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Sommario

ato Farorboren2009 gnin Silvia da il 4 Ott sa Gua nata no ed Eli di Stefa

Editoriale

3 Filò d’altri tempi… o attuale? Foto di copertina: Rosanna Andriollo Ezzelino Fotoclub

Novembre 2009 Mensile di informazione e di cultura della Pro Loco di Romano d’Ezzelino Per la Pro Loco di Romano: Maurizio Carlesso Direttore Responsabile: Dario Bernardi Segreteria: Stefania Mocellin In redazione: Sara Bertacco, Cinzia Bonetto, Maurizio Carlesso, Gianni Dalla Zuanna, Duillio Fadda, Franco Latifondi, Stefania Moccellin, Valeria Orso, Erika Piccolotto, Christian Rinaldo, Silvia Rossi, Maurizio Scotton, Serenella Zen, Giuseppe Bontorin. Via G. Giardino, 77 Romano d’Ezzelino (VI) Tel. 0424 36427 proromano@libero.it

Resoconti 4 Gli alpini di Romano d’Ezzelino in Abruzzo 10 - 11 Educazione alla sicurezza

Appuntamenti 5 10a Mostra dei Presepi 6 - 7 Nuova mostra al “Bonfanti Vimar” su Carioche e Trattori

Storia 8 - 9 In ricordo di un emigrante

Escursioni 12 Storia e natura al Monte Meatte

Associazioni

13 Sbandieratori sempre più in “alto”… 14 Romano d’Ezzelino ha i suoi cavalieri. 16 Il fascino delle “Launeddas”

Riflessioni

15 Fra Fiorenzo 40 anni d’Africa

Sport

17 Romano Calcio a 5 18 - 19

Notizie in breve

Poste Italiane Spa - Sped. A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza

Tutti i diritti riservati Quote soci: • ordinario nazionale E 10,00* • ordinario nazionale E 16,00 • estero E 22,00 • sostenitore E 52,00 *quota che non dadiritto a ricevere l’organo d’informazione della Pro Loco

R IG E A COR RE E' ERRAT OTTOBUN I D E NEL MESPIBBLICATO - 12 1 O 1 T A G T A S LO A P ORIA ARTICO OLO ''LA MEM ATA DAL TITELINO CELEBRRE O Z T U DI EZ CINO'', L’A ZENA SON SERENELLA NON E'

ccp. n. 9337772 Aut. Trib. Bassano del Grappa 2/1975 Tranne gli originali d’epoca, non si restituiscono le foto.

FILIALE DI ROMANO D'EZZELINO Via Roma, 62 36060 Romano d'Ezzelino (VI) Tel. e Fax 0424 514112


Il Nuovo Ezzelino Novembre 2009

EDITORIALE - PAG. 3

Filò d’altri tempi… o attuale? Novembre è per eccellenza il mese in cui i colori dell’autunno volgono a Maurizio Carlesso tonalità incredibilmente belle e cangianti, le prime nebbie si presentano ad avvolgere il paesaggio e le taverne si riempiono di uomini e donne che fanno il filò… no non stiamo rievocando delle storie d’altri tempi, ma raccontando quanto avviene per le contrade di Romano. Già da qualche mese, ma particolarmente con il mese di novembre si fanno già dei bilanci e si programma l’avvento del palio; se poi il palio che sta per arrivare è quello del quarantesimo, gli sforzi si moltiplicano in modo da essere pronti all’evento nel migliore dei modi. Riunioni, progetti, discussioni, iniziative, ricerche storico culturali, libri tematici sfogliati alla ricerca di spunti e verifica sempre puntuale di dettagli ed ambientazioni, ricerche di asini che garantiscano un’ottima posizione durante il Palio, si sprecano, ma tutto nella massima riservatezza, quasi avvolto dalle nebbie di novembre e dai fumi del ribollir dei tini non nelle stalle come una volta ma in comode taverne dove si riassapora ancora la gioia di sta insieme e fare qualcosa insieme, ma soprattutto con un unico denominatore comune a tutto il territorio: dovrà essere un Angolo Rustico ed un Palio che possa essere ricordato poiché sarà l’evento del 2010 per le contrade di Romano. Il mese di novembre si presenta interlocutorio prima delle festività e quindi denso di attività preparatorie, cosa uscirà da questo grande lavoro potremo assaporarlo e vederlo ben definito in Primavera… nel frattempo tutto si sopisce e sembra vada in un letargo che invece cela un’operosità che non ha eguali e che si presenterà al risveglio vestito a festa e colmo di novità per tutti… Nel frattempo è stata presentata il 19 novembre, alla presenza dei Sindaci del territorio e dei rap-

presentanti provinciali, nella cornice della splendida serata in Chiesetta Torre, il lavoro per il territorio proposto dal Consorzio delle Pro Loco Grappa Valbrenta di cui facciamo parte. Il contributo proposto dai giovani del servizio Civile che hanno operato presso la nostra sede è dedicato alla Ciclopista della Valbrenta che abbraccia il territorio delle nostre 14 Pro Loco e ne mette in evidenza peculiarità e bellezze nascoste a cui si arriva grazie alla guida dei vari Presidenti che si susseguono nel fare scoprire al viaggiatore il nostro bel territorio. Il DVD particolarmente interessante sarà Vi ricordiamo che, disponibile anche presso la sede della Pro da questo mese, operiamo in modo Loco di Romano a richiesta dei soci. La serata si è conclusa con un prelibato buffet esclusivo presso la nuova sede a San Giacomo che ha permesso di effettuare un percorso in Via G. Giardino, 77, enogastronomico particolarmente apprezvi invitiamo a venirci zato. Un grazie particolare a chi ha opea trovare ed a contribuire rato per la miglior riuscita dell’evento ed all’attività della vostra Pro Loco. in particolare al Presidente del Consorzio Giuseppe Cortese.


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RESOCONTI - PAG. 4

Gli alpini di Romano d’Ezzelino in Abruzzo Il capogruppo Giovanni Bontorin

4 Novembre Cacciate i generali,

Finite le fatiche organizzative dell’Adunata Sezionale dell’ANA Montegrappa, che si è svolta a Romano d’Ezzelino il 3 e 4 ottobre scorso, con un gruppo di dieci nostri soci ci siamo recati nell’Abruzzo del post-terremoto per dare, dopo quello economico, anche il nostro contributo di lavoro tra il 10 e il 17 ottobre. Siamo stati a Fossa, nei pressi de l’Aquila, a costruire le entrate di 16 delle 32 abitazioni del villaggio che l’ANA Nazionale, coi suoi volontari, consegnerà presto alla comunità. Abbiamo costruito le gradonate tra la strada e le case, tutte a quote e pendenze diverse, e abbiamo posato le caditoie per raccogliere le acque della strada.

cacciate i militari: profanano il riposo dei sacrari. Li hanno mandati a morte per l’onore, per inseguir la propria gloria stolta. Adesso la pietà si addice loro, non li uccidete un’ altra volta Non tacitate le coscienze vostre venendo ad onorar la spoglia, chiamando eroe chi è morto contro voglia, Tutti venite. a chiedere la pace, fondete ogni cannone, spezzate le mitraglie: date alle madri i figli non medaglie. Autunno 1979

