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Attività autofinanziata dall’associazione Prima...Vera

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ANNO

Il Caffè...

Cambio al vertice in Prima...Vera: dal vecchio… al nuovo Editoriale! Di solito un presidente si dimette per dare un segnale politico o per una rottura con il suo direttivo o, addirittura, perché non concorda con la linea politica adottata dai soci della sua struttura. Per me non è così, le mie dimissioni sono legate alla voglia di lasciare l’associazione a chi effettivamente la fa vivere e ne rappresenta la linfa vitale, a chi vive ogni giorno i problemi della nostra facoltà e capisce le esigenze e i problemi degli studenti, a chi rappresenta al meglio gli ideali per cui questa struttura fu creata, basati sulla piena libertà di parola e pensiero e sulla voglia di fare un associazionismo libero da qualsiasi compromesso e nella maniera più disinteressata. Ho sempre pensato che per essere un buon presidente lo dovevano essere in primis i soci, compagni d’avventura e consiglieri. Io credo di esserlo stato, grazie a delle persone molto valide e oneste, competenti e mai banali. Spero che così come il sottoscritto, primo presidente di questa Prima...Vera Associazione Studenti d’Ingegneria, è stato circondato da “tanto”, allo stesso modo lo siano tutti i presidenti che seguiranno con la speranza di non cadere mai in finti giochi di natura pseudo politici. Una raccomandazione importante a chi rappresenta gli studenti nei diversi organi collegiali, a cui spero di aver dimostrato che il lavoro ripaga: “guardate sempre al bene della facoltà e degli studenti anche se qualcuno vi rinfaccia il contrario, anche se alcune scelte possono sembrare impopolari”. Un abbraccio a tutti!

Alfredo Galdieri

Si viaggiare… low cost! di Antonio Montella Prende vita con questo articolo una sezione fissa del nostro giornalino, dedicata a chi sogna di girare il mondo, a chi si sente libero non appena mette piede su un aereo, a chi vede i backpackers e pensa “..un giorno lo farò anche io!”, a tutti quelli che “basta la compagnia giusta, non è importante dove si va”. Insomma a tutti quelli che partono e lasciano un pezzettino del loro cuore in ogni posto in cui sono stati. Nei prossimi numeri vi parlerò di volta in volta di una nuova città da visitare: i suoi pregi, i suoi difetti, perché andarci o magari no. In questo primo numero, invece, voglio consigliarvi qualche destinazione europea. Viviamo per fortuna l’epoca del low

Cos'è Prima...Vera ASI oggi? Probabilmente noi soci di Prima...Vera ASI tendiamo spesso ad autoincensarsi (non per vanagloria, ma per amore della nostra Associazione, di cui sono orgoglioso di essere, da meno di un mese, il nuovo Presidente); proverò quindi ad elencare ciò che fa oggi concretamente la nostra cara Associazione, per rendere un'idea a chi ancora non ci conosce. Per la Rappresentanza (che poniamo innanzi a tutto), siamo presenti al Consiglio di Facoltà con 8 Rappresentanti, nonché in tutte le aree didattiche. Recentemente abbiamo ottenuto il terzo appello di Matematica I a Febbraio, abbiamo ottenuto la possibilità di effettuare esami fuoricorso per gli iscritti al 3°Anno 2°Semestre (con 6 mesi di anticipo rispetto a prima). Gestiamo un forum, www.r0x.it, con oltre 2400 iscritti, sul quale reperire e scambiarsi appunti, consigli, tracce d'esame, opinioni, conoscenze e idee. Ci impegniamo per fornire orienta-

mento in ingresso alle Matricole (Giornata della Matricola) ed ai laureandi (Orientamento Tesi). Organizziamo eventi culturali, incontri e dibattiti. Da ultimo l'incontro con Agnese Moro, figlia di Aldo Moro. Gestiamo l'apertura del Laboratorio Easy Pc2 (piano dei distributori, in fondo ai corridoi), garantendone l'apertura dal Lunedì al Venerdì (gratuitamente, come è ovvio). Credo però che la nostra forza sia la costante presenza nelle aule e nei corridoi, per recepire, ascoltare e discutere i problemi e le istanze degli studenti di Ingegneria, e soprattutto il fatto che siamo sempre disponibili alle critiche (se costruttive) ed aperti a collaborare con chiunque abbia, come noi, a cuore la nostra Facoltà. Per tale ragione invito tutti coloro che hanno da proporci idee, problemi, cazziate, iniziative, voglia di collaborare in qualsiasi maniera, a farsi avanti, a contribuire attivamente al nostro disinteressato lavoro per migliorare le cose!

