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Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, Aut CBPA-SUD/NA/226/2009

n.6 dicembre 

INCHIESTA

Corallo sotto inchiesta TECNICO AMINISTRATIVO

Tremonti-ter: un’opportunità per rinnovare l’impresa BRAND

Luisa della Salda Raffinata testimonianza dell’estetica contemporanea


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esclusivisti per l’Italia di diamanti taglio russo

Windiam Italia: Centro Orafo “Il Tarì” mod. 156 Zona Asi Sud - 81025 Marcianise (CE) Tel. +39 0823513845 tel./fax +39 0823513151 cristiano@windiam.net www.windiam.net

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Uffici nel mondo: Thailandia, Sud Africa, Anversa, Hong Kong, Londra, Bangkok, Russia, Congo Fiere: Il Tarì in mostra, Hong Kong International Jewellery Show, Londra, Inhorgenta


Sarà banale, ma a fine anno è giusto tirare somme e fare bilanci. Per noi di Preziosa il segno è sicuramente positivo: con umiltà è in punta di piedi ci siamo affacciati sulla scena editoriale, cercando, numero dopo numero, di rappresentare al meglio le produzioni italiane, i mutamenti dei mercati, gli sviluppi della “politica di settore”. L’anno venturo sarà funzionale al nostro consolidamento su scala nazionale. Oggi Preziosa è distribuita in maniera capillare a tutte le gioiellerie del Centro Sud Italia e alle principali del Nord. Già dal primo numero del 2010, la nostra rivista arriverà, invece, in tutti i capoluoghi di provincia e nei principali centri italiani. Uno sforzo non da poco, in termini economici e organizzativi: ma si sa il valore aggiunto di ogni rivista è non solo nei contenuti ma nella reale e capillare penetrazione nel segmento di mercato individuato. Stesso discorso vale per il nostro portale preziosamagazine.com, nato come sito di supporto alla rivista, ora è un vero e proprio quotidiano di settore. Ogni giorno la nostra redazione monitora il comparto, rende noto delle tante mostre ed eventi che si svolgono in Italia, da spazio ai prodotti della nostra migliore gioielleria ed oreficeria. Più di mille contatti giornalieri, circa 270mila pagine visitate e una newletter mensile inviata ad un database di circa 10mila operatori orafi sono i numeri di questa particolare avventura, presente da poco anche su facebook con un suo spazio. In fine il nostro calendario. Dodici immagini dedicate ai gioielli, diverse fa loro ma con un’unica sensibilità quella di Luciano D’Inverno.

buon anno


ph: fotografiassociati.com

Prodotto e distribuito da Fiorella Italia srl Via Roma, 325 - 90133 Palermo (Italy) ph. +39 091 336965 fax +39 091 6111638 info@fiorellagioielli.it www.fiorellagioielli.it


p.13

p.19

www.preziosamagazine.com DICEMBRE 2009 / n. 6 Spedizione in abbonamento postale Reg. Tribunale di Napoli n. 77 del 01/10/2008 iscrizione al ROC n. 17658 del 10 ottobre 2008

Golden Agency srl via Generale Orsini, 40 - 80132 Napoli Giovanni Micera direttore@preziosamagazine.com

Maria Rosaria Petito petito@preziosamagazine.com

Luigi Esposito grafici@preziosamagazine.com

Artemisia Comunicazione

Luisa della Salda

p.16

Raffinata testimonianza dell’estetica contemporanea pag. 13 Lo sferzante ingegno signé Ziio Un nuovo capitolo di charme a tutto colore pag. 16

artemisiacomunicazione.com

via Generale Orsini, 40 - 80132 Napoli telefono 081 0782962 - fax 081 2471142

Mutazioni e contaminazioni nelle nuove linee della Mattia Un originale incontro con l’arte pag. 19

Mazza

redazione@preziosamagazine.com

Centro Stampa Ink Print - Pozzuoli (NA)

SoloMio Bijoux

Action srl c.so Umberto I, 75 - 80138 Napoli telefono 081 19542410 fax 081 19542404 email: info@actionnapoli.it

Le creature della notte accendono il lusso dei gioielli Giannotti pag. 25

responsabile commerciale: Mila Gambardella ph. +39 346 3824788 m.gambardella@actionnapoli.it

E il tuo nome brilla come quello di una star di Hollywood pag. 22

Le bolle di Ketty Il divertissement di GIULIANAdiFRANCO pag. 28

p.22

Preziosa Duemiladieci pag. 31

Perle. Prime fra tutte le cose preziose pag. 45

p.45

Corallo sotto inchiesta pag. 49

SoloMio Bijoux www.solomiobijoux.com

Gioiello Etico-Ethical Jewel per Roma Prende vita il progetto per la promozione e la valorizzazione dei mestieri artigianali del settore orafo capitolino pag. 59

referenze fotografiche: si ringraziano tutti coloro che hanno gentilmente messo a disposizione il materiale iconografico L’Editore è a disposizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche non individuate Proprietà letteraria e artistica riservata. È vietata la riproduzione totale o parziale della pubblicazione senza autorizzazione dell’editore. Manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non saranno restituiti. Golden Agency srl garantisce la massima riservatezza delle informazioni custodite nel suo archivio. Gli indirizzi verranno utilizzati, oltre che per l’invio della rivista, anche per l’invio di proposte commerciali. Ai sensi della legge 675/96 è nel diritto degli interessati richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati. Del contenuto degli articoli e degli annunci economici e pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori.

«Torniamo a fare i gioiellieri» È l’impegno di Giuseppe Aquilino, neoeletto presidente Federdettaglianti pag. 60


www.preziosamagazine.com

L’Alta Formazione: primo obiettivo della Fondazione Martino Belmanto Elisabetta Bowinkel Marco Cantarella Mario Didone Chiara Di Martino Marta Di Filippo Cristiana Giordano Anna Lepre Federica Longobardi Paolo Minieri Maria Rosaria Petito Alberto Scarani Eleonora Lucia Venino

p.74

il Tarì pag. 63

Il cammeo: un gioiello contemporaneo pag. 66

p.66

Il leone scozzese non ruggisce più Campbell Bridges, il gemmologo esploratore pag. 68

Il Tarì come nuovo riferimento nel calendario fieristico nazionale ed europeo pag. 71 Italian Jewellery Awards  Creatività e design protagoisti assoluti pag. 74

p.74


Il Lange 31. Monats-Werk ovvero movimento di un mese pag. 78 Hugo Boss. la vera classe in sintonia con la tendenze attuali pag. 80

p.78

INCA. Origine e misteri delle civiltà dell’oro pag. 82 Fiere e aste pag. 87 Tremonti-ter : un’opportunità per rinnovare l’impresa pag. 88

p.80

Arriva l’arbitro in banca Un nuovo strumento per difendere i diritti dei clienti delle banche pag. 90

Work Esperience Un provvedimento per favorire l’occupazione giovanile pag. 92

La Romantica

atmosfera del San Valentino pag. 95

p.82


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collane, bracciali, orecchini e anello in in tormaline e argento rosè


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Luisa della Salda

Raffinata testimonianza dell’estetica contemporanea di Maria Rosaria Petito photo Roberto Zecchillo

Nel suo atelier tutto domina su tutto È nel cuore di Cantù che Luisa della Salda si lascia guidare da una insaziabile curiosità per creare gioielli illuminati sempre da una nuova luce Ama le delicatezze del classico quanto l’essenzialità contemporanea, stili, seppur distanti, che concilia con risultati sorprendenti. Possiede una felice versatilità e se ne giova disegnando personalmente queste opere dal tratto sofisticato dove la compresenza di perle, corallo, pietre dure e argento si integra alla perfezione in mescolanze a volte discrete, altre volte esuberanti, sempre raffinate e animate da movimenti leggeri. E la cura che pone nella scelta delle tonalità - sfumate, decise, trasparenti -, le viene da una passata esperienza gemmo-

logica; una costante singolarità che porta ad originali effetti stilistici come nel caso della parure collarino-orecchini in cui l’agata rodiata e l’argento si omogeneizzano in una lunare luminosità. Che siano collane, anelli, bracciali o ciondoli, ogni elemento è il cuore pulsante di una ispirazione attesa che si concede strutture di amabili proporzioni; fresche evoluzioni che esplodono in splendori e contrasti. Luisa della Salda elabora giochi di attraente impatto estetico che sfiorano, affiancano, riscrivono le tendenze più attuali con un sobrio glamour. Nel suo atelier scardina e combina

collana in perle bianche, agata rodiata, fiore madreperla, bracciali in perle baroccate, agata rodiata, anello e orecchini in perle bianche. tutto montato in argento


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collane, bracciali e orecchini in quarzo fumè, perle rosa e argento rosè

forme perfette ad irregolari, toni contrastanti a spazi e volumi ora liquidi ora aggettanti ma pur sempre scevri da rigidità. Tutto domina su tutto. È un dinamico approccio al gioiello che dalle origini segue il filo di una spontanea vivacità mai ripetitiva. Non più di un paio di mesi fa, precisamente il 13 ottobre scorso, insieme a sua figlia Francesca ed ai numerosi collaboratori ha festeggiato i primi venti anni di attività; una testimonianza di professionalità e di classe che ha portato le sue creazioni nelle gioiellerie più prestigiose del mondo. Luisa della Salda è una firma scolpita in una raffinatezza esecutiva che rinnova con felice immaginazione ogni colore, ogni materia, ogni forma.

Luisa della Salda srl 22063 Cantù (CO), Italy Viale Madonna, 1 ph. +39 031 713878 fax +39 031 713493 email info@luisadellasalda.com web www.luisadellasalda.com


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“Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”.

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Lo sferzante ingegno signĂŠ Ziio Un nuovo capitolo di charme a tutto colore di Federica Longobardi


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Raramente accade che una così complessa combinazione di pietre e colori risulti elegante come, invece, sapientemente Elisabeth Paradon, la designer francese della maison Ziio, sa fare continuando a stupire. Ogni suo gioiello è il punto d’incontro di suggestioni diverse, la logica trascrizione di una indipendenza stilistica di grande effetto estetico. Un tributo all’allegria, ecco, una pirotecnica parentesi nel variegato mondo del bijou con grande amore per la materia. Della passata collezione la nuova linea Amore Infinito conserva la sua individuale etnicità accarezzando profumi orientali con eccentriche percezioni di folk, art nouveau, bohème, senza subire grandi muta-

zioni di sorta se non una sottile scossa che smuove altri desideri. Ognuna di queste opere è un mosaico in movimento, un campo magnetico che attira i colori di un capriccioso immaginario très cool dai nomi estrosi Rumba Pink, Bunny Tris, Lovable Pink Opal, Crystal Cryso, Shell Coral, Reale, Atlas Acqua... È una euforia dai forti contrasti che esplode in texture sempre diverse che sembrano intrecciate da antichi telai. Una tavolozza caleidoscopica, a volte volutamente stridente, dove raggianti aranci si accostano a densi granati, le sofisticate giade alle screziature dei lapislazzuli. Creatività artistica e maestria artigianale si aprono in turchesi architetture arabe-

s canti accostate a diafane boule di Murano, a mille e mille gemme traslucenti, opache, trasparenti, con taglio cabochon, a faccette, in spazi scenici che ben rappresentano una viva femminilità. Gioielli come mandala, dove alle sabbie cromatiche si alternano gemme assemblate in un impianto virtuosistico di grande immaginazione e straordinario uso del colore. Fascianti girocollo, esuberanti broche, leggiadri orecchini e manchette che abbracciano vistosamente il polso in un rigido assemblaggio che si incammina tra piccoli grani - spesso di argento talvolta di ottone -, che si arrestano in grandi boutons che suggellano lo sferzante ingegno signé Ziio.

Ziio 55012 Capannori (LU), Italy Via del Popolo, 1/a ph. +39 0583 584825 fax +39 0583 1900013 web www.ziio.eu


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La bellezza non è che una promessa di felicità

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Muzzico Gioielli Il Tarì, mod. 045 Edificio Perla Marcianise (CE) tel. 0823 513118 www.muzzicogioielli.com Gem Gioielli via Vetulonia, 24 Roma tel. 06 7004852


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Mutazioni e contaminazioni nelle nuove linee della Mattia Mazza Un originale incontro con l’arte di Martino Belmanto

La Mattia Mazza è una azienda nata oltre un secolo fa come esclusiva produttrice di preziosi in corallo ma da tempo insegue una tenace ricerca, un attento studio di nuove proposte ponendo l’accento su mutazioni e contaminazioni che affinano la classicità per trattenere la sola bellezza nel singolare impiego delle materie. Una sfida affrontata con entusiasmo e competenza che si completa nella produzione di gioielli incantevoli in qualche misura eccentrici, attraversati da emozione passione e nobili idee, per i quali vanno spese nuove parole.