È stato un lavoro di gruppo e molti si sono complimentati per l’armonia e l’impegno dato in quei giorni. Abbiamo conosciuto persone eccezionali, di grande umiltà, con le quali siamo entrati subito in amicizia e abbiamo stretto una collaborazione che non diminuirà di certo dopo questa esperienza. In futuro ci sarà infatti da lavorare alla parte vecchia del paese, ora transennata per pericolo di crolli. Tanti luoghi utili alla comunità, come l’asilo e la chiesa, dovranno essere presto ristrutturati. Ogni giorno avevamo la visita del sindaco di Fossa, il Dr. Luigi Calvisi, che alla sera nel tendone, durante la cena, si intratteneva con noi per raccontarci della tragedia vissuta dalla sua comunità, ma anche della grande solidarietà del mondo del volontariato, come è quello degli Alpini. Abbiamo avuto la visita del consigliere nazionale Ornello Capannolo, del presidente della Protezio-

ne Civile di Cividale Vagrig, del capogruppo di Fossa, il baritono Clemente Franciosi, del consigliere regionale del Friuli Dal Bianco, del consigliere e segretario sella Sezione Aquila, che è anche il responsabile della costruzione del Villaggio Alpino: l’ing. Maurilio Di Giangregorio, di cui abbiamo potuto apprezzare le doti umane oltre che tecniche. In segno di amicizia a tutti abbiamo lasciato una targa-ricordo del nostro gruppo, con un abbraccio e l’augurio di rivederci presto. Di sera abbiamo visitato altri luoghi, come Onna, San Demetrio e l’Aquila. Ovunque ci ringraziavano per quello che i volontari facevano per le loro comunità, e sentendosi ancora più vicini a noi nello scoprire che eravamo veneti e che molti di loro avevano fatto il militare proprio a Bassano o nelle caserme del Veneto e del Friuli. Ora, con l’avvicinarsi dell’inverno, si sta assistendo ad una lotta contro il tempo per cercare di dare a tutti, dopo tanta sofferenza, un tetto sicuro e una casa accogliente. Terminata questa bellissima esperienza, il nostro gruppo riprenderà subito i lavori di volontariato a Romano: la pulizia e il recupero del Colle di Dante. Un grazie a tutti e sempre W gli Alpini!


1O Mostra dei Prese pi Il Nuovo Ezzelino Novembre 2009

APPUNTAMENTI - PAG. 5

a

Si ripropone quest’anno, con l’importante patrocinio del Comune di Ro- Duilio Fadda mano, la mostra dei Presepi giunta ormai alla decima edizione e che, come consuetudine, vedrà esposte natività da tutto il mondo; opere costruite da mani di appassionati locali o prodotti che arrivano da ogni angolo della terra. Questa decima edizione porterà qualche lieve cambiamento rispetto al passato. Infatti, cominciando con una nota positiva, annunciamo con gioia la partecipazione alla mostra di una classe del plesso scolastico di S. Giacomo. Come avrete intuito, infatti, gli alunni della scuola S.Giovanni Bosco, quest’anno, porteranno in mostra il presepe costruito l’anno scorso, che diverrà la dimostrazione e la promessa di una lunga e proficua partecipazione delle scuole elementari alle mostre che si succederanno da oggi in poi. Come di consueto, nella serata inaugurale, avremo la partecipazione del complesso Bandistico di Romano e delle Majorettes che apriranno ufficialmente la mostra dei presepi.  Il pomeriggio del 16 dicembre dalle ore 16.00, sfileranno, partendo dalle scuole elementari, per le vie del centro di S.Giacomo, Complesso Bandistico e Majorettes e all’arrivo sul piazzale antistante l’antica chiesetta, daranno inizio all’apertura della manifestazione con un breve e significativo spettacolo musicale. A questo, con l’ingresso dentro la chiesa, seguirà il cerimoniale ufficiale con la presenza del Sindaco, del viceSindaco, parte dell’Amministrazione Comunale, del Parroco di S.Giacomo, del Comandante dei Carabinieri di Romano  e  delle varie autorità che segneranno la partecipazione dell’intera comunità. E dopo i discorsi  ufficiali dell’Assessore incaricato, del Parroco e del rappresentante dei volontari, l’Associazione dei Commercianti di Romano aprirà ai visitatori la Mostra con il tradizionale rinfresco inaugurale. Crediamo comunque importante far notare che anche l’Associazione degli Artigiani porterà il suo contributo a codesta manifestazione. Da quel momento si potrà dire che è comincia-

ta ufficialmente  la “Decima edizione della Mostra dei presepi”. Non stiamo però qui a raccontarvi tutti i particolari dell’impegno profuso per questa ennesima Mostra, piuttosto, vogliamo rammentarvi che in questa edizione apporteremmo qualche piccolissima innovazione. La prima e più significativa sarà l’albero del “Natale è”,una sorta di enciclopedia di pensieri natalizi, pensati, scritti ed appesi all’Albero da chiunque abbia un momento di genialità e/o fantasia “Natalizia”. Da questa iniziativa ci aspettiamo tanto, dai più piccoli… ma anche dai grandi. Poi per chi ama i colori, i pennelli… i quadri, potrà vedere in azione le pittrici locali de “La Costola” che, con abilità indiscussa, dipingeranno  in estemporanea opere di natività del Bambin Gesù con la Sacra famiglia, questo avverrà nelle domeniche pomeriggio durante tutto il periodo della mostra, quando la presenza dei giovani visitatori sarà maggiore. Infine se riusciremo nel nostro intento in due serate  esattamente il 26/12 c.a. ed il 06/01/2010 vedremo dei giovani musicisti portare una nota di allegria fra presepi e natività. Chiudendo… Vi raccomandiamo come sempre di partecipare numerosi e desiderosi di essere stupiti da nuove iniziative, vi ri-

Sede: Romano d'Ezzelino (VI) - Viale Europa, 25 Tel. 0424 31138 - Fax 0424 513118 Carrozzeria ed accessori: Tel. 0424 512424 - 512030

cordiamo, inoltre, che nel gennaio 2010 vi sarà l’ennesima estrazione della lotteria abbinata a “La strada dei presepi”, i biglietti li troverete in chiesetta (e non solo) e noi li proporremmo a tutti; come gli altri anni sarà ricca di premi eccezionali. Il ricavato di questa pesca andrà come sempre in beneficenza, per questo da voi ci aspettiamo grande impegno…   

CARROZZERIA di Lorenzon Roberto

Via Marze, 35 - 36060 Romano d'Ezzelino (VI) - Tel. 0424 382.011 - Fax 0424 390.148 Cell. 335 527.9557 - info@carrozzeriazerotre.com


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APPUNTAMENTI - PAG. 6

Nuova mostra al “Bonfanti Vimar” su Carioche e Trattori Dopo il recente risalto che venerdì 23 ottobre RAI ha dato sul TG1 delle 13,00 e Mediaset domenica 25 ottobre sul TG5 delle ore 20.00, il Museo dell’Automobile “Bonfanti-VIMAR” viene messo in particolare evidenza anche sulla nuova Enciclopedia “L’Automobile” Gruppo L’Espresso che è in uscita in questi giorni. Ma tutto questo dinamismo non ha impedito al vulcanico museo veneto di predisporre sabato 31 ottobre, l’inaugurazione della sua 37^ mostra tematica, dal titolo “CARIOCHE & TRATTORI – le macchine che hanno cambiato l’agricoltura”, per la quale è stata determinante la collaborazione fattiva di molti appassionati collezionisti, fra i quali spiccano i nomi di Silvano Tagliaferro e Vittorio Bertozzo.

