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Sursum Corda Grazie, amici benefattori! Mons. Nicola AZZOLINI; Eleonora BARBAGALLO; Mons. Duilio BONIFAZI; S. E. Mons. Francesco CANALINI; don Paolo CIONI; don Andrea FRANCIA; don Dario GERVASI; don Alberto PAPOTTI; PARROCCHIA BEATA TERESA DI CALCUTTA; PARROCCHIA NOSTRA SIGNORA DI FATIMA; PARROCCHIA SAN GIULIO; PARROCCHIA SANTA BERNADETTE SOUBIROUS; PARROCCHIA SANTA MARIA -Montalto delle Marche; don Fabio SALERNO; Lindarosa SOCCORSI; Anna Rita TRACANNA; don Carlo TROISE. Offerte per Borse di Studio: Mons. Francesco MARUCCIO. Offerte per missioni popolari e attività vocazionale: ARCIDIOCESI DI URBINO;

CONTO CORRENTE POSTALE SEMINARIO n. 38198008 Intestato a Seminario Romano Maggiore 00184 Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano, 4 IBAN IT70 JO76 0103 2000 0003 8198 008 BIC – SWIFY BPPIITRRXXX

PARROCCHIA SANTA LUCIA.

SURSUM CORDA Redazione: Mario Pangallo, Cristiano Patrassi, coordinatori Marco Carozza, Emilio Cenani, Salvatore Corvino Hanno collaborato a questo numero: Andrea Calamita, Andrea Carlevale, Michele Castoro, Emilio Cenani, Amelio Cimini, Salvatore Corvino, Francesco Deffenu, Francesco Del Conte, Enzo Dieci, Massimo Epis, Michele Ferretti, Francesco Maruca, Enrico Murgia, Angelo Nicotra, Daniel Norgaard, Concetto Occhipinti, Giuseppe Petrocchi, Giovanni Battista Proja, Luigi Rossi, Guido Ruta, Daniele Salera, Luca Testa, Gabriele Vecchione. Direttore Editoriale: Concetto Occhipinti

Anno XCVIII n. 1-2014 www.seminarioromano.it Direttore Responsabile: Davide Martini Rivista semestrale del Pontificio Seminario Romano Maggiore Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma Tel. 06.698621 - Fax. 06.69886159 E-mail: sursum@seminarioromano.it Spedizione in Abbonamento Postale - c/c p. 30360002 Registrazione del Tribunale di Roma - N. 11581 del 22.V.1967 Progetto grafico e impaginazione: Bruno Apostoli - info@brunoapostoli.it

Finito di stampare nel mese di Dicembre 2013 Tipolitografia Trullo srl - Via Ardeatina, 2479 - 00134 Roma - T. +39 06.6535677 - F. +39 06.71302758 - doc@tipolitografiatrullo.it - www.tipolitografiatrullo.it


“Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto” l 3 novembre del 1913 i primi seminaristi del Seminario Romano, provenendo dalla Villa di Roccantica, varcavano la soglia della nuova Casa, edificata vicino alla Basilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano. Facilmente si può immaginare il clima di trepidazione e di entusiasmo di quei primi giorni, durante i quali avveniva il trasloco dalla precedente Sede dell’Apollinare: la sistemazione nella nuova Casa, il giuramento dei professori nelle mani del Cardinale Vicario Basilio Pompilj e finalmente l’inizio delle lezioni il 17 novembre. Il Papa San Pio X, rispondendo con una lettera autografa di auguri e di ringraziamento al telegramma con il quale il Rettore Mons. Domenico Spolverini notificava l’entrata nella nuova Sede, ricordava che il Pontificio Seminario Romano Maggiore doveva “essere di esempio a tutti gli altri”. Gli eventi sopracitati non rappresentano per il nostro Seminario soltanto il gioioso ingresso in una nuova Casa, situata in prossimità ad un luogo così ricco di storia quale l’antico “Patriarchio”, ma significano anche una sorta di “rifondazione”, che rese ancor più visibile dal punto di vista istituzionale la sua identità di “Seminario del Papa” e quindi la vocazione “cattolica” ed universale insita nel suo dna fin dalla sua nascita. I pensieri e i sentimenti di quel lontano 3 novembre 1913 possono essere simili a quelli vissuti da tanti alunni che, lungo questi cento anni, per il loro primo giorno di formazione hanno varcato la soglia del nostro Seminario; allo stesso modo possiamo trovare un filo conduttore attorno all’identità e alla dedizione pastorale dei preti novelli che hanno varcato quella stessa soglia per iniziare la nuova vita sacerdotale. Il versetto biblico dell’apostolo Paolo: “Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto“ (1Cor 15,3), scelto come tema di questo anno formativo, può esprimere l’essenziale del cuore di ogni pastore, giovane o anziano, che desidera vivere lo stesso zelo apostolico paolino. Nella Lettera Enciclica Lumen fidei, il Santo Padre Francesco, scegliendo questo versetto biblico come titolo del terzo capitolo, mentre afferma che attraverso una catena ininterrotta di testimonianze arriva a noi il Volto di Gesù, si chiede: Come è possibile questo? Come essere sicuri di attingere al “vero Gesù”, attraverso i secoli? E poi così continua: Il passato della fede, quell’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa.....L’Amore che è lo Spirito, e che dimora nella Chiesa, mantiene uniti tra di loro tutti i tempi e ci rende contemporanei di Gesù, diventando così la guida del nostro camminare nella fede (LF 38). L’occasione di questo Centenario ci sta permettendo di scoprire e condividere, nel clima di un dialogo tra alunni di oggi e di ieri, autentici “gioielli di vita sacerdotale”, cesellati dall’azione forte e tenera dello Spirito Santo, di cui le pagine seguenti di questo Numero del Sursum possono offrire solo una piccola rappresentanza. Facendo memoria delle “belle pietre” della nostra Casa, diviene grande la gratitudine per le “pietre vive” che qui lo Spirito Santo ha plasmato e formato per il bene e la gioia della Chiesa. Questa cospicua testimonianza di vita sacerdotale, fatta di una misura abbondante di sacrificio e di consolazione, e così ben espressa nella santità del nostro illustre ex alunno, il Beato Giovanni XXIII, di cui con gioia e gratitudine attendiamo l‘ormai prossima Canonizzazione, ci sostiene nella delicata e affascinante esperienza formativa, il cui progetto ci sembra tessuto e ricamato a più mani, lungo le diverse stagioni di un’unica storia ecclesiale. Concetto Occhipinti

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Sursum Corda

IN QUESTO NUMERO 23

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Sursum Corda 3

Editoriale Concetto Occhipinti

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La gioia di aver lavorato con qualcuno da cui imparare Andrea Carlevale

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Due volte custodi Daniele Salera

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In questo numero La Redazione

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La memoria che genera futuro Massimo Epis

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Pellegrini nella Patria di Giovanni Paolo II Angelo Nicotra

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Cento anni al Laterano: memoria e progetto Andrea Calamita

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Con lo zaino in spalla … non guardiamo la vita dal balcone! Salvatore Corvino

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Papa Giovanni XXIII, alunno ed ex-alunno Luca Testa

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Per un uso sapiente e istruttivo dei social network Guido Ruta

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“Nel palpito e nell’ansia missionaria” Intervista a S.E.R. Mons. Enzo Dieci La Redazione

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Missionari a Roma Michele Ferretti

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“Cento anni di sì” Intervista a don Luigi Rossi Emilio Cenani

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Non lasciatevi rubare la speranza Francesco Maruca

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“I miei anni più belli” Intervista a Mons. Giovanni Battista Proja Francesco Deffenu

Marco, Nicola, Paolo: dono e risposta, perché tutto è possibile in Colui che ci dà la forza Francesco Del Conte

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Ricordi… Amelio Cimini

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Incarichi Pastorali 2013/2014 La Redazione

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“Lasciarsi plasmare per seguire bene Gesù” Intervista a don Daniel Norgaard Enrico Murgia

Diario 15

Diario Giugno - Dicembre 2013 Emilio Cenani

In comunità 23

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L’Eucarestia è al centro della nostra formazione Gabriele Vecchione Presbiterio e classi La Redazione

In diocesi

In viaggio 36

Anniversari e nomine La Redazione

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Monsignor Paolo Selvadagi consacrato Vescovo Giuseppe Petrocchi

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“Omnia in bonum”: Mons. Filograna, Vescovo di Nardò-Gallipoli Michele Castoro

In Pace Christi In Pace Christi La Redazione


«Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15,3)

Massimo Epis

LA MEMORIA CHE GENERA FUTURO ome per ogni vocazione cristiana, anche la chiamata al sacerdozio trova il suo principio e fondamento nel Signore Gesù e ricava i criteri della sua plasmazione dal dinamismo della fede che scaturisce dall’incontro con il Crocifisso risorto. Nella storia singolare di Gesù ne va della nostra identità: la memoria di quanto accaduto in illo tempore rimane insuperabile; così come la coerenza alla forma apostolica della fede è condizione di autenticità di ogni forma di discepolato. Alla gratuità che sta all’origine della fede – cfr. Dt 7,7; Rm 5,8 – non può che corrispondere la gratitudine di chi non è schiacciato dalla propria povertà e miseria, perché vive liberato dall’ansia di doversi meritare da Dio la sua benevolenza. Ogni vocazione non è frutto di prestazione, ma di conversione a Colui che si è già deciso per me e non mi cerca per saziare il suo narcisismo, ma per ospitarmi nella sua amicizia (cfr. Dei Verbum 2).

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Sursum Corda Solo nella contemplazione assidua dell’essere stati anticipati per grazia, possiamo vivere con equilibrio una storia di consacrazione. «Guidati dallo Spirito di Dio» (cfr. Rm 8,14). La memoria generatrice della nostra fede è viva in virtù dello Spirito che la vivifica. La nostra sequela non prende il posto della testimonianza apostolica, ma realizza una novità nella edificazione del corpo di Cristo (cfr. Ef 4,11-16). La storia personale di ogni credente non costituisce una semplice ripetizione, ma

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una determinazione originale nell’economia del Mistero di Cristo (cfr. Ef 3,4). La distinzione tra il protagonismo e l’arbitrio è sospesa alla docilità alle forme obiettive dell’azione dello Spirito. Così, dato che: “il cristianesimo non comincia dicendo agli uomini ciò che devono fare, ma quello che Dio ha fatto (e fa) per loro in Cristo Gesù” (R. Cantalamessa), la scelta di credere ha bisogno costante di nutrirsi della Parola ispirata, entrando nel racconto della Scrittura. “Ciò a cui” l’uno e l’altro Testamento (cfr. Dei Verbum 7) rendono testimonianza è l’oggi della salvezza (cfr. Eb 3,13), ripresentato efficacemente nella ritualità sacramentale. Lo Spirito realizza la nostra progressiva conformazione a Cristo inserendoci nel suo mistero pasquale (mediante il Battesimo) e convocandoci alla mensa dello Sposo con lo Sposo. Ogni pratica che alimenta la nostra devozione deve lasciarsi attrarre nella logica eucaristica di una grazia “a caro prezzo” (cfr. 1Cor 6,20; 7,23), che ci dona la forza necessaria per “fare anche noi così” (cfr. Lc 10,37). Ciò che celebriamo ci giudica (cfr. Mt 5,23s), perché ci chie-

de di rendere visibile nel quotidiano quella fraternità alla quale siamo stati elevati nell’adozione a figli. «La legge della libertà» (cfr. Gc 1,5). L’incarnazione non fa riferimento soltanto ad un tempo particolare della storia della salvezza, perché, sul fondamento dell’evento di Gesù, designa la forma propria del modo di porsi di Dio nei confronti dell’umanità. La fedeltà di Dio alla promessa di essere per noi l’Emanuele (cfr. Mt 28,20) conferisce una dignità divina alla nostra storia. Lui non vuole essere per noi senza di noi :«È commovente vedere come Dio non solo rispetta la libertà umana, ma sembra averne bisogno» (Benedetto XVI, Omelia a Santiago de Cuba, 26 marzo 2012). Il rilievo escatologico conferito alla nostra libertà appare un annuncio scandaloso, se rapportato all’ideale olistico del naturalismo, ma anche rispetto al ripiegamento sfiduciato di una visione della vita che ha abdicato alla speranza. La missione della Chiesa si pone a servizio di un ideale alto dell’uomo; perciò il suo annuncio ha bisogno di uomini “tutti d’un pezzo”, che dimostrino passione per la causa del mondo ed abbiano il gusto della libertà. Non possiamo servire Dio ritraendoci dal nostro tempo: se il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo (cfr. Gaudium et Spes 22), vuol dire che l’evento salvifico di Dio realizzato in Cristo è comprensivo degli uomini e delle donne concreti, non separabili dalla loro effettiva situazione storica individuale e collettiva. Il mandato “pastorale” che abbiamo ereditato dal Vaticano II rinvia alla convinzione che la Chiesa abbia bisogno del mondo per comprendere e vivere quel Vangelo che gli annuncia. «Se non avessi la carità» (cfr. 1Cor 13,3). Radicati nella Carità di Dio che si è comunicata a noi in Cristo (cfr. Mc 10,45; Gv 13,1; 1Gv 3,16 e 4,7-10), siamo chiamati a testimoniare l’eccesso di Dio (“l’abbondanza della sua carità”, cfr. Dei Verbum 2) progettando la nostra vita come un dono. Chi ha scoperto il Tesoro, non teme di perdersi, anche quando si spende. Il presbitero è chiamato a vivere il servizio ecclesiale mediante la configurazione a Cristo capo e pastore (cfr. Presbyterorum Ordinis 2). Nel presiedere alla proclamazione della Parola ed alla celebrazione dei Sacramenti il Sacerdote vive l’esperienza di essere portato da Colui che porta. La carità pastorale gli sollecita la cura per custodire la comunione ecclesiale, nella valorizzazione di tutti i ministeri e nella formazione delle coscienze, guarendo le ferite e infondendo il coraggio che la buona speranza del Vangelo ci regala.


