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pretesti Occasioni di letteratura digitale

Due milioni di nodi di Sandrone Dazieri

Confessioni di un bibliomane di Guido Vitiello

In viaggio con Arsène Lupin

di Maurice Leblanc

Memoriale di Juanito Gómez, marinaio al soldo di un ammiraglio italiano Novembre 2012 • Numero 11

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di Fabio Stassi

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IL MeGLIo deLLA NArrAtIvA e deLLA sAGGIstICA ItALIANA e strANIerA IN oLtre 30.000 tItoLI

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editoriale Ebook, audiobook, book: in sostanza libri. È questo il problema. O meglio, l’opportunità di un mondo che si sviluppa sostanzialmente con l’unico obiettivo di migliorare la trasmissione delle informazioni. Siano esse informazioni utili oppure inutili, saggi oppure sogni. Se così fosse dobbiamo chiederci allora quanto agevolano l’accesso alle informazioni le tecnologie. E per favore, non parliamo di nuove o vecchie tecnologie, anche qui la tecnologia è sempre nuova, per dirla con le parole di un noto critico in riferimento alle opere d’arte, è sempre “contemporanea”. Una volta le storie venivano raccontate in pubblico dagli aedi. Oggi possiamo dire che nessuna nonna o mamma racconti più una storia oralmente ai propri nipoti o figli? Poi sono arrivati i papiri e la scrittura su fogli di carta ha permesso un aumento di diffusione delle storie semplicemente perché è più semplice, seppure complesso, riprodurre un rotolo di carta che non una persona in carne e ossa. Dalla carta scritta a mano si è passati alla carta stampata (saltiamo le modifiche della materia sulla quale si è evoluta la scrittura) e oggi, con un salto che solo l’immaginazione può fare, la carta stampata è diventata pura luce: l’ebook. L’ebook che mantiene il più elevato grado di astrazione per la comprensione di una storia o di una notizia. Chiediamoci allora: cosa pretendiamo da un ebook? Possiamo rispondervi con quello che desideriamo noi da un ebook che poi altro non è che la forma con la quale distribuiamo “PreTesti”. Vogliamo raggiungere i nostri lettori nei luoghi dove principalmente si radunano per informarsi e divertirsi: internet e tutte le sue periferie. Così vi continuiamo a donare due grandi e potenti storie: quella di Sandrone Dazieri che è anche la copertina del numero di novembre e quella di Fabio Stassi. Due scrittori italiani di razza, due sperimentatori e innovatori che per alterne vicende sono approdati alla letteratura. Così ricordiamo Arsenio Lupin. Così diamo voce alla bella e molto seguita rubrica “Sulla punta della lingua” dell’Accademia della Crusca. Così vi comunichiamo notizie, ricette, edizioni, appuntamenti. Ecco, forse nella metafora di Gipo e del suo iMad c’è la nostra volontà di immaginare le nostre storie e i vostri tablet o i vostri pc. Con l’augurio che non si rimbecilliscano più del dovuto. Buoni PreTesti a tutti. Roberto Murgia

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Indice

testI

IL MoNdo deLL’ebook

rubrIChe

05-14 Racconto Due milioni di nodi di Sandrone Dazieri

32-36 Ebook: è tempo di bilanci di Daniela De Pasquale

41-43 Buona la prima Philip Roth “La macchia umana” (2000) di Luca Bisin

15-20 Saggio Confessioni di un bibliomane di Guido Vitiello 21-26 Anticipazione In viaggio con Arsène Lupin di Maurice Leblanc 27-31 Racconto Memoriale di Juanito Gómez, marinaio al soldo di un ammiraglio italiano di Fabio Stassi

37-40 Salva l’ambiente, leggi un ebook! di Roberto Dessì

44-46 Sulla punta della lingua Uno sguardo alla lingua italiana negli Usa, con un ragionevole ottimismo di Imperatrice Di Passio 47-49 Anima del mondo Scolpire il tempo di Fabio Fumagalli 50-53 Alta cucina “Infinita beltà” della tavola di Francesco Baucia 54 Recensioni 55 Appuntamenti 56 Tweets / Bookbugs

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racconto

DUE MILIONI DI NODI di Sandrone Dazieri

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l’aveva buttata fuori di casa senza niente?” i sua moglie Mina, Marco con“Sì.” Era vero. Quando si erano messi assieservava un paio di ballerine dime, Mina possedeva giusto un vestito e un menticate sul fondo dell’armaricambio di biancheria. dio, un romanzo giallo aperto Armando sorrise trionfante. “Vedi? Tutto sul termosifone del bagno e una chiazza di quadra. Fidati, che di donne me ne intendo.” caffè sul tappeto. Erano passati sei mesi da Marco si limitò ad annuire poco convinto, quando se n’era andata, ma Marco non avetenendo per sé la convinva toccato né le scarpe né zione che il suo collega il libro. Anche la macchia, di donne e relazioni non che aveva vagamente la se ne intendesse molto. forma della Sicilia, conLe volte che lo aveva intinuava ad allargarsi atcrociato di sera al cinema torno alla base del tavolo o in pizzeria era sempre rotondo del salotto, quelstato solo o con qualche lo per le cene “importancollega. Però non aveti” che non avevano mai va tutti i torti, pensò. dato. Erano reliquie di E la sera stessa prese scarun tempo migliore, quelpe e libro e li infilò nel lo in cui si sentiva felice sacco della spazzatura. Il anche se, forse, era stata si trattava di un tappeto fece la medesima un’illusione. Di questa rigattiere chiamato fine dopo alcuni tentativi opinione era il suo colL’angolo dell’usato , inutili di pulizia. lega Armando, come lui impiegato all’ufficio po- talmente malmesso da La vista del pavimento stale del quartiere Stade- sembrare una discarica nudo del salotto, però, ra di Milano. “Ti sei sba- della spazzatura dotata ricordava a Marco la sua perdita in modo ancogliato alla grande” disse di vetrina ra più cocente, perciò il a Marco quando accennò primo sabato libero si recò a un negozio a all’argomento. “È chiaro che non ti ha mai pochi passi da casa sua, dove aveva visto amato.” esposto un cartello con la scritta Svendita “E allora perché mi ha sposato, secondo te?” tappeti. Si trattava di un rigattiere chiamarispose Marco contando le monete di resto a to L’angolo dell’usato, talmente malmesso da un’anziana che pagava la bolletta. sembrare una discarica della spazzatura do“Perché aveva bisogno di un tetto sulla tetata di vetrina. Le mensole dietro il cristallo sta, bello mio” rispose Armando, “e di qualsporco mostravano vecchi elettrodomestici cuno che la mantenesse finché non trovava con spine fuori norma, soldatini sfusi, soun altro pollo”. Si voltò verso di lui, sorriprammobili in peltro a forma di animale, dendogli con denti storti e gialli di nicotiuova di marmo, libri scoloriti e strappati. na. “Non sei stato tu a dirmi che usciva da C’era anche un manichino pubblicitario una brutta storia, che quello con cui stava

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della cintura Gibaud tutto spellato. Il proprietario era in sintonia con la merce. Ultraottantenne, con una lunga chioma di capelli bianchi che gli arrivavano sino alle spalle, stava curvo appoggiato allo schienale di una sedia a guardare i clienti, come temesse che rubassero qualcosa. Quando Marco entrò e chiese dei tappeti, il vecchio glieli indicò con un cenno del mento. Erano ancora impilati sul pavimento, dove il facchino li aveva scaricati la settimana precedente. Ottenuto il permesso di esaminarli, Marco li stese trascinandoli sotto l’unico raggio di sole che penetrava nel negozio attraverso i vetri sporchi. Stranamente, i tappeti erano di una qualità superiore al resto della roba. Erano sì consunti dagli anni, ma la loro squisita fattura era evidente anche agli occhi di Marco, che di antichità non si intendeva. “Da dove vengono?” chiese. Il proprietario spostò il toscano all’angolo della bocca. “Da una villa che hanno demolito a Baggio.” “E li avevano lasciati dentro?” “La vecchia che ci abitava non aveva eredi. Succede. Dicono che fosse una contessa, ma vai a sapere. Ho preso anche un paio di tavoli col piano in marmo se ti interessano.” tapMarco fece cenno di no e alzò uno dei tap peti, decorato a grandi fiori rossi su sfondo marrone, per guardarlo meglio. “Quello è un Darya” disse il vecchio. “Viene dall’Afghanistan. Parecchio prima che ci andassimo noi a fare la guerra.” “Come fai a saperlo?” chiese Marco. “Sai da quanti anni faccio questo mestiere? Ne ho imparate di cose.” Marco ripiegò il Darya e portò alla luce un altro tappeto rettangolare tre metri per due. Questo era diviso a riquadri, e ognuno di

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essi aveva disegni rossi e neri. Per Marco, bello da mozzare il fiato. “E questo?” “Quello è un persiano purosangue. Un Bakhtiari. Trecentomila nodi, come minimo.” “Vuoi dire che ci sono trecentomila nodi nei fili?” “No, che ce ne sono trecentomila al metro quadrato. È così che si misura la qualità di un tappeto. E se lo moltiplichi per la dimensione fa più o meno…” “Due milioni di nodi” li interruppe Marco, estasiato. “Quanto vuoi?” Il vecchio strinse gli occhi, pregustando l’affare. “ È uno dei pezzi più pregiati.” Contrattarono, e alla fine Marco riuscì a portarselo a casa per il doppio della cifra che aveva avuto intenzione di spendere, ma sempre meno di quello che pensava valesse. Non aveva mai visto una tale finezza di decori, una tale precisione nella sistemazione degli elementi, nemmeno nei tappeti esposti nelle vetrine degli antiquari di Brera. Era semplicemente perfetto. Steso sul pavimento del salotto, alla luce dell’alogena, i colori sembravano brillare. Il disegno era composto da quaranta formelle quadrate inscritte in una cornice, ricamata in fili rossi, neri, bianchi e verdi scuro. La cornice era decorata a fiori bianchi, mentre ciascuna formella racchiudeva salici e cipressi stilizzati, disposti ogni volta in modo differente accanto a quelle che parevano enormi foglie bianche e nere. Era come guardare un campo coltivato dal finestrino di un aereo, ma un aereo che fosse anche una macchina del tempo capace di viaggiare nell’antica Persia. Marco si preparò un piatto di spaghetti distoe mangiò sul tavolo del soggiorno disto gliendo spesso gli occhi dalla televisione

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era come guardare un campo coltivato dal finestrino di un aereo, ma un aereo che fosse anche una macchina del tempo capace di viaggiare nell’antica Persia per ammirare il suo tesoro. A metà del film spense e ricominciò a percorrere il tappeto, seguendo i disegni con un dito. Più lo guardava, più riusciva a percepirne i particolari minuti, le differenze tra un disegno e l’all’al tro che rivelavano l’abilità dell’artigiano. In uno dei riquadri d’angolo del tappeto scoprì il disegno di due colonne che reggevano un arco semicoperto da un albero. A differenza del resto del tappeto, questo arco era tessuto rigicon un filo di un nero più lucido e più rigi do al tatto. Forse era stata l’abile copertura di un rammendo. Lo percorse ancora con il dito, provando un brivido di piacere. colLa domenica, con i raggi del sole che lo col pivano, il tappeto sembrò a Marco ancora sapiù bello e, di conseguenza, il resto del sa mobilotto gli parve sgraziato e dozzinale. I mobi li che possedeva venivano tutti da rigattieri o negozi di fai da te, e alcuni di essi erano ancora quelli ereditati dai genitori, vent’anni prima. Adesso la loro bruttezza gli pareva intollerabile. Visto che non poteva permettersi mobilio nuovo, decise per lo meno di ridurlo al minimo. Il tavolo rotondo lo smontò e lo portò in cantina e sostituì l’alogena con una fila di candelette Ikea disposte lungo il bordo, perché anche la luce elettrica 8

gli pareva fuori posto. Quando scese la sera e le accese, la loro fiamma tremula sembrò far muovere i disegni e dar loro vita. Rimase a osservarli accucciato al centro del tappeto sino a quando le candele si consumarono. Allora si addormentò. Sognò di volare su un’impervia catena montuosa dalla scarsa vegetazione. Qua e là apparivano tracce di insediamenti umani come edifici in pietra e minareti. Poi il suo terpunto di osservazione si abbassò verso ter rocra, scivolò all’interno di una stretta gola roc ciosa, cabrò e strinse su un edificio quadrato che sorgeva dalla parete di roccia circondato da bassi giardini. Dall’edificio spuntavano torri sormontate da guglie color bronzo che riflettevano il sole al tramonto. Una moschea,, pensò Marco. Sapeva di stare sognando, con una lucidità che normalmente porta a un rapido risveglio. Al contrario, si sentiva totalmente immerso in quell’esperienza. Ed esilarato. Il suo punto di vista si abbassò nuovamente, poi curvò dietro la parete occidentale della moschea e si fermò, librandosi a un paio di metri da terra. Davanti a lui, protetta dall’ombra di salici dalle foglie color argento, vi era un arco di pietra bianca che

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protrudeva dalla parete color roccia della moschea. Al centro, accucciata con il volto verso la parete, vi era una figura femminile vestita con abiti di seta damascata. Un velo scuro le copriva la testa e le scendeva sino ai piedi nudi dalle unghie dipinte di verde scuro. Come percependo la sua presenza la donna cominciò a voltarsi. Marco si svegliò. Era disteso a faccia in giù sul tappeto e si era fatto giorno. Il sogno, così vivido, gli era rimasto piantato in testa. E gli rimase per il resto del giorno, al lavoro, dove sbagliò a dare il resto due volte venendo rimproverato dai clienti. Anche Armando se ne accorse e gli lanciò un paio di frecciatine sul marito abbandonato che si dà all’alcool. Lui quasi non se ne accorse. Gli era sembrato tutto così reale. Prima di tornare a casa sottrasse dall’ufficio postale una vecchia lente di ingrandimento che usavano una volta per controllare la dentellatura dei francobolli. Con quella esaminò il disegno dell’abside nella formella consumata. Riuscì a vedere le decorazioni invisibili a occhio nudo tracciate sulle colonne, foglie e fiori, identiche a quelle che aveva sognato. E poi, accanto alla colonna di destra, semicoperta dai rami stilizzati del salice, distinse l’ombra di una figura umana. Sto sognando ancora, si disse. Eppure, tracciata con quei fili sottili, vi era davvero la silohuette di una donna inginocchiata. Marco posò la lente e rimase seduto sul tappeto a riflettere. I sogni non si avveravano. Se sognavi qualcosa significava che l’avevi già visto in precedenza, il resto era solo una coincidenza. Ma come era possibile che la coincidenza fosse così esatta? Forse, si disse senza crederci del tutto, aveva notato il

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disegno prima di addormentarsi e gli si era impiantato nella mente. Marco accese Internet e fece una ricerca sui tappeti bakhtiari. Prendevano il nome dalla regione iraniana di Chahar Mahaal-e Bakhtiari, che secondo Wikipedia era prevalentemente montuosa. E i monti della foto sembravano proprio quelli del suo sogno, anche se non poteva esserne certo. Nella foto di una moschea vide un’abside simile a quella ricamata sul tappeto e scoprì che veniva chiamata mihrab e serviva per indicare ai fedeli la direzione della Mecca. Anche tutto questo era una coincidenza? Lui non ricordava di aver mai saputo niente di Iran o moschee, ma certo negli anni aveva letto o visto in televisione qualcosa in proposito. Era possibile che la sua mente avesse associato i ricordi nascosti con il tappeto, formando una visione chiara. Ma la spiegazione non lo soddisfaceva. Qualcos’altro stava accadendo, qualcosa che lo attirava e spaventava in parti uguali. Prese un cuscino dal letto e lo portò sul tappeto insieme con una coperta. Voleva riprovare, e se non avesse sognato niente di interessante avrebbe lasciato perdere. Altrimenti… Altrimenti non lo sapeva. Il sognò andò al di là delle previsioni. Cominciò direttamente da terra. Marco non stava più volando, ma camminando all’interno del giardino che circondava la moschea. E adesso riusciva a vedere e sentire il proprio corpo. Gli sembrava identico a quello che aveva lasciato addormentato in soggiorno. Indossava anche lo stesso pigiama e sentiva la terra umida sotto i piedi nudi. La temperatura era mite, e il vento portava odore di fiori che Marco non riusciva a riconoscere.

