza al bene nel nostro mondo. Arriviamo finalmente ai tre versetti di oggi. Vorrei solo sottolineare, o diciamo un po’ interpretare, per quanto posso, tre parole: la parola rigenerati, la parola eredità e la parola custoditi dalla fede. Rigenerati - anaghennesas, dice il testo greco - vuol dire: essere cristiano non è semplicemente una decisione della mia volontà, un’idea mia; io vedo che è un gruppo che mi piace, mi faccio membro di questo gruppo, condivido i loro obiettivi eccetera. No: essere cristiano non è entrare in un gruppo per fare qualcosa,

non è un atto solo della mia volontà, non primariamente della mia volontà, della mia ragione: è un atto di Dio. Rigenerato non concerne solo la sfera della volontà, del pensare, ma la sfera dell’essere. Sono rinato: questo vuol dire che divenire cristiano è innanzitutto passivo; io non posso farmi cristiano, ma vengo fatto rinascere, vengo rifatto dal Signore nella profondità del mio essere. Ed io entro in questo processo del rinascere, mi lascio trasformare, rinnovare, rigenerare. Questo mi sembra molto importante: da cristiano non mi faccio solo un’idea mia che condivido con al-

cuni altri, e se non mi piacciono più posso uscire. No: concerne proprio la profondità dell’essere, cioè il divenire cristiano comincia con un’azione di Dio, soprattutto un’azione sua, ed io mi lascio formare e trasformare. Mi sembra sia materia di riflessione, proprio in un anno in cui riflettiamo sui Sacramenti dell’Iniziazione cristiana, meditare questo: questo passivo e attivo profondo dell’essere rigenerato, del divenire di tutta una vita cristiana, del lasciarmi trasformare dalla sua Parola, per la comunione della Chiesa, per la vita della Chiesa, per i segni con i quali il Signore lavora in me, lavora con me e per me. E rinascere, essere rigenerati, indica anche che entro così in una nuova famiglia: Dio, il Padre mio, la Chiesa, mia Madre, gli

altri cristiani, miei fratelli e sorelle. Essere rigenerati, lasciarsi rigenerare implica, quindi, anche questo lasciarsi volutamente inserire in questa famiglia, vivere per Dio Padre e da Dio Padre, vivere dalla comunione con Cristo suo Figlio, che mi rigenera per la sua Risurrezione, come dice la Lettera (cfr 1 Pt 1,3), vivere con la Chiesa lasciandomi formare dalla Chiesa in tanti sensi, in tanti cammini, ed essere aperto ai miei fratelli, rico-

noscere negli altri realmente i miei fratelli, che con me vengono rigenerati, trasformati, rinnovati; uno porta responsabilità per l’altro. Una responsabilità quindi del Battesimo che è un processo di tutta una vita. Seconda parola: eredità. E’ una parola molto importante nell’Antico Testamento, dove è detto ad Abramo che il suo seme sarà erede della terra, e questa è stata sempre la promessa per i suoi: Voi avrete la terra, sarete eredi della terra. Nel Nuovo Testamento, questa parola diventa parola

per noi: noi siamo eredi, non di un determinato Paese, ma della terra di Dio, del futuro di Dio. Eredità è una cosa del futuro, e così questa parola dice soprattutto che da cristiani abbiamo il futuro: il futuro è nostro, il futuro è di Dio. E così, essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui

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Speciale Fiducia 2013 finché non sia invasa da poteri di distruzione. Così la fede è “vigile” del mio essere, della mia vita, della mia eredità. Dobbiamo essere grati per questa vigilanza della fede che ci protegge, ci aiuta, ci guida, ci dà la sicurezza: Dio non mi lascia cadere dalle sue mani. Custoditi dalla fede: così concludo. Parlando della fede devo sempre pensare a quella donna

muore”. No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli

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uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo. La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità: la vita eterna.