Trattore Fordson, modello Detroit del 1921, di proprietà dei fratelli Mezzalira di Bassano del Grappa.

Le carioche non sono altro che un succedaneo dei trattori veri e propri, che l’ingegno della povera gente seppe ricavare da vecchie auto o camioncini dismessi ed abbandonati nel fondo di qualche garage o dai demolitori. Negli anni Trenta, un’Italia povera ma bisognosa dell’aiuto della macchina per lavorare la terra ed incrementare la produzione, non trovò di meglio che stimolare l’inventiva del fabbro o del meccanico di paese che da un vecchio relitto, seppe tagliare, accorciare, trasformare e ricavare qualcosa che assomigliasse fortemente al trattore e che comunque facesse il lavoro di una coppia di buoi. Fu un fenomeno che durò sino a metà anni Cinquanta, poi con il diffondersi della nuova economia allargata si riaffermò il trattore, che ha anch’esso la sua storia da raccontare. Nel museo bassanese si parte proprio da un mezzo a vapore del 1888, per arrivare agli anni Sessanta del ‘900. Questa bella mostra, che attirerà sicuramente molte Presenti per sottolineare l’evento una parata di scuole, ha fruito anche dell’effettiva collaborazioautorità: L’Europarlamentare On. Mara Bizzotto, ne del Club “Amici Tradizioni Contadine Venete”, l’On. Emanuela Lanzarin, l’Assessore Regionale ed è stata presentata poi con un arredo di vecchi Elena Donazzan, il Consigliere Regionale Onorio mestieri, oggetti, documenti, allestito con gusto De Boni, l’Assessore Giuseppe Saretta del Comu- ed effetto dalla Associazione Culturale Siriola di ne di Romano d’Ezzelino, il Sindaco di Bassano Romano d’Ezzelino (VI), che da anni si prodiga del Grappa Stefano Cimatti, il Sindaco di Orgiano per recuperare e tramandare vecchie storie ed usi Marco Zecchinato il Presidente Onorario del Mu- della civiltà contadina. Data questa collaborazione seo Co. Giannino Marzotto il biil “Bonfanti-VIMAR” ha riservacampione del Mondo Rally Miki to, per le prime due settimane Biasion la C.ssa Maria Teresa de d’apertura, l’ingresso gratuito a Si tratta Filippis che ha tagliato il nastro, tutti i residenti di Romano d’Ezdi una rassegna lo storico del settore William inedita in assoluto, zelino. Dozza e la significativa presenza che racconta ancora Fra i tanti mezzi esposti, merita del dr. Fabio Lamborghini. una volta una storia una citazione un pezzo che, per nuova fatta di Si tratta di una rassegna inedita motivi diversi, occupa un profatica, ingegno e in assoluto, che racconta ancora prio spazio nella storia del tratcaparbietà. una volta una storia nuova fatta tore. di fatica, ingegno e caparbietà. Si tratta di un bell’ esemplare di


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Fordson modello Detroit del 1921, di proprietà dei fratelli Mezzalira di Bassano. Perché Fordson e non Ford? Perché quando cominciò a diffondersi la voce che Henry Ford, dopo il successo planetario della sua vettura tipo T, intendeva costruire anche trattori, un gruppo di speculatori di Minneapoliss raccattò non si sa dove un certo Mister Paul Ford, costituendo subito la “Ford Tractor Company”, con la più evidente intenzione di sfruttare un nome già molto famoso. La contromossa di Henry Ford fu quella di fondare nel 1916 la “Henry Ford & Son”, dove chiaramente “son” significa in inglese figlio. All’inizio della produzione si preferì distinguersi, unendo la ragione sociale in Fordson, anche per non mischiare la costruzione di trattori con quella automobilistica. Dopo qualche anno la Ford Tractor Company chiuse i battenti, mentre la Fordson di Henry Ford produsse circa 750.000 pezzi, numero che permise la vendita a prezzi bassissimi ed irraggiungibili da tutti gli altri costruttori. Il modello esposto è mosso da un motore a quattro cilindri a valvole laterali, di 4.150 cc. con una potenza di 19 cavalli nei primi esemplari, saliti poi sino a 22 a mille giri al minuto. Il funzionamento prevede la messa in moto a benzina per passare, una volta che il motore fosse ben caldo, al petrolio. Ultima curiosità. Il trattore è dipinto in grigio chiaro perché era il colore più a buon mercato disponibile. Anche a mezzo dollaro faceva la differenza! La mostra, che durerà sino al 5 aprile del prossimo anno, ha il Patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, della Regione del Veneto, della Provincia di Vicenza, dei Comuni di Romano d’Ezzelino e Bassano del Grappa e l’appoggio del Museo Lamborghini, uno dei nomi più prestigiosi del settore.

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STORIA - PAG. 8

In ricordo di un emigrante Tratto da “La Valigia dell’Emigrante” Giovanni Ferraro

Una vita da “mezzadro”, con un padrone che trattava i coloni come “servi della gleba”. Poi una proposta fantastica: andare in Perù a dirigere un’azienda da 800.000 campi, trattato come un figlio, con un cassetto pieno di soldi per le piccole spese…

