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NICOLETTA D’ARBITRIO

I borghi e le strade delle arti di Napoli I GIOIELLI E I TESSUTI D’ORO E D’ARGENTO DEI MAESTRI DELL’ARTE


NICOLETTA D’ARBITRIO

I borghi e le strade delle arti di Napoli I GIOIELLI E I TESSUTI D’ORO E D’ARGENTO DEI MAESTRI DELL’ARTE

ARTEMISIA LABORATORO DI COMUNICAZIONE


si ringraziano: Il progetto è stato realizzato con il co-finanziamento dell’Unione Europea POR FESR Campania 2007-2013 Asse 1 ob. 1.12. Regione Campania Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali

organizzato da: Ente Provinciale per il Turismo di Napoli

in collaborazione con: Archivio di Stato di Napoli Consorzio Antico Borgo Orefici Consorzio Antiche Botteghe Tessili Consorzio Napoli Centro Antico

con il patrocinio di: Provincia di Napoli Comune di Napoli

evento inserito nel: Maggio dei Monumenti Si ringrazia per la collaborazione con il contributo di: UBI Banca Popolare di Ancona

curatore scientifico: Nicoletta D’Arbitrio

Il Ministero dei Beni Culturali Il Ministero dell’Interno Il Fondo Edifici di Culto La Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale Napoletano La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei La Società di Storia Patria di Napoli Il Museo Industriale Filangieri di Napoli La Biblioteca Nazionale di Napoli

organizzazione tecnica: Iriana Suprina Petrovic, Floriana Grieco

Si ringraziano infine tutti i collezionisti privati che hanno reso disponibili le loro collezioni

© 2009 tutti i diritti riservati Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari e dell’editore.

foto: Salvatore Pastore catalogo edito da: Artemisia Laboratorio di Comunicazione stampa: Stagrame (Casavatore)

codice isbn 88-901834-3-8 208261


Sono quasi 10 anni che è nato il Consorzio Antico Borgo Orefici ed in questo tempo abbiamo lavorato costantemente per rendere possibile la valorizzazione di un posto unico al mondo, il Borgo Orefici, dove da otto secoli l’arte orafa si è ritagliata un suo ruolo economico, culturale e sociale. Il Consorzio ha sostituito le corporazioni che sono state la struttura portante della vita del quartiere, divenendo ambasciatore della salvaguardia di un artigianato i cui preziosi tesori sono presenti nelle Regge e nella Chiese di gran parte d’Europa. Lo studio della nostra tradizione costituisce una delle azioni fondamentali portate avanti dal Consorzio, con l’ausilio di studiosi e ricercatori che in una contaminazione di saperi hanno lavorato con i nostri maestri orafi nella ricostruzione ed attualizzazione di tecniche di lavorazione, di disegni e di materiali a partire dai monili preistorici, alle gioie greco romane, passando per i gioielli borbonici, l’arte sacra, la superstizione e tante altre ancora. Tali studi portano a realizzazioni di collezioni attuali nella tradizione e costituiscono pezzi unici per originalità e bellezza. La mostra “I Borghi e le Strade della Arti di Napoli” rappresenta un ulteriore tassello in questo percorso, perché, oltre a presentare bellissimi gioielli, ha la volontà di spiegare le ragioni di un sistema che da secoli fino ai giorni nostri è sopravvissuto e si rinnova oggi con vigore per la determinazione degli operatori che ci vivono e ci lavorano. Tessuti, ori, palazzi, chiese che ora come allora forniscono la più ampia gamma di prodotti e servizi in un contesto dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, il nostro Centro Storico. “I Borghi e le Strade delle Arti di Napoli” è un invito a visitarci ripercorrendo le mode che per secoli si sono intrecciate nelle nostre botteghe grazie alla creatività dei sarti, degli orafi ed alle competenze e qualifiche dei commercianti di tessuti e di pietre preziose che continuano ad essere lì, attuali nel seguire le nuove tendenze, ma con la stessa competenza ed ospitalità di sempre per soddisfare qualsiasi vostro desiderio.

Roberto de Laurentiis presidente Consorzio Antico Borgo Orefici


I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

I Borghi e le Strade delle Arti di Napoli riesce ad esprimere in poche parole l’essenza del nostro lavoro di commercianti che da generazioni custodiscono le conoscenze della materia; dai cotoni alle sete, nelle nostre botteghe sono passati tessuti provenienti da ogni parte del mondo. Li abbiamo selezionati e sono stati oggetto di lunghi ragionamenti con grandi sarti che dovevano realizzare sfarzosi abiti per i nobili ma soprattutto con donne ed uomini che vogliono un consiglio nella scelta per un giorno importante piuttosto che per la vita di tutti i giorni. Questo caratterizza le botteghe di Piazza Mercato: competenza, qualità ed una vasta gamma di prodotti. A Piazza Mercato non si viene per comprare un tessuto, si viene per immergersi in un mondo di colori e di materie. È con questo spirito che abbiamo costituito il Consorzio Antiche Botteghe Tessili Piazza Mercato ed è con questo stesso spirito che abbiamo incominciato a lavorare con gli altri consorzi ad un progetto unico di sviluppo del Centro Storico che trova le sue radici nella valorizzazione da una parte di un grande attrattore turistico quale è il Centro Storico e dall’altro nel rilancio del Polo delle Cerimonie. I Borghi e le strade della Arti di Napoli è proprio questo: un motivo per raccontare che venendo nel Centro Storico di Napoli si può scegliere tutto ciò che serve per i momenti più belli, passeggiando per Piazza Mercato e dintorni alla ricerca di tessuti, di corredi, di biancheria e di tutto ciò che serve per l’arredo casa, per passare a Borgo Orefici dove si può trovare dalle fedi, alle bomboniere, alle liste di nozze, salendo per Via Duomo per l’abito da sposa, entrando poi nei Decumani dove visitare i Palazzi nobiliari adibiti a spazi per eventi, le pasticcerie storiche, un originale regalo artigiano e ancora gli alberghi e infine le Chiese più belle dal Duomo a San Domenico Maggiore e così via. E allora non mi resta che ringraziare chi ha reso possibile questo progetto: dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania, all’Ept di Napoli, all’Archivio di Stato, al Comune di Napoli, alla curatrice scientifica dott.ssa Nicoletta d’Arbitrio e tutti coloro con il loro impegno hanno collaborato nelle varie fasi di realizzazione. Grazie a tutti perché ci aiutate a rendere sempre vivo il nostro territorio ed il nostro lavoro.

Donato D’Angelo presidente Consorzio Antiche Botteghe Tessili


I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

La Mostra “I Borghi e le Strade delle Arti di Napoli”, fortemente voluta dai Consorzi Antico Borgo Orefici, Antiche Botteghe Tessili e Napoli Centro Antico, ideata dalla dott.ssa Nicoletta D’Arbitrio e realizzata grazie alla lungimiranza dell’amministratore dell’EPT Dario Scalabrini ed alla profonda sensibilità della direttrice dell’Archivio di Stato dott.ssa Maria Rosaria de Divitiis, ha un alto valore simbolico perché realizzata in una prestigiosa sede, ubicata su una direttrice che rappresenta la naturale via d’accesso ai Decumani dalla Città mercantile, Borgo Orefici e Piazza Mercato, Porte del Centro Antico dal mare, in una ancor più naturale ricomposizione degli spazi e dei percorsi. La mostra sancisce anche il grande spirito di collaborazione tra le arti e i mestieri che in tali quartieri vivono e che in questo modo vogliono far comprendere la profonda interessenza che da secoli li caratterizza, essa ha infatti l’obiettivo di valorizzare quel patrimonio straordinario di tradizioni, saperi, persone e luoghi che è racchiuso all’interno del Centro Storico della nostra città. I consorzi raccolgono artigiani, commercianti, albergatori, ristoratori, e tutti gli operatori che credono fortemente nell’identità culturale della napoletanità, quale valore fondamentale da trasmettere nello svolgimento della propria attività. L’artigianato artistico, il commercio d’identità, l’ospitalità dei nostri alberghi e le delicatezze della cucina, fanno da corollario ad uno spazio che pulsa vibrante in ogni angolo, in ogni vicolo, in ogni piazza raccontando secoli di cultura e di storia. Tutto ciò rappresenta un’emozione unica ed irripetibile, perché sempre nuova nelle mille sfaccettature della sua vitalità e del suo continuo rinnovarsi nella quotidianità dei luoghi e delle persone. Ed è con lo spirito di far vivere profondamente ogni minuto di permanenza all’interno del nostro territorio che si è deciso di mettersi insieme per fornire una qualificata offerta territoriale che accompagni il viaggiatore nella scoperta. E ancora, dietro quei tessuti e quei gioielli che per secoli hanno impreziosito i momenti più importanti della vita degli aristocratici come delle persone comuni c’è il progetto della ricomposizione di un Polo delle cerimonie che trova nei gioielli di borgo orefici, nei tessuti di Piazza Mercato, negli abiti da sposa di Via Duomo, nella gastronomia, negli hotel de charme, nelle chiese storiche e nei suggestivi ambienti dei Palazzi nobiliari del Centro Antico la risposta ad ogni richiesta per coronare i propri giorni più belli. Questo racconta la Mostra, i tesori di una cultura plurisecolare straordinaria che vivono nel saper fare delle nostre aziende e che oggi si presentano insieme per un’offerta ampia, qualificata e professionale. Noi ci crediamo e ci lavoriamo con entusiasmo, con lo spirito di chi questo patrimonio intende conservarlo e preservarlo con il nostro saper fare, consapevoli della grande responsabilità e del grande impegno che ciò comporta ma con la convinzione che lavorando insieme possiamo renderlo sempre più forte e vitale.

Fabrizio Monticelli coordinatore Consorzio Napoli Centro Antico


Consorzio Antico Borgo Orefici

Il Consorzio Antico Borgo Orefici nasce nell’aprile del 2000, grazie ad un’idea progetto di artigiani e commercianti operanti nella zona del centro storico denominata “Borgo Orefici”, un dedalo di vicoli e piazzette che pulsa operoso nel cuore di Napoli. Attraverso una serie di iniziative, il Consorzio si pone come obiettivo la promozione della tradizione orafa napoletana, la riqualificazione urbanistica, il rilancio commerciale dell’area e la sua apertura ad una costante fruizione turistica, collaborando alla riuscita di un globale progetto di valorizzazione della città di Napoli. Il Consorzio intende promuovere il Borgo Orefici quale porta d’ingresso al centro antico di Napoli, attraverso la creazione di circuiti turistico-culturali tematici ed iniziative di promozione dei prodotti dell’artigianato artistico, che ha avuto a Napoli, dal tredicesimo secolo in poi, uno dei centri di più elevata qualità per la lavorazione dei metalli e delle pietre preziose. Oggi il Consorzio raggruppa circa cento aziende che operano nel solco tracciato dalla tradizione orafa napoletana.

CONSIGLIO DIRETTIVO Roberto de Laurentiis PRESIDENTE Antonio Canzano Cosimo Caruso Dino Costa Carmen De Marco Raffaele Fusco Maurizio Mandile Gerardo Marchetiello Lucio Monti Giovanni Pagano Carlo Torsi


Consorzio Antiche Botteghe Tessili

Il Consorzio “Antiche Botteghe Tessili” è stato costituito nel dicembre 2006 con lo scopo di organizzare la partecipazione degli operatori economici alle iniziative di riqualificazione e valorizzazione dell’area di Piazza Mercato. Dopo aver rilevato i fabbisogni degli operatori commerciali il Consorzio ha elaborato una proposta di recupero urbano e di sviluppo integrato dell’area di Piazza Mercato facendo leva sulla sua posizione baricentrica rispetto al Centro Antico, al porto di Napoli e alle principali vie di trasporto e di comunicazione. Inoltre, la sua posizione presenta una stretta interrelazione commerciale con i sistemi del Centro Antico di Napoli in relazione a tutto ciò che è legato alle cerimonie (dal gioiello, al corredo, all’abito da sposa, alle bomboniere, al sistema casa, etc.) caratterizzandosi come Polo delle cerimonie. Infine, ruolo fondamentale del Consorzio è legato allo sviluppo turistico - culturale dell’Area di Piazza Mercato.

CONSIGLIO DIRETTIVO Donato D’Angelo PRESIDENTE Adriano Di Caterina Giuseppe Franco Mario Riccio Diego Scognamiglio


I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Consorzio Napoli Centro Antico

Il Consorzio Napoli Centro Antico, di recentissima costituzione, nasce con lo scopo di organizzare la partecipazione degli operatori economici del Centro Antico di Napoli alle iniziative di riqualificazione e di sviluppo territoriali, superando la frammentarietà propositiva che ha impedito negli anni l’acquisizione di una visione strategica complessiva dell’area. Gli imprenditori che hanno dato vita al consorzio si sono posti l’obiettivo di definire un progetto di rilancio del Centro Antico di Napoli, da condividere con tutti i suoi protagonisti (associazioni culturali, imprese sociali, residenti, proprietari degli immobili) nell’ottica di perseguire l’interesse comune rappresentato dal miglioramento della vivibilità del territorio. L’attivazione della rete dei soggetti attivi sul territorio rappresenta quindi l’elemento fondante del progetto volto ad avviare il dialogo e la messa a sistema di informazioni e relazioni da fare confluire in una nuova idea di sviluppo per il Centro Antico, che non li veda antagonisti ma protagonisti di una fattiva progettazione di interventi mirati in base alle seguenti direttrici di sviluppo: • Potenziamento della vocazione turistica mediante la creazione di un prodotto turistico urbano articolato in un’offerta integrata differenziata per tipologia di turista e composta da informazione e accoglienza, alloggio e ristorazione, commercio ed artigianato di identità, accessibilità e logistica, intrattenimento e manifestazioni. • Rafforzamento dell’interconnessione tra i diversi sistemi commerciali settoriali del Centro Storico (Decumani, via Duomo, Mercato, Borgo Orefici e Rua Catalana) e dell’integrazione con il Polo universitario e delle culture. • Valorizzazione della valenza sociale del centro storico come identità del territorio, salvaguardando i mestieri e il commercio tradizionale evitando il depauperamento del patrimonio di conoscenza e di saperi che tali mestieri conservano, con un ricambio generazionale che si identifichi in una consapevole fiducia delle opportunità lavorative che tali mestieri producono. La diversità e l’ampiezza del territorio con le sue tante caratterizzazioni rappresenta la grande opportunità che il Consorzio vuole raccogliere per una Città che confermi e rafforzi la sua plurisecolare tradizione di capitale della cultura, delle arti e dei saperi.


Sommario

Introduzione Maria Rosaria de Divitiis

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Presentazione L’attività orafa e manifatturiera nei documenti dell’Archivio di Stato di Napoli Rosanna Esposito - Anna Portente

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I borghi e le strade delle arti di Napoli I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte Nicoletta D’Arbitrio

Premessa La Città Bassa Le strade delle Arti L’Arte dell’Oreficeria L’Arte del Tessuto I Tessuti in seta, oro e argento L’Arte del tessuto negli anni del Regno dei Borbone di Napoli

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I gioielli del Borgo tra passato e presente I tessuti in seta e oro

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Appendice documentaria Bibliografia

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I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

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INTRODUZIONE

L’Archivio di un’antica capitale contiene tutte le tracce della vita politica, economica e sociale che vi si è svolta nei secoli. E quindi manifesta anche tutte le espressioni artistiche e manufatturiere che vi si sono sviluppate, caratterizzando per la loro parte la sua storia. L’evento cui è dedicato questo Catalogo per la Mostra documentaria e iconografica dal titolo I borghi e le strade delle arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte, e tutte le iniziative che si realizzeranno durante un mese, comprese nella XV edizione del Maggio dei Monumenti, rappresentano un settore importante della creatività e soprattutto delle capacità produttive e tecniche che si esplicavano, valorizzando con la preziosa scelta dei materiali, delle pietre, dei metalli e l’opulenza delle realizzazioni finite, il livello della vita di Corte, delle Case regnanti, delle grandi famiglie feudali, della Chiesa, dei monasteri. Questa ricostruzione storica rappresenta una felice condivisione di obiettivi rivolti a sostenere il discorso storico-artistico, delle capacità artigianali e di piccola impresa, attraverso la descrizione trasversale degli oggetti e dei documenti che si espongono. È un anno circa che, negli incontri in cui ho realizzato un proficuo scambio con le esperienze degli studi e delle ricerche di Nicoletta d'Arbitrio (che per tutti i suoi importanti lavori è un’assidua studiosa del nostro Grande Archivio), si è profilata l’opportunità di elaborare questa iniziativa e la Mostra che si realizza. Il progetto ed il suo allestimento riguardano una documentazione di fonti articolate nella loro composizione apparentemente diversa: carte e reperti preziosi, di tessuti e di gioie ma tutti complementari nel raccontare una certa vita materiale esemplificativa dell sviluppo/sottosviluppo che corrispondevano alle diverse fasi storiche. Allora ecco la sinergia delle competenze per la realizzazione

Arte della Seta, Libro delle matricole, 1573 ASNA, Matricole dell’arte della seta, vol. III, f. 3


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dovuta allo studio elaborato da Nicoletta d’Arbitrio che man mano si è dispiegato con la collaborazione e la ricerca archivistica di Rosanna Esposito ed Anna Portente, funzionarie dell'Archivio di Stato di Napoli, che hanno selezionato e illustrato documenti belli e significativi tratti dai fondi di Casa Reale, dell’Archivio Borbone, dalla raccolta di Piante e disegni, degli Statuti delle Corporazioni religiose del Cappellano maggiore e dalle matricole dell’Arte della Seta. Un apporto di competenza ha fornito anche Gaetano Damiano funzionario del nostro Archivio, che ha curato il commento a documentazione selezionata presso il Museo Filangieri. Le forze messe in campo si sono giovate dell’apporto dell’Antico Borgo Orefici, del Consorzio delle Antiche Botteghe dei Tessili e del Consorzio Napoli Centro Antico. L’Ente Provinciale per il Turismo di Napoli e Provincia con il suo Commissario Dario Scalabrini ha svolto il ruolo di ente organizzatore. Tutte queste istituzioni si sono avvalse del coordinamento e dell' impulso fattivo di Fabrizio Monticelli. Dal Complesso dell’Archivio di Stato, da duecento anni ospitato nell’Antico Monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio, partecipo con profonda convinzione all’iniziativa, che considero una grande occasione di rilancio e sviluppo di un’ampia zona, in cui l’Archivio, che ho l’onore di dirigere, funge da cerniera: tra il centro più antico di Napoli, nel reticolo dei suoi decumani, ed il grande Borgo delle attività commerciali, il Mercato per antonomasia, e dello sviluppo di tutte le arti e manifatture, che godevano dell’affaccio sul porto e dei traffici rivolti al grande “gioco degli scambi” tra i paesi del Mediterraneo. L’auspicio è che le istituzioni coinvolte traggano da questa esperienza sempre maggiore slancio nel dare impulso alla rivitalizzazione di antichi quartieri dalla grande storia e da grandi prospettive in cui devono riprendere le attività di sviluppo per una migliore vita civile e sociale, oltre che economica, degna delle più felici congiunture dell’antica capitale. Da parte sua l’Archivio offre quel patrimonio d’identità che, fuor di retorica, consente sempre di trarre dalla lezione del passato le basi per riflettere e costruire le premesse per il miglior presente e per un più consapevole futuro. Napoli, maggio 2009 Maria Rosaria de Divitiis direttore dell' Archivio di Stato di Napoli


PRESENTAZIONE

L’attività orafa e manifatturiera nei documenti dell’Archivio di Stato di Napoli Rosanna Esposito - Anna Portente


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Arte della Seta, Libro delle matricole, 1514 ASNA, Matricole dell’arte della seta, vol. I, f. 2

I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Mostrare ai napoletani e ai turisti, che stanno tornando a riempire la città, i borghi e le strade, dove si affollavano e tuttora permangono le botteghe degli artigiani napoletani, è l’intento della mostra inaugurata nel maggio all’Archivio di Stato di Napoli. Si è esposta documentazione che illustra i borghi della città dove vi era una maggiore concentrazione di artigiani, le corporazioni con i loro statuti, i dispacci e le leggi che regolavano tali attività, le “macchine” con le quali si era cercato in epoca borbonica di ammodernare i sistemi produttivi ed infine i manufatti. Le Arti prese in esame sono quelle degli orefici e dei tessitori. Della “ruga” degli orefici dove si lavorava l’oro e l’argento con estrema abilità e fantasia, viene fatta menzione già in un documento della fine del XIV secolo. Nella medesima zona in cui si aprivano le botteghe degli orefici si sa che c’erano la chiesa di Sant’Eligio, patrono della corporazione, e la chiesetta di Sant’Agata al Castello d’oro, concessa all’Arte stessa nel 1582, la quale era ubicata nel fondo detto “della Lamia”. Già in epoca aragonese l’arte orafa aveva avuto un impulso notevole, che aveva fatto raggiungere ai suoi maestri un altissimo livello quantitativo e qualitativo nella produzione, livello dovuto sicuramente all’indubbia raffinata abilità dei maestri napoletani. Sono del 1627 i capitoli dell’arte dei battitori dell’oro e dell’argento con i quali si stabilivano le regole che governavano tale Arte. Le elezioni alle cariche dell’Arte si svolgevano generalmente durante la festa del santo patrono, e nelle assegnazione delle cariche si tenevano in debito conto le specializzazioni interne all’Arte e la provenienza degli stranieri. Per quanto attiene all’arte orafa il controllo sui prodotti da un certo punto in poi si era fatto più puntuale, poiché si incominciavano ad adulterare i lavori prodotti dai lavoranti di detta Arte. Le regole dell’Arte imponevano che gli oggetti d’oro, d’argento e di pietre preziose, prodotti da orefici ed argentieri non potevano essere apprezzati dagli stessi lavoranti e maestri, ma solo dai consoli, che ne mantenevano alta la qualità, impedendo la produzione di articoli scadenti, e marcando quelli degni di essere venduti con il “postillo”, il marchio in loro esclusivo possesso. Perfino gli scarti erano oggetto di prescrizioni: la “scopiglia”, cioè i frammenti d’oro e d’argento, scartati durante la lavorazione, e raccolti spazzando tutto il perimetro della piazza degli orefici e tutte le strade adiacenti, doveva essere recuperata e immersa in un bagno, dove veniva separata dalle immondizie.


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Nel Settecento e nell’Ottocento una forte richiesta di manufatti orafi, proveniente soprattutto dalla Corte e dalla nobiltà di corte, manteneva alti i livelli quantitativi e qualitativi della produzione, come dimostrano gli inventari dei gioielli e delle “bisciutterie” esposti. La Corte, che nel 1734 aveva portato da Parma molti gioielli appartenenti al “guardaroba reale”, la cui fattura certamente avrebbe influenzato l’arte orafa napoletana, aveva comunque dei gioiellieri di corte, a cui commissionava le proprie gioie. Fra gli altri il Loffrano e l’Imparato, fra i quali nel febbraio del 1773 scoppiò una lite per motivi economici e di gelosia di mestiere. Entrambi rivendicavano la commissione di una catena d’oro per orologio e cassa e di una catena di “stucchio con odorino”. La lite era scoppiata anche per il mancato rispetto delle regole dell’Arte, che impedivano ad un orefice di rivolgersi ad un lavorante di un’altra bottega, come era invece accaduto nel caso in questione. Si veda l’incartamento esposto. Le Corporazioni nacquero con un carattere decisamente assistenziale religioso e ritualistico; infatti una grossa quota degli introiti era riservata al monte dei maritaggi (vedasi il monte dei maritaggi degli orefici esposto) e alle opere assistenziali. Esse godettero dell’appoggio dei governi che, attraverso la loro istituzione tendevano più ad assicurare la pace sociale che la regolamentazione del lavoro. L’arrivo dei Borbone non cambiò la politica adottata nei loro confronti; infatti il piano di riforme varato da Carlo non scalfì il sistema corporativo napoletano al quale, al contrario, dette nuovo vigore. A fine settecento la progressiva introduzione di una politica di incoraggiamento delle manifatture in genere, fu sostenuta da un folto gruppo di intellettuali guidati da Gaetano Filangieri e fu attuata con maggiore determinazione dai francesi, che durante il decennio, introdussero i principi liberali del lavoro non vincolato. Pertanto nel 1804 le corporazioni per decreto furono abolite. Esse con le loro rigide regole, se da un lato avevano favorito lo sviluppo delle arti stesse, e l’arricchimento degli artieri in un certo periodo, prova ne sia, ad esempio, la ricchezza delle miniature dell’arte della seta, con l’andar del tempo avevano creato una rete soffocante, che ne limitava lo sviluppo. Nell’Ottocento quindi con la loro abolizione, l’artigianato urbano, liberatosi da questi vincoli corporativi, acquistava maggiore forza di espandersi e diveniva sempre più autonomo.

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26 giugno 1826, Napoli Disegni a penna allegati alla privativa di dieci anni concessa a Stellario Aspa per la costruzione e vendita di una macchina per incannolare, filare e torcere la seta. All. I mm. 370 x 430 (280 x 295), all. II mm. 360 x 390 (290 x 295) ASNA, Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, fs. 279 bis, inc. 37, all.ti I e II


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2 marzo 1810, Napoli Disegno acquerellato allegato alla privativa concessa per dieci anni a Teodoro Bonnet de Contz per l’introduzione di una macchina per separare il cotone dal seme. mm. 300 x 400 ASNA, Ministero dell’Interno, I inv., fs. 2252, inc. 2

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Ciò si avverte soprattutto nel settore tessile - manifatturiero. Questo settore, legato all’economia dell’abbigliamento, nel corso del Seicento, pur perdendo il primato nella lavorazione dei tessuti di lana e di seta, mantenne una discreta posizione in quella del broccato di seta e di velluto. Proprio in questo periodo si sviluppò un artigianato di qualità, che realizzava abiti preziosi, calze, scarpe, guanti e cappelli. Afferivano al settore tessile – manifatturiero le corporazioni dell’arte della lana, dei mercanti dei panni di lana, dei mercanti di tele, della seta nera e a colori, dei fabbricanti delle coperte di seta; ma anche quelle che producevano beni intermedi utilizzati per l’abbigliamento, come l’arte degli “zagherellari” (fabbricatori di zagare, un tipo di passamaneria), dei tessitori di passamaneria, dei “gallonari” (altro tipo di passamaneria), dei bottonari e dei tessitori di fili d’argento e d’oro. Al settore dell’abbigliamento in senso stretto appartenevano l’arte dei “sartori”, dei ricamatori, dei “bambacinari” (commer-


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cianti di biancheria intima e per la casa), dei calzettai, dei tessitori di calzette, dei conciacalzette, dei cappellari e dei tintori. Nel corso del Settecento alla crescita del settore contribuì la domanda di uniformi per l’esercito e di livree per il personale domestico della Corte, richieste che aumentarono con l’ascesa della casa dei Borbone. Nell’Ottocento alle spinte all’ammodernamento e allo sviluppo tecnologico del settore si frapponeva l’istituto dell’industria a domicilio. Una quota dell’attività produttiva era decentrata nelle campagne, dove permaneva una gran parte dei telai, che producevano manufatti di scarsa qualità; la produzione industriale era infatti penalizzata dalla chiusura del mercato internazionale, per le barriere doganali imposte dallo Stato, per cui le manifatture a bassa tecnologia potevano garantirsi solo una quota del mercato locale e provinciale. Il settore tessile comprendeva varie fasi di lavorazione; le preliminari erano svolte nelle campagne, ma anche la stessa tessitura, che era quella che più si prestava alla meccanizzazione, stentò ad usare i telai meccanici, di solito a motore idraulico, preferendo utilizzare il lavoro manuale proveniente dalle campagne circostanti. In questa complessa e frammentata situazione si inseriva l’artigianato urbano che, liberato dai vincoli corporativi, era in grado di immettere sul mercato grandi quantità di manufatti. Considerevole era anche l’apporto produttivo dei Conservatori femminili che, grazie al lavoro delle “beneficate”, alimentavano il mercato dei prodotti tessili. Sia all’interno dell’Albergo dei poveri che nei molteplici educandati femminili, la necessità di addestrare i reclusi all’autosostentamento aveva incoraggiato una manifattura ben commercializzata. Infatti nei resoconti delle mostre, che periodicamente si tenevano a Napoli, riportati negli Annali Civili, si trovavano numerosi riferimenti alle produzioni manifatturiere, svolte

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11 marzo 1834, Napoli. Disegni a penna allegati alla privativa concessa ai signori Martin e Beretta per fare cordoni di seta e trenette. All. 1, mm. 340x480 All. 2, mm 474x385 ASNA, Ministerro dell’Agricoltura, Industria e Commercio, F. 279bis, all. 1 e 2


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23 maggio 1820 Disegni acquerellati in bianco e nero, allegati alla privativa di cinque anni concessa a Filippo Maccarone per la costruzione della macchina per separare il lino e la canapa senza macerazione. Scala di 12 palmi napoletani pari a cm. 25,9; mm.590 x 430 (550 x 380) ASNA, Ministero dell’Interno, I inv., fs. 2245, inc. 4, all.ti I e II

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nei conventi e negli Ospizi che utilizzavano il lavoro minorile e femminile; trattavasi di sfruttamento di forza lavoro che andava ad aggiungersi alle quote di lavoro semicoatto, trasferito dagli istituti religiosi alle fabbriche pensionato. Molti dei luoghi pii ospitarono manifatture gestite da imprenditori attratti dalla conveniente sistemazione e dalla possibilità di sfruttare a buon mercato il lavoro coatto di solito fornito dall’Albergo dei poveri. Questo stabilimento era una sede ambita dalle piccole manifatture a basso investimento tecnologico. Infatti molto spesso la concessione di lavoro semicoatto era una delle forme di incoraggiamento richiesto a sostegno delle vacillanti manifatture nazionali. Altre forme di incoraggiamento previste dall’azione di governo erano rappresentate dalle concessioni di privative industriali a partire dal decreto francese del 1810. Le privative industriali concedevano, con decreto reale, ai richiedenti, in via esclusiva, un brevetto per nuove macchine o nuovi sistemi di produzione industriale o introduzioni dall’estero di macchinari tecnologicamente più avanzati. L’interesse governativo, che si espletava nell’innalzare barriere doganali, e nel concedere locali pubblici (gli stabilimenti di beneficenza) o la possibilità di sfruttamento del lavoro semicoatto, se da un lato, si tradusse in disincentivazione dello sviluppo tecnologico, perché frenava la necessità di effettuare investimenti, in alcuni casi servì da stimolo all’ammodernamento delle strutture e alla partecipazione al libero mercato, come nel caso del Lanificio Sava, posto nei locali dell’ex convento di Santa Caterina a Formiello. Esso godeva infatti del favore governativo, che gli assicurava oltre ai locali dell’ex convento e quello dei Granili al Ponte della Maddalena, le forniture del vestiario per le truppe e l’utilizzazione dei “beneficati” dell’Albergo dei poveri e dei reclusi a favorevoli condizioni di orario e di lavoro.

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19 febbraio 1748 Pianta ed alzata della città di Napoli di Paolo Petrini. Scala di 500 passi geometrici pari a cm. 16,2; mm. 1240 x 610 (1140 x 455) ASNA, Collezione di piante e disegni, Cartella V, n. 2


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1790 Pianta della città di Napoli dell’anno 1790 di Giuseppe Guerra Scala di tese parigine pari a cm. 8,7 e scala di 500 passi, cadauno di sette palmi napoletani pari a cm. 8,3; mm. 880 x 680 (810 x 550) ASNA, Collezione di piante e disegni, Cartella V, n. 3


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[sec. XIX] Pianta a colori del quartiere Mercato con l’indice delle cose notevoli. Scala di 1000 palmi pari a cm. 8; mm. 760 x 620 (730 x 565) ASNA, Collezione di piante e disegni, Cartella II, n. 3


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[sec. XIX] Pianta a colori, eseguita da Luigi Marchese, del quartiere Vicaria con l’indice delle cose notevoli. Scala di 1200 palmi napoletani pari a cm. 9,8; mm. 870 x 585 ASNA, Collezione di piante e disegni, Cartella I, n. 12


I borghi e le strade delle arti di Napoli I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte Nicoletta D’Arbitrio


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Premessa

Arte della Seta, Libro delle matricole, 1573-1584 ASNA, Matricole dell’arte della seta

La Mostra che il 15 maggio sarà presentata al pubblico del “maggio dei monumenti”, intende aprire un nuovo percorso che conduca i visitatori, napoletani e stranieri, alla conoscenza delle arti della città di Napoli, rivisitando i luoghi, prendendo visione dei documenti che ne hanno tracciata la storia e rappresentano un insostituibile strumento di conoscenza. Raramente il repertorio documentario è protagonista di una Mostra per raccontare la storia delle arti, in particolare quella dei tessuti d’arte e dei gioielli creati dagli artefici napoletani. L’arte dell’oreficeria e l’arte del tessuto, hanno operato nel tempo in stretto rapporto, accomunate nel loro iter creativo dall’impiego dei materiali preziosi: l’oro, l’argento e le gemme che costituivano gli elementi basilari della lavorazione dei beni di lusso: i gioielli, i ricami e i tessuti in seta broccata, “allucciolata” con fili d’oro e d’argento. Il repertorio archivistico attesta che alla fine del Secolo XVI erano presenti 6000 telai mantenuti attivi per la produzione di tessuti pregiati da 25000 drappieri. La produzione e lavorazione delle sete vedeva coinvolte le più antiche e rappresentative famiglie aristocratiche del Regno: gli Spinelli, i Carafa, i Caracciolo, i Sanseverino, i Carrafa, i d’Aquino, i Ruffo, i de Sangro, i Ravaschieri, i Pignatello, gli Ursino, i Milano, i Gerace, i Serra, etc. Le statistiche demografiche e professionali della popolazione di Napoli nel corso dell’Ottocento, documentano che le arti erano notevolmente rappresentate, e costituivano la base produttiva positiva e feconda della città. Nel 1881 a Napoli esercitavano l’arte orafa: 208 argentieri, 490 bigiottieri, 208 gioiellieri, 844 orefici, 319 orefici fabbricanti e negozianti, 9 orefici fonditori, 3 orefici saggiatori, 7 orefici battitori, 20 orefici tiratori di fili. Nello stesso anno erano impegnati nell’arte della tessitura e del ricamo: 258 fabbricanti, 1.024 filatrici, 301 filatori, 1.007 tessitrici, 301 tessitori, 710 ricamatrici, 14 ricamatori, 5 disegnatrici di ricami, 91 merlettaie. Inoltre lavoravano per la manifattura di abiti: 3.761 sarti, 532 sarte. Le arti del Fare, non rappresentano solo una realtà del passato della nostra città e la Mostra di cui questo volume resterà testimone vuole documentare che le arti sono una realtà presente e vivace nella nostra città, e i gioielli creati dagli artefici del Borgo Orefici di Napoli per questa Mostra ne sono una testimonianza propositiva, tesa a generare possibilità future, di un futuro di qualità, che valorizzi la creatività e le capacità dei giovani artefici della città. La creazione dei gioielli e delle stoffe d’arte - segni distintivi di una categoria sociale élita-


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ria - sono collegate nel tempo alle esigenze rappresentative di una clientela d’alto rango, quale la Corte e la Chiesa, quest’ultima ha conservato una gran parte del patrimonio storicoartistico tessile e orafo. Abbiamo scelto di presentare in Mostra, insieme ai documenti riguardanti la storia dell’Arte dell’oreficeria e dell’Arte tessile ed ai gioielli provenienti da collezioni private e pubbliche, i tessuti d’arte provenienti dal Museo Archeologico, dalla Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli e dal Museo Industriale Filangieri, perché queste strutture raccolgono e rappresentano i diversi momenti e realtà della città; la storia antica e la religiosità che attraverso la creazione di manufatti preziosi esprimeva la fede degli artefici napoletani. La Mostra attraverso l'esposizione delle raccolte d’arte e delle opere degli artefici che ancora oggi sono impegnati nell’arte del Fare della città, intende metterne in luce la vitalità attraverso la documentazione d’archivio.

Reale insegne Ordine di San Gennaro. Placca di cavaliere, prima metà del sec. XIX Oro, argento e smalti policromi Museo Filangieri, Napoli


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La Città Bassa La decisione di Carlo I d’Angiò, dopo la conquista del trono nel 1266, di spostare la capitale del Regno da Palermo a Napoli, segnò un mutamento decisivo nell’assetto della città, che divenne il centro della vita economica, culturale e politico-amministrativa del Mezzogiorno d’Italia. La zona costiera era stata scelta già tra il IX e il XI secolo come sede di attività artigianali e manifatturiere, che tra il XII e il XIII si rinnovarono e si specializzarono. La costruzione del nuovo porto aumentò le possibilità di scambi e di commercio. (1) L’ampio territorio definito Loco Moricini era stato scelto da molti operatori come luogo ideale ove radicare nuove attività produttive. Tra questi i mercanti toscani, che avevano finanziato l’impresa di Carlo I, ed i mercanti genovesi, che nel tempo avevano costituito una comunità coesa, fortemente conformata agli archetipi della società meridionale. Il Loco Moricini comprendeva una vasta area situata fuori la cinta muraria medievale del XI secolo, dove si levavano pregevoli edifici religiosi come il suggestivo complesso religioso di San Giovanni a Mare e l’antica chiesa di San Michele Arcangelo all’Arena. La creazione nel “Campo del Moricino” del “Mercato Novo”, spazio vocato agli scambi e al pubblico mercato (1270-1302), spostò definitivamente verso est, lungo la riva del mare, l’attività economica che precedentemente veniva svolta nella piazza di San Lorenzo. Il nuovo Borgo del Moricino fuori la porta omonima che andò a configurarsi divenne rapidamente uno dei centri più attivi d’Europa. La nuova area mercantile, fu contrassegnata dalla lunga struttura delle Logge dei Mercanti. Le Logge erano scandite dai porticati dove i commercianti si incontravano con i compratori per concludere le vendite. Nel XIV secolo si era già radicata nell’area la presenza organizzata di numerosi mercanti e artigiani che nel 1347, con il riconoscimento nel Regno delle Corporazioni dell’Arte, avevano consolidato il loro potere. Risale proprio ai primi decenni del secolo XIV - presumibilmente nel terzo decennio - l’apertura nel Borgo del Moricino della manifattura di stoffe del fiorentino Domenico del Carretto che probabilmente era ubicata tra la Loggia dei Genovesi e il Mercato. Confluivano nello spazio del “Mercato Novo” per essere commercializzate anche le materie prime prodotte nei dintorni della città. Questa funzione centrica rimase sostanziale anche nel secolo XVII. Una preziosa testimonianza in merito ci viene data da un documento del 1690 riguardante una richiesta formulata dal Governatore del Monastero di San Severino e Sossio, al governo vicereale. Il Governatore domandava che gli venissero concessi “i proventi provenienti dal passaggio per Porta Reale, per la strada di Toledo dei carri che trasportavano “i canapi e i lini” provenienti dai casali di Agnano, diretti al “Mercato Novo”. (2)


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La funzione mercantile di tutta la “città bassa” si coniugava con le attività dei vari settori artigianali concentrate nella zona orientale del Porto, che avevano qualificato tipologicamente il luogo. Le antiche denominazioni sono ancora in uso attualmente rivelano la presenza dei manifatturieri, e la varietà delle attività in particolare degli: orefici, argentieri, battiloro, tintori, drappieri etc…. che si erano radicate e sviluppate tra il porto e la piazza del Mercato.

