{' '} {' '}
Limited time offer
SAVE % on your upgrade.

Page 1

Migranti Pratiche innovative e

Visioni di sistema |12 Novembre 2016 | Città dell’Altra Economia | Largo Dino Frisullo | Roma


Il Cantiere migrazioni a Roma | Metodologia e percorso Il Cantiere Migrazioni di Roma si inserisce nel più vasto Cantiere di lavoro nazionale, seguendo il percorso già tracciato dall’associazione a Napoli, Firenze e Milano.

Maggio - Settembre 2016 - Dando seguito ad una mappatura iniziale di circa 70 organizzazioni che lavorano tanto all’interno del sistema istituzionale quanto al suo esterno, abbiamo incontrato 40 tra associazioni e cooperative che si occupano direttamente di accoglienza e integrazione dei migranti; - Abbiamo posto loro delle domande di inquadramento; - Abbiamo individuato quattro ambiti tematici di discussione in funzione delle attività svolte dalle associazioni intervistate.

A Roma, RENA ha esplorato le realtà che operano all’interno dell’esteso e frammentato contesto cittadino, con l’obiettivo far emergere le questioni cruciali che riguardano l’integrazione sociale, economica e culturale dei migranti e le dinamiche relazionali esistenti tra gli attori pubblici e privati coinvolti in tale processo. A partire da una prima fase di intervista dei referenti di tali realtà, le istanze di ognuna sono state raccolte e portate a confronto in una giornata di lavoro dedicata. L’impegno dell’associazione in questo progetto sottende la necessità di dare risalto alle pratiche innovative già presenti sul territorio per lavorare, in maniera congiunta e con un nuovo approccio, alla gestione del fenomeno delle migrazioni, superando lo stato di “emergenza ordinaria” e immaginando una cornice definita alla complessità che ci troviamo ad affrontare.

Ottobre - Novembre 2016 - Abbiamo chiamato al dialogo questi interlocutori, coinvolti in tutti gli aspetti del tema delle migrazioni, ma che non necessariamente hanno occasioni di confronto o collaborano stabilmente, e, insieme ad essi, altre realtà trasversali ed eterogenee, che non operano direttamente in questo ambito ma che, attraverso pratiche innovative, intercettano anche il tema dei migranti e quello della loro integrazione nel tessuto sociale urbano.

L’obiettivo è stato quello di iniziare un percorso di messa a sistema delle idee più innovative e delle competenze specifiche, per rilevare le criticità con cui queste realtà si confrontano quotidianamente. Grazie a ciò, è possibile definire una linea di indirizzo ed azione da discutere con altri interlocutori pubblici e privati, tra cui grandi realtà già riconosciute nel dibattito pubblico, decisori politici e policy maker, ricercatori ed accademici, per generare sinergie, opportunità e politiche innovative. Il risultato atteso da tale giornata, tenutasi lo scorso 12 Novembre, e dal report in oggetto, sintesi del confronto avvenuto, è di contribuire ad aprire un dibattito sulle iniziative ed i progetti sviluppati a livello locale, oltre che a creare nuove ed ulteriori occasioni di dialogo tra gli attori coinvolti. In sintesi, attuare un esercizio di responsabilità collettiva, in linea con i valori di cui RENA si fa promotrice. Nel dettaglio, questo è stato il percorso seguito:

12 Novembre 2016 - Durante la giornata si sono svolti quattro tavoli di lavoro che hanno visto protagonisti gli operatori del settore. I risultati, che sono stati presentati ad attori istituzionali e non, interni o esterni al processo sin qui citato, illustravano le raccomandazioni e le indicazioni emerse dal dibattito partecipato, utili ad essere tradotte in proposte operative per la città, nonché a diventare un database dei progetti identificati.

3


Sessione mattutina | Tavoli di lavoro Social

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del Presidente di RENA Francesco Russo, e gli interventi di Paolo Masini del MIBACT, promotore del bando MigrArti, di Simona Colucci, referente del cantiere nazionale Migranti di RENA, e di Paola Brizi e Carmela Rinaldi, coordinatrici dell’antenna romana di RENA.

@Humanfoundation: Oggi alla città dell’altra economia con @ProgettoRENA per parlare di soluzioni innovative per cittadini migranti #socinn #impact @LIS Margherita Hack: Al via i tavoli di lavoro di “Migranti, pratiche innovative e visioni di sistema” @ProgettoRENA #CantiereMigrazioni #DasicLCU @LinkCampus @Efrem M. Garlando: Anche i @GSRomeHub oggi saranno a @ProgettoRENA @altraeconomia per dare il loro contributo al tema delle #migrazioni e di #refugIT @Global Shapers Rome: Oggi al @ProgettoRENA per parlare di innovazione e migrazioni! Ci vediamo ad @altraeconomia per parlare di #refugIT ! @Enzo Le Fevre C.: Oggi @ProgettoRENA è a @altraeconomia per parlare di #migrazioni e pratiche innovative di integrazione con tantissime realtà italiane @giuciarliero: Il Cantiere Migrazioni di @ProgettoRENA come piattaforma abilitante #MigrazioniRENA @simonacolu @Livia Di Nardo: È difficile in questo turbinio di tweet ragionare in maniera strutturata di #migrazioni, ci proviamo oggi @ProgettoRENA @frarusso @ProgettoRENA: 80 organizzazioni mappate sul territorio romano in pochi mesi, più di 45 sono qui oggi. È un primo passo, ma pensiamo subito a continuità.

