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Filiera Grano duro news

PERIODICO DI INFORMAZIONE TECNICO-ECONOMICA A SOSTEGNO DEL PROGETTO “GRANO DURO DI ALTA QUALITÀ IN EMILIA-ROMAGNA”

Numero 22 • APRILE 2012

PAC 2014-2020: meno risorse e più greening

Sommario PAC 2014-2020: meno risorse e più greening Linee guida per la coltivazione sostenibile del grano duro di qualità Corrette pratiche agronomiche per preservare la food safety nei raccolti di grano duro Micotossine note ed emergenti: considerazioni sulla normativa vigente Andamento meteo novembre 2011 - marzo 2012 Verso la certificazione del grado di adattamento delle varietà di frumento ai cambiamenti climatici

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Filiera Grano duro news Codice ISSN 2239-4230

Proprietà e redazione: Società Produttori Sementi Via Macero, 1 - 40050 Argelato (BO) - info@prosementi.com Direttore responsabile: Dott. Marco Bon Stampa: Grafiche BIME s.r.l. Via Sebastiano Zavaglia 20/24 - 40062 Molinella (BO) Reg. Tribunale di Bologna n. 7711 del 15/11/2006 Periodico realizzato con il contributo della Regione EmiliaRomagna ai sensi della L. R. 28/1998.

Angelo Frascarelli – Università di Perugia Le proposte legislative sulla PAC 2014-2020, presentate dalla Commissione europea il 12 ottobre 2011, saranno al centro del dibattito politico per tutto il 2012. Il settore del grano duro sarà interessato dalla riforma, principalmente su due fronti: la riduzione dei pagamenti diretti e l’applicazione del greening. Pagamenti diretti - La proposta di riforma modifica radicalmente il sistema dei pagamenti diretti. In sostituzione delle due tipologie di pagamenti diretti attualmente in vigore (pagamenti disaccoppiati, pagamento accoppiato dell’Articolo 68), è previsto un nuovo regime di pagamenti diretti in sei componenti: pagamento di base, pagamento ecologico, pagamento aree svantaggiate, pagamento ai giovani agricoltori, pagamento accoppiato, pagamento ai piccoli agricoltori. Dal 1° gennaio 2014, gli attuali titoli storici saranno azzerati per lasciare il posto ai nuovi titoli di valore omogeneo (la cosiddetta “regionalizzazione”). Secondo la Commissione, tutti gli agricoltori dovrebbero accedere al pagamento di base e al pagamento ecologico (greening), mentre per gli altri pagamenti dipenderà dallo status dell’agricoltore (giovane, piccolo, montagna, settori strategici). Il pagamento di base – secondo le prime stime – si attesterà sui 170 euro/ettaro e il pagamento ecologico sui 100 euro/ettaro. Quindi, gli agricoltori dovrebbero ricevere un pagamento medio di circa 270 euro/ettaro. Gli effetti della regionalizzazione sul settore del grano duro - La modifica dei pagamenti diretti colpisce gli agricoltori che attualmente possiedono titoli di valore elevato, all’opposto premia gli agricoltori che hanno titoli di valore basso o che non hanno titoli (viticoltori e ortofrutticoltori). Il settore del grano duro subirà una notevole ripercussione dalla omogeneizzazione dei pagamenti diretti, soprattutto al Sud, dove i titoli storici medi del grano duro ammontano attualmente a circa 450 euro/ettaro. Essi passeranno a circa 270 euro/ettaro, con una riduzione media del 40%. Diverso sarà l’impatto in EmiliaRomagna, dove i titoli storici medi del grano duro ammontano attualmente a circa 300 euro/ ettaro; pertanto l’impatto sarà inferiore, con una riduzione media del 10%. Questi cambiamenti non avranno comunque effetti sulla produzione di grano duro, in quanto già nella situazione attuale i pagamenti sono disaccoppiati ovvero l’agricoltore – già oggi – può percepire l’aiuto indipendentemente dalla colti-

vazione; tuttavia queste modifiche avranno un impatto importante sul bilancio aziendale. Gli effetti del greening sul settore del grano duro - La nuova PAC intende rafforzare la sua efficacia ambientale attraverso una componente ecologica dei pagamenti diretti. Gli agricoltori che percepiscono il pagamento di base devono rispettare una serie di pratiche ecologiche. Tali pratiche, a beneficio del clima e dell’ambiente, sono le seguenti: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati e pascoli permanenti, presenza di aree ecologiche. Gli agricoltori biologici avranno automaticamente diritto a percepire la componente ecologica dei pagamenti. Il greening interessa la coltivazione del grano duro per quanto riguarda due impegni: la diversificazione delle colture e le aree ecologiche. Diversificazione delle colture: gli agricoltori dovranno prevedere tre tipi di colture nella loro azienda; ognuna delle tre colture non superare il 70% della superficie a seminativo e deve interessare almeno il 5% della superficie a seminativo. La diversificazione avrà un notevole impatto sulle aziende agricole: non sarà più possibile la monocoltura di grano duro. Questo vincolo, tuttavia, potrà aprire anche nuovi spazi alla coltura del grano duro in aziende non tradizionali, che hanno la necessità di introdurre la seconda o la terza coltura. Aree ecologiche: gli agricoltori dovranno dedicare almeno il 7% della loro superficie agricola a finalità ecologiche. Possono essere considerate tali i terreni a riposo (set aside ecologico), le terrazze, gli elementi caratteristici del paesaggio, le fasce tampone e i rimboschimenti dei seminativi. L’obbligo del 7% delle aree ecologiche avrà un notevole impatto nelle aziende agricole dove viene coltivato il grano duro. Di fatto, questo vincolo si traduce in una riduzione della superficie coltivata. Pagamenti accoppiati - L’Italia potrà destinare fino al 10% del budget nazionale dei pagamenti diretti per concedere aiuti accoppiati in settori o in regioni dove particolari tipi di agricoltura sono in difficoltà e hanno una particolare importanza per ragioni economiche e/o sociali e/o ambientali. Il grano duro, essendo una produzione strategica per il nostro Paese, ha i requisiti per essere inserita nell’ambito dei pagamenti accoppiati, anche se la scelta sarà difficile, viste le tantissime richieste avanzate sul pagamento accoppiato in settori che presentano difficoltà anche maggiori di quello del grano duro. SOCIETÀ PRODUTTORI SEMENTI S.p.A. BOLOGNA


2 Filiera Grano duro news

N. 22 - Aprile 2012

SOSTENIBILITÀ

Linee guida per la coltivazione sostenibile del grano duro di qualità Estratto da “Il Decalogo per la coltivazione sostenibile del grano duro di qualità” realizzato da un gruppo di lavoro composto da Barilla, Horta srl, Life Cycle Engineering e Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

