Page 1

1

MARTEDÌ 7 MAGGIO 2013 – ANNO I N. 4

Ciao Agnese! In questo numero di #coglilaprimavera: Lace un 25 aprile di speranza e rinnovamento Appena un libro finisce nelle nostre mani Piattaforma Politica L4 Ivrea Sogno e Utopia “Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi …” Io dentro gli spari Nuovi progetti per Radio Abawalla Bar Italia Libera I Borsellino e il ‘92


2

A Lace un 25 aprile di speranza e rinnovamento. La Resistenza unisce gli Eporediesi nel desiderio di cambiamento sociale e politico. L’Anpi aveva invitato tutti i cittadini a ritrovarsi in piazza in virtù dell’antifascismo e della Costituzione, in memoria del 25 aprile. In ricordo dei 12 partigiani caduti a Lace nella lotta contro il nazifascismo, dove la sera del 29 gennaio 1945 fu attaccato il comando della VII divisione Garibaldi di Ivrea, si è svolto un lungo corteo accompagnato della banda di Donato e il coro baiolese, a cui hanno partecipato 40 comuni, i presidenti dell’Ampi, Roberto Turba per la Valle Elvo e Serra, Mario Beiletti per Ivrea e il Basso Canavese, inoltre vi è stata la partecipazione di Libera con moltissimi cittadini. La presenza dei molti cittadini di ogni età, ci insegna che questa festa sia importante oggi più che in altri momenti storici, perché chi crede nella resistenza crede nella possibilità di cambiamento, come sostenevano i partigiani. A Lace, giovedì 25 aprile, si è voluto dare un segno di speranza di giustizia a chi crede nella Resistenza e nella Costituzione. La crisi economica, con i suoi effetti devastanti sull’occupazione, sul reddito delle famiglie e i continui tagli alla cosa pubblica, hanno fatto crescere il bisogno di liberazione da questo tugurio. La storia dei partigiani, e le condizioni in cui hanno deciso di affrontare il nemico, ci

fa credere che sia possibile un’inversione di rotta; in questo modo si può spiegare la cospicua partecipazione all’evento. Dopo aver depositato i fiori sulle lapidi dei martiri, il ricercatore in storia di Torino Marco Albeltaro, ha messo in luce come sia nella politica, sia nella società il valore della Resistenza sia in penombra, soprattutto l’antifascismo non appartiene alla scala dei valori dell’attuale classe politica. Per questa ragione è necessario ritrovare la memoria storica, con lo scopo di trasformarlo in impegno civile, come hanno fatto i partigiani. I partigiani erano un gruppo esiguo di donne e di uomini dotati di un enorme coraggio, amavano la vita e credevano profondamente nella giustizia. La loro fu una scelta di vita


3

molto dura, perché decisero di lasciare la propria famiglia per affrontare i nazi-fascisti: ciò significava violenza, gelo, sofferenza, torture, ma soprattutto tanta energia e voglia di vivere. Per tale ragione è possibile il parallelismo dei Martiri partigiani con chi lotta contro le Mafie, perché è una lotta di ideali e si mette a rischio la propria vita. Per tale ragione a Lace si è voluto ricordare i partigiani, ma anche le vittime di Mafia perché è necessario un cambiamento culturale che difenda i valori della Resistenza. Quest’ultima ha permesso che nascesse la Costituzione, e da quel momento accompagna chi lotta per la giustizia, la democrazia, la dignità e la libertà. Queste parole emergono, in modo ancora commosso, dalle storie narrate all’inaugurazione della nuova sede dell’Ampi. Essa è sempre stata ed è attiva sul territorio, da ora in poi lo farà dalla nuova sede, nell’ex caserma Valcalcina in via Dora Baltea 1, inaugurata sabato 4 maggio, data simbolo in cui ci fu la Liberazione di Ivrea. Il 3 maggio 1945 le truppe tedesche si arresero, finalmente era finita la guerra e iniziava la ricostruzione. La nuova sede, un tempo era una caserma occupata dai Repubblichini e poi scuola, ora i partigiani si potranno affacciare e vedere il ponte sulla Dora, dove avvennero importanti azioni partigiane. All’inaugurazione vi erano tutti coloro che parteciparono in

