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TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA SEZIONE I^ COLLEGIALE VERBALE DI UDIENZA REDATTO DA FONOREGISTRAZIONE

PAGINE VERBALE: n. 50 REDATTORE: Lorenzo Dominici

CARATTERI: n. 149.388

PRESIDENTE GIUDICE A LATERE GIUDICE A LATERE

Dott. MEZZOFIORE Dott.ssa CUPPONE Dott.ssa SANTOLINI

PUBBLICO MINISTERO PUBBLICO MINISTERO

Dott.ssa PASSANITI Dott. BOMBARDIERI

PROCEDIMENTO PENALE N. 21927/10 R.G. A CARICO DI: BERRIOLA LUCA + ALTRI UDIENZA DEL 27/06/2011

ESITO: RINVIO AL 11/07/2011

AULA OCCORSIO

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INDICE ANALITICO PROGRESSIVO

SPONTANEE DICHIARAZIONI DELL‟IMPUTATO MAROTTA LUIGI

Da pag. 39

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pag. 49

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TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA SEZIONE I^ COLLEGIALE

Presidente: Giudice a latere: Giudice a latere:

Dott. Mezzofiore Dott.ssa Cuppone Dott.ssa Santolini

Pubblico Ministero: Pubblico Ministero:

Dott.ssa Passaniti Dott. Bombardieri

Cancelliere: Ausiliario tecnico:

Dott.ssa Bonfigli Recchia Emma

Udienza del 27/06/2011

Aula Occorsio

Procedimento penale n. 21927/10 A CARICO DI:

BERRIOLA LUCA E ALTRI

Il Presidente procede alla costituzione delle parti come da verbale d‟udienza. AVV. LAURO: Massimo Lauro per il Maggiore Luca Berriola. Io farò, signori del Tribunale, un intervento brevissimo che poi verrà completato dal collega Antonello Giudice. In maniera molto sintetica, la richiesta della Procura è del 1 marzo 2011, il Tribunale ovviamente la conosce perchè è stata regolarmente depositata. Io volevo far notare in primo luogo, signor Presidente e signori del Tribunale, che l‟ufficio della Procura si è limitato pedissequamente a richiedere la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare facendo riferimento ovviamente all‟articolo 304, 2° comma del Codice di Rito, sinteticamente richiamando tre sentenze della Corte di Cassazione; per altro sulle quali potremmo anche discutere perchè – ripeto, il collega le illustrerà ancora meglio – ve ne sono altre di senso opposto a quelle portate alla vostra attenzione dal Pubblico Ministero. Noto e rilevo che l‟istanza per quello che concerne la posizione del nostro assistito non è in alcun modo motivata e, ripeto, si riferisce ad un provvedimento datato 1 marzo 2011. Ora non voglio ricordare al Tribunale circostanze in punto di diritto che il Tribunale conosce molto meglio di me. I due requisiti previsti dalla norma devo essere uno l‟appartenenza delle figure criminose contestate …(incomprensibile)… l‟articolo 407 e l‟altra la complessità del dibattimento. Ora per quanto riguarda il Maggiore Luca Berriola ci sarebbe solo

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uno dei due requisiti perchè i reati per i quali è chiamato a rispondere dinanzi a voi non rientrano nella norma di cui al 407, 2° comma, lettera A, come richiamato poi dal 304. E quindi si tratterebbe solo di valutare la complessità del dibattimento che oggettivamente non possiamo negare che non vi sia. Ma io mi limito a segnalare questa circostanza: ora è vero che la norma autorizza e facoltizza il Tribunale a congelare e a sospendere i termini. Ora ci troviamo da marzo, data in cui è stata presentata la richiesta, al 27 di giugno dove ovviamente pur essendo indubbiamente complesso il dibattimento ma ci troviamo in una situazione diametralmente opposta rispetto alla data in cui la Procura ha avanzato la richiesta. Cioè sono passati 4 mesi circa, ma non è un problema temporale. Abbiamo fatto molta istruttoria dibattimentale, sono stati sentiti moltissimi testimoni. Quindi, voglio dire, poichè voi dovete decidere oggi allo stato degli atti in una determinata situazione è chiaro che, e in questo non credo errare, se questa richiesta viene formulata al termine del dibattimento ovviamente secondo me non può trovare accoglimento. Quindi non è una valutazione teorica ma quello che io voglio segnalare, secondo il mio punto di vista, è una valutazione pratica, quindi concreta, vedere caso per caso quali sono le singole circostanze. L‟ufficio della Procura ha fatto riferimento nella istanza depositata a tre sentenze della Cassazione. Che cosa dicono in sintesi queste sentenze? Dicono che si estende per tutti eventualmente il provvedimento indipendentemente dal fatto che alcuni hanno questo divieto e altri no, mi riferisco ovviamente al 407. Ma io credo che però la richiesta sia non accoglibile per quanto riguarda la posizione del Maggiore Berriola perchè, ripeto, non è in alcun modo motivata la richiesta relativa al nostro assistito. Cioè qui la Procura si limita a dire: “il dibattimento è complesso, ci sono solo tre posizioni per le quali comunque è imposta, potremmo dire tra virgolette, questa sospensione ma per tutti gli altri vengono attratti queste estensioni della possibilità di sospender i termini, e quindi punto”. Ma secondo me avrebbe dovuto motivare, cioè ci dovrebbe dire la Procura per quale motivo, dopo aver svolto oggi almeno per quello che riguarda la posizione del nostro assistito quasi tutta l‟istruttoria dibattimentale almeno dal punto di vista dell‟accusa, perchè ci sarebbe adesso da esaminare i testimoni della difesa, però l‟impianto accusatorio è stato oramai abbondantemente portato avanti. Quindi io credo che sotto questo profilo e solo sotto questo profilo già per questa ragione la richiesta debba essere disattesa. In punto strettamente di diritto, come dicevo prima, vi sono sentenze di spessore e tenore diverse, che illustrerà poi meglio il collega che mi seguirà dopo. Ma ne cito solo una a titolo esemplificativo e la Corte di

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Cassazione qui fa riferimento al carattere eccezionale di questa richiesta e quindi dell‟adozione di questo provvedimento da parte del Tribunale, e dà un consiglio tra le righe molto intelligente secondo me, dice: impone al Giudice e quindi a voi un‟interpretazione restrittiva di questa norma. Sappiamo che ci sono poi sentenze successive che non coincidono con questa tanto è vero che sono quelle poi richiamate appunto nell‟istanza dalla stessa Procura. Credo che però il principio di diritto che vine qui richiamato e cioè, quello che vi dicevo, non può trovare applicazione nei confronti di quegli imputati per i quali manca la prima di dette condizioni e cioè quella che si tratti di taluno dei reati indicati dal 407, 2° comma del Codice di Procedura. Quindi per questa ragione la difesa del Maggiore Berriola chiede che l‟istanza venga rigettata. Grazie, Presidente. AVV. OLIVA: interverrei io, Oliva per la difesa di Focarelli (trascrizione fonetica), per porre una serie di questioni. Intanto per dare atto che il problema posto dalla richiesta della Procura in qualche modo per quanto riguarda la posizione Focarelli non è mutato ma si è comunque stemperato con l‟applicazione della misura più gradata degli arresti domiciliari, nel senso che obiettivamente quella che noi riteniamo essere, laddove il Tribunale dovesse sposare la tesi della Procura, una lesione grave del favor libertatis da un punto di vista quantitativo si colloca in maniera diversa se non altro perchè appunto la misura come sostituita e meno afflittiva. Naturalmente non cambia tuttavia la questione interpretativa della norma che pone la Procura. Io mi occuperò di una sola questione perchè è la questione che più riguarda la posizione Focarelli e cioè l‟applicabilità o meno della sospensione dei termini ai coimputati non raggiunti da imputazioni rientranti nel 407, comma 2, lettera A. Faccio questo per una questione di comodità espositiva e anche per risparmiare duplicazioni al Tribunale perchè altri colleghi evidentemente tratteranno questioni che riguardano e la complessità del dibattimento e la compatibilità col rito, insomma tutta una serie di questioni pur assolutamente rilevanti che però evito di trattare per ritagliare questa parte che pure è una parte che ha una qualche pregnanza secondo me e anche una sua complessità. O diceva prima il collega: la Procura formula la propria istanza poggiandola sostanzialmente sulla decisione delle Sezioni Unite 23381 del 2007. E di questo occorre parlarne, c‟è poco da dire, è evidente che questo è il punto di riferimento. Così come forse è inutile premettere che si tratta sicuramente di una decisione assolutamente autorevole, altrettanto sicuramente di una decisione che non vincola il Giudice che qualora dovesse convincersi dell‟erroneità di tale decisione ben potrebbe tranquillamente discostarsene. Due brevi premesse che non valgono a smentire quanto ho appena

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detto ma per collocare più precisamente questa sentenza delle Sezioni Unite. Le Sezioni Unite erano chiamate a dirimere, val la pena di sottolinearlo, una questione affatto diversa da quella di cui noi ci occupiamo, e questa questione tratta in modo assai approfondito, la questione in particolare era quella del calcolo dei termini di custodia della sentenza di primo grado in caso di condanna in continuazione ed il contrasto giurisprudenziale che era sorto sul fatto che dovesse calcolarsi la pena finale irrogata ovvero dovesse tenersi conto delle pene irrogate per i singoli reati. Questa è la questione sulla quale è chiamata a dirimere il conflitto. È pur vero che a Cassazione entra nel merito successivamente anche della questione che ci riguarda ma, è sufficiente leggere la motivazione per convincersene, lo fa senza quell‟approfondimento che giustamente dedica alla questione principale che la occupa sulla quale è chiamata a dirimere il conflitto. Un‟altra questione val la pena di notare, che il caso concreto che le Sezioni Unite affrontano è un caso radicalmente diverso da quello che ci occupa. In quel caso tutte le persone per le quali è chiesta la sospensione erano tutti imputati di 416 bis, quindi tutti rientranti nell‟ambito del 407 in un primo momento. Dopo di che interviene una sentenza di condanna per alcuni e di assoluzione per altri sul 416 bis, e in seconda fasa cioè in fase di appello con l‟impugnazione per altro del Pubblico Ministero si pone la questione dell‟estensibilità. Perchè marco questa differenza? Perchè se non altro sotto un profilo che è quello della strettissima evidente connessione delle posizioni processuali, connessione che come dirò alla fine non c‟è proprio nel nostro caso o quanto meno c‟è in termini meramente occasionali, lì c‟è una situazione che nasce da una imputazione comune e quindi una situazione che dal punto di vista fattuale delle imputazioni, delle condotte imputate, è sicuramente e strettamente connessa. Ho detto questo non per eludere il problema. In ogni caso quelle sezioni unite sposano la tesi della Procura, o meglio la Procura sposa la tesi di quelle Sezioni Unite, e non voglio sottrarmi a questo. Quindi con tutta la modestia che si deve in questi casi affronterò il problema per come va affrontato, cioè dicendo che sommessamente dissento dall‟approdo delle Sezioni Unite e penso che il Tribunale possa e debba discostarsi da quell‟approdo. Provo a spiegare perchè. Prima di tutto la sentenza affronta in tre punti, che sono il punto 13, 14 e 15, la spiegazione sul profilo che ci riguarda, e l‟affronta sotto il profilo sistematico, poi sotto il profilo di un raffronto con una sentenza della Corte Costituzionale e poi ne trae le conclusioni. Proverò a sondare questi tre profili premettendo però una cosa: c‟è un dato che la sentenza delle Sezioni Unite non affronta affatto ed è il dato dell‟interpretazione letterale della norma. A me non pare

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privo di senso. La norma dice: quando si procede. E questo “quando si procede”, che viene utilizzato nel sistema delle stesse norme, in particolare dal 303 reiteratamente, tutte le volte che ci si riferisce al computo di pena è chiaramente individualizzante, lo è sempre, in tutte le parti in cui il Codice usa questa espressione. Quando si procede, se non altro in ossequio al principio di personalità della responsabilità penale non può che riguardare il soggetto, mai il dibattimento. Quando si procede è per sua natura individualizzante, ripeto, lo è in tutte le parti in cui l‟articolo 303 lo utilizza. Lo dico perchè è un dato estraneo alla valutazione delle Sezioni Unite, che però affrontano soprattutto al punto 13 quello che è decisamente il profilo più importante, quello su cui poi risolvono la questione, che è quello che le Sezioni Unite chiamano il profilo sistematico. Che cosa dice la sentenza in estrema sintesi? Dice: Il sistema della sospensione dei termini di custodia è quello che viene disegnato dall‟articolo 304, comma 1, lettere A e B. È perfetto, nel senso che è proprio così secondo me, e basta la lettura della norma per convincersi che su questo ha perfettamente ragione. Il problema però è quando si deve comprendere quale sarebbe questo sistema disegnato dall‟articolo 304, comma 1, lettere A e B. Perchè la Corte conclude che questo è il sistema di applicazione generalizzata anche delle cause personali a tutti i coimputati del medesimo dibattimento complesso. Cioè una situazione in cui l‟oggettività della complessità del dibattimento si comunica in qualche modo anche alle cause soggettive. E questo fa sulla base di una interpretazione a mio parere monca proprio dell‟articolo 304, comma 1, lettera A e B. Perchè come interpreta la Corte? Interpreta con questa formula, decisiva per comprendere l‟impostazione. Scrive: “Salvo poi per gli interessati non coinvolti nella causa chiederne l’eliminazione attraverso la separazione dei procedimenti”. Fa riferimento evidentemente al comma 5°. Cioè la norma generale, la regola, sarebbe l‟applicazione generalizzata. L‟eccezione sarebbe questa. Il che, se ci si sofferma a una lettura un pò superficiale, per le verità, della norma potrebbe apparir vero, ma se si vede qual è il meccanismo operativo di questa norma e soprattutto quale ne è la ratio questa impostazione viene a mio parere del tutto sconfessata. Perchè? Perchè il sistema previsto dall‟articolo 301, lettere A e B e dal 5° comma non prevede affatto, come dice erroneamente sotto questo profilo la Corte, chiederne l‟eliminazione attraverso la separazione; perchè è sufficiente la semplice richiesta per provocare automaticamente la non applicabilità della sospensione; e non soltanto non si richiede che il Tribunale disponga effettivamente la separazione ma non si richiede neppure alcuna indagine sulla sussistenza dei requisiti per la separazione.

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Allora qual è la ratio in verità di questa automatica corrispondenza fra non applicabilità della sospensione e richiesta fatta dalla difesa dei coimputati? La ratio è evidente per la verità, la ratio è quella di evitare che il coimputato si sottragga alla sospensione dei termini pur volendosi comunque giovare del differimento, della stasi del dibattimento chiesto da altri. Quindi si dice: attenzione, volendo togliere efficacia a condotte difensive pur legittime ma qualche volta anche coordinate tra vari difensori e vari coimputati, laddove la richiesta legittima ma provocante la sospensione dell‟uno giova automaticamente agli altri senza che questi possano essere attinti dalla medesima, tra virgolette, sanzione che attinge il richiedente, allora la norma funge da meccanismo che vuole togliere efficacia a queste condotte. Che sia così è evidente dal meccanismo che opera nella norma ma è evidente nella stessa storia della norma che per la verità è fatta con estrema precisione proprio da quella sentenza della Corte Costituzionale che al punto 15 viene richiamata dalle Sezioni Unite. Se si legge la cronistoria delle norme che fa quella sentenza è assolutamente questa, spiega a che cosa serve quella norma. Il meccanismo non può che servire a questo. Quindi una lettura più attenta della norma, lungi dal portarci a poter concludere per una generalizzata salvo eccezione e estensione anche delle cause personali, deve portarci da tutt‟altra parte. La ratio essendo quella di evitare gli effetti dilatori dei coimputati volti alla scarcerazione per decorrenza termini, il contrario dell‟efficacia generalizzata è la regola. La regola è che la sospensione vale soltanto verso chi con proprie istanze o impedimenti ha provocato la stasi, salvo che altri non dichiarando di essere disponibili alla separazione, chiedere la separazione, vogliono giovarsi di quella stasi. Questa è la regola vera che emerge dal meccanismo della norma. Che cosa conferma il fatto che il meccanismo sia questo? Lo conferma la norma stessa. Quell‟inciso, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova o a seguito di concessione dei termini a difesa, ci dice tutto. Cioè ci dice che evidentemente nei casi in cui si tratta di esigenze di carattere obiettivo e non in qualche modo lasciate alle discrezionalità non valutabile della difesa, legittima ma non valutabile, non opera la sospensione e non opera per nessuno. Quindi ancora una volta questa è la smaccata conferma del fatto che con quella norma si vuole creare da un lato un bilanciamento corretto tra la possibilità di espansione delle esigenze difensive e l‟impossibilità che questo operi sui termini e quindi sia proposta a scopi meramente dilatori e quindi a scopo di far scadere il termine di custodia cautelare. Questo è il meccanismo in cui opera.

