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Sped. Abb. postale comma 20/B - Filiale di Roma Legge 23/12/’96 - Viale Filippo Tommaso Marinetti, 221 00143 Roma

ANNO 2 - N° 24

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GIuGNO

2010 1 EuRO

771593 630059 9

ISSN 1593-6309

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IL SETTIMANALE DI A, B, LEGA PRO, D, CALCIO FEMMINILE E CALCIO A 5

I TECNICI DELLA 1^ DIVISIONE VOTANO I MIGLIORI


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Editoriale

L’EDITORIALE

Numero 24 24 giugno 2010

Sei arbitro? Devi tacere, non parlare e prenderti gli insulti di Massimiliano Giacomini

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OMA - Se sei arbitro devi tacere. Se sei arbitro non puoi parlare. Se sei arbitro forse non ti resta che sorridere dei luoghi comuni e darti del cornuto, perché non puoi far altro che stare “muto”, e allora ti prendi gli insulti e vivi nell’omertà. Tempo fa (precisamente il 19 aprile) vi avevamo parlato del deferimento di un arbitro che nel lontano 1999 aveva aperto un sito i n t e r n e t www.arbitri.com che in 11 anni è diventato il ritrovo (per l’AIA il “covo”) di arbitri e addetti al settore. Alessandro Bognetti, è il responsabile, il “rivoluzionario” che ha creato il sito e che per questo gli sarà ritirata la tessera da arbitro. All’AIA non è importante che tu abbia commesso illeciti. Non è importante che tu sia stato squalificato, non è importante se tu abbia fatto parte del “sistema Moggi”, perché nomi

illustri ancora siedono in poltrone comode con ottimi stipendi. All’AIA conta solo che tu stia zitto, per il resto viene perdonato tutto. Dall’AIA ad inizio stagione si parlava di associativismo, di amalgamare e di avvicinare le nuove leve al mondo arbitrale, poi se un giovane arbitro unisce i propri colleghi, li invita a confrontarsi a discutere e a migliorarsi (“Grazie ad arbitri.com mi sono avvicinato al mondo arbitrale, ho raccontato le mie esperienze, mi sono fatto aiutare quando avevo bisogno di una mano a livello tecnico e regolamentare e, nel mio piccolo, ho anche tentato di aiutare altri Colleghi”. Così uno dei tanti utenti che ha voluto far sentire la propria vicinanza al Bognetti) viene allontanato, cacciato a pedate e messo alla pubblica gogna come un eretico. Perchè per l’AIA “avrebbe effettuato dichiarazioni sul proprio sito Internet e svolto attività di informazione senza la

Nicchi, presidente dell’AIA (Foto Archivio)

prescritta autorizzaziodel Presidente ne dell’AIA e avrebbe favorito, o comunque consentito, l’anonimato tra i colleghi arbitri e avrebbe pubblicato l’atto di convocazione della Procura Arbitrale, contravvenendo ai principi di lealtà, correttezza e proibità e al rispetto dei ruoli istituzionale (con l’aggravante della recidiva specifica ex art.7 comma 4 lettera C)”. Il mondo arbitrale aveva la grande occasione di guardare al futuro, di dimostrare di essere al passo con i tempi e di uscire da un Medioevo mediatico che li vede protagonisti silenziosi e nel silenzio si nascondono sempre sotterfugi, falsità, inganni e bugie. Come scriveva Rousseau: “La corte di Roma ha severamente proibito il suo libro: lo credo bene! È proprio essa che egli dipinge più efficacemente”, per questo motivo è stato cacciato Alessandro Bognetti,

perché dipingeva efficacemente il mondo arbitrale. Ora ci auguriamo che il sito arbitri.com continuerà ad essere portavoce del movimento dipingendo efficacemente l’AIA e i suoi burattinai.

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Alessandro Bognetti, il gestore di arbitri.com (Foto Archivio)


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Numero 24 24 giugno 2010

Rubrica

Gasperini analizza la Nazionale. Italia si, Italia no.. Italia forse

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OMA - Dopo due gare, l'Italia ha due miseri punticini, frutto di gioco approssimativo, ma anche di grande sfortuna. Abbiamo dominato, ampiamente, ambedue le gare con Paraguay (ora in testa con 4 punti) e sopratutto con Nuova Zelanda, squadra che confonde il calcio col rugby, viste le gomitate appioppate agli azzurri ed il doppio muro approntato davanti al loro portiere, muro composto da marcantoni di oltre 1,90 che hanno subito qualcosa come 20 calci d'angolo e una decina di punizioni, tutte sbagliate. Rispetto al Paraguay, la squadra è stata molliccia, ed ha vissuto su guizzi di Montolivo (suo un palo clamoroso) e qualche anemico spunto personale. Lippi ha commesso evidenti errori: l'assurda posizione di Marchisio che lo emargina dal gioco, fare una girandola di sostituzioni in attacco lasciando fuori, a nostro parere, l'unico giocatore con tiro forte e preciso da fuori area, ovvero il napoletano Quagliarella, e l'aver sostituito Pepe con un evanescente Camoranesi. Di una cosa Marcello ha ragione, e lo ha detto in conferenza stampa: nessuno tra quelli lasciati a casa avrebbe fatto meglio in

simili situazioni. Forse Balotelli in quella muraglia umana avrebbe fatto meglio di Pazzini o Iaquinta? Oppure Cassano incidere di più di quello che ha fatto Di Natale, capocannoniere del campionato italiano? C’è poi una cosa che fa riflettere: tutti gli intenditori (o presunti tali) che siedono nei salotti TV a spargere pronostici e sentenze, avevano comunque dato per vincenti gli azzurri per 2 o anche 3 a 0. In ciò confortati dalle Agenzie di scommesse e tutti, con qualche distinguo, erano d'accordo sulla formazione iniziale scelta dal CT, i perplessi erano quelli che non condividevano (e noi siamo d'accordo) per la posizione di Marchisio, per due gare esposto a fare brutta figura in ruoli non suoi, ebbene i soliti soloni hanno poi sparato a zero rimangiandosi le precedenti opinioni. Eppure nonostante questo siamo sempre in corsa e magari faremo la sorpresa, in un Mondiale con pochi valori assoluti, dove prevarrà chi ha in campo quei campioni che da soli fanno la differenza. Noi li abbiamo? Ed infine, se Sparta piange, Atene non ride: guardate cosa sta succedendo alla Francia del contestato Domenech: la ribellione di giocatori sul caso

Anelka deve far capire ai soliti critici che lo spirito di gruppo è importante, se non altro serve a nascondere certe carenze tecniche a cui nessuno può porre rimedio, bisogna operare con quel che passa il convento. E siamo sicuri che passeremo il turno. Lo spirito e le vie dell'Italia sono infinite... Intanto i grossi calibri Brasile, Olanda, Argentina (a questo punto la favorita) sono già agli ottavi, quando usciremo in edicola ci farà capire qualcosa di più la Spagna e sopratutto l'asfittica Inghilterra dell'oltraggiato Capello (fino a ieri idolatrato) dalla solita stampa partigiana. Sino a fine mese conviene non fare pronostici, si rischia di fare una figura barbina. Poi ci butteremo a tuffo nel calcio mercato, che mai come quest'anno appare scoppiettante di scambi in mancanza di liquido. Andrea Agnelli, con una lettera ai tifosi, ha fatto capire che è ricominciata la rinascita della squadra più amata d'Italia, qualche Presidente non investe più, altri fanno sterili e fanciulleschi dispetti, ma il calcio è bello anche per questo.