E, infine, custoditi dalla fede. Il testo del Nuovo Testamento, della Lettera di San Pietro, usa qui una parola rara, phrouroumenoi, che vuol dire: ci sono “i vigili”, e la fede è come “il vigile” che custodisce l’integrità del mio essere, della mia fede. Questa parola interpreta soprattutto i “vigili” delle porte di una città, dove essi stanno e custodiscono la città, af-

malata, che, in mezzo alla folla, trova accesso a Gesù, lo tocca per essere guarita, ed è guarita. Il Signore dice: “Chi mi ha toccato?”. Gli dicono: “Ma Signore, tutti ti toccano, come puoi chiedere: chi mi ha toccato?” (cfr Mt 9,20-22). Ma il Signore sa: c’è un modo di toccarlo, superficiale, esteriore, che non ha realmente nulla a che fare con un vero incontro con Lui. E c’è un modo di toccarlo profondamente. E questa donna lo ha toccato veramente: toccato non solo con la mano, ma con il suo cuore e così ha ricevuto la forza sanatrice di Cristo, toccandolo realmente dall’interno, dalla fede. Questa è la fede: toccare con la mano della fede, con il nostro cuore Cristo e così entrare nella forza della sua vita, nella forza risanante del Signore. E preghiamo il Signore che sempre più possiamo toccarlo così da essere risanati. Preghiamo che non ci lasci cadere, che sempre ci tenga per mano e così ci custodisca per la vera vita. Grazie.


Speciale Fiducia 2013

INVITATI AD UN’AUTENTICA E RINNOVATA CONVERSIONE

Giuseppe Conforti

Il saluto del diacono don Pino Conforti a S.S. Benedetto XVI durante la cena eatissimo Padre, mi è stato dato l’onore di poter parlare a Lei, modello di fede e di sequela di Cristo, nella Sua e nostra casa, in occasione della festa della Madonna della Fiducia. Mi chiamo Pino Conforti, sono nato in una bella città, Matera, vivo da circa 25 anni a Roma, e dopo più di 7 anni di formazione, vissuti intensamente nello studio, nella preghiera e nei momenti di vita comunitaria, sono giunto all’ultimo anno di seminario, diacono da pochi mesi. Quante volte ho desiderato essere sacerdote, quanto ho pregato, vivendo anche qualche momento di sconforto, superato grazie a Dio e grazie ai fratelli, sacerdoti e seminaristi, sempre disponibili nel dare una mano. Non nego che il rischio è sempre quello di accomodarsi e di non lasciarsi scomodare dal Mistero dell’Incarnazione. Tutte quel-

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le cose che per me prima avevano un grande valore le considero spazzatura per guadagnare Cristo (Fil.3,8), ossia faccio mia quell’unica e sola pietra preziosa, che è il Corpo di Cristo. Padre Santo, l’indizione dell’Anno della Fede vuole essere, come Lei afferma, «un invito a un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo» (Porta Fidei n.6). La gente che incontriamo, noi seminaristi, nelle parrocchie, nelle strade della nostra città, ha bisogno di essere consolata, di sperare, di gioire, ed allora dobbiamo ravvivare il nostro cuore con un’autentica fede in Cristo, affinché ricevendo possiamo do-

nare, e accogliendo possiamo condividere. Lei, Padre Santo, insegna che la fede cresce «quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia» (Porta Fidei n.7). Grazie, Santità, abbiamo bisogno delle Sue parole, della Sua testimonianza e della Sua preghiera, per camminare nella fede e nell’amore di Dio. Sono gli uomini di Dio come Lei che ci aiutano a crescere e a sperare, perchè sono vivi e giovani nello spirito; come il nostro ex-alunno del Seminario Romano, il beato Papa Giovanni XXIII, che ricordiamo in modo speciale nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, da lui indetto, ispirato dallo Spirito Santo, per l’aggiornamento e il rinnovamento della Chiesa. All’inizio del nuovo millennio, il beato Papa Giovanni Paolo II affermava che il Concilio è «una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre» (Novo Millennio Ineunte n.57). Oggi ci proponiamo una «nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede» (Porta Fidei n.7). I credenti «si fortificano credendo», diceva sant’Agostino, la cui vita «fu una ricerca continua della bellezza della fede fino a quando il suo cuore non trovò riposo in Dio» (Porta Fidei n.7). E così vogliamo essere, noi seminaristi e futuri sacerdoti, cercatori di Dio nella vita di tutti i giorni insieme alle nostre comunità. Grazie, Santità, per aver condiviso questa cena con i Suoi figli, innamorati di Cristo Gesù e di Maria, Madre di Dio, alla quale affidiamo questo tempo di grazia. Mater mea, fiducia mea.

