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Pride Rivista mensile – Autorizzazione del tribunale di Milano n. 351 del 7/5/1999 – Direttore responsabile: Stefano Bolognini. Distribuzione gratuita in tutti i locali (in edicola o libreria 2,5 euro). Trasporto esonerato da DDT ai sensi del DPR n. 472 del 14/8/1996

ONDA PRIDE SANREMO 2014 BARBAMANIA 174 • MARZO 2014 (2,5 € in edicola e libreria) www.prideonline.it

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Mal di Russia

Giovanni Dall’Orto

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Fosforescenti

Massimo Basili

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Arcobaleni atei

Massimo Redaelli

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Onda Pride

Enzo Cucco

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Mappamondo

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Sanremo sottotono

Platinette

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Un principe in tulle

Giovanbattista Brambilla

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Che barba!

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Tra suocera e nuoro

Francesco Belais

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Demoni filosofici

Vincenzo Patanè

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Omorama

Giacomo Cardaci

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Metropoli

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Dove e cosa

PRIDE 174 MARZO 2014

Foto in copertina: Ivan Nacar DIRETTORE RESPONSABILE Stefano Bolognini E-mail: direttore@prideonline.it AMMINISTRATORE UNICO Frank Semenzi ART DIRECTOR Paolo Colonna SEGRETERIA DI REDAZIONE Marco Albertini E-mail: segreteria@prideonline.it Edito da: Associazione Culturale GLBT Stampato da: Starcom Events s.r.l. di Turate (CO) REDAZIONE via Antonio da Recanate 2 20124 Milano Tel. (+39) 342 0526979

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Apertura: 14:30–19:30 da lun. a ven. o su appuntamento PUBBLICITÀ PRIDE Frank Semenzi: (+39) 335 6133417 E-mail: pubblicita@prideonline.it Abbonamento annuale: 50 € Abbonamento semestrale: 30 € (assegno intestato ad “Associazione GLBT” o bonifico bancario)

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MARZO

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La prenotazione di spazi pubblicitari deve avvenire entro il giorno 5 del mese precedente la pubblicazione (es. il 5 gennaio per il numero di febbraio). I comunicati stampa (anche per l’aggiornamento della guida ai locali gay d’Italia e per l’agenda) e i file grafici relativi alla pubblicità devono pervenire in redazione entro il giorno 10 del mese precedente la pubblicazione (es. il 10 gennaio per il numero di febbraio). Non si garantisce la pubblicazione di quanto prenotato o pervenuto oltre tali date.

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ATTUALITÀ + CULTURA

MAL DI RUSSIA La corale difesa dei diritti degli omosessuali russi e la condanna dell’Occidente per la brutale omofobia sovietica è sulla bocca di tutti. Ma la solidarietà internazionale è utile o strumentale? TESTO — GIOVANNI DALL’ORTO · g.dallorto@gmail.com

Foto: Judson Memorial Church

ACCENDENDO OGGI, 7 febbraio, il computer ho scoperto che “Google” ha dedicato all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali in Russia una pagina “rainbow”, rilanciando la polemica di Obama contro la nuova legge che proibisce di “rendere attraenti” ai minorenni concezioni “non tradizionali” della sessualità: grazie a essa è stato già condannato un giornalista per avere intervistato un gay che ha dichiarato di avere avuto una vita normale. Sì, basta questo. Ora, da quando sono bambino non ricordo neppure un’olimpiade in Russia o in Cina che non sia stata boicottata, contestata o sabotata dagli americani, ogni volta con un’”ottima ragione” diversa. Ragione che però, stranamente, non emerge mai quando i giochi hanno luogo in un Paese alleato. Voglio dire: se tanto mi dà tanto, perché nessuno ha mai proposto di boicottare i palazzi dello sport britannici quando Margaret Thatcher introdusse la cosiddetta “Clause

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28”, anch’essa mirata a proibire di presentare ai minori l’omosessualità in termini non negativi? Ciò premesso, quello di Obama e Google è un gioco a cui può giocare chiunque, compresi i russi, e se gli americani sono più bravi dei russi a giocarlo, tanto peggio per i russi. Ma è peggio anche per i gay russi, se la gestione della campagna politica rischia, come rischia, di far più male che bene proprio a loro. La cui voce, in tutto questo clamore, è l’unica che non riesco mai a sentire. Voglio dire: qualcuno ha chiesto ai gay russi se per caso fosse opportuna una campagna internazionale, e se sì, quale tipo di campagna? Se si fa una ricerca in Rete si viene a sapere tutto ciò che al proposito pensa, che so, Vladimir Luxuria, ma solo Emma Bonino cita poi lo slogan che viene dai russi stessi: “I diritti delle persone glbt in Russia si difendono con i russi e non dai russi”. Posizione correttissima, anche se aperta al sospetto che nel pronunciarla

Bonino abbia pensato più al gas russo che al gay russo, sospetto divenuto certezza con la successiva decisione del presidente del consiglio Enrico Letta di presenziare all’inaugurazione. Oltre a questo, ho visto una mazzetta di comunicati stampa, ciascuno firmato dal/la responsabile di turno della “commissione frocia” del partito del cuore, e talora anche della poltrona, e quindi prevedibilmente espressioni degli interessi del partito italiano, non dei gay russi. Perché è esattamente questo che accade quando un problema politico è “strumentalizzato”: che smette d’essere una situazione da risolvere, e diventa (come dice il nome) uno strumento per risolvere altre situazioni, quelle che davvero stanno a cuore a chi strumentalizza. E quando poi non serve più a tale scopo, lo si butta via. Da questo (ab)uso lo strumento esce spesso malconcio, visto che nessuno ha cura d’uno strumento usa-e-getta. Per uscire dalla metafora, il modo in cui si sta muovendo Obama porta acqua al mulino dell’accusa mossa dai fascisti russi secondo cui i militanti gay sono al soldo degli americani, che cercano di “minare” le basi della società russa diffondendo il veleno dell’omosessualità. Ma a Obama, che giustamente ha per la testa problemi di geopolitica internazionale ben più pressanti dei diritti dei froci russi, ciò non importa: quel che gli importa è portare a casa l’ennesimo boicottaggio della Russia. Se poi ciò danneggerà i gay russi, be’, i gay russi mica votano alle prossime elezioni di mid-term, a differenza degli americani di destra che l’accusano d’essere troppo “tenero” con Putin. Da parte sua, Putin cavalca raggiante di felicità l’occasione di moltiplicare le provocazioni (“I gay sono i benvenuti, basta che non molestino i bambini”) per mettere a tacere col clamore

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CULTURA + ATTUALITÀ

internazionale chi l’accusa d’essere troppo “tenero” con Obama. Talmente “tenero” che è riuscito a scatenare un boicottaggio per non essersi piegato alle imposizioni delle perfide lobbies amerikane. Un trattamento che non fu riservato neppure a Hitler nel 1936! Questa situazione sarebbe stata impensabile anche solo dieci anni fa, cioè prima che la destra imparasse a usare strumentalmente i diritti gay, un cambiamento di cui in Italia noi non ci siamo ancora resi ben conto per via del nostro isolamento culturale. In Olanda la destra è arrivata al punto da teorizzare l’appartenenza dei diritti gay ai “valori fondanti” della nazione, da usare per sbarrare la strada agli immigrati, chiedendo che si domandi a chi vuole la cittadinanza olandese cosa ne pensi del matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ora, i diritti glbt e il matrimonio egualitario non sono “valori fondanti”: al contrario sono aggiunte molto recenti (e nel caso dell’Italia neppure questo) alla lista di “valori occidentali”, grazie a decenni di lotte dei diretti interessati, lotte che le destre hanno sempre osteggiato e che stanno osteggiando qui e ora in Italia. Tuttavia esistono cambiamenti di civiltà che una volta innescati non possono più essere fermati, come è stato con l’abolizione della schiavitù, o del voto ai lavoratori (maschi) prima e del suffragio universale poi, o della parificazione giuridica di uomo e donna. Una volta che una civiltà, nel suo insieme, è matura per questi cambiamenti (perché sono conseguenze logiche di cambiamenti ben più profondi dei rapporti sociali, già avvenuti silenziosamente da decenni, talora secoli) è possibile solo ritardarne la messa in atto (la strategia usata finora in Italia) e dopo l’approvazione aggirarli e vanificarli, non però abolirli. La Russia è da decenni terreno di caccia d’una serie di “fondazioni culturali” americane, in buona parte di fanatici religiosi (ma non solo: la più celebre in Italia, la fondazione Soros, religiosa non è), che hanno profuso cospicue risorse per “aggiornare” le destre russe sul loro punto di vista. Nel quale la “difesa dei valori tradizionali” contro l’azione disgregatrice degli omosessuali figura, ahinoi, ai primissimi posti. Il loro successo paradossalmente traspare dalla diretta citazione che Putin, per rispedire al mittente le accuse degli oppositori di destra, ha fatto parlando proprio di “difesa

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dei valori tradizionali” esattamente come avrebbe fatto un qualsiasi opuscolo del tea party americano. Da questo punto di vista Putin è un nemico astuto che non va mai sottovalutato, perché ha dimostrato di saper combattere il fuoco col fuoco, scippando gli argomenti ai suoi stessi oppositori. Ed è proprio questa concessione a dimostrare come, paradossalmente, anche Putin stia usando strumentalmente la questione omosessuale. Se mi è concessa un’opinione, io penso che a livello personale a Putin (la cui morale ha fin qui brillato per la completa inesistenza) dei gay freghi altrettanto poco di quanto a Berlusconi fregava nella vita della “morale tradizionale” che propugnava in tv. Ma esattamente come Berlusconi, anche Putin ha il problema di compiacere - per motivi che sarebbe troppo lungo analizzare qui - la Chiesa (ortodossa). Ora, per molti anni abbiamo tutti pensato che la palpabile omofobia che alligna nei Paesi dell’Est fosse un residuo dei regimi comunisti. Tuttavia, col senno di poi, possiamo notare che se quest’analisi fosse stata corretta, avremmo assistito a una progressiva diminuzione dell’omofobia man mano che quei Paesi si allontanavano dal lascito sovietico. È invece successo l’esatto contrario: più ci allontaniamo dal periodo sovietico, e più cresce l’omofobia. Come spiegarlo? Si possono dare molte spiegazioni, e ognuno ha la sua. Anch’io ho la mia, e “se sbalio, mi corigirete”: io sono infatti colpito dalla corrispondenza fra la proposta di Putin e la “clause 28” della Thatcher, che a mio parere svela che ci troviamo di fronte a due manifestazioni distinte d’un medesimo progetto ideologico. Che a me appare palesemente quello della destra religiosa, che ritiene che l’essere umano nasca eterosessuale per un istinto preprogrammato da un’Entità Superiore, e che quindi qualsiasi comportamento non eterosessuale sia necessariamente un malfunzionamento. Vista così la cosa, Putin (e la

