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CREMONA

Venerdì 22 Luglio 2011

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«Occorreva colpire le vere pensioni d’oro» «Continuiamo a sperperare, mentre i giovani di oggi avranno pensioni da mille euro. Le donne sono le più penalizzate»

Vincenzo Ferrante, docente di diritto del lavoro: «E’ assurdo prolungare ancora l’età pensionabile»

T

di Laura Bosio

ra le misure più controverse e criticate, da molte parti, della manovra approvata dal Parlamento e divenuta legge, è l’intervento sulle pensioni. Tanto più che ai sacrifici richiesti ai cittadini, e soprattutto ai redditi facilmente individuabili, non ha fatto seguito alcun taglio sostanziale ai molti privilegi di cui gode la cosiddetta “casta”, il ceto politico ed il mondo variegato che gli ruota intorno. «Il blocco della perequazione stato praticato sempre, a spizzichi e bocconi, dal 1990 a oggi» spiega Vincenzo Ferrante, professore associato di Diritto del lavoro presso la facoltà piacentina di Giurisprudenza dell'Università Cattolica. «La cosa che trovo maggiormente assurda, però, è che vengano messe sullo stesso livello le pensioni da 5mila euro e quelle da 30mila. Il blocco delle rivalutazione scatta per i trattamenti superiori ai 2380 euro, ovvero cinque volte il minimo. Significa che, nel biennio 20122013, per queste pensioni non scatterà l'adeguamento al costo della vita, e rimarranno quindi ferme. Gli assegni compresi fra tre e cinque volte il minimo (fra 1.402 e 2.337 euro) verranno invece rivalutati al 70%. Ci si doveva invece limitare a mettere mano alle cosiddette "pensioni d'oro". Mi domando perché lo Stato debba continuare a versare decine di migliaia di euro a chi nella sua vita ha già avuto l'opportunità di guadagnarne tanti, e che quindi dovrebbe anche aver avuto la possibilità di metterne da parte. Sappiamo che di questo passo i giovani che oggi lavorano

avranno pensioni da mille euro, perché i soldi non saranno abbastanza, eppure continuiamo a sperperare pagando pensioni da extralusso. In Germania non vengono pagate pensioni che superino i 3mila euro, proprio sulla base di questo principio, mentre qui in Italia nessuno contesta questo sistema assurdo». Quanto costerà il provvedimento a chi percepisce pensioni della fascia colpita? «In realtà l'impatto sarà molto lieve, soprattutto se si ipotizza un'inflazione del 1-2 per cento. La prima fascia di pensioni, quelle che arrivano fino a tre volte il minimo, non avranno alcun blocco. Verranno toccate percentualmente quelle che vanno a 3 a 5 volte il minimo, mentre non verranno del

tutto rivalutate quelle che percepiscono oltre otto volte il minimo. Ma il vero problema, in Italia, è legislativo: il legislatore stesso dovrebbe fare un discorso di tipo redistributivo, mentre questo non accade. La politica invece non interviene, e ci troveremo tra una ventina di anni a non aver più soldi per pagare le pensioni». Altro intervento importante di questa manovra è quello sull’età pensionabile. «Questo è ancora più assurdo. Per quanto riguarda l'agganciamento tra pensioni ed aspettative di vita Istat, l'entrata in vigore sarà il 2013, con un primo scatto di tre mesi e poi ogni tre anni ci sarà un ulteriore scatto, che si stima sarà di 3-4 mesi per volta. Ritengo che però sia assurdo andare

troppo oltre. Di questo passo nel 2050 per andare in pensione di anzianità ci vorranno 70 anni. Ma anche l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne è poco chiara: essa viene assimilata a quella degli uomini e portata a 65 anni entro il 2032. Il passaggio avviene in forma graduale, ma c'è ancora poca chiarezza sulla questione, e ancora non vi sono risposte chiare dall'Inps. Sommando fra loro gli effetti di questi provvedimenti, si ottiene il seguente risultato: le più penalizzate da questa riforma delle pensioni sono le donne con meno di 51 anni. Quelle di età superiore, infatti, potranno ancora godere della pensione di vecchiaia a 60 anni, e subiranno quindi solo l'adeguamento alle speranze di vita a partire dal 2013. Dopo il 2020, invece, l'età pensionabile sale per tutte le lavoratrici: dunque, le donne con meno di 51 anni subiranno gli effetti di entrambe le misure, pur in forma graduale. Le donne che andranno in pensione nel 2032, anno in cui la soglia dei 65 anni sarà maturata, lavoreranno 7 anni e due mesi in più rispetto a ora». Parliamo della finestra mobile... «Altro provvedimento assurdo, in quanto si mangiano un altro anno: l'assegno previdenziale arriva 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti minimi per i lavoratori dipendenti, 18 mesi dopo per gli autonomi. In sostanza, tra la data in cui si maturano i requisiti per la pensione e se ne fa richiesta e il momento in cui si inizia a percepire l'assegno trascorre un anno. Anche chi ha 40 anni di contributi, che prima aveva automaticamente diritto alla pensione subito, dovrà aspettare un mese in più nel 2012, due mesi nel 2013 e tre nel 2014».

I sindacati

«Si penalizzano ancora i lavoratori dipendenti» Anche i sindacati cremonesi si dichiarano perplessi rispetto alla manovra, che viene vista con una certa preoccupazione. «Pur essendo stata modificata l'ipotesi iniziale, quanto deciso sulle pensioni non ci vede dare un giudizio positivo» afferma Giuseppe De Maria, segretario provinciale della Cisl. «Si vanno infatti a colpire ancora i lavoratori dipendenti, mentre la casta continua a mantenere i propri privilegi. Così ci troviamo di fronte a una manovra che forse era necessaria, ma che non è lo strumento unico per risolvere i problemi del Paese: i tagli sono una parte, ma bisogna anche fare in modo di incrementare il Pil, attraverso lo sviluppo. Senza esso manca qualcosa di fondamentale». Un po' più accomodante il giudizio della Uil, che si dice comunque soddisfatta dei cambiamenti apportati al disegno iniziale. «Per il biennio 2012-2013 è bloccata la rivalutazione automatica solo delle pensioni eccedenti 5 volte il trattamento minimo Inps. Salvo concederla, nella misura del 70%, per la sola fascia di trattamento delle stesse inferiore a 3 volte il minimo. Sostanzialmente, quindi, per i trattamenti di importo superiori a 5 volte il minimo, opererà la rivalutazione al 70% per la sola componente fino a 3 volte il minimo e non verrà invece concessa alcuna rivalutazione per la componente di trattamento da 3 volte il minimo ed oltre».

Il Piccolo del Cremasco  
Il Piccolo del Cremasco  

22 luglio 2011

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