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Speciale Fiducia 2013 Giovanni Nigro

«O MADRE, GUARDACI, STRETTI INTORNO AL TUO ALTARE…»

l cuore è colmo di gioia e di gratitudine, perchè i figli, tutti i figli, quelli di oggi e quelli di ieri, quelli de la mia prima Fiducia e quelli che di feste della Fiducia ne hanno già celebrato qualcuna, quanti hanno la fortuna di esserci e quanti non possono fisicamente, ma presenti con il cuore, tutti hanno in questa giornata, un motivo per innalzare il proprio, forse piccolo, ma grato Magnificat al Signore per il dono meraviglioso che in Maria, Madre della fiducia, ci ha fatto. Oggi è la festa della Fiducia!, oggi i ricordi ritornano e s’intrecciano, i propositi sono provati e se ne preparano di nuovi, oggi l’«eccomi!» si rinnova, le gioie e le paure, la gratitudine e i timori vengono offerti, consegnati alla Madre del sommo ed eterno Sacerdote, «perchè venerandola e amandola con devozione e culto filiale, sia sostegno del cammino e del ministero di ognuno».

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«Salve, sancta Parens, enixa puerpera Regem… Eructavit cor meum verbum bonum: dico ego opera mea regi!». Con questa acclamazione e con il grido di gioia del salmista ha inizio la Celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinal Vicario Agostino Vallini, concelebrata da alcuni Vescovi nostri ex alunni e da numerosi sacerdoti, molti dei quali ricordano in quest’anno l’anniversario della propria ordinazione. A tutti i presenti, in particolar modo ai seminaristi, il Cardi-

nal Vicario ha rivolto parole sentite e commosse, mostrando ancora una volta una paternità sacerdotale che tanto ha da insegnarci. «In questo giorno e da questo luogo – ha esordito il Cardinale – noi vogliamo dire la gioia dell’essere preti, e questa Eucaristia è l’espressione più alta e santa della nostra gratitudine al Signore che non ci poteva dare regalo più grande che chiamarci al sacerdozio».

Nell’omelia il Cardinale ha svolto una meditazione sulla figura di Maria, quale parabola della vocazione e della vita di ogni sacerdote. Maria, che all’annuncio dell’angelo «non capì, ma credette, si fidò», è stata capace di superare ogni umana fragilità ed ogni ostacolo, accogliendo lo Spirito di Dio che, nella Croce del Figlio suo, le ha rivelato il piano misterioso della Provvidenza divina. Sotto quella Croce, sotto ogni croce, c’è Maria. Sotto la Croce, sotto le nostre croci, con accanto Maria, si compie il nostro itinerario spirituale. Il Signore si è fidato di noi, ci ha scelti, ci ha affidato a Maria, «e noi vogliamo dire al Signore che con la sua grazia e con l’intercessione di Maria saremo fedeli». Sì, alla scuola di Maria vogliamo imparare la fiducia, l’abbandono fra le sue braccia materne per dirle con confidenza di figli: «noi ti sentimmo vigile custode al nostro cuore, fiamma del nostro giubilo, conforto nel dolore e non fu vana speme l’aver fiducia in te».


