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Periodico di cultura, politica e attualitĂ  - www.primopiano.info - Numero 5 - Maggio 2012 - Anno XVII - N. 160 - Sped. in abbonamento postale 70% filiale di Bari

2,00 euro

Maggio 2012

ATTUALITA’

Casa Jacopa, un sogno che si avvera

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CRONACA

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Un corteo per riscoprire le radici

Il cinema fatto dai ragazzi

CULTURA

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Le luci dei riflettori vanno via via spegnendosi. I seggi sono stati chiusi e i risultati della tornata amministrativa di primavera sono ormai acquisiti. La fascia tricolore di primo cittadino ha cambiato proprietario, all’insegna di un desiderio vivo di rinnovamento e riqualificazione del tessuto sociale, economico e culturale della città, che ci si augura non venga nuovamente disatteso. Ma adesso per il neo sindaco Michele Abbaticchio è arrivato davvero il momento di cominciare il suo lavoro, di porsi con impegno e dedizione al servizio della collettività, nella poco lieta consapevolezza che i problemi da affrontare sono numerosi ed assai complessi. E’ giunto il tempo di provare a tradurre in fatti concreti le promesse e i proclami della campagna elettorale, forgiando l’oro delle idee e dei programmi nel fuoco della realtà della vita amministrativa. “La situazione del comune è quanto mai drammatica -osserva il segretario comunale Salvatore Bonasia, da cinque anni e mezzo al vertice della macchina burocratica di Palazzo Gentile- e le iniziative da porre in campo devono essere studiate in maniera scientifica, evitando di attivare procedimenti che nel recente passato hanno prodotto più danni che benefici”. Ma quali le spine più dolorose con le quali sarà chiamato a confrontarsi il nuovo primo cittadino, durante un mandato che si annuncia tutt’altro che agevole? Prima fra tutte, la grave carenza di personale che si registra nella struttura comunale, con particolare riferimento alle figure apicali. Basti pensare che attualmente in servizio figurano soltanto due dirigenti, nel settore finanziario ed in quello dei lavori pubblici, mentre la gestione di tutte le altre ripartizioni è affidata “ad interim” alla responsabilità del segretario generale. Ma non va certo meglio per la qualifica di funzionario, con un manipolo di impiegati ben al di sotto degli standard previsti dalla legge per un comune come il nostro. Le ultime assunzioni nella squadra dei dipendenti comunali si perdono nella notte dei tempi, mentre il ricorso nell’anno 2010 all’istituto della mobilità (per un funzionario ai servizi sociali ed uno all’ufficio personale, una vigilessa, un ingegnere al settore urbanistica ed un architetto adibito a compiti tecnici, mentre altri due funzionari contabili sono stati ritenuti inidonei dalla commissione esaminatrice) ha garantito soltanto un piccola boccata d’ossigeno. Tra l’altro di breve durata, visti i successivi pensionamenti riscontrati nel corso del 2011. “I vincoli più pesanti in materia di personale -chiarisce Bonasia- discendono dal Patto di stabilità, che consente di assumere esclusivamente nei limiti di spesa di una percentuale del risparmio ottenuto nel precedente esercizio finanziario dalle cessazioni dal servizio. Lo strumento della mobilità per i funzionari risulta di difficile attuazione pratica: è assai raro che un ente dia oggi il suo consenso al trasferimento di un proprio dipendente, tanto più perché quest’ultimo, anche dopo l’eventuale spostamento,


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Archiviata la splendida vittoria, per Abbaticchio è il momento di affrontare le gravi emergenze

Una strada in salita di Pasquale Bavaro foto R. Schiraldi

rimane nel novero della pianta organica della struttura di originaria appartenenza. Per i dirigenti, invece, non è prevista la necessità del preventivo nulla osta, ma rimangono i tetti massimi di esborso da rispettare per il singolo comune, chiamato ogni anno a ridurre il costo legato alla retribuzione del personale”. Il nuovo sindaco, insomma, si troverà di fronte l’ardua sfida di un ripensamento completo dell’organizzazione comunale, che potrà anche realizzarsi attraverso un mutamento radicale del sistema di riferimento: abbandonando cioè il modello con figure dirigenziali e puntando con decisione sui funzionari in servizio, magari attribuendo ad alcuni di essi una responsabilità di posizione organizzativa, come già sperimentato con successo in altre città limitrofe. Nonché introducendo rinnovati e più efficienti meccanismi di controllo sull’operato dei dipendenti comunali, diretti ad assicurare da parte di ciascuno un adeguato e fattivo contributo alla gestione complessiva dell’ente. Un’altra matassa da sbrogliare concerne poi il comando dei vigili urbani, istituzione profondamente dilaniata al suo interno dalla controversa querelle connessa all’ex comandante De Paola. Quest’ultimo, infatti, nominato “intuitus personae” dal sindaco Valla e ben presto travolto da un’indagine penale per reati di varia natura, ha mostrato un’evidente difficoltà a far fronte alle esigenze e ai bisogni del corpo della polizia municipale, sia sotto il profilo dell’organizzazione del personale (scarso numericamente e dall’età media piuttosto elevata) sia dal punto di vista dei compiti da assolvere (non limitati alla sicurezza pubblica, ma anche all’annona ed al settore amministrativo). Tali limiti del vertice hanno finito per produrre malessere e disorientamento nella base, oggi alla ricerca di una guida equilibrata e sapiente, capace di ridare vitalità e spirito di appartenenza ad un’intera ripartizione. Questione bilancio. “L’ente è sano sotto il profilo squisitamente contabile -precisa il segretario comunale- ma il vero problema discende dal rigido controllo operato dal sistema del Patto di stabilità sul titolo secondo, riferito alle spese per investimento, soprattutto nell’ambito dei lavori pubblici. Questa regola di contingentamento, introdotta

a partire dall’esercizio 2010, in realtà produce i suoi effetti anche per contratti e appalti conclusi in epoca anteriore, con la crescente difficoltà a provvedere nei tempi debiti al pagamento delle varie imprese fornitrici di opere e servizi. Di qui, il recente arrivo a Palazzo Gentile di una fitta sequenza di decreti ingiuntivi per fatture o lavori non saldati dal comune, con la sostanziale impossibilità per la struttura di pianificare anche gli interventi di manutenzione di base per la vivibilità della città, a partire da strade ed aree verdi”. In tale quadro, inoltre, resta tutta da risolvere la grana Cerin, la società incaricata della riscossione dei tributi locali che ha richiesto ed ottenuto nei confronti dell’ente un’ingiunzione di pagamento per oltre 5 milioni di euro, relativa a provvigioni non riscosse sull’attività già portata a compimento. Una vicenda che, al di là dell’aspetto giudiziario, conserva più di un lato oscuro, con il primo cittadino chiamato a far luce su un passato gestionale avvolto ancora da tante incognite. Michele Abbaticchio col commissario prefettizio P. Minunni, durante la cerimonia di insediamento

Altra incombenza che dovrà nei prossimi mesi essere adempiuta riguarda l’articolato piano di trasformazione dell’Azienda servizi vari, nell’ambito di una ridefinizione degli ambiti territoriali regionali e delle attività connesse allo smaltimento dei rifiuti. L’ex municipalizzata, infatti, è destinata sostanzialmente a confluire all’interno di un soggetto misto pubblico-privato (al servizio del nostro comune e delle città di Corato, Ruvo, Terlizzi e Molfetta), creato attraverso il contributo in termini di risorse umane e programmazione da parte dei vari enti locali, conservando in proprio favore soltanto

un novero ristretto di competenze, in ordine per esempio alla manutenzione del verde. Un tale passaggio richiede di essere guidato con oculatezza dall’amministrazione, riservando un’attenzione particolare al futuro dei dipendenti dell’Asv, nell’ottica dell’indispensabile salvaguardia dei posti di lavoro e della valorizzazione delle potenzialità dei singoli. Nella ferma consapevolezza che una simile evoluzione rappresenta un’occasione imperdibile per migliorare il sistema complessivo della raccolta degli rsu ed al contempo incrementare la percentuale di raccolta differenziata nel nostro territorio, oggi ferma al 20%. Un orizzonte frastagliato e problematico, dunque, attende Michele Abbaticchio, il quale tuttavia potrà trarre forza dal clima di entusiasmo generale nato attorno alla sua candidatura durante la campagna elettorale. Soprattutto nelle fasce giovanili, che hanno riposto nel nuovo primo cittadino tante loro speranze per un cambiamento autentico della classe politica ed un restyling globale del volto della città. A conferma, è sufficiente rileggere i dati definitivi consegnati dalle urne alla storia del nostro comune: l’ex dirigente ai fondi strutturali, infatti, al ballottaggio è stato in grado di allargare ulteriormente la base del suo consenso (catturando oltre 17 mila preferenze, pari al 65,41% del totale), a differenza del suo concorrente diretto Paolo Intini, che ha visto inaspettatamente erodersi il numero dei voti rispetto al primo turno elettorale (raccogliendo poco più di 9 mila preferenze). Una débacle del candidato del Pd, che riflette fedelmente il tracollo di un intero partito, crollato nei consensi rispetto alle precedenti consultazioni (pur rimanendo in città il primo partito, con il 14,87% dei voti) e capace di far eleggere in consiglio soltanto tre rappresentanti (Franco Natilla, Gaetano De Palma e Francesco Paolo Ricci). Un risultato assolutamente negativo, frutto non solo dell’elevato astensionismo registrato (quasi la metà degli aventi diritto non si è recato ai seggi, un segnale di sconforto e disaffezione sul quale occorre riflettere attentamente), ma anche di troppe frammentazioni interne e di una condivisione forse non integrale della figura del candidato alla poltrona di primo cittadino (come lo stesso Intini nelle ultime settimane ha pubblicamente denunciato). La sonora sconfitta, tra l’altro, ha condotto al commissariamento della sezione locale del Pd, dopo le dimissioni dell’ex segretario Francesco Fallacara, nel tentativo di aprire una nuova stagione politica, ripartendo magari dall’intraprendenza dei Giovani democratici. Da non trascurare, poi, nell’analisi sulle motivazioni dell’insuccesso della coalizione a sostegno del professore dell’Itc, il peso ben più limitato rispetto al previsto della lista Moderati e Popo-

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lari (al di sotto del 7% delle preferenze, che sono valsi al solo Christian Farelli nell’emiciclo consiliare) e l’errore strategico di aver stretto alleanza con partiti ideologicamente troppo diversi tra loro: dall’Alleanza di Centro, che fa registrare tra le sue fila il boom di consensi dell’ex assessore Vito Antonio Labianca, all’Udc, che avrà nell’aula di Palazzo Gentile come suo esponente Francesco Toscano; dall’Api (viva la delusione, in particolare, per Antonio Lisi, rimasto ai margini del nuovo consiglio comunale per una manciata di voti) a La Puglia per Vendola (anch’essa orfana di rappresentanti nell’assise consiliare). Di contro, invece, del trionfo di Michele Abbaticchio, che ha intercettato anche molti voti disgiunti dagli altri schieramenti, hanno fatalmente beneficiato le singole liste schierate al suo fianco: su tutte, Laboratorio (in grado di raccogliere un exploit di assoluto rispetto, con il 6,96% delle preferenze che ne fanno il terzo partito in città e con ben tra suoi candidati eletti in consiglio, Vito Palmieri, Domenico Incantalupo e soprattutto Pasquale Carelli, il

più votato in assoluto nell’intera tornata elettorale), Sinistra Ecologia e Libertà (che ottiene un sensibile incremento di consensi rispetto al recente passato, arrivando così ad occupare tra scranni dell’emiciclo consiliare con Michele Daucelli, Vito Rosario Modugno e Francesco Rutigliano) e il redivivo Partito Socialista (che elegge Franco Scauro e Francesco Mundo). E mentre falliscono il volo verso l’alto Italia dei Valori (che comunque conquista due consiglieri con Giuseppe Fioriello e Domenico Nacci) e Città Democratica (che a fatica riesce a strappare l’elezione di un proprio candidato, Pippo D’Acciò), certamente un ruolo significativo nel successo elettorale hanno giocato i movimenti e le liste civiche scese in campo al fianco del neo sindaco, come confermato da Progetto Comune (arrivato al 4,52% delle preferenze, che si tradurrà in due esponenti nell’aula di Palazzo Gentile, Matteo Masciale e Giovanni Ciccarone) e Giovani con Michele Abbaticchio (che ha superato la soglia del 5% dei consensi, esprimendo in consiglio Vito Lozito e

Francesco Paolo Cuoccio). L’assise che guiderà per i prossimi cinque anni la città verrà completata da Carmela Rossiello (premiata con il 17,81% dei voti, nonostante il forte ridimensionamento della coalizione di centrodestra dopo la fallimentare esperienza del governo Valla) e Domenico Damascelli (unico “uomo” del Pdl che potrà sedere in consiglio, all’interno di un partito che ha visto più che dimezzate le proprie preferenze, fermandosi appena all’8,40% e lasciando al palo personaggi del calibro di Damiano Somma, Fabio Fiore, Roberto Colangiuli e Luigi Tassari). Appena 307 i consensi catturati da Agostino Abbaticchio con il progetto della Confederazione Duosiciliana, davvero pochi per poter sperare di fare il suo ingresso a Palazzo Gentile. Tante e complesse, dunque, le sfide che attendono Michele Abbaticchio, ma forse la prima da affrontare è tentare con energia e decisione di ricomporre l’unità del centrosinistra bitontino, andata in frantumi a seguito di una contrapposizione elettorale vivace e a tratti spigolosa.