prima persona alle azioni partigiane, il i presidente dell’Anpi Beiletti, il coro baiolose, il sindaco Della Pepa e Zanotti, che ha concluso la serata con le sue canzoni. I partigiani eporediesi hanno storie di coraggio, passione per la libertà e la giustizia e ricordano che nella zona eporediese l’antifascismo non ha mai avuto cedimenti. Novelli, il presidente provinciale, è intervenuto sottolineando come i partigiani furono gli alfieri in difesa della Costituzione e dell’antifascismo. A questo evento l’Anpi ha visto una fitta partecipazione, tra cui molti studenti che hanno ricordato le storie di Dartagnan, Rava Chion, Anita e tutti gli altri partigiani. Ciò che conta è che i cittadini continuino a partecipare perché la fiducia e la speranza permettono che i valori della resistenza e dell’antifascismo si perpetuino e difendano la nostra società. Valeria Breuker


4

Appena un libro finisce nella nostre mani “Appena un libro finisce nelle nostre mani, è nostro, proprio come dicono i bambini: ‘È il mio libro’… parte integrante di me stesso. È forse questa la ragione per cui così difficilmente restituiamo i libri che ci vengono prestati. Non esattamente un furto… (no, no, non siamo dei ladri, no….), diciamo, un passaggio di proprietà, o meglio, un trasferimento di sostanza: quello che era dell’altro sotto i suoi occhi diventa mio mentre il mio occhio lo mangia. E se quel che ho letto mi è piaciuto, parola mia, ho qualche difficoltà a ‘restituirlo’.” D. Pennac - Come un romanzo

Niente furti, dunque, solo una condivisione. Questa è la parola chiave di tutte le biblioteche. Un possesso collettivo: di tutti e di nessuno in particolare. Quello che si vuole fare anche nella nostra biblioteca è la condivisione di libri con temi tra loro simili ma provenienti da autori diversi, diversi punti di vista che vogliono essere discussi e condivisi dai lettori, anche per questo è nato l’Albero della Speranza. Sappiamo anche che i temi sono quelli cari a chi in questo luogo vi accede: legalità, giustizia, equità, cooperazione e tutti i temi ad esse collegati come, ovviamente, quello delle mafie. Per ora, i titoli sono ancora pochi ma il lavoro è entrato finalmente nel vivo e la biblioteca sta nascendo, pronta a muovere i primi passi. Un cammino che non va fatto da soli ma che, anzi, chiede la collaborazione da parte di tutti coloro, anche semplici cittadini, che vogliono contribuire e portare nella nostra piccola biblioteca nuovi titoli, nuovi libri e soprattutto nuovi spunti di discussione. Per finire, un solo augurio: Buona Lettura!!

Bar Italia Libera

È stato inaugurato venerdì 3 maggio il bar “Italia Libera” in via Veglia 59 a Torino. Il bar “Italia” apparteneva a Giuseppe Catalano, ritenuto il “boss della ‘ndrangheta di Torino”. Da qui, dagli anni ottanta, partivano gli ordini criminali, le riunioni tra affiliati e gli incontri con i politici corrotti, come ha spiegato più volte il pentito Rocco Varacalli. Il locale, che per altro si trova di fronte a una caserma dei carabinieri, è stato sottoposto al sequestro a seguito dell’operazione Minotauro e in seguito assegnato alla cooperativa Nanà, associata alla rete di Libera. Qui, nei prossimi mesi, si svolgeranno riunioni di presidi di Libera e attività socialmente utili oltre alle normali attività di ristorazione.


5

Piattaforma Politica L4 Ivrea. Anche Libera sarà protagonista delle elezioni comunali del 26-27 Maggio. Libera è un soggetto politico, non si può negare. Lo è da anni in quanto pratica e promuove la cittadinanza attiva e la partecipazione alla vita della polis. Lo è sin dal 1995 quando con un milione di firme raccolte riuscì a proporre e a far approvare dal parlamento la legge 109/96 che prevede il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Oggi Libera è un coordinamento di oltre 1600 associazioni, gruppi, scuole e realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità democratica in Italia. La politica di Libera è dunque apartitica e trasversale. In vista delle elezioni comunali di Ivrea del 26 e 27 Maggio Libera Ivrea propone ai cinque candidati Sindaco quattro impegni concreti da sottoscrivere pubblicamente e realizzare una volta eletti. Quattro punti che tentano di rilanciare la cultura della legalità democratica nel campo della Pubblica Amministrazione. Il primo punto riguarda la non candidabilità di soggetti condannati o rinviati a giudizio per reati di mafia o contro la pubblica amministrazione. Il secondo punto prevede la partecipazione del Comune ad Avviso Pubblico (Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie); l’approvazione formale del Codice Etico per gli amministratori locali (o carta di Pisa, consultabile sul sito ivrea.liberapiemonte/l4) e la celebrazione del 21 Marzo come giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Con il terzo punto si va al sodo, Libera propone una collaborazione tra comune e Forze dell’ordine o