CENTO ANNI AL LATERANO: MEMORIA E PROGETTO gni qual volta un ex-alunno – specie se ricco di anni – si presenta alla soglia del palazzo del Laterano, sede del nostro Seminario Romano Maggiore, sembra quasi che le mura prendano vita insieme ai ricordi. Per qualche istante il tempo si assottiglia, mentre alunni di ieri e di oggi passeggiano per quegli spazi che tanto li accomunano, spazi nei quali da cento anni si formano generazioni di seminaristi. Persone fra loro sconosciute fino a pochi istanti prima, parlano ora affabilmente come fra parenti, e alunni del passato condividono con quelli del presente ricordi e sogni di anni indimenticabili. Lasciando poi il quadriportico sulla destra e salendo per quei gradoni bianchi, levigati dal lungo passaggio, si giunge nel cuore della Casa, la Cappella della Madonna della Fiducia, dove i ricordi cedono il passo ad un silenzio orante e commosso. «Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15,3): con queste parole S. Paolo introduce quella che sembra essere la più antica formula di fede neotestamentaria; con queste stesse parole vogliamo celebrare i cento anni di storia del nostro Seminario nell’attuale Sede lateranense. L’accostamento, che potrebbe sembrare un po’ ardito, in realtà esprime una dinamica fondamentale nella vita di una comunità credente: la trasmissione della fede mediante il racconto della propria e personale sequela Christi. Sì, perché in quei racconti di un passato più o meno remoto, non si vuole tanto magnificare un edificio come molti altri, ma celebrare le pietre vive che, con la loro esperienza di fede, lo hanno reso degno di memoria. Vorremmo vivere questo particolare anno formativo all’insegna della memoria e del progetto, motivo per cui il Seminario presenta tre momenti di incontro e di riflessione per l’approfondimento di alcuni irri-

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Andrea Calamita

nunciabili pilastri formativi: l’Eucarestia, il Papa e Maria. Questi “piccoli convegni” vogliono essere occasione di incontro e di confronto tra alunni di ieri e di oggi, in uno spirito di condivisione fraterna. Il primo di essi ha avuto luogo martedì 12 novembre, cui seguiranno quelli del 14 gennaio e del 18 febbraio 2014. Ogni conferenza sarà preceduta dall’accoglienza dei sacerdoti

ex-alunni la sera del lunedì, e dalla visita ad uno dei siti della fede cristiana in Roma, nella mattinata del martedì. Nel pomeriggio dello stesso giorno si terrà il breve convegno, con la presentazione del tema da parte di un relatore ed una rilettura del medesimo tema in chiave esperienziale da parte di un sacerdote ex-alunno. L’accoglienza dei sacerdoti ex-alunni si protrarrà per tutta la giornata di mercoledì, con la possibilità di partecipare all’Udienza generale del Santo Padre. Sarà un’occasione per tanti ex-alunni di rivivere gli anni della loro formazione e di riprendere, rinfrancati, il loro cammino.

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Sursum Corda Luca Testa

Verso la Canonizzazione di Giovanni XXIII

PAPA GIOVANNI XXIII, ALUNNO ED EX-ALUNNO bbandonando la Santa Città … ho pur sentito di lasciare a Roma e nel Seminario Romano gran parte di me stesso», scrive il diciannovenne Angelo Giuseppe Roncalli da Sotto il Monte, il 19 agosto 1901, al suo stimato Rettore, Mons. Vincenzo Bugarini. Il giovane Roncalli arrivò all’Apollinare nel mese di gennaio del 1901; ma dovette interrompere il percorso formativo tra il mese di luglio del medesimo anno fino al dicembre 1902, per svolgere a Bergamo il servizio militare. Rientrato in Seminario vi rimase come seminarista fino all’ordinazione sacerdotale del 10 agosto 1904. Avrebbe in seguito proseguito la sua permanenza da presbitero fino al mese di aprile del-

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l’anno successivo, quando divenne segretario del nuovo vescovo di Bergamo, Mons. Giacomo M. Radini Tedeschi. Roncalli, docile nello spirito, ripone nel Seminario Romano tutto il suo cuore, affezionandosi ad esso con una delicatezza umana e spirituale: il rispetto e la fiducia, avuti da seminarista verso gli educatori, durante gli anni del ministero crescono in cordialità fraterna; il cammino spirituale e lo studio consentiranno a don Angelo di irrobustire la sua crescita e il suo ministero sacerdotale. E il suo cuore “lasciato”

nel Seminario sarà segnato dalla presenza rassicurante di Maria, Madre della Fiducia. Se dunque “gran parte” di se stesso è rimasto al Seminario, è vero anche il contrario; “qualcosa” del Seminario è rimasto nelle tracce spirituali del novello sacerdote don Angelo, poi vescovo e infine Papa Giovanni. Questa intimità con il Seminario Romano ben emerge dalla sua corrispondenza, ricca, filiale, fraterna e paterna con i superiori del medesimo, prima da chierico, poi da giovane sacerdote, poi da prete maturo, quindi da vescovo e addirittura da Pastore universale. Il suo talento comunicativo non proviene da un “dovere di ufficio”, ma da un sincero e spirituale legame con la Casa della Fiducia. Il sacerdote don Angelo e il Papa Giovanni XXIII attribuiscono al Seminario Romano gran parte della propria formazione sacerdotale. Non si possono dimenticare così facilmente le proprie radici che continuamente alimentano il proprio ministero. Il Seminario Romano, pertanto, non è per Roncalli l’istituzione dove ha semplicemente studiato e si è formato da buon chierico, ma un luogo carico di significato, perché lì si son poste le radici della sua spiritualità, che sarebbe cresciuta in futuro. Grato alla sua storia di famiglia, di Sotto il Monte, al suo primo seminario in Bergamo, al Seminario Romano, al suo vescovo Radini Tedeschi, don Angelo è diventato grande nel cuore, santo! Alunni ed ex-alunni di oggi siamo pertanto onorati di riconoscere in Papa Giovanni un santo formatosi nel nostro seminario. Santo per la “sapienza del cuore”, che ha saputo custodire e far proprio il segreto formativo del suo seminario. Da patriarca di Venezia così scriveva al Rettore Mons. Plinio Pascoli il 22 dicembre 1945: «Chi si trova col piè levato fra gli uni e gli altri gode sempre di sentirsi ricordato come antico alunno e ne trae incoraggiamento a far bene sull’esempio e sull’insegnamento dei venerati maestri di un tempo». Ed ora davvero noi possiamo ricordare di nuovo questo stesso ex-alunno come un “venerato maestro di un tempo”, come maestro di santità, maestro di autentico spirito sacerdotale, che ha saputo vivere ogni tipo di ministero.


“NEL PALPITO E NELL’ANSIA MISSIONARIA”

La Redazione

Nostra intervista a S.E.R. Mons. Enzo Dieci, già Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma, ex-alunno e per alcuni anni Vice-Rettore del Seminario Romano, attualmente missionario in Perù. ccellenza, cosa l’ha spinta a partire in missione, alla sua età, fino in Perù? Ripensando ai miei 51 anni di sacerdozio spero di poter dire senz’altro che è stato lo Spirito Santo, perché fin dal giorno della mia Ordinazione, nel 1962, io ho chiesto di partire per l’Afirica. Proprio per dedicare la mia vita a chi era più lontano dalla fede. Però per quanto l’abbia chiesto ripetutamente, mi hanno sempre detto che la mia Africa era Roma, e ho sempre ubbidito e sono contento di aver ubbidito. Nel cuore non riuscivo a togliere questo richiamo alla missione, fino a che 4 anni fa ho chiesto a Papa Benedetto, per l’ultima volta, per rimanere nell’obbedienza ma anche per essere sicuro di fare la volontà di Dio, se potevo avere il permesso di partire. Con grande gioia nel mio cuore - era il 1° di ottobre quando ho scritto questa lettera, quindi nella Memoria di Santa Teresina di Lisieux, - ho avuto il consenso e sono partito subito. Dal 2009 mi trovo alla periferia di Lima, perché ero andato a visitare il diacono Bencetti con la sposa, che erano partiti per collaborare con un sacerdote neocatecumenale che lavorava in quella realtà poverissima. Sono immigrati della Sierra della selva. La maggior parte senza scuola, senza sacramenti, senza una casa, senza un lavoro, e con molti figli. Il Signore ha illuminato il centro missionario a fare una cappella, proprio in mezzo a loro. E’ nata una chiesa, c’è un asilo, tutto questo per la collaborazione missionaria di Luigi ed Isabella Bencetti che per anni hanno vissuto in quella situazione scomoda. Che realtà ha incontrato nell’annunciare il Vangelo nella periferia di Lima? Ho incontrato lavagne sgombre di ogni preconoscenza, che rende difficile l’evangelizzazione nei luoghi già evangelizzati, come sperimentavo io nella mia parroc-

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chia quando ero parroco, perché chi pensa di conoscere Gesù senza di fatto conoscerlo è un muro per l’annuncio vero e vivo del Vangelo. Qui c’è gente alla quale si può annunciare per la prima volta Gesù, e ascoltano; hanno difficoltà molte volte per la mancanza della scuola, ma hanno il cuore aperto ad accogliere l’annuncio. E direi che questa è una gioia molto grande. Ci sono persone adulte, non battezzate alle quali ho chiesto: «Ma nessuno vi ha mai parlato di Gesù, dove si trovava? “No mai nessuno”» - è stata la loro risposta. Allora indicando la Croce che ho nell’ufficio, comincio a dire chi è Gesù, cosa ha fatto per noi, poi portandoli in Chiesa davanti all’Eucarestia dico loro chi è Gesù, che Gesù è risuscitato, che sta con noi. Una catechesi molto semplice, perché altrimenti non capirebbero ragionamenti e discorsi; però è bello vedere che ascoltano, desiderano, scoprono questa gioia di essere amati da Gesù Cristo. Ripensando all’esperienza nella Diocesi di Roma da cui è partito, che cosa direbbe a chi vuole maturare la propria vocazione sacerdotale? La mia paura è che a volte si viva l’esperienza sacerdotale dentro i confini della città di Roma e non si abbia un’esperienza diretta immediata di quanti stanno veramente aspettando il Vangelo. Corriamo il rischio di chiuderci più nelle cerimonie e nel formalismo e nel ritualismo, e non nel palpito e nell’ansia missionaria. Bisogna che si vada a vedere, che si faccia esperienza missionaria. Io ricordo di aver detto al Rettore del Seminario: «Se avete giovani diaconi e prima del diaconato che vogliono venire, sappiate che da tre anni e mezzo vivo in Perù, ho la possibilità di accogliere, di offrire, anche se modestamente, alloggio e cibo, ma venite a vedere, a scoprire come è bello sentirsi chiedere: “chi è Gesù?”».

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Sursum Corda Emilio Cenani

“ CENTO ANNI DI SI’ ” Intervista a don Luigi Rossi opo 41 anni di ministero quali sono gli insegnamenti e le esperienze della formazione in seminario che pensa le siano state di maggior sostegno? A livello personale, un grande regalo che mi ha fatto il Seminario Romano, venendo io da un ambiente molto ristretto, ed essendo tendenzialmente timido, è stato il fatto di confrontarmi con una città come Roma: per uno che veniva dagli studi classici, venire a Roma significava quasi andare a braccetto con Cesare! La possibilità di avere il contatto e il confronto con compagni di scuola e un ambiente di un certo tipo ha dato la possibilità alla mia timidezza di ricevere un certo controllo e di essere superata. Poi mi è sempre piaciuto con-

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frontarmi con persone migliori di me, non solo dal punto di vista spirituale ma anche dal punto di vista della vita scolastica oppure della capacità di relazione con gli altri. E questo mi è servito, nelle esperienze successive, perché dopo mi trovai a collaborare all’università, e quindi mi trovai proiettato in un ambiente che nel ’68, quando venni qui a Roma, non immaginavo minimamente. Durante la Celebrazione che ha presieduto nella nostra Comunità ci ha detto che è stato ordinato diacono dall’allora Cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla: immagino che ritrovarselo come Papa le abbia suscitato qualche riflessione sulla trasformazione della Chiesa in questi anni.


