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BIMESTRALE DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE PRODIGIO ONLUS SUL MONDO DEL DISAGIO E DELL’HANDICAP NUMERO IV - AGOSTO 2014 - ANNO XV - LXXXV NUMERO PUBBLICATO

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progetto di giornale Barriere in Val di Non e Val di Sole Intervista a Michele Covi presidente Cooperativa sociale GSH di Cles

Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 - Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - 70%- DCB Trento . Contiene I.R.

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Associazione VivoPositivo

Istruzione & social media

Come può cambiare la vita un sorriso in più

Missione lago pulito 2014

Siamo davvero consapevoli di quanto sia importante l’educazione oggi?

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Per ripulire il lago di Caldonazzo, educare al rispetto e protezione del territorio

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Trentino Book Festival 2014 “Le nostre vite sono fatte di storie. Un peccato non raccontarle...”

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el 2011, quando il Festival è stato organizzato per la prima volta, tutti si auguravano che l’evento potesse diventare un appuntamento apprezzato e riproposto con successo, ma pochi avrebbero scommesso su una così rapida ascesa nel panorama degli eventi letterari italiani come quella cui abbiamo assistito in queste quattro edizioni. L’idea di una grande manifestazione in un piccolo borgo come Caldonazzo nasce dal giornalista e scrittore Pino Loperfido, direttore artistico dell’evento. In pochi anni quello che poteva rimanere solo un seme nel deserto ha dato vita ad un oasi di letteratura che fiorisce per tre attesissimi giorni l’anno. La particolare ubicazione della rassegna letteraria più importante del Trentino, lontana da grandi centri cittadini, ha reso l’evento molto partecipato da parte dai cittadini stessi che, riunitisi nell’Associazione di Promozione Sociale “Balene di montagna”, collaborano assiduamente per riorganizzare ogni anno l’atteso appuntamento condividendo assieme la passione per i libri e la scrittura. La quarta edizione del Trentino Book Festival di Caldonazzo si è tenuta quest’anno dal 13 al 15

giugno, tre giorni densi di appuntamenti con scrittori, giornalisti, musicisti, attori e poeti da tutta Italia che hanno attirato in paese migliaia di persone, molte provenienti anche da fuori regione. La notizia della partecipazione del Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo, esibitosi nel Palazzetto dello Sport di Caldonazzo la prima sera del Festival, era stata accolta da entusiasmo e stupore. Quella sera difatti c’era il tutto esaurito, e forse non sarebbero bastati due palazzetti ad ospitare il pubblico e l’incontenibile energia dell’artista, che ha tenuto vivo il palco per tutta la sera, tra i continui applausi del pubblico. Lo spettacolo nasce per portare in scena il libro scritto con la moglie Franca Rame, scomparsa poco più di un anno fa, con cui la senatrice ha raccontato con amarezza e dispiacere la deludente esperienza da parlamentare. Un altro artista molto apprezzato è stato Simone Cristicchi, che si è presentato al pubblico sia in veste di scrittore, sia come attore di teatro, portando in scena il suo libro “Magazzino 18. Storie di italiani esuli”. Il tema affrontato è di quelli che non si possono

Piazza del Municipio a Caldonazzo durante l’incontro con lo scrittore Andrea Vitali

dimenticare, per quanto il correre della storia possa affievolire i ricordi e le testimonianze. Le oscure vicende post-belliche, la cessione dell’Istria e le barbare scelte politiche che hanno ingiustamente colpito migliaia d’italiani. Benedetta Tobagi ha parlato del libro “Una stella incoronata al buio” alla Casa della Cultura di Caldonazzo davanti ad un nutrito gruppo di lettori. Nel suo libro ripercorre quel giorno di 40 anni fa, quando otto persone persero la vita in piazza della Loggia a Brescia in seguito ad un attentato terroristico. Gesti che non si possono comprendere, ma solo ricordare, insieme a quelle vittime che ancora oggi non hanno trovato giustizia. Un intreccio di accuse, processi e assoluzioni velate da un segreto di Stato che ha intralciato la ricerca della verità. È stata nuovamente ospite del Trentino Book Festival la criminologa Roberta Bruzzone, che insieme a Red Ronnie ha analizzato la questione giudiziaria che vede Chico Forti in un carcere statunitense da 14 anni con l’accusa di omicidio, storia raccontata nel libro “Lo Stato della Florida contro Enrico Forti”. La criminologa, pagina dopo pagina, fa luce sugli aspetti chiave di un processo viziato

da errori processuali che ha portato Enrico ad essere condannato al carcere a vita per un omicidio del quale ancora oggi non sono state realmente chiarite le circostanze. Filo conduttore di questa edizione è stato l’impegno sociale, volto a raccontare con le testimonianze scritte, narrate e recitate la realtà delle cose, mettendo in luce anche i luoghi più bui, affinché non siano dimenticati. Le tre giornate di Festival hanno potuto vantare un ricco calendario di appuntamenti con gli autori, tanti incontri e tematiche pensate per coinvolgere tutti, senza dimenticare i bambini, ai quali sono stati dedicati diversi eventi per avvicinarli al mondo della lettura in maniera divertente. “Grazie dunque per lo sforzo profuso in questa edizione, con l’invito a proseguire sulla strada intrapresa” si chiude così la lettera di ringraziamenti inviata dall’Amministrazione comunale di Caldonazzo agli organizzatori del Festival, evento apprezzato e lodato non solo dal pubblico, ma anche da abitanti e commercianti, che durante questo intenso fine settimana vedono il paese trasformarsi in un movimentato polo letterario tinto di blu. Giulio Thiella


D I R I TT I C I V I L I

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pro.di.gio.

resenti al Trentino Bookfestival 2014 a Caldonazzo, la famiglia Cucchi con il padre Giovanni e la madre Rita, accompagnati dal Giornalista e scrittore Duccio Facchini, autore del libro “Mi cercarono l’anima: storia di Stefano Cucchi”. Un incontro per la presentazione del libro-inchiesta uscito nell’ottobre 2013 che ha visto il minuzioso racconto di una madre vittima due volte dello Stato, prima per la morte del figlio e poi per la mancanza di una verità, che rimane tuttora celata. «Stefano era un ragazzo attivo, solare, lavorava col padre e si dedicava alla sua grande passione, la box. Era un venerdì sera, e come ogni giorno dopo la palestra veniva a casa da noi. Abbiamo cenato insieme, era allegro, stava benissimo. Dopo cena, verso le dieci e mezza è uscito con la sua cagnolina, per incontrare un amico e fare una passeggiata. Verso l’una, l’una e un quarto di notte, io ero ancora in piedi e ho sentito suonare al citofono, era Stefano: “Mamma apri...”. Gli ho aperto e lì per lì ero un poco meravigliata, perché di solito lui ha sempre le chiavi con sé. Comunque ho aperto la porta e ho visto Stefano con altri tre ragazzi. Pensavo fossero suoi amici... Invece subito loro hanno detto: “Signora, Carabinieri.” Insieme ad altri due Carabinieri, questa volta in divisa, sono entrati, si sono diretti subito verso la stanza di Stefano, dicendo che era una perquisizione. Mi è crollato il mondo addosso. Una cosa mai capitata. Ho svegliato immediatamente mio marito e i tre carabinieri in borghese sono venuti con noi per spiegarci la situazione, mentre gli altri due in divisa perquisivano la stanza. Ci hanno riferito che nostro figlio era stato fermato con 20g di erba, 2g di cocaina e al tempo ci dissero anche con 2 pasticche di ecstasy, rivelatosi poi non vero. Erano pastiglie di Rivotril, che Stefano portava sempre con sé come salva vita, poiché aveva sofferto fino a qualche anno prima di crisi epilettiche e attacchi di panico. Durante la perquisizione non hanno trovato assolutamente niente, e quando hanno finito, noi abbiamo messo a disposizione tutta casa, potevano guardare dove volevano. Addirittura mio marito si è offerto di accompagnarli nello studio dove lavorava insieme a Stefano. Hanno detto che non era assolutamente necessario, che la situazione non era per nulla grave e che nell’indomani sarebbe stato rilasciato e riportato a casa. Era una cosa da niente. Quindi l’hanno portarlo via, in manette. Mentre andavano via abbiamo chiesto se potevamo telefonare al nostro avvocato, ma ci è stato risposto che non serviva poiché lo stesso avvocato, amico di famiglia, era già stato contattato direttamente da Stefano. La mattina seguente è stato fissato il processo per direttissima. Ci va mio marito. Quando Stefano entra nell’aula, è già tutto livido in faccia, nero sotto gli occhi e la prima cosa grave che succede quella mattina è che non gli è stato chiamato l’avvocato da lui indicato. Fatto strano, al suo posto gli è stato affidato un avvocato d’ufficio. L’avvocato indicato da Stefano, lo conosceva da quando era nato ed è sempre stato un ottimo amico di famiglia. Quando Stefano ha chiesto spiegazioni del perché del mancato affidamento, di risposta le autorità si sono messe a ridere e lo hanno preso in giro. Hanno detto che non era vero che lui aveva nominato un avvocato. La sera prima gli agenti dell’arma ci avevano detto esattamente il contrario. Questa incongruenza è confermata dal fatto che il nome dell’avvocato nominato da Stefano risulta da tutti i verbali dei carabinieri; quindi lui lo aveva certamente nominato, ma non gli è stato chiamato. Altra grave incongruenza risulta dal fatto che Stefano va a giudizio con un foglio che giunge dinanzi al giudice indicando le generalità dell’imputato come: Stefano Cucchi, 23 anni, Albanese, in Italia senza fissa dimora. Questo è ciò che il giudice ha davanti, non alza nemmeno lo sguardo su Stefano. Perché, a quel punto si sarebbe accorto che lui stava già male, che non ce la faceva neanche a testimoniare, e questa suo stato risulta anche

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Mai più liberi La vera storia su Stefano Cucchi, morto massacrato tra le mura dello Stato dalle registrazioni della deposizione, poi andata in onda; si sente Stefano che fatica a parlare. Nonostante questo, non gli vengono dati gli arresti domiciliari, dato che la residenza come indicato dalle carte, non ce l’aveva. Riceve quindi la convalida del fermo e lo riportano via. Quella è stata l’ultima volta che mio marito vede Stefano vivo. Io lo avevo visto la sera prima. Il giorno successivo, sabato, abbiamo preparato una borsa con della biancheria e ci siamo recati in Tribunale, per chiedere dove fosse stato trasferito, se a Regina Coeli o Rebibbia. Ci era stato detto che era a Regina Coeli.

Dall’alto in senso orario: - Lo stand di Amnesty International per sensibilizzare sul reato di tortura. - La copertina del libro. Mi cercarono l’anima, storia di stefano cucchi. Autore, Duccio Facchini. - Rita Cucchi, dopo la sua importante testimonianza. - Stefano Cucchi.

