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EUGENIO

FINARDI ASPETTANDO...

FENOMENO PEDOFILIA MINORI E TUTELE

24 APRILE 2014

IL GIORNO DEI

4 PAPI


DIRETTORE RESPONSABILE: Direttore Editoriale

Mira Carpineta direzione@primapaginaweb.it Enrico Santarelli direzionemkt@primapaginaweb.it

Editore: Amministrazione: Amministratore delegato:

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47 Maggio 2014

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“Se questa è Europa...” Dalla Relazione al Parlamento Europeo del prof. Antonio Maria Rinaldi, Un’accorata lectio magistralis sul significato di Europa oggi e quella voluta dai Padri Fondatori. Due concetti radicalmente diversi, che oggi appaiono molto distanti.

Politica

COME È CAMBIATO IL MODO DI COMUNICARE LA POLITICA

ELETTORI O FOLLOWERS?

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di Mafalda Bruno

Sociale

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AUMENTANO LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ, DIMINUISCONO LE RISORSE DEGLI ENTI ASSISTENZIALI

SEMPRE PIÙ DIFFICILE AIUTARE

I RAGAZZI DELLA SCUOLA MEDIA PAGLIACCETTI DI GIULIANOVA RACCONTANO

n. 605 del 14.07.09 n. 20081 2281-5651

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Prima o poi nascerà (forse)

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di Daniela Palantrani

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Reg. Trib. TE R.O.C ISSN

di Angela Cacciatore

Territorio

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Clementina Berardocco Arianna Braca Mafalda Bruno Angela Cacciatore Ottavio Caporali Maria Croce Michele Ciliberti Alessandra D’Andrea Paolo De Luca Adele Di Feliciantonio Laura Di Paolantonio Alessandro Frattaroli Angela Fosco Antonella Lorenzi Milena Milone Maurizio Orsini Daniela Palantrani Anna Piersanti Gianfranco Puca Antonio Maria Rinaldi Nicola Paolo Rossetti Chiara Santarelli Piero Serroni Pietro Serrani Stefano Squarcina

Torricella Sicura:ieri e oggi

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Omnibus

DEF - Documento Economico Finanziario

Tutti in marcia!

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Chiuso il 12 MAGGIO 2014 La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli pubblicati è dei singoli autori, da intendersi libera espressione degli stessi. Alcune collaborazioni sono gratuite. L’editore ha compiuto ogni sforzo per contattare gli autori delle immagini. Qualora non fosse riuscito, rimane a disposizione per rimediare alle eventuali omissioni

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di Pietro Serrani

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Il bello delle donne di Chiara Santarelli

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In copertina: “Se questa è Europa...”

(foto free royalty from internet 2014)

n. 47 anno 5 - maggio 2014

L’acquario di Maurizio Orsini PrimaPagina 47 - Maggio 2014

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CONTINUA

LO SPETTACOLO

di Mira Carpineta Editoriale

how must go on” cantava Freddy Mercury nell’annunciare al mondo la sua fatale battaglia contro il male che lo avrebbe consumato. Lo spettacolo continua. Malgrado tutto quello che accade e che ci “consuma”. Lo conferma la politica, impegnata nella corsa ai seggi, dall’Europa all’ultimo scranno comunale disponibile. Sono quattrocentosettantotto i candidati che si contenderanno, fino all’ultimo voto, i favori dei teramani. 7 candidati sindaci e decine di liste. Praticamente c’è un candidato in ogni famiglia o quasi. E tutti in tournèe, a stringere mani e sciorinare risultati (per chi punta al bis) o proclami. Muri tappezzati

dai canonici manifesti e buche della posta invasi da “santini”. Cosa c’è di nuovo in questa campagna elettorale? A prima vista niente, se non fosse che a guardarli, ammiccare dai muri, salta all’occhio un particolare curioso: le foto sono tutte uguali, uomini o donne, tutti nella stessa posa, sguardi nella stessa direzione, identiche espressioni. Una campagna uniforme e trasversale, il cui autore sembra essere lo stesso per tutti. Una comunicazione firmata dalla stessa “griffe” che ne garantisce lo stile, ma non può garantire a tutti lo stesso risultato. Quello lo faranno gli elettori che si troveranno a scegliere, si, ma in base a cosa? Al colore più trendy? Al taglio più attuale? Perché di programmi…neanche l’ombra.

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Elezioni di ieri e di oggi: come è cambiato il modo di comunicare la politica

ELETTORI O FOLLOWERS? di Mafalda Bruno

opo l’ultima tornata elettorale del febbraio 2013 , le prossime elezioni europee sono ormai alle porte e la fibrillazione politica è già alle stelle. Nel frattempo però , in casa nostra tanta acqua è passata sotto i ponti: la rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica, ben due governi evaporati a poca distanza dalla loro stessa nascita e, infine, l’attuale compagine governativa che corre veloce e spedita sull’onda dei social network. Quanto sono cambiati i tempi dalle sfide elettorali di qualche anno fa rispetto a quelle di oggi? Sembra ieri che Jader Jacobelli entrava nelle nostre case con la sua conduzione equilibrata delle Tribune elettorali, con stile garbato e pacato, offrendo ad una Italia in bianco e nero le varie prese di posizione dei leader politici dell’epoca, moderando gli interventi con intelligente parsimonia. Viene da chiedersi cosa penserebbe dei talk politici di oggi, sicuramente si troverebbe quantomeno smarrito tra gabbie e arene. E per la verità, un’idea di quello che penserebbe ce lo ha lasciato scritto nel 1995 quando, nel riferirsi ad un programma di politica in stile moderno, disse senza mezzi termini che la televisione non può diventare una fossa di leoni. Detto questo, ci perdonino le generazioni attuali, non si può non restare un minimo attoniti davanti alla velocità supersonica con cui veniamo oggi a conoscenza di quello che accade nei Consigli del Ministri, nelle loro conferenze stampa, nelle operazioni di voto di Camera e Senato e via discorrendo. Se non si sta davanti alla TV, basta avere un portatile o un tablet o un ipod e il gioco è fatto: in pratica si vive l’evento come se si fosse lì, a fianco del leader politico protagonista di turno. Twitter, facebook, skype, streaming sono ormai

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diventati compagni inseparabili per chi vuole sapere cosa accade in tempo reale nei palazzi del potere. E i politici tutti, a cominciare dall’attuale Presidente del Consiglio, figlio del suo tempo, non deludono le aspettative dei loro “followers” mettendoli al corrente, secondo per secondo, di quello che sta per accadere: il tutto corredato da termini ironici, con hashtag (parole

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Twitter, Facebook, Skype, streaming sono ormai diventati compagni inseparabili per chi vuole sapere cosa accade in tempo reale nei palazzi del potere

che anticipano il contenuto del messaggio) accattivanti che spingono il lettore a scorrere avidamente il contenuto dei brevi “cinguettii” (tweet). Con tutti i battibecchi e repliche che ne conseguono in un bailamme di botta e risposta. Va anche detto, per contro, che oggi – a differenza degli anni ’60 – la gente comune riesce ad interessarsi e capire la politica molto più di prima, grazie alla rapidità e immediatezza della comunicazione di massa e all’interazione continua tra politica e cittadini: parole come compromesso storico, eurocomunismo e questione morale, anni fa suonavano spesso astruse e (ci si perdoni) talvolta soporifere. Oggi abbiamo fatto progressi: sappiamo che lo sbarramento al 4,5% non è un passaggio a livello alzato a metà e che il doppio turno non riguarda le mense aziendali. Evviva. Per dirla con Cicerone: “O tempora, o mores”! Che tempi, che costumi! Forse siamo diventati davvero una enorme, stratosferica fossa dei leoni, informatissimi su tutto, ma pur sempre leoni e quindi, per natura, spesso poco mansueti.


arodiando Milan Kundera e interpretando Erich Fromm, si può ottenere una fotografia molto realistica della situazione sociale attuale dell’Italia, nel senso che, per i più, possedere un bene è diventato molto oneroso. Negli anni ‘60/’70 è stato creato il mito dell’automobile, la cui diffusione ha contribuito molto al boom economico, portando l’Italia a essere, di lì a poco, uno dei sette paesi più industrializzati del mondo. Oggi, però, avere un’auto costa molto e parecchi cittadini non possono più permettersela. I costi degli obblighi correlati e dell’ordinaria manutenzione sono elevatissimi anche a causa di alcune lobby che traggono vantaggi cospicui. Si prenda, ad esempio, il ridicolo e non funzionale obbligo delle gomme estive e invernali (il cambio costa minimo 50 euro l’anno), per capire che si stanno facendo solo gli interessi dei produttori di gomme e non quelli del cittadino. Basterebbe obbligare solo l’uso di gomme efficienti: d’altronde la revisione dei veicoli ogni 2 anni, dopo il primo quadriennio, è stata introdotta per questo. Anche le numerose e momentanee accise o imposte di consumo, finalizzate a particolari eventi, si sono trasformate in permanenti, portando il prezzo dei carburanti a livelli stratosferici. Così pure il costo dei parcheggi spesso è insopportabile: per andare da un ufficio all’altro, come comanda sua santità burocrazia, spesso occorre

pagare 3/4 volte lo stesso tempo di sosta: minimo mezz’ora la volta. E il costo della casa? Soprattutto quello di una seconda casa, spesso avuta in eredità, che non si riesce ad affittare o che, legittimamente, si tiene a disposizione. Per una casa disabitata ma con le utenze attivate, per le quali già si paga un minimo pur senza consumi vari, si chiede di pagare la raccolta rifiuti come se vi abitassero due persone (la TARSU era calcolata in base alla superficie e al numero degli occupanti). Come può essere abitata da due persone, se nessuno vi risiede?! Questa politica dell’accattonaggio continuo ha distrutto il ceto medio, cioè quella parte della popolazione che in periodi di crisi avrebbe potuto spingere verso i consumi e verso la ripresa, ma la “pesantezza” dell’avere ha letteralmente depresso ogni tentativo di resistenza alle sopraffazioni del fisco. Esasperato da tutto ciò, purtroppo, il cittadino è reso inoffensivo e sottomesso. Negli USA, con Obama, si è capito che la classe media non può essere spazzata via come foglie al vento e che va recuperata in toto con provvedimenti finalizzati allo sviluppo e alla ripresa: lavoro, istruzione, casa, pensione e sanità. Questi i pilastri per il ceto che ha tracciato la vera storia del paese. In Italia occorre fare altrettanto: più coraggio nelle scelte politiche ed economiche ma anche più iniziative e responsabilità da parte dei singoli cittadini. Per dirla con Fromm: non essere per avere, ma avere (garantire l’indispensabile) per essere.

Questa politica dell’accattonaggio continuo ha distrutto il ceto medio, cioè quella parte della popolazione che in periodi di crisi avrebbe potuto spingere verso i consumi e verso la ripresa

L’INSOSTENIBILE

PESANTEZZA DELL’AVERE! di Michele Ciliberti

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COSA DETERMINA NELL’ELETTORE

LA SCELTA DEL CANDIDATO? a cura di A. Fosco

econdo gli studi più accreditati sulla comunicazione politica, le persone sono portate, in genere a mantenere i punti di vista già formati e tendono ad apprezzare le informazioni che confermano i loro atteggiamenti preesistenti. Così gli atteggiamenti preesistenti condizionano molto la percezione, la comprensione e il ricordo delle informazioni, mentre le informazioni che contraddicono le opinioni consolidate vengono trascurate

o screditate. Quindi cerchiamo e ricordiamo informazioni sul candidato preferito, in genere positive, piuttosto che sul suo avversario di cui preferiamo ricordare informazioni negative. Riteniamo più credibili e persuasivi gli esponenti del partito “amico”. Un grande pubblicitario francese, Jacques Séguéla , che si è occupato anche di comunicazione politica (in particolare in Francia per l’elezione di Mitterand) ha elaborato un famoso decalogo dedicato ai candidati alle cariche pubbliche:

I “10 COMANDAMENTI DELLA COMUNICAZIONE POLITICA” NUTRI LA TUA LEGGENDA, NON FARTI DIVORARE DA LEI Ancor prima di dirigere il paese, il primo compito di un uomo di stato è quello di governare i nostri sogni. Guai a chi distrugge la propria leggenda. FUGGI LA PRECIPITAZIONE Fa’ in modo di comunicare un’idea, e una sola, per intervista. Il pubblico non ha la capacità di recepirne di più, ma non se ne aspetta di meno, dagli un’idea. Nessuna esibizione che non sia caratterizzata da una frase-chiave. SII PSICOLOGO, NON POLITICO L’uomo è uno strano animale: è pronto a dare il proprio sangue per l’indipendenza, ma non un’ora domenicale per andare a votarla. DIFFIDA DEGLI INTERMEDIARI Avrete soltanto pochi minuti di televisione ciascuno e una o due interviste per convincere la gente. Vi giudicheranno più dall’aspetto che dal vostro cervello.

FOMENTA IL PETTEGOLEZZO: VALE QUALSIASI PUBBLICITÀ I candidati commettono tutti lo stesso errore: parlano soltanto di loro stessi. E invece l’elettore dalla mente sgombra si fa beffe di questo tipo di discorsi; lui vuole prima di tutto ricevere e decodificare un messaggio politico. SII IL DESTINO DEL TUO PAESE L’idea elettorale può scaturire soltanto dall’immaginazione pura. Niente è più elementare dell’indagine politica. Questa si limita a poche grandi scelte, sempre uguali: poveri contro ricchi, progresso contro conservatorismo, libertà contro opposizione. SII UN UOMO, NON UN’IDEOLOGIA C’è nei veri uomini di potere una sorta di fiammella che brucia. Nei primi istanti si esita, poi basta un gesto, una frase e ci si sente ipnotizzati.

Fonte: www.mariograssi.it

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IMPARA A DIVENTARE STAR La pubblicità è come la carità cristiana: prima di tutto occorre applicarla a se stessi. Pensare che si possa governare senza comunicare è vanità. La vita è troppo breve perché la gente possa votare la tristezza. PROMETTI LA SPERANZA, NON UN PROGRAMMA Si vota per un uomo e non per un’ideologia, e ciò è vero quanto il fatto che occorre dare speranza e non promettere programmi. DIVENTA CIÒ CHE SEI Utilizzare i supporti per quel che possono dare. Il manifesto serve a definirsi. Ma guai a chi bara. Il manifesto, se ha successo, impegna per la vita. La stampa deve informare. La radio deve stimolare, perché è un’onda calda, è reattiva. Il suo messaggio deve essere interattivo, bisogna far partecipare. In campagna elettorale, la democrazia è dialogo. La televisione deve far sognare.


Solo se provi, capirai! PrimaPagina 47 - Maggio 2014

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IL GIORNO DEI 4 PAPI 10

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una data storica quella che abbiamo vissuto il giorno della canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II. Angelo Roncalli e Karol Wojtila, un “parroco di campagna” come si autodefiniva, il primo e il polacco, “l’atleta di Dio”, per la sua passione per lo sport, il secondo. Papa Wojtila è stato anche il primo Papa non italiano da quasi un millennio di storia cattolica e già la sera in cui fu annunciata la sua morte la folla radunata in preghiera a Piazza S. Pietro scandiva “santo subito”. Nel giorno della proclamazione dei due santi, Roma ha accolto più di un milione di fedeli, per la maggior parte polacchi, mentre sono state stimate in due miliardi le persone che hanno seguito l’evento, trasmesso in mondovisione. E quel giorno Roma è stata davvero “caput mundi”. Quel giorno a Roma per un raro, unico caso nella storia, c’erano quattro Papi…

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SAN GIOVANNI XXIII, IL PAPA BUONO Facciamoci coraggio, Dio non muore, e le promesse di Cristo Figlio di Dio sono infrangibili. Lettera pastorale per la Quaresima: Venezia, 23 febbraio 1955

Si può arrivare a tutto con un metodico esercizio di calma... senza volere effettuare in pochi giorni ciò che è lavoro di mesi e di anni. Discorso ai Presidi diocesani dell’A.C.: Castelgandolfo, 4 agosto 1959

Fin da giovane prete non aspiravo che a diventare curato di campagna nella mia diocesi Discorso dopo la presa di possesso della sede patriarcale: Venezia, 15 marzo 1953

Siate ... difensori intrepidi della verità, ma leali e generosi con gli avversari. Papa Giovanni XXIII in visita a Regina Cœli, 28 dicembre 1958

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Discorso al 3° Convegno Nazionale dei Giornalisti Cattolici Italiani: Vaticano, 4 maggio 1959


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SAN GIOVANNI PAOLO II, IL GRANDE Damose da fa’! Volemose bbene! Semo romani! Angelus 26 febbraio 2004

Non so se potrei bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corigerete! LE GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTÙ: In occasione del Giubileo dei Giovani, il 15 Aprile 1984, con la partecipazione di 300.000 giovani, il Papa diede loro appuntamento per l’anno successivo, a Roma il 31 marzo1985, quella data segnò l’istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù, successivamente organizzate in una città del mondo scelta dal Papa. Le prime due furono Buenos Aires (1987) e Santiago de Compostela (1989). La “GMG del 1995 svoltasi a Manila radunò 5 milioni di persone ed è considerata il più grande raduno umano della storia.

