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INDICE

PREMESSA ........................................................................................................... 1 La cultura a Taranto. Analisi di una debolezza ........................................................ 1 I presupposti politico-economici della proposta ...................................................... 3 LA PROPOSTA ..................................................................................................... 4 Un Consorzio per la valorizzazione del patrimonio culturale................................... 4 Un Piano per la riqualificazione urbana .................................................................. 6 Un Programma di iniziative e grandi eventi .......................................................... 11 CONCLUSIONI ................................................................................................... 14


Cultura. Una sfida Capitale

PREMESSA

La circostanza della candidatura di Taranto a Capitale Europea della Cultura 2019 ha avuto il merito di porre al centro del dibattito politico cittadino la “questione culturale”. Col presente documento il circolo “Peppino Impastato” di Rifondazione Comunista vuole offrire un contributo programmatico su questo tema, con l’obbiettivo di sollecitare un più ampio movimento che riconosca nello sviluppo delle attività culturali l’asse strategico fondamentale per la rivitalizzazione della società locale e del territorio. Prima di esporre nel dettaglio la nostra proposta è però indispensabile tratteggiare un’analisi della situazione attuale delle attività culturali a Taranto e chiarire quali presupposti politico-economici sono necessari per realizzarla.

La cultura a Taranto. Analisi di una debolezza I comparti della produzione culturale nella nostra città sono oggi caratterizzati dai seguenti elementi a) Nel corso degli ultimi venti anni si è assistita alla dismissione di alcuni importanti spazi culturali (si pensi ai centralissimi Cinema Verdi e Cineteatro Fusco, ma anche alla trasformazione del circolo Vaccarella, per molto tempo cuore della politica culturale locale dell’Italsider), non compensata dall’apertura di grandi realtà multifunzionali, come invece è accaduto contestualmente nelle vicine Bari e Lecce. Il solo grande spazio sorto di recente a Taranto, il TaTà, svolge la funzione di teatro tradizionale, mentre è andata sprecata (per responsabilità politiche precise) la grande opportunità che poteva essere rappresentata dal Cantiere Maggese, pensato in origine proprio come realtà culturale complessa.

b) Il Comune di Taranto non è stato in grado di esprimere alcuna politica culturale degna di questo nome. La stessa programmazione estiva è stata lasciata più alla buona volontà di singoli e gruppi che non a una qualche regia pubblica, mentre i più volte sbandierati “grandi eventi” sono rimasti al livello di meri annunci. 1 Taranto, 18 luglio 2013

a cura del Circolo PRC “Peppino Impastato”


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c) In generale, la gran parte delle attività culturali nella nostra città continuano ad essere promosse in forma di volontariato, prevalentemente da piccoli gruppi. Quei comparti rappresentano dunque sacche di sottoccupazione e sono di conseguenza caratterizzati da una precarietà strutturale: all’esaurimento della spinta iniziale, dettata da entusiasmo, quasi sempre subentra la ben più concreta preoccupazione sul futuro occupazionale; e così spesso si spengono anche i progetti più interessanti.

d) Alla base di questa debolezza c’è un elemento strutturale ineludibile: da ormai più di dieci anni Taranto è diventata “esportatrice netta” di giovani. Più in generale, la nostra città – a causa della particolare struttura economica che la caratterizza – non riesce a trattenere figure professionali altamente qualificate, cioè i soggetti con più elevata propensione al consumo di servizi culturali. Questo dato è alla base della limitatezza del mercato culturale locale, che a sua volta determina la fragilità dei progetti portati avanti dagli operatori privati. Ecco spiegata la ragione dei fatti evidenziati al punto a): solo realtà direttamente sovvenzionate dal pubblico restano in piedi, mentre le altre degradano o chiudono. Se a ciò si somma quanto detto al punto b), cioè l’assenza di una politica culturale comunale in grado di far crescere le realtà di volontariato, il quadro di difficoltà in cui versano a tutt’oggi le attività culturali locali è completo.

