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Fondato nel 1908

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o Anno V - luglio 2012 • Direttore responsabile: Emilio Carta

O giornale o l'é comme l'äze, quello che ti ghe metti o porta Il giornale è come l'asino, quello che ci metti, porta (Antico proverbio genovese)

€1,00

FESTE DI LUGLIO • Il programma generale • La Novena dellÊalba • La storia delle Feste • Feste di Luglio in pillole • I fuochi e lÊesame di maturità

STORIE DI MARE Il piroscafo „Rapallo‰

GREEN CARPET Una Rapallo da bere

ACCATTONAGGIO La città è invasa dai mendicanti

METEO SBALLATO

IL MARE è consultabile anche on line sul sito

Gli albergatori protestano

www.marenostrumrapallo.it

STREGONERIE Cattarina, detta la Cagna corsa

VITA DA LIONS Si è chiuso lÊanno sociale

RELIGIONE

Associazione Culturale

Caroggio Drito

Associazione Culturale

Chiese sempre più vuote


Piove, governo ladro! di Emilio Carta

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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IL MARE

Mensile di informazione Anno V - luglio 2012

€ 1,00

Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Daniele Roncagliolo Hanno collaborato a questo numero: R. Bagnasco - P. Bellosta - P.L. Benatti A. Bertollo - S. Gambèri Gallo - C. Gatti E. Lavagno Canacari - B. Mancini M. Mancini - I. Nidasio - A. Noziglia D. Pertusati - L. Rainusso D. Roncagliolo - V. Temperini Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò Fotografie: Fabio Piumetti Archivio Comitato Sestieri Archivio Azienda Grafica Busco La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: Piove, governo ladro! di E. Carta

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La città degli accattoni di D. Roncagliolo

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Feste di Luglio: programma

4 5

La Novena dellʼalba di A. Noziglia Feste di Luglio nella storia di P.L. Benatti

6/7

La tradizione in pillole

8/9

La notte prima degli esami di E. Gambèri Gallo

10

Tubi di scappamento e turismo di R. Bagnasco

11

Un piroscafo chiamato “Rapallo” di C. Gatti

12/13

Un verde tappeto volante di I. Nidasio

14

Musica rock: Pier Gonella di E. L. Canacari

15

La battaglia navale a Capraia di A. Bertollo

16

Albergatori: “Danneggiati dal meteo” di P. Bellosta

17

Arte: nomadismo e zingari di E. Carta

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Vita da Lions

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Ricordo o sogno di M. Mancini

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Come eravamo di B. Mancini

23

Chiese sempre più vuote di D. Pertusati

24/25

Stregoneria: la “cagna corsa” di E. Carta

26/27

Viaggiare: Nigeria/2 di V. Temperini

28

Cinema in diagonale di L. Rainusso

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Lettere e notizie

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inalmente l'alta pressione è arrivata. Il pensiero va comunque alle previsioni meteo che nei mesi scorsi hanno fatto letteralmente impazzire gli albergatori e più in generale gli operatori turistici. Il meteo, specialmente sulla Liguria, lasciava ben poche speranze ai turisti: una maledetta nuvoletta nei fine settimana si frapponeva al sole accompagnata, a buon peso, da una goccia tremula o da una scarica di saette. E il ponte andava così a farsi benedire perché con la crisi martellante muoversi e spendere per poi trovarsi in mezzo a un acquazzone non piaceva a nessuno. E al dramma economico si aggiungeva poi la beffa perché il più delle volte il sole la faceva da padrone. Qualcuno ha pensato bene di muoversi per protestare debolmente con la Rai e i vari Networks ma ormai il danno era fatto. Vedremo come andrà a finire ma la torrida estate incombe e chi ha avuto ha avuto. C'è pure un'altra onda lunga, quella post elettorale che sta dando già ottimi spunti di riflessione: il record di Massimo Pernigotti, ad esempio, che, nominato assessore con tanto di foto ricordo, è stato spernacchiato dopo quattro ore. Ci sono poi le autonomine per incarichi poi provvisoriamente congelati, revisori dei conti nominati senza un minimo di bon ton, vari ricorsi presentati e poi ritirati (clamoroso l'autogol avverso a far pagare la spazzatura ai rapallesi con una diminuzione del 5 percento) e ci fermiamo qua. Tutto regolare, per carità, ma se questo è l'inizio c'è poco da stare allegri. Che Rapallo abbia bisogno di un occhio di riguardo – è o no definita malignamente dai nostri vicini di casa il golfo dei nesci? - è ormai risaputo. Forse è anche per questo che hanno deciso di chiedere aiuto a N.S. di Montallegro. In occasione dello scioglimento del voto infatti i rapallesi, con il gonfalone comunale in testa, allungheranno la cerimonia trasferendosi col quadretto miracoloso sino al belvedere del Pellegrino punto dal quale verrà impartita la benedizione urbi et orbi alla sottostante città. Per farlo occorrerà percorrere alcune stazioni della Via Crucis e anche questo pare un segnale da non sottovalutare. Sono arrivate oltre cento telecamere che aumenteranno la percezione di sicurezza dei cittadini, grazie all'apprezzabile interesse dell'ex

assessore a Viabilità e Sicurezza, il leghista Alessandro Puggioni. La medaglia, però, ha spesso due facce. Quella che ci piace di meno è che Rapallo in questi anni ha visto crescere in maniera esponenziale gli accattoni e i mendicanti (che sono una cosa ben diversa dalla dignità dei meno abbienti). Il celodurismo infatti qui non ha funzionato, anzi. Infine una nota stonata legata al Green Carpet. Un lettore ci segnala l'aumento dei prezzi dei vari piatti suggeriti dagli chef rispetto al Red Carpet dello scorso anno. Si dice che l'abbiano fatto per selezionare la clientela che lo scorso settembre con la sua massiccia presenza aveva fatto saltare il banco. Il clamoroso successo dell'iniziativa, che segue il red carpet, dimostra comunque senza alcun dubbio, che la strada da seguire è quella. La morale è che la gente occorre prenderla per la gola, non per i fondelli.

C'è Comandante e comandante Il neo sindaco Giorgio Costa, se è vero come è vero che manterrà per sé le principali deleghe che parevano dovessero andare obtorto collo al suo presidente del consiglio comincia a piacere ai rapallesi. Era stato troppo disastroso il suo avvio da primo cittadino per essere vero e di re travicelli la città non ha certo bisogno. Si racconta che su alcune navi da crociera greche sino a qualche anno fa ci fossero due comandanti: stesse divise immacolate e stesse lasagne dorate (i gradi) sulle spalline. Il primo, sempre immusonito e torvo, non metteva mai il muso fuori dalla plancia o dalla propria cabina mentre il secondo, fisico aitante e sempre sorridente, era sempre presente alle cene di rappresentanza, si faceva fotografare con i passeggeri ed era estremamente galante con le signore. Il mistero del doppio comandante venne poi rivelato: il primo, quello vero, si occupava del buon andamento della nave, della rotta, dei conti e dell'equipaggio. L'altro era persona di pura rappresentanza, insomma quella che col suo affascinante ”physique du rôle” doveva simbolicamente rappresentare l'intero equipaggio e la Compagnia di navigazione. Noi tutti speriamo che Giorgio Costa riesca a far convergere su di sé tutte queste prerogative miscelandole sapientemente e con saggezza. Auguri.


SICUREZZA di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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ELEMOSINE

Rapallo città pilota dell’accattonaggio “a prescindere” Li trovi in tutte le vie del centro, ai crocicchi, nei sottopassi. Un fenomeno che non ha pari in tutto il Tigullio. E dire che per cinque anni l’assessorato alla Sicurezza è stato nelle mani della Lega Nord. ai al supermercato e ti chiedono l’elemosina; ti rilassi nei giardini davanti ai bagni Lido e ti chiedono l’elemosina; entri in chiesa e ti chiedono l’elemosina; passeggi per le vie del centro storico e ti chiedono l’elemosina; vai a prendere il treno e ti chiedono l’elemosina. È un continuo. Sarà la crisi con annesso effetto spread, ma i questuanti in città aumentano a dismisura, quasi fossero un esercito. E a dismisura crescono anche i fastidi. Perché, come diceva Honoré de Balzac, il povero e il mendicante appartengono a due classi molto differenti: il primo ispira rispetto, il secondo eccita la collera. Di mattina, pomeriggio, sera e pure la notte. I venditori di rose, ma anche di oggetti, spesso indiani o pachistani, bazzicano nei locali quando il sole si è nascosto da un po’. Insomma, altro che Città dei

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Trattati, Rapallo ormai è la città dei mendicanti, quasi un peccato che i fratelli Grimm si siano fermati in Germania e ai musicanti di Brema. Con le feste di luglio l’immancabile sfondo di “tappeti volanti” farà da contorno alle luminarie, alle bancarelle e alle orde di turisti che affolleranno lungomare e vie del centro storico. Roba che se si sbaglia un passo o ci si inciampa, si fa una strage di occhiali: ma almeno gli abusivi del tarocco saranno assicurati contro il danneggiamento da incauto passeggio? Meglio non domandarselo e stare attenti a dove si mettono i piedi e a non appiccicare lo zucchero filato sulla camicia di chi ci precede. Passata la festa, dunque, rimarrà anche il mendicante. Magari dietro la stazione ferroviaria dove per diverso tempo ha dimorato una squadra di barboni. Un’accoglienza turistica

Grandi eventi... Giggia, Rapallo diventerà un mega set cinematografico!

Sì, per il remake del film Accattone di Pasolini!

di Pietro Ardito & C.

coi fiocchi, le bottiglie di birra e i cartoni. Adesso l’area sembra più ripulita, qualcuno ha preso il treno, altri invece si sono spostati nel verde del vialetto a pochi metri. Speriamo che gli amanti delle statistiche abbiano avvisato la Regione così da inserirli nell’annuale conteggio delle presenze turistiche sul territorio. L’accattonaggio, occorre specificarlo, non è più reato, purchè l’elemosina sia una legittima richiesta di umana solidarietà volta a far leva sul sentimento della carità e che non intacchi né l’ordine pubblico né la pubblica tranquillità. Ovviamente è passibile di punizioni chi simula disabilità, chi riduce persone in schiavitù, chi utlizza bambini o animali malnutriti per fare leva sulla compassione delle persone. Un capitolo a parte nell’oceano dei questuanti lo meritano i rom, gli zingari, che qualche settimana fa, per alcuni giorni, hanno sostato coi loro camper nell’area del Poggiolino. Storie da libro “Cuore” a parte, sono stati prontamente allontanati.

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Senza troppo clamore, senza piagnistei. Perché i nomadi, inutile nasconderlo, sono malvisti e non c’entra l’essere razzisti, visto che sono rumeni e quindi europei al pari dei norvegesi. E non c’entrano nemmeno le ampolle con le acque del Po, semmai ciò che preoccupa degli zingari è la cultura familiare del furto. Secondo l’antropologo Glauco Sanga e il sociologo Marzio Barbagli in alcune comunità nomadi, tra cui quella rom, rubare ai Gagè, cioè i non zingari, sarebbe considerato positivamente, mentre sarebbero vietati i furti ai danni di altri nomadi. Addirittura si terrebbero delle lezioni ai piccoli della comunità per indottrinarli su chi si può derubare, i Gagè, e chi no. Ecco perché è più probabile che le mani dei furti nelle stazioni, o in abitazioni, siano di giovani zingarelle piuttosto che di energumeni senegalesi. È cultura anche questa. Nessuno, per il momento, sembra essere stato colpito dalla sindrome di Stendhal.


1 Luglio 2012

2 Luglio 2012

3 Luglio 2012

ore 8 “Saluto alla Madonna” Accensione di mortaletti da parte di tutti i Sestieri; spettacoli pirotecnici “a giorno” dalle chiatte a cura dei Sestieri: BORZOLI eseguito dalla ditta Catapano Giuseppe (Na), COSTAGUTA eseguito dalla ditta Bruscella Bartolomeo & f.lli (Ba) *** ore 22,15 “Saluto alla Madonna” Accensione di mortaletti da parte di tutti i Sestieri; *** ore 22,30 “Palio dei Sestieri” Spettacoli pirotecnici “a notte” dalle chiatte a cura dei Sestieri: BORZOLI eseguito dalla ditta Catapano Giuseppe (Na), COSTAGUTA eseguito dalla ditta Bruscella Bartolomeo & f.lli (Ba)

ore 12 “Sparata del Panegirico” a cura del Sestiere SAN MICHELE seguito dallo spettacolo pirotecnico “a giorno” dalla chiatta eseguito dalla ditta Lieto Ugo Fireworks (Na) *** ore 22,45 “Saluto alla Madonna” Accensione di mortaletti da parte di tutti i Sestieri; *** ore 23 “Palio dei Sestieri” Spettacoli pirotecnici “a notte” dalle chiatte a cura dei Sestieri: CERISOLA eseguito dalla ditta La Rosa Fireworks (Pa) CAPPELLETTA eseguito dalla ditta Pirotecnica Tigullio di Bavestrello Giovanni (Ge)

ore 22,00 c.ca “Saluto alla Madonna” Accensione di mortaletti da parte di tutti i Sestieri, in concomitanza con il passaggio dell’ “Arca argentea” sul lungomare Vittorio Veneto; *** ore 22,15 c.ca “Sparata dei ragazzi” a cura della Sestiere BORZOLI “ seguita dallo spettacolo pirotecnico “a notte” dalla chiatta e dal tradizionale “Incendio del Castello” eseguito dalla ditta B.L.B. Firework di Liccardo Benito Bruno (Ge) *** ore 23,15 c.ca “Saluto alla Madonna” Accensione di mortaletti da parte di tutti i Sestieri; *** ore 23,30 c.ca “Palio dei Sestieri” Spettacoli pirotecnici “a notte” dalle chiatte a cura dei Sestieri: SAN MICHELE eseguito dalla ditta Lieto Ugo Fireworks (Na) SEGLIO eseguito dalla ditta Pirotecnica Vesuvio di Castagnozzi E. e Scudo G. (Na)

Si ringrazia per la collaborazione il Comitato dei Sestieri e il sito

www.festediluglio.it I SESTIERI Il termine “sestiere” ricorda l’antica suddivisione del Capitaneato di Rapallo in sei quartieri: Borgo, corrispondente all’attuale centro delimitato dalla cinta ferroviaria, Pescino (ovvero il territorio compreso fra Portofino e Santa Margherita Ligure), Olivastro (San Michele, Costaguta, San Lorenzo, San Massimo e S.Andrea di Foggia), Amandolesi (territorio conispondente alle attuali frazioni di San Martino di Noceto, S. Maria del Campo, San Pietro di Novella, Montepegli, San Quirico e gli attuali sestieri di Cerisola e Cappelletta), Borzoli (che comprendeva San Maurizio di Monti, gli attuali sestieri di Borzoli e di Seglio, S. Ambrogio, Zoagli, Semorile e San Pietro di Rovereto) ed Oltremonte.

COSA SONO LE FESTE DI LUGLIO Le feste dedicate alla patrona, conosciute come Feste di luglio, si svolgono in tre giorni, l’1, il 2 e il 3 luglio, giorni nei quali i vari Sestieri cittadini danno vita a spettacoli pirotecnici notturni. Ogni anno, a rotazione, viene scelto un sestiere cui affidare il compito di rendere onore alla Madonna, specie nel famoso Panegirico di Mezzogiorno. La mattina del 1 luglio, alle 8 in punto, i due sestieri estratti a sorte con colpi fragorosi (detti reciammi – richiami), effettuati da mortaretti liguri, salutano la messa in cassa (ossia quando la statua d’oro e argento della Madonna viene posta sull’arca argentea). Intanto dalle postazioni sul lungomare i restanti quattro sestieri salutano con ventun colpi di mascoli per rendere il loro saluto. Di sera, dopo i vari saluti dei sestieri (detti sparatine) i fuochi d’artificio illuminano lo specchio acqueo rapallese. In attesa dello spettacolo pirotecnico vengono posizionati in mare i lumini o lumetti rapallesi (piccoli oggetti cilindrici in carta resistente contenenti un lumino di cera acceso). Il giorno seguente l anniversario dell’Apparizione, a mezzogiorno il sestiere di turno organizza il cosiddetto Panegirico. Sul lungomare Vittorio Veneto si posizionano i mortaretti o mascoli liguri (a Rapallo detti anche ramadan, ovvero gran fragore) e dopo l’accensione dei botti un denso fumo invade il litorale rapallese. Particolarmente suggestiva è la serata conclusiva del festeggiamenti, il 3 luglio, quando una lunga processione composta dai portatori di Cristi e dall’arca argentea con la Madonna di Montallegro attraversa il centro cittadino. Di particolare resa spettacolare è infine lo scenografico incendio del Castello sul mare, ovviamente simulato e dal valore prettamente simbolico, per il quale si utilizzano fumogeni rossi e fuochi che si aprono a cascata sul mare.