Dal discorso della proclamazione

La storica visita di Giovanni Paolo II al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata di Isola del Gran Sasso, 30 giugno 1985 PrimaPagina 47 - Maggio 2014

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L’Abruzzo e Teramo hanno avuto un legame speciale con i due Papi divenuti Santi. Nel 1959, Giovanni XXIII dichiara San Gabriele dell’Addolorata Patrono d’Abruzzo. La bolla pontificia con l’atto di attribuzione e il sigillo papale è conservata nel Santuario di Isola del Gran Sasso.

Bolla conservata presso il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata di Isola del Gran Sasso

L’ABRUZZO E I PAPI SANTI

Firma a ricordo della visita al Santuario di San Gabriele di Giovanni Paolo II

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Giovanni Paolo II,“l’atleta di Dio” ha visitato più volte le cime e i sentieri del Gran Sasso, per i suoi momenti di svago nella natura, ma il 30 giugno 1985 compie una storica visita al Santuario di San Gabriele, durante la quale, in un messaggio ai giovani, trasmesso dalla Rai in mondovisione, addita il santo come modello per le giovani generazioni e inaugura la cripta e la cappella della riconciliazione del nuovo santuario.


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BENEDETTO XVI: LA RINUNCIA

FRANCESCO: IL PAPA VENUTO DALLA “FINE DEL MONDO” ra il 13 marzo 2013, Di nazionalità argentina e appartenente ai chierici regolari della Compagnia di Gesù (indicati anche come gesuiti), è il primo pontefice di questo ordine religioso e il primo proveniente dal continente americano. Subito dopo l’elezione, nel ricevere l’omaggio di tutti i cardinali nella cappella Sistina, ha preferito stare in piedi piuttosto che utilizzare la poltrona a disposizione. Alloggia nella Domus Sanctae Marthae invece di utilizzare l’appartamento papale. Nei giorni precedenti il Conclave aveva soggiornato alla Casa del Clero, dove tornò per prendere i suoi bagagli e pagare il conto.

Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare ilVangelo,è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato …. il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice

Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui Dal discorso della proclamazione di Papa Francesco

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Il certificato penale per educatori e volontari

FENOMENO PEDOFILIA, MINORI E TUTELE

di Clementina Berardocco

on il decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 39, pubblicato in G.U. 22.3.2014, è stato introdotto l’obbligo di richiedere il certificato penale «per chi intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori». Quindi chiunque impiega una persona per lavorare o fare volontariato a contatto con i minori, deve procurarsi il certificato penale di quel soggetto, per escludere che abbia commesso reati legati allo sfruttamento sessuale dei più giovani. Lo scopo è quello di monitorare il passato delle persone che vengono regolarmente a contatto con i minori, per escludere che a loro carico risultino condanne per alcuni reati previsti dal Codice penale. Successivamente, l’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia ha pubblicato una nota di chiarimento sulla portata applicativa delle disposizioni di cui all’art. 2 del Decreto Legislativo n. 39/2014 contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e della pornografia minorile chiarendo come segue: «valgono soltanto per l’ipotesi in cui si abbia l’instaurazione di un rapporto di lavoro, perché al di fuori di questo ambito non può dirsi che il soggetto, che si avvale dell’opera di terzi, assuma la qualità di “datore di lavoro”. Non è allora rispondente al contenuto precettivo di tali nuove disposizioni l’affermazione per la quale l’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale gravi su enti e associazioni di volontariato pur quando intendano

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avvalersi dell’opera di volontari; costoro, infatti esplicano un’attività che, all’evidenza, resta estranea ai confini del rapporto di lavoro». Tali disposizioni hanno creato inizialmente un certo scompiglio anche in ambito scolastico ove le persone, in ragione delle mansioni attribuite, devono avere necessariamente contatti diretti e regolari con minori ma, in un secondo momento, è stato specificato che la richiesta di tale attestazione non deve essere presentata per le persone già impiegate alla data di entrata in vigore della nuova normativa. Questo è solo un piccolo passo, compiuto dallo Stato, in una strada lunga e faticosa da percorrere per debellare la pedofilia. Essa è una parafilia, ovvero un disturbo della sfera sessuale riconosciuto nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), messo a punto dall’American Psychiatric Association. È una diagnosi appartenente alla categoria psichiatrica. Quindi chi è il pedofilo? Di certo un pericolo per i nostri bambini. È una persona che mostra una preferenza sessuale verso di essi e, di solito, non ha interesse sessuale per gli adulti. Ma tale termine viene sovente utilizzato impropriamente, indicando qualsiasi soggetto adulto che ricerchi il coinvolgimento sessuale con un minorenne. È necessario distinguere la pedofilia come disturbo da altre forme di abuso sessuale sui minori che possono essere commesse da soggetti non pedofili: induzione alla prostituzione, tratta di minorenni a scopo sessuale, ecc… Si possono distinguere due tipologie: child molester preferenziali cioè coloro che commettono abusi sessuali

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su bambini perché li preferiscono agli adulti; child molester situazionali che tendono a mettere in atto molestie sessuali verso più persone, e possono abusare anche di bambini, ma senza avere una preferenza sessuale esclusiva per i minori. Oggi assistiamo anche ad un altro fenomeno “pedofilia online” cioè l’insieme di individui che commettono reati sessuali su minori mediante la Rete. Purtroppo, le nuove forme di comunicazione tramite web hanno favorito sia l’accesso ai materiali

DAL SITO DEL TEL ALCUNI SUGGE 1. costruite con vostro figlio le premesse per un dialogo sincero, mostrandogli sempre la vostra disponibilità ad ascoltarlo e ad accogliere le sue emozioni; create le condizioni affinché – nell’eventualità in cui sorgano problemi – si senta libero/a di condividere le sue preoccupazioni con voi, sicuro di trovare un interlocutore attento; 2. interessatevi e partecipate alle attività che svolge, impegnatevi a conoscere le persone e i luoghi che frequenta. È importante prestargli/le attenzione mentre gioca, mentre fa i compiti, mentre guarda la tv; cercate momenti per stare insieme, anche se il tempo a disposizione può essere poco, lasciando per un po’ da parte altri pen-


pedopornografici, che moltiplicato la possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti. Sono in aumento i comportamenti sessuali devianti e la diffusione di sottoculture che supportano e approvano tali comportamenti. Comunque, i pedofili possono essere persone apparentemente rispettabili, gentili, accudenti e premurose nei confronti del bambino; possono cercare di avvicinarlo senza destare sospetti, conquistandosi la sua fiducia e quella dei suoi familiari. Spesso, infatti, il modo migliore per avere accesso a bambini in assenza dei loro genitori è guadagnare la fiducia di questi ultimi. Spesso sottovalutano la gravità di ciò che stanno compiendo, convincendosi di non arrecare alcun danno al bambino e, anzi, facendogli credere di stare giocando con lui, dimostrandogli il proprio affetto. Inoltre, il rapporto di conoscenza tra bambino e abusante rende il fenomeno dell’abuso sessuale nell’infanzia particolarmente complesso e difficile da riconoscere: i bambini stessi possono nutrire sentimenti contrastanti nei confronti dell’abusante, che come è evidente nel caso dei familiari, può essere una persona a cui sono affezionati e di cui si fidano. Ai genitori il compito primario di difendere e di proteggere i propri figli.

EFONO AZZURRO, ERIMENTI UTILI: sieri e problemi; 3. prestate attenzione anche ai piccoli cambiamenti che avvengono nel suo comportamento e nei suoi atteggiamenti, ancor più se improvvisi; solo così potrete accorgervi se qualcosa lo/a turba; 4. evitate che resti solo/a e privo/a di supervisione; 5. scegliete con attenzione a chi affidarlo/la (ad esempio, babysitter, vicini di casa, etc.); 6. mantenete un dialogo sempre aperto con gli insegnanti e la scuola; 7. stabilite con lui/lei alcune semplici regole di sicurezza da seguire sempre (ad esempio, non accettare inviti da parte di sconosciuti, informare regolarmente i genitori se c’è qualcuno che gli/ le offre dei regali o gli/le chiede di mantenere dei segreti, etc.).

CERCASI AMORE INCONDIZIONATAMENTE

di Milena Milone psicologa

i sono spesso soffermata a riflettere su quale sia la vera ragione per cui le femmine cerchino, a tutti i costi, di amare un maschio essendo riamate. Tale circostanza, data per ovvia e sulla quale sembra non debbano esserci ragioni per porsi interrogativi, è invece una situazione molto difficile da realizzarsi. E’ il concetto di “amore” che va analizzato per primo: i sentimenti veri scaturiscono spontanei, non nascono dal calcolo di ciò che l’altro può dare e di fatto dà. Gli uomini hanno sempre avuto un bisogno quotidiano delle donne per una serie di motivi: appagare il loro desiderio di costruire un nucleo familiare, avere dei figli, garantirsi il governo della casa, avere accanto una persona che si prenda cura del loro mènage ordinario, assicurarsi una vita sessuale regolare e costante. Per contro il maschio ha ripagato la dedizione della sua femmina proteggendola dentro la propria casa dove ogni cosa gli apparteneva, moglie e figli compresi. Oggi le regole sociali e le leggi sono cambiate ma è cambiata anche la mentalità dei due generi? La donna, ancorché moderna nello stile di vita, ma pur sempre portatrice dello stigma di “coadiutrice” del suo compagno, non può non domandarsi se “merita” l’amore del suo uomo oppure se è amata per se stessa, per le sue qualità, peraltro tanto diverse da quelle apprezzate nel corso dei secoli, quando cioè la virtù massima delle compagne di vita si identificava con la sottomissione. Le donne stesse hanno sempre confuso il concetto di amore con quello di dedizione

ed è per questa ragione che ancor oggi molte si sentono “pagate”, non “amate” dal loro compagno, per tutti i servigi che compiono all’interno del nucleo familiare. Certi termini come: casalinga, madre, moglie, tradotti al maschile a dimostrazione che i ruoli sociali sarebbero sovrapponibili, di fatto con la traslazione cambiano completamente il loro significato. La femmina sarà sempre “utile” al maschio e soprattutto sarà sempre dipendente dalla volontà dell’essere dominante. Molte donne cercano caparbiamente di essere amate dal loro uomo, aprioristicamente, in modo autentico e indiscutibile, poiché ciò consentirebbe loro di collaborare con la vita del compagno con maggior disponibilità, in un clima sereno perché avulso da ogni valutazione di genere. E’ inevitabile che le femmine continuino a ricoprire il ruolo di madri e mogli con il corollario di tutto ciò che, per sempre, continuerà ad essere legato alla casalinghità, ma è proprio perché nessun progresso cambierà l’essenza dell’essere maschio o dell’essere femmina che le donne sentono forte il desiderio di essere finalmente amate al di là del loro ruolo. La scrittrice Robin Norwood, nel 1985 diede alle stampe un libro molto letto a quel tempo dal titolo “Donne che Amano Troppo”, nel quale l’autrice si chiedeva perché certe donne non riuscivano a liberarsi del loro compagno nonostante questi fosse inadeguato ai loro desideri e la risposta è sempre la stessa, perché esse hanno sperato, e purtroppo sperano anche oggi, che da un momento all’altro il loro uomo inizi ad amarle incondizionatamente e in risposta ad un unica insostituibile esigenza, quella della fondatezza dei sentimenti.

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Aumentano le famiglie in difficoltà, ma diminuiscono le risorse degli enti assistenziali

SEMPRE PIÙ DIFFICILE

AIUTARE di Angela Cacciatore

a Croce Rossa è da gennaio 2014 una PS, ossia un’associazione di promozione sociale, come indicato da un decreto, il 178 del 2012, che ha portato al cambiamento da ente pubblico a ente privato. Con l’intento di misurare il disagio economico sempre crescente nella popolazione teramana cerchiamo di fare un primo bilancio della situazione,dopo la Pasqua appena trascorsa, con la presidentessa della Croce Rossa teramana: Presidentessa che tipo di attività svolge la Croce Rossa? Sono innumerevoli le attività svolte sul territorio: da quella sanitaria, in convenzione con il 118 (che consiste nel trasporto infermi, dialisi, dimissioni protette, assistenza sportiva), al sociale, con 178 nuclei familiari assistiti attraverso la distribuzione di generi alimentari provenienti da collette alimentari e indumenti nuovi (perché non possiamo dare indumenti usati), allo sportello di ascolto, in cui cerchiamo di accompagnare l’assistito costruendo una rete sociale. Abbiamo una collaborazione con l’assessorato alle politiche sociali di Teramo, abbastanza forte e con le assistenti sociali e le associazioni di volontariato cerchiamo di risolvere quella che può essere la problematica dell’assistito.

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Sono prevalentemente le famiglie straniere che si rivolgono a noi, ma purtroppo sempre più nuclei teramani fanno ricorso alla nostra associazione; svolgiamo poi attività di protezione civile e quindi ci troviamo a lavorare in situazioni emergenziali come ad esempio quella degli immigrati, il sisma e le alluvioni. Come vengono finanziate le attività che svolgete? Noi abbiamo in essere un protocollo d’intesa con il comune di Penna Sant’Andrea che nell’eventualità di esigenze ci mette a disposizione un elenco di materiali, frutto del lavoro dei volontari. Abbiamo poi una convenzione con la Asl per l’attività emergenziale e con le risorse forniteci dobbiamo pagare il carburante dei mezzi, le utenze nelle sedi, la manutenzione dei mezzi. La sede è in comodato d’uso gratuito dalla Provincia. Come viene gestito lo sportello sociale? Seguiamo gli stessi criteri del Comune per l’assistenza alle persone, che ci devono presentare un modello Isee che fa luce sulla loro situazione economica. Quando persone o famiglie si avvicinano a noi c’è subito il confronto con l’assistente sociale del comune che ha degli elenchi dove sono riportati i nominativi delle persone che hanno diritto a determinate agevolazioni. Voi riscontrate

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che c’è da parte delle istituzioni un aiuto concreto o piuttosto che molte problematiche rimangono irrisolte perché non vengono messi a disposizione mezzi sufficienti? Sono sempre di più le famiglie che subiscono il distacco delle utenze e che vivono in condizioni disperate. Lei che idea se ne è fatta in base alla sua esperienza? Io devo spezzare una lancia a favore dei comuni. Il problema è che ci sono stati tagli principalmente sul sociale, in un momento in cui la crisi ha devastato tante famiglie e si sono persi tanti posti di lavoro,

Ci sono stati tagli principalmente sul sociale, di conseguenza i comuni sono costretti ad appoggiarsi alle associazioni di volontariato


con l’ovvia difficoltà di arrivare a fine mese, di conseguenza i comuni sono costretti ad appoggiarsi alle associazioni di volontariato. È vero anche che siamo saturi perché c’è una richiesta sempre maggiore e purtroppo siamo costretti a mettere un limite anche noi. Attualmente seguiamo 178 nuclei familiari e ad un certo punto non ce la fai. Preferisco fermarmi a 178 nuclei e offrire un servizio accettabile piuttosto che aumentare il numero degli assistiti a discapito della qualità del servizio. Spesso sentiamo parlare di premi stratosferici a dirigenti comunali o di concorsi comunali che inizialmente prevedono di assumere un paio di persone e poi magari diventano 14 e il quattordicesimo è un nome noto nell’ambiente teramano. Non crede che i soldi si potrebbero recuperare ma si continui a perseguire la solita logica che ha messo l’Italia in ginocchio? Non lo vedo attinente con l’argomento di cui stiamo parlando, perché se sento dire che ci sono state 14 assunzioni, penso positivamente che più persone hanno trovato una collocazione. Credo che non si recuperino risorse per il sociale in questo modo perché verrebbero comunque spalmate nelle varie voci di bilancio. Lei riscontra che una volta

segnalati casi, magari veramente critici, alle istituzioni abbiano poi da parte di queste un supporto reale? Nei casi che noi segnaliamo all’assessorato abbiamo riscontrato che sono stati seguiti nei loro bisogni. È noto il caso di una signora di Sardinara che non aveva abitazione e su

Sono prevalentemente le famiglie straniere a rivolgersi a noi, ma sempre più nuclei teramani fanno ricorso alla nostra associazione segnalazione dell’assessorato siamo riusciti a procurarle una roulotte.Altro caso di un paio di settimane fa, alle 23:00 si sono presentati sotto la nostra sede dei ragazzi che hanno trovato un giovane immigrato che alloggiava nella struttura di Lago Verde.Alle 12:30 io ho telefonato all’assessore alle politiche sociali e gli ho manifestato l’esigenza di questo

ragazzo di avere alloggio per una notte prima di partire per Roma e siamo riusciti a risolvere il problema. E ci sono stati casi di reinserimento lavorativo per i soggetti con forte disagio economico da parte delle istituzioni? Non mi è mai capitata una situazione di reinserimento lavorativo da parte delle istituzioni perché le persone seguite hanno tutte queste problematica. Date un aiuto per il pagamento delle utenze? No, l’abbiamo fatto fino al 2010 ma in un’ottica di spending review, non riusciamo più a farlo perché abbiamo tanti nuclei da seguire. E anche prima noi pagavamo solo la metà delle utenze. In passato reperivamo le risorse necessarie tramite l’organizzazione di spettacoli di beneficenza e tornei di burraco. Lo si continua a fare ma i tempi sono cambiati perché prima c’era più facilità a vendere i biglietti, oggi abbiamo dovuto abbassarne i costi. Con la Pasqua avete riscontrato maggiori richieste da parte dell’utenza? No, noi abbiamo dato un pacco alimentare realizzato tramite una co-donazione fatta da Telex che è una catena di supermercati e CRI, e per le festività pasquali abbiamo distribuito questi pacchi spesa. Del resto i nostri assistiti sanno quello che noi possiamo dare e non avanzano ulteriori richieste.

