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XiV Chesterton day L’eredità di chesterton In occasione della festa del beato Pier Giorgio Frassati a San Benedetto del Tronto si è svolto un rutilante Chesterton Day, con ospiti scelti e tematiche accattivanti. Quest’anno è stato un Chesterton Day speciale, infatti sono trascorsi 80 anni dalla morte di Gilbert, avvenuta il 14 giugno 1936, occasione gustosa per chiedere grazie che possano portare avanti la sua causa di beatificazione di cui si occupa l’ottimo padre Yudris. Marco Sermarini, frizzante moderatore dell’incontro, ha aperto le danze chiedendo ai relatori quale fosse la parte di eredità di Chesterton che ciascuno ha fatto sua. Sermarini accenna brevemente che la sua parte di eredità consiste nell’aver capito che Chesterton dà speranza, che vivere non è una traversia. Dopo Marco, la prima ad intervenire è stata Umberta Mesina, traduttrice di GKC. Se uno riflette, un’eredità esiste perché esistono gli eredi non perché c’è un morto ma parchè ci sono dei vivi. Gilbert non è morto, è più vivo che mai, tanto che, è vero, leggendolo, fa compagnia. Umberta Mesina ci insegna che ci sono due modi di leggere un libro: il modo utilitaristico, quando si cerca nel testo conferme a idee, sentimenti, insomma, quando c’è un vuoto e il libro serve per colmarlo e un modo relazionale. Il modo relazionale consiste nell’entrare in dialogo con l’autore per trovarci una compagnia per la vita. E’ una modalità di lettura nella quale l’autore dello scritto è talmente presente da potergli chiedere le ragioni di ciò che sta sostenendo. Ecco, Chesterton è una compagnia reale che prende per mano il suo lettore, gli spiega con pazienza il suo pensiero accompagnandolo passo per passo. Chesterton fa compagnia perché sostanzialmente lui amava tutti, amava l’uomo comune. Egli aveva quella che Belloc aveva definito la virtù della carità cristiana. Gilbert non ha mai ferito nessuno, pur dando dei giudizi nettissimi, perché lui amava tutti. E tutti amavano lui: Orwell amava il suo coraggio, Wells gli voleva bene (ma ahimè, piccolo particolare non trascurabile, odiava la Chiesa Cattolica), Shaw, che ne aveva intravisto il genio, voleva che diventasse il suo pupillo. Lo amava anche la gente comune. Chi non aveva mai letto neppure una pagina di un suo scritto, gli voleva bene anche solo perché lo seguiva alla radio (un barbiere, sentendo la notizia della morte, disse: “Era un brav’uomo. Non ho mai letto niente di lui, lo ascoltavo alla radio. Sembrava che fosse nella stanza con me”). John Kanu ha rilevato che Chesterton gli ha lasciato due cose. La prima è il rendersi conto di quanto sia magnetica la sua figura. Gilbert è come una calamita: unisce gli uomini, crea rapporti, interazioni, amicizie. Gilbert ha il potere di unire le persone e ciò che crea dura nel tempo. Basta vedere cosa è capitato ieri: persone provenienti da vari luoghi che si sono ritrovate a conversare come amici di Chesterton. Basta vedere quello che capita tutti i giorni a San Benedetto del Tronto, persone che creano opere partendo a un’amicizia. Kanu ha anche voluto porre l’accento su Chesterton il rivoluzionario. In Sierra Leone, in un villaggio in mezzo al nulla (come lo definisce lui stesso) c’è una grande immagine di Chesterton perché le sue idee sul distributismo, il suo sottolineare l’importanza della famiglia e della società rurale hanno rivoluzionato la vita di persone che non sono mai andate a scuola, persone le cui vite, senza tali parole, sarebbero stagnanti. Dopo i saluti di Roberto Prisco che non ha potuto prendere parte all’incontro per problemi di salute, ha chiuso la serata un breve spettacolo di Gnocchi e Trevisan, dal tema: “Sono tornato a casa”. I due istrionici mattatori hanno proposto la lettura di brani di Guareschi (Mai tardi), Chesterton (UomoVivo) e Tolkien (la parte finale del Signore degli Anelli) perché, per dirla alla Chesterton: “… si cerca ansiosamente di spezzare le catene o di dare la caccia alla luna soltanto per tornare a casa” Elisabetta Dragotto


La parola ai giovani… Il 2 luglio ci sono stati due incontri che mi sono piaciuti molto. Il primo è stato del nostro caro amico e seminarista Kevin che ha voluto fare una testimonianza soprattutto a noi giovani. Ha raccontato della sua esperienza universitaria e della sua vocazione. Mi è piaciuto quando ha detto che lui ha sofferto molto ed è passato attraverso il peccato ma non è necessario peccare per avere una vita santa. Il quattordicesimo Chesterton day è stato come al solito un raduno di pazzi e di gente strana il tema è stato quello dell'eredità di Chesterton. Non avevo mai pensato di essere un erede e quindi quasi un parente di questo grande uomo. Mi è piaciuta molto l'esibizione di Trevisan cioè una sorta di relazione del viaggio tra Guareschi, Chesterton e Tolkien. Matteo Mozzoni

04-07 Lunedì Ore 19.00 S. Messa presieduta da S. E. Mons Carlo bresciani Ore 21.00

estrazione della 10° lotteria di beneficienza ore 21.30

il giornalino di giamburrasca


Vivere festa 02 07