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Dal 1905, dietro ogni gioiello della Mattia Mazza c’è un lavoro speciale, c’è l’estro di un artista attraversato da una sincera ammirazione per l’imprescindibile preziosità degli elementi, quel senso sconosciuto che da un tronchetto informe di corallo, da un turchese, da una conchiglia fa nascere sculture spettacolari dal design audace. Risponde con gran classe ai desideri delle donne utilizzando tecniche tradizionali per armonie e proporzioni che puntano al lusso. Tra le sue numerose collezioni tutte di gran pregio spiccano la Stars, la Red Charm e l’Elegance.. Opere preziosissime che sorprendono per l’eleganza e l’esclusività delle linee,

dove ogni soggetto è una nuova opportunità di incontro tra originalità e artigianato. È delizioso l’accostamento nelle piccole composizioni floreali dove roselline in corallo cerasuolo e bianco attraggono leggiadre farfalle tempestate di puri diamanti. Seducente la lacrima scarlatta sospesa agli orecchini che accompagnano un collier che ricorda un intrico di rami spinosi, dove sanguigne gocce di corallo medi-


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terraneo chiudono abbracci di oro bianco e diamanti. Ricorre, invece, a citazioni più geometriche l’altra versione del girocollo che disegna mezzelune di oro bianco e diamanti che si completano nelle chic gradazioni di perle multicolor Southsea e Tahiti, le stesse trattenute in una sensuale evoluzione d’oro nello spettacolare anello che fa da pendant. E ancora, sfaccet-

Mattia Mazza srl 80059 Torre del Greco (NA), Italy Via Marconi, 70 ph. +39 081 8814866 fax +39 081 8497544 email: info@mattiamazza.it web www.mattiamazza.it

tature e superfici lisce per gli orecchini a grandi stille e morbidi cuori e per i ciondoli a corno in pietre idrotermali nei colori del citrino e dell’ametista. E se il taglio delle gemme è asimmetrico o cabochon, l’anello spicca un volo verso il futuro con i voluminosi quar zi rosa e verde tormalinati e le ametiste che si incastonano su insolite architetture con la complicità dell’oro. Una perfezione che riconduce alla apprezzata tradizione orafa.


brand

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SoloMio Bijoux

E il tuo nom e brilla com e qu ello di una star di Hollywood

Quando l’argento si fa cult Eleganti, glam, classici, raffinati, eccentrici, moderni, audaci, informali, sciccosi. Sono così i gioielli della SoloMio Bijoux, un’azienda da sempre attenta alle tendenze che ha saputo fare dell’argento un vero cult, con proposte sorprendentemente appariscenti senza mai trascurare i dettagli. I suoi sono gli accessori più alla moda per il 2010. Ma anche per il 2011, 2012 e per tutti gli anni a venire perché resistono ai tempi, perché sanno stupire per creatività e bellezza, grazie all’originale accostamento del metallo a perle e pietre naturali dai mille colori. Perfetti nelle occasioni importanti quanto per fare quatto passi in compagnia di un’amica. Piacciono alle

glamour addicted, desiderati dalle fashion victims. Sono frizzanti e si lasciano indossare con semplicità rendendo fashion ogni outfit. SoloMio Bijoux conosce bene i desideri delle donne e li concretizza con anelli spettacolari, vere con pavé monocromatici, bracciali dalle maglie oversized, orecchini ricercati e collane che illuminano il volto con i colori del corallo, del turchese, delle perle, dell’ametista. Tra le tante proposte, la nuova linea “i nomi” è già un must have. La rivoluzione del classico per bracciali personalizzabili belli da comprare, da regalare, da indossare. Questi bangles accompagnano il polso racchiudendo un gran lusso illuminato da zirconi Swarovski. Gli elementi si alternano per un gioiello davvero particolare, creato apposta per te. Ogni lettera si lega alla successiva e scrive con la brillantezza dei

SoloMio bijoux srl Centro Orafo “Il Tarì” - mod. 25 81025 Marcianise (CE) - Italy ph. + 39 0823 514007 ph. + 39 0823 381709 fax + 39 0823 513 694 email: info@solomiobijoux.com web: www.solomiobijoux.com


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cristalli piÚ voluttuosi il proprio nome come quello di una star di Hollywood e brilla, abbaglia, incanta fra due stelle che si uniscono a segmenti semicurvi come un accenno di manette per completarsi, poi, in una chiusura a maglie che consente di regolarne la misura. Divenuta in breve leader nel settore in molti Paesi per negozianti e grossisti, oggi SoloMio Bijoux è presente anche a Madrid ed a Shanghai con due uffici commerciali, ma la sua ascesa pare non conosca crisi e continua ad affermarsi con determinazione nel settore del lusso in tutto il mondo. (MRP)


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Le creature della notte accendono il lusso dei gioielli Giannotti

di Cristiana Giordano

Le nuove creazioni “illuminano” la notte con uno spettacolo di luci ch e invade festosam ente la città La tradizione orafa della famiglia Giannotti si tramanda da generazioni grazie ad un segreto: la cura artigianale e l’amore per i dettagli. Ed è proprio dall’intuizione di un dettaglio che nel 2002 l’imprenditore Vincenzo Giannotti concepì l’immagine di un angelo come protagonista della propria linea di gioielli. Come un angelo custode, questo simbolo fortunato lanciò l’azienda Roberto Giannotti come una delle realtà più attive e prestigiose del panorama orafo italiano. Sempre il volo di un angelo descrive bene l’ascesa significativa del Gruppo che è in continua crescita; basti pensare ai dati del fatturato del primo semestre del 2009 che ha visto un incremento di vendite del 40% rispetto al 2008. Dati che confermano una strategia di comunicazione vincente che si

avvale di rassegne stampa, partecipazioni televisive ed iniziative speciali nei vari punti vendita. Il motivo del successo di un brand in continuo fermento creativo come quello di Roberto Giannotti non è quindi certo un mistero.


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Ma sono i Misteri della Notte invece ad averlo stregato, tanto da dar vita ad una linea ad essi dedicata: contenitore simbolico di innumerevoli emozioni avvolte nel mistero. Così le nuove creazioni di Giannotti “illuminano” la notte con uno spettacolo di luci che invade festosamente la città, dove in mezzo ad arabeschi e fantasie serali anche il gufo perde la sua connotazione di uccello del malaugurio per diventare simbolo di saggezza e protezione. A creature delle tenebre non possono non essere associate pietre rappresentative come la pietra di luna e altri

simboli propiziatori e di magia come lo zircone, il corallo e la malachite. Ogni gioiello è custodito in un’elegante confezione insieme ad un libretto per scoprire quale è la notte più adatta a chi la indossa. The Night is Glamour, The Night is Luxury, The Night is Hot, The Night is Mysterious, The Night is Passion, sono i tanti mood in cui è declinata la collezione composta da collane, ciondoli, segnalibro e anelli. Tutti con un unico comun denominatore: le muse che li hanno ispirati, ragazze determinate, intriganti e misteriose che li indossano tramutandosi in seducenti dark ladies.

Roberto Giannotti srl Centro Orafo “Il Tarì” 81025 Marcianise (CE) - Italy ph. + 39 0823 513373 fax + 39 0823 512544 email: servizioclienti@robertogiannotti.com web: www.robertogiannotti.com


Le bolle di 28

Il divertissement di GIULIANAdiFRANCO di Marta Di Filippo

La nuova collezione di GIULIANAdiFRANCO prende lentamente forma tra fogli, schizzi, disegni ed intuizioni. L’ironia del nome: “Le bolle di Ketty”, è la sintesi dell’intera collezione, un po’ fuori dalle regole, come lo è Giuliana Di Franco e la sua protagonista Ketty, una donna d’oggi, indipendente,

risoluta ma che non vuole rinunciare alla sua verve infantile, alla freschezza, al divertissement, al colore e alle stravaganze. Una donna che si muove con disinvoltura perché sicura del proprio stile. I suoi sono gioielli in oro giallo dal design innovativo come innovativa è l’incastonatura delle pietre dai toni leggeri e tra-

sparenze rarefatte: ametiste, ametiste verdi, quarzi lemon e rosa. Una nuova collezione dal design irregolare ma controllato, fresco e corposo. Ketty si muove con leggera eleganza, sicura del proprio stile e sempre rincorrendo i suoi pensieri… le sue “bolle”. Ketty si fa portatrice di un Ketty-pensiero manifestato attraverso gustosi fumetti che accompagnano la collezione. Le bolle di Ketty sono, metaforicamente, i pensieri di Ketty, che prendono forma in gioielli in oro.

fuori dalle regole per u na donna indipendente


Ketty

GIULIANAdiFRANCO速 gioielli 94103 Leonforte (EN), Italy Via Porta Palermo, 20 ph. +39 0935 905864 fax +39 0935 905912 email info@giulianadifranco.com web www.giulianadifranco.com


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Centro Orafo “Il Tarì” mod. 241 81025 Marcianise (CE) - Zona Asisud tel. fax: 0823 513112 / 513113 | email: gennaronapoletano@tari.it


gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio Preziosa duemiladieci agosto settembre ottobre novembre dicembre 31

Dare vita ad un gioiello attraverso lo still life coniugando arte e business. È questo l’intento di Preziosa che dedica il suo primo calendario alle opere di dodici aziende orafe italiane per valorizzarne i marchi. Dodici immagini che, attraverso la sensibilità ed il personale stile di Luciano D’Inverno - fotografo di grande esperienza e talento -, mostrano quello che non riusciamo a cogliere con uno stile sobrio e luminoso, come solo le parole saprebbero raccontare. Dodici scatti di grande essenzialità che danno risalto alle immagini di gio-

ielli tanto diversi per foggia, colore e taglio. C’è poesia nella luce e nelle ombre che attraversano la materia, un rigore di bianco e di nero che esalta un sottile gioco di colori. Ogni pagina ha una sua varietà espressiva sussurrata da un medesimo linguaggio. La complessità di ricerca emoziona mentre mostra la classe dell’alta gioielleria. Una rappresentazione del lusso che trova in questa pubblicazione il suo spazio più confacente. Un appuntamento che vuole essere il primo di numerosi futuri rendez-vous.


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gennaio

Giuliana di Franco


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febbraio

Verdi Gioielli


34

marzo

Mediterraneo


35

aprile

Studio Morelli


36

maggio

E-Motion


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giugno

By Simon


38

luglio Raima


39

ďœ°ďœ¸agosto

Mattia Mazza


40

settembre

Luisa della Salda


41

ottobre

I Gioielli del Sole


42

novembre

SoloMio Bijoux


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dicembre Amlé


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45 www.libonatijewels.it

www.giulianadifranco.com

breaking news

PERLE “Prime fra tutte le cose preziose” Le definì così Plinio il Vecchio, anticipando un successo senza fine per queste gemme good style. Per chi le credeva un gioiello d’antan, i più importanti fashion stylist le rilanciano nelle loro ultime sfilate su jeans, pull, camicie, borse, scarpe e perfino sull’intimo. Non solo infilate, dunque, ma protagoniste anche cucite e ricamate, raccolte in grossi grappoli o fluttuanti in frange. Very very glamourous con l’oro giallo, chic con il bianco e l’argento, sublimi con il platino, eccentriche con il rame. Ecco una conosciuta eleganza che si rinnova ad ogni stagione in spille, orecchini, bracciali e collane. Sono perfette sul tailleur, in viaggio, al lavoro, con le sneakers, a cena, con il tubino, sull’abito da sposa e con la mini. Che siano di acqua dolce, nere tahitiane, irregolari Barocche, costosissime South Sea, introvabili Keshi, sembra proprio che non se ne

possa fare a meno. Oggi impazzano bijoux che si impreziosiscono se accompagnati da perle diverse per colore, forme e grandezza. In montature a giorno nell’anello di SoloMio Bijoux. Amlè ama accostarle al corno in una scambievolezza di chiaroscuri. Circondata da diamanti è Barocca e solitaria nell’anello di Coscia. Per Cielo Milano è sufficiente una sola perla per domare un turbinio di cerchi d’oro e diamanti. Tante e colorate, scandite da altre superdimensionate per lo Studio Morelli. Come gocce d’acqua pendono nella stella rivisitata da Giuliana di Franco. In un vortice in oro e brillanti svetta grigia nell’anello Dino Costa. Formano un candido fiume fermato da stelline d’oro nel bracciale di Alessandra Libonati. Insomma, un vero passepartout dalla versatilità evergreen. (MRP)

Eterne protagoniste ch e si rinnovano ad ogni stagione

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photo Too precious to wear © Greenpeace / Malcom Pullman

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CORALLO SOTTO INCHIESTA Un gruppo di associazioni ambientaliste statunitensi ha proposto di inserire tutte le tipologie di corallo nell’Appendice del Cites, la convenzione internazionale sul commercio di flora e fauna in via di estinzione. La decisione, qualora approvata, costituirebbe un serio ostacolo alla pesca ed alla lavorazione dell’oro rosso di Paolo Minieri* e Alberto Scarani**


CORALLO SOTTO INCHIESTA

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P

iccolo esperimento: fate affluire in una sala un pubblico attento, ecologicamente conscio. Spegnete le luci e proiettate, con evidenza drammatica, poche ma significative scene che rappresentino il disastro della sparizione di intere specie marine, cagionato dal progressivo impoverimento delle barriere coralline. Mostrate con crudezza come avidi pescherecci stuprino l’integrità degli oceani con esplosivi, demoliscano il coral reef nell’area delle isole Hawaii per asportare madrepore atte alla fabbricazione di inutili gingilli. Quale potrebbe essere la reazione degli inorriditi spettatori se non

photo Too precious to wear. Pink fire coral © Chuck Savall

un’insopportabile inquietudine ed un’attiva indignazione? Qualche signora, consumata da rimorsi forse si sbarazzerebbe della sua bella collana di corallo. E questo sentimento, ancorché sia stato indotto da effetti studiati per drammatizzare, non avrebbe comunque una radice genuina e solide argomentazioni che meritano comunque un approfondimento? Immaginiamoci che lo sdegnato pubblico aderisca ad un nuovo invito e che, ora, gli si mostrino, con rilassante sottofondo musicale, le mirabili creazioni realizzate da un popolo che all’ombra del Vesuvio per secoli ha ricavato dalla trasfor-

mazione del corallo e delle conchiglie una sapienza artigiana sopraffina, realizzazioni figurative non inferiori alla migliore tradizione scultorea classica. Qualcosa insomma che trascende dal “vile” commercio e registra il sentire complessivo e l’orientamento culturale di un’intera comunità. Qualcosa che si realizza nel tempo solo se si possiede e si perpetua un sano ed equilibrato rapporto con la materia prima che si elabora. A fine proiezione l’avventata signora, pentitasi della precipitosa dismissione, a questo punto reindosserebbe, orgogliosa, la sua collana. Forse che tutti i corallari sono storicamente spietati persecutori dei fondali del Mediterraneo? Abbiamo fatto ricorso polarizzato a queste immagini paradossali per dare la misura della contesa che s’è aperta sul corallo. Il detonatore di questo poco conosciuto confronto è la formale richiesta di inserire il corallo nell’Appendice II delle specie protette dal CITES, un accordo sottoscritto da 175 Paesi teso a salvaguardare dalla minaccia dell’abuso commerciale parti sostanziali dell’ecosistema planetario (pellicce, alimenti, gioielli etc.). Al momento nelle liste dell’Appendice II ci sono già 2000 specie di corallo, prevalentemente madrepore superficiali dei mari caldi per lo più dell’emisfero australe. E ora si vuol portare a tale livello di protezione anche il corallo rosa e rosso di profondità (Corallium) del Mediterraneo e del Pacifico, quello di maggior valore commerciale, comunemente utilizzato in gio-


CORALLO SOTTO INCHIESTA

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Chi vuole dunque estendere il segnale di divieto dalle lontane barriere di madrepore del Pacifico al Corallium mediterraneo, tipo ben distinto dalle prime? Che accadrà ai tagliatori ed incisori di Torre del Greco?