Speciale Fiducia 2013

MARIA, MAESTRA E MODELLO DEL NOSTRO CAMMINO DI FEDE

Francesco Filannino

Durante il pranzo del giorno della Festa della Madonna della Fiducia un nostro alunno ha rivolto ai presenti, al Cardinale Vicario, gli ex alunni e gli altri ospiti, il seguente saluto Rev.ma, Ecc.mi Vescovi, carissimi sacerEminenza doti ex-alunni, con grande gioia porgo a tutti voi il saluto di tutta la comunità del Seminario in questo giorno per noi così speciale, in cui festeggiamo Maria sotto il consolante titolo di Madre della Fiducia. Sono Francesco Filannino, ho 24 anni, provengo dall’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth e sto vivendo qui in seminario il mio quinto anno di formazione in vista del sacerdozio. Questo anno formativo sta coincidendo con l’Anno della Fede voluto da papa Benedetto XVI per tutta la Chiesa universale, occasione privilegiata perché ogni cristiano possa riscoprire la grandezza e la bellezza di questo dono che viene elargito nel sacramento del Battesimo, porta fidei. La fede costituisce il fulcro della vita di ogni cristiano, soprattutto della vita di un sacerdote e di quanti, come noi, si preparano a ricevere il ministero sacerdotale. Per questo mi piace guardare al seminario come tempo e luogo di crescita nella fede. La fede infatti è l’elemento unificante delle nostre giornate: nella Messa mattutina quotidiana e nella Liturgia delle Ore la fede si fa celebrazione del mistero di Cristo; nella meditazione della Parola di Dio e nell’adorazione serale la fede si fa relazione intima e personale con il Signore; nello studio della teologia la fede si fa conoscenza, poiché non si può amare ciò che non si conosce; nella vita comunitaria la fede si fa vita concreta e amore donato; e, infine, nelle esperienze di tirocinio pastorale la fede si fa germe di quella carità pastorale che sarà l’anima del nostro ministero sacerdotale. In tal modo, giorno per giorno, il Signore plasma e irrobustisce la nostra fede, perché possiamo, a nostra volta, generarla nel cuore degli uomini del nostro tempo e delle nostre diocesi, sparse in tutto il mondo.

È davvero motivo di gioia che qui nel Seminario Romano, grazie alla presenza di seminaristi di luoghi e culture differenti, si incontrino fra loro vari modi di vivere l’unica fede, cattolica nel senso pieno del termine. È la fede degli Apostoli, qui a Roma testimoniata in maniera sublime dai santi Pietro e Paolo; ed è anche la fede di tanti uomini e donne che, con la loro santità di vita, hanno annunciato il Vangelo nelle nostre terre di origine. A partire da essi, lungo le generazioni, la fede si è trasmessa ed è giunta fino a noi, chiamati, con la nostra testimonianza, a costruire anche oggi il Regno di Dio. Questa dinamica, che caratterizza la fede, si può ritrovare anche nel mistero della vocazione. Infatti, pur rimanendo dono di Dio, essa è molto spesso suscitata dalla testimonianza di sacerdoti santi, che si spendono quotidianamente nel servizio della Chiesa e degli uomini, spinti da quella carità che essi attingono dalla celebrazione dell’Eucarestia. Così è stato per me e, penso, anche per molti di noi. La presenza, quest’oggi, di tanti sacerdoti che si sono formati tra queste mura costituisce una testimonianza di fedeltà che rinnova il nostro entusiasmo nella via della sequela di Cristo, Buon Pastore, e ci chiama, allo stesso tempo, a custodire quella tradizione di fede e di santità sacerdotale per cui il nostro Seminario, da diversi secoli, si distingue. Maria, Madre della Fiducia, ci aiuti in questo. Ella, che è beata perché ha creduto, sia maestra e modello nel nostro cammino di fede e interceda perché possiamo corrispondere sempre più generosamente alla nostra vocazione. Come scriveva S. Ambrogio, solo chi crede, come Maria, concepisce e genera la Parola di Dio: che questo avvenga in noi e, per mezzo del nostro ministero, anche nel cuore degli uomini che saremo chiamati ad amare e servire. Mater mea, Fiducia mea!