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Numero 24 24 giugno 2010

Voci dal Palazzo

Lo Statuto Federale diventa l’anello mancante della FIGC “Il Comitato Interregionale non ha più un presidente, ma

un commissario, nella persona del presidente Tavecchio. Ecco che in Consiglio Federale Tavecchio non può votare due volte come presidente della LND e come presidente pro tempore dell’Interregionale. Di conseguenza i dilettanti in Consiglio Federale hanno un rappresentante in meno” tempore succede a se stesso, di sei mesi in sei mesi e via OMA - Che l’attuale così… Insomma, figli e figliagestione della stri! Ma anche da un punto di le Federcalcio sia una vista di rappresentanza la a n Lega Nazio la o n a il gestione senz’anima, un componente maggioritaria M “A n u n o c e tirare a campare quotidiano del calcio italiano è penalizzaid c de Professionisti senza iniziative e decisioni, ta. Come tutti certamente trativo la is in m m a è sotto gli occhi di tutti, ma sanno, la LND dispone di o tt semplice a a n u pochi fino ad ora, come noi, otto membri in Consiglio lc a B, senza e A a tr e hanno avuto il coraggio di Federale, di cui tre di diritn io divis dene c ro p , ia dire la verità e manifestare to: il presidente della LND, r a raordin apertamente quello che pen- assemblea st il vice presidente vicario, il i ne dei ben io is iv d sano. Poiché abbiamo preso presidente del Comitato a ll a do anche l’impegno di parlare di cose Interregionale. Dopo le ... e delle risorse concrete ecco i fatti: il presidimissioni di Punghellini, dente Abete si è lamentato il Comitato che alla vigilia del Mondiale la dei beni e delle risorInterregionale non ha più un FIFA abbia fatto restituire la se. L’anno prossimo avremo così presidente, ma un commissario, Coppa, trofeo dei campionati due Commissioni Arbitri nella persona del presidente del mondo, ad un francese e non Nazionali, una per la Serie A e Tavecchio. Ecco che in Consiglio ad un italiano. Ma i fatti non l’altra per la Serie B. Ciò non Federale Tavecchio non può sono andati proprio cosi. vale, e non si capisce il motivo, votare due volte come presiL’organismo mondiale del calcio per la LND. Il Comitato dente della LND e come presiaveva contattato Pirlo, per Interregionale, per cambiare il dente pro tempore chiedere a lui il gesto simbolico proprio Statuto e divenire un dell’Interregionale. Di consedella restituzione dell’ambito dipartimento della Lega guenza i dilettanti in Consiglio trofeo. Pirlo si era dichiarato Nazionale Dilettanti, necessita Federale hanno un rappresenindisponibile per motivi persodell’assemblea straordinaria per tante in meno. Anche in questo nali, ed è per questo che la la modifica dello statuto federacaso non si capisce perché non si FIFA, archiviando agli atti il le e chissà quando questa si è trovata una soluzione e si è rifiuto dell’Italia, ha incaricato terrà e, nel frattempo, il comrimandato il problema alla condel gesto un francese. Con un missario straorvocazione dell’assemblea per la minimo di iniziativa, anziché dinario pro modifica dello Statuto lamentarsi a posteriori, la Federale, quando e come si Federcalcio avrebbe potuto terrà. L’unica cosa che ci contattare la FIFA stessa stupisce è l’atteggiamento due sì o c o m proponendo il nominativo di remissivo di Tavecchio nei re v a imo ... L’anno pross un altro giocatore al posto di confronti di Abete, forse da Nazionali, li ra it rb A Pirlo, anziché aprire un conbuon democristiano è stato i n o Commissi . B r e tenzioso inutile con il presiabituato a porgere l’altra p e A e l’altra ri e S la r e p dente Blatter. Ma anche da un guancia ed a fare buon viso a n u e il c is p a c si punto di vista interno le cose a cattiva sorte. Ma che n o n Ciò non vale, e non vanno meglio… A Milano cosa penseranno di tutto ga Nazionale la Lega Nazionale questo i presidenti delle otivo, per la Le m Professionisti decide con un società affiliate alla LND? Dilettanti” semplice atto amministrativo Signori presidenti, giudila divisione tra A e B, senza cate voi, noi non vogliamo alcuna assemblea straordinaria, fare come Maramaldo che procedendo anche alla divisione uccide un uomo morto. di Robin Hood

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Numero 24 24 giugno 2010

I Migliori 1^ Divisione A

I mister hanno deciso, Novara la migliore Insieme ai dominatori del girone, mister Sannino è stato scelto come miglior tecnico, Osariemen Giulio Ebagua come miglior giocatore e Stefano Giacomelli miglior giovane. Perugia la delusione di Flavio Grisoli

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OMA – Come ogni anno, a fine stagione proponiamo ai nostri lettori gli “Oscar del calcio della Lega Pro”, rigorosamente divisi per girone. Cinque categorie (miglior squadra, miglior tecnico, miglior giocatore, miglior under 23, squadra delusione) che abbiamo sottoposto a tutti i tecnici della Lega Pro, che ringraziamo pubblicamente (dopo averlo fatto personalmente con ognuno di loro per la grande disponibilità e cortesia) per averci dato la possibilità, anche in questo strano giugno, diviso fra mondiali mai così deludenti e condizioni meteorologiche davvero particolari, di proporre ai nostri “aficionados” questo atteso appuntamento. Non sveleremo mai le singole “cinquine” scelte dai tecnici, da un lato perché gliel’abbiamo promesso, dall’altro perché non sarebbe comunque giusto. Per i più curiosi però possiamo dire che le difficoltà maggiori, per la maggior parte dei mister, è stata scegliere il nome del collega da votare come migliore: qualcuno perché non gli sta simpatica la maggior parte del “parco

allenatori” con il quale si è andato a scontrare, qualcun altro non si è voluto proprio sbilanciare perché non ritiene corretto scegliere uno anziché un altro. Insomma, un mix fra (comprensibili) rivalità e uno scrupolo (forse esagerato, considerando che abbiamo premesso a tutti che il questionario è anonimo) deontologico che tuttavia non ci ha impedito di tirare le nostre somme e riportare sul numero di questa settimana le risultanze per quanto riguarda la Prima Divisione. Nel settimanale numero 25 pubblicheremo quelle relative alla vecchia Serie C/2. Per quanto riguarda la categoria “Miglior squadra”, la lotta è stata fra il Novara vincitore del campionato, e il Varese vincitore dei play-off. Con 13 voti a 6 i biancoblu piemontesi sono stati decretati come la formazione migliore dell’anno. Un risultato dettato indubbiamente dalla stagione dominata dalla prima all’ultima giornata da parte degli uomini guidati da Attilio Tesser in panchina, che ora si preparano a vivere da protagonisti la Serie B. Attilio Tesser che, però, ha perso la battaglia con il collega Giuseppe La festa del Varese Sannino per (Foto Raso) la palma del “Miglior tecnico”. Otto i voti a favore del mister del Varese contro i quattro di Tesser, i tre di Leonardo Menichini (che ritroveranno in B, visto che il tecnico ex

