Page 1

NICOLETTA D’ARBITRIO

l’Età dell’Oro I MAESTRI DELL’ARTE ORAFA DEL REGNO DI NAPOLI IL BORGO OREFICI

ARTEMISIA COMUNICAZIONE


NICOLETTA D’ARBITRIO

L’ETÀ DELL’ORO I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

ARTEMISIA COMUNICAZIONE


con il contributo

si ringraziano: Regione Campania Assessorato ai Beni Culturali e Turismo Provincia di Napoli Assessorato all’Artigianato e Turismo Provincia di Napoli Assessorato ai Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Napoli e Provincia Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Caserta e Benevento Archivio di Stato di Napoli Istituto d’Arte di Torre del Greco Carlo di Borbone duca di Calabria e Camilla di Borbone duchessa di Calabria I musei privati, i collezionisti e le famiglie che hanno messo a disposizione i manufatti che costituiscono la documentazione materica del volume

© 2007 Consorzio Antico Borgo Orefici, Napoli tutti i diritti riservati www.borgorefici.it Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari e dell’editore.

foto dagli archivi privati: Salvatore Pastore catalogo edito da: Artemisia Comunicazione stampa: Centro Stampa Ink Print

codice isbn 88 - 901834 - 4 - 6 208261


La città di Napoli è stata nei secoli terreno fertile e ricco per la creazione di produzioni artistiche e artigianali, dal 1300 nel quartiere del borgo orefici vengono tramandate di generazione in generazione, le conoscenze delle tecniche di lavorazione, vero e proprio patrimonio culturale da preservare al fine di ricostituire l’identità storica dell’artigianato locale. Il volume “L’Età dell’oro”, offre per la prima volta un vasto panorama dell’Arte orafa del Regno di Napoli, a partire dal XIV secolo, attraverso un complesso ed inedito repertorio documentario. Trattando argomenti di notevole interesse dalla descrizione delle caratteristiche dei luoghi ove gli artefici stabilirono le loro botteghe, la proprietà delle stesse ed il costo, le leggi che regolavano l’arte, la formazione professionale. Un exursus storico sull’evoluzione dell’arte orafa e delle tecniche di lavorazione dal XIV secolo fino al XIX secolo, identificando le personalità degli Artefici che lavoravano per la classe elitaria e le loro creazioni. Questo volume costituisce per noi un fondamentale contributo per la salvaguardia e la conservazione del nostro patrimonio. Ed è proprio questo patrimonio ad essere il nutrimento principale per consentire la realizzazione concreta del riconoscimento dell’identità storica e artistica del nostro artigianato. Roberto de Laurentiis presidente Consorio Antico Borgo Orefici


Il Consorzio Antico Borgo Orefici nasce nell’aprile del 2000, grazie ad un’idea progetto di artigiani e commercianti operanti nella zona del centro storico denominata “Borgo Orefici”, un dedalo di vicoli e piazzette che pulsa operoso nel cuore di Napoli. Attraverso una serie di iniziative, il Consorzio si pone come obiettivo la promozione della tradizione orafa napoletana, la riqualificazione urbanistica, il rilancio commerciale dell’area e la sua apertura ad una costante fruizione turistica, collaborando alla riuscita di un globale progetto di valorizzazione della città di Napoli. Il Consorzio intende promuovere il Borgo Orefici quale porta d’ingresso al centro antico di Napoli, attraverso la creazione di circuiti turistico-culturali tematici ed iniziative di promozione dei prodotti dell’artigianato artistico, che ha avuto a Napoli, dal tredicesimo secolo in poi, uno dei centri di più elevata qualità per la lavorazione dei metalli e delle pietre preziose. Oggi il Consorzio raggruppa circa cento aziende che operano nel solco tracciato dalla tradizione orafa napoletana.

CONSIGLIO DIRETTIVO Roberto de Laurentiis PRESIDENTE Antonio Canzano Dino Costa Carmen De Marco Raffaele Fusco Maurizio Mandile Gerardo Marchetiello Lucio Monti Giovanni Pagano Gennaro Palmieri Carlo Torsi


Sommario

Le Arti della CittĂ

pag. 13

Le Gioje

pag. 29

Gli apparati vestimentari delle Corti di Antico Regime

pag. 35

I Borbone di Napoli

pag. 39

Gli abiti ed i gioielli della Corte di Napoli

pag. 43

Il Guardaroba della Regina Maria Carolina

pag. 49

I gioielli della Regina Maria Carolina

pag. 55

Il guardaroba e le “Galanterie� di Ferdinando IV di Borbone

pag. 59

La Fabbrica di coralli di Paolo Bartolomeo Martin

pag. 63

Gli abiti ed i gioielli negli anni della restaurazione

pag. 67

Le gale, gli abiti, i gioielli della Corte di Napoli

pag. 71

Le Manifatture del Regno - Gli artefici

pag. 75

apparato fotografico

pag. 79

fonti documentarie

pag. 129

bibliografia

pag. 220


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Intenti a promuovere le arti ed il commercio, sorgenti inesauste della felicità di ogni Stato, abbiam sempre riguardato con particolare cura la Nobil’Arte degli Orefici, come quella, che alimenta uno dei principali rami dell’intero commercio. (…) Regal Dispaccio di Ferdinando IV, MDCCXCVIII.

Nel mese di Maggio del 1798 Ferdinando IV di Borbone , con Real Dispaccio, nel riconfermare le Capitolazioni approvate nel 1710 per regolare l’attività degli Orefici e degli Argentieri del Regno, riconosce il fondamentale contributo che l’arte orafa apportava alla economia del Regno. Arte preziosa che nel modellare materiali nobili come l’oro e l’argento, crea manufatti altamente rappresentativi e come sostiene il sovrano: dal lusso renduta tanto necessaria. I manifatturieri napoletani avevano chiesto nel 1735 a Carlo di Borbone rappresentantesupremo del nuovo regime, di intervenire fattivamente in favore delle produzioni del Regno, manifestando anche la sua preferenza per i manufatti napoletani, inducendo la Corte a fare altrettanto: “come hanno fatto tutti i Principi, che hanno voluto introdurre, ed accrescere le manifatture dei loro Stati”. Questo principio fondamentale era già stato adottato nella seconda metà del secolo XV da Ferrante d’Aragona, durante gli anni del suo Regno. Ma questo non fu il solo accorgimento adottato dalla nuova dinastia Borbone, che come i sovrani Aragonesi caratterizzarono i loro interventi per favorire lo sviluppo delle Arti e delle Manifatture con opere sostanziali che previdero la creazione di grandi Laboratori e di Fabbriche, a cui fu affidato il compito di essere portatori di nuovi modelli produttivi. Nel perseguire questo intento, diverse attività artigianali furono trasferite negli ultimi decenni del secolo XVIII, fuori le mura dell’antica città di Napoli, dove le condizioni per il loro sviluppo furono considerate più favorevoli. L’arte orafa invece rimase legata al “Borgo”, situato nel cuore del quartiere Pendino, dove, come attestano documenti relativi a lasciti testa-


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

mentari, già nel XIV secolo, si era già radicata e caratterizzava il luogo che era già diffusamente conosciuto come “Borgo Orefici”. Infatti alcuni testamenti rogati nel XIV secolo identificano le proprietà oggetto dei lasciti, come “Botteghe agli Orefici”, ci indicano: il nome degli artefici che occupavano le Botteghe, il costo dei fitti, ed i confini delle Botteghe: situate nella “Strada degl’Orefici dalla parte della Loggia di Genua”, altre sempre nella “Strada degli Orefici dalla parte del Supportino del pane”, ed ancora altre botteghe ubicate nella “strada detta Strettola”, e nella “strada Scalesia”. La spontanea scelta degli orefici di svolgere la loro attività nel “Borgo”, nel tempo attraversò alterni momenti, legati a diverse concezioni di sviluppo dei Governi che si succederanno nella guida della Città. Il Viceré Marchese del Carpio con la prammatica del 10 dicembre 1683 ratificò la presenza degli orefici nel Borgo e regolamentò l’attività circoscrivendola obbligatoriamente nei limiti del Borgo. Anche Carlo di Borbone con un Real Dispaccio nel maggio del 1755, richiamò gli orefici al rispetto dei confini stabiliti entro cui dovevano esercitare l’arte, ma in realtà nulla di concreto fu fatto per obbligare realmente gli orefici a rispettare i confini, probabilmente per non reprimere lo sviluppo dell’arte. Diversamente Ferdinando di Borbone, più volte richiamò gli orefici a rispettare quanto era stato deciso nel decreto del 1755. Il sovrano il 31 agosto del 1783 e il 29 maggio 1798 rinnovò “l’obbligo di non tener Botteghe fuori” dei confini del Borgo, probabilmente l’intento del sovrano era quello di evitare la dispersione dell’attività e quindi di consolidare il legame che l’arte orafa napoletana aveva con il luogo simbiotico ove nel tempo si era sviluppata, ed aveva trovato le ragioni per radicarsi e confrontarsi con la realtà economica e culturale della Città. I piani per promuovere le produzioni del Regno promosso dai sovrani Borbone, come abbiamo già affermato, si espresse operativamente attraverso la creazione di fabbriche - originali modelli produttivi - che furono ospitati in edifici altamente rappresentativi appositamente progettati e realizzati, come il Reale Albergo dei Poveri di Napoli e la Reale Fabbrica delle Sete di San Leucio, che con la loro presenza dovevano segnare fortemente il territorio, e simbolicamente rappresentare la politica di rinnovamento messo in atto dalla nuova dinastia. Diverse attività furono trasferite fuori delle mura dell’antica Città, in zone “fuori dazio”; in particolare la lavorazione dei filati, quella dei tessuti e le tintorie. L’attività orafa fu invece legata con provvedimenti specifici, decretati da Ferdinando IV di Borbone che volle mantenere le botteghe dell’arte orafa nel suo territorio d’origine, riconoscendone la valenza caratterizzante che doveva essere salvaguardata. Ferdinando IV durante il suo Regno attuò numerose iniziative per favorire il progresso






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

dell’arte orafa, e delle arti ad essa legate, autorizzando l’apertura di scuole e laboratori, che dovevano operare sotto la protezione ed il controllo dello Stato, per assolvere al compito di creare nuovi artefici, esperti anche nell’arte dell’incisione. La documentazione archivistica acquisita durante la ricerca compiuta nell’Archivio Storico di Napoli, ha costituito una preziosa fonte per acquisire dati e testimonianze inedite sulla moda in voga alla Corte di Napoli, sugli artieri impegnati nel creare manufatti unici destinati ai sovrani. Le “Note” di consegna, dei vari generi compilate dai manifatturieri: Orefici, Argentieri, Tessitori, indicano le denominazioni dei vari manufatti in uso nel Regno. La tipologia dei gioielli è riscontrabile negli inventari e nelle note allegate ai testamenti della elite del Regno, che documentano la notevole quantità di capi pregati che arricchivano i “guardaroba”, composti da abiti confezionati con stoffe tessute con fili d’oro e fili d’argento, accompagnati da “gioje” caratterizzate da piogge di diamanti. I preziosi oggetti concepiti come “finimento” dell’abbigliamento, di norma erano caratterizzati da un unico disegno armonico, per essere indossati come completo e per questo erano anche definiti “concerto”. L’Oro, i metalli preziosi, la loro lavorazione, sono il filo conduttore di questo studio che si propone di ripercorrere attraverso un vasto repertorio documentario, in gran parte inedito, la storia dell’Arte Orafa del nostro territorio, del “Borgo” e dei suoi Orefici. I dati acquisiti durante la ricerca documentaria hanno inequivocabilmente evidenziato le peculiarità dei manufatti di moda creati nel Regno resi sempre più riconoscibili nel secolo XIX dall’uso originale di materiali offerti dal territorio, come le pietre vesuviane, le pietre laviche, i coralli, le conchiglie, che erano adoperati per creare cammei di mirabile fattura, impreziositi da corolle di brillanti e di perle. Il repertorio documentario ha inoltre evidenziato la vastità delle attività legate all’arte dell’oreficeria, ed ha posto in luce le personalità degli artefici: degli orafi, degli argentieri, dei battiloro, degli incisori e dei gioiellieri, che con la loro operosa creatività hanno contribuito ad accrescere nel mondo il prestigio dell’arte orafa della città di Napoli e dei suoi dintorni, ideando oggetti unici marcati indelebilmente con la simbolica “N”che insieme alla figura di “Partenope” distingueva i manufatti del Regno. Questo studio vuole essere un contributo fattivo per consolidare il legame dell’arte orafa, che ancora viene svolta nel “Borgo Orefici”, con l’antica tradizione che si è distinta per la creazione di oggetti d’arte, incomparabili per la esecuzione e la originalità delle forme ideate per una comittenza regale. Nicoletta D’Arbitrio


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Jacopo Foresti, noto come Bergomese, illustrazione dal “Supplementum Chronicarum” nell’edizione veneziana del 1490




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Le Arti della Città

“Le Industrie se mancano deve il Principe farle nascere, e se nate deve procurare che fioriscono, e ne raccoglierà gran frutto”. (Diomede Carafa, “De Subditorum civitatisque commovis procurandis”. Ultimo quarto sec. XV)

antico centro di Napoli conserva ancora le testimonianze della operosa presenza degli artefici, che con la loro attività hanno caratterizzato per secoli i borghi, le piazze e le strade. In particolare il Quartiere Pendino, si identifica nella forte presenza del “Borgo degli Orefici”, incuneato tra i Quartieri: Porto, Mercato, e San Lorenzo, caratterizzati anch’essi dalla presenza di attività produttive, che costituivano “l’humus” della storica Città. Gli artefici che avevano stabilito in quei luoghi soltanto le loro attività, avevano contribuito anche a valorizzarli finanziando il sorgere di Chiese, Cappelle, Congreghe e Conservatori come: La Chiesa di S. Agata degli Orefice, edificata nel seicento dagli orefici, sita nel supportico dell’antica “Loggia di Genova”, che era stata concessa da Giovanna I ai mercanti genovesi come luogo ove svolgere la loro attività, la “Congrega de’ Tintori d’oro”, ubicata nella Chiesa di S. Maria la Grande e il “Conservatorio di tutti i Santi” riservato alle “figlie della Nobile Arte delli Orefici”, sita nella strada di S. Paolo, retta dalle Monache di S. Andrea. L’Arte orafa ebbe i primi riconoscimenti da Federico II, probabilmente nel terzo decen-

L’


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



nio del secolo XIII, insieme alla ratificazione di fondamentali norme, con cui si intendeva determinare e garantire la qualità dei manufatti. I provvedimenti del sovrano stabilivano di fatto l‘obbligo ai maestri dell’arte di esplicitare la qualità dei loro manufatti che doveva essere per l’oro non inferiore ad un valore di otto once d’oro puro per libbra e per l’argento non meno di undici once d’argento puro per libbra. Carlo II d’Angiò, incoronato dopo la morte di Carlo I (1306), impose l’obbligo del punzone, che doveva garantire la qualità dei lavori ed il titolo dell’oro e dell’argento. Il 23 novembre del 1347 la Regina Giovanna concesse agli orafi napoletani di eleggere i loro rappresentanti, scegliendo tra i maestri quattro consoli, che avrebbero dovuto assolvere al compito di curare gli affari dell’arte, e di convocare, quando fosse stato necessario, l’assemblea degli iscritti. Le testimonianze archivistiche confermano che nel XIV secolo numerosi orefici avevano scelto per loro sede i luoghi che ancora oggi occupano, che viene già citata come: Strada degli Orefici. Le botteghe, di proprietà di nobili famiglie, erano concesse agli artefici con lunghi contratti di affitto, che venivano rinnovati ai discendenti per varie generazioni. I documenti ritrovati, di recente da chi scrive, oltre a svelano l’identità di numerosi artefici che già nel XIV avevano stabilito la loro attività nel Borgo, ci forniscono notizie preziose sulla ubicazione delle botteghe, sulla disposizione interna dei locali, e sulle variazioni del costo dei fitti. Alcuni atti risalenti ai secoli XIV, XV e XV documentano i passaggi di proprietà di “case e botteghe” d’Oreficeria possedute da personaggi d’alto rango. In questo senso è esemplare la vicenda legata alla eredità di Don Alessandro Brancaccio, che nel 1368 .aveva designato nel suo testamento la figlia Maddalena Brancaccio erede delle Botteghe site nel Borgo. Le botteghe furono in seguito donate da Donna Maddalena al convento di San Domenico Maggiore di Napoli, affinché, dal reddito ricavato, fossero celebrate delle messe in suo suffragio, come era uso fare in quel tempo. Seguendo le annotazioni scritte dai padri nei libri dei conti del convento, possiamo ricostruire la storia delle botteghe e rintracciare l’identità degli artefici a cui furono concesse in fitto, e che in esse svolsero per molti anni la loro attività. Infatti i contratti stipulati e la

La Belle Ferronniére (Leonardo, Musée du Louvre) Il dipinto del Maestro è tra i più rappresentativi ritratti di Corte Nei suoi recenti studi Alessandro Ballarin, ha formulato l’ipotesi che la Dama ritratta possa essere l’altera ed inquieta Isabella d’Aragona, che nel 1489 da Napoli, accompagnata dal fratello Ferrandino, giunse alla Corte del Moro, per andare in sposa a Gian Galeazzo Sforza. L’originale gioiello a cerchio impreziosito da una gemma, che orna la fronte dell’affascinante Dama, nel terzo decennio del XIX, sarà preso a modello per la creazione di molti gioielli, che verranno denominati: Ferronniére. Nell’inventario compilato nel 1836 dei gioielli della Regina Maria Cristina di Savoia, prima moglie di Ferdinando II di Borbone vengono repertate sei Ferronniére decorate con: perle orientali e brillanti.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

riscossione mensile dei fitti indicano che una delle botteghe era stata affittata per “anni ventinove “ agli Orefici Francesco e Antonio d’Armenza. Trascorso questo periodo, il contratto d’affitto venne rinnovato per altri 29 anni ad Aniello d’Armenza, figlio di Francesco. Nel 1536 la bottega è data in gestione a Domenico Fontana, e poi nel 1577 al figlio Antonio. L’anno suc-

Ritratto di Don Pedro de Toledo come cavaliere dell’Ordine di Santiago (cerchia di Tiziano) Don Pedro de Toledo (1484-1553), fu Viceré di Napoli dal 1532 al 1552. Il dipinto lo raffigura in abiti di foggia spagnola di colore scuro rischiarato da una collana d’oro, caratterizzata da una doppia catena. La vermiglia decorazione dell’Ordine dei Cavalieri di Santiago, caratterizzata dalla croce-spada, è sorretta da una terza catena. La mano sinistra, adornata con due anelli, portati entrambi nel dito mignolo, mantiene l’elsa dorata della spada.

cessivo l’orafo Vincenzo Porpora, acquista il locale. Le altre “Botteghe agli Orefici”, ereditate dal convento di San Domenico Maggiore, erano state locate nel 1483 agli Orafi: Giesemundo Fiore e Giò Domenico di Lieto di Napoli. Anche il Monastero di Santa Chiara nel XVI secolo, come testimoniano i libri di “Esito” avere ricevuto in dono alcune botteghe nel Borgo degli Orefici, date in gestione a vari orefici. I documenti contabili ne riportano i nomi e documentano i passaggi avvenuti negli anni. Infatti l’ampio locale ubicato nella strada degl’Orefici, dalla parte della Piazza della Loggia di Genua, che poteva avvalersi di due porte, una dalla Strada degl’Orefici e l’altra dalla parte del Sopportino del pane, dal 23 ottobre 1529, era occupato da Tommaso Garofano. Un’altra bottega sita nella Strettola era locata dal 17 aprile 1581 a Giò Andrea Ciuffo. Altri locali ubicati nella strada degli Orefici e Strettola risultano dal 12 febbraio 1620, concessi in fitto a Andrea Persico (1). Ma non erano solo i due complessi religiosi a possedere proprietà nel Borgo Orefici, gran parte della edilizia civile della capitale risulta essere tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII secolo di proprietà di ordini religiosi. Una descrizione della situazione patrimoniale napoletana ci viene data da un memoriale inviato dal Procuratore della Città al Viceré Conte Daun che fu da questi trasmesso a Vienna. In esso si chiedeva di trovare delle soluzioni affinché “non si inoltrassero più Ecclesiastici nello acquisto dei beni stabili, dei quali già li medesimi in questa Città e Regno ne possiedono tre e più delle quattro parti, e fra poco tempo ne saranno li medesimi Ecclesiastici Padroni del rimanente…”. Nella cultura sentimentale della Città, le Chiese ed i Monasteri costituiscono un riferimento imprescindibile, questo ci è testimoniato anche dalle tante opere finanziate dai Maestri dell’arte per costruire le Cappelle dell’Arte, dedicate ai Santi protettori. Spesso le attività ed i manufatti prodotti in quel luogo si identificavano con esso, come l’attività dei Tessitori di Drappi che


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



avevano scelto come luogo elettivo dove svolgere il loro lavoro l’area ove si affacciava la chiesa di Santa Maria in Cosmodin, che in seguito fu soprannominata di Portanova; anche la produzione dei manufatti si identificò con il luogo ed i tessuti furono definiti: Drappi di Portauova. L’operosa presenza di tanti artefici, già organizzati spontaneamente in associazioni di mestiere fu ufficializzata da Giovanna I nel 1380. La sovrana il 23 novembre del 1347 aveva già concesso ai Maestri orafi il diritto di eleggere ogni tre anni, quattro Maestri, che con il ruolo di Consoli dell’Arte avrebbero dovuto curare gli affari della Corporazione, convocare le assemblee, esaminare e valutare le capacità di coloro che volevano esercitare l’Arte (2). L’attività svolta dalle Corporazioni delle Arti, ci viene descritta nelle Capitolazioni, che venivano discusse e approvate negli anni per tutelare il lavoro degli artefici, stabilendo le modalità lavorative e le caratteristiche qualitative dei manufatti prodotti nel Regno. Le firme apposte dagli artefici, per formalizzare l’accettare delle regole, ci testimoniano l’espansione che ebbero le Arti nella nostra Città nei secoli XVI, XVII e XVIII (3) delle varie associazioni corporative. Tra le Corporazioni delle arti le più numerose e potenti furono quelle: degli Orefici, dei Ricamatori, dei Tessitori: di drappi di seta, di drappi d’oro, di trine e passamani di seta e d’oro, e de’ Cositori. Re Ferrante d’Aragona nel 1474 aveva concesso alla Corporazione degli Orefici degli Statuti vantaggiosi, in cui si stabilivano alcune regole basilari per lavorare i metalli preziosi; ad esempio l’oro, non si poteva lavorare: “più basso che di sedici grana lo trappeso, né legare nè includere petre et gioje contraffatte in auro”, e l’argento non doveva essere lavorato dai Maestri: “più basso, che di quattro carlini l’oncia”. Anche Ferrante, come i suoi predecessori, riconobbe come strumento di consolidamento l’introduzione della marchiatura dei manufatti, che doveva rendere riconoscibili i gioielli creati a Napoli; il sovrano perseguendo questo intento concedesse: “alli detti Maestri et Consuli della Arte lo puntello, o vero mercho delo quale se marcherano tutti basselli et lavori di Argento …., lo quale postillo, o vero marcho di Napoli…” (4). I Consoli dell’arte nel 1593 ritennero indispensabile aggiungere alle antiche regole nuovi Capitoli. Ancora nel 1613 i Consoli Mario d’Amato, Giò Franco Caputo, Cosimo Carotenuto, Giò Domenico Amalfitano ed il Governatore del Monte degli Orefici Giò Antonio Califano, confermarono i regolamenti aragonesi, ma aggiunsero a questi nuove postille, per adeguare le antiche leggi, alle nuove esigenze. Il documento fu approvato e sottoscritto dai centocinque Maestri Orefici iscritti all’Arte (5).

La regina Giovanna I, dal codice degli “Status du Saint Esprit, 1352

Artista meridionale del XVI secolo (Ischia, convento di Sant’Antonio) Madonna delle Grazie tra le donatrici Costanza d’Avalos e Vittoria Colonna. Nella tavola realizzata per la chiesa delle Clarisse di Ischia, situata nell’area del castello aragonese, Costanza, governatrice dell’isola dal 1503 al 1528, è raffigurata abbigliata con un abito da linee rinascimentali, ornato con gioielli di corallo, oro e perle.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

I sovrani Aragonesi ben conoscevano il potere d’affascinazione degli apparati vestimentari e adoperarono con molta attentamente questo strumento, curando ogni loro apparizione in pubblico, affidando la progettazione degli eventi ad abili artefici. Le carte della Tesoreria Aragonese riportano i nomi degli artefici di Corte insieme la qualità delle loro ideazioni. Pere de Mondrago che curava il guardaroba reale inventariava con cura le opere a lui consegnate dagli artieri; primo tra questi l’orefice Guido

Cronaca “figurata” degli orefici Giovanni e Leonardo Ferraiolo secolo XV Descrizione degli avvenimenti del 16 febbraio 1495.

d’Antonio, artefice dei preziosi collari d’oro del sovrano. I cronisti del tempo di Re Ferrante d’Aragona hanno tracciato preziose testimonianze del sontuoso guardaroba del sovrano governato da Renco de Mirabal, ricco d’abiti di imbroccati d’oro riccio, confezionati dal sarto Petrucho Pistacho e dal sarto-costumista Petillo di Ischia. L’oro fu il protagonista indiscusso dei manufatti d’alto pregio ideati dai maestri arafi e tessitori che lavoravano per la Corte di Napoli. Della complessa fattura, delle grandi quantità d’oro e d’argento impiegati non solo nella creazione di monili, ma anche nella lavorazione dei tessuti - che parimenti erano concepiti come “gioje”, - ci parla Giuliano Passero nei suoi “Diurnali”, che ci descrive anche le fastose manifestazioni in cui i sovrani si mostravano in pubblico abbigliati con vesti intessute d’oro tanto da apparire come: “una scuma d’oro lustrante” (6). I fasti della Corte Aragonese ci vengono descritti e illustrati anche in un originale diario tracciato da due Orafi: Giovanni e Leonardo Ferraiolo, figli del Maestro Orafo Francesco Ferraiolo. I Ferraiolo nel 1484 avevano nel Borgo la loro bottega, e da questa postazione divengono testimoni attenti dei grandi avvenimenti in corso. I geniali artefici arricchirono le loro cronache, con accurate descrizione delle scenografie e degli apparati approntati per i vari avvenimenti, degli abiti e gioielli indossati dai sovrani e dai personaggi della Corte Aragonese (7). I fratelli Ferraiolo e Giuliano Passero, hanno lasciato una preziosa documentazione dei fasti della Corte d’Aragona ricca di descrizioni degli apparati indossati per le cerimonie di incoronazione. Particolarmente suggestiva è la descrizione che il Passero tracciò dell’apparato indossato da Alfonso II durante la cerimonia dell’incoronazione. Il cronista descrive il sovrano letteralmente ricoperto d’oro, di perle, e di pietre preziose, che risplendevano fin


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gian Cristoforo Ganti detto Gian Cristoforo Romano (Roma 1470 ca. - Loreto 1512) Medaglia di Isabella d’Este oro, smalti e diamanti (fronte e retro)

sulla coda del cavallo. Egli asserisce “che tutto il mondo è restato ammirato da tante ricchezze, che si sono viste per Napoli” (8). L’ornamento principe della moda della Corte Aragonese e in seguito di quella della Corte Vicereale furono i collari d’oro, arricchiti da grosse medaglie. I collari furono l’unico ornamento indossato costantemente anche dall’Imperatore Carlo V, che nelle cerimonie portava il collare con le insegne del “Toson d’oro” (9). Negli ultimi decenni del secolo XV operavano a Napoli artisti di gran rilievo, tra questi Adriano di Giovanni de’ Maestri detto Adriano Fiorentino (1450ca 1499) che giunse a Napoli nel 1488 a seguito di Virginio Orsini, comandante in capo dell’esercito aragonese. All’artista venne commissionata da Ferdinando d’Aragona, Principe di Capua, futuro Ferdinando II, una medaglia commemorativa per la morte di Ferdinando I, che porta la data del 25 gennaio 1494. La tradizione di eseguire medaglie commemorative continuò anche nel XVI secolo; Tra gli artisti noti e stimati nelle Corti Italiane a cavallo tra i due secoli è documentata l’opera dell’orafo e scultore Gian Cristoforo Ganti detto Gian Cristoforo Romano (1470ca-1512). L’artista eseguì diverse medaglie, tra cui una per Isabella d’Aragona. Donna Isabella era conosciuta per la sua eccentrica eleganza, di cui le cronache riportarono un’ampia documentazione; in particolare ci vengono descritti i copricapo ispirati alla moda francese con “li corni guarniti da bellissime perle tramezzate con molte zoglie di diamantini, de rubini, de smeraldi et altre degnissime prede, che era una cosa molto sumptuosa et richa (10). A Napoli il Ganti era conosciuto e stimato per sue le creazioni, in particolare era stata molto

Artista del XVI secolo. Medaglia di Vittoria Colonna (diritto) e di Ferrante Francesco d’Avalos (rovescio), bronzo




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

apprezzata la medaglia che aveva eseguito per Isabella d’Este. Dello stupore che l’opera aveva suscitato alla Corte di Napoli, riferì Iacopo d’Atri in una lettera del 24 ottobre 1507, inviata a Isabella: “Joan Christopharo Romano … me ha facto degno de una medaglia de V. E. che è mille volte bella come voi medesima. Me dice averla mostrata, come cosa divina ad tutte queste regine, quale tutte cum maravegla la riguardava et che la Regina mugliera, avante andasse in Spagna la vidde: che pareva non se ne potesse saciar de guardare,

Girolamo Santacroce (Napoli 1502 ca. - 1537 ca.). Medaglia di Iacopo Sannazaro argento e bronzo

dicendo che ultra la singre bellezza: che leffigia indicava un grande Inzegno…” (11). L’opera del Romano influenzò molti artefici del tempo. A Napoli lavorava anche Girolamo Santacroce (1502ca-1537ca) scultore orafo, che venne definito da Iacopo Perillo, fiduciario a Napoli della Marchesa Isabella d’Este Gonzaga, in una missiva dell’11 giugno 1519 inviata all’umanista Mario Equicola: “lo migliore che vi sia in Napoli”. All’orafo venne commissionata da Isabella d’Este una medaglia celebrativa dell’opera di Iacopo Sannazzaro , che fu realizzata dall’artista in bronzo e argento. La medaglia riproduce da un lato l’umanista di profilo e sul rovescio “l’adorazione del Bambino”. Dell’opera dallo Storace parla anche Pietro Summonte nel 1524 in una lettera diretta a Marcantonia Michiel: “Ha ritracto il Sannazzaro in medaglia e facto un Appollo:cose ben stimate qua da ciascuno” (12). La ricchezza dei gioielli Cinquecenteschi ci viene testimoniata dagli inventari del guardaroba della Duchessa d’Amalfi Silvia Piccolomini de’Aragona compilati tra il 1542 ed il 1543, che elencano una vasta gamma di monili d’oro impreziositi con smalti colorati e pietre preziose, tra cui primeggiano i diamanti, le candide perle, gli zaffiri, le agate, i lapislazzuli, le corniole, i rubini, le ametiste ed i coralli, una grande quantità di coralli adoperati per decorare lunghe cinture; fra queste una in particolare era decorata con: “349 corallj rossi tondi intramezzati “con nasettj di corallj” . Il guardaroba della Duchessa descrive dettagliatamente la raffinata fattura degli abiti e degli accessori in voga nel XVI secolo confezionati con tessuti-gioiello tramati con oro lamellare, impreziositi ulteriormente da ricami con fili d’oro e d’argento e da pietre preziose (13). La manifattura prevedeva l’intervento di molti qualificati artefici: tessitori, orefici, battiloro, ricamatori e sartori. Questi ultimi nel 1583 approvarono i Capitoli della loro arte, che furono poi il 21 novembre del 1642 riconfermati dal Governatore dell’Arte, il Mastro Giò Carlo Sparano, cositore avante Palazzo al Ponte e dai quattro Consoli della Cappella di San Michele Arcangelo e Sant’Omobuono negl’Incurabili, convalidati con la firma dai 520 artefici iscritti all’Arte. Con la nuova approvazione i Sartori intesero ribadire che non era consentito a nessuno: aprir Bottega a Napoli, senza aver ottenuto la licenza dai Consoli (14).


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gli atti raccolti nel fondo del “Cappellano Maggiore” riportano i nomi dei Maestri Orafi che sostennero il ruolo di Consoli dell’Arte nel XVII secolo. Un documento redatto il 4 ottobre del 1669 porta le firme dei quattro Consoli: Simone Parancandolo, Giacomo Piccino, Gennaro Portio, Aniello Treglia, e di tutti gli Orefici che firmarono i provvedimenti per approvarli: Giacom’Antonio Pandolfo, Lorenzo de Rinaldo, Matteo Trotta, Francesco Antonio Rendeva, Ignazio d’Orso, Giò Batta Vinaccia, Giò Batta della Martina, Giò Lorenzo Mazzola, Melchior Maturantis, Andrea Naclerio, Giò Batta Attingento, Gennaro Durante Lo nardo Maiorino, Giacinto Portio,Giuseppe Persico, Pietro de Crescenzo, Michele de Sio, Giuseppe Strozzi, Francesco Pandolfo…. (15). Tra gli argentieri attivi nell’ultimo decennio del secolo XVII, è nota l’opera: di Gennaro Scarpellino, che nel 1693 esegui le “giarre” d’argento del “primo gradino” dell’altare della Basilica di San Domenico Maggiore, e di Maestro Nicola Mansone, che eseguì nel 1966 i candelieri per la chiesa Domenicana (16). Anche i Ricamatori (17) iscritti alla Corporazione dell’Arte, il 26 marzo del 1647, confermarono in centoventisei gli antichi Capitoli, e ne aggiunsero di nuovi per tutelare sempre più la loro creatività e professionalità, riservando ai soli ricamatori la ideazione dei disegni dei preziosi ricami in oro ed argento. Infine i Tessitori di drappi il 9 marzo del 1652 in 50 firmarono le nuove norme aggiunte ai Capitoli che erano stati approvati nel 1626, per disciplinare, non solo, l’ammissione e l’attività dei Maestri forestieri, ma anche la formazione di nuovi operatori di: “Damaschi, Lame, Armesini d’oro et argento a tiro” (18). L’aggiunta continua di nuove regole alle antiche, testimonia l’esigenza costante dei Maestri, creatori di prodotti di lusso, di mantenere, anzi, di migliorare la qualità dei loro manufatti seguendo i sempre più rapidi cambiamenti della moda, e di difendere la identità delle produzioni locali dalla sempre più invadente presenza di manufatti importati dall’estero. L’indispensabile operazione di aggiornamento tecnologico, fu faticosa e spesso, per gli elevati costi, non sostenibile dai piccoli imprenditori. Il processo di adeguamento coinvolse tutte le Arti compreso quella dei Maestri tentori de Cappelli d’opera vecchia che, nel febbraio del 1669, in difesa della loro attività, oltre a invocare l’appoggio di Dio e di qualche Santo particolare - individuato nel: glorioso San Giacomo Apostolo, eletto per loro Avvocato e Protettore con la costruzione di un altare - stabilirono

Sebastian Münster - Neapoli, 1567




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

anche le indispensabili nuove: Capitolazioni e Convenzioni, per controllare anche la vendita dei Cappelli per Napoli, che venne riservata solo agli iscritti alla Capitolazione (19). Anche “L’Huomini esercitanti l’Arte di tessere Calzette, in 37 approvarono e aderirono apponendo la

Pianta e alzata della città di Napoli, Paolo Petrini 1718 ca. Pianta e alzata della città di Napoli, Gabriel Bodenher 1720 ca.

loro firma, il 20 maggio del 1718, l’atto di fondazione del loro Consolato che doveva controllare il rispetto delle Regole e la perfetta tessitura, sui telai a maglia con achi di vari manufatti che, “per maggior chiarezza”, furono elencati: calzette di seta, lama, filo, capicciola, bambace, argento ed oro filato, guanti, berretti, calzoni, camiciole, et altro fatto a maglia (20). I capi d’abbigliamento elencati dagli artefici e la preziosità dei materiali citati, rappresentarono il chiaro sintomo del cambiamento della moda in corso. Decadute, finalmente, le limitazioni imposte con le Leggi Suntuarie (21) particolarmente severe nel XVII secolo, nel limitare e regolamentare l’uso di apparati vestimentari confezionati con tessuti pregiati decorati con fili di seta e fili d’oro, ornati con gioje, sia i tessitori di drappi d’oro e d’argento, sia gli orefici potettero senza censure esercitare la loro fantasia. I limiti ancora da non superare, furono solo quelli imposti dalle possibilità economiche della committenza; la richiesta di manufatti lavorati con materiali preziosi divenne sempre più vivace. La sofisticata, severa, eleganza degli apparati vestimentari seicenteschi, che la elite aveva eletto come rappresentate dalla sua immagine ideale, caratterizzata da pesanti sete nei colori nero e castagna, ornate da candidi colli inamidati e da gioie impreziosite con perle e diamanti, venne abbandonata anche nel Regno di Napoli. La frivola e colorata moda francese prese il sopravvento ed anche alle dame napoletane fu permesso, finalmente, di mostrare le loro beltà esaltate da generose scollature e da collane d’oro: goliere o goglié (22), impreziosite da una “pioggia” di diamanti. I severi apparati vestimentari imposti dell’etichetta spagnola vennero relegati definitivamente nell’ambito delle rievocazioni storiche. I sovrani Borbone riconobbero anch’essi nella marchiatura dei manufatti uno strumento di emancipazione delle produzioni locali, un fattivo mezzo per stabilire dei parametri di


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



qualità riconoscibili ed identificabili con il territorio da cui provenivano, e rappresentare delle reali testimonianze della antica cultura materica del Regno di Napoli. I vari cambiamenti del marchio avvenuti durante i secoli XVIII e XIX, ci permettono di datare i manufatti, e riconoscerne gli autori. Ogni oggetto come dettavano i regolamenti emanati nel maggio del 1798, che in sostanza confermavano quanto era stato stabilito nelle “Capitolazioni”del 1710, ed in particolare si ribadivano che i lavori d’oro e d’argento debbano portare il: “…marco dell’Arte, con quello del Console più antico, con quello del Fabbricante, e con quello del Toccatore…”. La definizione del marchio costituirà anche uno strumento per i sovrani, che si succederanno sul trono di Napoli, per legare le produzioni al periodo del loro Regno, rendendole identificabili attraverso i cambiamenti introdotti di volta in volta. Gioacchino Napoleone il 17 dicembre 1808, nell’ordinare le nuove regole per la lavorazione dell’oro e dell’argento, stabilì anche un nuovo marchio di garanzia, che: “consisterà in una testa di donna veduta di faccia, ornata in forma di Partenope, più grande pe’ lavori d’argento, ed alquanto più piccola pe’ lavori d’oro….”. Secondo le disposizioni del sovrano francese, il nuovo marchio doveva essere adottato uniformemente in tutto il Regno di Napoli. Ferdinando I il 15 dicembre 1823, decretò il “cangiamento de’ bolli” ed anche la rettifica del “sistema sinora tenuto nelle nostre officine di garanzia…che si rendono facili a potersi alterare”. Con le nuove disposizioni il sovrano intese soprattutto censurare il marchio istituito da Gioacchino Napoleone ed introdurre un nuovo marchio, che doveva rappresentare la restaurazione dell’antica dinastia dei Borbone; il simbolo scelto dal Re fu la “testa di Partenope di profilo”.I vari cambiamenti del marchio voluti dai sovrani, tenderanno inequivocabilmente a identificare, attraverso un’immagine dall’alto valore simbolico, i manufatti del Regno con la Capitale. Questa volontà verrà chiaramente espressa da Ferdinando II nel Decreto emanato il 26 gennaio 1832, in cui il sovrano stabiliva l’introduzione del nuovo marchio per tutti i lavoro d’oro e d’argento che: “dovranno contenere il distintivo della lettera N denotante nostrale….”. Napoli poteva vantare nel primo quarto del secolo XVIII abilissimi artefici come Antonio de Laurentijs, Niccolò De Turris, Nicola Starace e Gennaro Serrao, Antonio Tagliaferro che

Vedute di Napoli Johann Homann 1727 Incisione acquerellata, Norimberga

Antonio de Laurentijs, 1720 Alzata in tartaruga decorata in piqué brodé firmata nel verso




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

sapevano creare oggetti mirabili, disegnando con l’oro e con l’argento, usando come base, materiali di varia natura: tartaruga, madreperla, pietra d’Egitto e la porcellana bianca di Capodimonte. Molto documentata è l’attività di Antonio de Laurentijs, nel 1743 lavora già per Carlo di Borbone e nel 1746 continua a lavorare per il sovrano con il ruolo di Orafo di Corte. Esperto nella lavorazione di oggetti decorati apiqué incrusté d’or, le sue originali creazioni

Mitra di San Gennaro, argento dorato, rubini e diamanti a taglio brillante, Matteo Treglia 1713. Il prezioso manufatto fu impreziosito con le gioje donate da fedeli

Collana di San Gennaro, 1679-1744. La lavorazione della complessa collana, ebbe inizio nel 1679. L’incarico fu affidato il 18 ottobre al maestro orafo Michele Dato. Nel tempo l’oggetto fu impreziosito con altre pietre donate dai fedeli e con l’aggiunta di un gioiello donato da Carlo di Borbone e da una croce donata, a sua volta, dalla sovrana Amalia di Sassonia nel 1739. Nel 1744 il maestro orafo Ignazio Nasti fu incaricato dalla Deputazione di formare un gioiello con altre gemme e gioielli donati dai fedeli. In seguito alla Collana furono aggiunte altre gioje.

sono oggi nelle collezioni più prestigiose d’Europa. De Laurentiis creò per il sovrano numerose tabacchiere, tra queste, nel 1743 una in pietra d’Egitto montata in oro e brillanti, e nel 1747 una tabacchiera di porcellana decorata con una miniatura nella parte interna (23). Tra gli argentieri che lavoravano nella Capitale nella prima metà del XVIII secolo, è noto il Maestro Filippo de Sanctis a cui furono commissionate le quattro grandi “frasche” d’argento della Cappella del S. Angelo Custode, della Basilica di San Domenico Maggiore. Le “frasche” consegnate dall’orefice 1725 furono eseguite su disegno di Giuseppe Conforto. All’Argentiero Saverio Manzone i padri Domenicani nel 1773 affidarono la manifattura dei candelabri per l’altare maggiore e di una corona per la statua della Madonna, che fu impreziosita con “dodici diamanti, dodici rubini, una zafiro bianco, un anello con Smeraldo in mezzo e due diamanti laterali”. L’orefice eseguì diverse opere per il “Tesoro” della Basilica di San Domenico, ricavando l’argento dalla fusione dagli antichi arredi (1777) (24). Nota è l’attività degli artefici che lavorarono per gli arredi della Cappella di San Gennaro: il Maestro Matteo Treglia eseguì nel 1713 la Mitra per il “Santo Patrono San Gennaro”. Al Maestro la Deputazione l’anno precedente aveva commissionato il disegno del paramento sacro. Per la Cappella lavorarono nel secolo XVIII anche i Maestri: Aniello d’Apuzzo, Filippo del Giudice, Giacinto Buonacquisto, Giuseppe Sanmartino Giuseppe e Gennaro del Giudice. Il gioielliere di camera di Carlo di Borbone Michele Lofrano nel 1761 ideò su commissione regia un ricchissimo calice d’oro, ornato con numerosi brillanti, rubini e smeraldi (25). L’orefice negli anni successivi esegui, per ordine di Ferdinando IV, i gioielli destinati a Maria Carolina d’Austria, novella sposa del sovrano. In quegli anni a Corte lavorava anche l’orafo Matteo Tufarelli (26). Il nome del Tufarelli viene riportato nell’elenco dei gioiellieri a cui una “commissione” composta da “dodici onesti ed intelligenti cittadini”, che nel 1799 il nuovo Governo aveva nominato, scegliendoli tra gli stessi orefici, per “modellare una tassa per gli orefici. A Matteo Tufarelli gioielliere , che figura primo nell’elenco formulato dalla commissione fu imposta una tassa di 8.000 ducati, e di seguito:” a Fabrizio Tufarelli gioielliere 4.000 ducati,


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Napoli dal mare, Orazio Grevenbreck 1730 ca.

ad Antonio Avitabile argentiere 2.500 ducati, a Giò: ed a Ignazio Vanderlich orefici 2.650 ducati, a Orazio Sessa orefice 1.650 ducati, a Luigi Canonico orefice 1.650, a Vincenzo de Angelis orefice 1.650 ducati, a Antonio Fumo Orefice 1.350 ducati, a Raffaele Califano orefice 700 ducati…..” (27). Il documento è di estremo interesse perché elenca i nomi degli artefici attivi nel 1799 in Città e di ognuno indica la specializzazione. Durante il secolo XVIII, nonostante il fermo divieto emanato dai sovrani Borbone di aprire Bottega fuori dei delimitati confini del Borgo, gli orefici cercarono sempre di eludere quanto era stato stabilito e di aprire altre Botteghe anche nella strada di San Giacomo. Consultando gli elenchi dei Maestri Orafi che esercitavano l’arte dopo la soppressione delle Corporazioni delle Arti, nei primi decenni del secolo XIX possiamo verificare che la maggior parte dell’attività orafa veniva svolta ancora entro gli antichi confini. Questo dato rimase costante anche nell’ultimo decennio del secolo XIX. La lunga attività svolta dal Real Laboratorio delle Pietre Dure di San Carlo alle Mortelle e la Scuola-Laboratorio per la lavorazione del corallo alloggiato, per concessione reale, negli attrezzati ambienti del Real Albergo dei Poveri di Napoli da Paul Barthélemy Martin nel 1807 contribuiranno in modo fondamentale a radicare l’arte della lavorazione del corallo, a Napoli oltre che a Torre del Greco, dove la lavorazione era stata già introdotta sempre dal Martin nel 1805, grazie ad una privativa che era stato concessa da Ferdinando IV il 27 marzo. La chiusura nel 1829 della Fabbrica impiantata dal Martin nel Real Albergo, non segnò la fine della lavorazione del corallo, già l’arte si era ampiamente diffusa in Città dove gli ex allievi del Real Albergo, istruiti nell’arte incisoria, avevano aperto le loro botteghe. Nel 1845 l’attività era svolta da circa cinquanta corallari, e alla edizione del 1853 delle Esposizione delle Industrie del Regno parteciparono con i loro lavori in corallo gli artefici Ferdinando Costa, Giovanni Ambrosino e Sebastiano Palomba, che fu premiato, per la qualità delle creazioni presentate, con la medaglia d’oro. I gioielli frutto della fattiva creatività degli incisori napoletani, che traevano l’ispirazione




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

La partenza di Carlo di Borbone per la Spagna, Antonio Jolli 1761

sia dal vasto repertorio archeologico, sia da modelli gotici e rinascimentali, ebbero una larga diffusione in tutta Europa. Notevole apprezzamento furono le creazioni di gusto naturalistico ricche di “fiori, foglie e frutti”, realizzate nella vasta gamme delle qualità della colorata materia. I manufatti napoletani saranno presenti, dopo la fine del Governo Borbone, alle Esposizioni Nazionali ed Internazionali che si terranno a Firenze nel 1861, a Londra nel 1862, e a Parigi nel 1878. Nel 1888 tra le circa 360 Botteghe attive nel Borgo Orefici diverse dichiaravano di essere specializzate nella incisione su: “tartaruga, corallo e lava”. Molte Botteghe erano situate nella “via Grande Orefici”, ma tutte le strade del Borgo erano caratterizzate dalla presenza della laboriosa attività: “via nuova Orefici, strada S. Agata agli Orefici. strada Spezieria Vecchia, strada Pellettieri agli Orefici, Piazza larga Coppolari agli Orefici, vico di Mezzo agli Orefici, vico Cellini agli Orefici, piazza Coppolari agli Orefici, largo Orefici, largo Azzimatori agli Orefici. Le lavorazioni e le specializzazioni dei vari laboratori era ampiamente diversificata, infatti nel 1889 vi erano ancora 13 botteghe di Battiloro, che lavoravano “l’oro in foglie”; altre erano specializzate nei lavori con perle, e nella “lavorazione d’argento”, molte eseguivano l’elaborata tecnica dell’incastonatura delle gemme, ma la maggiore parte dei laboratori orafi era ed è ancora oggi specializzata nella creazione di “gioielleria artistica”.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

1. Alessandro Brancaccio degli Ubriachi, nel suo “ultimo testamento” redatto il 14 gennaio del 1368, lasciò parte dei suoi beni alla figlia Maddalena, tra questi: una “Casa, Botteghe e Poggi nella Strada degl’Orefici”. Donna Maddalena Brancaccio, a sua volta, donò le botteghe al Convento di San Domenico Maggiore. Altre “Botteghe agli Orefici” furono ereditate dal Convento nel 1483, e date in affitto la “n° 1 a Francesco di Armenza per anni ventinove, ad annui dieci”; in seguito per altri “ ventinove anni a figlio Aniello d’Armenza. Nel 1536 la bottega passò a Domenico Fontana, nel 1577 ad Antonio Fontana; ed infine, nel 1578, fu venduta dai Padri Predicatori a Vincenzo Porpora. Le altre Botteghe ereditate dai Padri agli Orefici, furono da questi concesse in affitto: “la n° 2, n° 3, n° 4, e n° 6 a Giesemundo Fiore; la n° 8 a Giò Domenico di Lieto di Napoli; la Casa a Bartolomeo Lanzetta”. (A.S.N. Corporazioni Religiose Soppresse, busta 426). Altre notizie sulla proprietà delle botteghe, sui fitti e sugli orefici che operavano nel Borgo nel secoli XVI e XVII, ci vengono date dal repertorio documentario del Monastero di S. Chiara, dove sono annotate le rendite annue percepite dalle proprietà del Monastero, tra queste le somme provenienti dai fitti delle botteghe nella strada degli Orefici. I documenti indicano che il 23 ottobre 1529 in Monastero aveva concesso a “Tommaso Garofano una Bottega d’Orefice, sita in detta strada degl’Orefici, dalla parte della Piazza della Loggia di Genua”. Nel contratto viene descritta la “Bottega” che: “tiene due porte, una dalla Strada degl’Orefici e l’altra dalla parte del Sopportino del pane, ed altri confini, ad annuo canone di 18 ducati. Altre due Botteghe vengono fittate il 17 aprile 1581 a Giò Andrea Ciuffo. La prima è ubicata “nella strada degl’Orefici, e l’altra nella strada detta della Strettola di questa città, ad annuo canone di ducati 28”. Il 12 febbraio 1620, due Botteghe vengono fittate a Andrea Persico, queste sono “situate una dalla parte degl’Orefici, e l’altra dalla strada della Scalesia, parte del censo annuo secondo donazione deve andare al Monastero di S. Chiara. Il 14 marzo 1620 14 Onorato Servillo, con contratto rogato dal notaio Lio.Batta. Breazzano, “vende per 500 ducati, la terza parte di una casa consistente in due Botteghe una dalla parte della Piazza degl’Orefici e l’altra dalla strada della Scalesia”, e stabilisce che al Monastero di S Chiara deve essere versata “ogni anno la terza parte del fitto, pari a ducati 9.1,13”. (A.S.N. Corporazioni Religiose Soppresse, Busta 2684). 2. G. Tescione, Statuti dell’Arte a Napoli, Ivi 1933. 3. A.S.N. Cappellano Maggiore, Statuti delle Corporazioni. Ministero degli Affari Interni II° inv. Arti e Mestieri. 4. Degli abiti e dei gioielli in voga nel secolo XV, hanno lasciato una preziosissima testimonianza scritta, i Maestri Orafi Giovanni e Leonardo Ferraiolo, che nel 1495 in un loro diario tracciarono una “Cronaca figurata” degli avvenimenti del Regno Aragonese, illustrando con disegni gli apparati scenografici dei cortei, delle giostre, dei matrimoni reali, e gli abiti indossati dai partecipanti. 5. A.S.N. Cappellano Maggiore, busta 1183 inc. 74; busta 1196, inc. 12, 14, 15, 29, 74; busta 1201, inc.47. 6. I Battiloro nei secoli XV e XVI, perfezionarono il metodo di lavorazione dell’oro membranaceo di derivazione orientale. Gli artefici attraverso un lungo e paziente lavoro che consisteva nel ridurre l’oro in sottili lamine battendo per ore il metallo con martelli di varie dimensioni. I fogli così ottenuti venivano tagliati in sottilissime strisce, le lamelle erano adoperate per costruire tessuti ricchi d’oro detti “lastre”, ed anche adoperati per confezionare altre tipologie di filati d’oro. G. Passero, Diurnali di Giuliano Passero”Incomincia lo libro delle Cose de Napoli scritto da me Giuliano Passero setaiolo napoletano- Lo quale prima di me fu incominciato à scrivere dalli miei antecessori, 1240 a 1515”. Manoscritto 7. G. e L. Ferraiolo, Cronaca, Manoscritto sec. XV. 8. G - Passero, op. cit., Napoli sec. XV. 9. N. D’Arbitrio, La veste di nobiltà, il potere e l’apparire, in: Tiziano e il ritratto di corte, Napoli 2006, pp. 96-103. 10. R. Levi Pisetzky, Il costume e la moda nella società italiana,Torino 1978, p. 190. 11. A. Venturi, Gian Cristoforo Romano, in: Archivio Storico dell’Arte, I, 1888, 3, pp.49-59; 4, pp.107-118; 5, pp. 148-158.