Come la vicinanza al Papa per un seminarista del Romano dà un valore aggiunto alla comprensione del mistero della Chiesa? La vicinanza con la Cattedra di Pietro ti dà quella dimensione della Cattolicità che poi ti apre delle prospettive. E soprattutto la frequentazione ti dà la possibilità di comprendere il chiaroscuro: il chiaro di certe situazioni, l’oscuro di certi limiti. E questo ti aiuta nella comprensione generale di quelle che sono le scelte, le disposizioni, i comportamenti. Per quanto riguarda l’esperienza con il Cardinale di Cracovia, tutto andò in questi termini: il vicerettore mi parlava del legame col Beato Kolbe che pare abbia pronunciato i voti proprio qui - io no lo so, devo verificare. Quando fu proclamato beato l’Arcivescovo di Cracovia decise di mandare i seminaristi al Romano e per disobbligarsi dei tre giorni di ospitalità ci offrì due settimane di vacanza in Polonia: questo nel 1970. Quindi in settembre andammo in Polonia e loro vennero qui a novembre. Ricordo che era san Carlo, e coincidendo con l’ordinazione diaconale, eravamo in sei, chiedemmo di essere ordinati diaconi dall’allora Cardinale di Cracovia, poi Giovanni Paolo II. Quando fu eletto Papa al Conclave la piacevole sorpresa da parte mia fu evidentissima. Ci ha parlato del modo in cui i 100 ani di storia in questa sede al Laterano segnano l’evoluzione della fisionomia della Diocesi di Roma. Per un seminarista non romano, il confronto con la Chiesa di Roma, col Papa, la cattolicità, ma anche con le realtà pastorali di Roma, che valore formativo ha avuto? L’obiettivo è proprio questo. Fare una grande esperienza di cattolicità e quindi di romanità. Le nostre classi hanno cominciato questo tipo di esperienza, perché nei primi 50 anni il rapporto con la città fu molto poco dialogico a parte alcune scadenze tradizionali. L’apertura alla Diocesi di Roma è avvenuta negli ultimi 50 anni e il perno di questa apertura è stato il rettorato di don Luigi Fanano, parroco romano, sacerdote romano a tutti gli effetti, che comincia ad organizzare queste esperienze. Noi diaconi avemmo l’assegnazione di un’esperien-

za pastorale nelle parrocchie romane. Ma già prima cominciammo con l’insegnamento della religione nelle scuole elementari. A me capitò di andare nella zona di San Lorenzo. Per chi veniva da Diocesi più piccole fu l’occasione per confrontarsi con un contesto socio-culturale molto differente. Questo ti forma a varie esperienze e ti allarga la mentalità. Anche se a volte diventa poi più difficile inculturarti nella tua Diocesi di origine.

Stiamo festeggiando i 100 anni della sede del Seminario in Laterano, accompagnati dalla frase della lettera ai Corinzi: “Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto”. Lei si accinge a scrivere un libro su questa storia: allora cosa si aspetta dai seminaristi di oggi, cioè dai preti di domani? Una grande collaborazione per questo progetto, anche perché metà del titolo riguarda voi, il progetto riguarda voi. Noi possiamo fornire parte della memoria, che voi dovete ricevere e tramandare. Bisogna mettere insieme queste due psicologie, di chi è radicato nel passato e probabilmente gioca solo nel presente ed è un presente che vi consegna, perché il futuro siete voi. Un’istituzione come il Romano può continuare ad esercitare la sua funzione solo se riesce a fare questa sintesi: i primi 50 anni sono stati soprattutto memoria, poi con il Concilio è cominciato il progetto; adesso il progetto bisogna realizzarlo, e poiché l’ha realizzato già nella sua psicologia una persona, cioè Giovanni XXIII, probabilmente quello che ci proponiamo è fattibile. Ecco una sintesi per la nostra storia: 100 anni di sì, come risposta alla vocazione.

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Sursum Corda Francesco Deffenu

“I MIEI ANNI PIÙ BELLI” Intervista a Mons. Giovanni Battista Proja

onsignore lei è stato in seminario negli anni 1936-1942. Cosa significava all’epoca diventare sacerdote? Quali erano le sue aspirazioni da seminarista? Con il pontificato di Pio XI, e successivamente con il pontificato di Pio XII non si prospettava un cambiamento di mentalità, di ideologia, né circa i seminari, né tantomeno a riguardo della vita sacerdotale. Per cui praticamente noi siamo vissuti senza problematiche nuove, ma solamente inseriti nell’alveo della vita pastorale di quei tempi. Sia negli anni di Seminario, sia negli anni della prima nostra esperienza in parrocchia, se andavi in parrocchia si faceva quello che il parroco diceva e basta. Ed era una vita molto austera. Per esempio, non si poteva mai lasciare il territorio della parroc-

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chia se non una volta alla settimana. Qualche volta un po’ di fastidio c’era, ma era normale che il vice-parroco andato in parrocchia facesse quello che il parroco diceva. Poi Pio XII cominciò qualche cambiamento, e quando venne fuori l’enciclica Menti Nostrae sulla formazione del seminario cominciarono i primi punti interrogativi e ci sono stati dei cambiamenti; per esempio cominciò un certo allargamento con le vacanze in famiglia, con una maggiore libertà anche di uscire qualche rara volta dal seminario, ecc. Ricordo, verso la fine del mese di Giugno del 1938, io tornavo da un esame all’università, e ho incontrato in portineria il Ven. Bruno Marchesini, che stava andando in famiglia a causa di

una spossatezza (che poi sappiamo, gli procurò la morte). Io avrei voluto tanto salutarlo, abbracciarlo, da due anni non ci parlavo, mentre prima avevo avuto con lui familiarità quando eravamo in camerata insieme a Braies; però la regola lo proibiva, ci siamo guardati, non ci siamo detti una parola, non ci siamo fatti un sorriso, io sono andato avanti osservando le regole, lui ha osservato la regola. Si faceva quello che diceva il Rettore, il Prefetto: questo era un po’ lo stile, uno stile abbastanza austero: l’alzata alle cinque e mezza del mattino, in chiesa le preghiere del mattino, la meditazione, recita dell’Ora di Prima, Santa Messa. Poi colazione, scuola e fino all’una il tempo era già tutto occupato. Poi pranzo, dopo pranzo mezz’ora di ricreazione, la mezz’ora diventava meno se il pranzo si dilungava troppo. Di pomeriggio studio, un’ora di passeggio o gioco, ancora studio, rosario, benedizione eucaristica, cena, dopo cena breve ricreazione. Un orario stringato, ma ogni cosa stava bene al suo posto. La formazione era animata soprattutto da una direzione spirituale molto viva. Era la spina dorsale. Noi abbiamo avuto il Servo di Dio Mons. Landucci, dalle due del pomeriggio alle nove di sera quest’uomo stava a confessare e a fare direzione spirituale. Cosa le ha lasciato la Chiesa di Roma, dalla vicinanza al Papa alle variegate esperienze pastorali? L’amore al Papa era veramente grande, per noi il Papa era tutto, per cui quando noi sentivamo che il Papa aveva detto una cosa non c’era neanche la lontana intenzione di contestare. Da vice-parroco in tempo di guerra, per volere di Pio XII dovevamo aiutare gli ebrei; due li abbiamo ospitati anche in casa, di più non potevamo perché la nostra chiesa era di fronte alla Stazione Ostiense che era occupata dai tedeschi. Una volta nel pomeriggio si sparse la notizia che sarebbero arrivati i tedeschi a prelevare gli ebrei, donne e bambini; non sapendo dove andare si rifugiarono in Chiesa: abbiamo fatto addobbare l’altare della Madonna e accendere le luci. I nazisti sono arrivati, hanno visto questi che stavano buoni buoni inginocchiati a pregare e se ne sono andati via. Dopo tanti anni di ministero, cosa le è rimasto del Seminario Romano? Certamente, la devozione alla Madonna della Fiducia era molto accentuata; durante l’estate ogni camerata faceva una festa speciale alla Madonna, all’aperto, sia a Roccantica, sia a Torri, sia a Braies. Rosario tutti i gior-


ni, la Cappella della Madonna era veramente il rifugio per tutte le nostre necessità. I momenti più intimi, personali, li abbiamo passati nella Cappella della Madonna della Fiducia. Ho avuto compagni di eccezionale valore, per esempio il Card. Angelini, il Ven. Marchesini, Mons.

Tacconi, Vescovo di Grosseto, il quale agli esami di Teologia prendeva quasi sempre 30! Gli anni del Seminario Romano Maggiore, sei anni, sono stati gli anni più belli, e credo i più costruttivi della nostra adolescenza e della nostra giovinezza.

In occasione della festa della Madonna della Fiducia nell’anno del Centenario sono stati predisposti due sussidi che immaginiamo possano far piacere a molti dei nostri ex alunni; si tratta di due raccolte di memorie: • Un CD che contiene alcuni canti ed inni della tradizione del nostro Seminario, secondo l'esecuzione del passato e quella della schola attuale. • Due CD contenenti la raccolta di tutti i numeri del “Sursum Corda”. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a segreteria@seminarioromano.it o prendere contatti con il Seminario.

RICORDI... on sembri surreale considerare la memoria musicale degli anni ’60 in Seminario come un invisibile e suggestivo pentagramma su cui hanno preso forma tanti momenti fissati da melodie indimenticabili. L’Eucaristia, la Madonna e il Papa-la Chiesa: i tre gioielli della formazione del Romano si rispecchiavano anche nella pratica musicale. Puntuale e insostituibile la preparazione anzitutto alla messa cantata festiva che impegnava la comunità nella quotidiana mezz’ora di canto prima di pranzo e la Schola Cantorum nei 45-60 minuti dopo cena… E le celebrazioni, che risultavano splendide, ti toccavano e ti rimanevano “dentro”. Dire ancora oggi, ad es., “Mattutino di Natale” e ”Adorazione della Croce” nel Venerdì Santo significa ridestare un’ondata dolcissima di inni, responsori e falsi bordoni. Come del resto, l’indimenticabile “O Maria, quant’è felice” ti catapulta in ginocchio, dovunque tu sia, davanti a quell’immagine in quella cappella dove ti sei sfogato, rianimato e deciso e dove torni a ringraziare. Il canto delle Litanie Lauretane, nel mese di maggio, era affidato ogni sera a turno alle singole camerate (nei giorni feriali) e alla Schola (nei festivi), e veniva introdotto da una strofa, diversa ogni sera, dell’antico canto “Lasciate, o Vergine”, a cui tutta la comunità rispondeva, riprendendo all’unisono: “Lasciate, o Vergine, che anch’io Vi onori; Voi siete l’unica gioia dei cuori”. L’8 dicembre, dopo cena, si rendeva omaggio a Maria nella “piazza di Spagna” del Seminario, ovvero nel piccolo quadriportico tra la (nuova) cappella e l’ala Ronca. La statua della Vergine, su una colonna al centro del cortile, splendeva tra omaggi floreali, stelle filanti e mini fuochi d’artificio, mentre una “serenata” di canti mariani si sprigionava dalla comunità e dalla Schola. Straordinario, negli anni del Concilio, il coinvolgimento

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Amelio Cimini della Schola del Seminario come coro di risposta alla Cappella Sistina e, nel postconcilio, come coro guida durante le Stazioni Quaresimali con Paolo VI nelle parrocchie di Roma e, tra l’altro, nel 70° della “Rerum Novarum” celebrato dal Santo Padre in S. Pietro. Memorabile la visita di Paolo VI in Seminario nel quarto centenario di fondazione. Nella nuova cappella, appena consacrata, il Papa venne accolto al canto dello stupendo “Haec est Jerusalem”, inno a 4 voci pari e organo, appositamente composto da Domenico Bartolucci. Lo stesso anniversario vide anche l’inaugurazione del nuovo organo Mascioni con un grande concerto di Ferruccio Vignanelli (che ne aveva curato il progetto con Domenico Bartolucci) e la sistemazione dell’archivio musicale, dal quale emersero prestigiose raccolte e preziosi manoscritti, tra cui l’inno alla Madonna della Fiducia: “Canto religioso popolare, 27 dicembre 1916, musica di Raffaele Casimiri, testo di Alfredo Ottaviani”, inciso poi su disco 45 giri nel 1967 insieme agli altri due inni di Bartolucci e Casimiri “O Madre guardaci” e “O dolce Madre amabile”. Il soggiorno estivo a Roccantica iniziava con il pellegrinaggio alla “Madonna di Costantinopoli” (a Poggio Catino) e terminava con il canto “Addio, o bella Vergine” alla “Madonna delle terrazze”. Ogni camerata aveva il suo tempietto mariano e preparava con grande impegno la propria “festa in campo”, con “omelia” e canti; il passeggio pomeridiano si chiudeva sempre con un canto alla Madonna. Per finire, un accenno ai frizzanti “stornelli” a tavola, occasione di gioiosa creatività. Semplici note sul pentagramma della storia… Nostalgia, “cose d’altri tempi” ? No, “cose sincere” di “quei” tempi, diventate sostrato e fermento di tante esistenze oggi sparse nel mondo al servizio del Vangelo.