Qualunque proposta che voglia seriamente puntare a un rilancio della cultura a Taranto non può prescindere da questi elementi. Ad essi ne va aggiunto un altro di carattere più generale. Taranto è una città cresciuta troppo rapidamente e in maniera caotica. I ritardi, gli errori e i veri e propri abusi compiuti in campo urbanistico nei decenni precedenti hanno portato al degrado della Città Vecchia, allo svuotamento del Borgo e all’esplosione di periferie caratterizzate da rapporti sociali sempre più sfilacciati. Nell’espansione continua della pianta urbana si sono visti spuntare come funghi nel deserto palazzoni anonimi, ma in nessun modo centri di aggregazione e di attività culturale per gli abitanti dei quartieri. Una politica culturale progressiva non può non tenere conto di questo ulteriore dato. 2 Taranto, 18 luglio 2013

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I presupposti politico-economici della proposta Quella del circolo Impastato è una proposta politica, non di mera amministrazione dell’esistente. Essa presuppone dunque una precisa linea di politica economica che superi definitivamente i vincoli soffocanti dell’austerità. Di fronte alla crisi che, dopo il crack del 1929, stava sconvolgendo il mondo, John Maynard Keynes sollecitò le autorità pubbliche a varare grandi piani di interventi in settori ad elevata intensità di lavoro: questi avrebbero avuto effetti benefici sui consumi, imprimendo all’intero sistema una spinta tale da farlo fuoriuscire dallo stato di depressione in cui si trovava. Misure di questo tipo furono attuate prima negli Stati Uniti del Presidente Roosevelt e, subito dopo la guerra, in Gran Bretagna e negli altri paesi del “blocco Occidentale”. Il risultato fu la nascita del Welfare State: edilizia, sanità e scuola pubblica; un sistema che ha consentito a milioni di donne e di uomini di emanciparsi dalla miseria e ai sistemi economici occidentali di prosperare. Di fronte alla crisi dei nostri giorni, per molti aspetti simile a quella degli anni ’30, un piano di investimenti analogo a quello proposto da Lord Keynes sarebbe altrettanto necessario. Rispetto a quei tempi, oltre tutto, la gamma dei settori da coinvolgere sarebbe ancora più vasta. Fra questi rientrerebbero senz’altro le attività culturali, il cui peso all’interno del sistema economico è notevolmente cresciuto nel periodo che ci separa da Keynes proprio grazie ai benefici effetti del Welfare, che ha diffuso l’istruzione presso la quasi totalità della popolazione dei paesi in cui lo si è realizzato. Quel settore, d’altra parte, è ad elevatissima intensità di lavoro, dal momento che la produzione culturale resta fortemente dipendente dall’espressione della soggettività individuale e collettiva. Infine, sul piano commerciale i prodotti di quelle attività sono di gran lunga meno soggetti a concorrenza internazionale della gran parte di beni e servizi scambiati sul mercato. E’ dunque nell’interesse di un paese che voglia realmente riattivare un processo di sviluppo investire in questi comparti. Tale considerazione è parte integrante della linea che il Partito della Rifondazione Comunista ha recentemente elaborato a livello nazionale attraverso la stesura di un “Piano del lavoro” per la creazione di due milioni di posti nei prossimi anni. Il rilancio della cultura a Taranto e in Italia passa dunque attraverso una battaglia generale contro l’austerità. 3 Taranto, 18 luglio 2013

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LA PROPOSTA

La proposta di politica culturale che avanziamo consiste in una nuova idea di città in cui le attività culturali assumano un ruolo centrale nell’economia e nella società locali. Essa non costituisce dunque un piano dettagliato d’interventi, ma una visione strategica di quello che Taranto deve diventare nei prossimi anni. Nel merito, la proposta assume le premesse fin qui esposte e si articola in tre punti: a) la creazione di un Consorzio per la valorizzazione del patrimonio culturale; b) una politica urbanistica che punti alla riqualificazione urbana attraverso il recupero della Città Vecchia, la riconversione delle preesistenze architettoniche, la rigenerazione delle aree verdi e la rivitalizzazione delle periferie; c) una programmazione culturale che miri alla maturazione degli operatori locali e della cittadinanza attraverso iniziative e grandi eventi. Di seguito sono trattati nel dettaglio i contenuti di ciascun punto.