La sostenibilità in agricoltura è la capacità di ottenere produzioni alimentari adeguate per qualità e quantità senza depauperare nel tempo le risorse ambientali, mantenendo contemporaneamente una redditività vantaggiosa per gli agricoltori; in altre parole un modo di coltivare rispettoso dell’ambiente e socialmente corretto. L’agricoltura sostenibile contribuisce al miglioramento della qualità della vita sia degli agricoltori che dell’intera comunità. Un agricoltore sostenibile privilegia i sistemi produttivi che consentono di preservare le risorse ambientali, di salva­guardare la propria salute e quella della comunità, di produrre beni ed alimenti in modo economicamente adeguato. L’agricoltore sostenibile è una nuova figura imprendi­toriale che

deve essere in grado di pren­dere decisioni complesse sia strategiche (di lunga durata) che tattiche (in risposta agli eventi) tenendo conto di una molte­plicità di risorse, limitazioni ed obiettivi. I risultati di uno studio sul grano duro italiano, condotto da Barilla in collaborazione con Horta srl, Life Cycle Engineering e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza (cfr anche Filiera Grano duro news n. 18 - aprile 2011), dimostrano che la corretta applicazione delle conoscenze e delle pratiche agronomiche aiuta non solo a migliorare le rese di coltivazione e la qualità dei prodotti, permettendo di aumentare il reddito generato dalle coltivazioni, ma anche a ridurre gli impatti ambientali (fino al 40% di gas a effetto ser-

€/ha (quadriennio)

7000

6000

grano duro, grano duro, sorgo, grano duro

5000

colza, grano duro, girasole, grano duro

4000

3000 2000 1000 0

Cos dire

I principi guida per condurre una coltivazione sostenibile del grano duro di qualità, nell’ottica di una riduzione del DON (Food safety), nell’aumento delle rese per qualità dei raccolti e di una riduzione dell’impatto ambientale, si possono riassumere in 10 punti principali. Linee guida già contenute tra le norme tecniche del “Disciplinare per la coltivazione e la conservazione del Grano duro di Alta Qualità in EmiliaRomagna”, orientato al pieno rispetto dei principi della buona conduzione dell’azienda agricola ed elaborato in accordo con i contenuti dei Disciplinari di produzione integrata approvati dalla Regione EmiliaRomagna.

2 Lavorare il suolo rispettandolo

1 Avvicendare le colture Inserire il frumento duro in una rotazione colturale favorevole in particolare con dicotiledoni (es: soia, girasole, colza, pomodoro, barbabietola, erba medica, leguminose da granella, erbai, ecc), consente una riduzione dell’emissione di gas serra di oltre il 30% dovuto alla possibilità di utilizzare minori quantità di fertilizzanti. La rotazione con dicotiledoni, parallelamente, consente un aumento del reddito lordo complessivo di circa il 60% dovuto principalmente alla possibilità di ottenere rese maggiori senza incrementare i costi.

PLV

ra in meno) grazie a una maggior efficienza di fertilizzazione.

Indicatori economici di due differenti rotazioni quadriennali del Centro Italia. I benefici sul reddito sono evidenziabili nell’ottica dell’intera rotazione.

Reddito lordo

Elaborazione dati Horta. Dati studio “Sostenibilità dei sistemi colturali” Cfr Filiera Grano duro news - n. 18 - aprile 2011

3 Usare la migliore varietà La scelta della varietà deve essere fatta con molta cura; è indispensabile conoscerne le potenzialità produttive nei diversi comprensori, l’adattabilità agronomica (resistenza agli stress idrici, alle alte temperature, agli agenti patogeni ecc.) e le caratteristiche qualitative richieste dall’industria di trasformazione (ceneri, colore, proteine, glutine, ecc.). Le varietà di grano duro Levante, Normanno e Saragolla proposte all’interno del Progetto Grano duro di Alta Qualità in Emilia-Romagna derivano da un programma di costituzione condotto in collaborazione tra la Società Produttori Sementi e la Società Barilla e sono quindi, per caratteristiche qualitative ed agronomiche, le più rispondenti alle esigenze del progetto.

Scegliere la lavorazione del terreno in modo flessibile, usando attrezzi e profondità di lavoro adatti alle specifiche condizioni, al clima e al sistema colturale in cui si inserisce il frumento duro, seguendo le seguenti linee guida: Nord Italia Lavorazione

Aratura profonda (40 - 45 cm) Aratura superficiale (30 cm) Combinato/ minima lavorazione (30 - 35 cm) Semina su sodo

Centro Italia

Sud Italia

Precessione Precessione Precessione Precessione Precessione Precessione a mais, a soia, colza, a sorgo, a girasole, a frumento a girasole, sorgo, pomodoro, frumento colza, erba duro monocolza, frumento erba medica, duro, mais medica, successione) favino tenero barbabietola pisello proda zucchero teico, favino

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+

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Legenda: +++ raccomandata; ++ consigliata; + possibile; - sconsigliata

Bisogna ricordare però che la lavorazione del suolo è uno degli elementi chiave per la riduzione del rischio micotossine. In condizioni infatti di elevato rischio di fusariosi della spiga è necessario procedere all’aratura del terreno per ridurre la quantità di inoculo.

4 Usare solo semi certificati e conciati Solo il seme certificato garantisce l’identità varietale (potenzialità produttiva, qualità tecnologica e resistenza alle avversità) e la qualità del seme (purezza, germinabilità). Inoltre, il seme conciato industrialmente consente una migliore ripartizione del principio attivo sul singolo seme che garantisce una migliore protezione dai patogeni presenti sulle cariossidi, maggiore sicurezza di conseguire l’investimento 4 prefissato, una maggiore sicurezza nell’utilizzo degli agro-farmaci e di conseguenza un aumento del margine lordo dell’agricoltore. Riduzione della carica di patogeni Riduzione della carica di patogeni

Concia industriale del seme cerficato

Maggiore sicurezza di Maggiore sicurezza di conseguire conseguire l’inves mento Concia prefissato l’inves mento prefissato industriale del seme cerficato

Maggiore sicurezza nell’uso

degli agrofarmaci Maggiore sicurezza nell’uso degli agrofarmaci Aumento del margine lordo dell’agricoltore

Aumento del margine lordo dell’agricoltore

4


Filiera Grano duro news 5 Seminare al momento opportuno

6 Usare la giusta dose di semi

Resa in granella (t/ha)

9,00 8,50 8,00 7,50 7,00 6,50 6,00 5,50 5,00 4,50 4,00

Scegliere la densità di semina in relazione alla varietà, all’areale, all’epoca di semina e alle condizioni del suolo: semine troppo fitte impediscono alla coltura di sfruttare al meglio le risorse, favoriscono lo sviluppo di malattie e causano allettamenti; semine troppo rade, soprattutto in varietà con scarso accestimento, possono limitare il potenziale produttivo.