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In una dimensione puramente oggettiva come quella a cui fanno riferimento le Sezioni Unite questa norma non avrebbe alcun senso. Se ne vuole un‟ulteriore conferma subito esterna a questo sistema applicativo, ma l‟ulteriore conferma si ha nell‟unica vera circostanza di carattere oggettivo che è prevista dal Codice ed è quella del 304, comma 1, lettera C. È quella l‟unica conferma, l‟unica vera estensione oggettiva. E perchè può essere costituzionalmente legittima e trova una ratio ragionevole quella norma? Esclusivamente perchè, come per altro al punto 6 le stesse Sezioni Unite scrivono a proposito della questione principale di cui si occupano, in quel caso è affievolito in qualche modo il principio costituzionale della non colpevolezza perchè c‟è già stata la sentenza di 1° grado di condanna per un verso; e per l‟altro verso, esaurita con la decisione la fase vera e propria e quindi l‟accertamento del fatto a prescindere dalla motivazione che serve solo per il controllo in appello, vi è la necessità di adeguare la cautela non più alla imputazione ma all‟effettiva condanna che il soggetto ha subito. Queste sono le ragioni per cui può trovar luogo quella unica eccezione per cui è anche costituzionalmente legittima, quell‟unica eccezione che si ha quando è già intervenuta la condanna e c‟è lo spazio per motivare la sentenza. Nessun‟altra mai, il sistema prevede alcuna altra estensione di carattere oggettivo. Nè potrebbe essere altrimenti, perchè una qualunque diversa collocazione di carattere oggettivo della norma estensiva della sospensione dei termini di custodia violerebbe un‟evidente principio. Cioè chè quando si fa riferimento al sistema nel quale la norma deve essere collocata non può non vedersi che tutte le norme sulla sospensione dei termini devono poi essere armonicamente collocate all‟interno del sistema più generale della custodia cautelare e quindi devono rispondere ai principi costituzionali del favor libertatis e della indispensabilità della misura a cui tutte le norme sulla custodia rispondono. Quindi il sistema deve tenersi armonicamente insieme e coerentemente al sistema complessivo della custodia. Quindi la disciplina della custodia è tutta evidentemente una disciplina che riguarda il singolo imputato e mai può sganciare questo sistema da valutazioni personalistiche. Quindi questo sistema deve rispettare i principi di stretta interpretazione di tassatività della norma, che sarebbero, lo dico ma è evidente, violati nel caso di specie perchè vi sarebbe un‟estensione analogica di fattispecie non comprese nel 407, comma 2, lettera A attraverso questo meccanismo dell‟estensione oggettiva per complessità del dibattimento. E il principio è quello per cui oltretutto norme di sfavore devono trovare sempre bilanciamento in interessi costituzionalmente rilevanti quanto quelli che vengono messi in discussione. Allora l‟ulteriore domanda è: ma come bilancia

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l‟articolo 13 e l‟articolo 27 della Costituzione e l‟articolo 3 sotto il profilo della ragionevolezza una previsione come quella che farebbe scaturire dalla norma la sentenza delle Sezioni Unite? Qual‟è l‟interesse contrapposto? È un interesse costituzionalmente rilevante? La mia risposta è: non vi è nessun interesse, neanche non costituzionalmente rilevante, perchè il problema è che può procedersi unitariamente con alcuni liberi ed altri in custodia senza che in qualche modo venga a mutare di una virgola il principio di speditezza del processo, comunque di durata ragionevole del processo. Qui questa considerazione si sposa con una parte un pò confusa e secondo me, mi permetto di dire, erronea della sentenza delle Sezioni Unite. Perchè in verità molto nasce da una sorta di confusione tra la separazione dei procedimenti e le tematiche che attengo alla riunione e separazione dei procedimenti e quelle che attengono ai termini di custodia cautelare. Questo emerge anzitutto dalla lettura che viene fatta al punto 14 di quella sentenza 238 del ‟97 della Corte Costituzionale. Le Sezioni Unite dicono: da quella sentenza si ricava il convincimento certo che le posizioni sono inscindibili dei singoli imputati perchè la sentenza ci dice che il Giudice e il Pubblico Ministero non possono scegliere, data la complessità del dibattimento, a quali imputati applicare e a quali non applicare la sospensione. Ma forse leggere la questione su cui si pronuncia la Corte Costituzionale è illuminante sul punto. Si tratta non a caso di imputati tutti raggiunti da imputazioni ex articolo 407, comma 2, lettera A, e questa impossibilità di scegliere attiene all'impossibilità di differenziare all‟interno di quegli imputati. Perchè la ricorrenza del requisito del 407 è una ricorrenza automatica, o c‟è o non c‟è. È sulla complessità del dibattimento che si articola la motivazione e la valutazione anche del Tribunale. E del resto mi permetto di dire che sarebbe bastata una lettura completa di quella sentenza, perchè quella sentenza testualmente dice: “la facoltà consentita al Giudice di cui al 2° comma dell’articolo 304 del Codice di Procedura Penale non può comportare l’effettivamente esercitata distinzione individuale tra gli imputati nel processo sempre che raggiunti da imputazioni fra quelle di cui all’articolo 407, comma 2, lettera A”. Ora questo “sempre che raggiunti” è illuminante, non può che voler dire che in tutti i casi in cui non siano raggiunti la distinzione si impone. Ma perchè non è una distinzione che nasce dalla richiesta del Pubblico Ministero o dalla discrezionalità del Tribunale nel concederla, è una distinzione ex lege. Cioè comunque va fatta unitariamente la richiesta, ma l‟applicabilità concreta non può riguardare coloro che non sono attinti da questa imputazione. Al punto 15, dicevo, le Sezioni Unite traggono le conclusioni del loro ragionamento. Le conclusioni sono in parte

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conseguenza di ciò che ho prima detto e che mi sono permesso in qualche modo di contrastare. In parte però sono in sè problematiche quella conclusioni. Scrivono le Sezioni Unite: “In questo senso il presupposto che si proceda per un reato indicato dall’articolo 407, 2° comma, lettera A individua i giudizi – quindi non individua i soggetti ma i giudizi – in cui può operare la sospensione per l’allarme sociale suscitato”. Mi si consenta una domanda retorica: perchè mai l‟allarme sociale dovrebbe riguardare il fatto che decorrano i termini di custodia e quindi vengono scarcerati soggetti non ricompresi nell‟articolo 407, comma 2, lettera A? L‟allarme non è dato dal processo, l‟allarme è dato dalla posizione custodiale dei soggetti, altrimenti bisognerebbe tenere in custodia tutti i soggetti coimputati nello stesso processo indipendentemente dall‟imputazione che recano. Come si fa a riferire l‟allarme al processo e poi l‟allarme per la scarcerazione dei singoli soggetti a prescindere dall‟imputazione dalla quale i soggetti sono per l‟appunto gravati? È evidente che in questo modo si finisce per sovrapporre, anzi per contrapporre alla valutazione che il legislatore ha fatto nell‟inclusione dei reati nell‟articolo 407 con una valutazione di tipo diverso ma non consentita, legata unicamente alla complessità del dibattimento. Vi è un‟altra ragione per cui la motivazione in sè rivela un percorso non condivisibile. Scrive ancora la Corte: “Per salvaguardare l’unitarietà del trattamento processuale l’efficacia del provvedimento di sospensione non può che riguardare tutti i titoli di custodia emanati”. E perchè mai? Come se ancora una volta alla scarcerazione di alcuni coimputati dovesse derivare la separazione del procedimento. Cosa che non esiste mai, cioè non ha senso di esistere. C‟è una confusione radicale, ripeto, tra il percorso della separazione e riunione dei processi e il percorso della custodia cautelare che è problematico anche per la speditezza del processo, perchè se noi leghiamo due aspetti così radicalmente quanto ratio e funzione non c‟è dubbio che dovendo garantire l‟aspetto da garantirsi si finisce per pregiudicare quella che il legislatore ha voluto come una scelta discrezionale e ha persino sottratto a tutte le impugnazioni. Voglio dire, la separazione o la riunione dei processi sono provvedimenti non impugnabili, il che significa che sono provvedimenti deboli, tra virgolette, sotto l‟aspetto della loro attitudine a ledere le garanzie della difesa, altrimenti sarebbero quanto meno impugnabili. E come si fa a subordinare a queste scelte così il deboli della custodia cautelare? È qui che secondo me mostra ancor di più il proprio limite quella sentenza delle Sezioni Unite. Occorre quindi separare i due temi e nel caso concreto, mi avvio a concludere, come non vedere quanto è tenue il filo che soprattutto dopo la separazione della posizione del Senatore

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De Girolamo lega la connessione di quei tre imputati che hanno l‟articolo 7 con il cuore di questo processo. È una connessione solo occasionale, poteva tranquillamente farsi un altro processo. Il Pubblico Ministero ha deciso legittimamente di farlo nello stesso processo per ragioni di speditezza, di concentrazione, tutto quello che si vuole. Ragioni legittime, ma come posso queste ragioni, soprattutto quando sono legate da un filo così tenue influenzare il prolungamento dei termini di custodia cautelare per quegli imputati che non sono raggiunti da imputazione rientranti nel 407, comma 2, lettera A? La mia conclusione è perchè per queste ragioni, per quanto riguarda la posizione di Carlo Focarelli, il Tribunale rigetti l‟istanza del Pubblico Ministero. Ma la mia necessaria subordinata ulteriore questione è che qualora il Tribunale dovesse aderire a quella interpretazione del 304 trasmetta, sollevi questione di costituzionalità dall‟articolo 304, 2° comma nella parte in cui estende la sospensione dei termini massimi di custodia cautelare anche ai coimputati di dibattimento complesso non raggiunti da imputazioni rientranti nel 407, comma 2, lettera A, per contrasto con gli articolo 3, 13 e 27 della Costituzione. Depositiamo insieme all‟Avvocato Rossi una breve memoria scritta per dar luogo al Tribunale più facilmente di …(incomprensibile)…. AVV. GIANNONE: signor Presidente, soltanto per Marotta, io non posso che associarmi alle osservazioni che sono state testè formulate in ordine alle quali ovviamente non ho nulla da aggiungere perchè qualsiasi cosa sarebbe riduttiva di quello che è il loro contenuto. Mi limito soltanto a segnalare al Tribunale che il Marotta, come il Tribunale ovviamente non ignora, è imputato soltanto del reato associativo dell‟associazione per delinquere di cui alla lettera A, con la conseguenza che nessuna connessione nè alcun legame sotto il profilo sia soggettivo che probatorio potrebbe ravvisarsi il reato contestato a Marotta e i reati per cui invece vige la opportunità da parte del Tribunale di concedere, di sospendere appunto il decorso dei termini di custodia cautelare. Come opportunamente segnalato dal difensore che mi ha preceduto, in effetti nei confronti del Marotta si vorrebbe in qualche misura estendere in maniera sostanziale la durata della custodia cautelare in virtù di un provvedimento di riunione del procedimento che lo riguarda con riferimento al reato che lo riguarda, a quello per il quale appunto ricorrono i presupposti previsti dall‟articolo 304 e 407, senza che il Marotta nè la sua difesa ovviamente possano contro questo provvedimento proporre alcun rimedio. In altri termini, nel momento in cui si attribuisse alla facoltà del Pubblico Ministero, consistente nella riunione dei procedimenti, questo ulteriore corollario e cioè quello di richiedere la

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sospensione dei termini nei confronti dell‟imputato non raggiunto da una imputazione che appunto questo tipo di istituto consente si attribuirebbe a una delle parti a danno dell‟altra e senza che il Giudice possa in qualsiasi modo intervenire in ordine a questa decisione la facoltà di estendere al misura cautelare, per meglio dire la misura cautelare oltre i termini previsti appunto dalla normativa di settore. A me sembra questa una soluzione assolutamente in contrasto con quelli che sono i principi cardine, il primo fra tutti quello delle esigenze cautelari che in questa maniera verrebbero ad essere procrastinate oltre il termine massimo previsto dall‟articolo 303. Mi oppongo pertanto alla sospensione dei termini per quanto riguarda il Marotta riportandomi, come dicevo, a quanto già sostenuto dall‟altra difesa. Ho finito, grazie. AVV. MARAFIOTI: signor Presidente, signori del Tribunale, devo confessare una piccola difficoltà ad affrontare questo tema, perchè al di là della profondità degli interventi che mi hanno preceduto e soprattutto l‟affresco datoci al tema dall‟Avvocato Oliva, ci ricordavano che la richiesta è del 1 marzo e quindi noi rischiamo oggi, dopo giorni in cui più o meno ci preparavamo a questa tematica, di arrivare scarichi come quei giocatori che vengono fatti scaldare ripetutamente a bordo campo per entrare, e il timore è un pò quello di sentirsi come il Rivera degli ultimi di Italia-Brasile ed entrare quando è ormai un pò tardi per il calore della partita. Però devo agganciarmi al brillantissimo, proprio straordinario intervento dell‟Avvocato Oliva. Se mi consente l‟Avvocato Oliva, ai limiti del commovente processuale. Perchè io sono facile alla commozione, ormai con il passare degli anni, non ho gli anni dell‟Avvocato Melandri però comincio a commuovermi. Perchè l‟Avvocato Oliva ci ha detto una cosa che io non avrei saputo forse dire nello stesso modo ma che pensavo da stamattina: il precedente invocato delle Sezioni unite rispetto a questo caso non è un precedente. Io cerco proprio di essere più esplicito ancora, di andare oltre, perchè ringrazio chi mi ha dato la possibilità di parlare magari anticipando altre posizioni, e mi scuso se eventualmente prosciugherà l‟acqua nello stagno delle altre difese, ma mi sentivo proprio di agganciarmi a questo discorso. Non c‟è uno stare decisis, non è un precedente. L‟Avvocato oliva l‟ha detto brillantissimamente con quel suo modo di periodare che prende dalla coda i problemi e li porta all‟inizio, che è veramente elegante, mi si consenta un giudizio personale. Perchè il dictum della Cassazione, come diceva l‟Avocato, invocato molto sinteticamente, dice addirittura immotivatamente, addirittura per relationem, addirittura col copia-incolla dall‟accusa nel chiederci questo provvedimento, nel chiedervi questo provvedimento di

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sospensione con gli effetti discutibilissimi che poi vedremo, non riguarda la stesso quaestio iuris – correggi me sbaglio, Franco – non riguarda la stesso quaestio facti. Cioè oggi si discute tantissimo di precedente vincolante, si discute tantissimo di stare decisis, si discute tantissimo di introdurre quel vincolo addirittura delle Sezioni Unite rispetto alle Sezioni Semplici con quell‟obbligo di rimettere la questione alle Sezioni Unite qualora le Sezioni Semplici si vogliano discostare, e non c‟è nonostante nei lavori poi s‟era discusso e se ne riparla, ma non ci sarebbe nemmeno in quel caso, perchè quel presupposto, quello stare decisis presuppone la stessa quaesto iuris cioè una sovrapponibilità fra le due questioni. Appassionatamente, con eloquenza, Franco Oliva ci ha ricordato che è ben diverso il caso, è molto diverso. Non sono quindi sicuro, anzi sono certo, se mi si consente questa espressione, che non funga da precedente, cioè sia un procedente – non lo prenda l‟accusa come offensivo – invocato, tra virgolette, a sproposito. È un precedente che fino a qualche minuto fa o qualche secondo fa sembrava schiacciarci nella nostra posizione difensiva ma che guardato più attentamente non è un precedente, non vale come precedente, cioè non è un vincolo nemmeno per voi, signor Presidente e signori della Corte. È questo che sto cercando di dirvi. Ci ha spiegato Franco Oliva, il suo richiamo non p stato solo accorato, ma c‟è un altro aggettivo che è un aggettivo a cui tengo moltissimo per quel pochissimo di materia che mi interessa e di cui si discute oggi. L‟aggettivo è sistematico. Cioè ci ha invocato qualche cosa di assolutamente importante per il Giudice, cioè l‟interpretazione sistematica di quel comma che oggi viene invocato, tra virgolette, come precedente, tra virgolette, a sproposito dall‟accusa. Ci dice che cosa Franco Oliva, ci fa riflettere su che cosa, e ci smarca dal pericoloso apparentemente precedente che sembra schiacciarci rispetto alla fattispecie concreta che noi abbiamo di fronte oggi? Ci dice franco Oliva qualche cosa, io vado avanti – Franco, correggimi se sbaglio – la connessione occasionale non è la regola, la connessione occasionale è l‟eccezione nel processo. La vicenda cautelare riguarda i singoli titoli di reato, quindi i singoli imputati. Noi dovremmo considerare il processo cumulativo un‟eccezione e dovremmo partire dalla premessa così come è stato concepito il processo originariamente, è concepito per un imputato e per una impostazione. Poi per una serie di accidenti processuali può diventare cumulativo. Allora ci dice Franco Oliva, noi dobbiamo guardare il processo, il Giudice che ha davanti i parametri costituzionali, i parametri processuali e i parametri di discrezionalità nella valutazione delle fattispecie cautelari deve pensare prima di tutto il processo come se fosse per un imputato e per una imputazione, cioè per

