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In questo numero... Una nuova avventura “Son finito in prima pagina, tre parole, pazzo per amor…”. Iniziava proprio così il ritornello di una famosa canzone di Adriano Celentano del 1983. Da allora di tempo ne è passato parecchio, ma la voglia di stupire e di far sognare del “molleggiato” è sempre quella di un tempo. La stessa che noi oggi, manipolo di sognatori dalle belle speranze, vorremmo trasmettere a tutti i nostri lettori. Senza pretese di grandezza, senza alcuna forma di presunzione, ma solo con il chiaro intento di regalare al nostro territorio una nuova opportunità per conoscere, sorridere, riflettere e perché no, anche ripararsi e sognare. “Prima Pagina” proverà ad essere tutto ciò, nel pieno rispetto delle persone e delle idee altrui, nella piena tolleranza di un pensiero diverso, nella perfetta convinzione che ogni articolo potrà suscitare reazioni opposte e contrarie. Ben vengano dunque suggerimenti e critiche, a patto, ovviamente, che siano costruttivi, per crescere tutti insieme, per raccogliere nel migliore dei modi una nuova entusiasmante sfida editoriale.

PERSONAGGI E PERSONALITÀ 10 PERSONE, Il 2010 sarà l’anno della ripresa

18 CRONACA Io, vittima di un mostro!

Luigiaurelio Pomante Direttore “Prima Pagina”

Per suggerimenti, riflessioni, critiche, proposte, chiarimenti, richieste di collaborazione, si può contattare il seguente indirizzo di posta elettronica: direttoreprimapagina@libero.it

In copertina: bassorilievo del XV secolo "A lo parlare age mesura", ora esposto nella sala consiliare del Comune di Teramo

22 SANITÀ La Asl di Teramo sempre più all’avanguardia

VOI… UN LIBRO APERTO 36 IOAllaPER “scoperta” del patron del Teramo Calcio


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L’EDITORIALE Teramo, il sogno e il grande incubo

INTERVISTE IMPOSSIBILI 42 LE Mario Orta e Giuseppe Poeta: due campioni a confronto

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IL RICORDO Ciao prufessò! TERAMO€CONOMIA Missione viaggiare

PAGINE DELLA CULTURA 48 LE Tour de force alla “Riccitelli”

AMBIENTE Lungofiume Vezzola: un’idea progetto ambiziosa ma possibile!

PAGINE DELLA CULTURA 49 LE Dentro e fuori la scena:

20 POLITICA In bocca al lupo, segretario!

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POLITICA La strana storia delle primarie

il segreto di Silvio Araclio

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GLI APPUNTAMENTI DEL MESE Non solo week-end

UN VIAGGIO NEL TEMPO... 54 Gino Di Benedetto, una guida del nostro passato

24 VOLONTARIATO AIRC, alla ricerca della Vita...

LUOGHI DELLA NOSTRA TERRA 56 IPasseggiando per... Civitella del Tronto

PLURALE 27 FEMMINILE “...e vissero felici e contenti!”

ANGOLI DIMENTICATI 58 GLI Alla riscoperta dell’Istituto Regina

28 ATTUALITÀ La Teramo invisibile

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MONTAGNA CON AMORE 30 Prati di Tivo, uno sguardo verso

INTERATTIVO 62 MONDO Internet: tra opportunità e insidie

32 OCCUPAZIONE Alla disperata ricerca di un lavoro

64 CONSUMATORI Dalla parte del cittadino

il futuro

EDITORE

MEDIA 45 MASS Niente trucchi, niente inganni: signori è la radio!

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DIRETTORE RESPONSABILE LUIGIAURELIO POMANTE

Margherita

I MIGLIORI AMICI DELL’UOMO Il fascino di un viaggio in “altre” menti

LEGALE SPORTIVI CERCANSI 65 L’ANGOLO 38 IMPIANTI Io la vedo così... Teramo e lo sport:tanta voglia di vincere, pochi, pochissimi, impianti per farlo

TERAMANI 66 40 AFFARI Il “sinistro” di Dio: Maurizio Scarsella

LA RICETTA DEL MESE Timballo verde di casa mia

società cooperativa a r.l. Registrazione Tribunale di TE n. 605 del 14/07/09 DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Costantini, 6 - TERAMO T. 0861.1990235 - F. 1990436 primapagina.te@libero.it direttoreprimapagina@libero.it HANNO COLLABORATO: Francesca Alcinii Gustavo Bruno Dino Cardarelli Mira Carpineta Marco De Antoniis Alessandro Di Emidio Pasquale Di Ferdinando Giancarlo Falconi Gianni Falconi Federico Ioannoni Vincenzo Lisciani Petrini Lina Monaco Daniela Palantrani Raul Ricci Ropel Roberto Santoro Valerio Silverii Alessia Stranieri CREATIVITÀ E GRAFICA Stefania Cappelli OTTIMIZZAZIONE GRAFICA Maria Giulia Marconi CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ

Via Costantini, 6 - TERAMO T. 0861.412240 - F. 1990436 info@dcsmedia.it DISTRIBUZIONE KosmoServizi STAMPA Tipografia 2000 Chiuso in Redazione 8 febbraio 2010

Gli articoli firmati sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non i mpegnano In alcun modo nè la Redazione nè l’Editore. Non è consentita la riproduzione, anche solo parziale, sia degli articoli che delle foto.


L’editoriale

di Luigiaurelio Pomante

Teramo, il sogno, il grande incubo Un tranquillo sabato invernale, almeno all'apparenza. Sveglia e caffè, barba e bidè e poi tanta voglia di una sana mattinata di shopping in Teramo centro. L'auto è lì fuori, magari non troppo pulita ma pronta e vogliosa di una nuova giornata insieme. Tanto, l'orario di entrata ed uscita delle scuole è lontano, il grande fermento del mercato settimanale è solo un ricordo di un'infanzia purtroppo perduta. Radio accesa, solito saluto all'edicolante di fiducia e quindi giù, all'assalto della mia città. Sono appena le 10.07. Da un rapido sguardo dall'alto la vita sembra scorrere senza frenesia, con il solito ritmo, quasi cadenzato, quasi dal potere ottundente. Del resto il tragitto da percorrere, Colleatterrato AltoPiazza Verdi, è di quelli non trascendentali, appena 4,5 km ci dice il sito Michelin, una semplice e gradevole "passeggiata" direbbe qualcuno. Tutto ciò sulla carta, tutto ciò fortemente illusorio, tutto ciò non a Teramo. Perchè il sogno di una bella giornata tra le vie della tua città si può trasformare subito in un incubo, un grande incubo. Viale Crispi è la perfetta reincarnazione dell'inferno dantesco. Macchine a destra, a sinistra, clacson impazziti, guidatori che sbucano da incroci improvvisati, la colonna di traffico che si fa sempre più massiccia già ai primi numeri civici. Verrebbe quasi voglia di tornare indietro nell'amena tranquillità della campagna, ma la radio prova a "consolarmi", regalandomi un Ivan Graziani d'annata, un'"Agnese" che riporta alla mente im-

magini e sensazioni passate che non ci sono più. L'avventura deve andare avanti, guai a mollare proprio adesso, da vigliacchi tirarsi indietro nella lotta. Davanti a me un bus affollato, un autista sconsolato ma ormai abituato ad una routine che si ripete da tanto, troppo tempo. Intanto l'orologio segna le 10.32 e alla mia sinistra si affaccia un noto negozio di giocattoli, per tanti anni meta preferita delle mie giornate. Il centro però è ancora troppo lontano, tanto vale mettersi l'anima in pace, tanto vale alzare il volume della radio, senza pensare troppo. Eppure, nel cuore la rabbia è tanta, il senso di impotenza collettiva domina incontrastato. Alla mente tornano troppe folli e scellerate decisioni amministrative del passato, quando forse era ancora possibile prevenire un problema che oggi

dovrebbe essere, senza alcun dubbio, la priorità assoluta della nostra classe politica dirigente. Destra o sinistra che sia. Nel vortice delle riflessioni, qualcosa comunque sembra muoversi. Davanti a me, come per incanto, la coda sembra sparita, il miraggio di un parcheggio prova a concretizzarsi. Poi, però, un suono forte, deciso, improvviso: è quello del bus che sta ripartendo dalla sosta e che inveisce contro un automobilista indisciplinato, l'ennesimo. Mi desto dal piacevole torpore, il caos è quello di sempre, la scuola Noè Lucidi, maestosa come un tempo, mi osserva silenziosa, forse provando anche un pizzico di compassione per chi ha compiuto tra le sue mura i primi passi verso le asprezze della vita. Il sogno è svanito, l'incubo ricomincia e sono "appena" le 10.42...

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Il ricordo

Ciao ‘ prufesso! di Gustavo Bruno

Quando muore un vero poeta, tutto il mondo è un po’ più vuoto. Alfonso Sardella scomparso in una umida sera di fine gennaio, era il poeta della teramanità. Se n’è andato in silenzio, con l’umiltà con cui aveva trascorso gli ultimii ultimi anni della sua vita. Con estrema dignità e compostezza. Ma Alfonso, il caro Alfonso, era stato anche un professore, era stato anche un pluricampione sportivo, era stato un abile calciatore, era stato insomma un atleta completo. Aveva poi dato sfogo alla sua profonda passione di poeta di Teramo. Le

sue opere sono state scritte con il cuore. Ma Alfonso va ricordato anche per la sua goliardia, per la sua voglia di vivere. Con la bici saliva verso i Prati di Tivo, giunto in piazzetta si avvicinava al solito gruppo di amici ed esclamava: “Me lo sono guadagnato un piatto di tagliatelle?”. E la serata filava via con allegrezza e cultura perché poi assai spesso faceva ascoltare in anteprima le sue poesie che sarebbero state pubblicate successivamente. E come non ricordare quando voleva ricostruire una parola dialettale antica teramana e se ne andava in giro a parlare con gli anziani per scovarne origini e mutazioni successiv? Era una delizia per le orecchie. La sua melodia scorreva via tranquilla e gradevole. Era uno di noi. Era il poeta al quale una generazione di teramani deve qualche cosa non solo sotto l’aspetto dell’insegnamento quotidiano. Poi la malattia ce lo ha strappato, viveva alla casa di riposo ed il male lo aveva aggredito proprio privandolo dell’uso della parola. Destino cinico e beffardo che ad un poeta blocca la possibilità di farsi ascoltare, di comunicare. Ma per fortuna i suoi scritti restano. E potranno ancora segnare le serate teramane all’insegna della teramanità. Sarà difficile dimenticarlo perché parte di lui resta dentro di noi. Per fortuna.


Persone, personaggi e personalita’

Il 2010 sarа l’anno della ripresa: parola di Paolo Gatti L’assessore regionale ci illustra progetti, iniziative e programmi dell’anno appena iniziato di Ropel Deciso, pimpante, con idee ben chiare nella testa e tanta voglia di fare. Paolo Gatti, 34 anni all’anagrafe, avvocato di professione, marito e padre felice, vero e proprio “figlio” d’arte della politica teramana, è oggi uno dei volti giovani, frizzanti e competenti della giunta regionale abruzzese. Eletto consigliere comunale a Teramo nel 1999, ha ripetuto la sua esperienza nel 2004, risultando il primo degli eletti nel Comune aprutino. Assessore tra i più attivi, nel dicembre 2008 è sceso in campo ac-

canto a Gianni Chiodi alla conquista dell’Abruzzo: l’impresa è riuscita nel migliore dei modi. Primo degli eletti con 10.130 preferenze e subito incarichi importanti per lui. Assessore, chiariamo subito un concetto: le competenze che sono relative alla delega ottenuta in regione sono

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numerose. Le vogliamo riassumere? “Le deleghe sono lavoro, formazione e istruzione, quindi anche l’università e politiche sociali, ivi comprese le politiche giovanili. Insomma: ci si muove a 360° nel vero senso della parola”. Catapultato dalla realtà del comune di Teramo a una realtà composita e variegata, come ha agito? “L’approccio è stato durissimo, è bene dirlo. Io caratterialmente non sono uno che si spaventa ma venivamo da un periodo di non governo difficile, di totale inattività da parte della regione che non aveva più una gestione ordinaria. Poi si è aggiunta anche la tragedia del terremoto che ci ha assorbito totalmente, sia emotivamente che nell’impegno giornaliero”. Chiariamo anche un altro aspetto: il suo è un assessorato itinerante? “Sì, possiamo dire proprio così. Ho trovato una struttura un pò farraginosa. Sono intervenuto favorendo un progetto esecutivo di riforma della direzione”. Parlare di giovani significa anche parlare di formazione e lavoro, nonché del rapporto tra scuole professionali e mondo del lavoro. E’ un punto nodale. Quali sono le iniziative più concrete nella mente di Paolo Gatti? “In concreto: cambiamento totale del sistema di accreditamento degli enti formativi in Abruzzo come nel

resto d’Italia. Abbiamo realizzato un nuovo sistema di accreditamento, molto più serio, che ci consentirà di avere maggiori certezze in ordine alla serietà dei formatori”. Ma anche i corsi autorizzati devono essere ben finalizzati… “Non c’è dubbio. Intanto siamo partiti, abbiamo ribaltato il sistema dell’accreditamento, poi abbiamo approvato una legge sulla quale la regione Abruzzo era in ritardo di 7-8 anni, la legge sull’apprendistato che riguarda i ragazzi sotto i 30 anni e che ha come sua peculiarità sia l’avviamento al lavoro sia la formazione. Ci accingiamo a finanziare - cioè andare incontro - le imprese e incentivarle perché possano chiamare giovani anche in un periodo difficile, formarli ed eventualmente tenerli”. Nell’ambito di queste competenze direttamente o a lato c’è il discorso degli ammortizzatori sociali e la crisi che sta incidendo sull’economia regionale e sull’occupazione. Come affrontare tali emergenze? “Due cose: sugli ammortizzatori sociali abbiamo distribuito oltre 90, anzi quasi 100 milioni di euro, a lavoratori che si sono trovati in grande difficoltà e che non avevano accesso agli ammortizzatori ordinari. Quindi abbiamo dato una risposta importante dal punto di vista sociale. Inoltre abbiamo recuperato 24


milioni di euro che la regione Abruzzo aveva restituito all’Unione Europea”. Voltiamo pagina. Una riflessione: quali sono le iniziative sia per gli anziani in generale e sia per le ex Ipab? “Innanzitutto abbiamo garantito, nonostante la situazione drammatica del debito che sfiorava i 4 miliardi di euro, tutte le risorse che erano previste nel piano sociale regionale e quindi nei piani di zona. Adesso abbiamo iniziato la fase di stesura del nuovo piano sociale regionale ed è evidente che ci sarà un’attenzione particolare per una categoria che si “ingrossa” ogni giorno di più.. Per quanto riguarda invece la riforma delle Ipab che abbiamo impostato, è una riforma doverosa di un sistema vecchio, che non funziona e che non libera risorse che pure ci sono, e che non prevede una programmazione seria degli interventi. La riforma è in itinere e io penso e spero che nel giro di qualche mese possa vedere la luce”. Quasi prima di chiudere: cosa è “Futuro In”? ”E’ un’associazione che ho costituito in-

sieme a molti amici nel momento in cui io ero nell’Udc e Casini decise di uscire dal centrodestra per fare un percorso diverso. Insieme decidemmo di rimanere dove eravamo, cioè nel centrodestra. Ci siamo aperti a tante altre energie e tante altre persone che avevano interesse ad entrare nel mondo della politica e della pubblica amministrazione in questo senso. Adesso vogliamo fare quello che avevamo detto all’inizio, partecipare, cioè, al processo di costruzione, che è ancora in essere, del Popolo delle Libertà, di questo soggetto unico di centrodestra, per dare un contributo per un partito che sia radicato”. Un’ultima domanda. Paolo Gatti è assessore ma anche uomo. Cosa è cambiato in questi mesi di assessorato? “Io spero di essere rimasto come prima, con lo stesso entusiasmo, lo stesso impegno, anche la stessa umiltà. Ci penso spesso a questo. C’è un’unica cosa che un po’ ti modifica: è che ho vissuto da poco l’esperienza della paternità ed è indiscutibile che

qualche pensiero nuovo e diverso ti venga. Normalmente mi alzo la mattina o vado a dormire la sera pensando che il bilancio di un anno da assessore è superiore alle mie aspettative, non so se sufficiente. Il mio bilancio familiare è invece di sicuro straordinariamente positivo perché ho avuto una grande gioia. Che auguro davvero a tutti!”.

