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Fondato nel 1908

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o Anno V - ottobre 2012 • Direttore responsabile: Emilio Carta

€1,00

ONOREVOLI DISDICEVOLI NE ABBIAMO LE TASCHE PIENE!

OSPEDALE • VOGLIONO FARLO CHIUDERE • ACCESSI POCO RAZIONALI

CITT¤ METROPOLITANA Una scelta frettolosa

ASSOCIAZIONI Gli „Amici del Mare‰ in agonia

LA POLEMICA Rapallesi, rapallini o rapallitani?

TORNA MARE NOSTRUM

IL MARE è consultabile anche on line sul sito

Mostra ed eventi nel nome del Rex

www.marenostrumrapallo.it

UNICEF Iniziative a favore dei terremotati

ARDESIA Una tradizione da salvare

RAPALLO

Associazione Culturale

Caroggio Drito

Associazione Culturale

UnÊorigine ancora oscura


Onorevoli, ospedale e Città metropolitana di Emilio Carta

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IL MARE

Mensile di informazione Anno V - ottobre 2012

€ 1,00

Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Daniele Roncagliolo Hanno collaborato a questo numero: R. Bagnasco - P. Bellosta P.L. Benatti - A. Bertollo - P. Burzi R. Carta - S. Gambèri Gallo - C. Gatti E. Lavagno Canacari - B. Magri B. Mancini - M. Mancini - A. Noziglia D. Pertusati - P. Pia - L. Rainusso D. Roncagliolo - V. Temperini Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò Fotografie: Toni Carta Fabio Piumetti Archivio Azienda Grafica Busco

La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: 2 3 N.S. di Montallegro e gli accessi di R. Bagnasco 4 Gli “Amici del Mare” chiedono aiuto di E. Carta 5 Rapallini, rapallesi e tradizioni di R. Bagnasco 6 Le incerte origini del nome di Rapallo di P. Benatti 7 La Città metropolitana non piace a tutti di E. Carta 8 “Teschiomania” di P. Pia 9 Lʼorientamento giovanile di B. Magri 10 Bilancio estivo: la cultura latita di E. L. Canacari 11 La bussola dei Vichinghi di C. Gatti 12/13 Mare Nostrum nel segno del Rex 14/15 Santa, il porto delle nebbie di P. Bellosta 16 Ricordo o sogno? Quando... di M. Mancini 18 Come eravamo di B. Mancini 19 Un sogno proibito di D. Pertusati 20/21 LʼUnicef sta con i terremotati dellʼEmilia 22 Pane e pomodoro di E. Gambèri Gallo 23 Gente di Liguria di A. Bertollo 24 Lʼarte nellʼardesia di P. Burzi 25 Comunità educative a Rapallo di A. Noziglia 26 Viaggiare: la rivolta dei garofani/2 di V. Temperini 27 Cinema in diagonale di L. Rainusso 28 Lettere e notizie 29/30/31 Onorevoli, basta! di E. Carta