Note




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

12. Riccardo Naldi, in :Vittoria Colonna e Michelangelo, Firenze 2005, pp. 44,45. 13. Le carte contabili della famiglia Piccolomini forniscono numerose notizie sull’attività degli artefici: gioiellieri, tessitori, sarti, attivi nel Regno nel secolo XVI. Particolarmente interessanti sono le note riportate nei libri di casa di Innico, quarto Duca di Amalfi, che nel 1541 aveva sposato Silvia Piccolomini, figlia di Pier Francesco Piccolomini. Le annotazioni degli acquisti del duca, indicano gli autori dei vari manufatti, tra gli orefici Pietro Conforti creò per Innico ne4l 1559 un “brinchio” (pendente d’oro), e nel 1564 delle “corone di granati”. Un’altra “corona” fu adornata nel 1566 dall’orafo Ottaviano Capace. Altre notizie sul patrimonio di gioielli della famiglia emergono dai libri di conto di Costanza, figlia di Innico e Silvia Piccolomini, che alla morte del padre il 29 agosto 1566, aveva ereditato il patrimonio paterno, e per volontà di Filippo II nel il 25 ottobre 1575 l, ricevé anche il feudo di Scafati. (1570) Gioie e cose d’oro et argento dell’ill.ma Donna Costanza Piccolomini d’Aragona Frontillo d’oro co’ 3 gioie, cioè un diamante a mandorla, uno smeraldo, ed un rubino. Orgoglio d’oro legato co’ 8 rose, cioè 4 di diamante e 4 di rubini et una balascio, et uno zaffiro, con 9 perle grosse legate dentro a una luna d’oro.Una corona di coralli piccoli. Una corona di matiste. Un paro di maniglie con 24 camei cioè 12 grandi bianchi e 12 piccoli neri e con 4 granatini per ciascuno delli cammei negri.Collana di plasma di smeraldo con 63 paternj di filo smaltati. Collanetta smaltata d’agate co’ 126 paternj, la metà più grossi e l’altra metà più piccoli. (1570-1571) Gioie, cose d’oro, et d’argento della s.ra Costanza ill.ma Duchessa d’Amalfi Addì 19 di giugno 1570 un libretto d’oro di filo. Addi 23 aprile 1571 una coraza d’oro, e un cato d’oro o nero canestraio d’oro smaltato a bianco e rosso. Addi 21 ottobre una corona di coralli.Una collana di granatini grossi. Una corona di madreperle. Collaretta di granatine.Una corona di lapislazzuli co’una crocetta. Costanza aveva sposato, come era stato stabilito dal padre, Alessandro Piccolomini, suo parente perché era pronipote di Giovan Battista Piccolomini, fratello di Alfonso, secondo Duca di Amalfi. Il matrimonio non si rivelò fortunato ed i coniugi si separarono il 23 giugno 1581 stipulando tra loro un accordo con “pubblico instrumento”. In esso Alessandro esonerava Costanza dal vincolo matrimoniale a patto che la moglie si ritirasse a vivere in un monastero di sua scelta. Costanza scelse il Monastero della Sapienza di Napoli. La sentenza definitiva di annullamento fu firmata da Papa Clemente VIII il 16 giugno 1595. ( A.S.N. Corporazioni Religiose Soppresse, busta 1121). 14. A.S.N. Ibidem busta 1188 inc. 73; busta 1194, inc. 16, 26; busta 1183 inc. 8. 15. A.S.N. Cappellano Maggiore, busta 1201, inc. 47. 16. N. D’Arbitrio, San Domenico Maggiore “La Nova Sacristia”, Napoli 2001, p. 208. 17. A.S.N. Ibidem busta 1188 inc. 54. 18. A.S.N. Ibidem busta 1196, inc. 3. 19. A.S.N. Ibidem busta 1201 inc. 43. 20. A.S.N. Ibidem busta 1183/67. Gli artefici dell’Arte di “Concia calzette vecchie”, che esercitavano il loro mestiere “più frequentemente”, nella strada “di San Giuseppe de’ Scatolari”, nel 1721 stabiliscono che la festa dell’Arte si celebri il 26 luglio di ogni anno, nella loro cappella intitolata a S. Anna, e che in quella occasione si proceda anche alla elezione dei due Consoli. (A.S.N. Ministero degli Affari Interni, II inv. busta 5198). 21. Le prime leggi “Suntuarie” appaiono in Italia nel Duecento, a Napoli la prima fu emanata da Carlo d’Angiò nel 1272, per combattere gli eccessi del lusso. Nel Cinquecento numerosissime disposizioni vennero emanate in tutte le città, sia centro-meridionali sia settentrionali per regolare ogni manifestazione di lusso e di vanità. Nel Regno di Napoli Filippo II nel 1590 ribadì gli ordinamenti stabiliti con le “Lex Sumptuaria” con cui si vietava l’uso di stoffe tessute con fili d’oro. Le leggi emanate per combattere il diffondersi dei manufatti di lusso, colpirono profondamente l’attività dei maestri artigiani, e frenarono lo sviluppo economico e commerciale della città. L. Giustiniani “Nuova Collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli”, Napoli MDCCCIV, tomo VII. 22. Le collane sono citate negli Inventari compilati nel XVII con varie dominazioni: “Golié”, “Goliere” ed anche “Golini”. Per proteggere le caratteristiche dei manufatti in oro e in argento creati nel Regno verranno decretate nella prima metà del secolo XIX, varie leggi per contraddistinguere gli oggetti. Per i


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

23.

24.

25. 26.

manufatti preziosi il 17 dicembre 1808, il Re Gioacchino Napoleone stabilisce nuove regole, suddivise in sette capitoli, per regolamentare la fattura dei “lavori d’oro” e dei “lavori d’argento”. Per la “marcatura” fu definita l’applicazione di tre bolli: “il primo del fabbricante”, posto dall’artefice per certificare la sua opera con le iniziali del suo nome e cognome; il secondo “quello del saggiatore”, che conteneva un emblema stabilito dall’amministratore della zecca delle monete, ed era conservato da quest’ultimo; terzo “quello del titolo della materia impiegata”, che consisteva in “una testa di donna veduta di faccia, ornata in forma di Partenope, più grande pe’ lavori d’argento, ed alquanto più piccola pe’ lavori d’oro”, ed inoltre doveva contenere le cifre arabe 1,2,3,4,5; le prime tre dovevano indicare i differenti titoli d’oro, e le ultime, i due titoli dell’argento. Il 15 dicembre del 1823 Ferdinando I decretò “L’uso di un nuovo bollo pe’ lavori di oro e di argento”, consistente sempre dalla testa di Partenope, rappresentata di profilo e non più di prospetto, che entrò in vigore il primo gennaio del 1824. Al bollo voluto da Ferdinando I, verrà aggiunto con Real Decreto del 26 gennaio 1832, la “lettera N dinotante nostrale” che caratterizzerà i manufatti lavorati nel Regno di Ferdinando II di Borbone. (Bollettino delle Leggi del Regno di Napoli, anno 1808, n. 48, Napoli Stamperia Simoniana, pp 741757. - Collezione delle Leggi e de’ Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, n. 79, anno 1823, semestre II, Napoli, dalla Stamperia Reale, pp.193- 195. - Ibidem, n. 723, pp. 45-47.) F. Strazzullo, Le Manifatture d’arte di Carlo di Borbone, Napoli 1979, p. 268. C. Minieri Riccio Belle porcellane della Real Fabbrica di Napoli, delle vendite fattene a delle loro tariffe, in: Atti dell’Accademia Pontaniana, Napoli 1878 pp. 25-26. L. Arbace, L’Arte della tartaruga a Napoli nel Settecento, in: L’Arte della tartaruga, Napoli 1994, pp. 27-31. N. D’Arbitrio, op. Cit. Napoli 2001, pp. 216-217-227.25 - Alvar Gonzàlez-Palacios, Le arti decorative e l’arredamento alla corte di Napoli, in: Civiltà del ’700 a Napoli, Ivi 1979, pp. 76-95.E. e C. Catello, Argenti, in: Civiltà del ’700 a Napoli, Ivi 1979, pp. 217-229 V. Cerino, San Gennaro, Napoli 2005 N. D’Arbitrio, L. Ziviello, Cronache del Real Palazzo, Napoli 2006, pp. 201-215. 27 - “Tasse degli orefici: La commissione de’ dodici, per modellare quanto fosse possibile sulla giustizia retributiva la tassa degli orefici, ha prescelto nello stesso ceto, una particolare commissione di dodici intelligenti cittadini uguali si sono applicati a formarla nella seguente maniera, ed essendo stata approvata dal Governo, si è inculcata al tesoriere Nazionale la corrispondente esazione…..”.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Le Gioje

ra gli argomenti più attraenti della storia dell’arte quello concernente la moda ed in particolare l’arte orafa presenta senza dubbio un fascino particolare. Le motivazioni sono molteplici. Certamente la preziosità dei materiali: dell’oro dell’argento, e delle gemme, modellati con l‘uso sapiente di complesse tecniche, giocano un ruolo primario. Ma anche la storia dei personaggi a cui gli oggetti appartennero e quello che per loro dovevano aver significato, costituiscono altre coinvolgenti ragioni d’interesse. La scomparsa dei proprietari e i rapidi mutamenti del gusto hanno fatto si che solo una piccola parte dei manufatti, solo quelli considerati più preziosi, sia sfuggita alla distruzione. Il repertorio documentario, testimonia l’usanza radicata di smembrare i gioielli, per riusarne l’oro e le gemme, non solo per creare nuovi oggetti, come testimonia la lunga relazione dei gioiellieri che lavorarono per il Marchese Caracciolo di Brienza, che riportiamo trascritta integralmente in appendice, ma i preziosi oggetti venivano anche sciolti per ragioni di Stato, come avvenne nel 1798, quando Ferdinando IV per far fronte alla svalutazione della moneta, il 27 marzo con un editto, ordinò ai cittadini del Regno di consegnare tutti gli oggetti in oro e in argento. La carenza di documentazione materica, è colmata in parte dalla testimonianza iconografica, supportata dalla preziosa fonte delle carte d’archivio che, rispettivamente ci mostrano le forme e ci descrivono le caratteristiche dei gioielli distrutti o dispersi. Gli atti e i decreti reali documentano altresì come l’uso del gioiello nell’abbigliamento fosse disciplinato

T


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



da rigidi regolamenti. La ritualità, infatti era vista come strumento di coesione sociale, codificata dalla Etichetta, che vedeva coinvolti anche i sovrani. Il cerimoniale era considerato un vero e proprio strumento politico, che definiva i ruoli e le gerarchie. Le norme della Etichetta furono riscritte e rigidamente osservate anche nei primi decenni del secolo XIX, durante il cosiddetto “decennio francese” (1806-1815). Lo stile di vita era per la Corte un’arte: l’arte del vivere felice, nel lusso: tra oggetti di lusso. Il lusso dei “Grandi”, non era mera ostentazione, priva di senso, ma era un sigificativo simbolo di egemonia sociale, che veniva espressa nella continua ricerca d’armonia estetica conforme al rango. Questo è il significato insito nei sontuosi apparati vestimentari, costruiti con tessuti tramati d’oro e dai gioielli che ne rappresentavano l’ideale completamento. Gli inventari dei beni “immobili e mobili”, posseduti dalla classe elitaria del Regno, strumento di controllo del patrimonio, che venivano costantemente aggiornati, per un efficiente gestione, oggi costituiscono per noi una fonte preziosa di dati e notizie sulla moda nel Regno di Napoli, sulle caratteristiche dei manufatti, sulle tecniche e i materiali in uso tra il XVI secolo e il XX secolo. Una testimonianza significativa sulla consistenza dei patrimoni delle famiglie nobili meridionali, ci viene offerta dai libri dei conti del ramo napoletano della famiglia Piccolomini, originato dal matrimonio nel 1461 di Antonio Tedeschini Piccolomini, nipote del Papa Pio II, con Maria, figlia di Ferdinando I d’Aragona, Re di Napoli, che portò in dote il ducato di Amalfi. I Piccolomini d’Aragona, duchi d’Amalfi, conformarono il loro stile di vita alle usanze ed ai costosi rituali prediletti dalla aristocrazia partenopea che viveva all’ombra della Corte. Del dispendioso tenore di vita sostenuto dalla classe elitaria del Regno, durante il periodo Vicereale, sono testimoni le note pagate dal Duca Innico Piccolomini d’Aragona tra il 1559 ed il 1560, per la manifattura di abiti e di gioielli, per se e per la famiglia, per ben figurare a Corte. “Mastro Ottaviano”, gioielliere di casa Piccolomini, riscuoteva costantemente somme considerevoli per i gioielli consegnati, di cui descrive le figurazioni e le particolarità, corrispondenti agli stilemi in voga in quel tempo. Le annotazioni del maestro orafo ci testimoniano come i metalli preziosi e le gemme fossero elementi dominanti di tutti i capi d’abbigliamento, e come tutto l’abito fosse concepito come un gioiello, in cui il prezioso oro era presente sia nella tramatura dei tessuti, sia nelle rifiniture, come confermano le note pagate dal Duca d’Amalfi per: “bottoni d’oro, passamano d’oro, e ciappe d’oro”, utili al sarto “Mastro Sebastiano”. La documentazione iconografica e quella archivistica, rendono palese che le “gioje” gra-

Medaglia di San Gennaro (1808) Il distintivo d’onore, a forma di stella, fu concessa dal Re Gioacchino Murat il 9 ottobre 1808 ai dodici rappresenanti del Tesoro di San Gennaro




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

dualmente nel XVII secolo stavano conquistando una obiettiva autonomia nella concezione generale dell’apparato vestimentario. Autonomia indispensabile per superare le severe regole imposte dalle “Leggi Suntuarie”, emanate per moderare l’eccessivo uso di manufatti preziosi, che le classi emergenti adoperavano per manifestare lo stato di benessere economico e sociale raggiunto. L’inventario eseguito a Napoli nel 1625 “delle Gioje di Raggione della Serenissima Casa Farnese”, insieme a l’inventario dei gioielli di Donna Giovanna Caracciolo, Principessa della Riccia, compilato nel 1633, ci illustrano le caratteristiche dei monili e delle gemme in uso in quel tempo. La pietra dominate è il diamante, che decora le “Verghette” della Principessa della Riccia e le numerose “Aguglie da testa”, elencate nell’inventario di “Casa Farnese”. (fonti) Questi dati confermano come la maggior parte dei gioielli fosse concepita come finimento delle pettinature. Questi preziosi finimenti saranno adoperanti anche nei primi decenni del secolo XVIII. Le dimensioni delle decorazioni, piccole nei primi decenni del secolo, tenderanno sempre più ad aumentare nella seconda metà del secolo, sia nel numero, come documenta il ritratto della Contessa Filo della Torre di Santa Susanna (1770- 1772 ca). I gioielli in voga alle Corti Settecentesche erano caratterizzati dall’impiego quasi esclusivo dei diamanti a taglio brillante, che venivano incastonati il leggere montature. Per costruire le basi dei gioielli, erano prediletto l’argento, caratterizzato dal colore chiaro, che non contrastava, ma esaltava maggiormente lo splendore dei diamanti. Nella prima metà del secolo XVIII l’abito di Corte fu arricchito da grandi fermagli, ricchi di gemme, che venivano agganciati sui corsetti. Le decorazioni del capo, assumeranno forme sinuose, ispirate a motivi floreali, od anche a motivi detti a “piuma” e a “penna”. Gli orologi, ornati di gemme e rifiniti da smalti colorati, prenderanno nella moda femminile un posto rilevante. Le dame usavano portarli agganciati alla vita, a sinistra, posti con il quadrante in vista. Ma tutti gli oggetti: i sigilli, gli occhialetti, le scatole, le tabacchiere, le forbicine, i piccoli cannocchiali, come ci testimoniano le note inventariali, venivano concepiti come opere d’arte orafa. La scoperta degli antichi insediamenti di Cuma, Ercolano e Pompei influenzò già alla fine del XVIII, la produzione orafa, che sempre più scelse come modelli ideali, i reperti restituiti alla storia dagli scavi in corso. Nei guardaroba reali erano già presenti gioielli ispirati a modelli antichi che vengono repertati negli inventario. Nel 1802 dei gioielli della Principessa ereditaria Maria Clementina effettuato nel 1802, erano presenti vari oggetti chiaramente ispirati a modelli antichi.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Abito in raso e organza avorio, ricamato con foglie e fiori d’argento e decorazioni in pasta di vetro bianca decorata in oro. Primo decennio del secolo XIX.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

I gioielli detti “all’antica”, che erano caratterizzati da preziose incisioni ideate dagli incisori Napoletani e Torresi, saranno prediletti dalla Corte di Giuseppe Napoleone ad ancor più dalla Corte di Gioacchino Napoleone. I pregiati cammei, rifiniti con eleganti montature in oro, rappresentarono un fattivo rinnovamento dell’arte orafa napoletana, che i Napoleonici, adotterò come simbolo della nuova dinastia che governava il Regno delle Due Sicilie. Nel secolo XIX la complessa diversificazione degli abiti: da mattina, da passeggio, da viaggio, da ballo, da Gala, appena percepibile nel XVIII secolo, farà si che anche la gamma dei gioielli si amplierà per soddisfare le varie esigenze. I gioielli concepiti per gli abiti da mattina e da passeggio, definiti negli inventari come Biciutterie, erano caratterizzati dalla ricercatezza della lavorazione e originalità della forme. Tra questi oggetti definiti “moderni”, in alcuni inventari, troviamo catalogati monili con cammei e pietre incise. Ma le preziose incisioni verranno adoperate anche nei gioielli da Gala, ideati come finimenti composti, di solito da diadema, collana, pettine, orecchini e coppia di bracciali. La predilezione per i gioielli classici, favorì l’introduzione di materiali alternativi come l’agata nera, la turchese, la malachite, che verranno impiegati prevalentemente per creare monili da giorno, ma Carolina Bonaparte Murat, nota per il suo carattere originale, farà adoperare anche queste pietre per creare gioielli regali. Nel secondo quarto del secolo, la moda impregnata di sentimenti revival riproporrà gioielli ispirati a modelli settecenteschi come la riviere, un collier composto da una serie di grosse pietre isolate, unite solo da una sottile maglia, il castone è adoperato solo per dar risalto alle pietre. Verranno riproposti anche orecchini en girandole, con tre pendenti che dondolavano con i movimenti del capo. I gioielli detti sentimentali, che avranno nell’Ottocento un larga diffusione, rappresentano emblematicamente la cultura romantica che caratterizzò ampiamente quell’epoca. Gli oggetti ricordo, creati di solito per essere donati a familiari, venivano realizzati intrecciando l’oro e talvolta anche perle e pietre di colore con i capelli del donatore o della donatrice dell’oggetto. Spesso il gioiello era concepito per contenere il ritratto e una ciocca di capelli della persona da ricordare.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Carlo di Borbone, Giovanni Maria delle Piane 1732




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gli apparati vestimentari delle Corti di Antico Regime

gioielli hanno rappresentato durante i secoli il complemento di prammatica di un guardaroba elegante, elementi simbolici di distinzione della classe elitaria. Già nel XIV secolo la Corte assunse su di sé il compito di elaborare le regole del suo apparire, che manifestò nella elaborazione delle scenografie vestimentarie. Gli abiti di gala e i gioielli con le loro straordinarie forme rappresentarono la più alta espressione del prestigio della Corte, e costituirono dei preziosi strumenti per stupire ed affascinare i sudditi ed omologare le regole formali di riferimento sociale. L’apparato vestimentario, era ideato nel suo complesso per essere singolare, sia nella creazione del tessuto e del modello, sia nella elaborazione dei gioielli, che ne rappresentarono il completamento sostanziale dove le decorazioni tramate nelle stoffe venivano riprese nei ricami ed esaltati dalla esecuzione tridimensionale dei gioielli. Una testimonianza in tal senso ci viene fornita dai documenti della Duchessa d’Amalfi Silvia Piccolomini d’Aragona che nel Natale del 1548 fece realizzare dal giojelliere Virgilio e dall’Orafo Giuliano un “frontale”, ornato da rubini, diamanti, perle ed un grosso smeraldo per ornare l’abito di “velluto pavonazzo”, creato per intervenire al matrimonio di “Madama Berenice” che venne celebrato a Firenze. Nel XVII secolo le “Leggi Suntuarie”, sempre più severe, relegarono ad un ruolo marginale le preziose decorazioni che vennero sostituite da grandi, candidi colli inamidati. Le uniche gioie concesse, che appaiono rappresentate nei ritratti, sono contrassegnate dal candore delle perle, che donavano luce ai cupi abiti neri, colore prescelto come espressione “di sentimento” dalla elite del tempo.

I


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Nel secolo XVIII la cultura francese, si impose in Europa e gli estrosi abiti “à la francaise” caratterizzati da coloratissime sete, sostituirono i severi apparati vestimentari imposti dalla moda spagnola. I sofisticati broccati non furono prediletti soltanto dalle dame, ma conquistarono anche i gentiluomini con i loro disegni bizzarri che costituirono il dato dominante della moda del XVIII secolo. La veste femminile conosciuto come “robe volante” per la estrosa vaporosità della foggia ottenuta con l’impiego abbondante di leggerissime e colorate sete, era in realtà notevolmente strutturata per modificare le forme naturali del corpo e creare dimensioni irreali. Il corsetto aderente, chiuso sulla schiena da lacci, era sostenuto da stecche, l’ampia gonna era sostenuta e sagomata a campana dalla gabbia del “panier”. Tra le varie fogge proposte dalla moda, la cosiddetta “Andrienne”, ideato nel 1703, ebbe la più ampia diffusione nelle Corti d’Europa (1). L’abito di gala era arricchito da grandi fermagli ricchi di pietre preziose incastrate su una sottile base d’argento, che venivano cuciti al centro dei corsetti e ne costituivano la decorazione dominante, formalmente inscindibile dall’apparato vestimentario. Già nel corso del XVIII il gioiello verrà sempre più spesso concepito come un oggetto prezioso a se stante, non dipendente strettamente dalla veste. Beni volubili come i cambiamenti della moda, che diventeranno sempre più rapidi nella seconda metà del secolo, e renderanno le gioie formalmente autonome, ideate come oggetti intercambiabili. Anche le loro dimensioni andranno a modificarsi, riducendosi sensibilmente, ma il possederli e l’indossarli emblematicamente rappresentò nel tempo un segno di status, di appartenenza alla elite. Anche l’abito maschile, nella prima metà del XVIII secolo rinunciò alla severità del secolo precedente, per divenire estroso sia nella linea sia nella scelta dei colori vivaci e brillanti delle sete arricchite da decorazioni in oro ed in argento. La giacca lunga fino al ginocchio, che in Francia era chiamata “justaucorps”, nel Regno di Napoli prese il nome di “giamberga”, presentava una linea aderente nella parte superiore fino a segnare il punto vita, si ampliava poi sui fianchi con ampie pieghe; le maniche strette erano caratterizzate da vistosi paramani decorati da bottoni metallici, altri bottoni segnavano il davanti della giacca, che rimaneva aperta per mostrare il sottabito un lungo gilet di seta, detto nel meridione d’Italia “giamberghino”, che a sua volta era decorato da galloni e da ricami; le “culottes aderenti, erano fermate al ginocchio da bottoni a da fibbie che, negli abiti di gala, erano impreziosite con diamanti. L’abito era completato da calze di seta bianca e da guanti di pelle bianca. Le scarpe, di pelle nera, accollate e con tacco alto, spesso di un eccentrico colore rosso, erano decorate con fibbie d’argento (2). La biancheria maschile era molto ricca, e prevedeva cami-






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

ce bianchissime ornate ai polsi da pizzi; intorno al collo era girata la cravatta, costituita da una sottile striscia di lino rifinita da pizzi, che veniva annodata a farfalla. Le chiome, imbiancate con polvere bianca, od anche con polvere d’oro per le feste di gran gala, erano raccolte in acconciature leziose, di piccole dimensioni, di cui la più diffusa e detta alla “cadogan”, che prevedeva capelli raccolti indietro, fermati con un fiocco di velluto nero, oppure intrecciati e raccolti in una reticella; alcune ciocche erano lasciate libere ai lati del viso per formare tre o più ricci perfettamente simmetrici (3). Il cappello in voga nel secolo XVIII era il “tricorno”, di feltro o di pelo di castoro, sempre di colore nero, nel Regno delle Due Sicilie è detto “nicchio”, da indossare diritto od anche di sghembo, ma i gentiluomini per non guastare i riccioli della complessa pettinatura, preferivano portare il copricapo in mano oppure sotto il braccio. Per tradizione gli uomini indossavano pochi gioielli, oltre alle vistose fibbie delle scarpe, erano preferiti gli anelli con diamanti portati al mignolo, le spille da cravatta, i bottoni da camicia; ma l’abbigliamento poteva essere arricchito, assecondando il gusto individuale, con l’aggiunta di bottoni gioiello sui risvolti delle giacche, oppure da altri accessori resi preziosi dall’inserimento di gemme, tra questi i bastoni con i manici d’argento cesellato, gli spadini portati allacciati sul fianco con else (4) ricamate in oro od in argento. Alle cerimonie ed alle feste di gala era d’obbligo portare le prestigiose decorazione degli ordini cavallereschi, che venivano conferite dai sovrani ai personaggi di altissima posizione sociale, tra le onorificenze più prestigiose del Regno delle Due Sicilie quella dell’ordine di San Gennaro, fondato da Carlo di Borbone il 3 luglio 1738 in occasione del suo matrimonio con Maria Amalia di Sassonia . Il Re nel nominare i Cavalieri dell’ordine consegnava loro il Collare e le placche contraddistinte dalle insegne del Santo Patrono della città (5).

Note

1. L’abito che era stato concepito come costume di scena per la protagonista della commedia di Terenzio “La fanciulla di Andro” ruolo affidato alla interpretazione dell’attrice Marie Carton Dancourt. L’opera rappresentata nel 1703 dalla Comédie Francaise, riscosse un immediato successo così anche l’originale toilette indossata dalla Dancourt. La veste “alla francese”, raffigurata nelle sue varie fogge da Jean Antoine Watteau, era caratterizzata dall’ampia gonna sostenuta da una rigida struttura, il “panier”. Dopo il 1730 l’abito perde la vaporosità originaria, la gonna tende ad ampliarsi sui fianchi e a appiattirsi sul davanti, fin ad assumere, una forma decisamente trapezoidale verso il 1750. La levità degli abiti femminili, era accentuata dall’impiego di stoffe di nuova concezione: soffici broccati ricchi di disegno, lumeggiati d’oro e d’argento, e da sete leggere come i “taffetas”, dai tenui colori pastello. I “taffetas” tessuti sui telai “al tiro” con la tecnica detta: “chiné à la branche”, studiata dagli esperti tecnici lionesi per ottenere stoffe operate con un effetto di decorazione delicatissima dai toni sfumati sono soprannominate “taffetas Pompadour”. Di gran moda tra i color pastello, è un rosa innaturalmente intenso, creato per la Marchese de Pompadour, arbitro della moda e delle regole d’Etichetta della Corte. I mer-


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

2. 3.

4. 5.

letti che decorano gli abiti, in particolare le maniche “à pagode”, sono eseguiti appositamente per ottenere la sagomatura desiderata “a cascata”, più stretta sul d’avanti e sui lati, più lunga posteriormente. Anche i corsetti e le maniche degli abiti di gala erano impreziositi con merletti lavorati con fili d’oro o fili d’argento; anche le gonne erano decorate da volants che cadevano a cascata fino all’orlo, soprannominati “quilles” per la loro forma. L’abbigliamento settecentesco era completato da eccentriche giacche, definite “à pentanler”, per la caratteristica falda corta. Di foggia simile al “pentanler” era il “caraco” ispirato alle giacchine adoperate tradizionalmente dalle classi lavoratrici. N. D’Arbitrio, Le trame traverse- la moda rococò nel Regno delle due Sicilie, in: Gaspare Traeversi, napoletani del’700 tra miseria e nobiltà, Napoli 2003 pp. 64-69. La pettinatura maschile prende il nome da Lord Catogan, che per primo la adottò. La pettinatura “en dos de l’ane” (a schiena d’asino) di moda intorno al 1780, prevedeva anch’essa i riccioli ai lati della testa e capelli fermati indietro in una lunga treccia. Fascia ricamata L. Buccino Grimaldi Onorificenze, in: Civiltà del ‘700 a Napoli, Ivi 1979 pp. 241-248




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



I Borbone di Napoli

no dei fattori che hanno caratterizzato la dinastia dei Borbone - che resse il Regno delle Due Sicilie dal 1734 fino al 1860 - fu senza dubbio l’impegnato teso a contrassegnare la loro reggenza con la promozione di iniziative straordinarie, caratterizzate spesso dalla costruzione di edifici come il Real Palazzo di Caserta, la Reggia di Portici e il Real Albergo dei Poveri di Napoli sia nel favorire lo sviluppo delle Arti e delle Manifatture, simbolo di ricchezza e di magnificenza del Regno. Per dar lustro al Regno i Borbone chiamarono alla loro Corte di Napoli artefici eccelsi: architetti, pittori, decoratori, per progettare e decorare le dimore reali, ma in ogni campo essi cercarono di favorire lo stabilirsi nella Capitale di operatori - di chiara fama provenienti da altre città d’Europa, ineguagliabili nelle loro Arti, che introdussero nei domini dei Borbone le tecnologie ed i metodi di produzione più aggiornati. La politica del nuovo Governo non fu in linea con gli intendimenti delle antiche Corporazioni e dei Consolati delle Arti che, da secoli, gestivano e controllavano l’operosa vita degli artefici. Le iniziative intraprese dai nuovi sovrani, fu sentita in contrasto con gli interessi gestionali delle Corporazioni che, in particolare, avversarono la nascita delle Reali Manifatture, e dei Laboratori-Scuola con cui la “Real casa” intese gestite direttamente l’emancipazione della attività produttive del Regno. Le caratteristiche di qualità a cui i manufatti dovevano corrispondere fu regolata con l’emissione di precise regole che in vari punti sancivano i nuovi Statuti che dovevano regolare le Arti. Alle Corporazioni fu lasciato il compito di far rispettare i regolamenti,

U


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Maria Carolina d’Austria Lorena,(attribuito a) Giuseppe Crestato Secolo XVIII, seconda metà La sovrana indossa un abito in seta operata di colore cremisi. L’abito di Gala è decorato con gioielli definiti da perle e diamanti a taglio brillante.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

ma i Consoli delle Arti furono privati del potere di far cancellare dalle Corporazioni gli artefici che non avevano rispettato gli Statuti. La riconquistata autonomia del Regno, fu fonte di un ritrovato benessere per l’artigianato, che poté godere dei benefici delle iniziative messe in atto dal nuovo governo Borbone. Anche i Maestri dell’arte orafa, usufruirono della positiva situazione economica, come testimoniano i documenti relativi all’Arte, nel 1791 il numero degli orefici era aumentato notevolmente, tanto che fu necessario concedere l’ampliamento dei confini del Borgo verso la strada dei Coppolari. Per i sovrani di Napoli, lavorarono diversi artisti orafi, che nel tempo si successero nel sostenere il prestigioso incarico. Le “Note” di consegna dei gioielli tracciate dagli artefici ci descrivono le caratteristiche dei preziosi, riportate anche negli “Inventari” che i ritratti dei sovrani dipinti dai pittori di Corte ci restituiscono in tutta la loro sontuosa bellezza. Le famiglie nobili napoletane che vivevano all’ombra della Corte erano tenute a disporre di un guardaroba composto da abiti e gioielli rappresentativi del loro rango e conformi ai rituali imposti dalla Etichetta. Notevoli somme veniva destinate dalla aristocrazia all’acquisto di manufatti pregiati, che venivano ordinati agli artefici più accreditati, che erano continuamente sollecitati a ideare nuovi modelli per soddisfare i volubili cambiamenti della moda. Accadeva spesso che per confezionare nuove “gioje” venissero affidati agli gioielli antichi di foggia oramai obsoleta, con l’incarico di smontarli per recuperarne e riutilizzarne le gemme e i metalli preziosi da utilizzare per la creazione di nuovi monili. Questa prassi consolidata nel tempo rende oggi ancor più preziosi i rari manufatti dei secoli XVIII e XIX giunti fino a noi. La documentazione archivistica acquisita durante la ricerca compiuta nell’Archivio Storico di Napoli, in particolare nel fondo di “Casa Reale Amministrativa”, ci offre testimonianze inedite sulla moda in voga alla Corte di Napoli, ed in particolare sui gioielli e sui tessuti-gioiello tramati con filati d’oro e d’argento. Lo studio ha evidenziato le peculiarità dei gioielli creati nel Regno nei primi decenni del secolo XIX, che si distinsero per l’uso originale di materie offerte dal territorio, come le pietre vesuviane, le pietre laviche, i coralli, le conchiglie, rese preziose dal genio degli artefici che le adoperano per creare cammei di mirabile fattura, ingiojellati con corolle di brillanti e di perle (1).

Note

1. N. D’Arbitrio L. Ziviello Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - L’Edificio delle Arti della Città - Dentro le Mura. Napoli 1999. N. D’Arbitrio L. Ziviello Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - Carteggi, Napoli 2001


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Claudio Imbert. Disegno della corona per l’incoronazione in Palermo del 1735




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gli abiti ed i gioielli della Corte di Napoli

el 1734 con l’arrivo del sovrano Borbone “le Grand Habit de Cour à la francaise” si affermò definitivamente anche alla Corte di Napoli; i ritratti del Re Carlo riprodotti in più copie dai pittori di Corte, esposti nella capitale e nelle altre città del Regno in occasione di festività e ricorrenze, costituiranno un efficace strumento per la propagazione dell’immagine prestigiosa del sovrani e diventeranno un importante veicolo per la diffusione delle nuove fogge proposte dalla moda. I primi ritratti del Re di Napoli e di Sicilia, inviati dalla Spagna in Italia (1) mostrano il giovane sovrano abbigliato secondo i dettami della moda francese; i ritratti eseguiti successivamente dai pittori che operavano alla Corte di Napoli rappresentano il regale personaggio in sontuosi abiti “alla francese. Le note di consegna dei vari manufatti, diligentemente archiviate da Don Andrea Munez , Capo del “Guararropa del Re”, sono ancora oggi conservate tra le carte dell’amministrazione di “Casa Reale”, documentano i nomi dei “fabbricanti e ”degli artefici a servizio del sovrano: del “sartore” Donato Seully, e d i Francesco Boucharlet creatore di preziose stoffe intessute d’oro (2). La cura del guardaroba regale era affidata a un gran numero di artefici: sarti, cucitrici, lavandaie e stiratrici (3). Anche il Guardaroba della sovrana era affidato alle cure di molti addetti tra cui la “Inventora de modas” Luisa Ruel, dalla sarta Anna Boucharlat (4). I primi ritratti ufficiali eseguiti dai pittori di Corte la Regina Maria Amalia ci mostrano l’elegante figura della Regina di Napoli, la raffinatezza dei suoi abiti completati da sofisticati gioielli contrassegnati dall’algido brillio dei diamanti (5).

N


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

La vastità e la sontuosità del guardaroba di Maria Amalia è testimoniata da Luigi Vanvitelli in una lettera inviata al fratello Urbano il 28 agosto 1759 (6), che nell’illustrare i preparativi in corso per la prossima partenza del Re per la Spagna, descrive anche i preziosissimi abiti che la sovrana aveva deciso di donare per suo ricordo alle “Cameriste”; egli afferma: “fra questi molti che ànno costato tesori, perché ad ogni abito, oltre qualche canna di robba che di più sempre à per costume di provvedere, oltre avanti di più guarnizioni, o sian d’oro o argento, ovvero di finissimi merletti d’Inghilterra, invece di galloni d’oro o argento, ad ogni abito vi sono i finimenti, di scuffie palatine, manichetti, fiori ed altro etc.” (7). Le annotazioni dell’Architetto di Casa Reale ci descrivono un guardaroba regale che, per ricchezza e vastità, si distingue da quelli coevi delle nobili Dame napoletane, di cui gli inventari testamentari ci descrivono le caratteristiche. Sempre Vanvitelli in una lettera del 26 settembre 1758 offre una preziosa testimonianza sui gioielli della Regina. L’architetto descrive le gioie ricevute in dono da Maria Amalia dal padre Federico Augusto di Polonia, dopo la liberazione della Sassonia e la disfatta del Re di Prussia: “Domenica sera venne Corriero da Varsavia alla Corte, con regali che il Re di Polonia à mandato alla Regina sua figlia, consistente in una pioggia di diamanti ed un paio di pendenti di brillanti che due sole goccie importano 6 mila zecchini, uno stuccio di oro con brillanti, una scatola consimile con brillanti et uno spillone con brillante superbissimo” (8). Le gioie donate dal Re di Polonia alla figlia rispettano i canoni de’ bijoux in voga nei primi decenni del XVIII secolo, in cui il diamante è protagonista da quando il veneziano Vincenzo Peruzzi, alla fine del XVII secolo aveva ideato il taglio a brillante con “cinquante-huit facettes”, che donava alla gemma effetti di notevole luminosità, è protagonista. (9) La preziosa pietra sfaccettata, rimarrà protagonista incontrastata delle gioie create nel XVIII secolo, come ci testimoniano le note d’ordine ed i pagamenti effettuati dagli amministratori di Casa Reale ai gioiellieri di Corte, e nelle note di inventario dei beni dei vari componenti della famiglia Borbone, ed anche le note conservate negli archivi delle famiglie dell’antica nobiltà del Regno. Gioielli decorati con diamanti a pioggia, sono citati nell’ “Inventario Generale di tutte le Gioje” della Marchesa di Brienza Donna Sofia Russo, moglie di Don Litterio Caracciolo Marchese di Brienza, redatto a Napoli il 30 maggio 1773, create dai “Giojellieri Don Ignazio Nasti e da A. Giò Miccione“ adoperando pietre antiche: “brillanti grossi antichi di casa, di concia napoletana”, e con pietre nuove acquistate dal Marchese Don Litterio da vari fornitori. Le gioie commissionate dal Marchese di Brienza furono documentate con disegni acquerellati, eseguiti probabilmente da Giovanni Miccione. Nelle descrizioni allegate ai disegni dei preziosi apparati, gli artefici indicano i manufatti con la terminologia in uso in quegli






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

anni. L’insieme di gioie viene indicato come: concerto, o indrizzo, e di seguito, la collana viene deficita: gogliè, ed i bracciali manizze. I concerti creati per Casa Brienza sono composti da tutti i monili di moda in quegli anni: “orecchini, spilloni, ciappe, anello, manizze, fioccagli”, ed anche dalle eccentriche Penne di brillanti, che ornavano le pettinature delle dame napoletane. Il valore dei gioielli nel loro insieme, compreso quelli apioggerella di diamanti è valutato da Don Giovanni Miccione e Don Giuseppe Bonetti “Ducati 14087:64” (10) (fonti). La diffusione di gioielli a piogga di diamanti, nel Regno delle Due Sicilie, è documentato in vari ritratti di gentildonne e gentiluomini dell’aristocrazia partenopea, descritti poi con dovizia di particolari e nel valore nelle perizie allegate ai testamenti archiviati tra i documenti delle famiglie della antica nobiltà del Regno. Tra i documenti consultati è significativa la richiesta sottoposta al Re da Don Giuseppe Carmignani, di rientrare in possesso dei suoi gioielli, affidati al gioielliere Antonio Scarnati, che “era passato a miglior vita nella notte del 10 novembre 1756. Don Giuseppe nell’elencare le gioie di cui reclama la proprietà, ci fornisce una dettagliata descrizione dei gioielli di un nobiluomo del’700: “Un anello d’oro con smeraldi, 4 anelli con rubini e diamanti, tre manichi di bastoni d’oro, una tabacchiera d’oro, uno stucchio d’oro, una mostra d’oro alla Mallebué, 3 caraffine di cristallo ligate in oro, una croce di Malta d’oro, 3 tabacchiere di Pietra d’Egitto ligate in oro, tre calamaretti d’argento, 4 forbici d’argento, 1 d’oro, pietre sciolte, diamanti, smeraldi, zaffiri, alcune gioje, tabacchiere d’oro, orologi e varie altre robbe d’oro e d’argento” (11). Nel vasto repertorio di immagini tracciate dai pittori del tempo, una interessante testimonianza ci è data dal “Ritratto di gentiluomo” pubblicato da Massimo Pisani in “Ritratti Napoletani” (12); il personaggio, abbigliato all’inglese, indica con orgoglio dei gioielli ricchi di pietre pregiate posti su di un tavolo. Tra questi una goliera a pendeloque (collana a pendente), decorata da grossi diamanti, due broche con diamanti rubini e zaffiri. Lo studioso ipotizza che originariamente sulla parte destra del quadro, ora scomparsa, fosse rappresentata la consorte del personaggio, a cui egli si rivolge per indicare simbolicamente l’affidamento a lei dei gioielli di famiglia, nel rispetto delle regole in auge nell’aristocrazia, che riservava al primogenito l’eredità delle gioje. La tradizione di lasciare i gioielli al primo figlio maschio, è riscontrabile nei lasciti testamentari e negli atti notarili che documentano anche le contestazioni degli eredi, di solito dalle sorelle del maggiore beneficiario. Significative, in merito, ci appaiono due testimonianze, la prima riguarda l’eredità ricevuta dal Duca di Gesso, la seconda dalla lunga vicenda inerente le volontà testamentarie di Donna Giovanna Pappacoda Principessa di Cento, vedova Principessa d’Angri. Nel 1777 il Duca di Gesso richiede che, nel rispetto del Maggiorato, gli venga dato “l’uso libero delle Gioje ed argen-


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



ti e mobili”, beni inventariati nel febbraio del 1774, e da quella data, su richiesta della Principessa della Villa, consegnati “in custodia a Don Francesco Gaetani Duca di Sermoneta”. All’annosa pratica notarile fu allegato l’inventario e l’apprezzo delle “Gioje e Perle” affidati al Perito Giojelliere e Argentiere Filippo Todini. Il documento costituisce per noi una fonte di interessanti dati sulla consistenza del patrimonio di gioielli posseduti dalla classe nobiliare nella seconda metà del diciassettesimo secolo, e conferma quanto già emerso dall’inventario di casa Brienza, in merito alla composizione dell’apparato di gioie, che anche in questo caso, contiene un’insieme di monili con diamanti. Il Todini nella “nota” descrive una serie di monili tipici dell’epoca, citandoli con le denominazioni usuali all’epoca: “Un Golino con 28 Brillanti, con cerniera d’oro, tutti i diamanti 120 in tutto. Una Croce da collo per donna, composta da un bottone con tre Brillanti, ed uno piccolo in mezzo, un pezzetto di catena con ventiquattro brillantini, quali mandorle sono di Brillantini. Un paio di Pendenti con Mandorle di Brillanti, quali mandorle sono di diamanti. Li detti pendenti sono composti di 2 Brillanti mezzani ed altri 68 Brillantini piccoli. Due Boccole di Brillanti composta da 28 Brillanti tra grandi e piccoli. Un Bottone per porre in testa da donna di Brillante giallo di peso grani 41. Due fila di Perle orientali di numero 83 di peso 17” (13). Alla scomparsa dei genitori la divisione dei gioielli era la principale causa di contrasti tra gli eredi; tra queste esemplare fu il contenzioso che ebbe inizio con una citazione di Don Marcantonio Doria Principe d’Angri che chiedeva: “l’esibizione delle Gioje, mobili ed altro dell’Eredità Centola” alle sorelle Lilla Principessa di Marzano, Caterina Duchessa di Seminara, Maria Contessa di Rocca Marigliano ed Annamaria Contessa d’Anversa. Il Testamento di Donna Giovanna accluso tra i documenti compilati dai notabili impegnati nella risoluzione della contesa unitamente al “Notamento delle Gioje” nell’elencare il prezioso patrimonio della Principessa apporta ulteriori dati alla nostra analisi: “Una collana d’oro con scatola. Due orecchini con 32 brillanti. Altro paio di orecchini a mezza luna con 6 ametiste. Un bottone di un brillante grande sopra la nocchetta e 132 brillanti. Un paio di braccialetti di perle con 18 fili di perle”. Tra i gioielli anche “Una tabacchiera di tartaruga nera con contorno e cifra di brillanti dittante Marcantonio Doria. Una medaglia con filo di brillanti, nella medaglia cioè sono 31 brillanti con cifra piccoli e 53 brillanti grandi” (14). Il ritratto della Contessa Filo della Torre di Santa Susanna rappresenta fedelmente gli stilemi vestimentari in voga nella seconda metà del secolo XVIII. La dama nel dipinto eseguito negli anni ’70, indossa un abito di un vivace colore verde, ricco di broccature, decorato ulteriormente da galloni d’oro e da cascate di preziosissimo pizzo. L’elegante abito è corre-

Abito in seta operata avorio, con broccature in seta e argento filato. Quarto decennio del secolo XVIII.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

dato da un sontuoso insieme di gioielli con diamanti e pietre colorate, composto da: una goliera, orecchini a pendente, due anelli portati al dito mignolo di entrambe le mani; l’acconciatura dei capelli è decorata da preziosissimi bottoni, il braccio sinistro è ornato da un vistoso bracciale d’oro sul fianco destro un grazioso orologio (15). Le gioie così orgogliosamente mostrate dalle dame del Regno finalmente svincolate degli opprimenti divieti imposti per secoli dalle “Leggi Suntuarie”, furono gli unici beni non “proibiti” da Ferdinando IV con “Sovrano Editto” il 27 marzo 1798. Il Re per far fronte alla grave crisi economica dovuta alla guerra con la Francia, ordinava ai cittadini del Regno di consegnare tutti gli oggetti in oro e di argento escludendo solo “que’ lavori che servono all’ornamento personale sì di uomini, che di donna, e le posate d’argento di tavola. Tutti gli altri lavori, o massa di oro, e di argento vogliamo, che da ora in avanti restino proibiti; e se taluno osasse in controvenzione tenerne, o farne uso sarà soggetto alla perdita dell’intera roba (...)”. Lo scopo del sovrano che agiva con “voto, ed unanime parere del Consiglio di Finanze”, era quello di acquisire le materie preziose accumulate dalle famiglie del Regno per far fronte alla svalutazione monetaria. Gli oggetti dovevano essere consegnati: “a’ tre Ministri” delegati a questo incarico (16).

Note

1. Il Pittore Antonio Sebastiani il 17 settembre 1733 risulta dalle “Note” degli artefici soddisfatte dalla segreteria del sovrano per: le “spese fatte per S.A.R. per aver “lavati e stuccati li ritratti venuti di Spagna (...) per due novi fatti presentemente di novo (...) ” (N. D’Arbitrio “Le trame traverse”, op. cit. Na. 2003. pp. 64-69). 2. A favore del fabbricante di stoffe Francesco Baucharlat furono eseguiti dal 1743 al 1754 vari pagamenti ognuno di circa quattrocento ducati per “stofas de oro“, realizzate per confezionare i “vestiti di gala del Re”. Negli stessi anni altri furono liquidate le note delle parrucche che Renard aveva inviato da Parigi. 3. Tra i “sartori”, a servizio del sovrano: Pedro Ignazio Durelli, Pietro Cotardi, Saverio Barra. 4. Gli abiti furono definiti: “à plis Watteau”, od anche “à dos Watteau”, dal nome del pittore Antoine Watteau (1684-1721) che più volte li rappresentò nelle sue opere. A. G. Palacios, Civiltà del ‘700, 1979. p. 87. 5. Nel 1754 fu nominato “Gefe” del guardaroba del Re Don Manuel de Lerrea. ( Magg. Magg. f. 8). Carlo di Borbone, divenuto Re di Spagna, portò con se a Madrid nel 1759, i “sartori” che avevano lavorato per lui a Napoli . 6. Luigi Vanvitelli impegnato nei lavori per la costruzione della Reggia di Caserta e dall’agosto del 1753 fu anche incaricato di progettare la trasformazione del Palazzo di Napoli per “allogare gli Reali Infanti”. (F. Strazzullo, Le lettere di Luigi Vanvitelli, 1976, I° Vol. p. 246) . Il nuovo appartamento per gli Infanti verrà situato nel “Palazzo Vecchio” così anche degli alloggi per gli “Ajo e coi rispettivi sott’Aji famiglia di Guardarobba, Camerieri, etc.” (F. Strazzullo, op. cit. II° Vol. p.45). 7. F. Strazzullo, op. cit. 1976, II° vol. pp.377,378 - A. G. Palacios, op. cit. p.87. 8. F. Strazzullo, op. cit. II° Vol. p.279. 9. M. Kamer, De brillants ornements, in: Le Mode en France 1715-1815, Parigi 1990, pp. 135-137. 10. Le pietre antiche erano state prelevate dai gioielli ricevuti in dono in occasione del matrimonio da Donna Lavinia Monelli dal marito Don Litterio, valutati in quell’occasione il 9 giugno 1723 dai Gioiellieri


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

11. 12.

13. 14.

15. 16.

Aspremo Lofrano e Ignazio Nastro. Le pietre nuove erano state acquistate da vari fornitori: Ignazio Nasti, Carlo Gusumpaur, Matteo Tufarelli, Giuseppe Talamo, Lodovico de Simone, Francesco Lalò, Aniello de Simone, pagate con varie polizze a partire dal 19 agosto 1745 fino al 18 agosto 1773. . (A.S.N., Arch. Caracciolo, busta 33). A.S.N. Archivio De Medici Carmignani, busta 47 M. Pisani, Ritratti Napoletani dal Cinquecento all’Ottocento, Napoli 1996, p. 84. Una testimonianza, ampia ed originale, sugli abiti in uso nel XVIII secolo nel meridione d’Italia ci viene offerta da Gaspare Traversi (1732-1769) che orientò la sua ricerca, al di fuori della ufficialità, in ambiti sociali che stavano ricercando una loro nuova identità. Gaspare Traversi ci offre attraverso le immagini da lui fermate – messe a fuoco – un panorama vasto degli abbigliamenti in uso in quel tempo, sia tra la classe nobiliare, sia tra gli altri stati sociali in rapida evoluzione, che stavano radicalizzando il loro ruolo. L’artista ritrae i personaggi del tempo con la curiosità indagatrice di chi vuol essere testimone del cambiamento, cogliere le sottili novità, le contraddizioni e le insicurezze. Anche nei ritratti di “gentil’uomini e di “gentildonne”, il pittore documenta che l’aderenze ai modelli in auge, nel meridione d’Italia non fu acritica, ma filtrata da un gusto legato alle tradizioni locali; questo avvenne anche in altre Nazioni con radicate tradizioni autoctone come la Spagna, dove l’abbigliamento alla francese si fuse con elementi del costume nazionale, come testimoniano i dipinti di Francesco de Goya (1746-1828). (N. D’Arbitrio, op. cit. 2003, pp. 64-69 ). A.S.N. Archivio del Giudice Caracciolo, busta 86. Tra gli atti riguardanti il contenzioso furono allegati il Testamento di Don Giuseppe Pappacoda Principe di Centola, contenente alcuni capitoli del 1771, ed il Testamento di Donna Giovanna, redatto dal notaio Giò Buonfante di Napoli il 20 luglio del 1774. La vicenda si concluse dopo la sentenza emessa dal Tribunale d’Appello di Napoli il 28 giugno del 1810, e con un accordo sottoscritto dal Principe e dalle sorelle il’11 giugno del 1811. (A.S.N. Archivio Doria d’Angri, busta 83, inc. 7). M. Pisani op. cit. Na 1996, p.99. “A questi tre Ministri dovrà ognuno esibire detto oro, ed argenti colla dichiarazione in iscritto del modo, del quale voglia percepire il valore. Potrà ognuno riceverne l’importo in fedi di credito al prezzo dell’argento al titolo di Napoli di ducati quindici, e grana venti la libra, e per gli ori a’ prezzi attualmente correnti (...)”. A.S.N. Sez. Diplomatica, Regali Dispacci Vol. IX. N. D’Arbitrio L. Ziviello Cronache del Real Palazzo, Napoli 2006.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Il Guardaroba della Regina Maria Carolina

ella seconda metà del XVIII secolo la moda alla francese che domina ancora incontrastata assume caratteri sempre più ridondanti. L’aristocrazia europea conquistata delle eccentricità parigine, ne imita le forme e la filosofia spensierata ed evasiva che elegge lo straordinario a sua regola primaria. Per Maria Antonietta, la moda, secondo un’antica consolidata tradizione, è un affare di Stato, un mezzo per diffondere i prodotti delle Manifatture che operavano sotto la protezione reale. Gli apparati vestimentari ideata dalla sarta Rose Bertin per la Regina di Francia, impone abiti ricchi di ogni genere di decorazioni: fiocchi, galloni, ricami e merletti, fiocchi, completati dalle voluminose acconciature create per la sovrana dal parrucchiere Leonard, non è seguita in maniera acritica dalla Corte del Regno delle due Sicilie, i modelli proposti dai cuturieres francesi, inviati nel Regno su manichini di grandi dimensioni, sono filtrati e ridimensionati dal saggio buon gusto mediterraneo. La Regina Maria Carolina figlia della grande Imperatrice Maria Teresa, sorella del Co-Reggente del Reame degli Asburgo, e del Granduca di Toscana, già nei primi anni della sua permanenza a Napoli, nonostante la giovane età, manifestò interessi estremamente concreti, senza mediazioni, che la spingeranno a lavorare per conquistare una posizione di primo piano negli affari del mondo ed accrescere l’influenza ed il prestigio del Regno di Napoli e di Sicilia. I ritratti della Regina, testimoniano l’interesse che ella aveva per la moda, ma senza la coinvolgente ed egemonica tensione creativa dimostrata dalla sorella Maria Antonietta, Regina di Francia. La Regina Maria Carolina manifesta ambizioni più concrete nel parte-

N


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Ritratto di Maria Carolina d’Austria, Autore anonimo, seconda metà del XVIII secolo. La sovrana indossa un abito à la francaise di seta operata, che rappresenta emblematicamente lo stile ufficiale della corte negli anni ’70, caratterizzato dal pièce d’estomac con échelle di fiocchi e la gonna molto ampia. La generosa scollatura decorata da pizzi, contribuiva ad alleggerire la linea dell’abito. I gioielli decorati con diamanti, sono ispirati a decorazioni orientaleggianti.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

cipare e influire direttamente sulle scelte politiche del governo, con la sollecita richiesta, dell’applicazione del suo diritto di entrare a far parte del Consiglio di Stato, come era stato stabilito ufficialmente nel contratto di matrimonio, che doveva entrare in vigore come previsto, dopo la nascita nel 1775 del primo figlio maschio Carlo Tito, erede al trono. La della Regina di Napoli e di Sicilia, seguiva la moda interpretando a suo modo gli stilemi dettati dall’attualità. Il guardaroba della sovrana era curato da un gefe, soprintendeva al lavoro di tutto il personale coinvolto; era compito del gefe ordinare i manufatti indicatigli dalla Regina, e ricevere in consegna i manufatti, compreso gli abiti ideati dal sarto di origine tedesca Michele Pthigel, che continuò a sostenere il suo ruolo anche quando la Corte si trasferì a Palermo. Tra il personale addetto alle cure del guardaroba regale la “sarta-modista” Elisabetta del Giudice, supportata nel suo lavoro dall’acconciatore Don Nicola di Cesare, a cui era affidato il compito di confezionare le acconciature per le Principessine. La sarta Giovanna Zucci doveva assolvere al compito di confezionare gli “abiti di maschera del Real Guardaroba” (1). La presenza di personale femminile nel seguito a servizio di Maria Carolina, ci testimonia il superamento, in corso anche alla Corte di Napoli, della secolare esclusione delle donne dalle professioni, che era stata sancita già nel secolo XVI con leggi fatte osservare con estremo rigore. I numerosi ordini eseguiti dal gefe “per la Maestà la Regina nostra Signora”, nel novembre del 1768, dopo pochi mesi dell’ arrivo della sovrana a Napoli, per l’acquisto di stoffe: “di raso torchino fiorato dell’istesso colore di Francia“ raso torchino fiorato con ciniglia, di raso color papagallo” indicano la predilezione di Maria Carolina per i colori vivaci (2). Le dame delle famiglie più in vista del Regno si faranno raffigurare agli inizi degli anni’70, dai pittori napoletani più quotati, con splendidi abiti alla francese, dimostrando di saper interpretare e personalizzare con stile le eccentriche proposte parigine. Giulia Carafa di Roccella e sua sorella Mariantonia Duchessa di Popoli, si faranno ritrarre da Gaetano De Simone con sofisticati abiti di seta di colore rosso vivo, rifiniti da sottili strisce di pelliccia, e da merletti a cascata. Le dame napoletane mostrano di preferire, colori decisi come il rosso, l’azzurro, il giallo ed il verde, alle delicate tinte proposte dalla moda francese, come ci testimoniano i ritratti di nobildonne tracciati dal pittore Gaspare Traversi. Il Traversi i uno dei suoi ritratti di “Dama” (Roma, coll. Priv.) (3) rappresenta una gentildonna in abito di gala color giallo oro ampiamente scollato e decorato da una bordura ricamata con inserti di perle e pietre colorate. L’abito è completato da una sontuosa agrafe. Particolarmente ricco l’apparato indossato dalla Contessa Filo della Torre di Santa Susanna nel ritratto di Gaetano De Simone. Il pittore immortala la dama abbigliata con un abito di


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

broccato verde, operato in fili d’oro e con sete dai vivaci colori, rifinito con pizzi e galloni d’oro. L’insieme è accompagnato da splendidi gioielli caratterizzati da diamanti a pioggia (4). Le eccentriche toilette degli anni settanta furono presto abbandonate anche in Francia per l’influenza di nuove ideologie inneggianti al ritorno alla natura, furono adottati abiti ispirati a criteri di comodità, che non costringevano il corpo in forme artificiose, e le ”robe à panier” furono indossate solo per intervenire alle cerimonie di Corte. Tra le fogge meno formali che riscuotono maggior successo alla fine degli anni settanta, troviamo la “polonaise” (1786-1787ca) , un abito meno ingombrante delle sontuose ”robe volante”, ma ancora carico di drappeggi e balze di pizzo. Più semplice è l’abito a “chemise” , una creazione di Rose Bertin per la Regina di Francia (1781 ca). La “robe-chemise” di leggera e trasparente mussolina fu esposta nel 1783 al Salone di Parigi, dove provocò un tal scandalo che fu necessario ritirarla dall’esposizione (5). Nonostante queste prime, non favorevoli, reazioni l’uso di questo capo, particolarmente disinvolto, conosciuto come la “ch’emise à la Reine” si diffuse rapidamente con notevole successo anche alla Corte di Napoli dove viene indossato anche da Maria Carolina, e dalla graziosa Lady Hamilton (6). Il culto della semplicità, la ricerca di una vita meno artificiosa, più vicina alla realtà naturale ed umana rivolge una particolare attenzione per gli usi ed i costumi popolari antichi e moderni, così poco conosciuti e documentati. L’interesse per l’abito popolare si manifestò concretamente con la pubblicazione a Napoli nel 1773 di una serie di incisioni col titolo di: “Raccolta di varii Vestimenti ed Arti del Regno di Napoli”, iniziativa nata dalla collaborazione fruttuosa tra Sir William Hamilton e Pietro Fabris. Le varie raccolte che seguiranno, pubblicate anche per iniziativa reale, diffonderanno nel Regno e fuori del Regno le immagini delle Vestiture del Regno delle due Sicilie, contribuendo alla conoscenza degli abiti tradizionali delle classi lavoratrici rappresentati anche su monili: collane ed orecchini, ricercatissimi suvenir molto apprezzati dai viaggiatori inglesi e tedeschi, attratti dal Vesuvio, da Pompei, e dalla incontaminata natura dei luoghi (7). Gli splendidi abiti dei vari siti e borghi, testimoni di antiche tradizioni, diventarono fonte di ispirazione per i maestri “sartori”, che inserirono negli abiti delle aristocratiche dame elementi tipici dell’abbigliamento delle classi subalterne e le chiome delle dame invece di torreggiare pericolosamente acconciate in complesse ed innaturali costruzioni, saranno raccolte in piccoli cappelli, oppure nascoste da candide cuffiette. L’Andrien (8) caratterizzata dall’ampiezza della gonna di broccato, indossata negli anni ’70 in tutte le ore del giorno, fu poi portata solo in occasione delle “Gran Gale”, per poi cadere definitivamente in disuso agli inizi degli anni’80, sostituita da abiti più comodi, con gonne corte alla caviglia, ricche di






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

pieghe evidenziate da corsetti corti ed aderenti decorati da candidi e leggeri fazzoletti, che velano, senza censurare del tutto, le ampie scollature. Civettuoli grembiuli, ricchi di pizzi completeranno le nuove toilette. I tessuti preferiti saranno leggeri veli e mussoline di colore chiaro decorate da piccoli fiori di campo. La famiglia reale è ritratta da Angelica Kauffman agli inizi degli anni’80, secondo i canoni della moda in auge; Re Ferdinando indossa gilet e calzoni di seta di colore chiaro ed una lunga giacca da giorno, alla “finanziera” (9). Maria Antonietta, attorniata dai numerosi figli, sembra avvolta da una nuvola di soffice tessuto, non supportato da armature. La regina, che con l’avanzare degli anni, indosserà sempre meno gioielli, è rappresentata dalla Kauffman con i capelli non incipriati raccolti in una semplice acconciatura impreziosita da un filo di perle. Superato il difficile semestre iniziato nel dicembre del ’98, con i moti rivoluzionari che avevano costretta la famiglia reale a rifugiarsi a Palermo (10). Maria Carolina, anche nei momenti più drammatici dell’esilio a Palermo, continuò a seguire con discrezione la moda, incaricando di effettuare gli acquisti Don Giuseppe Cetera facoltoso commerciante di Messina, che per i servigi resi alla sovrana ottenne la nomina a “Maestro Credenziere della Dogana e Porto Franco di Messina”. Maria Carolina mantenne un fitto carteggio con il Cetera commissionandogli tra il 1808 ed il 1811 l’acquisto di: ”abiti ricamati, Velluti, Scarpe ricamate, Ventagli e Scialli (11). La composizione di un guardaroba regale nel primo decennio del secolo XIX ci viene documentato dall’inventario, compilato nel 1802 (12), del guardaroba della Principessa ereditaria Maria Clementina, moglie dell’erede al trono Francesco di Borbone. Il guardaroba della Principessa comprendeva cinquantotto abiti, confezionati con tessuti leggeri come le mussoline, i linò, le battiste, i taffettà, i veli di seta tramati con fili d’argento; tra i colori il bianco è dominante insieme ai colori pastello come il lilla ed il rosa. Le stoffe lisce sono arricchite con decorazioni di mazzetti di fiori e “mosche”, ricamati con fili d’oro, d’argento e di seta. I ricami eseguiti con fili preziosi in oro od in argento divengono più intensi e preziosi negli abiti di “Corte dé Classé”, che sono decorati con disegni ispirati a temi floreali che vanno a impreziosire ulteriormente tessuti in argento e in oro. Ma tutti gli abiti della Principessa sono particolarmente sofisticati, come documenta l’inventario che ne elenca e ne dettaglia tutte le caratteristiche.