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Denaro Manlio (trascrizione fonetica), penso adesso in questo momento, non …(incomprensibile)… in verbale Giudice, per Focarelli. Il fatto che per ragioni di scelte discrezionali dell‟accusa in qualche modo agganciate alla fattispecie vengono unite fattispecie che obiettivamente comportano o possono comportare quell‟effetto… va ricordato, signor Presidente e signori della Corte, possono comportare anche per quelle fattispecie, questo va detto. Allora attenzione al “possono”, signor Presidente e signori della Corte, perchè il possono va collegato al principio costituzionale della libertà, dell‟inviolabilità della libertà personale da presunzione di innocenza. Cerco di spiegarmi il meglio possibile. Il sono un arciconvinto fautore del fatto che nel momento in cui si emette una misura cautelare la componente discrezionale che il Giudice ha di fronte alla libertà personale dell‟imputato sia ineliminabile; cioè hai voglia, possiamo discuterne, si possono fare progetti di legge, si possono pensare delle leggi concepite come dei binari in cui il Giudice non si può assolutamente muovere, io non lo condivido, ma comunque rimane una componente discrezionale di ancoraggio della fattispecie al fatto, alla persona, alla fattispecie cautelare che sono ineliminabilmente discrezionali. E già questo ci crea problemi sotto il profilo della tassatività della libertà personale, il principio dell‟articolo 13, ci crea già dei problemi, ci crea dei dubbi. E lo crea secondo me, non voglio invadere il vostro compito, ogni giorno che voi fatti il vostro lavoro, dei dubbi. Siamo nell‟arco della Costituzione, ci siamo, non ci siamo? Stiamo tutelando il valore ineliminabile, inviolabile della libertà personale o no? Cosa che dobbiamo fare per funzione, perchè il Giudice penso che sia prima di tutto a tutelare quello, non a tutelare altri interessi. Per quello c‟è il Pubblico Ministero, la Polizia, tanti altri organi importantissimi. Allora, mi si consenta questa espressione, se c‟è un margine e non si vuole di discrezionalità nel momento in cui – uso il termine della clessidra che usa i penalisti a proposito di altre cose della pena – è più ampio nel momento in cui si emette la misura cautelare, la mia impressione è che questo margine vada restringendosi. Perchè? Perchè inevitabilmente se la tutela è limite alla libertà personale, è una estrema ratio nel nostro sistema, cioè se il principio è che la libertà personale è inviolabile noi dobbiamo ritenere per definizione più tassative, ancora più tassative tutte le fattispecie, non solo e non tanto che introducono una misura cautelare ma che la prolungano, che la dilagano, che la estendono. Tutto questo va interpretato con maggiore tassatività. Allora, diceva giustamente Franco Oliva, dobbiamo fare una lettura cronologica dell‟introduzione di queste fattispecie, cioè guardando nella storia in cui queste fattispecie si sono

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susseguite, dobbiamo dargli una interpretazione sistematica, dobbiamo dare una lettura funzionale. E Franco Oliva ci ha spiegato una cosa importantissima facendo riferimento al 1° comma che a mio modesto avviso è molto più importante di quanto sembri. Se uno le legge distrattamente, non ci fa caso, magari non lo nota il significato, l‟importanza sistematica, l‟importanza di perno che quella norma ha. Ci dice: in caso in cui ci sia una causa di sospensione della custodia cautelare che riguarda un imputato l‟altro se ne può avvalere come non avvalere, non deve andare a suo danno. E che non debba andare a suo danno e che quello alla speditezza del processo e, mi si consenta, alla libertà personale sia un bene inviolabile è dato dal significato sistematico che è alla ipotesi di separazione che è stata introdotta. C‟è una ipotesi di separazione, non l‟ha detto lui e la parola l‟aggiungo io, automatica. Cioè è talmente poca la discrezionalità che lì si deve separare. Che significa, signor Presidente e signori del Tribunale, che norma analoga non è ripetuta nella fattispecie oggi invocata? Sono tante le possibilità. La prima è che il legislatore se l‟è dimenticato. Va bene, diamo questa interpretazione ma è un fatto diciamo di costume, di interpretazione legislativa. La realtà è che questa norma non può operare in damnosis evidentemente, così come non può operare in damnosis quella del primo comma, tant‟è che è prevista la separazione automatica. Ci dice Franco Oliva, non esiste nessuna altra forma di estensione di carattere oggettivo. E bisognerebbe aggiungere: non è possibile introdurre interpretativamente nessuna altra forma di estensione di carattere oggettivo. Che cosa fa la richiesta dei Pubblici Ministeri? Dimentica quello che ci ha detto la Corte Costituzionale con la sentenza già richiamata 838 del 1997. La corte Costituzionale, ovviamente si trattava di altro, è un principio fissato all‟interno di una sentenza interpretativa, ma è una sentenza della Corte Costituzionale, non è una sentenza delle Sezioni Unite che riguarda una quaestio facti e una quaestio iuris visibilmente diverse. Ci dice chiaramente che la previsione del 304, comma 2 si applica soltanto ai processi relativi ai delitti indicati dell‟articolo 407, comma 2, lettera A nel caso di dibattimenti particolarmente complessi. Allora se noi guardiamo questa norma, e questo devo dire a me personalmente mi ha preoccupato fino a che non ho potuto pensare diversamente perchè, come mi hanno insegnato, le cose quando non le capisci devi girarle dall‟altra parte, se insomma la norma prevede due presupposti, l‟articolo 407, comma 2 prevede due presupposti. Come è possibile che se ne legga soltanto uno? Cioè come è possibile, signor Presidente e signori della Corte, che un presupposto discrezionale, discutibile, sindacabile, obiettabile, opinabile - tant‟è che il Giudice può sospendere - quale è

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quello della complessità del dibattimento vale, e quello oggettivo no? Cioè questo è quello che i tedeschi chiamano Inversionsmethode cioè una inversione metodologica, è un capovolgimento dei principi costituzionali. Cioè la norma costituzionale viene vista al contrario. Certamente la nostra giurisprudenza costituzionale, certamente la nostra giurisprudenza di Cassazione, certamente la nostra giurisprudenza di merito ci ha abituato a delle violazioni dei principi costituzionali, ma ovviamente sono quelle che valgono le interpretazioni delle norme. Allora non mi viene altra parola per ricordare che la Corte Costituzione, anche la stessa giurisprudenza di …(incomprensibile)…, hanno più volte chiarito che la complessità del dibattimento è cosa diversa dalla gravità del reato. La domanda che io mi pongo, ma qua veramente la pongo a voi: ma qual è il motivo per cui Manlio Denaro, ce l’ho come esempio concreto, che è imputato di una partecipazione minore all’interno di un processo e di un singolo reato in materia fiscale, che non ha assolutamente niente a che fare con la cosiddetta aggravante contestata ad alcuni imputati tra l’altro in parte all’interno di questo processo, qual è il motivo, signor Presidente e signori della Corte, per cui Manlio Denaro dovrebbe fare 6 mesi di più di custodia cautelare sulla base di una interpretazione di una norma che non dice chiaramente questo? Allora se io mi domando: la logica della interpretazione è costituzionalmente conforme, questa interpretazione è costituzionalmente conforme? Ricordiamoci che i passaggi sono diversi. Bisogna elidere uno dei due presupposti della norma per primo. Bisogna dire che non vale soggettivamente ma è possibile estenderlo anche a persone che non hanno a che fare con quel presupposto, secondo passaggio. E bisogna farlo discrezionalmente, sulla base di una valutazione interpretativa. Cioè bisogna fare qualcosa che la legge non dice. Allora fa bene Oliva a ricordarci che in questa materia è vietata l‟interpretazione analogica. È vietata l‟interpretazione estensiva, ma è vietata addirittura anche quella analogica. Ricordiamoci qual‟è la situazione di un processo soggettivamente e oggettivamente cumulativo. La valutazione della complessità, signor Presidente e signori della Corte, non deve essere anche compiuta con riferimento alle singole posizioni? Cioè la domanda che mi pongo e che scarico di nuovo sul Giudice del dibattimento così come hanno scaricato sul Giudice del dibattimento i Pubblici Ministeri la loro richiesta: la complessità non va guardata anche con riferimento alle singole imputazioni? Cioè se insomma il Pubblico Ministero per una scelta discrezionale che di discrezionale contiene vari passaggi, perchè discrezionalmente tiene avvinti gli imputati, discrezionalmente sceglie l‟immediato, crea a carico di posizioni minori la complessità

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del dibattimento, perchè il Pubblico Ministero che dice di essere organo di giustizia deve far stare 6 mesi in più in custodia cautelare un imputato che quella posizione non ha? Questo è un quesito non piccolo purtroppo, non è facile da risolvere. Ma c‟è un‟altra ragione. Ci diceva Franco Oliva: guardiamo la ratio delle norme. E io la ratio delle norme la collegherei, collegherei l‟articolo 304 e un altro articolo, l‟articolo 18. Voi sapete che all‟interno dell‟articolo 18 è stato aggiunto un comma in relazione all‟esigenza e al problema del decorso dei termini di custodia cautelare. Un istituto, quello della separazione, che chi lo ha studiato magari con l‟entusiasmo di gioventù lo vedeva finalizzato alla tutela del favor separationis, cioè diceva che la separazione deve servire a costruire dei dibattimenti a misura d‟uomo perchè guardava terrorizzato all‟esperienza drammatica dei maxi processi e pensava che la separazione potesse essere, diciamo, una sorta di panacea rispetto ai mali dei dibattimenti ingestibili, sa benissimo che se guarda le ipotesi precedenti, cioè quelle che precedono l‟introduzione di questo comma aggiuntivo unitamente all‟ultimo comma che prevede una separazione consensuale, vede respirare un‟aria di tutela dell‟imputato, di garanzia dell‟individuo, di ragionevole durata del processo, di garanzia della tutela della libertà. E improvvisamente il legislatore accompagna, inserisce, innesta all‟interno dell‟articolo 18 un comma che sembra avere tutta un‟altra funzione, cioè evitare che gli imputati vengano scarcerati. Lo dico in soldoni, a me piace parlare molto chiaramente certe volte di questa materia che sembra tanto difficile se la guardi dalla parte sbagliata. Sembra una norma – uso un termine molto semplice - porcaiola, mentre il resto dell‟articolo 18 sembra una norma garantista. Ed invece, signor Presidente, io questo penso di averlo capito solo stamattina, credo che questa norma possa essere letta anche in maniera garantista. Improvvisamente mi sono accorto che ha una funzione garantista, anche in un caso del genere. Io mi domando perchè Manlio Denaro debba essere in questo momento sottoposto a 6 mesi più… so per scontato 6 mesi, signor Presidente, perchè conosciamo la giurisprudenza assolutamente pacifica che la sospensione non vale soltanto per le udienze, altra giurisprudenza secondo me sciagurata. Non vale soltanto per le udienze ma vale anche per i tempi morti, quindi mi porta via 6 mesi in più, e questo mi ha sempre veramente inquietato. Mi domando perchè Manlio Denaro debba subire la sorte di un imputato a cui è stata contestata una imputazione che al momento fino adesso, non so quante udienze abbiamo fatto insieme, in 35 udienza mi sembra un‟aggravante fantomatica. Allora mi domando, il Tribunale che è stressato dalla richiesta di giudizio immediato e non può reagire per la giurisprudenza che voi avete invocato e per la

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ordinanza che avete emesso, che è stressato dalla richiesta di sospensione dei termini interpretativa al cubo perchè c‟è un doppio passaggio interpretativo che ci porta a dire qualche cosa che la legge non dice, il Tribunale di fronte a una richiesta temeraria come questa può sindacare questa aggravante fantomatica? Perchè non può farlo? Deve farlo. Deve sindacare l‟aggravante fantomatica ai fini esclusivi della richiesta formulata dal Pubblico Ministero, non certo anticipando in merito. Deve formulare e sindacare quella interpretazione ai fini di evitare che agli altri imputati venga esteso in via interpretativa un regime deteriore sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione che non c‟entra con il caso concreto. E allora perchè Il Tribunale non può fare un‟altra cosa ancora? Se è vero che ritiene eventualmente non fantomatica l‟aggravante, ipotesi subordinata, in via subordinata perchè non deve poter separare i procedimenti? Perchè Manlio Denaro, Scoponi, tutti gli altri imputati debbono subire una sorte che non li riguarda? Perchè l‟esigenza che per quegli imputati stia venendo a scadere il termine di custodia cautelare non deve essere visto soltanto in termini forcaioli come una certa interpretazione di quella norma dell‟articolo 18 così come modificato ci ha insegnato. Deve essere letta anche, poter e dover essere letta in forma garantistica. Per Manlio Denaro, per Focarelli, per Scoponi i termini di custodia cautelare stanno per scadere; e senza quella sospensione sciaguratamente invocata, erroneamente richiamata e interpretativamente forzata delle Sezioni Unite avrebbero diritto alla scarcerazione. Perchè la loro posizione non deve essere separata e evitare che gli effetti nefasti di una interpretazione che comunque può essere respinta, che comunque può essere sindacata per la infondatezza fantomatica della imputazione, che comunque può essere sindacata per la sua erroneità abbiano effetti anche nella sfera di imputati che non legittimamente verrebbero a subire delle conseguenze nel merito? Per questo motivo io chiedo in via principale che venga rigettata la richiesta del Pubblico Ministero. In via subordinata, premesso che quanto ha detto la Corte Costituzionale con la sentenza 238 del ‟97 è una interpretazione abbastanza vincolante, più che vincolante, del significato normativo ed esprime un comando giuridico verso il quale vi è dovere d‟osservanza, premesso altresì che l‟interpretazione che da parte della pubblica accusa si vuole patrocinare di questa norma è oggettivamente e palesemente iniqua in violazione dei principi costituzionali per quanto riguarda la posizione degli imputati non raggiunti da imputazioni rientranti nell‟articolo 407, comma 2, in questo caso si formula sin d‟ora, qualora non venisse accolta o venisse respinta sulla base delle considerazioni avanzate la

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richiesta formulata dal Pubblico Ministero, affinchè il Tribunale sollevi questione di illegittimità costituzionale per violazione degli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione, dell‟articolo 304, comma 2, nella parte in cui estenderebbe la sospensione dei termini di misura cautelare anche ad altre condotte criminose al di fuori di quella indicate all‟articolo 407, comma 2, lettera A del Codice di Procedura Penale come nel caso di specie. In terza battuta disporre la separazione dei procedimenti ai sensi dell‟articolo 18, comma 1, lettere A e B del Codice di Procedura Penale. Grazie. AVV. CINCIONI: a me sembra, Presidente, nell‟associarmi nella sostanza a quanto è stato già detto, che i temi fondamentali di questa questione poi possano essere ridotti a due. Il primo, come vi ha detto l‟Avvocato Oliva, al quale in visione coreutica ed elegiaca ci associamo tutti per la lucidità dell‟intervento, a me sembra che il problema sia essenzialmente quello di valutare la riferibilità al precedente evocato di natura di precedente giurisprudenziale e di precedente rispetto a questa situazione concreta. Ma soprattutto e in via più generale il tema va visto, rispetto appunto a quel che si diceva, in una visione sistematica. Questo precedente seppur promanante dall‟organo che in qualche misura deve svolgere la funzione nomofilattica e quindi di superamento degli eventuali conflitti finirebbe, nell‟applicazione rigorosa che se ne invoca, per creare un conflitto di sistema e all‟interno del sistema. Perchè che la indicazione dei reati previsti dal 407 sia pacificamente tassativa e arresto giurisprudenziale ormai non superabile, e che nel contempo l‟estensione non analogica ovviamente perchè non ci troviamo al cospetto di un profilo di natura sostanziale che prevede l‟estensione in via analogica, ma la sostanziale estensione di un effetto processuale pregiudizievole a reati per i quali questo effetto il legislatore non ha voluto prevedere e che nella costante interpretazione della norma che la stessa Corte Suprema di Cassazione ha fornito ci si trova ad una interpretazione e anelastica come sono tutte le interpretazioni in maniera cautelare, faccio riferimento all‟arresto giurisprudenziale promanante sempre dalle Sezioni Unite non riferibile al caso concreto ma che è quello che ha già dal 2000 stabilito l‟anelasticità dei termini di custodia cautelare con riferimento ai termini del 309 per esempio, cioè tutta quella giurisprudenza, tutto quel corpus di pronunciamenti che hanno ribadito in più circostanze la necessità di una interpretazione tassativa delle norme che riguardano lo status cautelare. E allora se così è, vi dicevo e su questo tema vi abbandono subito perchè tutto è stato detto, di fatto ed in concreto l‟applicazione rigorosa di quell‟affermazione giurisprudenziale, di quell‟arresto contenuto in quel pronunciamento di fatto va a finire per collocarsi in via

