Page 1

RITORNO AL PRESENTE

Era un tranquillo pomeriggio d’estate. L’aria era umida e calda. Cosa c’era di meglio per me, che poltrire in divano con un buon libro e il ventilatore al massimo? Nulla. O forse una buona avventura. Ma lasciate che mi presenti. Mi chiamo Vittoria Celio, ho 13 anni e vivo a Vicenza. Ma dove eravamo? Ah, già, al libro e al ventilatore. Mentre leggevo la parte più emozionante della storia suonò il campanello. Sbuffai e alzai gli occhi al cielo. Chi poteva essere? Qualche venditore di enciclopedie ambulante? Un missionario della chiesa? Io odio gli scocciatori, specialmente quelli che ti interrompono in un raro e prezioso momento di pace. Aprii la porta, con cautela. Non potevo sapere se la persona che avevo davanti fosse un ladro, un serial killer o un marziano venuto in visita dallo spazio. Aprii uno spiraglio. Quello che mi trovai davanti però, andava oltre le mie aspettative. Sulla porta c’era un ragazzo, anche piuttosto carino, che si reggeva a malapena in piedi. Subito lo aiutai a sostenersi ma fui troppo lenta. Il povero ragazzo si accasciò a terra, svenuto. Lo fissai esterrefatta. Cosa dovevo fare? Lasciarlo lì? No, certo che no. Lo trascinai a fatica sul divano. Gli misi sulla fronte uno straccio umido e lo guardai bene per la prima volta. Aveva dei lineamenti delicati, i capelli biondi, la pelle ambrata ed era anche abbastanza alto. Doveva avere al massimo 15 anni. Decisi di punto in bianco che, qualunque cosa mi avesse raccontato al suo risveglio, io gli avrei creduto. Non so perché, ma mi ispirava fiducia. Mi rimisi nella mia postazione sul divano, concentrandomi sul libro. Ad un certo punto ero talmente assorta che non mi accorsi nemmeno che il ragazzo sconosciuto stava riprendendo i sensi. “Ehilà, ciao!”, esclamai incuriosita. Lui mi guardò vagamente stordito, poi mi chiese: “Dove sono? Siamo sulla Terra dell’anno 2012?” Mi domandai se non stesse delirando. “Certo, dove credevi di essere? Su Venere nell’anno 4000?” Lui sembrò tirare un sospiro di sollievo. Ci furono circa dieci secondi di silenzio. Allora tossicchiai come per dire: “Ehm, dovresti essere TU a spiegarmi che ci fai qui” Lui recepì il messaggio: “Suppongo che io ti debba dare qualche spiegazione, vero?” Annuii e lo incitai con lo sguardo. Lui riprese: “Mi chiamo Manuel, ho 14 anni e mezzo e vengo dalla Terra dell’anno 2900. Sono venuto in missione nella Terra del passato, o meglio, per voi del presente. Vedi, la Terra nel futuro non è come