Agenzia delle entrate al fine di elaborare progetti contrastanti l’evasione fiscale per un eventuale utilizzo delle maggiori entrate comunali per finanziare attività di educazione giovanile alla cittadinanza responsabile. L’ultimo punto della lista riguarda il tema troppo spesso sottovalutato della prevenzione e dell’azione contro il gioco d’azzardo. Esso infatti risulta strettamente connesso a forme diverse di corruzione, di evasione fiscale e allo sviluppo di stili di vita caratterizzati da dipendenza. La proposta è quella di attivare iniziative di sensibilizzazione a tutela delle categorie di giocatori più vulnerabili con coinvolgimento di Enti e Istituzioni. La piattaforma è consultabile sul sito ivrea.liberapiemonte.it/l4, verrà presentata al pubblico martedì 14 Maggio alle ore 21:00 presso l’oratorio San Giuseppe, in via Varmondo Arborio 6. A seguito della presentazione partirà la discussione tra i cinque candidati Sindaco di Ivrea, che ricordiamo essere: Pier Blasotta, Francesco Comotto, Carlo Della Pepa, Tommaso Gilardini e Alberto Tognoli. Luca Puzzangara


6


7

Sogno e Utopia 2004, Scampia. Quartier generale dello spaccio di droghe, gestito da famiglie camorriste che si contendono il monopolio dei traffici a forza di minacce, offese e intimidazioni. “Si uccidono tra di loro” è la frase ricorrente che, per omertà o disattenzione, rimbalza sussurrata di bocca in bocca, sino al 6 Novembre 2004 quando, in una sparatoria tra due clan rivali, perde la vita Antonio Landieri, impossibilitato a scappare a causa della sedia a rotelle che da sempre lo accompagnava. “Gli sarebbe bastato un solo passo - afferma nei suoi interventi Rosario Esposito La Rossa, cugino di Antonio – dedichiamo un passo ad Antonio, facciamolo camminare ogni giorno con le nostre gambe”. Inizialmente reputato uno spacciatore, per il solo motivo di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, ad Antonio furono negati i funerali pubblici: “mio cugino è stato ucciso due volte” dichiara amareggiato Rosario. Scampia Oggi è prima di tutto un simbolo di Resistenza: da quartiere di malaffare e malavita è diventata sede di una scuola-calcio per i giovani, raccontata attraverso gli occhi dei ragazzi nel libro “Le ali dell’airone”, che quest’anno verrà presentato da Rosario al Salone del libro di Torino il 16 maggio. Un’altra realtà presente a Scampia oggi è l’associazione VoDiSca, Voci Di Scampia, fondata in memoria di Antonio Landieri da Rosario nel 2010, impegnata principalmente in attività di teatro civile: l’ultimo spettacolo è “Lenuccia, una partigiana del sud” che li sta impegnando in un tour in tutta l’Italia.

Ma l’entusiasmo di Rosario non finisce qui: già ventiduenne decide di fondare la casa editrice “Marotta e Cafiero”. La città di Ivrea ha inoltre partecipato alla raccolta di libri da donare alla nuova biblioteca per bambini di Scampia, raccogliendo in totale più di 200 libri grazie al contributo delle librerie della città, della biblioteca civica e della cittadinanza. La testimonianza di Resistenza rappresentata dall’associazione VoDiSca tornerà ad essere raccontata per il secondo anno consecutivo ad Ivrea, che ospiterà Rosario Esposito La Rossa il 20 Maggio; in questa occasione saranno organizzati degli incontri con gli studenti delle scuole superiori della città. Pensiamo non ci sia modo migliore di concludere che riportare le parole di Rosario, parole che parlano di Sogno e Utopia, due concetti oggi più che mai fondamentali per rialzarci dal pantano che immobilizza tutta l’Italia: “I miei lavori nascono principalmente da tre sentimenti e due parole. Nascono dall’indignazione che attanaglia lo stomaco dei giovani, i quali non accettano il mondo preconfezionato. Indignazione che ti spinge a raccontare. I Miei lavori nascono dalla rabbia che deve essere canalizzata, rabbia generata dalla morte indescrivibile di un cugino di 25 anni ammazzato dalla criminalità organizzata per errore. Tutto nasce dal sogno che apre le strade verso sentieri prima sconosciuti. I miei testi si bagnano le proprie radici nelle parole resilienza e utopia.” Chiara Amadori e Andrea Gaudino