Le strade delle Arti L’antico centro di Napoli conserva ancora le testimonianze della operosa presenza degli artefici, che con la loro attività hanno caratterizzato per secoli le piazze e le strade e le piazze. In particolare una vasta area ancora oggi è contraddistinta dalla presenza dei maestri dell’arte orafa, questi si erano già organizzati nel periodo angioino e con il contributo degli artisti francesi, avevano acquisito un notevole livello qualitativo, che rimane il segno distintivo della loro maestria. L’Arte orafa aveva ricevuto i primi riconoscimenti da Federico II, probabilmente nel terzo decennio del secolo XIII, insieme alla ratificazione di fondamentali norme, con cui si intendeva determinare e garantire la qualità dei manufatti. I provvedimenti del sovrano stabilirono di fatto l’obbligo ai maestri dell’arte di esplicitare la qualità dei loro manufatti che doveva essere per l’oro non inferiore ad un valore di otto once d’oro puro per libbra e l’argento non meno di undici once d’argento puro per libbra. A Carlo II d’Angiò, incoronato dopo la morte di Carlo I (1306), si deve il primo statuto corporativo per gli orefici e l’obbligo del punzone, che doveva garantire la qualità dei lavori ed il titolo dell’oro e dell’argento. La Regina Giovanna I nel 1380 ufficializzò le associazioni che spontaneamente si erano formate per curare gli interessi delle arti. Un documento del 1397 riporta che “La ruga de aurificis prope Scalisiam” era situata nei pressi della chiesa di Sant’Eligio protettore degli orefici. Le testimonianze archivistiche confermano che nel XIV secolo numerosi orefici si erano insediati nei luoghi che ancora oggi occupano, che i documenti citano come: Strada degli Orefici. Le botteghe, di proprietà delle nobili famiglie e degli istituti religiosi, erano concesse agli artefici con contratti di affitto che venivano rinnovati alla scadenza di generazione in generazione. I documenti svelano l’identità di alcuni artefici che nel XIV avevano stabilito la loro attività nella Strada e indicano l’ubicazione di alcune botteghe, e la disposizione interna dei locali, e il valore dei fitti. Alcuni atti redatti nei secoli XIV, XV e XV dimostrano i passaggi di proprietà di “case e botteghe” di oreficeria che erano di proprietà di personaggi d’alto rango. Tra queste le botteghe e botteghe con case, ereditate da Maddalena Brancaccio nel 1368 dal padre Don Alessandro, poi donate alla Basilica di San Domenico Maggiore e quelle possedute dal Monastero di Santa Chiara nel XVI secolo. (3) Le annotazioni riportate nei libri

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A. Galluccio fine sec. XVIII Mappa della Platea delle Calcaree del Monastero di San Pietro Martire intorno alla propria Chiesa. La mappa indica i luoghi di S. Andrea alli scopari le le strade dei Ferrari, delli Casciari, delli Canestrai, e le porte e le strade ad esse parallele: della Pietra del pesce, della Marina del vino, di San Giovanni di Massa, di Portosalvo, del Matraccio. ASNA Sezione Iconografica, Monasteri Soppressi vol. 784 f. 14


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Archivio di Stato di Napoli G. Barba Pianta iconografica della piazza degli orefici 1790. Il rilevamento risale al 1739.


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1 ottobre 1627, Napoli. Capitoli dell’Arte dei battitori dell’oro e dell’argento. ASNA, Cappellano Maggiore, b. 1182, inc. 61/II, f. 2


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contabili dei due complessi religiosi indicano i nomi degli orefici a cui era stato concesso l’uso dei locali. (4) La tipologia della casa con bottega era ampiamente presente nell’area portuale e mercantile, come documenta il repertorio documentario dei rogiti notarili e delle planimetrie accluse alle antiche “Platee” degli istituti religiosi. Non erano solo i due complessi religiosi di Santa Chiara e di San Domenico Maggiore a possedere proprietà nel Borgo Orefici, ma la gran parte della edilizia civile della capitale risulta essere nel XIII secolo ed anche agli inizi del XVIII secolo di proprietà di ordini religiosi. L’operosa presenza di tanti artefici, organizzati in associazioni corporative dirette dai consoli e dai governatori eletti periodicamente che erano delegati alla cura degli affari della Corporazione, a convocare le assemblee, ed a esaminare e valutare le capacità di coloro che volevano esercitare l’Arte. (5) L’attività svolta dalle Corporazioni delle Arti, ci viene descritta nelle Capitolazioni, che venivano discusse e approvate negli anni per tutelare il lavoro degli artefici, stabilendo le modalità lavorative e le caratteristiche qualitative dei manufatti prodotti nel Regno. Le firme apposte dagli artefici, per formalizzare l’accettare delle regole, ci testimoniano l’espansione che ebbero le Arti nella nostra Città nei secoli XVI, XVII e XVIII delle varie associazioni corporative. (6) Tra le Corporazioni delle arti le più numerose e potenti furono quelle: degli Orefici, dei Ricamatori, dei Tessitori: di drappi di seta, di drappi d’oro, di trine e passamani di seta e d’oro, e de’ Cositori.

L’Arte dell’Oreficeria La strada degli orefici è indubbiamente un’area specializzata di mercato peculiare del quartiere mercantile del periodo angioino. L’arte orafa era praticata in città anche in epoca normanna, con l’apporto di artefici stranieri. Re Ferrante d’Aragona nel 1474 concesse alla Corporazione degli Orefici degli Statuti vantaggiosi. Le nuove norme tesero a stabilire metodologie inequivocabili per lavorare i metalli preziosi. L’oro ad esempio, non si poteva lavorare: “più basso che di sedici grana lo trappeso, né legare nè includere petre et gioje contraffatte in auro”, e l’argento non doveva essere lavorato dai Maestri: “più basso, che di quattro carlini l’oncia”. Anche Ferrante, come i suoi predecessori, riconobbe come strumento di controllo l’introduzione della marchiatura dei manufatti, che doveva rendere riconoscibili i gioielli creati a Napoli; il sovrano perseguendo questo intento concedesse: “alli detti Maestri et Consuli della Arte lo puntello, o vero mercho delo quale se marcherano tutti basselli et lavori di Argento …., lo quale postillo, o vero marcho di Napoli…” . (7)

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1735 Disegno della Corona fatta dal Gioiellieire Claudio Imbert con la quale è seguita la Incoronazione in Palermo, capitale del Regno di Sicilia il giorno 3 Luglio 1735. ASNA, Ministero degli Affari Esteri, fs, 4512, inc. 134, f 5

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I Consoli dell’arte nel 1593 ritennero indispensabile aggiungere alle antiche regole nuovi Capitoli. Ancora nel 1613 i Consoli Mario d’Amato, Giò Franco Caputo, Cosimo Carotenuto, Giò Domenico Amalfitano ed il Governatore del Monte degli Orefici Giò Antonio Califano, confermarono i regolamenti aragonesi, ma aggiunsero a questi nuove postille, per adeguare le antiche leggi, alle nuove esigenze. Il documento fu approvato e sottoscritto dai centocinque Maestri Orefici iscritti all’Arte. (8) I sovrani Aragonesi ben conoscevano il potere d’affascinazione degli apparati vestimentari e adoperarono con molta attentamente questo strumento, curando ogni loro apparizione in pubblico, affidando la progettazione degli eventi ad abili artefici. Le carte della “Tesoreria” Aragonese riportano i nomi degli artefici di Corte insieme la qualità delle loro ideazioni. Pere de Mondrago che curava il guardaroba reale inventariava con cura le opere a lui consegnate dagli artieri; primo tra questi l’orefice Guido d’Antonio, artefice dei preziosi collari d’oro del sovrano. I cronisti del tempo di Re Ferrante d’Aragona hanno tracciato preziose testimonianze del sontuoso guardaroba del sovrano governato da Renco de Mirabal, ricco d’abiti di “imbroccato d’oro riccio”, confezionati dal sarto Petrucho Pistacho e dal sarto-costumista Petillo di Ischia. L’oro fu il protagonista indiscusso dei manufatti d’alto pregio ideati dai maestri orafi e tessitori che lavoravano per la Corte di Napoli. Della complessa fattura, delle grandi quantità d’oro e d’argento impiegati non solo nella creazione di monili e nella lavorazione dei tessuti - che parimenti erano concepiti come “gioje”, disegnate dalle lamelle dei preziosi metalli trasformati dai “Battiloro” che lavoravano del Borgo Orefici - ci parla Giuliano Passero nei suoi “Diurnali”, dove descrive le fastose manifestazioni in cui i sovrani si mostravano in pubblico abbigliati con vesti intessute d’oro tanto da apparire come: “una scuma d’oro lustrante”. (9) Negli ultimi decenni del secolo XV operavano a Napoli artisti di gran rilievo, tra questi Adriano di Giovanni de’ Maestri detto Adriano Fiorentino (1450ca 1499) che giunse a Napoli nel 1488 a seguito di Virginio Orsini, comandante in capo dell’esercito aragonese. All’artista fu commissionata da Ferdinando d’Aragona, Principe di Capua, futuro Ferdinando II, una medaglia commemorativa per la morte di Ferdinando I, che porta la data del 25 gennaio 1494. La tradizione di eseguire medaglie commemorative continuò anche nel XVI secolo; Tra gli artisti noti e stimati nelle Corti italiane a cavallo tra i due secoli è documentata l’opera dell’orafo e scultore Gian Cristoforo Ganti detto Gian Cristoforo Romano (1470ca-1512). L’artista eseguì diverse medaglie, tra cui una per Isabella d’Aragona. Donna Isabella era conosciuta per la sua eccentrica eleganza, di cui le cronache riportarono un’ampia documentazione; in particolare ci vengono descritti i copricapo ispirati alla moda francese con “li corni guarniti da bellissime perle tramezzate con molte zoglie di diamantini, de rubini, de smeraldi et altre degnissime prede, che era una cosa molto sumptuosa et richa. (10) A Napoli il Ganti era conosciuto e stimato per sue le creazioni, in particolare era stata molto apprezzata la medaglia che aveva eseguito per Isabella d’Este.

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A Napoli lavorava Girolamo Santacroce (1502ca-1537ca) scultore orafo, che venne definito da Iacopo Perillo, fiduciario a Napoli della Marchesa Isabelle d’Este Gonzaga, in una missiva dell’11 giugno 1519 inviata all’umanista Mario Equicola: “lo migliore che vi sia in Napoli”. All’orafo venne commissionata da Isabella d’Este una medaglia celebrativa dell’opera di Iacopo Sannazzaro , che fu realizzata dall’artista in bronzo e argento. La medaglia riproduce da un lato l’umanista di profilo e sul rovescio “l’adorazione del Bambino”. Dell’opera dallo Storace parla anche Pietro Summonte nel 1524 in una lettera diretta a Marcantonia Michiel: “Ha ritracto il Sannazzaro in medaglia e facto un Appollo:cose ben stimate qua da ciascuno”. Gli atti raccolti nel fondo del “Cappellano Maggiore” riportano i nomi dei Maestri Orafi che sostennero il ruolo di Consoli dell’Arte nel XVII secolo. Un documento redatto il 4 ottobre del 1669 porta le firme dei quattro Consoli: Simone Parancandolo, Giacomo Piccino, Gennaro Portio, Aniello Treglia, e di tutti gli Orefici che firmarono i provvedimenti per approvarli: Giacom’Antonio Pandolfo, Lorenzo de Rinaldo, Matteo Trotta, Francesco Antonio Rendeva, Ignazio d’Orso, Giò Batta Vinaccia, Giò Batta della Martina, Giò Lorenzo Mazzola, Melchior Maturantis, Andrea Naclerio, Giò Batta Attingento, Gennaro Durante Lo nardo Maiorino, Giacinto Portio,Giuseppe Persico, Pietro de Crescenzo, Michele de Sio, Giuseppe Strozzi, Francesco Pandolfo. Tra gli argentieri attivi nell’ultimo decennio del secolo XVII, è nota l’opera: di Gennaro Scarpellino, che nel 1693 esegui le “giarre” d’argento del “primo gradino” dell’altare della Basilica di San Domenico Maggiore, e di Maestro Nicola Mansone, che eseguì nel 1696 i candelieri per la chiesa Domenicana. I vari cambiamenti del marchio avvenuti durante i secoli XVIII e XIX, ci permettono di datare i manufatti, e riconoscerne gli autori. Ogni oggetto come dettavano i regolamenti emanati nel maggio del 1798, che in sostanza confermavano quanto era stato stabilito nelle “Capitolazioni”del 1710, ed in particolare che i lavori d’oro e d’argento dovevano portare il: “…marco dell’Arte, con quello del Console più antico, con quello del Fabbricante, e con quello del Toccatore…”. La definizione del marchio costituirà anche uno strumento per i sovrani, che si succederanno sul trono di Napoli, per legare le produzioni al periodo del loro Regno, rendendole identificabili attraverso i cambiamenti introdotti di volta in volta. Anche Gioacchino Napoleone il 17 dicembre 1808, nell’ordinare le nuove regole per la lavorazione dell’oro e dell’argento, stabilì un nuovo marchio di garanzia caratterizzato dalla una: “testa di donna veduta di faccia, ornata in forma di Partenope, più grande pe’ lavori d’argento, ed alquanto più piccola pe’ lavori d’oro”. Secondo le disposizioni del sovrano francese, il nuovo marchio doveva essere adottato uniformemente in tutto il Regno di Napoli. Ferdinando I il 15 dicembre 1823, con Real Decreto ordinò il “cangiamento de’ bolli” ed anche la rettifica del “sistema sinora tenuto nelle nostre officine di garanzia […] che si ren-


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dono facili a potersi alterare”. Con le nuove disposizioni il sovrano intese soprattutto segnare il ritorno al potere dei Borbone nel Regno, sopprimendo il marchio istituito da Gioacchino Napoleone, introducendo un nuovo marchio. Il simbolo scelto dal re fu la “testa di Partenope di profilo”. I vari cambiamenti del marchio voluti dai sovrani, tesero inequivocabilmente a identificare, attraverso un’immagine dall’alto valore simbolico, i manufatti del Regno con la Capitale. Questa volontà fu chiaramente espressa da Ferdinando II nel decreto emanato il 26 gennaio 1832, con cui fu immesso nuovo marchio per tutti i lavoro d’oro e d’argento che: “dovranno contenere il distintivo della lettera N denotante nostrale [….]”. Napoli poteva vantare nel primo quarto del secolo XVIII abilissimi artefici come Antonio de Laurentiis, Nicola De Turris, Nicola Storace e Gennaro Serrao, Antonio Tagliaferro che sapevano creare oggetti mirabili in oro e in argento, supportati dalla tartaruga, dalla madreperla, dalla pietra d’Egitto e dalla porcellana bianca di Capodimonte. Molto documentata è l’attività di Antonio de Laurentiis, nel 1743 lavora già per Carlo di Borbone e nel 1746 continua a lavorare per il sovrano con il ruolo di Orafo di Corte. Esperto nella lavorazione di oggetti decorati apiqué incrusté d’or, le sue originali creazioni sono oggi nelle collezioni più prestigiose d’Europa. De Laurentiis creò per il sovrano numerose tabacchiere, tra queste, nel 1743 una in pietra d’Egitto montata in oro e brillanti, e nel 1747 una tabacchiera di porcellana decorata con una miniatura nella parte interna. Tra gli argentieri che lavoravano nella Capitale nella prima metà del XVIII secolo, è noto il Maestro Filippo de Sanctis, Saverio, Matteo Treglia, Aniello d’Apuzzo, Filippo del Giudice, Giacinto Buonacquisto, Giuseppe Sanmartino Giuseppe e Gennaro del Giudice. Per Carlo di Borbone lavorò Michele Lofrano, gioielliere di camera del sovrano, che nel 1761 eseguì su commissione regia un ricchissimo calice d’oro, ornato con numerosi brillanti, rubini e smeraldi. L’orefice fu anche l’ideatore dei gioielli della regina Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone. In quegli anni a Corte lavorava anche l’orafo Matteo Tufarelli. Il nome di Matteo Tufarelli è anche nella documentazione degli orefici che praticavano l’arte nel 1799 insieme a: Fabrizio Tufarelli, Antonio Avitabile, Giò: ed a Ignazio Vanderlich, Orazio Sessa, Luigi, Vincenzo de Angelis, Antonio Fumo Orefice Raffaele Califano Orefice. Consultando gli elenchi dei Maestri Orafi che esercitavano l’arte dopo la soppressione delle Corporazioni delle Arti, e dei divieti di esercitare l’arte fuori del Borgo, possiamo verificare che la maggior parte dell’attività orafa veniva svolta ancora entro gli antichi confini. Questo dato rimase costante anche nell’ultimo decennio del secolo XIX. La lunga attività svolta nel Settecento dal Real Laboratorio delle Pietre Dure di San Carlo alle Mortelle e quella successiva della Scuola-Laboratorio per la lavorazione del corallo alloggiato del Real Albergo dei Poveri di Napoli, istituita nel 1811, diretta da Paul Barthélemy Martin, contribuì a radicare l’arte della lavorazione del corallo, anche a Napoli oltre che

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Antichi calchi di gesso di cammei, fine XIX secolo, inizi XX secolo Collezione privata


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Fasi di lavorazione di camei incisi su conchiglie sardoniche. Collezione privata

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Fasi di lavorazione di camei incisi su conchiglie sardoniche. Collezione privata

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Disegno del Collare dell’Ordine delle Due Sicilie. L’Ordine delle Due Sicilie, che comprendeva tre categorie: Cavalieri, Dignitari e Commendatori, fu istituito da con Real Decreto da Giuseppe Napoleone Bonaparte il 24 febbraio 1808. Gioacchino Murat mantenne l’Ordine ed aggiunse la categoria del gran Collare. Il Collare composto da 15 medaglioni con al centro di ognuno lo stemma di una provincia del Regno racchiuso in una corona di alloro. Nel medaglione centrale, in campo azzurro, le iniziali J N di Gioacchino Napoleone, al di sotto la stella con al centro rappresentato nuovamente: il cavallo sfrenato, stemma della città e provincia di Napoli. ASNA, Ministero degli Affari esteri, busta 5443 (ex 5620), f. 130


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Collare dell’Ordine delle Due Sicilie, oro e smalti policromi. Collezione Ricciardi. l’onorificenza siglata sul retro con il n° 8 fu conferita al Ministro Ricciardi nel 1813.

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8 aprile 1805, Napoli Patente di privativa, concessa da Ferdinando IV di Borbone a Paolo Bartolomeo Martin per la lavorazione del corallo grezzo a Torre del Greco. ASNA, Ministero dell’Interno, I inv., b. 2252, inc. 3, f. 15

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12 luglio 1806 Patente di Giuseppe Napoleone I per la conferma della privativa concessa a Paolo Bartolomeo Martin, per la lavorazione del corallo grezzo a Torre del Greco ASNA, Ministero dell’Interno, I inv., b. 2252, inc. 3, f. 1


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Attrezzi da lavoro inerenti la privativa di cinque anni accordata con patente il 12 novembre 1810 a Paolo Bartolomeo Martin, per la fabbricazione e la vendita di coralli. ASNA, Ministero dell’Interno, b. 2253, inc. 3, all. A


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a Torre del Greco, dove la lavorazione era stata iniziata dal Martin nel 1805, grazie ad una privativa concessa all’imprenditore da Ferdinando IV il 27 marzo. La chiusura della Fabbrica di Martin nel Real Albergo, non segnò la fine della lavorazione del corallo, già l’arte si era ampiamente diffusa in città dove gli ex allievi del Real Albergo, istruiti nell’arte incisoria, avevano aperto le loro botteghe. Nel 1845 l’attività era svolta da circa cinquanta corallari, e alla edizione del 1853 delle Esposizione delle Industrie del Regno parteciparono con i loro lavori in corallo gli incisori Ferdinando Costa, Giovanni Ambrosino e Sebastiano Palomba. Quest’ultimo ebbe la medaglia d’oro, per la qualità delle sue opere. I gioielli creati a Napoli negli anni sopra citati erano ispirati prevalentemente al vasto repertorio archeologico, ma anche a modelli gotici e rinascimentali. Una parte della produzione proponeva esemplari di gusto naturalistico ricchi di “fiori e frutti”, realizzati nella ricca varietà cromatica del corallo. I manufatti napoletani furono presentati, dopo la fine del Governo Borbone, alle Esposizioni Nazionali ed Internazionali di Firenze nel 1861, di Londra nel 1862 e di Parigi nel 1878. Nel 1888 circa 200 botteghe del Borgo Orefici erano qualificate nella incisione su:“ tartaruga, corallo e lava”. Molte botteghe erano ubicate nella “via Grande Orefici”, ma tutte le botteghe piccole e grandi poste nelle strade del Borgo: “via nuova Orefici, strada S. Agata agli Orefici. strada Spezieria Vecchia, strada Pellettieri agli Orefici, Piazza larga Coppolari agli Orefici, vico di Mezzo agli Orefici, vico Cellini agli Orefici, piazza Coppolari agli Orefici, largo Orefici, largo Azzimatori agli Orefici, erano occupate dagli artefici dell’oro. Le lavorazioni e le specializzazioni dei vari laboratori era ampiamente diversificata, infatti nel 1889 vi erano ancora 12 botteghe di Battiloro, che lavoravano “l’oro in foglie”; altre erano specializzate nei lavori con perle, e nella “lavorazione d’argento”, molte eseguivano l’elaborata tecnica dell’incastonatura delle gemme, ma la maggiore parte dei laboratori orafi era ed è ancora oggi specializzata nella creazione di “gioielleria artistica”.


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L’Arte del Tessuto Napoli Museo Nazionale: statuetta di Venere che si allaccia un sandalo proveniente da Pompei sul marmo sono dipinti in oro monili e indumenti intimi. L’aureo reggipetto tutto traforato a ricamo, è quel che presso le confezioni d’alta moda del tempo, più che strophion alla greca, si sarà detto reticulum, legato da auree bretelle al ridottissimo cinto...”

L’arte del tessuto ha remote radici a Napoli e nei territori che circondano la Città. I frammenti di tele di lino, di sottili veli di seta e di oro, provenienti dalle antiche città di Cuma, di Pompei e di Ercolano, conservati oggi nel Museo Archeologico di Napoli, rappresentano delle testimonianze significative della raffinatezza dei manufatti frutto di una tradizione che aveva già consolidato le sue radici. La creazione di stoffe d’arte - segno distintivo di una categoria sociale élitaria - era collegata alle esigenze rappresentative di una clientela d’alto rango, quale la Corte e la Chiesa. I documenti testimoniano l’antica tradizione di adoperare stoffe preziose per realizzare abiti liturgici e apparati per ornare le chiese. Gli inventari degli arredi sacri della chiesa di S. Lucia de Reginnis Minoris, presso Amalfi, registrano la presenza di preziosi tessuti di seta del VIII secolo nel patrimonio d’arredi adoperati per la celebrazione dei riti. Il “Liber Pontificalis” accerta che Napoli, tra l’VIII e il IX secolo, si distinse nella fabbricazione di stoffe d’arte e che veniva lavorato un tessuto di un particolare color porpora chiamato: “blatin neapolitano”. (11) Il ricamo era adoperato per arricchire le stoffe; un esempio dell’arte del ricamo dell’epoca ci è restituito dalla Mitra del vescovo di Capua San Paolino, morto nell’843. La decorazione a ricamo su bande di tessuto blu-violaceo, era costituita da figure geometriche: quadrati e ottagoni, realizzati con filo d’oro contornati da perle. All’interno dei quadri erano raffigurati il busto di Cristo, il busto della Vergine Madre, e i busti di Santi. L’industria tessile e la tintura delle stoffe è da attribuire alla presenza delle comunità Ebraiche in Sicilia, a Napoli e su gran parte della costa campana. Agli ebrei Federico II aveva concesso la gestione delle tintorie napoletane. Un primo nucleo di artefici Ebrei si era insediato a Napoli nel X secolo, nei pressi della Chiesa di Santa Maria in Cosmodin, detta in seguito di “Portanova”. I drappi erano caratterizzati da orditi in lino o in lana e da trame in seta. I “drappi di Portanova” sono citati anche negli Statuti dell'arte della seta della prima metà del Settecento. È da attribuire a maestranze ebraiche anche il perfezionamento delle tecniche di lavorazione dei filati preziosi realizzati con lamelle d’oro e d’argento avvolti intorno a fili di seta. I materiali preziosi erano abbondantemente impiegati oltre che nella lavorazione dei tessuti anche nella realizzazione delle trine ad opera dei maestri “Trenettari”, che lavoravano presso la chiesa di Santa Caterina Spina Corona, edificata proprio dalla comunità ebraica, in seguito fu chiamata Santa Caterina della Giudecca. L’antica denominazione di alcuni punti del ricamo ad ago adoperati dai maestri dell’arte del ricamo, come il “punto d’oriente”, e le trine dette “alla moresca”, indicano l’origine di tale arte. L’arte dei tessuti in seta ha rappresentato per la città di Napoli una importante risorsa. Questa attività, difatti, fu tra le più diffuse in città, ed assicurava rendite considerevoli. La seta fu nei secoli XVI e XVII, una delle voci attive di maggiore consistenza nel bilancio


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20 agosto 1633, Napoli Richiesta da parte dei consoli dell’arte dei tessitori di tele di ampliare i capitoli concessi all’Arte da Don Pedro di Toledo nel 1542 ASNA, Cappellano Maggiore, b. 1196, inc. 52, f. 2


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26 febbraio 1611. Capitolo dell’Arte dei Ricamatori. ASNA, Cappellano Maggiore, b. 1205, inc. 105, f. 2


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Abito da genitluomo, secolo XVII Museo Filangieri, Napoli


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commerciale del Regno. Ancora nei secoli XVIII e XIX, i dati disponibili, dimostrano che le attività di produzione e di commercio della seta mantenevano una posizione di rilievo nella economia del “Regno delle Due Sicilie”. La raffinatezza e l’alto livello qualitativo dell’arte del tessuto e di quella sartoriale che venivano praticate in città nei secoli XV e XVI è testimoniata dagli abiti in damasco dei sovrani Aragonesi e dei personaggi della Corte Vicereale che furono sepolti nella Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli. Gli abiti restaurati tra il 1998 ed il 2000, sono esposti nella Sala del Tesoro, accanto alla Sagrestia. Il contributo dei sovrani Aragonesi fu fondamentale per lo sviluppo e progresso delle “arti della Città”, e di quelle su cui si fondava economia della città, come l’oreficeria e la lavorazione di tessuti preziosi. Ferrante I d’Aragona incoronato Re a Barletta il 4 febbraio 1559, oltre a promuovere la diffusione ed il commercio dei tessuti preziosi, favorì l’impianto di nuove strumentazioni e tecniche, concedendo finanziamenti e “franchigie” a maestri drappieri di “chiara fama”. Marino di Cataponte, di origine veneziana, fu tra i primi artefici chiamati alla Corte di Napoli per introdurvi la lavorazione di “drappi d’oro o damaschi et broccati, velluti figurati, viridi et neri” e lavorare “carmosino figurato, perché questa tinta non è di questa terra et bisogna tempo per venir da Ragosa, o di Venezia.” (2 maggio 1465). (12) Gli interventi del sovrano furono tesi anche nell’immettere le tecniche più sofisticate come quella dei drappi tessuti in oro, a questo fine nel 1473 fu stipulo un'altra convenzione con il Maestro Francesco de Nerone perché introducesse in Città “l’Arte dell’oro e della seta de omne sorte”. (13) L’attenzione del sovrano per l’arte della seta fu costante, nel 1477 oltre a contrarre nuovi “Capitoli” con altri maestri dell’arte, attraverso la promulgazione di un bando stabilì le regole per l’elezione del “Consoli”, che dovevano governare l’arte, e le norme per l’immatricolazione dei tessitori e degli altri lavoranti. Nasceva così la “Corporazione dell'Arte della Seta”, che stabilì la sua sede nella Chiesa di San Filippo e Giacomo e come patrono S. Giorgio. Il repertorio documentario dell'arte della seta custodito nell'Archivio di Stato di Napoli, rivela che gli imprenditori dell'arte della seta erano personalità di rilievo della Città e appartenevano alla classe nobiliare, come i Milano, i d'Aquino, i Ravaschieri, i Caracciolo di Brienza, i Ruffo ed i Sanseverino di Brienza etc… La élite nobiliare controllava il complesso ciclo lavorativo della seta che era prodotta ancora nelle zone coltivate vicine alle mura della Città come quelle collinari di S. Biase, circa 16 moggia, che nel 1509 erano state concesse in enfiteusi alla Real Certosa di San Martino al Conte di Cariati Giovan Battista Spinelli. (14) L’area concessa al Conte era stata denominata della Celsa perché il Conte vi aveva fatto piantare una gran quantità di pregiate piante di “celsi, e mori e bianchi, utili per: alimentare i bombici della seta”. - Erano trasportate a Napoli per essere commercializzate e lavorate anche le sete prodotte in Calabria e in Basilicata.


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Nel 1578 secondo i dati della Sommaria erano entrate a Napoli per essere lavorate “1500 balle di seta”, quindi circa 412500 libbre di materia prima. I dati del 1607- 1608 dimostrano il progressivo aumento delle sete (libbre 635714) che venivano portate in città per essere usate “dall’Arte della seta”. La seta prodotta nel Regno di Napoli era esportata nel secolo XVI a Firenze e a Lucca. Oltre alle famiglie nobiliari napoletane, erano interessate al lucroso commercio della seta alcuni esponenti delle più antiche famiglie di Bergamo: gli Agazzi, gli Avinatri, i Benagli, i Borelli, i Boselli, etc... . Secondo le dichiarazioni rese dai consoli dell’arte nel 1585 a Napoli erano impegnati nell’arte della seta la “maggior parte della popolazione napoletana”. Nel primo quarto del secolo XVII, sempre secondo i consoli “più di 300.000 ruotavano intorno alla seta, mentre 5.000 sono iscritti” all’arte. (15) Si valuta che in città alla fine del secolo XVI erano impiegati nella produzione di seterie 25.000 persone ed erano tenuti in attività 6.000 telai.

I tessuti in seta, oro e argento La produzione napoletana di tessuti di seta con oro e argento ebbe un rilevante sviluppo a Napoli nel XVI secolo, favorita dagli interventi promossi dal governo aragonese alla fine del Quattrocento. L’arte dei tessuti lavorati con oro e argento lamellare raggiunse una larga diffusione, grazie ad una più razionale regolamentazione e alle licenze concesse dal governo a esperti maestri fiorentini. Tra questi Senese Frasetti, che aveva ricevuto il privilegio di “battere, far battere e filare l’oro del modo che si fa in Fiorenza”, e Antonio Francesco Castrelli e Francesco Targioni. (16). In città comunque rimase maggiormente diffuso il metodo antico adoperato dai circa cento dei “tiraloro” nostrani che esercitavano nel 1626. (17) Questi utilizzavano 10.000 libbre di argento per creare i filati; mentre i filati creati dai battiloro necessitavano di un minore quantitativo del prezioso metallo. La scelta definitiva tra le due lavorazione avvenne nel 1639, quando fu decretato che le operazioni di fusione dovessero essere concentrate e svolte soltanto nel quartiere del Lavinaio, in una bottega aperta e fruibile dal pubblico, e peraltro vicina alle regie fonderie. Inoltre era assolutamente proibito tenere nelle abitazioni “forge, mantici” e altri attrezzi atti a “poter fondere (e) martellare e indorare le suddette verghe”. Le verghe poi dovevano essere lavorate dai battiloro e dai tiraloro in botteghe “esposte al pubblico” e non nelle case. I preziosi filati erano adoperati per lavorare le trine, i passamano d’oro, per creare ricami e nella la tessitura di tessuti “lamati, allucciolati”, e nei broccati. I tessitori d’oro e d’argento ottennero nel 1626 nuovi capitoli, aggiunti agli antichi proprio per regolamentare l’accesso al mestiere, che si poteva ottenere tramite un esame, che

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Uniforme dell’Ordine di San Gennaro (particolare) Secolo XVIII Museo Filangieri, Napoli


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doveva essere svolto dopo un periodo di apprendistato della durata di due anni presso un maestro. Anche i cinquantaquattro maestri tessitori d’oro e d’argento “à spolino” che esercitavano l’arte nel 1654 tesero a specializzare l’arte, imponendo nuove regole per l’ingresso al mestiere di drappieri. (18) I drappi napoletani erano apprezzati e ricercati nella prima metà del secolo XVII, in Inghilterra, in Olanda, nelle Fiandre. Anche le Corti italiane ed europee richiedevano i manufatti lavorati a Napoli.

L’Arte del tessuto negli anni del Regno dei Borbone di Napoli La crisi in atto nel settore della produzione di tessuti serici a Napoli è evidenziato dalla netta diminuzione dei nuovi iscritti all’arte agli inizi del secolo XVIII. Infatti tra il 1707 e il 1734 risultano 1636 nuovi immatricolati. Nonostante i provvedimenti presi dal governatori austriaci tra il 1713 e il 1714, per favore in particolare la lavorazione dei drappi tessuti con oro e argento, emanando leggi che dovevano proteggere le produzioni del Regno. L’insediamento di Carlo di Borbone segnò l’inizio di una politica più incisiva in favore dell’arte serica napoletana. Un Memoriale inviato al sovrano dagli artefici di Napoli accusava i Consoli dell’arte del decadimento della qualità dei manufatti “un tempo perfettissima”. I tessitori chiedevano al Re di vietare l’importazione di manufatti prodotti all’estero. Inoltre gli operatori chiedevano che fossero ristabilite le antiche regole di lavorazione, che essi ritenevano ancora attuali e costituivano un valido sostegno per combattere la concorrenza estera. Il sei aprile 1735 fu istituita la Giunta di Commercio, che doveva assolvere al compito di avviare una innovativa politica per favorire lo sviluppo di uno dei più importanti settori produttivi del Regno dei Borbone di Napoli, in particolare della lavorazione delle“stoffe d’oro e d’argento”. I primi provvedimenti del governo nel 1737 furono rivolti a vietare le importazioni di drappi di seta. Oltre a negare l’ingresso dei manufatti prodotti all’estero, la politica del governo tese soprattutto a favorire l’ingresso nel Regno di manodopera specializzata e soprattutto di fornire le nuove manifatture, che intendevano far nascere, di strumenti di nuova invenzione introdotte in Piemonte e a Lione. I nuovi Statuti dell’Arte della Seta della città di Napoli, emanati con diversi bandi, dal marzo del 1740 al maggio del 1741, eliminarono i vincoli imposti dalle prammatiche Vicereali, ma non previdero ancora incentivi per la creazione di tessuti prototipi. Solo nel 1751, a Napoli e nel 1752 a Messina, l’approvazione di nuove Regole, legalizzò la lavorazione di Drappi all’uso forastiero e di fabbricarne altri di nuova invenzione. (19) La conquistata libertà d’invenzione non incise però sui prezzi dei tessuti regnicoli che rimasero alti e non competitivi. La creatività dei tessitori meridionale, per avere i risultati spe-

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Pianta del Real Convitto del Carminello, primo quarto del sec. XIX Dim. mm 300 x 210. BNN C. Geogr.a 5 a 80 Il grafico documenta il progetto di riconfigurazione a pianta quadrata dell’edificio, con la demolizione di parte delle antiche murature, per creare nuovi grandi vani sul lato sinistro per alloggiare la Filanda, la Tintoria e lo Spanditoio, illuminati da grandi aperture proiettate sul giardino interno previsto nel progetto. Le trasformazioni sono indicate nel grafico con diversi colori: il grigio indica le antiche murature da salvare, il nero le nuove da edificare, il rosa le mura antiche da demolire per liberare l’area destinata a giardino e per innalzare la nuova fabbrica. Nel Real Convitto, sede di una scuola di filatura e torcitura della seta, per volere di Ferdinando IV di Borbone nel 1787 era stato costruito il primo impianto nel Regno di Napoli per la filatura della seta organza con il “mulino alla Piemontese”. Durante il Regno di Gioacchino e Carolina Murat, l’Ispettore Le Riche, membro della “Commissione Amministrativa del Carminello” fece costruire “a sue spese” un nuovo impianto per la filatura e tessitura del cotone.

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1816, Disegno del Gallone ed Asola per le Uniformi di Gala dei Mozzi d’Officio e Mozzi di Pianta ASNA, Amministrazione di Casa Reale, inv. III, Maggiordomia Maggiore, vol. 374

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rati, doveva essere supportata dall’immissione nel Regno di strumentazioni innovative come il “Torsiere ad acqua alla Piemontese” che, come tenne ad affermare Domenico Grimaldi, erano macchine “ignote tra noi giusto perché non adopriamo l’Organzino nelle nostre manifatture”, e dei telai a “piccolo tiro”, ideati dal tecnico francese Gacon nel 1717 che permettevano la costruzione di broccati perfetti con costi più contenuti impiegando tempi e manodopera minori. La formazione di artefici edotti all’uso delle tecniche più aggiornate, fu uno dei problemi centrali alla cui risoluzione si provvide con sollecitudine creando scuole specifiche. Carlo di Borbone intese caratterizzare i provvedimenti in favore dello sviluppo delle attività produttive del Regno associandoli a vasti interventi di urbanizzazione del territorio per creare nuovi, attrezzati, poli di produzione, ubicati in imponenti edifici-simbolo della presenza dello Stato. Carlo di Borbone intese affermare che il re era l’unico riferimento supremo del buon governo: egli era l’unico soggetto istituzionale in grado di elaborare una strategia politica ed economica, di creare strutture sociali e produttive in un Regno come quello di Napoli, per troppo tempo soffocato dalla politica vicereale, dove la classe degli imprenditori era frammentata e di scarsa rilevanza. Fuori delle Mura della Città Carlo di Borbone, con Real Editto del 25 febbraio 1751, deliberò che fosse costruita la più grande fabbrica del Regno: “il Real Albergo dei Poveri, dove introdurre le proprie, e necessarie arti, affinché tal opera riesca grata a Dio, e di beneficio a questa Città, e Regno”. (20) L’Albergo fu sede di molteplici scuole e laboratori-scuola, dove furono istruiti alle arti i giovani senza occupazione stabile che furono sottratti alla condizione di mendicità, convertendo le loro energie disgregate in forza lavoro qualificata. (21) “Nell’Origine della popolazione di San Leucio e i suoi progressi fin’oggi” (1789), il sovrano afferma le ragioni di utilità dell’impresa “Utile allo Stato, utile alle famiglie, e finalmente utile ad ogni individuo”, ricollegandosi idealmente e fattivamente all’idea-progetto di Carlo di Borbone e ai principi espressi dal sovrano nel fondare il “Real Albergo dei Poveri”. (22) Ferdinando affermò inoltre che l’introduzione “di una manifattura di sete grezze e lavorate di diverse specie doveva fungere di modello ad altre più grandi”. (23) Un concetto illuminato basato sul principio che è possibile agire per cambiare profondamente la società, programmando lo sviluppo del territorio, valorizzandone le potenzialità, ponendosi come obiettivo il benessere e la felicità dei cittadini. La Colonia della seta voluta dal sovrano era composta da un centro abitato, dalle filande, dalle tintorie e dai laboratori di tessitura, la casa del re dominava centricamente il nuovo insediamento. Un ciclo produttivo completo, che comprendeva anche la commercializzazione. Nelle seterie furono immesse le strumentazioni all’avanguardia e chiamati a dirigere i vari settori, i tecnici più esperti. Nel 1790 il direttore delle stoffe del Belvedere era il francese Paolo Dinant, il direttore delle stoffe della Vaccheria era Giovan Maria Verney; il direttore della macchina della seta, l’inglese Malcom Locan.