ora. Non c’è più una sola goccia d’acqua, il terreno è arido e intriso di zolfo, per la presenza eccessiva dei vulcani. Gli oceani sono asciutti e secchi. La Fossa delle Marianne è diventata un baratro senza fine e molti esploratori, nella speranza che sul fondo di quel canyon desolato ci fosse dell’acqua, sono rimasti intrappolati e sono morti per asfissia. L’aria è irrespirabile. Sulla terra non cresce più un solo albero, nemmeno un fiore. Ma tutto questo non è il seguito di uno tsunami o di un’esplosione. No. È stata solo colpa nostra. Sono venuto qui per capire dove abbiamo sbagliato.” Detto questo riprese fiato. Io lo guardai nei suoi occhi blu come l’oceano. Erano belli. Poi dissi: “Come faccio a crederti? Spero che tu stia scherzando.” Lui mi rispose, con lo sguardo colmo di disperazione,: “No, te lo giuro. Qui fuori c’è la mia navicella spazio-temporale e, se proprio ci tieni, posso portarti a vedere la desolazione che ci sarà tra novecento anni.” Dovevo prendere una decisione. Fissai con intensità il mio libro, abbandonato aperto sul divano. Sembrava che mi dicesse: “Resta qui, Vittoria, resta qui a leggermi e sbatti fuori di casa questo bugiardo patentato!” Ma io avevo deciso. Così risposi al libro: “Vorrei, ma non posso. E poi, voglio sapere, voglio conoscere, voglio CAPIRE.” Tesi la mano a quel ragazzo straordinario e dissi: “Andiamo, sono pronta.” Sul suo volto si allargò un sorriso radioso. “Sapevo che avresti accettato.” Uscimmo di casa e vidi parcheggiata sul mio vialetto una navicella, un misto tra un mini jet e una cabina di un’ovovia. Mi disse: “Benvenuta sull’Earth2900.” Salimmo e guardai fuori dai finestrini in plexiglass. Senza nemmeno un rumore la navicella partì e noi salimmo verso il cielo. Manuel mi disse: “Prima di andare nel futuro, guarda il panorama della terra del passato e dimmi se vedi qualcosa di ecologico.” Sbirciai e vidi le auto, con il fumo nero del gas che saliva in cielo, vidi le persone tossire per strada per via dello smog, vidi le torri eoliche ferme e vidi che nessun tetto di nessuna casa aveva i pannelli fotovoltaici. Non era un bello spettacolo. “Nulla. Niente di eco-sostenibile. Avevi ragione, siamo noi a sbagliare.” Risposi sconsolata. “Ah, a proposito” mi disse mentre uscivamo dall’atmosfera terrestre, “non ti ho nemmeno chiesto come ti chiami e quanti anni hai.” “Mi chiamo Vittoria” – risposi – “e ho tredici anni.” Così cominciai a parlare… Gli parlai dei miei hobby, dei miei interessi, dei miei amici, della mia famiglia… Non mi resi conto che avevo parlato per tutto il viaggio ed eravamo già arrivati.


Avevamo attraversato la barriera spazio-temporale ed eravamo atterrati su un pianeta in una nuvola di polvere arancione. Uscii, pronta a prendere una boccata d’aria fresca. Inspirai a fondo e …annaspai. Tossii come se avessi fumato dieci sigarette e mi ricordai che mi era stato detto che l’aria era irrespirabile. Fortunatamente Manuel venne in mio aiuto con una maschera e una bombola di ossigeno. “Aaaah, aria fresca!” esclamai, respirando. Vidi che Manuel, però, non indossava maschere e temetti che potesse svenire di nuovo. Forse vide il mio sconcerto perché mi disse: “Tranquilla, noi uomini del futuro ci siamo adattati a vivere con quest’aria nociva.” Per la prima volta guardai il paesaggio e sbarrai gli occhi: sembrava che ci fosse stata l’Apocalisse o che un tornado infuocato si fosse abbattuto su questa terra. Cercherò di fare una descrizione accurata dell’orrore che mi trovai davanti: il cielo era livido e illuminato dal bagliore continuo dei lampi. La terra era arancione e lontano si vedevano vulcani che eruttavano colonne di fuoco. Si intravedevano le torri eoliche: erano ferme e la ruggine sulle pale si vedeva anche a distanza. Dovevano essere in disuso da molti, molti anni. Sembrava di essere in un deserto. C’erano strade, piene di cumuli di sporcizia. Ma i palazzi antichi, negozi, segnali stradali….nulla, tutto sparito. Apparivano solo le sagome lugubri di grattacieli. Ecco: questa sarebbe stata la terra del futuro. Inoltre il caldo era insopportabile. Sentivo la pelle pizzicare e pensai che, senza un po’ di fresco, mi sarei sciolta. “Vieni, ti faccio fare una panoramica della terra dalla navicella.” mi disse. Facemmo un giro di circa un’ora. Manuel mi mostrò gli oceani, o meglio quel che ne rimaneva, i deserti, i vulcani. Quando arrivammo alla Fossa delle Marianne, rabbrividii. D’un tratto, un pensiero orrendo mi attraversò la testa. “E gli animali?” chiesi sottovoce. “Estinti tutti. Non c’è nessun essere vivente sulla terra a parte noi umani.” mi rispose lui triste. Atterrammo davanti ad un palazzo che sembrava la base spaziale della NASA. Lui me lo indicò: “Questo è il palazzo del Consiglio dei Ministri. Io lavoro qui, sono un addetto alle missioni.” Io sospirai e gli dissi: “Qui è un inferno, avevi ragione. Mi si spezza il cuore a vedere il nostro pianeta ridotto in questo stato. Ma come è possibile?” Lui mi rispose: “Ora devo andare a riferire ciò che ho visto sulla terra del 2012, cosicché i miei superiori comincino a cercare una soluzione. Vuoi aspettarmi qui o …..?” Guardai distrattamente l’orologio. “Le otto di sera! Mio Dio, a casa mi staranno certamente aspettando! Ti prego, Manuel, devo tornare a casa. Potresti …” Lui mi sorrise come per dire che capiva.