30 o obre

15 novembre

Varietà A

13 dicembre

Varietà B

Varietà A Varietà B

26 gennaio Densità di semina (n° semi/m2)

Varietà C

Resa di tre varietà seminate in epoche differenti. Alcune varietà si adattano meglio al ritardo della semina. Elaborazione dati Horta.

7 Contenere le infestanti in modo tempestivo

Granella 13% Um (Prima epoca = 100)

Per contenere le infestanti in modo efficace è importante adottare una corretta rotazione colturale ed effettuare trattamenti tempestivi e mirati al tipo di flora infestante presente ed alle condizioni climatiche. Questi accorgimenti consentono di ottenere il miglior risultato dall’intervento ottimizzando le performance della coltura e riducendo l’impatto ambientale.

Resa di 2 varietà seminate a diverse densità. La varietà A riduce le rese sia alle basse che alle alte densità di semina. La varietà B ottiene le più alte rese con investimenti fitti. Elaborazione dati Horta.

8 Dosare l’azoto in base alle necessità della pianta Al fine di minimizzare gli sprechi e garantire l’efficienza, anche economica delle concimazioni, è importante definire i fabbisogni di azoto della coltura in relazione alle precessioni colturali, alla disponibilità naturale del terreno, alla varietà scelta e all’andamento climatico. Inoltre, l’utilizzo di fertilizzanti azotati deve essere adeguato sia per quanto riguarda le quantità somministrate, sia per quanto riguarda i periodi in cui vengono utilizzati. L’azoto distribuito alla semina ha generalmente un’efficienza molto bassa in quanto è soggetta a fenomeni di dilavamento causati dalle precipitazioni invernali. L’azoto distribuito con la coltura in atto ha una maggiore efficienza e, soprattutto se frazionato, contribuisce significativamente all’aumento delle rese e del contenuto in proteine. Se gli apporti in accestimento e ad inizio levata sono fondamentali per la produttività, quello realizzato a fine levata - inizio botticella lo è per il contenuto proteico. 14

Data di applicazione degli erbicidi avenicidi

Resa in granella in rapporto all’epoca di applicazione di due avenicidi. L’intervento di diserbo effettuato in primavera avanzata può comportare perdite produttive anche dell’80% rispetto all’intervento invernale. I dati nel grafico sono indicizzati considerando la resa della prima epoca di applicazione uguale a 100. Elaborazione dati Horta.

Proteine sullassss Proteine sulla (%)(%)

Resa in granella (t/ha)

Resa in granella (t/ha)

Ogni varietà ha un’epoca di semina ideale, che può variare in rapporto all’areale e alle condizioni meteorologiche. Le varietà producono in modo diverso in rapporto all’epoca di semina.

13 12 11 10 9 8

9 Proteggere la pianta dalle malattie

Contributo in % Contributo in % nell’accumulo nell’accumulo del DON del DON

Anche i trattamenti di difesa devono essere tempestivi ed attuati in funzione delle effettive condizioni di rischio climatico, tenendo in considerazione tutti gli aspetti colturali. Nel frumento duro ad esempio il controllo della fusariosi deve essere realizzato attraverso misure preventive e curative. Fra le prime si possono considerare il tipo di precessione colturale (specie coltivata) e di lavorazione del terreno (gestione dei residui colturali); fra le seconde il trattamento con fungicidi specifici ad inizio fioritura.

Accesmento

Inizio levata

Fine levata / bocella

Epoca di applicazione Epoca di applicazione

Contenuto proteico ottenuto da 3 differenti momenti di applicazione del fertilizzante azotato. La stessa dose di nitrato ammonico (41 unità) è stata applicata all’accestimento, ad inizio levata e a fine levata - inizio botticella. Nessun altro apporto è stato effettuato sulle parcelle sperimentali. Elaborazione dati Horta.

10 Estendere la sostenibilità al sistema aziendale

35 30 25 20 15 10 5 0

7

Annata climaca

Zona

Specie

Varietà

Precessione Lavorazione

Andamento stagionale e zona di coltivazione incidono per il 47%, specie e varietà per circa il 33%, precessione colturale per l’8% e lavorazione del suolo per il restante 12%. Elaborazione dati Horta.

E’ importante che i concetti di sostenibilità diventino parte integrante delle strategie aziendali, in modo da applicarli alla generale conduzione dell’azienda. La coltivazione del grano duro va quindi inquadrata a livello di sistema colturale (rotazione) non limitandosi al contesto della singola coltura. E’ importante inoltre applicare le misure di eco-condizionalità previste dalle normative vigenti, impiegare i mezzi tecnici rispettando le Buone Pratiche Agricole e le “Linee Guida per un uso sostenibile dei Prodotti Fitosanitari”, adottare una sistemazione idraulica aziendale tale da prevenire fenomeni di erosione, ruscellamento e contaminazione dei corpi idrici, e cercare di favorire la biodiversità (usare siepi, cover crops, fasce inerbite, ecc.).

3


4 Filiera Grano duro news

N. 22 - Aprile 2012

DIFESA FITOSANITARIA

Corrette pratiche agronomiche per preservare la food safety nei raccolti di grano duro Federico Marinaccio, Amedeo Reyneri – Dip. Agronomia, Selvicoltura e Gestione del territorio – Università di Torino Tradizionalmente, sul territorio nazionale, la coltivazione del frumento duro è localizzata nelle regioni del Mezzogiorno, con produzioni caratterizzate da contenuto proteico fortemente disomogeneo e spesso insufficiente. L’attuale decremento produttivo nazionale, la forte fluttuazione dei prezzi di mercato e l’interesse dell’industria molitoria a lavorare lotti dai caratteri qualitativi sempre più elevati ed omogenei hanno suscitato interesse alla coltivazione di questo cereale anche nel Nord Italia. Sebbene questa coltura sia meno adatta all’ambiente, manifestando maggiore suscettibilità del frumento tenero al freddo e agli attacchi fungini, acquista importanza la possibilità di ottenere granelle dai contenuti di proteina e glutine particolarmente elevati, spesso adatti a correggere i difetti produttivi delle produzioni del Centro e Sud Italia. Pertanto la difesa dalle malattie fungine, e di conseguenza dei parametri sanitari, risulta essere il punto nevralgico: è possibile affermare che la difesa è la maggiore problematica da affrontare nella coltivazione del frumento duro nella Pianura Padano-Veneta. Nello specifico in questi areali, l’incremento del contoterzismo, la crescita della superficie soggetta a minima lavorazione o semina su sodo, la spinta alla monosuccessione e l’aumento della densità colturale e dell’uniformità genetica favoriscono, oltre alla selezione di ceppi fungini resistenti, la probabilità di contatto e quindi di infezione pianta-pianta e l’insorgere di microclimi favorevoli alla proliferazione fungina. Sono numerosi i funghi patogeni che possono attaccare il frumento nei suoi vari organi, dalle radici alla spiga, da soli o in associazione, in tempi diversi o contemporaneamente. • Nella prima fase del ciclo, durante l’autunno e l’inverno, negli anni più umidi e freddi o nelle condizioni di campo dove lo sgrondo delle acque è più lento, le giovani piante possono essere attaccate dalla complessa sintomatologia del mal del piede (causata da diversi funghi appartenenti ai generi Bipolaris, Fusarium, Gaeumannomyces, Oculimacula, Rhizoctonia) con conseguenze negative su accestimento e sviluppo vegetativo. • Dalla fase della levata alla maturazione cerosa il complesso della septoriosi, causata principalmente da Septoria tritici, Stagonospora nodorum e Drechslera tritici-repentis, è la principale malattia fogliare: un forte attacco può compromet-