8


9

“Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi ci sarà sempre la guerra” [Bob Marley] “Non ci vuole niente a distruggere la

bellezza: e allora invece della lotta politica, la coscienza di classe e tutte le manifestazioni, bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. È importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.”- I Cento Passi Se si sale sul tetto del duomo di Milano, e si strizzano gli occhi per guardare attraverso le nuvole e lo smog, il primo pensiero va ai cinque euro di ticket sprecati per un paesaggio alquanto desolante. Si salta allora fino al gradino più alto, su di un muretto scivoloso, per cercare di scorgere come minimo un parco; il secondo pensiero va alla tristezza di una città senza prati ma con molti parcheggi. Talvolta non è così difficile distinguere tra bene e male: basta prendere come metro di misura la bellezza: è bello un tramonto rosa azzurro e rosso, o un improvviso acquazzone; è brutta l’antenna che rovina la fotografia, o un improvviso terremoto. Sono stupendi una sorella che ti corre incontro, un fratello che ti sfida a basket, degli amici sdraiati su un prato a cercare un metodo creativo per scrivere il futuro. È orribile vedere i propri compagni inneggiare al fascismo e alle mafie, isolare i più deboli, disprezzare zingari e rumeni, urlare contro le donne che vogliono giocare a

calcio, sprecare la propria intelligenza per paura di essere sfigati. Dobbiamo imparare ad osservare la bellezza: in silenzio, ammirare il “David” di Donatello e la “Pietà” di Michelangelo. Ma, poi, andare oltre: comprendere le sue origini, criticarla indagarla, fino a quando saremo sicuri della sua innocenza: la Toscana, regione più verde d’Italia, è il luogo dove tre inchieste giudiziarie (“Re Mida”, “Mosca” e “Agricoltura biologica”) hanno denunciato la presenza di diverse filiere di traffici illegali di rifiuti (dati da “Gomorra”- Saviano). Non è bello un ridente paesaggio frutto dell’illegalità. Solo quando saremo spettatori critici capiremo cosa c’è di sbagliato nel ponte sullo stretto, nel Dal Molin, nel bambino costretto a lavorare 12 ore al giorno; nascerà in noi il desiderio di riprendersi la bellezza distrutta da ingiustizia e bestialità, e di ripulire da ogni sozzura quella offuscata dalla falsità. Capiremo che è nostro diritto ammirare gli Appennini senza dover scorgere tra gli alberi l’aumento dei tumori e delle malformazioni fetali nei bambini napoletani. Che è nostro dovere far sì che anche quei bambini possano imparare la bellezza della propria città. L’inno a Venere di Lucrezio diventerà affascinante, la “Divina commedia” fonte di energia, il sorriso delle persone ragione di vita; se solo amiamo la bellezza, gli occhi di un uomo saranno finalmente più importanti del colore della sua pelle. Irene Gallina


10

essere indifferenti. In una parola: a crescere. Assumendoci insieme quella quota di impegno e di responsabilità che rende libera e autentica la nostra vita”. Infine vorrei aggiungere una piccola nota riguardo questo racconto: non è tutta finzione. L’autrice ha inventato luoghi e nomi, ha costruito una storia dietro ai personaggi ma il suo romanzo parte da un colloquio avvenuto realmente con un magistrato che si trova ogni giorno a combattere contro la Mafia. Un magistrato

che mi piace immaginare come Francesco, il magistrato del suo romanzo, a cui fa dire alcune parole che chiunque lotti contro la mafia non può che condividere: “Non bisogna mai dimenticare chi ha dato la vita per portar pace in quest’isola maltrattata. Dimenticare è come far morire una seconda volta.” Per questo è importante leggere un libro come quello di Silvana Gandolfi: per tenere alta l’attenzione sulla Mafia e sulla legalità iniziando a parlarne alle nuove generazioni e ai ragazzi. Gabriele Guabello