Lumezzane andrà al Crotone) e una preferenza a testa per Simonelli del Sorrento e Torricelli del Figline Valdarno. L’allenatore dei varesini, alla quarta promozione consecutiva e alla quinta totale, non nasconde la soddisfazione per il riconoscimento ricevuto: «È una cosa molto importante per me, perché viene dai colleghi. Per arrivare fin dove sono arrivato ho dovuto vincere tre categorie - la Serie D con il Sudtirol nel 2000, la Seconda Divisione/ C/2 nel 2007 con il Lecco, nel 2008 con il Pergocrema e l’anno scorso con il Varese, prima della storica affermazione di quest’anno in Prima Divisione sempre con i biancorossi, che li riporta tra i cadetti dopo 25 anni - e ora mi manca un tassello». Il tecnico nato il 30 aprile del 1957 a Ottaviano, nel napoletano, dice queste ultime parole con un velo Rubino alza la Supercoppa, dietro di lui Tesser (Foto Archivio)


I Migliori 1^ Divisione A

Giacomelli (Foto Archivio)

di amarezza, sintomo del fatto di sapere di essere un tecnico di valore (e vincente, il che non guasta mai) che non ha mai avuto la grande occasione: «Non ho mai potuto allenare in B, vediamo l’anno prossimo che succede. Abbiamo il grande vantaggio dell’incoscenza del primo ingresso in una grande categoria. Entriamo in un mondo che vedevamo solo in televisione, ma con grande umiltà ed entusiasmo». Che mercato estivo sarà per il Varese? «Abbiamo un direttore sportivo bravissimo, Luca Sogliano. Sappiamo che non possiamo competere con le grandi potenze della cadetteria, ma penso che il blocco della stagione appena conclusa rimarrà, per fare bene. Aggiungeremo qualche giovane, nell’intento di fare la migliore figura possibile, mantenendo la categoria, ovviamente. Dobbiamo dare il massimo, soprattutto perché ci saranno le televisioni a mostrarci in tutta Italia». Lasciamo Giuseppe Sannino, ma rimaniamo a Varese, perché nella categoria “Miglior giocatore” si è imposto Osariemen Giulio Ebagua, punta dei biancorossi. Il giocatore nato in Nigeria, a Benin City nel 1986 (il 6 giugno, quindi ha da poco compiuto 24 anni) ma cresciuto calcisticamente in Italia, quest’anno ha realizzato 12 reti in 27 partite, contribuendo in maniera decisiva alla promozione dei lombardi: «È stata davvero una stagione importante, sia a livello realizzativo, che a livello di gioco complessivo della squadra - ci rivela il “colosso” del Varese, che con la sua fisicità, unita ad una buona tecnica e a grande velocità, ha spaventato le difese della Prima

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Numero 24 24 giugno 2010 Divisione - sicuramente la migliore della mia carriera». Non c’è dubbio che sia così, anche perché Varese si sta rivelando come il trampolino di lancio per Ebagua, che è appetito da molti club anche in Serie A: «Se ci sarà la possibilità di rimanere a Varese - commenta la punta ex Canavese, Pescara, Novara e Casale sarò ben felice di farlo, perché qui mi trovo davvero bene, e poi avrei la possibilità di giocare la Serie B, e sarebbe la prima volta per me. Se poi arrivano richieste irrinunciabili, prima per la società, e poi per me, si valuteranno senza problemi». Nella stagione della definitiva consacrazione, cosa è riuscito a migliorare nel proprio bagaglio tecnico Giulio Ebagua? «Sicuramente l’istinto, nel vedere meglio la porta e nel capire prima del difensore dove andrà a finire la palla». Da un attaccante ad un altro, più giovane, e decisamente più esile nella struttura fisica, ma altrettanto prolifico. Caratteristica che ha dimostrato nel recentissimo Trofeo “A. Dossena” che ha contribuito in maniera decisiva a conquistare con la Nazionale Under 20 di Lega Pro: stiamo parlando di Stefano Giacomelli, attaccante appena ventenne del Foligno che in questa stagione ha messo a segno 13 reti in 33 giornate: «Posso dire che questa è stata la stagione del riscatto - ci rivela Giacomelli, contattato nel ritiro della Nazionale di Giorgio Veneri qualche ora prima della finale del “Dossena” contro l’Internacional de Porto Alegre, poi sconfitto 1-0 proprio grazie a lui - dopo che l’anno scorso sono stato all’Inter e ho giocato davvero poco». Indubbiamente, però, un’esperienza in Serie A con giocatori di fama mondiale e un tecnico come José Mourinho non può che aver giovato ad un giovane: «Sì, sicuramente. Poi il mister ci trattava molto bene e ci dava sempre consigli, penso davvero che sia il più bravo di tutti. Ho visto in lui un tecnico, e un uomo, davvero completo, con grande voglia di vincere». Tornando al presente, e al futuro, cosa vede Stefano Giacomelli nella sfera di vetro?

«Ho ancora due anni di contratto con il Foligno, ho appena rinnovato, ma se ci sarà la possibilità di salire di categoria - e pare che le possibilità ci siano, se non altro per le grandi doti realizzative che Giacomelli sta dimostrando anche in ambito internazionale - mi farebbe molto piacere, naturalmente». L’ultima categoria dei nostri “Oscar” è la meno gradita, e riguarda la “Squadra delusione dell’anno”. In molti tecnici ci hanno chiesto come vada inteso questo termine: chi in termini unicamente legati al campo (ovvero obiettivi mancati, almeno per come si disegnavano le squadre ad inizio stagione), chi nel complesso della società. Il Perugia ha raccolto la maggioranza dei consensi perché probabilmente in questa sfortunatissima stagione ha unificato le due condizioni. I “grifoni”, ai blocchi di partenza, dovevano essere una delle squadre accreditate alla promozione, ma le difficoltà societarie si sono ripercosse inevitabilmente sull’andamento tecnico. Risultato: campionato deludente, concluso a metà classifica, e lo spettro del fallimento e conseguente retrocessione fra i dilettanti sempre più vicino. I biancorossi hanno raccolto dieci voti, la Pro Patria quattro, il Benevento tre e il Lecco uno. Ebagua (Foto Archivio)


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Numero 24 24 giugno 2010

I Migliori 1^ Divisione B

Il Portogruaro fa incetta di premi Gli allenatori del Girone B hanno scelto i migliori: i granata trionfano in tutte le categorie Calori, Cunico e Scozzarella sugli scudi. Taranto stagione da dimenticare di Flavio Grisoli

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OMA – Indubbiamente è stata la sorpresa più piacevole di quest’anno in Lega Pro. Il Portogruaro di Francesco Mio e guidato dalla mano sapiente di Alessandro Calori in panchina ha conquistato una promozione diretta per i più impronosticabile ad inizio stagione. Verona, Pescara (che tuttavia ha raggiunto la cadetteria attraverso i playoff), Reggiana, Ternana, Taranto: le papabili per l’approdo in Serie B sono rimaste con un pugno di mosche in mano, e costrette a vivere un altro anno nella vecchia Serie C. Partiamo specificando la “Delusione dell’anno”: il Taranto del presidente D’Addario: partito con velleità di vertice, i rossoblu si sono letteralmente incartati in un vortice psicotico, dovuto dalle stranezze del proprio presidente

Mister Calori (Foto Archivio)