Spettacolo letterario-teatrale al liceo classico

Omaggio a Oscar Wilde di Lucia Anelli Assistere ad uno spettacolo con Oscar Wilde junior che gironzola per la stanza in abito scuro, con sigaro serrato mollemente tra le dita e orchidea all’occhiello, ti lascia davvero stranita. Se poi a vestire i panni dell’originale scrittore è un ragazzo di soli 15 anni, la fresca performance assume un aspetto ancor più fascinoso, ciliegina sulla torta di un ben più arduo e complesso progetto letterario. Eggià, perché qui si parla di letteratura, teatro, musica, creatività genuina ed entusiasmo che guidano un piano di lavoro, risultato di un’operazione sinergica tra docenti e allievi del liceo classico Sylos. La scuola oggi si barcamena tra mille difficoltà. Tagli, contrazioni, si procede per sottrazione. Ma poi ti capita di essere invitata

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ad una manifestazione scolastica e non ti aspetti d’imbatterti in un vero e proprio spettacolo, mortificato nello spazio di una piccola biblioteca. Tutto nasce dalla competenza e dall’entusiasmo di un corpus di docenti che lavora per passione, che ha avviato -complice il dirigente scolastico che ha caldeggiato e incoraggiato l’iniziativa- un progetto dal titolo “Omaggio a Oscar Wilde-esercitazione di stile”, con l’intento di creare opere ispirate al genio inglese, che potessero approfondire il lavoro fatto in classe. Attraverso l’iniziativa e la creatività dei singoli ragazzi, tutorati dalle prof. sse Isabella Milillo e Teresa Valentino, con la consulenza delle prof.sse Barbara Campanelli e Nicla Putignani, sono stati elaborati racconti che riproducono fedelmente stile, tecnica e contenuti dell’opera letteraria di Wilde, sia in italiano sia in

lingua originale. La manifestazione, infatti, ha visto momenti accorpati tra declamazione del racconto e traduzione simultanea in lingua inglese dello stesso. La giuria specializzata -prof.sse Calabrese e Abaticchio dell’Università di Lingue di Bari, prof.ri Petta e Gaudimundo del liceo scientifico e Galeazzi del liceo classico- hanno eletto i vincitori. Primo posto, con il racconto “I due fratelli”, per Paola Debiase, Michele Melena, Marella Morrone, Annamaria Acquaviva, Eleonora Patimo. Secondo posto, con il racconto “Il passero e lo scoiattolo”, per Pasquale Abbattista, Antonella Leccese, Giuseppe Sgaramella, Anna Fornelli, Valentina Marrone. Un plauso speciale al piccolo Wilde, pseudonimo di Giuseppe Sgaramella.


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IL FOCUS Le proposte dei Giovani Democratici per la rinascita del partito

Cambio generazionale di Pasquale Bavaro Riconoscere una sconfitta non è mai semplice. Soprattutto in politica, dove ciascuna forza tende sempre a scorgere il lato positivo di un risultato elettorale, vuoi per dare fiato e speranza alla base, vuoi per evitare il disperdersi dei consensi intercettati. Ma quando le urne hanno decretato un dimezzamento dei voti conseguiti rispetto agli anni precedenti, nonostante i presupposti favorevoli derivanti dal fallimento dell’esperienza di governo della coalizione avversa, allora celare la débacle diviene impresa ai limiti dell’impossibile. Ed infatti, la sezione locale del Pd, dopo la cocente delusione per l’esito delle amministrative (con il proprio candidato Paolo Intini surclassato nelle preferenze dall’altro esponente di centrosinistra Michele Abbaticchio e con appena tre rappresentanti nell’emiciclo consiliare), ha scelto di voltare pagina, nel desiderio di comprendere realmente le ragioni dell’insuccesso e di andare incontro alle richieste del proprio elettorato. In linea con quanto deciso dal direttivo provinciale per tutti i comuni nei quali si è registrata una sconfitta elettorale, anche per il circolo cittadino si è aperta la fase del commissariamento, con le polemiche dimissioni dell’ex segretario Francesco Fallacara e l’arrivo nelle vesti di traghettatore di Vito Antonacci, sindaco di Adelfia e coordinatore Pd per la terra di Bari. Il suo compito (tutt’altro che agevole) sarà ricostruire l’unità interna del movimento, lacerato da troppe divisioni, e preparare l’evento congressuale, subito dopo la parentesi estiva. Avendo magari il coraggio di offrire spazi sempre maggiori alla vivacità dei Giovani democratici, quasi 130 ragazzi che da qualche anno mettono in cantiere iniziative di sensibilizzazione e coinvolgimento della collettività sulle diverse tematiche imposte dalla stringente attualità, che nel corso della campagna elettorale hanno profuso

un impegno generoso e convinto al fianco di Intini e che ora si attendono un rinnovamento autentico del contenitore partitico. “Le difficoltà della competizione amministrativa erano state da noi ampiamente preventivate -osserva la responsabile Antonella Vaccaro- sia per il poco tempo a disposizione per presentare il candidato alla città e far conoscere la nostra proposta programmatica sia per una serie di problematiche riscontrate con il passare delle settimane. Il Pd, nel corso delle trattative interne allo schieramento di centrosinistra, ha sempre voluto esprimere un proprio nominativo come concorrente alla poltrona di primo cittadino, ma le altre forze lo hanno pervicacemente impedito, realizzando un’operazione di isolamento del nostro partito sulla scena pubblica locale. Ad ogni modo, gli elettori hanno inteso trasmettere un segnale forte alla politica e al Partito democratico, nel desiderio di un profondo cambio di rotta, che occorre rispettare e cercare di soddisfare”. Da più parti si accusano i vertici del Pd di essere ancora ancorati alle vecchie logiche di appartenenza, non essendo in grado di promuovere fino in fondo la coesione tra le anime degli ex Ds e degli ex Margherita e di “liberarsi” dalle imposizioni e diktat degli esponenti tradizionali della formazione. Nonostante tali ambiguità, tuttavia, il Partito democratico resta il più votato e conserva inevitabilmente il ruolo di riferimento dell’intera coalizione di centrosinistra. “L’arrivo del commissario -prosegue Vaccaro- deve promuovere un percorso di riflessione e rinascita, diretto a consentire di respirare un’aria nuova e di ritrovare la dimensione di squadra al servizio del bene comune. I Giovani democratici sono una componente importante del movimento e lotteranno con tutte le energie perché non si ritorni al vetusto metodo della conta

Antonella Vaccaro, responsabile dei Giovani Democratici

delle tessere per la nomina del segretario. Occorre varare una fase nuova di coinvolgimento dei cittadini che si riconoscono nei valori e negli ideali del Pd e che fino ad oggi sono rimasti lontani dalla politica attiva per sincera delusione negli strumenti operativi adottati”. Ma il futuro si chiama anche recupero dell’unità dello schieramento guidato dal Partito democratico, dopo gli attacchi incrociati dell’ultimo test elettorale, in un clima divenuto via via più pesante con l’approssimarsi del turno di ballottaggio. “Non sarà facile ricostruire la concordia con le altre forze politiche -conclude la leader dei Giovani democratici- perché in questi mesi è stata posta in essere una sistematica campagna di discredito nei confronti del nostro partito. Metteremo comunque in calendario iniziative ed incontri finalizzati a riscoprire gli elementi caratterizzanti la nostra coalizione, all’insegna in particolare dell’attenzione al lavoro ed alle fasce più deboli della popolazione, anche sulla base di un apposito documento programmatico che in queste settimane stiamo predisponendo e che a breve sottoporremo alla valutazione del commissario Antonacci”.

La Fidapa denuncia i rischi ambientali di Angela Ubaldino “Rischi ambientali” è il tema dell’incontro organizzato dalla Fidapa a Palazzo Gentile. Introdotto da Anna Maria Pastoressa, responsabile della sezione cittadina della Fidapa, e Giulia Galantino, presidente dell’area sud-est dell’associazione, il dibattito si è avvalso delle relazioni del prof. Domenico Capolongo, del dipartimento di Scienze della terra e geoambientali dell’università di Bari, e dell’ing. Nicola Mercurio, esperto di educazione ambientale.

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Argomento di riflessione, i mutamenti climatici che interferiscono sull’assetto dei paesaggi naturali. “La Fidapa -ha detto Giulia Galantinoopera sul territorio con l’obiettivo di sollecitare i cittadini, le scuole e le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità, nella consapevolezza che tra ambiente e sviluppo possa esserci piena compatibilità”. Per il prof. Capolongo l’attività dell’uomo incide sul clima, causando eventi atmosferici “estremi”. L’inquinamento sembra determinare notevoli variazioni sulle pre-

cipitazioni, che in alcuni casi aumentano in altri diminuiscono in maniera considerevole, come dimostrano le prolungate siccità degli ultimi cinquant’anni. Del concetto di educazione ambientale ha parlato infine l’ing. Mercurio. “Si tratta -ha chiarito- di un tema fondamentale per uno sviluppo rispettoso dell’ambiente. La tutela delle risorse naturali presenta risvolti di carattere sociale ed etico, in quanto espressione di partecipazione civica, che deve condurre ad un miglioramento della qualità della vita”.


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La polizia sventa l’ennesima faida tra clan rivali

Conti di piombo di Francesco Daucelli Erano pronti a mettere a segno l’ennesimo regolamento di conti ma sono stati bloccati dal tempestivo intervento degli agenti di polizia, che li hanno tratti in arresto. Stiamo parlando di due vecchie conoscenze delle forze dell’ordine: Vito Antonio Tarullo e Giovanni Stellacci, rispettivamente di 28 e 24 anni. Secondo gli inquirenti i due, armati e coperti da passamontagna, stavano portando a compimento una spedizione punitiva ai dan-

ni di un noto pluriprediugicato. Una risposta cruenta al ferimento di Vito Di Cataldo, il 28enne gambizzato nei pressi di via Crocifisso. Fondamentali le segnalazioni alle forze dell’ordine da parte di alcuni concittadini, insospettiti dai movimenti dei due malviventi che, armati di pistola, avrebbero tentato di sottrarre, in via Berlinguer, un auto da utilizzare per il loro progetto omicida.

Successivamente i due sodali sono stati avvistati in via Burrone dagli agenti, che sono riusciti a catturare il solo Tarullo, dopo un estenuante inseguimento nel letto del Tiflis. Stellacci, nel pomeriggio, si è consegnato spontaneamente agli uomini del commissariato. Le indagini hanno portato al ritrovamento di un giubbotto antiproiettili, calzamaglie e vestiti di ricambio, che i malviventi erano pronti ad utilizzare per la loro missione di fuoco. Non sono state rinvenute, invece, le due pistole con cui, stando alla ricostruzione della Procura, i due avrebbero dovuto portare a compimento il piano per vendicare Di Cataldo. Nonostante il successo riscosso dalle forze dell’ordine la tensione resta alta. Così, l’ordine pubblico rappresenta uno dei temi più scottanti con cui la nuova amministrazione è chiamata a misurarsi.

CORSIVETTO

“Cieco” ma lungimirante di Carmela Loragno

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Un signore va al supermercato, controlla attentamente i prezzi e le scadenze dei prodotti. Poi, passeggia per strada, superando gli incroci, rispettando i semafori, evitando accuratamente gli “ostacoli maleodoranti”, lasciati sui marciapiedi dagli sconsiderati proprietari di tanti amici a quattro zampe. Fin qui niente di strano. Se non fosse che il signore di cui si parla è cieco. Non si tratta di una guarigione improvvisa nè di un miracolo da sottoporre al vaglio di qualche tribunale ecclesiastico e neanche di una rivisitazione, in chiave moderna, della celebre commedia di Molière. Più semplicemente, dell’ennesimo episodio di “falsa invalidità”. E non siamo stavolta a Napoli, facile bersaglio di tristi luoghi comuni, ma nella nostra “ridente” cittadina.

“L’Argante bitontino”, 57 anni, ufficialmente è un non vedente, eppure ha svolto i mestieri più disparati: meccanico, giardiniere, guardiano, conducente di mezzi agricoli. Per un quarto di secolo ha percepito regolarmente una pensione d’invalidità, intascando una somma pari a 323mila euro. Poi l’indagine della guardia di finanza e l’accusa di truffa aggravata ai danni dello stato. L’ultimo capitolo di una saga infinita. Com’era stato preannunciato dal dl 122/2008, infatti, negli ultimi anni si sono intensificate le verifiche su oltre 2 milioni e mezzo di trattamenti erogati, per lo più nei confronti di titolari di assegni di invalidità con handicap inferiore al 100%. E i risultati non si sono fatti attendere. La Puglia è maglia nera per il numero di “malati immaginari” e per le truffe ai danni

dell’Inps, con al primo posto Foggia, la terra dei falsi braccianti agricoli, seguita da Bari, Lecce e Taranto, dove risulterebbe addirittura un invalido ogni 2 famiglie. Roma e Napoli seguono solo al quinto e sesto posto nella vergognosa classifica. Un danno per le casse dello Stato che si aggirerebbe ogni anno intorno ai 16 miliardi di euro. Un danno che è il prodotto di una catena dell’illegalità fatta di cittadini disonesti ma anche di impiegati e medici compiacenti, pronti a sfornare certificati falsi in cambio di qualche migliaio di euro. Con il 74% dell’invalidità si ha diritto ad un assegno di 255 euro, mentre con il 100% scatta anche l’assegno di accompagnamento e tutta una serie di agevolazioni che, quando fruite da persone realmente in condizioni di disagio, sono il segno di una società davvero civile e solidale. Purtroppo, non è sempre così. Come conferma il caso del nostro “lungimirante” concittadino, pronto a frodare lo stato e a farsi sberleffo di chi si avvale con giusta ragione di un legittimo diritto, che solo in parte lo ripaga di una vita di disagi e sacrifici.


