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Cremona

Venerdì 22 Luglio 2011

CAUSA DI LAVORO

Malata di tubercolosi e licenziata, verso l’accordo per un risarcimento Si è aperta davanti al giudice del lavoro Giulia Di Marco la causa intentata da una dipendente di un supermercato in provincia di Cremona ammalata di tubercolosi nei confronti dell’azienda che l’ha licenziata per il superamento del periodo di comporto. L’udienza, che ha visto entrambe le parti disponibili a trattare, è durata un’ora e mezza. «L’accordo sembra essere stato raggiunto», hanno dichiarato i legali della dipendente licenziata, gli avvocati Monia Ferrari e Massimiliano Corbari, al termine dell’incontro con il giudice. L’udienza è stata poi aggior nata al prossimo 6 settembre. Se il datore di lavoro, assistito dall’avvocato Andrea Dell'Omarino, si dirà favorevole, l’accordo verrà ufficializzato. «L’azienda», hanno spiegato i due legali, «ha riconosciuto l’errore, ed ha proposto di pagare cinque mensilità, ma il giudice ha richiesto la retribuzione globale di fatto, che comprende anche la tredicesima e la quattordicesima, e ha riconosciuto dodici mensilità. Alla fine ci siamo accordati su 12.000 euro netti». Commessa dal marzo del 2004 in un supermercato della provincia, la dipendente, una cremonese di 27 anni, si era ammalata nel 2008 di tubercolosi, una patologia che l’aveva costretta ad abbandonare il lavoro e a restare a casa in malattia per seguire un ciclo di cure programmate dai medici dell’ospedale di Cremona. Per il datore di lavoro, la donna era rimasta a casa 181 giorni, superando in questo modo il periodo di comporto di 180, così come previsto dall’articolo 167 del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi. «L’articolo 175, però», avevano ricordato gli avvocati Corbari

e Ferrari, «si riferisce espressamente ai lavoratori affetti da tubercolosi che hanno diritto alla conservazione del posto fino a 18 mesi dalla data di sospensione del lavoro a causa della malattia tubercolare». L’azienda aveva invece sostenuto che per usufruire dell’articolo 175 del contratto collettivo nazionale era necessario il ricovero in ospedale, un ricovero che per la dipendente cremonese non c’è mai stato. «Il ricovero è necessario solo se la malattia è contagiosa», era stata la replica dei legali della donna, «e non è questo il caso». «Lo ha confermato anche l’Asl, che ha effettuato controlli sia a casa della nostra assistita che in quella dei genitori e anche sul posto di lavoro. Lo stesso primario del reparto di Pneumologia dell’ospedale Maggiore Giancarlo Bosio ha detto che il ricovero non è più previsto come conseguenza automatica della malattia, ma solo quando è contagiosa. La terapia è identica. L’unica differenza è che ci si cura in casa». Circa la questione del periodo di comporto valutato in base all’articolo 167 del contratto di lavoro riferito alle malattie generali e agli infortuni, l’azienda, secondo la Ferrari e Corbari, aveva erroneamente compreso nei 181 giorni anche i due di malattia che la dipendente si era presa perché influenzata. «La nostra cliente», avevano chiarito gli avvocati, “è stata a casa dal lavoro per tubercolosi dal 3 settembre all’11 marzo, complessivamente 179 giorni, e non 181, come invece affermato dall’azienda, che ha inglobato nel conteggio finale anche il 9 e il 10 maggio del 2008, quando la signora aveva l’influenza». Ora la dipendente è guarita e ancora non ha trovato un’occupazione. Al suo ex datore di lavoro ha chiesto che le venga riconosciuta l’indennità.

Difesa: «Errore riconosciuto dall’azienda»

Molestie a una minorenne, condannato commercialista

La giovane sarebbe stata insidiata mentre praticava uno stage nello studio del professionista

Il giudice Guido Salvini ha stabilito una pena di un anno e 25mila euro di risarcimento

U

di Sara Pizzorni

n anno di reclusione, 25mila euro di risarcimento alla parte civile, «immediatamente esecutivo», e «interdizione perpetua da qualunque incarico in scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare Guido Salvini nei confronti del commercialista cremonese M.S., 52 anni, accusato di violenza sessuale su una minorenne. Nella sentenza, il giudice ha ravvisato «l’ipotesi di minore gravità» e ha riconosciuto all’imputato, processato con il rito abbreviato, le attenuanti generiche. Per l'uomo, a cui è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, il pm Fabio Saponara aveva chiesto una condanna di due anni di reclusione. La motivazione della sentenza sarà depositata tra sessanta giorni. Nessun commento da parte della difesa, rappresentata dagli avvocati Paolo Fornoni e Guglielmo Gulotta, intenzionata comun-