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Sursum Corda Alessandro Caserio

CONDIVIDERE E DESIDERARE NUOVI STILI DI EVANGELIZZAZIONE … DALLA TEORIA ALLA PRATICA ei giorni di Martedì e Mercoledì Santi, abbiamo vissuto la “due giorni” dei seminaristi romani che, in quest’anno speciale che è l’anno della fede, è stata pensata come una riflessione sui nuovi stili di evangelizzazione. La mattina del 27 marzo ci siamo diretti verso Pescara: la nostra prima tappa è stata la Parrocchia di “San Gabriele dell’Addolorata”, in cui ci ha accolto il parroco, Don Valentino Iezzi, insieme ai suoi collaboratori. Appena giunti il parroco ci ha mostrato il tesoro di tutta la comunità: l’Adorazione perpetua, che è il cuore

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e la forza di ogni iniziativa di evangelizzazione parrocchiale. La nostra giornata di “lavoro” è così iniziata con una breve ma intensa Adorazione Eucaristica, che ha toccato i cuori di tutti noi; la mattinata si è contraddistinta per un incontro, in stile laboratoriale, nel quale Don Valentino, partendo dalla frase di Gesù “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15), ci ha illustrato come si può passare dalla teoria alla pratica della nuova evangelizzazione. Nel pomeriggio abbiamo proseguito con la condivisione delle testimonianze dei vari respon-

sabili delle attività di nuova evangelizzazione presenti in parrocchia. Abbiamo iniziato con la testimonianza del responsabile organizzativo dell’Adorazione Perpetua, quindi abbiamo incontrato i responsabili del “gruppo Friends”, delle cellule di evangelizzazione, del cammino di spiritualità per persone separate, divorziate e riaccompagnate, ed infine dei coordinatori delle “cene Alpha” e degli “aperitivi cenati”. Salutandoci al termine della giornata, Don Valentino ci ha detto che “Essere parrocchia significa andare in cerca della pecora smarrita”. Dopo questa splendida giornata, ci siamo trasferiti a Rocca di Mezzo, in un luogo ameno e rupestre. La giornata del mercoledì è trascorsa in spensieratezza, attraverso una rilassante e benefica passeggiata di montagna nella splendida località dei Piani di Pezza, in provincia dell’Aquila, dove, in un angolo di montagna incontaminata, molti seminaristi ed educatori, oltre all’aria pura ed al relax, hanno voluto condividere anche la neve, o meglio … le palle di neve! Sono stati davvero due giorni di autentica fraternità e di condivisione, che ci hanno fatto capire meglio l’importanza del farsi prossimo a chi ancora non ha conosciuto l’amore di Dio, cercando l’immagine di Gesù proprio nella pecorella smarrita.


In diocesi Domenica 21 aprile nella Basilica di San Pietro in Vaticano Sua Santità Papa Francesco ha ordinato dieci sacerdoti per la diocesi di Roma, tra cui quattro alunni del nostro Seminario

Simone Galletti

SCELTI DA DIO PER CONTINUARE L’OPERA SANTIFICATRICE DI CRISTO ì, con l’aiuto di Dio lo voglio!”. Con queste parole oggi i nostri alunni Alberto López Pantano, Giuseppe Conforti, Giuseppe Tavolacci e Pierangelo Margiotta hanno espresso, davanti alla Chiesa, il loro desiderio di seguire Cristo come suoi ministri e così essere mediatori tra Dio e il suo popolo a cui sono inviati come testimoni, annunciatori della Parola di salvezza e dispensatori della misericordia di Dio, avendo come esempio Cristo Buon pastore. Rivivendo il momento della loro ordinazione sacerdotale, ho sentito il desiderio di esprimere alcune riflessioni, rivolgendomi a loro quasi al modo di una “lettera aperta”: Cari amici, durante questi anni il Signore vi ha guidato per mano fino a condurvi a questo giorno in cui per voi si realizza il Giovedì Santo, giorno in cui Cristo istituì il sacramento dell’Ordine, che voi oggi avete ricevuto. Non lasciate mai quella mano! Sarà essa a guidarvi nel vostro ministero, sarà essa a proteggervi dagli attacchi del maligno, sarà essa a sostenervi nei momenti difficili della vostra vita, che dovrete spendere per il gregge di Dio. Ricordatevi sempre che il gregge non è vostro ma del Padre che vi ha chiamato perché usiate verso le sue pecore quello stesso amore, quella stessa tenerezza e misericordia che Egli ha avuto con voi. Non dimenticatevi di essere uomini tra gli uomini, abbiate sempre i medesimi sentimenti di Cristo gli uni verso gli altri, avendo sempre coscienza dei vostri limiti. Imparate dalle ferite del Cristo Crocifisso ad essere servitori degli uomini di questo tempo, a spendervi in tutto per la loro salvezza. Tendete sempre la vostra mano alla ricerca della mano del fratello, dell’amico, del povero, del nemico, del disperso. Ricongiungete quella mano fredda e tremante