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L’analisi di Nicola Pice sulla crisi della città e sull’impegno dei partiti per rilanciare lo sviluppo

“La politica? Consegnamola all’iniziativa dei giovani” di Pasquale Bavaro

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Quattro anni possono sembrare lunghi quasi come un secolo. Specie se in questo arco di tempo si vede andare in frantumi quanto faticosamente costruito in precedenza, all’insegna di progetti radicalmente differenti e di un “modus operandi” orientato in direzioni profondamente diverse rispetto al passato. E allora, l’irritazione si combina fatalmente con la nostalgia, salvo poi cedere il passo alla speranza di voltare finalmente pagina ed al desiderio di contribuire concretamente al cambio di rotta. Ecco i sentimenti che si affollano nel cuore di Nicola Pice, sindaco per due mandati consecutivi dal 1998 al 2008, ricercatore universitario e docente al liceo classico, esponente del Partito democratico, nelle cui fila è stato candidato alle regionali del 2010. Il professore, dopo aver assistito in silenzio all’esperienza di governo del prefetto Valla, decide di tornare a parlare dalle colonne del nostro giornale. La situazione della città, il ruolo della nuova giunta, le idee per il rilancio, il dibattito nel Pd i temi sul tappeto. Professore, non è stato certo facile tacere per ben quattro anni… Assolutamente no, soprattutto quando sono stato destinatario di accuse false ed infamanti, relative alle modalità di gestione della cosa pubblica, per esempio con riferimento alla querelle legata alla distruzione della chiesetta di Sant’Aneta ovvero ad alcune voci debitorie riscontrate in bilancio. Si è trattata, tuttavia, di una scelta opportuna, onde evitare che la mia opinione fosse ogni volta travisata perché ritenuta un mero retaggio della mia precedente esperienza amministrativa, in antitesi a qualsiasi idea di un sistema di governo della città. Quale ritiene sia l’aspetto più grave nella situazione complessiva della città? L’emergenza prioritaria da affrontare, attraverso una seria unità di intenti e

programmi, è lo stato di periferizzazione in cui è stata relegata la città. Non siamo più al centro delle politiche provinciali e regionali, come confermato dalla perdita della presidenza dell’Ato, dal ruolo marginale all’interno dell’Asi e dalla rinuncia a qualsivoglia funzione di ente capofila nel sistema delle aree metropolitane. E ciò è accaduto perché abbiamo smarrito una nostra precisa identità, con la giunta Valla che, soprattutto nei primi tempi, è stata impegnata ad accantonare ogni spunto di tenore socio-culturale, in qualche misura riconducibile agli anni antecedenti di governo della città. Si pensi, per esempio, alla questione delle feste patronali o alla controversa gestione del Traetta. Ma la responsabilità di questo generale smarrimento non è forse da ascrivere anche alla politica in generale? Certo. Purtroppo pare non più di moda la nozione di servizio autentico alla collettività, nella consapevolezza di assolvere ad un compito per un arco di tempo determinato e limitato. Le lobby condizionano sempre più la vita interna ai partiti, che finiscono per non coltivare propositi e progetti tesi alla realizzazione del bene comune e sono ormai spazi divorati da divisioni laceranti ed occupati da mestieranti della politica. Occorre cambiare registro e prendere definitivamente atto che una fase storica si è conclusa, abbracciando rinnovate categorie mentali e consentendo ad aria nuova di passare per finestre aperte o vetri rotti. Altrimenti, prenderà sempre più piede l’antipolitica, che non è il rifiuto della politica, bensì la ferma contrarietà al modo attuale di concepire la politica. Una riflessione che può estendersi anche al futuro della sezione del Pd, costretta al commissariamento dopo il tracollo del-

ne amministrativa, urbana, sociale e politica. In questo quadro, nutro un sincero dispiacere per il destino riservato a Paolo Intini, persona squisita e competente, vittima sacrificale di un progetto ricco di incognite e aspetti oscuri, tanto da non essere sostenuto sino in fondo dagli stessi apparati di partito, formalmente schierati al suo fianco. La battaglia elettorale è ormai alle spalle. Da che le ultime amministrative? cosa dovrà ripartire il nuoIl Partito democratico, in vo sindaco per rilanciare realtà, è da troppo tempo asl’immagine della città? sente dalla scena cittadina, Le parole d’ordine dell’aperché bloccato da eccessizione della nuova amminive frammentazioni interne, strazione dovranno essere come uno specchio lasciato consistenza, costanza e cocadere per terra e ridotto in erenza; ma conterà soprattante schegge. Il vero protutto la capacità di guardare blema è rappresentato dalla avanti ed avere pensieri lundistorsione di numerose leghi, con l’occhio rivolto alla adership fatue e presunte, logica di rete e cooperazione, dietro cui si schierano miall’accoglienza delle realtà lizie alla ricerca di nicchie sociali deboli, alla centralità di protezione e privilegio. Si della cultura. E’ necessario registra, poi, un’incomprenmuovere dalla consapevosibile incapacità di molti nel lezza della drammaticità dei fare un nobile passo indieproblemi e lavorare tutti intro, così da dare spazio ai sieme, senza steccati ideogiovani ed alla loro speranlogici, per tirar fuori la naviza di diventare protagonicella della città dalle secche sti della costruzione di una della marginalità, recuperando ad esempio il ruolo di volano dello sviluppo economico asIl prof. Nicola Pice segnato alla zona Asi e valorizzando con incisività la lama Balice. Magari anche promuovendo la ricostruzione dell’unità del centrosinistra… Assolutamente sì, attraverso iniziative prima di tutto culturali che devono vedere attivamente coinvolto il principale attore della coalizione, ossia il Partito democratico. In tale direzione, la mia proposta concreta è attivare un simile percorso sin dal momento della formazione della giunta, assegnando il ruolo di vicesindaco a Paolo Intini e favorendo cittadinanza responsabile ed l’ingresso nella squadra di artefici di progetti che guargoverno di personalità giovadino con fiducia e speranza ni e di alto profilo. al domani. Ma, dunque, Nicola Pice Difficoltà interne che in quale contenitore politihanno poi finito per incico oggi si riconosce? dere sull’esito delle conIl mio riferimento resta sultazioni di primavera? il Pd, anche se non mi riE’ evidente che il Pd, introvo in questo Pd. Ritencapace sin dall’inizio di mago irrinunciabile mettere in nifestare una chiara e inecantiere un autentico rinquivoca decisionalità nella novamento, senza apparenti scelta del candidato sindaco, imbiancate di nuovismo che ha commesso il grave errore in realtà producono soltandi raccogliere attorno a sé to mutazioni nominali e non un coacervo di storie e culsostanziali, lasciando entrature radicalmente differenti re nuove idee e metodologie tra loro, al solo fine di opporoperative ed accantonando si a Michele Abbaticchio e finalmente le vecchie geraralla sua idea di rigeneraziochie partitiche.


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ACIdi d’UVA

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IL DIFENSORE CIVICO di Franco Castellucci

Imu, impariamo a conoscerla L’Imu, Imposta municipale unica, è stata introdotta con il D. Lgs. n. 23 del 2011, ma la sua entrata in vigore effettiva è stata successivamente anticipata al primo gennaio 2012, in forza della legge 22 dicembre 2011 n. 214. Nelle scorse settimane, poi, il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia ha diramato la Circolare n. 3/DF, che chiarisce tutti gli aspetti relativi all’applicazione della nuova imposta. Il documento, in particolare, precisa le modalità di calcolo dell’Imu (comprese le detrazioni), individua le categorie di soggetti ai quali si applica l’imposta e fa luce sul meccanismo delle agevolazioni per categorie particolari di fabbricato (per esempio, i fabbricati rurali) o terreno (come i terreni agricoli). La nuova imposta sostituisce la vecchia Ici e la componente immobiliare dell’Irpef e delle relative addizionali dovute per gli immobili non locati. La principale novità è rappresentata dal fatto che l’Imu è applicabile a tutti i cespiti, comprese le abitazioni principali e le rispettive pertinenze. I soggetti passivi tenuti al pagamento sono il proprietario di immobili e il titolare di diritti reali di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie. La base imponibile su cui viene calcolata l’imposta è la stessa utilizzata per la vecchia Ici, e corrisponde al valore dell’immobile calcolato ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs n. 504 del 30 dicembre 1992; vengono, tuttavia, modificati i moltiplicatori assegnati a ciascuna categoria catastale.

Nel dettaglio, l’aliquota ordinaria da utilizzare per il calcolo è pari allo 0,76%, modificabile dai comuni in aumento o diminuzione sino a 0,3 punti percentuali, o fino allo 0,4% per immobili non produttivi di reddito fondiario posseduti da soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società ovvero per gli immobili locati. Alle abitazioni principali e alle loro pertinenze si applica l’aliquota dello 0,4%, che gli enti locali possono incrementare o ridurre sino a 0,2 punti percentuali. Per i fabbricati rurali ad uso strumentale, invece, l’aliquota è pari allo 0,2%. Sono previste detrazioni per l’abitazione principale: una fissa pari ad € 200,00, ed una variabile, in base al numero dei figli conviventi di età non superiore a 26 anni, nella misura di € 50,00 per ciascun figlio e fino ad un massimo di € 400,00. Altra novità riguarda le modalità di pagamento. Per l’abitazione principale, infatti, il versamento dell’Imu può essere dilazionato in tre rate: la prima (pari al 33% dell’imposta totale) da corrispondere

entro il 18 giugno, la seconda (sempre del 33% dell’importo complessivo) entro il 17 settembre, e la terza (a saldo) entro il 17 dicembre. In estrema sintesi, il calcolo di quanto pagare si effettua applicando la seguente formula matematica: (rendita catastale x moltiplicatore Imu) x aliquota Imu – detrazioni sulla prima casa. Una verifica delle somme da versare può essere effettuata, senza costi aggiuntivi, collegandosi ai siti www.calcoloimu.it o www.amministrazionicomunali.it. Per avere invece un valido supporto in merito alle aliquote applicate in città, è possibile visitare il portale del nostro comune e scaricare il file Imposta Municipale Unica anno 2012.

LA NOTIZIA

Gal e turismo rurale di Francesco Daucelli Commercializzazione e promozione dell’offerta di turismo rurale. Questo l’oggetto del bando di gara, deliberato dal cda del “Gal Fior d’olivi”, nell’ambito dell’azione 4 della misura 313 del PSR 2007-2013 “Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale”. Le risorse disponibili per quello che è il quarto avviso pubblico, partito il 28 aprile 2012, sono di 119.409,08 euro. Il sostegno sarà concesso nella forma di contributo in conto capitale, pari al 50% della spesa ammessa ai benefici per un importo massimo di 15.000 euro. L’azione 4, si legge nell’estratto del bando, prevede l’acquisto di arredi e attrezzature, comprese quelle informatiche, per l’organizzazione di spazi destinati alla divulgazione ed esposi-

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zione e le spese di natura immateriale per le attività di consulenze specialistiche, progettazione e realizzazione di strumenti espositivi e divulgativi, ideazione e realizzazione di allestimenti, spese per l’esposizione, l’illustrazione e la divulgazione, ideazione, produzione, stampa e diffusione di materiali informativi e divulgativi (opuscoli, brochure, manifesti). L’aiuto è concesso nel rispetto del regolamento di esenzione sull’applicazione del “de minimis” n. 1998/2006 della Commissione Europea (Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. 379 del 28 dicembre 2006). Il bando, con scadenza 26 giugno 2012, è fina-

lizzato unicamente ad aree coinvolte nel piano di sviluppo locale del “Gal Fior d’olivi”. I fondi, pertanto, saranno riservati obbligatoriamente a soggetti privati, organizzati nella forma di impresa individuale o collettiva con sede legale e/o operativa nei territori di Bitonto, Giovinazzo e Terlizzi. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web www.galfiordolivi.it, nella sezione bandi/bandi PSL aperti.


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Nasce “Casa Jacopa”, struttura residenziale per ragazzi in condizione di forte disagio

Un sogno che s’avvera di Pasquale Bavaro All’insegna dello slogan rantirà un ampio ventaglio Il centro sarà gestito dalla “Se sono condivisi da tutti, di prestazioni ed attività: dal cooperativa sociale Exsultet i sogni si avverano”, ha presupporto educativo e psicodi Altamura, che si avvarrà so il via, presso la comunilogico al sostegno scolastico, del lavoro specializzato di tà parrocchiale di san Leone dall’animazione ludica all’eun’equipe composta da preMagno, il progetto di una ducazione informatica ed sidente, coordinatore, psicocomunità educativa, portato interculturale, da laboratori logo ed educatori professioavanti con tenacia dal pardi vario genere ad iniziative nali e dell’ausilio di medici, roco padre Antonio Cofano volte alla valorizzazione delinsegnanti, catechisti e voe dalla cooperativa sociale le capacità dei piccoli ospiti. lontari. Exsultet onlus di Altamura. Casa Jacopa si propone di “La nostra onlus -chiariSi chiama “Casa Jacopa”, la nuova struttura residenziale, destinata all’accoL’intervento di Antonio Angelastri glienza, recupero ed durante la cerimonia per l’inaugurazione di Casa Jacopa inserimento di bambini tra 3 e 12 anni, in condizioni di grave disagio sociale e familiare. Un’opera compiuta grazie al prezioso contributo di tanti benefattori ma, soprattutto, al sostegno della provincia dei frati minori di Puglia e Molise, che non ha esitato a mettere a disposizione gli ambienti e ad offrire un cospicuo finanziamento per i lavori di rifacimento dell’ex clausura presso il convento di San colmare una lacuna nell’ofsce il responsabile Antonio Leone, eseguiti dall’impresa ferta socio-assistenziale del Angelastri- nasce dalla conDonato Cappiello, con la colnostro territorio per i ragazlaborazione dell’arch. Nicola sapevolezza che il bisogno zi disagiati e svantaggiati, Panisco e dell’ing. Luigi Papprofondo di ogni bambino, di rappresentando un primo, ogni ragazzo è sentire, nella palettera. importante passo nella direquotidianità della vita, che “La struttura opererà in zione della condivisione con i stretta e diretta sinergia con qualcuno gli vuole bene, in poveri e gli ultimi, come San i servizi sociali del comune e modo unico, personale, conFrancesco ci ha mirabilmentinuativo, come accade con con il tribunale per i minori te insegnato”. i nostri figli. La cooperati-spiega padre Cofano- e ga-

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va da me diretta è prima di tutto una famiglia, che ha già realizzato nella città di Altamura ben tre strutture assistenziali: Casa Letizia e Casa Karol, comunità residenziali rispettivamente per bambini dai 3 ai 12 anni e per adolescenti tra 12 e 18 anni, e Sotto Sopra, centro socio-educativo diurno per minori. Il nostro ruolo, come affermava madre Teresa di Calcutta, è quello di matite nelle mani di Dio, avendo sempre il coraggio di puntare in alto perché certi di poter contare sull’aiuto dell’Onnipotente”. Casa Jacopa, inaugurata alla presenza dell’arcivescovo mons. Francesco Cacucci (che ha sottolineato l’importanza dei laici nella quotidiana sfida della carità cristiana, da perseguire con azioni concrete di accoglienza dell’altro) e del ministro provinciale dei frati minori di Puglia e Molise, padre Pietro Carfagna, comincerà ad erogare i suoi servizi in concomitanza con l’avvio del prossimo anno scolastico. Una favola che si avvera, infrangendo qualsiasi barriera tra sogno e realtà.


