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OdG 3 Consiglio Comunale del 18 dicembre 2012. Adesione alla Unione Montana dei 18 comuni. Intervento del Consigliere Fabio Iacopino, che in premessa dichiara “ in parte faccio mio l'intervento del sig. Nedo Bronzi, che ho estrapolato – e un po' elaborato - da internet, in quanto in linea con il mio pensiero e scritto in maniera molto chiara, poi espongo le mie perplessità e preoccupazioni. Nonché le mie convinzioni”. Un eventuale passaggio ad un’Unione di Comuni è anzi tutto un rilevante cambiamento istituzionale. Essa sarà un “nuovo e unico soggetto titolare della programmazione, gestione e verifica politico amministrativa”. L’Unione quindi come un nuovo Ente pubblico, dotato di personalità giuridica e autonomia, sovraordinato a tutti i singoli enti che lo compongono. Le nostre abitudini di “relazioni” sociali e politiche, maturate in decenni di storia, con le amministrazioni, vengono sovvertite dall’Unione. Gli equilibri di rappresentanza diretta, basati sulla presenza di opposizioni e maggioranza, vengono totalmente rivisti. Pur in presenza della conservazione di consigli comunali singoli e singole giunte, questi organi saranno svuotati, per i servizi conferiti nell’Unione, da ogni possibilità di delibera e voto, avendo riconosciuta dalla normativa solo un ruolo di indirizzo e semmai di mera ratifica di decisioni assunte dalla Giunta e dal Consiglio dell’Unione (quelle si esecutive). I sindaci di fatto avranno un ruolo e poteri preminenti, rappresentando la giunta e di fatto, percentualmente, gran parte del peso del voto. Molto ci sarebbe da dire, confrontandosi su una lunga la lista di perplessità che vanno ad evidenziare come possano esistere preoccupazioni sui vincoli e limitazioni che vanno ad interessare la “democrazia di prossimità” propria del principio di sussidiarietà secolarmente riconosciuti alla particella istituzionale più piccola e vicino ai cittadini, cioè il Comune. Il tutto fa apparire un quadro specificatamente particolare, un nuovo assetto del governo pubblico che si forma non già sulla base di spinte che sorgono dal basso della società civile, ma in base ad una “volontarietà” maturata all’interno dei Comuni (in particolare dei Sindaci) e non anche dei cittadini. Ed ecco la prima, a mio avviso grande questione: quando mesi fa la faccenda è iniziata a circolare, formando il brodo primordiale del nuovo ente, sarebbe stato un segno di consapevolezza democratica riservare particolare attenzione al rapporto con la popolazione nelle varie fase della nuova azione amministrativa, dalla determinazione dell’indirizzo, all’attuazione, al controllo, non ritenendo sufficiente la responsabilizzazione del Sindaco quale rappresentante dei cittadini nell’Unione. E’ certo i cittadini i Sindaci li hanno eletti, come i singoli consiglieri, direttamente, ma non sarebbe auspicabile, e si evidenzierebbe una “disfunzione” nella legittimizzazione democratica più che nella sua legittimità, pensare ad un concetto che veda nella centralità, se non addirittura nell’esclusività, del momento elettorale di designazione dell’eletto, una delega in bianco della rappresentatività alla quale è affidata le decisioni per il popolo, che della democrazia è in verità il soggetto. I cittadini non sono in realtà, é bene lo avvertano i politici e gli amministratori, campanilisti, ciechi e conservatori, anzi stanno evidenziando ora un grande bisogno di cambiamento e di partecipazione. Cittadini che vogliono contribuire a scelte consapevoli sia delle opportunità ma anche dei rischi, pronti anche a scommettere su innovazioni della macchina amministrativa anche più grosse, ancorché le stesse non gli vengano prospettate come ineluttabili e intangibili perché parte di un processo avviato in contesti a loro preclusi. Personalmente nessun componente della mia lista, Progetto per Vogogna, è stato investito dagli elettori che rappresentiamo (metà del paese) di un compito così complesso, ovvero di decidere di demandare ad un altro Ente la gestione complessiva del nostro Comune. E, leggendo il programma della maggioranza, riterrei che nessuno di voi abbia avuto tale