(che assomiglia sempre di più a Lotito, e i risultati non gli hanno mai dato ragione) che ha cambiato davvero troppi allenatori. La seconda squadra che ha raccolto più consensi (negativi, ricordiamolo) da parte dei tecnici è stata il Verona, che aveva la promozione in pugno al termine del girone d’andata e se l’è vista scippare proprio al “Bentegodi” all’ultima giornata dal Portogruaro. Per i veneziani si tratta della prima storica promozione tra i cadetti e, considendo che il club nasce nel 1990, il risultato è davvero di altissimo rilievo. Il tecnico dei granata Alessandro Calori (Arezzo, 29 agosto 1966) dopo aver assaggiato la Serie B con la Triestina nella stagione 2005-06, salvo poi essere esonerato, e con l’Avellino nel 2008, anno nel quale non riuscì a salvare gli irpini da una retrocessione certa, ha allenato la Sambenedettese nella stagione 2006-07 (in Prima Divisione, e non ebbe troppa fortuna), assumendo quindi la guida tecnica del “Porto” il 9 febbraio del 2009. A fine stagione, fu una salvezza tranquilla per i granata (dodicesimo posto) e furono gettate le basi per un’annata da protagonisti: «Questo è un riconoscimento che mi fa molto piacere perché viene dai colleghi - le prime parole di Calori - ed è molto gratificante. Non eravamo partiti con l’idea di

vincere il campionato, poi con le idee e il lavoro siamo riusciti a dare un’impronta di gioco precisa alla squadra, che non smetterò mai di ringraziare, facendo cose davvero importanti. L’anno passato, sono arrivato con la squadra penultima in classifica e in piena crisi. Si sono messe le basi per fare bene dopo, con il giusto mix fra giovani di prospettiva e giocatori di esperienza. Si è lavorato sui particolari - prosegue Calori - riuscendo a fare cose straordinarie». Si può dire, allora, che questa è la migliore stagione da allenatore di Calori? «Sì, assolutamente. Stagione migliore, ma anche punto di par-

Cunico (Foto Archivio)


I Migliori 1^ Divisione B tenza». Quello che tante volte ci si chiede, è se essere stato un giocatore ritirato da poco tempo possa rappresentare un vantaggio nel rapporto con la squadra? «Secondo me sì, perché si arriva a capire prima le cose». Cosa c’è nel futuro di mister Calori, considerando la tanta attenzione che si è creata su di lui dopo una stagione così importante? «Quest’anno ho deciso di rimanere, perché ci sono ampi margini per migliorare insieme. Sono un ambizioso per natura ma senza eccessi. Voglio costruire la mia carriera per gradi. Non nego di aver ricevuto offerte importanti, e ringrazio chi ha pensato a me, ma ho ancora un anno di contratto con il Portogruaro - conclude Calori - e voglio continuare qui ringraziando la società per avermi dato la possibilità di esprimermi al meglio». Continuiamo il nostro viaggio nella società presieduta da Francesco Mio, contattando il capitano dei veneti Marco Cunico, votato dai tecnici come “Miglior giocatore dell’anno”: «Mi fa molto piacere, e sicuramente questo rappresenta per me il coronamento di anni di lavoro». Cunico può essere considerato la “memoria storica” della società granata, considerato che ha accompagnato il “Porto” dalla Serie D fino all’approdo in Serie B: «Sono arrivato nel 2001 e ho sposato un progetto nel quale probabilmente credevo solo io e il presidente. Il risultato raggiunto quest’anno è stato una vera sorpresa anche per noi. Sarebe dovuto essere un anno di transizione, invece con il lavoro e l’umiltà siamo riusciti a creare un’amalgama vincente. L’emozione è enorme, perché ho raggiunto la B con questa maglia. Poi la soddisfazio-

Una formazione del Taranto (Foto Sito Ufficiale)

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Numero 24 24 giugno 2010 ne è doppia - prosegue Cunico, che ha collezionato ben 153 presenze in campionato con la maglia del Portogruaro, e quest’anno non ha mai saltato una partita, con 6 reti - anche perché in questi anni ho ricevuto tantissime offerte per scappare via, ma ho fatto una scelta di vita». E a volte questo tipo di scelte pagano. Ma alle porte, più vicina che mai, c’è la Serie B. Con che spirito e con che obiettivi? «Sicuramente mantenere la categoria, cosicché la società potrà vivere meglio con i maggiori introiti». Ma c’è un posto da dirigente per Marco Cunico nel Portogruaro del futuro? «Questo non lo so, ne parlerò con il presidente quando sarà il momento. Comunque io mi sento legato a doppio filo con questa società. Poi non si può mai dire quello che può succedere». Sinceramente, pensa di aver meritato il riconoscimento di miglior giocatore dell’anno? «Bé, se i voti provengono dagli allenatori, che vivono il campo, allora penso di sì. Io non faccio delle cifre e dei record personali il mio obiettivo principale, ma il bene della squadra. La mia dote è la continuità, e la metto tutta a disposizione della squadra». L’altro protagonista della cavalcata del “Porto”, sebbene stia recuperando da un b r u t t o i n fo r t u n i o (rottura del crociato), è M a t t e o Scozzarella, centrocampista, votato c o m e “Miglior Under 23 dell’anno”. Quest’anno per lui, prima dell’infortunio, 24 presenze

Scozzarella (Foto Archivio)

e 3 reti: «Mi spiace solo essermi infortunato, altrimenti avrei potuto fare di più». Il ragazzo, nato a Trieste il 5 giugno del 1988, è in comproprietà fra il Portogruaro e l’Atalanta: «Prima di tutto le due squadre devono sistemare la compartecipazione, comunque io sto molto bene a Portogruaro. Per me questa è stata la stagione più importante perché ho sempre giocato, almeno fino a quando mi sono rotto il ginocchio. Il recupero - prosegue Scozzarella - procede bene, prima di fare una partita però mi ci vorrà del tempo». Anche al nostro giovane interlocutore chiediamo che Serie B sarà quella che ci si sta apprestando a vivere: «Sarà una bella B, sperando che il gruppo che l’ha conquistata venga confermato perché abbiamo creato davvero una bella alchimia di squadra. Sono convinto che potremo fare cose molto buone. E poi siamo arrivati in una categoria - conclude Matteo Scozzarella - dove finalmente ci si può sentire davvero importanti, anche grazie alle televisioni che ti seguono in ogni gara. È tutta un’altra cosa».


Intervista

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Numero 24 24 giugno 2010

Marco Volterrani: “La tecnologia non si ferma mai” Intervista al docente di Tappeti Erbosi della facoltà di Agraria dell’Università di Pisa e “padre” dell’erba naturale rinforzata: “Nei prossimi anni sarà su tutti i campi d’Italia” di Flavio Grisoli

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OMA – Per chi non lo sapesse, la ricerca scientifica su un sistema erboso che possa garantire allo stesso tempo le qualità del naturale e del sintetico in un’unica soluzione è in atto già da parecchio tempo: «Infatti - ci conferma il dott. Marco Volterrani, ricercatore e docente di Tappeti erbosi all’Università di Pisa, membro del CeRTES (Centro Ricerche Tappeti Erbosi) e direttore dell’International Turfgrass Society - ci siamo messi a studiare i manti artificiali circa otto anni fa, rendendoci conto che all’interno delle fibre sintetiche nascevano spontaneamente delle piante. Queste erbe erano sia di tipo infestante, che di quelle utilizzabili per i campi da gioco. È stato, diciamo, per caso». Un po’ come la famosa mela di Isaac Newton o la scoperta della penicillina: «Appunto. Con grande meraviglia ci siamo accorti che sulla gomma da intaso potevano nascere e crescere delle piante. Abbiamo così creato in laboratorio i primi metri quadri sperimentali di questa nuova soluzione già nel 2003. È stata indubbiamente una grande sco-