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PuliAMO la nostra spiaggia di Alunni 3A e 3C scuola media Pagliaccetti di Giulianova

a Scuola Media “Pagliaccetti” di Giulianova è stata protagonista dell’iniziativa “PuliAMO la nostra spiaggia” che ha avuto luogo venerdì 21 marzo 2014.. Sotto l’attento coordinamento delle professoresse Monaco, Pietrofaccia e Belfiore, gli alunni delle classi 3^ A e 3^C hanno fatto una lezione all’aperto, sull’inquinamento delle spiagge e dei gravi danni che ne conseguono. L’occasione è stata

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per i ragazzi molto divertente oltre che educativa, tant’è che si sono adoperati, con entusiasmo e volontà, nella raccolta di rifiuti marini abbandonati sulla spiaggia. Il risultato finale è stato di oltre 300 kg di rifiuti raccolti, soprattutto plastica, che il Comune di Giulianova ha successivamente smaltito. Certo un modo diverso quello scelto dalle professoresse per insegnare ai ragazzi che tutti possiamo fare qualcosa per la salvaguardia del mare e dell’ambien-

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te. “PuliAMO la nostra spiaggia” – hanno spiegato ragazzi e docenti - rientra in un progetto più ampio organizzato dalla Surfrider Foundation, un’organizzazione internazionale non-profit che da anni si occupa della salvaguardia dell’ambiente marino, che ha offerto gratuitamente materiale didattico e strumenti di raccolta per oltre 700 iniziative in Europa e nel mondo. Noi abbiamo voluto fare la nostra parte”.


A SCUOLA DI VELA di Antonella Lorenzi

na giornata a tutta “vela”, quella che hanno vissuto, l’ 11 aprile scorso, gli studenti delle classi V degli Istituti Alessandrini, Marino, Forti di Teramo, al porto turistico di Giulianova, a conclusione di un percorso didattico riguardante lo sport della vela, iniziato in classe prima e tenuto dal Prof. Roberto Di Nicola , insegnante di scienze motorie sportive, specializzato in educazione ambientale marina tramite lo sport della vela. Nello specifico le barche in secca hanno permesso di acquisire conoscenze sulle diversità costruttive delle imbarcazioni, mentre sa-

lendo a bordo di alcune ormeggiate presso i moli, hanno fatto maturare negli alunni la consapevolezza di scelte progettuali legate alla funzionalità abitativa e logistica delle imbarcazioni. Anche le alunne della classe 5B indirizzo turistico dell’istituto “DI POPPA” di Teramo si sono recate al molo turistico di Giulianova onde discutere tra l’altro delle potenzialità turistico economiche sviluppabili tramite la nautica diportistica locale in un confronto con la realtà Croata. Il progetto didattico è stato possibile grazie alla sensibilità della prof.ssa Stefania Nardini e della prof.ssa Silvia Manetta,Dirigente Scolastico del Di Poppa.

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TERAMO E L’EMERGENZA

GAS di Angela Fosco

na Pasqua decisamente “diversa” quella che hanno vissuto i teramani quest’anno. L’improvvisa quanto inspiegabile (per ora) interruzione nell’erogazione del gas ha costretto 21.000 famiglie a rinunciare al tradizionale pranzo pasquale. Nel pomeriggio

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del 17 aprile scoppia a Teramo l’emergenza gas. In un primo momento si pensa ad un guasto nella rete di distribuzione, ma subito ci si rende conto che qualcosa non quadra. Comune e Prefettura si allertano per gestire la situazione, ma le società coinvolte, il distributore (2i Rete Gas) e il trasportatore (Gsi spa) si “rimpallano”

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le responsabilità, dal momento che è difficile stabilire la causa dell’interruzione del flusso. Si parla di lavori di ordinaria manutenzione su un tratto dell’adduttrice maggiore che avrebbero causato un “generico disservizio”, per ammissione dello stesso Federico Frassi, direttore generale della Società Gasdotti Italia, l’azienda che gestisce il metanodotto su cui si è registrato l’inconveniente, mentre il Sindaco presenta un esposto alla magistratura per “interruzione di pubblico servizio”. La mancanza di gas, proprio nei giorni delle festività pasquali ha danneggiato pesantemente le attività produttive e di ristorazione senza contare i disagi causati alle famiglie con bambini, anziani o disabili. Così si profila anche l’esposto di associazioni di consumatori che chiedono il rimborso dei danni. Nei giorni dell’emergenza sono state allestite, dalla protezione civile, due cucine da campo che hanno distribuito centinaia di pasti caldi, sia a Teramo, in largo Madonna delle Grazie, che a Torricella Sicura, l’altro comune più pesantemente colpito dal disagio. Le indagini della magistratura sono tutt’ora in corso.


Procreazione assistita a Teramo

PRIMA O POI NASCERA’ (FORSE) di Daniela Palantrani

i parla spesso di diritto alla nascita, poco del diritto ad essere genitori, la questione è annosa e controversa. Le coppie che non possono naturalmente avere figli, possono decidere di avvalersi della fecondazione assistita che non fa miracoli, ma può aiutare nel caso in cui ci siano difficoltà a procreare. La platea delle coppie che possono rivolgersi a questa pratica è stata ampliata dalla recente modifica e sancita incostituzionalità di parte della Legge 40. Il dr. Francesco Ciarrocchi, ginecologo ed esperto in procreazione assistita ci aiuta a capire quali siano le nuove possibilità. “Di recente è stata dichiarata incostituzionale una parte della Legge 40 che vietava alle coppie di usufruire della ovodonazione e della donazione del liquido seminale. Ne consegue che le coppie italiane che fino a qualche mese fa dovevano recarsi all’estero per avvalersi di tecniche per la fecondazione assistita eterologa, ora possono accedervi in Italia. Ci sono però, dei paletti che il Governo vorrebbe instaurare: relativi all’età di chi potrebbe essere inserito nel protocollo di fecondazione eterologa, oltre ad avere ben chiare le necessità delle singole coppie”. Adesso è possibile accedere alla fecondazione avvalendosi di donatori esterni alla coppia? “ Sulla carta è possibile. C’è bisogno di donatori, ma per la vecchia L. 40 il donatore non può essere retribuito. Ne consegue che gli embrioni o gameti che si andrebbero a utilizzare devono appartenere o a donatori volontari, oppure ad altre coppie che si sono sottoposte a fecondazione assistita e in presenza di iperproduzione o di ovociti o di embrioncini, e successivamente dato autorizzazione e messa a disposizione dell’istituto medico per studio o donazione, come già accade all’estero. Ovviamente il percorso è lungo e non immediato: necessita legiferare in tal senso in Italia. Brancoliamo ancora nel

buio. Per quanto concerne i donatori vanno affinate leggi e procedure, non basta infatti, solo il codice genetico ma anche relazioni dal punto di vista psicologico e psichiatrico. Non è semplice”. Dal punto di vista dell’età non ci sono limiti di accesso. Ma sarebbero eticamente opportuni? “Si. Se posso esprimere un mio parere il limite massimo è tra i 50/54 anni. Che è l’età in cui anche naturalmente una donna potrebbe rimanere incinta. Molte mie pazienti mestruano fino a quell’età, anche se con capacità riproduttiva non valida, ma anche se solo per un 5%, esiste la possibilità di rimanere incinta spontaneamente”. Alla luce dello scambio di ovuli avvenuto all’Ospedale Pertini di Roma di cui sentiamo parlare a livello nazionale, quali potrebbero essere i miglioramenti da apportare alle procedure? “Il caso verificatosi è imputabile a imperizia umana perché il personale che ha prelevato la provetta non ha effettuato controlli oltre che su nome (pare trattavasi di caso di omonimia), anche su data di nascita del paziente. L’errore umano è imputabile a tutta l’èquipe in quanto esistono precise procedure di controllo, purtroppo circostanze e condizioni imprevedibili unitamente a un calo di

attenzionalità possono determinare incidenti gravissimi, come quello occorso a Roma. Per la legge italiana la mamma è a tutti gli effetti la donna che partorisce per cui si riscontra una situazione che ha dell’incredibile. Il caso non è disciplinato dalla legge perchè il legislatore non ha previsto la possibilità che si verificasse un caso simile”. In caso di fecondazione assistita si sente spesso parlare di parti gemellari. “Nella fecondazione assistita di secondo livello la gemellarità è controllabile. Sono le coppie che decidono, insieme al medico, quanti ovuli impiantare in utero (fino a tre) e sono consapevoli che se attecchiscono tutti, vi è possibilità di parto gemellare”. E’ costoso accedere al protocollo di fecondazione assistita? “L’infertilità è stata riconosciuta come vera e propria malattia, quindi la cura è a carico del SSN. Legiferare è attività demandata alle regioni. In Abruzzo esiste un solo centro di secondo livello pubblico, ad Ortona, al quale si accede pagando il semplice ticket”. E il centro di Teramo? “Il centro di Teramo, al momento è inspiegabilmente chiuso”. A Teramo il centro di fecondazione assistita di primo livello (non si possono effettuare fecondazioni extracorporee) fu chiuso a seguito di controllo dei Nas che rilevarono assenza delle necessarie autorizzazioni e cavilli burocratici. Sembrerebbe che ora le autorizzazioni siano stare regolarizzate. Gli spazi e i macchinari esistono; gli investimenti fatti al tempo restano inutilizzati se non per raccogliere polvere. Se l’infertilità è stata riconosciuta malattia sociale, perché a Teramo non permettono di diagnosticarla e curarla? Perché le coppie di Teramo devono recarsi ad Ortona oppure in centri privati per curarsi? Ci sono degli interessi economici da tutelare? Si dice che ‘chiedere è lecito, rispondere è cortesia’ chissà se i vertici Asl saranno così cortesi da dare una risposta alla cittadinanza?

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SE QUESTA È ono un europeista convinto, ma non mi riconosco in questo modello di Europa! Credo fermamente che gli obiettivi di pace, crescita, progresso, equità, benessere e democrazia possano essere perseguiti in modo molto più proficuo percorrendo strade diverse dall’attuale, le quali invece prevedono di porre al centro dei propri obiettivi non tanto gli interessi dei cittadini, bensì quelli di minoranze che ostacolano l’esercizio dei più elementari principii di democrazia. Sempre più si è creato un insieme di istituzioni biogiuridiche, che agiscono e si muovono in modo robotizzato senza nessuna certificazione da parte del suffragio universale, non consentendo più alle varie politiche nazionali di poter intervenire a correzione e a proprio supporto come fu previsto nello spirito di Maastricht, in nome di un vincolo esterno che dovrebbe operare a tutela dei membri”. Così l’incipit della Relazione al Parlamento Europeo del prof.Antonio Maria Rinaldi, economista e docente di Finanza Aziendale presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, il 3 dicembre 2013. un’accorata lectio magistralis sul significato di Europa oggi e quella voluta dai padri Fondatori. Due concetti radicalmente diversi, che oggi appaiono molto distanti. A conferma di ciò anche il livello raggiunto da una burocrazia fuori controllo che si traduce in una produzione infinita di direttive, molte delle quali ci lasciano davvero senza parole.

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“SE QUESTA È EUROPA...” FocusON

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FocusON “SE QUESTA È EUROPA...”

Dalla Relazione di Antonio Maria Rinaldi

on volevano estromettere i propri cittadini dalla condivisione della gestione della cosa comune, ma garantire loro finalmente pace, prosperità e benessere con l’attivo contributo di ogni risorsa democratica disponibile. Tutto questo non è avvenuto e il solo organo eletto democraticamente dal popolo è il Parlamento, ma non ha poteri che possano competere con quelli della Commissione, che non è eletta direttamente

al limite del collaborazionismo, mentre quella contraria non ha ancora la piena forza d’imporsi. Ma i cittadini hanno capito ormai che questa mutazione si è sempre più rafforzata solo a garanzia di specifici interessi e a discapito dell’intera comunità. Non posso fare a meno di ricordare, in questa sede, il vergognoso e inaccettabile comportamento riservato alla Grecia e ai suoi cittadini perché è stato leso un principio irrinunciabile: se si accetta un Paese nell’Unione, è dovere tutelarlo fino in fondo,

I PADRI FONDATORI dalla volontà popolare, e degli organi tecnici creati e proliferati ad hoc al quale partecipano Premier, Ministri e loro sostituti che prendono decisioni senza interpellare i Parlamenti nazionali. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo permettere che questi poteri europei si impossessino definitivamente di ogni spazio decisionale e influenzino e determinino i nostri destini, solo perché la classe politica dei paesi membri si è rivelata troppo accondiscendente,

stata una scelta politica in un preciso contesto storico, mentre il suo mantenimento e sopravvivenza sono stati affidati invece a tecnicismi di convergenza sempre più automatici, in accordo con la BCE, estraniando gli stessi poteri politici nazionali dalla gestione che avrebbe potuto correggere le immancabili verifiche del tempo, con la conseguenza di aver esposto le popolazioni a sempre maggiori disagi. E’ emerso sempre più chiaramente che il disegno di dotare di una stessa moneta uno stesso mercato, secondo l’assioma “one

costi quel che costi, con tutta la solidarietà e mutualità possibile, senza mortificarlo e avvilirlo fino al suo depauperamento, magari al solo fine di salvaguardare interessi finanziari internazionali di parte.Proprio per questi motivi il sentimento verso l’Europa, maturato da sempre più cittadini, è ormai compromesso, perché quello che doveva essere l’elemento di maggiore coesione, l’euro, si è rivelato essere la sua maggior causa di divisione e di contrasto.

LA MONETA UNICA E IL FISCAL COMPACT market, one money”, si è rivelato essere solamente un accordo valutario di cambi fissi, dove nulla è stato fatto per supportare

realmente questa scelta. L’euro doveva essere lo stimolo iniziale per il complemento finale di una effettiva integrazione politica e non il


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al Parlamento europeo

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mezzo per poterla raggiungere. Alla prova dei fatti si è plasmato una sorta di OGM (Organismo Geneticamente Modificato), concepito in qualche laboratorio ubicato a Francoforte,ideale solo per fungere da volano alle operazioni finanziarie e non certo per svolgere la funzione di supporto all’economia reale delle imprese e delle famiglie. Nulla è stato fatto affinché si mutuassero le diverse esigenze determinate dalle differenze delle economie e strutture nazionali e dopo 22 anni di Maastricht, Bruxelles non è riuscita neanche ad uniformare aliquote IVA uguali

per stessi beni merceologici e servizi; come possiamo credere che ci sia una vera volontà di rapide unioni se neanche il gradino più basso, necessario per la libera circolazione dei beni e servizi, non è stato mai costruito? Nella pratica non esiste nell’ambito dei Paesi membri un effettivo mercato comune e non perché non si è realizzata la prima conditio nell’ottimizzare i due principali fattori produttivi indispensabili capitale e lavoro, ma perché le regole a supporto della moneta unica sono state esclusivamente utilizzate come mezzo coercitivo per estraniare sempre più i paesi dalle loro residue Sovranità. A chi fanno riferimento e a chi

rispondono coloro i quali hanno avocato a se questi poteri? Sono stati previsti sempre più “piloti automatici” che si sono surrogati alla mediazione politica, interrompendo il contributo essenziale dei cittadini nei processi decisionali, come ad esempio nel caso del Patto di Stabilità e Crescita, il c.d. Fiscal Compact, approvato sebbene in palese contrasto con i precedenti Trattati. Infatti come recita lo stesso Trattato sulla Stabilità all’art.2, “Le parti contraenti applicano e interpretano il presente Trattato conformemente ai Trattati su cui si fonda

Sono stati previsti sempre più“piloti automatici”che si sono surrogati alla mediazione politica, interrompendo il contributo essenziale dei cittadini nei processi decisionali

l’Unione Europea”, il cui concetto è ribadito nel comma successivo: “Il presente Trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i Trattati su si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea”. Pertanto il seguente art.3, n.1, lett.a) che prevede che “la posizione di bilancio della Pubblica Amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzo” è da ritenersi non conforme e non legittimo, in quanto il Trattato della UE firmato a Maastricht (TUE) all’art.104 c) prot.5,ribadito anche nelTrattato sul Funzionamento dell’Unione Europea di

Lisbona (TFUE) all’art.126 (ex 104), fissano invece al 3% il limite dell’indebitamento annuale. E’ stato pertanto violato il Trattato istitutivo della UE unitamente al TFUE che ne ribadisce al citato art.126 i limiti dell’indebitamento. E’ possibile che nessun giurista a disposizione di Bruxelles si sia accorto prima delle interpretazioni rigorosamente giuridiche del nostro prof. Giuseppe Guarino che ha denunciato questo palese contrasto? Si è imposto d’inserire nei dettami Costituzionali dei paesi dell’Unione il vincolo del pareggio di bilancio, per mezzo di un Trattato illegittimo e fortemente stridente con altri articoli e fondamenti