Note

1. Tra il personale occupato a mantenere in ordine il guardaroba dei reali anche Mariantonia Migliaccio, con le mansioni di “Lavandaia e stiratrice” (A.S.N. Maggiordomia Maggiore, busta 35). Michele Pthigel nel


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

2.

3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

10

11. 12.

1800 si trasferì da Napoli a Palermo per sostenere il ruolo di Sarto della Regina Maria Carolina. (A.S.N. Maggiordomia Maggiore, busta 59). Giovanna Zucci, è impiegata come “Sarta di Abiti di Maschere del Real Guardaroba di S. M. tà la Regina” dal 1769, fino al 1798. (Magg. Maggiore, busta 90). Maria Carolina ordina tessuti, ed accessori, da vari mercanti e manifatturieri, sia napoletani sia stranieri. tra essi: “Madama Eliot”, che ricevé 22 ducati, per due “Manicotti con sciniglia”; “Madama Loullad” a cui furono versati 402 ducati per due pezze di stoffa fiorata, una pezza di raso bianco dipinto con guarnizione, e 7 paja di guanti bianchi da donna di Francia”; e “D. Domenico Baccher”, che richiese 2.80 ducati per tre cappelli di castoro. Tra gli acquisti elencati “44 braccia di Nobiltà color rosa fatta venire da Firenze”, pagata 242 paoli, e “12 canne di Nobiltà negra”, manifatturata a Napoli, consegnata dal Mercante Ignazio Dorelli, pagata 3 ducati la canna; “Dodici paja di guanti da donna lavorati a Napoli” ordinati a Giuseppe Prisco e pagati di ducati 1.44, un prezzo certamente più moderato rispetto ai 4.80 ducati richiesti da Madama Loullad per “dodici paja di guanti da donna di Francia”. Le “Note” citano anche stoffe operate con varie caratteristiche, sofisticati broccati dall’elevatissimo costo, accessibile solo ad una ristretta élite: “Una pezza di raso di canne 17, di color “Pappagallo Fiorato dell’istesso colore di Firenze” fu acquistata da Pietro Ignazio Dorelli a 105 ducati; e “9 Canne detto Raso Torchino Fiorato dell’istesso colore di Francia” forniti da D. Michele Liberato, per 54 ducati; 8 Canne ? di “Raso Torchino Fiorato con Sciniglia”, inviate da D. Bonifacio Antonio Pajeli, costarono 123.50 ducati”. (A.S.N. Magg. Magg. busta. 4). N. Spinosa, Gaspare Traeversi, napoletani del’700 tra miseria e nobiltà, Napoli 2003 p. 193 N. D’Arbitrio, Le trame traverse- la moda rococò nel Regno delle due Sicilie, in: Gaspare Traeversi, napoletani del’700 tra miseria e nobiltà, Napoli 2003 pp. 64-69. J. Kanai, “Un desir de plus: ceux vécurent une époque dramatique à travers le vetement” 1989 Kyoto pp.120,12. R. L. Pisetzky, Il Costume e la moda, nella società italiana, Torino 1978. N. D’Arbitrio, ”Fazzuoli o‘ sciugatori”: i copricapo dei costumi popolari, in: Napoli, Firenze e ritorno, Napoli 1991 pp. 137-142. A.S.N. Archivio Borbone busta 107. La Finanziera (redingote) è una giacca da uomo con falde lunghe che si sovrappongono sul davanti. Il capo indossato come il Flacco (frac) di giorno nella seconda metà del XVII secolo, agli inizi del XIX secolo, arricchito con decorazioni, rientra a far parte degli abiti da cerimonia. La Regina, dopo la riconquista del Regno, nel dicembre del 1799 e nel gennaio del 1800 non dimentica di compiere i suoi acquisti di abiti alla moda e ordina leggere camicette di lino, camicette di velo, “sottanini” di crespo bianco di velo, merletti neri, merletto d’oro e camicette di velo rifinite con “blonda”, un prezioso merletto di seta color crema. (10). La Regina segue ed ordina anche l’abbigliamento per la sua numerosa prole ed a lei si rivolgono gli artefici, come il maestro ricamatore D’Andria che ricama gli abiti per le Principesse, per presentare le note conclusive. Le note di acquisto del 1799 e del 1800 di Maria Carolina rispecchiano l’adesione al gusto del tempo, infatti la Regina acquista il 25 dicembre 1799 “6.78 Canne Mussolino per due Gonnelle” e in gennaio 1800 “Camicette nove di lino, Quattro Camicette di velo, Un Sottanino di velo, Un velo crespo bianco e sette camicette con blonda”. La blonda è un merletto a fuselli a fili continui. Il filo utilizzato è generalmente di seta color crema, da cui il nome del merletto. Prodotto già nel XVII secolo, la blonda per le sue caratteristiche grandi maglie, in cui è facile inserire nastri e varie decorazioni. Nel 1760 (ca) diviene di gran moda, per il suo colore caldo, ed il costo non elevato; verrà ampiamente utilizzato anche nel secolo XIX per decorare corsetti, gonne e camice. V.U. Vicari, La moda in Sicilia al tempo dei Borbone (1734-1860). In: Tre secoli di moda in Sicilia Palermo 1991, pp.84-90. A.S.N. Casa Reale Amm. 3° inv. Magg. Maggiore, busta 80, busta 87.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



I gioielli della Regina Maria Carolina

n anello “a forma di core con brillante rosa in mezzo”, fu tra primi doni che Ferdinando fece creare da Michele Lofrano per la sua sposa Maria Carolina. Il sovrano dette ordine in occasione delle “Reali Nozze”, che fossero commissionati all’artefici diversi oggetti. Le note di consegna dei preziosi compilate da Sovrano descrivono gli oggetti tra cui: “due portaritratti con brillanti, due tabacchiere con reali ritratti ingioiellati con fogliame di brillanti”(1). Sono i primi momenti felici vissuti dalla novella Regina, che vengono descritti dal fratello, Giuseppe nel 1769 durante un soggiorno a Napoli. Infatti l’Imperatore scrive alla madre: ”... Mia sorella è abbagliata dalla grandiosità della Corte, dagli onori che le sono stati fatti, dalla bellezza del paese, e dalla libertà di cui gode, vi si abituerà sempre di più, ed io sono completamente tranquillo sul suo destino”(2). Napoli, in questi anni, era il luogo prediletto dagli intellettuali e da nobili viaggiatori stranieri che rimanevano affascinati dal paesaggio, dal Vesuvio con i suoi fenomeni, dal clima mite, dalle antichità di Pompei e dalla bellezza degli edifici reali, dagli spettacoli e feste tenuti nel Real teatro San Carlo e nel teatro del Palazzo di Caserta. La grandiosità della Reggia progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli è descritta da Ledy Anne Miller che nel 1771 partecipò ad un ballo dato nel teatro di Corte e in quella occasione incontrò anche la sovrana, che descrive così: “Sua Maestà è una bella donna, ha il colorito più fine e trasparente che io abbia mai visto; ha capelli di quel lucente castano chiaro che ammiro tanto e che non è affatto rosso; occhi larghi, brillanti, di un azzurro cupo, sopracciglia ben delineate e più

U


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

scure dei capelli; naso piuttosto aquilino, bocca piccola, labbra molto rosse, bellissimi denti bianchi e regolari, e quando sorride le si formano due fossette nelle guance che completano la dolcezza del volto; ha una figura perfetta; è abbastanza grassottella per non sembrare magra; ha il collo lungo e sottile; i movimenti sciolti; l’andatura maestosa, ed è aggraziata negli atteggiamenti e nelle posizioni. Secondo il gusto mio è una bellezza, che non posso dirne di più per non riempire troppo questo foglio. Appena le Loro Maestà, ecc. entrarono nella sala, la Regina ballò subito un minuetto colla massima perfezione; tutti e due le Loro Maestà erano vestite, en savoiarde la stoffa del vestito era di raso a righe. In quelle feste non si può portare oro, argento, pizzo o ricamo.” (3). La regale bellezza di Maria Carolina, la sua innata eleganza, descritte da Lady Miller, sono testimoniate dal ritratto della sovrana, oggi esposto nelle sale dell’appartamento storico della Palazzo di Caserta, che la raffigura in abito di gala di broccato azzurro completato da una “goliera” (collana) impreziosita da una pioggia di brillanti montata su una fascia di seta che evidenzia la complessità del gioiello (4). La serenità della Corte di Napoli sarà infranta dagli avvenimenti francesi che si concluderanno con la violenta uccisione del Re e poi della Regina Maria Antonietta sorella di Maria Carolina (5). La sovrana, molto provata dagli avvenimenti, preoccupata dallo stato di instabilità politica, redige la divisione dei suoi gioielli, destinando ad ognuno un.suo prezioso ricordo; l’anello “color di rosa” eseguito dall’orefice Lufrano nel 1768 fu destinato dalla Regina al figlio Francesco. La “Lista delle mie gioje”, compilata da Maria Carolina, accompagnata da “l’apprezzo” del gioielliere Pasquale Tufarelli, datata primo dicembre 1793, elenca diverse “gioje” con brillanti e perle, che la sovrana divide equamente tra i figli, la nuora Clementina e “Luisetta figlia di Teresa Imperatrice” e “Carolinetta figlia della Granduchessa”. Tra gli oggetti più preziosi una “collana Grande di brillanti”, valutata 96858 ducati, che la sovrana destina alla figlia Amelia insieme dei “braccialetti tutti di brillanti”; fra gli oggetti donati alla figlia Antonietta: “una pioggia grande con brillante color Rosa”, e alla figlia Maria Cristina, insieme ad altri preziosi, anche: “Fioccagli di perle”, del valore di 5630 ducati (6). Nei ritratti eseguiti alla fine del secolo XVIII, la sovrana indossa pochi gioielli, tra i preferiti degli orecchini con grosse e rare perle a goccia. L’ultima immagine di Maria Carolina a noi nota, la raffigura abbigliata con un abito di Corte di gran gala di seta color latte, ornata da un insieme di gioielli alla “pompeiana”, ispirati ai monili dell’antica città. Le scoperte degli insediamenti di Ercolano, di Cuma e di Pompei avevano stimolato la






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

creatività di molti artefici che trovarono nei gioielli ritrovati tra i corredi muliebri, una nuova fonte d’ispirazione, per lavorare preziosi gioielli, sollecitati anche dall’interesse mostrato da molti ricchi stranieri che desideravano conoscere e visitare i siti archeologici e portare poi con se un oggetto- ricordo, infuso di motivi classici. Gioielli di gusto archeologico sono presenti già alla fine del secolo XVIII tra i gioielli di Maria Carolina ed anche tra i gioielli della Principessa ereditaria Maria Clementina, documentati nell’inventario stilato nel 1802 (fonti) che ne descrive diversi. Il gioielliere che effettuò la stima in particolare sottolineò il pregio di: “13 corniole sardoniche bellissime” che decoravano: “un Cinturone d’oro”, insieme ad altre otto corniole, che egli ritenne essere non delle repliche ben fatte ma degli originali, e consiglio di sottoporle alla valutazione: a Giovanni Mugnai oppure a Filippo Rega, che, egli indicò essere: “i primi Esperti di pietre incise” (7). Il Mugnai, fiorentino di nascita, apprezzato cammeista e creatore di “modelli per li lavori di bassorilievo”, nel 1780 era stato nominato Direttore del Laboratorio di Pietre Dure. Filippo Rega lavorò come incisore per la Corte, poi entrò a far parte degli artefici del Laboratorio delle Pietre Dure, dove assunse il ruolo di Direttore, delle sue creazioni sono noti i cammei con i ritratti dei Sovrani francesi Giuseppe Napoleone e Gioacchino Murat. Maria Carolina non tornò più a Napoli, nel mese di maggio del 1812 partì da Palermo per trasferirsi a Vienna accompagnata dal figlio Leopoldo (8). La sovrana portò con se a Vienna diversi gioielli che, dopo la sua scomparsa furono inventariati (9). Nel 1816 il gioielliere Don Gaetano dell’Aversana fu incaricato della valutazione delle gioie,: “per l’apprezzo da lui fatto di tutte le Gioje che un tempo appartennero a Sua Maestà la Regina di Felice Ricordanza” (10). Parte dei gioielli appartenuti un tempo alla Regina furono smontati da dell’Aversana, per ordine del Re Ferdinando I, le pietre furono riutilizzate dal gioielliere per ornare le nuove gioie destinate alla Duchessa di Floridia.

Note

1. Tra le numerose polizze di pagamento emesse del Banco di San Giacomo, autorizzate da Bernardo Tanucci dal giugno ottobre del 1768, in occasione delle Reali Nozze”; due fedi di credito furono rilasciate il primo ottobre a favore di Michele Lofrano per la manifattura di “un anello con brillante color di rosa in mezzo, e brillanti che girano intorno, formato in figura di cuore, con cassetta simile. Il gioielliere nella sua “Nota” descrive l’oggetto: “anello a forma di core per Sua Maestà” con dati meno tecnici, ma molto efficaci nella loro essenzialità, ci testimonia, al di fuori della ufficialità, il grazioso dono offerto da Ferdinando alla sua giovanissima sposa. Tra i gioielli eseguiti in occasione delle nozze del sovrano dal Lofrano anche due portaritratti e due “manizze”.Dei portaritratti uno fu consegnato al Marchese Tanucci e l’altro fu donato al Conte di Aghilar; una delle manizze, fu donate alla “Contessa di Thuur” e l’altra alla “Contessa di Paar”. ( A.S.N. - Casa Reale Amministrativa III Inv. Magg. Magg. busta n. 4). 2. H. Acton, op. cit. Na. 1974 vol. I, p166. 3. Ibidem, pp.169-172. 4. A.S.N. Casa Reale Amministrativa, Maggiordomia Maggiore, busta 4


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

5. 6. 7. 8. 9.

H. Acton, op.cit. Napoli 1974 vol. I, pp. 200, 201. Quaderni di Palazzo Reale 3: “Gioie della Regina e Galanterie del Re”, Napoli 1991. A.S.N. C.R.A. 3° inv. Maggiordomia Maggiore busta 87 H. Acton, op. cit. Napoli 1974. Vol. I pp. 682, 683. La sua apparizioni in pubblico, al teatro di Corte dieci giorni dopo il suo arrivo, ci viene commentata dalla Baronessa du Montet, presente all’avvenimento: “Osservavo Maria Carolina con attenzione e curiosità ... Come era invecchiata! Come era curva, china sotto il peso dei suoi dolori! Tutte le vicissitudini che aveva attraversato l’avevano oppressa; la sua testa, quasi canuta, pareva poter sostenere a fatica il peso della corona.” H. Acton, op. cit. Napoli 1974. Vol. I pp. 689, 690. 10. Quaderni di Palazzo Reale 3: “Gioie della Regina e Galanterie del Re”, Napoli 1991. 11. Per la sua prestazione il gioielliere percepì, il 28 marzo, un compenso di 30 ducati Casa Reale Amministrativa III° inv. Cassa Privata di S. M. Ferdinando I, Busta 12.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Il guardaroba e le “Galanterie” di Ferdinando IV di Borbone

a documentazione iconografica a noi pervenuta ci mostra il giovane sovrano abbigliato con estrema sobrietà, secondo i canoni in auge nelle Corti d’Europa. Il guardaroba del Re era affidato alle cure di Don Emanuele de Quiros, “Gefe dell’Officio del Real Guardaroba”, che sorveglia il lavoro della complessa struttura impegnata nel curare gli abiti e gli accessori per le diverse stagioni. Don Emanuele era incaricato di ordinare e ricevere i vari manufatti, e soddisfare i comandi del sovrano, che negli anni giovanili mostra attenzione nel seguire i dettami della moda. I capi d’abbigliamento di moda alla Corte di Napoli sono segnati negli inventari del guardaroba del sovrano secondo le denominazioni tipologiche in uso nel Regno: “giamberghe, sariche, giamberghini, e calzoni lunghi”. Il Capo del Guardaroba regale annotava diligentemente tutti i capi confezionati da Pasquale Ghio sarto personale del Re. Le stoffe preferite dal sovrano per i suoi abiti erano quelli lavorati “a maglie”, che risultavano più morbidi e quindi più comodi. Per confezionare gli abiti di gala vengono adoperate le sete broccate fabbricate (1) in esclusiva per il sovrano, tessute con i fili di oro e d’argento, lavorati dai Battiloro del Borgo Orefici. A servizio di Ferdinando IV è anche il “guantaio” Pasquale Bruno, che aveva servito già per moltissimi anni Re Carlo e lo “scarpaio” Giuseppe Filoso, che creava per il sovrano: “scarpe di vitello incerato per la caccia, scarpe bianche di vitello d’Inghilterra e scarpe di raso di vari colori” (ottobre 1778) (2). L’artefice continuò a lavorare per il Re e la Regina anche durante la loro forzata permanenza a Palermo nel 1799, ed anche in seguito dal 1806 al 1815 periodicamente le scarpe erano spedite ai sovrani a Palermo (3).

L


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Ferdinando IV di Borbone, Angelica Kauffmann 1783 ca. Il sovrano è ritratto dall’artista in armatura con accanto la corona e lo scettro, simboli di regalità.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Le scarpe per gli abiti di gala erano decorate con fibbie ingioiellate con brillanti lavorate dal gioielliere di Camera Don Michele Lofrano (4). Il gioielliere realizzò per il Re le decorazioni degli ordini cavallereschi del Regno arricchite con brillanti, e vari accessori gioiello tra cui diverse serie di “bottoni di diamanti per camice”, che insieme alle fibbie costituivano in quel tempo le gioie di prammatica. La diffusione di queste decorazioni negli abiti dei gentiluomini è confermata dalle inventariazioni dei beni di personaggi in vista nel secolo XVII come Don Giovanni Andrea de Mari; tra i gioielli posseduti da Don Andrea: “Bottoni d’oro per camice; Un anello con brillante di grani 11 1/3; Un pajo di fibbie d’oro per scarpe; Un pajo di fibbie con piccoli diamanti; Due orologi con Catene; Un Orologio a sole d’argento; Una spada col manico d’argento dorato; Un bastone con manico d’oro” (5). L’inventario dei gioielli di Ferdinando evidenzia la preziosità delle decorazioni degli Ordini cavallereschi, quella dei gioielli caratterizzati dalla notevole presenza di brillanti e cammei, e prova la eccentricità di alcune “gioje”, come i: “Ventiquattro bottoni piccoli di denti cervo legati in oro”. Tra gli oggetti posseduti da Re Ferdinando troviamo registrati anche diversi gioielli ricordo come i sedici bottoni per giamberga che contenevano in ognuno: “dei capelli di Persone Reali coi nomi legati in oro con cristalli sopra”, e ancora: “Due catene per orologio di capelli della fu Principessa Donna Clementina, ligati in oro”, e in ultimo il ritratto di Lindoro, il cane del sovrano: “in miniatura” (6).

Note

1. Il Duca di Termoli effettua gran parte degli ordini di tessuti e accessori che occorrono “per servizio di Sua Maestà”. I tessuti a “maglie” lavorati sui nuovi telai meccanici, divengono di gran moda nella seconda metà del secolo XVII. I telai verranno montati nel 1791 dai De Negri, esperti tecnici genovesi, nelle Reali Fabbriche delle sete di San Leucio. Un particolare “regolamento ò sua Planta” fu stabilita da Ferdinando il 22 aprile 1766, per la servitù del “Quarto del Real Infante Don Fhelipe su Charisimo Ihermano”; il regolamento prevedeva la turnazione, anche notturna, divisa in 10 settimana dei Maggiordomi di Camera presso il Real Infante. Tra il personale posto a servizio del Principe Don Francesco Figliola incaricato del Guardaroba, Maria Giovanna Ferrari “lavandare ed aliminadora” ed “Isabella Smit “merlettara”. (Casa Reale Amministrativa, Maggiordomia Maggiore busta 23). 2. Il Guantaro Pasquale Bruno, dopo aver lavorato guanti per Carlo di Borbone e per suo figlio Ferdinando, il 22 giugno 1772 chiede un sussidio. (A.S.N. Segreteria di stato di Casa Reale Antica, busta 787). 3. A.S.N. Casa Reale Amministrativa, Magg. Magg. buste 21 e 26 4. 8 luglio 1778, Il Marchese della Sambuca, Al Sig. Principe di Francavilla Avendo il Re approvato l’annessa Nota rimessa dal Duca di Termoli fatta dal Gioielliere di Camera Don Filippo Lofrano ascendente a Ducati duemilaquattrocento, e 31 pelle Spese occorse nella realizzazione delle fibbie di brillanti eseguite secondo il disegno ordinato da Sua Maestà. La rimetto di Vostro ordine a V. E. perché disponga che si liberino e paghi a Don Filippo Lofrano la divisata somma. (A.S.N. Casa Reale Amministrativa III inv., Maggiordomia Maggiore busta 19). 5. Inventario degli Argenti e Gioje di Don Andrea de Mari, 23 marzo 1729 (A.S.N. Archivio Doria d’Angri, busta 83, inc. 7) 6. Quaderni di Palazzo Reale 3, “Gioie della regina e galanterie del re”, Na. 1991, pp.19,20.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Carolina Bonaparte Murat,S. G. Cormis, miniatura su porcellana Nel dipinto la Regina indossa un finimento caratterizzato da cammei in corallo. L’abito è rifinito da una frangia di diamanti.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



La Fabbrica di coralli di Paolo Bartolomeo Martin

egli anni successivi al rientro di Ferdinando IV nella Capitale, dopo le vicende del 1799, il piano di intervento messo in atto dal Governo Borbone per favorire il sorgere di nuove imprese offrendo condizioni vantaggiose e incentivazioni, anche agli imprenditori stranieri portatori di nuove tecnologie e di più moderni sistemi produttivi, che gradualmente incominciarono a manifestare dei positivi risultati. La possibilità di disporre di mano d’opera giovanile a basso costo, con accordi stabiliti con il Governo, contribuì, insieme all’offerta di sedi prestigiose, alla immigrazione di imprenditori alla ricerca di nuove opportunità per ampliare la loro attività nel Regno di Napoli dove non erano ancora presenti le tensioni sociali e le rivendicazioni salariali che affliggevano la Francia e l’Inghilterra. La crisi della manifattura del corallo nella città di Marsiglia fu tra le ragioni che mossero il marsigliese Paolo Bartolomeo Martin a trasferirsi nel Regno di Napoli, per accedere alle favorevoli condizioni ivi offerte (1). L’imprenditore formalizzò il 12 febbraio 1805 la sua richiesta di aprire “nei Reali Demani” la “fabbrica dei Coralli”, motivando la sua richiesta, con una attenta analisi della situazione torrese, dove era già presente una radicata attività di pesca del corallo, che non veniva lavorato in loco, ma esportato allo stato grezzo a Livorno ed in altre località. La richiesta del Martin, fu sottoposta il 13 febbraio al parere di Vincenzo Pecorari, Amministratore Generale del Regio Demanio, che pochi giorni dopo il 20 febbraio, espresse parere favorevole all’insediamento della fabbrica. Il 27 marzo, Ferdinando IV, dava segui-

N


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



to a quanto espresso dal funzionario, con una “Nota” concedeva al richiedente: “la sovrana Protezione e privativa per dieci anni” per stabilire “nella Torre del Greco”, nel palazzo cinquecentesco dei Caracciolo di Castelluccio, una “Fabbrica di lavorare il corallo”; al contempo la concessione prevedeva che l’imprenditore dovesse ammettere e mantenere tre o quattro giovinetti del Regno e insegnar loro l’arte, in maniera che una volta innestata l’arte del corallo potesse poi avere continuità (1). L’attività intrapresa dal Martin sotto la protezione del Governo Borbone, ricevé il 12 luglio 1806 la conferma con dal nuovo sovrano Giuseppe Napoleone I, che nel “Regio Decreto” afferma che “la progettata Manifattura di Coralli”, in quell’anno aveva già “impiegate circa trenta di quei naturali…” e prometteva “la sicura riuscita di un’arte…”. L’anno successivo fu concessa al Martin l’apertura di una nuova attività nel Real Albergo dei Poveri di Napoli per insegnare, in un prima istanza, l’arte alle fanciulle ospitate nella struttura, in seguito furono ammessi all’apprendimento dell’arte anche i fanciulli (2). L’Albergo dei Poveri divenne la sede più ambita dagli imprenditori francesi che desideravano stabilire nel Regno di Napoli una nuova attività; tra le varie richieste sottoposte all’attenzione del sovrano l’11 ottobre del 808, quella di Michele Arnaud “inventore di macchine, Incisore della Reale Zecca delle monete …”, che proponeva di aprire “un Laboratorio impiegando i “Giovinetti del Reclusorio”, per la lavorazione delle “diverse pietre delle variate Lave del Monte Vesuvio”, da adoperare per creare “tabacchiere, digiunè, casse di orologi …”, con questo particolare materiale che il tecnico definisce: “di straordinaria bellezza”, e valuta che la sua lavorazione avrebbe potuto dare “ un ricchissimo frutto se sene abilitasse la Manifattura; molto più perché genere di assoluto commercio di questa Capitale…” (3). Le proposte di aprire nuove Manifatture, sottoposte al parere della “Giunta delle Arti, Manifatture, e Industrie del Regno”, ufficio operativo dipendente del Ministero dell’Interno, venivano attentamente vagliate, e quelle che potevano offrire nuove opportunità venivano approvate ed appoggiate economicamente nella fase realizzativa, con l’offerta della sede sottoposta al controllo del governo. La Fabbrica di Torre del Greco di Martin non limitò la lavorazione del corallo a quella tradizionale “in fili a collane”, ma diversificò la produzione introducendo l’arte dell’incisone, con l’assunzione degli incisori romani: Carbone, Fattori, Gagliardi, Mangiarotti, Pansinetti, Persichetti, e Veneziani. Per questa “nuova arte” il 12 novembre del 1810, Gioacchino Murat concesse all’imprenditore, con decreto reale “una patente di introduzione”, che gli assicurava per cinque anni il diritto di vendere in tutto il Regno le creazioni di corallo inciso.

Finimento in oro e coralli, 1810-1812 L’insieme fu creato nella Real Manifattura di Paolo Bartolomeo Martin per la Regina Carolina




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Negli anni in cui regnò Gioacchino Murat, la manifattura di Torre del Greco si fregiò del titolo di: Fabbrica di S. M. la Regina. In quegli anni alle Corti napoleoniche i gioielli caratterizzati dalle calde tonalità del corallo erano molto apprezzati e diffusi. Le incisioni eseguite dagli artefici erano ispirate a modelli antichi, e la raffinatezza della esecuzione determinava sostanzialmente il valore dell’oggetto. La struttura produttiva impiantata a Napoli nell’Albergo dei Poveri, operò per un periodo di tempo più lungo rispetto alla Fabbrica di Torre del Greco, ma dopo il ritorno dei Borbone sul trono di Napoli nonostante le numerose concessioni offerte dal governo, anche la fabbrica dell’Albergo dei Poveri seguì la sorte della originaria fabbrica e dovette porre fine alla sua attività. Ferdinando I il 14 novembre del 1822, aveva confermato al Martin con un nuovo contratto, la concessione, che era stata ratificata l’11 febbraio del 1815, con cui era stata stabilita “nel Real Albergo una fabbrica di coralli”. Il nuovo atto era stato formulato per correggere la condizioni concordate nell’ottobre del 1820 “per quanto concerneva la prestazione per la mano d’opera dei reclusi”. Con l’atto sottoscritto 1° novembre del 1822 si stabiliva che sarebbero stati impiegati nella fabbrica dei coralli 170 individui; all’imprenditore venne anche confermato l’uso di “tutti i locali attualmente addetti alla fabbrica di coralli” (4). La fabbrica dei coralli nel 1824 occupava 220 addetti, questi, stabilivano i regolamenti rogati nel 1822, potevano lasciare il Reclusorio al compimento dei diciotto anni, ma doveva essere l’imprenditore ad esprimeva il parere favorevole. La clausola era stato concertata per favorire il permanere degli allievi più dotati, e contrastare così l’eventuale concorrenza; ma questo non fu sufficiente per proteggere l’attività della fabbrica che cadde in una crisi irreversibile. I molteplici motivi del disagio furono enunciati dal Martin in una lettera inviata al sovrano il 24 maggio 1825, in cui egli accusava apertamente i suoi ex allievi di porsi in concorrenza sleale nel praticare “prezzo più dolce”, e denunciava anche lo scadimento della lavorazione priva di cultura artistica. Non bastarono a salvare la fabbrica le facilitazioni concesse da Francesco I all’imprenditore l’11 dicembre 1825 per il rilancio della lavorazione del corallo con una nuova privativa della durata di cinque anni, la chiusura, inevitabile, fu sancita nel 1829. L’arte dell’incisione introdotta nel Regno nei primi decenni del XIX, anche dopo la chiusura della fabbrica dei Coralli dell’Albergo dei Poveri, continuò ad essere praticata ampiamente, sia per la creazione di cammei incisi su corallo, sia per la fattura di cammei ad altorilievo incisi sulle pietre del Vesuvio, che come aveva indicato nel 1808, Michele


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Arnaud se lavorate potevano dare “un ricchissimo frutto”. La lungimiranza del tecnico di origine francese è confermata dalle numerose opere create con la pietra del Vesuvio presentate alle Mostre delle Industrie Nazionali tenutesi nel 1826, nel 1828, e nel 1834. Tra gli incisori più dotati ed apprezzati in quegli anni, Mariano Sarno che caratterizzò le sue creazioni con cammei ispirati a modelli classici incisi su “gemme del Vesuvio”. Nel corso del secolo XIX per soddisfare le richieste del mercato, ai raffinati cammei di pietra lavica e di corallo, si diffuse ampiamente la lavorazione delle conchiglie sardoniche, più facili da incidere, destinate ad un più vasto pubblico.

1. N. D’Arbitrio L. Ziviello Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - L’Edificio delle Arti della Città - Dentro le Mura. Napoli 1999. N. D’Arbitrio L. Ziviello Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - Carteggi, Napoli 2001 2. Ibidem 3. A.S.N. Ministero dell’Interno II inv. Busta 5066 4. A.S.N. Ministero dell’Interno I inv. Busta 1888.

Note


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gli abiti ed i gioielli negli anni della restaurazione

a caduta dell’Impero napoleonico, che segnò il ritorno al potere delle antiche dinastie, incise profondamente anche sui cambiamenti del gusto, e di conseguenza causò immediati cambiamenti della moda. Ippolyte Leroy che era stato il couturier di Giuseppina Bonaparte, rimase il creatore incontrastato del gusto, anche dopo la caduto di Bonaparte, i modelli da lui creati, diffusi dalle riviste di moda, continuarono ad entusiasmare le dame europee (1). La linearità degli abiti femminili e dei gioielli del primo decennio dell’ottocento ispirati a modelli classici, fu irrimediabilmente corrotta dalla commistione con elementi decorativi eclettici, che diventarono sempre più invasivi alla fine del secondo decennio. La moda proponeva, già nel caldo agosto del 1811, l’eliminazione delle ampie scollature con l’introduzione di accollate camice, dette ”chemisettes”, da indossare sotto l’abito, ornate al collo, da varie balze di “rushes” ispirate alle “lattughe” in voga nel secolo XVI (2). Gli alti colli impedivano di fatto le ricche collane, che furono sostituite da spille, che venivano agganciate al centro dei colletti. Anche le maniche nel 1815 verranno modificate più volte, sia nel disegno sia nelle dimensioni, dai creatori che traggono nuova ispirazione, rivisitando motivi tipici della moda tardo gotica e rinascimentale. Le riviste di moda veicolano un modello femminile timido ed introverso, rivelatore del ruolo che la restaurazione vorrebbe destinare alle donne, con la proposta di figurine infagottate in abiti appesantiti da ogni sorta di decorazione e con il capo nascosto da ampi cappelli ricchi di nastri, fiocchi; anche la sofisticata Madame Récamier così splendidamente

L


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

raffigurata nel 1800 da Jacques-Louis David, a distanza di qualche anno, appare poco riconoscibile, nel ritratto di Antoine Jean Gros, ingolfata in metri e metri di trine e nastri (3). Agli inizi degli anni ’20, la linearità dell’abito è interrotta dal corpetto che tende ad evidenzia nuovamente il punto vita delle dame. Anche le scollature presentano una sagoma orizzontale, ispirate a motivi in auge tra il 1660 ed il 1680. Le gonne rigide, disegnano ampie campanule e le maniche tornano ad essere cortissime. Il busto ed i sostegni che avevano caratterizzato la moda aristocratica nei secoli XVII e XVIII, ritornano in auge, per ridisegnare figurini con corsetti dalla linea assottigliata; le sottane si accorciano e si allargano sostenute dalla “tournure”, una striscia di ovatta fermata tra due strati di seta trapuntata, che viene annodata in vita, sotto la gonna. Alla fine degli anni ’20 le gonne tendono ad ampliarsi, così anche le maniche che negli anni ‘30, raggiungeranno dimensioni straordinarie, con l’impiego di molti metri di stoffa. Le scenografiche maniche, lanciate in Francia dalla Duchessa di Berry, figlia del Re Francesco I di Borbone e di Maria Clementina, arricchite sempre più di decorazioni saranno sostenute da imbottiture e stecche d’acciaio per mantenere la sagomatura desiderata. La figura femminile tende ad assumere una struttura irreale, ispirata all’affascinante e scenografica sagoma della farfalla: una fragile ed impacciata farfalla costretta a movimenti limitati dalle scomodissime maniche. Gli abiti da ballo, meno lunghi di quelli da passeggio, hanno ampie scollature e gonne adorne di ranghi di volants di pizzo e di nastri. Gli abiti da passeggio erano completati da soprabiti a redingote, caratterizzati da mantelline sovrapposte, oppure da ampie cappe e da scialli; gli esotici scialli di cachemire indossati da Giuseppina Bonaparte alla fine del XVIII secolo, che continuarono ad essere un tipico completamento del vestiario delle dame, il loro costo era ancora molto elevato ed indossarli rappresentava ancora uno status symbol. La foggia dei gioielli, diventa più complessa e variegata; sono ancora di moda monili “all’antica”, decorati con cammei, ma anche gioie ispirate a modelli rinascimentali come la “Ferroniére”, un sottile filo d’oro impreziosito da gemme, ispirato al gioiello indossato dalla dama nel dipinto di Leonardo conosciuto come la Bella Ferroniére. Molto diffusi anche i gioielli-ricordo: spille, braccialetti, collane e bottoni che contengono piccole ciocche di capelli dei donatori, più spesso delle donatrice degli oggetti, un romantico e simbolico dono, che dovrebbe ricordare e rappresentare concretamente la persona amata. La eccentrica linea a farfalla, degli abiti in voga negli anni ‘30 tende a modificarsi notevolmente negli anni ’40, le dimensioni della maniche si riducono sensibilmente a favore del-






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

l’ampliamento delle gonne, ispirate a modelli rococò, mantenute in forma dalla cosiddetta “crinolina”(4), che sostituisce il settecentesco “panier”. E’ Worth, un sarto di origine inglese, il couturier che crea e guida la moda in questi anni, traendo ispirazione dalle settecentesche “robes volant”. Worth, nominato nel 1864 sarto ufficiale della corte francese, crea modelli esclusivi per Eugenia di Montijo, moglie dell’Imperatore Napoleone III (5), tra questi la “princesse”, un abito da giorno dalla linea fluida, senza cintura, caratterizzato da una gonna ampia raccolta in grandi pieghe fermate posteriormente, sostenute sul fondoschiena dalla “Demi-crinoline”, una gabbia a cerchi ovali. La foggia a “Princesse” ebbe presto una gran diffusione a Parigi, per la sua praticità. Si devono al couturier anche la ideazione nell’abito di Gran Gala con il mantello a strascico allacciato in vita, e non più alle spalle, e la differenziazione netta tra gli abiti da giorno, da quelli da indossare di sera, appena percettibile nelle epoche precedenti. Gli abiti da giorno, più comodi, si differenziano sostanzialmente dai sontuosi abiti da ballo, dove trionfano gonne d’ampiezza inusitata, adorne di volants e ghirlande di fiori di gusto rococò; anche i gioielli sono ispirati a modelli rococò, caratterizzati molto spesso da un disegno similare in modo da comporre una “parure”.

Note

1. R.Levi Pisetzky, “Storia del Costume in Italia”, Vol. IV Milano 1964 - J. Laver, “Grands Couturiers Parisiens 1910-1939”, Parigi 1965 - L. Kybalova - O. Herbenova - M. Lamarova, “Enciclopedia della moda”, Praga 1966, Milano 1969 - R. Levi Pisetzky, “Il Costume e la Moda”, Torino 1978 - M. Santarsiero, “Il figurino: l’immagine della moda nell’ottocento” in: “Il figurino di moda” Roma 1989 “Cataloghi della Galleria del Costume di Firenze, n. 1, 2, 3, Firenze - N. D’Arbitrio, L. Ziviello “Le trame della Moda”, in: Carolina Murat, La Regina Francese del Regno delle Due Sicilie”, Na. 2003, pp. 340385. 426-439. 2. N. D’Arbitrio L. Ziviello, op. cit. Na. 2003 “Le trame della moda” pp. 340-385, 423-439. 3. Ibidem op. cit. Na 2003 “Le trame della moda” pp. 340-385, 423-439. 4. La crinolina è realizzata con il “crinolino” un tessuto di piuttosto rigido, composto da crine, inventato dal francese Oudinot, adoperato in prevalenza per irrigidire le falde dei cappelli ed i colletti delle giacche maschili. 5. Eugenia di Montijo, aveva sposato nel 1853 l’Imperatore Napoleone III.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Maria Carolina d’Austria, Angelica Kauffmann 1783 ca. La sovrana, ritratta in atteggiamento naturale, indossa un abito bianco, caratterizzato da linee classicheggianti e da preziose bordure in oro.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Le gale, gli abiti, i gioielli della Corte di Napoli

erdinando ritornò nella capitale del Regno riconquistato insperatamente nel mese di giugno del 1815. Il matrimonio con Lucia Migliaccio celebrato il 27 novembre del 1814 sembra aver donato al Re la pacatezza che mai prima il Borbone aveva potuto conquistare durante gli anni vissuti con la energica prima moglie Maria Carolina, scomparsa a Vienna il 10 settembre del 1814 . Il sovrano sceglie di vivere, il più possibile, lontano dal Real Palazzo, prediligendo le “Delizie” della Villa di Capodimonte, della Villa Favorita, e della Floridiana, la nuova dimora, circondata da un ampio giardino, donata dal sovrano alla Principessa. Le architetture, gli affreschi degli antichi insediamenti di Ercolano e Pompei, che avevano influenzato la cultura europea alla fine del XVIII secolo, ed erano state fonte di ispirazione per l’architettura, l’arte e la moda nei primi quindici anni del nuovo secolo, dopo la restaurazione nel Regno delle due Sicilie, rappresenteranno ancora per alcuni anni il riferimento egemone, i cuturieres cercarono per le loro creazioni nuova ispirazione rivisitando con sensibilità romantica gli stilemi di epoche storicamente lontane, e fu proprio lo studio del passato, delle tradizioni, il sentimento su cui si fondò la sensibilità degli anni della restaurazione ed inseguito quelli in cui regnò Francesco I (1) ed ancora il lungo periodo che vide sul trono del Regno delle Due Sicilie Ferdinando II (2). Le rivisitazioni fantastiche di antiche epoche, diventarono sempre più frequenti, con la organizzazione di tornei storici, e di feste in costume con ambientazioni scenografiche create dagli architetti-scenografi della Corte Borbone. Il ciclo delle feste di ballo riprese con l’ag-

F


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



giunta di nuove ricorrenze all’antico calendario, e nel calendario delle “Gale” verranno segnate quelle allestite annualmente per festeggiare i 27 novembre l’anniversario delle nozze del Re con la Principessa di Partanna. La Real Villa Favorita fu la dimora scelta dal sovrano nel 1815 per dare le prime feste di ballo nell’ottobre del 1815, allestite con grandiose scenografie disegnate dall’architetto Antonio Niccolini ed allietate dalle musica composta e diretta da Don Giovanni Paisiello (3). Ferdinando di Borbone si dimostrò molto generoso con la sua “carissima Lucia”e con i numerosi figli, nuore e nipoti, a cui inviava continuamente doni, non dimenticando mai le date delle varie ricorrenze. I gioiellieri di Corte Don Matteo Tufarelli e Don Gennaro dell’Aversana saranno gli artefici dei nuovi gioielli destinati alla famiglia reale. Per il primo anniversario di matrimonio del sovrano, festeggiato nel palazzo di Capodimonte, Don Matteo Tufarelli ricevé l’ordine di creare un “filo di brillanti a concia Inglese ligati in oro”. Altri nuovi monili furono creati per la ricorrenza l’anno successivo, ornati con gemme prelevate da una delle “goliere” di Maria Carolina che era stata valutata nell’inventario eseguito precedentemente da dell’Aversana 12251.25 ducati e sarà dell’Aversana a creare nell’agosto del 1820, per la Duchessa di Calabria: “un finimento di brillanti e smeraldi”, che fu pagato: “novemilasettecentonovanta ducati e grana settantacinque” (4). Tra i fornitori di Casa Reale troviamo anche Teodoro Blok, che durante il decennio della dominazione francese erano stato uno degli imprenditori costantemente presenti a Corte. A Blok furono ordinati diversi oggetti da Ferdinando di Borbone negli anni della cosiddetta “Restaurazione”, destinati al figlio Leopoldo ed a sua moglie Maria Clementina, figlia dell’Imperatore d’Austria (5) a cui il sovrano donò nel febbraio del 1817 un prezioso “finimento ligato in oro”, composto da: “una Collana, Orecchine, Braccialetti e Pettine”. Il Principe Leopoldo intrattenne con la Duchessa di Floridia una fitta corrispondenza, e non dimenticò di scriverle anche durante i suoi soggiorno a Vienna. A lei affidava i doni destinati al padre, e le inviava romantici doni, tra cui “due piccoli braccialetti con i nostri capelli” (6).

Disegno acquerellato della onorificenza istituita da Ferdinando IV di Borbone, al suo ritorno sul trono di Napoli, dopo la caduta di Murat (A.T.S.G. - AF/44). Le Onorificenze degli ordini istituiti da Ferdinando di Borbone furono eseguite dal Gioielliere della Real Corte Gaetano Aversano; i nastri furono ordinati a Teodoro Bloch (1820), in seguito le colorate strisce di gros furono eseguite nel Real Convitto del Carminello.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Il Sovrano, che da giovane aveva dimostrato molta attenzione nel seguire i dettami della moda, sembra aver perso interesse per l’abbigliamento, infatti diventano molto rare le note delle spese compilate dal sarto del sovrano Nunzio Vinci, per documentare le spese sostenute per il guardaroba regale (7). Numerose e elevate sono le somme certificate che furono elargite dalla “Cassa privata del Re”, a favore del gioielliere Aversana per la manifattura di decorazioni dell’ordine di San Gennaro e di numerosi oggetti preziosi, tra questi: varie scatole decorate sui coperchi con le cifre del sovrano di brillanti, e un fodero “di sciabla”(8), probabilmente il prezioso fodero fu realizzato per “la sciabola di acciaio tutta brillantata fiocco di perle di acciaro”, descrizione compiuta dallo stesso sovrano nel testamento, dove designa il Duca D’Ascoli, erede del prezioso manufatto (fonti). Altri gioielli ed oggetti di moda verranno acquistati oltre che da Teodoro Block (9) anche dal negozio di mode Carol (10) e da Carron, destinati in gran parte alla Duchessa di Floridia ed a Marianna Grifeo, figlia minore della Duchessa (11). La Duchessa di Floridia, oltre alle “gioje” donatele in vita da Ferdinando, ne ricevé altre destinatele dal sovrano nel testamento redatto il 5 novembre del 1824. L’anziano Re indica nelle note testamentarie anche la provenienza dei beni che comprendevano anche: ”le gioje e gli argenti pervenuti dall’Eredità della mia Carissima defunta moglie”. Ferdinando precisa “però” che i gioielli gli appartengono: “per averne pagato l’importo anche in maggior somma in estinzione de’ debiti della stessa contratti in Sicilia ed in Vienna”. L’inventario dei gioielli che la sovrana aveva portato con se a Vienna, documenta la notevole presenza di oggetti con perle, da lei predilette, e con cui si fece più volte ritrarre. Come indicano le note, le collane possedute da Maria Carolina erano caratterizzate da grandi perle: “a quattro fila con 196 perle (e) a cinque fila di 233 perle grosse”. Anche gli orecchini a “nocche” erano arricchiti da perle: “grosse di sotto e rosa di sopra contornata di brillanti” (12).

Note

1. Nei progetti dei Reali Appartamenti nella Reggia di Napoli, e nel Real Sito di Capodimonte, affidati da Francesco I, salito al Trono nel 1825 ad Antonio Niccolini, l’architetto della Real Casa disegnò ambienti, arredi e parati alla “Ercolanese” ed alla “Pompeiana”, con l’inserimento, nell’Appartamento delle LL. MM. di Capodimonte, di antichi pavimenti di mosaici provenienti dagli scavi in corso nei siti archeologici. 2. Nel 1836 nella “riforma generale del Real Palazzo di Napoli, Ferdinando II approvò l’inserimento di arredi ancora “all’Ercolanese”, e “alla Pompeiana”, ma anche di sedie e di consol “alla Rococò” ed “in stile Barocco” (nota- A.S.N. C. R. AMM. III inv. Tappezzeria busta 108). 3. Sull’attività svolta da Antonio Niccolini a Napoli durante il decennio francese consultare il volume: “Carolina Murat, la Regina francese del Regno delle Due Sicilie” Na. 2003, a cura di N. D’Arbitrio, L. Ziviello.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

4. Una delle “Goliere (e) due Ciappe” della sovrana, che dell’Aversana aveva valutato: “ducati”, saranno smembrati, in questa occasione, dal gioielliere del Re nel 1816, per creare “un pajo di Braccialetti” ed “un pajo di orecchini”, che l’orefice consegnata il 25 novembre “nelle Sacre Reali mani della M. S.” 5. Il matrimonio era stato celebrato il16 luglio del 1816. La Baronessa du Montet ne’ suoi “Souvenirs”, il 7 novembre 1816 da Vienna scrive : « J’ai été présentée aujurd’hui à Madame l’archiduchesse Clémentine épouse du prince Léopold de Sicile, (le prince de Salerne). La princesse est petite, blanche, excessivement délicate; elle est timide et embarrassée,mais extremement polie. Le prince est gros et gras, très grand et ressemble uniquement à la famille des Bourbons ». 6. Lettera inviata da Vienna il primo gennaio del 1824. 7. Le spese per il “Guardaroba” del sovrano nei mesi di maggio e giugno del 1815 saranno di ducati 56,9. La cura “delle biancherie della M.V. e della Real Famiglia” era affidata alla cucitrice Orsola Carotalo, che si occupò di questo “servizio per 46 anni”. Sarà il Duca di Calabria invece a tenere costantemente impegnato il sarto Michelangelo Viglia per rinnovare continuamente il suo guardaroba, e per realizzare le Uniformi di Gala dei Vari impiegati degli Offici; il compito di lavorare al vestiario dei Mozzi fu affidato a Don Donato Cittadino. 8. Mese di gennaio del 1820: “Al Giojelliere Aversana per l’ordine di San Gennaro di brillanti, rubini, smeraldi e topazi, da lui lavorato per mio uso ducati duemilacentoquindici e grana ventinove”. Mese di febbraio 1820 “Al Giojelliere Aversana per prezzo d’oro e fattura di un fodero di sciabla ducati cinquecentotrentaquattro”. Mese di aprile 1820: “Al giojelliere Aversana per un sopra lettere con topazio inciso, e base di lapislazzuli comprato per mio uso, ducati trecentocinquanta”. (A.S.N. Cassa Privata del Re busta 48) 9. Mese di gennaio 1820: “A Block per prezzo di una ripetizione e catena d’oro regalata a Don Nicolò Belmonte”. Mese di Febraio 1820: “Al Mercante Block per prezzo di un finimento di opales, rubini, brillanti, e turchine, e per piccoli altri oggetti ducati settecentocinquantadue e grana quattro”. Dal Negoziante Le Frebre fu acquistato dei cristalli “fatti venire da Parigi”, che furono regalati al Duca di Calabria il 19 agosto insieme ad “altri oggetti di bronzo dorato e di porcellana”. (A.S.N. Cassa Privata del Re, busta 48). Le somme erogate nel corso dell’anno 1820 per pagare le note dei gioiellieri, come testimoniano i documenti dell’amministrazione Borbone, sono notevoli; molto meno esose e rare sono le note del “sartore” che nel mese di marzo del 1820 invia una nota di ducati centoottanta per: “spese fatte ad agosto 1819 e febbraio 1820”; ed il 23 del mese successivo “per vestiti ducati duecentodiciannove” e per ricami e guarnizioni ducati ottantuno. ”. (A.S.N. Cassa Privata del Re, busta 48). 10. I gioielli furono acquistati da vari artefici . (A.S.N., C. R. Amm. 3° inv. Cassa Privata del Re busta 32). 11. In quell’anno la Duchessa riceverà alti doni nel mese di giugno “un finimento di brillanti e Turchine insieme, consistente in Collana, orecchine e spille, che Don Gennaro Aversana aveva consegnato nelle “Sacre Reali Mani” ricevendo il 28 gennaio la somma di ducati 2300 ed altri ducati 472,75 per una “piuma di brillanti”. 12. S. Di Giacomo, Re nasone di profilo, Ferdinando IV e il suo ultimo amore, Na. 1813 p. 178.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Le Manifatture del Regno - Gli artefici

on l’avvento al Trono di Napoli di Gioacchino e Carolina Murat, nelle vie prospicienti il “Largo di Palazzo” erano stati ubicati in Rue de Toledè, e in Rue de Chiaja, grandi magazzini di moda, che vantavano nelle loro insegne e pubblicità di essere tra i fornitori: de S. M. le Roi e de S. M. la Reine de deux Siciles, ed esponevano nelle numerose vetrine i pregiati manufatti lavorati dagli artefici del Regno insieme alle ultime creazioni della moda francese. La creazione dei grandi negozi di moda nei pressi del Real Palazzo segna il cambiamento dei sistemi produttivi e propositivi, a cui si erano adeguate anche le Manifatture Reali: quella di Coralli di Torre del Greco e le Seterie di S. Leucio, che negli anni della dominazione francese del Regno delle Due Sicilie, lavorarono sotto il diretto controllo di Carolina Murat, con la denominazione di: “Fabbriche della Regina”. Per volere della Regina Carolina le seterie di San Leucio crearono una diversificata gamma di manufatti: di tessuti di seta, di fazzoletti con più disegni e dimensioni, gilè, e galloni, che vennero proposti ai negozianti con un listino a prezzi prestabiliti. La sovrana è coinvolta direttamente nella diffusione dei manufatti sia dei tessuti creati dalle seterie, con cui fa confezionare i suoi abiti, rifiniti poi con complesse decorazioni in oro eseguiti dalle ricamatrici della Fabbrica di Ricami del Real Albergo dei Poveri di Napoli, diretta da Giulia Hind. Carolina si fa ritrarre dai pittori di Corte in abiti completati da gioielli caratterizzati da cammei in corallo creati da Paolo Bartolomeo Martin e dai suoi allievi della Fabbrica di Torre del Greco, che diventeranno i gioielli più richiesti in Europa.