Thatcher) hanno ragione: se l’omosessualità è un malfunzionamento, una cancrena che si diffonde di cellula in cellula, amputare il membro cancrenoso può essere doloroso, ma è necessario per la sopravvivenza. Putin ha insomma saputo sfruttare per i propri fini il fatto che, con gran discrezione, a differenza di noi negli ultimi decenni le destre di tutto il mondo hanno saputo elaborare, a partire da quella statunitense, una propaganda comune con slogan e argomenti standard: li abbiamo appena visti usare in Francia contro l’introduzione del matrimonio egualitario (la “difesa dei valori tradizionali”, daccapo) e iniziano a fare capolino in Italia, pronti a scatenarsi il giorno in cui al posto degli attuali buffoni (etero e gay) in parlamento avremo qualche politico che porrà seriamente la questione del matrimonio egualitario. Ecco perché è importante che quando toccherà a noi non ci facciamo trovare impreparati. Soprattutto dal punto di vista culturale. Infatti, alla tesi della “cancrena” sostenuta dall’ideologia religiosa il movimento omosessuale, fin dalla sua nascita un secolo fa, ha sempre opposto la teoria (che secondo me è molto più che una banale teoria) secondo cui ogni essere umano (non solo gli eterosessuali, quindi) nasce col proprio orientamento, sia esso etero, bi od omosessuale. Le “varianti” fanno tutte parte “naturalmente” del funzionamento della sessualità umana. Peccato però che l’ideologia “queer”, che nell’ultimo decennio s’è diffusa molto anche nel mondo glbt italiano, sostenga l’esatto opposto, ossia che gli orientamenti sessuali sono costruzioni sociali, creati e determinati arbitrariamente dalla società. Gli esseri umani sono tutti indifferentemente “sessuali”, dunque nessun orientamento è più “vero” di un altro. Ma se così stanno le cose, allora Putin ha daccapo ragione quando decide di non volere che i giovani russi si “costruiscano” secondo un orientamento che i suoi santi compagnucci di merende giudicano una “cancrena”. A che titolo noi possiamo affermare che sbaglia? Sia chiaro che tutto questo mio discorso non nasce dall’antipatia verso la solidarietà internazionale. Di quella, ne abbiamo troppo poca, non troppa. Tuttavia, lo ripeto, la solidarietà si fa assieme alle persone con cui s’intende essere solidali, non contro di loro. Ma a qualcuno importa farlo? Su questo punto, signor giudice, “preferisco avvalermi della facoltà di non rispondere”...

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ATTUALITÀ + CULTURA

FOSFORESCENTI Dallo sport allo spettacolo, non passa giorno che gay o lesbiche famosi (o meno) escano allo scoperto con coming out del tutto inattesi. E i più “timidi” italiani rincorrono. TESTO — MASSIMO BASILI · maxbasili@yahoo.it

IL MODO PIÙ ORIGINALE di fare coming out in Italia in questo scorcio d’inizio anno l’ha escogitato il comico Carlo Gabardini, ai più conosciuto come Olmo nella sit-com Camera Café: sul sito www.lecosecambiano.org, contro il bullismo omofobico. L’attore ha postato un divertente video dove ha evocato un conflitto allegorico tra dolcezze da spalmare: “Immagina di nascere in un mondo in cui per fare colazione c’è solo la marmellata. Una sera vai nella tua cameretta, ti addormenti e sogni la Nutella. Ma se in questo mondo qui tu che ami la Nutella almeno quanto io amo la Nutella incontri un gruppo di marmellatosi che ti urlano dietro ‘A morte il nutellone!’, c’è una cosa che veramente non ha senso fare: pensare che quello sbagliato sei tu”. Anche il pluripremiato regista Gianni Amelio (Il ladro di bambini, Così ridevano), dopo aver fatto sapere anni fa in qualche intervista di sentirsi “pansessuale”, a fine gennaio ha osato di più e in occasione del recente

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lancio berlinese del suo documentario Felice chi è diverso - dedicato alla vita dei gay italiani dall’inizio del Novecento sino agli anni Ottanta - s’è schermito dalle pagine de La Repubblica per il proprio coming out “un po’ tardivo, forse ridicolo. Comunque credo che chi abbia una vita molto visibile abbia il dovere della sincerità: e allora sì, lo dico per tutti gli omosessuali, felici o no, io sono omosessuale”. S’è fatto avanti rivelando di essere gay anche Davide Papasidero, giovane concorrente della quinta edizione di X-Factor. A TgCom ha raccontato di una relazione appassionata con uomo di spettacolo, finita male anche per il suo rifiuto della visibilità: “Alla fine ho scelto me stesso. Voglio per me l’amore e tutto il meglio, in questo caso sarebbe stato impossibile”. Nel febbraio di quest’anno poi la ventiduenne portiere della nazionale azzurra di hockey in-line (una specie di hockey sul ghiaccio) Nicole Bonamino si è dichiara lesbica dal sito LezPop ed è quindi ufficialmente la prima giocatrice azzurra a fare coming out. Il panorama glbt s’è rivelato però molto più movimentato nei paesi anglosassoni. Dalle retrovie dello show-biz meno comode e sicure, rispetto a quelle percorse da un mostro sacro come Jodie Foster che ha fatto coming out l’anno scorso, sono decine gli omosessuali usciti allo scoperto. Tra loro il trentunenne protagonista della serie tv Kyle XY Matt Dallas, che ha affidato a Twitter la notizia del fidanzamento col musicista Blue Hamilton e Victor Garber, collega di DiCaprio sul set di Titanic: “Non ne ho mai parlato, ma lo sanno tutti”. Durante un talk show dell’aprile scorso, inoltre, l’attore Tuc Watkins ha dichiarato che il personaggio dell’avvocato gay sposato con un uomo che interpretava in Desperate Housewives non era molto diverso da quel che è nella vita reale. Il bel quarantunenne Wentworth Miller, noto per la serie televisiva Prison Break, s’è dichiarato gay ad agosto

dopo il rifiuto di partecipare a un festival di cinema di San Pietroburgo a causa delle norme omofobe della legislazione russa. Tra gli attori, i cantanti e i conduttori tv USA che negli ultimi mesi hanno fatto coming out annoveriamo la cantante Ke$ha, Troye Sivan (X-Men le origini - Wolverine), Lucas Cruikshank (Fred), Maulik Pancholy (Weeds), Bob Harper (The Biggest Loser), Maria Bello (E.R.), Robin Roberts (Good Morning America), Monica Raymund (Chicago Fire). Tra i non statunitensi segnaliamo poi l’attore messicano di telenovele Sebastián Ligarde, l’attore irlandese Andrew Scott (Moriarty nel telefilm Sherlock), l’attore inglese Harry Cook (Accidents Happen), lo scrittore keniano Binyavanga Wainaina, l’attrice canadese Ellen Page (Inception) e il cantante irlandese Ryan Dolan. È poi piuttosto incoraggiante la netta impennata dei coming out tra le fila degli sportivi a stelle e strisce, spesso giovanissimi. Sono “usciti dall’armadio” il calciatore Robbie Rogers, il giocatore afroamericano di basket Jason Collins, il nuotatore olimpico di origini tongane Amini Fonua, il cestista ex mormone Jellen Messersmith, il wrestler Darren Young, il pattinatore artistico su ghiaccio Brian Boitano (scelto da Obama nella delegazione ufficiale per rappresentare gli Usa durante le Olimpiadi di Sochi), i calciatori Conner Mertens e Chandler Whitney (che fanno coppia nella vita privata) e il campione afroamericano di football Michael Sam. Tra gli atleti degli altri paesi hanno fatto coming out la tennista australiana Casey Dellacqua, la pattinatrice canadese Anastasia Bucsis, il bellissimo tuffatore britannico Tom Daley, l’ex calciatore tedesco Thomas Hitzlsperger (con la benedizione della Merkel), il tuffatore brasiliano Ian Matos, il calciatore britannico Liam Davis, il pallavolista canadese Chris Voth, il nuotatore olimpico finlandese Ari-Pekka Liukkonen e la capitana della nazionale inglese di calcio femminile Casey Stoney.

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ATTUALITÀ + CULTURA

ARCOBALENI ATEI Incontriamo da vicino le associazioni degli atei, da sempre presenti ai pride e molto attive nella battaglia per i diritti civili glbt. TESTO — MASSIMO REDAELLI · milano@uaar.it

IN MEDIA, TANTO più una persona è religiosa tanto più è omofoba, come attestano oramai diversi studi di psicologia e sociologia. Ma è difficile dire se i religiosi sono (in media) omofobi perché sono educati da preti, rabbini o imam; o se lo sono per altre e più teologiche ragioni. In tema di omosessualità, lo conferma la European Social Survey una ricerca sociologica sui comportamenti e le credenze degli europei, “i paesi con popolazione principalmente cattolica o ortodossa tendono a essere meno permissivi”. E i paesi nei quali gli atei sono più diffusi lo sono anche i diritti gay. E non è un caso, infatti, che tutte le principali associazioni di non credenti italiane e straniere siano impegnate nella lotta per i diritti sessuali. Tra queste l’UAAR, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, nel congresso del 2013 ha formalizzato il suo impegno. Tra i suoi obiettivi oggi figurano, oltre al matrimonio per le coppie omosessuali e a una legge contro l’omofobia, l’abolizione della legge 40, con la possibilità di accesso ai single e alle coppie non sposate, sia etero che omosessuali, alla fecondazione artificiale e l’adozione per tutti. L’associazione è impegnata in ambito culturale e collabora attivamente con associazioni glbt. La rivista, l’Ateo, ha pubblicato diversi numeri monografici su sessualità in generale e omosessualità in particolare e organizzato numerose conferenze. La battaglia più riconoscibile dell’associazione è lo “sbattezzo” e cioè l’uscita formale dalla Chiesa Cattolica (con tanto di annotazione sull’atto di battesimo): un diritto finalmente riconosciuto grazie a un ricorso al Garante della Privacy. Considerato il punto di vista cattolico su gay e lesbiche, non stupisce che molti approfittino di

