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> MUSEO DI STORIA DELLA MEDICINA Dott. Ottavio Badessa

PROVINCIA REGIONALE

COMUNE DI

DI MESSINA

VILLAFRANCA TIRRENA


In copertina da sinistra:

Questo museo è dedicato alla memoria del Dottor Ottavio Badessa.

Apparecchio completo e funzionante per provocare un pneumotorace terapeutico, necessario in caso di tubercolosi polmonare.

Nato nel 1898 a Bauso, l’odierna Villafranca Tirrena, si laurea in Medicina a Napoli per

Microscopio da campo, in ottone, con scatola propria su cui essere montato. Due tubi catodici tolti dall’apparecchio radiologico che il Dottor Ottavio Badessa aveva nel suo ambulatorio.

poi frequentare la Clinica Ostetrica dell'Università di Messina ed essere, per circa trent'anni, medico condotto di Villafranca Tirrena. Professionista stimato e conosciuto, ha svolto la sua opera con tecnica e competenza molto avanzata per il tempo e l'ambiente in cui operava, rivelando sempre un'attenzione straordinaria per l'aspetto umano e le condizioni di vita di ciascun paziente. Lo ricordiamo mentre si reca in visita agli ammalati spostandosi instancabilmente con il suo calesse che, proprio per questo, è stato scelto come simbolo del museo.

Museo di Storia della Medicina “Dott. Ottavio Badessa” via Rovere, 1 Villafranca Tirrena (Me) Per gli orari di apertura: Tel. 090 3310311

Tutti gli oggetti esposti provengono dalla collezione privata del figlio, Dottor Paolo Badessa, già primario di ruolo di Anestesia e Rianimazione negli ospedali di Solleftea (Svezia), Niscemi (Caltanissetta) e Patti (Messina). Nel museo sono esposti numerosi strumenti medicali, perfettamente funzionanti, di ogni genere e specialità, raccolti con passione per oltre quarant'anni in molti paesi occidentali. In memoria dell'opera di medico svolta dal padre, Dottor Ottavio Badessa, la collezione è stata donata alla città di Villafranca Tirrena perché fosse esposta in un museo aperto a tutti a beneficio della cittadinanza, dei visitatori e degli appassionati.


Il dottore Badessa, calesse delicato risonante: illustre Auriga in greve vestimento. GiĂ nome in cuor fra quelle ruote agili alto, commosso: U dutturi! U dutturi! Quel volto sculto ecco fiorire riluce tutta di anima sull'Ammalato." Poesia del Prof. Leo Puglisi


Villafranca Tirrena, maggio 2006 La valorizzazione del territorio, anche sotto il profilo turistico-culturale, oltre ad essere uno dei compiti istituzionali, è stata assunta da questa Provincia Regionale, come obiettivo strategico del suo programma di sviluppo economico e sociale. Al tempo stesso, la missione educativa di una struttura museale ci impone ogni sforzo possibile teso a trovare le giuste forme e modalità per avvicinare il museo a tutti i potenziali fruitori. Siamo ben lieti, pertanto, di contribuire alla promozione del Museo di Storia della Medicina Dott. Ottavio Badessa di Villafranca Tirrena, al fine di garantirgli la giusta visibilità. Dott. Salvatore Leonardi Presidente Provincia Regionale di Messina

Il Comune di Villafranca Tirrena, ormai da qualche anno, si pregia di ospitare il Museo di Storia della Medicina Dott. Ottavio Badessa, preziosa collezione di antichi strumenti medicali, testimonianza diretta di come e quanto la scienza medica si sia evoluta nel corso dei secoli. Il museo contiene un notevole numero di pezzi, alcuni di essi di eccezionale rarità, altri di apparente semplicità. Tutti, comunque, in grado di stimolare la curiosità di quanti intendano ampliare la conoscenza delle proprie radici. In questo contesto, il museo assume, anche, un importante ruolo di promozione turistica e culturale per Villafranca Tirrena. Un sentito e vivo ringraziamento, dunque, al Dott. Paolo Badessa, che ha compiuto il nobile gesto di donare al nostro Comune la sua collezione privata, condividendola con la collettività. Grazie, infine, alla Provincia Regionale di Messina che, ancora una volta ha dimostrato la sua sensibilità patrocinando la valorizzazione di questo museo. Prof. Pietro Giovanni La Tona Sindaco Villafranca Tirrena


1. Foto del Dott. Ottavio Badessa. 2. Microscopio di Nachet, in ottone con scatola propria. 3. Targa dell’ambulatorio del Dott. Badessa.