TRADIZIONI

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di Annalisa NOZIGLIA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

MONTALLEGRO

Feste di Luglio: la Novena dell’alba Per nove giorni i “rapallini” si recano all’alba al Santuario: molti partono a piedi alle quattro del mattino er noi rapallini c’è un momento dell’anno che ha un sapore tutto particolare, si percepisce un fermento che si diffonde nell’aria che respiriamo, c’è una gioia speciale che sale dal cuore e si sprigiona negli sguardi festanti che accompagnano i preparativi per quello che è l’evento dell’anno per eccellenza: le feste di luglio in onore di N. S. di Montallegro. Ricordo i racconti di anziane zie, dei miei nonni, i quali mi narravano che anche nei momenti più difficili della loro esistenza, in una vita piena di stenti e di problemi, tutto si fermava nel giórno da Madonna e ci si metteva il vestito migliore e le scarpe pe anâ a lùggiu. Tanti sono i ricordi e gli aneddoti riguardanti la festa del’1, 2 e 3 luglio ma c’è un momento particolarissimo di cui spesso non si parla: la Novena dell’Alba, testimonianza autentica di una fede profonda e radicata che certamente aiuta a capire quanto i rapallini tengano a questa festa la cui esteriorità, spesso criticata, altri non è che la facciata di un profondo e sentito legame con la Madonna di Montallegro. La festa è in Suo onore e in tanti faticano per renderla bella e testimoniare l’amore che Rapallo ha per la sua patrona. Puntualmente il 23 giugno inizia la Novena e in tanti, tantissimi, da quella notte intraprendono un cammino lungo nove giorni. La tradizione vuole che si raggiunga Montallegro a piedi per mezzo dell’antica mulattiera che dalla Chiesa di San Francesco, per San Bartolomeo e il Pellegrino, conduce alla sommità del monte dove alle 4.30 viene recitato il S. Rosario e alle 5.00 viene celebrata la S. Messa in modo che alle 7.30 si possa essere di ritorno

P

a Rapallo per svolgere puntualmente le proprie attività quotidiane. Detta così sembra devastante! Effettivamente la fatica è tanta, se si considera l’ora, la salita, il caldo e il fatto che chi partecipa alla novena ripete questa attività per ben nove volte di fila e poi di giorno va anche a lavorare, però chi non l’ha mai fatta non sa quanto speciale sia questo momento e di quanto stupore e meraviglia si venga pervasi ascendendo al santuario. La partenza, quasi a notte fonda è decisamente traumatizzante, quella sveglia che puntualmente suona alle due e mezza ti fa seriamente pensare a chi te lo fa fare, poi ci si fa coraggio e si parte raggiunto il luogo da cui si procede a piedi e così inizia la salita. E’ dura, il caldo che trasuda dalla terra ti avvampa e proprio quando ti sembra di non farcela dietro una curva si apre uno scenario indimenticabile: un vero spettacolo. Ecco ai tuoi piedi il golfo assopito nelle sue luci, il mare e il Monte di Portofino che pare stia dormendo come un vecchio gigante che giace sul

mare. E’ bello da levare il fiato; allora si iniziano ad assaporare il profumo delle ginestre, dell’erba bagnata di rugiada, si ascoltano i silenzi e i rumori della notte. Si procede per i tornanti e man mano che si sale la vista è sempre più bella e in lontananza si sentono le campane che suonano. Si raggiunge il rissêu lungo e si prende fiato, ormai la stanchezza è tanta ma ti scivola sopra perché la meta è vicina, tra le fronde appare il santuario illuminato e la sensazione che ti pervade è che non vorresti essere in nessun altro posto. Intorno a te tanti rapallini, e non solo, che hanno scelto di alzarsi e di venire sul monte proprio come te, visi stanchi, sudati, paonazzi ma felici, volti che porti nel cuore e che quando durante l’anno incroci per strada saluti pur non sapendo niente di loro ma dici “si lo conosco viene alla novena!”. In chiesa poi chi arriva prima tiene il posto, perché anche se è l’alba si è in tantissimi e spesso è gremito anche il piazzale. Si prega e si canta, il cuore è leggero e la fatica è svanita. Anni addietro, quando la burocrazie non la fa-

ceva ancora da padrona, al momento della Benedizione Eucaristica, i massari dei sestieri stendevano e davano fuoco a una sparata di mortaretti; ricordo che la prima volta mia zia mi diete una gomitata e mi disse “non ti spaventare che adesso sparano”. Ho iniziato ad andare alla novena con mia zia, poi negli anni è diventato un richiamo a cui non si può non rispondere. Ricordo che negli anni dell’università andavamo alla novena e poi a sostenere gli esami ma mai ci sarebbe venuto in mente di saltare una sera per essere più freschi il giorno dell’esame. Oggi posso dire che gli esami di fine giugno sono sempre andati benissimo! Ora ho un bimbo piccino, e so che questa volta sarò io a dovergli tramandare l’amore per la Madonna di Montallegro e la grande gioia di alzarsi a notte fonda per ascendere al Monte Allegro, onorando quella fedeltà che i nostri avi hanno promesso alla Madonna che il 2 luglio del 1557 è apparsa a Giovanni Chichizola per noi tutti.

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TRADIZIONI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Pier Luigi BENATTI

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AMARCORD

Feste di Luglio nella storia Le solennità in onore della Vergine apparsa a Montallegro. Una secolare devozione che unisce un popolo ornano ancora una volta le feste patronali con tutto il loro fascino e Rapallo apre una breve parentesi nella sua esistenza mondana di stazione turistica cosmopolita per tuffarsi avidamente nel folclore del passato, nel vivo di una intatta tradizione religiosa. In questi tre giorni Rapallo è dei rapallini, si dice, di quelli autentici, sempre più rari, e lo sventolio dei vessilli degli antichi sestieri è l’espressione visiva di una romantica atmosfera che rinnova il ricordo di antiche contese tra fazioni, di sfide tra quartieri, nel ristretto ambito delle mura del Libero Comune. Gli estranei, i “foresti”, non capiscono totalmente quanto avviene in queste giornate di sagra ed alcune espressioni di esaltazione popolare appaiono perlomeno strane per la loro fragorosità. Ma per il rapallese che conserva ancora integra nell’intimo la sua fedeltà alla Vergine Bella scesa oltre quattro secoli fa nella calura meridiana sulla cima del Montallegro basterà il rintocco festoso della campana all’alba del primo giorno di Luglio per risentire veemente lo slancio di una devozione profonda e il desiderio irrefrenabile di correre al lungomare e salutare, col rimbombo dei mortaletti, la festa più grande, la ricorrenza più attesa. Alle otto del mattino in basilica, le festività patronali si aprono con una cerimonia dalla quale traspaiono sentimenti di profonda venerazione per la Vergine di Montallegro intronizzata sulla sua antica arca processionale che i rapallesi gelosamente

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seppero custodire. Ed è coinvolgente osservare il gruppo di fabbricieri che recano trepidanti, dal luogo ove per il resto dell’anno viene custodita, quella che volgarmente viene chiamata “A cascia da Madonna”. Per i massari che offrono il loro servizio con slancio e fedeltà alla parrocchia e per le “zelatrici”, che curano i paramenti sacri e gli arredi, si può affermare che questo è il momento più gratificante e non manca la commozione nel toccare la statua in argento riproducente il testimone Giovanni Chichizola, gli angeli che fanno da corona all’Icona donata da Maria sul Montallegro e l’effige di Colei che è nostra patrona e madre. Un’arca che ha una sua complessa storia e che è giunta sino a noi per l’impegno generoso e solidale degli avi. Al 1668 risale la realizzazione da parte dell’argentiere Felice Porrata di una prima “cassa” processionale, mentre

nel 1779 si commissionò all’artista Luigi Vitale l’esecuzione di una ancor più ricca composizione. Occorsero 22 libbre d’argento e pochi anni dopo l’arca ricevette ulteriori abbellimenti. Quando, per gli avvenimenti storici legati a Napoleone, un provvedimento, a seguito della Legge 5 aprile 1798 della Repubblica Ligure, vide il commissario del Governo provvisorio Giuseppe Avanzino requisire ori e preziosi delle nostre chiese, anche l’arca argentea della Madonna venne coinvolta all’azione di sequestro. I Rapallesi reagirono vivacemente e, aperta una pubblica sottoscrizione, riscattarono per la cospicua somma di Lire genovesi 4.126 la “cassa” sulla quale il nuovo regime impose di togliere lo stemma del nostro Comune, sostituito allora dal monogramma di Maria. Nel 1838 a Francesco Maria Canepa la masseria commissionò nuovi arricchimenti all’arca, salvaguardando gli elementi preesistenti. La spesa di oltre 20.000 lire venne fronteggiata con la raccolta nei sestieri di olio, grano e fichi secchi da rivendere, coi contributi dei marinai della Compagnia di S. Erasmo, dell’Arciprete Domenico Ginocchio e di rapallesi trasferiti in varie parti d’Italia e nelle Americhe. venne anche proposto alle maestre merlettaie di vendere alcuni manufatti. Ne derivò, tra l’altro, una corona d’oro posta sul capo della statua della Vergine, del valore di lire 1.400 di allora, che reca la scritta “Le zitelle merlettaie rapallesi”. Lo scorrere inesorabile degli anni ha logorato ai margini, nei contorni, il programma di queste solennità e le esigenze legate al progresso, la mutata fisionomia di Rapallo, hanno imposto talune rinunzie o modifiche in un cerimoniale che possedeva e

possiede sue proprie regole. “O primmo tio o l’è de Langan” si diceva un tempo, ma da anni ormai le banchine e i moli del porto tacciono nel colloquio pirotecnico che si intesse a più riprese. La salvaguardia degli yachts, dei motoscafi, delle vele che affollano la darsena ha prevalso e la teoria dei colpi, fragoroso rosario che si espande sullo specchio del golfo, si inizia ora dalle prossimità. È scomparsa anche la “Sparata dei ragazzi”, almeno nella sua iniziale forma che vedeva teorie di fanciulli approntare con la classica mezza patata per fissare la polvere (aghigiunà, nel termine tecnico), migliaia di ruggionsi mortaletti o comprimere a martellate, nelle viscere degli stessi, frammenti di mattone e calcinacci... Il serpente fiammeggiante non si distende più nel greto del torrente S. Francesco, oggi ricoperto, e più non si vedono le spericolate acrobazie del fochista lungo il corso d’acqua per recare pronto il suo tizzone affocato ad evitare interruzioni sino all’incendio del fantastico “ramadan”. Sempre più difficile per i Sestieri risulta reperire un’area che si affacci sul mare, sgombra di attrezzature balneari o marinare, che possa accogliere la serie di “stucci” per le bombe, giganteschi organi dalle mille assordanti canne che lanciano al cielo fiori fantastici e cascate di stelle. Salgono le scale di molte case nuove i “massari” che vanno “a turno”, ma non sempre ottengono lo sperato contributo per il loro sestiere, anche perché non tutti conoscono il valore ed il significato del “panegirico”. Gradatamente si è indebolito e fatto più tenue, anche il discorso, la voce delle feste: il rumore. L’esigenza di tutelare il riposo, la serenità notturna dell’ospite, ha imposto di ridurre l’ampiezza delle “sparate” e così gradatamente perde il suo valore l’antico


adagio che definiva proverbiale per la pesante sonnolenza generale il giorno 4 di luglio... Quando si era reduci dalla eruzione pirotecnica che finiva allo spuntare del sole dietro a S. Ambrogio. Ma il fremito che nelle giornate di vigilia percorre la città è sempre il medesimo e mani devote ancora adornano di fiori e luci gli altarini e le effigi della Vergine sulle facciate delle case all’inzio della Novena. Le luminarie nelle vie, il dondolarsi pigro dei “lumetti” sulle onde, l’incendio del castello, le fastose cerimonie nella Basilica e lassù al Santuario, l’Arca argentea della

Madonna che passa nell’abitato, i colossali ceri che ardono dinanzi al Quadretto miracoloso, le girandole ed i razzi, le “spaccate” e le “volate” sono, con mille altre le componenti di un prezioso mosaico di devozione mariana che è parte indissolubile ed inalienabile dell’animo dei rapallesi, che annulla tendenze politiche, differenze so-

ciali, contrasti e divergenze. È un prezioso tesoro cui nessuno vuole e può rinunciare perché al di sopra della frenetica e convulsa vita che la società moderna conduce. La mente vola sempre, e soprattutto nell’ansia della necessità di aiuto, lassù su quella roccia incorniciata

dal verde cupo dei lecci dove sostò brevemente Maria lasciando un dono e la promessa d’una materna protezione. Lassù, tra le migliaia di cuori argentei e di quadri che raccontano naufragi e pericoli scampati, la speranza rifiorisce, la preghiera sgorga con fiducia, il futuro appare migliore. Tutto questo, ogni anno, all’inzio di luglio, sentono nel cuore i “rapallini” ed è quindi logico che strappino tre giorni al calendario per donarli interamente alla loro Madre del Cielo.


Feste di Luglio in pillole IL PANEGIRICO Viene appunto acceso ai rintocchi delle dodici, ogni due luglio, con attenzione maniacale al rispetto del suo orario storico – tradizionale. Di norma, l’organizzazione spetta ciclicamente a tutti i Sestieri, secondo il turno dei Reciammi: di anno in anno, l’onere e l’onore organizzativo interessa San Michele, Seglio, Borzoli, Cerisola Cerisola, Cappelletta, Costaguta e… così via, ricominciando da San Michele. Quest’anno per l’edizione 2010 l’onore di Onorare Nostra Signora di Montallegro spetta al Sestiere Cappelletta. Non dimentichiamoci il rito dell’ “Andare a turno”, cioè raccogliere le offerte. È una delle ritualità più antiche legate alla festa e coinvolge tutti i volontari dai più giovani agli anziani che, a partire dal 23 maggio al 3 Luglio, si recano casa per casa con la “sacchetta” per chiedere un obolo per i fuochi.

I MORTALETTI I mortaretti furono importati, dalla Sicilia, si dice, da un certo signor Pescia, commerciante di cereali che trasportava a mezzo di velieri da Palermo a Rapallo grano, avena, fave, vino, agrumi ecc. Questo signore aveva sposato una della famiglia Fontana, allora proprietari dei caseggiati di piazza Orientale o da Basso (l’attuale piazza Garibaldi), uno dei più ricchi casati di allora. Portò il culto anche in Parrocchia di S. Rosalia e S. Lucia che nel XVII secolo furono proclamate compatrone dell’attuale basilica. Dunque i mortaretti furono portati nel detto secolo, mentre i “fuochi” si conoscevano già. I mortaretti erano fino alla fine dell’Ottocento di ferro, mentre coi primi anni di questo secolo i sestieri, man mano che avevano risparmiato qualche soldo, li sostituirono in una miscela di ghisa, materiale più sicuro,”

I LUMETTI “RAPALLINI” Già Agostino Molfino parla dei lumini galleggianti posti nello specchio acqueo, la cui invenzione è attribuita dal canonico Stefano Cuneo ad un anonimo sacerdote. Il metodo e gli ingredienti per la loro fabbricazione furono (e sono tutt’oggi) gelosamente custoditi e costituirono per gli spettatori un suggestivo mistero. In realtà i lumetti rapallini sono confezionati a mano, ripiegando rettangoli di carta colorata, ripiegata a mo’ di barchetta, al cui interno è colato grasso fuso e cera che arde grazie ad uno stoppino, posto nel centro, che si accende al momento della posa in mare. Oggi la tradizione sopravvive grazie al merito di poche famiglie e di alcuni appassionati, che le hanno affiancate. Per i festeggiamenti del 1939, secondo centenario della proclamazione della Madonna a Patrona del Capitaneato rapallese, furono posti in mare ben settemila lumetti.

LA PROCESSIONE E I “CRISTI” Una delle principali attrattive delle feste di luglio è costituita dalla Processione della sera del 3 luglio, durante la quale l’Arca Argentea della Madonna viene trasportata nelle principali vie cittadine . Nella processione però fra tutte le componenti che la animano si segnalano soprattutto i “portatori di cristi“. I Crocifissi sono in genere da cinque a dieci ; i più pesanti arrivano sui 170 KG. I “portatöei” avanzano lentamente in cappa bianca e il “ tabarrin” con i colori della Confraternita cui appartengono. Ogni tanto la processione si ferma, perchè si fanno avanti gli “stramöei” , cioè le persone che operano il trasferimento del Cristo da un portatore all’altro; è il momento più difficile e pochi lo sanno. Gli stramöei sono i più forti. Essi con una mano sul calcio e l’altra sul chiodo, con uno strappo molto deciso sollevano il corpo del cristo e lo posano nel “crocco” del nuovo portatore, cioè in quella tasca di cuoio sorretta dal cinturone e dalle bretelle, in cui si colloca il calcio del Cristo. La tradizione delle Confraternite e dei Cristi è ancora molto forte in tutta la Liguria e continua a resistere al tempo e al mutare delle usanze e dei costumi.

da Mario

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Feste di Luglio in pillole L’APPARIZIONE E’ venerdì 2 luglio 1557, Giovanni Chichizola, popolano di S. Giacomo di Canevale o, secondo altri, di Coreglia (piccoli centri questi dell’entroterra rapallese), tornando da Genova dove era andato a vendere suoi prodotti, si ritrovò sul monte Leto (monte di Ponzema) pare a guardare – come sogliono dire i pastori il suo bestiame, forse lasciato in custodia a questi, che ne radunavano di vari padroni custodendoli per essi. Era di primo pomeriggio e il caldo era grande. Per questo e per la stanchezza del lungo viaggio – un mezzo centinaio di Kilometri. – Giovanni Chichizola sentì il bisogno di fare una breve sosta all’ombra di un modesto sperone di roccia e si addormentò. Nel risvegliarsi da un breve sonno ristoratore, vide poco distante, quasi a ridosso di una sorgente di acqua freschissima, una “Tavolina” su cui era raffigurato il Transito di Maria SS. Si tratta di una tavoletta in legno di pioppo, delle dimensioni modeste di cm. 18×15, incavata ad arco nella parte superiore e nella quale, come è stato notato, erano rilevabili già quattro secoli addietro, i segni del tempo e qualche tarlatura, ma che non ha conosciuto poi ulteriori corrosioni e oggi si presenta in tutta la vivezza dei colori originali. Da alcuni fu attribuita a S. Luca evangelista, da altri a S. Luca eremita vissuto nell’XI secolo; e a quest’epoca l’attribuisce la perizia effettuata durante il recente restauro. Ignorando il prosieguo della strana avventura che già gli sconvolge la quotidianità, il pover’uomo tenta di capire le strane figure che l’Immagine esprime, ma inutilmente. La pietà popolare, invece, non tarderà a decifrare l’Immagine donata; e nella “Dormizione” leggerà la ferma decisione di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, di essere ospitata là, dove è più difficile accogliere le prove di un’esistenza segnata dal dolore. Il “Quadretto”, così lo chiameranno i rapallesi, si rivelerà presto Segno e mediazione misteriosa di un affettuoso e provvidenziale proposito di Maria, madre di Gesù: sostare definitivamente sul monte che sovrasta Rapallo. Dopo l’Evento il monte sarà chiamato Monte Allegro. IL QUADRETTO BENEDETTO L’immagine venerata è una tavola greco-bizantina, su cui sono raffigurati il Transito della Madonna nell’abbraccio della Santissima Trinità, che ne accoglie l’anima, espressa quest’ultima nelle fattezze di una bimba. Un’aureola d’oro circonda il viso della Madonna. L’icona è incastonata in una cornice d’argento del 1743, ed è collocata sopra l’altare maggiore del Santuario. Il misterioso quadretto, ritrovato sul luogo dell’apparizione, illustra la “dormitio” della Vergine Santa. Nella dolcezza della raffigurazione manca completamente qualsiasi elemento realista. I personaggi sono rappresentati in un atteggiamento fisso- ieratico. La corporeità è “sottilizzata”; l’espressione dei volti è come trasfigurata in una dimensione fuori del tempo e dello spazio, poiché essi appartengono già al mondo celeste e sono rivestiti, a somiglianza del Cristo, di un corpo incorruttibile. I gesti e i movimenti sobri suggeriscono l’immobilità del riposo in Dio. Secondo la tradizione l’icona infatti non si limita a raffigurare il divino, ma ne è essa stessa come imbevuta.

