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Bimestrale di informazione dell’associazione prodigio onlus sul mondo del disagio e dell’handicap

Numero iV -agosto

2019 - anno Xx - 115° numero pubblicato

progetto di giornale

S.O.S Villaggio del Fanciullo

Evento estivo

Aspettando le stelle al Parco Langer 2019 pagina 2

Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 - Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - 70%- DCB Trento . Contiene I.R.

WWW.PRODIGIO.IT

Nato per rispondere ai bisogni dei bambini in difficoltà pagina 3

LILT

“Prevenire è vivere” Conoscere la realtà pagina 4

FM progetto “Mai più soli” Tutti insieme come una famiglia

pagina 9


IN EVIDENZA

EDITORIALE

Invito all’evento dell’estate!

Cari lettrici e lettori, Se dobbiamo pensare al futuro e alle possibilità che esso ci prefigura, non posso citare non citare quanto emerso dall’l’Ilo (International Labour organization delle Nazioni Unite) che nel suo centro internazionale di formazione a Torino ha organizzato recentemente la decima edizione dell’Accademia Ess (Economia sociale e solidale) con un titolo che è di per sé un programma: “Economia sociale e solidale – Un’agenda incentrata sulla persona, che guarda al futuro del lavoro”. Da questa esperienza emergono alcuni fattori interessanti che qui ci servono per richiamare certe tematiche affrontate in questo numero di agosto. Formazione, dignità e sostenibilità. Sono queste le caratteristiche che mi piace ritrovare nel mondo del sociale che più di altri settori oggi sta vivendo profonde mutazioni di segno positivo. In questo numero cercheremo di inquadrare alcune esperienze sociali e progettuali che concretamente investono energie in questa direzione, generando welfare, lì dove altri non investono più. L’economia sociale e solidale può quindi essere una risposta anche alla frammentazione del mercato del lavoro. Se pensiamo ai 300 milioni di working poverty (lavoratori che vivono in estrema povertà guadagnando meno di 1,90 $ al giorno) e ai 2 miliardi di “lavoratori informali” (fonte - Ilo – 2018), le forme dell’economia sociale e solidale possono essere una risposta flessibile che però allo stesso tempo può dare a chi lavora in queste attività delle garanzie di base che servono a rendere dignitoso il lavoro e quindi la loro esperienza di vita. Grazie e buona lettura! Lorenzo Pupi Caporedattore

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Proprietà: Associazione Prodigio Onlus Indirizzo: via A. Gramsci 46/A, 38121 Trento Telefono: 0461.925161 Fax: 0461.1590437 Sito Internet: www.prodigio.it E-mail: associazione@prodigio.it Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 Spedizione in abbonamento postale Gruppo 70% Stampa: Publistampa (Pergine Valsugana).

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Direttore responsabile: Francesco Genitoni. Redazione: Luciana Bertoldi, Giulio Thiella, Lorenzo Pupi, Martina

Dei Cas, Carolina Espinoza Lagunas, Cristian Bua. Hanno collaborato: Villaggio del fanciullo SOS, LILT Trento, Chiara Mela, Fabio Pipinato, Daniel Guida, Miriam Vanzetta - Associazione A.M.A Auto Mutuo Aiuto In stampa: 01 agosto 2019.

Abbonamento annuale (6 numeri) Privati €15,00; enti, associazioni e sostenitori €25,00 con bonifico bancario sul conto corrente con coordinate IBAN IT 67G 08304 01846 000046362000 intestato a “Associazione Prodigio Onlus” presso la Cassa Rurale di Trento indicando la causale “Abbonamento a pro.di.gio.”

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INNOVAZIONE SOCIALE

SOS Villaggio del Fanciullo a cura di Carolina Espinoza Lagunas

Intervista al presidente Giovanni Odorizzi

- Conoscere l’associazione Il Villaggio è una Cooperativa di solidarietà sociale, da una parte ha un proprio organigramma di personale dipendente, dall’altra per l’attività che svolge riceve sostegno finanziario dagli Enti gestori, principalmente dalla Provincia. Parlando di collaborazione si possono distinguere tre ambiti: 1. L’accoglienza di bambini e ragazzi, che viene effettuata all’interno della cosiddetta rete formale: servizi sociali, sanitari, Tribunale per i minorenni, scuole, ecc.; 2. Le varie attività, per cui il Villaggio si avvale della collaborazione di persone volontarie e/o di gruppi strutturati o spontanei; 3. Attività particolari, coprogettate e realizzate assieme ad altri soggetti del Terzo settore.

“Il giorno che con piena convinzione potremmo dire che tutti i bambini di questo mondo sono nostri bambini, quel giorno fiorirà la pace sulla terra” Hermann Gmeiner

Ci raccontate come nasce e chi ne fa parte?

Il Villaggio ha iniziato la sua attività nel 1963, quando per rispondere ai bisogni di bambini orfani o che non avevano un sufficiente sostegno da parte della propria famiglia si ricorreva agli istituti. Zita Lorenzi, che in quel momento era assessora regionale alle politiche sociali e germanofona, sapeva dell’esistenza del primo Villaggio SOS sorto ad Imst, in Austria, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale e ne aveva frequentato l’ideatore e fondatore, il dott. Hermann Gmeiner. L’idea di Gmeiner era molto semplice, basata sulla sua stessa esperienza di vita. Egli infatti era rimasto orfano di madre in una famiglia numerosa, ed era stata la sorella maggiore ad assumersi questa funzione. Il modello si basava su quattro principi: la mamma (una donna che si impegnava a crescere figli non suoi e che veniva a vivere con loro nel Villaggio); la fratellanza (nella casa del Villaggio tutti i bambini erano “come fratelli”, non solo i fratelli di sangue); la casa (non gli ambienti grandi e impersonali dell’istituto, ma un immobile a misura di una famiglia numerosa); il Villaggio (come comunità allargata, rampa di lancio verso la vita nella società). A differenza degli istituti il Villaggio non aveva e non ha al suo interno asili, scuole, gruppi sportivi o altro in quanto i bambini accolti devono fare la vita normale dei coetanei nel quartiere. Zita Lorenzi trovò a Trento dei sostenitori di questo progetto, primo fra i quali Nilo Piccoli, allora sindaco della città, e costituì un gruppo promotore all’insegna di una nuova e vincente idea: quella di unire risorse pubbliche e private. Così il Villaggio sorge su terreno del Comune, le sue case sono state in parte finanziate da Enti pubblici in parte da privati: la proprietà degli immobili è rimasta al Comune che la mette a disposizione del Villaggio per le sue attività.

fase di forte criticità, legata sempre alla separazione di coppia, in cui devono riprendere in mano un po’ tutta la loro vita (lavoro, casa, ma soprattutto relazione educativa con i figli): si tratta di progetti diversi perché diverse sono le situazioni, ma complessivamente supportano una decina di questi nuclei familiari all’anno Accoglienza di donne e madri richiedenti asilo: tre appartamenti sono messi a disposizione per questo tipo di intervento Ragazzi maggiorenni in uscita dalle comunità residenziali: quando non è possibile per loro il rientro in famiglia vengono supportati nel raggiungimento dell’autosufficienza e autonomia Progetti di educativa domiciliare Borse di studio universitarie per ragazzi in uscita dai progetti del Villaggio Servizio lavoro: sportello per tutte le persone accolte al Villaggio che le accompagna supporta nella ricerca del posto di lavoro.