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1816, Disegno dell’Uniforme di Gala dell’Ajuto ASNA, Amministrazione di Casa Reale, inv. III, Maggiordomia Maggiore, vol. 374


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Il lavoro della Fabbrica di sete fu collegato a una Fabbrica di ricami aperta nel 1794 “per aiutare arricchire, e smaltire le stoffe stesse, che si tessono a San Leucio”. La direzione della fabbrica ubicata nel palazzo dei Forgioni a Sala, fu affidata al maestro ricamatore Angelo Morina. Alla struttura attrezzata con quaranta grandi telai da ricamo, fu annessa una scuola di ricamo. Negli anni le Fabbriche delle sete furono continuamente dotate di attrezzature all’avanguardia atte alla lavorazione di ormesini, broccati, damaschi, pekin rigati, velluti lisci e operati. Nel 1823 furono montati i nuovi telai alla Jacquard, ideati dall’omonimo tecnico nel 1801, che erano presentati per la prima volta all’Esposizione Nazionale di Lione nel 1819. L’introduzione del nuovo telaio aveva rivoluzionato i sistemi produzione, rendendo possibile la lavorazione di stoffe broccate, mediante il lavoro di un solo tessitore. Nella Fabbrica Reale furono realizzati negli anni gran parte dei parati per le dimore reali; nel 1816 fu tessuto il parato di velluto cremisi a tre peli per la Sala del Trono del Real Palazzo di Napoli. Il parato fu arricchito con un complesso decoro ideato dal pittore Gennaro Bisogno (24) caratterizzato da “otto candelabre ricamate nei cantoni e finimenti in oro per definire il cornicione e le parti superiori dei lambrì e da gigli d’oro posti sui quadri”. Il ricamo a fili d’oro fu eseguito dalle ricamatrici del Real Albergo dei poveri di Napoli, che impiegarono per più di un anno per completare il lavoro. L’apparato fu posto in opera nel 1818, completato da “drapperie di velluto celeste ricamate in oro”. (25) I parati lavorati tra il 1826 e il 1832 furono il risultato dalla fruttuosa collaborazione che si era istaurata tra Antonio Niccolini, e i tecnici delle seterie. L’architetto della Real Casa ideò i disegni dei parati degli appartamenti dei sovrani nel Palazzo di Napoli e di Capodimonte, poi costruiti sui telai della fabbrica leuciana, contrassegnati da disegni alla “Pompeana”. (26) Negli anni Quaranta la fabbrica produsse una vasta serie di tessuti sofisticatissimi, intessuti con fili di vetro colorati con oro oppure con argento. La creazione dei fili fu affidata a Gio. Rordorf, esperto nella costruzione di strumenti di fisica e chimica. In quegli anni per migliorare la qualità dei disegni preparatori e delle “messe in carta”, indispensabili per la perfetta realizzazione dei decori, fu assunto il disegnatore francese Agostino Curnillon. Il disegnatore ideò i disegni dei tappeti da inserire negli arredamenti di alcune stanze del Real palazzo di Napoli. Le “note di seterie” inviate dalla Real fabbrica all’ufficio della Real Tappezzeria, ricche di dettagli sulle caratteristiche delle stoffe, costituiscono una fondamentale traccia per ricostruire la vita produttiva dell’azienda reale. Altrettanto importante è l’intensa corrispondenza che intercorse tra il Maggiordomo Maggiore del Re e la direzione delle Fabbriche, e tra questa, l’ufficio di tappezzeria e gli architetti della Real Corte, che ci consentono di conoscere le norme del Fare, e i tempi di elaborazione dei vari prototipi, che erano poi presentati al sovrano per l’approvazione. Il recente ritrovamento di disegni e di prototipi coimpiegati alle definitive pratiche che ratificavano gli accordi esecutivi, ci permettono di basare su documenti inconfutabili il percorso tecnico-artistico delle Reali seterie. I Borbone tesero anche a salvaguardare la vocazione operativa e commerciale della città di


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Napoli e del Mercato della città di Napoli. Nel maestoso edificio del Carminello fu allestita la scuola di filatura e torcitura. Per volere del sovrano Ferdinando IV nella struttura venne costruito nel 1787 il primo impianto del Regno di Napoli per la filatura della seta organza con il “Mulino alla Piemontese”. Nella scuola-laboratorio furono sperimentate moderne strumentazioni per concepire filati prototipo da impiegare nella produzione di nuovi tessuti e galloni; quest’ultima fase fu affidata alle Reali Fabbriche di San Leucio. Durante il regno di Gioacchino e Carolina Murat, l’Ispettore Le Riche, “membro della Commissione amministrativa del Carminello”, diversificò le lavorazioni facendo costruire nell’edificio una moderna attrezzatura per la filatura e la tessitura del cotone. Nella memoria del Fare della nostra Regione le manifatture dei Borbone rappresentano un momento fondamentale di conoscenza rigorosa delle peculiarità territoriali e di conferma dei suoi valori che ancora oggi contrassegnano la continuità della tradizione. Il Borgo del Mercato ha conservato ancora oggi le sue attività legate all’arte tessile, e nelle Botteghe del Mercato si possono acquistare, come avveniva nel XIII secolo, preziosissimi galloni, gros e broccati manifatturati dalle antiche Fabbriche delle sete di San Leucio ed anche raffinati tessuti operati, organze e pizzi provenienti da manifatture francesi; soffici lane tessute in Inghilterra, e candidi lini d’Olanda. Note 1

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I vari settori commerciali e corporativi non erano ancora chiaramente delineati, questo avverrà solo nel XIII secolo a seguito della legislazione di Federico II, che previde una identificazione delle tipologie e quindi ad un primo sistema organizzativo, che originò la loro identificabilità nel tessuto urbano. ASNA Corporazioni Religiose Soppresse, vol. 1792 Seguendo le note trascritte nei libri dei conti del convento di San Domenico, possiamo ricostruire la storia delle botteghe e conoscere i nomi degli artefici a cui erano state fittate le botteghe. I contratti stipulati e la riscossione dei fitti indicano che una delle botteghe era stata affittata per “anni ventinove “ agli Orefici Francesco e Antonio d’Armenza. In seguito il contratto d’affitto fu rinnovato per altri 29 anni ad Aniello d’Armenza, figlio di Francesco. Nel 1536 la bottega era occupata da Domenico Fontana e nel 1577 al figlio Antonio. L’anno successivo l’orafo Vincenzo Porpora, acquistò il locale. Le altre “Botteghe agli Orefici”, ereditate dal convento di San Domenico Maggiore, erano state locate nel 1483 agli Orafi: Giesemundo Fiore e Giò Domenico di Lieto di Napoli. Il Monastero di Santa Chiara nel XVI secolo avere ricevuto in dono alcune botteghe nel Borgo degli Orefici, che erano state date in gestione a vari orefici. I documenti contabili ne riportano i nomi e documentano i passaggi avvenuti negli anni. Infatti l’ampio locale ubicato nella strada degl’Orefici, dalla parte della Piazza della Loggia di Genua, che poteva avvalersi di due porte, una dalla Strada degl’Orefici e l’altra dalla parte del Sopportino del pane, dal 23 ottobre 1529, era occupata da Tommaso Garofano. Un’altra bottega sita nella Strettola era locata dal 17 aprile 1581 a Giò Andrea Ciuffo. Altri locali ubicati nella strada degli Orefici e Strettola risultano dal 12 febbraio 1620, concessi in fitto a Andrea Persico G. Tescione, Statuti della Seta a Napoli ivi 1933 ASNA Cappellano Maggiore, Statuti delle Corporazioni, Ministero Interni II inv. Arti e Mestieri. Ibidem ASNA Cappellano Maggiore, busta 1183, inc. 74; busta 1196, inc. 12, 14, 15, 29, 74; busta 1201, inc. 47. I Battiloro nei secoli XV e XVI, perfezionarono il metodo di lavorazione dell’oro membranaceo di derivazione orientale. Gli artefici attraverso un lungo e paziente lavoro che consisteva nel ridurre l’oro in sottili lamine battendo per ore il metallo con martelli di varie dimensioni. I fogli così ottenuti venivano tagliati in

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sottilissime strisce, le lamelle erano adoperate per costruire tessuti ricchi d’oro detti “lastre”, ed anche adoperati per confezionare altre tipologie di filati d’oro. G. Passero, Diurnali di Giuliano Passero “Incomincia lo libro delle Cose de Napoli scritto da me Giuliano Passero setaiolo napoletano - Lo quale prima di me fu incominciato à scrivere dalli miei antecessori, 1240 a 1515”. Manoscritto R. Levi Pisetzky, Il costume e la moda nella società italiana, Torino 1978, p. 190 R. Nardi, in Vittoria Colonna e Michelangelo, Firenze 2005, pp. 44,45. Liber Pontificalis, II, 30. R.Farioli Campanati, Le arti suntuarie, Como 1982 p. 403 G. Tescione L’Arte della seta a Napoli, ivi1932 p.13 N. D’Arbitrio San Domenico Maggiore “La Nova Sacrestia”- Le arche, gli abiti dei Re Aragonesi, ivi 2001pp. 88,89. N. D’Arbitrio op. cit. 2001 p. 95. Antiche scritture inedite rintracciate da chi scrive precisano i nomi dei beneficiari e la cronologia delle concessioni date dal Monastero di San Martino; infatti il territorio poi detto “delle Celse”, era stato concesso a Gio’ Canoro, con “Istrumento de’ 19 luglio 1494” redatto dal “Notar Vincenzo Sommano di Napoli”. Il Monastero aveva poi il 14 maggio 1509, con atto redatto dal “Notar d’Asti” concesso in enfiteusi il terreno di 16 moggia. Nella stessa data fu redatto dal “Notar Francescho Cesareo di Napoli” un altro contratto di concessione di un terreno, sempre di proprietà del Monastero, per un “ canone annuo di f.‘50”. Un’altra concessione fu redatta il 12 dicembre 1509 con “Istrumento” del Notar Antonio Palermo, in favore di “Don Marino d’Alessandro nonché a Don Batta Spinelli, Conte di Cariati un pezzo di terra nel luogo di sotto Sant’Eremo accosto ai Beni di Ceusa per il prezzo di f.80”. Il Monastero di Santa Chiara aveva concesso, sempre in enfiteusi, al Conte di cariati altre dieci moggia di terreno, che erano situate, come recita il contratto; “fuori le Mura e le Porte del Castello nuovo di Napoli giusta li Beni di Don Paolo Tolosa ed altri confini per l’annuo canone di f. 20”. (“Censi della Real Certosa di S. Martino 1754”. ASNA vol. 2057 bis). L’area concessa al Conte di Cariati (poi Principe), era stata denominata della Celsa perché il nobiluomo vi aveva fatto piantare una gran quantità di pregiate piante di: celsi, e mori e bianchi, utili per: alimentare i bombici della seta. E’ ipotizzabile che, oltre alla coltivazione dei gelsi, nella zona fosse stato predisposto anche un impianto di bachicoltura e quindi di trattura della seta. ASNA Cappellano Maggiore f. 1184, inc. 34. Relazione dei Consoli dell’Arte, febbraio 1585. R.C. S. Processi f. 592. ASNA R.C.S. Consulte, vcol. XX 1606-1608 inc. 26t. ASNA Cappellano Maggiore f. 1205, memoriale 1626. ASNA Cappellano Maggiore f. 1196, inc. 33 (anno 1652). Nel Capitolo quarto fu eliminata la clausola che imponeva che per lavorare drappi di nuova invenzione fosse indispensabile la licenza dei Consoli dell’arte. A. de Sariis, Codice delle Leggi del Regno di Napoli. Editti di Carlo e Ferdinando IV, Napoli MDCCXCII. Erezione del generale Albergo dei Poveri per introdurre le necessarie arti, e fondazione d’una laical Congragazione (…) Attesa la memorabile penuria dell’anno 1764 (…). N. D’Arbitrio L. Ziviello, Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - Carteggi 1752-1896, Napoli 2001 pp. 122,123. N. D’Arbitrio, L’Utopia realizzata, San Leucio, le fabbriche del re, in Campania Felix, anno V n. 10 Napoli Marzo 2003, pp. 52-57. Dopo la delibera della Giunta degli Abusi che nel 1767 aveva decretato l’espulsione dei Gesuiti, si dette inizio a un complesso programma d’istruzione professionale ubicando le scuole-laboratorio nei conventi dismessi di San Giuseppe a Chiaia e nel Carminello al Mercato, dove fu alloggiato un conservatorio per l’istruzione delle fanciulle all’arte della filatura della seta. N. D’Arbitrio, Le manifatture reali, in Lo Bello Vedere di San Leucio e le Manifatture Reali, Napoli, 1998, pp.188,189. G. Tescione, L’arte della seta a Napoli, ivi 1932 p. 247 – G. Garzya, Interni neoclassici a Napoli, ivi 1978, p. 80,83. Napoli N. D’arbitrio, Le Manifatture Reali, in “Lo Bello Vedere” di San Leucio e le Manifatture Reali. Napoli 1998 pp. 226, 227. N. D’Arbitrio Alcune precisazioni sui tessuti, in Antonio Niccolini architetto e scenografo alla Corte di Napoli (1807-1850) a cura di Anna Giannetti e Rossana Muzii, Napoli 1997. pp. 64-67. – N. D’Arbitrio Op.cit. Napoli 1998 pp. 232, 233.


I gioielli del Borgo tra passato e presente


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I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Spilla in oro, perle e cameo. Secolo XIX, prima metà La spilla, definita da un cammeo all’antica di raffinata fattura, è racchiusa da un fitto filo di perle infilate, legate in oro. Collezione privata

Anello in agata nera e diamanti. Sec. XIX. Prima metà Il gioiello è caratterizzato da una decorazione centrale ispirata a motivi classici. Collezione privata

Bracciale in oro e pietre laviche. Secolo XIX, prima metà La lavorazione di oggetti in pietre laviche ebbe una larga diffusione nei primi decenni dell’Ottocento. Gli oggetti molto apprezzati e ricercati dai visitatori stranieri che attribuivano agli oggetti un forte valore evocativo dei luoghi che avevano visitato. Collezione privata


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Cammeo in pietra lavica, montato in oro. Secolo XIX La delicata incisione rappresenta un busto di donna di profilo abbigliata all’antica. Collezione privata Cammeo in pietra lavica grigia. Secolo XIX La incisione delinea un profilo di donna pettinata all’antica. Collezione privata Bracciale in oro e pietre laviche. Secolo XIX Il manufatto è scandito da sei grandi cammei di pietra lavica, di vario colore. Collezione privata Bracciale in oro e pietre laviche. Secolo XIX La complessa lavorazione dei cammei su pietra lavica, ebbe nell’Ottocento ed anche nei primi decenni del Novecento, una larga diffusione a Napoli. Le raffigurazioni femminili, definite da eleganti acconciature, furono certamente quelle predilette dagli artisti. Collezione privata


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1. Anello, oro 12 kt, 1872 ca. Napoli Marchio: Testina di cavallo Anello in lamina di oro con lettera R (ricordo) incisa - smalto nero e azzurro. Collezione privata 2. Anello, oro 12kt, 1872 ca. Napoli Marchio: Illegibile

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Anello in lamina di oro con placchetta sovrapposta- piccola lettera A (amore) smalto nero, bianco e azzurro. Collezione privata 3. Anello, oro12 kt, 1872 ca. Napoli Marchio: Testina di cavallo Anello in lamina di oro foderata sbalzata e smalto azzurro. Collezione privata 4. Anello, oro 12kt, 1872 ca., Napoli Marchio: Testina di cavallo Anello in lamina di oro foderata .Scudo con lettera S (souvenir) su smalto azzurro. Collezione privata

3

4

5. Anello, oro 12kt, 1872 ca. Napoli Marchio: Testina di cavallo Anello in lamina d’oro con placchetta applicata, scritta AMO e smalto nero. Collezione privata 6. Anello, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli

Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Anello in lamina di oro foderata sbalzata e smalto nero. Collezione privata

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6 7. Anello, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli

Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Orafo CB Anello in lamina di oro sbalzata .Un quadrifoglio applicato con 2 foglie in smalto azzurro una in smalto rosso una in smalto verde. Collezione privata

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8. Anello, Oro 12kt, 1872 ca., Napoli Marchio: Testina di cavallo Anello in lamina di oro foderata. Due mani si stringono tra smalto azzurro e lettera S su smalto blu. Collezione privata 9. Anello, oro12kt, 1850 ca., Napoli Anello in lamina di oro foderata. Al centro due mani che si stringono - smalto azzurro. Collezione privata

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10. Anello, oro12kt, 1850 ca., Napoli Anello in lamina di oro foderata. Al centro due mani che si stringono - smalto azzurro Collezione privata


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Orecchini in Oro12kt, perle e pasta vitrea Napoli 1832-1872 Marchio: Lettera N profilo di Partenope, numero 6. Coppia di orecchini a bottone con doppia fila di perline scaramazze. Collezione privata

Orecchini, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Orecchini in lamina foderata con applicazione di un ramo con foglie e smalto cobalto. Castone con tormalina taglio smeraldo Collezione privata

Orecchini, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera E testina di Partenope, numero 4 Orecchino in lamina con foglia applicata e satinata. Castone con granato

Orecchini, Oro 12 kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Orecchini a catenaccio con al centro tre maglie in lamina

Collezione privata

Collezione privata


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Orecchini, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Orecchini oro a goccia piatta con decorazione di fili di coralli semplici. Piatto liscio con decoro in filigrana Collezione privata

Tiara in corallo sfaccettato. Primo quarto sec. XIX Collezione privata

Spillo, corallo e oro di bassa caratura, Primo quarto sec. XX, Torre del Greco Spillo di forma ovale formato da foglie in corallo mediterraneo montate in oro Collezione privata


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Collana in corallo fiori e foglie prima metà del secolo XIX Collezione privata

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Orecchini, bracciale e spilla in corallo fiori e foglie prima metà del secolo XIX Collezione privata


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Bracciale, oro di bassa caratura, corallo mediterraneo e pietra lavica. Ultimo quarto del sec. XIX, Napoli Bracciale composto da quattro fili di corallo misto a pietra lavica lavorata a forma di rocchetto con fermezza composta da un cammeo in corallo di forma ovale con busto femminile. Collezione privata

Spillo, Oro e corallo mediterraneo Corallo sec. XIX ; montatura prima metà del sec.XX, Napoli spillo formato da un cammeo antico ovale con viso femminile in corallo rosso mediterraneo. Montatura deco in oro Collezione privata

Spillo, Corallo e metallo Primo Quarto del sec. XX, Torre del Greco NA Spillo a forma di grappolo di uva in corallo mediterraneo e metallo Collezione privata


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Coppia di orecchini e pendente, Oro 12kt e perline, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Orecchini con pendente a forma di grappolo piu’ singolo pendente interamente ricoperti di perline. Paste vitree sono al centro dei bottoni e dei tre grappoli. Collezione privata

Spillo e Pendente, oro 18kt, Prima metà sec.XX Parte di completo composta da spillo e pendente ornati l’uno con 5 l’altro con 4 paste vitree verdi. Collezione privata


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Collana breve, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Collana breve formata da fili di lamina d’oro traforati e non, uniti tra loro con maglie a catena. Al centro due piastre in oro lavorate a filigrana Collezione privata


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Collana breve, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Collana breve formata da fili di lamina d’oro traforati e non, uniti tra loro con maglie a catena. Al centro due piastre in oro lavorate a filigrana Collezione privata


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Grande collana breve, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli MARCHIO : Lettera N profilo di Partenope numero 6 Grande collana breve formata da vari fili in lamina d’oro traforata e non,uniti tra loro con maglie a catena. Doppio medaglione centrale lavorati a filigrana e smalti rosso cobalto e bianco. Collezione privata


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Pendente piccolo, oro 12kt, 1850 circa, Napoli Piccolo pendente tondo cm 3,5 lavorato a filigrana con due cuori centrali

Pendente piccolo, Oro12kt, 1850 circa, Napoli Piccolo pendente tondo lavorato a filigrana Collezione privata

Collezione privata

Pendente piccolo, Oro12kt, 1850 circa, Napoli Piccolo pendente tondo lavorato a filigrana

Pendente piccolo, Oro12kt, 1850 circa, Napoli Piccolo pendente tondo lavorato a filigrana

Collezione privata

Collezione privata


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Spillo, oro di bassa caratura e incisione su conchiglia sardonica Ultimo quarto del sec. XIX Cammeo ovale con figura femmile. Collezione privata

Spillo, Oro e conchiglia, Torre del Greco Ultimo quarto del sec. XIX Cammeo ovale su conchiglia. Profilo femminile con ricca acconciatura e fiori. Collezione privata

Spillo, oro e conchiglia sardonica Primo quarto sec. XX Cammeo su conchiglia raffigurante profilo femminile e colomba montato in oro Collezione privata


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Bracciale, Oro bassa caratura e pietra lavica, fine sec. XIX, Napoli Bracciale composto da sette medaglioni ottagonali in pietra lavica lavorate a cammeo con figure femminili danzanti. Collezione privata

Bracciale, Metallo e pietra lavica, Primo quarto sec. XX, Napoli Bracciale composto da 11 piccoli cammei ovali in pietra lavica di vari colori con profili femminili Collezione privata

Spillo, Oro 12kt, 1832-1872, Napoli Marchio: Lettera N profilo di Partenope numero 6 Spillo in lamina di oro sbalzata cesellata satinata e smalto nero. Castone centrale con pasta vitrea rossa a forma di fiore. Collezione privata


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Completo orecchini e spilla Oro e diamanti. Seconda metà secolo XIX Collezione privata

Orecchini, Anello e Bracciale, in oro, granati, turchesi, rubini e perle, secolo XIX, seconda metà. I manufatti di gusto eclettico, sono ispirati a modelli in auge nel XVI secolo. Non solo nel disegno, ma anche nella esecuzione tecnica dell’incastro delle pietre “a notte”. Collezione privata


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Bracciale con nodo Savoia Oro giallo Seconda metà secolo XIX Museo Filangieri, Napoli

Finimento composto da: spilla e orecchini in oro, perle, smeraldi e cammei incisi su malachite. sec. XIX, primo quarto. La spilla, definita una complessa incisione, è completata da una cornice di perle e da palmette in oro d’ispirazione classica. Anche gli orecchini presentano una elaborata montatura, in oro e perle. Collezione privata


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Orecchini a goccia in oro e perle, Secolo XIX, prima metà Il gioiello è contrassegnato nella montatura con la N. che indicava i gioielli creati a Napoli. Collezione privata

Bracciale in oro, corallo e perle. Sec. XIX Collezione Sorrentino

Il pendente in oro, diamanti, smeraldi e cammeo centrale in corallo è ispirato a modelli classici. La catena in oro è a maglie rettangolari Seconda metà del sec. XIX Collezione privata


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Bracciale in oro sbalzato, prima metà del secolo XX Collezione Cosimo Caruso


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Spilla in oro bianco e rose di diamanti Collezione Monti Gioielli

Pendente in oro giallo, smalto e perla Collezione Monti Gioielli

Coppia di fibbie in oro Collezione Argenterie de Laurentiis

Decorazione in oro sbalzato Collezione Argenterie de Laurentiis


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Bracciale in oro sbalzato Collezione De Marco Gioielli

Anello in oro giallo con zaffiro rosa Collezione De Marco Gioielli

Catena e pendente lavorato in oro Collezione De Marco Gioielli


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Orecchini e spilla, in oro, coralo e rosette Collezione Marchetiello Gioielli

Anello, oro bassa caratura, pietre di colore Collezione Marchetiello Gioielli

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Completo composto da collana, spilla, orecchini e bracciale, oro e lacche nere, bianche e turchesi (sul retro) Collezione Marchetiello Gioielli

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Le attuali creazioni d’arte del gioiello del Borgo Orefici

Parure in oro bianco, rubini e brillanti Stile d’Oro

Zaffiri, acquemarine e perle montate su oro bianco Stile d’Oro


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Collana in argento dorato con granati montati a giorno Antonio Canzano Gioielli

Orecchini in argento dorato e onice Campanile Gioielli


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Spilla a fiore in oro bianco con diamanti bianchi. Il gioiello è ispirato a un motivo decorativo del secondo decennio del secolo XIX. Sesto Senso Gioielli

Spilla a piuma in oro bianco, brillanti e acquamarina. Il gioiello è ispirato alle piume di brillanti in voga nella prima età del secolo XVIII, è stato concepito come due parti sganciabili che possono essere indossate separatamente Dino Costa

Orecchini in oro, argento, brillanti e smeraldi Red Velvet

Orecchini in oro bianco e brillanti Red Velvet


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Collana in oro bianco, diamanti e rubini Dino Costa

Orecchini in oro bianco con diamanti e ametiste (durante la fase di lavorazione) Il gioiello è ispirato a modelli in auge nel secondo decennio del secolo XIX Dino Costa

Pendente, in oro bianco, diamanti e acquamarine Il gioiello è ispirato a modelli in auge nel secolo XVI Dino Costa


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Spilla in argento, perle e diamanti Il gioiello è ispirato a modelli in auge nel secondo decennio del secolo XIX Campanile Gioielli

Parure in oro bianco e perle e zaffiri. Il completo è ispirato a modelli della prima metà del secolo XVIII. Carmine Bosco

Orecchini a pendente, oro rosso, diamanti e perle Il gioiello è ispirato a modelli della prima metà del secolo XVIII Carmine Bosco


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Bracciale in oro e cammei con amorini incisi su conchiglia sardonica Luigi Ferrara

Collana e orecchini, perle grige, oro rosso e rose di francia Il gioiello è ispirato a modelli in auge nel secondo decennio del secolo XIX Gioielli Esposito

Spilla in oro giallo, bianco, diamanti e rubini Luigi Ferrara

Spilla in oro giallo, bianco, diamanti e corallo Luigi Ferrara


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Spilla e orecchini in oro giallo, brillanti e ametiste RG Gioielli Ranieri


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Spilla oro e pietre dure Il gioiello è ispirato a modelli del secolo XIV RG Gioielli Ranieri

Pendente in oro giallo, corallo e perle Il gioiello è ispirato a modelli del secolo XVI RG Gioielli Ranieri


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Spilla, oro bianco, rosette di diamanti, smeraldi Esposito Gioielli

Spilla argento e oro giallo con ametista Giuliana Grande

Anello argento e oro con tormalina Giuliana Grande

Anello in oro bianco, giallo e diamanti Esposito Gioielli


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Pendenti in oro giallo, brillanti, perle e miniatura centrale RG Gioielli Ranieri

Pendente con corno in onice, oro giallo, brillanti e perla RG Gioielli Ranieri Pendente in oro giallo, corallo, rosette e perla RG Gioielli Ranieri

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Collana di perle con rose in oro bianco e diamanti Orecchini in oro 14kt e argento, diamanti rubini e perle Salvati Gioielli

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Pendente ispirato ai disegni settecenteschi, argento oro e diamanti Il gioiello è ispirato a modelli del primo quarto del secolo XVIII Gioielli Scala

Bracciale con cinque fili di perle Luigi Ferrara

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Pendente ispirato ai disegni settecenteschi, argento, oro, brillanti, perle e acquamarine Il gioiello è ispirato a modelli del primo quarto del secolo XVIII Gioielli Scala

Pendente argento, oro, brillanti e acquamarine Il gioiello è ispirato a modelli del primo quarto del secolo XX Gioielli Scala


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Collana, perle e acquamarina Giuliana Grande

Bracciale in oro smalti e brillanti Gioielli Scala

Pendente in oro giallo 18kt, quarzo, citrino e zaffiro giallo Il gioiello è ispirato a modelli in auge nel secondo decennio del secolo XIX Vincenzo Cuocolo


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Collana in oro 14kt e argento con ametiste e brillanti Gioielli Scala


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Spilla in argento e oro con topazi azzurri e turchesi Il gioiello è ispirato a modelli del primo quarto del secolo XX Salvati Gioielli

Forcina in tartaruga della prima meta del secolo XX con inserto in argento e diamanti, di fattura attuale Salvati Gioielli

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Forcina in tartaruga del primo quarto del secolo XX con inserto in argento, di fattura attuale Salvati Gioielli


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Scacchiera corallo inciso, onice e avorio inciso Cosimo Caruso Gioielli

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Tagliacarte corallo inciso e avorio Cosimo Caruso Gioielli


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Orecchini e pendente a fiocco in oro giallo e corallo sfaccettato Gioielli Scala

Collana in oro e corallo inciso Gioielli Scala


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I Tessuti in Seta e Oro


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Nastri lavorati a telaio a gros con oro filato. Pompei, I sec. a.C. e I sec. d.C. Un esempio dell’uso nell’abbigliamento del periodo in oggetto è documentato dagli indumenti in oro della statuina di Venere proveniente da Pompei. Napoli Museo Nazionale

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Paliotto Fine secolo XVII San Domenico Maggiore, Napoli


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Tonacella in raso cremisi con ricami in argento filato Fine secolo XVIII, inizi XIX San Domenico Maggiore, Napoli

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Paliotto in tessuto broccato in seta, oro e argento filato prima metà secolo XVIII San Domenico Maggiore, Napoli

Tonacella fondo faglia con ricamo in oro filato e seta prima metà secolo XVIII San Domenico Maggiore, Napoli

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Antonello de Petruccijs (1585), San Domenico Maggiore, Napoli

Abito di fanciulla (seconda metà del sec. XVI), Sala del Tesoro, San Domenico Maggiore, Napoli

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Cardinale Flavio Orsini (1581), San Domenico Maggiore, Napoli

Don Pietro d’Aragona (1552), Sala del Tesoro, San Domenico Maggiore, Napoli


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Gilet in tessuto broccato, fondo in seta, oro e argento filato Terzo quarto del XVIII secolo Museo Filangieri, Napoli

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Gilet in tessuto operato con ricami in argento e madreperle Terzo quarto del XVIII secolo Museo Filangieri, Napoli


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Caracò, in broccato secolo XVIII Museo Filangieri, Napoli

Tessuto per gilet, XVIII secolo, gros operato Collezione privata

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Uniforme dei Gentiluomini della Real Corte I Gentiluomini della Real Corte rappresentavano insieme al Maggiordomo Maggiore, al Cavallerizzo Maggiore, ai Maggiordomi di settimana e i Gentiluomini di Camera di entrata lo “Stato della Corte del Re”, cui corrispondeva quello della “Corte della Regina”. L’Uniforme era composta una giamberga di panno nero con ricami in oro filato, pantaloni in casimiro bianco, e gilè di panno cremisi ricamato in oro filato. I Gentiluomini di Camera con esercizio, erano scelti tra i componenti delle grandi famiglie del Regno. La chiave, posta a desta sul fianco posteriore della giamberga, era il distintivo dei Gentiluomini di camera, carica ambita perché simboleggiava la grande fiducia che il sovrano riponeva in loro concedendo il libero accesso ai propri appartamenti. Prima metà sec. XIX – Museo Filangieri di Napoli.

Uniforme dell’Ordine di San Gennaro L’Ordine fu fondato da Carlo di Borbone il 3 luglio 1738, in occasione del suo matrimonio con Maria Amalia di Sassonia. L’Uniforme era composta da: una giamberga e pantaloni di broccato bianco decorati con galloni d’oro filato e giamberghino color ponzò con galloni d’oro filato. Il manto di amuer color ponsò decorato con grandi gigli ricamati con oro filato era indossato sull’abito nelle cerimonie solenni. Il cappello era guarnito con galloni d’oro e piuma bianca.Secolo XVIII - Museo Filangieri di Napoli


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APPENDICE


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Disegni preparatori e particolare del Collare dell’Ordine delle Due Sicilie ASNA, Ministero dell’Interno, I inv., b. 2252, inc. 3

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Onorificenze del decennio francese. Collare della legione d’onore di Francia ASNA, Ministero dell’Interno, I inv., b. 2252, inc. 3

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Decorazione in oro su velluto in seta per l’Uniforme dei Consoli presso le Nazioni Estere, approvato da Giuseppe Napoleone il 12 agosto 1807. ASNA, Museo, Miscellanea di scritture, 99C, stipo B, n. 64

Modelli delle Uniforme per il Console Generale e per il Viceconsole approvati il 23 dicembre 1827. Al disegno delle Uniformi, fu allegato anche il disegno delle decorazioni in oro. mm. 330x475 ASNA, Achivio Borbone, b. 2512


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Modelli delle Uniformi per il Commissario, Funzionario, Ispettore e Cancelliere. Secondo quarto sec. XIX. Le Uniformi furono diversificate con decorazioni in oro. L’oro lamellare era lavorato dai Battiloro del Borgo Orefici,che dopo aver ridotto l’oro in sottili fogli, lo tagliavano in sottilissime strisce. mm 280x385 (187x242). ASNA, Archivio Borbone, b. 2513


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Reale insegne Ordine di San Gennaro Placca di Cavaliere oro e smalti policromi, prima metà del XIX sec. Museo Filangieri, Napoli

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Reale insegne Ordine di San Gennaro Croce di Cavaliere, oro e smalti policromi, prima metà del XIX sec. Museo Filangieri, Napoli

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Inventario degli oggetti preziosi di Maria Teresa d’Austria, moglie di Ferdinando II di Borbone ASNA, Archivio amministrativo di Casa Reale, III inv., Inventario, vol. 198


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Inventario degli oggetti esistenti nel guardaroba di Maria Teresa d’Austria, moglie di Ferdinando II di Borbone ASNA, Archivio amministrativo di Casa Reale, III inv., Inventario, vol. 197

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Napoli, Maggio 1802 Apprezzo delle Galanterie di Oro diverse con Perle e Corniole in Biscotterie della fu Principessa Ereditaria Donna Maria Clementina fatto da me per ordine di S.A.R. il Principe Ereditario. Armillo di oro con Capelli, si stima tra il peso, e la manifattura i stima docati 80 – Una Medaglia d’oro con smalto blò con Ritratto di S.A.R. il Principe Carlo 100 – Una Medaglia di forma rotonda con Ritratto della fu Regina di Francia 40 – Una Medaglia con Ritratto di S.A.R. il Principe Ereditario 40 – Una Medaglia semplice con Ritratto di S.A.R. il Principe D. Leopoldo 30 – Una Medaglia con Ritratti delle I.M. dell’Imperatore ed Imperatrice 40 – Una Medaglia con Ritratto di S.A.R. D. Antonietta 30 – Un Medaglione con Capelli e Cifre della Real Famiglia con perle e lettere di oro 100 – Una Medaglia di forma ritonda con Capelli, e lettere di Rosette d’Olanda 90 – Un Cristallo con lettere di Rosette d’Olanda, e Capelli al disotto 70 – Una Medaglia con Ritratto della fu Arciduchessa Amalia, con Capelli, ed iscrizione 30 – Un Medaglione con Cornice d’oro con Capelli, e lettere 60 – Un Portaritratti d’oro con smalto blò a tre contorni di piccole perle, con Ritratto di S.A.R. La Principessa D. Maria Amalia, si stima in tutto 80 – Una Scatola d’oro bislunga con due Ritratti di Pastiglia bianca, con Capelli e lettere di Rosette d’Olanda 50 – Una Goliera d’oro di pastiglia a color Corallo, con laccettini d’oro come anche li Fioccaglietti e spilla simile 30 – Una Goliera di Filograno d’oro con Camei di Cocche di Palermo 100 – Un Gruppo tremolante con quattro Spighe di Grano d’oro, con Capelli per Testa 20 – Un Pezzo quadrato di Filograno d’oro con Ritratto in mezzo e lettere 16 – Un Cinturone d’oro con n. 13 Corniole sardoniche bellissime, una Collana con Corniole simile in n. 5, un pajo di Braccialetti simili con Corniole in n. 6, un pajo di Cerchioni simili, con Corniole in n. 2. Tutte le suddette Corniole io le stimo moltissimo, se sono antiche, ma non le do prezzo, poiché bisogna che le veda Mognani, oppure Rega, che sono i primi Esperti di pietre incise. Un grande Medaglione con Ritratti dell’Imperatore ed Imperatrice, e della Real Famiglia, Maniglie, Goliere, ed Orecchini con Filograno d’oro con cinque Pezzi, si stima 450 – Una Collana con Cristalli bianchi, con Capelli al di dentro ligata in oro, con suoi Cerchietti simili si stima in tutto 150 – Una Collana con Ritratti della Real Famiglia in Filograno d’oro, con laccettini d’oro, con Braccialetti simili con smalto Celeste, si stima in tutto 100 – Uno Stucchietto di osso di Avorio ligato in oro, con Ritratto di S.A.R. D. Antonietta 20 – Un Coretto d’oro con Cristalli e Capelli 20 – Una Medaglietta rotonda con Ritratto di S.M.La Regina, e di S.A.R. D. Antonietta 20 – Una Medaglietta quasi simile con Ritratti delle Reali Principesse 20 – Altra Medaglietta a quadretto con Cristallo, Catenacetto, e Capelli 10 – Una Medaglietta con Cristallo, e Catenaccetto 6– Una Medaglietta di Filograno d’oro con Gazzettino in mezzo 8– Una Medaglietta con Capelli, e Cristallo 6– Una Goliera con Braccialetti con laccetti d’oro, e Capelli 40 – Un Anello con Niccolo inciso antico ligato in oro, al quale da me non può darsi prezzo. Un Anello d’oro a Spoletta 4– Due Anellini a forma Ovale d’oro si stimano, 5. l’uno, che sono 10 – Numero quattro Ricordini d’oro con Capelli, uno di essi smaltato, si stimano 12 –

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Inventario dei Gioielli di Donna Maria Clementina 1802 ASNA, Archivio Amministrativo di Casa Reale, III inv., Maggiordomia Maggiore, b. 87


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Maria Clementina d’Austria, (attribuito a) Joseph Nickel 1796.

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Un pajo di Catenaccetti d’oro per orecchio Fettuccia di Capelli di S.A.R. il Principe Leopoldo, maniglia, composti in tre strisce, una Spilla per petto con ritratto bianco si stima in tutto Altre Fettucce di Capelli scuri, Capilliera, e Braccialetti in tutto n. 4 pezzi, si stima Un pajo di Braccialetti con vellutino nero si stimano

12 – 8– 6–

In Tutto le sopradescritte Galanterie ascendono a Docati Millenovecentootto

- 1908

Matteo Tufarelli Aiutante di Camera e Giojelliere di S.M. ASNA, Archivio amministrativo, III inv., Maggiordomia Maggiore, b. 87

4–


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I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Napoli, Maggio 1802 Apprezzo delle Gioje della fu Principessa Ereditaria Donna Maria Clementina fatto da me sotto per ordine di S.A.R. il Principe Ereditario Un Medaglione con sua Nocca di Brillanti con Ritratto in mezzo di S.A.R. il Principe Ereditario, contornato con num. 21 Brillanti grandi di buona qualità , tutti di concia Inglese, quali si stimano gli uni per gli altri di peso grana 14 ? circa l’uno. Un Brillante vistoso situato in mezzo alla Nocca si stima del eso di gna 35, in 36 circa. Altri Brillanti n. 17, si stimano di peso gna 20 c.a l’uno. Altri in numero 26, si stimano di peso grana 60 circa. Tutti li Brillanti di detto Medaglione si valutano circa - 28000 Un pajo di Orecchini alla Figarola di Brillanti concia Inglese di buona qualità. Li Brillanti grandi, e mezzani sono di numero 62, li Brillanti più piccoli n. 40, si valutano c.a - 9500 Una Medaglia piccola con Ritratto di S.A.R. il Principe Ereditario contornato con n. 16 Brillanti concia Inglese Di buona qualità si valuta c.a - 1400 Altra Medaglia con Cameo contornato con n. 24 Brillanti, ed uno picciolo, si val. c.a - 600 Un Fiore di Brillanti con sei fronde ligato a giorno con un Brillante grande in mezzo d altri Brillanti in n. 115 tutti di concia Inglese, e n. 18, Brillanti a colore paglino, si val. il detto Fiore c.a - 3600 Una Rosa a forma di Sole di Brillanti di buona qualità con Brillante grande in mezzo, ed altri Brillanti mezzani, e piccioli, si valuta c.a - 6000 Detti Brillanti sono in num. 168, la maggior parte di essi a concia Inglese. Altro Fiore di Brillanti con n. sedici fronde di n. 110 Brillanti, la maggior pasrte di essi a concia Inglese, si val. c.a - 5000 Una Rosetta di Brillanti con num. 16 Brillanti belli a concia Inglese, si val. c.a - 2500 Una Ripetizione con Ritratto dell’Imperatore con due contorni di Brillanti, con sua Catena, due Fiocchi, ed un Suggello, tutti di Brillanti di buona qualità, si val. c.a - 6000 Detti Brillanti in num. 142, sono a concia Inglese: nelli due fiocchi, e Suggello in n. 187, concia d’Olanda.Una Mosca simile alla descritta Ripetizione guarnita dell’istessi Brillanti si val. similmente c.a - 6000 Una Piogettina, o sia Frutto per Testa con n. 16 Brillanti concia Inglese vistati ed altri Brillanti poccioli nel Tronco di mezzo si valuta c.a - 1400 Un Filo di Brillanti grandi ligato a giorno in n. 18 di buona qualità concia Inglese di diverse grandezze. Num. 7 di essi si stimano gli uni per gli altri di peso gna 24 per ognuno, e gli altri num. 11 si stimano di peso grana 17 in 18, si valutano tutti uniti c.a - 30000 Altro Filo di Brillanti concia Inglese di diverse grandezze in num. 190, si stimano del pesograna 3 ? circa L’uno, e si valutano tutti uniti c.a - 9000 Un Anello Solitario vistoso con la sua gamba guarnita di Brillanti si val. c.a - 3000 Due Anelli a Core con smalto rosso si valutano c.a - 2000 Un Anello con Brillante Solitario color di Rosa si val c.a - 450 Altro Anello con Brillante a Core più piccolo si val. c.a - 300 Un Anellino ottangolato con Cifra di Rosette d’Olanda contornato di Brillantini, con Capelli si Val c.a - 200 Un Ricordino di Brillantini con smalto blo, e lettere d’oro si valuta c.a 90 Un Anello con Cristallo di Brillanti con Ritratto di S.A.R. il Principe Ereditario, contornato di Brillanti, con tutta la gamba si valuta c.a - 350 Una Ripetizione contornata di Perle Orientali con Smalto blo, e sua catena d’oro con n. 23 Brillanti di cattiva qualità si valuta in tutto c.a - 800 Una Mostra con sua catena a due contorni di Perle Orientali collo smalto Celeste si val. c.a - 300


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Un Filo di Perle Orientali in num. 75, si val. c.a Un pajo di Suste a due fili di Brillanti per ognuno, con Perle Orientali in otto fili per ognuno si val. in tutto c.a Un pajo di Braccialetti di Perle Orientali con due Ritratti contornati di Brillanti Concia Inglese in n. 20 l’uno con Ritratti di S.M. Ré, e l’altro S.M. la Regina, si valutano tra li Brillanti, e Perle in tutto c.a Due Ricordini a fascette con Brillanti con lettere, e smalto blò si val. c.a Un Buchetto, o sia Mazzetto di Brillanti di buona qualità per petto, consistente in n. 4 Fiori, e n. 8 Amendole pendenti con fronde, tronchi e ligature, tutto di Brillanti, si valuta tra li Brillanti, e manifattura c.a Un Diadema di Brillanti con Pera di Perle Orientali ligato a giorno, si valuta tra li Brillanti, e le Perle, che sono di mediocre qualità unitamente colla manifattura in tutto c.a Una Collana d’oro con Brillantini, e smalto blò con sue maniglie,e Fioccaglietti con lettere di Rosette d’Olanda si valuta in tutto c.a Una Goliera con laccettini d’oro con smalto blo guarnita di Brillanti di pessima qualità, anzi di scarto, si val c.a Una Medaglia di forma rotonda con Capelli tessuti, e Cifre di Rosette d’Olanda con Brillante vistoso a forma di Core, contornato di n. 14 Brillanti concia Inglese si val. c.a Un Portaritratti ovato contornato di Brillanti, con smalto blò, con sua catena d’oro, e smalto guarnito di Brillanti, si val. c.a Una Collana con Orecchini a tre Amendole di gocce di Perle guarnite di Brillanti, si val. in tutto c.a Un Medaglione con smalto Celeste, con Perle Orientali, e lettere in Rosette d’Olanda, si val. c.a Una treccia di Brillanti con Capelli si val. c.a Un Cassettino di Tartaruga guarnito con Brillanti, e al di dentro una Cifra di Brillanti, si valuta tra li Brillanti, Tartaruga, e manifattura in tutto c.a Una Goliera con Spoletta con Capelli, e Cristallo contornato di Brillanti, Cifra, e laccetti d’oro si val. in tutto c.a Altra Goliera picciola con smalto, e lettre di Rosette d’Olanda, con contorno anche di dette Rosette ligata con laccettini d’oro si valuta in tutto c.a In tutto le sopradette Gioje ascendono alla somma di docati centocinquatottomilaquattrocentotrenta Matteo Tufarelli Aiutante di Camera e Giojelliere di S.M.