Un Consorzio per la valorizzazione del patrimonio culturale Tutte le grandi realtà d’arte del paese sono organizzate in strutture che consentono di massimizzare l’erogazione del servizio, valorizzando al contempo le competenze di chi vi opera. L’elemento che invece caratterizza la gestione del nostro patrimonio culturale locale è proprio la disorganizzazione. L’Azienda Provinciale del Turismo è un punto di riferimento quanto mai labile, mentre l’organizzazione di visite guidate è lasciata allo spontaneismo di una miriade di gruppi e di singoli. Tale disorganicità può essere superata attraverso l’istituzione di un CONSORZIO promosso dagli enti pubblici locali (Comune e Provincia), in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali e con la Marina Militare (limitatamente alle parti di patrimonio che sono sotto il suo controllo), al quale possano aderire gli stessi operatori privati del settore, fornendo precise garanzie in merito alla preparazione e al trattamento retributivo e normativo del personale (le guide devono essere ‘operatori culturali’: gente che abbia studiato la storia, l’arte, l’archeologia, e che abbia acquisito una certa 4 Taranto, 18 luglio 2013

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esperienza nella conduzione di gruppi all’interno della città, possibilmente dotati di patentino). Tale struttura avrebbe fra i suoi compiti: a) la standardizzazione del servizio, attraverso l’elaborazione di percorsi specifici di visite guidate in forma di veri e proprio “pacchetti”; b) la promozione verso il pubblico del patrimonio artistico locale; c) la formazione continua degli operatori. In questo modo si avvierebbe, da una parte, una razionalizzazione dell’offerta esistente e un innalzamento complessivo della professionalità del servizio e, dall’altra, una stabilizzazione degli operatori del settore e il superamento dell’attuale situazione di concorrenza selvaggia che danneggia in primo luogo chi svolge al meglio il proprio lavoro. Attraverso una politica dei prezzi mirata si potrebbe inoltre perseguire un obbiettivo fondamentale: il coinvolgimento diretto della cittadinanza nella conoscenza di ciò che il territorio offre. Potrebbero essere sviluppati veri e propri open day a prezzo agevolato all’interno dei punti cardine della città per ricostruire in ognuno quella coscienza della storia civica che è andata dissolvendosi negli anni. Nell’ottica della promozione al pubblico del patrimonio culturale locale e della formazione del cittadino del domani, il Consorzio potrebbe articolare un piano editoriale avente per oggetto la storia degli uomini e degli eventi che hanno fatto grande Taranto, con il coinvolgimento di illustratori locali e dei ragazzi che escono o si formano nel liceo artistico o negli istituti d’arte della zona. Le attività di promozione e divulgazione gestite dal Consorzio dovrebbero inoltre prevedere: -

realizzazione di minispot relativi al territorio e ai suoi motivi di attrazione;

-

grandi opere editoriali, riguardanti in primo luogo il Museo e il Castello Aragonese, soprattutto a seguito degli ultimi restauri che lo hanno portato ad essere il secondo monumento più visitato di Puglia dopo Castel del Monte, oltre a una nuova rassegna sulle chiese della città antica, sui palazzi nobiliari, e nuove e aggiornate guide della città. 5

Taranto, 18 luglio 2013

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Il Consorzio dovrebbe altresì attivarsi per superare alcuni ostacoli che oggi si frappongono alla piena fruizione del patrimonio artistico locale. Segnatamente, non andrebbe ulteriormente procrastinata la riapertura permanente delle tombe a camera, una delle espressioni funerarie artisticamente più belle al mondo, ma anche e soprattutto di fondamentale interesse archeologico. Contestualmente andrebbero attivati altri programmi per mettere in fruizione, oggi interdetta, altri siti funerari di età greca. In particolare andrebbe predisposto da subito un piano per la realizzazione del “parco archeologico del Belvedere” in località Tamburi-Croce, mentre occorrerebbe ripensare – e in tempi brevi – alla tutela e valorizzazione della Cripta del Redentore, eliminando le strutture in vetro che non fanno che creare una dannosissima condensa, utili esclusivamente a portare gli affreschi alla totale cancellazione. Infine, nell’ottica della preparazione della città alla ricezione turistica, il Consorzio dovrebbe potenziare anche i servizi sia di informazioni (eliminandoli dai punti di interesse, come ad esempio davanti al Castello Aragonese, per sistemarli lungo le direttrici della città), che di ricezione vera e propria, favorendo l’apertura di alberghi e B&B invogliando l’imprenditoria giovanile attraverso l’erogazione di fondi speciali.