Sono nato a Romano d’Ezzelino il 25-11-1930 della gleba”, senza alcuna considerazione né da Antonio Ferraro e Oliva Zen. Arrivai in fa- umanità. Tante lacrime e troppi tristi silenzi semiglia sesto di otto figli, ero il maschio aspet- gnarono l’esistenza dei miei genitori che dovetato e desiderato dopo 5 femmine e feci così la vano soffrire di nascosto per non avvilirci magfelicità dei miei genitori che, in me, vedevano giormente. Col tempo, le mie sorelle trovarono assicurata la progenie e l’aiuto di due braccia la loro strada: due frequentarono la scuola di per lavorare la terra. Fin da bambino infatti se- taglio e cucito mettendo in piedi un laboratorio guivo il padre nel lavoro dei campi, avevo 4 di divise e cappotti per l’esercito, la maggiore e – 5 anni, ma già davo una mano nell’accudire Maria aiutarono in casa e nei campi, Gabriella gli animali, nel raccogliere l’erba, le ramaglie e Letizia entrarono in convento rispettivamente durante le potature. Il babbo si dava da fare all’età di 12 e 14 anni per farsi suore. Era allora per mantenere la nostra famiglia, aumentata di una consuetudine assai frequente che, in una altre due figlie dopo di me. famiglia numerosa, si dedicasse a Dio un figlio L’alba ci vedeva già in piedi a dare una mano o una figlia se aveva predisposizione alla vita anche ai vicini per l’aratura, conventuale o sacerdotale. la semina o il raccolto che Anche questa soluzione allora avveniva a braccia spesso sgravava le famiglie Dovendo dirigere poiché le macchine agricodi qualche bocca in più la grande azienda, le non erano ancora state da sfamare, anzi i parenti mi disimpegnai in un introdotte nei lavori camerano lieti ed orgogliosi se doppio compito: pestri. Era una vita grama, c’era qualcuno che, sceinsegnare ai nativi gliendo la strada indicata scandita da regole severe i segreti per lavorare dal Signore, pregava per di ristrettezze estreme, da meglio la terra loro e li aiutava a superare rinunce continue. Anche ed anche a vivere in un le avversità dell’esistenza. la casa che ci accoglieva modo più civile A 22 anni io avevo già in era misera, il padrone non e dignitoso. mente cosa avrei fatto delspendeva certo il suo denaro per migliorarne l’aspetto la mia vita: dopo il servizio o i servizi igienici, per cui si tirava avanti alla militare passato come artigliere da montagna, meno peggio, ringraziando Iddio di avere un volevo prendere in mano il mio destino che tetto sotto cui campare. avrebbe trovato una soluzione soltanto attraBen presto cominciai a capire quanto amaro verso l’emigrazione, lontano dallo sguardo fosse il pane che sudavamo “sotto padrone”, duro di “padrone”. a soffrire il peso delle spartizioni ingiuste dei Proseguendo nei miei progetti per il futuro, io raccolti, a sopportare l’arroganza e le impreca- ed altri coscritti del 1930, facemmo domanda zioni di chi, invece di premiare la nostra fatica, per andare a lavorare in Canada. avrebbe voluto toglierci di bocca anche quel Mi preparai due capaci valigie con il vestiario poco che ci spettava di diritto. pesante per i rigidi inverni canadesi: maglioni, Così, allora, si lavorava a “mezzadria” e chi calze e scarpe grosse adatti a quel clima polaaveva sempre ragione era il “padrone” che re. Sennonché il destino, questa volta, prese spesso trattava i propri coloni come dei “servi in mano la situazione per cambiarla completa-

mente a mio vantaggio. Andando a salutare le sorelle suore, venni a conoscenza che un parente di una loro consorella, emigrato da Genova in Perù anni addietro, cercava un giovane contadino deciso ad espatriare, per farne il fattore della sua grossa azienda agricola distante 80 km da Lima. La famiglia Canezza,vicino alla capitale peruviana, aveva infatti un’estesa proprietà di ottocentomila campi coltivati metà a cotone metà a frutta: condotta da un’ottantina di indios che diventavano cinquecento con l’aggiunta degli stagionali. L’occasione allettante non mi fece perdere tempo, accettai la buona offerta di lavoro con grande entusiasmo, vuotai le valigie degli indumenti pesanti sostituendoli con quelli più leggeri e adatti al clima mite del Perù, terra lambita dall’Oceano Pacifico. Partii da Genova nel 1954: nel momento del grande distacco io e mio padre ci abbracciammo così stretti che io sentii il suo cuore battere tanto forte da sembrare il motore di una macchina. Fra lacrime e singhiozzi sentii la sua voce rauca augurarmi “buona fortuna e tutto il bene del mondo”, mentre mi imponeva la sua benedizione, quasi presagisse un addio definitivo. La nave era là, pronta ad accogliermi ed io salii la scaletta senza voltarmi indietro. Dopo tanti giorni di navigazione, allo sbarco, mi attendeva il signor Marco Canezza che mi concesse ben otto giorni di riposo durante i quali mi accompagnò per la città di Lima facendomi visitare musei, palazzi, chiese, monumenti: un mondo per me nuovo e pieno di meravigliose novità. Ero trattato come uno di famiglia; dormivo in una camera con uno dei suoi figli e mangiavo a tavola con i “padroni” che mi trattavano ben diversamente da quello che avevo conosciuto in Italia!


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Dovendo dirigere la grande azienda, mi disimpegnai in un doppio compito: insegnare ai nativi i segreti per lavorare meglio la terra ed anche a vivere in un modo più civile e dignitoso. Insegnai loro perfino a costruire i letti con il legno del posto perché dormivano per terra. Impararono così bene a farli che un bel giorno, il padrone, ritornando, trovò un intero filare di piante abbattuto e non ne capì il motivo finché non ne vide l’utilizzo per cui gli alberi erano stati sacrificati! Gli indios erano piccoli di statura, di carnagione olivastra, con gli zigomi sporgenti, capelli lisci e neri. Lavoravano come bestie senza mai lamentarsi della misera paga. Basti pensare che la mia equivaleva a quella di 25 indios messi assieme. Il lavoro era massacrante specie durante la raccolta della frutta: banane, pere, mele, uva e cotone. Mentre la concimazione e la disinfestazione delle piante avveniva con aerei predisposti al lavoro agricolo: volavano talmente a bassa quota che un’elica decapitò di netto un povero indios. La vastità del territorio coltivabile era così immensa che l’aereo diventava l’unico mezzo per garantire certe operazioni che gli uomini, per quanto numerosi, non avrebbero potuto affrontare. Mi facevano pena quegli indios con l’aria rassegnata, occupati nei vari raccolti stagiona1i, caricavano anche 15 camion di frutta al giorno che veniva poi trasportata ai mercati di Lima. Così per 6 - 7 mesi all’anno di lavoro serrato. Poi ritornavano alle loro casupole sulle falde delle Ande, percorrendo a piedi anche 1000 km. Cercavo, di nascosto dal padrone, di stimolarli perché reagissero a quella loro rassegnata povertà; incominciai a spiegare loro cos’è lo sciopero di cui non avevano mai sentito parlare perché nessuno tutelava i loro interessi. Affinché capissero meglio, portavo degli esempi, dicendo che se avessero incrociato le braccia durante il raccolto delle mele, chiedendo un aumento della paga, il padrone sarebbe stato costretto a cedere per non lasciare marcire la frutta. Col tempo, i più audaci ci provarono e, malgrado l’intervento della polizia, capirono che essi erano una forza e che il padrone non poteva continuare a sfruttarli senza remunerarli adeguatamente. Secondo l’abitudine di quasi tutti gli italiani emigrati, io mandavo i soldi a casa: nel 1958 ottocentomila lire, nel 1960 un milione e cinquecentomila. Con quei risparmi i miei genitori comprarono in paese un appezzamento di ter-

ra dove (al mio rientro) edificai la mia casa. Il signor Canezza era consapevole dei miei sacrifici e mi consigliò di mettere i soldi in una banca locale, mi indicò pure un cassetto di casa sua pieno di denaro, dicendomi “Quando ne avrai bisogno per le tue spese personali, prendi pure di questo”! Ed io ne approfittavo solo per comperarmi le sigarette o per andare al cinema. Capiva anche che mi sarebbe piaciuto ritornare in Italia per una visita alle sorelle ormai sposate poiché, nel frattempo, i genitori erano morti. Così, il signor Marco mi pagò anche il biglietto per l’aereo più sicuro, della miglior compagnia aerea, sempre con la promessa che sarei tornato in Perù. Rientrai in patria nel 1963, dopo 9 anni di lontananza, con la segreta speranza di trovare al paese una compagna con la quale ripartire. In un pomeriggio d’agosto, passeggiando per il paese, intravidi una ragazza piacente, alta e slanciata e ne rimasi affascinato. Anche lei ricambiò gli sguardi di “quel signore un po’ diverso nell’aspetto e nell’abbigliamento rispetto ai ragazzi del luogo”. Infatti, come succede a tutti coloro che risiedono all’estero per molto tempo, anch’io avevo assunto l’aria del “forestiero” per cui suscitai “nella signorina” che avevo ammirato, una certa curiosità, unita alla diffidenza. Così, quando nel lontano 14 agosto del 1963 le proposi il matrimonio, Lina manifestò più di qualche esitazione nell’accogliere