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S’apre a nuova vita la raffinata dimora di via Palombaio

Il magico incanto di di Carmela Loragno Stiamo parlando del “restyling” della sontuosa dimora di via Palombaio, oggi sala ricevimenti con annesso bed & breackfast, ideali per festeggiare ricorrenze di ogni tipo o per trascorrere qualche giorno di assoluto relax, a stretto contatto con la natura. Villa Chiddo è una casa signorile, realizzata a metà degli anni ‘60 con l’obiettivo, come spiega Carlo Chiddo a proposito dei piani dell’amato zio Ninì, di diventare un’autentica oasi di bellezza e raffinatezza. Casa e parco, infatti, sono stati per anni l’incantevole scenario in cui tante giovani coppie hanno potuto suggellare il proprio sogno d’amore. L’edificio, frutto dell’ingegno e del gusto dell’architetto toscano Pier Nicolò Berardi, presenta al suo interno ampi e luminosi spazi, arredati con stile sobrio e ricercato insieme. Una felice sintesi tra rigore toscano e solarità mediterranea, con un tocco di glamour old style. Le tinte calde evocano atmosfere romantiche e la sala, fornita di un particolare tovagliato, si adatta perfettamente ad ogni esigenza, mentre uno staff di professionisti è pronto ad offrire una squisita ospitalità, ed una varia e sofisticata proposta dei menu. Qualità è la parola d’ordine: un risultato ottenuto attraverso un’accurata selezione dei prodotti più genuini, con grande attenzione ai palati più esigenti, grazie ad un felice mix tra sapori e colori della nostra terra. Punta di diamante di Villa Chiddo è, però, lo splendido giardino: dodicimila metri quadrati di verde, riconosciuti come parco botanico e censiti sulle più prestigiose riviste del settore. Oltre duemila specie di piante e fiori: ulivi, roseti, camelie, peonie, orchidee e piante acquatiche. Un tripudio di colori e fragranze, in grado di disegnare fondali poetici e scorci fatati. La cornice ideale per gustare l’emozione irripetibile dei giorni più solenni: dalle nozze alla prima comunione, dalle feste di laurea ai banchetti di lavoro. Villa Chiddo, un’autentica oasi di bellezza alle porte della città.

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LA CITTA’ DELLA PIETRA Con la vittoria di Bitonto, Carlo III promuove il riordino dell’esercito

Reggimenti & uniformi di Pasquale Fallacara Nel 1708, nel napoletano, alla dominazione spagnola si era sostituita quella austriaca. Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo re di Spagna, nel tentativo di recuperare alla corona i domini italiani, allestì un esercito che affidò all’infante Carlo, già proclamato, in seguito alla morte di Antonio Farnese, duca di Parma e Piacenza e principe d’Etruria. Il 25 maggio 1734 fu combattuta la famosa battaglia di Bitonto, nella quale si scontrarono l’esercito spagnolo, agli ordini del generale Montemar, e quello austriaco, al comando del principe di Belmonte, conclusasi con la disfatta dell’esercito austriaco. La battaglia portò definitivamente il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo di Bor-

bone, il quale dotato di capacità organizzative e dinamismo si dedicò al progresso e al riordino delle forze armate. Egli individuò la necessità di creare istituti specializzati per la formazione degli ufficiali delle varie armi. Così, nel 1735 nacque la “Real Academia de los Guardias Estendartes de las Galeras”, nel 1745 l’ “Accademia di artiglieria” e nel 1754 l’ “Accademia del corpo degli ingegneri militari”. L’opera di Carlo III fu continuata e perfezionata dal figlio

Ferdinando IV di Borbone, che nel 1769 fuse la “Accademia di artiglieria” con quella del “Corpo degli ingegneri militari” nella “Reale accademia militare”, successivamente denominata “Scuola militare Nunziatella” con sede in Napoli, attualmente uno dei più antichi istituti di formazione militare del mondo. Sebbene l’organizzazione e la lingua ufficiale fossero ancora spagnole, le milizie erano prevalentemente italiane ad eccezione degli ufficiali addetti all’inquadramento dei reparti. Nel novembre 1743 vennero costituiti i “Reggimenti provinciali”. In Puglia erano tre: “Capitanata”, “Terra d’Otranto” e “Bari”. Per quanto attiene alle uniformi, i militari di “truppa” erano generalmente dotati di una “giamberga” (lungo abito a file di bottoni, con falde rialzate e con ampi risvolti alle maniche) e di un “giamberghino” (sottoveste o gilet), calzoni chiusi al ginocchio, cravatta, alte ghette e tricorno di feltro nero. Le divise degli ufficiali si distinguevano per il maggior pregio delle stoffe, per gli ornamenti e per l’uso della “gorgie-

ra” dorata con giglio d’argento. I reparti venivano identificati per il colore della “giamberga”, dei risvolti e dei paramani, per quello del “giamberghino” e dei calzoni e per i metalli e il nastro del tricorno che potevano essere galli o bianchi. La coccarda era quasi sempre scarlatta, il colore della casa di Borbone. L’equipaggiamento, esclusivamente in cuoio naturale, s’integrava all’armamento, che era costituito da spada e spuntone per gli ufficiali e fucile con baionetta per la fanteria. Nel “Reggimento Bari”, preposto a vigilare e garantire l’ordine e la sicurezza nel territorio della nostra Bitonto, gli ufficiali sfoggiavano uniformi caratterizzate da una “giamberga” di colore bianco e da un “giamberghino” di colore azzurro, al contrario dei militari di truppa. Viene da chiedersi che sviluppo avrebbe avuto l’Italia meridionale in campo militare se il 25 maggio 1734 la vittoria sotto le mura della città invece di arridere agli spagnoli avesse premiato gli austriaci. fallacarapasquale2@libero.it

LA NOTIZIA

Da Monaco in bici di Giuseppe Perrulli La bella stagione incalza e i gruppi di turisti, che scendono in città, si fanno più numerosi. Nei giorni scorsi a visitare il centro storico è stata una comitiva giunta, in sella alla bicicletta, da Monaco di Baviera. A organizzare l’evento l’infaticabile Franco Devanna; nel ruolo di guide, invece, alcuni alunni della media “Vincenzo Rogadeo”, accompagnati da Mariella Festoni, docente di tedesco. Con grande padronanza della lingua, i ragazzi hanno illustrato i principali palazzi e monumenti del borgo antico,

iniziando da porta Baresana, proseguendo con palazzo SylosCalò, palazzo Regna e la chiesa di San Gaetano sino alla cattedrale. Ai turisti, inoltre, sono state offerte in omaggio alcune bottiglie dell’olio tipico della nostra zona, prodotte dall’azienda “Quarto” di Palo del Colle. Soddisfatta della mattinata trascorsa in città, la comitiva bavarese ha ricambiato tanta disponibilità, invitando gli studenti della Rogadeo a partecipare al torneo calcistico, che si terrà a Brema il prossimo anno scolastico.

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Premiazione del concorso promosso dall’Aede

Versi d’amore per la città di Angela Ubaldino S’intitola “La mia città la più bella del mondo” il concorso di poesia, giunto alla sua terza edizione, la cui cerimonia di premiazione si è svolta in occasione della festa dell’Unione Europea. L’iniziativa, promossa dalla sezione cittadina dell’Aede (Associazione europea degli insegnanti) in collaborazione con la sede nazionale, e rivolta alle scuole d’ogni ordine e grado, intende favorire la formazione dei giovani e valorizzarne la creatività. “Con l’Europa unita puoi dare un futuro ai tuoi figli. L’Europa è anche tua” è lo slogan che ha fatto da sfondo alla premiazione, svoltasi presso l’auditorium del liceo scientifico “G. Galilei”. A dare il benvenuto, la

prof.ssa Amelia de Capua Mastrandrea, che ha presentato i partecipanti al concorso: i poeti juniores (studenti di quasi tutte le scuole di Bitonto e Palo del Colle) e i poeti seniores (Carla Abbaticchio Minenna, Francesco Paolo Carelli, Lizia de Leo Parisi, Mariantonietta Elia, Agostino Galati, Peppino Moretti, Michele Muschitiello, Michele Noviello, Maria Antonietta Speranza Tucci, Marco Vacca). La manifestazione è stata aperta dal corpo di ballo “The crazy girls”, diretto da Veronica Visotti, che ha danzato sulle note dell’Inno di Mameli e dell’Inno alla gioia di Beethoven. Presenti alla cerimonia il prof. Emanuele M. F. Morea, dirigente scolastico dello

scientifico, che ha sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani il sentimento d’appartenenza all’Europa, il sen. Giovanni Procacci, che ha chiarito come solo nell’Europa possiamo trovare soluzione ai problemi del nostro paese, il prof. Rino Rubini, tesoriere nazionale dell’Aede, che ha affermato

la centralità della scuola nel processo d’integrazione europea, Domenico Conte sindaco di Palo del Colle, che ha rilevato come per superare le attuali difficoltà occorra un maggiore impegno civile, e la prof.ssa Lizia De Leo Parisi, vicesegretaria della locale sezione dell’Aede, che ha posto l’accento sul valore del-

IL FATTO

Una gita come una favola Oggi eravamo tutti eccitati. Dovevamo partecipare alla prima gita con la scuola. Le maestre ci hanno detto: “Ragazzi, faremo una vacanza eccitante”. I bambini molto sorpresi hanno chiesto: “Dove ci portate?” “Al paese delle ninfee”, hanno risposto. Saliti sul pullman, siamo partiti. Non vedevamo l’ora di arrivare. Le maestre, ad un tratto, ci hanno detto: “Zitti, bambini, vogliamo raccontarvi una storia”. “C’era una volta un paese pieno di fatine e folletti”, ha cominciato la maestra Sara. Oh! Hanno detto i bambini meravigliati. “Le fatine vivono in tronchi di alberi. Lì ci sono il letto e la sala per gli ospiti. Anche una bellissima sala da ballo, fatta con corolle di tulipani. In quel posto le cantanti sbocciavano da fiori fantastici; la loro voce si trasformava in porporina colorata. Ma il bello di questo paese era che succedeva sempre qualcosa di meraviglioso. Un giorno nacque una fatina principessa. Era la più bella e la sua voce si trasformava in una viola profumata. Diventata grande, incontrò un ragazzo: era il più bel folletto. In quel momento, i loro splendidi occhi blu si incontrarono in un’atmosfera magica. Poi il giovane prese dalla sabbia una conchiglia azzurra e la regalò alla principessa. Questa vide qualcosa che luccicava. Si tuffò in acqua per prenderla: era una stupenda pietra di luna. I due si baciarono e proprio allora sbocciò dalla sabbia il più bel fiore della spiaggia. Si sposarono e il folletto divenne un magnifico principe dagli occhi scintillanti”. Finita la storia, i bimbi si sono accorti di essere arrivati al

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paese delle ninfee. Scesi dal pullman, hanno fatto un bel bagno al chiarore della luna. Dal cielo è caduto un cristallo a forma di cuore; i bambini lo hanno preso e lo hanno regalato alle maestre. Tuffati in acqua da foglie che facevano da trampolino, abbiamo visto uno scrigno. Lo abbiamo portato a riva. Appena aperto, lo scintillio delle pietre preziose ha richiamato una cometa che ci ha fatto volare nel cielo blu. Tornati sul pullman, abbiamo visto lo scrigno segreto che avevamo preso dall’acqua. A me è venuto da piangere per la gioia e per aver scoperto che l’amore è più prezioso di un diamante. Giunti a casa, abbiamo raccontato ai nostri genitori la nostra bellissima gita. Giulia Dell’Anna Al termine del percorso didattico della scuola dell’infanzia, un’alunna di cinque anni ha prodotto verbalmente un racconto fantastico, riprendendo i temi affrontati durante l’anno, rielaborati e arricchiti dalla sua fantasia. La piccola autrice è Giulia Dell’Anna della sezione C della scuola “Collodi” - primo circolo didattico “Nicola Fornelli”. Le maestre Kella Carbone e Sara Muzio, insieme al dirigente scolastico Francesco Bellezza, salutano la piccola Giulia e tutti i suoi compagni Mada, Gabriele, Antonello, Uriele, Gaetano e Michelangelo, augurando loro un eccellente inserimento nella scuola primaria.