Un Piano per la riqualificazione urbana Una parte significativa dei beni artistici locali è oggi soggetta a degrado perché insediata in punti della città, come l’Isola, che nessuno dei “piani di rigenerazione” tentati fino ad oggi è riuscito a sottrarre alla decadenza e all’abuso – e anche progetti che avrebbero potuto apportare concreti miglioramenti, come Cantiere Maggese, oggi sono ben altro rispetto a quello che avrebbero dovuto essere. D’altra parte, un numero consistente di vecchi edifici pubblici ubicati nelle zone centrali della città (dal Palazzo degli Uffici agli ex Baraccamenti Cattolica, dall’ex Dopolavoro Ferroviario a grandi strutture come l’ex Ferraris o l’ex sede INPS ecc.) sono oggi nel più totale stato di abbandono – come d’altra parte accade per alcune aree verdi, si veda Parco Cimino. Infine, nelle vaste periferie in cui vive la gran parte dei tarantini i servizi sociali e culturali sono oltremodo sottodimensionati. Queste tre evidenze rendono non più procrastinabile

un

nuovo

Piano

Regolatore

che

ponga

al

centro

la

RIQUALIFICAZIONE URBANA. Si deve partire dal presupposto demografico fondamentale che oggi Taranto è una città a “crescita zero” – e anzi in declino come 6 Taranto, 18 luglio 2013

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numero di abitanti –, per cui non ha alcun senso espandere ulteriormente la pianta della città, mentre sarebbe necessario consolidare le aree urbane esistenti attraverso interventi che ne migliorassero la qualità della vita. Vanno fermati subito gli abusi edilizi che sottraggono ai tarantini e ai turisti la costa (si vedano gli scempi architettonici, freschi di autorizzazione, su Viale Virgilio). Di seguito proviamo a indicare quali dovrebbero essere le linee-guida fondamentali della programmazione urbanistica nell’ottica che abbiamo indicato. RECUPERO DELLA CITTA’ VECCHIA L’Isola va ripensata come una risorsa per il territorio, carica com’è di arte e di storia. Il Comune di Taranto, proprietario di gran parte degli immobili presenti in quella zona, ha il potere per realizzare interventi strutturali di particolare importanza. Fra questi sono prioritari: a) la riapertura al pubblico degli antichi palazzi nobiliari, fucine di bellezze e scrigni di storia, investendo in restauri di edifici “di interesse particolarmente importante” e delle testimonianze “aventi valore di civiltà” previa imposizione del vincolo ex artt. 13, 14 e 15 del D. lgs. 42/2004 e rendendo agibili gli edifici adibiti ad abitazione; b) il varo di programmi di recupero nell’area dei vicoli intervenendo con la messa in sicurezza, la realizzazione delle infrastrutture e la promozione dell’edilizia privata soprattutto cooperativa (gravissimo in tal senso è il tentativo di spostare una parte delle risorse che la Regione ha autorizzato per la riqualificazione urbana in Città Vecchia sulla ristrutturazione dell’ex cinema Fusco); c) un massiccio intervento di raccolta differenziata porta a porta; d) la ridefinizione della gestione di Cantiere Maggese secondo le modalità previste dal progetto originario: quello spazio deve diventare un’attività culturale multifunzionale (nei locali di Largo San Gaetano sono ancora impacchettati e soggetti a usura un’intera sala di registrazione audio e una di montaggio video) gestita da un coordinamento di associazioni locali.