LA SPARATA DEI RAGAZZI La sparata dei ragazzi all’origine si teneva quando l’arca della Madonna si trovava sul ponte San Francesco; era nel greto del torrente perché non era stato ancora coperto. Poi i ragazzi, risparmiati pochi soldi, davano fuoco ai mortaretti, magari rubati ai sestieri durante le sparate, e salutavano così a loro modo la Madonna. In seguito si fecero in comitato e, andando a questuare, la sparata divenne una delle più belle attrattive. Alla fine di questa bella e lunga sparata si alzavano dal castello centinaia di razzi dai colori variopinti che si spargevano nel cielo e la gente al seguito della processione applaudiva a lungo. (da Antonio Scazzola)

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ANNI SETTANTA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Silvana GAMBÈRI GALLO

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La notte prima degli esami... “Con il caldo estivo e i botti di luglio che ti rintronavano nelle orecchie tutto sapeva di congiura...” uglio è “il mese più crudele” (parafrasando T.S. Eliot, che sparlava di aprile), ma anche giugno non scherza. Almeno per una categoria, quella degli studenti vario ordine e grado – impegnati negli esami di rito. Ci sono passata anch’io, e con me tanti ex ragazzi: furono le prime prove di un certo impatto con la vita, sciocchezze rispetto a quanto ci attendeva nel futuro. Erano giorni di ansia, fuori dal limbo casalingo ovattato, dalle mattine soltanto abbiocco e biscotti; ci si immergeva – svelo per me – nei crampi addominali da terrore, primi embrioni della gastrite ora conclamata. Ho un preciso ricordo della vigilia: in TV trasmettevano “Giochi senza frontiere” e d’improvviso scoprii l’esofago attanagliato da una morsa, gli occhi a pulsare quanto i battiti del cuore. L’unico rimedio possibile, mi sembrò quello di due pasticche di Alka Seltzer in altrettante dita d’acqua bollente: via in gola di botto tappandomi il naso, e l’effetto fu quasi immediato. La spavalda che portava i libri ai “Bagni Tigullio”, per poi chiuderli in virtù dei

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giochi d’acqua, realizzò che si faceva sul serio. E un team di estranei mi avrebbe giudicata davvero, terribile per chi possiede l’ascendente zodiacale in Leone. Notte di incubi, di crampi, di fastidio. E la due-giorni degli scritti, acusticamente, fu una catastrofe: italiano il 1^ luglio, dettatura tra il saluto dei Sestieri alla Madonna di Montallegro; matematica (orrore!) il 2, tentativi di frode a suon di bisbigli e bigliettini quando impazzava la “sparata dei ragazzi”. E dopo fogli protocollo e mortaretti, il cammino insidioso verso gli orali: dovetti ammettere che nella mia gestione di studio esisteva qualche pecca, limitare l’impegno alle materie amate non funzionava più. Bum! Un contraccolpo inguaribile, nemmeno quattro Alka Seltzer potevano rimediare. Dovetti chinare la testa (parzialmente, sia chiaro…) e in qualche modo ne uscii, l’aria tornava libera e chiara, nuovamente the e biscotti – con abbiocco – di mattina. Finché… ecco il mondo del lavoro, e più tardi l’università; e ancora crampi, nausee, salivazione azzerata, mani due spugne. Ogni giorno un problema da risolvere,

che in confronto la rotazione di un trapezio (“ma a chi serve?” eccepivo in classe) era una passeggiata. Adesso mi scopro a voler rifiatare, trattengo esausta i legami con l’adolescente ostinata che proclamava il “bianco o nero”. Ho dovuto digerire molti, troppi grigi; lo faranno anche altri, è una legge non scritta. Ma quando riascolto “Notte prima degli esami” di Venditti, c’è sempre qualcosa a provocare un singulto: lì, proprio nell’esofago, negli addominali ormai duri come il legno a furia di peli cresciuti sullo stomaco. E se la nostalgia è per quei primi versi, con i ragazzi spensierati e una chitarra, resta l’ineluttabilità verso quel “giorno che muore”. Quanto è pas-

sato e vorremmo riafferrare, anche solo cantando, per spiegarlo a chi ora c’è immerso e lo vive con gli stessi tormenti. Gli ostacoli si abbattono - soprattutto – con l’unione. E se noi adulti facessimo un passo indietro, rivedendoci, per dare forza a chi è sulla linea dello starter in attesa del via, ecco che “questa” notte e le tante che verranno potrebbero essere condivise. Nostre.

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ESTATE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Renzo BAGNASCO

RAPALLO

Tubi di scappamento, turismo e cultura a troppi anni a Rapallo si continua a parlare di “cultura”, “turismo” e poco di ”rumori”. Se ne parla senza però affrontare i rispettivi temi seriamente. I primi due da troppo tempo latitanti e il terzo invece, indisponente per eccesso di presenza. Quest’ultimo poi, da anni, non viene combattuto; e sì che è uno dei pochi richiami turistici del quale potremmo vantarci, se lo combattessimo. È quindi una battaglia che non costa, ma che garantisce la vittoria. Con i tempi che corrono, sono poche le Città che possono alzare una ipotetica bandiera con “divieto di segnale acustico”, auspicabile quanto quella “BLU”, a significare che qui si è dato grande peso alla quiete e al relax; in una parola, al silenzio. Silenzio che non vuol dire noia o raccoglimento claustrale. Anzi: permetteremmo ai turisti, ma anche a chi qui vi abita, lavora e…..paga l’IMU, ed è la maggioranza, di sentire i suoni della natura anziché quelli degli “scappamenti” emessi dalle marmitte truccate. Da troppi anni subiamo l’incuria con la quale si è sempre ignorato, ad ogni estate, il problema dell’incontrollato rumore che esaspera chi vorrebbe dormire, perché di giorno lavora o va al mare ma poi alla sera vorrebbe vivere in un’atmosfera non inquinata dai rumori. D’estate poi, con la chiusura serale della passeggiata a mare al transito veicolare per permetterne una miglior fruizione ai tanti attirati colà dagli eventi che vi si organizzano, succede che la forzata deviazione della viabilità sulle vie interne, le più abitate, convoglia colà tutti i rumori, se non perseguiti per tempo. All’alba poi cominciano i camion che portano le derrate deperibili; sostano tenendo i motori accesi per alimentare i loro frigoriferi. Chi dorme (si fa per dire) con le finestre aperte cercando un po’ di refrigerio, deve sopportare tutto questo. Basterebbe fornire a due o tre Vi-

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gili urbani dei fonometri, posizionandoli all’inizio e alla fine delle vie incriminate, per documentare i rumori eccessivi e colpire gli inadempienti con sanzioni importanti. Potete star sicuri che in breve le voci si diffondono e i trasgressori, una volta multati, saranno i primi ad avvisare i “colleghi”. Certo ci vuole rigore, ma questo è un caso in cui lo stesso trova il consenso dei cittadini. Dopo i primi penalizzati, l’esperienza insegna che gli altri trasgressori o cambiano registro o … pagano. A Senigallia (Ancona) l’hanno fatto e, in un tempo assai più breve del previsto, tutto si è risolto. Queste cose l’abbiamo già scritte ma, all’epoca, era invalso l’uso da parte di qualche responsabile, di leggere solo gli elogi e scartare stizzosamente i suggerimenti. Vogliamo ora riparlare della Cultura e del Turismo che sono l’una legata all’altro. Certo il nostro recente passato si sperava non essere d’esempio ai nuovi Amministratori, se non come comportamento da stigmatizzare e non seguire. Purtroppo, a dire il vero, non si sono letti nuovi nomi importanti per questi due Assessorati. Anzi pare, da quel poco che si riesce a capire da questo inizio Giunta, quali siano i rispettivi Assessori “mirati”. Non un autore di pubblicazioni culturali nè, meno che meno, qualcuno che abbia dimostrato capacità di organizzare Mostre di richiamo. Con queste premesse, non possiamo che essere pessimisti. Per anni si sono organizzate esposizioni di opere di second’ordine, appaganti forse solo chi le organizzava. D’altra parte da cotanta ignoranza non poteva nascere altro. Ma i nuovi? Sapranno organizzare un circuito virtuoso che sia di appoggio e sprone al Commercio della nostra Città, perché sono queste manifestazioni che devono attrarre visitatori. Per avere un

effetto positivo dovrebbero, non come è successo nel passato, coordinarsi con i commercianti che finalmente si sono felicemente mossi. Questo abbinamento offrirà allora ai visitatori eventi concomitanti, generando sinergie positive, in modo da appagare anche interessi diversi. Un esempio per tutti: in concomitanza con le “casette natalizie”, una mostra dei presepi come quelle che abbiamo visto, che ha attratto oltre 15.000 visitatori, renderebbe la Rapallo natalizia, una meta da non perdere. Il solo “green carpet” rischia, se non adeguatamente sorretto da una qualche Mostra o manifestazione importante, di ridursi in una serata passata a mangiare all’aperto. Certo un po’ poco per riuscire ad attirare, almeno i nostri “vicini”. Cose meno che mediocri, e noi di quelle in questi ultimi anni ne abbiamo viste, penalizzano tutte le attività cittadine. Con questa filosofia siamo andati avanti per anni gestiti da personaggi intoccabili, anche se palesemente mediocri: ma portavano voti. Dio voglia che chi oggi deve recuperare il tempo perduto non si limiti a guardare solo la soglia del proprio esercizio commerciale, senza alzare neppure lo sguardo sino a vedere cosa

succede dall’altra parte della strada. Inutile, velleitario e fuorviante continuare a pensare a Congressi o Fiere. È notizia ufficiale di questi giorni, che gli uni e le altre, specie quelle importanti, stanno chiudendo i battenti. Non illudiamoci: non è però un fatto temporaneo imputabile alla crisi: In tutto il mondo occidentale sarà così. I congressi saranno smagriti, ridotti nel numero e sempre più per pochi e mirati. Per loro basteranno quindi le sale esistenti da noi e a Santa per soddisfare a qualsiasi esigenza. Rivolgiamo quindi gli sforzi e i pochi mezzi, a dar risalto a Rapallo. Il resto sono vuote parole, troppe volte ascoltate. Certo è che se gli incaricati a rilanciare i due settori abbandonati, sono responsabili solo “part-time”, la vediamo brutta perché non basta una laurea per fare cultura o, improvvisarsi promotori di turismo senza conoscerne almeno le tecniche di base. Non vorremmo dover prendere atto che siamo caduti dalla padella alla … brace. Speriamo che gli assessori competenti, ogni tanto, diano un’occhiata anche a questi tutt’altro che secondari “volani”. Non ci resta che sperare e vedere !

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STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Carlo GATTI

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NAVI

L’avventurosa storia del piroscafo Rapallo orse le Sorelle non erano ancora “Sette”, ma all’inizio degli anni ’20, alcune società petrolifere straniere operavano già sul nostro territorio e con le loro navi spadroneggiavano sui nostri mari. Per contrastare questa aggressiva infiltrazione straniera, fu costituito in quegli anni a Milano il “Consorzio Utenti Nafta S.A.” (CUNSA), con l’obiettivo di rifornire direttamente le industrie del Nord Italia con l’approvvigionamento e la distribuzione della “nafta” ad uso industriale. Fu scelto Vado Ligure come porto di discarica delle petroliere, dove già esisteva un deposito costiero che fu rilevato ed ampliato. Questa idea d’indipendenza economica poteva realizzarsi, inizialmente, soltanto con l’acquisto di due navi per il trasporto di prodotti petroliferi. All’epoca, tuttavia, non esisteva un vero e proprio mercato di petroliere pronte all’uso, ma furono individuate due navi da ‘carico secco’ in costruzione presso i Cantieri di Riva Trigoso. Le due unità erano state impostate nel 1919 con altri nomi, ma al momento del varo furono chiamate: RAPALLO di 8500 tonnellate di portata (5800 t.s.l). RECCO di 8170 tonnellate di portata (5600 t.s.l.) La trasformazione delle due unità da ‘navi da carico’ in ‘petroliere’ fu realizzata mentre erano ancora sullo scalo. Il risultato fu un compromesso tecnico-costruttivo interessante: le cisterne erano separate da una singola paratia longitudinale e da varie paratie trasversali, avendo così solo cisterne laterali (dal 1925 in poi, invece, si costruirono petroliere con tre file di cisterne, due ai lati ed una centrale). I due scafi avevano ancora i doppifondi a sistema cellulare ed estesissimi raddoppi della coperta per incrementarne la robustezza. Nel complesso l’operazione ‘sidero-chirurgica’ riuscì bene e

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per avviare questa importantissima attività nazionale, nacque un ‘Servizio Marittimo’ condotto da esperti operatori liguri che, facendo capo al gruppo Barbagelata, svilupparono il nascente settore navale petrolifero su basi molto moderne. La Rapallo e la Recco navigarono per molti anni trasportando la nafta dall'America, dalla Russia e dalla Persia (Iran) per Vado Ligure, da dove veniva distribuita agli acquirenti a mezzo carribotte ferroviari. Il commercio petrolifero si estese presto anche al Veneto e si rese necessario stabilire una base a Venezia che non aveva un deposito costiero. Si rimediò, inizialmente, noleggiando dalla Marina Militare due piccole motocisterne di circa 200 tonnellate di portata: la Stige e la Acheronte, e successivamente affittando il deposito della Regia

Il varo della Rapallo a Riva Trigoso. Fu la prima petroliera dell’AGIP

luppo e stanziò le risorse necessarie per creare una flotta d'avanguardia. Furono varate: 4 motocisterne di 15.000 t.p.l. (destinate al lungo corso insieme alla Rapallo-Recco)

L’idea di dare nomi di città o regioni Italiane alle navi aziendali nasce prima dell’istituzione dell’AGIP quando, per l’approvvigionamento di prodotti petroliferi, venne costituito il Consorzio Utenti Nafta S.A. (CUNSA) Marina degli Alberoni, all’imboccatura del canale di Malamocco. In tal modo la Rapallo e la Recco allibavano agli Alberoni e, alleggerite di parte del carico, potevano entrare nel canale della Brentella e finire di scaricare al terminale. Nel 1925 la CUNSA, con l’incremento delle proprie attività, mutò nome in SNOM (Società Nazionale Oli Minerali), sempre con sede a Genova, e nel 1926, divenuta Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP), trasferì la propria sede a Roma. In piena espansione commerciale l'AGIP impostò i nuovi programmi di svi-

4 motocisterne di 2.000 t.p.l. (destinate al traffico con la Libia e l’Impero) 2 motocisterne di 1.000 e 600 t.p.l. (destinate al traffico con la Dalmazia-Egeo) Una nave coraggiosa e fortunata: ricordi di un “anonimo” comandante La pirocisterna Rapallo nel corso della sua attività cambiò più volte il suo nome. Da una breve ricerca, potrei ritenere che il nome originario dell’unità doveva essere Vittoria, di bandiera italiana e progettata come nave mercantile. Acquistata sullo

scalo di Riva Trigoso, fu trasformata in nave cisterna e varata nell’ottobre 1921 e consegnata nel dicembre dello stesso anno con il nome Rapallo. Allo scoppio del conflitto, il 10 giugno 1940, (la nave si trovava in Atlantico per andare a caricare in U.S.A. e si rifugiò vuota alle Canarie; in seguito uscì dalle acque territoriali Spagnole per andare a prelevare il carico da una petroliera U.S.A. rientrando poi alle Canarie - n.d.r.). cercò di raggiungere la Columbia e trovò rifugio a Cartagena (Mare Caraibico). Dopo l'8 dicembre 1941 la nave fu confiscata dal governo della Colombia. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, la Rapallo fu acquistata dal governo USA e utilizzata per il sevizio mercantile. Fu trasformata in nave-appoggio per la propria difesa, e fu armata con un cannone da 4”, una doppia mitragliera da 3”, e otto mitragliere da 20 mm. Ribattezzata Polonaise e gestita dalla Marine Transport Co. di New York City, viaggiò sotto bandiera panamense trasportando fuel oil dai porti del golfo del Messico, da Corpus Christi-Texas ai porti della costa atlantica fino a New York. Inoltre effettuava viaggi-shuttle nei carabi tra Cuba


e Duch West Indies. Transitò per il canale di Panama il 26 dicembre 1943 facendo rotta per Pearl Harbor, arrivando a Funafuti Ellice Island ( isola polinesiana a metà strada tra le isole Hawaii e l’Australia) il 3 marzo 1944. Da lì fece rotta per Maturo (Isole Marshalls) dove, l’8 aprile 1944 fu acquistata dalla marina Americana sotto la responsabilità della WSA (War Shipping Administration) e con il nome di Manileno fu affidata al comando del Com.te Eugene L. Mc Manus. Assegnata al servizio del 10° Squadrone, la Manileno fu utilizzata come nave stoccaggio per il rifornimento delle navi da guerra. In giugno fu allocata a Eniwetock (atollo delle isole Marshall-Oceano Pacifico) per lo stesso uso come nave rifornimento ed in seguito dopo la conquista delle isole Marianne, salpò per Guam (ancora oggi é la più importante base aerea americana nel Pacifico) e lì operò rifornendo centinaia di navi e a sua volta rifornita settimanalmente fino alla fine del conflitto. Nel periodo della sua presenza nel pacifico si calcola che abbia rifornito più di 200.000 tonnellate di fuel oil alla flotta Americana. Partita da Guam il 29 ottobre