Ricordiamo gli impianti perta, per il perfezionabevanda analcolica nera pilota con i quali mento della quale c’è volucon le bollicine: «È corVolterrani e Limonta si to un po’di tempo». Tanta retto. Diciamo che “l’ingresono cimentati finora: «Il attesa, comunque, ma un diente segreto” fa parte primo in assoluto è stato il risultato eccellente: della specie erbosa dichiaCentro federale di Tirrenia, «Assolutamente, poi quanrata, ma con delle particopoi il primo stadio è, come do le gomme da intaso larità che rendono il comtutti sanno, l’ “Olimpico” di sono diventate meno tossiplesso più adatto alle esiSerravalle a San Marino». che, e la Lega Nazionale genze». Si può dire, in Comunque, come già il Dilettanti ha introdotto la definitiva, che questo nostro interlocutore ci possibilità di inserire un sistema (Football Green ha accennato, c’è una intaso di tipo naturale, il Live) può essere consisoluzione per ogni esinostro progetto è definitiderata la giusta via di genza: «Sì esattamente. Si vamente decollato». mezzo fra i “tradizionalivanno a studiare le miglioRicordiamo la riunione sti” legati ai campi in ri combinazioni tra intasi e che si tenne al “Salaria erba naturale, e gli “innofilamenti erbosi per portaSport Village” sull’erba vatori”? «Io penso che re ad elevati standard quanaturale rinforzata questo campo sia più vicilitativi i campi sui quali si indetta dalla LND, con no al naturale rispetto al va ad intervenire. l’intervento proprio del sintetico, perché chi lo calAll’interno delle specie dott. Volterrani, che ci pesta non si rende assoluerbose prescelte come ci introdusse ai segreti di tamente conto della diffesono, tuttavia, delle altre questo nuovo ritrovato renza. Bisognerebbe scatipologie segrete». Un po’ tecnologico: «Nell’intaso vare per trovare il sinteticome la famosissima naturale possiamo trovare co, che svolge unicamente fibre di cocco, di la funzione di rinriso e altre. forzo». Quanto, Comunque, si va a allora, può essere studiare sempre conveniente per la migliore soluu n zione per qualsiaAmministrazione si tipo di campo. Al Comunale o una sud si va ad intersocietà di calcio venire con fibre dotare il proprio naturali di gramiimpianto con gne ibride, che l’erba naturale resistono alle altisrinforzata? «Per sime temperature un utilizzo prettae alla prolungata mente settimanasiccità. Al nord si le, questo tipo di studiano altre soluzione è spresoluzioni con prati cata, perché stiasimilari a quelli mo parlando di che si utilizzano campi che arrivain Europa e in no a sopportare Il dott. Marco Volterrani (Foto Archivio) Gran Bretagna». anche 20-30 ore

di utilizzo settimanale. Con i vantaggi che si manutiene come un normalissimo campo in erba naturale semplice: acqua, fertilizzanti, rastrellatura, taglio». I vantaggi del naturale e del sintetico, ma non i lati negativi: «Infatti, mentre per i campi sintetici periodicamente va fatto un reintaso, perché la gomma si perde, si rovina, e per i campi naturali c’è la periodica rizollatura, per il naturale rinforzato tutto questo non serve». Perché, quindi, c’è ancora tanta diffidenza verso un prodotto che sembra avere solo lati positivi? «Nel passato ci sono stati dei tentativi con questo tipo di soluzioni anche in Italia, al “Meazza”, ma con scarsi risultati. Ma ora, con l’innovazione tecnologica, credo che questa sia un grandissimo passo in avanti, che ci porta in là di molti anni. Sono certo che vedremo il naturale rinforzato sui nostri campi da calcio nei prossimi anni». Ma l’evoluzione tecnologica non si ferma mai: «Giustissimo, per chi fa ricerca come noi, ogni passo in avanti è il primo tassello per quello successivo. Stiamo già studiando nuovi tipi di piante e filamenti artificiali. Si lavora sull’intaso e su nuove specie di piante. Ci saranno delle novità».


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Legge sugli stadi e mutualità

Proseguono le audizioni alla Camera

Martedì 15 l’ex presidente della FIGC Franco Carraro si è presentato a Montecitorio per offrire il suo punto di vista su un argomento che sembra non avere vie d’uscita di Luigi Cardarelli

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OMA - Dopo l’audizione dell’ex presidente Franco Carraro tenutasi lo scorso martedì 15 giugno, cerchiamo di fare un punto tecnico su quello che sta accadendo in fatto di mutualità e legge sugli stadi. Insieme a noi, uno dei padri della mutualità ed ex presidente della Commissione di Studio che ha fatto la Legge sul dilettantismo che attualmente è all’esame del Senato e presidente dell’attuale Commissione per la riforma dello Statuto della LND e della conservazione del vincolo sportivo Gino Tapinassi. Il consulente, che ha seguito nel tempo i rapporti tra la LND e Parlamento, ha seguito personalmente l’audizione di Carraro e ci spiega che: «L’intervento era stato sollecitato da alcuni deputati che volevano avvalersi dell’esperienza di Carraro in materia del Disegno di Legge sugli stadi. Ho assistito all’incontro e devo dire che effettivamente i punti focali sono stati toccati tutti, evidenziando quale sia il punto di non ritorno». Cosa intende per punto di non ritorno? «Intendo dire che la legge è ormai sui binari e non si può più tornare indietro, è necessario ora guardare solo avanti. Ci attende una strada lunga e faticosa». Quali sono quindi i problemi che ha sollevato il presidente Carraro? «Sono diversi: uno è quello degli stadi nuovi. In genere non si fanno mai nel centro delle città ma in posti lontani dal nucleo urbano, cioè nelle periferie e anche se i Comuni concedono le autorizzazioni, ci sono dei problemi legati agli oneri di urbanizzazione. In questo contesto socio-politicoeconomico - continua a spiegarci Gino Tapinassi - i Comuni non sono in grado di dare gratuitamente gli oneri di urbanizzazione che ammontano a svariati milioni di Euro, quindi il problema è come utilizzare le risorse (stadi) già esistenti. È molto più facile utilizzare quello già esistente, rimodernandolo, che crearne uno nuovo. Questo è logico». Entrambe queste cose hanno delle necessità che alla legge allo stato attuale manca: «Sì, è la mancata partecipazione dei Comuni nella fase decisionale sull’ammodernamento degli stadi. È evidente che i permessi li concedono il Comune, la

Provincia e la Regione. Nell’attuale legge questi Enti locali non sono menzionati e non vi è una loro partecipazione quando si innesca il processo decisionale sia per quanto riguarda gli stadi nuovi che quelli rimodernati». Ma c’è un altro problema sollevato da Carraro, vale a dire quello della proprietà degli impianti sportivi: «Le società sportive hanno interesse a costruire o migliorare solo se sono proprietarie. Attualmente, invece, gli stadi sono al 99% di proprietà dei Comuni. Qui si tratta di trovare un meccanismo giuridico che cerchi, una volta messo in pratica l’ammodernamento e quindi i lavori, il passaggio definitivo della proprietà alla società sportiva, salvaguardando quella che

Franco Carraro (Foto Archivio)