Sono seguiti i tavoli di lavoro, cuore della giornata e strumento di confronto per la conoscenza reciproca fra le associazioni partecipanti. Quattro gli ambiti di discussione individuati in funzione delle associazioni partecipanti: Tavolo I - Formazione e inserimento lavorativo Tavolo II - Accoglienza abitativa Tavolo III - Inclusione nel settore Agrifood Tavolo IV - Cultura e sport per l’integrazione

Linee guida dei tavoli di lavoro I dibattiti che si sono tenuti presso i quattro tavoli organizzati hanno seguito alcune linee guida, concordate con le associazioni ad inizio dibattito. Le domande che hanno strutturato la discussione, rielaborate in sede di elaborazione del report in oggetto, sono state le seguenti: 1. Cosa potremmo fare su questo tema? 2. Quale valore porta? 3. Quali sono i possibili ostacoli nel realizzare quello che abbiamo in mente? 4. Quali soluzioni possiamo mettere in campo per superare gli ostacoli? 5. Chi potrebbe aiutarci? Come? 6. Quale supporto cerchiamo dagli enti/istituzioni/ONG del settore? 7. Cosa potremmo fare da subito? 5


6


TAVOLO UNO Formazione e inserimento lavorativo

7


Sfida: Come riuscire a valorizzare le competenze dei migranti per immetterle nel mercato di lavoro italiano? Referenti: Simona Colucci - Silvia Profeti Partecipanti Asinitas | Alessandra Smerilli AIESEC | Federico Diuro Transglobal | Stefano Rota Migranti e Banche | Adriana Coletta Binario 15 | Laura Sansone CORE rete solidale | Claudia Busiello, Emanuela De Simone, Paul Camara et al. Fondazione Intercammini | Florinda Casaraona Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros | Romina Peritore e Stefania Favorito Associazione Bianco e Nero | Stefania Ficacci Fondazione Mondo digitale | Ilaria Graziano Idea Prisma| Daniela Federici Interazioni Urbane | Virginia Lombrici Piccola Orchestra di Tor Pignattara | Daniele Cortese Prime Italia | Gaetana Corvaglia, Lucia Ferian Programma Integra | Tania Masuri -------Amnesty | Maria Carla Indice, Lidia Ferrari Ouishare Italia | Silvia Candida LIS - Laboratorio di Innovazione sociale “Margherita Hack� | Valentina Volpi Studio Superfluo | Sebastiano Pirisi Global Shapers Italia | Erika Munno Open Hub | Marco Serra

9


Sintesi dei lavori I partecipanti al tavolo hanno individuato quale elemento principale di discussione il tema della formazione propedeutica all’inserimento nel mondo lavorativo.

aggiunge, per le donne, la creazione di legami famigliari che ne vincolano l’indipendenza: spesso, infatti, per poter accedere al territorio italiano, donne con elevati livelli d’istruzione stipulano matrimoni combinati che possono determinare una limitazione del soddisfacimento delle proprie ambizioni professionali.

In questo perimetro, uno dei principali obiettivi consiste nella definizione di corsi di formazione che valorizzino sia le competenze che i migranti portano con sé in quanto sviluppate nel proprio paese di origine, sia quelle nuove richieste dal mercato del lavoro italiano ed europeo. Fine ultimo è il contrasto della settorialità delle professioni che i migranti svolgono, per lo più manuali, e l’impossibilità di mettere a frutto, in ambito lavorativo, le competenze sviluppate nel paese natio attraverso il conseguimento di titoli di studio di vario livello. In particolare, emerge che gli individui che più subiscono tale condizione di emarginazione e dequalificazione sono le donne.

Al contempo, oltre che dalla mancanza di competenze riconosciute, i rifugiati sono ostacolati nello sviluppo di una piena integrazione nel tessuto locale a causa dell’assenza di spazi di incontro fisico con attori differenti e nuove opportunità. Per favorire una piena integrazione, infatti, è necessario coinvolgerli in progetti legati al territorio in cui si trovano, convertendo lo spazio urbano da vincolo ad opportunità: le istituzioni però limitano l’utilizzo del suolo pubblico con vincoli regolamentari e finanziari e non abilitano punti di incontro fisico tra domanda e offerta di lavoro, oltre che tra migranti stessi, che invece sarebbero utili per svilupparne le capacità di autorganizzazione e imprenditorialità.

Quali sono gli obiettivi che contraddistinguono questa sfida e perché?

Affinché tali obiettivi possano essere pienamente soddisfatti e ci si avvii verso una piena integrazione sociale, economica e culturale dei migranti, occorre però formare anche i mediatori e i datori di lavoro autoctoni, garantendo un impiego fruttuoso del periodo di tempo necessario per l’ottenimento del permesso di soggiorno,attualmente non impiegabile in attività lavorative legalmente riconosciute.

Quali le soluzioni da mettere subito in campo? Una prima soluzione ai problemi sopracitati consiste nel ripensamento dei ruoli e nell’utilizzo delle competenze acquisite in patria per nuovi fini: rileva in questo senso il caso di un avvocato che, immigrata in Italia tramite un matrimonio combinato, non potendo esercitare la propria attività ha scelto di divenire una mediatrice e assistente legale. Al fine di risolvere la scarsa accessibilità dei corsi di formazione (linguistici e non) e l’esclusività della loro erogazione da parte di Enti istituzionali (Comune e Regione), sarebbe opportuno estenderne l’erogazione anche nelle periferie e presso i centri di prima accoglienza delle reti CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), a tutti coloro che vi dimorano e non solo ai titolari di protezione internazionale, affiancando servizi di prima e seconda accoglienza. Le competenze sviluppate, inoltre, dovrebbero essere certificate a prescindere dall’ente erogatore, pubblico, privato o del terzo settore: affinché ciò si realizzi, però, è necessario elaborare politiche che definiscano gli standard dei corsi e delle certificazioni.