Siamo corsi lì, per consegnare il borsone, ma stranamente quel giorno non lo potevano accettare. Ce lo hanno ridato indietro. La sera stessa, alle nove, arriva a casa un Carabiniere e ci riferisce che Stefano era stato ricoverato con urgenza al Sandro Pertini. Chiediamo a quel punto se possiamo andare a portargli il borsone e vederlo. Il carabiniere ci dà risposta affermativa, dicendo che lo troveremo piantonato in ospedale. Corriamo dunque all’ospedale, ignari del fatto che esistesse un padiglione speciale, un presidio ospedaliero del carcere. Al che, al pronto soccorso il nome di Stefano non risultava. Insistiamo con il carabiniere che era venuto a casa nostra, ma niente da fare. Finché una guardia giurata intervenne dicendo che se il ragazzo proveniva da Regina Coeli, certamente era stato ricoverato nel padiglione speciale, l’ospedale del carcere. Ci siamo recati subito là, abbiamo citofonato e ci siamo presentati come i genitori di Stefano Cucchi. Ci è stato risposto che sì era lì, ma non potevano dirci niente, né noi potevamo vederlo. Ci è stato risposto che quello era un carcere e non una clinica privata. “Tornate lunedì potrete e parlare con i medici dalle 10- 12!”. Quindi abbiamo trascorso una domenica di angoscia, con un figlio ricoverato d’urgenza senza sapere cosa avesse. Noi lunedì a mezzogiorno in punto ci siamo presentati all’ospedale, abbiamo citofonato e dopo una decina di minuti, ci hanno fatto entrare riti-

randoci i documenti. Dopo neanche cinque minuti ci raggiunge una sovrintendente, ci ridà i documenti e ci comunica che non potevamo parlare con i medici, perché a loro non era arrivato il permesso da Regina Coeli per poter parlare con noi. Insistiamo per sapere almeno come stava, cosa fosse successo, ma niente, non ci potevano dire assolutamente niente. Soltanto i medici possono parlare. Al che ho detto “scusi, lei è una donna, forse anche madre, capisca la situazione, io mio figlio non posso vederlo...lei sì!” mi guarda e mi dice:” Suo figlio è tranquillo.” Chiedo nuovamente di poter lasciare il borsone con i cambi e mi dice assolutamente di no. Insisto per almeno due cambi intimi, figuriamoci, il minimo per un ragazzo che faceva anche tre docce al giorno a casa. Per di più uscito e arrestato con i vestiti che aveva indosso. Mi viene risposto che Stefano aveva di tutto e di più, non gli serviva assolutamente niente. Dopo ho capito perché: quei due cambi intimi che ho lasciato, me li hanno riconsegnati in una busta e mai utilizzati, come gli avevo lasciati io. Stefano non è stato mai cambiato, sul tavolo dell’obitorio giaceva con gli stessi abiti della sera in cui fu arrestato, addirittura ancora con la felpa indosso. Niente. Mai guardato, mai lavato, mai cambiato da nessuno! Ci dicono di tornare il giorno dopo e che il permesso sarebbe sicuramente arrivato. Martedì torniamo, e questa volta non ci fanno neanche entrare. Perché ci viene detto al citofono che siamo noi che dobbiamo andare a chiedere il permesso in Tribunale e portarlo all’ospedale. Ormai gli uffici erano chiusi e abbiamo rimandato a mercoledì mattina. Mio marito si è recato a ritirare il permesso, che andava convalidato a Regina Coeli. Gli orari però sono i medesimi e le distanze a Roma sono enormi. Se un giorno vai da una parte non puoi contemporaneamente essere dall’altra. Quindi giovedì mattina con quel permesso mio marito è andato a Regina Coeli per farselo convalidare, mentre io aspettavo a casa con la mia nipotina. A mezzo giorno, citofona un carabiniere e mi dice: “Signora, guardi c’è una macchina giù che l’aspetta, lei mi dovrebbe seguire”. Io stupita chiesi per che cosa? -”No signora non si preoccupi, dobbiamo farle solo delle domande.” Ma io ero sola casa con la bambina, e non era possibile. Propongo di aspettare che almeno mio marito tornasse dal Carcere, ma mi interruppe e fece una telefonata. Mi disse che il comandante aveva acconsentito a svolgere le domande in casa. Il carabiniere a quel punto se ne andò per tornare dopo mezz’ora con un collega. Mi disse di sedermi, il collega prese la bambina dalle mie braccia e la mise nel box. Presi quindi gli occhiali, mi sedetti e mi preparai a rispondere alle domande. Ma niente. L’’ufficiale si limitava a completare il foglio con i dati di Stefano. Alla fine piegandolo mi disse: “Signora purtroppo devo darle una brutta notizia, suo figlio è deceduto.”. Allora non ho capito più niente, non è possibile che un ragazzo sano e libero, pieno di vita fino a sei giorni fa muoia così! Quello era il foglio in cui dovevamo nominare un medico legale per l’autopsia di Stefano. Entro mezzo giorno e mezzo, era quasi l’una.

Così,ho scoperto della morte di mio figlio, da sola, senza preavviso, con quel foglio in mano. Disperata, ho subito chiamato mio marito e mia figlia e insieme siamo corsi al Sandro Pertini. Abbiamo citofonato e si è presentato un poliziotto. Proprio in quel momento un medico, tra quelli poi condannati, entrava di corsa con un foglio in mano, e alla nostra domanda su cosa fosse successo, ci ha risposto: “ Signora purtroppo questa mattina verso le 6 quando sono passati per il giro dei medicinali, hanno trovato suo figlio morto. Qui è tutto regolare, qui ci sono i fogli!!.” Mi rivolgo quindi ad un medico donna e le chiedo come può un ragazzo sano morire così in soli 6 giorni? Mi rispose che purtroppo mio figlio era sempre coperto da un lenzuolo. Ed io le risposi: “Ma un medico, può o deve sollevare quel lenzuolo e curare il paziente?!”. Dopo ci siamo resi conto del perché. Ci hanno detto che Stefano era nel reparto di medicina legale, non ce lo volevano far vedere, “Assolutamente no dopo l’autopsia!”; ci risposero. A quel punto non ne potevamo più, abbiamo impuntato i piedi e cominciato a gridare: “ Se non ci fate vedere nostro figlio adesso, noi da qui non ci muoviamo!”. -”Ci vuole il permesso del magistrato”-,ci è stato risposto. Ma non ci interessava. Che venisse direttamente lì il magistrato! Noi volevamo vedere nostro figlio! Al che, un medico ufficiale ha telefonato al magistrato, che ha dato il permesso. Abbiamo comunque dovuto aspettare mezz’ora che sistemassero Stefano. Quando siamo entrati, vi giuro, come madre, per una frazione di secondo ho stentato a riconoscerlo. Era massacrato, solo il volto non era ricoperto dal lenzuolo. Giaceva in una teca di vetro fissa, con tutt’intorno i poliziotti che non riuscivano a nascondere la paura di chissà che cosa noi potessimo fare. Stefano era lì con un occhio socchiuso, l’altro fuori, la mascella rotta. Nero in viso, non era più lui. Quando mi sono rivolta ai poliziotti, ho detto loro: “ Un ragazzo ridotto così per venti grammi di erba? Ma ai grandi che cosa fate? Niente! Perché dei grandi voi avete paura!!”. Più d’uno ha abbassato la testa, e uno di loro mi ricorderò sempre, camminava nervoso intorno a Stefano e scuoteva il capo. Io dico che non è possibile. Perché, vedete, in mezzo a loro la stragrande maggioranza di persone sono brave, è gente che rischia la vita tutti i giorni, purtroppo là in mezzo ci sono non solo alcune mele marce, ma una manciata di mele marce! Di cittadini italiani, assunti e pagati dallo Stato, che non sanno fare il loro mestiere. Gente che per gravissimi problemi, interpersonali, personali, non sono degni di indossare una divisa, loro andrebbero tirati fuori, come succede a tanti altri cittadini che se sbagliano perdono il lavoro. Ma finché insistono per tenerli dentro anche dopo il terzo grado di giudizio, loro non perdono il posto, loro proseguono con tanto di divisa e questo non è giusto. Stefano non è stato trovato morto massacrato in qualsiasi parco di Roma dove nessuno ha visto e sentito niente. Stefano è morto massacrato dentro quattro mura dello Stato, quello stesso Stato che lo doveva proteggere. È entrato sano e libero con tanto di testimonianze, ne è uscito morto e massacrato, senza sapere il perché. Ora, lo Stato conosce la verità, ed io come madre la pretendo! Non ci fermeremo mai finché quella verità non verrà fuori, perché è là dentro. Loro la sanno e la vogliamo sapere anche noi! Stefano ormai non ce lo ridarà più nessuno e noi andremo avanti per la giustizia di Stefano e per quella di tanti altri poveri ragazzi che non hanno voce e noi fino a quando avremo vita porteremo avanti questa battaglia perché le cose cambino, che non ci siano più morti ammazzati dallo Stato, come Stefano, Federico Aldrovandi, come Michele Ferrulli e come tanti, tanti altri. È ora di dire basta! Se il cittadino sbaglia deve pagare, ma non con la pena di morte, in Italia non esiste e non possono farla tornare così. Mio figlio se avesse sbagliato avrebbe pagato, ma non con la vita.» Lorenzo Pupi

Direttore responsabile: Francesco Genitoni. Abbonamento annuale (6 numeri) Proprietà: Associazione Prodigio Onlus Redazione: Lorenzo Pupi, Giulio Thiella, Carlo Nichelatti, Giuseppe Melchionna, Privati €15,00; enti, associazioni e sostenitori €25,00 con Indirizzo: via A. Gramsci 46/A, 38121 Trento Luciana Bertoldi, Daniele Biasi. bonifico bancario sul conto corrente con coordinate IBAN IT Telefono: 0461.925161 Fax: 0461.1590437 Hanno collaborato: Maurizio Menestrina, Piergiorgio Gabrielli, Ivana Tabarelli, 25 O 08013 01803 0000 6036 2000 intestato a “AssoSito Internet: www.prodigio.it Rachele Crocetti, Silvestro Plumari, Sara Caon, Martina Dei Cas, Walter Venturelli. ciazione Prodigio Onlus” presso la Cassa Rurale di Aldeno e E-mail: associazione@prodigio.it In stampa: giovedì 31 luglio 2014. Cadine indicando la causale “Abbonamento a pro.di.gio.”. Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 Stampa: Publistampa (Pergine Valsugana). Pagamento con carta di credito su www.prodigio.it. Spedizione in abbonamento postale Gruppo 70%pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | agosto 2014 - n. 4


I M P EG N O S O C I A L E

Intervista a Michele Covi presidente Cooperativa sociale GSH di Cles

Le barriere architettoniche nel territorio della Val di Non e Val di Sole per le vie del paese sperimentando cosa voglia dire impattarsi in una barriera. Il report risultato dal progetto è stato poi presentato dagli stessi ragazzi in una serata pubblica. Abbiamo cercato un modo per coinvolgere la gente attivando la possibilità di farci pervenire delle schede con rilevata la barriera all’interno di qualunque comune

stradale, assenza di parcheggi riservati ai disabili, quest’ultimo è www.gsh.it un problema che spesso si rileva) abbiamo ottenuto risultati in tempi rapidi mentre per gli interventi più consistenti (marciapiedi non progettati in modo adeguato magari abbinati alla segnaletica stradale) è più difficile ottenere il rifacimento in tempi brevi. Due progetti interessanti che sta attualmente costruendo il comune di Cles, richiedendo anche la nostra partecipazione, sono il “Piano della viabilità” (su cui siamo stati interpellati per indicare soluzioni compatibili con l’accessibilità) e dall’altro il P.E.B.A. (piano di eliminazione barriere architettoniche) su cui sta lavorando l’attuale amministrazione. Quindi il nostro contributo si rivolge sia nei confronti della popolazione giovane e meno giovane sia nei confronti delle amministrazioni richiedendo interventi. In generale quando fate presente al comune dell’esistenza di un sito non accessibile, cosa vi sentite rispondere nella maggioranza dei casi? Vi sono comuni che rispondono positivamente, altri che, nonostante più sollecitazioni non hanno dato seguito. Non si può generalizzare, in questi casi è determinante la sensibilità degli amministratori più che la linea politica. Sarà compito nostro verificare strada facendo che cosa è stato fatto e, laddove persista una situazione di disagio, ovviamente nei limiti del ragionevole, noi faremo anche un’opera di pubblicizzazione degli inadempimenti delle amministrazioni. Daniele Biasi