Guido Salvini

que a ricorrere in appello. «E’ una vicenda amara», ha commentato l’avvocato Giovanni Benedini, legale di parte civile. «Nessuno, di fronte a fatti del genere, deve gioire. La ragazza ha combattuto da sola e ha dovuto soffrire tutte le pene del processo affinchè la giustizia, come in effetti è stato, le fosse riconosciuta. Ha avuto coraggio e ha aperto un varco in questi tempi dove la donna deve ancora far valere la propria dignità. La sentenza del giudice Salvini è stata encomiabile». Non c’era l’imputato, sposato, padre di tre figli, a sentire il verdetto del giudice. C’era invece la giovane che si è costituita parte civile, accompagnata dal suo fidan-

zato. Dopo la lettura della sentenza si è lasciata andare alla commozione. Un anno fa la studentessa, ancora minorenne, aveva denunciato alla polizia di aver subito attenzioni sessuali da parte del commercialista durante il tirocinio presso lo studio. Era il 16 marzo del 2010, ultimo giorno di frequentazione, per la minore, dello stage. La giovane ha affermato che quella mattina era assente la segretaria del commercialista e che quest’ultimo aveva chiesto a lei di prendere il suo posto al computer. Inizialmente i due si trovavano l’uno di fronte all’altra, separati dalla scrivania, e lei eseguiva i compiti richiesti dal titolare per la compilazione dei moduli F24. In un secondo momento, però, il commercialista si era spostato per andare dietro alla sedia della ragazza, ritrovandosela seduta davanti a lui, di spalle. A quel punto aveva iniziato a porgerle una serie di domande sugli amici e sulla scuola, per poi passare a domande più “invadenti”. Dopodichè le aveva sfiorato il viso, spostato i capelli e toccata fino a tentare di infilarle la mano nei pantaloni dalla parte posteriore. La guerra tra difesa e parte civile si è giocata sui tempi dell’azione: «troppo ristretti», secondo l’avvocato Gulotta; «sufficienti», invece, per l’avvocato Benedini, «a commettere palpeggiamenti». «Si tenta di coprire con speculazioni cronologiche il buon senso», aveva detto il legale di parte civile. «Perché la ragazza avrebbe dovuto mentire e sopportare tutte le angosce del processo ?». La versione fornita dalla giovane è stata confermata anche dallo Iat (Autobiographical Implicit Association Test), tecnica alla quale è stata sottoposta per valutare la sua memoria relativa ai fatti. L’esame, effettuato per conto del giudice da Giuseppe Sartori, professore in neuroscienze cognitive e neurologia clinica all’università di Padova, ha permesso di «escludere la presenza di alterazioni dell’esame di realtà» e di accertare che «la ragazza ha un ricordo autobiografico relativo ai toccamenti subiti».

In tribunale arriva il giudice Pio Massa 37enne di Casalmorano assolto Sarà presidente della sezione penale di Cremona dal prossimo autunno

Il nuovo presidente della sezione penale di Cremona è il giudice Pio Massa (nella foto), 57 anni, di origini foggiane, magistrato presso il tribunale di Piacenza. In autunno Massa ricoprirà l’incarico lasciato vacante dal giudice Grazia Lapalorcia, che il 14 gennaio scorso ha terminato il suo lavoro a Cremona per il nuovo incarico in Cassazione. Prima di diventare magistrato della sezione penale del tribunale di Piacenza, Massa, che è anche membro dell’Associazione nazionale magistrati, ha svolto per molti anni le funzioni di gip a Piacenza, un ufficio che è sempre stato ai primissimi posti in regione per efficienza e risultati. Il mese prossimo, invece, il giudice

milanese Guido Salvini, arrivato a Cremona un anno fa su richiesta di applicazione extradistrettuale, diventerà giudice effettivo presso il tribunale di Cremona. L’immissione in possesso si terrà il 4 agosto. Salvini svolgerà l’incarico di coordinatore dell’ l’ufficio gip/gup. Fino ad ora il magistrato ha curato l’ufficio gip/gup insieme alla collega di Milano Clementina Forleo e presiede alcuni processi in composizione collegiale insieme ai colleghi Andrea Milesi e Francesco Sora.