è la finalità pubblica.Voglio dire, se oggi o domani poi la società fallisce, va studiato un altro meccanismo che non porti lo stadio in mano a speculatori o sceicchi di turno che comprano lo stadio per farci chissà che. Quindi in caso di fallimento, lo stadio dovrà necessariamente tornare al Comune per la sua funzione pubblica». In questo discorso, lo Stato, cosa può mettere in campo? «Lo Stato adesso non ha soldi, l’unica cosa che può fare e che dipende dalle finanze pubbliche è mettere il contributo per gli interessi. Nel momento in cui le finanze dello Stato sono rosee, il contributo rappresenterà un quantitativo maggiore, ma quando le finanze

non sono floride questo contributo minore. sarà L’ultimo punto che si è toccato nell’audizione - prosegue Tapinassi - è la possibilità di avvalersi del Credito Sportivo. Come tutti sanno, questa è una banca pubblica che prende soldi da privati e fa tassi a livello delle altre banche o qualcosa di più. Quindi si potrebbe allargare il discorso anche ad altre banche che potrebbero intervenire nel discorso». L’audizione del presidente Carraro quindi ha voluto porre l’accento su uno dei problemi che sono ancora in primo piano nel panorama calcistico italiano, gli stadi. Un altro problema, ci spiega Tapinassi, resta quello della mutualità: «Il fatto ora è più complicato, perché questo disegno di legge non finirà il proprio percorso entro il primo di luglio, data in cui entra in vigore la mutualità, ma si andrà molto più per le lunghe. Ci sarà la Camera, poi dovrà tornare la Senato: purtroppo non se ne parlerà che alla fine dell’anno o anche oltre. Bisognerà quindi sapere cosa intendono fare su questo argomento il presidente della Lega Pro Mario Macalli e il presidente della LND Carlo Tavecchio. Le possibilità sono due: l’immediata attuazione della Fondazione, che doveva essere creata già con la vecchia legge Melandri. Così facendo, quindi, la mutualità si potrà immediatamente avere. Oppure lo stralcio dell’Art. 8 che va fatto dalla Commissione all’unanimità, poi lo stralcio va in aula e l’aula decide sullo stralcio e poi l’articolo deve tornare immediatamente per l’approvazione in Commissione». Tutto chiaro, ma c’è la vera volontà politica di attuare tutto quello che abbiamo detto finora? «Il problema è che nelle precedenti audizioni - conclude il suo intervento Gino Tapinassi - vi era qualcuno che aveva sollevato la questione che un po’ di soldi andavano dati agli altri sport e agli enti di promozione sportiva e a questo punto la cosa è ardua e difficile». C’è proprio uno scontro politico? «Si, ci sono molte perplessità».


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Play-off Serie D

L’ultimo atto è fra Pianura e Matera di Flavio Grisoli

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OMA – La lunghissima stagione di Serie D sta per vivere la sua ultima partita. Dopo che domenica scorsa il Montichiari si è dato la possibilità di cucirsi lo Scudetto sulle maglie nonostante andrà a giocare in un’altra categoria (!), domenica prossima a Chieti si giocherà la finale dei play-off fra il Pianura e il Matera che, tra l’altro, hanno giocato nello stesso girone in campionato. Con un gran secondo tempo, il Matera di Roberto Rizzo ha sconfitto il Pomezia per tre a zero, ribaltando così lo 0-1 subito nella trasferta laziale. Grande protagonista il bomber Albano, che con la rete realizzata al 19’ del secondo tempo, ha messo a segno il 22esimo timbro stagionale. L’attaccante del Matera avrebbe potuto segnare prima, se al 9’ della seconda frazione di gioco avesse segnato un calcio di rigore, che invece ha spedito sul palo. Ma i lucani non si sono persi d’animo e giocato un gran calcio, portando la qualificazione dalla propria parte con le reti di Conte all’80’ e Carretta in pieno recupero. Un risultato che forse penalizza eccessivamente gli uomini di mister Lanza, e Rizzo lo riconosce: «Probabilmente sì, il Pomezia è stato punito forse un po’ troppo dal punteggio finale,

però devo anche dire che noi non meritavamo di perdere la gara d’andata. Comunque è stata una partita e un risultato davvero importante. Abbiamo battuto il Pomezia che è una squadra molto forte». Ora il futuro dice Pianura. La finalissima si giocherà domenica probabilmente a Chieti, e la formazione napoletana si presenterà all’appuntamento forte del risultato assolutamente fuori dal comune col quale ha sconfitto il Carpi: 8-2, che ha ribaltato lo 0-5 con il quale gli uomini di Gargiulo erano usciti sconfitti dalla trasferta in EmiliaRomagna. «Fortunatamente non giocheremo sul loro campetto - le prime parole di Rizzo - dove c’è un’atmosfera infernale, con un campo molto piccolo e in erba sintetica. Loro in casa non ti lasciano giocare, mi ricordo bene perché stavano nel nostro stesso girone, e lì perdemmo 2-1. Sono una squadra costruita per vincere, molto forte. Sono favoriti, anche in considerazione del grande distacco in classifica che abbiamo subìto da loro i biancazzurri napoletani hanno chiuso la regular season a 70 punti, i lucani a 48 - ma noi non siamo dei timidi». Pianura che parte con i favori del pronostico, ma a questo punto chiediamo a mister Rizzo quanto siano utili questi play-off: «Mah, in teoria dovrebbero servire per i ripescaggi, però a tutt’oggi non si

sa ancora nulla per quanto riguarda i criteri». Un altro dubbio che ci viene in mente, è se non sia il caso di cambiare i regolamenti, in modo da premiare con la promozione diretta chi vince la Coppa Italia che, in un certo senso, è una competizione più difficile del campionato: «Sono d’accordo, anche se negli ultimi otto anni, fatta eccezione per il Sapri che rinunciò a versare la fideiussione per l’iscrizione in Lega Pro, tutte le vincitrici della Coppa Italia furono ripescate tra i professionisti. Quest’anno - conclude mister Rizzo, che nel suo curriculum ha un passato con grandi vittorie nel settore giovanile del Lecce - credo che non ci si discosterà troppo dal passato, anche perché vedo che che molte società professionistiche stanno avendo dei problemi nelle iscrizioni». L’altra semifinale dei playoff vedeva di fronte il Pianura del presidente Ludovico Cafasso e il Carpi, guidato in panchina da mister D’Astoli e arrivato al “Simpatia” della frazione partenopea con un 5-0 molto rassicurante. Ma i modenesi non avevano fatto i conti con la grande voglia di rivincita dei biancazzurri, presentatisi in grande spolvero nel return match. Dopo sette minuti si era già sul 2-0 per i padroni di casa, e la prima frazione di gioco si era conclusa sul 3-1, con gli ospiti ridotti in dieci dal

30’ per l’espulsione di Gherardi. Nel secondo tempo un tornado si abbatte sul Carpi: una tripletta di Manzo, che chiude il poker, la seconda rete di Del Sorbo e il sigillo di Ausiello sommergono i malcapitati ospiti, che riescono a segnare solo sul 6-1 con Bigoni. «Sono state due partite abbastanza strane di Ludovico Cafasso perché a Carpi abbiamo perso per una serie di vicissitudini, a partire da una formazione un po’ rimaneggiata. Siamo usciti da lì con un risultato molto pesante sulle spalle, ma nella vita la speranza è sempre l’ultima a morire. Quella di ieri è stata una partita storica, non solo per il Pianura che ha vinto e conquistato la finale ma per il calcio tutto in generale, che si è dimostrato ancora una volta imprevedibile». Inutile dire che l’espulsione di Gherardi, quando si era ancora sul 2-1, ha sparigliato le carte e i piani di mister D’Astoli: «Sì, ci ha favoriti, però in questi casi non c’è mai la controprova, quindi non possiamo essere certi di questo. Credo che il calcio sia bello e appassionante proprio perché non c’è mai la certezza di nulla». Riportiamo al primo tifoso dei partenopei le parole che abbiamo raccolto pochi minuti fa di Roberto Rizzo, che pronosticava il Pianura come grande favorita del confronto: «Gli allenatori fanno spesso così, un po’ per pretattica, un po’ per