Dario Palumbo

cost e, a differenza di Battisti, le buche stradali non ci fanno più paura. Ho quindi cercato per voi diverse destinazioni, ai prezzi più bassi che ho potuto trovare. Iniziamo con Ryanair: è la compagnia low cost per eccellenza e vola un pò in tutta Europa. Vola però da Roma Ciampino, ecco il modo più economico per arrivarci: bus Fisciano-Roma Tiburtina, parte da UniSa: prezzo studenti 26€ a/r. Arrivati a Roma prendete la metro fino a Termini (1€) e poi il bus diretto Termini-Ciampino (prezzi variabili, circa 12€ a/ r). Spesa totale 40€ a/r. Ecco le offerte più belle che ho trovato a fine maggio, per fare un break prima della distruttiva sessione estiva di esami! Cominciamo: Parigi, per inguaribili romantici; 23-27 Maggio, 70 euro a/r. Londra, oggi il centro del mondo; 27 Maggio- 01 Giugno, 53 euro a/r. Barcellona, per chi non ha mai visto le ramblas; 22-27 Maggio, 75 euro a/r. Edimburgo, una delle 5 città più belle del mondo; 24-29 Maggio, 78 euro a/r (no week-end). Stoccolma, capitale della fredda Svezia; 21-26 Maggio, 75 euro a/r. Dublino, tutti a casa Ryanair; 23-28 Maggio, 63 euro a/r. Eindhoven, capatina in terra d’Olanda; 20-23 Aprile, 89 euro a/r. Ora ecco altre destinazioni con partenze non da Roma, come l’est Europa: Bucarest, la Parigi dell’ Est; da Napoli, 23-28 Maggio, 73 euro a/r. Compagnia: Blue Air. Riga, capitale della Lettonia; da Bergamo, 21-26 Maggio, 74 euro. Fate il tragitto fino a Roma, poi prendete l’aereo Roma-Milano, 9 euro a/r, Ryanair. Berlino, per uno storico break; da Napoli, 27 Maggio-1 Giugno, 110 euro a/r. Bene, penso di avervi dato ampia scelta..non vi resta che prenotare!


2 Ateneo

Il titolo di studio: da chimera a carta straccia! di Pietro Apicella

La legge italiana stabilisce il riconoscimento giuridico dei titoli di studio che si adeguano ai profili da essa definiti, e segnatamente quelli previsti dallo schema nazionale degli ordinamenti didattici, precisato attraverso regolamenti ministeriali. Ad essi, e solo ad essi, viene accordata una specifica protezione legale. Inoltre in Italia il titolo di studio è un vero e proprio certificato pubblico, rilasciato “in nome della Legge” dall'autorità accademica nell’esercizio di una potestà pubblica; in effetti l'attribuzione della qualifica di Università è disposta dal competente Ministro, a norma di legge. Per altri versi, il possesso di un titolo di studio riconosciuto legalmente è una condizione necessaria per l'ammissione ad esami di Stato finalizzati all'iscrizione ad Albi e Ordini Professionali, e per la partecipazione a concorsi banditi dalla Pubblica Amministrazione. L'insieme di queste caratteristiche contribuisce a formare il concetto conosciuto popolarmente come valore legale del titolo di studio. Inoltre, numerosi sono i riferimenti normativi che sottolineano questo concetto, a partire dal R.D. del 1933, passando per la legge del 9 maggio 1989 che pur introducendo maggiori autonomie per le università ricalca il concetto del valore della laurea, fino alla riforma degli ordinamenti didattici del 1999.