Il suo primo anno di lavoro a Cremona è stato senz’altro molto intenso: numerose le inchieste che portano la sua firma, compresa la recentissima maxi indagine sulle scommesse truccate che sta facendo tremare tutto il mondo del calcio. Il giudice Salvini, che vanta un curriculum di tutto rispetto, è anche noto per aver condotto indagini in materia di terrorismo e per aver riaperto, alla fine degli anni ottanta, l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana.

Scontro fatale: muoiono due giovani romeni

Sono due giovani romeni le nuove vittime della strada. I due ragazzi, Paul Petre, 22 anni, e Alin Costinel Pirciu, 19 anni, uno residente a Casalmorano e l'altro a Cignone, sono morti in un incidente avvenuto dopo le 20 di mercoledì sera tra Casalmorano e Casalbuttano, alla curva che precede il passaggio a livello della Cremona Treviglio. Erano a bordo di un’Audi A3 guidata da un connazionale di 19 anni rimasto ferito non in modo grave. L’auto dei romeni si è scontrata con una A4 proveniente dall’opposto senso di marcia. Al volante c’era un 46enne italiano di Paderno Ponchielli, rimasto illeso. La A3 viaggiava in direzione Casalmorano e l’impatto con l’altra Audi sem-

bra si sia verificato al centro della carreggiata, in piena traiettoria di curva. Per i due trasportati non c’è stato nulla da fare, sono morti sul colpo. Il più giovane viaggiava sul sedile anteriore ed è stato sbalzato all’esterno dell’abitacolo, il 22enne su quello posteriore, lato destro, quello centrato dalla A4. Grande disperazione nella comunità romena, accorsa numerosa sulla scena dell’incidente. Il 46enne alla guida dell’Audi ha dichiarato di aver visto sbucare dalla curva gli anabbaglianti dell’altra auto, e di aver fatto di tutto per evitare l’impatto. La Soncinese è rimasta chiusa dalle 20 fino ad oltre la mezzanotte.

dall’accusa di omicidio colposo Dopo dodici anni, R.P., 37 anni, è stato assolto in appello dall’accusa di omicidio colposo per un incidente stradale accaduto il 23 giugno del 1999 a Casalmorano. L’imputato, difeso dall’avvocato Luca Genesi, era stato condannato in primo grado nel 2004 con il rito abbreviato a quattro mesi di reclusione e a due mesi di sospensione della patente. La famiglia della vittima era stata risarcita prima del processo di primo grado. L’incidente era accaduto in via Roma. Maddalena Tagliati, 70 anni, era stata travolta poco prima delle 20 mentre stava tornando a casa in bicicletta dopo aver fatto visita ad un’amica. Lo scontro era avvenuto con l’autocarro Fiat Iveco guidato dall'imputato, di Casalmorano, che all’epoca aveva 25 anni. La donna, ricoverata in rianimazione, era morta il 22 agosto successivo, due mesi dopo l’incidente. Dal coma non si era più risvegliata. Pochi giorni dopo l’investimento era nato un movimento spontaneo di protesta formato da persone che chiedevano interventi urgenti e una nuova circonvallazione in quel tratto di strada ritenuto tortuoso, con molte curve, scarsa visibilità e un forte restringimento della sede stradale. «Il mio cliente stava andando a lavorare con il furgone», ha spiegato l’avvocato Genesi, «quando la donna in bicicletta ha svoltato improvvisamente a si-

nistra, tagliandogli la strada. Resosi conto del pericolo, lui ha frenato, ma era già tardi». «L’ingegner Mori, nostro consulente», ha continuato il legale, «dai segni della frenata ha stimato che il mio cliente procedeva all’interno dei limiti di velocità, 43, massimo 46 all’ora. Il giudice di primo grado, però, lo ha condannato perché riteneva che la velocità, seppur nei limiti, non fosse commisurata allo stato dei luoghi, mentre per l’ingegner Mori l’incidente si sarebbe verificato comunque». Dunque, sentenza riformata in appello e assoluzione per il conducente dell’autocarro. «E’ stata la sorella del mio assistito ad occuparsi sempre di tutto», ha raccontato Genesi. «Quando le ho telefonato dicendole che dopo così tanto tempo suo fratello era stato assolto, lei si è commossa. Il processo è sempre una grande sofferenza per il cittadino, e deve avere un tempo ragionevole». Genesi si è rifatto al grande giurista Piero Calamandrei, che sosteneva che «il segreto della giustizia sta in una sempre maggior umanità e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta contro il dolore: infatti il processo, e non solo quello penale, è di per sé una pena che giudici e avvocati devono abbreviare rendendo giustizia».

Il Piccolo del Cremasco  
Il Piccolo del Cremasco  

22 luglio 2011

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