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CREMONA

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Sabato 8 Marzo 2014

“Necknominate”, un azzardo pericoloso

Un fenomeno sempre più presente sui social, anche tra i cremonesi: bere tutto d’un fiato alcolici e sfidare altri a farlo

Don Paolo Arienti: «Ci sono persone di 30-40 anni che si lasciano coinvolgere in questi giochi: ciò significa sdoganare un non senso e consegnarlo ai giovani»

Il medico, Bodini: «Il rischio? Un grave danno al fegato» Secondo i dati del Ministero della Salute è più che raddoppiata negli ultimi 15 anni la percentuale di ragazze tra i 14 e i 17 anni che consumano alcolici: sono passate dal 6% al 14,6%. Un problema che non riguarda solo la società, ma anche la sanità: iniziare a bere da giovanissimi può inPaolo Bodini fatti provocare danni non indifferenti alla salute. Del resto è proprio degli ultimi mesi anche l'allarme lanciato dalla Società italiana di pediatria nei confronti della drunkoressia: si stima che siano almeno 300.000 i teen-agers tra i 14 ed i 17 anni (ma otto volte su dieci si tratta di ragazze) che coltivano questa pessima abitudine che ovviamente può avere conseguenze gravissime sulla loro salute. La ragazzina "drunkoressica" non mangia niente fino al tardo pomeriggio per poi iniziare a consumare birra, cocktail e altre bevande alcoliche. Il digiuno prima del bere serve ad ottenere un doppio risultato: si assumono soltanto le calorie dell'alcol "compensate" dal digiuno e con lo stomaco vuoto l'alcol ha un potere euforizzante più forte ed immediato. «Il problema maggiore del consumo di alcolici è il rischio di provocare danni al fegato - evidenzia il dottor Paolo Bodini -. Un danno rispetto al quale non esiste una "dose sicura": chi inizia a bere, infatti, non può conoscere quale sia la dose massima che il proprio fegato riesce a sopportare e metabolizzare». In una persona con il fegato particolarmente delicato, il consumo di alcolici può provocare epatite, anche se in basse quantità. «L'impatto è ancora maggiore se si beve a digiuno, come spesso fanno oggi i giovani» continua il medico. La drunkoressia oltre ai classici danni da abuso di alcolici per fegato e cellule nervose comporta infatti anche tutti quelli derivanti da un'alimentazione inadeguata: sbalzi di peso, scomparsa del ciclo mestruale per le ragazze, osteoporosi, aritmie cardiache. Se invece il consumo di alcolici è abbinato ad una dieta ricca di grassi , il danno aumenta ancora. «Ma il consumo di alcolici può anche dare disturbi a livello gastrico - continua Bodini -. Il consiglio è quindi di cercare di posticipare il più possibile l'assunzione di alcolici verso l'età adulta. Inoltre, per chi assuma alcolici, è consigliabile effettuare dei controlli frequenti: la steatosi epatica, infatti, è spesso asintomatica».

S

di Laura Bosio

i diffonde purtroppo anche tra i giovanissimi cremonesi il fenomeno denominato "neknominate", ossia la sfida di "bere tutto d'un fiato" quantità più o meno grandi di bevande alcoliche, registrando un video che poi viene pubblicato sui social network. Amici e conoscenti vengono sfidati a fare lo stesso, e rifiutarsi spesso è motivo di prese in giro o conduce all'obbligo di pagare da bere a chi ha lanciato la sfida. Insomma, un vero e proprio "drink-game" importato in Italia dai paesi del Nord Europa. Un fenomeno davvero preoccupante e purtroppo in forte crescita, che induce gli educatori a fare delle riflessioni. Su questo tema interviene don Paolo Arienti, presidente della Federazione oratori cremonese, che dal suo osservatorio privilegiato guarda al fenomeno con una certa preoccupazione. «Che i ragazzi giovanissimi lancino una forma di sfida alla propria corporeità e ai propri limiti è assolutamente normale, fa parte del gioco e che c'è sempre stato - evidenzia don Paolo . Il problema è che poi ci sono persone di 30-40 anni che si lasciano coinvolgere in questi giochi, come appunto la sfida al neknominate: questo significa sdoganare un non senso e consegnarlo ai giovani». Insomma, non deve né stupire né scandalizzare il fatto che i giovani non sappiano gestire al meglio l'utilizzo del social network. «Deve invece preoccupare l'utilizzo che ne viene fatto dagli adulti spiega ancora il sacerdote: chi accetta la relazione anche sotto le spoglie un po’ esagerate dell’affettivo “amicizia”? Chi cerca di capire e di proporre? Chi invece usa un social esattamente come il più