Partecipare ai progetti

- Conoscere l’attività Quali sono le vostre attività?

Il Villaggio gestisce: 7 comunità residenziali in cui vengono accolti temporaneamente bambini e ragazzi allontanati dalla propria famiglia con decreto del Tribunale per i minorenni: i ragazzi vengono accolti dentro un progetto di rete in cui vengono messe in campo risorse affinché la situazione di criticità familiare venga superata ed il figlio possa fare rientro a casa; 1 centro diurno in cui vengono fatte attività di supporto a bambini e ai loro genitori, che sono in una situazione critica ma tale da non compromettere la vita in famiglia Accoglienza di mamme con i loro bambini in una

INFO

Quali altre associazioni collaborano o hanno collaborato con voi?

Nel tempo le associazioni con cui abbiamo collaborato sono state tante e sono anche cambiate: diciamo che il pensiero è quello che, soprattutto nel momento in cui ci si muove sul territorio, è bene farlo assieme ad altri. Il Villaggio è poi parte di SOS Kinderdorf International, organizzazione internazionale che ha sviluppato nel mondo l’idea di Gmeiner e presente anche in Italia. Il Villaggio aderisce al CNCA Regionale.

- In futuro Quali progetti avete in mente di realizzare?

I prossimi anni ci vedranno impegnati nello stabilizzare forme di accoglienza per i migranti: stiamo aderendo al progetto promosso dalla Diocesi di Trento e da Astalli proprio con questa finalità. Vorremmo consolidare i servizi di rafforzamento della genitorialità: diciamo che il tentativo è sempre quello di sostenere le persone nell’uscire da situazioni critiche, ma magari anche di anticipare queste criticità prendendo tempestivamente in considerazione le fragilità presenti. Passare quindi anche ad interventi di prevenzione.

Ci sono due modi di partecipare ai progetti: 1. Sostenerli materialmente (con offerta in denaro o in natura: alimentari, attrezzature sportive, vestiario, giochi, ecc.: materiale usato ma in buono stato) 2. Facendo attività di volontariato, tendenzialmente nell’ambito del sostegno scolastico o delle attività di tempo libero dei bambini/ ragazzi.

Via H. Gmeiner, 25, 38122 Trento

0461 384100

Che messaggio vorreste lasciare per i nostri lettori riguardo la vostra associazione?

Il Villaggio è una piccola realtà del sociale che diventa grande grazie all’attenzione ed alla partecipazione dei suoi cittadini. Il Villaggio si sente parte della collettività dentro cui opera e suo obiettivo è di crescere insieme con essa.

info@sostrento.it

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sal u t e

LILT Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori - Sezione Provinciale Trento

Intervista al presidente Mario Cristofolini

- Conoscere l’associazione Raccontateci come nasce e chi ne fa parte? Qual è la vostra mission?

LILT, ovvero Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori Sezione Provinciale Trento è un’associazione nata nel 1958 che, con volontari formati, opera in campo oncologico per costruire una rete efficace di informazione e servizi dedicata agli ammalati, ai familiari e a tutta la comunità. Al centro c’è la persona: questo il cardine delle attività, condotte con valori di trasparenza, scientificità e volontariato. Prevenzione primaria, diagnosi precoce, riabilitazione psicologica e fisioterapica, assistenza, sostegno alla ricerca: questi gli ambiti di impegno dell’Associazione. LILT Sezione Provinciale di Trento è un ente privato, iscritto all’Albo delle Associazioni di Volontariato della Provincia, che opera sul territorio trentino e fa parte della LILT che ha sede nazionale a Roma.

Chi collabora con voi?

Collaboriamo sia con Enti Pubblici, poiché ci confrontiamo con gli esperti dell’assessorato alla Salute e dell’APSS e rendicontiamo le attività alla Provincia di Trento, sia con realtà private e associative come le Farmacie Comunali, il Centro Servizi Volontariato, ecc.

- Conoscere l’attività Quali sono le vostre attività?

L’impegno di LILT si articola principalmente su questi fronti: PREVENZIONE PRIMARIA, promozione di un sano stile di vita, tramite la divulgazione di materiale informativo, l’organizzazione incontri con il pubblico e nelle scuole, e l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione promosse da LILT a livello nazionale tra cui: Settimana della Prevenzione Oncologica (mar-

a cura di Carolina Espinoza Lagunas

zo), Giornata Mondiale senza Tabacco (31 maggio), Campagna “Nastro Rosa” per la prevenzione del tumore al seno (ottobre) PREVENZIONE SECONDARIA con un servizio di visite ed esami (di oncologia generale, dalla cute/nei, ginecologica e Pap-test, urologica) disponili presso il Centro Prevenzione LILT di Trento e le Delegazioni, promuovendo l’adesione ai 3 screening provinciali APSS, anche tramite un Servizio di Accompagnamento allo Screening Mammografico per le donne che abitano più lontane dai centri medici preposti. ASSISTENZA professionisti altamente qualificati sono disponibili per i Servizi LILT dedicati ai pazienti oncologici ed ai familiari. I Volontari LILT contribuiscono al benessere degli ammalati in ospedale, e sono a disposizione per offrire informazioni sui diritti del malato e della sua famiglia, sulla legislazione e sulle modalità attuative (Sportello Oncologico). LILT ospita i pazienti e le famiglie che vengono a Trento da lontano per le cure in Ospedale o in Protonterapia in Casa Accoglienza (per gli adulti) e nei due Appartamenti dedicati ai bambini. RICERCA E FORMAZIONE: il sostegno alla ricerca oncologica per ricercatori trentini e di Istituti Ospedalieri Universitari italiani ed esteri, ed organizzazione di convegni e seminari per la formazione del personale sanitario è per LILT un investimento fondamentale per il futuro.

Come si può partecipare ai vostri progetti?

Il metodo più immediato con cui è possibile contribuire ai nostri progetti è attraverso il volontariato o il sostegno economico poiché riusciamo a realizzare i nostri Servizi solo grazie a ciò che la gente dona, con risorse di tempo o denaro. I nostri progetti ed eventi sono molto vari quindi non esiste un metodo standard, oltre quelli citati sopra, per poter partecipare. È comunque possibile contattarci telefonicamente, tramite mail o seguirci sui social per informarsi sulla tipologia di evento e su come aderire.

Giornata Mondiale senza Tabacco

Quali altre associazioni collaborano o hanno collaborato con voi?

Le associazioni con cui collaboriamo o abbiamo collaborato sono innumerevoli. Uno dei progetti più recenti è stato realizzato con l’associazione RagionevolMente per la raccolta di capelli e la donazione di parrucche ai pazienti oncologici. Collaboriamo da anni per promuovere questa iniziativa e sostenere i pazienti che, nell’affrontare la già difficilissima malattia oncologica, vivono l’evento psicologicamente traumatico del perdere i capelli. Un’altra realtà con cui collaboriamo spesso è la Fondazione Pezcoller. Con essa organizziamo eventi e convegni per medici e ricercatori.

- In futuro Quali progetti avete in mente di realizzare?