Primo piano maggio 2012 In foto, da sin. il dott. Carlo Mastrandrea, la prof.ssa Amelia De Capua Mastrandrea, la prof.ssa Lizia De Leo Parisi, il sindaco di Palo del Colle Domenico Conte, il sen. Giovanni Procacci, il prof. Emanuele Morea dirigente del liceo scientifico e il prof. Rino Rubino. Foto Valla

la cultura nell’affermazione dell’identità europea. L’incontro si è svolto tra presentazione e declamazione delle poesie in concorso, intervallate dall’esecuzione di celebri brani del grande Lucio Dalla, interpretati da Omnia Music & Therapy, con la voce solista di Silvia Giammarelli.

Al termine, la premiazione dei poeti con un attestato e una targa ricordo, sulle note trionfali della marcia del Radetzky. I VINCITORI DEL CONCORSO Daniele Ranier, Valentia Angelicola, Ivana Masellis, Angelica Ranieri, Vincenzo

Depalo, Gaia Marannino, Ilenia Tanzi, Maria Clelia De Mare, Giorgia Colamorea, Aurora Rutigliano, Aurora Cioce, Anna Teresa Lisi, Arianna Paparella, Maria Teresa Carelli, Giorgia D’Onofrio, Francesco Ricci, Fabiana Franco, Martina Paola Toscano, Giuseppe Abbattista, Aurora Aulisio,

Rita Contini, Silvia Delvino, Giuseppe Desantis, Silvia Fornelli, Pietro Garofalo, Antonio Lecce, Elena Licinio, Francesco Marengo, Pietro Mercurio, Giulia Naglieri, Greta Oranger, Isabella Pappapillo, Ludovica Sibillano, Maria Sicolo, Antonella Urbano, Domenico Urbano, Pierfrancesco Castellano.

mente alle tonalità più chiare e come se la luce uscisse dal colore stesso - continuando - attraverso i miei dipinti rivelo un chiaro significato metaforico della vita, di speranza, per una società migliore”. In occasione della sua mostra personale ha presentato anche la raccolta di poesie dal titolo “Da casa mia”. Nicola Schiraldi sottolinea “vi è un abbinamento tra la mia poesia e la mia pittura. Una pecu-

liarità, è che nelle mie poesie non utilizzo le punteggiature, dà un senso di libertà come i miei dipinti, al contrario, i puntini di sospensione indicano un senso di infinito, - aggiunge per poi concludere - per me l’arte è l’espressione estetica della propria interiorità, mentre l’ispirazione è quella piccola scintilla divina, è un’esplosione di creatività che spinge un artista a dar vita un’opera”.

Ritmi e colori di Angela Ubaldino “Arte e Poesia”due concetti altissimi che hanno fatto da contorno all’inaugurazione, tenutasi al “Salotto Letterario”, della mostra personale di Nicola Schiraldi, pittore bitontino, classe ’70: Personalità eclettica, la passione per l’arte affonda le sue radici nell’infanzia: “ Ho avuto la consapevolezza di essere un artista quando fui premiato con un attestato all’età di 8 anni - spiega - e questo mi dà la forza di continuare nell’ambito della pittura”. Un percorso che peraltro si è svolto secondo i canoni: il Liceo Artistico. La sua arte resta legata alla pittura paesaggistica, col suo aspetto mediterraneo e solare, viene estesa sulle sue tele, diffondendo un’atmosfera atemporale. Associa all’amore per la pittura la passione per la poesia, che diventano strumenti con cui l’artista trasmette le sue emozioni. “Mi

definisco un pittore del popolo, della gente comune”, così si autodefinisce Nicola Schiraldi, un’artista dall’animo profondo e sensibile. Nella sua espressione figurativa, alcuni critici dell’arte lo hanno accostato alla corrente impressionistica, con una tecnica ricca di immagini ed impressioni, avvicinandolo alla pittura di Gauguin, Monet, Cézanne. Elemento fondamentale è il colore, i cui sfondi e paesaggi, freschi e semplici, sono trattati con pennellate dense, ampie e decise, dalle tinte intense e luminose che fissa sulle tele le sue sensazioni e i suoi pensieri. Afferma Nicola Schiraldi “Predominano le tinte fredde ad esempio il verde, legato alla natura e alla semplicità. Il mio interesse è rivolto al colore piuttosto che al disegno stesso; nella stesura del colore inizio con le tinte scure per poi passare gradual-

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DOLCEAMARO di Mario Sicolo

Quando la storia divide Fino a quando Bitonto resterà Bitonto? L’interrogativa, certo retorica, prevede una ed una sola risposta: sempre. Lo abbiamo capito, con discreta amarezza, un sabato pomeriggio di fine aprile, mentre il voto amministrativo si avvicinava a grandi passi. L’occasione rivelatrice, la presentazione del nuovo libro dell’eterogenea e pur ben amalgamata coppia di preziosi divulgatori di conoscenze butuntine (e non solo): Antonio Castellano e Michele Muschitiello. Un ispettore della Sovrintendenza ed un medico nefrologo, che, con la lanterna sempre accesa della curiosità e della passione, si sono avventurati nel dedalo di vite e storie per ridonarci un’immagine veridica della nostra città attraverso i secoli. Questa volta, si sono cimentati con tutti i primi cittadini che nel tempo l’hanno governata. “Sindaci di Bitonto dall’Unità d’Italia ad oggi”, il titolo dell’opera, pubblicata dalla Secop di Peppino Piacente, piccolo grande editore illuminato e figlio dell’ingegnere Nicola, che scandagliò i segreti vernacolari dei soprannomi delle famiglie nostrane. Dunque, dicevamo della serata. L’onorevole Francesco Paolo Sisto s’è tuffato nel mare della nostalgia, ricordando la sua giovinezza per i vicoli fascinosi del centro storico, mano nella mano del nonno, che lo portava al Gambrinus

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a gustare un gelato. Eppoi l’illustre avo omonimo che fu sindaco, che ricoprì quel ruolo delicatissimo con “alto senso di responsabilità” e la necessità di coniugare cultura e politica nella guida di un paese. Poi, la parola è passata al senatore Giovanni Procacci ed è stata tempesta. “Le divisioni hanno fatto solo male alla nostra città. È una drammatica verità”, ha esordito, anch’egli affidandosi alle memorie personali e traendo insegnamento dalla storia per analogie ed eventi simili. D’altronde, gli antichi padri togati solevano ricordare che “historia magistra vitae, testis temporum, lux veritatis, nuntia vetustatis” (cioè “maestra di vita, testimone dei tempi, luce di verità, nunzia del passato”). Mai che fosse successo. Dal pubblico si levava d’acchito la voce di protesta d’un uomo che somigliava ad un patriota risorgimentale, il dott. Abbaticchio: “Perché non ci dite che cosa avete fatto per i giovani?”. Legittima richiesta, magari fuori luogo, ma legittima. Ohibò, è un periodo, questo, che si sente sempre più soffiare questo vento (fasullo?) giovanilista che dovrebbe cambiare il corso della storia. E sia. Ci preoccupano, però, tutti i vegliardi che tramano dietro le quinte di questa linea verde che va in avanscoperta. C’è qualcosa che sa di ipocrisia. Mah. La relazione, pacata e dettagliata, dell’ing. Francesco Paolo Carelli ha provveduto a

riportare la calma nella Sala degli Specchi, antica sede dei consigli comunali. Le scenette catturanti del Gruppo di Canto popolare “Re Pambanelle”, diretto da Tina Masciale e reduce dal terzo posto (meritatissimo) d’una rassegna nazionale d’arte folcloristica, e l’inno

cantato dal Coro di Voci bianche – Città di Bitonto, guidato da Anna Lacassia e accompagnato al pianoforte da Pino Maiorano, hanno aggiunto melodioso fascino all’incontro. Sì, tutto bello. Ma fino a quando Bitonto resterà Bitonto?

TAUROMACHIA E FLAMENCO di Rosa Chieco Marzenna e Fiore

Una distesa di fine sabbia dorata che richiama alla mente l’arena per la tauromachia: è qui che sono state esposte alcune tele dell’artista Fiore Vito, nelle quali le decise pennellate rosse e nere, i colori vividi e accesi, l’andamento sferico delle forme, danno vita al combattimento tra uomo e animale. Siamo a Malaga, in una delle sale del centro civico della deputazione, che ha ospitato la personale del pittore bitontino, dal titolo “Tauromachia e Flamenco”, in omaggio al grande artista della Guernica. Dalla scomposizione delle forme alla composizione di figure sferiche che rappresentano toreri, ballerine, gesti della corrida; dal cubismo allo sfe-

rismo: raccolta l’eredità del grande Picasso, Fiore mostra di aver compiuto nelle sue opere, vero tripudio di colori e vita, un importante passo in avanti, maturando una propria identità e personalità, di cui continua a dare mirabilmente prova nei suoi quadri. Ancora, nella città andalusiana, scorci di paesaggi pugliesi realizzati dall’artista Marzenna hanno decorato le pareti del centro sportivo “El Candado” in occasione della mostra “La Puglia el Corazon”; delicati tocchi di colore hanno presentato ai visitatori la nostra terra, lasciando loro un’impronta, un’ “impressione” positiva dei nostri luoghi ameni.


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Un progetto del parco dell’alta murgia per rilanciare un’antica produzione

AL VIA LA RACCOLTA DELLA LANA di Carmela Loragno E’ partito all’inizio di maggio, nella sede dell’Ente parco nazionale Alta murgia, il progetto "PartnerSheep&quot, promosso in collaborazione con il consorzio di aziende agrozootecniche "Murgia Viva&quot e del centro di raccolta Lane Sucide &quot,The Wool Company&quot di Biella. L’iniziativa avrà una durata triennale per un costo complessivo di 39.000 euro. L’obiettivo, veder rinascere sul territorio i soggetti che possano gestire la filiera della lana dal punto di vista sociale, organizzativo, produttivo ed economico, nonché ricercare sbocchi per le produzioni di lana, al fine di trasformare quello che è attualmente un costo e spesso una perdita economica per l’allevatore in una fonte di guadagno. La lana, raccolta presso i magazzini del Consorzio di

Biella, viene selezionata e classificata dai tecnici in lotti omogenei e in quantità adeguate a rispondere alle necessità industriali. La fase successiva è quella della campionatura dei lotti, dove il prodotto viene analizzato e testato da un ente di certificazione di qualità riconosciuto a livello internazionale. Infine, la lana viene venduta grezza tramite un’asta internazionale. Il ricavato, dedotti i costi, debitamente rendicontati, viene reso all’allevatore, con una previsione minima di trenta euro a chilo. L’iniziativa, che parte dalla raccolta, trasformazione e lavorazione della lana fino ad arrivare alla produzione e commercializzazione di manufatti, mira anche a delineare un itinerario tematico, realizzato grazie alla filiera, che dia valore alla riscoperta delle tradizioni.

PREMIO BONTA’ Domenica 20 maggio, presso la chiesa del Purgatorio, si è svolta una semplice ma significativa cerimonia: l’assegnazione della borsa di studio “Venerina Perrini-Solidoro” ad uno studente meritevole del centro storico. Promotore dell’iniziativa, il dott. Arcangelo Perrini, membro dell’arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio, che in memoria della madre, di cui ricorre quest’anno il 40° anniversario della scomparsa, intende offrire un segno di attenzione a chi è meno fortunato ma ha tanta voglia di riscatto attraverso lo studio. Il padre spirituale dell’arciconfraternita, don Antonio Mattia, ha scelto lo studente Vincenzo Pazienza, iscritto alla seconda classe dell’istituto tecnico per geometra di Bari e frequentante la comunità parrocchiale di Cristo Re. Il premio è stato ritirato dal giovane e da alcuni educatori che svolgono con spirito caritatevole la propria missione presso il centro parrocchiale di Cristo Re.

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IL PERSONAGGIO Nino Mastro scultore per destino

Schegge di cuore di Mario Sicolo

Foto G. Lo Porto

L’uomo che disperato cerca il suo cuore, lo trova ovunque. Dentro i vicoli suadenti del centro storico. In una bottega che palpita di fatica e sudore. Nel silenzio incantato di certe sere, con un cagnolino al guinzaglio a parlare con le ombre, che tutti fuggono e lui, invece, carezza piano. Oppure dentro l’anima bianca della pietra, la più dura e più ostinata, quella che non si piega con docilità al volere dell’uomo. La pietra che, muta, ha visto di-

nanzi a sé scorrere secoli d’umanità. Ed ha resistito fino ad incontrare le mani di un artista, che ingaggia con essa una lotta titanica. Eterna. Infinita. Per tirarci fuori, al termine dell’ardua tenzone, tra tremendi colpi di maglio e schegge di tempo che saltano qui e là, una forma che è sempre un sogno che diventa lapidea realtà. Seguiamo, dunque, il cammino dell’idea.