Foto dall’archivio web Cooperativa GSH

del territorio che poi noi rigiriamo alle amministrazioni, ottenendo in alcuni casi l’intervento. Quali sono stati i progetti che effettivamente sono riusciti a rendere accessibili determinati luoghi e quanto tempo hanno richiesto? Nell’attuarli avete avuto una partecipazione significativa da parte della popolazione di quel luogo? Ci sono amministrazioni comunali che hanno chiesto direttamente a noi la rilevazione, altre a cui invece ci siamo presentati noi, in generale ciò che fa la differenza non è tanto il colore politico ma la sensibilità personale delle amministrazioni. In linea generale il riscontro è stato buono in termini di aiuto per portare a termine la rilevazione. Dove gli interventi erano semplici (segnaletica

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In che misura il problema delle barriere architettoniche interessa il territorio della Val di Non e della Val di Sole? Il problema delle barriere architettoniche è in primo luogo un problema generale che riguarda qualsiasi territorio, non esistono luoghi che siano totalmente sbarrierati. In Val di Non e Val di Sole, noi abbiamo avviato all’incirca sette o otto anni fa un progetto di rilevazione delle barriere, con l’obbiettivo di verificare quali siano i luoghi più critici nei vari comuni su cui poi chiedere l’intervento delle amministrazioni comunali. Inizialmente abbiamo cominciato dal capoluogo Cles per poi espanderci negli altri comuni lanciando il progetto “Una valle accessibile a tutti” e sottoponendolo a chiunque si candidasse alle elezioni comunali del 2010 richiedendo da parte loro un impegno formale, in modo da proporre una visione del nostro territorio che sia accessibile a tutti permettendo a chiunque di vedere compiuti i propri diritti di cittadinanza a prescindere dai propri limiti. Negli ultimi anni che misure sono state prese per sensibilizzare la popolazione a riguardo e che risposta avete avuto da questa? In particolare che misure sono state prese per sensibilizzare i più giovani in merito al problema delle barriere? L’azione di sensibilizzazione è connaturata nel nostro DNA (GSH= gruppo sensibilizzazione handicap) e per noi si traduce soprattutto nella produzione e nella presentazione di report sulle barriere architettoniche. Abbiamo sempre cercato il dialogo con le amministrazioni comunali e con le associazioni del territorio. Ad esempio a Tassullo abbiamo coinvolto un gruppo di volontari della Caritas e con la collaborazione delle scuole, in particolare con l’istituto tecnico Pilati di Cles (e quindi con i futuri geometri) ci siamo impegnati a monitorare il territorio sensibilizzando i ragazzi. Inoltre quest’anno nel comune di Tuenno abbiamo cercato il coinvolgimento delle scuole medie portando i ragazzi e gli insegnanti, accompagnati dalla nostra equipe di rilevatori,

L’Italia continua a violare i diritti dei detenuti

È

Uno sguardo agli sviluppi del post Torreggiani

ormai scaduto il termine di un anno, posto all’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza Torreggiani, per far fronte in maniera definitiva al problema del sovraffollamento carcerario. La vicenda inizia nel 2009 con l’accorpamento di sette diversi ricorsi presentati da altrettanti detenuti del carcere di Busto Arsizio e di Piacenza. Erano costretti a dividere celle da 9 m2 in tre persone, senza alcun rispetto degli standard internazionali che ne vorrebbero garantiti 7 ad ognuno, e con scarsa disponibilità dei servizi più essenziali come l’acqua calda. La Corte EDU ha perciò deciso di considerare violato l’art.3 della Convenzione europea che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti condannando l’Italia a risarcire con poco più di 100.000 euro i sette ricorrenti. Il crescente numero di ricorsi ha costretto però la Corte a prevedere per l’Italia un termine, scaduto il 28 maggio 2014, per porre in essere delle misure a livello strutturale che permettano di superare il gravissimo problema rappresentato dall’attuale, apparentemente

insuperabile, sovraffollamento. I posti effettivi negli istituti di pena italiani sono 43.547, quasi 5.000 in meno di quanti se ne stimavano a inizio anno, quando si calcolavano perfino aree inagibili causa mancata manutenzione o in attesa di ristrutturazione, mentre i detenuti non scendono sotto le 60.000 unità. Migliaia di ricorsi stanno per essere riaperti, senza contare tutti quelli che si aggiungeranno; il rischio è che i tribunali, per farvi fronte, si trovino al collasso e che le tasche dello Stato vadano a svuotarsi in risarcimenti. Quasi a sorpresa il 5 giugno si è pronunciato il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa dichiarando di aver valutato positivamente gli sforzi adottati dalle Istituzioni italiane dalla sentenza Torreggiani fino ad oggi. È stato concesso quindi un altro anno di tempo per far rientrare l’emergenza sovraffollamento, un anno per smettere di violare i diritti umani e rendere la permanenza in carcere una giusta pena e non una tortura. Giulio Thiella pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | agosto 2014 - n. 4

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Pagina a cura del Comune di Trento

Linea 8, si sdoppia e si semplifica il percorso

Al mio parco ci penso anch’io

Cambia e si semplifica il percorso della linea 8. Due le principali modifiche: uno sdoppiamento del percorso dell’autobus su via Nazionale, a Mattarello, per servire la zona sud ed est del sobborgo, a corse alterne, e un nuovo tragitto nella zona di piazza Dante, per ridurre il percorso e migliorare i tempio di percorrenza. Per quanto riguarda le modifiche nella zona di Mattarello lo sdoppiamento del percorso è previsto su via Nazionale, all’altezza dell’incrocio con via della Rozola, in corrispondenza del quale una corsa girerà a sinistra su via della Rozola proseguendo su via della Torre Franca fino al capolinea in piazza Perini, mentre la corsa successiva proseguirà su via Nazionale fino al nuovo capolinea realizzato recentemente a Mattarello sud per poi tornare lungo via Catoni in direzione nord con fermata davanti alla chiesa. Contestualmente è stata attivata una semplificazione del percorso nell’area di piazza Dante: l’autobus n. 8 gira direttamente da via Romagnosi a destra su via Vannetti, proseguendo fino a piazza Centa e ricollegandosi al percorso originario all’altezza con via Ambrosi, non sostando più in piazza Dante lato stazione. Per questo è stata realizzata una nuova fermata del trasporto pubblico in piazza Centa (dove è stato ampliato il marciapiede con una penisola), è stata posizionata una pensilina di attesa per gli utenti e sono state installate sonde per l’attivazione del semaforo in corrispondenza dell’incrocio con via Ambrosi in modo da agevolare e mettere in sicurezza la manovra di immissione dell’autobus sulla via.

I parchi sono di tutti e tutti possiamo contribuire a renderli migliori. È con questa idea che l’Amministrazione comunale propone l’iniziativa “Al mio parco ci penso anch’io”, invitando tutti i cittadini che frequentano gli spazi verdi cittadini a dare una mano per renderli più puliti e accoglienti. Con un semplice gesto: raccogliere cartacce, lattine e piccola spazzatura (non pericolosa) che viene gettata fuori dai cestini, dopo il passaggio degli operatori che curano la pulizia. Nei 90 parchi, in sostanza tutti quelli della città che hanno un’area giochi per bambini, sono stati messi a disposizione dei comuni guanti di polietilene, come quelli che si trovano al supermercato per la frutta e verdura. Ne sono stati distribuiti 140 mila. Tutti i rifiuti potenzialmente pericolosi, invece, vanno segnalati ad un apposito numero comunale. Il comune con il servizio Parchi e Giardini continuerà a svolgere il consueto lavoro di pulizia e cura, con uno o due passaggi giornalieri.

La zanzara tigre, cosa fare Puntuale come ogni anno con l’arrivo della bella stagione si presenta il problema della zanzara tigre. Per limitare la diffusione del fastidioso insetto il servizio Ambiente mette in atto delle azioni di monitoraggio e disinfestazione. In particolare da metà maggio fino ad ottobre vengono posizionate le ovitrappole e parallela-

Sito Internet del Comune di Trento: www.comune.trento.it Numero Verde 800 017 615

mente, per contenere la diffusione della zanzara tigre, si trattano con un prodotto larvicida tombini e caditoie di strade e parchi. È fondamentale, però, che anche i cittadini abbiano cura degli spazi privati, svolgendo alcune semplici operazioni: „„ e vitare ristagni, svuotando regolarmente l’acqua contenuta in vasi, sottovasi e ciotole per gli animali, riponendo capovolti secchi e annaffiatoi, non lasciando scoperti materiali o oggetti che possano riempirsi d’acqua piovana „„ innaffiare con pompe senza mantenere riserve d’acqua a cielo aperto e coprire con cura vasche inamovibili per l’irrigazione „„ assicurarsi che le grondaie siano pulite e introdurre prodotti ad azione larvicida (si acquistano in farmacia) nelle caditoie di raccolta delle acque piovane „„ immettere nelle fontane pesci che si nutrono delle larve della zanzara (pesci rossi) per ostacolarne la riproduzione „„ sensibilizzare ed informare il vicinato di quanto si sta facendo: la zanzara tigre ha una scarsa capacità di volo autonomo, non è difficile circoscrivere una zona. Per chiarire ogni dubbio è possibile rivolgersi al punto informativo attivato dal servizio Ambiente e Muse presso il museo. È programmata anche un’attività di informazione a cura degli operatori del Muse a cui parteciperà anche l’Azienda sanitaria con incontri nelle circoscrizioni e nelle scuole. Ulteriori informazioni sul sito www.comune.trento.it, nell’area tematica ambiente e territorio

Associazioni, una guida e uno spazio sul sito comunale Il Comune ha realizzato un’agile guida pratica per le associazioni e le altre realtà che organizzano eventi e, dunque, si rivolgono all’amministrazione per tutte le autorizzazioni di competenza comunale. Distribuita in forma cartacea e disponibile sul sito del Comune, la guida contiene tutte le indicazioni per presentare una richiesta di concessione di occupazione temporanea di suolo pubblico, di autorizzazione a suonare sul suolo pubblico, per la somministrazione di cibi e bevande e per la vendita al dettaglio nell’ambito dell’organizzazione di manifestazioni, eventi musicali, mostre, mercati, sagre, appuntamenti culturali, sociali e sportivi, spettacoli vari. Il sito del Comune ospita anche una sezione dedicata alle associazioni attive sul territorio, che possono richiedere la pubblicazioni dei loro dati, accollandosi l’onere di segnalare successive variazioni. Basta compilare il modulo disponibile on line (www.comune.trento.it/Citta/Servizi/ Associazioni) e consegnarlo o inviarlo all’Ufficio relazioni con il pubblico (numero verde 800 017615, comurp@comune.trento.it), che curerà la pubblicazione dei dati sul sito.

Adeguamento capolinea autobus a Cortesano Sono in corso d’opera i lavori per l’adeguamento del capolinea dell’autobus a Cortesano. Lo scopo del presente progetto è quello di realizzare un allargamento stradale riservato ai mezzi di trasporto pubblico che consenta l’inversione di marcia dell’autobus in sicurezza e al contempo tolga le interferenze tra i pedoni e i veicoli grazie a un nuovo marciapiede a prosecuzione di quello esistente. L’allargamento - realizzato grazie a due aiuole spartitraffico - è tale che la zona ad ovest risulta dedicata alla fermata del mezzo

pubblico, dove gli utenti potranno scendere e salire sull’autobus, mentre l’allargamento ad est è necessario per l’inversione di marcia del veicolo. Rispetto alla situazione attuale, l’allargamento stradale proposto modificherà solo il percorso degli autobus mentre la viabilità di tutti gli altri veicoli rimarrà invariata. I lavori sono iniziati il 31 marzo e si concluderanno in 120 giorni per un importo totale di 190 mila euro.