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antitetica tutta un‟altra serie di pronunciamenti, perchè di fatto costituisce il presupposto per ritenere applicabile in via estensiva, in via analogica, in via arbitraria a norme che nel 407 non sono previste. Quindi di fatto e tanto è vero che come vi ha detto Oliva la Corte a Sezioni Unite in quel caso non era chiamato a risolvere quel problema, incidentalmente affronta quella questione, ma il conflitto non era su quel tema. Quindi qui si potrebbe discutere se addirittura quel pronunciamento al di là dell‟autorevolezza della sua origine sia comunque inquadrabile nell‟ottica e nella logica dei pronunciamenti che derivano dalle Sezioni Unite quando le Sezioni Unite sono chiamate e derimere un conflitto. E non è questo il caso perchè la quaestio facti vi dimostra che non è questo il caso. Di fatto voi sostanzialmente con l‟applicazione rigorosa, ribadisco e concludo su questo tema, di quel principio finireste nella sostanza a creare il presupposto per un contrasto tra quel corpus di pronunciamenti sempre della Corte Suprema e a Sezioni Unite che parlano di anelasticità, di tassatività in materia di norme cautelari con un criterio che i contrappone in maniera logica e giuridica proprio a quei principi. Secondo tema: in concreto a fondamento di ogni decisione in materia cautelare, e questo è ovviamente una banalità persino, ad ogni decisione in materia cautelare deve da parte del Giudice presupporsi la valutazione che è il presupposto, il prius logico di qualsiasi decisione cautelare, la sussistenza di esigenza cautelare. È vero che le decisioni in materia cautelare sono sempre allo stato degli atti e quindi come tali rivisitabili, rivalutabili con buona pace del principio tutto giurisprudenziale del giudicato cautelare. Di fatto la Procura già dal 1 marzo vi ha chiamato a fare una valutazione di perdurante sussistenza delle esigenze cautelari, e questo secondo me è il tema concreto che voi dovete affrontate. Io oggi ovviamente non vi pongo qui una richiesta in concreto di rivalutazione. Vi chiedo se il Tribunale in un momento quale è questo a fronte di uno svolgimento dibattimentale quale è quello che ci ha visti a vario titolo o protagonisti o astanti nel corso del quale la prova in concreto inquinabile è stata sostanzialmente tutta sviscerata, perchè non vorremmo mica sostenere che è possibile alterare …(incomprensibile)… di una attenuazione cautelare o di una valutazione di insussistenza concreta di esigenze cautelari e inquinabile in materiale tecnico, non credo che nessuno avrà l‟ardire di sostenere questo. Non credo che in concreto si potrà sostenere che sussista un pericolo per l‟acquisizione e la genuinità della prova con riferimento alla testimonianza degli operanti perchè sarebbe veramente risibile un‟affermazione di questo genere. Quindi sul piano della valutazione probatoria il discorso è finito.

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Io tutto questo ragionamento ve lo faccio evidentemente non con la finalità di prospettarvi una richiesta cautelare ma di sottoporvi quello che secondo me è il vostro perimetro valutativo ora per allora, e valutare se ad oggi e rispetto a una richiesta fatta al 1 marzo sussisteranno nel momento in cui si verificherà in concreto l‟esigenza della perduranza della custodia cautelare se le esigenze cautelari saranno sempre quelle che hanno assistito il momento generico e i successivi momenti valutativi. Voi non potete non farla questa valutazione. E siccome vi si chiede ora per allora la dovete fare sin da ora a mio modestissimo parere. Questo è sostanzialmente il tema, ed è il tema anche con riferimento alle altre ipotesi di esigenze cautelari agli avvisi del articolo …(incomprensibile)…, ma non vi annoio. Perchè non è pensabile che esisterà ancora un periodo di fuga ove mai sia pure esistito come non è in concreto sostenibile nemmeno il pericolo di reiterazione, perchè la semplice esistenza in vita di questo processo non consente di ritenere concretamente per la natura dei reati contestati che sono sostanzialmente non a concorso necessario formale ma che sostanzialmente presuppongono un concorso eventuale di reato e che siccome la vostra valutazione la dovete fare ai reati di questa indole e non ad una generale pericolosità sociale è ovvio che voi non potrete non in conto ora per allora che nessuno si potrà rivolgere mai più a questi signori per la semplice esistenza in vita di questo processo. Questo tipo di valutazioni non può essere sottratto, perchè presuppone il vostro provvedimento di proroga, presuppone la valutazione attuale e futura, prognostica delle esigenze cautelari. Voi non potrete non tener conto anche di questo perchè altrimenti moncherete la vostra decisione di quella che è il presupposto logico, normativo e indefettibile di ogni valutazione in materia cautelare, l‟attuale sussistenza di esigenze cautelari. Quindi io come vi avevo detto mi sono semplicemente limitato ad alcuni brevissime indicazioni e insisto per il rigetto dell‟istanza del Pubblico Ministero. AVV. GIUDICE: Avvocato Giudice per la difesa del Maggiore Berriola. Soltanto poche considerazioni, già questa difesa ha preso il tempo con l‟Avvocato Lauro e non voglio sottrarre tempo al Tribunale e agli altri difensori. Però solo alcune osservazioni. Le valutazioni dal punto di vista della sussistenza delle esigenze cautelari io le lascio sullo sfondo perchè ritengo che il Tribunale le potrà fare riservatamente e autonomamente per ciascuna delle posizioni, quindi io non mi dilungo sugli aspetti del presupposto delle esigenze cautelari, perchè quello senz‟altro voi lo potete fare sia che prendiate la decisione di sospendere i termini sia che non prendiate la decisione di sospendere i termini, perchè quello è un problema che riguarda ciascuno dei soggetti che sono imputati in questo processo. Tra l‟altro sotto questo aspetto

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questa sentenza della Cassazione a Sezioni Uniti che certamente non rappresenta un precedente che si attanaglia e si attaglia perfettamente al caso di specie però dice una cosa che secondo me è assolutamente emblematica quando parla di pericolo rilevato in termini collettivi. È evidente che se un pericolo è collettivo nessun Tribunale e certamente il vostro si potrà arrestare di fronte a una valutazione in termini collettivi di situazioni che sono relative a ciascun imputati. Quindi gli imputati poi avranno modo nei termini che valuteranno di fare tutte le valutazioni sulle esigenze cautelari. Io invece vado al secondo punto che volevo sviluppare ed è questo: sostanzialmente noi ci troviamo attraverso una interpretazione di quella norma che è stata ampiamente diffusa e giustamente criticata e obiettata da coloro che mi hanno preceduto, una interpretazione della norma che elude un principio che è un principio che la stessa Cassazione più volte, da ultimo anche recentemente, ha enucleato. L‟elencazione dei reati previsti dall‟articolo 407, comma 2, lettera A, che sono il presupposto per invocare la sospensione è una elencazione tassativa, riguarda quei reati, e la Cassazione, come ha già detto il collega Lauro, invoca una valutazione in termini restrittivi dell‟applicabilità di questa norma. Ora l‟osservazione che io propongo da mediano, volendo continuare l‟esempio che ha svolto l‟Avvocato Marafioti in termini calcistici, è questa: invocare una richiesta di sospensione dei termini della custodia cautelare per tutti quanti i reati che riguardano questo processo e quindi per tutti i soggetti significa sostanzialmente fa rientrare dalla finestra qualcosa che la Cassazione ha messo alla porta, cioè il fatto che soltanto per alcuni reati elencati in maniera tassativa, e noi sappiamo che cosa vuol dire tassativo nel mondo del diritto, non possono accedere a questa possibilità, altrimenti si verrebbe a creare una situazione di violazione dell‟articolo 13, comma 5° della Costituzione, che ben l‟Avvocato Giannone ha illustrato, quando dice che sostanzialmente una richiesta di sospensione proposta da una delle due parti, cioè la pubblica accusa, varrebbe sostanzialmente a creare una situazione per cui la custodia cautelare si prolunga senza che ve ne siano le condizioni, senza che ve ne sia una previsione in termini normativi, senza che ve ne siano condizioni stabiliti in termini obiettivi e imparziali. Cioè la mera richiesta legata soltanto alla mera esistenza di un dibattimento complesso nel quale si imbattono come in una grande rete anche soggetti che non hanno nulla a che fare con quei reati, ammesso che quei ripeti che determinano la sussistenza della possibilità di richiedere la sospensione esistano. Ma lasciamo stare, sono stati contesti. Ma c‟è un dato ineliminabile, c‟è un dato oggettivo: questi reati non sono stati contestati alla stragrande maggioranza se

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non la prevalente totalità degli imputati di questo processo. Io con i reati elettorali non ho niente a che fare, io con i reati aggravati dal voler favorire l‟associazione mafiosa non ho nulla a che fare. Questo aspetto è un aspetto che non può non essere considerato perchè è un aspetto che va a incidere in termini obiettivi e rilevantissimi sulla libertà personale. E bene ha fatto il collega, credo che fosse l‟Avvocato Oliva, a invocare una valutazione che è oggettiva. Il fatto che alcuni soggetti vadano in decorrenza termini di custodia cautelare dopo 18 mesi tra l‟altro, non stiamo certo parlando tra l‟altro di una custodia cautelare limitata, nulla incide, non determina alcun tipo di conseguenza sul prosieguo del processo e sulla prosecuzione del processo. Non crea alcun tipo di problema nè alla speditezza, nè alla concentrazione, nè a tutto ciò che attiene allo svolgimento di questo dibattimento; dibattimento che per altro, ed è un dato oggettivo perchè si è svolto dinanzi a voi, è sostanzialmente terminato quanto all‟istruttoria dibattimentale accusatoria. Ma questo è un dato di merito che, ripeto, non voglio affrontare perchè riguarda poi singole posizioni. Un dato è certo: vi sono sentenze della Corte di Cassazione che chiariscono in maniera esplicita questo presupposto. L‟elencazione dei reati è tassativa, vi è Cassazione fino al 2006 estremamente esplicita nel dire che giacchè lo stesso legislatore ha stabilito termini di fase dal punto di vista cautelare diversi a seconda dei reati contestati non si può non tener conto di questo elemento quando si va a valutare se all‟interno di un dibattimento vi siano reati per i quali è possibile sospendere e reati per i quali non è possibile. Io non tolgo altro tempo al Tribunale e agli interventi sicuramente più autorevoli di altri colleghi. Insisto perchè la richiesta venga rigettata. Ribadisco, non è questione a mio avviso di valutare le esigenze cautelari, che a mio avviso non sussistono più, ma è un fattore di presupposto. Il fattore di presupposto è che quella norma e quella interpretazione della Cassazione su situazione di fatto diversa non possono essere invocati con processi di questo genere. Diciamoci la verità, questo non è un processo di criminalità organizzata. Quel tipo di norme scattano e debbono giustamente operare in situazioni di quel genere. Questo è un processo nel quale l‟unico elemento che consente al Pubblico Ministero di svolgere la sua richiesta che io non voglio definire temeraria, da suo punto di vista la svolge, ma a mio avviso assolutamente inconferente, è l‟invocazione di un‟aggravante, nemmeno di un 416 bis, di un‟aggravante che è soltanto per alcuni dei soggetti, tra l‟altro 3 su 25 persone. Io insisto per questo nella richiesta di rigetto della richiesta del Pubblico Ministero. Grazie. AVV. SPIGARELLI: io sarò brevissimo, però volevo integrare rispetto agli interventi che sono stati esaustivi una

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questione che è stata sollevata è che è la eventuale questione di costituzionalità che all‟esito dell‟applicazione della richiesta del Pubblico Ministero e della lettura coordinata con quella Sezione Unite si avrebbe a determinare. Qui c‟è un punto. Signori del Tribunale, che è di particolare importanza. Noi abbiamo una richiesta del Pubblico Ministero, parlo di una richiesta di proroga del Pubblico Ministero che ope legis discrezionale, così come è discrezionale è la vostra eventuale applicazione della sospensione del termine di custodia cautelare. Intanto questa è una questione che in una certa misura, come è già stato ricordato, distingue questa ipotesi dalla ipotesi che viene fatta al 1° comma della stessa norma. Cioè noi dobbiamo valutare se in un quadro di questo genere la lettura che si vuole anche da parte della Corte di Cassazione a Sezioni Unite regga rispetto alla tutela dei valori costituzionalmente garantiti, cioè se una attività del Pubblico Ministero ampiamente discrezionale possa incidere su determinati beni che sono costituzionalmente garantiti. Ma qui non è solo discrezionale la decisione di chiedere la sospensione della custodia cautelare ma è discrezionale il presupposto, come è stato ricordato. Cioè discrezionale è tra l‟altro forzando quello che lo spirito del Codice, il Codice è ispirato al favor separationis, questo tutti lo sappiamo perfettamente, anche se per la verità poi ad ogni legge che viene proposta il legislatore se …(incomprensibile)…. Ma l‟ipotesi di, in questo caso, riunire una determinata fattispecie che aveva anche in prospettiva questa possibilità sullo sfondo - io adesso non è che penso male sempre per definizione di quello che fa l‟accusa però in certi casi mi viene da farlo – era ampiamente lasciata alla discrezionalità di chi stava procedendo. Una discrezionalità molta ampia in questo processo, bisogna dirlo, perchè chi stava procedendo ha proceduto per ormai… mentre quando abbiamo fatto le prime eccezioni non lo sapevate, ma adesso sapete che questo è un processo che muove in indagine dall‟anno 2005. Poi avviene quello che avviene, avviene la scelta di chiedere la custodia cautelare nell‟anno X-Y, quindi molto tempo dopo e anche con una curiosa attesa sullo sviluppo degli avvenimenti. Ma questo solo per dire che da un lato noi abbiamo una richiesta, tra virgolette, discrezionale del Pubblico Ministero, anzi una decisione discrezionale del Pubblico Ministero e cioè di tenere unite fattispecie tutt‟affatto diverse; abbiamo una decisione discrezionale del Pubblico Ministero che decide quando chiedere la custodia cautelare rispetto allo sviluppo delle sue indagini; e abbiamo a fronte di questo una vostra potenziale discrezionalità giacchè secondo la norma quella richiesta non vi vincola affatto a differenza di quella che avviene per altre ipotesi di sospensione della custodia cautelare.

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Allora il punto è questo: questa discrezionalità su quali beni cade? È stato ricordato, cade sul bene tutelato dall‟articolo 13 della Costituzione. Questa discrezionalità, c‟è stata una vicenda abbastanza simile da questo punti di vista che riguardava il principio di contestazione da parte del Pubblico Ministero. Si dice: il Pubblico Ministero ha l‟obbligo di contestare quello che agli atti emerge. Quell‟obbligo di contestazione poi può essere mal svolto dal Pubblico Ministero, tanto è vero che nel corso del processo una situazione semipatologica qualche cosa che pure era agli atti emerge successivamente e viene contestato successivamente secondo il meccanismo degli articoli 515 e seguenti. Che cosa era successo da parte di Procure particolarmente inventive? Era successo, faccio riferimento al noto processo di Milano, che per esempio non veniva contestata una determinata aggravante che avrebbe spostato la competenza per territorio, si svolgeva la fase delle eccezioni preliminari, risolta la questione di competenza per territorio si contestava quell‟aggravante secondo la nota sentenza, mi pare, Bonaventura o quant‟altro, a Sezioni Unite guarda caso, che diceva che era perfettamente possibile che in limine litis il Pubblico Ministero integri la contestazione. Solo che qual era l‟esito di quel tipo di attività? L‟esito di quel tipo di attività era che in quella maniera il Pubblico Ministero determinava la competenza per territorio, cioè sposando quella indicazione puoi sempre farlo in limine litis ma facendola operare nel momento successivo alla risoluzione delle questioni preliminari la fattispecie si proponeva come una sorta di arbitrio del Pubblico Ministero sulla determinazione della competenza per territorio. E questo ha portato i Tribunali che hanno affrontato la questione a violare un principio che era il principio solidissimo della perpetuatio iurisdictionis per cui se tu fai una contestazione suppletiva che sposta la competenza per territorio ormai si è solidificata quella giurisdizione e quindi te la tieni anche con la contestazione suppletiva. “No” dissero quei Tribunali. Di fronte all‟utilizzo arbitrario, nel senso buono, da parte del Pubblico Ministero delle norme processuali si violano anche i tabù come quello della perpetuatio iurisdictionis. Quindi si dà la possibilità di fronte ad una contestazione suppletiva che avviene in questo momento di riaprire la questione sulla competenza per territorio e di ridiscuterla completamente. Perchè? Perchè altrimenti, ci spiegò quella giurisprudenza correttamente, l‟ambito di discrezionalità del Pubblico Ministero, tra l‟altro in quel caso patologicamente esplicato, avrebbe inciso su un bene costituzionalmente garantito che era quello fissato secondo cui devi essere giudicato dal tuo Giudice naturale e non dal Giudice che in qualche maniera il Pubblico Ministero determina.