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Sursum Corda Enrico Murgia

“LASCIARSI PLASMARE PER SEGUIRE BENE GESÙ”

Intervista a don Daniel Norgaard, nostro ex-alunno, della Diocesi di Copenaghen, formatosi negli anni 2000-2007 opo diversi anni di ministero, pensando alle sue esperienze più significative, cosa le ha lasciato il seminario? Gli anni di seminario sono stati per me molto importanti, un po’ come è per noi la nostra infanzia. Penso che ciò che per me è stato importante non sia stato tanto il programma formativo o l’ambiente del seminario, quanto le persone che ho incontrato e con le quali ho vissuto. Il dono più grande ricevuto in seminario sono le amicizie che ancora oggi sussistono. Poi mi ha fatto molto bene vedere la testimonianza dei preti che hanno condiviso con noi le loro esperienze di ministero. Alcuni dei superiori mi hanno trasmesso molto con il loro modo di essere. Le Messe della Novena della Madonna della Fiducia sono state per me particolarmente preziose, perché sono venuti a celebrare degli exalunni che con la loro testimonianza hanno raccontato delle loro esperienze da preti. Devo dire che anche qualche esperienza negativa in seminario è stata per me importante, e mi ha dato occasione di crescere e migliorare. In che modo la Chiesa di Roma, dalla vicinanza al Papa alle variegate esperienze pastorali, ha influito nella comprensione del ministero affidatole e nel servizio alla sua Chiesa locale? Per me è stato bello far parte di una comunità così radicata nella vita pastorale di una diocesi. Il fatto che noi seminaristi siamo andati nelle parrocchie per fare un servizio

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pastorale ci ha offerto una conoscenza buona della chiesa locale. Ci ha confrontato con una realtà concreta che aveva bisogno di pastori. Questo ci ha aiutato molto a ricordarci perché stavamo in seminario. La realtà della mia diocesi è però così diversa da quella di Roma, che possono sembrare due mondi diversi. Per me è stato perciò importante tornare in Danimarca nelle vacanze, ed anche aver fatto un anno pastorale nella mia diocesi. Quale insegnamento trarre dalla memoria di questi cento anni del Seminario in Laterano e dai 450 anni della sua Istituzione? Che preti sogna per la Chiesa di oggi e di domani? Trovo l’edificio del Seminario importante, perché è il volto visibile del Seminario. Cerco sempre di passare in seminario ogni volta che vengo a Roma. Ma nello stesso tempo mi diventa sempre più chiaro che il seminario non è un edificio, ma la comunità di persone. Non conosco più gli alunni attuali, e perciò mi è ora molto chiaro che non faccio più parte del seminario. Vedere gli educatori, i portieri e le altre persone che ho conosciuto in seminario, mi dà ovviamente molta più gioia di vedere le mura dell’edificio. L’eredità che ci lascia il Seminario è che è un posto dove migliaia di persone hanno vissuto per lasciarsi plasmare e per poter seguire bene Gesù come preti. Sogno una chiesa dove i preti non dimenticano mai l’ideale del sacerdozio, che è imitare Cristo. Ma spero anche che possiamo avere il coraggio di ammettere che spesso siamo lontani da questo ideale, che in un certo senso siamo sempre in formazione, che il seminario non ha creato dei preti completi, ma che il sacerdozio, il seguire Cristo, è un processo dinamico in continuo sviluppo.


Diario

SABATO 1 Concerto d’organo in Seminario di Andrea Sarigu, Maestro d’organo della Chiesa Cattedrale di Cagliari.

Pietro, dal tema “Mi fido di Te”, rivolto a seminaristi, novizi e novizie di tutto il mondo, che si conclude con la Santa Messa presieduta da Papa Francesco.

LUNEDÌ 8 - DOMENICA 14

DOMENICA 2 Sesto ed ultimo appuntamento dei “Vespri della Fiducia”.

SABATO 8 S.E.R. il Cardinale Vicario Agostino Vallini presiede la Santa Messa di Comunità a conclusione dell’anno formativo.

LUNEDÌ 17 - MERCOLEDÌ 19 I seminaristi romani partecipano al Convegno Ecclesiale Diocesano, aperto da Papa Francesco, sul tema: “Cristo, tu ci sei necessario”.

SABATO 29

I seminaristi romani trascorrono un tempo di riposo e di fraternità in Polonia, segnato anche dal pellegrinaggio al Santuario di Czestochowa e ai luoghi natali del Beato Giovanni Paolo II e dalla visita al campo di concentramento di Auschwitz–Birkenau (articolo a p. 29).

LUNEDÌ 8 - MERCOLEDÌ 17

Il Cardinale Josip Bozanic, Arcivescovo Metropolita di Zagabria (Croazia), ordina diacono Boris Jozic nella parrocchia di San Pietro Apostolo.

LUGLIO GIOVEDÌ 4 - DOMENICA 7 Nell’Anno della Fede i seminaristi romani partecipano al pellegrinaggio alla Tomba di

I seminaristi del secondo anno, guidati dal loro Assistente don Manrico Accoto, si recano in pellegrinaggio a Santiago di Compostela (articolo a p. 30).

Emilio Cenani

Diario 2013

GIUGNO

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Sursum Corda GIOVEDÌ 24 - DOMENICA 28 I nostri seminaristi delle diocesi di Cagliari, Lecce e Taranto partecipano alla Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro (articolo a p. 30).

AGOSTO GIOVEDÌ 1 - SABATO 31 Un gruppo di 6 seminaristi vive l’esperienza del mese ignaziano guidato da Padre Gianfranco Ghirlanda SJ e da Padre Damian Astigueta SJ presso la casa delle Ancelle del Sacro Cuore in Torricella in Sabina.

SABATO 31 S.E.R. Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo Metropolita di Perugia - Città della Pieve, ordina diacono Matteo Rubechini nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Assisi.

Nella Basilica di N.S. di Bonaria, S.E.R. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari ordina don Carlo Devoto sacerdote e Michele Saddi diacono.

DOMENICA 8

SETTEMBRE SABATO 7

S.E.R. Mons. Luigi Renzo, Vescovo di Mileto - Nicotera - Tropea, ordina diacono Rocco Suppa (nella foto primo a sinistra).

LUNEDÌ 9 - GIOVEDÌ 12

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Nella Basilica di San Giovanni in Laterano S.E.R. il Cardinale Vicario Agostino Vallini ordina Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, per il Settore Ovest, Mons. Paolo Selvadagi, nostro ex alunno (articolo a p. 37).

Si tiene a Sacrofano l’ incontro dei seminaristi romani col Cardinale Vicario sul tema: “I nuovi media: sfide, opportunità e pericoli nel tempo della formazione in vista di un’autentica identità sacerdotale”. Partecipano come relatori Padre Josè Maria Laporte e Reynaldo Rivera della Pontificia Università della Santa Cro-


Diario

ce, Tadeusz Lewicki sdb della Pontificia Università Salesiana e Bruno Mastroianni, direttore dell’ufficio informazioni dell’Opus Dei in Italia (articolo a p. 31).

GIOVEDÌ 12

DOMENICA 22 S.E.R. Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto, ordina diacono Marco Crispino nella Chiesa Concattedrale della Gran Madre di Dio.

I nuovi seminaristi vengono accolti in Seminario dal Rettore e dagli altri Superiori.

VENERDÌ 13 Il Rettore saluta la Comunità e introduce al nuovo anno formativo.

MARTEDÌ 17 – DOMENICA 22 La comunità vive l’annuale tempo di esercizi spirituali: le classi dei primi due anni sono guidate da Padre Roberto Fornara O.C.D. a Montefiolo (RI); il triennio teologico è guidato da S.E.R. Agostino Superbo, Arcivescovo di Potenza a Fara in Sabina (RI).

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Sursum Corda LUNEDÌ 23 S.E.R. Mons. Matteo Zuppi, Vescovo Ausiliare di Roma per il settore Centro, guida l’incontro in preparazione alle Missioni popolari sul tema: “Spargete l’olio della gioia nelle periferie esistenziali”.

Inoltre alcuni seminaristi partecipano ai giorni iniziali della missione “Gesù al centro”.

I seminaristi del primo anno durante gli stessi giorni vivono un’esperienza di servizio presso la Piccola Casa del Cottolengo a Torino (nella foto). Padre Gianfranco Ghirlanda SJ presiede la Santa Messa nella nostra Comunità (nella foto).

DOMENICA 29

MARTEDÌ 24

S.E.R. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria - Bova, ordina presbitero don Lorenzo Spurio nella Parrocchia di S. Maria del Pozzo in Ardore Marina, per la Diocesi di Locri-Gerace.

Nella Cappella della Madonna della Fiducia i futuri diaconi romani prestano giuramento.

Celebra la Santa Messa nella nostra Comunità Padre Sandro Barlone SJ (nella foto).

MERCOLEDÌ 25

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Si parte per le Missioni nelle parrocchie romane di Santa Lucia e di Santa Barbara alle Capannelle, nei campi Rom (articolo a p. 32) e per la Missione nella Diocesi di Urbino - Urbania - Sant’Angelo in Vado (articolo a p. 33).


Diario OTTOBRE SABATO 5

LUNEDÌ 7 Inizio delle lezioni universitarie alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana. Il Rettore presenta il tema del progetto formativo dell’anno: ‹‹ “Vi trasmetto ciò che anche io ho ricevuto” (1Cor 15,3). Memoria e progetto ››.

MARTEDÌ 8 Il Rettore introduce alla vita comunitaria, presentando alcuni cambiamenti relativi all’orario settimanale.

MERCOLEDÌ 9 L’incontro con i parroci dà avvio al tirocinio pastorale.

SABATO 12 S.E.R. Mons. Giovanni Tani, Arcivescovo di Urbino Urbania - Sant’Angelo in Vado, ordina diacono Andrea Righi nella Cattedrale di Urbino.

S.E.R. il Cardinal Vicario celebra la Santa Messa in Comunità. Ha inizio il ciclo di incontri dal titolo: “Due passi insieme”, guidato da don Giovanni Carpentieri.

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Sursum Corda SABATO 19 S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante, Vescovo Ausiliare di Roma per il Settore Est, presiede la Santa Messa nella Parrocchia di Santa Giulia Billiart per la presa di possesso del nuovo Parroco, don Manrico Accoto, nostro Assistente per quattro anni. La Comunità del Seminario lo saluta con affetto e riconoscenza (articolo a p. 27).

Inizia il ciclo d’incontri del gruppo vocazionale “Apri gli occhi”.

MARTEDÌ 29

DOMENICA 20 S.E.R. il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, conferisce l’ordinazione diaconale a 11 seminaristi romani. I diaconi ordinati del nostro Seminario sono: don Marco Seminara, don Nicola Di Ponzio, don Paolo Scipioni (articolo a p. 34). S.E.R. Mons. Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo di Pisa, ordina presbitero don Giovanni Emidio Palaia nella Basilica di Santa Caterina.

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Presso il nostro Seminario si tiene l’incontro organizzato dall’Ufficio Missionario Diocesano dal titolo: “Noi preti di Roma, in missione, oggi ci raccontiamo”. S.E.R. Mons. Matteo Zuppi, Vescovo ausiliare di Roma per il settore Centro, introduce le testimonianze di don Alessandro De Rossi, don Paolo Boumis, don Alberto Pacini, nostri ex-alunni.


Diario GIOVEDÌ 31

SABATO 8 Inizio del Laboratorio di Catechesi per il I anno. La Comunità del Seminario partecipa alla Santa Messa della Dedicazione della Basilica Lateranense, presieduta dal Cardinale Vicario Agostino Vallini.

LUNEDÌ 11 Don Luigi Rossi, nostro ex-alunno, presiede la Santa Messa di Comunità.

MARTEDÌ 12

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano S.E.R. il Cardinale Vicario Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, ordina sacerdote don Francesco Panizzoli.