Nasce nella culla del petto dello scultore. Forse, in un meriggio pensoso di primavera. L’accompagna come fa una rondine col cielo azzurro, tra un volo matto di felicità e l’altro tremante di paura. Poi, l’idea sale nella mente e riconosce la foggia che dovrà avere quando vedrà la luce. Infine, l’incontro con la pietra. L’abbraccio vigoroso con la Natura. Lo scalpello batte e fa vibrare la creazione di quello spirito in cui s’è trasformata l’idea originaria. D’altronde, i latini solevano dire

che “nomen est omen”, cioè nel nome è scritto il destino di ognuno di noi. Ed uno che si chiama Nino Mastro ha già avuto la sorte prediletta d’essere un artigiano insigne, un lavoratore certo non comune, uno che accetta sfide inenarrabili solo per ritrovare il proprio cuore. Ma, poi, un uomo così, solitario, geniale e tormentato, quando ha ritrovato il suo cuore, che se ne fa? Lo spezzetta in mille frantumi, che tutti gli altri chiamano opere, e lo dona al mondo…

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Un innovativo bus per il trasporto dei disabili

Diversamente mobili di Giuseppe Perrulli Una buona notizia per i disabili. Da oggi possono viaggiare con la propria carrozzella su un autobus appositamente attrezzato. A parlare dell’importante novità è Marilena Ciocia, coordinatrice del comitato operativo disabilità e diversabilità dell’associazione “Più valore onlus” nonché portavoce della rete cittadina delle organizzazioni dell’area disabilità. “L’esigenza di un tale mezzo di trasporto -spiega- nasce dalle numerose segnalazioni giunte alla nostra associazione da famiglie alle prese con

disagi legati alla disabilità dei propri cari, soprattutto ragazzi in età scolare. Per questi, infatti, risultava impossibile partecipare alle attività extrascolastiche come i viaggi d’istruzione”. Grazie alla disponibilità di Francesco De Palma, giovane imprenditore del settore e titolare della Lauretana Viaggi, il sogno è diventato realtà. La sua flotta, infatti, si è arricchita di un bus adatto al trasporto di disabili. Il nuovo mezzo può trasportare 55 passeggeri più un hostess o, in alternativa 42 passeggeri più 8 carrozzelle, come prescrive

la normativa europea in tema di mobilità dei disabili. L’autobus è a disposizione non solo delle scuole, ma anche di quanti hanno a che fare con difficoltà motorie, come ad esempio gli anziani.

“Si tratta di una notevole opportunità offerta alla cittadinanza -ha commentato Marilena Ciocia- il cui merito va a Francesco De Palma, imprenditore dotato di coraggio e sensibilità”. L’intervento di Giuseppe Meo

Storie di medici tra gli esclusi del Sudan

Dalla periferia del mondo di Chiara Colamorea “Take our cry to your people”: “Porta alla tua gente il nostro lamento”. Accogliendo questo accorato appello, il dott. Giuseppe Meo racconta la propria esperienza di chirurgo nel libro “Africa malata. Memorie di chirurgia povera in Sudan”, presentato nel corso di un’incontro organizzato da Mondodomani, Progetto Continenti e Comitato collaborazione medica, di cui Meo è socio fondatore. Il libro è un caleidoscopio di storie, piccoli frammenti di

vita, scampoli mirabili di umanità che ormai appartengono al patrimonio culturale e spirituale dell’autore che, insieme al chirurgo bitontino Vito Modesto, ha scelto di lavorare in Sudan per restituire speranza e dignità a tanti esclusi nella periferia del mondo. Il Sud Sudan è probabilmente l’area più povera e sfortunata del pianeta, dilaniata da una sanguinosa guerra civile durata quarant’anni e conclusasi, almeno ufficialmente, nel 2005, lasciando in eredità il drammatico bilancio di tre milioni di vite umane spezzate.

Il CCM opera in questa regione per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, formando anche medici e chirurghi del posto, insegnando le tecniche di base e gli interventi salvavita e utilizzando la tecnologia locale, povera ma senza dubbio efficace, nel pieno rispetto della dignità e dell’autonomia della cultura dei luoghi. Nel crogiuolo di così tante diversità, la medicina diventa magicamente uno spazio neutro, di pacificazione, grazie a cui far lavorare insieme professionisti

di religioni differenti, di etnie nemiche, riuniti nell’ambizioso disegno di salvare quante più vite possibile. Il racconto, commosso ed appassionato di chi ha scelto di dedicare la propria vita all’umanità più debole e sofferente, è stato l’occasione per riflettere sulle disuguaglianze che attanagliano tanti popoli e sul contributo che ognuno, col proprio impegno quotidiano, può offrire per scardinarle.

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Al debutto il concorso “Teresa Gala”

La poesia è vita

Da sin. la prof.ssa Angela Mangini, Nicola Ventafridda e il dott. Oronzo Maggio

di Tina Racaniello L’aula magna della scuola media C. Sylos, messa gentilmente a disposizione dal dirigente scolastico prof.ssa Maria Grazia Mangini, è stata la cornice della cerimonia di premiazione del concorso nazionale di poesia intitolato a “Teresa Gala”, promosso da Nicola Ventafridda per rendere omaggio alla memoria dell’amata consorte, scomparsa lo scorso anno. La rassegna ha fatto registrare la partecipazione di un cospicuo numero di autori nelle sezioni A e C, meno nella sezione B, riservata alle rime in vernacolo bitontino. Da sottolineare, inoltre, la folta adesione di studenti della scuola primaria “G. Caiati”, alcuni dei quali, grazie all’impegno dell’ins. Francesca Murgolo, cimentatisi col metodo Haikai, composizione metrica giapponese che consta di tre versi. Nella sezione riservata

ai ragazzi, il primo premio è stato assegnato a Nicolò Ventafridda per la poesia “Nonna”, il secondo agli alunni della V C della Caiati per il componimento “La tua voce”, il terzo a Chiara Lozito di Giovinazzo per la lirica “Inciderò”. Nella sezione A, la più significativa, il primo premo è andato a Rosa De Luca di Genova per la poesia “Ricordi”, il secondo a Francesco Fiore di Grumo Appula per “La mia terra”, il terzo ad Anna Maria Mennuti di Ortanova per “Lei”. Domenico Ferrovecchio, unico partecipante per la sezione B, autore di versi sul Natale, ha meritato una segnalazione della giuria. Ad interpretare le liriche Angela Schiraldi e Augusto Garofalo, alle cui voci hanno fatto da sfondo le originali armonie di Alberto Jovine, pianista di grande sensibi-

lità. La cerimonia si è conclusa con la consegna a tutti i partecipanti della raccolta delle poesie in gara, a cui si

aggiungono alcune liriche tratte da “Campi di rovi”, commosso omaggio di Nicola Ventafridda all’amata consorte.

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Primo piano maggio 2012 Foto R. Schiraldi

Successo per il corteo che rievoca la famosa battaglia di Bitonto

Alla riscoperta delle radici di Domenico Schiraldi Un lungo serpentone multicolore ha attraversato, come ogni anno, le strade della città a celebrare quanto deve rimanere incancellabile nella memoria collettiva. Il corteo storico, organizzato dall’Accademia della battaglia, rinnova il ricordo della celebre contesa militare, svoltasi il 25 maggio 1734, alle porte della città, tra austriaci e spagnoli. Diverse le novità che hanno accompagnato quest’ultima edizione. In primo luogo, il contributo offerto dal Consiglio confraternale feste patronali alla realizzazione del corteo. Una pagina, poi, dedicata alla manifestazione sul social network più famoso, bersagliata da numerosi

“mi piace” ed altrettante iscrizioni. Infine, il libretto prodotto per l’occasione, con uno studio sui palazzi nobiliari del borgo antico, che si unisce alle precedenti pubblicazioni dell’Accademia. Il corteo, ogni anno più imponente, ha visto la partecipazione di numerosi forestieri; tra questi un gruppo di figuranti baresi nei panni dei componenti della famiglia Verità. Intensa la partecipazione del pubblico, come sempre affascinato dalla scenografia, dalle musiche, dalle animazioni. Una manifestazione che, oltre al plauso dei concittadini, ha riscosso il convinto apprezzamento delle istituzioni. Primo fra

tutti, il neosindaco Michele Abbaticchio, che ha sottolineato i meriti dell’Accademia della battaglia ed espresso tutta la propria soddisfazione per un evento, divenuto ormai punto fermo nella vita culturale della città, con tutto l’indotto in termini di progresso sociale e sviluppo turistico. Parole di plauso ed incoraggiamento per la presidente dell’Accademia, prof.ssa Concetta Tota, che ha posto in risalto la partecipazione sempre più convinta dell’intera cittadinanza. Un grande e meritato successo, dunque, sottolineato, a fine giornata, dai suggestivi spari a salve, esplosi dai fucilieri dell’associazione potentina “Milites Luci”.

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Bait&Switch di Roberto Panisco

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TUTTI PAZZI PER IL PIZZO 1. Abito in cotone traforato effetto pizzo by Charming (120 Euro - Miss Terry, Via della Repubblica Italiana). 2. Abito in pizzo e jersey doppiato, nero e giallo fluo, firmato Just Cavalli (490 Euro - Menfi&Faro, Via G.Matteotti). 3. Abitino bustier con balze orlate in pizzo di Paola Frani (320 Euro - Menfi&Faro, Via G.Matteotti). 4. Ispirato agli anni 60, l’abito azzurro cielo di John Galliano (300 Euro - Menfi&Faro, Via G.Matteotti). 5. Abito Molly Brachen (59 Euro, Suite 43 - Via della Repubblica Italiana). 6. Tshirt con scollatura omerale di D.Exterior (118 Euro - Sgaramella Boutuque, Via della Repubblica Italiana). 7. Borsa in yuta grezza con balze guarnite di merletto avorio di Lu’-Lu’ (240 Euro - Argo’, Via della Repubblica Italiana). 8. Cintura in pelle, traforata con tecnica laser di Gold Case (110 Euro - Sgaramella Boutique, Via della Repubblica Italiana). 9. Orecchini artigianali, indicazione dell’origine e prezzo su richiesta (Argo’, Via della Repubblica Italiana). 10. Borsa Liu Jo (prezzo su richiesta - Malibu’, Via F.Cavallotti). 11. Cotone e pizzo con fodera in poliestere per l’abito di Bonsui (160 Euro - Miss Terry, Via della Repubblica Italiana).

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IN G CO UERR A NS TILE

Si sa che la guerra non e’ piu’ un fatto di soli uomini. Chissa’ pero’ se certi capi entreranno mai nel guardaroba d’odinanza delle soldatesse ... 1. Tshirt in Jersey di Capsule, maniche, tasca e interno camouflage. 2. Gonna mimetica plissettata con banda elastica in vita, sempre firmata Capsule. 3. Sneakers Leather Crown. Nell’ordine: 85, 80 e 219 Euro (Suite 43, Via della Repubblica Italiana).

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BIG D EN R T

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Hot pants inguinali di pizzo nero e raso. Notevoli le pattine posteriori e la placchetta personalizzata in metallo. Dalla collezione Primavera/Estate 2012 di Elisabetta Franchi (192 Euro - Malibu’, Via F.Cavallotti).

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ResExtensa porta in scena “L’invasione degli Anticorpi”

Una vetrina della danza di Maria Grazia Lamonaca Nell’ambito di “Teatri Abitati”, programma affidato dalla Regione al Teatro pubblico pugliese, con lo scopo di realizzare in maniera innovativa la gestione pubblica e privata degli spettacoli dal vivo in Puglia, è andato in scena al Traetta “L’invasione degli Anticorpi” con la compagnia di danza “ResExtensa”. Lo spettacolo s’inserisce nel progetto “Gd’A, Giovane danza d’autore”, l’originale vetrina che vuole offrire un’occasione di visibilità e realizzazione a giovani autori indipendenti, promuovendo la produzione più recente nel settore della danza d’autore. Lo spettacolo, diviso in tre parti, ha visto protagonisti gli stessi autori, che hanno portato in scena momenti coreo-

grafici suggestivi e sperimentali, di forte impatto visivo e sonoro. La prima parte, “Sete”, ideata da Vito Cassano, è stata interpretata da Claudia Cavalli e dallo stesso Cassano, che ha composto anche le musiche, insieme a Vito Indolfo. La performance è risultata vincitrice ex-aequo del premio del pubblico GD’A Puglia 2011. In un’atmosfera onirica e surreale, una giovane interpreta un sogno: quello di ogni donna di diventare madre. Un sogno che, in realtà, rischia di rivelarsi un atto d’egoismo, pur di dare un senso alla propria vita. La seconda parte, “Out of the Blue”, di e con Francesca Giglio, finalista al premio GD’A - Giovani danz’autori

Foto M. Robles

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Puglia 2011, significa letteralmente “fuori dal blu”, un’espressione usata per indicare qualcosa che succede all’improvviso. La performance sperimenta nuove modalità di movimento “non naturale”, manipolando il corpo tra forza e resistenza, controllo e caduta. In questo modo lo spettatore è trasportato dapprima in una dimensione fredda ed eterea e poi riportato alla carne e alla realtà. Molto suggestivi il gioco di luci, condotto da Carlo Quartararo, i costumi di Giulia Barbanente, e il sottofondo musicale “Nude/ Out of the blue remix” (The beautiful erosion). La terza e ultima parte,

“N-esimo progetto fallimentare”, di e con Maristella Tanzi e Carlo Quartararo, anche questo vincitore del premio GD’A Puglia 2011, è un lavoro apertamente autobiografico, nato con lo scopo di mostrare al pubblico tutti i retroscena e il modo in cui la compagnia lavora. Una danzatrice e un tecnico mostrano agli spettatori stralci di spettacoli già in repertorio: una sorta di invito a teatro per le rappresentazioni future. Un invito certamente molto gradito, a giudicare dalla calorosa accoglienza, che il pubblico ha riservato alle tre originali proposte della promettente compagnia.


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L’esclusiva collezione di monili realizzata da Emanuele Rubini

Scolpiti per sedurre di Rosa Chieco Come d’incanto, dopo la celebre scarpetta di “Cenerentola” in lucente marmo nero, le mani portentose di Emanuele Rubini hanno dato forma e vita ad un mirabile gioiello, “Black Heart”: un inimitabile cuore nero splendente, finemente cesellato, perfetto nella sua simmetria, impeccabilmente elegante e raffinato. Di certo, una risposta eccellente alla vanità femminile; senza dubbio, un impareggiabile strumento di fascino e seduzione che farà breccia nelle anime gentili. Invero, per la sua nuova opera, l’artista-orafo si è lasciato rapire dalla voce soul della giovane cantante dai capelli corvini, Amy Winehouse, e dal suo celebre album “Back to Black”. Il pendente “Cuore nero” (in marmo nero

del Belgio 48x36x18 mm) è, infatti, un sincero tributo all’artista britannica prematuramente scomparsa ed è il primo oggetto del desiderio di una nuova collezione (annunciata dallo scultore) di altri 10 esclusivi monili, che saranno presentanti nella storica gioielleria “Oro Sicolo”.

