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Cronaca

Sabato 5 Aprile 2014

Alla Tamoil il deposito Eni di Fiorenzuola?

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La notizia circola da alcune settimane, ma l’Ente Nazionale smentisce: «Nessun trasferimento»

Quale destino attenda la Tamoil di Cremona è argomento di discussione da alcuni anni. Lo smantellamento degli impianti di raffinazione ha ricevuto il via libera dal Ministero dello Sviluppo Economico nel novembre scorso, ma, per il sito che ospitava la raffineria, da alcuni anni convertito in deposito, «nessun progetto è stato presentato», come hanno ricordato i Radicali guidati da Sergio Ravelli nel corso della manifestazione fuori dal tribunale mercoledì. Risale al luglio del 2011 l’annuncio di voler di ricavare all’interno dell’area della società una grande centrale energetica solare da circa 100mila pannelli sola-

ri per 40 megawatt di energia, simile a quanto era stato realizzato da SunEdison a Rovigo, anche se di dimensioni inferiori (la centrale avrebbe dovuto occupare meno della metà dell’attuale area di 800mila metri quadrati). Dalla conferenza dei servizi dello scorso novembre al Ministero è emersa invece l’intenzione di utilizzare una parte dell’area occupata dagli impianti come parcheggio per le autobotti (idea ribadita anche nell’ultima seduta dell’Osservatorio Tamoil dello scorso mercoledì 19 marzo). Tuttavia, da qualche settimana circola, sia pur in veste d’indiscrezione, una nuova ipotesi. Si tratterebbe dell’ingresso in sce-

na di Eni, intenzionata a trasferire nel sito della ex raffineria cremonese il proprio deposito di Fiorenzuola d’Arda (in provincia di Piacenza), con un conseguente allargamento del deposito cremonese. Se ciò trovasse conferma, si porrebbe in contrasto con quanto dichiarato nel corso dell’ultimo Osservatorio Tamoil, dove si era annunciata la riconfigurazione del parco serbatoi con la dismissione di 52 cisterne. È vero che solitamente acquisizioni di questo tipo vengono, per ovvie ragioni, tenute molto riservate e, in più, dovrebbero essere precedute da una due diligence (il processo investigativo che viene messo in atto per analizza-

re valore e condizioni di un’azienda) in cui dovrebbero essere presi in considerazioni i vari aspetti (positivi e negativi) del sito di destinazione. Oltretutto, il sito dell’ex raffineria cremonese (oggetto di un procedimento giudiziario in corso, com'è noto) necessita di una bonifica per l’inquinamento della falda acquifera, ed Eni, di per sé, ha già una certa quantità di siti di interesse nazionale da bonificare (tra cui Priolo Gargallo, Mestre, Pieve Vergonte): quanto le converrebbe acquisirne un altro? Dall’Ente Nazionale, comunque, si limitano a smentire categoricamente l’indiscrezione: «Non c’è nessuna intenzione di

trasferire il deposito piacentino a Cremona. Possiamo capire che, con la grave crisi occupazionale in corso, simili voci possano catturare immediatamente l’attenzione e diffondersi rapidamente.

Ma non abbiamo nessuna previsione di trasferimento in programma per il deposito di Fiorenzuola, che continuerà a funzionare». mi.sco.

«Avevamo individuato varie fonti di inquinamento»

L’azienda già nel 2001 indicò le fogne come possibile fonte d'inquinamento. L’assessore Bordi in aula: «Sapevamo delle criticità sulla rete fognaria dalle videoispezioni del 2004».

U

di Michele Scolari

ltima testimonianza nel corso del processo celebrato davanti al gup di Cremona Guido Salvini, in cui cinque manager della Tamoil di Cremona (gli ingegneri Enrico Gilberti, Mohamed Saleh Abulahia, Yammine Ness, Pierluigi Colombo, Giuliano Guerrino Billi) sono chiamati a rispondere dell'inquinamento della falda acquifera causato, secondo l'accusa, dalla raffineria cremonese. Dopo l'audizione del 28 febbraio nella quale aveva reso la propria testimonianza l'ex direttore dell'Arpa Giampaolo Beati, giovedì pomeriggio è stato sentito dalla difesa l'assessore comunale all'Ambiente e funzionario Arpa Francesco Bordi. Nelle udienze precedenti al 29 febbraio, alcuni ex dirigenti ed ex dipendenti di Tamoil, assieme a dipendenti delle ditte esterne Idroambiente e Soncini che avevano effettuato i lavori di risanamento del sistema fognario della raffineria, avevano parlato di una rete fognaria “gruviera” che sarebbe stata all’origine dell’inquinamento (con numerose criticità strutturali delle condotte fognarie) e di come l’azienda sarebbe stata consapevole di inquinare, tacendo la gravità dell'inquinamento e intervenendo tardivamente sulle criticità delle fogne (precisamente, soltanto nel 2004-2005, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra). Nel corso di un’audizione di quasi due ore e mezza (dalle 15.30 alle 17.45) Bordi ha «ricostruito il lavoro eseguito da Arpa» negli anni in cui era presente all’Agenzia come tecnico. «Abbiamo parlato delle aree interne ed esterne, dei rilievi, dei piezometri e del sistema fognario. Le nostre indagini davano diversi scenari per l’inquinamento all’interno dell’area: scenari non ascrivibili soltanto alle perdite del sistema fognario ma relativi anche ai rifiuti inter-