Quali sono gli ostacoli nel realizzare le iniziative progettuali? Tra i principali ostacoli alla realizzazione di iniziative progettuali, finalizzate al conseguimento degli obiettivi preposti, emergono la scarsa accessibilità spaziale ed economica ai corsi di formazione formalmente riconosciuti, erogati soltanto da Enti Istituzionali quali Regione e Comune, e la mancata certificazione dei titoli studio acquisiti in patria - a meno di presentare il titolo cartaceo -, delle competenze sviluppate durante corsi tenuti in Italia presso enti non istituzionali e delle attività lavorative svolte in Italia prima di ottenere il permesso di soggiorno. A questi ostacoli, che riguardano tutti gli immigrati, senza alcuna discriminazione, si 10


Secondo quanto anticipato, è opportuno delineare corsi di formazione anche per coloro che favoriscono (o dovrebbero favorire) il processo di integrazione, ovvero operatori sociali e datori di lavoro, al fine di sviluppare rispettivamente competenze hard in ambito legale, sanitario e di inserimento nel mondo lavorativo, oltre che competenze soft, che facilitino la comprensione culturale dei dipendenti forestieri e la loro integrazione nel tessuto socio-economico locale.

Le soluzioni

Perché le nuove competenze sviluppate possano essere declinate in pratica, è necessario creare spazi fisici di incontro e collaborazione per attori pubblici e privati, nei quali consentire alle associazioni di promuovere ed erogare corsi di formazione certificati, alle aziende di creare luoghi e piattaforme di incontro tra domanda e offerta e alle Istituzioni di comunicare in maniera più efficace le iniziative promosse sul territorio dalle medesime o da terzi soggetti. Nell’avviare tali iniziative occorre individuare mappare le realtà imprenditoriali che già forniscono lavoro ai migranti, le iniziative di autoimprenditorialità dei migranti e le altre buone pratiche esistenti, al fine di diffonderne la conoscenza e metterle a sistema in una cornice comune e regolata.

Social @progettoRENA: Valorizzare le competenze dei migranti con formazione e lavoro. Confronto fra chi ci mette impegno e forza #migrantiRENA @progettoRENA: Riconoscimento competenze pregresse e competenze che le aziende richiedono come driver per ridisegnare i corsi di formazione #migrantiRENA @progettoRENA: Gli enti di formazione devono essere facilitati nel supportare la validazione e certificazione delle competenze dei #migranti #migrantiRena @OasiSociale: Con @tizpia Piacentini e @andreazampetti1 siamo al tavolo lavoro e formazione dell’evento #migrantiRena su pratiche innovative per #migranti

11


12


TAVOLO DUE Accoglienza abitativa

13


Sfida: Come ripensare il sistema dell’accoglienza per garantire maggiore inclusione sociale? Referenti: Roberto Lucarella - Cristiana Di Pietro - Giuseppe Ciarliero Partecipanti: Refugees Welcome | Francesca Debbas, Fabiana Musicco Idea Prisma| Elisabetta Ferrini Casa Scalabrini | Emanuele Selleri Binario 15 | Lorena Di Lorenzo CORE rete solidale | Aurora Passione Fondazione Intercammini| Florinda Casaraona? Programma Integra | Sara Nicu --------

ANCI | Piergianni Fiorletta Global Shapers | Luca Pietro Ungaro Human Foundation | Nicola Cabria Action Aid | Fabrizio Coresi Municipio I Roma Capitale | Sabrina Alfonsi, Sara Lilli

15


Sintesi dei lavori comunque tener conto delle carenze di carattere sistemico che hanno una forte ripercussione sul sistema di accoglienza romano. Tra queste, si evidenzia la mancanza di un’adeguata formazione che permetta di gestire anche in modo proattivo questi fenomeni, e che quindi sia capace di incidere sulla professionalità e il lavoro degli operatori che si ripercuote sulla difficoltà di inclusione sociale degli ospiti. Inoltre, è forte la dicotomia centro/periferie cittadine che spinge ancor più alla marginalizzazione, così come la disomogeneità della disposizione territoriale dei centri, in contrasto con la necessità di occasioni di integrazione sul territorio. Si può infine affermare che questo sistema, estremamente frastagliato ed eterogeneo, considera il “diritto all’accoglienza” fino a quando il migrante è dentro il sistema Sprar, senza valutare opportuni meccanismi di uscita dai circuiti e le necessità individuali, a prescindere da periodi prestabiliti e fissati.

Quali sono gli obiettivi che contraddistinguono questa sfida e perché? La discussione del tavolo si basa sulla premesse di un sistema di accoglienza abitativa che dimostra numerose criticità: nel Lazio infatti solo 1 Comune su 4 ospita un CAS o un progetto SPRAR nel proprio territorio. E’ inoltre doveroso segnalare lo straordinario sviluppo della rete SPRAR nella Capitale durante gli ultimi anni che dispone oggi di circa tremila posti di accoglienza in 51 strutture. La maggior parte di queste strutture è affidata a soli 3 enti gestori ed proprio la loro grande dimensione rappresenta uno dei principali elementi di criticità. Per questo, gli obiettivi che vengono individuati come prioritari sono innanzitutto relativi all’esigenza di definire un sistema di accoglienza che sia maggiormente diffuso sul territorio. Oltre a risolversi nel coinvolgimento di più Comuni, ciò significa anche, nella specificità romana, rendere gli spazi ora esclusi- come pure il centro cittadino - permeabili ai sistemi di accoglienza e attribuire un ruolo centrale alle piccole esperienze virtuose, in modo da alleggerire il peso del soggetto pubblico grazie al consolidamento di alternative positive. Tra le considerazioni principali, comunque, c’è l’idea che qualsiasi tipo di accoglienza non possa prescindere da una visione olistica che consideri, insieme all’accoglienza abitativa, i processi di integrazione sociale ed economica degli ospiti dei centri.

