MacPlas 390 (agosto-settembre)

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MACPLAS

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SOMMARIO

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10 L’Editoriale di Riccardo Ampollini 13 Mercati asiatici: in evoluzione la filiera degli approvvigionamenti 19 Lieve flessione delle macchine europee a livello globale 23 Settore in positivo, ma permangono fattori di criticità 26 I settori gomma e plastica di fronte a una situazione congiunturale complessa 28 Nel 2021 rimbalza il consumo di PVC 28 Cresce la produzione di PE da risorse fossili fino al 2043, ma aumentano anche gli sforzi per una maggiore circolarità

31 PLASTICA E AMBIENTE

31 Notiziario Assorimap - Aumenta il riciclo, ma con un’Italia a due velocità: i due terzi delle imprese sono al Nord 37 Additivi di origine rinnovabile: “una vita da mediano” 40 Gomma riciclata per l’alta moda 40 Il progetto Wrep arriva anche in Lazio 41 Un passo avanti verso la commercializzazione di PA a base biologica

42 MACCHINE E ATTREZZATURE

42 Stampaggio di capsule per caffè in polimeri compostabili - La tecnologia al servizio dell’impegno responsabile 46 Non solo costruttori di macchine 50 Per ogni processo di trasformazione, la pressa “ad hoc” con sistemi intelligenti

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Dammi tre parole… dimensioni, prestazioni ed efficienza Soluzioni sostenibili e neutralità climatica entro il 2030 Estrusione di film: oltre l’eccellenza Stampanti 3D pronte all’uso con i materiali compositi La gamma Nova eT sempre più versatile Filiale italiana rinnovata e stampaggio ad alte prestazioni al K Piattaforme e automazione per lo stampaggio a iniezione Stampaggio di lampade multicomponente Un’eccellenza italiana nel settore della stampa Chi molto pensa poco erra Il segreto delle bicchieratrici che tutto il mondo ci invidia Una nuova era nella collaborazione uomo-robot Saldatura della plastica e calore di processo Unità d’iniezione per tappi a vite tricomponente Flessibile e veloce per manipolazione e imballaggio Un cobot per movimentare carichi pesanti nelle applicazioni industriali Efficienza energetica per consumi ridotti al tempo del caro prezzi L’automazione dei processi per sfruttare i benefici dell’Industria 4.0 CAD CAM con applicazioni integrate per stampisti Minimo spazio, massima applicabilità Comunicazione avanzata a livello di campo L’evoluzione di raccolta e gestione dei dati delle prove Tre telecamere sono meglio di due…

96 MATERIALI E APPLICAZIONI

96 Un futuro più leggero e sostenibile per le materie plastiche MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


C O P E R T I N A

MACPLAS

N. 390 - AGOSTO/SETTEMBRE 2022

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100 Roadmap to climate action: abbattute del 70% le emissioni dirette di gas serra 102 Il nuovo volto green di un compoundatore dall’anima globale 104 Film per serre multistagione con estesa resistenza ai raggi UV 104 Al K 2022 con una valigia piena di… soluzioni sostenibili 105 Estetica, funzionalità e sostenibilità per i designer 106 Notiziario dei Compositi - Progetti premiati nel mondo dei compositi 109 Innovazione e ultime tendenze nella lavorazione dei fibrorinforzati 109 Nuovi compositi a base di materiali biologici o riciclati

111 ELASTICA - LA RIVISTA DI ASSOGOMMA

112 Torna finalmente in presenza l’evento clou del mondo degli elastomeri 114 Aggiornamenti dell’Arrêté francese 116 Il futuro attraverso l’innovazione 118 Rassegna internazionale di scienza e tecnologia 120 Presentati i risultati del progetto “Vacanze Sicure 2022”

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Notiziario Uniplast e Progetti di norma Il K parla anche italiano Esposizioni e Fiere Corsi e Convegni Corsi Cesap Corsi SBS

n. 390 - Agosto/Settembre 2022

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Soluzione completa per la guarnizione del vano batterie della Renault Zoe

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123 RUBRICHE E VARIE

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Editrice Promaplast Srl - Centro Direzionale Milanofiori - Palazzo F/3 - 20057 Assago (MI) - ISSN 0394-3453 - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - 70% LOM/MI/2363

Le batterie dei veicoli elettrici sono spesso esposte a condizioni ambientali estreme, che possono incidere sulla loro durata. La sigillatura del vano batterie può prevenire questo problema, tuttavia la soluzione ideale consiste piuttosto in una guarnizione che permetta di aprire e chiudere in qualsiasi momento il vano in modo non distruttivo e consentire così la sostituzione dellʼintero pacco batterie assicurando al contempo una tenuta affidabile. La collaborazione fra Sonderhoff (Gruppo Henkel) e Renault per la produzione della guarnizione del vano batterie del modello Zoe E-Tech mirava proprio a sviluppare una soluzione completa, innovativa e personalizzata basata sulla dotazione tecnologica di Sonderhoff, che comprendesse una macchina miscelatrice/dosatrice per schiume sigillanti adatta a un processo di produzione in serie, automatizzato e altamente affidabile. Le batterie montate sulla Zoe E-Tech, il veicolo elettrico più venduto di Renault, hanno dimostrato la loro efficienza nei quotidiani test di resistenza sin dal lancio sul mercato nel 2013. In un suo comunicato del 10 maggio 2022, Renault riferisce che oltre il 99% di tutte le batterie installate da allora è ancora perfettamente funzionante. Uno dei motivi di queste eccellenti prestazioni consiste nellʼelevato livello di tenuta contro la polvere e lʼumidità (e quindi contro la corrosione) assicurato dalla soluzione Sonderhoff. Nel processo dʼapplicazione in automatico, una schiuma sigillante in poliuretano bicomponente della serie Fermapor K31 viene applicata dalla testa di miscelazione controllata da robot sul bordo del vano batterie, posto nel sottoscocca dellʼauto. La schiuma viene applicata sul bordo del vano in due cordoni, lʼuno parallelo allʼaltro. A seguito dellʼespansione, la schiuma crea una guarnizione continua con un punto di giunzione pressoché invisibile, polimerizzando a temperatura ambiente. Di queste due guarnizioni parallele, quella esterna offre un effetto protettivo prevalentemente meccanico, testato nel laboratorio applicativo Sonderhoff utilizzando un getto dʼacqua ad alta pressione. La guarnizione interna, invece, ha la funzione dʼimpedire la migrazione dei liquidi nel vano batterie. La soluzione, brevettata congiuntamente da Renault e Sonderhoff/Henkel, raggiunge il grado di protezione IP 9K ed è quindi in grado di resistere a una pulizia effettuata con getto ad altissima pressione, secondo la norma DIN 40050. Oltre a prolungare la durata delle batterie, le eccellenti prestazioni elastiche della guarnizione in PU espanso consentono la ripetuta apertura e chiusura del vano durante la sostituzione delle batterie stesse. www.sonderhoff.com

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Negli ultimi due anni il mondo ha subito interruzioni economiche senza precedenti (causate in parte dalle misure di contenimento della pandemia), che hanno ostacolato la mobilità e ridotto la spesa e il consumo di beni e servizi. La situazione ha messo alla prova la resilienza della filiera globale degli approvvigionamenti, poiché ha inevitabilmente provocato uno shock della domanda e dell’offerta

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er attutire l’impatto economico della pandemia si è resa necessaria una differenziazione fra domanda e offerta, al fine di facilitare l’ottenimento di materie prime e componenti essenziali, nonché una distribuzione più rapida dei prodotti finiti e l’accesso ai mercati del lavoro qualificato, o agli impianti produttivi. I produttori di tutto il mondo hanno localizzato o regionalizzato la propria produzione per ridurre (o addirittura eliminare) la loro dipendenza da fonti percepite come rischiose. La Cina, seconda economia al mondo, è al centro della catena del valore globale grazie al suo vasto mercato, all’ampia filiera d’approvvigionamento, ai grandi ed efficienti porti e alle reti di trasporto. Nonostante sia pure uno dei principali partner commerciali di Stati Uniti, Europa e Asia, recentemente la Cina è stata ostacolata dall’epidemia di Covid-19, dai debiti e dalla recessione immobiliare. La sua espansione dovrebbe aver raggiunto l’8% nel 2021, prima di rallentare al 5,1% nel 2022. Tuttavia, con la stabilizzazione dei mercati, si prevede che la crescita riprenderà entro il 2023. Da quest’anno le importazioni e le esportazioni del paese sono riuscite a riprendersi con partner commerciali come l’area Asean (19,7%), la UE (19,1%) e gli USA (20,2%), mentre il commercio con i colleghi di Asia Orientale, Giappone e Corea del Sud è aumentan. 390 - Agosto/Settembre 2022

to rispettivamente del 9,4% e del 18,4%. Per le aziende manifatturiere che operano nel mercato globale, l’iniziativa “China Plus One” offre l’opportunità di attingere all’infrastruttura industriale in evoluzione nel sud-est asiatico per migliorare la resilienza della filiera di approvvigionamento. Con la riduzione degli effetti della pandemia e la riapertura di più paesi, i produttori devono ora affrontare nuove sfide, come i prezzi elevati delle materie prime e dell’energia, gli ostacoli logistici e l’inflazione, soddisfacendo al contempo le richieste di basso costo dei consumatori e rimanendo coerenti con i progressi tecnologici per raggiungere prontamente la redditività economica. Inoltre, la digitalizzazione continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nel mantenere l’efficienza della produzione e della distribuzione e nel colmare il divario in termini di forza lavoro.

4IR ed economia digitale nell’area Asean Con una popolazione di 661,9 milioni di persone, la regione Asean, che comprende Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam, rappresenta un grande mercato e soprattutto la quinta economia più grande del mondo, con un PIL totale di 3 trilioni (3000 miliardi) di dollari nel 2020, dopo Stati Uniti (20,9 trilioni di dollari), Cina

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| MARKETING

Visto che digitalizzazione e robotica hanno aiutato le aziende a produrre nonostante la pandemia, l’adozione della tecnologia digitale è divenuta ormai indispensabile

Dal 19 al 26 ottobre di quest’anno, la fiera K di Düsseldorf sarà ancora una volta la più importante piattaforma informativa e commerciale per l’industria mondiale delle materie plastiche e della gomma. In nessun altro evento di settore il livello d’internazionalità è così alto come a Düsseldorf, dove si scambieranno dati e opinioni anche sui trend economici dell’area Asean

(14,7 trilioni), Giappone (5 trilioni) e Germania (3,8 trilioni di dollari). Durante la pandemia, la regione si è mobilitata per sostenere le rigorose misure di contenimento e per dare una risposta economica efficiente. Anche il commercio è stato influenzato dalla pandemia, con importazioni ed esportazioni in calo dell’8% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Nel 2022, per dare inizio alla ripresa economica post pandemia, l’Asean dovrebbe prendere in considerazione l’adozione di misure più ardite nei confronti dei centri di produzione, delle infrastrutture ecologiche, degli investimenti digitali, della riqualificazione dei talenti e delle industrie alimentari di alto valore. Visto che la digitalizzazione ha aiutato le aziende a continuare le operazioni, nonostante le transazioni contactless, l’adozione della tecnologia digitale è divenuta ormai indispensabile. A partire da quest’anno, il Covid-19 ha accelerato il passaggio alla tecnologia digitale anche in questa regione, dimostrando di essere un fattore critico dell’attività economica durante la pandemia. A tal fine, l’Asean Comprehensive Recovery Framework (ACRF) - la strategia d’uscita dalla pandemia lanciata al 37° vertice dell’Asean nel novembre 2020 - ha giocato un ruolo decisivo per la transizione digitale. Consentire la quarta rivoluzione industriale (4IR) può infatti aumentare la competitività della regione accrescendo l’innovazione, spostando le cosiddette “catene del valore”, creando posti di lavoro con migliori capacità e competenze, riducendo i requisiti di capitale e aumentando la personalizzazione del prodotto. Nel 2010 la base di utenti Internet dell’Asean rappresentava il 6% di tutti gli utenti del mondo. Nel 2021 il numero è salito a 440 milioni, rappresentando il 75% dell’intera popolazione della regione, inclusi 40 milioni d’utenti che nel 2021 si sono connessi a Internet per la prima volta. Anche i consumatori digitali dell’Asean sono cresciuti di ulteriori 60 milioni, dai 350 milioni che erano all’inizio della pandemia. Inoltre, l’enfasi posta sulle moderne tecnologie produttive e sui settori dei servizi della “new economy” fa ben sperare in una crescita della sua economia digitale.

Si stima che nei sei maggiori mercati dell’Asean (Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam) l’economia digitale raggiungerà i 309 miliardi di dollari entro il 2025, rispetto ai 32 miliardi del 2015, e collettivamente, dovrebbe raggiungere quella degli Stati Uniti di 1 trilione di dollari entro il 2030.

Economia circolare: sostenibilità “dalla culla alla culla” Secondo il World Economic Forum, nel 2019 sono stati estratti e lavorati materiali per oltre 92 miliardi di tonnellate, che rappresentano circa la metà delle emissioni globali di carbonio. Gli sforzi per ridurre tali emissioni sono ovviamente ostacolati da una società dei consumi improntata sull’usa e getta. Attuare un’economia circolare che sia riparatrice e rigenerativa grazie a una differente progettazione, che renda efficiente l’uso di materiali ed energia, riducendo gli sprechi e utilizzando in modo sostenibile le risorse naturali, potrebbe portare a benefici economici fino a 4,5 trilioni di dollari entro il 2030. La produzione di nuovi prodotti da materiali vergini può generare 22,8 miliardi di t/anno di emissioni. Le strategie di economia circolare possono quasi raddoppiare la quantità di materiali riutilizzati, dall’8,6% al 17%, limitando l’uso di materiali vergini. Tuttavia, l’economia circolare non è stata ancora davvero applicata, perché la percentuale di prodotti e materiali che vengono riutilizzati è in diminuzione, mentre le emissioni di CO2 derivanti dall’estrazione e dalla lavorazione di risorse naturali (che rappresentano all’incirca la metà di tutte le emissioni di gas a effetto serra) sono in aumento. Si prevede che entro il 2050 la domanda di materie prime raddoppierà. La regione Asean, che ha appena iniziato ad adottare l’economia circolare, sta già affrontando l’esaurimento delle risorse, il consumo insostenibile di materie prime, i difetti nelle filiere legate al valore dei prodotti e il cambiamento climatico… e tutto ciò sta naturalmente influenzando la crescita economica della regione, che è pure afflitta dalle conseguenze di una cattiva gestione dei rifiuti. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sulla gestione dei rifiuti nell’Asean, questa regione genera una produzione pro-capite di 1,14 kg/giorno di rifiuti solidi urbani (RSU). L’Indonesia produce la maggior parte dei rifiuti urbani, generando 64 milioni di t/anno, mentre la Thailandia ne produce circa 26,8 milioni e il Vietnam circa 22 milioni.

Riciclo: aumentare il recupero del valore delle materie plastiche Secondo un rapporto della Banca Mondiale sul flusso della plastica nel sud-est asiatico, in Malesia, Filippine e Thailandia, meno del 25% dei materiali plastici disponibili per il riciclo viene effettivamente riciclato, mentre oltre il 75% del valore delle plastiche viene perduto, pari a 6 miliardi di dollari all’anno. Ciò è dovuto a una gestione impropria dei rifiuti e a uno scarso riciclo degli articoli monouso in plastica.

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MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


NTU Singapore

Gli scienziati della Nanyang Technological University di Singapore hanno sviluppato una nuova tecnica che si basa sulla pirolisi per convertire i rifiuti plastici in idrogeno

n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

paesi come Thailandia e Vietnam, riducendo la redditività per la maggior parte dei riciclatori che utilizzano sistemi a bassa efficienza. All’ordine del giorno ci sono anche: il riciclo di materiale misto, che contiene un’alta percentuale di plastica di basso valore e difficile da riciclare; la mancanza di incentivi che consentano d’investire in meccanismi di riciclo più efficienti; l’incapacità dei riciclatori di soddisfare la domanda del mercato a livello di qualità e di scala; i prezzi del petrolio. Nel frattempo, la Thailandia, che possiede il più grande settore petrolchimico dell’Asean (il 16° al mondo) e un’industria della plastica che rappresentava il 6,1% del suo PIL nel 2019, si sta concentrando sulla gestione dei rifiuti plastici come parte dei suoi sforzi per rafforzare il commercio. Nel 2018 ha consumato 3,49 milioni di t di plastica, di cui il 42% utilizzato per l’imballaggio e solo il 17,6% riciclato: 616000 t di resine chiave come PET, HDPE/LDPE e PP, con una perdita di valore del materiale dell’87%, pari a circa 4 miliardi di dollari. Tra i diversi tipi di polimeri, il PET ha il più alto tasso di riciclo (46%). La roadmap nazionale thailandese per la gestione dei rifiuti mira a riciclare tutti i materiali plastici entro il 2030 aumentando l’efficienza della raccolta e dello smistamento dei rifiuti plastici post consumo, così come le capacità di riciclo meccanico e chimico. Definisce inoltre obiettivi sul contenuto di riciclato in tutte le principali applicazioni finali e standard di “progettazione per il riciclo”.

Mix di HDPE riciclato in esposizione all’ultima edizione della fiera K, svoltasi nel 2019

In stretta collaborazione con enti locali e internazionali e con il supporto del Carbon Trust, il programma Asean LCEP (Low Carbon Energy Programme) mira ad aiutare i paesi del sud-est asiatico a sfruttare i vantaggi derivanti dall’utilizzo di energia a basse emissioni di carbonio sfruttando l’esperienza accumulata da tecnici ed esperti del Regno Unito

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La Malesia, che ospita circa 1300 produttori di articoli in plastica, è caratterizzata da un basso tasso di riciclo dovuto all’attenzione che la sua industria ripone solo su materiali come le bottiglie in PET trasparenti, che sono facili da raccogliere e hanno un valore elevato. Una grande quantità di rifiuti, come imballaggi alimentari, prodotti in polistirene e cannucce, non viene riciclata a causa della mancanza di un’adeguata tecnologia e di una redditività poco attraente. Inoltre, manca la domanda locale di plastica riciclata poiché i prezzi globali del petrolio (che influiscono su quelli della plastica vergine) sono rimasti instabili. La plastica riciclata dev’essere del 15-30% più economica delle resine vergini per essere competitiva. Secondo uno studio nazionale della Banca Mondiale che ha preso in considerazione le materie plastiche più prodotte e utilizzate, la Malesia perde l’81% del valore di polimeri quali PET, PP, HDPE ed LDPE, riciclabili e utilizzati principalmente per gli imballaggi monouso. Nel frattempo, il PVC, ampiamente utilizzato in edilizia, presenta una più lunga vita in servizio (fino a 20 anni) e viene trattato generalmente come rifiuto da costruzione e demolizione (C&D), quindi con una migliore gestione finale. In tutta risposta, la Malesia ha sviluppato la roadmap “Towards Zero Single-Use Plastics 2018-2030”: un quadro strategico completo per regolamentare l’uso degli articoli usa e getta in plastica e aumentare la diffusione dei prodotti biodegradabili e compostabili, inclusi i dispositivi medici monouso e i prodotti di largo consumo. Applicherà inoltre una tassa federale sull’inquinamento ai produttori di manufatti in plastica, che dovrebbe essere applicata nel 2022; verranno infine stanziati più finanziamenti per l’attività di ricerca, diretti allo sviluppo di prodotti ecologici alternativi. Le Filippine, che sono responsabili di circa 0,75 milioni di t/anno di plastica mal gestita, che finisce purtroppo nell’oceano, stanno lavorando per aumentare il tasso di riciclo, pari attualmente al 22%. Con il 78% del valore non recuperato dei materiali, l’economia del paese perde circa 790-890 milioni di dollari all’anno. Nel 2019 è stato riciclato solo il 28%, ovvero 292000 t degli 1,1 milioni di t/anno di resine chiave immesse sul mercato, tra cui: PET, PP, HDPE ed LLDPE/LDPE. Escludendo le applicazioni tessili, il PET presenta il più alto tasso di riciclo nell’ambito degli imballaggi, pari al 45%. Nel frattempo, LDPE ed LLDPE, utilizzati in un’ampia varietà di applicazioni, sono quelli meno raccolti e riciclati, perché hanno cicli d’utilizzo più lunghi (per esempio in edilizia, automotive ed E&E), che ne rendono difficile la raccolta. D’altro canto, il mercato delle plastiche post consumo, come quelle provenienti dalle bottiglie in PET, ha incoraggiato la raccolta e il riciclo. Per colmare il divario di riciclo devono essere superati diversi ostacoli, compresi gli elevati costi logistici, che impediscono ai riciclatori di rifornirsi di materie prime a livello locale, e i costi energetici, che sono fino al 67% superiori rispetto a quelli di

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| MARKETING

La transizione dai veicoli a combustione interna a quelli ibridi-elettrici sembrerebbe la strada più giusta da percorrere per ridurre le emissioni di carbonio nel campo dei trasporti

Energie rinnovabili per un’economia a basse emissioni L’urbanizzazione e l’industrializzazione crescenti, così come la ripresa economica post pandemia, richiedono un approvvigionamento energetico stabile. L’Asia ha però un’impronta di carbonio di 19 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 all’anno, pari al 53% delle emissioni globali. Nel 2020 la sola Cina ha prodotto 10,67 miliardi di t eq di CO2, mentre l’India ne ha prodotte 2,44 miliardi. All’interno della regione Asean, il Brunei ha il maggiore contributo annuo di emissioni pro-capite, con 23,22 t eq di CO2, seguito dalla Malesia con 8,42 t, mentre le Filippine hanno registrato 1,4 t. Il settore energetico è responsabile di circa tre quarti delle emissioni che hanno accelerato la temperatura media globale di 1,1°C dall’era preindustriale. La spinta alla decarbonizzazione di tale settore comporta un radicale allontanamento dai combustibili fossili, verso fonti di energia rinnovabile (geotermica, idroelettrica, solare, eolica e da biomassa). Nonostante i recenti sviluppi e la riduzione del costo delle tecnologie per le energie rinnovabili, alcuni paesi asiatici dipendono ancora dal carbone e dai combustibili fossili per la produzione d’energia. Secondo un rapporto della Carbon Tracker Initiative, Cina, India, Indonesia, Giappone e Vietnam stanno costruendo più di 600 nuove unità a carbone con una capacità complessiva di oltre 300 GW, che rappresentano l’80% delle nuove centrali elettriche a carbone del mondo. D’altro canto, il carbone abbonda nella regione Asean e l’Indonesia è il più grande esportatore di tutta l’Asia. Il carbone occupa ancora un ruolo fondamentale nel mix di produzione d’energia elettrica di Indonesia, Vietnam e Filippine. Tuttavia, tutti e tre i paesi si sono impegnati a “decarbonizzare la propria energia” e migliorare le infrastrutture per le energie rinnovabili, insieme ad altri paesi asiatici quali: Singapore, Corea del Sud e Giappone.

Veicoli elettrici: guidando verso un futuro a zero emissioni Il settore dei trasporti, che rappresenta oltre il 25% delle emissioni globali di gas a effetto serra e circa la metà del consumo mondiale di petrolio, sta intensificando i suoi sforzi per affrontare il riscaldamento globale. Le case automobilistiche di tutto il mondo stanno unendo le loro forze per decarbonizzare il setto-

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re dei trasporti, il che potrebbe comportare una riduzione di 2,6 giga tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030. La strada più giusta da percorrere sembrerebbe quella che prevede la transizione dai veicoli a combustione interna (ICV, a benzina o diesel) verso quelli ibridi-elettrici (HEV), ibridi-elettrici plug-in (PHEV), elettrici a batteria (BEV) o a celle a combustibile (FCV). Ma si tratta davvero di una soluzione più rispettosa dell’ambiente? Finché l’energia non rinnovabile verrà utilizzata in molti paesi, inclusi quelli asiatici, i veicoli elettrici non saranno in grado di mantenere la promessa di uno zero netto delle emissioni. Ma, secondo uno studio delle università di Exeter, Nijmegen e Cambridge, nonostante la produzione d’energia utilizzi ancora una quantità significativa di combustibili fossili, i veicoli elettrici possono comunque aiutare a ridurre le emissioni di carbonio. Tale studio ha rilevato che le emissioni medie delle auto elettriche durante il loro ciclo di vita sono fino al 70% inferiori rispetto a quelle delle auto a benzina in Svezia e Francia, dove l’elettricità deriva principalmente da energie rinnovabili e nucleare, e circa il 30% in meno nel Regno Unito. Inoltre, se un’auto su due fosse elettrica entro il 2050, le emissioni globali di CO2 potrebbero essere ridotte fino a 1,5 giga t/anno. Il sud-est asiatico, che ospita cinque importanti case automobilistiche in Thailandia, Indonesia, Malesia, Vietnam e Filippine, intende comunque accelerare il raggiungimento dei suoi obiettivi relativi ai veicoli elettrici. Entro il 2025, la Thailandia intende produrre 250 mila veicoli elettrici, 3000 autobus pubblici elettrici e 53000 moto elettriche. Anche l’Indonesia, il più grande mercato automobilistico dell’Asean (32% del mercato regionale), ha dato priorità al settore dei veicoli elettrici, garantendone tra l’altro la proprietà per il 100% alle società straniere. La sua tabella di marcia da 17 miliardi di dollari mira a raggiungere l’utilizzo di 2,1 milioni di moto elettriche e di 400 mila auto elettriche (il 20% delle quali sarà prodotto localmente entro il 2025). Il paese è avvantaggiato dalla più grande produzione al mondo di nichel (72 milioni di t, pari al 52% delle riserve mondiali), che viene utilizzato nella produzione di batterie agli ioni di litio. La Malesia si sta invece concentrando sull’aumento della produzione d’energia pulita per incoraggiare l’adozione dei veicoli elettrici su ampia scala. Intende raggiungere una quota d’energia rinnovabile del 25% entro il 2025. La roadmap del Vietnam è stata sviluppata in più fasi, con la seconda fase (periodo 20302040) dedicata allo sviluppo e alla produzione di 3,5 milioni di veicoli elettrici e la terza fase (2040-2050) atta a incrementare la produzione a 4-4,5 milioni di HEV. Così, in linea con il suo impegno per raggiungere emissioni zero entro il 2060, anche la Cina, il più grande produttore di veicoli al mondo e il paese con le maggiori vendite di mezzi elettrici, ha deciso di arrestare la vendita di nuove auto alimentate a gas entro il 2035 e di concentrarsi sulla produzione di HEV, PHEV ed FCV. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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Nel corso dell’assemblea annuale di Amaplast, il presidente Dario Previero ha illustrato l’andamento dell’industria italiana delle macchine e delle attrezzature per la lavorazione di plastica e gomma, confermando inoltre l’efficacia della sinergia associativa tra Amaplast, Acimac e Ucima DI STEFANIA ARIOLI

L’

annuale assemblea dei soci Amaplast - l’associazione nazionale di categoria, aderente a Confindustria, che raggruppa circa 170 costruttori di macchine, attrezzature e stampi per materie plastiche e gomma si è svolta quest’anno presso Villa Borromeo, a Cassano d’Adda, lo scorso giovedì 7 luglio. Nella sua relazione, il presidente Dario Previero ha illustrato l’andamento dell’industria italiana delle macchine per plastica e gomma, commentando i risultati emersi dalla seconda edizione dell’Indagine statistica nazionale, svolta del Centro Studi Mecs-Amaplast. Una domanda interna molto vivace - sostenuta dagli incentivi 4.0 - e il buon andamento delle esportazioni, soprattutto verso il mercato nordamericano, hanno consentito di recuperare ampiamente i livelli pre-Covid e le aziende si dichiarano moderatamente fiduciose anche per l’anno in corso. Naturalmente, però, l’entità e il consolidamento del rimbalzo sono condizionati dagli ormai ben noti fattori negativi che caratterizzano la realtà economica, al di là della fisiologica normalizzazione della curva domanda-offerta, dopo i picchi che hanno seguito la crisi Covid-19: l’inn. 390 - Agosto/Settembre 2022

cremento dei costi di materie prime ed energia, ma soprattutto la difficile reperibilità di componentistica, l’aumento delle tariffe dei trasporti e le tensioni internazionali, nonché le incertezze dovute al ripresentarsi delle ondate pandemiche. Sono proprio questi i temi chiave che il presidente Previero ha ricordato nel suo discorso, sottolineando come sia ormai imprescindibile per le aziende sapersi adattare rapidamente al contesto globale, caratterizzato da un susseguirsi di eventi dirompenti: l’emergenza sembra essere ormai diventata la nuova normalità. Dario Previero ha quindi confermato l’efficacia della sinergia associativa con Acimac (Associazione costruttori italiani macchine e attrezzature per ceramica) e Ucima (Unione costruttori italiani macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio), che ha consentito di condividere e mettere a disposizione delle aziende associate una serie di servizi sempre più aggiornati e su misura, per supportarle nella loro attività quotidiana. L’assise ha ospitato anche una sessione di votazioni, con l’elezione dei nove componenti del consiglio generale Amaplast per il periodo 2022-2024: Alessandro Balzanelli (FB Balzanelli), Michele Bandera

(Costruzioni Meccaniche Luigi Bandera), Gianfranco Cattapan (Plastic Systems, Gruppo Pegaso Industries), Maria Grazia Colombo (BFM), Giovanna Franceschetti (Gefran), Gianni Luoni (Elba), Fabiola Plebani (Mast), Barbara Ulcelli (IMG) e Corrado Zanga (Uniloy Italia).

I dati del settore La seconda Indagine statistica nazionale, svolta dal Centro Studi Mecs-Amaplast, ha restituito i dati emersi dal monitoraggio di circa 400 aziende italiane costruttrici di macchine, attrezzature e stampi per plastica e gomma, che danno lavoro a oltre 13900 addetti e che nel 2021 hanno generato un giro d’affari di oltre 4 miliardi di euro, in crescita di dodici punti percentuali sul 2020. La quota export media si attesta al 72%, con punte dell’82% per le aziende di maggiori dimensioni. E sono

In foto, da destra: il presidente di Amaplast Dario Previero, il direttore Mario Maggiani e il vicepresidente Massimo Margaglione

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| MARKETING

Dopo il rinvio al 2023 della storica manifestazione Plast, l’ente organizzatore Promaplast ha deciso di dare il via alla prima edizione di Greenplast (Fiera Milano, 3-6 maggio 2022), mostraconvegno dedicata a sostenibilità ambientale, efficientamento energetico, recupero-riciclo-riuso ed economia circolare

Un momento della tavola rotonda finale, moderata da Giuseppe De Filippi, vicedirettore del TG5 (primo da sinistra), e con gli interventi di: Marco Fortis (direttore e vicepresidente di Fondazione Edison), Paolo Quaini (partner di Intellera Consulting), Alberto Castelli (AD di Kairos Partners Sgr) e Guido Brera (direttore investimenti e cofondatore di Kairos Partners Sgr), collegato in remoto via web

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proprio le imprese che rientrano nella classe di fatturato oltre i 50 milioni (meno del 5% del totale) a contribuire in misura preponderante al fatturato (oltre il 38% di quello complessivo). Dal punto di vista territoriale, la maggior parte delle aziende (il 52% circa) è localizzata in Lombardia e in primo luogo nelle province di Varese, Milano e Brescia; segue l’Emilia-Romagna con il 15%, il Veneto con il 13% e il Piemonte con il 9%. Per ciò che concerne i settori clienti dei costruttori di macchinari, l’imballaggio si conferma al primo posto, rappresentando il 41% del totale (27% alimentare e 14% non food), seguito dall’automotive con il 18% e dall’edilizia (10%), solo per citare gli sbocchi di maggiore rilievo. Merita un cenno anche il segmento del medicale che, seppur con una quota sul totale piuttosto limitata (5%, comunque un punto in più rispetto al 2020), ha determinato un incremento di fatturato del 38% per le aziende fornitrici. In linea con quanto emerso dalla precedente indagine, tra le macrocategorie di macchinari, quella degli estrusori ha realizzato la quota preponderante della produzione complessiva, con il 19% del totale; a seguire, gli ausiliari con il 14%, le macchine a iniezione con l’11% e gli stampi/filiere per plastica, con poco meno dell’8%. Al quadro riferito al 2021 si aggiungono gli indicatori relativi al primo trimestre 2022, che descrivono un andamento ancora positivo: infatti, rispetto allo stesso periodo del 2021, gli ordini risultano in aumento del 10%, il fatturato del 16%, l’export

del 13% e l’import del 9%. Anche le attese per il secondo trimestre sono improntate a un certo ottimismo, almeno per quanto riguarda la consistenza delle commesse in entrata, stimate in ulteriore aumento, nell’ordine del 6-7%. Le diverse incognite e criticità che si susseguono e si sovrappongono da diversi mesi preoccupano non poco gli imprenditori che, pur rimanendo fiduciosi, si attendono un bilancio 2022 ancora positivo ma meno brillante rispetto al 2021.