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l’offerta di “quell’uomo venuto da lontano”. Io sarei dovuto ripartire il 29 settembre ma prima avrei voluto salutare la signorina sperando che cambiasse opinione a mio riguardo. Dopo alcuni tentativi, mi riuscì di vederla e lei accettò di scrivermi finché non fossi ritornato. Nel frattempo chiamai subito il geometra e presi accordi per costruire la nostra futura casa. Il 28 maggio, come convenuto, io tornai dal Perù per non partire mai più. I signori Canezza, desolati della mia decisione, parteciparono al mio matrimonio con Lina e, in segno di riconoscenza, mi regalarono, come dono di nozze, 500.000 lire ed un orologio d’oro! A mia moglie Lina regalarono un anello ed orecchini d’oro con ametista, una spilla con brillanti a lei ed una alle sorelle ed alla madre della sposa. I miei “padroni” speravano ancora che io portassi la moglie in Perù, mi avevano già preparato una villetta vicino all’oceano, arredata di tutto punto e mi avrebbero regalato 600 campi con l’attrezzatura e gli operai a mia disposizione per coltivarli, purché ritornassi a dirigere la loro azienda. Condizioni migliori penso non siano mai state offerte a degli emigrati italiani, ma l’amore per Lina fu più forte d’ogni tentazione. Fu lei a vincere conquistando il mio cuore, né potei forzarla a partire perché era la maggiore di 10 figli e non si sentiva di lasciare i fratelli che andavano ancora a scuola e all’asilo.


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Educazione alla sicurezza Sara Bertacco

Foto a destra: salvataggio alla scuola media. A lezione di antincendio boschivo. Sullo sfondo: I ragazzi nei punti di raccolta.

Nella mattinata di sabato 31 ottobre scorso un evento straordinario ha coinvolto tutti gli alunni e gli insegnanti delle scuole del territorio comunale, trasformando una normale giornata di scuola in un momento attivo di educazione alla sicurezza. Da tempo infatti i volontari dell’Associazione AIB e Protezione Civile del comune di Romano d’Ezzelino, guidati dal loro Presidente Chemello, stavano preparando una prova di evacuazione per simulazione di evento sismico da mettere in pratica in tutte le scuole elementari delle quattro frazioni e nella scuola media di San Giacomo.

Superata la fase organizzativa, i volontari sono giunti alla definizione finale del programma che prevedeva già nella giornata di venerdì 30 ottobre l’allestimento presso il parco di Villa Negri a San Giacomo del campo base che avrebbe accolto i ragazzi “sfollati” dopo l’evacuazione dagli edifici scolastici. Nel campo base sono stati opportunamente studiati gli spazi per accogliere al meglio tutte le strutture che abitualmente intervengono in situazioni di emergenza: c’era il posto per la tenda adibita alla segreteria, quella riservata agli esperti delle comunicazioni radio, quella destinata al primo soccorso, quella refettorio oltre che ad un’area attrezzata per le tende dormitorio e un’altra per il parcheggio dei mezzi di soccorso. Ma il momento più significativo si è svolto nella mattinata di sabato quando alle ore 9.30 suona nelle scuole la campanella di allarme per terremoto: subito tutti i ragazzi e gli insegnanti escono dall’edificio secondo quanto previsto dal piano di evacuazione di ciascuna

scuola e raggiungono all’esterno i punti di raccolta. È solo a questo punto che, alla ricezione dell’allarme e così come succede nelle vere emergenze, i volontari delle varie Associazioni intervengono con i loro mezzi per portare soccorso e aiuto immediato. A scuola arrivano anche i Vigili del Fuoco per verificare l’agibilità dell’edificio e i volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri, sezione di Bassano del Grappa, con le loro unità cinofile impegnate in una attività di ricerca, con l’ausilio dei cani, di un alunno disperso. Alla scuola media si è reso necessario l’intervento del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto, stazione di Vicenza, per portare in salvo tre ragazzi rimasti intrappolati nella loro classe: ognuno di loro a turno, guidati dai volontari che li hanno assicurati con robuste imbracature, sono stati calati da una finestra del primo piano e subito soccorsi dal personale volontario della Croce Rossa Italiana. Al campo base sono quindi giunti i ragazzi di una classe per scuola, accompagnati dai loro

insegnanti e dai Dirigenti Scolastici, e qui hanno avuto la possibilità di conoscere da vicino le attività dei vari gruppi presenti: i radioamatori dell’A.R.I., oltre a seguire in diretta tutte le fasi dell’esercitazione, con l’aiuto di un maxischermo, hanno spiegato come sono avvenute le comunicazioni in diretta audio e video con il campo base, mentre il personale sanitario delle C.R.I., dopo una presentazione iniziale, ha illustrato le corrette procedure per la richiesta di un intervento di soccorso. I volontari del gruppo di Romano d’Ezzelino, coadiuvati anche da quelli del Coordinamento “Brenta Monte Grappa”, specializzati nell’antincendio boschivo hanno poi spiegato le varie tecniche di spegnimento e illustrato il funzionamento dei mezzi e degli strumenti presenti al campo base. Un’esercitazione davvero riuscita dunque, e una grande soddisfazione per tutti i partecipanti e i volontari che si sono impegnati in questa necessaria quanto fondamentale attività.


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ESCURSIONI - PAG. 12

Storia e natura al Monte Meatte Le Meatte sono un luogo di grande interesse storico, paesaggistico e botanico. Grazie all’ambiente prealpino e alle frequenti nebbie, d’estate si mantiene sempre una temperatura fresca con una costante umidità. Si sono quindi determinate condizioni ottimali per la comparsa di molte rarità vegetali. Si riescono ad amInfo tecniche sul percorso mirare molte fioriture sulle assolate pietraie e sui prati L’escursione non è impegnativa, ma piuttosto esposta a causa di precipizi verso la valle. rupestri che attorniano il monte.

Erika Piccolotto

Per raggiungere la partenza: da Bassano fino a Semonzo sulla Pedemontana del Grappa, si devia poi a sinistra e oltrepassata la località Campocroce al bivio svoltare a destra. Al secondo bivio si svolta a destra (seguire le indicazioni per la strada delle Malghe) e dopo un tratto ardito con gallerie si sbuca in località Boccaor, dove è visibile una grande croce di legno. Qui si parcheggia e si segue il segnavia CAI n. 152. Il sentiero di ritorno non è tracciato ma molto facile da seguire. Sono necessarie almeno due ore per percorrere la mulattiera. Dislivello molto lieve.