Stiamo lavorando per formare un equipaggio di “Dragon Boat - donne in rosa”. Il Dragon Boat è una disciplina sportiva realizzata su canoe in cui 10 o 20 atlete, munite di pagaie, sospingono l’imbarcazione. L’obiettivo è quello di coinvolgere, al fine riabilitativo e di socializzazione, le donne che hanno dovuto affrontare il tumore al seno. Un altro obiettivo che ci siamo prefissi e che stiamo realizzando è quello di ampliare in Provincia i servizi dedicati al benessere dei pazienti come l’agopuntura e l’estetica oncologica.

Che messaggio vorreste lasciare per i nostri lettori riguardo la vostra associazione?

Il tumore sta diventando sempre più una malattia cronica a cui si sopravvive ma la lotta contro la malattia non è solo quella del paziente in prima persona, anche se la più importate, ma anche quella della comunità che gli sta a fianco e che sceglie di sostenere chi come LILT si impegna in prima persona in attività a tutela della salute della popolazione e del benessere psicofisico degli ammalati.

“Prevenire è vivere.” INFO

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S A L UT E

Una rete per la

prevenzione del suicidio

Ogni anno in Trentino circa una cinquantina di persone si toglie la vita lasciando nel dolore più attonito l’intera comunità di cui facevano parte. Molti gli interrogativi e sentimenti contrastanti accompagnano le persone care di chi si arrende definitivamente.

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olte persone pur vivendo situazioni drammatiche non mollano, e al contrario lottano per restare a galla per dare il senso ad un’esistenza che tutto sommato vale la pena di essere vissuta. Non tutti purtroppo ce la fanno, qualcuno non ha più la pazienza di aspettare l’imprevedibile che può cambiare il corso di un’esistenza drammatica e si arrende decidendo di porre fine alla propria sofferenza. Per provare ad arginare questo fenomeno e per sostenere chi rimane esiste dal 2008 Il progetto “Invito alla vita – prevenzione del suicidio in Provincia di Trento”, promosso dall’Azienda per i Servizi Sanitaria e, a partire dal 2016 è gestito dall’Associazione A.M.A. auto mutuo aiuto. A motivare la scelta di affidare ad un ente di privato sociale il progetto è stata la volontà di de-sanitarizzare e de-psichiatrizzare un fenomeno trasversale troppo spesso esclusivamente associato a problematiche legate alla salute mentale. Molti invece sono i motivi per cui una persona entra in un tunnel al fine del quale non vede più la luce e decide di togliersi la vita, le fatiche di vivere e le perdite che possono accadere ad ognuno nel corso del-

la propria esistenza, non sono vissute e tollerate allo stesso modo. Perdere il lavoro, la salute, il ruolo sociale a causa del pensionamento, la fine di una relazione sono situazioni che possono condurre alla disperazione, ad una fatica di vivere non più tollerabile. Infine la solitudine esistenziale che sempre più frequentemente attanaglia le persone, paradossalmente nell’epoca dei milioni di contatti, unita ad un sentimento di vergogna impedisce di chiedere aiuto. Per questo è importante che più soggetti, professionisti e non, siano parte di una rete formata sull’argomento e potenzialmente in grado di intercettare persone a rischio. Recentemente il progetto Invito alla vita sta intervenendo per costruire appunto reti territoriali,

delle “task force” di cui facciano parte operatori socio sanitari , Forze dell’Ordine, operatori del privato sociale, parroci, volontari di ogni ambito, esercenti, farmacisti, insegnanti ecc. per costruire insieme conoscenza reciproca e prassi condivise di intervento. Anche la comunità in generale è strategico che sia coinvolta nella prevenzione del suicidio ed è necessario abbassare lo stigma che accompagna ancora questo fenomeno. Per questo il progetto realizza serate di sensibilizzazione per parlare in modo appropriato, per abbattere questo tabù e per fornire alla comunità alcune informazioni, su come imparare ad ascoltare chi ci sta accanto e mostra segni di sofferenza, perché la condivisione di un dolore ne dimezza la portata e talvolta la parola giusta detta nel momento opportuno può cambiare il destino di una persona. Infine, ma non meno importante nella lotta alla solitudine, cuore pulsante di questo progetto è la Linea Telefonica 800 061650, “un numero verde attivo 24 ore su 24” gestito da volontari adeguatamente formati e seguiti che forniscono ascolto, supporto e se necessario, accompagnamento ai Servizi

Specialistici e/o ad altre risorse territoriali”. Ancora accoglienza e ascolto trovano i sopravvissuti, le persone care di un familiare suicida, all’interno del gruppo di auto mutuo aiuto “il dolore non è per sempre”, dove elaborare un lutto così particolarmente drammatico in un ambiente attento a non giudicare. Come affermava il nostro vescovo Don Lauro Tisi nel corso della serata del 22 novembre 2018 dedicata ai sopravvissuti chi si suicida è una persona che “corre avanti”, che non riesce più a stare al passo di una società complessa, sempre più superficiale e disattenta ai bisogni dell’altro, sorda e cieca davanti alle richieste di aiuto e l’estremo gesto di chi si toglie la vita può essere proprio l’estremo tentativo di rendersi visibile a chi gli sta accanto. Tutti insieme se lo vogliamo possiamo fare il nostro piccolo pezzo nella costruzione o ricostruzione di relazioni umane sane e sananti, nella promozione e nel sostegno alla vita affinchè sempre meno persone possibile siano costrette a rinunciarne. Miriam Vanzetta Associazione A.M.A Trento

Per informazioni Associazione A.M.A. Trento Telefono: 0461 239640 e-mail: invitoallavita@automutuoaiuto.it Facebook: @invitoallavita

Modificare il DNA

Per guarire dalle malattie rare

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a tecnologia per modificare il DNA di un embrione non è una novità, essa viene già utilizzata in molti laboratori in tutto il mondo, ma esclusivamente sugli animali e solo in qualche rarissimo caso sugli esseri umani. Tra questi ultimi, l’esperimento più degno di nota, finora, è quello svoltosi in Cina nell’ottobre 2018, ad opera dello scienziato He Jiankui. Nonostante non vi siano conferme scientifiche al riguardo, sembra che He Jiankui abbia condotto il test durante i trattamenti di fertilità di sette coppie, alterando gli embrioni. Si trattava, in particolare, di embrioni di coppie i cui genitori erano sieropositivi. Solo una di queste gravidanze sarebbe poi giunta a termine.

L’obiettivo del ricercatore non era quello di curare o prevenire patologie ereditarie, bensì di modificare il Dna dei feti, rendendolo resistente a future infezioni da Hiv, il virus dell’Aids. Per farlo He Jiankui avrebbe cercato di disattivare, tramite il Crispr (il sistema per “tagliare” e “modificare” il DNA), il gene CCR5, una vera e propria ‘porta d’ingresso’ per l’Hiv all’interno della cellula. Ora quindi esiste la consapevolezza che sia possibile modificare geneticamente gli embrioni, con tutto ciò che questo comporta. Implicazioni etiche, ad esempio, vengono sollevate soprattutto per quel che riguarda la possibilità di creare esseri umani modificati su misura, non solo per renderli più resistenti alle infezioni, ma anche per avvicinarli ai nostri canoni di normalità e bellezza. Oltretutto alcuni ricercatori, autori di un’analisi sistematica pubblicata nel luglio 2018 su Nature Biotechnology, hanno dimostrato come sia notevole il rischio di “modifiche fuori bersaglio” e “arrangiamenti” del Dna, difficili da prevedere e che possono portare a mutazioni genetiche e/o a gravi problemi di sviluppo.