Ebbene, nonostante il complesso impianto normativo, negli ultimi tempi il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha avanzato la folle proposta di cancellare il valore legale del titolo di studio per: ”… arginare il proliferare delle cattedre nelle università e ottimizzare la gestione delle risorse, … una "virtuosa" concorrenza tra atenei… l'alleanza tra

professori e studenti sento puzza di bruciato. L'università italiana non va bene, produce cattiva e poca cultura. I miei colleghi sono reclutati male, fanno pochissima ricerca, insegnano poco.” Questo è solo l’ultimo attacco, in ordine di tempo, che viene scagliato contro l’Università italiana, tanto bistrattata in patria e pure molto apprezzata all’estero, tanto che i ricercatori e i docenti italiani vengono chiamati nelle maggiori Università e

nei più importanti centri di ricerca mondiali. Questo dovrebbe portare ad una seria e profonda riflessione sullo stato delle Università italiane: sottofinanziate, costrette a rivedere ogni anno gli ordinamenti e sempre sottoposte alla gogna mediatica. Il nostro paese, per riprendersi da questa grave crisi economica e di valori ha bisogno di una radicale rivoluzione culturale, portata avanti da giovani motivati e con voglia di fare, che non possono che provenire dall’Università, luogo in cui il ragazzo diventa uomo, maturando a pieno anche grazie ai numerosi sacrifici che deve sopportare per giungere alla laurea. Per questo io difendo in maniera strenua il valore della laurea, che non è un pezzo di carta vuoto bensì un attestato di “qualità” raggiunto, nella stragrande maggioranza dei casi, con “il sudore della fronte” senza accordi con i docenti o presunti “inciuci”. Un appello che volevo lanciare ai miei colleghi studenti: RAGAZZI RIB E L LI AMO C I A QUE STA D E M O N I Z Z A Z I O N E DELL’UNIVERSITA’, SCENDIAMO IN PIAZZA E FACCIAMO SENTIRE LA VOCE DELLA CULTURA E DELLA FUTURA CLASSE DIRIGENTE DEL PAESE, che speriamo sia migliore di quella che attualmente ci governa e che ci ha portato allo sfascio.

Se r0x ti è stato utile, renditi utile per r0x! Contribuisci con appunti, tracce e domande d'esame, compiti svolti, slide, files… Dacci uno sguardo, siamo sicuri che ci ritornerai.

ww.r0x.it P.S.: l’indirizzo è con lo zero!!!

Forum Libero degli Studenti di Ingegneria: www.r0x.it


3 Attualità

Noi che dovremmo iniziare a vivere il nostro tempo! di Giulio Cinquanta Sgomento, degrado, vergogna. Tre aggettivi che rispecchiano a pieno la crisi economica, ma soprattutto culturale della nostra epoca. Dietro questo deficit mondiale, si cela un declino di valori, sogni e ideali che ha accompagnato costantemente il progresso storico del nostro tempo. Simbolo inequivocabile di questo disagio culturale sono naturalmente i giovani. Per la maggioranza di essi l’obiettivo fondamentale da raggiungere nella vita è unico e sostanziale, il successo economico, e penso che questa sia la più grande sconfitta della società di oggi. Quarant’anni fa le nuove generazioni sognavano di cambiare il mondo, di renderlo un posto migliore; avevano dalla loro parte i sogni, la passione e la spregiudicatezza che solo da giovani si possiede. Oggi, invece, a vent’anni il sogno più ricorrente è quello di comprarsi un’auto di lusso. Bello sviluppo culturale che abbiamo fatto in quarant’anni! Abbiamo voluto sostituire i nostri ideali con il Dio denaro, i nostri sogni con i modelli preconfezionati dalle televisioni e dai mass media, le nostre speranze con lo smisurato acquisto di beni; ed allora la crisi è soltanto la naturale conseguenza di un disagio etico del nostro tempo e che questo ci serva da monito per ricordare che è l’economia che deve essere al servizio degli uomini e non il contrario. La cosa certa è che nel cammino da adolescenti a uomini consapevoli del nostro tempo non ci hanno accompagnato certamente grandi uomini politici, illuminati statisti o comunque figure di spessore. Ma questa è una magra