IUC: il nuovo tributo locale. Che cosa è, quando si paga. Alla fine di aprile, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento che disciplina i nuovi tributi locali. Questa decisione si è resa necessaria per adeguarsi alle decisioni prese dallo Stato con la Legge di stabilità 2014. Adesso c’è la IUC, che significa Imposta Unica Comunale. Nella IUC, di fatto, ritroviamo tre prelievi, due già conosciuti e uno nuovo: l’IMUP, che non cambia, e la tariffa rifiuti, che cambia solo nome: da TARES a TARI. La vera novità è costituita dal terzo prelievo, la TASI, una sigla che sta per “tassa sui servizi indivisibili”. In sostanza, lo Stato ha deciso di chiedere ai contribuenti di finanziare una parte dei servizi che non posso essere suddivisi, cioè non possono essere pagati con una tariffa, come ad esempio l’illuminazione delle strade, la sicurezza o il verde pubblico. La TASI avrà la stessa base di calcolo dell’IMUP, ma l’aliquota sarà più bassa: l’1 per mille, con 50 euro di detrazione, per le abitazioni principali (che però non pagheranno più l’IMUP, tranne che per le abitazioni di lusso) e l’1,5 per mille per tutti gli altri immobili. Va detto, inoltre, che dal 2014 è abolita anche la maggiorazione sulla tariffa rifiuti che i contribuenti hanno pagato assieme alla seconda fattura del 2013. Le aliquote deliberate dal Consiglio comunale collocano Trento in fondo alla classifica nazionale per pressione fiscale: per quanto riguarda i tributi locali, in altre parole, siamo fra le città italiane che pagano meno. Fra le cosa da sapere ricordiamo soprattutto che: „„non pagheranno la TASI i fabbricati utilizzati per attività produttive rilevanti ai fini IVA (tranne quelli in categoria catastale C/1 e D/5 ed occupati da attività bancarie e assicurative), per venire incontro ai soggetti economici in un momento particolarmente difficile; „„non pagheranno la TASI nemmeno gli occupanti dei fabbricati (tranne, naturalmente, nel caso in cui l’occupante coincida con il proprietario); Le scadenze di pagamento di IMUP e TASI sono state fatte coincidere per non complicare la vita ai contribuenti: entro il 16 giugno si dovrà pagare la prima rata, in acconto, ed entro il 16 dicembre si dovrà versare il saldo. Chi vuole, però, potrà pagare in un’unica rata alla scadenza del 16 giugno. Come per gli anni scorsi, il Servizio Tributi spedirà a casa dei contribuenti il calcolo dell’imposta dovuta (IMUP + TASI) ed il modello di pagamento F24 precompilato. Va ricordato che, per legge, è compito dei contribuenti controllare che le informazioni in possesso del Comune siano corrette e comunicare eventuali variazioni. Per la TARI, invece, le scadenze - due all’anno - restano quelle fissate con le fatture emesse da Trenta S.p.A. IUC = IMUP + TARI (già TARES) +TASI QUANDO SI PAGA „„IMUP E TASI entro il 16 giugno la 1° rata, entro 16 dicembre 2° rata „„TARI due fatture l’anno nelle date indicate da Trenta spa ALIQUOTE „„IMUP = 7,38 PER MILLE per tutti gli immobili tranne l’abitazione principale che è esente dall’imposta e XX PER MILLE PER ABITAZIONI SFITTE DA XX ANNI „„TASI = 1 PER MILLE per le abitazioni principali con 50 EURO DI DETRAZIONE E 1,5 PER MILLE per tutti gli altri immobili

“Fiori, vie, palazzi” Dal 30 aprile scorso via Belenzani e altre strade del centro storico (via Manci, via Oss Mazzurana, via S. Pietro e piazza Lodron) sono state abbellite con aiuole tematiche e colorate scenografie, realizzate dal servizio Parchi e Giardini in collaborazione con Aflovit e alcuni florovivaisti cittadini a costo zero. Le aiuole resteranno visibile per tutta l’estate.


S U P E R A R E I L D I SA G I O

Per capire che ciò che non conosciamo non è necessariamente dannoso

...Tenersi a debita distanza...

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e fosse sempre breakfast il mondo sarebbe perfetto: niente impegni, niente stress, niente pensieri. Niente. Puoi tranquillamente indirizzare tutte le tue energie a decidere cosa mangiare e quanto mangiare. Basta. Riempi il cervello con il cibo, mangi, il tuo corpo si rilassa e per quei minuti, quei bellissimi minuti, tutto va bene. Ma come si suole dire, il tempo è tiranno e arriva il momento in cui devi iniziare la tua giornata: “Non un granché”, penserai; controlli i tuoi impegni diligentemente appuntati su un’agenda, su un post-it o anche solamente ricordati a memoria e poi vai. Corri, saluti le persone, parli e, se sei abbastanza fortunato, trovi del tempo da dedicare a te stesso. Perfetto, benissimo. Non ti sembrerà tanto, non ti sembrerà straordinario. È normale, in fondo. Ma prova a riavvolgere il nastro: fai colazione, ti vesti, esci di casa e, non so, vai all’università o vai a lavoro; è pausa pranzo ed esci fuori: incontri alcuni amici e conoscenti e in mezzo a loro c’è chi scherza, ride e c’è chi sta zitto, chi magari nasconde un po’ di timidezza dietro un sorriso o chi dietro un sorriso nasconde ben altro. Magari nasconde la voglia di non stare lì con il resto del mondo, magari nasconde un’ondata di ansie e di paure, magari nasconde un disperato bisogno di aiuto, che per orgoglio o per vergogna, non sa e non può chiedere. E poi per caso, sbadatamente o no, ti porge la mano, forse per una sigaretta o una gomma da masticare, e noti che sul polso ci sono dei graffi, dei tagli. L’immagine seguente è quella di una felice famiglia allo zoo che,

fermatasi davanti alla gabbia dei coccodrilli, legge: “Tenersi a debita distanza di sicurezza”. Si, perché fin da piccolo ti “insegnano” a fare sport non pericolosi, a non bere troppo, a non fare il bagno dopo mangiato, a condurre una vita perfettamente normale, in salute e benessere, tendendoti a stretta distanza da tutto ciò

che è sbagliato e immorale. Perché ciò che non è socialmente accettabile è immorale, ciò che non è conosciuto è strano, ciò che è diverso fa paura. Ma tralasciando il fatto che non puoi essere veramente certo di stabilire dove si trova il confine della normalità, preferisci evitare o giudicare questa persona. Non ti insegnano che la sofferenza esiste, non ti insegnano che tutti proviamo dolore, non ti insegnano a gestire le tue emozioni. Perché nessuno vorrebbe soffrire e capire. Gestire le tue emozioni è difficile, richiede tempo e fatica. È una sofferenza anche solo provare a comprendere la tua sofferenza. Allora immagina di essere quella persona che giudichi: immagina di svegliarti la mattina con l’umore sotto i piedi; immagina di sentirti obbligato a muovere anche solo un passo quando l’unica cosa che vuoi è non esistere per il mondo esterno; immagina di guardarti allo specchio e vedere il riflesso di un corpo che un tempo, forse lontano, forse mai esistito, era pieno della tua stessa gioia di vivere; immagina di dover cercare tra i vestiti quelli che riescono a coprire tutti quei graffi e quei tagli; immagina, infine, di sopportare tutti quei pensieri che ti portano a vederti come uno schifo, uno sfigato, un vuoto, un disperato, a vederti come la spazzatura del mondo. E in tutto questo aggiungi anche di dover sopportare i commenti e i giudizi di chi, come te, la ritiene una persona problematica, una persona da evitare. Pensi ancora davvero che fare tutte quelle belle cose che fai giornal-

Il mondo di Internet in aiuto contro i soprusi quotidiani

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La solidarietà della rete

io figlio cacciato dal campo estivo perché Down” questa l’accusa che il genitore Andrea Mantovani rivolge al gestore del centro estivo Ottavia di via delle Canossiane a Roma dopo che suo figlio Danilo, affetto dalla sindrome di Down, è stato cacciato dal campo dopo un giorno di permanenza. “Ha detto che era molto dispiaciuto, ma Danilo non poteva frequentare, era difficile da gestire e lui non aveva personale da dedicargli”. A quel punto il genitore si è offerto di pagare un tutor a parte e la risposta è stata: “Sai, poi non vorrei che crei problemi agli altri bambini che, tornati a casa, si lamentino di Danilo e magari i genitori portino via i loro figli dal centro”. La questione a questo punto è chiara, Danilo non può frequentare non per la mancanza di operatori in grado di occuparsene, ma per la paura che il centro possa accusare delle perdite economiche a causa sua. Come se già questo non fosse sufficiente il padre ha anche dovuto pagare i 15 euro per la giornata passata al campo. Il racconto di Andrea non è stato smentito dal titolare che ha risposto alle pesanti accuse: “Il problema è che non abbiamo operatori. Da parte nostra non c’è stata nessuna volontà di discriminare il bambino”. Certo è comprensibile la preoccupazione dello staff del campo nel dover gestire una situazione con cui magari non hanno confidenza o che non conoscono a sufficienza, ma ciò non può giustificare un comportamento così drastico. Non appena Andrea ha diffuso la notizia è scattata la solidarietà del web. Sui social network si è dispiegata l’indignazione di tutti, sia chi si è trovato in una situazione vicina a quella di Andrea e Danilo, sia chi ha solo voglia di dire la sua in proposito, ha manifestato la vicinanza alla famiglia chiedendo un giusto risarcimento per il torto subito. “Ho lanciato un’iniziativa: pubblichiamo le foto dei nostri bambini, visto che qualcuno ancora crede che possano essere pericolosi”. Ecco il messaggio lanciato sul noto social Facebook da parte di Andrea. Ma può davvero un’iniziativa partita dal web portare a risultati concreti? L’unione fa la forza, ma può un

“mi piace” e un “condividi” fare giustizia? In questo caso la visibilità offerta dalla rete può essere un’arma vincente. Come ci mostra un’altra situazione, non troppo diversa da quella appena illustrata ma che si è svolta negli Stati Uniti nella nota catena di fast food KFC (Kentucky Friend Chicken). La sfortunata protagonista è una bambina, Victoria Wilcher di anni tre, la quale, dopo essersi seduta a mangiare con la nonna, sarebbe stata invitata da un dipendente del ristorante a lasciare il locale perché il volto della bambina, sfregiato a causa dell’attacco di alcuni pitbull, spaventava i clienti. Già poco dopo l’attacco, ad aprile, la nonna aveva aperto un profilo Facebook della nipote arrivando a circa 250 follower. Dopo aver pubblicizzato l’accaduto l’aumento è stato esponenziale, e il 18 giugno ne contava 160 mila. L’episodio è poi finito sulle televisioni locali e nazionali. La storia ha poi avuto un “lieto fine” con le scuse di KFC, che ha dichiarato:”Abbiamo preso molto seriamente l’accaduto, la nostra politica è di avere tolleranza zero nei confronti di azioni irrispettose o irriguardose verso i nostri clienti”. Oltre a ciò la nota catena ha erogato un risarcimento di 30 mila dollari che aiuteranno non poco a pagare le cure di Victoria. Certamente lo smacco subito è duro da ingoiare e i soldi sono una magra consolazione dato che, come dicono i genitori, Victoria dopo l’accaduto ha paura perfino di guardarsi allo specchio. L’episodio ci mostra l’incredibile potere mediatico che il web sta acquisendo e che, in alcuni casi, va incontro ai torti subiti dalle persone “qualunque”, che altrimenti avrebbero non poche difficoltà a dare visibilità alla loro storia. Certo, il mondo di internet e dei social network ha tanti difetti e lati negativi, ma nel vedere migliaia di persone che fanno “passaparola” su questi eventi non si può non sorridere all’evoluzione del mondo dell’informazione che passando per canali più liberi permette a chiunque di dire la sua, nel bene e nel male. D.B.