Don Paolo Arienti

«Bisogna ritrovare una dimensione di confronto con i ragazzi, mettendo da parte il proibizionismo e le imposizioni» sprovveduto e fragile dei ragazzi?». Allora bisogna rimettersi in gioco, trovare delle alternative da proporre a questi giovani, seppur senza diventare censori. «Il divieto e la proibizione non hanno altro effetto se non quello di peggiorare la situazione. I giovani hanno sempre sfidato l'autorità, in ogni momento della storia». Ogni generazione, nel corso della storia, ha conosciuto linguaggi di rottura e spazi di ribellione, «compresa la messa alla prova del proprio corpo, delle proprie forze, nell’illusione tutta giovanile dell’onnipotenza - continua don Paolo Arienti. Ma da sempre il vero problema è l’intelligenza degli adulti che devono raccontare cose valide, far spazio e proporre spazi, senza cadere nelle trappole dei due grandi nemici del fatto educativo: la censura oscurantista fine a se stessa, repressiva, priva di motivazioni comunicabili e l’indifferenza che tutto permette e nulla vede». Il mondo adulto deve quindi imparare a ragionare con i giovani, ad offrire loro «delle alternative belle e

sane. Devono riscoprire quelle esperienze che sul territorio esistono, dalle attività proposte dagli oratori e dalle varie associazioni, fino all'impegno nel volontariato. L'educatore e l'adulto devono imparare a dare risposte che sia allontanino da quelle sbagliate a cui spesso si accostano i giovani. Giovani che non hanno la percezione del rischio a cui vanno incontro in determinate circostanze». Don Paolo chiede quindi una grande attenzione a temi come il volontariato, soprattutto in un'epoca in cui vi sono moltissimi giovani ancora disoccupati: «Intanto che un giovane cerca lavoro, dovrebbe poter accedere a proposte significative, come può essere appunto quella del volontariato. E' allora compito della società civile di mettere in campo dei progetti strutturati che portino avanti delle valide alternative come quella del servizio civile, che conducano i nostri giovani verso l'età adulta con consapevolezza». La grande contraddizione, secondo il presidente Focr, sta nella comunicazione degli adulti, che

spesso risulta «incoerente tra parola e azione; come vendere le sigarette e scriverci sopra "il fumo uccide". E ricordiamo che al bar ad ubriacarsi non ci sono adolescenti ma 25-30enni. Questo denota una fatica a crescere da parte di coloro che dovrebbero essere gli educatori e che invece vivono loro per primi in un modo depressivo». Il ruolo degli educatori oggi, allora, è quello di trovare una dimensione di confronto con i giovani in merito alle scelte che quest'ultimi fanno. «Anche il fatto che i genitori siano sempre più impegnati con il lavoro e quindi costretti a lasciare i figli ai nonni incide: con generazioni così diverse, infatti, il confronto per un ragazzo è difficile. Cosa possono saperne dei 70-80enni di Facebook e dei problemi del virtuale? Teniamo presente che oggi il cambio generazionale si verifica ogni 5 anni e non ogni 15 come accadeva in passato. Forse i più giovani stanno aspettando qualcuno con un po’ più di coraggio, disponibile alle vere arti dell’educare: l’ascolto, il tempo condiviso, la stima, il perdono, la fiducia».

