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BIMESTRALE DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE PRODIGIO ONLUS SUL MONDO DEL DISAGIO E DELL’HANDICAP NUMERO I - FEBBRAIO 2016 - ANNO XVII - 94° NUMERO PUBBLICATO

WWW.PRODIGIO.IT

progettodidigiornale giornale progetto Cooperativa Handicrea

Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 - Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - 70%- DCB Trento . Contiene I.R.

“Opportunità: Pari o DISpari?” Questioni di accessibilità e inclusione per persone con disabilità pagina 3

Scie di Passione

Social Street San Pio X

Piano Salute 2016 Intervista all’Assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni pagina 4

Da un’esperienza di quartiere partecipato a pratiche di welfare generativo pagina 5

Lo sport accessibile a tutti è di casa in Trentino pagina 10

E R A T N

O C C A R

N O L O V il

O T A I R A T

E N O I Z A V O N N I E A N R O T I Z I D A R T E


IN EVIDENZA sociale del territorio attraverso strumenti innovatiARE T N O R ACC O vi, attraverso il web, come T A I R proposto dalla nuova LONTA IONE Z A V il VO piattaforma FuturaTrenNO TR A IN DIZIONE A to, o tramite l’attivazione E TR di una rete che coinvolge gli abitanti di un quartiere realizzata dalla Social Street di San Pio X. Abbiamo parlato con l’Assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni di volontariato, di accessibilità degli spazi pubblici e del Piano per la salute del 2016. Lo sviluppo di proposte innovative nel terzo settore dimostra la sua pronta risposta al cambio di paradigma che vede la necessità di una maggiore partecipazione e on esiste ambito della coinvolgimento dei singoli nostra società che non sia e delle comunità nell’attivasoggetto a costanti muta- zione di reti di volontariato menti. Come tutti i fenome- e nel ripensare assieme i ni sociali, anche il volonta- Beni Comuni. In una fase di riato cambia forma e si ade- grandi cambiamenti, apgua alla realtà circostante, pare sempre più importancercando di soddisfarne i te raccontare il terzo settore bisogni di condivisione e per far conoscere ai cittadi socialità che rimango- dini questa realtà e per far no centrali nella vita di co- capire a tutti l’importanza munità. In questo numero di attivarsi per rispondere racconteremo alcune ini- ai bisogni della collettività. ziative che mirano a coinvolgere i cittadini nella vita

/ in copertina

Raccontare il volontariato tra tradizione e innovazione

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Al via un progetto per volontari e operatori a Rovereto per migliorare l’integrazione delle persone sorde.

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Lascia il Segno 2

ascia il Segno 2: Avvicinamento alla LIS” è un corso di sensibilizzazione alla lingua dei segni italiana (LIS), organizzato dall’Associazione Trentina Sordoparlanti ONLUS, in collaborazione con l’Associazione Nuove Rotte, l’Ente Nazionale Sordi di Trento e la Cooperativa Sociale Il Ponte, con il sostegno del Centro Servizi Volontariato. E’ aperto a operatori e volontari di associazioni che abbiano a che fare con persone sorde, in modo da poter aprire ponti di comunicazione e facilitare lo scambio, l’aggregazione e l’integrazione dei sordi nelle nostre comunità. Questa seconda edizione dà la possibilità di estendere anche al territorio di Rovereto un’iniziativa che a Trento ha avuto molto successo.

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Corso di avvicinamento alla L ingua dei Segni Italiana

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Programma: Lezioni di avvicinamento alla lingua dei segni e alla cultura dei Sordi

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A peritivi di socializzazione tra sordi e udenti

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Uscita in montagna

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I P icnic

Tutti i venerdì dal 19 febbraio a Rovereto coop. Il Ponte

dalle 17.30 alle 20.30 in via Udine 84, presso la

Enti partner : Progetto grafico : Gli obiettivi principali del progetto sono quelli di accrescere le competenze di operatori e volontari che non lavorano esclusivaPer info e iscrizioni scrivere a nuoverotte@gmail.com mente con persone sorde, e che quindi non hanno una formazione della sordità. tLa seconda parte del progetspecifica e di rafforzare una rete territoriale a to prevede degli incontri in cui si favorirà lo sostegno della cultura dei diritti e del rispetscambio in LIS tra persone udenti e sordi, to delle diversità, favorendo l’abbattimento con 3 aperitivi e due gite immersi nella nadelle barriere comunicative. Il corso si terrà tura trentina. Il costo del corso è di 35,00 €, a Rovereto, in via Udine, 84 a partire da comprensivo di tessera assicurativa ed evenvenerdì 19 Febbraio 2016 dalle 17.30 alle tuale iscrizione all’Ass. Nuove Rotte per chi 20.30. Sono previste 10 lezioni teorico-prainteressato. Per info e iscrizioni scrivere a: tiche di lingua dei segni italiana e di cultura nuoverotte@gmail.com

Sommario Editoriale Lascia il Segno 2

Intervista all’Ass. alla salute e politiche sociali Luca Zeni

1 In copertina un’illustrazione di Ass. Prodigio 2 Opportunità pari o dispari - Cooperativa Handicrea

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4Social Street San Pio X

CSV Trentino Volontariato sociale Conosciamo FuturaTrento

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Pagina di pubblica utilità PAT

7 Una notte di Capodanno diversa Luca Alfano - Più unico che raro La filosofia in pratica

Pagina di pubblica utilità PAT

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Wheelchair Vietnam Scie di Passione

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pro.di.gio.

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Martina Dei Cas Voci del verbo viaggiare - Cooperativa FAI

Climate Change - In Medias Res

Proprietà: Associazione Prodigio Onlus Indirizzo: via A. Gramsci 46/A, 38121 Trento Telefono: 0461.925161 Fax: 0461.1590437 Sito Internet: www.prodigio.it E-mail: associazione@prodigio.it Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 Spedizione in abbonamento postale Gruppo 70% Stampa: Publistampa (Pergine Valsugana).

Direttore responsabile: Francesco Genitoni. Redazione: Giuseppe Melchionna, Luciana Bertoldi, Carlo Nichelatti, Lorenzo Pupi, Giulio Thiella, Antonio Dossi, Maurizio Menestrina. Hanno collaborato: Luca Zeni, Graziella Anesi, Luca Alfano, Maria Devigili, Martina Dei Cas, Daniela Amosso, Federico Villa, Stefano Carbone, Milena Rettondini, Daniele Saguto, Domenico Recchia e i Residenti di San Pio X, Maria Giacinta Fattor. In stampa: 1 febbraio 2016.

Abbonamento annuale (6 numeri) Privati €15,00; enti, associazioni e sostenitori €25,00 con bonifico bancario sul conto corrente con coordinate IBAN IT 25 O 08013 01803 0000 6036 2000 intestato a “Associazione Prodigio Onlus” presso la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine indicando la causale “Abbonamento a pro.di.gio.”.


EVENTI

“Opportunità: pari o DISpari?” La cooperativa Handicrea per i suoi vent’anni di attività ha proposto dei seminari di confronto su questioni che riguardano la disabilità e la cultura dell’accessibilità. Scopriamo attraverso le parole di Graziella Anesi cosa è emerso seguendo i temi principali. HandiCREA da anni, oltre che gestire lo Sportello Handicap, esegue rilevazioni in grado di fornire alle persone dati affidabili di strutture e

Durante il convegno “Opportunità: pari o Dispari?”

Scuola e lavoro.

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che punto è in Trentino l’inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro? E soprattutto nell’accesso alla scuola primaria e secondaria? Premettiamo che tutte queste domande richiederebbero molto più spazio per essere approfondite in modo completo e che le risposte possono essere forzatamente sintetizzate. Per quanto riguarda la scuola i numeri presentati al Seminario dalla Dott. ssa Tonelli del Servizio Infanzia e Istruzione dimostrano che in Trentino 2.386 alunni hanno la certificazione della Legge 104/92 e oltre 2.150 disturbi specifici dell’apprendimento. Infine, 960 hanno un disagio che si rivela spesso temporaneo. Numeri, ma soprattutto situazioni che comportano impegno economico ed umano, di preparazione e sinergia fra scuola, servizi, famiglie, ecc. Dire a che punto è il Trentino non è facile: vi sono eccellenze ma anche criticità. Pensiamo per esempio agli inserimenti di alunni provenienti dall’estero o alla difficile diagnosi da stilare nei primi anni di vita del bambino. Per quanto riguarda la formazione post scuola dell’obbligo e l’inserimento lavorativo, le cifre illustrate dalla Dott.ssa Magnago dell’Agenzia del Lavoro evidenziano la difficoltà (dovuta anche alla crisi economica) a trovare un’occupazione adatta. Non si tratta infatti solo di individuare un posto di lavoro ma di avere la capacità di comprendere che “quel” posto va bene per quella persona. Stando alla sua esperienza quali categorie di persone con disabilità sono le più penalizzate nell’accesso ai servizi e al raggiungimento di una vita indipendente? Con la disabilità non si dovrebbe parlare di categorie, piuttosto di situazioni che sappiamo benissimo sono sempre soggettive e particolari. Certo, maggiori sono i disagi fisici, sensoriali o cognitivi più grande è la difficoltà ad ottenere servizi adatti. Poi conta molto anche la rete sociale che si ha intorno, il territorio in cui si vive, il livello di accettazione del proprio handicap, ecc. Allo stato attuale l’attivazione dei progetti di vita indipendente è prevista solo per chi ha disabilità fisica, mentre l’accesso ai servizi e al lavoro come detto dipende da molti fattori condizionati anche dalla crisi economica. Ma per raggiungere la vita indipendente, aldilà delle norme, un individuo deve anche fare un percorso personale non facile, valutando le proprie possibilità e i propri limiti, non aspettando l’impossibile ma cercando di fare il massimo. Quali sono le opportunità formative e lavorative oggi nella Provincia di Trento dedicate alle persone con disabilità fisiche o cognitive? Quale opportunità rappresentano per l’economia locale e quale cambio di paradigma potrebbe generare nel panorama sociale la loro inclusione? I dati forniti dall’Agenzia del Lavoro, ci dicono lo stato dell’arte. Altra cosa è capire quali sono le opportunità da attivare per formare e occupare

le persone con disabilità. Purtroppo non esiste una risposta che va bene per tutti e per tutto. Si deve vedere anche cosa il “mercato” può offrire e con quali passaggi formativi ci si può arrivare. Pur se le istituzioni sono consapevoli delle aspettative che dei bisogni dei cittadini disabili, non bisogna abbassare la guardia.