Una bella foto della cisterna Rapallo in navigazione

1945, attraverso il canale di Panama, si diresse a Mobile (Alabama-USA) dove arrivò il 20 dicembre. Vi rimase in attesa di ordini dal 14 gennaio al 7 feb-

braio 1946, quando fu restituita alla WSA. Cancellata dalle matricole della Us Navy il 28 marzo 1946, fu venduta alla Società Ligure di Ar-

DATI TECNICI DELLA NAVE: RAPALLO: piroscafo (cisterna) 5.812 (Stazza lorda) - 8.500 (Portata) costruita nel 1921 nei cantieri navali di Riva Trigoso. Appartenente alla Azienda Generale Italiana Petroli (Agip) con sede a Roma. Iscritto al Compartimento Marittimo di Genova, matricola n. 1072. Eliche 1 – Compartimento: Genova Velocità 11 nodi - Costruzione 1921 – Lunghezza 115 mt - Larghezza 16 mt - Pescaggio 9 mt Motore Vapore T.E. Potenza 2.250 cv - Caldaie 2

mamento di Genova e poi ceduta all’Agip il 19 maggio 1947, che le ridiede il nome originale Rapallo. Nel 1952 la RapaIlo, per quasi due anni, trasportò prodotti lavorati dal Mar Nero (costa Russa) al Mar Baltico (costa Russa) toccando i porti di Costanza, Helsinki, Leningrado, Stettino. La Rapallo navigò fino all’aprile del 1955, anno della sua demolizione avvenuta a Trieste”. Fonti: - “Uomini e navi” – La flotta petrolifera ENI in ottanta anni di storia - “Le carrette degli armatori genovesi” – Pro Schiaffino –N.E.G

CENTRO FUORISTRADA OFFICINA CARROZZERIA CONSULENZA SINISTRI Viale Kasman, 35 - 16043 CHIAVARI (GE) Telefono 0185.370031 - Officina 0185.368294 - Fax 0185.370063 autogianni@libero.it VEICOLI NUOVI IN PROMOZIONE FINO AL 31/05/2012 • MARCA VEM MODELLO OPEN, 1.3 BENZINA CON CASSONE RIBALTABILE TRILATERALE, BIANCO, SCONTATO EURO 14.000,00 • MARCA VEM MODELLO OPEN CASSONE FISSO, 1.3 BENZINA, BIANCO, SCONTATO EURO 11.300,00 • MARCA VEM MODELLO COVER, 1.3 BENZINA, BIANCO SCONTATO EURO 12.100,00 • MARCA GIOTTI VICTORIA MODELLO GLADIATOR, 1.3 BENZINA, CON CASSONE RIBALTABILE TRILATERALE, BIANCO, SCONTATO EURO 14.000,00 • MARCA EFFEDI MODELLO GASOLONE FD29 4X2 RIBALTABILE TRILATERALE, CON KIT EDILIZIA, COLORE ROSSO, SCONTATO EURO 23.500,00

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EVENTI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Ilaria NIDASIO

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GREEN CARPET

Una serata magica all’insegna dell’enogastronomia, della musica e dello sport

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n tappeto verde lungo quanto la passeggiata mare, centinaia di tavole apparecchiate con tovaglie verdi e piantine di basilico, musica in vari punti della città e, naturalmente, ottimo cibo: sono stati questi gli ingredienti del Green Carpet, l'evento enogastronomico che, il 21 giugno, ha aperto la stagione estiva rapallese. Sulla scia del Red Carpet, che si è tenuto lo scorso anno a settembre, l'edizione “verde”della festa è stata organizzata dall'Ascom e dal Civ cittadini per proporre una Rapalo in chiave turistica, facendo leva sulla gastronomia, un argomento sempre apprezzato. Lontano dall'immagine di una sagra di paese, il Green Carpet ha trasformato il centro cittadino in un vero e proprio ristorante a cielo aperto, con tavoli apparecchiati, servizio ai tavoli e una curata selezione di vini come accompagnamento ai piatti proposti dagli chef. Unica differenza rispetto a un vero ristorante è stata l'assoluta libertà di scegliere di cambiare ristorante e trasferirsi in un altro locale tra una portata e l'altra:

anche il prezzo dei piatti, compresi tutti tra i 5 e i 18 euro ha contribuito al successo della serata, che ha attirato molti visitatori anche da fuori regione. Ma la scelta di chiamare “Green” questo tappeto non è stata dettata solo dal colore che ha fatto da filo conduttore alla serata: un'altra motivazione sta nel ruolo di assoluta preminenza che è stato riservato al golf, uno sport che a Rapallo viene praticato con passione da molti giocatori. Per chi voleva provare a tirare i primi colpi è stato allestito un campo pratica in via Cairoli, mentre i più allenati si sono cimentati a fare buca in una chiatta posta a 75 metri di distanza dalla passeggiata. Ai più piccoli, invece, è stato dedicato uno spazio davanti al mare per provare a giocare a tennis con un qualificato istruttore: il tutto accompagnato dalla musica proveniente dal Chiosco. Altri punti musicali sono stati allestiti in piazza Venezia, nella zona delle Nagge e nella spiaggia di fronte al Castello, dove è stata ricreata una vera e propria discoteca sul mare.

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MUSICA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Elena LAVAGNO CANACARI

PALCOSCENICO

Una giovane rockstar alla conquista del “metal” L’avventurosa e singolare storia artistica del rapallese Pier Gonella

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hitarrista ed insegnante di chitarra di professione, laureato in giurisprudenza e figlio di valenti insegnanti che hanno istruito una generazione di studenti del comprensorio, il giovane Pier Gonella inizia a suonare la chitarra a quindici anni, spinto dalla passione per la musica rock anni 70 – 80. Prende lezioni da vari maestri dell'area genovese e studia chitarra classica, elettrica e teoria. Nell'anno 1998 consegue il diploma di “teoria e solfeggio” presso il Conservatorio Statale di musica “Nicolò Paganini” di Genova, dove studia anche quattro anni di fagotto. Già dal 1996 aveva iniziato a suonare in varie band nell'area genovese, attirando l'attenzione di vari produttori italiani per la sua bravura. Nel 2003 entra a far parte della rock band italiana Labirinth, partecipando ai più noti festival italiani ed europei e nel 2004 con la band è in tour in Oriente, con concerti a Tokyo, Osaka, Taiwan, Pechino e Hong Kong. Negli anni successivi con la band La-

birinth e con la storica band italiana Necrodeath, della quale entra a fare parte, è in tour sia in Europa che nuovamente in Giappone, riscuotendo ovunque grande successo. Nel 2008, assieme alla cantante Giorgia Gueglio, fonda la sua nuova band Mastercastle, che in pochi mesi viene messa sotto contratto dalla Casa Discografica finlandese Lion Music, con la quale stampa il primo disco “The Phoenix “ che viene pubblicato in tutto il mondo. Seguono album che vanno ad occupare i primi posti nelle classifiche mondiali di musica rock. Nell'aprile 2011 i Mastercastle donano il brano “Sakura” per il cd “Embrace the Sun” prodotto dalla Lion Music Records in favore della Croce Rossa Giapponese a seguito dello tzunami del marzo 2011. Nell'anno 2010 il grande salto: Pier Gonella si licenzia da tutte le scuole di musica in cui aveva lavorato fino ad allora, per gestire a Rapallo una struttura propria, espandendo il suo studio di registrazione dove erano già stati

L’angolo di Rossella

uando ho letto queste parole la prima volta, mi è nato spontaneo, il sorriso. Un valore già acquisito, che si ha dentro, un'informazione inculcata da sempre nel cuore di tutti noi ma che a volte purtroppo qualcuno si dimentica... qualcuno che il cuore non ce l'ha proprio, e per questo deve rovinare la vita agli altri, DIVERSI da lui. Brutta parola diversi, alienante, priva di significato. Davanti a Dio siamo tutti uguali, non hanno peso il colore della pelle, la lingua o le tradizioni peculiari quando c'è il cuore, grande.. Il sorriso è il principio di un'amicizia profonda.. E le parole sopracitate le ho sperimentate dal vivo, le lacrime sono scese e il cuore ha battuto più forte, ora ogni volta che faccio scorrere gli occhi sulla scritta fermata dai miei magneti preferiti

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prodotti gli album di Mastercastle. La struttura viene chiamata “MusicArt” e nei suoi locali Pier Gonella tiene i propri corsi di chitarra e si serve di vari colleghi per le altre materie, tra cui: Giorgia Gueglio per il canto moderno, Marco Peso per la batteria, Steve Vawamas per il basso, Andrea Vulpani per il pianoforte ed Elisa Martello per il canto libero. MusicArt è anche uno studio di registrazione professionale dotato di tutte le apparecchiature d'avanguardia per la produzione di cd musicali di alto livello per gruppi musicali e solisti di qualsiasi genere musicale. La scuola è aperta dal lunedì al giovedì, dalle 14 alle 22. Una struttura di assoluta eccellenza, gestita con grande passione e competenza da un giovane rapallese che ha fatto della musica lo scopo della sua vita e che ha saputo portare il nome dell'Italia ed in particolare di Rapallo, in tutto il mondo. Il rapallese Pier Gonella è secondo noi l'esempio concreto di come la serietà professionale, l'impegno costante e la

passione per i propri ideali, possano portare a toccare mete insperate e pertanto ci auguriamo che la struttura creata a Rapallo dal musicista possa diventare sempre più fucina di nuovi talenti e punto di riferimento per tanti giovani che possono trovare nella buona musica sia uno sbocco alle loro aspettative di vita, che un incentivo alla diffusione della cultura nel nostro Paese.

Everyone smiles in the same language... sopra il congelatore della cucina, everybody smiles in the same language …. All'inizio di maggio mi è stato concesso dalla Preside Nazaria Persia di partecipare a una meravigliosa iniziativa cominciata quattro anni fa, quando ancora non immaginavo la mia passione per la multicultura. Alcuni ragazzi del mio attuale liceo andarono in Cina in scambio culturale (in corrispondenza con la NanJing Xuanwu Secondary Vocational School), ma per motivi burocratici non poterono ricambiare il favore. Finalmente il permesso è stato loro accordato e gli ospiti il 7 maggio di quest'anno sono giunti, sei ragazze e due ragazzi con le relative professoresse, Zhang Hong, sua sorella Ningli, la cara Huang Chunju e il vicepreside, il geniale Qu Kunhong. La sera dell'arrivo, erano tutti emozionati, ospitanti e ospitati. Un'esperienza amazing, sorprendente... Il primo giorno all'acquario di Genova l'iniziale mezzo di comunicazione tra noi è stato proprio il sorriso, fondamentale, attraverso il quale è stata possibile la nostra conoscenza, e l'attaccamento reciproco, di conseguenza.. Li abbiamo portati nelle celebri via S. Vincenzo e via XX settembre per lo shopping, poi a Recco, Camogli, Zoagli (dove abbiamo fatto visita al Duca Canevaro, che ci ha gentilmente accolti), poi Portofino e Pisa, durante la settimana. L'ultimo odiato eppure inesorabile giorno, lunedì, quando è giunta l'ora della partenza, mi ero ripro-

messa di non piangere, ma la mia dolce YuQing mi ha guardato con gli occhi pieni di lacrime, e allora non ho più resistito. Anche la sua migliore amica, la più scatenata e simpatica di tutte, RongRongBingn (alla quale devo l'invenzione del mio soprannome RoseBing) mi ha abbracciato forte forte, e mi hanno entrambe fatto giurare che un giorno (“very very soon, please!” dicevano) sarei andata a trovarle nella loro città, che in italiano si traduce Nanchino. Moltissime foto, ricche di emozioni, fondamentali per continuare a ricordarli tutti, e le immagini sono ancora qui, vivide nella nostra mente e difficili da rimuovere. Per email si può percepire -anche se si comunica in un anglocinese un po' inusuale ;) - la sofferenza da entrambe le parti, la voglia di rivedersi ma soprattutto il grande desiderio di prestare fede alla promessa: andare in Cina in prima persona, farsi accarezzare dal caldo torrido che c'è in questo periodo laggiù... Mr Qu ha promesso che imparerà bene l'inglese e mi porterà ad ammirare le principali attrazioni del meraviglioso Paese, ma..... a patto che io continui negli anni avvenire a cimentarmi nello studio del Cinese. Ardua impresa, come per tutti coloro che iniziano, ma, d'altra parte penso che tutti noi dovremmo avere limpido lampante impresso nella mente che non importano i suoni che la voce emette, 'cause..


GENTE DI LIGURIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Alfredo BERTOLLO

STORIA

Guerra fra genovesi e corsi nel mare di Capraia L’isola di Capraia nell’arcipelago toscano è sempre stata genovese esclusa la breve parentesi dell’occupazione dei corsi nel 1767

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n questo breve scritto intendo ricordare la sfortunata campagna dal 5 marzo all’8 giugno di quell’anno di cinque pinchi (1) genovesi armati da guerra (Capitani: Staglieno, Spinola, Cefolini, Catalano e Botto) sotto gli ordini dell’eccellentissimo Agostino Pinello, commissario generale, inviati per il controllo delle coste della Capraia. Essa ci è ricordata da un antico documento siglato dal comandante che effettuò quotidiane ispezioni lungo le coste della Capraia già occupata ad esclusione della Fortezza di San Giorgio dalle truppe corse di Pasquale Paoli. La lettura che inizia “In nome del Signore Iddio” riguarda tre mesi ed è molto interessante per fare luce sul come si viveva su bastimenti che funzionavano solo a vela prima dell’avvento dei “vapori”. La partenza dal porto di Genova avviene alle otto di mattina del 5 di marzo 1767 con arrivo alle 10,30 (oltre due ore per lo scarso vento) a Sturla, dove il comandante ordina al capitano di uno dei pinchi di fare acqua perché i fusti di quel bastimento, non essendo stagni, l’avevano persa. Si riparte il giorno successivo e la sera già s’incontra il libeccio che provoca mare grosso. Il comandante misura la velocità con le ampollette (2). Solo il giorno 9 si arriva vicino alla Capraia. E’ qui che il comandante Pinello ordina ai capitani dei pinchi di

tenersi a levante per “impedire sia l’uscita che l’entrata” ai bastimenti ma, essendovi maltempo, fu giocoforza tenersi “alla cappa” (3). Alle ore 17 del giorno successivo, 10 marzo, da terra partirono colpi di cannone che causarono falle al pinco di capitan Staglieno che non poteva più tenere il mare nonostante il continuo pompare. A questo punto il capitano decise di rivolgere tutte le navi verso la rada di Livorno perché, come detto, un pinco era stato colpito, un’altro era rimasto con provviste per soli tre giorni ed un terzo senza affatto munizioni da bocca, senza provviste. Con forte vento di libeccio e pioggia torrenziale, al capitano riuscì di ancorarsi in rada in posizione tale da permettergli, al momento del miglioramento del tempo, di rivolgersi nuovamente in direzione della Capraia. Alle 13 del 12 marzo, ordinò ai capitani Spinola e Staglieno di rassettare i loro due pinchi e di porsi alle vele il più presto che a loro fosse stato possibile e di restituirsi all’altezza della Capraia. La Capraia, esclusa la Fortezza, era già in mano dei ribelli corsi di Pasquale Paoli. Scorrendo i libri di storia, ci si può rendere conto della fierezza dei corsi e per quanto tempo abbiano costituito la spina nel fianco dei genovesi. In questo storico documento viene descritta la navigazione per più di tre mesi nel mar ligure e nell’arci-

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La fortezza di San Giorgio

pelago toscano di navi genovesi che, affatto organizzate, vagavano di porto in porto allo scopo di controllare le coste tra punta della Zenobito, delle Barbici e di Capraia-porto e costrette a procurarsi provviste mentre i cannonneggiamenti dei corsi, burrasche, mare grosso le squassavano e venti contrari impedivano di raggiungere le mete. L’intera campagna fu una serie d’insuccessi: avvistate sì imbarcazioni di ribelli ma mai sgominate, serie di burrasche (quello preso in considerazione è un periodo dell’anno in cui certo non si può sperare in tempi tranquilli), mancanza di viveri a bordo, disobbedienze, seppur costrette dal maltempo, dei capitani sottoposti; il tutto fu la causa di pinchi rimasti senza albero, di vele stracciate, di cattivo avanzamento verso le mete volute. L’unico risultato di questa spedizione fu quello di riportare a Genova, sfiduciati ed emaciati, i

Pinco genovese

genovesi che erano rimasti nella Fortezza assediati per mesi ma che, per la strenua difesa, avevano ottenuto dai corsi l’onore delle armi. Note 1 - Bastimento a vela latina con ampia carena e fondo piatto che normalmente ha tre alberi con antenne. 2 - L’ampolletta è una sorta di piccola clessidra (detta anche orologio marino) impiegata a bordo nel computo della velocità della nave. 3 - Tenersi alla cappa significa tenere le vele in posizione contraria al vento

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TURISMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Paolo BELLOSTA