NOVEMBRE LUNEDÌ 4 Don Francesco Panizzoli celebra la sua prima Messa nella nostra Comunità. Inizio dei Laboratori di Liturgia per il III anno e di Pastorale Giovanile per il IV anno.

In occasione delle celebrazioni dei “Cento anni del Seminario Romano Maggiore in Laterano” si tiene la prima conferenza sul tema: “L’Eucarestia e la Carità nella vita del presbitero”. Intervengono Padre Roberto Del Riccio SJ, Rettore del Seminario Campano di Posillipo, e don Roberto Savoja, parroco di Sant’Ugo (articolo alle pp. 23-24).

MARTEDÌ 5

MERCOLEDÌ 13

Inizio dei Laboratori di “Ludocatechesi” per il II anno e sulla Carità per il V anno.

Tutta la Comunità si ritrova in Piazza del Collegio Romano per ripercorrere l’itinerario storico del nostro Seminario. Successivamente ci ritroviamo presso il Pontificio Seminario Francese per un momento di festa e di convivialità.

MERCOLEDÌ 6 La Biblioteca viene riaperta al servizio prestiti.

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MERCOLEDÌ 20

DICEMBRE

Durante la cena si svolge lo spettacolo di inizio anno, durante il quale si presentano i nuovi seminaristi.

DOMENICA 24 Nella Solennità di Cristo Re, Papa Francesco presiede la Santa Messa in Piazza San Pietro a conclusione dell’Anno della Fede. Iniziano gli incontri del gruppo Genitori ed Amici del nostro Seminario guidati da don Giuseppe Forlai. Riprende l’iniziativa dei “Vespri della Fiducia”, attraverso la quale la Comunità del Seminario Romano invita tutti gli amici a pregare insieme e ad un momento di condivisione fraterna.

LUNEDÌ 25 Mons. Filippo Salvo, Vicario Episcopale di Barletta, presiede la Santa Messa di Comunità.

DOMENICA 1 Solennità della Dedicazione della Cappella maggiore del Seminario.

MERCOLEDÌ 4 Presiede la Celebrazione eucaristica in Comunità don Manrico Accoto.

SABATO 7 In mattinata, partecipiamo nella Basilica Lateranense all’incontro di riflessione sul sacerdozio e all’adorazione eucaristica per le vocazioni, guidata da S.E.R. Mons. Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero. Durante l’incontro, introdotto dal Cardinale Vicario Agostino Vallini, S.E.R. Mons. Ludwig Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, presenta il libro di Benedetto XVI “Annunciatori della Parola e servitori della vostra gioia”.

SABATO 30

LUNEDÌ 9

La Professoressa Donna L. Orsuto, dell’Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana, guida il Ritiro d’Avvento.

Don Carlo Devoto celebra la sua prima Messa nella nostra Comunità.

GIOVEDÌ 19 Cena di Natale.

VENERDÌ 20 Con la fine delle lezioni, iniziano le festività natalizie.

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Auguri di buon Natale e felice anno nuovo!


In comunità

L’EUCARESTIA È AL CENTRO DELLA NOSTRA FORMAZIONE n occasione del centesimo anno della presenza del nostro Seminario al Laterano, il 12 novembre 2013 s’è svolta un incontro sull’Eucarestia: i relatori sono stati Padre Roberto Del Riccio SJ, Rettore del Seminario campano interregionale di Posillipo, e don Roberto Savoja, parroco di Sant’Ugo, nostro ex-alunno. L’Eucarestia è il centro della formazione dei seminaristi del Romano: preparata e celebrata al mattino, vissuta nella giornata,

I

adorata la sera, si può a ragion dire che da un secolo sia stata “canale” della grazia divina per il discernimento, la vita interiore, il sorgere ed il crescere della carità pastorale per migliaia di presbiteri ex-alunni. Padre Del Riccio ha suddiviso la sua relazione in due parti: nella prima, facendo riferimento alle due tradizioni di testi (Mt – Mc; Lc – Paolo) che ci hanno tramandato l’istituzione dell’Eucarestia, ha approfondito il senso del sacrificio cristiano; nella

Gabriele Vecchione


Sursum Corda seconda ha chiarificato come questo sacrificio possa compiersi ed essere efficace. Il culto cristiano è sostanzialmente diverso da tutti gli altri riti sacrificali poiché non ha offerta propria, ma è ricezione dell’opera salvifica di Dio compiuta una volta per tutte in Cristo: ovverossia Dio definitivamente ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno e così cerca continuamente di riportarci alla nostra capacità originaria di amare, perduta a causa del

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peccato. L’originalità della liturgia cristiana, la cui reiterazione non è il moltiplicarsi di numerosi sacrifici, è l’accoglienza – con rendimento di grazie – del sacrificio di Cristo, che si rende realmente presente nell’atto di farne memoria da parte della comunità. Nella seconda parte della sua relazione, Padre Del Riccio ha sottolineato come possano ottenersi i frutti della morte e resurrezione di Cristo, già preconizzata nel passaggio del popolo d’Israele dall’Egitto alla Terra Promessa ed attualizzata nella Liturgia. L’uomo che vi partecipa è reso presente a quell’evento fondamentale e ne viene trasformato e riconciliato. Com’è detto apertis verbis nella terza preghiera eucaristica, nel sacrifi-

cio cristiano si hanno due epiclesi: la prima - com’è noto - è quella sulle oblate; la seconda sui comunicanti (“a noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo, in Cristo, un solo corpo e un solo spirito”). Il fine di questa partecipazione/trasformazione è quindi anche la costituzione di un corpo escatologico che testimoni nella storia la presenza dell’Eterno. Don Roberto Savoja, dando un taglio esperienziale al suo intervento, ha messo in risalto cosa possa voler significare per un presbitero l’attuare la morte e la resurrezione del Signore nella Liturgia cristiana. Presiedendo la celebrazione eucaristica il sacerdote assimila un’umanità non più “egocentrata” ma plasmata secondo lo Spirito e, poiché la Liturgia è il memoriale della carità di Dio che dimentica i peccati degli uomini, può a sua volta espanderla, renderla agli altri e sempre più amare come ha amato Gesù: ben più fortemente dunque dei propri pur necessari umani slanci e della propria tenacia. Dall’Eucarestia, sacramento del povero, il presbitero è spinto – fugando ogni romanticismo ed ogni retorica – a servire in quelle che Papa Francesco chiama le periferie dell’esistenza, e a vivere questo servizio come via di evangelizzazione piuttosto che mera erogazione di una doverosa prestazione; a sanare eventuali non-comunioni in atto con i fratelli; a stupirsi del fatto che tante persone dal difficoltoso percorso esistenziale possano mantenersi in piedi grazie alla Messa domenicale. Il Seminario è la scuola per diventare capaci di amare senza misura, senza porre condizioni, come il Signore ha amato, e per permettere a tutti di accogliere la misericordia di Dio: ciò non è frutto di sola volontà umana o di un pur sano idealismo, ma di quel “contatto trasformante” di cui ebbe a scrivere Elisabetta della Trinità. Solo questo fedele contatto con Gesù Cristo può trasformare il cuore, riconciliarlo e riempirlo dei suoi stessi sentimenti. Per questo l’Eucarestia è al centro della nostra formazione.


In comunità I L

P R E S B I T E R I O

SUPERIORI

INCARICHI

DIOCESI

Don Concetto OCCHIPINTI Mons. Mauro COZZOLI Don Giuseppe FORLAI Don Paolo LOJUDICE Don Dario GERVASI Don Franco MASSARA Mons. Mario PANGALLO Don Andrea CARLEVALE Don Daniele SALERA Don Cristiano PATRASSI Mons. Mario SCALA

Rettore Direttore Spirituale Direttore Spirituale Direttore Spirituale Vicerettore Economo Assistente agli studi Educatore Educatore Educatore Economo diocesano

Roma Trani-Barletta-Bisceglie Roma Roma Roma Mileto-Nicotera-Tropea Roma Roma Roma Roma Roma

DiscernimentoDiscernimento PRIMO ANNO

SECONDO ANNO

Don Cristiano PATRASSI AROZTEGI Juan Pablo BELLATO Simone BOGDAN Giorgio BOTTA Francesco DE IURI Andrea DEL FA Diego DEZIL Benedict D’ORIA Andrea ELITERNE Jean FEKETE Zoltan FOTI Edgard GUENSON Jean Baptiste LISI Daniele LATTANZIO Francesco MESOLELLA Mario PALAZZO Francesco RACZ Davide ROSSI Alessio SIMEONE Salvo ZULLO Michele

Diocesi San Sebastian - Spagna Roma Roma Civita Castellana Roma Roma Ansè-à-Veau et Miragoane - Haiti Ugento-Santa Maria di Leuca Ansè-à-Veau et Miragoane - Haiti Pécs - Ungheria Roma Hinche - Haiti Oria Trani-Barletta-Bisceglie Roma Roma Pécs - Ungheria Roma Oria Alife-Caiazzo

Don Daniele SALERA Diocesi

CASERIO Alessandro CIARDO Michele DE LORENZIS Simone Pietro GRAMEGNA Paolo JOSEPH Johnny LAVIA Luigi KÜHNER Goran MELACCA Simone NICOTRA Angelo OCCHIBOVE Alessandro RUTA Guido TARANTELLI BACCARI Renato VANGELI Francesco

Roma Ugento-Santa Maria di Leuca Nardò-Gallipoli Roma Hinche - Haiti Rossano-Cariati Roma Civitavecchia-Tarquinia Roma Alife-Caiazzo Roma Roma Nardò-Gallipoli

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Sursum Corda

Formazione Formazione TERZO ANNO

QUARTO ANNO

Don Dario GERVASI

Don Andrea CARLEVALE Diocesi

Diocesi

CENANI Emilio CORVINO Salvatore CUNSOLO Massimo DEFFENU Francesco DE SANTIS Michele FARCI Luca FERRARI Michele FONTANA Francesco GAGGIA Nicolò MARULLO Cosimo MASLOVAR Zvonimir MURGIA Enrico MUSSI Matteo SAMETTI Francesco SPEZIA Massimiliano

Roma Lecce Roma Cagliari Oria Cagliari Roma Roma Perugia Lecce Taranto Cagliari Roma Roma Roma

BIANCUCCI Andreas CAROZZA Marco DE SIMONE Pasquale ERRICO Dario FACCO Antonio FONTANA Tommaso LOI Dario MAGGIONI Giovanni MANCA Alessandro Giorgio PICA Mattia PREVITERO Luigi VECCHIONE Gabriele VIGNATI Andrea

Roma Bari-Bitonto Rossano-Cariati Civitavecchia-Tarquinia Roma Roma Roma Roma Cagliari Roma Nardò-Gallipoli Roma Roma

SESTO ANNO Don Concetto OCCHIPINTI Diocesi

Formazione QUINTO ANNO Don Andrea CARLEVALE Diocesi

CALAMITA Andrea CASARANO Angelo DEL CONTE Francesco GIORNO Eugenio GALLETTI Simone GRECO Graziano HUANG Kongru Giuseppe NIGRO Giovanni RESCHINI Michele

Roma Nardò-Gallipoli Trani-Barletta-Bisceglie Roma Roma Nardò-Gallipoli Mindong - Cina Taranto Roma

D’ARGENIO Paolo FERRETTI Michele FILANNINO Francesco FREJUSTE Romuald LO GIUDICE Giovanni MARUCA Francesco PELLEGRINO Marco SIMARI Domenico

SETTIMO ANNO Don Concetto OCCHIPINTI Diocesi

DI PONZIO don Nicola JOZIČ don Boris PAGANINI don Gabriele RIGHI don Andrea SCIPIONI don Paolo SEMINARA don Marco SUPPA don Rocco

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Roma Roma Trani-Barletta-Bisceglie Hinche - Haiti Roma Mileto-Nicotera-Tropea Trani-Barletta-Bisceglie Rossano-Cariati

Roma Zagreb - Croazia Casale Monferrato Urbino-UrbaniaSant’Angelo in Vado Roma Roma Mileto-Nicotera-Tropea


In comunità

LA GIOIA DI AVER LAVORATO CON QUALCUNO DA CUI IMPARARE ifficile contenere in poche righe un saluto che vorrebbe manifestare anche solo un pizzico della sincera amicizia instauratasi tra noi del Presbiterio del Seminario e don Manrico Accoto in questi anni di collaborazione e vita comune. Don Manrico è stato chiamato a fare da assistente in seminario nell’estate del 2009. Ricordo quando ci siamo ritrovati insieme nel piazzale antistante il Seminario per andare dal Cardinale Vicario a ricevere la nomina per il nuovo incarico: non sapevo infatti che sarebbe stato mio compagno in questa nuova e inaspettata avventura pastorale. Ora, dopo quattro anni di servizio in questa veneranda istituzione pontificia, il Cardinale l’ha chiamato di nuovo, stavolta a condurre la comunità parrocchiale di Santa Giulia Billiart, dallo scorso settembre. In questa pagina, dunque, sono contento di salutarlo, perché in tal modo ho la possibilità di esprimere anche la mia personale gratitudine per un incontro rivelatosi importante ed arricchente. Tante sono le cose che potrei dire, ma fra tutte desidero mettere in luce soprattutto la qualità della sua presenza: per noi preti impegnati a dare concretezza “qui e ora” al progetto formativo per i seminaristi che il Signore sta chiamando all’ordinazione presbiterale, quello di don Manrico è stato un contributo profondamente segnato dall’a-

