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UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA – ROMA

IUSVE ISTITUTO UNIVERSITARIO SALESIANO VENEZIA

Aggregato alla facoltà di Scienze dell’Educazione

VENEZIA – MESTRE

tesi di licenza in creatività e design della comunicazione

Comunicare bicicletta e territorio con la bicicletica: nuovi orizzonti etici di sostenibilità sociale ed ambientale

Relatore: Prof.ssa Mariagrazia Villa

Candidato: Enrico Carrer MSTC1756

ANNO ACCADEMICO 2016-2017


Abstract L’obiettivo di questa tesi è quello di analizzare più in dettaglio il “nuovo umanesimo dei ciclisti” di cui ha parlato Marc Augé, in quanto capace di annullare le differenze di classe, portare all’uguaglianza e a ricondurre l’esistenza nelle città (luoghi contrapposti ai nonluoghi) a tempi e ritmi sostenibili. La bicicletta diventa, così, non solo il simbolo di un futuro ecologico per la città del domani, ma anche e soprattutto di un’utopia in grado di riconciliare la società con se stessa e con il mondo.

The objective of this thesis is to analyze more in details the “new humanism of cyclists” of wich Marc Augé talked about, as it is capable of nullifying class differences, bring about equality and bring existence back to cities (places opposing nonplaces) at sustainable timing and pace. In this way, bycicle becomes not only the symbol of an ecological future of tomorrow cities but also and above all of a utopia able to reconcile society with itself and with the entire world.

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Indice

Abstract

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Abstract (inglese)

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Introduzione

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Capitolo primo La bicicletta, tra realtà e simbolo 1.1 Che cos’è la bicicletta pag.8 1.2 I significati culturali, sociali ed economici di questo mezzo di trasporto pag.10 Capitolo secondo Storia della bicicletta e del suo mito 2.1 La storia della bicicletta pag.16 2.2 Il mito delle due ruote pag.22 2.3 La scoperta di sé stessi pag.28 2.4 La scoperta del mondo circostante pag.31 Capitolo terzo La crisi della bicicletta 3.1 Il declino del mito della bicicletta pag.32 3.2 Alla ricerca del luogo perduto pag.35 3.3 Lo svuotamento della coscienza umana pag.37 3.4 Etica e doping nel ciclismo pag.39 Capitolo quarto Casi-studio sui benefici antropogenetici della bicicletta 4.1 Caso studio 1. Antichi mestieri in bicicletta pag.43 4.2 Caso studio 2. L’emancipazione femminile pag.48 4.3 Caso studio 3. Gino Bartali, Giusto tra le nazioni pag.52 4.4 Considerazioni finali pag.55 Capitolo quinto L’utopia delle due ruote 5.1 L’effetto pedalata: elogio della bicicletta pag.56 5.2 Una pedalata ci salverà dai nonluoghi pag.59 5.3 I positivi effetti della bicicletta nel riappropriarci di noi stessi pag.61

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5.4 I positivi effetti della bicicletta nel tornare ad abitare il circostante pag.66 5.5 Le ragioni etiche dell’associazione nazionale Cyclopride pag.69 5.6 “Bike the Nobel” per la candidatura della bicicletta al Nobel per la pace 2016 pag.72 Capitolo sesto Il manifesto della BiciclEtica 6.1 L’arte di essere felici in sella alla bicicletta pag.76 6.2 Il manifesto della BiciclEtica pag.79 6.3 Perché seguirlo per tornare ad essere noi stessi pag.83 6.4 Come applicarlo per tornare ad abitare il territorio pag.85 Capitolo settimo Progetto grafico per una nuova associazione 7.1 Il brand BiciclEtica pag.88 7.2 Esempi di comunicazione pag.90 Capitolo ottavo Conclusioni 8.1 Un nuovo stile di vita … in bicicletta. Risultati raggiunti pag.94 8.2 Spunti per ulteriori lavori di ricerca sul rapporto bicicletta-etica pag.95 Bibliografia pag.98 Sitografia pag.99 Elenco delle Immagini

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INTRODUZIONE

L’attuale sistema “spettacolare” della società sta distruggendo il concetto di luogo come lo si è conosciuto sino ad ora. Di conseguenza, si ha a che fare con “non luoghi” (termine introdotto dall’etnoantropologo francese Marc Augé nel 1992), i quali esaltano il processo di azzeramento della persona perché privi d’identità, di storia e di capacità relazionali. Nell’oggetto bicicletta, invece, si può individuare un’importante funzione pedagogica, in grado di ri-orientare le coordinate esistenziali dell’uomo, permettendogli di riappropriarsi di se stesso e del territorio che lo circonda. La bicicletta è il mezzo che consente di superare la perdita di contatto con la propria persona e la propria vita e, dunque, il senso di precarietà e di solitudine innescato dai non luoghi, per ritornare ad abitare il mondo. Questa ricerca indaga il contesto storico e culturale nel quale la bicicletta è al centro di racconti che riportano in vita la storia individuale, insieme ai miti condivisi della collettività, dunque, studia un oggetto mitico, epico, utopico, attraverso una serie di analisi e indagini bibliografiche, sitografiche e sul campo. Porta elementi a supporto della tesi della necessità di recuperare la bicicletta, come mezzo di trasporto etico in termini personali e di relazione con il mondo; giunge alla definizione di un manifesto che coniuga l’utilizzo della bicicletta alle nuove esigenze etiche della società e delle città. Trae delle conclusioni, individuando alcuni aspetti particolari relativi al campo d’indagine, che altri ricercatori potrebbero approfondire con lavori successivi.

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In questa tesi, nei primi due capitoli si intende analizzare l’oggetto bicicletta ripercorrendo la sua storia dalla nascita fino all’attualità, ricercandone i significati culturali, sociali ed economici nelle varie epoche. La bicicletta è legata di per sé all’uomo e al territorio perciò saranno affrontate tematiche quali la scoperta di sé stessi e del mondo circostante. Nel terzo capitolo si parlerà della crisi sia della persona che dei luoghi, legati sempre all’oggetto di studio delle due ruote. Il quarto capitolo analizza tre casi studio, riguardanti, nello specifico, antichi mestieri in bicicletta, l’emancipazione femminile, dove la bicicletta ha svolto un ruolo fondamentale, e le gesta di Gino Bartali, non tanto da un punto di vista sportivo, ma riferite al periodo della seconda guerra mondiale a favore degli ebrei perseguitati dai nazisti. Si vedrà inoltre, nei capitoli successivi, come la “pratica del pedalare” può porre rimedio ad una società non più a portata d’uomo, dai tempi frenetici insostenibili. Verranno esposte le iniziative dell’associazione Cyclopride Italia aps, nel promuovere la bicicletta come mezzo di trasporto nel territorio italiano, e il progetto “Bike the Nobel” lanciato da Caterpillar, programma di RAI Radio2, per la candidatura della bicicletta al Nobel per la pace del 2016. In conclusione, verrà stilato un manifesto etico delle due ruote, con l’intento di portare il lettore ad una riflessione orientata ad un nuovo stile di vita ricco di valori, nelle relazioni con sé stessi, con gli altri e con il mondo circostante. Per comunicare tutte queste caratteristiche in modo consono ed efficace, si è ritenuto opportuno creare un’associazione fondata sulla base del manifesto. Di conseguenza, si è ipotizzato un piano di comunicazione, realizzando il logo dell’associazione e alcuni manifesti per una campagna pubblicitaria.

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Capitolo primo LA BICICLETTA, TRA REALTÀ E SIMBOLO

1.1 Che cos’è la bicicletta Nei primi decenni dell’Ottocento l’uomo moderno si accorse che poteva diventare cavaliere di se stesso e inventò prima il celerifero1, poi il velocipede2 e, infine, la bicicletta. Una strana macchina, inizialmente formata solo da un asse, un sellino e due ruote spinte dalla forza delle gambe. Strumento di trasporto, di lavoro e di promozione sociale, una macchina tanto semplice quanto geniale. Nacque così anche il ciclista, un essere per metà uomo e per metà macchina.

Fig. 1: celerifero, 1791.

Fig. 2: The American Velocipede Everest Disegno di Theodore R. Davis, 1868.

1 Primo antenato della bicicletta, inventato nel 1791 dal francese Mède de Sivrac, era costituito da un asse di legno con due ruote alle estremità; privo di sterzo, poteva muoversi solo grazie alla spinta dei piedi a terra. 2 Inventato intorno al 1855 dal meccanico francese Ernest Michaux. Si distingueva per la ruota anteriore molto più alta di quella posteriore. I pedali erano innestati direttamente sull’asse della ruota anteriore.

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Oggi, dopo che in ogni tipo di società, l’automobile si è impadronita del corpo e della mente di tutti, la bicicletta si sta riproponendo come un’alternativa di mobilità sostenibile per il futuro. Non si tratta di un ritorno al passato ma di un’evoluzione verso una nuova forma di modernità, un cambio di mentalità, un nuovo modo di vivere l’ambiente. La bicicletta è una delle macchine con la più alta efficienza. L’energia di propulsione è conservata senza dispersione, gli attriti sono ridotti al minimo, la spinta che si disperde sui pedali è quasi nulla. Il perfezionamento della forma e dei materiali permette un rapporto tra velocità di percorrenza e dispendio d’energia molto vantaggiosa. In bicicletta, la forza applicata sui pedali porta ad una velocità in primo luogo necessaria, per mantenere l’equilibrio. Velocità che ci pone in un giusto rapporto con i nostri limiti e capacità psico-fisiche. Agli inizi del Novecento lo scrittore francese Alfred Jarry3 definì la bicicletta un prolungamento minerale del sistema osseo in grado di consentire il massimo spostamento sulla base della forza impiegata. La bicicletta è un perfetto traduttore dell’energia metabolica, la sua struttura ricavata dal prolungamento geometrico dell’anatomia umana, consente di superare in efficienza qualsiasi macchina e animale si sposti sulla terra. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto economico e salutare, ma rappresenta una filosofia di vita. Con questo mezzo non c’è inganno, come nella vita bisogna per forza pedalare. Andare in bicicletta rappresenta un viaggio, un’esplorazione dentro se stessi alla scoperta della propria interiorità. Nicolas Martin, nella prefazione alla raccolta di scritti di Alfred Jarry, Acrobazie in bici, parla di un tempo ciclico al quale il ciclista è ancorato; la ruota che gira, il pedalare. Grazie a questa pratica può essere spezzato il moto perpetuo per raggiungere altre dimensioni del tempo. Con la bicicletta si può ricominciare quel processo evolutivo che Gregory Bateson4 indicava come la capacità di apprendere ad apprendere, costituendo un nuovo inizio. Spingendoci così a conoscere le città, i territori, il nostro corpo e noi stessi, viene a formarsi un’idea di libertà, una forma di ribellione tranquilla, un modo di essere e di stare un po’ in disparte per riprendersi il proprio tempo. Accogliere l’idea che “ci vorrà il tempo che ci vorrà” permette di tendere verso una sorta di infinito. Accettare di non avere obiettivi, nessun progetto nello spazio e nel tempo. 3 Alfred Jarry (Laval, 8 settembre 1873- Parigi, 1º novembre 1907), scrittore e drammaturgo francese, è l’autore di Ubu Re (1896), commedia satirica il cui protagonista, Padre Ubu, è una grottesca marionetta umana, avida di potere e di denaro, ingorda, cinica e pavida, rappresentazione del piccolo borghese avaro e prepotente. 4 Gregory Bateson (Grantchester, 9 maggio 1904 – San Francisco, 4 luglio 1980) è stato un antropologo, sociologo e psicologo britannico, il cui lavoro ha toccato molti altri campi come la semiotica, la linguistica e la cibernetica.

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Apparentemente una cosa semplice, eppure nel contesto di una cultura della volontà e di un culto del controllo, perdere tempo, il bene più prezioso, è valutato a caro prezzo. Nello stesso moto di abbandono con cui si accetterà di perdere tempo, senza volontà di controllare il suo scorrere, quando si penserà di aver perso tutto, esso si estenderà e diverrà ancora più lungo. Un tempo fuori dal tempo grazie ad un’apertura in un continuum spaziotemporale, che non vale niente nella società attuale perché non ha prezzo. Il bello della bicicletta è che sui pedali ci si può andare tutta la vita, da bambini fino a cent’anni, una volta imparato non lo si dimentica più. “La bicicletta è quindi mitica, epica e utopica. (…) È al centro di racconti che richiamano in vita la storia individuale insieme ai miti condivisi della collettività; sono due forme di passato solidali, capaci di conferire un accento epico ai ricordi personali più modesti. Come sempre, il futuro si nutre di una consapevolezza chiara del passato. La bicicletta diventa così simbolo di un futuro ecologico per la città del domani e di un’utopia urbana in grado di riconciliare la società con se stessa”.5

1.2 I significati culturali, sociali ed economici di questo mezzo di trasporto La bicicletta fa parte della storia di ognuno di noi, è legata ai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, al momento speciale in cui impariamo ad andare in bicicletta. Si sperimenta così la libertà di scoprire il nostro corpo. Vengono richiamati alla mente ricordi personali, legati alla storia e ad un’epoca condivisa con altre persone. Da qualche anno si sta verificando in molte aree urbane una crescita costante dell’uso della bicicletta, una risposta intelligente per costituire una mobilità sostenibile. Si sposa con la green economy6, ma per di più la bicicletta fa tendenza e sta diventando sempre più di moda nel mondo della comunicazione e del marketing. Nonostante questa rinnovata immagine delle due ruote, nel nostro paese non vi è una cultura della bicicletta radicata nelle persone. Nel gesto del pedalare, vi sono un complesso di valori che identificano un modo

5 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pag. 29. 6 Al giorno d’oggi si definisce economia verde, o green economy, o più propriamente economia ecologica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da una analisi econometrica del sistema economico dove oltre ai benefici di un certo regime di produzione (prodotto interno lordo) si prende in considerazione anche l’impatto ambientale.

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particolare di intendere la vita e l’organizzazione della società. Nel 2011 e nel 2012 sono state vendute più biciclette che automobili. Gli amanti della bicicletta costituiscono una galassia variegata di uomini e donne di ogni età che esprimono sui pedali le più diverse sensibilità e motivazioni. Quelli contagiati dall’agonismo, partecipano ai raduni e si cimentano nelle granfondo, quelli che preferiscono faticare da soli per sentieri solitari tra le montagne alla scoperta di paesaggi mai visti. Ci sono anche quelli che usano la biblicetta per andare al lavoro, a scuola, a far la spesa, quelli insomma che usano la bicicletta come un mezzo di trasporto urbano. I primi hanno adottato una visione comunitaria dell’esistenza e soddisfano la loro passione inserendo la sfida, la competizione. Mentre i secondi sono i cultori della meditazione lenta e non hanno problemi a praticare una forma di convivenza pacifica con il resto del mondo. Ivan Illich7 mette in luce una ricerca esasperata della velocità che, oltre una certa soglia, identificata come velocità media di spostamento, ogni sforzo che si produce per raggiungere velocità più alte comporta un esagerato impiego di energia. Il lavoro che dobbiamo sostenere per produrre e mantenere tale ritmo ci rende schiavi dello stesso, di un falso mito della velocità. Questa è una delle ragioni fondamentali per cui la bicicletta ha un legame con la libertà, essa ci distoglie dall’inutile, dall’eccesso, restituendo all’uomo un ritmo naturale e armonico. “I termini cilo-filo o ciclo-amatore, con i quali si definiscono gli appassionati delle due ruote rimandano alla stessa costruzione linguistica di filo-sofo. Se viene praticata come ciclo- terapia, la bicicletta può essere uno strumento utile e alla portata di tutti per curare sia corpo che mente. Accanto a tutte le versioni di bicicletta, da corsa, da passeggio, da città, da montagna, bisognerebbe prevedere anche la bicicletta filosofica, la bicicletta che mette in azione il pensiero”.8

7 Ivan Illich (Vienna 1926 - Brema 2002). Filosofo austriaco naturalizzato statunitense, intellettuale tra i più radicali della seconda metà del XX secolo, ha esercitato il suo pensiero critico sulle forme istituzionali, economiche e ideologiche che caratterizzano la modernità, individuando nessi profondi tra i modelli di integrazione di matrice neocapitalista e i rapporti di dominazione e subalternità culturale che essi sottendono e impongono. 8 Bernardi W., La filosofia va in bicicletta, edicicloeditore, Portogruaro 2013 pag. 24.

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Steve Jobs9 affermava che la bicicletta può essere paragonata al computer. “Il computer svolge per la mente la stessa funzione di miglioramento delle prestazioni naturali che la bicicletta realizza per il corpo”10

Fig. 3: Steve Jobs e Antonio Colombo, 1989. (il patron di Cinelli)

La vecchia bici è la macchina perfetta inventata dall’uomo per vincere il peso del corpo, allo stesso modo il computer si sta rilevando uno strumento eccezionale per liberare il cervello dai propri limiti di calcolo. Mente e corpo formano un’unità psicofisica e la bici opera come un computer aggiuntivo per la mente, potenziandola, e sviluppando le doti fisiche dell’individuo, esaltandone le capacità intellettuali. La bicicletta può essere sovversiva e rivoluzionaria. La sua ri-nascita moderna è avvenuta nel periodo della rivoluzione Francese. Essa compare con molta frequenza nella storia recente dell’uomo quando si esalta lo spirito di libertà.

9 Steve Jobs (San Francisco, 24 febbraio 1955 – Palo Alto, 5 ottobre 2011), è stato un informatico, produttore cinematografico, imprenditore e inventore statunitense. Fondatore di Apple Inc. ne è stato amministratore delegato fino al 24 agosto 2011, quando si è dimesso per motivi di salute. Ha fondato anche la società NeXT Computer, è stato inoltre amministratore delegato di Pixar Animation Studios prima dell’acquisto da parte della Walt Disney Company, della quale era inoltre membro del consiglio di amministrazione oltre che maggiore azionista. 10 Steve Jobs nel corso dell’International Design Confrence svoltasi nel 1989 ad Aspen; Bernardi W., La filosofia va in bicicletta, edicicloeditore, Portogruaro 2013 pag. 50.

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A Milano, durante i moti popolari11 del maggio 1898, il generale dell’esercito Fiorenzo Bava Beccaris fece affiggere sui muri della città il regio decreto che vietava la circolazione delle biciclette, tricicli e tandem.

Fig. 4: regio decreto, 1898.

Rapida e silenziosa, la bicicletta permetteva ai lavoratori di spostarsi nella città rendendoli invisibili e organizzati. Mezzo di trasporto del proletariato agricolo e dei lavoratori delle fabbriche, diventa simbolo di rivoluzione e cambiamento. Nella Seconda Guerra Mondiale la bicicletta ebbe un largo impiego nella resistenza armata o non violenta contro il regime nazifascista. Per questo venne definita come “strumento terroristico” e perciò bandita. Nonostante tutto, la bicicletta ha sempre portato con sé un’antica reputazione di pacifismo. L’ipotesi di un assassino in bicicletta sarebbe un fatto insolito e un po’ buffo, che godrebbe dell’indulgenza della giuria, al contrario del motociclista killer. Nel nostro inconscio collettivo la bicicletta è un’attenuante. La simpatia che ispira è data anche dal fatto che nessuna invasione è stata fatta in bicicletta, a differenza del carro armato 11 I moti di Milano del 1898 (detti anche “protesta dello stomaco” da Napoleone Colajanni, rivolta di Milano del 1898, massacro di Bava-Beccaris dalla storiografia internazionale e quattro giornate di Milano), parte dei cosiddetti moti popolari del 1898, furono una sollevazione popolare contro le dure condizioni di vita, sollevazione che venne duramente repressa dal Regio Esercito, agli ordini del generale Fiorenzo Bava Beccaris.

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che porta con sé una brutta reputazione. In termini di comunicazioni, se un esercito andasse a ristabilire l’ordine su semplici biciclette, l’effetto sicuramente sarebbe meno disastroso. Vi fu un triste rovesciamento di simboli e significati negli anni bui del terrorismo, quando le due ruote si ritrovarono al centro di un omicidio. La sera del 19 marzo del 2002, Marco Biagi aveva fatto il suo ultimo viaggio dalla stazione ferroviaria di Bologna al portico di via Valfonda dove lo aspettava un commando delle Nuove Brigate Rosse12.

Fig. 5: la bicicletta di Marco Biagi, 2002.

L’immagine di quella bicicletta da città, parcheggiata sotto casa con i copertoncini numerati dalla polizia per la localizzazione dei bossoli è entrata a far parte dell’immaginario collettivo nazionale, impressa come icona di un periodo di violenza. Nel loro odio per Biagi i simpatizzanti delle Nuove BR hanno coinvolto anche lo strumento di pace e di libertà. Lo dimostra un episodio accaduto a Firenze nel 2010. Alla facoltà di scienze politiche era stato organizzato un convegno per ricordare i quarant’anni dello Statuto dei lavoratori. Su un manifesto che pubblicizzava l’evento, comparve la scritta non pedala più con la stella delle BR.

12 Nuove Brigate Rosse è una denominazione giornalistica che indica le organizzazioni eversive di matrice comunista, sorte dopo la divisione interna e la successiva disgregazione delle Brigate Rosse, alla fine degli anni Ottanta del XX secolo.

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Al giorno d’oggi, nel nostro Paese, la crescita per l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto è ostacolata perché viene considerata principalmente come una pratica sportiva, nonostante vi siano fenomeni come il bike sharing13, in grande crescita ed un aumento delle piste ciclabili. Tra il 2008 e il 2015 in Italia la densità di pista ciclabile è cresciuta in media di 5,2 chilometri per 100 chilometri quadrati. Nei Paesi come il nostro, dove è radicata la cultura dell’automobile, si percepiscono coloro che usano la bicicletta come atleti. Questa visione rafforza la convinzione di molti che, oltre a dover affrontre i pericoli della strada, la bicicletta li condurrà in qualsiasi destinazione urbana completamente sudati; con la seccatura di doversi portare un cambio di vestiti e fare una doccia raggiunta la destinazione. In alcune città nord-americane le aziende forniscono docce ed armadietti per i dipendenti che vanno al lavoro in bicicletta. Nei Paesi europei, come Danimarca, Olanda, Svezia e Germania, dove vi sono città completamente ciclabili, l’uso della bicicletta, anche per raggiungere una serata di gala all’opera, è una modalità di muoversi più velocemente e altrettanto economica rispetto al camminare. Una convenienza pratica, non solo di salute personale o per far fronte al riscaldamento globale. Un altro ostacolo alla diffusione dell’uso della bicicletta nelle nostre città sono le abitudini ed i pregiudizi “automobilistici” radicati nella coscienza delle persone, possessori o meno di un’auto, ciclisti o non ciclisti. Le automobili restano il paradigma del trasporto, per loro si fanno le strade urbane, si stabiliscono regole e convenzioni. Per implementare infrastrutture ciclistiche è necessario rivedere la questione della mobilità da una nuova prospettiva, considerando tutti gli attori su un piano di parità in termini di diritti e doveri. L’esempio delle città europee citate in precedenza, molte con un’urbanistica medievale fatta di stradine anguste nel centro storico, non hanno impedito alla bicicletta di affermarsi come il principale mezzo di trasporto.

13 Organizzazione di un parco di biciclette di proprietà comunale, delle quali si può usufruire dietro pagamento di una quota associativa e di una tariffa oraria, con l’obbligo di riconsegnarle, al termine dell’utilizzo, presso uno qualsiasi dei vari punti di distribuzione.