FocusON “SE QUESTA È EUROPA...” delle varie Carte Costituzionali nazionali. Anche l’applicazione ferrea del limite del 3% del rapporto fra deficit e PIL, pena sanzioni, è un arbitrio non supportato dai Trattati. Sempre nell’art.104 del TUE, ora art.126 del TFUE, stabilisce che il 3% può legittimamente essere superato se discende da fatto eccezionale e momentaneo, quindi non imputabile allo Stato, ma dovuto ad un obbligo al quale lo Stato non poteva sottrarsi. Quale circostanza eccezionale, valida per tutti gli Stati membri, più della depressione deflattiva a cui siamo stati condannati? Dei 204 paesi che compongono il Pianeta Terra, solo 17 adottano questo modello economico! Non a caso l’accentuazione della recessione è stata resa possibile proprio perché si è voluto affidare il mantenimento della costruzione

dell’area valutaria comune, all’utilizzo di un modello economico che non ha riscontri nella stessa letteratura economica. Esso prevede essenzialmente il rigore dei conti per mezzo del raggiungimento del pareggio di bilancio e la riduzione pianificata e sistematica dell’eccedenza dello stock del debito pubblico, rispetto al parametro del 60%, come presupposto per la crescita. Questo modello, applicato in periodo di conclamata recessione, ha immancabilmente prodotto deflazione, ulteriormente degenerata, in quanto gli Stati membri non sono potuti intervenire autonomamente con specifici piani di politica economica tarati secondo le proprie esigenze, costretti solamente ad inseguire e rispettare parametri aleatori e regole automatiche senza supporti scientifici

oncepita più come garante e guardiana della stabilità dei prezzi, cioè dell’inflazione, che per mansioni proprie di una vera Banca Centrale tesa a fornire risorse per la crescita, ha di fatto relegato i cittadini, con le tasse, e il sistema delle imprese al ruolo di esclusivi prestatori di ultima istanza. Ma il vero effetto

negativo di questa dissennata gestione economica è l’aver gettato i Paesi europei in conclamata deflazione, esponendoli ai noti pericoli conosciuti tristemente nel passato, generati dall’ossessivo perseguimento del contenimento dell’inflazione. Anche il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), nato a garanzia dei Paesi membri in temporanea difficoltà

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e validità giuridica. Vale la pena ricordare come la cosiddetta Troika, responsabile di questa conduzione economica, si sia basata anche sul noto studio “Growth in a time of debt” di Reinhard e Rogoff sui livelli d’insostenibilità dei debiti pubblici, rivelatosi inattendibile a posteriori per banali errori nel foglio di calcolo Excel, individuati grazie a uno studente ventunenne in economia. Per non parlare dei grossolani errori compiuti dal FMI, poi pubblicamente ammessi, nella determinazione del c.d. moltiplicatore fiscale per inesattezze nei calcoli delle formule econometriche. Anche in questo caso i Governi nazionali, ormai esautorati da qualsiasi potere decisionale nella propria politica economica adottata, non sono potuti intervenire neanche di fronte all’evidenza.

A Maastricht è stata concepita una convergenza verso una moneta diversa da quella che poi è stata realizzata di liquidità, è stato voluto per vincolare a precisi obblighi capestro a chi è costretto a doverne far uso. Un regolamento particolarmente penalizzante costringe alla rinuncia praticamente totale


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QUALE

SOLUZIONE?

della Sovranità del paese richiedente con la garanzia dell’asservimento dei propri asseti pubblici, assicurando inoltre l’impunità personale ai gestori della tutela. Non sono stati rispettati minimamente i principii di mutualità e di solidarietà, ma semplicemente si sono perseguiti regole contabili da curatore fallimentare con criteri medioevali di coercizione punitiva. Ma ci siamo mai chiesti perché questo sia potuto avvenire? A Maastricht è stata concepita una convergenza verso una moneta diversa da quella che poi è stata realizzata. Questa evoluzione è avvenuta successivamente in modo subdolo, senza che ci sia stata la consapevolezza, il consenso e l’approvazione né dei cittadini né dei Parlamenti nazionali. Sono stati attivati quei famosi meccanismi automatici, voluti da una oligarchia autoreferenziale che man mano conquistava il potere nei palazzi di Bruxelles, riuscendo a sottrarre alla gestione delle politiche dei Paesi membri, e pertanto al consenso democratico della Sovranità dei popoli, qualsiasi spazio di autonomia nella determinazione delle politiche economiche per il raggiungimento degli obiettivi di crescita.

unica via realmente perseguibile rimane pertanto quella di lasciare ai rispettivi Paesi la facoltà di poter mutare il proprio status di Paese “senza deroga” a Paese “con deroga”, secondo la definizione prevista dagli artt. 139 e 140 del TFUE e di poter tornare a conseguire in questo modo gli obiettivi di crescita, utilizzando autonomi strumenti di politica economica e monetaria con il pieno supporto delle proprie valute sganciate dagli attuali vincoli automatici dimostratisi privi, non solo di validità economica e giuridica, ma anche colpevoli di

aver interrotto il collegamento democratico essenziale e irrinunciabile nei processi decisionali fra cittadini e Istituzioni. Il tutto non esente dal massimo coordinamento fra Governi nazionali per massimizzare la segmentazione controllata dell’area euro e facendo salvi gli interessi comuni. Non confondiamo l’Unione Europea con l’Unione monetaria: per salvare l’Europa dobbiamo liberarci al più presto di questo euro, perché non vorremmo mai camminare sulle macerie di ciò che con immane fatica hanno costruito i nostri padri, ma garantire prosperità alle nostre generazioni future seguendo la strada della democrazia.

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Le famigerate Direttive CE Europee e dire ve che impongono la Marcatura CE sui prodo sono molte, una per ogni categoria e si trovano tu e in internet. Oltre a queste c’è la 2001/95/ CE che non richiede il marchio, ma prevede le stesse procedure di ges one e riguarda tu i prodo , può essere considerata “la madre di tuƩe le direƫve”. E’ stata recepita in Italia con il D.Lgs. n° 172 del 2004 sulla sicurezza dei prodo .

Prima nasce una dire va, poi dalla direƫva nascono le norme di prodoƩo, ma queste non si trovano in internet bensì le pubblica l’UNI o la CEI e si possono solo acquistare; sono numerosissime e riguardano le cose più strane, però chi costruisce qualcosa deve conoscere quelle che riguardano i suo prodo . Il rispe o di una norma comporta la presunzione di conformità alla dire va, ma non sempre le norme sono obbligatorie mentre il rispe o delle dire ve

BEFFA AL CIOCCOLATO di Stefano Squarcina

a Commissione, organo esecu vo dell’Unione Europea, approvò all’unanimità – (per l’Italia votarono all’epoca, Emma Bonino, commissario per la pesca, la poli ca dei consumatori e l’aiuto umanitario d’emergenza, e Mario Mon , commissario per il mercato unico) una dire va che consente di produrre cioccolato diminuendo del 5% il burro di cacao. Fino ad allora il cioccolato prodo o nell’Unione Europea conteneva il 35% di materia secca di cacao e il 19% di burro di cacao; dopo l’entrata in vigore della dire va, potrà contenere meno cacao e più

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addi vi vegetali. Una scelta che, approvata anche dal Consiglio dei ministri degli sta membri (è qui che si prendono le vere decisioni) e dal parlamento, ha un doppio effe o nega vo. Innanzitu o penalizza le esportazioni di cacao di mol paesi africani: si s mò infa una riduzione di almeno 100-120 mila tonnellate della domanda mondiale di cacao, con conseguenze disastrose per l’economia di Costa d’Avorio, Ghana, Camerun. E per i consumatori europei un cioccolato di minore qualità: esper del se ore concordano nel dire che il burro di karité, l’olio di palma, o l’illipé non possono degnamente sos tuire il cacao.

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è sempre dovuto. Le norme non si possono pubblicare, anche avendole, perchè sono coperte dal diriƩo d’autore. Esistono norme sui lavandini, sulle stufe a pellet, sui tubi di scarico dei fumi, sui cavalleƫ delle moto, sul disegno tecnico, sulla progeƩazione … In base ai principi del Nuovo Approccio non tuƩe le direƫve prevedono la Marcatura CE: alcune dire ve non prevedono la Marcatura CE, ma esigono la Dichiarazione di Conformità.

Tra le direttive più strane che si aggirano per l’Europa già da qualche anno, ce n’è una, voluta dalla Commissione europea, che coinvolge alcuni paesi africani produttori di cacao, i consumatori di cioccolato e anche i singoli stati che aderiscono all’Unione. Mentre le multinazionali ancora se la ridono.


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...sfatiamo un mito

UN GRANDE CLASSICO:

LA CURVATURA DELLE BANANE a legislazione europea in fatto di prodotti agricoli è la più famosa fonte di incredibili storie sull’assurdità di certa burocrazia che vorrebbe regolare fino agli aspetti più minuti della nostra spesa. La storia della curvatura delle banane è diventata forse la più famosa, una specie di leggenda sempre citata quando si vuole evocare un regolamento cavilloso e –spesso– inutile. Ma esiste davvero? In realtà, dal 2008 la Commissione Europea ha fatto marcia indietro, liberalizzando la vendita di 26 prodotti ortofrutticoli e abolendo gli standard comunitari di misura e dimensione così tento criticati. Un segnale di cambiamento e un modo per tagliare la burocrazia e abbassare i prezzi, con l’introduzione sul mercato di vegetali prima considerati non di prima scelta e scartati. L’idea era quella di garantire standard comuni in tutto il mercato europeo. Il risultato però era stato l’avvento in cucina e nel supermercato di righello e compasso, oltre che di una fiornete stampa sarcastica. Un esempio? Il Regolamento sulla misura delle banane verdi. Eccolo qui un estratto del vademecum della buona banana: “Il calibro è determinato: – dalla lunghezza del frutto, espressa in centimetri e misurata lungo la faccia convessa, dal punto in cui il peduncolo si inserisce sul cuscinetto fino all’apice; dal grado, cioe’ dallo spessore, espresso in millimetri, di una sezione trasversale del frutto praticata tra le facce laterali e nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all’asse longitudinale”(1 Regolamento n. 2257/94). La prima cosa che apprendiamo in base al regolamento è che le banane verdi devono essere verdi. Quindi: sode, sane, pulite, praticamente prive di sostanze estranee visibili (tutte le sostanze invisibili si facciano sotto), prive di odore e/o sapore estranei (bando alle banane che profumano e sanno di cozze), ma soprattutto prive di malformazioni e normalmente ricurve. Fino

a dove è lecito che una banana si curvi? Abbiamo cercato l’allegato o il comma che ci spiegasse la curvatura giusta, quella normale, ma stranamente, niente da fare. Ma quello che conta di una banana è il calibro, da questo dipende la sua classificazione EXTRA, I o II. Per misurarlo ecco le semplici regole da eseguire (anche a casa): “Il calibro è determinato: – dalla lunghezza del frutto, espressa in centimetri e misurata lungo la faccia convessa, dal punto in cui il peduncolo si inserisce sul cuscinetto fino all’apice; – dal grado, cioe’ dallo spessore, espresso in millimetri, di una sezione trasversale del frutto praticata tra le facce laterali e nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all’asse longitudinale. Il frutto di riferimento

che serve a misurare la lunghezza e il grado è il seguente: – il frutto mediano, situato sul lato esterno della mano; – il frutto che si trova accanto al taglio con cui è stata sezionata la mano, sul lato esterno del frammento di mano. La lunghezza minima e il grado minimo sono fissati rispettivamente a 14 cm e 27 mm.” Semplice, no? Non rimaneteci male se quelle che avete a disposizione non rientrano tra quelle extra, ma non prendiamoli troppo sul serio. Per fortuna la musica è cambiata, ma non si sa mai, la tentazione della burocrazia c’è sempre. E tocca a noi vigilare affinché ognuno di noi possa sempre scegliere la banana che preferisce. (fonte: http://www.savethechoice.it)

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TORRICELLA SICURA: IERI E OGGI

di Pietro Serrani

alla numerosa raccolta fotografica della pagina Facebook Torricella Sicura: ieri e oggi, nata oltre un anno fa, pubblichiamo delle cartoline d’epoca che evocano ricordi ed emozioni antiche. Ăˆ un piacere ricordare e cercare di riconoscere i

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luoghi in cui si è vissuto o semplicemente visitato, assaporando il sapore ormai desueto del focolare. Il confronto con i luoghi come sono oggi è spesso difficile eppure si trovano delle analogie. Guardando le cartoline si scopre, che poi in fondo “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

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D.E.F. - Documento Economico Finanziario

è stato introdotto nel 2011, precedentemente veniva denominato documento di programmazione economica e finanziaria: strumento necessario per pianificare gli obiettivi da traguardare per il governo nel breve-medio periodo. Documento atteso anche a livello europeo, vi è infatti una sorta di supervisione dell’Europa che esamina quali misure il Governo del paese membro, attuerà per non sforare il deficit. Spesso proprio per questo i governi tendono a fare delle stime ottimistiche, troppo, sulle misure indicate per trovare le coperture ai provvedimenti proposti. Infatti le crescite di PIL spesso prospettate nei DEF, non sono mai state rispecchiate dalla realtà. L’inconveniente è che il gettito fiscale preventivato sulla base della mancata crescita non si è tradotto in entrate di cassa.

Doveri, Economia... e buone intenzioni! a tanto attesa ripresa, il tanto atteso posto di lavoro, Il tanto atteso decreto, oramai viviamo nel paese delle attese o forse solo delle ottimistiche speranze che non vogliono morire, comunque tra un attesa e l’altra il DEF è entrato nella fase operativa . I soggetti coinvolti sono i datori di lavoro, che vengono chiamati a ricalcolare il prelievo effettuato in busta paga, vediamo a vantaggio di chi. Uno dei punti maggiormente attesi riguarda proprio i tanto sbandierato bonus di 80 euro. Il riconoscimento del credito avviene se vengono rispettate tre condizioni: tipologia reddituale; esistenza di un debito di imposta;

livello di reddito. I redditi che fanno sorgere il diritto al bonus sono quelli di lavoro dipendente, pensioni escluse, purchè vi sia l’esistenza di un debito di imposta a favore dell’Erario. E’ doveroso precisare che l’irpef a debito del lavoratore deve residuare applicando la sola detrazione fiscale prevista per reddito di lavoro dipendente. Ne consegue che tutti coloro che possiedono redditi sino a 8.000 euro, non riceveranno alcun aiuto, e vengono considerati ed enunciati incapienti. Ciò perché l’imposta prodotta dal reddito è totalmente assorbita dalla detrazione per lavoro dipendente spettante. Esempio (importi indicati a mero titolo esemplificativo): reddito da lavoro svolto tutto l’anno, 7.600

Il tanto

atteso

a cura di Daniela Palantrani

OMNIBUS

he cos’è il Def, Documento di Economia e Finanza? Chi sono gli incapienti? In quanti in questi giorni si sono posti queste fatidiche domande? Reso evidente dall’acronimo, il DEF è un documento che sta alle fondamenta del sistema economico e della finanza di una nazione, infatti, è un documento in cui vengono analizzati e stabiliti gli obiettivi economici e finanziari del potere esecutivo per i prossimi anni. Il DEF deve essere votato dal Parlamento entro il 30 giugno, e nei mesi precedenti il Governo lavora per trovare manovre di rilancio dell’economia, tagli delle spese e copertura dei vari provvedimenti adottati, il tutto rispettando però il patto di stabilità che impone un 3% di rapporto deficit/pil. Il DEF

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BONUS

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PdS Programma di Stabilità Analisi e tendenze della finanza pubblica PNR Programma Nazionale delle Riforme

D.E.F. - Documento Economico Finanziario

Il DEF si compone di 3 macro sezioni:

le il verificarsi del caso in cui chi non paga imposte percepisca comunque il bonus. Questo si potrebbe avere quando “ l’incapienza ” venga determinata non già dall’applicazione di detrazioni di lavoro dipendente ma da ulteriori detrazioni quali ad esempio quella per famigliari a carico. Il decreto prevede che il credito transiti in busta paga «ripartendolo fra le retribuzioni erogate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, a partire dal primo periodo di paga utile». Poiché il decreto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il giorno 27 aprile, per un datore di lavoro che corrisponde le retribuzioni nei primi giorni del mese successivo il «primo periodo di paga utile» è aprile.Va da sé che la norma diventa impossibile da rispettare in tempi così brevi. E’ realistico pensare che il bonus inizierà ad essere applicato e pagato nella busta paga del mese di maggio. Il decreto prevede che il bonus pari a 640 euro per il 2014, corrispondente a 53,33 (rapportato a 12 mesi di lavoro nell’anno), sia erogato per intero a chi ha un reddito compreso tra 8.000,01 e 24.000,00 euro. Se il reddito supera i 24.000,00 euro ma non i 26.000,00, è previsto una scostamento che si ottiene mediante l’applicazione della seguente formula: 640 x (26.000 - reddito) : 2000. PrimaPagina 47 - Maggio 2014

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euro; imposta lorda 1.750 euro; detrazione per lavoro dipendente spettante 1.890 euro; imposta dovuta: zero. Il Presidente del Consiglio Renzi, in merito ha però precisato che un prossimo intervento dovrebbe includere tra i beneficiarti anche gli incapienti, i pensionati e i titolari di partita IVA. E’ possibi-

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D.E.F. - Documento Economico Finanziario

BONUS anche ai [neo]disoccupati a diritto alla corresponsione del bonus anche chi, purtroppo, ha perso il lavoro prima di maggio: potrà recuperarlo nella dichiarazione dei redditi del 2015 (730 o Unico). Stessa metodica di recupero anche per colf e badanti regolarmente assunte (le famiglie non pagano il bonus in quanto non sono sostituti d’imposta). Le modalità “tecni-

che” saranno poi definite nel momento in cui verranno pubblicati i modelli per il prossimo anno. Tra i principali chiarimenti enunciati nella circolare 8/E/2014 dell’agenzia delle Entrate sul bonus introdotto dal decreto Renzi , vi è la precisazione che nel calcolo per l’ammissione al bonus il reddito complessivo non deve tener conto del reddito relativo all’abitazione principale e alle relative pertinenze.