Barriere architettoniche e trasporti. Per quanto riguarda l’accessibilità dei mezzi pubblici, durante gli interventi del convegno emerge un dato: il 38% dei mezzi, autobus e treni in Provincia di Trento sono accessibili e prevedono sistemi di accesso dedicati a tutti. E’ un dato attendibile secondo lei? Sarebbe utopistico pensare di arrivare ad avere in futuro la totalità dei mezzi pubblici sbarrierati? Non abbiamo ragione di pensare che la Trentino Trasporti pubblichi dati non attendibili, del resto come Cooperativa i risultati li vediamo sia dai contatti con i responsabili sia dagli esiti delle nostre segnalazioni. Tecnicamente non sappiamo se si potrà mai avere il 100% di fermate e mezzi accessibili, di certo la strada percorsa finora è quella che ha portato maggiori cambiamenti in questo senso. Quali sono le principali motivazioni che rendono il trasporto pubblico ad oggi ancora un limite per molte persone?Ci sono motivazioni pratiche (per esempio la presenza di barriere architettoniche sui tragitti da compiere, il maltempo, gli orari) ma anche culturali: le persone con disabilità a volte affrontano con difficoltà ogni uscita dal proprio ambiente, soprattutto se non “protetta” da familiari o vettori conosciuti. È giusto sapere e diffondere che il trasposto pubblico prevede mezzi e fermate distribuiti sul territorio, dove dietro c’è un’attenzione di tecnici, amministratori, personale addetto, ma anche di associazioni e cooperative che hanno collaborato per rendere attive queste risposte. Uno sforzo di tutti nell’ottica della vera inclusione.

percorsi. Noi non diciamo se è accessibile un ristorante o un hotel, un ufficio o un museo, noi diamo dei dati che fanno capire alla persona se, in presenza di un ostacolo, è in grado di superarlo. Il dislivello di 4 cm, il peso di apertura di una porta, per qualcuno possono essere barriere insormontabili mentre per altri no. Esiste una App (Trentino Accessibile) dove si possono trovare oltre 1300 strutture rilevate nel Trentino. È un lavoro che ha continuamente bisogno di essere ampliato e aggiornato ma che sta trovando un ottimo riscontro. Quali sono le criticità più comuni che si presentano nell’accesso ai locali aperti al pubblico nel centro storico di Trento? Il centro di Trento, lo dice la parola stessa, ha dei vincoli cui gli edifici storici sono sottoposti, ma possiamo giudicare come mediamente soddisfacente la situazione anche grazie ad un lavoro di pavimentazione di qualche anno

fa che ha permesso di rendere l’area pedonale percorribile anche a chi è in sedia a rotelle. Nell’immediato anello circostante invece vi sono ancora diversi accessi ai marciapiedi con pendenze pericolose, inclinazioni trasversali elevate ed ingressi impraticabili. Il Comune di Trento ha sempre coinvolto le associazioni su questo tema, informandole sui lavori in previsione e cercando di modificare quanto possibile. Quali prospettive si possono immaginare nel rendere le città e i centri abitati dei luoghi senza barriere fisiche e soprattutto culturali?In HandiCREA non abbiamo sfere di cristallo, siamo consapevoli che i tempi presenti e futuri non saranno facili ma anche che, rispetto a quando la Cooperativa è stata fondata, molte cose sono cambiate, anche culturalmente in meglio. Finché ne avremo la forza e la possibilità continueremo a proseguire su questa strada.

Antonio Dossi

L’accesso ai luoghi.

Attraverso quali strumenti oggi il cittadino può avere informazioni utili sui luoghi pubblici accessibili in Trentino? Esiste una mappatura e a quale stadio si trova? Il cittadino qualunque in generale è bombardato e a volte disorientato da offerte informative che gli arrivano da computer, applicazioni varie su smartphone, ecc. Il cittadino con disabilità può fruire di tutto questo ma ha necessità diverse. La Cooperativa pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | febbraio 2016 - n. 1

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SA LU T E E P O L I T I C H E S O C I A L I

Intervista all’Assessore Provinciale Luca Zeni Dal Piano per la salute approvato nel maggio 2015 agli interventi nel campo assistenziale, dal volontariato al contrasto di situazioni di marginalità.

L’Assessore Luca Zeni insieme al Presidente di PRODIGIO Onlus Giuseppe Melchionna

Sanità:

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osa intende lei nel concreto per contrasto alle disuguaglianze nel campo sociosanitario? Contrastare le diseguaglianze sociali nella salute significa sostanzialmente promuovere una società più equa capace di ridurre le differenze nello stato di salute della popolazione prodotte da fattori sociali -e quindi modificabili- come il livello d’istruzione, l’accessibilità dei servizi e i fattori di rischio comportamentali. Concretamente questo implica che le politiche socio sanitarie devono essere valutate rispetto al loro impatto sul divario sociale e calibrate al fine di ridurlo. Il Trentino in questo senso parte da una situazione positiva anche se la crisi economica degli ultimi anni ha comunque evidenziato anche da noi l’aumento di alcuni indicatori da non sottovalutare (disoccupazione giovanile, occupazione femminile inferiore rispetto a quella maschile, allungamento della vita e conseguente aumento delle multimorbilità ecc.). Bisogna, quindi, agire su più fronti: sociali, economici, ambientali. Il Piano provinciale per la salute rappresenta un forte impegno dell’amministrazione in questo senso, tant’è che pone la riduzione delle diseguaglianze sociali nella salute come priorità che deve accompagnare trasversalmente gli obiettivi legati all’aumento del benessere sull’intero ciclo di vita; alla creazione di un contesto di vita e di lavoro favorevole alla salute e alla promozione di un sistema sociosanitario che renda i servizi alla persona più vicini al cittadino, più efficaci, più sicuri, più sostenibili. Si tratta di obiettivi a grande raggio che hanno natura programmatoria e che necessitano di essere ora tradotti in azioni concrete attraverso la elaborazione di precisi Piani operativi. Cosa cambia dal suo punto di vista nel 2016 con il Piano per la salute approvato nel maggio scorso in provincia di Trento? (Il Piano formalmente è stato approvato con DGP n. 2389 del 18 dicembre 2015) Il cambiamento più rilevante sta già nell’impostazione di partenza in quanto questo Piano è un Piano per la salute, non un Piano sanitario o socio-sanitario. Qual è la differenza? Un Piano socio-sanitario si limita ad organizzare l’offerta dei servizi rivolti alla persona, mentre un Piano per la salute (salute definita dall’OMS come “benessere dal punto di vista fisico, mentale e sociale”) deve affrontare tutti i determinanti della salute, cioè quell’insieme dinamico e interdipendente di fattori individuali, ambientali e socio-economici (tra cui ovviamente anche la qualità dei servizi sanitari e sociali) che incidono sullo stato di salute complessivo. Con il Piano la salute viene considerata come risorsa dell’individuo e della comunità (approccio salutogenico), non come un bene da ripristinare in caso di danneggiamento (approccio patogenico). In questo modo il Piano della salute 2015-2025 diventa uno strumento per

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promuovere una visione strategica di un Trentino più sano, più equo e quindi più sostenibile e democratico. In questo senso si può pensare al piano come a una mappa. Il grande lavoro e, quindi la grande sfida che vogliamo sostenere oggi è quello di cominciare a lavorare su questa mappa per tradurla, in modo partecipato, in azioni concrete attraverso lo sviluppo successivo di piani operativi di implementazione corredati da un dettagliato crono-programma e da precisi indicatori che serviranno per la rendicontazione ed il monitoraggio.

Vita indipendente e disabilità:

In questo contesto che ruolo svolge il calcolo ICEF e come si inserisce nell’opera di riduzione delle diseguaglianze sociali nel campo sanitario e nell’incremento della soglia di solidarietà nel sistema sociale regionale avendo riguardo alle persone non autosufficienti? Rispetto a questa domanda una precisazione è d’obbligo: la Provincia di Trento in quanto Autonoma non ha diritto ad una quota dei 5 milioni stanziati dal legislatore nazionale e a cui lei faceva riferimento, ma interviene con fondi propri. Le politiche promosse dalla PAT rispetto al diritto ad una vita indipendente perseguono l’obiettivo di sviluppare autonomia e realizzazione consapevole del progetto di vita della persona disabile, supportandola nel suo contesto quotidiano e riconoscendole un ruolo attivo nell’interazione con i servizi sociosanitari del territorio. Nel 2014 in occasione del recepimento delle linee guida ministeriali sul “modello di vita indipendente”, la P.A.T. ha introdotto l’indicatore Icef quale strumento per garantire una maggiore equità tra i destinatari di questa prestazione. Le risorse messe a disposizione dal “progetto vita indipendente” sono infatti destinate a coprire le spese del personale di assistenza. Si tratta pertanto dell’erogazione di un sostegno economico a favore di persone disabili che, in quanto tale, deve necessariamente tenere conto, al fine di garantire una giusta redistribuzione, delle condizioni economiche-patrimoniali familiari del ricevente. L’indicatore ICEF, già applicato in diverse politiche di settore, è oggi ritenuto uno strumento valido per tutelare e aumentare l’equità nella redistribuzione delle risorse pubbliche. Il suo utilizzo è quindi coerente con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali nel campo d’accesso ai diversi servizi, e in particolare a quelli socio-sanitari. Fondi per la non autosufficienza. Per quanto riguarda il Trentino, come s’intende distribuire le risorse nel campo dell’assistenza delle persone non autosufficienti e in particolare, cosa ci può dire rispetto all’utilizzo del sistema voucher per i fruitori del servizio di assistenza domiciliare?