C


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Le Magasin de Modes et Nouveautés di Pierre Victoire Cardon di Rue de Chiaja n. 209, quello di J.B. Giroux di Rue de Chiaja n. 57, e le Magasin de Foaillerie, Bijouterie, Horologerie, Argenterie, e Objets en Vermeil Bronzes, Porcelaines, Cristaux di Teodoro Block, sito in Rue de Toledè n. 31, aprono le loro vetrine per sollecitare i desideri e la civetteria delle dame e delle damigelle napoletane. Anche Teodoro Block, aveva aperto una sede rappresentativa nei pressi del Real Palazzo, per molti anni rimase tra i maggiori fornitori di casa reale. Anche Ferdinando II si rivolse a Block per l’acquisto di oggetti d’alto pregio, tra cui: Una Parure or et Torquaises, ordinata da Madame la Duchesse de Sangro “pour Service Royal” il 18 dicembre 1832. Dalle note di consegna di: tessuti, merletti, gioielli, borse, scarpe, guanti, corredate da accurate descrizioni dei manufatti, possiamo intuire il gusto dei vari componenti di Casa Reale, le loro preferenze, ed anche, in parte, leggerne il carattere. Le lunghissime note di oggetti ordinati da Francesco I testimoniano la prodigalità del sovrano, che acquista in particolare una gran quantità di gioielli per se e per la sua numerosa famiglia. I gioielli erano commissionati a: Don Gaetano dell’Aversana e Litterio Silipigni che avevano lavorato per Ferdinando I, e da Paolo Savoja, che era stato uno dei gioiellieri più apprezzati da Gioacchino Murat, a cui il sovrano aveva affidato la fattura di numerosi gioielli destinati a Carolina Murat e vari esemplari del “Collare dell’Ordine delle due Sicilie”. Le note compilate dai gioiellieri documentano l’attività svolta per “Real Ordine” dai gioiellieri dal 1828 fino al 1830, che in dettaglio ci descrivono le caratteristiche dei pregiati manufatti creati per la famiglia reale, consegnati nelle mani di Viglia, che confermano l’affermarsi sempre più di modelli ispirati ai reperti rinvenuti nei siti archeologici: “Una Spilla di 70 brillanti di Francia per la Gala della Regina (18 novembre 1828, ducati 7500, Due Paia di orecchini alla Ercolanese (6 gennaio 1829 ducati 56), Serpe d’oro e smalto (4 gennaio ducati 250), Un pajo di bottoni di brillanti per la Gala di S.A.R. Donna Antonietta (12 giugno 1829 1000 ducati), Un Pettine di brillanti e perle per la Gala di S. A. R. Donna Teresa dè 12 ottobre (15 ottobre 1829, 686 ducati)”. Tra i gioielli troviamo elencati anche curiosi monili dal carattere tutto partenopeo come: “una collana ed orecchini di sconcigli e maruzza con frutti di oro, e code di sirene in oro (1830, 261 ducati.)…” (fonti). Dell’Aversana, non lavorò solo per la Casa Reala, ma anche per diverse famiglie d’alto rango del Regno, tra cui i De Medici e i Doria Dangri. Ferdinando II, già nei primi anni del suo Regno aveva dimostrato una oculata parsimonia nel definire e controllare le spese di Casa Reale e gli acquisti indispensabili per il suo guardaroba. Il sovrano faceva confezionare i suoi abiti dal Sarto Negoziante Pasquale Schettini che aveva il suo






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

negozio nella: “Strada Toledo n. 295, secondo piano Nobile”; le lunghe note del sarto elencano numerose Uniformi dei vari Reggimenti. Anche la Regina Maria Cristina di Savoia, prima moglie di Ferdinando II di Borbone, acquistava abiti ed accessori dai negozi alla moda in: “Rue de Chiaja”: merletti e sete da Giroux, sciarpe di Blonda e cappelli con piume dal Magasin de modes et nouveautes di Victor Cardon. Ma i capi più fastosi furono eseguiti da Maria Caracciolo, sarta personale della giovane sovrana. Le note scritte dalla Caracciolo ci descrivono le sue creazioni come il:” manto di velluto scarlatto ricamato in argento, con punto Turco e fodera di Martellina”, e un “cappotto di cascimiro color verde Inghilterra ricamato di seta”. La Caracciolo è anche incaricata nel 1832 di modificare tutti gli abiti che la sovrana aveva portato con se a Napoli, per renderli adeguati alla nuova moda, dimostrando una affinità caratteriale con il suo sposo (1). Affinità che non ritroveremo in Maria Teresa d’Austria, seconda moglie di Ferdinando II, che disponeva di un guardaroba vastissimo, dotato di numerosi capi (2). Particolarmente interessanti sono le descrizioni degli “Abiti di gran gala” riportate negli inventari, che indicano complesse opere sartoriali create con l’ausilio di preziosissime stoffe ricamate con fili d’oro. Altrettanto vasto era il repertorio di oggetti di: “Bisciutterie” posseduto dalla sovrana. L’inventario descrive gioielli con cammei di corallo, ed anche “Gioje” di gusto eclettico, ispirate a modelli rinascimentali e rococò come: “Un Bandò grande in brillanti fatto a foglie e fiori con n° 23 zaffiri”, ed anche “una spilla grande alla Stuard con n° 34 brillanti tra grandi e mezzani, con 8 foglie ciascuna di 3 brillanti mezzani, e piccoli brillanti per guarnizione, ed infine quattro pezzetti di piccoli brillanti. La maggior parte dei gioielli sono ispirati a modelli floreali, come le “Tre Spille grandi a buché in fogliame lavorate in brillanti” ed: “una collana di brillanti a fogliame, con 64 pezzi fatti a fogliame di brillantini, e susta al di sopra con perla e due brillanti mezzani nei lati”. Il lungo inventario elenca un patrimonio di monili vastissimo, di composita fattura (3). Ma le Dame dell’aristocrazia napoletana non sono da meno, come dimostrano gli archivi delle famiglie di antico e nobile casato, con costanza venivano destinate somme ingenti per l’acquisto di abiti e di nuovi gioielli. Ogni famiglia aveva degli artefici di fiducia a cui si rivolgeva costantemente. Il gioielliere più apprezzato nel secondo e terzo decennio dell’800 era dell’Aversana, ma noti erano anche l’orefice Giuseppe Fiorillo, Paolo Savoja, e Litterio Silipigni. Napoli e i suoi dintorni, nel XIX continuava a essere un luogo estremamente affascinante per la aristocrazia e per gli intellettuali: scrittori e poeti, che solevano soggiornare per lunghi periodi nei luoghi visitati da Goethe nel 1787, durante il suo Viaggio in Italia, che segnò una svolta


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



anche nella vita dello scrittore, e la pubblicazione del diario di viaggio, rappresentò un mezzo di divulgazione straordinario per i luoghi e una guida esemplare per i viaggiatori del tempo. Nel diario di viaggio Goethe scrive il 16 marzo: Napoli è un paradiso; tutti vivono in una specie di ebbrezza e di oblio di se stessi. A me accade lo stesso; non mi riconosco quasi più, mi sembra di essere un altr’uomo. Ieri mi dicevo: o sei stato folle fin qui, o lo sei adesso. Lo scrittore descrive Napoli come un luogo magico, dove: ogni giorno si vede qualcosa di nuovo. I negozi di S. Lucia, le botteghe, le feste, le cuccagne, e l’eruzione del Vesuvio che egli osserva, il due luglio, da un balcone dell’ultimo piano del Palazzo Reale: col Vesuvio proprio di fronte … Da lassù fino alla marina, una striscia rovente fra vapori arroventati; del resto mare e terra, rocce e cespugli, distinti nella luce del crepuscolo, in una calma luminosa, in una pace fantastica. Veder tutto questo d’un colpo d’occhio e, a completare lo spettacolo meraviglioso, la luna piena che sorgeva dietro le spalle della montagna, era ben cosa da farmi sbalordire. (4) Il Vesuvio, con le sue eruzioni, rimase anche agli inizi del secolo XIX uno dei fenomeni di maggior attrazione, e i sofisticati cammei incisi nelle pietre locali diventarono gli oggetti più ricercati dai visitatori, che solevano soggiornare nei grandi alberghi della riviera partenopea, dove aprivano le loro vetrine i negozi che nelle insegne indicavano le loro specializzazione nella lavorazione: Des Articles Napolitains. Tra queste la Manifattura di Achille Squadrilli, fondata nel 1836, ancora attiva nel 1904, con sede in via Partenope; il laboratorio alla Riviera di Chiaia del Cavalier Giacinto Melillo che eseguiva lavori in :Coraux, Bijux Archeologiques, Lava, Camei; la Fabbrica di Tobia Palma, in via Calabritto, specializzata: En Ecailles, Coraux, Lave du Vesuve et Mosaiques, , e: La coquille dorée, di Federico Tortora, che operava in via San Carlo, sotto l’arco D’Aragona. I rari esemplari eseguiti dagli Orafi e Incisori napoletani, giunti fino a noi, rappresentano preziose testimonianze delle tecniche caratteristiche dei nostri territori, da studiare con attenzione, per recuperare la sensibilità e la cultura materiale degli antichi Maestri dell’Arte.

1. Alla morte della giovane sovrana fu redatto l’inventario del guardaroba, con la descrizione di tutti gli abiti eseguita della sarta della Regina Maria Sorgente, e l’Inventario completo “d’apprezzo” affidato ai gioiellieri di Corte dell’Aversana e Silipigni. I preziosi ereditati dal figlio Francesco Maria Leopoldo, furono depositati nel luglio del 1836 nella Banca delle Due Sicilie, nel 1846 ne fu stabilita la venduta che fu affidata al Barone de Rothschild (26 agosto 1643); il valore complessivo dei gioielli fu fissato dagli esperti in 111088,75 ducati, quello delle “bisciutterie” in tremilaundici ducati. Tra i gioielli di Maria Cristina troviamo elencati preziosi monili come una “Ferroviere con 220 perle”, valutata 11000 Franchi, e una “Sevigné con dieci solitari guarniti con brillanti”, del valore di 27800 Franchi. (A.S.N. Controloria busta 535) 2. A.S N., Casa Reale Amm. 3° inv. Magg. Magg., busta 1363. 3. L’inventario compilato nell’ottobre del 1848, è firmato Margherita Riccio e Maria Jassana. Un altro inventario era stato redatto l’anno precedente.

Bassorilievo in pietra lavica: Busto di donna. Istituto d’Arte di Torre del Greco: Museo 1930 ca.

Note


L’ETÀ DELL’ORO Il Borgo Orefici e i maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli




Maria Amalia di Sassonia, Regina di Napoli e di Sicilia (G. Crestadoro o copia autografa di G. Bonito 1751). La sovrana, rappresentata nella classica posa dei ritratti ufficiali, con la corona e scettro, indossa un sontuoso abito di Gran Gala di broccato laminato argento, l’ampia gonna è sagomata secondo la moda in voga dopo il 1740; il corpetto aderente che disegna una lunga punta è caratterizzato da un’ampia scollatura. L’abito è arricchito da un finimento composto da due bracciali di perle, orecchini a fiocco con pendente. I capelli incipriati sono ornati da una sontuosa decorazione a piuma. L’architetto Luigi Vanvitelli in una lettera inviata al fratello il 26 settembre 1758, descrive alcuni gioielli di Maria Amalia: una pioggia di diamanti ed un paio di pendenti di brillanti che due sole goccie importano 6 mila zecchini, uno stuccio di oro con brillanti, una scatola consimile con brillanti et uno spillone con brillante superbissimo, dono del padre Federico Augusto di Polonia, impreziositi da diamanti a taglio brillante, come suggeriva la moda in voga nei primi decenni del XVIII secolo. Anche gioielli creati per la sovrana da Michele Lofrano Joyalero de camara di Carlo di Borbone saranno contrassegnati dai complessi riflessi della preziosa pietra, come ci testimonia l’inventario dei gioielli allegato al testamento (1760).

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



1

2 1. Ritratto di Enrica Ruffo di Scilla, autore ignoto sec. XVIII Il ritratto (1722), mostra la Principessa Ruffo, abbigliata secondo gli stilemi in voga nei primi decenni del secolo XVIII. Il corpetto e le maniche dell’abito cremisi sono decorate con agrafe d’argento. L’acconciatura dei capelli rifinita con preziose microstrutture in argento, perle e diamanti, in sintonia con la moda in auge. 2. Ritratto di Gentiluomo (1775 ca.), Gaspare Traversi Il personaggio, abbigliato all’inglese, indica con orgoglio dei gioielli ricchi di pietre pregiate posti su di un tavolo. Tra questi una goliera a pendeloque (collana a pendente), decorata da grossi diamanti, due broche con diamanti rubini e zaffiri.

3

3. Ritratto della Contessa Filo della Torre di Santa Susanna Gaetano De Simone Il dipinto eseguito tra il 1771-72, ritrae la nobildonna con un sontuoso abito alla Francese, di broccato verde, decorato da galloni d’oro. L’abito è completato da un complesso finimento che comprende oltre alla g,oliera, gli orecchini in pendant, anche numerose decorazioni per definire la pettinatura. Il completo perfettamente in sintonia con gli stilemi in voga nel terzo quarto del secolo XVIII, non esclude nessun gioiello suggerito dalla moda, come il vistoso orologio d’oro agganciato alla vita.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Disegni del Gioielleiere Giovanni Miccione, 1773 delle Gioje di Casa Caracciolo di Brienza, Nelle descrizioni allegate ai disegni, i gioielli vennero segnati con i termini in uso in quegli anni. Infatti l’insieme di gioie è riportato come: concerto, o indrizzo, e di seguito, la collana viene definita gogliè ed i bracciali manizze. I concerti creati per Casa Brienza erano composti, come richiedeva la moda in voga in quegli anni, da: orecchini, spilloni, ciappe, anello, manizze, fioccagli, ed anche da eccentriche Penne di brillanti, che erano adoperate dalle dame come ornamento delle pettinature.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



1

2

1. Maria Carolina d’Asburgo Lorena, Regina di Napoli e di Sicilia (Anton Rafhael Mengs 1768) La sovrana indossa un abito di Gran Gala alla francese di broccato rosa; la linea del corpetto a pièce d’estomac, decorato con échelle di fiocchi, segue gli stilemi in voga nel terzo quarto del secolo XVIII; l’ampia scollatura è evidenziata dalla preziosa goliera a pendeloque, caratterizzata da una decorazione orientaleggiante evidenziata da un velluto nero. Un anello: a forma di core con brillante rosa in mezzo, fu uno dei primi gioielli creati nel 1768 per ordine di Ferdinando IV di Borbone dal gioielliere di Corte Michele Lofrano per la Regina Maria Carolina in occasione de’ Reali sponsali. Il gioielliere ideò per la sovrana numerosi gioielli: goliere, manizze, orecchini a mandorle ed anche decorazioni (ganci) a piuma, tipiche decorazione rococò. 2. Giulia Carafa di Roccella (1775 ca.)Gaetano De Simone La nobildonna indossa un sofisticato abito rosso, completato da gioielli con perle e diamanti. 3. Maria Clementina d’Austria,(attribuito a) Joseph Nickel 1796. La giovane consorte di Francesco di Borbone, indossa un abito di raso avorio, fermato in vita da una fascia di seta azzurra chiusa da una doppia fibbiagioiello decorata da grosse perle.

3




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Ritratto di Carolina Bonaparte Murat Regina di Napoli, con i suoi figli Francois Gérard Nel dipinto la sovrana indossa un’abito di Gala ricamato in oro, ed un finimento composto da diadema, pettine, collana spilla e coppia di bracciali. Il colore delle pietre incastonate nei gioielli sono intonati alle decorazioni floreali che decorano il bordo dell’abito.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



1

2

1. Carolina Bonaparte Murat, Jean-Baptist Wicar 1809 ca. Nel ritratto Carolina indossa un abito di Gala decorato in oro. La coda di prammatica è fermata sotto il seno da un grande fermaglio d’oro, decorato con palmette. Le tre gemme di diverse dimensioni, che impreziosiscono l’oggetto, sono corollate da perle. 2. Carolina Bonaparte Murat, Francois Gérard 1808 ca Il dipinto di Gérard, conferma la predilezione della sovrana per gli abiti caratterizzati dal forte contrasto bianco-nero, rafforzato dalle decorazioni in oro. L’abito e la pettinatura ispirati a linee classiche, sono rifiniti con candide perle in fili. 3. Carolina Bonaparte Murat, Francois Gérard 1809-1810 ca Il dipinto ambientato nel Palazzo Reale di Napoli, raffigura Carolina abbigliata in Grand Habit de Cour, in raso bianco, decorato con oro filato. La sovrana pettinata à l’antique, indossa un finimento composto da collana bracciale fermaglio e bandò con perle e cammei posti in rilievo dall’agata nera.

3




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Ritratto di Carolina Murat, Regina di Napoli (1810 ca.). Miniatura su porcellana


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Zenaide e Carlotta Bonaparte (1821), J.L. David






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Maria Isabella, Infanta di Spagna, Regina del Regno delle Due Sicilie (Raffaele Giovine secondo quarto sec. XIX). L’Inventario delle Gioje della Regina, documenta la complessità delle tecniche e delle fogge in auge nella prima metà del secolo XIX, poste in rilievo dal vastissimo repertorio dei gioielli ricevuti in dono dalla sovrana. Rimangono numerose le decorazioni per la testa, composte da: Fiori di brillanti e zaffiri, le Frontiere decorante da: Fiori di brillanti e le Goliere in oro e smalti colorati. Il gioiello emblematico degli anni in cui Isabella fu Regina è il Bandò, la grande decorazione per la testa che nelle sue variegate forme è più volte citata nell’inventario regale che ci descrive numerosi Bandò caratterizzati da brillanti e perle, da smalti colorati e da oro lavorato a filograno. I gioielli della Regina furono creati dal gioielliere Gennaro dell’Aversana, autore anche dei gioielli donati da Ferdinando I di Borbone alla Duchessa di Floridia, e Paolo Savoja, che aveva già lavorato durante la dominazione francese, realizzando numerosi gioielli e decorazioni per Gioacchino Napoleone e Carolina Bonaparte.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Maria Cristina di Savoia, Regina del Regno delle Due Sicilie.

Le preziose decorazioni che caratterizzarono la moda del secondo quarto del secolo XIX furono il Bandò e la Ferronière, gioielli di gusto revivalistico, concepiti per ornare il capo, ispirate a modelli gotici e rinascimentali. In particolare la Ferronière ,un cerchio prezioso che ornava la fronte, così denominato perché indossato dalla Belle Ferronière, ritratta da Leonardo con questo ornamento. N’Elenco delle Gioje della Regina Maria Cristina redatto nel 1836 dai gioiellieri Don Gaetano dell’Aversana e Don Litterio Silipigni, sono citate numerose Ferronière con perle e brillanti e Bandò a fiori con brillanti. Nel ritratto la sovrana indossa un abito, ispirato a stilemi in voga nel terzo decennio del scolo XIX.

Maria Teresa d’Austria Regina di Napoli e di Sicilia. Carlo De Simone Nel Ritratto (1837) la sovrana indossa un finimento, ispirato a modelli classici.




Maria Teresa d’Austria, Regina del Regno delle Due Sicilie Francesco Torr, 1837

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Ritratto di Isabel de Requesens, Giulio Romano, 1518

Maria Teresa è ritratta con un abito completato da gioielli ispirati a linee rinascimentali. Il raffronto del ritratto della sovrana con quello di Isabel de Requesens, rende evidente l’ispirazione dell’apparato vestimentario della regina. Anche i gioielli di gusto ecclettico, traggono liberamente ispirazione da modelli in uso nella seconda metà del secolo XV e nella prima metà del secolo XVI. Il ritratto di Isabel, oggi al Louvre, fu eseguito da Giulio Romano, che, probabilmente, è il “garzone” inviato da Raffaello nel 1518 a Napoli, per “catturarne” le sembianze in un “cartone”. Isabel de Requesens, moglie del Viceré Ramon de Cardona, era conosciuta per la sua avvenenza. Una fonte cinquecentesca racconta che di lei si era innamorato anche Francesco Ferrante d’Avalos, che da poco aveva sposato Vittoria Colonna. Il Marchese di Pescara tentò in ogni modo di conquistare la giovane Viceregina, fino a lasciar cadere nel decolleté di Isabel una preziosa collana”, che la Requesens, con immediatezza fece recapitare “alla Marchesa di Pescara sua sposa, pregandola caramente che dovesse guardarla di sorte nell’avvenire che d’alcun ladro domestico rapita non gli avenisse tal cosa”. (Ferrero-Muller, 1892, p.496 e Ippolita di Majo, 2005, pp. 24, 25, 31)


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Ciondolo in oro, con catena in oro. Secolo XVIII, ultimo quarto. Il gioiello è contrassegnato da una miniatura raffigurante una fanciulla abbigliata secondo gli stilemi in voga nel 1780 ca. Il ritratto è contornato da un bordo d’oro a torsion, fissato su un ovale d’oro, decorato simmetricamente da sei gigli. Il gioiello appartenne alla Duchessa di Floridia, a cui Ferdinando I nelle sue volontà testamentarie destinò gran parte dei suoi gioielli. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Tiara all’antica in argento dorato decorato da corallo Mediterraneo a grani sfaccettati. Primo quarto sec. XIX Tiara in corallo sfaccettato. Primo quarto sec. XIX Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Finimento in oro e topazi composto da collana, orecchini a pendente, bandò e spilla. Secolo XIX, primo quarto. Il sontuoso insieme, appartenuto a Carolina Bonaparte Murat, è caratterizzato da una raffinata lavorazione delle parti in oro e per la perfezione del taglio delle gemme. Il particolare della spilla, pone in evidenza la complessa esecuzione, la raffinata fatture delle foglie incise, e le varie tonalità dell’oro create dall’artefice, per diversificare i piccoli fiori che definiscono il gioiello. Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Bandò e spilla. Il bandò, è ornato da nove topazi ovali di grandi dimensioni, inseriti in una montatura d’oro decorata da piccoli fiori e foglie.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Collana e orecchini. La collana è composta da 20 topazi ovali degradanti, chiusi in cornici in d’oro, caratterizzate da corolle di piccoli fiori e foglie. Gli orecchini sono composti da due topazi, di cui quello che funge da pendente, è tagliato a goccia.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Spilla in oro, perle e ametista. Secolo XIX, prima metà. Il gioiello è ispirato a modelli rinascimentali anche nel taglio quadrato dell’ametista, montata a giorno. L’uso delle ametiste si diffuse ampiamente nel secolo XIX, a seguito dello sfruttamento dei grandi giacimenti in Brasile. Collezione privata

Bracciale in oro e ametista. Secolo XIX, terzo decennio. Il pregato manufatto, caratterizzato da una ametista ovale, di grandi dimensioni inserita in una cornice simmetrica composta da foglie e bacche, appartenne a Fanny, moglie di Attanasio Lesnais. Il gioiello è indossato da Fanny anche in un quadro che la ritrae con un elegante abito nero. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Orologio da campo in oro, con scatola in pelle. Calamaio da campo, in porcellana bianca con le iniziali L. A.in oro, e tappo in oro. Gli oggetti appartennero a Attanasio Lesnais, Generale dell’esercito dell’Imperatore Napoleone Bonaparte. Lesnais, che aveva partecipato alla Campagna di Russia, nel 1815 decise di rimanere a Napoli, dove impiantò una produttiva attività commerciale. In un dipinto che lo ritrae nel suo studio, dalla finestra è significativamente visibile una delle sue navi, che sul pennone porta le insegne della Francia. Collezione privata






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Bandò con perle e diamanti rosa a taglio brillante (1817 ca) Il gioiello, ispirato a modelli rinascimentali è caratterizzato da una decorazione a trifoglio, fu creato nel 1817 per la Principessa Anna di Sassonia (1799-1832), in occasione del suo matrimonio con Leopoldo II, Gran Duca di Toscana (1797-1870). Il Granduca sposò in seconde nozze nel 1833 la Principessa Maria Antonietta di Borbone, (1814-1898). Pendente 1828-30. Il piccolo gioiello-contenitore in oro cesellato e intagliato, è caratterizzato da un grande topazio di forma conica sfaccettata, cavo nella parte interna per formare il contenitore. Il coperchio è formato da un cammeo inciso, su conchiglia sardonica, con l’effige di Francesco I di Borbone.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Orecchini a pendente, oro e perle. Secolo XIX I monili lavorati con lamina d’oro presentano un disegno a fiocco. Collezione privata

Collana in oro e corallo. Secolo XIX, terzo decennio. Il gioiello è caratterizzato da sottili catene fermate da placche d’oro decorate con inserti di corallo. Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Bandò in oro, Secolo XIX terzo decennio. Il gioiello ispirato a modelli classici, è caratterizzato da una decorazione floreale composta da foglie e bacche. Collezione privata

Orecchini a goccia in oro e perle, Secolo XIX, prima metà Il gioiello è contrassegnato nella montatura con la N. che indicava i gioielli creati a Napoli. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Orecchini a tre pendenti Prima metà sec. XIX Gli orecchini in oro e rubini, sono ispirati a modelli settecenteschi detti “en girandole”, con tre pendenti che si muovevano con i movimenti del capo, che ritornarono in auge nei primi decenni del secolo XIX. Collezione privata

Anello oro e rubini. Prima metà sec. XIX Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Finimento composto da: spilla e orecchini in oro, perle, smeraldi e cammei incisi su malachite. sec. XIX, primo quarto. La spilla, definita una complessa incisione, è completata da una cornice di perle e da palmette in oro d’ispirazione classica. Anche gli orecchini presentano una elaborata montatura, in oro e perle. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Spilla in oro, perle e cameo. Secolo XIX, prima metà La spilla, definita da un cammeo all’antica di raffinata fattura, è racchiusa da un fitto filo di perle infilate, legate in oro. Collezione privata

Anello in agata nera e diamanti. Sec. XIX. Prima metà Il gioiello è caratterizzato da una decorazione centrale ispirata a motivi classici. Collezione privata

Bracciale in oro e pietre laviche. Secolo XIX, prima metà La lavorazione di oggetti in pietre laviche ebbe una larga diffusione nei primi decenni dell’Ottocento. Gli oggetti molto apprezzati e ricercati dai visitatori stranieri che attribuivano agli oggetti un forte valore evocativo dei luoghi che avevano visitato. Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Cammeo in pietra lavica, montato in oro. Secolo XIX La delicata incisione rappresenta un busto di donna di profilo abbigliata all’antica. Collezione privata Cammeo in pietra lavica grigia. Secolo XIX La incisione delinea un profilo di donna pettinata all’antica. Collezione privata Bracciale in oro e pietre laviche. Secolo XIX Il manufatto è scandito da sei grandi cammei di pietra lavica, di vario colore. Collezione privata Bracciale in oro e pietre laviche. Secolo XIX La complessa lavorazione dei cammei su pietra lavica, ebbe nell’Ottocento ed anche nei primi decenni del Novecento, una larga diffusione a Napoli. Le raffigurazioni femminili, definite da eleganti acconciature, furono certamente quelle predilette dagli artisti. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Ritratto di Chiara Bambacaro Coccoli discendente della famiglia Del Balzo. 1865 ca. Nel ritratto Donna Chiara indossa un completo spilla e orecchini con disegno floreale in oro e diamanti. Collezione privata






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Completo orecchini e spilla Oro e diamanti. Seconda metà secolo XIX Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Spilla in oro perle con un granato sfaccettato. Secolo XIX, terzo decennio Il gioiello, definito da un grande fascia d’oro contornata di perle, appartenne a Fanny Lesnais, moglie di Attanasio Lesnais, Generale dell’esercito dell’Imperatore Napoleone Bonaparte. Collezione privata

Spilla in oro e granati, Secolo XIX Il gioiello di forma ovale, è realizzato in lamina d’oro sfaccettata. I tre granati sono uniti da piccole sfere e foglie. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Orecchini, Anello e Bracciale, in oro, granati, turchesi, rubini e perle, secolo XIX, seconda metà. I manufatti di gusto eclettico, sono ispirati a modelli in auge nel XVI secolo. Non solo nel disegno, ma anche nella esecuzione tecnica dell’incastro delle pietre “a notte”. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Finimento corallo mediterraneo e oro Secolo XIX, prima metà Il completo caratterizzato da una raffinata fattura è composto da collana e orecchini La collana è realizzata con dieci grandi cammei, raffiguranti busti femminili, con capelli raccolti in complesse acconciature. I cammei di dimensioni degradanti, presentano montature diversificate. I cinque anteriori sono racchiusi in montature geometrizzate, legate tra loro da catene d’oro. I tre cammei centrali sono completati con tre ciondoli a goccia. Gli orecchini riprendono i motivi decorativi dei cammei anteriori, con i tre pendenti a goccia. Collezione Battiloro






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Finimento corallo mediterraneo, oro e diamanti. Secolo XIX, prima metà Il completo, composto da un ciondolo di grandi dimensioni e orecchini, presenta un articolato apparato decorativo di ispirazione archeologica. Al centro del ciondolo campeggia una testa muliebre, con il capo decorato da foglie e grappoli d’uva, racchiusa in due volute speculari, terminanti in tre ciondoli. Gli orecchini riprendono i motivi decorativi del ciondolo. Collezione Museo Liverino


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Finimento corallo mediterraneo e oro. Secolo XIX, prima metà Il completo, composto da: collana, spilla, bracciale, orecchini, presenta un ricco apparato decorativo, con elementi floreali e figurativi. Le teste femminili, incorniciate da complessi ornamenti floreali, caratterizzano la collana, il bracciale e la spilla. Gli orecchini a pendente riprendono i motivi che decorano i lati della collana. Collezione Museo De Simone






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Finimento in corallo, composto da: collana orecchini e spilla. (1850-60). Il completo è ispirato a modelli classici. La collana è decorata da tre cammei. La spilla e gli orecchini, similmente incisi, presentano tre pendenti. Collezione Museo Liverino


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Finimento composto da: bracciale, orecchini e spilla, corallo Mediterraneo (sciacca) montati in oro. Il completo è caratterizzato da una decorazione floreale con grandi campanule e foglie. Prima metà sec. XIX Collezione Museo Liverino






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Diadema decorato da grappoli d’uva a grani e foglie, montato su semicerchi in argento dorato snodabili lateralmente, terminanti con due anelli. Corallo Mediterraneo, prima metà sec. XIX Collezione Museo Liverino Spilla in corallo Mediterraneo (Sciacca), con cammeo raffigurante una testa femminile di profilo, pettinata all’antica. Sec. XIX Collezione Piscopo


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Il pendente in oro, diamanti, smeraldi e cammeo centrale in corallo è ispirato a modelli classici. La catena in oro è a maglie rettangolari Seconda metà del sec. XIX Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Spilla in oro e diamanti. Fine sec. XIX, inizi sec. XX Collezione privata

Bracciale in oro, corallo e perle. Sec. XIX Collezione Sorrentino


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Orecchini in oro e perle. Inizi sec. XX Collezione privata

Bracciale in oro, corallo e perle .Inizi sec. XX I manufatti dal disegno geometrizzato, sono ispirati a modelli classici Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Frontino in tartaruga bionda. Istituto d’Arte di Torre del Greco: Museo. Inizi secolo XX


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Pettinessa in tartaruga semi bruna. Istituto d’Arte di Torre del Greco: Museo. Inizi secolo XX. Pettinessa in tartaruga semibruna con applicazioni in avorio. Istituto d’Arte di Torre del Greco: Museo. Inizi secolo XX






Pettinessa in tartaruga bionda. Istituto d’Arte di Torre del Greco: Museo. Inizi secolo XX Pettinessa in tartaruga bruna con decoro a ventaglio. Inizi secolo XX.stituto d’Arte di Torre del Greco: Museo. Inizi secolo XX.

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Collana in argento e acquamarina. Inizi secolo XX La collana, ispirata a modelli all’antica, è composta da dieci grandi acquamarina degradanti, racchiuse in cornici filigranate, intramezzate da palmette d’argento. Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Orecchini e ciondolo in oro, diamanti e agate nere sfaccettate. Inizi sec. XX Collezione privata

Spilla in oro, diamanti e zaffiro. Inizi sec. XX Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Coppia di agrafe. Inizi sec. XX Le grandi agrafe sono definite da sinuosi tralci fioriti, racchiusi in una grande foglia Collezione privata

Anello in oro e ametista cilindrica con 12 sfaccettature simmetriche. Il manufatto è caratterizzato da un diagramma traforato che decora i lati della montatura in oro. Collezione privata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Spilla in argento dorato e topazi sfacettati. Terzo decennio sec. XX La spilla è definita da un disegno decò Collezione privata

Orecchini in oro. Terzo decennio sec. XX I manufatti in lamina d’oro, sono ispirati a modelli classici Collezione privata

Bracciale in argento dorato e perle. Terzo decennio sec. XX L’oggetto è costituito da due cerchi paralleli uniti da una complessa rete. Il centro del bracciale è decorato da grandi foglie che racchiudono tre perle. Collezione privata


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gli Orefici del Borgo Il borgo orefici è ancora oggi una importante realtà produttiva della città di Napoli. In collaborazione con maestri orafi del borgo, che rappresentano la memoria fattiva del fare della città, in base ai dati emersi dalla ricerca archivistica, sono state manufatturate delle gioie reinterpretando gli antichi disegni e seguendo le indicazioni storico-tecniche, per recuperare il sofisticato pregio dei gioielli in voga nei secoli XVIII e XIX.

Spilla a piuma in oro bianco, brillanti e acquamarina. Il gioiello è ispirato alle piume di brillanti in voga nella prima età del secolo XVIII, è stato concepito come due parti sganciabili che possono essere indossate separatamente (disegno N.D’A.)




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Spilla a piuma in oro bianco, diamanti, zaffiri e acquamarina. Il gioiello di grandi dimensioni è ispirato a modelli in voga nel secondo quarto del secolo XVIII (disegno N.D’A.)

Spilla in oro bianco, brillanti e acquamarina. Il gioiello ispirato a un disegno del secondo decennio del secolo XIX, può essere indossato anche come ciondolo (disegno N.D’A.)


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Spilla a fiore in oro bianco con diamanti bianchi. Il gioiello è ispirato a un motivo decorativo del secondo decennio del secolo XIX. (disegno N.D’A.)

Finimento composto da ciondolo e orecchini in oro e perle a goccia. Il completo è ispirato a modelli della prima metà del secolo XVIII. (disegno N.D’A.)


FONTI DOCUMENTARIE




il borgo orefici descrizione del 1591-1595

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Nel secolo XVI, la città di Napoli era divisa in 29 “Ottine”; Il “Borgo Orefici”. Il “Censimento della Popolazione”, compiuto negli anni 1591, 1593 e 1595, indica anche le “Ottine” ove era compreso il “Borgo Orefici”, e ne documenta i confini.

Biblioteca Nazionale di Napoli (rari) SCALESIA: Anime 2028 - Fuochi 318 L’Ottina della Scalesia incomincia dal supportino dell’Orefici et sagliendo sopra mira la parte sinistra solo, entra per la Strettola che esce alla Scalesia et sempre mirando la man sinistra esce alla strada degli Armieri, et così a man sinistra girando entra nella strettola prima che si và a S. Vito, et sempre così a man sinistra, entra nel fondico di San Giovanni in Corte et scende per dentro la lammia et numera tutta la lammia et se ne scende sino allo sopportino che s’esce ad Portauova così a man sinistra include il supportino predetto se ne ascende per diritta sine alla Selice numera tutta la strada della Scalesia tutta delli Pellettieri et finisce. SELICE: Anime 1597 - Fuochi 241 L’Ottina della Selice incomincia dalla Selice che sta in terra in mezzo l’Orefici, et scende ad bascio mirando la man sinistra solo dalla strada delli Orefici, et quando finisce la strada dell’Orefici entra nella strettola che si va alli Pianellari, et mirando l’una e l’altra parte camina sino alla chiesa del Salvatore incluse, se ne saglie per li Pianellari ad dirittura mirando et l’altra parte sino al Speziale che sta incontro la Strettola che saglie dentro S. Maria de Meschini, entra in detta Strettola, et mirando solo la man destra gira sino che entra al sopportino che le case son de…., et così girando include il forno di Simone Borro, et scende et viene incontrare la Selice predetta et finisce. LOGGIA: Anime 3828 - Fuochi 465 L’Ottina della Loggia incomincia dal supportino del Mag. Matteo Saxo ad Piazza Larga camina sino alla chiesa del Salvatore et si volta incontrando la casa del Mag. … et ritorna ad uscire, et camina verso l’Orefici, et saglie ad derettura mirando solo la man destra et così mirando, esce alla fontana dalla Pietra del pesce incluse, et scende per le muraglie verso la Marina del vino come esce il largo piglia la man destra solo, et così solo, sino che ritrova la prima strada che esce ad Piazza Larga, et dallà poi saglie ad diritta per le pianche sino che esce alla fontana, et poi mirando l’una e l’altra parte delli Speziali per Piazza Larga, et incontra il fondaco di Mag. Saxo et finisce.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Cappellano Maggiore Busta 1201/47, f.o 1 Capitolazioni dell Conservatorio delle figlie della nobile arte delli orefici eretto nella città di Napoli & proprio nella strada di S.to Paulo nelle case comprate dalle Rr.de monache di S.to Andrea di q.sta città, dalli consoli dell’Istessa nobil arte. Però Invocando Il ss.mo nomr de Dio fattore, et Ispiratore della p.nte pia opera, et Conservatorio, et di Maria Vergine Madre di Xsto di S.to Gennaro, et di tutti li Santi protettori di questa fedelissima Città. Si è concluso; che quanto si debbia fondare; regere, et Governare nella sopradetta casa, et che in quella si debbia fare una chiesa precedente licenza dell’eminentissimo S. Cardinal Filomarino nostro Arcivescovo & ordinario, per comodità precisa, et servitio spirituale di dette figliole sotto il Titolo di S.ta Maria de Tutti i Santi et che sopra la Porta di detto Conservatorio se dipinga l’Imagine d’essa Madre de Giesù, con il manto aperto, essotto di d.tto le figliole dipinte, et che la festa di detto Conservatorio, et chiesa se debbia fare il giorno de Tutti li Santi; che viene al P.o di g. novembre, che li magnifici consoli et Governatori debiano governare detto Conservatorio et chiesa. Donato Carrano Consolo Fransisco de Conforto Consolo Giç Lorito de Gennaro consolo Michelangelo Carpentrero Governatore et Tesoriere Giulio Golino Governatore

Cappellano Maggiore Busta 1201/47, f.o 14 Li Consoli, et Governatori dell’Arte de orefici nell’anno 1644 fundarono un Conservatorio de figliole delli homini della loro Arte, et formarono alcuni capitoli per il governo d’essa, li quali furono approvati con Reale Assenso precedente del Cappellano Maggiore.



Capitolazioni del Conservatorio delle figlie della Nobil Arte delli Orefici Archivio di Stato di Napoli Cappellano Maggiore Busta 1201/47


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Consoli, nuovi Governatori Nominativi degli Orefici che firmarono l‘atto, 1613 Archivio di Stato di Napoli Cappellano Maggiore Busta 1201/47

Napoli vent’otto Febraro mille, seicento, etredeci Consoli e nuovi Governatori d’esso Pio Monte delli Orefici Mario d’Amato, Giç: Fran.co Caputo, Cosimo Carotenuto, Giò: Domenico Amalfitano 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38

Costantino de Amato Annibalo Rapicano Loise Ant.o Russo Domenico Delicato Fabio Pisante Giò: Domenico buono acquisto Vincenzo Santo Vincenzo Nicola de Vrico Giò:alfonso Casanova Fransisco Pacifico Virgilio Gambardella Pier paolo Focito Battista Persico Ottavio de Aragone Fabio de Amato Tomaso Maltacea Simone Pisante Giò: andrea Parancandolo Vincenzo Scoppa Vincenzo Buono acquisto Minìco Coppola Cesare Maltacea Giò:stefano de Alessio Ottavio Lanzetta Iacono Locito Geronimo Falcoija Ottavio Ferruccio Giò:Lorenzo Piro Luijse Parascanolo Hotatio Lanzetta Anello Storace Costanzo Costabile Vincenzo Saggese Giò: Luca de Marino Francisco Scoppa Siglismondo d’Aula Giuseppe d’Amato Ascaio de Martino

39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76

Ascanio Sepe Cola Giovanne Albunio Fabio de Massa Donato Martignano Giò:battista de Mare Vincenzo d’Angelo Nardo Stanzetta Francisco Persico Hotatio de Giordano Felice Maiorino Pieroantonio d’Anastasio Giò:domenico Pisa Berardino de Maijo Giò:battista Rendeva Giò: Lorito di Gennaro Battista de Ambrosio Giò:Lorenzo Parancandolo Francisco Lombardo Giò:battista Maiorino Giò:battista Carotenuto Enrico Zucchetto Colant.o Parancandolo Giuseppe Maffeo Francesco Ceraso Riccardo de Riccardo Ascanio Villano Geronimo Pacifico Simone Cummaro Colant.o Carotenuto Marco Pascale Antonio Canciano Giò:dome.o Canciano Prètropaolo d’Amato Giò:Br.no Maiorino Matteo Mollo Giuseppe buono Acquisto Horatio Scoppa Fran.co Palmiero


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Inventario Generale di tutte le Gioje, che in oggi 30 maggio 1773 esistono nell’Ill.re casa di Brienza, consistenti in due intieri concerti,ed altre Gioje sciolte,e sono cioè:



Inventario Generale di tutte le Gioje Di Casa Caracciolo di Brienza 1773

Il primo composto di Diamanti Brillanti e varie conce “specie” e peso. Archivio di Stato di Napoli, Il 2° composto di Rubbini “Diamanti Bozzetti” di varie conce, specie e Carati: Archivio Caracciolo di Brienza, busta 33 Spiganti di due concerti rispettivamente i loro pezzi nomati, per la maggior intelligenza de’ successori, e per d’accerto della verità. Perciò vengon descritti ancora, alcuni pezzi di Gioje, che non entrano colli suddetti concerti, ed a chi appartengono; unicamente per non illaqueare le coscienze de’ Posteri. In questo Inventario si dimostra ancora una donazione irrevocabile tra vivi, che la fù D.na Teresa Pinto Marchesa di Brienza fe’a beneficio di D.n Domenico Caracciolo IX M.se di Brienza, e P.pe di Atena suo figlio; e a D.na Imora Russo Moglie/come per Istituto de 23 Dic.bre 1722 per notar Domenico Zoccoli di s.t. Angelo le Fratte rilevasi, e la copia conservasi in Archivio di alcuni Rubini, Diamanti Bozzetti, e Fiamenghi, in allora, in altra foggia ligati, a che la presente vengan confusi nel 2°concerto, che non potersi(n/m)o individuare; perciò si abbia presente detto Legato nel suo valore; come dall’apprezzo autentico per li Gioiellieri Mag.co Aspremo Lofrano, è Mag.co Ignazio Nostro de’ 9 giugno 1723,che anche esiste in archivio. S’individuano parimenti alcune Gioie, che direttamente appartengono all’Eredità della fù D.na Lavinia Monelli M.sa di Brienza, che mori’ con figli, e di oltre, che spettano alla odierna M.sa di Brienza D.na Sofia Russo, ambe mogli dell’odierno X Marchese D.n Litterio. Rilevasi ancora, che la maggior parte di tutte le Gioje sian state fatte dall’odierno D.n Litterio Caracciolo X M.se di Brienza, e P.pe d’Atena, di proprio suo danaro comprate da volta in volta le Pietre, in occasione del suo Primo e 2°matrimonio; sebbene la spesa significante di dette Gioje, la fusse stata quella nel secondo casamento, come distintamente rilevasi qui d’appresso. Pertanto si riportano l’Ingionte Partite di varj Banchi di diversi pagamenti fattisi a Mercanti di Pietre; copie delle quali esistono nell’archivio, oltre della fede dell’apprezzo di Giojellieri Mag.ci Giovanni Miccione, e Dn Giuseppe Banetti/ che esattamente han fatto né rispettivi pezzi Beninteso che trovandosi varità trà i pagamenti per Banchi, egli apprezzi. Apprezzo dell’Indrizzo de Diamanti Brillanti consistente in Gogliè, Nocca, Fiocco, pezzi trè, e trè laterali, che si sciolgono, un paio di Orecchini, Iuppo, due Ciappe, due Manizze, cinque Spilloni, un’Anello, e Ricordino questi ultimi due regalati alla Sig.ra D.na Sofia Russo Marchese di Brienza composto dalle seguenti pietre, fatto da D.n Giovanni Miccione Giojelliere, in occasione del secondo Matrimonio di D.n Litterio Caracciolo Marchese di Brienza, con detta Donna Sofia. Brillanti grossi antichi di casa, sciolti dalle gioje fatte dal Sig.Litterio in occasione del primo Matrimonio con Donna Lavinia Bonelli, più a concià di Olanda, che d’Inghilterra. Altri Brillanti mezzani, e piccoli antichi di casa sciolti come sopra, La maggior parte a concià di Napoli. D.2161,87 Altri mezzani a concià di olanda comprati da D.Carlo Gusumpaur. Altri piccoli a concià di olanda comprati dal medesimo in n.ro 95 grami 15:2/g da quali dedotti (….) Collettiva generale di tutte le descritte Gioje. Concerto, o sià Indrizzo di Brillanti consistentie in Gogliè, Orecchini, Iuppo, cinque Spilloni, due Ciappe, Manizze ( ), ed un Anello, e Ricordino, li due ultimi regalati al Sig.ra Marchesa D.Sofia Russo dal Sig.re Marchese D.Litterio Marito, compresa anche la sua manifattura. D. 9669:54 Altro Concerto, o sia Indrizzo di Diamanti, Bozzetti e Rubbini consistente in Goglié, Orecchini, Iuppo, due Ciappe, due Manizze e dodici Spilloni, una Penna di Perle, ed un Anello regalato dal fù Sig. Don Gennaro Caracciolo alla Sign.ra Marchesa Donna Sofia, compresa anche la manifattura. D.3846:35


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Importo di tutto due detti Concerti: siano Indrizzi D.13515:89 138:75 307:50 39:50

Una Pioggia regalata dal Sig. Marchese alla detta Sig. Marchesa Fioccaglie di Smeraldi di casa Anello contornato di Diamanti e Smeraldo in mezzo di casa Un altro Anello con Cameo, e due Rubbini regalato da d.o Sigr Marchese alla d.a Marchesa Tot.

D. 6 D. 571.75

Importo dunque tutte le Sole Gioje della casa di Brienza D.14087:64 Firmato Litterio Caracciolo M.se di Brienza Giovanni Miccione Giuseppe Bonetti.

Pagamenti: Il 19 e il 20 Agosto 1745, Don Ignazio Nasti Gioielliere Per Brillanti e manifattura Per 4 piogge di diamanti

Tot. 2727:40

L’11 Aprile 1767 Carlo Gusumpaur per Diamanti serviti per l’anello

(225:80)

L’1 Settembre 1768 Matteo Tufarelli per bozzetti a Concià d’olanda

(80:13)

Il 12 Sett.bre detto anno Giuseppe Talamo Per bozzetti e Rubini

(606:72)

Il 7 Gennaio 1769 Lodovico di Simone Per Diamanti

(134)

Il 18 Agosto 1773 Altro pagamento per manifattura a Gio Miccione Gioielliere

(2028)

Altri pagamenti furono effettuati per l’acquisto delle pietre Il 17 giugno 1769 a Lodovico di Simone A Giuseppe Talamo Il 31 Agosto detto anno a Francesco Lalò Il16 Maggio 1770 a Lodovico di Simone Il3 Ottobre 1770 a Carlo Gusumpaur a Carlo Gusumpaur Il 2 Gennaio 1771 a Aniello di Simone

(101:10) (451) (1247:50) (181:25) (96:30) (933:37) (274:05)


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Eredità di Donna Giovanna Caracciolo Principessa della Riccia 1633

9 ottobre 1633, data della sua morte. Introito di Gioe vendute à diversi: Al Sig. Principe di S. Agata la Collana d’oro guarnita di Diamanti, Duc. 700 All’istesso un Branchiglio de Diamanti fattoà modo di cuore. Un paro di fiocchi con due Perle grosse, Duc. 130 All’istesso, un Anello con Zaffiro, guarnito con Diamanti. All’istesso, una Statuetta del Salvatore d’oro, con Diamanti e Rubini, Duc. 45 Alla Sig.ra Marchesa di Torecuso, una Catena d’oro di peso once 35, Doc. 360 Al Sig.r Tommaso Cagiano, un Anello à fede di Rubino con giro di Diamanti. Al Sig.r Principe di Colorano, un Tondo di Granate, Doc. 10 Al Principe Anfora , una Cornetta di Coralli, Duc.4,2 Alla Sig.ra Marchesa di Brienzo, un Braccialetto di pezzetti dell’uagia della Gran Bestia, guarnita d’oro, Doc.5.2,10 Una Cornetta piccola di Granate, Doc. 7.0 Un Tondo con Perle, e Pietre di Buccaro, Doc. 7.0 Un Tondo di Diaspri e Perle, Doc. 7.0 Una Filza di Granate ò faccette, Doc. 7.0 Una Corona di Agate bianche, con guarnimento d’oro, Doc. 24.0 Una Corona d’Ametisti, guarnita d’oro, Doc. 6.0 Una figurina della Madonna, fatta a trangolo con oro, Doc. 7.0 Una Corona di Diaspro fino Doc. 3.0 Quaranta Bottoni di Lapislazoli finti, Doc. 4.0 Un Tondo di Granate, et un altro di Corniole, Doc. 8.0 Un paro di Fioccaglie di Granate, Doc. 6.0 Due Catenelle d’oro, di peso once due, e trapesi venti, Doc. 6.0 Un’Agnus di Cristallo di Rocca, Doc. 3.0 Una Filza di Granate, Doc. 6.0 Una figura pittata in Roma, guarnita di Diamanti con una perla grossa in mezzo, venduta per mano del P. D. Pistacchi, Doc. 60.0 Un’Agnello à modo di tartaruga guarnito di Diamanti, venduto all’istesso Padre, Doc. 25.0 Una Verghetta con un Diamante, et un smeraldo dall’istesso, Doc. 4.0.0 Una Verghetta con 5 Diamanti, istesso, Doc. 8.0.0 Cento Bottoni d’oro, di peso di Docati 134 d’oro e 98 Diamanti, dall’istesso Doc. 147.0.0 Una Corona d’Agata, guarnita d’oro dall’istesso, Doc. 6.2.10 Una filza di MadrePerle, dall’istesso, Doc. 3.2.10 Un Tondo di Agate, e Corniole dall’istesso, Doc. 10.0.0 Docati 2232.3.10 Una Cannata di smeraldi, e due fioccagli similmente di smeraldi venduti alla Sig.ra Principessa d’Ottaiano

Archivio di Stato di Napoli Corporazioni Religiose Soppresse, busta 1124


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Inventario delle Gioie di Raggione della Serenissima Casa Farnese 1625

Inventario delle Gioie di Raggione della Serenissima Casa Farnese che teneva in mano la Sig. ra Duchessa Dorotea. ed indi passate in mano del Sig.r Duca Antonio. (Napoli 1625).

Archivio di Stato di Napoli Archivio Farnesiano, busta 1827/11

1 2

3 4 5 6 7 8

9

10 11 12 13 14 15 16

17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27

Il Gruppo della Casa con Diamanti cinque grossi, e cinque piccoli con perle che pendono con due diamanti nella cima, et un Diamante grosso di grani duecentodiecisette Un paro di pendenti con tre goccie di Diamanti per cadauno, uno de quali e rotto, é sono composti di diamanti tre grossi è piccoli. Rispetto ad uno n. quarantadue, e rispetto all’altro solamente n. quaranta essendone persi due piccoli Un Diamante detto il Calissone, legato in aria grossissimi, è bislunghi serve per una Agucchia da testa. Un Diamante colorito in tavola, legato in altra Agucchia da testa. Due altre Agucchie da testa con un Diamante con giunta per cadauno, son diamanti sei. Quattro altre Agucchie più piccole con un diamante à faccetta per cadauna legati in argento. Il Centiglio di francia, in acciaio con fondo d’oro smaltato con Diamanti grossi cinquantasei di fondo, et altri pezzi cinquantasei nel mezzo di diamanti grossi. Para uno Braccialetti in argento con fondo d’oro smaltato con Diamanti grossi dodici per cadauno, è pezzetti tredici per ogni braccialetto con due Diamanti piccoli per ogni pezzetto, in tutto Diamanti grossi ventiquattro, é piccoli cinquantadue. Pezzetti ottantadue fatti à Rosa legati in argento con fondo d’oro smaltato con Diamanti undici per cadauno pezzeto, frà quali un grosso nel mezzo con fondo, è pezzi ottantadue fatti à Giglio (…) con Diamanti diecinove per ogni pezzo. Un’orologgio d’oro con catena è Gallano di Diamanti, tanto l’Orologgio quanto la catena, è Gallano ornati tutti di diamanti trà grossi é piccoli duecentoventinove. Dodici Ganci con Roseta sopra con Diamanti ventiuno per cadauno legati in argento (…). Un Gallano legato in argento con Diamanti settanta descritti nell’inventario antecedente con soli diamanti quarantatré, è vene uno grosso nel mezzo. Due Perle grosse à Pero in pendenti con due boccole (…) con due grossi Diamanti quadri con fondo, è legati in aria qualli erano ….. Due Boccole semplici composte d’otto Diamanti à faccia per cadauna legate in aria in argento. Sei Perle à Pero sciolte, è senza alcun ornamento, è sono quelle che nell’Inventario antecedente descritte servivano di Gocce à due pendenti. Una Cascata da Gola, con due Perle grosse nel mezzo scaramazzata, è due Goccie di Diamanti, che pendono, con un piccolo Galano legato in argento che contiene un Diamante à facce contornato da’altri sedici piccolini, è la Cascata è contornata d’altri sedici Diamanti. Il Carbonchio della Casa ornato di ventisette Diamanti legati in oro. Un filo di Perle grosse ventisette, è due piccole che pesano col bindello oncie una denari diecinove. Un altro filo di Perle trentaquattro tutte grosse è tonde pesate col bindello oncie una denari nove. Un altro filo di Perle centoventicinque tonde pesate oncie tré è denari dieci. Un altro filo di Perle più grosse centoquindici pesate oncie tré è denari venti. Un altro filo di Perle più piccole ottantatré pesate oncie due, denari teé è mezza. Un fileto di Perle piccole diecisette pesate grani diciotto. Fileto di piccolissime Perle pesate grani dodici. Un Gruppo da collo d’un Diamante grosso con fondo legato in aria in argento con fondo d’oro smaltato, ed era uno di quelli, che erano nella croce disfatta. Due Bottoni di Perle slegati che servivano per Boccole alli grossi Perri, che hora hanno le Boccole di Diamanti descritte al n. 13, che pesano denari tré, è grani sei. Quattro Diamanti grossi slegati, che sono il residuo della croce disfatta, é sono con fondo pesati denari tré, è grani dodici. Numero de Diamanti grossissimi, grossi, medi è piccoli che si trovano nelle sopradescritte gioie: Grossissimi n° 2, Grossi n° 252, Mezzani n° 105, Piccoli 3207.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Casa Reale Borbone

C. R. A. 3° inv. Cassa Privata del Re, busta 84 Polizza 2997- Al Gioielliere di Corte Don Gaetano dell’Aversana D.ti millecinquantasette a compimento di D.ti 7000. (…) per importo di una Frangia di Brillanti per servire da spalline dal medesimo acquistate d’ordine di Sua Maestà il Re per la Signora Duchessa di Floridia, e regalatele in occasione del suo giorno onomastico del 13 dicembre 1821. D.ti 1057. 18 dic.bre 1821 Polizza 3208 - A Don Gaetano dell’Aversana Gioielliere di Corte D.ti tremilaottocentotrentaquattro, cioè D.ti 3611. per importo di due Scatole d’oro guarnite di Brillanti con Ritratto di S.M. il Re, nelle di cui sacre mani sono state consegnate, cioè la prima del costo di D.ti 2261. e la seconda D.ti 1350. ; e D.ti 223 per prezzo di altri quattro Ritratti di S. M. per altrettante scatole, e altri piccoli lavori dal medesimo eseguiti, come da nota della M. S. approvata con Real Ordine. D.ti 3834. 13 agosto 1822.