Lʼospedale fa acqua di D. Roncagliolo

Uno scandalo al giorno toglie il medico di torno? Parrebbe proprio di no vista la frequenza pressoché quotidiana con cui assistiamo al vergognoso sperpero di denaro pubblico. La sanità pubblica dovrebbe mettere a disposizione un neurologo per tutti i cittadini che, sempre più impoveriti da questa recessione senza fine, escono pazzi da questi sprechi fatti con i soldi pubblici. IL CASO REGIONE LAZIO è solo l'ultimo della pressoché quotidiana “frittatina” che ci viene ammannita dai media. E, sia ben chiaro, ogni regione italiana ha le stesse scandalose spese d'istituto; cambiano forse gli spiccioli ma per il resto anche la Liguria è uguale al Veneto piuttosto che alla Calabria o alla Puglia per non parlare della Sardegna. Ora la cronaca ci racconta che un consigliere regionale guadagna più di un parlamentare quasi lo scandalo fosse solo quello e non le centinaia di migliaia di euro che vengono sottratte dalle tasche dei cittadini per impinguare le tasche di questi lazzaroni che tra feste e festini, spese pazze e autoreferenti, spesso mascherate per attività di promozione politica, si riempono le tasche perché evidentemente i privilegi di cui godono non sono sufficienti. E poi con arzigogolamenti vari si difendono con un “purtroppo è la legge che lo consente!”. Torniamo a ribadirlo. La gente si allontana sempre più da questa politica del magna magna, un business senza fine: si investe in una candidatura per poi rifarsi con gli interessi delle spese sostenute e arricchirsi. Se qualcuno si ribella e urla il suo disprezzo per questo tipo di politica viene tacciato di essere il solito “cetto laqualunque”. Tornando a noi assistiamo sgomenti alle vicissitudini dell'OSPEDALE N. S. DI MONTALLEGRO che, giorno dopo giorno, viene smantellato con la politica del carciofo. Foglia dopo foglia, naturalmente nel segno della razionalizzazione dei servizi: un giorno ti tolgono i posti letto, un altro ti dimezzano gli orari del Pronto Intervento, Un reparto come la Dialisi ha i macchinari ancora incellophanati e non ha mai iniziato l'attività per mancanza di personale. Ogni tanto qualche paziente più fragile di nervi va fuori di testa e minaccia di chiamare i Carabinieri per denunciare un disservizio che è sotto gli occhi di tutti La risposta? Non c'è personale sufficiente. Un esame CTM alle vie urinarie prevede un mese di attesa con consegna delle boccette non in loco bensì all'ospedale di Sestri Levante! I servizi sono normalmente bisettimanali e ora hai bisogno del Pronto Intervento – quando è aperto, beninteso – ci devi arrivare con le tue gambe, oppure col tuo automezzo. Se chiami l' ambulanza sei fritto: ti debbono portare obbligatoriamente a Lavagna. E questo sempre nel quadro della razionalizzazione cui la Regione è fortemente impegnata. Sembra quasi di essere in presenza di un tacito accordo per mandare in malora il polo ospedaliero di San Pietro di Novella costato oltre 40 milioni di euro. Ora si prospetta di farl gestire il N.S. Di Montalle-

ULTIM’ORA Vinicio Temperini, nostro prezioso collaboratore, è improvvisamente deceduto nella propria abitazione rapallese. Vinicio, che parlava dei suoi viaggi in Africa e in Medio Oriente, aveva compiuto 83 anni lo scorso 1° ottobre, proprio il giorno del suo compleanno. Lascia la moglie Marjorie e due figli, Max e Kalina. Lo ricordiamo con affetto per la sua simpatia e ironia, supportate da una solida cultura umanistica, e per la sua genovesità. Era stato anche presidente della Rapallo Ruentes nei difficili anni della sua ricostruzione sportiva. Ai familiari le nostre condoglianze. In questo numero, per scelta condivisa della nostra redazione, abbiamo lasciato i suoi ultimi due articoli. gro dai privati e forse potrebbe essere l'ultima spiaggia. Gli unici ad aver ben compreso la situazione paiono i responsabili delle locali pubbliche assistenze. Croce Bianca, Volontari del Soccorso a Rapallo e Croce Verde di Santa Margherita si stanno ribellando facendo la voce grossa su questa situazione che nella sua efferratezza ha del diabolico. E i nostri rappresentanti istituzionali non paiono agitarsi più di tanto tra un consiglio comunale e qualche ordine del giorno in cui si stigmatizza la situazione. E chiudiamo con un'altra perla, quella della nuova razionalizzazione territoriale: La Spezia la CITTÀ METROPOLITANA GENOVESE? Quest'ultima scelta pare debba essere la definitiva. Non abbiamo il dono dell'onniscenza ma la velocità supersonica con cui Rapallo ha provato ad assicurare il proprio appoggio alla Superba pare quantomeno sospetto. Accordi sottobanco per ottenere appoggi elettorali futuri? Voglia di essere i primi della classe? Non lo sapremo mai ma di certo andare così allo sbaraglio su una scelta che cadrà non solo su di noi ma sui nostri figli e nipoti è una cosa che non ci piace. Dov'è finita la concertazione, la democrazia? Il tentativo di non confrontarsi non solo con i cittadini ma con i restanti Comuni del Levante pare incomprensibile. Le battaglie si vincono restando uniti non “vincoli e sparpagliati”. Ma Genova sino a ieri non era considerata “matrigna” dai rivieraschi? Chiedere a Nervi please.