scaramanzia, un po’ per predisposizione psicologica anche io sono scaramantico però. Rizzo avrà detto quelle cose perché li abbiamo battuti in campionato sia all’andata che al ritorno. Potrei dire non c’è due senza tre...ma non dico altro». Come con il tecnico del Matera, anche con il nostro interlocutore intraprendiamo il discorso dell’utilità o meno degli spareggi di fine anno: «Allora, se i play-off fossero limitati a ogni singolo girone, cioè dare una promossa in più ad ogni girone, sarebbe molto meglio. La strada che si affronta oggi è troppo tortuosa, e paradossalmente potrebbe non servire a nulla. Togliere i play-off, comunque, sarebbe un grave danno per l’Interregionale, perché rappresentano un grande motivo di interesse. Chiederei, comunque, che si costruisse un tabellone ben definito di questi spareggi, perché porto ad esempio il nostro caso: domenica scorsa abbiamo giocato la gara di ritorno dei quarti di finale a Casale Monferrato, poi siamo tornati a Napoli, salvo poi ripartire due giorni dopo per Carpi. Siamo stati due giorni in treno».


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Montichiari

Il Montichiari passa in Lega Pro e si La formazione marchigiana, guidata in panchina da Renzo Gobbo e presieduta da Maurizio

M

di Luigi Cardarelli e Flavio Grisoli

ONTICHIARI - Stagione 2010-2011, Montichiari in Seconda Divisione di Lega Pro con lo scudetto di D sulla maglia… Onore e merito alla squadra di Renzo Gobbo che ha saputo battere un Savona arrembante che esce comunque a testa alta da questa Poule Scudetto. È finita 3-0 a Forlì, uno spettacolo unico che ha lasciato però la squadra di Salvatore Iacolino, alla sua ultima panchina con gli striscioni visto che sarà sostituito da Gennarino Ruotolo per l'avventura in Lega Pro, e i suoi 100 tifosi accorsi per l'evento, con un pugno di mosche in mano. Il Montichiari scrive quindi una pagina di storia grazie alla tripletta di Ferrari, tre gol che si sono materializzati nella seconda frazione di gioco, dopo un primo tempo equilibrato e senza troppi patemi d'animo. 2° minuto, 7° e poi 20° del secondo tempo regolamentare, tre reti che a Montichiari sanciscono l'inizio della festa. Ora tutto è rimandato alla prossima stagione quando la società di Maurizio Soloni, che guida la società rossoblu dalla stagione 2004/2005, dovrà vedersela con il professionismo. Squadre di altra caratura, gare a più elevato tasso tecnico e avversari molto più arcigni. Sarà l’anno delle svolte come promesso più volte dal numero uno della Lega di Firenze Mario Macalli, sarà l’anno dove è vietato sbagliare e dove non ci saranno più ripescaggi. Per una società come il Montichiari quindi è vietato sbagliare. Il progetto dovrà andare avanti, sempre con maggiore ambizione, sempre volti al futuro con un occhio particolare al Settore Giovanile e al legame privilegiato con l’intera comunità monteclarense.

IL TABELLINO DELLA FINALE Montichiari-Savona 3-0 Montichiari: Brignoli; Verdi, Caruso, Zaffagnini, Guatta; Filippini (1’st Muchetti), Baresi, Selvatico, Saleri (37’ st Giuricich); Ferrari, Cremona (31’st Negrello). A disposizione: Gambardelli, Filiciotto, Girardi, Bosio. All.Gobbo. Savona: Pascarella; Candolini, Bruni (24’st Gallotti), Di Leo, Chiarini; Bottiglieri (18’st Sogno), Ponzo, Andreotti (6’ Antonelli), Cattaneo; Zirilli, Marrazzo.A disp: Giribaldi, Fici, Grezzi, Garin. All. Iacolino. Arbitro: Raffaele Losito (Pesaro); Assistenti Angelo Bonafede (Bologna) e Marco Corso (Carrara) Marcatori: 2’(rig.) , 7’ e 20’ st Ferrari (M) Ammoniti: Ponzo (S), Di Leo (S), Caruso (M), Ferrari (M) . Angoli: 5 – 3 per il Savona. Giornata nuvolosa, terreno in ottime condizioni. Spettatori: 200 circa.

L’ ALBO D’ORO SCUDETTO SERIE D 2009/2010 Montichiari 2008/09 Pro Vasto 2007/08 San Felice Normanna 2006/07 Tempio 2005/06 Paganese 2004/05 Bassano Virtus 2003/04 Massese 2002/03 Cavese 2001/02 Olbia 2000/01 Palmese 1999/00 Sangiovannese 1998/99 Lanciano 1997/98 Giugliano 1996/97 Biellese 1995/96 Castel S.Pietro 1994/95 Taranto 1993/94 Pro Vercelli 1992/93 Crevalcore 1957/58 Cosenza, Ozo Mantova, Spezia exaequo 1956/57 Sarom Ravenna 1955/56 Siena 1954/55 BPD Colleferro 1953/54 Bari 1952/53 Catanzaro


Montichiari

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cuce lo scudetto della Serie D sul petto Soloni, vince la Poule Scudetto dell’Interregionale battendo il Savona per 3-0 a ForlÏ

Nella foto nella pagina a fianco un’immagine di festa dei giocatori rossoblu; in questa pagina, in senso orario: il bomber Fausto Ferrari, due giocatori che festeggiano un gol, il presidente Maurizio Soloni, e sempre il presidente con il tecnico Renzo Gobbo sulla sinistra (Foto Archivio)


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Omologazioni shock

Uno sguardo sui Mondiali. Ma la Rai dov’è? I “Mondiali di tutti” sono i Mondiali per quei pochi eletti che possono permettersi la Pay-tv di Flavio Grisoli

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OMA - Un quarto di questi Campionati del Mondo di Calcio se n'è andato, passato agli archivi, alle cronache. Quasi dimenticato, come spesso accade, perché la gara più importante è sempre quella che deve ancora arrivare. Il denominatore comune di queste prime gare, che molti verdetti hanno già emesso (come l'eliminazione di due squadre africane dal glorioso, recente, passato, Nigeria e Camerun), è senza dubbio la pochezza tecnica delle gare che abbiamo visto sui nostri schermi (su questo argomento specifico ci torneremo in seguito). Questo doveva essere un grande mondiale, quello del riscatto di un intero continente.

Probabilmente si tratterà unicamente di questo. Inutile sottolineare le topiche prese dai portieri, da ultimo quello del Giappone, che ha regalato i tre punti all'Olanda, quanto mi preme parlare di un argomento, convinto di trovare il consenso di quanti leggeranno. La nostra emittente pubblica, la RAI, come sappiamo non ha acquistato i diritti integrali dei Campionati del mondo, a vantaggio di Sky. Bene, è la legge del mercato, vince chi offre di più. Ma chi scrive si stupisce del fatto che la nostra è l'unica televisione di Stato che non offre al proprio pubblico che paga un canone (ops, tassa di possesso dell'apparecchio televisivo...non so proprio cosa sia peggio) il più grande appuntamento sportivo dell'anno, trasmettendo in diretta una partita al giorno e le successive

sette ore e mezza di "diretta" sono dedicate per un terzo alle partite, per i restanti due terzi a chiacchiere, banalità di ogni sorta con protagonisti ex giocatori ed ex commentatori e soubrette dalla scarsa capacità comunicativa. Questi sono i mondiali che ci offre la nostra televisione di Stato, che si crede di fare le nozze con i fichi secchi. Ma la gente se ne accorge, e non condanno chi cerca metodi alternativi anche a Sky (forse a viale Mazzini hanno la parabola per vedere tutte le partite) per assistere alle gare. "I mondiali sono di tutti", recitava uno spot della Rai alla vigilia dell'appuntamento iridato, ma a chi vogliono darla a bere. I mondiali, in Italia, sono per pochi, quelli che possono permettersi la pay tv. E allora forza Italia, abbasso la Rai.