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> Nel 1959, in una delle mie escursioni di curioso, in un negozietto di Portobello Market, a Londra, in un angolo, a terra, vidi una scatola in legno sul cui coperchio c'era scritto: “Macchina elettromedicale per malattie nervose". Ne rimasi affascinato e la comperai per una sterlina. Nacque così l'idea e la passione di collezionare strumenti medicali da aggiungere a quelli lasciatimi da mio padre. Come ogni collezionista potrà capire, incominciò la ricerca meticolosa di qualunque strumento che avesse attinenza con la Medicina. Ricerca fatta in fiere, mercati, negozi di antiquariato e perché no, negli scantinati di vecchi ospedali. Parigi è famosa per le sue ricchissime fiere di antiquariato, che sono allestite al Grand Palais o nella piazza antistante la Torre Eiffel o sotto la sopraelevata della Metrò nei pressi di Montparnasse o addirittura su un'isoletta sulla Senna. Londra e Brighton sono altri posti famosi per i loro negozi di antiquariato, gestiti da persone colte e sapienti che rifiutano di trattare qualunque oggetto che non sia in stato di perfetta conservazione e di cui spesso ne conoscono la storia e tutte le caratteristiche funzionali. Nella 3 collezione vi sono alcuni oggetti la cui rarità è legata soprattutto alla loro stessa fragilità o deperibilità dei materiali. Per esempio, l'estrattore di calcoli vescicali, in una sua importante parte è costituito da "crini di cavallo" molto appetiti dalle tarme. Per inciso, di tale strumento perfettamente conservato, ne esistono, di cui si sappia, solo due esemplari, uno al Museo del Royal College of Surgeons e l'altro qui a Villafranca Tirrena. Un altro esempio di materiale deperibile sono i palloni respiratori delle maschere di Ombredanne, che sono ottenuti da vesciche di maiale essiccate. A proposito di tali apparecchi di Ombredanne si fa osservare una peculiarità: nel Museo di Villafranca Tirrena vi sono quattro di tali apparecchi identici nella concezione tecnica ma diversi nelle fogge perché costruiti in Nazioni diverse. Dott. Paolo Badessa


4. Due apparecchi completi e funzionanti, a magnete rotante, per “Elettroterapia” dei primi del ‘900. 5. Camicia di forza. 6. Vaso svedese da farmacia.

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> Nel logo del Museo è rappresentato un calesse, che nel mondo è un po' il simbolo del Medico Condotto. In una cittadina americana, infatti, è stato realizzato un monumento in bronzo al G.P. (che è l'equivalente del Medico Condotto) costituito da un 6 calesse con mantice e il cavallo. Il Dott. Ottavio Badessa andava appunto a fare le visite domiciliari con il calesse con il mantice blu chiaro e il cocchiere che lo guidava.