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Teramo€conomia

Missione viaggiare Alla conquista del mondo… in autobus! di Mira Carpineta Chi non ama viaggiare? Di sicuro poterlo fare in modo confortevole rende ogni spostamento un’esperienza piacevole anche quando lo si fa per lavoro o per motivi diversi dalla vacanza. A Teramo questa “missione” è svolta da un’azienda presente da sempre nel settore del trasporto di persone e di cui ne è diventata indiscussa leader. Il viaggio della Baltour è infatti iniziato circa 50 anni fa. Questo gruppo, oggi guidato dal commendator Agostino Ballone, spazia dalle linee a lunga percorrenza ai trasporti urbani della città di Teramo, al turismo. La recente acquisizione di due storiche società toscane, la Sena e la Eurolines, proietta l’azienda teramana in un panorama che oltrepassa i confini nazionali, realizzando collegamenti con le principali capitali europee. Il successo dell’azienda ha i suoi punti di forza nei numeri e nella qualità dei servizi offerti: 1.100.000 chi-

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lometri annui sul servizio urbano di Teramo, 4.000.000 chilometri complessivi sui servizi pubblici, 4.900.000 passeggeri annui trasportati, 600 destinazioni nazionali e internazionali. E così è proprio il presidente Ballone a sottolineare l’importanza riservata all’aspetto qualitativo che si esprime nella scelta di dotare i veicoli di comforts e optionals, diventati poi degli standard, ma soprattutto nel ricambio costante e veloce della flotta aziendale che ha un’età media di 2 anni. “Questa attenzione si concretizza, inoltre, sia nella scelta dei materiali usati sia in termini di distanza tra i posti - spiega il Presidente – Quest’ultimo caso, che di fatto provoca una diminuzione del numero degli stessi, se apparentemente penalizza il lato economico nel breve termine, in realtà premia lo sforzo di offrire qualità superiore. I nostri sedili sono più larghi dei modelli standard. A

questo proposito posso dire che nei sondaggi periodici che vengono effettuati per misurare il gradimento della clientela, tale sforzo viene apprezzato. Abbiamo un nostro standard che ormai è a regime, i sedili hanno le stesse dimensioni, i colori e gli accessori presenti sono gli stessi in tutti gli autobus così da essere riconoscibili. Ma qual è la vita media degli autobus Baltour? “Questo è un altro punto di forza della nostra società. Abbiamo un ricambio dei veicoli molto accelerato. I nostri automezzi hanno una vita massima di 4 anni, che porta ad avere mediamente un ricambio ogni due anni e questo da il segno dell’efficienza dei veicoli”. Come viene selezionato il personale? “Per quanto riguarda il


personale viaggiante, esso è selezionato in base a criteri di qualità di servizio, è di grande esperienza ed è sottoposto a controlli sanitari periodici, come ad esempio analisi sulle tossicodipendenze”. Parliamo del trasporto urbano. Grande successo ha riscosso il servizio del bus navetta che molti cittadini vorrebbero più ampio dell’attuale circuito. Chi stabilisce i percorsi? “Il Comune è l’ente programmatore del percorso, Baltour è l’ente esecutore. La titolarità del servizio è quindi di competenza comunale anche se poi ci si confronta sui vari aspetti di esecuzione sulla base delle richieste della clientela. Siamo consapevoli che la disponibilità chilometrica del comune è assolutamente insufficiente ad esaudire tutte le richieste di copertura di interi quartieri ad alto sviluppo, come le zone periferiche”. La Regione aveva in programma la regolarizzazione delle concessioni sui trasporti: a che punto è la situazione? “La Regione continua, a nostro avviso, a mantenere una posizione di grave conflitto di interessi su questo argomento, non a caso in Abruzzo non si sono mai fatte gare né recepite normative già esistenti. Non c’è particolare interesse a spingere su questo problema dal momento che la Regione ha 3 società, tra le più grandi d’Abruzzo, sotto il proprio controllo”. In che misura vengono stabilite le convenzioni? “Noi siamo ancora fermi ai vecchi schemi sulle

concessioni che risalgono agli anni ‘60 e sostanzialmente non è cambiato granchè. E’ chiaro che c’è la necessità di rivedere i parametri perché le richieste della clientela sono aumentate rispetto ai chilometri coperti”. Quale potrebbe essere la so-

luzione? “Credo che le liberalizzazioni siano la medicina utile a curare questo male. Senza mercato non esiste efficienza. Bisogna tornare a fare azienda e non politica e nelle aziende pubbliche questi ruoli non sempre sono distinti”. Per tornare alla politica aziendale di Baltour parliamo del low cost. Come funziona e come viene re“Grandissimo cepito? successo: è una politica seria, circa il 30% dei posti è riservato al low cost e, se ci si attiene al regolamento, si può viaggiare davvero in modo economico”. Come è stato e come sarà il “viaggio” di Baltour? “Molto bello, ma non è finito. Si può andare ancora lontano!”


Ambiente

Lungofiume Vezzola: un’idea-progetto ambiziosa ma possibile! di Ropel Nel programma della nuova Amministrazione Comunale di Teramo è compreso un intervento per rendere più fruibili i lungofiume della città anche collegandoli tra loro. Tra le righe è emerso che - probabilmente - sarà la Forestale a collaborare nel controllo della zona, anche per "fatto ambientale".

E', allora, "riemersa" con decisione, un'idea-progetto che avevo preparato (www.quiteramo.it) per l'AmministrazioneChiodi poco prima del suo imprevisto scioglimento. Ciliegi e pioppi; cultura e benessere per il tratto cittadino del lungofiume Vezzola L'idea mi venne una domenica pomeriggio della primavera dell' anno scorso, trascorsa con i ritmi tranquilli di una volta, allorchè ho "raccolto" sensazioni e riflessioni molto interessanti che ora voglio proporvi. Sensazione 1. La prima è stata di trovarmi ad Edimburgo (sic!!) ove le sponde del lungofiume (ovviamente curate con prato all'inglese), divisorio naturale tra la città vecchia - in alto - e la città nuova - in basso -, con il tempo si sono trasformate in luogo di incontro e di riposo per i residenti e turisti. Qualche locale di ristoro, molte e belle panchine ove fermarsi, aiuole fiorite e cestini per cartacce, rendono facile e gradevole l'andarci ed il sostare, magari per leggere, per riposarsi o per conversare con il vicino !

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Rilfessione 1. L'enorme potenzialità offerta dall'intera area di questo nostro lungofiume permette, a mio avviso, di realizzare tanto, magari con l'intervento di qualche benefico sponsor (banche o enti) o piuttosto grazie alla sensibilità dei dirigenti e soci di un Club di service (tipo Rotary o Lyons) per avere - in scala - qualcosa di simile alla bella città scozzese. Cosa fare ? Una "pulitura" delle sponde (un'opera di bonifica ambientale, cioè di superficie) magari cooordinata da esperti della Forestale, con l'aiuto materiale di giovani volontari, studenti o iscritti al WWF o ad Italia Nostra o Lega Ambiente o EkoClub, per esempio; sistemare molte panchine ergonomiche, qualche cestino per rifiuti, pannelli e qualche tratto di staccionata in legno. Tutto ciò renderebbe più vivibile questo "polmone verde" della nostra Teramo (e qui mi è sembrato veramente di essere altrove !). Sensazione e Riflessione 2. E' stato per me molto forte immaginare di camminare a fianco o tra filari di alberi (per esempio di ciliegio e, sulle sponde, pioppi) come a Kyoto, cioè in Giappone, ove migliaia di residenti e tanti turisti si recano per godere di uno straordinario e semplice ambiente e cinefotografare, in primavera, il fiorire degli alberi. Per esempio, con l'intervento delle Scuole (per tutte, l'Istituto Professionale di Stato per l'Agricoltura) o di enti (Comunità Montana o Consorzio BIM) che problemi ci possono essere

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a mettere a dimora (e curare un pò) 100 o 200 piante di ciliegio e due o tre decine di aiuole fiorite ? Ed ancora, negli "spiazzi" qua e là esistenti, vedere realizzati "angoli per la cultura" (estemporanee di pittura, recitals di poesie o esecuzione di musica sinfonica o no); con adeguata pubblicità. E’ difficile? Infine, sarà bello e utile invogliare (e abituare) i teramani a frequentare questo bell'angolo della città, indicandone bene gli accessi, assicurando un'adeguata vigilanza (anche d'intesa con le Forze di Polizia) e valorizzando il "ponte degli impiccati" o la "fonte della regina". Quando tanti teramani (e la domenica pomeriggio non sono pochi) "scopriranno" il piacere di passeggiare (o correre), riflettere o riposare, leggere o conversare in tali spazi verdi, certamente saranno lieti e, contemporaneamente, saranno scoraggiati gli immancabili vandali o ignoranti che degradano l'ambiente. Ci sarà un piccolo - ma importante motivo in più per avere l'orgoglio dell'appartenenza alla nostra terra! Se, a tutto quanto sopra, si aggiunge la significativa aliquota di mamme e bambini (anche in carrozzina) che possono beneficiare di spazi verdi, ampi e tranquilli, allora apparirà chiaro come questa idea-progetto abbia anche, anzi ancor più, una valenza di carattere sociale. Con un ossimoro chiudo questa nota e riassumo il mio pensiero: fare molto con poco, è bello, forse facile!


Cronaca

Io, vittima di un mostro! Claudia Vincenzi ci racconta la sua drammatica esperienza Claudia era una ragazza giovane e bella, fidanzata e innamorata della musica. Una ragazza come tante altre e come tante altre ha attraversato un momento di difficoltà in seguito alla grave malattia della madre. È stato proprio in questa crepa che si è infilato Demos, sedicente mago in contatto col divino, piegando la sua mente a proprio piacimento. Con la scusa di compiere strani rituali, quelle che lui chiamava "le opere", il mago ha iniziato ad abusare sessualmente di Claudia, costringendola a giochi osceni e raccapriccianti, contagiandola infine con il virus dell'HIV. Questa però è una storia a lieto fine. Grazie all'aiuto delle persone più vicine e soprattutto grazie a un coraggio straordinario, Claudia è riuscita dopo anni a svegliarsi dal suo incubo, a denunciare il suo oppressore e a ritrovare il sorriso.

di Lina Monaco D. Claudia, raccontaci a grandi linee questa drammatica vicenda. R. “Sono stata vittima di un sedicente mago per dieci anni, da quando ne avevo ventuno. La mia esperienza è inevitabilmente stata traumatica e devastante sotto ogni profilo, ma oggi posso dire di essere fortunata solo per il fatto di essere viva e di esserne uscita. Desideravo essere libera, ma solo dopo essere stata privata della libertà, ho conosciuto veramente il significato di questa parola”. D. In quel periodo non stavi vivendo giorni sereni. Cosa succedeva intorno a te? R. “Stavo vivendo un periodo di profonda sofferenza dovuto alle gravissime condizioni di salute di mia madre. Seguii l’invito, di una persona che credevo amica, senza valutare il rischio che poteva presentare, di affidarmi al parere di un sedicente mago che spontaneamente non avrei mai cercato. Quando mi presentai all’appuntamento, il mago ebbe l’abilità di farmi sentire in breve tempo in grave pericolo e contemporaneamente sollevata dall’aiuto che mi offriva. In breve si pose al centro della mia

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vita. Usava la sua abilità di manipolatore per indurmi ad un persistente stato di confusione, bersagliandomi con messaggi contraddittori ed emozionalmente forti, senza darmi il tempo, naturalmente necessario alla mente, di valutarli”. D. Aveva praticamente fatto tabula rasa di in ogni tuo rapporto sociale? R. “Mi stava plagiando e manipolava la mia mente in modo da non permettermi di sottrarmi al suo indottrinamento”. D. Come racconti anche nel tuo romanzo (PLAGIATA, edito da Mondadori nel 2008), all’inizio le sue attenzioni si erano dimostrate amichevoli. Solo dopo averti circuita si è manifestato per il mostro che era. Come sono andati i fatti? R. “Cominciò ad abusare di me, oltre che psicologicamente, anche fisicamente, garantendomi come unica soluzione alla morte un rito sessuale, che poi divenne sempre necessario. Dirigeva la mia vita e non ero libera di scegliere nulla. Non mi erano permesse relazioni sentimentali, controllava le mie amicizie. A causa sua sono sieropositiva. Poi ha comin-

ciato a chiedere soldi, ma non subito, dopo circa tre anni. Ho subìto le peggiori offese e umiliazioni che possa ricevere una donna e una persona. Le ho sentite nella carne e nell’anima. In balìa di un ciarlatano che si definiva “mago” che prometteva la mia salvezza, felicità e benefici per mia madre al prezzo di tormento, violenze, abusi fisici e psicologici che erano i suoi riti”. D. Tutto questo avveniva e tu non riuscivi a opporre nessuna forma di resistenza. Come ti sentivi? R. “La vera tragedia delle vittime, come lo sono stata io, è l’impossibilità di rendersi conto di essere caduti in una gabbia atroce, mentre il plagio è in atto. Al punto tale da tutelare l’aguzzino, perdere ogni senso critico e accettare passivamente ogni controsenso, ogni assurdità, ogni abuso, ogni violenza inferta. Per questa ragione le persone irretite non possono salvarsi da sole e c’è bisogno di una legge che tenga conto di questo aspetto. Una vittima di plagio, anche se maggiorenne, non è libera di pensare liberamente e di scegliere, quindi non è in grado di poter denunciare. E’ una persona spenta. Come lo


ero io. C’era la possibilità che non mi salvassi mai, se non avessi ricevuto un aiuto esterno dalla mia famiglia”. D. Poi la sentenza di primo grado, l’appello. Adesso manca il terzo grado in cassazione. Tanto tempo è già trascorso: come ti senti a percorrere la strada della giustizia che sembra essere ancora molto lunga? R. “Credere nella Giustizia e affidarsi ad essa è un atto di amore per la verità, a difesa di se stessi e della società, e chi intraprende la scelta di denunciare deve sentirsi tutelato. Nel caso di plagio significa anche accettare il rischio di eventuali minacce ed intimidazioni (cui spesso sono sottoposti i fuoriusciti delle sette distruttive, ad esempio), superare il senso di vergogna che frena ogni stimolo ad esporsi. Ad ogni modo, qualora la decisione venisse presa, una delle prime cose che la vittima di plagio dovrà spiegare è come sia stato possibile restare tanto tempo succubi. Questo punto può essere facilmente oggetto di strumentalizzazione dagli avvocati della

difesa, in sede di processo, quando insinuano che il lungo tempo trascorso in tali condizioni senza ribellione od evasione è indice di libera scelta del soggetto che ci rimane. Ma non è così. Il tempo è a favore dell’aguzzino. Più è lungo il periodo di sudditanza, più occasione ha il manipolatore di rinnovare il condizionamento, e maggiore è la difficoltà per la vittima di liberarsi.” D. Oggi Cluadia ha fatto tante conquiste. Dal tenere nascosta la tua immagine fino alle interviste televisive in programmi Rai e Mediaset. Quanto ti ha aiutato scrivere il tuo romanzo? E quanto pensi di poter aiutare quanti si trovano in condizioni di sottomissione della propria volontà? R. “Qualche mese dopo la pubblicazione del mio libro ho maturato la decisione di parlare a viso aperto, abbandonando i timori di espormi che avevo prima, perché nascondermi per le violenze subìte mi dava la sensazione di aver perso la dignità e la faccia, di vivere a metà. Per questo e, a maggior ragione, per l’ur-

genza di una legge in Italia, ho deciso di parlare. Oltre a presentare il mio libro, partecipo a conferenze, ho un sito www.claudiav.it con notizie e link utili e sono coautrice del film documentario “La prigione invisibile” insieme alla giornalista Lisa Tormena ed al regista Matteo Lolletti. In ogni occasione rinnovo la mia scelta di condivisione del mio dramma sempre più coscientemente, e spero che tutto sia utile a qualcuno oltre che a me stessa”.

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Politica

In bocca al lupo segretario! Robert Verrocchio stacca tutti: e‘ lui la nuova guida provinciale del PD Sono stati circa 20.000 i cittadini che domenica 17 gennaio hanno scelto di presentarsi nei seggi del proprio circolo per votare il segretario e l’assemblea provinciale del Partito Democratico; un successo di partecipanti che supera quello delle primarie nazionali, pure supportate da un riverbero mediatico sicuramente superiore. L’affluenza è stata dunque di circa il 10% del corpo elettorale complessivo della provincia di Teramo, i voti validi sono stati 18.548, di cui 9.633 vanno a Robert Verrocchio, 6.345 a Sandro Mariani e 2.555 a Marco Citerei, che conquistano rispettivamente 134 (55,8%), 74 (30,8%) e 32 (13,3%) delegati in assemblea. Queste le prime parole del neo segretario del PD: "Pur essendoci un vincitore scelto dalla gente, mi piacerebbe far crescere il partito in un clima di serena cooperazione, partendo proprio da questo dato confortante che è la grande affluenza alle urne. La vicinanza dei cittadini è quello che mi rende più felice, perché credo nella co-

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struzione di politiche efficaci proprio partendo dalle esigenze e dai bisogni della gente. Credo fer-

mamente nei gruppi di lavoro, nella estrema efficacia di più teste pensanti per la risoluzione di un problema. In virtù di questa mia convinzione sarò presto in giro per il territorio, ad incontrare i circoli per pianificare una programmazione comune, per sentire la

voce delle diverse realtà locali e dei tanti sostenitori del PD. Credo fermamente nella forza di un coordinamento efficiente di tutte le istanze e le energie provenienti dal territorio provinciale, un lavoro gravoso ma necessario per permettere al PD di crescere e diventare sempre più forte. Solo se saremo uniti si potrà vincere. Penso ad un coordinamento delle aree maggiormente in difficoltà, come la Val Vibrata, per la crisi economica, o le aree interne della montagna, per i danni derivati dal sisma, ho intenzione di incontrarmi con Claudio Ruffini e Peppino Di Luca, così come mi vedrò con i rappresentanti delle altre forze politiche di sinistra e le associazioni di categoria, per pianificare un lavoro comune e condiviso. Il risultato di queste primarie - conclude Verrocchio - segna un giro di boa, un primo passo verso il futuro di questo partito, un futuro, ne sono certo, costellato di nuove battaglie e molte vittorie". Il nuovo corso del PD sembra essere già iniziato.