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Capitolo secondo STORIA DELLA BICICLETTA E DEL SUO MITO

2.1 La storia della bicicletta Nella chiesa di Stoke Poges, in Inghilterra, una vetrata del diciassettesimo secolo presenta un angelo sopra ad un marchingegno appeso al sole, che naviga su una nube. Un marchingegno che potrebbe assomigliare ad un celerifero o ad una bicicletta da stayer1, visto che la ruota anteriore risulta più piccola di quella posteriore. Con la prova offerta da questa

Fig. 1: vetrata chiesa Stoke Poges, XVII secolo.

1 Nel ciclismo, è il corridore specialista delle gare in pista dietro motori. Ossia il corridore che gareggia mantenendosi a contatto di ruota dietro una motocicletta opportunamente attrezzata, nelle gare cosiddette “di mezzofondo”. Anche le biciclette sono molto particolari, con ruota anteriore di diametro ridotto, in genere 24 pollici, questo per far stare meglio il corpo del pistard (come viene chiamato il ciclista che si cimenta nelle competizioni su pista) nella scia della moto, e con rinforzi di acciaio su sella e manubrio.

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vetrata, gli inglesi rivendicano l’onore e la genialità di avere pensato per primi al velocipede. I francesi a loro volta proclamano che la scoperta dell’antenata di quella che ai giorni nostri viene chiamata bicicletta è da attribuirsi ad uno di loro, Monsieur de Sivrac, che, nel 1790, fece l’apparizione sui pavé di Parigi. Il celerifero era tutto in legno massiccio, composto da due ruote a sei braccia unite tra loro da una trave che le sormontava. Su questa sbarra era fissata una specie di sella, ispirata a quelle dei cavalli. Nella parta anteriore presentava un appoggio trasversale e, per spingersi in avanti, si puntavano i piedi a terra alternativamente. Va ricordato che nel 1639 il matematico francese Giacomo Ozanam, autore delle tavole di seni, tangenti, e secanti, aveva presentato all’Accademia delle scienze di Parigi il disegno di un veicolo a quattro ruote, simile ad una carrozza. Grazie ad un sistema di leve ispirato ai telai da tessitura, questo veicolo poteva andare avanti spinto esclusivamente dalla sola forza dell’uomo. Il primo veicolo a due ruote azionato dalla forza muscolare dell’uomo è il celerifero che presto venne carrozzato. La semplice travatura che univa le due ruote assunse forme di animali, come il cavallo o il leone. All’epoca vennero chiamati hobby horse.

Fig. 2: Hobby horse, 1817.

I cittadini più in vista non potevano rinunciare a quell’oggetto moderno ed elegante con il quale era possibile volteggiare in velocità, attirando l’attenzione di tutti. Distorsioni, abrasioni e ferite furono in aumento, ma non importava: correre era bello. Si correva da soli o si sfidavano gli amici per poterne poi parlare nei salotti. Chi era sconfitto in velocità richiedeva la rivincita, per se stesso e per gli scommettitori che trovavano un’alternativa alle puntate sui cavalli.

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Il 5 aprile del 1818, nei giardini del Lussemburgo a Parigi, si presentò un barone tedesco, Karl Friedrich Christian Ludwig Drais von Saverbrohn che presentò la sua invenzione, già brevettata dal governo di Baden. Invenzione tanto degna di nota da attribuire al suo ideatore il titolo di professore di meccanica. Si trattava di un celerifero con opportune modifiche, chiamato draisienne. La ruota anteriore era indipendente, permettendo la sterzata, ma non sempre andava dove il suo pilota avrebbe voluto, visto che spesso slittava nella ghiaia e nel fango, diventando un mezzo di trasporto troppo pericoloso rispetto al celerifero. Un anno dopo la sua presentazione, Nicephore Niepce2, propose una macchina riveduta e corretta, ispirata a quella appena messa in circolazione. Le ruote erano rivestite con cerchioni in ferro, era dotata di un manubrio piatto e di un parafango posteriore. La sella era simile, nella forma, ad una ciabatta e poteva essere alzata ed abbassata, adattandosi al suo conducente. Gli inglesi prima tentennarono, ma poi adottarono la draisienne, costruendola in ferro, più pesante e più solida. In Italia, fece la sua comparsa sul finire del 1818 a Milano. Lo testimonia un bando della polizia cittadina: “Avendo l’esperienza dimostrato che il correre dei così detti velocipedi può riuscire pericoloso ai passeggeri, la direzione generale suddetta ordina: è proibito di girare nottetempo sui velocipedi per le contrade e per le piazze interne delle città; è tollerato però il corso dei medesimi sui bastioni e nelle piazze lontano dall’abitato. I contravventori saranno puniti a norma di legge”. (Milano 8 settembre 1819)3

Fig. 3: biciclo Michaux, 1861.

2 Joseph Nicéphore Niépce (Chalon-sur-Saône, 7 marzo 1765 – Saint-Loup-de-Varennes, 5 luglio 1833) è stato un fotografo e ricercatore francese. 3 Arcelli E., Astori F., Pedalare è bello, Bollani Boringhieri, Milano 1981, pag. 15.

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Gli inventori e gli artigiani del legno e del ferro si dedicarono con maggior impegno allo studio della propulsione di queste macchine, che destavano sempre più interesse e curiosità. La questione da risolvere era quella di mandare avanti la macchina senza dover consumare le suole delle scarpe. Nel 1861, a Parigi, nell’officina Michaux durante una riparazione ad una draisienne, il figlio dell’artigiano ne modificò alcuni elementi. Applicò nel mozzo della ruota anteriore un paio di pedivelle con dei becchi utili ad appoggiare i piedi, ma soprattutto a farli ruotare, così che la ruota diventava motrice. Applicò anche una sella più comoda sostenuta da molle e un freno a pattino sulla ruota anteriore che si comandava dal manubrio. Altre innovazione furono apportate dal tedesco Herr Meyer, che sostituì i pesanti supporti in legno, non sempre indenni nelle cadute, con tubi di ferro. La nuova possibilità di verniciare e nichelare le parti metalliche scatenava nuove tendenze, dapprima colorazioni in nero, poi colori più vivaci e ricchi, l’argento, l’oro. Alla fine, il nero predominò, ornato da fregi con le nichelature dei mozzi, delle pedivelle, dei pedali, del manubrio e dei primi raggi delle ruote. Meyer inventò anche cuscinetti lisci e concavi da applicare all’interno dei primi mozzi e, più tardi, cerchi in ferro concavi adatti all’uso delle prime gomme piene. La prima esposizione internazionale del velocipede si svolse a Parigi nel 1869 e riscosse un successo enorme dall’America all’Australia, incrementando ulteriori sperimentazioni ed innovazioni. Jules Suriray4 riprese un tentativo del conte Carburi5: cuscinetti a sfere nei mozzi e nei pedali, con una sella in cuoio. In Inghilterra la frenesia della velocità portava i costruttori ad aumentare smisuratamente il diametro della ruota anteriore, sino a 150 centimetri, mentre quella posteriore si rimpiccioliva sino a 50 centimetri. Nel 1876 i pesanti cerchi in ferro venivano sostituiti da quelli vuoti all’interno, ugualmente resistenti; fece la comparsa la prima forcella in ferro interamente vuota. Il peso del velocipede scese, prima, a quindici chili e, poi, a dodici. Il 1879 segnò la nascita della nonna della bicicletta che, in tempi di maschilismo imperante, venne chiamata il “bicicletto”. Per gli inglesi l’inventore fu Harry John Lawson6 nel 1879, per gli americani fu Shergold nel 1876, per i francesi Louis Sergent nel 1878 o anche André

4 Jules Pierre Suriray è stato un meccanico parigino che nel 1869 ha brevettato l’utilizzo di cuscinetti a sfera per la bicicletta. I cuscinetti sono stati utilizzati da James Moore (ciclista inglese) nella prima gara ciclistica Parigi-Rouen, il 7 novembre 1869. Moore vinse la competizione percorrendo i 123 chilometri in 10 ore e 43 minuti. 5 Marino Carburi (Cefalonia 1729 - Padova 1801) ha anticipato l’idea della ferrovia e del cuscinetto a sfera, risolvendo il problema dell’attrito. 6 Lawson Harry John, fu un progettista di biciclette, corridore ciclistico, pioniere dell’industria automobilistica.

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Guilmet7 che in collaborazione con Meyer avrebbe creato un prototipo. In Italia vi erano artigiani come Costantino Vianzone a Torino e Edoardo Bianchi in via Nirone a Milano che si dedicarono alla costruzione e allo sviluppo della bicicletta. Una data importante fu il 28 febbraio 1888, quando lo scozzese Greg James Boyd Dunlop8 inventò gomme pneumatiche, gonfiate ad aria e tenute ferme ai cerchi concavi delle ruote con tela gommata che le avvolgeva per intero. Successivamente Eduard Michelin9 inventava la copertura smontabile che restava fissata al cerchio con una serie di fascette a T e successivamente Gian Battista Pirelli10 ideava il pneumatico “Milano” con bordure rigide, che si incastrava direttamente nel cerchione svuotato, rendendo più rapida e facile l’operazione di montaggio. A Londra nel 1892 era sorta la Federazione Ciclistica Internazionale, raggruppante le diverse Federazioni nazionali, con lo scopo di organizzare un’attività agonistica più diffusa. Fra i paesi fondatori, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, la Danimarca, l’Inghilterra, l’Olanda e il Belgio. L’Unione Velocipedistica Italiana11 aveva inviato a Londra Giuseppe Bonetti in qualità di rappresentante, ma si era dimenticata di fornirlo di delega per il suo ruolo. L’Italia sarebbe stata ufficialmente ammessa solo qualche mese più tardi. Il ventesimo secolo avrebbe portato ulteriori piccoli accorgimenti al mezzo meccanico come l’impiego della ruota libera al posto del pignone fisso e l’uso del cambio di velocità12, 7 André Guilmet, orologiaio francese che nel 1869 fece realizzare un velocipede con la catena, grazie alla quale si sviluppava la trasmissione a catena con ingranaggio sulla ruota posteriore che scorreva grazie ad un secondo ingranaggio collocato nelle pedivelle dei pedali. 8 John Boyd Dunlop (Dreghorn, 5 febbraio 1840 – Dublino, 23 ottobre 1921) è stato un inventore e chirurgo scozzese, fondatore della omonima società produttrice degli pneumatici Dunlop Pneumatic Tyre Company. 9 Édouard Michelin (Clermont-Ferrand, 1859 – 1940) è stato un imprenditore francese, con il fratello André fondò la Michelin ( Manufacture Française des Pneumatiques Michelin) una delle principali aziende mondiali produttrici di pneumatici. 10 Giovanni Battista Pirelli (Varenna, 27 dicembre 1848 – Milano, 20 ottobre 1932) è stato un imprenditore, ingegnere e politico italiano, fondatore dell’azienda omonima con sede a Milano. 11 La Federazione Ciclistica Italiana ( FCI ) nacque, con il nome di Unione Velocipedistica Italiana, a Pavia il 6 dicembre 1885 attraverso l’unione di 17 società ciclistiche, già operanti da tempo in Italia in forma autonoma. Nella seconda metà del 1884, un anno prima della nascita della FCI, risultavano regolarmente costituite 25 società ciclistiche: la più antica di esse era il Veloce Club Fiorentino di Firenze, nato nel 1870, mentre Milano e Torino ospitavano ciascuna tre società di velocipedisti. 12 Ultima importante innovazione tecnica, idea dall’italiano Tullio Campagnolo. Ciclista su strada e imprenditore italiano. Professionista dal 1927 al 1930, colse una sola vittoria da ciclista. Successivamente fondò l’omonima impresa di componenti per bicicletta. Prima dell’invenzione del cambio si correva con un pignone unico e due rapporti . Per passare da un rapporto all’altro si doveva scendere dalla bici, staccare la ruota posteriore e cambiare pignone. Successivamente lo spostamento della catena da un pignone all’altro era fatto grazie ad un comando a bacchetta, che obbligava in ogni caso il corridore a dare un colpo di pedale all’indietro al momento del passaggio da un rapporto all’altro.

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Fig. 4: cambio a bacchetta Campagnolo, 1933.

Fig. 5: cambio Gran Sport 1020 Campagnolo, 1950.

meccanismo che rendeva più agevole il superamento di difficoltà altimetriche. Invenzioni risalenti agli anni Venti e Trenta. Più recenti sono state le sperimentazioni con materiali in lega sempre più leggera: pur togliendo peso alla bicicletta, ne tengono costante solidità e rigidità. Questa rivoluzione, sia tecnologica, sia di costume, dell’inizio del Novecento mutò il concetto di spazio e di uso del tempo libero. Nacque così l’industria del turismo che, assieme a quella dello sport, sarà moda, stile di vita, mercato e motivo di esaltazione identitaria con il tifo verso i colori sociali e nazionali. È il periodo della Belle Époque e della voglia di viaggiare. Le prime società ciclistiche nasceranno più per vocazioni vacanziere e, per gite sociali che per esigenze agonistiche.

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2.2 Il mito delle due ruote La bicicletta, strumento indispensabile per i più poveri, ma anche simbolo di sogno ed evasione, esprimeva una ambivalenza dove le fatiche del presente si misuravano con le promesse del futuro.

Fig. 6: Una scena del film“Ladri di biciclette”, 1948.

“Ladri di biciclette”, film capolavoro del neorealismo italiano di Vittorio De Sica13 del 1948, racconta le avventure di un disoccupato delle periferie romane. Il protagonista trova impiego come attacchino14 municipale, mestiere dove l’uso della bicicletta era indispensabile, un vero e proprio strumento di lavoro. La sua, però, era impegnata al monte dei pegni dove la moglie aveva portato tre paia di lenzuola per poterla riscuotere. Il film racconta la giornata durante la quale quest’eroe tragico si fa rubare la bici, tenta di ritrovare prima il ladro e poi prova lui stesso a rubare una bicicletta. Ma si fa cogliere sul fatto, finendo la giornata nella vergogna e nella disperazione.

13 Vittorio Domenico Stanislao Gaetano Sorano De Sica (Sora, 7 luglio 1901 – Neuilly-sur-Seine, 13 novembre 1974) è stato un attore, regista e sceneggiatore italiano. Tra i cineasti più influenti del cinema italiano e internazionale, è stato inoltre attore di teatro e documentarista. È considerato uno dei padri del neorealismo e, allo stesso tempo, uno dei maggiori registi ed interpreti della commedia all’italiana. 14 Chi per mestiere attacca manifesti, avvisi pubblicitari, annunci destinati al pubblico, su spazi predisposti o lungo i muri delle case.

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“Giorno di festa”, pellicola del 1949 di Jacques Tati,15 è un film comico che si svolge nella campagna francese. Il postino interpretato da Tati è maldestro e viene preso in giro dalla sua

Fig. 7: Una scena del film“Giorno di festa”, 1949.

cerchia. Si dà delle arie da corridore quando vede passare la gara locale in cui si affrontano i giovani del paese. Incarna la solitudine e la povertà ma in una forma leggera, umoristica. Proprio nel 1949, Fausto Coppi16 vinse sia il Giro d’Italia che il Tour de France. Fausto Coppi da ragazzo lavorava in una macelleria da garzone delle consegne, come poco tempo dopo fece Louison Bobet17 con pane e cornetti del forno di famiglia.

15 Jacques Tati, nome d’arte adottato a partire dal 1945 da Jacques Tatischeff (Le Pecq, 9 ottobre 1907 – Parigi, 5 novembre 1982), è stato un regista, attore, mimo e sceneggiatore francese. Le sue trovate comiche, sono totalmente ispirate alla vita quotidiana. 16 Angelo Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919 – Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista su strada e pistard italiano. Soprannominato “il Campionissimo” o “l’Airone”, fu il corridore più famoso e vincente dell’epoca d’oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. 17 Louison “Louis” Bobet (Saint-Méen-le-Grand, 12 marzo 1925 – Biarritz, 13 marzo 1983) è stato un ciclista su strada francese. Professionista dal 1946 al 1962, vinse tre Tour de France e un campionato del mondo, oltre a numerose classiche internazionali.

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Nell’intraprendere il sogno di diventare ciclista, Fausto inizia come gregario di Gino Bartali18, prima di essere l’eroe perfetto di cui parlerà Roland Barthes19. È passato dalle miserie del neorealismo al mito.

Fig. 8: Fausto Coppi, Giro d’Italia tappa Cuneo -Pinerolo, 1949.

Un mito anche politico: Coppi appariva come figlio del popolo, apprezzato dalla sinistra, con il Vaticano contro per una sua romantica avventura adulterina. In quegli anni in Francia, il comico campagnolo André Bourvil20 cantava “À bicyclette”, canzone demenziale della tradizione “gauloise”. Nonostante tutto, vi si ritrovano in forma di parodia tutti i “mitemi” riguardanti la bicicletta e il ciclista.

18 Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta. Nel 2013 è stato dichiarato Giusto tra le nazioni. Dopo la Seconda guerra mondiale, il termine Giusti tra le nazioni è stato utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah. 19 Roland Barthes (Cherbourg, 12 novembre 1915 – Parigi, 26 marzo 1980) è stato un saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese, fra i maggiori esponenti della nuova critica francese di orientamento strutturalista. 20 André Bourvil (Prétot-Vicquemare, 27 luglio 1917 – Parigi, 23 settembre 1970), è stato un attore e cantante francese. È ricordato per i suoi ruoli in film commedia, in particolare per la sua collaborazione con Louis de Funès nei film “Colpo grosso ma non troppo” (1965) e “Tre uomini in fuga” (1966). Per la sua interpretazione in “Colpo grosso ma non troppo”, vinse uno Special Diploma alla quarta edizione del Festival cinematografico internazionale di Mosca.

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“All’improvviso, chi vedo davanti a me? Una bella ragazza dal visetto grazioso In bicicletta. […] Lei è corridore? No non sono corridore […] Ha fatto il Giro? Giro di Francia No, ma ho i miei giri”21.

“Per far nascere il mito è necessario essere sostenuti dalla storia, perché gli uomini possano riconoscervi la forma trascendentale di quello che vivono”22. La bicicletta e i campioni di ciclismo sono stati oggetto di culto popolare prima e nell’immediato dopoguerra. Oggi questo viene a mancare perché il legame tra vita quotidiana e mito si è rotto. L’automobile ha preso il sopravvento, vista la distanza sempre maggiore tra i luoghi di vita e di lavoro, e tutto questo ha confinato la bicicletta nel settore sportivo o del tempo libero. Il ciclismo su pista che affascinava Toulouse –Lautrec23 alla fine dell’Ottocento non è più uno spettacolo di moda nella nostra società. Anche le classiche monumento, la MilanoSanremo, il Giro delle Fiandre, la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia hanno perso d’interesse. Meta importante nell’immaginario collettivo il Tour de France attira ancora molta gente. Il mito continua a essere trasmesso di generazione in generazione lungo le strade del Tour de France; potrà anche essere cancellato, ma ci vorrà molto tempo prima che l’aura scompaia dalla memoria collettiva. Il Tour de France è il luogo della memoria per eccellenza.

21 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009. pag. 12. 22 Ibidem, pag. 12. 23 Il conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa (Albi, 24 novembre 1864 – Saint-André-duBois, 9 settembre 1901) è stato un pittore francese, tra le figure più significative dell’arte del tardo Ottocento. Divenne un importante artista post-impressionista, illustratore e litografo e registrò nelle sue opere molti dettagli degli stili di vita bohémien della Parigi di fine Ottocento.

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Fig. 9: Henri de Toulouse-Lautrec, Zimmerman et sa machine, 1895.

Anche il Giro d’Italia non è da meno. È stato Roland Barthes ad avvicinare per la prima volta ciclismo e teologia. Pedalare su per una montagna è un po’ come studiare teologia, diceva. Devi raggiungere il primo grado d’iniziazione per capire qualcosa. “Beneficiario prestigioso della grazia, è esattamente lo specialista del jump; riceve la sua elettricità grazie ad un commercio intermittente con gli dei; a volte gli dei lo abitano, e allora lui meraviglia; a volte gli dei lo abbandonano, il jump è essiccato. E a Charly Gaul24 non riesce più nulla di buono. Louison Bobet, al contrario, freddo, razionale, non conosce proprio il jump. […] Gaul incarna l’arbitrario, il divino, il meraviglioso, l’elezione, la complicità con gli dei. Bobet incarna il Giusto, l’umano, Bobet nega gli dei, Bobet illustra una morale 24 Charly Gaul (Pfaffenthal, 8 dicembre 1932 – Lussemburgo, 6 dicembre 2005) è stato un ciclista su strada e ciclocrossista lussemburghese. Professionista dal 1953 al 1962, vinse i Giri d’Italia 1956 e 1959 e il Tour de France 1958. Aveva caratteristiche di scalatore, ed era soprannominato “l’Angelo della montagna”.

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dell’uomo solo. Gaul è un arcangelo, Bobet è prometeico, è un sisifo che riuscirebbe a far piombare la pietra su quegli stessi dei che lo hanno condannato a non essere altro magnificamente che un uomo”.25

Fig. 10: Charly Gaul, Monte Bondone, 1956.

Al giorno d’oggi gli organizzatori del Tour de France ne danno un’immagine troppo commerciale che corrisponde poco alla realtà. In Europa il ciclismo non è più supporto della geografia regionale e nazionale. La sostituzione delle squadre nazionali con quelle gestite da sponsor ha sancito il trionfo della società consumistica. Il mito del ciclismo è rimasto staccato dalla dimensione politica per due aspetti: “la bicicletta non ha più lo stesso ruolo negli strati popolari e il ciclismo sportivo, nonostante le incredibili e intelligenti prestazioni della televisione, contribuisce sempre meno ad alimentare l’immaginario geografico, nazionale e politico. Uno sport senza luogo ha ancora ragione di esistere?”26

25 Barthes R., Le Tour de France comme épopée, in Mythologies, Le Seuil, Paris 1957, pp. 106-107. 26 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 20.

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2.3 La scoperta di sé stessi Il mito si consolida, se trova risposta nell’esperienza degli ascoltatori. Tutti gli adolescenti, e non solo, hanno provato a fare gli sprint, ad andare senza mani e nelle discese ad assumere posizioni più aereodinamiche per acquistare maggiore velocità. Imitando i corridori, sostituendo con la fantasia il proprio mezzo con una bici da corsa, come il postino di “Giorno di festa”, ma prendendosi più sul serio. L’uso della bicicletta ha rappresentato per gli adolescenti degli anni trenta, quaranta e cinquanta del Novecento una grande esperienza di libertà, un bene sociale che regalava serenità. La prima pedalata equivale ad una nuova autonomia conquistata, toccata con mano. In un attimo l’orizzonte si apre a noi e il paesaggio inizia a muoversi. “Sono altrove. Sono un altro, eppure sono me stesso come mai prima; sono ciò che scopro. Dal giorno in cui mi è stata concessa l’autonomia del velocipede, il mio territorio si è meravigliosamente ingrandito. Il corpo a corpo con lo spazio era una prova inedita ed esaltante di solitudine. Il corpo a corpo con me stesso era un’esperienza intima, scoprivo le mie possibilità e i miei limiti: non si può barare con la bici. Qualsiasi eccesso viene immediatamente punito.”27 Imparare la disciplina, ma soprattutto imparare ad imparare. La conoscenza progressiva di sé stessi, legata all’uso della bicicletta, porta alla conquista del proprio corpo, a definire fin dove è possibile superare i propri limiti. La conoscenza è sempre nella dimensione temporale, mentre il conoscere è senza tempo, è in movimento, processo pienamente in simbiosi con l’oggetto bicicletta. Basti pensare al fatto che per restarci in equilibrio occorre muoversi. La solitudine precedentemente chiamata in causa da Augé possiede un legame particolare con la bicicletta e la pratica del pedalare. Il giornalista Marco Pastonesi28, una delle “penne ufficiali” del Giro d’Italia, associa questa condizione ai grimpeur29. Gli scalatori non sono persone banali, hanno il bisogno di salire per sentirsi bene, non amano la compagnia del gruppo. Quando tutti gli altri arrancano, necessitano di scattare per ritrovare sé stessi. È una sfida alla legge di gravità, un bisogno inspiegabile, folle e solitario.