C.R.A. 3° inv. Maggiordomia Maggiore. Busta n. 80 Nota di biancheria per S.A.R.le la Principessa D. Carolina datte d’ordine di S.l il Duca di Gravina Maggiordomo Maggiore Numero 24 Corpetti di Dubletto foderati di Mussolina D.ti 19.20 Numero 24 Camice di Dubletto D.ti 67.20 Numero 24 fazzoletti di Battista e numero 24 fazzoletti intieri D.ti 37.80 Paja 12 Calzettine di filo e manifattura D.ti 8.40 Pagato alla Cucitrice per tutta la sud.a Biancheria D.ti 25.00 Totale D.ti 215.20 A di 30 novebre 1801 Un Cappello di raso nero ricoverto di velo crespo, e fettucce D.ti 1.40 Uno detto di raso guarnito con fettucce nere D.ti 1.40

TOTALE Cucitrice Elisabetta Del Giudice

D.ti 218.00

C.R.A. 3° inv. Maggiordomia Maggiore busta 90 Supplica al Re di Giovanna Zucci, che aveva servito come Sarta di Abiti di Maschere del Real Guardaroba di S. M. tà la Regina. Dal 1769, fino al 1798.

Archivio di Stato di Napoli C. R. amm. III inv.




Inventario dei Gioielli di Donna Maria Clementina 1802 Archivio di Stato di Napoli C. R. amm. III inv., Maggiordomia Maggiore busta 87

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Napoli, Maggio 1802 Apprezzo delle Galanterie di Oro diverse con Perle e Corniole in Biscotterie della fu Principessa Ereditaria Donna Maria Clementina fatto da me per ordine di S.A.R. il Principe Ereditario. Armillo di oro con Capelli, si stima tra il peso, e la manifattura i stima docati 80 – Una Medaglia d’oro con smalto blò con Ritratto di S.A.R. il Principe Carlo 100 – Una Medaglia di forma rotonda con Ritratto della fu Regina di Francia 40 – Una Medaglia con Ritratto di S.A.R. il Principe Ereditario 40 – Una Medaglia semplice con Ritratto di S.A.R. il Principe D. Leopoldo 30 – Una Medaglia con Ritratti delle I.M. dell’Imperatore ed Imperatrice 40 – Una Medaglia con Ritratto di S.A.R. D. Antonietta 30 – Un Medaglione con Capelli e Cifre della Real Famiglia con perle e lettere di oro 100 – Una Medaglia di forma ritonda con Capelli, e lettere di Rosette d’Olanda 90 – Un Cristallo con lettere di Rosette d’Olanda, e Capelli al disotto 70 – Una Medaglia con Ritratto della fu Arciduchessa Amalia, con Capelli, ed iscrizione 30 – Un Medaglione con Cornice d’oro con Capelli, e lettere 60 – Un Portaritratti d’oro con smalto blò a tre contorni di piccole perle, con Ritratto di S.A.R. La Principessa D. Maria Amalia, si stima in tutto 80 – Una Scatola d’oro bislunga con due Ritratti di Pastiglia bianca, con Capelli e lettere di Rosette d’Olanda 50 – Una Goliera d’oro di pastiglia a color Corallo, con laccettini d’oro come anche li Fioccaglietti e spilla simile 30 – Una Goliera di Filograno d’oro con Camei di Cocche di Palermo 100 – Un Gruppo tremolante con quattro Spighe di Grano d’oro, con Capelli per Testa 20 – Un Pezzo quadrato di Filograno d’oro con Ritratto in mezzo e lettere 16 – Un Cinturone d’oro con n. 13 Corniole sardoniche bellissime, una Collana con Corniole simile in n. 5, un pajo di Braccialetti simili con Corniole in n. 6, un pajo di Cerchioni simili, con Corniole in n. 2. Tutte le suddette Corniole io le stimo moltissimo, se sono antiche, ma non le do prezzo, poiché bisogna che le veda Mognani, oppure Rega, che sono i primi Esperti di pietre incise. Un grande Medaglione con Ritratti dell’Imperatore ed Imperatrice, e della Real Famiglia, Maniglie, Goliere, ed Orecchini con Filograno d’oro con cinque Pezzi, si stima 450 – Una Collana con Cristalli bianchi, con Capelli al di dentro ligata in oro, con suoi Cerchietti simili si stima in tutto 150 – Una Collana con Ritratti della Real Famiglia in Filograno d’oro, con laccettini d’oro, con Braccialetti simili con smalto Celeste, si stima in tutto 100 – Uno Stucchietto di osso di Avorio ligato in oro, con Ritratto di S.A.R. D. Antonietta 20 – Un Coretto d’oro con Cristalli e Capelli 20 – Una Medaglietta rotonda con Ritratto di S.M.La Regina, e di S.A.R. D. Antonietta 20 – Una Medaglietta quasi simile con Ritratti delle Reali Principesse 20 – Altra Medaglietta a quadretto con Cristallo, Catenacetto, e Capelli 10 – Una Medaglietta con Cristallo, e Catenaccetto 6– Una Medaglietta di Filograno d’oro con Gazzettino in mezzo 8– Una Medaglietta con Capelli, e Cristallo 6– Una Goliera con Braccialetti con laccetti d’oro, e Capelli 40 – Un Anello con Niccolo inciso antico ligato in oro, al quale da me non può darsi prezzo. Un Anello d’oro a Spoletta 4– Due Anellini a forma Ovale d’oro si stimano, 5. l’uno, che sono 10 – Numero quattro Ricordini d’oro con Capelli, uno di essi smaltato, si stimano 12 –


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Un pajo di Catenaccetti d’oro per orecchio Fettuccia di Capelli di S.A.R. il Principe Leopoldo, maniglia, composti in tre strisce, una Spilla per petto con ritratto bianco si stima in tutto Altre Fettucce di Capelli scuri, Capilliera, e Braccialetti in tutto n. 4 pezzi, si stima Un pajo di Braccialetti con vellutino nero si stimano

12 – 8– 6–

In Tutto le sopradescritte Galanterie ascendono a Docati Millenovecentootto

- 1908

Matteo Tufarelli Aiutante di Camera e Giojelliere di S.M. Magg. Magg. Busta 87

4–




Inventario dei Gioielli di Donna Maria Clementina 1802 Archivio di Stato di Napoli C. R. amm. III inv., Maggiordomia Maggiore busta 87

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Napoli, Maggio 1802 Apprezzo delle Gioje della fu Principessa Ereditaria Donna Maria Clementina fatto da me sotto per ordine di S.A.R. il Principe Ereditario Un Medaglione con sua Nocca di Brillanti con Ritratto in mezzo di S.A.R. il Principe Ereditario, contornato con num. 21 Brillanti grandi di buona qualità , tutti di concia Inglese, quali si stimano gli uni per gli altri di peso grana 14 ? circa l’uno. Un Brillante vistoso situato in mezzo alla Nocca si stima del eso di gna 35, in 36 circa. Altri Brillanti n. 17, si stimano di peso gna 20 c.a l’uno. Altri in numero 26, si stimano di peso grana 60 circa. Tutti li Brillanti di detto Medaglione si valutano circa - 28000 Un pajo di Orecchini alla Figarola di Brillanti concia Inglese di buona qualità. Li Brillanti grandi, e mezzani sono di numero 62, li Brillanti più piccoli n. 40, si valutano c.a - 9500 Una Medaglia piccola con Ritratto di S.A.R. il Principe Ereditario contornato con n. 16 Brillanti concia Inglese Di buona qualità si valuta c.a - 1400 Altra Medaglia con Cameo contornato con n. 24 Brillanti, ed uno picciolo, si val. c.a - 600 Un Fiore di Brillanti con sei fronde ligato a giorno con un Brillante grande in mezzo d altri Brillanti in n. 115 tutti di concia Inglese, e n. 18, Brillanti a colore paglino, si val. il detto Fiore c.a - 3600 Una Rosa a forma di Sole di Brillanti di buona qualità con Brillante grande in mezzo, ed altri Brillanti mezzani, e piccioli, si valuta c.a - 6000 Detti Brillanti sono in num. 168, la maggior parte di essi a concia Inglese. Altro Fiore di Brillanti con n. sedici fronde di n. 110 Brillanti, la maggior pasrte di essi a concia Inglese, si val. c.a - 5000 Una Rosetta di Brillanti con num. 16 Brillanti belli a concia Inglese, si val. c.a - 2500 Una Ripetizione con Ritratto dell’Imperatore con due contorni di Brillanti, con sua Catena, due Fiocchi, ed un Suggello, tutti di Brillanti di buona qualità, si val. c.a - 6000 Detti Brillanti in num. 142, sono a concia Inglese: nelli due fiocchi, e Suggello in n. 187, concia d’Olanda.Una Mosca simile alla descritta Ripetizione guarnita dell’istessi Brillanti si val. similmente c.a - 6000 Una Piogettina, o sia Frutto per Testa con n. 16 Brillanti concia Inglese vistati ed altri Brillanti poccioli nel Tronco di mezzo si valuta c.a - 1400 Un Filo di Brillanti grandi ligato a giorno in n. 18 di buona qualità concia Inglese di diverse grandezze. Num. 7 di essi si stimano gli uni per gli altri di peso gna 24 per ognuno, e gli altri num. 11 si stimano di peso grana 17 in 18, si valutano tutti uniti c.a - 30000 Altro Filo di Brillanti concia Inglese di diverse grandezze in num. 190, si stimano del pesograna 3 ? circa L’uno, e si valutano tutti uniti c.a - 9000 Un Anello Solitario vistoso con la sua gamba guarnita di Brillanti si val. c.a - 3000 Due Anelli a Core con smalto rosso si valutano c.a - 2000 Un Anello con Brillante Solitario color di Rosa si val c.a - 450 Altro Anello con Brillante a Core più piccolo si val. c.a - 300 Un Anellino ottangolato con Cifra di Rosette d’Olanda contornato di Brillantini, con Capelli si Val c.a - 200 Un Ricordino di Brillantini con smalto blo, e lettere d’oro si valuta c.a 90 Un Anello con Cristallo di Brillanti con Ritratto di S.A.R. il Principe Ereditario, contornato di Brillanti, con tutta la gamba si valuta c.a - 350 Una Ripetizione contornata di Perle Orientali con Smalto blo, e sua catena d’oro con n. 23 Brillanti di cattiva qualità si valuta in tutto c.a - 800 Una Mostra con sua catena a due contorni di Perle Orientali collo smalto Celeste si val. c.a - 300


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Un Filo di Perle Orientali in num. 75, si val. c.a Un pajo di Suste a due fili di Brillanti per ognuno, con Perle Orientali in otto fili per ognuno si val. in tutto c.a Un pajo di Braccialetti di Perle Orientali con due Ritratti contornati di Brillanti Concia Inglese in n. 20 l’uno con Ritratti di S.M. Ré, e l’altro S.M. la Regina, si valutano tra li Brillanti, e Perle in tutto c.a Due Ricordini a fascette con Brillanti con lettere, e smalto blò si val. c.a Un Buchetto, o sia Mazzetto di Brillanti di buona qualità per petto, consistente in n. 4 Fiori, e n. 8 Amendole pendenti con fronde, tronchi e ligature, tutto di Brillanti, si valuta tra li Brillanti, e manifattura c.a Un Diadema di Brillanti con Pera di Perle Orientali ligato a giorno, si valuta tra li Brillanti, e le Perle, che sono di mediocre qualità unitamente colla manifattura in tutto c.a Una Collana d’oro con Brillantini, e smalto blò con sue maniglie,e Fioccaglietti con lettere di Rosette d’Olanda si valuta in tutto c.a Una Goliera con laccettini d’oro con smalto blo guarnita di Brillanti di pessima qualità, anzi di scarto, si val c.a Una Medaglia di forma rotonda con Capelli tessuti, e Cifre di Rosette d’Olanda con Brillante vistoso a forma di Core, contornato di n. 14 Brillanti concia Inglese si val. c.a Un Portaritratti ovato contornato di Brillanti, con smalto blò, con sua catena d’oro, e smalto guarnito di Brillanti, si val. c.a Una Collana con Orecchini a tre Amendole di gocce di Perle guarnite di Brillanti, si val. in tutto c.a Un Medaglione con smalto Celeste, con Perle Orientali, e lettere in Rosette d’Olanda, si val. c.a Una treccia di Brillanti con Capelli si val. c.a Un Cassettino di Tartaruga guarnito con Brillanti, e al di dentro una Cifra di Brillanti, si valuta tra li Brillanti, Tartaruga, e manifattura in tutto c.a Una Goliera con Spoletta con Capelli, e Cristallo contornato di Brillanti, Cifra, e laccetti d’oro si val. in tutto c.a Altra Goliera picciola con smalto, e lettre di Rosette d’Olanda, con contorno anche di dette Rosette ligata con laccettini d’oro si valuta in tutto c.a In tutto le sopradette Gioje ascendono alla somma di docati centocinquatottomilaquattrocentotrenta Matteo Tufarelli Aiutante di Camera e Giojelliere di S.M.



- 1600 - 1200

- 4400 - 300

- 16000

- 7000 - 1600 -

600

- 3000 - 1000 - 2600 -

450 200

- 1600 -

300

-

90

1 58430




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Inventario dei Gioielli di Donna Maria Clementina 1802

A 3 Marzo 1802 Apprezzo di tutte le Gioje e lavori di oro e smalto di S.A.R. la Principessa Donna Carolina.

Archivio di Stato di Napoli C. R. amm. III inv., Maggiordomia Maggiore busta 87

Una Medaglia con capelli contornata di n. 12 Brillanti Concia Inglese si stimano tali Brillanti di peso ognuno grana 9 circa a 25 il grano imp. - 2700 Un Laccettino d’oro, che attacca detta Medaglia, e manifattura - 100 Altra Medaglia con Ritratto di S.A.R. il principe Ereditario contornato di Brillanti concia Inglese di forma quadra, ed altri n. 14 si stimano detti Brillanti di peso ognuno grana 6 circa a 16 il grano imp. - 1456 Per oro e manifattura - 60 Un Filo di Brillanti lavorato con fioretti, e fettuccia a giorno: quali brillanti sono proporzione di essi concia d’Olanda e porz. Concia di Napoli: tutti uniti sono di n. 217, si stimano del peso in tutto gna 74 circa a 7 il gno - 518 Per l’oro, e manifattura a giorno - 200 Un pajo di Braccialetti d’oro con tre Brillanti per cadauno, li Brillanti concia inglese si stimano del peso in tutto gna 18 a 13 ? il gno - 243 Le perle e Braccialetti si valutano con tutta la manifattura - 80 Una Ripetizione con Cifra, capelli, e guarnizione di Rosette d’Olanda con piccolo contorno di Brillanti, e tutto li altro lavoro di diamanti rosette s’Olanda: detta Ripetizione si stima - 450 La Catena di Capelli guarnita di Brillanti cun due suggelli e sua chiavetta unitamente alla manifattura, e tutti i Brillanti, essendo il lavoro molto travagliato si stima - 1000 Un Anellino con smalto ottangolato colore blò. In mezzo a detto anello vi è un Brillante di forma quadrata di gna 4 ? si stima in tutto - 60 Due altri Anellini ligati a notte si stimano di peso li Brillanti concia Inglese gna 5 ? l’uno a 16 il gno imp. - 168 Per ligatura a giorno - 6 Altri due Anelli ligati a giorno di Brillanti concia Inglese si stimano di peso gna 4 li uni e si valutano 12 il grano - 96 Per oro e ligatura - 6 Altro anellino ligato a giorno con tre Brillanti concia Inglese, si stimano di peso uniti gna 3 a 11 il gnano – 33 Per oro e ligatura –3 Una Collanella con pietra blò, e Brillantini di cattiva qualità con lettere di rosette d’Olanda con piccole perle, e catenette d’oro in tutto si stima – 250 Una piccola Mezzaluna di Brillanti con piccole perle adattata per Collanetta, con laccetti d’oro, ed alcune perle piccole, si stima – 90 Un piccolo Filo di torchine Opale, ed altre pietre con laccettini di oro con braccialetti l’istessi in tutto si valutano, per l’Opale – 150 Una Medaglia d’oro di forma quadrata con Ritratto di S.A.R. la Principessa D. Antonietta con smalto ed oro lavorato – 100 Un Coretto d’oro con lettere, e capelli tessuti al di sotto si valuta – 8 Un pezzo di oro per Testa con Smalto blò, ed alcuni fioretti in tutto – 36 Un pajo di Braccialetti d’oro con lettere, e fettuccia di capelli – 20 Un Laccetto d’oro con smalto, e perle piccole, ed il laccetto fatto a cordone – 70 Una piccola Medaglietta d’oro con Capelli tessuti a fettuccia, e lettere di S.A.R. il Principe Leopoldo, in tutto – 10 Un Coretto piccolo d’oro con capelli tessuti, e fettuccia di capelli, e cifra d’oro – 6 Un filo d’oro, o sia Catena a Coretto fatta, una con Smalto blò,


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



e l’altro con Smalto bianco in pezzetti n. 113 si stima in tutto Una piccola Medaglietta d’oro con fioretti di smalto al di dentro Un Laccetto d’oro fatto a Cordone con una Cassa rotonda, e maglia ad uso di Orologgetto con smalto celeste, e figurina di puttini si valuta Una Collana a pezzi per gola, e braccialetti, e fioccaglietti con n. 23 Coralli di Cera guarniti tutti di filograno d’oro, e laccetti in tutto si valuta Una Corona di Corniole con Croce d’oro, ed alcune filigrane d’oro, si stima per la sua bellezza in tutto Un Coretto d’oro con filograno ad uso di Catenaccetto, e capelli Un Ventaglietto di filograno d’oro con Spilla al di sotto Una Chiavetta d’oro con Spilla al di sotto

– 100 – 5 –

50

– 120 – 60 – 10 – 8 – 3

Docati

8175

Matteo Tufarelli Aiutante di Camera e Giojelliere di S. M. (La Duchessa di Berry eredita dalla madre l’Arciduchessa Maria Clementina d’Austria, la dote di duecentomila fiorini. Il contratto di matrimonio della Principessa Carolina ed il Duca di Berry fu stipulato a Napoli il 15 Aprile del 1816).


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Elenco delle Gioje della Regina Maria Cristina di Savoia 1836 Archivio di Stato di Napoli C. R. Amm. III inv., Controlloria, Busta 535

Il 20 Giugno 1836 nella sala delle udienze del “Banco della Pietà, ora delle Due Sicilie”, alla presenza dei rappresentanti di Casa Reale e della Banca, in ottemperanza al Real Rescritto del 24 marzo, i gioielli della defunta sovrana, valutati dai gioiellieri Don Gaetano dell’Aversana e Don Litterio Silipigni “ducati centosessantamila settecento cinquanta, nonché di alcune bisciutterie da apprezzarsi dagli stessi giojelllieri, sia fatta deposito nel Regio Banco, come oggetti appartenenti al Principe Ereditario Don Francesco Maria Leopoldo, previa formale consegna da farsi dal Controloro della Real Casa e da non potersi ritirate senza un ordine espresso dalla M.S.”.

Elenco delle Gioje: 1 - Finimento in perle e brillanti (in tre scatolini): Pettine: Perle a pera n.22 2 n. 54 piccole, circa Brillanti doppi e semplici circa g.ni 210 uniti alle rose

D. 6000 2000 ____________________ 8000 | 6860

Collana: Perle n. 55, Trappesi 50 a D. 120 circa D. 6000

Fermezza: Una grossa Perla da sedere circa Bordura di brillanti circa g.ni 15 per

Susta: Brillanti circa g.ni 9

Ferroviere: Perle n. 2 grandi circa Bordura di Brillanti circa g.ni 15

____________________ | 6000 D. 300 135 ____________________ 435 | 270 D. 200 _____________________ 200 | 135 D. 600 150 ____________________ 750 | 520

Filo di Perle: n. 220 Trappesi 64 a D. 25 Altro filo di Perle della suddetta collana n. 59 a D. 120 ____________________ 6720 | 6720 Sevignè: Perle orientali n. 6 circa Brillanti doppi e semplici circa g.ni 68

Orecchini: Due pere di perle grosse, con bottoni di due perle da sedere, e piccola bordura di brillanti

D. 2200 740 ____________________ 2940 | 2100 D. 4000 ______________________ | 4000


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



2 - Finimento in brillanti (tre scatolini): Bandò a diadema: Brillanti n.8 gr.ni c.a. 150 1 D. 30 Brillanti n. 9 circa 60 g.ni 540 a D. 8 Detti di bordura circa g.ni 340 a D. 8

Sevignè: Brillanti grandi n. 10 circa g.ni 170 a D. 30 Brillanti di Bordura g.ni 60

D. 4500 900 4320 ________________________ 9720 | 9750 D. 5100 420 ________________________ 5520 | 5520

Collana: N. 2 fili di Brillanti di n. 85 g.ni circa 480 a D. 13

D. 6240 ________________________ 6240 | 7500

Altro filo di Brillanti n. 35 g.ni 370 a D. 26

D.9620 ________________________ 9620 | 9700

Brillanti diversi: 3 - Orecchini a una goccia: Brillanti n. 4 due gocce e due bottoni g.ni 80 a D. 45 Detti a n. 4 circa g.ni 50 a D. 18 Bordura circa g.ni 60 a D. 9

D. 3600 540 540 ________________________ 4680 | 4240

4 - Anello: Solitario circa g.ni 10 a D. 22 ________________________ 220 | 240 5 - Altro: Idem scadente circa g.ni 13 a D. 15 ________________________ 195 | 234 6 - Spilla: Solitario scadente g.ni 32 circa a D. 20 ________________________ 640 | 640 7 - Cintura: di n. 32 frange Brillanti n. 2 laschi circa g.ni 200 D. 6 Brillanti n. 96 circa g.ni 220 a D. 10 Detti delle frange a fiori circa g.ni 250 a D. 8

Finimenti di Brillanti e Zaffiri: 8 - Collana: Brillanti circa g.ni 640 a D. 6.50 Orecchini, Bouquet, Spadella: Zaffiri buoni e mediocri Grandi, mezzani e piccoli

D. 320 2200 2000 ________________________ 4520 | 4880 D. 4160 2040 ________________________ 6200 | 6300


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



9 - Bandò di Brillanti: Brillanti n. 1 circa 30 g.ni a D. 50 Brillanti n. 2 circa 26 g.ni a D. 20 Brillanti mezzani e piccoli c.a g.ni 700 a D. 11

10 - Altro finimento di Brillanti: Bandò a fiori: Brillante unico circa 25 g.ni a D. 40 Altro: circa g.ni 17 a D. 25 Brillanti color paglia c.a g.ni 14 a D. 15 Detti n. 19 c.a g.ni 125 qa D. 17 Detti di bordura c.a g.ni 200 a D. 8

Collana: Brillanti n. 54 circa 400 g.ni a D. 20 Orecchini: Brillanti g.ni 180 a D. 20

D. 1500 520 7700 ________________________ 9720 | 9476 D. 1000 425 210 2075 1600 ________________________ 5310 | 5390 D. 8000 1800 ________________________ 9800 | 9800

11- Tre fiori di Brillanti: Brillanti circa g.ni 150 a D. 9 ________________________ 1350 | 1350 12 - Un corno di abbondanza: Brillanti due a pera buoni circa g.ni 96 a D. 100 Brillanti color di rosa circa g.ni 65 a D. 50 Altro circa g.ni 35 a D. 45 Bordura di piccoli Brillanti c.a g.ni 400 a D. 8

13 - Altro finimento in Brillanti: Sevignè: Brillanti n. 3 a gocce circa g.ni 40 a D. 24 Brillanti n. 11 circa g.ni 50 a D. 13 Bordura circa g.ni 24 a D. 8

Pettine: Brillanti circa g.ni 10 Detti n. 22 circa g.ni 900 a D 12 Brillanti di bordura circa g.ni 90 a D. 6

Penna: Brillanti circa g.ni 280 a D. 9 Medaglietta: Brillanti n. 19 circa g.ni 45 a D. 10 Orecchini: Brillanti n. 14 circa 60 g.ni a D. 13 Bordura c.a g.ni 14 a D. 7

D. 9600 3240 1275 320 ________________________ 14.435 | 13.490 D. 960 750 192 ________________________ 1902 | 1966 D. 200 1080 540 ________________________ 1820 | 1736 2520 | 2520 450 | 450 D. 780 98 ________________________ 878 | 800


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Orecchini ad una goccia con trappesi Croce: Brillanti n. 6 g.ni 50 Quadriglia: Brillanti n. 4 g.ni 28 Spilloni: n. 4 filograna d’oro con n. 36 Brillanti c.a g.ni 60 14 - Bouquet di Brillanti: Brillanti n: 2 g.ni 18 Detti di bordura g.ni 200

15 - Croce di Brillanti: Brillanti n. 11 g.ni 90 Bordura c.a g.ni 12

16 - Bottoni: Brillanti n. 2 g.ni 30 17 - Fibbia: Brillanti n. 13 g.ni 80 Bordura g.ni 90

310 1100 560 540

D. 360 1700 ________________________ 2060 D. 1620 108 ________________________ 1728 750 D. 1280 720 ________________________ 2000

18 - Susta con cagnolino di lavoro a mosaico con contorno di Brillanti e rose g.ni 30

240

19 - Spilla a serpente di capelli con fiori di brillanti Brillanti c.a g.ni 6 20 - Sevignè: Brillanti g.ni 90 Perle c.a

21 - Ferroniere: Brillanti g.ni 10 Bordura g.ni 20

30 D. 450 60 ________________________ 510 D. 250 150 ________________________ 400

22 - Piccolo finimento di Topazi bruciati, Brillanti e Rubini: Collana: Brillanti c.a 260 Orecchini: uniti co Topazi e Rubini Due Spilloni: uniti co Topazi e Rubini ________________________ 2080 23 - Braccialetto: Perle e Trappesi N. 8 Due teste di Serpente guarnite di Brillanti g.ni 14

D. 32 D. 98 ________________________ 130


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



24 - Piccolo finimento in Perle e Brillanti: File tre di Perle trappesi 60 Orecchini: Perle 14 grandi e piccole Susta: Bordure di Brillanti dell’orecchino e susta c.a

D. 1800 300 300 ________________________ 2400

Brillanti sciolti: 25 - Brillanti: g.ni 48 Numero 25 gastoni, Brillanti c.a g.ni 180 26 - Ritratto di S .M. il Re N.S. girato di Brillanti: Brillanti g.ni 21 Detti n. 20 g.ni 173 ? Gocce n. 14 g.ni 99 Brillanti n. 14 g.ni 60 Bordura g.ni 28

27 - Finimento di Perlette e Brillanti lavorato a pigne: Collana, Orecchino, Sevignè, Ferroniere: Brillanti g.ni 100 Perlette

28 - Finimento in Brillanti, Rubini e perle: Collana, Orecchini, una Ferroniere: Brillanti circa g.ni 170 Rubini piccoli, smeraldini Perle trappesi 15 Perle sfilate trappesi 43

29 - Sevignè in Brillanti: Brillanti circa g.ni 14 N. 2 trappesi bruciati e oro

30 - Finimento di Topazi bruciati e Brillanti: Collana, Orecchini, Ferroniere: Brillanti g.ni 50 Topazi bruciati c.a

31- Spilla alla Stuarda: Brillanti c.a g.ni 100 Pietre di colore c.a

336 2160

D. 1100 3826 1985 904,50 256,50 ________________________ 8072

D. 600 100 ________________________ 700

D. 1190 200 90 258 ________________________ 1738 D. 198 80 ________________________ 278

D. 350 150 ________________________ 500 D. 700 20 ________________________ 720


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



32 - Frontino di Brillanti e pietre rose con due serpi di oro con le teste di Brillanti: si valuta c.a 33 - Finimento di Smeraldi e Brillanti: Orecchini, Spille due, Fermezze due: Brillanti g.ni 106 Smeraldi c.a carate 30

34 - Una serpe per braccialetto: Brillanti c.a g.ni 65 Piccole pietre di colore

350

D. 848 450 ________________________ 1298 D. 450 50 ________________________ 500

35 - Spille n. 10 di acciaio con teste di Brillanti: Brillanti c.a g.ni 7

42

36 -Anello senza pietre in mezzo con n.12 Brillanti: Brillanti c.a g.ni 12

84

37- Anello con Smeraldo cattivo e Brillanti n.12 Brillanti c.a g.ni 14 Smeraldo

38 - Brillante c.a g.ni 40 39 - Perle e Brillanti: Perle trappesi 60 lordi Brillanti n. 6 c.a g.ni 18 Brillanti n 20 c.a g.ni 9 Oro e Perle c.a

TOTALE:

D. 98 12 ________________________ 110 D. 1600

D. 480 162 360 40 ________________________ 1042 ________________________ 160753 | 161505


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Elenco delle Bisciutterie della Regina Maria Cristina di Savoia 1836 Archivio di Stato di Napoli C. R. Amm. III inv., Controlloria, Busta 535

Notamento della Bisciutterie di S. M. - Napoli 15 Aprile 1836 1 - Finimento in corallo rossi composto di Pettine, due paja d’orecchini, due paja di Braccialetti, Cinta, tre Collane, il tutto ligato in oro

D.ti 200

2 - Altro di coralli color rosa composto di Pettine, Collana, orecchini, Braccialetti,e fibbie con ligature in oro D.ti 34 8 - Altro di oro con smalti e farfalle composto di Pettine, Collana, Orecchini, e due paia di Braccialetti D.ti

60

9 - Altro di oro in filigrana con lavori di avorio composto di Pettine, Collana, e Orecchini, e due paja di Braccialetti D.ti 150 10 - Altro di oro in filigrana con lavori di avorio composto di Pettine, due Collane, un paio di Orecchini, una Fermezza per la Cinta, ed un paio di Braccialetti in capelli D.ti 20 13 - Altro di oro e camei composto di Collana ed Orecchini D.ti 150 14 - Altro di oro con Topazi e smalto composto di Collana, Orecchini, Sevignè, Ferroviere, e sette spilloni D.ti 180 15 - Finimento di oro con Topazi ed Ametiste composto di Collana, Orecchini, Braccialetto, Ferroviere e Penna per la testa D.ti 360 16 - Altro di oro di pietre di color granate e piccole turchine composto di Collana, Orecchini, Sevignè, Ferroviere, ed un Braccialetto D.ti 200 17- Altro di oro a smalto nero, e bianco composto di Collana e Orecchini D.ti 140 18 - Altro di oro con smalto di diversi colori, pietre verdi, opales, ed altre composto di Collana, Orecchini, Svignè, e Ferroviere D.ti 160 22 - Pettine, ed Orecchini d’oro con piccole turchine, e perle D.ti 50 23 - Finimento d’oro con ametiste composto di Orecchini, di piccola Sevignè, una Croce, ed una Fibbia D.ti 30 24 - Altro di oro con Topazi affumicati composto di Collana, ed un paio di Orecchini D.ti 15 25 - Altro di oro con Topazi composto di Collana, una Spilla, due Bottoni d’oro e Crocetta senza pietre D.ti 15


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



26 - Un fiore per la testa di oro con ametiste, ed altre pietre colorate, e bianche D.ti 24 27 - Braccialetto d’oro con perle, ed acqua marine in mezzo D.ti 160 28 - Braccialetto d’oro con smalto celeste in mezzo D.ti 21,60 29 - Altro d’oro con ametiste, perle, e grossa acqua marina in mezzo D.ti 30 30 - Altro idem con smalto e fiori D.ti 28 31 - Due altri d’oro con smalto e figure di costumi D.ti 65 35 - Altro alla pompeiana con smalto nero in mezzo, e fiore bianco D.ti 32 36 - Altro di oro con quattro miniature D.ti 18 38 - Idem con piccoli brillanti e perl D.ti 500 39 - Idem alla pompeiana d’oro con piccole turchine D.ti 28 41 - Altro di oro con fiori a smalto, e perle con pietra di giacinto in mezzo D.ti 80 43 - In due scatolini orecchini di oro con nocche piccole pietre turchine e quattro nocche separate

D. ti 28

44 - Orecchini di topazi bruciati con rose d’Olanda D.ti 24 47 - Altri, ad una spilla di smalto celeste D.ti 12 49 - Un laccio d’oro, ed una fibbia D.ti 30 54 - Due catene, una smaltata celeste, ed altra bianco e nero D.ti 76 55 - Una catena a globetti d’oro con orecchini, e chiavetta con cuore D.ti 36 58 - Orologi d’oro numero due, in altrettanti scatolini, uno a mostra con smalto nero, ed altro con catena a corriere D.ti 40 59 - Una croce con un pajo d’orecchini di agata D.ti 10 60 - Anello con pietra incisa D.ti

2

68 - Una tabacchiera di madreperla girata d’oro

Totale della stima Docati Gaetano dell’Aversana Litterio Silipigni

D.ti 3 _______________ 301.60




Cassa Privata di Ferdinando I di Borbone 1820 Archivio di Stato di Napoli C. R. Amm. III inv., Cassa Privata del Re, Busta 48

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Conto d’Introito ed Esito del mese di gennaio 1820 Esiti: 1 gen.o: Alla Duchessa di Floridia per suo Assegno mensile D.ti 3.000 22 gen.o: A Block, per prezzo di una ripetizione e catena d’oro regalata a D. Nicola Belmonte D.ti 140 26 gen-o: A Block, per prezzo di una tabacchiera d’oro girata di brillanti con la mia cifra simile, vendutami, e consegnatami. D.ti 1.100 29 gen.o: Al Giojelliere Aversana per l’ordine di S. Gennaro di brillanti, rubini, smeraldi e topazi da lui lavorato per mio uso D.ti 2.115 mese di febbraio 1820 4 feb.o: Al Mercante Block, per prezzo di un finimento di opales, rubini, brillanti, e turchine, e per piccoli altri oggetti D.ti 752 26 feb.o: Al Giojelliere Aversana per prezzo d’oro e fattura di un fodero di sciabla,D.ti 534. 29 feb.o: A diversi artefici per conto dei lavori eseguiti per la festa data nel Palazzo di Napoli il 12 feb.io D.ti 600. mese di marzo 1820 3 m.o: Al Sartore per robe fatte ad agosto 1819 e febbraio 1820 D.ti 180 mese di aprile 1820 4 Ap.e: A Teodoro Block per una guantiera di bronzo dorato con specchio nel fondo, acquistata per la Duchessa di Floridia D.ti 60 mese di giugno 1820

C.R.A. 3° inv. Cassa Privata, busta 246 (Cassa Privata di Francesco I di Borbone) Napoli 6 novembre 1830 Gioje e Galanterie occorse Ducati 200: Per il costo di alcuni oggetti da regalarsi a S.M. la Regina pel giorno 19 andante Il Pagatore della R.l Cassa Privata Sig. D. Michele Desiderio, porterà in Esito D.ti 635 gli stessi passati all’Ahutante di Camera D. Michele Viglia per compra di Gioje e Galanterie occorse nel corrente mese, da darne conto.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Inventario Generale di tutti i Generi, che appartengono al Servizio della Real Principessa Ereditaria Gioje e Galaterie d’oro Consegna fatta alla Camerista D. Maria Atonia Zannoni Gioje Brillanti regalati da S.M. la Regina a 19 novembre 1802 Una Collana di Brillanti con n° 87 brillanti ben grossi Un Bouclé per petto composto da quattro fiori, ed otto brillanti a goccia Una Penna per testa anco di brillanti Un Pajo di maniglie a tre file con 17 brillanti per filo, che in tutto formano 102 brillanti con loro suste formate pure di brillanti Un filo di Brillanti sciolti in n° di 100 Tre fiori per testa, due di essi eguali, ed uno più grande Due Solitari, ossidano anelli formati a core Un pajo di Orecchini a sei goccie, ed amendole, rosetta, e quattro brillanti in mezzo. Brillanti regalati da S. A. R.le D. Cristina Un Pajo di maniglie a quattro fili, che formano in tutto perle n° 215. Le suddette maniglie son con suste con incise le MM LL, contornate di brillanti Un Ritratto con incise le LL AA RR D. Cristina, e D. Amalia, contornato di grossi brillanti, e con un filo di n° 131 perle Regali dati da S. A. R. D. Amalia Una Collana di grosse perle e tre fili, che formano in tutto perle n° 163 Regalo di S. A. R. D. Leopoldo Un Diadema di brillanti, e perle in forma di amendole. Regali di S. A. R. D. Carolina Un Pajo di Orecchini consistenti in quattro perle contornati di brillanti Una Banda di brillanti. Regali delle MM. LL. di Spagna alla Real Principessa Ereditaria Un Pajo di Orecchini di rubini di brillanti Una Nocca grandissima per petto di rubini, e brillanti Una Collana simile Una Frontiere composta di n° 7 fiori di brillanti, e rubini con maniglie uguali Una piccola penna composta di n° 9 goccie di brillanti, e ramo di rubini, con rubino grande in mezzo Due Orologi co’ ritratti delle MM.LL. di Spagna, contornati di rubini, e brillanti, con catene uguali Un Ventaglio d’avorio con bellissimi lavori nelli tummoni di brillanti, e rubini, e belle miniature N:° 4 Anelli consistenti Il primo a Spoletta con rubino grande in mezzo, contornato di brillanti Il secondo quadrangolare lungo di brillanti, eFascetta di rubini Il terzo a rosetta di brillanti con rubino in mezzo Il quarto a forma di cuore di brillanti, con brillante color di rosa Regali deè Fratelli, e Sorelle della R.l Principessa Ereditaria Un pajo di Orecchini di brillanti, ed otto zaffiri



Inventario dei gioielli Della Principessa Ereditaria, 1802 Archivio di Stato di Napoli C. R. Amm. III inv., Inventari, Busta 202




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Una Collana di brillanti, e Zaffiri con medaglione pendente co’ ritratti delle MM. LL. di Spagna Maniglie uguali Una cintura di brillanti e zaffiri N° 5 Fiori per la testa di brillanti, e zaffiri Due Anelli, il primo triangolare, ed il secondo a Spoletta, con Zaffiri in mezzo Brillanti, che già si trovava S. A. R. prima dello Sposalizio. Un Pajo di suste co’ i ritratti delle MM. LL. di Spagna girati di grossi brillanti Un Fiore grande con raggi,e rosetta nel mezzo, il tutto di brillanti Tre Fiori di brillanti tutti e tre uguali di lavoro più piccoli tutti di brillanti a forma di stelle Una Medaglia con smalto bleu contornata di brillanti con freccia in mezzo Una Medaglietta con nocca di brillanti. Criscietto d’oro contornato di brillanti Orecchini a cerchio con piccoli brillanti Un pajo d’Orecchini composti di due grossi solitari di brillanti Un pajo d’Orecchini composti a tre cerchietti di piccoli brillanti Un pajo d’Orecchini con rosetta di brillanti, e perla pendente Un pajo d’Orecchini con cerchio d’oro con un piccolo brillante, e perla pendente Un pajo d’Orecchini ad una amendola di rubini, e brillanti Un pajo d’Orecchini di brillanti, e perettino con amendola acquamarina Un pajo d’Orecchini a forma di stella, e chiavetta di smalto bleu, e brillantini, con laccettino d’oro Una Stella per petto con smalto bleu, brillantini, e laccettini d’oro Una Spilla a freccia di brillanti Una Collana consistente in brillanti infilati in n° 25, dieciotto de’ quali piccoli con nocchetta, ed amendola pendente Una Collana di 48 perle, e 2 perle a piretto pendente con piccoli brillantini Maniglie di perle a sei file l’una, con susta di brillanti Una Medaglietta d’oro girata di perle di figura diagonale Un Filo di perle mezzane in n° 328 Un Orologio con due giri di brillanti, smalto susi con piccoli brillantini nel fondo, e catena di brillanti, e smalto bleu Un Orologio grande, girato di piccole perle, e smalto turchinetto con cateniglia di Malta, e coretto d’oro, e smalto simile. Un Orologio a chitarra d’oro, con catena, palloncini, e perle d’oro Una Ripetizione grande con catena d’oro, smalto bleu, e suggello pendente Un Orologetto con perle, e smalto bleu Altro più piccolo con smalto bleu, e nero Altro a palloncino di smalto nero, e oro Una Crocetta d’oro con smalto bleu, e perle Una piccola Goliera di capelli con giarretta d’oro, e rubini. Uno Stucchio d’oro con rubino e brillanti Una Spalletta con un brillante Una Catena d’orologio di capelli, e oro Una Spilla con cerchietto di brillanti Una Ciappa d’oro con brillanti Una Farfalla di brillanti Una guarnizione eguale di laccettini di Malta con cinque brillanti, consistente ad una Goliera, due Maniglie, e due Anelli Una Corona di perle, ed oro


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Un laccettino di capelli, e piccole perle Maniglie di Capelli, e oro Una ciappa d’oro per la gola N° 8 Anelli, consistente il primo in una Spoletta di brillanti: il secondo ovato di brillanti: il terzo in una Fascetta, con smalto bleu contornato di brillanti, e nel mezzo sette brillantini: il quarto con capelli in mezzo contornato di brillanti: il quinto a cerchio con cinque brillanti: il sesto con sette brillanti e smalto bleu: il settimo a fascetta con pietre ovali, e core di smeraldo, e contornato di brillanti, e finalmente l’ottavo con corniola contornata di brillanti. Un Ordine di Maria Luisa di brillanti Una Goliera di granate grandi co’ suoi braccialetti simili Un mazzo di granatelle di undici fili Una Goliera di piccole granatelle a quattro fili Altra simile a due fili, ed un filo sciolto N° 4 Ritratti eguali con cerchi d’oro Il primo col ritratto del R.l Principe Ereditario di Napoli Il secondo col ritratto del R.l Principe d’Asturias Il terzo del Principe D. Carlo Il quarto del Principe D. F. Antonio Una medaglia d’oro, e smalto bleu con silocetta con ritratto di S. M. la Regina di Spagna Altra a forma di core con siletta, e simile ritratto La terza a forma quadrangolare col ritratto di S. M. il Re Cattolico Una Palicchiera di bisquì con figurine, e tutta contornata d’acciajo N° 4 Orologi consistenti Il primo d’oro con quattro figurine nel quadrante con catena d’oro, e smalto bleu con tre pezzi pendenti Il secondo d’oro semplice con piccola catena d’oro con smalto bleu, e laccettini d’oro Il terzo d’oro, e smalto bleu fregiato di bianco con catena simile Il quarto orologio d’oro piccolo ad una cassa con laccetto d’oro, e piccolo scatillo Un orologio d’oro semplice senza catena Due croci di smalto, ed oro Una Spilla per la testa con figurina bianca nel mezzo Un pajo d’orecchini d’oro, e corniole Un pajo d’orecchini d’oro e pietra paglina Una Spilla d’oro a freccia per la testa Un pajo di orecchini d’oro con ritrattini bianchi sopra pietra rossa, e sua goliera simile Altro con corniole, e sua goliera Altro d’oro con smalto color molignana Altro d’oro con smalto nero e contornato di madreperle Altro d’oro a filigrana con perla d’oro nel mezzo Altro di coralli con sue maniglie, e file 4 di coralli Un pajo d’orecchini a piretti di capelli Altro a cerchio d’oro liscio Altro con pietra porporina Altro a serpe di capelli Altro a serpe di filigrana con sua goliera Altro d’oro e filigrana, e laccettini Un laccettino d’oro con otto passanti con smalto Uno stucchio d’oro con smalto bleu con forbice, stucchietto, e due altri pezzetti d’oro






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Un cuore d’oro, e capelli nel mezzo Un catenaccio d’oro Due pettinasse d’acciajo, due fiori per la testa simili, ed una fibbietta Una pettinessa d’oro Altra di tartaruga in oro Quattro laccettini, cioè due di Venezia, e due una a doppia maglia, ed il secondo a stellucce Una Goliera d’oro con pezzetti di smalto celeste Una di corde con coralli d’assavaccio Una piccola d’oro con pezzatti di smalto celeste Una mezzaluna di brillanti in n° 27 detti brillanti erano composti in piccola goliera portata dall’It. Da Spagna Una lira contornata di piccoli brillanti, e la medesima è d’oro smaltata blù, e nel mezzo capelli del R. Principe E. Un piccolo anello d’un brillante, regalato da S.A.R. D. Amalia Una Frangia di brillanti regalata da S. M. la Regina in giorno di nascita di S. A. R. la Principessa E. Una scollina di floscio d’oro, con fiocchi di brillanti alle punte, con ciappa di capelli, e cifra di brillanti in mezzo, girata di num.o 18 brillanti, regalata da S. M. la Regina nel giorno di nome Una cifra grande col nome M.a C.a di grossi btrillanti regalata da S.M. la Regina nella prima saggia fattasi S.A.R. nella sua gravidanza Un medaglione a due facce, col ritratto di S.M. La Regina d’oro smaltato, e con sua catena, simile, regalato da S. M. la Regina in occasione anche della nascita per la seconda volta con corbella color rosso e cinque vedute differenti Pettinasse num.o 10 consistentino la prima d’acciaio, la seconda di tartaruca, ed oro, la terza, di tartaruca con tre camei, la quarta d’oro con un cameo, la quinta piccola di tartaruca , ed oro, la sesta formata con mezzaluna d’oro, la settima d’oro, l’ottava d’oro con tre camei, la nona d’oro a filograno, e nel mezzo un cameo con smalto verde, e la decima d’oro con pietra d’acheta contornata di perle. Collana di piccoli coralli rossi, con suoi orecchini, e smaniglie compagne. Altra collana di piccole granatelle, con suoi orecchini, e smaniglie compagne mandate dalla Regina di Spagna Una guarnizione d’oro, e smalto verde, consistente una collana, orecchini, e freccia con camei bianchi Un’altra guarnizione di camei, e smalto, consistente, una Collana con granate, ed Orecchini con laccettino d’oro Altra guarnizione di frutti rossi incrastati d’oro, consistente, orecchini, e collana Un pajo d’orecchini di veri coralli a piretti Un pajo d’orecchini d’oro con due ceraselle Due paja d’orecchini di finti coralli, con file tre per la gola. Un mano di corallo Un pajo di suste con smalto blù, miniature nel mezzo, e contornate di piccole perle Due fila di coralli d’oro tra grandi e piccoli in n° 83 Uno Stucchio d’oro, e smalto bianco Uno Stucchio di tartaruga ed oro Ditali num.o due d’oro, uno de’ quali ci resta un piccolo cuscinetto di Spille, ed il contorno del med.o lavorato in oro. Un bracciale di capelli della R.l Principessa D. Amalia con fibietta d’oro Un’altra piccola collana di sette coralli finti, con laccettini d’oro Una medaglietta, e nel mezzo un vero cameo


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Un laccetto di capelli di S. M la Regina di Spagna. Un altro simile di capelli di S.M la Regina di Spagna Un altro simile di capelli di S. A. R. D. Cristina Una medaglia a core, e dentro capelli, e cifra di M.a Luisa Regina d’Etruria. Un piccolo anello a floscio con brillantino in mezzo, e smalto blù Due piccoli ventaglietti per petto, uno di tartaruca bionda e l’altro di patre e perla, ed oro Una spilla d’acheta ricordo della contessa Dumbal a S. A. R. E. Uno stucchio d’oro con smalto blù Una mosca nera per spilla Un piccolo pajo di orecchini d’oro con pirettini, guarnizione di lutto, un pallone di savaccio nero con incastro d’oro, una spilla compagna per la testa, ed un pajo d’orecchini a coralli Un paio di orecchini con amendole di corniola bionda, con anello compagno, e con piccole perle in ovato Due piccole sciabole d’oro con smalto blù Due farfalle d’oro con smalto blù Due diademe, una con cammei oscuri, e bianchi, con suoi orecchini compagni, e l’altra con tre camei bianchi senza orecchini Un laccio elastico a palloncini, con passante di smalto celeste Un pajo di orecchini di cruseglìa legati in oro Due paja di orecchini a piretti di perle di Rama Un pajo d’orecchini a campanelli di corniole, oro, e piccole perle intrecciate Un altro pajo con bocchette a floscio Un altro pajo di capelli di S. M. la Regina di Spagna Un altro pajo d’oro elastico, e in mezzo perla d’oro pendente Un altro pajo d’acqua marina Un altro pajo di corniola, regalato dalla Regina di Spagna Un altro pajo a porterino di smalto rosso Un altro pajo di corniola, ed intorno i cerchi di smalto scuro, ed oro, con collana, e laccio di capelli si S. M. la Regina, e Re di Spagna Un altro pajo di orecchini d’oro a filograno, e capelli di S.A.R. D. Leopoldo Una catena smaltata celeste, lavorata a stella Un’altra simile smaltata bianca, con panerino di filagrano Una freccia d’oro liscia Un pajo di orecchini d’ambra con sua goliera Un’arco d’oro con perle, freccia, e due colombe con ghirlanda in bocca, ed al didietro con portaritrattoUncaducco d’oro per la testa Un’arco a schioppo con smalto blù alteniero, e laccetto d’oro Una fibbia per la vita, in mezzo capelli della Regina R. S. e la sua cifra Un pajo d’orecchini a serpe, al disotto una palluccia verde Una medaglia di S.A.R. D. Carolina, con cifra e capelli Un’altra più piccola d’oro, e capelli della Prefata A. S.a Un’altra medaglia d’oro a filograno, contornata di perle, ed in mezzo capelli, e cifra di S. M. la Regina Un’altra di figura ovale con cameo biondo Un’altra d’oro, e miniatura in mezzo venuta da Spagna Due spille, una scaletta d’oro, e l’altraa lira con corniola nel mezzo Una Frontiera con floscio d’oro, e medaglione, con figura in mezzo di smalto bianco Un ritratto dell’Imperatrice con laccetto d’oro, e coralli rossi






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Un paio di orecchini a bastimenti con smalto blù, e piccoli brillantini, e perle, con sua medaglia eguale Una collana d’oro a floscio, e laccio elastico, con cameo finto in mezzo color giallino, con suoi orecchini simili Una collana d’oro, e pietra lilà con cameo bianco, con suoi orecchini eguali Una medaglia con ritratto della Regina d’Etruria, e del fù Re d’Etruria Un’altra con ritratti di due Figli della prefata Regina Un piccolo laccetto della Regina di Spagna, e del Re di Spagna, con piccolo coretto, e dentro i capelli della Figlia della R.P.E. Un pajo d’orecchini a Molino Una collana di brillanti in numero 38 con catena d’oro a filigrana in numero 32, e piccoli brillanti nell’anello e smalto blù, e con altra medaglia annessa in forma di core contornata di brillanti grandi in numero 30, e quattro brillanti piccoli, regalata dalla Regina Cattolica Una guarnizione di figurine con fondo scuro, compostad’una collana, un medaglione, un piccolo pajo d’orecchini, una lira per la testa, ed un pajo di smaniglie, regalata da S. A.R. la Principessa D’Asturias Una guarnizione composta d’un bandò d’oro con perle, e smalto a miniatura con penna d’oro, perle, e smalto, un pajo di smaniglie uguali, un pajo d’orecchini uguali, una gran collana di simile lavoro, ed in fine due altri pezzi d’oro pendenti a forma di ghiande, e contornate di piccole perle, regalate dalla Regina N. S. nel giorno di S. Isabella Un laccio d’oro con tenute d’oro, a forma di palloncini, con fiocchi pendenti, eduna goliera con camei nel mezzo, con giro di smalto blù, eperle, regalata dal P.E.. Una piccola guarnizione per gola di sinacoli d’oro, e pastiglie blù, con suoi orecchini compagni Una guarnizione d’oro, e capelli, regalata da S.A. R. D. Amalia, composta da una goliera, un pajo di smaniglie. Orecchini a cerchio, e piccola medaglietta. Una guarnizione di pietre a corniole, composta d’una collana di filigrana, e num. 6 pietre achete, con lira pendente di detta corniola, compostavi perle, con suoi orecchini compagni, e spilla con la testa, smaniglie eguale senza contorno di perle, regalato da S.A.R.P.E. Un bracciale d’oro a filograno con sua susta, con smalto oscuro, e bianco. Un pajo di smaniglie d’oro, e capelle di S.A.R.D. Leopoldo con suo ritratto in una delle suste, e nell’alrto mazzetto di capelli, regalo fatto dal detto Real Principe in occasione di nome .composta d’una goliera, un bandò per testa, una pettinessa, ed un pajo di orecchini, ed una freccia, regalata da S.A.R.P.E. Una tirsi d’oro, perle, e smalto verde Un bandò con perle, e piccoli brillanti al di sopra una piccola mezzaluna, e due stelle di smalto blù, e piccoli brillanti, con catena di piccole corniole, e fraschette di smalto blù, regalato da S.A.R. il Principe Ereditario Un pajo di orecchini con esservi inciso il nome della presata A.S.d’oro, e capelli, e smaniglie di simil lavoro. Un bandò d’oro, e nel mezzo di figura ovale, con cifra di capelli di S.A.R. Donna Cristina, regalato dalla Medesima Una guarnizione d’oro,e nelli passanti smalto celeste, con bocchette d’oro a floscio consistente in una collana, smaniglie, ed orecchini in forma di tulipano aperto, regalatadalla Regina di Spagna. Un laccio d’oro a floscio a forma di palloncini, con medaglia pendente girata di piccole perle, e mazzetti di capelli del Real Principe di Asturias, con orecchini con piccoli animaletti rossi, ed una spilla eguale, regalato dal Presato Real Principe. Un bandò per la testa lavorato d’oro a floscio, con piccole stelle di smalto blù, e nel mezzo un finto cameo bianco, con scollina d’oro, e piccole stellucce di smalto blù, con nocca d’oro e floscio,


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

smalto, e piccole perle, alle punte della detta due piccole spallucce d’oro, smalto, e perle regalato da S.A. R. il Principe Antonio Infante di Spagna. Una medaglia col ritratto della Principessa d’Asturias con smalto celeste, e numero 12 di piccole perle. Una medaglia col ritratto delInfante Don Antonio contornata di brillanti, e smalto blù regalata dal Presato Real Principe Un bracciale d’oro con core lavorato in mezzo di capelli, e motto Francese, regalato da S.A.R. Donna Amalia nella nascita di S.A.R. P.E. Un ordine d’oro di S. Isabella mandato dalla Regina di Spagna Una guarnizione d’abito d’acciajo Due strisce d’acciajo per testa Regali ricevuti per il primo parto di S.A. la Reale Principessa Ereditaria .D.G. S.A.R. Donna Carolina regalato una ciappa contornata di grossi brillanti, in numero 24 in mezzo della detta capelli, e cifra di rosette S.A.R. Donna Amalia regalato una mezzaluna con perle numero 9, e brillanti numero 40. S.A.R. Don Leopoldo regalato un pajo di smaniglie con piccoli brillanti, cifre e capelli S.A.R. Principe C. regalato un medaglione con suo ritratto contornato di 20 perle grosse con filo di perle in numero 67 con susta d’oro smaltata blù, con piccoli brillanti Regalo dell’Infante Don Antonio una piccola mezzaluna d’oro, e perle, e nel mezzo un buché di fiori di smalto, oro e piccole perle. Una lira di brillanti, smalto blù, ed un anello d’un sol piccolo brillante regalato da Sua Maestà il giorno di Pasqua. Nota de’ Ventagli, che appartengono a S.A.R. La Principessa Ereditaria n. 5 ventagli d’avorio della china, uno con manico d’oro, altro con manico d’argento, e tre con manico dello stesso avorio n. 1 altro ventaglio con manico d’oro, e piede di bacchette di tartaruga n. 1 altro con manico dorato, e con incastri di gergoni n. 1 altro con manico d’acciajo, ed il piede delle bacchette d’oro, ed acciaro n.4 ventagli d’avorio tutti per interi lavorati a punto d’Inghilterra n. 2 due altri, uno con manico d’argento con timoni d’acciajo, regalato da S.M. la Regina N. S. un altro d’avorio nelli timoni lavorato di capelli della Regina, e del Re N. S. otto ventagli d’avorio con pelle miniata un ventaglio di tartaruga con pelle miniata con vedute di Napoli un altro tutto di tartaruga bionda ventagli piccoli in moda n. 27 due ventaglietti, uno di tartaruga bionda, e l’altro oscura con pelle, e vedute di Napoli un altro di velo crespo nero ricamato in oro ventagli piccoli n. 14 un altro ventaglio d’avorio e pelle miniata




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Gioielli della Regina Maria Carolina d’Austria 1793 Archivio di Stato di Napoli Archivio Borbone, Busta 711

Lista della divisione delle mie Gioie secondo l’apprezzo da Tufarelli Al Re un anello dei capelli di Teresa A Francesco un anello color di Rosa A Leopoldo due Solitarie A Alberto due Solitarie A Teresa Imperatrice Rosa di brillante con Rubinetti A Luisa Granduchessa orologio e Studio di Stagnio Sanguinio con brillante A Luisetta figlia di Teresa Imperatrice Medaglione con il Ritratto del Re A Carolinetta figlia della Granduchessa guarnizione crisolite A Clementina mia nuora la guarnizionedi coche e brillante A mia figlia Maria Cristina Pettina brillante Braccialetti Perle con i Ritratti Brillante fioccaglie di Perle filo di perle con coreto brillante Ritratto grande del Re in brillante

200 d. 960 d. 4000 d. 3000 d. 5046 d. 4190 1300 3304 5971 57392 5376 5630 9707 39580

A mia figlia Amelia collana Grande di brillante braccialetti tutti di Brillanti il filo di perle con pero bucato contornato di Brillante

96858 17312 3496

A mia figlia Antoinetta Girandole Pioggia grande con brillante color di Rosa Guarnizione di Smeraldi Orologi con Catene 24 Rosette un filo di 25 Grosse perle orientale

38010 26875 12062 19264 18312 3750

Alla Creatura che deve nascere Roche di Brillante Rurera con medaglia un Cuore di brillante e suo bottone per sopra le scarpe Braccialetto tutto brillantini quadri

15244 13556 6780 3066 6000

Groseilles di brillante Pioggia di Spagna Noche di Spagna fibbie per scarpe ciappa per busto fiochaglie a un Amendola

2000 3000 8000 2012 1688 2000

Questa partita come molta dubbia la vita della creatura che deve nascere se non vive si spartirà tra le mie figlie zitelle in egual tanna per uno. Similmente tutte le perle ed altre piccole gioie che ancora vi fossero saranno spartite tra le mie tre figlie Cristina Amelia Antonietta uguale porzione tale esendo la mia volontà. lì 1 dicembre 1793 Maria Carolina


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

COPIA DELL’INVENTARIO DELLE GIOIE ESISTENTI IN VIENNA Primo registro 1.° 2.° 3.°

Una medaglia con una nocca di brillanti con il ritratto del Re nostro Signore Altra più piccola a forma di cuore con ritratto del Re N.S., col motto è tuo per sempre Altra senza ritratto con l’iscrizione sopra smalto con le parole pure in brillanti. In segno di attaccamento 4.° Un paio di braccialetti in 6. fila di brillanti con un fermoir, che dice Souvenir 5.° Un paio di rose di brillanti ad un pezzo di velluto nero per braccialetti 6.° Un ribis di quattordici brillanti 7.° Venti rose di brillanti sciolte con un brillante grosso in mezzo, ed otto più piccole intorno 8.° Un paio di papucci con una nocca di brillanti 9.° Una rosa di brillanti con uno grosso in mezzo, e 6. intorno 10.° Due fila di brillanti, ogni filo dei quali consiste in 72. brillanti 11.° Due piccoli orecchini di brillanti con due grossi brillanti, e due piccoli per uno 12.° Una nocca con un brillante in mezzo appartenente all’ordine di Maria Teresa Secondo registro 1.° 2. 3. 4.

