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BIMESTRALE DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE PRODIGIO ONLUS SUL MONDO DEL DISAGIO E DELL’HANDICAP NUMERO II - APRILE 2016 - ANNO XVII - 95° NUMERO PUBBLICATO

WWW.PRODIGIO.IT

progetto di giornale Trentino Cura

Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 - Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - 70%- DCB Trento . Contiene I.R.

Nasce una nuova rete di assistenza per gli anziani e le loro famiglie pagina 3

Imparare i valori dell’accoglienza e dell’inclusione sociale

Trivelle in Adriatico

Social Street San Pio X

“Raccontare per immagini”

Approvato il progetto presentato al Piano Giovani di Zona pagina 4

pagina 10

superare leGEOMETRIC barriere PATTERN per creare connessioni

Una riflessione in vista del referendum popolare del 17 aprile pagina 11


NEWS

superare le barriere per creare connessioni

/in copertina Oltre le barriere fisiche e culturali.

O

ggi viviamo in un mondo che erge barriere ogni dove e riscopre valori negativi che si pensavano ormai prescritti.

Abbiamo voluto dedicare questa copertina a tutte le barriere fisiche, culturali e sociali che si manifestano nel nostro vivere quotidiano. Superare gli ostacoli, oggi, significa soprattutto guardare oltre il muro dell’indifferenza e dell’individualismo che contraddistinguono così tanto il nostro tempo, testimoniando sinergie di comunità che aspettano solo di essere riscoperte e reinterpretate. Siamo in primavera e negli orti si ribalta il terreno per darvi ossigeno e per prepararlo ad accogliere nuova vita. La comunità ha bisogno della stessa logica, va sensibilizzata e mossa dalla sua posizione stabile e comoda, favorendo rigenerazioni tra esperienze che prima non comunicavano tra loro, trovando strade comuni e soluzioni che risolvano i vecchi e i nuovi bisogni. Indicatore del processo in atto è la crescente partecipazione della cittadinanza, che si riscopre attiva rilevando le criticità e proponendo percorsi alternativi nel segno della condivisione. Questo numero è dedicato a tutti coloro che in qualche modo provano a superare qualsiasi barriera per rigenerare connessioni positive che ci aiutino a vivere in una comunità più inclusiva e tollerante.

Sommario Editoriale, Il quaderno del destino , Csv-Comunità chiama - pag.2 Trentino Cura Open Day Anffas - pag.3 Giornalismo Sociale - ENS e Artigianelli in rete - pag.4 Pagine pubblica utilità PAT - pag.6-7 Donne e disabilità - pag.8 Dal Chile al Trentino - pag.8 Più unico che raro - pag.8 Rubrica Carcere - pag.8 Intervista Patrizia Ciccani - pag.9 Pet-Therapy - pag.9 Piano Giovani di Zona - pag.10 Via Zandonai - pag.10

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pro.di.gio.

In Medias Res- referendum 17 aprile- pag 11

Proprietà: Associazione Prodigio Onlus Indirizzo: via A. Gramsci 46/A, 38121 Trento Telefono: 0461.925161 Fax: 0461.1590437 Sito Internet: www.prodigio.it E-mail: associazione@prodigio.it Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 Spedizione in abbonamento postale Gruppo 70% Stampa: Publistampa (Pergine Valsugana).

/in evidenza

Il quaderno del destino - short movie project -

CROWDFUNDING FOR EDUCATION

I

l Centro America raccontato nel “Il quaderno del destino” sta per diventare protagonista di un nuovo progetto cinematografico! L’idea è di produrre un cortometraggio ambientato in Nicaragua che racconti di come la cultura e l’istruzione possano cambiare anche un destino che sembra già scritto. È un progetto ambizioso, ma non impossibile. Per questo abbiamo bisogno del vostro aiuto! Il progetto letterario “Il quaderno del destino” di Martina Dei Cas ci racconta le vicende di due bambini di strada che trovano nell’istruzione la chiave di volta per costruirsi una vita dignitosa e permettersi un futuro migliore rispetto quello che il destino sembra aver riservato loro. Il romanzo si accompagna al più ambizioso quanto concreto progetto di Martina “Un libro per una biblioteca” che consiste nella fornitura di materiale didattico per le scuole e le biblioteche di Waslala. Perché un cortometraggio? Un cortometraggio è un breve film che in poco tempo si pone l’obiettivo di raccontare, con un linguaggio cinematografico, una storia, un’emozione, un contesto. È la formula narrativa che abbiamo voluto adottare per trasformare in colori e suoni i contenuti de “Il quaderno del destino”. Non andremo a costruire un do-

L’autrice Martina Dei Cas e il regista Luca Sartori

cumentario, non un reportage, e nemmeno un film tratto parola per parola dal libro, ma cercheremo di trasmetterne l’essenza, raccontando una storia il cui messaggio del valore universale della cultura viaggia oltre il tempo e lo spazio. Gli obbiettivi del corto? La produzione di questo corto non si limiterà soltanto a raccontare una storia ambientata nel centro America, ma vuole accompagnare e promuovere da un lato, “Il quaderno del destino” e dall’altro il progetto “Un libro per una biblioteca”. È un modo per contribuire attivamente ed economicamente alla promozione della cultura e dell’istruzione, perché senza di esse non c’è futuro, né al di qua, né al di là dell’oceano. C’è bisogno di voi! La nostra è una sfida ambiziosa ed impegnativa; girare un cortometraggio significa anche andare incontro ad una importante

serie di spese di produzione, tra cui quelle logistiche e quelle relative ai noleggi DONA QUI cinematografici. Per questo chiediamo a voi di accompagnarci in questa avventura e di contribuire con una donazione al nostro progetto. Per chi vorrà sostenerci con una donazione, abbiamo pensato ad alcuni premi. Piccoli pensieri, per ringraziarvi del vostro sostegno. Clicca sulla sezione “Ricompense” per scoprire di cosa si tratta, e ricorda che se la tua donazione sarà superiore ai 60 euro, oltre al Quaderno del destino e il Dvd del corto, riceverai una bottiglia di vino Maso Roveri personalizzata con le grafiche del Film! L’avventura sta per cominciare! Grazie di cuore per la vostra disponibilità e il vostro supporto! Luca Sartori e Martina Dei Cas

BANDI E PROGETTUALITA’ CSV TRENTINO COMUNITA’ CHIAMA

Comunità Chiama è una linea di finanziamento per favorire la coesione sociale e il benessere delle comunità attraverso processi di progettazione partecipata. Comunità Chiama è stata creata dalla Non Profit- Network Csv Trentino per promuovere il lavoro di rete tra associazioni e con altri soggetti significativi del territorio; sostenere con decisione il ruolo del volontariato come soggetto protagonista di un welfare di comunità. Il soggetto capofila della rete deve necessariamente essere una Odv iscritta all’Albo Provinciale o una Aps iscritta al Registro Provinciale. Le proposte progettuali potranno essere presentate entro il 21 giugno 2016. Le risorse complessive ammontano a 60.000 Euro.

Direttore responsabile: Francesco Genitoni. Redazione: Giuseppe Melchionna, Luciana Bertoldi, Carlo Nichelatti, Lorenzo Pupi, Giulio Thiella, Antonio Dossi, Maurizio Menestrina. Hanno collaborato: Luca Alfano, Martina Dei Cas, Luca Sartori, Francesca Baruffaldi, Daniela Amosso, Ariele Pitruzzella, i Residenti di San Pio X, Fabiola Motta, Patrizia Ciccani, ENS, Scuole De Gaspari. In stampa: 1 aprile 2016.

Abbonamento annuale (6 numeri) Privati €15,00; enti, associazioni e sostenitori €25,00 con bonifico bancario sul conto corrente con coordinate IBAN IT 25 O 08013 01803 0000 6036 2000 intestato a “Associazione Prodigio Onlus” presso la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine indicando la causale “Abbonamento a pro.di.gio.”.