Le fiere Il direttore di Amaplast, Mario Maggiani, ha quindi ricordato che la prima edizione della mostra-convegno Greenplast ha riscosso particolare successo e gradimento da parte delle 170 aziende espositrici partecipanti, alla luce del considerevole numero di visitatori (oltre 20 mila, da 55 paesi) e della professionalità dei buyer presenti tra gli stand. La mostra ha ospitato la terza edizione del forum “Packaging Speaks Green” sponsorizzato da Amaplast e Ucima, dedicato allo sviluppo della cultura della sostenibilità e dell’economia circolare nel settore dell’imballaggio e della plastica, che ha registrato più di 400 partecipanti. La prossima edizione di Greenplast è già stata programmata dal 27 al 30 maggio 2025, nuovamente con la formula “The Innovation Alliance”. Nel frattempo, è stata avviata la macchina organizzativa di Plast: la 19a edizione della fiera specializzata milanese si svolgerà dal 5 all’8 settembre 2023 e sono già 30 mila i metri quadri confermati dagli oltre 600 espositori sinora iscritti. Parallelamente, si va ridefinendo il calendario fieristico internazionale di settore e Amaplast ha un fitto programma di partecipazioni in tutti i quadranti geografici, coordinando la collettiva italiana, anche in collaborazione con ICE-Agenzia, oppure con il proprio stand istituzionale. In primo piano vi è certamente l’appuntamento di ottobre a Düsseldorf per il K, a cui parteciperanno quasi 400 aziende italiane.

La tavola rotonda finale Al termine dell’assemblea Amaplast, si è svolta la tavola rotonda dal titolo “Energia, Ambiente, Finanza: il nuovo paradigma”, moderata da Giuseppe De Filippi, vicedirettore del TG5, e con gli interventi di: Marco Fortis, direttore e vicepresidente di Fondazione Edison; Guido Brera, direttore investimenti e cofondatore di Kairos Partners Sgr; Alberto Castelli, amministratore delegato di Kairos Partners Sgr; Paolo Quaini, partner di Intellera Consulting. Dal canto suo, Fortis ha evidenziato i punti di forza del manifatturiero italiano, ma anche le criticità che caratterizzano l’attuale contesto. Negli ultimi anni, l’industria del nostro Paese ha raggiunto equilibrio e guadagnato forza e la nostra economia si è rivelata sorprendentemente solida anche di fronte agli eventi più destabilizzanti, mantenendo indici migliori di quelli di molti concorrenti europei… ma non solo. Guido Brera ha proposto una riflessione sul vero significato del paradigma ESG (Environment, Social, Governance), sottolineando come non esistano settori tossici in assoluto. Determinante è il comportamento tenuto sul mercato; anche i segmenti maggiormente sotto la lente d’ingrandimento possono avere comportamenti virtuosi, nel pieno rispetto dei criteri ESG. Alberto Castelli ha invece richiamato l’attenzione sul fatto che ormai la finanza sostenibile è considerata un “must” e che tutti i fondi d’investimento adottano una policy di valutazione della sostenibilità. Le aziende devono quindi percepirla come un’opportunità di busines. Infine, Paolo Quaini ha delineato il trend del costo dell’energia, ipotizzando che gli attuali livelli possano mantenersi ancora per qualche anno. Di conseguenza, l’unica via per le imprese per non perdere competitività è quella di adottare soluzioni sostenibili; in particolare, i costruttori di macchine dovrebbero proporre tecnologie che consentano di diversificare gli input energetici. Chi adotta un approccio ESG è in grado d’individuare prima degli altri rischi e opportunità. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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Presentato a Milano, durante l’assemblea pubblica di Federazione Gomma Plastica, l’andamento dei comparti gomma e materie plastiche nel contesto economico nazionale e internazionale

“Nonostante le difficoltà, i settori della gomma e della plastica continuano a svolgere un ruolo di primo piano non solo nelle filiere industriali strategiche del nostro Paese, ma anche in quelle internazionali”, ha dichiarato il presidente di Federazione Gomma Plastica, Marco Do

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S

i è riunita il 23 giugno 2022, presso Palazzo Turati a Milano, la prima assemblea pubblica a un anno dall’insediamento dei nuovi vertici di Federazione Gomma Plastica, l’organizzazione di categoria in ambito confindustriale che rappresenta gli interessi delle aziende della gomma, dei cavi elettrici e delle imprese trasformatrici di materie plastiche. Dalle rilevazioni del Centro Studi Confindustria emergono forti preoccupazioni sui costi dell’energia e su quelli delle materie prime. Più che raddoppiata risulta l’incidenza di questi costi sul totale di quelli di produzione nei settori della gomma e della plastica (+105%). Questi rincari sono dovuti al contesto internazionale e rischiano di mettere in seria difficoltà due comparti che sino a oggi si sono mostrati solidi, impiegando oltre 140 mila addetti e raggiungendo nel 2021 un fatturato complessivo di oltre 23 miliardi di euro, ossia l’1,3% del PIL italiano (fonte: Analisi Plastic Consult e Assogomma, 2021). “Nonostante le difficoltà legate all’aumento dei costi energetici e alla crescente complessità di reperimento delle materie prime, oltre che ai gravi problemi logistici dovuti al difficilissimo contesto internazionale, i settori della gomma e della plastica continuano a svolgere un ruolo di primo

piano non solo nelle filiere industriali strategiche del nostro Paese, ma anche in quelle internazionali”, ha commentato Marco Do, presidente di Federazione Gomma Plastica. “È però evidente che il quadro della situazione presentato dal Centro Studi Confindustria ci preoccupa molto: settori importanti e solidi come i nostri si trovano ad affrontare una situazione che non vedevamo da decenni e che può portare a conseguenze pesanti sulla marginalità dei due comparti”. Il Centro Studi Confindustria ha infatti evidenziato i temi di maggiore importanza per le imprese e le filiere industriali italiane, facendo luce sulle criticità che stanno attraversando in termini di costi dell’energia, carenza di materie prime e problemi logistici, dovuti principalmente al conflitto in corso in Ucraina, dopo due anni di pandemia. “La Federazione Gomma Plastica ha intrapreso con coraggio la strada del cambiamento, tenendo saldi i propri valori e accelerando il passo in risposta alle trasformazioni recenti del contesto economico, sociale e attuale”, ha sottolineato Alberto Marenghi, vicepresidente di Confindustria con delega a Organizzazione, Sviluppo e Marketing. “Un approccio che si lega anche a un’attenzione crescente ai temi del marketing e della comunicazione. I risultati sono tangibili: aver saputo insistere su alcuni temi di primo piano per Agosto/Settembre 2022 - n. 390


“Il nostro settore stava per sollevarsi dalla crisi legata alla pandemia”, ha aggiunto il presidente di Unionplast, Marco Bergaglio, “ma i rincari di energia e materie prime hanno proiettato una lunga ombra sulle prospettive di ripresa, a cui si aggiunge la temuta partenza della plastic tax nel 2023”

le imprese - come la plastic tax, introdotta nel 2019 e più volte rinviata per merito dell’azione incisiva di Confindustria e della Federazione - e aver proposto soluzioni di medio e lungo periodo per attutire l’impatto del caro-energia. La Federazione è riuscita a trasferire all’esterno in modo chiaro il valore di essere network: lo confermano le 23 nuove acquisizioni registrate nel 2021 e la crescita del 4% della base associativa. Risultati ancora più importanti perché raggiunti nella fase complessa che ancora stiamo attraversando”.

Le dichiarazioni dei presidenti di Assogomma e Unionplast “La produzione dell’industria italiana della gomma è aumentata del 19% nel

2021, riportandosi quasi ai livelli del 2019, ma è in frenata nel primo trimestre 2022 (-2%)”, ha affermato il presidente di Assogomma, Livio Beghini. “La redditività si è nettamente ridotta. Tutto ciò è dovuto ad aumenti generalizzati dei costi delle materie prime, dei noli e dei trasporti, a cui si sono sommati quelli del tutto imprevisti dei prodotti energetici. Da ultimo, il conflitto bellico che, oltre a produrre generali effetti depressivi, per la nostra industria assume una connotazione particolare, visto che importiamo da quelle aree circa il 40% di alcune materie prime strategiche come il carbon black e il cord metallico. Quest’ultimo, da giugno, è addirittura sottoposto a divieto d’importazione in UE. Le difficoltà di adeguare le nostre condizioni economiche agli aumenti dei

costi, unitamente alla mancata disponibilità di materiali, potrebbero tradursi, in prospettiva, in fermi produttivi”. “Il nostro settore”, ha dichiarato infine il presidente di Unionplast, Marco Bergaglio, “stava per sollevarsi dalla crisi legata alla pandemia, ma i rincari di energia e materie prime hanno proiettato una lunga ombra sulle prospettive di ripresa del comparto, a cui si aggiunge la temutissima partenza della plastic tax nel 2023, con tutti i dubbi mai risolti che si porta dietro. Tassa che non comporterà alcun investimento per il settore e, in particolare, per l’economia circolare, creando al contrario un’ulteriore contrazione del mercato e un trasferimento del costo sul consumatore finale. Le misure alternative esistono”.

“La produzione dell’industria italiana della gomma è aumentata del 19% nel 2021, ma è in frenata nel primo trimestre 2022 (-2%)”, ha affermato il presidente di Assogomma, Livio Beghini

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n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

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| MARKETING NEWS Mercato italiano del polivinilcloruro

Nel 2021 rimbalza il consumo di PVC Dopo il calo registrato nel 2020, lo scorso anno i consumi di PVC in Italia hanno raggiunto le 650 mila tonnellate, risalendo al di sopra dei livelli del 2019, prima della pandemia e della crisi europea. L’aumento del consumo di PVC rispetto al 2020 risulta del 10%, quindi ben al di sopra di quello ottenuto dal tasso d’incremento dei materiali termoplastici nel loro complesso, il cui consumo, con 5,62 milioni di t, è cresciuto all’incirca del 5%. È, questo, in estrema sintesi, quanto emerge dalla consueta indagine di mercato realizzata da Plastic Consult per conto di PVC Forum Italia. Le 650 mila t di PVC trasformate in Italia nel 2021 sono divise tra 316 mila t di PVC rigido e 334 mila di PVC plastificato. Il 66% del totale è rappresentato da PVC resina mentre il rimanente 36% da compound. La suddivisione del consumo di PVC per settore applicativo, fotografata sempre nel 2021, riflette sostanzialmente la ripartizione registrata negli ultimi anni, come risulta dalla tabella 1. L’edilizia, che copre circa un terzo (223 mila t) dei consumi totali, rafforza ulteriormente il proprio primato come principale settore applicativo: l’incremento rispetto al 2020 è

stato del 16%, spinto dagli ecobonus soprattutto per quanto concerne la sostituzione di vecchi serramenti con nuove soluzioni efficienti in PVC. Segue l’imballaggio, il quale ha registrato un incremento del 5%. In generale tutti i settori d’impiego hanno registrato un andamento più che positivo, con incrementi sopra al 10% per elettricità, arredamento, tempo libero, telecomunicazioni e abbigliamento e calzature. Nel 2021 i compound di PVC rigido si sono rivolti maggiormente al mercato interno, a fronte di una fortissima richiesta. Anche la produzione di PVC riciclato è in ripresa, con volumi superiori a 90-100 kt. La quota prevalente di pre-consumo ha fatto registrare una crescita direttamente proporzionale ai consumi di polimero vergine e alla trasformazione in rialzo. La parte di post consumo si è invece consolidata ed è rimasta stabile, anche grazie ai volumi di PVC raccolti e inviati a riciclo dal progetto Wrep di PVC Forum Italia, che sta crescendo di anno in anno coinvolgendo sempre più multiutility italiane. Il PVC riciclato viene normalmente utilizzato in taglio con percentuali variabili di polimero vergine. Il riciclato di PVC

Mercati e sostenibilità

Cresce la produzione di PE da risorse fossili fino al 2043, ma aumentano anche gli sforzi per una maggiore circolarità Secondo una recente indagine condotta dal Circular Plastics Service di IHS Markit, la domanda globale di materie plastiche vergini da fonti fossili dovrebbe crescere a un ritmo medio annuo del 2,7% fino al 2050. Nelle sue previsioni, IHS Markit ha incorporato un modello basato su più scenari. Lo scenario di base presuppone che la transizione verso la circolarità delle materie prime acceleri sotto la spinta dei grandi cambiamenti in atto a livello di forze sociali, politiche e di mercato. Tale transizione procederà con modalità e tempi diversi a seconda del paese o della regione considerata. Il secondo scenario presuppone uno sforzo più rivoluzionario, con il settore che si muove in modo aggressivo in linea con gli obiettivi generali per la transizione energetica, senza però riuscire a raggiungere la totale circolarità entro il 2050. Infine, il terzo scenario contempla l’effettivo passaggio alla plastica circolare entro il 2050, in base al quale le materie plastiche non durevoli non saranno più disperse nell’ambiente, smaltite in discarica o incenerite. Una prima analisi, applicata all’industria globale del polietilene (PE), ha quindi indagato le seguenti possibilità: 1. Picco nella domanda totale di PE. La domanda globale di PE dovrebbe crescere a un tasso medio annuo del 3,0% fino al 2050, senza però un picco della domanda totale in alcuno dei tre scenari.

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2. Picco nella domanda di applicazioni non durevoli del PE. La domanda di PE è dominata da modelli d’uso non durevoli, che rappresentano circa il 60% della domanda globale. Per i tre scenari, anche in questo caso non è previsto un picco di domanda. 3. Picco nella produzione di PE vergine. Vi sarà un picco nella produzione di PE vergine guidato da un aumento del riciclo meccanico. D’altro canto, non si prevedono picchi nella produzione di PE vergine in nessuno dei tre scenari. 4. Picco nella produzione di PE vergine da fonti fossili. Vi potrebbe essere un picco nella produzione di PE vergine d’origine fossile a seguito dell’adozione su larga scala di adeguate tecnologie di riciclo chimico. In sintesi, secondo lo scenario di base, non vi sarà alcun picco nella domanda di PE da fonti fossili da oggi fino al 2050. Il secondo scenario presuppone invece uno sviluppo aggressivo delle capacità di riciclo meccanico, che arriverebbero a un picco nel 2046. Nello scenario più avanzato, che comprende anche lo sviluppo del riciclo chimico, il picco arriverebbe nel 2043. Infine, se gli sforzi volti a ridurre la crescita complessiva della domanda di PE si combinassero a un rapido sviluppo del riciclo meccanico e chimico, il picco verrebbe anticipato al 2042 o al 2035.

“A un certo punto, in un futuro non troppo distante, la produzione di materie plastiche inizierà a sganciarsi dalle risorse fossili. Come e quando ciò accadrà saranno determinati dalla volontà degli stakeholder di attuare un modello circolare”, ha dichiarato Robin Waters, direttore del Circular Plastics Service di IHS Markit

MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


rigido viene impiegato prevalentemente nella produzione di tubi, profilati e monofili per spazzole, mentre quello di PVC plastificato, che assorbe il grosso del riciclato post consumo, viene riutilizzato principalmente nella produzione di tubi per giardinaggio e membrane impermeabilizzanti, oltre a volumi non indifferenti che trovano sbocco nella produzione di suole per calzature. Secondo le previsioni di Plastic Consult, sull’andamento del 2022 influiranno certamente diversi fattori esterni: costo dell’energia, prezzi e disponibilità delle materie prime, costi di trasporto e logistici e inflazione galoppante, mai così alta negli ultimi 25 anni. In generale, la produzione industriale complessiva ha tenuto nel corso del primo trimestre, ma sul resto dell’anno peseranno le suddette condizioni esterne. Nello specifico, per il PVC rigido si prospetta un discreto primo semestre. Il livello della domanda in edilizia è ancora molto alto, come evidenziato dal trend dei profilati (da resina) e del compound. Un po’ più in difficoltà il comparto dei tubi. Il PVC plastificato ha chiuso il 2021 con un’ottima crescita e per l’anno in corso le prospettive restano favorevoli: la domanda è ancora

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viva e tutte le principali applicazioni sono attese in crescita, quanto meno nei primi sei mesi. TAB. 1 - CONSUMO DI PVC IN ITALIA NEL 2021, SUDDIVISO PER SETTORE APPLICATIVO

Edilizia/costruzioni Imballaggio Elettricità Mobile/arredamento Cartotecnica Tempo libero Agricoltura Telecomunicazioni Trasporto Calzature/abbigliamento Elettrodomestici Diversi* Compound esportato TOTALE

PVC rigido (t) 199500 36000 3000 13000 14500 13500 500 10500 25500 316000

PVC plastificato (t) 23500 27000 58000 14000 12000 27500 14500 17500 8500 7000 72000 52500 334000

Totale PVC t % 223000 34,3 63000 9,7 61000 9,4 27000 4,2 26500 4,1 27500 4,2 13500 2,1 14500 2,2 17500 2,7 8500 1,3 7500 1,2 82500 12,6 78000 12 650000 100,0

* Articoli medicali, usi tecnici, altri (valigeria, marocchineria, lastre espanse, nastri trasportatori ecc.) Fonte: Plastic Consult per conto di PVC Forum Italia

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE RICICLATORI E RIGENERATORI DI MATERIE PLASTICHE A CURA DI WALTER REGIS E MARILENA DI BRINO

NOTIZIARIO ASSORIMAP

È

stato presentato a Roma lo scorso 16 giugno, presso il centro congressi di Palazzo Rospigliosi, il primo report Assorimap sul riciclo meccanico delle materie plastiche (dati 2021), realizzato da Plastic Consult. L’evento di presentazione - intitolato “L’industria del riciclo per una plastica circolare” e patrocinato dal MiSE e da Unioncamere - ha visto la partecipazione di istituzioni, politici e stakeholder. Dopo i saluti istituzionali e introduttivi del presidente di Assorimap, Walter Regis, e un videomessaggio di commento e plauso all’iniziativa da parte del sottosegretario al MiTE, Vannia Gava, i principali dati e risultati emersi dal report sono stati presentati dal direttore di Plastic Consult, Paolo Arcelli. La parola è passata poi al direttore della Divisione Stireniche di Versalis, Stefano Fabris, che ha presentato i

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recenti progetti e obiettivi messi in campo dal gruppo per il riciclo meccanico dei polimeri stirenici. Si sono infine susseguite due tavole rotonde. La prima, moderata dal giornalista di Ricicla.tv Luigi Palumbo e focalizzata sul riciclo meccanico nello scenario nazionale ed europeo, ha visto la partecipazione dello stesso Fabris, del presidente di Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi, della responsabile del Centro Nazionale Rifiuti ed Economia Circolare di Ispra, Valeria Frittelloni, e del consigliere di Plastics Recyclers Europe (PRE) Paolo Glerean. La seconda tavola rotonda, moderata dal giornalista de “Il Sole 24 Ore” Jacopo Giliberto, è stata invece incentrata sulle opportunità normative per il settore e ha visto gli interventi delle parlamentari Emma Pavanelli (M5S), Silvia Fregolent (Italia Viva) ed Erica Mazzetti

(FI) delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato. Il report presentato da Assorimap e Plastic Consult ha fotografato lo stato di salute dell’industria italiana del riciclo meccanico delle materie plastiche nel 2021 e si è concentrato in particolare sulla produzione di Materie Prime Secondarie (MPS) provenienti dai processi di riciclo dei rifiuti d’imballaggio post consumo. Dopo il calo del 2020 dovuto al lockdown, i principali dati che emergono dall’analisi sono positivi, perché i volumi in output

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NOTIZIARIO ASSORIMAP

Totale 2021 = ca. 800 mila t (ca. +17% sul 2020)

Fonte: Plastic Consult per Assorimap

degli impianti di riciclo post consumo sono aumentati in un anno del 17% (vedi figura 1), con una crescita del 67% del fatturato dell’industria nazionale del riciclo meccanico delle materie plastiche che, nel 2021, ha raggiunto quasi il miliardo di euro… e con un primato del nord Italia: quasi il 70% delle aziende. Ma il report mostra anche come la crescita del valore dei riciclati prodotti (fatturato settoriale) sia dovuta non soltanto a un aumento dei volumi di prodotti riciclati, ma anche all’incremento, estremamente elevato, dei prezzi di vendita, legato all’impennata delle materie prime, a cui si sono aggiunti, nella parte terminale dell’anno, gli aumenti dei costi energetici.

Le aziende

Un momento della tavola rotonda alla quale hanno preso parte (in foto, da sinistra): Walter Regis, Silvia Fregolent, Jacopo Giliberto, Erica Mazzetti ed Emma Pavanelli

Nell’attività di riciclo delle materie plastiche sono attive, nel complesso, oltre 350 aziende, inclusi raccoglitori e selezionatori di rifiuti e scarti industriali. Un calcolo dal quale sono invece escluse le società di raccolta rifiuti urbani. I produttori di materie prime seconde sono circa 200, comprendendo la lavorazione degli scarti industriali, e le aziende che producono macinati, così come i trasformatori di plastiche integrati a monte nel processo del riciclo. È nel Nord Ovest, e in particolare in Lombardia, che si concentra la maggior parte degli impianti di riciclo meccanico censiti (oltre il 40% del totale). Segue il Nord Est, con poco più del 25%, mentre nel Sud e nelle isole la percentuale si attesta al 20% e solo al 10% nel Centro Italia.

I materiali La maggior parte dei riciclati prodotti

(30% del totale) è a base di PE flessibile (il polietilene utilizzato principalmente per gli imballaggi flessibili), seguito dal PET (bottiglie e vaschette) e dal PE rigido (flaconi), entrambi intorno al 20%. Le quote minoritarie sono relative al polipropilene, ai misti poliolefinici e agli altri polimeri. In merito alla provenienza geografica, i riciclatori meccanici nazionali hanno riciclato in larga prevalenza (88% circa dei volumi) manufatti a fine vita raccolti e selezionati sul territorio nazionale. Le fonti sono maggiormente spostate sul post consumo da raccolta di rifiuti urbani (in massima parte bottiglie e flaconi per quanto riguarda il rigido e imballaggi primari nel caso del flessibile), anche in funzione di una qualità media del rifiuto selezionato (balle di bottiglie) ineguagliata, o quasi a livello europeo. Nel 2021, inoltre, è stato avviato il riciclo delle vaschette in PET su tutto il territorio.

La produzione di materia prima seconda Il report evidenzia come la ripartizione della produzione per polimero veda la preminenza del polietilene (50% nel complesso), cui segue il PET con un quarto del totale, il polipropilene e i misti poliolefinici, intorno al 10%. Chiudono gli altri polimeri, il cui aggregato si attesta al 5% circa. Le principali applicazioni delle MPS sono diversificate, pur se concentrate in due principali settori di sbocco: imballaggi rigidi e articoli casalinghi/per giardinaggio, entrambi al di sopra del 30% di quota. Segue il comparto edile a poco più del 15%, che, lo scorso anno, ha registrato il migliore tasso di crescita in termini di volumi. Nel segmento si rileva la fortissima crescita del polipropilene riciclato: oltre +50% sul 2020.

Opportunità per il settore La crescita del settore è legata alla strutturazione del mercato nazionale e al puntuale recepimento della normativa comunitaria, che promuove il recupero di materia e la circolarità. Finora è stato previsto, per la sola produzione di botti-

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Fig. 1 - Produzione di riciclati post consumo (dati volumetrici, 2021)

glie per bevande in PET con capacità fino a 3 litri, un contenuto minimo obbligatorio di riciclato (con obiettivi al 2025 e al 2030). L’auspicio è che tale l’obbligo venga presto esteso anche ad altri polimeri e applicazioni. In relazione agli obiettivi comunitari, al 2025 saranno necessarie non meno di 10 milioni di tonnellate di plastiche riciclate. È possibile scaricare gratuitamente il report Assorimap sul riciclo meccanico delle materie plastiche (dati 2021) dal sito dell’associazione: www.assorimap.it.

Assorimap alla 25ª edizione di Ecomondo Torna a Rimini, dall’8 all’11 novembre, Ecomondo: manifestazione di riferimento della circular economy che unisce tutti i settori e i principali stakeholder della transizione ecologica. Nel quartiere fieristico di Rimini, all’interno dei 98000 metri quadri d’esposizione, oltre mille tra aziende e associazioni incontreranno il pubblico italiano e internazionale. Presso il padiglione B2, Assorimap sarà presente con un stand insieme alle altre due associazioni delle imprese del riciclo Assofermet e Unirima, con le quali promuoverà anche il convegno intitolato “L’industria del riciclo: verso i nuovi target europei tra barriere non tecnologiche e spinta all’innovazione”, in programma mercoledì 9 novembre, dalle 10 alle 13, presso la Sala Workshop della fiera. L’evento vedrà, tra gli altri, gli interventi del presidente Assorimap Walter Regis, del consigliere delegato Remo Brusaferri di B. For PET, con una case history aziendale sull’innovazione tecnologica, del presidente di PRE Ton Emans, nonché del capo unità DG Ambiente - Economia Circolare - Da Rifiuti a Risorse - della Commissione Europea, Mattia Pellegrini.

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PLASTICA E AMBIENTE |

Partendo da una metafora calcistica e da una nota canzone di Ligabue, con questo articolo Bertacchi ci porta alla scoperta di quei compound in cui determinati additivi e riempitivi d’origine vegetale, la cui importanza viene spesso dimenticata (un po’ come accade per il ruolo del mediano in una squadra di calcio), vengono miscelati con i più noti polimeri per creare biocompositi innovativi DI STEFANO BERTACCHI*

O

gni squadra, si sa, ha le proprie star: quelle che attirano l’attenzione del pubblico e di cui poi ci si ricorda nel tempo. Tuttavia, in molti sport, dal calcio alla Formula 1, è la somma di tutti i membri del team che fa la differenza… anche dei componenti di cui non si ha memoria del nome. Nel mondo delle plastiche e della gomma esiste una situazione simile, in quanto i polimeri principali si prendono la scena, lasciando in disparte altre molecole, la cui importanza è spesso dimenticata. Ecco che, infatti, oltre al PET, al PP o all’SBR, veri VIP di questo mondo, vi sono sostanze additive come i plastificanti e i riempitivi (filler) che rendono compound e miscele finali prodotti dalle caratteristiche uniche. Come veri mediani calcistici, queste molecole hanno il compito, per esempio, di rendere più morbido il materiale, nonostante il loro ruolo non sia sufficientemente sottolineato… anche perché costituiscono una piccola percentuale del materiale totale: una caratteristica che li rende ancor più importanti, perché, pure con poco, sono in grado di fare tanto. Il mondo della bioeconomia entra “in campo” anche in questo caso, poiché alcuni additivi derivanti da biomasse rinnovabili sono ormai diffusi per cercare di fare coppia con le plastiche convenzionali, al fine sia di ridurre l’impatto ambientale della filiera sia di cercare prodotti con caratteristiche sempre nuove. Andiamo quindi alla scoperta di compound in cui determinati materiali, soprattutto di origine vegetale, vengono miscelati con i polimeri a cui siamo abituati, creando prodotti in parte n. 390 - Agosto/Settembre 2022

bioplastici e per questo chiamati biocompositi. Proprio una vita da mediano…

WPC per esterni

“Con dei compiti precisi. A coprire certe zone” I plastificanti sono additivi funzionali, che vengono utilizzati per migliorare la flessibilità, la plasticità, la lavorabilità e l’allungamento dei polimeri. Non a caso sono tra gli additivi più importanti richiesti per la lavorazione dei materiali polimerici, e in particolare del PVC, la cui morbidezza è una caratteristica chiave nella produzione di determinati articoli finali: sacchette e piccoli tubi per il medicale, giocattoli, rivestimenti per pavimenti ecc. A livello globale, i tradizionali plastificanti a base di ftalati d’origine petrolchimica sono i più utilizzati, rappresentando tuttora un’ampia fetta della produzione e delle vendite totali di plastificanti. Tuttavia, preoccupazioni riguardanti l’impatto di queste molecole sulla salute umana e sull’ambiente hanno portato a norme rigorose in materia di protezione e sicurezza. Per questo motivo, lo sviluppo di bioplastificanti (ovvero di origine rinnovabile), meglio ancora se biodegradabili, come alternativa agli ftalati, è stato un elemento cardine della ricerca negli ultimi anni. Esempi comprendono: esteri dell’acido citrico, fosfati, poliesteri, alcani alogenati e plastificanti epossidici. Questi ultimi sono formati dall’epossidazione di un doppio legame olefinico a una struttura ossiranica, ovvero il famoso “triangolo” che caratterizza queste molecole. Tali plastificanti epossidici vengono usati per migliorare la stabilità al calore nella

Foto al microscopio della muffa , impiegata per la produzione di acido citrico

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Soia per la produzione di olio come agente epossidato nelle miscele

produzione di articoli in PVC realizzati con tecniche quali: estrusione, calandratura, stampaggio a iniezione, stampaggio rotazionale e spalmatura. Sono utilizzati anche in gomme, resine epossidiche, vernici e rivestimenti. Inoltre, il gruppo epossidico può assorbire e neutralizzare il cloruro rilasciato dal PVC durante la propria degradazione, ritardandone la decomposizione. A questo punto, per ottenere biocompositi, occorre trovare un gruppo alchenico d’origine rinnovabile in grado di fornire il doppio legame richiesto. La natura ci dà una grossa mano in questo campo e la soluzione è molto più vicina di quanto si possa pensare. Gli oli vegetali, infatti, sono ricchi di acidi grassi insaturi, che si differenziano da quelli saturi d’origine animale proprio per la presenza di doppi legami. I famosi acidi grassi omega-3 e omega-6 sono tali proprio per la presenza del doppio legame C=C sul terzo o sul sesto atomo di carbonio, contando dal fondo della catena dell’acido grasso, il cui ultimo atomo è appunto definito carbonio ω (omega, ultima lettera dell’alfabeto greco). Si può quindi ottenere l’olio di semi di soia epossidato (ESO), oppure l’olio di semi di lino epossidato (ELO). L’aggiunta di ESO, in particolare, è in grado di migliorare la stabilità termica del PVC, di ridurre la temperatura di transizione vetrosa delle resine epossidiche e di migliorare l’allungamento a rottura del PBS1. In questo caso, quindi, si unisce un bioplastificante a una bioplastica, per ora biodegradabile, e presto anche completamente di origine rinnovabile. In tale contesto, alcune debolezze del PLA possono essere compensate con l’aggiunta di olio di palma o di girasole epossidati. Ovviamente, l’uso di queste biomasse è da intendersi all’interno di una filiera in cui esse non vadano a interferire con il settore alimentare; cosa che creerebbe problemi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale. A partire da questi bioepossidi è possibile ottenere anche fosfati, usati come ritardanti di fiamma sempre nel PVC e in altre materie plastiche. I plastificanti derivanti dagli esteri dell’acido citrico sono stati approvati negli Stati Uniti e in Europa per l’uso nel packaging alimentare, per i giocattoli e per i prodotti medicali (codice additivo: E472c)2. La sintesi industriale su larga scala di acido citrico si ottiene, più comunemente, attraverso la fermentazione micologica di fonti grezze di zucchero (come la melassa), usando tipicamente la muffa Aspergillus niger, mediante un processo biotecnologico.