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> La medicina nel mondo antico Le antiche civiltà svilupparono condizioni favorevoli e al tempo stesso avverse al progresso della medicina. Gli Aztechi ereditarono dalle loro più antiche culture un enorme bagaglio di conoscenze. I loro coltelli di ossidiana erano affilati come bisturi moderni, il concetto di igiene e pulizia era molto avanzato e le loro operazioni superficiali avevano più possibilità di successo di quelle condotte in Europa fino al XIX secolo. D'altra parte le culture precolombiane attribuivano poco valore alla vita umana e, di conseguenza, alla professione del medico. Alla mancanza di metodo scientifico suppliva in parte una profonda conoscenza di rimedi e medicamenti naturali, tramandata oralmente. Da sempre le piante sono state studiate per ricavare, mediante un'accurata preparazione, farmaci ad uso interno ed esterno. Eccone alcuni esempi: la canapa asiatica era già conosciuta come narcotico, il ginepro come diuretico e disinfettante, il vino prodotto 8 dalla vite veniva usato come anesteti9 co generico, l'aconito curativo di reumatismi e febbri, il papavero da oppio come antidolorifico e anestetico e la menta curativa dei disturbi digestivi e come antinfiammatorio. La lista potrebbe continuare a lungo. È sorprendente verificare come civiltà antiche, come quella Indù, avessero raggiunto un alto grado di specializzazione nella realizzazione di strumenti chirurgici per operazioni quali la litotomia ed i trapianti cutanei. La civiltà greca, oltre a raggiungere vette mai superate nell'arte, nella letteratura e nella filosofia, introduce a tutti gli effetti la figura del medico, devoto al dio Asclepio. Figura chiave e simbolica della nuova medicina greca fu Ippocrate (vissuto tra il V ed il IV secolo a.C.) di cui riportiamo un significativo aforisma: "Quello che i farmaci non possono curare lo cura il bisturi, quello che non cura il bisturi lo cura il cauterio, quello che non si può curare con il cauterio è incurabile". Ippocrate rappresentò la nascita di una medicina libera da presupposti teurgici e filosofici, basata sull'osservazione e sul metodo.

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7. Stetofonendoscopio ostetrico in legno e tubo foderato in seta, per ascoltare il battito fetale. Anno 1910 circa. 8. Enteroclisma pediatrico completo nella scatola originale, iniettore in peltro, tubo di gomma foderato, beccuccio in osso. Accanto un iniettore speciale, in peltro e beccuccio ricurvo, usato dalle ostetriche per benedire il bambino prima che nascesse, quando si temeva che potesse morire prima, per travaglio prolungato. 9. Apparecchio di Burton, per anestesia con etere e cloroformio, completo di maschera in metallo cromato. l’apparecchio è intatto e forse mai usato. Costruito dalla ditta svedese Stille, per uso militare. Anni ‘20 - ‘30


10. Un’apparecchio di anestesia svedese della AGA. Acquistato nel 1972, è completo in tutto e mai usato. Può essere usato con Ossigeno e Protossido d’Azoto o in emergenza, anche solo con aria che passando attraverso il vaporizzatore, a mezzo di un pallone Ambu, si carica di anestetico. 11. Maschera anestetica di Rendle. In effetti si può considerare l’antesignana della maschera di Ombredanne. Con un apparecchio simile Sir Ivan Magill diede anestesia al Re D’Inghilterra, Eduardo VII, nel 1902. 12. Tre poppatoi di cristallo, molto usati in Francia dalla fine dell’800 fino ai primi del ‘900. 13. Lenti per chirurgo vascolare complete di scatolo.

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14. Tre Sluder per tonsillectomia, chiamate anche “Ghigliottine”. 15. Microscopio a tamburo in ottone.

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16. Cannuccia placcata in oro, antesignana della spirale anticoncezionale. 17. Maschere laringee, oggi usate in tutto il mondo, inventate dal Prof. Archie Brain. 18. Apparecchio francese per “Ionoterapia”, funzionante e completo di attacchi e letteratura. 19. Scatola chirurgica francese, da “Campo di battaglia” completa di strumenti tutti con manico d’ebano.

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20. Siringa in bachelite da 10cc e due aghi dei primi del ‘900. 21. Oftalmoscopi. Uno a luce indiretta con manico in avorio, l’altro con luce propria. Risalgono al 1910 circa. 22. Strumenti per chirurgia oculistica. Alcuni esemplari sono in avorio e quindi di età precedente alla sterilizzazione.