L’accusa • Nell’ultimo ventennio, nel Mediterraneo il corallo si è ridotto del 60-80% • Tutte le specie di corallo vanno perciò considerate in via d’estinzione • Il CITES non vieta la pesca del corallo né il suo commercio • In Europa non esistono misure protezionistiche alternative • Non c’è alcun interesse degli Stati Uniti ad indebolire la tradizione artigianale torrese

La difesa • La quantità di corallo pescato è rimasta invariata negli ultimi 20 anni • La tutela del corallo è interesse soprattutto dei produttori campani • Il Corallium del Mediterraneo non è minacciato da estinzione • L’obbligatorietà della certificazione CITES causa di fatto uno stop al commercio • Le campagne mediatiche su larga scala provocano confusione nel pubblico


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photo Too precious to wear © Greenpeace / Malcom Pullman

ielleria. Se il corallo che oggi si lavora a Torre del Greco entrasse a far parte dell’Appendice II lo scambio internazionale della materia prima e della gioielleria con corallo vincolerebbe rigidamente i paesi produttori all’obbligo di dichiarare la sostenibilità dell’impatto ambientale tutte le volte che lo si utilizzi. L’eventuale esportazione sarebbe sottoposta alla richiesta di un permesso e di una registrazione. Attenzione: questo passo tecnicamente non vuol dire divieto di commercio. Ma nei fatti ci saremmo molto vicini.

dello stato di salute dei nostri oceani appare oramai quale dato inconfutabile. Per la verità, l’attenzione generale negli Stati Uniti s’è andata concentrandosi prevalentemente sulle barriere coralline presenti nel territorio nazionale (Hawaii e parco marino di Biscayne in Florida, ove s’è riscontrata una diminuzione della superficie fino all’80% in dieci anni). Questi motivi d’evidente allarme ecologico conseguenti agli effetti negativi dell’inquinamento marino in combinazione col cambiamento climatico e propiziato dagli eccessi della pesca indiscriL’attenzione degli scienziati minata (oltre a quella da strascico e da L’attenzione degli scienziati alla con- esplosivo), e dall’uso commerciale delle servazione degli ambienti marini risale a madrepore hanno fatto sì che si formasse svariati decenni fa mentre la precarietà una coalizione tra tutte le forze che ope-

rano negli Stati Uniti per sensibilizzare gli organi competenti alle tematiche del degrado delle risorse marine. Il fronte che annovera ben 44 distinte organizzazioni per la conservazione ambientale (tra cui il WWF, La Coral Reef Alliance, Greenpeace, Seaweb) si è battuto con successo per ripristinare a settembre di quest’anno il Coral Reef Conservation Act da parte del Senato statunitense. Le barriere coralline sono oggettivamente in pericolo. Ma qualcuno, molto zelante, spinge per andare oltre e propone (inserendolo nell’Appendice II del CITES) il sostanziale bando all’utilizzo del corallo inteso quale prodotto. Le strette motivazioni ambientaliste hanno infatti subito una


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potente accelerazione in pochi mesi. Chi vuole dunque estendere il segnale di divieto dalle lontane barriere di madrepore del Pacifico al Corallium mediterraneo, tipo ben distinto dalle prime? Che accadrà ai tagliatori ed incisori di Torre del Greco? L’artefice dell’escalation proibizionista si chiama Seaweb ed è un organizzazione nonprofit, nata nel ’95 nel solco delle fondazioni istituite allo scopo di intervenire concretamente per difendere gli interessi pubblici, le cause sociali che non trovano adeguato sostegno a livello amministrativo centrale. Seaweb si prefigge interventi finalizzati a garantire la conservazione degli oceani e opera per mezzo di autorità scientifiche e di personalità provenienti dal mondo delle imprese e

photo Too precious to wear. Black coral © Chuck Savall

della finanza. Il fatto è che Seaweb fa sul serio, non ha la lentezza burocratica di un certo nebuloso associazionismo nostrano ma un dinamico piglio da vera impresa: nel 2008 lancia la campagna di sensibilizzazione alla conservazione del corallo “Too precious to wear” (troppo prezioso perché lo si indossi). Seaweb propone in questo modo un intervento sofisticato: impiantare una coscienza radicalmente ambientalista nel grande pubblico irraggiungibile con la pura comunicazione scientifica. Lo strumento? Il marketing sociale, la creazione del consenso. E così in breve si propongono premi per chi trova alternative in gioielleria capaci di non far rimpiangere il prezioso e raro oro rosso; si promuovono convegni prestigio-

si (l’ultimo a New York ad ottobre); si esercita pressione sull’opinione pubblica con pubblicazioni e petizioni. Si popolarizza un concetto semplice e potente e cioè che chiunque può incidere nella salvaguardia della natura modificando i propri comportamenti. Come? Non comprando, non indossando corallo. Questo boicottaggio è auspicato con chiarezza nel programma ma è molto sfumato nelle dichiarazioni rilasciateci dove, invero contraddittoriamente, si auspica la continuazione della tradizione di lavorazione torrese (come potrebbe questa prosperare se si chiede al consumatore di non comprare gioielli con coralli?). Che ci siano falchi che spingano per l’esasperazione proibizionista?


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Le lobbies ambientaliste impongono il dibattito, ne condizionano i temi e influenzano pesantemente il comportamento del pubblico (giuste o sbagliate che siano le argomentazioni) creando e consolidando tendenze: ma questo è lavoro per sociologi più che per biologi o gemmologi. In ultimo, ma presto il trend lo vedremo in Italia in dosi massicce, l’esempio d’oltre oceano ci insegna che sponsorizzare il proibizionismo in tema di corallo è un’efficace tecnica per vendere bene altri prodotti preziosi, al corallo simili ma ecologicamente sostenibili. Capito la lezione?

La strategia di Tiffany Uno degli sponsor dell’offensiva di Seaweb avversa al corallo-gioiello ha un nome prestigioso ed è nientemeno che Tiffany. A ben vedere l’orizzonte ambientalista è parte integrante della nuova comunicazione del colosso del gioiello americano: nel 2002 un rinnovato management inaugura una precisa strategia volta a guadagnare le simpatie di un pubblico ormai evoluto che nel gioiello vede sì il riconoscimento d’uno status di successo, ma che al contempo non offenda e non saccheggi la natura. E così dal giugno 2009 le vetrine di Tiffany sono tutte ispirate alle profondità degli oceani, corallo da ammirare ma da non toccare. Orgogliosamente ricorda alla propria clientela di non utilizzare corallo nei propri gioielli dal 2002. Chi a questo punto semplicisticamente pensasse che la questione corallo si collochi e si risolva nel recinto circoscritto dell’Europa comunitaria, nella secolare sapienza degli esperti corallari torresi, nella carta bollata e nelle petizioni a singoli ministeri, farà bene a guardare gli attori del nuovo scenario internazionale del prezioso materiale, la loro determinazione, il loro nuovo armamentario e si ricreda in fretta. Gli effetti del nuovo corso proibizionista (rapidamente divenuti mainstream) si son fatti presto sentire sulla stampa italiana. Il 25 settembre il quoti-

diano “La Repubblica” pubblica un allarmato resoconto a nome di Antonio Cianciullo che fa il punto sulla richiesta di limitazioni al commercio del corallo riecheggiando in maniera evidente e con piglio conclusivo le argomentazioni dei citati gruppi statunitensi. Molte argomentazioni in tale articolo sostenute sono state contestate da biologi marini, ma a ben vedere il livello di criticità del Corallium mediterraneo è ancora oggetto di studio e non c’è affatto unanimità di giudizio da parte della comunità scientifica.. Il workshop internazionale tenutosi a Napoli a fine settembre nella sede dell’Università degli Studi Parthenope sulle strategie di management per il corallo rosso del Me d i t e r r a n e o , del quale rende conto pessimisti-


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photo Too precious to wear. Pink soft coral © Chuck Savall

camente l’articolo prima citato, s’è concluso in realtà con una sospensione di giudizio: certo, il corallo di superficie è minacciato anche nel Mediterraneo, ma il corallo di profondità (quello realmente sfruttato) non ha ricevuto ancora studi particolareggiati ed esaustivi. Questi approfondim enti veng ono s ollecitati dalla comunità di biologi marini e auspicati da Assocoral, l’associazione delle imprese che col corallo ci vivono e vogliono continuare a viverci.

doci alle raccomandazioni degli esperti, che la protezione del corallo mediterraneo va modulata sul monitoraggio dei dati che verranno dalla ricerca, senza preannunciare irreversibili catastrofi e senza abbassare la guardia. Anche e soprattutto nel Mediterraneo. Tra tanti dubbi eppur vi sono certezze. Sicuramente a rischio sono le madrepore delle barriere coralline dei mari caldi (situate in un fascia latitudinale compresa tra i 20° nord e i 20° sud), là si intervenga subito. Secondariamente l’Europa La protezione del corallo mediterraneo è disorientata quando si avvertono per la va modulata sul monitoraggio dei dati prima volta le pressioni sull’opinione pubPossiamo dunque concludere, attenen- blica da parte di campagne (mediatiche)

d’argomento ecologico lanciate a livello planetario. Le lobbies ambientaliste impongono il dibattito, ne condizionano i temi e influenzano pesantemente il comportamento del pubblico (giuste o sbagliate che siano le argomentazioni) creando e consolidando tendenze: ma questo è lavoro per sociologi più che per biologi o gemmologi. In ultimo, ma presto il trend lo vedremo in Italia in dosi massicce, l’esempio d’oltre oceano ci insegna che sponsorizzare il proibizionismo in tema di corallo è un’efficace tecnica per vendere bene altri prodotti preziosi, al corallo simili ma ecologicamente sostenibili. Capito la lezione?


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L’ACCUSA: Jacqueline Merks, Seaweb Tutte le specie di corallo sono in estinzione e vanno perciò protette con la convenzione Cites

Per comprendere a meglio le ragioni che hanno spinto numerose associazioni ambientaliste a chiedere la certificazione CITES per il corallo, abbiamo interpellato uno dei diretti interlocutori, la Seaweb. A rispondere alle nostre domande Jacqueline Merks, che fa parte del gruppo che anima l’operazione “Too precious to wear”, la campagna di marketing sociale che intende suscitare una coscienza protezionista a riguardo del corallo. È giusto accomunare barriere coralline e corallo mediterraneo? La loro diversità biologica non dovrebbe comportare livelli di tutela diversificati? «Si tratta di specie molto diverse, ma entrambe a rischio. Un terzo della barriera corallina è sotto minaccia di estinzione e i coralli di profondità (che si costituiscono in colonie e non in barriere) corrono il pericolo derivante dall’acidificazione degli oceani ma soprattutto dall’intensificarsi dell’utilizzo in gioielleria che è fiorente in Italia e a Taiwan. Un documento scientifico in via di pubblicazione dirà che tutte le riserve di corallo prezioso sono in diminuzione per gli eccessi dello sfruttamento». Il materiale che la campagna portata avanti da Seaweb divulga è in gran parte relativo alle madrepore delle barriere coralline: il conseguente allarmismo non dovrebbe essere riferito principalmente a queste? «Non è così, perché i dati ci segnalano una diminuzione del 60-80% del corallo pescato

nell’ultimo ventennio - indice questo della scarsità della popolazione corallina mediterranea - tanto è vero che la manifattura torrese assorbe tra il 70 e l’80% del proprio fabbisogno dal Corallium del Pacifico». I paesi del Mediterraneo hanno intrapreso nel tempo misure protezionistiche adeguate a livello regionale? «Ci sono alcuni schemi ma ancora insufficienti. In Francia ed in alcune parti dell’Italia non sono previste quantità minime di prelievo ed in Spagna e altrove si pesca corallo di frodo. Dunque bisogna agire presto per permettere alle colonie di riprodursi velocemente». Bisognerà tener conto anche dell’impatto occupazionale derivante dalla frenata al consumo di corallo. Un documento del WWF del giugno 2007 recitava genericamente che “una maggiore trasparenza del mercato ed una serie di regole di buona conservazione e l’esclusione di oggetti da uso personale, non può che portare dei benefici”. Va bene la protezione della specie, va bene l’allarme ecologico: ma quali sarebbero questi benefici al mercato? «Gli Usa hanno acquistato 26 milioni di pezzi di Corallium in 5 anni e quindi hanno interesse alla prosperità dell’industria corallifera italiana. E in effetti l’auspicato passaggio del corallo nell’Appendice II del CITES non porterebbe al bando sul corallo bensì ad un utilizzo più responsabile. La dimostrazione? Il corallo nero (già nell’Appendice II dal 1981) che

parimenti si usa in gioielleria registra, grazie al suo status più protetto, un utilizzo di sole 5 tonnellate invece delle 30-50 tonnellate di corallium rosso e rosa attualmente lavorate». IL RED CORAL PROJECT L’obiettivo del “Red Coral Project”, progetto finanziato dall’Unione Europea per lo studio del corallo, è quello di trovare degli escamotage per preservare le barriere coralline senza porre limiti al commercio del corallo. Il progetto - gestito da Assocoral (Associazione Nazionale Produttori di Corallo, Cammei e Materie Affini fondata nel ’78) con la collaborazione dei maggiori atenei ed istituti di ricerca europei – è teso allo studio della materia prima in tutti i suoi aspetti per garantire nel tempo una più corretta gestione ed utilizzo delle risorse. Sempre nell’ottica della tutela delle risorse, Assocoral, inoltre, in collaborazione con il CNR, ha realizzato un progetto di localizzazione nel Mediterraneo dei banchi di corallo, attraverso il monitoraggio della nave Urania. L'Assocoral è l'Associazione. Costituita a Torre dei Greco (NA) nel 1978 e naturale proseguimento dell'Unione dei Corallai già attiva dai primi del '900 l'Assocoral si pone come scopo la valorizzazione, la tutela, la salvaguardia, la promozione di tutto quanto attiene il Corallo, i Cammei, [e Materie Affini, nonché i comparti produttivi orafi ad essi connessi.