27 Ibidem, pag. 21. 28 Marco Pastonesi (Genova, 27 agosto 1954) è un giornalista italiano, a lungo editorialista della “Gazzetta dello Sport”. Specializzato in rugby e ciclismo i suoi articoli hanno sempre avuto un risvolto umano oltre che tecnico, e spesso hanno narrato storie di vita di atleti famosi o anche di semplici gregari. 29 Spesso per riferirsi ad uno scalatore si usa il francesismo grimpeur. Nel ciclismo, lo scalatore è il corridore che dà il meglio di sé nelle corse e nelle tappe in salita, in particolare quando le pendenze si fanno molto ripide.

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“Gli scalatori sono sacerdoti. le loro non sono salite ma ascensioni. Più in alto vanno, più si trasformano in spiriti. Spiriti santi quando il ciclismo è respirato come una religione. E sono anime solitarie, mistiche. Gli scalatori sono uomini soli”.30

Fig. 11: Marco Pantani, Col du Galibier, 1998.

Anche Fabrizio De André31 elogia la solitudine con il suo ultimo album “Anime salve”, che trae significato dall’origine etimologica delle due parole e significa spiriti solitari. “Si sa, non tutti se la possono permettere la solitudine: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili, credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri. Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la

30 Pastonesi M., Pantani era un dio, 66thand2nd, Roma 2014. pag. 37. 31 Fabrizio Cristiano De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999) è stato un cantautore italiano. È considerato da parte della critica uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi.

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mia esperienza di vita, ed è stata una vita, credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura”.32 In parte, anche il grande Alfredo Martini33 nei suoi innumerevoli racconti associava la bicicletta ad un momento di solitudine attiva, di riflessione, di meditazione. Pedalare aiuta a pensare con tranquillità, con serenità, e a prendere decisioni con saggezza. Spesso citava Fiorenzo Magni34 che, in allenamento, era solito tenere nelle tasche un bloc – notes e una matita, e pedalando, quando gli veniva una buona idea, prendeva appunti. La bicicletta insegna a restare soli con sé stessi, a mettersi a tu per tu con la propria persona, ma allo stesso tempo ad entrare in relazione con l’altro, con il circostante. Dopotutto, il ciclismo è considerato uno sport tanto individuale quanto di squadra.

Fig. 12: Alfredo Martini e Fiorenzo Magnni, 1956.

32 De André F., Elogio della solitudine, tratto dall’album “Ed avevamo gli occhi troppo belli”, 2001 33 Alfredo Martini (Firenze, 18 febbraio 1921 – Sesto Fiorentino, 25 agosto 2014) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1941 al 1957, vinse una tappa al Giro d’Italia nel 1950. Successivamente fu commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo. 34 Fiorenzo Magni (Vaiano, 7 dicembre 1920 – Monza, 19 ottobre 2012) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1941 al 1956, fu considerato il “terzo uomo” per la capacità di inserirsi nella rivalità tra Fausto Coppi e Gino Bartali.

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2.4 La scoperta del mondo circostante L’ebbrezza della solitudine non impedisce il piacere della socializzazione ed è proprio in questo che risiede una delle virtù del ciclismo. Tra i ciclisti c’è la coscienza di una certa solidarietà, la coscienza della sfida e del momento condiviso. Merito della bicicletta è il reinserimento del ciclista nella sua propria individualità, ma anche nella reinvenzione di legami sociali gradevoli. La pratica del ciclismo è l’occasione di provare qualcosa come un’identità che permette di prestare attenzione all’altro. La pratica di qualsiasi attività da parte dell’uomo ha a che fare con il desiderio di essere parte di qualcosa che sta fuori di lui, per sentirsi più vicino alle “cose” del suo mondo. La relazione è un processo di autorivelazione, è lo specchio in cui si può scoprire sé stessi, essere significa essere in relazione. Lo spirito ciclistico, nel suo rapporto con la natura, è la ricerca di quell’attimo di eternità in cui macchina, uomo e ambiente sono una cosa sola, una sorta di organismo cosmico.Come già enunciato, la conoscenza progressiva di sé stessi legata all’uso della bicicletta porta alla conquista del proprio corpo e, cosa non facile, a riconoscere il valore degli altri. Nella pratica del pedalare si forma una profonda comprensione dell’altro, questo perché la fatica e il dolore sopportato (proporzionato a seconda delle proprie capacità e dei propri scopi, dalla semplice passeggiata ad un uso della bicicletta più sportivo) portano via con loro tutto quanto, lasciando al ciclista solo la sua umanità. La bicicletta è un mezzo educativo, al giorno d’oggi ne abbiamo più che mai bisogno. Il suo uso ci permette di misurare il tempo, cosa a cui non siamo più abituati nel nostro mondo digitale. Ci consente di attraversare spazi, che altrimenti non sarebbe possibile percorrere. Insomma ci dà un altro rapporto con lo spazio e con il tempo. Oggi siamo abituati ad assistere a scene dove persone sedute allo stesso tavolo conversano con interlocutori invisibili sui loro rispettivi telefonini. Le strade, i caffè, le metropolitane, gli autobus oggi sono pieni di fantasmi che si intromettono nella vita delle persone, le tengono lontane e impediscono loro di guardare il paesaggio e di interessarsi ai loro vicini reali. La bicicletta può diventare uno strumento silenzioso di riconquista delle relazioni. “Può essere il cuore di un’utopia egualitaria e democratica, in grado di affermare un’identità individuale e di favorire l’attenzione verso gli altri, lo sviluppo della persona”35. Inoltre, chi pedala rispetta ciò che ha intorno. La bicicletta ingentilisce la città, entra in punta di piedi nel paesaggio, non si impone, non fa rumore, non sporca l’aria, non occupa spazio.

35 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 27.

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Capitolo terzo LA CRISI DELLA BICICLETTA

3.1 Il declino del mito della bicicletta La bicicletta oggi è il simbolo di una classe operaia scomparsa, di gare sportive ineguagliate, di una vita urbana perfetta. Nella realtà odierna del mondo globalizzato, questo mezzo di trasporto diventa lo strumento del rifiuto al consumismo e di un futuro ecologico per la città del domani. La bicicletta a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, è stata il mezzo di trasporto privilegiato: solida, poco costosa e facilmente riparabile. Nel dopoguerra il boom economico portò alla motorizzazione di massa, e la bicicletta ne soffrì la concorrenza dei nuovi bisogni suscitati, della progressiva marginalizzazione degli spazi sulla rete viaria e il crollo dell’appeal nell’immaginario collettivo, di un veicolo semplice, economico, silenzioso. L’automobile e altri veicoli a motore, dapprima mezzi

Fig. 1: sfilata della Nuova 500 Fiat a Torino, 1957.

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di spostamento e trasporto, poi sempre più status symbol, divennero una scelta obbligata causata, da politiche di trasporti favorevoli al trasporto privato su gomma, ed hanno così progressivamente estromesso tutti gli altri veicoli dalle strade, rendendo mezzi come la bicicletta ostili per gli altri utenti. Grazie ad un’opinione pubblica più attenta agli aspetti della qualità della vita e alle tematiche ambientali,e per far fronte a questo progressivo degrado nella vivibilità dei centri urbani, le pubbliche amministrazioni delle realtà sociali ed urbanistiche più avanzate, specialmente nel nord Europa, su tutte Amsterdam e Utrecht, stanno da anni operando una riorganizzazione complessiva dei trasporti.

Fig. 2: tunnel ciclopedonale stazione di Amsterdam,2015.

In un contesto urbano riqualificato a misura di cittadino, la bicicletta ritrova la sua originaria funzione di mezzo di trasporto, aiutata anche dall’evoluzione tecnica che ne ha aumentato la flessibilità di utilizzo e le potenzialità. Nel parlare del mito della bicicletta, non si può fare a meno di prendere in considerazione anche il ciclismo, per ricercare le radici profonde di questo oggetto. Oggi i ciclisti sono degli atleti migliori: il ciclismo, come lo sport professionistico in generale, ha fatto notevoli progressi. Ma lo spettacolo proposto non è all’altezza di quello di un tempo. “Un tempo il mito si manteneva e veniva vivificato da una drammaturgia i cui punti di forza erano l’ispirazione sublime o la tragica debolezza degli eroi”. 1 Storie basate sulla memoria, alimentate da ricordi di vicende memorabili. Storie di personaggi che non vivevano solo nella dimensione del mito, ma facevano parte della quotidianità della gente. Il jump tanto acclamato da Barthes, quell’impulso che prende di soprassalto alcuni corridori e permette loro di compiere prodezze divine, oggi giorno non vi è più, sarebbe 1 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 31.

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troppo sospetto. La rivelazione del doping ha così ucciso il mito. “Drogare un corridore è come rubare a Dio il privilegio della scintilla”.2 Il doping non crea colpi di scena sospetti, assicura il mantenimento ed uno stato di forma eccezionale ogni giorno senza offrire azioni spettacolari. “Così il sospetto è diventato generale e non ci sono più eroi mitici”.3 Lo spettacolo del Tour o del Giro si è “laicizzato”. Questa perversione dell’eroismo sportivo si era già manifestata con la comparsa delle squadre di sponsor, mutando i ciclisti in uomini–sandwich4, in supporti pubblicitari che insieme al doping finiscono per trasformare i ciclisti in passivi strumenti di strategie commerciali. Se un ciclista non corre più per il suo Paese, il sostegno patriottico del pubblico si concentra sull’individuo, proprio nel momento in cui questi si vede spersonalizzare dalle tecniche di marketing. Così il mito barcolla ancora una volta. La sopravvivenza del desiderio del mito è sempre pronto a rinascere, per esempio nell’immagine di una fragile figura di ciclista nel tentativo di scalare le montagne. Nell’immensità dei paesaggi, cogliendo la fatica nel volto del ciclista si crea il momento di cui parlava Barthes: “è il momento in cui l’uomo, anche maldestro, gabbato, attraverso favole impure intuisce ugualmente a suo modo un perfetto adeguamento di sé, la comunità e l’universo”.5 Molto probabilmente il mito si nutre del desiderio che suscita e che non cessa mai di deludere.

Fig. 3:Segafredo sponsor della Trek Factory Racing, 2016.

2 Barthes R., Le Tour de France comme épopée, in Mythologies, Le Seuil, Paris 1957, pag. 11. 3 Ibidem, pag.32. 4 Ibidem, pag.32. 5 Ibidem, pag.114.

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3.2 Alla ricerca del luogo perduto L’etimologia di ambiente, da amb-eo, amb-io, vado attorno, si riferisce alla nostra area fisica circostante, raggiungibile muovendosi con le gambe. Oggi la concezione di ambiente si è ampliata, rispetto al significato originario coincidente con il villaggio. Ai giorni nostri si parla di “villaggio globale”, e vi è la possibilità di interagire con persone molto distanti da noi in breve tempo. Vi è comunque un ambiente fisico che costituisce il nostro habitat: la via, il quartiere dove abitiamo e ci spostiamo fisicamente. La bicicletta non necessita di infrastrutture per circolare, consente di trasformare liberamente e modificare la fruizione e la funzionalità degli spazi pubblici. La fruizione del luogo e la sua vivibilità dipende dall’originalità del ciclista, dalla sua mente che nell’istante mappa il territorio per superare gli ostacoli posti lungo l’itinerario.

“Non si può accettare che la geografia del paese venga modellata in funzione dei veicoli e non delle persone. Il prodotto dell’industria del trasporto è il passeggero abituale che, esasperato dalla penuria di tempo, chiede una dose maggiore di droga: cioè più traffico e mezzi. Aspetta la salvezza da innovazioni tecniche, dimentica che sarà sempre lui a pagare il conto. Drogato, non sa più affrontare da solo le distanze. Incontrarsi per lui significa essere collegato dai veicoli. Non vuole essere più libero come cittadino, ma più servito come cliente. Vuole un prodotto migliore, non liberarsi dall’asservimento ai prodotti”.6

Il mondo è diventato un mondo-città, all’interno del quale circolano categorie di prodotti di tutti i tipi: messaggi, immagini, artisti e mode. È anche vero che ogni grande città è una sintesi del mondo, grazie alle sue differenze etniche, culturali, sociali ed economiche. Nell’incontro tra il mondo-città e la città-mondo, si può avere la sensazione di una scomparsa della città in quanto tale. L’urbanizzazione si estende ovunque, ma i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, le tecnologie come televisione e internet, impongono ad ogni individuo l’immagine di un centro frammentato, onnipresente. In questo modo è venuto meno il significato di contrapposizioni come città/ campagna e urbanizzato/non urbanizzato. La città-mondo, con la sua iperdirezionalità è dappertutto ma nel contempo in nessun luogo. La semplicità di entrata e uscita è il primo imperativo, l’urbanistica deve facilitare l’accesso agli aeroporti, alle stazioni e alle grandi arterie stradali. 6 Audisio E., Diciotto biciclette al posto di un’ auto, la Repubblica, 02.12.2001.

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La città si decentralizza, come si decentralizzano le case e i nuclei familiari grazie alla televisione e al computer. Il fattore urbano si estende ovunque ma il cittadino ha perso di vista la città e se stesso. In questo contesto, la bicicletta acquista un ruolo determinante per aiutare l’uomo a riappropriarsi della propria coscienza e dei luoghi in cui vive, invertendo il movimento che proietta le città fuori da se stesse. A fronte di un’ascesa imperante dell’urbanistica che rischia di ridurre la vecchia città in un involucro vuoto, può esserle restituito qualcosa della sua dimensione simbolica. Un primo passo è quello di ridare senso alla mobilità, all’identità storica, relazionale e identitaria della città, ridotta oggi ad un stereotipo turistico. La città ha bisogno di riacquistare la definizione di “spazio dei luoghi” e abbandonare l’attuale ruolo di “spazio dei flussi”.

Fig. 4:Aerial View of Highway Interchange, Milano, 2013.

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3.3 Lo svuotamento della coscienza umana In un mondo caratterizzato da un’interdipendenza mondiale complessa, dove tutto interagisce con tutto, il termine “condivisione” risulta inadeguato. La scomparsa di spazi concreti di scambio e di confronto mette l’uomo in difficoltà nel decifrare se stesso, nel vedere l’altro e apprezzarne le diversità. Marc Augè definisce questa epoca con il termine surmodernità7, cioè una società caratterizzata da un eccesso, una sovrabbondanza, un bombardamento di tempo, di spazio e di ego al quale è difficile dare una forma dotata di senso. Quest’ultima s’impone alle coscienze individuali, con esperienze e prove del tutto nuove di solitudine, direttamente legate all’apparizione e alla proliferazione di nonluoghi8. Con il termine nonluogo si indicano due realtà complementari ma distinte: quegli spazi costituiti in rapporto a certi fini (trasporto, transito, commercio, tempo libero) e il rapporto che gli individui intrattengono con questi spazi. I due rapporti si sovrappongono (gli individui viaggiano, comprano, si riposano), essi però non si confondono poiché i nonluoghi mediano tutti i rapporti che la persona ha con sè e con gli altri, rapporti che derivano dai loro fini solo indirettamente. I luoghi antropologici si definiscono come identitari, relazionali e storici, creando un sociale organico, mentre i nonluoghi creano una contrattualità solitaria. Sono spazi che non si coniugano né al passato, né al futuro, bensì al presente, senza nostalgia né speranza. Il rapporto fra i nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli. Come i cartelli affissi negli aeroporti: vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. In questo modo, si organizzano condizioni di circolazione in spazi entro i quali si sa che gli individui interagiscono solo con dei testi, senza altri enunciatori. Nonostante l’omogeneizzazione, i nonluoghi solitamente non sono vissuti con noia ma con una valenza positiva (l’esempio è il franchising ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti non si preoccupano del fatto che i centri commerciali siano tutti uguali, godendo della sicurezza di poter trovare in qualsiasi angolo del pianeta la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all’interno di un aeroporto.

7 Il neologismo “surmodernità” è stato creato dall’etno-antropologo francese Marc Augé nello sviluppo della teoria dei nonluoghi. Con il termine surmodernità, calco dal francese surmodernité, ma che si potrebbe anche tradurre con supermodernismo, inteso come evoluzione ulteriore rispetto al postmodernismo 8 Il neologismo “nonluogo” fu introdotto dall’etno-antropologo francese Marc Augé nel 1992, nel suo libro Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité. Il termine italiano è stato registrato come neologismo per la prima volta a partire 2003, per essere poi accolto nei lessici di tutti i vocabolari italiani.

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L’individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare a esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore. Il suo unico ruolo è quello dell’utente, un utente che ritrova la sua identità solamente al controllo della dogana, al casello autostradale o alla cassa. L’uomo per natura è un animale simbolico, un’entità individuale che si viene a formare nel contatto con l’altro. Ha la necessità di sviluppare relazioni iscritte nello spazio e nel tempo e per fare questo ha bisogno di luoghi o meglio di “fare luogo”. Il mondo della globalizzazione economica e tecnologica è il mondo del passaggio e della circolazione, ed ha come sfondo il consumo. Gli aeroporti, le catene alberghiere, le autostrade, i supermercati sono dei nonluoghi, nella misura in cui la loro vocazione principale non è territoriale, non è di creare identità individuali, relazioni simboliche e patrimoni comuni, ma piuttosto di facilitare la circolazione e quindi il consumo in un mondo di dimensioni planetarie. Quest’epoca è dominata dagli eccessi di tempo, spazio ed ego, all’interno della quale l’uomo fatica a dare un senso e una forma alla rapida sequenza di fatti e informazioni. Lo sviluppo tecnologico tende ad accelerare il tempo e a ridurre lo spazio. Ubiquità e immediatezza appaiono come l’ideale promosso dal progresso tecnologico. Le due componenti fondamentali dell’esistenza umana, lo spazio e il tempo, sono fondamenti della vita individuale e sociale. Trascurarle o ignorarle non può che portare a patologie distruttive. Il mondo del terzo millennio si offre ad ogni individuo come un immenso contenitore ricco di innumerevoli possibilità, con opportunità più ampie di quanto una singola vita possa cogliere o realizzare. Ma questa situazione fluida, determinata dall’assoluta libertà di movimento, almeno apparente, genera insicurezza. Il cittadino globale, immerso in una società in cui tutto si frantuma, si ritrova solo con il suo bisogno umano, di agganciarsi a qualcosa, di trovare dei punti fermi. “L’intensificarsi delle relazioni mass mediali non riempie questa nuova forma di solitudine, aggravata dalla modificazione dei luoghi urbani, dove prevalgono sempre più quei territori metropolitani che sono terre di nessuno, spazi configurati solamente per l’attraversamento veloce ed il consumo”. 9 È paradossale che, proprio nell’era della comunicazione, rischiamo di perdere la relazione.

9 Augè M., Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano 2009, pag. 77.

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3.4 Etica e doping nel ciclismo Oltre a essere un grande fenomeno sociale e di costume, lo sport costituisce un’espressione di cultura, ed è tra le pratiche sociali più diffuse. “Se lo sport è un’ottima occasione di apprendimento, si deve anche fare attenzione alla definizione di competizione. Nelle culture occidentali siamo abituati a pensare che il verbo competere si riferisca alla volontà individuale di prevalere sull’altro. Fin dall’infanzia facciamo nostro questo messaggio. La competizione diventa l’annichilimento di sé o dell’altro. Si tratta di un concetto che isola: nessuno ha bisogno di nessuno e il vincitore è solo. La definizione latina di competere, però, implica lottare insieme per, allearsi allo scopo di. Se due o più persone lavorano per lo stesso scopo significa che il meglio viene messo in gioco per raggiungerlo. Anche se può esserci un solo vincitore, il fulcro si sposta dall’annientamento dell’altro all’alleanza. A differenza dell’uso moderno, la definizione latina include un senso di comunità nella lotta. Il rispetto per i compagni-avversari è implicito. Questa definizione suggerisce anche che la competizione sia un processo, non un singolo atto”.10 Nel superamento dei propri limiti nella rivalità sportiva, quando l’etica sportiva è rispettata, sono presenti valori di nobiltà e realizzazione personale. Uno spettacolo di umanità che amplia i limiti del corpo e della mente grazie allo sforzo e alla bellezza del gesto atletico. “Il ciclismo non è, e non deve essere doping. I corridori che si sono lasciati tentare da accordi diabolici e scorciatoie chimiche, hanno tradito innanzitutto se stessi, poi i loro colleghi, quindi l’intero mondo del ciclismo, cioè la gente. Con il doping il ciclismo ha fatto debiti con la sua gente, che è il suo patrimonio, la sua ricchezza, la sua ragione di essere. Al pubblico il ciclismo deve volere bene. Se i tifosi sono ancora sulle strade, è perché la fatica del corridore è sempre credibile. Mentre si è lì a pedalare e faticare, la gente sulla strada comprende quello che stai facendo. Il doping ti toglie la dignità, è un gesto di debolezza e vigliaccheria. Con il doping si possono guadagnare tanti soldi, ma sono soldi sporchi, e poi si pagano gli interessi. Altissimi. Lo pensavo già ai miei tempi. Allora come ora, bisogna sapersi allenare e correre, bisogna soffrire, saper soffrire e voler soffrire”.11

10 Hopker J. Jobson S., Performance ciclistica, Elika Editrice, Cesena 2014, pag.188. 11 Martini A., Pastonesi M., La vita è una ruota, edicicloeditore, Portogruaro 2014, pag. 75.

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Il doping di oggi è più di un’aggiunta alle capacità naturali del corpo, antitetica all’idea che si aveva dell’eroe. L’uomo viene manipolato, vi è un’intrusione nella sua intimità della sua persona, assume un ruolo passivo di oggetto sia nel momento del doping che in quello di controllo. Nel Tour de France del 1967, il britannico Tom Simpson12 morì sotto gli occhi dei media nella discesa del Mont Ventoux13 dopo aver assunto un cocktail di stimolanti. Questo episodio portò l’Union Cycliste Internationale14 a occuparsi della questione del doping e a migliorare i controlli.

Fig. 5:Tom Simpson riceve i primi soccorsi, Mont Ventoux, 13 Luglio 1967.

