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Cronaca

Sabato 8 Marzo 2014

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Tradizione e folclore al falò di Pescarolo

Nonostante i mezzi più moderni, la manifestazione mantiene un’atmosfera ancestrale e quasi magica In scena la secolare Festa del Fuoco del Martedì Grasso, uno dei più antichi rituali della campagna cremonese Un occhio anche alla sicurezza

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di Michele Scolari

on centinaia di persone attorno a cataste di legna in fiamme ai piedi di una quercia, anche quest’anno si è svolto il tradizionale Falò del Martedì Grasso di Pescarolo, accanto alla chiesa in piazza Garibaldi, organizzato dalla Pro Loco e giunto alla 349° edizione. Come ogni anno alle 20, ora in cui la campana scandisce l’Ave Maria, le torce del gruppo“Amici del Falò” hanno dato il via alla cerimonia, quando la gente ha iniziato i tradizionali tre giri in senso antiorario attorno al fuoco accompagnati da canti popolari, al bagliore sempre più vivo della pira in fiamme. Certo oggi molte cose sono cambiate. Prima che fossero usati i trattori, il carro con dentro la quercia veniva trainato con una corda dal luogo del suo sradicamento, sino in piazza: una fatica svolta in tempi lontanissimi tutta a spalle e, successivamente, con i buoi. Una volta in piazza, l’albero veniva posizionato in piedi con corde e scale. Tutto era il risultato della forza delle braccia, compresa la buca per ripiantare la quercia in piazza, scavata con le vanghe, e la catasta di legna, eretta pazientemente fascina dopo fascina. Alla fine, quando la catasta era interamente consumata (tranne la quercia, che non viene bruciata) sulla brace restante si arrostivano la polenta, salsicce e uova, accompagnate da boccali di generosissimo vino Clinto. Ma nonostante l’avvento della luce elettrica, della meccanizzazione e di trattori sempre più moderni (che hanno sostituito

«UN RITO ANCESTRALE, PIU’ ANTICO DELLA PESTE» Si perde nella notte dei tempi l’origine di questa tradizione, una delle più antiche e spettacolari manifestazioni della campagna cremonese ed analizzata anche ne “Il ramo d’oro” del celebre antropologo James Frazer. «Sebbene una tradizione orale ancora viva voglia che nel 1630 gli scampati alla peste nera di Pescarolo si radunassero in piazza per festeggiare la salvezza e decidessero di accatastare cose infette appartenute ai contagiati, bruciandole in un enorme falò per distruggere il ricordo del morbo – commenta Stefana Mariotti - l’origine di questo rituale sarebbe molto più antico. Probabilmente a Pescarolo la peste rappresentò il pretesto per ripristinare una tradizione secolare che, come successe in altre zone, era stata abolita dall’Inquisizione». I simboli dell’albero e del fuoco «hanno origini ben più antiche della peste e quasi in tutta Europa esiste la tradizione dei fuochi rituali, che vengono accesi sempre in concomitanza di feste d’iniziazione o grandi avvicendamenti astrogli animali da traino), le fasi del rito sono rimaste invariate ed il Falò di Pescarolo conserva un’atmosfera ancestrale e quasi magica, scandita dal ritmo lento e ipnotico delle ombre in circolo attorno al baluginare delle fiamme.

nomici»: ad esempio il Fuoco di Sant’Antonio (acceso il 17 gennaio a Volongo e ad Ostiano), oppure quelli in occasione dell’equinozio di primavera e del solstizio d’estate. In questo senso, più che alla peste, il falò di Pescarolo rimanda a quella simbologia in cui il fuoco, oltre a richiamare «la luce e il calore fecondante del sole in vista delle semine», incarna «un’entità che distrugge ma anche rigenera», scandendo un avvicendamento tra il vecchio e il nuovo, connessa al riso ed alla piazza del Carnevale descritti dallo studioso russo Mihail Bachtin ne “L’opera di Rabelais e la cultura popolare”. «La morte-nascita e la nascita-morte sono le fasi determinanti della vita stessa. La morte fa parte della vita e, parallelamente alla nascita, determina il suo eterno movimento, la crisi dell’avvicendamento». In questo senso dunque, il falò di Pescarolo rappresenta il frammento di un mondo arcaico e lontanissimo, fortunosamente sopravvissuto ai secoli. mi.sco.

Quello del falò è un rito ripetuto ogni Martedì Grasso da tempo immemorabile. «Ancora oggi, verso la metà del Carnevale – spiega Stefana Mariotti, presidente del Museo del Lino di Pescarolo – un gruppo di volontari raduna i pescarolesi e

decide dove reperire la pianta da sacrificare per il rito del Falò. La pianta deve essere una quercia rovere di circa 50 anni, la più alta che si può individuare». Il rito inizia il giorno precedente l’accensione. «All’alba del lunedì, alcuni uomini si recano sul

terreno dove si trova la pianta prescelta e la scalzano, perché la quercia non deve essere tagliata ma estirpata con la ceppaia, scavandovi una buca tutt’intorno e rimuovendo le radici più grosse (la “sòca”). Quindi si lega una corda ad un ramo e si tira finché l’albero non cade sradicato. A questo punto viene parzialmente sfrondato, caricato su un carro e, con il Re del Carnevale a cavalcioni, trainato per le vie del paese, fermandosi ogni tanto sotto le finestre per raccogliere le offerte (bevande e dolcetti, i “bumbunìn”). Giunti in piazza, si provvede a “tiràa sö in pèe” (“erigere”) la pianta, con corde e scale, posizionandola nella buca preparata in precedenza. Il mattino del Martedì Grasso viene effettuata la raccolta della legna, assieme a vecchie masserizie, ed il tutto viene disposto ai piedi della rovere sino a formare una enorme catasta. E’ un rito corale e meraviglioso, un momento di straordinaria aggregazione che riunisce tutta la comunità: persino coloro che da anni hanno lasciato il paese tornano per rivivere insieme ai compaesani questa straordinaria esperienza rituale». Un rituale che, tra l’altro, da qualche anno si è arricchito di un’altra cerimonia complementare: l’iniziativa Piantiamo la Quercia, di origine relativamente recente, su impulso del Museo del Lino, prevista ogni anno ai primi di aprile. «L’evento primaverile della piantumazione della quercia - conclude Mariotti - è da considerarsi strettamente legato al cerimoniale carnevalesco del Falò da un rapporto quasi ciclico, che unisce morte e nuova vita in un’unica successione».

Fra tradizione e divertimento, non è mancato anche chi ha lavorato per garantire la sicurezza dell’evento, che si è svolto con la presenza rassicurante di vigili del fuoco, dei carabinieri della stazione di Vescovato e dei paramedici del Soccorso. Presente anche la protezione civile con il gruppo OstianoVolongo, in tenuta ufficiale giallo-blu della Regione Lombardia: «Siamo qui a presidiare su richiesta della Pro Loco – hanno spiegato i volontari della protezione civile – anche se stasera non abbiamo compiti di antincendio, per i quali siamo comunque attrezzati: alcuni di noi hanno frequentato il corso specialistico, e recentemente al nostro parco mezzi si è aggiunta un’autopompa, dato che siamo parte della colonna mobile». m.s.

Settimanale Il Piccolo  
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8 marzo 2014

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