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plice gusto di un paradosso che Vintilă Homeno inquieta: dopo 2900 chilometri di un ria, nel romanzo Dio è nato in esilio (a cui nel corso tortuoso e bizantino ma abbastanza 1960 viene assegnato un premio Goncourt certo da accostarvi città e tracciarvi confini, che l’autore, per le sue controverse idee poil fiume si scioglie infine in una caotica esulitiche, non potrà ritirare), poté fare dell’eberanza di canali, rivoli, laghi, acquitrini, silio di Ovidio la cifra stessa di una conpaludi, uno zibaldone vasto e indistinto di dizione così profondamente segnata dalla acqua e vegetazione. Non è neppure davnostalgia senza nome. “Mi aggiravo per vero una fine ma piuttosto, come scrivele stanze, uscivo in giardino, cercavo dapva Magris, un incessante finire, “un verbo pertutto qualcosa che all’infinito presente”. potesse ricordarmi Forse, era questo stesRoma, che mi avrebso sentimento di un be consentito di viconfine non davvero vere in esilio”, fa dire segnato, più presagiHoria al suo Ovidio to che visto, a rendesubito dopo che quere le sponde del Mar sti ha appreso la senNero tutt’altro che tenza di condanna. ospitali per il poeta Cercare dappertutto Ovidio, il quale venun segno della prone esiliato in questa Claudio Magris pria casa, nel presaregione dall’imperagio convulso di averNon è neppure davvero tore Augusto nell’8 la irrimediabilmente a.C., “spedito alle una fine ma piuttosto, perduta, è stato in foci dell’Istro dalle come scriveva Magris, un effetti il destino consette braccia”, e vi incessante finire, “un verbo diviso da più di uno trascorse i suoi ultiall’infinito presente”. scrittore romeno, mi anni nella pena chi per una senteninconsolabile per il za della storia, chi per un indocile affanno perduto Occidente, nella dolente afflizione interiore: la sensazione che Emil Cioran didi un luogo che gli appariva irrimediabilchiarava di aver avuto per tutta la vita, “esmente vago: “a nessuno fu assegnata una sere stato allontanto dal mio vero luogo”, terra più lontana; / più lontano di questa trova un’eco esatta nella confessione con non vi è niente, se non freddo e nemici, / cui Eugène Ionesco asseriva di non essere e l’acqua del mare che si stringe in solido “né qui né là, fuori di tutto”. La lente della ghiaccio”. Ovidio non scorgeva più nulla distanza e della memoria trasfigura i luooltre le bocche dell’Istro, ma la sua inquieghi dell’origine, che assumono i contorni tudine era forse piuttosto dovuta al sentore bucolici della vita pastorale, del paesaggio di un confine liquido, di un altrove che si idilliaco e contadino (come nel Diario di un avvista soltanto nello spandersi delle acque contandino del Danubio, di Horia), o la vitalile une sulle altre. Non è, allora, per il sem-

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pretesti | Maggio 2012

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PreTesti • Occasioni di letteratura digitale • Maggio 2012 • Numero 5 • Anno II  

Magazine di letteratura digitale di Telecom Italia S.p.a. Per informazioni info@pretesti.net

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