INDAGINI SUI SERBATOI

Nelle fogne “colabrodo” enormi quantità di acqua sporca di idrocarburi

Alessia Manfredini: «Si parla di ripristino ambientale, ma la bonifica quando si farà? Probabilmente mai» rati ed all'area più antica del vecchio deposito. Sapevamo dal 2004, grazie alle videoispezioni, che la rete fognaria poteva essere una delle potenziali cause di inquinamento». Va però precisato che quest'ultima ipotesi era già stata presa in considerazione dalla società nel 2001, nell’autodenuncia presentata quell’anno (dopo che dalle analisi compiute sull’acqua di falda all'interno del perimetro della raffineria era risultata la presenza di idrocarburi): tant'è che sembra che gli enti locali, già nel 2003,avessero richiesto uno specifico controllo sul sistema fognario. «Il fatto di sapere e di non sapere ci ha insomma permesso di indagare a vasto raggio su tutta l’area», nella quale «oggi comunque la situazione ci risulta migliorata» (come l'assessore aveva specificato anche durante l’ultima seduta dell’Osservatorio Tamoil). Dichiarazione quest’ultima che ha suscitato la punta d’ironia

«Ora non c’è più traccia di surnatante sull’acqua»

di qualcuno («l’assessore berrà l’acqua della falda?»), alla quale Bordi ha replicato categoricamente: «Ho detto che è scomparso il surnatante (la miscela di idrocarburi che “galleggia” sull’acqua della falda, ndr) ma resta la contaminazione di sostanze inquinanti disciolte all’interno dell’acqua, anche se la loro concentrazione risulta calata». Con quest’ultima testimonianza il processo entra nella sua fase finale. L’udienza è aggiornata al 10 aprile, mentre il 22 si terrà la requisitoria del pm Fabio Saponara, seguita dagli avvocati delle parti civili e della difesa, in modo da prevedere la sentenza all’incirca per giugno. Anche in caso di condanna in primo grado, comunque, è possibile che sopraggiunga la prescrizione prima della conclusione dell’appello. Contestualmente, a distanza di sette anni dall'avvio delle indagini, per l'area della società permane ancora quella che Alessia Man-

fredini del Pd, a margine dell'ultimo Osservatorio, ha definito «una preoccupante assenza di certezze un po' su tutto», a cominciare dalla bonifica delle aree esterne: «Si parla di ripristino ambientale, ma la bonifica quando si farà? Probabilmente mai». Inoltre, come la consigliera aveva dichiarato nella Commissione Vigilanza del 20 marzo, «l'assessore Bordi sembra prendere per buona la ricostruzione storica dei luoghi e dell’evoluzione dei siti interni esterni alla raffineria, fatta da Tamoil» mentre «la perizia commissionata dal giudice dice altre cose e ricostruisce in maniera puntuale dove e da quando sia nato l’inquinamento». E altrettanto nebulose sembrano, in caso di sentenza negativa per la ditta, le intenzioni del Comune di Cremona, la cui costituzione in parte civile è merito del cittadino Gino Ruggeri, costituitosi «in nome e per conto del Comune».

«Le sostanze inquinanti nell’acqua sono diminuite»

Intanto i carabinieri del Nas proseguono l’analisi delle schede tecniche relative ai drenaggi dei serbatoi (ossia, gli ordini di servizio di capo reparto e capo turno nei registri conservati in parte presso l'ufficio della direzione della raffineria, ed in parte in un armadio nella sala controllo del reparto Logistica). Da questi documenti emergerebbe come dai 150 serbatoi della benzina e del greggio, drenati un paio di volte al mese, sarebbe fuoriuscita nel corso degli anni un’enorme quantità d’acqua sporca di idrocarburi (si tenga presente che i serbatoi hanno la capacità almeno di una piscina). Oltre ai drenaggi, poi, altra acqua sporca di idrocarburi sarebbe fuoriuscita dai drenaggi effettuati durante i rinnovi delle autorizzazioni per i singoli serbatoi. Ogni serbatoio infatti avrebbe una autorizzazione Asl di durata variabile (che occorre per avere la garanzia di tenuta). La procedura di rinnovo prevedrebbe che allo scadere dell'autorizzazione il serbatoio venga svuotato completamente, riempito d'acqua e poi drenato; quindi, si procederebbe alle ispezioni ed alle eventuali manutenzioni; dopodiché, prima di essere rimesso in esercizio, il serbatoio verrebbe riempito una seconda volta e, una volta certificato dall'Asl, ridrenato e rimesso in funzione. Tutte le suddette quantità di acqua sporca di idrocarburi, ovviamente, finivano nel sistema fognario, il quale, come riferito dalle testimonianze degli ultimi mesi e come mostrato anche in alcuni dvd prodotti dalla ditta Idroambiente di Bollate, sarebbe stato un vero e proprio “colabrodo”. misco

Il Piccolo del Cremasco  

5 aprile 2014