Andrea Carlevale

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cume della sua intelligenza e dallo spessore della sua umanità e preparazione, così come dalla forza d’animo con cui poneva e affrontava domande “scomode” per rendere più adeguata la proposta educativa. La sua presenza e il suo servizio sono stati caratterizzati da profonda generosità, che era alla base di gesti anche piccoli. Per fare un esempio banale, passava ore al computer mettendo a servizio le sue capacità per dare un volto grafico invitante a tanti cartelli e volantini informativi, altrimenti asettici, come quelli per i quali io gli chiedevo aiuto. Il tutto portando avanti il lavoro di stesura di una tesi di dottorato che non ha mai perso di vista (o che non lo ha mai perso di vista?...). Con don Manrico ho avuto conferma di un’esperienza che per grazia è appartenuta poche altre volte alla mia concreta vita sacerdotale. Se per natura gioisco quando sento che qualcuno sta condividendo il mio impegno o la mia vicenda, con l’amicizia di Manrico ho assaporato anche un livello ulteriore di questa gioia: non solo quella di aver avuto qualcuno che ha lavorato con me, ma quella che nasce dall’aver lavorato con qualcuno da cui imparare, che si ammira sinceramente e che si ha il dono di avere accanto a sé. Benevolmente, invidiamo la sua nuova comunità. Buon cammino, amico mio!

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Sursum Corda Daniele Salera

DUE VOLTE CUSTODI La Comunità del Seminario accoglie don Giuseppe Forlai e don Cristiano Patrassi

on il sacerdozio ho iniziato a osservare con più meraviglia i cicli della vita. L’esperienza pastorale – soprattutto attraverso la celebrazione dei sacramenti, ma anche la domenica con l’aria di festa di famiglia in cui tutti si ritrovano insieme – mi ha educato a cogliere la bellezza del-

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l’esistere che scorre a piene mani. Ho condiviso la gioia di una coppia che si unisce in matrimonio, così come anche il “prorompere” dell’esistenza al momento di una nuova nascita. La vita, dopo questi eventi, non è più quella di prima! Si cambia, ci si lascia plasmare da questi momenti, che segnano come una linea di confine tra un prima (che non sarà più tale) e un dopo (tutto da scoprire). Noi sacerdoti accompagniamo questi passaggi e ne riceviamo gli effetti a nostra volta, ma anche siamo come “ponti” che mediano e favoriscono il movimento dai cicli naturali a quelli spirituali (comunitari e personali).

Anche la Comunità del Seminario è caratterizzata da questo flusso vitale. Ogni volta che qualche suo componente termina il cammino e subentra qualcuno al suo posto, è necessario ripensarsi e dare vita al “nuovo organismo”. Quest’anno si sono uniti a noi don Giuseppe Forlai, come nuovo Padre spirituale, e don Cristiano Patrassi, Educatore del I anno di filosofia; ambedue romani, sono cresciuti rispettivamente nelle parrocchie di Santa Paola Romana e Santa Galla. La loro presenza ci chiede di ripensare il nostro essere famiglia e lo stile del nostro servizio. Don Giuseppe ci sta trasmettendo la sua ricca esperienza spirituale ed il desiderio di gustare la sapiente tradizione della Chiesa; don Cristiano ci stimola a vivere il servizio con gioia e dedizione ed è un vero “apostolo della vita comune”. Attraverso di loro la nostra famiglia ha ricevuto una vitalità nuova, e certamente la Provvidenza non le farà mancare ciò che le serve. Restando fedele al nostro essere famiglia sui generis, vorrei consegnar loro un’immagine, relativamente a questo prezioso ministero della formazione al sacerdozio: in seminario noi presbiteri impariamo a custodire l’attesa e a farci poveri di tutto. Attendiamo e custodiamo il “parto” che la Chiesa avrà dei suoi nuovi ministri, ci impoveriamo di tutto perché questi suoi figli saranno subito offerti per un servizio che li porterà “via da casa”. Per questo abbiamo come patrono nella formazione san Giuseppe, due volte custode, della Madre e del Figlio (così come Erri De Luca sapientemente annota nel suo libro “In nome della madre”). Egli custodisca la nostra Comunità e dia forma al nostro ministero.


In diocesi

PELLEGRINI NELLA PATRIA DI GIOVANNI PAOLO II “Q

uando penso «patria» - esprimo me stesso, affondo le mie radici, è voce del cuore, frontiera segreta che da me si dirama verso gli altri, per abbracciare tutti, fino al passato più antico di ognuno.” (Card. Karol Wojtyła, Pensando Patria, 1974) Il pellegrinaggio estivo dei seminaristi romani in Polonia dall’8 al 14 di luglio, animato dalla presenza del Vescovo Ausiliare Mons. Guerino Di Tora, è stato anche questo: sondare le radici cristiane di un Paese profondamente cattolico, e al contempo ripercorrere a ritroso la parabola terrena di Karol Wojtyła nella sua terra natia e nella città di Cracovia, che ovunque segnala luoghi che lo ricordano. Nella città di San Stanislao, Cracovia, ci ha accolti il seminario diocesano situato sotto lo sguardo del Castello di Wavel. Ci hanno guidato in quelle giornate un ex alunno del nostro seminario, don Lukasz Celinski, solerte nel curare il programma dell’intera settimana, e un’ altrettanto sollecita guida locale, che ci ha permesso non solo di conoscere la ricchezza culturale che si presentava ai nostri occhi, ma anche di cogliere l’anima polacca forgiata da molte prove e sostenuta da una fede vissuta e testimoniata. I primi giorni sono stati dedicati alla visita della città. La collina di Wavel con l’omonimo Castello e il suo cortile rinascimentale, la Città Vecchia di Cracovia e la sua architettura romanica, gotica, rinascimentale e barocca, il Collegio Maius – il più antico edificio dell’Università Jagiellonski – e ancora,

Angelo Nicotra

la più grande Piazza del Mercato in Europa e la Torre del Municipio. Significativo e toccante il quartiere ebraico di Kazimierz, centro della vita religiosa e sociale della Cracovia ebraica fino alla deportazione di massa della comunità ebraica ivi residente, avvenuta durante l’occupazione nazista.

Nei giorni successivi ci siamo diretti alla volta di alcuni significativi santuari mariani tanto cari alla fede del popolo polacco, ossia Czestochowa con la sua Madonna Nera, il santuario di Lagiewniki, alle porte di Cracovia, proclamato da Giovanni Paolo II “il centro della Divina Misericordia” durante la sua visita del 2002, e infine Kalwaria Zebrzydowska, con la sua architettura manierista. Sulle tracce di Karol Wojtyła abbiamo fatto sosta a Wadowice, piccola cittadina che il 18 maggio 1920 gli diede i natali. Successivamente ci siamo trasferiti alle miniere di sale di Wieliczka, una delle più antiche miniere saline operanti al mondo fin dal Medioevo; la miniera forma una città sotterranea, con la più grande cappella sotterranea al mondo, dedicata a Santa Cunegonda. Altre tappe nel solco della memoria europea sono state Auschwitz-Birkenau e l’antica città tedesca di Breslavia, che ha dato i natali ad Edith Stein e Dietrich Bonhoeffer.

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Sursum Corda Salvatore Corvino

CON LO ZAINO IN SPALLA… NON GUARDIAMO LA VITA DAL BALCONE! n nuovo anno formativo è in corso: la stagione estiva è alle spalle. Come un tempo facevano i contadini, il grano è nei granai e la provvista per l’inverno è in dispensa, ricca di buoni frutti. La mia estate, e quella dei miei compagni di classe, ricca di tanti doni, ha viaggiato su un unico binario: la consapevolezza di voler vivere la Chiesa nella bellezza della sequela Christi, da giovani, cristiani, seminaristi. Il Cammino di Santiago, lungo pellegrinaggio tra Portogallo e Spagna, è stato la prima tappa fondamentale, vissuta con chi già cammina quotidianamente accanto a me: 190 km in sei giorni, nei quali, fin dal mattino presto, abbiamo compreso come la strada sia metafora della vita. Accogliendo una proposta di don Manrico Accoto, che ha terminato così il suo servizio come nostro educatore, abbiamo deciso di indossare le scarpe da trekking e partire. Tanti passi, scanditi dalla preghiera insieme, mai scontata, mai abitudinaria, ci hanno regalato la sorpresa del condividere tut-

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to: dal peso della fatica alle nostre storie, preziosi tasselli inseriti negli zaini in spalla, al posto di tanti pesi inutili lasciati lungo la strada. Nel camminare, eravamo in 11, ma allo stesso tempo soli. Abbiamo sorriso e sofferto insieme, vivendo però la dimensione paradossale della solitudine: sei tu a dover camminare, apprezzando tutto ciò che la strada ti offre, ma anche stringendo i denti nei momenti difficili, con l’altro che ha il suo ritmo, i suoi bisogni e al quale non si può imporre il proprio passo. Questa solitudine è maestra: ti fa gustare la bellezza del creato, la grandiosità del silenzio; ti fa ascoltare il tuo stesso respiro; non ti fa sentire la “scontatezza” della vita; ti è compagna nei giorni belli, in cui riesci a camminare 7 km in un’ora, con il fiato dalla tua parte. È maestra quando fanno male i piedi, perché ti fa aprire gli occhi sull’amico che ti è accanto, arricchendoti di qualcosa di unico, per cui vale la pena andare avanti in quel percorso che solo il Signore conosce e ha pensato per te. La seconda tappa è la JMJ. Che emozione essere a Rio de Janeiro, insieme a Giovanni, Zvonimir, Luca, Enrico, Francesco, Alessandro, ciascuno con le proprie Diocesi. Lì, tra più di 3 milioni di giovani, stretti intorno al Papa, in quella terra martoriata da un divario tra ricchi e poveri che stringe il cuore, non si poteva restare indifferenti. C’era il futuro, la speranza, la Chiesa che vuole dire il suo “Eccomi, ci sono anch’io”, desiderosa di testimoniare la freschezza del Vangelo, capace, nella preghiera, di un silenzio straordinariamente assordante, che coglie l’invito del Papa: «Cari giovani, per favore, non guardate dal balcone la vita, mettetevi in essa, Gesù non è rimasto nel balcone, si è immerso…non dimenticate: siete il campo della fede».


In diocesi

PER UN USO SAPIENTE E COSTRUTTIVO DEI SOCIAL NETWORK ra il 9 e il 12 settembre 2013 si è svolto presso la “Fraterna Domus” di Sacrofano l’ormai consueto incontro, all’inizio dell’anno formativo, dei seminaristi dei quattro seminari della Diocesi di Roma. Il tema che ha fatto da filo conduttore alle giornate è stato “Le nuove tecnologie e i social network”. Il programma delle conferenze è stato molto intenso. Si sono succeduti relatori di alto livello e ciascuno ha affrontato il tema da un’angolazione specifica: il Rev. Prof. José Maria La Porte, Decano della Facoltà di Comunicazione Sociale della Pontificia Università della Santa Croce; il Dott. Reynaldo Rivera, Segretario Generale di InterMedia Consulting; il Prof. Tadeusz Lewicki, della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale della Pontificia Università Salesiana; il Dott. Bruno Moastroianni, portavoce dell’Opus Dei. Prima di ogni conferenza ci siamo divisi in piccoli gruppi, sapientemente composti dal nostro Vicerettore, don Dario Gervasi: e abbiamo potuto condividere le nostre esperienze e considerazioni; è stata anche un’opportunità per conoscere meglio i seminaristi degli altri seminari. Dalle conferenze e dai successivi dibattiti è emerso che i nuovi media forniscono molte opportunità per la formazione culturale e l’attività pastorale, ma com-

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Guido Ruta

portano anche dei rischi. Come per ogni mezzo di per sé neutro, sta alla maturità e alla libertà di ciascuno farne un uso sapiente e costruttivo; si è quindi sottolineata l’importanza, negli anni formativi e per tutta la vita sacerdotale, di educarsi continuamente alla vera maturità e libertà. Il Cardinale Vicario, Agostino Vallini, impegnato durante i primi due giorni dell’incontro, ci ha voluto raggiungere per gli ultimi due. È stato interessante dialogare con lui sui temi delle conferenze, ed è stato molto consolante ascoltare i suggerimenti paterni e le esortazioni che ha rivolto, da vescovo, ai suoi seminaristi, che egli ama chiamare “preti cominciati”. All’incontro è intervenuto anche il Vicegerente, S.E.R. Mons. Filippo Iannone, che durante le omelie ci ha offerto interessanti spunti di meditazione. Alla fine del convegno siamo tornati in seminario, pronti per l’inizio dell’anno formativo, con la rinnovata consapevolezza del grande dono che il Signore Gesù ci ha fatto chiamandoci al sacerdozio. Ed è proprio alla luce di questo dono di Gesù, della custodia della relazione con Lui e della missione di portarLo al mondo, che dobbiamo sempre verificare la compatibilità, la necessità e la bontà di ogni relazione che stabiliamo e dei mezzi di comunicazione che utilizziamo.