Ma solo nel 1998, il tema si mostrò nelle sue reali proporzioni, quando alla vigilia de Tour de France furono trovate diverse sostanze dopanti in uno dei veicoli della formazione ciclistica Festina Lotus, fin lì una delle più vincenti del decennio nelle corse su strada. Lo scandalo Festina, così denominato è legato al cosiddetto “doping di squadra”. Un altro fatto che ha segnato indelebilmente l’immagine del ciclismo riguarda l’inchiesta 12 Thomas “Tom” Simpson (Haswell, 30 novembre 1937 – Mont Ventoux, 13 luglio 1967) è stato un ciclista su strada e pistard britannico. Professionista dal 1959, fu campione del mondo in linea nel 1965, vinse Giro delle Fiandre, Milano-Sanremo e Giro di Lombardia. Morì durante una tappa del Tour de France 1967 lungo l’ascesa del Mont Ventoux. 13 Il Mont Ventoux è un massiccio montuoso della Provenza, la cui cima raggiunge i 1.912 metri. Soprannominato dai francesi il Gigante della Provenza, è situato a 20 chilometri in linea d’aria a nord-est di Carpentras, ed è abbastanza lontano e isolato dalle altre cime della regione. Il Ventoux è stato classificato Riserva della biosfera dall’UNESCO, nell’ambito del progetto “MAB” (Man and Biosphere), presentando una geologia e una flora particolari, nonché una fauna assai ricca. 14 L’Unione Ciclistica Internazionale, nota come UCI (acronimo della denominazione francese Union cycliste internationale), è l’organizzazione mondiale che coordina l’attività agonistica internazionale del ciclismo, cui fanno capo tutte le federazioni ciclistiche nazionali riconosciute ed affiliate. La sua sede è ad Aigle in Svizzera.

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condotta dalla United States Anti-Doping Agency tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, che ha accertato il sistematico utilizzo di pratiche dopanti da parte di Lance Armstrong15 e della sua squadra la US Postal dal 1998 al 2004. L’allora, presidente dell’UCI, Pat McQuaid,16 definì il fatto come il più sofisticato, professionale e vincente programma di doping che lo sport abbia mai visto. “Per me il doping era come mettere dell’aria nei tubolari o dell’acqua nella borraccia...”.17 Il ricorso al doping non era che un aspetto della professione. Una necessità, un’assenza

Fig. 6:Lance Armstrong al The Oprah Winfrey Show, 15.01.2013.

del senso di colpa e il vuoto di ogni regola morale ed etica. A causa degli evidenti problemi di doping che hanno attraversato il mondo del ciclismo e l’impatto negativo su media e sponsor, i sostenitori di questa disciplina hanno introdotto il passaporto biologico nel 2008. Uno dei sistemi antidoping più avanzati che comporta controlli in gara e fuori dalle competizioni. Contrariamente ai sistemi adottati precedentemente in cui veniva usato un limite fisso per alcuni valori, il passaporto biologico calcola i valori di riferimento individuali. Le analisi si basano sui risultati precedenti dell’atleta, fissando delle soglie personali. La nuova frontiera del doping sembra essere quello meccanico. Il dibattito su questa tematica è aperto sin dal 2010, ma senza mai aver trovato prove concrete durante qualche competizione. In occasione dei Mondiali di ciclocross di Zolder nel gennaio 2016 è stato riscontrato il

15 Lance Edward Armstrong (nato Lance Edward Gunderson; Plano, 18 settembre 1971) è un ex ciclista su strada ed ex biker statunitense. 16 Patrick McQuaid, conosciuto come Pat McQuaid, (Dublino, 5 settembre 1949), è un ex ciclista su strada irlandese, ex presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale. 17 Armstrong L. al The Oprah Winfrey Show, 15.01.2013.

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primo caso di frode tecnologica da parte dell’atleta belga Femke Van De Driessche18. Ora non si ha più il rispetto neppure per la bicicletta, per il suo mito e per l’epopea che ha rappresentato dalla sua nascita fino ad oggi. Truccare le biciclette è grave e privo di un’etica dello sport, tanto quanto manipolare il proprio corpo per vincere una gara. Con il doping meccanico vengono utilizzati motori a induzione magnetica alimentati da batterie a litio, posti nel carro del telaio; altra variante sono i motorini a pedalata assistita situati nel movimento centrale, nella parte più bassa del tubo verticale del telaio, o infine motorini posti nel mozzo della ruota posteriore. Si è varcata quella linea che distingue il ciclismo dal motociclismo. Per contrastare questa nuova forma di doping, l’UCI inizialmente ha utilizzato i

Fig. 7:Telecamere termiche, 2016.

teslametri19, dei tablet con rilevatori di campo magnetico, anche se ora nuovi studi sembrano confermare la maggior efficacia di telecamere con sensore termico.

18 Femke Van den Driessche (nata il 27 agosto 1996) è un ex ciclista, ciclocrossista e mountainbiker belga. È diventato il primo ciclista ad essere ufficialmente accusato di doping meccanico. 19 Vengono utilizzati per misurare l’induzione magnetica, ossia la densità del flusso magnetico.

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Capitolo quarto CASI-STUDIO SUI BENEFICI ANTROPOGENETICI DELLA BICICLETTA

4.1 Caso studio 1. Antichi mestieri in bicicletta Nei primi decenni del Novecento italiano, il commercio e le attività ambulanti rappresentavano una parte importante dell’economia cittadina. In quel periodo fiorirono numerose imprese artigianali e commerciali, come falegnami, maniscalchi, meccanici, argentieri, orafi e molti altri, eredi delle corporazioni delle arti e mestieri nate tra il Dodicesimo e Tredicesimo secolo. La bicicletta, modificata a dovere e attrezzata con vari strumenti per lo svolgimento di diverse attività, diventò una vera e propria bottega ambulante. “L’artigiano poteva esprimere la sua manualità ovunque”1, in città ma anche fuori città, fornendo il proprio servizio agli altri in modo semplice. Oggi, queste realtà sono quasi sparite, tranne piccole eccezioni: regole troppo “soffocanti” non permettono più la sopravvivenza dell’artigiano e della sua bottega ambulante come un tempo.

Fig. 1:La bicicletta dell’arrotino, XX secolo. 1 www.cargobike.it

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L’arrotino, inizialmente, si muoveva con una carriola che fungeva da banco di lavoro: una ruota azionata da un pedale faceva girare la mola per affilare i ferri. In seguito, fu adottata una speciale bicicletta dotata di sostegno e di una valigetta contenente vari attrezzi: pedalando da fermo, l’arrotino trasferiva il moto alla mola.

Fig. 2:La bicicletta del bottaro, XX secolo.

Il lavoro del bottaro consisteva nel costruire e riparare recipienti in legno come botti, tini, barili. Si serviva della bicicletta per recarsi dove era richiesto il suo intervento, portando con sÊ l’attrezzatura indispensabile: morsa, morsetti, imbuto e pialle, oltre a un piccolo campionario costituito da botticella e secchio.

Fig. 3:La bicicletta del burraio, XX secolo.

La bicicletta del burraio era provvista di una zangola a manovella, attrezzo per estrarre il burro dalla crema di latte e impastarlo, ottenendo le forme desiderate. Inoltre, comprendeva un contenitore di legno con setaccio e spatola e una stadera per pesare.

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Fig. 4:La bicicletta del fotografo, XX secolo.

I fotografi iniziarono a usare la bicicletta per raggiungere clienti lontani o per muoversi in città, recandosi a matrimoni, battesimi e comunioni. Sulla bicicletta trovavano posto cavalletto in legno, scatole per le lastre, ombrello da fotografo, stoffa nera e i primi apparecchi fotografici portatili.

Fig. 5:La bicicletta del pittore, XX secolo.

Con la diffusione della bicicletta, i pittori che lavoravano en plein air2 iniziarono a utilizzarla per girare nelle campagne e soffermarsi nei luoghi che più li attraevano per dipingerli.

2 En plein air, letteralmente all’aria aperta, è una locuzione in lingua francese che indica un metodo pittorico consistente nel dipingere all’aperto per cogliere le sottili sfumature che la luce genera su ogni particolare.

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Fig. 6:La bicicletta del pompiere, XX secolo.

La bicicletta serviva anche ai pompieri, per spostarsi agevolmente a seguito del carro che trasportava la pompa e le scale. La struttura venne modificata in modo che il telaio potesse contenere l’alloggiamento per la manichetta. Nella parte posteriore si trovavano il casco e l’ascia, sul manubrio era fissata la lancia antincendio.

Fig. 7:La bicicletta del postino, XX secolo.

Il postino è tradizionalmente associato alla bicicletta, per le consegne a domicilio. L’attrezzatura, molto semplice, consiste nella classica borsa in cuoio per la corrispondenza.

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Fig. 8:La bicicletta del venditore di sale, XX secolo.

Il commerciante di sale utilizzava una bicicletta dotata di un contenitore per il sale e un macinino.

Fig. 9:La bicicletta del cardalana, XX secolo.

In passato, i materassi estivi erano imbottiti di fibre vegetali e quelli invernali di lana. “Questi ultimi dovevano essere periodicamente svuotati: l’imbottitura era passata nel cardalana per “allargarla” e farla tornare soffice”3. Il materassaio, figura oggi praticamente scomparsa, si spostava con una bicicletta dotata di cassone sul quale era montato il cardalana, con spazzola metallica e piccoli strumenti per svuotare e riempire i materassi. “Svolgere mestieri ed attività commerciali in bicicletta è, di fatto, uno spaccato di storia

3 mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaCardalana

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italiana”4. Questi veicoli rivelano la drammaticità, lo sforzo, la fatica della vita quotidiana in quel periodo, quando gli italiani ricominciavano a vivere dignitosamente grazie al sudore del proprio lavoro, nel dopoguerra della Prima e della Seconda Guerra mondiale. L’attuale moda delle cargo bike proviene dal Nord Europa, prevalentemente dall’Olanda, dalla Danimarca e dalla Francia; sono delle biciclette da carico, anche a tre ruote, create appositamente per il trasporto di merci all’interno dei centri storici. Inoltre è frequente imbattersi in bici con carrettini per la vendita di gelato, crêepes o hot dog. In relazione alla crisi economica che ha colpito il mondo occidentale negli ultimi anni, “un triciclo per la vendita ambulante richiede un investimento limitato rispetto all’apertura di un negozio tradizionale”5. Le cargo bike da trasporto possono essere utilizzate come punto mobile per la vendita di gelati, fiori, libri ecc., o per la promozione di eventi, ma anche per il trasporto di pacchi, la consegna della spesa a casa, o il recapito di posta privata nei centri storici.

4.2 Caso studio 2. L’emancipazione femminile Nel 1893 la sedicenne Tessie Reynolds6 partì in bicicletta dalla sua casa di Brighton,

Fig. 10:Tessie Reynolds ciclista britannica, 1980.

4 www.mestieriinbicicletta.it 5 www.cargobike.it 6 Tessie Reynolds (1877 Kemp Town , 1955 Brighton) è stata una ciclista inglese. Nel 1893 stabilì un record di percorrenza da Brighton a Londra ma quello che scandalizzò fu soprattutto la sua tenuta. Indossò una camicia su un elegante pantalone rigonfio che lasciava intravedere le sue fattezze. Questo fatto ricevette una larga attenzione da parte del pubblico, pubblicizzando il movimento “Rational Dress” che sosteneva le donne a sentirsi libere di portare i vestiti di loro scelta.

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arrivò a Londra e tornò indietro in un solo giorno. Il suo abbigliamento fece scalpore, giacca aperta e un paio di pantaloni. “Il suo trionfo fu una dimostrazione di uguaglianza tra uomo e donna sia nei diritti sia nelle doti di ciclista”7.

Fig. 11: Susan B. Anthony, 1880/1906.

Susan B. Anthony8, leader americana dei diritti civili, nel 1896 scrisse: “Penso che la (bicicletta) abbia fatto di più per emancipare le donne di qualsiasi altra cosa al mondo. Gioisco ogni volta che vedo una donna in bicicletta. Dà la sensazione di autonomia e indipendenza e nel momento in cui prende posto, e lei va via, è l’immagine della femminilità senza ostacoli”9.

7 Iivine B., Einstein e l’arte di andare in bicicletta, Totem, Milano 2016, pag. 127 8 Susan Brownell Anthony (Adams, 15 febbraio 1820 – Rochester, 13 marzo 1906) è stata un’importante saggista, attivista e pioniera dei diritti civili statunitense. Svolse un ruolo cruciale nel movimento per l’emancipazione delle donne del XIX secolo, volto ad assicurare il diritto di suffragio alle donne negli Stati Uniti. 9 Ibidem, pag. 106, Anthony S. B. Intervista al New York World, 1896.

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Fig. 12: Alfonsina Strada, 1920/1930.

Altre tappe simboliche della conquista della libertà delle donne possono essere quelle di Alfonsina Strana10, che “nel 1924 corse al Giro d’Italia insieme agli uomini”11, conquistando, il diritto a stare in sella; e quelle delle donne che hanno partecipato alla Resistenza e che, pedalando, hanno compiuto azioni storiche ed eroiche. L’avvento della bicicletta rappresentò una liberazione, permettendo alle donne di viaggiare più lontano, di scegliere le proprie frequentazioni e indossare abiti meno ingombranti per non limitare i movimenti. Ma soprattutto, pedalando, le donne dimostrarono il loro desiderio di indipendenza negli spostamenti e nella gestione del loro tempo. Questo succedeva in Occidente più di un secolo fa. Ma oggi la bicicletta sta diventando una bandiera di libertà e di emancipazione in quei Paesi oscurati da una discriminazione sessuale, che esiste ancora nel terzo millennio. Oggi, in molti Paesi del mondo le donne non possono andare in bicicletta: il motivo è che questo oggetto oltre a rappresentare un simbolo e uno strumento di libertà e liberazione, è un 10 Alfonsa Rosa Maria “Alfonsina” Morini coniugata Strada (Castelfranco Emilia, 16 marzo 1891 – Milano, 13 settembre 1959) fu una ciclista su strada italiana, prima donna a competere in gare maschili come il Giro di Lombardia e il Giro d’Italia; è ritenuta tra le pioniere della parificazione tra sport maschile e femminile. 11 Conti B., 100 storie del Giro, Graphot editrice, Torino 2009, pag.37.

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mezzo poco controllabile e quindi eversivo; è un prolungamento del corpo diventando così potenzialmente scandaloso, ed è economico, dunque troppo democratico. L’Occidente, sul tema dell’emancipazione femminile, è molto avanti, ma non così “avanti” come si pensa. Nel nostro Paese, la fattispecie penale del delitto d’onore12, che legittimava l’uxoricidio per motivi di gelosia, è stata eliminata dal codice penale solo nel 1970... Scavando fra le pieghe di questa apparente parità dei sessi, si scoprono molte lacune. Ad esempio, in Italia attualmente le donne non possono praticare professionalmente lo sport del ciclismo. Vi sono squadre composte da atlete talentuose, e sempre più donne pedalano, ma esiste ancora una normativa che impedisce loro di fare le cicliste di professione e di usufruire di leggi che regolano i rapporti con le società, la previdenza sociale, l’assistenza sanitaria, il trattamento pensionistico ecc.. Il pregiudizio per cui le donne, nello sport, non riescono ad arrivare ai vertici a causa delle loro inclinazioni naturali non lo ritengo corretto. Il CONI13 non ha ancora chiarito cosa distingue l’attività professionistica da quella dilettantistica e la mancanza di un chiarimento ha determinato una grave discriminazione, penalizzando le donne. Una discriminazione che si aggiunge alla questione economica: la maggior parte degli sport femminili, in Italia, ha meno pubblico e quindi meno mercato di quelli maschili. Nonostante tutto l’ascesa del ciclismo ha coinciso con quella del femminismo e contribuito alla sua affermazione, in contrasto a ridicole proteste di persone convinte che la bicicletta costituisse un pericolo per la castità e fertilità femminile. Le conquiste rivoluzionarie del movimento di liberazione femminile hanno reso più “illuminato” il mondo in cui viviamo, e tutt’oggi molte donne considerano preziosa la semplice libertà di una pedalata. Così la bicicletta può diventare, non solo un mezzo di locomozione rivoluzionario, ma anche uno strumento potentissimo per provare a dare risposte semplici a molti problemi complessi della contemporaneità.

12 In diritto, il delitto d’onore è un tipo di reato caratterizzato dalla motivazione soggettiva di chi lo commette, volta a salvaguardare una particolare forma di onore, o, comunque, di reputazione, con particolare riferimento a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti sessuali, matrimoniali o comunque di famiglia. 13 Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano è un’organizzazione, nata nel giugno 1914 come parte del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), con lo scopo di curare l’organizzazione e il potenziamento dello sport italiano attraverso le federazioni nazionali sportive e in particolare la preparazione degli atleti al fine di consentirne la partecipazione ai giochi olimpici; altro importante obiettivo del CONI è la promozione dello sport nazionale.

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4.3 Caso studio 3. Gino Bartali, “Giusto tra le nazioni” Gino Bartali14 anche detto “Gino il pio”, il crociato della bicicletta, il grande atleta cristiano, osannato dalla stampa cattolica, è stato l’unico campione sportivo a gareggiare con la convinzione di avere Dio dalla sua parte. “Quando attaccava le salite, pensava che a dargli man forte ci fosse un angelo appollaiato sulla sua spalla”15. Bartali affermava che alla base del ciclismo c’era sempre l’uomo con le sue idee e i suoi valori. Non a caso, per le sue ultime volontà, pretese di essere vestito nella bara con il solo mantello di terziario carmelitano. Sulla lapide impose di scrivere solo il nome e le date di nascita e morte; perché le uniche medaglie che contano non sono quelle che si appuntano sulle maglie. Valgono solo le medaglie che si attaccano sull’anima, conquistate con opere di bontà. Come quelle che lui aveva fatto in particolare nel periodo della guerra a favore degli ebrei perseguitati dai nazisti, con i suoi “lunghi16” da Firenze a Genova, a Roma, ad Assisi per portare, infilati nella canna, fotografie e passaporti che avrebbero salvato la vita a centinaia di persone. “Ma Gino Bartali non voleva essere ricordato come un eroe di guerra perché aveva fatto

Fig. 13:Gino Bartali, 1948.

14 Si veda nota n.18 cap. 2. 15 Bernardi W., La filosofia va in bicicletta, edicicloeditore, Portogruaro 2013, pag.78 16 Nel gergo ciclistico con il lungo si indica un allenamento di lunga distanza e durata.

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quello che sapeva fare meglio, andare in bicicletta”17. Personalmente non ha mai fatto parola di questo, fedele al suo imperativo che il bene va fatto, ma non bisogna dirlo. Infatti solo dopo la sua morte fu insignito dell’onorificenza di “Giusto tra le nazioni”18. I campioni delle due ruote misero le loro capacità e l’etica di uno sport capace di grandi racconti di generosità a disposizione della Resistenza. Il mito dello sportivo si diffuse grazie a competizioni quali il Tour de France e il Giro d’Italia, non scomparve a causa della guerra che impedì lo svolgersi di queste corse. Le immense imprese dell’agonismo lasciarono posto ad azioni silenziose e considerevoli, sfruttando la protezione dell’aura sportiva. Curzio Malaparte19, di origine tedesca ma nato a Prato, scrittore e giornalista, grazie ai suoi romanzi Kaputt e La pelle, fu uno dei protagonisti della scena culturale europea dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1948 si trasferì a Parigi dedicandosi al giornalismo sportivo, aveva sempre avuto la passione per la bicicletta. E scrisse un classico della lettura sportiva: Coppi e Bartali, i due volti dell’Italia.

Fig. 14:Gino Bartali e Fausto Coppi,1952.

17 Ibidem, pag.80. 18 Si veda nota n.18 cap. 2. 19 Curzio Malaparte, nome d’arte di Kurt Erich Suckert (Prato, 9 giugno 1898 – Roma, 19 luglio 1957), è stato uno scrittore, giornalista, ufficiale, poeta e saggista italiano. È particolarmente noto, soprattutto all’estero, per i suoi romanzi Kaputt e La pelle, resoconti autobiografici della sua esperienza di giornalista e ufficiale durante la seconda guerra mondiale, e Maledetti Toscani.

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La filosofia di vita era ciò che a suo parere divideva i due. “Essi incarnavano due diverse rappresentazioni del mondo, due modi di concepire l’universo, erano due eroi omerici che davano vita a due aspetti essenziali del mondo moderno, la tradizione e la novità, la fede e il libero pensiero”20. Gino era l’eroe antico, rappresentava la tradizione, mentre Fausto21 il nuovo, la modernità. Bartali incarnava la fede ingenua di un’Italia contadina, malinconica, legata alle buone usanze di una volta, un’Italia democristiana. Coppi invece era portavoce dello spirito razionale scientifico dell’Italia uscita dalla guerra, vitale e democratica, un’Italia di sinistra, operaia, attratta dal credo materialistico che, da lì a poco, avrebbe sostenuto il miracolo economico. Anche fisicamente, il modo di correre in bicicletta era differente: Bartali scattista e scalatore, Coppi passista22 e cronoman23. L’uomo di ferro resisteva a tutte le avversità pur essendo sgraziato in sella, mentre il campionissimo possedeva una perfezione atletica, un robot sulla sella, capace di prestazioni eccezionali, ma terribilmente fragile. Curzio Malaparte scrisse che Bartali fu un uomo nel senso antico, classico e anche metafisico della parola. Un’asceta che in ogni istante mortifica e dimentica il corpo, un mistico che confida soltanto nel proprio Spirito Santo. Fausto Coppi, invece, era meccanico, credeva solo al motore che gli era stato affidato, vale a dire al suo corpo. Bartali apparteneva a un vecchio mondo eroico, a un mondo nietzschiano, decadente, votato all’eroismo e al culto del superuomo24.

20 Ibidem, pag.71 21 Vedi nota n.16 cap.2. 22 Nel ciclismo un passista è un atleta, che ha una particolare attitudine alle gare su lunghi percorsi pianeggianti, che è capace di mantenere a lungo un’andatura sostenuta e regolare. Non è quindi né uno scalatore, né un velocista, ma un corridore che distribuisce le forze per arrivare al termine della competizione nelle migliori condizioni fisiche. Un passista è perciò un ciclista che ha fra le sue doti la resistenza più che lo scatto bruciante. 23 Il cronoman è il corridore specializzato nella prova contro il tempo. Solitamente è un passista, un ciclista possente con grande cassa toracica e quindi capacità polmonari. 24 Il concetto di superuomo od oltreuomo introdotto dal filosofo Friedrich Nietzsche, (Röcken, 15 ottobre 1844 – Weimar, 25 agosto 1900), è una figura metaforica che rappresenta l’uomo che diviene se stesso in una nuova epoca contrassegnata dal cosiddetto “nichilismo attivo”. Secondo Nietzsche, il nichilismo passivo che segue alla scoperta dell’inesistenza di uno scopo della vita può essere superato solo con un accrescimento dello spirito, il quale appunto apre le porte a una nuova epoca. Questa nuova epoca, annunciata nel testo Così parlò Zarathustra, (1883-1885), è quella in cui l’uomo è libero dalle catene e dai falsi valori etici e sociali dettati dallo spirito apollineo e dalla filosofia di Socrate, seguendo invece lo spirito dionisiaco.

