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Periodico di cultura, politica e attualità - www.primopiano.info - Numero 8/9 - Agosto - Settembre 2011 - Anno XVI - N. 154 - Sped. in abbonamento postale 70% filiale di Bari

Agosto - Settembre 2011

Vincenzo Fiore “grande fratello” in giunta Foto M.Robles

2,00 euro

POLITICA

CRONACA

SPETTACOLI

pag. 12

pag. 18

pag. 43

I fondi Piru appesi ad un filo

Cristo ha il volto di Ameluk


Primo piano agosto - settembre 2011

LA “CERNIERA” TRA CENTRO E PERIFERIA Tra viva soddisfazione e qualche dubbio, taglio del nastro per il sottopasso di via Giovinazzo di Francesco Daucelli Aperto. Così il cartello luminoso su via De Capua ha annunciato l'inaugurazione del sottopasso di via Giovinazzo, lunedì 12 settembre, a circa due anni dall'inizio dei lavori nel luglio 2009. Dopo anni di attesa, rinvii e intoppi tecnici e burocratici, finalmente il collegamento tra il centro cittadino e le abitazioni e gli opifici oltre il fasco dei binari è oggi più agevole e veloce. Il sottopasso si pone, dunque, come un importante tassello nel piano di snellimento della circolazione stradale, in una zona devastata da un traffico imponente in ogni ora del giorno. Come ogni grande opera, che segna profondamente la vita di una comunità e la fisionomia del territorio, la gestazione della struttura è stata, tuttavia, accompagnata da un fuoco incrociato di perplessità riguardo l'opportunità, le modalità di costruzione e la fruibilità. Il tunnel, com’è stato concepito oggi, ha dietro di sè un lungo iter politico, tecnico e quindi realizzativo, che affonda le radici negli ultimi due decenni e che ha avuto come comune denominatore l'incertezza sulla soluzione più idonea per risolvere l'annoso problema della viabilità cittadina. Svariate le alternative prospettate

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nel corso degli anni, che vanno dall'interramento dei binari al cavalcavia sino al sottopasso, che si è rivelata la scelta definitiva della passata giunta di centrosinistra, decisa a prendere di petto la situazione dopo continui rinvii. Sono stati così intercettati finanziamenti regionali e statali, per un ammontare di 4,5 milioni di euro: fondi dell'Unione europea, dell'Accordo di programma quadro "Trasporti" e dell'Accordo di programma stato-regione ex D.Lgs. 422/97 (trasferimento delle ferrovie locali dallo stato alle regioni). Il ministero dei Trasporti ha, poi, curato il progetto, di concerto con i tecnici della Ferrotramviaria, studiando le aree da espropriare, l'impatto e la percorribilità; anche se, come sempre accade nei lavori pubblici, le variazioni in corso d'opera sono state fisiologiche e tutt'ora, ad opera ultimata, sembra siano necessarie ulteriori migliorie. Intitolato a "Ugo Pasquini", fondatore della Ferrotramviaria spa (società committente), il sottopasso è stato inaugurato alla presenza di un nutrito parterre di personalità politiche: il ministro Raffaele Fitto, il sen. Giovani Procacci, l’assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini, il presidente e ammi-

nistratore delegato di Ferrotramviaria Enrico Maria Pasquini, il sindaco Valla (che ha espresso viva soddisfazione per l’opera realizzata), l’assessore ai Lavori pubblici Vito Antonio Labianca (che ha seguito da vicino l’iter burocratico ed operativo) oltre agli altri componenti della giunta. Venendo ai dati tecnici, l'opera unisce al tratto veicolare, con limite di velocità di 30 km/h, uno destinato ai pedoni. In dotazione, tecnologie di ultima generazione come pompe idrovore anti-allagamento, un sistema di sensori e display che segnalano tempestivamente agli automobilisti eventuali pericoli nel sottopasso, una rete di videosorveglianza in collegamento con la polizia municipale, oltre a rampe per i diversamente abili. Un’opera che, tuttavia, mostra qualche defaillance, in termini di funzionalità e sicurezza. Come hanno illustrato i partiti d’opposizione alla vigilia dell'inaugurazione, sostenendo il dissenso di numerosi residenti nella zona. Tra le criticità emerse la questione sicurezza,


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Le immagini del nuovo sottopasso. Foto M. Robles

in primis: nonostante le telecamere hitech, il passaggio pedonale presenta un certo livello di pericolosità, soprattutto nelle ore notturne, anche per via della lunghezza, di un'illuminazione inadeguata e di mancanza di protezioni nel tratto prospiciente il percorso carrabile. Alcune delle migliorie proposte: la costruzione di un sottopasso pedonale veloce sotto le rotaie, l'isolamento della passerella a protezione da fumi, rumori

e lancio di oggetti, aspiratori, tettoie ai due ingressi contro le intemperie, specchi per monitorare il transito, un servizio di guardiania. A tutto ciò si aggiunge una certa pericolosità della curva a gomito del tunnel e della rotatoria, troppo stretta, di via De Capua. Al di là di ogni ragionevole dubbio, resta, tuttavia, la certezza che l’opera rappresenta un ganglio vitale per la via-

bilità cittadina, fungendo da cerniera tra centro e periferia, in una delle zone più intensamente trafficate e più ricche di insediamenti residenziali e produttivi. Così, posto il primo tassello, si attende che la giunta dispieghi ogni sua potenzialità in vista della realizzazione del sottopasso di via Santo Spirito e delle opere per l'interconnessione della ferrovia con l'aeroporto di Bari-Palese.

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Grazie alla sinergia tra pubblico e privato, s’avvia il progetto di un complesso direzionale

L’UNIONE FA IL “CENTRO” di Pasquale Bavaro

L’elaborato grafico del centro direzionale, su via Lazzati

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L'ennesima conferma che la coesione è garanzia di successo. E che i privati possono concretamente contribuire, con il sostegno dell'amministrazione, al miglioramento della qualità di vita della città. Il piano di lottizzazione della zona H (compresa tra via Lazzati, via Dossetti ed il sottopasso ferroviario di via Giovinazzo) insegna questo e molto altro: un gruppo di professionisti e cittadini, rappresentati come referente dall'arch. Dolciamore, presenta una proposta innovativa di utilizzo dei suoli di proprietà, che, dopo qualche tempo di attesa e all'esito della verifica di conformità con le prescrizioni del Piano regolatore, viene sottoposto ad istruttoria da parte degli uffici tecnici e successivamente adottato dal consiglio comunale. "Il sindaco ha sollecitato con forza a portare a compimento questo piano esecutivo, che è fondato su diritti posseduti dai privati e risponde alla scelta operativa della ripartizione da me presieduta -chiarisce l’assessore all’urbanistica Tommaso Massarelli- di sviluppare concretamente le idee già da tempo sul tappeto, prima di avviare nuovi programmi. Si tratta del primo piano di lottizzazione che si è occupato di introdurre in città un vero centro direzionale, non limitandosi a coltivare la dimensione residenziale ed ottenendo tra l'altro il parere fa-

vorevole della neonata Consulta per l'ambiente e il territorio". Il progetto, dunque, contempla la realizzazione di due distinti blocchi di edifici: uno a destinazione squisitamente direzionale e l'altro ad uso abitativo e commerciale. Nel dettaglio, il primo ospiterà un grosso albergo (colmando una grave lacuna del nostro centro, sotto il profilo recettivo dei flussi turistici) e strutture annesse, come locali per la ristorazione, sala congressi, galleria, palestra, piscina sul tetto, solarium e bar con servizio panoramico. Nel secondo plesso, invece, saranno posizionati due piani di parcheggio sotterraneo, numerose attività commerciali ed uffici e ampi ambienti di carattere residenziale, con appartamenti dalle dimensioni in via di definizione. L'intero centro direzionale, poi, sarà completato da un autosilo con 50 posti auto, un'area di parcheggio a raso, verde (con essenze arboree che richiederanno ridotta manutenzione, ma consentiranno di valorizzare l'edificio e di creare un'efficace barriera al rumore), viabilità interne di piano e opere a rete. "Tutte queste ultime strutture -annuncia Massarelli- verranno cedute gratuitamente al Comune, una volta costruite nel rispetto del codice dei contratti pubblici. Tale rilievo, unito alla circostanza che i privati, promotori del progetto di lottizzazione, hanno già trasferito parte

dei propri suoli per l'edificazione del sottopasso ferroviario di via Giovinazzo e andranno a versare nelle casse comunali somme a titolo di oneri di urbanizzazione e di monetizzazione degli standard, testimonia il forte interesse pubblico sotteso al piano, che tra l'altro assicurerà l'introduzione di manufatti di elevata qualità urbanistica ed architettonica proprio all'ingresso della città. Gli edifici, infatti, saranno tutti ecosostenibili, conformi alla normativa antisismica e dotati d’impianti d'avanguardia, come quelli di collezione solare passiva e di reimpiego delle acque piovane per l'irrigazione. Degno di rilievo, inoltre, il dato rappresentato dalla posizione semiperiferica del centro direzionale, situato in prossimità di un incrocio nodale per la circolazione cittadina e in una zona facilmente raggiungibile dal bitontino e dal turista, senza produrre ulteriore carico veicolare per le nostre strade". Un autentico gioiellino dell'edilizia e dell'urbanistica, per il quale l'interesse evidente dei privati è di agire il prima possibile, realizzando tra l'altro in via prioritaria le opere destinate all'intera collettività. Si è in attesa, infatti, soltanto degli ultimi pareri tecnici da enti esterni al Comune, per poi cominciare concretamente ad operare, con Palazzo Gentile che conserverà un ruolo di vigilanza e controllo sul rispetto

delle previsioni del piano di lottizzazione. "Questa iniziativa -commenta l'assessore all'urbanisticadimostra una volta di più che, se i privati si accordano per elaborare proposte di utilizzo dei propri suoli, la struttura comunale è disponibile ad aprire le porte, nella doverosa tutela dell'interesse pubblico, del Prg e della qualità architettonica. Del resto, l'attuale normativa consente la mera approvazione di questi progetti esecutivi in giunta, senza la necessità di un passaggio preventivo in consiglio comunale". La zona H, quindi, è pronta ad una nuova vita. Nella speranza che la stessa sorte tocchi quanto prima anche la zona 167 (per la quale si è superata la prima fase dell'esame delle domande pervenute a seguito della pubblicazione del bando, con la richiesta agli istanti di doverose integrazioni documentali in vista della formazione della graduatoria definitiva e della successiva assegnazione dei lotti) e la zona C2 (per cui a breve si procederà all'approvazione della variante al Prg, connessa alla realizzazione del sottopasso ferroviario di via Santo Spirito, urbanisticamente introduttivo all'area residenziale).


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CORSIVETTO

ANCORA IN “SOSTA” LA STAZIONE DEI BUS di Pasquale Bavaro Un semaforo eternamente giallo lampeggiante e numerose auto indebitamente parcheggiate. Così si presenta (non solo oggi, ma fin dall'ultimazione dei lavori) l'area per la fermata degli autobus, nella piazzetta antistante l'istituto "Maria Cristina di Savoia". Un progetto salutato con entusiasmo e concepito come il primo tassello di un piano complessivo per il miglioramento della circolazione stradale. Un'opera, tra l'altro, strettamente collegata con il percorso della pista ciclabile, che nel costeggiare la lama Balice avrebbe dovuto prendere il via proprio in corrispondenza della zona di sosta dei bus. Un intervento completato dall'introduzione di un marciapiede per la salita e la discesa dei passeggeri e dall'installazione di una lanterna semaforica, destinata a regolamentare il movimento dei mezzi di linea. Ma le attese della vigilia si sono ben presto scontrate con la triste realtà: l'area, realizzata dalla giunta Pice, non è mai entrata in funzione, con gli autobus che continuano a raggiungere piazza Marconi come stazione di sosta. Con conseguente disagio per l'utenza (a causa dei tempi più lunghi di percorrenza) e per gli stessi autisti dei pullman, costretti a confrontarsi con spazi decisamente più angusti rispetto alla piazzetta davanti al "Maria Cristina". Il rischio serio è che l'opera venga dai posteri ricordata soltanto come l'ennesimo monumento allo sperpero di denaro pubblico (ancor più grave in un'epoca paralizzata dallo spettro della crisi economica e della recessione), e non già come un contributo allo snellimento del traffico cittadino. Tra l'altro, sulla spinosa questione a Palazzo Gentile tutto (o quasi) tace: in pochi sembrano accorgersi dell'anomalia, ancor meno quelli che ne richiedono una spiegazione. Anche perché la vera motivazione della mancata attivazione della nuova stazione dei bus pare sfuggire agli stessi amministratori. Insomma, l'augurio sincero è che questa segnalazione sortisca qualche frutto concreto. Magari mettendo in funzione la piazzola o, quanto meno, chiarendo la reale giustificazione dell'attuale inerzia operativa. In fondo, anche questo sarebbe un buon punto di partenza...

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IL CASO La stazione dei bus, di fronte al “M. Cristina”, ancora inutilizzata (foto M. Robles)

Una triste guerra tra poveri Le famiglie non pagano la Tarsu e l’amministrazione, per far cassa, dispone i pignoramenti di Pasquale Bavaro Davvero non si sa da che parte stare. In una guerra tra poveri che ha pochi precedenti nella storia della città. Da un lato, tante famiglie che, aggredite dai morsi terribili della crisi economica, si confrontano con la sostanziale impossibilità di pagare con regolarità tasse ed imposte. Dall'altro, l'amministrazione comunale che, falcidiata al pari degli altri enti locali dai pesanti tagli nei trasferimenti governativi, ha necessità di reperire risorse per garantire i servizi minimi offerti alla collettività. E così, a fronte della mancata corresponsione della Tarsu degli ultimi anni, si è proceduto nelle scorse settimane da parte della Cerin (la società incaricata della riscossione della tassa sui rifiuti) ad elevare ben 1.604 atti di pignoramento di beni mobili ed immobili (compresi anche libretti postali e canoni di locazione) nei riguardi di nuclei familiari in ritardo con i versamenti dovuti. "Nel quinquennio 2005-2009 -illustra l'assessore al bilancio Vincenzo Fiore- gli utentiww negligenti nei pagamenti sono stati in totale 15.440, determinando un mancato introito per le casse comunali di circa 3,6 milioni di euro. Tra l'altro, il trend si mostra in crescita, visto che si è passati dai 1.858 morosi del 2005 ai 4.442 del 2009, mentre si mantiene costante l'importo totale annuo riscosso dalla popolazione. E' evidente che la strada dei pignoramenti è quanto mai dolorosa, ma occorre individuare un sistema più sicuro per distinguere fra poveri e finti poveri, così da poter intervenire con maggiore incisività su quanti davvero faticano ad arrivare alla fine del mese". L'amministratore unico di Cerin, Giuseppe Donato Colapinto, spiega che "il livello di evasione nel pagamento della Tarsu si attesta in città intorno al 40% e il nostro compito specifico è far rientrare nella disponibilità dell'ente comunale le somme dovute da parte di migliaia di contribuenti. Questi ultimi, che si sono visti aggredire anche fondi sociali e

conti correnti, sono stati ampiamente sollecitati ed avvisati, nel pieno rispetto dei canoni imposti dalla legge, ma non hanno affatto prestato riscontro ai nostri inviti a saldare gli importi arretrati". Ma le polemiche sulla questione non sono certo mancate, con le famiglie pignorate che lamentano in particolare il blocco dei contributi sociali assegnati a titolo di sostegno per gli affitti e prima dote, e con la minoranza di centrosinistra che attacca pesantemente l'operato dell'amministrazione. "La giunta -osserva il consigliere di Sel ed ex responsabile alle finanze nell'esecutivo Pice, Michele Daucelli- non ha per nulla le idee chiare sulla vicenda e non riesce, pertanto, ad elaborare alcuna soluzione plausibile. L'errore sta a monte, senza che sia lecito muovere accuse nei riguardi della Cerin, che ha fatto egregiamente e con zelo il suo dovere nell'eseguire le disposizioni della pubblica amministrazione: se qualcuno è moroso per un euro, ad esempio, dovrebbe ricevere il pignoramento soltanto dell'importo di un euro, e non invece di tutte le somme a sua disposizione. L'amministrazione è chiamata con urgenza a verificare quali famiglie, in realtà, versino in condizioni di grave difficoltà, e successivamente ad intervenire con un contributo straordinario per far fronte al pagamento della Tarsu". Intanto, al fine di alleviare i disagi dei tanti cittadini colpiti dalle procedure esecutive, sono state messe in cantiere una serie di misure, dietro sollecitazione del sindaco Valla, come uno sportello dell'ufficio tributi di Palazzo Gentile dedicato ai pignorati, un ingresso più agevole per i contribuenti nei locali della Cerin (onde evitare le file che si registrano in via Rogadeo) e la rivisitazione del regolamento comunale. Forse, si tratta di interventi non ancora sufficienti, di fronte ai drammatici bisogni delle famiglie, che navigano ai confini della soglia di povertà. Ma in fondo, è pur sempre una triste guerra tra poveri.