“Sali sulla navicella. Io la imposterò in modo che ti riporti subito a casa. Ma prima….visto che mi hai accolto in casa tua e mi hai aiutato, esprimi un desiderio. Qualsiasi cosa….ho il potere di avverarlo.” Wow! Pensai a tutte le cose che avrei potuto chiedergli: soldi, una famiglia felice, l’immunità alle malattie, una villa a Miami, un ambiente più pulito… Ma aspetta … cosa? Un ambiente più pulito? Questo desiderio mi convinceva. Sì, sì, sì! Guardai di nuovo la terra del futuro, mentre un’idea prendeva forma nella mia testolina. Gli altri desideri potevano aspettare. L’ambiente no! Sapendo come si sarebbe ridotto se non avessimo fatto subito qualcosa. “Vorrei un mondo più pulito. Vorrei che l’energia, che ci è necessaria, fosse prodotta da fonti diverse dal petrolio o dall’atomo, come gli impianti eolici o fotovoltaici o idroelettrici. Vorrei che le auto andassero a energia elettrica e non inquinassero l’aria. Vorrei che le fabbriche smettessero di liberare i loro fumi di scarico tossici nell’aria. Vorrei che il mondo producesse meno rifiuti, riutilizzando le cose e riciclando ciò che viene scartato, senza abbandonarli nell’ambiente. Vorrei fermare il disboscamento delle foreste e far crescere più piante in città, perché gli alberi producono ossigeno, che ci è indispensabile. Vorrei che al posto dell’asfalto e del cemento ci fossero tanti bei prati, dove correre, giocare e fare i pic-nic. Vorrei che si smettesse di cacciare gli animali e che si proteggessero le specie in via di estinzione. Vorrei che l’acqua dei fiumi e dei mari tornasse ad essere trasparente e pulita. Ecco, tutto questo è possibile?” Manuel mi sorrise e mi disse, mentre salivo sulla navicella: “Non preoccuparti, sarà così.” “Allora ciao, Manuel, torna a trovarmi quando vuoi.” gli dissi, mentre tentavo di non piangere. Odio gli arrivederci. “Sì, certo. Ciao, Vittoria, mi mancherai.” mi disse, mentre chiudeva lo sportello e mi salutava con la mano. La navicella partì. All’improvviso ci fu un urto. Io sbattei la testa e svenni. Quando mi risvegliai, ero stesa sul tappeto del salotto. In casa non c’era nessuno. Meglio così. Ma era stato solo un sogno? Corsi alla finestra, desiderosa di capire se quanto avevo chiesto si fosse avverato. Vidi qualche pannello fotovoltaico sui tetti delle case e le pale eoliche funzionanti. Ma nient’altro. Stessa città, stesse auto, stesso numero di piante. Stesso tutto. Dapprima mi rattristai. Poi, riflettendo, capii. Quel ragazzo straordinario ci aveva dato le basi per un mondo migliore. Toccava a noi continuare… VITTORIA CELIO

Ritorno al presente  

L'ambiente che vorrei

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you