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alla nostra amicizia, all’arte a modo nostro convinti d’esser nel vero, a quel galantuomo del tempo che la stima ha mai sopita.


Š 2012 - Edizioni Tabula Fati del gruppo editoriale Tabula Fati 66100 Chieti - C. P. 34 - Tel. 087163210 - 0871 561806 www.edizionitabulafati.it edizionitabulafati@yahoo.it Illustrazioni e testo di Nicola Scamurra (Scamurrino) Via E. Mattei, 6 - Battipaglia *UDÀFD(QULFR&ULVWRIDUR9LD*)DOFRQH/¡$TXLOD


Scamurrino

testo e illustrazioni

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Racconto ironico per fanciulli cresciuti a pane e sciocchezze. Adatto a bambini in etĂ evolutiva se letto insieme a un adulto.


Prefazione Cari bambini (e non), dopo essere stati a lungo raggirati GXUDQWHLOSHULRGRGHOO·HWjHYROXWLYDqDUULYDWRLOPRPHQWR GHOODYRVWUDYLWDLQFXLÀQDOPHQWHVFRSULUHWHODYHULWj (EEHQH Vu OD %HIDQD QRQ HVLVWH TXHOOD FKH YL KDQQR SURSLQDWRDG+DOORZHHQqODVWUHJDPDTXHOODHVLVWH $Q FKH%DEER1DWDOHQRQHVLVWHqXQDLQYHQ]LRQHGHOOD&RFD &RODFKHYHO·KDGDWDDEHUHSHUIDUYLWUDQJXJLDUHODVXD EHYDQGDPLFLGLDOH LQHIIHWWLqXQPHGLFLQDOHFRQWUDEEDQ dato per bibita). $GHVVRGXQTXHFKHFLVLDPRFKLDULWLFRPLQFLDPRDUL YHODUHDQFKHODYHULWjVXLIDWWLGL&DSSXFFHWWR5RVVR 9LGLDPRIDFROWjGLULGHUQHPDG·DOWUDSDUWHYLLQYLWLD PRDVRUULGHUHGLWDQWLDOWULUDFFRQWLGLYLWDSHUFKpXQSR· G·LURQLDqOR]XFFKHURGHOODYLWD HLQTXLHWDUVLSHUTXHOOR FKHDYYLHQHQRQVHUYHSHUFKpqJLjDYYHQXWRHQRQVLSXz SLFDPELDUHVLSXzVRORFHUFDUHGLGLPHQWLFDUHSHUOHQLU ne gli effetti). ,OUDFFRQWRqDIÀGDWRD6FDPXUULQR LOPLRDPLFR1LFROD 6FDPXUUD DUWLVWDGHOO·LPPDJLQDULRHYLVLRQDULRGHOODYLWD (come testimoniano le sue surreali numerose opere), che YLQDUUDODVXDYHULWjSHUWHVWRHLPPDJLQLVXXQDGHOOH IDYROHSLUDFFRQWDWHDOPRQGR Enrico Cristofaro

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era una volta, in un paese, anzi un paesino dell ’Europa meridionale una giovane contadinotta. La natura non era stata molto generosa con lei infatti non sapeva fare molte cose e non era nemmeno molto intelligente, però era, come si usa dire, belloccia. Aveva due occhi vivaci, le guance rosee e paffute, delle piccole mani ben curate e, essendo una contadina, questo ci dice che non aveva poi una grandissima voglia di lavorare. Viveva, con sua madre, in una casupola al limite di un folto bosco al di là del quale un pic11


colo villaggio e una strada lunga e dritta erano i soli elementi di civiltĂ . Suo padre era scomparso da anni e in paese si diceva che lo avessero mangiato i lupi ma i maligni sussurravano che fosse andato via con una compagnia di girovaghi perchĂŠ non sopportava piĂš quella rompiscatole di sua moglie. In famiglia sospettavano anche che fosse caduto, ubriaco, in un fosso e poi i lupi avessero fatto il resto. 12


In quel tempo in Europa si combatteva una terribile guerra e quasi tutto il mondo ne era coinvolto. Un giorno a quel paese la guerra portò echi di cannonate, qualche bomba lasciata cadere prima da un esercito e poi dall ’altro e cosa piÚ importante arrivarono dei soldati. 13


Tra i soldati c’era un caporale nero alto e grosso con un sorriso gioviale, denti bianchi e tasche piene di cioccolata. Si chiamava Jon qualcosa. Il cognome impronunciabile non se lo ricorda nessuno e quando vide la nostra fanciullotta ne rimase molto, molto attratto e siccome pure lei…, il giorno stesso si fidanzarono. Si sposarono dopo una settimana e, finita la licenza, Jon tornò al suo reparto ma, durante un combattimento, fu ucciso lasciando la giovane sposa incinta e vedova di guerra. La vedova, che d’ora in poi chiameremo “La Mamma”, si ritrovò con una discreta rendita dovuta alla pensione per la morte del marito ma la legge americana prevedeva che la vedova restasse tale o… ciao ciao pensione. 14