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Primo piano agosto - settembre 2011 Militari dell’Arma in piazza Cattedrale, in occasione del maxiblitz che portò all’arresto di centinaia di malavitosi nel dicembre 2006. Foto IESSEPINEWS-Bari

Terra di conquista La Dia svela l’intreccio perverso tra clan baresi e malavita locale di Emilio Garofalo

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La delinquenza sembra essere l'unico, vero "vanto" della nostra città. Quando se ne parla, infatti, i numeri non deludono mai. Nella relazione semestrale che la Dia, Direzione investigativa antimafia, ha fornito al parlamento e al ministero dell'Interno sul quadro della criminalità organizzata, Bitonto è risultata interessata da una fortissima "pressione criminale". L'antimafia ha reso noto "un aumento significativo degli episodi cruenti", dovuto alla presenza dei clan malavitosi baresi, impegnati in un feroce conflitto per il controllo del territorio. Nel rapporto, sono state illustrate le partecipazioni delle famiglie bitontine all'interno dei gruppi malavitosi, il ruolo svolto nelle faide, la nascita di nuove formazioni e la disgregazione di quelle tramontate. La lotta tra il clan Strisciuglio e la famiglia Parisi ha inciso profondamente sulla sicurezza in città, specie da quando, nelle due opposte fazioni, hanno scelto di confluire elementi di spicco della mala bitontina. Ad abbassare la soglia della sicurezza nella nostra comunità, questi "fenomeni di aggregazione", che hanno ridotto la città a campo di battaglia, rendendola teatro di folli omicidi, intimidazioni, sparatorie e aggressioni. La relazione della Dia, a tal proposito, ha illustrato gli omicidi di Michele Elia e Michele Cipriano, appartenenti agli omonimi gruppi criminali, avvenuti tra luglio ed agosto 2010, ai quali, in pronta risposta, sono seguite le intimidazioni ai danni dei fratelli Modugno, nell'agosto successivo. Nel suo drammatico resoconto, la Direzione investigativa antimafia non ha omesso di illustrare anche gl'interventi eseguiti da parte dell'autorità giudiziaria, per contrastare questo indomito sviluppo criminale. Ha citato, così, il ritrovamento di un imponente arsenale nello stabile di Mimmo Conte e l'operazione Sylos, che ha smascherato un grosso traffico di stupefacenti condotto dalla famiglia e caratterizzato da una rete organizzativa imponente. Il quadro della Dia contraddice, di fatto, gl'impegni della giunta, che della lotta alla criminalità organizzata ha fatto il suo principale obiettivo. La città, dunque, continua ad essere terreno fertile per una "seconda generazione di baby boss", contraddistinta da una differente operatività, di stampo meno delittuoso, ma molto più violenta ed aggressiva, e che vede nel traffico della droga il suo principale interesse. Infine, in calce al rapporto della Dia, brevi sprazzi di luce. Non qualche dato confortante, bensì un cenno alla piaga degl'incendi d'auto. Che, non essendo ascrivibile del tutto a piromani isolati o incendiari per diletto, può essere anch'essa ricollegata alla criminalità organizzata.


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La riorganizzazione dei servizi rilancia l’offerta sanitaria dell’ospedale

L’eroe piegato rialza la testa

pendono cavi che rendono disagevole l’attività all’interno della struttura -lamenta un operatore- e non ci sono state le nomine degli ausiliari, fondamentali durante le operazioni di soccorso ed intervento. Anche la stabilità contrattuale dei medici di guardia è precaria”. E come altro potrebbe essere, con un contratto da rinnovarsi mensilmente? Anche i pazienti sono provati, l’atte-

di Emilio Garofalo “E pensare che qui, nemmeno dieci anni fa, venivano a curarsi dalla Lucania”. A parlare, è un signore di mezz’età, che non riesce a stare al passo di tempi che cambiano troppo in fretta. E’ poggiato ad un muretto vecchio, pieno di crepe. Le mani incrociate e gli occhi accesi di una rabbia nemmeno così tanto velata. Di fronte a sé l’ospedale, vecchio gigante dall’aria stanca. Con la sua facciata alta, imponente ma decadente, il nosocomio sembra un eroe piegato da mille battaglie. Ma, oggi possiamo dirlo, non ancora vinto. L’uomo continua a fissarlo, trova la forza di perdersi in ultime”nostalgie canaglie”. Poi, buttandosi alle spalle l’ospedale e tutti quei gloriosi ricordi, riprende il suo cammino.

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E così, proseguiamo anche noi, nella scoperta di ciò che resta e, soprattutto, di ciò che si appresta ad essere l’ospedale. Subito, appaiono evidenti alcune novità. Anzitutto, il nome della struttura. In luogo della vecchia denominazione, sull’ingresso principale, campeggia la scritta “Centro servizi sanitari territoriali Asl”. L’ambito territoriale è il distretto socio-sanitario n.3, Bitonto-Palo del Colle. Entrando, si possono scorgere i volti delle donne, degli uomini, che, il loro lavoro di cura ed assistenza, sognano di poterlo fare ancora, non badando ai tagli, al depotenziamento, alla delocalizzazione. A tratti, sembra che il tracollo gestionale sia un vecchio, brutto ricordo. Infatti, basta raggiungere l’ala più nuova e funzionale di via Bellini, dove, in questi giorni, si è perfezionato il trasferimento del Punto di primo intervento per capire che, con eccezionale dignità, l’ospedale cerca strenuamente di non esalare l’ultimo respiro, aggrappandosi, con ogni forza, al proprio istinto di sopravvivenza, in barba alle norme e alle ordinanze di chiusura. Certo, all’interno dei locali, l’aria che si respira non è delle migliori. Rabbia e malcontento serpeggiano tra il personale ed i pazienti in attesa. “La struttura è carente, gli spazi angusti. Mancano i videocitofoni, i lavabi ed i condizionatori. Dal soffitto Foto M. Robles

sa sfiancante rende quasi impossibile la convivenza con le loro patologie. “Da quanto tempo aspettiamo? Circa due ore”, dichiara sommessamente una signora. Nonostante tutto, però, loro sono qui e l’ospedale, che, stando ai recentissimi sviluppi normativi, ai reiterati sprechi delle risorse ed ai conseguenti tagli finanziari, avrebbe dovuto serrare gli ingressi e chiudere i battenti, li sta accogliendo. Questo piccolo miracolo non ha nulla di soprannaturale. E’ il risultato degli sforzi congiunti di uomini che, non accettando l’idea di lasciare privo di assistenza sanitaria un distretto di circa 90mila unità, si sono adoperati, sul territorio, per garantire il prosieguo del servizio. A schierarsi in prima linea, una task-force, formata da cittadini-utenti, associazioni di volontariato, tra le quali “Più Valore”, la direzione generale dell’Asl Bari, con il direttore Domenico


Primo piano agosto - settembre 2011 Colasanto e, in particolar modo, Pasquale De Leonardis, direttore del Distretto n.3. Sin dal suo insediamento, nel maggio scorso, ha promosso interventi radicali, mediando tra le richieste di assistenza sanitaria, avanzate dalle associazioni e dai comitati consultivi locali e regionali, ed i mezzi effettivamente a disposizione, forniti dagli enti e dalle istituzioni.

nuto il cambio di rotta del Servizio sanitario regionale -spiegano ad una voce Angelo Caldarola e Marilena Ciocia- oltre 10mila anziani, 17mila minori, tutti i soggetti inseriti nella rete della disabilità e quei cittadini privi di copertura finanziaria non avrebbero ottenuto alcuna risposta alla loro ‘domanda di salute’. L’unico strumento valido per offrire degne risposte risiede, appunto,

dismissione di questi, e che, pertanto, necessita di piani gestionali differenti. Se le associazioni, dall’esterno, auspicano il potenziamento dei servizi, è all’interno che, questo, deve compiersi. In questo senso, è necessario superare i contrasti interni, creare armoniche convivenze negli ambienti, porre sullo stesso piano il lavoro degli enti, delle istituzioni, delle realtà associative e del

Il punto di primo intervento, negli ambienti di Via Bellini. Foto M. Robles

A volere fortemente la cooperazione, al fine di addivenire a soluzioni innovative e condivise, il Ccm (Comitato consultivo misto dell’Asl di Bari), alla cui segreteria siede Marilena Ciocia, referente di “Più Valore”, da tempo impegnata in pacifiche lotte per il riconoscimento di diritti e tutele per i cittadini, con particolare attenzione alle fasce deboli, e le articolazioni distrettuali. Del comitato fanno parte anche molti enti, gruppi e libere associazioni, tra le quali Fratres, Aisfa, Sinergia insieme alle consulte del Volontariato, presieduta da Rosalba Cassano,che si avvale della collaborazione del segretario Angelo Caldarola, e degli Anziani, con il presidente Concetta Tota, e alle Reti della disabilità. Per capire quali siano le motivazioni che spingono associazioni, cittadini e vertici sanitari a fare fronte comune, basta snocciolare i numeri relativi alla popolazione residente nel distretto. “Se non avessimo inseguito ed otte-

nel diretto collegamento di tutte le parti sociali coinvolte, unite da comunicazioni intersettoriali e da un’attiva partecipazione”. Ma cerchiamo di capire quali sono le novità in campo, gli obiettivi centrati e quelli ancora tutti da perseguire, per potenziare il servizio sanitario territoriale, così come stabilito dal Regolamento regionale n.18 del 2010. “Quando vengono effettuate le operazioni di riordino, il rischio di creare malcontento è sempre piuttosto elevato -afferma il dott. De Leonardis- e la nuova locazione del distretto, il miglioramento della nuova struttura non possono prescindere da radicali interventi di cambiamento nella relativa gestione interna”. Il direttore non omette di illustrare quelli che dovranno essere i valori aggiunti del nuovo polo sanitario. “E’ necessario fare propria la nuova idea di centro territoriale. Capire -prosegue- che si tratta di una struttura differente dai vecchi ospedali, nata dalla

personale”. Anche il futuro, per De Leonardis, è circondato da un’aura d’incoraggiante positività: “La direzione territoriale ha ben in mente gli obiettivi da raggiungere, ed intende agire nel più breve tempo possibile. Accrescere la resa della struttura con il potenziamento tecnologico, intensificando gli investimenti per ripristinare il corretto funzionamento dei reparti. Fornire mezzi per consentire una nuova gestione dell’assistenza domiciliare, accorciare i tempi d’attesa e garantire la fruibilità dei servizi alla totalità della popolazione”. Che sta, dunque, vivendo la speranza, augurandosi certo che non divenga illusione, di riottenere, dall’abbraccio solidale tra istituzioni e volontariato, quel diritto all’assistenza sanitaria che, nel tempo, le è stato sottratto dalla politica del Palazzo.

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L’ingresso in giunta di Vincenzo Fiore con delega alla comunicazione e partecipazione

Da grande escluso a “grande fratello” di Pasquale Bavaro E siamo così giunti al tris. Al Valla-tris. Una ridda di voci, a dire il vero, già da qualche tempo annunciava cambiamenti nella squadra di governo, ad appena pochi mesi dal secondo rimpasto messo in atto dall'ex prefetto. Nel tentativo di rilanciare l'azione programmatica dell'esecutivo, ma ancor più nel desiderio di placare i diffusi malumori all'interno della maggioranza di centrodestra. Sono tre gli assessorati che hanno conosciuto un avvicendamento alla tolda di comando. A perdere il posto, non senza sorpresa, Elisabetta Tonon, Giulio Cesare Ferrara e l'ex braccio destro del sindaco Nicola Antuofermo. Fanno il loro ingresso nell'equipe governativa Sara Achille (delega alla cultura, alla pubblica istruzione e alle politiche giovanili) e Francesco Labianca (patrimonio e fondi strutturali), esponenti di due partiti (rispettiv amente Fli e "La Puglia prima di tutto") non sempre allineati alle politiche della coalizione alla guida di Palazzo Gentile. Ma certamente la new entry che ha destato maggiore attenzione tra gli osservatori delle vicende politiche locali è stata quella di Vincenzo Fiore. Già, quel Fiore che ha rappresentato il mentore della vittoriosa campagna elettorale di Valla, salvo poi essere polemicamente "scaricato" dal primo cittadino una volta indossata la fascia tricolore. E che ora torna in primo piano, sedendosi sulla poltrona che sembrava a lui riservata già tre anni orsono. Assessore Fiore, come mai questo suo ingresso in giunta a così notevole distanza di tempo dalla vittoriosa campagna elettorale del 2008? "I misteri della politica moderna portano i singoli e le coalizioni a costruire percorsi

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spesso poco coerenti e lineari. La verità è che durante la campagna elettorale non si era mai parlato di un mio ruolo da assessore, visto che l'unico obiettivo che la nostra compagine si poneva era la vittoria alle urne. Tuttavia, in molti mi avevano assicurato un posto nella squadra di governo". E invece? "Dopo il trionfo alle amministrative, ciascuno ha pensato esclusivamente a se stesso, tradendo clamorosamente l'impo-

e alla partecipazione, oltre che al bilancio, alla programmazione e alla gestione delle risorse. "A gennaio di quest'anno il sindaco mi ha convocato per conoscere il mio giudizio sull'andamento dell'amministrazione; in quell'occasione, tra l'altro, mi veniva proposto l'ingresso in giunta, che io rifiutavo, chiedendo una rimodulazione dell'esecutivo, non essendo disponibile a ricoprire il ruolo di decimo assessore, aggregato in corso d'opera, e risultando del resto improponibile un nuovo azzeramento complessivo della squadra di governo. Da fine maggio, poi, si è avviato un intenso percorso di confronto con il primo cittadino su alcuni aspetti critici dell'azione governativa, che si è concluso appunto con la mia nomina ad assessore. Ho preteso la responsabilità alla comunicazione e alla partecipazione, ritenendolo un elemento essenziale nella vita di una comunità". Ma ha ereditato da Antuofermo anche il compito di occuparsi delle casse comunali. L’ass. Vincenzo Fiore. Foto F. Verriello “Certo, e non è una materia estranea alle mie competenze. Non ho stazione politico-programmatica promosso nessuna guerra condella campagna elettorale. Ad tro Antuofermo, con il quale oggi, del resto, non si è ancora tuttavia non ho più avuto rapcompresa la reale motivazione porti politici all'indomani della della mia esclusione dall'esecuvittoria alle elezioni”. tivo”. Progetti per il futuro? Intanto, si sono avvicenda“Premesso che è necessario te già due giunte Valla. Qual è in via prioritaria riempire di il suo giudizio? contenuti concreti una delega "La mia valutazione sull'opeche non è mai esistita nel norato dell'amministrazione restro comune, gli obiettivi a bresta negativa. Chiudersi a riccio ve termine che mi pongo sono la nelle stanze del potere non fa costituzione della consulta per mai bene a nessuno, con il gola diversabilità, la rielaborazioverno che ha messo in soffitta ne complessiva del piano cittalo spirito costruttivo che lo ha dino per la comunicazione e la guidato al successo, smettendo predisposizione di un progetto di comunicare con la gente ed ampio per la partecipazione interrompendo i vari canali di attiva, sulla scorta di quanto partecipazione del cittadino alla stabilito sul punto dallo statuto vita pubblica, compreso un efficomunale”. cace sistema di comunicazione Visti gli scricchiolii freistituzionale". quenti nella maggioranza di Poi si è giunti al suo ripecentrodestra, riuscirà la giunscaggio, con l'attribuzione delta Valla a completare il suo le deleghe alla comunicazione

mandato? "Nel momento in cui si è eletti, i momenti critici per una coalizione capitano sempre, ma le amministrazioni devono entrare in crisi sulla progettualità e sul metodo di guidare la città, non soltanto a causa dei mal di pancia di singoli. Ritengo, comunque, che riusciremo ad arrivare alla primavera del 2013". Uno dei punti deboli dell'azione di governo non rischia di essere proprio l'ordine pubblico, che ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale? "In questo settore scontiamo una totale inadeguatezza numerica nell'organico del corpo della polizia municipale, con la percezione della sicurezza nella collettività che si mostra decisamente incrinata. A breve, la giunta metterà in campo una strategia completamente differente rispetto al recente passato, puntando con forza sullo sviluppo del centro antico, anche attraverso agevolazioni fiscali e contributive per favorire l'apertura di nuove attività commerciali in questo quartiere oggi pesantemente degradato". Mancano ormai meno di due anni alla prossima tornata amministrativa e le prospettive non paiono troppo positive... "Certo, il consenso nel corpo elettorale non è più quello del 2008, ma penso sia possibile riguadagnare il terreno perduto, lavorando con autentico spirito di squadra e realizzando alcuni progetti importanti, come la zona 167, l'adeguamento del Prg al Putt e i tanti interventi nel campo dei lavori pubblici. Così facendo, le elezioni si possono rivincere, anche perché una piattaforma programmatica realmente alternativa ad oggi non esiste, al di là delle alchimie, con le forze di opposizione che hanno impostato la loro critica sulla falsa riga della politica nazionale, limitandosi ad invocare a più riprese le dimissioni del primo cittadino". Con Valla di nuovo candidato alla poltrona di sindaco? “Può darsi, visto che fino ad oggi non scorgo all'orizzonte altre possibili candidature all'interno del nostro schieramento”.