mente siano ancora così semplici? I motivi e le cause che spingono chi soffre a mostrarlo in questo modo sono vari, sono tanti, sono assurdi, sono umani. Chi soffre è umano tanto quanto te, chi piange è umano tanto quanto te, chi si taglia è umano tanto quanto te. Hai mai pensato a tutte quelle frasi fatte tipo: “chi troppo vuole nulla stringe”, “chi si accontenta gode così così”, “l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re”? Sono tutte frasi fatte da chi, prima di te, ha vissuto, ha fatto esperienze più o meno gioiose. Sono persone che hanno sperimentato sulla propria pelle che, nella vita, è giusto inseguire i propri sogni e cercare di ottenerli, ma senza strafare, senza esagerare perché la mancanza di ciò che non si ha crea dolore; sono persone che hanno capito che desiderare troppo una cosa senza far nulla per ottenerla, crea ansia e paura. Ogni ansia e ogni paura sono l’anticamera della depressione: sono quelle che ti bloccano e ti fanno soffrire. E questi sono sentimenti ai quali tutti, anche tu, siamo esposti: un giorno potresti anche svegliarti, non avere voglia di alzarti, non avere voglia di esistere perché la tua vita in quel momento ti procura sofferenza. La sola differenza risiede nelle decisioni che ognuno di noi sceglie per non sentire più quel dolore. Quindi, non giudicare, ti prego, ma ascolta, prova a parlare e a capire. Perché non c’è niente di più salvifico del dialogo: le parole, certo, molto spesso feriscono, ma talvolta riescono anche a salvare, a dare la speranza e a non far più soffrire. Rachele Crocetti

“Servizi alle persone con disabilità: attualità e prospettive future in Italia ed in Europa”

EASPD- Cooperativa Cura e Riabilitazione Onlus

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a Cooperativa tale per i membri Cura e Riabidella Cooperativa litazione ONconoscere in modo LUS, in collaboraapprofondito i conzione con EASPD, tenuti, le dinamiha organizzato il che, le modalità e seminario dal titolo le procedure per “Servizi alle persopoter partecipane con disabilità: re attivamente attualità e prospetalla costruzione di tive future in Italia ed in Europa” che uno sguardo comune sui bisogni si è tenuto mercoledì 14 maggio accertati ed emergenti. Avere la 2014, presso il Centro Congressi possibilità di riconoscere in modo Stelline di Milano. chiaro il bisogno permette infatti Il seminario è nato di rispondere nel modo dall’interesse da parte di più adeguato. Cura e Riabilitazione di L’incontro con l’assoapprofondire il contesto ciazione EASPD è stata e le tematiche europee per la Cooperativa l’ocin ambito disabilità. casione di trovare un Inizialmente mossa interlocutore con gli dall’attrattiva di postessi obiettivi e con tenziali finanziamenti, uno sguardo più amGli atti del seminario la Cooperativa ha poi pio dal punto di vista allargato notevolmenterritoriale; questa colte l’orizzonte del suo laborazione, iniziata a impegno, dando avvio, settembre 2013, ha dato nel maggio 2013, a un la possibilità di chiarire interessante percorso e supportare le azioni conoscitivo che le ha che un ente gestore permesso di compren“service provider” può dere quanto sia imporsvolgere nell’ambito tante guardare all’Eueuropeo e, in particolaropa come una risorsa. re, con la Commissione www.curaeriabilitazione.org Nello specifico, Cura Europea. e Riabilitazione si proIl seminario ha visto pone di aumentare la la partecipazione di 45 consapevolezza della cittadinanza persone, addetti ai lavori di diverse europea nei confronti del mondo realtà associative milanesi e non. La della disabilità e di contribuire a giornata è stata densa di contenuti promuovere i diritti delle persone che potete approfondire nel link con disabilità presenti nella conven- sottostante. zione ONU. Gli atti del seminario sono dispoNel contesto odierno, estrema- nibili on-line (leggi il Qrcode) sul mente complesso sia a livello na- sito www.curaeriabilitazione.org. zionale che europeo, è fondamenSilvestro Plumari

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Assegno di cura: 3.700.000 euro per il fabbisogno 2014

a Giunta provinciale, con una delibera a firma dell’assessora alla Salute e solidarietà sociale, Donata Borgonovo Re, ha stanziato 3.700.000 euro in favore dell’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa (APAPI) quale integrazione per l’anno 2014 del finanziamento vincolato all’erogazione dell’assegno di cura, come previsto dalla legge provinciale del 2012 “Tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie”, che ha disciplinato l’assegno di cura come strumento a supporto della persona assistita al proprio domicilio. Tenuto conto della situazione relativa ai primi mesi dell’anno, il fabbisogno complessivo 2014 per l’assegno di cura in provincia di Trento, secondo quanto comunicato da APAPI, dovrebbe ammontare a circa 5 milioni di euro. Il finanziamento concesso dalla Giunta, tiene in considerazione l’acconto di 2 milioni già assegnato all’Agenzia nel 2013 ed il presunto avanzo di risorse riferito al precedente esercizio. Nella delibera si stabilisce, inoltre, che eventuali risorse non utilizzate per l’anno 2014, quindi in eccedenza rispetto al fabbisogno di spesa, saranno considerate un anticipo sul finanziamento relativo al 2015.

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Mobilità dei pazienti: la Provincia recepisce la direttiva UE

cittadini europei hanno diritto a recarsi in un qualsiasi Paese dell’Unione per curarsi, ricevendo un rimborso da parte dell’istituzione del Paese competente. È quanto prevede una direttiva europea che è stata recepita a marzo dal Governo italiano. La Giunta provinciale, con una delibera a firma dell’assessora Donata Borgonovo Re, ha provveduto ad impartire le prime disposizioni applicative all’Azienda provinciale per i servizi sanitari per l’attuazione di tale direttiva. I rimborsi saranno calcolati in base alle tariffe del proprio sistema sanitario. Verrà creato, presso l’Azienda sanitaria, un punto unico di informazione per informare correttamente i cittadini su questa opportunità. La direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera risale al 2011, ma è stata recepita dallo Stato italiano a marzo di quest’anno, con un decreto legislativo. In sostanza, prevede un regime di assistenza sanitaria indiretta, secondo il quale un cittadino può scegliere liberamente di farsi curare da chi vuole all’interno dell’Ue, anticipandone i costi, per poi chiederne il rimborso al proprio Paese, che però rimborserà in base alle proprie tariffe, ovvero in base a quanto quelle cure sarebbero costate se prestate dal servizio sanitario interno. Si tratta di una disciplina integrativa, che si aggiunge a quanto già previsto da regolamenti europei che consentono, in caso di necessità, di ricevere cure in Unione europea in maniera diretta, cioè senza esborso di denaro da parte del cittadino, bensì con regolazione dei rimborsi direttamente tra i Paesi interessati. Con la delibera approvata la Giunta provinciale intervenire fissando alcune disposizioni che in primo luogo chiariscono gli ambiti di applicazione della nuova normativa rispetto a quanto già vigente in tema di cure all’estero, in particolare in provincia di Trento, dove è già presente una disciplina sul diritto degli iscritti al servizio sanitario provinciale di accedere a forme di assistenza indiretta. L’intento è quello di evitare sovrapposizioni ed incertezze applicative. In secondo luogo, vanno individuate le tariffe di riferimento. Il

decreto legislativo di applicazione della direttiva dispone, infatti, di fare riferimento alle tariffe regionali, ma in provincia di Trento sono previsti diversi livelli tariffari ed è quindi indispensabile che la Provincia autonoma disponga in merito. Va ricordato inoltre che l’eventuale rimborso sarà erogato se la prestazione sarà compresa nei livelli essenziali di assistenza (LEA) e non per i livelli aggiuntivi di assistenza provinciale. Infine, si chiarisce che non ci si intende avvalere della facoltà, data dal decreto legislativo alle regioni, di riconoscere rimborsi aggiuntivi, per spese di viaggio o alloggio. Questo non solo per esigenze di contenimento finanziario, ma anche in considerazione del fatto che, quando le cure sono necessarie all’estero, tali rimborsi sono già riconosciuti dalle attuali normative, mentre nei casi di viaggio per cure nell’ambito della disciplina della direttiva europea è il cittadino a decidere di rivolgersi all’estero, al di fuori di motivi di necessità medica. L’Azienda provinciale per i servizi sanitari individuerà al suo interno un’articolazione organizzativa, nel distretto multizonale centro-nord, che si occuperà della complessa gestione operativa della direttiva, a partire dal garantire tutte le necessarie informazioni ai cittadini e per assolvere i diversi compiti gestionali, dalla raccolta delle domande, alle procedure di autorizzazione e alla gestione dei rimborsi.

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Domande dei servizi ai disabili: ok alla convenzione

pprovata dalla Giunta provinciale, su proposta del presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, la convenzione che rinnova la collaborazione tra la Provincia e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss) per la raccolta e l’inoltro delle domande concernenti gli interventi di sostegno a favore delle persone disabili per il tramite degli sportelli provinciali di assistenza e informazione dislocati sul territorio. Tra i servizi rientrano l’accompagnamento, l’assegno di cura, le pratiche per invalidità. La convenzione con l’Apss prevede il supporto degli sportelli informativi della Provincia autonoma di Trento nella fase di raccolta delle pratiche e si inserisce nelle attività in corso per il potenziamento dei Punti unici di accesso (Pua), previsti dalla legge sulla Salute. E proprio in prospettiva dello sviluppo sul territorio dei Punti unici di accesso è prevedibile che la stessa convenzione possa essere adeguata in futuro, così da rispondere al meglio al nuovo assetto organizzativo e ai bisogni del cittadino. La legge provinciale (numero 23 del 1992) sull’attività amministrativa prevede, nell’ambito delle attività finalizzate a favorire e migliorare la diffusione delle informazioni necessarie ai cittadini per accedere a benefici o per ottenere atti di loro interesse, l’individuazione di appositi sportelli, anche decentrati, con il compito di svolgere attività di informazione e di assistenza all’utenza. Anche gli enti strumentali della Provincia possono avvalersi degli sportelli, sulla base della convenzione. In tale contesto, è ultraventennale il rapporto di collaborazione tra la Provincia e l’Azienda sanitaria per quanto

riguarda la realizzazione degli interventi di sostegno a favore delle persone disabili. Lo schema di convenzione è stato approvato dalla Giunta provinciale su iniziativa del presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi. Gli sportelli periferici di assistenza e di informazione, infatti, coadiuvano da tempo le competenti articolazioni funzionali dell’Azienda, in particolare l’Unità Operativa di Medicina Legale, nelle operazioni di informazione, consegna della modulistica e raccolta delle domande e della documentazione necessaria per ottenere le relative prestazioni economiche (domande di accertamento sanitario dello stato di invalidità civile, assegno di cura, benefici di cui alla legge 104/1992, ecc.). La precedente convenzione sottoscritta nel 2005 - in attuazione della quale è stata effettuata la raccolta di circa 4.500 pratiche l’anno indirizzate all’Azienda, oltre al recapito settimanale delle pratiche raccolte sul territorio dagli istituti di patronato, evitando a questi ultimi l’onere di dover recapitare materialmente nel capoluogo le pratiche di rispettiva competenza (circa 3.000 l’anno) - era scaduta lo scorso 31 dicembre 2013. Per assicurare piena continuità sia nel servizio all’utenza che nel proficuo rapporto di collaborazione con l’Azienda, le attività di informazione e raccolta delle pratiche effettuate dagli sportelli periferici provinciali di informazione e assistenza al pubblico non hanno evidentemente subito alcuna interruzione allo scadere della precedente convenzione e fino alla sottoscrizione del nuovo accordo, che - come il precedente del resto - non comporta oneri a carico dei due enti, in quanto le prestazioni sono effettuate a titolo gratuito.