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avrebè come te. E nessun uomo di carne avreb Spostando gli ultimi rami si trovò proprio be potuto superare le guardie e le mura.” di fronte al mihrab e vide che la donna era sognan“Non ti capisco. Io… credo di stare sognan ancora accucciata sotto di esso. Capì che do.” non era inginocchiata a pregare come gli era espresGli occhi della donna cambiarono espres sembrato in un primo tempo, ma stava cusione, e Marco capì che stava sorridendo. cendo qualcosa. “Forse il mondo altro non è che un sogno, Un tappeto. Anzi, il suo tappeto. spirito.” La donna aveva nella mano destra un lun“Dove siamo?” chiese Marco. go ago ricurvo, mentre la sinistra stava infi“Siamo a Shahr-e-Kord, lando nella cruna un filo anche se da qui la città talmente sottile da essere non si vede. È dall’altra quasi impercettibile. Il parte della montagna.” filo si ruppe e le donna E indicò. “Parte del relo lasciò cadere. Poi, con gno di Persia, governato un gesto rapido, infilò la con infinita saggezza dal mano sotto il velo che le grandissimo Nasiru’dcopriva la testa. Capelli, Din Shah, che Allah lo capì Marco. Sta cucendo protegga.” con i suoi capelli. Erano Marco parve cogliere quelli i fili neri e lucidi una nota di derisione che Marco aveva sfiorato nella voce della doncon il dito, diversi da tutna. “Non ti piace il tuo ti gli altri. In quel momento la donLa donna aveva nella scià?” “È a lui che non piaccio na sentì i suoi passi e si mano destra un io. E quello che dico. Non voltò. Aveva il viso colungo ago ricurvo, ama che racconti che le perto dal velo che le lamentre la sinistra donne possono leggere e sciava scoperti solo gli stava infilando nella studiare il corano, e che occhi neri e profondi. cruna un filo talmente io mi sia tolta il velo in “Chi sei?” gli chiese. sottile da essere quasi pubblico. Per questo ha “Uno spirito?” deciso che io domani sia Marco rimase imbamboimpercettibile giustiziata. Questa è la lato per qualche istante. mia ultima notte su questa terra.” Non si era aspettato di essere visto, convin“Mi dispiace.” to di essere solo uno spettatore nel suo soLa donne parve sorridere ancora. “So che è gno. Si leccò le labbra secche e rispose. “No. per questo che sei venuto. Mi accompagneSono un uomo.” rai nel mio viaggio. Dimmi, spirito, come “Se sei un uomo, non dovresti essere qui. È sarà?” stato deciso che io passi sola la mia ultima Marco scosse la testa. “Non lo so.” notte. Ma so che stai mentendo. Nessun uomo

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La donna annuì. “Immagino che tu non possa dirmelo.” Tornò a cucire il tappeto. “Devo terminare prima che passi la notte.” “Che cosa stai facendo?” chiese Marco avvicinandosi di un passo. La donna gli mostrò l’angolo del tappeto. “Sto lasciando un piccolo segno della mia presenza su questo mondo. Vedi?” disse indicando. “Questa sono io. E forse sarà l’unica cosa che mi ricorderà a chi verrà dopo di me. Dimmi, spirito, sarò ricordata?” Marco annuì. “Dimmi come ti chiami.” “Tahirih.” Fu in quel momento che Marco si svegliò. Era giorno fatto e timbrò in ritardo al lavoro. Quello che aveva vissuto nel sogno era stato talmente forte e gli si era talmente impresso dentro che il mondo reale sembrava incolore al confronto. Ricordava tutto, anche i profumi che aveva respirato e il suono musicale della voce di lei. Tahirih. Tahirih. E risentendo l’eco delle sue parole capì che Tahirih aveva parlato in arabo, e altrettanto aveva fatto lui. E anche se adesso non sarebbe stato in grado di riprodurre un solo suono, nel sogno era stato in grado di comprendere tutto. Al lavoro fu talmente distratto che finse di avere un principio di influenza, poi tornò a casa di corsa e aspettò di nuovo la notte. Questa volta vestito di tutto punto, per evitare di presentarsi a lei ancora in pigiama. La magia si ripetè. Fu di nuovo davanti a lei, ed era ancora il tramonto. Perché anche se nel mondo di Marco gli incontri si ripetevano notte dopo notte, in quello di Tahirih il tempo sembrava non scorrere mai, rimanere un eterno presente. Incontro dopo incontro, mentre Marco prendeva sempre più coraggio avvicinandosi sempre di più a lei,

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Tahirih gli raccontò la sua vita, la sua infanzia all’ombra di un padre amorevole che le aveva permesso di studiare, e la gioventù passata a lottare perché le donne potessero crescere libere come lei. E poi l’imprigionamento e la condanna a morte. Mai una volta Tahirih mostrò paura per quello che le sarebbe accaduto, o rimpianto, e mai si dimostrava incredula di fronte ai racconti che Marco le faceva del suo mondo, che lei aveva capito essere reale quanto il proprio, ma distante nello spazio e nel tempo. Marco sentì che lo sgomento e la meraviglia per quello che stava vivendo lasciava velocemente spazio a un altro sentimento, che gli mordeva feroce le viscere. “Secondo me sei innamorato” gli disse Armando un pomeriggio. “Dì la verità, ti stai vedendo con qualcuna?” Marco scosse la testa. “No.” “Sarei portato a crederti, perché, diciamolo, uno come te è già tanto se ne ha trovata una di donna nella sua vita. Ma sei troppo strano in questo periodo.” “Strano come?” chiese Marco senza guardarlo. “Ma guardati! Arrivi sempre al lavoro pulito e stirato. È chiaro che non lo fai per loro” disse Armando indicando la fila di pensionati allo sportello. “Forse lo faccio per te” disse Marco. “Vedi, sei diventato anche spiritoso…” brontolò Armando. Non gli faceva piacere che il suo collega avesse perso l’aria triste degli ultimi tempi. Camminando verso casa, Marco capì che davvero era cambiato tutto per lui. Le giornate avevano perso d’importanza di fronte ai momenti che passava con Tahirih. Soprattutto da quando lei aveva accettato di

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togliersi il velo di fronte a lui e lasciare che le guardasse il viso. Non si erano nemmeno mai toccati, ma per Marco quel gesto era stato quanto di più intimo avesse mai vissuto con una donna. La amava, sì, e voleva trascorrere il resto della sua vita con lei, ogni minuto di quel tramonto senza fine sulle montagne dello Zagros. Sarebbe rimasto sdraiato sul tappeto anche durante il giorno se fosse riuscito a dormire più delle dieci ore cui si costringeva ora.

“Avrei dovuto rimanere con te. Certo, a letto eri una frana, per non parlare della conversazione.” Allungò una mano per accarezzargli la guancia. “Ma sei una brava persona, no? Non mi avresti mai trattata come mi ha trattato lui.” “Ti vuoi sistemare qui?” chiese lui, spaventato. Mina rise. “Sei scemo? No, vado dai miei. Ma mi serve qualche soldo, sai, per tirare avanti. Mi puoi dare qualcosa, vero?”

Mina si bloccò, aveva visto il tappeto in soggiorno. entrò nella stanza. “bello ello questo. Quando l’hai preso?” rise. “hai fatto atto spese pazze senza di me, eh?” Arrivato al suo pianerottolo, vide che la porta era socchiusa. Spaventato che un ladro potesse sottrargli quanto di più caro aveva entrò di corsa, per bloccarsi subito quando riconobbe l’intrusa: Mina! Seduta al tavolo della cucina che dava fondo all’unica botti bottiglia di vino che Marco aveva in casa. “Che cosa ci fai qui?” balbettò sorpreso. “Questa è ancora casa mia, bello” disse sua moglie. “E ho ancora le chiavi.” Marco si mosse cautamente verso di lei. “Che cosa vuoi?” in“Non sei contento di vedermi? Non eri in passanamorato marcio di me? Non volevi passa re tutta la vita con me?” “Sei stata tu ad andare via…” disse Marco. “Ecco, vedi? Ti è già passata. Come a quel pezzo di merda...” Si asciugò una lacrima di rabbia. “Vieni con me, che staremo bene mi ha detto. Invece adesso mi ha gettato via come una scarpa vecchia.” “Mi dispiace” disse Marco, ansioso di liberarsi di lei.

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Marco scosse la testa. “Non ho niente da darti”. sucLei lo fissò. “Sei cambiato. Che cosa ti è suc cesso? Così duro e deciso non ti avevo mai visto.” “Ti dispiace andare via? Sono stanco.” “E non provi nemmeno a portarmi a letto con te. Sei proprio cambiato. Buon per te. Dai, con mille euro ti liberi di me.” “Non ce li ho ti ho detto. Ho appena pagato l’affitto.” Mina cominciò ad aggirarsi per la cucina. “Col cavolo che vado via senza niente.” “Te l’ho detto, ho speso tutto…” Mina si bloccò, aveva visto il tappeto in soggiorno. Entrò nella stanza. “Bello questo. Quando l’hai preso?” Rise. “Hai fatto spese pazze senza di me, eh?” Mina si chinò ad accarezzarne il tessuto, ma Marco la prese per un polso e l’obbligò a rialzarsi. “Non lo toccare.” “Cosa c’è? Hai paura che te lo rovino?” Il viso le si contorse in un’espressione rapace.

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“Quanto lo hai pagato? Quanto vale?” “Niente, non vale niente. Ma ci tengo. Lascialo stare.” “Non ti credo.” “Senti… Ti darò quello che ho nel portafoglio.” Lo tolse dalla tasca. “Guarda. Sono cinquanta euro. Ma posso prelevarne altri duecento.” Lei tirò una sberla al portafoglio e glielo fece cadere di mano. “Com’è che d’un tratto sei così generoso? Vale molto, eh? Hai fatto l’affare della tua vita…” “Ti sbagli.” Ma Mina aveva annusato qualcosa di buono, e non intendeva lasciarselo scappare. “Non lo sai che legalmente siamo ancora marito e moglie? Che quello che è tuo è anche mio?” “Quello l’ho comprato dopo. Nessun giudice…” Mina non lo ascoltava nemmeno. Si voltò ancora a guardare il tappeto. “Non ti preoccupare, avrai la tua metà dopo che l’avrò venduto.” Marco la fece voltare a forza. “Mina, ti prego. Puoi prendere tutto quello che vuoi. Il tavolo, il televisore… Ma quello no. Ti prego. Ci sono… affezionato.” La implorò. Lei scosse la testa. “Non mi incanti bello. Ce ne vogliono dieci come te per fregare una come me. Se non mi aiuti tu a portarlo in macchina, adesso, chiamo qualcuno che lo fa. E che si tiene la tua parte.” “Per favore… Non farmi questo” disse Marco con le lacrime agli occhi. Lei sbuffò. “Sei proprio un caso disperato.” E tolse il cellulare dalla tasca. Fu allora che Marco la prese per il collo. Quando la lasciò, aveva smesso di respirare.

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Tahirih alzò gli occhi quando lo sentì camminare nell’erba. “Marco” disse. Marco avanzò di un passo. “Ciao Tahirih.” Poi si appoggiò al muro della moschea. “Che cosa succede?” chiese Tahirih. “Sembri triste.” “Io… ho fatto un pasticcio. È difficile da spiegarti. Ma…” Scosse la testa. “Posso aiutarti in qualche modo?” chiese Tahirih. Marco si accucciò e si abbracciò le gambe. “No, non credo. Ho preso delle pastiglie, Tharih. Dei sonniferi.” “Non so di cosa stai parlando.” “Sono delle cose che aiutano a dormire.” “Come delle erbe?” “Sì, ma molto più forti. Me le aveva date il dottore, quando stavo male. Prima di conoscere te. Perché tu mi hai fatto stare bene.” “Quindi adesso stai dormendo?” “Da dove vengo sì. Tahirih… le cose che aiutano a dormire, se ne prendi troppe, non ti svegli mai più.” “Vuoi dire che morirai?” “Sì.” La guardò con gli occhi colmi di lacrime. “E non so cosa succederà dopo.” “Forse rimarrai con me per sempre.” “Io… non so nemmeno se sei reale, Tahirih.” “Ma tra poco lo saprai”. “Sì” disse Marco asciugandosi le lacrime. “Tra poco saprò tutto. Non dovrò aspettare molto.” Tahirih gli si avvicinò e per la prima volta gli prese la mano. La baciò delicatamente da oltre il velo. “Vuol dire che aspetteremo assieme.” Era stata una giornata di grande movimento all’Angolo dell’usato. Il sabato, con la crisi che c’era, i clienti si erano moltiplicati.

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se avesse detto la verità, ovvero che quel tappeto lo aveva comprato dall’asta giudiziaria dei beni di un assassino, col cavolo che sarebbe riuscito a vendere Adesso che era ora di chiusura, era rimasta solo una donna, china sul tappeto. Il proprietario sbuffò da dietro il toscano spento. “Signora, devo chiudere. O compra o torna domani.” La donna alzò lo sguardo sorridendo. “Credo che lo compro. È bellissimo, sa?” Il proprietario annuì senza aprire bocca. Se avesse detto la verità, ovvero che quel tappeto lo aveva comprato dall’asta giudiziaria dei beni di un assassino, col cavolo che sarebbe riuscito a vendere. Un suo amico poliziotto gli aveva raccontato che ci avevano trovato due cadaveri sopra. Omicidio-suicidio, roba di corna. E che gli venisse un accidente, era sicuro di averlo venduto lui quel tappeto al tipo che aveva strozzato la moglie. Giusto un

mese prima che andasse fuori di testa. “E poi mi piacciono i particolari. Io me ne intendo di tappeti, sa?” continuò la cliente, che aveva evidentemente voglia di chiacchierare. “E so anche che qualcuno lo ha rammendato, ma ha fatto un lavoro perfetto.” Girò un angolo del tappeto verso di lui. “Vede?” “Senza occhiali non vedo niente, signora.” “Chiunque sia stato aveva una bella mano.” Disse la cliente. “Ha ricamato un porticato. E sa cosa? Era anche romantico.” “Perché?” chiese il proprietario, curioso suo malgrado. “Perché ci ha disegnato due figure. Un uomo e una donna, sembra. E si stanno abbracciando.”