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Perchè faccio riferimento a questa vicenda? Perchè qui stiamo esattamente nello stesso caso. Cioè qui siamo esattamente in un caso in cui surrettiziamente e violando un principio trasversale che vi è stato ricordato che è quello del favor separationis si è contestato un fatto, si è mantenuta una contestazione di questo genere per sfruttare quella possibilità e ritornarla a danno di tutti gli altri. Questo è quello che è avvenuto. E questo è quello che è avvenuto tra l‟altro in una vicenda processuale che ha quelle caratteristiche ormai ben note che abbiamo sottolineato e cioè il protrarsi nel tempo per un periodo assai lungo e anche determinare la decisione di privare della libertà gli indagati non nel momento in cui appaiono pericolosi socialmente ma nel momento in cui più funzionale all‟indagine. Perchè altrimenti alcune decisioni sarebbero state prese precedentemente. Non entro poi nell‟ulteriore sviluppo del discorso che riguarda l‟immediato cautelare perchè questo lo lascio a persone molto più ferrate di me sul tema. Ma allora è questa la questione. Qui la valvola di sfogo c‟è per evitare questo perverso effetto ed è legato al fatto che comunque è un provvedimento discrezionale. Ma discrezionale su che cosa? Cioè qual è la discrezionalità che ha il Tribunale? La norma ci dice che anche di fronte ad un dibattimento complesso per un reato che rientra nell‟elenco il Tribunale potrebbe ben decidere di non sospendere in termini. O no? È questa la particolarità rispetto alle altre ipotesi di sospensione obbligatoria. Voi non siete legati alla richiesta del Pubblico Ministero, voi dovete solo motivare perchè ritenete o perchè potete ritenere che questo non avvenga. Voi potete anche motivarlo in relazione al concetto di complessità di questo dibattimento che si è dimostrato complesso inizialmente ma una complessità addotta dal Pubblico Ministero ma non in realtà dimostrata poi dallo sviluppo. Perchè lungo non significa complesso, non è che sono termini equivalenti. Ma al di là di questo e quindi al di là della vostra possibilità di motivare discrezionalmente questa circostanza rimane il fatto della questione che vi è stata sollevata. Cioè se voi ritenete che questo effetto perverso legato ad una scelta ampiamente discrezionale possa comportare anche nei confronti di chi non rientra in quell‟elenco tassativo un allungamento dei termini di custodia cautelare allora voi state riconoscendo che nel quadro costituzionale è ammessa da parte del Pubblico Ministero la possibilità di determinare con discrezionalità assoluta un allungamento dei termini di custodia cautelare. Questo è il punto in discussione. cioè se voi asseverate con la vostra decisione, io non torno su quello che ha detto benissimo Oliva e ancora meglio di me Marafioti, però se voi asseverate questa interpretazione in sostanza state dando a un Pubblico Ministero la possibilità, attraverso una connessione così ampiamente riconosciuta, di determinare

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in punto di libertà personale un allungamento dei termini di custodia cautelare che dovrebbe essere invece ancorato a dei criteri assolutamente tassativi e non discrezionali. Questa è la questione. Quindi se riterrete che quella sentenza così criticabile, e fra l‟altro è francamente stupefacente anche se purtroppo ormai è ricorrente che la Corte di Cassazione a Sezioni Unite faccia delle sentenze in cui nella sostanza non vi è sviluppo motivazionale e nella lettera vi è… insomma la soluzione della Corte di Cassazione a Sezioni Unite è funzione dell‟allarme sociale che le situazioni provocato. E francamente in punto di libertà personale la Corte Costituzionale ce l‟ha rammentato anche ulteriormente quando ha parlato dell‟automatismo in punto di privazione della libertà negli ultimi due arresti, che è un automatismo che si giustifica in funzione della materialità di certe contestazioni, mica dell‟allarme sociale. Cioè si dice: attenzione, funziona solo per questo tipo di reato associativo l‟obbligo, tra virgolette, di custodia cautelare in carcere, non è che funziona in relazione alla gravità. Perchè anche e violenze sessuali sono gravi e creano allarme sociale. Ma son cose diverse, cioè in quel punto è una valutazione che deve essere oggettiva, non legata all‟allarme sociale. Quella sentenza in quel punto che è stato richiamato da Franco Oliva in realtà di allarme sociale parla, non è che parla di altro. Allora io quel che dico è questo: se voi riterrete di dover applicare quell‟insegnamento, se insegnamento si può definire, allora vi dovete porre il problema di quanto ampio è in un meccanismo di quel genere l‟ambito della discrezionalità della pubblica accusa nel determinare il presupposto della situazione che viene a d emergere. E non potrete che ritenere, così come è stato fatto in altre occasioni e per altre questioni, che quell‟ambito di discrezionalità è troppo ampio e dunque sfugge alla lettera della Costituzione. Grazie. AVV. GIANSI: io parlo in difesa di Colosimo. Non attiene alla posizione degli altri due imputati da me difesi. Vorrei sottoporre un pò alla valutazione del Tribunale quello che è un profilo che attiene proprio alla posizione di coloro nei confronti dei quali essendo stata contestata per alcuni reati per altro minori la gravante di cui all‟articolo 7 si trovano nella necessità di dover soggiacere nel caso di accoglimento della richiesta del Pubblico Ministero ad una proroga dei termini massimi di custodia cautelare. Finora questo aspetto mia pare nella discussione che abbiamo seguito, perchè io in particolare ho seguito con molta attenzione, non è stato illustrato e non è stato messo in evidenza, ma a me pare che sia evidente quello che sto per dire. Cioè la necessità di non creare delle situazioni anomale che si verrebbero a determinare nel caso in cui, e mi pare che giustamente le tesi sono state prospettare, coloro che non rispondono di reati

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previsti dall‟articolo 407, e credo che questa tesi sostenuta sia esatta, non possono essere sottoposti al regime della sospensione facoltativa ai sensi del numero 2 dell‟articolo 304. Allora diamo per scontato nella risoluzione di questa problematica sulla quale è intervenuta la Corte di Cassazione a Sezioni Unite e sulla quale sono stati richiamati i principi e di ordine generale e di ordine più specifico, diamo per scontato che la interpretazione sia questa perchè a me pare sia fra l‟altro al più compatibile con i principi generali in tema di tutela della libertà personale. Diamo pure per scontato che siamo in presenza di un processo per reati connessi per i quali c‟è stata una valutazione di riunione delle singole procedure per i singoli reati sia sotto il profilo della connessione soggettiva o della connessione teleologica. Qual è la conseguenza in ordine a coloro che si trovano invece nella condizione richiesta dall‟articolo 2 perchè rispondono di reati per i quali è prevista la sospensione del numero 2 dell‟articolo 304? Non può essere una soluzione automatica. E non può nemmeno avvenire che la complessità del processo per quanto riguarda soggetti nei cui confronti non è applicabile il numero 2 dell‟articolo 304 si riverberi negativamente sulla posizione di coloro che hanno avuto la sola sfortuna di vedersi, a mio avviso a torto perchè ne mancano tutti gli estremi costitutivi, contestata l‟aggravante dell‟articolo 7. Più in generale altro reato per il quale alla sospensione facoltativa di cui al numero 2 si può provvedere. Allora poichè la legge non può non avere una sua coerenza e poichè non è ammissibile che un soggetto per un reato rispetto al quale le esigenze di approfondimento dibattimentale sono minori rispetto ad altre situazioni che sono in questo processo cumulativo sottoposte all‟accertamento e alla valutazione da parte del Giudice ne viene come conseguenza una sostanziale ingiustizia dell‟applicare semplicemente a coloro che sono chiamati a rispondere di reati che rientrano nell‟articolo 407, questo istituto che indubbiamente è un istituto che finisce per ledere o attenuare o comunque influisce negativamente sul bene della libertà. E qui valgono quelle considerazioni ovvie sulla tassatività della previsione di vincoli sulla libertà. E come possiamo uscire allora da questa situazione, che cioè vi sono dei soggetti nei cui confronti si procede per reati che rientrano nell‟articolo 407 ma rispetto ai quali l‟approfondimento dibattimentale o si è già concluso o non è assolutamente complesso perchè si potrebbe definire in un giorno solo, come in un normale processo contro un solo imputato, e la esigenza che invece è stata avvertita dal Pubblico Ministero di una sospensione che riguarda la complessità del processo in generale.

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Noi dobbiamo richiamarci alle ragioni che hanno indotto nel lontano 3 marzo il Pubblico Ministero ad avanzare una richiesta che in quel momento giustamente il Tribunale non ha ritenuto di accogliere. Allora la soluzione del problema a mio avviso non può che essere provata su quello che è il presupposto principale dell‟applicazione del numero 2 dell‟articolo 304. Cioè siamo o meno i presenza di un dibattimento particolarmente complesso? La risposta a questo interrogativo, se si deve come si deve tener conto solo di reati che rientrano nel 407 del Codice di Procedura Penale, non può che essere quella di una valutazione di quei soggetti e di quelle imputazioni che appunto rientrano nel 407. Allora voi se dobbiamo operare questa scissione, non in senso processuale me in senso valutativo, e ai fini dell‟applicazione del numero 2 tra coloro che non rispondo no reati previsti nell‟articolo 407 e soggetti che invece rispondono di questi reati, dovete necessariamente portare la vostra valutazione su quelle situazioni soggettive ed oggettive, quindi attribuzione del reato, natura e tipologia di reato contestato che consentono appunto questo provvedimento dell‟articolo 2. Allora io credo che voi, valutando la posizione di quei soggetti che rispondono di reati con l‟aggravante dell‟articolo 7 e quindi reati che rientrano nella previsione del 407, dovrete valutare se esiste una particolare complessità, non in generale, perchè noi che siamo imputati per rientrano nel 407, finiremmo per subire il peso negativo ingiustificatamente per una complessità dibattimentale o di decisione che non ci tocca. Quindi bisogna uscire da questa empasse che si verrebbe a creare. Allora se è come io ritengo e come è stato richiesto dai colleghi che mi hanno preceduto, coi dovete portare la vostra indagine nell‟ambito dei reati rientranti nell‟articolo 407, questa indagine non deve essere solo limitata alla mera individuazione del reato ma alla complessità del processo. Solo nella ipotesi in cui fosse complessa la indagine dibattimentale o la indagine per la stesura della sentenza in relazione a quei soggetti che mi pare siano 3 in tutto, per quei reati minori fra l‟altro per i quali la contestazione dell‟articolo 7 è avvenuta, solo in questo caso si potrebbe applicare il disposto del numero 2 come è stato chiesto dal Pubblico Ministero. Grazie. AVV. GIOVENE: per dirla come Marafioti mi sento molto meno di Rivera, visto che tutto è stato ormai ampiamente trattato. Il mio intervento sarà limitato soltanto ad alcuni punti che a mio giudizio attengono specificamente alla posizione di Gennaro Mokbel così come ricordava il professor Giansi alla posizione di Colosimo ed evidentemente alla posizione di Gabriele. Dico questo perchè il tema fondamentale, non posso fare mie pur associandomi ovviamente alle intelligenti

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osservazioni dell‟Avvocato Oliva, perchè effettivamente Gennaro Mokbel risponde ai capi 25, 26 e 27 di reati che sono aggravati dall‟articolo 7 e che quindi pacificamente la finalità di agevolazione dell‟associazione mafiosa giustifica questa richiesta di congelamento o per meglio dire di sospensione. Brevi osservazioni in punto di diritto. Una sfumatura l‟ha già avanzata l‟Avvocato Oliva: la compatibilità col rito. Questo è un tem che mi sta particolarmente a cuore perchè è un tema sul quale abbiamo mosso i primi passi in questo dibattimento ma soprattutto è un tema su cui già c‟è un‟ordinanza del Tribunale. E mi sembra importante fissare questa ordinanza del Tribunale come un punti di pa Non dimentichiamo che il Pubblico Ministero nel sostenere questa richiesta di sospensione dei termini ha aggiunto qualche cosa al richiamo meramente giurisprudenziale in tema di complessità del dibattimento con una espressione che a mio giudizio lascia trasparire una debolezza della Procura in questa richiesta di congelamento, e cioè il dibattimento in corso – dice il Pubblico Ministero – ha già evidenziato aspetti di oggettiva difficoltà sia sotto il profilo delle singole imputazioni che della ricostruzione dei fatti oggetto di accertamento. Allora la richiesta di sospensione ex 304, comma 2 in riferimento a tre capi di imputazione che finiscono poi, come abbiamo capito, sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo nel trascinare tutti gli imputati di questo processo si fonda su una motivazione che a parte il richiamo alla estendibilità a chi dei reati di cui al 407 non risponde lascia intendere che la ragione della complessità, unico tema sul quale il Tribunale è chiamato a intervenire, che è l‟ultimo tema che lascia uno spazio di discrezionalità, è quello offerto dallo stesso Pubblico Ministero nel giustificare la richiesta, cioè una difficoltà nella ricostruzione dei fatti oggetto di accertamento. Allora un primo legame logico sta nella giustificazione tra la ricostruzione di questi fatti, evidentemente non dei fatti di cui ai capi 25, 26 e 27, ricostruzione che evidentemente è assolutamente agevole in questo dibattimento, e non è neanche il perno di questo dibattimento, perchè il perno di questo dibattimento è evidentemente, come sappiamo tutti, l‟aspetto delle violazioni fiscali e per quanto attiene la posizione di Gennaro Mokbel di riciclaggio. Quindi l‟affermazione del Pubblico Ministero col quale si sostiene e si incoraggia un congelamento dei termini di custodia cautelare attiene alla difficoltà nella ricostruzione dei fatti oggetto di accertamento. Allora mi lascia abbastanza basita questa motivazione, ed è l‟unico tema che fa proprio il Pubblico Ministero tanto nella richiesta scritta quanto nella espressione orale svolta all‟udienza del 1 marzo a sostegno della richiesta, perchè lo stesso Pubblico Ministero laddove ha inteso sostenere con

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particolare forza la validità della richiesta di giudizio immediato si è particolarmente prodigato nel sostenere che i tema della velocità del processo sarebbe stato un tema che avrebbe connotato il nostro dibattimento, un tema tale da giustificare per il Pubblico Ministero quella richiesta di immediata attività di indagine completata e conclusa tale da quindi richiedere lo svolgimento di un dibattimento limitato perchè l‟attività principale svolta dalla Procura era un‟attività inquirente che si concludeva con la fase delle indagini preliminari. Diciamo che questo tema che ha giustificato per il Pubblico Ministero la completezza delle indagini è stato il tema cardine sulla base del quale giustamente, dico oggi, codesto Tribunale ha ritenuto di chiudere il cerchio in ordine alla legittimità della richiesta di immediato cautelare, un immediato cautelare che evidentemente si fondava su una pacifica assenza di qualsiasi pregiudizio per le attività di indagine. Indagini, ripeto, concluse, definite, complete. Allora se quindi è valida la richiesta ex 453, comma 1 bis, c‟è da valutare se questa richiesta oggi, a distanza ormai di qualche mese dall‟inizio di questo dibattimento e a 35 udienze ormai celebrate, fosse valida quella giustificazione data dal Pubblico Ministero allora rispetto alla velocità che il dibattimento avrebbe avuto perchè le attività di indagine erano ormai chiuse. Non è certo più in discussione il tema della scelta del rito ma sicuramente è in discussione il tema della opportunità della richiesta di congelamento che oggi il Pubblico Ministero avanza in maniera assolutamente non coerente con quelle premesse che aveva molto diffusamente avanzato all‟udienza del 12 gennaio. Allora se il tema di fondo è quello - ma signori - ci troviamo di fronte ad una attività di indagine chiusa, una attività di indagine completa, una attività di indagine completa che ha consentito a questo Pubblico Ministero di scadenzare in termini piuttosto rapidi la richiesta di immediato, perchè i 4, 5, 6 anni di attività di indagine, non dimentichiamo che ci sono dei reati di cui è stato trattato in questo dibattimento che trovano la loro iscrizione nelle notizie di reato non nei confronti di Mokbel ma sicuramente nei confronti di altri imputati di questo processo addirittura nel 2003, ebbene se la completezza di quelle indagini è il sostegno della richiesta di immediato e oggi stiamo celebrando un rito immediato sulla base di quella completezza io sento il dovere di richiamare al Tribunale un passo fondamentale dell‟ordinanza che ha pronunciato ove dice: “Il protrarsi della custodia cautelare non costituisce di certo lo scopo perseguito dal legislatore ma ne rappresenta l’effetto fisiologico ed ineludibile in conseguenza del passaggio da fase delle indagini preliminari a quella del giudizio”. Allora se la completezza delle indagini, lo sviluppo di un contraddittorio sui temi oggetto di quelle