Come Provincia non abbiamo diritto ad attingere ai fondi nazionali in quanto provvediamo direttamente al finanziamento degli interventi per la non autosufficienza con risorse del bilancio provinciale. Per questo settore si continuerà a garantire lo stesso elevato livello di qualità in essere (rileva evidenziare alcuni dati di spesa: per le RSA spendiamo 130 milioni euro; per gli istituti per disabili 12 milioni euro; per l’assegno di cura 10 milioni di euro; per il servizio trasporto “Muoversi” tre milioni di euro ecc.) concentrando l’attenzione a sviluppare modelli innovativi di servizi che accompagnino la persona lungo tutto l’arco di vita con interventi preventivi, con la promozione di sani stili di vita, favorendo l’inclusione sociale e lavorativa delle persone a rischio di emarginazione, abbattendo quelle barriere che limitano l’effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita all’interno di una rete integrata che vogliamo sempre più favorire. Ad esempio, il Piano di cui ho già parlato individua alcune azioni specifiche da promuovere per costruire valore intorno alla disabilità. Degne di nota in questosenso sono, ad esempio, le progettualità legate al tema del “Dopo di noi”; le sperimentazioni di forme alternative dell’abitare potenziando interventi a supporto della domiciliarità; il sostegno alla genitorialità nell’accoglienza della disabilità dei figli, anche con percorsi formativi specifici; lo sviluppo dei servizi a rete per l’assistenza delle persone disabili al fine di favorire una reale integrazione anche attraverso la promozione del volontariato in una logica di comunità. Venendo ora al tema dei voucher si può affermare che il servizio di assistenza domiciliare, date le sue caratteristiche e l’articolazione di prestazioni, può essere un terreno interessante nel quale introdurre un modello sperimentale di buoni di servizio. L’obiettivo principale deve restare il rafforzamento delle capacità decisionali dell’utente e della sua rete di riferimento nella costruzione di un servizio personalizzato. Attualmente stiamo sondando la possibilità di sperimentare questo modello. Mobilità e trasporto pub blico per persone a ridotta mobilità. Consapevoli di quanto si è fatto in Trentino (sulla mobilitàe trasporto pubblico per persone a ridotta mobilità) per adeguare le infrastrutture agli standard di accessibilità, quali sono i prossimi passi e su cosa bisognerebbe maggiormente soffermarsi secondo lei? In Trentino già da molti anni si opera per garantire l’accessibilità del trasporto per i disabili: oggi, in particolare, si fa riferimento, oltre che alla legislazione provinciale in materia di trasporti pubblici, anche alla l.p. n. 1 del 1991 che, nel capo VI, disciplina gli interventi diretti (servizi di trasporto) e quelli agevolativi (contributi per l’adattamento dei veicoli per la guida e il trasporto dei disabili) della Provincia in materia di trasporto dei disabili. Rispetto al servizio “Muoversi”, servizio individualizzato di trasporto e accompagnamento per persone portatrici di minorazioni, gestito direttamente dall’Assessorato alla Salute e Politiche sociali, si rileva un elevato livello di gradimento del servizio dimostrato anche dal numero crescente di persone che vi aderiscono nel tempo. Questo è un servizio pressoché unico sul territorio nazionale, premiato e riconosciuto come un’eccellenza nei servizi della Pubblica Amministrazione in ragione della sua capacità di rispondere in modo personalizzato e flessibile ai bisogni individuali di spostamento dei cittadini iscritti. Oggi il trasporto serve circa 1000 persone e si rileva un incremento di circa 100 utenti all’anno. L’obiettivo è quindi quello di mantenerlo anche se si dovranno trovare delle strategie di razionalizzazione che comunque garantiscano una particolare attenzione alle situazioni di maggiore gravità. Una di queste strategie sarà, ad esempio, quella di prevedere l’integrazione e la programmazione unitaria dei trasporti organizzati dagli altri servizi sociosanitari e socio assistenziali sul territorio. Per quanto riguarda il trasporto pubblico per i disabili, in sinergia con la Società Trentino trasporti esercizio, si sta cercando di trovare strategie che si allontanino dalla realizzazione di servizi speciali di trasporto esclusivamente dedicato alle persone portatrici di minorazione, privilegiando invece un trasporto egualmente accessibile ed utilizzabile da

tutti. Centralità della persona disabile attiva nella scelta dei servizi. A suo parere come si declina a la centralità della persona disabile attiva nella scelta e nella proposta di servizi di natura non esclusivamente sanitaria? Partiamo dal Piano della Salute, attorno al quale hanno lavorato in questi ultimi anni le Strutture dell’Assessorato alla salute e alle Politiche sociali: le direttrici di questo strumento di pianificazione, che toccano contemporaneamente sia il mondo della sanità che le politiche sociali convergono verso una comune visione della centralità della persona non come “oggetto passivo, ossia parte che subisce le cure e i servizi” bensì come “consapevole protagonista della propria vita, delle scelte che la riguardano e del proprio futuro” in salute (comportamento attivo). Per garantire la qualità dei servizi sotto il profilo relazionale e sociale, va abbandonata, quindi, la logica secondo la quale la cura delle persone, comprese quelle disabili, sia esplicata esclusivamente attraverso servizi predefiniti in modo standardizzato; al contrario, vanno costruiti percorsi socio-assistenziali personalizzati attorno alla singola persona, tenuto conto dei suoi specifici bisogni, dei sui cambiamenti nelle diverse fasi della vita e nei diversi contesti (ad esempio, nuovo modello del servizio vita indipendente). Primo obiettivo dell’Amministrazione sarà pertanto quello di rafforzare l’informazione delle persone circa la prevenzione e la cura delle patologie di carattere fisico e relazionale e l’orientamento alla scelta dei servizi più appropriati. E’ in particolare previsto l’incremento degli sportelli informativi sul territorio. Sempre più, nel contesto di vita dei disabili, andranno rafforzati i servizi che offrono supporto alla domiciliarità, alla semiresidenzialità, alle esperienze di coabitazione in piccoli gruppi e alla vita attiva anche in condizioni di gravità, in maniera proporzionale alla diminuzione del ricorso al ricovero in struttura.

Volontariato: Allo stato attuale la

Provincia di Trento cosa ha stanziato o intende stanziare per sostenere il volontariato declinato in tutte le sue forme? Esiste spazio ancora per il volontariato “puro” o esso diviene sempre più utopico nel contesto attuale? Lo stanziamento di risorse per il volontariato nel bilancio 2016 ammonta ad oltre 800.000 euro. Il volontariato è una delle risorse nei vari territori trentini e diventa sempre più importante proprio in occasione di difficoltà sia economiche che di valori e tanto più quando sono in crisi le unità di base della convivenza e relazione umana, come quelle familiari e parentali. Il volontariato è tale quando è espressione della solidarietà gratuita delle persone ed esisterà sempre fino a quando esisteranno degli individui disponibili a rendere disponibili gratuitamente proprio tempo ed energia a favore degli altri. D’altra parte è innegabile che, a fronte di bisogni crescenti, determinate organizzazioni di volontariato stiano sempre più e sempre meglio occupando spazio di servizio alla comunità. Lo svolgimento in maniera importante e organizzata di tali attività di promozione umana e di interesse generale comporta la necessità di disporre sia di risorse economiche per sostenere i costi vivi delle attività svolte (materiali, sedi ecc.), sia di qualche unità di personale dipendente o lavoratore autonomo specializzato, il che è consentito dalla legge, a condizione che l’apporto del servizio volontario e gratuito rimanga prevalente rispetto al lavoro retribuito. E’ plausibile che entrambe le realtà continuino a convivere, anche in considerazione della diversa estensione e consistenza dei servizi resi: l’impegno principale della Provincia e degli enti locali, nei prossimi anni, sarà quello di promuovere la collaborazione ed il coordinamento dei servizi resi direttamente dall’ente pubblico, dalle realtà retribuite e dal volontariato, fin dalla fase dell’ideazione e della progettazione degli interventi.

pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | febbraio 2016 - n. 1

A cura di Giuseppe Melchionna e Lorenzo Pupi


W E L F A R E G E N E R AT I VO

FuturaTrento

La piattaforma che avvicina i cittadini e le amministrazioni alla cura dei Beni Comuni

È

nata a settembre dello scorso anno FuturaTrento, piattaforma di condivisione e progettazione che mira ad attivare la cittadinanza sensibilizzandola sull’importanza dei beni comuni. Realizzato dalla Fondazione Bruno Kessler, il sito www.futuratrento.it consente a chiunque di proporre idee nuove e discuterle assieme per provare a realizzarle. Uno spazio virtuale di co-progettazione e promozione dove la popolazione si affianca all’amministrazione in un percorso volto a rigenerare assieme gli spazi e i servizi in un’ottica di partecipazione e responsabilizzazione che coinvolga direttamente gli interessati, senza delegare l’intervento alla

sola sfera del Pubblico. Il 9 dicembre scorso presso la Bookique di Trento si è tenuto l’evento “Condivisione”, un caffè dibattito organizzato da FuturaTrento e Impact Hub per discutere e confrontarsi sul valore del Bene Comune e sull’importanza di una sua rivalutazione e riappropriazione da parte dei cittadini. Condivisione come partecipazione e utilizzo comune delle risorse offerte dal tessuto urbano, un concetto simbolo di quel cambio di paradigma che vede la popolazione attivarsi per un inte-

resse collettivo e non più solo individuale. La possibilità per le amministrazioni di collaborare in sinergia con i cittadini per realizzare gli interventi di cui non riesce a farsi carico, porta al coinvolgimento e alla responsabilizzazione della comunità verso la gestione di quei Beni Comuni che rappresentano sempre più una terza via tra la sfera del privato e del pubblico. “Saranno i giovani a re-immaginare il contesto urbano, riappropriandosi degli spazi urbani e ridefinendone gli usi.” In pochi mesi il progetto FuturaTrento è riuscito a coinvolgere enti del privato sociale e persone comuni attratte dall’innovatività della proposta e dalla possibilità di collaborare assieme per il migliorare i luoghi in cui viviamo, in un’ottica di cooperazione che porta benefici concreti al vivere in comunità. Giulio Thiella