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ACIdi d’UVA

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Musicisti di Tokyo protagonisti del Traetta Opera Festival

Dal Giappone con amore di Emilio Garofalo Il maestro Vito Clemente, tra i più giovani e apprezzati direttori d'orchestra, impegnato a costruire un ponte artistico tra occidente e oriente, ha capito (e forse l'ha sempre saputo) che la musica di Tommaso Traetta gli avrebbe offerto un'importante occasione. Stringere in un palmo di mano mondi lontani, polarizzando su Bitonto e sulla sua centenaria tradizione artistica, l'attenzione di una terra, quella giapponese, da sempre attratta dalle fascinose bellezze del vecchio mondo. "Quando alcuni artisti giapponesi hanno percorso le nostre strade, imbattendosi nel sapore prelibato di meraviglie millenarie, scoprendo l'Europa nella città vecchia, non hanno nascosto il loro entusiasmo", racconta Clemente. Che, parlando delle novità del Traetta Opera Festival, in programma a fine ottobre, aggiunge: "I musicisti di Tokyo hanno raccolto con entusiasmo l'invito a prendere parte alla rassegna, ad esibirsi sui palcoscenici bitontini. Loro dispongono, in patria, di sale moderne, all'avanguardia, con una qualità del suono perfetta, ma che non offrono l'emozione dell'antichità". Una piacevole invasione, dunque, quella che si apprestano a compiere gli artisti giapponesi che saranno protagonisti del festival dedicato al nostro maggiore compositore. Il ponte, dunque, è così realizzato, visto che, dopo essersi esibito varie volte nella capitale del Sol Levante, il mae-

stro Clemente ha potuto ricambiare la cortesia, accogliendo nella sua terra i cantanti, i coristi e i musicisti d'oltreoceano. Si è scelto persino di ospitarli nei bed and breakfast cittadini, invece di dirottarli negli alberghi di altre città, in risposta all'esigenza di dare un impulso allo sviluppo turistico di un territorio che ha tanto da offrire ai suoi visitatori. "Durante i recenti concerti giapponesi, presso l'auditorium Agnelli dell'Istituto italiano di cultura di Tokyo, ho ritenuto che fosse giusto concedere a questi straordinari musicisti il privilegio di calcare i nostri palcoscenici -spiega il nostro concittadino- perché tutti hanno mostrato un profondissimo rispetto verso la nostra cultura, ap- Il busto di Traetta, realizzato da Pantaleo Avellis per il foyer del teatro prezzandone l'anima artistica". via, insufficiente capacità d'improvvisaScopriamo così che l'esecuzione del zione. La musica di Traetta, coniugata "Miserere" e delle versioni di Napoli e al modo in cui viene interpretata dai Monaco dello "Stabat Mater" di Traetmusicisti italiani, è stata, per tutti loro, ta hanno amplificato l'amore dei nostri una rivelazione. I colleghi orientali apamici orientali per la lirica nostrana. prezzano la nostra capacità di dar voce In particolare, l'orchestra giapponead una profonda creatività interpretatise ha mostrato grande apprezzamento va, che non si ferma dinanzi alla rigidità per l'estro italiano. degli schemi classici. E il risultato della "I musicisti orientali sono straordifusione delle due diverse sensibilità ha nari ma schematici. Dotati di eccellente dato frutti sorprendenti", conclude Clecapacità espressiva, dimostrano, tuttamente.

Anniversario Carmela Cassano, insegnante, ballerina, coreografa, molto apprezzata per la sua professionalità negli ambienti "tersicorei", scompare il 9 settembre 2010, a causa di un male incurabile. Il mondo della danza le ha reso omaggio, istituendo in sua memoria il Premio Nazionale CREA (suo acronimo), da destinare ai giovani ballerini pugliesi che si distinguono per la loro bravura, in campo nazionale e internazionale. Molto attenta e aperta ad altre culture, aveva fatto sua la filosofia induista. Scriveva "Non desiderare alcuna cosa, mi apre al tutto e mi offre la capacità di godere dell'indefinito".

PER "C R E A" NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA Vorrei fermare il tempo, ma i giorni senza te si susseguono come in un vortice, tutti, lastricati da un profondo dolore e da una grande solitudine. L'immagine del tuo corpo che vibrava leggero, la gioia che avevi di sorridere con gli occhi e con le labbra, appartengono alla nostra memoria e non possono regalarci più nulla di concreto. Ma il tuo immenso Amore, il tuo Spirito, la tua Essenza hanno creato intorno a noi un'aura speciale. Solo chi legge "col cuore" potrà scorgere e comprendere. A te che, sempre, vivrai.

Isabella

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IL DIFENSORE CIVICO del dott. Franco Castellucci

Il Porcellum ha i giorni contati Com'è noto, è scaduto venerdì 30 settembre il termine ultimo per la raccolta delle firme, necessarie all'indizione del referendum per l'abolizione del cosiddetto "porcellum", il vigente sistema elettorale introdotto dalla legge 270/2005. Oltre un milione e 200 mila le firme depositate presso la Corte di cassazione. Un risultato che fa ben sperare sul reale svolgimento della consultazione popolare. Ma quali sono gli aspetti principali dell'attuale legge elettorale? Esaminiamoli insieme. 1) L'elettore esprime il voto tracciando sulla scheda un solo segno nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta (art. 1, comma 10, lettera b) per la Camera; art. 4, comma 6, per il Senato); per effetto di tali disposizioni, il voto è espresso per la lista, e non esiste la preferenza per l'uno o l'altro candidato. 2) I soggetti inseriti nella lista sono eletti secondo il numero di seggi assegnato alla lista e nell'ordine nel quale sono inseriti (art. 1, comma 13 per la Camera; art. 4, comma 8, per il Senato). Per essere eletti, pertanto, bisogna essere collocati più in alto possibile nelle liste, con piena discrezionalità dei partiti che le presentano. 3) Sono previsti sbarramenti affinché le liste votate siano prese in considerazione per l'attribuzione dei seggi: per la Camera il 4% dei voti a livello nazionale (art. 1, comma 12), per il Senato l'8% dei voti a livello regionale, poiché l'elezione per quest'ultimo ramo del Parlamento è organizzata su base regionale (art. 4, comma 6). Se una lista consegue meno voti, non partecipa alla ripartizione dei seggi ed i voti che ha conseguito finiscono nel nulla, perché non sono previsti sistemi di recupero. 4) E' previsto un premio di maggioranza per la lista o la coalizione di liste, che ottiene la maggioranza relativa delle preferenze: vengono attribuiti tanti seggi quanti ne bastano per raggiungere il numero di 340 per la Camera (sempre art. 1, comma 12) oppure il 55 % di quelli spettanti a ciascuna Regione, per il Senato (sempre art. 4, com-

ma 8). Quindi chi vince, anche di pochissimo, prende tutto. I promotori del referendum sostengono che tale legge sia antidemocratica e procasta, perché i vertici dei partiti decidono in pratica chi deve essere eletto, mentre gli elettori si devono adeguare alle loro indicazioni, senza possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Inoltre, durante l'attività parlamentare, gli eletti devono adeguarsi a quanto stabiliscono i vertici dei rispettivi partiti politici, pena il mancato inserimento in pole position alle successive elezioni. Ancora: le soglie di sbarramento ed i premi di maggioranza non consentono a molte forze politiche di essere rappresentate in Parlamento. Sono scomparsi, infatti, dalle aule di Montecitorio e Palazzo Madama i partiti di estrema sinistra. In caso di esito favorevole della consultazione referendaria (con superamento del quorum del 50%, non raggiunto nel 2009 con riferimento ad altri tre quesiti che miravano ad abrogare alcuni aspetti della legge Porcellum), si ritornerebbe nella sostanza al regime elettorale costruito con il cosiddetto "Mattarellum" (le leggi n. 276 e 277 del 1993, approvate a seguito del referendum del 18 aprile 1993 e rimaste in vigore fino al 2005). Tale disposizione normativa prevede un sistema misto, con il maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi ed il meccanismo del recupero proporzionale per l'assegnazione del restante 25% delle poltrone. A differenza dell'attuale sistema, in particolare, verrebbero reintrodotti i collegi uninominali (con la garanzia di un rapporto più diretto fra corpo elettorale e rappresentanti alla Camera e al Senato), le preferenze nominative per il candidato, espresse sulla scheda dal singolo cittadino, ed una maggiore rappresentanza per le forze politiche minori. Un risultato auspicato dal comitato promotore del referendum abrogativo e desiderato (almeno a parole) dai leader della

maggior parte dei partiti, dell'uno e dell'altro schieramento. Il merito indiscutibile dell'iniziativa della raccolta di firme è stato quello di riaccendere il dibattito sul sistema elettorale, in grado di determinare concretamente il livello di democraticità delle nostre istituzioni parlamentari e di influire sulla formazione di maggioranze ed esecutivi. La parola passa ora, dopo il controllo formale operato dalla Suprema Corte e la valutazione di ammissibilità da parte della Consulta, al popolo, che con ogni probabilità nel prossimo mese di giugno sarà chiamato alle urne per riappropriarsi finalmente del diritto alla scelta effettiva della classe politica da cui essere governato.

LA LETTERA Una vita salvata in tempo Questa la storia del piccolo Lollo, un bimbo di appena cinque anni, che avrebbe dovuto frequentare la prima elementare. Bimbo dotato d’intelligenza spiccata e abbondante salute, come è giusto che sia. Ma un bel giorno, circa un mese e mezzo fa, il piccolo ha cominciato a lamentare stanchezza, cefalea e inappetenza con la comparsa di linfonodi laterocervicali, attribuiti erroneamente ad una mononucleosi. Grazie alla caparbietà della nonna e della mamma, Lollo è stato affidato alle cure della pediatra dott.ssa Elisabetta Demichele, che ha suggerito altri esami. Così il 10 settembre, mentre il bambino, durante il prelievo, programmava di andare al cinema, la sorte decideva per lui un ricovero urgente. Una misura adottata con tempestività dall’équipe del laboratorio d’analisi dell’ospedale bitontino, in particolar modo dal dott. Nicola Liso, preoccupato per la vita del bimbo. Una scelta decisiva che è servita a scongiurare il peggio. Ancora e per sempre la famiglia ringrazia tutti coloro che hanno collaborato a salvare la vita di Lollo. Lettera firmata

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A rischio l’accesso ai fondi Piru per il recupero del centro storico

Quei milioni appesi ad un filo di Emilio Garofalo

Per una volta, cominciamo dal finale. Che, se non è triste, lieto non lo è di certo. Bitonto, assieme ad Ostuni e Foggia, è stata riammessa, con riserva, dopo una prima bocciatura, alla fase negoziale del bando pubblico regionale dell'Azione 7.1.1 "Piani integrati di sviluppo urbano di città medio/grandi", progetto d'assistenza economica comunitaria. Angela Barbanente, assessore regionale alla Qualità del territorio, sposando parzialmente il parere favorevole dell'Avvocatura regionale, ha ritenuto di poter includere la città in una graduatoria separata, per la distribuzione dei fondi europei. Un colpo di reni, che ha quietato le ire di molti, partiti politici d'opposizione ma anche semplici cittadini interessati alle sorti del territorio, e placato, in parte, gli incubi della maggioranza, che temeva di esser travolta dal disastroso ed ingiustificabile scivolone. Ma, come si suol dire, ci si è ridotti a salvare il salvabile. Vediamo perché. Questa triste storia di dimenticanze e disattenzioni prende le mosse nello scorso mese di luglio. Sarà stato per via del caldo, che smorza tutte le voglie, tra le quali, inevitabilmente, anche quella di lavorare, od una semplice distrazione, sta di fatto che il Comune, a causa del mancato deposito nei t e r - mini previsti

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dall’avviso pubblico del 19 aprile 2011, proprio come uno studente svogliato, incappava in una pesante bocciatura. Niente inserimento nelle liste d’accesso ai fondi europei e statali per la riqualificazione del territorio comunale. Assieme a Bitonto, venivano bocciati altri tre comuni "somari": Foggia e la città bianca, Ostuni. Tutto ciò non consentiva di godere del cospicuo finanziamento, pari a 4 milioni di euro, da investire per la rinascita del centro storico e di altre aree, quali l'ex pretura, l'ex scuola Pantaleo e l'ex macello. Si dissolvevano, dunque, come bei sogni interrotti al mattino da una sveglia impertinente, tutti i buoni propositi della giunta Valla. Rimbombava, al momento della bocciatura, ancora l'eco delle parole gloriose di Antuofermo, oggi ex della maggioranza, proclamate nell'aprile 2010, il quale prospettava mirabilia comunali finanziati da fondi comuni-

tari. Macchè, dei fondi restava solo il rammarico di non poterne fruire. Com'è facile intuire, l'opposizione si è divertita nel gioco al massacro, incolpando Valla ed i suoi d'incapacità politica, gestionale ed amministrativa. Il Pd ha parlato di "una sconfitta, per la città, morale e soprattutto economica di enormi proporzioni, di grande portata", causata esclusivamente dall'assenza di controlli adeguati all'attività degli uffici preposti e, naturalmente, dalla totale inettitudine dell’esecutivo. Ed, ancora, le dure parole di DeSantis, Udc, che ha definito "sonnambuli" i colpevoli. Si sono susseguite, naturalmente, giustificazioni sciorinate, senza nemmeno troppa convinzione, dalla maggioranza che, sebbene parli di pochi minuti di ritardo o d'incerta responsabilità tutta da appurare, ha preferto saggiamente correre ai ripari, cercando una me-

diazione con gli uffici regionali. Ed ecco che Valla, assieme al sindaco di Foggia, Mongelli, e a quello di Ostuni, Tanarella, ha chiesto ed ottenuto un confronto con l'assessore regionale Barbanente, al fine di valutare una scelta strategica per ovviare al disastro. Se ci siano riusciti, non è dato saperlo. Innanzitutto, perchè l'inserimento con riserva in liste separate certo non suona come eroico intervento risolutivo, ma come contentino per placare il tormento politico dei comuni rimasti a secco e che non hanno potuto, in prima battuta, beneficiare di finanze che, se richieste nei tempi previsti agli enti erogatori, nessuno avrebbe mai negato. Poi, perché, in via definitiva, nessuno sa se questi bei soldoni, da investire nello sviluppo del territorio, effettivamente arriveranno; certezza che sarebbe stata tale se la procedura fosse stata correttamente portata a termine, mentre oggi si è appesi al filo dalla mancata accettazione dei progetti dei comuni regolarmente ammessi. Resta un dato: le casse del comune vuote erano e vuote, per ora, restano. E questo ha un nonsochè di miracoloso: perdere qualcosa che nemmeno si ha.