P R O G E T T I D I A SS I S T E N Z A

Nasce la rete Trentino Cura “Un progetto ambizioso per offrire soluzioni semplici”

È

ANTROPOS

Presidente: Germano Preghenella Direttore: Germano Preghenella Via Rotaliana 69, Mezzocorona (TN)

I rappresentanti delle quattro cooperative durante la presentazione pubblica

delle risorse e del sapere, nell’ottica di fare assieme per fare meglio. È importante come realtà cooperative che operano in territori così diversi riescano ad entrare in sintonia per proporre un pacchetto di servizi di assistenza su misura e all’avanguardia. Un progetto ambizioso, che grazie all’apertura di diversi sportelli sull’intero territorio provinciale, consente di coprire in

ASSISTENZA

Presidente: Emilio Salvaterra Direttore: Chiara Cannerozzi Via Damiano Chiesa 2/A, Tione (TN)

Gli sportelli Mezzocorona, via Rotaliana 69 Cooperativa ANTROPOS lunedì-venerdì 8.00-12.00 14.00 - 18.00 tel. 0461 601513 sportellomezzocorona@prontoserenita.net referente: Stefania Anselmi

Trento, via Gramsci 48/A-50/A Cooperativa FAI lunedì-venerdì 9.00-12.00 tel. 0461 911509 sportellotrento@prontoserenita.net referente: Angela Giunta

Cavalese, via Pizzegoda 8 Cooperativa ASSISTENZA lunedì al venerdì 9.00 - 12.00 tel. 0462 231142 sportellocavalese@prontoserenita.net referente: Lisanna Dellagiacoma;

Rovereto, Viale Trento 49/B Cooperativa VALES aperto 9.00 -12.00 tel. 0464 462579 sportellorovereto01@prontoserenita.net referente: Laura Largaioli

Tione, via D. Chiesa 2/a Cooperativa ASSISTENZA lunedì-venerdì 9.00 -12.00 tel. 0465 322222 sportellotione@prontoserenita.net referente: Luana Bonenti

Pergine, Via Dos de la Roda 41 Cooperativa VALES 9.00 -12.00 tel. 0461 532856 sportellopergine01@prontoserenita.net referente: Monica Pilati

maniera capillare vaste zone come Pergine, Mezzocorona, Trento, Tione, Rovereto e Cavalese. Sostegno, assistenza e cura sono i principi cardine che guideranno l’erogazione di servizi sanitari e di assistenza, diversificati in base alle specifiche esigenze dei soggetti beneficiari. Offrire risposte efficaci e professionali ad una richiesta di assistenza sempre crescente, cui il sistema pubblico non sempre riesce a

FAI

Presidente: Massimo Occello Direttore: Renata Nardelli Via Gramsci 48 A/50 A Trento

farsi carico. Il modello proposto non intende entrare in competizione con il sistema di assistenza pubblica, bensì affiancarsi ad esso al fine di fornire un servizio a tutti quei nuclei familiari che non ne hanno accesso. La proposta riguarderà una gamma di servizi che interessano la famiglia, tra cui l’assistenza, domiciliare o in strutture di cura anche semi residenziali, la formazione e gestione amministrativa degli assistenti familiari, l’intervento infermieristico, la fisioterapia, il telesoccorso, il trasporto, i pasti a domicilio, le pulizie, la spesa, la gestione delle chiavi di casa, in base alle specifiche esigenze riscontrate. Un impegno importante è stato preso anche nei confronti dei dipendenti, in quanto tutti gli enti coinvolti hanno scelto di porre l’attenzione sulla tutela dei lavoratori attraverso un sistema di welfare aziendale che si pone in netto contrasto con quelle realtà ancora afflitte dal lavoro in nero. Tutelare il benessere dei lavoratori per migliorare anche l’assistenza offerta è l’obiettivo virtuoso di una rete che promette di rispondere in maniera esaustiva ai bisogni emergenti del territorio. Giulio Thiella

VALES

Presidente: Ermanno Monari Amministratore delegato: Paolo Fellin Via Hippoliti 11, Borgo Valsugana (TN)

MARKETING SAIT

stato presentato il 18 febbraio scorso presso la Federazione Trentina della Cooperazione il progetto “Trentino Cura”, nato dalla collaborazione di Antropos, Assistenza, Fai e Vales, quattro cooperative sociali attive su tutto il territorio della Provincia di Trento. All’incontro pubblico era presente Fabio Diana, direttore della Fondazione Easycare che ha promosso questo network di servizi aderenti al modello Prontoserenità, un percorso che mira a sviluppare e coordinare reti di assistenza alla persona in tutta Italia. In presenza dei presidenti degli enti coinvolti, il responsabile comunicazione della Federazione Walter Liber ha espresso soddisfazione e fiducia per un progetto innovativo e allo stesso tempo solido, in quanto basato su quattro pilastri della cooperazione Trentina, da molti anni attivi nel campo dell’assistenza. In Trentino entro il 2030 saranno 150.000 le persone con più di 65 anni di età; nasce da questa analisi l’esigenza di rispondere ai bisogni presenti e futuri delle persone anziane e delle loro famiglie. Con la nascita di questa rete di servizi, le quattro cooperative promotrici hanno scelto di superare il paradigma concorrenziale per guardare insieme alla collaborazione e alla condivisione

Open Day Anffas con “delitto” in via Gramsci Deturpato un simbolo di accoglienza e inclusione del quartiere

L’aiuola danneggiata

A

ll’Open day al Centro socio educativo dell’Anffas Cse di via Gramsci, gli operatori e gli ospiti hanno ridato vita

all’aiuola di quartiere, all’ingresso del centro diurno. Una bella occasione che ha coinvolto molte associazioni che operano nel quartiere come la Sad, la Fai, Prodigio e i bambini della scuola d’infanzia “La Clarina”. Purtroppo dopo pochi giorni dall’inaugurazione dello spazio verde gli operatori del Cse hanno trovato l’aiuola deturpata. I fiori erano stati donati dal Servizio parchi e giardini del Comune e dalla fioreria Merler.

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EDUCAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

A scuola di Giornalismo Sociale

A scuola con la Redazione Pro.di.gio. per imparare l’inclusione e il valore delle diversità

Alcuni strumenti fotografici usati

L

’Associazione Prodigio ha cominciato il 2016 con una nuova proposta progettuale rivolta alle scuole secondarie e superiori. “A scuola con la Redazione Pro.di.gio.” si tratta di un laboratorio di comunicazione giornalistica sociale, che dal racconto per immagini e l’interazione di gruppo, permette di imparare l’importanza dell’inclusione e del senso di accoglienza. In un’epoca dove la comunicazione è entrata prepotentemente nelle tasche di tutti, minori compresi, è necessario aggiornare e fornire i più piccoli di strumenti di comprensione utili per leggere le notizie, per raccontare e condividere esperienze sui social network e per tutelarsi da comportamenti poco lungimiranti verso ciò che è considerato diverso. Questo laboratorio d’informazione condivisa e partecipata guarda prevalentemente a tematiche ad alto valore sociale in cui informazione, rete e azione si mescolano, dando vita ad una comunicazione attenta ai bi-

Corrado Bentini, e la sua testimonianza di velista senza barriere sogni, sensibile alle diversità e tesa alla ricerca di stimoli positivi per sensibilizzare la comunità. In questo processo gli alunni sono protagonisti di ciò che raccontano. Prima tappa sperimentale del percorso si è svolta presso l’Istituto comprensivo di Roncegno Terme in Valsugana e sono state coinvolte due classi terze. Durante il ciclo d’incontri le ragazze e i ragazzi hanno avuto la possibilità di conoscere i segreti del giornalista-reporter nel sociale. Attraverso il gioco, la conoscenza e l’esperienza hanno appreso l’importanza delle parole, come si costruiscono reti di concetto, come si diffonde una notizia e come si possa realizzare un’esperienza giornalistica condivisa. Si scopre così un giornalismo inusuale, multidisciplinare e attivo nel sensibilizzare la comunità alle diversità e al loro apporto positivo. Dare il giusto peso alle