Foto di Rossella Rasulo

sandrone dazieri Sandrone Dazieri (Cremona 1964) ha cominciato a scrivere dopo aver intrapreso numerosi mestieri, dal cuoco al facchino. Oltre ai gialli del Gorilla ‒ Attenti al Gorilla (Mondadori 1999), La cura del Gorilla (Mondadori 2001, Einaudi Stile Libero Noir 2006, da cui è stato tratto un film interpretato da Claudio Bisio), Gorilla Blues (Mondadori 2002), Il Karma del Gorilla (Mondadori 2005) ‒ ha scritto i noir È stato un attimo (Mondadori 2006), Bestie (Einaudi 2007), Cemento armato (Mondadori 2007, da cui è stata tratta la sceneggiatura per l’omonimo film), La bellezza è un malinteso (Mondadori 2010), il romanzo per ragazzi Ciak si indaga (Walt Disney Italia 2003), il saggio Italia overground (Castelvecchi 1996) e numerosi racconti pubblicati su riviste e antologie. È inoltre autore di sceneggiature per il cinema e per il fumetto. È stato, tra l’altro, direttore dei Gialli e dei Libri per Ragazzi Mondadori. I suoi libri Le madri atroci (Feltrinelli 2012), Attenti al gorilla, Bestie, Gorilla blues, Il Karma del gorilla, La bellezza è un malinteso ed È stato un attimo sono disponibili in ebook da Cubolibri. Disponibile su www.cubolibri.it

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saggio

CONFESSIONI DI UN BIBLIOMANE L’AMORE PER I LIBRI TRA EROISMO, DEVOZIONE MISTICA E “VIZIO IMPUNITO”

di Guido Vitiello


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quasi come i mattoni e ben più colorati dei tre porcellini erano quattro. O meglio, ramoscelli o degli steli secchi. Immaginaavrebbero dovuto esserlo, e mi ramte, per esempio, un quarto maialino che si marico molto che non lo fossero, perfosse costruito una casa di soli libri, messi ché sarebbe stata tutt’altra favola. Cerl’uno sull’altro in grandi pile: tutti i volumi to, tutto dipende dalla morale che si vuole accumulati nel corso di un’esistenza divisa estrarne. Che cosa insegna, la storia dei tre tra le letture e le ghiande. Immaginate, cioè, porcellini? Che cosa dobbiamo dedurre dal un maialino bibliomane. Quante chance fatto che l’unico a salvarsi dal lupo cattivo sia avrebbe di scampare agli il porcellino che ha costruiagguati del lupo? to una casa in muratura? È Sembra una questione forse una parabola massod’accademia, un ghiribiznica? Se ne son dette tante zo da maialini debosciati, al riguardo, ma escludenma non sono il primo ad do le interpretazioni più abbandonarmi a congetelevate (che la favola sia ture di questo tipo. L’eroe una variazione sul tema di La casa di carta, romanevangelico della casa ediCarlos María Domínguez zo breve dell’argentino ficata sulla roccia) e le più Carlos María Domínmeschine (che si tratti cioè Immaginate, per guez, è un bibliomane di di mere raccomandazioni edilizie, o di un elogio del esempio, un quarto nome Carlos Brauer su piano regolatore), la moramaialino che si fosse cui circolano strane legle che va per la maggiore costruito una casa di gende: il narratore, che si mette sulle sue tracce, è piuttosto prosaica, quasi soli libri, messi l’uno scopre che si è fatto couna variazione sull’antico sull’altro in grandi struire, in una sperduta tema della cicala e della pile. Quante chance lingua di spiaggia latiformica, l’una canterina e avrebbe di scampare noamericana, una casudissipatrice, l’altra saggia e operosa: a salvar la pelle agli agguati del lupo? pola fatta interamente di libri. Prova anche a figuè il maialino industrioso, rarsi lo stralunato cantiere: “Probabilmente paziente e lungimirante; dei suoi fratellini camminava lì intorno mentre il muro saliva, bohémien e scapestrati, che hanno puntato su porgendo un Borges per completare la base materiali più effimeri e leggeri come il legno della finestra, un Vallejo accanto alla poro la paglia, il lupo fa allegramente salsicce. E ta, con sopra Kafka e di fianco Kant, e una qui sta il limite della favola, che non sembra dura edizione rilegata di Addio alle armi, di contemplare null’altro tra una casa “scatoHemingway; e poi Cortázar, e Vargas Llosa, la di sardine” fantozziana e una garçonnière sempre voluminoso; Valle-Inclán con Aricol tetto di paglia da debosciati adescatori stotele, Camus con Morosoli, e Shakespeare, di maialine. Ma è una falsa alternativa, perfatalmente legato a Marlowe dall’impasto di ché esistono materiali che sono resistenti

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mai di accumulare tesori senza mai godercemento; tutti destinati a innalzare un muro, ne, e che con durezza rifiuta di spartire con a gettare ombra”. Il romanzo di Domínguez altri le sue ricchezze.” Così Louis Bolliouds’ispira a Cuore di tenebra di Conrad, non ai Mermet nel suo trattatello De la bibliomanie tre porcellini, ma può fornirci lo stesso qual(1761). Si dice che il primo passo verso la che utile indicazione. Per esempio: una casa guarigione, per questa come per altre intosdi libri è per definizione una casa senza casicazioni, sia il riconoscimino, e questo preclude mento della malattia. Da al lupo un’altra possibiquesto punto di vista, le via d’accesso (beccati per me l’alba della riguaquesta, maialino operadagnata salute è stata io). D’altro canto è pur forse l’aver cominciato a vero che i libri ridotti a collezionare non già libri mattoni non si possono comuni, ma libri che aveleggere più, con grande vano per tema la bibliopena di ogni bibliomane mania, i suoi mali e le sue sano di mente. Ma ecco controindicazioni. A ben il punto, può un bibliovedere, era come pretenmane esser sano di mendere di guarire da un’inte? Quel suffisso -mania tossicazione alimentare non indica di per sé una rimpinzandosi di cibi più condizione patologica? rari e più raffinati, ma Il protagonista di La casa Stefan Zweig questo mi ha portato a di carta è uscito di senno scoprire, se non altro, che la lettura può diquando un incendio ha distrutto lo schedaventare un brutto vizio. Un “vizio impunirio della sua biblioteca, compromettendo to”, come la definì Valéry Larbaud, che nel per sempre l’ordine dei suoi ricordi e dei 1925 scrisse una sorta di anamnesi medica suoi pensieri. Ma al di là di casi così estremi, di tutte le fasi dell’intossicazione libresca. la bibliomania è cosa da matti, lasciatevelo In questo inesorabile curriculum morbi, la bidire da uno che ne è uscito quasi indenne. bliofilia assume i tratti di una perversione “Sì, bisogna compiangere quelli che cercano erotica: “Egli ha troppo amato i libri come tanto vanamente questo eccessivo accumuoggetti materiali: la loro forma, il loro peso, lo, considerarli malati difficili da guarire. la grana della loro carta, la loro facilità ad Potrei forse nutrire idee diverse verso chi, aprirsi, il buon odore di alcuni quando sono con penose attenzioni, riempie con parecnuovi (hanno perfino un odore caratteristichie migliaia di volumi appartamenti che co differente a seconda del luogo in cui sono basterebbero ad alloggiare tre famiglie? stati fatti). Gli è capitato di profumarli quanLo guardo in mezzo a questa mostruosa do non avevano più odore, e medita a lungo superfluità, posseduto dalla sete dei libri. quando deve scegliere come rilegarli. Li inMi sembra di vedere un idropico che nientrattiene, li accarezza. Questa forma del suo te può dissetare, un avaro che non si stanca

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odore di bruciato e fumava, e fu solo allovizio può arrivare a dominarlo interamente, ra che per via di quella puzza infernale un e perfino ad allontanarlo dalla lettura”. Non cliente si rese conto del pericolo e si preciè una biblioteca, è il boudoir di un libertino, pitò a soffocare il fumo; mentre lui, Jakob e il bibliomane descritto da Larbaud – che Mendel, a una spanna di distanza e già avpotremmo definire, con Kierkegaard, come volto dalle esalazioni, non s’era accorto di fermo allo “stadio estetico” – accumula libri nulla. Perché lui leggecome altri collezionano va come altri pregano, amanti: il suo schedario è “In Jakob Mendel, come i giocatori giocano simile al catalogo di Don in quel piccolo e gli ubriachi tengono lo Giovanni, suddiviso per rivendugliolo galiziano sguardo fisso nel vuoto, età, carnagione e paese con i suoi libri, avevo storditi; il suo rapimento d’origine. visto personificato quando leggeva era così Ma ci sono, sempre per commovente che, da alrestare a Kierkegaard, per la prima volta – lora, il modo in cui gli alanche dei bibliomani che ero giovane allora tri leggono mi è sempre raggiungono lo “stadio – il grande mistero parso profano. In Jakob spirituale”, che nutrono della concentrazione Mendel, in quel piccolo per i libri una devozione assoluta” rivendugliolo galiziano mistica – e come per tutti con i suoi libri, avevo i mistici, è arduo stabilire visto personificato per la prima volta – ero quanti siano i santi e quanti i pazzi (se non giovane allora – il grande mistero della conentrambe le cose). Di questa variante della centrazione assoluta, che rende tali l’artista bibliomania Stefan Zweig ha offerto il più e lo studioso, il vero saggio e il perfetto mobel ritratto in un racconto del 1929 intitolanomane, la tragica ventura e sventura della to Mendel dei libri. Quella di Jakob Mendel, piena possessione”. ebreo galiziano che spende tutto il suo temBibliomani sensuali, bibliomani ascetici, bipo in un caffè di Vienna, è ad ogni effetto una bliomani eroici, perfino bibliomani crimiconversione: voleva diventare rabbino, ma nali come Johann Georg Tinius, il pastore “aveva abbandonato quel severo Dio unico protestante che nel primo Ottocento divenche era Yahveh per consacrarsi al rutilante ne assassino per soddisfare la sua fame di e sfaccettato politeismo dei libri”. Dotato di libri. Che ne sarà di questa famiglia di pazzi una memoria prodigiosa e di un’altrettanmelanconici? Gli annali della medicina trato prodigiosa capacità di concentrazione, boccano di malattie estinte, o perché se ne è Mendel assomiglia a un monaco medievale trovata la cura, o perché sono venute meno o a uno yogin: “Vicino a lui i giocatori di le condizioni del loro sbocciare. E così, c’è biliardo facevano chiasso litigiosi, i cameda chiedersi quale sarà il destino dei bibliorieri correvano, il telefono squillava; qualmani nell’epoca della graduale scomparsa cuno strofinava il pavimento o accendeva della carta e dell’avvento del libro elettronila stufa, e lui non notava nulla. Una volta co. Charles Nodier, grande conoscitore delun carbone ardente era caduto dalla stufa, le patologie mentali nate dalla servitù del lia due passi da lui il palchetto mandava già 18

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elettronico, e per il bibliomane allo stadio bro, aveva profetizzato questo momento già spirituale questa improvvisa disponibilità nel 1841: “L’amatore di libri è un tipo che dello scibile umano sia da decifrare come un è importante cogliere, perché tutto lascia terrificante segno dei tempi, la venuta di un presagire che presto scomparirà”, scriveva Messia contraffatto e bugiardo. Inutile star in L’amateur de livres. “Il libro stampato non troppo a vaticinare, ma è certo che la malsaesiste che da quattrocento anni circa, e si acna e adorabile categoria cumula già in certi paesi trova davanti alla più in modo da mettere in Per un bibliomane di sigrande minaccia: ne va pericolo il vecchio equiliqualunque specie, il della sua sopravvivenza. brio del globo. La civiltà grande lupo da cui Sarà ancora possibile riè arrivata al più inatteproteggersi è senza fugiarsi tra i libri? Avrà so dei suoi periodi, l’età ancora senso trincerarsi dubbio la realtà della carta”. E ora questa tra pareti di carta? E il età sembra annunciare quarto porcellino, il porcellino bibliomane, i primi segni di un declino che si prevede chi lo difenderà dal lupo? Anche qui, sono lungo ed estenuante. La sorte dei bibliomapossibili varie risposte, più o meno allegorini sarà dunque affine a quella dei dinosauri che, più o meno triviali; più o meno pedano dei mammut? L’appellativo che vien dato ti, più o meno pedestri. Per un bibliomane al Mendel di Zweig, “un preistorico bibliodi qualunque specie, il grande lupo da cui sauro di una razza ormai in via d’estinzioproteggersi è senza dubbio la realtà. L’ultine”, varrà presto per tutta la compagnia? ma parola, anche in questo, è di Zweig: “Al L’ipotesi di poter consultare su un dispositidi là dei libri quell’uomo straordinario non vo elettronico tascabile tutti i libri scritti nelsapeva nulla del mondo, perché per lui tutla storia dell’umanità sarà per questo eroe ti i fenomeni dell’esistenza acquistavano inchiostrato fonte di vertigine o di nausea, realtà solo dopo la loro fusione in caratteri di tripudio o di melanconia? È presumibida stampa, dopo essersi raccolti e per così le che per il bibliomane allo stadio estetico dire sterilizzati in un libro”. La realtà, per questo scenario evochi la frigidità del sesso

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il nostro eroe, è poco più che un’espressione geografica, una terra oscura e misteriosa – e, cosa più grave, egli si accontenta della mappa, senza azzardarsi a visitarla mai. Sotto questo aspetto, l’occasionale visita di un lupo in carne e ossa non può che portargli benefici. Ma c’è anche la risposta più triviale, ed è certo una bella ferita inferta al narcisismo della categoria. In parole semplici: quale lupo, foss’anche a digiuno da giorni, vorrebbe mai azzannare un bibliomane? Sentiamo come lo descrive Gustave Flaubert nel racconto giovanile Bibliomanie, scritto nel 1836: a trent’anni, “già sembrava vecchio e consunto”; “di statura alta, ma

curvo come un vecchio”; mani “rinsecchite e coperte di rughe”; tutto sommato, una fisionomia “scialba, triste, brutta e persino insignificante”. Vi pare un boccone appetitoso? L’unico a prenderlo di mira sarebbe forse un vecchio lupo bibliomane (quiconque est loup agisse en loup, recita opportunamente l’epigrafe del saggio di Nodier); un lupo che inoltre, avendo senz’altro letto Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, saprebbe anche come appiccare il fuoco alla casa di libri. Ma c’è da giurare che, avvinti dalla comune monomania, i due finirebbero per stringere amicizia e per vivere, come vuole ogni buona favola, felici e contenti.

Guido Vitiello Guido Vitiello, docente universitario e giornalista, è nato a Napoli nel 1975 ma vive e lavora a Roma. Collabora con il “Corriere della Sera”, “Il Foglio”, “Internazionale” e “IL”. Ha scritto, tra le altre cose, Non giudicate. Conversazioni con i veterani del garantismo (Liberilibri 2012), I turbamenti di un giovane bibliomane (Cult 2012), Il testimone immaginario. Auschwitz, il cinema e la cultura pop (Ipermedium 2011) e La commedia dell’innocenza. Una congettura sulla detective story (Luca Sossella 2008). Ha curato l’edizione italiana di opere di Denis de Rougemont e di Fritz Mauthner. Il suo blog personale è UnPopperUno (www.unpopperuno.net).

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una scena del film Arsène Lupin (2004)

Anticipazione

IN VIAGGIO CON ARSÈNE LUPIN Sulla Provence, a caccia del ladro gentiluomo

di Maurice Leblanc

Pubblichiamo, in esclusiva per i lettori di PreTesti, un brano del libro Tutte le avventure di Arsenio Lupin (Newton Compton, a cura di Gabriel-Aldo Bertozzi) che raccoglie per la prima volta in Italia l’intero ciclo delle storie di Arsenio Lupin, in uscita il 29 novembre.


S

trano viaggio! Era cominciato così bene, tuttavia! Da parte mia, non ne feci mai uno che si annunciasse sotto migliori auspici. La Provence è un transatlantico veloce, confortevole, comandato dal più affabile degli uomini. La migliore società vi si trovava riunita. Si formavano relazioni, si organizzavano divertimenti. Avevamo la squisita impressione di essere separati dal mondo, ridotti nel numero come su un’isola sconosciuta, obbligati, di conseguenza, ad avvicinarci gli uni agli altri. E noi ci avvicinavamo... Avete mai pensato a ciò che vi è di originale e d’imprevisto in questo raggruppamen-

Ma, da parecchi anni, avviene qualcosa che aumenta in modo singolare le emozioni della traversata. La piccola isola galleggiante dipende ancora da questo mondo da cui ci si credeva affrancati. Un legame sussiste, che si snoda solo a poco a poco, in pieno oceano, e a poco a poco, in pieno oceano, si riannoda. Il telegrafo senza fili! Chiamate di un altro universo da dove si riceverebbero notizie nel modo più misterioso che vi sia! L’immaginazione non possiede più la risorsa di evocare fili di ferro nel cui cavo scorre l’invisibile messaggio. Il mistero è ancora più insondabile, anche più poetico, e occorre far ricorso alle ali del vento per spiegare questo nuovo miracolo.

Arsène Lupin, l’uomo dai mille travestimenti: di volta in volta autista, tenore, bookmaker, ragazzo di buona famiglia, adolescente, vecchio, commesso viaggiatore marsigliese, medico russo, torero spagnolo! to di individui che, il giorno prima, ancora non si conoscevano, e che, durante alcuni giorni, tra il cielo infinito e il mare immenso, vivranno la vita più intima, sfideranno insieme le collere dell’oceano, l’assalto terrificante delle onde e la calma sorniona dell’acqua dormiente? In fondo, è la vita stessa vissuta in una sorta di tragico compendio, con le sue tempeste e le sue grandezze, la sua monotonia e la sua diversità, ed ecco perché, forse, si gusta con una fretta febbrile e una voluttà altrettanto intensa questo breve viaggio di cui s’intravede la fine dal momento stesso in cui comincia.