> La medicina nel Medio Evo Insieme ad Ippocrate, Galeno è considerato il padre della medicina antica. Le sue dottrine dominarono, nel bene e nel male, la scienza medica in Europa per oltre millecinquecento anni. Il suo lavoro nel Medio Evo fu oggetto di venerazione al punto che ogni opinione difforme veniva considerata eresia. Pertanto, insieme alle sue avanzate intuizioni, vennero tramandate come indiscutibili alcune teorie clamorosamente sbagliate ad esempio sul funzionamento dell'apparato digerente, sull'anatomia del cervello e del cuore. Il Medio Evo 20 cristiano, contestualmente al diffondersi degli ordini monastici, vide la nascita dei primi ospedali, dove i religiosi fornivano assistenza e ospitalità alle persone bisognose di cure. Spesso la necessità di isolare i malati ritenuti fonte di contagio fu prevalente rispetto agli aspetti terapeutici e pertanto ebbero origine luoghi di reclusione quali i lebbrosari o lazzaretti (dal patrono San Lazzaro). È utile ricordare che, in epoca contemporanea agli ospedali europei nel mondo arabo (a Cordova, al Cairo, a Baghdad) esistevano già ospedali organizzati con reparti 21 divisi a seconda del tipo di patologia, ambulatori per i pazienti esterni, una cucina ispirata a principi di dietetica e reparti di lunga degenza. Nel mondo cristiano medievale la malattia era considerata una punizione del cielo e il trattamento era, a dir poco, nichilista. La medicina era praticata esclusivamente da religio22 si, privi delle più elementari nozioni di anatomia e fisiologia umana. L'autopsia su esseri umani, proibita nella Roma imperiale, fu per tutto il Medio Evo avvicinata alle pratiche di stregoneria. Bisogna attendere l'anno 1376 per trovare un editto del duca d'Angiò che consentì agli studenti dell'università di Montpellier di eseguire una dissezione su un cadavere all'anno (!). Il primo Pontefice che autorizzò le autopsie fu Sisto IV (1414-84) che era stato studente nelle università di Padova e Bologna. In età rinascimentale un enorme impulso alla scienza medica venne dato dal rinnovato interesse per gli studi di anatomia, resi celebri dalle opere di artisti come Leonardo, Michelangelo, Albrecht Dürer. Di fondamentale importanza fu l'opera del belga Andrea Vesalio (1514-1564) che descrisse la reale struttura del corpo umano, la forma e l'interazione degli organi.


23. Apparecchio usato per “Elettroterapia” funzionante con batteria a 9 V, completo di tutti gli accessori. 24. Negatoscopio odontoiatrico. 25. Apparecchio inglese per “Elettroterapia” completo di tutti gli accessori e istruzioni originali. La corrente era ottenuta dalla miscela di bicromato di potassio e acido solforico.

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26. Maschera in gomma, per ossigenoterapia, usata nell’esercito americano, durante la seconda guerra mondiale. 27. Estrattore di calcoli vescicali. 28. Quattro forcipi di vario tipo e misura.

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29. Scatola con il necessario per eseguire una laringoscopia e otoscopia.

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> La medicina nell'Evo Moderno La prima operazione all'addome ben documentata fu una laparotomia eseguita senza anestesia nel 1549 da chirurghi viennesi. L'operazione salvò la vita ad una donna che aveva avuto una gravidanza extrauterina. La prima colicistectomia di cui si ha notizia risale al 1882 e fu eseguita da Carl Langenbuch su un uomo di 43 anni che soffriva di coliche biliari. La prima asportazione della cistifellea venne eseguita in Inghilterra nel 1884. La prima appendicectomia documentata risale al 1885. "Il sogno è divenuto realtà: oggi è possibile eseguire operazioni senza dolore"! È una celebre frase pronunciata dal chirurgo Johann Friedrich Dieffenbach (17941847) che per primo sperimentò l'etere in Europa. Gli unici analgesici di rilievo adoperati nell'antichità e nel Medio Evo (principalmente nella medicina araba) erano l'hascisc, la mandragora e l'oppio. Per l'introduzione dell'etere e del cloroformio bisogna attendere la seconda metà dell'800. La batteriologia ha il suo pioniere e simbolo nel medico francese Louis Pasteur (1822-1895) studioso dei processi di fermentazione, 31 "inventore" della pastorizzazione, 32 procedimento che prende il suo nome, ricercatore e scopritore del vaccino contro la rabbia. Parallelamente, il professore berlinese Robert Koch (1843-1910) individuò i bacilli della tubercolosi e del colera e sperimentò nuovi metodi per la coltivazione dei batteri. Il prof. Theodor Billroth, che operava in una evoluta struttura ospedaliera viennese, è ritenuto un padre della chirurgia moderna, per l'apertura verso le nuove tecniche di anestesia e per l'attività instancabile nell'impiego di ogni accorgimento nel campo dell'antisepsi (difesa contro i batteri) e dell'asepsi (eliminazione dei batteri). Per rendersi conto dell'importanza della figura di Billroth è bene rammentare che alla fine dell'800 i chirurghi inglesi e americani usavano più volte gli stessi camici e gli stessi guanti (spesso di cotone, più raramente di gomma!).