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LA DIFESA: Mauro Ascione, Assocoral Una campagna che rischia di boicottare la tradizione torrese di lavorazione del corallo Da un lato proteggere il corallo, dall’altro tutelarlo sì, ma senza danneggiare le aziende e gli artigiani che vivono della sua lavorazione. La voce è quella di Mauro Ascione, vice-presidente Assocoral, associazione di categoria che raggruppa tantissimi operatori torresi, che non si limita a rispondere alle argomentazioni del fronte lobbistico-ambientalista. «I primi a volere la tutela della risorsa corallo siamo noi produttori - ha dichiarato Ascione -. Noi torresi il corallo lo peschiamo da oltre 500 anni e lo lavoriamo da 200. E siamo attivi nella tutela della risorsa: nel ’96 abbiamo presentato una proposta di legge che regolamentasse la pesca del corallo nell’ottica di una sua tutela; tre anni dopo abbiamo varato il “Red Coral Project” (vedi box pag. precedente). Se è vero che il CITES regola il commercio delle specie in via d’estinzione, non si capisce il motivo per il quale vogliono includere anche il corallo prezioso, visto e confermato dalle autorità scientifiche che non corre alcun pericolo o addirittura minaccia d’estinzione». Il suo approccio non nega le possibili criticità della catena d’utilizzo della risorsa. Semmai la polemica va riportata alla questione dell’attendibilità delle informazioni. È così? «Seaweb postula il declino della specie Corallium nel Mediterraneo interpretando male i numeri forniti dalla FAO che registrano solo un calo del pescato, sul finire degli anni ’70, causato dall’interdizione dell’uso dell’ ingegno, strumento non selettivo che rastrellava indiscriminatamente le colonie. Nel 1987 la Spagna ne richiese l’inclusione in CITES, miseramente fallita, con il voto contrario degli americani! Ora dimostrino cosa è cambiato dal 1987 in poi». Anche lei, come Seaweb, documenta in maniera dettagliata le sottili differenze tra

corallo “nano” della Costa Brava e corallo di profondità: a chi credere? «Quello che appare debole nell’approccio protezionista radicale è la superficialità con cui il materiale è elaborato, una sorta di copia-incolla di dati che grossolanamente equipara habitat di superficie, poco o per nulla manipolati dalla pesca, alle colonie di profondità su cui si sta tuttora indagando. L’industria trasforma una minima quantità di corallo, anche perché la pesca è diventata selettiva e regolamentata. E negli ultimi 20 anni la quantità prelevata è sempre più o meno la stessa, altro che declino! Faranno chiudere le nostre aziende, iniziando dai piccoli artigiani. E allora in via d’estinzione saranno i corallari. Thank you Americans». Ci deve essere per forza uno squilibrio di forze in campo se da un lato si schiera un raggruppamento di ambientalisti, capaci di far passare velocemente un atto per la conservazione delle barriere coralline al Senato di Washington e dall’altro milita un drappello con la bandiera di una piccola città vesuviana. E il Governo, i Ministeri? L’Europa? «È corretto constatare che siamo vittime di

pressioni lobbistiche molto potenti che trovano spesso sponde in Italia ed Europa. Come spiegarsi la posizione dell’Unione Europea che si allinea in modo non trasparente alla richiesta americana di portare il Corallium nell’abbraccio mortale del CITES, posizione che ne pregiudicherebbe il commercio? Meglio l’offerta del Governo Italiano agli Stati Uniti consistente in un processo di gestione del corallo coordinato dalla FAO. Il nostro sforzo è portare il modello di gestione della pesca in Sardegna (vedi box) quale esempio e norma per tutta l’area del Mediterraneo». E Tiffany? È in buona fede? «Afferma cose inesatte, fa strumentalmente una gran confusione tra madrepore australi e Corallium mediterraneo e di fatto con 700mila dollari finanzia non già la protezione delle barriere coralline ma la messa al bando dell’industria del corallo torrese. Un atto tanto più grave in quanto eseguito non da ambientalisti intransigenti, magari miopi però in buona fede, ma da una gloriosa azienda del nostro stesso comparto che prontamente si dispone a riceverne un beneficio sul fatturato».

IL SISTEMA DI PESCA DEL CORALLO IN SARDEGNA La pesca del corallo nelle acque del mare territoriale della Sardegna è disciplinata da legge regionale n.59/79 (Regolamentazione della pesca del corallo), come modificata nel 1989, e da una serie di delibere della Giunta Regionale che stabiliscono di anno in anno i requisiti per ottenere la relativa autorizzazione. La pesca del corallo in Sardegna può essere esercitata dai pescatori titolari dell’autorizzazione regionale, equipaggiati con apparecchi individuali per la respirazione subacquea, esclusivamente mediante l’uso della picozza. Il periodo di pesca inizia il 1 maggio e si conclude il 15 ottobre di ogni anno e potrà essere esercitata a profondità non inferiori a 80 metri. Sulla base degli studi scientifici commissionati al Dipartimento di Biologia animale ed ecologia dell’Università degli studi di Cagliari, con altro decreto dell’Assessore sono stabiliti: le zone nelle quali la pesca è consentita; il numero totale di autorizzazioni, che non può comunque essere superiore a trenta; la quantità massima di corallo che potrà essere pescata giornalmente.


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Gioiello Etico-Ethical Jewel per Roma Prende vita il progetto per la promozione e la valorizzazione dei mestieri artigianali del settore orafo capitolino In Campidoglio firmato il Protocollo d’Intesa tra l’Assessorato di Davide Baroni e la fondazione “Learn To Be Free Onlus” di Irene Pivetti. Un accordo di tre anni teso alla creazione di un polo di eccellenza dell’artigianato orafo nella capitale. L’iniziativa rientra in un programma di interventi che la Learn To Be Free Onlus sta favorendo su piano internazionale in seno alla promozione della trasparenza e nella filiera produttiva dei preziosi. Il progetto agevolerà l’inserimento occupazionale di professionalità altamente specializzate e il rispetto dei valori etici e professionali nel settore orafo. In calendario un ricco programma che prenderà il via con il progetto Gioiello Etico-Ethical jewel per Roma: corsi di formazione per la sicurezza e la responsabilità sociale e la creazione di un marchio di qualità etico per il prodotto artigianale orafo. Le attività di formazione saranno attuate attraverso il circuito delle quattro Scuole d’Arte e dei Mestieri del Comune

di Roma - che ogni anno ospitano 1300 allievi per un totale di cento corsi di specializzazione-, secondo tre diverse aree tematiche: formazione, servizi, comunicazione. “Questo accordo - ha dichiarato Ass es sore alle Attività Pr odut tive, l’A Lavoro e Litorale Davide Bordoni - permetterà alle imprese artigiane romane di fare rete e creare nuove opportunità di lavoro e investimenti. Sarà infatti uno degli strumenti con cui l’Amministrazione comunale metterà in atto una particolare attenzione alla divulgazione e alla salvaguardia dei valori etici e dei diritti del lavoro nell’impresa, attraverso la cultura della trasparenza e della responsabilità sociale”. Per Irene Pivetti, “Il progetto Gioiello Etico per Roma è stato concepito da LTBF Onlus come servizio alle botteghe orafe che caratterizzano da sempre la nostra

identità culturale e produttiva, romana e italiana. È importante sottolineare il ruolo di Roma in questo ambito: l’accordo con il Comune di Roma è parte integrante di un progetto più ampio già presentato al Parlamento Europeo, con il fine di promuovere, in Europa e nel mondo, una cultura della trasparenza e della responsabilità sociale d’impresa nell’ambito della filiera produttiva dei gioielli e preziosi». Alla luce dell’esperienza acquisita, Irene Pivetti, per sostenere l’articolato progetto, ha creato una rete di relazioni e interazioni tra figure diverse, istituzionali e non, partecipi a sostenere e diffondere iniziative di trasparenza nel settore, spianando il lavoro della sua Onlus.

L’Assessore Bordoni e Irene Pivetti, firmano il protocollo


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«Torniamo a fare i gioiellieri» È l’impegno di Giuseppe Aquilino, neoeletto presidente Federdettaglianti di Chiara Di Martino

La sua presidenza in Federdettaglianti segue quella di Nicola Curto. Giuseppe Aquilino si prepara ad affrontare i tre anni del suo primo, per ora - mandato. In generale, anche quando il predecessore si è distinto per serietà ed impegno, un nuovo arrivo al vertice porta sempre aspettative e novità. Il modo migliore per iniziare un percorso alla guida di una Federazione è sicuramente quello di farsi delle domande e comprendere quali sono le priorità dei propri associati. Giuseppe Aquilino è convinto che il dialogo sia la risposta a molte questioni e lo ha dimostrato accogliendo Giuseppe Aquilino

le istanze di una selezione di produttori che Preziosa ha raccolto per lui. Il Presidente è certamente il fulcro verso il quale far convergere le sollecitazioni dei suoi interlocutori, per poter fare da intermediario con la categoria che rappresenta. «Il gioielliere deve assolutamente tornare a fare il gioielliere - spiega Aquilino -, è una battaglia che combattiamo da tempo ed è un’assoluta urgenza. È anche per questo che non crediamo nell’e-commerce almeno per quanto riguarda i gioielli: mancherebbe l’emozione del rapporto tra chi vende e chi compera». continua a pag. 60

È stato eletto presidente durante l’Assemblea Federdettaglianti dello scorso settembre, svoltasi presso la ConfCommercio di Napoli. Giuseppe Aquilino, barese, diplomato presso l’Istituto professionale di Oreficeria di Valenza, ha mosso i primi passi nella gioielleria di famiglia a Bari, fondata nel 1860, che oggi gestisce con le sue due figlie. Vicepresidente della Federdettaglianti fin dal 2000, nel ’97 ha costituito, sempre in ambito Confcommercio, l’ASSO ORO: Associazione Commercianti e Operatori Orafi - Gioiellieri della Provincia di Bari. Secondo lo Statuto, il Presidente ha la rappresentanza della Federazione e ne ha la firma; ciascun mandato ha una durata di 3 anni e ogni presidente non può rimanere in carica per più di due mandati consecutivi, salvo che per espressa volontà dell’assemblea.

Giuseppe Aquilino, presidente Federdettaglianti

“È necessario mettere in piedi un programma condiviso, che coinvolga anche i produttori, e per farlo occorre la conoscenza: degli interlocutori, delle problematiche, delle potenzialità”


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un momento alla Fiera di Vicenza © Vicenza Fiere

Il dettagliante deve personalizzare i rapporti, i prodotti, venderli com e se fossero suoi. In questo, certam ente, la sinergia con i produttori è indispensabile Federdettaglianti Nata nel 1953, la Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi, Gioiellieri, Argentieri, Orologiai, più conosciuta come Federdettaglianti, riunisce circa 8000 aziende di commercio al minuto (quasi la metà dei 20mila punti vendita italiani) e 72 associazioni territoriali facenti parte del sistema Confcommercio. Fin dalla sua fondazione, la Federazione è impegnata per una sempre maggiore qualificazione professionale della categoria: particolare rilievo è riconosciuto a quelle iniziative che tendono alla trasparenza del commercio orafo mediante un corretto e chiaro rapporto con gli Enti di promozione del settore, con l’amministrazione statale e con il consumatore finale. Di fatto, non solo una tutela sindacale degli interessi legittimi delle imprese rappresentate, ma una vera e propria azione di crescita dei singoli. Qualunque commerciante, anche in assenza di un organismo associativo locale, può richiedere l’iscrizione alla Federdettaglianti (l’adesione comporta, comunque, la contestuale adesione alla struttura territoriale aderente alla Confcommercio).


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le richieste dei produttori «Maggiore stabilità dei rapporti con i produttori marchi; fidelizzazione; semplicità di contatti con le delegazioni di dettaglianti presenti in fiera».

«Promozione dei prodotti italiani; non comportarsi da commessi, ma tornare ad essere gioiellieri». Alfio Calandra BacioItaly

Matteo Bernardotti Bibigì

«Organizzazione di gruppi di acquisto per godere di maggiori garanzie; il gioielliere deve tornare a fare il gioielliere; no alla spersonalizzazione». Fabio Govoni Govoni Gioielli

«Sensibilizzare il negoziante sull’importanza della comunicazione con il pubblico; produrre pubblicità adeguate al valore del prodotto».