La strana storia delle primarie di Giancarlo Falconi Caro Enrico Berlinguer, scusi il disturbo, la chiamo per avere un commento su questo strano mondo che ci circonda. Cosa ne pensa? ”Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. Il compromesso storico, la politica di mediazione, il senso di osmosi, di vasi confinanti aveva come fulcro la questione morale del fare politica. Oggi la questione morale è ancora alla base della vita di un partito? “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. Vi chiedo scusa e chiedo scusa ad Enrico Berlinguer e alle sue meravigliose interviste. Ma parlare delle primarie del Pd senza avere la possibilità di sciacquare la mia penna, nei rivoli della poesia, della letteratura politica, mi avrebbe causato una paralisi grafica. Il PD della provincia di Teramo ha un nuovo Segretario: Robert Verrocchio. Scusate Padre Robert Verrocchio, per via della sua somiglianza con Padre Ralph nella serie “Uccelli di Rovo”. Personalmente trovo lo strumento delle primarie per eleggere un Segretario di partito, invalidante per lo stesso movimento politico. Il Segretario va eletto all’interno del partito politico, con l’apporto dei tesserati, per evitare strumentalizzazioni ed invasioni di campo da parte di elettori di altri pensieri. Il regolamento, ci assi-

curano i soliti bene informati, verrà cambiato al tempo di una mail. Robert Verrocchio è attualmente consigliere provinciale ed è stato vice sindaco e assessore al comune di Pineto. Molto probabilmente deciderà di dimettersi dal consiglio provinciale, per dedicare tutto il suo tempo a tracciare la nuova linea politica. Tra i suoi illustri “padrini elettivi” ricordiamo Verticelli, Ruffini, Monticelli, Mastromauro, D’Agostino, Di Pietro, Misticoni. Avrei potuto continuare, ma ho ancora poche battute e non amo gli elenchi telefonici. Ho dimenticato Franco Graziani ma non so quante volte si possa fare il padrino in una vita politica. Le primarie hanno avuto inizio con lo schieramento di campo. Un piccolo e delicato Risiko. “Napoleone” Ginoble pronto a metter nel dispaccio capitan Cavallari da Teramo, insieme al giovane rampollo di Campli, Sandro Mariani. Capitan Cavallari sentite le sue truppe di montagna, decide di continuare la sua resistenza nel delicato ruolo di capo gruppo in consiglio comunale. Ringrazia e saluta. Se fosse stato unico candidato, se la mozione Franceschini avesse scelto unicamente la sua figura, avrebbe indossato la sua armatura di primo degli

eletti e combattuto a muso duro. Un’altra storia. “Napoleone” Ginoble, insieme a “Gioacchino Murat” Sottanelli, “Augustin Robespierre” Giuseppe Di Luca e non mi viene il paragone per Giacomino Di Pietro, convogliano le loro truppe a fianco dei due “ufficiali d’artiglieria”, Marco Citerei, giovane e “copernicano” assessore del comune di Montorio e l’illusionista, il mago dal cilindro pieno di conigli bianchi, il “nipote politico” del sen. Rocco Salini, Sandro Mariani. La vittoria di Verrocchio era scontata e in un periodo di saldi, la Waterloo Ginobliana si è ben difesa. Grazie alle invenzioni “democristiane” di Sandro Mariani. Il bianco Giglio di Campli è riuscito a far votare gli studenti universitari fuori sede e gli extra comunitari residenti, in un tentativo di integrazione etnica, che avrà un grosso peso politico in futuro. Robert Verrocchio ora dovrà dimostrare la sua indipendenza e la sua capacità di mediare. I valori del campo sono un valore da onorare. Ascolta la gente PD, torna tra la tua gente.

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Sanita‘

La Asl di Teramo sempre piu’ all’avanguardia Il direttore generale Mario Molinari ci svela i progetti per il 2010 di Federico Ioannoni

Quando diversi anni fa arrivò a Teramo, Mario Molinari, direttore generale della Asl, era per molti il classico “uno venuto da fuori”. Ci ha messo però poco a diventare uno di casa, un teramano tutt’altro che d’adozione. Sarà forse per quel suo modo di fare un po’ “guascone” da romagnolo purosangue, o per il suo modo di

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porsi diretto, senza fronzoli o stucchevoli convenevoli, ma il suo passaggio a Teramo è stato per alcuni versi simile a quello di un acquazzone estivo. Parlarci è sempre impresa ardua, non ama le luci della ribalta e ancor meno sottrarre tempo al lavoro, ma poterci scambiare qualche parola è sempre

“illuminante”, sarà perché raramente dice cose banali, non negandosi mai il gusto della battuta salace. Quando parla della Asl usa spesso il noi, sentendola non come una sua creatura, ma come un qualcosa di tutti, che per questo va difesa e valorizzata. Cos’è cambiato nell'Azienda dal suo arrivo? “Durante questi anni ci siamo trovati a dover gestire una situazione complessa soprattutto dal punto di vista delle risorse umane. Al nostro arrivo si registrava un debito nel bilancio pari a circa 96 milioni di euro e una carenza complessiva di personale (tra cui 199 medici) rispetto alle articolazioni organizzative aperte. A rendere ancora più arduo il nostro compito è arrivato il piano di rientro del deficit che ha bloccato la spesa per il personale, impedendoci di fatto la programmazione nel breve e nel medio periodo. Questo però non ci ha impedito di


muoverci verso una riorganizzazione gestionale complessiva e, nonostante i molti vincoli imposti, la Asl è riuscita a rispettare il piano di rientro e ad ottenere il pareggio di bilancio”. Quali sono, dal suo punto di vista, i punti di forza e quelli invece in cui la Asl dovrà migliorare? “I punti di forza sono certamente quelli legati all’innovazione organizzativa che ci ha consentito un migliore controllo della spesa, una nuova capacità di comunicazione e di relazione con gli utenti, un’importante abilità nel riuscire ad individuare i nostri errori, sia di natura sanitaria che organizzativa, correggendoli così in tempo reale. Il nostro punto di forza sta nel personale, sempre animato da un grande senso del dovere, che ha dimostrato di essere la vera grande risorsa di questa Azienda. I punti di debolezza sono invece ancora legati alla carenza di organico, che si spera possa essere quanto meno ridotta da nuove assunzioni, e all’obsolescenza di molte apparecchiature che andranno sostituite o aggiornate”. Per il personale e le nuove apparecchiature sarà l'anno della svolta? “Come dicevo nel 2010 il nuovo “Piano di rientro” dovrebbe permetterci di assumere. Magari non sarà una vera e propria “svolta”, ma certamente ci aspettiamo un miglioramento. Stesso discorso per i macchinari: esiste un piano aziendale che prevede l’acquisto di diverse apparecchiature tra cui un secondo acceleratore lineare che consentirà di garantire le attività di radioterapia; un ulteriore angiografo che

sarà destinato alle attività di Neuroradiologia e una nuova Risonanza Magnetica che andrà ad affiancare quella già esistente. Non bisogna poi dimenticare che è già funzionante la nuova TAC a S. Omero e si è in procinto di acquistarne una nuova, multistrato, per Atri. Per Teramo poi è stata comprata una nuova TAC a 64 strati che costituisce l’ultima frontiera della tecnologia medica in termini di capacità di diagnosi e di tempi rapidissimi nell’esecuzione, un’apparecchiatura al momento unica in Abruzzo”. Questo aiuterà anche a rendere le liste d’attesa più snelle? “Il problema purtroppo è nazionale. Una medicina che è sempre più basata sull’evidenza, che offre strumenti dia-

gnostici sofisticati, necessita che i pazienti si sottopongano ad un gran numero di accertamenti ed esami strumentali. La soluzione che la letteratura scientifica ci propone è il cosiddetto “governo della domanda” più che l’aumento dell’offerta di servizi sanitari. Noi abbiamo attivato uno specifico ufficio per la gestione delle liste d’attesa, che è responsabile anche di tutti i CUP aziendali e che cerca di razionalizzare le attività di prenotazione garantendo comunque le prestazioni Quattro urgenti”. ospedali nel territorio sono un problema, una risorsa o una necessità? “Certamente sono una risorsa. Nel Piano Industriale che questa Direzione ha redatto ci si è attestati a difesa dei nosocomi presenti, nonostante le sollecitazioni a rivedere le nostre posizioni. Questo non toglie che 4 ospedali generalisti, e quindi con tutte, o quasi, le specialità al proprio interno, siano spesso solo dei doppioni poco utili ai pazienti. Riconvertire gli ospedali periferici, ridistribuendo le specialità sul territorio, può senz’altro essere l’occasione per garantire servizi più efficienti e di maggiore qualità”. Al secondo anno che la Asl raggiunge il pareggio di bilancio si aspetta finalmente un riconoscimento tangibile dalla Regione? “Me lo aspetto. Ma bisogna comunque tener conto del debito sanitario complessivo della Regione”.

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Volontariato

AIRC: alla ricerca della Vita… di Giancarlo Falconi

“Ho il cancro”. Il dolore era il solito mal di testa ma non come quei mal di testa, che pulsano di emozione quando guardi nella scatola delle fotografie mancate, che ti stringono il cuore quando non riesci ad amare una persona che meriterebbe il tuo amore, che ti prendono quando tuo figlio ritarda in una notte qualsiasi, in una qualsiasi ora, dentro un buio senza luce ed ombra, che ti colpiscono al cuore quando ti licenziano e non sai come guardare la tua famiglia, che ti portano al sonno dopo una giornata da precario e dopo l’ennesima sconfitta, ma come quel mal di testa che non racconti, perché non sai descrivere una morsa che si chiama paura di morire. “Ho il cancro”. Perché proprio a me? Mi siedo e dopo mi butto sul letto; mi alzo e poi corro in macchina e ho bisogno di un amico, di una birra, di un bicchiere di vino e di un bacio, di una carezza, di fare l’amore, di sentirmi

vivo, immortale, di un pianto a dirotto che si mischia a pioggia e ti abbraccio, passante di una vita sempre più stretta, di una risposta, una sola risposta. Mi sento il sangue gelare, la paura diventa coraggio e scrivo ciò che non avrei mai scritto perché sono uguale agli altri, perché ero uguale agli altri, ora sono diverso: “Ho il cancro”. Corri e ti rincorro su di un treno verso un viaggio e una speranza. Ti auguri di incontrare Veronesi e di essere toccato dal suo sorriso di “Padre Ricerca”. Parlo o parli con gli sconosciuti, decidi o decido di non dire e dire, pensi ai tuoi genitori, ai tuoi fratelli al dolore che proveranno, penso anche al mio funerale… confusione e intanto cerco una risposta. La so-

lita domanda sull’amore, io ti amo perché tu no? Perché mi hai tradito amante mia? Perché mi hai illuso con la tua bellezza, con i tuoi sapori, con la tua eleganza, con il tuo sesso, con la paternità, con la maternità, con le tue difficoltà…oh amata Vita mia? Sudore, palpitazioni, mani che raggiungono il punto esatto, la coordinata del male, il triangolo della sfida, ” Io, il cancro, la vita”. Sono passati dieci secondi dalla notizia e il medico mi lascia vivere il mio momento, attimi tra uno schizzo di umanità, di vernice, di pennello, di colore, di un’opera finale, finita. Parole e forza. AIRC: Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Teramo è un vitale esempio di sapore e accoglienza. “Titti” Fasulo è la confidenza di una signora di lignaggio che ci parla con i suoi occhi chiari, che sospende dal


cuore le sue battaglie vinte con il cancro, oramai un ricordo che anima la sua sfida: educare alla prevenzione. Titti Fasulo è la Presidentessa dell’AIRC della provincia di Teramo, anima tra le azalee e le arance, tra i concorsi scolastici “Cancro ti boccio” e capace di rodare, manutentare, curare il motore dell’AIRC: la gente. “Le donazioni, i volontari - così inizia la presidentessa Fasulo - rappresentano l’unica risorsa di un’associazione capace di viaggiare attraverso gli anni con la preparazione dei propri ricercatori e di una scienza, capace di rendere il cancro vulnerabile e sconfiggerlo nella maggior parte delle volte”. Il segreto? “La prevenzione. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Mai. Dobbiamo darci una mano, volerci bene e non avere paura. Siamo capaci di sconfiggere il cancro stando tutti insieme, uniti”. Abbiamo acquistato le azalee, le arance, i gadget, fatte donazioni e molto altro. Ci può fare un esempio di come l’AIRC sta investendo il denaro? “Lei è un giornalista e i giornalisti vivono di notizie.

Presto in Abruzzo un luminare di fama mondiale, guiderà 8 ricercatori per un progetto che costerà oltre cinquecentomila euro. Questa è l’AIRC: la vita che vive”. Il fil rouge tra la ricerca e la corsia di un ospedale, che diventa polo di Eccellenza è il Primario e Direttore di Dipartimento di Oncologia dell’Asl di Teramo, Amedeo Pancotti. Alto, elegante, sorridente, ottimista, ci parla di persone e non di pazienti. Seicento ospiti del Day Hospital solo nel 2009 con oltre la metà delle guarigioni e molti altri degenti cro-

nicizzati, con un’alta qualità della vita, cosa impensabile per gli stessi casi solo qualche anno fa. Il prof. Pancotti pone l’accento sulla cultura della prevenzione e sull’informazione verso la gente. La salute è un ordine di pensiero, uno stile di vita. Io ho il cancro. Io sconfiggerò il cancro.

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Femminile plurale

“...e vissero felici e contenti!” di Lina Monaco

Parafrasando il titolo di una raccolta di racconti scritti da una delle persone che più abbia stimato e amato nella vita, Maria Teresa Barnabei. Femminile plurale, sì, o semplicemente dette DONNE. In una riflessione che, partendo dalla quotidianità, mai banale, come invece si potrebbe credere, arriva a sfiorare e poi approfondire temi importanti della vita di ogni donna. Oggi inizierei facendo una riflessione sul senso di certe favole che abbiamo ascoltato da bambine, lette a noi dalle nostre mamme e riproposte, inesorabilmente, alle nostre figlie."...e vissero felici e contenti!" Il principe azzurro, atteso e sospirato libera le fanciulle imprigionate in più che metaforiche prigioni, torri o foreste intricate, donando loro amore e felicità. Ora, senza scendere in un'analisi approfondita sulla sessualità delle metafore della prigionia, mi soffermerei, piuttosto sul quel "cavolo" di PRINCIPE AZZURRO e sull'utopistico "...E VISSERO FELICI E CONTENTI!" Ma si può essere più meschini? E non mi stupisce che la stramaggioranza delle fiabe per bambini siano state scritte da uomini. In fondo, non c'è cosa migliore, per imporre una volontà a qualcuno, di cominciare a inculcargliela a piccole dosi fin da tenera età. E così accade con le favole, e le varie Biancaneve, rimasta incredibilmente illibata nonostante l'ambigua convivenza con sette nani; senza parlare di Cenerentola alle prese con un principe incapace di trovarsi moglie da solo e aiutato dal padre che gli organizza una sorta di mega orgia con le zitelle del regno; passando attraverso “La Bella Addormentata nel bosco” la

quale, proprio quando raggiunge l'età in cui potrebbe cominciare a spassarsela, cade in un sonno centenario e trova solo al risveglio l'attesa felicità. In fine, ma non per questo ultima, la stoica scelta di Bella de “La Bella e La Bestia”, che per salvare l'intera famiglia si immola sposando un mostro...Ma qual è l'esatto senso di tutte queste storie? Qual è la ragione profonda che spinge narratori di secoli passati a scrivere certe favole e editori di tempi moderni a continuare a pubblicarle? Ecco, la risposta che mi frulla in testa da un po' è sempre la stessa, cioè, che vivendo in una società sessista e maschilista, l'unico modo per far sì che le donne stiano dentro i ranghi di ciò che "SOCIALMENTE SI CONVIENE A UNA DONNA", ma si legga pure ciò che " ALLA SOCIETA’ MASCHILE CONVIENE" è infilare le bambine, appena nate, appena partorite, in una bella formella, come quelle da pasticceria, versare saggiamente gli ingredienti giusti, mescolare con premura, ma neanche

tanto, infilare in forno per la cottura e aspettare che il dolce sia pronto. Ovviamente non tutte le ciambelle escono col buco. Molte lievitano alla perfezione, ma alcune ciambelle salgono su gobbe, o addirittura sbuffano fuori dalla forma. E così accade anche per noi femminucce. Molte si tengono nella forma, vengono su donnine perfette, da matrimonio, da famiglia; altre vengono su un po' gobbe, cioè lievitate bene in alcuni punti, un po' meno in altri, e così saranno mogli perfette e pessime casalinghe, oppure grandi madri ma scadenti a letto e di conseguenza cornificate alla prima occasione; altre ancora, sbuffando fuori dalla forma, vengono immediatamente etichettate e, anche poco cordialmente, relegate ai margini di questa società. "Puttana", "ragazza facile" (anche se io direi felice), "donnaccia"; termini per i quali, pur avendo divorato lo ZINGARELLI dalla prima all'ultima pagina, non ho trovato sinonimi al MASCHILE. E no, per i maschietti c'è “puttaniere” cioè che va con le puttane, ma non lo è a sua volta, il che diventa per un uomo non un dispregiativo, bensì un rafforzativo della potenza; esiste ”donnaiolo”, cioè che va con le donne, ma non per questo criticabile, anzi, di questi tempi omofili, trovare qualche maschiaccio che ancora ci preferisce ai suoi simili, potrebbe sembrare miracolistico. No, non esistono proprio parole che rivolte ad un uomo risultino offensive come quelle sopra elencate e rivolte a noi ragazze. E mi fermo qui, per il momento, altrimenti le mie riflessioni rischierebbero di diventare uno sproloquio senza fine. Alla prossima!