Daniel Guida

Nuova speranza grazie al DNA

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PAGINA Di PUBBLICA UTILITà DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Trentino: una provincia a misura di famiglia Natalità, politiche familiari e della casa

al centro della nuova manovra di bilancio

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atalità, famiglia, investimenti nel lavoro e infrastrutture: sono questi i quattro pilastri della manovra finanziaria varata a inizio luglio dalla Giunta provinciale. L’Assestamento di bilancio mette a regime in totale una cifra importante – pari a 262 milioni di euro per il 2019 e 323,9 milioni di euro in totale nel triennio 2019-2021 – ed è frutto di una serie di incontri dell’esecutivo con le categorie economiche, i rappresentanti sindacali, i sindaci, nonché dei tanti spunti emersi dagli Stati Generali della Montagna. Natalità Nello specifico, in materia di natalità, è previsto un contributo straordinario per i nuovi nati e un ulteriore abbattimento delle tariffe degli asili nido dal 1° settembre 2019. Tenuto conto del bonus riconosciuto a livello nazionale, questa misura determina un sostanziale azzeramento dell’onere a carico delle famiglie con ICEF fino a 0,40 e complessivamente comporta una spesa annua, a regime, pari a circa 15 milioni di euro.

Edilizia agevolata Dal punto di vista dell’edilizia agevolata, l’assestamento di bilancio reintroduce la “carta dell’inquilino” che riconosce ad ogni nucleo familiare occupante un alloggio Itea un punteggio iniziale di 30 punti, che verrà decurtato in caso di comportamenti scorretti. L’azzeramento del punteggio determina la revoca dell’assegnazione dell’alloggio. Benessere familiare Dal punto di vista del benessere familiare, infine, vengono ampliate le categorie certificate “Marchio Family Trentino”, che ricomprenderanno, oltre ai musei, anche enti pubblici, compagnie di spettacolo e soggetti culturali. Fra le modifiche più rilevanti vi sono quelle volte a favorire la corresponsabilità dei genitori nella cura dei figli, con l’obbligo per i musei pubblici di predisporre spazi idonei all’allattamento e fasciatoi utilizzabili sia dalle mamme che dai papà. Per certificarsi, tutte le organizzazioni dovranno inoltre aderire alla carta di qualità fami-

La Family Card

Archivio MUSE

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Finalità della Carta famiglia è quella di agevolare le famiglie con figli minorenni dando loro la possibilità di risparmiare nella fruizione di servizi erogati direttamente dalla provincia o da soggetti pubblici e privati convenzionati. Ad oggi sono state rilasciate 6.384 Family Card che, a partire dal novembre dello scorso anno sono state convertite in Euregio Family Pass e sono dunque “spendibili” anche negli esercizi convenzionati dell’Alto Adige e del Tirolo.

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PAGINA DI PUBBLICA UTILITà DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Trentino: una provincia a misura di famiglia Coliving : Al via il progetto pilota che aiuta le giovani coppie a stabilirsi in montagna

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ontrastare lo spopolamento della montagna e sostenere al contempo i progetti di vita delle giovani coppie. Punta a questo duplice obiettivo l’Accordo tra la Provincia, la Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri, il Comune di Luserna e Itea spa. Denominato “Coliving”, il progetto prevede che Itea possa mettere a disposizione in via sperimentale, anche a titolo gratuito, alloggi rimasti inutilizzati per almeno 5 anni in ragione della loro disagiata collocazione geografica in zone di montagna scarsamente abitate, al fine di favorire giovani coppie e progetti di vita di nuclei familiari. “Si tratta – ha spiegato l’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana – di un’iniziativa che valorizza il patrimonio abitativo pubblico nei territori montani svantaggi. In sostanza, vorremmo costruire una sorta di modello di ‘abitare collaborativo’, vicino alle esperienze di co-housing, dove a prevalere sia la comunità con le sue reti a supporto delle giovani famiglie”. Tramite il progetto pilota, verranno adeguate alle esigenze dell’abitare collaborativo una serie di strutture abitative pubbliche. Ciò potrà diventare una delle leve dello sviluppo di aree territoriali che sono svantaggiate, in conseguenza della lontananza dai centri di erogazione di servizi essenziali, oltre che dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione. L’adesione all’accordo volontario è aperta a tutte le organizzazioni interessate a perseguire la realizzazione del progetto pilota e potrà essere sottoscritto da altri enti pubblici e privati, premia dichiarazione dell’impegno che intendono perseguire e dei tempi di realizzazione.

alloggi inutilizzati da almeno cinque anni

in zone di montagna scarsamente abitate

giovani coppie in cerca di casa

“Vorremmo costruire una sorta di modello di ‘abitare collaborativo’ vicino alle esperienze di cohousing, dove a prevalere sia la comunità con le sue reti a supporto delle giovani famiglie”. Assessore alla salute, politiche sociali , disabilità e famiglia Stefania Segnana

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PAGINA DI PUBBLICA UTILITà DEL comune DI TRENTO

Polizia locale di Trento

Il nuovo Nucleo Civico

Pronto PIA

Anche in estate prosegue l’attività della rete di aiuto agli anziani

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alla metà del mese di maggio gli operatori del Nucleo Civico controllano in divisa ed in forma appiedata il parco di Piazza Dante e gli altri luoghi e piazze per incidere sul degrado, sull’abusivismo, sulle condotte in contrasto con i regolamenti comunali (vagabondaggio, ubriachezza molesta, impiego di minori o animali per accattonaggio, abbandono di rifiuti) e prevenzione e repressione di comportamenti devianti o in violazione delle regole. A tal fine dispongono di un veicolo attrezzato per l’accompagnamento dei soggetti da identificare e per la redazione delle relazioni e dei verbali che documentano la loro attività. Nelle prime giornate di servizio gli agenti hanno già avuto modo di intervenire su soggetti che detenevano alcol nei giardini di Piazza Dante, contestando la infrazione prevista dal Regolamento di Polizia Urbana

comunale e applicando l’ordine di allontanamento previsto dalla stessa normativa per chi si rende responsabile delle condotte che sempre secondo il regolamento ostacolano l’accessibilità delle aree pubbliche. Sono altresì stati identificati ed allontanati alcuni soggetti che detenevano per uso personale piccole quantità di sostanze stupefacenti e su richiesta del Corpo Forestale della PAT si è dato corso ad un intervento di bonifica presso un’area limitrofa ad un parco cittadino. Il servizio di controllo del territorio del Nucleo Civico, che vuole rassicurare anche con una presenza visibile i cittadini e costituire un deterrente per chi viola le regole della civile convivenza, continuerà a regime nelle altre zone della città dove vengono segnalate le esigenze di vigilanza anzidette, come il Parco di S. Marco, di piazza Venezia, di S. Chiara, le piazze di S. Maria, degli Agostiniani e su altri luoghi sensibili.