te la capacità fotosintetica della lamina fogliare, determinando il precoce invecchiamento e in definitiva la riduzione di produzione e qualità. • Dalla fioritura alla completa maturazione la pianta può essere colpita dalla fusariosi della spiga, i cui agenti più importanti sono Fusarium graminearum e Fusarium culmorum. Essa, oltre a determinare un precoce avvizzimento delle spighette e produzione di semi striminziti, causa gravi conseguenze sanitarie a seguito della contaminazione della granella da micotossine, in particolare da deossinivalenolo (DON): una micotossina che risulta associata a micotossicosi acute o croniche per l’uomo e gli animali. Il DON è la più importante micotossina del frumento, normata dal Regolamento (UE) 1881/2006. Nel corso della maturazione la presenza di Fusarium sporotrichioides può causare anche l’accumulo delle tossine T2-HT2, che saranno normate nei prossimi anni sempre in ambito comunitario. Risulta pertanto necessario, in questi areali, predisporre percorsi colturali volti a ridurre la probabilità di incorrere in elevate contaminazioni soddisfacendo la produttività e la qualità. Per raggiungere gli scopi prefissi è opportuno correlare tra loro fattori podologici, climatici e colturali. A fronte di una nuova campagna, come prima scelta è opportuno selezionare un ambiente che sia il più idoneo possibile alle esigenze colturali: una

Forte attacco di Fusariosi della spiga.

Foglia con sintomi della Septoriosi.

soddisfacente sanità può essere raggiunta escludendo zone soggette a ristagni di freddo e/o suoli asfittici prediligendo quelli ben sistemati al fine di ostacolare ristagni che possono favorire sviluppi di mal del piede e diradamento della coltura. A tal proposito la concia del seme è fondamentale per assicurare una soddisfacente e costante densità colturale; inoltre è stato recentemente evidenziato che una corretta concia contribuisce a contenere l’accumulo di DON nella granella limitando la crescita dei funghi tossigeni nello stelo e la traslocazione della tossina alla cariosside. In secondo luogo è opportuno individuare azioni preventive per il controllo sia delle malattie fogliari sia della fusariosi della spiga, che si basano sulla riduzione dell’inoculo in campo, ricorrendo alla rotazione colturale, all’interramento dei residui con le lavorazioni o con l’utilizzo di varietà resistenti. A questo proposito è fondamentale selezionare le varietà più idonee offerte dal mercato e verificare che le esigenze varietali possano potenzialmente essere soddisfatte dalle condizioni pedo-climatiche dell’areale prescelto. Tuttavia, se le condizioni ambientali sono favorevoli allo sviluppo delle malattie fungine, le azioni preventive possono risultare insufficienti per controllare il loro sviluppo e le conseguenti perdite produttive e un controllo diretto con l’applicazione dei fungicidi risulta spesso necessario. A tale proposito, in diversi progetti condotti su scala regionale o nazionale (PADUR e


Filiera Grano duro news

Azolo

Azolo + Strobilurina

Accestimento Levata

Botticella

Spigatura

Fioritura Granigione

Fig. 1 - Strategia ottimale di difesa per preservare la sanità nei raccolti di frumento duro in Nord Italia.

MICOCER) l’obiettivo è stato quello di valutare l’effetto della difesa fungina su produzione e qualità tecnologica e sanitaria, con lo scopo di individuare le corrette pratiche agronomiche per coltivare frumento duro anche in areali a rischio sanitario. La sperimentazione condotta in un triennio in diverse località, ha permesso di confrontare tra loro differenti strategie di lotta fungicida. In Tabella 1 è riportata la severità della septoriosi (percentuale di foglia colpita dalla malattia), la severità della fusariosi (percentuale di spiga colpita dalla malattia), il contenuto in micotossine (DON) e la produzione. Si evidenzia che nel caso di una singola distribuzione fungicida il solo trattamento alla spigatura con azoli (T2), rispetto al testimone non trattano (T1), riduce significativamente la severità di septoriosi e fusariosi del 60% in media, la contaminazione da DON del 35%, incrementando la produzione di circa il 10%. Per le varietà di frumento duro coltivate in Nord Italia, dove gli areali di coltivazione sono caratterizzati da un’elevata pressione sia delle malattie fogliari sia della fusariosi della spiga, il doppio trattamento (T3) con l’applicazione di una miscela azolo + strobilurina nella seconda parte della levata, in modo da assicurare la protezione delle ultime due foglie, e di un fusaricida azolico in spigatura, è la strategia che si dimostrata più efficace. I vantaggi di questa strategia si manifestano sulla produzione e sulla qualità tecnologica e sanitaria del prodotto anche in annate con decorso meno favorevole agli attacchi fungini: tali vantaggi sono legati sia al prolungamento dell’attività fotosin-

tetica della foglia a bandiera, soprattutto per l’effetto delle strobilurine, sia alla protezione dell’infiorescenza dalle infezioni di Fusarium spp. esercitato dall’impiego di triazoli in spigatura. Non è invece consigliato l’impiego di miscela strobilurina + azolo in levata e spigatura (T4) che rispetto al trattamento T3, incrementa i livelli di contaminazione da DON. L’impiego delle strobilurine in fioritura è sconsigliato poiché queste molecole sono poco efficaci nel controllare le specie del genere Fusarium mentre sono molto efficaci nei confronti delle specie antagoniste della fusariosi: questo fenomeno incrementa la contaminazione da DON anche del 50%. D’altra parte un uso attento e non ripetuto di strobilurine è anche opportuno per non stimolare forme di resistenza tali da ridurne l’efficacia come è stato riscontrato in areali centro europei. In conclusione, in ambienti dove la sanità della pianta di frumento duro è più a rischio, la chiave strategica per ottenere la migliore risposta qualitativa e produttiva, è quella di seguire una doppia difesa con una miscela strobilurina + azolo nella seconda parte della levata seguita dall’azolo in spigatura (Figura 1). In ogni caso, la sensibilità alle malattie del culmo, della foglia e della spiga, rende necessario integrare la lotta diretta con la prevenzione agronomica (scelta di varietà resistenti e all’avvicendamento con colture non cerealicole), elaborando un attento piano di protezione che prevede interventi specifici prima che la coltura manifesti i sintomi della malattia.