Il rinvio a giugno può

ealisticamente il bonus sarà pagato, speriamo, con lo stipendio che arriverà a fine maggio. Però «solo nella particolare ipotesi in cui ciò non sia possibile per ragioni esclusivamente tecniche legate alle procedure di pagamento delle retribuzioni - si legge nella circolare - i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni erogate nel successivo mese di giugno». Naturalmente ferma restando la ripartizione dell’intero credito spettante tra tutte le retribuzioni di quest’anno.

avvenire solo per

a cura di Daniela Palantrani

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L’AGENZIA DELLE ENTRATE CHIARISCE:

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DIFESA, MENO F35

Ma l’America starà a guardare? e misure di contenimento della spesa riguardanti il Ministero della Ddifesa concernono il personale, infrastrutture e la spesa per armamenti. In merito al patrimonio immobiliare si prevede la vendita di beni demaniali non più utilizzati per fini istituzionali. Valutazione e vendita andranno eseguite in tempi brevi. E’ stata istituita una speciale commissione che dovrà procedere rapidamente in questa direzione ed è formata da esperti del Ministero e del Demanio, guidata dal gen. Antonio Caporotundo, Vice Ispettore Infrastrutture dell’Esercito che opererà alle dirette dipendenze del Ministro della difesa, come punto di riferimento per Enti e Istituzioni interessati al patrimonio immobiliare della Difesa. La Ministra definendo il nuovo piano di spesa ha utilizzato i verbi “ripensare, rivedere e ridurre, anche i grandi programmi”. Il D.L.

66 prevede per la Difesa, al pari delle altre Amministrazioni centrali, la riduzione degli stipendi dei propri dirigenti, il taglio delle auto blu, la riduzione dei centri di costo e degli spazi di lavoro per i dipendenti. Il sindacato del lavoratori civili della Difesa a tal proposito lamenta che non sarebbero stati apportati tagli “alla famosa ‘ausiliaria’ che, come ha ricordato l’on. Artini nel suo intervento sul DEF, da sola consentirebbe nel 2015 un risparmio di circa 420 milioni di euro, pari all’impegno finanziario previsto per gli F35”. Ma la situazione è ben più intricata di quel che trapela, infatti lo stesso presidente Obama, nel corso della sua recente visita in Italia ha fatto notare come la “libertà non è gratis”, definendo “inaccettabile che la spesa militare americana per la Nato assorba oltre il 3% del Pil mentre quella europea si ferma all’1%” . Si potrà tagliare e risparmiare senza ‘ingerenze’ USA?

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ATTENTI A... Il decreto legge è stato pubblicato il 27 aprile 2014 in Gazzetta ufficiale. Di conseguenza, in base a quanto previsto dalla norma, per i datori di lavoro che pagano gli stipendi all’inizio del mese successivo il bonus dovrebbe essere applicato già in aprile

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Il ritorno “dell’extraterrestre”.

Aspettando il...

EUGENIO FINARDI di Chiara Santarelli

ono passati 25 anni da quando Eugenio Finardi, celebre cantautore e artista italiano, recitava in una canzone “mi sento come Willy il coyote, che cade ma non molla mai” e 15 anni sono trascorsi dall’ultima pubblicazione di inediti in italiano. Come Willy, Finardi è tornato con un nuovo album intitolato “Fibrillante”, uscito a febbraio scorso e realizzato in collaborazione con il cantautore Max Casacci, del gruppo musicale “Subsonica”. Un titolo vivace per descrivere un sound nuovo e molto più ritmato, che ci restituisce un Finardi come l’abbiamo conosciuto, con l’indignazione potente e sfacciata degli anni settanta; 15 anni

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Credo che stiamo vivendo un brutto momento storico, un momento estremamente reazionario.Questa crisi dovuta alle distorsioni del liberismo sfrenato, questa ideologia diventata devastante il cui risultato è dolore, povertà e sofferenza

di sperimentazioni musicali, dal fado al rock, alla musica classica contemporanea (Accadueo,1998) fino al blues, un vestito vibrante e nuovo, per il nostro “extraterrestre” preferito. In attesa della sua partecipazione all’evento teramano del 06 giugno 2014, gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo mondo e la sua musica: Maestro, con “Palloncino rosso” nasce un rocker dalla forte personalità, con linguaggio italiano e ritmo americano, una forza di contestazione che da tanti è stata condivisa e da molti purtroppo incompresa, non posso non chiederle quale visione ha dell’ attuale momento storico e dei giovani che ne fanno parte. “Credo che stiamo


vivendo un brutto momento storico, un momento estremamente reazionario. Questa crisi dovuta alle distorsioni del liberismo sfrenato, questa ideologia diventata devastante, il cui risultato è dolore, povertà e sofferenza, che tante famiglie condividono, è una situazione terribile, inimmaginabile per chi ha vissuto la propria giovinezza negli anni 60 e 70 in cui si pensava che il futuro sarebbe stato unicamente progresso.” La sua maturità artistica viene fatta coincidere dalla critica con la sua paternità, condivide questo punto di vista? “Mah, io credo di aver fatto delle cose molto belle negli anni ’70 quando ancora non ero padre, ma sicuramente la paternità ha cambiato la mia creatività, mi ha fatto approfondire alcuni temi, mi ha distolto da altri. E’ stato il momento più importante della mia vita, però credo che la maturità artistica in senso stretto sia stata raggiunta prima”. “Come Savonarola” , uno dei nuovi brani del suo ultimo album, può essere inteso come un nuovo “manifesto sociale”? “Si, direi che questo ultimo disco è un’esortazione a svegliarsi , ad indignarsi, perché sembra che i media e la politica degli ultimi vent’anni ci abbiano tolto il senso critico. Poi ci sarebbe da riflettere quanto ci dicono che il liberismo sia necessario, quando in realtà secondo me può cambiare, come tante altre cose. Dovremmo tornare a mettere l’umano al centro delle nostre attività anziché il guadagno. Stiamo vivendo un epoca di distorsioni e bassezze sociali. Fibrillante è un disco di lotta, di impegno, come se ne facevano negli anni settanta”. Che emozioni nascono dall’attesa di questo disco? “E’ stato eccitante fare questo disco insieme alla mia band, a Max Casacci, Manuel Agnelli. E’ un disco collettivo, un’esperienza molto , molto bella! Chiaramente l’attesa è stata “a fiato sospeso”, fatta di aspettative che non sono state deluse. Il disco è stato ben ricevuto ed ha avuto ottime recensioni”. Quanto ha contribuito l’esperienza del teatro alla creazione di Finardi Bluesman? “Direi che è il contrario, l’esperienza di Finardi bluesman mi ha portato al teatro. Bluesman lo sono sempre stato; ho cominciato all’età di 13 anni a cantare blues, per poi dedi-

carmi alla scrittura di testi in italiano, è sempre stato parte di me, ma una volta avviata la produzione di canzoni italiane, il blues è diventata un po’ la mia musica segreta, fino ad avere la possibilità di consumare questo amore, nel 2005 con “Animo Blues”, ben ricevuto dal pubblico e che mi ha fatto sperimentare altre novità, altri progetti tra cui il teatro”. Come ha vissuto l’esperienza teatrale? “Ormai non sono più un artista che fa solo musica, dialogo con il pubblico, comunico, mi piace guardare negli occhi la gente e raccontare. Ho una vita

abbastanza lunga e divertente, la gente apprezza molto anche la parte dialogata dello spettacolo. Sono un artista a tutto tondo, ed anche un uomo che ama raccontare e documentare in ogni forma d’arte il periodo storico che ha vissuto”. In un’intervista recente parlava del proprio lato femminile, ciò che le ha permesso di “sentire” le donne: cosa apporta alla sua musica questo lato di sé? “Credo che ci siano molti cantautori come me, che sono stati in grado di raccontare le donne, di cantare la realtà femminile, e credo

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Quello di ieri è un Finardi personaggio, immaginato, un uomo contestatario, più categorico; oggi Finardi è l’uomo di ieri, agguerrito e riflessivo, più sperimentale, ma con la stessa anima che questa sia una grande ricchezza. Soprattutto essere sicuri della propria mascolinità (ride) porta ad accettare anche il lato femminile di ognuno: come le donne hanno un lato maschile, anche gli uomini hanno un lato femminile

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e accettarlo significa accettare anche una sensibilità più rara, più istintiva”. Questa sensibilità che la porta a raccontare così accuratamente le donne, pensa abbia influito sulla sua carriera artistica? “Sicuramente si, mi ha permesso di scrivere a persone che si sono riconosciute in quello che cantavo, donne che mi hanno aperto la loro anima”. Chi è il Finardi degli anni ’70, chi è il Finardi di oggi? “Quello di ieri è un Finardi personaggio, immaginato, un uomo contestatario, più categorico; oggi Finardi è l’uomo di ieri, agguerrito e riflessivo, più sperimentale, ma con la stessa anima! Poi ognuno ha la propria linea, ho scritto anche canzoni dolcissime, canzoni arrabbiate, ironiche, canzoni filosofiche; il Finardi che la maggior parte della gente conosce è il Finardi arrabbiato, ma oggi c’è anche l’uomo sensibile, più dolce”. Alla Fanteria di Milano è stato accompagnato da sua nipote, la violoncellista Federica Finar-

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di, cosa ha provato a condividere con lei il palco? “Mia nipote è un’ottima violoncellista, capace di improvvisare e seguire senza spartito; sul palco per me è una musicista come gli altri ma è stato molto bello condividere lo spazio musicale con lei.” Dopo “Tu lo chiami Dio” e “ E se Dio fosse uno di noi”, che rapporto ha Eugenio Finardi con la fede? “Credo molto nella spiritualità, la ritengo una grande parte dell’uomo, anche se non sono cattolico. Sono legato a sentimenti come la spiritualità, la grazia, la trascendenza; sono sentimenti che condivido, che cerco, che mi arricchiscono tanto, ma la fede non è uno di questi, non credo che questo vastissimo universo nel quale viviamo sia stato creato da un essere senziente”. Un uomo ancora pervaso di fervore contestativo, che ha molto da dire sulla società, sull’odierno medioevo e da riscoprire, artisticamente, in tutte le sue sfaccettature: il “fibrillante” Eugenio Finardi.


20 anni di MODENA CITY RAMBLERS

That’s all

FOLK!

di Chiara Santarelli

asceva vent’anni fa, nel cuore dell’Emilia, una band, e un’amicizia fatta di prove, di demo, di concerti: la folk band “Modena City Ramblers”, gruppo musicale che ha segnato la storia della musica italiana, con il loro tono politically (in)correct , graffiante e umano; hanno dato voce a tante problematiche sociali : dalla mafia, alla prostituzione, alle riflessioni spirituali, sono stati menestrelli della storia d’Italia, musicandola in tutto il mondo. Oggi i Modena City Ramblers festeggiano i vent’anni di carriera regalando al pubblico il loro “20 Tour”, con una serie di concerti iniziati il 15 marzo a Bologna e con, a breve, una tappa a Teramo! A Davide “Dudu” Morandi, voce del gruppo , il compito di ripercorrere la carriera della band, dal primo album edito nel 1994, “Riportando tutto a casa”, fino ad oggi. In vent’anni di carriera come sono cresciuti i Modena City Ramblers? “In questi anni non siamo solo cresciuti, siamo cambiati, maturati. In questi vent’anni sono successe molte cose, molti cambiamenti sul palco e all’interno della band, ma progetti ed ideali sono rimasti gli stessi! Siamo ancora come vent’anni fa, sulle strade, a girare l’Italia, a portare le nostri canzoni e la nostra musica. Sono stati anni di esperienze che hanno arricchito il nostro modo di fare musica.” Quali sono stati secondo lei i momenti determinanti per la vostra musica? “Penso siano stati di grande importanza i viaggi, le esperienze dirette con le persone, sia in Italia, toccando realtà che sono diventate il corpo delle nostre canzoni (lotta alla mafia per esempio) che in giro per il mondo, in Palestina, in sud America, in sud Africa, nei Balcani... il contatto diretto con

ciò che ci circonda è anche ciò che ci anima nel continuare a scrivere e a fare musica. Definirei un circolo virtuoso l’andare in giro a suonare e poi riportare a casa nuovo materiale per la nostra musica, è uno stimolo ad andare avanti”. Quali saranno gli elementi nuovi all’interno dei concerti di “Tour 20”? “E’ un tour che celebra non solo i nostri vent’anni di canzoni, ma anche il nostro essere una band, quindi abbiamo voluto strutturarlo in modo singolare rispetto alle trascorse esperienze: sarà diviso in tre momenti musicali; un primo molto rock, molto muscolare; una parte centrale più acustica, più riflessiva, mentre la parte finale più “combat folk”, che riflette la produzione principale della nostra carriera”. Quali sono le prime considerazioni a tour iniziato? “Siamo contenti, sicuramente soddisfatti da come il pubblico ha accolto questo “compleanno”. Noi ci divertiamo molto a suonarlo, a proporlo; per noi è importante trasmettere le nostre emozioni

al pubblico e penso che sia per questo che la gente si diverte insieme a noi ai nostri concerti. Il tour proseguirà fino a settembre e speriamo continui ad essere apprezzato; speriamo possa essere una bella estate di concerti sia per noi che per il pubblico di fan che ci segue”. Come vivete l’uscita di un nuovo album? “C’è molta preoccupazione, curiamo ogni aspetto di un’uscita: dalla grafica alla parte musicale, la saggistica del testo; siamo molto maniacali nella cura e seguiamo tutto il processo produttivo. Ovvio che a lavoro finito, quando si ha tra le mani il risultato del proprio lavoro, la gioia è tanta, l’emozione è palpabile. Ogni disco ha una sua storia, una sua emozione. Ad oggi ancora ricordiamo ognuna di esse, e per fortuna che è così! Provare ancora qualcosa quando si incide o semplicemente quando si sale sul palco, ti permette di essere responsabile nei confronti di chi ascolta e cosciente di poter lavorare ancora sodo, e migliorare la propria musica”.