Il gioco del filo di lana per stimolare connessioni sui concetti di accoglienza e inclusione

parole e pensare alle loro relazioni sono compevisione, mostrando loro esempi positivi di chi tenze fondamentali da assimilare soprattutto in in passato ha tentato questo tipo di approccio giovane età, si da comprendere la complessità comunicativo. Ne è risultato un percorso inclusidelle tematiche sociali. vo scandito dalla conoscenza pratica degli struNella prima fase le due classi coinvolte hanno menti di chi fa informazione e sensibilizzazione potuto confrontarsi tra loro, attraverso il gioco nel sociale. Come si crea una fotografia? Come si dei concetti e una serie di brainstorming, avpubblica e diffonde? Quale messaggio si vuole vicinandosi insieme ai temi della buona dare e perché? La simbiosi tra capacità di informazione, della rete e dell’inclusione racconto, sensibilità e uso degli strumenti sociale. a disposizione fa si che si possa comunicaSi dice che un’immagine vale più di mille re correttamente in questo campo. Nella parole, ma per leggerne il significato spesso serseconda fase del progetto, apprese le basi della ve conoscerne il contesto, i protagonisti e il mescomunicazione, abbiamo visionato insieme agli saggio sotteso, qualunque esso sia. Ecco questo studenti una serie di fotografie e documenti ciclo di lezioni ha voluto facilitare proprio tali video che riguardavano tematiche legate alla aspetti collaterali, disabilità, all’emarconcentrandosi ginazione e all’esull’importanza sclusione sociale, del dialogo e delprendendo spunto la consapevolezda esperienze proza rispetto a tegettuali sperimenmatiche delicate tate sul territorio come la disabilità, trentino da associal’essere straniero, zioni e cooperative l’essere escluso che hanno saputo a qualsiasi titolo dare una risposta dalla comunità, concreta ai bisogni nonché il valore di integrazione, suinsito nel senso di perando molte baraccoglienza. Parriere culturali. Un tendo da questi momento curioso presupposti si è Una delle foto scattate dagli studenti nel cortile del progetto è stata cercato di mostrala dimostrazione di re concretamente ai giovani come si racconta come si può creare una macchina fotografica un concetto complicato come l’accoglienza, funzionante, grazie a semplice materiale di riula non discriminazione, l’inclusione e la condiso. Un modo anche per ricordare ai ragazzi che

la comunicazione non è sempre un’opera costosa e per pochi addetti ai lavori. E’ invece un’opera condivisa e multi potenziale, in cui la tecnica si fonde con la creatività e la possibilità di agire per migliorare la comunità. Si è cercato in particolare di formare gli studenti sull’importanza di come si raccontano i fatti, i dati e i messaggi che si vogliono trasmettere, attraverso scrittura, la fotografia e il video. Ricordando loro che queste nozioni potranno tornargli utili per altri progetti. Se un tempo non ci si poteva esimere dal saper scrivere e leggere, oggi con il potenziamento tecnologico non si può rimanere analfabeti nel campo dell’uso dei social network e della creazione e condivisione di prodotti multimediali, soprattutto se trattano di tematiche particolari. Per questo il gruppo di lavoro è stato seguito durante tutto il progetto da due giornalisti della redazione Prodigio, che hanno guidato le classi nel raccontare le proprie realtà di riferimento, i luoghi comuni, non solo in senso astratto, ma reali come gli spazi che condividono ogni giorno a scuola. Nella fase conclusiva, infatti, si è passati dalla teoria all’azione, uscendo tutti insieme in cortile e sperimentando con la macchina fotografica in mano quanto appreso in classe. Il risultato sono due piccoli progetti fotografici che rimarranno alla scuola come prodotto di lavoro

condiviso. Un momento cristallizzato nel tempo in cui gli studenti hanno rappresentano la socialità di uno spazio condiviso, il cortile della scuola. Si sono così immedesimati nel ruolo di reporter, divenendo protagonisti di ciò che sentivano di raccontare. Un gioco formativo svolto usando diversi strumenti, dai cellulari a reflex professionali con i quali hanno potuto sperimentarsi nel raccontare le loro abitudini scolastiche in cortile. Questa prima progettualità mira a formare gli studenti nella consapevolezza e rispetto delle diversità, attraverso la possibilità concreta di conoscerle e raccontarle con sensibilità e strumenti adeguati. Lorenzo Pupi

L’ENS e l’Istituto Artigianelli credono nel far rete Siglata la convenzione per migliore l’integrazione delle persone sorde nelle scuole

L

o scorso 15 marzo, in concomitanza con la presentazione del nuovo polo grafico, è stata firmata, in presenza dell’Assessore Dallapiccola, una convenzione tra l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Trento e la sezione provinciale dell’Ente Nazionale Sordi. La convenzione prevede l’attuazione di una serie di progetti in sinergia, scolastici ed extrascolastici, finalizzati ad una migliore integrazione delle persone sorde e ad una maggiore sensibilizzazione sulla tematica della sordità. La convenzione mira a formalizzare e rendere maggiormente incisiva una collaborazione iniziata già tre anni fa con l’attivazione del servizio di facilitazione alla comunicazione e all’integrazione scolastica erogato da E.N.S. attraverso personale altamente qualificato, realizzato nell’ottica di una visione innovativa dello studente sordo, che diventa una valore aggiunto per l’intera comunità scolastica. L’istituto infatti ha già attivato dei percorsi di formazione di Lingua dei Segni Italiana rivolti a tutti gli studenti, ed intende creare un

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La firma dell’accordo tra ENS e Ist. Artigianelli

percorso specifico per ragazzi sordi, che vede la LIS strutturalmente integrata nel piano dell’offerta formativa, e un’attenzione specifica per il potenziamento dell’italiano parlato e scritto. L’intento è quello di creare progetti sperimentali nell’ambito della didattica speciale per studenti sordi, i cui risultati saranno

monitorati periodicamente attraverso strumenti di ricerca applicata relativamente al percorso didattico. I punti della convenzione toccano anche il delicato tema della formazione continua che vede non pochi problemi di accessibilità per le persone sorde: nello specifico si intende creare dei corsi di aggiornamento pensati ad hoc per le persone sorde adulte nell’ambito grafico, informatico e linguistico. Istituto Artigianelli ed E.N.S. riconoscono nel lavoro di rete interistituzionale l’elemento fondante di un buon progetto di vita capace di sostanziare l’inclusione scolastica e sociale della persona sorda ed efficace per realizzare una solida preparazione al mondo del lavoro. A tal fine i due Enti co-costruiscono e curano i rapporti con le Scuole di provenienza dei loro studenti

attraverso la proposta di un Progetto Ponte o di altra modalità di orientamento alla scelta; si avvalgono dell’apporto dei Servizi Sociosanitari ed Educativi del territorio per valorizzare l’apporto di ciascuno alla crescita personale e sociale delle persone sorde; offrono alle Famiglie occasioni di confronto per una valutazione condivisa dei processi di apprendimento e di inclusione e per un sostegno competente nei momenti di scelta. L’esperienza condotta dall’Istituto Artigianelli ha avuto il pregio di evidenziare il forte impatto di valore aggiunto che la presenza di studenti sordi porta al contesto di relazione nel suo complesso. La differenza rappresenta realmente un’occasione per tutti di crescita, non solo umana ma ancor più in termini di competenze comunicative, professionali e creative aprendo finestre su modalità di comprendere ed elaborare le conoscenze diverse ed altrettanto efficaci. La Redazione

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d’identità

richiedi

modulo per la dichiarazione,

1

Richiedi il modulo all’Azienda provinciale per i servizi sanitari;

2

Firma l’atto olografo dell’AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi, Tessuti e Cellule);

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della Salute nel 2000 oppure le tessere distribuite dalle

riporta nel campo indicato riconsegnalo all’operatore. La tua decisione sarà

il Tesserino Blu consegnato dal Ministero Associazioni di settore. In questo caso portale sempre con te;