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- 1600 - 1200

- 4400 - 300

- 16000

- 7000 - 1600 -

600

- 3000 - 1000 - 2600 -

450 200

- 1600 -

300

-

90

1 58430


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Inventario dei Gioielli di Donna Maria Clementina 1802

A 3 Marzo 1802 Apprezzo di tutte le Gioje e lavori di oro e smalto di S.A.R. la Principessa Donna Carolina.

ASNA, Archivio Amministrativo di Casa Reale, III inv., Maggiordomia Maggiore, b. 87

Una Medaglia con capelli contornata di n. 12 Brillanti Concia Inglese si stimano tali Brillanti di peso ognuno grana 9 circa a 25 il grano imp. - 2700 Un Laccettino d’oro, che attacca detta Medaglia, e manifattura - 100 Altra Medaglia con Ritratto di S.A.R. il principe Ereditario contornato di Brillanti concia Inglese di forma quadra, ed altri n. 14 si stimano detti Brillanti di peso ognuno grana 6 circa a 16 il grano imp. - 1456 Per oro e manifattura - 60 Un Filo di Brillanti lavorato con fioretti, e fettuccia a giorno: quali brillanti sono proporzione di essi concia d’Olanda e porz. Concia di Napoli: tutti uniti sono di n. 217, si stimano del peso in tutto gna 74 circa a 7 il gno - 518 Per l’oro, e manifattura a giorno - 200 Un pajo di Braccialetti d’oro con tre Brillanti per cadauno, li Brillanti concia inglese si stimano del peso in tutto gna 18 a 13 ? il gno - 243 Le perle e Braccialetti si valutano con tutta la manifattura - 80 Una Ripetizione con Cifra, capelli, e guarnizione di Rosette d’Olanda con piccolo contorno di Brillanti, e tutto li altro lavoro di diamanti rosette s’Olanda: detta Ripetizione si stima - 450 La Catena di Capelli guarnita di Brillanti cun due suggelli e sua chiavetta unitamente alla manifattura, e tutti i Brillanti, essendo il lavoro molto travagliato si stima - 1000 Un Anellino con smalto ottangolato colore blò. In mezzo a detto anello vi è un Brillante di forma quadrata di gna 4 ? si stima in tutto - 60 Due altri Anellini ligati a notte si stimano di peso li Brillanti concia Inglese gna 5 ? l’uno a 16 il gno imp. - 168 Per ligatura a giorno - 6 Altri due Anelli ligati a giorno di Brillanti concia Inglese si stimano di peso gna 4 li uni e si valutano 12 il grano - 96 Per oro e ligatura - 6 Altro anellino ligato a giorno con tre Brillanti concia Inglese, si stimano di peso uniti gna 3 a 11 il gnano – 33 Per oro e ligatura –3 Una Collanella con pietra blò, e Brillantini di cattiva qualità con lettere di rosette d’Olanda con piccole perle, e catenette d’oro in tutto si stima – 250 Una piccola Mezzaluna di Brillanti con piccole perle adattata per Collanetta, con laccetti d’oro, ed alcune perle piccole, si stima – 90 Un piccolo Filo di torchine Opale, ed altre pietre con laccettini di oro con braccialetti l’istessi in tutto si valutano, per l’Opale – 150 Una Medaglia d’oro di forma quadrata con Ritratto di S.A.R. la Principessa D. Antonietta con smalto ed oro lavorato – 100 Un Coretto d’oro con lettere, e capelli tessuti al di sotto si valuta – 8 Un pezzo di oro per Testa con Smalto blò, ed alcuni fioretti in tutto – 36 Un pajo di Braccialetti d’oro con lettere, e fettuccia di capelli – 20 Un Laccetto d’oro con smalto, e perle piccole, ed il laccetto fatto a cordone – 70 Una piccola Medaglietta d’oro con Capelli tessuti a fettuccia, e lettere di S.A.R. il Principe Leopoldo, in tutto – 10 Un Coretto piccolo d’oro con capelli tessuti, e fettuccia di capelli, e cifra d’oro – 6 Un filo d’oro, o sia Catena a Coretto fatta, una con Smalto blò,


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e l’altro con Smalto bianco in pezzetti n. 113 si stima in tutto Una piccola Medaglietta d’oro con fioretti di smalto al di dentro Un Laccetto d’oro fatto a Cordone con una Cassa rotonda, e maglia ad uso di Orologgetto con smalto celeste, e figurina di puttini si valuta Una Collana a pezzi per gola, e braccialetti, e fioccaglietti con n. 23 Coralli di Cera guarniti tutti di filograno d’oro, e laccetti in tutto si valuta Una Corona di Corniole con Croce d’oro, ed alcune filigrane d’oro, si stima per la sua bellezza in tutto Un Coretto d’oro con filograno ad uso di Catenaccetto, e capelli Un Ventaglietto di filograno d’oro con Spilla al di sotto Una Chiavetta d’oro con Spilla al di sotto

– 100 – 5 –

50

– 120 – 60 – 10 – 8 – 3

Docati

8175

Matteo Tufarelli Aiutante di Camera e Giojelliere di S. M.

ASNA, Archivio Amministrativo di Casa Reale, III inv., Maggiordomia Maggiore, b. 87


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Elenco delle Gioje della Regina Maria Cristina di Savoia 1836 ASNA, Archivio amministrativo di Casa Reale, III inv., Controloria, b. 535

Il 20 Giugno 1836 nella sala delle udienze del “Banco della Pietà, ora delle Due Sicilie”, alla presenza dei rappresentanti di Casa Reale e della Banca, in ottemperanza al Real Rescritto del 24 marzo, i gioielli della defunta sovrana, valutati dai gioiellieri Don Gaetano dell’Aversana e Don Litterio Silipigni “ducati centosessantamila settecento cinquanta, nonché di alcune bisciutterie da apprezzarsi dagli stessi giojelllieri, sia fatta deposito nel Regio Banco, come oggetti appartenenti al Principe Ereditario Don Francesco Maria Leopoldo, previa formale consegna da farsi dal Controloro della Real Casa e da non potersi ritirate senza un ordine espresso dalla M.S.”.

Elenco delle Gioje: 1 - Finimento in perle e brillanti (in tre scatolini): Pettine: Perle a pera n.22 2 n. 54 piccole, circa Brillanti doppi e semplici circa g.ni 210 uniti alle rose

D. 6000 2000 ____________________ 8000 | 6860

Collana: Perle n. 55, Trappesi 50 a D. 120 circa D. 6000

Fermezza: Una grossa Perla da sedere circa Bordura di brillanti circa g.ni 15 per

Susta: Brillanti circa g.ni 9

Ferroviere: Perle n. 2 grandi circa Bordura di Brillanti circa g.ni 15

____________________ | 6000 D. 300 135 ____________________ 435 | 270 D. 200 _____________________ 200 | 135 D. 600 150 ____________________ 750 | 520

Filo di Perle: n. 220 Trappesi 64 a D. 25 Altro filo di Perle della suddetta collana n. 59 a D. 120 ____________________ 6720 | 6720 Sevignè: Perle orientali n. 6 circa Brillanti doppi e semplici circa g.ni 68

Orecchini: Due pere di perle grosse, con bottoni di due perle da sedere, e piccola bordura di brillanti

D. 2200 740 ____________________ 2940 | 2100 D. 4000 ______________________ | 4000


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Maria Cristina di Savoia, Regina del Regno delle Due Sicilie.


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2 - Finimento in brillanti (tre scatolini): Bandò a diadema: Brillanti n.8 gr.ni c.a. 150 1 D. 30 Brillanti n. 9 circa 60 g.ni 540 a D. 8 Detti di bordura circa g.ni 340 a D. 8

Sevignè: Brillanti grandi n. 10 circa g.ni 170 a D. 30 Brillanti di Bordura g.ni 60

D. 4500 900 4320 ________________________ 9720 | 9750 D. 5100 420 ________________________ 5520 | 5520

Collana: N. 2 fili di Brillanti di n. 85 g.ni circa 480 a D. 13

D. 6240 ________________________ 6240 | 7500

Altro filo di Brillanti n. 35 g.ni 370 a D. 26

D.9620 ________________________ 9620 | 9700

Brillanti diversi: 3 - Orecchini a una goccia: Brillanti n. 4 due gocce e due bottoni g.ni 80 a D. 45 Detti a n. 4 circa g.ni 50 a D. 18 Bordura circa g.ni 60 a D. 9

D. 3600 540 540 ________________________ 4680 | 4240

4 - Anello: Solitario circa g.ni 10 a D. 22 ________________________ 220 | 240 5 - Altro: Idem scadente circa g.ni 13 a D. 15 ________________________ 195 | 234 6 - Spilla: Solitario scadente g.ni 32 circa a D. 20 ________________________ 640 | 640 7 - Cintura: di n. 32 frange Brillanti n. 2 laschi circa g.ni 200 D. 6 Brillanti n. 96 circa g.ni 220 a D. 10 Detti delle frange a fiori circa g.ni 250 a D. 8

Finimenti di Brillanti e Zaffiri: 8 - Collana: Brillanti circa g.ni 640 a D. 6.50 Orecchini, Bouquet, Spadella: Zaffiri buoni e mediocri Grandi, mezzani e piccoli

D. 320 2200 2000 ________________________ 4520 | 4880 D. 4160 2040 ________________________ 6200 | 6300


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9 - Bandò di Brillanti: Brillanti n. 1 circa 30 g.ni a D. 50 Brillanti n. 2 circa 26 g.ni a D. 20 Brillanti mezzani e piccoli c.a g.ni 700 a D. 11

10 - Altro finimento di Brillanti: Bandò a fiori: Brillante unico circa 25 g.ni a D. 40 Altro: circa g.ni 17 a D. 25 Brillanti color paglia c.a g.ni 14 a D. 15 Detti n. 19 c.a g.ni 125 qa D. 17 Detti di bordura c.a g.ni 200 a D. 8

Collana: Brillanti n. 54 circa 400 g.ni a D. 20 Orecchini: Brillanti g.ni 180 a D. 20

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D. 1500 520 7700 ________________________ 9720 | 9476 D. 1000 425 210 2075 1600 ________________________ 5310 | 5390 D. 8000 1800 ________________________ 9800 | 9800

11- Tre fiori di Brillanti: Brillanti circa g.ni 150 a D. 9 ________________________ 1350 | 1350 12 - Un corno di abbondanza: Brillanti due a pera buoni circa g.ni 96 a D. 100 Brillanti color di rosa circa g.ni 65 a D. 50 Altro circa g.ni 35 a D. 45 Bordura di piccoli Brillanti c.a g.ni 400 a D. 8

13 - Altro finimento in Brillanti: Sevignè: Brillanti n. 3 a gocce circa g.ni 40 a D. 24 Brillanti n. 11 circa g.ni 50 a D. 13 Bordura circa g.ni 24 a D. 8

Pettine: Brillanti circa g.ni 10 Detti n. 22 circa g.ni 900 a D 12 Brillanti di bordura circa g.ni 90 a D. 6

Penna: Brillanti circa g.ni 280 a D. 9 Medaglietta: Brillanti n. 19 circa g.ni 45 a D. 10 Orecchini: Brillanti n. 14 circa 60 g.ni a D. 13 Bordura c.a g.ni 14 a D. 7

D. 9600 3240 1275 320 ________________________ 14.435 | 13.490 D.

960

750 192 ________________________ 1902 | 1966 D. 200 1080 540 ________________________ 1820 | 1736 2520 | 2520 450 | 450 D. 780 98 ________________________ 878 | 800


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Orecchini ad una goccia con trappesi Croce: Brillanti n. 6 g.ni 50 Quadriglia: Brillanti n. 4 g.ni 28 Spilloni: n. 4 filograna d’oro con n. 36 Brillanti c.a g.ni 60 14 - Bouquet di Brillanti: Brillanti n: 2 g.ni 18 Detti di bordura g.ni 200

15 - Croce di Brillanti: Brillanti n. 11 g.ni 90 Bordura c.a g.ni 12

16 - Bottoni: Brillanti n. 2 g.ni 30 17 - Fibbia: Brillanti n. 13 g.ni 80 Bordura g.ni 90

310 1100 560 540

D. 360 1700 ________________________ 2060 D. 1620 108 ________________________ 1728 750 D. 1280 720 ________________________ 2000

18 - Susta con cagnolino di lavoro a mosaico con contorno di Brillanti e rose g.ni 30

240

19 - Spilla a serpente di capelli con fiori di brillanti Brillanti c.a g.ni 6 20 - Sevignè: Brillanti g.ni 90 Perle c.a

21 - Ferroniere: Brillanti g.ni 10 Bordura g.ni 20

30 D. 450 60 ________________________ 510 D. 250 150 ________________________ 400

22 - Piccolo finimento di Topazi bruciati, Brillanti e Rubini: Collana: Brillanti c.a 260 Orecchini: uniti co Topazi e Rubini Due Spilloni: uniti co Topazi e Rubini ________________________ 2080 23 - Braccialetto: Perle e Trappesi N. 8 Due teste di Serpente guarnite di Brillanti g.ni 14

D. 32 D. 98 ________________________ 130


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24 - Piccolo finimento in Perle e Brillanti: File tre di Perle trappesi 60 Orecchini: Perle 14 grandi e piccole Susta: Bordure di Brillanti dell’orecchino e susta c.a

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D. 1800 300 300 ________________________ 2400

Brillanti sciolti: 25 - Brillanti: g.ni 48 Numero 25 gastoni, Brillanti c.a g.ni 180 26 - Ritratto di S .M. il Re N.S. girato di Brillanti: Brillanti g.ni 21 Detti n. 20 g.ni 173 ? Gocce n. 14 g.ni 99 Brillanti n. 14 g.ni 60 Bordura g.ni 28

27 - Finimento di Perlette e Brillanti lavorato a pigne: Collana, Orecchino, Sevignè, Ferroniere: Brillanti g.ni 100 Perlette

28 - Finimento in Brillanti, Rubini e perle: Collana, Orecchini, una Ferroniere: Brillanti circa g.ni 170 Rubini piccoli, smeraldini Perle trappesi 15 Perle sfilate trappesi 43

29 - Sevignè in Brillanti: Brillanti circa g.ni 14 N. 2 trappesi bruciati e oro

30 - Finimento di Topazi bruciati e Brillanti: Collana, Orecchini, Ferroniere: Brillanti g.ni 50 Topazi bruciati c.a

31- Spilla alla Stuarda: Brillanti c.a g.ni 100 Pietre di colore c.a

336 2160

D. 1100 3826 1985 904,50 256,50 ________________________ 8072

D. 600 100 ________________________ 700

D. 1190 200 90 258 ________________________ 1738 D. 198 80 ________________________ 278

D. 350 150 ________________________ 500 D. 700 20 ________________________ 720


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32 - Frontino di Brillanti e pietre rose con due serpi di oro con le teste di Brillanti: si valuta c.a 33 - Finimento di Smeraldi e Brillanti: Orecchini, Spille due, Fermezze due: Brillanti g.ni 106 Smeraldi c.a carate 30

34 - Una serpe per braccialetto: Brillanti c.a g.ni 65 Piccole pietre di colore

350

D. 848 450 ________________________ 1298 D. 450 50 ________________________ 500

35 - Spille n. 10 di acciaio con teste di Brillanti: Brillanti c.a g.ni 7

42

36 -Anello senza pietre in mezzo con n.12 Brillanti: Brillanti c.a g.ni 12

84

37- Anello con Smeraldo cattivo e Brillanti n.12 Brillanti c.a g.ni 14 Smeraldo

38 - Brillante c.a g.ni 40 39 - Perle e Brillanti: Perle trappesi 60 lordi Brillanti n. 6 c.a g.ni 18 Brillanti n 20 c.a g.ni 9 Oro e Perle c.a

TOTALE:

D. 98 12 ________________________ 110 D. 1600

D. 480 162 360 40 ________________________ 1042 ________________________ 160753 | 161505


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Elenco delle Bisciutterie della Regina Maria Cristina di Savoia 1836

Notamento della Bisciutterie di S. M. - Napoli 15 Aprile 1836 1 - Finimento in corallo rossi composto di Pettine, due paja d’orecchini, due paja di Braccialetti, Cinta, tre Collane, il tutto ligato in oro

D.ti 200

2 - Altro di coralli color rosa composto di Pettine, Collana, orecchini, Braccialetti,e fibbie con ligature in oro D.ti 34 8 - Altro di oro con smalti e farfalle composto di Pettine, Collana, Orecchini, e due paia di Braccialetti D.ti

60

9 - Altro di oro in filigrana con lavori di avorio composto di Pettine, Collana, e Orecchini, e due paja di Braccialetti D.ti 150 10 - Altro di oro in filigrana con lavori di avorio composto di Pettine, due Collane, un paio di Orecchini, una Fermezza per la Cinta, ed un paio di Braccialetti in capelli D.ti 20 13 - Altro di oro e camei composto di Collana ed Orecchini D.ti 150 14 - Altro di oro con Topazi e smalto composto di Collana, Orecchini, Sevignè, Ferroviere, e sette spilloni D.ti 180 15 - Finimento di oro con Topazi ed Ametiste composto di Collana, Orecchini, Braccialetto, Ferroviere e Penna per la testa D.ti 360 16 - Altro di oro di pietre di color granate e piccole turchine composto di Collana, Orecchini, Sevignè, Ferroviere, ed un Braccialetto D.ti 200 17- Altro di oro a smalto nero, e bianco composto di Collana e Orecchini D.ti 140 18 - Altro di oro con smalto di diversi colori, pietre verdi, opales, ed altre composto di Collana, Orecchini, Svignè, e Ferroviere D.ti 160 22 - Pettine, ed Orecchini d’oro con piccole turchine, e perle D.ti 50 23 - Finimento d’oro con ametiste composto di Orecchini, di piccola Sevignè, una Croce, ed una Fibbia D.ti 30 24 - Altro di oro con Topazi affumicati composto di Collana, ed un paio di Orecchini D.ti 15 25 - Altro di oro con Topazi composto di Collana, una Spilla, due Bottoni d’oro e Crocetta senza pietre D.ti 15

ASNA, Archivio Amministrativo di Casa Reale, III inv., Controloria, b. 535


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26 - Un fiore per la testa di oro con ametiste, ed altre pietre colorate, e bianche D.ti 24 27 - Braccialetto d’oro con perle, ed acqua marine in mezzo D.ti 160 28 - Braccialetto d’oro con smalto celeste in mezzo D.ti 21,60 29 - Altro d’oro con ametiste, perle, e grossa acqua marina in mezzo D.ti 30 30 - Altro idem con smalto e fiori D.ti 28 31 - Due altri d’oro con smalto e figure di costumi D.ti 65 35 - Altro alla pompeiana con smalto nero in mezzo, e fiore bianco D.ti 32 36 - Altro di oro con quattro miniature D.ti 18 38 - Idem con piccoli brillanti e perl D.ti 500 39 - Idem alla pompeiana d’oro con piccole turchine D.ti 28 41 - Altro di oro con fiori a smalto, e perle con pietra di giacinto in mezzo D.ti 80 43 - In due scatolini orecchini di oro con nocche piccole pietre turchine e quattro nocche separate

D. ti 28

44 - Orecchini di topazi bruciati con rose d’Olanda D.ti 24 47 - Altri, ad una spilla di smalto celeste D.ti 12 49 - Un laccio d’oro, ed una fibbia D.ti 30 54 - Due catene, una smaltata celeste, ed altra bianco e nero D.ti 76 55 - Una catena a globetti d’oro con orecchini, e chiavetta con cuore D.ti 36 58 - Orologi d’oro numero due, in altrettanti scatolini, uno a mostra con smalto nero, ed altro con catena a corriere D.ti 40 59 - Una croce con un pajo d’orecchini di agata D.ti 10 60 - Anello con pietra incisa D.ti

2

68 - Una tabacchiera di madreperla girata d’oro

Totale della stima Docati Gaetano dell’Aversana Litterio Silipigni

D.ti 3 _______________ 301.60


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Conto d’Introito ed Esito del mese di gennaio 1820 Esiti: 1 gen.o: Alla Duchessa di Floridia per suo Assegno mensile D.ti 3.000 22 gen.o: A Block, per prezzo di una ripetizione e catena d’oro regalata a D. Nicola Belmonte D.ti 140 26 gen-o: A Block, per prezzo di una tabacchiera d’oro girata di brillanti con la mia cifra simile, vendutami, e consegnatami. D.ti 1.100 29 gen.o: Al Giojelliere Aversana per l’ordine di S. Gennaro di brillanti, rubini, smeraldi e topazi da lui lavorato per mio uso D.ti 2.115 mese di febbraio 1820 4 feb.o: Al Mercante Block, per prezzo di un finimento di opales, rubini, brillanti, e turchine, e per piccoli altri oggetti D.ti 752 26 feb.o: Al Giojelliere Aversana per prezzo d’oro e fattura di un fodero di sciabla,D.ti 534. 29 feb.o: A diversi artefici per conto dei lavori eseguiti per la festa data nel Palazzo di Napoli il 12 feb.io D.ti 600. mese di marzo 1820 3 m.o: Al Sartore per robe fatte ad agosto 1819 e febbraio 1820 D.ti 180 mese di aprile 1820 4 Ap.e: A Teodoro Block per una guantiera di bronzo dorato con specchio nel fondo, acquistata per la Duchessa di Floridia D.ti 60 mese di giugno 1820

C.R.A. 3° inv. Cassa Privata, busta 246 (Cassa Privata di Francesco I di Borbone) Napoli 6 novembre 1830 Gioje e Galanterie occorse Ducati 200: Per il costo di alcuni oggetti da regalarsi a S.M. la Regina pel giorno 19 andante Il Pagatore della R.l Cassa Privata Sig. D. Michele Desiderio, porterà in Esito D.ti 635 gli stessi passati all’Ahutante di Camera D. Michele Viglia per compra di Gioje e Galanterie occorse nel corrente mese, da darne conto.

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Cassa Privata di Ferdinando I di Borbone 1820 ASNA Archivio Amministrativo di Casa Reale III inv., Cassa Privata del Re, b. 48


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Inventario dei gioielli Della Principessa Ereditaria, 1802 ASNA Archivio Amministrativo di Casa Reale Inventari, vol. 202

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Inventario Generale di tutti i Generi, che appartengono al Servizio della Real Principessa Ereditaria Gioje e Galaterie d’oro Consegna fatta alla Camerista D. Maria Atonia Zannoni Gioje Brillanti regalati da S.M. la Regina a 19 novembre 1802 Una Collana di Brillanti con n° 87 brillanti ben grossi Un Bouclé per petto composto da quattro fiori, ed otto brillanti a goccia Una Penna per testa anco di brillanti Un Pajo di maniglie a tre file con 17 brillanti per filo, che in tutto formano 102 brillanti con loro suste formate pure di brillanti Un filo di Brillanti sciolti in n° di 100 Tre fiori per testa, due di essi eguali, ed uno più grande Due Solitari, ossidano anelli formati a core Un pajo di Orecchini a sei goccie, ed amendole, rosetta, e quattro brillanti in mezzo. Brillanti regalati da S. A. R.le D. Cristina Un Pajo di maniglie a quattro fili, che formano in tutto perle n° 215. Le suddette maniglie son con suste con incise le MM LL, contornate di brillanti Un Ritratto con incise le LL AA RR D. Cristina, e D. Amalia, contornato di grossi brillanti, e con un filo di n° 131 perle Regali dati da S. A. R. D. Amalia Una Collana di grosse perle e tre fili, che formano in tutto perle n° 163 Regalo di S. A. R. D. Leopoldo Un Diadema di brillanti, e perle in forma di amendole. Regali di S. A. R. D. Carolina Un Pajo di Orecchini consistenti in quattro perle contornati di brillanti Una Banda di brillanti. Regali delle MM. LL. di Spagna alla Real Principessa Ereditaria Un Pajo di Orecchini di rubini di brillanti Una Nocca grandissima per petto di rubini, e brillanti Una Collana simile Una Frontiere composta di n° 7 fiori di brillanti, e rubini con maniglie uguali Una piccola penna composta di n° 9 goccie di brillanti, e ramo di rubini, con rubino grande in mezzo Due Orologi co’ ritratti delle MM.LL. di Spagna, contornati di rubini, e brillanti, con catene uguali Un Ventaglio d’avorio con bellissimi lavori nelli tummoni di brillanti, e rubini, e belle miniature N:° 4 Anelli consistenti Il primo a Spoletta con rubino grande in mezzo, contornato di brillanti Il secondo quadrangolare lungo di brillanti, eFascetta di rubini Il terzo a rosetta di brillanti con rubino in mezzo Il quarto a forma di cuore di brillanti, con brillante color di rosa Regali deè Fratelli, e Sorelle della R.l Principessa Ereditaria Un pajo di Orecchini di brillanti, ed otto zaffiri


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Una Collana di brillanti, e Zaffiri con medaglione pendente co’ ritratti delle MM. LL. di Spagna Maniglie uguali Una cintura di brillanti e zaffiri N° 5 Fiori per la testa di brillanti, e zaffiri Due Anelli, il primo triangolare, ed il secondo a Spoletta, con Zaffiri in mezzo Brillanti, che già si trovava S. A. R. prima dello Sposalizio. Un Pajo di suste co’ i ritratti delle MM. LL. di Spagna girati di grossi brillanti Un Fiore grande con raggi,e rosetta nel mezzo, il tutto di brillanti Tre Fiori di brillanti tutti e tre uguali di lavoro più piccoli tutti di brillanti a forma di stelle Una Medaglia con smalto bleu contornata di brillanti con freccia in mezzo Una Medaglietta con nocca di brillanti. Criscietto d’oro contornato di brillanti Orecchini a cerchio con piccoli brillanti Un pajo d’Orecchini composti di due grossi solitari di brillanti Un pajo d’Orecchini composti a tre cerchietti di piccoli brillanti Un pajo d’Orecchini con rosetta di brillanti, e perla pendente Un pajo d’Orecchini con cerchio d’oro con un piccolo brillante, e perla pendente Un pajo d’Orecchini ad una amendola di rubini, e brillanti Un pajo d’Orecchini di brillanti, e perettino con amendola acquamarina Un pajo d’Orecchini a forma di stella, e chiavetta di smalto bleu, e brillantini, con laccettino d’oro Una Stella per petto con smalto bleu, brillantini, e laccettini d’oro Una Spilla a freccia di brillanti Una Collana consistente in brillanti infilati in n° 25, dieciotto de’ quali piccoli con nocchetta, ed amendola pendente Una Collana di 48 perle, e 2 perle a piretto pendente con piccoli brillantini Maniglie di perle a sei file l’una, con susta di brillanti Una Medaglietta d’oro girata di perle di figura diagonale Un Filo di perle mezzane in n° 328 Un Orologio con due giri di brillanti, smalto susi con piccoli brillantini nel fondo, e catena di brillanti, e smalto bleu Un Orologio grande, girato di piccole perle, e smalto turchinetto con cateniglia di Malta, e coretto d’oro, e smalto simile. Un Orologio a chitarra d’oro, con catena, palloncini, e perle d’oro Una Ripetizione grande con catena d’oro, smalto bleu, e suggello pendente Un Orologetto con perle, e smalto bleu Altro più piccolo con smalto bleu, e nero Altro a palloncino di smalto nero, e oro Una Crocetta d’oro con smalto bleu, e perle Una piccola Goliera di capelli con giarretta d’oro, e rubini. Uno Stucchio d’oro con rubino e brillanti Una Spalletta con un brillante Una Catena d’orologio di capelli, e oro Una Spilla con cerchietto di brillanti Una Ciappa d’oro con brillanti Una Farfalla di brillanti Una guarnizione eguale di laccettini di Malta con cinque brillanti, consistente ad una Goliera, due Maniglie, e due Anelli Una Corona di perle, ed oro

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Un laccettino di capelli, e piccole perle Maniglie di Capelli, e oro Una ciappa d’oro per la gola N° 8 Anelli, consistente il primo in una Spoletta di brillanti: il secondo ovato di brillanti: il terzo in una Fascetta, con smalto bleu contornato di brillanti, e nel mezzo sette brillantini: il quarto con capelli in mezzo contornato di brillanti: il quinto a cerchio con cinque brillanti: il sesto con sette brillanti e smalto bleu: il settimo a fascetta con pietre ovali, e core di smeraldo, e contornato di brillanti, e finalmente l’ottavo con corniola contornata di brillanti. Un Ordine di Maria Luisa di brillanti Una Goliera di granate grandi co’ suoi braccialetti simili Un mazzo di granatelle di undici fili Una Goliera di piccole granatelle a quattro fili Altra simile a due fili, ed un filo sciolto N° 4 Ritratti eguali con cerchi d’oro Il primo col ritratto del R.l Principe Ereditario di Napoli Il secondo col ritratto del R.l Principe d’Asturias Il terzo del Principe D. Carlo Il quarto del Principe D. F. Antonio Una medaglia d’oro, e smalto bleu con silocetta con ritratto di S. M. la Regina di Spagna Altra a forma di core con siletta, e simile ritratto La terza a forma quadrangolare col ritratto di S. M. il Re Cattolico Una Palicchiera di bisquì con figurine, e tutta contornata d’acciajo N° 4 Orologi consistenti Il primo d’oro con quattro figurine nel quadrante con catena d’oro, e smalto bleu con tre pezzi pendenti Il secondo d’oro semplice con piccola catena d’oro con smalto bleu, e laccettini d’oro Il terzo d’oro, e smalto bleu fregiato di bianco con catena simile Il quarto orologio d’oro piccolo ad una cassa con laccetto d’oro, e piccolo scatillo Un orologio d’oro semplice senza catena Due croci di smalto, ed oro Una Spilla per la testa con figurina bianca nel mezzo Un pajo d’orecchini d’oro, e corniole Un pajo d’orecchini d’oro e pietra paglina Una Spilla d’oro a freccia per la testa Un pajo di orecchini d’oro con ritrattini bianchi sopra pietra rossa, e sua goliera simile Altro con corniole, e sua goliera Altro d’oro con smalto color molignana Altro d’oro con smalto nero e contornato di madreperle Altro d’oro a filigrana con perla d’oro nel mezzo Altro di coralli con sue maniglie, e file 4 di coralli Un pajo d’orecchini a piretti di capelli Altro a cerchio d’oro liscio Altro con pietra porporina Altro a serpe di capelli Altro a serpe di filigrana con sua goliera Altro d’oro e filigrana, e laccettini Un laccettino d’oro con otto passanti con smalto Uno stucchio d’oro con smalto bleu con forbice, stucchietto, e due altri pezzetti d’oro


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Un cuore d’oro, e capelli nel mezzo Un catenaccio d’oro Due pettinasse d’acciajo, due fiori per la testa simili, ed una fibbietta Una pettinessa d’oro Altra di tartaruga in oro Quattro laccettini, cioè due di Venezia, e due una a doppia maglia, ed il secondo a stellucce Una Goliera d’oro con pezzetti di smalto celeste Una di corde con coralli d’assavaccio Una piccola d’oro con pezzatti di smalto celeste Una mezzaluna di brillanti in n° 27 detti brillanti erano composti in piccola goliera portata dall’It. Da Spagna Una lira contornata di piccoli brillanti, e la medesima è d’oro smaltata blù, e nel mezzo capelli del R. Principe E. Un piccolo anello d’un brillante, regalato da S.A.R. D. Amalia Una Frangia di brillanti regalata da S. M. la Regina in giorno di nascita di S. A. R. la Principessa E. Una scollina di floscio d’oro, con fiocchi di brillanti alle punte, con ciappa di capelli, e cifra di brillanti in mezzo, girata di num.o 18 brillanti, regalata da S. M. la Regina nel giorno di nome Una cifra grande col nome M.a C.a di grossi btrillanti regalata da S.M. la Regina nella prima saggia fattasi S.A.R. nella sua gravidanza Un medaglione a due facce, col ritratto di S.M. La Regina d’oro smaltato, e con sua catena, simile, regalato da S. M. la Regina in occasione anche della nascita per la seconda volta con corbella color rosso e cinque vedute differenti Pettinasse num.o 10 consistentino la prima d’acciaio, la seconda di tartaruca, ed oro, la terza, di tartaruca con tre camei, la quarta d’oro con un cameo, la quinta piccola di tartaruca , ed oro, la sesta formata con mezzaluna d’oro, la settima d’oro, l’ottava d’oro con tre camei, la nona d’oro a filograno, e nel mezzo un cameo con smalto verde, e la decima d’oro con pietra d’acheta contornata di perle. Collana di piccoli coralli rossi, con suoi orecchini, e smaniglie compagne. Altra collana di piccole granatelle, con suoi orecchini, e smaniglie compagne mandate dalla Regina di Spagna Una guarnizione d’oro, e smalto verde, consistente una collana, orecchini, e freccia con camei bianchi Un’altra guarnizione di camei, e smalto, consistente, una Collana con granate, ed Orecchini con laccettino d’oro Altra guarnizione di frutti rossi incrastati d’oro, consistente, orecchini, e collana Un pajo d’orecchini di veri coralli a piretti Un pajo d’orecchini d’oro con due ceraselle Due paja d’orecchini di finti coralli, con file tre per la gola. Un mano di corallo Un pajo di suste con smalto blù, miniature nel mezzo, e contornate di piccole perle Due fila di coralli d’oro tra grandi e piccoli in n° 83 Uno Stucchio d’oro, e smalto bianco Uno Stucchio di tartaruga ed oro Ditali num.o due d’oro, uno de’ quali ci resta un piccolo cuscinetto di Spille, ed il contorno del med.o lavorato in oro. Un bracciale di capelli della R.l Principessa D. Amalia con fibietta d’oro Un’altra piccola collana di sette coralli finti, con laccettini d’oro Una medaglietta, e nel mezzo un vero cameo

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Un laccetto di capelli di S. M la Regina di Spagna. Un altro simile di capelli di S.M la Regina di Spagna Un altro simile di capelli di S. A. R. D. Cristina Una medaglia a core, e dentro capelli, e cifra di M.a Luisa Regina d’Etruria. Un piccolo anello a floscio con brillantino in mezzo, e smalto blù Due piccoli ventaglietti per petto, uno di tartaruca bionda e l’altro di patre e perla, ed oro Una spilla d’acheta ricordo della contessa Dumbal a S. A. R. E. Uno stucchio d’oro con smalto blù Una mosca nera per spilla Un piccolo pajo di orecchini d’oro con pirettini, guarnizione di lutto, un pallone di savaccio nero con incastro d’oro, una spilla compagna per la testa, ed un pajo d’orecchini a coralli Un paio di orecchini con amendole di corniola bionda, con anello compagno, e con piccole perle in ovato Due piccole sciabole d’oro con smalto blù Due farfalle d’oro con smalto blù Due diademe, una con cammei oscuri, e bianchi, con suoi orecchini compagni, e l’altra con tre camei bianchi senza orecchini Un laccio elastico a palloncini, con passante di smalto celeste Un pajo di orecchini di cruseglìa legati in oro Due paja di orecchini a piretti di perle di Rama Un pajo d’orecchini a campanelli di corniole, oro, e piccole perle intrecciate Un altro pajo con bocchette a floscio Un altro pajo di capelli di S. M. la Regina di Spagna Un altro pajo d’oro elastico, e in mezzo perla d’oro pendente Un altro pajo d’acqua marina Un altro pajo di corniola, regalato dalla Regina di Spagna Un altro pajo a porterino di smalto rosso Un altro pajo di corniola, ed intorno i cerchi di smalto scuro, ed oro, con collana, e laccio di capelli si S. M. la Regina, e Re di Spagna Un altro pajo di orecchini d’oro a filograno, e capelli di S.A.R. D. Leopoldo Una catena smaltata celeste, lavorata a stella Un’altra simile smaltata bianca, con panerino di filagrano Una freccia d’oro liscia Un pajo di orecchini d’ambra con sua goliera Un’arco d’oro con perle, freccia, e due colombe con ghirlanda in bocca, ed al didietro con portaritrattoUncaducco d’oro per la testa Un’arco a schioppo con smalto blù alteniero, e laccetto d’oro Una fibbia per la vita, in mezzo capelli della Regina R. S. e la sua cifra Un pajo d’orecchini a serpe, al disotto una palluccia verde Una medaglia di S.A.R. D. Carolina, con cifra e capelli Un’altra più piccola d’oro, e capelli della Prefata A. S.a Un’altra medaglia d’oro a filograno, contornata di perle, ed in mezzo capelli, e cifra di S. M. la Regina Un’altra di figura ovale con cameo biondo Un’altra d’oro, e miniatura in mezzo venuta da Spagna Due spille, una scaletta d’oro, e l’altraa lira con corniola nel mezzo Una Frontiera con floscio d’oro, e medaglione, con figura in mezzo di smalto bianco Un ritratto dell’Imperatrice con laccetto d’oro, e coralli rossi


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Un paio di orecchini a bastimenti con smalto blù, e piccoli brillantini, e perle, con sua medaglia eguale Una collana d’oro a floscio, e laccio elastico, con cameo finto in mezzo color giallino, con suoi orecchini simili Una collana d’oro, e pietra lilà con cameo bianco, con suoi orecchini eguali Una medaglia con ritratto della Regina d’Etruria, e del fù Re d’Etruria Un’altra con ritratti di due Figli della prefata Regina Un piccolo laccetto della Regina di Spagna, e del Re di Spagna, con piccolo coretto, e dentro i capelli della Figlia della R.P.E. Un pajo d’orecchini a Molino Una collana di brillanti in numero 38 con catena d’oro a filigrana in numero 32, e piccoli brillanti nell’anello e smalto blù, e con altra medaglia annessa in forma di core contornata di brillanti grandi in numero 30, e quattro brillanti piccoli, regalata dalla Regina Cattolica Una guarnizione di figurine con fondo scuro, compostad’una collana, un medaglione, un piccolo pajo d’orecchini, una lira per la testa, ed un pajo di smaniglie, regalata da S. A.R. la Principessa D’Asturias Una guarnizione composta d’un bandò d’oro con perle, e smalto a miniatura con penna d’oro, perle, e smalto, un pajo di smaniglie uguali, un pajo d’orecchini uguali, una gran collana di simile lavoro, ed in fine due altri pezzi d’oro pendenti a forma di ghiande, e contornate di piccole perle, regalate dalla Regina N. S. nel giorno di S. Isabella Un laccio d’oro con tenute d’oro, a forma di palloncini, con fiocchi pendenti, eduna goliera con camei nel mezzo, con giro di smalto blù, eperle, regalata dal P.E.. Una piccola guarnizione per gola di sinacoli d’oro, e pastiglie blù, con suoi orecchini compagni Una guarnizione d’oro, e capelli, regalata da S.A. R. D. Amalia, composta da una goliera, un pajo di smaniglie. Orecchini a cerchio, e piccola medaglietta. Una guarnizione di pietre a corniole, composta d’una collana di filigrana, e num. 6 pietre achete, con lira pendente di detta corniola, compostavi perle, con suoi orecchini compagni, e spilla con la testa, smaniglie eguale senza contorno di perle, regalato da S.A.R.P.E. Un bracciale d’oro a filograno con sua susta, con smalto oscuro, e bianco. Un pajo di smaniglie d’oro, e capelle di S.A.R.D. Leopoldo con suo ritratto in una delle suste, e nell’alrto mazzetto di capelli, regalo fatto dal detto Real Principe in occasione di nome .composta d’una goliera, un bandò per testa, una pettinessa, ed un pajo di orecchini, ed una freccia, regalata da S.A.R.P.E. Una tirsi d’oro, perle, e smalto verde Un bandò con perle, e piccoli brillanti al di sopra una piccola mezzaluna, e due stelle di smalto blù, e piccoli brillanti, con catena di piccole corniole, e fraschette di smalto blù, regalato da S.A.R. il Principe Ereditario Un pajo di orecchini con esservi inciso il nome della presata A.S.d’oro, e capelli, e smaniglie di simil lavoro. Un bandò d’oro, e nel mezzo di figura ovale, con cifra di capelli di S.A.R. Donna Cristina, regalato dalla Medesima Una guarnizione d’oro,e nelli passanti smalto celeste, con bocchette d’oro a floscio consistente in una collana, smaniglie, ed orecchini in forma di tulipano aperto, regalatadalla Regina di Spagna. Un laccio d’oro a floscio a forma di palloncini, con medaglia pendente girata di piccole perle, e mazzetti di capelli del Real Principe di Asturias, con orecchini con piccoli animaletti rossi, ed una spilla eguale, regalato dal Presato Real Principe. Un bandò per la testa lavorato d’oro a floscio, con piccole stelle di smalto blù, e nel mezzo un finto cameo bianco, con scollina d’oro, e piccole stellucce di smalto blù, con nocca d’oro e floscio,