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“Sempre lì. Lì nel mezzo. Finché ce n’hai, stai lì” Se è vero che gli opposti si attraggono, alcuni materiali ne sono un Confezione di olio epossidato

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| PLASTICA E AMBIENTE

esempio perfetto. Infatti, che cosa c’è di più diverso della plastica e del legno? Eppure, questi due materiali possono costituire una vera e propria “strana coppia”, che si manifesta nei cosiddetti compositi legno-plastica (WPC, Wood-Plastic Composite)3. I processi per la produzione di articoli in WPC includono l’estrusione, lo stampaggio a iniezione o a compressione e la termoformatura4. Li troviamo spesso sotto forma di travi utilizzabili in applicazioni quali: pavimenti, ringhiere, recinzioni, panchine, mobili, rivestimenti per portiere auto, telai di porte e finestre. Il legno è considerato un re tra le fibre organiche, grazie alla sua struttura resistente e alle ottime proprietà meccaniche, rispetto ad altre alternative che vanno dal riso al lino. Queste ultime piante presentano pure il problema della stagionalità, che può rendere difficile il mantenimento della filiera produttiva. Inoltre, il WPC ha l’aspetto “naturale” del legno pur richiedendo molta meno manutenzione, con una maggiore resistenza nel tempo. La sua temperatura di lavorazione non deve però superare i 200°C, per proteggere il legno dalla disintegrazione delle catene di cellulosa. I polimeri che soddisfano questi requisiti sono PVC, HDPE, LDPE, PP, ABS e PS, che quindi sono i primari partner del legno all’interno dei WPC. Sono state effettuate anche numerose indagini sperimentali atte a verificare la possibilità d’utilizzare sia la plastica che il legno di scarto. Ma l’uso dei materiali di scarto nel settore del WPC non si limita ai rifiuti di plastica o di legno: altri materiali di scarto possono essere usati come filler, come nel caso dell’olio motore esausto, utilizzato come agente d’accoppiamento nella produzione di WPC a base di LDPE e segatura.

“Nato senza i piedi buoni. Lavorare sui polmoni” Si è quindi visto che anche una materia prima considerata “giocatore di serie B” può aiutare a vincere la partita della sostenibilità. L’uso di scarti provenienti da alcuni settori può diventare la fortuna del mondo della plastica, grazie all’unione con i polimeri più noti. Non è quindi un caso che, durante la recente fiera Greenplast di Milano, uno dei temi cardine rilanciato da diversi espositori fosse proprio l’uso di biomasse come additivi della plastica, per l’ottenimento di materiali dalle proprietà innovative. Molte brochure recuperate in fiera approfondiscono proprio questo aspetto e, a scopo meramente esemplificativo e non esaustivo, si riportano di seguito alcune “fonti” di tali brochure. L’azienda veneta Mixcycling miscela plastiche vergini, riciclate, biodegradabili o compostabili, con materiale organico di diverso tipo, creando biocompositi su misura per diverse esigenze. Tra le biomasse a portfolio vi sono: sughero, lolla di riso, legno e vinaccia, con applicazioni che vanno dal packaging ai giocattoli per animali. La gamma Green Spear della start-up toscana Arianna Fibers, a base di fibra lunga di bambù, lino e canapa, apporta ai mateMACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


riali proprietà di rinforzo e di controllo dell’umidità, rendendoli compatibili con i tradizionali dosatori impiegati negli impianti di processo. La gamma Kern della medesima azienda, a base di gusci di frutta secca macinati e funzionalizzati, consente di aumentare la sostenibilità dei materiali e di conferire ai manufatti una finitura simil-legno. Il Gruppo Maip propone invece Biocoffee, un biocomposito in cui vengono aggiunti scarti di caffè alla miscela brevettata IamNature, a base di PHA (polimero bio-based e biodegradabile). Parliamo quindi di materie prime umili, che però possono fare una certa differenza se poste in squadra con i grandi protagonisti del mondo della plastica. I quali, senza questi partner apparentemente di minor rilievo, rischierebbero di perdere le sfide del futuro. “Anni di fatica e botte e… vinci casomai i mondiali”. *Biotecnologo industriale e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca; scrittore e divulgatore scientifico

[1] Jia, Puyou, et al. “Plasticizers derived from biomass resources: a short review”. Polymers 10.12 (2018): 1303. [2] EFSA Panel on Food Additives and Flavourings (FAF) “Re‐evaluation of acetic acid, lactic acid, citric acid, tartaric acid, mono‐and diacetyltartaric acid, mixed acetic and tartaric acid esters of mono‐and diglycerides of fatty acids (E 472a‐f) as food additives”. EFSA Journal 18.3 (2020): e06032. [3] Elsheikh, Ammar H., et al. “Recent progresses in wood-plastic composites: Pre-processing treatments, manufacturing techniques, recyclability and ecofriendly assessment”. Cleaner Engineering and Technology (2022): 100450. [4] Gardner, Douglas J., Yousoo Han, and Lu Wang. “Wood–plastic composite technology”. Current Forestry Reports 1.3 (2015): 139-150.

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| PLASTICA E AMBIENTE NEWS Spettacolo-evento a Roma

Gomma riciclata per l’alta moda L’economia circolare nel settore del riciclo dei PFU (Pneumatici Fuori Uso) trova oggi un alleato anche nell’alta moda: un mondo apparentemente lontano, ma con lo stesso obiettivo di raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale. Tessuti di alto pregio, tagli sartoriali, design innovativi si sposano con i manufatti in gomma riciclata da PFU, dando vita a un mondo onirico e fiabesco, che, attraverso l’arte, vuole raccontare l’importanza sempre più attuale della tutela dell’ambiente. Grazie alla collaborazione tra Stefano Dominella e Guillermo Mariotto, rispettivamente presidente onorario e direttore creativo di Maison Gattinoni, ed Ecopneus, la società senza scopo di lucro attiva nella gestione dei PFU in Italia, elementi ornamentali in gomma riciclata da PFU impreziosiscono le creazioni di stilisti che fanno dell’ecosostenibilità un valore trainante del loro lavoro e che, grazie a processi di upcycling e recycling, hanno dato una seconda vita a tessuti e materiali di scarto. Per raccontare l’alto artigianato made in Italy attraverso un percorso che intreccia tradizione manifatturiera e moda ecosostenibile, il 28 luglio Ecopneus ha sostenuto “Roma è di Moda via Veneto Edition”, spettacolo-evento a cura di Stefano Dominella e con la direzione artistica di Guillermo Mariotto, appunto, e il coordinamento organizzativo di Zètema Progetto Cultura, promosso da Roma Capitale e da Alessandro Onorato, assessore a Grandi Eventi, Turismo, Sport e Moda. In scena anche gli abiti realizzati con inserti in gomma riciclata dai PFU, proveniente dalla filiera Ecopneus. “Questo progetto dimostra ancora una volta le enormi potenzialità della gomma riciclata: una risorsa straordinaria e dalle infinite potenzialità, al tempo stesso versatile, elastica, resistente e con molteplici possibilità di personalizzazione”, ha dichiarato il direttore generale di Ecopneus, Federico Dossena. “Noi ci rivolgiamo a un pubblico tradizionalmente industriale; promuoviamo la gomma nelle sue applicazioni tecniche e pratiche. Ma l’arte rappresenta senza dubbio un volano importante, un settore apparentemente lontano dal nostro ma con cui condividiamo una visione comune, l’impegno a essere sempre più sostenibile”. Rendendo tangibile e reale un contenuto di grande attualità, gli abiti contribuiscono alla mission di Ecopneus di informare e di sensibilizzare verso una “cultura del riciclo”, unica strada possibile per il futuro. Un connubio artistico e una collaborazione che pone l’attenzione sulla sostenibilità attraverso un linguaggio universale e accessibile: la moda. Sono “abiti-messaggio”, creazioni che, grazie agli inserti da PFU, diventano il manifesto dell’urgenza di lavorare sempre di più per il nostro ambiente. Alta moda e gomma riciclata da pneumatici fuori uso: un connubio innovativo e sperimentale tra due mondi che puntano a essere sempre più sostenibili

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In foto, da sinistra: Michele Ciotti (PVC Forum Italia), Michela Biolcati (assessore all’Ambiente del Comune di Aprilia) e Stefano Cicerani (amministratore unico di Progetto Ambiente)

Collaborazione con la municipalizzata Progetto Ambiente nel Comune di Aprilia

Il progetto Wrep arriva anche in Lazio Dopo Veneto, Friuli-Venezia-Giulia e Toscana, il progetto Wrep (Waste Recycling Project) sbarca anche nel Lazio e in particolare ad Aprilia (Latina), attraverso l’ingresso nel progetto della municipalizzata Progetto Ambiente. Il progetto è stato lanciato nel 2016 da PVC Forum Italia e VinylPlus per sviluppare, in collaborazione con le multiutility, schemi pilota di raccolta e riciclo di rifiuti in PVC con lo scopo di aumentare quantità e qualità di PVC riciclato da scarti provenienti da rifiuti urbani ed edilizia (costruzione e demolizione), in un’ottica di economia circolare. Analogamente a quanto già fatto in precedenza, il nuovo accordo con Progetto Ambiente è volto a individuare e separare il PVC dalle altre materie plastiche, raccogliendolo in uno specifico contenitore creato ad hoc e inviandolo all’impianto di riciclo ad Anagni (Frosinone) per ottenere PVC riciclato da utilizzare in nuovi manufatti, soprattutto nei settori agricoltura e giardinaggio. A tale scopo, PVC Forum ha formato gli operatori della municipalizzata di Aprilia fornendo loro anche un innovativo prototipo di dispositivo manuale, realizzato in collaborazione con l’azienda Phoenix, in grado di riconoscere immediatamente il PVC e separarlo dalle altre plastiche mediante tecnologia NIR (spettroscopia

nel vicino infrarosso). Progetto Ambiente produrrà un report mensile relativo ai volumi di PVC selezionati e raccolti e agli impatti positivi di questa gestione dei rifiuti rispetto all’avvio del PVC in discarica, in termini sia ambientali (quantità di CO2 non immessa in atmosfera) sia economici. Dopo una prima fase di studio di fattibilità, dal 2018 al 2021, grazie al progetto Wrep sono state selezionate e separate più di 670 t di PVC, messe poi a disposizione dei riciclatori che ne hanno tratto circa 625 t di PVC riciclato. Recentemente Wrep è entrato a far parte del progetto europeo Circe 2020, supportato dall’Interreg Central Programme Europe e finanziato nell’ambito dello European Regional Found of Development, con l’obiettivo di espandere il modello di economia circolare nei distretti produttivi di cinque paesi dell’Europa Centrale. Inoltre, è inserito tra le buone pratiche di economia circolare dell’Icesp (piattaforma italiana degli attori di economia circolare, promossa da Enea come corrispettivo nazionale dell’Ecesp) e tra le buone pratiche per l’intercettazione e il riciclo del PVC derivante da post consumo e dai cantieri (C&D) nell’ultimo aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani e Speciali della Regione Veneto.

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Aquafil insieme a Genomatica

Un passo avanti verso la commercializzazione di PA a base biologica Lo scorso 20 luglio Aquafil e Genomatica (Geno) hanno annunciato di aver completato con successo la prima produzione su scala dimostrativa di poliammide 6 “plant based”. Questo nuovo “bio-nylon” sarà destinato a un’industria che, globalmente, ha un valore di 22 miliardi di dollari e consentirà ai titolari di marchi importanti di soddisfare la domanda di materiali sostenibili per beni di uso quotidiano, dall’abbigliamento all’auto, fino ai tappeti. Aquafil e Genomatica hanno prodotto le prime tonnellate di caprolattame - alla base della produzione di poliammide (PA) da materia prima d’origine vegetale, lo hanno convertito in polimero di PA6 e lo stanno lavorando per ottenere applicazioni classiche, come filati per tessuti, tappeti e componenti di vario genere. Le due aziende hanno collaborato per produrre quantità su scala pilota della nuova PA6 e ora sono arrivate alla produzione precommerciale su scala dimostrativa, i cui risultati contribuiranno a determinare il design dei futuri impianti commerciali. Il materiale sarà destinato a marchi leader a livello globale e ai loro partner, pronti a esplorare e a sviluppare prodotti rinnovabili, creare collezioni in tiratura limitata e

testare il feedback con i clienti. La produzione precommerciale di biopoliammide avviene presso l’impianto pilota allestito da Aquafil a Lubiana, già centro nevralgico del gruppo per quanto riguarda la produzione di Econyl. “Oggi il mondo ha bisogno di tutti gli sforzi possibili per rendere sostenibili intere filiere e la biopoliammide è un elemento essenziale per raggiungere questo fine”, ha dichiarato Giulio Bonazzi, CEO di Aquafil. “Inoltre, la nuova biopoliammide può essere integrata nel nostro processo di depolimerizzazione dei prodotti poliammidici giunti a fine vita, creando una piena circolarità. Con Genomatica condividiamo una visione: vogliamo agevolare la transizione verso materiali più sostenibili… e questo è il pilastro della nostra collaborazione a lungo termine”. “Ora più che mai, i marchi globali stanno agendo per utilizzare materiali sostenibili nei loro prodotti”, ha commentato Christophe Schilling, CEO di Geno. “Stiamo lavorando per costruire filiere di approvvigionamento, tracciabili e trasparenti come per la poliammide 6, con l’obiettivo di fornire prodotti più sostenibili, richiesti dai consumatori e che possano aiutare i marchi a raggiungere i loro obiettivi ESG”.

Un dettaglio dell’impianto per la produzione di biocaprolattame presso il sito Aquafil di Lubiana, in Slovenia

100 COMPAC

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| LINEE DI TRASFORMAZIONE BMB: come produrre capsule per caffè in resine naturali compostabili

La tecnologia al servizio dell’impegno responsabile

Il ruolo delle macchine eKW full-electric di BMB nello stampaggio dei polimeri compostabili per uso alimentare. La produzione di articoli plastici partendo da materiali ottenuti da fonti rinnovabili, che risultano appunto biodegradabili e compostabili. È quanto ha raccontato Lucio Strappazzon di BMB nel corso di uno dei webinar che anticipavano l’arrivo della mostra-convegno Greenplast, la cui onda lunga d’interesse non si è ancora ritirata DI ERMANNO PEDROTTI E LUCA MEI

“C

e l’ho fatta, saremo ricchi!”. Così cominciava la lettera che, un giorno del lontano 1895, King Camp Gillette, commesso viaggiatore di Chicago, scrisse alla moglie che era fuori città per una visita ai parenti. Quel giorno l’inventore del rasoio monouso pensava di aver raggiunto l’obiettivo della sua vita: fare soldi creando qualcosa di nuovo. In realtà aveva fatto molto di più: aveva inventato un nuovo modo di produrre, di vendere e di consumare. Il sistema “usa e getta”. Da allora sono passati 127 anni e il suo metodo è stato applicato a migliaia di

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casi: dai fazzoletti di carta alle lenti a contatto, dalle macchine fotografiche agli orologi e, ultime in ordine di tempo, alle capsule per caffè. Certo è che nel 1895 non v’era traccia di un tale che di nome faceva Kenneth Boulding (1910-1993), il quacchero che introdusse l’ecologia in economia. “Cowboy o astronauti? Praterie sconfinate o piccola navicella spaziale? Dobbiamo comportarci con l’attenzione dell’astronauta”, scriveva l’economista americano, “perché, in fondo, la Terra non è che una piccola navicella spaziale nell’universo e, a distanza di tanti anni, la navicella Terra è sempre più sgangherata e impoverita”.

L’impegno responsabile… anche nelle capsule per il caffè A proposito di capsule per il caffè, subito dopo avere iniziato nel 1975 la sua carriera d’ingegnere nel reparto packaging della sede svizzera di Nestlé, Eric Favre, come Gillette, era convinto dell’importanza d’inventare qualcosa di rivoluzionario che potesse essere venduto su larga scala. Leggenda vuole che un giorno Favre e sua moglie, italiana, fossero a Roma presso il Caffè Sant’Eustacchio, dove i romani fanno la fila per bere una tazza di caffè espresso del barista Eugenio. “Grazie a Eugenio ho capito che per otteneMACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


re un buon caffè è necessario immettere la massima quantità d’aria nell’acqua prima che entri in contatto con il caffè”, avrebbe poi commentato Favre. “L’aria ha il 20% di ossigeno. In questo modo gli aromi e gli oli essenziali sono ossidati e possono essere estratti più rapidamente”. Da lì l’illuminazione e, dopo aver svolto un ruolo chiave nella creazione della capsula Nespresso originale, nel 1991 Favre fondò in Svizzera la propria società: Monodor. E vai con l’usa e getta “à gogo” di capsule per caffè espresso. Oggi, però, se vogliamo in ossequio a Boulding, per fortuna sono disponibili resine naturali biocompostabili come soluzione all’invasione di quei rifiuti. E in quest’ambito il costruttore italiano di presse a iniezione BMB ha tanto da dire. Cosa che è puntualmente avvenuta nel quarto webinar organizzato da Promaplast per promuovere la mostra-convegno Greenplast, tenutasi a Fiera Milano all’inizio dello scorso maggio. “Voglio iniziare questo mio intervento additando il fenomeno del greenwashing”, ha esordito Lucio Strappazzon, sales area manager dell’azienda bresciana BMB, “che è quell’ecologismo di facciata, con n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

finalità d’interesse, adottato da alcune imprese al solo scopo di apparire sostenibili e ambientaliste, mentre in realtà gli obiettivi perseguiti sono ben diversi, facendo passare come eco-friendly prodotti e processi produttivi che non sono esattamente tali. In tal senso, mi preme ricordare che l’immissione di CO2 nell’ambiente è il vero strumento di misura per calcolare l’ecosostenibilità di un prodotto e del suo riciclo”. Dopo aver ricordato che l’azienda bresciana è attiva sin dal 1967 nel campo delle presse a iniezione e che, ad oggi, ha una dimensione produttiva di circa 400 macchine l’anno, per la maggior parte elettriche e ibride, Strappazzon è entrato nel merito di quelle full-electric usate nella lavorazione dei polimeri naturali biocompostabili e lo ha fatto illustrando una soluzione realmente eco-friendly, nata ad hoc per lo stampaggio e il confezionamento appunto di capsule per caffè, che BMB ha poi fisicamente esposto a Greenplast. “In figura 1 è raffigurato il viaggio circolare del caffè, oggi possibile grazie all’uso delle capsule biocompostabili”, ha spiegato Strappazzon. “Nel senso che il pro-

Lucio Strappazzon, sales area manager di BMB

dotto è stato sviluppato con finalità di autodecomposizione in un massimo di sei mesi nelle normali compostiere domestiche per rifiuti organici, dove non si generano microplastiche post compostaggio e il cui compost può essere usato come fertilizzante per l’orto di casa, o per i fiori in vaso. Senza scordare che l’uso di resine naturali biocompostabili riduce la produzione di fertilizzanti chimici, con conseguenti positive ricadute in termini di CO2, come pure riduce i consumi energetici e le relative immissioni sempre di CO2 a seguito sia del mancato ricorso ai mezzi di

Fig. 1 - Il viaggio circolare del caffè

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| LINEE DI TRASFORMAZIONE Strato esterno (materiale di rivestimento miscelato con il 5% in peso di agente adesivo)

Strato barriera (EVOH dal 5 al 10%) Fig. 2 - La tecnologia BMB è in grado di conferire proprietà barriera sia all’ossigeno sia all’umidità

trasporto per la raccolta dell’umido sia del mancato uso dell’energia necessaria al riciclo industriale”. Il sales area manager di BMB ha poi menzionato, rapidamente e per sommi capi, tre altri benefici dell’uso dei polimeri biocompostabili in tale ambito… e cioè: elevata shelf life (12-18 mesi); riduzione degli sprechi, dato che con shelf life inferiori è dimostrato l’elevato sperpero di materiali, con conseguenti costi più elevati; inesistenza di packaging esterno, dato che la tecnologia BMB conferisce, di suo, una barriera sia all’ossigeno sia all’umidità (vedi figura 2). “Il primo punto (elevata shelf life) sta a indicare che la qualità del caffè contenuto nella capsula rimane perfetto fino a 12 mesi, mentre dal 12° al 18° mese inizia un leggero deterioramento nell’aspetto gusto-olfattivo, se vogliamo, ma quasi impercettibile. Quindi, per quasi un anno e mezzo il contenuto nella capsula rimane perfetto”, ha tenuto a precisare Strappazzon prima di ricordare che sul mercato esistono altre tipologie di capsule per caffè biodegradabili, ma che: “Tali prodotti non sono realizzati in coiniezione e, quindi, presentano un livello inferiore di barriera all’ossigeno”. Leggasi: questi altri prodotti richiedono un packaging

Strato interno (materiale di rivestimento miscelato con il 5% in peso di agente adesivo)

supplementare per una conservazione adeguata. “Fin qui si è detto che la shelf life viene determinata principalmente dalla barriera che si riesce a creare all’interno della capsula, la quale, a sua volta, riduce la trasmissione dell’ossigeno e tiene al di fuori l’umidità. Vero, ma ciò non basta”, ha poi proseguito Strappazzon. “La qualità è un’altra cosa e qui riguarda il processo completo, dove, dalla pressa che fa la capsula in resina biocompostabile, si passa direttamente al riempimento e al confezionamento del caffè. Non ci sono pause, non c’è immagazzinaggio, ma si ha una produzione diretta dell’articolo”.

La pressa eKW full electric energy saving Il costruttore bresciano produce macchine elettriche fin dagli inizi degli Anni Duemila e, da subito, ha affrontato la questione senza particolari titubanze e/o défaillance. Questo perché vent’anni fa BMB era già introdotta nel mondo degli articoli plastici a parete sottile, utilizzati tipicamente nel packaging. “Abbiamo approcciato già allora questa tipologia di presse con estrema professionalità, scegliendo fin da subito motori torque con accoppiamento diretto alla vite di plasti-

Materiale di rivestimento (skin) miscelato con il 5% in peso di agente adesivo

Fig. 3 - Tutti i parametri dei profili d’iniezione dei due iniettori possono essere gestiti adeguando velocità e tempi alla perfetta sincronia necessaria alle tre fasi d’apertura degli otturatori della camera calda

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ficazione, motori brushless collegati a viti con ricircolazione di rulli satellite per l’apertura, la chiusura e l’estrazione rapida e precisa dei pezzi stampati”, ha ricordato Strappazzon. “E, ancora, optando per attuatori in bagno d’olio raffreddati a liquido, per garantire affidabilità e rispetto per l’ambiente, oli “food-grade” per la lubrificazione, recupero d’energia di frenata e controllo CNC, che ha fatto la differenza rispetto ad altri prodotti”. Riguardo proprio al CNC della eKW full-electric energy saving, usata per produrre le capsule in resina naturale biocompostabile, il sales area manager di BMB ha precisato che il software in esso contenuto s’è mostrato fondamentale per il governo della camera calda, che, in questo caso, è chiamato a una coiniezione di altissimo livello prestazionale. “Grazie al sistema CNC che governa gli azionamenti di questa macchina full-electric, possiamo gestire tutti i parametri dei profili d’iniezione dei due iniettori (figura 3) adeguando velocità e tempi alla perfetta sincronia necessaria alle tre fasi d’apertura degli otturatori della camera calda”, ha aggiunto Strappazzon. Alle note del sales area manager di BMB può essere utile aggiungere che, per realizzare le capsule in polimero biocompostabile, servono elevate pressioni (circa 2000 bar), velocità d’iniezione nell’ordine dei 400 mm/s, un più che perfetto controllo di posizione e apertura degli ugelli per ben suddividere in tre fasi la produzione della capsula: apertura totale dell’iniettore sulle pareti esterne; chiusura al 50% e iniezione alla massima velocità del PVOH; processo congiunto dei due iniettori. Un’altra nota di merito che esalta la valenza del made in Italy di questa tecnologia è quella che vede l’azienda veneta Piovan impegnata a risolvere le questioni inerenti alla deumidificazione, che deve avvenire a 60°C per quattro ore. Infine, come ha ricordato in chiusura Lucio Strappazzon: “I parametri di deumidificazione dei dryer sono integrati e gestiti nel controllo della pressa via OPC-UA, in un’ottica di Industria 4.0”. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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210 mila metri quadrati d’insediamento produttivo in Germania, 700 milioni di euro di fatturato consolidato nel 2020, una quota di export pari al 70%, 3400 dipendenti nel mondo: questi i numeri con i quali Arburg affronta, con un approccio “non convenzionale”, la sfida obbligata dell’economia circolare… e non solo, come ha ben spiegato Raffaele Abbruzzetti l’8 febbraio, nel corso di uno dei webinar organizzati da Promaplast in vista di Greenplast 2022

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DI ERMANNO PEDROTTI E LUCA MEI

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e per qualcuno Lossburg, in Germania, è sinonimo di parco naturale della Foresta Nera, quella in cui i fratelli Grimm hanno ambientato molte delle loro fiabe, più utilitaristicamente vari nostri lettori associano quell’ameno comune del Baden-Württemberg al luogo in cui ha sede la storica casa Arburg. Correva infatti l’anno 1923 quando Arthur Hehl fondava la sua azienda, oggi condotta da membri di terza generazione dell’ormai storica famiglia d’imprenditori svevi: Eugen Hehl, Juliane Hehl, Michael Hehl, Renate Keinath. “Il nostro portafoglio prodotti comprende le macchine per lo stampaggio a iniezione della serie Allrounder, con forze di chiusura dai 125 ai 6500 kN, quindi la serie Freeformer per la produzione additiva industriale, ma pure sistemi robotici, periferiche, soluzioni chiavi in mano”, ha esordito Raffaele Abbruzzetti, direttore generale di Arburg Italia, nella sua testimonianza portata al quarto degli appuntamenti webinar ideati da Promaplast a mo’ di sessioni d’avvicinamento

alla mostra-convegno Greenplast 2022, che si è svolta dal 3 al 6 maggio scorsi in Fiera Milano. Sempre in fase introduttiva, Abbruzzetti si è premurato di ricordare agli uditori come la filiale italiana di Arburg conti 49 addetti, ai quali si aggiungono 14 agenti di vendita distribuiti in nove zone strategiche. Filiale che si trova a Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, e che è stata ampliata nel 2020. “La nostra sede si estende su 2000 metri quadrati, con un’ampia showroom per prove stampi ed eventi dimostrativi, due corner permanenti dedicati a digitalizzazione e manifattura additiva e due sale training per la formazione dei clienti”, ha spiegato il direttore generale di Arburg Italia.

Come contrastare le disomogeneità nei materiali riciclati Che non tutti i riciclati plastici siano uguali è lapalissiano, ma è solo quando vanno in macchina, quando entrano nelle presse a iniezione, che le disomogeneità possono diventare preoccu Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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Fig. 1 - Su più tipologie di manufatti in plastica è possibile applicare un’etichetta trasparente in 2D, che quindi non si sente al tatto, o in 3D, se viene anche impressa nello stampo

panti per coloro che si trovano a utilizzarli. “Il mercato del riciclo offre sia materiale semplicemente rimacinato, con dimensioni tra i 2 e i 5 mm, sia materiale nuovamente compoundato e rigranulato, spesso additivato per poter dare rese che siano le più vicine possibili a quelle dei materiali originali. Il tutto è riconducibile a due macrocontesti di provenienza del riciclo: quello post industriale e quello post consumo”, ha quindi illustrato Abbruzzetti, aggiungendo che: “In questo mercato Arburg si concentra fondamentalmente su due aspetti. Il primo è quello volto a favorire il riciclo delle materie plastiche, che l’azienda espleta partecipando a progetti che favoriscano il miglioramento dei processi stessi. Il secondo riguarda l’efficientamento a più livelli sulle proprie macchine”. E qui Raffaele Abbruzzetti è entrato nello specifico di alcune azioni che il costruttore ha intrapreso a livello sia di riciclo (esterno) sia di processo (interno). “Una prima iniziativa seguita da Arburg è stata quella denominata HolyGrail: un progetto pilota sviluppato con AIM, acronimo dell’associazione europea dei marchi, alla quale aderiscono circa 100 brand internazionali attivi lungo la filiera del packaging”, ha puntualizzato Abbruzzetti. “Arburg ha messo a disposizione il proprio know-how per riuscire ad applicare su più tipologie di manufatti in plastica un’etichetta trasparente che può essere in 2D, e quindi non si sente al tatto, o in 3D, se viene anche impressa nello stampo (vedi figura 1). Etichetta che, tramite le telecamere attive nelle strutture di riciclo di varie città, consente d’identificare in tempo reale dati quali: la formula chimica dell’imballo in transito, l’utilizzo di n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

cui è stato protagonista ecc., e di poter contare su un materiale riciclato di qualità sempre maggiore”. Un’altra iniziativa legata al riciclo è quella denominata R-Cycle (figura 2). “Anche tale progetto punta a definire codici da apporre sui contenitori in plastica che siano poi funzionali al loro riciclo, ma, a differenza di HolyGrail, il progetto R-Cycle punta su un sistema di raccolta dati evoluto”, ha chiarito Abbruzzetti. “In altre parole, qui si punta sulla digitalizzazione e su un sistema avanzato di raccolta dati, di cui si fa carico la macchina secondo uno standard definito per i parametri che debbono essere usati per riciclare al meglio quello specifico manufatto e/o lotto”. Non è mancato anche un accenno operativo sull’ottimizzazione in chiave di economia circolare realizzata da Arburg sulle proprie macchine (figura 3). “Nell’alimentazione del materiale, Arburg usa normalmente ingressi posti a 45 gradi e questo perché, nel nostro concetto Allrounder, si vuole avere la maggior flessibilità possibile per la posizione del cilindro d’iniezione”, ha spiegato ancora

Abbruzzetti. “Visto, però, che qui si sta parlando di materiale proveniente da riciclo, i tecnologi di Lossburg hanno pensato d’inserire un accesso perpendicolare rispetto al cilindro, per favorire, appunto, l’alimentazione di materiali più complessi. Per migliorare, poi, il trasporto del materiale all’interno del cilindro, si è lavorato sulla superficie a disposizione, creando un profilo che aumentasse la frizione, a vantaggio sia del trasporto sia della plastificazione del materiale. Si è poi lavorato anche sulla vite, dove per trasformare questi tipi di plastiche più complesse si utilizzano viti ad alta compressione e, visto che all’interno del materiale riciclato ci possono essere polveri e/o residui di diversa natura, è stato applicato alla vite un trattamento al nitruro di cromo”. Vale la pena ricordare che il nitruro di cromo possiede molteplici e importanti caratteristiche. È dotato di una struttura molto tenace, grazie alla quale è possibile produrre stratificazioni con spessori più elevati rispetto ad altri rivestimenti. Un vantaggio che, unitamente all’eccellente resistenza alla corrosione, fa del nitruro di

Database come elemento centrale • Identificazione del prodotto • Informazioni sulla plastica utilizzata e sul processo di produzione • Lettura della marcatura

Obiettivo: migliorare il processo di selezione per un riciclo e un riutilizzo della plastica di alta qualità

Fig. 2 - Il progetto R-Cycle, a differenza dell’HolyGrail, punta su di un sistema di raccolta dati evoluto

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| LINEE DI TRASFORMAZIONE

Raffaele Abbruzzetti, direttore generale di Arburg Italia

cromo una straordinaria barriera all’aggressione chimica e all’ossidazione. Il nitruro di cromo, inoltre, possiede un’ottima resistenza ai carichi termici.

Un capitolo dedicato alle soluzioni software Sempre in termini d’ottimizzazione di processo per i riciclati, Arburg ha sviluppato soluzioni software che vanno in aiuto dell’operatore. Abbruzzetti ne ha citate quattro (figura 4). La prima è relativa a un sistema d’avviamento ciclo facilitato. “È noto che all’avviamento ciclo, come pure dopo una sosta della pressa, l’operatore macchina si trovi a gestire alcuni parametri di processo che possiamo definire critici”, ha chiarito Abbruzzetti. “Normalmente cosa fa l’operatore in tali frangenti? Imposta i parametri che, in base alla sua esperienza, sono i più appropriati alla situazione e, quindi, avvia la macchina. Segue una verifica in produzione e, per solito, si procede con altre correzioni mediante altri tentativi. Con il pacchetto Controlled Soft Start, invece, tutto questo iter è completamente automatizzato”.