La Social Street a Trento è in San Pio X Scopriamo attraverso l’intervista ad uno dei suoi promotori come sono riusciti a coinvolgere il quartiere in un processo di welfare generativo. A cura di Lorenzo Pupi

oggi serve per coltivare lo strato culturale della cittadinanza e preservare al contempo i beni comuni. vevamo scritto di loro qualche numero fa. Ciao Domenico come stai? Come si sta nel voSono una realtà nuova di Trento, che nasce stro bel quartiere in san Pio X ? Bene grazie, abda un esperienza di quartiere generativo a biamo intanto scoperto con piacere di essere vostri Bologna. Nell’ultimo anno i Residenti di San Pio X si vicini! sono organizzati in maniera spontanea per far riviPer chi non lo sapesse ancora, cos’è una Social vere il loro quartiere riaprendo le questioni legate Street? La Social Street è spesso associata ad esperienze di sharing economy, ma io credo che si tratta in realtà di un tipo di organizzazione molto fluida e senza gerarchia e/o forma giuridica: la sua sede è la strada. Io personalmente la vedo come un contenitore all’interno del quale si possono trovare risorse materiali e umane per avviare iniziative basate sulla gratuità che porta a darsi una mano a vicenda in caso di necessità e in modo disinteressato. L’idea e la partecipazione a Un laboratorio con i bambini proposto da Social Street Social Street si fondata sul a spazi comuni e welfare di quartiere, proponendo desiderio di conoscere persone nuove scoprendo occasioni di incontro e scambio tra gli abitanti della interessi comuni, valorizzando i talenti, competenzona. Sono partiti col conoscere i loro vicini di casa, a ze e professionalità che vengono messe al servizio scambiare saperi e sapori, creando degli spazi e dei del proprio vicino di casa senza chiedere nulla in momenti di aggregazione. Non sono un organiz- cambio. Insomma una forma 2.0 del buon vicinato, zazione definita, sono più che altro un movimento praticato abitualmente fino a 50 anni fa. spontaneo che cresce dal basso e coinvolge tutti, Avete partecipato a vari appuntamenti e constudenti, anziani, bambini, lavoratori, stranieri e pic- vegni presentando la vostra idea di partecipaziocoli esercenti commerciali. Tra le loro iniziative più ne di quartiere. Cosa state imparando da questa famose citiamo la “Bacheca” uno spazio di scambio esperienza? libri gratuito a presidio della cultura e del quartiere. Abbiamo imparato che il cambiamento è vita: A distanza di un anno da quando li abbiamo cono- non bisogna aver paura di mettersi in gioco, nel sciuti, molte cose sono cambiate e la loro proposta provare strade nuove e nel mettere in discussione di sharing economy sta prendendo piano piano le vecchie, è importante fare tesoro degli errori, ma piede nel quartiere e nei dintorni, dimostrazione bisogna continuare ad osare. Il modello di Social del fatto che le persone hanno bisogno di sane Street ha un senso solo se ha un impatto sociale relazioni di vicinato e dello scambio di esperienze. esteso ed è in grado di essere vicino alle persone. In questa intervista leggeremo le parole di uno dei Sempre più persone stanno aderendo al vostro promotori, Domenico Recchia, originario di Matera gruppo Facebook “Residenti in San Pio X e dine Trentino di adozione che lavora a pieno titolo nel torni”, trovate una diretta corresponsione tra i sociale e attraverso questa esperienza spontanea sostenitori in rete e quelli reali di quartiere? In di quartiere ci può dare il suo punto di vista di cosa sostanza le persone stanno condividendo anche

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nella vita reale e nelle strade del vostro quartiere, o esiste ancora un po’ di diffidenza circa quello che proponete? E’ difficile rispondere a questa domanda perchè le due dimensioni, virtuale e reale, a mio avviso sono per molti versi autonome. Il gruppo online ha ormai una vita propria e non sempre le discussioni più partecipate sono poi quelle trovano applicazione sul piano del reale. Le proposte non arrivano più solo da noi, è attorno ad una proposta che si innesca il processo, si crea il gruppo per interessi, che si autoganizza. Noi cerchiamo solo di facilitare questi processi di emersione dal basso, facendo rete e trovando spazi e/o risorse necessarie alla realizzazione dell’idea. State applicando in maniera creativa e rispettosa anche delle tradizioni la cosidetta “share economy” o economia dello scambio di risorse ed esperienze: organizzate feste di quartiere, coinvolgete associazioni, istituzioni e i piccoli commercianti per ricreare lo spirito di cittadinanza, l’appartenenza e il rispetto per i beni comuni. Quali i pregi e i difetti durante questo personale cambio di paradigma sociale? Con che occhi guardate adesso le vie e le persone intorno a voi? Il quartiere e i suoi abitanti stanno diventando più familiari. Oggi quando vado a comprare qualcosa mi fermo anche per parlare con i commercianti del mio quartiere e quindi i confini della mia abitazione sono più fluidi. Arrivando poi alla casetta dei libri del quartiere provo l’irresistibile desiderio di fermarmi non solo per vedere cosa c’è di nuovo al suo interno, ma con la speranza, spesso soddisfatta, di trovare un messaggio nella cassetta delle lettere che abbiamo istallato su un lato della stessa. Avete concluso o avete in cantiere qualche particolare iniziativa? Ce ne vuoi parlare? A giugno 2015 abbiamo partecipato e vinto un concorso di idee indetto da una cooperativa sociale di Trento, La Sfera. Il concorso, Sfera Change Up, è stato promosso in occasione del ventennale della cooperativa ed aveva lo scopo di sostenere progetti di ricerca-azione proposti da singoli o gruppi. La partecipazione a questa iniziativa ci ha per-

messo trovare un partner che crede nel nostro progetto e lo condivide e che, per questo, ha deciso di supportarci anche in una nuova avventura legata al Piano Giovani di Zona. Social Street San Pio X, è secondo te una realtà riproducibile in qualche altro quartiere di Trento e dintorni ? E in caso dove e perché? Io credo fortemente nell’importanza della condivisione. Un risultato finale, che mi sono promesso di condividere con tutte le persone interessate, riguarda infatti un documento di sintesi del processo attuato in quest’esperienza con la speranza che questo possa essere da stimolo per qualche altro quartiere non solo di Trento. Ovviamente non abbiamo la presunzione di fornire noi l’unica versione esatta, poiché cambiando le peculiarità di ogni quartiere cambiano anche le criticità e le possibilità specifiche, ma penso che sia utile anche per incentivare e sviluppare una cultura d’impresa tra docenti, ricercatori, esperti e singoli cittadini che può sfociare nella creazione di nuove forme d’impresa, magari più responsabili da un punto di vista sociale. Progetti futuri o ambizioni non ancora risolte per questa bella storia di wellfare generativo? Ora come dicevo siamo impegnati con le Politiche Giovanili nell’ambito di un progetto che abbiamo chiamato: “Nel mio quartiere? Ri-generazioni partecipate”. In estrema sintesi nei mesi di Marzo/ Aprile abbiamo intenzione di svolgere dei percorsi all’interno del quartiere con alcune classi delle scuole e con il circolo anziani del nostro rione, promuovendo quindi lo scambio inter-generazionale e l’educazione alla cittadinanza. Il catalizzatore di questo progetto sarà il momento conclusivo e di restituzione alla comunità, durante il quale verrà realizzato, per il quartiere, un murale con l’aiuto di un collettivo di artisti. Grazie per la tua e vostra disponibilità, per averci raccontato il vostro quartiere e vorremo che questo ultimo spazio fosse dedicato alla voce di tutto il quartiere: “La sfida è passare dal virtuale al reale per poi arrivare al virtuoso”- I Residenti di San Pio X

Il Volontariato oggi Riflessioni sull’incontro organizzato da CSV Trentino per discutere di come cambia il volontariato sociale. Senza chiedere il permesso Di Giulio Sensi Se c’è una cosa difficile nel mondo di oggi, specie nel terzo settore, è parlare di innovazione senza dire banalità o riciclare gli stessi temi che vengono ripetuti da anni. Così quando Andreas Fernandez e gli amici di Non profit network – CSV Trentino mi hanno chiamato a parlare di questo tema, la mente ha cominciato a fumare e non ha ancora smesso. Il titolo della relazione che mi hanno affidato è “Innovare per cambiare, il volontariato protagonista”. [..] C’è un Paese che cresce e un Paese che decresce poco felicemente. C’è un Paese che si arricchisce e uno che si impoverisce. E non è solo

questione di giustizia sociale, ma pure di opportunità e capacità. Una cosa è certa: stando fermi non si cresce, serve investire, c’è bisogno di idee, di muoversi, di fare cose nuove e in modo diverso. Se è vero che l’innovazione è prima di tutti un investimento sostenibile, quello più importante che il volontariato può fare è sulla sua grande ricchezza: le persone. Quelle che costruiscono relazioni sociali, offrono servizi, diffondono speranza. L’innovazione del volontariato si gioca su questo asse: sulla sua capacità di far crescere le comunità in quanto formate da individui uniti da relazioni sociali positive e motivanti. Non sempre è così e questo è un problema enorme del volontariato: i volontari non sono antropologicamente diversi dai cittadini “comuni” -ho sem-

pre combattuto la retorica del volontario eroe-, e vivono gli stessi vizi delle altre realtà umane. Preoccupa vedere quanti conflitti, quanta sete di potere, quante posizioni di privilegio, quante relazioni di dominio, quanti blocchi al cambiamento, spesso generazionali, si vivono dalle grandi alle piccole realtà di volontariato. E i “pistoleros” che comandano tali realtà dovrebbero capire quanto sia tossica la loro leadership, andare a guardare le anatre nello stagno del parco, lasciando il posto a chi ha voglia di generare e non di frustrare. Il volontariato innovativo deve rinunciare al potere e non lo sostengo a fini morali. Lo deve fare perché la sua missione principale dovrebbe essere quella di diffondere il potere fra le persone e i territori in cui interviene. Può

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farlo solo se la sua pratica non è calata dall’alto, se diventa contagiosa e attraente. Zandonai sostiene, giustamente, che è finita l’era degli specialisti. Si è innovativi se sui problemi di interesse collettivo si trovano soluzioni condivise. E con una formula geniale aggiunge: “chi fa volontariato è chiamato non tanto a lottare contro i mulini a vento, ma ad allearsi coi mulini a vento, coi mugnai…“. Il punto è proprio questo: si è innovativi se non si basta a se stessi, se si è capaci di vedere il proprio alleato nel posto più impensabile. Se si va oltre la missione classica, se non ci si concentra solo sul servizio, ma soprattutto sulla rigenerazione di legami sociali. Perché il servizio è un mezzo e non un fine: questo dovrebbe essere il cuore dell’impegno volontario.[…]

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INCREDIBILE! LA STUFA SI ACCENDE DALL’ALTO VERSO IL BASSO Provare per credere.

Ridurre gli inquinanti e migliorare la qualità dell’aria è un impegno che riguarda tutti. Si può fare molto anche cambiando il modo con cui si accendono stufe e caminetti. Se accesa dall’alto la legna brucia gradualmente, la combustione procede più lentamente ed in modo più controllato, in questo modo i gas passano attraverso la fiamma e bruciano.

GUARDA IL VIDEO Tra i tanti esempi di buone pratiche che sono disponibili, sul canale Youtube è presente questo video, che arriva dalla Svizzera: https://goo.gl/yQKpy3

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Lo sapevi che circa l’80% delle emissioni primarie di PM10 in Trentino sono riconducibili alla combustione della legna nei piccoli impianti domestici?

Scopri 10 utili consigli per ridurre le PM e per il buon funzionamento della tua stufa o caldaia LEGNA NATURALE SECCA Usare legna secca, stagionata almeno 2 anni, non trattata con colle o vernici

CONTROLLARE IL FUMO Il fumo che esce dal camino deve essere quasi invisibile (se è denso e di colore da giallo a grigio- scuro la combustione non è corretta)

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CONTROLLARE L’IMPIANTO Far controllare periodicamente l’impianto e far pulire la canna fumaria da tecnici qualificati - evitare il fai da te!