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Attualitа’

La Teramo Invisibile Come vivono, chi sono, cosa cercano gli extracomunitari della nostra citta’ di Raul Ricci

Rosarno è una cittadina che si riflette nello specchio dei tempi del nostro Paese, in bilico perenne tra arretratezza e modernizzazione, xenofobia e integrazione. Nel vasto fenomeno dell’immigrazione clandestina, si muovono silenziosi i volti di popoli lontani, in cerca di un “America” ideale che i nostri stessi progenitori ricercavano un secolo fa varcando il grande Oceano. Teramo non è Rosarno, certo, piuttosto un perfetto manifesto della provincia italiana, città dove da tempo questi volti stranieri sono entrati per cercare un lavoro e una speranza di vita migliore. Li vediamo quotidianamente per le strade del centro storico eppure sembriamo non accorgerci realmente di loro che molto spesso vivono di stenti, venditori ambulanti che si avvicinano alle nostre vite e si ritraggono spaventati ad un nostro semplice accenno di rifiuto. Oltre quella loro apparente insistenza superficiale è arduo avvicinarli, domandare loro chi siano realmente e perché siano qui. Le loro sono parole perlopiù dette a mezza bocca, tanta la paura di essere notati, loro che in gran parte sono in Italia irregolarmente. Mi avvicino perché qualcuno mi racconti qualcosa del loro sconosciuto universo, ma

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spesso invano. Uno dei pochi a parlare è Camuru, senegalese, nel nostro Paese da circa tre anni. Mi spiega che il flusso di venditori ambulanti parte principalmente da Pescara, e solo una bassa percentuale vive nella nostra provincia. Alla domanda di chi li fornisca della merce contraffatta e dove questa venga acquistata, il suo viso si irrigidisce, le mani si ritraggono. Taglia corto parlandomi in modo ancor più affettato e ai limiti dell’incomprensibile. Comprendo solo che le borse, le cinte e tutto il restante materiale vengono acquistate in spacci illegali di Napoli o di Pescara. Ma alla mia nuova insistenza nel farmi dire quale sia l’organizzazione del lavoro tra i cosiddetti “vù cumprà”, non ottengo alcuna risposta e ben presto preferisce darmi le spalle e spostarsi altrove senza nemmeno salutarmi. Qualcosa sembra dirmi in più Seidu, anch’egli africano. Mi parla di come parta tutte le mattine da Montesilvano con una vecchia utili-

taria sprovvista di assicurazione, insieme ad altri tre connazionali con i quali condivide una stanza in subaffitto (peraltro priva di riscaldamento), per raggiungere i luoghi della nostra provincia: Giulianova, il mercato del sabato del centro storico di Teramo, Alba Adriatica… Mi racconta in un italiano stentato di come sia migrato in tenera età dal suo Paese d’origine, la Nigeria, con la famiglia in Francia e come si sia


trasferito a Montesilvano da circa due anni. Dice di sentirsi tranquillo, di avere un regolare permesso di soggiorno, ma lo dice guardando distratto altrove come chi sa che sta dicendo una sciocchezza. La nostra chiacchierata, che sono convinto mi sta portando a una buona intesa, si interrompe bruscamente, a causa di un breve cenno di un connazionale, comparso tra il via vai del passeggio del fine settimana, che fa capire sia meglio cambiare aria per la presenza dei vigili urbani in zona. Raccoglie la sua merce in un attimo, nel panno bianco usato come una vetrina sporca, e si dilegua prontamente in una via traversa. Anche qui le parole si spezzano troppo presto. Una solidarietà di sopravvivenza, quella tra gli immigrati, indispensabile per proseguire la permanenza nel nostro Paese. “Soprattutto per i nuovi arrivati”, mi racconta Zujila, una donna nordafricana che lavora regolarmente nel teramano come colf da diversi anni. Mi parla inizialmente di come molte sue conoscenze

siano arrivate fin qui attraversando il Mediterraneo con i viaggi clandestini delle cosiddette “carrette del mare”, passando per Lampedusa e ricevendo, chi è più fortunato, il pronto aiuto dai parenti e amici già presenti in Italia. Un viaggio che può costare anche più di 2000 euro e in alcuni casi, purtroppo, anche la vita. Ma Zujila rivela di avere ben altro da raccontarmi, anche se lo fa in modo molto discreto, per far intendere molto quasi senza dir nulla. Sembra che lei riesca personalmente, infatti, a far arrivare in Italia suoi conterranei che ufficialmente risultano “parenti” ma che in realtà la pagano per avere un visto di permanenza di tre mesi necessario per poter ricevere un permesso di lavoro subordinato. Ciò è indispensabile per ottenere successivamente il permesso di sog-

giorno. Lavoro che lei stessa riesce a procurare loro dietro compenso, che permette a molti nordafricani di decidere poi se spostarsi o meno in altri Paesi Europei. Al riguardo, mi accenna di come una sua presunta cugina sia arrivata non molto tempo fa in Gran Bretagna dall’Italia pagando un viaggio clandestino su di un camion di trasporto merci. Ma nulla più vuole aggiungere, ha già detto troppo.

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Montagna con amore

Prati di Tivo, uno sguardo verso il futuro Uno sguardo attento dedicato ai Prati di Tivo, da sempre fiore all’occhiello del versante teramano della nostra montagna, tra concretezza ed eterne speranze di entrare da protagonista nel nuovo decennio.

di Raul Ricci

Il nuovo impianto: l’innovazione e‘ servita La nuova seggio-cabinovia, realizzata dalla Gran Sasso Teramano e inaugurata il 20 dicembre scorso, ha finalmente ridato nuova linfa vitale alla località sciistica, sostituendo la vecchia seggiovia monoposto la cui vita si era protratta per oltre quarant’anni. “L’investimento, di circa dodici milioni di euro, ha richiesto un lungo e travagliato iter burocratico durato circa cinque anni. E’ un impianto innovativo, quinto

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in Europa per questa tipologia”, afferma con una nota di orgoglio l’amministratore delegato Fernando Marsilii. “Una delle sue particolarità è quella di aver conservato la stazione intermedia, consentendo quindi una maggiore affluenza di pubblico e un abbattimento del tempo di percorrenza di circa i due terzi. Se poi si considera che la cabinovia rispetta le norme sul trasporto dei por-

tatori di handicap, è facile intuire quale sia l’importanza di questo impianto. La costruzione è stata realizzata seguendo le rigide direttive del Parco Nazionale, utilizzando esclusivamente un’apposita teleferica montata per l’occasione che ha permesso di lavorare senza deturpare l’ambiente circostante. Le risorse per realizzare il progetto sono state tutte prevalentemente di matrice pubblica”.


Nuove proposte Per molti anni i Prati di Tivo sono stati la stazione più rinomata degli Appennini, prima del declino di fine anni novanta. La sostituzione pressoché totale degli impianti di risalita è solo la prima fase di una programmazione che vuole riportare il luogo agli antichi fasti. “Avendo ora la possibilità di richiamare un numero maggiore di pubblico – aggiunge Marsilii - stiamo sottoponendo agli azionisti della società un nuovo piano di interventi, ampliando innanzitutto il parco delle piste. Batteremo tre nuovi tracciati, con la volontà di aumentare il numero senza realizzare nuovi investimenti, sfruttando meglio i magnifici prati sotto il Corno Piccolo e creando magari una pista più panoramica. Ciò sarà possibile dopo aver fatto accurati interventi antivalanghivi. C’è la decisa intenzione di rilanciare quella che è, tra l’altro, la stazione di montagna estiva più frequentata. Servirà però

un occhio di riguardo in particolare ai collegamenti autostradali, punto debole che persiste da oltre cinquant’anni. Secondo i vincoli paesaggistici esistenti, attualmente sembrerebbe non esserci soluzione, ragion per cui si dovrebbe trovare una valida alternativa che consentirebbe uno sviluppo sostanziale di tutta l’area, anche grazie ad un ricettore turistico come il santuario di S.Gabriele, che accoglie circa due milioni e mezzo di pellegrini proprio nei mesi più caldi. Sarebbe il logico sviluppo di tutte le attività del parco, considerando che si an-

drebbe a sfruttare ciò che già è esistente, come ad esempio l’ampio parcheggio del santuario, inutilizzato in gran parte dell’anno”.

Prati di Tivo... quanto mi costi? Si sa, sciare non è mai stato particolarmente economico. L’attrezzatura specifica, così come le spese per usufruire degli impianti di risalita, hanno i loro costi. All’ombra del “gigante che dorme” i prezzi sono accessibili per trascorrere una giornata di sport e divertimento su piste che nulla hanno da invidiare a tante altre maggiormente pubblicizzate. Certo, il problema iniziale, da sempre tallone d’Achille della località, sono i collegamenti: per chiunque, non teramano, volesse raggiungere i Prati di Tivo, indistintamente dal luogo di provenienza, sia dalla A14 che dalla A24, l’uscita autostradale da prendere sarebbe quella

della Val Vomano o di Colledara, non propriamente agevoli, visto che implicherebbero entrambe la strada per Montorio e poi la strada del Parco. Per chi arrivasse sprovvisto di attrezzatura quali scarponi, sci, bastoncini e casco di protezione, il noleggio per l’in-

tera giornata presso la scuola sci e noleggio “Gran Sasso” verrebbe a costare 15 euro. Per chi avesse bisogno di prendere lezioni per imparare o migliorare la propria tecnica, una lezione singola verrebbe a costare 30 euro per un’ora, mentre una collettiva, con un minimo di cinque persone per una durata di due ora, si abbasserebbe a 20 euro ciascuno. Per uno sky-pass giornaliero si sborserebbe 25 euro nei giorni festivi e 21 euro in quelli feriali. Un pasto con menù fisso presso uno degli alberghi storici di piazzale Amorocchi viene a costare 10 euro e 90. Una giornata che dunque ci costringerebbe a tirar fuori, escludendo pedaggio autostradale e benzina, circa 60/70 euro a persona.

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Occupazione

Alla disperata ricerca di un lavoro Ecco i numeri esatti della nostra Provincia di Alessandro Di Emidio Una fotografia nitida della situazione occupazionale in provincia di Teramo. È quella che si ricava dalla lettura dei dati ufficiali dei Centri per l'Impiego della Provincia, messi a disposizione di PrimaPagina dai responsabili del Settore Lavoro dell'ente. Numeri che, pur non rendendo giustizia alle singole situazioni di disagio vissute da chi è senza occupazione, rappresentano un valido strumento per analizzare la complessa realtà del mercato del

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lavoro. Nel corso del 2009, gli iscritti alle liste dei quattro Centri per l'Impiego presenti sul territorio (Teramo, Giulianova, Roseto e Nereto) sono aumentati di ben 5.422 unità, passando da 41.089 agli attuali 46.511. A fare la parte del leone è il C.I. di Teramo (15.009 iscritti), seguito da quello di Roseto (13.781). Nella suddivisione per genere, a prevalere sono le donne: ben 26.530 le iscritte (8.257 al

C.I. di Roseto che sopravanza quello di Teramo di circa 200 unità), a fronte di 19.981 uomini. E proprio delle donne iscritte risulta essere l'incremento maggiore nel confronto su base annua: 3.577 in più, segno che nella grande crisi che ha colpito il nostro territorio, a pagare le conseguenze più pesanti sono state le lavoratrici. Una conferma del crollo di settori produttivi tipicamente femminili, come quello del tessile-abbigliamento. Nel com-


puto totale, spiccano gli iscritti alle liste di mobilità. Si tratta di coloro i quali si ritrovano fuori dal mercato del lavoro a seguito di riduzione di personale, trasformazione o cessazione di attività da parte delle aziende. Attualmente, sono 8.088 i soggetti in mobilità nella nostra provincia: anche in questo caso, il C.I. di Roseto sopravanza quello del capoluogo con 2.608 iscritti contro 2.214. Gli uomini sono più delle donne (4.206 contro 3.882), mentre risul-

tano in numero nettamente superiore coloro a cui non spetta alcuna indennità di mobilità (5.833) rispetto agli indennizzati (2.255). Un dato che evidenzia come, nel territorio teramano, a risentire maggiormente della crisi economica siano state soprattutto le piccole aziende fino a 15 dipendenti, il cuore storico dello sviluppo economico provinciale. Attenzione particolare e specifiche strategie di inserimento lavorativo sono dedicate ai disabili, iscritti ai Centri per l'Impiego ai sensi della legge 68/99: nella nostra provincia, in totale, sono 4.470. In crescita il numero degli extracomunitari in cerca di lavoro e regolarmente iscritti alle liste: sono 3.893, equamente suddivisi tra uomini e donne. Un ultimo indicatore della contrazione occupazionale registrata lo scorso anno è fornito dal numero di utenti avviati al lavoro, in calo rispetto al 2008 di 2.886 unità: 43.005 contro i 45.891 dell'anno precedente.

I Centri per l’Impiego al servizio dei cittadini Sono numerosi i servizi che i Centri per l'Impiego offrono ai cittadini nell'ambito del mercato del lavoro. Ad illustrarli a PrimaPagina è la dottoressa Rossana Di Felice, coordinatrice dei Centri per l'Impiego: “In primo luogo, l'Accoglienza e Informazione, cioè il primo impatto dell'utente con i nostri servizi. È una fase molto importante in cui l'utente viene intervistato per comprendere le sue necessità e i suoi obiettivi. Il passaggio successivo”, prosegue la dottoressa Di Felice, “è quello del colloquio di orientamento, nel quale l'utente espone le qualifiche possedute, le sue propensioni ed eventualmente le sue esigenze formative. I risultati dei colloqui vanno a comporre una banca dati da incrociare con le esigenze delle aziende in cerca di figure professionali». Un'attività che si esplica nel servizio di Incontro Domanda/Offerta, grazie al quale l'utente può trovare l'opportunità di lavoro a lui più congeniale e il datore

di lavoro la figura più adatta alle sue esigenze. «A tal proposito», aggiunge la coordinatrice, «esperti dei Centri per l'Impiego si recano direttamente presso le aziende del territorio per rilevare i fabbisogni formativi specifici, in modo da indirizzare chi cerca lavoro verso percorsi professionali di sicura applicazione”. Fiore all'occhiello dei Centri per l'Impiego è poi il servizio di Creazione d'Impresa, indirizzato a coloro che desiderano intraprendere un'attività autonoma, fornendo loro informazioni mirate. “Sempre più importanti - conclude la dottoressa Di Felice- il servizio rivolto all'utenza svantaggiata, chiamato Silus, e il servizio di Mediazione Culturale, rivolto agli extracomunitari iscritti alle nostre liste ma attivo anche nelle scuole”. Infine, i Centri per l'Impiego svolgono un ruolo importante anche verso i lavoratori in regime di ammortizzatori sociali in deroga, con proposte formative di riqualificazione professionale.