Strategia

Levata (GS 39)

Spigatura (GS 55)

T1

Spigatura Severità (GS 55) septoriosi % – 25,3 a

T2

Azolo***

Severità fusariosi % 17,6 a

DON Produzione µg kg-1 t 2406 a

3,9 c

1567 b

4,0 b

Strobilurina – Azolo*** 7,8 c 6,5 c 1332 b + Azolo* Strobilurina Strobilurina** Azolo*** T4 6,9 c 5,7 c 2055 a + Azolo* Lettere diverse indicano differenze significative (ANOVA P<0.05) * Azoxystrobin + Ciproconazolo **Azoxystrobin ***Ciproconazolo + Procloraz

4,5 a

T3

10,3 b

7,1 b

4,4 a

Quali sono al riguardo le indicazioni del “Disciplinare per la coltivazione e la conservazione del Grano duro di Alta Qualità in Emilia-Romagna” Fungicidi per trattamenti fogliari in levata Per la coltivazione del grano duro, in linea di principio, non sono necessari trattamenti fungicidi prima della spigatura/ fioritura. Tuttavia, nel caso in cui, nel corso dell’annata agraria, si sviluppino attacchi di septoriosi, è autorizzato l’utilizzo di un trattamento fungicida per contenere lo sviluppo della malattia, da effettuarsi con le tempistiche che verranno indicate dai Bollettini provinciali di Produzione Integrata. Fungicidi per trattamenti alla spiga Considerando la suscettibilità del frumento duro alla fusariosi della spiga ed i risvolti che questa patologia ha sulla salubrità di prodotto (accumulo di micotossine), è vincolante l’esecuzione di un trattamento fungicida preventivo ad inizio fioritura. Il prodotto fungicida deve contenere uno dei seguenti principi attivi che si sono dimostrati efficaci nel controllare tale patologia: procloraz, tebuconazolo e protioconazolo. Ogni eventuale ulteriore trattamento di difesa, dovrà essere autorizzato da parte del servizio fitosanitario regionale, tenendo conto dello stato della coltura e/o dell’andamento climatico. I fungicidi fogliari ammessi sono: Azoxystrobin Cyproconazole (ammesse solo formulazioni Xi, NC) Prochloraz (*) (ammesse solo formulazioni Xi, NC) Propiconazolo Tebuconazole (ammesse solo formulazioni Xi, NC) Tetraconazolo Flutriafol (ammesse solo formulazioni Xi, NC) Protioconazolo * Si raccomanda il pieno rispetto dei tempi di carenza

I dati riportati si riferiscono alla media dei valori ottenuti da 4 località in 3 annate di sperimentazione. Tutte le parcelle sono state concimate con 170 kg N ha-1 utilizzando nitrato ammonico, ripartite in 50 kg N ha-1 all’accestimento, 80 kg N ha-1 alla levata e 40 kg N ha-1 alla spigatura.

Tab. 1 - Effetto delle 4 diverse strategie di controllo delle patologie fungine sulla difesa della foglia, della spiga, DON e produzione.

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N. 22 - Aprile 2012

SICUREZZA ALIMENTARE

Micotossine note ed emergenti: considerazioni sulla normativa vigente Carlo Brera - Istituto Superiore di Sanità - DSPVSA – Reparto OGM e Micotossine Relativamente al tema micotossine, la recente emanazione da parte dell’UE di disposizioni legislative ha apportato ulteriori spunti di riflessione anche alla luce di possibili nuovi scenari che si vanno configurando. Da una parte, si sta assistendo, infatti, ad una sempre crescente attenzione da parte dell’UE a possibili nuove fonti di rischio derivanti dalle micotossine cosiddette “emergenti”, dall’altra si registra una ancora non completa armonizzazione dei criteri che regolano le disposizioni di legge sulle micotossine più note, creando non poche difficoltà ai vari settori della filiera. In particolare permangono ancora sia tra gli operatori della filiera sia tra le Autorità Competenti preposte a controllo ufficiale sia infine tra gli stessi organi legislativi che operano in ambito comunitario, non corrette interpretazioni e gap conoscitivi e normativi. Il pre-requisito fondamentale per una corretta formulazione di un provvedimento legislativo recante la fissazione di limiti massimi tollerabili, dovrebbe indiscutibilmente basarsi sulla individuazione dei fattori che concorrono alla esposizione del consumatore, in un processo più orientato dalla tavola al campo che viceversa. In questa ottica, la disponibilità e la considerazione di dati relativi ai consumi alimentari, alle soglie tossicologiche, alla composizione dei prodotti alimentari, all’effetto del processo tecnologico industriale ed alle condizioni di sviluppo in campo ed in fase di stoccaggio delle materie prime, costituiscono elementi di primaria importanza. Il problema delle micotossine, come è noto, inizia dal seme e termina sul piatto del consumatore, dando luogo ad una rete molto complessa di aspetti del tutto diversificati tra loro (sanitari, produttivi, tecnici, economici, ecologici e gestionali) che ne hanno finora determinato, di fatto, uno scarso successo in tema di gestione del problema lasciando ancora irrisolta una serie di problemi che affligge non poco l’agricoltura prima ed il settore della prima e seconda trasformazione poi. Ciascun comparto della filiera è affetto infatti da possibilità di contaminazione e le azioni preventive sulla materia prima che sono scaturite in questi ultimi anni dalle ricerche effettuate nel settore non sono ancora arrivate all’agricoltore in modo sistematico, lasciando ancora inalterato il gap conoscitivo tra gli operatori della filiera e la distanza tra quanto determina la scienza e quanto la pratica rende fattibile ciò che la ricerca scientifica ha prodotto. Da un punto di vista normativo, la presenza delle micotossine nei cereali, incluso il grano duro, è stata da tempo regolamentata con i Regolamenti CE/1881/2006 relativamente alle Aflatossine ed alla Ocratossina A e CE/1126/2007 per quanto riguarda le Fusarium tossine.