NO RIFIUTI NELLA STUFA Non usare mai combustibili diversi dalla legna, come plastiche o altri rifiuti (giornali, riviste, imballaggi)

ACCENSIONE ECOLOGICA Per facilitare l'accensione utilizzare appositi prodotti, preferendo materiali ecologici e naturali

UNA FIAMMA VIVACE Assicurare una quantità di aria alla stufa sufficiente a mantenere la fiamma vivace e calda (fiamme blu, gialle, rosso-gialle)

ACCENSIONE DALL’ALTO Accendere la legna non dal basso ma dall’alto (i gas passano attraverso la fiamma calda e bruciano in modo quasi completo)

VENTILAZIONE CORRETTA Non tappare i fori di ventilazione e assicurare il corretto apporto di aria per favorire una migliore combustione

IMPIANTI MODERNI Utilizzare impianti (stufe e caldaie) moderni ed efficienti

Per informazioni

APPA Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente

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E S P E R I E N Z E E R A CCO N T I Un tipico pasto insieme ai più bisognosi

Un Capodanno diverso

Trascorrere l’ultima notte dell’anno ad aiutare il prossimo

A cura di Giulio Thiella

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on gli amici o in famiglia, ad una cena oppure a ballare tutta la notte. Sono queste le risposte più ricorrenti ad una delle domande più gettonate durante le Feste natalizie: “Cosa farai a Capodanno?”. Ma ci sono alcune persone che approfittano della ricorrenza per mettersi al servizio del prossimo e stare vicino a chi non ha nessuno. Abbiamo deciso di raccontarvi l’esperienza

di una ragazza che ha aderito alla quinta edizione di Capodanno Insieme, organizzata da Caritas diocesana di Trento insieme alla Pastorale Giovanile, alla Pastorale Universitaria e alla Fondazione Comunità Solidale per condividere la festività con persone emarginate che altrimenti sarebbero da sole. Ciao Maria, come sei venuta a conoscenza di questa iniziativa? Maria: “Frequento sociologia, e davanti alla porta c’è un tavolino con tutte le iniziative e le proposte che le varie associazioni vogliono far conoscere agli studenti, era inizio dicembre, stavo pensando a Capodanno, mi capitò sott’occhio un volantino che diceva:

l’ultimo dell’anno, quasi contando i giorni che giorno e a non vivere sotto una panchina, mancavano. ho capito quanto la sofferenza può essere Quando mi iscrissi era perché pensavo di lasciata da parte cercando di trovare in tutte fare qualcosa di diverso dal solito, solito ceno- le piccole cose qualcosa di positivo, perché è ne con amici o parenti e poi brindare l’ultimo quello che ho visto sui loro volti.” dell’anno bevendo. Volevo una nuova espeRifaresti questa esperienza o la consiglierienza e questa mi sembrava quella ideale.” resti ad altri? Quali erano le tue aspettative prima M.: ”Sicuramente questa esperienza la condell’esperienza? siglio ad altre persone perché all’inizio forse M.: ”Prima di andare non avevo delle aspet- non sai bene che cosa ti puoi aspettare, ma è tative particolari, l’unica cosa che volevo era arricchente, tutto questo mi ha lasciato qualpoter essere una forza per qualcuno, dare spe- cosa nel cuore e mi ha insegnato tanto. ranza a delle persone che pensavo l’avessero Se lo rifarei? Sì, anche in un giorno qualunpersa, dare gioia l’ultimo dell’anno a queste que e non solo a capodanno. persone e per un giorno nell’anno lasciare da parte i pregiudizi degli altri su di loro”. Maria Giacinta Fattor Che cosa ti ha lasciato questa giornata? M.: ”Descrivere tutto quello che mi ha lasciato l’esperienza non è per niente facile, perché sono tante emozioni messe assieme, non avrei mai immaginato che alla fine “Chi ironizza non è superficiale, ma ha solo sarebbero stati i clochard a darmi imparato a stare a galla in un mare di pesansperanza e forza, e non avrei mai tezza” soprattutto pensato che loro senza lavoro, senza casa, con pochi vestiLuca Alfano, classe 1977, ambasciatore e grande ti potessero sorridere comunque tifoso del Varese Calcio. Capodanno capovolto. Dai all’ultimo un nuo- così tanto alla vita e avere tanti soDa 25 anni combatte contro una malattia ancora vo volto! All’inizio non sapevo bene di cosa gni in un futuro migliore. oggi sconosciuta, ma che Luca affronta a testa Tante volte noi persone a cui non si trattasse, ma la cosa mi ispirava così tanto alta senza mai scoraggiarsi. ci manca niente ci lamentiamo, ma che cercai di capire meglio cosa fosse, scrissi Vi abbiamo raccontato di lui e del suo primo linon pensiamo alla fortuna che abuna mail per iscrivermi e attesi con emozione bro “Più unico che raro”, nel numero di ottobre biamo a poter tornare a casa ogni 2014. Luca è un concentrato di positività e in questo spazio proveremo a raccogliere alcuni suoi penLa Consulenza filosofica può risolvere i problemi sieri, pur consapevoli di non poter racchiudere la sua incontenibile energia in così poche righe. esistenziali? Una delle sue bellissime iniziative consiste nell’unire l’utile al dilettevole, aiutare il prossimo trovandosi semplicemente al bar con gli amici. Luca da tempo organizza degli aperitivi di raccolta fondi per i bambini costretti a passare molto tempo in ospedale a causa delle cure che devono affrontare. Un modo per stare con gli amici, divertirsi e dare una speranza a chi sta passando un periodo difficile. Vi riportiamo alcuni post pubblicati da Luca sui social network, dai piccoli aneddoti agli slogan di incitamento, Luca è un fiume in piena di idee ed energie che non si stanca mai di condividere con il prossimo.

Più unico che raro

Filosofia in pratica

Il filosofo tedesco Gerd B. Achenbach

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l luogo comune che vede la filosofia come qualcosa di astratto e poco vicino ai problemi della gente potrebbe essere messo in crisi dalla comparsa della Consulenza Filosofica. Nata in Germania nel 1981 con il nome di Philosophische Praxis grazie a Gerd Achenbach, uno dei primi filosofi ad esercitare questa pratica e professione. Cos’è la Consulenza filosofica? Banalmente potrebbe assomigliare ad una consulenza psicologica o psicanalitica ma non lo è. Infatti lo psico-terapeuta aiuta “il paziente” ad adattarsi alla realtà, ad un ambiente. Il consulente filosofico dà un aiuto, certo, ma non vuole “guarire” nessuno e non lavora con dei pazienti, bensì con dei consultanti o ospiti, individui che ad un certo punto della loro vita incontrano delle difficoltà nel vivere, dei dilemmi etici. Come dice Neri Pollastri, uno dei primi consulenti filosofici ad esercitare la professione in Italia: “Lo psicoanalista deve far sì che le persone riescano a vivere e ad adattarsi ad una realtà data, a prescindere se questa realtà sia perversa o meno. Supponiamo ad esempio che io faccia l’imprenditore e che mi si stia disfacendo la famiglia perché se non pago le mazzette non riesco a lavorare. Per me la so-

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luzione non può essere: pago le mazzette così mio figlio va all’università e mia moglie non mi lascia. E’ chiaro che un’altra soluzione è più complessa, però io posso anche non riuscire più a guardarmi allo specchio se metto da parte i miei principi di valore.” Quello che distingue più di tutto la consulenza filosofica dalle consuete professioni di cura è il suo approccio. Non terapeutico bensì maieutico. La maieutica si basa sullo sviluppo del potenziale di comprensione e di autocomprensione del consultante. Il termine viene dal greco Maieutikè che significa “arte della levatrice”, “arte del far nascere” e si riferisce al metodo dialettico adottato da Socrate, filosofo ateniese vissuto nel V secolo a.C. Socrate in opposizione ai Sofisti che adottavano l’arte della persuasione, preferiva, con il dialogo, “tirar fuori” dall’allievo la sua visione delle cose, il suo pensiero. Nonostante i diversi approcci presenti tra i consulenti filosofici, tutti sembrano essere accomunati da una visione essenzialmente “socratica”, quindi maieutica. La filosofia è vista come una ricerca continua e senza fine sui problemi umani e il cui luogo preferenziale è costituito dal dialogo intersoggettivo. Proprio come Socrate, il consulente filosofico

“Com’è strana la vita, stamattina ero in ospedale abbacchiato per un intervento che dovrò fare e stasera entusiasta e contento di stare insieme a tanti miei ex colleghi (per me ancora colleghi) che non vedevo da tempo. Non è detto che se la giornata inizia di cacca deve continuare così, le vie d’uscita ci sono sempre, basta cercarle #buonanotte #allalbavincerò”

ritiene che il primo passo per avviare la ricerca filosofica consista nella coscienza della propria ignoranza. Per questo il filosofo non può né insegnare, né consigliare ma può solo stimolare il suo partner dialogico ad esaminare la sua vita ed i suoi problemi da un diverso punto di vista. Un altro concetto importante nella consulenza filosofica è quello di “visione del mondo”, ossia la concezione di realtà che ognuno ha e che condiziona il suo essere nel mondo, il suo esperire, i suoi comportamenti. Spesso il nocciolo dei problemi esistenziali risiede proprio nella “filosofia personale” del consultante, non sempre facilmente intelligibile. La consulenza filosofica si è ormai diffusa in tutto il mondo e tra i più importanti consulenti e studiosi della disciplina troviamo, oltre ai già sopracitati Gerd Achenbach e Neri Pollastri, anche Shlomit Schuster, Ran Lahav e Peter Raabe. In Italia lo sviluppo e la diffusione di questa pratica filosofica come professione si deve soprattutto a Phronesis “Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica” che ha istituito una scuola di formazione per consulenti filosofici.