Zecche

Tutto quello che c’è da sapere

L

’Ixodes ricinus (nome scientifico della zecca che vive nel nostro territorio) vive soprattutto in habitat boschivi in cui l’alto grado di umidità e la presenza di ospiti (umani o animali) rappresentano condizioni favorevoli per la sua proliferazione. In città la costante manutenzione delle zone verdi, che prevedono periodici tagli dell’erba, e l’individuazione di aree dedicate per i cani limitano notevolmente la presenza delle zecche. Come proteggersi? Il miglior modo per evitare di essere attaccati durante una passeggiata nei boschi è l’impiego di repellenti cutanei sulla pelle esposta, l’uso di abiti a maniche lunghe e pantaloni lunghi. Un’ispezione accurata dell’intera superficie corporea è necessaria

E al termine di un’attività condotta all’aperto. Come estrarla dalla cute? Per rimuovere la zecca è necessario l’uso di pinzette metalliche a punta curva o di speciali ganci di plastica in commercio: la zecca viene afferrata alla base del rostro ed estratta,con un movimento rotatorio, evitando la rottura che rappresenta un rischio di infezione..

Manuntenzioni e riqualificazioni

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La novità di quest’anno è stata la realizzazione del primo corso unitario di base per nuovi volontari PIA, Affacciati al mondo degli anziani, costruito insieme da volontari e professionisti, finalizzato a sensibilizzare alla tematica ed accogliere chi voglia dedicare agli anziani del proprio territorio un po’ di tempo. Il numero verde 800.29.21.21 gestito dal Centro servizi anziani Contrada larga è attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì (dalle 8.30 alle 12 e dalle 14 alle 18) e la domenica dalle 14 alle 17.45, dal 1 giugno al 31 agosto anche il sabato dalle 14 alle 17.45. Allo stesso numero si può fare riferimento per diventare volontari. Per il periodo estivo è confermata l’apertura straordinaria sabato e domenica dei centri servizi per anziani di via Belenzani e di Povo. Il centro di Povo (n. tel. 0461/818101) accoglierà con iniziative di animazione e socializzazione chi vuole passare qualche ora in compagnia la domenica dalle 10.30 alle 14.30 gustando un ottimo pranzo in compagnia (previa prenotazione). Al Centro Contrada larga di via Belenzani (n. tel. 0461/235348) ogni sabato e domenica, dalle 14 alle 17.45, è possibile incontrarsi, leggere i quotidiani, giocare a carte o a tombola. Domenica pranzo insieme in alcuni ristoranti della città e nel pomeriggio musica, ballo, spettacoli. Il servizio è attivo anche nelle festività di San Vigilio e Ferragosto.

Estate di lavori

Gli ultimi lavori

gni anno l’Amministrazione comunale dedica una parte del bilancio alla manutenzione e all’adeguamento delle opere pubbliche già esistenti, in modo da garantire ai fruitori la massima sicurezza e la funzionalità delle strutture. Ingenti sono anche gli investimenti destinati a modernizzare gli impianti per il riscaldamento e l’illuminazione, in modo da massimizzare il risparmio energetico. Il servizio Gestione fabbricati negli ultimi mesi ha provveduto, tra l’altro, alla riqualificazione energetica della palestra della scuola media Manzoni, alla ristrutturazione dell’auditorium della Circoscrizione San Giuseppe-Santa Chiara, al rifacimento degli

Dal 2019 il Comitato promuove un corso per nuovi volontari.

Parcheggio santa chiara

Tutte le informazioni utili sul sito dell’Azienda sanitaria: www.apss.tn.it/-/tutto-quello-che-bisogna-sapere-sulle-zecche

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l progetto Pronto PIA (Persone Insieme per gli Anziani), nasce nel marzo 2008: la regia è del servizio Attività sociali e grazie alla collaborazione di una rete di una trentina di realtà prioritariamente di volontariato mira a valorizzare e sostenere azioni di cittadinanza attiva in favore della domiciliarità degli anziani e di sollievo delle famiglie nei compiti di cura nei quartieri della comunità Val d’Adige. Una rete di prossimità silenziosa, ai più invisibile, ma preziosa e composta da una trentina di organizzazioni a partire da gruppi informali, parrocchie, Caritas, Telefoni d’argento, associazioni per arrivare a realtà sempre più complesse come cooperative sociali (Kaleidoscopio, Fai, Sad, St. Gestioni) e l’Azienda piubblica per i servizi alla persona Margherita Grazioli. Collabora col progetto PIA anche l’Associazione Artigiani che mette a disposizione a pagamento professionisti fidati per anziani che chiedono aiuto per guasti improvvisi, controlli di routine, riparazioni d’urgenza non risolvibili dal gruppo di volontari Mani d’argento. Pronto PIA è anche un comitato che si ritrova tre volte l’anno per condividere il valore, la disponibilità ad attivarsi per rispondere ai bisogni degli anziani della comunità e la formazione per i volontari. Anche nel 2019 il bisogno di compagnia sia telefonica che a domicilio è stato quello maggiormente richiesto, seguito dal ritiro e consegna delle provette sanitarie, accompagnamento, piccole commissioni, richiesta informazioni, piccole riparazioni, disbrigo pratiche burocratiche.

spogliatoi del centro sportivo Navarini a Ravina, alla sostituzione dei pavimenti di aule e corridoi delle scuole elementari di Mattarello, all’adeguamento dell’edificio a fini sociali in via Cogni Zugna, alla ristrutturazione degli uffici comunali del servizio Cultura di via Orfane, all’installazione di nuovi portoni meccanici di accesso alle tre sedi dei vigili del fuoco volontari di Ravina, Romagnano e Villazzano, alla riqualificazione della centrale termica del centro polifunzionale per anziani di Villa Cavagna a Povo e all’adeguamento impianti antincendio di palazzo Geremia e Torre Mirana.

ntro l’autunno l’ospedale Santa Chiara avrà a disposizione una nuova area di sosta da oltre 200 posti auto, 185 a pagamento, 22 a disco orario. La penuria di posteggi a servizio di reparti e ambulatori ha indotto infatti l’Amministrazione comunale a realizzare un nuovo parcheggio in modo da aumentare gli spazi dedicati alla sosta. Del progetto è stata incaricata Trentino Mobilità, che ha ridisegnato l’area compresa tra via Crosina Sartori, la ferrovia e il parco di Gocciadoro coniugando la realizzazione del parcheggio alla riqualificazione della zona, in modo da migliorarne la qualità architettonica e paesaggistica. Il progetto prevede inoltre anche un nuovo collegamento ciclopedonale con il parco di Gocciadoro e la riqualificazione dell’accesso all’area verde. I lavori, iniziati in giugno, sono stati appaltati all’Associazione temporanea di imprese tra Zampedri Lorenzo (lavori stradali ed edili), Fratelli Dalcolmo (impianti irrigui) e Giacca costruzioni elettriche (impianti elettrici) per un importo di aggiudicazione di 915 mila euro, con un ribasso di oltre l’11 per cento sulla base d’asta di 1 milione e 35 mila euro.