SANTA MARGHERITA

Albergatori contro il meteo: “ci danneggia” Proteste per piogge, tuoni e fulmini previsti nei fine settimana dai vari “Bernacca” ma in realtà inesistenti ra il tempo sembra essersi stabilizzato e l'estate è finalmente cominciata, ma gli ultimi fine settimana di maggio e i primi giorni di giugno non promettevano nulla di buono, tant'è che diversi albergatori hanno etichettato questo inizio di stagione come uno dei peggiori degli ultimi anni. Anche in diverse giornate soleggiate lo scenario sembrava essere sempre lo stesso: spiagge semideserte, alberghi praticamente vuoti e incassi pari a zero. Infatti, quando il tempo è stato benevolo e le nuvole hanno risparmiato la nostra Riviera, ci hanno pensato alcune previsioni meteo non certo impeccabili a rimandare l'arrivo di molti turisti dell'ultimo minuto, e a determinare una vera e propria pioggia di disdette di potenziali villeggianti, preoccupati di incappare in giornate uggiose. Una situazione davvero critica per una regione, come la Liguria, che sul turismo basa la sua economia. Per capirci qualcosina in più sull'incognita meteo, sulle gravi perdite di inizio mese e sulle aspettative della stagione siamo andati a parlare con Giuseppe Pastine, recentemente nominato Presidente del Gruppo Albergatori di Santa Margherita Ligure e Portofino. Signor Pastine, cosa ne pensa di queste previsioni non sempre così veritiere? Quanto hanno influito a livello economico? Diciamo che nelle ultime settimane non hanno certo aiutato, anzi ci hanno penalizzato in maniera evidente. Ormai molti decidono di partire all'ultimo minuto, danno un'occhiata ai siti meteo e decidono il da farsi. Ovviamente non avrebbe senso sobbarcarsi i costi della benzina, dell'autostrada, del viaggio, se il tempo non promette nulla di buono, questo è un discorso ovvio. Peccato che molte volte, più che le nuvole,

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siano state certe previsioni un pò troppo frettolose a rovinare bellissime giornate di sole. Economicamente siamo indietro di un mese, il periodo invernale è stato disastroso e anche aprile e maggio sono stati al di sotto dei consueti numeri. Spero in una buona estate per riuscire a compensare una prima parte di stagione certamente negativa. Già il periodo e la crisi attuale non aiutano di certo, poi però se ci si mette anche il meteo... Secondo Lei cosa si potrebbe fare per risolvere, o almeno per limitare il problema? La questione è molto delicata, purtroppo non vedo molte possibilità per migliorare la situazione. L'unica cosa che posso chiedere è una maggiore attenzione, molte volte queste previsioni vengono fatte con troppo superficialità. Bisogna capire che possono influenzare in maniera devastante l'economia di una cittadina turistica come la nostra. Inoltre non è un problema solo del Levante, ma anche delle zone della Riviera di Ponente e di tutta la Liguria in generale. Sarà certamente un caso ma negli ultimi tempi la nostra Regione non è stata molto fortuna riguardo alle previsioni meteo. Quali sono le prospettive per l'attuale stagione turistica? Ho parlato con l'Assessore e penso che sia possibile sederci tutti ad un tavolo per discutere e rivedere alcuni punti della programmazione turistica. Mi farebbe piacere un confronto sempre vivo, un rapporto di grande sinergia e di reciproco aiuto tra le istituzioni alberghiere e quelle comunali. Non parlo solo di Santa Margherita, mi piacerebbe che ci fosse maggiore comunicazione anche coi comuni limitrofi, bisognerebbe organizzare in maniera oculata ogni evento. Che senso ha programmare due manifestazioni lo

stesso giorno? Rischiamo solo di danneggiarci a vicenda. Parlando delle strutture alberghiere la situazione non mi sembra certo delle migliori. Avevo letto che molti avevano pensato a una possibile chiusura invernale prolungata, dopo il Salone Nautico fino ai mesi primaverili. Cosa c'è di vero? E' normale la crisi si ripercuote sia sui cittadini che sulle strutture private, inoltre anche certi cambiamenti prospettati dal governo in materia di lavoro non aiutano di certo. Mi riferisco ad esempio ai contratti a tempo determinato, ora prima di ogni rinnovo devono trascorrere almeno tre mesi. Il problema è che non decidiamo noi quando c'è lavoro, ovviamente ci sono i periodi di maggiore attività ma può capitare anche nel mezzo della stagione invernale di avere un buon numero di clienti. In questi casi, non potendo richiamare il personale assunto nel periodo estivo, il rischio è di non riuscire ad offrire un servizio adeguato poichè non avrebbe senso stipulare nuovi contratti per poche settimane e per un periodo solitamente morto come quello invernale. Inoltre l'IMU ha aumentato la tassazione del 30% , forse sarebbe oppurtuno agevolare gli alberghi che stanno aperti dieci mesi all'anno, se le imposte non fossero così gravose anche altre strutture penserebbero a prolungare l'apertura stagionale. Se non ci sono incentivi è dura migliorare la situazione, ovviamente le problematiche non sono solamente queste ma lamentarsi per la chiusura degli alberghi e poi tassare ulteriormente quelle poche strutture che lavorano anche in inverno mi sembra un paradosso. Dappertutto si parla di questa crisi ma Santa Margherita non mi sembra poi così in difficoltà.

Giuseppe Pastine

Come l'anno scorso sono state organizzate diverse Notti Bianche oltre ad altre manifestazioni per la stagione estiva, inoltre pur essendo un cumune piuttosto piccolo, rispetto a Rapallo o a Chiavari, è l'unico ad avere ben sette assessori a libro paga. Cosa ne pensa? Per quanto riguarda le manifestazioni programmate per l'estate credo che tutto giri attorno alla questione economica. Se le spese non sono eccessive e gli introiti pari alle attese penso che sia una politica vantaggiosa, visto che è il secondo anno che vengono organizzati così tanti eventi vorrà dire che i riscontri non sono stati poi così negativi. Quella dei sette assessori è un'altra questione di cui si è discusso e si discuterà molto. Entro le elezioni del 2014, per legge, i numeri dovranno essere ridimensionati, quindi presentarsi tra due anni ancora in questa situazione non mi sembra un'operazione così sensata. Probabilmente gli stessi servizi potrebbe essere garantiti anche cominciando, già ora, a fare dei tagli, ma ,al di là di tutto, mi auguro solo che svolgano il loro lavoro in maniera adeguata, la cosa più importante in fondo è questa.


ARTE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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a cura di Emilio CARTA

PITTURA

Nomadismo e zingari fra odio e amore L'attenzione degli artisti nei confronti di un popolo che fin dal suo arrivo ha suscitato sentimenti contrastanti, tra repulsione e attrazione uello degli zingari è un tema sul quale, in oltre cinque secoli di loro presenza in Europa, si sono confrontati in molti. L'elenco è lungo ed eterogeneo e troviamo nomi come Leonardo da Vinci, Jacques Callot, Correggio,Tiziano, Courbet, Toulouse Llautrec, Matisse, Modigliani, Chagall, Kubin, Kirchner per non parlare del Giorgione e Caravaggio, di Bosch, Bruegel il Vecchio, Georges de La Tour, Picasso e Van Gogh. “Fin dalla prima apparizione in Europa, all'inizio del XV secolo, gli zingari hanno suscitato grande interesse – ricorda Francesca Bardi in un suo interessante articolo apparso sulla rivista Minuti – Il loro stile di vita ha provocato atteggiamenti contrapposti di attrazione e repulsione, la tendenza a vivere di espedienti unita ai costumi e alle tradizioni che li accompagnano, infatti, colpisce profondamente l'immaginario. La libertà fuori da ogni schema che li caratterizza ha sempre stimolato la curiosità anche grazie alle loro attività, in particolare quelle che riguardano le pratiche occulte - chiromanzia e cartomanzia – nonché varie forme di spettacoli ambulanti, la musica e l'artigianato”. Gli artisti per oltre cinque secoli hanno osservato e indagato questo popolo identificandone i costumi con quelli che inconsciamente avrebbero seguire per fuggire dai modelli di una società troppo uniformante. “L'iconografia che ne è nata ha contribuito a crearne l'aspetto simbolico: oltre che sinonimo di libertà lo zingaro diventa al tempo stesso simbolo di degenerazione del vivere civile, punto di incontro tra le forze della natura e le leggi della società – aggiunge Francesca Bardi – L'immagine perciò, caricata dalla simbologia, parla da sola e

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Édouard Manet: Gitana con sigaretta - New Jersey, collezione privata

certi atteggiamenti anche senza un esplicito chiarimento diventano immediatamente attribuibili al mondo zingaro”. In effetti una delle caratteristiche più frequentate dagli artisti è la chiromanzia, espressione della contraddizione fra credo religioso e superstizione popolare come appare chiaro nel Trittico del fieno di Hieronymus Bosch. Bruegel il Vecchio la contrappone invece direttamente al tema religioso: nella predica del Battista gli zingari diventano addirittura il punto focale della composizione per contrastare polemicamente l'attenzione verso il predicatore. Nel Settecento, il tema dell'indovina e in generale dello zingaro, si riduce perde di incisività mentre nel secolo successivo la lettura romantica ne addolcisce i toni raffigurativi per porre in risalto la sensualità che riguarda il rapporto con la natura, la musica e la danza. E' tra l'Ottocento e il Novecento che diversi artisti riprendono a guardare tale mondo in modo nuovo indagandone con diversa introspezione aspetti legati al nomadismo come i viaggi, la famiglia, l'accampamento.

Vincent van Gogh: Bivacco di zingari - Parigi, Museo d’Orsay

“Picasso ad esempio fissa i suoi saltimbanchi durante il riposo o l'allenamento piuttosto che durante lo spettacolo – prosegue Francesca Bardi – Anche Van Gogh nel Bivacco degli zingari raccoglie gli aspetti della famiglia e dell'accampamento comprendendo appieno il profondo legame che lega la vita nomade alla natura”. L'arte, ormai svincolata dagli accademi- Pablo Picasso: Famiglia di saltimbanchi - Washington, Natiosmi, ha acquisito una nal Gallery forte libertà espressiva e la realtà, così come si presenta, Rom e della vita nomade. conduce alla verità: Manet la ripro- “I motivi sono sono ancora da comduce in modo esemplare nella Gitana prendere appieno – conclude Francon sigaretta. che nella sua sempli- cesca Bardi – Forse una risposta la cità racchiude i simboli del popolo no- può dare il cambiamento artistico e made, dalla vita all'aria aperta alla sociale e il fatto che l'arte sia oriensigaretta in bocca, dal cavallo all'or- tata verso un'espressione concettuale in un contesto più ampio e goglio zingaro. Un'attenzione che per secoli è sem- universale. In ogni caso l'iconografia brata instancabile ad un certo punto dello zingaro, nell'immaginario colletsi esaurisce: l'arte contemporanea tivo, ha attraversato la storia praticaignora quasi completamente l'arte dei mente indenne”.

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VITA DA LIONS E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

a cura di Emilio CARTA

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LIONS CLUB RAPALLO

Un anno di lavoro a favore della nostra città da Alberto Cipolla ora il testimone per l'anno sociale 2012/2013 passa a Silvano Queirolo l giornalista ed europarlamentare Magdi Cristiano Allam e l'economista Giulio Sapelli sono stati un po' il fiore all’occhiello dei vari incontri culturali pubblici su temi di attualità e di cronaca promossi dal Lions Club Rapallo, nel quadro delle iniziative svolte nell’anno sociale 2011/2012. In particolare “L’Europa Cristiana e l’Islam”, questo il tema della conferenza dal noto esperto di politica internazionale, tenutosi ad ottobre alle Clarisse, che ha avuto un richiamo straordinario di pubblico, già dieci minuti prima dell’inizio l’Auditorium delle Clarisse era stracolmo, è stato necessario mettere un’amplificazione esterna nel piazzale per permettere a chi non è potuto entrare di seguire l’intervento del relatore. Il mese successivo un altro importante convegno d'attualità come “L’evasione fiscale e i metodi di controllo” che ha registrato la partecipazione di noti esperti della materia. Il programma culturale si è concluso il 6 giugno con l'intervento dell'economista di fama internazionale Giulio Sapelli che, di fronte ad un pubblico numeroso ed attento, ha parlato su “La crisi economica: le origini, situazione attuale e prospettive future”. Tra i services più tradizionali dobbiamo ricordare l’assistenza ai poveri che il Lions Rapallo segue da sempre, con numerosissimi pacchi di alimenti distribuiti tramite gli as-

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L’europarlamentare e giornalista Magdi Allam alle Clarisse. Al suo fianco il presidente Lions Alberto Cipolla e il direttore responsabile de Il Secolo XIX Umberto La Rocca

sistenti sociali del comune, oltre ad altri interventi di urgenza mirati a famiglie in forte disagio sociale, ai corsi di pasticceria che il “Comitato Signore” ha organizzato all’interno del carcere di Chiavari, per occupare i carcerati e dar loro una professionalità per il futuro. Dall’anno prossimo partiranno anche corsi di giardinaggio. Il rilancio del concorso “Ama la tua città” promosso per premiare durante la ricorrenza del Confuoco i privati che

Lo screening cardiovascolare

hanno realizzato ristrutturazioni di edifici, fregi e quant’altro in piena armonia, valorizzando il nostro territorio. Altro importante traguardo

raggiunto quest’anno dal Lions Club Rapallo è quello dei cinquant'anni di gemellaggio con il Lions Club di Lyone Ouest (Francia) cui il club ra-

Gemellaggio con Lione: Alberto Cipolla con Jean Philippe Andriot


pallese è legato da grande affetto e amicizia, che si è concluso con la cerimonia del rinnovo del gemellaggio svoltasi il 19 maggio al Cenobbio dei Dogi di Camogli.

L’incontro con l’economista Giulio Sapelli all’Hotel Europa

IL NUOVO DIRETTIVO DEL LIONS CLUB RAPALLO Presidente Past President 1° Vice Presidente 2° Vice Presidente Segretario Tesoriere Censore Cerimoniere

Silvano Queirolo Alberto Cipolla Roberto De Martini Franco Orio Paolo Raggio Sandro Olcese Luigi Ernesto Zanoni Mario Valentino

Consiglieri

Mauro Roberto Mario Sinibaldo Renzo Mario

Cordano (termina il biennio) Franceschini (termina il biennio) Tarantino (termina il biennio) Nicolini Pajella Restano

Da sinistra nella foto: il presidente uscente Alberto Cipolla e il neo presidente Silvano Queirolo

Altro service che ha avuto grande successo è stato lo Screening sulle malattie Cardiovascolari, svolto in collaborazione con la Croce Bianca Rapallese e i Volontari Assistenza Diabetici di Chiavari, al “Chiosco della Musica” un sabato e domenica di fine maggio, un presidio medico mobile ha controllato il colesterolo, la glicemia e la pressione a oltre 300 rapallesi, il tutto gratuitamente e sotto il controllo del primario di medicina dell’ASL 4

prof. Franceschini. Il presidente Cipolla ha affermato: “abbiamo avuto molta più gente di quanta potevamo aspettarci, non abbiamo potuto controllare tutti i concittadini che si sono presentati, anche questo è un segno tangibile della crisi, la gente risparmia anche sulla salute, l’anno prossimo avremo un presidio più grande e meglio organizzato per far fronte alla grande richiesta”. Tra i services annuali il Lions Club rapallese ha contribuito all’acquisto di cani guida per i non vedenti alla Banca degli occhi, alla lotta per la cura dei diabete nei Paesi del terzo mondo, alla raccolta di montature di occhiali per l’Africa.

Il saluto di Silvano Queirolo* S

ono molto orgoglioso, ma anche un po’ preoccupato, per l’incarico che mi è stato conferito e che mi appresto a svolgere. Orgoglioso, in quanto il fatto di essere stato scelto quale rappresentante di uno dei Lions Club più antichi e prestigiosi, quale è il Lions Club Rapallo, non può che rappresentare per me motivo di grande onore. Preoccupato, poiché la situazione attuale ed in particolare la grave crisi economica che sta interessando particolarmente anche il nostro paese, ritengo debba imporre un sempre maggiore impegno lionistico, con particolare riguardo anche alle numerose situazioni di vera e propria indigenza a livello locale che fino a poco tempo fa neppure erano immaginabili. E’ quindi mia intenzione rapportarmi con le istituzioni locali, in primis con l’amministrazione del Comune di Rapallo, offrendo la massima disponibilità per una collaborazione che possa anche coinvolgere, come già avvenuto in passato, con risultati, peraltro, molto importanti (ad esempio per la realizzazione dell’ascensore del Santuario di Montallegro), le competenze e le professionalità dei nostri soci con quello spirito di servizio che deve caratterizzare l’attività lionistica. Indispensabile sarà poi dare continuità alle encomiabili iniziative dei miei predecessori che ormai da anni vengono svolte con ottimi risultati e mi riferisco, menzionandone soltanto alcune, al concorso “Ama la tua città”, alle manifestazioni collegate all’intesa con il Lions Club Reggio Emilia Host riguardanti il “Primo tricolore e la bandiera nazionale”, ma anche a quelle più recenti quale lo screening cardiovascolare gratuito che è stato recentemente organizzato grazie ad una felice intuizione del Presidente Alberto Cipolla e che ha visto un’enorme partecipazione di cittadini. Infine, sempre nell’ambito della continuità delle iniziative del nostro club, sarà mio impegno mantenere stretti contatti con i rappresentati a livello circoscrizionale e distrettuale al fine di collaborare anche nell’espletamento di “service” di più ampio respiro.

* Nato in Rapallo il 15/6/1954 - Professione Avvocato Presidente del Lions Club Rapallo per l’anno lionistico 2012 – 2013.