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Così, durante le prime ore, ci sentimmo seguiti, scortati, preceduti da questa voce lontana che, di tanto in tanto, sussurrava a uno di noi alcune parole di laggiù. Due amici mi parlarono. Altri dieci, altri venti inviarono a noi tutti, attraverso lo spazio, i loro addii rattristati o sorridenti. Ora, nel secondo giorno, a cinquecento miglia dalle coste francesi, in un pomeriggio tempestoso, il telegrafo senza fili ci trasmetteva un dispaccio di cui ecco il tenore: Arsène Lupin a bordo, prima classe, capelli biondi, ferita avambraccio destro, viaggia solo, sotto il nome di R...

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In quel preciso momento, un tuono violento scoppiò nel cielo scuro. Le onde elettriche furono interrotte. Il resto del dispaccio non ci pervenne. Del nome sotto il quale si celava Arsène Lupin si seppe solo l’iniziale. Se si fosse trattato di qualunque altra notizia, non dubito che il segreto sarebbe stato mantenuto scrupolosamente dagli impiegati del telegrafo, come pure dal commissario di bordo e dal comandante. Ma è uno

glia, adolescente, vecchio, commesso viaggiatore marsigliese, medico russo, torero spagnolo! Che ci si renda conto di questo: Arsène Lupin che va e viene nel quadro relativamente ristretto di un transatlantico, che dico! In questo piccolo angolo delle prime classi dove ci si ritrova in ogni momento, in questa sala da pranzo, in questo salotto, in questo fumoir! Arsène Lupin, era forse quel

Arsène Lupin, l’uomo dai mille travestimenti: di volta in volta autista, tenore, bookmaker, ragazzo di buona famiglia, adolescente, vecchio, commesso viaggiatore marsigliese, medico russo, torero spagnolo! di quegli eventi che sembrano forzare la discrezione più rigorosa. Lo stesso giorno, senza che si potesse dire come la notizia fosse stata divulgata, sapevamo tutti che il famoso Arsène Lupin si nascondeva tra noi. Arsène Lupin tra noi! L’inafferrabile ladro di cui si raccontavano da mesi le prodezze in tutti i giornali! L’enigmatico personaggio con cui il vecchio Ganimard, il nostro migliore poliziotto, aveva impegnato quel duello mortale, le cui peripezie si svolgevano in modo tanto pittoresco! Arsène Lupin, il gentiluomo stravagante che opera soltanto nei castelli e nei salotti, e che, una notte in cui era entrato dal barone Schormann, ne era uscito a mani vuote lasciando il suo biglietto da visita, su cui aveva scritto la frase seguente: “Arsène Lupin, ladro gentiluomo, tornerà quando i mobili saranno autentici”. Arsène Lupin, l’uomo dai mille travestimenti: di volta in volta autista, tenore, bookmaker, ragazzo di buona fami-

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signore..., oppure quello..., il mio vicino di tavolo..., il mio compagno di cabina... “E questo durerà ancora per cinque giorni”, esclamò miss Nelly Underdown, “ma è intollerabile! Spero bene che l’arrestino.” E rivolgendosi a me: “Vediamo, lei, signor d’Andrésy, che è in ottimi rapporti col comandante, non sa nulla?” Io avrei voluto certamente sapere qualcosa per compiacere miss Nelly! Era una di quelle magnifiche creature che, ovunque siano, occupano subito il posto più in vista. La loro bellezza, come la loro fortuna, affascina. Hanno una corte di appassionati, di entusiasti. Cresciuta a Parigi da madre francese, raggiungeva suo padre, il ricchissimo Underdown di Chicago. L’accompagnava una sua amica, lady Jerland. Sin dalla prima ora, avevo posto la mia candidatura per un flirt, ma nell’intimità ra-

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pida del viaggio, il suo “1. Lupin si fa chiamare fascino mi aveva subisignor R...” to turbato, e mi sentivo “È un indizio un po’ un po’ troppo emoziovago.” nato per un flirt quan“2. Viaggia da solo.” do i suoi grandi occhi “Se questo particolare le neri incontravano i miei. basta.” Tuttavia, lei accoglieva “3. È biondo.” i miei omaggi con un “E allora?” certo favore. Le piaceva “Non ritiene possibile “Allora non dobbiamo ridere alle mie battute e fare altro che consultare che potremmo interessarsi ai miei anedcondurre l’inchiesta noi la lista dei passeggeri e doti. Una vaga simpatia procedere per eliminastessi, così bene come sembrava corrispondere zione.” farebbe il vecchio alla premura che le testiAvevo la lista in tasca. La Ganimard, il nemico presi e le diedi una scormoniavo. personale di Arsène Un solo rivale, forse, mi sa. Lupin?” avrebbe preoccupato, “Noto in primo luogo che un giovane abbastanza ci sono soltanto tredici bello, elegante, riservato, del quale lei sempersone con l’iniziale che si pone alla nobrava a volte preferire l’umore taciturno ai stra attenzione.” miei modi più “in apparenza” di parigino. “Soltanto tredici?” Faceva parte appunto del gruppo di ammi“In prima classe, sì. Su questi tredici signoratori che circondava miss Nelly, quando ri R..., come lei se ne può assicurare, nove lei mi pose la domanda. Eravamo sul ponsono accompagnati da donne, bambini o te, piacevolmente seduti sulle sedie a dondomestici. Restano quattro persone da sole: dolo. La tempesta del giorno prima aveil marchese de Raverdan...” va rischiarato il cielo. L’ora era deliziosa. “Segretario d’ambasciata”, interruppe miss “Io non so niente di preciso, signorina”, le Nelly, “io lo conosco.” risposi, “ma non ritiene possibile che po“Il maggiore Rawson...” tremmo condurre l’inchiesta noi stessi, così “È mio zio”, disse qualcuno. bene come farebbe il vecchio Ganimard, il “Il signor Rivolta...” nemico personale di Arsène Lupin?” “Presente”, gridò uno fra noi, un italiano la “Oh! Oh! Lei si spinge un po’ troppo oltre!” cui faccia spariva sotto la barba del più bel “In che cosa? Il problema è così complicato?” nero. “Molto complicato.” Miss Nelly scoppiò a ridere. “Lei dimentica gli elementi che abbiamo “Il signore non è precisamente biondo.” per risolverlo.” “Allora”, continuai, “siamo costretti a conclu“Quali elementi?” dere che il colpevole sia l’ultimo della lista.”

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No, non avevano preso tutto, come si seppe in seguito; cosa molto più curiosa: avevano scelto! “Cioè?” “Cioè il signor Rozaine. Qualcuno conosce il signor Rozaine?” Tacquero. Ma miss Nelly, interpellando il giovane taciturno la cui assiduità accanto a lei mi tormentava, gli chiese: “Ebbene, signor Rozaine, non risponde?” Si voltarono verso di lui. Era biondo. Confesso di aver sentito come un piccolo shock dentro di me. E il silenzio imbarazzato che pesò su di noi mi indicò che anche gli altri presenti provavano questa specie di soffocamento. Era assurdo, d’altronde, poiché nulla nei comportamenti di questo signore permetteva di sospettarlo. “Perché non rispondo?”, disse. “Ma perché, visti il mio nome, la mia qualità di viaggiatore isolato e il colore dei miei capelli, ho già iniziato un’inchiesta analoga e sono arrivato allo stesso risultato. Sono dunque del parere che mi arrestino.” Aveva un’aria buffa, pronunciando queste parole. Le labbra sottili come due righe in25

flessibili si assottigliarono ancora e impallidirono. Fili di sangue striarono i suoi occhi. Di certo, scherzava. Eppure, la sua fisionomia, il suo atteggiamento ci impressionarono. Ingenuamente, miss Nelly chiese: “Ma lei non presenta una ferita?” “È vero”, disse, “la ferita manca.” Con un gesto nervoso, si tirò su la manica e scoprì il braccio. Ma subito mi colpì un’idea. I miei occhi incrociarono quelli di miss Nelly: aveva mostrato il braccio sinistro. E, in fede mia, stavo per farlo certamente notare, quando un incidente sviò la nostra attenzione. Lady Jerland, l’amica di miss Nelly, giungeva di corsa. Era sconvolta. Si prodigarono attorno a lei, e solo dopo molti sforzi riuscì a balbettare: “I miei gioielli, le mie perle!... Hanno preso tutto!...” No, non avevano preso tutto, come si seppe in seguito; cosa molto più curiosa: avevano scelto! Dalla stella di diamanti, dai ciondoli di ru-

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bini a cabochon, dalle collane e dai braccialetti frantumati, avevano portato via non le pietre più grosse, ma le più fini, le più preziose, quelle, si sarebbe detto, che avevano maggiore valore ed erano meno appariscenti. Le montature stavano lì, sul tavolo. Le vidi, tutti le vedemmo, spogliate dei loro gioielli come fiori a cui avessero strappato i bei petali scintillanti e colorati.

E per eseguire tale lavoro durante l’ora in cui lady Jerland prendeva il tè, sarebbe occorso, in pieno giorno e in un corridoio frequentato, rompere la porta della cabina, trovare una borsetta celata di proposito in fondo a una cappelliera, aprirla e scegliere! Non vi fu che un grido tra noi. Non vi fu che un’opinione tra tutti i passeggeri, quando si seppe del furto: è Arsène Lupin.

© 2012 Newton Compton editori s.r.l. Traduzione dal francese di François Proïa.

Maurice Leblanc Maurice Leblanc nacque in Normandia, a Rouen, l’11 novembre 1864, secondogenito di un italiano, naturalizzato francese col nome di Émile Leblanc. Trasferitosi a Parigi, frequentò l’intellighenzia del tempo: Maurice Maeterlinck, Jules Renard, Alphonse Daudet e Léon Bloy. Ma gli autori cui teneva di più furono Flaubert, di Rouen come lui, e Maupassant, che ritenne suo maestro e dal quale fu sostenuto. Nel 1905, spinto dall’amico editore Pierre Lafitte, pubblicò senza alcuna convinzione L’arresto di Arsène Lupin. Il successo immediato lo portò a continuare le avventure dello straordinario ladro gentiluomo, divenuto celeberrimo, con una incessante, felicissima produzione che durò fino al 1941, anno della sua morte. La sua casa nella splendida località di Étretat (Senna Marittima, sulla Manica), luogo privilegiato per le avventure del suo eroe, è oggi divenuta museo col nome di Clos Arsène Lupin.

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MEMORIALE DI JUANITO GÓMEZ, MARINAIO AL SOLDO DI UN AMMIRAGLIO ITALIANO

racconto

di Fabio Stassi

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i avevano comprato per pochi maravedís, al porto, perché eravamo disperati: qualcuno l’avevano preso dalle carceri, altri raccolti qua e là, per la Spagna: lazzaroni, mentecatti, un paio di gitani, e anche gente di teatro, che non faceva più fortuna, uno scrivano... a me avevano detto che pagavano in anticipo, per le nostre sacre famiglie, perché tirassero avanti, e che la paga era buona, e invece di monete non se ne videro più dopo le prime, ma al ritorno, insistevano, al ritorno nessuno ci avrebbe più riconosciuto per quanto oro avremmo portato, oro, tutto si rivestiva d’oro mentre quelli ci reclutavano, era difficile resistere a tante promesse, ti dicevano che era l’occasione della tua vita, che non ne avresti avuto un’altra, nemmeno se fossi rinato per mille anni di seguito, i più savi si allontanavano, per non lasciarsi ten-

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tare, quelli che conoscevano il mare si mettevano a ridere, mi ci è voluto del tempo per capirlo, ma allora tutto quel riderci sopra mi offendeva, mi sembrava un privilegio, anche la verità è un privilegio, sapere sempre le cose come stanno, e che non potranno cambiare, e poterne ridere, almeno così pensavo, ma non è per questo che scelsi di salire a bordo, sarei andato nel culo dell’Africa se m’avessero pagato, no, non era l’oro che mi interessava, perché l’oro era il futuro, e ci vuole immaginazione per questo genere di cose, mi bastava la ricompensa giornaliera, ma del Mare Oceano nessuno fece parola, io non chiesi nulla, ti paghiamo per viaggiare, fu tutto quello che mi sentii dire, dove non aveva importanza, e avevano ragione, che importanza ha, ciò che conta è il lavoro da fare, e i giorni di navigazione, tanto non sei tu che decidi la rotta, e io era da troppo che

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ad altre due caravelle, da Palos, la luce tastavo a terra, dopo la storia dell’incendio, gliava l’aria, ma a terra nessuno ci badò a per mesi al porto mi evitarono, non sappiaparte un gruppetto di frati che si inginocmo che farcene di gente così distratta, mi dichiarono sulle básole bagnate del porto e cevano, ed era tutto, e non c’era verso di farnon smisero di pregare finché non prengli cambiare idea, questi invece non volevademmo il largo, c’era un vento regolare, no domande e non le facevano, ma non quella mattina, mio fratello diceva che parscartavano nessuno, per ufficiali scelsero i tire di venerdì avrebbe irritato dio nostro siveterani, gli unici che avevano accettato, vegnore e che si cominciava sotto una cattiva terani di cosa, mi domandavo, ché qui si è stella, ma io gli chiusi la bocca, perché a fare veterani solo della miseria e del bisogno, l’uccello del malaugurio non ci si guadagna imbarcarono su anche qualche avventurienulla, e quando tre giorni dopo saltò il timoro, di quelli non ne mancano mai, l’ammirane alla Pinta lui stette zitto, ma gli si leggeglio era un italiano, e non poteva essere che vano parole negli occhi, e rabbia, perché in italiano, solo loro sono così folli e incompequel viaggio non ci voleva venire, passarotenti, con me venne mio fratello Enríquez, no altri tre giorni e su seppure con molta rilutun’isola, davanti la costa tanza, per lui erano tutte dell’Africa, avvistammo bugie, i soldi della regina, un fuoco, e il cielo si rie che si sarebbe trovato empì di zampilli e di cel’oro, e che quel viaggio nere, un segno, sussurrò era benedetto dal Signore, Enríquez, un altro setutte bugie, ma a me non gno, mordendosi le labimportava, volevo solo bra, ci fermammo allora partire, e che mi pagassea Gomera, al porto di ro, lo ripeto, ne avevo proSan Sebastian, a bordo prio necessità, e stavo in Noi dormivamo sotto era ancora tutta una febuona compagnia, a riponte, a volte di notte sta, giocolieri, cartomanpensarci ora, certo, si fredmi avvicinavo a quei ti, mancavano solo le da il sangue, una nave di zingari, teatranti, filibuvetri smerigliati dietro puttane, e per la verità stieri, una nave di morti cui ardeva sempre una qualcuna la fecero pure salire, per qualche ora, di fame governata da un candela, e quell’uomo ma di nascosto all’Amfolle, non c’era male, che mi faceva pena, con miraglio, tanto quello se saremmo entrati nella stotutte le sue carte ne stava per conto suo e ria, con quel carico, no, a questo non ci credeva nesaperte sopra il tavolo non si accorgeva mai di nulla, chiuso nella sua suno, e nessuno ci teneva, cabina, la sola di tutte e tre le navi, noi dortanto la storia la fa chi scrive, e scrivere si mivamo sotto ponte, a volte di notte mi avscrivono sempre le stesse cose, quelle che vicinavo a quei vetri smerigliati dietro cui vogliono loro e che non sono state, partimardeva sempre una candela, e quell’uomo mo un venerdì, all’inizio di agosto, insieme 28