Quali le soluzioni da mettere subito in campo? La visione condivisa concorda sulla necessità di cambiare narrativa, sia rimettendo in discussione le politiche migratorie dal punto di vista legislativo che divulgando le piccole esperienze che possono davvero cambiare lo stato dell’arte. Si deve svolgere un lavoro di adattamento delle vecchie alle nuove “categorie” di migranti, che considerino più a fondo le differenze che si sono venute a creare e fungano da base interpretativa del fenomeno, permettendo così di garantire maggiore integrazione. È inoltre fondamentale che vi sia un maggiore dialogo con il territorio, in un’ottica di migliore inserimento e collaborazione tra i diversi attori sociali in gioco: ogni attività in questo senso non può prescindere dalla necessità di lavorare in rete e dal rendere più forte, superando l’autoreferenzialità, un sistema da tempo fortemente basato su emergenza ed estemporaneità, che non permette la definizione di pratiche di successo strutturali. Un maggiore coinvolgimento dei cittadini, la redistribuzione delle risorse in base ad una valutazione dell’impatto dell’accoglienza, un sistema di monitoraggio basato anche sui riscontri da parte delle persone che vivono nei centri, maggiore dialogo e confronto tra associazioni e istituzioni: sono questi alcuni dei focus point su cui si conviene si abbia la

Quali sono gli ostacoli nel realizzare le iniziative progettuali? Tra gli ostacoli principali che si frappongono fra l’individuazione teorica delle idee indicate e la loro realizzazione pratica, vi è l’incapacità amministrativa di drenare le esperienze presenti per farle emergere: delle molteplici esperienze virtuose presenti e riconosciute come best practice, infatti, molte soffrono di isolamento, della mancanza di un quadro standardizzato che superi le disomogeneità territoriali nella gestione del fenomeno e del supporto necessario per la sostenibilità dei progetti messi in campo. Nonostante alcune delle soluzioni innovative riescano ad avere un migliore risultato proprio perché lavorano con piccoli numeri o perchè bypassano il sistema di accoglienza “istituzionale”, si deve 16


necessità di operare. Si potrebbe iniziare da una valutazione dell’impatto sociale di queste esperienze, per capire come strutturare una messa a sistema o un’eventuale azione di supporto per alcune di esse, coinvolgendo su questo dibattito anche le istituzioni. Al contempo, per dare rilievo a queste pratiche innovative si potrebbe inoltre pensare ad un evento annuale che permetta di puntare i riflettori con un accento positivo su esperienze virtuose, avvicinando i cittadini alla comprensione di queste pratiche e amplificando un effetto rete che potrebbe avere un forte impatto per la città.

Le soluzioni

Social @ProgettoRENA: Accoglienza abitativa: il sogno dei molti che arrivano in Europa. Ne parliamo con chi se ne occupa: obiettivi e difficoltà. #migrantiRENA @ProgettoRENA: Cittadinanza attiva è chiave dell’accoglienza: chi decide di accogliere in famiglia dà e riceve da chi viene accolto. #migrantiRENA @ProgettoRENA: Non parliamo e basta. Ascoltiamo anche la storia di chi ha vissuto in prima persona questa esperienza. #migrantiRENA

17


18


TAVOLO TRE Agrifood

19


Sfida: Come consolidare e diffondere filiere agricole etiche e socialmente sostenibili? Referenti. Alex Giordano - Alessia Di Nucci Partecipanti Agricoltura Capodarco | Salvatore Di Maggio Fattorie Migranti | Livia Fiorletta BarikamĂ | Suleman Diara Oasi | Tiziana Piacentini Kairos | Andrea Zampetti Idea Prisma | Daniela Federici --------

Coldiretti | Carmelo Troccoli Terre Libere | Antonello Mangano Make Sense | Andrea Barberis Ashoka Italia | Alessandro Valera

21


Sintesi dei lavori scirebbe a emergere maggiormente se si valorizzassero adeguatamente le esperienze dei migranti coinvolti o protagonisti di cooperative agricole sociali. Infine, per quel che concerne il ruolo del migrante nel sistema agricolo italiano, e, in particolare, le forme di sfruttamento cui è sottoposto, si sottolinea la mancanza di una normativa che responsabilizzi tutte le parti della filiera agricola e le indirizzi verso una dinamica virtuosa.

Quali sono gli obiettivi che contraddistinguono questa sfida e perché? La principale sfida che caratterizza le iniziative di inclusione lavorativa dei migranti nel settore agricolo è quella di arrivare a una sostenibilità dei progetti in cui sono coinvolti, per andare oltre le dinamiche dell’assistenzialismo e creare percorsi di empowerment che partano dall’agricoltura ma non si limitino a questa. Fondamentale è, all’interno di queste esperienze che aspirano a diventare attività economiche, mantenere il valore sociale: mentre si produce e si costruisce un modello di progetto economico, risulta necessario valorizzare anche la filiera sociale, fornendo al migrante tutti gli strumenti per essere il vero protagonista.

Quali le soluzioni da mettere subito in campo? Per ovviare al mancato riconoscimento del valore sociale dei prodotti originati da queste esperienze, si potrebbe introdurre ex lege la misurazione di impatto/distribuzione del valore relativa al prodotto. Questi strumenti servono a promuovere la virtuosità all’interno delle filiere agricole ma anche a rendere il consumatore più consapevole, informato e responsabilizzato sulle scelte che opera. Il ruolo del consumatore/cittadino è centrale e le Istituzioni potrebbero certamente orientare verso una nuova cultura del consumo anche attraverso misure minime, come l’etichettatura trasparente, grazie alla quale si possano leggere e raccogliere una serie di informazioni sulla qualità della filiera di produzione, in termini sociali e relativamente ai diritti dei lavoratori. Questo aiuterebbe a raggiungere l’obiettivo di responsabilità condivisa e diffusa, grazie al quale si riconosce a ciascuna delle parti in causa un ruolo e ed un impegno nella creazione di un sistema virtuoso. Inoltre, considerando l’impatto che i progetti di inclusione hanno sulla nostra comunità, il supporto e la valorizzare di percorsi di formazione va ben oltre l’obiettivo di facilitare l’inserimento lavorativo ma diventa il pilastro fondante del percorso che crea cittadinanza.