Tumore all’utero: nuovo tipo di screening per migliorare la diagnostica

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igliorare l’efficacia dell’attività di prevenzione del tumore al collo dell’utero. Questo l’obiettivo di una delibera approvata dalla Giunta provinciale, a firma dell’assessora Donata Borgonovo Re, con la quale si introduce nel sistema sanitario provinciale lo screening molecolare per individuare la presenza del Papillomavirus Umano, come test di primo livello per le donne di età superiore ai 30 anni, che saranno quindi invitate dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari ad eseguire tale test ad intervalli quinquennali. Esiste una chiara evidenza scientifica sulla validità e l’efficacia, nella prevenzione del tumore al collo dell’utero, del test per la ricerca dei ceppi ad alto rischio del papilloma virus umano (HPV). In età superiore ai 30 anni, questo tipo di esame è ritenuto più efficace come test primario rispetto allo screening

basato sulla citologia tradizionale, ovvero il pap-test, nel prevenire i tumori di questo tipo. Per tali ragioni, con la delibera adottata, la Giunta provinciale ha approvato l’introduzione, nel sistema sanitario trentino, dello screening molecolare per la presenza del Papillomavirus Umano, come test di primo livello per le donne di età superiore ai 30 anni, che saranno quindi invitate dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari ad eseguire tale test ad intervalli quinquennali fino all’età di 65 anni. Tale esame, che permetterà un notevole miglioramento dell’accuratezza diagnostica del carcinoma cervico-vaginale, consiste in un esame di laboratorio, di tipo molecolare, che ha la capacità di rilevare la presenza del virus mediante l’individuazione del suo DNA nelle cellule analizzate. Le donne tra i 25 ed i 30 anni verranno inviate ad eseguire il pap-test come test primario ad intervalli triennali.

...IL TRENTINO CHE NON LASCIA SOLO NESSUNO...

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - PAGINA A CURA DELL’UFFICIO STAMPA - PIAZZA DANTE, 15 - 38122 TRENTO


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io Stampa della Provincia a APP realizzata dall’Uffic “Incentivi PAT ” è la nuov se gli incentivi a re ai cittadini e alle impre sce no co far r pe nto Tre di autonoma e dai vari settori pubblici miche messi a disposizion no eco à ivit att lle de no te le sosteg vare in un unico luogo tut i PAT ” ti darà modo di tro tiv cen “In . cia vin Pro lla inc de simi gli entivi navigazione. Sono moltis di a tem sis ce pli sem un informazioni con rivolti e alla tipologia divisi in base a chi sono raccolti, catalogati e sud te! Buona Navigazione vare quello più adatto a tro e ch ta res n No to… d’interven

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Provincia autonoma di Trento

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S U P E R A R E I L D I SA G I O

Un sorriso può cambiare la qualità della vita

VivoPositivo, un’associazione che punta al benessere collettivo

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iamo andati a conoscere VivoPositivo, associazione attiva a Trento dal 1999 con lo scopo di migliorare le relazioni sociali e il benessere dei cittadini. Per promuovere una buona convivenza all’interno della comunità, VivoPositivo ha adottato la Carta di Ottawa sulla promozione della salute, sottoscritta da tutti gli Stati membri dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1986. Questo importante documento sancisce i principi cardine del vivere bene, con se stessi e con gli altri, promuovendo comportamenti positivi e orientando l’azione delle Istituzioni verso la creazione di ambienti favorevoli alla socializzazione e al benessere della popolazione. Compito degli Stati, secondo la Carta, è quello di mettere i cittadini nelle condizioni di soddisfare i propri bisogni, tutelandoli in ogni fase della loro vita, dall’infanzia all’anzianità. Il benessere della popolazione non si raggiunge solo grazie al sistema sanitario, ma anche tramite l’educazione, l’istruzione e la cultura, di modo da creare una rete di servizi operanti in campi diversi, ma che collaborando a stretto contatto per migliorare la qualità della vita di tutti. Ma come possiamo agire in concreto per realizzare questi grandi propositi? VivoPositivo ha accettato la sfida e attraverso numerosi progetti contribuisce a rendere Trento un luogo più sorridente e sensibile alle necessità delle persone, un ambiente quindi più felice per chi lo vive. Uno dei primi progetti proposti consisteva in una lista composta da 7 patti, volti a farci riflettere sui nostri comportamenti quotidiani e a migliorare i rapporti con gli altri in modo semplice ma divertente. “Poniti degli obbiettivi e cerca di raggiungerli”, “Critica il comportamento non la persona”, “Fai un sorriso in più”, sono solo alcuni degli spunti che possono migliorare sensibilmente il nostro rapporto con il prossimo e di conseguenza farci stare meglio con noi stessi. Perché ad esempio limitarsi a multare i comportamenti sbagliati e non premiare invece gli atteggiamenti e le azioni positive? Da questo spunto sono nate le “Multe al contrario”, un’iniziativa proposta da VivoPositivo in collaborazione con la Polizia Municipale di Trento. Accanto al temutissimo blocchetto delle multe tradizionali alcuni vigili, che hanno volontariamente aderito a questo progetto, tenevano a portata di mano i fogli delle multe al contrario da comminare in presenza di atteggiamenti meritevoli. Per esempio la “multa premio” è stata data a due bambini che, trovando un portafogli in terra in una mattina di pioggia, l’hanno custodito all’asciutto finché, all’uscita di scuola, non hanno chiesto ai loro genitori di accompagnarli presso le forze dell’ordine per riconsegnarlo. Un’altra iniziativa proposta da è il QRI, ovvero il misuratore dei rapporti interpersonali, analizzati attraverso la valutazione

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degli atteggiamenti e delle interazioni tra le persone in alcuni luoghi specifici come uffici pubblici, autobus e ambulatori. Qui il rapporto tra i dipendenti e il pubblico che usufruisce del servizio ha una particolare rilevanza, che spesso influisce sulla qualità, reale o percepita, del servizio stesso. Basti pensare alle interminabili code alle poste, che facilmente indispongono lavoratori e avventori. Un sorriso in più, una dimostrazione di disponibilità o solo un piccolo sforzo per aumentare la nostra pazienza, permette alle persone di sentirsi maggiormente a loro agio e le porta a comportarsi in maniera più cortese e amichevole.

La prossima volta che penserete “che commesso maleducato!”, provate a mettervi nei suoi panni; potrebbe darsi che un cliente prima di voi sia stato molto scortese, e questa potrebbe essere la perfetta occasione per sfoderare il nostro sorriso migliore e l’atteggiamento più disponibile. È possibile che il nostro comportamento migliori la sua giornata, e di conseguenza anche quella dei clienti che verranno dopo. Se non avrà funzionato, quantomeno avremo la consapevolezza di essere nel giusto, perché trattando bene gli altri non si sbaglia mai. L’obiettivo di queste iniziative è di coinvolgere e sensibilizzare sempre più persone, perché un semplice sorriso è contagioso, può passare da una persona all’altra, fare il giro della città e tornare al mittente. Se cammini

“L’angolo del filosofo”

Vivere sa di cioccolato fondente al gusto di fragola

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col sorriso sul volto, molto probabilmente qualcuno tornerà a casa con lo stesso umore, e a sua volta sarà più amichevole e rassicurante verso gli altri, formando così una catena del sorriso che attraversa tutta la città. Perché un sorriso dovrebbe aiutare l’intera comunità? Perché ragionare così quando siamo sempre più portati all’individualismo? Come può un gesto così piccolo portare beneficio a noi e agli altri? Le parole di Madre Teresa possono aiutarci: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia di meno”. Un’azione per alcuni insignificante può diventare d’ispirazione per altri; ed è così che la prima goccia attira a sé le altre, creando un oceano che nessuno può più ignorare. Sensibilizzare i cittadini sui temi della convivenza e del rispetto verso il prossimo è un indispensabile strumento che permette a tutti di vivere assieme pacificamente e con serenità. “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” diceva Gandhi. Un sorriso, una parola amichevole o un semplice gesto di solidarietà possono fare la differenza, e ad esserne ripagati saremo noi, il prossimo e l’intera comunità. Mi sono convinto da solo, da oggi... VIVOPOSITIVO! Giulio Thiella

indt excellence fraise intense. Noir aux délicats éclats de fraises. Chocolat noir extra fin à la fraise. Cioccolato fondente con pezzetti di fragola. L’ho notato per la prima volta mentre ero al supermercato a fare la spesa e mi sono incuriosita. Di solito, il cioccolato che apprezzo è d’altro genere ma, stranamente, la confezione di questo e, soprattutto, la scritta in francese hanno attratto la mia completa attenzione. Così, cedendo all’impulso, l’ho comprato. Era a pezzetti più grandi del normale, quasi impalpabili, di un forte color nero punteggiato da puntini in rilievo rosa scuro: è stata estasi ed è metafora. La metafora di una giornata perfetta. Sonno ristoratore, sveglia di buon mattino col sole che ammicca verso te che sbadigli con buonumore. Colazione sorridente e ragazze che di buon grado scambiano due parole. Uscire con entusiasmo mattutino e ricevere inaspettatamente dal solito anziano signore al bar dell’angolo un bacio. Lavoro, visi sereni per una volta. Telefonata divertente e frizzante, di una bella voce maschile che popolerà i miei sogni e al quale potrò sbizzarrirmi ad associare un volto a piacere. Buon pranzo chiacchiericcio ed incontri casuali di persone che vogliono rivolgerti una parola gentile. Che cosa strana. Alla fermata dell’autobus, ricevere da parte di un vecchietto mai visto gli auguri per i miei esami. In treno, il ragazzo seduto di fronte a me che, d’un tratto, anziché isolarsi nelle sue cuffie, inizia una conversazione che mi fa stare così bene... Una giornata realmente vissuta, buona come il cioccolato fondente con pezzetti di fragola. Una giornata che non capita spesso, ma quella volta che capita hai bisogno di farne una bella scorta e a cui ogni tanto attingi per ricordarne il sapore. Sporchi di fragilità, cerchiamo dei momenti perfetti da ricordare per andare avanti. Contaminati dall’infimo, godiamo in essi di un piacere venato di cioccolato che ci porta in alto e fornisce la cifra di ciò in cui vogliamo credere. Solo così io riesco a raccogliere le mie ed altrui lacrime ed asciugarle sul calore della voglia di vivere. La vita io penso sappia di cioccolato fondente con pezzetti di fragola. Perché, se diamo credito a Borges, è vero che il tempo è la sostanza di cui siamo fatti, il fiume che ci trascina, la tigre che ci divora, il fuoco che ci consuma. Ma noi siamo il fiume, la tigre, il fuoco, e nessuno può prendere il nostro posto. Sara Caon