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centro del nostro cielo, e gli alisei cominciami faceva pena, con tutte le sue carte aperte rono a soffiare, qualcuno ebbe paura, non sopra il tavolo, pareva che ragionasse con per i viveri, perché ce n’erano a sufficienza, qualcuno, che avesse una febbre, la sua fie nemmeno per il tempo, perché era come gura gettava lunghe ombre che finivano nel d’aprile in Andalusia, così diceva lo scrivamare, sì, quell’uomo mi fece pena dal primo no, era per la strana rotta che avevano preso momento che lo vidi, per gli occhi, forse, le navi, correva voce che l’Ammiraglio voperché tremavano più delle candele, o per lesse raggiungere l’isola di Cipango, scoprila voce, il guaio era che non potevi restarne re la nuova via delle Indie, come suona bene indifferente, che fosse pazzo lo sospettai suadesso, si diceva anche che aveva molti conbito, ma non ci volli credere, mio fratello, ti da saldare, e con molta gente, ma tutti sainvece, se ne andava in giro a dire a tutti che pevamo che dall’Oceano l’Ammiraglio era possenessuno era più tornato, duto da un démone, e tutte le sere c’era e ci prese un’inquietudiche era un uomo debole, qualcuno che gridava ne infantile, il cielo si poe che ci avrebbe portato tierra, tierra, e polò di strani uccelli cocerto alla sventura, e palorati, e il mare di pesci reva un profeta mentre piangeva, i baschi diceva queste cose, uno dissero che avremmo volanti, e poi di gemme verdi, limacciose, ma che che annuncia l’Apocalisdovuto prenderci una a passarci in mezzo non se, gli zingari lo maledidi quelle caravelle e ci si restava incagliati, cevano per questo, nella tornarcene indietro come temevamo, a un loro lingua, e anche gli galiziano venne una crisi, altri, in tutte le lingue del e gli dovemmo legare le mani e tenergli fermondo, perché su quelle navi c’erano porma la lingua, per giorni gli aghi delle bussotoghesi, italiani, greci, va’ a farti fottere, gli le si bloccarono, e le acque si gonfiarono gridavano, sacco di merda, ma quando risenza vento, e nessuno sapeva darne una partimmo da Gomera, e la Polare si fissò al

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ti, ma anche questo non era nuovo, perché ragione, si vide persino un colombo svolazgente come noi non aveva niente da perdezare sopra le nostre teste, gli uomini allora re, e nessuno ci avrebbe rimpianto, piano cominciarono ad avere visioni, Martin Aloncalò un senso di disfatta, ma nemmeno queso, dal cassero della Pinta, chiamò la terra sto era nuovo, perché il proprio destino uno una prima volta, e anche io credetti di venon se lo può scrollare di dosso neppure a derla, una montagna come quella di Teneritremila miglia di distanza, finalmente venfe, che al mattino scomparve, era che tutta ne un giorno di pioggia, e tornò il vento, e il quella luce irritava gli occhi, quel vento a mare, il grande Mare Oceano, si fece fiume, poppa regolare ma lento, e nessuna occupaun fiume di alghe verdi, per il resto era tutto zione, niente di niente, solo mare, l’Ammicoperto da petali e da legni, di mattino ucraglio diede ordine di procedere anche di celli screziati si posavano sull’albero di popnotte, e tutte le sere c’era qualcuno che gripa, e le caravelle correvano a sette nodi, a dava Tierra, Tierra, e piangeva, i baschi disquesta velocità per l’inferno non mancherà sero che avremmo dovuto prenderci una di davvero molto, diceva ancora Enríquez, ma quelle caravelle e tornarcene indietro, al più pure nella sua voce si sentiva ormai una presto, per uscire vivi da quell’empresa, a coresa, ci eravamo persi sto di tagliare la gola a nella notte stellata dell’ututti gli stranieri, la bianca gola dell’Ammiraglio Finalmente venne un niverso, era questa la verità, ma nessuno se ne per prima, mio fratello giorno di pioggia, e propose di buttarlo ai pe- tornò il vento, e il mare, curava più, l’equipaggio aveva ripreso a dormire, sci, gli altri avrebbero cail grande Mare oceano, come all’inizio di quel pito, quel viaggio era stato tutta una follia, lo sa- si fece fiume, un fiume viaggio, solo l’Ammiradi alghe verdi glio non chiudeva occhio, pevano anche gli zingari, la sua cabina era sempre che leggono la sorte, ma illuminata, e le sue carte aperte, e così restauna sera un capitano alzò la voce, e ci batrono fino a una notte senza luna, ricordo tezzò idioti, e disse che a Cipango avremmo persino la data, il pomeriggio m’ero fatto trovato oro e perle e pepe nero e bianco, dei conti, così, per passare il tempo, quel l’Ammiraglio l’aveva letto da un veneziano, giorno, per me, era l’undici di ottobre, l’Amsi trattava soltanto di pochi altri giorni di miraglio venne sul ponte, ma si vedeva che navigazione, di poche ore forse, ma questo non era come le altre volte, diceva cose sennon calmò gli uomini, il capitano allora proza senso, e aveva la camicia strappata, e i mise una pensione annua al primo che capelli in disordine, no, non c’erano più avrebbe avvistato l’isola, perché l’isola era dubbi sul suo stato, mi avvicinai e gli consivicina, così se ne andò quasi un mese, e io gliai di tornarsene a letto, non c’era nessun mi chiedevo cosa veramente cercava l’Amaltro, a quell’ora, sul ponte, ma l’Ammiramiraglio in quel mare, se davvero sognava glio si sporse sul mare, e io fui certo che si stive d’oro, e di zenzero, e di noce moscata, sarebbe gettato, invece cominciò a vomitao se era soltanto l’orgoglio di vincere una re, vomitava sangue, e mentre vomitava discommessa, o un capriccio della sua fantaceva che aveva sbagliato i calcoli, ma con la sia malata, siamo perduti, dicevano in mol30

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sua malattia, e con quelle degli uomini, perché gli uomini non si possono misurare in miglia, e si sbaglia sempre, e sempre si perde l’isola di Cipango, diceva cose così, senza senso, e che credeva di guarire, e che invece portava con sé la morte, lo sentii con le mie orecchie, poi si mise a invocare la tempesta e i mostri marini, che divorassero ogni nave che seguisse la sua rotta, per almeno un secolo, e scendesse la peste sulla Castiglia e sul Portogallo, perché una peste che si chiama Europa non contagiasse altre terre, e non ci fossero nuovi mondi da far diventare vecchi, e non si costruissero ponti d’oro e d’argento sul Mare Oceano, e nessun altro sangue macchiasse quelle acque, così gridava l’Ammiraglio, quella notte, e la mia pena si accrebbe tanto che dovetti distogliere gli occhi e piantarli altrove, su una piccola candela di cera che balenava all’orizzonte, anche l’Ammiraglio si tirò su, e corse un tale che

si chiamava Pedro Gutiérrez, e un altro, che dicevano Yzquierdo, tutti trattenemmo il fiato, finché l’Ammiraglio si asciugò del sudore e giurò che avrebbe strangolato con le sue mani il primo che urlava la terra, poi svegliò il timoniere e ordinò di invertire la rotta, fu così che tornammo in Spagna, senza oro e senza pepe e nessuna notizia, sino a questo porto dove adesso racconto del viaggio a chi lo vuole e dove nessuno mi Disponibile su crede, dopo avere superato www. cubolibri.it due burrasche e perso una caravella, alla Rocca di Sintra l’Ammiraglio si calò su una scialuppa, con un sorriso inebetito e felice, e chissà che ne è stato, se gli sgherri della regina l’hanno poi ridotto in catene, nessuno ha invece pagato le nostre fatiche, e mai mi daranno la pensione annua che un capitano aveva promesso a chi vedeva per primo il favoloso Cipango, mentre alla darsena già si approntano altre navi e si raccolgono altri equipaggi.

Fabio Stassi Fabio Stassi, di origini siciliane, vive a Viterbo e lavora a Roma come bibliotecario. Ha pubblicato: Fumisteria (GBM 2006, Premio Vittorini per il miglior esordio), È finito il nostro carnevale (Minimum fax 2007), La rivincita di Capablanca (Minimum Fax 2008, Premio Palmi 2009; Premio Coni 2009), Holden, Lolita, Živago e gli altri. Piccola enciclopedia dei personaggi letterari (1946-1999) (Minimum Fax 2010). Il suo ultimo romanzo, L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio 2012, disponibile da Cubolibri) è appena uscito e sarà tradotto nelle principali lingue straniere. Disponibile su www. cubolibri.it

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Il mondo dell’ebook

EBOOK: Ăˆ TEMPO DI BILANCI Si avvicina Natale, periodo di cruciale importanza per il bilancio di un intero anno nel mercato eBook, ma i cui effetti si conosceranno nel dettaglio solo nel primo trimestre del 2013. Nel frattempo, la Buchmesse ha tirato le fila di una fase piena di luci e ombre per il settore del libro in Italia. di Daniela De Pasquale


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a vicinanza della fine dell’anno ci ricorda che è tempo di bilanci, anche nel mondo degli eBook. A che punto è l’editoria digitale in Italia e nel resto del mondo? Può essere utile fare una sintesi dei dati fin qui disponibili, a uso e consumo di chi si sente un po’ smarrito nel caos delle fonti variegate e disordinate disponibili in rete e di chi vuole pronunciarsi e fare previsioni per l’anno che verrà.

lettori forti che hanno molti più tablet che eReader (73% vs 16%) ma che in assoluto prediligono ancora il laptop.

E in Italia, abbiamo raggiunto l’ambito 1%? L’Italia è uscita male e con gli occhi chiusi nella fotografia che l’AIE ha scattato alla Buchmesse presentando i dati del Rapporto sullo stato dell’editoria 2011 e sui primi 9 mesi del 2012. Una notizia buona e molte cattive. Partiamo dalla prima: l’eBook cresce. Siamo passati dallo 0,1% del 2010 allo 0,9% del 2011 Ripartiamo dalla Buchmesse: cosa succedei canali trade, segnando un +740% che in de fuori dall’Italia? soldoni fa 12,6 milioni di fatturato. Cominciamo facendo un passo indietro di Ma sono numeri che possono far fronte ai circa un mese, per raccogliere quanto è stadati in discesa del contesto in cui si trovato detto alla Buchmesse di Francoforte, il no? Questo 0,9% rappresenta lo 0,38% del più importante mercato mondiale dei diritmercato complessivo, che a sua volta (dati ti editoriali e ultimo – in ordine cronologico Nielsen) ha registrato un giro d’affari in – evento di respiro internazionale che precalo del 3,7% nel 2011 e dell’8,7 a settembre cede la fine dell’anno. 2012. Dopo aver segnato un +72% nelle vendite Secondo dato su cui riflettere: sono cresciuti di eBook a Febbraio 2012, a luglio l’Assoi titoli digitali disponibili. 19.884 a fine 2011 ciation of American Publishers e Book In(28.949 se consideriamo singolarmente tutti dustry Study Group hanno rilevato che nei formati) e 31.616 a giugli Usa gli eBook di nargno (o se si preferisce, rativa per adulti hanno Dai numeri dell’AIE, 43.427): più del doppio superato le vendite dei l’eBook cresce, ma in in 6 mesi. Ma, nonostanlibri tradizionali. un contesto di dati te la produzione di nuovi Ad agosto 2012 anche gli eBook del Regno Unito si quasi completamente titoli rappresenti l’unico preceduti dal segno indicatore positivo del sono aggiunti al sorpas2011, le novità digitali so. In particolare, Amameno sono solo il 37%. Questo zon dichiarava che per vuol dire che ci sono strategie promoziona100 libri venduti nei suoi punti vendita fisili orientate ancora a preferire il solo canaci, venivano scaricati 114 eBook su Kindle. le cartaceo, oppure che la disponibilità del In Francia, un’indagine realizzata da Opiformato eBook viene posticipata rispetto nionWay afferma che il 14% dei Francesi al lancio sugli scaffali delle librerie brick dai 15 anni in su ha letto almeno un eBook and mortar. Molti editori stanno ancora dinegli ultimi 6 mesi: si tratta per lo più di

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gitalizzando il proprio catalogo, che offre l’occasione di sperimentare, riorganizzare e magari arrotondare, ma non sono ancora pronti a una transizione che contempli un apparato di business rinnovato. Ma il dato più grave di quest’anno è che sono diminuiti i lettori. È vero, i lettori di eBook sono passati dall’1,3% del 2010 al 2,3% del 2012. Ma, complessivamente, in Italia abbiamo perso 700mila lettori, il 6,5% in un solo anno. Per fare un confronto, siamo al 45,3% degli italiani, contro il 61,4% degli spagnoli, il 70% dei francesi, l’82% dei tedeschi e il 72% degli americani. Il nostro 2,3% di lettori di eBook, paragonato al 20% dei lettori digitali degli Usa, ci fa capire che sarà difficile fare previsioni sul futuro degli eBook in Italia basandoci solo sul trend d’oltreoceano e supponendo uno scarto di cinque anni, perché sono diverse le basi antropologiche e culturali delle due popolazioni. Nel frattempo, possiamo provare a indagare il pensiero di tre stakeholders fondamentali: l’Associazione italiana editori, gli operatori culturali, i giovani. Cosa propone l’AIE? L’AIE promette di passare dalle parole ai fatti e propone il suo programma in quattro punti: un ruolo di leadership a livello europeo per l’Italia, con il progetto TISP (Technology Technology and Innovation for Smart Publishing), ), con partenza prevista a gennaio 2013 e con l’obiettivo di creare sinergia tra l’industria editoriale e i fornitori di tecnologia di tutta Europa, attraverso la condivisione e lo scambio di esperienze di business che forniscano soluzioni e proposte per nuovi prodotti e servizi. In secondo luogo, l’im-

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pegno affinché anche gli eBook abbiano un’IVA agevolata: l’imposizione fiscale del 21%, che nel 2013 arriverà al 22%, rispetto dannoal 4% del cartaceo, è discriminante, danno sa e annulla di fatto i vantaggi economici che rendono competitivo l’eBook rispetto al libro. Basti pensare che il prezzo medio netdi un eBook nel 2011 è di 11,07 euro: al net to dell’IVA al 21% sarebbe 9,15 euro, al di sotto del prezzo soglia di 10 euro entro il quale il lettore italiano considera ragionevole l’acquisto di un eBook. In terzo luogo, un credito d’imposta sull’innovazione: non solo eBook, ma anche tutto ciò che è digitale, dalle app alle banche dati, dai prodotti educativi alle riviste scientifiche online. Ma soprattutto per agevolare tutto il processo di cambiamento strutturale e di riqualificariqualifica zione che gli operatori stanno affrontando per rendere possibile la transizione al digitale. Infine, una politica coordinata per il libro: oggi ci sono troppi interlocutori, dal Mibac al MIUR, dal ministero degli Affari Esteri a quello per lo Sviluppo Economico fino alla presidenza del Consiglio, e la macchina nel complesso risulta frammentata e ottimizzanpoco oleata. Razionalizzando e ottimizzan maggiordo le azioni e i flussi, ci si potrà maggior mente concentrare sul presidio del diritto d’autore, che è la vera patata bollente di tutto il mercato digitale. Cosa pensano gli operatori culturali? Il magazine “Libreriamo” ha condotto un’indagine tra scrittori, editori, giornalisti ed esperti per sondare gli umori e i timori di chi opera nel mercato: 7 addetti ai lavori su 10 considerano la proprietà intellettuale come il fattore più a rischio, e mentre si è ottimisti sulla conquista di una nuova fetta