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LE “COSE BELLE” DI FILIPPO GRAZIANI “Le cose belle non sono tangibili; sono le sensazioni, le promesse, le aspettative per un futuro roseo e per l’esaudimento dei desideri. Quando esse non si realizzano, o non vengono mantenute, quando si viene delusi possono far male“

di Adele Di Feliciantonio

egue le orme del suo grande papà Ivan, compianto artista italiano, Filippo Graziani, giovane interprete e cantautore, che vanta con orgoglio le sue origini teramane nel panorama musicale nazionale. Ascoltarlo cantare con il carisma e la voce che assomiglia molto a quella del genitore, maestro di vita e di musica, suscita emozioni forti, e parlare con lui dei ricordi legati alla sua famiglia, dei progetti per il futuro e dell’attaccamento all’Abruzzo è davvero emozionante. Questa giovane promessa, non solo bravo e preparato, ma profondo e intelligente, ha respirato musica fin dalla nascita. Filippo Graziani quando ha deciso di diventare un cantante? In realtà non l’ho deciso; è stata una scelta maturata da sola e con il tempo. Fondamentale per la mia formazione è stato crescere in un ambiente di artisti e canzoni perché hai la possibilità di capire, discutere, respirare, amare la musica. Spero davvero di poter fare questo lavoro per sempre e di farlo al meglio. Lei è un cantautore; dove trae l’ispirazione per comporre i suoi versi? Osservo la vita reale; vedo, percepisco, scrivo. La natura, poi, è la mia principale musa e in questo la mia terra

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d’origine, l’Abruzzo, con la sua montagna e i suoi paesaggi sono un’ottima fonte di ispirazione. Anche lei come molti suoi coetanei ha avuto una parentesi americana; quanto le è servita? E cosa dà l’estero ai giovani? Trasferirmi per un periodo a New York, esibirmi nel locali, mi è servito tantissimo perché mi ha dato un punto di vista e degli stimoli nuovi. Lo consiglio a tutti; la musica è universale, ma lì cambia il modo di fruirla e questo costituisce un valore aggiunto. Poi, però, è tornato in Italia per il tour “ Viaggi e intemperie”, omaggio alla produzione di suo padre. Cosa ha significato per lei? E’ stata un’esperienza unica ed emozionante dal punto di vista musicale perché ho conosciuto tutto il repertorio di papà e l’ho amato e soprattutto dal punto di vista affettivo. Quest’anno ha avuto la consacrazione del grande pubblico partecipando a Sanremo. Cosa ha provato? Sanremo è una vetrina importante che mi ha permesso di emanciparmi e di conoscere un universo musicale diverso. Sicuramente è un punto di partenza per nuove esperienze. La sua canzone “Le cose belle” che poi è anche il titolo dell’album e del tour parla di promesse, disillusione, poche certezze, generazione


a spasso, bastonate, consumismo. Ma la nostra è davvero una “generazione in crisi”? Basta guardarsi intorno e si percepisce tutto questo. Ci sono molti problemi pratici legati al lavoro e alla disoccupazione, ma anche una crisi valoriale e identitaria. E l’universo materiale e quello emotivo sono in stretta connessione: l’uno scaturisce dall’altro e influenza l’altro. E così si genera incomunicabilità e apatia, mancanza di stimoli e paura di guardarsi dentro. Quali sono per Filippo le “cose belle” e perché esse , a volte, fanno male? Le cose belle non sono tangibili; sono le sensazioni, le promesse, le aspettative per un futuro roseo e per

Negli ultimi anni ho scoperto molto la mia “abruzzesità”. In fondo penso di aver riscoperto cose che sono dentro di me da sempre”

l’esaudimento dei desideri. Quando esse non si realizzano, o non vengono mantenute, quando si viene delusi possono far male. E noi giovani, fin da piccoli, siamo cresciuti con l’illusione delle cose belle, con la promessa di un futuro di realizzazione che non è mai arrivato. Il suo tour è iniziato a Pescara; nella sua canzone san-

remese cita il Gran Sasso; quanto Filippo si sente legato alle sue origini teramane? Tantissimo, soprattutto negli ultimi anni ho scoperto molto la mia “abruzzesità”. Frequento assiduamente la terra delle mie origini, ho tanti amici e attraverso i concerti ho visitato posti e paesi ritrovando sapori, odori, ricordi di quando ero piccolo. In fondo penso di aver riscoperto cose che sono dentro di me da sempre. Pensa che Teramo abbia adeguatamente onorato la memoria di suo padre? Assolutamente sì. Una riconoscenza estrema che si manifesta nel calore della gente, nel tutto esaurito ai concerti. La mia famiglia è molto amata e io mi sento bene, acclamato, accettato, mi sento a casa mia. Qual è il ricordo più bello legato alla sua infanzia in Abruzzo? E’ legato ai miei nonni paterni che abitavano a Campo della Fiera, ma anche alla casa al mare a Giulianova. E questo mi evoca un pensiero triste, di un incidente grave, proprio nella località costiera, che mi ha visto protagonista da piccolo. L’Abruzzo rappresenta le mie origini, quelle di mio padre che mi ha dato la vita; è una parte di me e il superamento di quel brutto episodio mi ha fatto nascere due volte.

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L’atleta, medaglia d’oro alle olimpia

IL “MOVIM di Clementina Berardocco

n personaggio d’eccezione a Teramo: Igor Cassina, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene 2004 nella ginnastica, il 29 marzo scorso ha incontrato gli studenti del Liceo Scientifico “Albert Einstein” e ha avuto con essi un dialogo sulla tematica “Protagonisti del cambiamento” con il Presidente Regionale e Provinciale del Centro Sportivo Italiano di Teramo Angelo De Marcellis,. Tale iniziativa si inserisce in una serie di incontri riguardanti la cultura e l’etica sportiva, programmata dal CSI in occasione dei 70 anni dalla fondazione. Dopo il ritiro dall’agonistica (avvenuto nel 2011), il pluricampione (15 medaglie conseguite in competizioni internazionali), oltre essere allenatore della società Pro Carate (MB), è oggi la voce tecnica della RAI che commenta le competizioni ginniche. Mentre lui risponde alle sollecitazioni dell’intervistatore, mi sorprendo ad osservare i ragazzi presenti e noto come siano “rapiti” da questo giovane atleta che emana un’energia vitale. Come è nata la tua passione per questa disciplina? All’età di 5 anni ho praticato il judo, non volevo però, mettere il kimono e ho seguito le orme di mia sorella Mara che già praticava la ginnastica artistica. Mi è piaciuta da subito e mi sono avvicinato a questo bellissimo sport, dando spazio a tutte le mie emozioni e alla mia vivacità, facendo capriole e stando in un ambiente sereno con tanti altri miei coetanei. Poi ho proseguito fino tre anni fa. Chi è stato determinante per la tua formazione sportiva? Le persone più

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adi di Atene, ha incontrato i ragazzi del Liceo Scientifico Einstein

MENTO CASSINA” importanti per la mia crescita sono state sicuramente la mia famiglia: i miei genitori mi hanno sempre sostenuto e mai forzato a fare nulla, senza di loro non avrei mai potuto arrivare al conseguimento del mio più grande sogno e indubbiamente e tecnicamente parlando il ruolo dei miei allenatori è stato fondamentale. Qual è l’arma vincente per ottenere i tuoi risultati? E’ la forte passione che

Il “movimento Cassina” è la difficoltà più alta che si può presentare nella specialità della Sbarra: dopo diversi anni, solo alcuni atleti riescono a realizzarlo

realizzarlo ed esso ha dato la possibilità di arricchire il contenuto delle difficoltà e del punteggio di partenza all’interno del proprio esercizio. Per me è stata fonte di grande soddisfazione! Cosa pensi dello stato di salute dello sport italiano, cosa cambieresti del sistema? Ritengo che lo Sport in Italia goda di buona salute, nonostante le varie problematiche che stiamo vivendo. Per essere ancora più competitivi con le grandi Super-Potenze, avremmo bisogno solamente di più strutture all’avanguardia per permettere ai giovani di crescere nel migliore dei modi, senza dover sperare che all’apice possano arrivare solo atleti di talento particolare, cresciuti come spesso accade, in strutture non all’altezza per una preparazione di alto livello. Hai dichiarato che la tua famiglia ti ha trasmesso valori importanti quali il rigore, il senso del sacrificio, il valore delle regole, il rispetto per

l’altro. Quale messaggio potresti inviare a quei ragazzi che si cimentano nell’attività sportiva agonistica? La mia famiglia mi ha trasmesso valori basilari e fondamentali come rispetto, disciplina, l’importanza di seguire le regole. Ai ragazzi consiglio di praticare lo Sport, inizialmente, senza avere il pensiero di diventare a tutti i costi un campione. L’aspetto principale è crescere attraverso lo Sport, per imparare a stare con un gruppo e a relazionarsi con lealtà. Lo Sport ti permette di seguire un corretto stile di vita, ti offre la possibilità di condividere gioie e forti emozioni, aiutandosi e raggiungendo così dei grandi obiettivi che non sono “vincere le Olimpiadi” ma sono la grande soddisfazione di aver fatto del nostro meglio, per qualcosa che ci rende felici. In occasione dei 70 anni del CSI, Papa Francesco ha invitato tutti gli sportivi in piazza San Pietro, il 7 giugno prossimo. Papa Francesco, autore di una metamorfosi e non solo nella Chiesa: cosa pensi di lui e della sua “rivoluzione”? Sarai anche tu in Piazza? Papa Francesco ha un carisma e una sensibilità unica: è pieno di grande umiltà e si relaziona con tutti nello stesso modo, evidenziando grande umanità, purezza e sincerità. Questa società ha bisogno di questo Papa che sta facendo riscoprire anche a chi ha smarrito la fede, quanto è più bello e piacevole fare qualcosa di buono per il prossimo e per chi è in una condizione di sofferenza. Ho ricevuto l’invito a partecipare all’evento direttamente del Presidente Nazionale del CSI, Massimo Achini, e quindi sarò di certo presente a Roma, per la grande Festa del CSI e sarò felice e lusingato di poter vedere il Pontefice di persona!

ci spinge a mettercela tutta, nonostante le difficoltà e le varie avversità, il raggiungimento dei propri obiettivi si realizza con costanza e determinazione arrivando così al proprio limite sulla base sempre del motore della vita che identifico nella Passione. Dal 2001 il “movimento Cassina” è entrato nel codice internazionale della ginnastica. Quale cambiamento ha apportato nella disciplina? Il “movimento Cassina” è la difficoltà più alta che si può presentare nella specialità della Sbarra: dopo diversi anni da quando l’ho presentato, solo alcuni atleti riescono a PrimaPagina 47 - Maggio 2014

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Per scongiurare incidenti dovuti alla scarsa preparazione

LA SUPERFICIALITÀ SI

DOVREBBE “PAGARE” di Paolo De Luca Maestro di Sci

li incidenti di montagna sono in aumento. Perché è aumentato il flusso di quelli che desiderano praticare escursioni e arrampicate sia in inverno che in estate,affascinati dalle alte quote. Nella maggior parte dei casi si tratta di superficialità e scarsa preparazione. Infatti, molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti e alpinisti facessero più’ attenzione alle indispensabili norme di sicurezza. Spesso però accade che si trovino in difficoltà perché affrontano un sentiero al di sopra delle loro capacità. Quali sono, allora, le precauzioni da adottare per evitare incidenti in montagna? Fondamentale è scegliere l’itinerario, in base alla propria preparazione fisica e tecnica; importante è consultare i bollettini meteo considerando che in montagna le condizioni del tempo possono cambiare in pochi minuti, come ad esempio accade sul Gran Sasso data la particolare vicinanza ai due mari. Abbiglia-

Amioavviso, si potrebbemodificarela Legge363/2003sulle normedisicurezza ediprevenzione infortuniper lo sci didiscesae fondo, estendendola anche alloscialpinismo, all’escursionismo

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mento ed equipaggiamento devono essere adeguati alla difficoltà e durata dell’escursione. Nello zaino non deve mai mancare l’occorrente per le situazioni di emergenza nella pratica di ogni attività in ambiente naturale innevato: telo termico, lampada frontale, Kit di primo soccorso, telefonino cellulare -Gps- e pala, sonda, Artva (apparecchio di ricerca dei travolti in valanga). Utile, per il corretto funzionamento degli strumenti elettronici, è il controllo periodico delle batterie e l’utilizzo di tipi ad alta capacità. E’ preferibile non avventurarsi da soli. Consigli a parte, davanti all’impennata di incidenti in montagna, da più fronti si invoca una Legge, perché attualmente non esiste una normativa che disciplini norme di sicurezza specifiche per lo sciatore-alpinista, l’escursionista e più precisamente per gli sport di avventura. A mio avviso, si potrebbe modificare la Legge 363/2003 sulle norme di sicurezza e di prevenzione infortuni per lo sci di discesa e fondo, estendendola anche allo sci alpinismo, all’escursionismo . Così come nell’attuale Legge si stabiliscono precise regole sulle piste di sci, anche nel caso di escursioni e arrampicate in montagna è necessario fissare regole più stringenti. Un valido deterrente per limitare (se non cancellare) le imprudenze in montagna potrebbe essere il far pagare per intero al cittadino le operazioni di salvataggio in montagna. Infatti, le operazioni di soccorso alpino, oltre ad impegnare decine e decine di uomini e mezzi, in Italia sono un costo imputato per intero alla collettività. Per riflettere, basti pensare che un minuto di volo di un elicottero medicalizzato può arrivare a costare an-

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che 200 euro. Cifre inferiori, ma di tutto rispetto, per le operazioni di soccorso con elicottero non medicalizzato o a piedi. In Austria e Slovenia, che dal confine Italiano distano pochi chilometri in linea d’aria, il costo del soccorso è a totale carico del cittadino in emergenza. Così, un escursionista o alpinista ci penserà bene prima di avventurarsi senza la necessaria preparazione e finalmente gli incidenti si dimezzerebbero, si salverebbero tante vite umane e si risparmierebbero così tanti soldi pubblici che, a mio avviso, potrebbero essere utilizzati per l’acquisto di nuove apparecchiature elettromedicali da


destinare agli ospedali. Da ultimo, ma non meno importante è da dire che molti di questi signori che vanno in montagna per divertirsi, in caso di incidente, mettono a rischio la vita dei soccorritori oltre naturalmente alla loro. In Italia ci sono regioni dove il soccorso alpino si paga, come in Trentino Alto Adige, Veneto, Val d’Aosta, dove il cittadino in emergenza paga una sorta di ticket per ogni chiamata di soccorso invece del costo dell’intero salvataggio. E in Abruzzo? La Legge Regionale n.1 del 10.01.2011 stabilisce che il soccorso non sanitario è a pagamento. Tuttavia, questa Legge, non si sa per quale motivo, ancora non viene applicata. Ma questo fattore non dovrebbe essere motivazione per lasciarsi andare ad atteggiamenti imprudenti e irrazionali, come purtroppo, spesso accade. Durante la mia attività in montagna, mi è capitato spesso di assistere a scene curiose di gente in difficoltà. Ne ricordo una in particolare che merita di essere raccontata perché mi ha fatto capire -una volta per tutte - che le operazioni di Soccorso Alpino, devono essere fatte pagare per intero al cittadino in emergenza: in una bella giornata di sole, ero con un mio amico medico sulla cresta Ovest che dalla cima più elevata del massiccio del Gran Sasso, la vetta occidentale del Corno Grande (2912 m s.l.m.) scende alla Sella del Brecciaio (2506 m s.l.m.) quan-

Durante la mia attività in montagna,miè capitato spesso di assistere a scene curiose digente in difficoltà

do, in un punto molto esposto e difficile, incrociamo una coppia. Lei in evidente difficoltà, con una decadenza fisica significativa, piangeva e per paura non voleva andare più avanti né indietro. Ci siamo subito fermati per prestare aiuto , ma la persona che era con lei ci disse: ” Grazie, non abbiamo bisogno di nulla; tra poco - se la mia compagna riprende a salire va bene, sennò chiamo l’elicottero, la viene a prendere e la porta al piazzale dove abbiamo l’auto parcheggiata. Tanto è tutto gratis…così approfittiamo per fare un bel giro e vedere il Gran Sasso dall’alto”. Già, un bel giro panoramico a spese della collettività.

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LA BICICLETTA A PEDALATA ASSISTITA ra andare in bicicletta è più che mai divertente grazie alla pedalata assistita da motore elettrico, e fatica addio! Questi modelli, infatti, non prevedono nessuna preparazione fisica e nessun tipo di allenamento e permettono di affrontare circuiti urbani o extraurbani senza fatica e sforzi. Andare a fare la spesa, andare a passeggio con i figli o i nipoti, andare al lavoro, compiere tragitti considerati troppo lunghi e impegnativi

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ora è possibile con un mezzo pratico, veloce e per niente inquinante. L’aggiunta di una batteria e un motore elettrico che trasforma un classico del trasporto in un mezzo di locomozione rapido e moderno. Ciò rende la pedalata più morbida, come se si avesse qualcuno alle spalle che spinge, il motore si spegne automaticamente quando si smette di pedalare e quando si frena. Nessun comando, nessun bottone, solo pedali e motore. Massima libertà quindi e praticità.

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Il motore elettrico alimentato a corrente continua con una tensione tra i 12 e 48 Volt è alimentato da batterie ed ha un’autonomia tra i 50 e i 90 chilometri di percorrenza. Autonomia che varia da fattori diversi quali peso del ciclista, tipo di asfalto, carica iniziale e tipo di percorso. Tra le varie tipologie di batterie spesso vengono preferite quelle agli ioni di Litio, leggere, durevoli nel tempo, di dimensioni ridotte e con l’autonomia maggiore sul mercato.