SITOGRAFIA http://www.phronesis-cf.com http://mondodomani.org/dialegesthai/mdev01. htm BIBLIOGRAFIA Gerd B. Achenbach, La consulenza filosofica. La filosofia come opportunità per la vita, Apogeo, Milano, 2004 Lahav Ran, Comprendere la vita. La consulenza filosofica come ricerca della saggezza, Apogeo, Milano, 2004

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Maria Devigili


C U LT U R A P E R I L S O C I A L E

Voci del verbo viaggiare

Il percorso teatrale proposto e realizzato dalla Cooperativa FAI che coinvolge i quartieri Oltrefersina “…Il mio viaggio continua ogni giorno in una molteplicità di emozioni, distacchi, perdite, smarrimenti, paure, gioie, dolori, nostalgie, malinconia che mi hanno dato la forza di non abbattermi mai e di sentirmi sempre pronta a camminare…”

50 dei quartieri dell’Oltrefersina, in particolare Clarina, San Bartolameo, Madonna Bianca e Villazzano 3. Un cammino lungo un anno e mezzo che ha visto nascere e crescere diversi gruppi con la continua adesione di nuove persone (le iscrizioni

Alcune scene tratte dallo spettacolo al Centro Teatro

Tanta soddisfazione e affluenza venerdì 18 dicembre allo spettacolo “Voci del verbo viaggiare”, realizzato presso il Centro Teatro dai partecipanti ai Laboratori espressivi RaccontArti promossi dalla Cooperativa FAI: è stato proposto un percorso nei frammenti di vita attraverso ricordi, immagini, desideri, emozioni e progetti di un gruppo di persone che è cresciuto molto nel tempo dando vita ad un luogo di confronto e di ascolto nel quale imparare ad esprimersi attraverso diverse forme artistiche (l’uso del corpo, la recitazione, la scrittura, la poesia). I laboratori espressivi Raccontarti, giunti alla seconda edizione, sono rivolti ad adulti over

sono sempre aperte ed oggi sono quasi una trentina i partecipanti). Il gruppo Raccontarti Teatro, attivo da settembre 2014, ha potuto sperimentare nel tempo diversi linguaggi espressivi scegliendo di volta in volta tematiche e modalità di comunicazione adatti a rispondere alle esigenze espresse da tutti i partecipanti, sia quelli appena arrivati che quelli con più esperienza nel gruppo. Un altro gruppo RaccontArti- Parole (rivolto principalmente ad anziani di Trento sud) è focalizzato sul dialogo e si riunisce settimanalmente per condividere scritti, poesie e pensieri riflettendo su diverse tematiche (la famiglia, gli affetti, la solitudine, l’essere anziano, il rapporto con

Per informazioni e contatti: Fai Cooperativa Sociale Via Gramsci 48-A/50-A 38123 Trento Tel: 0461-911509 Mail: info@faicoop.com i giovani, i distacchi, l’amore). Dato che i bisogni e gli argomenti emersi nei due gruppi sono simili, si contaminano ma possono essere affrontati con linguaggi diversi, in occasione della preparazione dell’evento del 17 dicembre si è deciso di unire i contributi dei partecipanti dei diversi gruppi dando vita ad un evento finale unico e ricco di suggestioni, lo spettacolo “Voci del verbo viaggiare”. Durante i Laboratori e spettacoli RaccontArti, condotti dai registi e attori Annalisa Morsella e Paolo Vicentini, si è passati dal tema del “se” e delle proprie fragilità e paure ad un’indagine sulle relazioni con l’altro (attraverso il tema della “partenza”) per arrivare poi, con “Voci del verbo viaggiare”, ad un’interpretazione sul “viaggio”, che racchiude in se tutti gli aspetti affrontati dai partecipanti e li arricchisce restituendo punti di vista ed emozioni sulle relazioni umane. Quanti significati può avere il “Viaggio”? Dal viaggio negli affetti, a quello alla riscoperta delle proprie radici, al viaggio di gruppo, al viaggio “mai fatto” quello che ancora resta un sogno nel cassetto. Il viaggio, dunque, come metafora della vita durante il quale si incontrano altri viaggiatori che possono accompagnarci, per tratti brevi o lunghi consapevoli che “...il grande mistero del viaggio è che non sappiamo quando scenderemo definitivamente, e tanto meno quando i nostri compagni di

Fai Cooperativa Sociale @FAICoopTrento www.faicoop.com

viaggio lo faranno...Mettiamocela tutta perché, quando scenderemo, il nostro posto vuoto trasmetta dei bei ricordi in coloro che proseguono il loro viaggio..”. Una serata ricca di emozioni dalla quale emerge l’entusiasmo per questo percorso espressivo che sta portando tanti risultati positivi nei quartieri in termini di socializzazione, affiatamento, coesione e stimolo per affrontare i propri limiti creando legami e supporto reciproco.

A breve inizieremo la raccolta delle iscrizioni per la prossima edizione dei Laboratori Raccontarti che riprenderanno in primavera. Contattateci, vi aspettiamo! Daniela Amosso - Coop. FAI

Il coraggio di abbracciare le nuvole

Uno spettacolo teatrale che nasce da esperienze sulla diversità per riflettere sui pregiudizi. buono che il mondo ha ancora da offrirle, a partire dai suoi due bellissimi figli. Emozionano i danzatori Mario e Lucia, fluidi e armoniosi nei loro vestiti rossi: lui ha perso la mobilità di un braccio in seguito a un’emorragia celebrale, ma attraverso il ballo ha ritrovato la mobilità del cuore, lei gli è rimasta accanto, giorno dopo giorno, a riprova che la malattia può spezzare gli arti, ma non intrappolare le anime forti. Scaldano le viscere i sorrisi sinceri dei ragazzi della cooperativa Iter affetti dalla sindrome di Down, mentre eseguono un pezzo di arti

Alcuni momenti dello spettacolo “Abbracciando le nuvole”

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i intitola Abbracciando le nuvole lo sbalorditivo progetto teatrale nato da un’idea di Paolo Fanini, patrocinato dalla Cooperativa Iter di Rovereto, dalla Fondazione Lions Club, dai tre Lions della città della quercia Depero, S. Marco e Host e andato in scena il 12 dicembre scorso nella splendida cornice del Teatro Zandonai. Lo spettacolo racconta con grande sensibilità umana ed artistica la quotidianità e il coraggio di tante famiglie costrette ad approcciarsi con la disabilità, in un tripudio di arti visive ed emozioni che invitano a guardarsi dentro e a domandarsi se esista davvero la fantomatica “bussola della normalità”.

Sul palco si intrecciano le magiche coreografie della Compagnia Artea di Rovereto e Artedanza di Trento, mentre a dividere gli spettatori dai cantanti e musicisti Elisa Amistadi, Luca Tocco, Michele Fanini, Michele Bazzanella, Carlo Nardi e Luca Poletti sta uno schermo sottile che si colora con le testimonianze, le riflessioni e le letture dei ragazzi dell’Istituto e della Compagnia Teatrale Don Milani. Colpisce la maturità delle loro domande, così come la positività di Gigliola, una ragazza rimasta paralizzata dalla vita in giù in seguito a un brutto incidente in moto, ma decisa ad apprezzare tutto il

marziali sincronizzati e solenni come antichi guerrieri…e in fondo un po’ guerrieri i protagonisti di questa serata e le loro famiglie lo sono davvero, viste le tante barriere architettoniche ancora presenti nelle nostre città, le difficoltà nel ricevere il sostegno scolastico e sanitario adeguato e l’indifferenza della società. Abbracciando le nuvole è uno spettacolo che riempie il cuore e al contempo lo svuota, facendo passare dalla gioia alla più profonda malinconia. E’ un progetto che mette in crisi ogni certezza e costringe a guardare in faccia la diversità, senza ignorarla. E’ la storia di chi ha imparato ad affrontare con il sorriso anche le prove più dure, godendosi ogni istante di effimera felicità. È il ritratto di un’Italia solidale, tenace, coraggiosa, troppo spesso nascosta sotto il tappeto dell’ignoranza e dei pregiudizi, un’Italia di cui dovremmo essere tutti profondamente orgogliosi!

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Martina Dei Cas

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S P O RT S E N Z A O S TA CO L I

Conosciamo “Scie di Passione” Da Passo Coe, a Passo della Mendola in Trentino esiste un luogo dedicato allo sci per tutti! A cura di Lorenzo Pupi

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iao Stefano, ci siamo conosciuti due anni fa a Trento a Sambapolis in occasione della fiera sugli sport accessibili, “Senza Ostacoli”, con tante associazioni di promozione sportiva attive sul territorio. Tra queste c’eravate voi, “Scie di Passione” che presentavate lo sci adattato e non solo. Devo dire che siamo rimasti molto sorpresi da quello che riuscite a fare. Volete raccontarci chi siete e dove vi possiamo trovare? Sicuro! Scie di Passione è una scuola sci che da cinque anni si trova in due località del Trentino, Passo Coe (Alpe di Folgaria) e Passo della Mendola, alta Val di Non. Nasce da un sogno: rendere la montagna e lo sci accessibili veramente a tutti. Con questo desiderio ben fisso in mente, nell’inverno del 2011, un gruppetto di giovani maestri di sci si è lanciato all’avventura. Con modestia, la sede della scuola infatti era dentro una roulotte, la mitica Rondinella, facemmo subito un grande investimento, acquistando tre monosci, altrettanti dual-ski l’attrezzatura per gli sciatori standing e ipo-non vedenti. Negli anni successivi sono arrivati anche un bass-board e uno slittino per lo sci nordico, con l’intento di proporre ai nostri ospiti un’offerta sempre più completa e di qualità. Non siete semplicemente una scuola di sci per disabili, ma una grande famiglia che ci tiene a trasmettere i valori positivi dell’inclusione e del rispetto. Ci raccontate meglio cosa vi spinge in questo vostro percorso sociale? Ci sentiamo persone fortunate, perché abbiamo la possibilità di fare il lavoro che più ci piace. E’ quello che sognavamo quando eravamo bambini. Rendersi utili, insegnando a sciare e perseguendo altri importanti obiettivi come quelli che hai specificato tu, è per noi ulteriore motivo di gioia e soddisfazione. Il motore di tutto è la passione: per lo sci, la montagna e l’insegnamento. In ogni nostra lezione, con ogni allievo, vogliamo trasmettere positività, entusiasmo ed emozioni. Il fatto di imparare a sciare, è al tempo stesso il motore di tutto e la naturale conseguenza! Nel corso degli anni abbiamo sviluppato, tramite l’esperienza e il confronto tra maestri e allievi, una didattica mirata in cui l’allievo è il vero fulcro della nostra attenzione, questo approccio ha consentito a molti di raggiungere risultati al di sopra delle aspettative iniziali, con grandissima soddisfazione reciproca. Cosa significa essere un istruttore di sci per persone con disabilità? Serve una sensibilità particolare o forse è la naturalezza la chiave di lettura del vostro mestiere? Credo che ci sia da parte di tutti i maestri la consapevolezza che lo sci, e lo sport in generale, possano essere per un allievo disabile qualcosa di più del

semplice movimento e divertimento. Dietro le quinte del salire e scendere pendii innevati, curvare e frenare, c’è molto di più, come il desiderio di essere d’aiuto a qualcuno che trarrà da questa esperienza un qualcosa di magico. Servono competenze specifiche, soprattutto legate