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questa possibilità, con gran sollievo, e esprimano vivacemente il loro ringraziamento. La procedura è fai da te e su www.sbattezzati.it quasi 3000 persone hanno condiviso il loro sbattezzo - e sono una piccola parte di chi ha inviato la semplice raccomandata necessaria a non essere più formalmente cattolico. L’associazione lavora anche per importare le cerimonie laiche, una realtà diffusissima nei paesi più avanzati del Nord Europa, ma da noi ancora quasi sconosciute. Ad esempio in Gran Bretagna si celebrano tantissimi matrimoni umanisti, e in Norvegia una fetta considerevole di adolescenti, invece di fare la cresima, si rivolge all’associazione umanista locale per seguire un percorso formativo che termina con la festa dell’essere diventati adulti. L’UAAR cerca anche di aiutare a rispettare le ultime volontà dei non credenti, che non vogliono un funerale religioso, ad esempio chiedendo che ogni città metta a disposizione una sala del commiato dignitosa e senza simboli cattolici. Anche l’associazionismo estero ateo e arcobaleno è vivace. L’EHF, la fondazione umanista europea, ha recentemente denunciato la situazione degli omosessuali in Russia e ha lavorato affinché il Parlamento Europeo approvasse il report Estrela sui diritti sessuali e riproduttivi, assai liberale. Nel corso dell’ultima conferenza internazionale della British Humanist Association in Romania poi, Andrew Copson, chief executive dell’associazione, omosessuale e già chairman della Gay and Lesbian Humanist Association, è finito su tutti i telegiornali per aver “osato” mostrare, al termine di una sequenza di diapositive di persone vestite in maniera aggressivamente stravagante, la fotografia di alcuni pittoreschi vescovi ortodossi. Il caso di Copson non è affatto unico: il numero di omosessuali, lesbiche e bisessuali nelle associazioni di non credenti, anche in posizioni dirigenziali, è significativamente più alto della media. Resta però un dubbio da scogliere. Perché chi non crede in dio ama occuparsi di diritti glbt? In effetti l’associazionismo ateo negli ultimi anni ha spostato l’attenzione da un’atteggiamento meramente anticlericale ateo agnostico a un punto di vista umanista. Nella definizione dell’IHEU, l’International Humanist and Ethical Union, “l’umanismo è una visione democratica ed etica della vita, che propugna la costruzione di una società più umana attraverso un’etica basata su valori umani e su altri valori immanenti, nell’ottica della ragione e della libera ricerca attraverso le abilità umane. Non è teistica, e non accetta visioni soprannaturali della realtà”. In Italia è difficile far passare l’idea che si può essere buoni e morali senza credere in dio. L’umanista si sforza di usare gli strumenti migliori a disposizione (la ragione, quindi; il che non vuol dire essere degli androidi senza cuore) per scegliere, a ragion veduta, la strada migliore.

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ATTUALITÀ + CULTURA

ONDA PRIDE È allarme sui social network: il “pride nazionale” italiano è stato cancellato. L’analisi del Presidente dell’Assocazione Radicale Certi Diritti. TESTO — ENZO CUCCO · e.cucco@alice.it

IN FEBBRAIO SI È svolto a Torino un incontro di associazioni promosso dal Coordinamento Torino Pride lgbt. L’obiettivo era uno solo, ovvero quello di far ripartire il confronto tra l’associazionismo italiano, oggi rapsodico e inconcludente. L’incontro è stato introdotto da una serie di interventi, tra cui quello dei rappresentanti delle Federazioni lgbt spagnola e irlandese, quello di ILGA Europe e del Servizio lgbt del Comune di Torino. Si è discusso molto di come e perché si dovrebbe continuare a discutere insieme, possibilmente producendo iniziative politiche comuni. E su questo tema ci si è lasciati, contando su ulteriori momenti simili a questo che facciano fare un ulteriore passo avanti verso una Federazione, un Coordinamento, una Consulta, un organismo insomma, formalizzato, con regole precise di partecipazione e dialogo. All’ordine del giorno non c’era la questione dei pride in Italia: se ne è parlato (e non poteva che essere così) ma nulla è stato messo in votazione (ma su niente non solo sui pride). Solo alla fine dell’incontro, per non più di mezz’ora, dopo un intervento del rappresentante del Campania pride sono intervenuti i rappresentanti di alcune associazioni (Arcigay e Arcilesbica innanzitutto) per chiarire cosa avevano deciso nelle rispettive sedi in merito al pride 2014. Nessun voto, quindi, su questa vicenda, ma la semplice constatazione che alcune associazioni ritengono che non ci siano le condizioni (per molti motivi) per definire Napoli o Roma come sedi di un pride nazionale 2014. Ma che esistono altrettanti buoni motivi perché entrambi i pride, e magari tutti gli altri che si organizzeranno ricorrendo alla formula di “onda pride”, ovvero di pride organizzati nella stessa giornata in tutta Italia, si possano svolgere col massimo successo possibile.

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Durante l’incontro, infine, è stata avanzata la proposta di costruire un gruppo di lavoro stabile proprio sui pride. Punto. Come è potuto accadere, quindi, che circoli sul web questa panzana che a Torino si è votato contro un pride nazionale 2014? Questa fesseria si spiega solo interpretando la tensione, mai sopita, all’interno del movimento, che non riesce a individuare né una sede adeguata e legittimata a decidere se in Italia ci può essere un pride nazionale o no (e Torino non era questa sede) né un metodo condiviso e trasparente per individuare la

sede della manifestazione. Forse si ricorderà il fallimento del tentativo di alcune associazioni nazionali per “istruire” attraverso candidature pubbliche (e pubblica discussione) la sede del pride nazionale 2013 e il faticoso contorsionismo con il quale si trovò un consenso su Palermo. Fallimento che ha le sue radici sia in alcune ingenuità del metodo seguito sia nella disastrosa assemblea romana che decretò la non accettazione del metodo individuato ma, soprattutto, l’impossibilità di dialogare su questo tema. È una situazione francamente assurda perché esiste, che io sappia, solo in Italia.

Solo da noi, infatti, ci si scontra sull’etichetta di “nazionale”, senza trovare, ripeto, né una sede legittimata a decidere né un metodo condiviso. E il tono delle polemiche dilagate su web dopo l’incontro torinese, che ha fatto rimbalzare fantasiose ricostruzioni e decisioni mai assunte, la dice lunga sul fondo di isteria che accompagna ogni tentativo di dialogare. Ogni volta che si affronta il tema non si riesce a gestire una discussione pacata sui pro e i contro in merito all’organzzazione di eventi così significativi per chi vi partecipa. Se posso esprimere una considerazione personale, inoltre, la storia dei pride italiani fa si che in questo momento storico, ripeto in questo momento storico, le patologiche dinamiche che accompagnano queste decisioni sono nefaste per le relazioni tra associazioni e portano agli organizzatori dei pride poco valore aggiunto. I pride, infatti, quando sono un successo lo sono soprattutto per la capacità di coinvolgere interamente la città ospitante, con tutta la carica di cambiamento che il coinvolgimento riesce a esprimere. E purtroppo nessuno dei nostri pride è riuscito a scalfire la situazione nazionale dove, certo, la visibilità e aumentata, ma i diritti no. Non è soprattutto di questo che si deve imparare a discutere, ovvero di come scalfire la situazione italiana, e non su come organizzare un pride, per quanto bello e partecipato possa essere? Spero che l’incontro di Torino possa avere un seguito, anche per rispetto di coloro che vi hanno partecipato e di coloro che hanno creduto, e lavorato, in questi anni, affinché l’associazionismo italiano glbt abbandonasse la masochistica frammentazione di cui è preda. E spero che il gruppo di lavoro sui pride trovi un sua modalità di lavoro. Su questo tema vale la massima di Gramsci, pessimismo della ragione e ottimismo della volontà!

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MAPPAMONDO

RUSSIA

È durato qualche ora il fermo di Vladimir Luxuria, arrestata ai giochi olimpici invernali di Sochi, per aver sventolato una bandiera arcobaleno con scritto in cirillico “è ok essere gay”. La ex parlamentare si trovava in Russia per realizzare un servizio per il programma tv Le Iene sui problemi degli omosessuali russi. Dopo il rilascio Luxuria ha rassicurato telefonicamente l’ambasciatore italiano a Mosca e spiegato che avrebbe realizzato, come previsto, il servizio televisivo e assistito a una partita di hockey vestita arcobaleno.

ITALIA Addio a “mamma” e “papà”. Il Comune di Milano ha deciso di eliminare dai moduli di iscrizione degli asili nido e delle scuole materne i termini “madre” e “padre”, sostituiti con un più generico “genitore”. “Già dal prossimo anno scolastico - ha comunicato una circolare del Comune - i figli di una coppia regolarmente presente nel Registro delle Unioni Civili (approvato nel luglio 2012) potranno essere iscritti a scuola a prescindere che siano biologicamente riferibili alla coppia medesima o in arrivo da relazioni precedenti. La novità è che anche due genitori dello stesso sesso avranno la loro unione riconosciuta come famiglia.

CIPRO Il Parlamento della Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn, riconosciuta solo da Ankara ma non dalla comunità internazionale) ha approvato un progetto di legge che depenalizza le relazioni omosessuali che sino a oggi erano punibili con la reclusione sino a cinque anni. È stata così abolita una norma che risaliva ai tempi del protettorato britannico sull’isola (finito nel 1960) e che faceva di Cipro Nord l’unica parte dell’Europa in cui l’omosessualità era considerata un reato.

FRANCIA Migliaia di oppositori al matrimonio gay, tra cattolici tradizionalisti e musulmani conservatori, hanno manifestato a febbraio a Parigi contro la legge sulle nozze omosessuali del presidente François Hollande e a sostegno della “famiglia tradizionale”. Il ministro dell’Interno Manuel Valls ha affermato che non avrebbe tollerato “alcun eccesso” da parte dei manifestanti e la polizia ha arrestato alcuni militanti di un gruppuscolo di estrema destra che si apprestavano a unirsi al corteo.