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AT T I V I TÀ

La sensibilizzazione contro l’abuso di alcool e sicurezza alla guida

L’Associazione Prodigio torna nelle scuole

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a campagna di comunicazione è finalizzata ad informare sui rischi connessi al consumo di alcol e mirata a prevenire i fenomeni di abuso dello stesso da parte dei giovani, con particolare riferimento alla guida. Guidare in stato di ebbrezza è pericoloso per sé e per gli altri e secondo gli ultimi dati, l’eccessivo consumo di alcol è la principale causa di morte tra i giovani negli incidenti stradali, specie durante il fine settimana e nelle ore notturne. Partecipe in prima persona, all’attività di promozione, è lo stesso presidente dell’Associazione, Giuseppe Melchionna, il quale essendo stato lui stesso una vittima, ritiene doveroso riportare agli studenti la propria testimonianza, con la speranza di far compren-

dere ai ragazzi il significato di responsabilità e l’importanza della vita. Durante la prima parte dell’incontro con le classi, il presidente racconta la propria esperienza allo scopo di suscitare l’attenzione dei giovani, e soprattutto di far nascere in loro la consapevolezza che la tragedia che l’ha colpito, non è un caso isolato, ma al contrario, chiunque assuma un atteggiamento irresponsabile alla guida, può essere coinvolto nella medesima disgrazia. L’intervento di Giuseppe ha anche un secondo fine, non meno importante di quello già esposto; vuole infatti mettere in rilievo la volontà di riscatto e di accettazione della condizione di disabile, la quale non ha costituito alcun limite al suo impegno sociale verso la società e nei confronti di coloro che hanno più bisogno. Nel corso dell’incontro sono state proiettate anche delle slide contenenti dati estratti dal sito dell’ISTAT, relativi ad incidenti stradali

mortali e non verificatisi in Italia e in Trentino. Infine è stata proposta la visione di due filmati educativi sulla sicurezza stradale, con contenuti volutamente forti, ma necessari a scuotere le coscienze. Nel complesso la reazione degli studenti è stata positiva. I ragazzi inizialmente un po’ spaesati e a disagio, hanno subito iniziato a mostrare interesse e un maggiore coinvolgimento riguardo ai temi trattati, con riferimento alla storia di Giuseppe e ai suoi consigli su come poter vivere una gioventù spensierata e allegra, ma non per questo basata sull’incoscienza e sull’inconsapevolezza, giustificata a volte dall’erronea convinzione che la vita sia solo una questione di fatalità. In particolare due studenti sono rimasti molto attratti dal progetto e hanno deciso di contattare il presidente dell’Associazione Prodigio, per poter partecipare attivamente, come volontari alle iniziative promosse.

ragazze, che si sono ubriacate più di una volta rispetto ai ragazzi. A dispetto di questo dato, vi è, una percentuale più sensibile, il 71%, di ragazze che non si sono mai ubriacate. Altro aspetto significativo da mettere in luce, è l’esito emerso dalle risposte degli studenti, alla domanda libera del questionario: “quando senti parlare (in TV, Radio, Internet...) di incidenti stradali cosa provi?” La maggior parte dei ragazzi ha ammesso di provare un senso di paura, ma allo stesso tempo, anche una forte sensazione di rabbia nei confronti di coloro che non rispettano le regole della sicurezza stradale. Da questi sentimenti ci si rende conto che i giovani, sono per la maggior parte consapevoli del fatto che molti incidenti non capitano casualmente, ma possono essere evitati o quanto meno è possibile ridurre notevolmente i rischi ed i danni, con le giuste accortezze e guidando in maniera responsabile. Ivana Tabarelli

Alcune riflessioni sui risultati dei questionari prposti agli studenti

Dai grafici riportati è possibile osservare come non sussistano sostanziali differenze di comportamento dei ragazzi di età compresa dai 13 ai 17 anni, sia maschi che femmine. Infatti in entrambi i casi, circa la metà dei campioni presi in considerazione ha affermato di non bere nessun tipo di alcolico quando esce la sera. Il grafico mostra come i ragazzi assumano un comportamento più moderato nel bere rispetto alle ragazze. Si può notare, infatti, come la percentuale femminile che beve più di due drink a uscita sia maggiore del 4% rispetto a quella maschile. Lo stesso fenomeno si può riscontrato anche nei grafici sulla ubriachezza. Si rileva difatti una differenza del 3% tra le

Uno scorcio sulla storia, tra verità e propaganda

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i sicuro ogni guerra, fin dall’inizio dei tempi, ha avuto la necessità di far conoscere chi era il vincitore. La Bibbia stessa, riporta racconti di guerra: quella fratricida tra Caino ed Abele, la prima in assoluto, per poi continuare tra le guerre tra Egitto ed ebrei, tra Davide e Golia eccetera. Possiamo dire che sia la prima corrispondenza di “guerra”. Ma poi, chi non ricorda l’Iliade? Il poema nel quale Omero descrive con dovizia la guerra tra greci e troiani e dato che la guerra con Troia sembra sia effettivamente combattuta: gli scavi archeologici lo comprovano, Omero sembra sia proprio uno dei primi corrispondenti di guerra. Il rapporto stretto fra guerra ed informazione è sempre esistito e continuerà anche in futuro. Una delle differenze sostanziali è che un tempo la “storia” in genere la scrivevano i vincitori e comunque era sedimentata dalle distanze e dai racconti orali. Ora invece è tutto un’altra storia, l’informazione è utile. È chiaro che tra guerra ed informazione c’è uno stretto legame e una reciproca dipendenza. Al di là delle considerazioni più o meno storiche, l’informazione di guerra vera e propria, nasce nel 1853. Da li a poco fa la sua comparsa il telegrafo, che con la guerra di Crimea, diventa a tutti gli effetti il primo mezzo di comunicazione di massa. Le notizie avevano annullato la distanza. Londra e Parigi avevano un collegamento diretto con la Crimea e questo veniva sfruttato anche dai giornalisti che accompagnavano i rispettivi eserciti. L’opinione pubblica inglese e parigina veniva informata quasi in tempo reale, o quasi. Linee e collegamenti erano però degli eserciti, ciò implicava l’immancabile filtro da

L’informazione e la guerra

WAR di Maurizio Menestrina

parte delle autorità. Da qui il passo alla censura fu breve. Una manipolazione vera e propria di un’informazione che aveva assunto rilevanza strategica e che serviva agli eserciti come arma a tutti gli effetti. La manipolazione della notizia e ancor più la creazione di notizie ed eventi falsi, contribuivano a dare agli eserciti un’effettiva possibilità di portare a termine piani e strategie che altrimenti sarebbero stati impossibili.

La mobilitazione dell’opinione pubblica diventò indispensabile per le azioni di guerra e dopo il telegrafo, giunse anche la radio. Questa, fu utilizzata in maniera incredibilmente astuta dai nazisti che ne fecero un mezzo utilizzatissimo nelle strategie sia interne allo Stato tedesco che esterne. Successivamente anche gli alleati lo utilizzarono in maniera efficace: pensiamo solo per un’istante a “Radio Londra” con il suo tam tam incessante. Informazione, manipolazione della stessa, passaggio di messaggi segreti, insomma un utilizzo dei media tutt’altro che etico. In particolare questo stato di cose ebbe un appellativo interessante: guerra psicologica. Fu in questi anni infatti che in Unione Sovietica tutti gli apparecchi radiofonici vennero sostituiti dal governo con un sistema via cavo più facilmente controllabile e al riparo dalle emissioni del resto d’Europa. E dopo la radio, la televisione! Una svolta storica dei rapporti tra guerra e mass media. Il primo banco di prova di questo nuovo media fu rappresentato dalla guerra del Vietnam, il primo evento bellico a essere raccontato in grande stile dalla televisione. Fino al 1968 la guerra nel sud est asiatico era raccontata come una “favola” raccontando la marcia vincente per l’affermazione della democrazia in un Paese minacciato dal comunismo. Solo nel 1968 si palesò una storia diversa che riuscì a filtrare sugli schermi occidentali ovvero che l’informazione non aveva raccontato la realtà delle cose e fu proprio il mondo dell’informazione che si svicolò dalla propaganda spostando buona parte dell’opinione pubblica su posizioni critiche nei confronti del conflitto. Da questo anche i rapporti tra il potere e il mondo della comunicazione cambiarono o meglio si modificarono. Questo lo si può nota-

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re nella guerra nelle Falkland, dove la “paura” di un Vietnam tempo secondo, dal punto di vista puramente informativo, portò le autorità britanniche ad una solerte attività censoria. La guerra del Golfo, ha coinvolto il sistema dei media occidentali nella diffusione massiccia e organizzata di notizie false, costruite su misura dalle autorità governative e militari statunitensi per legittimare l’azione di forza e per “costruire” il nemico da abbattere. Per evitare reazioni collettive di rigetto nei confronti della guerra, per tutta la durata dell’attacco sono state del tutto assenti dagli schermi e dalle pagine dei giornali immagini di sangue e di morte. Una guerra senza vittime, ‘asettica’, ‘chirurgica’ nel colpire gli obiettivi militari, ‘intelligente’ come i missili Patriot. I conflitti successivi, quelli dell’area balcanica e fino ai giorni nostri hanno riproposto il controllo dei governi sulla comunicazione di guerra. La nascita di Internet ha frantumato ulteriormente i tempi di diffusione delle notizie, aumentando le variabili e gli stimoli visivi. Nella rete si trovano risposte per tutti i gusti. Spesso sono le stesse persone interessate dagli eventi bellici a postare sui social network le notizie. Ma l’informazione è ancora una volta sottoposta a professionisti della costruzione di notizie incomplete e tendenziose. Insomma, l’informazione, quella vera dovrebbe essere quella raccontata a viva voce dai protagonisti con la mediazione di reporter seri e onesti come il giovane freelance italiano Andy Rocchelli, morto lo scorso maggio sotto in colpi di mortaio in Ucraina, nella regione separatista di Donetsk. Tutti noi, tutti i giorni siamo difronte all’ardua sentenza di quale tipo di informazione vorremmo avere, ma per il momento non ci resta che meditare di più a quale link dare il nostro like. P.G.

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P R OTA G O N I S T I

Siamo davvero consapevoli di quanto sia importante l’educazione oggi? Uno sguardo sul mondo che ci circonda..