«Sensibilizzazione della categoria sulla tutela del marchio; regolamentazione più capillare; maggiori informazioni sulla provenienza dei prodotti».

«Parlare la lingua dei giovani ed invogliarli all’acquisto; differenziare il vero gioiello in oro e diamanti da altri tipi di prodotto».

Aldo Ramerini Ititoli

Claudio Renna Claudio Renna

Fabrizio Falcinelli Falcinelli gioielli

Il gioielliere deve assolutam ente tornare a fare il gioielliere - spiega Aquilino -, è una battaglia ch e combattiamo da tempo ed è un’assoluta urgenza. Presidente, è d’accordo con la proposta di organizzare gruppi d’acquisto? «È una buona idea, anche se forse sarebbe auspicabile selezionare fasce di prodotto, perché non è semplice vendere un gioiello di valore in quantità superiori ad uno. Credo fermamente nel dover sviluppare l’abilità di saper comunicare la qualità, anche ai giovani, anche dell’argento, magari spingendoli oggi verso il gioiello moda colorato».

Come si può potenziare il rapporto con il cliente? «Offrendogli dei servizi, come la cura post-vendita del gioiello, la pulizia degli oggetti, assistenza sulle pietre e sulla solidità delle montature. Il dettagliante deve personalizzare i rapporti, i prodotti, venderli come se fossero suoi. In questo, certamente, la sinergia con i produttori è indispensabile. E poi occorre formazione: se vogliamo essere dei professionisti non basta schioccare le dita, bisogna lavorarci. Ma su questo fronte la Federdettaglianti è impegnata da tempo».

Come intende far sì che questi propositi non restino sulla carta? «Per evitare questo rischio, mi sono calato nei panni del “pellegrino” e da due mesi sto andando a trovare personalmente i consiglieri della Federazione, uno ad uno, per comprendere quali sono le carenze che avvertono e suggerire loro quali linee comuni adottare. È necessario mettere in piedi un programma condiviso, che coinvolga anche i produttori, e per farlo occorre la conoscenza: degli interlocutori, delle problematiche, delle potenzialità. Senza, non si va da nessuna parte».


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Per il mandato 2009-2011, il Consiglio Direttivo della Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi - Confcommercio, risulta così composto:

Presidente: Giuseppe Aquilino, (Bari); cassiere economo: Mario Didone (Roma); consiglieri: Marco Ansaldi (Roma) Silvano Barraja (Palermo), Mario Bartucca (Calabria), Vincenzo Buscami (Ragusa), Massimo Cicala (Genova), Pippo Codevilla (Liguria), Gianni Croatto (Friuli Venezia Giulia), Johnny De Meo (Campania), Roberto Duranti (Toscana), Fiorenzo Ghiso (Savona), Mario Giuffrida (Catania), GiovanGiuseppe Lanfreschi (Campania), Patrizio Londei (Roma), Giorgio Ottaviani (Latina), Francesco Palermo (Ravenna), Paolo Paolillo (Roma), Marcello Perri (Taranto), Fulvio Pertica (Piemonte), Paolo Ponzi (Emilia Romagna), Pierluigi Sforza (Bologna); Collegio sindacale: Vincenzo Buscemi (Ragusa), Aldo Biscontin (Pordenone), Salvatore Ciulla (Palermo), Danilo Gianformaggio (Trapani), Gianni Martinelli (Brindisi) e Raffaele Porro (Roma)

Giunta: Vice Presidente Vicario: Massimo Cicala Associazione Orafi di Genova Vice Presidenti: • GiovanGiuseppe Lanfreschi: Federazione Orafi Campani • Francesco Palermo: Associazione Orafi di Ravenna Segretario Generale: Alberto Vannini, Sindacato Orafi Bologna Amministratore: Mario Didone, Associazione regionale Romana Orafi

Le Commissioni di lavoro: Formazione - Educazione: Coordinatore Vincenzo Buscemi Associazione Orafi Ragusa Gemmologica: Coordinatore: Paolo Paolillo Associazione Regionale Romana Orafa Informatizzazione - Comunicazione: Massimo Cicala - Associazione Orafi Genova Legislativa: Coordinatore Roberto Duranti Associazione Orafa Arezzo Rapporti con Fabbricanti e Distributori: Coordinatore Fulvio Pertica Associazione Orafi Torino Rapporti con i Consorzi Orafi: Coordinatore Giovan Giuseppe Lanfreschi Rapporti con i produttori e distributori di orologeria: Coordinatore Francesco Palermo Associazione Orafi Di Ravenna Sicurezza - Assicurazioni; Coordinatore Mario Bartucca Associazione Regionale Calabrese Orafi Statuto: Coordinatore Silvano Barraja Associazione Orafi Palermo


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L’Alta Formazione: primo obiettivo della Fondazione il Tarì Mille ore di aula, in gran parte destinate ad attività pratich e, e trecento di stage finali nelle migliori aziende italiane Il 2009 è stato l’anno dell’operatività per il Master in Design Moda e Gioiello, promosso dalla Fondazione il Tarì, insieme a Città della Scienza e con il finanziamento della Reg ione Campania, Assessorato alle politiche sociali, politiche giovanili, pari opportunità, immigrazione e sport guidato da Alfonsina De Felice. A frequentarlo, da sei mesi, ventitrè giovani con una formazione universitaria nel design (laurea triennale in disegno industriale o scienza dell’architettura,

laurea magistrale o specialistica in architettura, disegno industriale, disegno industriale per la moda, diploma di Accademia belle arti). La scelta di Fulvio Tessitore come presidente della Fondazione non è un caso: per lungo tempo Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, filosofo, storico e politico italiano, nessuno meglio di lui può promuovere e diffondere la cultura dell’innovazione e della ricerca, in questo caso nel settore dell’oreficeria.

L’alta formazione è cer tamente al primo posto tra g li obiettivi della Fondazione: in quest’ottica sono occorsi due anni di progettazione per poter dare il via, a giugno scorso, al primo Master post -laurea all’ins egna della qualità, garantita in primis dalle convenzioni stipulate con l’Università Federico II, con la Seconda Università degli Studi di Napoli ed altri Atenei, come per esempio quello di Bari. Mille ore di aula, di cui solo una minima parte dedicata a


lezioni frontali (ci si dedica principalmente ad attività pratica) e 300 di stage finali, che sarà possibile frequentare nelle aziende italiane di moda e gioielleria più rappresentative. L’idea è quella di aiutare gli allievi a diventare designer competenti non soltanto nella progettazione ma anche nella prototipazione e nella realizzazione degli oggetti, per evitare che il design resti un’astrazione concettuale. Oltre al corpo docente composto da 28 esperti di moda e del gioiello ad ogni livello della produzione, ogni mese gli studenti del Master incontrano personaggi di fama mondiale come il designer Paolo Ulian, il Managing Director Signity Italia, ENLIGHTENED™ Swarovski Elements William David

Gust, il direttore americano della Technical Education di Platinum Guild International Jurgen J. Maerz, il Group Accounts Director della Technogym Group Gianluca Laganà. Ai propri studenti, la Fondazione vuole assicurare i migliori interlocutori affinché, una volta inseriti nel mondo professionale, la loro apertura mentale permetta loro di distinguersi per creatività e competenze. È un esempio lineare di eccellenza, ma è stato davvero così immediato come sembra? «Il percorso che ci ha portati a questo livello di qualità - spiega Andrea Maria Romano, direttore del corso - non è stato privo di difficoltà, naturalmente. Quella più pesante è stata certamente la nostra “età”, relativamente giovane. È anche vero

che la scuola orafa tecnica è nata ancor prima del Tarì, quindi non siamo propriamente dei neofiti della formazione. È stato comunque complesso adattare questa esperienza alle nuove esigenze del mercato. Possiamo dire, con soddisfazione, che siamo sulla strada giusta per essere concorrenziali a livello nazionale ed internazionale». Quella della Fondazione si accosta alle altre attività organizzate nell’ambito del Tarì e destinate alle professioni nel comparto orafo, come i corsi di formazione per diplomati del TarìDesign che, attraverso la guida della responsabile del laboratorio, Elena Rivieccio, offre alle aziende che ne richiedono i servizi soluzioni stilistiche personalizzate. (CDM)


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Il cammeo: un gioiello contemporaneo di Eleonora Lucia Venino

Nel corso della sua lunga storia il cammeo ha legato la sua immagine a quella della gioielleria tradizionale fatta di ornamenti ricercati e sobria raffinatezza, ma l’emblema della gioielleria classica per eccellenza si trova oggi in una fase di cambiamento. Se nei secoli passati del cammeo veniva sottolineata soprattutto l’eleganza, nell’ul-

timo periodo è stato travolto da un’ondata dissacratoria: stampati sulle t-shirt,

no l’accessorio più ricercato dalle maison e stanno dimostrando un’incredibile capacità trasformista. Dalla raffinata ironia con cui Madame Coco inseriva la propria effigie nei cammei disegnati per Chanel, al sarcasmo pungente di Vivienne Westwood, fino alla scanzonata bigiotteria pop di Tarina Tarantino che osa colori accesi di plastica e smalti e

Anch e quando la lavorazione tradizionale è sostituita da produzioni industriali permane l’immaginario di riferim ento, reinterpretato con materiali e stili diversi incastonati in vertiginosi tacchi a spillo o ricavati da vecchi vinili, i cammei diventa-


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temi infantili: anche quando la lavorazione tradizionale è sostituita da produzioni industriali permane l’immaginario di riferimento, reinterpretato con materiali e stili diversi. Per molti artisti il cammeo è un terreno di espressione ricco di suggestioni e di potenzialità, da esplorare senza limitazioni. Per il pittore e scultore francese Georges Braque era il mezzo ideale per riprodurre i propri dipinti riducendone le dimensioni. Per Eija Mustonen i cammei sono escrescenze naturali dell’argento o della plastica, tanto che le spille dell’artista finlandese sembrano fossili trovati nel greto di un fiume, quasi a voler mettere in evidenza l’organicità della materia di cui sono fatti. Bettina Speckner si impadronisce della componente figurativa e la porta all’estremo con vecchie fotografie e object trouvé. Prendendo alla lettera la definizione di cammeo, scompone gli elementi (il ritratto, la conchiglia) e li utilizza nel modo più elementare possibile ovvero associando foto sbiadite e conchiglie raccolte sulla spiaggia. Rigore minimale e ironia contraddistinguono l’opera dell’inglese Jo Pond, i cui cammei ricordano quei quadri delle favole il cui soggetto annoiato abbandona la composi-

zione e lascia vuoto il paesaggio: nei cammei dell’artista le figure se ne sono andate e resta solo la montatura in argento e stoffa. La danese Alidra Alic Andre de la Porte stravolge la concezione di unicità del cammeo, legato da sempre alla lavorazione manuale, realizzando cammei in plastica per stampaggio ovvero con una tecnologia di produzione in serie agli antipodi della tradizionale logica produttiva. Tarja Lehtinen sposta l’attenzione sul riciclo e riuso dei materiali: nei suoi cammei la

preziosità è sostituita dalla tematica ambientale, e fondi di bottiglia sabbiati e montati su argento diventano gioiello. Alla figura incisa si sostituisce un pattern ottenuto per sabbiatura, togliendo al cammeo la tridimensionalità. Che si tratti di un omaggio al passato, di pura espressione della fantasia oppure della ricerca di nuove strade, ogni interpretazione arricchisce di significati l’antica arte del cammeo e ne prosegue, a suo modo, la storia.

nella pagina a sx: Eija Mustonen, “Cameo”, 2005 spilla in argento con cammei incrostati in alto: Tarja Lehtinen, “Cameo”, 2006-2007 spille in vetro sabbiato ricavate da fondo di bottiglia con supporti in argento a dx: Eija Mustonen, “Different Directions” spilla con due cammei annegati in un supporto in plastica


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Il leone scozzese non ruggisce più

Campbell Bridges, il gemmologo esploratore di Paolo Minieri* e Alberto Scarani** foto per gentile concessione di Bruce Bridges

Il suo impegno negli anni Settanta per lo sviluppo dell’estrazione e comm ercializzazione della Tsavorite ne hanno consentito l’apprezzam ento e la diffusione mondiale

Vivere in una capanna in Kenia, graziosamente infilata su un albero a 10 metri di altezza, salvare cuccioli di impala facendone mascottes, trafficare tranquillamente tra le fiere africane, comporre musica nella savana, affrontare cobra all’ingresso delle gallerie di scavo. Sono alcune cose che hanno segnato la vita di Campbell Bridges. Ma l’impresa che lo ha reso famoso è senz’altro la scoperta nel 1961 della varietà verde di granato successivamente denominata tsavorite. Quest’uomo, che per descriverla usava parole di scienza che suonavano come

meravigliose, involontarie poesie è stato ucciso in uno scontro con minatori illegali all’interno della sua concessione mineraria di Tsavo, in Kenya.“È stata un’imboscata” racconta il figlio rimasto ferito nello scontro - “ci siamo dovuti fermare perché alcuni tronchi bloccavano la strada, in un attimo una trentina di banditi armati di lance, machete e bastoni ci hanno circondato hanno fatto a pezzi la nostra scorta, ci siamo difesi per quanto possibile poi sono accorsi dei nostri minatori che hanno messo in fuga il gruppo. Ho visto mio padre cadere a pochi metri da me accoltellato più volte”. Da oltre 50 anni in Africa Bridges era considerato, a ragione, uno dei massimi

esperti, un vero gemmologo esploratore. Il carattere burbero ma amichevole e la sua imponenza avevano contribuito ad ammantare il personaggio di un’aura leggendaria. Il suo impegno negli anni Settanta per lo sviluppo dell’estrazione e commercializzazione della tsavorite ne hanno consentito l’apprezzamento e la diffusione mondiale. Fu lui inoltre che, sul finire degli anni Sessanta, grazie alla collaborazione con Tiffany, diede l’impulso che consentì alla tanzanite di divenire in breve tempo una delle gemme più apprezzate al mondo. Da anni ormai denunciava, inascoltato dalle autorità che ora il figlio accusa apertamente di collusione con i predoni, minacce da parte di