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ESPERIENZE

Stop violence: donne e disabilità Dal seminario spagnolo a Oviedo tanti piccoli accorgimenti per una società più inclusiva

I partecipanti durante la consegna dello Youthpass (certificato europeo)

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viedo- Stop alla violenza: donne e disabilità è il titolo del seminario organizzato dall’Agenzia nazionale spagnola per i giovani, in collaborazione con l’Istituto Asturiano per la Gioventù e l’Istituto Asturiano per la donna tra il 7 e il 13 febbraio 2015 nell’ambito del programma Erasmus Plus nella città asturiana di Oviedo, in Spagna. Anche noi di Pro.di.gio abbiamo partecipato, assieme ai rappresentanti di Germania, Danimarca, Lituania, Bulgaria, Romania, Cipro, Polonia, Spagna e Islanda. E’ stata un’esperienza formativa interessante e umanamente molto toccante, che si riproponeva di comprendere la situazione sociale, statistica e legislativa dell’Unione Europea in materia di violenza di genere e difficoltà nell’inclusione sociale delle persone affette da disabilità. Ciò nella

convinzione che questi fenomeni possano essere scardinati solo attraverso un’attenta analisi dello status quo e una successiva presa di posizione unitaria, condivisa dagli attori istituzionali, dagli operatori del sociale e soprattutto dalla gente comune. Riferendosi alla violenza di genere, ovvero a quei maltrattamenti e abusi esercitati da un uomo su una donna proprio per la sua condizione di donna, quasi tutti i Paesi (ad eccezione di Bulgaria e Romania che sono regioni fortemente afflitte dalla tratta di persone) si sono detti concordi nel collocare la matrice del fenomeno tra le mura domestiche, secondo il cosiddetto ciclo della violenza, teorizzato dalla studiosa Lenore Walker nel 1979, dopo aver intervistato oltre 1.500 donne maltrattate. Secondo questo modello il fattore

scatenante dell’aggressività da una malattia degenerativa maschile, come per esempio della retina che l’ha progreslo stress, la disoccupazione sivamente portata alla cecio la frustrazione, comportà “eppure a volte basterebbe terebbe il quasi simultaneo davvero poco per includerci verificarsi di un episodio vionella società e nella vita di tutti lento, a seguito del quale la i giorni. Molti Comuni lo fanno donna prenderebbe in seria già, mettendo i bassorilievi in considerazione l’ipotesi di bronzo in prossimità di chiese abbandonare il compagno. Una macchina da scrivere Braille e monumenti, affinché anche L’uomo entrerebbe così nella noi attraverso il tatto possiahoneymoon phase (la fase del- la luna di miemo vederli. Per non parlare dei campanelli, le), un periodo di riavvicinamento alla vittima perché non incidere sul corrimano delle scale in caratterizzato dal pentimento, ma purtroppo Braille la disposizione degli uffici nei vari piani? quasi sempre preludio di un episodio di agCosì anche noi sapremmo dove andare e suogressività ancora più grave di quello iniziale. Il nare. Quando cammino in compagnia del mio cerchio si chiuderebbe dunque in una spirale cane guida Pimki mi sento libera…è giusto che di violenza da cui diventa molto difficile uscianche le persone che mi circondano imparino a re. Sconvolgenti le testimonianze di Mihaela, percepirmi così, come una ragazza che, anche professoressa di lettere della Romania nord- se è cieca, ha diritto di viaggiare, di sognare e di orientale, secondo cui le donne provenienti passeggiare da sola per strada, come una dondalle aree rurali del Paese ritengono ancora na che quando fa una denuncia va rispettata e oggi “normale” essere picchiate dal marito e presa sul serio, come ogni persona che si rivolge di Lazarina, avvocato bulgaro, che denuncia alla polizia in cerca di supporto”. la compravendita di spose bambine tra i clan Analoghi suggerimenti provengono di Alicja, sinti su scala europea, bambine a cui spesso studentessa polacca di tecnologie alimentari viene amputato il pollice affinché siano più e affetta da un deficit uditivo. “Lo sapevi che leste negli scippi. si può collegare la rete dei microfoni di una Il successivo dibattito e scambio di dati rivela sala conferenze al mio apparecchio per l’udito che Italia e Spagna si confermano purtroppo tramite wifi?” mi chiede “Basterebbero pochi le nazioni con il più alto tasso di femminicidi clic per permettermi di seguire gli interventi in all’anno, più di due alla settimana. Percentuali pace, senza ronzii o vuoti improvvisi!”. No, non preoccupanti si riscontrano anche in Germalo sapevo, però quello che so è che il 2016 ha nia dove, nel quasi totale silenzio dell’opinioun giorno in più: usiamolo per sensibilizzare ne pubblica, nel 2011 sono morte in maniera quante più persone possibili in materia di violenta ben 313 donne. Totale mancanza violenza di genere e disabilità, perché si sa, la di dati attendibili si riscontra invece in tutti i prima forma di lotta alla discriminazione è la Paesi europei in materia di “doppia discrimilibera circolazione dell’informazione! nazione”, ovvero di violenza di genere posta in essere a danno di donne affette da una Martina Dei Cas disabilità di natura fisica, sensoriale, intellettuale o mentale. “Le autorità spesso faticano a prendere sul serio le denunce in materia di violenza domestica, figuriamoci quelle provenienti da donne diversamente abili” racconta Andrea, 34 anni, affetta dall’età di dodici anni

Dal Cile al Trentino Il senso di appartenenza si costruisce affrontando i cambiamenti insieme agli altri

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odici anni fà insieme a miei figli ho lasciato la mia terra, il Cile, custudita dall’immenso Oceano Pacifico. Fra le grandi onde ho lasciato la mia famiglia, amici, allegrie e tristezze. Prima di partire ho venduto quello che ho potuto, ho regalato e buttato delle cose che sicuramente solo per me avevano un significato. Mi sono spogliata di tutto, anche delle mie sicurezze, delle mie abitudini, peggio ancora di quello che pensavo di essere. Nel 2004 sono arrivata in Italia, a Trento fra le maestose montagne, totalmente nuda, si nuda! Era così che mi sentivo, perche i vestiti ados-

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so non mi prottegevano della paura, della nostalgia né dalle incertezze. Quante domande, cosa faccio? Da dove comincio? Imparerò l’italiano? Che lavoro posso fare? E soprattutto, avrò fatto la scelta giusta? Troppe domande, nessuna risposta. Un giorno guardando fuori della finestra con la testa piena di dubbi, ho visto nevicare per la prima volta, era uno spettacolo bellissimo, una danza delicata e magica, ma piena di forza e potere che riusciva a trasformare tutto quello che tocava. Allora ho capito! La neve non era mai stata parte di quello che conoscevo, era nuovo e diverso per me, ma da quel momento in poi mi apparteneva era parte dal mio nuovo mondo. I grandi cambiamenti, le grandi trasformazioni spesso ci fanno perdere il senso d’appartenenza. Il sentirsi participe, parte integrante di qualcosa, di un gruppo di amici, di una famiglia, di una religione, di una nazione, di un luogo, di un lavoro, di una società rappresentano una prova quotidiana di esistenza. E molto ambiguo o forse solo umano lottare per la nostra independenza, la nostra individualità in continuazione,

Più unico che raro

ma alla fine abbiamo sempre bisogno di sentirci parte di ciò che ci circonda ed anche di piccole cose come il nostro nome e cognome sul campanello. Questi segnali ci danno, sicurezza e tranquillità. Il senso d’appartenenza è così importante, così necessario nella nostra vita, ma anche così fragile. Perdere il lavoro, invecchiare, pensionarsi, ammalarsi, cambiare città, perdere un famigliare. Qualunque evento trasformi le nostre vite. Sono tante le situazioni che continuamente ci mettono alla prova, e ci fanno sentire fuori, diversi, non appartenenti. Quando ho capito questo, il mio atteggiamento è cambiato, non più domande, ma risposte. Dovevo prendermi un posto in questa nuova vita, dovevo fare e non aspettare, dovevo dimostrare di esserci. Secondo me, questa è la chiave, la cosa più importante è appartenere a noi stessi, non dimenticare mai il proprio essere, ovvunque ci si trovi, qualunque situazione si affronti. Ci sei, esisti, ma non sei da solo. “Not man is an island”, nessun uomo è un isola (Jhon Donne ) F. Motta