SANITÀ/1 di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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OSPEDALE

Il N.S. di Montallegro fa acqua da tutte le parti Il nosocomio rapallese è inviso a diversi Comuni e a molti politici e non pare neppure fortemente difeso dalle istituzioni locali. Le uniche a fare la voce grossa sono soltanto le pubbliche assistenze di Rapallo e di Santa Margherita ono passati quasi due anni dalla sua inaugurazione. Da allora l’ospedale Nostra Signora di Montallegro non ha avuto un attimo di pace. Osteggiato dai comuni viciniori che lo hanno issato a bandiera dello sperpero di soldi pubblici; mai apprezzato veramente dai cittadini, più scettici che orgogliosi di quella “creatura”; snobbato dalle stesse istituzioni, quasi fosse un figlio illegittimo. D’altronde che il futuro del nosocomio rapallese sarebbe stato tutt’altro che roseo lo si era capito fin da subito: in una struttura nuova, costata più di 40 milioni di euro, mancava (e tuttora manca) una Tac; alcune associazioni di volontariato organizzarono, pochi mesi dopo il taglio del nastro, cene di beneficenza per raccogliere fondi da destinare proprio all’acquisto della Tomografia assiale computerizzata. Purtroppo, senza risultati concreti.

S

Giggia, Monti sta salvando l’Italia!

Insomma, tanto per rendere bene l’idea, è come se si fosse costruita una mega villa con piscina e parco giochi dimenticandosi però dei fornelli. E per mangiare? Si va al ristorante; così, metaforicamente, devono fare i pazienti che per una Tac, seppur ricoverati a Rapallo, necessitano di una pubblica assistenza che li porti a Lavagna, non certo a costo zero per la collettività. Il tutto con un reparto dialisi all’avanguardia, nuovo di pacca e mai aperto. “Finché non sono certo di occupare al 100% i letti di dialisi non butto via dei soldi pubblici”, ha detto poche settimane fa il direttore dell’Asl 4, Paolo Cavagnaro. La domanda, allora, sorge spontanea: non era meglio accertarsi di occupare al 100 % i letti di dialisi prima di realizzare il reparto? Intanto, in attesa di risposte, chiude anche il primo intervento in orario serale. Troppo pochi gli accessi, circa

Il salvavita E a noi chi ci pensa?

di Pietro Ardito & C.

1.100 in un anno. In sostanza, dal 17 settembre, i pazienti in codice bianco o verde, cioè quelli meno gravi, possono autopresentarsi all’ospedale di Rapallo solo dalle 8 alle 20. I fuori orario devono andare a Lavagna. Il funzionamento di questo servizio è veramente kafkiano, verrebbe da dire “la normalità” nella burocrazia italiana. Un esempio: se vi tagliate un dito e siete in grado di recarvi o di farvi accompagnare al N.S. di Montallegro, tutto bene: se siete in orario diurno sarete medicati; se invece, spaventati, chiamate il 118 sarete trasportati al pronto soccorso di Lavagna con probabili ore di attesa e sovraccarico di lavoro per i medici lavagnesi che lì devono occuparsi anche dei pazienti più gravi (i codici gialli e rossi). Inevitabile dire che un potenziamento del primo intervento, con la possibilità per le ambulanze di trasportare i pazienti in codice bianco e verde all’ospedale di Rapallo, sia la soluzione migliore se non altro per fluidificare il sempre oberato pronto soccorso lavagnese. Così come è auspicabile un rinforzo del servizio di radiologia, oggi attivo solo dalle 8 alle 14. Poi, certo, non tutto è da buttare: all’in-