IN BREVE

Grande successo per la quarta edizione di BioEnergy Italy a CremonaFiere Si è chiusa venerdì, dopo 3 giorni, la quarte edizione di BioEnergy Italy. Un momento di incontro che ha permesso di osservare un settore in piena evoluzione: in un momento di grande cambiamento e nuove regole, le nuove tecnologie vengono incontro alle imprese che vogliono sfruttare uno scenario internazionale dinamico e ricco di opportunità. I numerosi appuntamenti in programma tra workshop e seminari tecnico-scientifici sono stati tutti molto frequentati, con particolare riferimento a quelli che hanno proposto temi assolutamente innovativi e freschi. «Quest'anno a BioEnergy Italy abbiamo parlato molto di biometano, bioraffinerie e chimica verde - ha dichiarato Antonio Piva, presidente

di CremonaFiere -. Sono settori in cui il comparto agricolo può giocare un ruolo da grande protagonista, ma da cui anche l'industria alimentare e le amministrazioni territoriali possono trarre grandi benefici. La trasformazione degli scarti agroindustriali in energia e in nuovi sottoprodotti è sempre più strategica al fine di ampliare il raggio d'azione delle imprese e dello sviluppo di nuovo business». E l'esempio nazionale è sempre più interessante anche per le imprese estere: a Cremona si sono viste delegazioni di operatori professionali da tutto il mondo arrivati per scoprire non solo le novità tecnologiche, ma soprattutto il modello italiano in questo settore. «BioEnergy Italy è la dimostrazione che quando una Manifestazione è pensata e re-

alizzata per rispondere concretamente ad esigenze professionali specifiche, si raggiungono buoni risultati: i nostri espositori ci hanno confermato che anche quest'anno hanno fatto buoni affari direttamente in Fiera e hanno incontrato gli interlocutori giusti (questa edizione ha registrato 6.203 operatori professionali). Questo è il nostro obiettivo: essere uno strumento di marketing collettivo per contribuire a promuovere l'intero settore delle fonti rinnovabili di energia». E dopo questi tre giorni dedicati alle bioenergie, per l'organizzazione di CremonaFiere è tempo dello sprint finale verso gli Stati Uniti, in cui il mese prossimo si aprirà la seconda edizione di Mondomusica New York (10-12 aprile presso 82Mercer a SoHo).

Medaglia d’oro Città di Cremona alla Fondazione Stauffer Con parere unanime, la Giunta ha accolto la proposta del sindaco Oreste Perri, che verrà sottoposta, come da regolamento, all'approvazione del Consiglio Comunale, di conferire, in occasione del 40° anniversario della morte del suo fondatore, il riconoscimento civico “Medaglia d’oro Città di Cremona” alla Fondazione “Walter Stauffer” con la seguente motivazione: “quale riconoscimento al contributo per la formazione dei migliori interpreti del concertismo mondiale, garantendo così la trasmissione di quei saperi che perpetuano la grande scuola solistica e cameristica italiana del suo sostegno alle attività culturali e musicali della nostra città e del suo generoso e dinamico mecenatismo verso le istituzioni locali, pubbliche e private, attuando concretamente la volontà di Walter Stauffer uomo dotato di profondo intuito e sensibilità, che molto si è speso per Cremona e a favore dei giovani talenti”.

Il patrimonio lasciato da Walter Stauffer è amministrato con criteri di rigorosa economicità. Dalla morte del fondatore il patrimonio non solo non ha subito falcidie, ma ha addirittura potuto incrementare la propria consistenza. Con il reddito conseguito vengono finanziate varie attività culturali, assegnazione di borse e sussidi di studio; attività volte all'educazione musicale; acquisto di attrezzature, strumenti didattici, libri, dischi; costituzione delle più importanti istituzioni musicali della città; contributi al Festival di Cremona "Claudio Monteverdi"; contributi a pubblicazioni di testi ad alto livello scientifico; finanziamento di convegni, seminari, conferenze e concerti; assegnazione di premi, medaglie e riconoscimenti in occasione di manifestazioni o iniziative coerenti con gli scopi istituzionali della Fondazione; contributi ad eventi eccezionali della vita musicale cremonese.

Settimanale Il Piccolo  

8 marzo 2014

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