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con quella calda e accogliente di Dio, perché nessuna pecora del gregge sia strappata dalla mano del Padre. Non stancatevi mai di congiungere le vostre mani per pregare il Padre per coloro che egli ha a cuore e ai quali vi manda. Abbiate sempre a cuore di offrire in nome di tutta la Chiesa, sull’altare, nella celebrazione dei Santi Misteri, il sacrificio spirituale dei fedeli, affinché congiunto al sacrificio di Cristo, sia reso perfetto. Esercitate sempre in letizia e carità sincera l’opera sacerdotale di Cristo, unicamente intenti a piacere a Dio e non a voi stessi. Sentitevi sempre accompagnati dalla nostra preghiera che rivolgiamo a Colei da cui Cristo ha assunto la nostra umanità, affinché sia sempre per ciascuno consigliera, rifugio, modello. Mater mea fiducia mea! È stato davvero un dono inaspettato, per i nostri amici, quello di poter ricevere il sacramento dell’Ordine dalle mani di Papa Francesco. Con i suoi gesti e le sue parole semplici ha fatto sentire subito la sua vicinanza e la sua paternità a ciascuno di noi, segno e manifestazione dell’amore del Padre per ogni suo figlio. Il Papa infatti durante il Regina Coeli ha voluto ricordare come il Signore ci chiama a partecipare della sua relazione d’amore col Padre. E lo ha fatto con il suo stile, diretto e amicale, rivolto ai tanti giovani presenti in piazza per ascoltarlo. A loro ha chiesto se qualche volta hanno sentito la voce del Signore, il suo invito a seguirlo da vicino, a mettere in gioco la loro vita per grandi ideali. Esortando ciascuno dei presenti alla preghiera, il Papa ha infine indicato Maria, nostra Madre, quale aiuto sicuro per conoscere sempre meglio la voce di Gesù e così seguirla, per camminare nella via della vita.

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Sursum Corda Marco Frisina

Il 22 gennaio 2013 Mons. Gerardo Antonazzo, Vicario Generale della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, ex-alunno e già Assistente del nostro Seminario, è stato nominato Vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo

DON GERARDO VESCOVO uando mi avvicinai per la prima volta al Seminario Romano, per verificare la mia vocazione, ebbi la fortuna di incontrare una comunità viva e in fermento, una vera cordata di amici entusiasti di camminare verso una meta comune: diventare preti. Mi inserii in quell’ondata di entusiasmo e conobbi anime e cuori straordinarii, giovani che oggi, dopo più di trentacinque anni, vivono il loro ministero in luoghi diversi, con responsabilità a volte pesanti, ma che quando si ritrovano si salutano come gli amici di sempre.

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Tra questi mi imbattei nel sorriso e nella vivacità di Gerardo. Il suo simpatico accento salentino, la sua allegria contagiosa e la sua intelligenza mi colpirono e mi incoraggiarono in quegli inizi del cammino vocazionale in cui lo stupore e il timore si intrecciavano e in cui l’esempio e il sostegno dei compagni di cammino è importan-

te. Con gli anni imparai ad apprezzarne le doti umane e spirituali e quando condividemmo insieme gli studi biblici e il lavoro di formatori al Seminario trovai in lui un vero confratello e qualcuno con cui condividere l’ideale sacerdotale. Si rivelò un amico affidabile, perché la sua gioia era solida e si fondava su una fede seria, vissuta, profonda. Il suo stile di “persona normale” è rimasto intatto negli anni. Le sue responsabilità sono cresciute, i suoi incarichi si sono succeduti, le prove non lo hanno risparmiato, ma in lui quel fuoco brillante e quella luce serena sono rimasti intatti. Non posso dimenticare il lavoro condiviso durante le attività vocazionali ma anche gli scherzi camerateschi, che lo vedevano spesso tra i divertiti protagonisti. Quando la fede e l’umanità camminano insieme il sacerdozio diventa più convin-