La zona oltre ad essere di una bellezza spettacolare grazie anche sua morfologia particolarmente aspra e frastagliata, è un luogo di guerra. Il Genio Militare Italiano, nel corso della Prima Guerra Mondiale, vi ha costruito un’opera di immediata retrovia per spostare e ricevere le truppe al riparo dal tiro nemico. La mulattiera percorre lo scosceso versante sud del Monte Meatte, al riparo dalla prima linea

del fronte, che correva a pochi metri sull’opposto versante verso la Valle delle Mura. Il tracciato merita di essere ammirato completamente: il paesaggio sulla sottostante Valle San Liberale è a dir poco incantevole, nelle giornate più nitide si può arrivare a scorgere la laguna Veneta. Il percorso stesso sembra un vero scoglio rupestre e selvaggio che si erge maestoso sui fianchi orientali del Grappa. Lungo la mulattiera si incontrano numerose caverne e alcuni importanti serbatoi d’acqua in grotta. Molto caratteristiche sono anche le piccole gallerie che si incontrano durante il percorso.


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ASSOCIAZIONI - PAG. 13

Sbandieratori sempre più in “alto”… Sbandieratori degli Ezzelini sullo Jungfraujoch (Svizzera): 10 ottobre 2009 una giornata da guinnes in tutti i sensi… Impavidi come soldati pronti alla battaglia, al suono dei Tamburi e dei Michele Chemello Pifferi del Rhone, abbiamo affrontato al tormenta di neve e a 3454 mt. le bandiere degli Ezzelini, con i colori di Romano d’Ezzelino, hanno sventolato, sferzate da un vento di 50 Km/h a –5,2°C, contribuendo in modo importante al raggiungimento del record del mondo di bandiere librate in cielo ad alta quota. Siamo stati, sul Jungfraujoch dove si trova la stazione ferroviaria più alta d’Europa, comunemente chiamata Top of Europe. Un treno a cremagliera, si è dapprima arrampicato sulle pendici del mitico Eiger, e poi entrando in un tunnel nella sua parete ci ha portati a destinazione assieme ad altri colleghi Sbandieratori provenienti da Italia, Olanda, Belgio, Germania e Svizzera, per un totale di 626 bandiere ed il record è stato raggiunto. Uscendo da tunnel, che dalla stazione portava al pianoro, siamo giunti dove si svolgeva la manifestazione, noi essendo

nelle retrovie e vedendo questo lungo serpentone colorato che si perdeva nella tormenta, avevamo l’impressione di essere sulla luna, dove il candido bianco era “macchiato” dai colori dei vari costumi e delle bandiere variopinte. Dopo l’esibizione ed una ventina di minuti passati al freddo polare della sommità del monte, siamo rientrati con i costumi ghiacciati e la testa innevata, le bandiere erano diventate piccole lastre di ghiaccio. Un’avventura incredibile, abbiamo rimpianto il bel tempo, sicuramente il pae-

saggio si sarebbe presentato magnifico, coronato dalle più imponenti montagne Europee, ma nonostante ciò, a rendere l’esibizione mitica ed unica è stata la neve, che assieme all’altitudine toglieva il respiro in tutti i sensi anche per la meraviglia. Un grazie a tutti i 38 impavidi compagni d’avventura, ed anche agli autisti, perché hanno dato un grosso contributo all’ottima riuscita della manifestazione aiutando il comitato Interfolk di raggiungere il loro primato da Guinness. A quando il prossimo traguardo…


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ASSOCIAZIONI - PAG. 14

Romano d’Ezzelino ha i suoi cavalieri. Nuova Delegazione ANIOC a Romano d’Ezzelino.

Foto della conviviale di inaugurazione della delegazione Anioc di Romano d’Ezzelino

Romano d’Ezzelino ha i suoi cavalieri. Anche a Romano d’Ezzelino, infatti, si è costituita una delegazione dell’A.N.I.O.C., l’associazione nazionale insigniti onorificenze cavalleresche, che ha finalità culturali e raggruppa sotto le proprie insegne gran parte dei decorati con onorificenze cavalleresche. “La nostra delegazione – spiega il cav. Italo Bettiati, delegato comunale per Romano d’Ezzelino – si sta attivando nel territorio di competenza (romanese, ma anche nei comuni limitrofi) per diffondere la cultura della solidarietà, per tutelare il diritto ed il rispetto delle istituzioni cavalleresche, perpetuandone la loro funzione morale e civile, ed incrementando i valori della legalità e dell’amor di patria”.

“Quindici sono, in questo avvio, gli insigniti aderenti alla delegazione di Romano d’Ezzelino, numero non trascurabile – prosegue Bettiati - se si valuta che tali onorificenze, dato l’alto valore morale che rivestono, sono centellinate e vengono conferite direttamente dal presidente della repubblica e consegnate tramite il prefetto in un’apposita cerimonia a Vicenza, cui sono presenti tutti i sindaci della provincia”. Sono soci dell’A.N.I.O.C., della delegazio-

ne Romanese, oltre al delegato mandamentale, cav. Fulgenzio Bontorin, e al delegato comunale, cav. Italo Bettiati, fra altri, il comm. Andrea Campagnolo, i cavalieri ufficiali Antonio Guerra e Pasquale Cassano, ed inoltre i cavalieri Alberto Calsamiglia, Carlo Orso, Domenico Chemello, Francesco Molon, Osvaldo Rocchi, Giuseppe Tasca, Germano Zampieri, presenti con le consorti alla cena di inaugurazione del sodalizio, svoltasi alla presenza del delegato provinciale, comm. Giuliano Giovannini, e del delegato del comune Marostica, cav. uff. Camillo Lorenzon. Lo statuto prescrive agli iscritti insigniti di adoperarsi per essere esempio di virtù civiche nei doveri verso l’umanità, di riconoscere tutti gli uomini fratelli, di affermare i principi di libertà in Italia e nel

mondo e di promuovere in particolare l’ideale cavalleresco sintetizzato nel motto “La Cavalleria è simbolo di amicizia universale”. Obiettivi iniziali dell’associazione, che nello svolgimento della sua attività è assolutamente indipendente da qualsiasi partito politico, sono innanzi tutto dotarsi di una propria organizzazione interna e contattare gli altri insigniti del territorio. Al momento il punto di riferimento è presso la sede dell’associazione nazionale Carabinieri sezione di Romano d’Ezzelino. Prossimamente la delegazione si presenterà alla cittadinanza con una cerimonia dove si procederà alla benedizione della bandiera della delegazione A.N.I.O.C. Alla cerimonia saranno invitate, oltre a rappresentanze nazionali, provinciali e locali dell’associazione, autorità civili e militari. Nella prossima primavera, poi, è prevista la posa di un bassorilievo in marmo raffigurante san Giorgio e il drago, patrono dei cavalieri, in località Acque di Bassano (dono del socio Campagnolo). Chi fosse interessato ad aderire al sodalizio di Romano d’Ezzelino, può contattare il delegato comunale Italo Bettiati.