A questo primo pacchetto fa seguito il cosiddetto aXw Control Screw Pilot: un software per il controllo della vite. “Volendo fare un paragone a livello automobilistico, è un po’ come il dispositivo di controllo automatico della distanza. In quel caso possiamo impostare una distanza dall’automobile che ci precede e la nostra vettura regolerà di conseguenza la propria velocità. Questo software agisce in modo molto simile. Noi qui controlliamo in continuazione la posizione della vite e questo ci permette di avere grandi vantaggi a livello di qualità dei pezzi realizzati”, ha spiegato Abbruzzetti. “Il software aXw Control Pressure Pilot, invece, controlla in automatico l’andamento della pressione, la quale, nel periodo di passaggio dalla fase d’iniezione alla

fase di tenuta, non è per solito facilmente controllabile”, ha proseguito il direttore generale. “Difficoltà dovuta alla repentinità della variazione che, grazie proprio a questo applicativo software, ora è controllabile: come si evidenzia dal raffronto tra la criticità della curva in rosso rispetto alla fluidità della curva in verde riportate sempre in figura 4”. Ultimo ma non ultimo, troviamo l’aXw Control Reference Pilot. “Il Control Reference Pilot prevede l’installazione di un sensore di pressione sullo stampo e, grazie alla curva che viene data da questo sensore, si ha la possibilità di seguire precisamente l’andamento del processo d’iniezione. E anche questo permette di ridurre la difettosità in maniera drastica”, ha infine chiosato Abbruzzetti.

SOLUZIONI OTTIMIZZATE Alimentatore ottimizzato

Attrito accresciuto

convogliamento Compressione maggiore + Rivestimento di CrN

Fig. 3 - Arburg sta ottimizzando le proprie soluzioni in chiave di economia circolare

PACCHETTI DI ASSISTENZA

Parametri di avviamento

Fig. 4 - Sempre in termini d’ottimizzazione di processo per i riciclati, Arburg ha sviluppato 4 soluzioni software che vanno in aiuto dell’operatore

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“aXw Control Pressure Pilot”

“Controlled soft start”

Avviamento normale

“aXw Control Screw Pilot”

Regolazione attiva per raggiungere la posizione di destinazione

Deviazione dalla posizione di destinazione

Commutazione difficile

Commutazione dinamica

“aXw Control Reference Pilot”

MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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Tra i contenuti del penultimo webinar organizzato in vista della fiera Greenplast, nelle colonne seguenti proponiamo quelli di Engel Italia, a cura del suo amministratore delegato Matteo Terragni: la situazione del mercato dell’economia circolare, gli ostacoli e le soluzioni nell’uso di materiali riciclati, le macchine intelligenti e le tecnologie della multinazionale austriaca per facilitare e implementare maggiormente l’utilizzo dei materiali post consumo

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DI ANGELO GRASSI E LUCA MEI

amministratore delegato di Engel Italia, Matteo Terragni, ha aperto il suo webinar, tenutosi l’8 febbraio, mostrando le previsioni fino al 2050 per la domanda globale di polimeri e gli obiettivi UE in tema di economia circolare entro il 2030. “Ciò che balza all’occhio”, ha esordito Terragni, “è che, sicuramente, ci sarà un forte incremento nell’utilizzo di materiali plastici post consumo ricavati da riciclo meccanico e/o da riciclo chimico, che andranno a coprire più del 50% del fabbisogno; due prassi attualmente ancora un po’ agli albori, ma che già registrano importanti investimenti da parte dei fornitori di materiali. D’altro canto, l’Unione Europea sta spingendo proprio l’uso dei materiali riciclati. Nel 2019 la percentuale di raccolta totale era fissata al 52% e il tasso di riciclo al 17%. Per il 2025 ci si aspetta un innalzamento della barra con valori importanti: 74% di raccolta totale e 55% come

tasso di riciclo. Per il 2030 si attendono risultati che io definirei sfidanti, ossia un tasso di riciclo complessivo del 65% e un virtuosissimo 100% di packaging riciclabile”. Per quanto riguarda lo stato dell’arte dell’economia circolare relativo alle materie plastiche, l’amministratore delegato di Engel Italia ha ricordato che in Europa se ne processano circa 51 milioni di tonnellate all’anno, ma che, a oggi, solo 4 milioni sono ricavati da riciclato, post consumo in primis. “Da tali dati si evince che c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere i numeri messi a target dall’Unione Europea”, ha commentato l’AD. Per completare il quadro, Terragni ha riferito che lo sbocco finale delle plastiche processate in Europa vede in pole position il comparto dell’edilizia (46%), seguito dal packaging (34%), quindi da auto e componenti elettrici (17%) e, infine, da agricoltura e giardinaggio (13%). Agosto/Settembre 2022 - n. 390


1. Compilare e spedire il modulo di richiesta 2. Inviare un campione di materiale 3. Elaborazione da parte del team addetto al riciclo (PS, GA, TE, Sales) nellʼambito di un OPQ 4. Incontro con clienti e vendite sullʼimplementazione della soluzione

Fig. 1 - Il format che i clienti possono inviare a Engel tramite e-mail, indicando sia il tipo di polimero che debbono trasformare sia eventuali informazioni su come è stato rigenerato ecc.

Disanima degli ostacoli da superare e delle relative soluzioni Engel Per rendere l’economia circolare non solo reale, ma pure sostenibile, per Terragni ci sono ancora diversi ostacoli da superare: condivisione delle ricerche in primis. “Tutti noi operatori del comparto materie plastiche stiamo, sì, sviluppando tecnologie che favoriscano il maggior utilizzo dei riciclati, ma per rendere davvero efficaci tali sforzi serve un coordinamento dell’intera supply chain”, ha puntualizzato. “In linea teorica, ciò consentirebbe di poter condividere i diversi passi fatti nelle tecniche di selezione dei materiali riciclati, come anche nell’evoluzione del design dei beni da produrre con tali materiali, oppure nelle ottimizzazioni dei processi”. Terragni ha quindi aggiunto che, quando si parla di materiali riciclati, si parla un po’ di tutto e, a tale proposito, ha ricordato quant’è ricorrente trovarsi a discutere della trasformazione di materiali riciclati in generale senza entrare nello specifico, per meglio identificare il corretto processo/configurazione macchina da utilizzare. Non è infatti uguale processare materiali rimacinati e/o rigranulati, piuttosto che materiali ricompoundati e/o agglomerati… soprattutto se s’ignora com’è stata trattata una data partita di materiale o qual è il suo grado di contaminazione, qual è la sua percentuale d’umidità e perfino quali sono le esatte dimensioni delle particelle. È questa una materia così delicata da aver portato Engel a creare un team ad hoc di supporto e consulenza. “Per aiutare i clienti è stato ideato un team di lavoro Engel che suggerisce se uno specifico materiale è effettivamente trasformabile, se è adatto all’applicazione che s’intende realizzare e,

infine, con quale tecnologia/configurazione macchina può essere trasformato”, ha spiegato Terragni. “In figura 1 ho riportato il format che i nostri clienti possono compilare e inviarci tramite e-mail, indicando sia il tipo di polimero che debbono trasformare sia eventuali informazioni su com’è stato rigenerato ecc. Come risposta, ricevono dal nostro team indicazioni su qual è la migliore tecnologia di trasformazione da adottare e la configurazione della macchina Engel più indicata a tale scopo”.

Le soluzioni produttive di Engel pensate per lʼeconomia circolare Nell’ottica del “design for recycling”, la casa austriaca vanta almeno due tecnologie già ben consolidate. La prima è quella denominata In-Mould Labelling (IML), che si concretizza nella possibilità di stampare il componente con un’etichetta fatta con lo stesso materiale. La seconda è quella denominata Foilmelt e comporta l’uso di più film sovrastampati, affinché la qualità superficiale sia data dal film, mentre la componente strutturale sia data dal materiale termoplastico riciclato al 100%. Durante il webinar, Terragni si è però concentrato sulla terza e più nuova tecnologia, che prende il nome di Skinmelt, illustrata in figura 2. “Alla base di questa soluzione c’è una nuova generazione di presse Engel per “coiniezione” che eccelle nella realizzazione di componenti estetici, soprattutto quand’è necessario agire sulla qualità superficiale del manufatto”, ha spiegato Terragni. “Già in precedenza avevamo presse per coiniezione con due viti che andavano a iniettare su di uno stesso ugello. Ma, in alcuni casi, erano stati notati dei limiti. Mi spiego meglio: dopo aver iniettato con la prima vite, quando si andava a iniettare con la

Fig. 2 Schematizzazione del nuovo processo Skinmelt

Materiale per la “skin” Materiale per la superficie esterna (skin)

Materiale per il “core”

Materiale per lʼinterno (core)

1. Caricamento del materiale di rivestimento allʼinterno dellʼunità dʼiniezione principale

n. 390 - Agosto/Settembre 2022

2. Avviamento dellʼiniezione

3. Mantenimento della pressione

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| LINEE DI TRASFORMAZIONE Controllo del processo

Assistenza

Ottimizzazione del processo

Fam

igl

ia i

Q

Efficienza

Trasparenza

Fig. 3 - I software della gamma iQ di Engel

seconda il fronte del flusso poteva avere arresti e ripartenze non propriamente desiderate. Il che si traduceva in una costanza di flusso non eccellente. Grazie alla tecnologia Skinmelt, invece, si può iniettare il materiale vergine e quello riciclato con una sola vite. Il che fa davvero la differenza”. Come ben schematizzato nel riquadro 1 di figura 2, superiormente è posizionata l’unità d’iniezione disposta a 45 gradi, dove si trova il materiale vergine, che viene caricato nella parte anteriore del cilindro di plastificazione, dov’è già presente il materiale riciclato. Da notare che, nel riquadro 1, il cilindro non è ancora solidale allo stampo. Nel riquadro 2 si nota poi come, dopo il distacco verticale della vite a 45° gradi e l’avvenuto collegamento orizzontale tra cilindro e stampo, abbia inizio il processo di trasferimento del materiale fuso nello stampo. Riprendendo ora le parole di Terragni, quando spiegava che nella tecnologia Skinmelt la vite che inietta è una sola, è utile sottolineare che in tal modo tutti i parametri di processo sono controllati come in una singola iniezione: qui, di fatto, viene prima iniettato il materiale vergine e poi quello riciclato che, senza soluzione di continuità, va a formare lo spessore bicomponente del manufatto (riquadro 3 di figura 2). A questo punto l’AD di Engel Italia ha ricordato che, contestualmente con i più performanti layout di macchina raggiunti, a migliorare ancor più la stabilità di processo aiutano molto le cosiddette nuove tecnologie: digitalizzazione in primis. “Come già ben argomentato in precedenza, i materiali post consumo presentano una certa variabilità di proprietà a volte importanti, al punto tale che, da lotto a lotto, è difficile poter contare su una reologia costante”, ha spiegato Terragni. “Va da sé che negli anni abbiamo ritenuto utile sviluppare sistemi software che controllino in modo intelligente tali variabili. Sistemi riportati in figura 3, dove, in corrispondenza degli obiettivi di trasparenza, assisten-

Monitoraggio del processo

za ed efficienza, è citata la gamma dei software iQ. Tre di questi, l’iQ weight control, l’iQ clamp control e l’iQ process observer, sono di grande aiuto quando si processano materiali riciclati”. L’iQ weight control esegue una “compensazione intelligente del processo”. Quando si stampa usando materiale riciclato, non è raro imbattersi in problemi legati alla variazione della viscosità, con l’incognita di ritrovarsi pezzi stampati con parti mancanti, oppure troppo compattati. Le presse Engel sono dotate di moltissimi sensori e così i tecnologi della casa madre hanno deciso di sfruttare tali sensori per creare un algoritmo capace di generare in automatico una curva di riferimento a inizio produzione, che, a ogni ripartenza di ciclo, garantisce specifici parametri ritenuti strategici ai fini del mantenimento della costanza del peso iniettato. L’iQ clamp control è invece un sistema che, a ogni avvio di ciclo, consente alla pressa di decidere in autonomia quale sia la forza di chiusura ideale per il giusto stampaggio del componente. Questo avviene, per esempio, analizzando il “polmonamento” dello stampo, per poi aggiustare il tonnellaggio in funzione del mantenimento della corretta fuoriuscita delle sostanze volatili. Il tutto per evitare di stampare pezzi con bave o con bruciature. L’iQ process observer, infine, consente di tenere sotto controllo più di 300 parametri macchina e, via via che la produzione avanza, crea in automatico alcune scale di tolleranze. Se anche uno solo di tali 300 parametri devia dallo storico di produzione, il software avvisa l’operatore in modo che questi abbia le informazioni necessarie che, tenuto conto anche della peculiarità del pezzo da stampare, gli consentano di decidere se modificare o meno i parametri macchina. Con questo pacchetto le macchine di Engel riescono a gestire al meglio la variabilità dei materiali, soprattutto quelli di origine post consumo. Rimacinato, agglomerato, o rigranulato, moderatamente contaminato

Degasaggio Filtrazione

iQ weight control Dosaggio

Fig. 4 - Il nuovo concetto di macchina a due stadi (2-stage), in cui sono stati integrati i sistemi di degassificazione e di filtrazione ad hoc per la lavorazione dei materiali da riciclo, anche particolarmente sporchi

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MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


Matteo Terragni, amministratore delegato di Engel Italia

Ulteriori strategie sul versante hardware Un ultimo step perseguito da Engel sempre in chiave d’economia circolare è quello relativo alla possibilità di poter processare con una sola macchina materiali in scaglie, degassando e filtrando il materiale fuso. “Oggi abbiamo presse standard che consentono l’aggiunta modulare di dosatori per il controllo della carica del materiale riciclato e, chiaramente, anche l’aggiunta dell’iQ weight control già citato, come pure di sistemi per il degasaggio”, ha illustrato Terragni. “Dato poi che, di solito, i materiali da riciclo sono anche sporchi, abbiamo elaborato una filtrazione ad hoc. Dall’integrazione di tali moduli è nata la pressa a due stadi (2-stage machine concept) mostrata in figura 4”. Nella “pressa 2-stage” Engel ha diviso la fase di plastificazione da quella d’iniezione. In questa pressa ci sono infatti due viti (o una vite e un pistone) che sono molto più corte rispetto a quelle di una pressa standard. Da ciò s’intuisce che la geometria finale è piuttosto compatta. “Nella prima vite si va a caricare il polimero in modi diversi, a seconda della tipologia di materiale da

n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

processare. Inoltre, qui è possibile inserire un dispositivo per il degasaggio. E poi, cosa importante, al suo terminale possiamo mettere un filtro che blocca le impurità prima di andare nella vite (o pistore) d’iniezione. Un altro fattore non banale è rappresentato dal fatto che l’intero sistema (o “unità di plastificazione” che dir si voglia) è ancora una volta modulare, per cui è possibile aggiungere dispositivi per additivare il materiale da riciclo con coloranti, riempitivi o altro ancora. Come già accennato, l’iniezione può essere fatta in un secondo step tramite due sistemi: una vite oppure un pistone. La scelta dipende dal componente che si deve a stampare, dalle sue dimensioni, dal suo peso e dalla tipologia di materiale utilizzato. Alla fin fine è possibile realizzare una pressa ad hoc che, aspetto per nulla banale, può sempre processare materiali sia rimacinati sia non ricompoundati, dove può essere necessario degassare, filtrare e additivare il materiale fuso”, ha concluso Matteo Terragni.

“Il verde è più di un colore”: con questo slogan Engel esprime la sua concezione di economia circolare

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La soluzione digitale socialProduction consente di monitorare macchine e processi produttivi indipendentemente dal luogo e dal momento, rientrando nel più ampio quadro della sostenibilità e dell’economia circolare delle attività industriali

La casa costruttrice tedesca sta attraversando un periodo di grande rinnovamento e spinta verso il futuro, che passa da una nuova strategia sempre più improntata all’economia circolare e che interessa anche la sua presenza in Italia A CURA DI LUCA MEI

R

iaffermare la propria strategia volta a espandere la posizione di mercato quale fornitore di soluzioni sostenibili per l’industria delle materie plastiche. È questo il leitmotiv della partecipazione di KraussMaffei alla fiera K 2022. Subito dopo, nel 2023, l’azienda celebrerà il suo 185° anniversario, che segna anche l’inizio del proprio percorso verso la neutralità climatica, il cui raggiungimento è previsto nel 2030. In quest’ottica, il nuovo stabilimento di Laatzen e il nuovo quartier generale del gruppo a Parsdorf, vicino a Monaco di Baviera (entrambi certificati secondo gli standard della DGNB, l’associazione tedesca per l’edilizia sostenibile), soddisferanno i più elevati standard ambientali. Ciò significa: edifici costruiti secondo criteri e tecnologie moderni e dotati di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Eu-

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ropa installati sui tetti, una centrale termica ed elettrica combinata, “vele” per il riscaldamento e il raffreddamento degli uffici, ventilazione attiva dei capannoni e illuminazione intelligente a LED, con sensori di luce e di movimento. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità che KraussMaffei si è posta, l’economia circolare diviene un pilastro portante della sua strategia. Secondo una tale chiave di lettura, l’azienda svilupperà e fornirà tecnologie di riciclo, sia meccanico sia chimico, capaci d’incrementare l’efficienza energetica dei processi e di ridurre gli scarti, oltre a soluzioni digitali all’avanguardia, al passo con i modelli di sostenibilità dei trasformatori. La medesima attenzione verrà posta al miglioramento continuo del design dei propri prodotti, per garantire qualità costante, se non addirittura migliore, riducendo i consumi di materiale ed energia.

Alcune delle recenti soluzioni innovative messe a punto per assecondare queste esigenze verranno presentate proprio al K 2022: le nuove serie di presse a iniezione precisionMolding e powerMolding, la nuova macchina DCIM (Direct Compounding Injection Molding) ZE Blue Power e soluzioni digitali quali APCplus e socialProduction. Tutti piani di sviluppo, questi, che si sono già riverberati sull’acquisizione di ordini, che nel primo trimestre del 2022 hanno raggiunto un valore di poco inferiore ai 370 milioni di euro, con un incremento del 27% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Cambio di nomenclatura A partire dalle nuove presse a iniezione precisionMolding e powerMolding, ma anche dalle recentissime precisionMixhead e purity recyclingLine (ex edelweiss), KraussMaffei introduce una nuova no-

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| LINEE DI TRASFORMAZIONE

Pioneer, purity, power, precision: questa la nuova nomenclatura che identificherà macchine e impianti di KraussMaffei secondo un raggruppamento descrittivo più uniforme

Il momento clou dell’inaugurazione della nuova sede ad Arese: il taglio del nastro da parte dell’amministratore delegato di KraussMaffei Italia, Tiziano Caprara

La “squadra” della filiale KraussMaffei di Abbiategrasso, che nel 2022 celebra vent’anni di operatività in Italia

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menclatura per la denominazione delle sue macchine, non più identificate in base all’area tecnologica, bensì secondo un sistema descrittivo più uniforme. In futuro, macchine e prodotti verranno quindi identificati in base a quattro prefissi: “pioneer” per linee e soluzioni di sistema, “purity” per i prodotti destinati all’economia circolare, “power” per le presse a iniezione idrauliche e gli estrusori e “precision” per le presse a iniezione elettriche, l’automazione e i prodotti a valle, come le teste di miscelazione o quelle per i tubi. La nuova precisionMolding costituisce il modello base della serie PX completamente elettrica, con un ridotto numero di optional, mentre la nuova powerMolding rappresenta la controparte della collaudata serie GX idraulica. Entrambe le serie vengono proposte come soluzioni ideali per applicazioni standard, quali, per esempio, componenti tecnici, dispositivi elettrici ed elettronici, automobilistici, medicali e per imballaggio. Particolarmente apprezzati dai trasformatori operanti in questi ambiti applicativi risultano

le elevate prestazioni e l’alto livello di precisione, nonché la rapida disponibilità e la facilità d’utilizzo. Dopo essere state introdotte in Asia rispettivamente nel 2019 e nel 2021, con la presentazione al K 2022 le precisionMolding e le powerMolding verranno definitivamente lanciate e rese disponibili anche in Europa e Nord America. Tra i loro punti di forza rientrano alta efficienza e redditività, così come una gamma selezionata di opzioni, tra cui un ampio ventaglio di altezze per l’installazione dello stampo o la facile integrazione di sistemi per l’automazione, che consente di configurare rapidamente soluzioni personalizzate. Inoltre, a seconda dell’applicazione, con la powerMolding è possibile ottenere un aumento della produttività fino al 15%, grazie ai brevi tempi di ciclo a vuoto, all’elevata costanza del peso stampata e ai bassi tassi di scarti di produzione.

Cresce la presenza in Italia Due importanti e recenti appuntamenti hanno scandito la presenza in Italia di KraussMaffei. Il primo di questi riguardava i festeggiamenti, svoltisi intorno a metà giugno, per i vent’anni di presenza e attività nel nostro Paese del sito produttivo di Abbiategrasso (Milano), dedicato agli impianti per la schiumatura di sistemi poliuretanici per il settore del bianco e dell’isolamento. Dagli inizi quasi pionieristici nel 2002, con un esiguo gruppo di persone, l’azienda si è sviluppata negli anni fino ad avvalersi oggi di 30 persone e ad acquisire sempre maggiori competenze e quote di mercato sotto la guida esperta di Gabriele Amodeo, che per l’occasione ha dichiarato: “Le soluzioni tecnologiche avanzate e orientate al cliente che siamo in grado di offrire ci hanno permesso di ottenere un’eccellente posizione e reputazione nel settore”. Ne sono testimoni gli importanti ordini acquisiti nella prima metà del 2022, frutto della collaborazione con i principali produttori di frigoriferi a livello mondiale. Forti del supporto del gruppo Krauss-

Maffei, la struttura italiana si sta ulteriormente rafforzando per continuare a soddisfare le richieste di un mercato sempre più esigente, combinando la fornitura degli impianti prodotti ad Abbiategrasso con le rinomate macchine e teste di schiumatura prodotte in Germania, a Monaco di Baviera, per garantire soluzione integrate di elevata qualità. L’altro grande momento per KraussMaffei è coinciso con l’inaugurazione della nuova filiale ad Arese, sempre alle porte del capoluogo meneghino, celebrata con un’open house di tre giorni, dal 22 al 24 giugno scorsi. La nuova sede si aggiunge a quella di Abbiategrasso, così da allargare la presenza del costruttore tedesco in Italia e la vicinanza ai trasformatori nostrani, con una capacità di fornitura e di assistenza ancora più capillare. Per questo scopo, la sede di Arese dispone anche di una showroom dedicata a dimostrazioni e prove di produzione, così come a corsi di formazione. Nel corso dei tre giorni di open house sono state proposte varie presentazioni su tecnologie di trasformazione, materiali, riciclo e mercato. A scopo dimostrativo, nel campo dello stampaggio a iniezione, era presente un’isola di lavoro composta da una pressa KM 120 540 PX con stampo a una cavità e automazione KM LRX 100, per la produzione di un portacellulare da scrivania in ABS M220 CR20 della serie E-Loop di Elix Polymers, distribuita nel nostro Paese da Mito Polimeri. L’ABS M220 CR20 viene ottenuto tramite riciclo chimico e contiene materie prime selezionate provenienti da biomassa, ammoniaca prodotta da biogas di allevamenti e coltivazioni e propilene prodotto da tall oil (sottoprodotto della lavorazione di legno o carta). Le sue caratteristiche reologiche, meccaniche, termiche ed elettriche non variano rispetto agli ABS standard, ma si tratta di un grado sviluppato in chiave di economia circolare, certificato ISCC+ e che permette di abbassare l’impronta di carbonio, riducendo così la dipendenza dalle materie prime fossili e non rinnovabili. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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Syncro Group: un’azienda “glocal”

Chi molto pensa poco erra L’aforisma vinciano “Chi poco pensa molto erra” viene completamente ribaltato in Syncro Group dalle regole del suo CEO Gabriele Caccia. Syncro è infatti un gruppo di professionisti pensanti, riflessivi e operativi, che si mettono sempre in gioco in nome dell’innovazione e della crescita DI RICCARDO AMPOLLINI, ERMANNO PEDROTTI E LUCA MEI

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ealtà imprenditoriale che da oltre 15 anni è diventata un punto di riferimento nel mercato globale dell’automazione per le linee d’estrusione, in occasione della fiera Greenplast Syncro Group ha presentato il suo nuovo asset di gruppo: innovativo e diversificato, se si considerano i settori di destinazione dei suoi prodotti e la natura della sua proposta tecnologica. Le aziende di Syncro Group lavorano in sinergia costante tra di loro: Syncro offre sistemi di dosaggio, anelli automatici, misuratori di spessore, dispositivi per la web inspection e sistemi 4.0 per il controllo delle linee; Plasmac, compartecipata con Erema, colosso internazionale nella tecnologia del riciclo, è la più green del gruppo e produce estrusori in linea e fuori linea per il riciclo di scarti post industriali, che vengono trasformati in granuli di elevata qualità da reintrodurre nel processo produttivo; Plantech-CST, mo-

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denese, offre impianti su misura e chiavi in mano per sistemi di movimentazione, stoccaggio, miscelazione, alimentazione e dosaggio di materie prime in polvere, granuli, scaglie, o liquidi. Negli ultimi anni la famiglia di Syncro Group è cresciuta in maniera esponenziale e, in premessa, Gabriele Caccia, CEO e presidente del gruppo, ha subito spiegato: “Siamo un’azienda “glocal”. Ad oggi abbiamo realtà produttive in Italia e all’estero (Stati Uniti, India e Cina), come anche filiali operative in varie aree strategiche del mondo (Germania, USA, Brasile, Cina e India). Siamo una grande famiglia e amiamo pensare che, grazie a una presenza fisica, possiamo aiutare e supportare i nostri clienti in tutte le parti del mondo”.

Zero Waste Mission Da sempre attenti e rispettosi nei confronti dell’ambiente, in Syncro Group vige

un rispetto e una fiducia incondizionata verso la sostenibilità nel suo concetto più ampio. Sempre Caccia ha raccontato che in azienda i prodotti si creano fin da subito affinché risultino virtuosi, nel rispetto delle procedure dell’economia circolare e con performance di risparmio energetico al top di gamma. “Non per niente abbiamo deciso di intraprendere un percorso basato sul raggiungimento di alcuni dei 17 obiettivi ONU per uno sviluppo sostenibile”, ha detto Caccia, aggiungendo che lui stesso ha coniato il neologismo ad hoc “Greenology”. “L’introduzione del termine “Greenology” nel nostro linguaggio aziendale si spiega con l’ineluttabile esigenza che pensare green diventi un’azione imprenditoriale nel rispetto dell’ambiente, garantendo una sostenibilità e una ricerca continua verso l’innovazione di prodotto, per diminuire lo spreco di risorse e aumentare l’efficienza dei nostri prodotti a livello sia MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


qualitativo che di performance”, ha spiegato Caccia. “Senza peraltro scordare che la strada individuata dall’Europa, in merito alle materie plastiche, è ben chiara da tempo: ridurre la plastica sia come produzione sia come rifiuto. Va da sé che a Greenplast, per dimostrare nel concreto qual è la nostra risposta alla sfida Reduce-Reuse-Recycle, abbiamo presentato più sistemi di produzione concepiti ad hoc cliente per cliente, ma sempre nel solco comune delle 3 R”. Se a ciò aggiungiamo che, solo nel 2021, Syncro Group ha depositato diversi brevetti scaturiti dai vari quesiti tecnologici e produttivi avanzati dai propri clienti, ecco confermato che il binomio ecologia e innovazione diventa di forte appeal.

Alcune novità viste in Fiera Milano “A Greenplast abbiamo presentato due nuovi brevetti che forniscono soluzioni innovative nello sviluppo del layout tipico per il trasporto delle materie prime dal silo fino all’estrusore”, ha proseguito Gabriele Caccia. “Il primo brevetto verte sull’abbinamento tra caricatore e depol-

veratore in continuo. È noto come, durante la fase di riempimento del silo, si generi polvere o, peggio, si creino capelli d’angelo: una vera piaga per chi lavora materie plastiche. È infatti durante il trasporto pneumatico della materia prima dal luogo di stoccaggio all’area di trasformazione che fattori, quali velocità, attrito e calore, generano questi lunghi filamenti che compromettono la qualità del materiale del lotto in lavorazione. Come soluzione, Syncro Group ha progettato un sistema brevettato di eliminazione in ciclo automatico della polvere fisiologicamente mischiata con i granuli stessi. Risolta la prima questione, a valle del layout di trasporto abbiamo collocato il secondo dispositivo brevettato: una “trappola” che separa i capelli d’angelo dai granuli, filtrandoli sempre in automatico”. Questi due brevetti consentono, l’uno, di non far intasare né il caricatore né il dosatore e, l’altro, di non generare difetti in fase di estrusione dei film. Ma le novità di Syncro Group presentate in fiera non si fermano qua. “In virtù dello specifico know-how della divisione Plasmac, a Greenplast abbiamo esposto

l’ultima versione del sistema d’estrusione Alpha XS”, ha aggiunto Caccia. “Il nuovo Alpha XS è un estrusore ad alimentazione diretta, in grado di ripellettizzare in linea il rifilo proveniente da impianti di estrusione film e/o bobine di scarto. È caratterizzato da: una vite d’estrusione molto compatta, che garantisce un bassissimo consumo energetico, un layout che occupa un solo metro quadrato e un’estrema semplicità d’utilizzo. L’alimentazione del rifilo avviene tramite un classico trasporto basato sul concetto venturi, ad aria, mentre nel caso del recupero di bobine di scarto, Alpha XS è equipaggiabile con

Gabriele Caccia, CEO e presidente di Syncro Group

Un sistema di depolverizzazione n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

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| AUSILIARI E COMPONENTI

Il dispositivo Typhoon3 esposto alla fiera Greenplast

un apposito traino che alimenta in automatico l’estrusore. I pellet prodotti dal nostro Alpha XS possono essere recuperati direttamente in linea e riprocessati dagli impianti insieme ai materiali vergini, data l’elevata qualità del pellet e la perfetta granulometria”. Un’ultima, appassionata considerazione fatta dal CEO del gruppo riguardava la “piaga” della bassa percentuale di classificazione del materiale post consumo oggi in circolazione sul mercato. Aspetto non banale per un estrusorista che, dopo aver acquistato big-bag o container di materiale post consumo, ignora molto spesso origini e caratteristiche della materia prima rigenerata. Il che si traduce in un non banale problema tecnico in produzione, nel senso che solo durante l’estrusione si sa cosa si stia ef-

fettivamente processando. E qui entra in gioco il know-how specialistico nei sistemi di visione artificiale: la divisione Syncro Vision che, in collaborazione con AceLabs (entrata recentemente in Syncro Group), vanta molteplici applicazioni sia nel riconoscimento dei difetti sia nel rispetto delle tolleranze. A

tal proposito Gabriele Caccia ha voluto elencare, seppure solo per punti, i principali vantaggi dei sistemi ottici d’ispezione, ovvero: riduzione dei costi legati alla manodopera; controllo della produzione immediata e continua; facile mappatura dei difetti; controllo qualità con criteri oggettivi e ripetibili.

Una veduta dei reparti produttivi di Syncro Group

Personale qualificato come asset portante dell’azienda

Syncro Group ha costruito il suo “Dream Team”

Gabriele Caccia, a sinistra, dà il benvenuto in Syncro Group ad Andrea Rigliano

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A partire dal gennaio 2022, Syncro Group ha condotto una “campagna” di rinforzo della struttura organizzativa di tutto rispetto. L’arrivo di nuove figure professionali di primordine, infatti, ha rafforzato le sue fila commerciali e tecniche, dando vita a quello che Gabriele Caccia ha definito un “Dream Team”. Andrea Rigliano è stato il primo a entrare in famiglia per ricoprire i ruoli di CSO (Chief Sales Officer) e Greenology Manager, seguito a pochi giorni di distanza da Riccardo Castello in qualità di direttore generale di Plasmac. La compagine di Syncro Group si è poi ulteriormente allargata con l’arrivo di Massimo Gomis, che è andato a ricoprire il ruolo di direttore commerciale Italia, mentre in primavera è stata la volta di Paolo Gasparotto

e di Andrea Stoppa, rispettivamente con le funzioni di business development director per il mercato nordamericano e senior sales manager e product manager per il settore Wire & Cable. Ultimo, ma soltanto in ordine cronologico, Alessio Bagnolati ha chiuso la serie di nuovi arrivi con il ruolo di direttore tecnico di Plasmac. Come ha rimarcato Gabriele Caccia in ciascuna di queste occasioni, ogni nuovo arrivo ha rappresentato un chiaro segno degli ambiziosi piani di crescita ed espansione internazionale del gruppo, attraverso professionisti in grado di assicurare il costante sviluppo di prodotti innovativi e la loro diffusione a livello globale, per acquisire quote di mercato sempre più ampie.