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contestazioni, la completezza del contraddittorio che è il presupposto del rito immediato, la celebrazione in tempi rapidi, entro quei famosi 180 giorni dall‟esecuzione della misura, esecuzione della misura che si pone a valle di un‟attività di 6 anni di indagine, beh, non sfugga a codesto Tribunale lo spirito fortemente polemico di questa difesa laddove sottolinea che forse l‟affermazione che oggi ci troviamo in difficoltà nel ricostruire i fatti oggetto dell‟accertamento tali da giustificare una proroga della custodia cautelare lascia veramente più che basiti la difesa. Perchè ritengo doveroso da parte del Pubblico Ministero eletta una via non dare ricorso a un‟altra scelta, una scelta che pesa evidentemente soltanto sugli imputati in ragione di una difficoltà di accertamento che ben poteva essere prevista. Quindi mi consenta in Tribunale non giustificare quella rapidità con la quale il Pubblico Ministero ha inteso condurci in quest‟aula costringendoci in custodia cautelare, rinunciando evidentemente alla ordinarietà del processo. Però questa è la situazione. Allora se la situazione è la necessità di ricostruire i fatti oggetto di accertamento, i fatti contestati con una pretesa complessità a cui tutti aderiamo, perchè il dibattimento è complesso nella misura in cui necessita l‟analisi di fattispecie che evidentemente non sono ictu oculi connotati da una gravità indiziaria che era quella che aveva giustificato la richiesta di immediato in ordine alla quale gravità indiziaria gli imputati avevano già avuto la possibilità di difendersi, come dice lo stesso Tribunale, nell‟ambito del contraddittorio che è sancito dal 453, 1 bis come condizione per accedere al rito immediato. Allra se questo è lo sfondo sulla base del quale noi ci stiamo collocando mi viene da chiedere se questa pretesa complessità che evidentemente poteva essere ben prevista all‟inizio di questa vicenda, ma questa è la parte polemica rispetto alla quale ogni sanzione processuale evidentemente ormai è venuta meno, ebbene oggi ci dobbiamo chiedere se coerentemente la Procura abbia validamente sostenuto la complessità del processo tale da giustificare una richiesta di proroga della misura cautelare a danno degli imputati. Cioè non si può pensare di scaricare sugli imputati una complessità del dibattimento che era già facilmente prevedibile all‟epoca quando si è fatta la scelta dell‟immediato cautelare. Allora credo anche che a completamento di un tema che poi è riassunto nella memoria che deposito valga la pena evidenziare quanto siano circoscritte queste fattispecie di reato aggravate dal 7, perchè viene anche da pensare a una strumentalità di questa contestazione in ragione di una strategia che il Pubblico Ministero ha condotto nell‟ambito di questo dibattimento. È abbastanza singolare che queste contestazioni, 25, 26 e 27, questi sono i capi relativi al decreto di immediato, siano circoscritti non sono

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soggettivamente ma anche nel tempo, perchè si collocano in un arco temporale tra il marzo e il giugno del 2008, perchè si riferiscono alla nota vicenda della intestazione fittizia di beni aggravata dal favoreggiamento ad associazione mafiosa, minaccia per impedire l‟esercizio del voto aggravato dal metodo mafioso e scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso, cioè la vicenda che si circoscrive esattamente nella nota contestazione che viene mossa al Senatore Di Girolamo. E lascia perplessi il fatto che anche altri reati che pur si riferiscono a questa contestazione ma che non sono aggravati dal metodo mafioso sono stati lasciati completamente estranei rispetto a questo giudizio perchè si è ritenuto di non portarli in questa vicenda processuale ma per i quali si procede separatamente. E noterà sicuramente il Tribunale nella lettura del decreto di giudizio immediato che al foglio 22 del decreto questi reati sono riportati senza neanche una numerazione progressiva relativa al capo di imputazione che avrebbe dovuto essere contestato. Quindi non solo sono circoscritti i reati in merito al quale c‟è la contestazione del 7, ma all‟interno di quei reati che si riferiscono alla vicenda elettorale si circoscrivono a lro volta soltanto quei tre capi di imputazione che si riferiscono oggi soltanto a 3 imputati di questo processo e a sua volta il Pubblico Ministero ritiene di lasciare da parte, cioè procedere separatamente con un giudizio separato del quale questa difesa non ha alcuna notizia, per fatti che sono pure in concorso con la vicenda elettorale. Fatti per i quali la misura cautelare non è stata mai richiesta e quindi evidentemente non entrano a far parte della richiesta di giudizio immediato e del relativo decreto. Un‟ultima battuta, Presidente, perchè poi vista anche l‟ora ritengo utile richiamarmi integralmente a quanto già diffusamente sostenuto dai colleghi. Ma c‟è un sintomo che segna la differenza tra la richiesta del rito immediato, tra l‟istituto del rito immediato, per meglio immediato cautelare ovviamente, e il 304, comma 2: cioè quanto siano tra loro compatibili questi istituti. Non avanzo questioni di legittimità costituzionale però visto che tutta la giurisprudenza che questa difesa si è fatta carico di analizzare mai si riferisce alla richiesta di immediato, mai si riferisce al giudizio immediato. Ci deve essere una ragione per la quale questo sintomo merita una ulteriore riflessione. Allora io ho trovato soltanto uno spunto ulteriore di riflessione, non so quanto valido ma lo offro alla vostra attenzione. Come tra l‟altro viene detto dallo stesso Pubblico Ministero quando svolge diffusamente la trattazione all‟udienza del 12 gennaio 2011, dice che il diritto a veder svolgere velocemente il processo nell‟ambito dell‟immediato cautelare non ce l‟ha il latitante. Ed è condivisibile perchè ovviamente il latitante non può entrare a far parte del

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giudizio di immediato cautelare. Mi lascia riflettere la ragione per la quale invece per il latitante sia possibile il congelamento del 304, comma 2. Perchè per il latitante, e questo è giurisprudenza pacifica, proprio al fine di non escluderlo dal un congelamento in ragione di quel dibattimento complesso che presente o non presente il soggetto, latitante o non latitante, evidentemente è oggettivamente complesso in sè perchè la giurisprudenza richiede questa oggettivizzazione, ebbene c‟è un indirizzo chiaro che indica anche per il latitante la possibilità di applicare il 304, comma 2 con il congelamento dei termini. Mi lascia abbastanza incuriosita il dato, semplicemente da un punto di vista sistematico, per il quale vi sia questa evidente differenza nell‟applicazione dei due istituti. Questo tanto per chiudere l‟intervento, per suggerire a codesto Tribunale una valutazione ulteriore che attiene da un lato al limitato, circoscritto episodio in seno al quale si riferisce dell‟aggravante dell‟articolo 7 che giustifica ovviamente tutto il nostro intervento, e dall‟altro il fatto che già sistematicamente l‟istituto del 304, comma 2 di è ritenuto essere applicabile anche ai casi nei quali invece l‟immediato cautelare non è applicabile. Mi riporto per il resto alla memoria che deposito e ovviamente le conclusioni sono la richiesta che venga rigettata la richiesta di sospensione dei termini di custodia cautelare ex 304, comma 2. Grazie. AVV. TRANCHINO: per la difesa Cherubini. Ovviamente tutto è già stato detto dai colleghi sul dissenso rispetto all‟interpretazione che è stata data alla norma dalla Suprema Corte, che la Procura ha mostrato di condividere avanzando l‟istanza di cui stiamo discutendo. Volevo svolgere solo una brevissima riflessione ed è questa: quand‟anche si volesse aderire all‟interpretazione fornita dalla Suprema Corte comunque non può non considerarsi che la valutazione della causa di sospensione dei termini di custodia cautelare viene valutata come obiettiva sempre in relazione al fatto che obiettivamente il processo tratti di quei reati per i quali viene disposta la causa e perchè si possa individuare un intreccio tra le imputazioni tale per cui non è possibile l‟individuazione di posizioni differenziate. Ora la giurisprudenza ha sempre chiarito che questa valutazione sulla complessità deve essere fatta avndo riguardo non al capo di imputazione in sè in quanto il capo di imputazione costituisce il presupposto di operatività dell‟istituto, quindi deve essere fatto in concreto: quindi con riferimento al numero dei reati contestati, alle modalità e quindi all‟intreccio concreto della fattispecie oggetto dell‟analisi. Quindi per quanto riguarda il caso che ci occupa ovviamente il processo è effettivamente complesso avuto riguardo al numero di testi da sentire, alla documentazione da esaminare. Però questa valutazione dell‟intreccio non può essere fatta in

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generale, deve essere fatta con riferimento al rapporto tra le posizioni di coloro ai quali vengono contestati i reati elencati nella norma e coloro ai quali tali reati non vengono contestati. Quindi sotto questo profilo, come è già stato ampiamente illustrato, al signor Cherubini come a moltissimi altri imputati vengono contestati fatti che non hanno alcuna attinenza con i fatti che hanno dato origine alla contestazione dell‟aggravante di cui all‟articolo 7. Per cui anche volendo aderire all‟orientamento espresso dalla Suprema Corte comunque nel caso di specie non sussistono i presupposti per l‟applicazione dell‟istituto perchè trattandosi di norma comunque che va ad incidere sulla libertà personale l‟interpretazione deve essere fatta in senso strettamente rigoroso, restrittivo. Quindi anche la valutazione dell‟intreccio, la comunanza, la inscindibilità delle posizioni deve essere fatta con riguardo non in generale ma tra le posizioni appunto di coloro ai quali viene contestato il reato aggravato dall‟articolo 7 del decreto legislativo e tutti gli altri. Quindi nel caso di specie non si ravvisano questi presupposti e si chiede il rigetto dell‟istanza. AVV. LEI: per la posizione dell‟ingegner Bruno Zito. Presidente, sottopongo alla vostra attenzione una questione parzialmente differente da quelle illustrate che prende le mosse da una diversa posizione dell‟ingegner Zito che è attinto dall‟istanza di sospensione e versa dal punto di vista della contestazione in una condizione divergente in quanto gli viene mosso un addebito di associazione per delinquere finalizzata ai reati fiscali, o meglio al reato fiscale del 2004 realizzato appunto in seno alla dichiarazione Fastweb del 2004, periodo di imposta 2003. Tutte le altre posizioni per le quali richiesta la sospensione, avrà modo di verificare il Tribunale, attengono a fatti di riciclaggio quindi ad un versante completamente diverso. Si tratta di una considerazione preliminare che credo abbia una importante significatività perchè è la stessa Corte di Cassazione a Sezioni Unite nel momento in cui assegna la motivazioni in ordine alla efficacia estensiva della causa di sospensione di cui discutiamo a tracciarne in maniera precisa i contenuti. La Corte di Cassazione nella motivazione relativa alla richiamata sentenza a Sezioni Unite del 2007 chiarisce che la operatività oggettiva - leggo testualmente – dell‟istituto è basata su una situazione unitaria che coinvolge secondo le norme sulla connessione in genere incolpazioni correlate e accomunanti siano o non siano contenute nella previsione del richiamato articolo 407. Situazione unitaria che fa leva sulle norma in materia di connessione. Rispetto alla posizione dell‟ingegner Zito che, come si diceva, è una contestazione di reati fiscali ancorchè in un‟ottica associativa non vi è alcun collegamento in punto di connessione con le fattispecie appunto oggetto di contestazione nell‟ottica dell‟aggravante mafiosa. È elemento

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importante perchè qui sono si viene ad instaurare una situazione necessariamente unitaria come sostiene la Corte di Cassazione ma la situazione è eventualmente unitaria ovvero occasionalmente unitaria, stante il fatto che mai è ipotizzabile un collegamento nelle forme del collegamento probatorio ex articolo 371, comma 2, lettera B. Cosa significa questo? Che in realtà il Giudice ha facoltà di disporre la riunione dei procedimenti collegati, non si tratta di un obbligo giuridico. Se l‟esigenza sottesa all‟articolo 12 che appunto riguarda l‟ipotesi di connessione è una esigenza correlata al Giudice precostituito per legge la riunione è meramente facoltativa e poggia su esigenze di natura meramente processuale. Si tratta di un elemento importante perchè in effetti, come evidenziato dalla Corte di Cassazione ancorchè sotto aspetti e profili diversi, la situazione processuale che riguarda i singoli imputati rimane autonoma e giustifica provvedimenti diversi e separati, stante il fatto che non è unitaria la situazione ma è la trattazione ad essere unitaria in un‟ottica appunto squisitamente processuale. Mi limito, perchè è forse molto più chiaro, a leggere un provvedimento della Corte di Cassazione appunto sui rilievi poc‟anzi prospettati. Dice la Corte di Cassazione che la riunione appunto che si giustifica sulla base di un collegamento meramente probatorio non pregiudica le esigenze processuali dei singoli imputati in ragione della propria autonomia, ciò consentendo valutazione e provvedimenti completamenti autonomi dalla originaria riunione. Ciò sta a significare in definitiva, e qui concludo perchè non credo debba aggiungere altro, che una mera occasionalità quale è quella di un collegamento probatorio rispetto alle circostanze aggravanti che consentono la sospensione non può fondare un effettivo estensivo si quella causa appunto di congelamento dei termini, stante il fatto che si tratta di una esigenza meramente processuale che non può determinare la trasmigrazione dell‟effetto sospensivo. Per voler essere ancora più espliciti, in un procedimento ordinario laddove il Giudice disponesse facoltativamente la riunione tutti coloro che occasionalmente si trovano riuniti in quel procedimento potrebbero maleficiare, mi si passi il termine, della efficacia sospensiva della causa di congelamento. Laddove il Giudice non ritenesse invece di dover disporre al riunione per esigenze di natura diversa allora quella causa estensiva non potrebbe operare. Ovviamente questo non può essere rimesso ad una mera valutazione processuale, qui si innesta un differenza sostanziale di trattamento che è quella tra i reati connessi e i reati probatoriamente collegati che oggi nei confronti dell‟ingegner Zito non può giustificare per appunto l‟effetto sospensivo di natura oggetitva perchè è fuori campo rispetto a quanto ritenuto dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, anzi proprio perchè

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nella motivazione le Sezioni Unite della Corte di Cassazione escludono che un collegamento probatorio possa determinare tanto facendo riferimento a casi oggettivi di connessione. Per questi motivi si chiede che le Signorie loro vogliano rigettare l‟istanza di estensione appunto della causa di congelamento nei confronti dell‟ingegner Zito che versa in condizione processuale completamente diversa rispetto a quella dei soggetti imputati nei confronti dei quali è stata chiesta appunto la sospensione. Grazie. AVV. PLACANICA: Avvocato Placanica per Gennaro Mokbel. A questo punto del processo testimonia di un dato che ha un carattere generale, che non riguarda solo questo processo, cioè testimonia di come in questo tipo di processi e più che mai in questo processo l‟impostazione della Procura della Repubblica abbia condizionato l‟iter processuale e sia in condizioni di condizionare addirittura il proseguimento dello stato cautelare dei soggetti che sono a voi sottoposti. Vedete, noi facciamo questa discussione esclusivamente con riferimento a tre capi di imputazione, cioè il punto a cui ci ancoriamo, perchè se no non ci sarebbe stata materia del contendere, e giustamente gli altri Avvocati che difendono persone completamente distanti da questi capi di imputazione si disperano, ci disperiamo noi – e vi dirò da qui a un attimo perchè – immaginate quanto si possa disperare per esempio Zito o per esempio altri soggetti che non c‟entrano niente con questi tre capi; che sono tre capi come dice giustamente l‟Avvocato Giovene di cui ho avuto il consenso per questo intervento e che condivide le responsabilità di questo intervento, sono tre satelliti, sono tre cose che non c‟entrano niente con il resto del processo, con la logica del processo e quello che il processo meritoriamente dal punto di vista di chi lo ha escudito mira a disinnescare. Sono tre capi di imputazione che riguardano due questo Franck One e uno l‟elezione di Di Girolamo. Ora io vi chiedere i questo e sono veramente telegrafico: nel momento in cui decidete su questo tenete presente che la prova regina sulla sussistenza di questo articolo 7 voi l‟avete già avuta in aula, perchè è stata la testimonianza – io la chiamo così - ma è ancora di più di una testimonianza perchè il testimone è disinteressato, Di Girolamo non era disinteressato a questa vicenda, traspariva da ogni frase che diceva, ogni cosa doveva essergli estorta in un certo modo, quindi avete avuto un teste d‟accusa a 360 gradi il quale vi ha dato il quadro completo di questo articolo 7. E vi chiedo, e non ve lo posso chiedere ovviamente in questo momento di ritenere l‟insussistenza dell‟articolo 7, ma io vi chiedo di ragionare su questo punto: voi state per prorogare una custodia cautelare nei confronti di soggetti – scusate lo scolastico – presuntivamente innocenti sulla scorta di una fatto storico, uso il virgolettato, inventato in qualche modo, nel senso proprio una intuizione ma

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completamente scollegata dai fatti dell‟organo accusatorio, che come tale su cui avete modo di ragionare perchè avete avuto la prova regina di questo articolo 7. Quando decidete di prorogare la custodia cautelare proporzionatevi anche alla sostanza. Io lo so che gli Avvocati non dovrebbero mai riguardare l‟aspetto sostanziale della giustizia del fatto, e io rimasi male una volta che un magistrato mi regalò un libro e dice: perchè, vede, la giustizia è al di là del diritto. Non esiste la giustizia al di là del diritto, è fin troppo ovvio. Il processo e la giustizia è un fatto così violento, intrinsecamente violento e di cui noi non ci rendiamo conto perchè noi siamo come dei medici che non vedono il sangue, non vedono i parenti piangere. Questo è stato un caso eccezionale di un processo con ritmi serrati in cui avete visto una sofferenza di una persona progressivamente nello stato cautelare. Ma noi non siamo nelle case quando si va alle 05:00 di mattina, non vediamo i bambini piangere, non sentiamo le mani addosso. Perchè per fare giustizia si mettono le mani addosso, è un fatto violento, al di là dell‟ipocrisia. Nel prorogare questa violenza che è un male necessario, me ne rendo conto, rispetto al contratto sociale, valutate anche l‟aspetto sostanziale non puramente formalistico che è la base su cui si fonda questa ulteriore richiesta di questo articolo 7, e avete la possibilità di riscontrarlo al di là delle interpretazioni mie, rileggetevi la testimonianza di Di Girolamo e ditemi se sulla scorta di quel materiale probatorio sia idoneo e opportuno prorogare la custodia cautelare per questi soggetti. Grazie. AVV. FEDERICO: la difesa di …(incomprensibile)… si associa e si riporta alla memoria che abbiamo già depositato in cancelleria la settimana scorsa.