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smalto, e piccole perle, alle punte della detta due piccole spallucce d’oro, smalto, e perle regalato da S.A. R. il Principe Antonio Infante di Spagna. Una medaglia col ritratto della Principessa d’Asturias con smalto celeste, e numero 12 di piccole perle. Una medaglia col ritratto delInfante Don Antonio contornata di brillanti, e smalto blù regalata dal Presato Real Principe Un bracciale d’oro con core lavorato in mezzo di capelli, e motto Francese, regalato da S.A.R. Donna Amalia nella nascita di S.A.R. P.E. Un ordine d’oro di S. Isabella mandato dalla Regina di Spagna Una guarnizione d’abito d’acciajo Due strisce d’acciajo per testa Regali ricevuti per il primo parto di S.A. la Reale Principessa Ereditaria .D.G. S.A.R. Donna Carolina regalato una ciappa contornata di grossi brillanti, in numero 24 in mezzo della detta capelli, e cifra di rosette S.A.R. Donna Amalia regalato una mezzaluna con perle numero 9, e brillanti numero 40. S.A.R. Don Leopoldo regalato un pajo di smaniglie con piccoli brillanti, cifre e capelli S.A.R. Principe C. regalato un medaglione con suo ritratto contornato di 20 perle grosse con filo di perle in numero 67 con susta d’oro smaltata blù, con piccoli brillanti Regalo dell’Infante Don Antonio una piccola mezzaluna d’oro, e perle, e nel mezzo un buché di fiori di smalto, oro e piccole perle. Una lira di brillanti, smalto blù, ed un anello d’un sol piccolo brillante regalato da Sua Maestà il giorno di Pasqua. Nota de’ Ventagli, che appartengono a S.A.R. La Principessa Ereditaria n. 5 ventagli d’avorio della china, uno con manico d’oro, altro con manico d’argento, e tre con manico dello stesso avorio n. 1 altro ventaglio con manico d’oro, e piede di bacchette di tartaruga n. 1 altro con manico dorato, e con incastri di gergoni n. 1 altro con manico d’acciajo, ed il piede delle bacchette d’oro, ed acciaro n.4 ventagli d’avorio tutti per interi lavorati a punto d’Inghilterra n. 2 due altri, uno con manico d’argento con timoni d’acciajo, regalato da S.M. la Regina N. S. un altro d’avorio nelli timoni lavorato di capelli della Regina, e del Re N. S. otto ventagli d’avorio con pelle miniata un ventaglio di tartaruga con pelle miniata con vedute di Napoli un altro tutto di tartaruga bionda ventagli piccoli in moda n. 27 due ventaglietti, uno di tartaruga bionda, e l’altro oscura con pelle, e vedute di Napoli un altro di velo crespo nero ricamato in oro ventagli piccoli n. 14 un altro ventaglio d’avorio e pelle miniata


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Gioielli della Regina Maria Carolina d’Austria 1793

Lista della divisione delle mie Gioie secondo l’apprezzo da Tufarelli Al Re un anello dei capelli di Teresa A Francesco un anello color di Rosa A Leopoldo due Solitarie A Alberto due Solitarie A Teresa Imperatrice Rosa di brillante con Rubinetti A Luisa Granduchessa orologio e Studio di Stagnio Sanguinio con brillante A Luisetta figlia di Teresa Imperatrice Medaglione con il Ritratto del Re A Carolinetta figlia della Granduchessa guarnizione crisolite A Clementina mia nuora la guarnizionedi coche e brillante A mia figlia Maria Cristina Pettina brillante Braccialetti Perle con i Ritratti Brillante fioccaglie di Perle filo di perle con coreto brillante Ritratto grande del Re in brillante

200 d. 960 d. 4000 d. 3000 d. 5046 d. 4190 1300 3304 5971 57392 5376 5630 9707 39580

A mia figlia Amelia collana Grande di brillante braccialetti tutti di Brillanti il filo di perle con pero bucato contornato di Brillante

96858 17312 3496

A mia figlia Antoinetta Girandole Pioggia grande con brillante color di Rosa Guarnizione di Smeraldi Orologi con Catene 24 Rosette un filo di 25 Grosse perle orientale

38010 26875 12062 19264 18312 3750

Alla Creatura che deve nascere Roche di Brillante Rurera con medaglia un Cuore di brillante e suo bottone per sopra le scarpe Braccialetto tutto brillantini quadri

15244 13556 6780 3066 6000

Groseilles di brillante Pioggia di Spagna Noche di Spagna fibbie per scarpe ciappa per busto fiochaglie a un Amendola

2000 3000 8000 2012 1688 2000

Questa partita come molta dubbia la vita della creatura che deve nascere se non vive si spartirà tra le mie figlie zitelle in egual tanna per uno. Similmente tutte le perle ed altre piccole gioie che ancora vi fossero saranno spartite tra le mie tre figlie Cristina Amelia Antonietta uguale porzione tale esendo la mia volontà. lì 1 dicembre 1793 Maria Carolina

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Inventario delle gioje della Regina Maria Carolina d’Austria, 1812 ASNA Archivio Borbone, b. 711

COPIA DELL’INVENTARIO DELLE GIOIE ESISTENTI IN VIENNA Primo registro 1.° 2.° 3.°

Una medaglia con una nocca di brillanti con il ritratto del Re nostro Signore Altra più piccola a forma di cuore con ritratto del Re N.S., col motto è tuo per sempre Altra senza ritratto con l’iscrizione sopra smalto con le parole pure in brillanti. In segno di attaccamento 4.° Un paio di braccialetti in 6. fila di brillanti con un fermoir, che dice Souvenir 5.° Un paio di rose di brillanti ad un pezzo di velluto nero per braccialetti 6.° Un ribis di quattordici brillanti 7.° Venti rose di brillanti sciolte con un brillante grosso in mezzo, ed otto più piccole intorno 8.° Un paio di papucci con una nocca di brillanti 9.° Una rosa di brillanti con uno grosso in mezzo, e 6. intorno 10.° Due fila di brillanti, ogni filo dei quali consiste in 72. brillanti 11.° Due piccoli orecchini di brillanti con due grossi brillanti, e due piccoli per uno 12.° Una nocca con un brillante in mezzo appartenente all’ordine di Maria Teresa Secondo registro 1.° 2. 3. 4.

Una guarnitura di smeraldi intornata di brillanti consistente in una collana di 3 pezzi con 18. smeraldi, sette amendole, sei orecchini, due anelli, ed una pezza quadrata Un filo di brillanti con n. 84 detti Una goliera fatta in frinza consistente in 39. fila Un filo di brillanti grossi i n. 21, e 4 piccoli, che pendono che v’era appeso un cuore, che fu mandato con S.M. la Regina a S.A.R. la Duchessa D’Orleans alla partenza da Castelvetrano Aigrette di piccoli brillanti con quattro Amendole di brillanti grossi, una delle quali di color di cannella Due amendole di brillanti grossi intorniate con 16. brillanti piccoli Una piccola rosa con un brillante grosso, e dieci piccoli intorno Un paio di piccoli orecchini con un brillante sopra ed un pendente sotto Un paio di pendenti grossi con due amendole alle due estremità e nel mezzo una grossa rosa tutti di brillanti Tre piccole fibbie di piccoli brillanti

Terzo registro 1.° 2.° 3.°

Una collana di perle grosse e meno grosse consistente in quattro fila con n. 196 Altra collana di perle più piccole mischiate in più piccole con n. 233 Un paio di braccioletti a 5 fila di perle grosse con n. 213 con due nocche girate di brillanti, in una il ritratto del Re nostro Signore, e nell’ altra quella dell’Imperatrice Maria Teresa Un filo di perle con n.154 Due fila di perle; resto delle 6. fila, che furono regalate due fila a S.A.R. la Duchessa D’Orleans, e due fila a S.A.R. la Princioessa D.a Cristina alla partenza da Castelvetrano, più piccoli assai delle sopradescritte, consistenti in n.154 Un paio di braccioletti di piccole perle in n. 14 fila con l’ingasto di 7 brillanti per uno Un paio di braccioletti di piccolissime perle di 6. fila per uno, con una piccolissima nocca della stessa qualità Un paio di orecchini di perle con pendente grosso di sotto, e rosa di sopra contornata di brillanti


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Maria Carolina d’Asburgo Lorena, Regina di Napoli e di Sicilia (Anton Rafhael Mengs 1768)

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Due Amendole grosse di perle contornate di brillanti N. cinque nocche di una perla per una di differente grandezza contornate di brillanti Un piccolo orologio guernito di perle Una collana di perle, brillanti, e smalto blò, e catene piccole in oro Una nocca con una perla in mezzo, e brillanti da tutte le parti, appartenenti all’ordine di Maria Teresa Una carta con 40. perle di giusta grandezza, e 91 piccole Una carta con lettere di piccolissimi brillanti, e perle Una carta con 6. differenti carte piccole, cinque con perle di nessun valore, ed una con due perle grosse Uno stuccio con una perla in due. La cifra regalata dal Gran Signore Nel secondo registro si trovano ancora Due solitari Due anelli in forma di rose Due anelli con i ritratti di Maria Teresa, e dell’Imperatore Francesco Una spoletta con cifre di brillanti di M.T. Una centuretta di capelli contornata di brillanti col nome di Elisabetta Due anelli con capelli, e cifra, in uno con la lettera A, e nell’altro M.C. Un anello con alcuni numeri in brillanti

RICEVO DAL PRINCIPE CASSARO LE INFRASCRITTE GIOIE CIOÈ Un medaglione di brillanti col ritratto di Sua Maestà il Re/D.G./ fatto a cuore, valutato dal Gioiegliere D. Nicola Ficarrotta per once Un paio di braccialetti di brillanti con velluto nero valutato oncie Due ferma papucci di brillanti valutati oncie Una piccola medaglia a forma di cuore, valutata per on. 3960 con quattro brillantini dalla parte superiore Un paio di orecchine con loro amendole valutati once Due lagrime con loro giri, e due sottane, cioè una grande e una piccola con quattro brillanti di meno, valutati per oncie Una colliera di brillanti, e smeraldi, con un pezzo di essa diviso, due orecchine, sette pezzi a lagrime, ed un pezzo quadrato, valutato per once 3600 con due anelli Un paio di fioccaglie di brillanti per once Sono once Quali gioie del total valore di once diecinnovemila trecento trenta, erano in una Cassettina fra le altre depositate nel Banco di questa Dominante del valore di once centomila per la causa indicata nei P.li ordini de’ 27 Settembre 1810, e degli 11 Luglio 1811. Palermo, 9 Maggio 1812 Con molta gratitudine ricevute Maria Carolina


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APPREZZO DELLE GIOIE DI SUA MAESTÀ LA REGINA N.P. FATTO DAL GIOIELLIERE DI CASA NICOLA FICARROTTA Una goliera di smeraldi e brillanti, due orecchini idem, sette pezzi a lagrime idem, due anelli idem, ed un pezzo quadrato idem once 3600 Una goliera di brillanti » 11100 Una collana di brillanti » 10000 Un paio di fioccagli di brillanti » 6580 Una nocca grande di brillanti » 4000 Un astuccio di pietra con guarnizione di brillanti » 300 Una ripetizione di crocco, chiave e suggello di pietra, tutto guarnito di brillanti » 830 Un medaglione di brillanti col ritratto di S.M. Re N.P. con sua nocca » 18892 Una medaglia di brillanti fatta a cuore col ritratto di S.M. Re N.P. » 1320 Un paio di braccialetti di brillanti con velluto nero » 1950 Una piccola medaglia di brillanti a forma di cuore con quattro brillantini dalla parte di sopra » 3960 Una ciappa di brillanti con cristalli neri e lettere in essi » 820 Un laccio di n.° 21 brillanti » 2250 Due ferma-capucci di brillanti » 400 Una penna di brillanti con quattro grossi pendenti » 2200 Un brillante a cuore, ed altri piccoli brillantini su di esso » 1600 Un paio di brillanti con loro mendole » 480 Due lagrime di brillanti con suoi giri, e due sottane, cioè una grande ed una piccola con quattro brillanti di meno » 1040 Una pettiglia di brillanti » 18700 Un paio di braccialetti di brillanti con suste idem » 3720 Due ciappe di brillanti per busto » 600 Due grandi nocche di brillanti per le braccia » 5650 Once 100000

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Disposizioni testamentarie di re Ferdinando I

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Copia.- Oggi, diciassette Aprile, Mille ottocento ventiquattro. Sua Maestà mi ha ordinato di conservare il suo testamento che aveva consegnato al Principe D. Alvaro Ruffo Presidente del Consiglio de’ Ministri e che al suo ritorno da Vienna aveva ritirato per passarlo a chi avrebbe la sua carica coperta. In conseguenza il suddetto testamento è stato a me consegnato suggellato con tre suggelli del Re: e portante sulla sua faccia la seguente intestazione – Mio Testamento olografo consegnato al Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri. - Seguita la mia morte immediatamente voglio che il Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri, o chi ne faccia le veci in quel giorno senz’alcun altra autorizzazione apra il presente Testamento per la pronta esecuzione di tutto ciò che trovasi nel medesimo ordinato. - In piedi sono firmati - Alvaro Ruffo, Girolamo Ruffo. Ambedue le firme sono precedute dal suggello delle loro arme. In fede di che ho sottoscritto il presente atto – firmato il Cavalier Luigi De’ Medici – vi è il suggello – siegue il foglio con la suddetta epigrafe, nel quale si contiene il seguente Testamento. Copia - S.M.S. In nome della Santissima Trinità, Padre Figliuolo e Spirito Santo – Io Ferdinando I, per Grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie e sano di mente e di corpo, e credendo come credo fermamente in un solo Dio Trino ed uno, ed in tutt’i Misteri della Nostra Santa Fede Cattolica, nella quale protesto di vivere e morire. Per amore della mia Famiglia e figli, e per mantenere sempre più tra di loro quell’affetto ed amicizia che con tanta mia soddisfazione vi ho veduto, e vedo regnare, vengo a formare il presente Testamento, il quale voglio che abbia effetto al momento che il signore si compiacerà a sé chiamarmi. Invoco per ciò in tal punto per Avvocata la sempre Immacolata Vergine Maria Madre di Misericordia e delle grazie, ed imploro l’ajuto dei Gloriosi Santi miei Protettori S. Giuseppe, S. Ferdinando, S. Gennaro, S. Antonio, S. Raffaele, S.a Rosalia, e di tutti gli altri Santi del Paradiso, come delle anime del Purgatorio. Consegno e raccomando l’anima a Dio, ed il Corpo alla Terra, di cui è stato formato, e voglio che questo dopo la mia morte (senza sezionarlo ed imbalsamarlo, ciò ch’espressamente proibisco) sia seppellito ove sono i miei Antenati e Parenti, di qua e di là del Faro ove mi trovi al punto della mia morte. Ordino che si dicano per l’anima mia e de’ miei defunti Genitori Messe Ventiquattromila, cioè accadendo il caso in Napoli, ottomila nella Capitale, e quattromila nei siti Reali, ed altri luoghi da me più frequentati, e dodicimila nel Regno, da distribuirsi in maniera che veramente si dicano, e si soccorra per mezzo de’ Vescovi, Prelati e Prime Dignità, agli Ecclesiastici più bisognosi, e Comunità povere. Accadendo in Sicilia diecimila nella Capitale e Paesi da me più frequentati, e quattordici mila nel Regno. Le dette messe si distribuiscono alla ragione da me sempre praticata di tre carlini. Voglio inoltre che si distribuiscano ai poveri in elemosina per una volta quarantottomila Ducati per mezzo de’ Parrochi con lo stesso metodo e proporzione prescritti per le messe. Dichiaro che dal legittimo Matrimonio che contrassi con l’Arciduchessa Maria Carolina d’Austria mi rimangono figli legittimi, oltre quelli che Iddio si ha chiamati, Francesco Duca di Calabria, Leopoldo Principe di Salerno, Cristina Regina di Sardegna, ed Amalia Duchessa di Orleans. Dichiaro mio Erede e successore nel detto Regno, dal Signore, per sua infinita misericordia alla mia cura affidato, il detto mio primo Figlio Francesco, incaricandogli particolarmente la protezione della sacrosanta nostra Cattolica Religione, e di promuoverne il dovuto culto ed osservanza, la cura paterna de’ miei cari ed amati sudditi, specialmente di quelli che nelle passate luttuose vicende mi hanno maggiormente dimostrato la loro fedeltà ed attaccamento, come de’poveri di conservar sempre lo stesso attaccamento ed affetto pel suo fratello e sorelle, e di essere finalmente il sostegno dell’attuale mia ottima e fedel compagna. Lo dichiaro ed istituisco similmente Erede e successore Universale di tutto il mio Patrimonio ed assoluto Padrone di tutt’i beni Allodiati, Farnesiani, Medicei, ed altri che possiedo nel sopraddetto Regno, ed altrove, per quanti dopo le vicende Politiche ne sono rimasti. Confermo al mio Figlio Leopoldo l’assegno e la dotazione in annui docati Duecento quarantamila, comprese le commende nel modo, sussistenza, e forma che trovasi da me ordinato in un foglio da


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Ferdinando IV di Borbone, Angelica Kauffmann 1783 ca. Il sovrano è ritratto dall’artista in armatura con accanto la corona e lo scettro, simboli di regalità.

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me sottoscritto in data 7 gennaio 1817, e consegnato al Ministro delle Finanze in occasione di essersi provveduto al suo mantenimento pel matrimonio con l’Arciduchessa Maria Clementina D’Austria. Lego e lascio però allo stesso mio figlio Leopoldo, ed a’ suoi figli Eredi discendenti maschi di Maschi col vincolo della perpetua inalienabilità e col patto di riversione a favore del mio Erede Universale nella deficienza di figli, Eredi e discendenti Maschi di Maschi del detto mio figlio Leopoldo, escluse sempre le femine, tutt’i feudi le case ed altro che va compreso nell’Amministrazione della Ficuzza, e la Villa Favorita di Resina con tutti i Corpi alla medesima annessi, e sotto i corrispondenti pesi ai quali son soggetti. Dichiaro compensate le mie carissime Figlie Cristina Regina di Sardegna ed Amalia Duchessa di Orleans della legittima e di ogni altro diritto, che avesse potuto appartenere ed appartenesse a ciascuna di esse sopra la mia Eredità libera con le doti, che furono alle medesime costituite, e che gli sono state pagate; in virtù di che debbonsi considerare per rinunziati e soddisfatti gli enunciati diritti, e li dichiaro separati da esse. Alla di sopra nominata mia fedel compagna, in considerazione dell’ultima compagnia fattami dal di 27 “Novembre 1814” che ci sposammo voglio che le sia esattamente continuato l’attuale mensuale assegnamento che l’è stato puntualmente pagato dalla mia cassa privata nella somma di D.ti Tremila, ed oltre per la tavola, stalla, ed altro in docati mensuali Mille Cinque Cento; e ciò in conformità del foglio scritto dal mio amatissimo Figlio Francesco, in data de’ 30 Maggio 1821. È anche mia volontà, che desiderandolo, rimanga nell’appartamento da Lei finora goduto nel Palazzo di Napoli. Lego in oltre alla detta mia diletta moglie l’usufrutto, durante la sua vita, della Contea di Mascali, che particolarmente mi appartiene. Voglio però che dopo la di lei morte l’usufrutto si consolidi con la proprietà a favore del mio Erede Universale. Ordino ed impongo che a tutti quelli della mia Corte che mi hanno per tanto tempo così fedelmente servito,niuna classe eccettuata, se gli continuino finche vivano i soldi, averi, e pensioni da me concessigli ed inoltre a tutti quelli della mia Corte che mi hanno seguito in Sicilia una intiera annata di Saldo. Ordino ed impongo parimenti che a tutti coloro dalle classi più alte fino alle più infime, che nelle ultime vicende mi seguirono in Laybach, tuttoché non mi avessero seguito in Sicilia, e non appartenessero alla mia Corte se gli continuino finchè vivono i soldi, averi, e pensioni da me concessigli, sia per mezzo della Finanza, sia per mezzo della Casa Reale; sia finalmente per mezzo della mia Cassa provata; ed in oltre voglio che si dia a ciascuno di essi una intiera annata del rispettivo loro soldo. Incarico il detto mio figlio Erede Universale, e successore di avere massimi riguardi per tutt’i sopraddetti servitori per lo zelo, amore, e fedeltà, con cui mi hanno sempre servito. Dichiaro che del denaro di mia particolare proprietà di conto della mia Cassa privata, che trovavasi impiegato in Londra in Consolidati in testa del Cavalier D. Luigi De’Medici, ne ho già disposto della maggior parte in D.ti 100,000 per via di una nota di mio carattere che consegnai al Marchese D. Girolamo Ruffo con incarico di farne egli la distribuzione di modo e forma in esse prescritto, come già trovasi di avere eseguito con la mia intelligenza. Voglio però che tutto quel denaro contante che nel giorno della mia morte si troverà nella mia cassa privata nella quale va compreso il mio Tesoretto, esistente nel mio appartamento nel Palazzo di Napoli, di cui ho io conservato e conservo le chiavi, se ne faccia l’uso descritto nell’annessa nota di mio carattere N.1. Il quantitativo di tal denaro sarà quello che si troverà notato nell’ultimo bilancio, al quale soltanto voglio che debba starsi; tale bilancio sarà quello che si troverà da me non ancora firmato, dopo l’immediato prendente che si troverà seguito colla mia firma. E siccome la direzione della suddetta Cassa è stata affidata al Marchese D. Girolamo Ruffo, il quale ha disimpegnato l’incarico colla mia intelligenza, ed ha tutto eseguito d’ordine mio e con piena mia soddisfazione, così lo libero ed esento da qualunque responsabilità.


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Dichiaro inoltre che ho disposto finora della maggior parte delle gioie, e che rimangono soltanto esistenti le infrascritte. N° 1. Un ai crete per testa con quattro brillanti, de’ quali tre a piretto, ed uno a goccia. N° 2. Una medaglia di un grosso brillante contornato di altri brillanti più piccoli. N° 3. Una collana di 197 perle in quattro fili. N° 4. Un anello di un solo brillante. N° 5. Un medaglione col mio ritratto contornato di brillanti. N° 6. Una sciabola guarnita di brillanti. Le suddette gioie trovansi conservate in un cassettino esistente nel mentovato mio Tesoretto. Di più la spada guarnita di brillanti, il laccio del cappello di brillanti, il bastone con i ritratti della famiglia, tutti miei ordini di brillanti, colle rispettive placche parimenti di brillanti, il laccio per la spalla di brillanti, ed il Tosone di brillanti. Queste gioie non esist6ono nel cennato mio Tesoretto, ma trovansi in potere del Capo della Real Tappezzeria D. Carlo Falco, o si troveranno in potere di colui che l’avrà in consegna nel giorno della mia morte. Lego rispettivamente le suddette gioie dal N° 1 al N° 6 inclusivamente alle persone descritte nella nota di mio carattere di N° 2, e voglio che a ciascuna delle dette persone si dia quella gioia che trovasi con una fascetta di carta suggellata col mio suggello, sulla quale fascetta è descritto un numero di mio carattere, che corrisponde al Numero della nota suid.ª, indicando la persona alla quale il detto legato è dovuto. Lego inoltre il resto delle sopra descritte gioie alle altre persone rispettivamente descritte nella suddetta nota di mio carattere di N° 2. Le galanterie che sono similmente in potere di D. Carlo Falco, o di colui che l’avrà in consegna in quel momento, s’intendono da me legate rispettivamente alle persone descritte nell’annessa nota di mio carattere di N° 3. Il servizio di argento di Vienna da me aumentato con denaro della mia cassa privata, quale servizio trovasi esistente nella Real salmeria in consegna dell’incaricato della medesima, come pur l’altro servizio da me comprato dal Duca di Gallo, similmente con denaro della mia cassa privata, ed esistente parimenti nella Salmeria in consegna dell’Incaricato medesimo, s’intendono da me legati secondo che si troverà scritto nella stessa nota di mio carattere di N° 4. Voglio che le disposizioni contenute nelle suddette quattro note si abbiano come parte integrale del presente mio Testamento; e al proposito per maggior dilucidazione dichiaro che nelle gioie da me disposte, in vita, ed in quelle che ora si contengono nel mio Testamento, come anche negli argenti nello stesso legati, si sono comprese le gioie e gli argenti pervenutimi dall’Eredità della mia Carissima defunta moglie; come però appartenente per averne pagato l’importo anche in maggior somma in estinzione de’ debiti della stessa mia moglie contrtti in Sicilia e in Vienna. Raccomando al buon cuore del sopradetto mio figlio di lasciare impiegati i capitali impiegati nella Fabbrica di San Leucio, dappoichè sarebbe mio piacere che quella gente da me riunita in colonia non manchi di sussistenza. Per le Tonnare di Soltanto, e di S. Elia sarà eseguito il contratto che ho col Proprietario. Sarà restituito ai caratari il denaro che a ciascuno di essi rispettivamente si appartiene, e che hanno depositato in quella Cassa per fondo di capitale alla ragione di Duecento cinquanta a carato. La mia rata del fondo capitale rimane in favore del mio Erede; beninteso che siccome l’affitto delle dette Tonnare spira colla mia vita, così volendo egli il mio Erede continuare a tenerle per suo conto dovrà convenire col proprietario. Confermo le donazioni da me fatte alla Duchessa di Floridia D. Lucia Migliaccio mia carissima moglie de’ Casini, Giardini, Ville, Boschetti, Masserie ed altro nella contrada del Vomero, secondo gl’istrumenti. E siccome posteriormente alle dette donazioni ho fatto e farò io ai detti stabili molte spese, miglioramenti, aggregazioni, mobilie etc. così a qualunque somma ascendano, voglio e dichiaro che si abbiano anche come legate alla suddetta Duchessa. Nomino per miei esecutori Testamentari i miei figli il Duca di Calabria, ed il Principe di Salerno; il Segretario di Stato degli Affari Esteri, il Segretario di Stato della Casa Reale, ed il Direttore o il Segre-

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tario di Stato per gli Affari di Sicilia. Dichiaro che il principio e fine del presente Testamento è di mio carattere, ed è da me cifrato in ogni foglio, e sottoscritto; il di più trovasi di Carattere di D. Giuseppe Caprioli, Ufiziale della mia Segreteria particolare, e replico che quanto in esso Testamento si contiene è mia libera e spontanea Volontà. Ordino però e voglio colla pienezza di mia potestà, che sia valido , e che si esegua con esattezza, dispensando a qualunque altra forma, e solennità forse non adibita, e che ricercasse per la sussistenza, e derogando come Sovrano a qualunque legge in contrario. Napoli, nel Palazzo Reale, a sei Febbraio Mille ottocento Ventidue - firmato: Ferdinando. Copia & - Note citate nel mio Testamento. Copia & - N° 1. Denaro. Quel denaro contante che si trovasse nella mia Cassa privata a di più de’ D.ti 100,000, già da me donati e distribuiti vada alla mia Carissima moglie Lucia Migliaccio in aumento de’ 360,000, già ricevuti. Quello che si trova in potere di Ecceverria, o altro aiutante di Camera che porti il mio particolare conto di spese minute, rimanga a suo beneficio. E quello finalmente che sta nel Cassettino che ho portato sempre meco, sia di D. Nicola di Pietro o di chi mi avrà seguito in sua vece - firmato: Ferdinando. Copia & - Nota N° 2. - Gioje. Al Duca di Calabria la spada, il laccio del Cappello, ed il bastone: alla Duchessa di Calabria il N° 1. Al Principe di Salerno tutti gli ordini nelle rispettive placche, ed il laccio per la spalla. Alla Principessa di Salerno il N° 2. Alla Regina di Sardegna il N° 3. Alla Duchessa di Orleans il N° 4. Al Re di Sardegna il N° 5. Al Duca di Chartres il N° 6. firmato: Ferdinando. Copia & - Nota N° 3 Galanterie. Al Duca di Calabria la ripetizione di l’Epin, e la mostra di Arnold. Al Principe di Salerno il bastoncino d’avorio con pomo di lapis Lazzaro, e ritratto di Luca in Cameo, il palosso d’oro con testa di Leone, la ripetizione di Emery, e la mojana di Migliardo, compagna alla sua. Alla mia Carissima moglie Lucia Migliaccio il bastone a muletto datomi dalla mia cara figlia Amalia. Al Duca d’Ascoli, mio cavallerizzo maggiore ed ajutante generale, il mio usuale bastone di legno col pomo di legno impetrito, la sciabola di acciaio tutta brillantata fiocco di perle in acciajo, lama damaschina con fodero nella metà in velluto verde, e la spada di acciaro colla guardia che si apre. Al Duca di Miranda, mio cacciatore maggiore, lo schioppo di Juan Pereira, di cui ho fatto uso fin dall’età di quattordici anni, ed il palosso col manico d’acciaro d’Inghilterra. Tutti gli altri orologi, anelli, bastoni, sciabole, spade, ed altre piccole galanterie voglio siano divise in sette pozioni, e divise a sorte fra D. Carlo Falco, ed i sei aiutanti di Camera. Lo stesso si farà per gli abiti e biancheria- firmato: Ferdinando. Copia & - Nota N° 4. Argenti. Il servizio di argento di Vienna da me aumentato, ed il di cui prezzo è stato da me conteggiato con l’Eredità della defunta Reggina, come dalla mia Dichiarazione Testamentaria. Il servizio di argento da me comprato, dal Duca di Gallo. Tutti due alla mia amatissima moglie Lucia Migliaccio Duchessa di Floridia - firmato: Ferdinando.


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Addizione al testamento Copia & - Oggi cinque Novembre mille ottocentoventi quattro. S.M. mi ha ordinato di conservare un foglio suggellato con tre suggelli che ha per titolo – Addizione al mio Testamento olografico consegnato al Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’Ministri o chi ne fa le veci il giorno della mia morte senz’alcuna autorizzazione apra egualmente la presente addizione per la pronta esecuzione di tutto ciò che trovasi nella medesima ordinato. In piedi sono firmati: Luigi De Medici – Donato Tommasi – Girolamo Ruffo: le tre sottoscrizioni sono precedute dal suggello della loro Arme. In fede di che ho sottoscritto il presente atto- firmato: Il Cavaliere Luigi De Medici – Vi è il suggello. Siegue il foglio ossia coverta, citato nel soprascritto atto colla epigrafe ivi rapportata. - Copia dell’Addizione al Testamento olografo contenuta nel suddetto foglio. In nome della Santissima Trinità, Padre, Figlio, e Spirito Santo. Io sotto scritto Ferdinando Primo, per la Grazia di Dio Re del Regno delle due Sicilie, avendo già fatto il mio Testamento olografo che ho dato a conservare in un piego chiuso e suggellato al Presidente del Consiglio dei Ministri, ho determinato di aggiungere, come col presente foglio aggiungo, alle disposizioni contenute nel suddetto Testamento le seguenti mie disposizioni, le quali Voglio che abbiano il loro pieno effetto e formino parte integrale di esso mio Testamento. 1° Lego alla Duchessa di Floridia mia dilettissima Moglie tutte le galanterie di qualunque specie che al tempo della mia morte si troveranno negli armadii, e negli scrigni de’ tavolini e degli altri mobili delle stanze di mia abitazione. 2° Dichiaro inoltre che la sciabola gemmata segnata col N° 6 nella Nota N° 2 che tratta delle Gioie da me legata al Duca di Chartres nel citato mio Testamento, nel quale la detta Nota è acchiusa, è stata da me già data ad esso Duca, e perciò la sciabola suddetta non si troverà tra le altre gioie egualmente da me ad altri legate. 3° Annullo la nomina dei miei Esecutori Testamentarj fatta nel citato mio Testamento olografo e voglio che debbano essere miei Esecutori Testamentarj il mio dilettissimo figliuolo il Duca di Calabria, ed i Ministri Segretarii di Stato, Affari Esteri, della Casa Reale, di Grazia e Giustizia, e delle Finanze. Impedito dal noto tremore della mia mano di scrivere questa addizione al detto mio Testamento interamente di mia propria mano, ordino che la stessa addizione abbia tutta la validità dispensando colla pienezza del mio Potere alla necessità di essere scritta interamente di propria mano del Testatore, prescritta nell’art. 895 delle leggi Civili. - Napoli nel Palazzo Reale il dì 4 Novembre 1824 - firmato: Ferdinando. Tutti i sopra rapportati fogli sono stati aperti e letti nel Consiglio di Stato tenuto il giorno 4 Gennaio Mille Otto Cento Venti Cinque nel quale giorno S.M. il Re Ferdinando Primo è passato a miglior vita. - Napoli 5 Gennaio Mille ottocento Venti cinque. Per copia conforme Il Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri De Medici


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Cassa Privata di Francesco I Note di acquisto di Gioielli 1830 ASNA Archivio Amministrativo di Casa Reale inv. III, Maggiordomia Maggiore Appendice, b. 20

Nota di Paolo Savoja Data de documenti 4 agosto 1830

epoca della formazione degli oggetti 23 ag.to 1828

e oggetto della spesa Spilla con topazio orientale contornato di brillanti a concia Inglese, consegnata a Viglia

costo

25 ag.to 1828

Vari accomodi Collana ed altro consegnato 36 a Viglia

15 ag.to detto

Catena di oro con chiave e suggello con Ametiste, 50 Anello ad afritora 1,20 Consegnati a Viglia 51,20

4 ott.bre

Catena con chiave e suggello con ametiste Consegnate a Viglia 36

6 gennaio 1829

Spilla rappresentante una chimera Due paja di orecchini alla Ercolanese Consegnati a Viglia

28 febbraio 1829

Importo di una nota di brillanti

90

8 24

245.20 6 Gennaio 1829. Due paia di orecchini alla Ercolanese di oro di zecchino 16. 1830 / 28 Feb. 1829. Importo di una nota di brillanti

24 32 245,20

Consegnati a 28 febbr. 1829. Brillanti e pietre colorate Brillanti 28. D. 9 » Grandi 4 g. 8 a, 12 Brillanti g. 29 e 7. Smeraldi. N° 17 Smeraldo di Corati 4 ? Rubini 8. Un’ametista Oro e fattura.

83 252 96 203 75 225 250 10 300 2356

4 Gennaio 1829. Serpe d’oro smaltato, Orologio a cilindro, Laccio d’oro, cons. a Viglia

250 80 70 400


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28 Feb. 1829. Braccialetto smaltato. Farfalla con pietre di colore. Anello con pietre di colore. Sivijni con pietre di colore e perle orientali.

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70 16 12 400 498

13 Marzo 1829. Un paio di bottoni di brillanti di peso g. 10 ? a 17.

177.(consegnati a Viglia)

7 Aprile 1829. Serpe di oro smaltato per uso di cinta braccialetto. Sivijni con perle fine e pietre di colore e brillanti.

300 350

cons. a Viglia 10 Luglio 1829. Montatura di cameo rappresentante il ritratto di S.M. la Regina. In oro e fattura. Otto pietre fine. Montatura di serpe di capelli. Scatola. cons. a Viglia 4 Gen. ’29. 4. braccialetti d’oro modello antico. 4. braccialetti argento. 2. braccialetti antichi. 8. scatole per detti braccialetti.

650

60 20 10 6 96

160 86 50 9,60 255,60

12 Agosto /829. Due braccialetti d’oro. Scatola. cons. a Viglia 10 Aprile 1829.* Dieci catene di oro chiave e suggelli. Conseg. Al Sig. Murat gia

80 2,40 82,40

*487.50

22 Giug. 1829.* 3 catene d’oro con chiave. 25 Agosto 1829. Spilla co rosa di Olanda modello a mosca Consegn. a Viglia

20


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29 Giugno 1829. Spilla con rubino contornata di brillanti consegnata a Viglia 25 ag.to Spilla con rosse d’Olanda Modello a Mosca Consegnato a Viglia 15 set.? 1829. Montatura di due paia di orecchini alla pompeiana Due scatole ed una medaglia. 7 Marzo. 13 denti di animale ligati in oro e smalto. Scatola per detti denti. 23 Aprile 1828. Spilla col nome di S.M. il Re e la Regina con 24 brillanti - g. 30 - 385 Fattura e pietre col nome di una Iride.

20

45 240

25

Dichiaro io qui sotto scritto aver ricevuto dal pagatore della detta Cassa. D. 410. Per costo di una spilla col nome di S.M. il Re e S.M. ls Regina con n° 24 brillanti g. 30. Paolo Savoia. 7 Agosto 1828. Oggetti diversi di Biciotteria fornita a Viglia per real servizio.

370.

5 Nov. 1828. Per. Tabacchiere di oro con cifre di brillanti fornite a Viglia per R. Serv. 1574. 28 Ag. 1829. Tabacchiera d’oro.

80.

17 Genn. 1829. Oggetti di Biciott.

150.

16 Giugno 1829. Scatola d’oro smaltata.

200.

8 Luglio 1829. Un grande necessario per signora guarnito riccamente in vermiglio fornito a Viglia per R. Serv.

700.

18 Luglio 1829. 2 tazze di porcellana. Tabacchiera d’oro.

7.20 210


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160

10 Giugno /829. N° 9 Smeraldi.

2000

25 Ag. 29. Orologio d’oro smaltato con catena d’oro.

120.

28 Ag. 829. Tabacchiera d’oro.

210.

9 sett. 29. Altra Tabacchiera d’oro.

220.

I ricevi interni: “Ho ricevuto da Cav. Michelangelo Desiderio pagatore generale della Cassa privata di S.M. il Re…… Note tutte saldate il 16 sett. 1830. Teodoro Bloch

1829. 6 Giugno. Spilla brillanti grande di peso g. 5 4/8 ed 8 piccole consegnate a …

140

4 Marzo. Braccialetto oro smaltato nero e bianco con l’odorino.

102.

6 Mag.o. Due ripetizioni or con quadrante oro a D. 125 c’una.

250.

28 Mag.o. Orologio da tavolino bronzo col gioco della fontana cons. a V.

110.

20 Giugno. Ripetizione oro smaltata a cilindro quattro buchi in pietra con catena e suggello oro smalto cons. a V.

190

2 Ag. Catena oro a forma di farfalla cons. a V.

80.

15 sett.bre. Pendolo di bronzo dorato a colonna col moto planetario cons. a V.

340 tot. 1212.

Note tutte pagate il 16 ott.bre 1830. Cesare Del Prato 1828. 25 Ag.


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Spilla di brillanti 70. 18 Nov. Francia di brillanti jn Gola della Regina. (nota esibita il 20 Nov. 1828)

7521.35

1829. 21 Febbr. Brillanti rifusi fattura di ciappa, e bottone Scatola di oro grande Spilla in occasione di Cresima di S.A.R. Ant. conseg. A Vi.

950.

1829. 14 Marzo. Valore di tanti brillanti e pietre di colore a D. Litterio Silijigni, come da nota esibita a Vigie.

495.

1829. 2 Aprile. Valore di due brillanti a gocce consegnata a Silijigni, come da nota.

165.50

1829. 9 Aprile. Valore di tre brillanti consegnati a Silijigni, come da nota.