La Mamma, dunque, appena ebbe i primi soldi, si trasferì nel villaggio dove comprò una piccola casa, una scopa, del pane, della salsiccia e settanta metri di stoffa rossa. Non aveva una macchina da cucire e la comprò ma non imparò mai ad usarla bene. Quando fu il giorno giusto nacque una bambina alla quale dette il nome di Angela. Angela qualcosa. La Mamma, che finalmente era anche una mamma, quando ebbe spupazzato un poco la bambina che allevava con amore e dedizione, almeno così dicono, decise di fare qualcosa per lei e le cucì una mantellina con un buffo cappuccio. Naturalmente avendo tanta stoffa rossa la fece con quella e via via che Angela cresceva ne faceva una più grande. 15


La gente, che non sapeva pronunciarne il cognome, fece quello che fanno le persone che vivono nei paesini e la chiamò Cappuccetto Rosso per via del ridicolo cappuccio che indossava sempre. Col tempo anche La Mamma cominciò a chiamarla Cappuccetto. A volte saltava il Rosso. La Nonna, che sappiamo come fosse difficile da sopportare, viveva ancora nella casa che era dall ’altra parte del bosco e 16


però, non essendo autosufficiente, pretendeva che le portassero tutti i giorni cibo e bevande. Di tanto in tanto La Mamma andava per dare una spazzata e lavarle la biancheria. Cappuccetto Rosso crebbe. Carina, servizievole e, purtroppo, intelligente come sua madre. 17


Un giorno La Mamma chiamò Cappuccetto Rosso e le disse: “Cappuccetto, ho preparato delle focaccine per La Nonna e una bottiglia di vino rosso frizzante che alla Nonna piace tanto e dice che le fa bene per i dolori. Le ho messe in questo bel cestino e, dopo, riportalo indietro. Vai figliola ma, nel bosco, non attardarti a raccogliere funghi e fiori perché ci sono i lupi e tu sai cosa è capitato a tuo nonno…” La Bambina anziché andare dalla polizia per essere affidata ai servizi sociali, che è meglio, disse: “sì, mamma” e si avviò! Nel bosco, Cappuccetto Rosso si mise a camminare e… cammina, cammina vide dei bei fiori. 18


“Li porterò alla Nonna”, pensò, e si mise a raccoglierli.


Un lupo piuttosto grosso, nascosto nei cespugli, la guardava e decise di cibarsene. Il proposito del lupo dal suo punto di vista non era niente male e si attivò per realizzarlo: si mise a seguire Cappuccetto Rosso e capì che stava andando a casa della Nonna. L’intelligenza non doveva essere diffusa nei luoghi della nostra storia e quello che il lupo fece dopo ne è la prova. 20


La bestia, infatti, corse per una scorciatoia a casa della vecchia e, spinta la porta, entrò. “Cappuccetto, disse La Nonna, avvicinati, lo sai che non ci vedo e soprattutto smettila di ringhiare come un cane”. Il lupo si avvicinò e la mangiò.


Non era ancora sazio e, invece di appostarsi dietro la porta, si mise la cuffietta della vecchia e si infilò nel letto per aspettare Cappuccetto Rosso. Poco dopo giunse, Cappuccetto Rosso, con il cestino in cui erano le focaccine, i fiori, il vino e anche un funghetto o due, forse velenosi. Bussò e il lupo bofonchiò qualche suono che lei scambiò per la voce della Nonna ed entrò in casa. “Ciao, disse, Nonna sono qui con il pranzo” ma non ebbe risposta. Si avvicinò un paio di passi e guardò nel letto. 22


La luce era fioca e vide solo una cuffietta bianca e due grosse orecchie pelose. “Che orecchie grandi hai”, disse, e non ricevendo risposta si avvicinò ancora. Vide due zampe pelose e disse “Che mani grandi hai” pensando anche che fossero brutte. Il lupo si infastidiva e cominciò a brontolare e mostrò i denti. “Che denti grandi hai”, disse, e il lupo che non ne poteva proprio più e aveva anche appetito si alzò e la mangiò.

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La storia potrebbe essere finita qui, ma, come dicevo, il lupo non era un genio, neanche lui, quindi anzichÊ andarsene nel bosco a digerire l’ingombrante pasto si mise, pancia al sole, proprio davanti alla casa del delitto. Nella zona bazzicava un cacciatore che, come la Nonna, era un convinto estimatore del vino e ogni tanto andava a trovarla per scroccarne un bicchiere. 24


Vide il lupo e per puro divertimento gli sparò. Lo colpì nella pancia e al cuore e si avvicinò per prenderne la pelle. Quando fu vicino vide che la pancia si muoveva e l’aprì. Trovò Cappuccetto Rosso ancora viva e La Nonna invece morta, trapassata dal colpo di fucile. Ripulì la bambina e la accompagnò in paese. “Vai a casa e di’ alla Mamma che stasera vengo a trovarla e le racconto tutto” disse il cacciatore con un sorriso misterioso.

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(Le testimonianze sono incerte)

Vide il lupo che dormiva e gli sparò. Poi andò a vedere se in casa fosse successo qualcosa. C ’era sangue dappertutto e brandelli di indumenti sparsi sul pavimento. In un cesto una bottiglia di vino e due focaccine. Prese il vino. Lo mise nella grossa tasca della giacca da caccia e dopo aver scuoiato il lupo andò via fischiettando.

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La vera storia di Cappuccetto Rosso  

Storia ironica scritta da Nicola Scamurra da un'idea di Enrico Cristofaro

La vera storia di Cappuccetto Rosso  

Storia ironica scritta da Nicola Scamurra da un'idea di Enrico Cristofaro

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