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Sica: “sul pezzo” con immutata passione da sessantʼanni

Il segreto delle bicchieratrici che tutto il mondo ci invidia Visitando il quartier generale di Sica ad Alfonsine si tocca con mano quanta ricerca, quante idee nuove in materia di risparmio energetico e di materiali, come pure quanta propensione nel fare proprio il concetto di lavoro come diritto attraverso il quale l’uomo può realizzare sé stesso, costituiscano da sempre il motore dell’attività dell’azienda DI RICCARDO AMPOLLINI, ERMANNO PEDROTTI E LUCA MEI

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ra il 13 febbraio del 1962 quando il geometra Osvaldo Giacomoni, assieme ad altri azionisti, decise di fondare un’azienda manifatturiera per fabbricare profili in alluminio per porte e finestre. Quell’azienda si chiamava (e ancora oggi si chiama) Sica e il suo fondatore ne è rimasto presidente fino all’aprile del 2012, quando, compianto da famiglia, dipendenti e Confapi Ravenna, se n’è andato, lasciando il ricordo d’imprenditore illuminato. Vi è infatti da dire che Osvaldo Giacomoni, parecchio attento alle tendenze dei nuovi mercati dell’epoca, intuì che colui che per primo avesse concepito e realizzato un’efficace macchina per i processi di bicchieratura di tubi in plastica, un’attività allora relativamente nuova ma già in forte ascesa, avrebbe compiuto un bell’exploit. Ed ecco che dalla provincia di Ravenna, allungata tra la via Emilia e le Valli di Comacchio e associata perlopiù alla riviera

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romagnola, giunse notizia che una giovane azienda metalmeccanica, lì ubicata, aveva realizzato un’originalissima bicchieratrice che, come poi il mercato stesso decretò, era piaciuta molto ai fabbricanti di tubi in plastica sia d’Italia sia d’altri paesi, Germania in primis. Sulla scia del buon gradimento ottenuto, dal 1967 in poi, Osvaldo Giacomoni s’industriò nel rendere ancora più complete e competitive le sue bicchieratrici, dotandole di traini e taglierine e dando così il “la” a un’espansione di vendite a livello globale che, ancora oggi, è un non banale fiore all’occhiello di Sica.

I “fiori all’occhiello” contemporanei Sessant’anni dopo la fondazione è Valeria Giacomoni, figlia del fondatore e attuale CEO di Sica, a illustrare gli ulteriori fiori all’occhiello che, nel frattempo, la casa di Alfonsine ha caparbiamente inanellato. A partire dal non usuale fatto che una

realtà squisitamente metalmeccanica sia guidata da una donna… e pure di formazione universitaria umanistica. “Ricordo che, al mio ingresso in azienda, le donne si contavano sulle dita di una mano”, ha esordito Valeria Giacomoni. “Non che nel frattempo ci sia stata chissà quale crescita esponenziale (oggi siamo una ventina), però già il fatto di tendere verso la parità di genere è una ricchezza, nel senso che qui ognuno contribuisce paritariamente per quello che è, e per quello che sa”. Già in queste prime parole la CEO di Sica ha dipanato più questioni, di cui, quella predominante, è oggettivamente il fattore umano. “La nostra attuale quota d’export vale il 95% del fatturato annuo. Questo è un fatto. Come pure che, raggiungendo quasi 120 paesi, siamo ben conosciuti in tutto il mondo, ma, ironia della sorte, siamo poco conosciuti proprio qui, sul territorio. Il che è un problema, se ci s’interroga sull’attrattiva occuMACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


pazionale che esercitiamo. Un problema che stiamo cercando di risolvere andando noi, con più formule, verso i giovani”, ha spiegato Valeria Giacomoni. Sono diverse le iniziative cui sottende la CEO di Sica, a cominciare dagli inviti in fabbrica riservati ai giovanissimi alunni del terzo, e ultimo, anno scolastico delle medie, affinché prendano in debita considerazione una loro prosecuzione formativa presso gli istituti tecnici. C’è poi un secondo intervento che vede i tecnologi di Sica coinvolti nella programmazione scolastica all’Itis della vicina Forlì. E ancora, l’azienda è tra gli sponsor diretti di una nuova facoltà di meccatronica con sede a Lugo di Ravenna che, proprio nel settembre di quest’anno, esordisce con il suo primo anno accademico. “Si tratta di un decentramento, organizzato e pianificato con l’Università Alma Mater di Bologna, per offrire corsi di laurea breve in meccatronica a chi è del territorio e, oggettivamente, trova più razionale rimanere in zona piuttosto che trasferirsi nel capoluogo e sostenere i costi del “fuori sede”. Inoltre, poiché l’iniziativa è sponsorizzata da un pool d’aziende del territorio, si è deciso insieme di dare l’opportunità ai giovani universitari di fare training all’interno delle rispettive unità produttive e, nel contempo, ci si è organizzati affinché nostri specialisti svolgano ore di docenza in università”, ha proseguito la CEO, rimarcando che sono pochi i giovani Sistema Sica per la bicchieratura Rieber

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che si affacciano con cognizione di causa al mondo manifatturiero. “Il nostro è un lavoro che richiede molta conoscenza e tanta esperienza. Non è che si possa prendere chicchessia. È un lavoro molto specializzato e fatto spesso ad hoc sulle esigenze del cliente. Qui non c’è grande produzione. Qui si fanno piccoli numeri. E debbo dire che la personalizzazione è pure in aumento rispetto alle macchine vendute da listino. È quindi vitale poter contare su nuove leve motivate e appassionate. Persone alle quali piace ciò che hanno studiato, alle quali piace applicare la teoria appresa e alle quali piace pure continuare a imparare… perché qui non si finisce mai di scoprire cose nuove”, ha scandito a chiare lettere Valeria Giacomoni. Senza scordare che non ci si può permettere di perderle per strada, le nuove leve. A tal proposito, la CEO di Sica ha voluto precisare come, una volta che queste nuove leve sono in azienda, sia importante gestirne crescita e soddisfazione con azioni che riducano il turnover e migliorino le prestazioni aziendali. Azioni che, a volte, contemplano anche eventi ludici quali corsi di yoga o sessioni di camminata nordica, con - perché no? - la presenza di uno psicologo del lavoro. “C’è poco da fare: al di là dell’allarmante crescita dei costi delle materie prime, al di là delle difficoltà di approvvigionamento di chip e azionamenti, al dì là delle limitazioni sociali legate alla pandemia, la difficoltà di poter contare su giovani preparati e ap-

passionati è la sfida principale che stiamo vivendo”, ha sottolineato Giacomoni. Una sfida che, stando ai dati forniti dalla stessa CEO, la casa di Alfonsine sta vincendo. Prova ne è l’incremento di sedi estere, che vede Sica in India, dove è presente con un’unità produttiva per il mercato locale, e negli Stati Uniti, dove opera un ufficio che si occupa di assistenza commerciale e gestione dei ricambi, ma che conta anche di creare un’unità produttiva. Una scelta suffragata sia dall’impennata esponenziale dei costi di trasporto sia da una legge da poco firmata dal presidente Biden, in base alla quale l’uso dei tubi in metallo sarà progressivamente bandito a favore di quello dei tubi in plastica e che, ovviamente, sta generando fermento. Al quartier generale italiano spetta il ruolo di unità ove si sviluppano, si producono, si assemblano e si testano non solo bicchieratrici, ma anche traini, taglierine, macchine automatiche per l’imballaggio dei tubi rigidi, avvolgitori per i tubi flessibili e attrezzature ausiliarie per il completamento delle linee d’estrusione, destinate ai già citati 120 paesi nel mondo.

Un comparto dove l’innovazione fa tanta differenza In continuità con lo spirito che ha contraddistinto Sica fin dagli Anni Sessan-

Valeria Giacomoni, attuale presidente e CEO di Sica

Sezioni di tubi in PVC tagliati e smussati con il nuovo sistema di Sica (i primi tre da sinistra) e sezioni di tubi tagliati e smussati con il sistema tradizionale (i primi tre da destra)

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| AUSILIARI E COMPONENTI

Sistema di manipolazione, imballaggio e pallettizzazione dei tubi TAB. 1 - CARATTERISTICHE DELLE BICCHIERATRICI SICA CON SISTEMA RIEBER Modello Normativa DN min DN max macchina tubi PVC-O Diametro esterno tubo Diametro esterno tubo (minino nominale) (massimo nominale) ISO 16422 63 mm 250 mm Starbell ANSI/AWWA C909 4 pollici (121,9 mm) 8 pollici (229,9 mm) 250R ASTM F1483 4 pollici (114,3 mm) 8 pollici (219,1 mm) ISO 16422 110 mm 500 mm Starbell ANSI/AWWA C909 4 pollici (121,9 mm) 18 pollici (495,3 mm) 500R ASTM F1483 4 pollici (114,3 mm) 20 pollici (508,0 mm) ISO 16422 110 mm 630 mm Starbell ANSI/AWWA C909 4 pollici (121,9 mm) 24 pollici (655,3 mm) 630R ASTM F1483 4 pollici (114,3 mm) 24 pollici (609,6 mm)

ta, ancora oggi l’innovazione è tutto. Ciò che invece è mutato, è la sua declinazione. “L’innovazione verte ora sul rispetto dell’ambiente e sulla riduzione dei costi di produzione, in particolare quelli relativi ai consumi energetici”, ha precisato Valeria Giacomoni. “Da alcuni anni le bicchieratrici e le taglierine sono prevalentemente elettriche, mentre ultimamente i tecnologi si sono focalizzati sull’efficientamento nell’uso delle materie prime, che, si badi bene, valgono circa l’80% del costo finale di un tubo. E qui mi piace dire che abbiamo sviluppato un procedimento che taglia e smussa il tubo in PVC senza rimozione alcuna di materiale, evitando i costi sia per l’aspirazione e il riciclo delle polve-

ri e degli sfridi, che non sono più generati, sia quelli per la sostituzione degli utensili che asportano il materiale. Inoltre, questo sistema riduce la necessità di manutenzione ed è pure più silenzioso”. Un risultato eclatante che verte sull’apporto localizzato di calore. L’astuzia tecnologica sta nello scaldare una piccola porzione di tubo, nell’eseguire poi un taglio con un semplice coltello che separa il materiale e, quand’è il momento di fare lo smusso, anziché usare una fresa, nell’introdurre un rullo conico di bronzo che plasma il tubo ancora caldo, conferendogli la forma conica all’estremità. Ma c’è ancora dell’altro. “Abbiamo poi macchine che tagliano i tubi in polietilene di elevato

Veduta dall’alto dell’area produttiva di Sica, presso il suo stabilimento di Alfonsine (Ravenna)

spessore senza generare trucioli”, ha aggiunto la CEO di Sica. Ultima ma non meno importante, la bicchieratura nota come Rieber System, sviluppata recentemente per i tubi in PVC-O (a molecole orientate), che, a parità di pressione d’esercizio, richiedono spessori di parete inferiori di circa il 35-40% rispetto ai tubi realizzati in PVC-U (dove la “U” sta per “Unplastified”, ossia non plastificato, rigido). “La peculiarità del sistema Rieber è quella d’inglobare la guarnizione nella fase di bicchieratura”, ha chiosato Valeria Giacomoni. “La sequenza che porta a tale risultato inizia con il posizionamento della guarnizione sul mandrino, prosegue con il tubo che sale sul mandrino e si raffredda intorno alla guarnizione che, a quel punto, si presenta saldamente ancorata all’interno del bicchiere”. Resta solo da aggiungere che le bicchieratrici Sica con sistema Rieber per PVC-O sono disponibili in tre modelli di partenza (vedi tabella 1) e che le relative differenze sono ascrivibili alle variazioni dimensionali dei tubi lavorati.

Tecnologia “proprietaria” di Sica

Brevetti, brevetti e ancora brevetti Dal 1962 a oggi Sica ha ottenuto ben 53 brevetti, 25 dei quali tutt’ora attivi. Ecco i principali: • Metodo e apparecchiatura per il taglio di termoplastici senza asportazione di materiale (EP2828047). Di conseguenza, non vi è generazione di truciolo, che dovrebbe poi essere aspirato e rilavorato. La macchina risulta più silenziosa rispetto a una taglierina tradizionale e gli utensili di taglio più durevoli nel tempo. • Metodo di taglio multiplo (EP2008749), che consente la produzione di spezzoni di ridotta lunghezza a elevate velocità, grazie all’applicazione di due unità di taglio, che possono variare la distanza fra di loro,

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superando così il limite dato da una macchina di taglio tradizionale a carro singolo. • Apparecchiatura (EP2934830) che, lubrificando il disco di taglio, permette il taglio di spessori più elevati a parità di forza applicata. Il limite prestazionale della macchina risulta quindi ampliato senza che a questo corrisponda un aumento della potenza necessaria. • Dispositivo di alimentazione e accumulo del film plastico (EP3439995), così da permettere il cambio bobina senza dover fermare la produzione della relativa macchina d’imballaggio. • Metodo e impianto di raffreddamento per la bicchieratura dei tubi (EP2189268).

Sistema RoboJack per la manipolazione dei tubi

Il raffreddamento ad aria compressa preraffreddata permette d’incrementare la produttività della bicchieratrice rispetto al sistema di raffreddamento tradizionale. • Avvolgitore per realizzare bobine di tubi flessibili confezionate con film estensibile (EP3292045). Grazie al moto roto-traslatorio del sistema di distribuzione del film, la bobina risulta protetta anche ai lati senza spreco di pellicola.

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Intervista a Paolo Possa, general manager di Leister Technologies Italia (sede della multinazionale svizzera Leister nel nostro Paese), il quale ha parlato di andamento di mercato e di sviluppo di nuovi prodotti, sottolineando il ruolo della filiale che dirige A CURA DI LUCA MEI

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resente nel nostro Paese con la filiale Leister Technologies Italia, da oltre settant’anni la multinazionale svizzera Leister offre soluzioni innovative a due settori in particolare: l’edilizia, alla quale fornisce saldatrici manuali e automatiche per i materiali termoplastici, e la costruzione di macchinari e impianti, per la quale progetta e realizza riscaldatori industriali e campi solari a infrarossi. La positiva evoluzione macroeconomica di entrambi questi settori ha creato condizioni favorevoli allo sviluppo di Leister: l’effetto combinato del recupero di questi mercati e degli investimenti fatti dalla casa madre sull’innovazione di prodotto e sul rafforzamento dell’organizzazione italiana hanno permesso all’azienda di n. 390 - Agosto/Settembre 2022

raggiungere ragguardevoli traguardi in termini di sviluppo del fatturato e di quote di mercato. Ne abbiamo parlato con Paolo Possa, general manager di Leister Technologies Italia.

Lʼedilizia ha conosciuto uno sviluppo notevole, anche grazie ai recenti incentivi. Ci sono stati riflessi positivi per il segmento della saldatura di materie plastiche? “Dopo un lungo periodo di contrazione, iniziato nel 2008, il mondo dell’edilizia sta vivendo un momento favorevole. Fra le tendenze più importanti, troviamo l’accresciuta attenzione verso il consumo energetico degli immobili, che sta deter-

Paolo Possa, general manager di Leister Technologies Italia

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| AUSILIARI E COMPONENTI

minando investimenti significativi. Gli incentivi per ristrutturazioni e interventi sull’involucro edilizio hanno funzionato da “booster”, fornendo un’ulteriore spinta a un comparto trainante per l’economia italiana. In edilizia sono tante le applicazioni dei prodotti Leister: l’impermeabilizzazione di coperture commerciali e industriali, quella di opere civili (come la realizzazione di gallerie e opere interrate), o la saldatura di pavimenti altamente resistenti, tipici di scuole e ospedali. In questi ambiti abbiamo indubbiamente beneficiato del momento positivo vissuto dal settore, ma non dobbiamo dimenticare il contributo alla crescita dato dall’innovazione di prodotto. Le nostre saldatrici automatiche, come Uniroof 700 LQS o Comet 300/700, contribuiscono significativamente a qualità e velocità del processo di saldatura; le attrezzature a batteria come Groover LP500 hanno una grande praticità d’uso e consentono al posatore di ridurre i tempi d’intervento, a beneficio della produttività”.

Groover LP 500, a batteria, permette di incrementare la produttività

Per quanto riguarda il segmento calore di processo, quali sono i settori merceologici che vi stanno dando maggiori soddisfazioni? “In ambito industriale, sono numerosissime le applicazioni dei riscaldatori ad aria

Le saldatrici automatiche Comet contribuiscono ad aumentare qualità e velocità del processo di saldatura

calda o degli impianti a infrarossi per fornire calore nella forma più intelligente ed efficiente. Preriscaldo di materiali, asciugatura, termoretrazione, attivazione di colle: l’elenco è lunghissimo e a volte anche curioso. Particolarmente interessanti sono gli impianti a infrarossi Krelus a lamina metallica: la possibilità di controllare la temperatura di riscaldo con estrema precisione e l’altissima efficienza (oltre il 90% di effetto utile) ne stanno determinando il grande apprezzamento soprattutto nei processi in continuo con materiali plastici. Alcuni trend in atto in ambito industriale, l’attenzione verso soluzioni che consentano un utilizzo “intelligente” dell’energia e la ricerca di soluzioni alternative al gas, in grado di aumentare la sicurezza negli ambienti di lavoro, hanno trovato nei riscaldatori a infrarossi Krelus la risposta adeguata. Vale la pena citare anche le certificazioni UL ottenute per i riscaldatori Mistral e Hotwind, che facilitano le aziende costruttrici di macchinari e impianti nell’esportare i loro prodotti negli Stati Uniti e in Canada”.

Quali novità prevedete per il prossimo futuro? “Sono tante le iniziative su cui stiamo lavorando. Lo scenario più favorevole alle attività in presenza ci ha permesso di partecipare a diversi eventi fieristici. Dopo Forum Piscine a febbraio, dove i visitatori hanno dato prova di apprezzare le nostre soluzioni, ci siamo dedicati al mondo industriale con Mecspe e Ipack-Ima; inoltre, a Siferr abbiamo incontrato il mondo di ferramenta e distribuzione di

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utensili professionali e, in autunno, concluderemo con Piscina 22 ed Ecomondo, fiera in cui presenteremo le soluzioni Leister per chi lavora nell’ambito delle opere interrate e delle discariche. Sono tante anche le novità di prodotto: due nuovi modelli di estrusori, studiati per chi realizza carpenterie e manufatti in plastica, e un’innovativa saldatrice automatica per il settore dei teloni e i produttori di banner pubblicitari. Sul canale online ci proponiamo di rendere sempre più gradevole l’esperienza del cliente, facilitandolo nel suo viaggio all’interno del negozio virtuale. E sui social, Facebook e Linkedin in primis, ma anche Twitter e Instagram, continuiamo a incrementare la nostra presenza, con l’obiettivo di far conoscere il valore delle soluzioni Leister e di raccontare sempre meglio le iniziative della nostra azienda”.

Come sta andando il sito leistershop.it? “Questa nostra vetrina “virtuale” è aperta 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, sin dal 2021. Permette di informarsi sulle soluzioni Leister e di trovare le ultime novità di prodotto, ma anche di conoscere iniziative di marketing come fiere e webinar, oppure di cogliere opportunità d’acquisto legate a promozioni o a prezzi particolarmente vantaggiosi. La vetrina virtuale ha subito fatto registrare un traffico significativo e un volume importante di richieste di informazioni, a cui cerchiamo di rispondere nel più breve tempo possibile. I volumi di vendita sono cresciuti mese dopo mese… segno di un progetto ben accolto dal mercato”. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390



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| MISURA E CONTROLLO NEWS Hexagon estende il supporto in Europa Centrale

CAD CAM con applicazioni integrate per stampisti Azienda attiva a livello mondiale nel campo delle soluzioni digitali che combinano sensori, software e tecnologie autonome, Hexagon ha acquisito Vero Solutions, distributore italiano del software Visi CAD CAM di Hexagon stessa, per la produzione di stampi e modelli. Visi è una soluzione dedicata agli stampisti e offre una combinazione unica di applicazioni, tra cui la modellazione superficiale e solida completamente integrata e la lavorazione da 2,5 fino a 5 assi in continuo. Fondata nel 2012 e destinata all’integrazione all’interno della divisione Manufacturing Intelligence di Hexagon, Vero Solutions è il maggior rivenditore di prodotti Hexagon per il mercato italiano e supporta i clienti Visi in tutto il Paese con vendite e servizi, offrendo al contempo le soluzioni complementari Peps e Machining Strategist. L’azienda ha la sede centrale a Strambino (Torino), un ufficio a Marcon (Venezia) e dà lavoro a 18 dipendenti che continueranno a offrire supporto al portfolio dei software di produzione di Hexagon in Europa Centrale, come parte dell’organizzazione diretta dell’azienda. “Il team di Vero Solutions apporterà numerose competenze nel campo dei software CAD e CAM e una profonda conoscenza del mercato della progettazione e della produzione di stampi e modelli. Inoltre, i membri del team lavorano già da molti anni come parte integrante del team di Hexagon. L’acquisizione di Vero Solutions ci garantirà la loro base clienti e ci consentirà di offrire un servizio migliore in Italia, adesso e in futuro. Sono fiducioso che il team offrirà un enorme valore aggiunto ai clienti della regione”, ha dichiarato Stephen Chadwick, presidente Emea per la divisione Manufacturing Intelligence di Hexagon. “L’acquisizione di Vero Solutions è un passaggio positivo per i nostri clienti Visi in Italia ed Europa Centrale”, ha commentato Stephen Chadwick a proposito dell’operazione

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Il nuovo sensore di pressione assoluta piezoresistivo 4017A è tra i sensori di pressione isolati dal fluido più piccoli al mondo e offre un’eccellente precisione anche in condizioni difficili

Sensore di pressione piezoresistivo

Minimo spazio, massima applicabilità Il nuovo sensore di pressione assoluta piezoresistivo 4017A di Kistler combina eccellenti caratteristiche di misurazione con un’applicabilità universale. Grazie a compattezza, design innovativo ed eccellente compatibilità con i fluidi di processo, questo sensore rappresenta la scelta ideale per l’utilizzo nello sviluppo di motori meccanici e nelle applicazioni idrauliche e pneumatiche, in ambienti sia caldi che freddi. I sensori di pressione piezoresistivi sono costituiti da un ponte di Wheatstone a base di silicio, che varia la sua resistenza elettrica quando viene esposto a pressione. L’effetto piezoresistivo significa che l’elemento sensibile è in gran parte privo di deriva ed è ideale per rilevare le pressioni statiche. I sensori di pressione piezoresistivi possono essere utilizzati anche per misurazioni dinamiche della pressione grazie alla loro capacità di rilevare pressioni che variano rapidamente, anche nei campi di bassa pressione. Con il nuovo sensore 4017A, Kistler porta la tecnologia di misurazione della pressione a un livello più alto: il sensore di pressione assoluta piezoresistivo occupa uno spazio di soli M5x0,5 ed è stato specificamente pensato per garantire massime robustezza e precisione. La cella di misura in bagno d’olio è isolata da un diaframma in acciaio inossidabile e offre un livello molto elevato di compatibilità con tutti i fluidi di processo, sia gassosi che liquidi.

Grazie al ventaglio di temperature compensato tra -20 e +140°C, il nuovo sensore può essere utilizzato anche per test a bassa temperatura. La compensazione digitale della temperatura consente un elevato livello di precisione (≤1% FSO) anche in ambienti difficili. Il monitoraggio dello stato del sensore (temperatura operativa da -40 a +180°C) è possibile anche durante le misurazioni, grazie all’elemento di misura della temperatura integrato. Il design sofisticato del prodotto assicura un’altissima resistenza alle contaminazioni, oltre che facili pulizia e manutenzione. Se utilizzato in ambienti ad alta temperatura, il 4017A può essere installato con un adattatore per il raffreddamento ad acqua (disponibile come accessorio). Il nuovo sensore isolato dai fluidi di processo è disponibile con diversi campi di misura, per pressioni fino a 5, 10, 20 o 50 bar. Su richiesta, può essere fornito con un certificato Atex (zona 2) per applicazioni in aree potenzialmente pericolose. Inoltre, è compatibile al 100% con i suoi predecessori delle serie 4005 e 4007. La tecnologia PiezoSmart di Kistler consente l’identificazione automatica dei sensori ed elimina qualsiasi rischio di errore dovuto alla configurazione manuale e all’operatività quotidiana. Infine, la linea di misurazione può essere completata con gli amplificatori piezoresistivi Kistler 4665B (modulo per SCP, KiBox1), 4667A (modulo per KiBox2) o 4624A (unità indipendente a canale singolo). MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390



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Materioteca a Mecspe e al Fuorisalone

Un futuro più leggero e sostenibile per le materie plastiche In occasione della sua dodicesima partecipazione alla fiera Mecspe, Materioteca ha presentato a Bologna diverse novità tecniche sul tema dell’alleggerimento degli articoli plastici. Incentrata sulla sostenibilità, invece, la sua mostra al Fuorisalone di Milano A CURA DI RICCARDO AMPOLLINI

L’ Gamba della sedia Marlene, sviluppata da Alma Design e ottenuta mediante stampaggio a iniezione assistito da gas

alleggerimento (e quindi una maggiore sostenibilità) degli articoli in materiale plastico è stato il tema principale della presentazione di Materioteca alla fiera Mecspe, tenutasi dal 9 all’11 giugno di quest’anno presso il polo fieristico di Bologna. Di seguito sono descritte le soluzioni più interessanti esposte nella “Piazza della Progettazione e del Design” di Mecspe, legate appunto all’alleggerimento e al percorso “Dall’inorganico all’organico”. Perché, come dichiarato da Diana Castiglione, direttore di Materioteca: “Non dimentichiamo che un capitolo fondamentale nell’alleggerimento degli oggetti è quello scritto grazie al passaggio dai materiali inorganici a quelli polimerici. Un esempio eclatante riguarda la sostituzione della ghisa con il polipropilene, come nel caso dell’eco-radiatore futuribile sviluppato da Harmos Teknotherm”.

Innovare per alleggerire All’interno dei diversi percorsi di Materioteca dedicati all’alleggerimento dei prodotti in materiale plastico, va certamente citata l’elegante sedia evergreen Marlene, sviluppata da Alma Design (Passirano, Brescia) e prodotta in due materiali: policarbonato brillante trasparente o poliammide lucida e non trasparente. L’esigenza progettuale originaria di ottenere superfici perfettamente a specchio in un manufatto dove lo spessore di alcune parti è particolarmente elevato ha fatto optare per la sua produzione tramite stampaggio assistito da gas. Questa tecnologia consiste nell’iniettare un flusso di gas nello stampo assieme al polimero fuso, in modo da aumentare la pressione interna e ottenere una migliore riproduzione della superficie dello stam-

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po. Si è poi rivelata un modo di risparmiare energia (grazie alla minore forza di chiusura degli stampi), oltre che materiale. È particolarmente adatta allo stampaggio di pezzi di grandi dimensioni a sezione variabile, come alcuni complementi d’arredo o le maniglie dei frigoriferi. Le strutture scatolari a traliccio sono state inventate dagli antichi romani in edilizia e vengono attivamente studiate non soltanto per le costruzioni, ma soprattutto per la stampa 3D e la produzione di pezzi tecnici. Hanno la particolarità̀ di disperdere l’azione di una forza applicata in un punto lungo tutta la struttura. In questo caso, il vuoto diventa “più resistente del pieno”. Se fossero monoblocco, pedali auto con la stessa sagoma, lo stesso materiale e la stessa dimensione tenderebbero a logorarsi dove la sezione è più sottile. Il materiale con cui sono stati prodotti i pedali “vintage” esposti a Mecspe è un composito a base di poliammide e Tepex di Lanxess. Il secondo pezzo esposto grazie alla collaborazione con Lanxess è un pedale frizione in composito, che presenta una geometria complessa e si basa su due componenti: un tessuto continuo preimpregnato con poliammide 6 e nastri tessuti in fibre di vetro orientate per il rinforzo dei punti critici (Tepex dynalite - PA 6 e fibra di vetro). La struttura multiassiale delle fibre, in combinazione coi nastri, assicura un’alta resistenza alla torsione e alla flessione. Caratteristiche indispensabili, data la forte pressione esercitata durante le frenate brusche. Il pedale pesa il 50% in meno rispetto all’equivalente in acciaio e il 30% in meno rispetto agli ibridi acciaio/poliammide rinforzata con fibre di vetro. Inoltre, essendo interamente in materiale polimerico rinforzato, diventa più facile da riciclare. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


Decima edizione di “Fuori di design” Inventate addirittura dagli antichi romani per l’applicazione in edilizia, oggi queste strutture scatolari a traliccio si usano per realizzare pezzi tecnici come i pedali delle automobili

Un terzo pezzo esposto insieme a Lanxess era una cover dimostrativa per tablet prodotta mediante sovrastampaggio ibrido del tessuto preimpregnato Tepex dynalite con policarbonato autoestinguente e rinforzato con fibre di carbonio. Questa tecnologia è un adattamento del sovrastampaggio ibrido metallo-plastica, particolarmente adatta alle produzioni in grande serie. È possibile integrare dettagli funzionali senza rinunciare allo spessore sottile, oltre che partire da PC riciclato (sempre autoestinguente) e tessuti non tessuti riciclati di carbonio. La cover presenta una grande stabilità dimensionale, un’estrema leggerezza e ottime proprietà meccaniche. La “pinna tecnologica” messa a punto dalla società C4 di Albiate (MB) - produttore di pinne in elastomeri rinforzati con diversi tipi di tessuti in carbonio, che si differenziano tra loro per i valori di resistenza e modulo elastico - si basa invece sul concetto di “rinforzare per alleggerire”. Utilizza infatti il compound CR056549 di celloplastGD, denominato più familiarmente “celloplastica”: un elastomero termoplastico a base di SEBS (TPE-S), modificato specificamente per una buona adesione chimica alle fibre di carbonio. Il compound è stato studiato per permettere il sovrastampaggio della pala della pinna sul tessuto, in modo da ottenere un composito che riesca a fornire al tempo stesso garanzie di buona flessibilità, di ritorno elastico e di durata nel tempo.

Espandere per alleggerire Meritano un paragrafo a parte due particolari applicazioni esposte da Materioteca nel campo dell’espansione dei materiali plastici. XL Extralight è una resina poliolefinica espansa a celle chiuse, risultato di un processo produttivo brevettato in Italia e nel mondo da Finproject. Ha un peso circa tre volte inferiore a quello di altri materiali con proprietà meccaniche similari e la sua caratteristica distintiva è quella di associare una particolare tattilità alla bassa densità e alla robustezza. L’azienda ha presentato a Mecspe il primo prototipo dello sgabello Mushroom, disegnato dal team interno di progettazione e sviluppo prodotto, guidato da Carlo Vecchiola insieme all’art director del brand Matteo Ragni. Lo sgabello è caratterizzato da un cuscino anatomico, in grado di calzare diverse strutture e di adattarsi a diversi ambienti, e impiega come materia prima il compound Organix, composto per il 30% da materiali a base biologica derivanti dalla canna da zucchero. Organix permette quindi di realizzare prodotti risparmiando circa il 30% di risorse minerali, grazie anche alla catena di produzione Finproject, che utilizza impianti alimentati con energia rinnovabile. Un tappo performante prodotto in TPE-S Proflex CR059019CK (sempre di celloplastGD) e sughero naturale è stato invece presentato da Guala Closures Technologia Ukraine. Il materiale è stato studiato per avere un buon “soft touch” e al tempo stesso adeguate caratteristiche meccaniche, che garantiscono la tenuta del tappo anche a temperature superiori a quella ambiente. Per rendere il tappo più leggero, durante la fase di pron. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

duzione viene aggiunto un espandente che porta il compound a una densità finale più bassa di quella di partenza.