7 Taranto, 18 luglio 2013

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RIUTILIZZO E RICONVERSIONE DI PREESISTENZE ARCHITETTONICHE La perdita della funzione di centro direzionale della città ha determinato il progressivo svuotamento del Borgo. Tale processo ha avuto come effetto immediato l’abbandono di grandi edifici pubblici, precedentemente sedi di uffici istituzionali. Se non si definirà una nuova funzione per il centro cittadino, tale area sarà destinata al degrado – che già appare evidente ai margini delle vie principali. Il recupero e la riconversione delle preesistenze architettoniche è dunque un passaggio fondamentale per la rinascita del Borgo. La nostra proposta si basa sull’idea forte di trasformare questa parte di città in un micro-distretto socio-culturale. Il “nocciolo duro” di questa impostazione sarebbe rappresentato dai grandi edifici posti ai due capi dell’arteria principale che dall’Arsenale sbocca sul Ponte girevole: da una parte, gli ex Baraccementi Cattolica (che il Comune acquisirà a breve dal Demanio) e, dall’altra, il cineteatro Fusco e parte del Palazzo degli Uffici. All’interno di quest’area un altro punto da valorizzare sarebbe l’ex dopolavoro ferroviario (DLF), all’interno del quale si colloca il vecchio Cinema Verdi, che il Comune dovrebbe reclamare dalle Ferrovie dello Stato. Questo triangolo ideale diventerebbe il fulcro propulsore dell’attività artistico-culturale della città, una sorta di “casa della cultura” – come ne esistono in altre città d’Italia – diffusa. In particolare, per quanto riguarda i Baraccamenti Cattolica, l’idea è di trasformarli in un vero e proprio padiglione culturale. Il teatro, già esistente all’interno dell’area, debitamente ristrutturato, potrebbe fungere da Auditorium per concerti e opere, valorizzando in particolare la presenza dell’Orchestra della Magna Grecia – come già previsto dal progetto “Le corti di Taras” presentato a un convegno per lo sviluppo delle ex aree militari tenutosi nel gennaio 2012. Gli altri edifici – in particolare l’ex Sala “Margherita”, data la sua struttura sviluppata in lunghezza – potrebbero qualificarsi quali gallerie per esposizioni temporanee di fotografie, dipinti, sculture, oppure – pensiamo agli ex locali della mensa e della biblioteca – pensati come piccole botteghe di artigianato locale, dove per artigianato locale intendiamo qualunque tipo di produzione che richieda una particolare abilità tecnica e sia in qualche maniera connessa alle arti. 8 Taranto, 18 luglio 2013

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Riprendendo un’idea già formulata in passato, il Fusco potrebbe diventare il Teatro Comunale che a Taranto a tutt’oggi manca. Nella sua gestione andrebbero coinvolte le compagnie locali – che lamentano da tempo la mancanza di spazi pubblici dove lavorare. Alle consuete attività di prove e rappresentazioni andrebbero associati laboratori di formazione aperti alla cittadinanza. Contestualmente, almeno in una parte del Palazzo degli Uffici andrebbe allestita una Pinacoteca Civica. Taranto infatti pullula di dipinti, soprattutto di epoche tra Seicento e Settecento, divisi tra palazzi istituzionali o lasciati in rovina in chiese e palazzi chiusi al pubblico. Riuscire a dar loro una collocazione dignitosa all’interno di una Pinacoteca sarebbe opportuno perché: -

se ne preserverebbero integrità e memoria;

-

si donerebbe alla città un bene durevole e comune.

Integrando in questa mappa ideale anche il Cantiere Maggese, si avrebbe così un percorso continuo – dall’imbocco di via Di Palma al cuore della Città Vecchia – caratterizzato da presidi che abbracciano ogni campo dell’arte. Nei locali dell’ex DLF potrebbe invece essere ospitata una “Casa delle associazioni” che permetta di valorizzare la grande vivacità della società civile locale anzitutto “dando un tetto” alle realtà che sono costrette a svolgere le proprie attività nelle maniere più disparate. Tale struttura sarebbe integrata allo spazio dell’ex cinema Verdi, opportunamente adibito a sala dibattiti e conferenze, In questo modo si verrebbe incontro a un bisogno quanto mai sentito dalla cittadinanza attiva: la mancanza di spazi pubblici al chiuso dove tenere iniziative. L’opera di creazione di grandi contenitori culturali cittadini andrebbe completata con una complessiva riorganizzazione della Biblioteca Civica Acclavio. Questa ha bisogno, in primo luogo, di un potenziamento dell’organico, a tutt’oggi sottodimensionato e, in generale, di netti miglioramenti sul piano della gestione del patrimonio librario che vadano nel senso a) di un ampliamento e aggiornamento dell’offerta e b) di una razionalizzazione del sistema del prestito. In particolare, le lacune nell’offerta libraria possono essere facilmente colmate attraverso la connessione della Biblioteca a uno dei sistemi di prestito interbibliotecario esistenti nel paese. 9 Taranto, 18 luglio 2013