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terno dell’ospedale ci sono attività che lavorano, tanto e bene, come ortopedia e oculistica. Uscendo per un attimo dall’ambito sanitario, ma restando sempre all’interno del Nostra Signora di Montallegro, fa sorridere amaro la chiusura dell’edicola presente nell’atrio il sabato e la domenica: per i pazienti ricoverati la lettura dei quotidiani è consentita solo cinque giorni su sette. Anche questo, nel suo piccolo, è un disservizio che fa comprendere le troppe lacune ancora presenti a 22 mesi di distanza dall’inaugurazione. Insomma, tagli su tagli e servizi promessi mai aperti. I rumors delle ultime settimane danno in avvicinamento l’ingresso di villa Azzurra, eccellenza italiana della cardiochirurgia che potrebbe rivitalizzare la struttura occupando quegli spazi oggi vuoti. Tutto è ancora avvolto nel mistero. Una cosa, però, è certa: se la politica dei tagli continuerà, qualcuno dovrà avere il coraggio di togliere l’intitolazione dell’ospedale alla Madonna di Montallegro. Lo dedichino a Edward mani di forbice: lì almeno c’era Johnny Depp. Avrebbe più senso.


SANITÀ/2 E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Renzo BAGNASCO

N.S. DI MONTALLEGRO

Ospedale, un gioiellino dal difficile accesso Abbiamo provato a districarci lungo il perimetro del nosocomio che pare un labirinto poco razionale. Nei fine settimana bar ed edicola vanno in ferie

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o avuto bisogno di passare un giorno nel nuovo ospedale di Rapallo: è bello e luminoso, simpaticamente arredato, ottime attrezzature e con un personale che, anche se scarso, si attiva con simpatia e sollecitudine nei limiti possibili ed è cordiale. Molta parte del nosocomio però è inutilizzato: pronto, ma fermo. Certo, per il personale lavorarci senza prospettive non è la massima incentivazione. Se posso parafrasare quel Mario Appelius del tempo di guerra, anch’io dico “Dio stramaledica...” quegli incapaci, o in mala fede, o per un mal digerito ottuso interesse di partito o semplicemente becero campanilismo, hanno continuato ad ostacolarne la messa a regime, sino a che siamo arrivati ad oggi che … non ci sono più soldi. Struttura nuova, giusto all’uscita dell’Autostrada ideale per un Pronto Soccorso e con grandi parcheggi. Cosa vogliono di più. Per quanto riguarda i “fruitori”, ci pensa, ahimè come sempre, il Padreterno. Ho approfittato dell’occasione per verificare, trascorso un certo periodo di “rodaggio”, se la viabilità pedonale attorno all’Ospedale, avesse confermato nei fatti, le eccezioni sollevate da subito circa i tortuosi percorsi che collegano i parcheggi con l’entrata al nosocomio. Purtroppo tutto è come prima. E’ pur vero che l’Ospedale è opera non del Comune di Rapallo ma di competenza ASL o di chi per essa, ma visto che lo hanno costruito in casa nostra, al momento della progettazione potevamo farci sentire. Se qualcuno avesse visionato il progetto a nome dei cittadini che votano e a cui i nostri rappresentanti sono tenuti comunque a rispondere, sarebbe stato meglio! Speriamo nei nuovi. Da quanto si vede oggi, nessuno all’epoca fiatò. Non è che per caso quello che abbiamo notato noi, neppure i “nostri” tecnici l’hanno rilevato? Se così fosse stato, datevi almeno ora una regolata e ponete mano a rimediare. Si può ancora, visto che sarebbe a costo zero. Vediamo assieme cosa ancor oggi, non va. PARCHEGGI: I fatti hanno dimostrato, nonostante le tante “cornacchie”, essere sufficienti anche se per ora, essendo l’Ospedale tenuto a “bagnomaria” per ragioni politico-economiche, pochi sono i ricoverati e di conseguenza, pochi i