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4.4 Considerazioni finali I tre casi studio precedentemente analizzati dimostrano come la bicicletta sia connaturata alla storia dell’uomo. Una compagna fedele durante tappe importanti dell’evoluzione sociale e culturale. Come per gli adolescenti degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del Novecento la prima pedalata equivaleva ad una nuova autonomia conquistata, la bicicletta nei due dopoguerra è stata un supporto tangibile per il lavoro quotidiano, in grado di far riacquisire all’uomo dignità e autonomia. È evidente che questo mezzo non è solo un oggetto composto da un telaio, due ruote, due pedali e una catena: la bicicletta è cultura, permette di guardare oltre ogni esasperazione e di recuperare certi valori innegabili. Per le donne, è stata compagna fedele nella lotta per l’emancipazione, e ha rappresentato, e tutt’ora rappresenta, uno strumento in grado di rivoluzionare la cultura, l’etica e l’estetica delle persone. La bicicletta e i campioni di ciclismo sono stati mito popolare prima e nell’immediato dopoguerra, portando con sé l’etica di uno sport capace di storie di grande umanità. La maggior parte di questi atleti ha inforcato per la prima volta la bicicletta nell’intento di guadagnarsi da vivere: Fausto Coppi, come già anticipato precedentemente, da ragazzo lavorava come garzone delle consegne, e anche Louison25 lo fece, per le consegne del forno di famiglia. Gino Bartali, riguardo alle vicende della Seconda Guerra Mondiale, può essere definito come il “postino della salvezza”, coniugando capacità e valori sportivi con la dignità del lavoro quotidiano, nella dimostrazione che l’eroismo e l’impegno civile esistono veramente.

25 Vedi nota n. 17 cap. 2.

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Capitolo quinto L’UTOPIA DELLE DUE RUOTE

5.1 L’effetto pedalata: elogio della bicicletta Per Marc Augé “l’effetto pedalata” è la nuova espressione che prenderà piede nel sostituire l’espressione “effetto farfalla”1. L’etnoantropologo francese si domanda se la teoria del caos può oggi applicarsi in maniera pertinente. Le conseguenze più dirette dell’ effetto pedalata sono il cambiamento di qualità della vita e il miglioramento della situazione ambientale, ma gli effetti collaterali in ambito sociale e politico sono incredibili. Per esempio, le divisioni tra classi vengono meno e le potenze petrolifere hanno un numero minore di clienti. Nonostante la bicicletta sia stata accantonata per un lungo periodo, durante il quale le auto hanno preso il sopravvento, ha saputo stare al

Fig. 1:Cambio Sram wireless, 2015. 1 “Effetto farfalla” è una locuzione che racchiude in sé la nozione tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. L’idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.

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passo con i tempi. Oggi non è più un semplice mezzo di trasporto ed è molto più di un gioco, è diventata uno strumento di business, un mezzo per promuovere aziende, un prodotto con cui costruire un modello di vendita, un’idea per inventarsi un lavoro e molto altro.

Fig. 2:Brompton S3L-X chiusa, 2010.

Fig. 3:Brompton S3L-X aperta, 2010.

Vi è concorrenza nella fabbricazione delle biciclette, il pubblico potenziale risulta variegato e le sue esigenze crescono sempre più. I ricercatori contribuiscono con nuove scoperte o apportando piccole modifiche al mezzo: biciclette pieghevoli (Bronmpton2), con il cambio “invisibile”, biciclette acquatiche, a vela ecc. Gli scienziati, invece, ricercano un modo per raccogliere e utilizzare l’energia dispersa nella pedalata, e si stanno costruendo strade sperimentali attrezzate a questo. Lo scopo è quello di poter alimentare intere parti del settore energetico. Con tutto questo fervore, alla lunga, forse c’è il rischio di danneggiare la freschezza iniziale del movimento ciclistico, avvantaggiando il capitalismo. I marketer e i pubblicitari fanno a gara di ingegno, inserendo la bicicletta nei loro lavori. Il giro d’affari che riguarda le due ruote è in crescita esponenziale, negli USA sono talmente in voga che si parla di 2 Brompton Bicycle è un’azienda inglese, produttrice di biciclette pieghevoli con sede a Brentford, vicino a Londra. È la più grande produttrice di biciclette nel Regno Unito, con una produzione di circa 22.000 unità l’anno, delle quali il 70% destinato all’esportazione. La bicicletta pieghevole Brompton è nota per la compattezza delle dimensioni da piegata. Tutti i modelli disponibili della bicicletta pieghevole sono basati sullo stesso telaio in acciaio fornito di snodi e con ruote da 16 pollici. Vari componenti e accessori possono essere aggiunti, rimossi o sostituiti con parti in titanio in modo da creare le varie combinazioni possibili. Il design modulare è rimasto sostanzialmente invariato da quando il brevetto originale è stato depositato da Andrew Ritchie nel 1979, subendo delle piccole modifiche nel tempo in seguito a un continuo miglioramento. Ritchie è stato premiato nel 1995 con il “Queen’s Award for Export” e nel 2009 con il “Prince Philip Designers Prize for work on the bicycle”. Nelle recensioni riguardanti le biciclette pieghevoli, la Brompton è spesso considerata superiore alle altre pieghevoli.

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bikeconomics3 e di bikevertising4. “Le esigenze degli utenti nel campo dell’organizzazione del lavoro, dell’educazione e del tempo libero sono tali che ci si domanda se non è proprio l’uso della bicicletta a permettere di inventare una terza via, quella che, tra liberalismo e socialismo, si preoccupa innanzitutto del benessere degli individui”5. La frequenza di pedalata in bicicletta, diviene la ricerca di un ritmo interiore, personale e segreto, che una volta raggiunto, trasporta la persona in un flusso invisibile, dove tutto diviene più “facile”. Le tensioni si allentano e il gesto, poco prima pensato e forzato, si scioglie. “La fatica in bicicletta è leggera e omeopatica, è la chiave d’accesso a un certo stato di coscienza. Ha la capacità di inscriversi a piccole dosi nel pensiero. Il corpo del ciclista è esposto al leggero dolore della fatica, che produce con le sue endorfine uno stato di euforia. Tanto lo sforzo sarà lungo e regolare tanto le virtù euforizzanti prenderanno piede. Si tratta di un fenomeno puramente chimico. La logica della nostra evoluzione tende a debellare la fatica e il dolore, così da sbarazzare le contingenze del corpo. La pratica della bicicletta incarna simbolicamente una forma di evoluzione che considera la materia, il corpo e lo spirito tre elementi indissociabili”6. La fatica procurata con la bicicletta non è un sacrificio, ma una gratificazione.

3 Bikeconomics, crasi tra bike ed economic. Il termine è stato coniato negli Stati Uniti dove hanno capito subito l’indotto che, l’utilizzo della bicicletta, poteva portare alle attività economiche locali. Questo tipo di economia può fiorire laddove ci sono le infrastrutture che supportano il ciclismo urbano: piste ciclabili, postazioni di parcheggio e pensiline dedicate al bike sharing, mezzi pubblici efficienti. 4 Bikevertising si riferisce all’utilizzo della bicicletta come strumento di comunicazione, comunicare la bicicletta e comunicare con la bicicletta. Il suo target rappresenta una community di appassionati e, nell’era dei social media, il valore che può avere un community per un brand non è da sottovalutare. Per un negoziante questo può significare: aspirare a un potenziale numero di nuovi clienti, che ogni giorno passano davanti alle vetrine dei negozi. Impostare una strategia di vendita adatta e una serie di servizi a beneficio del ciclista, come la possibilità di parcheggiare davanti il punto vendita e offerte dedicate. Fidelizzare i clienti, visto che il ciclista compra di più anche se in minore quantità. Considerando che quello che entra in una sacca della bici è minore rispetto a quello che entrerebbe nel cofano di un’auto, il ciclista compra più spesso ma di meno. 5 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 59. 6 Tronchet D., Piccolo trattato di ciclosofia, il Saggiatore, Milano 2014, pagg. 49-50.

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5.2 Una pedalata ci salverà dai nonluoghi Nel momento in cui si smarriscono gli orientamenti spazio-temporali, c’è il rischio di perdere i valori identitari e comunitari. L’uomo che, per natura, è un’entità individuale che si viene a formare nel contatto con l’altro, ha la necessità di sviluppare relazioni iscritte nello spazio e nel tempo e per fare questo ha bisogno di luoghi o, meglio, di “fare luogo”. Come già affermato nei capitoli precedenti, l’epoca attuale è dominata da eccessi di tempo, spazio ed ego, al suo interno l’uomo fatica a dare un senso e una forma alla rapida sequenza di fatti e informazioni. “Un’epoca costituita in prevalenza da nonluoghi, attraversati da flussi di umanità privi di capacità relazionali autentiche, luoghi uguali in tutto il mondo, dove il viaggiatore sperduto si ritrova a casa grazie a elementi familiari omologati”7. È davvero arduo conservare la concentrazione, per dare un senso alle cose quando si è bombardati da migliaia di distrazioni. Per esempio gli spot pubblicitari suscitano bisogni che non si pensa neanche di avere. Portano la persona a comportamenti prevedibili. L’uomo perde la capacità di interagire liberamente con il mondo e con tutte le proprie risorse. Sviluppa un carattere, inteso come un sistema rigido. Così è predisposto a interagire con gli eventi in un solo modo, cioè nel modo dettato dal carattere. In questo contesto si può affermare che la persona più ricca, la più produttiva, la persona creativa, mentalmente libera da sistemi rigidi è quella che non ha un carattere. Nella nostra società, si esige che una persona debba avere un carattere, un “buon” carattere, perché così è prevedibile e può essere controllata. “In costante stress è faticoso essere felici. Ipnotizzati, si ricercano abiti alla moda e oggetti status symbol, eppure si continua a restare insicuri”8. Non c’è più tempo da dedicare a se stessi, alla creatività e per coltivare rapporti umani. Si arriva al punto di non conoscere nemmeno i nomi dei propri vicini. “Andare in bicicletta può insegnare a raggiungere un equilibrio consapevole, uno stile di vita capace di bilanciare il locale e il globale, l’individuale e il sociale, il creativo e il pratico. Si ha l’impressione che la società moderna obblighi a dover scegliere tra uno di questi opposti. In bicicletta non serve perché pedalare li riunisce tutti in una sensazione di benessere”9. Si sviluppa una visione globale, sperimentando in prima persona il reale significato delle distanze, l’unità della natura umana e il valore dell’integrazione sociale. “In sella a una 7 Augè M., Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano 2009, pag. 77. 8 Iivine B., Einstein e l’arte di andare in bicicletta, Totem, Milano 2016, pag. 17. 9 Ibidem, pag. 10.

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bicicletta si è sia parte del mondo sia individui a sé stanti”10. Così abituati a essere isolati dal mondo che a volte si dimentica la gioia di esserne parte, di farne esperienza. La bicicletta lo ricorda “modificando il nostro ambiente di prossimità, ciò che prima percepivamo come lontano ora rientra nel nostro spazio immediato d’esperienza, quel luogo dove ogni evento ci appare simultaneo”11. Va ricordato che con la Teoria della relatività12 di Albert Einstein13 non esiste una comunicazione simultanea, nel senso di “tempo reale”, non può sussistere un tempo reale inteso come tempo assoluto nell’ambito del quale avviene un processo comunicativo, ma possono esistere molteplici “tempi reali”. Il momento in cui spedisco il messaggio e quello in cui il destinatario lo riceve. La comunicazione tra due soggetti non avviene in un determinato tempo o spazio, ma connette due o più istanti spazio –temporali nuovi e diversi. Comunicando si connettono più spazi e tempi. Ogni esperienza vissuta è qualcosa che dura e con questa durata si inserisce in un continuum infinito di durate. La bicicletta è in grado di condurre l’uomo in questo continuum spazio-temporale. Nicolas Martin, già citato nei capitoli precedenti, parla di un tempo ciclico al quale il ciclista è ancorato; la ruota che gira, il pedalare. “Grazie a questa pratica può essere spezzato il moto perpetuo per raggiungere altre dimensioni del tempo. Il ciclista in sella alla sua bicicletta dovrà accogliere l’idea che “ci vorrà il tempo che ci vorrà” così facendo tenderà verso una sorta di infinito, il continuum spazio-temporale. Può sembrare una cosa semplice ma in un contesto dove la cultura della volontà e il culto del controllo, la fanno da padroni, perdere tempo, il bene più prezioso, è valutato a caro prezzo”14.

10 Ibidem, pag.100. 11 Levy P., Internet modifica spazio e tempo, la Repubblica, 27.07.1998. 12 La teoria della relatività formulata da Albert Einstein, prima nella sua versione ristretta e poi in quella generale, ha modificato profondamente la teoria della relatività galileiana e ha cambiato il nostro concetto di tempo e di spazio. Per quanto sorprendenti, le previsioni di Einstein hanno ottenuto numerose conferme. Sempre alla relatività dobbiamo l’equazione più famosa della fisica: E = mc2. 13 Albert Einstein, Ulma, 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955, è stato un fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense. Oltre a essere uno dei più celebri fisici della storia della scienza, che mutò in maniera radicale il paradigma di interpretazione del mondo fisico, fu attivo in diversi altri ambiti, dalla filosofia alla politica, e per il suo apporto alla cultura in generale è considerato uno dei più importanti studiosi e pensatori del XX secolo. Nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica “per i contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico”. La sua fama dilagò in tutto il mondo soprattutto per la teoria della relatività, in grado, per l’assoluta originalità, di colpire l’immaginario collettivo. Fu per uno scienziato una fama insolita, che durante gli ultimi anni di vita non fece che aumentare, al punto che il suo nome divenne ben presto sinonimo di grande intelligenza e genio. 14 A. Jarry, Acrobazie in bici, Bollati Boringhieri, Torino, 2010, prefazione.

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5.3 I positivi effetti della bicicletta nel riappropriarci di noi stessi L’uso abituale della bicicletta produce notevoli vantaggi per il corpo e la mente. Produce una piacevole sensazione di benessere e di efficienza. Ma al tempo stesso è un ottimo mezzo per prevenire alcune malattie, soprattutto quelle cardiovascolari come l’infarto. Inoltre elimina le conseguenze negative degli stress, migliora la memoria, l’umore e l’efficienza sessuale. Nessun’altra forma di attività è altrettanto utile per dimagrire, ed è utile per la rieducazione dell’organismo, sia da un punto di vista cardiaco, sia per quello muscolare e articolare. Per quanto riguarda l’incremento muscolare, si possono avere effetti notevoli negli arti inferiori, dando tono e forza ai muscoli. “L’uomo tende ad ingrassare perché i suoi centri della fame e della sazietà sono programmati per richieste energetiche o per cibi diversi da quelli attuali”15. Riguardo allo stress, alcune reazioni ormonali che l’uomo ha in determinate situazioni, erano vantaggiose migliaia di anni fa, quando per esempio, incontrando un animale, o lo affrontava o fuggiva da esso; oggi non lo sono più. Anche per quanto riguarda l’adattamento di alcuni organi o apparati al grado di attività da essi svolto, svolgono al meglio le loro funzioni in caso di abitudini attive, ma non nel caso di abitudini sedentarie. Si può dire che l’uomo è fatto per il movimento. Per migliaia di anni, l’uomo è sopravvissuto perché si muoveva molto, camminando, correndo e lottando. Se si osserva come è fatto l’organismo umano, si nota che l’apparato locomotore, cioè l’insieme di muscoli, ossa, tendini e articolazioni, costituisce circa il settanta per cento dell’intera massa corporea. Se l’uomo non si muove va incontro ad un peggioramento delle sue condizioni di efficienza sia fisica che mentale. Un esempio di deterioramento può essere quello muscolare, così lento e impercettibile che chi lo subisce può ritenerlo una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. In realtà rappresenta un effetto della nostra attuale civiltà, nella quale le macchine hanno sollevato l’uomo dalla necessità di fare sforzi intensi e prolungati, riducendone l’attività fisica e portandolo incontro a quella che Hans Kraus16 e Wilhelm

15 Hopker j. Jobson S., Performance ciclistica, Elika Editrice, Cesena 2014, pag.211. 16 Hans Kraus (1905-1996) medico, fisioterapista, e alpinista; è stato un pioniere della moderna arrampicata su roccia , oltre ad essere uno dei padri della medicina dello sport e della medicina fisica e riabilitazione, Kraus è stato eletto alla US National Ski Hall of Fame nel 1974. Kraus ha frequentato la scuola di medicina a Vienna nel 1920, contro la volontà della sua famiglia, diventando un chirurgo ortopedico. Attraverso la sua successiva pratica ha sviluppato una filosofia di trattamento in contrasto con la medicina tradizionale del tempo.

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Raab17 viene definita “ malattia ipocinetica18” una malattia dovuta al poco movimento.

Fig. 4:Gino Soldà e Hans Kraus, 1963.

Fig. 5:Wilhelm Raab, 1955.

Il sedentarismo può essere considerato una delle cause di alcune malattie metaboliche, come l’obesità, il diabete e l’uricemia, e di alcune malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Nel cuore, per l’effetto dell’attività fisica ridotta, può verificarsi non soltanto un’arteriosclerosi delle arterie che lo riforniscono di sangue e ossigeno, ma anche una degenerazione, una necrosi e una fibrosi delle fibre muscolari. Soprattutto in quelle categorie professionali nelle quegli il lavoro muscolare è ridotto o nullo e in quegli individui che non praticano nessun tipo di attività fisica. Negli ultimi decenni sono diventati sempre più frequenti i casi di infarto al cuore. Il pedalare può porre rimedio a molti disturbi della malattia ipocinetica ma genera anche molti altri benefici. “Si può avvertire un notevole senso di benessere generale, avendo più energia e vitalità”19. Traggono beneficio anche le funzioni dell’apparato digerente: andare di corpo con regolarità, digerire meglio gli alimenti e avere più appetito, inteso come apprezzare di più il cibo e non tanto desiderarne una maggiore quantità. Da quando si inizia ad andare in 17 Wilhelm Raab, nato a Vienna, Austria il 14 gennaio, 1895; morto a Burlington, Vermont (USA), il 21 settembre 1970. Discende da una famiglia aristocratica con una lunga tradizione mediaca e artistica. Si laureò a Vienna nel 1920, dedicandosi al campo della sperimentazione fisiologica e patologica dell’uomo. 18 La Sindrome ipocinetica è una condizione e non una vera e propria patologia. Si contraddistingue per una ridotta o assente autonomia nel movimento. Ci sono due tipi di sindrome ipocinetica. La prima è ad insorgenza acuta, la seconda è ad insorgenza cronica. In tutte e due i casi l’attività contrattile del muscolo diminuisce. Spesso è la causa di vere e proprie malattie cardiache, respiratorie, circolatorie e metaboliche. Nel campo geriatrico la sindrome ipocinetica è la conseguenza dell’allettamento, al quale sono costretti pazienti anziani particolarmente fragili. Se non contrastata, essa porta l’anziano ad uno stato di disabilità. 19 Rotondi F., La bicicletta? Una “manna” per tutte le età, Cicloturismo, n.4 a.26, aprile 2013.

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bicicletta si apprezzano di più i piaceri dei sensi e ci si ammala meno di prima. Con la bicicletta ci si può allenare in tutti i climi, anche pioggia, vento, neve, ecc. , senza accusare alcun tipo di disturbo, questo fa sì che si sia in grado di superare in fretta malattie di qualunque tipo, quelle poche volte che le si contrae. “L’allenamento è di per sé uno stress, ma con il progredire della preparazione, aumenta la capacità di sopportare allenamenti più intensi e quindi anche stress di altro tipo”20. All’inizio della sua carriera Sigmund Freud21 praticava l’ipnosi22 con un pendolo per aver accesso all’inconscio dei pazienti. La cura con la cicloterapia funziona nello stesso modo, con il su e giù ipnotico delle ginocchia. Una certa forma di agitazione mentale si spegne

Fig. 6:Sigmund Freud, 1922. 20 Ibidem, pag. 83 21 Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, (Příbor, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) è stato un neurologo e psicoanalista austriaco, fondatore della psicoanalisi, una delle principali branche della psicologia. Freud è noto per aver elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. Di formazione medica, tentò di stabilire correlazioni tra la visione dell’inconscio, rappresentazione simbolica di processi reali, e delle sue componenti con le strutture fisiche della mente e del corpo umano, teorie che hanno trovato parziale conferma anche nella moderna neurologia e psichiatria. 22 L’ipnosi è un fenomeno psicosomatico che coinvolge sia la dimensione fisica, sia la dimensione psicologica del soggetto. È una condizione particolare di “funzionamento” dell’individuo che consente di influire sia sulla sua condizione psicofisica, sia sulle sue condizioni di comportamento. La disciplina che utilizza l’ipnosi in ambito terapeutico si chiama ipnoterapia. Alcune tecniche utilizzate nell’ipnoterapia varcano il confine della scienza, risultando pseudoscientifiche, poiché non sempre si fondano su basi scientifiche.

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dissolvendosi, “lasciando affiorare una qualità d’essere più fresca”23. Pedalare è gratificante per tutti i benefici fisici annunciati precedentemente e per combattere gli effetti negativi dello stress e dell’ansia. Il rilassamento psichico che fornisce un giro in bicicletta permette di scaricare la tensione e l’aggressività verso se stessi e gli altri. Questa disciplina costituisce un ottimo antidoto nei confronti delle malattie psicosomatiche, quelle che si manifestano nel corpo, ma che hanno origine nella mente poiché sono causate soprattutto dall’ansia. Avere più serenità, equilibrio e maggiore stabilità emotiva permette una maggiore acutezza e agilità mentale e un umore migliore soprattutto in chi ha la tendenza a essere depresso. Si avverte una sensazione di piacere per il corpo e per la mente mentre si sta correndo, un senso di benessere che si raggiunge dopo che si sono percorsi vari chilometri. Per spiegare questa sensazione vi sono tre possibili ipotesi: mentre si pedala, nel cervello si formano delle sostanze, le endorfine, che legandosi a determinati recettori, danno una sensazione di piacere e benessere simili a quelle che si hanno per effetto della morfina;(anche altre droghe, il tabacco e l’alcool e alcuni cibi possono portare alla formazione di endorfine). Secondo lo psicologo americano William Glasser24, queste tossicomanie negative possono essere combattute con lo sport, in questo caso con la pratica della bicicletta. La sensazione

Fig. 7:William Glasser, 2009. 23 Tronchet D., Piccolo trattato di ciclosofia, il Saggiatore, Milano 2014, pag. 93. 24 William Glasser (11 maggio 1925 - 23 Agosto 2013) è stato uno psichiatra americano. Glasser è stato lo sviluppatore della Terapia della realtà e della Teoria della scelta . Le sue idee, che si concentrano sulla scelta personale, la responsabilità personale e la trasformazione personale, sono considerate controverse dagli psichiatri tradizionali, che si concentrano invece sulla classificazione delle sindromi psichiatriche come “malattie”, e che spesso prescrivono farmaci psicotropi per il trattamento dei disturbi mentali. Glasser ha anche applicato le sue teorie a questioni sociali più ampie, come l’istruzione, la gestione, il matrimonio, ecc.