Dall’inorganico all’organico Il percorso “Dall’inorganico all’organico” vede innanzitutto l’esposizione di due applicazioni di Abet Laminati. Parte da lontano e arriva sul mercato con un volto inedito e contemporaneo il laminato Diafos, prodotto per la prima volta nel 1987 e riproposto adesso in una nuova veste, con nuovi formati e colori. Una collezione che reca la firma dei design curator Giulio Iacchetti e Matteo Ragni. Premiato nel 1987 con il Compasso d’Oro, è stato il primo laminato traslucido a decorazione tridimensionale. Frutto di una ricerca lunga e complessa, che ha messo insieme tecnologia, design e intuizioni estetiche, è la soluzione ideale per chi vuole sperimentare con la materia e la luce, facendo penetrare quest’ultima senza inseguire la trasparenza, anzi valorizzando l’uso del colore. La seconda applicazione esposta dall’azienda riguarda i laminati decorativi Drops, che si ottengono stratificando, ad alta temperatura e alta pressione, vari piani di carta kraft impregnata con resine termoindurenti e un foglio d’alluminio decorato in superficie. Hanno una particolare valenza estetica: specchianti, con grande impatto visivo. Vengono prodotti con tre diversi disegni decorativi, a loro volta declinati nelle vibranti tre tonalità argento, oro e acciaio. Il disegno della finitura, a effetto “martellato”, è stato ideato per evocare le atmosfere calde e preziose dell’Africa mediterranea. Sempre all’interno del percorso “Dall’inorganico all’organico”, era presente anche il già citato

La sostenibilità fatta materia La decima edizione di “Fuori di Design” - mostra collettiva organizzata e promossa da Materioteca all’interno della Milano Design Week (6-12 giugno 2022) - ha avuto come tema “La sostenibilità fatta materia”, grazie all’esposizione di creazioni che sono il risultato di riduzione, riuso o riciclo materico. Più in dettaglio, Cycled ha dimostrato come trasformare gli pneumatici usati delle biciclette in splendide cinture, Direct3D ha brevettato una tecnologia di stampa 3D che processa materiali riciclati e biopolimeri direttamente da granulo, Ushak, atelier delle meraviglie, ha ricreato il passato attraverso immaginifici prodotti di altissima qualità e Wayfordesign ha prodotto bijoux naif, lineari ed essenziali, stampati in 3D e/o tagliati da scarti. La speciale presenza della designer saudita Sana Alabdulwahed ha poi dato un tocco di moderno Oriente alla mostra, grazie alle sue opere ottenute con la fabbricazione additiva. Oltre alle dimostrazioni di stampa 3D, tenutesi dal vivo tra il 9 e il 12 giugno, durante il workshop di mercoledì 8 giugno dal titolo “Lo scarto che fa la differenza”, Alessandro Trentini, general manager di Idea Plast, ha illustrato l’attività di ricerca e sviluppo che l’azienda mette a disposizione, in modo trasversale, a tutte le realtà che si confrontano con un rifiuto plastico da recuperare e rigenerare e/o che desiderano utilizzare materiali di seconda vita per i loro progetti. Nascono così le cassette riutilizzabili con RFID incorporato, la scarpa ottenuta dal riciclo degli pneumatici auto e la rottamazione degli occhiali, oltre alle più svariate applicazioni dei materiali riciclati, come i dock galleggianti, i parchi giochi, le coperture delle traversine o l’impugnatura dei bastoncini da sci.

Realizzata grazie alla stampa 3D, questa scultura della designer saudita Sana Alabdulwahed ha portato a “Fuori di Design” un sofisticato assaggio del moderno Oriente

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Le prestazioni termiche dell’eco-radiatore in polipropilene ideato da Harmos Teknotherm sono quasi identiche a quelle dei termosifoni in ghisa

eco-radiatore futuribile di Harmos Teknotherm: un termosifone innovativo che nasce dallo sviluppo di una tecnologia totalmente italiana, ma che è poco conosciuta nel nostro Paese. Il calorifero in ghisa è più salutare di quelli in alluminio, o in acciaio, perché si riscalda e si raffredda lentamente. Il radiatore in polipropilene ha le stesse prestazioni di quello in ghisa, con in più i seguenti vantaggi: pesa solo il 15% di un calorifero in ghisa (la massa specifica del PP è 1 contro 7 della ghisa); non è soggetto a forature per corrosione; non richiede verniciatura poiché il materiale è colorato in partenza; è levigato all’interno, riducendo il deposito di calcare; a fine vita si ricicla facilmente… e quindi merita certamente l’appellativo di “eco-radiatore”.

Corner dedicati e oggetti dalla mostra permanente All’interno dello stand di Materioteca a Mecspe erano presenti anche tre corner speciali dedicati ad altrettante aziende. Due sono già note ai visitatori della fiera e ai lettori di MacPlas, ovvero il marketplace Plastic Finder e il costruttore di stampanti

Direct 3D (vedi anche box in queste pagine), mentre la terza è The IES Group, produttore di espansi sinterizzati. Quest’ultimo ha esposto articoli molto diversi tra loro, che spaziavano dalle solette Adidas in ETPU, con “skin” esterna compatta ottenuta tramite stampaggio, ai vassoi per la movimentazione industriale in PP espanso sinterizzato, fino ai contenitori per batterie in polimero espanso con resistenza al fuoco V0. Infine, sempre sul tema dell’alleggerimento, sono stati portati a Mecspe i seguenti oggetti provenienti dalla mostra permanente di Materioteca, con sede a Milano: pannello sandwich Lightben Kaos 3D Black, che presenta celle interne cilindriche, con quattro diversi diametri, disposte a caso; profilo alveolare estruso in policarbonato trasparente per finestrature; alveolare coestruso in polipropilene per grafica; anime estruse in PVC per produrre sandwich monomaterici in PVC; doga estrusa in PVC espanso per sostituire il legno; chips in Mater-Bi espanso per l’imballaggio; espanso strutturale in poliuretano con finitura in stampo; sandwich con struttura: pietra naturale/anima in PP/ vetroresina; estruso strutturale in PVC riciclato.

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Impianto per lʼabbattimento degli ossidi dʼazoto presso Radici Chimica Novara

Lo scorso 7 giugno, con un evento presso la sede di Radici Chimica a Novara, RadiciGroup ha presentato la sua roadmap verso una maggiore sostenibilità delle proprie attività. Una sostenibilità che si può toccare con mano anche grazie ai nuovi compound poliammidici a base di materiali riciclati e alla vicinanza del gruppo a designer e istituti universitari e di ricerca

P Maurizio, Angelo e Paolo Radici, azionisti di RadiciGroup

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orsi obiettivi concreti di sostenibilità ambientale attraverso l’abbattimento delle emissioni dirette di gas serra, facendo leva su investimenti e tecnologie all’avanguardia è l’approccio che da sempre guida le attività di RadiciGroup. Una strategia che si è dimostrata efficace, permettendo di raggiungere traguardi ambiziosi: tra il 2011 e il 2020, infatti, le emissioni di gas serra a livello di gruppo sono diminuite del 70%, passando da circa 700 mila tonnellate annue equivalenti di CO2 a circa 200 mila. Questi risultati sono stati raggiunti soprattutto grazie alle azioni implementate nell’area di business Specialty Chemicals, con stabilimenti a Novara e in Germania, cuore delle attività chimiche di RadiciGroup. Qui si produce acido adipico, un intermedio fondamentale nella catena della poliammide 66 e che, come sottoprodotto derivato dal suo processo di produzione, rilascia protossido d’azoto: si tratta di un gas che non presenta in sé particolari problematiche (viene usato nel settore medicale come anestetico, o nel settore alimentare come propellente della panna spray), ma che, se immesso liberamente nell’atmosfera, ha una capacità di effetto serra molto superiore all’anidride carbonica. Un piano d’investimenti pluriennale di oltre 10 milioni di euro volto a ridurre

queste emissioni ha interessato il sito Radici Chimica di Novara con tre importanti interventi: la messa in funzione, nel 2004, di un reattore progettato e brevettato dall’azienda, che, sfruttando un catalizzatore disposto su tre letti, decompone il protossido d’azoto nei due elementi che lo compongono (azoto e ossigeno), rendendolo così innocuo per l’atmosfera; l’installazione, nel 2013, di un impianto EnviNOx per abbattere il protossido d’azoto associato alla produzione di acido nitrico e, nel 2021, un ulteriore miglioramento del sistema di abbattimento delle emissioni associate alla produzione di acido adipico. Dall’attivazione di quest’ultimo impianto, in nove mesi, sono state abbattute più di 35000 t eq di CO2. Tutte queste azioni hanno fatto sì che oggi Radici Chimica Novara possa registrare un livello d’emissioni di protossido d’azoto inferiore a 10 ppm: un valore pressoché nullo. “Gli investimenti effettuati per migliorare le performance ambientali legate alla produzione di acido adipico ci hanno permesso di raggiungere risultati importanti per rendere sempre più sostenibile il nostro business”, ha affermato Maurizio Radici, vicepresidente e COO di RadiciGroup. “Abbiamo deciso di mettere in atto iniziative sul fronte dell’abbattimento delle emissioni ben prima che la normativa lo rendesse obbligatorio, iniziando a studiare le tecnologie disponibili fin dalla fine degli Anni Novanta”. Inoltre, in Germania, nel 2001, RadiciGroup ha costruito “da zero” un impianto per la produzione di acido adipico dotato del Agosto/Settembre 2022 - n. 390


Oltre cento studenti di Ingegneria e design hanno lavorato insieme per circa un anno al fine di mettere a punto questa vettura elettrica predisposta anche per la guida autonoma

le “best available techniques”, comprensive di un moderno sistema di abbattimento termico del protossido d’azoto. Entro la fine del 2022 è prevista anche l’entrata in funzione di un nuovo impianto EnviNOx che, riducendo ulteriormente le emissioni di protossido d’azoto associate alla produzione di acido nitrico, azzererà le emissioni dirette di gas serra dello stabilimento. “Per quanto riguarda la riduzione dell’impatto ambientale continuiamo a investire in ottica di miglioramento continuo”, ha sottolineato Angelo Radici, presidente di RadiciGroup. “Tant’è che i recenti interventi sull’area Speciality Chemicals ci consentiranno di abbattere ulteriormente le emissioni di gas serra a livello di gruppo e di arrivare al 2030 con una riduzione intorno all’80% rispetto al 2011. Inoltre, tutte le nostre sedi bergamasche utilizzano energia rinnovabile autoprodotta o prelevata dalla rete. Infine, investiamo in innovazione per sviluppare nuovi progetti di riciclo e circolarità, cercando di mettere in atto azioni concrete per un futuro sostenibile delle nostre aziende e dei territori in cui operiamo”.

Renycle sempre più vicino a progettisti e designer Marchio di RadiciGroup High Performance Polymers che identifica la gamma di tecnopolimeri realizzati con percentuali variabili di poliammide riciclata di provenienza sia post industriale sia post consumo, Renycle è sbarcato recentemente anche su Matmatch, piattaforma online per designer e ingegneri alla ricerca dei materiali più adatti alle loro necessità di progettazione. A base di PA6 e PA66, i prodotti Renycle sono frutto di un’accurata selezione delle materie prime in ingresso e di una caratterizzazione meccanica avanzata sia dal punto di vista delle prestazioni meccaniche, chimiche, fisiche ed elettriche sia in riferimento alla riduzione dell’impatto ambientale a confronto con prodotti realizzati al 100% con polimero vergine (confronto LCA). Oltre ai prodotti, anche i servizi. Uno strumento utile che RadiciGroup mette a disposizione per individuare i materiali più idonei è rappresentato dal CAE (Computer Aided Engineering), ossia la simulazione numerica al computer, che mira a riprodurre virtualmente tanto il processo di trasformazione del materiale, quanto le sollecitazioni (meccaniche, termiche o di altro tipo) cui viene assoggettato il manufatto nelle sue condizioni d’utilizzo, prevedendone i comportamenti già nelle primissime fasi dello sviluppo, in modo da ottimizzarne la progettazione, anche in ottica di ecodesign e prestazioni ambientali.

Leggerezza ed elevate prestazioni meccaniche per la nuova monoposto del PoliMi Ci sono anche i filamenti Radilon Adline per la stampa 3D nella nuova monoposto elettrica da corsa progettata dal team Dynamics PRC del Politecnico di Milano. Ogni anno, quest’ultimo progetta un nuovo prototipo di vettura per la Formula SAE, che n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

compete in un campionato universitario internazionale di design ingegneristico. Nelle ultime due stagioni, il team di Dynamis PRC si è classificato come migliore squadra italiana e ha raggiunto ottimi risultati a livello internazionale. “Quest’anno il gruppo”, ha dichiarato Angelo Radici, presidente di RadiciGroup, “ha deciso di sostenere questo progetto universitario di PoliMi in linea con la sua attenzione a supportare giovani studenti (hanno tra i 19 e i 25 anni) impegnati nel coniugare studi e attività extracurriculari, in un settore come quello dell’automotive in cui RadiciGroup ha una grande competenza in termini di materiali e applicazioni”. “Dopo una serie di confronti sulle necessità degli studenti per il nuovo progetto, abbiamo pensato di utilizzare uno dei prodotti della nostra gamma Radilon Adline, specificatamente studiata per la tecnologia dell’additive manufacturing. Si tratta di filamenti basati su speciali gradi di poliammide che presentano caratteristiche tecniche avanzate come resistenza meccanica, chimica e termica e sono adatti non solo per la prototipazione, ma anche per la produzione di parti funzionali e strutturali, com’è avvenuto in questo progetto”, ha sottolineato Chiara Devasini, marketing & development project leader di RadiciGroup High Performance Polymers. Con i materiali RadiciGroup, infatti, è stato stampato un supporto per tenere in posizione corretta il cavo motore, molto fragile, durante la sterzata della vettura e sono state prodotte delle “centine” interne all’auto, componenti essenziali per il comportamento strutturale del profilo alare fibrorinforzato al carbonio. Inoltre, grazie alla collaborazione con Ciano Shapes, distributore ufficiale dei materiali di RadiciGroup per la stampa 3D, sono stati stampati prototipi di alette che si sono rivelate fondamentali per alcune valutazioni tecniche sul design del componente. “I componenti della vettura DP13”, ha spiegato Ambra Suardi, R&D scouting & consumer industrial goods project leader di RadiciGroup High Performance Polymers, “necessitavano di essere sviluppati con prodotti performanti, ma leggeri. La leggerezza è infatti un requisito fondamentale, ma durante lo sviluppo del progetto abbiamo valutato che sia il supporto cavo motore sia le centine flap aerodinamiche sono componenti soggetti a stress meccanico. Per questo è stato usato il grado Radilon Adline CS CF10 HP BK (PA rinforzata con fibre di carbonio), che presenta una densità tale da permettere lo sviluppo di componenti leggeri, ma altamente performanti, caratterizzati da ottima resistenza meccanica e rigidezza. È inoltre caratterizzato da una buona processabilità nella stampa 3D, fattore che lo rende idoneo anche per stampanti non altamente professionali e versatile per svariate applicazioni”.

Già presentati in occasione della fiera Greenplast di Milano, i tecnopolimeri Renycle sono sbarcati recentemente anche sulla piattaforma online Matmatch dedicata a designer e ingegneri

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Lo stabilimento di SER a Salsomaggiore Terme (Parma)

A tre anni dall’acquisizione da parte di Sirmax e dopo una profonda riqualificazione, SER ha aperto le porte al territorio: spazi raddoppiati e addetti triplicati, un processo produttivo evoluto e un’ulteriore crescita prevista per il futuro sono stati presentati con un evento, il 7 giugno, presso la sede di Salsomaggiore. “Stabilimento strategico per il gruppo Sirmax, qualità parmense replicata negli Stati Uniti”, ha dichiarato il presidente e CEO di Sirmax, Massimo Pavin

Il presidente e CEO di Sirmax, Massimo Pavin

U

na trasformazione radicale ha infatti interessato SER (Società Europea di Rigenerazione), che ha cambiato il volto dell’azienda, ampliandone gli spazi e l’attività. Dopo l’acquisizione da parte di Sirmax Group, avvenuta nel 2019, l’azienda di Salsomaggiore Terme (Parma) è cresciuta in termini di addetti e aree produttive. Fino al 2019 il business era rivolto alla sola produzione di granuli riciclati in HDPE, ottenuti prevalentemente da plastica post consumo, ovvero proveniente dalla raccolta differenziata urbana. Oggi, con l’intervento di Sirmax, si aggiunge anche quella di granulati termoplastici a base di polipropilene riciclato, proveniente sempre dalla raccolta urbana e destinato a essere utilizzato negli altri stabilimenti del gruppo, come materia prima “nobilitata”, per realizzare compound per beni durevoli. Inoltre, i dipendenti sono triplicati - oggi l’azienda ne conta una sessantina, dai 22 del 2019 - e nuove figure professionali sono tuttora ricercate: dagli operatori di produzione ai manutentori, fino ai tecnici di laboratorio.

fici, sale riunioni, laboratori, una sala medica, un’officina, spazi comuni e - in fase di completamento - una grande sala didattica-formativa, oltre alla nuova parte produttiva dedicata alla famiglia di prodotti introdotti da Sirmax, quella del polipropilene riciclato. Sono state installate macchine per la macinazione, il lavaggio e l’asciugatura di rifiuti plastici e sono state acquistate due nuove linee d’estrusione, che trasformano la scaglia ricavata in prodotto finito. L’intera fabbrica si presenta oggi con un progetto architettonico che unisce visivamente gli impianti produttivi, attraverso pannelli-filtro che limitano le emissioni sonore verso l’esterno, oltre a minimizzare le emissioni e gli odori provenienti dallo stabilimento. Un ulteriore ampliamento ha riguardato la zona a sud del lotto attuale, dove alcuni capannoni già esistenti sono stati acquistati, riqualificati e messi a norma per essere destinati allo stoccaggio dei materiali finiti.

L’ampliamento dello stabilimento di Salsomaggiore

Complessivamente, dal 2019 a oggi, l’area di proprietà del Gruppo Sirmax ha subìto un incremento in termini di spazio occupato da 19 mila a 31 mila metri quadri e, in termini di superficie coperta, da 9 mila a 14 mila metri quadri. Spazi che si sono resi necessari per rispondere alla domanda del mercato, in continua crescita, di plastica riciclata post consumo (PCR) e che trasfor-

In tre anni Sirmax Group ha investito in SER circa 30 milioni di euro. I lavori di ampliamento, riqualificazione e rigenerazione urbanistica hanno interessato l’edificio preesistente e quelli contigui (ex Salsoplast e Sale), ai quali sono stati aggiunti nuovi uf-

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La strategia per soddisfare una domanda in continua crescita

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Una delle opere degli studenti parmensi premiate lo scorso 13 maggio: “Blooming plastic”, di Maddalena Aliani, Leonardo Bolzoni, Asia Brandiani, Debora Comani e Giulia Roncani, è una scultura in terracotta dipinta, metallo e granuli in plastica riciclata, che raffigura una pianta, simbolo di rinascita

mano SER in un grande polo legato all’economia circolare, rendendola un riferimento a livello internazionale nel campo dei materiali sostenibili. “SER ha per Sirmax un’importanza strategica fondamentale”, ha dichiarato Massimo Pavin, presidente e CEO di Sirmax. “È un’eccellenza che ha potenziato il gruppo, dando vita a nuove produzioni all’avanguardia. È stata acquisita perché Sirmax, da produttore di materie plastiche, crede fermamente in una produzione sostenibile e nel riutilizzo della plastica. Con SER, il nostro gruppo può mettere in atto l’upcycling, una sostenibilità che non è solo riciclo, cioè far tornare un oggetto alla stessa funzione o trasformarlo perdendo valore. L’upcycling è il riutilizzo degli oggetti per creare un prodotto di maggiore qualità, che possa essere impiegato anche per componenti di elettrodomestici o di automobili, cioè per beni durevoli. La materia prima è destinata a scarseggiare, il futuro dovrà valorizzare ciò che c’è e tutti gli attori della filiera della plastica dovranno generare valore da ciò che è a disposizione”. L’acquisizione dell’azienda di Salsomaggiore Terme ha permesso a Sirmax di avviare progetti con primari produttori del mondo dell’auto e dell’elettrodomestico per l’utilizzo di materie prime circolari. Fino al 2019, infatti, l’azienda padovana aveva concentrato il suo business nella produzione di compound a base di polipropilene e di tecnopolimeri tradizionali, da resine vergini. Con SER, il gruppo veneto è entrato nel business del prodotti green e sostenibili e nell’economia circolare: la plastica riciclata viene nobilitata con additivi e cariche meccaniche che la rendono adatta ai beni durevoli. Il packaging usato una sola volta viene riciclato e trasformato non tanto in un secondo packaging, quanto in un bene destinato a durare nel tempo, resistente, in molti casi, come la plastica vergine.

La sostenibilità come valore, in tutte le sue forme Unendo, all’interno dello stesso granulo, plastica riciclata e plastica vergine, Sirmax può inoltre realizzare prodotti che rin. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

ducono le emissioni di CO2. Lo ha dimostrato uno studio commissionato a Spinlife, società dell’Università di Padova, sulla valutazione del ciclo di vita (LCA). Oggetto dello studio sono stati due compound a base di polipropilene destinati ai settori automotive ed elettrodomestico, entrambi additivati con cariche minerali, masterbatch coloranti e altri additivi in diverse percentuali. Dall’analisi è emerso come la sostituzione di PP vergine con riciclato post consumo può comportare, in molti casi, il dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica. “SER ha una tale importanza per il gruppo Sirmax”, ha aggiunto Massimo Pavin, “che è divenuta un modello di business da replicare negli Stati Uniti. Nel 2020, l’anno successivo alla nostra acquisizione e in piena pandemia, abbiamo realizzato ad Anderson, nell’Indiana, uno stabilimento “gemello” di SER, dove viene applicata la stessa tecnologia innovativa nella lavorazione della plastica post consumo (PCR) e post industriale (PIR); lo stesso know-how e la stessa qualità che abbiamo trovato qui a Salsomaggiore”. Per Sirmax, l’ingresso nella green economy avviata con SER è la messa a terra di quelli che erano già i valori di sostenibilità perseguiti negli anni: essere sostenibili nella vicinanza al cliente, con forniture a km zero, risparmi di tempo, minori costi e maggiore qualità nel servizio; avere una filiera controllata e tracciata, con partner che rispondono a requisiti precisi di qualità; essere flessibili e veloci nel soddisfare richieste ad hoc che provengono dal cliente; poter contare su una sostenibilità finanziaria e una trasparenza nei bilanci che rende solida l’azienda e, ultimo ma non meno importante, essere sostenibili verso i dipendenti e gli enti esterni per una crescita strutturata che offra nuove opportunità di lavoro e collaborazione nel pieno rispetto dei temi ambientali.

Con l’obiettivo di creare un ponte tra realtà industriale e scuole del territorio parmense e per sensibilizzare le giovani generazioni sulle tematiche della plastica e dell’economia circolare, SER ha dato vita al concorso #ArteCircolare, che ha coinvolto circa 40 studenti delle classi terze e quarte del liceo artistico Toschi di Parma (in foto). Il 13 maggio, presso l’auditorium del liceo, sono state premiate le quattro sculture vincitrici, esposte in seguito anche alla fiera Greenplast di Milano

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| MATERIALI E APPLICAZIONI NEWS Stabilizzanti alla luce di nuova generazione

Film per serre multistagione con estesa resistenza ai raggi UV

I nuovi stabilizzanti della serie Agristab aumentano la resistenza ai raggi UV dei teli in plastica per serre multistagione soggetti a un uso elevato di pesticidi

Serre e tunnel sono ampiamente utilizzati nell’industria agricola per modificare la crescita e le condizioni climatiche, al fine di accelerare la maturazione delle piante e ottimizzare le rese dei raccolti. Per proteggere questi ultimi da parassiti e malattie, gli agricoltori applicano di solito la disinfestazione con fumigazione. Lo zolfo e il cloro, sostanze chimiche che si trovano negli insetticidi più utilizzati, possono interagire e disattivare gli stabilizzanti alla luce usati nelle coperture in materiale plastico e provocare una degradazione precoce del telo, riducendo la durata di vita delle serre. Per questo, l’azienda chimica Ampacet, leader a livello mondiale nella produzione di masterbatch, ha introdotto recentemente nuovi stabilizzanti ad alte prestazioni della serie Agristab, che offrono un’eccezionale resistenza agli UV ai film per serre usati in condizioni in cui si fa uso intensivo di pesticidi. Queste soluzioni Agristab di nuova generazione forniscono un’eccellente protezione UV ai teli per serre e ai tunnel bassi in caso di forte utilizzo di pesticidi: fino a 5000 ppm per lo zolfo e a 250 ppm per il cloro. I masterbatch Agristab aiutano a raggiungere una durata in servizio dei film per serre multistagione fino a oltre tre anni, riducendo la frequenza di sostituzione del telo di copertura e diminuendo l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente.

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Elastomeri termoplastici

Al K 2022 con una valigia piena di… soluzioni sostenibili In occasione della prossima fiera K 2022, Kraiburg TPE si presenterà con un esteso assortimento di soluzioni sul tema della sostenibilità, incentrate in particolare sugli elastomeri termoplastici (TPE) e su un’ampia gamma di servizi. “Abbiamo messo in valigia una serie rilevante di temi riguardanti le soluzioni per la sostenibilità dei TPE, nonché servizi complementari, con i quali intendiamo dare supporto ai nostri clienti”, ha dichiarato il CEO Oliver Zintner. “La nostra ricetta di successo si basa sul fornire compound di alta qualità e servizi affidabili, orientati ai risultati. Sono certo che questo mix di prestazioni incontrerà grande consenso in fiera”. Per quanto riguarda le prove di riciclabilità, su incarico di Kraiburg TPE, l’istituto di prova e certificazione indipendente Institute Cyclos-HTP ha verificato e confermato la compatibilità di TPS selezionati nel flusso di riciclo del polietilene ad alta densità e del polipropilene. Finora s’ipotizzava che il TPS non fosse riciclabile nel flusso standard dei materiali di scarto: la compatibilità tra PP/HDPE e selezionati compound di Kraiburg TPE è ora stata dimostrata e confermata. Con una percentuale di riciclato post industrial (PIR) minima del 20% e massima del 40%, la serie RC/UV soddisfa gli elevati requisiti delle case automobilistiche per gli esterni delle vetture, quali, per esempio, la resistenza agli agenti atmosferici e l’elevata qualità estetica. Questa serie di prodotti consente di sostituire in modo equivalente i compound in uso con quelli a base di TPE contenenti riciclato e di contribuire così all’economia circolare delle materie plastiche. La nuova serie di TPE Interior PIR aiuta poi le case automobilistiche a rispettare le quote di riciclato che vogliono garantire. Interior PIR offre fino al 38% di materiale riciclato, fornendo quindi al mercato dell’auto un’alternativa sostenibile e affidabile alle soluzioni standard. Le

“Apprezziamo davvero le relazioni vis-à-vis con i nostri clienti, i soggetti interessati e i partner commerciali. La nostra offerta si è notevolmente allargata e penso che avremo molti argomenti di cui parlare al K 2022”, ha dichiarato Oliver Zintner, CEO di Kraiburg TPE

materie plastiche post industrial utilizzate sono costituite da materiali di scarto non interni all’azienda, che si ottengono durante la produzione di manufatti in plastica. Kraiburg TPE li utilizza, tra l’altro, per la produzione di compound destinati a componenti sostenibili per gli interni auto. I TPE Universal PCR (riciclati post consumo) sono invece compound versatili, tagliati su misura per soddisfare i requisiti di numerose applicazioni nel settore dei beni industriali e di consumo e consentono di impiegare una percentuale di materia prima da riciclo post consumo del 41%. La loro gamma include compound in colore naturale, o nel tipico colore “grigio riciclato”. Quelli in colore naturale sono a loro volta colorabili in base alle più svariate esigenze. Le caratteristiche meccaniche di questi materiali contenenti riciclato non sono inferiori alle comuni soluzioni in commercio. Infine, tra le novità proposte in fiera rientrano anche i TPE termoconduttivi e quelli ad alta resistenza chimica per il settore della cosmesi. Dal suo stand al K, ubicato storicamente nel “Viale della gomma”, Kraiburg TPE presenterà soluzioni e sistemi incentrati sulla sostenibilità degli elastomeri termoplastici e su un’estesa gamma di servizi

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Prima partecipazione di Covestro alla Milano Design Week

Estetica, funzionalità e sostenibilità per i designer Il mondo del design sta vivendo una grande trasformazione: oltre agli aspetti funzionali ed estetici, l’attenzione all’economia circolare sta diventando sempre più importante. Questa tendenza ha influenzato anche l’edizione 2022 del Fuorisalone di Milano, svoltosi dal 6 al 12 giugno in occasione della Settimana del Design. Per questo, la multinazionale tedesca Covestro ha deciso di parteciparvi per la prima volta, presso il “Superstudio Più” che ospitava una mostra curata da Materially. Qui sono state presentate soluzioni basate su materiali che i progettisti possono utilizzare per contribuire all’estetica, alla funzionalità e alla sostenibilità. Un ampio campionario CMF (Color, Material, Finish) ha completato l’offerta di Covestro all’evento. “Insieme a questi importanti gruppi target, stiamo sviluppando anche

soluzioni di design personalizzabili con un’attenzione particolare alla circolarità e alla produzione di volumi più elevati”, ha affermato Christopher Stillings, responsabile del settore Color & Design del segmento Engineering Plastics. “Per trarre ispirazione e avviare il dialogo, abbiamo offerto ai designer vari toolkit estetici che spiegavano le proprietà visive e tattili dei nostri policarbonati e di altri materiali, oltre a presentare 24 colori di tendenza”. La visione di Covestro è quella di diventare completamente circolare e a tal fine offre policarbonati (PC) e materie prime poliuretaniche neutre dal punto di vista climatico, ma sviluppa anche tecnologie di riciclo innovative e s’impegna nel riutilizzo di plastiche riciclate post consumo. I nuovi tipi di PC sono neutri dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica dalla

“culla alla porta dello stabilimento”, grazie all’utilizzo di energia elettrica rinnovabile per i processi produttivi e all’introduzione di materie prime derivate da rifiuti biologici e da materiali residui bilanciati in massa. Queste materie plastiche offrono una qualità pari a quella delle loro controparti a base fossile e possono essere integrate nei processi produttivi esistenti senza compromettere la qualità dei prodotti finali. I poliuretani termoplastici (TPU) hanno dimostrato di essere materiali versatili in un’ampia varietà di applicazioni, dai dispositivi elettronici agli articoli sportivi. Covestro mira a renderli ancora più circolari e sta lavorando con i partner della filiera per raggiungere quest’obiettivo. La gamma attuale comprende materie prime parzialmente a base biologica, a bilanciamento di massa, e TPU riciclati.

Il 10 giugno, sempre nell’ambito del Fuorisalone di Milano, Covestro ha presentato anche la seconda edizione del suo report sulle tendenze CMF (Color, Material, Finish), in collaborazione con la rinomata Shanghai Tongji University, la Shanghai Jiaotong University e l’agenzia Good Matter Design

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NOTIZIARIO DEI COMPOSITI

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JEC Composites Innovation Awards 2022 - Parte 1

Progetti premiati nel mondo dei compositi A CURA DI RICCARDO AMPOLLINI

Nel corso dei tre giorni della fiera parigina JEC World 2022, dal 3 al 5 maggio, sono stati esposti in un’area dedicata i dieci migliori progetti presentati al concorso JEC Innovation Awards, che riflettevano quest’anno il dinamismo e la resilienza del settore

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gni anno, fin dalla loro creazione oltre vent’anni fa, gli JEC Composites Innovation Awards ricompensano i progetti più innovativi e la cooperazione tra gli attori dell’industria dei compositi. Più in dettaglio, il concorso ha messo in luce finora 198 aziende e 475 partner, premiandoli per l’eccellenza delle loro innovazioni nel campo dei compositi. La cerimonia di premiazione si è tenuta quest’anno a Parigi il 26 aprile, esattamente sette giorni prima della fiera JEC World, dando così un segnale positivo del desiderio dell’industria di ritrovarsi e di garantire il futuro dell’innovazione nel settore dei compositi. Più che una semplice cerimonia di premiazione, gli JEC Innovation Awards rappresentano un’opportunità per promuovere l’ispirazione e la collaborazione tra gli attori dell’intera filiera, per mettere in mostra su un palcoscenico globale alcuni

progetti eccellenti non ancora divulgati e per stimolare l’entusiasmo di un pubblico di esperti sempre desideroso di scoprire nuovi orizzonti e di creare opportunità commerciali La giuria internazionale, rappresentativa dell’intera industria dei compositi, comprendeva quest’anno: Michel Cognet, presidente del consiglio d’amministrazione del Gruppo JEC; Christophe Binetruy, professore d’Ingegneria meccanica, EC Nantes; Kiyoshi Uzawa, professore e direttore, Centro Compositi Innovativi, Istituto di Tecnologia di Kanazawa; Sung Kyu Ha, professore, Università di Hanyang; Brian Krull, direttore globale dell’innovazione, Magna Exteriors; Karl-Heinz Fuller, manager Future Outside & Materials, Mercedes Benz; Deniz Korkmaz, CTO, Kordsa Teknik Tekstil; Henry Shin, capo del centro K-Carbon; Véronique Michaud, professore associato e direttore dell’EPFL (Laboratorio per MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


NOTIZIARIO DEI COMPOSITI

Il primo premio nella categoria “Aerospaziale - Applicazioni” è stato assegnato all’azienda svedese Diab per questi pannelli per interni cabina realizzati al 100% in materiale termoplastico (espanso e non) e quindi completamente riciclabili

la lavorazione dei compositi avanzati); Alan Banks, responsabile delle innovazioni leggere, Ford Motor Company; Enzo Crescenti, tecnico ed esperto di compositi, Airbus. Ed ecco, in sintesi, i progetti premiati per ciascuna delle dieci categorie del concorso.