Io per voi…un libro aperto: Luciano Campitelli

Alla “scoperta” del patron del Teramo Calcio di Giancarlo Falconi “Un bel giorno, il barone Cosimo Piovasco di Rondò salì su un albero: non toccherà più terra, ma avrà una vita lunga e felice”. Calvino come arbitro ironico e leggero di una partita di calcio, dove vengono espulse le convenzioni, le diversità, le ottusità della gente. Luciano Campitelli, barone rampante, giocava con il pallone. Aveva i calzoni corti e le ginocchia sbucciate. C’erano i grilli tra Canzano e San Nicolò, c’erano le cicale e le lucciole tra San Nicolò e Canzano. Andata e ritorno, mattina e sera a piedi, per gio-

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care una partita tra amici. In fondo alla strada non c’era nulla, in fondo c’era tutto. Amore, amicizia, lo stato dell’uomo che si accontenta e impara a godere prima di desiderare. Lo studio di Campitelli ha il sapore della casa di marzapane e cioccolata di Hansel e Gretel, i profumi invadono di ampolle armoniche i sensi e si ascolta in un’atmosfera di altri tempi. Il cavallino argentato della Ferrari, i tre volumi del Codice Atlantico di Leonardo, tra figure di un’ala mobile, un’ala battente, una balestra, lettere d’assunzioni da fir-

mare, per una crisi che rimane fuori dalla finestra con fatica ma pur sempre lontana. Perché proprio Leonardo? “Un regalo di un amico. Perché Leonardo è unico, un genio, un fuori classe, un numero dieci. Sono sicuro che tra una pausa e un’altra, in un momento di gioia geniale abbia inventato anche il gioco del calcio”. In che ruolo giocherebbe il Da Vinci nella sua squadra ideale? “Potrebbe tranquillamente essere il regista, creare il gioco e correre in panchina per dirigere la squadra e poi, in Presidenza. I geni non posso avere un solo ruolo”. Il presidente, sorride alla foto del nipotino e sorride a se stesso, al suo essere un nonno vulnerabile, felicemente vulnerabile. Poi di getto prende la parola. “Mio padre era un operaio. La legna che avevamo raccolto illuminava e scaldava una grande sala e li succedeva di tutto. I racconti si incrociavano. La fatica di mio padre, le sue lezioni di vita per descriverci la vera essenza della natura umana: l’umiltà. Perché l’umiltà è la virtù più difficile da conquistare; niente è più duro a morire del desiderio di parlare bene di se stessi. Noi ragazzi discutevamo della scuola, delle ragazze, le prime ragazze…


che ricordi felici”. Ricorda la sua prima volta? “Sono nato interista”. Si questo è noto. La prima volta che ha fatto l’amore? “Come si fa a dimenticare l’ingenuità, l’imbarazzo, la spontaneità dell’adolescenza?”. Quindi non mi vuole rispondere? “Lei era molto carina. Mora. Il luogo era l’oasi più amata dai teramani: il vecchio giardino botanico. Ricordo i profumi e le spine dei cespugli e gli aghi degli alberi”. Sta parlando della Villa Comunale, giusto? “Una volta era il giardino, l’orto botanico di Teramo. Quella tarda mattinata eravamo io, lei, un mio amico che oggi è un medico e la sua ragazza. Fu la prima volta un po’ per tutti. La vita era senza troppi problemi mentali. Non avevamo ansie o la necessità di dimostrare chissà che cosa. Era la prima volta. Cespugli, frasche, il caldo dell’estate, l’ombra e nessun dolore alla schiena e alle gambe. Eravamo dopati dall’entusiasmo”. Dal primo amore al suo grande amore. “Teresa”. Come vi siete conosciuti? “Arsita. Il negozio di alimentari della zia. Lei era timida. Riservata. Elegante nella sua semplicità di donna di altri tempi. Altri valori. Stava sempre dietro di me. Un passo indietro. Ho sempre sentito il suo essere tutto. (Campitelli si commuove) Moglie, amica, madre”. Dopo quanto corteggiamento siete usciti insieme la prima volta?

”Lei non ci crederà ma sono passati quasi sei mesi”. Se vuole può dedicare un pensiero a sua moglie. Le va di corteggiarla? “Ricordo un film di Benigni la Tigre e la neve. Potrei provare. Senza Teresa potete spegnere le stelle, buttare via la luna, tirare giù il sole, svuotare gli oceani, abbattere gli alberi, perché senza di lei, per me il creato non avrebbe più valore”. Vuole parlare della sua famiglia? “Vuole vedermi piangere?”. Una parola sul vice presidente della Teramo Calcio Ercole Cimini. “Il termine fratello ha ancora un valore? Ercole è il mio fantastico compagno di avventura. Peccato sia juventino!”. Come imprenditore ha mai fatto firmare una lettera di dimissioni firmate contestualmente ad un’assunzione? “Mi dicono che molti miei colleghi hanno questa usanza in particolar modo nei riguardi delle donne. Le donne che lavorano con la consapevolezza che una volta in maternità perderanno il posto di lavoro. Da noi, nella mia azienda, ti r a ras non sarà mai così. Le aolo T foto: P donne sono un valore ag-

giunto, sempre”. Si dice che lei a fine stagione avrà investito più di due milioni di euro. Non conveniva acquistare la Teramo Calcio in C2? “La colpa è di quel camino, dei racconti di mio padre, della politica dei piccoli passi, del bisogno di crescere dal basso, perché solo comprendendo l’ambiente piano piano si può sperare di avere le gambe e il cuore forte. L’importante è aver investito nei giovani, nei ragazzi. Sono sicuro che il settore giovanile sarà il nostro futuro”. Bebeto? “Bebeto è stato trattato come un figlio. Poi esistono altre figure nel mondo del calcio, forse sarebbe meglio parlare di figuri”. Che cosa vorrebbe fare ora? “Correre dietro ad un pallone e calciare un rigore decisivo nel derby Inter-Milan”. Sotto quell’abito elegante, Luciano Campitelli ha ancora le ginocchia sbucciate.

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A.A.A. impianti sportivi cercansi! Teramo e lo sport: tanta voglia di vincere, pochi, pochissimi, impianti per farlo di Dino Cardarelli

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nte simi livelli. Ta ingue ai mas icoltà, spesso st di si o m ra ff i di di Te i quali la città te le molteplic Il caso o dei settori ne ettive discipline, nonostan ti alle singole esigenze. un è t or sp Lo sp sket, ua ri a eg B lle o ad ne m l tutto rtice, Tera le società al ve onibilità di impianti non de I risultati raggiunti dalla anche affacciata o. sp si è una legate alla di o è quello del Palascaprian e che in questa stagione ic tempi brevi di za e, at al in e on em zi bl on zi na em a za ù iz tic en pi al is pi st re ca ce la lla ite ile su el nell’ sket stinab dalla Legaba ormai da anni ropea, rendono improcra metri stabiliti ra eu pa lta ai ba e ri on olto lazi sulla to, è stato m a, anche in re nuova struttur pianti di massima serie. , sollecitato sull’argomen ti im im minima degli ancorosso Carlo Antonet abbiamo bisogno di un bi à, et te ci ien so id nd e ci es m es pr co Il ra impr crescere anco zzetto diventa un’opera e oggi chiaro: “Per la tr pa en o m ov a, nu m te Il . to pianto idoneo è stato fermento su ques uto av ho mente c’ bile. In estate un po’ di silenzio. Recente e ha conferch sembra sceso e con il Sindaco Brucchi, no strettisar so rl rò pa pe di pi o m te mod comunale o impegno. I mato il propri ta dell’amministrazione o bene os nd simi”. La risp ere: “Il sindaco sta studia anche nd ne te io at az fa er si id n ns no endendo in co lo sport il progetto, pr ci ha detto l’assessore al ia ad – al iatura dell’It po’ i altri palazzetti na – La bocc Guido Campa ali 2014 ha rallentato un e il di i ch ospitare i Mon caso siamo consapevol entro ni to og za iz In al . re pi m te sere strutort debba es costruire una pornuovo palasp di à nt lo vo la as due anni. C’è ospitare anche eventi extr a tura che poss tivi”.

“Entro du

Nome: Palascapriano Capienza: 3500 spettatori Anno di costruzione: 1980 38

Nome: Palacquaviva Capienza: 500 spettatori Anno di costruzione: 1980


iù in afa sempre p iv v a u cq la a pianto: il P , un solo im tà e ci so i e S ò avrebbe fanno mo, che per ra Te i d ” ci ri necessità di vi “sto pianti sporti ing, è il Palacquaviva. La tto in occaim li eg d o tr u pratt Un al restyl idenziata so ella n profondo bisogno di u questa struttura si è ev i pallamano maschile, d el d e n e ar ta n lit ri E er fe A od as serie oi tr amm pegni, nella a caso si è p za sione degli im nica Teramo, che non , dotato di una capien lò tro o ra ic tt p n le n so e sa sarie Pala Tekno e funzionale oni per la stampa, neces levisiva dao n er d o m zi te più ta se in diretta è di migliori pos maggiore e one delle partite trasmes ttualmente l’impianto A si la . ca i, rt in oc o ad in sp tt ci tutto di Rai allamanistici telecamere tri sodalizi p le proprie gare interne al vanti alle li ag d to gioca tilizza iocomunque u eramo, che vi si allena e lli, società di handball g e T re an o p m T o o ra la rc te e e i , d Lea mminile compagin fe le 1 A e e ch e ri ri an se se i a nella uaviv del torneo d poi del Palacq in questa stagione milita ttimanali o n co is u fr su vanile; u eramo, che to sia gli allenamenti se m, anl’Atletico T n di calcio a 5: do all’interno dell’impia 1. Il Teramu ce gioca in C struttura, disputa en ve g in ol e sv , ch ta s, il Cu cadet o della casalinghe, ed andosi, a volte, all’intern Palacquaviva è il patn al che le partite le ” al sa r ca pu i ivo Diletnte in C1, t che è “d ruppo Sport che negli G ch’esso milita sannicolò. Un altro spor el d ti le at ramenzi, ana,degli al Pala le sue gare senza, durante la settim sidentessa Donatella G re re p p e. la al la n al tinaggio, con ramo, team guidato d lo nazionale e internazio livel o Te n a ti io ru ig p st A re o p ati di tantistic uistato risult spesso conq a h i n an i ultim

Nome: Palasannicolò Capienza: 1200 spettato ri Anno di costruzione: 20 09 L’ultimo nato: il Palasannicolò

! Basterà?

Inaugurato nel febbraio 2009, in occasione dell’organizzazione, da parte della Teknoe lettronica Teramo, della Final Eight della Cop pa Italia di serie A Elite di pallamano maschile, e dota to di una capienza di circa 1.200 posti, il Palasannicolò si presenta come una struttura decisamente più adatta ad ospitare eventi di alto livello. Nonostante qua lche difficoltà iniziale, dovuta prima alla mancan za dell’impianto elettrico, alla quale si è sopperito rico rrendo ad un gruppo elettrogeno, poi all’ allagamento che nello scorso mese di settembre lo ha reso impraticabile per alcune settimane, l’impianto oggi rappresenta un punto di riferimento per molte società sportive teramane. Attualmente lo utilizzano la stessa Teknoelettronica Teramo, che vi gioc a le gare interne di campionato, l’altr a società pallamanistica del Lions Teramo; alcuni sodalizi di basket che milit ano nelle categorie inferiori (Fortit udo e Penta Teramo, che giocano serie C ed usufruiscono del Palasann entrambe in icolò per disputare le proprie part ite casalinghe); il Teramum, squ 5 di serie C1; la Pallavolo San Nic adra di calcio a olò, che gioca nel torneo di serie C femminile ed i ragazzi della Scu Nicolò. Inoltre il più recente tra i ola calcio San palasport cittadini viene spesso rich iesto anche da altre società, tanto sime settimane ospiterà diverse imp che nelle prosortanti manifestazioni di discipline poco note al grande pubblico, com la Danza Sportiva, oltre al Campion e il Karate e ato italiano di bocce.


Affari teramani: storie di vita vissuta

Il “sinistro” di Dio: Maurizio Scarsella di Gustavo Bruno

Nella piccola (ma non è scontato che sia così) realtà calcistica teramana e in quel vecchio catino chiamato stadio Comunale e del quale adesso tutti si stanno riempiendo la bocca, sono passati fior di calciatori. Spesso meteore, molte altre volte campioncini capaci di toccare il palcoscenico della serie A ed addirittura della Nazionale. Teramo non li ha dimenticati perché fanno parte del ricordo, fanno parte della nostra storia che, anche se soltanto calcistica, sempre storia è. Fra quelli che sono passati per Teramo negli anni ‘80, uno certamente ha lasciato il segno. Questo il suo approccio con Teramo. Primo pomeriggio invernale, poca gente in giro, il bar di Madonna delle Grazie, allora di proprietà della sorelle Cesti. I pochi avventori vennero richiamati dal rombare di una vettura di grossa cilindrata, una Dino Ferrari gialla. Dallo sportello del conducente scese un giovane biondo, indossava un cappotto di cammello che quasi toccava per terra, aprì la porta del bar e chiese con uno spiccato accento romano: “Dove sta er campetto?”. Quel giovane era Maurizio Scarsella. Nato a Roma l’8 marzo 1962, Maurizio è stato un calciatore italiano, forse uno dei tanti, o forse no. Attaccante di razza, ha disputato due sole partite in serie A nella stagione 19791980 con la maglia della Lazio, campionato in cui la società romana viene coinvolta nel calcioscommesse, per poi proseguire la carriera nelle serie minori. È deceduto prematuramente a soli 31 anni a causa di una grave malattia (era il 26 settembre 1993). Nel Teramo disputò quindici gare. Se oggi fosse an-

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cora con noi lui, quel grande spirito libero calcistico, avrebbe detto di se stesso (come è stato giustamente ricordato nel sito dei tifosi laziali): “Mi chiamo Maurizio Scarsella, e davanti a voi mi sento un niente. Scusatemi se prendo anch’io la parola. Forse abbiamo calcato gli stessi campi, scalciato le stesse zolle, ma voi non potete ricordarvi di me: i pochi che mi conoscevano dicevano che avevo il sinistro di Dio ed ero più forte di Rivera. Chissà se era vero… Io so soltanto che ero un solitario, un disperato che non trovava mai requie. Ero un senza casa che cercava, cercava, senza mai trovare. Ora però sono qui; dove non lo so, forse in nessun luogo, ma insieme a voi, e non più solo”. Estro, grande giocata con il piede sinistro, uno che davvero era da seguire, da applaudire per il suo modo di essere. D’altra parte dalla Lazio sono stati sfornati giocatori estrosi e bravi. Ma lui Maurizio credo sia rimasto nel cuore dei teramani perché seppe integrarsi nella realtà calcistica biancorossa, perché seppe capire che questa città di provin

cia tanto provinciale poi non è. E quando giunse la notizia del suo prematuro decesso qualche volto, ricordandolo, venne segnato da una lacrima che furtivamente venne asciugata. D’altra parte che cosa è un ricordo? Niente. Non lo puoi toccare, non lo puoi vedere, eppure è talmente grande che non lo puoi dimenticare.


Le interviste impossibili

Mario Orta e Giuseppe Poeta: due campioni allo specchio di Dino Cardarelli Una delle rubriche fisse di questo mensile sarà quella delle interviste impossibili. Ogni mese metteremo a confronto due personaggi in vista della nostra provincia, per farli conoscere meglio ai lettori, mostrandoli in una luce diversa da quella abituale. In questo primo numero abbiamo messo a confronto le due stelle dello sport teramano, il bomber del Teramo Calcio Mario Orta ed il playmaker della Banca Tercas Teramo Giuseppe Poeta. 1) Soprannome Orta: supermario Poeta: zeppola 2) Capelli O.: neri P.: biondi 3) Segno zodiacale O.: capricorno P.: vergine 4) Single o fidanzato? O.: fidanzato con Miriam P.: fidanzato da 5 anni con Alessia 5) Un tuo pregio O.: cerco sempre di sdrammatizzare P.: altruismo 6) Un tuo difetto O.: impulsività P.: disordine 7) Hai tatuaggi? O.: no, nessuno P.: nessuno 8) Animali domestici? O.: sì, 2 gatti P.: nessuno 9) Vuoi sposarti? O.: sì P.: sì 10) Vuoi avere figli? O.: sì, almeno 2 P.: sì, un paio

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11) Prima operazione? O.: non sono mai stato operato P.: torcicollo Miogeno a 3 anni 12) Primo sport praticato? O.: calcio, ma anche atletica e tennis P.: basket e calcio insieme, a 5-6 anni 13) Prima vacanza? O.: a 18 anni, con gli amici a Lloret de Mar P.: a 15 anni, a Palinuro con gli amici 14) Primo concerto? O.: Jovanotti a Silvi Marina. Avevo 15 anni P.: non mi ricordo bene, credo Gigi D’Alessio 15) Prima cotta? O.: alla scuola media, avevo 11 o 12 anni P.: a 11-12 anni 16) Ultimo libro letto? O.: la biografia di Pelè, che mi è stata regalata dal mio ex allenatore Valbruni P.: “Un giorno in più”, di Fabio Volo 17) Ultima canzone ascoltata? O.: “Mezzogiorno” di Jovanotti P.: “Ci parliamo da grandi” di Eros Ramazzotti 18) Ultima volta che hai pianto? O.: mi capita spesso, non c’è un episodio particolare P.: non me lo ricordo 19) Politica: destra o sinistra? O.: in realtà sono apolitico P.: centro, apprezzo Casini 20) Hai mai baciato una persona e poi ti sei pentito?