Approfondimenti - Letture

Io dentro gli spari. Scrivere un libro sulla Mafia non è mai facile, farlo per i ragazzi lo è ancora meno. Silvana Gandolfi è riuscita a raccontare una storia di Mafia utilizzando tutta la sua capacità di scrittrice e, nel contempo, a coinvolgere il lettore sia esso giovane o adulto. Una storia il cui protagonista è un bambino che assiste all’omicidio del padre e del nonno, riesce miracolosamente a salvarsi e denunciare uno degli assassini. Ad un certo punto, parlando con la madre, mentre si trova in ospedale in convalescenza, dice ricordando quei momenti: “Io ero dentro gli spari”. Da qui comincia la sua vita di Testimone di Giustizia, una storia di privazione di parte della propria libertà, una storia che lo porterà, con la madre, a rifarsi una vita in un’altra città finché non capita un avvenimento che cambia tutta la storia. Non voglio proseguire oltre lasciando al lettore la curiosità necessaria a proseguire la lettura. Certamente si può dire che il racconto è molto ben costruito sia dal punto di vista tecnico e narrativo sia nel momento in cui cerca di esplicitare alcuni meccanismi del fenomeno mafioso all’interno della società siciliana. Un fenomeno che tarpa le ali alla crescita di un’idea di legalità e giustizia che riguarda la Sicilia, nel caso specifico del racconto, ma che ben si può applicare a tutte quelle società dove è presente il fenomeno mafioso ma anche al di fuori da esse. Meglio di me, esprimono queste considerazioni le parole di Don Luigi Ciotti riguardo a questo libro: “Lucio e Santino io li ho conosciuti. Avevano altri nomi, ma storie simili a queste, destini intrappolati troppo presto, e senza alcuna colpa, negli ingranaggi della mafia. Ben vengano allora libri come questo, che raccontano ai più giovani la realtà della criminalità organizzata e il contorno di corruzione, illegalità, complicità e rassegnazione di cui si nutre. Pagine che aiutano a capire, a prendere coscienza, a non


11

Nuovi progetti per Radio Abawalla Sono stati due mesi molto intensi quelli trascorsi dall'inaugurazione di Radio Abawalla del 2 Marzo scorso, due mesi pieni di incontri, di nuovi progetti e idee per il futuro della web radio che ha aperto nei locali dell'Albero della Speranza in Via Arduino 41 a Ivrea. L'evento più importante è stato indubbiamente poter seguire come media partner il grande evento di Biennale Democrazia che si è svolto a Torino tra il 10 e il 14 Aprile e ha attirato per lezioni, conferenze e laboratori alcuni tra i volti più conosciuti della politica e della cultura italiani, come Laura Boldrini e Stefano Benni, che hanno, rispettivamente, aperto e chiuso questo laboratorio permanente di riflessione democratica. Il tema di questa edizione era l'utopia e abbiamo tentato di svolgerlo e declinarlo in tutte le sue accezioni durante tre pomeriggi in diretta da Piazza Carignano insieme ai ragazzi del Performing Media Lab, un laboratorio di riflessione sui nuovi media e i nuovi linguaggi, dell'associazione Acmos che organizza la manifestazione stessa. Oltre a un grande aiuto dal punto di vista tecnico, i ragazzi hanno portato le loro esperienze e le loro opinioni, per confrontarci su questi temi tra di

noi, ma anche con gli organizzatori e gli ospiti che ci hanno fatto visita nei tre giorni. Le trasmissioni da Biennale Democrazia sono disponibili da scaricare dal nostro sito per chiunque le volesse sentire, così come si trova sul sito l'intervista a Franco D'Aniello, flautista e musicista del famosissimo gruppo dei Modena City Ramblers. Il gruppo emiliano si è esibito nella serata di apertura del Tavagnasco Rock di quest'anno e come al solito ha richiamato parecchie centinaia di fan che si sono accalcati sotto il palco del festival il 26 Aprile scorso. Al termine di un concerto intenso e di grande successo siamo riusciti ad ottenere un'intervista, durante la quale Franco ci parla

dei problemi della musica, della storia dei “Modena” e ci dice anche la sua sul progetto, intrapreso da noi di Radio Abawalla, della musica Creative Commons. Un'intervista che, per chi se la fosse persa, si può gustare sul nostro sito www.radioabawalla.net, dove potrete recuperare tutti i podcast delle trasmissioni passate e ovviamente ascoltare la nostra radio. Prossimi progetti? Li scoprirete nel prossimo numero ma vi lascio solo un indizio: Salone del Libro… Armando Lanzaro