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non è più tra simili ma tra di lettori, si ha paura che diversi prodotti mediatici. il digitale e fenomeni in Quanto ai format, c’è una evoluzione come il selfnovità partita in sordina publishing, possano proche si sta conquistando il vocare la scomparsa di suo spazio: l’audiolibro. figure professionali oggi Superata la fase di scetindispensabili: per il 52% ticismo, ora si riscopre il i più a rischio sono i librai, piacere di farsi raccontare seguiti da editor (45%) e una storia quando non si distributori (34%). ha la possibilità di tenere I player si sbottonano un libro tra le mani, e proquepoco sui numeri, e que babilmente anche un desto non è una novità. Ma L’audiolibro vice per leggere un eBook. è fresca la notizia che si ha superato lo Il principale produttore legge in un comunicato scetticismo che lo italiano è Emons, che ha stampa del gruppo RCS, affidato ad attori famosi partiche indica come parti accompagnava e la realizzazione di oltre colarmente rilevante “la sta conquistando crescita dei ricavi dalla sempre più consensi, 80 titoli e che ha trovato la chiave del suo consovendita di copie digitali, affermandosi lidamento nella collaboche rappresentano il 15% come ulteriore razione con editori come Includei ricavi digitali. Inclu format culturale in Feltrinelli e Marsilio, con dendo tutte le attività competizione con un occhio di riguardo al digitali, i ricavi digitali mondo dei ragazzi. di Gruppo raggiungono l’ebook il 15% dei ricavi totali”. Giovani e eBook: un futuro a braccetto? Sempre in occasione della Buchmesse, A proposito di giovani, il settore bambini e forla casa editrice Fazi è stata generosa nel for ragazzi è l’unico ad aver registrato una crenire dati che possiamo iniziare a incasellare scita nel fatturato nel 2011, anche a livello nell’ottica di confronti con altri editori per internazionale, sia nella vendita di diritti pensare a delle stime: 30.000 copie venduriche nelle coedizioni, per la prima volta ri te del catalogo eBook composto da 170 tilevate nel report dell’AIE. Anche in questo toli nel 2012, con un fatturato del 2,5% sul caso, c’è un segnale di allarme, che però totale, registrando ad agosto 5.800 vendite non deve scoraggiare: la fascia di lettori più su Amazon, 800 su Apple, oltre 1000 sugli forte (14-29 anni) è quella crollata di più in altri store online. E Cristina Foschini, del paraItalia, arrivando al 57,9%. Per fare un para gruppo Gems di cui Fazi fa parte, ammette regigone, in Usa in quella stessa fascia si regi che il cambiamento è presente e palpabile. stra l’83%, e il 60% frequenta le biblioteche A cambiare è il concetto stesso di libro, più (Pew Research). vicino a quello di format, e la competizione

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sarà questo Natale a decidere del futuro degli ebook in Italia. I libri digitali costano meno e il mercato offre tablet e ereader per tutti i gusti e tutte le tasche. Ma mentre i numeri calano, cresce la generazione nata con internet, con i pc e con i tablet, abituata da sempre a leggere su schermo, che porterà a un inevitabile aumento del digitale. È necessario che tutti gli operatori culturali svolgano con consapevolezza la loro parte in un progetto complessivo e strutturato di educazione alla lettura. Sarebbe un bel segnale e ci piacerebbe che nel 2013 anche i titoli per ragazzi si affacciassero nelle classifiche degli eBook più venduti.

Tab 2 o Nexus 7 se si opta per il tablet, la famiglia dei Kobo e quella dei Kindle se si preferisce l’eReader, passando per l’italiano biblet Reader di Telecom. Questi i più gettonati. Quale sarà il re del Natale 2012?

Quali le novità da mettere sotto l’albero? Sarà questo Natale a decidere del futuro degli eBook in Italia nel medio periodo. I libri digitali hanno raggiunto un prezzo abbordabile. Se ci sarà la giusta promozione del concetto di regalo, attraverso sistemi agevoli di buoni, coupon e invii elettronici, ci sarà un decisivo ritorno in termini di awareness. Senza dimenticare che ormai tutti gli operatori sono sul mercato con i loro dispositivi, i prezzi sono decisamente calati rispetto allo scorso anno, e i modelli sono disponibili per tutte le esigenze e tutte le tasche. Kindle Fire base o HD, iPad Mini, Galaxy

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Il mondo dell’ebook

SALVA L’AMBIENTE, LEGGI UN EBOOK! da un lato i libri cartacei, il cui processo di produzione è inquinante e depaupera tante risorse naturali. dall’altro i libri digitali, i migliori amici dell’ambiente. Ma è davvero tutto oro ciò che luccica? di Roberto Dessì

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eggere fa bene. No, non è l’ennesimo scontato claim dell’ennesima scontata campagna pro-lettura. Uno studio dell’università di Stanford ha di recente ‒ e per l’ennesima volta ‒ confermato che qualche ora dedicata a García Márquez, Tabucchi o anche Ken Follett è una vera e propria palestra per il nostro cervello, lo rafforza e lo preserva dalla degenerazione dei tessuti. Senza par-

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lare dei positivi influssi sull’umore e sulla cultura, naturalmente. Guardando da un’altra prospettiva, però, leggere fa male. Fa malissimo. Più delle sigarette, più di un’ora imbottigliati nel traffico della tangenziale: vi intossica con i suoi fumi nocivi, dilapida i polmoni verdi della Terra, consuma preziose risorse idriche, quando non le avvelena. Quell’innocente agglomerato di cellulosa che occhieggia dal-

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le vostre librerie e che tanto amate, in realche mai). Rivisto il conteggio, si arriva a tà trama silenziosamente per farvi fuori. circa 7,5 kg di Co2 e compagnia, per ogni Incipit un pelo apocalittico, mi rendo conto. libro. Vi è passata la voglia di leggere? Nella sostanza, però, le cose stanno proprio Non temete. Forse una soluzione c’è. Forse così: come la produzione di qualsiasi altro la stringete tra le mani. Senza dubbio l’avebene materiale, anche il libro dà il suo nete proprio adesso davanti agli occhi. Pensafasto contributo all’allargamento del buco teci. Che cos’è “PreTesti”? Bravi, una rivista nell’ozono e allo scioglimento dei ghiacciai. digitale. Non viene ‒ salvo occasioni speTempo fa, Brian Palmer per il “Washington ciali ‒ stampata su carta. Non viene distriPost” si è preso la briga di fare qualche calbuita su TIR, non viene riciclata o mandata colo, con risultati sconal macero se non si venfortanti. Nei soli States dono le copie previste Quell’innocente vengono abbattuti qual(anche perché è gratuiagglomerato di cellulosa cosa come 32 milioni di ta). Lo stesso accade per che occhieggia dalle alberi l’anno, e per ogni gli eBook, i libri digitali. vostre librerie e che libro pubblicato vengoChe siano loro, ancora tanto amate, in realtà no immessi nell’aria 4 una volta, a salvarci? trama silenziosamente Da una prospettiva mekg di sostanze dai nomi poco amichevoli quaramente ambientalista, per farvi fuori li anidride carbonica e comparare libri cartamonossido di carbonio. Moltiplicateli per cei e digitali equivale ad affiancare Stalin tutti i libri prodotti, ed ecco servito l’equie Ghandi. La già citata indagine del “Wavalente inquinante annuale di 7 milioni di shington Post” lo illustra bene: 32 milioni di automobili. alberi abbattuti? Tornano in vita, non serve Aggiungiamoci 28 litri di acqua consumati una sola risma di carta per gli eBook. 7,5 kg per la produzione di ogni libro, i veleni dedi schifezze? Sono quasi del tutto eliminarivanti dagli inchiostri, e le sostanze canceti. 28 litri d’acqua? All’eBook ne bastano 2 rogene immesse nell’aria per il trattamento bicchieri. Si attesta pressappoco sulle stese lo sbiancamento della carta. Questo per se cifre lo studio National Geographic del quanto concerne la sola fase produttiva. C’è 2011, dal quale emerge che ogni libro cartapoi quella distributiva (i TIR che trasportaceo produce tanto inquinamento quanto 14 no libri non vanno ad aria compressa, non omologhi digitali. ancora); quella di sovrapproduzione che Insomma: l’eBook è bravo e bello. Anche richiede il ritiro degli invenduti (e riecco i troppo per essere vero, e infatti non lo è. O TIR, a percorso inverso); il loro riciclo (che meglio, lo è osservando un solo punto di per quanto suoni molto eco-friendly, necesvista della realtà. Ce n’è un altro, ben più sita di altra acqua e scarica altro inquinainquinante: la produzione del supporto mento nell’aria) o il loro macero (peggio hardware per la lettura, si tratti di un eBook

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reader o di un tablet. Con loro in gioco, i corte, Toshiba presentò un semi-prototipo conti non tornano più. di eBook reader a carica solare, il Biblio Produrre un iPad significa infatti immettere Leaf SP02. Non se n’è più saputo nulla, ma nell’aria circa 130 kg di sostanze nocive. Sul intanto è stata presentata allo scorso CES di Kindle non si hanno dati certi, ma vengono Las Vegas una cover per Kindle, della Solarstimati circa 170 kg. Due rapidi calcoli per Focus, con mini pannello solare per ricarica raggiungere la conclusione che l’ambiente ecologica del dispositivo. A vincere l’Oscar può sopportare anche un nuovo eReader o nella categoria “paladini dei diritti dell’amtablet, a patto di ammortizzarne l’impatto biente” (con nomination anche in quella leggendo a sufficienza: le stime più conser“originalità”) è però un tablet prodotto dalvative parlano di almeno dieci titoli l’anno la MicroPro Computers. La sua storia riper eliminare ogni senso di colpa. Con una corda la favola di Pinocchio, dove Mastro postilla: l’inquinamento non viene prodotGeppetto assembla un bambino partendo to dalla sola realizzazione del device, ma da un pezzo di legno di poco valore. Con anche dalla sua ricarica e soprattutto dal lo stesso pezzo di legno l’azienda irlandese suo smaltimento: siliha realizzato un tablet. cio, plastica e altri maCerto, non ha il design L’ambiente può teriali impattano sulle di uno made in Cupertisopportare la emissioni di Co2 anche no, ma a quanto dichiaproduzione di un nuovo nel processo di dismisrano i suoi produttori il ereader o tablet, a sione, annullando (se 98% dei componenti è patto di ammortizzarne riciclabile. non addirittura peggiol’impatto leggendo rando) il rapporto di Lungi da me demonizalmeno 10 titoli l’anno zare il libro: come però convenienza tra eBook e versione cartacea. L’ha potrà confermare chi ci ben messo in evidenza, qualche mese fa, un lavora, l’industria della carta stampata – inarticolo di Nick Moran su “The Millions”. cludendo anche i prodotti da edicola – ha Morale della favola: per ammortizzare l’insacche di inefficienza notevoli, alle quali si tero ciclo di vita di un tablet dovreste aspetpotrebbe mettere una pezza con soluziotare la bellezza di cinque anni. Considerato ni “innovative” (virgolette doverose, visto che in soli due anni sono già usciti quattro che si tratta dell’uovo di Colombo). Una di modelli di iPad e infinite versioni di Anqueste è divenuta famosa grazie al fenomedroid, il vostro amore per la natura potrebno letterario dell’anno, le Cinquanta sfumabe cozzare con il desiderio di disfarvi di un ture di grigio di E.L. James, che inizialmente modello obsoleto per passare a uno nuovo se ne avvalse per diffondere il suo verbo fiammante. In alternativa, potreste valutare sado-maso e aggirare il problema dei costi l’acquisto di un device eco-sostenibile. di stampa. Si chiama print on demand, traQuando il Kindle aveva ancora le braghe dotto letteralmente “stampa su richiesta”:

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L’industria della carta stampata ha sacche di inefficienza notevoli, alle quali si potrebbe mettere una pezza grazie a soluzioni “innovative” piuttosto che far arrivare cento copie di un romanzo in libreria, e dover fare i conti con trasporto, reso, macero o riciclo, il libro viene stampato in loco. Attesa di soli cinque minuti e garanzia di trovare sempre il titolo che desiderate senza passare per le forche caudine dell’ordine in magazzino. Una moda che arriverà presto, si spera, anche in Italia. Comunque la pensiate, il diktat rimane l’acquisto consapevole. Controllate che i vostri libri siano stampati, almeno in parte, su carta riciclata, in quali stabilimenti, con quali ga-

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ranzie di tutela ambientale e riforestazione. Scoprite cosa c’è dietro il tablet che tenete tra le mani, chi lo produce e in quale fabbrica. Perché la customer care non è solo un efficiente servizio clienti o un buono sconto di tanto in tanto; è anche e soprattutto una produzione intelligente e sostenibile per il nostro, il vostro, ambiente. Ultimo, ma non ultimo: leggete, leggete e leggete!

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buona la prima storie di libri ed edizioni

PHILIP ROTH

“LA MACCHIA UMANA” (2000)

di Luca Bisin

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oco dopo la pubblicazione del romanzo Gli ambasciatori, nel 1903, Henry James scrisse all’amico W.D. Howells per imputargli una responsabilità certo inconsapevole e però di non lieve conto: alcune parole che Howells aveva pronunciato pochi anni addietro a un comune amico, e che questi aveva in seguito riferito al romanziere, costituirono per James “il tenue, vago germe, il semplice punto di partenza di un soggetto” da cui il tempo e il lavoro dello scrittore avrebbero tratto infine l’opera compiuta: “le annotai, come annoto ogni cosa, e anni dopo il soggetto irruppe a me, un giorno, scaturendo dal mio taccuino. […] Ma il punto è che già da molto tempo prima – dal momento in cui mi aveva colpito in quanto germe – si era separato da te o da qualsiasi cosa ti riguardasse! Era divenuto impersonale e indipendente. Nondimeno le tue iniziali figurano nella mia annotazione; e se tu non avessi pronunciato quelle cinque parole a Jonathan, egli non avrebbe potuto riferirmele (con tanta partecipazione e interesse), e io non avrei potuto elaborarle nella mia immaginazione. La morale è che sei responsabile dell’intera faccenda. Possa tu sostenere con coraggio questo fardello!”. Forse il pungolo che spinse Philip Roth, nel settembre del 2012, ad affidare al “New Yorker” una lettera aperta a Wikipedia per puntualizzare, a dodici anni dalla sua pubblicazione, il “tenue, vago germe” che gli aveva ispirato la stesura di La macchia umana, non attiene

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tanto a una pedante esigenza di precisio precisione, né a un futile pretesto di polemica verso la popolarissima enciclopedia online. Vi si legge, piuttosto, l’ambizione dello scritto scrittore a renderci trasparente l’esatta dinamica del proprio processo creativo, come anche l’urgenza di restituire alla memoria del suo deceamico Melvin Tumin, nel frattempo dece duto, l’inconsapevole responsabilità di aver (ingleinnescato quella dinamica. Alla voce (ingle se) di Wikipedia relativa al romanzo, dov’era riportata l’opinione che ascrive lo spunto sollecitante per la creazione del personaggio di Coleman Silk alla figura di Anatole Broyard – scrittore e giornalista di orgine creola, che nel corso della sua attività newyorkese volle affrancarsi dalle proprie origini afroamericane e darsi un’identità bianca –, Roth oppone risolutamente la propria indicazione dello scampolo di realtà che gli suggerì l’idea germinale dell’opera: non la vicenda, a lui quasi ignota, di Broyard, bensì quella, ben più prossima e conosciuta, del professore di sociologia Melvin Tumin, che nel 1985 durante una sua lezione a Princeton pronuncia, a proposito di due studenti assenti, le parole fatali che nelle prime pagine romanzo segneranno il destino del protagonista: “Qualcuno conosce queste persone? Esistono o sono degli spettri?”. Probabilmente, il tono non privo di astio usato da Roth nella sua lettera (“Ed è questo che mi ha ispirato nella scrittura di ‘La macchia umana’: non qualcosa che può essere o non essere accaduto a Manhattan nella vita