Una guarnitura di smeraldi intornata di brillanti consistente in una collana di 3 pezzi con 18. smeraldi, sette amendole, sei orecchini, due anelli, ed una pezza quadrata Un filo di brillanti con n. 84 detti Una goliera fatta in frinza consistente in 39. fila Un filo di brillanti grossi i n. 21, e 4 piccoli, che pendono che v’era appeso un cuore, che fu mandato con S.M. la Regina a S.A.R. la Duchessa D’Orleans alla partenza da Castelvetrano Aigrette di piccoli brillanti con quattro Amendole di brillanti grossi, una delle quali di color di cannella Due amendole di brillanti grossi intorniate con 16. brillanti piccoli Una piccola rosa con un brillante grosso, e dieci piccoli intorno Un paio di piccoli orecchini con un brillante sopra ed un pendente sotto Un paio di pendenti grossi con due amendole alle due estremità e nel mezzo una grossa rosa tutti di brillanti Tre piccole fibbie di piccoli brillanti

Terzo registro 1.° 2.° 3.°

Una collana di perle grosse e meno grosse consistente in quattro fila con n. 196 Altra collana di perle più piccole mischiate in più piccole con n. 233 Un paio di braccioletti a 5 fila di perle grosse con n. 213 con due nocche girate di brillanti, in una il ritratto del Re nostro Signore, e nell’ altra quella dell’Imperatrice Maria Teresa Un filo di perle con n.154 Due fila di perle; resto delle 6. fila, che furono regalate due fila a S.A.R. la Duchessa D’Orleans, e due fila a S.A.R. la Princioessa D.a Cristina alla partenza da Castelvetrano, più piccoli assai delle sopradescritte, consistenti in n.154 Un paio di braccioletti di piccole perle in n. 14 fila con l’ingasto di 7 brillanti per uno Un paio di braccioletti di piccolissime perle di 6. fila per uno, con una piccolissima nocca della stessa qualità Un paio di orecchini di perle con pendente grosso di sotto, e rosa di sopra contornata di brillanti



Inventario delle gioje della Regina Maria Carolina d’Austria, 1812 Archivio di Stato di Napoli Archivio Borbone, Busta 711


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Due Amendole grosse di perle contornate di brillanti N. cinque nocche di una perla per una di differente grandezza contornate di brillanti Un piccolo orologio guernito di perle Una collana di perle, brillanti, e smalto blò, e catene piccole in oro Una nocca con una perla in mezzo, e brillanti da tutte le parti, appartenenti all’ordine di Maria Teresa Una carta con 40. perle di giusta grandezza, e 91 piccole Una carta con lettere di piccolissimi brillanti, e perle Una carta con 6. differenti carte piccole, cinque con perle di nessun valore, ed una con due perle grosse Uno stuccio con una perla in due. La cifra regalata dal Gran Signore Nel secondo registro si trovano ancora Due solitari Due anelli in forma di rose Due anelli con i ritratti di Maria Teresa, e dell’Imperatore Francesco Una spoletta con cifre di brillanti di M.T. Una centuretta di capelli contornata di brillanti col nome di Elisabetta Due anelli con capelli, e cifra, in uno con la lettera A, e nell’altro M.C. Un anello con alcuni numeri in brillanti

RICEVO DAL PRINCIPE CASSARO LE INFRASCRITTE GIOIE CIOÈ Un medaglione di brillanti col ritratto di Sua Maestà il Re/D.G./ fatto a cuore, valutato dal Gioiegliere D. Nicola Ficarrotta per once Un paio di braccialetti di brillanti con velluto nero valutato oncie Due ferma papucci di brillanti valutati oncie Una piccola medaglia a forma di cuore, valutata per on. 3960 con quattro brillantini dalla parte superiore Un paio di orecchine con loro amendole valutati once Due lagrime con loro giri, e due sottane, cioè una grande e una piccola con quattro brillanti di meno, valutati per oncie Una colliera di brillanti, e smeraldi, con un pezzo di essa diviso, due orecchine, sette pezzi a lagrime, ed un pezzo quadrato, valutato per once 3600 con due anelli Un paio di fioccaglie di brillanti per once Sono once Quali gioie del total valore di once diecinnovemila trecento trenta, erano in una Cassettina fra le altre depositate nel Banco di questa Dominante del valore di once centomila per la causa indicata nei P.li ordini de’ 27 Settembre 1810, e degli 11 Luglio 1811. Palermo, 9 Maggio 1812 Con molta gratitudine ricevute Maria Carolina


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

APPREZZO DELLE GIOIE DI SUA MAESTÀ LA REGINA N.P. FATTO DAL GIOIELLIERE DI CASA NICOLA FICARROTTA Una goliera di smeraldi e brillanti, due orecchini idem, sette pezzi a lagrime idem, due anelli idem, ed un pezzo quadrato idem once 3600 Una goliera di brillanti » 11100 Una collana di brillanti » 10000 Un paio di fioccagli di brillanti » 6580 Una nocca grande di brillanti » 4000 Un astuccio di pietra con guarnizione di brillanti » 300 Una ripetizione di crocco, chiave e suggello di pietra, tutto guarnito di brillanti » 830 Un medaglione di brillanti col ritratto di S.M. Re N.P. con sua nocca » 18892 Una medaglia di brillanti fatta a cuore col ritratto di S.M. Re N.P. » 1320 Un paio di braccialetti di brillanti con velluto nero » 1950 Una piccola medaglia di brillanti a forma di cuore con quattro brillantini dalla parte di sopra » 3960 Una ciappa di brillanti con cristalli neri e lettere in essi » 820 Un laccio di n.° 21 brillanti » 2250 Due ferma-capucci di brillanti » 400 Una penna di brillanti con quattro grossi pendenti » 2200 Un brillante a cuore, ed altri piccoli brillantini su di esso » 1600 Un paio di brillanti con loro mendole » 480 Due lagrime di brillanti con suoi giri, e due sottane, cioè una grande ed una piccola con quattro brillanti di meno » 1040 Una pettiglia di brillanti » 18700 Un paio di braccialetti di brillanti con suste idem » 3720 Due ciappe di brillanti per busto » 600 Due grandi nocche di brillanti per le braccia » 5650 Once 100000



Inventario delle gioje della Regina Maria Carolina d’Austria, 1812 Archivio di Stato di Napoli Archivio Borbone, Busta 711




Disposizioni testamentarie di re Ferdinando I

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Copia.- Oggi, diciassette Aprile, Mille ottocento ventiquattro. Sua Maestà mi ha ordinato di conservare il suo testamento che aveva consegnato al Principe D. Alvaro Ruffo Presidente del Consiglio de’ Ministri e che al suo ritorno da Vienna aveva ritirato per passarlo a chi avrebbe la sua carica coperta. In conseguenza il suddetto testamento è stato a me consegnato suggellato con tre suggelli del Re: e portante sulla sua faccia la seguente intestazione – Mio Testamento olografo consegnato al Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri. - Seguita la mia morte immediatamente voglio che il Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri, o chi ne faccia le veci in quel giorno senz’alcun altra autorizzazione apra il presente Testamento per la pronta esecuzione di tutto ciò che trovasi nel medesimo ordinato. - In piedi sono firmati - Alvaro Ruffo, Girolamo Ruffo. Ambedue le firme sono precedute dal suggello delle loro arme. In fede di che ho sottoscritto il presente atto – firmato il Cavalier Luigi De’ Medici – vi è il suggello – siegue il foglio con la suddetta epigrafe, nel quale si contiene il seguente Testamento. Copia - S.M.S. In nome della Santissima Trinità, Padre Figliuolo e Spirito Santo – Io Ferdinando I, per Grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie e sano di mente e di corpo, e credendo come credo fermamente in un solo Dio Trino ed uno, ed in tutt’i Misteri della Nostra Santa Fede Cattolica, nella quale protesto di vivere e morire. Per amore della mia Famiglia e figli, e per mantenere sempre più tra di loro quell’affetto ed amicizia che con tanta mia soddisfazione vi ho veduto, e vedo regnare, vengo a formare il presente Testamento, il quale voglio che abbia effetto al momento che il signore si compiacerà a sé chiamarmi. Invoco per ciò in tal punto per Avvocata la sempre Immacolata Vergine Maria Madre di Misericordia e delle grazie, ed imploro l’ajuto dei Gloriosi Santi miei Protettori S. Giuseppe, S. Ferdinando, S. Gennaro, S. Antonio, S. Raffaele, S.a Rosalia, e di tutti gli altri Santi del Paradiso, come delle anime del Purgatorio. Consegno e raccomando l’anima a Dio, ed il Corpo alla Terra, di cui è stato formato, e voglio che questo dopo la mia morte (senza sezionarlo ed imbalsamarlo, ciò ch’espressamente proibisco) sia seppellito ove sono i miei Antenati e Parenti, di qua e di là del Faro ove mi trovi al punto della mia morte. Ordino che si dicano per l’anima mia e de’ miei defunti Genitori Messe Ventiquattromila, cioè accadendo il caso in Napoli, ottomila nella Capitale, e quattromila nei siti Reali, ed altri luoghi da me più frequentati, e dodicimila nel Regno, da distribuirsi in maniera che veramente si dicano, e si soccorra per mezzo de’ Vescovi, Prelati e Prime Dignità, agli Ecclesiastici più bisognosi, e Comunità povere. Accadendo in Sicilia diecimila nella Capitale e Paesi da me più frequentati, e quattordici mila nel Regno. Le dette messe si distribuiscono alla ragione da me sempre praticata di tre carlini. Voglio inoltre che si distribuiscano ai poveri in elemosina per una volta quarantottomila Ducati per mezzo de’ Parrochi con lo stesso metodo e proporzione prescritti per le messe. Dichiaro che dal legittimo Matrimonio che contrassi con l’Arciduchessa Maria Carolina d’Austria mi rimangono figli legittimi, oltre quelli che Iddio si ha chiamati, Francesco Duca di Calabria, Leopoldo Principe di Salerno, Cristina Regina di Sardegna, ed Amalia Duchessa di Orleans. Dichiaro mio Erede e successore nel detto Regno, dal Signore, per sua infinita misericordia alla mia cura affidato, il detto mio primo Figlio Francesco, incaricandogli particolarmente la protezione della sacrosanta nostra Cattolica Religione, e di promuoverne il dovuto culto ed osservanza, la cura paterna de’ miei cari ed amati sudditi, specialmente di quelli che nelle passate luttuose vicende mi hanno maggiormente dimostrato la loro fedeltà ed attaccamento, come de’poveri di conservar sempre lo stesso attaccamento ed affetto pel suo fratello e sorelle, e di essere finalmente il sostegno dell’attuale mia ottima e fedel compagna. Lo dichiaro ed istituisco similmente Erede e successore Universale di tutto il mio Patrimonio ed assoluto Padrone di tutt’i beni Allodiati, Farnesiani, Medicei, ed altri che possiedo nel sopraddetto Regno, ed altrove, per quanti dopo le vicende Politiche ne sono rimasti. Confermo al mio Figlio Leopoldo l’assegno e la dotazione in annui docati Duecento quarantamila, comprese le commende nel modo, sussistenza, e forma che trovasi da me ordinato in un foglio da


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

me sottoscritto in data 7 gennaio 1817, e consegnato al Ministro delle Finanze in occasione di essersi provveduto al suo mantenimento pel matrimonio con l’Arciduchessa Maria Clementina D’Austria. Lego e lascio però allo stesso mio figlio Leopoldo, ed a’ suoi figli Eredi discendenti maschi di Maschi col vincolo della perpetua inalienabilità e col patto di riversione a favore del mio Erede Universale nella deficienza di figli, Eredi e discendenti Maschi di Maschi del detto mio figlio Leopoldo, escluse sempre le femine, tutt’i feudi le case ed altro che va compreso nell’Amministrazione della Ficuzza, e la Villa Favorita di Resina con tutti i Corpi alla medesima annessi, e sotto i corrispondenti pesi ai quali son soggetti. Dichiaro compensate le mie carissime Figlie Cristina Regina di Sardegna ed Amalia Duchessa di Orleans della legittima e di ogni altro diritto, che avesse potuto appartenere ed appartenesse a ciascuna di esse sopra la mia Eredità libera con le doti, che furono alle medesime costituite, e che gli sono state pagate; in virtù di che debbonsi considerare per rinunziati e soddisfatti gli enunciati diritti, e li dichiaro separati da esse. Alla di sopra nominata mia fedel compagna, in considerazione dell’ultima compagnia fattami dal di 27 “Novembre 1814” che ci sposammo voglio che le sia esattamente continuato l’attuale mensuale assegnamento che l’è stato puntualmente pagato dalla mia cassa privata nella somma di D.ti Tremila, ed oltre per la tavola, stalla, ed altro in docati mensuali Mille Cinque Cento; e ciò in conformità del foglio scritto dal mio amatissimo Figlio Francesco, in data de’ 30 Maggio 1821. È anche mia volontà, che desiderandolo, rimanga nell’appartamento da Lei finora goduto nel Palazzo di Napoli. Lego in oltre alla detta mia diletta moglie l’usufrutto, durante la sua vita, della Contea di Mascali, che particolarmente mi appartiene. Voglio però che dopo la di lei morte l’usufrutto si consolidi con la proprietà a favore del mio Erede Universale. Ordino ed impongo che a tutti quelli della mia Corte che mi hanno per tanto tempo così fedelmente servito,niuna classe eccettuata, se gli continuino finche vivano i soldi, averi, e pensioni da me concessigli ed inoltre a tutti quelli della mia Corte che mi hanno seguito in Sicilia una intiera annata di Saldo. Ordino ed impongo parimenti che a tutti coloro dalle classi più alte fino alle più infime, che nelle ultime vicende mi seguirono in Laybach, tuttoché non mi avessero seguito in Sicilia, e non appartenessero alla mia Corte se gli continuino finchè vivono i soldi, averi, e pensioni da me concessigli, sia per mezzo della Finanza, sia per mezzo della Casa Reale; sia finalmente per mezzo della mia Cassa provata; ed in oltre voglio che si dia a ciascuno di essi una intiera annata del rispettivo loro soldo. Incarico il detto mio figlio Erede Universale, e successore di avere massimi riguardi per tutt’i sopraddetti servitori per lo zelo, amore, e fedeltà, con cui mi hanno sempre servito. Dichiaro che del denaro di mia particolare proprietà di conto della mia Cassa privata, che trovavasi impiegato in Londra in Consolidati in testa del Cavalier D. Luigi De’Medici, ne ho già disposto della maggior parte in D.ti 100,000 per via di una nota di mio carattere che consegnai al Marchese D. Girolamo Ruffo con incarico di farne egli la distribuzione di modo e forma in esse prescritto, come già trovasi di avere eseguito con la mia intelligenza. Voglio però che tutto quel denaro contante che nel giorno della mia morte si troverà nella mia cassa privata nella quale va compreso il mio Tesoretto, esistente nel mio appartamento nel Palazzo di Napoli, di cui ho io conservato e conservo le chiavi, se ne faccia l’uso descritto nell’annessa nota di mio carattere N.1. Il quantitativo di tal denaro sarà quello che si troverà notato nell’ultimo bilancio, al quale soltanto voglio che debba starsi; tale bilancio sarà quello che si troverà da me non ancora firmato, dopo l’immediato prendente che si troverà seguito colla mia firma. E siccome la direzione della suddetta Cassa è stata affidata al Marchese D. Girolamo Ruffo, il quale ha disimpegnato l’incarico colla mia intelligenza, ed ha tutto eseguito d’ordine mio e con piena mia soddisfazione, così lo libero ed esento da qualunque responsabilità.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Dichiaro inoltre che ho disposto finora della maggior parte delle gioie, e che rimangono soltanto esistenti le infrascritte. N° 1. Un ai crete per testa con quattro brillanti, de’ quali tre a piretto, ed uno a goccia. N° 2. Una medaglia di un grosso brillante contornato di altri brillanti più piccoli. N° 3. Una collana di 197 perle in quattro fili. N° 4. Un anello di un solo brillante. N° 5. Un medaglione col mio ritratto contornato di brillanti. N° 6. Una sciabola guarnita di brillanti. Le suddette gioie trovansi conservate in un cassettino esistente nel mentovato mio Tesoretto. Di più la spada guarnita di brillanti, il laccio del cappello di brillanti, il bastone con i ritratti della famiglia, tutti miei ordini di brillanti, colle rispettive placche parimenti di brillanti, il laccio per la spalla di brillanti, ed il Tosone di brillanti. Queste gioie non esist6ono nel cennato mio Tesoretto, ma trovansi in potere del Capo della Real Tappezzeria D. Carlo Falco, o si troveranno in potere di colui che l’avrà in consegna nel giorno della mia morte. Lego rispettivamente le suddette gioie dal N° 1 al N° 6 inclusivamente alle persone descritte nella nota di mio carattere di N° 2, e voglio che a ciascuna delle dette persone si dia quella gioia che trovasi con una fascetta di carta suggellata col mio suggello, sulla quale fascetta è descritto un numero di mio carattere, che corrisponde al Numero della nota suid.ª, indicando la persona alla quale il detto legato è dovuto. Lego inoltre il resto delle sopra descritte gioie alle altre persone rispettivamente descritte nella suddetta nota di mio carattere di N° 2. Le galanterie che sono similmente in potere di D. Carlo Falco, o di colui che l’avrà in consegna in quel momento, s’intendono da me legate rispettivamente alle persone descritte nell’annessa nota di mio carattere di N° 3. Il servizio di argento di Vienna da me aumentato con denaro della mia cassa privata, quale servizio trovasi esistente nella Real salmeria in consegna dell’incaricato della medesima, come pur l’altro servizio da me comprato dal Duca di Gallo, similmente con denaro della mia cassa privata, ed esistente parimenti nella Salmeria in consegna dell’Incaricato medesimo, s’intendono da me legati secondo che si troverà scritto nella stessa nota di mio carattere di N° 4. Voglio che le disposizioni contenute nelle suddette quattro note si abbiano come parte integrale del presente mio Testamento; e al proposito per maggior dilucidazione dichiaro che nelle gioie da me disposte, in vita, ed in quelle che ora si contengono nel mio Testamento, come anche negli argenti nello stesso legati, si sono comprese le gioie e gli argenti pervenutimi dall’Eredità della mia Carissima defunta moglie; come però appartenente per averne pagato l’importo anche in maggior somma in estinzione de’ debiti della stessa mia moglie contrtti in Sicilia e in Vienna. Raccomando al buon cuore del sopradetto mio figlio di lasciare impiegati i capitali impiegati nella Fabbrica di San Leucio, dappoichè sarebbe mio piacere che quella gente da me riunita in colonia non manchi di sussistenza. Per le Tonnare di Soltanto, e di S. Elia sarà eseguito il contratto che ho col Proprietario. Sarà restituito ai caratari il denaro che a ciascuno di essi rispettivamente si appartiene, e che hanno depositato in quella Cassa per fondo di capitale alla ragione di Duecento cinquanta a carato. La mia rata del fondo capitale rimane in favore del mio Erede; beninteso che siccome l’affitto delle dette Tonnare spira colla mia vita, così volendo egli il mio Erede continuare a tenerle per suo conto dovrà convenire col proprietario. Confermo le donazioni da me fatte alla Duchessa di Floridia D. Lucia Migliaccio mia carissima moglie de’ Casini, Giardini, Ville, Boschetti, Masserie ed altro nella contrada del Vomero, secondo gl’istrumenti. E siccome posteriormente alle dette donazioni ho fatto e farò io ai detti stabili molte spese, miglioramenti, aggregazioni, mobilie etc. così a qualunque somma ascendano, voglio e dichiaro che si abbiano anche come legate alla suddetta Duchessa. Nomino per miei esecutori Testamentari i miei figli il Duca di Calabria, ed il Principe di Salerno;


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

il Segretario di Stato degli Affari Esteri, il Segretario di Stato della Casa Reale, ed il Direttore o il Segretario di Stato per gli Affari di Sicilia. Dichiaro che il principio e fine del presente Testamento è di mio carattere, ed è da me cifrato in ogni foglio, e sottoscritto; il di più trovasi di Carattere di D. Giuseppe Caprioli, Ufiziale della mia Segreteria particolare, e replico che quanto in esso Testamento si contiene è mia libera e spontanea Volontà. Ordino però e voglio colla pienezza di mia potestà, che sia valido , e che si esegua con esattezza, dispensando a qualunque altra forma, e solennità forse non adibita, e che ricercasse per la sussistenza, e derogando come Sovrano a qualunque legge in contrario. Napoli, nel Palazzo Reale, a sei Febbraio Mille ottocento Ventidue - firmato: Ferdinando. Copia & - Note citate nel mio Testamento. Copia & - N° 1. Denaro. Quel denaro contante che si trovasse nella mia Cassa privata a di più de’ D.ti 100,000, già da me donati e distribuiti vada alla mia Carissima moglie Lucia Migliaccio in aumento de’ 360,000, già ricevuti. Quello che si trova in potere di Ecceverria, o altro aiutante di Camera che porti il mio particolare conto di spese minute, rimanga a suo beneficio. E quello finalmente che sta nel Cassettino che ho portato sempre meco, sia di D. Nicola di Pietro o di chi mi avrà seguito in sua vece - firmato: Ferdinando. Copia & - Nota N° 2. - Gioje. Al Duca di Calabria la spada, il laccio del Cappello, ed il bastone: alla Duchessa di Calabria il N° 1. Al Principe di Salerno tutti gli ordini nelle rispettive placche, ed il laccio per la spalla. Alla Principessa di Salerno il N° 2. Alla Regina di Sardegna il N° 3. Alla Duchessa di Orleans il N° 4. Al Re di Sardegna il N° 5. Al Duca di Chartres il N° 6. firmato: Ferdinando. Copia & - Nota N° 3 Galanterie. Al Duca di Calabria la ripetizione di l’Epin, e la mostra di Arnold. Al Principe di Salerno il bastoncino d’avorio con pomo di lapis Lazzaro, e ritratto di Luca in Cameo, il palosso d’oro con testa di Leone, la ripetizione di Emery, e la mojana di Migliardo, compagna alla sua. Alla mia Carissima moglie Lucia Migliaccio il bastone a muletto datomi dalla mia cara figlia Amalia. Al Duca d’Ascoli, mio cavallerizzo maggiore ed ajutante generale, il mio usuale bastone di legno col pomo di legno impetrito, la sciabola di acciaio tutta brillantata fiocco di perle in acciajo, lama damaschina con fodero nella metà in velluto verde, e la spada di acciaro colla guardia che si apre. Al Duca di Miranda, mio cacciatore maggiore, lo schioppo di Juan Pereira, di cui ho fatto uso fin dall’età di quattordici anni, ed il palosso col manico d’acciaro d’Inghilterra. Tutti gli altri orologi, anelli, bastoni, sciabole, spade, ed altre piccole galanterie voglio siano divise in sette pozioni, e divise a sorte fra D. Carlo Falco, ed i sei aiutanti di Camera. Lo stesso si farà per gli abiti e biancheria- firmato: Ferdinando. Copia & - Nota N° 4. Argenti. Il servizio di argento di Vienna da me aumentato, ed il di cui prezzo è stato da me conteggiato con l’Eredità della defunta Reggina, come dalla mia Dichiarazione Testamentaria. Il servizio di argento da me comprato, dal Duca di Gallo. Tutti due alla mia amatissima moglie Lucia Migliaccio Duchessa di Floridia - firmato: Ferdinando.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Addizione al testamento Copia & - Oggi cinque Novembre mille ottocentoventi quattro. S.M. mi ha ordinato di conservare un foglio suggellato con tre suggelli che ha per titolo – Addizione al mio Testamento olografico consegnato al Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’Ministri o chi ne fa le veci il giorno della mia morte senz’alcuna autorizzazione apra egualmente la presente addizione per la pronta esecuzione di tutto ciò che trovasi nella medesima ordinato. In piedi sono firmati: Luigi De Medici – Donato Tommasi – Girolamo Ruffo: le tre sottoscrizioni sono precedute dal suggello della loro Arme. In fede di che ho sottoscritto il presente atto- firmato: Il Cavaliere Luigi De Medici – Vi è il suggello. Siegue il foglio ossia coverta, citato nel soprascritto atto colla epigrafe ivi rapportata. - Copia dell’Addizione al Testamento olografo contenuta nel suddetto foglio. In nome della Santissima Trinità, Padre, Figlio, e Spirito Santo. Io sotto scritto Ferdinando Primo, per la Grazia di Dio Re del Regno delle due Sicilie, avendo già fatto il mio Testamento olografo che ho dato a conservare in un piego chiuso e suggellato al Presidente del Consiglio dei Ministri, ho determinato di aggiungere, come col presente foglio aggiungo, alle disposizioni contenute nel suddetto Testamento le seguenti mie disposizioni, le quali Voglio che abbiano il loro pieno effetto e formino parte integrale di esso mio Testamento. 1° Lego alla Duchessa di Floridia mia dilettissima Moglie tutte le galanterie di qualunque specie che al tempo della mia morte si troveranno negli armadii, e negli scrigni de’ tavolini e degli altri mobili delle stanze di mia abitazione. 2° Dichiaro inoltre che la sciabola gemmata segnata col N° 6 nella Nota N° 2 che tratta delle Gioie da me legata al Duca di Chartres nel citato mio Testamento, nel quale la detta Nota è acchiusa, è stata da me già data ad esso Duca, e perciò la sciabola suddetta non si troverà tra le altre gioie egualmente da me ad altri legate. 3° Annullo la nomina dei miei Esecutori Testamentarj fatta nel citato mio Testamento olografo e voglio che debbano essere miei Esecutori Testamentarj il mio dilettissimo figliuolo il Duca di Calabria, ed i Ministri Segretarii di Stato, Affari Esteri, della Casa Reale, di Grazia e Giustizia, e delle Finanze. Impedito dal noto tremore della mia mano di scrivere questa addizione al detto mio Testamento interamente di mia propria mano, ordino che la stessa addizione abbia tutta la validità dispensando colla pienezza del mio Potere alla necessità di essere scritta interamente di propria mano del Testatore, prescritta nell’art. 895 delle leggi Civili. - Napoli nel Palazzo Reale il dì 4 Novembre 1824 - firmato: Ferdinando. Tutti i sopra rapportati fogli sono stati aperti e letti nel Consiglio di Stato tenuto il giorno 4 Gennaio Mille Otto Cento Venti Cinque nel quale giorno S.M. il Re Ferdinando Primo è passato a miglior vita. - Napoli 5 Gennaio Mille ottocento Venti cinque. Per copia conforme Il Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri De Medici


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Cassa Privata di Francesco I Note di acquisto di Gioielli 1830

Nota di Paolo Savoja Data de documenti 4 agosto 1830

epoca della formazione degli oggetti 23 ag.to 1828

e oggetto della spesa Spilla con topazio orientale contornato di brillanti a concia Inglese, consegnata a Viglia

costo

25 ag.to 1828

Vari accomodi Collana ed altro consegnato 36 a Viglia

15 ag.to detto

Catena di oro con chiave e suggello con Ametiste, 50 Anello ad afritora 1,20 Consegnati a Viglia 51,20

4 ott.bre

Catena con chiave e suggello con ametiste Consegnate a Viglia 36

6 gennaio 1829

Spilla rappresentante una chimera Due paja di orecchini alla Ercolanese Consegnati a Viglia

28 febbraio 1829

Importo di una nota di brillanti

90

8 24

245.20 6 Gennaio 1829. Due paia di orecchini alla Ercolanese di oro di zecchino 16. 1830 / 28 Feb. 1829. Importo di una nota di brillanti

24 32 245,20

Consegnati a 28 febbr. 1829. Brillanti e pietre colorate Brillanti 28. D. 9 » Grandi 4 g. 8 a, 12 Brillanti g. 29 e 7. Smeraldi. N° 17 Smeraldo di Corati 4 ? Rubini 8. Un’ametista Oro e fattura.

83 252 96 203 75 225 250 10 300 2356

4 Gennaio 1829. Serpe d’oro smaltato, Orologio a cilindro, Laccio d’oro, cons. a Viglia

250 80 70 400

Archivio di Stato di Napoli C. R. Amm. III, Magg. Magg. Appendice, busta 20


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



28 Feb. 1829. Braccialetto smaltato. Farfalla con pietre di colore. Anello con pietre di colore. Sivijni con pietre di colore e perle orientali.

70 16 12 400 498

13 Marzo 1829. Un paio di bottoni di brillanti di peso g. 10 ? a 17.

177.(consegnati aViglia)

7 Aprile 1829. Serpe di oro smaltato per uso di cinta braccialetto. Sivijni con perle fine e pietre di colore e brillanti.

300 350

cons. a Viglia 10 Luglio 1829. Montatura di cameo rappresentante il ritratto di S.M. la Regina. In oro e fattura. Otto pietre fine. Montatura di serpe di capelli. Scatola. cons. a Viglia 4 Gen. ’29. 4. braccialetti d’oro modello antico. 4. braccialetti argento. 2. braccialetti antichi. 8. scatole per detti braccialetti.

650

60 20 10 6 96

160 86 50 9,60 255,60

12 Agosto /829. Due braccialetti d’oro. Scatola. cons. a Viglia 10 Aprile 1829.* Dieci catene di oro chiave e suggelli. Conseg. Al Sig. Murat gia

80 2,40 82,40

*487.50

22 Giug. 1829.* 3 catene d’oro con chiave. 25 Agosto 1829. Spilla co rosa di Olanda modello a mosca Consegn. a Viglia

20


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



29 Giugno 1829. Spilla con rubino contornata di brillanti consegnata a Viglia 25 ag.to Spilla con rosse d’Olanda Modello a Mosca Consegnato a Viglia 15 set.? 1829. Montatura di due paia di orecchini alla pompeiana Due scatole ed una medaglia. 7 Marzo. 13 denti di animale ligati in oro e smalto. Scatola per detti denti. 23 Aprile 1828. Spilla col nome di S.M. il Re e la Regina con 24 brillanti - g. 30 - 385 Fattura e pietre col nome di una Iride.

20

45 240

25

Dichiaro io qui sotto scritto aver ricevuto dal pagatore della detta Cassa. D. 410. Per costo di una spilla col nome di S.M. il Re e S.M. ls Regina con n° 24 brillanti g. 30. Paolo Savoia. 7 Agosto 1828. Oggetti diversi di Biciotteria fornita a Viglia per real servizio.

370.

5 Nov. 1828. Per. Tabacchiere di oro con cifre di brillanti fornite a Viglia per R. Serv. 1574. 28 Ag. 1829. Tabacchiera d’oro.

80.

17 Genn. 1829. Oggetti di Biciott.

150.

16 Giugno 1829. Scatola d’oro smaltata.

200.

8 Luglio 1829. Un grande necessario per signora guarnito riccamente in vermiglio fornito a Viglia per R. Serv.

700.

18 Luglio 1829. 2 tazze di porcellana. Tabacchiera d’oro.

7.20 210


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



10 Giugno /829. N° 9 Smeraldi.

2000

25 Ag. 29. Orologio d’oro smaltato con catena d’oro.

120.

28 Ag. 829. Tabacchiera d’oro.

210.

9 sett. 29. Altra Tabacchiera d’oro.

220.

I ricevi interni: “Ho ricevuto da Cav. Michelangelo Desiderio pagatore generale della Cassa privata di S.M. il Re…… Note tutte saldate il 16 sett. 1830. Teodoro Bloch

1829. 6 Giugno. Spilla brillanti grande di peso g. 5 4/8 ed 8 piccole consegnate a …

140

4 Marzo. Braccialetto oro smaltato nero e bianco con l’odorino.

102.

6 Mag.o. Due ripetizioni or con quadrante oro a D. 125 c’una.

250.

28 Mag.o. Orologio da tavolino bronzo col gioco della fontana cons. a V.

110.

20 Giugno. Ripetizione oro smaltata a cilindro quattro buchi in pietra con catena e suggello oro smalto cons. a V.

190

2 Ag. Catena oro a forma di farfalla cons. a V.

80.

15 sett.bre. Pendolo di bronzo dorato a colonna col moto planetario cons. a V.

340 tot. 1212.

Note tutte pagate il 16 ott.bre 1830. Cesare Del Prato


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

1828. 25 Ag. Spilla di brillanti 70. 18 Nov. Francia di brillanti jn Gola della Regina. (nota esibita il 20 Nov. 1828)



7521.35

1829. 21 Febbr. Brillanti rifusi fattura di ciappa, e bottone Scatola di oro grande Spilla in occasione di Cresima di S.A.R. Ant. conseg. A Vi.

950.

1829. 14 Marzo. Valore di tanti brillanti e pietre di colore a D. Litterio Silijigni, come da nota esibita a Vigie.

495.

1829. 2 Aprile. Valore di due brillanti a gocce consegnata a Silijigni, come da nota.

165.50

1829. 9 Aprile. Valore di tre brillanti consegnati a Silijigni, come da nota.

475.37

1829. 12 Giugno. Un pajò di bottoni di brillanti per Gola di S.A.R. D. Antonietta, come da nota.

1000

1829. 29 Giugno. Spilla di brillanti con capelli di S.A.R. D. Cristina

393.75

1829. 9 Luglio. Cinquanta perle consegnate a Silijigni come da nota.

502.20

18 Luglio. Spilla di brillanti come da nota.

248.50

25 Luglio. 4 Spille di brillanti.

526.62

8 Ag.to. Grappetto di brillanti

642.60

9 Ag. Scatola di oro grande.

270.

15 Ott. Pettine di brillanti e perle ordinato da Viglia per la Gola di S.A.R. D. Teresa dè 15 ottobre che in seguito l’avessi consegnato a S.E. Contessa Latour.

686

Don Gaetano dell’Aversana Gioielliere della Real Casa


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



1829. 14 Marzo. Orecchino a due in Madreperla. 11 Aprile. Ripetizione con catena in oro. 8 Giugno. Servizio di Porcellana di Francia decorato da cucina consegnato a Michelangelo Viglia. 8 Giugno. Servizio 10/ da Dessert. 19 G. 20 stampe. 24 Luglio. Guantiera Inglese e tre bottiglie olio per capelli. totale

24 160 1380,20 382,80 115,60 28,60 2091,20 Luigi Arene

Giugno 1829. 5 vasi antichi per conto di S.M.

400_

Nota di tessuti di Raffaele Marzano tele-Olanda, Battista. Fiandra. Tot. 1079 _ Raffaele Gargiulo 9 sett. 1830 - Pettine a bandò in oro lavorato a basso rilievo con 50 perle (data da Aversana) argento e fattura. e scatola. - collana ed orecchini di sconcigli e maruzze con frutti di oro, e code di sirene in oro. - spilla grande a nocca, - un paio di braccialetti grandi in oro lustro alla Pompej con due camei e scatola.

106. 261. 16. 172. tot. 539 Litterio Silipigni


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Inventario di tutti li diversi Oggetti ch’esistono nella Guardaroba di S. M. la Regina Regnante, nello Appartamento di Servizio in Napoli

Oggetti di Bisciutteria 1. 1„ Braccialetto di argento smaltato turchino. 2. 1„ Detto di oro a fettuccia con perla nella fermezza. 3. 1„ Detto con fermezza adornata con rubini e zaffiri. 4. 1„ Detto a catena con catenaccetto adorno di granatiglia e perle. 5. 1„ Detto a serpente di oro. 6. 1„ Detto di oro con lettere smaltate nere. 7. 1„ Detto idem a serpe con rubino nella testa. 8. 1„ Braccialetto a fettuccia di coralli. 9. 1„ Detto a fettuccia con bocchetta di argento smaltato bleù chiaro. 10. 1„ Detto formante un serpente d’oro con rubini sulla testa ed occhi con una grande foglia nel mezzo smaltata bleù ed un giro di perle. 11. 1„ Detto di vellutino con fermezza di oro cesellato, e ritrattino. 12. 1„ Detto di oro, due serpenti smaltati neri, diverse pietre di colori e cristalli che conservano capelli. 13. 1„ Detto di oro con fermezza su di essa un cane in rilievo. 14. 1„ Detto a pavè di turchine e perle. 15. 1„ Detto semplice a laminetta d’oro. 16. 1„ Detto a catena con una turchina nella fermezza. 17. 1„ Detto di oro col ritratto dell’ arciduca Carlo. 18. 1„ Detto di oro con tre quadrati ad ornato con un rubino, due smeraldi, e sei mezze perle. 19. 1„ Detto a serpente di oro smaltato bleù con grosso brillante sulla testa*. *Il grosso brillante si è tolto, e fattone aro uso da S.M. la Regina, ed invece si è posto una pietra. 20. 1„ Detto con fettuccia di oro e fermezza smaltata bleù adornata con tre rubini, ed otto smeraldini. 21. 1„ Detto grande di oro cisellato con pezzo di smalto nella fermezza, ed epoca 1828„ 22. 1„ Detto di oro cisellato con nove toppi a pavé di granata. 23. 1„ Detto a pavè di smeraldi con opale nel mezzo. 24. 1„ Detto di oro con fiure a pansè nella fermezza e pitre di colore. 25. 1„ Detto di oro fettuccia di capelli e lettera P. nella fermezza. 26. 1„ Detto di oro con cameo in conchiglia denotante la Dea Notturna. 27. 1„ Detto di capelli con fermezza di oro smaltato verde bleù e bianco, e nel mezzo un cristallo contenente capelli. 28. 1„ Braccialetto a cerchio di oro con cristallo che covre capelli, ed anelato simile attaccato ad un lanetto d’oro. 29. 1„ Detto composto da cinque cateniglie d’oro di Venezia con fermezza , e su di essa ritrattino. 30. 1„ Detto di oro a laminetta semplice con leggenda in giro di varî mesi dell’anno. 31. 1„ Detto di oro grande con ritratto di una ragazza, ed al di sotto medaglia che conserva capelli. 32. 1„ Detto di oro sullo stile gotico, il cristallo della fermezza contiene capelli. 33. 1„ Detto grande di oro con cinque Camei di coralli, e due spille corrispondenti al suddetto.



Inventario del Guardaroba della Regina Maria Teresa d’Austria Napoli 1847 Archivio di Stato di Napoli C. R. Amm. III inv.,Controlloria, Busta 197




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

34. 1„ Detto grande di oro smaltato di differenti colori, con due fiocchi pendenti. 35. 1„ Serpente grande di oro con ale simili, occhi di sublimi ed adorni di smeraldi, ed un paio di orecchini corrispondenti allo stesso. 36. 1„ Fittuccia di oro per collana che contiene un pezzo pendente adornata con perle, rubini, smeraldo, ed orecchini corrispondenti alla stessa. 37. 1„ Collana, orecchini, brouce e due spilloni a pavè di turchini. 38. 3,, Spille di oro smaltate nere, e nel mezzo opale. 39. 3,, Spille di oro con turchine. 40. 1„ Detta di oro con miniatura quadra in smalto, denotante la Madonna della Seggiola. 41. 1„ Detta di oro con pendente ed anello smaltato bleù guarnita da rosette di olanda. 42. 1„ Detta di oro sullo stile cinese con miniatura. 43. 1„ Collanetta di oro con pezzo pendente adornato di un zaffiro contornato di rubini, ed una perla a pera. 44. 1„ Detta di oro adorna da primule turchine.* * La controscritta regalata da S.M. la Regina, alla Nutrice. 45. 1„ Odorino attaccato ad anello, e catena il tutto di oro. 46. 1„ Porta buchè di oro. 47. 1„ Paio di orecchini di topazi ligati in oro smaltato. 48. 1„ Braccialetto di oro e niuoli per uso di corona, con medaglia, ed anello. 49. 1„ Fibia a pavè di perle. 50. 1„ Souvenir di madreperla e semiloro. 51. 1„ Spilla di oro a bottone con perla e fiocco pendente. 52. 1„ Orologio a cilindro in oro smaltato nero. 53. 1„ Detto più piuolo con catena. 54. 1„ Ritrattino con cerchietto d’oro. 55. 1„ Filo di piccoli coralli.* * Regalato alla Nutrice 56. 1„ Occhialino in due di avorio. 57. 1„ Detto ad uno di Tartaruca. 58. 1„ Detto di osso nero. 59. 1„ Braccialetto con sei camei di coralli, e tramezzi di oro smaltato. 60. 4„ Cornetti di coralli. 61. 1„ Crocetta simile.* * Regalato alla Nutrice 62. 1„ Filo di granatine ligate in oro. 63. 1„ Piuolo braccialetto di oro con fermezza per conservare capelli, e leggenda al di sotto: 30. Ottobre 1825. 64. 4„ Spilloni a glibetti con altri più piccoli pendenti a pavè di turchine. 65. 1„ Spilla a pavè di turchine con pendenti. 66. 1„ Crocetta con turchine ligate in oro smaltate nere. 67. 1„ Coretto che porta una croce pendente di turchine. 68. 2„ Spilloni in oro per frontini con turchine. 69. 1„ Spillone in due di oro.* * Sia tolto, e dato a D. Margarita 70. 1„ Detto piu’ piccolo. 71. 1„ Detto piccolo di oro a globetto. 1„ Spilla di oro con tupazio. 72. 1„ Detta smaltata nera con cristallo che conserva capelli.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

1„ Odorino di oro. 1„ Medaglietta di oro con cristallo che conserva capelli. 1„ Detta più piccola di oro con leggenda: 2. Marzo 1835. 1„ Bottone a bocchetta di oro smaltato nero con tuppetto di perla. 73. 1„ Anello a serpe di oro con turchina in testa. 1„ Paio di cerchietti per orecchini. 1„ Fibietta in oro. 1„ Pezzi di oro, tramezzi di braccialetti. 1„ Pezzetti di catenetta di oro. 73. 1„ Spillone di argento alla Sorrentina.* * Regalato alla Nutrice 74. 1„ Ferma bottoni di oro con manico di coralli. 75. 1„ Croce di argento con cristallo che conserva capelli, e leggenda al di sotto: 2. Marzo 1835. 76. 21„Quelli diversi di oro e pietre riproposti in un cassettino. 77. 2„ Braccialetti di coralli a fragole con fermezza, e due teste di coralli ligati in oro* * La sola susta di uno di più regalato alla Nutrice. 78. 5„ Braccialetti di oro semplice in varie maniere, due di essi con turchine. 79. 1„ Laccetto di oro Maltese. 80. 1„ Catena di oro smaltata nera attaccata ad un croscè, e due chiavette simili pendenti. 81. 1„ Catena di oro smaltata nera attaccata ad un crosci, e due chiarette simili pendenti. 82. 1„ Detta semplice. 83. 1„ Fibietta d’oro ligata ad un vellutino. 84. 1„ Sugello per scrivania con manico di agata niccolata. 85. 1„ Detto di oro con sei rosette di Olanda, ed un niccolo al di sotto inciso. 86. 1„ Detto con bustino di agata niccolata, e testa incisa di un niccolo. 87. 1„ Detto tutto in oro con incisione Corona Reale, e lettera H. 88. 1„ Mazzettino di giocarelli di coralli. 89. 1„ Odorino a forma di libretto lavorato a pavè di turchine e perle attaccato ad un anello simile, e cateniglia di oro. 90. 1„ Piccolo feronè di oro e perle. 91. 1„ Piccola collanetta di laccio nero con tramezzo, una conchiglia di oro e turchina, e due fiocchi pendenti anche di oro. 92. 1„ Bottone a forma di nocca di oro smaltato, adornato con rubini e perle. 93. 1„ Croce a pavè di granata, pendente ad un vellutino. 94. 6„ Bottoni, cioè: uno di zaffiro, smeraldo, granata, ametista, topazio e turchina. 95. 1„ Spilla di oro a nocca, con smeraldino nel mezzo. 1„ Medaglietta a forma di cuore, di ametista. 1„ Pezzo pendente a pavè di turchina con perla. 96. 1„ Coretto con acquamarina e cristallo al di sotto, che conserva capelli. 1„ Bocchetta, e due fiocchi a pavè di granata. 2„ Pezzi pendenti di oro smaltato con rubini e perle. 1„ Pezzo di catena veneziana. 96. 1„ Porta orologio di oro lavorato a nodi. 1„ Paio di cerchietti di orecchini di oro e perle. 1„ Cerchietto di oro semplice. 97. 1„ Bottoncino di coralli.* 1„ Piccolo filo di coralli lavorato a fragole.* 6„ Pezzetti di rottame d’oro.*






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

* Regalato alla Nutrice con la testa di uno dei due braccialetti di corallo 98. 1„ Piccolo orologio a cilindro di oro con buchè di fiori smaltato al di sotto, catena di oro e chiavetta. 1„ Pometto di oro denotante una testa di aquila con turchina incisa. 99. 1„ Cagnolino di argento. 1„ Paio di orecchini di oro con serpenti di turchine. 1„ Porta orologio di oro smaltato nero. 3„ Paio di cerchietti di oro smaltato. 1„ Medaglietta di oro con turchina nel mezzo. 99. 1„ Croce di oro smaltata nera e bianca. 3„ Piccole medaglie di oro con cristalli e capelli. 3„ Anelli, due di essi smaltati e altro di oro. 1„ Piccolo spillone di oro. 2,, Medagliette di oro pendenti ad un anello, una di esse a forma di more smaltata nera. 100.4,, Dette di oro infilzate in un anelletto. 5,, Dette anche di oro, due di esse a forma di cuore, tutte con cristalli, e capelli. 1„ Ordine austriaco a forma di croce. 1„ Spillone di oro in due. 101.1,, Croce di argento e cristallo con capelli e leggenda - 2 Aprile 1835. 102.2,, Fibie di oro smaltate nere. 1,, Detta con sottofibia d’argento. 2,, Detta con idem di acciaro. 103. 2,, Bottoni d’oro, con tupazio rosa e perle, altro con turchina contornato di perle.* * Se ne sono formate due spille 2,, Detti di oro uno con rosa smaltata, altro a forma di Serpente.* 1,, Fibietta di oro adornata con rubino e perle.* * Regalati allo LL.AA.RR. il Principe Ereditario, e Conte di Trani 104.1,, Goliera antica di granata e perle ligata in argento. 105.1,, Goliera di vellutino con fermezza di oro denotante una nocca con perla e rubini. 106.1,, Lente di oro. 107.1,, Laccio di oro. 108.1,, Feronè di oro con ciappetta, rubino, e perle. 109.1,, Medaglia d’argento con l’effige di Sua Santità Gregorio XVI Papa. 110.1,, Lente di oro smaltata bleù attaccata ad una catenetta di oro, ed anello simile. 111.1,, Detta tutta di oro cesellata con anello e piccola catena. 112. 1,, Spilla tutta di oro formante un nodo con due pendenti. 113. 1,, Detta a nocca di oro con fibietta smaltata bleù, ed un fiocco pendente. 114. 1,, Detta simile piccola a bocchetta. 115. 1,, Detta d’oro smaltata nera e bianca, con miniatura in smalto. 116. 1,, Detta di oro cesellata con corniola nel mezzo, e turchine attorno. 117. 1,, Spilla all’algerina adornata di oro e perle. 118. 1,, Detta per porta orologio con una mano avente una cravascia, ed ornata di turchine e perle. 119. 1,, Detta di oro smaltata a diversi colori con quattro rubinetti, ed un acquamarina. 120. 1,, Dette in oro con rubini attaccate ad una catena. 121. 3,, Dette a palloncini di oro con turchine attaccate ad una catena. 122. 2,, Spallette di oro denotanti una testa di cinghiale ed un topo ligate ad una catena. 123. 1,, Detta denotante un serpente smaltato con perle.*


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

* Regalata da S.M. la Regina a S.M. il Re 124. 1,, Spalletta di oro smaltato con rubino e quattro rose d’Olanda. 125. 1,, Detta con due rubini, e due smeraldini. 126. 1,, Detta a globetto di turchine. 127. 3,, Dette piccole di coralli con cateniglia. 128. 6,, Spille di oro lavorate. 129. 10,, Spillette di oro lisce.* * Una delle controscritte regalata da S.M. la Regina alla Nutrice, altre due alle donne di Camera 130. 3,, Dette più grandi per testa. 131. 7,, Bottoni di oro con piccoli. 132. 1,, Braccialetto di oro a catena con una crocetta di granatiglia. 133. 1,, Detto di oro smaltato bleù con tre perle. 134. 1,, Odorino a libretto, senza cateniglia, ed anello, il tutto di oro. 135. 1,, Occhialino di avolio. 136. 1,, Finimento composto di una goliera, spilla ed orecchini di oro di Francia, con opali, e smalti bleù. 137. 1,, Spilla a forma di nocca di oro tutta incastrata di granatine; nel mezzo un fiore di granatine e le foglie guarnite di perle, due pezzi di cateniglia d’oro, fiocchetti di mezza luna anche di granatine. 138. 1,, Braccialetto di pietre mischie formante otto palloncini incastrati ciascuno in sei filetti d’oro, e passanti simili; all’estremità vi sono altri quattro piccoli palloncini di varie pietre, sostenuti da cateniglie e passanti d’oro, ed una crocetta di Tartaruca. 139. 1,, Braccialetto composto di undici pietre mischie tonde con asoletti e stelle, un coretto di oro per la fermezza, ed all’estremità vi sono cinque altre piccole palluccie e due coretti sostenuti da catenette di oro. 140. 1,, Detto formato da sette pietre ed un coretto di lapislazzulo a quattro facce ovali, sostenuta ciascuna da filettini d’oro, passanti e catenette simili, nonché una fermezza di oro smaltato e laccettino. 141. 1,, Cateniglia per orologio con nove piccoli coralli ovali di piccoli con incastri e catenette d’oro.* * Regalata a S.A.R. il Principe Ereditario 142. 1,, Braccialetto di coralli fra i quali uno a barilotto, e due fiocchi di piccoli coralli tutti con cateniglie, e passanti d’oro. 143. 1,, Brosce formante tre spille di oro con cateniglie e perle. 144. 1,, Spilla d’oro smaltata blù con tre bottoncini di perle, e due fili di pallini anche di oro all’estremità. 145. 6,, Spallette a globetti di oro. 146. 2,, Bottoni di oro con pietre una verde altra rossa.* * Regalati allo LL.AA.RR. il Principe Ereditario, e Conte di Trani 147. 1,, Orologetto a cilindro, cassa d’oro con due catenette una lunga altra corta. 148. 1,, Orologio a cilindro smaltato in ambe le facce della cassa con un buchetto ove segna le ore; sua catenetta e chiavetta d’oro smaltata. 149. 1,, Orologio a corriera d’argento con catenetta d’oro da uomo. 150. 1,, Porta orologio formante due serpi e catena smaltata nera. 151. 1,, Catenetta d’oro a fittuccia con suo incappetto.* * Regalata al Principe D. Luigi 152. 1,, Odorino d’oro a libretto smaltato in ambe le facce con anelletto smaltato simile a catenetta.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