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CONTROCORRENTE di Mimì Luiso

Berlusca o il Belpaese, quale il vero problema? E' da tempo che un coro sempre più allargato di voci proclama ai quattro venti che il vero, unico problema dell'Italia, oggi, è Berlusconi (e il suo cieco arroccamento nel suo accerchiato bunker). Il leit motiv di questo coro, poi, si sostanzia e si coagula con l'ormai sdrucito slogan "Berlusconi se ne deve andare, Berlusconi faccia un passo indietro, la Lega stacchi la spina". E il colmo è che il popolo dei berluscones alla fine ci ride su come si motteggia un ritornello tanto ripetuto da diventare risibile ("non sanno dire altro, fiato sprecato di un'opposizione cieca e preconcetta"). E va bene, ma, detto questo, non nego che Berlusconi costituisca il problema; forse, però, non è lui il vero problema. Quello reale si annida piuttosto in larghi settori della piazza Italia, di questa nostra indecifrabile e quasi impalpabile agorà nazionale. Mi spiego: vige da noi un sistema mediatico (giornali, Tv, blog, ecc.) che spesso si attesta su posizioni di staticità e di imperturbabilità. Voglio dire che troppo spesso ci viene fatto calare un po' di tutto, è vero, ma con brevità e fretta, quasi en passant. Quando dico un po' di tutto, mi riferisco a episodi o, addirittura situazioni che meriterebbero maggiore attenzione e più profonda riflessione da parte di chi le ammannisce sui video o sulla carta stampata, impedendo, così, la dovuta attenzione e la riflessione a quanti (tutti noi) sono, devono essere i diretti destinatari di quel "po' di tutto" così distrattamente calato alla base. Va da sé, poi, che la possibilità di rendersi compiutamente conto di certi fatti e di certe notizie, accanto a una migliore presa di coscienza, può rendere più concreta e fattiva ogni azione di contestazione e di opposizione. Umberto Bossi, per esempio, minaccia la secessione, non prevista dalla nostra Costituzione e sulla quale lui, ministro della Repubblica, ha giurato. Ma la notizia si liquida in poche righe magari contornate dal bonario commento che si tratta solo di una delle solite uscite da buontempone del leader della Lega. Perché non si pensa a dimissionarlo con l'imputazione di attentato alla

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Costituzione e all'unità nazionale? Dopo un intervento (blando) del Capo dello stato, non c'è stato altro e la notizia non ha avuto echi di sorta. E, del resto, proprio quanto a Bossi, non si tratta della prima ma dell'ennesima sua sbavatura; come altre volte, tuttavia, tutto si è fatto passare per semplici "puttanate" e, come tali, senza peso e subito archiviate, punto e basta. Il nostro parlamento giace inerte per cieca obbedienza; non fa nulla dalla mattina alla sera, costretto com'è a blablare, liberamente (?) o per calcolo, solo su quello che gli viene presentato come il problema del momento (una volta il processo breve, un'altra quello lungo, poi Ruby nipote di Mubarack, altre volte ancora la ricerca dell'ennesimo cavillo che serva ad evitare al padrone guai ancora più seri di quelli procurati da una magistratura accanita, definita di sinistra, antropologicamente anormale). Si dice che all'estero, in tutto il mondo ci ridono addosso. Ma non si dice che non si ride tanto sulla trista figura del prémier quanto su tutti noi che -e non se lo sanno spiegare- continuiamo a tollerare questo grottesco capo di governo con tutta la casta che gli ruota attorno. Aveva ragione il compianto José Saramago quando, in un suo libro che Mondadori non volle pubblicargli (sparlava del padrone!) afferma che il problema dell'Italia non consiste tanto nell'avere un "delinquente" al potere quanto nel popolo stesso che, costretto e aduso a convivere con mafia, camorra (un ministro berlusconiano diceva qualche tempo fa che bisogna rassegnarsi a convivere con quelle realtà), non riesce a sentire sulla sua crosta alcun prurito, e quindi nessuna reazione, per la presenza di un personaggio come Berlusconi al vertice del governo. Ci sono delle oasi, purtroppo rade e sparute, dove i "sensi" della indignazione e della protesta sono un po' più evidenti. Penso, per fare un esempio, a qualche trasmissione radiofonica come "Tutta la città ne parla", in cui viene data voce ai veri cittadini, i quali, proprio per essere veri, sono sul serio 'indignados'. Ma, a parte questo e qualche altro barlume qua e là, cos'altro resta? Perché la legittima protesta di

tanti cittadini, ristretta nell'angusto spazietto della radio, non viene allargata, non viene "cavalcata" per proiettarla in sedi più ampie e visibili (lo stesso parlamento, perché no?). Se tante volte l'opposizione subisce critiche per l'inerzia, la passività di fronte a questo dilagante mare di fango, si coglie nel segno. Un'opposizione troppo spesso ridotta a un muro di gomma dove ogni palla rimbalza indolentemente, non può limitarsi a dire che Berlusconi se ne deve andare e poi basta. Intanto si offre il desolante spettacolo di anime e sottoanime, di distinguo, di vecchi e giovani leve, di alleanze di qua ma non di là o di là ma non di qua. Tutto questo non unisce, non compatta ma disunisce e indebolisce. Vedete, poi, i sindacati che, per meglio attendere al proprio dovere della tutela del cittadino-lavoratore, non trovano di meglio da fare che disgregarsi, per cui Bonanno sta contro la Camusso e questa ce l'ha con Angeletti e tutti non si rendono conto che con i loro distinguo offrono sul classico piatto d'argento al despota il benefico toccasana del "divide et impera". Altro che tutela dei lavoratori che continuano ad essere il terzo stato delle fasce deboli! Certo, Berlusconi è il male ma stento a pensare che sia il male maggiore. Prima o, poi se ne andrà, con le buone o con le cattive; al punto in cui siamo, la sua uscita di scena appare assai probabile). Temo, però, che la sua caduta non corrisponda alla sua sparizione (che è ciò che più conta). Dove andremo, dopo Berlusconi, se si continuerà a mistificare certa realtà, relegandola nelle pagine delle previsioni atmosferiche mentre abbisognerebbe di titoloni da copertina? Il cittadino, il popolo che, fino a prova contrario, è il vero sovrano, devono sapere. Un'utopia? Forse sì, amaramente. Ma non illudiamoci di giudicare questo fenomeno come uno strascico del berlusconismo, di un berlusconismo ultrattivo. Il discorso è un altro: abbiamo bisogno che l'aria si purifichi, ha detto l'altra sera il cardinale Bagnasco. E l'aria da purificare non è solo quella degli altri. Nell'ascesa verso zone d'aria più respirabile dobbiamo tutti sentirci impegnati. Specialmente se abbiamo colpe da farci perdonare.


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La città in festa grazie alla kermesse di luci, suoni e colori

Un “sole splendente” nella Notte Bianca di Emilio Garofalo

L’esibizione della cover band dei Beatles. Foto M. Robles

E’ stata lungamente attesa, durante i caldi giorni d’agosto. Da un lato, gli organizzatori, la cooperativa Pantoikos, il direttore artistico Antonio Saracino di “Raffaello Comunicazione”, gli enti che hanno patrocinato l’evento, Comune e Provincia, con la loro speranza di buona riuscita. Dall’altro, i cittadini, i visitatori delle altre città, con la loro curiosità e, si è sperato, con il loro entusiasmo. Ad attendere ed annunciarne l’arrivo, diversi spettacoli, nei giorni immediatamente precedenti, nelle piazze e nelle frazioni. Al calar del sole di sabato 10 settembre, si è aperto il sipario sulla Notte Bianca 2011. Seguendo un canovaccio collaudato e ben strutturato, si sono susseguiti innumerevoli eventi. A far da cornice, le strade del centro, il borgo antico con le piazze,

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la villa, il Traetta. Una raffica di colori, suoni, parole, sorrisi ha alleggerito, per l’arco (forse troppo breve) di una notte, la routine quotidiana dei bitontini, che hanno vissuto una piacevole emozione settembrina, in lungo ed in largo zampettando, tra palchi e kermesse itineranti. Musica sacra e leggera, con orchestre e bande di paese, artisti noti ed innovativi, tra i quali Beppe Granieri, i Dancing society e la band dei Suoni Mudù. Poi, il teatro, l’arte, gli eventi letterari e cinematografici, con il promo di Ameluk, lungometraggio di Mimmo Mancini. A seguire, il cabaret, gli stand, le gare in arene realizzate in pieno centro. L’intento degli organizzatori è stato assecondare i gusti di tutti, com’è giusto che sia, in un contesto nel quale giovani e no, adulti ed ado-

lescenti, famiglie e comitive hanno camminato fianco a fianco, protagonisti anche loro della magica notte. La scarsa qualità di alcune performance (si pensi alla ‘terrificante’ esibizione in playback di Luca Dirisio) è stata mitigata dall’alta qualità di altre e la festa non ha mai perso smalto né brio. Per una notte ci si è dimenticati delle brutture nostrane, della strafottenza della microcriminalità, delle scarse occasioni di sviluppo e crescita sociale, e persino della maleducazione imperante. Scomparse del tutto, sotto il manto dolce della rinascita civica. Lungo le vie, a godere delle tante proposte d’arte e cultura, solo una fiumana straripante, tra cui moltissimi forestieri, desiderosa d’un sano divertimento, mossa da sincera passione per la cultura, bene pubblico dal valor inestimabile. La

scelta vincente sta nell’aver coinvolto, oltre al centro storico, anche la città nuova, dando all’evento i connotati di una festa di e per tutta la cittadinanza. Animata dai colori, dai sorrisi degli spettatori, dal garbato coinvolgimento degli artisti, la città, nella notte, sembrava ricoperta dal calore mattutino di un sole alto e splendente. I bitontini hanno alluvionato le strade e le piazze, battendo le mani agli artisti sui palchi, sorridendo ai comici ed ai giocolieri, osservando con gaia attenzione le opere degli artigiani nella città vecchia (splendide le opere in legno, scolpite col fuoco), ascoltando liriche delicate o perdendosi nelle immagini colorate delle mostre pittoriche. Una festa nella festa, verrebbe da dire. Per una volta. Per una notte.


Nel segno dell’oro verde

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Seconda edizione del festival dedicato al nostro prodotto principe di Michele Cotugno Rilancio dell'agricoltura e promozione del turismo. E' l'obiettivo del Festival dell'olio Piazza del gusto, giunto alla sua seconda edizione e patrocinato da Comune, Provincia, Regione, Unione regionale delle Camere di commercio e Unicredit Banca. "Promuovere il nostro extravergine significa garantire lavoro a tanti e offrire ai consumatori un prodotto di grande

qualità", ha detto l'ass. Domenico Damascelli, promotore della manifestazione, al convegno su "Gli effetti benefici dell'olio extra vergine d'oliva nella dieta alimentare", che ha fatto registrare gli interventi del prof. Giuseppe Gambacorta, docente associato di Scienze e tecnologie agroalimentari all'università di Bari, e della biologa nutrizionista Francesca Labianca. Piazza cattedrale, sugge-

stivo scenario del festival, è stata "arredata" con stand dei prodotti tipici locali, affollati dal pubblico presente. Ad allietare la serata, Pino Campagna, comico di Zelig, la band U'Papun, e il concerto dei Velvet.

Il festival dell'olio ha avuto felice prosieguo nella serata successiva, presso la villa, tra bontà gastronomiche e comicità casereccia dell'esilarante Max Papappicco.

Un originale omaggio al simbolo della storia e dell’economia cittadina

Olio d’artista di Domenico Schiraldi

Alcune opere in mostra. Foto Roberto Sibilano

Una pianta dai tronchi nodosi e carichi di storia, l’emblema di una memoria, lo spirito identitario di una comunità legata alla sua terra. Sono questi i motivi ispiratori della mostra organizzata dagli artisti Francesco Sannicandro e Rosanna Pucciarelli. “Olio d’artista” il nome della rassegna, svoltasi nell’atrio della cattedrale, in occasione del Festival dell’olio. “Si tratta di un’idea -spiega Sannicandro- che io e Marco Tribuzio abbia-

mo avuto tempo addietro e che ora prende forma per la prima volta. Abbiamo sfruttato i classici contenitori d’olio, come bottiglie e lattine, consegnandoli alla fantasia e al genio degli artisti, che hanno prodotto pezzi unici. Un omaggio all’olio d’oliva che ventitré autori, me compreso, hanno accolto con grande entusiasmo. La mostra, dopo Bitonto, toccherà i maggiori centri della provincia”. I prodromi del successo si sono potuti constatare nell’entusiastica

partecipazione del pubblico, che si è soffermato, curioso e divertito, su ciascun pezzo in mostra. Complice anche l’originale allestimento scenografico, curato da Franco Colamorea, dell’associazione culturale “Fatti d’Arte”. Così, su sgabelli e sedie dal sapore antico, interamente dipinti di bianco e illuminati da un sapiente gioco di luci, ogni singola opera ha brillato di un significato che va oltre il suo semplice apparire: bottiglie dipinte con i soggetti più vari, lattine ricoperte di foglie

d’ulivo, contenenti piccoli alberelli della pianta sacra ad Atena, ovvero completamente smembrate, a riprodurre un frantoio, un campo di battaglia con soldatini a difesa della pianta, la casa di un personaggio dai tratti grotteschi, forse l’anima stessa dell’ulivo. Che, con il suo dolce afflato, ha ammonito la città a disporre saggiamente delle mille risorse del suo territorio. Non solo per l’economia ma anche, e soprattutto, per la mente.

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Un corso per cucitrici dello Ial-Cisl Puglia

Sì ai “tagli” ma solo per formazione Salvatore Lorusso E' giunto a poco più di metà, il corso di formazione per "cucitrice a macchina per produzione in serie di abbigliamento", organizzato, presso aziende locali, dallo Ial-Cisl Puglia, nell'ambito delle attività finanziate da Provincia, Regione, Ministero del Lavoro e Comunità Europea. Il corso, iniziato ad aprile, vede interessate 16 donne in età lavorativa, giovani e adulte inoccupate o disoccupate e, comunque, prive di un impiego regolarmente retribuito, residenti in città. Si tratta di una reale occasione di inserimento nel mercato del lavoro, in quanto le corsiste stanno accrescendo le proprie competenze sia nelle materie professionalizzanti (come tecniche di cucitura e stilismo) sia in quelle cosiddette "trasversali" (gestione dello stress, comunicazione, ecc.). Grande rilevanza hanno le ore di laboratorio formativo, svolte nelle aziende, dove le discenti possono apprendere i sistemi di funzionamento

delle varie macchine da cucire, così come lo stage aziendale, grazie a cui le corsiste vivono un'esperienza diretta di lavoro, imparando a creare veri e propri abiti personalizzati. "Ringrazio le corsiste per l'impegno mostrato, ognuna in modo diverso, secondo le proprie capacità e possibilità -ha dichiarato Flavio Pedaci, amministratore unico di Ial Cisl Puglia-. Ma un grazie sentito va anche ai docenti e all'intero staff organizzativo per il lavoro svolto". L'obiettivo del corso è offrire alle partecipanti (a cui viene riconosciuta un'indennità di frequenza oraria) un'opportunità reale e concreta di mettersi in proprio, di essere assunte in azienda o di creare piccole cooperative. "La mia speranza -ha aggiunto Pedaci- è che, in linea con la mission dell'ente, si riescano a concretizzare i sogni di tutte le donne che frequentano il corso".

Eterna presenza (Pedro Salinas) Non importa che non ti abbia, non importa che non ti veda. Oggi non chiedo più Né alle mani, né agli occhi, le ultime prove. Di starmi accanto Ti chiedevo prima, sì, vicino a me, dentro. E mi accontentavo Di sentire che le tue mani Mi davano le tue mani, che ai miei occhi assicuravano presenza. Come il vento è invisibile, pur dando La sua vita alla candela. Come la luce è Quieta, fissa, immobile, fungendo da centro che non vacilla mai al tremulo corpo di fiamma che trema.