L’etica dell’imposizione! di Andrea Cardaropoli L'etica (dal greco "èthos", ossia "condotta", "carattere", “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. Cercando su google la parola etica, questo è il primo risultato che mi viene restituito. C’è qualcosa che non va. Sono stato abituato dalla società che mi circonda a considerare l’etica, come un’entità da utilizzare nei momenti in cui mi fa comodo e da riporre in un apposito contenitore, chiuso a doppia mandata, nei momenti in cui mai e poi mai deve essere tirata in ballo. Sì, è proprio evidente, c’è qualcosa che non va. Ogni giorno, tuttavia, l’etica per un motivo o per un altro viene tirata in ballo da illustri esponenti della vita socio-politica italiana. Oggi è un ministro, domani un vescovo. Tutti, padroni della verità, definiscono cosa è eticamente giusto fare o non fare. Mi assalgono due domande, non posso non rispondere. Perché se nella definizione si parla di fondamenti oggettivi, un politico, per nulla oggettivo, cerca di definirla? Perché se nella definizione si parla di fondamenti razionali, la Chiesa, dal chierichetto al Papa, per sua stessa natura irrazionale, cerca di definirla? Se n’è fatto un gran parlare, dal caso Englaro alla fecondazione assistita, dall’aborto alla castrazione chimica, tutti parlano di etica. Tutti ne parlano quando c’è un caso nazionale, nessuno ne parla quando si spengono i riflettori. Io mi indigno. Provo profonda rabbia nei confronti di chi, cerca di inculcare con parole vuote, talvolta strumentali, una serie di regole, imposizioni psicologiche e non, chiamate etica. In una società, del tutto ideale, ogni

consolazione dato che l’inefficienza della politica rappresenta soltanto l’altra faccia della medaglia di uno stato democratico. Infatti in una democrazia la classe politica rispecchia il popolo che l’ha legittimata al governo e di conseguenza politici mediocri derivano inesorabilmente da un popolo mediocre: questo è il senso della democrazia. E nonostante possediamo una leadership assolutamente incapace preferiamo vivere passivamente tutto questo, come fosse oramai una regola del nostro tempo. “I politici rubano solo il nostro denaro”: quante volte abbiamo sentito rimbombare frasi come questa sopra i giornali o alla televisione, ed allora dove sono le manifestazioni di protesta? Dove sono i lavoratori e gli studenti che invadono le piazze? Dov’è il cambiamento? Non c’è. Ed il silenzio è una risposta che echeggia più grave di mille parole ed è la risposta che rispecchia al meglio un popolo degradato culturalmente e nell’animo. In una vera democrazia sono i politici ad aver paura del popolo e non il contrario. Non dobbiamo permettere che la crisi economica, culturale e politica e che questo generale senso di impotenza padroneggino la nostra epoca, perché questo è il nostro tempo e spetta solo a noi decidere come viverlo. Mi permetto di concludere con una citazione di Aristotele Onassis, un uomo che ha posseduto più denaro di quanto noi possiamo sperare di guadagnare in tutta la nostra vita: “Quando un uomo afferma che col denaro si può ottenere tutto, puoi esser certo che non ne ha mai avuto.”

uomo è abbastanza riflessivo da cercare la sua etica, il suo fondamento oggettivo per distinguere il buono dal cattivo. Nella società reale, la maggior parte degli uomini trova il fondamento oggettivo nel fondamento soggettivo di terzi. Siamo manipolati ogni giorno di più dalle persone che ci governano e che ci guidano spiritualmente sorseggiando, senza accorgercene, distillati di cattiveria senza opporci, senza riuscire ad issarci al di là di canoni imposti. L’ipocrisia del mondo non può e non deve imporci la sua etica. Cercare di opporsi ad una “dittatura psicologica” non è possibile se non ci si rende conto prima che la stessa esiste. Andrebbe operata una sensibilizzazione del pensiero, una rieducazione del ”Es”. Chi può operare tali opere se non l’uomo stesso? Ma se l’uomo è obnubilato dall’etica a lui imposta, come può operare? Siamo ad un paradosso, il cane che si morde la coda. E’ allora forse tutto vano? No. Mi rifiuto di credere ad una società destinata ad un declino senza fine. Scrivendo questo articolo, sto cercando di operare (nel mio piccolo ndr) la rieducazione di cui sopra, affinché qualcuno, condividendo o non le mie parole, si ponga le stesse domande che mi sono posto. Ognuno nel suo animo può e deve coltivare un’etica, cercando di aiutare chi non presta attenzione a certi aspetti della vita sociale, forte dei vizi e della malsana etica dell’imposto, come paradigma assoluto di comportamento. Prima che il mondo degeneri in una lotta di Hobbesiana memoria, Homo homini lupus, sono sicuro che almeno una piccola parte di inguaribili sognatori avrà coltivato la sua etica per garantire un futuro alle prossime generazioni, dove la libertà di pensiero, intesa come la libertà dell’individuo di pensare al di là dei soliti paradigmi, sia davvero tale, contro ogni imposizione, contro ogni pregiudizio metastorico.