RICORDO O SOGNO? QUANDO... E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Mauro MANCINI

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RAPALLIN

La Marina (a maenn-a) A

vremmo mai potuto, nel nostro ”Giö di misci”, non visitare quello che è il nostro ’salotto’, la passeggiata a mare ( a maenn-a) ? Anche qui, come altrove nei nostri pellegrinaggi, un mare, ed è proprio il caso di dirlo, di ricordi, di sensazioni, di sentimenti. La memoria e le immagini ci riportano al tempo in cui essa, a fine ottocento, ancora non esisteva e le onde frangevano contro le case la cui base era costruita ’a sguscio’ proprio perché l’acqua non avesse un impatto violento alle fondamenta, ma fosse accompagnata verso l’alto; quelli che sono oggi boutiques e lussuosi alberghi erano rimessaggi delle imbarcazioni di pescatori, divisi dal mare da una piccola battigia di ciottoli; all’interno di questi depositi, oltre agli attrezzi per la pesca venivano creati piccoli acquari collegati al mare, dove si conservavano vivi i pesci catturati. Perfino i portici di via Marsala ’i porteghi scûi’ erano lambiti dal mare che frequentemente, durante forti mareggiate, penetrava attraverso gli stretti vicoli, nel centro della città. L’attuale piazza ’Martiri per la Libertà’ era soprannominata ’marina delle barche’ (a maenn-a de barche) per la grande quantità di lance e gozzi tirati in secco; di fronte due grandi scogli che erano l’attrazione dei ragazzi per i loro giochi in acqua: ’a pria ciatta’ (la pietra piatta) e ’ö schêuggio pighêuggio’ (lo scoglio pidocchio), sinonimo di luogo dove stare al sole in ozio; a lato, un molo dove attraccavano i rivani o leudi, imbarcazioni che trasportavano, in assenza di strade e ferrovia, tutti i materiali e le derrate alimentari che occorrevano alla città.

’Signori indiscussi’ di questo sito i fratelli gemelli Pasquale e Giovanni Canessa ’i Binelli ’ (così soprannominati per la loro forte somiglianza), gestori di una antica osteria e proprietari di questi natanti a vela latina con le quali importavano vini pregiati ”dalle isole”. Confinante con questa zona un’altra piccola spiaggia, antistante la casa Garibalda, denominata (la Marinetta) ’a mainetta’, che lo scherno popolare aveva modificato in ’mai-netta’ (mai pulita) a causa dei rifiuti portati dalle mareggiate invernali o perché usata da molti come luogo per i propri bisogni. Anche lo scrittore Federico Nietzsche ospite dell’hotel ”Rapallo et de la Post” (anni dopo hotel Augusta) descrive nel suo ”Ecce homo” questo habitat nel 1982-83: ”L’inverno seguente l’ho trascorso in quel leggiadro, tranquillo golfo di Rapallo che si insena fra Chiavari e il promontorio di Portofino. La mia salute non era granchè: l’inverno freddo e insolitamente piovoso, un piccolo albergo posto immediatamente in riva all’acqua sicchè di notte l’alta marea non mi lasciava dormire…” E’ verso il 1905 che inizierà gradualmente da ovest l’immissione di detriti e terra per un primo accenno di passeggiata e con essa i ’primi mugugni’ per l’ingiusta occupazione, anche nel periodo invernale, degli stabilimenti balneari; problema attualissimo dopo giusto un secolo e che racconteremo nei prossimi numeri.

1890: la stretta battigia di ciottoli che facilitava il ricovero delle imbarcazioni e l’hotel ”Rapallo et de la Post”.

1905 – l’inizio del deposito di detriti trasportati con carri a cavalli, le prime cabine per la balneazione, lo chalet ’Marsala’, il molo dei ’Binelli’.

1905: La spiaggia ’mai-netta’.

1910: ’i gardetti’ in posa sullo scoglio pidocchio ’ schêuggio pighêuggio’.


COME ERAVAMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Bruno MANCINI

SPORT

Bar Canessa - Rapallo Gara di boccette a coppie (lunedì 28 febbraio 1967) Con un calendario concordato tra i vari gestori dei bar cittadini (Canessa, Centrale, Rane, Roma, Sport ed altri ancora) in quagli anni venivano organizzati tornei di boccette e di stecca. I ricchissimi premi consistevano in medaglie, sterline, marenghi, coppe e targhe; quindi, premi per tutti i partecipanti. Il numeroso pubblico seguiva sportivamente ed in silenzio ogni giocata, accompagnata spesso da scroscianti applausi, in quanto i giocatori rappresentavano il meglio della Liguria.

Il titolare del bar Angelo “Giulo” Canessa attorniato da tanti amici. Da sinistra (dietro): Gino Mergotti, Giuliano Gaggero, Gino Pagani, Renato Astolfi, Marco Rebecchi, Mario Boero Da sinistra (davanti): Luca Cella, Angelo “Giulo” Canessa (titolare ed organizzatore gare di boccette “Bar Canessa”), Luigi Grondona, Benito Fulle, Giuseppe Di Falco, Antonio Viola, Renato Massone

I 4 finalisti. Da sinistra: Luca Cella, Gino Mergotti, Gino Pagani, Benito Fulle. Nella foto a destra, i vincitori: Gino Pagani e Benito Fulle

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CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Domenico PERTUSATI

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“Triste vedere spesso le chiese vuote” questa una affermazione piuttosto forte che, a dir il vero, provoca una certa impressione, soprattutto se si arriva a scoprirne la provenienza. A prima vista chi l’ha proferita rischia di essere ritenuto una persona poco obiettiva o con una visione “catastrofica” o addirittura “anticlericale”. Non sarei affatto meravigliato se qualcuno tra i cattolici rigorosi ed intransigenti respingesse al mittente questa valutazione ritenuta “offensiva” e denigratoria, lesiva della fede dei credenti. Senza ulteriori preamboli, dirò che questo rigoroso e traumatico giudizio è stato pronunciato dal Vescovo di Chiavari nel corso della celebrazione della messa “in cena Domini” della Settimana Santa. Il presule avrebbe sottolineato ( così è riportato ne Il Secolo XIX pag. 26 Levante del 6 aprile 2012: articolo di Fabio Guidoni) come “sia triste vedere spesso le chiese vuote e la gente che si avvicina alla comunione con distrazione, incapace di trasmettere ai bambini un buon esempio…” Sono parole di una gravità insolita che meritano una attenta riflessione. Non posso non apprezzare il coraggio di tale denuncia tesa ovviamente a porre rimedio ad una “triste ed avvilente situazione”. Conosco il vescovo della nostra Diocesi fin dal periodo della sua giovinezza: ne ho sempre apprezzato le doti intellettive, l’impegno nello studio, la diligente preparazione teologica. Questa precisazione mi pare opportuna per rendere meno sgradevoli ai “cattolici di ferro” quei rilievi critici che intendo avanzare. Sono convinto che la scarsa affluenza nelle chiese costituisca una notevole preoccupazione pastorale, ma non ne condivido pienamente la causa, che così come mi è pervenuta appare piuttosto riduttiva. I genitori sarebbero accusati di non trasmettere un buon esempio con una presenza costante e una seria partecipazione ai sacramenti. UN SERIO ESAME DI COSCIENZA Mi sia consentito non fermarmi agli effetti, ma risalire alle cause di questo distacco e

È

disaffezione. Le responsabilità vanno ricercate all’interno della Chiesa, vale a dire in coloro che sono ritenuti i “maestri” della fede e che hanno il compito di offrire una sana e convincente formazione cristiana con un tenore di vita esemplare. Ci sono tante domande che non si possono eludere: vanno accolte con serietà e umiltà. Si dice che la chiesa è una grande famiglia, dove tutti gli aderenti si sentono fratelli. Ma è proprio vero? Non è diventato un luogo comune, cioè una affermazione retorica? E’ concepibile una così importante famiglia che ha un capo assoluto con una serie di delegati che trasmettono i comandi ad una moltitudine che deve stare sottomessa senza avanzare obiezioni di sorta? Obbedienza pronta, cieca, assoluta: ecco quello che si è sempre preteso nel corso di secoli. Del resto l’insegnamento e l’esempio di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, ha fatto scuola ed è stato indicato come un modello da imitare. Insegnò che l’obbedienza va praticata “perinde ac cadaver”: come se si fosse cadaveri! L’opinione del singolo non conta nulla di fronte all’autorità del superiore, anche se può essere in contrasto con la più ovvia evidenza. Il pensiero di Ignazio e il Concilio di Trento segnarono il percorso di quella Restaurazione cattolica che impregnò la religiosità cristiana fino al Concilio Vaticano II (196265) e che ancor oggi ha i suoi sostenitori irriducibili sia nei seguaci del vescovo Lefebvre sia in quelle “compagnie” e “movimenti” di zelanti e rigidi “ conservatori” e “integralisti”. Sono questi che contribuiscono ad allontanare i fedeli i quali ormai hanno aperto gli occhi e si rendono conto che l’insegnamento genuino di Cristo è un’altra cosa. LE VERE CAUSE DELLO “SVUOTAMENTO” DELLE CHIESE I sacerdoti si illudono di incrementare la fede attraverso prediche “conclamate” durante le celebrazioni liturgiche. Discorsi

Le adunate oceaniche sono anche finalizzate ad aggregare gli incerti e a convincere i dubbiosi.

che sovente sono altisonanti, perentori e autoritari. Sostengono che eseguono l’ordine di Cristo: “Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc.16,15). Ora annunciare il Vangelo non significa elargire commenti “personali”, idee originali o frasi ad effetto. Predica lunga, predica nulla. In termini più espliciti più si parla e meno si è ascoltati. Talvolta sono tentato dopo un sermone senza fine di chiedere ai presenti alla cerimonia di riferire quanto hanno recepito. In verità molti dicono di non rammentare bene o di essersi distratti. Come buoni fedeli colpevolizzano se stessi e non l’inutilità di un discorso Ignazio di Loyola presenta al Papa Paolo III la regola del suo Ordine lungo, ripetitivo, cattedratico che focalizza il valore assoluto dell’obbedienza, che va eseguita senza e noioso. riserve e senza battere ciglio alla pari di un cadavere. (Jusepe De RiPurtroppo la maggior parte bera detto Lo Spagnoletto - Chiesa del Gesù - Roma) dei parroci non è disposta a papale sia imperiale anche nelle sacre funsemplificare le cerimonie che accompa- zioni. gnano la liturgia. E’ bene precisare che la Rimettere nel nostro tempo in vigore la liturgia non si identifica con le cerimonie di messa in latino è stata una iniziativa piutcui è intessuta. Sono utili, ma non essen- tosto strana e poco apprezzata se non dai ziali. Ricordo sempre la migliore definizione tenaci ed irriducibili laudatores temporis che un sacerdote genovese competente in acti, coloro che anziché guardare avanti rimateria soleva ripetere: “La liturgia è il volgono l’attenzione ai tempi superati. culto della Chiesa” che nel corso dei secoli Benedetto XVI li ha accontentati, nella sua è stato espresso con cerimonie varie e riti eccessiva benevolenza, con il Motu proprio diversi. Si tratta dell’Abate Mario Righetti “Summorum pontificum”. Così sono auche ho avuto modo di conoscere e apprez- mentate le divisioni e le contrapposizioni a zare: mi confidò che il Card. Schuster, ar- tutto danno della moltitudine dei cristiani civescovo di Milano, teneva il suo volume di che nulla conoscono del “latinorum” , come Storia liturgica sul comodino da notte. Ecco si esprimeva molto contrariato il povero perché mi permetto affermare che le ceri- Renzo dei Promessi Sposi di fronte alle “armonie non sono un dogma, così come le gomentazioni” arbitrarie e ingannevoli di tante genuflessioni, gli inchini, a volte lievi a Don Abbondio. volte profondi secondo le prescrizioni, le in- In sostanza, cari sacerdoti, semplificate le censazioni ripetute durante la messa, i “ba- cerimonie. Curate l’essenziale. So bene ciamano” al celebrante, i canti solenni che non dipende dalla vostra volontà, ma anche in latino, i paramenti lussuosi e ap- da chi vi sovrasta e vi comanda. pariscenti e tanti altri accessori superficiali Non è l’apparato esteriore che convince: è che non concorrono affatto ad aumentare soprattutto l’esempio di vita. Preti apprezla fede dei partecipanti. C’è assoluto biso- zati sono quelli che, invece di preoccuparsi gno di cambiare e rinnovarsi anche nelle di “concionare”, sanno ascoltare tutti forme esteriori. senza rimproverare coloro che hanno di Torniamo al passato, ma a quello delle che lagnarsi circa le decisioni prese. E’ origini, quello dei tempi apostolici, quando della massima importanza mettersi alla la chiesa primitiva era trasparente, non fa- pari con tutti, vicini o lontani, ricordando ceva scenografia, era semplice e aperta, che “nessuno è senza peccato”. La celebrazione del Santo Sacrificio avve- Il Divino Maestro non ha detto “Amate i voniva in modo diverso: semplicità, convin- stri nemici, fate del bene a quelli che vi zione, comprensione e partecipazione. Era odiano” ? (Lc. 6,27) più che naturale che la lingua usata fosse Se questa è la strada da seguire perché quella del popolo. All’inizio l’aramaico, la lin- tante scomuniche e condanne anche nel gua di Gesù, poi l’ebraico, quindi il greco e passato recente? infine il latino quando a Roma ci fu l’evan- IL DENARO “INQUINA” IL VANGELO gelizzazione. Il latino, essendo la lingua uf- Riescono ad essere apprezzati quei saficiale, venne imposta dall’autorità sia cerdoti che non si occupano di interessi


La messa in lingua latina è stata rimessa in vigore per attenuare la rivolta di Mons. Lefebvre, uno fra i vari scrupolosi tutori della genuinità della liturgia, grazie alla “ benevola” approvazione di Benedetto XVI (Motu proprio ”Summorum Pontificum”)

materiali, che non accumulano ricchezze, che non chiedono soldi tranne che per casi urgenti e straordinari. C’è da domandarsi: quanti sono coloro che disdegnano il denaro o che addirittura lo rifiutano? E’ innegabile che l’esempio viene dall’alto, cioè dalle supreme autorità. A questo punto sarebbe facile, ma inopportuno, far riferimento a quanto sta avvenendo in Vaticano. E’ mia ferma intenzione non intromettermi in questa delicata questione: al momento c’è molta confusione ed è meglio (e doveroso) attendere che si faccia chiarezza. Mi limito a dire che coloro che sono al vertice della chiesa hanno il dovere di concorrere a far emergere la verità senza reticenze o attenuazioni. Di fronte ad eventuali errori o comportamenti scorretti, non coperti, ma umilmente riconosciuti, i veri e convinti credenti non ne subirebbero un danno, ma una conferma che tutti siamo peccatori, dall’alto al

basso, bisognosi della misericordia divina. Questo è quanto ci accomuna e ci fa sentire chiesa-famiglia. La predica più efficace? L’umiltà di chi comanda. Comandare è un servizio, non un merito personale. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire” (Mat. 20,28 e Mc. 10,45) Questo monito di Cristo vale per tutti, in primis per quanti sono al vertice della comunità cristiana. E’ sempre l’esempio che conquista… LA FORZA “ PERSUASIVA” DELLE MASSE Per ridare entusiasmo e favorire la partecipazione, compensando la ridotta presenza nelle chiese, vengono organizzate manifestazioni nazionali ed internazionali, raduni e convegni che raccolgono molta folla: non mancano gli applausi, le ovazioni, le urla di consenso… Tutto serve a tamponare la crisi… Un esperto di psicologia molto tempo fa aveva fatto notare come le adunate clamorose e solenni riescono a coinvolgere anche chi è dissenziente o per lo meno indifferente o tiepido. Tuffato e immerso in mezzo ad una folla festante ed osannante viene inconsapevolmente coinvolto e si sente sospinto a uniformarsi, accantonando le opinioni personali. Lungo questo percorso emotivo ci si trova integrati e plaudenti. La folla esultante conquista e vince le perplessità e i dubbi. Nella storia non tanto lontana viene spontaneo rimembrare le adunate oceaniche che promuovevano il consenso di ogni par-

tecipante e accrescevano il prestigio dei capi-popolo. Chi conosce le vicende storiche sa che il fascismo era su questa linea. Mussolini dal balcone di palazzo Venezia arringava la folla che senza esitazione applaudiva a tutto quanto veniva proposto. Il contagio era inevitabile. Prima della seconda guerra mondiale la gran parte degli italiani si dichiarava “fascista o, tutt’al più, taceva. Dopo la “liberazione” non c’erano più fascisti: tutti, salvo rare eccezioni, dichiaravano di non aver mai approvato la dittatura fascista e assecondato i piani del duce. Ancora un’annotazione. I lettori ricorderanno che in occasione del Giubileo dell’anno Duemila si tenne a Roma il Congresso Mondiale della Gioventù. Si calcolò che i presenti in quella enorme spianata (Tor Vergata) non furono inferiori a due milioni. Uno spettacolo imponente ed impressionante. Ricordo che accorsero da ogni parte del globo. Mi capitò di incontrare gruppi di ragazzi e ragazze che in viaggio per la capitale si esibivano in canti, balli, suoni. C’era tanto frastuono e movimento con chitarre, tamburi, flauti, sax, fisarmoniche e altri strumenti. Insieme trascorrevano le serate, unendosi a francesi, tedeschi e altri stranieri che transitavano, bevendo e cantando con sorprendente euforia. Fra loro notai la presenza di alcuni ragazzi che, come le loro famiglie, non frequentavano affatto la chiesa: tuttavia erano allegri, pieni di entusiasmo. Durante il soggiorno romano, dormirono all’aperto in un caldo soffocante: interven-

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nero gli idranti per rinfrescarli. Tutti erano entusiasti e soddisfatti, Fu ritenuto un grande trionfo per la chiesa: papa Giovanni Paolo II passò tra loro benedicendo e ricevendo scrosci di urla e di applausi a non finire. Devo precisare che per quei ragazzi che ben conoscevo al loro rientro nulla cambiò. Ripresero a stare lontani dalla chiesa, come se nulla fosse accaduto. Questo risultato dimostra come sia scarsamente incisivo e poco persuasivo partecipare a grandi adunate: le adesioni “entusiastiche” sono in non pochi casi il risultato di uno “stare insieme” gioioso, divertente e superficiale. Questo vale per tutte le manifestazioni di massa. Non si dice che spesso “l’apparenza inganna?” Pertanto la religiosità è soprattutto una questione di coscienza, non di esteriorità. Il Divino Maestro lo ha detto senza mezzi termini: “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.” (Mt. 6,5). Inoltre mise un freno alle preghiere lunghe e rituali “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate” (Mt. 6,7-8). Ritengo che tutti, compresi quelli che stanno “in alto”, debbano farne tesoro.