visitatori. Per gli ambulatori del mattino, sono comunque sufficienti. Nei fondi poi, riservati esclusivamente a chi vi opera, c’è un enorme parcheggio, oggi semivuoto e, inoltre, proprio al di là della strada, c’è un capiente parcheggio privato. Quelli “ufficiali”, riservati sul retro al pubblico, sono “segnati”, aderenti al retro della costruzione, uno a seguire l’altro, con qualcuno a pettine sul lato Sud, appena salita la rampa d’accesso. Di fatto però tutti parcheggiamo, se quelli sono occupati, anche parallelamente, in aderenza alla ringhiera che separa dal torrente, oppure alla destra di chi sale per accedere ai parcheggi. Tutti quindi troviamo posto, senza intralciarci l’un l’altro. Ma la burocrazia ci ha messo lo zampino; quei posti paralleli al corso del San Pietro potrebbero costarci cari, perché i numerosi cartelli esposti ne proibirebbero l’uso, pena la “rimozione forzosa dell’autoveicolo”. Ci si chiede: preso atto che, anche se non previsto dai soloni progettisti, possiamo parcheggiare senza arrecarci disagio, perché quei cartelli? Non c’è niente di più diseducativo che imporre un assurdo divieto per poi non farlo rispettare. Se qualcuno dei “nuovi” in Comune leggesse queste righe potrebbe, a nome di noi tutti, farlo presente a chi sovrintende. Forti del fatto di essere nostri rappresentanti e, battendo pure i pugni sul tavolo ove occorra, dovrebbero raggiungere lo scopo. ACCESSI: una volta sistemata l’auto, comincia il vero disagio. Per raggiungere l’entrata bisogna ripercorrere tutta l’area percorsa per parcheggiare, sino a scendere in Via San Pietro; se poi si è trovato posto in fondo, verso Nord, è una bella sgambata specie per chi, paziente ortopedico o anziano, la deve percorrere a ritroso senza neppure, nel primo caso, poter tenere l’ombrello, se piovesse. Una volta scesi in Via San Pietro fin sotto al cavalcavia dell’Autostrada, girando a destra e percorrendo il marciapiede ordinario, si arriva all’altezza dell’entrata, raggiungibile salendo la rampa d’accesso. Se invece stiamo, in auto, accompagnando qualcuno seriamente impedito o in carrozzella, dobbiamo abbandonarlo all’inizio della detta rampa finale per poi andare a parcheggiare e tornare a riprenderlo, per aiutarlo a salirla. E intanto l’impedito deve stare lì fermo ad aspettare, anche se piove, perché la salitella

non è protetta da una tettoia. Rendiamo noto, a chi non lo sapesse che, se uno fa uso di stampelle, non può reggere contemporaneamente anche un ombrello! L’unica pseudo protezione esistente è davanti al pianerottolo d’entrata, ma solo in cima. Per ragioni sconosciute è stata tagliata in modo che non ripari nessuno. Speriamo che almeno all’architetto sia piaciuta l’idea di quella tettoia “avantaggiata”. Per evitarci tutto questo, bastava che un accesso simile, ma specularmente opposto, permettesse alle autovetture private di, una volta salite e fatto scendere l’infermo in quota, ridiscenderla per andare a parcheggiare. Invece “NO !”, dove era logica una “via” a scendere, hanno fatto una faticosissima e inutile larga scalinata che nessuno usa. D’altronde il “nostro” volenteroso accompagnatore non può parcheggiare nella piazzola sottostante, perché “riservata alle moto, alle autoambulanze e ai taxi”. Tutti questi disagi potrebbero essere evitati. Infatti, dal retro, lato torrente, si potrebbe entrare direttamente al piano ingresso: basterebbe autorizzare a usufruire del grande terrazzo a nord, pavimentato in finto legno, che permetterebbe di arrivare, camminando in piano e in quota, fino ad una porta già esistente, situata proprio in faccia alla rivendita dell’oggettistica, vicino agli ascensori. Per controllare quell’entrata, basterebbe una telecamera monitorata nella vicina portineria. Si accederebbe facilmente dall’intero parcheggio sul retro dell’Ospedale, senza ridiscendere nella trafficata strada comunale e poi inerpicarsi sulla menzionata rampa, per en-