Istruzione & social media

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foto rubrica “Le stagioni di Pro.di.gio.” di Walter Venturelli

o ammetto: parlare di scuola a luglio, con i figli che non vogliono fare i compiti delle vacanze e gli ultimi esami all’università può sembrare quanto meno un po’ azzardato. E invece no, perché, come diceva Mandela, per un Paese nulla è più importante che investire nella formazione degli adulti di domani. Per i nostri bambini preparare la cartella e sognare di fare il medico, la veterinaria o il pompiere è un’operazione naturale, quasi come respirare. Certo, ogni tanto manca la carta nei bagni, la supplente non arriva o si consuma l’enne simo scandalo sui test d’ingresso per le facoltà più prestigiose, ma la spending review non è ancora riuscita a toglierci il diritto più importante, che ci permette di esercitare consapevolmente tutti gli altri, quello all’istruzione. Purtroppo non in tutto il mondo è così e mentre nella Cina delle decine di milioni di bambini lavoratori è stata istituita la prima università di magia, in Mali solo una persona su quattro sa scrivere e leggere e negli Stati Uniti molti ragazzi si arruolano nell’esercito perché è l’unico modo per affrontare i costi proibitivi del college. Eppure queste piccole grandi tragedie umane raramente conquistano più di un trafiletto sul giornale, a parte pochi sporadici casi, come quello delle ragazze nigeriane rapite da Boko Haram o la storia di Malala, la ragazzina pakistana che voleva studiare e per questo è stata quasi uccisa dai talebani. Per liberare le prime si sono mobilitate attrici, cantanti e first

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ladies ed è stato creato il celebre hashtag #BringBackOurGirls, la seconda è stata candidata al Premio Nobel per la Pace... e per i bambini lavoratori delle miniere di Potosì? Per quelli che in Medio Oriente sono stati

E poi c’è chi s’indigna e versa pure qualche lacrima, ma è una disperazione passeggera, giusto il tempo di finire il paragrafo, lavare i

In senso orario: - Tra i banchi di scuola in Nicaragua. - La scuola di Waslala, Nicaragua. - Tutti a scuola in Marocco.

sbrigativamente etichettati come danni collaterali? Per le ragazzine tailandesi vendute al miglior offerente? Per gli ex bambini soldato? E per tutti gli altri casi altrettanto tristi e dolorosi, ma meno strumentali? Sentendo queste storie sconosciute ai più, c’è chi decide di fare una donazione o di regalare parte del proprio tempo ai meno fortunati.

piatti o far asciugare lo smalto. “In fondo il mondo va così” ci si consola, tornando alla propria vita di sempre. E invece no, perché c’è una cosa piccola, ma efficace e gratuita, che possiamo fare tutti, da casa o dal treno, tra una partita di candy crush e un episodio della nostra serie preferita. Basta infatti solo un po’ di buona volontà, per condividere sui nostri profili social i tanti esempi positivi di istruzione alternativa che, invisibili ai media, si sviluppano nei luoghi più impensabili, dove l’elettricità è un lusso per pochi e la scuola poco più di un’utopia. Pensiamo alle scuole rurali latinoamericane, dove intere generazioni di contadini, dal nonno ai nipotini, dopo aver lavorato tutta la settimana nei campi di cacao e caffè, si recano il sabato e la

domenica per imparare a scrivere e far di conto o ai programmi di scolarizzazione a distanza, che raggiungono via radio le comunità andine più isolate, insegnando lo spagnolo e le tecniche di pronto soccorso. Pensiamo al Carosello, che ha insegnato l’alfabeto a milioni di italiani e alle sue versioni più moderne e colorate, che anche se hanno nomi impronunciabili e modi ancora più strani, hanno il medesimo obiettivo. Tra loro i rapper sudamericani Shaka y Dres e Calle Trece, che per qualche album hanno messo da parte il cappellino e i toni polemici per fare prevenzione contro l’Aids, invitare la gente a recarsi alle urne e combattere la tratta di persone, informando i giovani sulle insidie dell’emigrazione verso gli Stati Uniti senza contatti solidi e legali. E come non ricordare le star di Bollywood Celina Jaitly e Neera Shridhar, che in un’India lacerata da crudeli violenze di genere, hanno inciso la canzone The Welcome, che con un video allegro e spensierato, invita a non fermarsi alle apparenze e a non mettere alla porta i propri figli se omosessuali. Insomma, cambiare e migliorare si può e si deve... e a volte rendere meno impervie le strade del mondo è questione di click, è scegliere di condividere al posto della hit del momento una canzone dal ritmo travolgente, che però magari invita alla tolleranza o informa sui rischi dell’emigrazione clandestina, è mettere “mi piace” alla pagina di una ONG, è condividere gli scritti di un poeta sconosciuto che al di là del mare lotta per l’indipendenza del suo Paese, è firmare le petizioni per chiedere ai potenti meno fanatismo e più giustizia. Anche questi sono piccoli passi verso l’istruzione e la cultura, in questa effimera era dei social networks. Martina Dei Cas

” è un' esperienza di creazione, condivisione e rappresentazione, dedicata a chi ha voglia di raccontarsi attraverso la SCRITTURA, la PITTURA, la FOTOGRAFIA, il RACCONTO

è un' es

att

Balconi fioriti di geranei

RIVOLTO AD ADULTI OVER 50… Un percorso collettivo che parte dal singolo, finalizzato alla produzione di una performance, in cui ognuno può partecipare nel ruolo che ha scelto.

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Sono previsti 2 incontri settimanali, durante il mese di settembre, accompagnati da un professionista nell’ambito delle arti e del teatro.

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Lilium Candidum o Giglio di sant Antonio

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Prom


AMBIENTE

H2O+, Willy Shark ASD e Cooperativa Arché: insieme per ripulire il lago di Caldonazzo ed educare le nuove generazioni al rispetto e protezione delle risorse acquatiche e naturali del territorio.

“Missione lago pulito 2014”

“M

issione L ago Pulito” 2014 è u n p ro g e t to ideato e promosso dall’Associazione H2O+ e rientra nei Piani Giovani di Zona di Pergine e delle Valli del Fersina e dei Laghi della Valsugana. L’iniziativa nasce con lo scopo di ripulire le sponde e i fondali bassi del lago di Caldonazzo e sensibilizzare così la cittadinanza alle tematiche ambientali. Le attività prevedono l’utilizzo di tavole da SUP surf, messe a disposizione dei volontari dalla Cooperativa Archè. I giovani sono supportati anche dai SUB di Willy Shark ASD, i quali hanno il compito di scendere in profondità per raccogliere i rifiuti più inaccessibili e individuati precedentemente dai volontari. Tutte queste azioni sono seguite con l’assistenza logistica e di sicurezza di un gommone, che al termine delle uscite avrà premura di riportare i rifiuti a terra. Questi verranno recuperati in un secondo momento dagli operatori dell’Azienda Municipalizzata per la nettezza urbana, l’Amnu. L’idea viene proposta dall’associazione H2o+, che attraverso azioni non convenzionali, come questo progetto ad esempio, ma anche attraverso spettacoli teatrali e workshop per i più giovani, cerca di educare alla sensibilità ambientale, al riciclo e contrastare così la cultura dell’usa e getta. L’anno scorso il progetto ha coinvolto attivamente 65 ragazzi, a cui si sono aggiunti volontari per un totale di un centinaio di giovani, che hanno letteralmente ripulito le sponde del lago. Ma lo scopo ulteriore non era solo questo. La creazione di una coscienza ambientale condivisa, si è concretizzata anche attraverso momenti teorici a terra in cui si illustravano i sistemi di riciclo, riuso e si pianificavano le buone pratiche da trasmettere alla cittadinanza. Nell’edizione 2013 è stato realizzato anche un video molto interessante, a cura del video-maker Daniele Bazzanella che è stato poi condiviso sui social network ed è servito a lasciare qualcosa di tangibile, un esempio di come le buone idee e

team dà i suoi frutti. Il Centro Nautico EKON di San Cristoforo, è il luogo logistico ideale per ospitare questa iniziativa. Qui ha la sua base operativa anche la Cooperativa Archè con la sua flotta di 20 tavole da Sup Surf, gommone d’assistenza e staff preparato ad ogni evenienza, che permette di svolgere le attività nell’assoluta sicurezza sia dei volontari partecipanti che dei due sommozzatori. L’impiego delle tavole da Sup surf risulta infatti di facile fruibilità, uno strumento adatto a tutti, che permette di addentrarsi in spazi stretti, come sotto le fronde degli alberi e raggiungere gli angoli del lago altrimenti poco accessibili. Ed è proprio in questi spazi che col

la coordinazione tra diverse realtà associative e cooperative può fare la differenza. A testimonianza della buona riuscita dell’edizione 2013 e il segno positivo che ha lasciato, è stato riproposto il progetto “Missione Lago Pulito” 2014, che vede l’attivarsi di molti volontari che hanno partecipato l’anno scorso. Un effetto a cascata che ha permesso una grande adesione anche quest’anno. Ho partecipato personalmente ad una delle prime uscite di quest’anno e devo dire che il lavoro di

fetti ecologisti, attenti e consapevoli. Chiacchierando con Marianna Moser dell’Associazione H2Opiù, mi spiega che la coscienza ambientale è molto forte nei giovani e nei bambini: -”Spesso sono infatti loro ad avere un ruolo educativo nei confronti degli stessi genitori o di altri coetanei. E per questo ci tengo a ricordare e a ringraziare tutti i volontari, che sensibilizzati dall’esperienza dell’estate scorsa, si sono attivati anche in questa nuova edizione di “Missione lago pulito”“. - Le chiedo quindi quali siano le novità di quest’anno? -” Cambia la modalità di approccio durante gli incontri, è sicuramente tutto più interattivo. Non si prevedono più momenti distinti tra teoria e azione, bensì una teoria che si impara con la pratica. In sostanza si parla di rifiuti e classificazione degli stessi, come dell’importanza alla preservazione dell’ecosistema, direttamente sulle proprie tavole, in acqua, tra i canneti, magari mentre si sta recuperando l’ennesimo pneumatico. Tutte le azione e le impressioni sono poi minuziosamente registrate e immortalate dall’obbiettivo del nostro video-maker, Rocco Serafini. Questo importante lavoro di testimonianza servirà alla realizzazione di un video reportage che verrà diffuso per dare a tutti possibilità di conoscere questa bella iniziativa.”

Gianluca Samarelli, presidente di Coop. Arché insieme ai giovani volontari preso il Centro Ekon a San Cristoforo

www.arche-tn.it

www.h2opiu.org

VIDEO MISSIONE LAGO PULITO 2013

tempo si accumula la sporcizia, infatti, nonostante il Lago di Caldonazzo goda di buona salute e abbia ricevuto numerose bandiere blu, accoglie rifiuti inerti di varia sorta che vanno rimossi. Pneumatici, bidoncini, sacchetti di plastica, tubi, lattine ecc.. Questi si addensano principalmente lungo le sponde e sotto la statale, ma anche tra i canneti, lungo le spiagge pubbliche e in prossimità dei vari Centri Nautici e Lidi. La presenza costante degli operatori sommozzatori di Willy Shark è la garanzia di riuscire a recuperare quei rifiuti celati da detriti organici in acque profonde. Sono l’occhio sotto la superficie dell’acqua e il loro valore aggiunto sta nel mostrare ai partecipanti, e non solo a loro, i segreti di un mondo sommerso e affascinante. L’Associazione H2opiù è il legante di tutto questo, le sue operatrici sono esperte in sistemi di gestione ambientale, educazione e sensibilizzazione. Hanno un approccio sicuramente non convenzionale a questa tematica e per questo il progetto funziona. Utilizzando il gioco e la creatività sanno trasmettere ai giovani volontari tutte le nozioni fondamentali per essere dei perpro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | agosto 2014 - n. 4

Bé, che dire, seguire e sostenere questo progetto rappresenta certamente un’occasione da non perdere, per rendersi cittadini attivi e consapevoli in uno scenario in cui la questione ambientale è già prioritaria sia a livello locale, che globale. Pulire le sponde di un lago, oltre che necessario per ridare o preservare uno spazio salubre per la fauna e flora del territorio, ha un valore educativo a 360 gradi. Recuperare la consapevolezza che non possiamo trattare l’ambiente come qualcosa di esterno a noi, ma al contrario come un tutt’uno, rappresenta il vero salto evolutivo dell’essere umano. Altrimenti sappiamo già quale sia il destino dei territori inquinati e maltrattati dall’inciviltà e dalla scarsa lungimiranza. Le buone prassi si costruiscono con l’esempio, l’impegno e soprattutto con una sensibilità che va oltre gli schemi della società come siamo abituati a conoscerla. Capita, che si tenda a guardare a progetti di questo tipo come singole gocce nel mare, ma se non ci fosse qualcuno che a dispetto di tutto ci crede e li porta avanti, il mare avrebbe sicuramente delle gocce in meno. Lorenzo Pupi

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Pro.di.gio. n°IV Agosto 2014  

Pro.di.gio. il primo bimestrale di informazione sociale partecipata, continua il viaggio nel racconto delle persone, delle realtà associativ...

Pro.di.gio. n°IV Agosto 2014  

Pro.di.gio. il primo bimestrale di informazione sociale partecipata, continua il viaggio nel racconto delle persone, delle realtà associativ...

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