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gruppi di banditi locali. Ci lascia una serie sterminata di studi e pubblicazioni nei più vari settori della gemmologia e quella malinconia che accomuna tanti colleghi appassionati di gemme, rimpianto delle tante avventure perdute, indefinito mal d’Africa, spirito militante di scopritore. Chi volesse conoscere più a fondo quest’uomo che contemplava nel granato verde un insieme già perfetto e finito ben prima dell’avvento dei dinosauri può visitare il sito www.tsavorite.com *Consigliere Federazione Orafi Campani **Gemmologo IGI di Anversa

Tsavorite La tsavorite è la varietà verde del granato grossularia a cui è stato dato questo nome in onore del Tsavo National Park in Kenia, zona ricca di giacimenti. Il colore può variare da un verde mela vivo al verde/bluastro bottiglia ma è sempre abbinato ad una notevole brillantezza. Con un indice di rifrazione decisamente elevato (1.734-1.744) ed una durezza pari quasi a quella dello smeraldo nella scala Mohs (circa 7.5), la tsavorite è divenuta negli ultimi tempi sempre più apprezzata grazie anche al fatto che solitamente non viene sottoposta a trattamenti migliorativi dell’aspetto; inoltre, l’assenza di sfaldatura la rende molto resistente all’incastonatura ed all’uso quotidiano. Purtroppo cristalli grezzi superiori ai 10 carati sono piuttosto rari: da qui la relativa difficoltà di ottenere per il mercato esemplari di notevoli dimensioni. Viene molto spesso utilizzata, in misure piccole tagliate a brillante rotondo anche per realizzare dei pavé verdi cromaticamente omogenei, cosa da sempre molto difficoltosa da ottenere utilizzando gli smeraldi.


di Chiara Di Martino

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Il Tarì come nuovo riferimento nel calendario fieristico nazionale ed europeo Intervista al presidente Gianni Carità, dal 1996 alla guida del Centro produttivo di Marcianise di Chiara Di Martino

Fondatore e presidente del Tarì, Gianni Carità conosce ogni aspetto della realtà produttiva di Marcianise che dal ’96 ad oggi è cresciuta in numero di soci, fama e prestigio. Il Tarì si è ormai consolidato come centro di riferimento del comparto orafo del Sud Italia e si è ritagliato, specie negli ultimi anni, un ruolo attivo nel calendario fieristico nazionale ed europeo. Quattro gli appuntamenti fieristici di quest’anno: le due sessioni di Precious World, a maggio e a ottobre; l’evento

incentrato su Design & Ambiente svoltosi a febbraio e, infine, il Salone delle Eccellenze, nei due weekend centrali di novembre. Presidente, il Tarì ha sempre avuto una “vocazione fieristica” o è una realtà che si è consolidata di fatto? «Non posso escludere né l’una né l’altra risposta: nei primi 10 anni di vita del centro abbiamo utilizzato stand espositivi non permanenti per organizzare gli eventi. La sperimentazione ha avuto successo,

Il Tarì ha sempre avuto la vocazione di fornire ser vizi agli operatori, ma col tempo qu esta predisposizione si è fatta più forte, di fronte ai risultati ottenuti


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il Salone della gioielleria è diventato un appuntamento importante e così lo scorso anno abbiamo inaugurato i nuovi spazi, due grandi padiglioni coperti nella piazza centrale. Il Tarì ha sempre avuto la vocazione di fornire servizi agli operatori, ma col tempo questa predisposizione si è fatta più forte, di fronte ai risultati ottenuti. Oggi abbiamo un posizionamento preciso con spazi di medie dimensioni ma molto qualificati». La scelta di aprire al pubblico, durante l’ultimo Salone delle Eccellenze, non ha causato il rischio di confondere gli operatori? «Durante la manifestazione i moduli dei soci del Tarì sono rimasti chiusi e l’unica area aperta al pubblico - che ha avuto accesso non attraverso l’acquisto di un biglietto ma esclusivamente su invito -

è stata quella dei padiglioni della piazza centrale. Gli eventi che organizziamo camminano su un doppio binario, quello riservato agli operatori del settore orafo e quello indirizzato al pubblico: non c’è nessun rischio di confusione». Il Tarì non ha preso parte all’accordo di gennaio stipulato tra le fiere di Arezzo, Vicenza e Valenza. C’è una possibilità che in futuro questa intesa si allarghi al centro di Marcianise? «Siamo aperti al dialogo e alle collaborazioni, perciò se vorranno coinvolgerci siamo disponibili ad entrare nel sistema degli accordi tra enti fieristici. Stiamo crescendo: entro il 2011 avremo sei eventi fissi l’anno, 5 già a partire dal 2010. Oltre a quelli già a regime, dal prossimo anno se ne aggiungerà un altro dedicato all’accessorio di lusso».

Il Salone delle Eccellenze al Centro Orafo “Il Tarì”

Il presidente del Tarì Gianni Carità con il sottosegretario allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, all’inaugurazione del Salone delle Eccellenze


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Italian Jewellery Awards  Creatività e design protagoisti assoluti di Chiara Di Martino photo Massimo Fiorino

Sono arrivati alla II Edizione, con risultati in crescita, gli Italian Jewellery Awards, organizzati dall’Assessorato alle Attività produttive e al Turismo della Regione Campania e da Universal Marketing: un evento dal respiro internazionale grazie alla partnership con lo storico premio inglese al quale è ispirato, The UK Jewellery Awards, e con Spring Fair International/The Jewellery Show. Il più importante premio italiano per la gioielleria e il design gode del patrocinio di Fiera di Vicenza, l’ICE, Istituto nazionale per il commercio estero, e di ADI, Associazione per il disegno industriale, e ha beneficiato del supporto di tutti i Consorzi orafi campani: Antico Borgo Orefici, il Tarì, Oromare e Vulcano

Promart - Torre del Greco. La premiazione si è svolta sabato 28 novembre nella splendida cornice del Chiostro della Chiesta di San Lorenzo Maggiore a Napoli: a presentare gli ospiti e a chiamare sul palco i vincitori, l’attrice e cantante partenopea Serena Autieri. Protagonisti assoluti dell’edizione 2009, la creatività e il design. Una categoria in più rispetto allo scorso anno - Miglior giovane designer campano - e una location differente (l’edizione 2008 si svolse ad Amalfi). A valutare le proposte dei partecipanti, cinque finalisti per ogni categoria, una giuria internazionale composta da esperti del settore. Per la categoria “miglior giovane designer italiano” si è aggiudicato il primo

posto Stefano Marchetti, padovano diplomato in Belle Arti e vincitore di numerosi concorsi internazionali; il premio per il “miglior designer professionista italiano” è stato assegnato a Gabriele DeVecchi, celebre per le innovative tecniche di lavorazione e per l’originalità dei materiali con cui produce le sue opere; la gemmologa che da anni fa incontrare Oriente ed Occidente Sarah Ho è stata proclamata vincitrice nella categoria “miglior giovane designer britannico”; la giuria ha riconosciuto Mario Bottiglieri designer e creativo, ideatore di gioielliamuleto - come “miglior giovane designer campano”; per il secondo anno consecutivo, il “punto vendita più innovativo” è quello di Pomellato, che ha partecipato al


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il miglior designer professionista

il miglior giovane designer italiano

la più innovativa campagna di comunicazione

Gabriele DeVecchi

Stefano Marchetti

Bulgari

nella splendda cornice del complesso di San Lorenzo Maggiore di Napoli si è svolta la seconda edizione del premio

la più innovativa azienda orafa italiana

San Lorenzo

il miglior giovane designer britannico

Sarah Ho

premio con le boutique di Monaco e Miami; la maison Bulgari è, secondo la Giuria, la maison che ha prodotto la “più innovativa campagna di comunicazione”; il premio per il “miglior prodotto realizzato con materiali e tecniche proprie della gioielleria campana” è andato a François Loffredo, la cui azienda è conosciuta in tutto il mondo per l’alta manifattura di gioielli in corallo e pietre preziose; infine, è l’azienda milanese San Lorenzo, che affida le proprie creazioni ai migliori architetti e designer del mondo, la “più innovativa azienda orafa italiana”. Presenti all’evento, tra i tanti, l’Assessore alle Attività produttive e al Turismo Riccardo Marone, il direttore di Fiera di Vicenza Domenico Girardi, il presidente

della Fondazione il Tarì Fulvio Tessitore, i presidenti dei consorzi campani Gianni Carità (il Tarì)), Roberto de Laurentiis (Antico Borgo Orefici), Ciro Esposito (Vulcano - Torre del Greco), l’assessore provinciale Franco Malvano, il project manager Fabrizio Monticelli, il direttore del Master in Design moda e gioiello della Fondazione il Tarì Andrea Romano e il Soprintendente Archeologico delle Provincie di Salerno e Avellino Maria Luisa Nava. Sorpresa e soddisfazione è stata espressa dai vincitori presenti alla serata. «I riconoscimenti ufficiali di valore oggi sono più utili che mai - ha dichiarato emozionato Stefano Marchetto, miglior giovane designer italiano - perché nel nostro Paese ci


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il miglior prodotto realizzato con materiali e tecniche campane

il più innovativo punto vendita

Pomellato - Miami

Loffredo

il miglior giovane designer campano

Mario Bottiglieri siamo adagiati sulla gloria del passato. È necessario ora più che mai fare il punto della situazione e se negli ultimi anni abbiamo fatto qualche passo indietro è perché abbiamo smesso di parlare, di discutere, di confrontarci. Se un premio, organizzato in modo impeccabile come gli Italian Jewellery

Awards, ci offre questa possibilità, ben venga». «Vincitori per due anni consecutivi del premio per il punto vendita più innovativo: vuol dire che siamo sulla strada giusta - ha spiegato a nome di Pomellato Maddalena Capra -. In ognuno dei nostri negozi c’è una identità di fondo molto

forte, ma allo stesso tempo tentiamo di stupire i nostri clienti ogni volta in modo nuovo e, a quanto pare, ci riusciamo. Visto il livello raggiunto dall’organizzazione di questa seconda edizione - ha continuato - il premio italiano della gioielleria ora può permettersi di puntare a una maggiore internazionalizzazione». I vincitori dei premi, con l’Assessore Marone e la presentatrice Serena Autieri


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Il Lange 31

Una cassa di importanti un diam etro di 45,9 mm e 15,9 mm racchiude il compl del Lange 31 primo orolog polso con riserva di 31 g

MONATS-WERK ovvero movimento di un mese di Mario Didone

Una cassa di importanti dimensioni con un diametro di 45,9 mm e un’altezza di 15,9 mm racchiude il complicato movimento del Lange 31, primo orologio meccanico da polso con riserva di 31 giorni - 744 ore - e un meccanismo tenditore che permette una erogazione della forza delle 2 molle costante per tutto il tempo. Il calibro è il L 034.1, è composto da 406 componenti, 61 rubini - tre racchiusi in altrettanti castoni in oro - un supporto in zaffiro trasparente, il bilanciere in Glucydur, spirale Nivarox regolazione micrometrica con molla a collo di cigno, 21.600 alternanze/ora, immutate le finiture presenti su ogni movimento della Lange & Sohne, quali il ponte del bilanciere inciso a mano, la platina ¾ e i ponti in alpacca naturale oltre al quadrante in argento massiccio. Entrando nei particolari di questo movimento, è impressionante per esempio la lunghezza delle 2 molle ciascuna di 1,85 mt. contenute in 2 bariletti sovrapposti aventi un diametro di 25 mm che occupano ¾ del movimento, e il meccanismo tenditore posto tra i due bariletti e lo

scappamento, creato per far si che da un lato rimanesse inalterata per tutto il mese la coppia fornita dalle molle e dall’altro che tale forza fosse perciò uniforme verso il rotismo dello scappamento, quindi medesima amplitudine e alta precisione. Questo particolare meccanismo è formato da una spirale precaricata e fissata sul perno della ruota secondi che viene ritesa ogni 10 secondi con un angolo di 60 gradi, effettuato dalla camma a forma triangolare - detta di Reuleaux - la quale attraverso una rotazione sposta una leva oscillante avente alle estremità due palette in rubino che fermano alternativamente una ruota con un pignone collegata al bariletto attraverso un rotismo che ruota ogni volta di 180°. A seguito di ogni semirotazione la spirale viene ricaricata con forza costante riceduta dopo 10 secondi sottoforma di coppia allo scappamento. Un altro oggetto complementare, ma essenziale al funzionamento del meccanismo è la chiavetta usata per caricare l’orologio attraverso il foro presente sul fondo in vetro zaffiro. È bene sapere che, al di là della particolare forma e della grandezza,

questa chiavetta racchiude al suo interno un piccolo ma sofisticato meccanismo (è una chiavetta a cricco con una ruota libera e un limitatore di coppia tale da impedire di caricare eccessivamente le molle). Quindi la corona tradizionale posta a ore 3 viene utilizzata solo per la messa all’ora, mentre il pulsante a ore 10 è utilizzato per la messa a punto del datario. Tornando alla cassa questa è realizzata oltre che in Platino, anche in oro rosa dallo scorso salone di Ginevra 2009. Le indicazioni sul quadrante sono la finestrella del tipico grande datario della Lange & Sohene, l’indicatore della riserva di carica da 0 a 31 con una sezione in rosso ad indicare l’esaurirsi della carica, ore minuti e secondi - lancette in oro. Una nota di merito anche alla fibbia deployante provvista di un dispositivo di sgancio completo del cinturino da un lato così da permettere facilmente l’accesso della chiavetta nel foro del fondo per il caricamento mensile. L’orologio, a due anni dalla presentazione, è ora disponibile presso i concessionari ufficiali.