In questi Regolamenti, permangono ancora irrisolti e meritevoli quindi di opportuna modifica aspetti rilevanti evidenziati nei punti seguenti: A. Coerenza tra i limiti fissati per le Materie Prime ed i Prodotti Finiti Attualmente, nella maggior parte dei casi i livelli sulla materia prima non riflettono le acquisizioni scientifiche relative alla distribuzione altamente eterogenea delle micotossine per effetto del processo tecnologico. Casi emblematici sono ad esempio, i limiti del Deossinivalenolo sul grano tenero (1250 ug/kg) ed i relativi livelli massimi previsti per i prodotti derivati come ad esempio i biscotti integrali per i quali è previsto un limite pari a 500 ug/kg. In questo caso, se i biscotti dovessero contenere una percentuale di cereali superiore al 66%, contenente una miscela di farine (normate a 750 ug/kg) sarebbe praticamente impossibile ottenere dei prodotti finiti conformi al livello di 500 ug/kg. Anche per quanto riguarda la recentissima proposta della Commissione Europea circa i limiti massimi relativi alla presenza delle tossine T2 ed HT2, sussistono molte perplessità sulla presenza di fattori di conversione che siano compatibili con i reali processi industriali di prima e seconda trasformazione. Ne sono ancora una volta un esempio i limiti sul grano duro, sulla semola e sulla pasta, rispettivamente proposti a 50, 25 ed ancora 25 μg/kg. A tale riguardo, la prima considerazione è che, dato che il limite massimo proposto è esattamente lo stesso, non è stata prevista alcuna riduzione dal passaggio semola-pasta cruda, mentre invece i valori di riduzione si attestano intorno al 90%, ed inoltre che dal passaggio grano duro non processato alla semola ci sia un abbattimento solo del 50% che secondo dati disponibili in letteratura sembra essere alquanto inferiore a quanto effettivamente riscontrabile dal processo di molitura, con percentuali di riduzione intorno al 90%. B. Applicabilità dei limiti massimi Il regolamento comunitario 1126/2007 ha stabilito che “è opportuno stabilire tenori massimi di Fusarium-tossine per i cereali non trasformati commercializzati per la prima trasformazione. I procedimenti di pulizia, cernita ed essiccazione non sono considerati parte della prima trasformazione se non viene esercitata alcuna azione fisica sulla cariosside, mentre la decorticazione va considerata parte della prima trasformazione”. Sulla base di questa condizione, di fatto, il controllo delle Fusarium-tossine nei cereali attualmente non avviene o se avviene è effettuato prima delle fasi di processo a cui il regolamento si riferisce, con una diretta ricaduta negativa sugli operatori della filiera in quanto i controlli effettuati sulle materie prime non

ancora pulite porteranno ad una valutazione del contenuto in micotossine superiore rispetto a quella che si avrebbe nel caso del rispetto del punto di campionamento individuato dal Regolamento e a cui i limiti massimi si riferiscono. Questa penalizzazione si ripercuoterà sia sugli accordi di filiera sia nelle attività di autocontrollo e controllo ufficiale. A tale riguardo, la Commissione Europea sta discutendo la propria posizione in merito alla proposta relativa alla fissazione di limiti massimi in discussione al Codex Alimentarius per quanto riguarda il deossinivalenolo (CX/CF 12/6/9, Febbraio 2012) e le fumonisine (CX/CF 12/6/18, Febbraio 2012) nelle materie prime cerealicole. Seppur i limiti Codex siano leggermente superiori a quelli previsti dal Regolamento comunitario 1881/2006, l’orientamento della Commissione è quella di non opporsi a tale proposta in quanto i limiti Codex si applicherebbero proprio nelle fasi di processo non considerate dal Regolamento Comunitario vale a dire prima delle fasi di pulitura. C. Tutela di tutte le fasce di consumatori (con particolare riferimento alla età post-infantile) Da un recente studio condotto presso l’Istituto Superiore di Sanità è emerso che il livello massimo tollerabile fissato per la pasta (750 ug/kg) corrisponderebbe ad un superamento della TDI del DON (1000 ng/kg pc/g) fino a 8 volte se considerato per bambini di età postinfantile dai 3 ai 10 anni. Fortunatamente dallo stesso studio è risultato che il livello medio di contaminazione ottenuto dall’analisi di circa 500 campioni di pasta è risultato pari a 65 ug/ kg, cioè ad un valore circa 10 volte inferiore al limite di legge, attestando come la produzione nazionale sia del tutto rassicurante per tutte le fasce di consumatori inclusi i bambini. Restano comunque dei dubbi sulla congruità del limite massimo fissato dalla Commissione Europea e la corrispondente esposizione di talune fasce di consumatori. D. Tutela di tutte le specie animali Come è noto, attualmente, a livello comunitario, tramite il regolamento 574/2011, solo l’Aflatossina B1 è normata per le varie tipologie di mangime, mentre a livello nazionale anche l’Ocratossina A è stata recentemente regolamentata con il Decreto Legge del 15 maggio 2006. A questo proposito si ritiene che i tempi necessari per la fissazione di limiti massimi tollerabili per le diverse micotossine per le diverse specie animali siano non più rinviabili. Ciò anche in funzione dei fattori di concentrazione che si verificano nel processo di molitura dei cereali proprio a carico delle frazioni destinate alla mangimistica, come crusca, farinette, germe, scarti di decorticazione e polveri residue.


Filiera Grano duro news E. Influenza della disponibilità e della qualità dei dati necessari per fissare un limite In generale, la fissazione di un limite massimo tollerabile dipende da molti fattori, ma senza dubbio la disponibilità di dati attendibili sia di consumo che di contaminazione dotati della necessaria qualità, sono indispensabili per una corretta impostazione dei valori. Per qualità dei dati, si intende la possibilità di ricostruire l’origine del dato e le sue intrinseche caratteristiche che lo definiscano in modo univoco (metadato). Gli aspetti legati alla qualità del dato rivestono ancora più importanza se riferiti alla valutazione del rischio derivante dalle micotossine in quanto essendo quest’ultime distribuite in modo eterogeneo nei prodotti alimentari e nelle materie prime, la rappresentatività e l’attendibilità legate alle procedure di campionamento, alla disaggregazione dei dati di consumo, alla quantità dei dati disponibili, alla validazione dei metodi analitici, alla corretta interpretazione statistica dei risultati ottenuti, dovrebbero essere altamente garantite. In letteratura, invece, si riscontra ancora la presenza di studi in cui anche soltanto uno dei summenzionati requisiti viene meno a danno della relativa informazione, che in alcuni casi può costituire un volano per l’innesco di allarmismi a volte ingiustificati. Ne è in parte forse un esempio la recente problematica legata alla esposizione del consumatore al Deossinivalenolo nella pasta. In questo caso specifico, si deve osservare che il problema legato al superamento della soglia tossicologica e non del limite massimo tollerabile, non risiede certo nella cattiva qualità sanitaria delle nostre produzioni, come acclamato da alcuni recenti studi, ma semmai in una inadeguatezza sia del limite massimo tollerabile sia della stessa soglia tossicologica. F. Ruolo dei maggiori “contributors” In una corretta valutazione del rischio derivante dalla presenza di micotossine negli alimenti, è di sicura utilità poter disporre di informazioni attendibili relative alla effettiva quota parte di rischio derivante dalle contaminazioni ascrivibili alle singole fonti alimentari. Dovrebbe infatti essere stimata la esposizione complessiva del consumatore ad uno xenobiotico, avendo preso in considerazione la composizione tipo della dieta alimentare, dei relativi prodotti alimentari e degli ingredienti classificati in ordine decrescente per quantità. Se si disponesse di questa informazione si potrebbe stilare un ranking dei maggiori contributori e conseguenzialmente definire quindi limiti massimi tollerabili in linea con l’effettivo apporto. G. Database consumi A livello comunitario non sono ancora disponibili dati di consumo dei prodotti alimentari disaggregati per età, sesso, area geografica, stagionalità e classe di prodotto. Ad esempio, poiché i livelli di contaminazione in una pasta alimentare sono differenti se si prendono in considerazione le varie tipologie di prodotto esistenti (all’uovo, integrale, normale, destinata all’infanzia) sarebbe necessario poter disporre di dati di consumo disaggregati, come precedentemente riportato, per poter effettuare una stima attendibile e rappresentativa. Stesso dicasi per il pane, per il quale la situazione è sicuramente ancora più complessa data la grande varietà di tipologie che rientrano sotto un’unica voce che sono però passibili di contaminazioni e quindi di esposizione per il consumatore diverse.