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RIFLESSIONI - PAG. 15

Fra Fiorenzo 40 anni d’Africa

Carissimi Amici, come per inaugurare i miei secondi 40 anni di servizio Fra Fiorenzo in Africa, il 27 scorso mentre molti di voi mi scrivevano per associarsi Dr G.B. Priuli a me nel rendere grazie al Signore per quanto mi ha fatto e per quanto ha osato affidarmi in questa terra d’Africa, mi sono messo in viaggio (toccata e fuga di 6 giorni in Italia per cercare e coordinare aiuti, ringraziare e… seminare per costruire poco a poco le basi che facilitino e garantiscano la vita e lo sviluppo futuro di queste opere straordinarie nelle quali ho il privilegio di servire dal 26 settembre 1969…

Il movens di questo “missionario” è stata l’inaugurazione di un gemellaggio di due anni trà l’Azienda Ospedaliera di Melegnano e le Opere ospedaliere dei Fatebenefratelli in Benin ed in Togo costituite da due grandi ospedali generali (Afagnan in Togo e Tanguieta nel Benin e da due centri minori: Il Centre de Santé di Porga e il Centre de Santé mentale di Agoè-nyivé). Trà i primi frutti del gemellaggio c’è la realizzazione di un inceneritore moderno per lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri all’Ospedale di Tanguieta e l’organizzazione di missioni di specialisti e tecnici nelle due opere con scopo non solo di aiuto ma soprattutto di insegnamento. La coincidenza della chiusura della Visita Canonica a Roma ha permesso al Delegato provinciale per il Benin ed il Togo, frà Boniface Dabarou Sambieni di essere al mio fianco sia per il gemellaggio che nella visita di vari benefattori ed Associazioni che ci aiutano che così conoscono ed apprezzano i confratelli africani che stanno prendendo in mano sempre di più e meglio le sorti dell’Ordine ospedaliero di St. Giovanni di Dio in Africa. Sono stati 6 giorni intensissimi, finiti spesso dopo mezza notte e ricominciati assai prima

dell’alba con il canto delle lodi del Signore ed il sacrificio Eucaristico;sonostati assai fruttuosi grazie alla sensibilità e generosità di tutti quelli che abbiamo visitato e ci hanno accolto. Con queste poche righe ringrazio di gran cuore assicurando tutti che continuerete ad essere presenti nella nostra preghiera e nell’offerta del mio correre per accogliere,alleviare e guarire quando è possibile tanti, tanti fratelli e sorelle che il Signore mette sul nostro cammino. Se Dio vuole lunedì notte dovrei arrivare di nuovo a Tanguieta ove spero di trovare in via di guarigione la piccola N’Naky di due anni cui avevamo dovuto togliere il polmone sinistro il giorno prima di lasciare Tanguieta a causa di una gangrena che rischiava di ucciderla. A tutti, confratelli e suore Teatine, Rosannna, Collaboratori e Volontari laici porterò il vostro saluto e racconterò della vostra generosità e dell’affetto col quale ci seguite ed aiutate.

Mi spiace di non aver potuto visitare ed accontentare tutti ma il tempo è stato troppo corto ma conto sulla vostra comprensione e soprattutto sulla vostra generosa fedeltà che ci incoraggia e ci garantisce la Provvidenza che non ci tradisce mai! Grazie, Grazie per tutto quello che siete e fate per noi! Che il Signore vi benedica e vi colmi di Gioia e Pace! Con affetto il vostro Frà Fiorenzo.


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ASSOCIAZIONI - PAG. 16

Il fascino delle “Launeddas” Per il Circolo culturale “Sardegna Nostra”

Duilio Fadda

Ha mostrato ai presenti la lezione imparata dagli Aborigeni Australiani durante la sua permanenza nell’isola continente

Sabato 10 Ottobre nella chiesetta Torre di S. Giacomo a Romano d’Ezzelino ha avuto luogo un concerto/studio sulle launeddas e su altri strumenti aerofoni mono tono e multi tono della cultura Sarda. Il maestro, virtuoso ed eclettico strumentista, si è cimentato in una gradevolissima performance musicale, apprezzato durante e dopo l’esibizione dal composito pubblico presente. La sua infatti non è stata una semplice e banale esibizione di musiche della terra dei Nuraghi, piuttosto ha dato dimostrazione di essere un vero e proprio conoscitore e cultore degli strumenti primordiali. Nella lunga carrellata dimostrativa ha suonato brani tradizionali del folclore Sardo con Launeddas, Sulittu (Pippiòlu nel Nuorese, Zufolo in Italiano) e Trunfa (ovvero lo Scacciapensieri). Proprio con quest’ultimo strumento ha dimostrato rare doti di composizione ed esecuzione; durante questa ultima prova il pubblico presente ha ulteriormente gradito l’esibizione, applaudendo con grande entusiasmo il maestro Melis. Poi, per meravigliare ulteriormente il pubblico, ha mostrato ai presenti la lezione imparata dagli Aborigeni Australiani durante la sua

permanenza nell’isolacontinente, così grazie al nostro Presidente Denti, che ha scovato in zona di Treviso un Didgeeridoo Australiano, si è esibito suonando questo raro strumento Australiano con grande abilità. La novità che ha accompagnato l’esibizione del musicista è stata la visione in contemporanea di un filmato che lo ritrae durante la costruzione degli strumenti; dalla raccolta delle canne, alla stagionatura ed alla lavorazione di queste per costruire le Launeddas (formate da Tumbu, Mancosa e Mancosedda) ed anche nella più semplice realizzazione dello zufolo. A detta di alcuni questa iniziativa si sarebbe potuta chiamare Concerto Didattico; chissà se Fabio Melis adotterà in futuro questa nuova ed insolita trovata. 


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SPORT - PAG. 17

Romano Calcio a 5 L’anno scorso sulla tratta Romano–Sarcedo viaggiava il titolo di regina della Serie B, allora gli scontri diretti andarono al Sarcedo C5 (pareggio interno e sconfitta esterna), il campionato ai rossostellati e la promozione in Serie A ad entrambe. Storia diversa quest’anno, ma rivalità immutata. È una tensione che si percepisce già nel parcheggio della palestra San Marco di Fellette, che frigge sul parquet ezzelino per più di un tempo, che tiene in piedi i tantissimi tifosi biancorossi (compreso l’assessore allo sport Giuseppe Saretta), che fa uscire dal taschino dell’arbitro due rossi e tre gialli, che ti fa amare il calcio più di qualunque altra cosa al mondo. Tripla di Paolino “the wall” Meneghini, doppia di Simone “Samp” Sanvido e di Giovanni “Jo” Battocchio, un centro di Luca Lessio e, tra i pali, tripla (3 liberi annullati) di Beppe Zilio: finisce con un terrificante 8 a 2 e uno spettacolo inimmaginabile. Eppure per gli ezzelini non è stato facile proprio nulla: Meneghini porta in vantaggio i romanesi per due volte, ma il Sarcedo risponde su punizione e su tiro libero: si va in pausa sul 2 a 2 e occorre aspettare il secondo tempo per vede il capolavoro di Leo Pierobon e dei suoi dèmoni. Vanno in gol Sanvido e ancora

Meneghini, ma il Sarcedo non cede di un palmo, la partita resta tesa e ne approfittano soprattutto gli ospiti ottenendo ben tre liberi. Sono però le loro uniche frecce, inutili per superare Zilio (che chiude tre volte la porta sui liberi e non fa passare neppure i sospiri degli ospiti) come per tenersi attaccati alla partita. In un minuto Sanvido e Battocchio mettono l’oceano tra Romano e Sarcedo: 6 a 2. È un uno-due micidiale: agli ospiti saltano i nervi, la torcida ezzelina va letteralmente in brodo mentre i cannibali di Romano continuano a rosicchiare le caviglie avversarie andando avanti ancora, con Jo Battocchio, e ancora, con Luca Lessio. Il Romano C5 rompe con un rotondo 8 a 2 il tabù Sarcedo, vince la quinta partita consecutiva e resta ancora lì, in cima alla classifica, dove ad inizio campionato, neanche i sogni osavano arrampicarsi.