Quest’obiettivo contribuisce peraltro a creare percorsi di emancipazione e affrancamento dei migranti dalle logiche di sfruttamento in cui spesso invece si ritrovano per necessità. In questo contesto emerge quindi l’importanza del concetto di “responsabilità condivisa” che deve essere abbracciata da tutte le parti ricomprese nella filiera agricola. Quali sono gli ostacoli nel realizzare le iniziative progettuali? I partecipanti al tavolo sottolineano come la mancanza di un sostegno adeguato e continuativo alle iniziative intraprese sia un ostacolo alla sostenibilità dei progetti stessi. Molti di questi infatti si scontrano con difficoltà operative e concettuali, come ad esempio quella di rivedere il modello di business quando necessario. Manca inoltre l’appoggio istituzionale e il coinvolgimento della GDO (c.d. grande distribuzione), mentre le vendite vengono canalizzate solo in circuiti specifici, come quello dei GAS o dei mercatini del biologico. Allo stesso tempo, la mancanza di una cultura diffusa o di un’opinione pubblica informata impedisce (a differenza, ad esempio, di quanto accaduto con il biologico) un cambio di passo nelle abitudini d’acquisto dei consumatori, che potrebbe dare l’impulso definitivo alle esperienze di agricoltura sociale gestite con e da migranti. Il valore sociale e l’impatto sulle comunità che portano in dote questi progetti sono due elementi che trovano ancora scarsa considerazione e un peso relativo nelle scelte legate all’alimentazione; eppure il cibo è un prodotto culturale, e ciò riu22


Le soluzioni

Social @ProgettoRENA: Agrifood: come si valorizzano le esperienze in questo settore? #migrantiRENA @Kairos Coop Sociale: #migrantiRena Kairos partecipa all’evento di @ ProgettoRENA sui #migranti Ora siamo al tavolo #inclusione in #agrifood con @andreazampetti1

23


24


TAVOLO QUATTRO Cultura e sport per l’integrazione

25


Sfida: Come amplificare l’impatto delle attività culturali e sportive nel percorso di inclusione dei migranti e replicarne i modelli su larga scala? Referenti: Cecilia Manzo - Carmela Rinaldi Partecipanti ArteStudio | Alba Bartoli CIES (MaTeMù) | Dina Giuseppetti Liberi Nantes | Alberto Urbinati QuestaèRoma | Fioralba Duma Mondita | Gianguido Palumbo TorpignaLab | Claudio Gnessi Atletico Pop United | Cristiano Castaldi Piccola Orchestra Tor Pignattara | Domenico Coduto Interazione Urbane | Paola Carobbi Atletico diritti | Carolina Antonucci Idea Prisma| Silvia Puzo -------MeltingPro | Ludovica De Angelis Retake Roma | Ilaria Baldini Culture Action Europe | Flavia Barca LIS “Margherita Hack” Laboratorio di innovazione sociale + People of Pigneto | Antonio Opromolla ECCOM | Francesca Guida MakeSense | Alfiero Brizi

27


Sintesi dei lavori scambio di esperienze e competenze culturali per creare nuovi sbocchi lavorativi e occasioni di integrazione con i saperi locali. Questo tipo di percorso risulta più efficace in microcontesti, in una dimensione di quartiere, in cui anche i bambini possono essere più facilmente coinvolti. Prioritaria in tutto questo discorso è l’opportunità di fare rete tra tutte le realtà che operano nel territorio romano per mettere a sistema le varie progettualità, migliorarne la comunicazione e coinvolgere in tale processo le istituzioni e professionisti al fine di promuovere azioni di monitoraggio e valutazione dell’impatto sociale dei progetti “nati dal basso”, senza fondi pubblici.

Quali sono gli obiettivi che contraddistinguono questa sfida e perché? Come anche dalle precedenti sfide, la principale esigenza emersa è la necessità di una nuova narrazione del fenomeno migratorio che si può costruire solo uscendo dalla logica emergenziale. Il migrante non va solo assistito nei suoi bisogni primari (tetto, cibo, assistenza sanitaria), ma trattato come una persona nella sua totalità. Non ha bisogno di partecipare ad attività destinate ai soli migranti, ma di vivere esperienze culturali che lo immettano nel tessuto cittadino e momenti di “educazione socio-affettiva” che allontanino i rischi di ghettizzazione, promuovendo un’integrazione di qualità. “Dalla sopravvivenza si passa alla vita e la vita è fatta di cultura. La cultura è un diritto del migrante”: un’affermazione significativa dei partecipanti che evidenzia come l’accesso alla fruizione delle attività culturali debba essere garantito a tutti in quanto necessario per definire il benessere della persona umana.