Aerospaziale Applicazioni È stato premiato in questa categoria un pannello sandwich per interni di cabine aerospaziali realizzato al 100% in termoplastico (TP) dall’azienda svedese Diab, insieme ai partner Rescoll, Roctool (Francia) e AkzoNobel (Paesi Bassi). Il pannello è interamente riciclabile e quindi in grado di rispondere alle sfide attuali relative a: sostenibilità, conformità Reach (non sono presenti fenoli), aumento della produttività e ridotti tempi di ciclo (il processo di produzione avviene in un singolo step), risparmio di peso e di costi totali. È composto da rivestimenti in termoplastico e da un’anima in espanso termoplastico Diab Divinycell. I rivestimenti in TP possono essere saldati direttamente sull’anima espansa senza l’uso di pellicole adesive. Tutti i materiali utilizzati in questo progetto sono stati già qualificati presso vari OEM aerospaziali e vengono utilizzati oggi nella produzione in serie. Siamo quindi di fronte a una soluzione concreta e già operativa per gli interni delle cabine aerospaziali.

Aerospaziale - Processi Il primo premio in questa categoria è stato assegnato alla società spagnola MTorres Diseños Industriales per l’implementazione e il collaudo di un innovativo sistema per la produzione di celle aerospaziali per il partner Airbus Defense and Space. L’obiettivo principale del progetto, den. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

nominato IIAMS (Innovative Infusion Airframe Manufacturing System) Cleansky 2, era lo sviluppo di un sistema pilota innovativo, portatile e completamente automatizzato, per la fabbricazione di una struttura composita integrata di cassone alare (compresi rivestimento, correntini, longheroni e irrigiditori in un unico pezzo). Airbus ha progettato il componente. MTorres è stata responsabile della progettazione e della fabbricazione dell’attrezzatura e della dimostrazione. Il cassone alare è stato fabbricato mediante infusione “one-shot” OOA, evitando così successivi processi di assemblaggio e dispositivi di fissaggio. Gli elementi strutturali usano MTorres AFP per fibra secca sottile. Il layup 3D è stato usato per il rivestimento, mentre il layup 2D e l’hotforming sono stati utilizzati per produrre il resto degli elementi. Tra i principali vantaggi che hanno convinto la giuria ad assegnare questo premio vi sono: integrazione delle parti senza elementi di fissaggio; portabilità, basso costo; risparmio energetico, leggerezza.

Automotive e trasporto su strada - Compositi strutturali

sin Transfer Moulding) o sul processo in autoclave, non proponibili per volumi elevati (più di 40 mila unità all’anno) né dal punto di vista del business case, Tucana si è concentrata sull’ottimizzazione dell’uso del materiale e sulla massimizzazione della resistenza in MPa/kg. Per raggiungere quest’obiettivo, l’ottimizzazione topologica ha contribuito a definire il percorso di carico principale, creando così lo scheletro della struttura sulla quale sono state posate le fibre di carbonio o di vetro UD (unidirezionali) per la polimerizzazione rapida. Per “dare polpa” allo scheletro e collegare le UD, sono state utilizzate matrici polimeriche a base sia di SMC (Sheet Moulding Compound) rinforzati con fibre di carbonio sia di SMC rinforzati con fibre di vetro, per il loro basso costo, il tempo di ciclo ridotto e l’elevata libertà di progettazione, che permette di produrre forme tridimensionali complesse e caratteristiche progettuali difficilmente ottenibili con i materiali tradizionali. Materiali su misura, parametri di stampaggio specifici e un metodo di modellazione esclusivo sono stati la chiave del successo di questo progetto, insieme ai

Questo sistema di produzione a infusione per celle aerospaziali ha consentito alla società MTorres Diseños Industriales di vincere nella categoria “Aerospaziale - Processi”

Tucana è uno strumento abilitante per futuri veicoli elettrici a batteria (BEV), fondato sulla riprogettazione dell’intera struttura posteriore della carrozzeria di una Jaguar I-Pace. Tale strumento ha permesso di posizionarsi al primo posto degli JEC Innovation Awards alla stessa società inglese Jaguar Land Rover e ai partner britannici: Broetje Automation, CCP Gransden, CFMS, Expert Tooling & Automation, Toray International e Università di Warwick. A differenza della produzione tradizionale, che si basa sulla tecnologia RTM (Re-

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Tucana è uno strumento abilitante per futuri veicoli elettrici a batteria, fondato sulla riprogettazione dell’intera struttura posteriore della carrozzeria di una Jaguar I-Pace

Quest’innovazione messa a punto da Audi si basa sull’integrazione di film solari flessibili non incapsulati, di Apollo Power (Israele), in componenti di plastica fibrorinforzata, utilizzando il processo HP-RTM di Mubea Carbo Tech (Austria)

seguenti criteri definiti dalla giuria del concorso: struttura più leggera, riduzione delle emissioni di CO2 come strumento per favorire l’adozione dei veicoli elettrici a batteria; struttura più rigida per rispondere ai requisiti strutturali dei BEV; riduzione del numero di pezzi: meno energia, spazio, logistica (cioè meno autocarri per il trasporto); facilità d’adozione, conformità al processo di produzione automobilistica e all’infrastruttura.

Automotive e trasporto su strada - Superfici Insieme ai partner Mubea Carbo Tech (Austria) e Apollo Power (Israele), la casa

automobilistica Audi è riuscita a ottenere l’integrazione diretta di un pannello solare a film flessibile in componenti auto (tetto, cofano ecc.) realizzati in plastica fibrorinforzata (FRP), utilizzando un processo di stampaggio a trasferimento di resina ad alta pressione (HP-RTM). Il prodotto finale mostra risultati eccellenti, tra cui: la migliore efficienza solare (>200Wp), un design leggero (come minimo, con un peso inferiore del 50% rispetto a un tetto in “vetro solare” standard) e la conformità agli standard di qualità automobilistica (superficie di classe A, con alta estetica e libertà di design). Nell’assegnare a questo progetto il primo premio nella categoria “Automotive e trasporto su strada -Superfici”, la giuria è stata inoltre positivamente colpita dalla possibilità di combinare il film solare flessibile con biopolimeri e fibre naturali, come il lino. In definitiva, le parti realizzate con questi materiali sostenibili possono ridurre enormemente l’impronta di carbonio. La resina a polimerizzazione rapida consente poi una produzione a ciclo elevato, inferiore ai 20 minuti per ciascun componente. Infine, possono essere realizzate forme 3D complesse con un grado più elevato di drappeggio e, quindi, la tecnologia può essere trasferita ad altri com-

ponenti e industrie (ad esempio, ferroviaria o aerospaziale).

Edilizia e ingegneria civile Premiata in questa categoria, l’impresa olandese Windesheim ha messo a punto un’innovativa metodologia di riuso strutturale dei compositi termoindurenti, che permette di riutilizzarli a fine vita per realizzare nuovi prodotti. Si tratta di una delle prime soluzioni circolari per questo genere di materiali, che consiste innanzitutto nel ridurre in piccole parti, come strisce o scaglie, i componenti in composito termoindurente giunti a fine vita. Queste parti più piccole serviranno poi come elementi di rinforzo per nuovi prodotti. Nonostante sia necessario aggiungere una minima quantità di resina vergine e di fibre di rinforzo, il nuovo prodotto è costituito quasi per intero di compositi termoindurenti recuperati e può essere riutilizzato con lo stesso metodo quando, a sua volta, avrà terminato la propria vita in esercizio. A detta della giuria degli JEC Innovation Awards, questa metodologia rappresenta quindi un’ottima soluzione circolare per i compositi termoindurenti usati, per esempio, nelle pale eoliche o negli scafi delle imbarcazioni, rendendoli così prodotti sostenibili.

Riuso strutturale dei compositi termoindurenti in edilizia e ingegneria civile

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NOTIZIARIO DEI COMPOSITI

Biesse a Jec World 2022

Innovazione e ultime tendenze nella lavorazione dei fibrorinforzati Si è svolta all’insegna dell’innovazione e delle ultime tendenze nel campo della lavorazione dei materiali plastici e compositi la partecipazione di Biesse alla fiera JEC World (Parigi, 3-5 maggio), dove l’azienda ha presentato i benefici offerti dalle tecnologie HSD Mechatronics, brand specializzato nella produzione di elettromandrini, teste di fresatura e componenti per la lavorazione di compositi, metalli e altri materiali. Le soluzioni di Biesse si contraddistinguono per precisione, semplicità d’utilizzo, versatilità e per un ampio corredo di opzioni per poter lavorare i materiali oggi presenti sul mercato. L’ampia gamma di macchinari prodotti dall’azienda va dalle sezionatrici Selco Plast ai centri di lavoro Rover Plast e Materia, dai sistemi di taglio a getto d’acqua Primus alle levigatrici Viet Plast, fino alle termoformatrici Terma. “La nostra forza è offrire al cliente un processo completo di lavorazione, dalla sezionatura fino all’automazione della fabbrica. Con le nostre tecnologie e competenze, ci rivolgiamo ai mercati dei materiali plastici e compositi grazie alle numerose collaborazioni nel settore automotive, aerospace e dei componenti industriali”, ha affermato Guillaume Thenon, responsabile sviluppo delle attività della divisione Plastic & Composite Materials di Biesse. In collaborazione con Factory Unit ed L2Concept, specializzate nel design industriale automobilistico, Biesse ha presentato anche una “concept car” realizzata con l’impiego delle sue tecnologie, che i visitatori hanno potuto guidare virtualmente attraverso un simulatore, partecipando così alla Biesse Race. “La collaborazione tra Biesse e Factory Unit è iniziata alcuni anni fa, quando il suo CEO e fondatore, Alain Grandjean, era alla ricerca di un centro di lavoro che potesse soddisfare le aspettative richieste nella progettazione e nella realizzazione di questi progetti. La collaborazione tra le due aziende ha così permesso una crescita reciproca, grazie allo scambio di competenze, conoscenze e tecnologie”, ha commentato Silvano Maddalon, direttore vendite della divisione Plastic & Composite Materials. La concept car realizzata con tecnologie Biesse ed esposta presso lo stand dell’azienda a JEC World, che i visitatori hanno potuto guidare virtualmente attraverso un simulatore di guida, partecipando così alla Biesse Race

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I responsabili di Lanxess ritengono che i nuovi gradi di Tepex con percentuale di riciclato fino all’80% abbiano buone opportunità di essere utilizzati per applicazioni che richiedono allo stesso tempo un look sofisticato e proprietà meccaniche di alto livello, come gli interni e gli esterni auto

Lanxess amplia la gamma Tepex

Nuovi compositi a base di materiali biologici o riciclati Nel portare avanti le proprie attività, la multinazionale Lanxess pone ormai quasi sempre l’accento sulla sostenibilità, impegnandosi a sostenere l’economia circolare. I nuovi compositi termoplastici Tepex, attualmente in fase di sviluppo a partire da materie prime riciclate o bio-based, sono l’ultimo esempio di questo approccio. Sta infatti per essere completato lo sviluppo di una matrice plastica a base di PA6 per Tepex dynalite, prodotta a partire da cicloesano “green” e quindi composta per oltre l’80% da materie prime sostenibili. Questo materiale soddisfa i requisiti stabiliti da Lanxess anche per la sua nuova gamma Scopeblue: prodotti che contengono una percentuale significativa di materie prime circolari (riciclate o bio-based), o che hanno un’impronta di carbonio notevolmente inferiore a quella dei prodotti convenzionali. Quando la matrice plastica viene rinforzata con tessuti a fibra continua, i semilavorati che ne derivano presentano le stesse proprietà di prodotti equivalenti a base fossile. Sono quindi adatti alle applicazioni di progettazione strutturale leggera tipiche di Tepex dynalite, come i supporti frontali, le scocche dei sedili o le console delle batterie. Un’altra nuova linea di prodotti comprende varianti di Tepex con una percentuale di materiale riciclato fino all’80%, che consentono di ottenere superfici con un look simile a quelle fibrorinforzate al carbonio. I compo-

nenti corrispondenti presentano una grana che ricorda il marmo. Il materiale riciclato utilizzato si basa su fibre di carbonio provenienti da rifiuti post consumo e post industriali. Tali fibre vengono usate come non tessuto, oppure sminuzzate. Diversi termoplastici, quali PA6 e 66, PP o PC (anche riciclati), sono adatti per la matrice polimerica. Le fibre del semilavorato composito non hanno un orientamento preferenziale, il che significa che le proprietà meccaniche dei componenti risultanti sono isotrope (uguali in tutte le direzioni). Le loro prestazioni meccaniche si avvicinano all’alto livello di quelle dei compositi rinforzati con fibra di vetro continua della gamma Tepex. Un’altra direzione di ricerca riguarda le soluzioni Tepex a base di TPU o PET riciclati, oppure di PA10.10 bio-based. I primi sono destinati principalmente alle attrezzature sportive. Uno dei punti di forza di questi compositi è la buona capacità di adesione a molti altri materiali stampati a iniezione, quando vengono lavorati con i metodi di stampaggio a inserto o ibrido. I semilavorati con matrice in rPET rappresentano un’alternativa economica al policarbonato vergine e alla poliammide. Il PET proviene da bottiglie per bevande usate ed è disponibile in grandi quantità, grazie alla filiera del riciclo di questi contenitori. La poliammide 10.10 bio-based deriva invece dall’olio di ricino.

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GLI SPONSOR DI ELASTICA GLI GLI SPONSOR SPONSOR DI DI ELASTICA ELASTICA

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MACPLAS n. MACPLAS n. 386 - Dicembre 2021/Gennaio 2021 2022 MACPLAS n. 383 383 --- Giugno/Luglio Giugno/Luglio 2021 MACPLAS MACPLASn.n.383 383 -Giugno/Luglio Giugno/Luglio2021 2021


IL MONDO DELLA GOMMA

LA RIVISTA DI


| DALL’ASSEMBLEA DI ASSOGOMMA L’andamento del settore e le sfide poste alle aziende della gomma e alla loro associazione

Torna finalmente in presenza l’evento clou del mondo degli elastomeri Il 23 giugno scorso si è tenuta l’assemblea annuale di Assogomma, organizzata nuovamente in presenza dopo due anni di collegamenti da remoto. È stata l’occasione per confrontarsi di persona non solo sulla situazione economica e industriale contingente, ma anche sulle attività che l’associazione sta realizzando nell’interesse del settore

Il presidente di Assogomma, Livio Beghini

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Il presidente di Assogomma Livio Beghini, al suo primo anno di mandato, ha fornito all’assemblea un’analisi del quadro generale che le imprese della gomma stanno oggi affrontando. Le aziende sono infatti costrette a “navigare a vista”, data una serie di concause che non permettono di realizzare previsioni che possano essere considerate realmente affidabili. Dopo avere colpito duramente nel 2020 e aver condizionato anche il 2021, non si può dire che la “crisi sanitaria” sia ancora oggi del tutto risolta. A questa vanno aggiunte concause quali: l’inflazione dei prezzi delle materie prime, accompagnata da situazioni di shortage o di assenza di materiale sui mercati; il conflitto tra Russia e Ucraina che, oltre ad avere impatti sui costi energetici con ripercussioni sui costi produttivi in generale, minaccia la disponibilità di alcune materie prime fondamentali per il settore, come i rinforzi metallici in acciaio, il nero di carbonio e alcune gomme sintetiche; da ultimo, ma non per importanza, il tema della transizione tecnologica del settore automotive. Quest’ultimo settore, che da sempre rappresenta la prima destinazione finale per i prodotti in gomma, sta affrontando oggi alcuni cambiamenti radicali (in primis, il passaggio alle motorizzazioni elettriche) che non sono adeguatamente supportati da azioni politiche di sostegno ai consumi. Pertanto, non si riesce a innescare il volano positivo di sostituzioni che permetta di rispettare i target di conversione all’elettrico entro il 2035. In questo quadro, non certo idilliaco, che stanno affrontando le aziende della gomma, l’augurio che il presidente e tutta l’associazione si sono fatti è che il conflitto in corso possa concludersi il prima possibile, anzitutto per ragioni umanitarie, ma anche perché questo darebbe nuovo respiro a tutta l’economia europea e globale. La struttura di Assogomma, in questa difficile situazione, ha cercato di dare agli associati, e più in generale al settore, non solo un supporto, ma anche strumenti utili per affrontare la quotidianità. Per esempio, attraverso l’attività del centro studi, che è stata ampliata con le indagini congiunturali rapide, ma non solo: pro-

Fig. 1 - Produzione del settore gomma dal 2012 al 2021 (tonnellate)

Fonte: Ufficio Studi Assogomma

getti e programmi di formazione sia per formare studenti dei corsi post diploma ITS, che saranno i professionisti di domani, sia per l’aggiornamento professionale dei dipendenti delle aziende gomma; attività in ambito di sostenibilità e circolarità, come la realizzazione di una guida pratica alla classificazione e alla gestione degli scarti di lavorazione per aiutare le aziende nel passaggio da “scarto=rifiuto” a “scarto=sottoprodotto”; la guida e lo sviluppo delle attività tecniche relative a gomme a contatto con alimenti e gomme a contatto con acqua potabile, per difendere gli interessi del settore in applicazioni tanto delicate per la salute umana, quanto complicate in ambito produttivo. A tutto questo, si aggiungeranno attività specifiche per singoli gruppi merceologici e, più in generale, la promozione di un concetto di filiera nella promozione degli interessi del settore, da intendersi quale il frutto di relazioni di sempre più stretta collaborazione con tutte le associazioni coinvolte nei vari tavoli di lavoro per rappresentare congiuntamente, facendo massa critica, interessi comuni. Va in questa direzione il recente traguardo della certificazione internazionale per le macchine monta/smonta gomme UHP, che ha raggiunto lo scorso dicembre il laboratorio Cerisie, asset controllato al 100% da Assogomma. È uno dei risultati di quell’azione di promozione dei rapporti di filiera che l’associazione sta perseguendo, che prima ha consentito il ragMACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


DALL’ASSEMBLEA DI ASSOGOMMA | Fig. 2 - Trend dei prezzi di SBR 1500, stirene-isoprene-stirene, polibutadiene e policloroprene tra il dicembre del 2020 e l’aprile del 2022

giungimento degli obiettivi e più recentemente ha permesso un’efficace promozione in occasione della fiera dell’autoriparazione Autopromotec, tenutasi a Bologna a fine maggio. La ricetta di Assogomma è quindi la seguente: diversificazione delle attività, focalizzazione dell’azione e attenzione ai cambiamenti. Finora i fatti le hanno dato ragione, con una base associativa in costante crescita da diversi anni a questa parte.

Andamento del settore Come già accennato, nel corso dell’assemblea 2022 sono stati presentati i dati relativi all’industria italiana della gomma. Nel 2021 l’intero settore ha registrato complessivamente un incremento medio della sua produzione del 19%, a cui hanno contribuito sia i pneumatici che gli articoli tecnici, seppure con dinamiche diverse. Ciò nonostante, le quantità prodotte non hanno raggiunto i livelli del 2019, anno precedente alla pandemia, pur avvicinandosi di molto (-2% il 2021 sul 2019). Gli articoli tecnici hanno fatto segnare un aumento del 15% delle loro produzioni complessive, raggiungendo le 210612 tonnellate, mentre gli pneumatici hanno registrato una crescita del 22%, che porta le quantità annue prodotte a 304715 t: una tra le migliori performance degli ultimi 10 anni. Per quanto riguarda l’avvio del 2022, nel primo trimestre gli pneumatici hanno segnato un -5% e gli articoli tecnici un -2%. Ma ci sono segnali di un parziale recupero a partire dal secondo trimestre. Per ciò che concerne invece le materie prime, diversamente da quanto previsto da diversi istituti e professionisti in materia di commodity, i prezzi di tutti gli input sono stati caratterizzati da un trend in continua ascesa nel corso del 2021, con incrementi del 50% e oltre rispetto alle quotazioni del dicembre precedente. Tale crescita si è accompagnata con una generale carenza di materiali, che ha toccato praticamente tutte le materie prime fondamentali per il settore. Questo andamento non si è ancora arrestato, anzi, il conflitto in corso tra Russia e Ucraina ha ulteriormente esacerbato varie situazioni, mettendo in tensione alcune materie prime di fondamentale importanza, come il nero di carbonio, diverse gomme sintetiche e i rinforzi metallici. Questi prodotti sono stati e sono

Fonte: Ufficio Studi Assogomma

n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

Fonte: Ufficio Studi Assogomma Fig. 3 - Trend dei prezzi di SMR CV, SMR 20 e lattice tra il dicembre del 2020 e l’aprile del 2022

Fonte: Ufficio Studi Assogomma

soggetti a restrizioni: per esempio, è vietato importare tali materiali dai mercati interessati dalla guerra (Bielorussia compresa). Inoltre, il nero di carbonio consumato in Europa proviene per il 37% da questi paesi e le alternative sono poche e di non immediata applicabilità. Sempre sul fronte dei “costi aziendali”, si deve aggiungere l’andamento di quelli energetici, ormai fuori controllo, con prezzi di 3, 4 o 5 volte superiori rispetto a quelli degli analoghi periodi dell’anno precedente. Anche in questo caso le possibilità di reazione da parte dell’industria sono molto ridotte, se non quelle di fermare le proprie produzioni… cosa che purtroppo, in alcuni casi, è già avvenuta. Da tenere in considerazione anche che le filiere della logistica sono rallentate da costi elevati (affitti dei container ecc.) e tempistiche dilatate, che hanno effetti sia sull’import che sull’export. Assogomma continua a monitorare da vicino questo scenario di aumento generalizzato, che trova solo un riconoscimento parziale da parte della clientela finale, con un effetto depressivo sui margini operativi delle imprese e mettendo così a rischio sia la forza lavoro impiegata sia, in alcuni casi, l’esistenza stessa delle aziende. Fig. 4 - Indagine Assogomma su aumento della bolletta elettrica nel primo trimestre 2022, in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Risulta evidente un aumento entro il 50% per circa la metà del campione analizzato, mentre la restante parte delle aziende sta già pagando rincari consistenti, fino a 3-4 volte il prezzo del 2021

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| CERISIE RISPONDE Gomme destinate al contatto con alimenti

Aggiornamenti dell’Arrêté francese Da sempre, l’obiettivo del Cerisie è quello di fornire ai propri clienti un servizio d’eccellenza, tenendo il passo con le modifiche normative. Per questo motivo il laboratorio ha prontamente recepito le modifiche apportate alle normative che disciplinano il contatto con gli alimenti dei manufatti in gomma (MOCA). Nel presente articolo, in particolare, si discute dell’Arrêté francese

In un precedente articolo si era affrontato l’argomento dei MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti) focalizzandosi sulle modifiche e sulle novità della BfR. Le modifiche radicali apportate avevano rivoluzionato l’approccio da adottare per ottenere la conformità all’utilizzo delle mescole in contatto con alimenti, portando alla necessità di sottoporre nuovamente a prove i manufatti destinati a tale uso. L’introduzione di nuovi simulanti aveva in parte invalidato le conformità già ottenute, per la necessità di sostituire i simulanti utilizzati precedentemente con i nuovi previsti, e la modifica al ribasso di alcuni limiti di migrazione specifica aveva richiesto la revisione delle formulazioni, con la conseguente necessità di ripetere l’iter di prove. La versione attualmente in vigore dell’Arrêté francese è datata 5 agosto 2020 e introduce la migrazione specifica nei simulanti alimentari di metalli quali: bario, rame, alluminio e zinco, oltre al limite di 1 mg/kg di impurezze presenti nel manufatto di elementi ritenuti nocivi per la salute, quali: piombo, cadmio, antimonio, mercurio e arsenico. Questa modifica, apparentemente di poco conto, in realtà ha un notevole impatto sulla conformità dei manufatti in gomma, soprattutto per quanto riguarda le mescole bianche o colorate, che prevedono l’utilizzo di ingenti quantità di cariche minerali. La presenza di piccole quantità di metalli presenti come impurezze nelle cariche minerali quali: silice, talco, caolino eccetera, è da sempre tenuta sotto controllo dalle aziende produttrici. Le imprese che si occupano della produzione e della commercializzazione delle cariche minerali bianche hanno affinato i propri processi produttivi allo scopo di fornire prodotti a diversi gradi di purezza, in grado di rispondere alle richieste delle normative che disciplinano il contatto con alimenti degli articoli in gomma. La presenza di piombo, arsenico, mercurio, alluminio e cadmio nei manufatti in gomma può diventare un fattore di rischio per la salute, in quanto tali metalli sono tossici per gli esseri umani e, inoltre, possono presentare un potenziale bioaccumulo. Fig. 1 - Esempio di carica minerale

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Questo è rilevante, ad esempio per il piombo che, come ben noto, si accumula nei tessuti adiposi e può provocare diverse patologie a carico dell’organismo, come il saturnismo; ma anche metalli come mercurio, arsenico, cadmio o alluminio possono provocare importanti ripercussioni sulla salute degli individui. Per tali motivi è fondamentale il controllo delle fonti di provenienza dei metalli pesanti che, potenzialmente, potrebbero essere ingeriti, inalati o assimilati tramite assorbimento cutaneo. Il problema principale risiede nel fatto che, nella versione attualmente in vigore della normativa francese, esattamente come nella versione precedente (Arrêté del 9 novembre 1994), le cariche minerali utilizzate nelle mescole destinate al contatto con alimenti devono sottostare a requisiti di purezza specifici che sono sostanzialmente incompatibili con quanto previsto per gli articoli finiti. Le cariche minerali riservate alla produzione di articoli in gomma destinati al contatto con alimenti devono infatti rispettare determinati requisiti, relativamente al tenore di elementi metallici determinati dopo solubilizzazione della carica in acido cloridrico 0,1 M. Per esempio, la quantità massima di metalli non deve essere superiore a: • piombo: 0,01% • arsenico: 0,01% • mercurio:0,005 % • cadmio: 0,01% • selenio: 0,01% • bario: 0,01% • cromo: 0,1%. Apparentemente, il limite massimo di impurezze (metalli) consentito nelle cariche minerali utilizzate come ingredienti nella gomma è decisamente inferiore a quanto previsto nel prodotto finito, ma c’è un’incongruenza nelle unità di misura. Facendo infatti le opportune conversioni e considerando che 1% equivale a 10000 mg/kg, i limiti degli elementi metallici previsti nelle cariche minerali diventano: • piombo: 100 mg/kg • arsenico: 100 mg/kg • mercurio: 50 mg/kg • cadmio: 100 mg/kg MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


CERISIE RISPONDE |

• selenio: 100 mg/kg • bario: 100 mg/kg • cromo: 1000 mg/kg. Diventa evidente che, utilizzando una carica minerale che contiene piombo in quantità conforme ai requisiti di purezza previsti dall’Arrêté, i dosaggi utilizzabili per la produzione di articoli in gomma che superino i criteri previsti per i manufatti dovranno essere estremamente ridotti. Nelle mescole in gomma che utilizzano neri di carbonio come cariche di rinforzo, necessarie per conferire ai manufatti determinate caratteristiche fisico-meccaniche di durezza, densità, carico e allungamento a rottura, tali limitazioni non rappresentano in realtà un grosso problema. Ma il discorso è completamente diverso per le mescole bianche o colorate, le cui caratteristiche fisico-meccaniche sono ottenute mediante l’utilizzo di massicce quantità di cariche minerali, quali: caolino, silice, carbonato e talco.

Conseguenze… e possibili soluzioni L’utilizzo di ingenti quantità di cariche minerali rende estremamente difficile rispettare i criteri previsti per i manufatti, che prevedono limiti per i metalli pesanti che sono circa un centesimo di quanto ammesso per gli ingredienti tal quali. Per poter rispettare tali limiti, un manufatto in gomma dovrebbe contenere una percentuale di cariche minerali davvero molto bassa, assolutamente non compatibile con le quantità necessarie per l’ottenimento delle adeguate caratteristiche fisico-meccaniche. Tutto ciò ha provocato un’impasse nel mondo delle mescole bianche o colorate destinate al contatto con alimenti, secondo la normativa francese. I produttori di cariche minerali rispettano perfettamente i requisiti di purezza previsti dalla normativa, ma i limiti previsti per i manufatti fanno sì che l’articolo finito, pur essendo prodotto con ingredienti che singolarmente sono conformi, non rispetti i parametri richiesti. Paradossalmente, la normativa che disciplina il contatto con gli alimenti in Germania (BfR) ha effettuato il percorso opposto nel 2021. La versione precedente della normativa prevedeva la determinazione di piombo e zinco nel prodotto finito, in quantità pari rispettivamente allo 0,003% (30 mg/kg) e al 3% (30000 mg/ kg). Nella nuova versione in vigore i metalli precedentemente indicati sono sempre soggetti a limiti, ma come migrazione specifica nell’alimento, unitamente all’alluminio. L’attuale versione della BfR prevede pertanto un limite di migrazione specifica nei singoli alimenti, pari a 1 mg/kg per l’alluminio, 25 mg/kg per lo zinco e 0,01 mg/kg per il piombo. Per superare il problema esistono essenzialmente due alternative: 1.mantenere i limiti così come previsti determinando la quantità di piombo, cadmio, antimonio, mercurio e arsenico nei simulanti di cessione e basandosi sul fatto che i metalli pesanti, per n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

essere nocivi alla salute, devono poter essere assorbiti dall’organismo. In questo modo, se i metalli non vengono ceduti agli alimenti (assenti nei simulanti di cessione) non possono essere assimilati dall’organismo. 2.rivedere i limiti (unità di misura) previsti per gli ingredienti (cariche) e per i manufatti finiti, per renderli concordi e univoci. Quest’alternativa è preferibile perché tutela anche la salute di chi manipola questi manufatti, dal momento che parte dei metalli soggetti a limitazioni è assimilabile anche per via cutanea. Ovviamente, la scelta di una di queste alternative dipende dal Ministero della Salute francese, che ci si augura riceva segnalazione del problema e vi ponga rimedio in tempi rapidi.

Fig. 2 - Articoli in gomma bianchi

Conclusioni I produttori di mescole bianche e colorate, in sinergia con i produttori di cariche minerali, si sono attivati per superare il problema e produrre cariche che possano essere utilizzate per la produzione di manufatti in grado di ottemperare ai requisiti richiesti dall’Arrêté francese. Non sono stati lesinati gli sforzi per raggiungere tale obiettivo, ma purtroppo la strada è ancora in salita, nonostante gli ottimi risultati ottenuti finora. La volontà di raggiungere il traguardo porterà sicuramente i suoi frutti in tempi relativamente brevi. Il Cerisie è a fianco delle aziende che operano nel settore delle cariche minerali, siano esse produttrici o utilizzatrici delle cariche stesse, mettendo a disposizione la propria competenza e la propria struttura per la ricerca e il dosaggio dei metalli nelle materie prime e nelle mescole/manufatti con esse prodotte, accompagnandole nel percorso necessario al raggiungimento dell’obiettivo.