Dentro le vene. Che tu stia in me Come il cuore Mio che mai Vedrò, toccherò e i cui battiti non i stancano mai di darmi la mia vita fino a quando morirò. Quello che ti chiedo È che la corporea Passeggera assenza non sia per noi dimenticanza, né fuga, né mancanza: ma che sia per me possessione totale dell’anima lontana, eterna presenza. I tuoi cari.

Come è la stella, presente e sicura, senza voce e senza tatto, nel cuore aperto. Sereno, del lago. Quello che ti chiedo È solo che tu sia Anima della mia anima Sangue del mio sangue

Francesco Cazzolla 04/06/1932 - 08/08/2011

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Uno scorcio della Torre Angioina, all’interno del Traetta

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La Torre Angioina fu costruita nel XIV secolo per rafforzare il sistema difensivo

Da bastione a foyer del teatro di Pasquale Fallacara Verso la metà del XIV secolo, alla fine del conflitto tra la regina Giovanna I d'Angiò e il cognato re Luigi d'Ungheria, la cinta muraria, a nord della città, era ridotta ad un cumulo di macerie. Se ne rese, pertanto, necessaria la ricostruzione, arricchita di nuove torri, più rispondenti alle più moderne tecniche di guerra. Tra le nuove opere, oltre alla possente Torre di Porta Baresana, denominata impropriamente "Castello", in quanto difesa da una milizia sotto il comando di un "castellano", fu costruita la vicina Torre Angioina, nei pressi dell'attuale Largo Teatro. Simile alle torri cilindriche di "Sant'Agostino" (1360) e di Porta del Carmine (1345), elevata su una breve scarpa, rivestita a partire da una certa altezza da bugne a bauletto, presentava all'origine un coronamento a merlatura, con possibilità di difesa a "piombo", a "getto" e a "leva". La difesa a "piombo" consisteva nel lancio dall'alto di pece bollente e sassi, sporgendosi sulle mura o mediante l'utilizzo di caditoie. Inoltre, nelle piazzuole interne venivano posti "trabucchi" e "baliste" per il lancio di sassi e palle di fuoco. Un piccolo ingresso immetteva nella torre suddivisa in due piani, caratterizzati da ambienti a pianta circolare, probabilmente dotati di focolare e finestrella, utilizzata come punto luce, comunicanti tramite una botola centrale, dotata di scala retrattile. All'interno doveva esserci un corpo di guardia, in collegamento diretto con il cammino di ronda. Eretta verso la metà del XIV secolo, quasi certamente ad opera dei proto-

mastri Tongo di Famagosta, Giovanni e Consiglio di Bitonto, la Torre di Sant'Agostino viene rappresentata in varie vedute prospettiche della città (Azzaro 1586, Carlo Rosa 1656, Pacichelli 1703, Rullan 1727, Orlandi 1770). Alla fine del seicento l'antica struttura, inglobata nella possente cinta muraria, unitamente alla torre normanna retrostante il "Fortino", perde la sua funzione difensiva per trasformarsi in semplice abitazione con magazzino. Da un inventario dei beni immobili di proprietà del comune, redatto il 1735 per il fiscale di Trani, risultano, infatti, dislocate 26 torri sul perimetro murario, due in meno rispetto a quelle presenti nella planimetria tardo cinquecentesca dell'Azzaro, che ne enumerava invece 28. Tra il 1835 e il 1838, a seguito della costruzione del "Teatro Umberto I" (attualmente "Tommaso Traetta") la torre venne inglobata nelle strutture murarie del teatro stesso, dove attualmente,

grazie ai recenti lavori di restauro, è divenuta parte del integrante del foyer. Pasquale Fallacara fallacarapasquale2@libero.it

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DOLCEAMARO di Mario Sicolo

Ode ad un prof che (mai) va in pensione Quando arrivava lui, in classe entrava la vita. Già, era come se le finestre si spalancassero d'improvviso e prendesse a soffiare un vento di verità, tra quelle pareti antiche. Mimmo, borsello di cuoio sotto il braccio, avanzava col passo largo d'un uomo alto e imponente, un velo di neve appena sul crine, il naso affilato. Il cognome lo destinava -e per fortuna, ancora lo destina, perché questo pezzo non è affatto un coccodrillo- a grandi imprese: Achille. Sì, perché Mimmo è stato, fino a qualche mese fa, un eroe dei giorni nostri: un professore, addirittura. Per di più, dopo una gavetta grande quanto un gavettone, in un istituto professionale. Ubicato in quel palazzo austero che ospitava la scuola media Vincenzo Rogadeo -le lettere di bronzo sul frontespizio all'ingresso ancora lo rammentano-, l'I.p.s.s.t.c."Tommaso Traetta" ne ha ereditato la vocazione missiona-

ria. Qui, infatti, educare ha mantenuto intatto il suo valore etimologico: trascinare i discenti da una condizione d'indigenza socio-culturale ad un'altra che quanto meno possa donare loro un'ipotesi di riscatto. Andate a vederli i docenti che vi lavorano ogni giorno, vi sorprenderanno per la loro immensa cultura e profonda umanità. Le chianche di quegli androni in penombra serbano ancora l'impronta indelebile dei decenni di dedizione all'insegnamento di chiunque vi sia passato. Sennonché, con Mimmo, è vero che la vita irrompeva in aula, ma è altrettanto incontestabile che la scuola straripava da quelle mura grigie. E finiva per rincorrere le esistenze, spesso malcerte, dei ragazzi che la frequentavano per le strade e i vicoli della nostra città. Così, Achille diventava un punto di riferimento anche per il mondo che s'apriva e s'apre dopo la maturità. Come il faro d'un porto che dilacera le tenebre col suo fascio luminoso per indicare la

rotta più giusta. E il tutto sempre condito con una battuta in catturante vernacolo a quando dissacrante a quando graffiante. La terapia del sorriso allevia gli affanni della quotidianità. Tuttavia, Mimmo un certo sentore di come andrà a finire la nostra scuola lo stava avendo: "Uno il tortellino può prepararlo nella maniera migliore possibile, con tutto l'amore che ha, ma se poi lo si immerge in un'acqua salata, non ci sarà niente da fare: risulterà salato anch'esso". La metafora gastronomica, oltre che icastica, è emblematica della sua passione per la cucina, che, insieme alla inclinazione georgica e alla penna sensibile e ispirata -ne siamo certi- sarà il passatempo prediletto per i giorni della pensione. E fanno un po' sorridere le espressioni che definiscono i prof (a proposito, questo fulmineo diminutivo, che gli studenti dedicano d'acchito agli insegnanti, è il titolo di un romanzo, bellissimo e toccante, che Mimmo non si decide a tirare fuori dal cassetto) che li hanno

passati tutti gli scatti di anzianità: in quiescenza, a riposo. Ma come si fa ad immaginare un professore come Mimmo con le braccia conserte? Impossibile, c'è troppa vita fuori che lo reclama. Soprattutto per uno come lui che mai ha messo la pedana tra la cattedra e i banchi. Certo, oggi è diventato tutto troppo difficile. Tra dirigenti diligenti (no, non è un refuso cinese) nell'applicare le riforme che piovono dall'alto, magari emanate da chi nulla sa della realtà scolastica odierna, docenti desiderosi di ingabbiare le lezioni in pochi, rigidi schemi, che donano fallace onniscienza, ragazzi sempre più attratti dalle sirene di facili guadagni, se non dalla magia ingannevole e virtuale di facebooktweetterbadoo et orrenda similia, chi più insegnerà ai ragazzi, come faceva Mimmo, lo slancio verso la vertigine dell'infinito, il volo in cieli vasti e meravigliosi, anche solo il sogno di un domani migliore?


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Le opere di Pino Pascali alla campionaria barese

Battesimo

“Dalla Provincia al mondo” di Salvatore Lorusso La Provincia di Bari, dopo la rassegna dedicata lo scorso anno a Andy Warhol, ha proposto, nell'ultima edizione della Fiera del Levante, una rassegna di Pino Pascali, il grande artista di Polignano a Mare, scomparso tragicamente a Roma l'11 settembre 1968 a soli 33 anni. "La Provincia -ha sottolineato il presidente Francesco Schittulli- riserva un ruolo strategico alla valorizzazione del patrimonio culturale della Terra di Bari". Di qui l'idea di esporre, nel padiglione dell'ente provinciale, una cinquantina di opere grafiche bidimensionali, concesse da collezionisti locali: bozzetti e disegni pubblicitari, che Pascali realizzò tra il '59 e il '64, per lo più a tecnica mista, e che ispirarono le pubblicità del mitico "Carosello". I lavori costituiscono un "assaggio" delle opere tridimensionali successive, in cui l'artista riunisce le radici della cultura mediterranea (i campi, il mare, la terra e gli animali) con la dimensione ludica dell'arte.

Un quadro di Pascali in mostra alla Fiera del Levante

Domenica 25 settembre, un caldo sole di fine estate ha fatto da cornice ad una giornata unica ed irripetibile per il piccolo Gabriele De Fazio che ha ricevuto il sacro dono del battesimo. Nella chiesa del Crocifisso, don Vincenzo Cozzella ha celebrato il santo rito dell’acqua, dell’olio profumato e della candela, regalando a tutti i presenti una emozionante giornata nel nome del Signore. Papà Fabio, mamma Angela, i nonni, gli zii e le cuginette Sara e Simona, il padrino Raffaele e la madrina Sandra.

Laurea

"Pascali, noto a livello internazionale, è il nostro biglietto da visita per il mondo, per una cultura, che in sinergia col turismo, diventa volano di sviluppo del territorio", ha detto Nuccio Altieri, vicepresidente e assessore provinciale alla Cultura. Un motivo di crescita, insomma, almeno a livello culturale, per la campionaria barese, per un'edizione che, in realtà, non ha certo brillato per qualità delle proposte espositive né tantomeno per numero di visitatori.

L’11 luglio, presso l’Università di Bari “A. Moro”, Maria Carmela Veneto si è brillantemente laureata in lingue e letterature straniere, discutendo la tesi in filosofia teoretica “Globalizzazione e Fair Trade. Analisi e prospettive del mercato alternativo” con il chiar.mo prof. Giuseppe Barletta. I genitori Annamaria Luise e Gioacchino Veneto con il fratello Michele le augurano un futuro radioso.

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Inaugurata la nuova sede in piazza Marconi

La BNL sbarca in città di Emilio Garofalo Cerimonia d'inaugurazione per la nuova agenzia della Banca Nazionale del Lavoro (gruppo BNP PARIBAS), in piazza Guglielmo Marconi. A salutare l'iniziativa il sindaco Raffaele Valla, accompagnato da esponenti dell'amministrazione e personalità cittadine, oltre che da professionisti e operatori del mondo economico, concordi nel sostenere che il nuovo progetto rappresenti una reale possibilità di crescita per la città. Un sentito ringraziamento è stato espresso dal direttore, il bitontino dott. Franco Rienzo, che ha rivolto ad utenti ed operatori economici un invito a investire, per dare nuovo slancio allo sviluppo economico. A seguire, gli interventi del dott. Giuseppe Magno, capo distretto, e del dott. Gustavo Minerva, capo area. I dirigenti dell'importante istituto di credito hanno spiegato che l'apertura della nuova sede consentirà alla Bnl di tessere rapporti diretti con i clienti sul territorio cittadino, fornendo assistenza, consulenza e validi servizi di gestione e controllo delle risorse.

Concerto per la Madonna delle Grazie

La musica celebra il sacro di Rosa Chieco Nella superba cornice della cattedrale risuonano magiche le melodie di Grieg, Mozart, Vivaldi, Faurè, Bach, Bartok, Rossini e Pergolesi. È il coro polifonico “Ottavio De Lillo”, diretto del maestro Francesco Lorusso, e l’orchestra giovanile “La bottega dell’armonia” a dar vita, grazie all’esperienza e al talento del direttore Bepi Speranza, ad un interessante concerto, organizzato dalla confraternita Maria Santissima delle Grazie. All’iniziativa, in occasione della festa liturgica in onore della Madonna delle Grazie, ha assistito un folto pubblico, che ha mostrato di gradire la serata, sottolineando con ripetuti applausi l’esibizione dell’ensemble. Da segnalare, in particolare, le performance di Flavio Maddonni (violino solista) e Paolo De Benedetto (sax tenore), “voce” di un inedito brano, con contaminazioni moderne, composto da Bepi Speranza.

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L’inaugurazione della filiale bitontina.

Un volume sul “nuovo” Sant’Antonio

Il restauro svelato di Marino Pagano Un restauro, le sue fasi, la fatica, il lavoro. È quanto racconta il volume "Sant'Antonio da Padova. Storia, scienza, restauro", a firma di Lucia Schiavone, autrice del restauro del gruppo policromo, raffigurante il santo francescano con Gesù bambino e l'angioletto, custodito nella chiesa di San Domenico. Il libro illustra le innovative tecnologie del restauro, come l'utilizzo della lampada di Wood e dello stereomicroscopio binoculare con illuminatore a fibre ottiche, ma anche l'importanza dello studio dei documenti archivistici, per comprendere "il passaggio dell'opera nella storia", e della riconoscibilità dell'intervento, così da non realizzare dei falsi. Il volume, ricco di immagini fotografiche, illustra le fasi fondamentali della diagnostica e del restauro della statua, di proprietà della confraternita di Sant'Antonio di Padova e dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto. L'immagine del santo è una scul-

tura lignea policroma con piccole rifiniture in cartapesta. Gesù Bambino è invece a tecnica mista, lignea e cartapesta, così come l'angioletto, che regge il giglio. "Le forme di degrado che gravavano prima del restauro sulla statua -spiega Schiavone- erano diverse, oltre quelle naturali e fisiologiche date dai tarli, dallo sporco che si accumula nel tempo e dalla normale ossidazione delle vernici; le altre patologie di degrado sono tutte conducibili ad interventi maldestri del passato e non idonei alla conservazione del manufatto". "Il restauro ha posto molti quesiti sulle diversità di manifattura tra il Gesù bambino, l'angioletto e la testa del santo, di sicuro con datazioni differenti, ma non comprovate dalla ricerca archivistica, fondamentale per comprendere la storia della confraternita. L'indagine resta ancora aperta", conclude l'autrice del restauro.


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LA GALLERIA

Il mito come provocazione Il fascinoso universo creativo del maestro Vito Cotugno di Domenico Schiraldi

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Questa la filosofia del maestro Vito Cotugno, genio poliedrico, sempre alla ricerca della sfida. Tra lui e la tela s'instaura un rapporto dicotomico, una sorta di lotta titanica da cui sorge, clamorosamente, l'urlo del creatore che si fa colore, forma e simbolo. Perché la sua arte, come egli stesso afferma, "è recupero delle nostre ataviche tradizioni", luogo ideale dove significante e significato si fondono per offrire al pubblico spunti di riflessione, di istruzione. Uomo di varia e profonda cultura, Cotugno è artista nelle sue stesse molecole. Alunno tra i banchi del liceo artistico prima, poi dell'accademia delle Belle Arti di Bari, è da sempre dotato di straordinario talento. Rapito dalle incisioni del grande Mario Colonna, già docente e quindi direttore dell'accademia barese fino al 2005, diviene suo assistente. È l'inizio dell'ascesa: come professore di "Tecnica dell'incisione", Cotugno ha insegnato, oltre che a Bari, nelle accademie di Belle Arti di Venezia, Roma, Catanzaro e Foggia. "Sono partito dalle incisioni -racconta il maestro- primo amore mai dimenticato: mi piaceva rappresentare la realtà attraverso reticoli e forme geometriche, espressione di quel substrato atomico di cui è composta la materia, forma della vita pulsante. Il fine era raccontare la vita stessa in tutte le sue sfaccettature". Affascinato dall'esperienza creativa e intellettuale del grande Marcel Duchamp, persegue quell'idea di arte concettuale, che sviluppa in forme inedite e cariche di significati plurimi, irriverenti e volutamente sfuggenti. "L'approdo a soggetti d'ispirazione classica (che ha reso Vito Cotugno uno tra gli artisti più apprezzati nel panorama nazionale, ndr) nasce 'naturalmente', così come il passaggio alla pittura, anch'essa gravida di un concettualismo intriso della sperimentazione più pura. Partendo da uno studio sui quattro elementi naturali, mi è piaciuto associare a ciascuno -spiega l'artista- un'illustrazione dei miti greco-romani, di cui peraltro la nostra cultura è profondamente pervasa. E poi ho voluto pensare ad un dipinto che racchiudesse insieme tutti questi elementi; una nuova sfida". Nasce così "La morte di Fetonte", dove l'eroe cade dal cielo (aria) mentre è alla guida del cocchio del sole (fuoco) di suo padre Apollo, finendo rovinosamente nel Po (acqua), compianto dalle sorelle sopraggiunte sulla riva (terra) del fiume. Intensi e fascinosi i volti delle sue dee (tra cui spiccano Atena e Medusa), mediterranee e procaci le sue

"Veneri", "simboli della donna che sacrifica sull'altare del proprio edonismo sentimenti veri e profondi, come quello dell'amore familiare", spiega Cotugno.