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di benessere è tale da togliere la necessità di stimoli artificiali: si parla così di tossicomanie positive, dal momento che appassionano a tal punto da non poterne fare a meno, ma al tempo stesso provocano nell’organismo notevoli benefici. “Mentre si pedala vi è una diminuzione nel sangue della concentrazione totale delle catecolamine, gli ormoni prodotti dalla parte midollare delle surrenali, con un aumento dell’adrenalina”25. Ciò determina una neutralizzazione dei sintomi fisici dell’ansia, della tensione psichica; si avverte calma, rilassamento. Nel nostro cervello si determina un certo tipo di attività elettrica, delle onde del tipo alfa con una frequenza fra gli 8 e 13 cicli per secondo, come quelle che si riscontrano quando ci si è appena svegliati o ci si sta per addormentare; o quando si fa training autogeno, meditazione trascendentale, zen o analoghe discipline di rilassamento psichico. Il fatto di essere nello stadio nel quale si producono onde alfa, costituisce una condizione senz’altro piacevole. (quando si è svegli e si ragiona, le onde registrate sono di tipo beta, invece quando si dorme sono di tipo delta o teta). Il benessere che prova chi sta pedalando o sta correndo è diverso da un individuo all’altro: in alcuni può prevalere una sorta di piacere cerebrale “da endorfine”, in altri c’è più euforia da adrenalina, in altri ancora predomina una sorta di estasi grazie alle onde alfa.

25 Arcelli E., Astori F., Pedalare è bello, Bollani Boringhieri, Milano 1981, pag. 186.

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5.4 I positivi effetti della bicicletta nel tornare ad abitare il circostante Conciliare le esigenze della megalopoli planetaria, che importa ed esporta quotidianamente persone, prodotti, immagini e messaggi; con quelle della città concepita come luogo di vita, come un ambiente intimo, risulta una sfida. Il nostro mondo di immagini, incentrato sul consumo e sulla comunicazione, tende a reprimere il pensiero dell’avvenire per inibirlo al presente. Così le condizioni per concepire un’utopia urbana efficace potrebbero essere sufficienti per convincere gli abitanti della città. Il paradosso riguarda il luogo, un luogo dove si hanno difficoltà a definire i confini e le frontiere, dove inizia e dove finisce la città di oggi. L’uso della bicicletta consente di ridisegnare questi limiti e queste frontiere, inventando itinerari inediti, riconfigurando gli usi, gli scambi e gli incontri quotidiani nella vita reale. Questa opportunità offre la possibilità di immaginare il futuro, giustificando la volontà di realizzazione in un futuro vicino. L’immaginazione dell’avvenire traina la storia presente con l’intento di far muovere la società, cambiando le scelte di vita. L’idea di una città nella quale prevale l’utilizzo della bicicletta non è pura fantasia: oltre alle città nordeuropee vi sono molte città italiane di media grandezza come Modena, Bologna o Parma, dove la qualità della vita risulta evidente. I ciclisti in questi luoghi riescono a muoversi in ogni direzione nella totale tranquillità. “Andare in bicicletta consente concretamente di praticare lo spazio e il tempo. Lo spazio, ovviamente: non dimentichiamo, soprattutto in città, che al ciclista si offrono itinerari alternativi e scorciatoie. Un po’ di libertà in un mondo inquadrato. Quanto al tempo, il ciclista lo sperimenta in varie maniere, facendo leva sul suo polpaccio. Mette alla prova la sua forma fisica e così prende coscienza della sua età. Non ci si dimentica mai l’arte di pedalare. E questa esperienza riporta il ciclista ai ricordi d’infanzia. La filosofia del ciclista è una forma di resistenza simbolica - sempre lo spazio e il tempo! - all’ideologia del presente”26. Lo spazio è composto da vettori di direzione, la quantità di velocità e la variabile del tempo. Un incrocio di entità mobili. La bicicletta modifica il tempo e lo spazio, e anche la geografia ne viene ridisegnata. Ripercorrere lo stesso tragitto con un altro mezzo risulterebbe differente. L’automobile, a suo modo, ha appiattito le cartine delle città, mentre la bicicletta ne restituisce il 3d. Il ciclista che consulta la mappa ricorderà gli odori e le atmosfere dei luoghi attraversati, ma anche i rilievi. La bicicletta e l’automobile non frequentano la stessa dimensione. 26 Augé M. La conoscenza ci salverà, Famiglia Cristiana 30.08.2012, http:/ /famigliacristiana.it/articolo/auge.

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Nella terza dimensione, il ciclista sarà attraversato da diverse variazioni d’umore, durante l’ascesa per una salita e, dopo, nell’affrontare la discesa e tornare all’altitudine iniziale. Tutto questo può far pensare ad uno sforzo per niente, ad un riferimento con il mito di Sisifo27.

Fig. 8:Sisifo spinge il masso, VI secolo a.C..

Per Albert Camus28, Sisifo è un uomo felice perché nella sua condanna diviene consapevole dei propri limiti e quindi assume su di sé il proprio destino. La “sopportazione” della propria presenza nel mondo è una sopportazione che consente la libertà. La protesta e la ribellione nei confronti del destino, di un’esistenza assurda, conferisce alla vita il suo valore effettivo. “L’automobilista non patisce alcun tormento, vive ancora nell’era pregalileiana di una terra piatta. La sofferenza appartiene al mondo del ciclista. In compenso, se gli itinerari della bicicletta e dell’automobile vengono confrontati, la sofferenza passa dalla parte della macchina”29. Il suo tracciato prende le sembianze di un labirinto: pieno di sensi unici, rotatorie, spartitraffico da aggirare, deviazioni per lavori in corso, strade bloccate dai camion della spazzatura, smarrimenti, consultazioni della cartina 27 Sisifo, è un personaggio della mitologia greca, figlio di Eolo e di Enarete. Nell’Odissea Sisifo è tormentato nell’Ade, dove viene obbligato a spingere per l’eternità un enorme masso fino alla vetta dove questo finisce per rotolare di nuovo giù a valle. Omero non dice nulla sui motivi della sua condanna da parte di Zeus, lo mette in relazione con il fatto di aver rivelato a Esopo il luogo dove Zeus gli aveva rapito la figlia Egina. 28 Albert Camus, (Mondovi, 7 novembre 1913 – Villeblevin, 4 gennaio 1960), è stato uno scrittore, filosofo, saggista, drammaturgo e attivista francese, Premio Nobel per la letteratura 1957. È considerato un importante esponente dell’esistenzialismo. Camus ha tratto gli spunti per la sua narrativa filosofica dai turbamenti esistenziali della società europea tra le due guerre, ed in base a ciò viene considerato uno dei padri dell’esistenzialismo ateo novecentesco di tipo umanistico, accanto a Jean-Paul Sartre. 29 Tronchet D., Piccolo trattato di ciclosofia, il Saggiatore, Milano 2014, pag. 57.

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in doppia fila e parcheggiare. Il ciclista per arrivare allo stesso punto traccerà quasi una linea retta, risultando “geometricamente” vincitore. Quello che rende le mappe un materiale ricco per l’umanità è la possibilità che ciascuno, a suo modo, possa proiettarvi i propri itinerari di attraversamento, possa perdersi e ritrovarsi e quindi costruire la propria geografia, che poi è quella reale. Ognuno ha un’idea della distanza molto personale. “In questa mia lunga peregrinazione, ogni volta che imboccherò una strada della quale avrò letto la targa spero di sapermi perdere. La mia geografia mi porterà là dove arriverò, ma sappiate fin d’ora che la mia geografia non sarà la vostra: io potrò solo spingervi a cercarne una che vi appartiene, o a percorrere la mia per il puro gusto della scoperta”30. “La sociologia urbana contemporanea, insieme all’antropologia, afferma che la percezione dello spazio del vivere non riguarda più solo la sfera simbolica della rappresentazione, ma ne costituisce un elemento fondante. I centri commerciali non sono più solo luogo di consumo, ma anche il nuovo parco pubblico, dove la gente va per passeggiare e incontrarsi”31. Gli smartphone moderni permettono la costruzione di un territorio individuale portatile, il quale “ci rende dislocati e deterritorializzati come individui, in eterno movimento, dove la nostra spazialità motoria ne esce rivoluzionata”32. Si ha la capacità di poter essere in due luoghi nello stesso tempo. “La percezione dell’esterno da noi, cioè del nostro contesto, non può più essere considerata né unica né univoca”33. “Esistono una serie di paesaggi che si sovrappongono continuamente alla nostra percezione, nuovi territori in costante contaminazione e ibridazione: paesaggio visuale/visivo, paesaggio sonoro, paesaggio corporeo, paesaggio mediale”34.

30 Gravano V., Paesaggi attivi. Saggio contro la contemplazione, Mimesis Kosmos, Milano 2009, pag.13. 31 Ibidem, pag.15. 32 Ibidem, pag.15. 33 Ibidem, pag.15. 34 Ibidem, pag.16.

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5.5 Le ragioni etiche dell’associazione nazionale Cyclopride CycloPride Italia APS è una associazione senza fini di lucro, che promuove i valori della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. L’associazione nasce dalla storia del CycloPride Day35, l’evento che coinvolge migliaia di ciclisti in diverse città italiane. Proprio i partecipanti di queste manifestazioni hanno convinto gli organizzatori a costituire un soggetto associativo che fosse in grado di affiancare altre associazioni che lavorano quotidianamente su questi temi, tenendo il passo con la voglia di cambiamento che attraversa il nostro paese e l’Europa.

Fig. 9:Logo Cyclopride Italia APS, 2014.

“La finalità principale di CycloPride Italia APS è quella di promuovere una mobilità ciclistica diffusa, in simbiosi con gli altri mezzi di trasporto, individuali o collettivi; rivolgendosi a tutti i cittadini, pedoni, ciclisti, utenti del trasporto pubblico o automobilisti, che abbiano voglia di contribuire a cambiare uno stile di vita, quello basato su un uso indiscriminato dei mezzi a motore, che non è più adatto ad affrontare le questo millennio”36. L’uso quotidiano della bicicletta risulta fondamentale per migliorare la qualità della vita nelle città, uno strumento di innovazione e benessere, soprattutto in un paese come l’Italia, con un tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo. “CycloPride Italia APS ricerca anche il recupero della socialità e una più attenta considerazione del paesaggio e del territorio promuovendo l’educazione ambientale, sia

35 Evento nato a Milano nel 2013, ora si svolge regolarmente anche nelle città di: Bologna e Palermo. Il fulcro della manifestazione è la pedalata colletiva lungo le strade della città, chiuse al traffico motorizzato per l’occasione.Nel corso della giornata vengono svolte altre attività come: mercatini, corsi di riparazione e manutenzione della bicicletta, contest di varie tipologie e intrattenimento da parte degli speaker di RDS, da sempre sponsor della manifestazione. 36 www.cyclopride.it/il-mondo-di-cyclopride/

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nelle scuole che nei luoghi di lavoro”37. Credono in uno sviluppo economico legato alla pratica della sostenibilità, applicata ai comportamenti sociali e individuali. Questa associazione svolge numerose campagne con l’obiettivo di ridurre il tasso di motorizzazione nelle città italiane. Nei capoluoghi italiani (Istat, 2014) il numero di auto private pro capite è di 613 ogni mille abitanti, in media. In Italia (World Bank, 2014) è di 605. I numeri si possono ridurre promuovendo ogni forma di moderazione del traffico dei mezzi a motore, incoraggiando la pedonalità, l’uso del trasporto pubblico e la ciclabilità. “CycloPride è anche un’associazione sportiva dilettantistica. I valori più importanti non sono la velocità e la competizione, ma la socialità e la cultura della bicicletta, lasciando che la strada dia spazio alla passione. La bicicletta è un’occasione per conoscersi, raccontare i propri territori, qualcosa che sta a metà strada tra il ciclismo lento e il cicloturismo veloce”38. “Uno degli ultimi progetti ideati da Cyclopride è il “Landscape Projects on Wheels SRL”, che nasce dalla necessità di avvicinarsi all’imprenditoria e alle aziende che vogliono comunicare con i valori della mobilità nuova, utilizzando la bicicletta come medium per comunicare meglio”39. La sostenibilità è un megatrend nella comunicazione, ma spesso le associazioni non profit non sono attrezzate professionalmente per dialogare con donatori e sponsor aziendali. In questo caso, Cyclopride offre un supporto per progetti e campagne di altri soggetti, profit e non profit. L’associazione CycloPride Italia APS ha stilato un proprio manifesto chiamato “Le ragioni del pedalare”. “Chi pedala cambia il mondo dolcemente, senza danneggiare nessuno. Chi pedala rispetta ciò che ha intorno. La bicicletta ingentilisce la città, entra in punta di piedi nel paesaggio, non si impone, non fa rumore, non sporca l’aria, non occupa spazio. Chi pedala sta bene. Si tiene in forma, evita lo stress e i problemi legati alla vita sedentaria. Chi pedala ha equilibrio. Impara a misurare le forze, perché accelerare costa fatica. Chi pedala conosce meglio il luogo dove vive. Si sposta senza perder tempo, non ha l’assillo del traffico e del parcheggio, vede meglio ciò che lo circonda. Da solo o in compagnia scopre un mondo di libertà e di bellezza. Chi pedala risparmia e fa risparmiare la collettività. Una bici ha il prezzo di due 37 www.cyclopride.it/il-mondo-di-cyclopride/cyclopride-aps-mobilita-sostenibile-in-bicicletta/ 38 www.cyclopride.it/il-mondo-di-cyclopride/cyclopride-asd-associazione-sportiva-dilettantistica/ 39 www.cyclopride.it/il-mondo-di-cyclopride/landscape-srl-societa-di-servizi/

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pieni, non ha bisogno di carburante, non paga bollo e assicurazione. Le piste ciclabili costano meno delle strade per le automobili, e hanno costi di manutenzione inferiori. Chi pedala crea lavoro, nelle aziende artigiane che costruiscono bici, nelle officine che le riparano e nel mondo del turismo verde, che fiorisce in molte nazioni e potrebbe aiutare anche la nostra economia. Chi pedala migliora il proprio carattere. Impara a ridere degli acquazzoni, e allo stesso modo a sopportare piccole avversità e contrattempi. Chi pedala non lascia niente dietro di sé e guarda avanti. Sa che ogni bicicletta in più e ogni macchina in meno rendono il traffico più sicuro e la città più bella, e ha fatto la sua scelta. Chi pedala ha bisogno di poco. Un telaio, due ruote, qualche ingranaggio, un po di manutenzione: solo i chilometri sono illimitati. E per finire: chi pedala deve rispettare le regole del traffico e della convivenza civile. Se non lo fa, sbaglia”40.

40 www.cyclopride.it/il-manifesto-di-cyclopride-italia/

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5.6 “Bike the Nobel” per la candidatura della bicicletta al Nobel per la pace 2016 Caterpillar41, la trasmissione di Radio2 condotta da Massimo Cirri e Sara Zambotti, ha promosso una raccolta firme per candidare la bicicletta al Nobel per la pace42 2016. Per sostenere la candidatura, ha invitato le persone a contribuire con firme e, sondaggi e a partecipare ad una simbolica “staffetta a pedali” per consegnare la candidatura alla commissione che si è riunita, nel febbraio 2016, ad Oslo.

Fig. 10: Afghanistan’s women’s national cycling team, 2015.

Il Nobel non può essere dedicato a un oggetto, e quindi, la candidatura è stata intestata alla squadra femminile della Federazione Ciclistica dell’Afghanistan. La bicicletta simbolo di libertà, in un paese dove, per le donne, l’andare in bicicletta rappresenta una conquista e un’emancipazione, sfidando in ogni allenamento la guerra, le imboscate, i proiettili e ogni genere di ostilità, anche sociale.

41 Caterpillar è una trasmissione radiofonica italiana in onda su Radio 2. Nasce nel 1997 da un’idea di Massimo Cirri e Sergio Ferrentino,e si occupa di attualità e satira politica. 42 Il premio Nobel per il mantenimento della pace è stato previsto nel testamento di Alfred Nobel del 1895 ed è stato assegnato per la prima volta nel 1901 (come gli altri premi previsti da Nobel stesso, letteratura, medicina, fisica, chimica, economia). La cerimonia di consegna del Nobel per la pace si tiene ad Oslo. Il vincitore del premio viene scelto dal Comitato per il Nobel norvegese, composto da cinque persone scelte dal Parlamento norvegese. L’annuncio della decisione viene effettuato a metà ottobre e la consegna del premio avviene presso il municipio di Oslo.

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Paola Gianotti43 si è fatta portavoce della campagna, pedalando fino ad Oslo per più di duemila chilometri in due settimane, portando con se le firme per la candidatura al Nobel. In supporto alla ciclista, Girolibero44 ha studiato l’itinerario, suddiviso in tredici tappe, fornendo il supporto necessario e garantendo l’arrivo ad Oslo in tutta sicurezza.

Fig. 11: Paola Gianotti per Bike the nobel, 2016.

15 gennaio: Preparazione della partenza da Milano 16 gennaio: Tappa 1 Milano-Airolo 17 gennaio: Tappa 2 Lucerna-Basilea 18 gennaio: Tappa 3 Basilea-Strasburgo 19 gennaio: Tappa 4 Strasburgo-Spira 20 gennaio: Tappa 5 Spira-Coblenza 21 gennaio: Tappa 6 Coblenza-Düsseldorf 22 gennaio: Tappa 7 Düsseldorf-Münster 23 gennaio: Tappa 8 Münster-Brema 43 Paola Gianotti, nata a Ivrea nel 1981, laureata in economia e commercio. Quando la sua azienda chiude decide di dedicarsi alle sue passioni: lo sport e la bici in particolare. Nel 2014 ha vinto il Guinness World Record come donna più veloce ad aver fatto il giro del mondo in bici, prima italiana e seconda al mondo ad attraversare quattro continenti e venticinque paesi in 144 giorni. Nel 2015 ha partecipato alla Red Bull TransSiberian Extreme, gara di 9.200 chilometri lungo il percorso della mitica ferrovia da Mosca a Vladivostok. Il 15 settembre 2015 è uscito il suo libro “Sognando l’Infinito”, edito da Piemme, in cui racconta il giro del mondo in bici. 44 Girolibero è il principale tour operator italiano specializzato in vacanze in bicicletta, con un catalogo di oltre 200 itinerari nel mondo. Nato nel 1988, il primo passo è stato l’acquisto di 24 biciclette e di 24 lucchetti: ora conta più di 1200 biciclette.

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24 gennaio: Tappa 9 Brema-Amburgo 25 gennaio: Tappa 10 Amburgo-Flensburgo 26 gennaio: Tappa 11 Flensburgo-Aarhus 27 gennaio: Tappa 12 Aarhus-Hirtshals 28 gennaio: Tappa 13 Larvik-Oslo Anche il Touring Club Italiano45 ha deciso di sostenere il progetto “Bike the Nobel”, supportando e raccontando il viaggio intrapreso da Paola Gianotti. Questa associazione non poteva fare altrimenti: da più di centoventi anni promuove la scoperta, la valorizzazione, la condivisione del viaggio consapevole e slow anche in bicicletta. Le motivazioni sono molteplici riguardo alla bicicletta come strumento di pace; Caterpillar le propone in una sorta di manifesto attraverso le parole di Alfredo Martini e del giornalista Marco Pastonesi. “La bicicletta è il mezzo di spostamento più democratico a disposizione dell’umanità, permette a tutti di muoversi, poveri e ricchi riducendo le differenze sociali. La bicicletta non causa guerre. Riduce il bisogno di petrolio ed i conflitti si fanno spesso per il petrolio. La bicicletta cambia il modello di sviluppo. Ogni chilometro pedalato genera un beneficio di 16 centesimi di euro per la società, ogni chilometro percorso in auto provoca un danno di 10 centesimi. (Copenhagen Bicycle Account46) La bicicletta causa meno incidenti stradali. Più di un milione di persone muoiono ogni anno nel mondo per incidenti stradali causati dal traffico motorizzato. La bicicletta non inquina, risparmiando le persone dal rischio di malattie e i sistemi sanitari dai costi delle cure. La bicicletta aiuta a restare in salute. La bicicletta è stata un strumento dei movimenti di liberazione e resistenza di molti paesi. In Italia, durante l’ultimo conflitto, è stata il mezzo di trasporto privilegiato dalle 45 Il Touring Club Italiano è un’associazione senza scopo di lucro. Nato nel 1894, a Milano, a oggi, con i suoi circa 300 000 soci, è una delle istituzioni turistiche con più iscritti d’Italia. Sorto con il nome di Touring Club Ciclistico Italiano (TCCI) per iniziativa di un gruppo di 57 ciclisti, tra cui il primo presidente Luigi Vittorio Bertarelli, il cui intento principale era la diffusione della bicicletta, vista come nuovo mezzo alla portata di tutti, simbolo di modernità e motore di diffusione del turismo in tutta la penisola, il Touring Club Italiano si distingue nel corso della sua storia ultracentenaria per il forte impegno nello “sviluppo del turismo, inteso anche quale mezzo di conoscenza di paesi e culture, e di reciproca comprensione e rispetto fra i popoli. In particolare il T.C.I. intende collaborare alla tutela ed alla educazione ad un corretto godimento del patrimonio italiano di storia, d’arte e di natura, che considera nel suo complesso bene insostituibile da trasmettere alle generazioni future”. 46 Strumento di reporting, in grado di misurare il progresso reale riguardo l’utilizzo della bicicletta nel territorio .

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staffette partigiane. Gino Bartali ha trasportato con la sua bicicletta documenti falsi che hanno messo in salvo ottocento ebrei perseguitati dal nazifascismo. La bicicletta è un strumento di crescita per l’infanzia. Rende i bambini autonomi e indipendenti. La bicicletta elimina le distanze fra i popoli. I cicloviaggiatori sono accolti ovunque con favore: la bici è un mezzo che comunica rispetto e avvicina le persone e le culture. La bicicletta è la chiave di movimento e lettura delle grandi città. Un contributo sociale. E non ha controindicazioni. Fa bene al corpo e all’umore. Chi va in bici, fischietta, pensa, progetta, canta, sorride. Chi va in macchina, s’incattivisce o s’intristisce. La bicicletta non mi ha mai deluso. La bicicletta è sorriso, e merita il Nobel per la pace”47.

47 Martini A., Pastonesi M., La vita è una ruota, Ediciclo, Portogruaro, 2014, pag.78.

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Capitolo sesto IL MANIFESTO DELLA BICICLETICA

6.1 L’arte di essere felici in sella alla bicicletta “L’uomo ha diritto alla felicità: fu il principio coniato dal pensatore e filosofo napoletano del 1700 Gaetano Filangeri, ad ispirare la decisione di Benjamin Franklin di inserire il riferimento alla felicità come diritto inalienabile nel testo della Dichiarazione di Indipendenza americana del 4 luglio 1776.”1 I Paesi che da tempo hanno investito risorse sulla “mobilità dolce” sono di fatto quelli più “felici”. Pedalando si ha la possibilità di vivere e osservare la città con occhi nuovi, abbandonando quella “rabbia da volante”2, “road rage” che assale le persone in macchina. “Le automobili ci fanno sentire importanti, isolati in un lussuoso abitacolo è inevitabile sentirsi superiori anche solo inconsciamente. Questo atteggiamento ci porta a guardare gli altri utenti della strada come meri ostacoli o rivali. Per contro in sella a una bicicletta si è a stretto contatto con gli altri, si è co-protagonisti più che despoti sul trono”3. Si incontrano pedoni e altri ciclisti da una prospettiva “diretta”, alla stessa altezza e faccia a faccia, così la collaborazione viene più spontanea. Condividere la strada in modo disciplinato favorisce l’umiltà e l’empatia. 1 www.designplayground.it/2015/01/happy-bike-pedalando-verso-la-felicita/ 2 www.ansa.it/canale_motori/notizie/analisi. Una ricerca realizzata da mUp Research, in Italia, nel 2015, dimostra che 20,9 milioni di automobilisti italiani hanno litigato mentre erano sulle strade, con una media a testa di 2,5 “discussioni”. ciò che fa spazientire maggiormente è la mancata precedenza, indicata dal 32% del campione degli intervistati. A seguire vi sono imprudenze (27%), pedoni che attraversano senza guardare (25%), parcheggio in doppia fila (24%), eccessi di velocità (21%), blocco della carreggiata (18%), sorpasso a destra (16%), reazioni agli insulti ricevuti (12%), uso a sproposito del clacson (11%) e infine occupazione di un posto per parcheggiare di cui si era già in attesa (10%). 3 Iivine B., Einstein e l’arte di andare in bicicletta, Totem, Milano 2016, pag. 104.