Uno dei monosci usato da Scie di Passione

all’utilizzo degli ausili e delle attrezzature apposite. Tuttavia crediamo che alla base di tutto ci debba essere la capacità di comprendere i bisogni e le aspettative di ogni allievo, per sviluppare al meglio ogni tipo di lezione. La naturalezza è fondamentale, ma crediamo che questa si raggiunga solo se si è in possesso di tutte le conoscenze e competenze specifiche necessarie, non è qualcosa che si può improvvisare. Passando ad una domanda più tecnica, molti degli adattamenti sui monosci gli avete sperimentati in casa o seguite degli standard specifici? Abbiamo passato tanto tempo a confrontarci, tante serate e pomeriggi a fare prove su prove, tentativi, ricercando soluzioni nuove e soprattutto utili per i nostri allievi. Ognuno richiede adattamenti e attenzioni specifiche. Abbiamo cercato di sviluppare una didattica di insegnamento condivisa tra tutti i Maestri e basata sulla massima sicurezza e gradualità di apprendimento, detta la “Zero cadute”. Prestiamo massima attenzione per ricercare l’esatta misura della seduta, l’inclinazione e l’altezza di questa rispetto al terreno, anche l’altezza e la regolazione degli stabilizzatori sono importanti perché servono per spingersi e tenersi in equilibrio durante la sciata. Inoltre abbiamo la possibilità di far provare diversi modelli e misure di sci, dallo slalom al gigante, ovvero dalle curve strette alle pieghe ad alta velocità! Avete conosciuto sicuramente tante persone particolari nei vostri anni di attività, nessun aneddoto particolare da raccontarci?

Di allievi e di aneddoti ce ne sono tantissimi. Storie di sorrisi, emozioni e a volte anche un po’ di commozione e stupore colgono di sorpresa persino i più scettici. Proprio ieri ho sciato con una bambina di nome Laura, era la prima volta che in questa stagione tornava a sciare con il suo dual-sk. Laura non riesce a parlare bene, pronuncia solo qualche parola, ma era tanta la gioia mentre sciava, che gridava e muoveva le braccia come a voler spiccare il volo. Domani invece tornerà a trovarci Antonio, un ragazzo ipovedente molto appassionato di montagna, che da due anni ha scoperto l’ebrezza dello sci. Con lui andremo all’alba fino a un rifugio in quota per poi scendere, dopo una bella colazione, con gli sci sulla pista immacolata tra i riflessi del sole che sorge. Proprio in questi giorni Leo, uno dei maestri di Scie, sta accompagnando la Nazionale Special Olympics di San Marino VIDEO ad un evento internazionale a Bormio. Due stagioni fa, sono volati insieme fino in Korea, è stata un’avventura! Fare attività sportiva ad ogni livello in montagna, fa salire a tutti l’appetito! E voi questo lo sapete bene, non a caso oltre alla scuola di sci ed una salda collaborazione con tutte le realtà recettizie del comprensorio Folgaria, avete aperto quattro anni fa, il rifugio-ristorante “Food4All”. Di cosa si tratta e chi è l’anima vera in cucina? Si è corretto! Ormai da quattro anni il rifugio Food4all, gestito da Davide e il suo staff, soddisfa i palati di Maestri e avventori che giungono a Passo Coe, con le sue specialità bavaresi. Il “4all”, quindi, lo si ritrova anche in cucina, nel senso che oltre ad essere un locale totalmente accessibile, anche il cuoco, Luigi, prepara piatti per celiaci o per chi ha esigenze alimentari particolari. Il Food, come lo chiamano tutti, è un accogliente punto di incontro e convivialità per sciatori e non! Non è raro trovare Maestri e ospiti che si improvvisano cantanti o ballerini

scatenati. Mentre i grandi mangiano o sciano, i più piccoli possono divertirsi nel Kinderheim Rondinella, uno spazio a misura di bambino gestito da animatrici specializzate e dalla nostra mascotte, Smile! Quali progetti avete attivi al momento e quali in programma per i prossimi anni? Fin dal primo anno di attività stiamo portando avanti il circuito di gare Snow4all, in collaborazione con Autodrive ski-cup. Le gare Snow4all hanno l’obiettivo di creare un ponte per sciatori disabili verso il mondo dell’agonismo e delle gare di più alto livello, ricreando un contesto accessibile e motivante per intraprendere questa avventura. Questo modello di manifestazione è stato di ispirazione anche per la FISIP, che negli ultimi due anni ha varato un nuovo progetto sperimentale di Coppa Italia Disabili sci alpino e snowboard. Abbinato alle gare, da quest’anno abbiamo organizzato una serie di allenamenti, denominati appunto Training4all, per consentire a sciatori disabili e non di perfezionare in gruppo la propria sciata e iniziare a prendere dimestichezza con il mondo dell’agonismo. Un altro progetto importante si chiama Colorcom4all, attivo ormai da tre anni. Grazie a questo progetto, con l’aiuto di Colorcom, Spirito di Stella e Pianeta Mobilità, più di 50 persone disabili hanno potuto provare per la prima volta a sciare in maniera totalmente gratuita. L’idea è quella di dare continuità a questi progetti e crearne di nuovi, capaci di mettere sempre di più l’accento sul divertimento e l’inclusione, da ricercare attraverso lo sci e lo sport. L’ultima domanda è dedicata ad uno spazio libero di espressione, in cui potete lasciare un messaggio, un ringraziamento o un invito che vi rappresenti al meglio! Mi vengono i brividi a ripensare a questi anni, tanto sono stati intensi e ricchi di sorprese. Sicuramente ci teniamo a ringraziare tutti coloro che hanno partecipato e reso possibile questo progetto, dai Maestri a tutto il comparto turistico di Folgaria, che ha saputo ricreare un contesto accessibile e attento alle esigenze di tutti gli sciatori. Il nostro intento è quello di continuare sulla strada intrapresa in questi anni, con rinnovata energia e passione! “Se cerchi in montagna una grande emozione, la scelta migliore è Scie di Passione!” INFO e CONTATTI SCIE DI PASSIONE Alpe di Folgaria Loc. Coe 38064 FOLGARIA (TN)
 info@sciedipassione.com
 www.sciedipassione.com

Rolling Vietnam, il ritorno..

Intervista a Federico Villa che ci racconta il suo incredibile viaggio in Asia. immagini, rappresentative di quello che hai affrontato con entusiasmo e spirito di avventura. Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato durante il viaggio? Senza dubbio è stato più difficile Federico Villa e la compagna di viaggio Daniela Sala adattare il viaggio ad alcune esigenze dettate dalla mia A cura di Lorenzo Pupi patologia, quali la vescica neurologica, quindi il dover“farla”spesso, che Ciao Federico, innanzitutto ben non adattare le mie ovvie difficoltà tornato! Come ti senti dopo questa motorie al viaggio. I vietnamiti sono incredibile avventura in Vietnam? persone cordiali e ospitali e di fronte Ciao a tutta la redazione di Prodigio! ogni ostacolo intervengono subito e Come mi sento chiedi, domanda tempestivamente per aiutarti, in modo difficile. Appena sceso dall’aereo il mio frenetico e talvolta invadente, però é viaggio in Asia sembrava già lontano già una buona cosa no?! Non sempre e archiviato, le emozioni e sensazioni è puro buonismo. Come ho potuto però mi accompagnano tuttora vedere a Cuba anni prima e così come quotidianamente. In 40 giorni ho visto in tutti i paesi in via di sviluppo, spesso parte del Vietnam, visitato Hong Kong, volentieri, l’accesso, per non parlare di Singapore e vissuto per qualche giorno accessibilità, un concetto che quasi con una famiglia filippina fuori Manila. non esiste, ti viene creato perché non Prima di lasciare il Vietnam Avevo vieni visto come un disabile, quanto salutato tutti su facebook con questo più come un bancomat, che se messo post:“L’unica regola del viaggio è: non nelle condizioni di funzionare,“tira fuori” tornare come sei partito. Torna diverso... i soldi. Però personalmente, non mi e poi condividilo”. Ora voglio farlo. dispiace cosi tanto. E’bello ogni tanto Seguendoti a distanza sulla tua levarsi di dosso i comuni stereotipi cui pagina facebook, “Rolling Vietnam”, noi disabili siamo soggetti ed essere abbiamo visto pubblicare tante belle

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visti semplicemente come un turista qualsiasi. Non confondiamo però. Il Vietnam rimane un paese dove l’inclusione tra persone disabili e la società non esiste se non in qualche esempio di comunità sociali.La disabilità è vista e spesso vissuta come una cosa da mantenere ai margini della società, accettata ma non del tutto condivisa. Ma le cose stanno migliorando. La tua esperienza, rappresenta qualcosa di più, forse un modo per costruire un ponte tra esperienze di inclusione e accessibilità con un paese profondamente diverso Ci racconti le motivazioni che ti hanno spinto a ideare e intraprendere questo viaggio? Intraprendo tutti i miei viaggi, che definisco scherzosamente “rollings”per parlare in modo differente dei temi sociali, sperimentandoli in prima persona, cercando di offrire un diverso coinvolgimento. Ma sono sincero, di fondo c’è una motivazione molto personale e semplice: Mettermi alla prova. In ogni mio“rolling”ho la conferma che, nonostante la mia patologia degenerativa (Atassia di Friedrich), con giusti ausili e mettendomi nella condizione di percepire in modo diverso i miei limiti,

posso raggirare l’ostacolo e andare avanti. Questa consapevolezza mi sprona ad andare oltre , o almeno... a provarci. E così i miei viaggi diventano sfide e le sfide i viaggi. Io racconto le mie, sperando che altra gente possa trarne ispirazione per affrontare le proprie, disabile o normodotato che sia. Hai scelto di autofinanziare le spese di trasferta con una raccolta fondi on-line, come è andata e cosa ti ha insegnato la condivisione di esperienze come questa in rete? Credi sia un buon metodo per coinvolgere le persone su temi ad alto valore sociale? Premetto che non abbiamo raggiunto la cifra stabilita, ma c’è stata una buona risposta mediatica e concreta di donazioni. E’un metodo in cui credo molto, e che sicuramente riutilizzerò in seguito per futuri progetti socialmente utili. Com’è la situazione riguardo alla tutela delle persone con disabilità? Hai trovato qualche esempio positivo di inclusione che si possa applicare anche in Italia? Esempi di inclusione da applicare qua in Italia no perché non ho trovato esempi di inclusione veri e propri, però mi ha affascinato vedere come i disabili intervistati siano consci

pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | febbraio 2016 - n. 1

dei loro valori e delle loro capacità e sono pronti ad uscire allo scoperto, a lavorare sodo nella società al pari, in alcuni casi meglio, dei normodotati. Peccato che sia la società a non esserne pronta e si stima che per questo il Vietnam perda il 2% del suo pil annuo. Per quanto sia avanti l’Italia vorrei che si lavorasse maggiormente su ambedue i fronti. Investire sulle differenze delle persone, che siano disabili o meno, costituisce una risorsa fondamentale in una società innovativa e dinamica e devono essere anche i disabili a credere più in se stessi ed esporsi maggiormente. Cosa ti darà questa avventura? Per il momento vorrei solo portare avanti il mio modo di vedere le cose, continuando i miei“rollings”, partecipando a incontri o organizzando piccoli eventi. Poi si vedrà… forse “Rolling Argentina”? Ciao e grazie a tutti!