CINA Cecil Chao, un miliardario di Hong Kong padre di Gigi Chao, che aveva offerto 100 milioni di euro a chi potesse “convincere” la figlia a non essere più gay e a sposarsi, ha ritirato l’offerta. “Per il momento almeno, ritiro l’offerta”, ha dichiarato, dopo aver preso atto di una lettera pubblica della figlia che ribadiva la sua omosessualità e faceva appello al padre di rispettare la sua vita e la sua partner, Sean Eav.

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ATTUALITÀ + CULTURA

SANREMO SOTTOTONO Un festival senza infamia e senza lode in forte calo di spettatori. Notevole soltanto la vincitrice, icona gay nostrana senza eccessi. TESTO — PLATINETTE

OUTING E/O COMING OUT rivelano che sei gay, altrimenti dillo, svelalo e svelati. E a Sanremo, di riffa o di Raffa (ma questo è un capitolo a parte…), sì, dove c’è il Festival di Sanremo quest’anno coincidente con il suggestivo Festival della Babbiona, in un posto anche in prima fila il gay ce l’hai di sicuro. Altro che essere friendly. Non ti smarcare troppo se sei etero convinto e anche un po’ diffidente che i “gay sono così sensibili ed è per questo che ce ne son tanti nello spettacolo”, Sanremo è garantista e poverino tu. Se poi sei anche giovane, sicuramente vessato e scrivi canzoni d’amore per il tuo ragazzo è quasi fatta… Mai come quest’anno il protocollo del “correttissimo” sull’orientamento sessuale di chi va in tv a canticchiare canzonette a Sanremo è stato rigido, applicato fino all’ultimo dettaglio con quasi, anzi senza il quasi, nessuna provocazione e men che meno nessuna reazione “istituzionale”. Tutti “amorevoli”, “comprensivi”, tutti a divertirsi quando c’è la Carrà che, sfidando i secoli e l’iperventilazione del proprio poderoso apparato respiratorio inanella Cha cha ciao della Nannini (oh, ma non è una “roba tra donne”, sia chiaro), una nuova hit che sembra Mamma Maria dei Ricchi e Poveri e Born To Be Alive di Patrick Hernandez, in un continuo rimando tra gay style e gay icon. Ma è un nulla a confronto dei “pezzi da novanta” sbarcati su quel lugubre palco un po’ Guantanámo, un po’ veglia funebre con il nero dominante della scena, i musicisti dentro avelli, i cantanti vestiti a prefica come dovessero andare a intonare “odi al defunto” (tranne la coraggiosa “Ape Maia” Noemi nella sua prima esibizione), e i conduttori-sacerdoti più deliziosamente bruttini ma “amici” che si potessero trovare. Nel rendere omogeneizzato e inoffensivo il Festival della tolleranza

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(ma c’è sostantivo più brutto di questo?) anche Rufus Wainwright, il blasfemo che si mette in croce quando è in scena e ulula (dice lui) per diventare un bravo cantante (Elton John dice che è il più grande cantautore vivente, e se lo dice lui o è vero o, seppur sposato, già ha in mente un mezzo tradimento…). Un Festival da mesto incedere, senza follie che potessero distrarre, perché è il nuovo che avanza. C’è però ancora qualcuno che deve insegnarci, come fossimo birbantelli ignoranti a cui piace solo il superfluo (magari fosse vero) cos’è la bellezza, fino a farne un “elogio” lungo cinque sere… Già, l’elogio della bellezza. Quante volte Fazio ha pronunciato il “suo” concetto di bellezza come terapia per sostenere un Paese in crisi? Una volta sarebbero servite canzonette scacciapensieri, ora è come se “bellezza” avesse fatto rima solo con “tristezza”, salvo qualche rarissima eccezione. Due canzoni all’ora, inoltre, non sono un “dosaggio Festival” ma show puro e semplice e, non fosse stato per qualche “colore” della Littizzetto, Sanremo ha avuto un andamento austero, dove avrà anche trionfato l’amore (più nei testi che nelle melodie alcune molto vicine allo stile “requiem”) ma spesso, chissà poi perché, si ritiene “alta” una canzone da “adagio” e “bassino” un motivetto che t’entra in testa come fosse un trapano. Proprio in virtù del concetto “la bellezza è soggettiva (l’Arte no)” la prima, in stile, mise, precisione dell’intonazione Arisa, (per chi se la ricordasse ormai una copia carbone della meravigliosa soubrette francese Zizì Jeanmaire, quella delle piume) con il suo stato di “nouvelle star gay” è stata l’unica vera protagonista suo malgrado del rinnovamento, altrimenti escluso, di ricambio generazionale per “idole “ dei moderni e giovani gay people. Affidate al museo della memoria le fin troppo sfruttate Oxa, Pravo e similari, ecco questa “paesana” che s’è fatta signora, altera quanto basta e l’unica che canta pop e un po’ se la tira come sanno fare quelle che hanno personalità. Agli antipodi, invece, c‘è quel normalissimo “ragazzo gay” a nome Renzo Rubino (già visto nella categoria giovani l’anno scorso, ma per un anno poi cos’ha fatto?), non particolarmente intonato, con quella barbina implume e la faccia da orsetto lavatore, buono, ragionevole, con una bella canzone che un po’ si ricorda e un po’ no. Ma tutto ha un limite, anche la ragionevolezza, anche il politically correct tutto giocato sul non dispiacere a nessuno, tutto moderato e quindi sorprese zero. Anche lo spettacolo da commentare, se senza dettagli di possibile cattiveria da parte di chi guarda (gay o meno), con niente da offrire come aggiunta velenosa o nessun arsenico da servire come battuta da qui alla prossima primavera fa innervosire chi dal Festival vorrebbe qualche pillola di curaro. Un’annata così moderatamente ormonale ci ha resi come tortore sull’orlo dell’agonia e in attesa dell’estrema unzione, senza che nemmeno uno straccio di canzonaccia “kitsch” ci faccia da colonna sonora…

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Lo scrittore di Catania ha compiuto 60 anni. Riccardo Di Salvo poeta del sole. Per un poeta sono pochi 60 anni. Perché il tempo terreno, quello che vive come gli altri mortali, si prolunga all’infinito. Dice Hölderlin che i poeti appartengono al tempo degli dei. Che è quello foscoliano della Poesia eternatrice. Riccardo Di Salvo questa stagione terrena l’ha vissuta con la pienezza del suo cuore faunesco. Vitale e rovente come la tellurica terra di cui è orgoglioso figlio. Il trascorrere degli anni non ha offuscato la luce della sua parola. Le ha donato più intensità. Come scrittore ha debuttato alla fine degli anni ‘90, ma era già noto come animatore culturale. Il pubblico del Pegaso’s, mitico locale della “dolce vita” catanese lo ricorda come affabulatore, protagonista di indimenticabili serate poetiche. È stato prima personaggio mondano, poi scrittore. Come Oscar Wilde. E come il grande dandy dell’età vittoriana, ha scandalizzato l’ipocrita pubblico borghese di un’età come la nostra, più omologata e massificata, ma non per questo meno moralistica. Merito che gli ha riconosciuto Maurizio Costanzo nel 2000. La capacità di esprimere attraverso la poesia l’autenticità della vita che spezza la crosta delle bigotte convenzioni pseudoreligiose. Riccardo Di Salvo ha scritto a quattro mani con Claudio Marchese una collezione di libri sia di narrativa che di poesia. Da “Gioielli carnali” (Zoe, 2003) a “Sorelle d’Italia” (Croce, 2013). Quest’ultimo romanzo, nella sua seconda edizione riveduta e corretta, sarà letto ancora in forma teatrale in diverse città d’Italia. Claudio Marchese

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UN PRINCIPE IN TULLE Di giorno studente ginnasiale, di notte donna elegante e libertina. L’adolescenza senza veli del principe Félix Yussupov, uno degli assassini di Rasputin. TESTO — GIOVANBATTISTA BRAMBILLA · gbbita@tin.it

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IL PERSONAGGIO PIÙ sconcertante della Russia zarista fu, di sicuro, il celebre principe Félix Yussupov, oggi ricordato per essere uno degli assassini del monaco Rasputin (1869-1916). Nato nel 1887 a San Pietroburgo, secondogenito del conte Félix Sumarokov-Elston (18561928) e della principessa Zenaida Yussupov (1861-1939). Costei era l’ultima erede dell’importantissima dinastia Yussuppov, le cui origini risalivano a un discendente del Kan Yussuf, pronipote di Maometto, convertitosi a fede Ortodossa nel ‘600. Lo Zar Alessandro III, per farne sopravvivere il cognome, lo concesse anche al marito e relativa discendenza. L’unione delle due dinastie li rese la famiglia più ricca di tutta la Russia, seconda solo agli Zar. Talmente facoltosi da possedere 16 palazzi di lusso pieni di opere d’arte, più altri 40 per uso commerciale, enti religiosi e ospedali. Ricchissimi per via dei loro 200 chilometri quadrati di terreni a uso agricolo, oltre all’impegno nelle ferrovie, miniere e disparati commerci, tra cui il monopolio dei pellami. Il bellissimo principe Félix già dalla tenera età diede del filo da torcere a balie e tutori, viziatissimo dai genitori si rivelò presto un totale ribelle e soprattutto uno scostumato di sfacciataggine monumentale. Nei tre volumi di memorie che pubblicò da adulto, tra 1927 e 1952, osò senza nessun imbarazzo raccontare cose incredibili. Tanto per incominciare descrisse in tutti i particolari come scoprì il sesso a soli 12 anni, nel 1899, quando accompagnò i genitori in vacanza in Francia, alle terme di Contrexéville. Gli capitò, diciamo per caso, di sbirciare da una finestra una coppia di giovani amanti mentre facevano gli affaracci loro. Il giorno dopo riconobbe per strada l’uomo che aveva ammirato per le sue prodezze amatorie ed ebbe l’ardire di fermarlo per chiedergli se avrebbe dato un bis con la sua ragazza. L’uomo, che si rivelò argentino, non solo concesse una nuova esibizione nella camera del suo albergo ma invitò il giovinetto