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NOTIZIE IN BREVE - PAG. 18

Festeggiamenti in casa “Baldo” Domenica 8 novembre 2009 si sono festeggiati i 50 anni di matrimonio della coppia Dissegna Angelo (Baldo) e Rebellato Angela (Ginetta). Attorniati da figli e nipoti hanno ripercorso le tappe della loro convivenza ricordando con gioia i loro anni di vita in comune. “Baldo” è sempre stato attivo nel volontariato e dapprima con il coro Ezzelino ed il coro Pastorale di San Giacomo e poi con il coro di San Vito, partecipando in prima persona alle rievocazioni culturali in clima agreste e portando a Romano, il gruppo di Rosà che con trattori d’epoca, mieti trebbie e buoi ha fatto rivivere tempi andati. Dalla redazione e dalla Pro Loco un augurio per un sereno futuro ancora costellato di tante, tantissime soddisfazioni. Agostino Dissegna

Ora di religione islamica Anche se la Costituzione Italiana è garante della libertà religiosa, penso che, per un’apertura ad altre religioni, sia necessaria una certa prudenza. Occupiamoci prima di garantire il rispetto e la conoscenza della nostra religione cattolica, garantendo l’affissione del crocefisso in tutte le aule scolastiche ed in ogni altro luogo pubblico. Sono convinto che i diritti e l’integrazione degli immigrati debbano avvenire gradatamente, nonché nel momento in cui dimostrino di rispettare le nostre leggi e la nostra cultura, come abbiamo fatto e facciamo tutt’ora noi italiani in ogni nazione del mondo. Io in Svizzera nel 1954, a 17 anni, santificavo le domeniche in una chiesa protestante senza pretendere la mia chiesa, convinto che la Chiesa stessa siamo noi tutti, in ogni parte del mondo, per un solo e unico Dio. Purtroppo abbiamo islamici che pretendono le Moschee e l’ora di religione per i propri figli; mentre genitori italiani chiedono di escludere i propri figli dall’insegnamento della religione cattolica. Prima di accettare il compromesso, pretendiamo di garantire l’assoluto rispetto della nostra fede e cultura. Tuttavia, non potendo ignorare il processo di globalizzazione in atto, non è escluso che, in futuro, se i popoli islamici dimostreranno di rispettare le nostre leggi (cultura e religione in particolare) l’ora di religione islamica nelle scuole possa favorire la comprensione e la buona convivenza religiosa e civile. Come sarebbe bello se, all’uscita dalle funzioni, da due chiese vicine, cattolica ed islamica, ci si scambiasse un segno di Pace!! Giuseppe Bontorin


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La sgàlmara

NOTIZIE IN BREVE - PAG. 19

Tita Palanca (Lino Gandin) Breganze

Tirando drio ‘l capelo a na moreja in càneva, a go catà na sgàlmara che la faséa puntelo.

Sgàlmara de doménega, sgàlmara da laòro, col culo del caliero ghe dava on fià de moro.

In stala ghea segnà sie quadri coi carbon: saltando in qua in là zugavo canpanon.

No so se xe ‘l vedèlo, no so se xe l’età, ma, che sia bruto o belo, go senpre i pie giassà.

Oh cara la me sgalmara! Desmentegà par casa, dispersa par la caneva, làssame ca te basa.

El gera stà me fiolo che on giorno el la ga messa de soto del vedolo parchè ‘l pissasse in pressa.

E co la coa de mas-cio mi la tegnéa ingrassà, sgàlmara pa l’inverno, sgàlmara pa l’istà.

Scola, dotrina, Messa, Messa, dotrina e scola, par no fruarle in pressa me le metéa tracola.

In giro par le stanse go noni, go savate, ma i pie ga le buganse che senpre me sconbate.

La ciapo par na recia e vedo, boja can! che se ga fato vecia la pele de la man.

Fata de piopa straca co tante broche torno, la pele xé de vaca ma dura come on corno.

Me par che sia stà jeri che slissighéa sol giasso. Primo dei canonieri, on gol par ogni sasso.

Desso xe naltro vivare, ancò se marcia in fin e al posto de le sgàlmare mi porto el mocassin.

Me sposto come posso par drito e par roerso; coi cali che go indosso camino par traverso.

La ciapo par el spago, la taco tirar sù, basandola ghe dago l’adìo a la gioventù.

Ci hanno lasciato Volevamo salutare in modo particolare il nostro grande amico Gianni, abbiamo avuto un incontro in situazioni particolari e magari non proprio ottimali, ma dopo i primi incontri e la rispettiva conoscenza è nata una stima reciproca, soprattutto noi abbiamo conosciuto un collaboratore, paziente e senza eguali, per il ruolo e la dedizione con cui aiutava la Pro Loco. Si è reso disponibile, è stato un fattivo collaboratore per il rinnovo annuale dei soci al sodalizio cittadino, ha sempre proposto a nuove aziende l’adesione è sempre stato presente nei locali della Pro, la sede della Pro Loco è stata la sua casa. Grazie Gianni per quanto hai dato e per quella particolare devozione che avevi per la Madonna di Medugorje e che hai trasmesso anche ad altri, Lei ti ha sempre accompagnato ogni giorno nel tuo viaggio e speriamo che ora ti abbia accolto con se. Arrivederci, prenditi cura dei nostri cari che incontrerai in Paradiso. Ciao.

Fiorenzo Dalla Rosa 57 anni 23 ottobre 2009

Giovanni Agostini 74 anni 2 ottobre 2009

Maria Luisa Righetto Lilly

Orlando Antonia in Bosco

80 anni 24 ottobre 2009

75 anni 24 ottobre 2009

Punti rinnovo soci E’ possibile ricevere il Nuovo Ezzelino, organo ufficiale dei soci sostenitori. La quota associativa è di E 16 per i nazionali e di E 22 per gli esteri. Sede Proloco di Via G. Giardino 77, San Giacomo Uffici Postali, Centri Parrocchiali, Banca di Credito Cooperativo. Romano Edicola Pirandello, Profumeria Elisir, Tabaccheria e Cartoleria Mirò, Mario Bragagnollo (Moletta), Giovanni Bontorin (pittore), Foto Gastaldello / Arduino, Frutta e Verdura da Silvana, Agostini Gianni.

San Giacomo Edicola Cartoleria Zilio Giovanni, Bar Ca’ Mauri, Bocciofila Ezzelina. Fellette Panificio Bosa, Edicola Cartoleria Brillante, Happy Bar, Trattoria Conte Chantal. Sacro Cuore Speedy Bar (Autolavaggio Scotton).

Antonella Battaglia in Farronato

Veronica Merlo in Dissegna

44 anni 3 ottobre 2009

83 anni 23 ottobre 2009

Zen Ida Maria ved. Fioravanzo

Roberto Baciami

87 anni 26 ottobre 2009

40 anni 28 ottobre 2009


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