Il Caffè…

Divertimento

Redattrice:

Provaci...

Rosanna Mainardi

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Hanno collaborato a questo numero:

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La soluzione del numero precedente!

Pietro Apicella Andrea Cardaropoli Giulio Cinquanta Alfredo Galdieri Antonio Montella Dario Palumbo Francesco Pascale

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Musica

Diario di un concerto! di Francesco Pascale Sensazioni di un attimo. Dopo anni di attesa ecco che ritornano sotto le luci della ribalta gli AC/DC!!! Un semplice nome ma che al contempo suscita nel cuore di molti forti emozioni, sentimenti e ricordi.

divertirsi. Ore 16.00: si aprono i cancelli… Ci precipitiamo di corsa tra le persone per accaparrarci i posti sotto il palco riuscendo nella nostra “impresa”. Ore 18.30: le lancette scorrono, ma non abbastanza. Il no21 Marzo 2009: io e il mio compagno di stro gruppo di conoscenti si è ampliato a avventura, Emanuel, ci ritroviamo quasi 30 persone… anche noi salernitani all’ingresso del Mediolanum Forum ad Assago. Sono le 10.30 e ben 11 ore ci separano dall’inizio del concerto ma ciò sembra non importare perché il solo pensiero di poter vedere Angus e i suoi scolaretti davanti ai nostri occhi ci toglie il fiato e ci fa sembrare tutto passabile, anche 11 ore di attesa. Realizzeremo presto che l’attesa è davvero estenuante. Alle 13.30 pranziamo tra le transenne, cercando di appoggiarci ovunque. Finito il pranzo cerchiamo qualcosa da fare, ma senza carte e distrazioni sembra tutto molto difficile. Proprio quando avevamo perso tutte le siamo calorosi e socievoli. Si ride, si schersperanze ecco che tra il trambusto della za e si cantano mille canzoni di tutti i gefolla conosciamo 3 ragazzi sardi che ci neri e dei più svariati dialetti di tutta Itaaccolgono allegramente nella loro compa- lia; a quel punto due svedesi si uniscono a gnia offrendoci del buon pecorino e del noi cercando di insegnarci una canzone in sempre apprezzabile Cannonau. Questo è inglese che noi non capiamo. Niente male. il bello dei concerti: conoscere gente di Ore 21.00: ci siamo… finalmente si parte! ogni angolo dell’Italia e del mondo, vivere Il tutto comincia con l’ultimo singolo Rock l’attesa tutti insieme in momenti in cui n’Roll Train che viene preceduto da un tutti sembrano essere uguali, dove non video proiettato sul maxischermo, nel importa se sei un’ingegnere o un impiega- quale si vede Angus, sottoforma di diavoto o un disoccupato, tutti sono lì solo per lo, che giuda un treno e due giovani ragaz-

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ze cercano invano di fermarlo, senza riuscirci. Il Treno con i freni rotti impatta contro la scenografia e il concerto può così avere inizio. Strepitoso! Angus Young sembra davvero in gran forma e Brian Johnson canta veramente alla grande, nonostante l’età e i molti concerti del tour alle spalle. Si continua con Hell Ain’t A Bad Place To Be, Back In Black, Big Jack, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, Shot Down in Flames, Thunderstruck, Black Ice, The Jack, Hells Bells, Shoot To Thrill, War Machine, Anything Goes, You Shook Me All Night Long, T.N.T., Whole Lotta Rosie, Let There Be Rock, Highway To Hell . Su The Jack lo scolaretto dà il meglio di sé prodigandosi in un assolo degno del suo nome mentre il concerto continua con scenografie mozzafiato. Sulle note di Hells Bells, viene calata sul palco la classica campana suonata da Brian Johnson mentre su Highway to Hell Angus entra in scena tra le fiamme “dell’inferno”. Il concerto si chiude in bellezza quando su For Those About To Rock, ultima canzone suonata, ben 6 cannoni sparavano fuochi d’artificio a ritmo di musica. Stupendo! Finito il concerto, abbiamo giusto il tempo di salutare gli amici di avventura. Tutto oramai è archiviato nei ricordi…. e che ricordi!

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