STORIE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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a cura di Emilio CARTA

INQUISIZIONE

La cagna corsa: processo ad una strega rapallese Questo saggio apparve originariamente su “Il Mare”, periodico del Tigullio, il 5 Giugno 1909 a firma di Arturo Ferretto o storico Vayra si occupò nel 1874 delle Streghe nel Canavese. E’ notabile l’erudizione storicogiuridica, onde si abbellisce la dotta monografia, ed è interessante pure per la storia delle streghe in Liguria, le quali, secondo dice l’autore, si davano tutte convegno in un paesello, chiamato Ribordone, nella località, che tuttora ha conservato il nome di Pian delle Streghe. La Serenissima di Genova non mancava di perseguitarle e di farle abbruciare sulla Piazza di Banchi. Il 9 dicembre 1446 Il doge Raffaele Adorno ingiungeva al vicario di Portomaurizio di rimettere nelle mani dell’Inquisitor d’eresia insignem magam, chiamata Romea Baiardona, presa dal podestà di Taggia. Contro le streghe però mostrassi assai più rigoroso il governo nei tempi ch’era soggetto a

L

Luigi XII di Francia, si come evincesi da un atto del 5 luglio 1505, fungendo allora da inquisitore contro le stregonerie un figlio di Zoagli, il padre Stefano Piaggio, degli Eremitani di Sant’agostino. Il 6 luglio 1630 il magnifico Emmanuele dei signori di Passano, capitano di Rapallo, scriveva al Senato di Genova: “Hieri mi capitò alla porta una povera donna, che va di continuo cercando limosina e mi fu detto che essa è una strega. Io per curiosità la feci chiamare, menassandola di farla porre nelle carceri; allora essa, ancora che non si poteva movere, si pose a fugire, e fu trattenuta. Mi vennero molte persone a dire che questa tale è reputata per strega comunemente, che mi parse farne qualche diligenza et ho trovato due che mi hanno detto che le

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sono stati guasti ad ognuno di loro doi figliuoli, e che tengono per sicuro che sia stata questa, onde mi parve bene di farla porre in carcere, acciò ve paresse di farlo penetrare al P. Inquisitore, se no ordinarmi quello doverò fare.” Quella povera mendica che, non potendo muoversi, ebbe ancora tanta forza di fuggire, e che fu tosto acciuffata, quella voce pubblica popolare, che insorge ed accusa, quell’accozzaglia di particolari, scritti dalla prima autorità del capitaneato, fece ben tosto breccia nel cervello del Doge e dei Governatori di Genova, i quali, radunatisi d’urgenza, con messaggio del 10 luglio intimarono al zelante Capitano di porre in chiaro se la strega avea fatto morire i bambini, e di inviare informazioni per essere nel caso consegnata al tribunale dell’Inquisizione. Ormai il dado era tratto. Il 13 luglio il Capitano rispondeva al Senato: “Per la strega carcerata se ne prenderà quella cognizione che si potrà. In questo capitaneato è tenuta per tale in tutti quelli luoghi dove è conosciuta e, fatto quelle diligenze che intorno a questo si potrà, ne darò subito conto”. Inoltre con altra lettera del 18 luglio aggiungeva che la donna Catterina, ossia Manola, detta la Cagna Corsa, è realmente maga e incantatrice, stante i rapporti presentati da persone degne di fede, e che per conseguenza il bargello Giannettino Crocco e il famiglio Angelo Oliva la portarono legata nelle carceri del castello. Si cominciò ad istruire il processo.

Siamo nel salotto del molto Illustre Capitano e corre il 23 luglio. Sfilano i testimoni e si esamina per la prima la venticinquenne Brigidina, moglie di Bartolomeo Cagnone. Così canta: “Di Gatturiga detta la Cagna Corsa io vi dico che per Rapallo è schivata et è tenuta publicamente per una strega et una volta mi domandò della sale, e perchè non li ne volsi dare mi disse al vero rendere, et allora presi sospetto che mi dovesse far qualche affronto alli miei figlioli piccolini, una dei quali mi è morto quindici anni sono, perchè nacque grametto”. Più curiosa e la deposizione del trentenne Giusepe Arata, fatta lo stesso giorno. E racconta: “Il giorno di san Bartolomeo che fu alli 24 agosto dell’anno 1628 che fu giovedì capitò a casa mia in la mia villa di san Pietro Cattarina, detta la cagna Corsa, la quale vidde mia moglie nella sua porta, che aveva un suo figliuolo in braccio d’età di mesi cinque benissimo allevato e detta Cattarina mi disse se era maschio o femmina, ed io che intendeva che era una strega, è un cancaro che ti mangi, dissi , et essa stette in piedi e si mise a dire o figliuol mio non dubitate, non dubitate che sebene dicono che sono una stria, non è vero, e poi se ne andò per fatti suoi, e da detto tempo in qua non è mai più comparsa in quelle parti. Alla domenica seguente io me ne andai a messa e al dopodisnare, essendo andato a spasso, mi fu detto che il mio figlietto era morto che mi parse molto strano: andai subito a casa e trovai detto mio


figlio morto e lo disfasciammo e trovammo che aveva in tutte le coscie segni neri della forma di due mani e segni della forma del dito grosso arrivavano sino sotto la pancia. Subito mi fu detto che erano state le strie che avevano guasto detta creatura e soltanto posso sospettare in detta Cattarina, perchè da quel tempo in qua quando mi vedeva si metteva subito a fuggire et ho inteso dire pubblicamente che ne abbi guasto delli altri e che sia una stregaâ€?. A questa deposizione schiacciante segue quella del trentenne Nicolò Multedo, ed è del seguente tenore: “Ponno essere circa quattro anni, e lo saranno a Carnevale, che Cattarina, detta la Cagna Corsa, venne a casa mia a San Pietro, mentre che io non ero in casa, et vedendola Angeletta mia moglie nella porta, non voleva che entrasse in casa, et essa volle entrare: quando fu in casa disse a detta mia moglie quello la è il vostro fante? et essa mia moglie le disse che non sapeva cosa si fusse e poi detta Cattarina domandò a detta mia moglie delle castagne e delle fiche, e le disse che non ne aveva, e poi addimandò dell’olio chiaro et essa mia moglie le disse che non ne aveva e detta Cattarina le replicò o no averete bene si et essa mia

moglie le disse che l’avea bollito, et essa gli disse che glielo desse come era e detta mia moglie le disse che andasse a prenderselo in una ramara che era ivi, e cosÏ andò, e se ne prese quando volle per empire un doglio che aveva, e poi se ne andò via et andandosene disse a mia moglie tu facevi meglio a darmelo chiaro, e questo segui al martedÏ, e poi detto mio figlietto che era di un mese e dieci giorni stette sempre male da due ore dopo che fu partita detta Cattarina, et all’indomani che era mercoledÏ, mentre mia moglie lo fasciava, a tre ora di notte le uscirono tre stizze di sangue dal naso, e tre stizze le caderono dalla bocca e subito morse che alcuno non se ne accorse e poi facessimo diligenze per vedere cosa aveva avuto, trovammo che aveva delli segni neri nella gola che pareva le fusse stato messo una mano e io non posso sospettare salvo in detta Cattarina, perchè si tiene pubblicamente che sia una strega perchè disse a mia moglie quelle parole che sopra ho detto�. Si noti la strana coincidenza del numero tre. Tre furono le cose richieste dalla strega, castagne, fichi ed olio, tre le goccie di sangue, ed il bambino morÏ alle tre ore di notte e per di piÚ il terzo giorno della settimana!

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A.I.S. Liguria Delegazione Tigullio - Portofino

San Pietro di Novella. Qui nel 1628 avrebbe abitato Cattarina, detta la cagna corsa, accusata di stregoneria

Il processo fu sospeso, tanto piĂš che il Capitano era affaccendato per preparare un degno ricevimento al Cardinale di Santa Cecilia, trasmesso legato a latere della Regina d’Ungheria, il quale 25 luglio giunse a Portofino, ove il nostro Capitano andò a complimentarlo, fermandovisi quattro giorni. Il processo fu ripreso il 10 agosto, giorno di sabato: si apre la seconda udienza e comparisce Vincenzo Amandolesi, ed afferma che nella prima cappella di San Pietro, il giorno di Natale dell’anno passato, la Catterina guastò un figlioletto di quattordici mesi ad una sua figlia. Anche Massimo Costa giura che aveva dato a mama, cioè a balia, una sua figlioletta a san Pietro; la quale un giorno fu trovata colla bava alla bocca. Sua moglie, sospettando del malocchio “mandò a chiamare Catterina detta la Cagna Corsa, la quale le fece rispondere che non voleva andare perchè sapeva quello voleva, e poi fece portare detta foglietta qui a Rapallo in casa nostra e si fece chiamare il Padre Spirito di Sant’Agostino, il quale le lesse l’Evangelio e li disse che stimava che fusse stata guasta dalle strie e de ivi sei o sette ore in circa se ne morseâ€?. L’11 agosto 1630, giorno di domenica, il Capitano riprende l’audizione dei testi tra i quali Meneghino Vernazza d’anni 47 dice che li anni passati morĂŹ un suo figlioletto “che venne nero subito e dopo morte vomitò certe cose nere e tutti stimorno che fusse stato guasto dalle strieâ€?. Presentasi pure Marietta, moglie del Massimo Costa, la quale conferma la deposizione del marito, e, calcando la dose, aggiunge che appena morta la sua figlia stregata “venne nera nel petto, nel collo e nella gola e aveva le

gambe una piĂš curta che l’altra ed è sicura che fusse detta Cagna corsa che guastasse detta mia figlia tanto piĂš che una volta, essendo dal pontetto della Muretti in compagnia della mia fantesca, trovammo detta Cagna corsa e dicessimo fra noi che si diceva che era una stria et essa ne senti e ne diede una guardataâ€?. Con un sospiro di gioia il Capitano dichiarò chiusa l’udienza, e l’indomani in plico chiuso coll’impressione in ceralacca del suo sigillo, trasmise al Senato il processo avendo cura di aggiungere nella lettera di trasmissione che la strega non mancava di essere grandemente indiziata di aver guasto molti figliuoli, e che per conseguenza attendeva ordini dall’autoritĂ superiore. Il 30 agosto il Senato rispondeva al Capitano di Rapallo: “Si sono viste le informazioni da voi prese contro la Cattarina detta la Cagna corsa inviateci con la vostra del 12. Vi diciamo che restando il suo delitto soggetto allo Statuto criminale Cap.10 sotto la Rubrica De Veneficiis, tirate innanzi questa causa terminandola con giustiziaâ€?. Da questo punto mancano le notizie della strega nelle corrispondenze del Senato, da cui tolsi questa messe preziosa. L’ultimo responso però è chiaro, giacchè la pena, comminata alle avvelenatrici dallo Statuto criminale, allora vigente, consisteva nel rogo; e certo la povera Cagna, proveniente forse dalla Corsica, e che per parecchi anni avea bazzicato per le gaie pendici di San Pietro di Novella, seguĂŹ il destino di tante altre colleghe, e, portata in Genova, fu arsa viva sulla Piazza di Banchi, accrescendo in tal modo il numero delle tristi vittime della superstizione d’allora.


VIAGGIARE/2 E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Vinicio TEMPERINI

AFRICA

In Nigeria, anche questo è turismo... (parte II) gosto / Settembre 1968. Sistemato dunque il problema “Drums di rame”ad Alcabar c’era da affrontare quello del ritorno a casa (Lagos / Apapa) con la situazione militare e politica che in tutto il Paese era molto peggiorata specie al Nord. Eravamo arrivati con aereo privato a Kaduna e poi per strada mentre i nostri preziosi drums, debitamente scortati raggiungevano Calabar per strada e via fiume. Come già detto, collegamenti aerei e marittimi in quel momento erano solo “di guerra” diffusa ed aspramente combattuta. Le strade più dirette, come si può immaginare, erano …una scommessa, raramente vinta dal viaggiatore borghese. Un lungo viaggio sul Niger in quei momenti era precario se non pericoloso. Restava solo da affidarsi a fermezza, esperienza , iniziativa, fantasia e sperare in… tanta fortuna. APPUNTI DI VIAGGIO Gli Inglesi avevano lasciato la Nigeria indipendente da otto anni (1960) ma la loro presenza era ovviamente ancora forte in tutto il Paese . Un esempio bizzarro ma indicativo. Viaggiando incontravi le “Rest houses”. Evidenti (e orribili…) segni del loro passato soggiorno. I famosi tetti in acciaio corrugato (corrugated iron)che trovavi e trovi solo in Paesi che furono governati dagli Inglesi e che nessun costruttore italiano applicherebbe mai. Esteticamente un vero pugno nello stomaco. Devo anche dire che in tutta la Nigeria – anche al Nord malgrado nascesse già un forte fondamentalismo – c’era (….e meno male) anche una certa presenza culturale e sociale diciamo “universale”. Citiamo la Scuola di Medicina di Ahmadu Bello (città non lontana da Kaduna e Calabar) con insegnanti anche italiani. Insomma, un momentaccio di guerra, tensioni politiche, religiose e anche problemi di carattere domestico, quotidiano. Moderni Supermercati completamente vuoti. Ebbene, ciononostante trovavi an-

A

cora qualche galantuomo affidabile (non importa di che colore) pronto ad aiutarti e non sempre per danaro. RITORNO A “CASA” Dopo accurati esami politici, metereologici , geografici e soprattutto di concreto buonsenso, scelsi quella che pareva la via migliore – se non l’unica. Buon coefficiente di sicurezza ed anche abbastanza diretta , viste le circostanze, su percorsi validi e frequentati. Tre grosse e robuste Jeeps attrezzate ad “Albergo e Ristorante”, con relative provviste, per avere vitto ed alloggio sicuri ed indipendenti . Poter decidere insomma se, quando e dove fermarsi. Campers non ne trovai ma le Jippone erano più affidabili in quelle circostanze. ITINERARIO QUASI OBBLIGATO Prima tranche su strade viabili anche con meteo pessimo: Katsina, Kaduna, Abuja, Enugu (foto sotto), Owerri. Poi traversata , assolutamente diurna, del Niger su chiatta verso Boli. Poi strada sino a Lagos via Benin.

Devo ammettere che copiavamo il percorso che – temporibus illis – gli Ispettori di Sua Maestà (District Officers) utilizzavano nei due sensi (Sud / Nord / Sud) per controllare lo “Stato dell’arte” di strade , impianti elettrici (pochi allora), presidi sanitari (pochi, di nuovo), militari e burocratici (molti). Tutto il Paese insomma, allora Colonia. Va però detto che gli stessi Ispettori spesso operavano nei villaggi, foreste e paludi, anche come me-

dici, magistrati, sceriffi, mediatori. Portatori anche di pace e progresso. Qualcuno pagò con sofferenze e anche con la vita. Molti sono ricordati con stima e gratitudine. Insisto, questa è una parte positiva – visti tempi e circostanze – di questa mia avventura. Quasi turismo. Soste ad Abuja ed Enugu in buoni Hotels con cibo accettabile, specie dopo i pasti in auto. Una sola volta,dopo Kaduna, ci siamo regalati un bel pic-nic in un bosco accanto alla strada. Viaggiavamo scrupolosamente in pieno giorno a velocità ridotta. Preferivamo infatti essere fermati dai soldati sulla strada piuttosto che dalla classica “raffica di avvertimento”. Viaggio reso emozionante da continui, improvvisi ALT di militari con mitragliatore puntato. Devo ammettere che - a parte qualche sgradevole, lunga perquisizione – il loro comportamento era duro e deciso ma sostanzialmente corretto e civile. Ad Owerri organizzammo il noleggio di una grossa , efficiente chiatta. Il meglio su piazza…Arruolammo un buon pilota (Nigeriano) che doveva anche restituirla dopo nostro sbarco vicino a Boli, dove finivano i nostri noleggio e responsabilità. Certamente ho imparato tante cose nel mio lavoro. Alcune curiose. Per esempio se devi attraversare un fiume grande e forte –come il Niger –devi seguire una rotta “obliqua” che ti rende meno soggetto alla spinta della corrente che va con forza, ovviamente…., in una sua direzione che è diversa dalla tua. Ingaggiammo scorta per tragitto stradale. Un Ufficiale dell’Esercito (Cap. Amir Ahmed) e due civili affidabili di etnia Hausa, visto l’ambiente. Devo ammettere che anche

noi “Turisti” eravamo personalmente abbastanza… preparati. Finalmente, vicino a Daonitsha, ecco la nostra chiatta pronta sul Niger. Le piogge avevano devastato il punto d’imbarco ma per noi allestire una “rampa” non era un problema. Naturalmente – Legge di Murphy – arrivati al centro del fiume si scatena il diluvio. Solo chi ha subito personalmente una “pioggia tropicale” in piena stagione sa cosa significa. In certi momenti pareva avessimo più acqua sopra che sotto… Il fiume ribolliva nervoso. Confessiamolo, abbiamo avuto paura. Comunque, Deo gratias, arrivammo in circa tre ore, sani e salvi anche se zuppi e stanchi morti, a Boli. Da Boli – molto più tranquilli –via verso Benin e Lagos. Percorso ancora difficile ma nel Sud Ovest la situazione era più tranquilla. Sempre di giorno, sempre scortati, sempre fermati in punta di mitra e perquisiti ma ormai ci consideravamo, ben pagati, in gita turistica…. – In pochi giorni, senza problemi, finalmente arrivo a Lagos. Io, uomo di mare, mi trovavo ad aver navigato solo sul fiume. Beh, in fondo il fiume finisce nel grande padre mare… Rivivendo quei momenti oggi , dopo tanti anni, a volte mi dico “”E’ mai possibile che un giorno abbia visto Apapa come la Terra Promessa ?......... “”

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CINEMA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Luciano RAINUSSO

AL CINEMAin Marilyn

di Simon Curtis

I film sono trappole che devono funzionare bene

diagonale

Impensabile, almeno fino a ieri, l'idea di un film sulla Monroe, l'Unica, come uniche erano, un tempo, la Garbo, Marlene Dietrich o la Bergman, tutte destinate alla fama eterna, anche dopo la fine del cinema. Ora però c'è questo piccolo film inglese, tremendamente televisivo, gradevole nelle sua modestia, che sembra una navicella intenta a circumnavigare tranquillamente il Sole, a giusta distanza per non rimanere incenerita. Film che, tra l'altro, arriva al momento giusto, mentre si celebra in cinquantennale della scomparsa dell'attrice che, oggi, se fosse ancora viva (e il solo pensiero mette i brividi) avrebbe 86 anni. Tutto vero quello che il film racconta, ripreso dai libri scritti da Colin Clarke, il quale ebbe la fortuna di vivere accanto alla Diva nei giorni in cui lei girò un film in Inghilterra con il sommo Laurence Olivier. Della Monroe l'allora giovanissimo Clarke, nel cinema per la prima volta e in qualità di terzo aiuto-regista, fu l'ombra, l'assistente sui set, il confidente, l'accompagnatore per la campagna inglese, innamorandosene, senza speranza. Il film evoca questo rapporto con i toni giusti, accenna al difficile momento allora attraversato dall'attrice, vittima di sonniferi e sedativi, lontana dal marito Arthur Miller, appena sposato. Ricrea il clima arroventato in cui si svolsero le riprese e disegna un piccolo, convincente ritratto della diva, impersonata da Michelle Williams, sorprendentemente brava, capace di restituirne certi stati d'animo, taluni atteggiamenti, la fragilità. Ed è già tanto, perché rifare Marilyn è come voler scalare l'Everest, indossando solamente la divisa dei boy-scout.