H. Reale esposizione di talune fasce di popolazione a rischio (del tutto trascurata) In alcuni casi, fasce di consumatori come quelle affette da patologie specifiche (celiaci), o consumatori di età post-infantile (3-10 anni) non dispongono attualmente sia per le micotossine ma anche per tutti gli altri xenobiotici, disposizioni legislative ad hoc che li tutelino dalla presenza nella dieta di sostanze potenzialmente nocive per la loro salute. Relativamente allo scenario che riguarda i bambini da 3 a 10 anni, poiché questi consumatori assumono gli stessi prodotti alimentari destinati agli adulti, ed in considerazione del fatto che il legislatore ha completamente ignorato la maggiore esposizione dovuta allo sfavorevole rapporto intake/peso corporeo di questi consumatori, la situazione non é di facile risoluzione. Una possibile strategia potrebbe portare alla creazione di una filiera di eccellenza, che attualmente non esiste per questa classe specifica di consumatori, riportando poi a livello di commercializzazione una chiara etichettatura che indichi in modo chiaro la destinazione d’uso. Pertanto, a questo riguardo, si auspica che il problema sia affrontato in modo esaustivo ed in tempi brevi da parte di tutti gli operatori che a vario titolo sono coinvolti, dal legislatore, al produttore fino al trasformatore finale. Ciò al fine di consentire un’adeguata tutela di queste classi di consumatori. Nonostante questi temi di carattere scientifico e gestionale ancora irrisolti, l’Unione Europea sta attualmente ponendo l’attenzione a possibili fonti di rischio derivanti da micotossine emergenti per le quali è necessario raccogliere dati, valutare l’esposizione, individuare possibili fasce di consumatori particolarmente a rischio, garantire la disponibilità di strumenti diagnostici di screening e di conferma opportunamente validati e, particolarmente importante, definire i criteri su cui basare la fissazione di nuovi limiti massimi. Si prevede, pertanto, un immediato futuro scenario alquanto complesso per gli operatori delle varie filiere che saranno chiamati a rispondere in modo ancora più puntuale alle nuove istanze. Le micotossine su cui l’Unione Europea attraverso l’EFSA (http://www.efsa.europa.eu/en/ dataclosed/call/datex101020b.htm) ha richiesto ai Paesi Membri la disponibilità di dati ed informazioni (la call si è chiusa nel gennaio 2011), sono state le seguenti: Moniliformina, Enniatine, Alcaloidi dell’ergot, Beauvericina, Diacetossiscirpenolo, Fomopsine, Citrinina, Tossine da Alternaria, Sterigmatocistina, Fumonisine. L’EFSA ha inoltre aperto una seconda call for data la cui scadenza è fissata al 1 ottobre 2012 per le seguenti micotossine (http://www.efsa.europa.eu/en/data/call/datex101217.htm): Aflatossine, Ocratossina, Zearalenone, Deossinivalenolo (e sue forme acetilate), Nivalenolo, Alcaloidi dell’ergot, Patulina, T2 e HT2, Fumonisine. Per quanto riguarda la prima call, i dati nazionali inviati all’EFSA hanno risentito di una certa carenza probabilmente perché, trattandosi di micotossine emergenti, non si disponeva ancora di dati attendibili sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Sarebbe quindi auspicabile anche per rispondere in modo adeguato alla call tuttora aperta, la formazione di un tavolo di raccordo formato dalle Autorità Competenti, le Regioni, il Laboratorio Nazionale di Riferimento per le micotossine ed i laboratori e le strutture territoriali per coordinare un lavoro di raccolta dati basato su criteri di qualità a salvaguardia della attendibilità delle informazioni da fornire.

AGROMETEOROLOGIA

Andamento meteo novembre 2011 - marzo 2012 William Pratizzoli - ARPA Emilia-Romagna Ritorna la siccità, situazione come nel 2007, speranze per le piogge di aprile. Precipitazioni: dopo due annate con autunni e inverni umidi, ecco ripresentarsi nuovamente, come negli inverni 2006-2007, 2007-2008, e più indietro nel 2001-2002, una situazione di grande siccità. Neppure le fortissime nevicate di febbraio, elevatissime in Romagna, ma più contenute in pianura spostandosi verso ovest e in particolare avvicinandosi al Po, hanno potuto cancellare l’intensa siccità accumulata nei tre mesi precedenti. A fine marzo 2012, la situazione delle precipitazioni sommate a partire da novembre 2011, vede in pianura una carenza, rispetto al clima degli ultimi 20 anni, attorno a 150 mm, pari a circa il 70 % delle piogge attese.

Il grafico mostra, per un’area rappresentativa della pianura bolognese, che i valori di precipitazione dei mesi da novembre 2011 a marzo 2012 è il più basso degli ultimi 20 anni.

Umidità dei terreni: il contenuto idrico dei terreni, che a inizio primavera dovrebbe essere prossimo alla capacità di campo, si presenta invece molto al di sotto della norma, con deficit, rispetto a questa condizione, di circa 150 mm. L’umidità dei terreni si trova ora a livelli estremamente bassi, soprattutto negli strati più superficiali soggetti a intensa perdita di umidità anche a causa delle elevatissime temperature massime di marzo. Temperature: l’andamento termico del periodo è stato caratterizzato da spiccata variabilità, con fasi freddissime durante la prima metà di febbraio, e fasi caldissime in marzo. La prima metà del mese di febbraio 2012 ha visto l’afflusso di aria polare che ha fatto scendere le temperature minime a valori estremamente bassi, fino a -18 °C; mentre le massime si sono mantenute per parecchi giorni inferiori allo zero anche in pianura. La presenza di neve ha protetto la coltura dai possibili danni. Da fine febbraio a tutto marzo le temperature sono risalite rapidamente, in particolare le massime, che hanno raggiunto mediamente valori di circa 4 °C superiori alla norma.