Ebbene, la musa non ha tardato a suggerire al nostro artista già il secondo prezioso ornamento: “Black Swallon”, ovvero rondine nera, ciondolo dall’aspetto malinconico, leggero, sfuggente, scolpito nella stessa pietra, nato dalla stessa idea, eco di fragilità, libertà, fuga.

E mentre gli occhi del lettore rincorrono queste parole e quelli del cibernauta saltano di blog in blog per raccogliere notizie sulle nuove opere scultoree, le mani di Emanuele stanno plasmando una nuova piccola creatura, un’altra originale forma, portavoce della grandezza del nostro sculture.

Jazz al Mazzini Place di Maria Grazia Lamonaca Se fino a qualche tempo fa i bitontini in cerca di rilassanti serate musicali dovevano spostarsi fuori città, da qualche mese a questa parte non sono più costretti a farlo, grazie all’apertura di diversi locali che offrono interessanti incontri musicali. Uno di questi è il Mazzini Place di Raffaele Brattoli. Apertosi lo scorso agosto, il locale vuole essere un punto di riferimento per tutti quei bitontini, giovani e meno giovani, che cercano un posto, non troppo lontano da casa, dove poter ascoltare

dell’ottima musica jazz e non solo. Da settembre, infatti, ogni venerdì, il locale offre serate musicali, prevalentemente jam session jazz, ma anche blues, bossanova e cover band italiane. Lo scorso 9 marzo il locale ha ospitato il duo Swing & Scat, con Cinzia Eramo (vocalist) e Alberto Iovene (piano). Questo sodalizio vanta un repertorio che spazia dallo standard jazz alla bossanova, dal funky al latin, fino a brani di compositori italiani che meglio si adattano allo stile proprio del duo. Il 13 aprile è stata invece la volta

della Spsband (Sopravvissuti e Sopravviventi), band nata nel 2003 e premiata come migliore coverband di Ligabue in Italia. Venerdì 20 aprile il locale ha accolto il “Nu tango Wave”, un progetto ispirato allo stile del tango moderno ed internazionale, composto dal chitarrista e compositore Gianni Quadrelli, dal batterista Nico Grimaldi, dal fisarmonicista Vince Abbracciante, dal bassista Davide Penta e dalla vocalist Maria Grazia Trentadue. Ancora jazz per le serate del 27 aprile e del 25 maggio. Il 27 aprile ha

avuto luogo la jam session del “Blue Mode Trio”, con Alberto Iovene, Gianfilippo Di Renzo e Pierluigi Villani. Venerdì 25 maggio, invece, il locale ha ospitato “Acoustic in jazz”, evento patrocinato dall’associazione InJazz, che ogni anno organizza l’ormai consolidato festival “Beat Onto Jazz”. A esibirsi il quartetto composto da Emanuele Dimundo (chitarra elettrica e acustica), Francesco Dimundo (chitarra acustica), Antonello Losacco (basso) e Enzo Marinelli (sax).

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LA GALLERIA Matteo Masiello tra sogno e letteratura

Un’arte senza tempo di Lucia Anelli

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Matteo Masiello è un grande maestro. Uomo di cultura – artistica, filosofica, letteraria - , dal piglio in apparenza un po’ burbero, in verità con una sensibilità che carezza solo le grandi menti. La storia dei suoi personaggi, relitti sospesi nel caleidoscopico teatro della vita, si veste di quel favolismo onirico ridondante nei messaggi di cui lo stesso autore si fa vate. L’artista, infatti, abita i suoi dipinti, surreali scenari in bilico tra visione e sogno, biografia e letteratura. Lo troviamo spesso nelle sue messinscena, cogitabondo, indagatore o compagno innamorato. Sospeso tra i flutti di una realtà in divenire, irrazionale, imprevedibile. La sua arte ambisce a parlare di sé, di una inevitabile compenetrazione tra piani secanti, riflesso dell’ impenetrabile discrasia tra verità superiore e individuo, alieno tra i suoi annosi dubbi. Ritroviamo nel complesso tessuto imbastito dall’autore continui slittamenti, nonché convivenze, tra sacro e profano, illusorio e tangibile, dubbio e rivelazione, attese e partenze. Proprio il tema del viaggio è tra i più cari all’autore. Metafora di un passaggio in un oltre che ha il sapore del miraggio, il cui varco e la cui navigazione non s’avvalgono di coordinate empiriche. Tutto è ascritto in una realtà labirintica, fittizia o tangibile, in cui l’autore trasferisce quotidiano e fiaba, miraggio e certezza, visionarietà e ragione e, forse, dinanzi a tali perplessità l’artista-uomo non cerca tanto la verità, quanto la meraviglia. L’autore è probabilmente conscio, borgesianamente, del carattere quasi allucinatorio del mondo e delle perplessità che attanagliano l’uomo sul suo tempo, sull’essere e l’esistere, il giusto e l’errato. Vagheggiando orizzonti ancora appannati, volge lo sguardo verso l’orizzonte. Dunque, si ritrovano nei suoi quadri ritagli di corpi, amanti fluttuanti, introspezione, ma anche squarci improvvisi su dimensioni parallele, piani reclinati, passaggi (o fughe?). L’artista schiude dinanzi ai suoi occhi, ai nostri occhi, un susseguirsi di tracce, eleggendo come depositarie di tali rivelazioni le creature che popolano, più o meno ignare, lo scenario dei suoi lavori. Masiello svela il suo messaggio anche attraverso il frequente accostamento di visioni dialettiche. Il tema del doppio, ricorrente nella sua produzione, è iconograficamente espresso in immagini speculari riflesse in specchi – arguzia cara all’arte nordica – o ritagliate dal fondo, come l’omaggio al genio boemo o l’intimo saluto di stima al caro Sciascia. Anche l’idea della nascita, emblematicamente compressa in sferici embrioni lievi come bolle è contrapposta all’incipiente morte travestita da rugoso e infermo vecchio, proteso verso il basso. La cifra pittorica del nostro si rivela, dunque, a tratti satirica e dissacrante. Un’arte, la sua, che interloquisce con il vero quotidiano e ne distilla le infinite problematiche. I tributi, mai negati, che l’autore sugge dal passato, s’intuiscono facilmente, scorgendo la schietta ammirazione per inobliabili maestri come Bosh, Esher, Grozs, Otto Dix, così come una monumentalità d’impronta classica, l’innegabile fascino metafisico e lo stupore surrealista accompagnano costantemente il suo percorso di ricerca. L’amore genesi di vita, l’alito della morte incombente, emaciata ma vigile, il riso che cerca conforto e abbaglio nella scanzonata fantasmagoria. Ancora, corpi senza corpo, voragini fonde come spiragli di un altrove. Così, spettri danzanti, ambigue creature, donne e bimbi appena concepiti, arabeschi e nudi. La forza evocativa dei dipinti di Masiello andrebbe colta tra le pieghe della carne, oltre il decoro, nelle rughe della sofferta consapevolezza e nelle orbite svuotate. Nell’uomo (l’autore stesso) rannicchiato nell’angolo o nel volto beffardo e sereno di chi ha compreso, eppur attende. Tra le risa di cartapesta, fasciate da un’eleganza fallace, che si dissolve e disfa nel suo farsi, eco di feste grottesche tra urla e illusioni. La carne si fa aria, il corpo vento, il pensiero guida. Il respiro del divenire tutto leviga, avvizzisce, pietrifica ciò che è stato e sfida il trapasso. Di una vita, un sogno, uno svago senza tempo. Una tela di Matteo Masiello


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FUORI PORTA

Melissa, giglio reciso dalla follia di Mario Sicolo foto di Gaetano Lo Porto E, adesso, cosa starà guardando nel buio delle lacrime il padre di Melissa Bassi? Cerca una luce e ci trova solo tanti “perché”, crocifissi dentro il suo cuore straziato. Intreccia le mani, Massimo, con disperata forza, perché, forse, gli hanno detto da piccolo che quando ami una persona le devi stringere la mano per non farla andare via. È nell’intreccio delle dita che s’abbracciano per sempre i destini degli uomini. Invece. In un giorno di torrida tristezza, in quei palmi tristi non ci trova più il sorriso della sua piccola, ma solo tante ferite profonde come solchi che non diverranno mai cicatrici. Chi, Dio mio, chi è stato quel vile che mi ha cancellato la luce? E, intanto, s’accartoccia sull’anima, come fanno gli ulivi quando hanno un dolore dentro. Un paese (Mesagne), una comunità (la scuola), un mondo (tutti) provano a sommergerlo d’affetto. Condivisione d’un’angoscia irripetibile. Speriamo non inutile. Tante teste si scuotono per capire quel che è impossibile e assurdo da capire. Sull’altare, un prete che ruggisce alla vita, senza mai soccombere -don Luigi Ciotti è fatto così, non ha paura d’essere forte-, solleva il pugno sul leggio e urla tutta la sua indignazione contro quell’uomo che ha commesso il peccato più grande che esista al mondo: uccidere un fiore. Poi, il mare di gente s’apre a fatica al passaggio di quella bara, che ha il colore delle ali degli angeli. Accanto al portale della chiesa, Melissa risplende ancora ed i suoi occhi sono frecce di schiantante purezza nel petto di chi la guarda. Gli adulti, stavolta, non solo non sono riusciti a difendere i suoi sogni, ma li hanno addirittura ammazzati. Altro peccato mortale. Lei che voleva studiare per diventare stilista è volata via e quel libro -quante sere a sottolineare, ripetere, imparare tra un cuoricino e un t.v.b. disegnati sui bordi, il faccino dentro la mano a guardare di là dalla finestra il sole che tramonta…- sul duro asfalto s’è aperto per diventare rondine e volare via con lei. Infine, sul muro dell’istituto professionale “Francesca Laura Morvillo Falcone” (un nome che è insieme un inno alla giustizia e all’ingiustizia degli uomini) mani ignote hanno scritto con lettere di sangue un amore eterno. Da dedicare solo e soltanto a lei, Melissa, giglio reciso non si saprà mai bene perché da una mano assassina. Che, no, questa volta proprio non merita la nostra pietà… Accanto, le immagini della tragedia di Brindisi

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Menzione d’onore al cortometraggio di Giovanna Delvino “Altri Giorni”

Il cinema fatto dai ragazzi di Cristiana Francesca Toscano Chiara è una ragazza come tante. È una ragazza di questo nuovo millennio, che va a scuola, ha una famiglia e amici, si lascia trascinare dalle tendenze, vive la sua vita felice e superficiale immersa nelle frivolezze della sua età, cercando di eludere il dubbio che c’è qualcosa che sfugge alla percezione del presente, qualcosa di più profondo, che va oltre la quotidianità. La ragazza (interpretata da Monica De Romita) è la protagonista del cortometraggio “Altri giorni” di Giovanna Delvino che, alla XIII edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, si è meritato una prestigiosa menzione d’onore. Chiara, assieme alla sua amica Stefania (Ilaria Schino) è, come spiega la regista, l’emblema dei ragazzi dei nostri giorni che, però, vede sfaldarsi le proprie certezze sotto l’influsso di una nuova, intensa e stranissima amicizia. Tramite un diario, infatti, la giovane inizierà a comunicare con Gabriella (interpretata da Gabriella Olivieri), una sua coetanea che, però, vive negli anni ’70 del 1900. Il cortometraggio “Altri giorni” è un incontro di idee diverse e un confronto diret-

to tra il presente e un recente passato che sembra essere, oggi, dimenticato. Dietro la figura di Gabriella c’è, infatti, Giorgiana Masi, diciottenne morta a Roma il 12 maggio del ’77, durante una manifestazione di piazza, colpita da un proiettile esploso dalle forze dell’ordine. L’Accademia del Cinema dei ragazzi di Enziteto, che ha aiutato e sostenuto tutti i giovani che hanno partecipato alla realizzazione del corto, e che ad oggi continua a sponsorizzare quello che si è rivelato davvero un buon lavoro, crede fermamente nel cinema come “mezzo di comunicazione”. “Il fine del mio corto -chiarisce Giovanna Delvino- è far avvicinare lo spettatore a Chiara, e scoprire assieme a lei, la storia di Gabriella, come se fosse anche questo il detentore del segreto del diario della ragazza”. Il cortometraggio, girato in 5 giorni e in 10 location tra Bari e Enziteto, ha meritato un importante riconoscimento, alla XIII

Sopra, alcune immagini del set. A destra la regista Giovanna Delvino

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edizione del Festival del Cinema Europeo dal 17 al 21 aprile a Lecce presso il Cinema Multisala Massimo, dove erano anche presenti numerose personalità del cinema (non solo italiano), come Sergio Castellitto e la famiglia Verdone. Questa la menzione d’onore: “Per come ha espresso un’idea originale e complessa attraverso la semplicità del racconto. Per la freschezza dei ritmi narrativi e per il giusto equilibrio fra passato e presente attraverso lo sguardo di due generazioni. Nella speranza che questo corto maturerà in un lungometraggio”.


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Primo piano

PERISCOPIO

BITONTO

di Salvatore Lorusso

Campo estivo

Il BIL meglio del PIL

L’obiettivo del campo scuola estivo 2012 è trasmettere ai giovani le conoscenze archeologiche, storico-culturali e ambientalistiche, che servono ad apprezzare il territorio in cui viviamo, senza trascurare il divertimento e lo sport. Si tratta di un’esperienza di incontro e condivisione, amicizia e festa, grazie a laboratori d’arte, archeologia e fumetto, e a giochi avventurosi, attraverso cui conoscere le civiltà che Paolo di Tarso ha incontrato, la sua storia e le sue avventure. Il campo, aperto a tutti i ragazzi dai 9 ai 12 anni, si svolgerà a Bari dal 18 al 29 giugno 2012. Maggiori informazioni su www.pugliarte. it/2012/05/campi-scuola-estivi o al numero di telefono 080/5919711.