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A servizio dell’ospedale una nuova area di sosta da oltre 200 posti, circa 70 in più di quelli attuali. E anche un collegamento ciclopedonale con il parco Gocciadoro. Il nuovo parcheggio sarà realizzato per fasi, in modo da non precludere totalmente la possibilità di lasciare l’auto nelle attuali aree di sosta. La fase uno prevede la chiusura della parte est del parcheggio esistente, la fase due l’apertura provvisoria del parcheggio della parte est e la chiusura della parte ovest, la fase tre coincide con il completamento dell’opera nel corso del mese di ottobre 2019. A fine lavori, il nuovo parcheggio avrà un’area di sosta a pagamento con 185 posti auto, equipaggiata con un impianto di controllo degli accessi. La tariffa oraria sarà di 0,50 euro, pari a quella comunale dell’area ospedaliera su strada, la tariffa massima giornaliera sarà di 3 euro. Il pagamento sarà a fine sosta. Vicino alla stazione troveranno spazio altri 22 posti auto a tempo. Rispetto alla situazione attuale, l’incremento complessivo sarà di 60-70 posti auto.


TERRITORIO

Tutti insieme come una famiglia FM progetto “Mai più soli” e i suoi ragazzi

a cura di Daniel Guida

Intervista al responsabile Marco Baino

“Ognuno ha la propria storia e in tanti restano poco, proprio perchè hanno già ben precisi i loro desideri e i loro progetti di vita”

Marco Baino

Marco, puoi raccontarci l’esperienza vissuta in questi anni nell’associazione? Il progetto Mai Più Soli di FM, nato nel 2017, risponde al bisogno di strutture specifiche per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, così da evitare che vengano ospitati nelle grandi strutture insieme ai ragazzi maggiorenni, spesso calamite per situazioni critiche o comunque influenze potenzialmente negative. Il tutto è organizzato in modo da favorire l’autonomia e l’autogestione dell’alloggio da parte dei giovani, che cucinano e fanno la spesa indipendentemente, mentre noi supervisioniamo, monitoriamo e aiutiamo a risolvere eventuali problemi. La mia esperienza è stata molto positiva, ho sentito la voglia di vivere dei migranti che lottano per costruirsi un futuro, ognuno a modo suo, in base all’esperienza, alla conoscenza della lingua e all’attitudine personale. C’e chi entra in sintonia immediatamente e chi invece deve essere aiutato per trovarla, cerchiamo di creare una rete sociale di amici e che aiuti anche nella ricerca del lavoro, per alcuni è più difficile per il loro carattere, la voglia o la timidezza. Questo lavoro l’ho trovato bello e creativo, il fatto che lavoriamo in equipe ci aiuta a gestire il tutto al meglio, anche con grande fatica, ma ne vale la pena, per le nuove esperienze vissute sia da noi che dai ragazzi.

Quanti ragazzi sono stati gestiti e in quanti hanno lavorato al progetto? Al progetto hanno lavorato 6 persone, per poter sempre coprire le 24 ore di presenza, aiutare nell’accompagnamento, nella documentazione, nelle commissioni e nelle attività sul territorio. Per quel che riguarda i ragazzi abbiamo 22 posti nella struttura, una volta compiuti i 18 anni restano ancora 2 mesi e poi la lasciano per entrare nel mondo del lavoro in totale indipendenza. In questi 2 anni abbiamo ospitato 54 ragazzi nella rotazione normale, ma abbiamo avuto anche 20 ragazzi che facevano volontariato e 2 ragazzi del servizio civile ad aiutarci, i quali sono parte integrate del progetto.

Ragazzi del progetto “Mai più soli” durante la “Camminata dell’accoglienza”

Quali esperienze positive hanno potuto sperimentare i ragazzi?

Di che nazionalità sono questi ragazzi?

Dai loro racconti, tante! Lo scorso mese abbiamo proposto un concorso letterario, e molti ragazzi hanno proposto un tema, chi in italiano, chi in inglese, chi in albanese e chi facendosi aiutare da qualche operatrice. La maggior parte dei temi erano positivi. Le esperienze che descrivevano erano, ad esempio, di quando dimenticavano dei documenti a scuola e noi aiutavamo a riaverli, oppure le varie attività delle feste di quartiere, il coinvolgimento in progetti cittadini come i laboratori teatrali, tra cui il teatro degli oppressi, che è servito ai giovani per potersi esprimere e raccontare le loro storie e i loro viaggi in vari modi, non solo con la voce, importante, soprattutto per i legami col territorio, anche il progetto trampoli che i ragazzi vedevano come un modo per cambiare la propria opinione sulla gente, iniziativa per la quale venivano coinvolte anche altre strutture.

Provengono soprattutto da Africa e Asia. Alcuni, da Albania e Tunisia, sono arrivati in questi mesi, in molti vengono da Senegal, Mali, Nigeria, ma anche dall’Est, come Pakistan e India, quindi in tutto si tratta di una quindicina di nazionalità diverse. Ognuno ha la propria storia e in tanti restano poco, proprio perché hanno già ben precisi i loro desideri e i loro progetti di vita. Abbiamo ascoltato molte storie di guerra, di povertà e sfruttamento, molti di questi giovani sono fuggiti in Europa per cercare fortuna.

“Abbiamo ascoltato molte storie di guerra, di povertà e sfruttamento, molti di questi giovani sono fuggiti in Europa per cercare fortuna” Se la struttura verrà chiusa, dove andranno i ragazzi? I ragazzi ancora minorenni andranno a vivere allo SPRAR del Trentino o nello SPRAR di altre regioni. Essi sono sistemi di accoglienza dei minori previsti dalla legge, che quindi non possono essere chiusi, mentre la nostra è una CAS, cioè una struttura di accoglienza speciale e quindi secondaria. Verrà chiusa a causa delle nuove politiche, secondo le quali, non essendoci più sbarchi, la nostra attività diventerebbe superflua. Dei ragazzi arrivati ad avere 18 anni, alcuni li aiuteremo ad uscire e diventare autonomi, a cercare un lavoro e una nuova casa, anche se si tratta di un compito assai difficile. Altri verranno portati nelle strutture per maggiorenni.

Che attività avete svolto? Le attività variavano a seconda dell’età e di ciò che piaceva ai ragazzi, abbiamo fatto diversi progetti sportivi come cricket, calcio e pallavolo. Un caso particolare è quello del progetto trampoli, all’inizio nato spontaneo sul territorio e poi sviluppatosi in teatrampoli, che ha visto uniti italiani e migranti. Svariati anche gli eventi organizzati con altre associazioni, come ad esempio il murales realizzato in via Gramsci con la collaborazione dell’associazione Anfass, e del polo sociale, il teatro degli oppressi ogni 15 giorni, e vari laboratori per imparare sia a scrivere che a parlare in italiano, oltre all’aiuto nello svolgimento dei compiti. Sono stati organizzati anche vari giochi di ruolo per aiutare i ragazzi a parlare dei propri percorsi di vita.

“Un ragazzo ci ha confidato che questo è un punto di riferimento per loro, sia per i giovani ancora ospitati qui, sia per coloro che hanno ormai finito il loro percorso all’interno del progetto”.