In viaggio cente e la sua testimonianza più vera ed eloquente. Confesso che aspettavo la sua nomina episcopale, la fede in Cristo Risorto era sempre stata per lui uno stile di vita, la sua capacità di relazione ne era la manifestazione, la sua affidabilità negli incarichi anche più delicati ne era la conferma. Lo scorso aprile, davanti al mare di Leuca, splendente come sempre, abbiamo vissuto quell’ennesimo miracolo della grazia quale è un’ordinazione. Abbiamo visto la Chiesa riunita che manifesta la Vita perenne dello Spirito che scorre in lei, la successione ininterrotta degli Apostoli che nell’imposizione delle mani diviene consegna, da una generazione all’altra, della ricchezza ricevuta: la grazia del Risorto per il popolo di Dio. Tutto questo s’è rinnovato per don Gerardo e per noi tutti, compagni con lui di

un’unica chiamata, quella che ci fa Chiesa che annuncia gioiosa con la vita la grazia che salva. Possa il suo ministero essere autentica testimonianza di questo miracolo d’Amore.

SCRITTI DI NOSTRI EX-ALUNNI AMATI A., JOSIA V. (a cura di), Preti allo specchio, 50 anni dopo (L’avventura spirituale, pastorale e umana degli alunni del Seminario Romano ordinati nel 1963), Il Ponte, Rimini, 2013. CARDILLO A., Democrazia ed economia nel magistero sociale di Giovanni Paolo II, Edizioni Vivere In, Roma 2012. LEUZZI L., Dalla fede religiosa alla Fede teologale. L’Anno della Fede per la nuova evangelizzazione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2012. MISSERE P., Cristo-Agnello e la sua comunità nell’Apocalisse. Storia della ricerca, esegesi e teologia, Cittadella Editrice, Assisi (PG), 2012. PALAMARA F., Don Francesco Mottola: un’esperienza sacerdotale alla luce della Carità, Meligrana Giuseppe Editore, Tropea (VV), 2012. PONTIFICIA FACOLTA’ TEOLOGICA DELL’ITALIA MERIDIONALE, SEZIONE S.TOMMASO D’AQUINO – NAPOLI, Sisto Riario Sforza. La figura, il pensiero e l’opera nel suo tempo. Contributi alla studio, Atti del Convegno Diocesano, 14 dicembre 2010, a cura di Andrea Milano – Luigi Rossi, Campania Sacra, Volume monografico, 44 (2013), 1. SANTORO A., Scacco Matto, non si vola, si cammina …, Associazione don Andrea Santoro Onlus, Roma, 2012. VINTI M., Faccia a faccia tra fede e intelletto. Introduzione e commento alla «Disputatio fidei et intellectus di Ramon Llull», Edizioni Cusl, Cagliari, 2012.

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In Pace Christi Antonino Iachino