mandato: anzi, nel Vs. programma leggo passaggi interessanti laddove si dava largo spazio al coinvolgimento della cittadinanza nelle decisioni importanti. In questo passaggio, non è stato fatto. Vero che la legge “spinge” in una direzione di Unione o Convenzione, ma altrettanto vero che siamo in una fase embrionale della stessa, forse ancora troppo poco chiara. Non possiamo, questa sera, votare una adesione in questo modo: buona parte dei vogognesi non solo non sa cosa comporterà l'Unione dei Comuni, ma ignora addirittura il fatto che ci dovrà essere una Unione! Come fate a votare, pertanto, questa decisione? Senza un esplicito mandato? Senza aver prima chiarito alla gente cosa sta avvenendo? Questa non deve essere una decisione a maggioranza politica, bensì in piena consapevolezza di tutta la cittadinanza. Va rilevato in particolare che nel caso di rilevanti, importanti, determinanti cambiamenti politico/amministrativi le cose ai cittadini andrebbero spiegate prima ascoltandone i giudizi, rispettandone la volontà generale senza tentativi di forzature. Il pericolo è che diventino opache le motivazioni e le spinte che stanno dietro a questa richiesta di modifica. Si rischia che noi cittadini si diventi spettatori di ultima fila di uno spettacolo di cui non percepiamo bene le voci ed anche gli attori non si vedono in faccia, si finisce per sbadigliare, non interessarci più e (pericolosamente) andare via….eppure il biglietto lo abbiamo pagato noi. Da un punto di vista di sostenibilità economica sulle Unione, tra esperienze concrete e teoria si può dire che le Unioni servono quando offrono, a mio avviso, soluzioni a due aspetti determinanti: l’incapacità degli enti di sfruttare adeguatamente le economie di scala; la difficoltà a sviluppare economie di varietà. Sotto il profilo delle economie di scala le evidenziazioni statistiche indicano che le stesse non possono essere decisive per giustificare l’orientamento verso l’Unione e peraltro anche verso la fusione, meglio una cooperazione specifica. In sostanza la stessa classe di benefici si possono prefigurare con l’associazioni di servizi (peraltro già largamente attive). Anzi in generale si può osservare un anomalo andamento della curva rappresentativa di economie di scala, con particolare riferimento ai costi di transazione, con una coerenza che riguarda l’efficienza ma non anche, e solo eventualmente, l’efficacia. In pratica si riscontrano servizi adeguati ma a costi di produzione inutilmente costosi. Traducendo: può diventare difficile affermare che si fa un Unione per diminuire i costi. Non stupisce che dalle analisi fatte, ad esempio sulle Unioni Marchigiane ma anche sulle virtuose Romagnole, non emerga una chiara tendenza al conseguimento di significativi risparmi o al contenimento della spesa per le funzioni delegate all’Unione. Riassumendo di una cosa si può avere certezza: che non esiste una migliore forma di cooperazione in assoluto. Nel corso del precedente Consiglio Comunale, infine, il Sindaco aveva risposto alla mia richiesta di Convenzionamento invece che di Unione, sostenendo che fosse meglio quest'ultima perchè “non soggetta al patto di stabilità”. Pare invece che sia vero il contrario. O comunque non è ancora così chiaro e certo. Forse si è ancora troppo indietro per comprendere bene cosa accadrà. Inoltre, una Unione dei Comuni con l'intera Valle dell'Ossola, ora che è pure caduta l'ipotesi di un coinvolgimento totale di tutti i Comuni, non ha un senso. Vogogna, antica capitale dell'Ossola Inferiore, comune con mille anni di storia, deve e merita


di avere, e mantenere, una propria identità istituzionale. Pertanto, se la normativa ci impone di fare un passo verso una condivisione dei servizi per diminuire le spese, possiamo operare con maggior accortezza. Cercando di mantenere quanto già abbiamo, magari abbassando il tiro sull'ambito di condivisione (quindi i comuni che ci stanno attorno, creando una realtà più piccola e più facile da metabolizzare anche nelle abitudini della gente, nonché più “controllabile”. A questo punto saremmo in linea anche con la politica che, anche questa sera, questa maggioranza ha già intrapreso e vuole mantenere, ovvero il convenzionamento di servizi con altri comuni del territorio. Mi stupisce, infine, che questo passaggio fondamentale, importante, storico, venga accettato con passività. Avrei preferito veder lottare per mantenere il pieno valore istituzionale del Consiglio Comunale di cui faccio parte. Avrei preferito veder inserito in delibera una chiara motivazione in tale senso: “aderiamo a quanto ci impone la legge, perchè obbligati e nel tentativo di migliorare i sevizi diminuendo le spese, ma intendiamo mantenere la sovranità del nostro Consiglio Comunale e della nostra Giunta, perchè rappresentano il vero valore aggiunto che l'Italia potrà vantare per un futuro migliore” Dunque, capirò poco o avrò sbagliato qualcosa in analisi, ma ho abbastanza esperienza per non fidarmi di questo cambiamento troppo repentino. Mi pare un salto nel vuoto. Esprimo un voto fermamente contrario alla Unione dei Comuni dell'Ossola. Sono favorevole ad un convenzionamento in un contesto ridotto, entro il limite imposto dalla legge regionale, ma soprattutto sostengo con forza che questa Unione svuoterà il Consiglio Comunale che, invece, difendo. Perché difendendolo, difendo gli interessi della gente che rappresento. Fabio Iacopino


Intervento unione dei Comuni