“Ogni volta che vengo dimesso da un ricovero e rientro a casa ho sempre una strana e bella sensazione… Mi sento rilassato come non mai, tutto ciò che è intorno a me sembra più bello, ho voglia di parlare serenamente e abbracciare chi mi è vicino giornalmente, alle volte me ne dimentico, ma questi ricoveri mi fanno ulteriormente capire quanto è importante e vitale la mia famiglia, quanto sono essenziali nel mio percorso alcune persone… Questo è un bell’ostacolo da superare, ma grazie all’amore della mia famiglia, e di una persona speciale che mi sta regalando un sogno, ho superato meglio del previsto questa ennesima prova… respiro a fondo e continuo #credercisempre #mollaremai”

RUBRICA CARCERE:

Lo scarafaggio Eccolo lì che va su e giù per la cella... Che vita sarà mai la sua? Ce ne sono tanti qui, non è l’unico, ma mi chiedo se questo qui non ce l’ha con me... Ha i suoi orari, esce ad una certa ora, credo che cerchi un pò d’aria. Come noi anche lui sembra essere nervoso quando c’é caldo, sente i cambiamenti del tempo come li sentiamo noi. Ogni tanto mi fermo a pensare a che senso deve avere la sua vita, la cosa strana è che quasi mi sono affezionato a lui, e chissà se anche gli scarafaggi provano dei sentimenti, in fondo osservarsi a vicenda può essere un modo di passare il tempo. Poverino, è qui chiuso come me, sofferente, e spesso lo vedo piangere mentre guarda la foto di sua figlia... Tratto da “Dentro” la voce della Casa Circondariale di Trento a cura di Apas

www.lucaalfano.it

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C U LT U R A E D I SA B I L I TÀ

“Zia, lo sai che sei un po’ strana?!”

Patrizia Ciccani

Intervista all’autrice Patrizia Ciccani A cura di Giulio Thiella

Z

secondo te verso l’inclusione scolastica ia, lo sai che sei un po’ strana?” è un nel corso degli anni? libro autobiografico di Patrizia Ciccani, È innegabile che sono stati compiuti tanti Dottore di Ricerca in Pedagogia e scrittrice, passi in avanti verso l’inclusione scolastica. che racconta i percorsi scolastici e lavorativi L’abolizione delle scuole speciali, la creaziodell’autrice, affrontati non senza difficoltà, ne delle figure dell’insegnante di sostegno ma con la determinazione e la forza di chi e dell’educatore che lo affianca, del gruppo vuole raggiungere i suoi obiettivi. di lavoro dedicato a ogni bambino con disabilità, l’attenzione verso i bisogni educativi speciali, l’adozione o almeno la tendenza all’adozione di strumenti tecnologici che riducano l’handicap, l’eliminazione quasi totale delle barriere architettoniche, sono tutti passi verso l’inclusione, ma è altrettanto vero che la strada che rimane da fare è ancora molto lunga, visto che molte di queste Patrizia Ciccani insieme a Luigi Diberti durante la presentazione del libro conquiste rimangono sulla carta. Patrizia, raccontaci qualcosa di te e di Molte delle barriere che hai incontrato come è nata l’idea di scrivere questo libro. erano mentali più che fisiche o architetLa curiosità è una delle potenti molle che toniche. Mi spiegomeglio, la tua classe mi spinge a cogliere ogni occasione che mi delle scuole superiori posta al terzo piano si presenta. La mia tetraparesi spastica, con la senza ascensore ad esempio, una situaquale convivo dalla nascita da 54 anni, non è zione risolvibile semplicemente con lo mai stata un freno. Nel lavoro che ho svolto spostamento dell’aula ad un piano infeper 25 anni, nelle scuole, all’Università e in riore. Spesso basta poco per rendere più molti altri ambiti formativi, la mia disabilità accessibile e inclusiva un’attività, seconè stata lo strumento educativo attraverso il do te al giorno d’oggi la sensibilità verso quale aiutare le persone a superare le barriele esigenze particolari è maggiore? re che molto spesso impediscono la relazioSicuramente il fatto che le persone con disane con le persone con disabilità. Quando mi bilità oggi siano parte visibile di molti ambiti sono resa conto di aver vissuto molte espedella vita sociale e civile impone una attenrienze significative sia nella sfera privata, sia zione maggiore rispetto a quando erano in quella professionale, ho deciso che valeva relegate in luoghi separati. La società civile è la pena raccontarle sperando di raggiungere quasi obbligata ad aprirsi a esigenze particotante persone. Volevo farlo con ironia, tolari, ma il problema è che la disabilità è ancora gliendo la pesantezza che accompagna spesconsiderata come qualcosa che riguarda una so storie di disabilità e, a quanto mi dicono, parte, i problemi che incontrano le persone pare che ci sia riuscita. con disabilità sono loro e il risolverli sembra Ti soffermi molto a parlare della tua ancora una concessione e non un diritto. Lei esperienza scolastica, del passaggio dalle dice, ci vorrebbe poco ed è verissimo, ma scuole cosiddette speciali a quelle tradispesso quel poco, e io aggiungo semplice, zionali. Quali passi avanti sono stati fatti non viene fatto.

I benefici delle terapie comportamentali L’importanza della pet-therapy nella cura e assistenza di persone con disabilità neurologica

C

on il termine pet therapy s’intende, generalmente, una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale. Si tratta di una terapia che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicoemotivo. Fu lo psichiatra infantile, Boris Levinson, a enunciare per la prima volta, intorno al 1960, le sue teorie sui benefici

Cosa pensi bisognerebbe migliorare ancora oggi nel sistema scolastico per permettere a tutti di ricevere un’educazione adeguata alle proprie capacità? Rivoluzionerei il sistema scolastico, per come è adesso è inadeguato molto spesso anche per chi non ha una disabilità. Il mondo cambia molto velocemente, la scuola troppo lentamente, non è capace di rispondere ai bisogni di ognuno, ma chiede a ognuno di adeguarsi a modelli vecchi, la disabilità dei bambini non fa altro che mettere in evidenza lacune e mancanze estendibili a tutti gli alunni. Il discorso è complesso, riguarda diversi aspetti, da quello economico in termini di risorse a quello educativo. Per dare a ognuno l’educazione e la formazione adeguata alle capacità di ognuno, occorrerebbe, ad esempio, investire sull’uso della tecnologia che in molti casi riesce a ridurre l’handicap, sulla formazione degli insegnanti, tutti, di sostegno e curriculari, perché acquisiscano competenze che li mettano in grado di lavorare con le difficoltà che presentano le diverse disabilità. La formazione degli insegnanti dovrebbe curare anche l’aspetto relazionale. Su questo ho lavorato per tanti anni creando laboratori dove insegnanti, educatori, operatori sociali trovavano l’occasione per esprimere, elaborare e superare le difficoltà che incontravano nel lavoro con alunni con disabilità.