I Borsellino e il ‘92 Giuseppe Borsellino nacque nel 1936 a Lucca Sicula, un piccolo paese siciliano. Come molti, cominciò a lavorare giovanissimo per contribuire alle spese familiari; poi si sposò e divenne camionista e trasportatore. Insieme al figlio Paolo, nato nel 1961, comprò un piccolo impianto di seconda mano per la produzione di calcestruzzo. Padre e figlio riuscivano a concludere affari solo coi privati, poiché gli appalti pubblici erano affidati sempre alle stesse tre imprese, due di Agrigento e una di Giuliana. Così la piccola attività –composta di quattro operai – fin dalla sua origine ebbe a disposizione un capitale minimo: di certo non era in procinto di conquistare i mercati siciliani, ma la sua posizione strategica la rendeva comunque appetibile a Cosa Nostra. I boss offrirono 150 milioni di lire per rilevare l’intero impianto: “con quei soldi non vi vendo nemmeno gli pneumatici delle betoniere” rispose Paolo. Malgrado la scarsità di lavoro, i Borsellino non avevano mai chiesto aiuto o protezione ai clan; ma la povertà prevalse, e i due accettarono di vendere a quattro soci il 50% dell’impresa. Da quel momento le pressioni per avere anche l’altra metà aumentarono drasticamente: alberi tagliati, camion incendiati, pedinamenti e minacce –anche pubbliche– quotidiane. Ma Giuseppe e Paolo non erano vigliacchi. Il 21 aprile 1992 Paolo venne trovato nella propria macchina, ucciso con un fucile e poi malamente disposto con le gambe penzoloni fuori dall’auto. Le indagini furono superficiali e affrettate: quando l’auto fu restituita alla famiglia, il proiettile erano ancora conficcati nel sedile. Giuseppe non smise mai di credere nella giustizia, sebbene fosse silenziosa e lontana. Cominciò a raccontare, elencare

disperatamente i nomi dei colpevoli, la serie di intimidazioni, a spiegare incessantemente la gestione corrotta degli appalti; ogni giorno andava nelle caserme, dai magistrati; telefonò al Centro Studi Impastato, alla Commissione antimafia. “Prendeteli o quelli mi ammazzano” implorava gli inquirenti. Come protezione, gli venne concesso il porto d’armi; magra resa di uno Stato che consegna alla morte i propri cittadini. Le dichiarazioni di Giuseppe trapelavano in fretta alle orecchie di Cosa Nostra: nel 1993 verranno arrestati un impiegato della Cancelleria di Sciacca e gli agenti di scorta del magistrato cui Borsellino aveva fatto le proprie dichiarazioni; ma troppo tardi. Il 17 dicembre 1992 Giuseppe Borsellino venne ucciso pubblicamente nella piazza di Lucca Sicula, mentre andava a comprare le sigarette: due motociclisti scaricarono su di lui un intero caricatore di mitraglietta. Per puro caso quel giorno il nipotino, figlio di Paolo, aveva deciso di non accompagnarlo nella passeggiata. Dopo un mese vennero arrestati i quattro soci, accusati dell’omicidio di Giuseppe, ma furono assolti; l’unico condannato è l’esecutore del delitto, Emanuele Radosta. Ma il racconto non è finito: oggi il nipote di Paolo, Benny Calasanzio, giornalista freelance, ha scritto un libro con Salvatore Borsellino, il fratello del famoso giudice. La storia di questa famiglia è stata offuscata dalla memoria dell’omonimo pm, ucciso il 19 luglio 1992; tre Borsellino, eguali per coraggio e determinazione, oltre che per nome: noi ne portiamo la memoria e ne seguiamo l’esempio. Irene Gallina

Approfondimenti. Storie di Mafia

12


13

Parole Libere Cari lettori e cari lettrici, da questo numero inizia “Parole Libere�, uno spazio dedicato a voi, pensato apposta per esprimere dubbi, pensieri, considerazioni, notizie, poesie. Un posto dove potete scrivere tutto quello che vi passa per la testa, una via di comunicazione con noi e con tutti coloro che ci seguono. Contattateci al seguente indirizzo e mail: liberaivrea@gmail.com Quindi scriveteci! Vi aspettiamo!!!

Per orientarsi‌ liberapiemonte.it ivrea.liberapiemonte.it ivrea.liberapiemonte.it/l4 radioabawalla.net


#Coglilaprimavera4  

Quarto numero di #coglilaprimavera

Advertisement
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you