Quali sono gli ostacoli nel realizzare le iniziative progettuali? La prevalenza di una logica emergenziale fa sì che non si presti attenzione alle iniziative culturali e non si dedichino risorse a tutti gli aspetti che garantiscono un’accoglienza di qualità. Spesso i bandi sono rivolti soprattutto alla condizione di emarginazione dei migranti, senza considerarne invece ulteriori e diversi aspetti. La scarsità di risorse e politiche pubbliche condiziona il lavoro di diffusione delle buone pratiche, spesso conosciute solo dagli addetti ai lavori. Un’iniziativa lodevole, anche se tardiva, è dunque il bando MigrArti: le istituzioni devono dunque essere più ricettive rispetto alle reali esigenze delle comunità e delle associazioni che si occupano di cultura. Al contempo, lo spazio urbano costituisce tanto un’opportunità quanto un ostacolo: le distanze fisiche incidono sulla possibilità di fare rete tra gli operatori e sulla possibilità di vivere appieno la città da parte dei migranti. La mancanza di spazi fisici dove svolgere gratuitamente attività culturali e/o sportive o di mezzi per muoversi nel contesto cittadino (es. biglietto dell’autobus) incide sulla possibilità per i rifugiati di inserirsi nella vita sociale locale: sono molti i ragazzi delle squadre di calcio che vengono dai centri di accoglienza disseminati nel Lazio. In tal senso, la burocrazia esistente non aiuta: nell’ambito sportivo emerge il problema del tesseramento basato esclusivamente sul possesso della cittadinanza, che per molti rifugiati è difficile ottenere.

Più che di “integrazione” si dovrebbe parlare di “interazione”, termine che sottende maggiormente l’idea di scambio e conoscenza reciproca delle culture tra i migranti e la comunità in cui si inseriscono. Un processo non unidirezionale dunque, in cui la cultura di origine del migrante verrebbe azzerata, ma la promozione di progettualità in cui le varie culture vengano valorizzate e rappresentate, in cui ci sia una condivisione reale, una coabitazione che generi valore sociale. La presenza di tantissime etnie differenti a Roma costituisce una ricchezza e un’opportunità, non un problema. Quartieri come Tor Pignattara, in cui convivono persone provenienti da culture diversissime, rappresentano un laboratorio in cui si costruisce quotidianamente, grazie ad associazioni che operano sul territorio, una politica di accoglienza e integrazione. E’ importante favorire l’accesso dei migranti a servizi culturali preesistenti tanto quanto ‘creare insieme’. Lo sport e le attività culturali praticate nello spazio pubblico, contribuiscono a dare una nuova lettura e un nuovo modo di abitarlo, accelerando il passaggio da spazio a luogo, inteso come insieme di relazioni e di opportunità. Coinvolgendo i migranti in progetti di riqualificazione e riappropriazione di spazi urbani attraverso processi di co-creazione e co-progettazione, è possibile facilitare lo 28


Esiste quindi una profonda mancanza di ascolto e disattenzione delle istituzioni rispetto all’impatto e alle modalità delle attività svolte dalle realtà operanti sul territorio.

Le soluzioni

Quali le soluzioni da mettere subito in campo? Migliorare la comunicazione e utilizzare un nuovo linguaggio per raccontare la realtà sono le prime azioni da perseguire: è necessario rendere i cittadini consapevoli che il migrante non è ‘il buon selvaggio’ che va assistito solo in situazioni di emergenza, ma colui che può mettere in campo delle competenze da valorizzare. Per quanto riguarda le risorse si può ricorrere a sponsor etici, avviare campagne di social responsibility o di crowdfunding, rendendo anche i privati degli interlocutori.Tali attività, tuttavia, devono essere solo parallele all’erogazione di fondi pubblici visto il loro rilievo pubblico. Nell’ambito sportivo, si potrebbe portare avanti una campagna comune sul problema del tesseramento. E’ quindi necessario mettere a punto strumenti e strategie di intermediazione tra pubblico e privato, tra amministrazione e territorio, al fine di accrescere gli investimenti in buone pratiche e politiche culturali fondate sulle reali esigenze delle associazioni e volte a promuovere il dialogo interculturale, la convivenza e l’inclusione sociale. Per questo quindi le istituzioni dovrebbero riconoscere che le espressioni artistiche, creative, performative e le attività sportive costituiscono uno strumento capace di valorizzare le caratteristiche dei singoli individui, della comunità e del territorio di riferimento e favorirne la partecipazione attiva, la cura e il benessere, in un’ottica di welfare culturale. Una soluzione concreta in tal senso potrebbe consistere nella creazione di centri interculturali per la città.

Social @ProgettoRENA: Come arte, cultura e sport sono strumenti di integrazione per i migranti ? Scopriamo le esperienze, mettiamole in rete #migrantiRENA @ProgettoRENA: Quando i migranti sono soggetti attivi nell’accoglienza, i progetti hanno successo. Dalle pratiche alle politiche #migrantiRENA

A conclusione del tavolo e in un’ottica di una maggiore e migliore comunicazione, si vorrebbe dare continuità a questa giornata attraverso incontri/laboratori in cui si possano formulare delle proposte comuni strutturate, concrete e coerenti, quindi moltiplicando le occasioni di confronto per promuovere relazioni tra attori diversi e favorire lo scambio di esperienze.

29


Sessione pomeridiana | Plenaria di restituzione Al fine di ridurre la distanza percepita tra Istituzioni e associazioni, la sessione pomeridiana è stata concepita come restituzione dei risultati dei tavoli di lavoro agli ospiti istituzionali presenti all’incontro. In tale sessione RENA infatti ha voluto assumere il ruolo di piattaforma abilitante, in grado di instaurare un migliore dialogo tra la società civile e il mondo delle istituzioni. L’obiettivo è stato quello di cercare di avviare un percorso di costruzione di policy in maniera congiunta, fondato sulle evidenze empiriche e le buone pratiche che sono emerse dai progetti identificati.

di concerti/feste organizzati non per i migranti ma con i migranti, per creare occasioni di confronto e conoscenza che non siano fondate solo sulla paura o sullo sfruttamento. Il fenomeno epocale delle migrazioni forzate: dalla dimensione globale a quella romana Open Migration, che ha introdotto alla sala il tema delle migrazioni a livello internazionale, nazionale e locale, ha mostrato come il fenomeno possa essere affrontato solo con una visione integrata dei tre livelli. Open Migration, infatti, ha come missione la produzione di un’informazione di qualità sul fenomeno, con il fine di produrre uno storytelling fondato su evidenze empiriche che impatti positivamente sull’opinione pubblica e i media e possa aiutare a comprendere realmente la natura del fenomeno, in linea con quanto espresso da Emma Bonino alla conferenza di “Cities for All”.