dim ensioni con e un’altezza di licato movim ento gio m eccanico da giorni - 744 ore

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linea Contemporary, mod. HB 4001.1

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Hugo Boss

La vera classe in sintonia con le tendenze attuali

mod. HB 4006

L’essenzialità in termini di stile e funzionalità è tutta nelle collezioni BOSS Black FW09, nelle versioni uomo e donna. Il modello HB 2003 presenta una interessante alternativa al quarzo multifunzione. Il quadrante rettangolare è caratterizzato da una zona centrale rotonda al cui interno sono presenti tre differenti contatori: per i giorni della settimana, per la data e per le 24 ore. L’ampiezza della cassa offre semplicità di lettura mentre la corona con doppia cornice dona un senso di robustezza e ne facilita la regolazione. È proposto nella versione grigia, discreta e delicata. Il

mod. HB 2001 versione Phantom

quadrante presenta lavorazione a raggi nella zona esterna e lucida nella parte centrale, numeri romani ed indici applicati. Il cinturino imbottito è in pelle con stampa coccodrillo e chiusura con ardiglione. L’impermeabilità è garantita fino a 3 ATM. BOSS Black “racing” ritorna alla potenza e virilità del modello HB 2001 con un look più aggressivo e motoristico. Un’interessante combinazione di acciaio, pelle e silicone che sviluppano un effetto ancora più sorprendente nella versione “Phantom”, interamente ionizzata nera. L’HB 2001 con movimento cronografico al quarzo (12 ore/minuti/secondi) e datario, ha il quadrante con lavorazione guilloché sulla parte principale e a cerchi sui contatori dei 60’, 60’’ e 24h cronografate, oltre che sull’indicatore dei 15’. La sua impermeabilità è garantita fino a 10 ATM. (GP)

mod. HB 2003


INCA 82

Origine e misteri delle civiltà dell’oro Brescia: una mostra racconta l’antico popolo precolombiano attraverso 270 opere che per la prima volta varcano i confini nazionali

Maschera funeraria in oro Cultura Sicán (750-1375 d.C.) Lambayeque, Museo Arqueológico Nacional Brüning


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La più importante civiltà precolombiana sceglie Brescia per raccontare la sua storia. Al Museo di Santa Giulia, dal 4 dicembre 2009 al 27 giugno 2010, “INCA, origine e misteri delle civiltà dell’oro”, la prima parte di un importante percorso espositivo che in contemporanea si integra con la mostra postcolomPLUS ULTRA. Oltre il Barocco”, biana “P un diverso momento espositivo che traccia un movimento artistico-storico-letterario-culturale che al di là degli influssi spagnoli si differenzia da quello europeo per codici espressivi. Ben 270 e più opere provenienti dai principali musei peruviani; oggetti in oro, argento, bronzo e rame, terrecotte, tessuti, sculture in pietra e in legno che per la prima volta varcano i confini nazionali. Capolavori che dicono della maestosità dell’antica oreficer ia, del politico, del religioso e del sopraterreno di una delle più avanzate civiltà delle Ande centrali antecedenti alla colonizzazione europea delle Americhe. Un percorso curato da un team di esperti che va dal 1500 a. C. fino all’arri-

vo degli Spagnoli nel 1532, articolato in dieci sezioni: Cronologia, Le Tecniche di trasformazione del metallo, La Cosmovisione, Le Linee di Nasca, I Costumi, Le Libag ioni, La Musica, La Guerra, La Morte, I Preziosi. Dieci unità interpretative della spiritualità dei popoli dell’antico Perù, fondata su religioni che permeavano ogni aspetto della vita quotidiana, dai paraphernalia rituali, agli ornamenti, ai reperti del corredo funerario che accompagnavano i morti nell’inframondo. “INCA, origine e misteri delle civiltà dell’oro, è uno dei primi atti celebrativi del bicentenario dell’indipendenza di alcuni paesi latinoamericani, poiché la civiltà Inca è stata ed è la base dell’identità del nostro continente, come lo sono le grandi civiltà americane”, dalle parole di Felix De Negri, rappresentante dell’ambasciata peruviana in Italia. “Il metallo è il filo conduttore dell’evento”, sostiene Paloma Carcedo De Mufarech, studiosa esperta d’arte pre-

colombiana della Pontificia Universidad Catòlica del Perù di Lima, nonché curatrice della mostra, e “t r as fo r m ar e un a m a t e r ia pr i m a c om e i m etalli prezios i in un ogg etto s untuar io è st ata un’opera ardua presso tutte le antiche cult ure” che, come le precolombiane andine, sentivano ogni aspetto della loro vita governato da invisibili forze. “Per tali ragioni l’oggetto suntuario, in questo caso di metallo, deve essere fruito non solo per il suo valore estetico, ma anche in quanto portatore di un’ideologia ancestrale all’interno della quale esso assolse un ruolo di mediazione tra il divino e l’umano”. L’iniziativa, promossa dal Comune di Brescia, è sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è organizzata in stretta collaborazione col governo peruviano e gode del sostegno delle istituzioni per uviane presenti in Italia.

lunedì - giovedì dalle 9,00 alle 19,00 Info e prenotazioni: numero verde 800775083 www.incabrescia.it info@incabrescia.it

venerdì, sabato e domenica dalle 9,00 alle 20,00

aperture speciali 7, 8 dicembre; 1 gennaio (dalle 13,00 alle 20,00); 5 aprile chiusure speciali 24, 25, 31 dicembre


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sezioni della mostra

Cronologia, Le Tecniche di trasformazione del metallo, La Cosmovisione, Le Linee di Nasca, I Costumi, Le Libagioni, La Musica, La Guerra, La Morte, I Preziosi

Orecchino d’oro Intermedio Antico (200-600 d.C.) Lima, Museos “Oro del Perú” “Armas del Mundo” - Fundación Miguel Mujica Gallo


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Fuso o spatola per la calce d’oro e turchese (particolare) Stile Frías, Intermedio Antico (200-600 d.C.) Lima, Museos “Oro del Perú”- “Armas del Mundo” Fundación Miguel Mujica Gallo


AsteMostre 87

a cura di Cristiana Giordano

GLI OROLOGI DI PATRIZZ&CO L’asta di Patrizzi & Co del prossimo 14 dicembre a New York nello showroom di Madison Avenue Suite 605, presenterà soltanto pezzi per collezionisti dai gusti più ricercati con 90 lotti tra orologi, pendole e accessori. La vendita "Eccezionali Capolavori di Orologeria una collezione esclusiva di notevoli esemplari di raffinata arte orologiera" metterà in risalto i compimenti dell’orologeria nell’innovazione, nel design e nella manifattura. In asta due orologi Art Déco con cristallo di rocca; una rara collezione di cronografi Patek Philippe con calendario perpetuo, Ref. 3970, con quadranti su misura; un orologio da polso con smalto “cloisonné” Patek Philippe, in commemorazione dell’Anno della Capra; un Patek Philippe "Celestial," Ref. 5102; un Vacheron Constantin in oro rosa ripetizione minuti extra piatto del 1940; e una rara selezione di preziose chiavi per orologi. Non ultimo, un Calendario Perpetuo Patek Philippe, Ref. 5036/1, oltre ad alcuni trofei appartenenti al grande Lenny Dykstra.

GIOIELLI D’EP OCA ALL’ASTA DI FINARTE 15 dicembre, un’asta di Finarte in Corso Magenta a Milano dedicata ai gioielli d’epoca e agli orologi, con oltre 450 lotti con esemplari del XIX secolo e dei primi anni del Novecento, degli anni ’20, ’30, ’40, ’50 e ’60. Non mancano le creazioni “firmate” dalle maisons più note e prestigiose, gioielli con le perle, recentemente riscoperte anche dalle signore più giovani e gemme “importanti” prive di montatura per un investimento alternativo, tra cui un diamante fancy intense yellow taglio cuscino modificato a brillante, raro per il colore e importante per i suoi 11,42 carati, offerto con una valutazione di 180/240 mila euro.

OROLOGI, ARGENTI E GIOIELLI BATTUTI ALL’ASTA A FIRENZE La Casa d’Aste Pandolfini propone l’ultimo appuntamento del 2009 con gli Argenti, gioielli e orologi da polso per il 14 dicembre a Firenze. Uno dei lotti di maggior pregio tra i gioielli è un bracciale in oro giallo, smeraldi, diamanti e smalti, realizzato a cerchio rigido con le due estremità modellate a teste di pantera contrapposte, ciascuna decorata in smalti avorio, nero e rosso, il muso in brillanti, gli occhi in smeraldi cabochon, g 87, en suite con la spilla (stima 3.200/4.000 euro). Gli appassionati di orologi da polso troveranno modelli interessanti come un Rolex Oyster Perpetual Cosmograph Daytona, ref. 6239, cassa n. 923364, 1963, in acciaio, cassa in tre corpi con fondello e corona Twinlock a vite, pulsanti a pompa, lunetta graduata con scala tachimetrica a 300 unità. Il quadrante è nero matt con contatori argenté a rigature concentriche, indici applicati e lancette a bastone, secondi cronografici bianchi al centro. Movimento a carica manuale calibro 72B. Bracciale a maglie Oyster con chiusura deployante. Diam mm 36 (stima 14.000/18.000 euro).

A Roma “Design after school” Dal 5 al 15 dicembre la Sezione Arti Design e Nuove Tecnologie del Dipartimento I.T.A.C.A. della Sapienza Università di Roma, organizza l’edizione 2009 di Roma Design + Week la mostra. Il fattore di creatività e innovazione è il fil-rouge della mostra di design in cui saranno esposti i lavori di designer di età inferiore ai 35 anni suddivisi in 6 ambiti: product, furniture, exhibit, transportation, communication, e per i patiti dei gioielli c’è anche il settore fashion e design degli accessori per il corpo e abbigliamento. www.romadesignpiu.it/das/index.html Winter exhibition All’Alternatives Gallery di Roma dal 10 dicembre fino al 9 gennaio 2010 c’è il consueto appuntamento con i capolavori di numerosi designer che presentano in questa sede i loro gioielli realizzati per un evento speciale come il “Winter exhibition”. In-Between the Years Alla fine dell’anno gli artisti della vecchia guardia e le nuove leve dell’arte del gioiello si incontrano e si confrontano in una esposizione presso la Galerie Pilartz di Colonia in programma fino al 9 gennaio 2010. Fra questi figurano Kazumi Nagano, Helen Britton, Christa Lühtje, Andrea Wagner, Michael Becker, Silke Spitzer, Julia Turner. Diademi e gioielli reali. Capolavori dell'arte orafa italiana per la Corte Sabauda Fino al 10 gennaio 2010 la Reggia di Venaria ospita un'esposizione sui gioielli della Corte Sabauda realizzati a partire dall'Ottocento dai migliori orafi italiani. Accanto a questi, i gioielli “civili” che la devozione del popolo, dell’aristocrazia e della famiglia reale donarono nei secoli al santuario della Madonna d’Oropa. 14 dicembre all’asta


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Tremonti-ter: un’opportunità per rinnovare l’impresa di Marco Cantarella*

In tempi di crisi è difficile investire per migliorare il processo produttivo o di servizio, anche se sarebbe necessario poiché proprio nei momenti più duri occorre avere il massimo grado di competitività. A questo scopo, un aiuto alle imprese può venire dalla legge “Tremonti-ter”, che prevede la detassazione, dal reddito d’impresa, di un importo pari al 50% del valore degli investimenti in nuovi macchinari ed in nuove apparecchiature compresi nella divisione 28 della Tabella ATECO 2007, effettuati dal 1 luglio 2009 al 30 giugno 2010. Si tratta dunque di un beneficio che viene concesso a fronte di nuovi investimenti (peraltro non tutti; più avanti vedremo quali) e che può essere fruito a partire dall’anno successivo a quello di effettuazione. Certamente, un contributo a fondo perduto od un’anticipazione sotto forma di credito agevolato avrebbero costituito un maggiore stimolo per le imprese, dato che oggi il problema è soprattutto la liquidità; tuttavia non va sottovalutato che la Tremonti-ter consente comunque di recuperare una parte consistente del valore dell’investimento, sia pure più avanti nel tempo, e quindi rappresenta comunque un’occasione da sfruttare che potrebbe non ripresentarsi in futuro. Vediamo ora in sintesi come funziona la norma: 1. Chi ne può beneficiare Tutti i titolari di reddito d’impresa residenti nel territorio dello Stato: in pratica l’intero mondo delle imprese senza distinzioni di tipologia (sono esclusi i lavoratori autonomi) e qualsiasi sia il regime fiscale applicato (forfettari, sostitutivi o semplificati). Possono accedere ai benefici anche le imprese costituite dopo il 1 luglio 2009, data di entrata in vigore della norma. 2. Investimenti agevolabili Sono agevolabili gli investimenti in nuovi macchinari ed apparecchiature compresi

nella divisione 28 della tabella ATECO 2007, purché siano impiegati all’interno del processo produttivo o di servizio. È ammesso l’acquisto tramite leasing (ad esclusione di quello operativo). Essendo la tabella ATECO un elenco di attività produttive e non di beni, ciò ha generato una serie di incertezze ed interrogativi in merito ai beni effettivamente agevolabili. Utilizzando anche i primi chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, cerchiamo di individuare le categorie di beni più interessanti per il settore orafo. Innanzitutto, sono comprese tutte le mac-

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti


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chine per la formatura e la lavorazione dei metalli (classe 28.41) e quindi gran parte dei macchinari presenti in un laboratorio orafo. Al riguardo, va purtroppo sottolineato che la “Tremonti-ter” è oggettivamente più orientata a favorire il settore manifatturiero, avendo escluso dal campo dell’agevolazione molti beni tipici dell’attività commerciale, come gli arredi e le attrezzature da esposizione. Comunque, vi sono alcune categorie di beni che possono trovare utilizzo in un’azienda commerciale, fermo restando che quest’ultima, ove in possesso di laboratorio per produzione o riparazione di preziosi, ha diritto ad ottenere l’agevolazione sull’acquisto di macchine utensili per lavorare i metalli. Tra i beni agevolabili che possono facilmente trovare utilizzo in un’impresa commerciale vi sono: sistemi per riscaldamento, condizionatori, registratori di cassa, fotocopiatrici, cartucce toner, bilance (escluse le bilance di precisione da laboratorio). Sono esclusi computer, periferiche e software, a meno che non siano indispensabili al funzionamento di macchinari ammissibili alla detassazione. I beni agevolabili devono essere nuovi di fabbrica. Potrebbero comunque esserci ulteriori modifiche alla lista dei beni agevolabili: il Parlamento sta valutando un emendamento che, tra l’altro, estenderebbe il beneficio agli immobili strumentali per natura, come capannoni ed uffici, con una proroga al 31 dicembre 2011 per questi beni.