“Artisti per la pelle” S’intitola “Amici per la pelle” la mostra, a cura di Graziano Menolascina e con la direzione artistica di Giuseppe Bellini, in corso alla Galleria BLUorG di Bari. In esposizione le opere di Gino De Dominicis e Vettor Pisani, due tra i più rappresentativi e controversi artisti del panorama italiano del secondo dopoguerra, accomunati da un forte legame artistico e umano, oltre che da un tragico destino. La loro arte non è inquadrabile in categorie o gruppi ben definiti. De Dominicis (1947 1998) ha affrontato tematiche legate al mistero della creazione, quali l’immortalità dell’anima, la bellezza degli uomini, il senso ultimo dell’esistenza, la nascita dell’universo, attingendo da civiltà lontane e tradizioni occulte. Pisani (1934 - 2011) ha portato avanti una ricerca ricca di riferimenti simbolici e mitologici, tra esoterismo e cultura ermetica. L’opera di De Dominicis e Vettor Pisani nasce da un immaginario, ricco di allegorie e di riferimenti mitologici. Un’arte totale e raffinata, che coniuga un linguaggio alto con un’iconografia popolare.

PRIMA COMUNIONE

Raffaele Lovero annuncia, per la gioia di mamma Emanuela e papà Pasquale, la Prima Comunione della sorellina Maria Pia Bitonto 6 maggio 2012

DIRETTORE RESPONSABILE Mimmo Larovere

VICEDIRETTORE Pasquale Bavaro

COMITATO EDITORIALE Alessandro Robles Franco Verriello Rosanna Schiraldi

REDAZIONE

Roberto Lorusso e Nello De Padova hanno presentato al caffè letterario Batafobrle di Bari il volume “Dr. BIL & Mr. PIL” sui comportamenti quotidiani all’interno delle famiglie e sull’importanza dei rapporti tra coniugi, genitori e figli. La famiglia è il principale luogo di crescita di ogni individuo, sin dalla sua nascita. Di qui, l’invito degli autori, rivolto ai genitori, a contribuire allo sviluppo del Bil (Benessere interno lordo) più che del Pil (Prodotto interno lordo) evidenziando come, attraverso le parole e, soprattutto, la propria testimonianza, si possono educare i figli al dialogo, all’incontro, alla socialità, alla legalità, al sacrificio, allo studio e alla solidarietà. Alla realizzazione del libro ha contribuito Maurizio Stero, creatore delle originali vignette.

Marino Pagano Lucia Anelli Rosa Chieco Pasquale Fallacara Carmela Loragno Massimiliano Robles Francesco Sicolo Mario Sicolo Domenico Schiraldi Francesco Daucelli Marco Agostinacchio Emilio Garofalo Michele Cotugno Sonia Vacca Pier Francesco Uva Giuseppe Perrulli Andrea Melato Cristiana Francesca Toscano Roberto Panisco

IMPAGINAZIONE E GRAFICA Marianna Palmieri Beppe Granieri

SEGRETERIA

I galletti sulla brace Quale futuro per il Bari? Il dilemma è d’obbligo. Il calcio scommesse, le penalizzazioni, la questione societaria, il possibile fallimento sono i gravi problemi sul tappeto. Da qualsiasi angolazione lo si voglia vedere, il futuro dei galletti desta seria preoccupazione. Nella migliore delle ipotesi, infatti, la squadra verrà penalizzata per la vicenda del calcio scommesse; nel peggiore degli scenari potrebbe rischiare, se accertato un coinvolgimento diretto, la retrocessione. In quale campionato, dunque, giocherà il Bari la prossima stagione calcistica? E, se in “B”, con quali prospettive? La famiglia Matarrese ha palesato a più riprese l’eventualità di un suo disimpegno. Ma di acquirenti veri, neanche l’ombra. Gli sforzi oggi sono tesi ad iscrivere la squadra al prossimo campionato; ma è certo un ulteriore ridimensionamento in termini di investimenti e obiettivi. A farne le spese, in ogni caso, saranno le decine di migliaia di tifosi, che vorrebbero un campionato non solo dignitoso ma anche ambizioso. Nonostante le difficoltà del momento, il calcio a Bari, c’è da giurarci, sopravviverà. Non ci resta che attendere e seguire l’evolversi degli eventi, che con ogni probabilità vedrà classifiche e risultati sportivi rivoluzionati nei campionati professionistici.

Nicola Vulpis

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STARBENE del dott. Pasquale Lovero

Il male delle “pietre” La colica renale è un evento molto doloroso, dovuto alla distensione acuta dell’uretere o del bacinetto renale, a seguito di una ostruzione intrinseca od estrinseca della via escretrice. Il 5-6% della popolazione generale ha subito, nella propria vita, almeno un episodio di colica renale. Questa si presenta con un forte e improvviso dolore a poussées in sede lombare, che si irradia al basso ventre, all’inguine, al testicolo o alle grandi labbra, sino alla faccia interna della coscia. Di solito insorge di notte o nelle prime ore del mattino. Sintomi di accompagnamento possono essere tachicardia, pallore, nausea, vomito. Inoltre, si può manifestare dolore e bruciore nella minzione, come pure pollachiuria (emissione molto frequente di piccole quantità di urina). Ancora, può verificarsi ematuria (tracce di sangue nelle urine), più spesso in forma microscopica, ed infine un rialzo termico corporeo. Fra le cause estrinseche di colica renale, vanno considerate tutte quelle condizioni patologiche o parafisiologiche (ad esempio, la gravidanza), in grado di produrre una compressione meccanica della via escretrice, con conseguente ostacolo al deflusso urinario. Tutte queste situazioni sono potenzialmente capaci di scatenare una colica. Tra le cause più frequenti ricordiamo i tumori del colon, dell’ovaio e dell’utero, gli aneurismi aortici, l’endometriosi, i linfomi, la fibrosi retroperitoneale, gli esiti cicatriziali di terapie radianti o di interventi chirurgici addominali. Se la causa ostruente non viene subito rimossa, si può andare incontro a danni irreparabili dei reni. Fra le cause intrinseche ricordiamo certe malformazioni congenite (ad esempio, la stenosi del giunto pielo-ureterale), i carcinomi della pelvi e dell’uretere, i coaguli delle vie escretrici. Ma la causa intrinseca di gran lunga più frequente è la calcolosi delle vie urinarie. In presenza di calcoli renali, la colica è provocata dallo spostamento verso l’esterno degli stessi calcoli, trasportati dal flusso urinario. Questi ostruiscono la via escretrice che può essere di calibro inferiore, provocando la peristalsi della muscolatura ureterale. I calcoli di solito sono formati da calcio: sono, cioè, vere e proprie pietre. Possono essere costituiti anche da acido urico o cistina. Fermo restando che esistono tantissime altre situazioni o patologie che possono simulare una colica renale, la diagnosi si basa oltre che sulla clinica, su alcuni esami strumentali, come la radiografia e l’ecografia dell’addome, la Tac, l’urografia. La terapia è costituita da antinfiammatori, previa accurata protezione gastrointestinale. Vengono anche usati, ma con cautela, antispastici. Più di recente sono stati introdotti in terapia anche farmaci cosiddetti alfalitici, che riducono lo spasmo ureterale, facilitando l’eliminazione del calcolo. La migliore terapia consiste, tuttavia, nella diagnosi accurata e nella rimozione della causa. I farmaci, infatti, sono da adoperare solo nelle fasi di maggior urgenza.

Il capitano delle Ener Payton Bari, Daniele Di Pasquale

Ener Payton Bari ai playout del campionato di pallanuoto di serie A2

In lotta per non retrocedere di Marcello Pantanella E’ stato un campionato abbastanza difficile per la Ener Payton Bari, la compagine del presidente Alfonso Rossi, società ripescata per la stagione 2011/2012 nel girone sud del campionato di pallanuoto di serie A2. La scommessa biancoverde è tutta barese, a partire dall’allenatore Giovanni Tau, vero e proprio generale della Payton, che è stato capace di portare, negli

anni scorsi, gli atleti dell’under 17 tra le migliori otto squadre giovanili d’Italia, tra il Posillipo e i forti Liguri. Altra colonna, il preparatore atletico Vincenzo Lotito. La squadra, la più giovane della serie A2, è composta da giocatori la cui età media è inferiore ai 18 anni. I ragazzi sono tutti baresi, a cominciare dal capitano Daniele Di Pasquale, passando per gli azzurrini Gianluigi Foglio e Ni-

cola Cuccovillo, sino alle nuove leve come Paolo Chieco, classe ‘97. Scarso il bottino in classifica, appena 12 punti frutto di quattro vittorie, con 173 gol fatti e 224 subiti. Inevitabile il penultimo posto in classifica, con conseguenti playout. La Payton sfiderà la compagine dell’Imperia per rimanere nella serie A2. In bocca al lupo, Ener Payton Bari.

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Voglia di rugby di Giuseppe Urbano “Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il football (americano) è uno sport bestiale giocato da bestie”. Basterebbero queste parole del giocatore e giornalista statunitense Henry Blaha a spiegare le differenze culturali, etiche ed atletiche fra le tre suddette pratiche sportive, cugine da parte di madre, estranee nei valori reali. Non basterebbero, invece, nemmeno cento cartelle word per illustrare il percorso agonistico e umano di sei nostri concittadini -in buona compagnia- all’instancabile ricerca di una foce ideale per il loro infinito fiume di passione. Correva l’anno 2008 quando Antonio Di Monte, Francesco

Desantis, Giuseppe Cambione, Davide ed Emanuele Antuofermo, l’italo-argentino trapiantato in città Dario Asin, insieme all’albanese di Sannicandro Arban Shala, al bitettese Marco Marcario, al barese Michelangelo Crudele ed al palese Pietro Romano Patruno decidevano di dedicarsi anima&corpo alla “religione” della palla ovale, aggregandosi agli under 18 dei Lions Bitritto, giovane società di rugby della provincia. Nel 2010, l’impavido manipolo di guerrieri era già abile e arruolato per la Serie C senior. In questi due anni, tanto fango, escoriazioni, trasferte indimenticabili, terzi tempi, con un chiodo fisso in mente: portare il rugby a Bitonto. Un XV pronto non solo a dare battaglia su tut-

ti i campi di Puglia ma anche, soprattutto, dei ragazzi vogliosi di far conoscere ad una cittadinanza troppo spesso abulica una filosofia di vita introvabile negli altri sport di squadra. È bastata una chiacchierata informale per convincere l’ASD Omnia Bitonto del presidente Domenico Nacci a sostenere il

Ennesimo successo per il Karate club del maestro Antonio Pellicani

Una medaglia d’oro per Modesto di Mario Sicolo La passione è sempre madre di grandi soddisfazioni. Ce lo insegna lo sport, ad ogni piè sospinto. Il sacrificio, l’impegno, persino la dolorosa volontà d’accettare rinunce anche gravi possono fare di un atleta un campione. Prendiamo la Karate Club Bitonto, da sempre è un’autentica miniera di assi e vittorie. Questa volta, il gradino più alto dei Campionati Italiani universitari di Messina, cat. 70 kg, ha visto issarsi sopra Luca Modesto (unico oro per il Cus Bari, che

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ha raccolto anche 4 argenti e 4 bronzi), già terzo nella scorsa edizione di Campobasso. Trattasi d’un allievo insigne del maestro Antonio Pellicani, trent’anni d’esperienza e battaglie di tra le scapole, cintura nera 6^ DAN. “C’è sempre stata tanta qualità in Luca ed era ora che tornassimo a prendere una medaglia d’oro. È segno che il lavoro, quando è fatto bene, paga. Non dimentichiamo che i nostri ragazzi si distinguono in manifestazioni nazionali e internazionali di una Federazione, la

Fijlkam, serissima”, immensa la fierezza nelle parole dell’allenatore. Che può coccolarsi altri virgulti: Giuseppe Carelli, quinto nella cat. 90 kg, cui però il podio è sfuggito di un’inezia, dopo un combattimento disputato alla pari con l’avversario e deciso solo dal giudizio arbitrale. Ancora ragazzi in kimono vincenti. Quinto posto di squadra ai Campionati Italiani Esordienti B tenutisi ad Ostia: gli atleti cinture nere Giuseppe Tatoli (pure bronzo regionale) cat. 63 kg, Giuseppe De Marco (bronzo regionale) cat. 63 kg e Fabrizio

progetto rugby dei sei bitontini in cerca d’… un campo, dove allenarsi in vista dell’autunno, cioè dell’inizio della stagione agonistica. Il bistrattato campo Cinquecento e la società biancoblu permetteranno così di trasformare questo sogno corale in fulgida realtà. Cioce (argento regionale)cat. 70 kg, hanno affrontato quotati rivali, sempre compiendo eccellenti prestazioni, alle quali si aggiunge come ultima, la cintura nera 1^Dan conquistata da Salvatore Cioce nella competizione cadetti tenutasi a Triggiano. L’atleta si qualifica per le finali di Ostia conquistando il bronzo regionale nella categoria 76 kg. Non potevano mancare, ovviamente, i sinceri complimenti di Alessandro Rucci, presidente della Consulta dello Sport ed eterno karateca: “Un successo come questo è la testimonianza tangibile dell’operato straordinario di istruttori e atleti. Lo sport, che pure non sta vivendo un momento eccezionale nella nostra città, ha un valore sociale fondamentale ed è bene che gli amministratori lo tengano sempre a mente”.


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Periodico Bitontino

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