“Soltanto l’educazione e la formazione possono vincere la battaglia contro il pregiudizio” Raccontaci della tua esperienza nel mondo del sociale Ho avuto esperienze di lavoro e vita di cooperativa. Per me è stata un’esperienza fondamentale, si diventa imprenditori di se stessi, si costruisce il lavoro pezzo per pezzo, non c’è niente di preconfezionato, a meno che non ci si pone con la mentalità di dipendente. Essere socio e lavoratore di una cooperativa significa progettare, cercare fondi e realizzare il progetto insieme agli altri soci e colleghi. La mia era una cooperativa sociale, ovvero abbiamo lavorato in ambito sociale, in particolare con progetti dedicati alla disabilità, ma non solo, ed era anche integrata, cioè una percentuale dei soci aveva una disabilità. La dimensione della cooperativa è importante anche perché consente di mettersi in gioco, di sperimentare le proprie capacità e di sondare le proprie

della compagnia degli animali, che egli stesso applicò nella cura dei suoi pazienti. Nel 1981, viene fondata negli Stati Uniti la Delta Society, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali. Oggi la pet therapy, che solo recentemente ha ottenuto il giusto riconoscimento trova ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero. Negli ultimi dieci anni ho avuto modo di svolgere in prima persona diverse attività terapeutiche di natura comportamentale rimborsate fino ad oggi dalla Azienda Sanitaria. La pet therapy non è quindi una terapia a sé stante, ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente- animale-medico, sia stimolare la partecipazione attiva del paziente stesso. Nel mio caso queste attività mi sono servite molto, perché ho avuto modo di superare le mie paure interiori, le fobie legate al movimento, al benessere fisico e psicologico. In particolare l’ippoterapia e la pet therapy mi sono servite molto per migliorare il mio benessere fisico e relazionale. Per quanto riguarda la pet therapy l’ho svolta recentemente presso il Centro “F. Martini” di Trento e due anni fa presso la comunità di “S. Patrignano” a Pergine Valsugana. Questa terapia mi ha permesso di aumentare la mia autostima e la relazione con gli animali. Infatti, dopo tanti anni, mi è venuta voglia di riprovare a sperimentare l’attività su consiglio della terapista occupazionale del Centro “Franca Martini” poiché lei aveva notato una mia paura dei cani quando andavo in giro con lo scooter elettrico. Ho sempre fatto terapia con dei Golden Retriever, perché sono dei cani adatti a questo tipo

Zia, lo sai che sei un pò strana?! potenzialità, di inventarsi il lavoro. Nel libro parli anche di un’esperienza di volontariato per te molto importante La sola esperienza di volontariato che ho fatto è durata molti anni, all’Istituto Don Guanella maschile di Roma, dove vivono uomini con disabilità diverse e piuttosto importanti. Come racconto nel libro non mi sentivo “volontaria”, ma amica alla pari, loro stessi mi consideravano un ponte con il mondo esterno, con i normali, si sentivano compresi da me. Con loro mi divertivo, lasciavo fuori dal cancello ogni pensiero e mi immergevo nella loro quotidianità. Per concludere, ti chiedo di lasciare un messaggio ai lettori di Pro.di.gio. che ci stanno leggendo. Vivendo e lavorando mi sono resa conto che soltanto l’educazione e la formazione possono vincere la battaglia contro il pregiudizio e le barriere culturali che creano mondi separati in un mondo dove ormai si vive tutti insieme. Formazione a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. E allora mi sento di invitare i lettori a riflettere su questo e a creare laddove è possibile condizioni perché si possa realizzare. Chi avrà la pazienza di leggere “Zia, lo sai che sei un po’ strana?” comprenderà meglio le mie parole. E allora buona lettura.

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di attività. Da quando ho iniziato a fare questo ciclo di pet therapy al “Franca Martini” ho notato che non ho più paura dei cani quando vado in giro o quando un cane mi si avvicina. Auspico di poter continuare a svolgere questa attività anche in collaborazione con altre associazioni e organizzazioni, perché mi fanno sentire meglio e mi aiutano a sentirmi bene da tutti i punti di vista. Ho svolto anche una terapia psicologica nel periodo della adolescenza che mi ha aiutato molto a superare il periodo critico della vita. Purtroppo sembra che in futuro i bambini prematuri come me rischino di non poter più beneficiare di agevolazioni e rimborsi a causa di un ridimensionamento degli incentivi per il welfare. A testimonianza di questa tendenza e del taglio dei rimborsi per le terapie comportamentali c’è una nuova delibera provinciale che in un passaggio pare possa minacciare tali incentivi per particolari categorie di persone con disabilità neuromotoria. Se questo fosse confermato categorie di persone con disabilità psico fisiche, in particolare neurolesi, avrebbero maggiori difficoltà economiche nell’aderire ad esperienze o percorsi coterapeutici. Queste terapie non strettamente mediche, infatti, potrebbero gravare interamente sulle famiglie, privatizzando di fatto tali spese. Secondo me questa è una cosa ingiusta specialmente per i nuclei familiari che si trovano in difficoltà economiche. Credo che sarebbe un peccato se altre persone disabili neuromotorie non potessero più beneficiare di queste esperienze, solo per una matematica discriminazione tra patologie.

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Antonio Dossi

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B E N I CO M U N I

Esperienze

DI QUARTIERE a trento RI-GENERAZIONI DI QUARTIERE A TRENTO

È stato approvato il progetto “NEL MIO QUARTIERE: Ri-Generazioni partecipate” presentato al Piano Giovani di Zona di S.Giuseppe/S.Chiara e Oltrefersina. Il percorso proposto nasce dal lavoro di rete delle cooperative sociali FAI e la Sfera, che hanno deciso di unire le forze per sperimentare nuove esperienze di quartiere insieme al gruppo Social Street di San Pio X. L’evento del 15 febbraio presso la sala della circoscrizione è stata l’occasione per presentare al pubblico le attività

in corso e il progetto proposto al Piano Giovani, che sarebbe stato approvato nelle settimane successive. “NEL MIO QUARTIERE: Ri-Generazioni partecipate” propone agli abitanti di mettersi in gioco per sperimentare un percorso condiviso di cui possa beneficiare tutta la comunità interessata. Sono previste infatti attività che coinvolgono i bambini delle scuole primarie insieme al circolo anziani del rione, favorendo l’incontro e la coesione tra generazioni molto lontane, ma

RESIDENTI in via SAN PIO X e dintorni - Trento

presenti sullo stesso territorio. Verrà organizzato anche un momento conclusivo di restituzione alla comunità delle esperienze concluse assieme, durante il quale avverrà la realizzazione di un murale in collaborazione con il collettivo di artisti ST.ART.

Via Zandonai a piedi sicuri?

Il rispetto dell’ordinanza comunale e della fascia oraria di divieto di transito nella via, sono una questione di civiltà e sicurezza per i bambini della scuola De Gaspari

MAPPA

PARTECIPA ANCHE TU! SCRIVI LE TUE PROPOSTE, LASCIA UN TUO CONTATTO E METTI IL RITAGLIO NELLA Casetta "Piovono Libri" IN SAN PIO X.

La scuola De Gaspari in Via Zandonai è un punto di riferimento per il quartiere di San Pio X. Molte famiglie che vivono nella zona hanno infatti a disposizione una struttura scolastica organizzata, attiva e attenta. Qui, 26 anni fa, c’era la succursale della scuola edile divenuta una magistrale a tempo pieno e trasformata poi in una scuola, allora elementare, oggi primaria. E’ stata la prima scuola a Trento ad aver aderito 15 anni fa al progetto “A piedi sicuri” . Un progetto con l’obiettivo di ridurre il traffico automobilistico e l’inquinamento atmosferico vicino a scuola, contribuendo al miglioramento della qualità della vita nell’ambiente urbano attraverso azioni che restituiscono ai bambini la possibilità di sentirsi autonomi e responsabili al di fuori della propria casa, favorendo la conoscenza del quartiere e le regole per muoversi in sicurezza. L’obiettivo primario è quello di dare la possibilità ai minori di godere dell’accesso a scuola in autonomia e sicurezza, a piedi sicuri appunto. La struttura scolastica lamenta però, specialmente nell’ultimo anno, una generale inosservanza dell’Ordinanza Comunale che pone il divieto d’accesso a via Zandonai nella fascia oraria dalle 07.45 alle 08.20 nei 10 mesi di servizio della scuola. Questo traguardo raggiunto ormai sette anni fa, è stato accordato con l’allora amministrazione, per il bene dei bambini che dovevano accedere alla scuola in autonomia e sicurezza. Se fino all’anno scorso la presenza della Polizia Municipale era costante, svolgendo un’azione preventiva almeno 8 mesi

