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Un cerotto al giorno…

N

ella vita di ogni giorno il cerotto sigilla un piccolo dramma: una caduta, una sbucciatura, un taglietto... Un po’ di paura, qualche lacrima, poi le cure della mamma o del papà, il disinfettante che non brucia e, alla fine, la magica striscia di plastica che riaggiusta tutto e che si può esibire come patente di coraggio. E tutto ritorna normale. Nel nostro lavoro di animatori per il servizio Attività Ludico-Artistiche ed Espressive negli Ospedali Pediatrici siamo presenti regolarmente nei reparti di onco-ematologia del Policlinico di Bari. In questi posti la normalità si trova ad essere s-travolta da una malattia seria e cattiva, che trasforma completamente e per lungo tempo la vita e le abitudini del bambino che si ammala e della sua famiglia. La quotidianità non è più quella della casa, del risveglio nella propria camera, della co-

lazione, dei genitori che ti accompagnano a scuola e poi vanno al lavoro, dei compiti, dei giochi con gli amici, della tivù prima di andare a dormire. Ci sono cose nuove, le facce strane dei genitori, dottori, visite, prelievi ed esami che a volte fanno male, una stanza da dividere con altri bambini, pigiama, tubicini che cominciano ad attaccarsi a varie parti del corpo, medicine che fanno vomitare, e questi carrellini delle flebo che bisogna imparare a trascinarsi appresso. In stanza si sta solo con la mamma o con il papà, i fratelli non possono entrare e nemmeno gli amici, bisogna indossare la mascherina che è tanto fastidiosa, a volte ci si sente così stanchi da non potersi alzare per nessun motivo e si fa pipì a letto, col vasino, come quando si era piccoli. Si sta male. Si ha paura. Si vuole tornare a casa.


Bisogna entrare in questi reparti in punta di piedi, rispettosi delle modalità e dei tempi della malattia e delle terapie. Bussare solo alle porte già aperte, chiedere sempre il permesso di entrare nelle stanze, essere sereni e disponibili senza invadenza. Solo così il gioco può iniziare: allora mettiamo fuori fogli e pennelli, costruiamo cose. A volte ci divertiamo con il materiale che fa parte della nuova quotidianità dei bambini e delle bambine ricoverati: le mascherine rubate sul banco della reception diventano fantasiose borsette o pratici portacellulare dopo una cura ricostituente a base di colla, ritagli di stoffa, perle di legno. A volte diventiamo stilisti, ci fac-

ciamo regalare dai dottori i camici vecchi e li trasformiamo con pennelli e colori e magari un giorno che siamo tutti pimpanti organizziamo sfilate di moda ospedaliera “autunno-inverno” o “primavera estate”. A volte teniamo le Ospedaliadi, gare di giochi in corridoio che vanno dal tiro al bersaglio al lancio del volano con strumenti autocostruiti. A volte ci raccontiamo (e scriviamo) storie sull’afrore dei piedi del “dottor A.” , sulle pestilenziali puzzette della “dottoressa M.”, sulla capacità della caposala di gonfiare i guanti di lattice a forza di rutti. A volte, infine, come vedrete in questo libro, attacchiamo i cerotti sui fogli e li trasformiamo in albero, treno o panchina; ci divertiamo molto e ridiamo a crepapelle, le mamme si rilassano un pochino e ne approfittano per andare a lavarsi i capelli o per bere il caffè, oppure si fermano a lavorare con noi. Il tempo del gioco in ospedale recupera in parte al bambino la normalità che gli viene rubata dal tempo della malattia ed è per questo che deve essere continuo, stimolante e quotidiano. Come le terapie. Come la cura. Gina Depalma


Signori dottori e signore infermiere, prestate attenzione: dovete sapere che i cari cerotti, come voi dite, non nacquero un tempo per guarir le ferite! Erano il gioco di bambini e ragazzi Che, allora, per l’arte, uscivano pazzi ! L’appiccicavano su fogliettini E diventavano altalene e trenini Non so bene chi fu poi a scoprire Che per medicare potevan servire… Signori dottori, signore infermiere, prestate attenzione: vorrei un piacere… Questo segreto che qui vi ho svelato Ad ogni bambino va rivelato E dopo il cerotto, guardatelo in viso: anziché una lacrimuccia, troverete un sorriso !

Costanza Solazzo


Il concetto di salute non è, in generale, solo legato alla presenza o meno di malattia o ad una lettura in chiave puramente sanitaria. Specie tra i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, entrano potentemente in gioco anche altre componenti più sociali e culturali. Un corpo è sano se riesce a stare in armonia con gli altri e con sè stesso, se si alimenta in modo corretto ma anche se può esprimersi con competenza, se può sperimentare i propri limiti ed esplorare le proprie potenzialità in modo gratificante e plurale. Ci sono, dunque, terapie a disposizione di tutti, che i ragazzi più immediatamente riescono a percepire e usare, capaci di prevenire, ridurre o addirittura cooperare alla cura di uno stato di disagio determinato da una patologia: il gioco, l’arte, la creatività. La sperimentazione di questi “farmaci” è da alcuni anni proposta e verificata con risultati positivi e straordinari dall’Amministrazione Comunale di Bari attraverso l’Assessorato al Welfare con il servizio “Attività Ludiche, Artistiche ed Espressive” in tutti e tre gli Ospedali cittadini in cui sono presenti bambini e ragazzi. Questa collana di piccoli grandi libri ne è testimonianza concreta. Il piacere di stare insieme e di porre il proprio pensiero e le proprie mani a inventare, raccontare, creare è quello che, attraverso l’impegno di operatori esperti e motivati, proponiamo ai ragazzi e ai loro accompagnatori adulti anch’essi spesso coinvolti, insieme al personale sanitario, medico e ai volontari nelle attività presso gli ambulatori e nei reparti pediatrici. Un servizio offerto gratuitamente all’utenza di minori e famiglie, riconosciuto e apprezzato anche a livello nazionale, che garantisce in modo concreto e partecipato il diritto dei bambini a vivere e ad essere rispettati come persone intere e uniche; sempre. Ludovico Abbaticchio Assessore al Welfare ATTIVITÀ LUDICHE ARTISTICHE ED ESPRESSIVE NEGLI OSPEDALI PEDIATRICI Capofila Cooperativa Sociale Progetto Città onlus In ATI con Associazione Granteatrino onlus www.giocospedale.org

giocospedale

@giocospedale

Servizio finanziato con fondi della Legge n. 285/97


I disegni e i testi presenti in questo volume sono stati realizzati all’interno dei laboratori del servizio Attività Ludiche-Artistiche ed Espressive negli Ospedali Pediatrici del Comune di Bari – Assessorato al Welfare condotti da: Gina Depalma, Nicola Lupoli, Nicola Ranieri, Costanza Solazzo Si ringraziano tutti i bambini, le bambine che ci hanno regalato la loro creatività e fantasia, i loro genitori e parenti, tutto il personale medico, paramedico e volontario operante presso i Reparti di Onco-Ematologia Pediatrica del Policlinico di Bari

Edizioni ospedalé è una collana di libri per guarire giocando con l’arte e la creatività Ideata e diretta da Andrea Mori Stampato a Modugno (Ba) da “Pubblicità & Stampa” nel mese di maggio 2012

Libro incerottato  

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