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ABSTRACT Il 15 maggio il malcontento popolare verso una classe politica corrotta e inefficace è esploso in forma di occupazione massiva di piazze di Madrid, Barcellona e altre città in Spagna e nel mondo. Si cerca la discussione critica negli spazi pubblici e le proposte concrete di soluzioni ai problemi che veramente interessano la cittadinanza. Mentre le notizie volano su Internet e i social network, i media tradizionali sono incapaci di offrire una giusta analisi della situazione, intrappolati fra i convenzionalismi e gli interessi dei partiti affini. [ES] El 15 de mayo el descontento popular con una clase política corrupta e ineficaz ha estallado en forma de ocupación masiva de las plazas de Madrid, Barcelona y otras ciudades en España y en el mundo. Se busca la discusión crítica en los lugares públicos y las propuestas reales de soluciones a los problemas que de verdad afectan a la ciudadanía. Mientras las noticias vuelan en Internet y las redes sociales, los periódicos tradicionales son incapaces de ofrecer un buen análisis de la situación, atenazados por los convencionalismos y los intereses de los partidos afines.

Título del trabajo «La Spagna in piazza Yes, we camp» Autor Fernando Algaba Calderón (corrección de Matteo Cernison) Datos de contacto diomedes82@gmail.com tel. 696 791 057 tel. [+39] 320 285 7508 Fecha de publicación 18 de mayo de 2011 Publicación Lettera Viola Licencia CC BY-SA


La Spagna in piazza #nonosvamos #yeswecamp

La scorsa domenica, una settimana prima dell’importantissima giornata di elezioni regionali del 22-M (22 maggio), la Spagna è scesa in piazza a chiedere una vera democrazia. Gli organizzatori della protesta Democracia Real Ya! stimano che più di 130000 persone siano scese a manifestare nelle principali città spagnole al motto “non siamo merce di politici e banchieri”. Per i manifestanti, i principali colpevoli della crisi attuale sono chiari: i partiti politici maggioritari, PP e PSOE, che considerano due facce di un sistema malato e corrotto e vengono unificati sotto l’acronimo PPSOE. Mai nella storia democratica spagnola la linea tra destra e sinistra era stata così sottile come in questo momento. Non a caso, un altro degli slogan più ripetuti è stato “no les votes” (non votarli), che non è, come hanno voluto interpretare molti media, una chiamata all’astensione nelle elezioni di questa domenica, ma una chiamata al voto critico e razionale, certamente lontano dai partiti di Rajoy e Zapatero. La manifestazione a Madrid è terminata in maniera molto inusuale: almeno 150 ragazze e ragazzi sono rimasti nella centralissima Puerta del Sol con l’intenzione di organizzare un accampamento stabile dove dibattere su tutte le cose che, secondo loro, dovrebbero e si potrebbero cambiare. Da questo momento, la diffusione attraverso Internet e le reti sociali (soprattutto Twitter) ha fatto sì che la protesta si sia sparsa subito ad altre città spagnole e ieri sera, 17 maggio, si contavano ben 21 acampadas in tutto il paese, a cui vanno aggiunte quella convocata a Londra per venerdì e altre ancora da confermare in altre città europee e mondiali (si parla per ora di Berlino, Bruxelles, Budapest e Montreal). L’idea è rimanere accampati fino alla domenica delle elezioni, fomentando la creazione di una coscienza politica critica. Senza dubbio Twitter ha avuto un ruolo di primo ordine nell’organizzazione delle acampadas. Durante tutta la mattinata di lunedì 16, gli hashtags #15m #acampadasol e #spanishrevolution sono state i primi 3 trending topic a livello mondiale. Ieri, quello più seguito era #nonosvamos (non ce ne andiamo), terzo mondiale. Stranamente, #spanishrevolution è scomparso molto velocemente dai trending topic mondiali, mentre in Spagna restava chiaramente il primo, un fatto che ha fatto sollevare voci di censura di alcuni hashtags da parte di Twitter. Il grande successo che circonda sempre più queste iniziative spontanee si contrappone al duro trattamento mediatico che ricevono dai grandi media spagnoli, troppo legati ai partiti politici che Democracia Real Ya! attacca frontalmente. Mentre i media tradizionalmente di destra – ABC, El Mundo o La Razón – hanno descritto i manifestanti come una massa antisistema di estremisti di sinistra, altri giornali più progressisti come El País hanno tentato, senza successo, di avvicinarli ideologicamente alle posizioni del PSOE. Il PSOE, addirittura, ha messo per qualche minuto nel suo sito ufficiale il manifesto del movimento, ma ha dovuto ritirarlo poco tempo dopo a causa delle innumerevoli proteste che sono arrivate dagli aderenti alla manifestazione. Infatti il manifesto dice chiaramente che si tratta di un movimento “apartitico e asindacalista”. Questa è senza dubbio la caratteristica principale della manifestazione: fuggire da qualsiasi riferimento alle definizioni ormai vuote di senso “destra” e “sinistra”, affinché il movimento sia unicamente un agglomerato di persone che non credono più nei vecchi apparati di partito, 1


corrotti e schiavi dei grandi poteri economici. In questo modo, propongo misure concrete per migliorare la vita dei cittadini, i grandi dimenticati della politica. Fra le proposte più importanti ci sono la modificazione della legge elettorale “per garantire un sistema autenticamente rappresentativo e proporzionale”, dei referendum per risolvere le questioni più importanti del paese, e il controllo delle entità bancarie per evitare che lo stato usi ancora soldi pubblici per salvare le società in difficoltà. Davanti a questo movimento plurale, che non può essere condannato per una violenza che rifiuta sin dall’inizio, che non solo critica ma che anche fa delle interessantissime proposte, i grandi partiti non sanno come reagire. Per ora, si registrano solo tentativi di censura del Web: le webcam degli uffici governativi, che inquadrano Puerta del Sol e Plaza de Catalunya, principali luoghi della protesta, sono state oscurate o interrotte dai comuni di Madrid (di sindaco popolare) e Barcellona (di sindaco socialista). Il silenzio o il commento veloce sono la risposta più frequente dei politici alle domande della stampa. Tra quelli che si sono esposti di più, il Ministro della Presidenza Jáuregui (PSOE) afferma che “accampare per strada, senza nient’altro, non porta a nulla”, mentre il presidente del PP, Rajoy, commenta che “La scelta facile è attacare i politici”. Sembra evidente che entrambi non hanno capito ancora la dimensione della protesta, perchè questi attachi bipartisan non fanno altro che caricare di forza le rivendicazioni del movimento. Sarà interessante vedere come proseguirà la protesta fino a domenica, e già oggi alcuni dei grandi media si chiedono: “fino a dove sarà capace di arrivare questo movimento spontaneo e cittadino?”.

Fernando Algaba Calderón Correzione di Matteo Cernison

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«La Spagna in piazza - Yes, we camp»