Beach Soccer

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Si scalda la sabbia nel cammino verso il Mondiale di Massimiliano Giacomini

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OMA - Dall’11 al 18 luglio non prendete impegni o se volete passare una settimana all’insegna del mare e dello spettacolo, vi consigliamo di andare a Bibione per vedere da vicino i campioni del Beach Soccer che si sfideranno nel FIFA Qualifier 2010. La formula prevede un prima fase di qualificazione, dove gli azzurri di Magrini incontreranno Germania e Turchia, poi il tabellone ad eliminazione diretta, dagli ottavi di finale fino all'assegnazione del titolo. Tutto in poco più di una settimana. Il Commissario tecnico Magrini ci spiega il girone che attende l’Italia: «Onestamente mi spettavo peggio - scherza il ct. Conosciamo bene i tedeschi loro non mollano mai e i turchi hanno una forza fisica impressionante, ma in questo sport conta molto anche la tecnica individuale e noi non siamo secondi a nessuno». La difficoltà maggiore è quella di incontrare formazioni che si allenano e giocano insieme per tutto l’anno: «Proprio così - dice Magrini - in Italia siamo ancora dietro con le strutture, in altri posti si gioca anche l’inverno mentre qui da noi solamente al termine dei campionati a 11 e l’estate. Dobbiamo ancora crescere, ma questo non significa che ci sentiamo inferiori agli altri». Dello stesso avviso anche il capo delegazione Alberto Mambelli: «Vogliamo vincere e dimostrare tutto il nostro valore. Siamo orgogliosi che la Fifa abbia riconosciuto all'Italia l'organizzazione di tre grandi eventi internazionali dopo l'Eurocup di Roma ad inizio giugno e alla tappa di Euroleague che si svolgerà a Lignano Sabbiadoro ad inizio luglio - ha continuato - è il premio per il lavoro che stiamo svolgendo da diversi anni per la promozione di questa disciplina». A complimentarsi con l’Italia anche Gavino Renales, di Beach Soccer World Wide che sovrintende all'organizzazione delle competizioni internazionali di concerto con la Fifa: «In Italia viene organizzato il campionato più bello del mondo ed il fatto che vi giochino i migliori beachers senza che questo danneggi la qualità della nazionale azzurra è testimone di come la Figc e la LND stiano lavorando bene».

L’Italia del beach è pronta alla sfida (Foto Archivio)

Gruppo C: Russia Romania Andorra Slovacchia Gruppo D: Portogallo Inghilterra Estonia Israele Girone E: Svizzera Ungheria Ucraina Bielorussia

Girone F: Francia Azerbaigian Kazakistan Repubblica Ceca Gruppo G: Polonia Norvegia Austria Moldavia

Gruppo A: Italia Germania Turchia Gruppo B: Spagna Grecia Olanda Bulgaria

Giancarlo Magrini (Foto Archivio)

Alberto Mambelli (Foto Archivio)


Repubblica di San Marino

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Crescentini e San Marino si avvicinano all’Europa tempo è denaro e ce n’è sempre meno. Per un anno sportivo che è ormai concluso ci apprestiamo ad uno ancora tutto EPUBBLICA DI SAN MARINO – Si da vivere: «Si, quella che ci siamo dice che chiusa una porta si apre un lasciati alle spalle è stata una portone… Certo è che se il campistagione esaltante e molto onato sammarinese continua a chiudere positiva sia per il livello porte per aprire portoni sempre più grandi tecnico che è cresciuto e prestigiosi, a breve, vedremo qualche nosin maniera esponentra conoscenza giocarsi qualcosa di veraziale, per l’interesse mente importante senza dover necessariasempre maggiore di mente solo… partecipare. Come di consuetifosi e media to abbiamo fatto l’intervista di fine stagione nazionali e per la sportiva con il numero uno della grande vivacità delle Federazione Sammarinese Giuoco Calcio manifestazioni». Giorgio Crescentini che è tornato in terra Ora ci attendono i titana dopo gli impegni istituzionali in Sud. preliminari delle Abbiamo aspettato i competizioni sorteggi dei prelimieuropee che proprio nari di Champion’s ieri (lunedì, ndr) sono League ed Europa stati ufficializzati. Il Tre League e l’inizio Fiori in quanto detentore del Torneo della Coppa Titano e vinciUnder 21 tore del campionato sammariFederico e nese, dovrà vedersela per il primo P a o l o turno preliminare della Champion’s Crescentini League, con i montenegrini del Rudar Pljevlja proprio perché (il 30 giungo si giocherà a San Marino e il 7 come si dice in luglio in Montenegro), il Faetano, alla sua questi tempi di prima esperienza nelle coppe europee, crisi il avrà di fronte i georgiani del Zestafoni (l’1 luglio la gara in Georgia e l’8 luglio la gara in terra titana), mentre il Tre Penne, anche lui alla prima esperienza assoluta, dovrà attendere la gara preliminare di Europa League tra i kazaki del del Tobol Kustanai e i bosniaci del Zriniski Mostar (l’1 luglio la gara in Kazakistan e l’8 la partita in Bosnia). Per la squadra di mister Stefano Ceci l’avventura europea avrà inizio il 15 luglio fuori casa e il 22 luglio a San Marino. Gare difficili, ma… perché Giorgio Crescentini (Foto Archivio) non crederci? «Per le nosdi Luigi Cardarelli

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tre squadre non sarà un’impresa facile, anzi sospira Crescentini - questa volta il sorteggio ci ha riservato società competenti in materia di calcio e squadre ben attrezz a t e . Siamo cer ti che con il massim o impegno sia il Tre Fiori, i l Faetano e il Tre Penne, faranno bene». Non dimentichiamoci che è in corso il Trofeo Federico e Paolo Crescentini, una passerella estiva per i giovani sammarinesi: «Si, è una vera e propria passerella per fare un po’ di calcio dopo la fine del campionato e delle coppe. Anche in questo torneo il tasso tecnico è elevato e sembra essere una competizione molto seguita». Rimandiamo quindi tutto a tra qualche giorno, i buoni propositi per la prossima stagione ci sono tutti e la parola d’ordine resta la solita, migliorarsi: «Non c’è mai fine al miglioramento, questo lo ripetiamo da anni ormai, l’evoluzione e la crescita non accetta pause.Tutto è sempre in movimento e in fermento, puntiamo ancora a migliorare il nostro tasso tecnico e tattico. In ambito tecnologico invece stiamo provvedendo al rifacimento del manto di Monte Giardino, un campo che servirà per il Settore Giovanile e per gli allenamenti di un paio di squadre del nostro campionato maggiore. Ora abbiamo praticamente l’80% degli impianti utilizzabili sempre e in qualsiasi condizione atmosferica, una bella soddisfazione e una prova di quanto il calcio qui a San Marino sia importante».


PROFESSIONE CALCIO - SFOGLIA IL SETTIMANALE - ANNO II N.24  

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