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Perseguitati. Il dramma dei cristiani nel dramma del mondo Incontro con Rodolfo Casadei, inviato speciale del settimanale Tempi

Che dire dell’incontro di ieri sera? Per lo più è stato uno straziante elenco di tragedie, una più orribile dell’altra. Mentre il giornalista di Tempi, Rodolfo Casadei, narrava i fatti avvenuti in questi ultimi anni nelle zone del Medio Oriente, sentivo salire un misto di dolore e rabbia. Di molte tragedie magari sapevo già, ma i comunicati di morte che arrivano dalla Siria, piuttosto che dall’Egitto o dall’Iraq sono così tanti che si sovrappongono, fino a non fare più “notizia”. Lui invece ci ha portato le foto che ha scattato in quei luoghi, così i fatti sono diventati volti e ci hanno mostrato dal vero, dal vivo, quello che succede: la fuga, la vita nei campi profughi, le distruzioni. Casadei ha conosciuto in Turchia un armeno che attraverso il suo lavoro cercava il dialogo con i turchi e per questo ha perso la vita, da allora vuole incontrare e conoscere persone che cercano la Verità e raccontare le loro esperienze. Tra le testimonianze che più mi hanno colpito c’è stata quella della moglie del giornalista armeno ucciso, che diceva “Noi abbiamo perdonato gli assassini, perché nel Vangelo c’è scritto quello che ci poteva succedere: il centuplo quaggiù e le persecuzioni e se perdoniamo blocchiamo la spirale di vendetta che i mussulmani vogliono instaurare”. Anche le parole del vescovo di Mosul sono impressionanti, perché se capitasse a noi di vivere in guerra, nel costante pericolo di essere uccisi, non so se riusciremmo a vivere confidando in Dio: “Noi insegniamo a non aver paura di morire, e per fare questo dobbiamo insegnare ai cristiani come vivere” e la foto dei giovani sorridenti che organizzavano l’oratorio a Mosul dimostrava quanto fosse vero. “Io e la mia famiglia siamo nel cuore di Dio” dicono i profughi con una fede incrollabile e sulle case distrutte, al posto delle scritte che inneggiano ad Allah, sostituiscono la massima “Dio è carità e amore”. Mi ha commosso anche la dedizione totale di tanti sacerdoti che sono rimasti vicini al popolo dicendo “Io ora ho realizzato a pieno, la mia vocazione: cioè dare la vita per Cristo, questa è la pienezza della vocazione e la auguro a tutti i sacerdoti”. Veramente siamo davanti ai martiri cristiani di oggi che, sotto gli occhi indifferenti del mondo, vivono una vita coraggiosa, pronti anche al martirio per rendere testimonianza a Cristo. Così a mano a mano la rabbia ha ceduto il posto alla commozione, per quei visi che il giornalista nominava ad uno ad uno, con la cura di chi parla di amici, di persone care e per lo stupore di ciò che la Grazia opera. Spero che non mi capiti di vivere direttamente tempi così terribili, però spero e prego di poter vivere per Cristo con la stessa pienezza e intensità. Michela Iobbi


La parola ai giovani… La sera del 2 luglio è stata dedicata alla scoperta dei cristiani d’Oriente ai quali oggi è richiesto di testimoniare la loro fede con la propria vita. Ad istruirci sul tema è venuto il nostro amico Rodolfo Casadei, giornalista del mensile “Tempi” che con una serie di foto e video ci ha fatto rendere conto di ciò che oggi i cristiani vivono in Oriente. La cosa che mi ha colpito di più è stata la resistenza dei perseguitati nel rimanere “a casa loro”. Molti di loro avevano la possibilità di fuggire e ricostruirsi una vita lontano dalla sofferenza e dalla violenza che avevano subito ma non l’hanno fatto per amore della loro patria. Hanno riportato a realtà ciò che Chesterton scriveva anni fa riguardo allo scadente quartiere di Pimlico “Un innamorato non regala alla sua bella una collana per nasconderle il collo. Se gli uomini amassero Pimlico come le madri amano i loro figli, arbitrariamente, perché è loro, Pimlico in uno o due anni diventerebbe più bella di Firenze. [...] Questo è il modo, di fatto, in cui le città divennero grandi. [...] La gente cominciò prima a rendere onore ad un luogo, e poi guadagnò gloria in suo nome. Gli uomini non amarono Roma perché era grande. Roma fu grande perché gli uomini l'avevano amata”. I suoi abitanti hanno due scelte: andare a vivere in quartieri migliori o amare il proprio tanto da renderlo il migliore. La scelta dei cristiani d’Oriente è ricaduta, e ricade ogni giorno, sulla seconda opzione cioè quella di rimanere a casa loro per renderla un posto migliore anche a costo della loro stessa vita. Francesca Sermarini

Ore 21.30

Le cose che ci scaldano il cuore squarci di ciò che ci ha guidato, ispirato e confortato in questi anni


Vivere festa 01 07