Diaz

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Niccolò Ammaniti, scrittore

di Daniele Vicari

I fatti del G8 a Genova, ricostruiti su testimonianze orali e verbali di udienza con l immediatezza tipica che i servizi televisivi hanno mutuato dal cinema. Gli scontri di piazza, la drammatica irruzione nell'ormai famosa scuola Diaz, la notte di orrore nella caserma di Bolzaneto sono rievocati con il massimo realismo possibile, lasciando alle immagini il compito di spiegare quanto avvenne allora: quando il Male e la Violenza ebbero il sopravvento sulla Ragione e si scatenarono gli istinti bestiali degli uomini protetti dalla divisa. C'è, la descrizione, dettaglio dopo dettaglio, di quello che passerà alla Storia del nostro disgraziato Paese come un autentico atto di “macelleria messicana” compiuto semplicemente per obbedire al più aberrante degli ordini: sgomberare un manufatto, senza precisare che si trattava di una scuola, occupata in quelle ore soprattutto da ragazzi e ragazze, inermi, colti nel sonno. Naturalmente il regista Vicari, di cui si ricorda IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA, sulla notturna odissea di un laureando nel mondo delle bische clandestine, non aggiunge molto a quello che già si sapeva. Ma, a seguirlo sullo schermo, il suo film impressiona lo stesso, ingigantisce l'effetto, suscita sgomento e sdegno. Le immagini s'inchiodano nella memoria, come se fossero riprese dal vero. Anche perché a guidare la macchina da presa si avverte che c'erano impegno e sicuro intento etico.

Viaggio in paradiso di Adrian Grunberg

Il pescatore di sogni di Lasse Hallstrom Alla base di questo film un romanzo di successo, intitolato“Pesca del salmone nello Yemen”(scritto da Paul Torday). Ma la distribuzione italiana ha preferito fare appello ai sogni che, a dire il vero, aiutano a vivere, pur essendo, per natura (e scusate la rima) quasi sempre una fregatura. Un sogno però nel film c'è e appartiene ad un ricchissimo sceicco yemenita. Il quale vuole introdurre la pesca del salmone nell'arido deserto del suo paese, costruendo un immenso lago artificiale e importando migliaia e migliaia di salmoni dalle fredde acque dell'Atlantico. A tale scopo coinvolge, vincendone le perplessità più che legittime, un giovane scienziato inglese. Questi incontrerà non poche difficoltà nell'attuare il piano dello sceicco, e avrà modo di innamorarsi, ricambiato, di una splendida assistente legata ad un altro che forse (e si sottolinea l'avverbio) è morto in una lontana terra straniera. Bisogna dire che il film perde molto per la strada, Perde l'intento iniziale di ironizzare su ambienti e figure tipicamente inglesi (godibile la nevrotica portavoce governativa interpretata da Kristin Scott Thomas). Rinuncia a fornire un valore metaforico al folle progetto dello sceicco. E smarrisce persino la voglia o il coraggio di affermare che i veri amori, per essere tali, non debbono mai realizzarsi. Ha diretto un regista d'origine svedese, partito per Hollywood dopo aver sfiorato l'Oscar con LA MIA VITA A QUATTRO ZAMPE, bel film sulla tenera amicizia di un dodicenne e una sua coetanea.

Stando a questo film, nella città messicana di Tijuana esiste un'immensa prigione a cielo aperto. Un' autentica bidonville (se non un inferno vero e proprio), sorvegliato da guardie armate, dove tutti si arrangiano per vivere. Teatro di ogni traffico illecito possibile (droga, prostituzione, gioco d'azzardo) e di frequenti sparatorie. Lì dentro, a tirare le fila un boss malavitoso, malato di cirrosi, in attesa di trapianto e interessato alla sorte di un ragazzino, destinato ad essere il suo futuro donatore di fegato. In questo mondo di dannati arriva un americano che, dopo aver rapinato una somma ingente, è caduto nelle mani della polizia messicana che si è impossessata del danaro. Il film è modesto, appena salvato dal grottesco con cui sono trattati personaggi e situazioni. Siamo dalle parti del cinema alla Tarantino che accumula orrori e nefandezze, risolvendo il tutto con il sarcasmo. Il ritmo è sostenuto, ma il racconto si abbevera alla fonte del rifritto. E' ben ritagliato sull'orrendo sfondo, il personaggio dell'americano che pensa soltanto a come fuggire. (La sua fuga darà il via ad una vera sommossa all'interno della prigione, e il ragazzino sarà sottratto in tempo ai ferri del chirurgo). Star e anima del film, Mel Gibson, e un finale che sorprende non poco, data la modestia della vicenda: risolto in uno di quei luoghi paradisiaci che ancora esistono e sono il rifugio sicuro per chi ha molto denaro da nascondere.

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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

LETTERE E NOTIZIE

LIBRI Volto noto di Rapallo, sia come professore di Economia aziendale all’Istituto Liceti sia come consigliere comunale del partito socialista italiano negli anni del sindaco Gian Nicola Amoretti, Corrado Leoni ha intrapreso la strada della scrittura. Di recente ha presentato nei locali della biblioteca comunale di villa Tigullio il suo ultimo libro: “Migrare”, edito da Maremmi Editori Firenze. Un romanzo affascinante che racconta la storia di Aldo, un italiano emigrato in Germania, a Francoforte sul Meno. Qui incontra Clea con la quale instaura un rapporto che andrà oltre la semplice amicizia. Insieme affronteranno situazioni impreviste, avventure e contrasti, che rinsalderanno la loro storia di amore. Nel mezzo uno spaccato della cultura tedesca con i suoi usi e costumi, che rende il romanzo ancora più coinvolgente. Migrare è il secondo libro di Leoni, autore di origine trentina che da qualche anno si è trasferito a Casola, in Lunigiana. Il primo, “Nane”, racconta la storia della Resistenza vista dagli occhi di un bambino.

GREEN CARPE(T) DIEM... Egregio Direttore, C’è il tendone della Croce Bianca, per farci vivere (capire?) quanto sia cambiata la vita di chi ha subito il terremoto del 20 maggio scorso: Emilia di pianura ma ancora tellurica nelle sue radici, assestamenti o no. Ed io che ho frequentato Cavezzo e dintorni per legami di scuola e amicizia, non ho tollerato la visione di un paese sbriciolato in un respiro, l’espressione “il mondo che ti crolla addosso” luttuosamente reale. Ci sono i punti di raccolta per gli aiuti, per le mani tese. Green, verde come la speranza e l’impellenza di sentirsi migliori. C’è il “green” golfistico, polmone verde d’erba ricreato ad hoc, la trachea che si dilata felice al solo pensiero, voglia di cantare e ballare in conseguenza; ben otto punti d’incontro per chi ne abbia il fisico e la passione, vocalisti e dj, il “mitico “ Al Rambo quale sergente maggiore. Infine – ahimé – c’è il green delle tasche italiche, e il mese di giugno (tra Imu e connessi) è sceso sulle nostre gole lesto e affilato, come la

peggior ghigliottina. Forse per questo, molti concittadini non hanno apprezzato le proposte – giudicate spesso onerose – dei ristoratori: alcuni hanno invocato un costo “politico”, altri di devolvere – per ogni commensale – due euro in favore dei “cugini” emiliani (medesimo importo degli sms di solidarietà). Sono ostile, impietosa? Pazienza. Victor Hugo scrisse: “Una calunnia nei giornali è come l’erba in un prato. Cresce da sola. I giornali sono di un bel colore verde”. Ma vedi la coincidenza, proprio “green”. Lettera firmata

rava in quel campo, se accusato si toglieva la vita. Staremmo freschi oggi; le strade sarebbero ingorgate dai funerali. Ma almeno sentitevi colpevoli dall'aver, con il vostro atteggiamento, dato adito a che nascessero quelle accuse senza poi vantarsene in TV. “Penalmente irrilevante!” O sono "vecchio". Grazie e cordialità, R.B.

IL MARE IN EDICOLA Spett.le Redazione, plaudo alla decisione di distribuire il mensile "Il Mare" ai lettori attraverso le edicole al prezzo, davvero modico, di Euro uno a copia, che ne vale molti, molti di più, non fosse altro che per il tipo di carta e la grafica, oltre, ovviamente, al contenuto. Detto da un nato Camoglino, che è tutto dire... (anche se non di Origine Controllata...). Un camoglino con interessi familiari nella Perla del Tigullio, tanto per esser chiaro... e che non mancherà di acquistare "Il Mare". Ma rendo noto che l'ultima edizione visibile in Internet (www.marenostrumrapallo.it) è quella di aprile 2012,che mostra i rigogliosi giardini del lungomare rapallino... Cordialissimi saluti Luigi Fassone, Camogli

Grazie per il sostegno morale e tangibile. Provvederemo a inserire appena possibile i numeri arretrati sul nostro sito.

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BARBONI ALLO SCALO F.S. Spett.le redazione, "barboni" e le "barbone" sono riapparsi alla grande all'ingresso del parcheggio ricavato nella zona dell'ex magazzino ferroviario di Rapallo e bivaccano,ormai stanziali anch'essi, protetti dalla capace tettoia, e non disdegnano di importunare i clienti del parcheggio insistendo ad infilare il biglietto nell'apposita fessura. Evidentemente pensano che i clienti del parcheggio sono diventati d'un colpo cretini. C'è chi, appena finito di abbuffarsi alla vicina mensa della Caritas, chiede un Euro per un panino perchè... non mangia da tre giorni. Amministrazione vecchia o nuova, purtroppo, il prodotto...finora non cambia. Lettera firmata

CASELLO AUTOSTRADALE Egregio Direttore, lo svincolo di Rapallo dell'Autostrada A12 sta avviandosi a copiare, se pure in altro contesto, la "Saga dei Forsythe". Dopo le liti sorte un anno fa tra la vecchia Amministrazione e l'Assessore Regionale alle Infrastrutture perchè, così pare, i tre interlocutori provenivano dalla Città di Babele e non riuscivano ad intendersi, ecco la "luna di miele" tra lo stesso (Raffaella Paita) e il nuovo Sindaco Giorgio Costa. Si vede che i tre (il terzo è il rappresentante della Soc. Autostrade) hanno fatto corsi accelerati e ora parlano la stessa lingua. Come prima decisione verrà tolto lo spartitraffico tra le vet-

ONOREVOLI, POCO ONOREVOLI Caro Direttore, mi sono stufato di sentire dire, in tono trionfalistico, da accusati di fatti indegni “ma, in fondo, non ci sono fatti penalmente rilevanti”. Questa frase la posso dire io cittadino normale, ma non chi ha fatto o dello sport o della politica, la ragione della sua vita. In entrambe le attività prima di tutto c'è la trasparenza e l'onore. Un tempo, chi ope-

Invitiamo i lettori a volerci segnalare suggerimenti, problemi. Pubblicheremo le vostre istanze, raccomandandovi la brevità dei testi per evitare dolorosi tagli.

Scriveteci a Redazione “IL MARE” Via Volta 35 - 16035 Rapallo E-mail: rapallonotizie@libero.it

LAUREA Un nostro affezionato lettore, Remo Simonetti, si è laureato il 7 giugno scorso conseguendo il titolo di Dottore in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, con la votazione di 110/110. Titolo della tesi: “Studi preliminari sulla stabilizzazione di nanoparticelle chitosano – foscarnet mediante rivestimento con poloxamero P407 o reticolazione con glutaraldeide”. Relatore: Prof. Eleonora Russo. A Remo le congratulazioni di tutta la redazione de “Il Mare”.


di Renzo Bagnasco

Gargantua

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

LETTERE E NOTIZIE

Il proverbio del mese Quande son figge han quattro braççe, quand'én maiae n'han due ben passe Quando sono fanciulle hanno quattro braccia, quando sono sposate ne hanno due molto stanche

Torta della Liberazione INGREDIENTI: Pan di spagna, zucchero, alkermes, kiwi, lamponi, panna montata e crema pasticcera al limone ESECUZIONE: Tagliare, per il lungo con un lungo coltello, il pan di spagna, aprendolo. A caldo, preparare lo sciroppo sciogliendo lo zucchero in un po’ d’acqua, aggiungervi l’alkermes e cuocere per tre minuti, lasciandolo poi freddare. Quindi inumidire con lo stesso i due “fogli” di pan di spagna e, solo su uno, spalmarvi la crema pasticcera. Richiuderlo sovrapponendogli l’altro foglio e ricoprire tutto, bordi laterali compresi, con panna montata. In fine dividere idealmente in tre parti la faccia superiore e ricoprirne una con fettine sovrapposte di kiwi. Nella parte opposta, disporvi i lamponi e, in quella centrale, allinearvi ciuffetti di panna sino a ricoprirla. Riporre “il tricolore” in frigo per almeno un’ora, prima di gustarlo.

SABATO 28 LUGLIO - RAPALLO (Ge) - ore 21,15 Oratorio dei Bianchi Fabio Tricomi, polistrumentista - Liuwe Tamminga (NL), organo Ore 20,30 Concerto di Campane a cura dellʼAssociazione Campanari Liguri DOMENICA 29 LUGLIO - CELLE LIGURE (SV) - ore 21,30 Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo Viviane Loriaut (F), organo MARTEDÌ 31 LUGLIO - S. MARGHERITA LIG. (GE) - ore 21,15 Oratorio dellʼAddolorata Aram Shahbazians, organo

ture in entrata e quelle in uscita; c'è da sperare (siamo pur sempre in un periodo di sobrietà) che qualche guidatore di quest'ultime, esasperato, (ce ne sono tanti che se non arrivano "primi alla meta" non si sentono realizzati nella vita) non provochi collisioni con qualche suo collega che "entra". Non si capisce, però, cosa c'entri la Regione con lo svincolo di Rapallo. Di solito, quando una decisione viene presa tra due, uno di essi già avanza. C'era proprio bisogno del "terzo" che poi è "una terza"? Attendiamo, in ansia, sviluppi... L.F.

RUMENTA Nel 1854 il Paladino,secondo Giovanni Casaccia, era "Quegli, che pagato dal Governo,va per

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MESE

Giorno Martedì

Luglio

le strade colla pala raccogliendo il concio per pulir la città". A Rapallo, il "concio" sprizza da tutti i pori, pardon, da tutti i cassonetti, differenziamente o no, perchè il Paladino, cioè la Ditta Aimeri, non pagata, rifiuta di raccoglierlo. Il concio viene pertanto raccolto dai netturbini rapallesi all' "atimariesci" , ossia non con i mezzi meccanici moderni, ma come faceva il Paladino, cioè con la pala. E la raccolta va alle calende greche. Ma l'anomalìa, credo tutta italica, sta nel fatto che la paga le viene negata non dalle Amministrazioni della Perla del Tigullio, non da quella già "antica" e neppure da quell'altra, moderna, modernissima, appena nata, bensì da altre Amministrazioni "varie ed eventuali". Lettera firmata

20 12 Lunazioni, Stagioni e Segni Zodiacali

Ora./min. Descrizione 03

20:52

Luna Piena

Mercoledì 11

03:48

Ultimo Quarto

Giovedì

19

06:24

Luna Nuova: 5A Lunazione dʼOro e dʼArgento

Domenica 22

12:02

Il Sole entra nel segno del

Giovedì

10:56

Primo Quarto

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Leone 

Spazio Aperto di Via dell’Arco Associazione di Promozione Sociale

LUGLIO SABATO 7, ore 17.00 RIPENSARE L'ITALIA Come avviare un percorso virtuoso per far evolvere socialmente ed economicamente l'Italia Francis Morandi, esperto di economia e finanza internazionale, autore del libro "Avanti Italia" edito da Il Sole-24 Ore Francis Morandi, un bocconiano, Managing Partner di Tema Consultants e Tema Warren Europe, esprime l'esigenza di creare una Classe dirigente e politica rinnovata, proattiva e meritocratica che, con un felice neologismo, chiama i "polittecnici", cioé individui contemporaneamente capaci politici, esperti tecnici e persone dotate di senso etico (non più politici contrapposti ai tecnici, ma solo politici profondi conoscitori delle materie che devono amministrare ossia "politici da votare in base a curricula certificati").


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Il Mare Eco del Golfo Tigullio 6/2012  

numero di luglio 2012

Il Mare Eco del Golfo Tigullio 6/2012  

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