Nome: MARIO Cognome: ORTA Luogo di nascita:PESCARA Data di nascita: 6/01/85 Professione: ATTACCANTE

O.: no P.: no 21) Fatto sesso al primo appuntamento? O.: no, mai P.: no 22) Spezzato il cuore di qualcuna? O.: sì, credo che sia capitato P.: può darsi che sia successo 23) Avuto il cuore spezzato? O.: qualche delusione c’è stata, ma mai drammi P.: più che spezzato direi toccato 24) Frequentato due persone contemporaneamente? O.: no P.: no 25) Hai mai detto a qualcuno che lo amavi e non era vero? O.: quando ero più piccolo è capitato, succede spesso da ragazzini P.: sì, qualche volta è accaduto 26) Sei mai stato tradito? O.: può darsi, qualche sospetto l’ho avuto in passato, ma non me l’hanno mai detto P.: non lo so, può darsi che sia successo

27) Sei mai stato arrestato? O.: no P.: no 28) Ti sei mai ubriacato? O.: sì, ma solo quando sto in vacanza, mai nei periodi di attività agonistica. Non sono comunque un grande amante dell’alcool P.: sì 29) Credi in te stesso? O.: sì, ma a volte vorrei farlo di più P.: abbastanza 30) In Dio? O.: sì, ci credo P.: sì 31) Nell’amore a prima vista? O.: sì P.: no, non ci credo 32) Cambieresti qualcosa della tua vita? O.: no, per adesso ho tutto e mi accontento, non posso certo lamentarmi P.: no, non cambierei niente 33) Sei stato sincero in questa intervista? O.: sì, lo sono stato P.: no

Nome: GIUSEPPE Cognome:POETA Luogo di nascita:BATTIPAGLIA (SA) Data di nascita: 12/09/85 Professione: PLAYMAKER 43


Mass media

Niente trucchi, niente inganni: ‘ signori, e la Radio! di Marco De Antoniis “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente: se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente…”. L’esplosione delle radio libere è così rappresentata dal cantautore Eugenio Finardi, che esprimeva il proprio pensiero, negli anni ’70, scrivendo questo testo per “Radio Milano Centrale”, una delle prime emittenti libere dell’epoca. Manifesto di un’epoca affascinante nella sua rivoluzione ideologica, la radio privata segnava anche l’incipit della concorrenza con l’emittenza pubblica, sino a quel momento unica fonte di informazioni in Italia. Sono passati oltre trent’anni da quel 1976 che ha cambiato in modo evidente anche le nostre abitudini: la radio si è evoluta, spostandosi verso il digitale e il web, ma conservando, tuttavia, sempre quel fascino inimitabile proprio del suo carattere cristallino, scevro da ogni finzione artistica. Un’umile compagna di viaggio, capace di sollecitare la riflessione, quasi in maniera ingenua, senza alcuna costrizione. Noi abbiamo chiesto alle radio della provincia di Teramo di ripercorrere il proprio viaggio, raccontando emozioni e progetti, oneri e onori.

o: che abbiamo post de an m do le e st Que a) inizio attività b) frequenza mandata in onda c) la prima canzone portanti d) i programmi più im re orda e) le iniziative da ric gi f) oneri ed onori di og o è… radi g) l’emozione di una ore nzone rimasta nel cu h) le parole di una ca gi og i) il vero problema di

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A RADIO AMIC

. a) 9 luglio 1978 o) – 99.200 (Costa teramana) am . er (T sh b) 99.100 a da Kate Bu eheights” cantat c) “Wuthering a”, “Radio Dom im iss rim “P , o” di Ra e al o”. d) “Giorn eriggio alla radi nica Show”, “Pom esia”, “Una fotografia per l’in Po lla de al e) “Festiv nte di Talento”. ti. verno”, “G.T. Ge ori in un mare di adempimen on la e a ch izi i in er io 1978: f) Più on passato…9 lugl o al di Ra no or su rit i se Un g) Va bene così, a! ù ur pi nt to ve ol av grande ente è m . ional! Sinceram re at ga rn ie te sp In da ica e Am ione, difficil oz em o. ice pl an m et se Ga di Rino che una sempre più blu” rte delle istituh) “Ma il cielo è pa da ne io nz e atte i) Una maggior li. ca lo ni zio

RADIO

RADIO CE NTRAL

a) 24 giugn o b) 89.400 – 1977. 93.300 – 93 c) “Spanish .2 flea” di Her 00 – 95.000. b Alpert & th d) “Il Cordial e M “Pomeriggio attino”, “Music Machin Tijuana Brass. e”, “Just Bea con…”, “Rad t”, “Fizz Show e) i concert io Sport”. i con Pieran ”, gelo Bertoli, merini. Nel Iv 1983 siamo an Graziani ed stat dalla Rai per il programm i l’unica emittente apru Alberto Caf) i costi so a nazionale tina invita no sempre più elevati ed “Chiamate Roma 3131 ta vincia come ”. insopportab la ili per una p g) Imperiosa nostra. ro. h) Non rico rdo. i) La doman da che avre i pr la radio che fine avrebb eferito è questa: se non e fatto la Tv resta altro ci fosse stat che sfornar ? a e continuam Qui da noi alle radio puntualmen non ente nuovi te, vengono per catturati dal le Tv teram sonaggi che, ane.

FREQUENZA

. a) 28 aprile 2007 ), 101.3 (Marche). zo b) 102.00 (Abruz noi” di Francesco De Gregori. nte”, o m sia ia or Caffè dello stude st c) “La me lo spiega”, “Il moland” e “People f ro “P ”, ws Ne d) “Piazzetta renze”, “Pro scienza”, “Interfe Teramo. “Le parole della lla Banca Tercas de e ch na ro oc di ra e move”, oltre all Teramo. all’Università di che preveda ine) Eventi legati islazione statale leg a un e ist es n no f) Purtroppo terventi mirati. ente comuima e unica emitt storia in g) Creativa. pr la o m sia i”: mo no do la h) “La storia sia di stiamo scriven ria in Italia, quin nitaria universita la all’Università che questo settore. ò dare una radio ri, pu to sa ica co un m re co zia ri en ntando miglio i) Vorrei evid gli studenti, dive loro tecniche ospita: aiutare sia llaborano con noi, affinando le teneo. co e de ch la didattica ll’A sia i docenti igliorando, così, m e ne zio ica un di com

E

RADIO L ADY

a) 8 marz o 1988 b) 92.700 c) Magari ri co d) “Centro rdarla... d trend”, “Ra i gravità permanente pporto radio ”, “Riviera ”, “Singlech e) Tante e art” tu cordo “Vaca tte per fini sociali, tr aq nze coi fio stradale). cchi” (sulla ueste risicurezza f) Occorre tanta buon a volontà: onori… “Ai on po g) Inebrian steri l’ardua sentenza eri molti, te. ”. h) “Sabato pomeriggio Baglioni. ” cantata da Claudio i) Va tutto bene!

RADIO TERAMO IN .500 (Prov. a) Agosto 1976. .500 (Prov.di Teramo), 107 b) 98.600 (Teramo), 101 Pescara e Prov. Chieti). po… c) È passato troppo tem bal Groove”. “Easy News”, “MaGmA Glo , ne” zio ma erne. d)“RTin l'Infor est e ett dia partnership, dir e) Sponsorizzazioni , me f) Rigeneratrice passato e lo muso duro… un piede nel g) “Affronterò la vita a gelo Bertoli. ran Pie da a tat can futuro”, sguardo dritto aperto nel h) Bene così!

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Le pagine della cultura

Tour de force alla “Riccitelli” Entra nel vivo il cartellone teramano della stagione di prosa e dei concerti di Vincenzo Lisciani Petrini Il fermento culturale teramano vive un momento particolarmente felice e pieno di occasioni imperdibili: gli eventi si susseguiranno a ritmi incalzanti riempiendo numerose date. Se da una parte vi è tutto il positivo di una simile offerta culturale, dall’altra una simile concentrazione di eventi rischia di intasare il tempo libero dei teramani, costringendoli gioco-forza a rinunciare a qualcosa. Attenzione quindi ad organizzarsi bene! Il prossimo 25 febbraio, alle ore 21.00, avremo infatti ospite Jinsang Lee presso la Sala polifunzionale della Provincia, pianista fresco vincitore (2009) del prestigioso premio “Geza Anda” . Per inciso: poter gustare esibizioni di giovani artisti rampanti è sempre un’occasione da cogliere al volo. Il 4-5 marzo si ripropone invece l’appuntamento consueto con l’amatissmo Alessandro Gassman (come non ricordare le ovazioni che salutano il suo ingresso in scena! Ubi maior...) che rappresenta al Cineteatro Comunale “Roman e il suo cucciolo”, opera di Reinaldo Povod. Si tratta di un dramma famigliare suburbano e nostalgico dei

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primi anni ’80, il cui t e m a oscilla tra difficoltà sociali e lampi di tenerezza. D o p o meno di una settimana, il 9-10 marzo è invece la volta del Goldoni, anche questo un appuntamento tradizionale nel cartellone della Riccitelli. Andrà in scena l’ “Impresario delle Smirne” per la regia di Luca de Fusco, che si cimenta in una rivisitazione color “rosso-sipario” di un testo irrivirente sul mondo dei guitti. La chiave è quella della commedia musicale, dell’opera buffa, e si avvale delle musiche di un grande compositore come Nino Rota. Divertimento assicurato! Venerdì 12 marzo, sempre alle ore 21, nella sala Polifunzionale della Provincia, ritorna in scena la musica con un’ospite d’eccezione: la percussionista Evelyn Glennie. Si tratta di un appuntamento davvero

speciale per numerosi motivi. Come Beethoven, la Glennie non si è arresa alla sordità (patita quando aveva poco più che dodici anni) e non solo ha continuato a suonare, ma è diventata una stella del firmamento musicale. Un esempio d’artista e soprattutto di persona. Chapeaux. Il 16 marzo, infine, spazio al musical: “Aggiungi un posto a tavola” uno storico spettacolo firmato Garinei e Giovannini diventato ormai un cult del teatro italiano grazie alle musiche spumeggianti di Armando Trovajoli, le coreografie di Gino Landi e ad un ottimo gioco di messinscena. L’opera assicura successo e risate ovunque sia rappresentata... Che dire? Non mancate!


Dentro e fuori la scena: il segreto di Silvio Araclio di Vincenzo Lisciani Petrini Un personaggio vero, un protagonista, poliedrico, capace di incantare dentro e fuori la scena. Parliamo di Silvio Araclio, da tempo uno dei registi più stimati e apprezzati del panorama locale e nazionale. Noi siamo andati a trovarlo…Per rompere un po’ il ghiaccio: che cosa può spingere oggi un giovane a intraprendere una carriera come attore o come regista? “La passione, certamente. La voglia di mettersi in gioco, di stare su un palcoscenico, il protagonismo. Per una carriera da regista, invece, la voglia di creare, di narrare, costruire delle storie. Comunque non è che uno un giorno si sveglia e dice, ad esempio, “voglio fare lo scrittore!” . Ci capiti: è la storia di ogni giorno. Per me è stata così, soprattutto pensando ai miei inizi”. Dopo tanti anni, come è oggi la sua creatività al di là dell’abitudine, del mestiere e del furore creativo? “Furore creativo? Non capisco cosa voglia dire con questa espressione…”. Mi riferisco a quella voglia di raccontare che lei diceva... ”In verità è tutta una questione di mezzi. Se vuoi fare delle cose hai bisogno dei mezzi per realizzarle. È difficile lavorare molto in provincia: alla fine si fa, ma costa uno sforzo enorme. Ti sembra sempre di ricominciare. Comunque mi diverto ancora in questo lavoro. Ma potrei divertirmi molto di più se avessi più tempo, più occasioni e più mezzi”. Altro argomento: gli spazi teatrali a Teramo... “Non ce ne sono. Teramo ha solo il Cineteatro Comunale.

Ne faranno un altro, chissà se comunale o privato. Purtroppo manca ancora l’ottica del teatro come spazio vivo, anche perché ci sono tante realtà: dalla maestra d’asilo che vuole mettere in scena una recita fino alle singole compagnie teatrali teramane... sono realtà che necessitano di uno spazio pubblico, di media grandezza, di gestione comunale e non privata”. Non c’è contraddizione nel fatto che la Stagione di Prosa segna sempre più abbonati mentre a Teramo manca una vera e propria cultura del teatro? “Teramo soffre di un’anomalia. La Riccitelli ha comunque avuto il merito di portare a teatro molte persone che, diversamente, non si sarebbero mai avvicinate. E questo a mezzo di un cartellone accattivante e variegato, che se fosse diverso e meno “popolare” non avrebbe probabilmente un numero così ingente di abbonati. Personalmente non credo che il teatro debba essere popolare: non è più come nella Grecia Antica. E chi va a teatro non è detto poi che ne sia

appassionato. Comunque, onore alla Riccitelli, sempre meglio che ci si vada. Meno male che c’è!”. Una domanda di fanta-teatro... se restaurassero il vecchio teatro, allestirebbe il “Miles Gloriosus” di Plauto? “No, perché non mi piace. Non credo che l’anfiteatro sia da restaurare nel senso strutturale, ma se creassero uno spazio scenico aperto metterei su di sicuro un’opera classica. Magari una tragedia”.

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Gli appuntamenti del mese

Non solo week-end Tra cultura ed arte una provincia che balla di Alessia Stranieri Rinnovare ed evolvere: il dictat della provincia teramana, miscela di divertimento, cultura e tanta voglia di socialità. Il nuovo anno presenta alla ribalta menti pruriginose di innovative idee che, nel marasma della vita quotidiana, generano in ogni dove un angolo di infinito per dar sfogo alla creatività. Per gli amanti dell'aperitivo stile metropoli o, come si usa definirlo in provincia, l'aperitivo lungo o cenato, è d'obbligo segnalare la meritata affermazione del Caffè Florence di San Nicolò a Tordino. Ogni venerdì prende vita la serata con l'aperi-cena a base di gustosi piatti di pesce. I due ambienti del locale prevedono animazione maschile e femminile con musica disco commercial & remember Dj Filippo Porrini e un'anima tutta latina. Serata che vai aperitivo che trovi: il sabato è Monblanc Fashion Cafè... live music di Teramo. Rinnovato nello staff, il locale si sta avviando ad una crescita nel panorama cittadino offrendo ogni sabato un Happy Hour esclusivo, con la musica dal vivo di F & G Duet e al Canta anche tu, kermesse canora aperta a tutti! Il pre-serata traghetta il popolo della notte verso altri lidi da vivere fino all'alba. Una poliedrica realtà strizza l'occhio dal belvedere di Teramo, in contrada Specola: il venerdì del Fortino in Roses. Il debutto in società, il 3 febbraio, ha registrato l'esclusiva partecipazione di Dj Aria from Billionaire. Ogni venerdì si vestirà di una serata a tema con cena, dopocena e musica commerciale e house di Dj Øskarr D e Dj Victor, alternati ogni mese ad un ospite d'ec-

cezione. La discoteca Goda’ discodinner di Teramo regala serate di energico intrattenimento: il giovedì La Dolce Vita Universitaria con cena allietata dalla musica live di Cover Band, mentre sabato è Resethouse con guest nazionali o internazionali e consolle curata da dj PIERO PIRUPA. Il divertimento continua con nuove emozioni al Bajour di San Nicolò a Tordino. Il locale, che ha compiuto con successo il suo primo anno, venerdì 19 Febbraio, festeggia il compleanno di Berardo Di Battista con ospiti Maurizio Mattioli, Fabrizio Corona e Alessia Fabiani, con la formula del cena, dopocena e live music di Dj Marco Di Luigi e Filippo Por-

rini. Altra serata fissa è il sabato con balli caraibici e musica revival a cura di Mariano and Federico Dj. Trasportati dalle elettriche note della musica della notte, arriviamo in alcuni dei locali della costa. A Giulianova paese, il giovedì è NovaVita Club con Alessandrino Dj e Oriano The Voice. La magia si ripete la domenica con Sergio DUB e Andrea Zoi. Il locale giuliese è un punto di riferimento per gente adulta e alla moda che ama la bella musica e l'ottima cucina tradizionale. A Roseto degli Abruzzi, con l'organizzazione di Studio54, si è conquistato il suo angolo di cielo il sabato del Marron Glacés con la collabora

Bianchi e Pulci

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Nuzzo & Di Biase

zione degli "Scandalosi" fratelli Amici. Particolari feste a tema diverse dal solito, dove non saranno gli ospiti ad esser mascherati ma il locale, che cambierà allestimento in sintonia con l'evento. Non solo movida però ma anche cultura. A 360 gradi! Il Circolo virtuoso Il nome della Rosa di Giu-

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lianova Alta segnala alcune date rilevanti di febbraio: il 18 alle 21.30 Vernissage "UMANA-MENTE" con Adolfo Tullj; il 19 alle 21.30 Vita d'artista "Mistura de Raça" con Tiziana De Angelis; il 25 alle 21.30 Cortometraggi Milano Film Festival. Sempre a Giulianova Alta, a Piazza Dante Club, dal 14 febbraio al 2 marzo si svolgerà “Minedi e Mister White”, esposizione pitttorica dell'artista abruzzese Gabi Minedi. L'associazione culturale "La Luna" di Teramo ha bandito la VII Edizione del "Premio Internazionale di Poesia Teramo 2010 Gino Recchiuti", ormai un rito che ha conquistato un posto di riguardo nel panorama dei concorsi letterari italiani. Gli elaborati possono essere inviati fino al 17 aprile. Riparte poi la 19a Edizione di TeramoWave, fortunata rassegna di Teatro comico e cabaret

organizzata da Samarcanda Eventi. Le tappe del mese di febbraio: il 18 al Cineteatro di Silvi con Claudio Batta di Zelig; il 19 e il 26 al Teatro di Atri con Nuzzo & Di Biase e gli ex "Cavalli Marci" Bianchi & Pulci e il 20 e 27 a Martinsicuro. Per concludere segnaliamo i concerti della VIII Edizione "Oh Jazz Bee Good" a Mosciano S.Angelo che ospiterà il 25 "Tango or not Tango" e il 12 marzo i Quintorigo. Il tour della cantante Carmen Consoli farà tappa il 25 marzo al Teatro Comunale di Teramo, unica data in Abruzzo organizzata dall’associazione comunale BigMatch. La stessa associazione ci propone un interessante doppio appuntamento il 20 marzo: mostra ed esposizione dell’artista Marco Lodola e concerto serale del cantante Nicolò Fabi. Medesima la location: il suggestivo scenario di piazza Sant’Anna a Teramo. Infine il celebre cantautore modenese Francesco Guccini si esibirà il 26 marzo al Pala Remo Maggetti di Roseto degli Abruzzi.