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RIGENERAZIONE DELLE AREE VERDI Un discorso a parte meritano le aree verdi della città, ovvero la Villa Peripato, già violentata nella sua intimità con le colate di cemento di citiana memoria, e il Parco Cimino, ridotto a poco più che un pineto rinsecchito e che versa in stato di totale abbandono. Occorre riprendere il progetto mai attuato di fare della Villa Peripato una bellissima area archeologica sia liberando e mettendo alla luce le numerose preesistenze che sono state occultate ma anche organizzando i viali sul modello del lapidarium. Una riqualificazione delle aree verdi cittadine è fondamentale per consentire al turista un attimo di ristoro durante la sua permanenza. Sebbene la pineta di Cimino sia piuttosto fuori mano rispetto al centro e all’isola, è anche vero che in prospettiva di ricezione di fondi europei, si potrebbe pensare a un potenziamento del sistema di trasporto pubblico, attraverso navette ecologiche che possano condurre la gente da un capo all’altro della città. Cimino, dotato di una bella arena all’aperto, adesso dissestata in più punti, potrebbe costituire un polo attrattivo in vista di attività teatrali, cinematografiche e musicali pianificabili nel periodo estivo e rivivere di linfa nuova. RIVITALIZZAZIONE DELLE PERIFERIE Una città che voglia puntare sulla cultura per costruire il proprio futuro deve essere in grado di calare quelle stesse attività nella vita quotidiana delle donne e degli uomini che la abitano. Tali attività possono infatti contribuire in maniera significativa a ricucire gli strappi prodotti nel tessuto sociale dai traumi che la nostra comunità ha maturato nel corso della sua vorticosa crescita. Occorre pertanto immaginare in prossimità dei grandi nuclei abitativi presidi socio-culturali visibili e attivi. Un modello per questo genere di operazione può derivare dalle “Library” presenti nel mondo anglosassone. All’apparenza si tratta di biblioteche, ma in realtà l’offerta libraria è limitata a titoli di grande consumo; essa è integrata, inoltre, da reparti di video, audio ed emeroteca. Ma soprattutto esse sono luoghi di socializzazione per persone di tutte le età: al loro interno si svolgono corsi, dibattiti, attività ludiche per bambini ecc. In particolare nelle zone più disagiate della città presidi di questo tipo potrebbero rappresentare punti di riferimento contro il degrado sociale.

10 Taranto, 18 luglio 2013

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Un Programma di iniziative e grandi eventi Taranto continua a scontare il prezzo dell’immobilità dell’Assessorato alla Cultura del Comune. Un’azione efficace da parte di tale istituzione è di contro indispensabile per attivare una prospettiva di sviluppo delle attività culturali locali. Esso va dunque ripensato come nucleo di programmazione della vita culturale cittadina. Coinvolgendo attivamente le realtà associative e i singoli operatori, l’Assessorato deve promuovere un cartellone di iniziative ed eventi che consentano di valorizzare gli spazi di cui si è detto sopra. Tale operazione permetterebbe agli stessi soggetti locali di superare gradualmente il volontarismo che oggi li caratterizza: la programmazione partecipata dovrebbe favorire infatti la cooperazione e la specializzazione, puntando a far emergere realtà in grado di affermarsi anche al di fuori dei confini locali. In particolare, i giovanissimi che non sono ancora ‘emersi’ come individualità devono essere messi nelle condizioni di allestire festival musicali, cinematografici, teatrali che possano divenire per loro trampolini di lancio. Per far ciò è necessaria un’incentivazione innanzitutto economica, ma anche un’apertura mentale adatta ad accogliere le proposte dei giovani tarantini, in particolare di quelli che hanno conosciuto altre realtà oltre quella in cui vivono, o in cui vorrebbero tornare a vivere, ma non gli è dato farlo per mancanza di opportunità. A questo scopo è necessario affiancare le strutture amministrative dell’Assessorato con un pool di specialisti di diversi campi che coordinino e orientino il lavoro di programmazione secondo linee guida aggiornate allo stato dell’arte dei differenti settori di produzione culturale. All’interno di quest’opera di programmazione, accanto alle azioni di stimolo rivolte agli operatori locali, devono trovare posto EVENTI CULTURALI di ampio respiro, di cui Taranto al momento è sprovvista (fa eccezione il solo convegno internazionale di studi sulla Magna Grecia). Questi devono essere, al contempo, occasioni di promozione del territorio e opportunità di apertura al mondo e di maturazione culturale degli operatori e della cittadinanza. Di seguito proviamo a sviluppare qualche idea, raggruppandola per settore. ARTE Forse ripetiamo concetti già triti e ritriti sollecitando la completa riapertura del M.A.R.T.A., ricordando che a fine 2013 terminerà l’allestimento del solo primo piano 11 Taranto, 18 luglio 2013