UNA TESTIMONIANZA CHE SOLO I PICCOLI SANNO DARE

Il 26 gennaio 2013 è deceduto prematuramente don Cosimo Latella, nostro ex-alunno. Pubblichiamo un ricordo di Mons. Antonino Iachino, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, che ha seguito da vicino don Cosimo nella sua formazione cristiana e nella maturazione della vocazione sacerdotale. on Cosimo Latella se ne è andato in silenzio, è ritorD nato alla Casa del Padre, dopo un intenso ministero presbiterale al servizio della gente, dopo una vita veloce, senza soste e senza sconti. Tutti sapevano che non godeva buona salute ma lui non ci pensava. Continuava a lavorare e a spendersi senza risparmi, senza vacanze, perché aveva sempre progetti da realizzare, c’erano mille problemi da risolvere, la gente aveva bisogno di lui. Ho conosciuto Cosimo ancora adolescente; si occupava dell’ACR parrocchiale, di cui io ero assistente diocesano. Nel 1974 sono stato mandato a Pellaro come parroco. Uno dei primi giovani che mi sono trovato accanto è stato Cosimo. Mi è stato sempre vicino, generoso e valido collaboratore, instancabile animatore soprattutto delle attività pastorali con i ragazzi. Era un trascinatore, fantasioso, disponibile sempre, il primo a sacrificarsi, sincero, immediato, amico di tutti. Nel 1982, a Pasqua, mi confida il suo desiderio di farsi prete,di donarsi pienamente al servizio del Signore e della gente. La domanda non mi sorprende. So che stava frequentando assiduamente il santo Arcivescovo emerito Mons. Giovanni

Ferro: c’è già quindi una straordinaria garanzia. L’Arcivescovo Mons. Aurelio Sorrentino ha accolto la domanda vocazionale di Cosimo e ha deciso di chiedere al Pontificio Seminario Romano di accoglierlo per la formazione e gli studi necessari al raggiungimento dell’ordinazione presbiterale. Sono stati anni belli, vissuti con entusiasmo e con assoluta disponibilità, senza mutamenti della sua identità e del suo stile semplice e immediato. Ha ricevuto l’Ordinazione sacerdotale nella Basilica Cattedrale di Reggio Calabria il 25 aprile 1987. Ha conseguito la Licenza in Ecclesiologia e, ritornato in Diocesi, è stato subito nominato Parroco prima a Melia di Scilla, poi a Montebello e Masella, per undici anni nella grande parrocchia di San Giuseppe in Melito Porto Salvo e infine a San Leo di Pellaro, nella speranza che decidesse di prendersi di più cura della sua salute. E’ stato anche Assistente diocesano dell’ACR per alcuni anni e Cappellano degli Ospedali prima di Melito e poi del “Morelli” di Reggio Calabria. E’ morto sulla breccia la notte di sabato 26 gennaio, dopo aver dato disposizioni precise per la domenica della sua parrocchia, essendo lui impedito di essere presente per un presunto banale raffreddore con qualche segno di bronchite. “Consummatus in brevi explevit tempora multa” (Sap 4,13). Si occupava di tutto e di tutti, ma soprattutto era attento ai poveri e accanto ai poveri. La sua porta era sempre aperta. Non ha mai fatto sconti ai prepotenti e non si è mai tirato indietro, testimoniando in modo forte e coraggioso la sua fede, con l’umiltà dei semplici e senza mettersi in mostra. Al suo funerale ha partecipato una folla immensa e tutto il presbiterio per dire grazie nel silenzio della preghiera e per raccogliere una testimonianza che solo i piccoli sanno dare.

Abbiamo ricevuto notizia della morte di questi ex-alunni: Il 24 novembre 2012 è deceduto Mons. Alberto Bellini, della Diocesi di Bergamo, nato il 24 ottobre 1919, ordinato sacerdote il 26 maggio 1945. Il 21 dicembre 2012 è deceduto Mons. Vincenzo Tavernese, della Diocesi di Sora-Aquino-Ponecorvo, nato il 3 giugno 1929, ordinato sacerdote il 18 marzo 1961. In data 22 dicembre 2012 è venuto a mancare Mons. Raffaele Varca, della Diocesi di Sorrento – Castellamare di Stabia, nato il 27 novembre 1925, ordinato sacerdote il 25 marzo 1951. È deceduto il 26 gennaio 2013 don Cosimo Latella, della Diocesi di Reggio Calabria – Bova, nato il 28 ottobre 1955 e ordinato sacerdote il 25 aprile 1987. Il 1° febbraio 2013 è deceduto Mons. Guglielmo Mangili, della Diocesi di Bergamo, nato il 20 settembre 1941, ordinato sacerdote il 19 marzo 1966.

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Si prega di comunicare alla Redazione del Sursum Corda la notizia della morte di ex-alunni di cui si venga a conoscenza.


Sursum corda 2 2013  
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