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30. Stetoscopio in legno, appartenuto e usato dal Dott. Ottavio Badessa. 31. Negatoscopio e guanti di piombo per manipolazioni varie del radiologo o dell’ortopedico. 32. Apparecchio francese per la produzione di radioisotopi con a sinistra contenitori di piombo, a destra lampade da camera buia.


1. Castello di Bauso. 2. Cortile del Castello di Bauso. 3. Portale d’ingresso Castello di Bauso.

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4. Particolare dell’antica pavimentazione del Castello.

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Villafranca Tirrena... un comune da scoprire

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> Da una parte il mare, la riviera tirrenica che si affaccia su quell’incanto naturale che sono le Isole Eolie, dall’altra i Monti Peloritani, facile meta di quanti amano immergersi in una natura incontaminata di impareggiabile bellezza per le sue peculiarità. A metà strada tra Messina e Milazzo, 4 Villafranca Tirrena è un centro che invita a vacanze balneari e a piacevoli soggiorni. Anticamente chiamata Bauso, Villafranca Tirrena diventò Comune autonomo nel 1825 mantenendo il nome di Bauso fino al 1929. Le prime notizie documentate risalgono al 1271 quando re Carlo d'Angiò assegnò a Pierre Gruyer il feudo Bàusus, precedentemente appartenuto a Enrico de Dissinto. In epoca aragonese il feudo Bauso e quello di Calvaruso appartennero a varie famiglie nobili. Nel 1548, la baronia di Bauso, fu acquistata da Giovanni Nicola Cottone. Nel 1590 Stefano Cottone vi fece ricostruire il castello precedentemente eretto in età arabo-normanna. Nel 1591, l'imperatore Filippo II elevò il feudo di Bauso a contea e nel 1623 Filippo IV investì Giuseppe Cottone del titolo di Principe di Castelnuovo (altro nome del contado di Bauso).


5. Altare principale con statua dell’Ecce Homo. 6. Altare Maggiore. 7. Facciata del Santuario Ecce Homo.

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> Tra le numerose rilevanze culturali, spicca il “Santuario Ecce Homo” di Calvaruso che contiene, tra l’altro, il “Museo della Devozione” dove sono custodite una serie di statuine raffiguranti la strage degli "Innocenti", dello scultore G. Gemolo, una statua lignea di S. Margherita, alcuni libri sacri dell'antica biblioteca del Convento ed altri oggetti di rilevante valore culturale. Di pregio artistico l'altare maggiore del Santuario sovrastato da una tela di autore ignoto del 1679 e raffigurante l'Immacolata, S.Anna, S. Chiara, S. Francesco e S. Margherita d'Antiochia. Un'altra opera presente nel Santuario è il ciborio ligneo posto sull'altare maggiore. Ornato di fregi di madreperla, su tre palchi sovrapposti spiccano alcune statuine: S. Bonaventura, S. Pasquale Baylon, S. Francesco, S.Antonio da Padova, il Crocifìsso. Un cenno particolare merita la Statua lignea dell’Ecce Homo realizzata da frate Umile da Petralia, su commissione del Principe Moncada.


8. Via Monsignor Ferrigno. E' una breve salita che conduce a Piazza Castello e conserva ancora "u giacatu" (pietre piccolissime messe una accanto all'altra che formano il manto stradale). 9. Casa di Pasquale Bruno. Le gesta di Pasquale Bruno si confondono tra storia e leggenda. Di certo visse a Bauso tra la fine del 1700 e i primi anni del 1800. Per la giustizia un bandito, per il popolo un eroe in grado di opporsi ai signori dell’epoca. Lottò da solo per vendicare i soprusi subiti e le sue imprese 8 avventurose esaltarono i bausoti che provavano nei suoi confronti sentimenti di stima e di rispetto. Le sue vicende furono narrate da Alexandre Dumas, padre, in due opere: "Pasquale Bruno" pubblicato a Parigi nel 1838 e "La vera storia di Pasquale Bruno" pubblicato a Parigi nel 1842.