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della figura letteraria cosmopolita Anatole accadBroyard, bensì ciò che effettivamente accad de nella vita del professor Melvin Tumin”), la questione dibattuta della “vera” fonte recentemenispiratrice del romanzo (ancora recentemen te, la figlia di Broyard ha voluto ribadire via Facebook l’esattezza dell’interpretazione riportata da Wikipedia e avanzata, peraltro, da numerosi critici già all’indomani dell’uscita del libro), la diatriba non troppo amichevole circa la reciproca autorevolezza a pronunciarsi sul romanzo (scrivendo una prima volta a un amministratore di Wikipedia per chiedere la modifica della voce, Roth si vide rispondere di non essere, lui, l’autore, una fonte sufficientemente attendibile circa il proprio romanzo), non rappresentano che i contorni più esteriori e futili di una vicenda che nella sua matrice autentica ci offre piuttosto un varco privilegiato sull’esperienza, non priva di aspetti malinconici, che ogni scrittore Disponibile su www. cubolibri.it fa della propria opera quando questa è ormai pubblicata. Perché se, come voleva Henry James, il romanziere è non più che uno sguardo, una delle innumerevoli finestre che “danno tutte sulla scena umana”, a ognuna delle quali “v’è una figura con un paio d’occhi o almeno con un binocolo, che costituisce uno strumento unico di osservazione”, ognuna delle quali “non è nulla senza la presenza dell’osservatore – senza, in altre parole, la coscienza dell’artista”, allora la pubblicazione di un romanzo non è per lo scrittore soltanto una faccenda di consacrazione, ma anche di estromissione: non

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per essere qui” che “impurità, crudeltà, abusolo il compimento di un lavoro che ha dato so, errore”. Anche per esso, “ogni purificaforma visibile a quello sguardo, ma anche il zione è uno scherzo” e “la fantasia della pumomento che lo ha definitivamente affranrezza è terrificante”. Anche per esso, come cato dalla necessaria presenza dell’osservaper Coleman Silk, “nessuno sa”, nessuno sa tore, che lo ha reso esso stesso oggetto di alnulla, l’autore non più del lettore: “Intenziotri sguardi. ni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto In un suo aforisma Nietzsche ha annotato ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor una volta che “ogni scrittore resta contipiù stupefacente è nuamente stupito quello che crediadi come il libro, una mo di sapere”. volta separatosi da In fondo, allora, la lui, viva di vita prostizza che muove pria”; e a tale annoRoth a scrivere la sua tazione ha dato un lettera aperta a Wititolo che proprio rikipedia non ha molspetto al caso solleto a che vedere con vato da Roth a proil puntiglio dell’auposito di La macchia Una scena dal film La macchia umana tore a dire l’ultima umana appare partiparola sulla propria opera, tanto meno con colarmente emblematico: “Il libro quasi fatuna senile incomprensione dell’anziano to uomo”. Emblematico in quanto rivela di scrittore verso i nuovi media (come ci si è afquella disputa (di là da ogni spicciola elufannati a sancire nell’immancabile disordicubrazione sulle ragioni o i torti) il profilo nato arruffio di commenti su internet), ma quasi tragico: ormai consegnato alle stampe, è piuttosto il cedimento umanissimo – tanto resosi ormai libero e autonomo, fattosi orpiù umano e dolente se, stando alle ultime mai quasi uomo, il romanzo di Roth soggiace dichiarazioni di Roth, viene da un autore anch’esso a quell’inevitabile destino che, nel che ha ormai posto fine alla sua attività – libro, Faunia Farley (la protagonista femmia voler essere di nuovo quella pura finestra nile), ascrive a ogni essere umano. Anch’esaperta sulla scena umana, quell’unica esatso, infine, reca immancabilmente con sé una ta direzione dello sguardo che diede inizio macchia “che comprende la disobbedienza e alla scrittura. È il cedimento a una brama di frustra ogni spiegazione e comprensione”, purificazione che, per i libri come per gli uouna traccia involontaria e ineliminabile, mini, non può che risolversi, forse, nell’“agun’impronta che non ammette espiazione. giunta di nuove impurità”. Anche per esso, forse, “non c’è altro mezzo

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sulla punta della lingua

Come parliamo, come scriviamo

Rubrica a cura dell’Accademia della Crusca

UNO SGUARDO ALLA LINGUA ITALIANA NEGLI USA, CON UN RAGIONEVOLE OTTIMISMO di Imperatrice Di Passio

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el corso dell’ultimo decennio, negli Stati Uniti, il numero di corsi di lingua italiana offerti nell’ambito dell’istruzione formale, è aumentato considerevolmente. Se, nei passati anni, era meno facile trovare corsi d’italiano insegnati nelle scuole superiori, ora non è più così. I motivi della richiesta sono vari: la presenza della comunità americana di origine italiana che cerca di mantenere un legame con le proprie radici ed in parallelo la considerazione che l’italiano rimane una lingua di cultura, di arte e di uno stile di vita che continua ad attrarre gli stranieri. Ora si aggiunge un altro motivo, un valore aggiunto, un motivo legato all’apprendimento della lingua più consapevole, con una maggiore ricchezza e plasticità, quindi con una mente aperta a nuove informazioni volte a modificare ‘contesti’ spesso stereotipati. Da alcuni anni, esiste il programma di promozione dell’italiano a livello scolastico superiore, il cosiddetto AP (Advanced

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Placement Program) che ha conferito maggiori credenziali allo studio dell’italiano. Infatti gli studenti che, dopo aver frequentato un formale corso, superano l’esame, iscrittisi all’università possono accedere a un corso di livello superiore, usufruendo dei crediti precedentemente acquisiti. Dal 1998 al 2009 (cifre fornite dal MLA Modern Language Association) il numero degli studenti d’italiano nelle università americane è cresciuto quasi del 60%. Sicuramente programmi più aggiornati e innovativi incentivano e motivano lo studente verso un percorso continuativo. Inoltre, l’arrivo presso università americane di giovani ricercatori italiani madrelingua, spesso con un curriculum che annovera master o dottorati in Linguistica o in Glottodidattica, ha apportato nuova linfa alla metodologia didattica. A questo punto ci auguriamo che anche le case editrici statunitensi, che pubblicano i manuali di lingua italiana a livello universitario, guardino con interesse non solo ai cambiamenti di costume e società della Pe-

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nisola, non solo agli strumenti per prepalinguistico, cognitivo, culturale ed umano rare gli studenti all’esame AP, ma anche ai estremamente stimolante. cambiamenti della compagine linguistica, Quindi, lo spagnolo e l’italiano possono che interessano vari livelli di analisi: dalla agire e potenziarsi insieme proficuamente, morfosintassi al lessico sino alla struttura e la somiglianza tra le lingue può diventare testuale. un eccezionale moltiplicatore dell’apprenCi auguriamo che anche nei testi editi negli dimento in un terreno altro da sé. Stati Uniti qualcosa cambi nell’ambito del Dal 2008 sempre in California, ogni anno si materiale d’ascolto. Spesso infatti i dialorinnova il concorso “Scrivo in Italiano” (sul ghi proposti sono recitati, in un laboratorio modello di quello di cui parleremo a breve). linguistico, su un copione e tutte le attività Il concorso letterario è promosso dal Calicorrelate ruotano su quel copione, a volte fornia Department of Education e dai Consoprivo di una veste prosodica reale, o mollati Generali d’Italia in California. Gli stuto amplificata che non rispecchia il parlato denti (scuola primaria e secondaria), avuta conversazionale dei madrelingua. una traccia obbligata, devono comporre un Questa scollatura è avtema in lingua italiana. vertita maggiormente dal 1998 al 2009 (cifre “Il tema deve essere chiadai docenti italiani che ro, originale, espressivo, fornite dal MLA Modern insegnano l’italiano nei grammaticalmente corretLanguage Association ) numerosi programmi to. Devono prestare partiil numero degli studenti colare attenzione all’esatta universitari statunitensi, con sedi istituziona- d’italiano nelle università ortografia italiana. Gli inamericane è cresciuto segnanti possono fornire ai li in Italia (study abroad quasi del 60% programs). Questi proloro alunni indicazioni gegrammi rappresentano nerali ma non devono dare un mondo a parte, complesso e vario che suggerimenti specifici né correggerne gli elarichiederebbe un discorso più lungo e detborati”. Interessante notare che nell’ultimo tagliato. bando è stata fornita una tabella sia per Mac Ma continuando sul versante positivo è da sia per Windows su “Come scrivere gli accensegnalare un uso sempre più frequente della ti”. Questo ci sembra un segnale da non sotvia della intercomprensione tra lo spagnolo tovalutare come esempio di buon uso e di e l’italiano. buona pratica di una lingua. Si tratta di quel fenomeno spontaneo di Per finire, ricordiamo che il Governo italiacomprensione reciproca tra parlanti di linno sostiene la promozione della lingua atgue affini in aree a forte presenza ispanica, traverso la rete di cinque Istituti di Cultura. come lo sono oggi gli Stati Uniti. Si è visto Sarebbe interessante condurre un’indagine che lo studio parallelo di più lingue della approfondita sulle attività e sugli eventi stessa famiglia porta ad un arricchimento proposti dai cinque Istituti (Chicago, New

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sul versante positivo è da segnalare un uso sempre più frequente della via della intercomprensione tra lo spagnolo e l’italiano York, Washington, Los Angeles, San Francisco). Gli archivi on-line permettono di risalire agli eventi organizzati dal 2005 a oggi. Da una visione d’insieme notiamo che un grande spazio è riservato all’arte, al cinema, alla musica (opera, folk, jazz), ma molto meno alla storia della lingua italiana nel suo aspetto diacronico e sociolinguistico. Fortunatamente, però, ogni anno, sin dal 2001, anche negli Stati Uniti, nel mese di ottobre, la lingua italiana diventa protagonista grazie alla Settimana della lingua italiana nel mondo, istituita su iniziativa dell’Accademia della Crusca, che bandì proprio nella prima edizione un concorso di scrittura “Scrivi con me” rivolto a studenti di scuole superiori italiane e bilingui. Un esempio che è stato positivamente adottato, come

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abbiamo visto, anche fuori dalla specifica ricorrenza. Infine c’è da segnalare un’ulteriore nota positiva. Il 2013 sarà l’anno della cultura italiana negli Stati Uniti, con iniziative per promuovere il nostro Paese. Una fitta serie d’incontri avranno lo scopo di mettere in luce sia la componente culturale, sia quella produttiva dell’Italia. Ogni mese, nelle più importanti città, saranno inaugurate mostre, istallazioni multimediali, saranno realizzati incontri e convegni e si parlerà in italiano e anche dell’italiano.

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Anima del mondo Paesaggi della letteratura

SCOLPIRE IL TEMPO Il Messico nello sguardo di Juan rulfo

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econdo il regista russo Andrej Tarkovskij, il cinema è l’arte di scolpire il tempo. Insinuandosi tra mortalità ed eternità, ricordo del passato e speranza nell’avvenire, esso riesce a riprodurre l’effettiva consistenza della temporalità, donando spessore e realtà all’istante eterno afferrato dalla macchina da presa. Nel cinema sembra così all’opera una potenza divina che, plasmando una materia grezza e inerte, dona la vita a ciò che in sé non la possiede. L’artista autentico, infatti, è al servizio dell’immortalità, si sforza di rendere immortale il mondo. Tale attività demiurgica, però, non la ritroviamo

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di Fabio Fumagalli

solo all’interno di una sala cinematografica. Certo, in essa si dà la fusione totale dei due elementi che creano la forma-tempo, l’immagine e il movimento. Vi sono, tuttavia, altri modi per far sì che ciò avvenga. Juan Rulfo, massimo scrittore messicano del ’900, ha trovato, nel corso del sua breve ma intensa carriera artistica, un’alchimia alternativa. La sua arte, infatti, è duplice: da una parte ci imbattiamo in 15 racconti brevi e un romanzo; dall’altra in una collezione di oltre 6000 fotografie. Ciò che dona unità al tutto è una terra: il Messico. Rulfo la lavora, la coltiva, quasi come un apprendista stregone, regalandocene un affresco a

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ro del sole, la pianura sembrava una laguna dir poco meraviglioso. In che modo? Prima trasparente, che si disfaceva in vapori da cui di tutto viene la fotografia. In essa si pretraspariva un orizzonte grigio. E più in là, senta lo “spazio” messicano, fatto di geouna linea di montagne. E ancora più in là, metrie naturali (il maguey, dove domina la lontananza più remota”. Trasformare la l’agave, pianta simbolo del Messico), piarealtà, però, vuol dire renderla viva, piena nure polverose, chiese e paesi abbandonati, di energia… mortale. Al fianco, ed insepaluci accecanti. E, dietro a questa “bellezza rabilmente, del “Mespura di luce”, il punsico di luce” compare golo dell’ombra, il così un “Messico di domandarsi contifuoco”, un luogo “sinuamente: “Perché tuato sulle braci della tanta calma?”. Già bocca dell’inferno”. qui, infatti, emerge Qui, nell’anticamera una certa ambiguità dell’Ade, sembra cadi fondo, come se neltapultarci la lettura di le numerose fotograPedro Páramo, l’unico fie rulfiane si celasse romanzo di Rulfo. Le un non-visto, ciò che figure che vi troviadona loro quella bel“Il mio paese, alto mo non sono concrete, lezza sorprendente. sulla pianura. Pieno di bensì emanazioni di Tale duplicità divamqualcosa che una volpa con chiarezza nelalberi e foglie, come un la scrittura. Anch’es- salvadanaio dove abbiamo ta, in passato, fu, ma che ora non esiste più. sa inscindibile dalla conservato dei ricordi.” Sono “ricordi” che, a terra che l’ha generascapito della loro “imta (come se il Messimaterialità”, vedono e sentono. Cosa? Paeco fosse la linfa vitale dalla quale l’alberosaggi (“Guardi, – mi dice il mulattiere, ferRulfo non può distaccarsi), appartiene al mandosi. – Vede quella collina che sembra mondo plurivoco della poesia. Scrivere per una vescica di maiale? Be’, proprio lì dietro Rulfo è, infatti, ricreare la realtà, non tramic’è la Mezzaluna. Ora si giri di là. Vede l’alte un sapere esoterico ma, molto più semtra cresta che non si vede quasi tanto è lonplicemente, perché la natura mai si dà in sé, tana? Bene, ora ha visto la Mezzaluna da bensì sempre all’interno della coscienza di un estremo all’altro. Come dire tutta la terun soggetto (vivo o morto che sia). Ecco alra che si può abbracciare con lo sguardo.”) lora le splendide e lapidarie descrizioni che e voci (“Questo paese è pieno di echi. Semi personaggi sulla scena della narrativa rulbra quasi che siano rinchiusi nei vuoti delle fiana danno di ciò che li circonda: “Il mio pareti o sotto le pietre. Quando cammini ti paese, alto sulla pianura. Pieno di alberi e pare come se calpestassero le tue orme. Senfoglie, come un salvadanaio dove abbiamo ti scricchiolii. Risate. Risate ormai vecchisconservato dei ricordi”. E poi: “Nel riverbe-

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“Quando cammini ti pare come se calpestassero le tue orme. senti scricchiolii. risate. risate ormai vecchissime, come stanche di ridere. e voci ormai logore dall’uso. ecco ciò che senti.”

sime, come stanche di ridere. E voci ormai logore dall’uso. Ecco ciò che senti.”). Qui si svela l’arte di Rulfo. La sua scrittura, “giocando” con il passato, con ciò che è morto, irrecuperabile, sembra voler dare voce all’impossibile: partendo da una profonda coscienza della mortalità di ciò che è (tornano alla mente le parole di Octavio Paz: “La contemplazione dell’orrore e perfino la familiarità e il compiacimento nel trattarlo costituiscono una dei tratti salienti del carattere messicano”), viene reclamata a gran voce (la voce degli “spettri”) una scintilla di immortalità. La scrittura, dunque, come richiesta incessante di tempo, che Rulfo soddisfa con la sua abilità da fotografo. L’immagine fotografica, infatti, risponde al lamento continuo dei dannati infernali.

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Fermando il tempo in un istante eterno, essa ravviva quella speranza che negli scritti di Rulfo sembra mancare: “La vita di per sé è già tanto penosa. L’unica cosa che fa andare avanti è la speranza che quando si muore ci portino in qualche altro posto; ma quando ci chiudono una porta e ci rimane aperta solo quella dell’inferno, meglio sarebbe non essere mai nati…”. Così, assumono nuova realtà le piccole chiese che languono nel silenzio complice del tempo, la terra rossa solcata dal vento caldo, gli indios con i loro volti scavati dalle rughe che osservano in lontananza quel “qualcosa”, per noi incomprensibile, che dona loro un’incredibile dignità umana. È questo il Messico di Juan Rulfo. Un misto di illusioni perdute e utopia a cui si addice un solo nome: Vita.