475.37

1829. 12 Giugno. Un pajò di bottoni di brillanti per Gola di S.A.R. D. Antonietta, come da nota.

1000

1829. 29 Giugno. Spilla di brillanti con capelli di S.A.R. D. Cristina

393.75

1829. 9 Luglio. Cinquanta perle consegnate a Silijigni come da nota.

502.20

18 Luglio. Spilla di brillanti come da nota.

248.50

25 Luglio. 4 Spille di brillanti.

526.62

8 Ag.to. Grappetto di brillanti

642.60

9 Ag. Scatola di oro grande.

270.

15 Ott. Pettine di brillanti e perle ordinato da Viglia per la Gola di S.A.R. D. Teresa dè 15 ottobre che in seguito l’avessi consegnato a S.E. Contessa Latour.

686

Don Gaetano dell’Aversana Gioielliere della Real Casa


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1829. 14 Marzo. Orecchino a due in Madreperla. 11 Aprile. Ripetizione con catena in oro. 8 Giugno. Servizio di Porcellana di Francia decorato da cucina consegnato a Michelangelo Viglia. 8 Giugno. Servizio 10/ da Dessert. 19 G. 20 stampe. 24 Luglio. Guantiera Inglese e tre bottiglie olio per capelli. totale

162

24 160 1380,20 382,80 115,60 28,60 2091,20 Luigi Arene

Giugno 1829. 5 vasi antichi per conto di S.M.

400_

Nota di tessuti di Raffaele Marzano tele-Olanda, Battista. Fiandra. Tot. 1079 _ Raffaele Gargiulo 9 sett. 1830 - Pettine a bandò in oro lavorato a basso rilievo con 50 perle (data da Aversana) argento e fattura. e scatola. - collana ed orecchini di sconcigli e maruzze con frutti di oro, e code di sirene in oro. - spilla grande a nocca, - un paio di braccialetti grandi in oro lustro alla Pompej con due camei e scatola.

106. 261. 16. 172. tot. 539 Litterio Silipigni


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Inventario del Guardaroba della Regina Maria Teresa d’Austria Napoli 1847 ASNA, Archivio amministrativo di Casa Reale, III inv., Inventario, vol. 197

Inventario di tutti li diversi Oggetti ch’esistono nella Guardaroba di S. M. la Regina Regnante, nello Appartamento di Servizio in Napoli

Oggetti di Bisciutteria 1. 1„ Braccialetto di argento smaltato turchino. 2. 1„ Detto di oro a fettuccia con perla nella fermezza. 3. 1„ Detto con fermezza adornata con rubini e zaffiri. 4. 1„ Detto a catena con catenaccetto adorno di granatiglia e perle. 5. 1„ Detto a serpente di oro. 6. 1„ Detto di oro con lettere smaltate nere. 7. 1„ Detto idem a serpe con rubino nella testa. 8. 1„ Braccialetto a fettuccia di coralli. 9. 1„ Detto a fettuccia con bocchetta di argento smaltato bleù chiaro. 10. 1„ Detto formante un serpente d’oro con rubini sulla testa ed occhi con una grande foglia nel mezzo smaltata bleù ed un giro di perle. 11. 1„ Detto di vellutino con fermezza di oro cesellato, e ritrattino. 12. 1„ Detto di oro, due serpenti smaltati neri, diverse pietre di colori e cristalli che conservano capelli. 13. 1„ Detto di oro con fermezza su di essa un cane in rilievo. 14. 1„ Detto a pavè di turchine e perle. 15. 1„ Detto semplice a laminetta d’oro. 16. 1„ Detto a catena con una turchina nella fermezza. 17. 1„ Detto di oro col ritratto dell’ arciduca Carlo. 18. 1„ Detto di oro con tre quadrati ad ornato con un rubino, due smeraldi, e sei mezze perle. 19. 1„ Detto a serpente di oro smaltato bleù con grosso brillante sulla testa*. *Il grosso brillante si è tolto, e fattone aro uso da S.M. la Regina, ed invece si è posto una pietra. 20. 1„ Detto con fettuccia di oro e fermezza smaltata bleù adornata con tre rubini, ed otto smeraldini. 21. 1„ Detto grande di oro cisellato con pezzo di smalto nella fermezza, ed epoca 1828„ 22. 1„ Detto di oro cisellato con nove toppi a pavé di granata. 23. 1„ Detto a pavè di smeraldi con opale nel mezzo. 24. 1„ Detto di oro con fiure a pansè nella fermezza e pitre di colore. 25. 1„ Detto di oro fettuccia di capelli e lettera P. nella fermezza. 26. 1„ Detto di oro con cameo in conchiglia denotante la Dea Notturna. 27. 1„ Detto di capelli con fermezza di oro smaltato verde bleù e bianco, e nel mezzo un cristallo contenente capelli. 28. 1„ Braccialetto a cerchio di oro con cristallo che covre capelli, ed anelato simile attaccato ad un lanetto d’oro. 29. 1„ Detto composto da cinque cateniglie d’oro di Venezia con fermezza , e su di essa ritrattino. 30. 1„ Detto di oro a laminetta semplice con leggenda in giro di varî mesi dell’anno. 31. 1„ Detto di oro grande con ritratto di una ragazza, ed al di sotto medaglia che conserva capelli. 32. 1„ Detto di oro sullo stile gotico, il cristallo della fermezza contiene capelli. 33. 1„ Detto grande di oro con cinque Camei di coralli, e due spille corrispondenti al suddetto. 34. 1„ Detto grande di oro smaltato di differenti colori, con due fiocchi pendenti. 35. 1„ Serpente grande di oro con ale simili, occhi di sublimi ed adorni di smeraldi, ed un paio di orecchini corrispondenti allo stesso.


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36. 1„ Fittuccia di oro per collana che contiene un pezzo pendente adornata con perle, rubini, smeraldo, ed orecchini corrispondenti alla stessa. 37. 1„ Collana, orecchini, brouce e due spilloni a pavè di turchini. 38. 3,, Spille di oro smaltate nere, e nel mezzo opale. 39. 3,, Spille di oro con turchine. 40. 1„ Detta di oro con miniatura quadra in smalto, denotante la Madonna della Seggiola. 41. 1„ Detta di oro con pendente ed anello smaltato bleù guarnita da rosette di olanda. 42. 1„ Detta di oro sullo stile cinese con miniatura. 43. 1„ Collanetta di oro con pezzo pendente adornato di un zaffiro contornato di rubini, ed una perla a pera. 44. 1„ Detta di oro adorna da primule turchine.* * La controscritta regalata da S.M. la Regina, alla Nutrice. 45. 1„ Odorino attaccato ad anello, e catena il tutto di oro. 46. 1„ Porta buchè di oro. 47. 1„ Paio di orecchini di topazi ligati in oro smaltato. 48. 1„ Braccialetto di oro e niuoli per uso di corona, con medaglia, ed anello. 49. 1„ Fibia a pavè di perle. 50. 1„ Souvenir di madreperla e semiloro. 51. 1„ Spilla di oro a bottone con perla e fiocco pendente. 52. 1„ Orologio a cilindro in oro smaltato nero. 53. 1„ Detto più piuolo con catena. 54. 1„ Ritrattino con cerchietto d’oro. 55. 1„ Filo di piccoli coralli.* * Regalato alla Nutrice 56. 1„ Occhialino in due di avorio. 57. 1„ Detto ad uno di Tartaruca. 58. 1„ Detto di osso nero. 59. 1„ Braccialetto con sei camei di coralli, e tramezzi di oro smaltato. 60. 4„ Cornetti di coralli. 61. 1„ Crocetta simile.* * Regalato alla Nutrice 62. 1„ Filo di granatine ligate in oro. 63. 1„ Piuolo braccialetto di oro con fermezza per conservare capelli, e leggenda al di sotto: 30. Ottobre 1825. 64. 4„ Spilloni a glibetti con altri più piccoli pendenti a pavè di turchine. 65. 1„ Spilla a pavè di turchine con pendenti. 66. 1„ Crocetta con turchine ligate in oro smaltate nere. 67. 1„ Coretto che porta una croce pendente di turchine. 68. 2„ Spilloni in oro per frontini con turchine. 69. 1„ Spillone in due di oro.* * Sia tolto, e dato a D. Margarita 70. 1„ Detto piu’ piccolo. 71. 1„ Detto piccolo di oro a globetto. 1„ Spilla di oro con tupazio. 72. 1„ Detta smaltata nera con cristallo che conserva capelli. 1„ Odorino di oro. 1„ Medaglietta di oro con cristallo che conserva capelli. 1„ Detta più piccola di oro con leggenda: 2. Marzo 1835.

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1„ Bottone a bocchetta di oro smaltato nero con tuppetto di perla. 73. 1„ Anello a serpe di oro con turchina in testa. 1„ Paio di cerchietti per orecchini. 1„ Fibietta in oro. 1„ Pezzi di oro, tramezzi di braccialetti. 1„ Pezzetti di catenetta di oro. 73. 1„ Spillone di argento alla Sorrentina.* * Regalato alla Nutrice 74. 1„ Ferma bottoni di oro con manico di coralli. 75. 1„ Croce di argento con cristallo che conserva capelli, e leggenda al di sotto: 2. Marzo 1835. 76. 21„Quelli diversi di oro e pietre riproposti in un cassettino. 77. 2„ Braccialetti di coralli a fragole con fermezza, e due teste di coralli ligati in oro* * La sola susta di uno di più regalato alla Nutrice. 78. 5„ Braccialetti di oro semplice in varie maniere, due di essi con turchine. 79. 1„ Laccetto di oro Maltese. 80. 1„ Catena di oro smaltata nera attaccata ad un croscè, e due chiavette simili pendenti. 81. 1„ Catena di oro smaltata nera attaccata ad un crosci, e due chiarette simili pendenti. 82. 1„ Detta semplice. 83. 1„ Fibietta d’oro ligata ad un vellutino. 84. 1„ Sugello per scrivania con manico di agata niccolata. 85. 1„ Detto di oro con sei rosette di Olanda, ed un niccolo al di sotto inciso. 86. 1„ Detto con bustino di agata niccolata, e testa incisa di un niccolo. 87. 1„ Detto tutto in oro con incisione Corona Reale, e lettera H. 88. 1„ Mazzettino di giocarelli di coralli. 89. 1„ Odorino a forma di libretto lavorato a pavè di turchine e perle attaccato ad un anello simile, e cateniglia di oro. 90. 1„ Piccolo feronè di oro e perle. 91. 1„ Piccola collanetta di laccio nero con tramezzo, una conchiglia di oro e turchina, e due fiocchi pendenti anche di oro. 92. 1„ Bottone a forma di nocca di oro smaltato, adornato con rubini e perle. 93. 1„ Croce a pavè di granata, pendente ad un vellutino. 94. 6„ Bottoni, cioè: uno di zaffiro, smeraldo, granata, ametista, topazio e turchina. 95. 1„ Spilla di oro a nocca, con smeraldino nel mezzo. 1„ Medaglietta a forma di cuore, di ametista. 1„ Pezzo pendente a pavè di turchina con perla. 96. 1„ Coretto con acquamarina e cristallo al di sotto, che conserva capelli. 1„ Bocchetta, e due fiocchi a pavè di granata. 2„ Pezzi pendenti di oro smaltato con rubini e perle. 1„ Pezzo di catena veneziana. 96. 1„ Porta orologio di oro lavorato a nodi. 1„ Paio di cerchietti di orecchini di oro e perle. 1„ Cerchietto di oro semplice. 97. 1„ Bottoncino di coralli.* 1„ Piccolo filo di coralli lavorato a fragole.* 6„ Pezzetti di rottame d’oro.* * Regalato alla Nutrice con la testa di uno dei due braccialetti di corallo 98. 1„ Piccolo orologio a cilindro di oro con buchè di fiori smaltato al di sotto, catena di oro e chiavetta.


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1„ Pometto di oro denotante una testa di aquila con turchina incisa. 99. 1„ Cagnolino di argento. 1„ Paio di orecchini di oro con serpenti di turchine. 1„ Porta orologio di oro smaltato nero. 3„ Paio di cerchietti di oro smaltato. 1„ Medaglietta di oro con turchina nel mezzo. 99. 1„ Croce di oro smaltata nera e bianca. 3„ Piccole medaglie di oro con cristalli e capelli. 3„ Anelli, due di essi smaltati e altro di oro. 1„ Piccolo spillone di oro. 2,, Medagliette di oro pendenti ad un anello, una di esse a forma di more smaltata nera. 100.4,, Dette di oro infilzate in un anelletto. 5,, Dette anche di oro, due di esse a forma di cuore, tutte con cristalli, e capelli. 1„ Ordine austriaco a forma di croce. 1„ Spillone di oro in due. 101.1,, Croce di argento e cristallo con capelli e leggenda - 2 Aprile 1835. 102.2,, Fibie di oro smaltate nere. 1,, Detta con sottofibia d’argento. 2,, Detta con idem di acciaro. 103. 2,, Bottoni d’oro, con tupazio rosa e perle, altro con turchina contornato di perle.* * Se ne sono formate due spille 2,, Detti di oro uno con rosa smaltata, altro a forma di Serpente.* 1,, Fibietta di oro adornata con rubino e perle.* * Regalati allo LL.AA.RR. il Principe Ereditario, e Conte di Trani 104.1,, Goliera antica di granata e perle ligata in argento. 105.1,, Goliera di vellutino con fermezza di oro denotante una nocca con perla e rubini. 106.1,, Lente di oro. 107.1,, Laccio di oro. 108.1,, Feronè di oro con ciappetta, rubino, e perle. 109.1,, Medaglia d’argento con l’effige di Sua Santità Gregorio XVI Papa. 110.1,, Lente di oro smaltata bleù attaccata ad una catenetta di oro, ed anello simile. 111.1,, Detta tutta di oro cesellata con anello e piccola catena. 112. 1,, Spilla tutta di oro formante un nodo con due pendenti. 113. 1,, Detta a nocca di oro con fibietta smaltata bleù, ed un fiocco pendente. 114. 1,, Detta simile piccola a bocchetta. 115. 1,, Detta d’oro smaltata nera e bianca, con miniatura in smalto. 116. 1,, Detta di oro cesellata con corniola nel mezzo, e turchine attorno. 117. 1,, Spilla all’algerina adornata di oro e perle. 118. 1,, Detta per porta orologio con una mano avente una cravascia, ed ornata di turchine e perle. 119. 1,, Detta di oro smaltata a diversi colori con quattro rubinetti, ed un acquamarina. 120. 1,, Dette in oro con rubini attaccate ad una catena. 121. 3,, Dette a palloncini di oro con turchine attaccate ad una catena. 122. 2,, Spallette di oro denotanti una testa di cinghiale ed un topo ligate ad una catena. 123. 1,, Detta denotante un serpente smaltato con perle.* * Regalata da S.M. la Regina a S.M. il Re 124. 1,, Spalletta di oro smaltato con rubino e quattro rose d’Olanda. 125. 1,, Detta con due rubini, e due smeraldini.

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126. 1,, Detta a globetto di turchine. 127. 3,, Dette piccole di coralli con cateniglia. 128. 6,, Spille di oro lavorate. 129. 10,, Spillette di oro lisce.* * Una delle controscritte regalata da S.M. la Regina alla Nutrice, altre due alle donne di Camera 130. 3,, Dette più grandi per testa. 131. 7,, Bottoni di oro con piccoli. 132. 1,, Braccialetto di oro a catena con una crocetta di granatiglia. 133. 1,, Detto di oro smaltato bleù con tre perle. 134. 1,, Odorino a libretto, senza cateniglia, ed anello, il tutto di oro. 135. 1,, Occhialino di avolio. 136. 1,, Finimento composto di una goliera, spilla ed orecchini di oro di Francia, con opali, e smalti bleù. 137. 1,, Spilla a forma di nocca di oro tutta incastrata di granatine; nel mezzo un fiore di granatine e le foglie guarnite di perle, due pezzi di cateniglia d’oro, fiocchetti di mezza luna anche di granatine. 138. 1,, Braccialetto di pietre mischie formante otto palloncini incastrati ciascuno in sei filetti d’oro, e passanti simili; all’estremità vi sono altri quattro piccoli palloncini di varie pietre, sostenuti da cateniglie e passanti d’oro, ed una crocetta di Tartaruca. 139. 1,, Braccialetto composto di undici pietre mischie tonde con asoletti e stelle, un coretto di oro per la fermezza, ed all’estremità vi sono cinque altre piccole palluccie e due coretti sostenuti da catenette di oro. 140. 1,, Detto formato da sette pietre ed un coretto di lapislazzulo a quattro facce ovali, sostenuta ciascuna da filettini d’oro, passanti e catenette simili, nonché una fermezza di oro smaltato e laccettino. 141. 1,, Cateniglia per orologio con nove piccoli coralli ovali di piccoli con incastri e catenette d’oro.* * Regalata a S.A.R. il Principe Ereditario 142. 1,, Braccialetto di coralli fra i quali uno a barilotto, e due fiocchi di piccoli coralli tutti con cateniglie, e passanti d’oro. 143. 1,, Brosce formante tre spille di oro con cateniglie e perle. 144. 1,, Spilla d’oro smaltata blù con tre bottoncini di perle, e due fili di pallini anche di oro all’estremità. 145. 6,, Spallette a globetti di oro. 146. 2,, Bottoni di oro con pietre una verde altra rossa.* * Regalati allo LL.AA.RR. il Principe Ereditario, e Conte di Trani 147. 1,, Orologetto a cilindro, cassa d’oro con due catenette una lunga altra corta. 148. 1,, Orologio a cilindro smaltato in ambe le facce della cassa con un buchetto ove segna le ore; sua catenetta e chiavetta d’oro smaltata. 149. 1,, Orologio a corriera d’argento con catenetta d’oro da uomo. 150. 1,, Porta orologio formante due serpi e catena smaltata nera. 151. 1,, Catenetta d’oro a fittuccia con suo incappetto.* * Regalata al Principe D. Luigi 152. 1,, Odorino d’oro a libretto smaltato in ambe le facce con anelletto smaltato simile a catenetta. 153. 1,, Spilla d’oro con una corniola quadrata. 154. 1,, Detta grande a globo di pietra verde.


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155. 1,, Detta di oro con pietra nera e buché di fiori in mosaico. * * Regalata alla donna di Camera D. Maria Tassara 156. 1,, Detta anche di oro con topazio verde. 157. 1,, Braccialetto di oro formante un nodo con smalto blu e rosso, e due perle. 158. 1,, Detto di oro con cristallo color verde e capelli nell’interno. 159. 1,, Detto di oro disegno alla roccocò smaltato verde e bianco con sei rubini e sette perle. 160. 1,, Occhialino in due tutto smaltato e miniato con uccelli e fiori. 161. 1,, Braccialetto di oro tutto smaltato bleù con lettere composte di piccoli brillanti = Alexandra, con pezzo pendente tondo anche smaltato blù con grosso brillante in mezzo, e nella parte di dietro si apre e vi sono dei capelli. 162. 2,, Collanella con cannottiglia di oro bleù framezzate da perle, un fiore con brillante e pietre di colore non che delle foglie d’oro smaltate verde. 163. 1,, Brosce di oro con due pietre rosse, e perle. 164. 1,, Braccialetto di oro tutto smaltato bleù riccamente ornato di brillanti, e smeraldi. 165. 1,, Detto di oro formante un nodo con tre fibiette smaltato blù, bianco e verde. 166. 1,, Detto di oro formante una nocca smaltata rossa, verde e bianco. 167. 1,, Detto di oro con una cassettina sopra ad apritore in cui vi sono riposti de’ capelli. 168. 1,, Detto a fettuccia elastica e fibia, il tutto di oro cesellato. 169. 1,, Piccolo orologetto con piccola catenetta e chiavetta di oro, due porta orologi smaltati bleù e fiori di brillantini incastrati con altra catenetta più grande, sugello e chiavetta, il tutto di oro. 170. 1,, Collana composta da dodici pezzi di pietra verde con ritratti incisi. 2,, Altri pezzi con ritratti che servono per due fermezze. 2,, Spille simili. 1,, Paio di orecchini simili Il tutto con guarnizioni d’oro. 171. 1,, Graffe d’oro a nodo con una molletta dietro. 172. 1,, Detta idem con tre mostaccioletti di granatine. 173. 1,, Spilla ovale d’oro smaltata bleù con un fiore di rosettine d’olanda. 174. 2,, Bottoni uno blù con brillantino, altro celeste con rosettine di olanda. 175. 1,, Braccialetto d’oro con nocca e due fasce celeste in smalto. 176. 1,, Braccialetto a catena di oro smaltato bleù e bianco, ed un catenaccetto alla estremità. 177. 1,, Braccialetto di oro smaltato bleù e bianco, aprendosi si trova il ritratto di S.A.R. la Principessa D. Januaria del Brasile. 178. 1,, Braccialetto di oro smaltato bleù e bianco, con un rubino ed otto perle. 179. 1,, Detto di oro elastico con una lettera T. nella fermezza e rosette di olanda. 180. 1,, Detto di acciaro brillantato simile. 181. 1,, Porta orologio a fettuccia con due catenette laterali, chiavetta e sugello smaltato bleù con un rubino, e due perle. 182. 1,, Tabacchiera di porcellana con cinque figurine a smalto ed anima di oro all’interno. 183. 1,, Odorino di cristallo color violetto con quattro statuette, pomo e guarnizione in oro. 184. 1,, Detto di cristallo bianco con quattro statuette, guarnizione e pomo d’oro. 185. 1,, Detto verde con guarnizione d’oro.

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Maria Teresa d’Austria, Regina del Regno delle Due Sicilie Francesco Torr, 1837


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Terza stanza con i stigi dipinti bianchi Num.° 2„ Piumini, uno con fodera di levantina verde, altro con fodera di raso bianco. 1,, Coverta imbottita grande, di levantina verde con sottofodera di mossolina bianca. 2,, Covertini imbottiti di levantina verde con sottofodera di mossolina bianca. 1,, Detto piccolo simile per li piedi. 5,, Coverte grandi di bambagia amo lettone. 1,, Coverta a maglia di lana bianca e celeste con sua frangia. 1,, Covertino simile bianco e color rosa con sua frangia. 3,, Detti a maglia bianca e celeste con frangia corrispondente. 4,, Lenzuola di pelle d’addante. 8,, Cuscini per il letto delle LL.M.M. Pag.43 XX 1,, Cassetta a piegatore con vaso di lanna. xx 1,, Orinale di lanna. 1,, Bidè ossatura di legno, ed anima di lanna con suo fodero. 2,, Scaldaletti di rame con manichi di legno. 1,, Conia di rame cedro per uso de’ piedi. 7,, Casse grandi tutte ferrate con fasce. 5,, Bauli con analoghe ferrature. 2,, Cassettini uno per carrozza, altro per Toletta. 2,, Scatole di lanna. 2,, Telata grandi da ricamo, uno di mogano, altro di acero di regno. 1,, Detto piccolo di mogano. 1,, Coccola di rame. 4,, Piccoli cassettini foderati di pelle varie dimensioni. 1,, Astuccio foderato di velluto bleù per viaggio, contenente un bicchiere di cristallo martellato, cucchiarino d’argento, coltello con manico simile, forchetta e cucchiaro a piegatore, scatoletta per il sale e pepe d’argento dorato da dentro; per uso di S.M. la Regina. 1,, Altro astuccio in tutto simile al precedente descritto; per uso di S.M. il Re. 1,, Machinetta di argento per fare il caffè con pomo di avorio, suo piede e lamparino di argento con manico di avorio. Il tutto è riposto in un cassettino guarnito di pelle di dante nel di dentro. 1,, Rosciò d’argento, composto di una caffettiera, ed altri due pezzi tripode un piccolo scaldino, una lattiera e zuccariera di argento dorato dentro, cucchiaino simile, una corbeille dorata anche dentro, una guantiera grande, il tutto di argento, una tazza e piattino di porcellana lumeggiata in oro. I suddetti oggetti sono riposti in un cassettino di pelle rossa foderato nell’interno di pelle di dante e cuscino simile. 1,, Cassettino quadrato di legno radice d’acero, ed altri legni forestieri; nel piano vi è un vaso di fiori in lavori incastrati di varî legni forestieri, chiusure chiave, e maniglie d’ottone; nell’interno è foderato di velluto cremisi ripartito in 20. divisioni ove sono riposte diciotto bottiglie di cristallo, e due vasetti di latta; nella parte di sotto vi è un fodero con altre tre divisioni ove si contengono due piccoli imbuti ed un bicchiere d’argento dorato, non che una mescola anche d’argento, e due scatolette di latta con coverchi; più dietro al detto fodero vi è un’asta che si alza mediante una molle per sostenere una bilancetta a due di argento con nove pesi, ed una piccola pietra di marmo, più una forbice di Campobasso con astuccio. Il descritto cassettino è riposto in

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un altro di soletta di Francia foderato di fustagno. 1,, Cassettino di Vienna coverto di pelle scura al di fuori, e foderato nel di dentro di pelle d’addante, contenente cioè: Una Zuppiera grande d’argento con suo coperchio dorato al di dentro; Due dette più pigole simili alla suddetta con piedi anche d’argento e manichi d’ebano nero alevatoio; Due brodiere simili alle suddette con manicelle di argento, e piatti corrispondenti;Una salsiera d’argento con manicelle senza coverchio dorato al di dentro; Dodici piatti d’argento; Due sperlunghe simili; Un ovaiolo d’argento dorato; Una saliera di cristallo martellato con piattino d’argento; Un piatto di porcellana per Zuppa; Due Fruttiere anche di porcellana. Tutti gli oggetti descritti nel presente Inventario dal fol°1. al fol°78. compreso i fogli di supplemento, dopo la debita lettura, ed esatto riscontro si sono rinvenuti regolarmente, e ci sono stati dati in consegna coll’intervento del Capo della Real Tappezzeria Sig. Barone D. Carlo Falco: Napoli ‘Maggio 1847. Margherita Riccio Maria Jassana


Gli orefici che lavoravano nel Borgo nel 1888/1889 e nel 1904


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Elenco degli orafi in attività nel 1888/1889

Gioiellerie e Oreficerie: fabbriche Abbate Alfonso, vico di Mezzo agli Orefici, 6 Abbate Cristoforo, strada grande orefici, 11 Abbate Elia, vico 2° Strettola agli Orefici, 2 Abbate Giovanni, strada S. Giacomo, 28 Abbate Luigi, strada Pellettieri agli Orefici 28 Abbate Vincenzo, via Roma, 109 Acampora Pasquale, strada <casciari al Pendino, 10 Adamo Salvatore, strada S. Caterina Spina Cor, 22 Aletta Alfonso, vico lungo Gelso, 43 Allardo Ciro, strada borgo Loreto, 242 Alterio Celestino, strada S. Biagio dei Librai, 35 bis Amato Antonio, vico Cellini agli Orefici, 12 Amato Michele, strada S. Agata agli Orefici, 24 Amatucci Eduardo, strada S. Mattia, 84 Amodio Giuseppe, strada S. Giacomo, 49 Anaglerio Francesco, strada grande agli Orefici, 46 Anastasia Filippo, strada S. Aniello dei Grassi, 35 Annunziata Carlo, Tartaruga, Corallo, Lava, Oreficeria, ecc. piazza Municipio, Bottega di legno sotto l’arco d’Aragona 5 Apice Gaetano, strada Quercia, 20 Aprea Gabriele, vico Solitaria, 38 Ardito Carlo e Giovanni, strada San Giacomo, 47 Arena Errico, vico Benevento agli Orefici, 27 Arena Salvatore, loggia di Genova, 32 Arillo Carlo, vico Benvenuto agli Orefici, 24 Armano Alfredo, via n. Capolini, 36 Armano Luigi, strada grande Orefici, 21-22 Ascrittore Ernesto, Piazza dei Coppolari agli orefici, 11 Astarita Eduardo, via Roma, 77,78 Astarita Oreste Taledo, 242 Astarita Giovanni, strada S. Agata agli Orefici, 17 Astronomo Vincenzo, vico di Mezzo agli Orefici, 17 Avallone F.lli e Parancandolo, Gioielleria, strada Donnalbina, 56 Avallone Giovanni, via Tribunali, 208 Averaimo Luigi, via Chiaia, 127 Baldassarre Giuseppe e Federico, vico Catari a S. Eligio, 3 Barbarano Giovanni, via Conte di Mola, 107 Barbuti Ernesto, strada grande Orefici, 79 Belavigna Mariano, via di Mezzo agli Orefici, 11 Bencini Alfonso, via Carminello a Toledo, 9 Bardellari Pasquale, via Pace, 25 Bianco Salvatore, Corallo, Tartaruga, Orefice, piazza Municipio, strada S. Lucia, 95 Billotti Giovanni, piazza Coppolari agli Orefici, 5 Biscardi Ciro, strada Pellettieri agli Orefici, 19 Bolognese e Rothacker, Salita S. Anna Lombardi, 36 Bagliese Vincenzo, vico C. Poerio, 12 Borgonovo Giovanni, vico Carminello a Toledo, 7 Borriello F.lli strada grande Orefici,83 Brancato Pasquale, largo Orefici,18 Bracci Francesco, strada S. Giacomo, 5 Bruno Carlo, via Roma, 118 Bruno Errico, vico Benevento agli Orefici, 3 Buonocore Carlo, Brillanti e pietre fine, strada grande Orefici, 59 Buonocore Raffaele, vivo Benevento agli Orefici, 25

Cacciottoli Vincenzo, strada Coppolari agli Orefici, 12 Cafaggi e Gnocchi, strada grande Orefici, 26 Calabrese Giovanni, largo Orefici, 14 Calamazzi Biagio, vico Benevento agli Orefici, 22 Califano Raffaele, vico di mezzo agli Orefici, 23 Califano Salvatore, via Cellini agli Orefici,18 Califano Giuseppe, vico 1° piazza larga Coppolari, 11 Caliman Melchiorre, strada grande Orefici, 50 Campatola Biagio e figlio, strada grande Orefici, 74 Canonico Francesco, largo Orefici, 23 Papasso Luigi, vico Benevento agli Orefici, 5 Capozzi Emmanuele, strada Strettola agli Orefici, 67 Capozzi Gennaro, largo Orefici, 17 Capparelli Pietro, largo Azzimatori agli Orefici, 30 Caputo & Salvo, str. Speranzella, 126 Carola Gennaro, strada Armieri, 62 Carola Pasquale, vico 2° S. Vito ai Bottonari,8 Carraturo Tommaso, strada grande Orefici, 44 Carosi Carlo, piazza Larga Coppolari agli Orefici, 8 Carosi Francesco, via S. Rosa, 116 Prisco Gaetano, via Cellini agli Orefici, 25 Casolta Cav. Luigi, Coralli, piazza dei Martiri, 6,7 Casciello Giovanni, salita Concordia, 35 Castellano Luigi, strada Calzettai a San Pietro Martire, 34 Castellano Pasquale, via Lanzieri, 54 Catalano Carlo, vico Pergola S. Antonio Abate, 67 Catello Vincenzo, Fabbrica specializzata lavorazione d’argento, strada S. Sebastiano nell’Istituto Casanova, Deposito, strada Trinità Maggiore, 41 Cattoretti G. Gioielleria artistica, S. Caterina a Chiaia, 38 Cava Vincenzo, vico Re a Toledo, 35 Cavaliere Francesco, piazza larga Coppolari agli Orefici, 42 Caviglia Francesco, vico Minatoli, palazzo Scala Cecere Gennaro, vico Tagliaferro, 56 Centone Paolo, Loggia di Genova, 76 Cepparulo Salvatore, strada grande Orefici, 47 Cerqua Costantino, lavorazione e incastrotore in gioie, largo baracche, 37 Cesarino Alfonso, vico Concordia, 18 Cesarino Antonio, via nuova orefici, 14 Cesarino Raffaele, strada Grande Orefici 9 e 27 Cesarino Salvatore, loggia di Genova, 73 Chevier Basile, Fabbrica e negozio gioielleria e oreficeria, via Medina, 13 Chierchia Andrea, strada grande Orefici, 24 D’Alterio Celestino, via Biagio dei Librai, 35 D’Amelio Giuseppe, borgo S. Antonio Abbate, 203 D’Amelio Salvatore, strada Carriera Grande, 3 D’Amico Alfredo, via Toledo, 298 D’Andrea Alfonso, strada Mergellina, 156 D’Andrea Giuseppe, strada Martellina, 156 D’Antonio Vincenzo, strada S. Aniello dei Grassi, 33 D’Apuzzo Gaetano & Mariano, strada grande Orefici, 64 Dario Nicola, strada Quercia, 8,9 De Angelis Alessandro, fabb, vico S. Mattia, 9 De Angelis Luigi, largo degli Orefici, 16 De Angelis Vincenzo, corso Garibaldi, 163


I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

De Carlo Angelo, vico Benevento agli Orefici, 4 De Carlo Michele, vico Benevento agli Orefici, 4 De Cesare Ferdinando, strada S. Biagio ai Taffettanari, 8 De Falco Pasquale, vico Femminelle, 13 De Leva Vincenzo di Raffaele, strada grande Orefici,32 D’Elia Zamgarona Eduardo, Commiss. In gioje, vico uccello ai Fiorentini, 10 D’Elia Michele, largo Orefici, 23 Del Prato Giuseppe e F.lli via Roma, 291 De Signora Pasquale, vico Tufalo, 4 De Luise Vincenzo, via Roma, 410 De Marco Antonio, vico Miroballo,6 De MAria Eduardo (commiss. In Brillanti), S. Chiara, 10 De Maria Giovanni, strada grande Orefici, 20 De Martino Pasquale, Strada S. Giacomo, 53, 54 De Martino Salvatore, piazza Tribunali, 88 De Michele Enrico, via Roma, 64 De Michele Luigi, vico Pietrasanta, 12 Di Mingo Francesco, strada grande Orefici, 80 Demma M. q.N. & C., Cavallerizza Vecchia, 13 De Rosa Gaetano, strada grande Orefici, 80 De Rosa Giuseppe, strada S. Aniello dei Grassi, 22 De Rossi E. Dep. Orologeria e oreficeria, strada S. Sepolcro, 9 D’Errico Vincenzo, strada Quercia, 35 De Santis Alessandro, vico Pace, 8 De Santis Fratelli, Strada grande Orefici, 48 De Santis Michele, strada S. Agata agli Orefici, 6 Desiderio Celestino, calata Sanità, 46 De Turris Francesco, largo Azzimatari Orefici, 2 De Vita Gennaro, strada S. Agata agli Orefici, 6 Desiderio Celestino, calata Sanità, 46 De Vivo Luigi, vico S. Marco ai Cristallini, 6 De Vivo Salvatore, via Cristallini, 111 Di Lauro Pietro, strada Casciari al Pendino, 12 Di Pompeo Errico, strada S. Aniello dei Grassi, 23 Di Roberto Giovanni, vico Salvatore agli Orefici, 28 D’Ischia Raffaele, via Chiaia, 39 Donadio Luigi, vico I° S. Caterina Spina Corona, 4 D’Onofrio Vincenzo, via Chiodaroli a Portauova, 31 Drago Alfonso, Salvatore agli Orefici, 12 Drago Gaetano, strada S. Agata agli Orefici, 17 Dramis Francesco, via Roma, 21 Dupont Luigi, socio della Ditta L. Mugnier d. C. studio e deposito, piazza Municipio, 15 Epifania Luigi, largo Azzimatori agli Orefici, 28 Ercolino Luigi, via Roma, 63 Errico Vincenzo, Bisciutteria di Coralli, Esposizione, S. Lucia 72 Erriquez Giovanni, vico lungo Montev. 11 Esposito Erminio, strada Portauova, 13 Esposito Giuseppe, gradini Conte di Mola, 3 Esposito Vincenzo, largo Azzimatori agli orefici, 23 Falanga Francesco, strada piazza larga dei Coppolari agli Orefici, 19 Fede Giuseppe & C., laboratorio in gioje , oro ed argento, vico S. Spirito , 107 Ferrara Vincenzo, fu Gennaro, strada grande Orefici, 74 Ferrara Luigi, Chiaia, 128

Ferraro Vincenzo, S. Giacomo, 7 e 10 Ferrigno Ferdinando, via nuova Orefici, 6 Festa Francesco e Vincenzo, via Roma, 207 Finizio Giovanni, largo Orefici, 12 Finizio Luigi, via P. E. Imbriani, 8 Finizio Giovanni, largo Orefici, 12 Finizio Raffaele, vico Salvatore agli Orefici, 9 Fiorentino Gennaro, piazza larga Coppolari, 36 Fiorentino Giuseppe, piazza larga agli orefici, 36 Fiorentino Raimondo, piazza larga agli Orefici, 36 Fiorillo Biagio, strada grande Orefici, 12 Flocco Vincenzo, Borgo S. Antonio Abbate, 195 Floricco Luigi, piazza Coppolari agli Orefici, 6 Florio F. lli strada grande Orefici, 14 Florio Raffaele, largo Portauova, 11 Fontanarosa Giovanni, gradini Conte di Mola, 5 Forestiere Pasquale, strada Calzettai, a San Pietro Martire, 14 Forza Giovanni (gross.) salita Trinità Spagnoli, 3 Fragano Pietro, strada grande Orefici, 27 Franconeri G. lavorazione di gioje e oreficerie, via Roma con ingresso Taverna Penta, 2 Furnò Rosario, via Cellini agli Orefici, 20 Fusco Gennaro, piazza larga Orefici, 39 Fusco Lorenzo, strada piazza larga dei Coppolari agli Orefici, 39 Gajaffo Enrico, Fabb. Di gioielleria e bisciutteria, strada S. Giacomo, 38 Gaito Angelo, strada S. Giacomo, 18 Galante Vincenzo, vico carminiello a Toledo, 44 Galletti F.lli, vico Mezzo Orefici, 13 Galloni Luigi, corso Vitt. Em. 112 Gambardella Antonio, vico 3° S. m: in Portico, 18 Gambardella Salvatore, strada Coppolari Orefici, 8 Garofano Vincenzo, vico Affitto, 45 Gesualdo Davide, via Roma, 80, 81 Giacchetti Vincenzo, Galleria Principe di Napoli, 13 Giardiello Eduardo, piazza larga Coppolari agli Orefici, 6 Giardiello Filippo, strada S. Agata agli Orefici, 6 Garretiello Eduardo, vico 1° piazza larga dei Coppolari, 11 Gigante Luigi, vi Roma (già Toledo), entrata Traversa Penta, 4 Giliberti Nicola, strada Tribunali, 189 e 99 Giordano Alfonso, strada Corsea, 46 Giordano Federico, via Cellini agli Orefici, 14, 27 Giordano Raffaele, strada Fiorentini, 20 Giuliani Carlo, corso Vitt. Emm., 661 Giuliano Antonio, strada Principessa Margherita, 23 Giura Vincenzo, via Roma, 328, succ. strada Quercia, 10 Guelfa Pasquale, via Nuova Orefici, 36, 37 Goffredo Vincenzo, vico Mondragone, 27 Golina Luigi di Malerba, largo Azzimatari agli Orefici, 10 Golletto Vincenzo, vico S. Domenico Soriano, 37 Grassi Enrico, strada Mergellina, 156 Greco Antonio, salita Museo, 7 e 8 Grimaldi Giuseppe, strada Quercia, 25 Grimaldi Nicola, via Tribunali, 223 Grimaldi Pasquale, strada grande Orefici, 6 Gruppo Gaetano, largo degli Orefici, 15 Guadagno F.lli, largo degli Orefici, 34