su 10, quest’anno da quanto ci riferiscono gli insegnanti referenti del progetto, si vede raramente, col risultato che l’ordinanza sia sempre più spesso disattesa dagli automobilisti nella fascia oraria protetta. La scuola ha cercato di dialogare con il quartiere, ricordando a tutti che seppur non si siano registrate molte multe nell’ultimo anno, le macchine continuano a transitare, mettendo potenzialmente in pericolo i bambini all’ingresso della scuola. “Serve un quartiere più a misura di bambino”, sostengono gli insegnanti, che avanzano anche strategie e proposte realizzabili. La più ovvia, ci dicono, è comunicare alla cittadinanza che bisogna rispettare l’ ordinanza dalle 7.45 alle 8.20 da settembre a giugno con accesso privilegiato per il pullman di servizio e per gli alunni con bisogni speciali. “L’ordinanza comunale serve a proteggere in primis i bambini e questo va assolutamente sottolineato.” La scuola si è organizzata e in totale autonomia ha attivato un servizio di accoglienza per l’arrivo dei bambini all’entrata. Genitori e insegnanti si sono messi in associazione e attraverso una logica simile alla banca del tempo e con autorizzazione del dirigente scolastico, sorvegliano l’arrivo dei bambini nella scuola e nel cortile. Non sulla strada, che sarebbe di competenza comunale. Ogni anno da cinque anni la Scuola De Gaspari organizza, durante la settimana europea per la mobilità sostenibile, una giornata in cui genitori, insegnanti, bambini e tutta la cittadinanza del quartiere occupano

la strada in accordo col Comune per dieci ore dalle 7.30 alle 17.30. E’ un momento in cui si gioca in strada in totale sicurezza, si condivide il cibo e si disegna tutti insieme sulla via. In passato sono state sperimentate anche altre azioni, come il Pedibus e una segnaletica non tradizionale. Quest’ultima costituita da delle sagome di bambino in legno, resistenti all’acqua, che dovevano dissuadere le macchine in transito segnalando una area a protezione dei bambini. Purtroppo, da quello che ci hanno raccontano, sono state vandalizzate e infine rimosse. Tre anni fa la scuola ha chiesto all’amministrazione di esporre delle sagome più durevoli in plexiglass, ma la richiesta non ha dato esito positivo, rimanendo solo una proposta. “Sarebbe bello riprendere l’iniziativa”

nel caso del Comune di Salorno che ha realizzato una segnaletica doppia: una ufficiale e una fatta dai e per i bambini. Un’esperienza che potrebbe essere replicata anche qui, in via Zandonai con segnali ad hoc paralleli a quelli ordinari. Altro esempio positivo e replicabile, è invece presente proprio nella città di Trento, in via Schmid, dove strada e marciapiede sono stati dipinti permanentemente dal Comune con un’ordinanza speciale. La strada con pavimentazione colorata e una carreggiata ristretta, sono un messaggio di attenzione permanente per il guidatore. Il risultato è che le macchine lì rallentano sempre. Dunque le soluzioni esistono e la Scuola De Gaspari è aperta a suggerimenti e collaborazioni col quartiere, l’importante è che siano rispettati i principi

L’accesso a via Zandonai in San Pio X

-dicono gli insegnanti- “e collocare tali sagome in testa a via Zandonai per dare un segno tangibile e permanente che lì bisogna andare piano e non passare in macchina nell’orario d’ingresso a scuola.” In alto Adige o in Austria questo genere di soluzioni sembrano essere all’ordine del giorno. Come

di autonomia e di sicurezza dei bambini, che nel quartiere devono potersi spostare in tranquillità soprattutto quando vanno a scuola. Lorenzo Pupi

Commenti dal gruppo facebook : “Residenti in San Pio X e dintorni” Ho ritrovato due passaporti del Bangladesh sembra di studenti..e un curriculum di un certo Tomasini..abitante a povo ..erano vicino a delle borse in fondo san piox dove ci sta campo di tennis se nessuno chiama verranno portati alla polizia di stato x info 3491963292 PARTECIPA ANCHE TU!!!! Vi comunico che il Comune di Trento ha accolto con entusiasmo la nostra idea di impegnarci per un giorno alla pulizia volontaria degli spazi pubblici di via San Pio X e via Matteotti . L’iniziativa è supportata dal Comune e da Dolomiti Ambiente con il progetto Beni Comuni, che mira a costruire

una collaborazione attiva con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani. Tra le attività proposte vi è appunto quella di pulizia del territorio e rimozione dei rifiuti abbandonati. IMPORTANTE:Per meglio organizzare l’evento bisognerebbe avere un’idea più precisa del numero di cittadini che parteciperanno all’iniziativa. In base ad esso infatti Dolomiti Ambiente ci doterà del materiale necessario alla nostra attività. Sabato 2 aprile 2016 ore 9:00 RaccontArti…nel tuo quartiere Appuntamento il venerdì alle 10.00 alla sala

della Parrocchia di San Pio X Ciao! Venerdì ci sarà il primo incontro di questo progetto rivolto ai residenti di San Pio X, diffondete la voce tra vicini di casa, conoscenti, parenti e amici! La partecipazione è gratuita ed è una bella occasione per condividere ricordi, racconti, immagini e quant’altro relativo al quartiere e alle persone che vi abitano! “[...] la retorica del degrado stia finendo per nascondere i problemi reali di questa città. Uno studente che fa aperitivo, o una tag, vengono visti come un problema più di quanto possano esserlo 1200 immobili sfitti

e 500 senzatetto. La conseguenza è quindi che la città si ritrova a vivere in uno stato di apatia, e le vie semi-deserte del centro sono lo specchio del senso di estraniazione che sempre più colpisce i suoi abitanti.”... Mi trovo molto in sintonia con questo articolo e lo condivido qui per chi di voi non lo avesse ancora letto. Come la città più vivibile d’Italia è diventata ossessionata dal “degrado” | VICE | Italia- vice.com Ragazzi, io sto male...possibile che in zona via san pio x, nessun tabacchino è abilitato al totocalcio? Tristezza infinita...:(

in vetrina

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A M B I E N T E E S O S T E N I B I L I TÀ

Trivelle Si, trivelle No ? Una riflessione sul referendum popolare del 17 aprile e sulla responsabilità democratica

D

a un po’ di tempo imperversa, principalmente sul web, il dibattito relativo al vicino referendum del 17 aprile che chiede agli Italiani di esprimersi sulla chiusura di alcuni dei giacimenti di gas presenti nel mare italico, in particolare quelli entro le 12 miglia dalla costa, chiusura da considerarsi temporalmente dopo la scadenza delle concessioni attualmente in atto. Premettendo l’assunto, io mi pongo in visione analitica da assoluto profano e mi sono permesso di provare ad interrogarmi sui principali punti espressi, in rete e

Piattaforma di estrazione Gas in alto Adriatico

rischi ed alternative è, a parer mio, null’altro che oscurantismo. L’ignoranza ed il mancato processo di strutturazione delle conoscenze tematiche è illegittimo, non il referendum. La cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune è in parte reale e veritiera, quella percentuale di visione distorta dello strumento in questione è frutto della propaganda mediatica e non è dunque mancanza o devianza implicita del referendum stesso. Altra questione molto discussa è quella legata al turismo, tematica che personalmente ritengo di secondaria importanza rispetto ad altre. I sostenitori del NO sostengono che i giacimenti in questione non danneggino il turismo. Se così fosse non mi spiego come mai diversi imprenditori del settore turistico, ma anche legato ad agricoltura e pesca, si siano dichiaratamente battuti e continuino a farlo, per il SI al referendum. In tale campagna sono coinvolti inoltre diversi comitati ambientali. Evidentemente qualcuno sente il rischio dell’attività estrattiva anche in tal senso. Queste, come altre, sono e saranno solo opinioni, ma credo