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“La bici è una forma di meditazione vivente: permette di praticare la mindfulness4 senza isolarsi dal mondo”5. Consente di avere la consapevolezza costante di ciò che ci circonda, prestando attenzione ad ogni dettaglio. C’è una consapevolezza assoluta, senza pretese, in cui non esiste ansia e in quello stato mentale c’è percezione. Uno stato di percezione ossia uno stato d’essere. La consapevolezza non è mai esclusiva, include tutto. La mindfulness si prende cura anche del prossimo. Conoscere meglio noi stessi aiuta a capire gli altri, accrescendo le capacità di empatia e compassione. L’abitudine di andare in bicicletta costituisce una forma di meditazione simile alla filosofia olistica6. “Pedalando si coltiva un atteggiamento pratico, individuale, locale e globale che associati si potenziano a vicenda. Padroneggiando l’arte di andare in biciletta con la mindfulness si acquisisce equilibrio nel mondo moderno”7. “Nell’eseguire una qualsiasi attività con midfulness, si entra in uno stato chiamato flusso dagli psicologi e trance agonistica dagli sportivi. Questa condizione permette di ‘“perdersi”’ nella concentrazione, così si dimentica di pensare a ciò che si sta facendo, che si tratti di suonare uno strumento o praticare uno sport”8. La mente si abbandona al flusso ogni volta che si è in pace con se stessi, con le proprie sensazioni e sentimenti. “Il ciclista è al tempo stesso motore e passeggero”9. “La bicicletta può essere definita una protesi e non uno spazio abitato come l’automobile, non si arreda non si decora, si fa del bricolage quando la si vuole personalizzare per avere 4 Mindfulness è la traduzione di “sati” che in lingua pali, il linguaggio utilizzato dal Buddha per i suoi insegnamenti, significa essenzialmente: consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita. Queste qualità dell’essere possono venire coltivate attraverso la meditazione. Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo, dello Zen e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo dagli anni Settanta del Novecento negli Stati Uniti, per opera di un medico del Massachusetts, Kabat-Zinn, questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche italiane, europee e d’oltre oceano. Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc, in modo intenzionale e non giudicante, al fine di risolvere o prevenire la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni. 5 Ibidem, pag. 149. 6 L’olismo, dal greco όλος, cioè “la totalità”, è una posizione teorica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. 7 Ibidem, pag.145. 8 Ibidem, pag.12. 9 Ibidem, pag.52.

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maggiore affinità con essa. Mentre per quanto riguarda l’abbigliamento del ciclista si trova al confine tra l’arredamento e la protesi, può rispondere ad esigenze di sicurezza o comodità ma anche estetiche”10. Il legame che unisce il ciclista alla bicicletta ricorda quello evocato da Aristofane11 nel “Simposio” di Platone12: il vero ciclista esiste pienamente solo quando gli è restituita la metà persa del suo essere iniziale, è un tutt’uno con lei. “Letteralmente è un legame d’amore e di riconoscenza, che il tempo non consuma, ma rinforza, in forma di ricordo o nostalgia”13. “L’immagine di una bicicletta, diventata un’icona così comune sui poster, non è un archetipo14 junghiano15, ma evoca comunque un senso collettivo di adorazione nostalgica. L’apprezzamento della bicicletta e le esperienze universali che si possono vivere in sella esistono da generazioni. Il nostro sentimento verso questo mezzo, forse è da attribuire alla sua semplicità, in confronto con il ruolo importante che esso ricopre nelle quotidianità”16. “Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà. Andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in un treno. La bicicletta siamo ancora noi che vinciamo lo spazio e il tempo”17. La bicicletta così può rappresentare una via efficace per “controllare” se stessi, per liberarsi dai propri attaccamenti, dalle insicurezze, dalle paure, dalle emozioni represse, da tutto ciò che impedisce all’individuo di diventare la massima espressione di se stesso. 10 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 49. 11 Aristofane (450 a.C. circa - 385 a.C. circa), figlio di Filippo del demo di Cidateneo, Atene, è stato un commediografo greco antico, uno dei principali esponenti della Commedia antica, l’Archaia, insieme a Cratino ed Eupoli, nonché l’unico di cui ci siano pervenute alcune opere complete, undici per l’esattezza. 12 Il “Simposio”, noto anche con il titolo di “Convivio”, è forse il più conosciuto dei dialoghi di Platone. In particolare, si differenzia dagli altri scritti del filosofo per la sua struttura, che si articola non tanto in un dialogo, quanto nelle varie parti di un agone oratorio, in cui ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fior fiore degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria su Eros. 13 Ibidem, pag. 50. 14 La parola archetipo deriva dal greco antico col significato di immagine: arché “originale”, típos “modello”, “marchio”, “esemplare”. Il termine viene usato, attualmente, per indicare, in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero, ad esempio l’idea platonica; in psicologia analitica da Jung ed altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dell’inconscio umano; per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’uomo. 15 Carl Gustav Jung, Kesswil (26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961), è stato uno psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero. La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata “psicologia analitica” o “psicologia del profondo”. 16 Hopker j. Jobson S., Performance ciclistica, Elika Editrice, Cesena 2014, pag.319. 17 Oriani A., La bicicletta, Edizioni Otto/Novecento, Milano 2015, pag. 38.

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6.2 Il manifesto della BiciclEtica Il manifesto della BiciclEtica, sulla base di quanto affrontato nei capitoli precedenti, vuole essere uno strumento etico in grado di mettere in luce le proprietà benefiche della bicicletta, incoraggiarne l’utilizzo, educare e rendere consapevoli le persone nella corretta fruizione del mezzo. 1. LA BICICLETTA È EQUILIBRIO. Mente e corpo formano un’unità psicofisica e la bici opera come un computer aggiuntivo per la mente, potenziandola, e sviluppando le doti fisiche dell’individuo, esaltandone le capacità intellettuali. “Andare in bicicletta può insegnare a raggiungere un equilibrio consapevole, uno stile di vita capace di bilanciare il locale e il globale, l’individuale e il sociale, il creativo e il pratico”18. Avere più serenità, equilibrio e maggiore stabilità emotiva permette una maggiore acutezza e agilità mentale e un umore migliore. “Di equilibrio ne parla anche Aristotele19 in ambito etico. Egli afferma che esistono due equilibri: uno interno al singolo uomo, possibile grazie ad una prospettiva di vita buona per il raggiungimento di un bene personale; e il secondo fra tutti gli uomini, possibile dall’individuazione di un bene supremo. I beni parziali relativi alle singole persone sono subordinati al raggiungimento di una felicità comune. Secondo Aristotele, gli uomini ricercano per natura la felicità (eudaimonía), che è data dal raggiungimento di un equilibrio di vita”20. 2. LA BICICLETTA CREA CULTURA, CONOSCENZA E LA CAPACITÀ DI APPRENDERE AD APPRENDERE. La conoscenza progressiva di se stessi, legata all’uso della bicicletta, porta alla conquista del proprio corpo, a definire fin dove è possibile superare i propri limiti. La conoscenza è sempre nella dimensione temporale, mentre il conoscere è senza tempo, è in movimento, processo pienamente in simbiosi con l’oggetto bicicletta. Basti pensare al fatto che per restare in equilibrio occorre muoversi. “Questo processo può essere inteso come un processo dinamico di disvelamento, chiamato con il termine greco “alétheia” che significa verità. La questione della verità è di fondamentale importanza per l’etica, ha radici storiche profonde, a partire dall’antica Grecia 18 Iivine B., Einstein e l’arte di andare in bicicletta, Totem, Milano 2016, pag. 17. 19 Aristotele (Stagira, 384 a. C. o 383 a. C. – Calcide, 322 a. C.) è stato un filosofo, scienziato e logico greco. Discepolo di Platone, è considerato una delle menti più innovative, prolifiche e influenti del mondo occidentale antico per la vastità delle sue conoscenze. 20 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016.

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dove ci si interrogava sul problema dell’essere, sulla sua rivelazione, su ciò che realmente è21”. 3. LA BICICLETTA APPARTIENE AD UNA CONDIZIONE PERSONALE (SOLITUDINE). “Il corpo a corpo con lo spazio è una prova inedita ed esaltante di solitudine. Il corpo a corpo con se stessi è un’esperienza intima, si scoprono le proprie possibilità i propri limiti”22. La bicicletta insegna a restare soli con sé stessi, a mettersi a tu per tu con la propria persona, ma allo stesso tempo ad entrare in relazione con l’altro, con il circostante. “Ritrovare se stessi, quando si può rimanere soli con se stessi, in questo caso è possibile entrare in contatto con il circostante, riuscendo a trovare anche delle migliori soluzioni per noi stessi, ma visto che siamo simili ai nostri simili, è possibile trovare soluzioni migliori anche per gli altri”23. “Una delle principali teorie dell’etica della comunicazione si rifà al principio di utilità. La tesi dell’utilitarismo sostiene che tutti gli uomini sono portati ad agire sulla base dell’utile che desiderano perseguire, di ciò che permette loro di realizzare la felicità individuale. Questa ricerca della felicità accomuna tutti gli uomini e può portare a perseguire un utile comune”24. 4. LA BICICLETTA APPARTIENE AD UNA CONDIZIONE SOCIALE. Lo spirito ciclistico, nel suo rapporto con la natura, è la ricerca di quell’attimo di eternità in cui macchina, uomo e ambiente sono una cosa sola, una sorta di organismo cosmico. Nella pratica del pedalare si forma una profonda comprensione dell’altro, questo perché la fatica e il dolore sopportato portano via con loro tutto quanto, lasciando al ciclista solo la sua umanità. Merito della bicicletta è il reinserimento del ciclista nella sua propria individualità, ma anche nella reinvenzione di legami sociali gradevoli. La pratica del ciclismo è l’occasione di provare qualcosa come un’identità che permette di prestare attenzione all’altro. Si sviluppa una visione globale sperimentando in prima persona il reale significato delle distanze, l’unità della natura umana e il valore dell’integrazione sociale. L’uso della bicicletta consente di ridisegnare limiti e frontiere, inventando itinerari inediti, riconfigurando gli usi, gli scambi e gli incontri quotidiani nella vita reale. La bicicletta modifica il tempo e lo spazio, anche la geografia ne viene ridisegnata. La bicicletta ne restituisce le tre dimensioni. “Anche questo punto del manifesto, per quanto riguarda l’etica, può rifarsi al principio di 21 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016. 22 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 21. 23 De André F., Elogio della solitudine, tratto dall’album “Ed avevamo gli occhi troppo belli”, 2001 24 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016.

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utilità. Si persegue un utile collettivo che può produrre benessere per un’intera collettività e, di conseguenza, il raggiungimento della felicità per il maggior numero possibile di persone”25. 5. LA BICICLETTA APPARTIENE AD UNA CONDIZIONE RELAZIONALE, AD UN CONTINUUM SPAZIO/TEMPO. Comunicando si connettono più spazi e tempi. Ogni esperienza vissuta è qualcosa che dura e con questa durata si inserisce in un continuum infinito di durate. La bicicletta è in grado di condurre l’uomo in questo continuum spazio-temporale. “Il tempo ciclico al quale il ciclista è ancorato; la ruota che gira, il pedalare, possono spezzare il moto perpetuo per raggiungere altre dimensioni del tempo. Il ciclista tenderà verso una sorta di infinito, il continuum spazio-temporale”26. “Il principio dialogico nell’etica della comunicazione mette in primo piano il concetto di dialogo, che funge da modello di riferimento di qualsiasi relazione comunicativa tra noi e gli altri. Per comunicare bene occorre creare uno spazio comune di relazione con l’altro, mostrando attenzione e rispetto, aprendosi all’ascolto con l’intenzione di trovare un accordo comune”27. 6. LA BICICLETTA È DEMOCRATICA, EFFICIENTE ED ECONOMICA. È il perfetto prolungamento geometrico dell’anatomia umana, consente di superare in efficienza qualsiasi macchina e animale si sposti sulla terra. Come strumento di business (green economy, bikeconomics, bikevertising), “è un mezzo per promuovere aziende, un prodotto con cui costruire un modello di vendita, un’idea per inventarsi un lavoro e molto altro; si preoccupa innanzitutto del benessere degli individui”28. La bicicletta può essere considerata un medium etico in quanto opera in una prospettiva etica: è un bene collettivo in grado di dar voce alle esigenze di tutti, mettendo così in primo piano il benessere dell’uomo. 7. LA BICICLETTA È FILOSOFICA (MINDFULNESS). “I termini cilo-filo o ciclo-amatore, con i quali si definiscono gli appassionati delle due ruote rimandano alla stessa costruzione linguistica di filo-sofo, bicicletta filosofica, la bicicletta che mette in azione il pensiero”29. “La frequenza di pedalata in bicicletta, diviene 25 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016. 26 A. Jarry, Acrobazie in bici, Bollati Boringhieri, Torino, 2010, prefazione. 27 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016. 28 Orlando M., Bike marketing, 40k Unoficcial, Milano 2014, pag. 29. 29 Bernardi W., La filosofia va in bicicletta, edicicloeditore, Portogruaro 2013 pag. 24.

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la ricerca di un ritmo interiore, personale e segreto, che una volta raggiunto, trasporta la persona in un flusso invisibile, dove tutto diviene più “facile”. La fatica in bicicletta è leggera e omeopatica, è la chiave d’accesso a un certo stato di coscienza”30. “Il compito della bicicletta, come quello dell’etica è di ricercare in ambito filosofico ciò che può essere considerato “buono”, motivando comportamenti corretti che permettano alle persone di diventare soggetti moralmente responsabili”31. 8. LA BICICLETTA È RAPIDA, SILENZIOSA, GENTILE. Non si impone, non fa rumore, non sporca l’aria, non occupa spazio è quasi invisibile. “Può diventare uno strumento silenzioso di riconquista delle relazioni. Può essere il cuore di un’utopia egualitaria e democratica, in grado di affermare un’identità individuale e di favorire l’attenzione verso gli altri, lo sviluppo della persona”32. In questo ottavo punto del manifesto si possono riprendere i concetti espressi precedentemente: la bicicletta come medium etico è in grado di mettere in primo piano il benessere dell’uomo, coniugando interessi personali e collettivi, grazie alla sua capacità di portare l’uomo ad aprirsi ad un ascolto autentico di se stesso e degli altri. 9. LA BICICLETTA È SIMBOLO DI RIVOLUZIONE E CAMBIAMENTO. Ha rappresentato, e tutt’ora rappresenta, uno strumento in grado di rivoluzionare la cultura, l’etica e l’estetica delle persone. Le conquiste del movimento di liberazione femminile hanno reso più “illuminato” il mondo in cui viviamo. Molte donne considerano preziosa la semplice libertà di una pedalata. Così la bicicletta diviene non solo un mezzo di locomozione rivoluzionario ma anche uno strumento potentissimo per dare risposte semplici a molti problemi complessi della contemporaneità. La bicicletta è in grado di innescare una riflessione etica su temi forti, di spessore. “Il suo scopo è quello di reindirizzare le persone verso atteggiamenti e comportamenti morali, suggerendo uno stile di vita capace di rendere l’uomo moralmente responsabile delle sue azioni”33.

30 Tronchet D., Piccolo trattato di ciclosofia, il Saggiatore, Milano 2014, pagg. 49-50. 31 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016. 32 Augè M., Il bello della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2009, pag. 27. 33 Villa M., Corso di Etica e media, Venezia, IUSVE, a.a. 2015-2016.

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6.3 Perché seguirlo per tornare ad essere noi stessi “In un mondo ricolmo di dati e dipendente dalla tecnologia, esiste ancora una relazione terapeutica tra il ciclista e la sua bicicletta. Andare in bicicletta è la prima esperienza di autogestione, è un modo per incontrare altre persone, un mezzo di trasporto e a volte una modalità di fuga da dinamiche ostili”34. Può rappresentare un meccanismo liberatorio che lascia esplorare il mondo fisico ma anche quello interno al ciclista, creando dialogo. In modo conscio o inconscio, ogni persona cerca un modo per conoscere meglio se stessa e il mondo che la circonda attraverso un processo. La relazione è un processo di autorivelazione, è lo “specchio” in cui si può scoprire se stessi, essere significa essere in relazione. La verità può essere definita come una relazione con l’alterità; un movimento di interazione costante, vivente mai statica. “Il grande momento, cronologicamente indefinibile, ma temporalmente reale, è quello in cui d’un tratto la concentrazione del ciclista su di sé ribalta in decentramento da sé attraverso di sé, quando la ‘“radio si spegne d’improvviso”’, lasciandoci soli, vuoti e silenziosi. Allora siamo solo il nostro respiro e l’aria che respiriamo, il nostro cuore e lo sforzo che dominiamo”35. “Non è il nirvana36 né l’unio mystica37, però è il momento in cui sono al tempo stesso, totalmente in me e totalmente fuori da me, sul mio centro, ma al tempo stesso tutto alla periferia di me, lontano e distaccato da me, e me ne sto lì, tranquillo, sereno, beato, a pedalare e a guardarmi pedalare”38. È in questo momento di pura consapevolezza che il ciclista è grato alla sua bicicletta e instaura con lei un rapporto di riconoscenza, si fonde con essa e con l’ambiente circostante in quell’attimo di eternità.

34 Hopker j. Jobson S., Performance ciclistica, Elika Editrice, Cesena 2014, pag.215. 35 Gurisatti G., Pedalo dunque sono, edicicloeditore, Portogruaro 2014, pag. 82. 36 Nel Buddhismo il nirvana è il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dal dolore (duḥkha). La dottrina del nirvana nel Buddhismo solitamente non viene definita con termini positivi, ma negativi: dato che il nirvana è al di là del pensiero razionale e del linguaggio, non è possibile affermare quello che è ma, piuttosto, quello che non è. Ciò premesso, occorre precisare che la dottrina del nirvana acquisisce significati diversi a seconda della scuola buddhista, del periodo storico e del luogo in cui essa fu esposta. 37 Nella teologia cristiana si parla di unione mistica, o nella tradizione teologica latina di unio mystica, quando si descrive lo stretto legame esistenziale personale, la comunione, che unisce il cristiano con Gesù Cristo e per la quale egli partecipa ai benefici salvifici della Sua vita, morte e risurrezione. Questa comunione è detta “mistica” perché è realizzata in modo misterioso e soprannaturale. 38 Ibidem, pag. 83.

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“Qualsiasi medium che ci consenta di diventare ciò che siamo, quindi di accedere al nostro sé, conoscerlo, acquisirlo e se possibile, trasformarlo saggiamente, è a tutti gli effetti un medium filosofico, e qualsiasi pratica attiva, concentrata, consapevole di tale medium è di per se stessa, una pratica eminentemente filosofica. Dunque anche quando il medium è una bicicletta, la pratica un pedalare e l’esistenza un’esistenza ciclistica. Emerge qui l’idea che, a determinate condizioni, l’andare in bicicletta possa essere non solo un divertimento e uno sport, ma anche una forma di askesis39 e meditazione. Ci conduce alla conquista e costituzione del proprio sé, consapevole, profondo e ricco di morale”40. La meta dell’askesis, quella greco romana, è la padronanza di sé. Sia l’askesis che la meditazione forniscono al praticante un allenamento utile ad affrontare la vita con tutti i suoi ostacoli, a resistere alle difficoltà e soprattutto ad avere padronanza di sé durante i momenti difficili. Solo un uomo disciplinato e allenato può diventare saggio e praticare l’askesis e la meditazione. “La bici sarebbe quindi una medium est-etico, in quanto consentendo di formare ad arte il proprio carattere, permette al tempo stesso di dare forma estetica al proprio corpo e viceversa poiché le due cose, carattere e corpo sono inscindibili. Praticare un’estetica dell’esistenza”41.

39 Il termine ascetismo deriva da “ascesi”, dal greco antico askesis, una parola che in origine significava esercizio, allenamento di un atleta per il superamento di una prova. L’ascetismo viene riferito inizialmente al Cristianesimo, ma si ritrova nella storia delle religioni come un fenomeno attinente a diverse culture. Le pratiche ascetiche si propongono di conseguire una condizione di vita che, diversamente da quella ordinaria, realizzi superiori valori religiosi. L’ascesi comporta nell’uso prevalente una svalutazione della corporeità, realizzata tramite sacrifici, rinunce e mortificazioni della carne, al fine di raggiungere una superiore spiritualità, ma esiste anche un ascetismo che non contrappone il corpo allo spirito e che si fonda su pratiche che mirano a sviluppare e controllare capacità fisiche. 40 Ibidem, pag. 69. 41 Ibidem, pag. 76.

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6.4 Come applicarlo per tornare ad abitare il territorio “La bicicletta intesa come mezzo di trasporto amplifica il nostro sforzo con efficacia straordinaria”42. A parità di dispendio energetico, permette di coprire cinque volte la distanza che a piedi. A piedi un essere umano consuma circa 0,75 calorie per grammo per chilometro. In bicicletta la nostra efficienza energetica si quintuplica sulle 0,15 calorie per grammo per chilometro. Nessun animale arriva a questo valore, e nemmeno le automobili o i jet. “La bicicletta è il traduttore perfetto dell’energia metabolica umana in locomozione. Accoppiato a questo mezzo, l’uomo supera l’efficienza non soltanto di tutte le macchine ma anche di tutti gli animali esistenti”43. Pedalare ci mette in contatto con la realtà sia in senso fisico che mentale. Acquisiamo consapevolezza pratica, familiarizzando con il funzionamento della bicicletta, preparando il nostro itinerario e affrontando la realtà senza schermi. “Attitudine che la bici favorisce è l’essere pronti ad ogni evenienza. A priori viene pianificato il tragitto e deciso cosa portare con noi”44. Tutto questo impone organizzazione e previdenza. Saper ottimizzare, la capacità di trarre il meglio da ogni situazione, ottenere la massima efficienza dalla bici con varie regolazioni e da noi stessi, con uno stile di vita sano e una corretta alimentazione. “Andare in bicicletta infonde un atteggiamento “pratico”. Riflettendo sull’ingegnosa struttura del suo design e sulla sua evoluzione si apprezza l’importanza della sua invenzione. Si impara a occuparsi della sua manutenzione sviluppando la comprensione dei meccanismi e riscoprendo la gioia del lavoro manuale. Si diventa così più intraprendenti nelle attività, più scientifici nel modo di ragionare e più preparati ad affrontare il quotidiano prestando attenzione alla realtà delle cose”45. Il nuovo immaginario urbano impostato sulla mobilità ciclabile, “dovrebbe far riferimento a concetti cari a Alexander Langer46: dolce, lento e profondo”47. Dolce, per privilegiare mezzi conviviali a basso impatto ambientale; lento, riferito al 42 Iivine B., Einstein e l’arte di andare in bicicletta, Totem, Milano 2016, pag. 53. 43 Illich I., Elogio della bicicletta, Bollani Boringhieri, Torino 2006, pag. 54. 44 Ibidem, pag.55. 45 Ibidem, pag. 29. 46 Alexander Langer,Vipiteno, 22 febbraio 1946 – Firenze, 3 luglio 1995, è stato un politico, pacifista, scrittore, giornalista, traduttore e docente italiano. Fu tra i fondatori del partito dei Verdi italiani e uno dei leader del movimento verde europeo. È stato promotore di numerosissime iniziative per la pace, la convivenza, i diritti umani, contro la manipolazione genetica e per la difesa dell’ambiente. 47 Gurisatti G., Pedalo dunque sono, edicicloeditore, Portogruaro 2014, pag. 43.