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10. Panorama di Serro. 11. Chiesa di Maria Santissima della Candelora (Serro). 12. Panorama di Calvaruso. 13. Portale laterale della chiesa 10 di S. Margherita (Calvaruso).

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> I borghi di Castello, Calvaruso e Serro rappresentano l’anima antica del paese. Questi conservano ancora molte antiche caratteristiche architettoniche: alcune case custodiscono gelosamente i blocchi di pietra scolpiti a mano, come colonne e archi di portoni. Molti balconi sono sostenuti da "c a g n o l a " realizzati da scalpellini che lavoravano la pietra estratta dalle locali cave (pietra di Bauso).


14. Particolare della Scalinata del Castello di Bauso. 15. Carnevale Villafranchese. 16. Spiaggia 17. Residence Parco degli Ulivi.

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18. Tramonto

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19. “Vamparizzu i Santa Nicola”. Il 6 dicembre si celebra la festa del Santo Patrono, San Nicola. La vigilia della festa, prima delle celebrazioni religiose, i pescatori di Castelluccio sistemavano su un “carrumattu” una barca che veniva portata fino alla chiesa da una pariglia di buoi. Durante i festeggiamenti si accendeva “u vamparizzu” in onore del 16 Santo. Oggi questa importante tradizione è stata finalmente recuperata e il 5 dicembre è diventato un appuntamento importante non solo per i villafranchesi.

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Altri appuntamenti:

Feste, sagre e ricorrenze

Rally Sprint del Tirreno

febbraio

Frazione di Calvaruso: Festa di S. Margherita

Frazione di Serro - Maria Santissima della Candelora

Frazione di Divieto: Festa di S. Gregorio Lungomare: Estemporanea di pittura Frazione di Castelluccio Festività in onore di S. Antonio

Villafranca T. - Carnevale villafranchese con sfilata di carri allegorici lunedì di Pasqua Frazione di Calvaruso - Pellegrinaggio a Gesù Ecce Homo estate Carnevale estivo Fiera del commercio e dell’artigianato Rassegne teatrali e musicali Sagre in piazza dicembre Frazione di Castello - “U Bamparizzu i Santa Nicola” Frazione di Castello - San Nicola Frazione di Calvaruso - Presepe vivente Santuario Ecce Homo di Calvaruso - Mostra del mini presepe Superficie territoriale 14 Kmq Altezza dal mare 4m Abitanti 8.967 Distanza da Messina 14 Km Collegamenti con Messina Ferrovia e autoservizi svincoli autostrada Rometta e Villafranca Tirrena Aeroporti Catania e Reggio Calabria Sede Municipale Via Don Luigi Sturzo Ufficio turismo e spettacolo 090 3310311 Sito internet www.comunevillafrancatirrena.it Email info@comunevillafrancatirrena.it Ricettività Residence “Parco degli Ulivi” 090 3379529 Hotel “Viola” 090 334042


In retrocopertina: Particolare del Lungomare Cristoforo Colombo. Scalinata del Castello di Bauso. Chiostro del Santuario Ecce Homo (Calvaruso). Chiesa di Maria Santissima della Candelora (Serro). Tramonto sulle Isole Eolie.

Te s t i - Dott. Paolo Badessa (Museo di storia della medicina) - w w w. c o m u n e v i l l a f r a n c a t i r r e n a . i t ( V i l l a f r a n c a T i r r e n a ) Foto - Nunzio Pagano - Soc. Coop. Cardamomo Redazione, impaginazione e grafica - Soc. Coop. Cardamomo w w w. c a r d a m o m o . i t - c a r d a m o m o @ c a r d a m o m o . i t


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Inaugurato nel 2004 dopo una convenzione stipulata fra l’Amministrazione Comunale e il Dottore Paolo Badessa, il Museo della Medicina e degl...

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