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Alta cucina Leggere di gusto

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“INFINITA BELTÀ” DELLA TAVOLA Confetti, frittelle, frattaglie e altri “amori” di Giacomo Leopardi

di Francesco Baucia


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osa arcana e stupenda / Oggi è strò di apprezzare molto i piaceri della tavola vita al pensier nostro, e tale / la, una delle poche beatitudini, tra le tante Qual de’ vivi al pensiero / L’ignopene dell’esistenza, che la morte inevitabilta morte appar…”: così recita il mente e dolorosamente oscura per sempre. coro di defunti, redivivi per un quarto d’ora È leggenda il fatto che a Napoli, nonostanappena al compimento dell’“anno grande te la minaccia del colera, il conte non fosse e matematico”, all’incredulo scienziato nel capace di trattenersi dal mangiare gelati. Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mumAlcuni anni fa, proprio nella Biblioteca Namie di Giacomo Leopardi, smentendo la zionale del capoluogo partenopeo, è stata possibilità che i morti conservino ricordi e ritrovata una lista di quarantanove ricette rimpianti della vita trascorsa. Diversamenscritta di proprio pugno da Leopardi, una te dunque dai molti fantasmi che popolano sorta di memorandum delle pietanze più leggende e storie horror, i quali solitamente degne di nota tra quelle assaggiate nel pesi mostrano oltremodo attaccati agli affetti riodo napoletano, tra il 1833 e il ’37. Merito e agli appetiti che li animavano da vivi. E innanzitutto del cuoco personale dell’amise spesso gli affetti sono co Antonio Ranieri, Pai più deteriori ‒ odio e È leggenda il fatto che squale Ignarra, il quale rivalsa verso chi è rimasi dedicava a soddia Napoli, nonostante sto in vita ‒, che dire sfare i desideri del suo la minaccia del colera, padrone e dell’ospite degli appetiti? Chiunil conte non fosse que è stato bambino, o con la devozione di un capace di trattenersi dal antenato nostrano del ha avuto bambini, negli mangiare gelati anni Ottanta non avrà Fritz Brenner di wolfiadimenticato la temibile na e goodwiniana mevoracità di Slimer, l’ectoplasma verde sodamoria. Dal ritrovamento di questo prezioso le dei Ghostbusters, forse modellato dagli autografo, Domenico (Dègo) Pasquariello e autori del film in omaggio all’altrettanto inlo chef Antonio Tubelli hanno tratto quattro gordo personaggio Bluto di Animal House. anni fa un libro sorprendente, Leopardi a taLeopardi sembra certo escludere un’evenvola (Fausto Lupetti Editore), che sarà utile tualità del genere, e forse con amara ironia a quanti vorranno togliere un po’ di polvere dovette pensare che, a differenza di Slimer, dall’immagine volgare di Leopardi, solitaun gruppo di morti-viventi preferisse rimente presentato come cupo e tristanzuospondere all’interrogatorio notturno del lo. Ne risulterà invece il ritratto di un genio loro imbalsamatore piuttosto che approfitammaliato dal fascino del gusto, e amante tare del quarto d’ora disponibile per avvendi cibi genuini e non troppo elaborati, spestarsi nella prima casa a portata di scheletro so basati su frutta e verdura di stagione e piombare sull’ignaro consumatore di una (carciofi, spinaci, borragine, fiori di zucca). spaghettata di mezzanotte. Perché il poeta Non mancano tuttavia nella lista le carni, di Recanati, nel suo passaggio terreno, moe sembra trasparire una certa passione da

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gourmet del poeta per le frattaglie (fegatini, cervella e lingua). E neanche sarà difficile trovare i dolci, “primo amore” gastronomico di Leopardi (frappe, paste frolle, paste sfogliate, pasticcini). In particolare, e anche questo è depositato ormai nella leggenda, pare che Leopardi fosse particolarmente ghiotto di cannellini di Sulmona, dei confetti oblunghi con ripieno di cannella. Un grande collezionista di cimeli leopardiani,

altro”, come appunto detto da una mummia a Federico Ruysch nel sopracitato dialogo delle Operette morali. Tra le passioni gastronomiche del poeta recanatese abbiamo scelto tuttavia di presentarne, per questa rubrica, qualcuna più salutare dei confetti. La scelta è caduta sulle frittelle di borragine, pianta erbacea ruvida e dolce che viene ampiamente utilizzata in cucina, sia come base di ripieni per tortelli,

La borragine è una pianta erbacea ruvida e dolce che viene utilizzata sia come base di ripieni per tortelli, agnolotti o calzoni che come componente di minestre di verdure, sughi e frittate Nicola Ruggiero, possiede la scatola con gli ultimi cannellini che il poeta non riuscì a finir di mangiare prima di morire, avendone già fatto una scorpacciata che secondo il collezionista (e non solo lui) potrebbe essergli stata addirittura fatale. Anche senza l’assoluta certezza che le cose siano andate davvero così, non dispiace tuttavia immaginare una fine “dolce” per Leopardi, che già molto aveva dovuto soffrire in vita, una morte che sia stata “piuttosto piacere che 52

agnolotti o calzoni che come componente di minestre di verdure, sughi e frittate. Non sappiamo quale fosse la preparazione di questo semplice “appetizer” prediletta da Leopardi, o perlomeno quella seguita dal cuoco Ignarra, ma vista la facilità di reperire, in quel di Napoli, ottima mozzarella di bufala e succulenti filetti di acciughe, ci piace pensare che il poeta gradisse la variante (in realtà) di origine laziale del piatto. Una ricetta molto semplice per l’esperto monzù

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(traslitterazione dal francese che indica lo chef personale) Pasquale, e così speriamo anche per i lettori. Preparando frittelle per quattro persone, occorre sbollentare una dozzina di foglie di borragine (lavate con cura) per pochi secondi. Estratte le foglie dall’acqua, si mettono ad asciugare su un canovaccio. Si rompono intanto un paio d’uova in una terrina, e si uniscono ad esse due etti di farina setacciata, due cucchiaini di lievito in polvere, un bicchiere di acqua frizzante fredda, una manciata di parmigiano, sale e pepe. Si frulla il composto fino ad ottenere una pastella

omogenea che dovrà riposare coperta per un paio d’ore. Le foglie di borragine, una volta asciutte, devono essere farcite con un pezzo di mozzarella e uno di filetto d’acciuga sgocciolato, poi si chiudono a involtino con uno stuzzicadenti. Si passano quindi nella pastella e si friggono nell’olio bollente, lasciandole dorare. Le frittelle devono essere servite caldissime, con la mozzarella filante. Per spaziare verso un’altra regione la cui cucina tradizionale è ricca di pietanze a base di borragine, si possono accompagnare le frittelle con un bicchiere di Pigato del ponente ligure.

FrItteLLe dI borrAGINe CoN MoZZAreLLA e ACCIuGA Ingredienti per 4 persone: 12 foglie di borragine 2 uova 2 etti di farina 2 cucchiaini di lievito in polvere 1 bicchiere di acqua frizzante fredda 1 manciata di parmigiano Olio Sale Pepe Mozzarella di bufala Filetti d’acciuga sottolio

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Odysseo e il sogno oltre il destino

recensioni

IL MIO NOME È NESSUNO. IL GIURAMENTO di valerio Massimo Manfredi

Ulisse, chi è Ulisse? Odysseo, Ulisse, Nessuno. Nel suo nuovo romanzo Il mio nome è Nessuno. Il giuramento (Mondadori) Valerio Massimo Manfredi narra uno dei pilastri della cultura letteraria occidentale: la storia di Odysseo, re di Itaca, dalla nascita fino all’ultimo viaggio. In questo primo volume, dei due che sono in programma, ripercorriamo le vicende della vita di Odysseo fino alla distruzione di Troia. Scritto in prima persona, il romanzo ci riporta alle atmosfere dell’età degli eroi, facendoci superare le barriere spazio-temporali fino a ricreare oggi un sentimento di partecipazione tale a vicende così lontane che difficilmente riusciamo a staccarci dal testo. “Raccontaci ancora, Odysseo, raccontaci della tua vita, non ti fermare”: così ci cattura la prosa di Manfredi. E quello che Disponibile su tu senti lontano nel tempo www. cubolibri.it e nello spazio, scopri a poco a poco essere uno dei fondamenti del tuo spirito, dei molteplici sentimenti che agitano proprio te, uomo del XXI secolo. La curiosità, l’invidia, la gelosia, l’avidità, il timore sono gli stati d’animo che l’epica suscita nei lettori di ogni tempo e che raccontata in soggettiva diventa materia di sogno. Con Odysseo ci si abbandona ancora al sogno, anche e soprattutto quando nelle battaglie leggiamo il destino segnato delle vittime e presagiamo l’inevitabile condanna di chi vince con l’inganno. Sono forse le scene di guerra quelle che espri54

mono al meglio il modo di Manfredi di raccontare le storie epiche. La guerra di Troia, come la conquista di Persepoli in Alexandros, fa risuonare nella nostra anima la fatica degli uomini e degli animali e il senso ultimo di impotenza di fronte alle decisioni del fato. Sembra che gli uomini siano condannati alla violenza, che cioè la loro avidità di conoscenza o di conquista li spinga naturalmente al dolore della lotta. In un certo qual modo è questa la claustrofobia che si respira a volte nell’epica e che forse solo il personaggio di Odysseo sembra vincere. In un mondo dove tutto è predeterminato e i destini degli uomini sono tutti incrociati, la curiosità e ‒ perché no ‒ la sfacciataggine di Odysseo abbattono quell’asfissia del pensiero che la costrizione del sognare può lasciare ai lettori. Odysseo rompe così la narrazione del suo mito per diventare in ogni interpretazione, in ogni racconto, nuovo mito. Sebbene lui stesso sia determinato dal fato, la volontà che lo anima è già prossima al sentimento del libero arbitrio che scopriremo appieno molto tempo dopo le sue gesta. È l’ingegno allora l’unico strumento che consente l’evoluzione dell’uomo. Anche se l’ingegno sembra essere a sua volta una condanna. Nell’esercizio di questo strumento l’uomo però può rompere gli schemi ed essere sempre allo stesso tempo se stesso oppure nessuno. Odysseo allora diventa il grado zero di ogni evoluzione del pensiero. O del sogno, se la sua storia fosse davvero tutta una finzione. (Luigi Orlotti)

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sCrIttorINCIttÀ 2012

Appuntamenti

e gli altri eventi del mese

SCRITTORINCITTÀ 2012 “Senza fiato” è il tema scelto dagli organizzatori di questa edizione del consolidato festival cuneese, giunto quest’anno alla quattordicesima edizione. “Senza fiato perché non abbiamo più parole e perché non dobbiamo più farne; senza fiato perché non abbiamo più soldi ma ne avremmo bisogno per continuare a pensare di progettare un futuro per le nuove generazioni; senza fiato perché siamo stanchi e perché troppo frenetici…”: così interpretano il tema il sindaco di Cuneo Federico Borgna e l’Assessore alla Cultura Alessandro Spedale, nella presentazione della rassegna. Ma “senza fiato” si può restare anche per la meraviglia, e questo si augurano di certo l’amministrazione cittadina e la direzione del festival. Al pubblico, non resta dunque che stupirsi con un calendario fitto di 130 incontri e dibattiti a cui parteciperanno 160 autori dall’Italia e dal mondo. Rimandiamo al sito www.scrittoriincitta.it per scaricare il programma completo della manifestazione. Qui ci limitiamo a segnalare alcune chicche: venerdì 16, alle 21.15, al teatro Toselli, Paolo Giordano sarà protagonista di un reading tratto dal suo ultimo romanzo Il corpo umano (Mondadori); sabato 17, alle 15, al cinema Monviso, Emanuele Trevi e Fabrizio Gifuni parleranno di Pasolini e Gadda in un dibattito moderato da Giorgio Vasta; domenica 18, alle ore 18, alla sala blu del Centro Incontri Provincia Dacia Maraini parlerà di donne vittime di violenza a partire dal suo recente libro L’amore rubato (Rizzoli). Fino al 18 novembre SALONE DEL LIBRO USATO - BANCARELLE IN FIERA Nel saggio contenuto in questo numero, Guido Vitiello ci ha parlato in modo dotto e simpatico della “bibliomania” e pertanto nella rubrica di

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appuntamenti letterari non potevamo esimerci dal far cenno a una delle più ghiotte manifestazioni per i bibliofili italiani. Si tratta appunto del Salone del libro usato di Milano, manifestazione di sempre grande successo che si tiene solitamente in concomitanza con la festività cittadina di Sant’Ambrogio. Milanesi (e non solo) amanti della lettura vintage potranno dunque darsi appuntamento al Padiglione 1 della Fieramilanocity, in viale Scarampo (orario: dalle 10 alle 19) e da lì cominciare la loro caccia alle rarità tra le bancarelle di più di 130 espositori. Dal 7 al 9 dicembre COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL Evento più atteso per gli amanti italiani del brivido (e in questo caso non perché la rassegna si tiene in alta montagna), il Noir in Festival celebra quest’anno con il Raymond Chandler Award uno dei più gettonati maestri del thriller di oggi, il californiano Don Winslow, autore, tra gli altri, del romanzo Le belve (Einaudi 2011, da cui Oliver Stone ha tratto l’omonimo film, da poco nelle sale) e che è in libreria in questi giorni con I re del mondo (Einaudi). Ci sarà spazio anche per altri grandi scrittori come Massimo Carlotto, Roberto Costantini e John Katzenbach, oltre che per la proclamazione del vincitore del Premio Giorgio Scerbanenco 2012, ma il Noir in Festival non è solo letteratura: ampio risalto dunque anche al cinema (10 i film che si contenderanno l’ambito premio del concorso internazionale), alle serie TV (con un’anteprima dell’ottava serie di Criminal Minds) e all’attualità (da non perdere l’approfondimento sulla mafia con ospiti, tra gli altri, il vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, il giornalista d’inchiesta Lirio Abbate e lo scrittore Marcello Fois). Dal 10 al 16 dicembre

pretesti | Novembre 2012


Tweets @Pianeta_eBook 10 euro, Problema: se un libro costa #eBook? quanto fareste pagare l’ medio: Risposta del nostro lettore 3 euro.

@_vitto il prestit o eBook sembra e un tema ssere molto in ter Milano l’ esperime essante: a nto MediaLib raryOnLin biblioteche e.

@PsychoZambs @Allucinate si tramandano, Le biblioteche gli ebook? @AlessandraDec #sefossiunlibro avrei il terrore di essere trasfo rmato in un ebook.

Mi dispiace, ma un ebook non sostituirà mai un libro. Le sensazioni che ti trasmette non possono essere sostituite da un freddo schermo!

@5Adico Xtina Nel 2013 olt venduti s re il 10% dei test i arà in #e book: le prevision i (un po’ troppo?) rosee pe r la lettu ra digita le.

Bookbugs

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pretesti | Novembre 2012


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PreTesti • Occasioni di letteratura digitale Novembre 2012 • Numero 11 • Anno II Registrazione Tribunale di Cagliari N. 14 del 09-05-2012 ISSN 2280-6385 Telecom Italia S.p.A. Direttore responsabile: Daniela De Pasquale Direttore editoriale: Roberto Murgia Coordinamento editoriale: Francesco Baucia Direzione creativa e progetto grafico: Fabio Zanino Alberto Nicoletta Redazione: Sergio Bassani Luca Bisin Fabio Fumagalli Patrizia Martino Francesco Picconi Progetto grafico ed editoriale: Hoplo s.r.l. • www.hoplo.com In copertina: Sandrone Dazieri • foto di Rossella Rasulo L’Editore dichiara la propria disponibilità ad adempiere agli obblighi di legge verso gli eventuali aventi diritto delle immagini pubblicate per le quali non è stato possibile reperire il credito. Per informazioni info@pretesti.net

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Magazine di letteratura digitale di Telecom Italia S.p.a. Per informazioni info@pretesti.net

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