153. 1,, Spilla d’oro con una corniola quadrata. 154. 1,, Detta grande a globo di pietra verde. 155. 1,, Detta di oro con pietra nera e buché di fiori in mosaico. * * Regalata alla donna di Camera D. Maria Tassara 156. 1,, Detta anche di oro con topazio verde. 157. 1,, Braccialetto di oro formante un nodo con smalto blu e rosso, e due perle. 158. 1,, Detto di oro con cristallo color verde e capelli nell’interno. 159. 1,, Detto di oro disegno alla roccocò smaltato verde e bianco con sei rubini e sette perle. 160. 1,, Occhialino in due tutto smaltato e miniato con uccelli e fiori. 161. 1,, Braccialetto di oro tutto smaltato bleù con lettere composte di piccoli brillanti = Alexandra, con pezzo pendente tondo anche smaltato blù con grosso brillante in mezzo, e nella parte di dietro si apre e vi sono dei capelli. 162. 2,, Collanella con cannottiglia di oro bleù framezzate da perle, un fiore con brillante e pietre di colore non che delle foglie d’oro smaltate verde. 163. 1,, Brosce di oro con due pietre rosse, e perle. 164. 1,, Braccialetto di oro tutto smaltato bleù riccamente ornato di brillanti, e smeraldi. 165. 1,, Detto di oro formante un nodo con tre fibiette smaltato blù, bianco e verde. 166. 1,, Detto di oro formante una nocca smaltata rossa, verde e bianco. 167. 1,, Detto di oro con una cassettina sopra ad apritore in cui vi sono riposti de’ capelli. 168. 1,, Detto a fettuccia elastica e fibia, il tutto di oro cesellato. 169. 1,, Piccolo orologetto con piccola catenetta e chiavetta di oro, due porta orologi smaltati bleù e fiori di brillantini incastrati con altra catenetta più grande, sugello e chiavetta, il tutto di oro. 170. 1,, Collana composta da dodici pezzi di pietra verde con ritratti incisi. 2,, Altri pezzi con ritratti che servono per due fermezze. 2,, Spille simili. 1,, Paio di orecchini simili Il tutto con guarnizioni d’oro. 171. 1,, Graffe d’oro a nodo con una molletta dietro. 172. 1,, Detta idem con tre mostaccioletti di granatine. 173. 1,, Spilla ovale d’oro smaltata bleù con un fiore di rosettine d’olanda. 174. 2,, Bottoni uno blù con brillantino, altro celeste con rosettine di olanda. 175. 1,, Braccialetto d’oro con nocca e due fasce celeste in smalto. 176. 1,, Braccialetto a catena di oro smaltato bleù e bianco, ed un catenaccetto alla estremità. 177. 1,, Braccialetto di oro smaltato bleù e bianco, aprendosi si trova il ritratto di S.A.R. la Principessa D. Januaria del Brasile. 178. 1,, Braccialetto di oro smaltato bleù e bianco, con un rubino ed otto perle. 179. 1,, Detto di oro elastico con una lettera T. nella fermezza e rosette di olanda. 180. 1,, Detto di acciaro brillantato simile. 181. 1,, Porta orologio a fettuccia con due catenette laterali, chiavetta e sugello smaltato bleù con un rubino, e due perle. 182. 1,, Tabacchiera di porcellana con cinque figurine a smalto ed anima di oro all’interno. 183. 1,, Odorino di cristallo color violetto con quattro statuette, pomo e guarnizione in oro. 184. 1,, Detto di cristallo bianco con quattro statuette, guarnizione e pomo d’oro. 185. 1,, Detto verde con guarnizione d’oro.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Terza stanza con i stigi dipinti bianchi Num.° 2„ Piumini, uno con fodera di levantina verde, altro con fodera di raso bianco. 1,, Coverta imbottita grande, di levantina verde con sottofodera di mossolina bianca. 2,, Covertini imbottiti di levantina verde con sottofodera di mossolina bianca. 1,, Detto piccolo simile per li piedi. 5,, Coverte grandi di bambagia amo lettone. 1,, Coverta a maglia di lana bianca e celeste con sua frangia. 1,, Covertino simile bianco e color rosa con sua frangia. 3,, Detti a maglia bianca e celeste con frangia corrispondente. 4,, Lenzuola di pelle d’addante. 8,, Cuscini per il letto delle LL.M.M. Pag.43 XX 1,, Cassetta a piegatore con vaso di lanna. xx 1,, Orinale di lanna. 1,, Bidè ossatura di legno, ed anima di lanna con suo fodero. 2,, Scaldaletti di rame con manichi di legno. 1,, Conia di rame cedro per uso de’ piedi. 7,, Casse grandi tutte ferrate con fasce. 5,, Bauli con analoghe ferrature. 2,, Cassettini uno per carrozza, altro per Toletta. 2,, Scatole di lanna. 2,, Telata grandi da ricamo, uno di mogano, altro di acero di regno. 1,, Detto piccolo di mogano. 1,, Coccola di rame. 4,, Piccoli cassettini foderati di pelle varie dimensioni. 1,, Astuccio foderato di velluto bleù per viaggio, contenente un bicchiere di cristallo martellato, cucchiarino d’argento, coltello con manico simile, forchetta e cucchiaro a piegatore, scatoletta per il sale e pepe d’argento dorato da dentro; per uso di S.M. la Regina. 1,, Altro astuccio in tutto simile al precedente descritto; per uso di S.M. il Re. 1,, Machinetta di argento per fare il caffè con pomo di avorio, suo piede e lamparino di argento con manico di avorio. Il tutto è riposto in un cassettino guarnito di pelle di dante nel di dentro. 1,, Rosciò d’argento, composto di una caffettiera, ed altri due pezzi tripode un piccolo scaldino, una lattiera e zuccariera di argento dorato dentro, cucchiaino simile, una corbeille dorata anche dentro, una guantiera grande, il tutto di argento, una tazza e piattino di porcellana lumeggiata in oro. I suddetti oggetti sono riposti in un cassettino di pelle rossa foderato nell’interno di pelle di dante e cuscino simile. 1,, Cassettino quadrato di legno radice d’acero, ed altri legni forestieri; nel piano vi è un vaso di fiori in lavori incastrati di varî legni forestieri, chiusure chiave, e maniglie d’ottone; nell’interno è foderato di velluto cremisi ripartito in 20. divisioni ove sono riposte diciotto bottiglie di cristallo, e due vasetti di latta; nella parte di sotto vi è un fodero con altre tre divisioni ove si contengono due piccoli imbuti ed un bicchiere d’argento dorato, non che una mescola anche d’argento, e due scatolette di latta con coverchi; più dietro al detto fodero vi è un’asta che si alza mediante una molle per sostenere una bilancetta a due di argento con nove pesi, ed una piccola pietra di marmo, più una forbice di Campobasso con astuccio. Il descritto cassettino è ripo-




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



sto in un altro di soletta di Francia foderato di fustagno. 1,, Cassettino di Vienna coverto di pelle scura al di fuori, e foderato nel di dentro di pelle d’addante, contenente cioè: Una Zuppiera grande d’argento con suo coperchio dorato al di dentro; Due dette più pigole simili alla suddetta con piedi anche d’argento e manichi d’ebano nero alevatoio; Due brodiere simili alle suddette con manicelle di argento, e piatti corrispondenti;Una salsiera d’argento con manicelle senza coverchio dorato al di dentro; Dodici piatti d’argento; Due sperlunghe simili; Un ovaiolo d’argento dorato; Una saliera di cristallo martellato con piattino d’argento; Un piatto di porcellana per Zuppa; Due Fruttiere anche di porcellana. Tutti gli oggetti descritti nel presente Inventario dal fol°1. al fol°78. compreso i fogli di supplemento, dopo la debita lettura, ed esatto riscontro si sono rinvenuti regolarmente, e ci sono stati dati in consegna coll’intervento del Capo della Real Tappezzeria Sig. Barone D. Carlo Falco: Napoli ‘Maggio 1847. Margherita Riccio Maria Jassana


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Privativa concessa da Ferdinando IV di Borbone a Paolo Bartolomeo Martin per la lavorazione dei Coralli. (8 aprile 1805). Archivio di Stato di Napoli, Ministero degli Affari interni II inv., busta 2252 , f.lo 3 ff. 15.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Privativa concessa da Giuseppe Napoleone a Paolo Bartolomeo Martin per la lavorazione dei Coralli. (12 luglio 1806). Archivio di Stato di Napoli, Ministero degli Affari interni II inv., busta 2252 , inc. 3 f.1.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Attrezzi da lavoro inerenti la privativa di cinque anni accordata con patente il 12 novembre 1810 a Paolo Bartolomeo Martin, per la fabbricazione e la vendita di coralli. (A.S.N., Interno, I inv., 2252/3)






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Disegno del Collare dell’Ordine delle Due Sicilie. L’Ordine delle Due Sicilie, che comprendeva tre categorie: Cavalieri, Dignitari e Commendatori, fu istituito da con Real Decreto da Giuseppe Napoleone Bonaparte il 24 febbraio 1808. Gioacchino Murat mantenne l’Ordine ed aggiunse la categoria del gran Collare. Il Collare composto da 15 medaglioni con al centro di ognuno lo stemma di una provincia del Regno racchiuso in una corona di alloro. Nel medaglione centrale, in campo azzurro, le iniziali J N di Gioacchino Napoleone, al di sotto la stella con al centro rappresentato nuovamente: il cavallo sfrenato, stemma della città e provincia di Napoli. Archivio di Stato di Napoli, Ministero degli Affari esteri, busta 5620, f. 130




Collare dell’Ordine delle Due Sicilie, oro e smalti policromi. Collezione Ricciardi. l’onorificenza siglata sul retro con il n° 8 fu conferita al ministro Ricciardi nel 1813. Alcuni esemplari dell’Ordine furono eseguiti in quell’anno dal gioielliere della Regina Paolo Frajese.

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Disegni preparatori e particolare del Collare dell’Ordine delle Due Sicilie Archivio di Stato di Napoli, Ministero degli Affari esteri, busta 5620






Onorificenze del decennio francese. Collare della legione d’onore di Francia

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Decorazione in oro su velluto in seta per l’Uniforme dei Consoli presso le Nazioni Estere, approvato da Giuseppe Napoleone il 12 agosto 1807. Archivio di Stato di Napoli, Collezioni leggi e decreti originali vol. 8.

Modelli delle Uniforme per il Console Generale e per il Viceconsole approvati il 23 dicembre 1827. Al disegno delle Uniformi, fu allegato anche il disegno delle decorazioni in oro. Archivio di Stato di Napoli, Arc. Borbone, B. 2512 tavole 7e 19.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Modelli delle Uniformi per il Commissario, Funzionario, Ispettore e Cancelliere. Secondo quarto sec. XIX. Le Uniformi furono diversificate con decorazioni in oro. L’oro lamellare era lavorato dai Battiloro del Borgo Orefici,che dopo aver ridotto l’oro in sottili fogli, lo tagliavano in sottilissime strisce. Archivio di Stato di Napoli, Arc. Borbone, B. 2513, tavole 2, 3, 5, 7.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Elenco degli orafi in attività nel 1888/1889

Gioiellerie e Oreficerie: fabbriche Abbate Alfonso, vico di Mezzo agli Orefici, 6 Abbate Cristoforo, strada grande orefici, 11 Abbate Elia, vico 2° Strettola agli Orefici, 2 Abbate Giovanni, strada S. Giacomo, 28 Abbate Luigi, strada Pellettieri agli Orefici 28 Abbate Vincenzo, via Roma, 109 Acampora Pasquale, strada <casciari al Pendino, 10 Adamo Salvatore, strada S. Caterina Spina Cor, 22 Aletta Alfonso, vico lungo Gelso, 43 Allardo Ciro, strada borgo Loreto, 242 Alterio Celestino, strada S. Biagio dei Librai, 35 bis Amato Antonio, vico Cellini agli Orefici, 12 Amato Michele, strada S. Agata agli Orefici, 24 Amatucci Eduardo, strada S. Mattia, 84 Amodio Giuseppe, strada S. Giacomo, 49 Anaglerio Francesco, strada grande agli Orefici, 46 Anastasia Filippo, strada S. Aniello dei Grassi, 35 Annunziata Carlo, Tartaruga, Corallo, Lava, Oreficeria, ecc. piazza Municipio, Bottega di legno sotto l’arco d’Aragona 5 Apice Gaetano, strada Quercia, 20 Aprea Gabriele, vico Solitaria, 38 Ardito Carlo e Giovanni, strada San Giacomo, 47 Arena Errico, vico Benevento agli Orefici, 27 Arena Salvatore, loggia di Genova, 32 Arillo Carlo, vico Benvenuto agli Orefici, 24 Armano Alfredo, via n. Capolini, 36 Armano Luigi, strada grande Orefici, 21-22 Ascrittore Ernesto, Piazza dei Coppolari agli orefici, 11 Astarita Eduardo, via Roma, 77,78 Astarita Oreste Taledo, 242 Astarita Giovanni, strada S. Agata agli Orefici, 17 Astronomo Vincenzo, vico di Mezzo agli Orefici, 17 Avallone F.lli e Parancandolo, Gioielleria, strada Donnalbina, 56 Avallone Giovanni, via Tribunali, 208 Averaimo Luigi, via Chiaia, 127 Baldassarre Giuseppe e Federico, vico Catari a S. Eligio, 3 Barbarano Giovanni, via Conte di Mola, 107 Barbuti Ernesto, strada grande Orefici, 79 Belavigna Mariano, via di Mezzo agli Orefici, 11 Bencini Alfonso, via Carminello a Toledo, 9 Bardellari Pasquale, via Pace, 25 Bianco Salvatore, Corallo, Tartaruga, Orefice, piazza Municipio, strada S. Lucia, 95 Billotti Giovanni, piazza Coppolari agli Orefici, 5 Biscardi Ciro, strada Pellettieri agli Orefici, 19 Bolognese e Rothacker, Salita S. Anna Lombardi, 36 Bagliese Vincenzo, vico C. Poerio, 12 Borgonovo Giovanni, vico Carminello a Toledo, 7 Borriello F.lli strada grande Orefici,83 Brancato Pasquale, largo Orefici,18 Bracci Francesco, strada S. Giacomo, 5 Bruno Carlo, via Roma, 118 Bruno Errico, vico Benevento agli Orefici, 3 Buonocore Carlo, Brillanti e pietre fine, strada grande Orefici, 59 Buonocore Raffaele, vivo Benevento agli Orefici, 25

Cacciottoli Vincenzo, strada Coppolari agli Orefici, 12 Cafaggi e Gnocchi, strada grande Orefici, 26 Calabrese Giovanni, largo Orefici, 14 Calamazzi Biagio, vico Benevento agli Orefici, 22 Califano Raffaele, vico di mezzo agli Orefici, 23 Califano Salvatore, via Cellini agli Orefici,18 Califano Giuseppe, vico 1° piazza larga Coppolari, 11 Caliman Melchiorre, strada grande Orefici, 50 Campatola Biagio e figlio, strada grande Orefici, 74 Canonico Francesco, largo Orefici, 23 Papasso Luigi, vico Benevento agli Orefici, 5 Capozzi Emmanuele, strada Strettola agli Orefici, 67 Capozzi Gennaro, largo Orefici, 17 Capparelli Pietro, largo Azzimatori agli Orefici, 30 Caputo & Salvo, str. Speranzella, 126 Carola Gennaro, strada Armieri, 62 Carola Pasquale, vico 2° S. Vito ai Bottonari,8 Carraturo Tommaso, strada grande Orefici, 44 Carosi Carlo, piazza Larga Coppolari agli Orefici, 8 Carosi Francesco, via S. Rosa, 116 Prisco Gaetano, via Cellini agli Orefici, 25 Casolta Cav. Luigi, Coralli, piazza dei Martiri, 6,7 Casciello Giovanni, salita Concordia, 35 Castellano Luigi, strada Calzettai a San Pietro Martire, 34 Castellano Pasquale, via Lanzieri, 54 Catalano Carlo, vico Pergola S. Antonio Abate, 67 Catello Vincenzo, Fabbrica specializzata lavorazione d’argento, strada S. Sebastiano nell’Istituto Casanova, Deposito, strada Trinità Maggiore, 41 Cattoretti G. Gioielleria artistica, S. Caterina a Chiaia, 38 Cava Vincenzo, vico Re a Toledo, 35 Cavaliere Francesco, piazza larga Coppolari agli Orefici, 42 Caviglia Francesco, vico Minatoli, palazzo Scala Cecere Gennaro, vico Tagliaferro, 56 Centone Paolo, Loggia di Genova, 76 Cepparulo Salvatore, strada grande Orefici, 47 Cerqua Costantino, lavorazione e incastrotore in gioie, largo baracche, 37 Cesarino Alfonso, vico Concordia, 18 Cesarino Antonio, via nuova orefici, 14 Cesarino Raffaele, strada Grande Orefici 9 e 27 Cesarino Salvatore, loggia di Genova, 73 Chevier Basile, Fabbrica e negozio gioielleria e oreficeria, via Medina, 13 Chierchia Andrea, strada grande Orefici, 24 D’Alterio Celestino, via Biagio dei Librai, 35 D’Amelio Giuseppe, borgo S. Antonio Abbate, 203 D’Amelio Salvatore, strada Carriera Grande, 3 D’Amico Alfredo, via Toledo, 298 D’Andrea Alfonso, strada Mergellina, 156 D’Andrea Giuseppe, strada Martellina, 156 D’Antonio Vincenzo, strada S. Aniello dei Grassi, 33 D’Apuzzo Gaetano & Mariano, strada grande Orefici, 64 Dario Nicola, strada Quercia, 8,9 De Angelis Alessandro, fabb, vico S. Mattia, 9 De Angelis Luigi, largo degli Orefici, 16 De Angelis Vincenzo, corso Garibaldi, 163


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

De Carlo Angelo, vico Benevento agli Orefici, 4 De Carlo Michele, vico Benevento agli Orefici, 4 De Cesare Ferdinando, strada S. Biagio ai Taffettanari, 8 De Falco Pasquale, vico Femminelle, 13 De Leva Vincenzo di Raffaele, strada grande Orefici,32 D’Elia Zamgarona Eduardo, Commiss. In gioje, vico uccello ai Fiorentini, 10 D’Elia Michele, largo Orefici, 23 Del Prato Giuseppe e F.lli via Roma, 291 De Signora Pasquale, vico Tufalo, 4 De Luise Vincenzo, via Roma, 410 De Marco Antonio, vico Miroballo,6 De MAria Eduardo (commiss. In Brillanti), S. Chiara, 10 De Maria Giovanni, strada grande Orefici, 20 De Martino Pasquale, Strada S. Giacomo, 53, 54 De Martino Salvatore, piazza Tribunali, 88 De Michele Enrico, via Roma, 64 De Michele Luigi, vico Pietrasanta, 12 Di Mingo Francesco, strada grande Orefici, 80 Demma M. q.N. & C., Cavallerizza Vecchia, 13 De Rosa Gaetano, strada grande Orefici, 80 De Rosa Giuseppe, strada S. Aniello dei Grassi, 22 De Rossi E. Dep. Orologeria e oreficeria, strada S. Sepolcro, 9 D’Errico Vincenzo, strada Quercia, 35 De Santis Alessandro, vico Pace, 8 De Santis Fratelli, Strada grande Orefici, 48 De Santis Michele, strada S. Agata agli Orefici, 6 Desiderio Celestino, calata Sanità, 46 De Turris Francesco, largo Azzimatari Orefici, 2 De Vita Gennaro, strada S. Agata agli Orefici, 6 Desiderio Celestino, calata Sanità, 46 De Vivo Luigi, vico S. Marco ai Cristallini, 6 De Vivo Salvatore, via Cristallini, 111 Di Lauro Pietro, strada Casciari al Pendino, 12 Di Pompeo Errico, strada S. Aniello dei Grassi, 23 Di Roberto Giovanni, vico Salvatore agli Orefici, 28 D’Ischia Raffaele, via Chiaia, 39 Donadio Luigi, vico I° S. Caterina Spina Corona, 4 D’Onofrio Vincenzo, via Chiodaroli a Portauova, 31 Drago Alfonso, Salvatore agli Orefici, 12 Drago Gaetano, strada S. Agata agli Orefici, 17 Dramis Francesco, via Roma, 21 Dupont Luigi, socio della Ditta L. Mugnier d. C. studio e deposito, piazza Municipio, 15 Epifania Luigi, largo Azzimatori agli Orefici, 28 Ercolino Luigi, via Roma, 63 Errico Vincenzo, Bisciutteria di Coralli, Esposizione, S. Lucia 72 Erriquez Giovanni, vico lungo Montev. 11 Esposito Erminio, strada Portauova, 13 Esposito Giuseppe, gradini Conte di Mola, 3 Esposito Vincenzo, largo Azzimatori agli orefici, 23 Falanga Francesco, strada piazza larga dei Coppolari agli Orefici, 19 Fede Giuseppe & C., laboratorio in gioje , oro ed argento, vico S. Spirito , 107 Ferrara Vincenzo, fu Gennaro, strada grande Orefici, 74 Ferrara Luigi, Chiaia, 128



Ferraro Vincenzo, S. Giacomo, 7 e 10 Ferrigno Ferdinando, via nuova Orefici, 6 Festa Francesco e Vincenzo, via Roma, 207 Finizio Giovanni, largo Orefici, 12 Finizio Luigi, via P. E. Imbriani, 8 Finizio Giovanni, largo Orefici, 12 Finizio Raffaele, vico Salvatore agli Orefici, 9 Fiorentino Gennaro, piazza larga Coppolari, 36 Fiorentino Giuseppe, piazza larga agli orefici, 36 Fiorentino Raimondo, piazza larga agli Orefici, 36 Fiorillo Biagio, strada grande Orefici, 12 Flocco Vincenzo, Borgo S. Antonio Abbate, 195 Floricco Luigi, piazza Coppolari agli Orefici, 6 Florio F. lli strada grande Orefici, 14 Florio Raffaele, largo Portauova, 11 Fontanarosa Giovanni, gradini Conte di Mola, 5 Forestiere Pasquale, strada Calzettai, a San Pietro Martire, 14 Forza Giovanni (gross.) salita Trinità Spagnoli, 3 Fragano Pietro, strada grande Orefici, 27 Franconeri G. lavorazione di gioje e oreficerie, via Roma con ingresso Taverna Penta, 2 Furnò Rosario, via Cellini agli Orefici, 20 Fusco Gennaro, piazza larga Orefici, 39 Fusco Lorenzo, strada piazza larga dei Coppolari agli Orefici, 39 Gajaffo Enrico, Fabb. Di gioielleria e bisciutteria, strada S. Giacomo, 38 Gaito Angelo, strada S. Giacomo, 18 Galante Vincenzo, vico carminiello a Toledo, 44 Galletti F.lli, vico Mezzo Orefici, 13 Galloni Luigi, corso Vitt. Em. 112 Gambardella Antonio, vico 3° S. m: in Portico, 18 Gambardella Salvatore, strada Coppolari Orefici, 8 Garofano Vincenzo, vico Affitto, 45 Gesualdo Davide, via Roma, 80, 81 Giacchetti Vincenzo, Galleria Principe di Napoli, 13 Giardiello Eduardo, piazza larga Coppolari agli Orefici, 6 Giardiello Filippo, strada S. Agata agli Orefici, 6 Garretiello Eduardo, vico 1° piazza larga dei Coppolari, 11 Gigante Luigi, vi Roma (già Toledo), entrata Traversa Penta, 4 Giliberti Nicola, strada Tribunali, 189 e 99 Giordano Alfonso, strada Corsea, 46 Giordano Federico, via Cellini agli Orefici, 14, 27 Giordano Raffaele, strada Fiorentini, 20 Giuliani Carlo, corso Vitt. Emm., 661 Giuliano Antonio, strada Principessa Margherita, 23 Giura Vincenzo, via Roma, 328, succ. strada Quercia, 10 Guelfa Pasquale, via Nuova Orefici, 36, 37 Goffredo Vincenzo, vico Mondragone, 27 Golina Luigi di Malerba, largo Azzimatari agli Orefici, 10 Golletto Vincenzo, vico S. Domenico Soriano, 37 Grassi Enrico, strada Mergellina, 156 Greco Antonio, salita Museo, 7 e 8 Grimaldi Giuseppe, strada Quercia, 25 Grimaldi Nicola, via Tribunali, 223 Grimaldi Pasquale, strada grande Orefici, 6 Gruppo Gaetano, largo degli Orefici, 15 Guadagno F.lli, largo degli Orefici, 34


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Guida Alfonso, via della Maddalena, 29 Guida Gennaro, piazza larga Coppolari Orefici, 34 Guida Magazio, Salute, 191 Guinot Eduardo, calata S. Marco ai Ferrari, 4 Gusman Luigi, Cavallerizza a Chiaia, 32 Gusumpaur Luigi, commiss. In Gioje, strada Chiaia, 24 Huguenin & C., via P. E. Imbriani, 39 Izzi Raffaele, rampe Nocelle 2 Jannitti F.lli, largo Orefici, 25 Iannitti Vincenzo, via Campo Vecchio, 26 Imparato Giuseppe, largo Orefici, 11 Iorio Lorenzo, vico 1° S. Caterina Spina Corona, 14, 20 Iovine Nazario, strada, Portauova, 13 Iunod Carlo, neg, di brillanti e gioje, vico Carminello a Toledo, 56 Kaletta Alessandro, via S. Brigida, 50 Knight Giuseppe & Figlio, (gioiellieri di S. M. la Regina d’Italia), Bisognano 11, I° piano Knight & Musetti, fabb. d’Argenti, piazza Cavour, 6 Labalm Eduardo, Saggiatore e neg. Speazzatura di metalli preziosi, via Marina nuova (angolo via Duomo) Labanchi Francesco, vico I° piazza larga Coppolari, 10 Lazzi Raffaele, largo Azzimari agli Orefici, 5 Laganà F.lli Porticato S. Francesco di Paola, 7 La Gatta Luigi, strada S. Efremo Vecchio, 47 Lamagna Salvatore (verghe d’oro), via grande Orefici, 2 Lamagna Vincenzo, via grande Orefici, 81 La Monica Pasquale, porticato S. Francesco di Paola, 8 Langella Re F.lli via Cellini agli Orefici, 20 Langellotti Leopoldo stra. S. M. Antasaccula, 8 Lanzetta Pasquale, vico Benevento agli Orefici, 2 Landini Luigi, piazza Coppolari Orefici, 35 Laurentini Antonio, str. Trinità Maggiore, 29 Lazzaro Domenico, vico di Mezzo agli Orefici, 8 Lembo Giovanni, vico Scalesia, 17 Leone Giovanni, sal. Tarsia. 21 Liguori Michele. Str. Pellettieri agli Orefici, 47 Lillo Teodoro, str. Giubbonari, 9 Lobrando Francesco, violetto Borio, 9 Loffredo Errico, via Roma, 285 Lombardi Pasquale, largo Orefici, 6 Longobardi & Barbarisi, Arg. Oref. Orologi e Perle. Dep. E Fabb., strada Vergini, 28 Marchese Tommaso (sensale) S. Liborio, 40 Maffei Vincenzo, str. Montesanto, 57 Maggio Alfonso, S. Aniello dei Grassi 3 e 4 Magro Vincenzo, S. Giacomo 56, 57 Magliulo Luigi, gioielleria e bisciuytteria, str. S. Caterina a Chiaia, 70, 71 Maiorani Matteo, via Cellini, 8 Moncai Luigi, Str. S. Giacomo, 15 Marco Luigi, str. S. Agata a gli Orefici, 5 Marco Vincenzo, vico I° piazza larga Coppolari, 10 Mangiarotti Filippo, rappr. Di Gioje, Oreficerie, Argenterie, vico S. Giuseppe ai Guantai,22 Mannara Luigi, Salvator Rosa, 334 Manzo Vincenzo, piazza Coppolari agli Orefici, 26

Manzone Ferdinando, str. S. Giacomo, 40 Marangelo Tommaso, vico I° strada agli Orefici,7 Marchese Francesco, strada grande Orefici, 68 Marchitiello Francesco, vico I° S. Caterina Spina Corona, 14 Marciano Giuseppe, vico Tutt’i Santi, 59 Maresca Luigi, via Ponte di Tappia, 59 Margherita Gennaro, neg. Bisciutterie, Oreficerie, str. S. M. La Nuova, 2 Mariano Gaetano, vico Mezzo Orefici, 22 Marino Vincenzo, salita S. Filippo, 8 Marinassi Giuseppe, vico Canale, 19 Marotta Carlo, Borgo S. Ant. Abb. 232 Marseglie Michelangelo, vico Benevento Orefici, 16 Martano Giovanni, str. Grande Orefici, 54 Martucci Antonio, str. S. Giacomo, 48 Marzano Salvatore, piazza Municipio, già vico Travaccari, 5 Maschio Gaetano, vico Miroballo, 13 Maseri Federico, viale Umb. I° pal. Dal Verme Massa Giovanni, via Roma, 262 Massa Paolo, & Figli, str. S. Giacomo, 14 Massa Pasquale, via S. Giacomo, 17 Massa Raffaele e Salvatore, vico Salvatore agli Orefici, 17 Massarelli Giovanni, vico I° piazza larga Coppolari, 5 Masula Vincenzo, Baglivo Uries, 4 Matino Ferdinando, vico Carminello a Toledo, 45 Matrice Pasquale, largo Orefici, 19 Maturo Carlo, str. Sopramuro al Carmine, 31 Mautone Giuseppe, str. S. Agata agli Orefici, 8 Massa Antonio, largo Azzimatori agli Orefici, 3 Mozzarella F.lli, Gioiellerie, e Biciutterie, piazza Cavur, 8 Mazzola Pasquale, str. S. Biagio dei Librai, 49 Mazzola Vincenzo, str. S. Caterina Spina Corona, 41 Meglio Felice, piazza larga Coppolari agli Orefici, 41 Meglio Francesco, pal. Sorgi a Materdei Meglio Gennaro & Francesco, Baglivo Uries, 20 Melillo Giacinto (oref. In Coralli), Riviera, 86 Meo Luigi, via Cellini agli Orefici, 16 Mercurio Orazio, discesa Sanità, 7 Merenda & Vanessa, Chiaia 213 Morola Giovanni, vico Benevento agli Orefici, 15 Merricone Giovanni, Borgo S. Ant. Abb., 175 Mozzacapo Lillo, via Roma, 72 Mozzacapo Giuseppe, Azzimatari agli Orefici, 31 Nichelini Luigi, piazza Coppolari agli Orefici, 1 Micillo Francesco, vico Lammatari, 17 Micillo Paolo, largo Azzimatari agli Orefici, 11 Milano Leopoldo, vico Gagliardi A PIAZZA Cavur, 59 Mirabile gennaro, alrgo Orefici, 67 Mirabile Mariano, piazza Coppolari agli Orefici, 42 Mirando Vincenzo, vico Re a Toledo, 44 Mirra Pasquale, str. Vita, 99 Miscione Alfonso, piazza larga Coppolari agli Orefici, 40 Montagna Roberto, vico Corrieri S Brigida, 11 Morabito Rocc, (Corallo, Lava, e Oreficerie), via Calabritto, 32 e piazza Martiri, 33,34 Morione Annibale, via Carmine, 22 Mottola Pasquale, vico Trufolo, 18


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Mugnier L. & C. piazza Municipio, 15 Mulino Luigi, via Ferdinando Galliani, 3 Murolo Davide, vico S. Giovanni a Mare, 2 Murolo Francesco, largo Orefici, 15 Murolo e F.lli, str. S. Giacomo, 6 Musto Ferdinando, corso Vitt. Emm., 509 Navorelli Errico, str. S. Carlo, 15 Nagar Salvatore, strada Salute, 57 Negri Pasquale, S. Pietro a Maiella, 22 Neri Federico, strada Pace, 15 Neri Raffaele, via Roma, 280 Nitsch Pasquale & figlio, compra vendita, commiss. in gioie, piazza larga Coppolari, 5 Orabona Vincenzo, str. Coppolari agli Orefici, 27 Orfeo Luigi, vico Chiodaroli a Portauova, 13 Origana Salvatore, Cavall. A Chiaia, 40 Orsi Salvatore, largp S. Angelo a Nilo, 4 Ottaviano Raffaele, vico di Mezzo agli Orefici, 16 Pagliata Giovanni, str. Speranzella, 29 Palchetti Federico, largo Orefici, 33 Palladino Francesco, vico I° piazza Coppolari, 6 e ponte di Chiaia, 87 Palladino Pasquale, via Gennaro Serra, 71 Palombo Giuseppe, vico 2° Strettola Orefici, 6 Pandolfelli Giovanni, Sedile Porto, 75 Papa Giovanni, largo Azzimatari agli Orefici, 20, 21 Papoff Luigi, str. Quercia, 12 Parancandolo Vincenzo, via Cellini agli Orefici, 19 Pascone Pasquale, vico 2° S. Giacomo, 10 Pasquezza F.lli & C. via Roma, vico Rotto S. Carlo, 40 Passeggio Vincenzo, Chiaia, 168 Pecoraio Vincenzo str. S. Aniello dei Grossi, 6 Palella Luigi, str. Grande Orefici, 8



Pelluso Luigi, largo Orefici, 20 Pennese Giovanni, largo Azzimatari agli Orefici, 12 Pepe Alfonso, via Nuova Orefici, 12 Perez Pasquale, Chiaia, 254 Perreca Antonio, vico Benevento agli Orefici, 17 Perretti Francesco, largo Orefici, 14 Piscitelli Pasquale, Chiaia, 361,362 Pratico Federico, fu Ferdinando, via Roma Rozza Errico, Chiaia, 801 Salzano Giovanni, str. S. Gennaro dei Poveri, 7 Schisa Errico, via Roma, e via Urias, 70, 71 Schisa Raimondo, via S. Brigida Schisa Vincenzo, via Roma Sapio Ferdinando, vico Scoppettieri a Porto, 59 Troie Giuseppe, S Pietro a Maiella, 30

Battiloro: oro in foglie (1888/89) Bartolo Gennaro, strada S. Agata agli Orefici, 21 Falco Ernesto,gradini Conte di Mola 11 Fusco Gaetano, via nuova Orefici 59 Fusco Pietro, via nuova Orefici, 61 Gallifuoco Giuseppe, strada S. Agata agli Orefici, 23 Gallo Biagio, strada S. Agata agli Orefici, 7 Guardiano Luigi, strada Spezieria Vecchia 7 Lamparelli Vincenzo, via nuova agli Orefici, 26 Lomanto Vincenzo, via nuova agli Orefici, 18 Lo Masto Vincenzo, strada Pellettieri agli Orefici, 48 Longo Giuseppe, vico Chiodaroli a Portauova, 28 Pandolfelli G. Battista, via Salvatore all’Università 15 Peluso Pasquale, strada Pellettieri, 42


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Oreficerie, Gioiellerie, Argenterie in attività nel 1904 a Napoli

Abbate Giovanni, Argenteia, via Azzimatori agli orefici, 24, 25 Abbate Luigi, via Carlo Troya 5B e via Antonio Scialoia, 20 Abbate Vincenzo, Fabb. e Neg. Argenteria, via Antonio Scaialoia, 24, e via S. Giovanni in Corte, 1 Arcari Carlo, via Chiaia, 84 Arena Gennaro, Rua Toscana, 14 e via nuova Armieri, 2 Barbuto F.lli fu Luigi, via Scalesia, 23 Candida l. Gioielleria, Oreficeria, Argenteria, via Roma 274 Cangiaro Davide di Vincenzo, via Scalesia, 11 e via Giorgio Pallavicino, 20 Cangiano Ignazio fu Davide, via Saverio Baldacchini, 17 Cangiano Vincenzo, fu Davide, via Antonio Scalesia, 13 Canonico Francesco fu Vincenzo, via grande Orefici, 23 Carola Gaspare, Rua Toscana 15, con Fabbrica in via Antonio Scialoia, 9 Carola Gennaro & Giuseppe, via Antonio Scialoia, 33 e via nuova Armieri, 1 Caserta Filippo, via Duomo, 208 Centone Emmanuele, Gioielleria Artistica brevettata da S. M. il Re, Medaglia d’oro Real Istituto di Incoraggiamento, via Medina 47 – Palazzo Siringano Cifuni Ignazio, piazza larga Coppolari agli Orefici, 45 Cipolletta Vincenzo, vico Casciari alla Loggia, 34 bis Clemente M.le, via S. Biagio dei Librai, 25 Conte Pasquale, via S. Giacomo, 21 Conte Giuiseppe, via S. Giacomo, 29 Conte Giuseppe e Luigi, vico Baglivo Uries, 51 Conte Teodoro, I° traverso degli Orefici, 14 Cozza Francesco, Unica Fabbrica di Catene d’oro, vico Brancaccio, 14 Cozzella Damiano, via Nuovi Orefici, 36 Cozzi Domenico e Gennaro, Ia traversa Orefici, 11 Criscuolo Giovanni, Fabbrica di Argenteria, via Carlo Troya, 16 e via Antonio Scialoia, 18 Criscuolo Pietro, Fabbrica di Argenteria, vico Strettola agli Orefici, 1 De Angelis G.le, via Spezieria Vecchia, 8 De Laurentiis Vincenzo, via grande Orefici, 9 De Mingo Francesco, via Saverio Balacchini, 12 De Sanctis Michele, via Marina Nuova, 97 Di Finizio Giovanni & Figlio, via Antonio Scialoia, 17, e via Nuova Benvenuto Cellini, 2 Drago Francesco, Rua Francesca, 15 Esposito Francesco, Fabb. e Neg. Argenteria, via Azzimmatori, 15 Festa Vincenzo, via Roma, 266 Furnò Rosario: Alle Gioiellerie Napoletane, piazza Agostino De Pretis, 14 Fusco Gennaro & Figlio, piazza larga Coppolari, 39 Giardiello Eduardo, corso Umberto 1, 132 Giardiello Filippo, via Duomo, 269 Giura Vincenzo, Oreficeria, Gioielleria, Argenteria, via Medina, 13 Ingangi Giuseppe, via Chiaia, 53 Knight G. & Figlio, Riviera di Chiaia, 287 A Labalme Henry, via Scalesia, 19 Mangiarotti Leopoldo, Fabb. di pomi d’Argento, Studio d’Incisione, via Roma, 317 Massarelli Giovanni, vico I piazza larga Coppolari, 5 Mayer F.lli, vico Salvatore alla traversa Cellini, 17 Massa Ferdinando Ia traversa degli Orefici, 8 Mezzacapo F.lli, Fabb. oreficeria, via Roma, 72

Mirando cav. Vincenzo, Fabb. di Gioielleria e Bisciutteria, premiata in molte esposizioni. Lavori Atistici, vico Giardinetto, via grande Orefici, 44 Nocera Giovanni & Figlio, piazza larga Coppolari, 40 Pensa Gaetano, via Macedonio Melloni, 58, Rione S. Efremo Vecchio Perretti Gioacchino, Fabb. e Neg. Argenteria, via S. Baldacchini, 10 Persico Francesco II traversa degli Orefici, 12 Pesce Alfonso, trav. Cellini, 14 Pignataro Giovanni, via grande Orefici, 55 Polverino Domenico, piazza larga Coppolari, 44 Puglia Giosuè, via grande Orefici, 45 Rispoli Luigi, Fabb. e Neg. Oreficeria e Gioielleria, piazza larga Coppolari, 46 Rispoli Romualdo & Federico di Gennaro, piazza larga Coppolari, 46 Russo Francesco fu Raffaele, via Azzimatori, 33 e via A. Scalesia, 34 Serracino Michele, traversa Cellini, 17 Saturno Antonio, vico Salvatore alla Traversa Cellini, 17 Simone Nicola, Fabb. 1° traversa degli Orefici, 10 Sorrentino Errico, traversa Cellini, 3 Storace Ciro, via Roma, 236,238 Ventrella Achille, Fabb. e Neg. Gioielleria e Bisciutteria, vico 1° Porterai S. Tommaso, 2 Viola Giuseppe, via nuova Benvenuto Cellini, 4 Zeccoli Giovanni, via grande Orefici, 18 Zoppo Giuseppe, vico Azzimatori,9

Battiloro, Stampatori in oro, ed oro in foglie, (1904) Amirante Salvatore, via Carlo Troya, 24 Aprile Luigi, vico Berio, 11 Fusco Giuseppe, via 2° Strettola agli Orefici, 2 Fusco Raffaele,via grande Orefici, 25 Lettieri Gennaro, via nuova Orefici, 33 Lo Mastro Santo, via grande degli Orefici, 34 Lo Mastro Vincenzo, vico Pellettieri agli Orefici, 26 Pandolfelli Giuseppe, via Università, 15 Scotti Vincenzo fu Luigi, via loggia di Genova, 95 Troie Nunzio, vico Pellettieri agli Orefici, 46

Corallo, Lava del Vesuvio, Tartaruga, Conchiglie, Camei, Madreperla Acione Giovanni (Torre del Greco presso Napoli), Fabbrica in tutti gli articoli di corallo, madreperla, conchiglie, lava, camei, montati e sciolti. Aiello Diomede, via Chiatamone, 8 Annò Tommaso, via S. Lucia, 87,88 Avorio Luigi, Pietre, Coralli,, Lava, Madreperla, corso Umberto, 35 Bianco Salvatore, via S. Carlo, 19 (sotto l’arco d’Aragona) Bagli Raffaele, lavorazione in Tartaruga, via Vittoria, 16 Criscuolo gorge Frank & C., via Foria 50, I° piano Fabb. Torre del Greco


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Sul progetto, che fu fatto da D. Pietro Antonio Cirillo, e Pietro Liberati per lo stabilimento di un Merco generale d’apporsi all’oro, ed all’argento che si travaglia in questo Regno, così per mezzo della Regal Segreteria di mio Carico, come per quella di Grazia e Giustizia, informato pienamente il Re de’ varj articoli contenuti in detto progetto, e della ponderata Consulta formata dalla Real Camera relativamente a’ disordini introdotti nell’Arte degli Orefici, dopo aver inteso l’avvocato del Real Patrimonio, l’intera arte rappresentata da venticinque Consoli ed Extra Consoli ed anche l’ex Console Montorio pontato anche per l’emenda degli inconvenienti considerando la Maestà Sua essersi da qualche tempo avanzati i prezzi de’ metalli , è venuta primieramente a risolvere che, con l’intervento di un Ministro della Real Camera, de’ Consoli attuali, e di ventuno Extra Consoli si faccia il saggio domandato dall’Arte per fissarsi il carato, ed il prezzo dell’Argento da lavorarsi. Ha risoluto in secondo luogo, secondo l’Arte ha proposto, che le tocche necessarie per conoscere il carato de’ lavori d’oro debbano farsi in Oro purificato coll’assistenza egualmente de’ quattro Consoli, e ventuno Extra Consoli e Governatori. Terza, vuole, che si esegua ciocchè l’Arte ha proposto, di doversi ai lavori di argento apponere tre merchi, cioè dell’Arte, del Console e del Fabbricante, per essere in ogni mancanza obbligata l’Arte a rifare al Compratore, dando alla medesima il regresso conto dei Consoli, e Fabbricanti. Quarto vuole, che i senacoli d’Oro si debbano continuare a mercare con doppia impressione di cera di Spagna: Che nelle Catene, e Laccetti si debbano saldare con un pallino di Oro schiacciato per farvisi i tre Merchi a martello; che si facciano i modelli, o siano tanti pezzi di lavoro, quanti se ne usano, per regolarsi a norma de’medesimi, le saldature necessarie, rapporto alla qualità, e quantità, e che in caso di controversia, i Consoli debbano eligere un Perito come provatore, prima di venirsi al saggio della Regia Zecca. Quinto che i Gioiellieri debbano valersi ne’ loro lavori d’Oro non meno del prezzo di ducati quindici, e resti loro proibito d’incastrare Diamanti con foglia, e Cristalli; ma che possano usare di Cristalli solamente ne’ lavori detti a giorno; che non possano ne’ lavori di Diamanti, mischiare Gergoni, e ne’ lavori di Pietre colorate, mischiare Balasci e Spinelli, ed adoperare tinta deni Rubini e foglia e tinta ne’ Smiraldi. Sesto, che i Bisciottieri possano lavorare Oro di qualunque carato, ma debbano attestare ai Consoli la qualità del carato dell’Oro, e quella segnarsi col bolino, ed indi mercarsi col Merco dell’Arte e del Fabbricante, per essere responsabile d’ogni mancanza. Settimo, vuole che a tenore della Prammatica del 1683, al § 13, de monetis, e del dispaccio del 1755 tutti gli Orefici della strada di S. Giacomo, sotto pena di ducati ducento, debbono rinnovare l’obbligo di non tener Botteghe fuori dell’attuale recinto, e che se le botteghe mancassero, debbano i Consoli assegnarle nelle strade contigue, da eseguirsi però a 4 maggio 1784. Ottavo, vuole Sua Maestà, che la elezione de’ Consoli si debba fare a otto Soggetti da nominarsi, cioè: quattro da Consoli attuali e quattro da passati, e farsene nota da presentare al Delegato, che dovrà approvarla, e trovando nominata persona inabile, dovrà far surrogare altro Soggetto da chi l’abbia nominato, il quale se per la seconda volta nomini persona pure inabile resti privo di nomina e questa si devolva al Delegato, che dovrà risolvere fra otto giorni, sicchè le Elezione per bussola generale si faccia prima della fine dell’anno; ben inteso, che non possono eligersi per Consoli i Ferianti, dovendo disimpegnare di persona le loro cariche. Nono, vuole Sua Maestà secondo l’Arte ha proposto, che in tutti gli individui dell’Arte, come sono Maestri, ed altri da impiegarsi in Offici anche del Conservatorio, debbano assolutamente farsi con ventuno Extra Consoli per voti segreti, e che lo stesso si debba praticare in tutte le occorrenze dell’Arte per evitarsi ogni inconveniente, sicchè debba eseguirsi quanto l’Arte ha proposto rispetto a tale articolo. Decimo, comanda la Sua Maestà, che la Elezione de’ Maestri si faccia da’ Consoli attuali e ventuno Extra Consoli e Governatori, precedente rigoroso esame, per voti segreti, e che anche i figli de’



REGAL DISPACCIO Archivio di Stato di Napoli Sez. Giustizia, Sacro Regio Consiglio, Dispacci, Fasc. 1593.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



Maestri, ed indi si specifica loro la Patente da’ Consoli e Cancellieri dell’Arte, con spiegare in essa a quale genere di lavoro sia stato abilitato; e vuole inoltre Sua Maestà, che se qualche Maestro attuale, o in avvenire si trovasse patentato di qualsivoglia tribunale, debba essere cassato dal rollo de’ Maestri, chiuderglisi la bottega, e rimaner privo dell’esercizio dell’Arte. Undicesimo, ha risoluto che gli Incantatori debbano pure eligersi dai Consoli attuali e da i ventuno ex Consoli e Governatori, tra i Maestri che non possono più lavorare; che debbano dar plageria di docati ducento, e non possono incantare lavori nuovi d’ogni sorta, ma la roba da incantarsi, debbano riceverla dai soli Maestri con licenza del Console, e le offerte debbono riceverla dai soli Maestri con licenza del Console, e le offerte debbano riceverle dai soli Maestri, restando però permesso ai Sensali, ed impegnatrici di vendere la roba de’ particolari come usate; ha risoluto similmente, che resti proibito a tutti gli Individui dell’Arte, di portare a vendere lavori d’Oro, Argento e gioie per il Regno e per le Fiere senza licenza de’ Consoli e che questi debbano bullare tutte le scatole ed involti dopo di essere state vedute dal Procaccio, con ordine alle Sbarre, che non trovandole bollate, le debbano intercettare, e ciò debba intendersi anche per le scatole ed involti che si mandano fuori da’ soli Orefici per commerciare per mezzo de’ Corrieri, Marinari, Vetturini ed altri, e che finalmente giunti nel luogo o Fiera dove si vogliono vendere i lavori, debba esibirsi la licenza ai Regi Officiali ed ai Magistrati che debbono rivedere i bolli, prendendone conto, e riserbandosi Sua Maestà di provedere su la domanda dell’Arte di obbligarsi i Maestri del Regno a mandare i loro lavori a mercare in questa Capitale, allorché si saranno legittimamente intesi gli Orefici che sono per il Regno. Duodecimo, ha la Sua Maestà risoluto che, a tenore del Privilegio del 1505, nessun Maestro o Lavorante presuma apprezzare qualunque lavoro d’Oro, d’Argento e gioie ma gli Apprezzi debbono farsi da Consoli dell’Arte, a riserba degli apprezzi che si fanno d’ordine de’ Magistrati, i quali possono commetterli a chi meglio stimano: avendo l’Arte proposto di segnarsi con Merco distinto, i lavori esistenti; ha Sua Maestà ravvisata inutile tale domanda, dipendendo questo punto del saggio da farsi nella Regia Zecca, seguito il quale, dovrà apporsi ai lavori il Merco dell’anno, quello che dimostrerà se i lavori siano anteriori o posteriori alle Risoluzioni Regali. E finalmente essendosi dall’Arte domandato conferirsi ai Consoli bastante giurisdizione per poter procedere contro degli individuali trasgressori, a tenore degli Antichi Privilegi; ha sua Maestà risoluto che si intenda accordata a quest’Arte quella stessa bassa limitata giurisdizione che si esercita dalle arti più inferiori dei Sartori, e Falegnami; Ed essendosi la Maestà Sua uniformato al parere di essa Regal Camera lo partecipo di Regal Ordini a V.S. Ill.ma, per notizia delle Camere, ed uso che convenga. Palazzo 31 agosto 1783 Il Principe di Cimitile Signor MARCHESE CAVALCANTI Die 6 mensis Septembris 1783 Registratur et conservatur Appreso Giuseppe Maria Severino Boezio Impressore de’ Regal Dispacci Con privilegio del Re, che Dio guardi.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Tutti i più savii Legislatori hanno costantemente dirette le loro mire a frenare l’abuso pernicioso, che si potesse fare de’ metalli preziosi in ornamento di superfluità, e di lusso, che assorbiscono sostanze non indifferenti alle famiglie, rendendo inutili con togliere dalla circolazione vasti, e cospicui capitali. Varii regolamenti gli Augusti Nostri Predecessori han fatto diretti a questo salutare oggetto coll’eliminazione di varie leggi suntuarie, che poi le circostanze de’ tempi, e posteriori leggi hanno abrogati. Che perciò la necessità di accorrere al bene, e maggior vantaggio non meno dello Stato, che delle private famiglie, con rinvigorire, e rianimare la circolazione del numerario, che si vede in danno de’ nostri amatissimi Popoli illanguidita, senza che vi sia la deficienza della materia, o de’ generi, de’ quali si abbonda, ci ha mossi, e determinati col voto, ed unanime parere del Supremo Consiglio di Firenze a pubblicare il seguente Sovrano Editto, per mezzo del quale ordiniamo, e comandiamo, che ogni qualsivoglia persona di qualunque ceto, stato, e condizione non ardisca di avere, tenere, e conservare da ora in avanti a qualunque titolo vasellame di materia monetabile di oro, e di argento di qualunque sorta, sotto la qual denominazione comprendiamo tutti, e qualsivogliano lavori di oro, e di argento, eccettuandone soltanto que’ lavori che servono all’ornamento personale sì di uomo, che di donna, e le poste di argento di tavola. Tutti gli altri lavori, o massa di oro, e di argento vogliamo, che da ora in avanti restino proibiti; e se taluno osasse in controvenzione tenerne, o farne uso sarà soggetto alla perdita dell’intera roba, che quando vi sarà denunciante, si acquisterà per intero dal denunciante stesso, siccome più sotto verrà spiegato. Con espressa dichiarazione che sotto la disposizione del presente Editto vengano compresi anche coloro, i quali, o prima o dopo la pubblicazione del medesimo avessero, o riducessero in massa tali materie per tenerlo occultate. Perchè poi questo salutare divieto tanto utile alle famiglie, le quali teneano inoperose, ed infruttifere le migliori sostanze, si renda giovevole al bene dello Stato, ed all’aumento della circolazione del numerario, ordiniamo, che tutti gli ori, ed argenti tanto in massa, che lavorati, i quali non sieno della specie più sopra eccettuata, si abbiano tutti per lo spazio di quindici giorni per questa Capitale, e di un mese per le Provincie del Regno, da decorrere dal giorno della pubblicazione di questo Editto, a consegnare a’ tre Ministri specialmente a ciò da Noi delegati, cioè al Marchese Porcinari Luogotenente della Sommaria, al Marchese Bisogni Caporuota del S.R.C. e all’Avvocato Fiscale D. Michelangelo Cianciulli. A questi tre Minitri dovrà ognuno esibire detti ori, ed argenti colla dichiaraizone in iscritto del modo, col quale voglia percepire il valore. Potrà ognuno riceverne l’importo in fedi di credito al prezzo dell’argento al titolo di Napoli di ducati quindici, e grana venti la libra, e per gli ori a’ prezzi attualmente correnti. E per gli ori, ed argenti al titolo di Piazze estere verrà pagato a proporzione. E ciò in compenso delle manifatture, che vengonsi a perdere. Chiunque preferirà di acquistare partite di Arredamenti della Regia Corte, lo dichiarerà egualmente; ed in quel caso da’ tre sopramentovati Ministri gli verrà fatto l’assegnamento di partita, dandogli la corrispondente quantità di annue entrate al cinuqe per cento sopra partite di Arredamento; le quali annue entrate promettiamo, che saranno libere, ed esenti da ogni qualunque contribuzione, anche del peso della decima, volendo Noi gratificare di questa benignissima esenzione coloro, i quali prontamente accorreranno a depositare in beneficio dello Stato gli ori, e gli argenti suddetti. Chiunque preferirà di acquistare partite di Arredamenti della Regia Corte, lo dichiarerà ugualmente; ed in quel caso da’ tre sopramentovati Ministri gli verrà fatto l’assegnamento di partita, dandogli la corrispondente quantità di annue entrate al cinque per cento sopra partite di Arredamento; le quali annue entrate promettiamo, che saranno libere, ed esenti da ogni qualunque contribuzione, anche del peso della decima, volendo Noi gratificare di questa benignissima esenzione coloro, i quali prontamente accorreranno a depositare in beneficio dello Stato gli ori, e gli argenti suddetti. Chiunque desidererà fare acquisto di fondi vendibili delle Regie Badie, di Benefici di Regio



FERDINANDO IV PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE SUE SICILIE, DI GERUSALEMME EC. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO EC. EC. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA EC. EC. EC.

Archivio di Stato di Napoli Sez. Diplomatica Regali Dispacci. Vol IX.