Eteree eppur complesse le sue nove Muse, in cui la vocazione concettualistica è al culmine. Di qui all'arte sacra il passo è breve:


Primo piano agosto - settembre 2011 scene d'ispirazione evangelica cariche di potenza, "Annunciazioni" dal sapore leonardiano, "Madonne col Bambino" che rimandano alla nostra cultura più vera e popolare, arricchite da citazioni colte e riferimenti ai grandi pittori del passato. L'artista reinterpreta il luogo comune, suggerendo significati sempre nuovi. Degne di nota, tra le altre, le opere realizzate per la chiesa del Crocifisso: gli otto tondi, raffiguranti i quattro profeti maggiori ed i quattro evangelisti, e le sei tele che fotografano altrettanti episodi della vita di Gesù, disposte secondo un ordine ben preciso all'interno dell'edificio sacro, al fine di offrire chiavi di lettura originali.

L'ultima opera a soggetto religioso è esposta alla Triennale d'arte sacra "La Città di Dio. La dimensione dell'uomo accolta da Dio", che si tiene a Terlizzi presso la Pinacoteca "De Napoli" (30 settembre - 29 ottobre). Ma la poesia esula anche dalla tela: numerosi i progetti di oggetti artistici e funzionali insieme, ad uso domestico ed azienda-

le, meraviglie di inventiva. È il ritorno del "ready-made", rivisitato e corretto. Questo e tanto altro è l'opera di Vito Cotugno: un lungo e impegnativo iter consacrato sull'altare delle Muse, senza concedersi ad esse ma guidandole verso le antiche e sempiterIl maestro Vito Cotugno ne idealità, di cui esse stesse sono le rappresentazioni più complete.

“Bellerofonte e Pegaso”, una delle opere più apprezzate dell’artista

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Bait&Switch

Primo piano agosto - settembre 2011 di Roberto Panisco Qui, l’interno della boutique Malibu’, in via Felice Cavallotti. Sotto, Antonio Tarantino, proprietario e manager della boutique.

FALIERO SARTI

SONIA RYKIEL

Dacci un capo su cui investire. <<Non ho dubbi in merito: un capospalla della collezione Woolrich>>. Il tuo it-tip modaiolo? <<C’e‘ l’imbarazzo della scelta, ho piu’ di un’idea. Per gli accessori, le scarpe ominili stringate di Mr. Wolf. Un big trend, parlando di capospalla, a parte il montgomery, e’ la giacca di pelle, magari in stile chanel e con profili gioiello>>. Un regalo da fare alla propria lei per salvare, almeno temporaneamente, un rapporto in crisi? <<Una borsa in pelliccia, tipo quelle di Liu Jo o di Elisabetta Franchi: dimentichera‘ in un attimo ogni rancore nei vostri confronti>>. Consigli per fare acquisti smart. <<Non acquistate mai d’impulso e fatelo sempre nei negozi di fiducia. Poi, ricordatevi di tenere d’occhio i nomi nuovi: alcuni sono molto attenti al rapporto qualita’/prezzo>>.

fai acquisti smart

SEE by CHLOE’

Qual e’ il capo con il miglior rapporto qualita’-prezzo? <<Il cappotto di Max Mara>>. Dacci un it-tip modaiolo. <<L’abito di See by Chloe’. E’ ispirato agli anni ‘70 e alla cultura hippy. Sembra l’eredita‘ del guardaroba di Edie Sedgwick o di Joan Baez. E’ chic, ricercato e sofisticato>>. Il capo-investimento su cui puntare. <<Il Tailleur di Sportmax e’ sempre protagonista grazie alle nuove forme. Ha volumi d’effetto, toni caldi e neutri, per una femminilita’ estrema. A tutte le amanti del minimal chic, suggerisco le maxi-sciarpe di Faliero Sarti, le cui stampe sono ideate da noti artisti contemporanei. La stampa flag e’ parpar ticolarmente attuale>>. Dacci un consiglio per fare shopping in maniera intelligente. <<Evitate i colori che abbiano una valenza puramente stagionale>>.

Quali sono gli affari piu’ cool di stagione? Ce lo rivelano 4 top buyer della nostra citta’

Qui, l’interno della boutique Sgaramella, in Via della Repubblica Italiana. Sotto, Antonia Sgaramella, titolare dell’esercizio, nonche’ buyer delle collezioni.

Qual e’ il capo con il miglior rapporto qualita’-prezzo? <<La camicia in seta con rouge gros-grain di Maison Scotch by Scotch&Soda>>. Il pezzo piu’ cool di stagione? <<Il cappotto caban con riporti in mongolia di l’Autre Chose, ma potrei anche citare i pantaloni ominili in tweed di Trou Tradition, oppure il montgomery di Sonia Rykiel>>. E l’accessorio? <<La clutch in pelle rossa, sempre di Sonia Rykiel>>. Tre consigli per fare shopping intelligente. <<Due regole fondamentali da non tradire mai: non cristallizzarsi sul primo colpo d’occhio e non sposare un solo stilista. Mixare. Poi: non siate troppo “bling-bling”; non occorre brillare sempre. Completate il vostro guardaroba basico con pezzi forti e speciali. Insomma, quando ci vuole, osate. Siate femminili, ma anche molto semplici>>.

LE LANTIER

ELISABETTA FRANCHI

MR. WOLF

Qual e’ il capo con il miglior rapporto qualita’-prezzo? <<Il cappottino thermore di Aspesi>>. Indicaci un must, un capo simbolo, da avere a tutti i costi, della moda del momento. <<Pensando all’offerta del mio negozio, mi viene in mente la cappa in lana pettinata firmata Space; del resto, sta andando letteralmente a ruba. Puo’ darsi che vada sold out nel mentre di questa intervista>>. L’it-tip tra gli accessori, invece? <<La borsa a bustina in pelle, sempre di Space; ce ne sono in diverse combinazioni di colori. Tra l’altro, ha un dettaglio in vera pelliccia (volpe), che fa particolarmente tendenza in questa stagione>>. I tuoi consigli per fare acquisti smart. <<Puntare sulla qualita’, seguire l’evoluzione delle tendenze, comprare capi che si adattino al proprio fisico, ma anche alla propria personalita’>>.

ASPESI

L’interno di Suite 43, boutique diretta da Loretta Valentino (nella foto sopra).

SPACE

MAISON SCOTCH

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SONIA RYKIEL

Qui, l’interno della boutique Menfi&Faro, in Via Giacomo Matteotti. Sopra, Margherita Marannino, responsabile acquisti.


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“Eclissi di fine stagione”, il nuovo corto di Vito Palmieri

Uno sguardo poetico sui migranti di Francesco Paolo Sicolo

Vito Palmieri

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La spiaggia settembrina ha la malinconia dei sogni all’alba, quando svaniscono dopo il tepore notturno. Le onde cantano confessioni, promesse, giuramenti, preghiere che udirono nei giorni di piena estate. La spiaggia restituisce quel che il mare e l’uomo smarriscono, mentre l’orizzonte è il bianco disegno di un gabbiano, un desiderio leggero, un’attesa delusa. Settembre è un mese di confine. Una sospensione del tempo. Un varco, forse. Come l’eclisse di sole, così rara, così magica. Il corto di Vito Palmieri (che ha recentemente vinto il primo premio all’Annecy cinéma italien, prestigioso riconoscimento francese al cinema italiano, con il documentario “Il valzer dello Zecchino”), “Eclissi di fine stagione”, ha la delicatezza di uno sguardo, la levità di una carezza, il calore di un sorriso paterno. Un uomo cercatore di vongole, una donna di patria e dignità, un bambino di giochi. È una storia di immigrati, di sfruttamento, di sogni, ambientata in quel di Bibbione, in Veneto, sotto lo sguardo autorevole di Hemingway. Sentirsi ancora stranieri dopo dieci anni di soggiorno non è piacevole. Tutt’altro. E di solito a farne le spese sono i bambini. Eppure nel cortometraggio non c’è alcun astio, alcuna denuncia gridata, alcuna polemica rissosa. Il dramma di chi lascia la terra natia per cercare una tranquillità economica

e sociale, infatti, viene dipinto con pennellate delicate e sfumate, secondo lo stile del nostro regista. Che aggiunge un ulteriore tassello alla sua poetica. Lui cantastorie delle integrazioni possibili, di contesti multietnici, di fiabe ingenue. Nei corti di Palmieri giammai v’è tristezza. Il pessimismo scoraggiante viene sovente spazzato dal sorriso dei personaggi. Un sorriso che s’allarga nel finale, sia quando si tratta di due bambini che corrono mano nella mano, sia di una ragazza che impara finalmente a pronunciare uno scioglilingua nel dialetto dei genitori, sia di un padre che regala un tappeto di macchinine al figlio. In una vita che ci stringe dappertutto, un’ancora di salvezza c’è: non dimenticare che siamo stati bambini. Dentro ogni pellicola si respira una consolante aria di miracolo. Anche in questa eclissi che ricorda i saldi di fine stagione. Sogni a buon mercato, verrebbe da dire, che però scaldano i cuori inariditi dalla cinica rincorsa all’utile a tutti i costi. Ecco, Palmieri, con innato fiuto cinematografico, è stato abile a cogliere una storia che un’onda gli ha raccontato. Una storia nata da una macchinina rossa in mezzo a vongole sparse per la sabbia di una battigia. Giocattolo che la mano di un bimbo smarrì e che la spiaggia restituì. Una dolce mattina di settembre.


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Una pellicola sull’integrazione nei progetti di Mimmo Mancini

CRISTO HA IL VOLTO DI AMELUK di Francesco Paolo Sicolo Questo mondo si può cambiare, certo, ma dobbiamo avere il coraggio di farlo, credendo fino in fondo nelle nostre idee. Da soli, per quanto muniti di buone intenzioni, si rischia l'inevitabile naufragio. Se, invece, a sostenere e a condividere le idee è una moltitudine, allora sarà una marea che inonderà lavando dalle storture questa bizzarra società. Perciò credere nel "Progetto Ameluk" non è solo una scelta cinematografica, magari per una ragione di campanile, ma soprattutto culturale. "Ameluk" è il titolo del primo lungometraggio che l'attore bitontino Mimmo Mancini girerà tra le campagne pugliesi, in particolar modo nel nostro borgo tutto strano. Chi ha seguito le gesta del nostro artista ben presto ricorderà come egli non ami affatto le frivolezze dello spettacolo né le storielle tutto cuore e amore. Nei suoi cortometraggi, nei suoi spettacoli teatrali pulsa l'ironica rabbia dell'onesto cittadino che

non si rassegna dinanzi alle ingiustizie sociali. La voce di Mimmo mescola con sagace abilità il sorriso all'urlo, il comico al tragico. Proprio come un albero d'ulivo. Il tronco nodoso e i rami contorti denunciano un irriducibile dolore, una coraggiosa, mitica resistenza all'arsura della vita. Da quella denuncia, da quella resistenza, viene l'ottimo olio che rallegra piatti e bruschette. L'atto unico "Lo zì" e il corto "U su'" affrontano il problema della diversa abilità nella civiltà del bello a tutti i costi. Il film breve "Direzione obbligatoria" tratta la delicata questione del reinserimento di un delinquente nella società, dopo aver scontato anni di carcere. "Sul mare luccica" invita a sorridere per una immigrazione al contrario, pugliesi che s'imbarcano su un gommone fai da te in Albania. "Ameluk", invece, è la storia, assai particolare, di una sacra rappresentazione sui generis. Per le strade di un pa-

Mimmo Mancini

esino sperso nella Murgia tutto è pronto perché vada in scena, il Venerdì Santo, la Via Crucis. Sennonché il parrucchiere Michele, che dovrebbe impersonare Gesù, si siede inavvertitamente sulla corona di spine. Ah, mai distrazione fu più sciagurata! Chi, dunque, scritturare in tutta fretta per sostituire il malcapitato coiffeur? Il parroco chiede il favore all'amico Yusuf, che tutti chiamano Ameluk. Un musulmano. Da una processione nasceranno polemiche, qui pro quo, colpi di scena, tensioni e risate, finché non sarà lo stesso Ameluk a riportare serenità. Il film s'addentra per il terreno spinato dell'integrazione, che dovrebbe essere scontata in una società multietnica, ma che è ancora ostacolata da schemi mentali obsoleti, da barriere insormontabili, da radicati luoghi comuni.

La macchina produttiva già è in azione. Il cast è quasi ultimato. Si attendono i responsi del ministero dei Beni culturali sezione cinema e dell'Apulia Film Commission. Forse per la fine di novembre si dovrebbe saper qualcosa. Per ora, numerose sono le adesioni al progetto, dall'instancabile Mimmo Cioce a Tanino Brattoli, proprietario dell'elegante Bad & Braekfast "Palazzo antica Via Appia", a Emanuele Natalizio, chef de "Il patriarca", agli assessori Sara Achille e Vincenzo Fiore, a tutti coloro che condividono con raro entusiasmo le idee di Mimmo sul sito www.ameluk. com e sulla pagina Facebook "Progetto Ameluk". Perché a gridare da soli si vien presi per matti e sommersi. Ma pulsare all'unisono significa cambiare seriamente le cose. Come un'avvolgente marea.

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I “Sopravvissuti e Sopravviventi” raccontano una stagione di successi

La migliore tribute band di Ligabue di Maddalena Coviello

Foto Gianvito Matarrese

Una tournée lunga 46 tappe, da Milano a Firenze, da Roma a Capri, tanto per citare le più importanti. Una nuova, memorabile stagione di successi per “Sopravvissuti e Sopravviventi”, tribute band di Luciano Ligabue. Un altro prezioso tassello nella storia, già fitta di eventi, degli artisti, ancora giovani ma già carichi di onori; primo fra tutti, il titolo di migliore cover band del rocker romagnolo, conquistato qualche anno fa a Reggio Emilia, in occasione del triplo concerto dello stesso Ligabue. Francesco Pasculli (voce), Vito Vacca (tastiere), Marco Cotugno e Francesco Ruggiero (chitarre), Mimmo Castellano (basso), Gianluca Fallacara (batteria) i componenti del gruppo, sempre più popolare da un capo all’altro del Belpaese. E forse meno proprio qui nella loro città, dove stentano a cogliersi i bagliori di un’avventura così esaltante. Così, siamo noi di “Primo piano” ad offrire la meritata ribalta alla band, ripercorrendone storia e trionfi, ma parlando anche di chi fa musica in questa città. Come nasce la cover band? “L’idea è di Marco Cotugno (risponde Francesco Ruggiero, portavoce della band, ndr) che ha pensato di sfruttare la somiglianza vocale di Francesco Pasculli con Luciano Ligabue. Così, nel 2003 abbiamo messo su il gruppo, quando erano ancora poche le tribute band dedicate al grande cantautore”. Qual è il brano che più vi rappre-

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senta? “Certamente “Balliamo sul mondo” e “Sulla mia strada”. Sono brani che evidenziano tutto l’entusiasmo e la grinta che siamo in grado di esprimere. Un’energia travolgente che il pubblico recepisce e ci restituisce ad ogni concerto”. Come distinguere la buona musica? “Ogni genere musicale è degno di attenzione. La validità della musica è in stretta relazione con la capacità di portare avanti un progetto, con coerenza e senza fini diversi. Non ci si può chiudere nel proprio “orticello”, ignorando quanto di buono vi è intorno a noi. L’arte nasce dalla capacità di confrontarsi e di recepire l’esperienza altrui. Cosa risponde a chi ritiene un’operazione ambigua, proporsi come l’alter ego di un artista consacrato? “Che si tratta solo di uno stupido pregiudizio. Non v’è alcuna differenza tra chi interpreta brani propri e chi porta sul palco pezzi di grandi autori. L’arte vera, il talento, l’originalità si riconoscono subito, a prescindere da tutto il resto. La qualità è il frutto di un lungo ed impegnativo lavoro, di una ricerca costante, di uno stimolo a confrontarsi con gli altri e a dare sempre il meglio di se stessi. Riuscire a riproporre le corde più intime di un musicista così popolare e amato come Ligabue, a beneficio di una platea molto più vasta di quella a cui lo stesso Ligabue può rivolgersi, significa fare arte autentica non meno apprezzabile di tanti che si esibiscono in proprio”.