Fig. 3 - Esempi di articoli in gomma colorati

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| ELASTOMERI TERMOPLASTICI Intervista a Giulia Franceschetti, cotitolare di Marfran

Il futuro attraverso l’innovazione L’azienda bresciana Marfran, già conosciuta come Francesco Franceschetti Elastomeri e produttrice di compound termoplastici, sta investendo in digitalizzazione, interconnessione dei sistemi e Industria 4.0, mantenendo però sempre alta l’attenzione verso i dipendenti e verso il miglioramento dell’ambiente lavorativo

La società Marfran produce e commercializza elastomeri termoplastici offrendo soluzioni affidabili per ogni tipo di settore, dall’industriale al medicale, dando risposte ai bisogni e alle richieste del mercato attraverso ricerca, qualità, responsabilità e tempestività nelle risposte. “Creiamo valore con un approccio globale, che affianca ai principi di affidabilità e partnership nuovi impulsi tecnologici e strutturali, così da ampliare l’offerta nell’ambito dei termoplastici e diventare attore riconosciuto e determinante nel mercato del compound”. Così presenta l’azienda Giulia Franceschetti, cotitolare di Marfran, a cui la redazione di MacPlas ha posto le seguenti domande.

Viviamo tempi incerti a causa della pandemia. Come si collocano gli investimenti di Marfran in questo periodo storico particolare, anche e soprattutto per l’industria? “Riteniamo che l’organizzazione della produzione industriale e la sua continua evoluzione ed efficientamento siano fondamentali per affrontare le sfide del mercato: è proprio in momenti di crisi che si creano opportunità in termini di crescita e di pro-

grammazione degli anni futuri. Lo sviluppo, anche in termini di automazione, tende a incrementare la nostra flessibilità sia a livello di mix di prodotto che di variazione dei volumi di produzione, per rispettare, nei diversi scenari, i tempi di consegna, garantendo una qualità in linea con i bisogni di un mercato cambiato nell’ultimo anno e le cui esigenze si modificano Giulia Franceschetti, repentinamente”. cotitolare di Marfran

Quale tipo di investimenti state approcciando? “Abbiamo definito interventi di automazione con uno dei più innovativi sistemi di fine linea per sacchi da Industria 4.0. Il nostro prodotto viaggia infatti per l’80% in sacchi da 25 kg; pertanto, l’insaccamento è una fase importantissima della nostra filiera produttiva e, fino a oggi, era semiautomatico, con conseguenti inefficienze in termini di tempo. Abbiamo deciso d’investire in una confezionatrice completamente robotizzata per granuli/ polveri in sacchi, che provvede non solo a insaccare (dosare il prodotto e riempire il sacco), ma anche a pallettizzare il sacco. Il tutto con una sola unità robotica che integra entrambe le funzioni, basandosi su uno dei più avanzati sistemi robotici al mondo, che garantisce efficienza e produttività”.

All’interno di Marfran, quale ruolo avranno i nuovi macchinari vs. i dipendenti? “Ci sarà una sempre crescente interazione tra uomo e macchina: i sistemi sono intelligenti e autonomi, ma la persona è al centro per la gestione del processo. Servirà imparare a sfruttare i robot intelligenti e a coesistere con gli stessi, creando un binomio in cui l’uomo programma e il robot svolge senza incertezze e con una rapidità/efficienza superiore a quella umana, sgravando le persone da attività ripetitive e faticose, quali il sollevamento dei pesi. Per questo reputo necessario il percorso formativo, volto a stimolare la forza lavoro umana e a permettere alla stessa di

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ELASTOMERI TERMOPLASTICI |

sentirsi ancora parte integrante e fondamentale della realtà lavorativa, acquisendo inoltre le competenze alla base della gestione del processo rinnovato”.

Al di là di quanto già citato, quale vero valore aggiunto considerate nell’investimento descritto? “Oltre a una funzionalità oggettiva, legata da un lato all’efficientamento del processo d’insaccamento e dall’altro allo sgravio degli operatori dalle difficoltà del lavoro manuale, un valore aggiunto riguarda sicuramente la possibilità di raccolta e di successiva analisi dei dati: i macchinari integrati sono in grado di fornire dati puntuali e precisi, che permetteranno alle diverse funzioni aziendali di elaborarli per ottenere sempre una fotografia puntuale della produzione e per migliorarne l’efficienza”.

Possiamo parlare di innovazione anche a livello di prodotti? “Certamente. Marfran si avvale del dipartimento R&D per lo

sviluppo di nuovi prodotti in linea con le richieste del mercato: considerando il fatto che i nostri prodotti sono tutti customizzati e rispondono alle richieste dei clienti, l’innovazione ne è sicuramente alla base. Nell’ultimo anno, per esempio, abbiamo sviluppato: prodotti “bio” che rispondono alle richieste di sostenibilità, prodotti medicali sempre più performanti e prodotti nel settore sportivo che rispondono alle richieste di sicurezza e leggerezza”.

Oltre a investire in innovazione digitale e automazione, Marfran continua a credere nel riciclo e nell’economia circolare come risposte concrete alla grande sfida della sostenibilità ambientale

Marfran in tre parole? “Persone, innovazione e qualità, in questo ordine, perché la somma delle prime due, persone e innovazione, rappresenta per noi la giusta “combinazione” per avere successo… e per Marfran il successo si traduce nel fornire prodotti di elevata qualità da circa 30 anni”.

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| STAMPA ESTERA DI SETTORE Più di dieci riviste esaminate

Rassegna internazionale di scienza e tecnologia Ventunesima puntata della rubrica dedicata agli articoli di stampa estera selezionati dal comitato di redazione di Elastica, composto da Fabio Bacchelli, Rino Gilotta e dal team di Cerisie, coordinati da Maurizio Galimberti

ELASTOMERI DI POLIESTERE A BASE BIOLOGICA Testata: Gummi Fasern Kunststoffe, 3, 33 (2022) Titolo originale: Biobasierte Polyesterelastomere Autori: Ali Golriz, Philipp Martschin, Roland Klein, Leonhard Perko, Janis Karl A CURA DI FABIO BACCHELLI

Fino a oggi sono mancate valide alternative sostenibili alla gomma naturale (NR) o alle gomme sintetiche derivate dal petrolio. Il punto principale in tale contesto è rappresentato dallo sviluppo di miscele elastomeriche in cui gomme e additivi siano realizzati con materie prime bioderivate e sostenibili, pur mantenendo proprietà competitive rispetto agli elastomeri convenzionali. Le materie prime adatte allo scopo devono essere rinnovabili, disponibili a livello regionale e presenti in grande quantità. Per creare un’alternativa a base biologica della gomma naturale è necessario realizzare un polimero con bassa temperatura di transizione vetrosa e in grado di generare un reticolo di vulcanizzazione con particolari caratteristiche. Una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di molecole multifunzionali, le cui caratteristiche di reticolazione possono essere ottenute lavorando sulla reattività dei vari gruppi funzionali. Un tale approccio richiederebbe, tuttavia, lo sviluppo di nuove tecnologie. Appare quindi più vantaggioso utilizzare materie prime compatibili con gli attuali processi di trasformazione, inclusi quelli delle gomme sintetiche, in modo tale da facilitare i processi di scale-up e l’industrializzazione dei prodotti. L’obiettivo è quello di sintetizzare un polimero lineare, con bassa temperatura di transizione vetrosa e contenente doppi legami, in modo da poter utilizzare sistemi di reticolazione convenzionali come zolfo e perossido. Un’interessante via per ottenere elastomeri bioderivati con le caratteristiche desiderate, è rappresentata dalla sintesi di

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Fabio Bacchelli, direttore tecnico Tyre di Versalis

gomme a base di poliestere, poiché è disponibile un gran numero di acidi dicarbossilici e dioli adatti allo scopo. Sono stati ottenuti, per esempio, bioelastomeri con proprietà meccaniche promettenti e buona processabilità utilizzando acido sebacico, acido succinico, acido itaconico, 1,3-propandiolo e 1,4-butandiolo: tutti prodotti chimici derivati da materie prime rinnovabili. La lunga catena alifatica dell’acido sebacico consente di raggiungere una bassa temperatura di transizione vetrosa e l’utilizzo di acido itaconico consente di poter dar luogo a una reticolazione tradizionale, introducendo doppi legami nel polimero. Successivi studi sono stati dedicati alla ricerca di monomeri alternativi. L’acido sebacico, derivato dall’olio di ricino di origine tropicale, è stato sostituito dall’acido azelaico ottenibile da fonti alternative disponibili a livello regionale, come colza o girasole. L’indagine dei composti ottenuti mostra una bassa MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


STAMPA ESTERA DI SETTORE |

temperatura di transizione vetrosa (circa -58°C) e l’assenza di un picco di cristallizzazione, unitamente a un peso molecolare medio e a un’indice di polidispersità paragonabili a quelli dei materiali sintetizzati in passato. Altri studi hanno portato alla sostituzione dell’acido itaconico con l’acido fumarico, portando a materiali che mantengono l’assenza di cristallizzazione, una temperatura di transizione vetrosa di -55°C e una distribuzione dei pesi molecolari più stretta rispetto ai casi precedenti. Da un punto di vista applicativo, sono stati ottenuti elastomeri con durezza rispettivamente di 50 Shore A (acido azelaico) e 60 Shore A (acido azelaico e fumarico). Entrambi questi elastomeri mostrano buona resistenza agli oli e agli idrocarburi alifatici. La possibilità di creare elastomeri a partire da poliesteri rappresenta, quindi, un’importante opportunità tecnologica. Attraverso la variazione degli acidi carbossilici e degli alcoli coinvolti possono essere sintetizzati materiali dotati di uno specifico profilo di proprietà. Gli elastomeri a base di poliestere possono essere sviluppati in analogia con le classiche gomme sintetiche e, grazie alla loro struttura, risultano anche potenzialmente biodegradabili.

GUARNIZIONE PER ACQUA POTABILE A BASE DI EPDM Testata: Gummi Fasern Kunststoffe, 12, 520 (2021) Titolo originale: Trinkwasserdichtung auf EPDM-Basis Autori: K. Müller, H. Oggermüller, T. Brandmeier L’acqua potabile è uno degli alimenti sottoposti a maggiori controlli, in quanto anche una minima contaminazione può risultare dannosa per la salute. Di conseguenza, esistono norme stringenti che regolano la scelta degli ingredienti utilizzati nella fabbricazione delle guarnizioni adatte a questo particolare settore. In particolare, la normativa tedesca, secondo UBA, fornisce un elenco di sostanze completamente valutate (parte 1), sostanze non completamente valutate (parte 2) e gomme (parte 3). Tra le cariche rinforzanti, il nerofumo viene frequentemente utilizzato nella produzione di guarnizioni a contatto con acqua potabile, anche se si tratta di un ingrediente soggetto a elevate fluttuazioni di prezzo e con un trend di costo in significativo aun. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

mento sul lungo termine. In aggiunta, esistono per il nerofumo alcuni aspetti critici, il principale dei quali riguarda il contenuto di idrocarburi policiclici aromatici. In tale contesto, lo studio citato nell’articolo di Gummi Fasern Kunststoffe vuole proporre l’uso di terra silicea di Neuburg (una miscela di acido silicico e caolinite lamellare) come possibile alternativa in mescola. La struttura unica di questo filler offre potenziali vantaggi in termini di proprietà del compound, unitamente a un’interessante riduzione dei costi. La formulazione scelta, in accordo con la parte 1 e 3 della normativa UBA, si basa su EPDM e rappresenta una ricetta con reticolazione a perossido di durezza 70 IRHD. Il nerofumo (qui 80 phr di Purex HS 45, a ridotto contenuto di IPA) viene gradualmente sostituito in ragione del 25%, 37% e 50% con terra silicea di Neuburg del tipo Sillitin Z 86 e/o Aktisil VM 56. Aktisil VM 56 è una forma attivata di Sillitin Z 86, in cui la superficie è stata modificata con un gruppo funzionale di natura vinilica. La mescola viene preparata utilizzando un mescolatore interno. Il tempo di vulcanizzazione a 180°C è calcolato secondo la regola t90 + 10%. Tutti i test sul compound sono realizzati secondo le norme DIN e ISO. I risultati dei test mostrano evidenti vantaggi legati all’uso di Aktisil VM 56 rispetto al nerofumo, a cui vanno aggiunti: una chiara riduzione dei costi, una minore viscosità del compound e un minor tempo di vulcanizzazione (t90). I requisiti della norma vengono garantiti fino alla sostituzione del 50% del nerofumo con terra silicea. Utilizzando Sillitin Z 86, la riduzione dei costi è più pronunciata e si osserva, inoltre, un effetto positivo sulla resistenza alla lacerazione, unitamente alla diminuzione della viscosità Mooney e al ridotto tempo di vulcanizzazione. In questo caso, i requisiti della norma vengono mantenuti soltanto con una sostituzione del nerofumo pari al 25%. Incrementando la sostituzione al 37%, si rende necessario un tempo di vulcanizzazione più lungo al fine di mantenere i requisiti del compression set e dell’allungamento a rottura dopo invecchiamento in aria. Salendo al 50% si raggiunge il massimo vantaggio in termini di costo, ma si rende necessaria l’ottimizzazione della ricetta. Un possibile suggerimento in questo senso può essere rappresentato, per esempio, dalla sostituzione dell’antiossidante BPH con TMQ.

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| NEWS Collaborazione tra Assogomma e Polizia Stradale

Presentati i risultati del progetto “Vacanze Sicure 2022” Finalmente è tornato “in pista”, ma sarebbe meglio dire “in strada”, il progetto di Assogomma, Federpneus e Polizia Stradale denominato “Vacanze sicure”. Dopo quasi tre anni, nel 2022 gli agenti della stradale hanno controllato quasi 13500 vetture in sei differenti regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-VeneziaGiulia, Basilicata, Campania e Sicilia. Obiettivo, come di consueto, verificare lo stato delle gomme delle automobili e le loro possibili avarie e irregolarità riferite agli pneumatici, come: corretta omologazione, corrispondenza dei parametri dimensionali e prestazionali riportati in carta di circolazione, presenza di tagli e/o danneggiamenti visibili a occhio nudo ecc. Particolare attenzione è stata data alla profondità del battistrada, che per legge deve rispettare il minimo di 1,6 mm. Le analisi effettuate e i dati raccolti sono stati molti; basti pensare che le regioni indagate rappresentano, tutte insieme, il 43,5% del parco circolante italiano, e che i risultati ottenuti sono tutti in un’unica direzione: i due anni di pandemia hanno avuto pesanti ripercussioni sul parco circolante italiano. I cittadini, spesso e volentieri, non solo non hanno investito sull’acquisto di una vettura nuova (l’età media del parco circolante è in

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Sono stati presentati a Roma, lo scorso 14 luglio, i risultati dell’indagine “Vacanze Sicure”, nata diciassette anni fa dalla collaborazione tra l’associazione Assogomma e la Polizia Stradale. In foto, da sinistra: il direttore del Servizio Polizia Stradale, Paolo Maria Pomponio, stringe la mano al direttore di Assogomma, Fabio Bertolotti

ulteriore crescita e ha raggiunto i 12 anni e 3 mesi), ma non hanno nemmeno investito nella manutenzione dei veicoli. Le “non conformità” relative ai soli pneumatici hanno raggiunto il preoccupante primato del 25% per le vetture con meno di dieci anni di età, e quasi del 40% per quelle che hanno più di dieci anni di servizio. Rappresenta motivo di preoccupazione, in particolar modo, il dato relativo agli pneumatici lisci, che si attesta al 10% circa del campione, indipendentemente dall’età del veicolo. Anche gli equipaggiamenti non omogenei e i prodotti privi di omologazione raggiungono percentuali importanti, così come i danneggiamenti visibili, che raggiungono quasi il 6% del campione. In sintesi, si può dire che tutti i dati sono in forte peggioramento, con un parco circolante sempre più vecchio e in pessime condizioni di manutenzione, con problemi significativi alle gomme. Si prevede quindi che questa combinazione di fattori, unita al caldo, alle lunghe percorrenze e al sovraccarico delle auto in occasione degli esodi estivi, possa avere un impatto negativo sulla sicurezza stradale.

“È evidente che gli incentivi all’acquisto di nuove vetture non sono sufficienti a stimolare il rinnovo del parco macchine, che purtroppo continua a essere sempre più vetusto, perché gli italiani non hanno sufficienti disponibilità economiche”, è stato il commento di Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, il quale ha così proseguito: “È quindi necessario prevedere anche incentivi per la manutenzione dei veicoli, con una particolare attenzione a quei dispositivi che hanno una rilevanza fondamentale per la sicurezza stradale, come ad esempio pneumatici e freni. Nei mesi scorsi si era ventilata l’introduzione di un bonus per l’acquisto di pneumatici per auto di classi “A” o “B”, con vantaggi quali una riduzione fino al 7% del consumo di carburante e fino al 30% dello spazio di frenata sul bagnato. Tutto ciò con effetti positivi sull’ambiente e sulla sicurezza stradale. Questa agevolazione è stata ritirata per mancanza di fondi, ma contestualmente il Governo si è espressamente impegnato a concedere tali incentivi. Speriamo che questa promessa venga onorata al più presto nell’interesse di tutti”. MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390



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ENTE ITALIANO DI UNIFICAZIONE DELLE MATERIE PLASTICHE FEDERATO ALL’UNI A CURA DI GIANLUIGI MORONI

NOTIZIARIO UNIPLAST

Prima della pausa estiva

Le riunioni online di giugno Alla riunione del CEN/TC 155 dell’1 e del 2 giugno è stato illustrato il punto dei lavori della “Draft Standardisation Request on Plastics recycling and recycled plastics”, in corso di definizione per i lavori di interesse del CEN/TC 155 che si concretizzeranno nello sviluppo dell’item relativo a “European standardisation deliverables on design-for-recycling guidelines for plastic construction products: flooring products; EPS insulation products; polyvinyl chloride (PVC) cable management products; synthetic waterproofing and roofing membranes; PVC pipes and fittings; PE pipes and fittings; PVC profiles”. Inoltre, è stato approfondito l’ambito di sviluppo dei lavori per il “Design for recycling”, relativo allo smontaggio/ smaltimento dei prodotti per garantire che non ci siano impatti negativi sulla qualità del riciclato, senza però riguardare l’impiego dei riciclati. In merito alla nuova proposta di revisione del Regolamento 305/11 sui prodotti da costruzione, il TC 155 si è espresso per l’esclusione dal nuovo testo dei sistemi di tubazioni in pressione e si adopererà affinché il suo commento venga recepito dal CEN/BT. n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

Riunitosi il 7 giugno, l’SC8/AHG ha proseguito la definizione della struttura che dovrà avere la bozza preliminare del progetto di norma “Criteri di codifica delle informazioni tecniche per i sistemi di tubazioni termoplastici per il loro utilizzo come prodotti da costruzione nel Building Information Modeling (BIM)”. L’allegato al progetto di norma sui livelli di necessità di informazioni (LOIN) in fase di progettazione è stato discusso con riferimento a casi effettivi incontrati nella pratica applicativa di alcuni software utilizzati per il BIM. Il gruppo di lavoro Uniplast SC8/GS2, riunitosi il 27 giugno, ha apportato chiarimenti al titolo e allo scopo del progetto di norma preliminare “Sistemi di tubazioni di policloruro di vinile ad alta resistenza all’impatto (PVC-HI) per il trasporto di fluidi in pressione”, per la preparazione dell’inchiesta pubblica preliminare in sede UNI. Saranno specificati in dettaglio i componenti in lega che determinano le caratteristiche di resistenza all’urto. Nella prosecuzione dei lavori sono state esaminate le dimensioni e i requisiti delle curve termoformate e dei manicotti fabbricati da tubo.

Proprietà in funzione della temperatura L’ISO/TC 61/SC2/WG5, nella riunione del 7 giugno, ha discusso i commenti dell’inchiesta dell’ISO/DIS 306 (revisione dell’ISO 306:2013) chiusa il 19 febbraio 2022. In particolare, si è preso in considerazione il posizionamento delle sonde di temperatura e delle verifiche di calibrazione e di espansione termica dei dispositivi. Il testo rivisto del documento sarà distribuito nel WG5 per un successivo avanzamento.

Saldatura Alla riunione dell’SC8/AHG del 10 giugno sono state riviste per le ultime corTTR Institute

Tubazioni e condotte

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rezioni le bozze di revisione della UNI 11266:2008 e della UNI 11397:2011, per poi inviarle a inchiesta in Uniplast prima del trasferimento al gruppo misto Commissione Saldature Uniplast UNI/CT 039/ GL 09. La bozza della revisione della UNI 11318:2009 è stata rivista allineandola alle revisioni delle precedenti norme e ridefinendo i vari paragrafi in funzione del procedimento di saldatura. Il CEN/TC 249/WG16, riunitosi il 21 giugno, ha completato la revisione della EN 2814-7:2002, con il rifacimento di alcune figure. È stata discussa una proposta DIN per l’integrazione della EN 12814-8:2021 con le poliammidi non plastificate e verrà verificata con il CEN/TC 249 la possibilità di presentare il nuovo documento come emendamento, o di chiedere la revisione della norma. Inoltre, sarà chiesta la revisione del CEN/TR 16862:2015 per introdurre una serie di precisazioni inerenti la conoscenza delle questioni di sicurezza da parte del supervisore di saldatura.

UNIPLAST

Politecnico di Milano - Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” Piazza Leonardo Da Vinci, 32 - 20133 Milano Tel.: +39 02 23996541 - Fax: +39 02 23996542 E-mail: segreteria@uniplast.info - www.uniplast.info

Fitt Bluforce

NOTIZIARIO UNIPLAST

Sottocommissioni Uniplast Il 16 giugno si sono riunite le sottocommissioni Uniplast coinvolte nelle attività dell’ISO/TC 61 e delle sue sottocommissioni. A fronte della pandemia e delle restrizioni per l’ingresso di stranieri in vari paesi, si è deciso di tenere online le riunioni di gruppi di lavoro, sottocommissioni e ISO/TC 61, che a inizio 2022 erano state programmate in presenza, o in forma ibrida, a Stoccolma, a inizio ottobre. Poiché la mancanza di partecipazione alle plenarie di TC ed SC per due volte consecutive può causare la regressione di un paese da membro P a O, nella riunione tenutasi in Uniplast si è cercato di fare in modo che almeno un delegato italiano presenzi alle suddette riunioni.

Frattura e fatica All’incontro del 21 giugno dell’ISO/TC 61/ SC2/WG7 è stato introdotto un lavoro sul “Constant-K fracture testing” con il provino SCK, in cui la costante di rigidezza K è descritta durante la crescita della cricca. Si è chiesto di preparare un DTS2 dell’I-

SO/DTS 20979 e a tale scopo è stato formato un gruppo apposito. Sono stati discussi e risolti i commenti a supporto del voto negativo del Giappone dell’ISO/DIS 23524. Il DIS sarà avanzato a FDIS. È stato quindi presentato il “load-separation criterion-based method”, basato sul criterio di separazione dei carichi per misurare la tenacità alla frattura dei polimeri duttili, ed è risultato che il titolo del progetto è stato variato in “Determination of fracture toughness (J1c) of ductile polymers: The load separation criterion-based method”.

Revisione ISO 4433 Series L’ISO/TC 138/SC3/AHG, nella riunione del 23 giugno, ha discusso i commenti inoltrati per la verifica della revisione dei testi delle parti da 1 a 4 della ISO 4433, a cui la delegazione tedesca vorrebbe aggiungere una parte 5 dedicata alla poliammide. Per lo sviluppo degli item di revisione, nella prossima riunione dell’ISO/TC 138/ SC3 sarà proposta la ricostituzione del gruppo di lavoro WG1 sulla resistenza chimica attivo negli Anni Ottanta.

Progetti di norma Riportiamo di seguito l’elenco di parte dei progetti di norma ISO e CEN inviati in inchiesta pubblica nel mese di giugno 2022 per il settore materie plastiche e gomma. Ulteriori informazioni possono essere richieste a Uniplast - Tel.: 02 23996541; e-mail: segreteria@uniplast.info

GPLAST

ISO TC 61 (Plastics) ISO/NP 17880 Cellular plastics - Self-supporting metal faced sandwich panels - Cellular plastics (and mineral wool) ISO/NP 18177 Plastics-Polyethylene (PE)-Determination of short chain branching distribution by differential scanning calorimetry (DSC) ISO/DIS 171 Plastics - Determination of bulk factor of moulding materials ISO/DIS 293 Plastics - Compression moulding of test specimens of thermoplastic materials ISO/DIS 5430 Plastics - Marine ecotoxicity testing scheme for soluble decomposition intermediates from biodegradable plastic materials in products intentionally used in the marine environment - Test

methods and requirements ISO/DIS 5677 Testing and characterization of mechanically recycled Polypropylene (PP) and Polyethylene (PE) for intended use in different plastics processing techniques ISO/DIS 7972 Adhesives - Absorption of water into an adhesive layer using an open-faced specimen and determination of shear strength by secondary bonding ISO TC 138 (Plastics piping systems and ducting systems) ISO/PWI 11298-11 Plastics piping systems for renovation of underground water supply networks Part 11: Lining with inserted hoses ISO 161-1 DAmd1 Thermoplastics pipes for the conveyance of fluids - Nominal outside diameters and nominal pressures - Part 1: Metric series - Amendment 1 ISO/DIS 9854-1 Thermoplastics pipes for the transport of fluids - Determination of Charpy impact properties Part 1: General test method ISO/DIS 9854-2 Thermoplastics pipes for the transport of fluids - Determination of Charpy impact properties Part 2: Test conditions for pipes of various materials CEN TC 155 (Plastics piping systems and ducting systems) DEC 1489 Confirmation of EN 12200-1:2016 Plastics rainwater piping systems for above ground external use - Unplasticized poly(vinyl chloride) (PVC-U) - Part 1:

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Specifications for pipes, fittings and the system DEC 1490 Withdrawal of EN 1905 Plastics piping systems for non-pressure underground drainage and sewerage - Unplasticized poly(vinyl chloride) (PVC-U) Part 1: Specifications for pipes, fittings and the system DEC 1494 Skip Formal Vote for EN 17176-2:2019/ prA1Plastics piping systems for water supply and for buried and above ground drainage, sewerage and irrigation under pressure - Oriented unplasticized poly(vinyl chloride) (PVC-O) - Part 2: Pipes CEN TC 249 (Plastics) prEN 15346 Plastics - Recycled plastics Characterization of poly(vinyl chloride) (PVC) recyclates prEN ISO 182-3 Plastics - Determination of the tendency of compounds and products based on vinyl chloride homopolymers and copolymers to evolve hydrogen chloride and any other acidic products at elevated temperatures - Part 3: Conductometric method (ISO/ DIS 182-3:2022) prEN ISO 7231 Polymeric materials, cellular, flexible Determination of air flow value at constant pressure-drop prEN ISO 11337 Plastics - Polyamides - Determination of e-caprolactam and w-laurolactam by gas chromatography (ISO/DIS 11337:2022) FprEN 15354 Plastics - Extruded and/or calendered, non-reinforced film and sheeting made of plasticized poly(vinyl chloride) (PVC-P) - Characterization and designation

MACPLAS | Agosto/Settembre 2022 - n. 390


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CORSI OPERATIONAL EXCELLENCE Cesap e MIP - Graduate School of Business (la prestigiosa School of Management del Politecnico di Milano) hanno siglato un accordo strategico per l’erogazione, presso il Plastics Smart Hub 4.0 di Monza, di corsi teorici e pratici sulle principali metodologie dell’Operational Excellence, con specifico focus sulle tecnologie e sulle tematiche del mondo di plastica e gomma. World Class Manufacturing 8-9-15-16 settembre (h 09-13): Il processo di acquisto e il benchmarking dei fornitori 20 settembre: FMEA (Failure Mode and Effect Analysis) 20, 23, 27 e 30 settembre (h 09-13): La programmazione della produzione 27 settembre: I principali strumenti di problem solving : Design of Experiments (DOE) 3-7-10-14 ottobre (h 09-13): Il product costing e la contabilità industriale Lean Six Sigma (Yellow Belt, Green Belt e Black Belt) Cesap ha ottenuto il riconoscimento “Accredited Training Organization” (ATO, ovvero organizzazione accreditata per la formazione), per l’erogazione di corsi di formazione volti alla certificazione Lean Six Sigma, da parte dell’International Association For Six Sigma Certification (IASSC), il più importante organismo mondiale di parte terza (totalmente indipendente) nel campo di formazione e certificazione competenze sulle metodologie Lean Six Sigma. Lean Six Sigma - Yellow Belt Lean Six Sigma - Green Belt Lean Six Sigma - Black Belt I primi appuntamenti con la sessione formativa Lean Six Sigma si terranno il 13 settembre 2022. Per maggiori informazioni vi invitiamo a contattare la segreteria Cesap.

CORSI CESAP

SEGNALIAMO DI SEGUITO GLI APPUNTAMENTI FORMATIVI EROGATI DA CESAP, IN AULA E VIA WEBINAR, CHE SI SVOLGERANNO NEI PROSSIMI MESI Materiali

Attrezzature - Progettazione

5 ottobre L’importanza dell’additivazione per migliorare le caratteristiche dei polimeri

3-4 ottobre Stampi per iniezione - Corso approfondito (stampi complessi, manutenzione, costo)

6 ottobre Corso base sui polimeri

25-26 ottobre La progettazione di un manufatto in plastica stampato a iniezione

28 settembre La colorazione dei polimeri

6-7 ottobre Corso approfondito sui polimeri 23 ottobre Cariche e rinforzi per migliorare le caratteristiche dei polimeri 27 ottobre Polimeri biodegradabili e bio-based

Stampaggio termoplastici

20-21-22 settembre Stampaggio a iniezione - Corso approfondito 22-29 settembre (h 09-13) Stampaggio a iniezione - Simulazione CAE 4-5 ottobre Stampaggio a iniezione - Corso base

Altre tecnologie

6-13 ottobre (h 09-12:30) Termoformatura: processo e analisi delle criticità 6-13-20 ottobre (h 09-12:30) Estrusione di materiali polimerici: processo e analisi delle criticità 4-11 novembre (h 09-12:30) Estrusione di materiali polimerici: analisi e simulazione software

13-14 settembre Stampi per iniezione - Corso base

Testing e regulatory

10-11 ottobre (h 09-13) Materiali a contatto con gli alimenti (MOCA) 5 novembre Prove fisico-meccaniche e analisi identificative: elementi indispensabili per la caratterizzazione dei materiali plastici

Sostenibilità e assicurazione qualità 12 settembre Riciclo e recupero di rifiuti in plastica e sottoprodotti di materie plastiche

15 settembre APQP/PPAP: processo di sviluppo prodotto per approvazione del cliente 5 ottobre Difetti di stampaggio: come evitarli agendo sui parametri macchina 12 ottobre Materie plastiche riciclate: come impiegarle correttamente NOTA: Il calendario corsi potrebbe subire variazioni e/o essere ampliato. Vi invitiamo a visitare il sito web Cesap alle sezioni “Materiali e Tecnologie”, “Operational Excellence” ed “Energy Excellence” per tutti gli aggiornamenti sulla programmazione, e per i webinar gratuiti.

CESAP c/o IIP (ISTITUTO ITALIANO DEI PLASTICI) Via Velleia, 4 - 20900 Monza (MB) Tel.: +39 039 2045700 - Fax: +39 039 2045784 E-mail: info@cesap.com www.cesap.com - www.iip.it

n. 390 - Agosto/Settembre 2022 | MACPLAS

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LO SAPEVI CHE UNA VASCHETTA PER IL GELATO PUÒ ESSERE SIA RICICLABILE CHE COMPOSTABILE? Si tende sempre di più all’utilizzo di materie prime biodegradabili e compostabili ottenute da fibre naturali per la produzione di contenitori per alimenti. Questa grande opportunità, unita alle elevate possibilità di riciclo totale dei polimeri più utilizzati, conferisce alla trasformazione delle materie plastiche la leadership nella produzione a basso impatto ambientale di contenitori per uso alimentare e medicale.

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ULTRA HIGH INJECTION SPEED. In un mondo che ha sempre più bisogno di conservare e trasportare grandi quantità di cibo e medicinali ovunque, BMB ha creato la macchina ad alta produttività per eccellenza. La natura ibrida della serie HP ne favorisce i consumi ridotti grazie agli azionamenti elettrici con motori diretti e contemporaneamente offre iniezioni molto potenti, controllate da servovalvola sotto accumulatore. Pressioni specifiche di 2500 kg/cm2 e velocità di iniezione di oltre 1500 mm/s sono la garanzia di alta produttività e grande qualità per i contenitori a parete sottile, talvolta profondi e difficili da iniettare, come i contenitori per uso alimentare o del settore medicale.

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