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Sursum Corda Michele Ferretti

MISSIONARI A ROMA D al 25 settembre al 6 ottobre scorsi, siamo stati impegnati a Roma in due esperienze di “missione al popolo”: presso la Parrocchia di Santa Lucia e nella missione dal “duplice volto” nella Parrocchia di Santa Barbara, insieme alla presenza in alcuni campi rom di Roma.

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La missione a Santa Lucia, ben preparata dal parroco don Antonio Nicolai, è stata caratterizzata da una peculiare attenzione alle famiglie, soprattutto con l’intento di riavvicinare tutte quelle che negli ultimi anni sono state accolte dalla comunità parrocchiale per l’amministrazione dei sacramenti e che poi, per diversi motivi, si sono allontanate. Abbiamo anche avuto la gioia di condividere momenti di vita e di preghiera con alcuni ragazzi, in un “punto giovani” che abbiamo allestito all’interno degli stessi locali parrocchiali. La conclusione con uno spettacolo, che ci ha visto protagonisti nella recitazione, nel canto e nella comicità, ha “riassunto” la nostra presenza in un clima davvero fraterno e festoso. L’altra esperienza è quella che abbiamo vissuto insieme a don Paolo Boumis, nella Parrocchia di Santa Barbara a Capannelle che, contemporaneamente, ci ha visto impegnati, per il terzo anno, anche in alcuni campi rom di Roma. A Santa Barbara i numerosi centri di ascolto ci hanno dato l’occasione per incontrare un gran numero di parrocchiani, con i quali abbiamo ascolta-

to la Parola di Dio e ai quali abbiamo partecipato la sollecitudine del parroco nei loro confronti, il desiderio di costruire una comunità cristiana che sappia camminare nel Signore in una dinamica missionaria costante. La presenza nei campi rom ci ha visto impegnati soprattutto nel centro di accoglienza di via Salaria dove, continuando sulla scia di un lavoro già avviato, abbiamo condiviso insieme un momento di preghiera alla presenza di Mons. Di Tora, vescovo ausiliare del settore Nord, e uno spettacolo sulla figura di don Bosco preparato dai bambini. Inoltre, essendo poco distante da Santa Barbara, ci siamo fatti presenti al campo della Barbuta, un campo attrezzato in cui vivono molte famiglie rom di diverse etnie, con cui è iniziata un’amicizia cordiale. Le missioni popolari a Roma, in particolare nei contesti di emarginazione, rappresentano l’anticipazione di un ministero di prossimità agli uomini e alle donne di questa città, per il quale ci stiamo preparando, e pongono anche, inevitabilmente, la questione di una sintesi esistenziale e personale del nostro cammino formativo.


In diocesi

NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA

Francesco Maruca

La Missione Popolare del Seminario Romano nella Diocesi di Urbino n forte vento di speranza si è abbattuto sulle ridenti colline marchigiane della diocesi di Urbino - Urbania - Sant’Angelo in Vado che, dal 25 settembre al 6 ottobre scorso, ha visto un folto gruppo di seminaristi calcarne le strade, di città e di campagna. La missione voluta dal vescovo S.E.R. Mons. Giovanni Tani, già nostro Rettore, è stata pensata e preparata da diversi mesi, ponendo attenzione alle famiglie e ai giovani. “Non lasciatevi rubare la speranza”, il programma- messaggio di questa missione, ha preso in prestito le parole del Santo Padre, divenute ormai famose. Il 25 settembre un plotone d’attacco di trenta seminaristi, coordinati da don Andrea Carlevale, è partito alla volta di Urbino. In serata, nella Cattedrale di Urbino il Vescovo ha conferito il mandato a oltre cento missionari tra seminaristi e famiglie. Essendo una missione diocesana, è stato opportuno dividerci in sette gruppi, operando rispettivamente in sette zone pastorali, così da raggiungere tutto il territorio della Diocesi. Lavorare in squadra con i ragazzi del Seminario regionale di Ancona è stata un’occasione di scambio e arricchimento reciproco, impreziosito dalla collaborazione con le famiglie missionarie, gli insegnanti di religione e i giovani della FUCI di Urbino. Ci siamo così confrontati con i ragazzi soprattutto nelle scuole: vedere dei giovani “vestiti da prete” suscita sempre delle domande, forse per alcuni le stesse domande che qualche anno fa noi ci siamo fatti al loro posto. È stato bello percepire negli studenti la freschezza, l’entusiasmo, la capacità di stupirsi e di sognare... quel non lasciarsi rubare la speranza! Preziosi le visite agli ammalati e i momenti di incontro nelle parrocchie, negli oratori e nei piccoli centri di campagna. Altro polo forte della missione sono stati i centri d’ascolto nelle famiglie, rivelatisi un successo grazie al va-

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lido percorso di pastorale familiare avviato in diocesi. Ci sono stati diversi momenti di incontro-evangelizzazione per le strade e nei “pub” gremiti di tanti giovani. Le attività delle diverse zone pastorali sono state scandite da tre appuntamenti diocesani, che hanno fatto confluire a Urbino tante persone: il primo evento, la sera del 29 settembre, presso il teatro “R.Sanzio” per la rappresentazione del musical “Pinocchio” a cura della compagnia teatrale “GArt” dell’oratorio di Urbania; il 3 ottobre al Palazzetto dello Sport il concerto dei “The sun”,

rock band italiana. Il 5 ottobre è stato ordinato diacono il nostro Andrea Righi: l’Ordinazione, inserita nel contesto della missione, è stata una occasione di grande testimonianza per la gente che gremiva la Cattedrale. Giorni intensi, le due settimane di missione, che ci hanno dato la giusta “carica” per il nuovo anno formativo; così nel pomeriggio di domenica 6 ottobre abbiamo fatto rientro a Roma pieni di gratitudine verso le famiglie che ci hanno ospitato e verso tutte le persone incontrate. Un grazie, il nostro, che nella persona di don Vanni rivolgiamo a tutta la chiesa di Urbino, viva e gioiosa testimone di speranza.

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Sursum Corda Francesco Del Conte

MARCO, NICOLA E PAOLO: DONO E RISPOSTA, PERCHÉ TUTTO È POSSIBILE IN COLUI CHE CI DA’ LA FORZA omenica 20 ottobre mi sono accodato a un corteo di famiglie, giovani e meno giovani, che si dirigevano verso la Basilica di san Giovanni in Laterano. Erano in trepidante attesa e non nascondevano l’emozione per l’evento che li coinvolgeva come parenti, parrocchiani o semplici amici: 11 giovani sono stati ordinati diaconi dal Cardinale Vicario della Diocesi di Roma Agostino Vallini.

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Tra di loro c’erano anche i nostri Marco Seminara, Nicola Di Ponzio e Paolo Scipioni. Non li ho trovati particolarmente agitati o vinti dal timore per un momento che li avrebbe segnati indelebilmente e che rimane sigillo del loro ingresso nell’Ordine sacerdotale: servi, sul modello di Colui che non è venuto per essere servito ma per servire. Non si arriva all’Ordinazione diaconale dopo aver deciso di fare un salto nel vuoto, ma a seguito di un importante tempo di discernimento e di preparazione, custoden-

do la bellezza della vita comunitaria e godendo della gioia che proviene dalla SS.ma Eucarestia e dalla frequentazione delle Sacre Scritture. Aprendo il cuore a Dio si sono sentiti a loro agio, e per questo la loro risposta è diventata dono di se stessi. È nel silenzio che don Nicola ha scoperto la presenza di Dio che «è qui e ti chiama» (Gv 11,28). È nella verità della conoscenza di se stesso che don Paolo ha scorto il dono della chiamata al sacerdozio, perché solo Cristo sa rivelare l’uomo all’uomo; è il Signore che ha detto a don Marco quale fosse il suo reale valore e quale fosse il progetto che egli era chiamato a realizzare. La Parola di Dio si è fatta pane per la loro vita e ora sono chiamati a spezzarla nelle loro Comunità. Il Cardinale durante l’Omelia ha esaltato l’importanza dell’opera evangelizzatrice specialmente verso le nuove generazioni. Padre Alfred Delp s.j., assassinato dal regime nazista, scriveva: «L’uomo cerca questo uomo affinché lo aiuti. Cerca un uomo che è di più, a causa di un legame con ultime ed estreme situazioni della vita, anche se egli brucia e perisce in esse. Ma tutto questo non basta, tutto questo non è sufficiente per ciò che l’uomo aspetta da quest’uomo, al quale può porre le sue ultime domande. Aspetta piuttosto un uomo che gli porta il definitivo, che dà a lui il sacro, che può dargli Dio». È questo l’augurio che noi seminaristi rivolgiamo ai nostri novelli diaconi, portare coraggiosamente Dio agli uomini attraverso la testimonianza della bellezza di quest’unica Vita che si fa Parola.


In diocesi

INCARICHI PASTORALI 2013-2014 SETTORE NORD Gesù Bambino a Sacco Pastore Francesco Fontana, Andrea Vignati Gesù di Nazaret Francesco Maruca Sacro Cuore di Gesù Andreas Biancucci S. Bernadette Marco Pellegrino S. Domenico di Guzman don Boris Jozic, Michele De Santis S. Enrico Dario Loi S. Frumenzio Domenico Simari S. Gemma Galgani Enrico Murgia S. Ippolito Michele Ciardo, Johnny Joseph, Alessandro Occhibove, Renato Tarantelli S. Luigi Gonzaga Giovanni Nigro S. Roberto Bellarmino Michele Ferrari, Francesco Filannino S. Saturnino Martire Romuald Frejuste SS. Crisante e Daria don Andrea Righi SS. Elisabetta e Zaccaria Marco Carozza S. Ugo don Gabriele Paganini, Cosimo Marullo

SETTORE SUD

S. Pio da Pietralcina Andrea Calamita SS.ma Annunziata don Marco Seminara S. Tommaso Apostolo Emilio Cenani

SETTORE OVEST N.S. di Coromoto Giovanni Maggioni, Francesco Sametti

S. Maria Causa Nostræ Laetitiæ Salvatore Corvino

S. Filippo Neri Tommaso Fontana, Massimiliano Spezia S. Giulio Massimo Cunsolo, Pasquale De Simone

S. Stefano Protomartire Alessandro Manca

S. Gregorio Magno Gabriele Vecchione

SS. Simone e Giuda Taddeo Simone De Lorenzis, Guido Ruta

SETTORE CENTRO

Santa Lucia Goran Kühner S. Lino Paolo D’Argenio S. Pio V Michele Ferretti S. Silvia Giovanni Lo Giudice

SETTORE EST N.S. del Suffragio e S. Agostino di Canterbury Francesco Del Conte S. Gabriele dell’Addolorata Luca Farci S. Giacinta (Cittadella della Carità) Dario Loi S. Giuda Taddeo Francesco Deffenu

S. Corbiniano Simone Galletti

S. Giulia Billiart Graziano Greco

S. Melania Francesco Vangeli

S. Maria Addolorata Simone Bellato, Benedict Dezil, Francesco Lattanzi, Mattia Pica, David Racz, Michele Zullo

S. Maria Madre del Redentore Juan Pablo Aroztegi, Andrea De Iuri, Zoltan Fekete, Zvonimir Maslovar, Francesco Palazzo, Alessio Rossi

N.S. di Lourdes Paolo Gramegna, Luigi Lavia, Simone Melacca

S. Galla Angelo Nicotra

Sant’Ireneo Giorgio Bogdan, Francesco Botta, Edgar Foti, Jean Baptiste Guenson, Mario Mesolella

S. Giustino don Nicola Di Ponzio, Diego Del Fa, Andrea D’Oria, Eliterne Jean, Daniele Lisi, Salvo Simeone

Santa Croce in Gerusalemme don Paolo Scipioni, Alessandro Caserio, Luigi Previtero