trare. Non sono grandi cose ma, soprattutto quest’ultima suggerita è realizzabile senza alcun costo se non quello della telecamera e del relativo monitor, di quelli che anche i nostri ragazzi utilizzano per giocarci. Un’ultima constatazione: non riguarda più la viabilità ma il rispetto per i cittadini. Ci sono due unità per i prelievi degli esami. Tutte le mattine, davanti a quella di chi non li ha prenotati ci sono sempre molti pazienti in attesa. L’altra, che lavora su appuntamento, invece ha pochi utenti e li esaurisce subito. Dopo di che, solidalmente, quest’ultima aiuta la prima a smaltire le attese. Tutto bene sino a che la seconda non entra in aiuto. Da quel momento il numeratore visivo della prima continua ad indicare il proprio numero progressivo, mentre invece le precedenze saltano perché, anche se in parte, sono già state smaltite dall’altra. Iniziano le antipatiche discussioni sulla precedenza. Purtroppo molti degli astanti sono pure anziani, il che complica le cose. Crediamo che, senza alta tecnologia e ad un costo irrisorio, si potrebbe fare in modo che quando subentra l’unità di rinforzo, spostando una semplice levetta, i due numeratori visivi tengano conto dei reciproci smaltimenti, indicando correttamente le precedenze. Sono piccoli accorgimenti che fanno si che l’utente non si senta “suddito”, ma “cittadino! C’è qualcuno che possa, per il bene di tutti noi, interessarsi a questi antipatici e fastidiosi disagi rimediabili, qui lamentati? Tempo fa li abbiamo illustrati, inascoltati, a chi in allora poteva fare qualcosa. Ma lui era impegnato a parlare di sé anziché ascoltare. Speriamo nei nuovi.


ASSOCIAZIONISMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Emilio CARTA

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LA PROTESTA

La lenta agonia degli “Amici del Mare” All’associazione rapallese la Provincia ha vietato l’ormeggio delle imbarcazioni alla foce del Boate

“N

on poter utilizzare quel tratto del torrente Boate per l’ormeggio delle imbarcazioni vuol dire, per la nostra più che ventennale Associazione, una lenta agonia che porterà sicuramente alla morte della stessa con, a mio avviso, la perdita della memoria storica di un pezzo di Rapallo” - spiega il presidente Virgilio Gnemmi. “Noi continueremo a batterci per ottenere la possibilità di ormeggiare le nostre imbarcazioni nel Boate o in altre zone che il Comune di Rapallo vorrà assegnarci. Speriamo di arrivare a festeggiare i 25 anni della fondazione della nostra Associazione”. Da diversi anni l’associazione richiede l’occupazione temporanea dell’area demaniale per il periodo estivo (maggio-settembre), per permettere ai proprio soci, cittadini di Rapallo, di poter utilizzare l’imbarcazione per pescare e per portare la famiglia a godere delle bellezze del Tigullio. Certo il periodo è molto breve, in particolare per la pesca, ma in linea con quanto concesso dalla Provincia di Genova che in merito aveva fissato dei paletti assai rigorosi. “Parlo al passato perché per una interpretazione, a mio avviso molto restrittiva di un articolo del Piano di Bacino Provinciale, l’Ente Provincia di Genova quest’anno ci ha negato il permesso per l’occupazione temporanea del tratto di Boate per l’ormeggio delle imbarcazioni - aggiunge Gnemmi - Per chiarezza posso dire che l’art.13 del