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a unirsi al partouze. Non si sa esattamente a fare che, eppure Félix scrisse fiero: “In poche ore il ragazzo candido e innocente, che ero ancora, aveva subito una completa iniziazione ai piaceri della carne. Quanto all’argentino autore di questa iniziazione, il giorno dopo scomparve e non lo rividi mai più”. Il piccolo sapeva già che il maschio era ben diverso dalla femmina, perché per anni s’era esercitato nello studio attento delle pudenda di tutta la statuaria classica nei giardini dei palazzi di famiglia (con l’aggravante che, per eccesso di zelo, un giardiniere le dipinse tutte di rosa creando non poco sconcerto). Eppure la scoperta del sesso lo lasciò, oltre che turbato, pure molto soddisfatto ed eccitato. Magari un po’ confuso tanto che non osò dire nulla alla madre. Ma quando raccontò tutto all’adorato fratello 17enne Nicholas (1883-1908) costui ne restò totalmente indifferente, come se fossero cose d’ordinaria amministrazione. In seguito, Nicholas morì a 25 anni in un duello alla pistola per amore d’una donna. Sino ad allora si pensava che fosse lui la croce della famiglia ma ben presto Félix lo superò di gran lunga. La madre l’aveva vestito da bambina fino ai sei anni e poi al Palazzo Moika, a San Pietroburgo dove vivevano, erano normali le rappresentazioni in costume nell’enorme teatro privato annesso. Così, per ghiribizzo, al giovane Félix gli venne lo sfizio di travestirsi da donna attingendo al guardaroba della madre, complice il coiffeur di palazzo che gli offriva sottobanco le parrucche. Non ancora tredicenne, già molto più alto per la sua età, trascinò in una scappatella en travesti pure il cugino Vladimir Lazarev. Truccati, coperti di gioielli e impellicciati, finirono a passeggiare in strada. Félix lo ricorda così nelle sue memorie: “Sulla prospettiva Nevsky, punto d’incontro di tutte le peripatetiche, non tardammo a farci notare. Per liberarci da coloro che tentavano di attaccar discorso, rispondevamo in francese: “Nous sommes prises”, e continuammo dignitosamente per la nostra strada. Poi pensammo

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che, per sfuggir loro in modo definitivo, ci convenisse entrare all’Orso, un ristorante di gran voga. Senza pensare a lasciare le pellicce al guardaroba, prendemmo un tavolo e cominciammo a cenare. C’era nella sala un caldo terribile e noi, con le nostre pellicce, ci sentivamo soffocare. La gente ci guardava con curiosità. Alcuni ufficiali ci fecero recapitare un biglietto invitandoci a cenare con loro in un salottino riservato. Lo champagne cominciava a salirmi alla testa: togliendomi dal collo una lunga collana di perle, ne feci un lazo che mi divertii a scagliare verso le persone che si trovavano al tavolo vicino. Com’era fatale accadesse, il filo si ruppe e le perle si sparsero sul pavimento con gran divertimento dei presenti. Inquieti di sentirci il punto di mira di tutti gli sguardi, pensammo che fosse prudente eclissarci. Avevamo ritrovato la maggior parte delle perle e ci dirigevamo già verso la porta”. Il giorno dopo il proprietario del locale inviò a palazzo il conto e le ultime perle ritrovate dai camerieri. Félix finì in castigo per dieci giorni e passarono moltissimi anni prima che rivedesse il cugino. Circa due anni dopo iniziò a uscire col fratello a fare bagordi, a casa della cocotte Polia, dove per via della sua voce da “soprano” Félix era apprezzato per le sue esibizioni. Per poterlo far entrare nei locali notturni degli zingari, nei bassifondi, dovevano vestirlo da donna per farlo sembrare più grande. Félix ebbe a scrivere: “l mio travestimento mi permetteva d’andare dove meglio mi piacesse. E allora cominciai a condurre una doppia vita: di giorno ero uno studente ginnasiale, di sera una donna elegante”. Durante un viaggio col fratello a Parigi, Félix travestito da gran dama finì in prima fila al Théâtre des Capucines e fece furore: “Dopo un po’ - racconta - notai in un palchetto di proscenio un vecchio signore che mi guardava col binocolo. Riconobbi il re Edoardo VII. Mio fratello che era andato a fumare nel ridotto, tornò ridendo a dirmi ch’era stato accostato da un signore dall’aria dignitosa il quale gli aveva chiesto, da parte di Sua Maestà, di fargli conoscere il nome della deliziosa creatura che era con lui. Debbo confessare che questa conquista mi divertì molto e non mancò di lusingare un po’ il mio amor proprio”. Suo fratello Nicholas, sicuro di questo exploit, spinse Félix a proporsi come “sciantosa” dal repertorio parigino sul palco del tabarin di lusso Aquarium a Pietroburgo. Il direttore lo ingaggiò per due settimane. Debuttò con enorme successo in vestito di tulle azzurro pieno di lustrini d’argento, un’acconciatura di piume di struzzo e una parure di diamanti della madre. Dopo una settimana, però, degli amici di famiglia in sala riconobbero i celebri gioielli e scoppiò uno scandalo. Tuttavia Félix non desistette dal travestirsi. A un ballo di carnevale andò agghindato da Allegoria della Notte con mascherina, stella di diamanti sulla parrucca e abito nero con lustrini blu. Lui ne fece questo resoconto: “Un ufficiale della Guardia, noto per i suoi successi con le donne, mi fece una corte assidua. Questo ufficiale e due o tre amici suoi mi proposero di portarmi a cena all’Orso.

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Accettai a dispetto del pericolo, o piuttosto a causa di questo che mi divertiva follemente. Arrivai scortato da ben quattro ufficiali che domandarono una saletta riservata. Furono chiamati gli tzigani per creare l’atmosfera e, con la musica e lo champagne, i miei compagni si fecero audaci. Io mi difendevo come meglio potevo finché il più ardito scivolò alle mie spalle e mi strappò la maschera. Davanti all’imminenza d’uno scandalo, afferrai una bottiglia e la lanciai contro uno specchio che andò in frantumi, balzai alla porta, girai l’interruttore della luce e me la diedi a gambe. Una volta all’aperto, chiamai un cocchiere. Allora mi accorsi di aver dimenticato la mia pelliccia di zibellino. Così, in una notte glaciale, una giovane donna in abito da ballo e coperta di diamanti, filò a tutta velocità, in slitta scoperta, attraverso le vie di Pietroburgo”. Chi avrebbe potuto riconoscere, in quella “pazza”, il figlio di una delle più rispettabili famiglie della città? Naturalmente suo padre lo ammoniva che come invertito gli sarebbe spettato almeno l’ergastolo in Siberia. Ma Félix ebbe ad ammettere: “A quel tempo ero ancora troppo giovane per piacere alle donne, mentre potevo piacere a certi uomini. Trovavo naturale cercare il piacere dove e come preferivo, senza preoccuparmi di ciò che gli altri potevano pensare. In linea generale trovo gli uomini d’una lealtà e disinteresse che mancano assolutamente alla maggioranza delle donne”. Inoltre aggiunse un vero orgoglio gay inimmaginabile per il 1952, quando lo pubblicò, specie per un libro che fu bestseller tradotto in tutto il mondo: “L’ingiustizia umana verso coloro che cercano l’amore fuori dalle vie stabilite mi ha sempre indignato. Ammetto che si possa biasimare queste relazioni in quanto anormali, ma perché estendere il biasimo agli esseri cui le relazioni normali, per essere contrarie alla loro natura, sono inibite? Debbono essi, per il fatto d’essere stati creati diversi dagli altri uomini, vivere nell’ isolamento?”.

01 Félix Yussupov ritratto da Valentin Serov (1903), museo dell’Hermitage 02 Yussupov in costume boiardo ad un ballo a Londra (1910) 03 Yussupov col fratello maggiore Nicholas e genitori (1899)

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CHE BARBA! Altro che cravatta, orologio, scarpe od occhiali! È indubbiamente lei, la barba, “l’accessorio” maschile più di tendenza degli ultimi tempi, tanto che la casa editrice Bruno Gmünder ha deciso di celebrarla con un incredibile libro illustrato dal titolo Beards – Un Unshaved History, in cui celebra la pelosità del viso nel corso dei secoli attraverso le innumerevoli forme visive in cui è stata rappresentata. Divinità, imperatori, re, presidenti, artisti, pornostar, eroi dei fumetti, attori, filosofi… La lista degli uomini illustri il cui mento è adornato è incredibilmente vasta, e anche nel mondo gay si scopre che in realtà la barba non è un dominio esclusivo della subcultura ursina. Naturalmente non si può parlare di pelo senza la sua controparte logica ovvero il rasoio, la cui storia è raccontata in parallelo come si scopre sfogliando le pagine e leggendo gli interventi scritti dell’autore. www.brunogmuender.com 22

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PORTFOLIO

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TRA SUOCERA E NUORO È finalmente disponibile una nuova edizione de Il Nuoro, l’emozionante racconto di una madre battagliera che fa i conti con l’omosessualità del figlio e del suo fidanzato. TESTO — FRANCESCO BELAIS · info@francescobelais.it

IL NUORO È UN LIBRO che Rita de Santis, ex presidente di Agedo nazionale, l’associazione di genitori di omosessuali, ha pubblicato nel lontano 1996. I temi che affronta sono ancora estremamente attuali, visto l’imbarazzo che spesso un figlio o una figlia gay, e rispettivi compagni, ancora creano nelle famiglie di origine. Era ormai introvabile, cosicché ha deciso di farne una nuova edizione, in alcune parti riveduta. Quando ha iniziato il suo lavoro in Agedo e perchè ci è entrata? Quando ho conosciuto Agedo avevo già assimilato, passatemi la parola, il fatto che mio figlio fosse omosessuale. Lui me lo aveva detto quando aveva compiuto diciotto anni, ed era ormai passato del tempo. Ho deciso così di mettere a disposizione di altri genitori la mia esperienza, per certi versi particolare . L’amore omosessuale mi è stato spiegato non tanto da mio figlio, quanto dal suo compagno. Quali sono le più grandi soddisfazioni che ha avuto negli anni in cui ne è stata presidente? Quando si fa una guerra, si vince qualche battaglia, altre se ne perdono. Io sono sicura che tutto il nostro lavoro fra qualche anno, pochi spero, possa portare al risultato che noi genitori vorremmo. Stiamo lottando per delle cose ben precise: matrimonio ugualitario e adozioni. La soddisfazione è quella di aver dato un minimo contributo a far sì che le persone siano tutte uguali. È così il mondo che vorrei per i miei figli e per i miei nipoti. Per contro, qual è il suo più grande rammarico? L’immobilismo della politica che considera i diritti glbt come uno spot elettorale. Solo quando ci sono le elezioni fanno concessioni. I nostri figli sono ostaggio della propaganda elettorale. E sto parlando di tutti i partiti. Torniamo al suo libro, Il Nuoro, che non è