PASTORALE D’AMBIENTE Clinica Ematologica Giovanni Nigro Clinica Santa Lucia Giuseppe Kongru Huang Carcere Minorile Angelo Casarano Carcere Rebibbia NC Eugenio Giorno

SERVIZI IN AMBITO DIOCESANO Pastorale vocazionale Alessandro Caserio, Angelo Nicotra, Luigi Previtero Centro Educativo (Comunità Figli della Croce) Antonio Facco, Matteo Mussi, Michele Reschini Policlinico Campus Biomedico don Rocco Suppa Nella Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia Dario Errico

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Sursum Corda

2014

ANNIVERSARI DI ORDINAZIONE SACERDOTALE 1944 LXX ANNIVERSARIO ZENNARO ANTONIO PORTA ALFONSO VIOLA LORENZO CASSISA SALVATORE

4 MARZO 3 GIUGNO 29 GIUGNO 3 SETTEMBRE

1954 LX ANNIVERSARIO BARBATO FRANCESCO BONIFAZI DUILIO GIORGINI ANTONIO LAZARI FEDELE ZINNO VINCENZO CIAMEI ANTONIO

17 APRILE 17 APRILE 17 APRILE 18 APRILE 18 APRILE 25 APRILE

1964 L ANNIVERSARIO LAVATORI RENZO CALABRO RAFFAELE COLLINS JAMES JOSEPH DE VIVO GIOVANNI MARTINI LUIGI MILLER JOHN JOSEPH SANTANTONI ANTONIO BERTULETTI ANGELO ATTILIO SILVANO DE ANGELIS PAOLO

14 MARZO 15 MARZO 15 MARZO 15 MARZO 15 MARZO 15 MARZO 15 MARZO 18 MARZO 9 APRILE 25 APRILE

1989 XXV ANNIVERSARIO PANGALLO ANTONINO MASCAGNA AUGUSTO DE FRANCO FRANCESCO BORTOLOTTI VALERIO BOTTO GIAN MATTEO CORBINO GIANFRANCO IUCULANO GIUSEPPE LAMBA RICCARDO LOJUDICE AUGUSTO PAOLO PICHELLI ENZO RAMICCIA GIULIO

1° APRILE 15 APRILE 29 APRILE 3 MAGGIO 6 MAGGIO 6 MAGGIO 6 MAGGIO 6 MAGGIO 6 MAGGIO 6 MAGGIO 6 MAGGIO

BORRELLI GIANCARLO ODER SLAWOMIR BERNARDI VITTORIO BOLIS EZIO LUCA ROTA GIOVANNI MENGOLI GIUSEPPE DI GIORGIO FILIPPO UZCATEGUI SERRANO ARTURO LUIS SCACCINI DANIELE LELIEVRE HUBERT GIOVANNI

13 MAGGIO 14 MAGGIO 16 MAGGIO 24 GIUGNO 24 GIUGNO 1° LUGLIO 8 LUGLIO 18 AGOSTO 9 SETTEMBRE 7 OTTOBRE

2004 X ANNIVERSARIO DADDATO FABIO PERSANO GIUSEPPE CAUTERO MASSIMO DEODATO GIUSEPPE LAURI ANTONIO MIRILLI MAURIZIO SECONDO NKOGO NDONG VISTREMUNDO SCALI SIMONE VALENTINI ODOARDO GUERINI PIETRO KUCIC RENATO RENNA SIMONE SZAKÀCS PÉTER VIEIRA LIMAVERDE COSTA LUCIANO GARCIA MENDOZA MARCELO NOGUEIRA SILVESTRE JOSÈ BLASI GIUSEPPE PIERLEONI FABIO

5 GENNAIO 25 MARZO 2 MAGGIO 2 MAGGIO 2 MAGGIO 2 MAGGIO 2 MAGGIO 2 MAGGIO 2 MAGGIO 29 MAGGIO 29 GIUGNO 29 GIUGNO 2 LUGLIO 1° AGOSTO 6 AGOSTO 21 AGOSTO 4 SETTEMBRE 11 SETTEMBRE

2013 I ANNIVERSARIO GIACOMO CARDINALI GIUSEPPE CONFORTI ALBERTO DANIEL LOPEZ PANTANO PIERANGELO MARGIOTTA GIUSEPPE TAVOLACCI CARLO DEVOTO LORENZO SPURIO GIOVANNI EMIDIO PALAIA FRANCESCO PANIZZOLI

6 APRILE 21 APRILE 21 APRILE 21 APRILE 21 APRILE 7 SETTEMBRE 29 SETTEMBRE 20 OTTOBRE 31 OTTOBRE

NOMINE In data 21/09/2013 il nostro ex-alunno S.E.R. Mons. Beniamino Stella, Arcivescovo titolare di Midila, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, è stato nominato dal Santo Padre Prefetto della Congregazione del Clero. In data 24/09/2012 il Santo Padre ha nominato S.E.R. Mons. Pierino Fragnelli, Vescovo di Castellaneta, ex-alunno e già nostro Rettore, Vescovo di Trapani.

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A loro i nostri più calorosi auguri!


In viaggio

MONSIGNOR SELVADAGI CONSACRATO VESCOVO

Giuseppe Petrocchi

TESTIMONIANZA DI UN AMICO DI VECCHIA DATA

Il 7 Settembre 2013 Mons. Paolo Selvadagi, nostro ex-alunno, è stato consacrato Vescovo. Pubblichiamo il ricordo di S.E.R. Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila e suo compagno di classe al Seminario Romano. onosco Mons. Paolo Selvadagi dal 1967, anno in cui cominciai ad averlo come compagno di corso al Seminario Romano Maggiore. Ricordo che, fin dai “quei” tempi, la personalità di Paolo mi appariva compatta e, al tempo stesso, articolata. Già da allora risultavano chiaramente visibili tratti - spirituali, culturali e psicologici - ben definiti e stabili, che nel tempo hanno mantenuto la loro fisionomia, pur affinandosi e guadagnando in maturità e compiutezza. Mi appariva evidente il primato che egli assegnava alla dimensione spirituale e il perseverante lavoro “evangelico” che faceva su se stesso. Si intuiva (anche se non veniva mai esibito) l’allenamento ascetico che praticava con costanza, nella sua palestra interiore, attingendo ai Padri della Chiesa e alla “probata traditio” dei grandi maestri e testimoni della vita cristiana, come anche alla collaudata esperienza del Seminario Romano. Inoltre, apprezzavo, in Paolo, l’intelligenza vivace e polarizzata sulla verità, cercata a tutto campo e senza sconti. C’è da aggiungere l’ arguto senso dell’ “humour” con cui condiva gradevolmente la sua conversazione, sia per sottolineare passaggi ritenuti rilevanti, come anche per sdrammatizzare i toni troppo accesi della discussione. Notavo che, nell’analisi degli eventi, privilegiava l’approccio dialogato e la valutazione “comparata” delle varie opinioni: la sua mente non si contentava di restare in superficie nella indagine dei fatti e delle motivazioni, ma cercava di cogliere la trama causale e le intenzioni “sommerse”, che costituiscono spesso la intelaiatura portante della storia. Anche nella dimensione relazionale Paolo è stato attento e paziente: dimostrandosi una persona generosa, capace di gratuità e di vero altruismo. Ho visto, in tante occasioni, la disponibilità con cui avvicinava il suo prossimo, accompagnando sempre il gesto del-

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l’incontro con un sorriso accogliente: segno di uno spazio del cuore reso transitabile. E’ stato un tessitore, tenace e affidabile, di rapporti fraterni. Nell’arco di 46 anni ha mantenuto i contatti con tutti i compagni di corso: e, in particolari ricorrenze, si è fatto promotore di iniziative che ci hanno consentito di ritrovarci insieme. Insomma, gli viene riconosciuto il carisma di essere fedele custode dell’amicizia e, di conseguenza, un compagno di viaggio sicuro, sul quale si può contare sempre, qualunque cosa accada! Per quanto ho potuto “scrutare” nella storia di Paolo, nei complessi ed impegnativi ambiti in cui ha operato, ha manifestato convinta dedizione; ponderatezza nella valutazioni; perseveranza nelle difficoltà; serietà e competenza nella gestione di attività importanti; capacità equilibrata di governo. In sintesi: un “uomo di comunione”, animato da sincero spirito ecclesiale e da costruttiva attenzione verso le conquiste e i problemi del mondo contemporaneo. La Madonna della Fiducia, alla quale si è sempre affidato, lo benedica e lo accompagni in questa nuova “frontiera” ministeriale, in cui lo Spirito del Risorto lo ha chiamato ad essere un apostolo, secondo il cuore di Dio.

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Sursum Corda Michele Castoro

“OMNIA IN BONUM”

Mons. Fernando Filograna vescovo di Nardò-Gallipoli l 16 luglio scorso è stata annunciata la nomina di mons. Fernando Filograna, nostro ex-alunno, a Vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli. Pubblichiamo una testimonianza di SER Mons. Michele Castoro, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, che è stato suo compagno di formazione al Seminario Romano.

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La nomina di Mons. Fernando Filograna a Vescovo di Nardò-Gallipoli ha suscitato in me viva e profonda emozione.Tanti sono i ricordi che mi legano a Don Fernando, soprattutto quelli che rimandano agli anni nel Seminario Romano. Noi pugliesi, a quel tempo, eravamo tanti al Maggiore, quasi la metà dell’intera comunità. Come compagno di corso non potevo mancare alla sua Consacrazione episcopale, il 14 settembre scorso, nell’incantevole Piazza Duomo di Lecce: uno spettacolo davvero suggestivo. Il 29 giugno 1977 avevo preso parte anche alla sua ordinazione sacerdotale, nel piccolo centro di Lequile (Le). E del nostro anno già diversi siamo stati chiamati a far parte del Collegio episcopale: Don Pierino Fragnelli, ora Vescovo di Trapani, Don Giuseppe Pinto, Arcivescovo Nunzio Apostolico nelle Filippine, Don Ernesto Mandara, Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto, Don Fernando Filograna e il sottoscritto. Pur distanti fisicamente, ho seguito con ammirazione il percorso pastorale di Don Fernando nell’arcidiocesi salentina, prima come Rettore del

Seminario diocesano, poi come Parroco e infine come Vicario Generale; di lui mi hanno sempre colpito la mitezza del carattere e la bontà d’animo. Pieno di speranza, oltre che di rispetto, perfino quando corregge o rimprovera. E’ uno di quelli che insegna con l’esempio. Anche la sua spiritualità è raffinata e sincera. Il motto che ha scelto per il suo stemma “Omnia in bonum” è un messaggio di serenità, che indica l’atteggiamento da avere di fronte a quelle realtà che discendono da Dio come un dono, ma un dono che impegna ed esige spazio interiore e disponibilità ad operare sempre per il bene. E il Vescovo è chiamato ad operare per il bene della Chiesa che gli è affidata. E’ compito del Vescovo celebrare l’Eucaristia in mezzo al popolo di Dio, raccontando ciò che Gesù ha fatto alla vigilia della sua passione. È suo compito spezzare il pane della Parola e farla risuonare nel cuore dei fedeli. Al riguardo, è molto bello il monito di San Gregorio Magno: “Molte cose nella santa Scrittura che da solo non sono riuscito a capire, le ho capite mettendomi di fronte ai fratelli… Grazie a voi imparo ciò che a voi insegno; infatti, con voi ascolto ciò che a voi io dico”. A Mons. Filograna il fraterno augurio degli amici e degli ex-alunni del Romano, perché la sua testimonianza sia sempre luminosa e di vera edificazione per tutti. Il Signore sia sempre al suo fianco e renda fruttuosa la sua azione pastorale.

Abbiamo ricevuto notizia della morte di questi ex-alunni: In data 15 agosto 2013 è venuto a mancare don Emanuele Zipari, della Diocesi di Roma, nato il 1° dicembre 1940 ed ordinato prete il 3 maggio 1998. Il 25 agosto 2013 è deceduto Mons. Marcello Bordoni, della Diocesi di Roma, nato il 27 gennaio 1930, ordinato sacerdote il 18 aprile 1954. È deceduto il 9 ottobre 2013 don Sergio Colombo, della Diocesi di Bergamo, nato il 20 ottobre 1942 ed ordinato sacerdote il 19 marzo 1966. Il 21 ottobre 2013 è deceduto Mons. Giovanni Costantini, della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo, nato il 2 gennaio 1932 e ordinato sacerdote il 10 aprile 1955. In data 4 novembre 2013 è venuto a mancare Mons. Ferdinando De Mei, della Diocesi di Velletri - Segni, nato il 7 novembre 1915 ed ordinato sacerdote il 14 febbraio 1942.

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Requiescant in Domino Si prega di comunicare alla Redazione del Sursum Corda la notizia della morte di ex-alunni di cui si venga a conoscenza.


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Sursum corda 1 2014  

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