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I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Guida Alfonso, via della Maddalena, 29 Guida Gennaro, piazza larga Coppolari Orefici, 34 Guida Magazio, Salute, 191 Guinot Eduardo, calata S. Marco ai Ferrari, 4 Gusman Luigi, Cavallerizza a Chiaia, 32 Gusumpaur Luigi, commiss. In Gioje, strada Chiaia, 24 Huguenin & C., via P. E. Imbriani, 39 Izzi Raffaele, rampe Nocelle 2 Jannitti F.lli, largo Orefici, 25 Iannitti Vincenzo, via Campo Vecchio, 26 Imparato Giuseppe, largo Orefici, 11 Iorio Lorenzo, vico 1° S. Caterina Spina Corona, 14, 20 Iovine Nazario, strada, Portauova, 13 Iunod Carlo, neg, di brillanti e gioje, vico Carminello a Toledo, 56 Kaletta Alessandro, via S. Brigida, 50 Knight Giuseppe & Figlio, (gioiellieri di S. M. la Regina d’Italia), Bisognano 11, I° piano Knight & Musetti, fabb. d’Argenti, piazza Cavour, 6 Labalm Eduardo, Saggiatore e neg. Speazzatura di metalli preziosi, via Marina nuova (angolo via Duomo) Labanchi Francesco, vico I° piazza larga Coppolari, 10 Lazzi Raffaele, largo Azzimari agli Orefici, 5 Laganà F.lli Porticato S. Francesco di Paola, 7 La Gatta Luigi, strada S. Efremo Vecchio, 47 Lamagna Salvatore (verghe d’oro), via grande Orefici, 2 Lamagna Vincenzo, via grande Orefici, 81 La Monica Pasquale, porticato S. Francesco di Paola, 8 Langella Re F.lli via Cellini agli Orefici, 20 Langellotti Leopoldo stra. S. M. Antasaccula, 8 Lanzetta Pasquale, vico Benevento agli Orefici, 2 Landini Luigi, piazza Coppolari Orefici, 35 Laurentini Antonio, str. Trinità Maggiore, 29 Lazzaro Domenico, vico di Mezzo agli Orefici, 8 Lembo Giovanni, vico Scalesia, 17 Leone Giovanni, sal. Tarsia. 21 Liguori Michele. Str. Pellettieri agli Orefici, 47 Lillo Teodoro, str. Giubbonari, 9 Lobrando Francesco, violetto Borio, 9 Loffredo Errico, via Roma, 285 Lombardi Pasquale, largo Orefici, 6 Longobardi & Barbarisi, Arg. Oref. Orologi e Perle. Dep. E Fabb., strada Vergini, 28 Marchese Tommaso (sensale) S. Liborio, 40 Maffei Vincenzo, str. Montesanto, 57 Maggio Alfonso, S. Aniello dei Grassi 3 e 4 Magro Vincenzo, S. Giacomo 56, 57 Magliulo Luigi, gioielleria e bisciuytteria, str. S. Caterina a Chiaia, 70, 71 Maiorani Matteo, via Cellini, 8 Moncai Luigi, Str. S. Giacomo, 15 Marco Luigi, str. S. Agata a gli Orefici, 5 Marco Vincenzo, vico I° piazza larga Coppolari, 10 Mangiarotti Filippo, rappr. Di Gioje, Oreficerie, Argenterie, vico S. Giuseppe ai Guantai,22 Mannara Luigi, Salvator Rosa, 334

Manzo Vincenzo, piazza Coppolari agli Orefici, 26 Manzone Ferdinando, str. S. Giacomo, 40 Marangelo Tommaso, vico I° strada agli Orefici,7 Marchese Francesco, strada grande Orefici, 68 Marchitiello Francesco, vico I° S. Caterina Spina Corona, 14 Marciano Giuseppe, vico Tutt’i Santi, 59 Maresca Luigi, via Ponte di Tappia, 59 Margherita Gennaro, neg. Bisciutterie, Oreficerie, str. S. M. La Nuova, 2 Mariano Gaetano, vico Mezzo Orefici, 22 Marino Vincenzo, salita S. Filippo, 8 Marinassi Giuseppe, vico Canale, 19 Marotta Carlo, Borgo S. Ant. Abb. 232 Marseglie Michelangelo, vico Benevento Orefici, 16 Martano Giovanni, str. Grande Orefici, 54 Martucci Antonio, str. S. Giacomo, 48 Marzano Salvatore, piazza Municipio, già vico Travaccari, 5 Maschio Gaetano, vico Miroballo, 13 Maseri Federico, viale Umb. I° pal. Dal Verme Massa Giovanni, via Roma, 262 Massa Paolo, & Figli, str. S. Giacomo, 14 Massa Pasquale, via S. Giacomo, 17 Massa Raffaele e Salvatore, vico Salvatore agli Orefici, 17 Massarelli Giovanni, vico I° piazza larga Coppolari, 5 Masula Vincenzo, Baglivo Uries, 4 Matino Ferdinando, vico Carminello a Toledo, 45 Matrice Pasquale, largo Orefici, 19 Maturo Carlo, str. Sopramuro al Carmine, 31 Mautone Giuseppe, str. S. Agata agli Orefici, 8 Massa Antonio, largo Azzimatori agli Orefici, 3 Mozzarella F.lli, Gioiellerie, e Biciutterie, piazza Cavur, 8 Mazzola Pasquale, str. S. Biagio dei Librai, 49 Mazzola Vincenzo, str. S. Caterina Spina Corona, 41 Meglio Felice, piazza larga Coppolari agli Orefici, 41 Meglio Francesco, pal. Sorgi a Materdei Meglio Gennaro & Francesco, Baglivo Uries, 20 Melillo Giacinto (oref. In Coralli), Riviera, 86 Meo Luigi, via Cellini agli Orefici, 16 Mercurio Orazio, discesa Sanità, 7 Merenda & Vanessa, Chiaia 213 Morola Giovanni, vico Benevento agli Orefici, 15 Merricone Giovanni, Borgo S. Ant. Abb., 175 Mozzacapo Lillo, via Roma, 72 Mozzacapo Giuseppe, Azzimatari agli Orefici, 31 Nichelini Luigi, piazza Coppolari agli Orefici, 1 Micillo Francesco, vico Lammatari, 17 Micillo Paolo, largo Azzimatari agli Orefici, 11 Milano Leopoldo, vico Gagliardi A PIAZZA Cavur, 59 Mirabile gennaro, alrgo Orefici, 67 Mirabile Mariano, piazza Coppolari agli Orefici, 42 Mirando Vincenzo, vico Re a Toledo, 44 Mirra Pasquale, str. Vita, 99 Miscione Alfonso, piazza larga Coppolari agli Orefici, 40 Montagna Roberto, vico Corrieri S Brigida, 11 Morabito Rocc, (Corallo, Lava, e Oreficerie), via Calabritto, 32 e piazza Martiri, 33,34


I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Morione Annibale, via Carmine, 22 Mottola Pasquale, vico Trufolo, 18 Mugnier L. & C. piazza Municipio, 15 Mulino Luigi, via Ferdinando Galliani, 3 Murolo Davide, vico S. Giovanni a Mare, 2 Murolo Francesco, largo Orefici, 15 Murolo e F.lli, str. S. Giacomo, 6 Musto Ferdinando, corso Vitt. Emm., 509 Navorelli Errico, str. S. Carlo, 15 Nagar Salvatore, strada Salute, 57 Negri Pasquale, S. Pietro a Maiella, 22 Neri Federico, strada Pace, 15 Neri Raffaele, via Roma, 280 Nitsch Pasquale & figlio, compra vendita, commiss. in gioie, piazza larga Coppolari, 5 Orabona Vincenzo, str. Coppolari agli Orefici, 27 Orfeo Luigi, vico Chiodaroli a Portauova, 13 Origana Salvatore, Cavall. A Chiaia, 40 Orsi Salvatore, largp S. Angelo a Nilo, 4 Ottaviano Raffaele, vico di Mezzo agli Orefici, 16 Pagliata Giovanni, str. Speranzella, 29 Palchetti Federico, largo Orefici, 33 Palladino Francesco, vico I° piazza Coppolari, 6 e ponte di Chiaia, 87 Palladino Pasquale, via Gennaro Serra, 71 Palombo Giuseppe, vico 2° Strettola Orefici, 6 Pandolfelli Giovanni, Sedile Porto, 75 Papa Giovanni, largo Azzimatari agli Orefici, 20, 21 Papoff Luigi, str. Quercia, 12 Parancandolo Vincenzo, via Cellini agli Orefici, 19 Pascone Pasquale, vico 2° S. Giacomo, 10 Pasquezza F.lli & C. via Roma, vico Rotto S. Carlo, 40 Passeggio Vincenzo, Chiaia, 168 Pecoraio Vincenzo str. S. Aniello dei Grossi, 6

Palella Luigi, str. Grande Orefici, 8 Pelluso Luigi, largo Orefici, 20 Pennese Giovanni, largo Azzimatari agli Orefici, 12 Pepe Alfonso, via Nuova Orefici, 12 Perez Pasquale, Chiaia, 254 Perreca Antonio, vico Benevento agli Orefici, 17 Perretti Francesco, largo Orefici, 14 Piscitelli Pasquale, Chiaia, 361,362 Pratico Federico, fu Ferdinando, via Roma Rozza Errico, Chiaia, 801 Salzano Giovanni, str. S. Gennaro dei Poveri, 7 Schisa Errico, via Roma, e via Urias, 70, 71 Schisa Raimondo, via S. Brigida Schisa Vincenzo, via Roma Sapio Ferdinando, vico Scoppettieri a Porto, 59 Troie Giuseppe, S Pietro a Maiella, 30

Battiloro: oro in foglie (1888/89) Bartolo Gennaro, strada S. Agata agli Orefici, 21 Falco Ernesto,gradini Conte di Mola 11 Fusco Gaetano, via nuova Orefici 59 Fusco Pietro, via nuova Orefici, 61 Gallifuoco Giuseppe, strada S. Agata agli Orefici, 23 Gallo Biagio, strada S. Agata agli Orefici, 7 Guardiano Luigi, strada Spezieria Vecchia 7 Lamparelli Vincenzo, via nuova agli Orefici, 26 Lomanto Vincenzo, via nuova agli Orefici, 18 Lo Masto Vincenzo, strada Pellettieri agli Orefici, 48 Longo Giuseppe, vico Chiodaroli a Portauova, 28 Pandolfelli G. Battista, via Salvatore all’Università 15 Peluso Pasquale, strada Pellettieri, 42

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Oreficerie, Gioiellerie, Argenterie in attività nel 1904 a Napoli

I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Abbate Giovanni, Argenteia, via Azzimatori agli orefici, 24, 25 Abbate Luigi, via Carlo Troya 5B e via Antonio Scialoia, 20 Abbate Vincenzo, Fabb. e Neg. Argenteria, via Antonio Scaialoia, 24, e via S. Giovanni in Corte, 1 Arcari Carlo, via Chiaia, 84 Arena Gennaro, Rua Toscana, 14 e via nuova Armieri, 2 Barbuto F.lli fu Luigi, via Scalesia, 23 Candida l. Gioielleria, Oreficeria, Argenteria, via Roma 274 Cangiaro Davide di Vincenzo, via Scalesia, 11 e via Giorgio Pallavicino, 20 Cangiano Ignazio fu Davide, via Saverio Baldacchini, 17 Cangiano Vincenzo, fu Davide, via Antonio Scalesia, 13 Canonico Francesco fu Vincenzo, via grande Orefici, 23 Carola Gaspare, Rua Toscana 15, con Fabbrica in via Antonio Scialoia, 9 Carola Gennaro & Giuseppe, via Antonio Scialoia, 33 e via nuova Armieri, 1 Caserta Filippo, via Duomo, 208 Centone Emmanuele, Gioielleria Artistica brevettata da S. M. il Re, Medaglia d’oro Real Istituto di Incoraggiamento, via Medina 47 – Palazzo Siringano Cifuni Ignazio, piazza larga Coppolari agli Orefici, 45 Cipolletta Vincenzo, vico Casciari alla Loggia, 34 bis Clemente M.le, via S. Biagio dei Librai, 25 Conte Pasquale, via S. Giacomo, 21 Conte Giuiseppe, via S. Giacomo, 29 Conte Giuseppe e Luigi, vico Baglivo Uries, 51 Conte Teodoro, I° traverso degli Orefici, 14 Cozza Francesco, Unica Fabbrica di Catene d’oro, vico Brancaccio, 14 Cozzella Damiano, via Nuovi Orefici, 36 Cozzi Domenico e Gennaro, Ia traversa Orefici, 11 Criscuolo Giovanni, Fabbrica di Argenteria, via Carlo Troya, 16 e via Antonio Scialoia, 18 Criscuolo Pietro, Fabbrica di Argenteria, vico Strettola agli Orefici, 1 De Angelis G.le, via Spezieria Vecchia, 8 De Laurentiis Vincenzo, via grande Orefici, 9 De Mingo Francesco, via Saverio Balacchini, 12 De Sanctis Michele, via Marina Nuova, 97 Di Finizio Giovanni & Figlio, via Antonio Scialoia, 17, e via Nuova Benvenuto Cellini, 2 Drago Francesco, Rua Francesca, 15 Esposito Francesco, Fabb. e Neg. Argenteria, via Azzimmatori, 15 Festa Vincenzo, via Roma, 266 Furnò Rosario: Alle Gioiellerie Napoletane, piazza Agostino De Pretis, 14 Fusco Gennaro & Figlio, piazza larga Coppolari, 39 Giardiello Eduardo, corso Umberto 1, 132 Giardiello Filippo, via Duomo, 269 Giura Vincenzo, Oreficeria, Gioielleria, Argenteria, via Medina, 13 Ingangi Giuseppe, via Chiaia, 53 Knight G. & Figlio, Riviera di Chiaia, 287 A Labalme Henry, via Scalesia, 19 Mangiarotti Leopoldo, Fabb. di pomi d’Argento, Studio d’Incisione, via Roma, 317 Massarelli Giovanni, vico I piazza larga Coppolari, 5 Mayer F.lli, vico Salvatore alla traversa Cellini, 17 Massa Ferdinando Ia traversa degli Orefici, 8 Mezzacapo F.lli, Fabb. oreficeria, via Roma, 72

Mirando cav. Vincenzo, Fabb. di Gioielleria e Bisciutteria, premiata in molte esposizioni. Lavori Atistici, vico Giardinetto, via grande Orefici, 44 Nocera Giovanni & Figlio, piazza larga Coppolari, 40 Pensa Gaetano, via Macedonio Melloni, 58, Rione S. Efremo Vecchio Perretti Gioacchino, Fabb. e Neg. Argenteria, via S. Baldacchini, 10 Persico Francesco II traversa degli Orefici, 12 Pesce Alfonso, trav. Cellini, 14 Pignataro Giovanni, via grande Orefici, 55 Polverino Domenico, piazza larga Coppolari, 44 Puglia Giosuè, via grande Orefici, 45 Rispoli Luigi, Fabb. e Neg. Oreficeria e Gioielleria, piazza larga Coppolari, 46 Rispoli Romualdo & Federico di Gennaro, piazza larga Coppolari, 46 Russo Francesco fu Raffaele, via Azzimatori, 33 e via A. Scalesia, 34 Serracino Michele, traversa Cellini, 17 Saturno Antonio, vico Salvatore alla Traversa Cellini, 17 Simone Nicola, Fabb. 1° traversa degli Orefici, 10 Sorrentino Errico, traversa Cellini, 3 Storace Ciro, via Roma, 236,238 Ventrella Achille, Fabb. e Neg. Gioielleria e Bisciutteria, vico 1° Porterai S. Tommaso, 2 Viola Giuseppe, via nuova Benvenuto Cellini, 4 Zeccoli Giovanni, via grande Orefici, 18 Zoppo Giuseppe, vico Azzimatori,9

Battiloro, Stampatori in oro, ed oro in foglie, (1904) Amirante Salvatore, via Carlo Troya, 24 Aprile Luigi, vico Berio, 11 Fusco Giuseppe, via 2° Strettola agli Orefici, 2 Fusco Raffaele,via grande Orefici, 25 Lettieri Gennaro, via nuova Orefici, 33 Lo Mastro Santo, via grande degli Orefici, 34 Lo Mastro Vincenzo, vico Pellettieri agli Orefici, 26 Pandolfelli Giuseppe, via Università, 15 Scotti Vincenzo fu Luigi, via loggia di Genova, 95 Troie Nunzio, vico Pellettieri agli Orefici, 46

Corallo, Lava del Vesuvio, Tartaruga, Conchiglie, Camei, Madreperla Acione Giovanni (Torre del Greco presso Napoli), Fabbrica in tutti gli articoli di corallo, madreperla, conchiglie, lava, camei, montati e sciolti. Aiello Diomede, via Chiatamone, 8 Annò Tommaso, via S. Lucia, 87,88 Avorio Luigi, Pietre, Coralli,, Lava, Madreperla, corso Umberto, 35 Bianco Salvatore, via S. Carlo, 19 (sotto l’arco d’Aragona) Bagli Raffaele, lavorazione in Tartaruga, via Vittoria, 16 Criscuolo gorge Frank & C., via Foria 50, I° piano Fabb. Torre del Greco


Dispacci Reali


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REGAL DISPACCIO ASNA Sez. Giustizia, Sacro Regio Consiglio, Dispacci, f. 1593

I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Sul progetto, che fu fatto da D. Pietro Antonio Cirillo, e Pietro Liberati per lo stabilimento di un Merco generale d’apporsi all’oro, ed all’argento che si travaglia in questo Regno, così per mezzo della Regal Segreteria di mio Carico, come per quella di Grazia e Giustizia, informato pienamente il Re de’ varj articoli contenuti in detto progetto, e della ponderata Consulta formata dalla Real Camera relativamente a’ disordini introdotti nell’Arte degli Orefici, dopo aver inteso l’avvocato del Real Patrimonio, l’intera arte rappresentata da venticinque Consoli ed Extra Consoli ed anche l’ex Console Montorio pontato anche per l’emenda degli inconvenienti considerando la Maestà Sua essersi da qualche tempo avanzati i prezzi de’ metalli , è venuta primieramente a risolvere che, con l’intervento di un Ministro della Real Camera, de’ Consoli attuali, e di ventuno Extra Consoli si faccia il saggio domandato dall’Arte per fissarsi il carato, ed il prezzo dell’Argento da lavorarsi. Ha risoluto in secondo luogo, secondo l’Arte ha proposto, che le tocche necessarie per conoscere il carato de’ lavori d’oro debbano farsi in Oro purificato coll’assistenza egualmente de’ quattro Consoli, e ventuno Extra Consoli e Governatori. Terza, vuole, che si esegua ciocchè l’Arte ha proposto, di doversi ai lavori di argento apponere tre merchi, cioè dell’Arte, del Console e del Fabbricante, per essere in ogni mancanza obbligata l’Arte a rifare al Compratore, dando alla medesima il regresso conto dei Consoli, e Fabbricanti. Quarto vuole, che i senacoli d’Oro si debbano continuare a mercare con doppia impressione di cera di Spagna: Che nelle Catene, e Laccetti si debbano saldare con un pallino di Oro schiacciato per farvisi i tre Merchi a martello; che si facciano i modelli, o siano tanti pezzi di lavoro, quanti se ne usano, per regolarsi a norma de’medesimi, le saldature necessarie, rapporto alla qualità, e quantità, e che in caso di controversia, i Consoli debbano eligere un Perito come provatore, prima di venirsi al saggio della Regia Zecca. Quinto che i Gioiellieri debbano valersi ne’ loro lavori d’Oro non meno del prezzo di ducati quindici, e resti loro proibito d’incastrare Diamanti con foglia, e Cristalli; ma che possano usare di Cristalli solamente ne’ lavori detti a giorno; che non possano ne’ lavori di Diamanti, mischiare Gergoni, e ne’ lavori di Pietre colorate, mischiare Balasci e Spinelli, ed adoperare tinta deni Rubini e foglia e tinta ne’ Smiraldi. Sesto, che i Bisciottieri possano lavorare Oro di qualunque carato, ma debbano attestare ai Consoli la qualità del carato dell’Oro, e quella segnarsi col bolino, ed indi mercarsi col Merco dell’Arte e del Fabbricante, per essere responsabile d’ogni mancanza. Settimo, vuole che a tenore della Prammatica del 1683, al § 13, de monetis, e del dispaccio del 1755 tutti gli Orefici della strada di S. Giacomo, sotto pena di ducati ducento, debbono rinnovare l’obbligo di non tener Botteghe fuori dell’attuale recinto, e che se le botteghe mancassero, debbano i Consoli assegnarle nelle strade contigue, da eseguirsi però a 4 maggio 1784. Ottavo, vuole Sua Maestà, che la elezione de’ Consoli si debba fare a otto Soggetti da nominarsi, cioè: quattro da Consoli attuali e quattro da passati, e farsene nota da presentare al Delegato, che dovrà approvarla, e trovando nominata persona inabile, dovrà far surrogare altro Soggetto da chi l’abbia nominato, il quale se per la seconda volta nomini persona pure inabile resti privo di nomina e questa si devolva al Delegato, che dovrà risolvere fra otto giorni, sicchè le Elezione per bussola generale si faccia prima della fine dell’anno; ben inteso, che non possono eligersi per Consoli i Ferianti, dovendo disimpegnare di persona le loro cariche. Nono, vuole Sua Maestà secondo l’Arte ha proposto, che in tutti gli individui dell’Arte, come sono Maestri, ed altri da impiegarsi in Offici anche del Conservatorio, debbano assolutamente farsi con ventuno Extra Consoli per voti segreti, e che lo stesso si debba praticare in tutte le occorrenze dell’Arte per evitarsi ogni inconveniente, sicchè debba eseguirsi quanto l’Arte ha proposto rispetto a tale articolo. Decimo, comanda la Sua Maestà, che la Elezione de’ Maestri si faccia da’ Consoli attuali e ventuno Extra Consoli e Governatori, precedente rigoroso esame, per voti segreti, e che anche i figli de’


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Maestri, ed indi si specifica loro la Patente da’ Consoli e Cancellieri dell’Arte, con spiegare in essa a quale genere di lavoro sia stato abilitato; e vuole inoltre Sua Maestà, che se qualche Maestro attuale, o in avvenire si trovasse patentato di qualsivoglia tribunale, debba essere cassato dal rollo de’ Maestri, chiuderglisi la bottega, e rimaner privo dell’esercizio dell’Arte. Undicesimo, ha risoluto che gli Incantatori debbano pure eligersi dai Consoli attuali e da i ventuno ex Consoli e Governatori, tra i Maestri che non possono più lavorare; che debbano dar plageria di docati ducento, e non possono incantare lavori nuovi d’ogni sorta, ma la roba da incantarsi, debbano riceverla dai soli Maestri con licenza del Console, e le offerte debbono riceverla dai soli Maestri con licenza del Console, e le offerte debbano riceverle dai soli Maestri, restando però permesso ai Sensali, ed impegnatrici di vendere la roba de’ particolari come usate; ha risoluto similmente, che resti proibito a tutti gli Individui dell’Arte, di portare a vendere lavori d’Oro, Argento e gioie per il Regno e per le Fiere senza licenza de’ Consoli e che questi debbano bullare tutte le scatole ed involti dopo di essere state vedute dal Procaccio, con ordine alle Sbarre, che non trovandole bollate, le debbano intercettare, e ciò debba intendersi anche per le scatole ed involti che si mandano fuori da’ soli Orefici per commerciare per mezzo de’ Corrieri, Marinari, Vetturini ed altri, e che finalmente giunti nel luogo o Fiera dove si vogliono vendere i lavori, debba esibirsi la licenza ai Regi Officiali ed ai Magistrati che debbono rivedere i bolli, prendendone conto, e riserbandosi Sua Maestà di provedere su la domanda dell’Arte di obbligarsi i Maestri del Regno a mandare i loro lavori a mercare in questa Capitale, allorché si saranno legittimamente intesi gli Orefici che sono per il Regno. Duodecimo, ha la Sua Maestà risoluto che, a tenore del Privilegio del 1505, nessun Maestro o Lavorante presuma apprezzare qualunque lavoro d’Oro, d’Argento e gioie ma gli Apprezzi debbono farsi da Consoli dell’Arte, a riserba degli apprezzi che si fanno d’ordine de’ Magistrati, i quali possono commetterli a chi meglio stimano: avendo l’Arte proposto di segnarsi con Merco distinto, i lavori esistenti; ha Sua Maestà ravvisata inutile tale domanda, dipendendo questo punto del saggio da farsi nella Regia Zecca, seguito il quale, dovrà apporsi ai lavori il Merco dell’anno, quello che dimostrerà se i lavori siano anteriori o posteriori alle Risoluzioni Regali. E finalmente essendosi dall’Arte domandato conferirsi ai Consoli bastante giurisdizione per poter procedere contro degli individuali trasgressori, a tenore degli Antichi Privilegi; ha sua Maestà risoluto che si intenda accordata a quest’Arte quella stessa bassa limitata giurisdizione che si esercita dalle arti più inferiori dei Sartori, e Falegnami; Ed essendosi la Maestà Sua uniformato al parere di essa Regal Camera lo partecipo di Regal Ordini a V.S. Ill.ma, per notizia delle Camere, ed uso che convenga. Palazzo 31 agosto 1783 Il Principe di Cimitile Signor MARCHESE CAVALCANTI Die 6 mensis Septembris 1783 Registratur et conservatur Appreso Giuseppe Maria Severino Boezio Impressore de’ Regal Dispacci Con privilegio del Re, che Dio guardi.


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FERDINANDO IV PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME EC. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO EC. EC. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA EC. EC. EC.

ASNA Reali Dispacci, vol. IX

I Borghi e le Arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei Maestri dell’Arte

Tutti i più savii Legislatori hanno costantemente dirette le loro mire a frenare l’abuso pernicioso, che si potesse fare de’ metalli preziosi in ornamento di superfluità, e di lusso, che assorbiscono sostanze non indifferenti alle famiglie, rendendo inutili con togliere dalla circolazione vasti, e cospicui capitali. Varii regolamenti gli Augusti Nostri Predecessori han fatto diretti a questo salutare oggetto coll’eliminazione di varie leggi suntuarie, che poi le circostanze de’ tempi, e posteriori leggi hanno abrogati. Che perciò la necessità di accorrere al bene, e maggior vantaggio non meno dello Stato, che delle private famiglie, con rinvigorire, e rianimare la circolazione del numerario, che si vede in danno de’ nostri amatissimi Popoli illanguidita, senza che vi sia la deficienza della materia, o de’ generi, de’ quali si abbonda, ci ha mossi, e determinati col voto, ed unanime parere del Supremo Consiglio di Firenze a pubblicare il seguente Sovrano Editto, per mezzo del quale ordiniamo, e comandiamo, che ogni qualsivoglia persona di qualunque ceto, stato, e condizione non ardisca di avere, tenere, e conservare da ora in avanti a qualunque titolo vasellame di materia monetabile di oro, e di argento di qualunque sorta, sotto la qual denominazione comprendiamo tutti, e qualsivogliano lavori di oro, e di argento, eccettuandone soltanto que’ lavori che servono all’ornamento personale sì di uomo, che di donna, e le poste di argento di tavola. Tutti gli altri lavori, o massa di oro, e di argento vogliamo, che da ora in avanti restino proibiti; e se taluno osasse in controvenzione tenerne, o farne uso sarà soggetto alla perdita dell’intera roba, che quando vi sarà denunciante, si acquisterà per intero dal denunciante stesso, siccome più sotto verrà spiegato. Con espressa dichiarazione che sotto la disposizione del presente Editto vengano compresi anche coloro, i quali, o prima o dopo la pubblicazione del medesimo avessero, o riducessero in massa tali materie per tenerlo occultate. Perchè poi questo salutare divieto tanto utile alle famiglie, le quali teneano inoperose, ed infruttifere le migliori sostanze, si renda giovevole al bene dello Stato, ed all’aumento della circolazione del numerario, ordiniamo, che tutti gli ori, ed argenti tanto in massa, che lavorati, i quali non sieno della specie più sopra eccettuata, si abbiano tutti per lo spazio di quindici giorni per questa Capitale, e di un mese per le Provincie del Regno, da decorrere dal giorno della pubblicazione di questo Editto, a consegnare a’ tre Ministri specialmente a ciò da Noi delegati, cioè al Marchese Porcinari Luogotenente della Sommaria, al Marchese Bisogni Caporuota del S.R.C. e all’Avvocato Fiscale D. Michelangelo Cianciulli. A questi tre Minitri dovrà ognuno esibire detti ori, ed argenti colla dichiaraizone in iscritto del modo, col quale voglia percepire il valore. Potrà ognuno riceverne l’importo in fedi di credito al prezzo dell’argento al titolo di Napoli di ducati quindici, e grana venti la libra, e per gli ori a’ prezzi attualmente correnti. E per gli ori, ed argenti al titolo di Piazze estere verrà pagato a proporzione. E ciò in compenso delle manifatture, che vengonsi a perdere. Chiunque preferirà di acquistare partite di Arredamenti della Regia Corte, lo dichiarerà egualmente; ed in quel caso da’ tre sopramentovati Ministri gli verrà fatto l’assegnamento di partita, dandogli la corrispondente quantità di annue entrate al cinuqe per cento sopra partite di Arredamento; le quali annue entrate promettiamo, che saranno libere, ed esenti da ogni qualunque contribuzione, anche del peso della decima, volendo Noi gratificare di questa benignissima esenzione coloro, i quali prontamente accorreranno a depositare in beneficio dello Stato gli ori, e gli argenti suddetti. Chiunque preferirà di acquistare partite di Arredamenti della Regia Corte, lo dichiarerà ugualmente; ed in quel caso da’ tre sopramentovati Ministri gli verrà fatto l’assegnamento di partita, dandogli la corrispondente quantità di annue entrate al cinque per cento sopra partite di Arredamento; le quali annue entrate promettiamo, che saranno libere, ed esenti da ogni qualunque contribuzione, anche del peso della decima, volendo Noi gratificare di questa benignissima esenzione coloro, i quali prontamente accorreranno a depositare in beneficio dello Stato gli ori, e gli argenti suddetti.


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Chiunque desidererà fare acquisto di fondi vendibili delle Regie Badie, di Benefici di Regio Patronato, o pure di altri fondi, che sono a disposizione Nostra, pagandone il prezzo in ori, ed argenti, come sopra, potrà egualmente farne la domanda a’ tre Ministri sopramentovati, perchè costoro, sentedosela a tal uopo col Marchese D. Nicola Vivenzio incaricato di quelle vendite, disporranno l’occorrente per l’effettuazione de’ contratti, accordando Noi, che simili compere vengano ragguagliate alla ragione del cinque per cento di annuo fruttato, ed esentandolo per lo stesso motivo da ogni contribuzione, ed anche del peso della decima. E per coloro, i quali vorranno fare impieghi vitalizi si darà a’ cennati Ministri la norma, secondo l tabella dell’età che sarà loro rimessa. Nelle Provincie del Regno destiniamo il Preside, il Caporuota, e l’Avvocato Fiscale a ricevere gli ori e gli argenti suddetti, e le dimande di coloro che le rassegneranno, volendo Noi che per l’effettuazione de’ contratti, e consegna delle fedi di credito pel valore corrispondente il Preside, il Caporuota e il Fiscale di ciascuna Provincia se l’intendano co’ tre Ministri da Noi Delegati nella Capitale, da’ quali riceveranno le corrispondenti istruzioni, e regolamenti tanto per l’invio in Napoli degli ori, ed argenti, che per lo pagamento de’ medesimi in fedi di credito, o per la stipola de’ contratti per coloro, i quali preferissero avere partite di Arredamento alla sopra indicata ragione, o fondi di Regie Badie, di Benefici di Regio Patronato, o altri di Nostra disposizione: ben inteso che detti ori e argenti dovranno rimettersi in questa Capitale a rischio, e spese della Regia Corte, a di cui carico anderanno anche tutte le spese, che occorreranno per la stipola de’ contratti. I Ministri incaricati nelle Provincie cureranno di rimettere gli ori, ed argenti colle dovute distinzioni, e pesi, che avranno fatti praticre, per poi da’ Ministri incaricati in questa capitalefarne seguire il peso legale, e la valutzione. Non dubitiamo, che tutti concorreranno prontamente all’esatto adempimento di questa Regale Determinazione; ma per quelli, che ardissero di controvenirvi, e di nascondere gli ori, e gli argenti della natura sopra espressa, vogliamo, e comandiamo, che incorrano nella pena della perdita dell’intera roba celata, e non consegnata nel termine in questo Editto stabilito, ed a colui, che denuncerà la controvvenzione suddetta, e farà ritrovare gli ori, ed argenti sia in fedi di credito, sia in partite di arredamento, o in fondi di Regie Badie, o Benefici di Regio Patronato, nella guisa, che si trova da noi stabilito per gli padroni degli ori e degli argenti. Deleghiamo a ricevere tali denuncie il Caporuota Decano della G. C. incaricato delle funzioni della Proreggenzia Consigliere D. Giuseppe Guidobaldi, e l’Avvocato Fiscale della medesima G. C. D. Raffaello de Giorgio, i quali ricevuta la denuncia disporranno subito l’occorrente per l’invenzione degli argenti, ed ori non consegnati nel termine prescritto; e vogliamo inoltre, che per la pruova in genere sia bastevole anche ad operare l’effetto dell’intera, e piena pruova in specie: in guisa che il semplice reperto degli ori, ed argenti rinvenuti in seguito della denuncia innanzi ad uno dei detti due Ministri, o innanzi di un Subalternoda essi destinato coll’intervento di due testimoni fuori guardia, formerà il reperto medesimo piena, ed intera pruova, onde possa da detti due Ministri procedersi alla dichiarazione in beneficio del denunciante nel modo sopra descritto, il decreto de’ quali sarà immediatamete eseguito, e sarà inappellabile, senza esser soggetto ad alcuna revisione. Proibiamo espressamente a tutti gli Orefici di travagliare ori, ed argenti, i quali non servino all’ornamento personale, ed a posate di tavola in argento, e ciò sotto la stessa pena comminata più sopra della perdita della roba da applicarsene tutto intero il valore a beneficio de’ denuncianti, ed accordando anche per questo caso la speciale Delegazione come sopra al Caporuota Guidobaldi, ed all’Avvocato Fiscale de Giorgio, i quali in entrambi i casi procederanno con ispecialissima Delegazione derogatoria a qualunque privilegio di Foro, ancorchè Militare, ed esenzione di giurisdizione. Deleghiamo nella stessa forma, e modo in ciascuna Provincia di questo Regno per le contra-

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venzioni il Caporuota, e l’Avvocato Fiscale dell’Udienza Provinciale colle stesse facoltà da Noi accordate al Caporuota Guidobaldi, ed all’Avvocato Fiscale de Giorgio per questa Capitale. E perchè questa Nostra Sovrana determinazione sia a tutti nota, e non vi sia chi possa allegare caus d’ignoranza, vogliamo, e comandiamo, che data alle stampe sottoscritta da noi, e dal Nostro Segretario di Azienda, e Consigliere di Stato, sia pubblicata nelle debire forme tanto in questa Capitale, che per tutti i luoghi di questo Nostro Regno. Napoli 27 marzo 1789. FERDINANDO. Saverio Simonetti. NAPOLI )( NELLA STAMPERIA REALE )( MDCCXCVIII


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Intenti a promuovere le arti ed il c ommercio, sorgenti inesauste della felicità di ogni Stato, abbiamo sempre riguardato con particolare cura la Nobil’Arte degli orefici, come quella, che alimenta unno dei principali rami dell’intero commercio. E poichè abbiamo veduto di essersi per lo cambiamento delle circostanze, e per la lunghezza del tempo introdotti molti perniciosi abusi in danno de’ nostri amati Sudditi, ed in pregiudizio di così riguardevole mestiere; perciò, presa in considerazione cotanto importante materia, e riconosciute le viziose sorgenti de’ disordini introdotti, a fine di richiamare al suo antico splendore un’arte così gelosa, e dal lusso renduta tanto necessaria, e ad oggetto di evitare il danno, e promuovere il vantaggio de’ Nostri Vassalli, precedente il parere della Nostra Real Camera di S. Chiara, abbiamo stabiliti i seguenti regolamenti, che vogliamo, e sovranamente comandiamo, che siano inviolabilmente, ed esattamente in ogni futuro tempo osservati. I.

Ordiniamo, e comandiamo, che l’oro e l’argento, che si manifattura dagli Orefici ed Argentieri, debba essere del carato e bontà prescritta nelle Capitolazioni dell’anno 1710 e nelle Regie Prammatiche, le quali debbono inviolabilmente osservarsi anche circa il prezzo de’ suddetti metalli, finchè altrimenti non verranno a risolvere in seguito dell’esame, e notizie, che attendiamo, per vedersi se debba aumentarsene il prezzo, come si è preteso in nome dell’Arte.

II.

Che in presenza di uno de’ Consiglieri della Nostra Real Camera, e con l’assistenza ci venticinque Consoli, Extraconsoli e Governatori debbano farsi due tocche di oro purificato, un di ducati quindici, o sia di carati diciotto, e l’altra di ducati diciotto, o sia di carati ventidue l’oncia. E se mai in taluni lavori col solo esperimento della tocca non si possa venire in chiaro della qualità dell’oro, e de’ carati del medesimo, ma tanto il Toccatore, che i Consoli unitamente credessero doversene fare il saggio, abbiano la fcoltà di farlo; con chè però tal saggio debba farsi nella Regia Zecca.

III. Che i lavori d’oro, e d’argento da oggi innanzi debbano mercarsi col merco dell’Arte, con quello del Console più antico, con quello del Fabbricante, e con quello del Toccatore, a riserba de’ piccoli e minuti lavori, per i quali sieno sufficienti quelli del Toccatore e del Fabbricante, da apporsi in presenza de’ Consoli. Che nell’atto del mercare debbano assistere tutti e quattro i Consoli, a’ quali sarà lecito di chiamare altri Extraconsoli e Governatori; al quale effetto debba destinarsi una bottega, nella quale, in tre giorni di ciascuna settimana, da stabilirsi da’ Consoli, e ciascuna delle tre chiavi dovrà conservarsi dalli rimanenti tre Consoli; e nel caso, che alcuno, o più Consoli non intervenisse o non intervenissero nel giorno destinato, sia soggetto colui, o coloro che mancano, alla pena di ducati venticinque per ciascuno ogni volta; purché però alcuno di essi non sia impedito legitimanente, nel qual caso dovrà surrogarsi a sua elezione uno degli Extraconsoli, rimanendo responsabile quello, dal quale è stato surrogato. E poiché colla esperienza si è veduto, che tutte le precedenti precauzioni stabilite colle Prammatiche e Capitolazioni non sono state sufficienti ad impedire il tanto pernicioso disordine di fabbricarsi i lavori di oro, e di argento non del carato, e bontà stabilita, e non potendosi altronde ripetere tale abuso, se non dall’essere stata finora affidata l’operazione del riconoscere e mercare i lavori in mano di persone dell’Arte stessa, le quali per covrire il proprio delitto, hanno sostenuto quello degli altri, perciò ad oggetto di evitare un sì grave inconveniente, da ora in avanti il Toccatore sarà di Regia Nostra elezione, da seguir questa in persona di un soggetto veramente probo, capace, ed intelligente del mestiere, il quale non dovrà esercitare nè direttamente nè indirettamente sì da Fabbricante che da Negoziante Orefice; ma sarà assegnato al medesimo per suo mantenimento il soldo mensuale di ducati venticinque, cioè quindici dai fondi dell’Arte, accrescendosi in altri ducati sei i ducati nove, che prima di tal fondo stavano assegnati mensualmente al Toccatore, ed altri ducati dieci dal Nostro Real Erario, ed oltre a detti ducati venticinque mensuali rimangono a beneficio del medesimo Toccatore i lucri eventuali le-

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ASNA Reali Dispacci, vol X.


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gittimi, che al medesimo spettano, a tenore de’ Stabilimenti dell’Arte. E se mai alcuno ardisse di vendere lavori in oro, e di argento senza prima essere mercato, come sopra, sia soggetto alla pena della perdita della roba, della rifazione de danni, e di togliersi la matricola, senza speranza di poter essere più reintegrato, ancorchè l’oro e l’argento fossero della bontà e del carato prescritti. Se poi l’oro e l’argento mercato non si trovassero della qualità prescritta, in tal caso siano soggetti i Consoli alla pena della privazione, ipso facto, del Consolato, con surrogarsi in loro luogo Exconsoli i più antichi per lo rimanente tempo, che dovria durare il Consolato, della bonificazione de’ danni tutti cagionati alle parti interessate, di esser cassati dalla matricola, privati dell’esercizio dell’arte, e di anni tre di galea. Il Toccatore sarà soggetto alla pena della privazione, ipso facto, dell’impiego, della rfiazione de’ danni, e di tra anni di galea. Gli artefici saranno soggetti alla pena di essere espulsi dall’Arte, della perdita del lavoro, se sarà proprio, e della rifazione del danno, trovandosi venduto e di anni tre di galea. I Maestri Negozianti saranno soggetti alle stesse pene comminate contro gli Artefici nel caso però che fossero partecipi del dolo, e della frode. E qualora non avessero parte alcuna nel dolo, e nella frode, potranno soltanto esser convenuti civilmente alla rifazione del danno da colui, che ha comprato il lavoro, rimanendo ad essi la facoltà di agire per l’indennità, ed altro contro del Fabbricante, e contro quelli, i quali sono tenuti per lo prescritto colla presente Prammatica. Che se alcun Fabbricante o Negoziante Orefice o Argentiere ardisse falsificare i merchi, o pure vendere i lavori con merchi falsi, sia soggetto alle pene stabilite dalle leggi contro de’ falsari, oltre al compenso del danno. IV. Che tutti i senacoli di roro si merchino, secondo attualmente si pratica, con suggellarsi entrambe l’estremità del filo a doppia impressione da sotto e da sopra, e ne suggelli vi si appongano tutti i merchi di sopra indicati. Nelle catene e ne’ laccetti si saldi un pallino d’oro schiacciato in una delle medaglie, nel quale si appongano li sopradetti merchi a doppia impressione. V.