Un viaggio nel tempo…

Gino Di Benedetto, una guida del nostro passato di Daniela Palantrani Tradizione come trasmissione della memoria. E' proprio la memoria, il nostro passato, che Gino Di Benedetto vuole conservare e riconsegnarci. Gino, imprenditore edile, che trascorre ogni momento libero lavorando a progetti di miglioramento della mostra, da lui creata e curata in ogni minimo dettaglio. Una lodevole iniziativa di raccolta di oggetti e ricostruzioni di scene di vita del secolo scorso, si sviluppa su una superficie di quasi 900 mq. Una stimolante riflessione su come si svolgeva la giornata dei nostri nonni. Un tuffo nel

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passato per ricordare che nulla è iniziato con la nostra vita ma che abbiamo radici solide fortemente radicate nel nostro passato. Come è nata questa smodata passione per la tradizione e collezione di oggetti antichi? “Fin da piccolo, ho iniziato a conservare oggetti che altri consideravano inutili. Purtroppo, quando sono partito militare mio padre buttò via tutto ciò che avevo raccolto fino a quel momento. Diceva che ero pazzo! Non mi sono scoraggiato. Ho riempito, nuovamente, stanze

intere di ogni genere di oggetto, che mi ricordavano la povertà e la miseria della mia infanzia. I materiali che raccolgo mi riconsegnano la “ricchezza” nella mia infanzia. Mi emozionano”. Poi, l'idea di cominciare a costruire le miniature che espone? “C'è un episodio che mi fece riflettere sul rendere accessibile anche ad altri la cultura del nostro passato. Diversi anni fa venne a trovarmi qui a Torricella Sicura, una famiglia di Milano, con una bimba. Mentre mostravo loro la mia collezione, scappò una gallina dal pollaio. La bambina la vide e, corse a chiamare la madre chiedendole di andare a vedere...una gallina che camminava da sola! Mi sorpresi. Quando chiesi spiegazioni, mi fu risposto che la bimba, in città, non aveva mai visto una gallina viva. Il via definitivo poi lo hanno dato i miei figli quando hanno cominciato a fare domande ad esempio su come facevano i buoi a trainare un aratro. Iniziai, così, a costruire le prime miniature. E' più semplice spiegare con le immagini che non con le parole”. Il mantenimento e la conservazione delle riproduzioni è difficoltosa? Che materiali usa? “Abbiamo chiuso al pubblico da poco ma ho già iniziato a riparare i pezzi rovinati ed a co-


struire nuove ambientazioni. Riguardo ai materiali, uso le pietre per fare le case. Le tegole, o come diciamo in dialetto 'coppi', li faccio con la terra e poi li porto a cuocere a Castelli. Le statue e gli animali li faccio con l'argilla”. Quali nuove scene di vita sta preparando per i visitatori? “Vorrei ricreare la Via Crucis, ed ho già iniziato i lavori per la caserma dei Carabinieri e la Stazione Ferroviaria, con tanto di treni e cabina telefonica. Un modo per ricordare gli E' la “cultura” del nostro passato, che Gino Di Benedetto vuole conservare e riproporre attraverso la creazione del Presepe e Museo Etnografico “Le Genti della Laga”. Un'esposizione allestita in Via G.Romani a Torricella Sicura, a pochi chilometri da Teramo. La mostra si sviluppa su quasi 900 mq ed è composta da due sezioni. Una parte dedicata alle miniature, l'altra agli oggetti antichi e riproduzioni di ambienti di vita del secolo scorso. Aperta tutto l'anno solo per gruppi su prenotazione al nr. 338.3316641.

emigranti che partivano con la loro valigia di cartone legata con la “cord de balle”. Per la creazione degli ambienti di vita, si basa su ricordi e conoscenza diretta o raccoglie testimonianze, magari dagli anziani del paese? “Mi baso sui ricordi della mia infanzia. Ricostruisco quella che è stata la mia esperienza di fanciullo. Ricordi nitidi o semplici flash, io li riporto in miniature”. Tanti sforzi, tanta passione, nessun guadagno. Sicuramente però avrà un sogno, qual è? “In primo luogo è una sfida verso me stesso per vedere cosa sono in grado di fare. Sono contento quando riesco ad ultimare un nuovo progetto. Il mio desiderio più grande, pero', è quello di riuscire a trasformare il museo in una mostra permanente. Riscuoto molti consensi tra i visitatori, pochi del luogo, molti da fuori provincia. Sono convinto che è la collocazione geografica a penalizzarmi”. Il riscontro che hai nei visitatori qual è? “Le reazioni sono tante e diverse. Gli anziani si commuovono ricordando la loro giovinezza, e io, a quasi 50 anni, spesso mi scopro a

piangere con loro, come un bambino. I giovanissimi, invece, escono, dalla visita alla mostra, pieni di stupore e contenti di poter finalmente capire, attraverso la mie dettagliate ricostruzioni, i racconti dei loro nonni. E’ come fare un viaggio nel tempo”.

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I luoghi della nostra terra

Passeggiando per... Civitella del Tronto di Alessia Stranieri

Dedichiamo il primo appuntamento di questa rubrica ad un suggestivo borgo sospeso tra cielo e terra, in una fiabesca cornice di altri tempi: Civitella del Tronto. Arrocata su un possente massiccio granitico, sulla strada che congiunge Teramo e Ascoli, domina la vallata circostante dai suoi 590 metri di altezza s.l.m. Le origini sembrano risalire tra il IX e il X sec., periodo dell'"incastellamento", quando le popolazioni cercavano luoghi facilmente difendibili dagli attacchi cruenti dei barbari. "Tibidella", come risulta chiamarsi da un rogito notarile del 1001, nasce come struttura fortificata che, da castello e rocca, si trasformerà, alla fine del XIII sec., in una possente fortezza. Carlo I, della dinastia Angioina, la pone a guardia del confine più settentrionale del suo Regno con lo Stato Pontificio. Il borgo ha vissuto l'avvicendarsi delle più grandi dinastie: Angioini, Aragonesi, Sforza, Asburgo e Borboni e con esse è stato testimone di memorabili battaglie, non risparmiandosi la sua parte di morte e dolore. Nel periodo dell'Unità d'Italia, la storia riporta che Civitella, stretta d'assedio da Vittorio Emanuele II di Savoia dal 26 ottobre al 20 marzo del 1861, oppone una testarda resistenza che la rende l'ultima roccaforte borbonica a piegarsi all'invasore piemontese. Il destino beffardo ha voluto che l'evento non acquistasse grande rilevanza storica: il 17 marzo viene proclamato il Regno d'Italia e Civitella, all'oscuro della situazione, cade ben tre giorni dopo, il 20 marzo 1861. Il borgo, gioiello di architettura immerso nella natura, offre un colpo d'occhio che incanta in ogni stagione. Un fitto labirinto di stradine caratterizza infine il paese e dall'alto della fortificazione si ammirano le cosidette "rue", alla francese, tra le quali pare vi sia la più stretta d'Italia.

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LO ZOOM/1 La “sentinella d’Abruzzo” Il Re di Spagna Filippo II, nel 1559, attribuisce a Civitella del Tronto l'appellativo di “Fidelissima” e, per la posizione strategica, realizza l'imponente Fortezza così come è oggi. Gli spagnoli demoliscono le preesistenti fortificazioni angioine e aragonesi, in quanto superate, e ricostruiscono mura di cinta spesse ed inclinate per attutire l'azione dei cannoni. La poderosa opera di ingegneria militare, incastonata in cima al paese, come un'acropoli, ha una superficie di 25mila metri quadri ed è considerata tra le fortificazioni più grandi d'Europa. Sman-

tellata dall'esercito sabaudo ed abbandonata per più di 100 anni, la Fortezza è tornata alla luce dopo lunghi lavori di restauro, dagli anni settanta fino all'ultimazione nel 1983. Sul punto più alto della Fortezza, a 650 mt., c'è la Gran Piazza con il Palazzo del Governatore, visibile a tutti, a dimostrare, secondo la concezione rinascimentale, il potere della Spagna. Nel borgo sottostante, gli edifici digradanti e le tante viuzze contribuivano alla difesa, costringendo gli assalitori a sparpagliarsi e subire la guerriglia degli abitanti.

LO ZOOM/2 Fuori dalle mura cittadine, su un colle ameno, sorge l’antica Grancia benedettina di S. Maria. La fondazione è attribuita a San Giacomo della Marca nella metà del sec. XV. L’edificio monastico lasciato in disuso dai monaci benedettini fu successivamente ceduto ai frati francescani. Attualmente il Convento appartiene (dal 1882) alla Provincia d’Abruzzo dei Frati Minori Conventuali. Una bellissima quanto antica tradizione racconta un fatto misterioso: alcuni amici conversavano su di una collina di fronte all’altissimo masso dove svetta la fortezza borbonica di Civitella. Di colpo si interruppero, abbagliati da tante luci e fiammelle che,

arrivando dal fondo della valle, iniziarono a danzare ordinatamente intorno a loro per poi sparire. Questo spettacolo si replicò più volte fino al 1663. Ultimo spettatore un monsignore che cadde, ginocchia a terra, giurando di essere stato sfiorato dal soffio mistico della Vergine. Ecco perché il Convento è dedicato alla Madonna dei Lumi o della Lumera. Altra tradizione racconta delle intercessioni della Madonna per l'implorata pioggia, il 20 maggio 1779 e il 27 aprile 1893. Per questo i fedeli amano rivolgersi a Lei con il titolo di “Madonna de la piova” e la festa in onore della Vergine viene celebrata il 27 aprile di ogni anno.

Cooperativa Progetto Fortezza e Territorio Gestione Servizi Turistici Fortezza di Civitella Per info: Tel. 0861/91588 oppure 333/9030360 www.fortezzacivitella.it

Il santuario della Madonna dei Lumi

Convento Frati Minori Conventuali tel./fax 086191334 www.santamariadeilumi.it E-mail: frati@santamariadeilumi.it

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Gli angoli dimenticati

Alla riscoperta dell’Istituto Regina Margherita di Vincenzo Lisciani Petrini Scendendo lungo il viale dei Tigli, durante il passeggio, si è spesso troppo distratti per fare caso ad una sorta di muro continuo fatiscente, a finestre sbarrate. Su di un

tuto ha una storia degna di un romanzo. Fu fondato, infatti, nei primi anni del 1300 ed era il convento dei Cappuccini. Le malelingue dicono che esistesse un

vento di frati. Sono voci che nel popolo corrono velocemente, ma nessuno studioso è mai riuscito a dimostrarne la veridicità. Una leggenda, insomma. Successivamente

secolo scorso, che si sosteneva – e si arricchiva – di lasciti e donazioni. Le successive trasformazioni sociali e culturali che l’Italia di quegli anni ha subito hanno

L’Istituto Regina Margherita nei primi anni ’90 (Foto by Silvano Di Francesco –Photolaser)

vecchio portone compare una scritta: “Istituto Regina Margherita”. Molti non ne sanno nulla, ma questo isti-

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passaggio segreto tra il convento delle Clarisse (l’odierno Istituto Musicale Braga) e questo antico con-

nella seconda metà del 1800 il convento divenne un centro di accoglienza per orfanelle fino agli anni ‘50 del

poi soppiantato l’antico uso in base a nuove esigenze. Così il “Regina Margherita” divenne asilo infantile e


scuola elementare. Oggi, dopo sofferte vicende, è adibito soltanto ad asilo infantile, ma solo in un’ala interna dello stabile. Il resto dell’edificio è invece abbandonato. Inutile sottolineare la potenzialità di

vasco etc. ormai ridotti a ricettacoli di fantasmi. Perché non trovare nuovi usi? Perché non rinnovare e investire sulla qualità di questi spazi? Per esempio, ci sarebbe bisogno di una

erita nel 1927 (Archivio

L’Istituto Regina Margh

una tale struttura, che sorge in pieno centro, in una zona di ampio respiro urbano e che potrebbe prestarsi a nuovi utilissimi servizi. Bisognerebbe solo ripensarne la funzione e sviscerarne ancor più le peculiarità rispettandone, però, l’impronta sociale. L’Istituto Regina Margherita, infatti, è un ente morale prima appartenente alle IPAB, ovvero le Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficenza che da poco sono state soggette a riforma. Dell’istituto esiste, infatti, un Consiglio d’Amministrazione che si compone di sette membri – anche se anticamente ne erano otto – e annovera quattro rappresentanti della Provincia, due del Comune e uno del Provveditorato. L’ultimo posto era riservato a un rappresentante della Curia. Al di là di queste problematiche amministrative resta la realtà di un luogo di significativo valore storico e urbanistico per Teramo. Non solo: in un momento in cui tutti guardano a nuovi spazi, nessuno riesce però a ripensare l’utilizzo di quelli antichi oggi in disuso, come ad esempio l’ex ospedale psichiatrico “Levi Bianchini” (che merita un discorso a sé), l’Istituto Ventili, l’ex Ra-

Fotografico Biblioteca

Delfico)

casa di riposo che, però, sia nel centro storico così da permettere agli anziani auto-sufficienti di non essere tagliati dalla vita cittadina. C’è la necessità poi di una sala-congressi, di un collegio per studentesse universitarie, di centri d’accoglienza.. Con simili strutture si potrebbe fare di tutto, e farlo bene. Nell’ala disabitata del “Regina Margherita” esiste un grazioso teatrino da centocinquanta posti, semplicemente perfetto per le scuole teatrali teramane che devono spesso andare fuori provincia a rappresentare i propri lavori. E poi il meraviglioso giardino interno rappresenta forse l’ultimo degli spazi verdi di Teramo centro. È chiaro che ristrutturare simili spazi costerebbe investimenti molto ingenti, certo non facili per le istituzioni, ma se la storia teramana ci insegna qualcosa, sappiamo oggi più di ieri che il disarmo “cieco” di alcuni spazi inutilizzati (o rovinati) della città ha creato poi maggiori problemi. Mi riferisco proprio al nostro vecchio teatro, un gioiello – all’epoca in stato d’abbandono – che fu abbattuto per fare posto alla Standa. E pensare che oggi ci affanniamo a trovare un posto dove ricostruirlo...


I migliori amici dell’uomo

Il fascino Puntata n.1 di un viaggio in “altre” menti di Francesca Alcinii

La storia di un’amicizia tra una bambina, Francesca e il suo fedele amico Billy, cessata con la morte di questo, ha portato la protagonista a sviluppare un percorso di riflessione sull’emotività e sulla configurazione che può svilupparsi nella psiche di un animale. Billy ha vo-

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luto riservare le sue ultime forze per visitare i luoghi della casa a lui più cari: il letto della bambina, l’angolo dei giochi ed ha annusato la cagnolina che viveva con lui, Nocciolina. Infine, si è fermato davanti alla sua cuccia, ha fissato negli occhi la bimba, per poi la-

sciarsi cadere in un sonno eterno. Questa è l’esperienza che ho avuto con il mio cane Billy, che mi ha portato ad approfondire il vario mondo degli animali, in particolar modo la loro mente. Giornali, televisioni, cinema, internet, radio e libri sono pieni di storie vere, incredibili sul comportamento degli animali. Pensiamo al famoso caso di Christian, il leone allevato per circa due anni da due ragazzi australiani ed in seguito liberato nella riserva naturale del Kenya, che riconosce, a distanza di circa un anno, i suoi vecchi padroni correndo loro incontro e letteralmente abbracciandoli. Esistono casi meno famosi come cani e gatti che dopo essersi smarriti o dopo un trasferimento dei proprietari in altre città, hanno percorso per giorni e giorni diverse miglia per ritrovare i loro amati padroni o hanno cercato di svegliarli durante la notte perché in casa era scoppiato un incendio, salvandogli la vita. Ci sono tesi in campo scientifico sviluppatesi attraverso studi comportamentali. È stato dimostrato ad esempio che scimmie e scimpanzè adottano un comportamento altruistico di notevole sensibilità nei confronti dei propri simili. Infatti, i soggetti che non sanno nuotare rischiano la propria vita nel tentativo di salvare altri animali caduti in acqua. Per dimostrare addirittura se gli animali hanno la consapevolezza di sé, altri studiosi hanno sottoposto alcuni elefanti alla cosiddetta “prova dello specchio” che consiste nel porre un semplice specchio davanti all’elefante.