Durante tale sessione sono intervenuti Alex Giordano di RuralHub, Corallina Lopez Curzi, di Open MIgration, Ezio Manzini, fondatore di DESIS Network, e Costanza Hermanin del Ministero della Giustizia, moderati da Simona Colucci e Roberto Lucarella. A concludere gli interventi Roberto Viviani di Baobab Experience, attore in prima linea nella difesa dei diritti dei rifugiati. Proiezione del video Djallo Djallo LIVE alGran Ghetto di Rignano di Baba Sissoko + Nicodemo ft. Lilies on Mars Alex Giordano, fondatore di RuralHub introduce e contestualizza la proiezione del videoclip contro il caporalato: come ogni anno i ghetti si popolano di braccia a basso costo. Sono quelle della manodopera stagionale straniera impiegata nella raccolta del pomodoro in condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. Nel Gran Ghetto di Rignano sono circa 2000 i lavoratori provenienti soprattutto dai paesi dell’Africa subsahariana che dormono in baracche e case abbandonate senza acqua, luce e servizi igienici. Lavorano a cottimo per 3-4 euro a cassone, spesso senza contratto. Negli ultimi anni Radio Ghetto, una radio pirata, ha accompagnato la vita quotidiana del ghetto, specialmente in estate, con il protagonismo diretto dei migranti, animatori della radio e non solo suoi fruitori. Per loro e con loro il 10 settembre del 2016 l’etichetta crossmediale XXXV e Funky tomato, con la complicità di RuralHub, ha deciso di organizzare in totale clandestinità, una festa per la chiusura delle trasmissioni di Radio Ghetto con un live del progetto DJELIBit con gli artisti Baba Sissoko, Nicodemo e Liles On Mars. Dal 9 novembre parte un tour permanente

Corallina ha mostrato alcuni dati secondo i quali più del 75% dei migranti proviene prevalentemente da Paesi quali Siria, Afghanistan, Somalia e Iraq, costretti a scappare dal loro Paese d’origine a causa dei disordini globali e non per scelta. Nel 2015 i Paesi più impattati da tale flusso sono stati la Turchia, il Libano e, in Europa, Italia, Grecia e Ungheria. Il dato più rilevante è che a fronte di più 1,3 milioni di richieste d’asilo, 31


di cui solo 85.000 in Italia, gli altri Paesi dell’Unione non collaborano rispettando gli impegni presi con il programma di relocation.

politica, però, questa situazione ha fatto emergere anche profondi malfunzionamenti nel sistema giudiziario, in quanto per la maggior parte delle richieste respinte, è stato poi accolto dai giudici ordinari il ricorso presentato successivamente: in questo modo sono state sprecate risorse e tempo, che avrebbero potuto trovare migliore applicazione nel potenziamento dei servizi di prima e seconda accoglienza, che necessitano di una profonda revisione e integrazione.

Per rispettare la volontà dei migranti, infatti, nel 2015 gli Stati Membri si erano impegnati a ricollocare 160.000 persone da Italia, Grecia e Ungheria entro settembre 2017: nonostante ciò, ad un anno dal lancio del programma, solo il 3,5% dei richiedenti d’asilo è stato ricollocato.

Come mostra il contesto locale romano, infatti, occorre ridurre gli investimenti in strumenti di accoglienza emergenziale e potenziare i percorsi di integrazione, ad oggi portati avanti dalla rete SPRAR e dalle associazioni e dagli attori del terzo settore, come quelli che hanno partecipato alla giornata: perché ciò si realizzi, pertanto, sono necessari maggiore volontà politica, collaborazione tra tutti gli attori del sistema - pubblici e privati - e una scelta dei centri di accoglienza su cui investire. Migrazioni: il ruolo delle Istituzioni L’intervento di Costanza Hermanin, invece, si è concentrato sul ruolo chiave delle Istituzioni in tutte le fasi del processo di policy, dalla legiferazione all’attuazione e valutazione delle politiche promosse. In tale perimetro ha evidenziato la necessità di sviluppare soluzioni strutturali, in quanto il problema dell’integrazione dei migranti non si risolverà nel breve periodo: è pertanto necessario pensare ed agire sin da ora con un orientamento di lungo termine. Ciò di cui oggi necessitano le istituzioni è il miglioramento dei processi interni e della gestione delle procedure esistenti per la gestione di questa problematica, e in particolare delle richieste di asilo.

Quanto mostrato è il segnale di una scarsa condivisione degli impegni degli Stati membri sul tema, che non dovrebbero avere in comune soltanto valori culturali, ma anche il rispetto delle politiche europee decise in sede comune.

Al fine di contrastare questo apparente caos e immobilismo delle istituzioni, è auspicabile cercare di annullare il più possibile i “punti morti” nei processi burocratici della prima accoglienza, che vedono coinvolti in prima persona gli enti e le amministrazioni territorialmente competenti. Ad oggi esistono 4 gradi di giudizio: il primo corrisponde alla commissione amministrativa, senza alcuna competenza specifica e da riorganizzare, mentre gli altri tre posseggono gradi di giudizio giurisprudenziale. Oggi metà dei processi (1° grado) finiscono per dare asilo, quindi è il primo step (quello amministrativo) che va migliorato.