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paradigma di ri-orientamento della mobilità su velocità “giuste” o meglio a natura d’uomo; profondo, perché non si limita all’attraversamento ma vivifica il rapporto con il territorio, così da essere luogo di scoperte di incontri e scambi. “Il ciclista o uomo in bicicletta dovrebbe traghettare la concezione della mobilità intesa come uno scontro tra pubblico e privato ad una mobilità pensata, vissuta e praticata come bene comune”48. L’uomo con la natura può instaurare non solo un rapporto di sfruttamento ma anche di simbiosi. “La bicicletta dovrebbe orientare il processo di densificazione e ristrutturazione dello sprawl urbano49. Rompendo anche la tendenza moderna che porta alla separazione tra paesaggio antropico e paesaggio naturale, provocando così, da un lato città insostenibili e da un altro la costituzione di oasi e riserve naturali”50. L’uomo in bici ha il compito di riallacciare il dialogo tra natura e attività antropiche costituendo paesaggi culturali improntati sull’autosostenibilità. Elias Canetti51, nella sua opera Massa e Potere52, individuava nella fuga, l’origine biologica e pre-linguistica del riconoscimento di una differenza di potere. “Nelle città sature di automobili, il ciclista reinventa e attualizza quella fuga, destreggiandosi nel traffico grazie ad un istinto di sopravvivenza. Una fuga verso altre modalità di vivere, percepire e godere della dimensione urbana”53. Una visione economicistica della natura, pur con le migliori intenzioni, porta a percepirla come un insieme di risorse da sfruttare a nostro vantaggio, anziché come un sistema complesso 48 Ibidem, pag.43. 49 La città diffusa, anche dispersione urbana o sprawl urbano, sono termini che stanno ad indicare una rapida e disordinata crescita di una città. Questo fenomeno si manifesta nelle zone periferiche, data la connotazione di aree di recente espansione e sottoposte a continui mutamenti. Il segno caratteristico della dispersione urbana è la bassa densità abitativa in città di medie e grandi dimensioni, oltre i 100.000 abitanti; gli effetti includono la riduzione degli spazi verdi, il consumo del suolo, la dipendenza dalle autovetture a causa della maggiore distanza dai servizi, dal posto di lavoro, dai mezzi di trasporto pubblico locale, e in generale per la mancanza di infrastrutture per la mobilità alternativa come piste ciclabili, marciapiedi o attraversamenti pedonali adeguatamente connessi. 50 Ibidem, pag.47. 51 Elias Canetti, Ruse, 25 luglio 1905 – Zurigo, 14 agosto 1994, è stato uno scrittore e saggista bulgaro naturalizzato britannico di lingua tedesca, insignito del Nobel per la letteratura nel 1981. 52 “Massa e potere” è un saggio di Elias Canetti pubblicato nel 1960. L’autore impiegò 38 anni per completare la scrittura definitiva della sua opera, tanto che egli stesso la definì “l’opera di una vita”. Il saggio si articola in 12 capitoli, l’ultimo dei quali costituisce l’epilogo dell’opera. “Massa e potere” è un’opera antropologica e sociologica. Canetti, attraverso lo studio degli elementi primi costitutivi della “massa”, arriva a mettere a nudo, i principi che stanno alla base del potere. In questo saggio, Canetti fece confluire materiale da diverse discipline come: antropologia, sociologia, mitologia, etologia, storia delle religioni. 53 Ibidem, pag.45.

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che si mantiene in un equilibrio mutevole. In tutto questo, Gregory Bateson54 afferma che quando la creatura domina e vince sul suo ambiente, in ultima istanza distrugge se stessa. “L’uomo completamente identificato con l’Io, si considera come una cosa isolata tra le cose come il suo corpo e la sua mente, mentre è da sempre sia se stesso che tutte le altre cose. L’uomo pratica per scoprire che egli può essere tutte le cose e tutte le cose possono essere lui da sempre”55. Il risultato della pratica del pedalare può essere la liberazione dell’uomo dalle cose isolate del mondo, “comprendendo di essere più del suo stesso Io, scoprendo tra le cose del mondo l’equanimità e la capacità di un’azione spontanea del corpo nello spazio”56.

54 Vedi nota 4, cap. 1. 55 Gurisatti G., Pedalo dunque sono, edicicloeditore, Portogruaro 2014, pag. 107. 56 Ibidem, pag.105.

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Capitolo settimo PROGETTO GRAFICO PER UNA NUOVA ASSOCIAZIONE

7.1 Il brand BiciclEtica L’associazione BiciclEtica, che si fonda sull’omonimo manifesto, vuole divulgare i benefici della bicicletta e, incoraggiare l’utilizzo di questo mezzo in modo consapevole e corretto. L’associazione ha intenzione di rivolgersi a tutti i possibili ciclisti: dal bambino alla persona più anziana, passando dallo sportivo “sfegatato” alla famiglia che fa la passeggiata domenicale in bicicletta. Elementi costanti identitari BiciclEtica è un contenitore per varie iniziative, eventi e progetti relativi alla bicicletta. Vuole essere un punto di riferimento per diffondere la cultura della bicicletta. Elementi dinamici La promozione della bicicletta, elemento di per sé dinamico, e la promozione di varie iniziative rivolte ad un target molto variegato. Suggestione Per l’ideazione dell’immagine grafica dell’associazione, si è scelto di creare un logo dinamico, questo perché, come analizzato in precedenza, l’associazione presenta degli elementi sia identitari che dinamici. L’elemento grafico preso in considerazione è la catena della bicicletta, in quanto, al contrario del pensiero comune dove le catene sono sinonimo di restrizione, si vuole proporre un’idea di libertà in sintonia con l’oggetto bicicletta. Elementi costanti identitari Gli elementi identitari sono le maglie della catena, utilizzate come una sorta di pattern, in grado di assumere qualsiasi forma. Elementi dinamici L’elemento dinamico del logo è dato dalla capacità della catena di assumere infinite

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forme, adattandosi così alla comunicazione a vari target. Per la scritta “BiciclEtica” si è sfruttata questa caratteristica ideando i caratteri del logo.

Fig. 1: Logo BiciclEtica, 2016.

Fig. 2: Logo ridotto BiciclEtica, 2016.

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7.2 Esempi di comunicazione Il ciclista per lo più percepisce ciò che gli sta intorno per immagini, per questo si intende attuare una comunicazione basata sull’immagine fotografica. I manifesti presenti nelle prossime pagine si riferiscono, nel primo caso, all’illustrazione grafica dei punti della BiciclEtica, come filosofia di vita, in sella alla bicicletta, nel secondo al mondo dell’urban cycling, quel mondo che comprende biciclette a scatto fisso, cargo bike, bike messenger, dove il ciclista tipo è attento allo stile e alle tendenze di un mondo “underground”, molto in voga negli ultimi anni; nel terzo caso, all’attività sportiva amatoriale, come ad esempio le Gran Fondo. Nei confronti del primo target, si è ipotizzata una campagna pubblicitaria sul mensile “Rolling Stone”, nella sezione life-attualità; mentre per il secondo target, ci si riferisce al mensile “Cicloturismo”.

Fig. 3:Rolling Stone, 2016.

Fig. 4:Cicloturismo, 2016.

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Fig. 5: Manifesto BiciclEtica, 2016.

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Fig. 6: Manifesto BiciclEtica per Rolling Stone, 2016.

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Fig. 7: Manifesto BiciclEtica per Cicloturismo, 2016.

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Capitolo ottavo CONCLUSIONI

8.1 Un nuovo stile di vita… in bicicletta. Risultati raggiunti Da quanto emerge in questa tesi, la bicicletta è così silenziosa che può passare inosservata, nonostante sia vivamente presente nella storia di ognuno di noi. È necessario, perciò, considerala con uno sguardo differente in modo da darle voce, portando in evidenza quel suo carattere rivoluzionario e sovversivo, ma pacato, che la contraddistingue. La bicicletta diverrebbe così una silenziosa protagonista, portatrice di un messaggio dalle infinite valenze morali ed etiche, in grado di accompagnare l’uomo in uno stile di vita ricco di valori: nelle relazioni con sé stessi, con gli altri e con il mondo circostante. Tutto questo grazie alla sua capacità di creare dialogo che funge da modello di riferimento per qualsiasi relazione comunicativa tra noi e gli altri. Il pedalare, un gesto apparentemente semplice, diviene un’arte per accedere nella profondità del proprio essere e instaurare l’equilibrio necessario per raggiungere l’armonia. Richiama, inoltre, in modo garbato all’ordine biologico, impone a tutti quelli che la praticano un minimo di controllo, prendendo coscienza della propria età e del proprio stato fisico. Priorità per ogni uomo è la felicità, all’interno di una dimensione di libertà, nel rispetto di tutto e tutti: la bicicletta ne offre una concreta possibilità. La bicicletta non può, e non deve, restare solo un semplice mezzo di trasporto: è in grado di creare consapevolezza e sensibilità nei confronti del luogo cui apparteniamo e degli itinerari che percorriamo, donandoci una percezione più acuta dello spazio e del tempo. Così facendo, l’uomo ritorna ad essere un viaggiatore. Il viaggio, prima di tutto, è un evento, un’azione e, quindi un’esperienza che unisce lo

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spazio e il tempo attraverso il movimento. Instaurare nuovi rapporti con quanto osservato, permette di modificare la propria prospettiva sul mondo, di conoscere e capire; di modificare le proprie aspettative e il bagaglio di conoscenze con cui si era partiti. Al giorno d’oggi, la possibilità di affrontare un viaggio “vero”, non risiede principalmente nello spazio fisico del dove, ma piuttosto nel come lo si affronta, recuperando i valori perduti della durata e dell’estensione del transito. Per questo motivo la bicicletta è in grado di reindirizzare le persone verso atteggiamenti e comportamenti che favoriscano uno sviluppo sostenibile del pianeta, e una gestione condivisa dei conflitti legati all’ambiente, mettendo in primo piano il rapporto uomo-ambiente. Il mondo esterno si impone nelle sue dimensioni fisiche, obbligandoci ad uno sforzo, ma nello stesso tempo si offre a noi come spazio di libertà intima ed iniziativa personale. Si ha così una formazione continua nello scoprire la libertà, la lucidità di un qualcosa che potrebbe assomigliare alla felicità.

8.2 Spunti per ulteriori lavori di ricerca sul rapporto bicicletta-etica Partendo dalle caratteristiche della bicicletta, già analizzate all’interno del manifesto della BiciclEtica, possono essere sviluppati diversi studi. Ad esempio: la bicicletta come elemento terapeutico per le persone che hanno disturbi legati al senso della propria identità e/o hanno difficoltà a relazionarsi con il mondo circostante e il territorio (chi soffre di depressione, di attacchi di panico, di agorafobia). Questo mezzo potrebbe essere utilizzato all’interno di strutture sanitarie, permettendo il recupero di persone con prolemi interiori, come già espresso in precendenza, ma anche da infortuni fisici per riabilitare la parte del corpo lesionata. La bicicletta può anche essere vista come uno strumento portatore di pace all’interno di qualsiasi conflitto, in contrasto con le guerre e in grado di ristabilire l’armonia tra le persone. Potrebbe essere utilizzata nei luoghi degli attentati per dare un forte messaggio positivo, come è accaduto il giorno dopo gli attentati a Parigi del 13 novembre 2015, dove un artista di strada ha trasportato in bicicletta il suo pianoforte per esibirsi in onore delle vittime. La bicicletta può divenire anche uno strumento di marketing per rivalutare paesaggi abbandonati e risollevare persone e territori colpiti dalla crisi economica o da calamità naturali come ad esempio le terre colpite da un sisma o da un’alluvione. Può essere sfruttata la sua capacità di far interagire uomo e ambiente organizzando degli eventi legati al territorio

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a scopo benefico.

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Elenco delle immagini Capitolo primo Fig.1: Anonimo, Immagine celerifero, 1791, URL: «http://www.mostrestoriche.com/velocipedi.php» (2016). Fig.2: Davis R.T., The American Velocipede, 1868, URL: «https://it.wikipedia.org/wiki/Velocipede#/media/File:The_American_Velocipede.jpg» (11.04.2016). Fig.3: Anonimo, Immagine regio decreto, 1898, URL: «http://buchi-nella-sabbia.blogspot.it/2011/04/biciclette.html» (23.04.2011). Fig.4: Anonimo, Immagine Steve Jobs e Antonio Colombo, 1989, URL: «http://blog.wired.it/labicicletta/2012/12/04/la-bicicletta-che-strego-steve-jobs-faccia-a-faccia-conmr-cinelli.html» (04.12.2012). Fig.5: Anonimo, Immagine omicidio Marco Biagi, 2002, URL: «http://www.repubblica.it/politica/2015/02/26/ news/scorta_marco_biagi_indagati_scajola_e_de_ gennaro-108225733/» (26.02.2015).

Capitolo secondo Fig.1: Anonimo, Immagine chiesa Stoke Poges, XVII secolo, URL: «http://www.jimlangley.net/ride/bicyclehistorywh.html#one» (2016). Fig.2: Anonimo, Immagine hobby horse, 1817, URL: «http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2339507/The-hobby-horse-style-bike-pedalssaddle--holds-riders-harness.html» (11.06.2013). Fig.3: Anonimo, Biciclo Michaux, 1861, URL: «http://www.lombardiabeniculturali.it/scienza-tecnologia/schede/ST120-00336/» (17.12.2014). Fig.4: Anonimo, Cambio a bacchetta Campagnolo, 1933, URL: «http://www.bikeitalia.it/il-cambio-della-bici-modelli-e-marchi/» (19.07.2013). Fig.5: Anonimo, Cambio Gran Sport 1012 Campagnolo, 1950, URL: «http://www.bikeitalia.it/il-cambio-della-bici-modelli-e-marchi/» (19.07.2013). Fig.6: Freak J., scena del film Ladri di biciclette, 1948, URL: «https://it.wikipedia.org/wiki/Ladri_di_biciclette#/media/File:Ladri_di_biciclette_(film).jpg» (27.04.2015). Fig.7: Anonimo, scena del film Giorno di festa, 1949, URL: «https://pedaliamo.wordpress.com/2014/06/27/giorno-di-festa-jacques-tati/» (27.07.2014). Fig.8: Anonimo, Fausto Coppi Giro d’Italia tappa Cuneo-Pinerolo, 1949, URL: «http://www.gazzetta.it/Giroditalia/12-12-2012/tappa-numero-1-giro-cuneo-pinero lo-1949-913479702195.shtml» (12.12.2012). Fig.9: Anonimo, Toulouse-Lautrec, Zimmerman et sa machine, 1895, URL: «http://www.barbaraleibowitsgraphics.com/pages/prints/tl6.html». Fig.10: Anonimo, Charly Gaul Monte Bondone, 1956, URL: «http://www.diegoalvera.it/once-in-a-lifetime-charly-gaul/». (07.12.215) Fig.11: Anonimo, Marco Pantani, Col du Galibier, 1998, URL: «http://www.strettoweb.com/2012/09/il-giro-ditalia-vola-a-trovare-il-mito-di-marco-pantani-il19-maggio-2013-arrivo-in-salita-sul-galibier/49572/». (20.09.212) Fig.12: Anonimo, Alfredo Martini e Fiorenzo Magni, 1956, URL: «http://www.gazzetta.it/Ciclismo/01-03-2014/morto-martini-93-anni-ospedale-alfredo-scomparsolutto-nobel-bicicletta-80152748595.shtml». (25.08.214)

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Capitolo terzo Fig.1: Anonimo, sfilata della Nuova 500 Fiat a Torino, 1957, URL: «http://www.lastampa.it/2016/05/08/speciali/150-anni/auto-e-frigoriferi-cos-litalia-scopre-il-boomeconomico-3mExF0Gmeme1PbMtlgknEM/pagina.html». (08.05.2016) Fig.2: Anonimo, tunnel ciclopedonale stazione di Amsterdam, 2015, URL: «http://www.bikeitalia.it/2015/12/21/il-nuovo-tunnel-ciclopedonale-della-stazione-di-amsterdam/». (21.12.2015) Fig.3: Anonimo, Segafredo sponsor della Trek Factory Racing, 2016, URL: «http://www.businesscommunity.it/m/20160106/sport/Segafredo_divanta_sponsor_nel_grande_ciclismo_con_Trek_Factory_Racing.php». (06.01.2016) Fig.4: Anonimo, Aerial View of Highway Interchange, 2013, URL: «http://www.pietromezzi.it/2013/01/lombardia-fermiamo-il-consumo-di-suolo-rinnoviamo-le-cittatuteliamo-il-territorio/aerial-view-of-highway-interchange/». (11.01.2013) Fig.5: Anonimo, Tom Simpson riceve i primi soccorsi, Mont Ventoux, 1967, URL: «http://sportvintage.it/2010/01/28/il-caso-simpson/». (28.01.2010) Fig.6: Anonimo, Lance Armstrong al The Oprah Winfrey Show, 2013, URL: «http://www.huffingtonpost.com/2013/01/15/oprah-lance-armstrong-interview-cbs_n_2478495. html». (15.01.2013) Fig.6: Anonimo, Telecamere termiche, 2016, URL: «http://it.eurosport.com/ciclismo/doping-meccanico-e-motori-nelle-bici-un-reportage-francesedenuncia-7-casi-italiani_sto5450750/story.shtml». (19.04.2016)

Capitolo quarto Fig.1: Museo Galileo, La bicicletta dell’arrotino, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaDellarrotino.html» (2013). Fig.2: Museo Galileo, La bicicletta del bottaro, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaBottaro.html» (2013). Fig.3: Museo Galileo, La bicicletta del burraio, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaBurraio.html» (2013). Fig.4: Museo Galileo, La bicicletta del fotografo, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaFotografo.html» (2013). Fig.5: Museo Galileo, La bicicletta del pittore, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaPittore.html» (2013). Fig.6: Museo Galileo, La bicicletta del pompiere, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaPompiere.html» (2013). Fig.7: Museo Galileo, La bicicletta del postino, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaPostino.html» (2013). Fig.8: Museo Galileo, La bicicletta del venditore di sale, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaVenditoreSale.html» (2013). Fig.9: Museo Galileo, La bicicletta del cardalana, XX secolo, URL: «http://mostre.museogalileo.it/biciclette/oggetti/BiciclettaCardalana.html» (2013). Fig.10: Anonimo, Tessie Reynolds ciclista britannica, 1980, URL: «https://de.wikipedia.org/wiki/Tessie_Reynolds#/media/File:Tessie_Reynolds_02.jpg» (13.07.2016). Fig.11: Johnston F. B., Susan B. Anthony, 1880/1906, URL: «https://it.wikipedia.org/wiki/Susan_Anthony#/media/File:Susan_B._Anthony_by_Frances_ Benjamin_Johnston.jpg» (07.04.2016). Fig.12: Anonimo, Alfonsina Strada, 1920/1930, URL: «https://it.wikipedia.org/wiki/Alfonsina_Strada#/media/File:Alfonsina_Morini.jpg» (07.04.2016).

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Fig.13: Anonimo, Gino Bartali, 1948, URL: «http://www.bdc-mag.com/33-tour-di-doping-gino-bartali/» (22.04.2013). Fig.14: Liverano V., Gino Bartali e Fausto Coppi, 1952, URL: «http://www.ilgiornale.it/news/coppi-bartali-e-quella-foto-entrata-nel-mito-delle-due-ruote.html» (20.05.2009).

Capitolo quinto Fig.1: Anonimo, Cambio Sram wireless, 2015, URL: «http://www.cyclinside.com/Technews/Biciclette/Componenti/Giro-2015+-Sram-wireless-sullabici-di-Pozzovivo.htmll» (10.06.2015). Fig.2: Anonimo, Brompton S3L-X chiusa, 2010, URL: «http://documentally.com/2011/08/20/a-child-seat-for-a-brompton-folding-bike-review/l» (20.08.2011). Fig.3: Anonimo, Brompton S3L-X aperta, 2010, URL: «http://documentally.com/2011/08/20/a-child-seat-for-a-brompton-folding-bike-review/l» (20.08.2011). Fig.4: Anonimo, Gino Soldà e Hans Kraus, 1963, URL: «http://www.summitpost.org/gino-with-hans-kraus-in-1963/774892» (04.02.2012). Fig.5: Anonimo, Wilhelm Raab, 1955, URL: «https://collections.nlm.nih.gov/catalog/nlm:nlmuid-101426640-img» (26.11.2012). Fig.6: Max Halberstadt, Sigmund Freud, 1922, URL: «https://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud#/media/File:Sigmund_Freud_LIFE.jpg» (09.01.2010). Fig.7: Anonimo, William Glasser, 2009, URL: «https://en.wikipedia.org/wiki/William_Glasser#/media/File:WilliamGlasser.jpg» (28.08.2013). Fig.8: Anonimo, Sisifo spinge il masso, VI secolo a.C., URL: «https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mito_di_Sisifo#/media/File:Sisifo.jpg» (14.09.2014). Fig.9: Mazzocco D., Logo Cyclopride Italia APS, 2014, URL: «https://www.cyclopride.it/» (25.07.2016). Fig.10: Anonimo, Afghanistan’s women’s national cycling team, 2015, URL: «http://www.lifegate.it/persone/news/donne-afgane-bicicletta» (26.03.2015). Fig.11: Anonimo, Paola Gianotti per Bike the nobel, 2016, URL: «http://www.huffingtonpost.it/2016/01/15/bike-the-nobel-paola-gianotti_n_8988270.html» (15.01.2016).

Capitolo settimo Fig.1: Enrico Carrer, Logo BiciclEtica, 2016. (08.11.2016). Fig.2: Enrico Carrer, Logo ridotto BiciclEtica, 2016. (08.11.2016).

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Fig.3: Anonimo, Rolling Stone, 2016, URL: «http://www.rollingstone.it/» (10.10.2016). Fig.4: Anonimo, Cicloturismo, 2016, URL: «http://www.biciclub.it/index.php/it/cicloturismo» (04.10.2016). Fig.5: Enrico Carrer, Manifesto BiciclEtica, 2016, (12.11.2016). Fig.6: Enrico Carrer, Manifesto BiciclEtica per Rolling Stone, 2016, (12.11.2016). Fig.7: Enrico Carrer, Manifesto BiciclEtica per Cicloturismo, 2016, (12.11.2016).

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Bicicletta e territorio