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PROGETTO CEQUALSUD

Verso la certificazione del grado di adattamento delle varietà di frumento ai cambiamenti climatici Agata Rascio, Silvia Faleo - CRA - Centro di Ricerca per la Cerealicoltura, Foggia Leonardo Cuoco - Territorio S.p.A, Potenza

Nell’ambito del progetto CEQUALSUD (Bando Ritorno al Futuro - PO Puglia - FSE 2007-2013), nato dalla collaborazione fra il CRA-CER e Territorio SpA è stata valutata la possibilità di evidenziare i differenziali di qualità esistenti nelle varietà commerciali, attraverso test fisiologici di valutazione della capacità di adattamento ed è stata svolta un’indagine per sondare la richiesta di tali informazioni, da parte degli attori della filiera cerealicola. L’introduzione di test di valutazione presenta il vantaggio di fornire un’informazione oggettiva, precoce e meno influenzabile dai fattori ambientali, rispetto al dato produttivo. Dalle interviste effettuate è emerso un evidente interesse delle aziende agricole, dei centri di stoccaggio e delle ditte sementiere ad acquisire informa-

zioni dettagliate, sulla capacità adattative delle varietà.

sistenza alla trazione un test discriminante, capace di sondare le differenze esistenti fra le varietà e buon estimatore della stabilità produttiva. Infatti, come è evidenziato dall’analisi della correlazione lineare fra i valori medi della LTS e il Coefficiente di Variazione della produzione (Figura 1), varietà con elevata resistenza alla trazione hanno mostrato nel 2011, una produzione media meno soggetta a fluttuazioni.

Per valutare l’idoneità dei test fisiologici, ai fini della caratterizzazione varietale è stato condotto uno studio in pieno campo. I dati sperimentali raccolti su foglie bandiera prelevate alla spigatura, hanno evidenziato notevoli divergenze tra i 10 genotipi analizzati, sia nell’adattabilità all’ambiente (determinata sulla base dei dati di produzione e di stabilità di produzione), sia nelle risposte ai test fisiologici. Nella tabella 1 è riportato il risultato delle analisi relative ad alcuni parametri fisiologici adattativi (Rascio et al. 2012). Il carattere affinità per l’acqua (DWS) aumenta all’aumentare della forza del legame tra l’acqua e i tessuti della foglia. Il contenuto idrico relativo (RWC) confronta il quantitativo d’acqua della foglia al momento del prelievo (ossia nelle ore di massima insolazione), con la quantità massima che la stessa foglia può possedere quando è al pieno turgore, ed ha valori maggiori nelle foglie che si mantengono meglio idratate. La resistenza alla trazione (LTS) è un carattere che riassume le differenze nella struttura delle foglie essendo influenzato dal suo spessore, contenuto di minerali, fibre, etc. Il contenuto di soluti osmoticamente attivi ed il contenuto di prolina, informano sul tipo di reazione allo stress che le piante adottano per difendersi; ad esempio, l’accumulo di soluti contrasta la perdita di acqua da parte delle foglie, ma ha anche un costo elevato che può andare a discapito della produttività della pianta. L’analisi statistica (ANOVA) ha mostrato differenze significative nei valori della re-

Pressione Affinità Contenuto Resistenza dei soluti per idrico alla osmoticamente l’acqua relativo trazione attivi Potenziale DWS RWC LTS Varietà Osmotico (mg/g) (%) (g) (-Mpa) 18,1 81 700 0,9 A 12,2 81 567 1,2 B 11,7 83 583 1,3 C 6,9 76 592 1,2 D 9,5 73 433 1,2 E 8,6 75 233 1,3 F 4,5 82 475 1,4 G 4,3 78 533 1,3 H 14,1 75 508 1,5 I 10,1 76 475 1,5 J

Prolina (mg/g) 0,266 0,247 0,226 0,337 0,216 0,276 0,277 0,269 0,241 0,270

Tab. 1 - Analisi di caratteri fisiologici di foglie bandiera di varietà di frumento duro.

I risultati del progetto seppur parziali, perché relativi ad un solo anno di prova (tra l’altro piuttosto atipico per andamento climatico), mostrano chiaramente che si possono individuare dei test di valutazione del grado di adattamento delle piante. La richiesta delle aziende di avere una descrizione attendibile delle caratteristiche varietali sotto tale profilo, può essere soddisfatta grazie alla disponibilità di metodologie di stima mature, in quanto rapide, economiche e sensibili. L’accuratezza dell’analisi può essere notevolmente implementata, affiancando ai test, elaborazioni statistiche di dati storici di produzione e metodi rapidi per l’analisi di espressione di geni di resistenza. Il fine delle ricerche prossime è quello di definire un insieme di metodologie e di parametri di valutazione, condivisi, utili per la certificazione del grado di adattamento delle varietà di frumento ai cambiamenti climatici. Bibliografia: Rascio A, Carlino E, De Santis G, Di Fonzo N. 2012 - A discriminant analysis to categorize wheat varieties in drought tolerance classes on the basis of morpho-physiological traits. Cereal Research Communications (in press).

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Contenuto di soluti biocompatibili

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Resistenza allatrazione trazione Resistenza alla (g)(g)

Il 2010 è stato il più caldo degli ultimi 150 anni, secondo le analisi del GISS (Goddard Institute for Space Studies). L’aumento delle temperature è la prevedibile conseguenza dell’effetto serra, descritto dalla letteratura scientifica, da diversi decenni. Il settore cerealicolo non ha a disposizione grandi strumenti per far fronte a questa allarmante situazione. Per colture non irrigue, come il frumento, la strategia più efficace per garantire una resa soddisfacente in condizioni ambientali sub-ottimali è la scelta di varietà resistenti alla carenza d’acqua ed alle temperature elevate. Esiste una discreta disponibilità di genotipi tradizionalmente coltivati nel Sud Italia, resistenti alla siccità, ma non privi di caratteristiche negative, come la minore produttività in ambienti ottimali o la tendenza ad allettarsi a causa della taglia elevata.

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r2=-0,55**

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CoefficientedidiVariazione Variazione della produzione Coefficiente della produzione (%)

Fig. 1 - La correlazione fra la resistenza alla trazione e la stabilità produttiva misurata su 10 varietà di frumento duro. Per determinare la resistenza, segmenti di foglie di dimensioni standard, vengono fissati tra due morsetti di un apparecchio per la misura, regolato con carichi progressivi e si stabilisce la tensione che provoca la rottura. Le varietà più stabili hanno resistenza alla trazione più alta.

(%)

Figura 2. La correlazione fra la resistenza alla trazione e la Figurastabilità 2 – La correlazione fra la resistenza alla trazione stabilità produttiva misurata duro. su 10 produttiva misurata su 10e lavarietà di frumento varietà di frumento duro. Per determinare la resistenza alla trazione, pezzi di foglie di dimensioni


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