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una squadra di calcio sarda! Tutto inizia dalla domanda se la voglia di inserire il compagno di mio figlio all’interno di una famiglia più o meno tradizionale sia un atto rivoluzionario oppure semplicemente una paura borghese. Ci può anticipare qualcosa? È la mia storia. Quella di una donna alla quale, nel casino della sua vita, si inserisce l’impre-

visto del figlio gay e, soprattutto, quello del suo compagno. Questo ragazzo, che purtroppo è morto e a cui questo libro è dedicato, aveva una delicatezza e una sensibilità così particolari. Non solo mi ha fatto perdere tutte le paure del caso, ma mi ha suggerito che l’amore di due persone omosessuali non è diverso da quello eterosessuale. Questo è

fondamentale per la comprensione e la formazione di queste nuove famiglie. Come si è avvicinata alla scrittura, cosa fa o faceva nella vita? Nella vita ho fatto l’insegnante e ho sempre scritto. Ho pubblicato anche con Mondadori, una novella nella raccolta Principesse azzurre crescono di Delia Vaccarello, articoli su molte riviste, poesie. Ho sempre fatto lotta politica con la poesia. Questo credo sia il mio impegno civile e il fine ultimo della mia vita. Ho anche un sito www.ritadesantis.it dove potete leggere i miei scritti. Molti ragazzi e ragazze non hanno la fortuna di avere i genitori dalla loro parte. Cosa vorrebbe dire loro? Devono comprendere che in una società dove l’immagine della persona gay o transessuale è sempre usata con stereotipi negativi, anche i genitori, per ignoranza, credono a delle cose che non sono vere. Quindi per prima cosa è necessario avere confidenza con loro. Il genitore può anche reagire male, ma è pur sempre un genitore. Magari all’inizio saranno sorpresi o arrabbiati, ma dopo si rendono conto di una cosa fondamentale, e cioè che se la famiglia non accetta il proprio figlio non lo accetterà nessuno. E ai genitori invece? Che un po’ di cultura in questo campo non guasta. Basta avere più orecchio e smettere di pensare che un figlio gay capiti in un’altra famiglia perchè nella tua non può capitare. L’importante è aprire occhi e orecchie, poi se non ce l’abbiamo noi il figlio gay, ce l’ha il parente o l’amico. È l’ignoranza che rovina le persone.

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DEMONI FILOSOFICI Al di là del bene e del male, un film di Liliana Cavani del 1977, è un’opera molto importante per il cinema omosessuale, ma introvabile. Per fortuna 01 ha pubblicato il dvd. TESTO — VINCENZO PATANÈ · vincepatan@gmail.com

ROMA, 1882. Il filosofo Friedrich Nietzsche (Erland Josephson) instaura un ménage à trois, sentimentale ed erotico, con l’amico e discepolo Paul Rée (Robert Powell) e con la giovane russa Lou von Salomé (Dominique Sanda), disinibita e amante del sesso. La cosa è però evidentemente inaccettabile per la morale dell’epoca (e non solo di quella…). Infatti, quando Friedrich (chiamato Fritz) presenta Lou alla propria famiglia, la madre bigotta è scandalizzata mentre la sorella Elizabeth (Virna Lisi), innamorata del fratello e perciò folle di gelosia, gli ingiunge di abbandonare quei due ebrei dissoluti e corrotti. Ma ormai non c’è niente da fare: i tre, euforici della loro scelta, vanno a vivere assieme a Lipsia. All’inizio il rapporto sembra andare bene ma poi nei due uomini scatta la gelosia e si arriva alla rottura, la “trinità” si scioglie. Lou e Paul se ne vanno per conto proprio a Berlino. Lou, come sempre senza inibizioni, intrattiene contemporaneamente più relazioni, ma poi cede al ricatto di Karl Andreas, che per lei ha minacciato il suicidio, e lo sposa, al patto di mantenere però Paul come “dama di compagnia”. Da parte sua, Friedrich va in Italia, succube dell’oppio e quindi in preda a continue allucinazioni, tanto da credere di incontrare più volte il Demonio. Dopo aver cercato vanamente di ricominciare il rapporto con gli altri due, impazzisce del tutto, finendo in balia della famiglia. Ma a Paul non va meglio: interrotto il rapporto con Lou e diventato medico, affronta sempre più problemi in quanto ebreo per poi morire drammaticamente. Nell’ultima scena Lou va a trovare Fritz, proprio mentre inizia un nuovo secolo, che lei si augura sia finalmente più aperto. Ispirandosi a fatti reali della vita di Nietzsche, Liliana Cavani ha tradotto sullo schermo alcuni punti essenziali del suo pensiero. In particolare, Lou appare l’impersonificazione

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della sua filosofia: una persona che vive “al di là del Bene e del Male” (appunto il titolo di una delle opere del filosofo tedesco), rivendicando il proprio diritto a esprimere pienamente le proprie inclinazioni sessuali, a dispetto delle regole ipocrite della società. A distanza di anni il film appare però invecchiato, artificioso e ambiguo e soprattutto fastidioso nel voler spiegare troppo (come nella figura del Demonio, che coinvolge le

opposizioni Apollo/Dioniso, Eros/Thanatos e Bene/Male). Insomma, è troppo intellettuale e perciò saccente. Ugualmente infastidisce l’accentuata atmosfera decadente e morbosa (ben diversa da quella di Luchino Visconti, profondo nei suoi pensieri e impeccabile sul piano formale). Però non tutto è da buttare, anzi. Innanzitutto c’è la figura straordinaria di Lou, la vera protagonista: una donna protofemminista

capace di incarnare al meglio la libertà del secolo prossimo a venire, riducendo gli uomini a impotenti e facendo vedere a Nietzsche (il quale affermò che “bisogna dire di sì a tutto ciò che è proibito, essere immorali e liberi”) lo scarto esistente fra le idee e i fatti. Piace poi il fatto che non sia solo la società a ostacolare il raggiungimento del piacere ma gli stessi individui, che spesso nel privato castigano la propria voglia di evasione, imboccando addirittura percorsi autodistruttivi. Ciò detto, le scene che appassionarono il pubblico gay grondano ancor oggi di un pungente erotismo. Non sono certo le prime del cinema italiano e come tipico di quell’epoca sono proiettate nel passato (come in Pier Paolo Pasolini o Visconti), però ancora oggi appaiono molto intriganti. Quella che, ripetuta due volte, colpì all’epoca l’immaginario di tanti mostra un’orgia maschile, ambientata di notte ma immersa in una luce calda, che si svolge in suggestive rovine romane presso San Sebastiano: tra l’altro, un bel ragazzo nudo è l’oggetto di piacere di sei uomini, uno dei quali gli fa un pompino. Una scena per l’epoca veramente incredibile! Ma ce ne sono anche altre: la danza sensuale fra due uomini (quasi) nudi in un palazzo veneziano e quella in cui Paul viene violentato da un gruppo di giovani e poi sodomizzato con una bottiglia. Scena tremenda ma anche irritante, perché poi è proprio grazie a essa che Rée, apparso in una seduta spiritica, confessa di aver compreso di essere omosessuale (cosa che lo spettatore capisce da subito…). Bravi gli attori, su tutti Virna Lisi, protagonista della scena più bella: quella in cui a tavola lacera un pollo con le mani, segno di pulsioni soffocate e della voglia repressa di urlare l’amore per il fratello, proibito dalle convenzioni sociali.

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Omorama

di Giacomo Cardaci giacomo.cardaci@gmail.com

L’EUROPA, CI È O CI FA? NEL FEBBRAIO SCORSO il Parlamento europeo ha approvato ad ampia e trasversale maggioranza una “risoluzione sulla tabella di marcia dell’Unione europea contro l’omofobia e la discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. L’atto, detto anche “rapporto Lunacek”, sprona, ad esempio, la Commissione europea a sollecitare l’Organizzazione Mondiale della Sanità perché cancelli il disturbo d’identità di genere dall’elenco dei disturbi mentali e perché promuova progetti educativi contro il bullismo omofobico. La risoluzione invita gli Stati europei ad ampliare l’orizzonte delle norme antidiscriminatorie anche all’ambito sanitario e scolastico e chiede di inserire negli ordinamenti giuridici nazionali leggi a tutela dell’integrità psichica e fisica delle persone transgender. L’Europarlamento indica poi le lesbiche come doppiamente discriminate (perché donne, e Foto: European Union 2013

perché omosessuali) e colloca i diritti glbt nell’ambito dei diritti umani fondamentali. Nel documento questo e tanto, tanto altro. Il voto del Parlamento europeo è stato accompagnato da un’accoglienza mediatica piuttosto trionfalistica. Va precisato però che una “risoluzione non legislativa” come quella approvata non è dotata di efficacia diretta e non impone obblighi in ambito nazionale, ma è al contrario un “atto di indirizzo e coordinamento” che ha una natura giuridica piuttosto incerta e rientra in quel misterioso e multiforme “mucchio” di “atti atipici” approvati dalle istituzioni europee. In altri termini, il valore della risoluzione sta principalmente (e non è poco) nel suo rappresentare un manifesto politico diretto ai Paesi già appartenenti all’Unione, nonché ai Paesi che all’Unione intenderanno aderire. È un monito insomma che affronta, tra gli altri, anche il tema della libertà di riunione, espressione e