Che i Gioiellieri e Ligatori nell’incastrare le gioie non possano usare oro meno di oro meno di ducati quindici l’oncia. Che li medesimi non possano incastrar diamanti con foglia, o cristallo, o pure mischiarvi gergoni, o altre pietre somiglianti non fine; ma soltanto ne’ lavori ligati a giorno possano unirvi cristalli legati sotto, perché incastrati in tal maniera, possono distinguersi; siccome per lo contrario non si possono distinguere quando son ligati con ncastro chiuso. Che ne’ lavori di rubini e smeraldi non si possano usar tinte, e foglie, né mischiarvi pietre non fine. Sia permesso però di fabbricare tutti li sopradetti lavori colla unione di cristalli e foglie tinte ed altre pietre, quante volte vengano richieste da’ particolari a proprio conto senza che mai simili possano mercarsi e tenersi esposti in vendita da Gioiellieri e Maestri di bottega. Sia permesso di fabbricare de’ lavori interamente di gergoni, balasci, spinelle ed altre simili, con defalcarsi nell’atto della vendita dal peso dell’oro quello delle pietre e della cera. E tutto ciò che sta prescritto nel presente capitolo debba praticarsi, ed osservarsi ancora dagli Orefici d’oro, così chiamati per essere diversi dalli Ligatori. E chiunque Gioielliere, Ligatore, ed Orefice d’oro contravverrà a quanto di sopra sta determinato, sia soggetto alle stesse pene comminate contro li Maestri Orefici, ed Argentieri.

VI. Che li Maestri detti Bisciottieri, possano lavorare oro di qualunque carato. Sieno obbligati però. Terminato il lavoro, di portarlo ai Consoli, ed individuare a’ medesimi il carato, e la qualità dell’oro, di cui si sono avvaluti, il quale lavoro verrà mercato dal Console cl bollo in cui vi


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sia impresso il numero de’ carati, ad oggetto di evitarsi il sospetto dell’alterazione de’ segni che prima soleano farsi col bolino; e si mercherà parimenti col merco del Maestro Bisciottiere. E nel caso il Bisciottiere vendesse lavori senza prima farli segnare, e mercare nel modo sopora indicato, sarà soggetto alla pena della pedrdita della roba, di ducati cinquanta e di essere espulso dall’Arte. Se poi il lavoro mercato si trovasse di carato minore di quello, che indica il numero, che sta impresso col merco, un tal caso l’Artefice sarà soggetto alle soprascritte pene, ma benanche al Presidio di due anni, ed al compenso de’ danni. VII. Tutti gli Orefici, ed Argentieri, che tengono bottega nella strada di S. Giacomo, in qualunque altro luogo della città, sien obbligati, a tenore della Prammatica 39. de monetis; e del Real Dispaccio del mese di gennaro 1755 di rinnovar l’obbligo dal dì 4 maggio 1799 in avanti di ritirarsi colle loro botteghe dentro la strada degli Orefici, e se mai non vi fossero botteghe sufficienti in quel distretto, debbano i Consoli destinare delle altre nelle strade convicine, sotto la pena in detta Prammatica comminata a’ controventori di ducati 200. VIII. Che la elezione dei Consoli si faccia nel tempo solito e nel modo stabilito nelle Capitolazioni dell’Arte. Da ora in avanti però vogliamo e comandiamo, che de’ quattro Consoli da eliggersi, due debbano essere del ceto de’ Gioiellieri e gli altri due, uno del ceto degli Orefici, ed uno di quello degli Argentieri. IX. Che la elezione di tutti gli Officiali dell’Arte e del Conservatorio di essa debba farsi parimenti nel modo solito, ed a norma delle Capitolazioni, e Statuti dell’Arte; come pure lo stesso vogliamo e comandiamo, che si osservi per la elezione de’ Maestri dell’Arte, così in questa Capitale, che in tutto il regno, ed anche degli Incantatori. Eletti, ed aprrovati li Maestri si registrino in un libro, ove sono notati tutti li Maestri, e dopo si spedisca loro la patente soscritta da’ Consoli e dal Cancelliere, con doversi spiegare in essa, il genere di lavoro, in cui sono stati approvati, senza potersi esigere cosa alcuna per titolo di sportuale, di patente, o di altro, da coloro, i quali si esamineranno ed approveranno. Senza la prescritta approvazione, registrazione e patente non sia lecito a chiunque esercitare da Maestro, o tener bottega né da sè, nè sotto nomi di altri, nè in questa Capitale, nè nel Regno. E nel caso che li Consoli facessero la elezione de’ Maestri ed Incantatori contro la forma prescritta nelle Capitolazioni, sieno soggetti alla pena di ducati venticinque per ciascuno di essi e le elezioni resti, ipso facto, nulla. X.

Gli Orefici ed Argentieri, i quali vorranno mandare a vendere nelle Filiere e luoghi del Regno i lavori di oro e di argento, dopo che saranno stati osservati dal Procaccio, per quelli, che si mandano per il medesimo debbano esibire alli Consoli, e Regio Toccatore e da questi riconosciuti e trovati esatti e legittimamente mercati, in presenza di essi debbano chiudersi nelle casse, scatole ed involti, ed indi suggellarsi collo suggello de’ Consoli. Giunti poi che saranno ne’ primi luoghi delle Sbarre Doganali, saranno tenuti esibire all’Officiale Doganale dette casse, scatole, ed involti ad oggetto di riconoscersi il suggello de’ Consoli, facendone il confronto colla simile impressione, che sarà inviata alle Sbarre medesime, e trovandola esatta, si apponga sopra le stesse casse, scatole, ed involti, anche il Suggello Doganale formandosene certificato dell’Officiale Doganale della seguita ricognizione, munito anche del Suggello Doganale, quale certificato ne’ luoghi, ove si vorranno esporre in vendita li suddetti lavori, debba esibirsi alla Regia Udienza, o Governadori sì Regi, che Baronali. E coloro, i quali ardiranno di portare i lavori d’oro, e di argento a vendere ne’ luoghi del Regno senza le prescritte cautele, sieno soggetti alla pena di anni due di Presidio, ancorché i lavori fossero del carato, e bontà stabilita. Se poi si trovassero d’inferior carato e bontà, in tal caso saranno soggetti alla

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pena di anni tre di galea, della rifazione de’ danni, e di essere perpetuamente espulsi dall’Arte. XI. E poiché si è saputo, che gli Exconsoli Argentieri hanno introdotto l’abuso di mercare essi medesimi li propri lavori, perciò ordiniamo, e comandiamo, che li dettiExconsoli siano tenuti portarli a riconoscersi e mercarsi dalli Consoli e Regio Toccatore, nel modo stesso che sono tenuti tutti gli altri, e con pagare que’ soliti diritti, che si pagano dagli altri, essendo tenuti altrimenti alle pene comminate contro coloro, che vendono lavori non mercati. XII. Che tutt’i lavori, i quali si trovano già fatti, non possano ovunque tenersi esposti in vendita, se prima non saranno riconosciuti dai Consoli, e Regio Toccatore, per vedersi se i medesimi sieno della bontà, e carato legittimo, e per aggiungere ad essi, qualora si trovino, que’ merchi, che mancano, secondo il § III della presente Prammatica. XIII. Si riserva SA. M. di emanare gli ulteriori stabilimenti rispetto agli Orefici ed Argentieri, che sono in taluni luoghi del Regno, per lo che ha prescritto alla Real Camera, che prendendo le debite nozioni, proponga le regole convenienti da preservare il Pubblico dalle frodi. XIV. Che negli apprezzi di qualunque genere di lavori, qualora questi si vogliano da’ particolari per privata loro istruzione e regolamento, sia permesso adibire quel Maestro, che ad essi particolari parerà, e piacerà. Come pure per gli apprezzi, che si dovranno fare per ordine de’ Tribunali, e Magistrati, resti nella facoltà di questi di destinare que’ Soggetti, che meglio crederanno. Nelle vendite poi de’ pegni, che si fanno da’ Banchi, e Monti, l’apprezzo debba farsi dai Consoli, con che sia permesso al padrone del pegno di chiederne la revisione, la quale dal Delegato del Banco, o Monte si commetterà a quel Soggetto, che dal medesimo si stimerà. XV. Che sia lecito a Consoli di essa nobil’Arte di esercitare contro gl’Individui della medesima quella stessa bassa limitata giurisdizione, che esercitano li Consoli de’ Sartori e Falegnami. XVI. Che tutte le pene comminate, come sopra, così pecuniarie, che di perdita della roba, si debbano applicare per un terzo a beneficio del Fisco, per un altro terzo a beneficio del Monte dell’Arte e per lo rimanente terzo a beneficio del denunciante. E non essendovi denunziante, il rimanente terzo si accrescerà per metà al Fisco e per metà al Monte suddetto. XVII.Che coloro, i quali in pena saranno espulsi una volta dall’Arte, non possano più esser ammessi all’esercizio della medesima né anche colla qualità di Negozianti, così nella Capitale, che nel regno, e tanto direttamente che indirettamente. E perché il contenuto nel presente Editto venga a notizia di ognuno, né possa allegarsi in avvenire legittima causa d’ignoranza o di scusa, comandiamo, che si pubblichi così nella strada degli Orefici, che in tutti gli altri luoghi soliti di questa Capitale. Ed in pubblica testimonianza sarà da Noi sottoscritto, munito col Suggello delle Nostre Reali armi, riconosciuto dal Nostro Segretario di Stato, di Grazia, e Giustizia, visto dal Nostro, Vice-Protonotario, e la di lui vista autenticata dal Segretario della Nostra Real Camera di S. Chiara. A di ventinove Maggio 1789. FERDINANDO Vidit MAZZOCCHI Praefes Vice-Protonotarius. NAPOLI )( NELLA STAMPERIA REALE )( MDCCXCVIII

Fabrizio Ruffo.


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Napoli, 15 Dicembre 1823. FERDINANDO I, PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO EC. EC. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA EC. EC. EC. Dopo di aver col nostro real decreto de’ 22 di settembre del corrente anno minorato i diritti e le spese de’ saggi sulle manifatture di oro e di argento in sollievo de’ nostri amatissimi sudditi, crediamo ora necessario di rivolgere anche le nostre paterne cure ad allontanare le frodi ed a garentire maggiormente coloro che fanno acquisto di tali manifatture. E considerando che uno de’ mezzi per giungere all’intento desiderato sia appunto quello del cangiamento de’ bolli, e di rettificare il sistema sinora tenuto nelle nostre officine di garantia nell’applicarli su’ lavori di oro e di argento, così del regno, che steri, tanto maggiormente che i bolli di cui attualmente si fa uso, non presentando, perché logori dal tempo, con chiarezza i lineamenti che contengono, si rendono facili a potersi alterare; Sulla proposizione del nostro Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze; Udito il parere del nostro Consiglio ordinario di Stato; Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue: ART. 1. A contare dal dì primo del mese di gennaio 1824, il bollo che attualmente si usa per la garantia de’ lavori di oro e di argento, rappresentante la testa di Partenope di prospetto, resta abolito. Verrà in vece usato tanto per le manifatture del regno, che estere, un bollo rappresentante una testa di Partenope di profilo. 2. I diversi titoli de’ lavori di oro e di argento saranno distinti da un numero arabo che verrà impresso nel nuovo bollo nel modo seguente: Num. 1 pe’ lavori di oro di millesimi 916 2/3 o carati 22 “ 2 “ idem “ 833 1/3 “ 20 “ 3 “ idem “ 750 “ 18 “ 4 “ idem “ 666 2/3 “ 16 “ 5 “ idem “ 583 1/3 “ 14 “ 6 “ idem “ 500 “ 12 “ 7 pe’ lavori di argento in mill. 916 2/3 o once 11 “ 8 “ idem “ 833 1/3 “ 10 3. Per quelle manifatture di argento estere di titolo inferiore di millesimi 833 1/3 pari ad once 10, sino a millesimi 666 2/3, pari ad once 8, verrà applicato il nuovo bollo della testa di Partenope; ed in vece del numero arabo sarà sostituita la lettera E dinotante estere. Tutte le altre manifatture estere di argento al di sotto di millesimi 666 2/3 pari ad once 8, saranno rotte e restituite a’ proprietarj. 4. Sulle verghe di oro e di argento raffinate vi s’imprimerà il bollo della sola Partenope di profilo, ed il numero di millesimi di fino che contengono. 5. Tutti gli artefici, fabbricanti e commercianti di lavori di oro e di argento nello spazio di mesi quattro dl dì primo di gennaio 1824 saranno tenuti di presentare nelle officine di garantia cpsì di Napoli, che del Regno, le loro manifatture che tengono in vendita già regolarmente bollate, a fine d’imprimervi il nuovo bollo della sola testa di Partenope; e ciò senza pagamento alcuno. Scorso tal termine, tutti què lavori che non porteranno l’impronto del nuovo bollo, s’intenderanno in contravvenzione alle leggi di garentia.

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DECRETO che prescrive l’uso di un nuovo bollo pe’ lavori di oro e di argento. Collezione delle leggi e de’ decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, N. 79, Anno 1823, semestre II, Napoli, dalla Stamperia Reale, pp. 193-195.


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6. L’articolo precedente non è applicabile a’ lavori di oro e di argento de’ particolari, se non quando i detti lavori saranno posti in vendita da’ fabbricanti, o da commercianti che ne faranno l’acquisto. 7. Tutte le altre disposizioni contenute nelle precedenti leggi e decreti per lo stesso oggetto emanati, e che non sono in opposizione col presente decreto, rimangono nel loro pieno vigore. 8. Il nostro Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze è incaricato della esecuzione del presente decreto. Firmato, FERDINANDO. Il Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze Firmato, DE’ MEDICI

Il Consigliere Ministro di Stato Presidente Interino Del Consiglio de’ Ministri Firmato, DE’ MEDICI

Pubblicato in Napoli nel dì 24 di Dicembre 1823


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Napoli, 26 Gennaio 1832. FERDINANDO II, PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE SUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA ec. ec. ec Considerando che, abolita col nostro real decreto del 7 del mese di ottobre ultimo la promiscuità de’ bolli di garantia, i quali indistintamente venivano apposti su’ lavori di oro e di argento, così eseri che nostrali, si rende indispensabile per la sicurezza degl’interessi de’ nostri amatissimi sudditi di far ribollare i lavori di oro e di argento nostrali che si trovano in commercio; Sulla proposizione del nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze; Udito il Consiglio ordinario di Stato; Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue. ART. 1 Dal giorno della promulgazione del presente decreto tutti i lavori di oro e di argento che verranno fabbricati nel nostro regno di quà del Faro, dovranno contenere il distintivo della lettera N dinotante nostrale, unito a’ bolli prescritti dal real decreto de’ 15 dicembre 1823, i quali vi verranno apposti nelle officine di garantia così di Napoli, che delle provincie. 2. I lavori nostrali di oro e di argento composti di più pezzi amovibili dovranno contenere tanti bolli di garantia, per quanti saranno i pezzi amovibili che li compongono; e qualora per la loro delicatezza non potessero tali bolli contenere, vi saranno adattati più bolli di garantia impressi ni ceralacca, e ligati con seta a colore crimisi. 3. Sarà fatta nel corso di otto mesi, a contenere da oggi, tanto in Napoli, quanto nelle provincie, la ribollazione gratis di tutti i lavori di oro e di argento nostrali che si trovano in commercio. 4. Il disposto dell’articolo 2 del presente decreto da oggi in poi sarà applicabile ancora per tutte le manifatture di oro e di argento estere. 5. Scorso il termine di sopra enunciato, tutti que’ lavori di oro e di argento fabbricati in questa parte de’ reali dominj, che saranno trovati in commercio non bollati coll’impronta del nuovo distintivo della lettera N, anche ne’ pezzi amovibili, giusto il disposto dell’articolo 2, saranno dichiarati in contravvenzione alle leggi di garantia, ed assoggettati i fabbricanti e commercianti di detti lavori alle multe prescritte dalle medesime leggi. 6. Tutte le leggi, decreti e regolamenti che al presente decreto non si oppongono, restano nel loro pieno vigore. 7. Il nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze è incaricato della esecuzione del presente decreto. Firmato, FERDINANDO. Il Ministro Segretario di Stato delle finanze Firmato, MARCHESE D’ANDREA

Il Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri Firmato, DUCA DI GUALTIERI

Pubblicato in Napoli nel dì 18 Febbrajo 1832.


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Legge sulla fabbricazione delle materie di oro e d’argento

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De’ 17 Dicembre GIOACCHINO Napoleone PER LA GRAZIA DI DIO, E PER LA COSTITUZIONE DELLO STATO, RE DELLE DUE SICILIE, PRINCIPE E GRANDE AMMIRAGLIO DI FRANCIA.

Udito il nostro Consiglio di Stato; Abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue:

CAP. I De’ titoli de’ lavori d’oro e d’argento. ART.1. Dall’epoca della promulgazione della presente legge non potrà lavorarsi in tutta l’estensione de’ nostri Stati alcun oggetto d’oro e d’argento, che non contenga una delle diverse quantità di metallo fino, fissate nel seguente articolo. 2. Vi saranno tre titoli pe’ lavori d’oro, e due pe’ lavori d’argento, cioè: Oro Il 1° a 917/1000 di fino e 83/1000 di lega, corrispondente a 22/24 circa. Il 2° a 834/1000 di fino e 166/1000 di lega, corrispondente a 20/24 circa. Il 3° a 750/1000 di fino e 250/1000 di lega, corrispondente a 18/24 circa. Argento Il 1° a 917/1000 di fino e 83/1000 di lega, corrispondente a 11/12 circa. Il 2° a 834/1000 di fino e 166/1000 di lega, corrispondente a 10/12 circa. 3. Il rimedio, o sia la tolleranza per la lega sarà di tre millesimi pe’ lavori d’oro, e di cinque millesimi pe’ lavori di argento. Tutti i titoli intermedi saranno valutati e bollati al valore del titolo approssimante più basso dell’uno di quei di sopra fissati. 4. Potranno i fabbricanti impiegare ne’ loro lavori l’oro e l’argento a norma d’uno de’ titoli fissati di sopra, qualunque sia il volume, o il genere de’ pezzi fabbricati. CAP. II De’ bolli de’ lavori d’oro e d’argento. 5. La garantia de’ titoli delle opere d’oro e d’argento verrà assicurata da’ bolli, che saranno applicati sopra ciascun lavoro, in seguito de’ saggi fatti delle materie nel modo che verrà fissato negli articoli seguenti. 6. Sopra ciascun lavoro, sia d’oro, sia d’argento vi saranno tre bolli: 1° Quello del fabbricante, 2° Quello del saggiatore 3° Quello del titolo della materia impiegata. 7. Il bollo del fabbricante conterrà, oltre le iniziali del suo nome e cognome, un emblema scelto

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LEGGE sulla fabbricazione delle materie di oro e d’argento, e sullo stabilimento delle officine di garantia per le medesime Bullettino delle leggi del Regno di Napoli, anno 1808, n.48, Napoli Stamperia Simoniaca, pp. 741-757.


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a suo piacimento, e che non potrà variare se non per giuste ragioni, e coll’obbligo di manifestarlo formalmente non meno alla municipalità, che all’officina di garantia. Ve lo imprimerà egli stesso prima di presentare la sua manifattura al saggiatore. 8. Il bollo del saggiatore conterrà un emblema stabilito dall’amministratore della zecca delle monete, e che conserverà egli stesso, per imprimerlo ne’ lavori su de’ quali avrà fatto il saggio. 9. Il bollo del titolo sarà uniforme in tutto il regno di Napoli. Consisterà in una testa di donna veduta di faccia, ornata in forma di Partenope, più grande pe’ lavori d’argento, ed alquanto più piccola pe’ lavori d’oro. Conterrà parimenti una delle cifre arabe 1, 2, 3, 4, 5; cioè le prime tre sui differenti titoli dell’oro, e le ultime due pe’ due titoli dell’argento, come son fissati nell’art. 2. Verrà inscritto ed impresso dal saggiatore, il quale dopo che l’avrà applicato ad un’opera, resterà responsabile del valore del titolo. 10. Questi diversi bolli saranno conservati in una cassa a tre chiavi, e sotto la custodia degl’impiegati del burò di garantia, come sarà detto in appresso. 11. Oltre di questi tre bolli perpetui, ve ne sarà un altro temporaneo per le opere già fabbricate, ed esistenti all’epoca della pubblicazione della presente legge. Siccome tutti gli artefici fabbricanti, e commercianti de’ lavori d’oro e d’argento, saranno obbligati fra due mesi per la capitale, e fra quattro mesi per le provincie, dopo la pubblicazione della presente legge, di presentare tutte le loro opere all’officina di garantìa, per esser bollate con un bollo corrispondente ad uno de’ titoli fissati nell’articolo 2: così qualora nella esibizione di detti generi se ne trovassero di una qualità inferiore a’ titoli suddetti, benché a tenore delle antiche leggi del regno non si dovrebbero tollerare, perché inferiori al titolo dalle stesse leggi fissato, pure avendo riguardo al disordine, in cui finora è stato questo affare, permettiamo che nel termine suddetto si possano presentare all’officina di garanzia: e pagando non solo la spesa del saggio, ma anche la metà del diritto fissato nella presente legge, verranno segnati di un bollo che porterà la lettera V (dinotante vecchio), e d’un numero arabo corrispondente al grado di fino che vi sarà contenuto, nel modo seguente. Per l’oro Al di sotto di 750/1000 o sia 18/24 sino a 626/1000 o sia 15/24 il bollo porterà la lettera V ed il numero 1: al di sotto di 626/1000 sino a 500/1000, o sia 12/24 porterà ugualmente la lettera V ed il numero 2. Per l’argento Al di sotto di 834/1000 o sia 10/12 sino a 664/100 o sia 8/12, porterà la lettera V ed il numero 3. Al di sotto di 664/1000 sino a 500/1000 o sia 6/12, porterà la lettera V ed il numero 4. Al di sotto di questi gradi, come la proporzione sarebbe meno della metà di fino, i pezzi fabbricati saranno rotti e restituiti a’ fabbricanti. 12. I bolli che verranno adoperati per l’esecuzione del disposto nell’articolo 11, saranno rotti ne’ quattro mesi dopo l’apertura dell’officina di garantìa; e da quest’epoca in avanti i bolli saranno messi solo a’ pezzi fabbricati col titolo della legge. 13. Oltre i bolli che debbono essere messi giusta le disposizioni della presente legge su de’ generi d’oro e d’argento, ve ne sarà uno nell’officina di garantìa destinato ad indicare il titolo delle verghe d’oro e d’argento, che si volessero presentare prima di essere messe in vendita. Questo bollo porte-


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rà la testa di un Vulcano veduto di faccia, ed il numero de’ millesimi che vi si contenga di fino dell’uno e dell’altro metallo. Siccome le verghe non contengono prezzo d’industria, così non sarà percepito pel bollo di esse alcun dritto. Il proprietario sarà solo tenuto a pagarne la spesa del saggio. 14. Vi sarà un altro bollo per applicarsi alle manifatture d’oro e d’argento che vengono dall’estero; il quale avrà la lettera S con uno de’ numeri arabi corrispondenti a’ varj titoli stabiliti nella presente legge. 15. I fabbricanti di falsi bolli, e quelli che ne faranno uso, saranno condannati a dieci anni di ferri, e le opere saranno confiscate. CAP. III Del diritto di garantìa su i lavori d’oro e d’argento. 16. Sarà percepito un diritto di garantìa su tutte le opere fabbricate da nuovo, o che si vogliono bollare per metterle in commercio. Questo dritto sarà del sei per cento per l’oro, e del tre per l’argento, sul valore delle materie fine che si contengono in detti metalli. 17. Le opere d’oro e d’argento, che vengono dall’estero dovranno esser presentate agl’impiegati delle dogane, per esservi dichiarate, pesate, piombate, e mandate all’officina di garantìa, dove saranno bollate a tenore dell’articolo 14: e si pagheranno de’ dritti eguali a quelli delle opere fabbricate nel regno. Sono eccettuati dalla disposizione del presente articolo gli oggetti d’oro e d’argento appartenenti agli ambasciadori ed inviati delle Potenze straniere, e le galanterie all’uso personale di tutti i viaggiatori, e quelle d’argento fino al peso di due libbre. 18. Allorché le opere d’oro e d’argento venute dall’estero, ed introdotte nel regno senza pagamento di dritto in forza dell’eccezioni fatte nell’articolo antecedente, vorranno mettersi in commercio, dovranno essere portate al burò di garantìa, per esser bollate a tenore della legge; e vii sarà pagato lo stesso dritto stabilito nell’articolo 16. 19. La stessa disposizione resta applicata a tutti i privati possessori d’oro ed argento, attualmente esistenti nel nostro regno, allorché vorranno metterlo in vendita. 20. Tutti i commercianti di manifatture e bigiotterie straniere, per quelle che si troveranno di avere introdotte all’epoca della pubblicazione della presente legge, dovranno fra lo spazio di 30 giorni dopo la pubblicazione della medesima esibirle all’officina di garantìa, per essere bollate a tenore degli articoli 9, 11 e 14 della presente legge; e pagheranno la metà del dritto fiscale, oltre le spese del saggio. 21. Allorché le opere nuove d’oro e d’argento fabbricate nel regno, e che avranno pagato i dritti di garantìa, si vorranno inviare fuori del medesimo per vendersi agli stranieri, sarà restituito al fabbricante l’importo di due terzi de’ dritti di garantìa pagati. Questa restituzione avrà luogo in vista del certificato dell’amministrazione delle dogane, che attesti l’uscita dal regno de’ detti lavori. 22. I lavori d’oro e d’argento, che si vorranno impegnare al banco, non potranno riceversi, se non bollati.

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CAP. IV Delle officine di garantìa. 23. Vi sarà per ora nella sola città di Napoli un’officina di garantìa, stabilita per fare il saggio, per assicurare i titoli de’ lavori d’oro e d’argento, come delle verghe di queste materie, che vi saranno presentate, e per percepire, allorché verranno bollate, i dritti imposti dalla legge. Saranno nelle altre parti del regno stabilite in appresso tante officine di garantìa, quante saran credute necessarie. 24. Tutte le autorità finora conosciute nel nostro regno per questa materia, e specialmente i così detti consoli dell’arte degli orefici, al momento della pubblicazione della presente legge cesseranno d’avere ogni ingerenza in questa materia, e non potranno sotto qualunque titolo esigere tassa alcuna su i lavori d’oro e d’argento. 25. L’officina di garantìa sarà composta di tre principali impiegati, cioè d’un saggiatore, d’un ricevitore, e d’un controloro. Il numero de’ loro subalterni verrà fissato dal Ministro delle finanze in ragione del bisogno del commercio. 26. L’amministrazione delle monete, o sia della zecca, invigilerà all’officina di garantìa, relativamente alla parte che riguarda l’arte, ed all’esattezza de’ titoli delle opere d’oro e d’argento, che si metteranno in commercio. 27. L’amministrazione de’ dritti riuniti invigilerà all’officina di garantìa, relativamente alle spese ed esazioni de’ dritti. 28. Il saggiatore sarà nominato dall’Intendente. Egli però non potrà esercitarne le funzioni, se non dopoché avrà ottenuto un certificato di capacità dall’amministratore della zecca. 29. L’amministratore de’ dritti riuniti nominerà il ricevitore dell’officina di garantìa, dopoché ne avrà ottenuto la corrispondente pleggerie. 30. Il controloro sarà nominato dal Ministro delle finanze. 31. Il saggiatore non avrà alcun soldo, ma incasserà a suo beneficio le spese del saggio, le quali saranno definitivamente fissate dall’amministrazione della zecca. 32. I soldi del ricevitore e del controloro, come de’ loro subalterni, saranno da Noi determinati sulla proposta del Ministro delle finanze. 33. Il saggiatore si provvederà a sue spese di tutto ciò che è necessario all’esercizio delle sue funzioni: solamente l’amministrazione della zecca somministrerà all’officina i bolli e la macchina per bollare. Le spese del registro e le altre saranno regolate dall’amministrazione de’ dritti riuniti, sotto l’approvazione del Ministro delle finanze. L’Intendente che nominerà il saggiatore, determinerà un locale convenevole all’officina, il quale dovrà esser fissato, qualora sia possibile, nella casa municipale. 34. Il saggiatore, il ricevitore, e il controloro dell’officina, avranno ciascuno una delle chiavi della cassa, nella quale saranno rinchiusi i bolli.


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CAP. V Delle funzioni degl’impiegati del burò di garantìa. 35. Il saggiatore non riceverà i lavori d’oro e d’argento per saggiarli e bollarli, se non quando saranno stati precedentemente bollati dal fabbricante. 36. Egli non impiegherà nelle sue operazioni che le materie e sostanze chimiche preparate nell’officina della zecca, che dovrà a sue spese acquistare: e solo la spesa del trasporto di queste materie sarà compresa tra le spese di amministrazione di questa officina. 37. Allorché dopo il saggio i lavori d’oro e d’argento trovati conformi ad uno de’ titoli prescritti colla presente legge, il saggiatore ne iscriverà la menzione su d’un registro destinato a questo effetto, il quale sarà cifrato dal sindaco. Dipoi i lavori saran passati al ricevitore, con un estratto del registro del saggiatore, indicante il titolo verificato. 38. Il ricevitore peserà i lavori che gli verranno così presentati, e percepirà il dritto di garantìa uniformemente alla presente legge. Egli farà appresso menzione nel suo registro, che sarà parimente cifrato, della natura del lavoro, del suo titolo, del suo peso, e della somma che gli sarà stata pagata per dritto. Fatto tal notamento sul registro, egli scriverà sopra l’estratto del registro del saggiatore il peso de’ lavori e la soddisfazione del dritto; e rimetterà questo estratto al controloro. 39. Il controloro avrà un registro parimente cifrato, come quello del saggiatore, e vi trascriverà l’estratto del registro ricevuto. Dopo di ciò prenderà dalla cassa a tre chiavi il bollo dell’officina, e quello indicativo del titolo, e gli applicherà sul lavoro, in presenza del proprietario. 40. Ne’ lavori che saranno composti di molti piccoli pezzi, non sarà apposto che un solo bollo appresso a quello del fabbricante. 41. Allorché il titolo d’un’opera d’oro e d’argento sarà trovato inferiore al più basso titolo prescritto dalla legge, potrà procedersi ad un secondo saggio, sulla dimanda però del proprietario. Se il secondo saggio confermerà il primo, il proprietario pagherà la spesa del doppio saggio, e l’opera sarà rotta in sua presenza, e gli sarà restituita. Se il secondo saggio sarà difforme dal primo, il proprietario non pagherà che un saggio solo. 42. In caso di controversia su i titoli, si prenderà la particella di saggio sul lavoro, e suggellata non meno dal fabbricante che dal saggiatore, sarà inviata all’amministrazione della zecca, che la farà saggiare nel suo lavoratorio, in presenza dell’ispettore de’ saggi. 43. Durante quest’intervallo di tempo, il lavoro resterà nell’officina di garantìa sotto i suggelli del saggiatore e del fabbricante: ed allorché l’amministrazione della zecca avrà fatto conoscere il risultato del suo saggio, l’opera sarà definitivamente bollata, conforme a questo risultato. 44. Se dopo questa decisione il risultato sarà contrario al saggiatore, le spese di trasporto e di saggio saranno di suo carico. Nel caso opposto saran pagate dal fabbricante. 45. Se un privato possessore di un lavoro, che avrà tutti i bolli prescritti dalla legge, sospetterà che il lavoro non contenga il titolo indicato, potrà mandarlo all’amministrazione della zecca, che lo farà saggiare colle formalità prescritte pel saggio delle monete. Se questo saggio sarà un titolo più bas-

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so, il saggiatore sarà condannato per la prima volta ad una pena di duc. 50, per la seconda, di duc. 150, e la terza volta sarà destituito, ed il proprietario sarà indennizzato. 46. In tutti i suddetti casi le piccole parti che saranno servite al saggio, saranno restituite al proprietario del lavoro. 47. Il saggiatore dell’officina di garantìa potrà tenere sotto la sua responsabilità quegli ajutanti che crederà necessarj al bisogno. CAP. VI Delle obbligazioni de’ fabbricanti e mercanti de’ lavori d’oro e d’argento. 48. Gli antichi fabbricanti di lavori d’oro e d’argento avranno soltanto l’obbligo di far conoscere al sindaco della municipalità i loro nomi e cognomi, la strada ed il numero della loro bottega, ed il loro particolare bollo che vorranno adottare, inciso sopra un pezzo di rame a ciò destinato. La municipalità invigilerà che lo stesso simbolo non sia impiegato da due fabbricanti. 49. Chiunque dopo la pubblicazione della presente legge vorrà essere dichiarato maestro di bottega, dovrà presentarsi nell’officina della zecca, e dovrà ricevere una patente che lo autorizzi ad esercitare in capo la sua professione. 50. Tanto il sindaco per gli antichi fabbricanti, quanto l’amministrazione della zecca per gli nuovi, avranno cura di mandarne i registri all’officina di garantìa. 51. Chiunque si limita al commercio de’ lavori d’oro e d’argento, senza intraprenderne la manifattura, non è tenuto che a farne solamente registrare la sua dichiarazione nella casa centrale della municipalità. 52. Tanto i fabbricanti, quanto i commercianti d’oro e d’argento lavorato e non lavorato, fra trenta giorni al più tardi dopo la pubblicazione della presente legge, dovranno tenere un registro cifrato dal sindaco, su di cui essi scriveranno la natura, il numero, il peso, ed il titolo delle materie e lavori ch’essi compreranno e venderanno, colla indicazione de’ nomi ed abitazioni di quelli da cui gli avran comprati. 53. Essi non potranno comprare che da persone conosciute, o che abbiano la responsabilità di persone da essi conosciute. 54. Essi saranno obbligati a presentare i loro registri alle autorità pubbliche, tutte le volte che loro saranno richiesti. 55. Essi consegneranno a’ compratori, de’ bigliettini enunciativi della specie del titolo, del peso, e delle opere ch’essi avran loro vendute, colla specificazione delle opere, se sono nuove, o vecchie. Questi biglietti preparati, e che saranno somministrati al fabbricante o mercante dall’amministrazione de’ dritti riuniti, avranno in tutto il regno lo stesso formolario, che sarà stampato. Il venditore vi scriverà a mano la designazione del lavoro, il suo peso ed il suo titolo designato con numeri in questa legge stabiliti: vi metterà la data e la sua firma. 56. I contravvenenti ad una delle disposizioni degli articoli antecedenti saranno condannati per


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la prima volta ad una pena di duc. 50, e la seconda, ad una di duc. 100; la terza volta la pena sarà di duc. 300, e se sarà loro interdetto di più commerciare in materia d’oro e d’argento, sotto pena di confisca di tutti gli oggetti di lor commercio. 57. Le disposizioni degli articoli 48 e seguenti sono applicabili a’ fabbricanti e mercanti di galloni, tessiture, ricami e d’altre opere in filo di oro e d’argento. Quelli che venderanno per fino, per le opere di questa natura, oro ed argento falso, incorreranno, oltre della restituzione del prezzo a colui che hanno ingannato, in una pena che sarà di 50 ducati per la prima volta, di 100 la seconda, e di 300 la terza, colla interdizione d’ogni commercio d’oro e d’argento. 58. Tutti i fabbricanti e mercanti saranno tenuti fra lo spazio di due mesi ad eseguire la disposizione dell’articolo 11 della presente legge. 59. I giojellieri non saranno tenuti di portare all’officina di garantìa le opere montate in pietre fine o false, o in perle, ne quelle smaltate in tutte le loro parti, o alle quali sono adattati i cristalli; ma saranno obbligati a tenere un registro cifrato, come quello de’ mercanti o fabbricanti de’ lavori d’oro e d’argento, ad oggetto di descrivere ogni giorno le compre e vendite che hanno fatte. 60. Essi saranno tenuti, come i fabbricanti d’oro e d’argento, di consegnare a’ compratori un biglietto egualmente somministrato dall’amministrazione de’ diritti riuniti, e sul quale essi descriveranno la natura e la forma di ciascun’opera, come il numero e la qualità delle pietre di cui sarà composta. 61. I contravventori a questi due articoli saranno soggetti alle stesse pene de’ commercianti d’oro e d’argento. 62. E proibito a’ giojellieri di mischiare nella stessa opera pietre false e fine, senza dichiararlo a’ compratori, sotto pena di restituire a’ medesimi il valore che avrebbero avuto le pietre, se fossero state fine, e di pagare una pena al fisco di duc. 150, per la prima volta, che sarà tripla la seconda volta: e la terza essi saran dichiarati incapaci di esercitare l’arte di giojelliere; e gli effetti del loro magazzino saranno confiscati. 63. Quando un orefice morrà, il suo bollo sarà rimesso nello spazio di un mese al burò di garantìa per esser cancellato. Durante questo tempo, l’erede sarà risponsabile dell’uso che ne sarà fatto, come se fosse fabbricante in esercizio. 64. Se un fabbricante lascia il commercio della sua arte, rimetterà il suo bollo all’officina di garantìa, per esser rotto avanti di lui. Se egli vorrà allontanarsi più di sei mesi, depositerà il suo bollo nel burò di garantìa; ed i suoi giovani potranno in sua assenza presentare in quella officina le opere, per farvi mettere il bollo del fabbricante. 65. I mercanti di lavori d’oro e d’argento ambulanti, che girano per le fiere, son tenuti al loro arrivo in una università di presentarsi al sindaco, o a chi ne fa le veci, e di mostrargli i biglietti de’ maestri e mercanti, che abbian loro consegnato i lavori d’oro e d’argento che portano. In riguardo a’ lavori che essi avessero acquistati anteriormente alla presente legge, saranno dopo

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due mesi dalla pubblicazione della medesima obbligati a dichiararli all’officina di garantìa, in conformità dell’articolo 11, e facendo bollare i loro oggetti, saranno dispensati dal dover giustificare l’origine della compra de’ loro lavorj. 66. Il sindaco, o chi ne farà le veci, farà esaminare i marchi di questi lavori dalle persone le più intendenti del Comune, per assicurarne la legittimità. 67. Il sindaco, o chi ne fa le veci, farà arrestare e rimettere al tribunale di polizia correzionale il venditore co’ suoi lavori, qualora questi non facesse la dichiarazione, o non avesse i biglietti, o le opere non avessero i bolli prescritti nella presente legge; e saranno questi mercanti ambulanti soggetti alle stesse pene degli altri. CAP. VII Delle macchine da tirare l’oro e l’argento 68. Il nostro Ministro dell’interno, di concerto con quello delle finanze, formerà incessantemente le necessarie istruzioni e regolamenti per la rettificazione e formazione delle macchine da tirare l’oro e l’argento, colle cautele uniformi agli stabilimenti della presente legge, per l’officina di garantìa. Vogliamo e comandiamo che questa nostra legge da Noi sottoscritta, e munita dal nostro sigillo, si pubblichi colle ordinarie solennità in tutto il regno, per mezzo delle autorità cui appartiene, le quali dovranno registrarla, ed assicurarne l’adempimento. Il nostro Ministro Segretario di Stato è specialmente incaricato di vegliare alla sua pubblicazione.

Data in Napoli li 17 Dicembre 1808 Firmato GIOACCHINO NAPOLEONE Il Ministro di giustizia Firm. M. A. Cianciulli Da parte del Re Il Ministro Segretario di Stato Firm. F. Ricciardi Pubblicata nel dì 31 dicembre 1808


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Tessuti e nastri manifatturati nel secolo XIX Campionature. Archivio di Stato, Napoli

1835, Campioni di nastri tinti “all’uso di Francia” allegati alla richiesta di privativa, inoltrata da Leggiero Thibard. ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 54


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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41

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Campione di stoffa allegata alla richiesta fatta dai fabbricanti milanesi Tunesi e Osio, per ottenere una privativa per l’installazione di una fabbrica di cappelli di felpa di seta. ASNA, Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, b. 279, inc. 49


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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41

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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41


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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41

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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41


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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41

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1837, Campionario di nastri rasati operati ottenuti con l’apparecchio “Goffrage” e allegati alla richiesta di privativa inoltrata da Antonio Garneri ASNA, Ministero dell’Interno, inv. II, b. 585, inc. 41


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Piazza del Mercato Le botteghe del primo Novecento

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finito di stampare nel mese di maggio 2009


I Borghi e le strade di Napoli  

Volume realizzato dalla dottoressa Nicoeltta D'Arbitrio, sulla storia dell'oreficeria e dell'arte dei tessuti realizzate durante il regno d...