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Soprattutto c’è un numero elevatissimo di titoli e un altrettanto grande numero di dati disponibili sui lettori. È necessario che questi due gruppi si uniscano e trasformino l’immenso caos in risposte precise e dettagliate su misura perfetta del singolo utente. Il fattore umano viene messo da parte in favore degli algoritmi, che permettono il matching e dunque un incontro qualitativamente soddisfacente tra utenti e contenuti. Come si fa a fare tutto questo? Attraverso i metadati. Più dettagli possediamo di un testo e più preferenze e abitudini conosciamo del lettore, più diventerà facile dare in pasto a un calcolatore questi dati e tirare fuori l’accoppiata vincente. Proprio come si fa con le affinità di coppia, o come i college americani fanno per assegnare a ogni studente un compagno di stanza. Giuseppe Granieri dice che l’information overload non si supera riducendo i dati ma aggiungendone, e Jonathan Nowell in un suo report Nielsen gli fa eco rilevando che la presenza di metadati avanzati (descrizione lunga e breve, biografia dell’autore e review) nella scheda prodotto fa aumentare mediamente le vendite del 55% rispetto ai prodotti in cui nessuno di questi elementi è presente. Il segreto è dare agli utenti più di quello che cercano, e Amazon è maestra in questo. Per dirla con Tim O’Really è stata capace di mettere l’intelligenza dei lettori nell’interfaccia: grazie alle briciole di pane in merito a gusti e preferenze di acquisto che l’utente lascia navigando, il sistema di recommendation ottimizza la ricercabilità di un titolo tra migliaia di altri, e allo stesso tempo dà agli utenti un senso di appartenenza, di comunità, li fa sentire rassicurati e consigliati, perché si riconoscono nei percorsi di lettura suggeriti.

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In realtà l’algoritmo non ha ucciso del tutto il fattore umano, che sta dietro agli store di giorno e spesso di notte, cercando di far funzionare quello che per mancanza di tempo, denaro o visione viene trascurato da chi decide nell’editoria digitale. I sistemi di funzionamento dei singoli store sono infatti diversi e sta all’editore interessarsi di conoscerli e lavorare affinché il pacchetto completo arrivi a tutti e sia facilmente decodificabile, in modo che non si perdano per strada utili informazioni e non si annulli il lavoro fatto in redazione. Provate a effettuare su qualunque store una ricerca dei testi di un autore per nome+cognome e poi per cognome+nome: nella maggioranza dei casi non otterrete risultati identici. Quante volte avrete sorriso trovando un manuale di psicologia tra i romanzi o una storia fantasy nella categoria religione e spiritualità? E quante volte vi trovate di fronte a una scheda libro che vi ispira e vorreste leggere la biografia dell’autore, ma il campo bio, anche se presente, non è valorizzato? Anche se ci sono store che funzionano meglio di altri, nessuno può ancora dirsi immune da questo tipo di problematiche, che spesso si risolverebbero in poche ore di sviluppo. La responsabilità può considerarsi equamente divisa tra editore, store, distributore. A porre rimedio per ora c’è ancora il fattore umano: anche nella loro versione digitale, i librai sono immersi nel proprio lavoro di qualità, sempre con un unico obiettivo: dare a ogni lettore il proprio libro.

pretesti | Ottobre 2012

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PreTesti • Occasioni di letteratura digitale • Ottobre 2012 • Numero 10 • Anno II  

Magazine di letteratura digitale di Telecom Italia S.p.a. Per informazioni info@pretesti.net

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