DICHIARAZIONI SPONTANEE MAROTTA LUIGI

IMP. MAROTTA: mi scuso di rubarle del tempo però sono costretto a fare una piccola cronistoria della mia posizione. Io ho avuto il primo interrogatorio dal Gip Dottor Morgigni a fine febbraio 2010. Sono stato accusato di truffa e di essere intermediario tra Focarelli e gli inglesi. Il mio Avvocato ha portato i documenti che provavano che dal 2002 al 2007 io ero detenuto in Inghilterra. Il Gip ha provato una certa meraviglia perchè non ne era probabilmente al corrente, questo

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si evince dall‟interrogatorio. Ha insistito dopo di questo, dopo che io ho detto: “quando si è commesso questo eventuale reato?”. “Dal 2003 al 2007”. Io ero in galera dal 2002, dal 6 dicembre 2002 fino al 26 novembre del 2006. Io pensavo “si renderà conto che non posso aver partecipato a questa cosa”. Invece il Gip ha continuato a insistere che io ero il tramite con gli inglesi, che io avevo partecipato attivamente in questa operazione. Io ho sbagliato perchè ho detto: “Ma mi scusi, mi state prendendo in giro?”. Perchè è stata sicuramente una frase infelice, però probabilmente nello stress di essere stato arrestato per una cosa dalla quale cadevo dalle nuvole ho avuto una frase infelice. Mi ha cacciato, e le chiedo chiedo cortesemente se lei può farmi il regalo, la cortesia di poter rileggere questo interrogatorio che è abbastanza surreale. Io gli ho detto: “Guardi, io lavoravo da quando sono uscito di galera con un regolare contratto di consulenza con la Acumen che erano delle persone di specchiata onestà in Inghilterra, non avevano precedenti penali di nessun genere, quindi… io li conoscevo dal ‟96, avevamo avuto dei rapporti molto intensi e mi aveva offerto questa possibilità e ho lavorato per loro”. Mi ha detto che io non potevo lavorare perchè non ero iscritto alla Camera di Commercio italiana. Io sono caduto dalle nuvole. Dico: “Scusi, che senso ha? Io vivevo in Inghilterra dal ‟94, pagavo le tasse in Inghilterra, ho anche votato alle elezioni amministrative. Che senso ha? Cioè io ritorno in Italia e mi iscrivo alla Camera di Commercio quando io pago le tasse in Inghilterra e sono regolarmente residente in Inghilterra?”. Niente, sono stato cacciato e mandato via. Questo è durato sì e no 10 minuti. Vi chiedo di leggere questa trascrizione perchè veramente è molto pregnante di tutta la mia situazione. Poi dopo, a parte il fatto che ho chiesto di poter provare questa cosa qui, dico: “Scusi, basta vedere in Inghilterra, chiedere i documenti in Inghilterra, vedere che io ho fato un progetto in Argentina per un hotel, c‟è stata la televisione argentina che ha intervistato O‟Connor e Neave quando sono andati in Argentina. Ci sono varie operazioni che possono fare, certamente non le posso fare io dalla galera. Quindi non possono premunirmi e disporre di tutti i documenti”. Non è successo niente. Dopo di questo interrogatorio diciamo un pò kafkiano io devo aspettare il 10 maggio quando io sono stato interrogato dal Procuratore, il dottor Capaldo. Arrivo lì e dico. “finalmente potrò spiegarmi visto che non è stato possibile farlo”. Gli dico: “Dottor Capaldo, come posso aver fatto questa truffa?”. “No, no, lei con la truffa non c‟entra niente, non era il tramite con gli inglesi”. “Scusi, allora perchè io sto in galera, me lo può spiegare? Qualcuno mi può spiegare perchè sono stato privato della mia libertà con un interrogatorio di pochi minuti e basta?”. Niente. Dico: “Scusi, io se sapevo

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della truffa come potevo averci partecipato?”. Dice: “Ma lei sapeva che questa era una truffa?”. “Se io leggo gli atti sì, certo. Non ho pagato l‟Iva per cui è una truffa. Ma se leggo gli atti, non perchè io ci ho partecipato”. Gli chiedo perchè non mi manda a casa. Mi risponde: “Non siamo al mercato, ne parleremo con il suo Avvocato”. Questo è il secondo e ultimo interrogatorio, è finito così, senza darmi nessuna possibilità. Probabilmente, diciamo così, che quando uno si trova in galera ha una reattività minore che se si trova da uomo libero con i suoi documenti, con le sue cose per poter provare, potendo telefonare, avere le carte che provino che il mio era un lavoro completamente legittimo. Certo, nella posizione in custodia è leggermente differente. Ho presentato una memoria e questa memoria io l‟ho presentata il 10 maggio. Praticamente io ricapitolo dicendo che ero stato arrestato in Francia il 06/12/2002 per cui non avrei potuto partecipare. Come potevo essere il tramite tra il Focarelli e gli inglesi quando nel 2007 i rapporti tra Focarelli e gli inglesi sono diventati praticamente inesistenti, dopo che gli inglesi si erano rifiutati di partecipare ad un incontro con gli Avvocati del Focarelli? Io penso e dico: “guardate che probabilmente sono altri i soggetti che hanno partecipato, hanno fatto questo quando io ero meramente… non certo tenuto al corrente dal signor O‟Connor e signor Neave se hanno partecipato a questa truffa. Rimando a dire che io avevo rapporti con il Focarelli per un debito pregresso che risale ai tempi di Promodata. Poi le parlerò di Promodata, quando capii molto dopo che questo era il cardine del teorema per cui io stavo dentro. Mi dicono che io ho partecipato, che i soldi erano illeciti che mi dava Focarelli. Sono soldi legittimi che gli avevo dato nel ‟95. E chiedevo la restituzione di questi soldi perchè per la prima volta in vita mia mi trovavo senza soldi. D‟altra parte con quello che era… piccolo inciso: i 4 anni che io fatto in Inghilterra sono stati oggetto di una richiesta di revisione accettata in Inghilterra, per cui è ancora da decidere se sia colpevole o meno di questo reato. Poi mi dice: “lei ha partecipato a un pranzo con il Focarelli”. Io dico: “il famoso pranzo con il Focarelli ed altre persone a Londra è stato solo un pranzo”, perchè come corollario a questo pranzo c‟è l‟episodio Harrods come è stato enunciato, che a Harrods erano stati messi nei cassetti di sicurezza dei soldi dei quali ero totalmente all‟oscuro. Facciamo presente che basterebbe vedere la prenotazione fatta da Harrods a questo pranzo, è stato aggiunto un posto dopo perchè io ho saputo da O‟Connor e Neave che c‟era Focarelli a Londra. Per cui mi sono precipitato e ho detto: “Ma come, ci conosciamo da 20 anni, mi devi dei soldi, non ti fai manco vivo?”. Diciamo che non molto …(incomprensibile)…. Sono andato a questo pranzo, non ho parlato con nessuno escluso O‟Connor,

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Neave e Gurevich con i quali io sono andato perchè si sono… dice: “Non ti preoccupare, ora stai zitto, al pranzo abbiamo altre cose da discutere”. C‟è stata una sorveglianza, potrebbero chiedere: “Marotta ha parlato con qualcuno?”. No. “Qualcuno è stato presentato, introdotto a qualcuno?”. No. Chieda ai miei coimputati che ho conosciuto solo nella gabbia. Avete conosciuto Marotta? No! Nessuno mi ha conosciuto. Io non conosco nessuno escluso Focarelli, Neave e O‟Connor che fino a prova contraria sono delle persone di specchiata onestà. Poi se saranno condannati in questo peocesso si inizia in Inghilterra per loro al mese di luglio, per cui si deciderà se loro siano colpevoli o meno. Ma in ogni caso a quell‟epoca erano delle persone di specchiata onestà. Quindi io lavoravo tra le persone tra le più ricche del Regno Unito. Sono stati fatti industriali dell‟anno, premiati per le loro attività, quindi non è che lavoravo per, diciamo, Totò Riina. Erano delle persone normalissime. O‟Connor, Neave e Gurevich si sono proposti di fare da pacieri tra me e Focarelli, tanto è vero che si vede dalle intercettazioni, dopo di che siamo andati all‟Hilton, abbiamo avuto una riunione e allora Focarelli ha detto: “dagli intanto 100.000 a O‟Connor”. Poi spiegherò perchè O‟Connor mi ha dato 100.000 e poi dopo se li è tenuti sul progetto che mi doveva pagare. Perchè lui dice che Focarelli non glieli ha ridati, Focarelli dice che lui glieli ha ridati. Io non lo so, certamente sono il vaso di coccio tra due vasi di ferro. Nella memoria difensiva che io le allego, che ho già comunque presentato, io ho avuto una intercettazione telefonica, una conversazione di un‟ora e mezza con il Focarelli in cui gli chiedevo di spiegarmi come funzionava questo meccanismo di questo affare o supposta truffa, se di truffa si è trattata. Io ho detto anche che avrei potuto replicare l‟affare in Argentina, in Romania, in Ucraina, e gli avrei detto che gli potevo vendere dei terreni sulla Luna, qualsiasi cosa, basta che potevo portare a casa dei soldi. Siccome non è certo che sono la persona che può spaventare, non sono dedito alla violenza, se non voleva darmeli dovevo cercare e ho cercato di farmi amico il più possibile per cercare di recuperare il mio, perchè ne avevo veramente bisogno. È facile chiedere al Acumen, perchè c‟è un progetto che è così, che se esco io lo posso produrre e lo produrrò quando potrò uscire. È un progetto di un albergo, sono stati intervistati dalla TV argentina. Poi dopo ho fatto un‟altra introduzione al Gurevich, ma non al Gurevich, a Nadelli, il capo della AUB Bank (trascrizione fonetica), la Asia Universal Bank, perchè aprisse una banca in Argentina tramite dei miei amici argentini. E tutto questo è verificabile. Ci sono prove, riunioni, la televisione che ha partecipato, ci sono i fatti pubblici. Certo da qui io non posso procurare… solo parole, posso dirle quello che è successo. Io ritengo che O‟Connor,

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Neave e Gurevich possono confermare sicuramente che io non c‟entro niente. Io ho avuto rapporti finanziari solo con il Focarelli per la restituzione di questo debito. Debito, si tratta di titoli si Stato che io ho ereditato da mia madre e che ho dato a Focarelli nel ‟95 con i quali lui ha iniziato Promodata. Lei ha le carte che gli sono state date, che io per la faccenda Promodata sono stato assolto in Inghilterra. E non esiste assoluzione tecnica. I giurati escono e dicono “not guilty”, non colpevole. È finita. E quello è quello che è successo a me. Però questo è ancora… ci verrò dopo, fa parte del teorema. Non esiste alcuna prova del mio… oramai sono state fatte 35 udienze, avete avuto fior fiore di gente che è venuta qui a spiegare questo traffico telefonico, chi l‟ha fatto, chi eventualmente c‟ha partecipato. Io non lo so. Io sicuramente non ho partecipato in nulla in ciò, in niente. Le allego questa memoria difensiva che io ho presentato il 10 maggio. Ho chiesto, più di chiedere al dottor Capaldo di interrogarmi per ben 2 volte, a maggio e a giugno, volevo commentare questa memoria difensiva con la quale io chiedevo di essere prosciolto, perchè dicevo: “come posso aver fatto un truffa? Allora incolpate anche il governatore della prigione di Belfast perchè mi ha fatto uscire forse di straforo per poter partecipare. Certo che dalla prigione partecipare lo trovo un pò difficile, pò dura. Ditemi in che cosa sono colpevole”. Ho chiesto due volte di essere interrogato. Ci sono le due ricevute del carcere di Rebibbia, a modello 13, ho chiesto: “interrogatemi”. Neanche questo. Niente. Chiedo al dottor Morgigni, perchè era il mio interlocutore, potevo parlare colo con lui, chiedo di essere liberato, di essere mandato a casa. Mi dice: “anche in considerazione della dichiarazione a carico del prevenuto reso dai coimputati”. Oggi sappiamo che nessun coimputato mi ha chiamato correo. Però questo resta e pesa. È la prima dichiarazione. La seconda volta gli chiedo di essere liberato, al dottor Morgigni, perchè io produco la dichiarazione spontanea fatta dal Focarelli nell‟ambito del processo Promodata che dice: “io ho iniziato queste cose con i 500.000.000 di lire che mi ha dato Marotta”. Dice che sono crediti, tra parentesi, imprecisati, illegittimi. Illegittimi? Focarelli era incensurato fino a prova contraria. Per Promodata lui è stato prosciolto ma, andiamo piano, è stato prosciolto per prescrizione, potremmo dire: “beh, però poteva essere un escamotage”. Ma la Commissione Tributaria, la Corte di Cassazione e Sezioni Riunite hanno ridato a Promodata tutti i soldi quindi non c‟è un illecito. Niente. Si dice che sono completamente assurde. Io glielo lascio. Mi faccia la cortesia di dedicarmi 2 minuti visto che fino ad ora nessuno mi ha dedicato un secondo in questo processo, di vedere come è stata rifiutata la mia libertà provvisoria. Andiamo avanti.