Quale ruolo attribuisce la nostra città ai giovani artisti? “in tutta sincerità, questa città non sembra porgere molta attenzione ai nuovi talenti. Nel bailamme dei tanti eventi e dei tanti personaggi dello spettacolo, i giovani emergenti stentano a ritagliarsi uno spazio, a guadagnarsi un’adeguata visibilità. Noi stessi siamo piuttosto delusi dello scarso interesse riservatoci dalla stampa locale e dalle istituzioni, al contrario dell’enfasi con cui veniamo accolti nelle piazze di tutt’Italia”. Quali iniziative possono cambiare la situazione? “L’amministrazione, le associazioni, i media dovrebbero sforzarsi di avvicinare la gente alla musica. Occorre pensare ad una vera e propria attività di formazione dei cittadini, per valorizzare i numerosi e talentuosi artisti locali, evitando che siano costretti a migrare in altre realtà in cerca di maggior fortuna”. Perché non avete partecipato alla “Notte Bianca”? “Credo che la direzione artistica abbia considerato la nostra presenza già nelle precedenti edizioni, puntando su volti nuovi. Anche se poi, la kermesse ha riproposto alcuni gruppi già visti in passato. Per noi, dopo il concerto a Capri, suonare alla ‘Notte Bianca’ sarebbe stato l’epilogo ideale di una stagione già ricca di soddisfazioni. Peccato, per noi ma soprattutto per quanti ci seguono da sempre. Ma ora guardiamo al futuro, ai prossimi concerti che ci vedranno protagonisti già dalle prossime settimane”.


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Una serie di spettacoli e un nuovo film per il bravo attore bitontino

Vado al Maximo di Rosa Chieco Un’estate d’intenso lavoro e di meritato successo per Max Papappicco. L’istrionico attore e imitatore bitontino ha partecipato, infatti, ad una serie di spettacoli, da Trani a Campobasso, da Lecce a Taranto alla provincia di Catanzaro, sino ai più recenti proprio qui in città. Ma senza dubbio i momenti di maggiore rilievo di questa impegnativa stagione sono stati due: a Maruggio e a Montauro. Nella città tarantina, l’artista si è esibito all’Hotel dei Cavalieri, di fronte ad una platea di oltre 1.400 spettatori, proponendo una gustosissima carrellata di imitazioni dei più noti personaggi dello spettacolo. Al fianco di Papappicco, Fernando Proce, noto dj e speaker ufficiale di radio Rtl 102.5. “La mia performance -racconta- ha

Max Papappicco

colpito positivamente Proce, il quale mi ha proposto da attivare una collaborazione professionale con la radio nella quale lavora, attraverso una serie di imitazioni di Lino Banfi e non solo”. A Montauro, in provincia di Catanzaro, invece, Max ha preso parte al festival “Una voce per lo Ionio”, inserito nel cartellone delle manifestazioni canore di risalto nazionale, calcando lo stesso palco su cui si è esibita Katia Ricciarelli (“un’artista simpatica, molto professionale e dalla grande umanità, che ha apprezzato la bontà del mio lavoro”, ricorda il comico). Le gag di Max hanno poi allietato il pubblico televisivo, grazie alla replica su canale 5 del film “Un’estate al mare”, nel cui cast

Festa per il decennale di Rosanna Schiraldi La festa di San Pio celebra quest'anno il suo decennale e si arricchisce di nuove iniziative, oltre ai tradizionali appuntamenti liturgici. Alla vigilia della festa, da piazza San Pio, su via Repubblica, una fiaccolata, in ricordo del transito del santo, ha percorso le strade principali sino alla chiesa di San Leone. Il 23 settembre, invece, la solenne processione, con la statua del santo di Pitrelcina e di San Francesco d'Assisi. Una mostra-mercato del dolce e del salato, un mercatino dei prodotti tipici, il concerto della grande orchestra italiana del maestro Simone Mezzapesa, insieme ad una pedalata ecologica, sono le novità

che hanno arricchito le giornate di festa. Da segnalare, inoltre, la raccolta di viveri promossa dalla Caritas parrocchiale e la seconda edizione del corteo storico. Sviluppato in XIII quadri, il corteo racconta come, partendo da umilissime origini, con preghiere, umiltà e sofferenze San Pio sia assurto agli onori degli altari, dimorando nei cuori di milioni di fedeli in tutto il mondo.

figura, appunto, il nostro popolare attore. Mentre sta per giungere sul grande schermo l’ultima pellicola con Tomas Milian “Roma nuda”, nella quale Papappicco interpreta il ruolo del malavitoso Peppe er pugliese. Max, infine, già socio onorario di Unicef, polizia di stato, guardia di finanza, Faipa e vigili del fuoco, è stato anche ospite di Radio Rai International. “Il mio valore aggiunto ritengo sia rappresentato dalla semplicità e dall’umiltà con cui svolgo il mio lavoro, nel vivo desiderio di divertirmi e divertire il pubblico”, piega Papappicco. A noi non rimane che confermare e augurargli un successo sempre maggiore. Carissima Lizia, solo oggi trovo il coraggio di scriverti, di esprimere tutto il mio dolore e lo sgomento per quanto accaduto. Perdonami. Ma non è facile neanche per me vincere la pena per un evento così repentino e inaspettato, per quanto la vita sia dominata dall'incertezza. Ciccio è stato un uomo meraviglioso, la sintesi perfetta di tante virtù: buono, premuroso, disponibile, schivo, sensibile, preparato. Amico fidato e, soprattutto, l'insostituibile compagno della tua vita. Il faro che ha illuminato i tuoi giorni ma anche lo specchio che rifletteva la tua immagine. Perché anche tu sei una persona speciale. Non so dirti come superare questi giorni bui; ma sono convinto che il calore dell'affetto e della stima di quanti come me lo hanno conosciuto possa servire a donarti un po' di serenita e a guardare ancora con fiducia al futuro. Con infinito affetto Mimmo Larovere

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Il festival di Riccione premia il cantautore bitontino

Gli allori di Alessandro di Carmela Loragno Alessandro Robles è appena tornato dalla riviera romagnola, dov'è stato protagonista della dodicesima edizione di "Ballabellaradio Festival", l'atteso appuntamento con la musica d'autore, organizzato da Sndmusic, in collaborazione con Radio1 Rai e diretto da Lorenzo Piani. Sul palco di piazzale Roma a Riccione, gremito di turisti e appassionati del genere, artisti, provenienti da ogni parte d'Italia, si sono esibiti con brani inediti, a scaldare i cuori del pubblico nelle magiche notti della riviera. Per la seconda volta su questo palco, dove già nel 2009 era stato finalista con "Mediterranea Terra" (il singolo pubblicato l'anno scorso da "Fonopoli" per il concorso "Io e altro"), Alessandro ha cantato "Quando il mondo ha gli occhi stanchi". Il pezzo, arrangiato da Nuccio Cappiello, gli è valso il premio della critica, per "aver proposto un brano degno della migliore scuola cantautorale italiana". Parlare con Alessandro non è facile, per l'estrema riservatezza e l'umiltà che da sempre lo contraddistinguono e che gli fanno preferire alle luci dei riflettori i silenzi e le parole sommesse della composizione; le parole di chi ama raccontare il mondo, la vita con passionalità e dolcezza, con disincanto e poesia. "Quando il mondo ha gli occhi stanchi" è una delicata carezza di note e testo, ora sussurrati, ora gridati con forza, "perché ci sono vite che si separano per cause inevitabili, eppure quelle vite continuano ad essere l'una parte dell'altra", spiega lo stesso Alessandro. A metà fra dichiarazione d'amore assoluto e sommessa preghiera, il suo brano è l'immagine leggera e poetica, a tratti drammatica, del momento in cui quella fabbrica di illusioni che è la realtà s'inceppa. E, allora, solo il sogno e il ricordo consentono di raggiungere una dimensione autentica, di esprimere le emozioni più profonde, attraverso il tempo che è, col suo scorrere dolce ma inesorabile, compagno fedele e nemico spietato. Una voce calda, suadente, sofferta; un pianto sommesso, una preghiera detta sottovoce; un sussurro dell'anima, che rivela sensibilità e passione; il soffio d'un vento d'autunno, che culla i pensieri come una pioggia malinconica e meravigliosa e l'impossibilità, ad un certo punto, delle parole di descrivere a pieno la bellezza di una canzone che si ascolta prima di tutto col cuore.

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Alessandro Robles


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Piazzale Prof.Gius.Tempesta,1 Tel. 080. 3740832

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Rifiuti? Un terzo è organico L’utile sistema del compostaggio Costituiscono circa un terzo dei rifiuti solidi urbani, rappresentando così la più diffusa e cospicua quantità di materiale da conferire. Ci riferiamo al vasto mondo dei rifiuti dell’organico, la cui raccolta viene effettuata a Bitonto presso gli appositi contenitori stradali di colore marrone (dal lunedì alla domenica, dalle 18,00 alle 5,00). Scarti alimentari, fiori e piante secche, rami, fogliame e tanto altro: davvero molte le categorie che rientrano nell’organico. Fatte salve le consuete e necessarie sollecitazioni affinché il cittadino non riponga il rifiuto fuori dal contenitore,

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per il rispetto e il decoro dell’ambiente o, ancora, affinché si cerchi sempre più di rispettare gli orari destinati al conferimento, è utile passare in rassegna i materiali e gli oggetti dell’organico. Ma anche cosa non fa parte dell’organico: innanzitutto i liquidi e i semili- q u i d i , così come i solidi (plastica, vetro e metallo). Occhio, intanto, a rispettare le normative. Come noto, l’inosservanza dei precetti e dei divieti determinerà l’applicazione dei provvedimenti previsti dalle norme comunali in materia, stabilite dal Regolamento comunale sul conferimento dei rifiuti (ordinanza n.19 del 28/1/2010). L’organico è spesso

noto anche come “umido” per la principale caratteristica, appunto, dell’umidità dei rifiuti, dovuta alla loro origine. Partiamo dagli alimenti. Formaggio, frutta, cibo cotto e crudo, pane, biscotti, cozze, vongole, lumache: come si vede la lista è lunga. Ma dal cibo stesso e dagli avanzi ecco venir fuori numerose altre sostanze, tutte rigorosamente da aggiungere all’organico. Si pensi ai gusci d’uovo, agli ossi di carne, alle bucce di frutta. E poi: noccioli, semini, torsoli, lische di pesce, croste in cera per formaggi. Ma non solo cibo e derivati. Per il mondo vegetale ecco piante d’appartamento, paglia, fiori recisi, residui da orto (erba tagliata, sfalci e potature), essenze, piante selvatiche, frutti epigei (che crescono, cioè, fuori dal terreno), segatura. Per finire, rientrano nella categoria anche la cenere da caminetto (ovviamente spenta!), i tappi di sughero, gli stuzzicadenti, i tovaglioli di carta. Importantissimo un altro aspetto. Una sapiente e consapevole raccolta differenziata, come al solito, è la base perché si dia sempre più vita a fenomeni assai virtuosi per la comunità e per il nostro tanto tartassato ambiente. Pensiamo al compostaggio delle materie dell’organico. Più rifiuti si conferiscono con correttezza nei rispettivi contenitori dell’organico e più ci sarà sostanza da sottoporre al sistema del compostaggio. Esso permette al rifiuto, una volta lavorato l’organico con un accurato sistema biologico, di diventare quello che sempre più deve essere: una risorsa. In questo caso, la materia accumulata si trasforma decomponendosi in una miscela di sostanze umide, il compost, utilissimo come fertilizzante per orti e giardini, oggi diffuso nelle tecniche agronomiche sostenibili.


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I relatori Milillo, Lanzafame, Taibi e Montenegro. Foto R.Schiraldi

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“Passionem tradere” riunisce alcuni studiosi di fama internazionale

Mariologi a convegno di Rosanna Schiraldi Si è svolto nei giorni scorsi, presso il monastero benedettino delle Vergini, il sesto Convegno di studi sulla cultura popolare, "Con Maria Regina dei Martiri: amore alla Chiesa". Promosso dall'associazione internazionale "La Veste Rossa", che dal 2007 sostiene la conoscenza e la salvaguardia delle feste religiose, il convegno è stato organizzato da "Passionem tradere", l'associazione bitontina che valorizza i riti quaresimali, presieduta dal dott. Alessio Gaudimundo, priore dell'arciconfraternita Maria SS. del Rosario, e coordinata dal dott. Andrea Lovascio, già priore dell'arciconfraternita Santa Maria del Suffragio. Dopo i saluti di benvenuto del sindaco dott. Raffaele Valla, e del dott. Gianni Taibi, presidente de "La Veste Rossa", è stato approfondito da vari relatori il tema dell'incontro: la Madre di Dio e i martiri della chiesa che manifestano la propria influenza sui fedeli tramite le reliquie come quelle esposte, la stauroteca con il legno della Croce e la copia della Sindone del Capitolo Cattedrale. Il prof. Gigi Montenegro,

vicepresidente de La Veste Rossa, ha trattato l'origine del titolo mariano di Madonna di Costantinopoli e di come questo culto sia diffuso in tutto il Mezzogiorno d'Italia, in particolare in Puglia, dove numerosissime sono le chiese dedicate alla Vergine con questo appellativo. A Costantinopoli, l'antica Bisanzio, era molto venerata la madonna Odigitria, colei che indica la via: l'iconografia, infatti, la rappresenta mentre indica con il dito il Bambino tenuto in braccio a significare che il Figlio è "via, verità e vita". L'intervento del dott. Franco Stanzione ha illustrato i misteri e le reliquie della Passione che vanno dal Santo Sepolcro di Gerusalemme alla sacra Sindone di Torino e ai vari frammenti della Croce, concludendo che la reliquia più importante che ci è rimasta è l'Eucarestia, segno reale e tangibile della resurrezione. L'intervento del prof. Stefano Milillo, direttore della biblioteca diocesana, ha raccontato la storia della Sindone di Bitonto, perfetta copia dell'originale conservato a Torino, e del particolare devozionismo, iniziato il Sei-

L’intervento del dott. Franco Stanzione. Foto R. Schiraldi

cento, per questa particolare reliquia. Mons. Giovanni Lanzafame, padre spirituale della "Hermandad de Las Aguas" di Siviglia nonché appassionato mariologo, ha illustrato il culto e la venerazione dei catanesi per la vergine e martire

sant'Agata i cui resti, e non la statua, vengono portati in processione i primi giorni di febbraio per ricordarne il martirio subito dai Romani. In occasione del convegno è stata predisposta una cartolina tematica con relativo annullo filatelico.