Al contempo, notevoli progressi devono essere fatti anche all’interno dei nostri confini nazionali: delle 85.000 richieste d’asilo arrivate in italia, solo 71.000 hanno ricevuto risposta in prima istanza, il 60% delle quali si è tradotto in una negazione della richiesta. Agli altri richiedenti è stata concessa prevalentemente una protezione sussidiaria e umanitaria e solo al 5% lo status di rifugiato. Oltre che evidenziare una scarsa volontà 32


i propri interventi suggerendo l’intervento di piattaforme abilitanti quali RENA ed altre associazioni, la cui responsabilità è da un lato mettere in rete le buone pratiche esistenti e, dall’altro, collezionare le istanze delle comunità del cambiamento per portarle all’attenzione dei policy maker, locali, nazionali ed europei.

Un metodo per affrontare le zone grigie dell’accoglienza, ovvero la presenza di persone che non vi passano attraverso e non entrano nei circuiti istituiti dalla legge, oggi c’è e comincia dall’integrazione con persone che sono già riuscite ad integrarsi, stimolando così una forma di assistenza che supporti l’autorganizzazione ed autoinclusione ove le istituzioni siano assenti, uscendo dall’approccio emergenziale, da un lato, ed evitando, dall’altro, risposte esasperate, quali ad esempio gli sgomberi recentemente manifestatasi a Roma. Nelle situazioni in cui le Istituzioni presentano una debole volontà politica, rispondendo, ad esempio, che sono necessari ben 45 giorni per istituire una banale tendopoli, è chiaro che il problema non sia solo di tipo burocratico, ma anzi che sia necessaria una ricostruzione delle basi sociali della collettività in generale.

Social

Migranti e auto-organizzazione Ezio Manzini, infine, ha concluso gli interventi del pomeriggio descrivendo “l’altro lato della medaglia”, ovvero le risposte al fenomeno dell’immigrazione che prescindono dall’intervento istituzionale. A tal proposito, ha enfatizzato il fenomeno dell’auto-organizzazione quale soluzione concreta di fronte all’apparente immobilismo delle istituzioni, sostenendo che tale pratica da un lato stimola l’autoimprenditorialità, dall’altro crea reti sociali e facilita l’integrazione culturale. Ha poi evidenziato la necessità di far leva su tale fenomeno e non ignorarlo, in quanto una scarsa attenzione potrebbe essere il punto di partenza per una maggiore ghettizzazione: se le comunità di rifugiati non vengono considerate quali portatori di nuove soluzioni in logica “bottom-up”, il rischio è che diventino autoreferenziali e sganciate dalle politiche di integrazione e inclusione promosse dalle istituzioni. Il nodo risiede quindi nel cambiamento culturale: la società deve capire che l’accoglienza non si esplica nel fornire solo un tetto e beni primari per sopravvivere, ma anche e soprattutto nell’attivazione di programmi in grado di favorire un reale inserimento socio-culturale dei migranti, anche partendo dalle buone pratiche che gli stessi propongono. Il mondo delle istituzioni deve aprirsi al mondo delle periferie. Nell’attesa di un efficientamento dell’azione governativa e di una maggiore proattività da parte delle Istituzioni, Costanza ed Enzo concludono 33

@giuciarliero: Istituzioni devono cercare le associazioni per rubare le migliori idee @ProgettoRENA #piattaformAbilitante #migrazioniRENA #migrantiRENA @Costanza Hermanin: Con @ProgettoRENA per parlare di #accoglienza #inclusione #migranti a @Roma @_Aloisi: Miracoli del pragmatismo. Dopo Napoli e Firenze, #MigrantiRENA porta a #Roma il meglio delle pratiche di accoglienza. Energia pulita e viva. @ProgettoRENA: #Roma cuore dell’accoglienza. Cresce lo #SPRAR ma continua emergenzialismo dell’accoglienza abitativa. #MigrantiRENA @alessiadin: “Roma e il Lazio sono il cuore del sistema Sprar”.Si inizia il pomeriggio di #MigrantiRENA con le analisi di @open_migration @ ProgettoRENA @ElenaSergi: @ProgettoRENA on #migration: 65mln i richiedenti asilo nel 2015;ogni minuto 24 persone sono costrette a scappare; @EmiseiEDA @TIAFORMAZIONE @andreazampetti1: #migrantiRENA @ProgettoRENA la restituzione del tavolo #agrifood con @coop_Kairos @ElenaSergi: @ProgettoRENA #inclusion #migration, tav. accoglienza abitativa: accoglienza non è solo dare un tetto; ( @TIAFORMAZIONE staff, @EmiseiEDA ) @jobberbriu: Tavolo accoglienza abitativa @ProgettoRENA le parole chiave? #accountability #trasparenza #rete #innovazione #dialogocolpubblico @HUMANFdn @ProgettoRENA: Grazie a Costanza ed Ezio con cui parliamo di ciò che è emerso dai tavoli di lavoro del mattino #MigrantiRENA @ProgettoRENA: Quando i migranti sono soggetti attivi nell’accoglienza, i progetti hanno successo. Dalle pratiche alle politiche #migrantiRENA


34


Migranti, Pratiche innovative e visioni di sistema È un evento del “Cantiere Migranti” di RENA organizzato dal gruppo di lavoro dell’antenna romana Paola Brizi, Carimela Rinaldi, Federica Bandera, Silvia Profeti, Alessia Di Nucci, Cristiana Di Pietro, Luca Bazzoli

35

Profile for RENA

Report | Cantiere Migranti | 12 novembre 2016 | Roma  

Report | Cantiere Migranti | 12 novembre 2016 | Roma  

Advertisement