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A ccessi b ili t a

“Lo Spirito di Stella”

Trentino Accessibile

Il Catamarano accessibile ai disabili

Un’atmosfera da vivere

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ell’agosto del 2000 Andrea Stella, ventiquattrenne di Thiene (VI) in vacanza a Miami, viene coinvolto in un’inspiegabile sparatoria che lo costringe in sedia a rotelle. Amante della nautica, Andrea sogna di tornare a navigare e così costruisce un catamarano utilizzabile anche da una persona disabile. I risultati ottenuti dimostrano che, nella progettazione di oggetti e luoghi, l’attenzione alle esigenze delle persone con difficoltà motorie rappresenta un punto di forza e non di debolezza. Il Catamarano “Spirito di Stella” solca il mare, per la prima volta, nel 2004 con il progetto “Back to USA” ed è tornato a Miami con un equipaggio composto da persone con disabilità e da velisti del calibro di Mauro Pelaschier e Giovanni Soldini. Scegliere il catamarano per la progettazione di un’imbarcazione senza barriere significa avere maggiore spazio, maggiore stabilità e maggior confort. Ogni spazio, quindi, non è mai inferiore ai 71 cm di larghezza (la larghezza standard delle carrozzine a livello mondiale si attesta sui 68-69 cm di larghezza), mentre per il posizionamento di tasti e pulsanti è stata scelta un’altezza di 70 cm, in modo che siano facilmente accessibile senza difficoltà. Due su quattro sono le cabine rese accessibili attraverso uno studio minuzioso delle dinamiche di movimento delle carrozzine, dotandole anche di

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“Spirito di Stella” Le caratteristiche •

Due pratici ascensori permettono di scendere alle cabine di poppa con semplicità con la possiiblità di essere attivati tramite telecomando Le cabine ed i due bagni annessi sono stati resi accessibili grazie ad un design ed un’architettura capace di garantire ogni dinamica di movimento delle carrozzine Il catamarano è dotato di un seggiolino scorrevole che permette gli spostamenti tra poppa e prua per le persone con difficoltà motorie Bagno in mare: La persona con disabilità può scendere in acqua con un sollevatore e un imbragatura speciale

due bagni, lo spazio è sicuramente minimo, ma è sufficiente per garantirne l’utilizzo da parte di una persona disabile in sedia a rotelle. Anche il sistema di guida è stato pensato per persone con disabilità, definito a “Sforzo Zero” permette di muovere il timone e comandare i motori attraverso un telecomando, sistema alternativo al timone tradizionale che rimane, comunque, presente a bordo. Cristian Bua

rentino Accessibile è un’applicazione, scaricabile gratuitamente per Apple e Android, pensata ed elaborata per le persone con disabilità che vivono o visitano il territorio. L’applicazione, nata e sviluppata grazie ad un progetto condiviso tra privato sociale e realtà istituzionali, fornisce in base alla posizione, alla disabilità e alle preferenze dell’utente, una lista di strutture oppure luoghi, ordinati e filtrati secondo il grado di accessibilità. Se si consulta l’archivio dati è possibile controllare e verificare la presenza di posti auto riservati nei pressi della struttura selezionata, l’esistenza e la dislocazione di barriere architettoniche all’interno e all’esterno dell’edificio, gli strumenti per il loro superamento (rampe, servoscala, ascensori), le dimensioni e le caratteristiche dei servizi igienici (maniglioni, campanelli, ecc.); infine, una descrizione completa che integra i dati inseriti con ulteriori indicazioni. Trentino Accessibile permette la creazione di un profilo personale, in tal modo i dati possono essere filtrati in maniera più precisa in base: •

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Alla localizzazione geografica (strutture più vicine). Alla propria condizione di mobilità (persona che si muove sola, accompagnata, in sedia a rotelle elettronica o manuale, con problemi cardiaci, obesità, nanismo, ecc.)

Per avere maggiori informazioni su questi strumenti e sull’accessibilità dei luoghi, è possibile contattare la Cooperativa Handicrea ai seguenti recapiti, telefono 0461-239396 oppure tramite e-mail: info@handicrea.it

Cristian Bua

Alle proprie preferenze personali (musei, bar, uffici, poste, cinema, ristoranti, ecc.);

“Spirito di Stella” il catamarano per tutti

L’ANGOLO DEL FILOSOFO

Fiorire tutti quanti... ... e popolare il mondo di bellezza?

C

i sentiamo spesso vuoti, scontenti, frustrati e magari per validi motivi... ma riflettiamo un attimo: vale la pena perdere tempo, sprecare questa vita che è una soltanto e non si ferma, a compatirci? Forse l’unico importante compito che abbiamo come esseri umani è aprirci alla vita per conoscerci a fondo e fare

“Fiorire” vuol dire migliorarsi per crescere

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delle nostre ombre interiori un’occasione per accettarci, trasformandole completamente in luce e gioia di vivere appieno. Un percorso di lavoro interiore parte dal farsi delle domande su se stessi e sul mondo, quindi dal mettere in discussione tutto quel che percepiamo come “già dato” e immutabile, quel che “è sempre stato così”. Grazie a questo approccio, dentro di noi si crea spazio per qualcosa di nuovo, si sviluppa quel potentissimo strumento di conoscenza che è la meraviglia. Infatti, ritornando a stupirci di noi e di quel che ci circonda, riscopriremo il miracolo che è la vita. Così potente e imprevedibile, ci attraversa modellandoci continuamente, molto più dei condizionamenti sociali e famigliari che ci portiamo appresso. Il nostro obiettivo

può diventare proprio sradicare queste idee di mondo arrivate da altri per capire cosa ci appartiene davvero e cosa no, in direzione di una nostra visione personale autentica, da far sbocciare pian piano. Per individuare il nostro pieno centro bisognerà aprire la mente e fare cose nuove, permetterci di scoprire chi siamo e, solo poi, diventare la versione migliore di noi, con costanza e impegno. Occorre tornare bambini e ritrovare il nostro seme, innaffiarlo ogni giorno... per fiorire! Un fiore, qualunque esso sia, esiste naturalmente ed è perfetto proprio perché irradia la sua bellezza così com’è, diventando un dono per sé e per gli altri. Se ci pensiamo, realizzarsi è proprio questo: riuscire a scoprire il pro-

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prio potenziale e utilizzarlo per rendersi utile agli altri. Solo così si diventa parte attiva di qualcosa di più grande, del mondo.. si esiste appieno! Le persone possono finalmente riconoscerci per la nostra unicità e aiutarci a valorizzarla: preparatevi, perchè la vostra anima diventerà sempre più radiosa! La bellezza interiore è una scelta personale, una luce che parte da noi e torna in noi attraverso gli altri. Che aspettate? Impariamo a crescere! Impegnandoci ognuno ad abbracciare la propria verità faremo della Terra un giardino popolato di umana bellezza. Alessia Vinante


CULTURA

Racconti dal premio melchionna IL PAESE DI CORSA

di BRUSO FRANCESCO (VENEZIA) 1° classificato

categoria “racconti”