3. Valore dell’agevolazione È stato cancellato il riferimento alla media degli investimenti nei cinque periodi d’imposta precedenti ed all’entità dei disinvestimenti presente nella “Tremonti-bis”. Quindi, l’importo dell’investimento agevolabile è pari al costo sostenuto compresi gli oneri accessori (spese di installazione, trasporto ecc.) sul quale va calcolato il 50% dello sconto fiscale. 4. Quando si considera effettuato l’investimento? Il momento di effettuazione degli investimenti secondo quanto previsto dall’art. 109, commi 1 e 2, del T.u.i.r., coincide con la consegna del bene, anche in caso di leasing. 5. Quando si può utilizzare l’agevolazione? Dal 16 giugno 2010 per gli investimenti effettuati tra il 1 luglio ed il 31 dicembre 2009; dal 16 giugno 2011 per quelli operati nel 2011. 6. Su cosa opera l’agevolazione? Solo su Irpef ed Ires, con esclusione dell’Irap. Il beneficio consiste in una variazione in diminuzione del reddito di impresa del periodo di imposta di effettuazione degli investimenti agevolabili, pari al 50% di questi ultimi. In caso di chiusura in perdita, l’agevolazione potrà ugualmente essere utilizzata abbattendo il reddito dei periodi di imposta successivi. L’agevolazione può però essere fruita solo al momento del saldo d’imposta: gli

acconti devono essere versati senza tener conto di essa. 7. Cumulo con altre agevolazioni La “Tremonti-ter” è cumulabile: • con il credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate (cd. “Visco Sud” - art. 1, commi da 271 a 279, legge Finanziaria 2007); • con il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo previsto dall’art. 1, commi da 280 a 284, della medesima legge Finanziaria 2007. Il cumulo, invece, non si applica per le spese di riqualificazione energetica (il 55% previsto dall’art. 1, commi 344 e 345, della stessa legge Finanziaria 2007. 8. Revoca Il beneficio viene revocato se i beni oggetto degli investimenti vengono ceduti o destinati a finalità estranee all’attività d’impresa prima del secondo periodo d’imposta successivo all’acquisto. Inoltre, in caso di leasing, il mancato esercizio del diritto di riscatto e la cessione del contratto di leasing a terzi prima del secondo periodo di imposta successivo a quello di realizzazione dell’investimento costituiscono motivo di revoca. In caso di cessione dell’azienda o di un suo ramo, l’agevolazione non viene revocata se i beni vengono mantenuti in azienda per il periodo previsto dalla norma. *Direttore Federazione Orafi Campani


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Arriva l’arbitro in banca

Un nuovo strumento per difendere i diritti dei clienti delle banche

I rapporti tra banche e clienti sono spesso attraversati da piccole e grandi controversie intorno alla gestione dei rapporti bancari (spese eccessive di tenuta del conto,

applicazione di commissioni sul massimo scoperto, caricamento di costi non chiari sul conto, etc.). Sovente le aziende finiscono per subire i comportamenti delle banche, per non imbarcarsi in una costosa causa giudiziaria o per mantenere il rapporto con l’istituto bancario.

Ora c’è un nuovo strumento per far valere i propri diritti senza dover andare in tribunale: è l’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), promosso e regolamentato dalla Banca d’Italia in applicazione dell’art. 128-bis del Testo Unico Bancario. Vediamo ora come funziona l’ABF. Non solo le banche sono soggette alle decisioni dell’ABF, ma anche gli intermediari finanziari iscritti negli elenchi previsti dagli art. 106 e 107 del Testo Unico Bancario, gli istituti di moneta elettronica che operano in Italia, Poste Italiane per le attività di Bancoposta, e le banche e gli intermediari esteri che operano nel nostro Paese. Se il cliente non riesce a


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Un nuovo strumento per far valere i propri diritti senza dover andare in tribunale: è l’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), promosso e regolamentato dalla Banca d’Italia in applicazione dell’art. 128-bis del Testo Unico Bancario.

risolvere la controversia direttamente con la banca o l’intermediario finanziario può ricorrere all’ABF; è importante sottolineare che non è necessaria l’assistenza di un avvocato. Le decisioni dell’ABF sono vincolanti come quelle della Magistratura? No, ma se la banca non le rispetta, il suo inadempimento viene reso pubblico. Quali sono le controversie di competenza dell’ABF? Tutte quelle relative all’accertamento di diritti, obblighi e facoltà, indipendentemente dal valore del rapporto al quale si riferiscono, nonché le controversie relative a richieste di denaro entro il limite di 100.000 euro. Ad esempio una controversia riguardante fido del valore di oltre 100.000 euro può essere sottoposta all’ABF solo se si tratta di accertare diritti, obblighi e facoltà (come gli obblighi documentali da parte della banca o la cancellazione di un’ipoteca) ma non que-

stioni relative all’erogazione della somma. Sono escluse dalla competenza dell’ABF le operazioni relative a beni o servizi diversi da quelli bancari e finanziari, la compravendita di azioni o obbligazioni o operazioni in strumenti finanziari derivati. Inoltre, se una controversia è già oggetto di causa o riguarda operazioni anteriori al 1 gennaio 2007, non può essere sottoposta all’ABF. Qual è la procedura per ricor rere all’ABF? Il cliente deve dapprima presentare reclamo alla banca; se questa non risponde entro 30 giorni, ha 12 mesi di tempo per fare ricorso all’ABF, versando solo un contributo spese di 20 euro che sarà rimborsato dalla banca se il ricorso è accolto. L’ABF chiederà alla banca di proporre le sue controdeduzioni entro 45 giorni. Trascorso tale termine, l’ABF ha 60 giorni di tempo per pronunciarsi. Se il cliente o la banca non sono soddi-

sfatti della decisione dell’ABF, possono adire l’Autorità giudiziaria. In ogni caso, se la banca non rispetta la decisione o assume un atteggiamento ostruzionistico durante la procedura di accertamento dell’ABF, il suo comportamento sarà reso pubblico sul sito internet dell’ABF, su quello della Banca d’Italia e, a spese della banca stessa, anche in due quotidiani ad ampia diffusione nazionale. Come è composto l’ABF? Esso è un organo neutrale composto da tre membri scelti dalla Banca d’Italia, uno in rappresentanza degli intermediari finanziari ed uno degli utenti. Esso ha sede presso la Banca d’Italia a Milano (con competenza per il Nord), Roma (Centro, Sardegna e Abruzzo), Napoli (Sud). (MC)

I ricorsi possono essere indirizzati a: Segreteria tecnica del Collegio di Milano Via Cordusio, 5- 20123 Milano Telefono: 02 724241 Segreteria tecnica del Collegio di Roma Via Venti Settembre, 97/e - 00187 Roma Telefono: 06 47921 Segreteria tecnica del Collegio di Napoli Via Miguel Cervantes, 71 - 80133 Napoli Telefono: 081 7975111 Per maggiori dettagli, si può scaricare dal sito www.arbitrobancariofinanziario.it la guida pratica per la risoluzione stragiudiziale delle controversie attraverso l’ABF con il relativo modulo per il ricorso.


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Work Esperience I progetti potranno avere una durata massima di dodici m esi e riguarderanno giovani di etĂ  dai 18 ai 32 anni disoccupati da alm eno sei m esi e residenti nella regione da alm eno cinqu e anni


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Un provvedimento per favorire l’occupazione giovanile di Anna Lepre*

Da venerdì 11 dicembre sarà possibile per le aziende interessate inviare domande compilando moduli on line per ospitare giovani tirocinanti con borse lavoro finanziate dalla Regione Campania. I progetti di work esperience potranno avere una durata massima di dodici mesi e riguarderanno giovani di età dai 18 ai 32 anni disoccupati da almeno sei mesi e residenti nella regione da almeno cinque anni. I fondi messi in campo dalla Regione Campania (Assessorato alle Attività Produttive) ammontano per le borse lavoro a 28 milioni di euro e sono attinti dal Fondo Sociale Europeo, asse II occupabilità. I giovani dovranno avere quanto meno il diploma di scuola media inferiore. Se diplomati potranno fruire di una borsa di 400 euro mensili, se laureati, anche se con laurea breve, di 500 euro. L’importo non verrà erogato durante l’eventuale periodo di chiusura per ferie dell’azienda in questione. L’impegno dei giovani sarà pari a venti ore settimanali. Per le work esperience non sono previsti riconoscimenti ai fini previdenziali o assistenziali. Sempre attraverso il Fse la Regione rende disponibili altri 7 milioni destina-

ti a finanziare le aziende che, entro un mese dal termine del periodo di tirocinio, decidano di assumere i giovani a tempo indeterminato. È previsto un contributo massimo di dodicimila euro per assunzione, da erogare in unica soluzione. Per poter partecipare ai progetti di work esperience, i giovani dovranno essere iscritti al centro per l’impiego di competenza territoriale. Sarà escluso chi abbia prestato attività lavorativa nell’impresa ospitante nel corso dell’anno precedente la presentazione della domanda da parte dell’impresa. Resteranno fuori anche coniugi, parenti e affini entro il secondo grado del titolare o del socio dell’impresa ospitante. Per il resto, la gamma degli aspiranti è molto ampia, visto che le borse potranno essere assegnate a personale di qualsiasi qualifica. La selezione dei giovani è riser vata all’autonomia aziendale. Possono presentare le domande per ospitare i borsisti aziende di qualsiasi dimensione. Dovranno essere iscritte al registro delle imprese e avere le unità dove ospitare i giovani nell’ambito del territorio campano. Sono invece esclusi

dalla possibilità di partecipare al bando sia singoli liberi professionisti che loro associazioni. Allo stesso modo non rientrano nel novero delle imprese interessate dal provvedimento quelle operanti in attività connesse all’industria carboniera e siderurgica, al settore della costruzione navale ed al settore delle fibre sintetiche. Sono altresì escluse le attività a carattere stagionale. Pe r pote r fr u ire de ll’oppor tunit à, inoltre, le aziende non dovranno, nei dodici mesi precedenti, avere effettuato licenziamenti per riduzione di personale, salvo che per giusta causa o per raggiungimento dei requisiti del pensionamento, e non dovranno avere fatto ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, né ordinaria, né straordinaria o in deroga. Vi sono, infine, limiti numerici per il ricorso ai borsisti da parte delle aziende. Per le aziende fino a 5 dipendenti con contratti a tempo indeterminato vi è la possibilità di ospitare al massimo un borsista. Per quelle da 6 a 19 dipendenti, il numero sale a due. Per tutte le altre, è fissato un massimo di tre borsisti finanziabili. *Commercialista


La Romantica atmosfera del San Valentino di Elisabetta Bowinkell*

Passato il luccichio sfavillante della vetrina natalizia, ci accingiamo alla scenografia per il prossimo evento, San Valentino. Di gusto romantico, sobrio e un po’ retrò sarà il nostro allestimento che prenderà forma attraverso la presenza di oggetti antichi. La scelta cromatica ricadrà sicuramente sul bianco latte e le tonalità dorate. Di grande effetto scatole, porta-pillole, ventagli e magari un carillon, un vecchio libro o un portagioie che si impiegheranno come scrigni e supporti per collocare collane, anelli e fili di perle, queste ultime sempre gradite ed eleganti. Suggestivo l’accostamento ad un vecchio scialle in seta che per la sua morbi-

dezza abbraccerà con grande charm e discrezione. Fondamentale un paio di raffinati guanti, in seta lucida, magari di color rosso, come l’amore, nei quali provvederemo ad inserire della carta o dell’ovatta per rendere meglio l’idea di accessori indossati. All’anulare sfoggeremo uno dei più spettacolari anelli di cui disponiamo e faremo in modo che su di esso cada la luce di un faretto per accentuare lo scintillio delle pietre o dell’oro. La presenza di qualche bel fiore, in seta o in carta, purché di buona fattura, sarà un piacevole tocco di vivacità. Buon San Valentino! *visual merchandiser


iamo Valore ai tuoi Valori Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi Gioiellieri Argentieri Orologiai

La Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi Gioiellieri Argentieri Orologiai da più di 50 anni opera in Italia a favore del settore orafo. Attraverso 70 associazioni locali promuove inizitive a tutela degli oltre 8.000 soci, organizza corsi e convegni su temi di attualità, offre la possibilità di partecipare alle più importanti manifestazioni fieristiche del settore a condizioni vantaggiose, stipula convenzioni con grandi aziende a livello nazionale e tiene costantemente informati gli associati sulle più recenti disposizioni di legge in materia facendosi promotrice di innumerevoli iniziative nell’interesse di tutto il settore orafo italiano.

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n. 6 dicembre 2009