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Patronato, o pure di altri fondi, che sono a disposizione Nostra, pagandone il prezzo in ori, ed argenti, come sopra, potrà egualmente farne la domanda a’ tre Ministri sopramentovati, perchè costoro, sentedosela a tal uopo col Marchese D. Nicola Vivenzio incaricato di quelle vendite, disporranno l’occorrente per l’effettuazione de’ contratti, accordando Noi, che simili compere vengano ragguagliate alla ragione del cinque per cento di annuo fruttato, ed esentandolo per lo stesso motivo da ogni contribuzione, ed anche del peso della decima. E per coloro, i quali vorranno fare impieghi vitalizi si darà a’ cennati Ministri la norma, secondo l tabella dell’età che sarà loro rimessa. Nelle Provincie del Regno destiniamo il Preside, il Caporuota, e l’Avvocato Fiscale a ricevere gli ori e gli argenti suddetti, e le dimande di coloro che le rassegneranno, volendo Noi che per l’effettuazione de’ contratti, e consegna delle fedi di credito pel valore corrispondente il Preside, il Caporuota e il Fiscale di ciascuna Provincia se l’intendano co’ tre Ministri da Noi Delegati nella Capitale, da’ quali riceveranno le corrispondenti istruzioni, e regolamenti tanto per l’invio in Napoli degli ori, ed argenti, che per lo pagamento de’ medesimi in fedi di credito, o per la stipola de’ contratti per coloro, i quali preferissero avere partite di Arredamento alla sopra indicata ragione, o fondi di Regie Badie, di Benefici di Regio Patronato, o altri di Nostra disposizione: ben inteso che detti ori e argenti dovranno rimettersi in questa Capitale a rischio, e spese della Regia Corte, a di cui carico anderanno anche tutte le spese, che occorreranno per la stipola de’ contratti. I Ministri incaricati nelle Provincie cureranno di rimettere gli ori, ed argenti colle dovute distinzioni, e pesi, che avranno fatti praticre, per poi da’ Ministri incaricati in questa capitalefarne seguire il peso legale, e la valutzione. Non dubitiamo, che tutti concorreranno prontamente all’esatto adempimento di questa Regale Determinazione; ma per quelli, che ardissero di controvenirvi, e di nascondere gli ori, e gli argenti della natura sopra espressa, vogliamo, e comandiamo, che incorrano nella pena della perdita dell’intera roba celata, e non consegnata nel termine in questo Editto stabilito, ed a colui, che denuncerà la controvvenzione suddetta, e farà ritrovare gli ori, ed argenti sia in fedi di credito, sia in partite di arredamento, o in fondi di Regie Badie, o Benefici di Regio Patronato, nella guisa, che si trova da noi stabilito per gli padroni degli ori e degli argenti. Deleghiamo a ricevere tali denuncie il Caporuota Decano della G. C. incaricato delle funzioni della Proreggenzia Consigliere D. Giuseppe Guidobaldi, e l’Avvocato Fiscale della medesima G. C. D. Raffaello de Giorgio, i quali ricevuta la denuncia disporranno subito l’occorrente per l’invenzione degli argenti, ed ori non consegnati nel termine prescritto; e vogliamo inoltre, che per la pruova in genere sia bastevole anche ad operare l’effetto dell’intera, e piena pruova in specie: in guisa che il semplice reperto degli ori, ed argenti rinvenuti in seguito della denuncia innanzi ad uno dei detti due Ministri, o innanzi di un Subalternoda essi destinato coll’intervento di due testimoni fuori guardia, formerà il reperto medesimo piena, ed intera pruova, onde possa da detti due Ministri procedersi alla dichiarazione in beneficio del denunciante nel modo sopra descritto, il decreto de’ quali sarà immediatamete eseguito, e sarà inappellabile, senza esser soggetto ad alcuna revisione. Proibiamo espressamente a tutti gli Orefici di travagliare ori, ed argenti, i quali non servino all’ornamento personale, ed a posate di tavola in argento, e ciò sotto la stessa pena comminata più sopra della perdita della roba da applicarsene tutto intero il valore a beneficio de’ denuncianti, ed accordando anche per questo caso la speciale Delegazione come sopra al Caporuota Guidobaldi, ed all’Avvocato Fiscale de Giorgio, i quali in entrambi i casi procederanno con ispecialissima Delegazione derogatoria a qualunque privilegio di Foro, ancorchè Militare, ed esenzione di giurisdizione. Deleghiamo nella stessa forma, e modo in ciascuna Provincia di questo Regno per le contravenzioni il Caporuota, e l’Avvocato Fiscale dell’Udienza Provinciale colle stesse facoltà da Noi accordate al Caporuota Guidobaldi, ed all’Avvocato Fiscale de Giorgio per questa Capitale.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



E perchè questa Nostra Sovrana determinazione sia a tutti nota, e non vi sia chi possa allegare caus d’ignoranza, vogliamo, e comandiamo, che data alle stampe sottoscritta da noi, e dal Nostro Segretario di Azienda, e Consigliere di Stato, sia pubblicata nelle debire forme tanto in questa Capitale, che per tutti i luoghi di questo Nostro Regno. Napoli 27 marzo 1789. FERDINANDO. Saverio Simonetti. NAPOLI )( NELLA STAMPERIA REALE )( MDCCXCVIII


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



FERDINANDO IV PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE SUE SICILIE, DI GERUSALEMME EC. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO EC. EC. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA EC. EC. EC.

Archivio di Stato di Napoli Sez. Diplomatica Regali Dispacci. Vol X.

Intenti a promuovere le arti ed il c ommercio, sorgenti inesauste della felicità di ogni Stato, abbiamo sempre riguardato con particolare cura la Nobil’Arte degli orefici, come quella, che alimenta unno dei principali rami dell’intero commercio. E poichè abbiamo veduto di essersi per lo cambiamento delle circostanze, e per la lunghezza del tempo introdotti molti perniciosi abusi in danno de’ nostri amati Sudditi, ed in pregiudizio di così riguardevole mestiere; perciò, presa in considerazione cotanto importante materia, e riconosciute le viziose sorgenti de’ disordini introdotti, a fine di richiamare al suo antico splendore un’arte così gelosa, e dal lusso renduta tanto necessaria, e ad oggetto di evitare il danno, e promuovere il vantaggio de’ Nostri Vassalli, precedente il parere della Nostra Real Camera di S. Chiara, abbiamo stabiliti i seguenti regolamenti, che vogliamo, e sovranamente comandiamo, che siano inviolabilmente, ed esattamente in ogni futuro tempo osservati. I.

Ordiniamo, e comandiamo, che l’oro e l’argento, che si manifattura dagli Orefici ed Argentieri, debba essere del carato e bontà prescritta nelle Capitolazioni dell’anno 1710 e nelle Regie Prammatiche, le quali debbono inviolabilmente osservarsi anche circa il prezzo de’ suddetti metalli, finchè altrimenti non verranno a risolvere in seguito dell’esame, e notizie, che attendiamo, per vedersi se debba aumentarsene il prezzo, come si è preteso in nome dell’Arte.

II.

Che in presenza di uno de’ Consiglieri della Nostra Real Camera, e con l’assistenza ci venticinque Consoli, Extraconsoli e Governatori debbano farsi due tocche di oro purificato, un di ducati quindici, o sia di carati diciotto, e l’altra di ducati diciotto, o sia di carati ventidue l’oncia. E se mai in taluni lavori col solo esperimento della tocca non si possa venire in chiaro della qualità dell’oro, e de’ carati del medesimo, ma tanto il Toccatore, che i Consoli unitamente credessero doversene fare il saggio, abbiano la fcoltà di farlo; con chè però tal saggio debba farsi nella Regia Zecca.

III. Che i lavori d’oro, e d’argento da oggi innanzi debbano mercarsi col merco dell’Arte, con quello del Console più antico, con quello del Fabbricante, e con quello del Toccatore, a riserba de’ piccoli e minuti lavori, per i quali sieno sufficienti quelli del Toccatore e del Fabbricante, da apporsi in presenza de’ Consoli. Che nell’atto del mercare debbano assistere tutti e quattro i Consoli, a’ quali sarà lecito di chiamare altri Extraconsoli e Governatori; al quale effetto debba destinarsi una bottega, nella quale, in tre giorni di ciascuna settimana, da stabilirsi da’ Consoli, e ciascuna delle tre chiavi dovrà conservarsi dalli rimanenti tre Consoli; e nel caso, che alcuno, o più Consoli non intervenisse o non intervenissero nel giorno destinato, sia soggetto colui, o coloro che mancano, alla pena di ducati venticinque per ciascuno ogni volta; purché però alcuno di essi non sia impedito legitimanente, nel qual caso dovrà surrogarsi a sua elezione uno degli Extraconsoli, rimanendo responsabile quello, dal quale è stato surrogato. E poiché colla esperienza si è veduto, che tutte le precedenti precauzioni stabilite colle Prammatiche e Capitolazioni non sono state sufficienti ad impedire il tanto pernicioso disordine di fabbricarsi i lavori di oro, e di argento non del carato, e bontà stabilita, e non potendosi altronde ripetere tale abuso, se non dall’essere stata finora affidata l’operazione del riconoscere e mercare i lavori in mano di persone dell’Arte stessa, le quali per covrire il proprio delitto, hanno sostenuto quello degli altri, perciò ad oggetto di evitare un sì grave inconveniente, da ora in avanti il Toccatore sarà di Regia Nostra elezione, da seguir questa in persona di un soggetto veramente probo, capace, ed intelligente del mestiere, il quale non dovrà esercitare nè direttamente nè indirettamente sì da Fabbricante che da Negoziante Orefice; ma sarà assegnato al medesimo per suo mantenimento il soldo mensuale di ducati venticinque, cioè quindici dai fondi dell’Arte, accrescendosi in altri ducati sei i ducati nove, che prima di tal fondo stavano assegnati mensualmente al Toccatore, ed altri ducati dieci dal Nostro Real Erario, ed oltre a detti ducati venticinque mensuali rimangono a beneficio del medesimo Toccatore i lucri eventuali


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

legittimi, che al medesimo spettano, a tenore de’ Stabilimenti dell’Arte. E se mai alcuno ardisse di vendere lavori in oro, e di argento senza prima essere mercato, come sopra, sia soggetto alla pena della perdita della roba, della rifazione de danni, e di togliersi la matricola, senza speranza di poter essere più reintegrato, ancorchè l’oro e l’argento fossero della bontà e del carato prescritti. Se poi l’oro e l’argento mercato non si trovassero della qualità prescritta, in tal caso siano soggetti i Consoli alla pena della privazione, ipso facto, del Consolato, con surrogarsi in loro luogo Exconsoli i più antichi per lo rimanente tempo, che dovria durare il Consolato, della bonificazione de’ danni tutti cagionati alle parti interessate, di esser cassati dalla matricola, privati dell’esercizio dell’arte, e di anni tre di galea. Il Toccatore sarà soggetto alla pena della privazione, ipso facto, dell’impiego, della rfiazione de’ danni, e di tra anni di galea. Gli artefici saranno soggetti alla pena di essere espulsi dall’Arte, della perdita del lavoro, se sarà proprio, e della rifazione del danno, trovandosi venduto e di anni tre di galea. I Maestri Negozianti saranno soggetti alle stesse pene comminate contro gli Artefici nel caso però che fossero partecipi del dolo, e della frode. E qualora non avessero parte alcuna nel dolo, e nella frode, potranno soltanto esser convenuti civilmente alla rifazione del danno da colui, che ha comprato il lavoro, rimanendo ad essi la facoltà di agire per l’indennità, ed altro contro del Fabbricante, e contro quelli, i quali sono tenuti per lo prescritto colla presente Prammatica. Che se alcun Fabbricante o Negoziante Orefice o Argentiere ardisse falsificare i merchi, o pure vendere i lavori con merchi falsi, sia soggetto alle pene stabilite dalle leggi contro de’ falsari, oltre al compenso del danno. IV. Che tutti i senacoli di roro si merchino, secondo attualmente si pratica, con suggellarsi entrambe l’estremità del filo a doppia impressione da sotto e da sopra, e ne suggelli vi si appongano tutti i merchi di sopra indicati. Nelle catene e ne’ laccetti si saldi un pallino d’oro schiacciato in una delle medaglie, nel quale si appongano li sopradetti merchi a doppia impressione. V.

Che i Gioiellieri e Ligatori nell’incastrare le gioie non possano usare oro meno di oro meno di ducati quindici l’oncia. Che li medesimi non possano incastrar diamanti con foglia, o cristallo, o pure mischiarvi gergoni, o altre pietre somiglianti non fine; ma soltanto ne’ lavori ligati a giorno possano unirvi cristalli legati sotto, perché incastrati in tal maniera, possono distinguersi; siccome per lo contrario non si possono distinguere quando son ligati con ncastro chiuso. Che ne’ lavori di rubini e smeraldi non si possano usar tinte, e foglie, né mischiarvi pietre non fine. Sia permesso però di fabbricare tutti li sopradetti lavori colla unione di cristalli e foglie tinte ed altre pietre, quante volte vengano richieste da’ particolari a proprio conto senza che mai simili possano mercarsi e tenersi esposti in vendita da Gioiellieri e Maestri di bottega. Sia permesso di fabbricare de’ lavori interamente di gergoni, balasci, spinelle ed altre simili, con defalcarsi nell’atto della vendita dal peso dell’oro quello delle pietre e della cera. E tutto ciò che sta prescritto nel presente capitolo debba praticarsi, ed osservarsi ancora dagli Orefici d’oro, così chiamati per essere diversi dalli Ligatori. E chiunque Gioielliere, Ligatore, ed Orefice d’oro contravverrà a quanto di sopra sta determinato, sia soggetto alle stesse pene comminate contro li Maestri Orefici, ed Argentieri.

VI. Che li Maestri detti Bisciottieri, possano lavorare oro di qualunque carato. Sieno obbligati però. Terminato il lavoro, di portarlo ai Consoli, ed individuare a’ medesimi il carato, e la qualità dell’oro, di cui si sono avvaluti, il quale lavoro verrà mercato dal Console cl bollo in cui vi sia




l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



impresso il numero de’ carati, ad oggetto di evitarsi il sospetto dell’alterazione de’ segni che prima soleano farsi col bolino; e si mercherà parimenti col merco del Maestro Bisciottiere. E nel caso il Bisciottiere vendesse lavori senza prima farli segnare, e mercare nel modo sopora indicato, sarà soggetto alla pena della pedrdita della roba, di ducati cinquanta e di essere espulso dall’Arte. Se poi il lavoro mercato si trovasse di carato minore di quello, che indica il numero, che sta impresso col merco, un tal caso l’Artefice sarà soggetto alle soprascritte pene, ma benanche al Presidio di due anni, ed al compenso de’ danni. VII. Tutti gli Orefici, ed Argentieri, che tengono bottega nella strada di S. Giacomo, in qualunque altro luogo della città, sien obbligati, a tenore della Prammatica 39. de monetis; e del Real Dispaccio del mese di gennaro 1755 di rinnovar l’obbligo dal dì 4 maggio 1799 in avanti di ritirarsi colle loro botteghe dentro la strada degli Orefici, e se mai non vi fossero botteghe sufficienti in quel distretto, debbano i Consoli destinare delle altre nelle strade convicine, sotto la pena in detta Prammatica comminata a’ controventori di ducati 200. VIII. Che la elezione dei Consoli si faccia nel tempo solito e nel modo stabilito nelle Capitolazioni dell’Arte. Da ora in avanti però vogliamo e comandiamo, che de’ quattro Consoli da eliggersi, due debbano essere del ceto de’ Gioiellieri e gli altri due, uno del ceto degli Orefici, ed uno di quello degli Argentieri. IX. Che la elezione di tutti gli Officiali dell’Arte e del Conservatorio di essa debba farsi parimenti nel modo solito, ed a norma delle Capitolazioni, e Statuti dell’Arte; come pure lo stesso vogliamo e comandiamo, che si osservi per la elezione de’ Maestri dell’Arte, così in questa Capitale, che in tutto il regno, ed anche degli Incantatori. Eletti, ed aprrovati li Maestri si registrino in un libro, ove sono notati tutti li Maestri, e dopo si spedisca loro la patente soscritta da’ Consoli e dal Cancelliere, con doversi spiegare in essa, il genere di lavoro, in cui sono stati approvati, senza potersi esigere cosa alcuna per titolo di sportuale, di patente, o di altro, da coloro, i quali si esamineranno ed approveranno. Senza la prescritta approvazione, registrazione e patente non sia lecito a chiunque esercitare da Maestro, o tener bottega né da sè, nè sotto nomi di altri, nè in questa Capitale, nè nel Regno. E nel caso che li Consoli facessero la elezione de’ Maestri ed Incantatori contro la forma prescritta nelle Capitolazioni, sieno soggetti alla pena di ducati venticinque per ciascuno di essi e le elezioni resti, ipso facto, nulla. X.

Gli Orefici ed Argentieri, i quali vorranno mandare a vendere nelle Filiere e luoghi del Regno i lavori di oro e di argento, dopo che saranno stati osservati dal Procaccio, per quelli, che si mandano per il medesimo debbano esibire alli Consoli, e Regio Toccatore e da questi riconosciuti e trovati esatti e legittimamente mercati, in presenza di essi debbano chiudersi nelle casse, scatole ed involti, ed indi suggellarsi collo suggello de’ Consoli. Giunti poi che saranno ne’ primi luoghi delle Sbarre Doganali, saranno tenuti esibire all’Officiale Doganale dette casse, scatole, ed involti ad oggetto di riconoscersi il suggello de’ Consoli, facendone il confronto colla simile impressione, che sarà inviata alle Sbarre medesime, e trovandola esatta, si apponga sopra le stesse casse, scatole, ed involti, anche il Suggello Doganale formandosene certificato dell’Officiale Doganale della seguita ricognizione, munito anche del Suggello Doganale, quale certificato ne’ luoghi, ove si vorranno esporre in vendita li suddetti lavori, debba esibirsi alla Regia Udienza, o Governadori sì Regi, che Baronali. E coloro, i quali ardiranno di portare i lavori d’oro, e di argento a vendere ne’ luoghi del Regno senza le prescritte cautele, sieno soggetti alla pena di anni due di Presidio, ancorché i lavori fossero del carato, e bontà stabilita. Se poi si trovassero d’inferior carato e bontà, in tal caso saranno sog-


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



getti alla pena di anni tre di galea, della rifazione de’ danni, e di essere perpetuamente espulsi dall’Arte. XI. E poiché si è saputo, che gli Exconsoli Argentieri hanno introdotto l’abuso di mercare essi medesimi li propri lavori, perciò ordiniamo, e comandiamo, che li dettiExconsoli siano tenuti portarli a riconoscersi e mercarsi dalli Consoli e Regio Toccatore, nel modo stesso che sono tenuti tutti gli altri, e con pagare que’ soliti diritti, che si pagano dagli altri, essendo tenuti altrimenti alle pene comminate contro coloro, che vendono lavori non mercati. XII. Che tutt’i lavori, i quali si trovano già fatti, non possano ovunque tenersi esposti in vendita, se prima non saranno riconosciuti dai Consoli, e Regio Toccatore, per vedersi se i medesimi sieno della bontà, e carato legittimo, e per aggiungere ad essi, qualora si trovino, que’ merchi, che mancano, secondo il § III della presente Prammatica. XIII. Si riserva SA. M. di emanare gli ulteriori stabilimenti rispetto agli Orefici ed Argentieri, che sono in taluni luoghi del Regno, per lo che ha prescritto alla Real Camera, che prendendo le debite nozioni, proponga le regole convenienti da preservare il Pubblico dalle frodi. XIV. Che negli apprezzi di qualunque genere di lavori, qualora questi si vogliano da’ particolari per privata loro istruzione e regolamento, sia permesso adibire quel Maestro, che ad essi particolari parerà, e piacerà. Come pure per gli apprezzi, che si dovranno fare per ordine de’ Tribunali, e Magistrati, resti nella facoltà di questi di destinare que’ Soggetti, che meglio crederanno. Nelle vendite poi de’ pegni, che si fanno da’ Banchi, e Monti, l’apprezzo debba farsi dai Consoli, con che sia permesso al padrone del pegno di chiederne la revisione, la quale dal Delegato del Banco, o Monte si commetterà a quel Soggetto, che dal medesimo si stimerà. XV. Che sia lecito a Consoli di essa nobil’Arte di esercitare contro gl’Individui della medesima quella stessa bassa limitata giurisdizione, che esercitano li Consoli de’ Sartori e Falegnami. XVI. Che tutte le pene comminate, come sopra, così pecuniarie, che di perdita della roba, si debbano applicare per un terzo a beneficio del Fisco, per un altro terzo a beneficio del Monte dell’Arte e per lo rimanente terzo a beneficio del denunciante. E non essendovi denunziante, il rimanente terzo si accrescerà per metà al Fisco e per metà al Monte suddetto. XVII.Che coloro, i quali in pena saranno espulsi una volta dall’Arte, non possano più esser ammessi all’esercizio della medesima né anche colla qualità di Negozianti, così nella Capitale, che nel regno, e tanto direttamente che indirettamente. E perché il contenuto nel presente Editto venga a notizia di ognuno, né possa allegarsi in avvenire legittima causa d’ignoranza o di scusa, comandiamo, che si pubblichi così nella strada degli Orefici, che in tutti gli altri luoghi soliti di questa Capitale. Ed in pubblica testimonianza sarà da Noi sottoscritto, munito col Suggello delle Nostre Reali armi, riconosciuto dal Nostro Segretario di Stato, di Grazia, e Giustizia, visto dal Nostro, Vice-Protonotario, e la di lui vista autenticata dal Segretario della Nostra Real Camera di S. Chiara. A di ventinove Maggio 1789. FERDINANDO Vidit MAZZOCCHI Praefes Vice-Protonotarius. NAPOLI )( NELLA STAMPERIA REALE )( MDCCXCVIII

Fabrizio Ruffo.




LEGGE sulla fabbricazione delle materie di oro e d’argento, e sullo stabilimento delle officine di garantia per le medesime Bullettino delle leggi del Regno di Napoli, anno 1808, n.48, Napoli Stamperia Simoniaca, pp. 741-757.

l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

De’ 17 Dicembre GIOACCHINO Napoleone PER LA GRAZIA DI DIO, E PER LA COSTITUZIONE DELLO STATO, RE DELLE DUE SICILIE, PRINCIPE E GRANDE AMMIRAGLIO DI FRANCIA.

Udito il nostro Consiglio di Stato; Abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue:

CAP. I De’ titoli de’ lavori d’oro e d’argento. ART.1. Dall’epoca della promulgazione della presente legge non potrà lavorarsi in tutta l’estensione de’ nostri Stati alcun oggetto d’oro e d’argento, che non contenga una delle diverse quantità di metallo fino, fissate nel seguente articolo. 2. Vi saranno tre titoli pe’ lavori d’oro, e due pe’ lavori d’argento, cioè: Oro Il 1° a 917/1000 di fino e 83/1000 di lega, corrispondente a 22/24 circa. Il 2° a 834/1000 di fino e 166/1000 di lega, corrispondente a 20/24 circa. Il 3° a 750/1000 di fino e 250/1000 di lega, corrispondente a 18/24 circa. Argento Il 1° a 917/1000 di fino e 83/1000 di lega, corrispondente a 11/12 circa. Il 2° a 834/1000 di fino e 166/1000 di lega, corrispondente a 10/12 circa. 3. Il rimedio, o sia la tolleranza per la lega sarà di tre millesimi pe’ lavori d’oro, e di cinque millesimi pe’ lavori di argento. Tutti i titoli intermedi saranno valutati e bollati al valore del titolo approssimante più basso dell’uno di quei di sopra fissati. 4. Potranno i fabbricanti impiegare ne’ loro lavori l’oro e l’argento a norma d’uno de’ titoli fissati di sopra, qualunque sia il volume, o il genere de’ pezzi fabbricati. CAP. II De’ bolli de’ lavori d’oro e d’argento. 5. La garantia de’ titoli delle opere d’oro e d’argento verrà assicurata da’ bolli, che saranno applicati sopra ciascun lavoro, in seguito de’ saggi fatti delle materie nel modo che verrà fissato negli articoli seguenti. 6. Sopra ciascun lavoro, sia d’oro, sia d’argento vi saranno tre bolli: 1° Quello del fabbricante, 2° Quello del saggiatore 3° Quello del titolo della materia impiegata. 7. Il bollo del fabbricante conterrà, oltre le iniziali del suo nome e cognome, un emblema scelto


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

a suo piacimento, e che non potrà variare se non per giuste ragioni, e coll’obbligo di manifestarlo formalmente non meno alla municipalità, che all’officina di garantia. Ve lo imprimerà egli stesso prima di presentare la sua manifattura al saggiatore. 8. Il bollo del saggiatore conterrà un emblema stabilito dall’amministratore della zecca delle monete, e che conserverà egli stesso, per imprimerlo ne’ lavori su de’ quali avrà fatto il saggio. 9. Il bollo del titolo sarà uniforme in tutto il regno di Napoli. Consisterà in una testa di donna veduta di faccia, ornata in forma di Partenope, più grande pe’ lavori d’argento, ed alquanto più piccola pe’ lavori d’oro. Conterrà parimenti una delle cifre arabe 1, 2, 3, 4, 5; cioè le prime tre sui differenti titoli dell’oro, e le ultime due pe’ due titoli dell’argento, come son fissati nell’art. 2. Verrà inscritto ed impresso dal saggiatore, il quale dopo che l’avrà applicato ad un’opera, resterà responsabile del valore del titolo. 10. Questi diversi bolli saranno conservati in una cassa a tre chiavi, e sotto la custodia degl’impiegati del burò di garantia, come sarà detto in appresso. 11. Oltre di questi tre bolli perpetui, ve ne sarà un altro temporaneo per le opere già fabbricate, ed esistenti all’epoca della pubblicazione della presente legge. Siccome tutti gli artefici fabbricanti, e commercianti de’ lavori d’oro e d’argento, saranno obbligati fra due mesi per la capitale, e fra quattro mesi per le provincie, dopo la pubblicazione della presente legge, di presentare tutte le loro opere all’officina di garantìa, per esser bollate con un bollo corrispondente ad uno de’ titoli fissati nell’articolo 2: così qualora nella esibizione di detti generi se ne trovassero di una qualità inferiore a’ titoli suddetti, benché a tenore delle antiche leggi del regno non si dovrebbero tollerare, perché inferiori al titolo dalle stesse leggi fissato, pure avendo riguardo al disordine, in cui finora è stato questo affare, permettiamo che nel termine suddetto si possano presentare all’officina di garanzia: e pagando non solo la spesa del saggio, ma anche la metà del diritto fissato nella presente legge, verranno segnati di un bollo che porterà la lettera V (dinotante vecchio), e d’un numero arabo corrispondente al grado di fino che vi sarà contenuto, nel modo seguente. Per l’oro Al di sotto di 750/1000 o sia 18/24 sino a 626/1000 o sia 15/24 il bollo porterà la lettera V ed il numero 1: al di sotto di 626/1000 sino a 500/1000, o sia 12/24 porterà ugualmente la lettera V ed il numero 2. Per l’argento Al di sotto di 834/1000 o sia 10/12 sino a 664/100 o sia 8/12, porterà la lettera V ed il numero 3. Al di sotto di 664/1000 sino a 500/1000 o sia 6/12, porterà la lettera V ed il numero 4. Al di sotto di questi gradi, come la proporzione sarebbe meno della metà di fino, i pezzi fabbricati saranno rotti e restituiti a’ fabbricanti. 12. I bolli che verranno adoperati per l’esecuzione del disposto nell’articolo 11, saranno rotti ne’ quattro mesi dopo l’apertura dell’officina di garantìa; e da quest’epoca in avanti i bolli saranno messi solo a’ pezzi fabbricati col titolo della legge. 13. Oltre i bolli che debbono essere messi giusta le disposizioni della presente legge su de’ generi d’oro e d’argento, ve ne sarà uno nell’officina di garantìa destinato ad indicare il titolo delle verghe d’oro e d’argento, che si volessero presentare prima di essere messe in vendita. Questo bollo porte-






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

rà la testa di un Vulcano veduto di faccia, ed il numero de’ millesimi che vi si contenga di fino dell’uno e dell’altro metallo. Siccome le verghe non contengono prezzo d’industria, così non sarà percepito pel bollo di esse alcun dritto. Il proprietario sarà solo tenuto a pagarne la spesa del saggio. 14. Vi sarà un altro bollo per applicarsi alle manifatture d’oro e d’argento che vengono dall’estero; il quale avrà la lettera S con uno de’ numeri arabi corrispondenti a’ varj titoli stabiliti nella presente legge. 15. I fabbricanti di falsi bolli, e quelli che ne faranno uso, saranno condannati a dieci anni di ferri, e le opere saranno confiscate. CAP. III Del diritto di garantìa su i lavori d’oro e d’argento. 16. Sarà percepito un diritto di garantìa su tutte le opere fabbricate da nuovo, o che si vogliono bollare per metterle in commercio. Questo dritto sarà del sei per cento per l’oro, e del tre per l’argento, sul valore delle materie fine che si contengono in detti metalli. 17. Le opere d’oro e d’argento, che vengono dall’estero dovranno esser presentate agl’impiegati delle dogane, per esservi dichiarate, pesate, piombate, e mandate all’officina di garantìa, dove saranno bollate a tenore dell’articolo 14: e si pagheranno de’ dritti eguali a quelli delle opere fabbricate nel regno. Sono eccettuati dalla disposizione del presente articolo gli oggetti d’oro e d’argento appartenenti agli ambasciadori ed inviati delle Potenze straniere, e le galanterie all’uso personale di tutti i viaggiatori, e quelle d’argento fino al peso di due libbre. 18. Allorché le opere d’oro e d’argento venute dall’estero, ed introdotte nel regno senza pagamento di dritto in forza dell’eccezioni fatte nell’articolo antecedente, vorranno mettersi in commercio, dovranno essere portate al burò di garantìa, per esser bollate a tenore della legge; e vii sarà pagato lo stesso dritto stabilito nell’articolo 16. 19. La stessa disposizione resta applicata a tutti i privati possessori d’oro ed argento, attualmente esistenti nel nostro regno, allorché vorranno metterlo in vendita. 20. Tutti i commercianti di manifatture e bigiotterie straniere, per quelle che si troveranno di avere introdotte all’epoca della pubblicazione della presente legge, dovranno fra lo spazio di 30 giorni dopo la pubblicazione della medesima esibirle all’officina di garantìa, per essere bollate a tenore degli articoli 9, 11 e 14 della presente legge; e pagheranno la metà del dritto fiscale, oltre le spese del saggio. 21. Allorché le opere nuove d’oro e d’argento fabbricate nel regno, e che avranno pagato i dritti di garantìa, si vorranno inviare fuori del medesimo per vendersi agli stranieri, sarà restituito al fabbricante l’importo di due terzi de’ dritti di garantìa pagati. Questa restituzione avrà luogo in vista del certificato dell’amministrazione delle dogane, che attesti l’uscita dal regno de’ detti lavori. 22. I lavori d’oro e d’argento, che si vorranno impegnare al banco, non potranno riceversi, se non bollati.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

CAP. IV Delle officine di garantìa. 23. Vi sarà per ora nella sola città di Napoli un’officina di garantìa, stabilita per fare il saggio, per assicurare i titoli de’ lavori d’oro e d’argento, come delle verghe di queste materie, che vi saranno presentate, e per percepire, allorché verranno bollate, i dritti imposti dalla legge. Saranno nelle altre parti del regno stabilite in appresso tante officine di garantìa, quante saran credute necessarie. 24. Tutte le autorità finora conosciute nel nostro regno per questa materia, e specialmente i così detti consoli dell’arte degli orefici, al momento della pubblicazione della presente legge cesseranno d’avere ogni ingerenza in questa materia, e non potranno sotto qualunque titolo esigere tassa alcuna su i lavori d’oro e d’argento. 25. L’officina di garantìa sarà composta di tre principali impiegati, cioè d’un saggiatore, d’un ricevitore, e d’un controloro. Il numero de’ loro subalterni verrà fissato dal Ministro delle finanze in ragione del bisogno del commercio. 26. L’amministrazione delle monete, o sia della zecca, invigilerà all’officina di garantìa, relativamente alla parte che riguarda l’arte, ed all’esattezza de’ titoli delle opere d’oro e d’argento, che si metteranno in commercio. 27. L’amministrazione de’ dritti riuniti invigilerà all’officina di garantìa, relativamente alle spese ed esazioni de’ dritti. 28. Il saggiatore sarà nominato dall’Intendente. Egli però non potrà esercitarne le funzioni, se non dopoché avrà ottenuto un certificato di capacità dall’amministratore della zecca. 29. L’amministratore de’ dritti riuniti nominerà il ricevitore dell’officina di garantìa, dopoché ne avrà ottenuto la corrispondente pleggerie. 30. Il controloro sarà nominato dal Ministro delle finanze. 31. Il saggiatore non avrà alcun soldo, ma incasserà a suo beneficio le spese del saggio, le quali saranno definitivamente fissate dall’amministrazione della zecca. 32. I soldi del ricevitore e del controloro, come de’ loro subalterni, saranno da Noi determinati sulla proposta del Ministro delle finanze. 33. Il saggiatore si provvederà a sue spese di tutto ciò che è necessario all’esercizio delle sue funzioni: solamente l’amministrazione della zecca somministrerà all’officina i bolli e la macchina per bollare. Le spese del registro e le altre saranno regolate dall’amministrazione de’ dritti riuniti, sotto l’approvazione del Ministro delle finanze. L’Intendente che nominerà il saggiatore, determinerà un locale convenevole all’officina, il quale dovrà esser fissato, qualora sia possibile, nella casa municipale. 34. Il saggiatore, il ricevitore, e il controloro dell’officina, avranno ciascuno una delle chiavi della cassa, nella quale saranno rinchiusi i bolli.






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

CAP. V Delle funzioni degl’impiegati del burò di garantìa. 35. Il saggiatore non riceverà i lavori d’oro e d’argento per saggiarli e bollarli, se non quando saranno stati precedentemente bollati dal fabbricante. 36. Egli non impiegherà nelle sue operazioni che le materie e sostanze chimiche preparate nell’officina della zecca, che dovrà a sue spese acquistare: e solo la spesa del trasporto di queste materie sarà compresa tra le spese di amministrazione di questa officina. 37. Allorché dopo il saggio i lavori d’oro e d’argento trovati conformi ad uno de’ titoli prescritti colla presente legge, il saggiatore ne iscriverà la menzione su d’un registro destinato a questo effetto, il quale sarà cifrato dal sindaco. Dipoi i lavori saran passati al ricevitore, con un estratto del registro del saggiatore, indicante il titolo verificato. 38. Il ricevitore peserà i lavori che gli verranno così presentati, e percepirà il dritto di garantìa uniformemente alla presente legge. Egli farà appresso menzione nel suo registro, che sarà parimente cifrato, della natura del lavoro, del suo titolo, del suo peso, e della somma che gli sarà stata pagata per dritto. Fatto tal notamento sul registro, egli scriverà sopra l’estratto del registro del saggiatore il peso de’ lavori e la soddisfazione del dritto; e rimetterà questo estratto al controloro. 39. Il controloro avrà un registro parimente cifrato, come quello del saggiatore, e vi trascriverà l’estratto del registro ricevuto. Dopo di ciò prenderà dalla cassa a tre chiavi il bollo dell’officina, e quello indicativo del titolo, e gli applicherà sul lavoro, in presenza del proprietario. 40. Ne’ lavori che saranno composti di molti piccoli pezzi, non sarà apposto che un solo bollo appresso a quello del fabbricante. 41. Allorché il titolo d’un’opera d’oro e d’argento sarà trovato inferiore al più basso titolo prescritto dalla legge, potrà procedersi ad un secondo saggio, sulla dimanda però del proprietario. Se il secondo saggio confermerà il primo, il proprietario pagherà la spesa del doppio saggio, e l’opera sarà rotta in sua presenza, e gli sarà restituita. Se il secondo saggio sarà difforme dal primo, il proprietario non pagherà che un saggio solo. 42. In caso di controversia su i titoli, si prenderà la particella di saggio sul lavoro, e suggellata non meno dal fabbricante che dal saggiatore, sarà inviata all’amministrazione della zecca, che la farà saggiare nel suo lavoratorio, in presenza dell’ispettore de’ saggi. 43. Durante quest’intervallo di tempo, il lavoro resterà nell’officina di garantìa sotto i suggelli del saggiatore e del fabbricante: ed allorché l’amministrazione della zecca avrà fatto conoscere il risultato del suo saggio, l’opera sarà definitivamente bollata, conforme a questo risultato. 44. Se dopo questa decisione il risultato sarà contrario al saggiatore, le spese di trasporto e di saggio saranno di suo carico. Nel caso opposto saran pagate dal fabbricante. 45. Se un privato possessore di un lavoro, che avrà tutti i bolli prescritti dalla legge, sospetterà che il lavoro non contenga il titolo indicato, potrà mandarlo all’amministrazione della zecca, che lo farà saggiare colle formalità prescritte pel saggio delle monete. Se questo saggio sarà un titolo più basso,


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

il saggiatore sarà condannato per la prima volta ad una pena di duc. 50, per la seconda, di duc. 150, e la terza volta sarà destituito, ed il proprietario sarà indennizzato. 46. In tutti i suddetti casi le piccole parti che saranno servite al saggio, saranno restituite al proprietario del lavoro. 47. Il saggiatore dell’officina di garantìa potrà tenere sotto la sua responsabilità quegli ajutanti che crederà necessarj al bisogno. CAP. VI Delle obbligazioni de’ fabbricanti e mercanti de’ lavori d’oro e d’argento. 48. Gli antichi fabbricanti di lavori d’oro e d’argento avranno soltanto l’obbligo di far conoscere al sindaco della municipalità i loro nomi e cognomi, la strada ed il numero della loro bottega, ed il loro particolare bollo che vorranno adottare, inciso sopra un pezzo di rame a ciò destinato. La municipalità invigilerà che lo stesso simbolo non sia impiegato da due fabbricanti. 49. Chiunque dopo la pubblicazione della presente legge vorrà essere dichiarato maestro di bottega, dovrà presentarsi nell’officina della zecca, e dovrà ricevere una patente che lo autorizzi ad esercitare in capo la sua professione. 50. Tanto il sindaco per gli antichi fabbricanti, quanto l’amministrazione della zecca per gli nuovi, avranno cura di mandarne i registri all’officina di garantìa. 51. Chiunque si limita al commercio de’ lavori d’oro e d’argento, senza intraprenderne la manifattura, non è tenuto che a farne solamente registrare la sua dichiarazione nella casa centrale della municipalità. 52. Tanto i fabbricanti, quanto i commercianti d’oro e d’argento lavorato e non lavorato, fra trenta giorni al più tardi dopo la pubblicazione della presente legge, dovranno tenere un registro cifrato dal sindaco, su di cui essi scriveranno la natura, il numero, il peso, ed il titolo delle materie e lavori ch’essi compreranno e venderanno, colla indicazione de’ nomi ed abitazioni di quelli da cui gli avran comprati. 53. Essi non potranno comprare che da persone conosciute, o che abbiano la responsabilità di persone da essi conosciute. 54. Essi saranno obbligati a presentare i loro registri alle autorità pubbliche, tutte le volte che loro saranno richiesti. 55. Essi consegneranno a’ compratori, de’ bigliettini enunciativi della specie del titolo, del peso, e delle opere ch’essi avran loro vendute, colla specificazione delle opere, se sono nuove, o vecchie. Questi biglietti preparati, e che saranno somministrati al fabbricante o mercante dall’amministrazione de’ dritti riuniti, avranno in tutto il regno lo stesso formolario, che sarà stampato. Il venditore vi scriverà a mano la designazione del lavoro, il suo peso ed il suo titolo designato con numeri in questa legge stabiliti: vi metterà la data e la sua firma. 56. I contravvenenti ad una delle disposizioni degli articoli antecedenti saranno condannati per la






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

prima volta ad una pena di duc. 50, e la seconda, ad una di duc. 100; la terza volta la pena sarà di duc. 300, e se sarà loro interdetto di più commerciare in materia d’oro e d’argento, sotto pena di confisca di tutti gli oggetti di lor commercio. 57. Le disposizioni degli articoli 48 e seguenti sono applicabili a’ fabbricanti e mercanti di galloni, tessiture, ricami e d’altre opere in filo di oro e d’argento. Quelli che venderanno per fino, per le opere di questa natura, oro ed argento falso, incorreranno, oltre della restituzione del prezzo a colui che hanno ingannato, in una pena che sarà di 50 ducati per la prima volta, di 100 la seconda, e di 300 la terza, colla interdizione d’ogni commercio d’oro e d’argento. 58. Tutti i fabbricanti e mercanti saranno tenuti fra lo spazio di due mesi ad eseguire la disposizione dell’articolo 11 della presente legge. 59. I giojellieri non saranno tenuti di portare all’officina di garantìa le opere montate in pietre fine o false, o in perle, ne quelle smaltate in tutte le loro parti, o alle quali sono adattati i cristalli; ma saranno obbligati a tenere un registro cifrato, come quello de’ mercanti o fabbricanti de’ lavori d’oro e d’argento, ad oggetto di descrivere ogni giorno le compre e vendite che hanno fatte. 60. Essi saranno tenuti, come i fabbricanti d’oro e d’argento, di consegnare a’ compratori un biglietto egualmente somministrato dall’amministrazione de’ diritti riuniti, e sul quale essi descriveranno la natura e la forma di ciascun’opera, come il numero e la qualità delle pietre di cui sarà composta. 61. I contravventori a questi due articoli saranno soggetti alle stesse pene de’ commercianti d’oro e d’argento. 62. E proibito a’ giojellieri di mischiare nella stessa opera pietre false e fine, senza dichiararlo a’ compratori, sotto pena di restituire a’ medesimi il valore che avrebbero avuto le pietre, se fossero state fine, e di pagare una pena al fisco di duc. 150, per la prima volta, che sarà tripla la seconda volta: e la terza essi saran dichiarati incapaci di esercitare l’arte di giojelliere; e gli effetti del loro magazzino saranno confiscati. 63. Quando un orefice morrà, il suo bollo sarà rimesso nello spazio di un mese al burò di garantìa per esser cancellato. Durante questo tempo, l’erede sarà risponsabile dell’uso che ne sarà fatto, come se fosse fabbricante in esercizio. 64. Se un fabbricante lascia il commercio della sua arte, rimetterà il suo bollo all’officina di garantìa, per esser rotto avanti di lui. Se egli vorrà allontanarsi più di sei mesi, depositerà il suo bollo nel burò di garantìa; ed i suoi giovani potranno in sua assenza presentare in quella officina le opere, per farvi mettere il bollo del fabbricante. 65. I mercanti di lavori d’oro e d’argento ambulanti, che girano per le fiere, son tenuti al loro arrivo in una università di presentarsi al sindaco, o a chi ne fa le veci, e di mostrargli i biglietti de’ maestri e mercanti, che abbian loro consegnato i lavori d’oro e d’argento che portano. In riguardo a’ lavori che essi avessero acquistati anteriormente alla presente legge, saranno dopo


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



due mesi dalla pubblicazione della medesima obbligati a dichiararli all’officina di garantìa, in conformità dell’articolo 11, e facendo bollare i loro oggetti, saranno dispensati dal dover giustificare l’origine della compra de’ loro lavorj. 66. Il sindaco, o chi ne farà le veci, farà esaminare i marchi di questi lavori dalle persone le più intendenti del Comune, per assicurarne la legittimità. 67. Il sindaco, o chi ne fa le veci, farà arrestare e rimettere al tribunale di polizia correzionale il venditore co’ suoi lavori, qualora questi non facesse la dichiarazione, o non avesse i biglietti, o le opere non avessero i bolli prescritti nella presente legge; e saranno questi mercanti ambulanti soggetti alle stesse pene degli altri. CAP. VII Delle macchine da tirare l’oro e l’argento 68. Il nostro Ministro dell’interno, di concerto con quello delle finanze, formerà incessantemente le necessarie istruzioni e regolamenti per la rettificazione e formazione delle macchine da tirare l’oro e l’argento, colle cautele uniformi agli stabilimenti della presente legge, per l’officina di garantìa. Vogliamo e comandiamo che questa nostra legge da Noi sottoscritta, e munita dal nostro sigillo, si pubblichi colle ordinarie solennità in tutto il regno, per mezzo delle autorità cui appartiene, le quali dovranno registrarla, ed assicurarne l’adempimento. Il nostro Ministro Segretario di Stato è specialmente incaricato di vegliare alla sua pubblicazione.

Data in Napoli li 17 Dicembre 1808 Firmato GIOACCHINO NAPOLEONE Il Ministro di giustizia Firm. M. A. Cianciulli Da parte del Re Il Ministro Segretario di Stato Firm. F. Ricciardi Pubblicata nel dì 31 dicembre 1808


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



DECRETO che prescrive l’uso di un nuovo bollo pe’ lavori di oro e di argento. Collezione delle leggi e de’ decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, N. 79, Anno 1823, semestre II, Napoli, dalla Stamperia Reale, pp. 193-195.

Napoli, 15 Dicembre 1823. FERDINANDO I, PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO EC. EC. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA EC. EC. EC. Dopo di aver col nostro real decreto de’ 22 di settembre del corrente anno minorato i diritti e le spese de’ saggi sulle manifatture di oro e di argento in sollievo de’ nostri amatissimi sudditi, crediamo ora necessario di rivolgere anche le nostre paterne cure ad allontanare le frodi ed a garentire maggiormente coloro che fanno acquisto di tali manifatture. E considerando che uno de’ mezzi per giungere all’intento desiderato sia appunto quello del cangiamento de’ bolli, e di rettificare il sistema sinora tenuto nelle nostre officine di garantia nell’applicarli su’ lavori di oro e di argento, così del regno, che steri, tanto maggiormente che i bolli di cui attualmente si fa uso, non presentando, perché logori dal tempo, con chiarezza i lineamenti che contengono, si rendono facili a potersi alterare; Sulla proposizione del nostro Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze; Udito il parere del nostro Consiglio ordinario di Stato; Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue: ART. 1. A contare dal dì primo del mese di gennaio 1824, il bollo che attualmente si usa per la garantia de’ lavori di oro e di argento, rappresentante la testa di Partenope di prospetto, resta abolito. Verrà in vece usato tanto per le manifatture del regno, che estere, un bollo rappresentante una testa di Partenope di profilo. 2. I diversi titoli de’ lavori di oro e di argento saranno distinti da un numero arabo che verrà impresso nel nuovo bollo nel modo seguente: Num. 1 pe’ lavori di oro di millesimi 916 2/3 o carati 22 “ 2 “ idem “ 833 1/3 “ 20 “ 3 “ idem “ 750 “ 18 “ 4 “ idem “ 666 2/3 “ 16 “ 5 “ idem “ 583 1/3 “ 14 “ 6 “ idem “ 500 “ 12 “ 7 pe’ lavori di argento in mill. 916 2/3 o once 11 “ 8 “ idem “ 833 1/3 “ 10 3. Per quelle manifatture di argento estere di titolo inferiore di millesimi 833 1/3 pari ad once 10, sino a millesimi 666 2/3, pari ad once 8, verrà applicato il nuovo bollo della testa di Partenope; ed in vece del numero arabo sarà sostituita la lettera E dinotante estere. Tutte le altre manifatture estere di argento al di sotto di millesimi 666 2/3 pari ad once 8, saranno rotte e restituite a’ proprietarj. 4. Sulle verghe di oro e di argento raffinate vi s’imprimerà il bollo della sola Partenope di profilo, ed il numero di millesimi di fino che contengono. 5. Tutti gli artefici, fabbricanti e commercianti di lavori di oro e di argento nello spazio di mesi quattro dl dì primo di gennaio 1824 saranno tenuti di presentare nelle officine di garantia cpsì di Napoli, che del Regno, le loro manifatture che tengono in vendita già regolarmente bollate, a fine d’imprimervi il nuovo bollo della sola testa di Partenope; e ciò senza pagamento alcuno. Scorso tal termine, tutti què lavori che non porteranno l’impronto del nuovo bollo, s’intenderanno in contravvenzione alle leggi di garentia.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



6. L’articolo precedente non è applicabile a’ lavori di oro e di argento de’ particolari, se non quando i detti lavori saranno posti in vendita da’ fabbricanti, o da commercianti che ne faranno l’acquisto. 7. Tutte le altre disposizioni contenute nelle precedenti leggi e decreti per lo stesso oggetto emanati, e che non sono in opposizione col presente decreto, rimangono nel loro pieno vigore. 8. Il nostro Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze è incaricato della esecuzione del presente decreto. Firmato, FERDINANDO. Il Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze Firmato, DE’ MEDICI

Il Consigliere Ministro di Stato Presidente Interino Del Consiglio de’ Ministri Firmato, DE’ MEDICI

Pubblicato in Napoli nel dì 24 di Dicembre 1823


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici



DECRETO prescrivente la ribollazione de’ lavori nostrali di oro e di argento. Collezione delle leggi e dei decreti del Regno delle Due Sicilie, 1832, Semestre I, Napoli, dalla Stamperia Reale, n°723, pp. 45-47.

Napoli, 26 Gennaio 1832. FERDINANDO II, PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE SUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA ec. ec. ec Considerando che, abolita col nostro real decreto del 7 del mese di ottobre ultimo la promiscuità de’ bolli di garantia, i quali indistintamente venivano apposti su’ lavori di oro e di argento, così eseri che nostrali, si rende indispensabile per la sicurezza degl’interessi de’ nostri amatissimi sudditi di far ribollare i lavori di oro e di argento nostrali che si trovano in commercio; Sulla proposizione del nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze; Udito il Consiglio ordinario di Stato; Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue. ART. 1 Dal giorno della promulgazione del presente decreto tutti i lavori di oro e di argento che verranno fabbricati nel nostro regno di quà del Faro, dovranno contenere il distintivo della lettera N dinotante nostrale, unito a’ bolli prescritti dal real decreto de’ 15 dicembre 1823, i quali vi verranno apposti nelle officine di garantia così di Napoli, che delle provincie. 2. I lavori nostrali di oro e di argento composti di più pezzi amovibili dovranno contenere tanti bolli di garantia, per quanti saranno i pezzi amovibili che li compongono; e qualora per la loro delicatezza non potessero tali bolli contenere, vi saranno adattati più bolli di garantia impressi ni ceralacca, e ligati con seta a colore crimisi. 3. Sarà fatta nel corso di otto mesi, a contenere da oggi, tanto in Napoli, quanto nelle provincie, la ribollazione gratis di tutti i lavori di oro e di argento nostrali che si trovano in commercio. 4. Il disposto dell’articolo 2 del presente decreto da oggi in poi sarà applicabile ancora per tutte le manifatture di oro e di argento estere. 5. Scorso il termine di sopra enunciato, tutti que’ lavori di oro e di argento fabbricati in questa parte de’ reali dominj, che saranno trovati in commercio non bollati coll’impronta del nuovo distintivo della lettera N, anche ne’ pezzi amovibili, giusto il disposto dell’articolo 2, saranno dichiarati in contravvenzione alle leggi di garantia, ed assoggettati i fabbricanti e commercianti di detti lavori alle multe prescritte dalle medesime leggi. 6. Tutte le leggi, decreti e regolamenti che al presente decreto non si oppongono, restano nel loro pieno vigore. 7. Il nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze è incaricato della esecuzione del presente decreto. Firmato, FERDINANDO. Il Ministro Segretario di Stato delle finanze Firmato, MARCHESE D’ANDREA

Il Consigliere Ministro di Stato Presidente del Consiglio de’ Ministri Firmato, DUCA DI GUALTIERI

Pubblicato in Napoli nel dì 18 Febbrajo 1832.


l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

Bibliografia

Acton, H. Gli ultimi Borboni di Napoli, ivi 1974 vol. I, p166. Andelson B. (a cura di) Storia dei Gioielli, Novara 1973 AA. VV. Le antichità di Ercolano esposte, Napoli 1757.1792 Arbace L. L’Arte della tartaruga a Napoli nel Settecento, in: L’Arte della tartaruga, Napoli 1994 Ascione C. La Real Fabbrica de’ Coralli di Torre del Greco, Napoli 2000 Aspreno Galanti G. Guida Sacra della città di Napoli, ivi 1873 Balzani P. Del corallo della sua pesca e della sua industria nelle Due Sicilie, in Annali civili delle Due Sicilie marzo-aprile 1838 Bevere R. Vestimenti e gioielli, Napoli 1897 Bologna F. Le scoperte di Ercolano e Pompei nella cultura europea del XVIII secolo, in La parola del passaro. Rivista di studi antichi. CLXXXVIII - CLXXXIX sett. DIC. 1979, PP. 377-404. Buccino Grimaldi L. Onorificenze, in: Civiltà del ‘700 a Napoli, Ivi 1979 Calabresi A. Chiappinelli W. Borgo Orefici Storia e tradizione della corporazione degli orefici, Napoli 1999 Causa M. (a cura di) Gioielli della Regina e Galanterie del Re, Napoli 1991 Conconi G. Ferri C. Ghilarducci G. Orafi medioevali, Lucca 1991 Catello E. L’oreficeria a Napoli, Cava dei Tirreni 1975 Catello C. Argenti, in: Civiltà del ’700 a Napoli, Ivi 1979 Cerino V. San Gennaro, Napoli 2005 D’Arbitrio N.”Fazzuoli o‘ sciugatori”: i copricapo dei costumi popolari, in: Napoli, Firenze e ritorno, Napoli 1991






l’Età dell’Oro - I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici

D’Arbitrio N. Ziviello L. Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - L’Edificio delle Arti della Città - Dentro le Mura. Napoli 1999 D’Arbitrio N. Ziviello L. Il Real Albergo dei Poveri di Napoli - Carteggi, Napoli 2001 D’Arbitrio N. San Domenico Maggiore “La Nova Sacristia”, Napoli 2001 D’Arbitrio N. Le trame traverse- la moda rococò nel Regno delle due Sicilie, in: Gaspare Traeversi, napoletani del’700 tra miseria e nobiltà, Napoli 2003 D’Arbitrio N. Ziviello L. Cronache del Real Palazzo, Napoli 2006 D’Arbitrio N. La veste di nobiltà, il potere e l’apparire, in: Tiziano e il ritratto di corte, Napoli 2006 D’Arbitrio N. Un giojello per la Regina, Napoli 2006 De Jorio M. Memoria per la compagnia del corallo, Napoli 1788 Di Giacomo S. Re Nasone, Ferdinando IV e il suo ultimo amore, Napoli 1913 Di Mauro L. La struttura urbana tra richieste private e utilità pubblica, in Settecento a Napoli, Sulle ali dell’aquila imperiale, Napoli 1994, pp.109-114 Ferraiolo G. L. Cronaca, Manoscritto sec. XV. Kamer M. De brillants ornements, in: Le Mode en France 1715-1815, Parigi 1990 Labatut J. P. Le nobiltà europee dal XV al XVIII secolo, Parigi 1978 Lanza di Scala P. Donne e gioelli in Sicilia nel Medio Evo e nel Rinascimento, Bologna 1971 Lipinaky A. L’arte orafa nella Napoli aragonese, Napoli 1970 Lipinaky A. Oro Argento Gemme e Smalti, Città di Castello 1975 Liscia Bemporad D. Pisani D. Gioielli per una Regina, Napoli 200Minieri Riccio C. Belle porcellane della Real Fabbrica di Napoli, delle vendite fattene a delle loro tariffe, in: Atti dell’Accademia Pontaniana, Napoli 1879 Levi Pisetzky R. Il costume e la moda nella società italiana,Torino 1978. Naldi R. in:Vittoria Colonna e Michelangelo, Firenze 2005. Norbert E. La società di corte, Bologna 2002 Sfracelli M. (a cura di) I gioielli dei Medici, Firenze 2004 Spinosa N. Settecento Napoletano Sulle Ali dell’aquila imperiale 1707.1734, Napoli 2000 Spinosa N. Gaspare Traversi, napoletani del ’700 tra miseria e nobiltà, Napoli 2003 Spinosa N. Tiziano e il ritratto di corte, Napoli 2006 Strazzullo F. Le manifatture del Regno di Napoli, Napoli 1979 Strazzullo F. Le Manifatture d’arte di Carlo di Borbone, Napoli 1979, Gonzàlez-Palacios A. Le arti decorative e l’arredamento alla corte di Napoli, in: Civiltà del ’700 a Napoli, Ivi 1979 Gonzàlez-Palacios A. in Antologia delle Belle Arti, 1977 n. 3 Pisani M. Ritratti Napoletani dal Cinquecento all’Ottocento, Napoli 1996


l’Età dell’Oro. Il Borgo Orefici e i maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli

Passero G. Diurnali di Giuliano Passero - Incomincia lo libro delle Cose de Napoli scritto da me Giuliano Passero setaiolo napoletano - Lo quale prima di me fu incominciato à scrivere dalli miei antecessori, 1240 a 1515”. Manoscritto Ragionieri P. Vittoria Colonna e Michelangelo, Firenze. 2005 Tescione G. Statuti dell’Arte a Napoli, Ivi 1933. Tescione G. Il laboratorio delle pietre dure di Napoli e l’altare della cappella nella Reggia di Caserta, Napoli 1959 Vicari V. U. La moda in Sicilia al tempo dei Borbone (1734-1860), in: Tre secoli di moda in Sicilia Palermo 1991 Venturi A. Gian Cristoforo Romano, in: Archivio Storico dell’Arte, Napoli 1888 Archivi Consultati: Archivio di Stato di Napoli Fondi: Archivio Borbone Archivio di Casa Reale Amministrativa III inventario: Controlloria Maggiordomia Maggiore Cassa Privata del Re Cassa Privata della Regina Monasteri Soppresse, Corporazioni Religiose Soppresse Ministero degli Interni I inv. Ministero degli Interni II inv. Maggiordomo Maggiore Archivi Privati




finito di stampare nel mese di dicembre 2007


ISBN 88-901834-4-6 208261

L'età dell'oro  

libro realizzato in collaborazione con il Borgo Orefci

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you