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Io sono stato poi dopo, e questa è una chicca, rinviato a giudizio per associazione a delinquere. La truffa è finita. Non se ne parla più. Giustamente il dottor Capaldo dice: “so che lei non ha partecipato alla truffa, so che lei non era il tramite tra il Focarelli e gli inglesi”. Benissimo. “Io aspetto di essere liberato. Se l‟accusa è caduta che ci sto a fare in galera?”. No. Sono stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere transazionale pluriaggravata per aver aiutato con ignoti a reinvestire i soldi. Però nessuno me l‟ha contestato. Mi si rinvia a giudizio immediato senza che nessuno dice: “ma lei ha fatto questo. Come lo ha fatto”. Niente. Signor Presidente, nulla. Mi scusi, forse posso risultarle leggermente aggressivo, non è questa la mia volontà. Sono semplicemente angosciato. A fine settembre però finalmente ho capito il teorema del …(incomprensibile)…. L‟associazione a delinquere iniziata con Promodata si è ricostruita dopo la mia uscita di prigione del 2006. Questo è il teorema dell‟accusa, questo è il teorema per cui sono 17 mesi che sto dentro. Io sono stato assolto in Inghilterra, ne bis in idem, lei me lo insegna, perchè io ho soltanto laurea in ingegneria e in economia, non ho una laurea in legge. Però ho imparato da sempre che uno non può essere processato due volte per la stessa cosa. E l‟Inghilterra fion a prova contraria fa parte dell‟Europa, cioè non è il Burkina Faso. Morgigni, sempre lui, Gup per Promodata, non mi rinvia a giudizio perchè io ero accusato per Promodata, ma mi dà prescritto, senza rinviarmi a giudizio. Ha ricevuto, perchè nel giorno che io sono andato, che era maggio o giugno, non mi ricordo quando, io ho presentato le carte che io ero stato assolto in Inghilterra. Mi aspettavo che mi dicesse: “la prosciogliamo perchè non può essere processato due volte, è stato già trovato innocente”. Io le produrrò le carte ora nelle quali, se lei vede, si parla di Asia Computer e United Computer. Questi sono i miei capi d‟accusa per Promodata, capi d‟accusa per cui l‟Inghilterra… lei ha già avuto la mia assoluzione se non sbaglio e comunque gliela ripropongo se lei mi permette. E sono stato prosciolto. Naturalmente avrei dovuto fare ricorso ma non avevo i soldi per farlo. Mi trovo in una situazione indigente. Capita nella vita, è colpa mia, sicuramente non è colpa di nessuno, non certo di questa situazione. Mi trovo senza soldi. Diciamo che se avessi avuto i soldi che Focarelli mi doveva forse starei un pò meglio. Ho dovuto accettare la prescrizione, anche perchè all‟epoca io non sapevo che questo sarebbe stato il teorema. Probabilmente avrei reagito in una maniera differente. Francamente dicevo: “sono stato assolto in Inghilterra”. D‟altra parte questo è successo alla fine, perchè io non sapevo, l‟ho saputo dopo, che al Tribunale del riesame il Pubblico Ministero parla per ultimo. Quando ha detto questo io volevo parlare ma non era

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possibile. Giustamente questa è la procedura, io non la conosco. Per cui vorrei che qualcuno mi spiegasse questo teorema, visto che non è stato fatto in 17 mesi. Ora precisiamo una cosa: Focarelli mi restituisce una parte dei soldi, perchè io dovevo pagare i miei Avvocati in Inghilterra, quando io ero in galera. Quindi allora mi dà quasi 63-65.000 euro. Lui mi dà un acconto per una mia futuribile partecipazione in un… che poi è riciclaggio, per fortuna non me l‟hanno dato il riciclaggio, non è che chiedo al Pubblico Ministero di darmelo, però diciamo associazione a delinquere per reinvestire i soldi. Quindi lui sa, prevede che io 2 anni dopo avrei fatto questa associazione a delinquere con lui per cui mi anticipa 65.000 euro. E questo fa parte, perchè in tutto stiamo a parlare di 100.000 che mi sono stati rigurgitati dagli inglesi, perchè nelle intercettazioni lui mi dice: “ma io ti ho già dato 200.000” e io gli dico: “sì”. Ammetto. Cioè non ho niente da nascondere. Diciamo che è così. Ora il Tribunale del Riesame è abbastanza pregnante perchè si parla di crediti imprecisati, si parla sempre di reato per la commissione di delitti di natura fiscale. Quindi praticamente la mano destra non sa quello che fa la sinistra. Perchè mentre il dottor Capaldo mi dice: “lei con la truffa non c‟entra”, mi rinvia a giudizio per associazione a delinquere, il Tribunale del Riesame me lo rifiuta perchè io ho fatto reati di natura fiscale quindi ho partecipato alla truffa. Questo è abbastanza sui generis. Non documentate naturalmente nessuna illecita attività tra i due, e si finisce con un‟altra chicca in cui si dice che io ho fatto questa truffa e poi a carico del prevenuto si …(incomprensibile)… altresì un procedimento pendente per truffa e associazione a delinquere. Purtroppo questo… il resto sono tutte supposizioni, per cui si dice che il modus operandi dell‟organizzazione criminale, la società Cartiere, (trascrizione fonetica), cose che non mi riguardano. Non mi riguardano perchè lo ha ammesso il Pubblico Ministero che non mi riguardano, però se ne continua a parlare. Poi si dice che io faccio… invece no. Qui si parla di Promodata nella quale sono stato prosciolto 4 mesi prima. Io gliela lascio. Mi faccia la cortesia, se ha due minuti, di poterla leggere anche questa. Probabilmente si può meglio inquadrare una posizione allucinante come la mia. Poi parliamo di intercettazioni. Io domanda nel marzo del 2007 come si è strutturato l‟affare con una lunga telefonata. Ero in ufficio a Londra. Loro lo dicono: è l‟aggravante, stava in un ufficio a Londra, per cui se stava in ufficio a londra partecipava alla truffa. Ma se il signor O‟Connor e il signor Neave avessero, se l‟hanno fatta la truffa, io ho i miei dubbi, ma se l‟hanno fatta la truffa non me l‟hanno certo detto. Se noi io, scusi, facvo tre metri: “Paul, Andy, mi spiegato come è stato fatto st‟affare?”. Perchè avevo bisogno di telefonare dall‟ufficio loro? Lo dicono l‟accusa. Io ho

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partecipato, perchè stavo in ufficio quindi partecipavo, e per cui a un dato momento io faccio una lunghissima telefonata mentre avrei potuto andarmene. Poi ricordiamo una cosa. Il signor O‟Connor e il signor Neave non hanno avuto nessun coinvolgimento penale per Promodata o altri tipi di illeciti penali. Hanno avuto soltanto una indagine fiscale, gli sono stati sequestrati una montagna di soldi, gli sono stati restituiti, sono andati a Strasburgo, come il Pubblico Ministero ha confermato, e sono stati assolti a Strasburgo. Cioè è pregnante questo. Fino a questo momento sono sempre di specchiata onestà. Le persone per cui lavoro sono delle persone integerrime. Poi se hanno fatto questa truffa pagheranno, non pagheranno, è un problema che non mi riguarda. Tanto il processo c‟è tra poco e per cui si saprà. Però per il precedente gli hanno restituito 23 milioni di sterline. La Corte di Strasburgo ha ordinato di restituirgli i soldi. E io sto a lavorare per delle persone di questa portata, però se sto lì sono colpevole. Non c‟è dubbio, sono colpevole. Ora andiamo avanti. Hanno avuto questa indagine fiscale, gli hanno restituito tutto i soldi e noi andiamo al pranzo a Londra. Questo è l‟unico mio contatto con il gruppo. Un pranzo. Maledetto quando c‟ho partecipato. Perchè il signor O‟Connor e il signor Neave mi dicono: “c‟è Focarelli a Londra”. È chiaro che mi precipito. Che potevo fare? Io sono andato lì per incontrare Focarelli, non ho parlato con nessuno. Basta vedere queste intercettazioni. Nessuno ha fatto la prenotazione, hanno aggiunto uno strapuntino lì. Siccome ci sono le foto anche se hanno fatto vedere una foto mia, ero lì e non ho potuto neanche vedere se era bella o brutta, ma se c‟era una sorveglianza ambientale avranno visto che io non parlavo con nessuno, non ho mangiato, sono stato così. Non vedevo l‟ora che finisse, Paul e Andy a dirmi: “stai fermo, stai calmo! Dobbiamo parlare di cose importante, stai calmo”. E io stavo calmo. Dico: ”Arriverà e finisce „sto maledetto pranzo e posso parlare con Focarelli”. Ho chiesto di fare indagini, ho chiesto di acquisire le registrazioni della TV argentina. Io che potevo fare da me? Il progetto l‟ho fatto ed era di 150.000, mi hanno dato 50.000 e sono dovuti andare delle persone in Argentina e hanno fatto tutta la parte dei disegni, perchè io sono un cane a disegnare. Il progetto l‟ho organizzato io però i disegni sono stati fatti in Argentina. Per cui praticamente mi sono stati rigurgitati. Quindi in tutto io ho preso 100.000. Poi parliamo dei soldi avuti da Focarelli. Ammetto di aver ricevuto 200.000. Come lo ho detto 65.000 prima di uscire di prigione. Ci sono stati questi 100.000 in cui ad un dato momento io non potevo fare niente. da marzo in poi non si parlavano più. Focarelli e gli inglesi non si parlavano più. Che potevo fare io? Che cosa potevo fare? Io potevo soltanto

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cercare, dice: “Marotta però non chiedeva i soldi”. No, m‟ha detto: “Se vuoi io ti posso aiutare però non posso fare altro perchè non abbiamo… quando vieni in Italia faremo i conti di Promodata”. Perchè non ci sono soltanto i 250.000 approssimativamente 500 milioni, c‟è anche l‟ultima fattura fatta da United Computer che è la mia, totalmente mia, e integerrima visto che l‟Inghilterra me l‟ha ridata come era e mi ha ridato i pochi soldi che c‟erano dentro. Io non so a chi credere. Certo è che non possono metterli insieme perchè uno non viene più a Londra e gli altri di certo non vengono in Italia. Io ho agito nell‟unico modo che potevo per cercare i soldi da Focarelli. Gli proponevo affari sperando che mette qualche lira. Siccome sa che io sono una persona che non si è mai impossessata di soldi di altri per cui…. Sì, ho un passato carico, questa è l‟unica cosa che son qui, Signor Presidente. Se io non avessi avuto un passato certamente nessuno si sarebbe neanche sognato. Però il passato io l‟ho anche pagato, io l‟ho pagato, ero in affidamento sociale, vuol dire che un Giudice ha deciso che ero recuperabile. E ritengo di essere recuperabile. Ho chiuso una parentesi, sono ben più di 10 anni che non commetto nessun tipo di reato. Per cui ad un dato momento pensavo di potermi rifare una vita. Mi è stato negato. Che cosa potevo fare? Li chiedevo con veemenza? No. Non è il mio stile. “Dammi qualcosa, dammi qualcosa”. Piccola chicca: è stato detto, siccome 18.000 li ha avuti mia figlia io l‟ho fatto perchè è una forma di sviare, lo dicevo per telefono: “Dalli a Mariaelsa”. Purtroppo ho tre famiglie. Nessuno è perfetto. Che sanno quello che è successo. Il disastro delle mie famiglie non è certo oggetto di questa cosa. Ora andiamo avanti. Se io fossi stato attivamente partecipe in questo pranzo, con la logorrea che hanno avuto questi signori, parlano al telefono, ci sono intercettazioni per tonnellate, e nessuno che parli di me, gli altri coimputati. Dice: “Allora al pranzo c‟era anche Marotta?”. Mi telefona anche Focarelli e mi dice se io ho un Avvocato. Dico: “Perchè?”. “A un mio amico gli hanno sequestrato qualcosa da Harrods”. E io ho detto: “vai dall‟Avvocato Monti Rafael, è il mio studio di Londra, se vuoi ti posso fare una presentazione”. Vivo a Londra da 15 anni e conoscevo varie persone. Poi dopo non si è fatto niente, probabilmente perchè se no si sarebbe venuto a sapere che c‟erano vari milioni dentro e chiaramente avrei detto: “Porca miseria, mi devi dei soldi!”. Non so se Focarelli c‟entri o non c‟entri in questa cosa, non è mio compito decidere se c‟entra. Io commento solo una telefonata avuta nella quale… altra cosa in cui io sono estremamente colpevole, mi chiedeva delle carte telefoniche e io gliele ho mandate. Che dovevo fare? Io cercavo di tenere in piedi un rapporto con le unghie e con i denti prendendomi un litro di camomilla prima di chiamarlo al telefono. Non potevo far altro. Se questi soldi fossero stati parte dell‟affare io gli avrei

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chiesto i soldi con veemenza. “Dammi quanto mi devi o se no avrei telefonato ai vari altri partecipanti”. Io non parlo con nessuno, non ho colloqui con nessuno. Ho colloqui solo col Focarelli che gli chiedo dei soldi. Niente. Il Capitano dell Guardia di Finanza ha parlato per 4 o 5 udienze, ha parlato del circolo dei soldi. Ci fosse stata una volta che mi ha nominato. “Cinque lire sono passate tramite Marotta”. La chicca più bella è il Capitano dei ROS. Se io ho partecipato in questa cosa che con veemenza le dico io non c‟entro. Nulla. Mi scusi se forse il mio tono è così, cerchi di capirmi. 17 mesi e non posso andare ai domiciliari perchè non c‟ho… ho vari amici, conosco tanta gente. Tutti mi dicono “T‟accetto a casa mia, a cuore aperto, tanto so che sei un lavoratore, inizi a lavorare e ti fai i soldi. Però se mi devono venire i Carabinieri a bussare alle 03:00, c'ho i bambini, c‟ho mia moglie, i vicini di casa”. Non si può fare. Il Capitano dei Ros dice che io appaio per la prima volta a Londra nel 2007. Bella forza. E non c‟è traccia di soldi passati tramite me. Signor Presidente, l‟ha detto testualmente, non c‟è traccia di soldi passati tramite me. Ma allora di che cosa io sono accusato? Non c‟è un conto a mio nome, non c‟è un viaggio fatto insieme ai coimputati escluso quando ho visto quel famoso pranzo a Londra. Se io fossi stato parte perchè dopo nessuno dei coimputati mi chiama, mi dice? Eppure sono una persona abbastanza sociale, anche ingombrante forse. Per ottenere di farmi nominare da qualcuno il Pubblico Ministero deve chiedere a non mi ricordo come si chiama, assomigliava Forrest Gump, Toseruni (trascrizione fonetica) e dice che mi ha visto a Londra. Lui dice: “forse in ufficio ad Acumen o al bar a prendere un caffè”. Primo è falso, perchè una faccia come questa me la sarei ricordata. Ma comunque, anche se fosse vero, diamo per scontato che è vero, mi dice che non mi può neanche riconoscere. Quindi non ho parlato con lui, non ho avuto… mi ha visto al bar a prendere un caffè. Io se lei si ricrda avevo chiesto lo stralcio della mia posizione. Chiaramente è evidente, anche per poter essere liberato, ma principalmente perchè almeno si potesse discutere della mia posizione subito. Sono 17 mesi che non riesco… è la prima volta che grazie alla sua cortesia io riesco a parlare. Se no nessuno ha mai voluto degnarsi di sentirmi. Io non vedo i due inglesi spercarsi le mani patrocinando un traffico fittizio. Tutto può essere, io non lo so. Io ho lavorato 2 anni per loro. Perchè tenga presente che io nel 2009 sono stato arrestato per delle cose vecchie per cui poi sono andato in affidamento sociale. Ho un passato, non lo nego, però l‟ho anche pagato. Per cui io ho fatto in libertà dal 2006, dicembre, quindi diciamo 2007-2008. Io in due anni ho lavorato a questo progetto di questo albergo per cui avevo fatto tutto lo studio di fattibilità per fare la banca in Argentina, ho lavorato a questi due unici progetti per conto di queste due

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persone inglesi. Non ho partecipato a nient‟altro, è deducibile che se loro si fossero aperti con me probabilmente avrebbero dovuti dirmi: “tu mi ha presentato nel ‟96 Focarelli, ci sono 5 lire per te”. Per fortuna, perchè allora probabilmente pensando che era regolare avrei di buon cuore accettato. E per fortuna che non è successo così. I soldi del ‟95 è fscile verificare che erano titoli dello Stato, provenivano da mia madre, erano stati acquistati da mio padre, e sicuramente negli ultimi 7 secoli non c‟è stato nessuno, sono stato l‟unica pecora nera e per fortuna non c‟è più mio padre perchè se no…. Io chiedo una cosa: perchè si dice che io sono stato chiamato in casa di coimputati per rifiutarmi la libertà provvisoria quando non è vero? Nessuno dei coimputati parla di soldi con me, mi coinvolge anche solo marginalmente. Io non lo so, che cosa devo fare per provare… Non certo vale il principio della innocenza fino a prova contraria, ma anche il principio della colpevolezza fino a prova contraria, le prove contraree ce n‟è una tonnella per me. Signor Presidente, non c‟è nessuno che parla di me. Io ho partecipato a un pranzo. Certo se me lo dite per il mio passato allora vido che sicuramente ho fatto cose di cui non vado fiero. Fino all‟età di 35 anni non ho avuto neanche una multa per divieto di sosta. Ho perso tutto in Iran e invece di rivolgermi alla mia famiglia per uno stupido, idiota sentimento di orgoglio ho fatto dal „80 al ‟83 tante di quelle schiocchezze che la metà ne basta. Nel ‟94, io nel momento che potrò uscire chiederò la revisione del processo, sarebbe l‟ultimo reato fatto. Io ho lavorato sempre, ho lavorato in Persia, ho dei brevetti a mio nome. Naturalmente ho fatto in inglese si dice headless chicken, un pollo senza testa che continua a girare attorno. Quello che ho fatto dal ‟80 al ‟83 se mi avessero ibernato sarebbe meglio. Io le chiedo semplicemente di poter riconsiderare la mia richiesta. Il mio Avvocato lo sta facendo dicendo così, dandomi fiducia, perchè quel poco che fanno lo fanno dandomi solo fiducia, ha detto che forse riusciva a trovare una casa e forse avrebbe presentato per i domiciliari. Io ho bisogno di lavorare per mantenermi. Qui tutti chi prende i domiciliari è come se avesse vinto la lotteria. Io non ho vinto alla lotteria. Non ho altro da dirle.

IL TRIBUNALE, SENTITE LE 11/07/2011, AULA OCCORSIO.

PARTI,

RINVIA

ALL’UDIENZA

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DEL

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Il presente verbale, redatto a cura di ART.CO. SERVIZI COOP., è composto da n° 50 PAGINE per un totale di caratteri (spazi inclusi): n. 149.388 L'ausiliario tecnico: Emma Recchia Il redattore: Lorenzo Dominici Firma del redattore ____________________

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(37 Udienza 27.06.2011)