STARBENE del dott. Pasquale Lovero

Quando l’intestino è pigro La stipsi o stitichezza (dal greco styphein, cioè stretto) è un disturbo caratterizzato da evacuazioni non frequenti (meno di 3 a settimana). Il più delle volte è un fenomeno cronico, ma può essere legato anche a particolari circostanze, come interventi chirurgici con prolungato allettamento, patologie acute, viaggi. Queste forme acute si risolvono, di solito, spontaneamente e ben presto dopo l'episodio stressante. La stipsi riguarda il 1520% della popolazione occidentale, più le donne rispetto agli uomini (il rapporto è 3 a 1). Solitamente peggiora con il procedere degli anni, lo stress, la depressione oppure a causa dei farmaci per la cura di quest'ultima. Migliora con una maggiore idratazione, l'esercizio fisico, un maggior consumo di fibre (frutta, verdure, pane integrale, cereali). Per combattere la stipsi occorre modificare l'alimentazione e fare movimento. È importante bere di più, consumare cibi meno raffinati (come il farro), evitare pasti frettolosi ed in orari sempre diversi, consumare yogurt, che regola la funzionalità della flora batterica intestinale. An-

che le passeggiate a passo sostenuto sono molto utili. La stitichezza può essere primaria da rallentato transito intestinale o da difficile espulsione, ma anche secondaria, dovuta ad altre cause o patologie, tipo l'uso di analgesici, antiacidi, antidepressivi, gravidanza, diverticolite, tumori, Crohn, depressione, diabete. Al medico bisogna rivolgersi se vi è una compresenza di sangue nelle feci, febbre, dimagramento, una massa addominale, una stipsi resistente ai lassativi, specie se insorta all'improvviso e in caso di familiarità per tumori del colon. Un piccolo accenno ai lassativi, che vanno presi dietro consiglio medico. Questi possono avere meccanismi d'azione diversi: ci sono lassativi ad azione osmotica come il lattulosio o i sali di magnesio; ad azione lubrificante-emolliente come la glicerina e l'olio d'oliva; a base di fibre come crusca, psyllium, guar; ad azione stimolante di contatto come senna, bisacodile, olio di ricino, aloe e cascara, che stimolano il sistema neuro-muscolare dell'intestino.

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Le artiste del Gen Verde al Crocifisso

Canti di fede Il Gen Verde ospite della Chiesa del Crocifisso Un insolito concerto quello che la parrocchia di San Silvestro ha ospitato nei scorsi giorni. Ad allietare la comunità con il canto e la testimonianza è stato l’international multi artistic performing group del Gen Verde, celebre gruppo musicale al femminile nato nel 1966 in seno al movimento cattolico dei Focolarini, fondato da Chiara

Lubich. Si può coniugare la dimensione dello spettacolo, oggi sempre più spesso associata a storie di malaffare, con quella della fede? Il Gen Verde vive questo paradosso con l’entusiasmo di incarnare il messaggio evangelico. Venti donne provenienti dai quattro angoli del pianeta (dall’Europa al Nord, Cen-

tro e Sud America, all’Africa, all’Estremo Oriente), unite dal fascino del messaggio cristiano: tanto basta per capire come le loro voci portino molto più che un repertorio di canti liturgici. Anche il momento di festa “particolare” regalato alla comunità parrocchiale, in appendice alla tappa del tour in quel di Terlizzi, ha conservato questo valore di esperienza integrale. Le bravissime focolarine -autentiche professioniste nel campo della recitazione, del canto, della danza, della gestione tecnica- hanno prima animato una celebrazione eucaristica officiata dal parroco don Vincenzo Cozzella, quindi “incontrato” i fedeli, alternando l’esecuzione canora dei loro successi al racconto delle storie di testimonianza evangelica vissute in giro per il mondo. Infine, spazio anche per insegnare un nuovo canto, “In famiglia”, al giovanissimo coro parrocchiale diretto da Vito Cuoccio. Al termine

della serata, incredibilmente, l’ultimo esempio di vita cristiana: le straordinarie artiste del Gen Verde, con la semplicità di chi non sente su di sé il “peso” della celebrità, smontano e caricano sui camion (che loro stesse guidano) la strumentazione per il concerto: cantare per loro è “servizio” non è “mercato”. Di simili esempi di umiltà evangelica la pastorale cattolica ufficiale è spesso avara. Il Gen Verde continuerà ad essere presente come modello di vita cristiana attraverso le citazioni nei canti delle liturgie domenicali di molte parrocchie cittadine, come succede ormai da molti anni. Vista la rara “sintonia” che su questa comune ispirazione la chiesa bitontina riesce a manifestare, bisognerebbe chiedersi se in un futuro prossimo non sia possibile uno sforzo congiunto per ospitare in maniera più organica il Gen Verde in città.

Beppe Martucci

Auguri Nonno Pasquale La tua longevità è fonte di orgoglio perché 102 anni sono un grande traguardo e perché le tue esperienze e i tuoi saggi insegnamenti continuano ad arricchire le nostre vite. I tuoi nipoti con tutta la famiglia

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In piazza Moro la finale regionale di Miss Mondo

Belle nella Notte Rossa di Sonia Vacca La notte si tinge di rosso e il successo è assicurato. Dopo la notte verde e la notte bianca, il Tricolore si ricompone con un'ultima serata dedicata alla bellezza. Tre notti estive in onore dei colori della nostra bandiera, per ricordare e celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Così l'estate bitontina si è distinta, con originalità, dagli altri comuni. Verde, bianco e rosso hanno colorato tre interessanti eventi, rispettivamente all'insegna della solidarietà, della cultura e della bellezza. Ed è stata proprio la bellezza la protagonista indiscussa della Notte Rossa. La città, infatti, ha ospitato la finale regionale di Miss Mondo Italiatour 2012. Così nella cornice di piazza Moro, sedici meravigliose fanciulle ondeggiano suadenti sulla passerella, regalandoci tutto il loro incanto. La piazza è gremita di gente. La notte rossa

è un trionfo di eleganza e femminilità. Il tutto è stato organizzato dalla Carmen Martorana Eventi, per le province di Bari, Bat e Foggia. Le miss partecipanti giungono da Bari, Ruvo, Giovinazzo, Corato, Sannicandro di Bari, Modugno, Molfetta, Canosa, Manfredonia. Unica bitontina Sonya Coppola che, a fine evento, si è aggiudicata di diritto la fascia Miss Mondo città di Bitonto, consegnata direttamente dal sindaco Raffaele Valla. La serata si è aperta con una splendida coreografia della scuola di danza Iris di Giovinazzo, sulle note dell'Inno di Mameli. Così l'atmosfera comincia a riscaldarsi. E subito dopo, in uno scintillio di swarovski, le miss hanno sfoggiato gli abiti dell'atelier “Miss and Lady” by Giulio Lovero. Abiti da favola che hanno decisamente stregato il pubblico.

Le ragazze hanno solcato la passerella anche con i costumi da bagno Fichissima, con originali coreografie, pensate dalla direttrice artistica Carmen Martorana, presentatrice della serata. A questi spazi dedicati alla bellezza, si sono alternati momenti di comicità. Ad intrattenere il pubblico i due comici Emanuele Tartanone e Giuseppe Guida, entrambi provenienti dal cast della famosa trasmissione televisiva Mudù, che con le loro divertenti gag hanno entusiasmato l'intera platea. Ad allietare lo spettacolo altre numerose esibizioni, come le meravigliose coreografie dei ballerini della scuola "Dance Team Puglia" di Giovinazzo, il ballerino-sosia di Michael Jackson, Amatore Loiotile, in arte Rino Jackson, e la vincitrice di Stella del sud, Mia Barracane. Alla giuria, come sempre, è spettato il compito più arduo.

E così le miss vincitrici sono risultate Anna Spadavecchia, di Molfetta, che si è aggiudicata la fascia di Miss Gil Cagnè, Rosa Fariello di Manfredonia e Martina Allegretta di Molfetta, che hanno conquistato il titolo di Miss Natura & Benessere, e Raffaella Cafagna di Canosa, che si è meritata la fascia di Miss EffeDi Accademia. Ma le ragazze che accederanno alle prefinali per Miss Mondo Italia Gallipoli 2012 sono Miriana Di Franco di Corato, vincitrice della fascia Miss Canon, e Laura Procacci che ha portato a casa il titolo di Miss Fichissima. A consegnare gli ambiti premi Sara Achille, assessore alla cultura, assieme al vicesindaco Domenico Damascelli.

Il sindaco Valla con la bitontina Sonya Coppola

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Un imprenditore locale pronto ad affiancare il presidente del San Paolo Bari

Quando torna il Bitonto? di Mario Sicolo Avete presente quei rebus indecrittabili che ogni tanto si incontrano sulle pagine della mirabile Settimana enigmistica? Sì, di quelli difficilissimi dove tutti gli elementi disegnati sono messi al punto giusto, ma la soluzione - che pure vi pare a portata di mano - vi sfugge sempre per un nonnulla? Bene, simile è stata la vicenda del pallone bitontino, questa estate orribile. Prima, la tragicommedia della Libertas. L'attesa spasmodica degli aficionados locali, che avevano riposto nel patron De Lucci tutte le loro aspettative d'un futuro radioso, venivano infrante inesorabilmente. Dopo lo spareggio memorabile di Ostuni contro la corazzata Galatina, ci sia aspettava il tanto sbandierato cambio di denominazione della società. Bastava aggiungere il nome della città dell'olio extravergine accanto all'emblema della bale-

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na bianca e si sarebbe celebrato il connubio che tutti quanti sospiravano. E, invece, niente di tutto questo. L'imprenditore palesino, denunciando condizioni tutt'altro che favorevoli createsi qui, non esaudiva la richiesta di tutti, si chiudeva dinanzi alle proposte di altri appassionati di calcio cittadini disposti a dargli una mano e proclamava una fiera autarchia. In questi casi e, soprattutto, in questi campionati, duri ed insidiosi come quello d'Eccellenza pugliese, sappiamo dove porti la solitudine. Da nessuna parte. Così, a fine agosto, il presidente palesino scriveva una lettera accorata al sindaco Valla, con la quale sottolineava la sua incapacità ad andare avanti e offriva il titolo a chi avesse avuto intenzione d'acquisirlo. Immediatamente, la diplomazia pallonara nostrana si metteva in azione.

Una minicordata si faceva avanti e partivano le trattative. Al momento di chiudere, non si trovava un notaio per sancire ufficialmente la cessione. L'assegno, però, c'era. Quindi, era praticamente fatta. Troppo bello per essere vero, specie a Bitonto. Il manager che doveva subentrare riceveva "consigli" che miravano a dissuaderlo dall'impresa e clamorosamente lasciava perdere. Tutto sfumava. Antonio De Lucci, prima di perdere tutto, vendeva per una cifra irrisoria a Noicattaro. Già, avete letto bene: ai nostri rivali storici. La nuova società si chiamerà da subito Libertas Noja. Credete, lettori, che la triste storia del calcio d'alto livello sia finita, nella nostra città? Macché, mai dire mai. In questi giorni, sul prato del "Città degli Ulivi", oltre ad

esibirsi nelle gare ufficiali legittimamente Omnia e Us Bitonto - campionato di Seconda Categoria, con i ragazzi di mister Catucci a bastonare in Coppa Puglia gli alfieri neroverdi di Dino Custode - scendono pure i portacolori del San Paolo Bari. Il sodalizio, che più non riusciva a trovare spazi adeguati nel capoluogo - ha priorità assoluta il calcio femminile di Serie A -, s'è rifugiato sull'erta di via Megra per cercare di dare un senso alla propria stagione. Solo valanghe di reti subite e qualche pedatore di rosee prospettive intravvisto, uno su tutti: l'attaccante Di Noia, ha stoffa il ragazzo. Ora, si spera che qualcuno affianchi il giovane e ambizioso numero uno della società sanpolina, Marco Di Bari, con la neppur tanto segreta speranza di una fusione futura con gli storici leoncelli. Pare che ci siano e siano anche esperti addetti ai lavori, anche se i nomi restano top secret. Per noi è indispensabile la garanzia bitontina al progetto. Tuttavia, ci addolora, ogni anno che viene, buttarci fra le braccia di qualche forestiero, pur di vedere rotolare una sfera di cuoio sull'erba smeraldina del comunale. Che non vorremmo fosse abbandonato ad un destino meretricio...


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Racaniello in serie A2 a Corigliano

Primo piano BITONTO

Francesco sugli scudi

DIRETTORE RESPONSABILE Mimmo Larovere VICEDIRETTORE Pasquale Bavaro COMITATO EDITORIALE Alessandro Robles Franco Verriello Rosanna Schiraldi

di Mario Sicolo Francesco Racaniello ha franco sorriso e occhi magnetici, come di chi è assetato di sapere. Per questo non lascia mai nulla al caso e, anzi, ha voglia matta di approfondire qualsiasi argomento lo interessi. Che sia la storia o lo sport non fa differenza, tutto quel che lo cattura merita d'essere conosciuto a menadito. Era poco più che un bambino, quando s'impratichiva dei gradoni e del loro fascino irresistibile del nostro Palazzetto dello Sport, allora pullulante di sport vari, oggi ormai abbandonato e fatiscente. Il piccolo Francesco osservava tutto con malcelata passione - e sottolineiamolo questo vocabolo prezioso, perché ci piacciono davvero quelli che le passioni non le improvvisano, ma le portano amorevolmente in grembo finché non le lasciano scalpitare nella quotidianità - e rubava immagini e segreti per immagazzinarli nella sua memoria, che era sempre lo scrigno del cuore. Già, perché lui aveva (ed ha ancora, per fortuna) dentro un grande sogno chiamato "pallavolo". Il tirocinio nelle fila della gloriosa Volley Ball Bitonto era una tappa più che doverosa d'un cammino che si sarebbe rivelato tanto ambizioso quanto luminoso. Schiacciate, battute, ricezioni sul parquet della struttura dell'Istituto Maria Cristina di Savoia - dove frattanto l'avventura meravigliosa della nostra storica squadra si fermava alle soglie del Paradiso, in B1, e poi svaniva miseramente, distrutta da invisibili ed invide mani, come sempre succede a Bitonto - e lui lì ad appuntare, registrare, incamerare.

Il suo ruolo è quello di scoutman, una sorta di umana lente di ingrandimento che passa al vaglio anche statistico il rendimento di ogni giocatore per diventare un sostegno imprescindibile per il coach. Perciò, molte volte lo scout è anche responsabile del settore giovanile. E che Francesco sappia insegnare la pallavolo, abbia cioè spiccate doti didattiche e divulgative lo dimostra anche la rubrica (seguitissima) di cui era titolare qui, sul nostro giornale telematico. Insomma, Racaniello inizia nella culla butuntina la sua cospicua gavetta, che lo porta fino a Gioia del Colle, capitale un tempo del volley pugliese. Affianca tecnici del calibro di Spinelli e Canestracci e cresce in professionalità e maturità. Sacrifici in quantità industriale lo attendono, ma non fa nulla, se c'è da inseguire un aquilone a mezza via tra l'azzurro del cielo ed una rete in un palazzetto. Lui sa com'è fatto il mondo d'uno degli sport più popolari d'Italia e questo mondo ha imparato a conoscerlo. Memorabile, per esempio, la sua amicizia con Mauro Berruto, oggi alla guida della nazionale azzurra, seconda agli ultimi Europei. Dunque, quest'estate Racaniello è approdato in serie A2 e, dopo l'immenso Michele Carelli a Catania e Ugento cinque lustri fa e fischia, ci pare sia il nostro concittadino più in alto nel volley, insieme a Daniele Illuzzi del Molfetta. Caffè Aiello Corigliano è la società che si è assicurata le sue certosine prestazioni. Sarà accanto a Vincenzo Nacci e Silvio Go-

Francesco Racaniello

nella, che piloteranno un roster di tutto rispetto, giusta miscela di giovani e interessanti promesse e vecchie volpi con Simone Spescha e Michele De Giorgi - il fratello del più famoso Fefè, commentatore televisivo - Danijel Galic e Williams Padura Diaz. Parentesi veloce e dolorosa. Stiamo parlando di Calabria, non di Trentino Alto Adige, e di una società che era fallita ed è ripartita dalle ceneri della Prima divisione per rivedere la luce dopo sole due stagioni. Sono vicende esemplari da seguire, se non vogliamo che tutto muoia qui, dove la Volley non riuscirà manco a fare la serie C e mette addosso una tristezza infinita vedere tutte le nostre splendide giocatrici sistemarsi in compagini viciniori, neppur tanto più nobili della nostra, onusta di storia con i suoi trentacinque anni di vita. Comunque. Francesco è in A2 con finestra logicamente aperta sull'Empireo. E, conoscendolo, siamo certi che non ha ancora smesso di sognare...

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