In seguito si rimuove lo specchio e si dipinge una macchia sul corpo dell’animale. Ultimata l’operazione si ripropone lo specchio davanti all’elefante e si attende. L’elefante, dopo aver osservato l’immagine riflessa, ha riconosciuto che si trattava della propria figura, dimostrandolo toccandosi con la proboscide la macchia sul proprio corpo e non attraverso lo specchio. Che cosa muove allora e motiva tutti questi animali ad assumere i comportamenti sopra citati? La risposta è: UNA MENTE, la capacità di pensare, di ricordare, di riuscire ad immaginare delle situazioni anche non vissute e di metterle in pratica a configurazione mentale conclusa. Queste ed altre sono capacità attribuibili solo a chi possiede una mente, anche se non come siamo abituati a concepirla noi. In particolar modo, la domanda che maggiormente mi ha suscitato interesse, è che cosa ha motivato Billy, negli istanti prima di morire, a visitare per un’ultima volta i luoghi della casa a lui cari, o cosa ha pensato mentre mi fissava negli occhi prima

di chiudere i suoi per sempre. La curiosità di trovare una risposta ha suscitato il desiderio di poter far capire a tutti i possessori di cani, ma soprattutto a chi non ne ha mai posseduto uno, che anche loro hanno una mente. Attraverso una nuova lingua loro sono lì pronti a comunicare con noi e non solo con il proprietario. Ognuno di noi, per questo motivo, dovrebbe riuscire a comunicare con il mondo degli animali e intuire le richieste dei nostri amici. Nasce così l’importanza di apprendere il linguaggio cinofilo. Pensiamo ad esempio, all’esigenza che può avere una persona timorosa di cani, quando incontra un randagio. Cosa si deve aspettare da questo? Conoscendo il linguaggio cinofilo, la persona si saprebbe comportare di conseguenza, senza inutili paure ed assurde preoccupazioni. Eccomi pronta allora per accompagnare tutti i nostri lettori in ques t o meraviglioso viaggio nella mente e nel m o n d o degli animali, proprio come Billy ha condotto me nel suo mondo. Meraviglioso.


Mondo interattivo

Internet: ‘ tra opportunitа e insidie Attenzione al PHISHING di Valerio Vinòd Silverii Internet, ormai, rappresenta la nostra seconda dimensione. Una realtà parallela, in cui decidere di trascorre il nostro tempo libero, studiare, lavorare, fare incontri e persino fare compere. Per fare tutto questo, però, molti siti, da quelli istituzionali ai social network, ci richie-

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dono, come prima cosa, di registrarci inserendo i nostri dati personali: Di fatto, così facendo, ci creiamo una nuova identità, virtuale. Come nella realtà, però, potremmo imbatterci in situazioni poco piacevoli. Anche sulla rete sono presenti furbi e malfattori, che po-

trebbero inguaiarci nei loro mal affari. I cyber criminali, infatti, si fanno sempre più agguerriti e spregiudicati. E molti, sono i campi in cui possono agire. Dalla semplice vendita di beni, quali telefonini, oggetti da collezionismo, capi di abbigliamento e quant’al


tro, a servizi, ovviamente a pagamento, di vario genere. La truffa più diffusa è quella della vendita on line, per cui si paga un ordine senza che questo poi arrivi al destinatario. Tuttavia la truffa che negli ultimi anni impensierisce sempre più anche gli organi deputati alla vigilanza del web, per la sua repentina diffusione, è quella che risponde al nome di PHISHING. Tale termine può essere inteso in italiano come “spillaggio” (di dati sensibili).Si tratta in pratica di un’attività illegale utilizzata per ottenere l’accesso a dati personali, o comunque riservati, con la finalità del FURTO D’IDENTITÀ. Viene svolta attraverso l’invio di posta elettronica fasulla o messaggi istantanei, ma anche attraverso contatti telefonici. Il phisher invia, tramite spamming (l’invio massiccio di e-mail) un messaggio ai malcapitati, del tutto simile nella grafica e nel contenuto a quella di un’ istituzione nota ai destinatari (in genere la loro banca o un sito di asta online a cui sono iscritti). Il messaggio contiene quasi sempre la segnalazione di un problema di sicurezza dei propri dati o particolari situazioni verificatesi con il proprio conto corrente/account. Ad esempio un addebito sproporzionato, la scadenza dell’account o, più raramente, un piccolo bonus di natura economica. A seguire, l’e-mail indica un link di rimando, per regolarizzare la situazione. Tuttavia il link fornito non porta in realtà al sito web ufficiale dell’isti-

tuzione, ma a un sito fittizio creato dal truffatore in maniera grafica e contenutistica del tutto simile all’originale. A questo punto viene richiesta, con la scusa di una conferma, di inserire i propri dati personali. Queste informazioni vengono memorizzate dal server fittizio e riutilizzate per acquistare beni o trasferire somme di denaro tramite bonifici gratuiti, via internet verso un altro conto online. In questo modo le ignare vittime, non solo vengono derubate dei propri risparmi e della propria identità telematica, ma possono fungere involontariamente da tramite nel riciclaggio di denaro sporco. Ulteriore rischio è quello di finire indagati nelle operazioni investigative che le autorità competenti solitamente svolgono in questo campo. La tecnica del phishing, come detto, sta conoscendo una costante diffusione. Cosa fare per difenderci? Innanzitutto, come ci ha spiegato cortesemente la polizia informatica, una maggiore accortezza. Nel caso in cui dovessero arrivare e-mail “strane”, non avventurarsi subito a cercare di capire di cosa si tratti, cliccando sui link. Rileggendo bene il messaggio, nella maggioranza dei casi, si riscontreranno piccoli errori grammaticali. Questo perché, spesso, la fonte della truffa è di matrice straniera, per lo più dell’ Est-Europa (Russia, Romania). Inoltre, se si sosta per qualche attimo sul link, senza cliccare, compare una piccola finestra che indica l’url del sito di rimando, per cui poi diviene semplice capire che non è quello della nostra banca o comunque del sito che vorrebbero farci credere che fosse. Un vero e proprio strumento di difesa è rappresentato da NET-CRAFT. Questa è una toolbar (barra degli strumenti) che ci avvisa di eventuali tentativi di Phishing e li blocca. Nel caso in cui, poi, il sito non venisse bloccato, vengono fornite le principali informazioni che lo riguardano, come la data di creazione, il server, la nazionalità, etc. Questo strumento si può scaricare gratuitamente ed è compatibile sia per Internet Explorer che per Firefox.


Consumatori Dalla parte del cittadino Arriva la “conciliazione” anche per l’energia! di Pasquale Di Ferdinando Arrivano novità assolute dal primo corso di aggiornamento di conciliatori Enel tenutosi a Napoli nei giorni scorsi. Nel comparto della cosiddetta energia (elettrica e gas) le attività sono in continua evoluzione. Proprio di questi giorni la notizia dell’attivazione presso l’acquirente unico di uno sportello dei reclami dell’Autorità per l’Energia. L’ufficio composto da 6 persone, quello dell’Autorità a Milano, è letteralmente rimasto sommerso dalla valanga di ricorsi passati da poche centinaia ad oltre 15.000. Il motivo è molto semplice e la parola che lo racchiude è tristemente nota: “ privatizzazioni”. Sì, quelle all’italiana per intenderci, ovvero, quelle che portano solo problemi per consumatori e non le opportunità derivanti da una sana e corretta concorrenza. Un’ Italia dei furbetti quella che ha contraddistinto la privatizzazione prima del comparto telefonico ed oggi di quello elettrico. Difatti il percorso iniziato da Telecom con le associazioni dei consumatori (ex monopolista) oggi viene seguito dall’Enel. Ecco però un’ apertura al dialogo con le associazioni attraverso un canale chiamato “conciliazione”. Uno strumento utile per risolvere le controversie in modo semplice, veloce e gratuito da oggi. Grazie alla conciliazione, infatti, è possibile raggiungere rapidamente un accordo amichevole, risolvendo direttamente alcune controversie e senza dover ricorrere al giudice. Una procedura di risoluzione delle controversie paritetica e basata sull'adesione volontaria delle parti. Può essere utilizzata da: clienti elettrici del mercato libero e di quello di maggior tutela (nel caso di Teramo, è Enel distribuzione), che hanno sti-

pulato un contratto di fornitura per uso domestico, nonché per uso condominiale con potenza impegnata pari o inferiore a 15kW; clienti gas, che hanno stipulato un contratto di fornitura con consumo effettivo nell’anno precedente l’avvio della procedura non superiore a mc 50.000. Nel primo accordo le categorie erano limitate ai soli consumatori e condomini adesso è ampliata anche alle piccole attività. La conciliazione in questa fase ha degli argomenti ben definiti che sono stati incrementati e sono: riduzione potenza o sospensione fornitura per contestata morosità del cliente negli ultimi due anni; fatturazione (importi/consumi elevati rispetto alla media degli importi/consumi fatturati, doppia fatturazione, rettifica di fatturazione); rateizzazione a seguito di conguagli, di rettifiche di fatturazione o di bollette di importo elevato anche se non di conguaglio; ricostruzione consumi da accertato malfunzionamento del contatore ossia in assenza di verifica metrica del contatore. Il funzionamento è molto semplice. Il cliente, dopo aver inviato un reclamo scritto, se non si ritiene soddisfatto, può rivolgersi a una delle Associazioni dei Consumatori che hanno aderito all'accordo per avviare la procedura di conciliazione. Questo l’elenco completo: Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanza attiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa consumatori, Unione Nazionale Consumatori, Centro tutela Consumatori utenti.


L’angolo legale Io la vedo così… del dott..Roberto Santoro (Magistrato)

Processo breve...e poi? Ogniqualvolta maggioranza ed opposizione convergono sulla necessità di una riforma strutturale di un determinato settore della vita pubblica, quello della giustizia rappresenta, senz’altro, il terreno ove si registrano i dibattiti parlamentari più accesi. Emblematico, al riguardo, è lo scontro politico che ruota attorno al c.d. “processo breve”. Scopo dichiarato della riforma è quello di restituire smalto e speditezza alla farraginosa macchina processuale, prevedendo scadenze temporali determinate per ogni singolo grado di giudizio. Un simile progetto normativo - fortemente criticato da magistrati ed avvocati in quanto, stando alla lettera della sua formulazione, nulla più sarebbe che un’amnistia diversamente denominata – è stato aspramente avversato dalla minoranza parlamentare, ritenendolo finalizzato esclusivamente alla tutela

degli interessi di pochi. Prescindendo da valutazioni di ordine politico, in questa sede è opportuno prendere le mosse dall’interesse del cittadino comune. L’idea di individuare termini di durata massima per ciascun grado di giudizio, di per sé, è condivisibile. Tanto in àmbito civile, quanto in quello penale, ogni individuo ha diritto di ricevere una risposta in termini ragionevolmente rapidi. Tuttavia sarebbe gravemente miope ritenere che un simile intervento sia, da solo, sufficiente per risolvere il problema della lentezza della giustizia. Il processo è un organismo complesso. Composto non solo di regole, ma anche (e soprattutto) di uomini e mezzi. Senza una convincente politica di investimenti finanziari, vòlti al potenziamento professionale e strumentale del sistema, ogni progetto di revisione legislativa è destinato inevitabilmente a fallire. Inoltre, la sinergìa

Cara Redazione, vi scrivo per un quesito legale. Mio figlio ha subito gravi lesioni in un incidente stradale. La rottura scomposta di tibia e perone, la rottura dello zigomo, della mascella e un forte trauma cranico. Dopo un lungo iter processuale è stato interamente risarcito. Il lungo periodo trascorso ad accudirlo, le intense

di interventi deve necessariamente coinvolgere la costruttiva cooperazione di tutti gli operatori del diritto, ferme restando le rispettive sfere di competenza. Occorre, infine, rivitalizzare i processi di organico ripensamento dei codici attualmente vigenti, continuando quell’opera di semplificazione normativa tesa ad espungere istituti non più in linea con l’evoluzione sociale e prevedendo, al contempo, ipotesi normative dirette ad introdurre, nel tessuto ordinamentale, nuove realtà socialmente tipiche. In sintesi, appare assolutamente necessario profondere uno sforzo coordinato e condiviso in vista di una rinnovata centralità del processo e, più in generale, del nostro sistema giurisdizionale se è vero, com’è vero, che il grado di civiltà di una comunità è direttamente proporzionale alla risposta di giustizia che essa è in grado di fornire.

preoccupazioni per il suo stato di salute, mi hanno procurato un forte ed intenso trauma emotivo. Insonnia, attacchi di panico, enuresi notturna e molto altro. Posso essere risarcita dalla compagnia di assicurazioni che ha risarcito mio figlio? Annalisa

Risponde l’avv. Gianni Falconi Cara signora Annalisa, siamo in presenza di un illecito plurioffensivo che lede interessi giuridicamente protetti di soggetti diversi. I danni riflessi consistono nelle lesioni di diritti conseguenti al fatto illecito altrui. I rapporti familiari rappresentano un utile riferimento per l’individuazione della situazione qualificata che da diritto al risarcimento del danno nei confronti dell’autore del fatto; tuttavia la

mera titolarità di un rapporto familiare non può essere considerata sufficiente a giustificare la pretesa risarcitoria, poiché occorre di volta in volta, verificare la sussistenza di un legame affettivo di particolare intensità e occorre, il nesso di causalità tra l’evento traumatico che ha colpito suo figlio e il danno alla salute che lei testimonia di aver subito. Signora Annalisa lei è legittimata ad agire jure proprio per ottenere il ristoro

integrale del danno personale. Il giudizio favorevole di un medico legale sul nesso di casualità e sulla quantificazione del danno dovrà necessariamente precedere il giudizio civile. Le consiglierei il veloce strumento processuale dell’art. 696 bis cpc -consulenza tecnico preventiva- ai fini della composizione della lite avvalendosi di un suo avvocato di fiducia.

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La ricetta del mese

Tratta dal volume “Una ricca... cucina povera” di Roberto Pelillo

Timballo verde di casa mia Il graditissimo compito di presentare una ricetta del nostro territorio ad ogni numero della rivista, mi trova felice... testimone (NB: sono un “portatore sano di enogastronomia teramana”). Potevo (o dovevo?) iniziare con una ricetta povera (es. “pancotto” o “fregnacce”), ma il facile gioco di allusioni o frizzi mi ha suggerito di iniziare alla grande. Il signor “timballo di scrippelle” (anche se quello “verde di casa mia”) è certamente tra le eccellenze della splendida cucina teramana. La qualità degli ingredienti - tutti a km 0, come suol dirsi oggigiorno e la felice manipolazione delle nostre “cuoche”, fa sì che si tratti di un piatto di cui essere orgogliosi. E... non mangiate mai a digiuno! Più che essere un aforisma che ci fa sorridere è un monito di sanità alimentare! Parola di Ropel

INGREDIENTI(per 6-8 persone): 13 uova di cui 6 uova per “scrippelle”, 1 kg di zucchine, almeno 5-6 carciofi grandi, 1 melanzana (scura) di almeno 250/300 gr. (altrimenti due), almeno 300 gr. di carne magra tritata al momento, 4 mozzarelle, parmigiano grattugiato, pisellini primavera (1 scatola di non meno di 250/300 gr.), spinaci (1 scatola di non meno di 250/300 gr.), ¾ lt. di latte, burro, 2 dadi, prezzemolo. PREPARAZIONE: a parte preparare le “scrippelle”. Fare le “scrippelle” (sbattendo bene le uova aggiungendo farina). Solo dopo un primo impasto versare l’acqua ed infine un po’ di sale. Realizzare una “pastella” liquida e, con la pentola antiaderente e con un mestolino, versare la “pastella” nel tegame caldo ed unto con un pezzo di lardo. Le “scrippelle”, sottili, si lasciano asciugare un po’. Usare un contenitore grande di alluminio (o pentola capace da forno). Imburrare la teglia. Adagiarvi uno strato di scrippelle (evitando accuratamente “spazi vuoti”) e curando che “vadano fuori”. N.B. tutte cotture separate. “Trifolare” in padella le zucchine con olio e un dado (niente sale). A parte, prendere i “cuori” di carciofo, tagliare a

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pezzetti e cuocere in olio (con sale e prezzemolo). Tagliare a fette la melanzana e arrostirla al forno (senza alcuna aggiunta). Pisellini: cuocere con 1 dado e olio. Spinaci: cuocere (“saltare”) con burro, parmigiano e latte. Preparare la carne trita a polpettine e friggerle dopo averle amalgamate con un uovo sbattuto, parmigiano, noce moscata (spolverata) e poco sale. Disporre (a corona) su contenitori ogni ingrediente, compreso il parmigiano grattugiato e le mozzarelle a fettine sottili (o dadini).

In un contenitore a parte, “sbattere” 6 uova con ¾ di latte e sale. Fare strati con un po’ di tutti gli ingredienti. Rimettere strato di scrippelle. Sulle scrippelle di ogni strato versare cucchiaiate di liquido per amalgamare (uova e latte). Ricoprire con i lembi delle scrippelle. Mettere a forno (preriscaldato) per almeno 1 ora a 180°. Servire ben caldo (anche se si può mangiare freddo). Ottimo un Montepulciano d’Abruzzo.


PRIMAPAGINA Febb. 2010  

mensile per Teramo e provincia www.primapaginaweb.it

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