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manifestazione degli omosessuali: non un caso visto che giunge in concomitanza con lo svolgimento delle olimpiadi invernali di Sochi; uno “schiaffo” europeo alla legge oscurantista russa contro la cosiddetta “propaganda gay”. Con il rapporto Lunacek il Parlamento europeo chiarisce così la propria posizione ufficiale su un tema, quello dei diritti glbt, sul quale l’Unione europea, nella maggior parte dei casi, non può intervenire in maniera più incisiva, poiché l’introduzione negli ordinamenti giuridici nazionali di nuovi reati (come quello di omotransfobia, appunto) o la modifica del diritto di famiglia (come l’introduzione del matrimonio uomo-uomo e donna-donna) rimangono notoriamente roccaforti inespugnabili che i singoli legislatori statali difendono con zelante gelosia. È difficile prevedere quali saranno le ricadute pratiche della risoluzione. Certo qualora gli Stati non seguissero la strada indicata dalla road map non verranno sanzionati. La risoluzione appare quindi qualcosa di molto più simile a una lodevole e ambiziosa lettera di raccomandazioni piuttosto che un atto avente forza di legge e ricadute concrete. È quindi tutto inutile? Non proprio. La Commissione europea, nel rapporto, sollecita con decisione la libera circolazione dei cittadini e delle loro famiglie in ambito europeo (un vecchio cavallo di battaglia, questo, dell’Unione). La risoluzione sprona la Commissione a presentare proposte normative - queste sì, vincolanti per gli Stati membri - che riducano gli ostacoli che incontrano le coppie omosessuali sposate in un Paese dell’Unione che decidono di trasferirsi in un Stato dove il matrimonio egualitario non è riconosciuto. In altri termini, una volta giunta in suolo italico, una coppia gay sposata in Francia deve poter vedersi riconosciuti gli stessi diritti e la stessa dignità di una qualsiasi altra coppia sposata. Una bomba a orologeria per un sistema giuridico (su questi temi triviale) come il nostro. Bisogna aspettare solo che la Commissione raccolga l’invito. L’Unione europea, in definitiva, si mostra ancora come un terreno molto fertile per la causa dei diritti glbt: non bisogna dimenticare che nel pandemonio ingolfato e delirante di leggi italiane l’espressione “orientamento sessuale” è ancora un tabù, e di fatto compare soltanto nella disciplina antidiscriminatoria in ambito lavorativo (disciplina, non a caso, figlia di una direttiva europea). La risoluzione del Parlamento europeo non va quindi sovrastimata, ed è senza dubbio un’arma spuntata: ma è un ottimo sintomo di che aria tira a Bruxelles in tema di diritti glbt. Una brezza che soffia in direzione nettamente opposta rispetto alla nebbia ammuffita e stagnante che aleggia in Italia.

Giacomo Cardaci, 27 anni, è giurista, dottorando in diritto processuale civile, socio di “Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford”, associazione composta da studiosi e avvocati di tutto il territorio nazionale specializzati nella tutela giudiziaria delle persone transessuali e omosessuali.

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ITALIA BREAK THE CHAINS Una campagna promozionale svizzera per ridurre le infezioni da Hiv nella comunità gay, che lo scorso anno ha avuto grande successo e che ne avrà di sicuro anche nel 2014. Break the Chains è sostenuta finanziariamente dall’Ufficio federale della Sanità Pubblica nell’ambito dell’Urgent Action Plans condotto in collaborazione con i Checkpoints di Basilea, Zurigo, Ginevra e Losanna e con l’Aiuto Aids Svizzero. L’obiettivo è che ogni anno durante il mese di aprile si eviti ogni nuovo contagio da Hiv, mentre in maggio lo scopo è motivare i maschi omosessuali a fare il test per diagnosticare l’Hiv a quelle persone sieropositive inconsapevoli di esserlo. Uno sforzo di tutti per bloccare le infezioni e “spezzare le catene” che ci legano a questa bruttissima piaga! www.mycheckpoint.ch MAN2MAN ITALIA Man2Man si occupa di incontri solo per uomini liberi e motivati a relazione stabile. Se sei stanco di essere single, di incontri occasionali, di bidoni da chat e di perdere tempo, l’agenzia ti garantisce appuntamenti reali e non virtuali. Conoscerete solo persone che sono alla ricerca di un rapporto serio, perché oggi la vera trasgressione è il sentimento. Uomini con il vostro stesso obiettivo: creare il contatto giusto e la possibilità di andare oltre gli schemi e le convenzioni, trovare la condivisione e la tenerezza senza escludere naturalmente alcuna forma di passione e piacere. Le caratteristiche distintive e le qualità personali di chi si rivolge a Man2Man sono presentate adeguatamente, creando le condizioni per fare emergere le affinità e dare il via alla propria storia d’amore, quindi massima discrezione e riservatezza. Colloquio informativo gratuito e banca dati nazionale. Info linea nazionale 366 7861960 www.man2manitalia.it

PIEMONTE TORINO GARAGE CLUB SPAZIO UOMO A sette anni dall’apertura, Garage Club si conferma come locale di tendenza dell’ambiente gay e gay friendly piemontese. Ubicato nella zona più bella di Torino, è aperto a tutti senza distinzioni di sorta e supera gli schemi consueti delle saune tradizionali favorendo la relazione

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tra i soci. Sviluppato su due livelli, calorosa accoglienza e accurata pulizia sono i suoi tratti più salienti. Il circolo mette a disposizione sauna finlandese, bagno turco, idromassaggio, lounge bar, video corner, glory wall, ambienti relax, area fumatori e una nuova sala video. Lunedì e mercoledì alle 22 “Naked party”; martedì alle 21.30 “Young party”; venerdì alle 22 “Fluo naked”; sabato dalle 21.30 “Ibiza night”, beachwear e sorteggio consumazioni omaggio per Queeever; giovedì e domenica serata normale. Ingresso libero a chi presenta un nuovo socio o con il coupon della nostra pagina Facebook. Info 346 3006612
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LOMBARDIA MILANO ALBA D’ORO Trattoria toscana di lunghissima storia, ubicata vicino ai locali di porta Venezia frequentati dalla comunità gay milanese più di tendenza ma lontano dal caos cittadino, Alba d’Oro vi dà il benvenuto a pranzo e cena tutti i giorni in un ambiente curato e intimo. Silverio, Edoardo e il bear cuoco Luca sono gestori cordiali e competenti, che accolgono i clienti con un sorriso e li fanno sentire come se fossero ospiti di casa propria, consigliando loro sempre il meglio. Sul sito trovate il menù, le porzioni sono generose, e anche la carta dei vini accontenta i palati più esigenti. Da scoprire in compagnia per cominciare la serata o in due per un’occasione speciale. www.albadoro1906.com BANGALOV Gli appuntamenti settimanali rimangono invariati ma sabato 1 e 22 sono le notti “In The Dark” dove tutto può accadere! L’atmosfera nebbiosa e crepuscolare vi coinvolgerà completamente in questo sexy e intrigante naked e underwear party. E dopo il successo ottenuto insieme al club Top of the Top XXL, sabato 15 In The Dark e i membri del club si uniscono e vi aspettano in un nuovo imperdibile evento. Sabato 29 è “Hot Spot Night”, la serata leather & fetish dalle tinte forti con dress code rigido e obbligatorio. Sabato 8 “Rainbow Carnival” per festeggiare il carnevale ambrosiano in una sexy serata dove i look migliori saranno premiati con un abbonamento di 10 ingressi! Diventa membro del club su Gayromeo o collegati alla pagina Facebook. Info: 02 33220193, 389 2071335 www.bangalov.com DEPOT Diverse novità vi aspettano questo mese, a partire da una nuova formula per la domenica sera. Il famoso naked party rimane invariato dalle 15 alle 21 ma dalle 21 all’1 saremo aperti per tutti coloro che vorranno finire la serata senza obblighi di dress code. Sabato 22 “Bisex hot club”, il party per bisex, gay, trans e travestiti torna per una volta di sabato sera dalle 22. Sabato 29 dalle 22 con selezione all’ingresso, appuntamento dedicato allo sportswear e a

chi trova sexy tutto ciò che ha a che fare con l’attività fisica e il sudore (calzoncini, lycra, sneakers, tuta). L’evento fog, il party nella nebbia, raddoppia per permettere a tutti di partecipare e si terrà sabato 8 e venerdì 28 dalle 22. Non dimenticate le serate naked con passamontagna e quelle con i bracciali di riconoscimento del ruolo sessuale. Per tutti gli appuntamenti visitate il sito. www.depotmilano.com ILLUMINED All’Illumined l’entrata vale per 24 ore, ovvero si può rientrare gratis e il guardaroba è sempre compreso nel prezzo di ingresso di 10 euro. Inoltre da lunedì a mercoledì il locale vi offre anche il primo drink! Tre piani di superdivertimento vi aspettano all’Illumined. Al piano superiore ogni sera dalle 22 e la domenica dalle 20 apre la “sala Fire”, la naked area del locale dove a date prefissate si tengono gli appuntamenti speciali. Il bar è aperto 24 ore su 24 e nel piano seminterrato la zona relax è sempre pronta, pulita e attrezzata con numerose e accoglienti cabine. Gli appuntamenti nella “sala Fire” del mese di marzo sono: “Mutanda party” ogni lunedì, “Sneakers night” ogni martedì con obbligo di scarpe da ginnastica, “International Fist Meeting” da venerdì 7 a domenica 9 (sabato accesso solo con dress code naked, jockstraps, leather), “Masked” venerdì 14, “Dildos” venerdì 21, “Masked” venerdì 28, domenica 16 “Fist” dalle ore 15; “Naked” tutti i sabati. Evento speciale giovedì 20 per festeggiare l’ottavo compleanno del club! L’ingresso è riservato esclusivamente ai soci muniti di tessera e di un documento di identità. Cruising Illumined è in via Napo Torriani 12 (vicino alla Stazione Centrale). Info: 02 66985060 LITTLE ITALY RISTORANTI Terza apertura per Little Italy che partendo da via Tadino in zona piazza Lima, si è duplicato in via Borsieri nel quartiere Isola e adesso è partito alla conquista della zona di corso XXII marzo con Littly Italy Poma, al numero civico 9 dell’omonima via. In ogni locale vi aspetta a pranzo o cena un’ottima pizza al trancio e una cucina tradizionale con un ottimo rapporto qualità prezzo, con un menù casalingo con antipasti, primi e secondi di carne e pesce e una piccola selezione di vini. Da provare!
 Info: 02 29522734 (Tadino), 02 69016034 (Borsieri), 02 83417131 (Poma) METRÒ CENTRALE SAUNA Buona primavera da Metrò Centrale, la sauna per tutte le stagioni! Iniziate a preparare il vostro corpo alla prova costume provando i nostri massaggiatori professionali, temprando il vostro corpo nelle nostre saune o semplicemente rilassandovi nella piscina idromassaggio. Domenica 2 e 16 ricco buffet dolce, mentre domenica 23 accogliamo la nuova stagione con promo cocktail a 4 euro. Info: 02 66719089 www.metroclubmilano.it STUDIO KNOW HOW Proprio accanto alla stazione Centrale lo Studio Know How è il più grande sex shop gay only in