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i racconta che tra un colle ed un altro c’era una piccola città di non più di mille abitanti soprannominata il paese di corsa. Chi si trovava da quelle parti era colpito dal vedere tutti i cittadini sempre di corsa. C’erano quelli che correvano per andare al lavoro, quelli che volevano dimagrire o quelli che lo facevano per arrivare primi al cinema: un popolo di corsa. Osservandoli erano tutti dotati di gambe muscolose e fisici scolpiti. Osservandoli colpiva come la cosa più importante fosse solo la corsa. I più poveri correvano a piedi e facevano decine di chilometri al giorno. Gli impiegati invece usavano sempre la bicicletta per correre e non avevano alcun rispetto per quelli che andavano a piedi. Sfrecciavano zigzagando tra le povere persone con il rischio di fare loro del male. I ricchi invece, possedevano delle automobili, ma erano particolari. Siccome ognuno doveva correre più dell’altro, le auto erano solo ad un posto. Si vedevano sfrecciare queste mini auto che

andavano in qualsiasi posto sia dal giornalaio che per fare la spesa. Queste persone non volevano faticare così per muoversi nei supermercati usavano dei pattini speciali con motore ad energia solare. In questo modo riuscivano a correre di più di quelli che andavano a piedi. Il paese era tutto un sali scendi di viottoli e di piccole stradine. Così tutti correvano in fila indiana, uno dietro l’altro. Anche in casa si correva. C’erano le mamme che correvano ad una parte all’altra della casa per pulire o rifare i letti. Quando uno doveva mangiare non c’erano tavoli e sedie ma tapis roulant con incorporato un mini tavolino dove

si servivano i cibi. Per dirla tutta non è che mangiassero tante cose: dovevano sempre mantenersi in forma per la corsa. Quello che colpiva maggiormente era che tra di loro non si parlavano mai: difficile visto che erano sempre di fretta. In quel paese viveva anche un certo Giacomino. Purtroppo la sua vita non era bella come quella degli altri: era nato senza le gambe. Fin da piccolo i genitori, sempre di corsa, l’avevano portato all’ospedale perchè gli applicassero due protesi, così avrebbe potuto correre anche lui. Giacomino però amava stare fermo, osservare il mondo che lo circondava e godere del sorgere del sole alla mattina con tutti quei colori e quelle sfumature. Un giorno decise

di fermarsi. Scelse il luogo più importante del paese: la piazza centrale della città. Si fermò e si mise in attesa con lo sguardo rivolto verso l’alto a contemplare la luna che faceva capolino in quella serata stellata. Tutte le persone che passavano lo guardavano con fare di scherno. Ma di lì a poco qualcuno cominciò a fermarsi e a volgere lo sguardo verso l’alto. Uno iniziò a parlare e disse «Non avevo mai visto nulla di così bello e voi?» Tutti iniziarono a parlare tra loro e ringraziarono Giacomino per quella sua grande idea. Da quel giorno il paese rallentò il ritmo, grandi discorsi iniziarono a sentirsi e finalmente ora lì, si vive felici.

NOTIZIE DAL MONDO

Giu’ le mani dai diritti umani I

l Segretario di Stato americano Michael Richard Pompeoha recentemente annunciato di voler rivedere profondamente i diritti inalienabili dell’Uomo a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova ha reagito affermando su youtube che l’Amministrazione americana non può riscrivere né la Dichiarazione e né tutto il Diritto Panumano, per dirla con il prof. Antonio Papisca, che la stessa Dichiarazione ha generato. Il Prof. Marco Mascia precisa che i cantieri dove si elabora la cultura universale dei diritti umani sono quello universale delle Nazioni Unite e quelli regionali del Consiglio d’Europa, dell’Unione Africana, dell’Organizzazione degli Stati Americani e della Lega degli Stati Arabi: tutte legittime Istituzioni internazionali multilaterali. Questi cantieri sono da decenni al lavoro indipendentemente da Washington o da altri membri del Consiglio di Sicurezza (Mosca, Pechino, Londra e Parigi). All’interno di questi cantieri non solo partecipano i rappresentanti di gran parte degli Stati del mondo ma anche delle Organizzazioni Non Governative; quelle ONG non proprio amate da taluni nemmeno da questa parte dell’Atlantico. Per la riforma dei Diritti Umani non ci può quindi essere un’azione unilaterale degli Stati Uniti. Essi sono stati, ed è bene ricordarlo, i propulsori sia della Carta delle Nazioni Unite del 1945 che della Dichiarazione Universale del 1948 presentata al mondo dalla Sig.ra Eleanor Roosvelt ma poi si sono fermati e non hanno ratificato le più importanti Convenzioni internazionali sui Diritti Umani come:

il Patto internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali; i due Protocolli facoltativi sul Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici (quello sulle comunicazioni individuali e quello sull’abolizione della pena di morte); la Convenzione Interamericana dei Diritti umani del 1969; Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazioni nei confronti della Donna (vedasi la recente offesa del Presidente Trump alle deputate del Partito Democratico – born in USA - ree di essere di colore e avere genitori provenienti da altri paesi non a stelle e strisce); la Convenzione sui Diritti dei bambini e delle bambine; lo Statuto di Roma che istituisce la Corte Penale Internazionale. Riguardo la pena di morte, solo a titolo di esempio, vi sono buone nuove in California che è il paese USA con il maggior numero di persone rinchiuse nel braccio della morte: 737. Il provvedimento del democratico Gavin Newsom blocca le esecuzioni capitali e fa infuriare la Casa Bianca. Quest’ultima non solo non accetta alcun progresso “endogeno” da parte degli Stati membri ma nemmeno ingerenza “esogena” come un controllo sovranazionale nel campo dei Diritti Umani da un ente terzo. Ha quindi deciso di azzerare i contributi all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che è oggi egregiamente rappresentato dall’ex Presidente del Cile Michelle Bachelet. Il Paese di Donald Trump, ad onor del vero, nemmeno rispetta i primi due articoli della Carta delle Nazioni Unite che ha sottoscritto dove si vieta la minaccia dell’uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali. A tal proposito, ed è bene ricor-

Eleanor Roosevelt e la Dichiarazione Universale dei Diritti umani darlo, gli Usa si pongono al di sopra o in parallelo all’ONU tant’è che boicottano costantemente nel Consiglio di Sicurezza le azioni di pace: peacemaking, peace enforcing e peacekeeping. Per dirla in senso figurativo: mai un marine ha messo un casco blu in testa. Purtroppo nella Russia di Vladimir Putin le cose non sono migliori. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International sono state applicate ulteriori restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Sono continuate le vessazioni e le intimidazioni nei confronti di difensori dei diritti umani e ONG indipendenti. I diritti culturali sono stati limitati, anche attraverso rappresaglie e autocensura. Le minoranze religiose hanno continuato a subire vessazioni e persecuzioni. Il diritto all’equità processuale è stato frequentemente violato. Hanno continuato a verificarsi casi di tortura

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e altri maltrattamenti; l’attività degli organi indipendenti di controllo nei luoghi di detenzione è stata ulteriormente erosa. La Russia ha negato la tutela dei diritti a migranti e rifugiati. Le persone Lgbt hanno continuato a subire discriminazione e violenza e in Cecenia uomini gay sono stati presi di mira con una campagna coordinata di rapimenti, tortura e uccisioni da parte delle autorità cecene. Per fortuna che esiste l’Europa. E un grazie dovremmo continuare a dirlo a chi l’ha sognata, ideata e realizzata. Essa ci protegge non solo dalle minacce che provengono dall’esterno (più est-ovest che sud) ma anche dai nazional-sovranisti interni che possono ferire, ridurre ma mai eliminare i diritti umani. Fabio Pipinato

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Pro.di.gio Agosto 2019  

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