VIDEO


A M B I E N T E E S O S T E N I B I L I TÀ

Il clima sta cambiando

L’Accordo di Parigi COP21 tenutosi è un successo o un fallimento? Scopriamolo nel reportage a cura dell’Associazione InMudiasRes presente all’evento mondiale.

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n accordo storico, un fallimento, una svolta. In tanti modi è stato definito l’ormai famoso Accordo di Parigi, il documento approvato durante l’ultima Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici. Per capire meglio di cosa parliamo però, è utile andare indietro nel tempo di circa venti anni e ripercorrere le principali tappe che hanno portato a questo traguardo. Rio de Janeiro, 1992. Ha inizio a Rio il Summit della Terra, conferenza che si conclude con la stesura della Convenzione quadro della Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, nota anche come UNFCCC. Il trattato si pone come obiettivo principale la riduzione delle emissioni di gas serra e il raggiungimento entro il 2000 della stabilizzazione delle concentrazioni in atmosfera entro i livelli del 1990. L’accordo è rivolto ai Paesi industrializzati ma non prevede alcun vincolo. La Convenzione entra in vigore nel 1994 e da questo momento in poi le delegazioni decidono di incontrarsi annualmente nella Conferenza delle Parti (COP). Berlino, 1995. Si tiene la prima COP. Sono presenti delegati da 117 Paesi e 53 Paesi osservatori. Dall’incontro emergono seri dubbi sull’efficacia delle misure elaborate durante la conferenza di Rio. Si decide così di adottare il Mandato di Berlino, un documento che fissa, per i due anni successivi, una fase di ricerca per negoziare Stato per Stato una serie di azioni adeguate. I Paesi in via di sviluppo vengono esentati da obblighi addizionali vincolanti, a causa del principio delle responsabilità comuni ma differenziate. Kyoto, 1997. E’ la terza COP. Con non poche difficoltà si arriva all’adozione del Protocollo di Kyoto. Il trattato prevede l’obbligo per i Paesi industrializzati di ridurre nel periodo 2008-2012 le emissioni di gas serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990. Gli obblighi previsti dal trattato sono legalmente vincolanti e per assicurarne il rispetto si prevede che ogni nazione istituisca dei meccanismi di monitoraggio. Vengono inoltre delineati degli strumenti per aiutare l’assorbimento di CO2 e quindi la sua diminu-

Tutti seduti ad ascoltare i relatori del Summit COP21

zione in atmosfera. Per capire come gli Stati devono pre-industriali. Per fare questo, e di conseguenza utilizzare questi strumenti però bisognerà aspet- per ridurre le emissioni, ogni Paese ha presentato tare 4 anni, quando finalmente durante la COP7 a i propri contributi nazionali di riduzione, gli IntenMarrakech verranno definiti i dettagli operativi. ded Nationally Determined Contributions (INDCs). Il protocollo entrerà in vigore solo nel 2005 e non Tuttavia, secondo alcune stime, questi contributi verrà ratificato dai due grandi inquinatori mondiali: porterebbero ad un aumento delle temperature di Cina e USA. circa 2,7°-3,5°C. Anche i contributi dei singoli Stati, Copenaghen, 2009. Siamo arrivati alla quindice- come del resto l’intero Accordo, non sono vincolansima edizione della COP. Le aspettative su questo ti. Cosa è previsto quindi se gli stati non riusciranno incontro sono molto alte, si spera di riuscire a raggiungere finalmente un accordo globale vincolante. Purtroppo non accadrà. Dalla conferenza esce un’intesa non vincolante e poco ambiziosa. Il documento prevede il generico obiettivo di mantenere la temperatura al di sotto dei 2°C e di stanziare dei fondi per i Paesi in via di sviluppo, senza alcun obiettivo di riduzione delle emissioni. Parigi, 2015. COP21. 195 nazioni, più di 30 mila partecipanti. Sono passati vent’anni dalla prima edizione di queste conferenze. La cosa curiosa è che proprio L’”Albero del vento”, un prototipo con turbine eoliche da quando si è iniziato ad affrontare il problema, le emissioni sono aumentate di più a rispettare gli accordi presi? Nulla, semplicemente del 50%. Paradossalmente quindi più negoziamo, ne verrà preso atto dalla comunità internazionale. più discutiamo della riduzione delle emissioni, più Meccanismo alquanto discutibile se consideriamo queste crescono. Fino a Parigi, come abbiamo visto, che questo trattato potrebbe essere quello decisiil percorso è stato lento e travagliato e non si può vo per le sorti del pianeta. parlare di grandi successi. Nel testo si legge inoltre che “al fine di raggiunPrima di parlare nello specifico dell’accordo è gere l’obiettivo di mantenere l’aumento della tembene tenere presente due cose che differenziano peratura entro il limite stabilito, le Parti mirano a il documento dal Protocollo di Kyoto: l’accordo in raggiungere un picco globale delle emissioni di gas questione non è vincolante e non sono previsti dei serra nel più breve tempo possibile, riconoscendo meccanismi di monitoraggio degli impegni presi. tuttavia che ci vorrà più tempo per i Paesi in via di Vediamone ora i punti principali. sviluppo, per poi intraprendere un percorso rapido In primis l’accordo prevede di limitare la tempera- di riduzione in modo da raggiungere un equilibrio tura terrestre “ben al di sotto dei 2°C” e di “fare degli tra le emissioni di origine antropica e la capacità di sforzi per limitare l’aumento a 1,5°C” rispetto ai livelli assorbimento nella seconda metà di questo seco-

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onosciamo l’Associazione culturale per la divulgazione e sensibilizzazione libera e indipendente delle tematiche legate all’ambiente. L’associazione In Medias Res nasce nel Luglio del 2015 a Trento come naturale prosecuzione del progetto di mediaattivismo “Agenzia di Stampa Giovanile”, realizzato da un collettivo formato da giovani con

background e formazione differenti. Il progetto nasce in seno all’associazione Jangada nel 2012 e in collaborazione con l’associazione Viração Educomunicação in Brasile, in concomitanza con il Summit Rio+20 e cresce entrando in contatto negli anni con diversi enti, organizzazione e associazioni a livello locale ed internazionale (tra gli altri l’Assessorato alla Cooperazione e allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento, l’Universita di Trento, l’Osserva-

lo”. Nessun riferimento alle percentuali di riduzione né alle tempistiche di questo processo, se non un generale riferimento alla metà del nostro secolo. In secondo luogo l’accordo prevede che vengano attuate delle azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, azioni che verranno finanziate attraverso un fondo annuale di 100 miliardi di dollari, messi a disposizione dai Paesi Industrializzati. Anche in questo caso, non è specificato entro quanto questi soldi dovrebbero essere stanziati e secondo quali criteri potranno essere utilizzati. L’Accordo entrerà definitivamente in vigore dal 2020 se sarà ratificato da almeno 55 Parti che rappresentino almeno il 55% del totale delle emissioni dei gas serra a livello globale. Un successo o un fallimento? Rispetto alle conferenze precedenti vi sono alcuni punti che possono essere considerati dei successi, come il coinvolgimento per la prima volta di un numero così elevato di Paesi, tra i quali Cina, India e USA e lo stanziamento di una somma rilevante per le azioni di mitigazione e adattamento. Purtroppo però i punti critici sono molti. In 31 pagine di testo non vengono mai nominati i termini “petrolio”, “carbone” o “combustibili fossili”. E non si parla nemmeno di tagliare gli oltre 5.000 miliardi di dollari l’anno di sussidi ai combustibili fossili. È chiaro quindi che non sarà questo accordo a salvarci. La lotta reale al cambiamento climatico si gioca sul piano nazionale e locale ed è lì che le nostre amministrazioni dovranno impegnarsi di più. La regia ora deve passare a loro. Ripensare le infrastrutture energetiche, le politiche di urbanizzazione, incentivare mezzi di trasporto sostenibili, la gestione dei rifiuti è compito delle singole nazioni ma anche dei singoli individui. Noi tutti abbiamo un enorme potenziale in questa lotta, che va dalla semplice sensibilizzazione sulle tematiche dei cambiamenti climatici alla più impegnata opposizione alle amministrazioni che svendono o avvelenano lentamente i territori e ne distruggono le risorse. “Una cosa è impossibile finché non viene realizzata”, è stato detto spesso durante la conferenza, citando Nelson Mandela. Speriamo che questa frase, come anche i propositi e gli impegni presi dalle nazioni a Parigi, non restino soltanto sulla carta. E’ tempo di agire, prima che sia troppo tardi.

torio Trentino sul Clima, il consorzio dei Comuni della provincia di Trento BIM dell’Adige, la Fundación TierraVida in Argentina, la Rete+Tu). L’associazione si occupa principalemtene di divulgazione libera e indipendente di tematiche legate all’ambiente, alla società e all’economia seguendo un modello di giornalismo partecipativo, quello che in inglese viene comunemente chiamato citizen journalism. Negli ultimi anni ha realizzato reportages durante il Verti-

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di Milena Rettondini -In Medias Res

ce della Terra “Rio+20” e le Conferenze delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP18 di Doha, COP19 di Varsavia, COP20 di Lima, COP21 di Parigi), collaborando in tali occasioni con siti e blog, radio e web-radio, giornali e riviste di diversi paesi. A livello locale In Medias Res realizza laboratori formativi nelle scuole, percorsi di educazione ambientale attraverso itinerari naturalistici (“In Cima per il Clima”) ed eventi aperti alla cittadinanza.

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Pro.di.gio febbraio 2016  

Pro.di.gio. è dal 1999 un bimestrale di informazione partecipata che ha come obiettivo principale quello di sensibilizzare alle diversità e...

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