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“PrimaPagina “Prima Pagina”” il Legale

L’affidamento dei

minori

di Gianfranco Puca avvocato e mediatore professionista

n recente fatto di cronaca relativo alla vicenda di una bambina nata in conseguenza di uno stupro compiuto da un sacerdote su una suora, successivamente data in affidamento per circa due anni a una coppia di coniugi e che ora dovrà tornare con la sua madre naturale a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione - porta all’attenzione la tematica dell’affido temporaneo, nonché dei diritti biologici dei genitori naturali. La legge 184/83 (disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori) stabilisce che il

minore ha diritto di essere educato nell’ambito della propria famiglia, e solo nel caso in cui il minore è temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, può essere affidato ad un’altra famiglia, possibilmente con figli minori, o ad una persona singola, o ad una comunità di tipo familiare, al fine di assicurargli il mantenimento, l’educazione e l’istruzione. Con l’affidamento, quindi, un minore viene temporaneamente allontanato dalla propria famiglia per essere preso in cura da terzi. Se i genitori esprimono il loro consenso all’affidamento, esso viene disposto dai servizi sociali e reso esecutivo dal Giudice Tutelare;

Se il bullo è

sul web

di Nicola Paolo Rossetti Presidente giovani avvocati Teramo

abituale utilizzo di internet da parte dei giovani ha comportato il graduale trasferimento delle relazioni sociali, distorsioni comprese, dalla realtà materiale a quella virtuale. Ne è un esempio tangibile la diffusione del c.d. cyberbullismo fenomeno consistente nella ripetizione di atteggiamenti finalizzati ad offendere, intimorire, umiliare la vittima

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attraverso i mezzi elettronici come i social network, i blog e i telefoni cellulari. Il cyberbullismo, pertanto, altro non è che la riproduzione in rete di un comportamento delittuoso molto comune e diffuso tra i ragazzi con ripercussioni ed effetti sulla persona, però, spesso molto più spiacevoli. Chi attua dette vessazioni, infatti, oltre a non essere immediatamente individuabile, non avverte concretamente il danno che provoca alla

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il Legale in “Prima “PrimaPagina Pagina””

se non c’è il consenso, si pronuncerà sulla necessità dell’affidamento il Tribunale dei Minorenni. E’ importante evidenziare come l’affido costituisca una situazione provvisoria e temporanea; cessato il momento di difficoltà, infatti, avviene il reinserimento del minore nelle propria famiglia. Solo se la situazione di abbandono morale e materiale diviene definitiva, il Giudice dispone l’adozione. Il provvedimento di affidamento indica tutte le ragioni alla base di tale decisione, la durata, le prescrizioni da osservare a cura dell’affidatario; la durata può essere stabilita per un periodo massimo di ventiquattro mesi, periodo prorogabile ulteriormente a seconda delle esigenze del minore. L’affidatario dovrà mantenere, istruire ed educare il minore, e deve favorire i rapporti del minore con la famiglia di origine, in prospettiva del suo reinserimento; l’affidamento cesserà con il venir meno della situazione di difficoltà per il minore; solo se tale situazione diviene definitiva, il Giudice può disporre un affidamento preadottivo e, successivamente, l’adozione del minore. È necessario, per chi è intenzionato a divenire un soggetto affidatario, avere ben presente la differenza tra tale istituto e

l’adozione, al fine di non creare false aspettative: con l’affidamento non vengono meno i legami giuridici e affettivi con i genitori del minore (a differenza dell’adozione) ma la coppia affidataria, anzi, deve favorire tali rapporti con i genitori, in vista del futuro reinserimento del piccolo nella propria famiglia. La sentenza della Cassazione che ha disposto la fine del regime di affidamento ed il ritorno della bambina con la mamma naturale è stata fortemente criticata perchè, a parere di alcuni, non ha considerato l’interesse della minore alla conservazione di un ambiente familiare sereno: la piccola, infatti, per ben due anni ha vissuto in un ambiente familiare capace di garantire alla stessa uno corretto e sereno sviluppo psico fisico, e dovrà ora inserirsi in un altro contesto, comunque estraneo anche se costituito dalla sua madre biologica. Senza dubbio la vittima di questa vicenda (che probabilmente non è stata correttamente gestita dal punto di vista giuridico) è stata e resterà la minore che, al contrario, è il soggetto che doveva essere tutelato dall’impianto normativo.

vittima e spesso per tali ragioni è portato a proseguire ininterrottamente la sua azione. Inoltre il potenziale divulgativo di un mezzo di comunicazione quale internet rende la diffusione dei maltrattamenti praticamente illimitata. Ciò in quanto la circolazione delle proprie informazioni e la disponibilità ad ulteriori contatti, accessi e relazioni con possibile propagazione e condivisione a catena, espone l’utente anche a molteplici rischi di subire “abusi” o, comunque, usi illeciti o quantomeno non espressamente consentiti dei propri dati. Ovviamente l’incontrollata esposizione della propria vicenda in rete provoca conseguenze e reazioni ben più gravi rispetto a quelle legate a episodi di vita reale. Come per molte forme di condotte criminose di “nuova generazione” il nostro ordinamento non prevede un precetto penale specifico e, pertanto, le condotte catalogabili come cyberbullismo vengono combattute attraverso l’applicazione di disposizioni mirate a punire contegni assimilabili quali la diffamazione, l’ingiuria, la minaccia, la violenza privata ecc.. Peraltro, oltre alla personale re-

sponsabilità del giovane che compie la prevaricazione deve essere anche considerata una responsabilità civilistica dei terzi per quanto concerne il risarcimento dei danni subiti dalla vittima in conseguenza delle prepotenze. Tale responsabilità deriva dall’applicazione dei principi della culpa in vigilando e della culpa in educando sanciti dagli artt. 2047 e 2048 del codice civile. L’efficacia deterrente di tali norme però pare dai più non sufficiente ad arginare il fenomeno e per questo si rincorrono varie proposte di legge volte a colmare la lacuna normativa. Il percorso di riforma tuttavia incontra notevoli difficoltà legate alla definizione e delimitazione del tema ed al rischio di creare nuovi reati per situazioni già sanzionate penalmente. Ed allora per molti addetti ai lavori la soluzione migliore resta quella della prevenzione con il coinvolgimento diretto delle scuole e dei genitori indirizzando il percorso educativo del figlio affinché questi non venga protetto ad ogni costo ma sia consapevole degli effetti dei propri comportamenti assumendosi le sue responsabilità.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Consumatori

Il rendiconto del

“5 PER MILLE DELL’ IRPEF” di Laura Di Paolantonio commercialista, revisore Contabile

destinatari del 5 per mille sono tenuti a redigere un rendiconto per dimostrare le modalità di impiego delle somme percepite entro 12 mesi dalla percezione dei contributi. Il rendiconto deve essere accompagnato da una relazione illustrativa dalla quale risulti chiaramente la destinazione delle somme percepite per ciascuna delle annualità di riferimento. La mancata redazione nei tempi e nelle modalità fissate comporta la restituzione di quanto ricevuto. Il documento dovrà essere trasmesso entro 30 giorni dalla data

ultima prevista per la compilazione, ossia 12 mesi dalla percezione delle somme, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per consentire il controllo. Tale adempimento è a carico di chi abbia ricevuto un importo pari o superiore ad euro 15.000,00 (quindicimila//00) per l’anno 2008 e pari o superiore ad 20.000,00 (ventimila) per l’anno 2009 e successivi. Sul sito Istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono state pubblicare un proforma di rendiconto e le linee guida per la corretta redazione dello stesso.

Dichiarazioni e versamenti fiscali:

TERMINI E SCADENZE di Alessandro Frattaroli Dott. Commercialista

già trascorsa la prima scadenza per la presentazione del 730 del 2014. Entro il 30 aprile poteva infatti essere presentata la dichiarazione dei redditi al proprio datore di lavoro o ente pensionistico (sostituto d’imposta). Imminente anche la scadenza, fissata per il 3 giugno 2014,per chi invia la dichiarazione 730 rivolgendosi ad un Caf o ad un inter-

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mediario abilitato (come un commercialista). Da segnalare la novità assoluta, da quest’anno, che prevede la possibilità di destinare il 2 per mille ad un partito politico. Oltre all’8 e al 5 per mille, è quindi possibile effettuare un’ulteriore scelta di destinazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Scadenze diverse sono invece fissate per chi deve utilizzare il Modello UNICO Persone Fisiche 2014, che può essere presentato dal 2 maggio

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2014 al 30 giugno 2014 in forma cartacea, per il tramite di un ufficio postale, mentre va inviata in modalità telematica entro il 30 settembre 2014 direttamente dal contribuente, da un Caf o da un intermediario abilitato (come un commercialista). Ad eccezione di casi particolari, in cui i contribuenti possono utilizzare il modello UNICO PF inviato in forma cartacea da un ufficio postale, sono tutti obbligati a presentare la dichiarazione Modello UNICO 2014 esclusivamente per via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato entro il 30 settembre 2014. È bene specificare che, se le dichiarazioni possono essere inviate nei termini di cui sopra, i versamenti delle imposte vanno effettuati prima: i saldi che risultano dalla dichiarazione, e il primo acconto, vanno pagati entro il 16 giugno 2014. Per i ritardatari, fino al 16 luglio 2014 sarà possibile versare le imposte con la maggiorazione dello 0,40%, salvo proroghe eventualmente decise dall’Amministrazione finanziaria.


Consumatori in “Prima “PrimaPagina Pagina””

Il rendiconto in esame non dovrà essere redatto e trasmesso se il soggetto beneficiario redige un bilancio sociale pubblicato sul sito internet dell’ associazione. Il legislatore fiscale ha riconosciuto la facoltà di destinare una quota parte dell’ Irpef, l 5 per mille, a soggetti che svolgono attività socialmente o eticamente meritorie: l’ art. 1, comma 205, della legge 27/12/2013 n. 147 ha previsto, infatti, la proroga della facoltà di destinazione del 5 per mille dell’ Irpef anche in relazione alle dichiarazioni dei redditi relative al 2013, secondo modalità analoghe a quelle applicate negli anni precedenti. L’ Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 6/E/2013 ha fornito una definizione dei soggetti che svolgono attività socialmente o eticamente meritorie. Gli enti del “volontariato” sono tutti gli enti di diritto privato che operano senza finalità di lucro in settori di rilevanza sociale, elencati nell’ articolo 1, comma1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23/04/2010. Destinatarie dell’ agevolazione possono essere anche le associazioni sportive dilettantistiche che svolgono una rilevante attività di interes-

se sociale a condizione che siano state riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano e che svolgono prevalentemente una delle seguenti attività: avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni; avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni; avviamento alla pratica sportiva nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari. Il D.L. N. 98 DEL 2011 ha inserito, tra le iniziative che possono beneficiare del contributo del 5 per mille, anche le attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. Per partecipare al riparto del 5 per mille dell’ IRPEF, gli enti di volontariato, le ONLUS, le associazioni di promozione sociale, le associazioni sportive dilettantistiche, le altre associazioni o fondazioni riconosciute debbono procedere alla loro iscrizione nell’ apposito elenco tenuto dall’ Agenzia delle Entrate, sul quale sito sono indicate le modalità di iscrizione nei predetti elenchi.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Salute

Aspetti nutrizionali e salutistici dell’orzo

Il chicco “d’oro” Il cereale che arricchisce da sempre la nostra tradizione alimentare

A OND C E S TE PAR

Dott. Anna Piersanti dietista

l chicco d’orzo è costituito da buona parte (circa l’80%) da carboidrati: in alta percentuale da amido (una sorgente di energia che l’organismo assimila con facilità senza provocare picchi nella concentrazione di glucosio nel sangue), da fibre e da bassi quantitativi di zuccheri semplici (glucosio, fruttosio e saccarosio che rappresentano meno del 2% dei carboidrati totali). Contiene, inoltre, circa il 10% di proteine, Sali minerali, e vitamine del gruppo B. i lipidi sono presenti in bassissima percentuale,( intorno all1%) e da essi sono state isolate sostanze (tocoferoli, tocotrienoli e carotenoidi) che svolgono una funzione benfi-

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ca nell’organismo poiché dotate di attività vitaminica (vitamine E ed A) e di potere antiossidante. I tocotrienoli funzionano anche come inibitori della sintesi epatica del colesterolo. Le fibre che compongono l’orzo sono presenti in percentuale maggiore o minore secondo il tipo di pianta. In quella dai chicchi nudi rappresentano circa il 12 – 13%, mentre in quella dai chicchi vestiti circa il 20%. Si dividono in fibre insolubili, cellulosa e pentosani, e solubili in acqua, betaglucano. Quest’ultima è particolarmente interessante da un punto di vista nutrizionale e salutistico perché, grazie alla sua capacità di formare gel viscosi nel tratto gastrointestinale,

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svolge una funzione ipocolesterolemica, con tutte le implicazioni positive che ne conseguono. Il betaglucano costituisce circa il 3,6% del peso del chicco d’orzo e sono sufficienti 2-3 grammi al giorno di questa sostanza (60 – 80 gr. d’orzo, quindi) per ottenere effetti favorevoli. L’orzo costituisce una buone fonte di minerali e oligoelementi: accanto al calcio, fosforo, potassio e magnesio, si ritrovano zinco, rame e manganese. La prevalenza di potassio rispetto al sodio (452 mg. Contro i 12 mg. Per 100 gr.) può influenzare positivamente diversi processi fisiologici come lo scambio di liquidi e di sostanze fra le cellule e la tonicità muscolare. Negli ultimi anni si è notato un incremento di consumo d’orzo soprattutto da parte delle donne, particolarmente sensibili ad uno stile di vita sano. Oggi, alla luce di diversi studi, questo cereale è giustamente rivalutato per i suoi molteplici effetti benefici sull’organismo. Per esempio favorisce il funzionamento ottimale dei processi digestivi e metabolici contribuendo, così, alla prevenzione di malattie croniche-degenerative legate ad un’eccessiva concentrazione di glucosio nel sangue, alla ritenzione idrica, a fenomeni di stitichezza. Ma per approfondire i dettagli ci diamo appuntamento al prossimo numero di “PrimaPagina”…


Salute

o sviluppo psicomotorio è un processo lungo ed emozionante sia per il bambino che per i genitori, una tappa fondamentale di tale iter evolutivo è sicuramente l’acquisizione della deambulazione autonoma; ad essa si arriva tramite un percorso caratterizzato dall’acquisizione della posizione seduta e successivamente dalla capacità di spostarsi strisciando, rotolando e soprattutto gattonando. Tali tappe vengono acquisite in tempi e modi completamente diversi dai vari bambini, alcune di esse possono addirittura mancare senza rappresentare un elemento da considerarsi patologico. E’ importante che il bambino venga assecondato nelle varie fasi del suo sviluppo e non forzato, in modo che raggiunga liberamente la capacità di mantenere la stazione eretta ed essere, quindi, pronto a muovere i primi passi. In un range di età che può approssimativamente variare dai 10 ai 18 mesi si acquisisce la capacità di camminare in modo autonomo e finalmente per i genitori arriva il momento di acquistare le prime calzature! E’ importante che vengano acquistate solamente in questa fase, essendo precedentemente inutili o addirittura dannose; il piedino del bambino deve essere lasciato libero da ogni tipo di

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“PrimaPagina “Prima Pagina””

Primi passi e prime calzature

Tutti in marcia! Dott. Maria Croce specialista in Ortopedia

costrizione esterna il più a lungo possibile. Quando la calzatura diventa necessaria occorre innanzitutto non farsi influenzare dalla moda del momento e cercare di unire l’estetica alle seguenti caratteristiche: 1) Punta ampia, in modo da lasciare la giusta libertà di movimento alle dita dei piedi e la possibilità di camminare ed eventualmente anche di gattonare senza problemi. 2) Suola flessibile ed elastica in modo da potersi piegare a 90° con una semplice pressione della mano, tomaia morbida. 3) Parte posteriore rigida con contrafforti che non devono superare i malleoli per consentire la libera articolazione della caviglia. 4) Assenza di ogni tipo di “plantare correttivo”, necessario solo in presenza di prescrizioni

specialistiche per eventuali malformazioni. 5) Lunghezza di circa 1 cm oltre l’alluce poiché scarpe più grandi possono ostacolare la libertà di movimento, scarpe più piccole possono risultare costrittive. Le caratteristiche suddette consentono al piede del bambino di muoversi ed adattarsi agli stimoli fisiologici provocati dalla deambulazione. Camminare e correre anche su terreni non uniformi come prati o spiagge (quando non è possibile farlo a piedi nudi) con calzature leggere e flessibili costringe i muscoli e le articolazioni del piede ad eseguire importanti esercizi di rinforzo muscolare, stimolazione propriocettiva e dell’equilibrio, facilitando l’acquisizione di una deambulazione corretta e sicura.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Salute rubrica sponsorizzata da: Poliambulatorio “I Portici”

Adiposita’ localizzata, cellulite e postura el nostro ambulatorio trattiamo di frequente problemi estetici quali la cellulite o l’adiposita’ localizzata.. L’inestetismo che comunemente definiamo “cellulite”, definito scientificamente “pannicolopatia –edemato-fibro-sclerotica” o Pefs, è un’alterazione delle strutture del tessuto connettivo che si manifesta in superficie con aspetto spugnoso e bucherellato della pelle ( a “buccia d’arancia”) e rigonfiamenti più o meno evidenti (pelle a materasso). Ciò è dovuto in ultima analisi all’aumento di volume delle cellule adipose. Molto spesso notiamo come ragazze molto magre o giovanissime presentino questi problemi, semmai prerogative di donne in so-

vrappeso e con anni di cattive abitudini alla spalle. Nell’approccio terapeutico valutiamo globalmente la persona che ci chiede come risolvere il suo problema. Durante la valutazione della paziente dobbiamo capire se il problema consiste in un vero accumulo di grasso circoscritto

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Dott. Francesca Marà Fisioterapista Specialista in riabilitazione clinica e posturale linfodrenaggio e psicomotricità, operatrice shiatsu

Dott. Alessandra Neri Medico chirurgo Specializzato in agopuntura, medicina fisiologica di regolazione Medicina estetica e posturologia

Dott. Francesca Di Francesco Fisioterapista

oppure di una manifestazione legata ad altri fattori (es. obesità). In realtà si tratta per lo più di una problematica posturale, infatti quando il bacino non è posizionato correttamente, il sistema tonico posturale durante l’appoggio monopodalico invece di reclutare esclusivamente i muscoli piccolo e medio gluteo, che fisiologicamente dovrebbero svolgere il compito di impedire la caduta del bacino dal lato sospeso, è costretto a utilizzare anche il muscolo piriforme e il muscolo tensore della fascia lata. Quest’ultimo è un sottile e lungo muscolo, situato sulla parte laterale della coscia, che si trova così a svolgere un superlavoro. Questa accresciuta attività richiede una maggiore riserva energetica. Ecco allora che l’organismo crea un deposito adiposo nella zona di cosce e glutei. Questo fenomeno favorisce col tempo, la degenerazione del tessuto connettivo adiacente (che viene sempre più compresso),da cui la possibile insorgenza della Pefs. Il rapporto tra la cellulite e ginnastica posturale si è evidenziato empiricamente nel corso degli anni in quanto alla fine dei cicli le persone notavano un assottigliamento delle gambe e un netto miglioramento della cellulite stessa.