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mentre non ci sono certezze sul completamento del secondo piano che peraltro è quello destinato ad ospitare i due più famosi reperti che il mondo ci invidia ovvero “L’Atleta” e lo “Zeus”. Alle attività della Pinacoteca Civica di cui si parla sopra andrebbero uniti una serie di eventi collaterali, che vogliamo identificare nei “Grandi Eventi” che, per quanto concerne l’arte, sono generalmente le mostre. Le mostre devono avere in genere durata di almeno cento giorni, per cui tre mostre “grande evento” permetterebbero di coprire l’intero arco annuale e di richiamare sul territorio una gran mole di turisti. Abbiamo pittori tarantini di respiro internazionale cui poter proporre di fare una mostra personale a Taranto, nella loro città. Inoltre si potrebbe pensare di fare un’operazione sullo stile di quella fatta al British Museum a Londra con i reperti dei depositi di Pompei, cioè tirar fuori dai ricchi depositi del M.A.R.T.A. i reperti migliori e metterli in mostra in modo tale da attrarre, oltre i curiosi, anche gli studiosi. Oppure immaginare una bella mostra con i dipinti antichi di pittori operanti in Puglia, come si è fatto lo scorso anno a Lecce e Bitonto con gli “Echi caravaggeschi in Puglia”. Si coinvolgerebbero così le Università che metterebbero a disposizione i loro migliori studiosi al fine di tirar fuori prodotti di qualità. SCIENZA Per la grave situazione di inquinamento che caratterizza il territorio jonico, unica in Europa, Taranto non può non puntare ad ospitare un momento di riflessione scientifica di spessore internazionale sui temi dell’abbattimento dell’impatto dei processi industriali, del risanamento ambientale, della prevenzione e cura delle patologie legate all’avvelenamento dell’ecosistema, della riconversione delle aree contaminate. Un Convegno multidisciplinare a cadenza fissa potrebbe non solo dare prestigio alla città, ma anche fornire alla cittadinanza tutta e alle stesse istituzioni gli strumenti per affrontare la gestione dell’enorme problema in questione. LETTERATURA Da più di qualche anno la scena letteraria nazionale conosce un’interessante reviviscenza di autori tarantini. In molte di queste opere il tema trainante è l’emigrazione e il rapporto con la terra d’origine. Questa produzione letteraria – come d’altra parte la dinamica strutturale che la anima – partecipa a un filone quanto mai 12 Taranto, 18 luglio 2013

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fertile nei paesi della periferia europea e globale. Taranto potrebbe puntare a diventare, almeno su scala euro-mediterranea, punto di raccordo fra autori ed esperienze letterarie che hanno affrontato quel tema, attraverso l’allestimento di un Festival a cadenza fissa. In questo modo, da una parte, si sprovincializzerebbe l’approccio locale alla questione cruciale dell’emigrazione mentre, dall’altra, si potrebbe creare un terreno di confronto fra esperienze letterarie e sociali geograficamente distanti, in un ottica di possibile collaborazione anche politica fra realtà che condividono una condizione simile. MUSICA La creazione di un Auditorium nello spazio dei Baraccamenti Cattolica consentirebbe di sviluppare anche nella nostra città una stagione operistica. FOLKLORE In tal senso Taranto ha già un evento popolarissimo che è la “Settimana Santa”, così come la festa patronale. Ma proponiamo di promuovere ulteriormente eventi quali la rievocazione storica del “Matrimonio di Maria d’Enghien” e il “Palio di Taranto”, divenuti appuntamenti immancabili nel cartellone di eventi tarantino. CINEMA Come non pensare a Rodolfo Valentino? Una bella mostra monografica e una rassegna cinematografica a tema sarebbero annoverabili tra i “Grandi Eventi” di ampio respiro di cui abbiamo fatto cenno. Rodolfo Valentino è internazionale, è un’attrazione in sé. Ma sarebbe anche necessario spianare la strada ai tanti video maker tarantini – che cercano fortuna altrove – coinvolgendoli sia nella realizzazione di prodotti di qualità per la città e la sua promozione, che mediante festival del cinema sul territorio, cercando di proporre un progetto di alto livello che possa avere risonanza nazionale.