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Italia, che soddisfa ogni vostra esigenza grazie al suo assortimento di dvd per ogni gusto, accessori fetish, leather, bdsm dei migliori produttori mondiali, t-shirt e intimo uomo, gadget per un regalo divertente o per sentirsi più orgogliosi. Veniteci a trovare o chiamateci, con la cortesia, la discrezione e il supporto di sempre vi aiuteremo a scegliere e acquistare i prodotti che state cercando. Spedizioni in tutta Italia in www.prideonline.it pacchi anonimi. Info: 02 67391224

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contro la violenza di genere; alle 21.30 Punti di vista spunti di svista, una storia ambientata a Parigi che ha come protagoniste alcune delle grandi donne degli anni Venti. Alla fine dello spettacolo grande festa anni ’20. Domenica 9 uno spazio speciale per famiglie con Piccolo Uovo, la storia di una bambina arrabbiata con la sua famiglia e che per questo si chiude in camera sua come dentro al guscio di un piccolo uovo, da lì non vuole uscire fino a scoprire qual è la famiglia giusta per lei. Uno spettacolo per bambini dai 5 anni a cui farà seguito una merenda organizzata dalle famiglie Arcobaleno. www.residenzaidra.it

OPEN UP Dal 5 al 9 allo Spazio Teatro Idra in vicolo delle Vidazze 15 una settimana di eventi dedicati al tema dell’omosessualità. Mercoledì 5 Atir – Per una donna di Letizia Russo racconta del desiderio inaspettato di una quarantenne sposata ma che scopre che il l’oggetto del suo desiderio è una donna che incontra per caso. Giovedì 6 in scena una delle commedie più travolgenti di Copi, L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi. Venerdì 7 in La mia massa muscolare magra la storia di Dario, un attraente attore gay di trent’anni che sogna di ottenere il ruolo principale nel film che lo trasformerà in una star del cinema e adora fare sesso con i ragazzi, fino a quando non incontra Luca. Sabato 8 una festa delle donne speciale: alle 18.30 la presentazione di “Tante quante non ne vorremmo mai raccontare”, un progetto di sensibilizzazione culturale

NEW TRAP GENERATION Due golosi appuntamenti con il gruppo Extralarge. Il primo è subito, sabato 1 con il grandissimo “Trap Carnival Party” e tanti ricchi premi alle maschere più belle e più applaudite. Sabato 8 festa delle donne e dei maschi più donne di loro. Supersabato 15 quando il Trap compie 14 anni e diventa finalmente signorina! Non perdete la “Happy Birthday Nite” con mega torta e super festa con Graziano Gazo dj, Marco Vivenzi dj e special guest i Trapmonty boys capitanati da Mattia special dancer. Sabato 22 direttamente da Radio VivaFM Marco Vivenzi dj e Mr. Mads dj al Primopiano gallery. Il secondo appuntamento del mese con il gruppo Extralarge è sabato 29 con Fake Plastic dj e Renato dj al Primopiano gallery e da Parma Ruggero dj al pianoterra con la supermusica commerciale.

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VENETO VENEZIA MESTRE JUICE BERRY Le notti di Venezia partono alla grande sabato 1 e martedì 4 grazie al “Carnival party”, con buffet di crostoli e frittelle per tutti. Questo mese gli Hard Juice Boys, invece, vi aspettano venerdì 7 con Adam Dacre from Londra; venerdì 14 con Turbo Leòn from Madrid; venerdì 21 prima special night e sabato 28 seconda special night con Antonio y Mario from Alicante! Per due sere al Juice Berry i due dj e attori porno ci faranno impazzire con il loro sound e sex hard show! Venerdì 28 grande ritorno per il nuovo attore porno Paco. Ogni venerdì e sabato dj-sets con la migliore musica dance! Tutte le domeniche dalle 18 mega happy hour con buffet e show hard con nuovi go-go boys che surriscaldano l’aperitivo. Le serate “Orgia party”, le più frequentate del Triveneto, sono lunedì 10 e lunedì 24 dalle 20 con dress code mutande, jockstrap o naked, e ricchissimo buffet per lo spuntino notturno. Altri appuntamenti fissi al club: lunedì “total naked”; mercoledì novità con il “Blackout naked mask” party; martedì e giovedì naked e underwear; il weekend è “mixed” ed entri come

Cam4 Un vero supermercato dell’esibizionismo, così si può riassumere l’essenza di CAM4 il sito degli show via webcam per tutti gli orientamenti sessuali e identità di genere, molto frequentato dagli amatori ma anche da autentiche porno star e a qualunque ora del giorno o della notte, dato che è utilizzato in tutto il mondo. Il sito è in crescita costante in tutti i paesi e, di base, si possono guardare le webcam e si può chattare senza spendere nulla. Per vedere gratuitamente chi è online e cosa sta facendo, infatti, non è necessario registrarsi, ma per sfruttare al meglio i vari servizi ed eventualmente farsi vedere in video basta crearsi un profilo. Particolarità di CAM4 è che se volete mostrare il vostro entusiasmo a qualcuno, chiedendogli magari di osare di più, potete ricompensarlo con dei ‘crediti’ che a vostro turno potete chiedere ai vostri spettatori. Una maniera originale per arrotondare lo stipendio o persino per guadagnarsene uno monetizzando la propria immagine. I top performer raggiungono più di 2000 dollari a settimana. Tra 75.000 show al giorno tra cui scegliere bisogna sapersi creare il proprio pubblico ma considerando i 200 milioni di visite mensili al sito non è un’impresa impossibile. Si possono anche comprare crediti insieme ad altre persone per raggiungere la cifra richiesta da chi si propone come acquistare uno show in privato tutto per sé. L’italiano è la quarta lingua per importanza e gli accessi dalla nostra nazione a febbraio hanno superato i 7 milioni. Circa la metà degli utenti di CAM4 si dichiara gay, bisex o bicurious, e questo ha reso il sito uno dei più importanti del mondo nella sua categoria per la nostra comunità. E vedere persone reali con le quali ci si può identificare magari immaginando che siano il proprio vicino di casa, e non modelli irraggiungibili come nei film hard, rende tutto molto più eccitante! www.cam4.it

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PUGLIA GALLIPOLI SOTTOSOPRA B&B Trascorrere le vostre vacanze nella nostra struttura risulterà la scelta migliore per essere a pochi passi dal centro di Gallipoli e dalle più belle spiagge del Salento. Potrete trascorrere le vostre giornate nelle vicinissime spiagge del litorale gallipolino (Elios, Baia Verde) oppure allontanarvi di pochi chilometri e raggiungere posti dalla natura incontaminata come il Parco Naturale di Punta Pizzo, Punta della Suina o stabilimenti gay friedly come il Picador o il Makò. Il B&B è gay friendly e saremo lieti di darvi i nostri consigli, ove richiesti, sulla stupenda Gallipoli naturista. www.gallipolisottosopra.it

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 L’accogliente cruising bar nel centro storico di Napoli segnala martedì 4 “Mardi gras”, party di Carnevale dalle 22. Il locale è aperto dal giovedì al lunedì dalle 22, ed è munito di ampio bar, zona fumatori e zona relax con cabine confortevoli. Giovedì “double drink night”; venerdì serata “più ti spogli e meno paghi”; sabato serata “open cruising”; la prima e terza domenica del mese apertura alle 20.30 mentre la seconda e quarta domenica apertura alle 16; lunedì “free entry” dalle 22. Per il programma del mese ed eventi speciali consultare il sito.

 Info: 081 19252174, 348 0977856

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Dove & Cosa www.prideonline.it

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Locali e discoteche Bart via Polese 47/a tel. 051 243998 www.bartclub.net Red Club via del Tipografo 2 dalle 23:00 venerdì e sabato tel. 051 6011241 www.discoredclub.com The Block via Maserati 9 one night sabato 23:00-04:00 www.block.it Saune Black Sauna via del Tipografo 2 chiuso martedì tel. 051 6011241 www.blacksauna.com Cosmos Sauna via Boldrini 22 Steam via Ferrarese 22/i dalle 14:00 tel. 051 363953 www.steamsauna.it Shop

Man2Man, agenzia di incontri via Masone 5 tel. 366 7861960 www.man2manitalia.it

Igor Libreria via S. Petronio Vecchio 3 tel. 051 229466 www.facebook.com/igor.libreria La Boutique dell’Eros via Polese 32 tel. 051 4070551 www.laboutiquedelleros.it

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Locali e discoteche

Locali e discoteche

Chiringuito Lounge Bar Via Lungomare Poetto di Quartu Quartu Sant’Elena (CA) tel. 345 5966710 Go Fish via G.B. Venturi 12/14 giovedì e sabato www.go-fish.it

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VARESE Locali e discoteche Zsa Zsa via Orrigoni 7 tel. 349 1734234 (info/liste), 346 2211545 www.zsazsa.it Saune New Flug Sauna strada Paradisera 58, Gallarate (VA) lun.–mer. 
dalle 15:00 alle 24:00 dom. e festivi dalle 15:00 alle 20:00 gio.–sab. chiuso www.newflugsauna.sitiwebs.com VENEZIA Locali e discoteche Glitter, disco-cruising bar via delle Macchine 41/43, Marghera (VE) www.glitterdisco.com Juice Berry via Torino 162 aperto tutti i giorni dalle 12.00 tel. 041 8778042, 392 2954966 www.juiceberry.it Saune Metrò Venezia via Cappuccina 82/b, Mestre (VE) 14:00–02:00, ven.–sab. 14:00–03:00 tel. 041 5384299 www.clubmetrovenezia.it VERONA Associazioni Comitato prov. Arcigay Pianeta Urano c/o Milk Verona lgbt Community Center via Nichesola 9 tel. 045 973003, infoline: 346 9790553 www.milkverona.it, www.arcigayverona.org Hotel Il Minotauro, b&b Ospitalità, anche naturista, a pochi km dal centro di Verona tel: 338 3407227 ilminotaurovr@gmail.com http//ilminotauroverona.blogspot.com Locali e discoteche Luclà bar via Bentegodi 4/a www.luclacaffe.it Romeo’s Disco Bar via Giolfino 12

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Pride - Marzo2014  

Il numero di marzo 2014 del mensile lgbt italiano "Pride". tra i contributors: Giovanni Dall'Orto, Platinette, Enzo Cucco.