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Ovviamente fattori genetici, abitudini di vita (fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta), problemi circolatori (dipendenti anch’essi in gran parte da problemi posturali!) forniscono il loro contributo all’insorgenza della Pefs. Il problema è più frequente nelle donne,sia per un fattore ormonale che facilita il deposito adiposo, sia strutturale in quanto la conformazione del bacino femminile aumenta il braccio di forza in appoggio monopodalico. Pertanto le conseguenze di una cattiva postura possono essere i glutei poco sodi (per difetto di utilizzo dei muscoli piccolo e medio gluteo) oltre alla cellulite a causa dell’eccessivo utilizzo del muscolo tensore della fascia lata e un’insufficiente circolazione sanguigna e linfatica. Prima si affronta il problema e migliori saranno i risultati: lo snellimento di cosce e fianchi e il rassodamento dei muscoli glutei e addominali, ottenuto dopo un’adeguata riabilitazione posturale ne sono la riprova. Il percorso che noi suggeriamo è estremamente personalizzato, oltre alla ginnastica posturale, se necessaria, accompagniamo la paziente con trattamenti di mesoterapia, linfodrenaggio, pedana vibrante, ultrasuoni e radiofrequenza.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Benessere

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per coccolare i tuoi capelli! In esclusiva da Trendy Fashion Studio di Gabriele Paoletti gli innovativi milk_shake er avere capelli deliziosamente sani e belli è disponibile una nuova gamma di prodotti, invitanti milk_shake nati per ottenere capelli bellissimi e golosamente profumati con un risultato naturalmente sano. Da Trendy Fashion Studio di Gabriele Paoletti, trovi sempre la soluzione ideale e personalizzata. I capelli possono ritrovare volume e lucentezza senza ricorrere a tagli drastici: mediante il rivoluzionario sistema a ventaglio; grazie alle fantasie di colore quali Sunshine, Degradé e molti altri, i tuoi capelli possono rinnovare il tuo look. Novità assoluta le coccole golose e profumate: innovativi cocktail, tra cui

ARGAN, trattamento leave-in nutriente e lucidante e DIRECT COLOR, colorazione condizionante dal profumo inconfondibile, ideato per ravvivare il colore e la salute dei capelli! Ogni trattamento è stato studiato con cura per soddisfare le esigenze più svariate, donare idratazione, nutrimento, protezione colore unitamente a morbidezza e lucentezza. Invitanti e piacevoli anche agli occhi, sembrano quasi da mangiare, i nuovi cocktails doneranno lucentezza e morbidezza oppure scegliendo il milk_shake direct color potrete condizionare e ravvivare il colore naturale o cosmetico dei tuoi capelli. “Punto di forza - espone Paoletti, - restano gli esclusivi ed efficaci rituali simply zen

Il bello

delle donne di Chiara Santarelli

i dice che in fondo, in questi ultimi anni, ben poco sia stato inventato, e non ultima è la storia della coppetta mestruale. Tornata in auge dagli anni ’80, si è fatta strada nelle trame del web tra forum, pubblicità e pubblicazioni sui social network, fino ad acquisire una crescente notorietà tra tutte le donne. Nel 1987 uscì in commercio il “Keeper” uno dei primi prototipi di

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coppetta mestruale riutilizzabile, e ancora in vendita, ma torniamo ad oggi e mettiamo sotto la lente d’ingrandimento questo prodotto. Lo facciamo insieme alla Dott. ssa Francesca Montauti, Ginecologa. Coppetta mestruale: cos’è e chi può usarla? Rappresenta un’alternativa ecologica agli assorbenti interni ed esterni. In Inghilterra e negli Stati Uniti ha avuto un grande successo commerciale e, grazie alla rete, comincia a diffondersi anche in

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Benessere

Trendy Fashion Studio Via G. Celli 9 (Villa Mosca) Gabriele Paoletti 347. 19 57 625 di OXYZEN haircare di z.one concept, mediante i quali si possono risolvere problemi di caduta, capelli sfibrati o grassi avvalendosi dei benefici dell’ossigeno puro”. La ricerca ha dimostrato che l’impiego localizzato di ossigeno attivo favorisce la microcircolazione, donando salute e lucentezza ai capelli. I benefici sono sorprendenti ed immediatamente visibili! I rituali vengono effettuati direttamente su cute e stelo grazie ad un apposito aerografo che eroga ossigeno puro e permette di massimizzare l’efficacia dei principi attivi contenuti nei prodotti simply zen.

Italia. Si tratta di una sorta di raccoglitore del flusso mestruale a forma di imbuto che deve essere inserito in vagina appena compare la mestruazione. Sono coppette in silicone, riutilizzabili, che possono avere una durata fino a dieci anni. La coppetta, prima di essere utilizzata, deve essere disinfettata mediante bollitura. Ne esistono diversi formati da scegliere in base all’età, alla conformazione fisica, alla parità e all’intensità’ del flusso mestruale. L’inserimento in vagina è semplice ed indolore. Può essere utilizzata da tutte le donne, di qualunque età ed anche da chi fa uso di IUD o diaframma. A livello medico è una valida novità o una cometa commerciale? Può rappresentare una valida alternativa ai comuni assorbenti. E’ opportuno confrontarsi con il proprio ginecologo per valutarne l’eventuale utilizzo. Viene sconsigliato solo nel post parto, nel post aborto, dopo un intervento chirurgico cervico-vaginale o in pazienti che utilizzano l’anello contraccettivo. Quali

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I RITUALI OXYZEN TIME REVERSE Rituale rivitalizzante, ricostituente, tonificante EQUILIBRIUM Rituale salute & benessere DENSIFYING Rituale densificante & anti-caduta CALMING Rituale lenitivo per cuti irritate & sensibili NORMALIZING Rituale normalizzante per cute & capelli grassi DANDRUFF Rituale purificante per cuti con forfora & desquamazione STIMULATING Rituale stimolante energizzante anti-caduta

possono essere le differenze decisive tra questo prodotto ed i comuni assorbenti per la scelta personale di uno o l’altro prodotto? La peculiarità rispetto agli altri assorbenti (esterni ed interni) è rappresentata essenzialmente da: utilizzo di materiali anallergici: vengono evitate irritazioni e vaginosi (la coppetta mestruale raccoglie i flussi mentre i tamponi li assorbe, così l’utilizzo della coppetta non altera il pH vaginale). Massima igiene ( assenza di odori, macchie indesiderate). Massima praticità, risparmio economico, prodotto ecologico (una coppetta può essere sostituita anche dopo 10 anni di utilizzo), massimo confort: prevede meno cambi (basti pensare che un tampone assorbe in media circa 9-12 ml di sangue contro i 25-34 ml della coppetta). Quali possono essere le controindicazioni? Non esistono controindicazioni assolute all’utilizzo della coppetta mestruale. Si potrebbe parlare solo di un unico svantaggio: è necessario avere un po’ di conoscenza del proprio corpo.

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Salute in “Prima “PrimaPagina Pagina”” rubrica sponsorizzata da: Dott. Paolo Rasicci

Come raggiungere il successo in casi difficili

PIANIFICAZIONE IMPLANTO-PROTESICA COMPUTERIZZATA DEI MASCELLARI in pazienti ansiosi e con particolari condizioni anatomiche

a serie di casi qui descritta riguarda l’approccio implantoprotesico per il quale è prevista una ricostruzione protesica fissa su impianti in pazienti cosiddetti difficili, che presentano problemi particolari di natura anatomica e grande disagio psicologico legato all’uso prolungato di protesi mobili, assai spesso incongrue, o ad un edentulismo prolungato. Un trattamento implanto-protesico ricostruttivo dei mascellari parzialmente o totalmente edentuli con inserimento di impianti è una grossa sfida ed il successo viene determinato da un’attenta pianificazione del caso e da un corretto progetto protesico, considerando anche i potenziali problemi come una qualità e quantità dell’osso ridotte. Il trattamento dei mascellari con ricostruzione protesiche fisse su impianti è un approccio impegnativo. A tal riguardo l’analisi computerizzata con metodica Nobel Clinician e la pianificazione implantare virtuale, simulando l’intervento al computer col programma Nobel Clinician, offrono molte informazioni dettagliate sul target di trattamento auspicato. La comprensione dei concetti di protesi e il “Know-how” clinico sono un presupposto importante per lavorare impiegando questa tecnologia moderna. Ciò vale per la pianificazione sia della fase chirurgica, che della fase ricostruttivo-protesica, e ciò rende possibile il raggiungimento di un buon risultato finale in chiave estetica, odontotecnica e funzionale. Con la pianificazione virtuale vengono raggiunti fondamentalmente tre obiettivi: la pianificazione 3-D, che fornisce indicazioni esatte sull’effettuabilità dell’inserzione implantare (osso disponibile), sul suo grado di complessità

Dott. Paolo Rasicci Medico Chirurgo Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia Perfezionato in Implantologia Orale

e sul suo grado di invasività. L’informazione per il paziente abbraccerà, di conseguenza, tutti gli aspetti; la manovra d’inserzione implantare, che prevede un basso grado di invasività, avviene in certe condizioni per via transmucosa senza la creazione di lembi (flapless) e con l’aiuto di una dima chirurgica prodotta mediante stereolitografia al fine di non stressare il paziente; il paziente esce in giornata con i denti fissi in bocca, possibile grazie ad una buona stabilità meccanica primaria degli impianti. La presenza di questo presupposto può essere verificata ricorrendo all’Analisi della Frequenza di Risonanza RFA. Il nuovo manufatto protesico ad alta precisione viene realizzato tramite tecnologia CAD-CAM. Grazie all’analisi 3-D computerizzata si effettua l’intervento con approccio minimamente invasivo, tramite accesso crestale, senza lembi, e quindi punti di sutura. È inoltre possibile procedere in maniera ottimale alla pianificazione della posizione implantare riducendo rischi di invadere zone a rischio, come comprimere il nervo mandibolare, o invadere il seno mascellare o le cavità nasali, quindi lavorando in massima sicurezza e precisione. La procedura generale viene presentata prendendo esempio dal primo caso clinico riguardante un paziente che per oltre 10 anni è stato costretto ad indossare una protesi mobile perché gli avevano detto che era impossibile applicare una protesi fissa. Il secondo caso clinico riguarda un paziente, ultraottantenne e parzialmente edentulo, sottoposto a questo tipo di trattamento, dimostrando quindi la minima invasività e la massima sicurezza dell’intervento. Tramite questa straordinaria ed innovativa tecnica, entrambi i pazienti hanno ottenuto una ricostruzione protesica fissa e migliorato enormemente la qualità della loro vita, soddisfacendo senza dubbio qualsiasi esigenza di tipo estetico, psicologico e funzionale.

Studio Medico Pescara Corso Umberto I° n. 55 - Giulianova Lido (TE) Via N. Sauro 132 tel. 0858000011 - cell. 348.0452031 - www.paolorasicci.com PrimaPagina 47 - Maggio 2014

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L’acquario: un angolo di natura in salotto

di Maurizio Orsini

er l’acquisto di un acquario è bene optare per un set completo, composto da: impianto di filtraggio con relativa pompa, impianto luci e riscaldatore. Il sistema di filtraggio dovrà essere composto da cilindretti di ceramica porosa che non verranno mai toccati. Carbone attivo che verrà sostituito ogni 45 giorni circa e di lana filtrante sintetica con sostituzione mensile. Per ricreare uno scenario il più possibile realistico e ad effetto scenico si può applicare uno sfondo fotografico. Per quan-

to riguarda il fondo bisogna porre un primo strato di terriccio fertile che a sua volta verrà ricoperto da uno strato di ghiaietto di media granulerai (ricordandoci di lavarlo con abbondante acqua fredda), dello spessore di circa 5/6 cm, che verrà pulito con un aspiratore una volta al mese. Una volta effettuata tale operazione si possono introdurre vari arredamenti come legni, pietre e arredi in resina atossica (assicuratevi che le pietre non siano calcaree e i legni ad uso aquaristico). Successivamente si possono posizionare delle piante facendo attenzione all’altezza di

Come allevare, al meglio, i mitici pesciolini nella boccia di vetro

Non solo rosso… di Alessandra D’Andrea veterinaria

pesci rossi, originari della Cina, sono stati introdotti in Europa nel XVII secolo. Gli innumerevoli incroci selettivi hanno portato alla formazione di centinaia di varietà, diverse per colore, forma del corpo e delle pinne. La varietà a coda semplice, di colore arancio brillante, può raggiungere i 30 cm di lunghezza soprattutto se allevato in laghetti, vasche e fontane esterne perchè molto resistente. I cambiamenti della pinna caudale hanno dato vita ad una serie di va-

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rietà comunemente chiamate Orifiamma (oranda, ninfa, occhi a bolla, testa rossa, black moor e altre) caratterizzate dal corpo a forma di uovo, dalle pinne anali e caudali doppie e dai colori molto vivaci. Queste varietà, essendo meno resistenti del pesce rosso comune, devono essere allevate all’interno di acquari di almeno 70-80 litri, considerando che possono raggiungere anche cospicue dimensioni (15 cm pinne escluse), mantenendo la temperatura ottimale tra 19-22°C. E’

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Animali

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crescita delle singole specie, (alte dietro, medie centrali e basse in primo piano), lasciando dello spazio sufficiente per il nuoto dei nostri amati pesci. Per il riempimento della vasca, si può usare acqua di rubinetto per il 50% e acqua d’osmosi per il restante 50 % (reperibile presso i negozi di acquariologia). Nel riempire la vasca è bene posizionare un piattino sotto il getto d’acqua, in tale modo eviteremo di scomporre l’arredamento. Poi si aggiunge il biocondizionatore per legare i metalli pesanti e il cloro presenti nell’acqua di rubinetto. Infine, direttamente nel filtro, introdurre dei batteri vivi per la maturazione dello stesso, accendere la pompa del riscaldatore tarato a 25 gradi e tenere accesa la luce per circa 9 ore al giorno. Per l’introduzione dei pesci si dovrà attendere la maturazione dell’acqua , circa 7 giorni (si consiglia di fare delle analisi prima dell’acquisto dei pesci controllando: ph – durezza – nitriti e nitrati). Nell’effettuare la scelta dei pesci, all’inizio è bene andare su pesci resistenti del tipo Guppy – Platy – Molly oppure Scalari e pesci neon, inoltre occorrono dei pesci pulitori per il fondo e dei pesci alghivori. Per la manutenzione mensile bisogna cambiare circa un 15% di acqua con acqua di osmosi, sostituire la lana filtrante e il carbone attivo,

sifonare il fondo e pulire il vetro con una calamita apposita. Ogni 20 giorni controllate i valori dell’acqua con i test, in questo modo non avrete problemi nell’allevamento dei vostri piccoli amici.

importante, al momento dell’acquisto, controllare che nuotino bene e che galleggino in maniera regolare, perché le anomalie del nuoto possono essere sintomo di un’infiammazione alla vescica natatoria. Non è facile distinguere i due sessi nei pesci di acqua fredda, soprattutto quando sono piccoli e in stagioni diverse da quella riproduttiva. Infatti, i maschi, durante il periodo riproduttivo, sviluppano piccoli tubercoli bianchi sul capo e sugli opercoli branchiali che giungono fino alle pinne pettorali ai lati del loro corpo. La femmina appare più gonfia a causa delle uova, che vengono deposte a centinaia e si schiu-

dono dopo 5 giorni. I pesci rossi possono essere facilmente allevati in acque di media o elevata durezza con un pH neutro o leggermente basico (7-8) e con temperature comprese tra i 14 – 22°C. Sono pesci molto resistenti, per cui longevi (15 anni), che nuotano sul fondo sollevandolo in cerca di cibo. Producendo un’elevata quantità di rifiuti organici, l’acquario deve essere dotato di un sistema di filtrazione dell’acqua o devono essere effettuati regolari cambi di acqua ogni settimana. Sono onnivori e possono essere alimentati con mangime secco, ma anche con qualche vegetale fresco, evitando di sovralimentarli poiché sono ingordi. Dotati di una buona memoria, possono essere addestrati a prendere il cibo dal proprietario. Ricordate di scegliere un acquario grande al momento dell’acquisto, in modo che i pesci abbiano spazio a sufficienza per crescere, soprattutto se si hanno più esemplari. Evitate bocce di vetro o acquari di forma circolare che, in breve tempo, risulteranno inadeguati e non soddisfacenti il benessere dei vostri piccoli amici.

Sono onnivori e possono essere alimentati con mangime secco, ma anche con qualche vegetale fresco

Nell’effettuare la scelta dei pesci, all’inizio è bene andare su pesci resistenti del tipo Guppy – Platy – Molly oppure Scalari e pesci neon, pesci pulitori per il fondo e dei pesci alghivori

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