Fonti: Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse - 31 dicembre 2015 Corriere della Sera

non, da parte dei sostenitori del NO. Mi propongo ora dunque di passarli in rassegna. Partiamo dall’argomentazione, portata da molti, secondo la quale il referendum è illegittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva reputazione che una trivella ha nell’immaginario comune. Innanzitutto mi chiedo come in termini di causalità un referendum possa definirsi illegittimo a causa dell’ignoranza dei cittadini su determinate questioni. Il problema sta nella totale disinformazione del comunità, nella mancanza di strumenti effettivi di conoscenza, di un’adeguata educazione ambientale. Il popolo va istruito. Il referendum in questione inoltre non è assolutamente così tecnico o specifico come viene detto da molti. Non dare gli strumenti per la comprensione di ciò che accade, di ciò che è giusto o sbagliato e della valutazione di

sia giusto ascoltare il punto di vista di chi è direttamente interessato. Passiamo adesso ad osservare più nel dettaglio l’argomentazione che analizza le conseguenze che l’eventuale dismissione dei giacimenti avrebbe in quei paesi in via di sviluppo, cioè in stato di sfruttamento, nei quali multinazionali e industrie fuggirebbero incrementando le già numerose fila di disastrosi possedimenti estrattivi su cui hanno il controllo. La riflessione è reale. E’ quello che già accade ed è’ proprio ciò che andrebbe fermato. In particolar modo, se ci si piega alla logica conseguenza del tentativo di un popolo di aggiungere anche un solo granello di sabbia alla precipitosa situazione ambientale in corso, gli altri popoli lontani soffriranno e il loro ambiente verrà distrutto. E’ in atto un vero ricatto morale da parte delle multinazionali: se non ci fate estrarre

L

’Associazione culturale per la divulgazione e sensibilizzazione libera e indipendente delle tematiche legate all’ambiente.

L’associazione In Medias Res nasce nel Luglio del 2015 a Trento come naturale prosecuzione del progetto di media-attivismo “Agenzia di Stampa Giovanile”, realizzato da un collettivo formato da giovani con background e formazione differenti. Il progetto nasce in seno all’associazione Jangada nel 2012 e in

Durante un’azione dimostrativa di Greepeace

qui, uccideremo altrove per poi rivendere a voi il costo del sangue versato. E così è anche un ricatto economico. Mi spaventa questa logica. Questa minaccia indiretta. Contiene in se qualcosa di puramente “mafioso”. Purtroppo non è comodo essere “ambientalisti” o provare ad esserlo davvero. Non a caso fior fior di magistrati hanno già giocato con la vita di parecchi di loro additandoli come “terroristi”. Altro punto nevralgico nel dibattito si focalizza sulla questione prettamente economica. I promotori del no sostengono che la fine del lavoro di estrazione da parte di questi giacimenti implicherebbe un grave deficit in termini energetici ed economici che non potrebbe essere sostituito dall’uso delle energie rinnovabili che ad oggi ancora non sono così sviluppate sul nostro territorio. Tuttavia i dati ufficiali ci dicono che quello estratto dai giacimenti in questione rappresenta neanche il 3% del gas estratto dal paese e lo 0,8% di petrolio. In un ottica di riconversione delle energie nazionali, che oltretutto, come ci dimostrano alcuni paesi del nord Europa, come la Danimarca e la Svezia, è da considerarsi a lungo termine, una perdita di percentuali tanto irrilevanti sarebbe “fisiologicamente” riassorbita nel potenziale ed esponenziale calo dell’uso di idrocarburi, con un sistema di consumi differente. Dico fisiologicamente perché se ci fosse la reale volontà da parte del paese di effettuare un reale processo di riconversione delle risorse, sarebbe più che naturale il suddetto calo a cui mi riferisco. Dico potenziale, perché tutte le ultime politiche applicate, nonché i risultati degli accordi internazionali che il nostro paese sta portando avanti (TTIP, Patto di Stabilità) sono in netto contrasto con un’idea politica ed economica ecosostenibile. Una delle principali argomentazioni di chi crede nel NO è che i giacimenti interessati estraggono per lo più gas e non petrolio. Dunque un tale allarmismo sul conseguente mercato petrolifero e sull’apertura di altri svariati giacimenti addetti all’estrazione del petrolio è minimamente discordante e in controsenso. Ma a parte questo, le quantità estraibili sarebbero irrisorie e la maggior parte di questi giacimenti sarebbero già quasi esausti. Ma anche

collaborazione con l’associazione Viração Educomunicação in Brasile, in concomitanza con il Summit Rio+20 e cresce entrando in contatto negli anni con diversi enti, organizzazione e associazioni a livello locale ed internazionale (tra gli altri l’Assessorato alla Cooperazione e allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento, l’Universita di Trento, l’Osservatorio Trentino sul Clima, il consorzio dei Comuni della provincia di Trento BIM dell’Adige, la Fundación TierraVida in Argentina, la Rete+Tu). L’associazione si occupa principalemtene di divulgazione libera e indipendente di tematiche legate all’ambiente, alla società e all’econo-

ammettendo che la vittoria del SI implicasse l’apertura di nuovi giacimenti oltre le 12 miglia si ritorna allo scacco matto di cui prima. Il ricatto, per evitare che le mastodontiche corporazioni energetiche facciano peggio di ciò che stanno già facendo, ci piega alla loro volontà perseverando nell’attuale danno. Relativamente alla questione secondo cui i giacimenti estraggono per lo più gas, partiamo dall’assunto che il fatto che l’estrazione del gas sia meno dannosa dell’estrazione del petrolio non significa che l’estrazione di gas non sia dannosa. Inoltre sappiamo bene che sono diversi i giacimenti che estraggono anche petrolio. Mi riferisco a quelli per esempio interessati dal progetto Ombrina Mare, e alla maggior parte dei giacimenti del canale di Sicilia (vedi i campi di oli Vega e Vega B.) nonché altri giacimenti come quello di Rospo nel mare Adriatico. La violenta e spietata devastazione dei nostri mari e delle nostre coste è imposta da un sistema economico che dirige e direziona tutto il resto. E’ proprio quello che va modificato, anzi estirpato. E’ assolutamente irrilevante che l’estrazione del gas sia meno pericolosa, è come dire che un pugno sia meglio di una coltellata. Ma chi accetterebbe un pugno senza provare a difendersi? Il voto del referendum è innanzitutto un voto simbolico e rappresenta uno degli ultimi baluardi, in termini di strumenti, della democrazia. L’astensionismo è una fuga dalla responsabilità a cui non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Qualunque sia la verità che ognuno di noi ricava dal dedalo di informazioni contrastanti a cui abbiamo accesso, penso sia necessario e di estrema importanza che ogni cittadino maggiorenne decida di prendere posizione e di esprimere il proprio voto in sede adatta il 17 aprile. Ognuno, con l’aiuto dell’intelletto, ma anche del cuore ed anima, saprà trovare la propria risposta ed adempiere al proprio ruolo di partecipazione politica alle decisioni del paese. Ariele Pitruzzella

mia seguendo un modello di giornalismo partecipativo, quello che in inglese viene comunemente chiamato citizen journalism. Negli ultimi anni ha realizzato reportages durante il Vertice della Terra “Rio+20” e le Conferenze delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP18 di Doha, COP19 di Varsavia, COP20 di Lima, COP21 di Parigi), collaborando in tali occasioni con siti e blog, radio e web-radio, giornali e riviste di diversi paesi. A livello locale In Medias Res realizza laboratori formativi nelle scuole, percorsi di educazione ambientale attraverso itinerari naturalistici (“In Cima per il Clima”) ed eventi aperti alla cittadinanza.

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Pro.di.gio. aprile 2016  

Pro.di.gio. è dal 1999 un bimestrale di informazione partecipata che ha come obiettivo principale quello di sensibilizzare alle diversità e...

Pro.di.gio. aprile 2016  

Pro.di.gio. è dal 1999 un bimestrale di informazione partecipata che ha come obiettivo principale quello di sensibilizzare alle diversità e...

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