13 Taranto, 18 luglio 2013

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CONCLUSIONI

Con questa proposta abbiamo provato a ordinare idee e suggestioni emerse nel dibattito pubblico degli ultimi mesi, comprendendole in una prospettiva strategica – che cioè prende le mosse dalle difficoltà strutturali che la città sta attraversando e prova a superarle attraverso un programma articolato. Il nostro vuole essere un contributo alla discussione, e in nessun caso una parola definitiva su una questione la cui complessità è tale da richiedere ulteriori approfondimenti e riflessioni. In ogni modo, riteniamo che il confronto debba puntare a definire un’idea di città, senza la quale ogni progetto particolare risulta fine a se stesso e pertanto inadeguato a fronteggiare una situazione di crisi che si fa di giorno in giorno più grave. Una crisi che a Taranto investe in forme peculiari l’economia, la società e la stessa struttura urbana. Su questi livelli gli effetti benefici degli interventi appena esposti sarebbero molteplici. a) Sul piano economico, gli investimenti da varare per la realizzazione delle opere di cui si è detto costituirebbero nell’immediato un impulso significativo per l’economia locale. Inoltre, la creazione di un’offerta costante di servizi culturali permetterebbe di stabilizzare unità di lavoro attualmente disoccupate o sottoccupate, rafforzando così il mercato locale con l’immissione di domanda aggiuntiva. Un aspetto ulteriore – ma tutt’altro che trascurabile – sarebbe la diversificazione della struttura dell’economia jonica: diminuirebbe così l’esposizione di quest’ultima agli andamenti congiunturali dei settori maggiormente concentrati in loco e, in generale, si ridurrebbe la dipendenza dalle grandi produzioni industriali di base. b) Sul piano sociale, si aprirebbero opportunità soprattutto per i soggetti che stanno subendo le conseguenze più gravi della crisi e delle politiche di austerità: i giovani altamente formati. Si arresterebbe così il deflusso continuo di intelligenze che ha depauperato la nostra comunità di competenze ed energie. Viceversa, le professionalità acquisite nei percorsi di formazione potrebbero essere pienamente valorizzate e messe a disposizione della crescita non solo economica della nostra comunità. La stessa vita civile ne trarrebbe beneficio: direttamente, come conseguenza dei servizi offerti – il cui impatto positivo sulla 14 Taranto, 18 luglio 2013

a cura del Circolo PRC “Peppino Impastato”


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qualità della vita è indubbio –, e indirettamente, in termini di arricchimento della composizione della società locale – che andrebbe ad integrare soggetti che oggi sono costretti all’emigrazione o alla marginalità. c) Sul piano urbanistico, si otterrebbe un riordino della struttura urbana esistente, attraverso una nuova funzione assegnata alle zone centrali – che verrebbero in questo modo sottratte all’attuale tendenza al degrado –, lo sviluppo di centri di aggregazione nelle periferie e la valorizzazione delle aree verdi. Si realizzerebbe inoltre il recupero di stabili altrimenti destinati all’abbandono, con effetti benefici sul decoro urbano. Da questi elementi emerge che la “sfida della cultura”, se colta, potrebbe cambiare volto e storia di Taranto. Si tratta dunque di una prospettiva per la quale vale la pena impegnare le forze migliori della nostra città. In quest’ottica, la candidatura a capitale europea della cultura ha senso e valore solo se inserita nella più ampia e complessiva opera di trasformazione che abbiamo provato a delineare. D’altra parte, lo spirito che ispira quel riconoscimento consiste proprio nel rilancio di città in declino attraverso lo sviluppo di un robusto settore di servizi culturali. Su questa direzione strategica chiamiamo a lavorare le classi dirigenti locali e i movimenti di cittadini. Se sapremo tradurre in atti concreti la visione d’insieme e i progetti elaborati, la nostra città avrà un futuro; viceversa dovremo prepararci ad affrontare una lunga e inesorabile agonia.

15 Taranto, 18 luglio 2013

a cura del Circolo PRC “Peppino Impastato”


Cultura. Una sfida capitale  

Documento del circolo PRC "Peppino Impastato" di Taranto. Presentat il 18/07/2013

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