Il Presidente Virgilio Gnemmi

Piano di bacino recita”…. è vietata la sosta di veicoli nell’alveo del torrente…”, è chiaro a tutti che un’imbarcazione non è un veicolo. A quanto pare per la Provincia così non è, equiparando una barca con un veicolo ci ha negato il permesso di ormeggio”. Le imbarcazioni messe all’ormeggio sono di lunghezza massima di Mt.5,20, prive di sovrastrutture e ancorate con doppi cavi di acciaio sovrastanti l’argine del torrente senza creare impedimento alcuno al normale deflusso delle acque. “Oltretutto il socio che richiede il permesso di ormeggiare il proprio natante firma un documento con il quale si assume la piena responsabilità, civile e penale e nel contempo - conclude il presidente - manleva la Provincia di

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Genova da qualunque reclamo, spesa o pretesa qualora subisse danni da terzi, o per effetto di eventi alluvionali. Non solo, assicura di rimuovere il proprio natante ogni qualvolta gli venga richiesto o in caso di condizioni meteo-marine avverse con segnalazione di sgombero da parte delle Autorità Competenti. Infine,autorizza il

Consiglio Direttivo allo sgombero coatto della propria imbarcazione in caso di all’erta meteo emanata dalle Autorità Competenti secondo un piano che verrà concordato con la Protezione Civile. Detto questo non capisco le motivazioni che hanno indotto la Provincia a negarci il permesso di ormeggio”.

Breve storia dell’associazione L’Associazione, costituita da oltre 24 anni (30 gennaio 1988), fondata allo scopo di promuovere e realizzare l’attività della pesca sportiva riconosciuta dalla Federazione Italiana della pesca sportiva e Attività Subacquee (FIPSAS) alla quale è affiliata, oltre che soddisfare le legittime esigenze dei propri iscritti per la passione della pesca offre anche un punto di aggregazione nella propria sede sita presso i giardini di Rotonda Marconi. Ad oggi consta di 130 soci e l’attuale sede occupa un manufatto di proprietà del Comune, di cui viene pagato regolare affitto; il locale, che

prima della presa in carico dall’Associazione era abbandonato e la zona era mal frequentata, è stato ristrutturato eliminando tali negatività. L’Associazione ha così creato un punto di incontro per i soci e nel contempo un luogo gradevole. Nel corso degli anni l’associazione si è sempre impegnata nella pulizia preventiva dell’alveo del Torrente Boate provvedendo ad ogni inizio di stagione estiva , a proprie spese, a rimuovere eventuali oggetti o rifiuti ingombranti portati a valle dalla corrente che potessero ridurre il livello di sicurezza del torrente stesso.


TRADIZIONI

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di Renzo BAGNASCO

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

MONTALLEGRO

Rapallini e rapallesi un connubio non sempre facile Le feste di Luglio da sempre divise fra sacro e profano continuano a far discutere. Come diceva il saggio “Nel bene e nel male, l’importante è parlarne” bene chiarire che quando si parla di “rapallini”si intendono quelli nati a Rapallo da genitori rapallini; i “rapallesi” come chi scrive, sono coloro che risiedono costì ma nati altrove. Non è una questione di “casta” o di “censo”; semplicemente chi qui è nato, ha un legame diverso con la propria città e il proprio Sestiere, più di quanto non lo abbiamo noi “furesti. Provate a parlar loro dei fuochi pirotecnici: mentre respiravano l’acre odore dei fuochi, succhiavano il latte dalla propria madre che aveva nei capelli i residui coriandoli di carta scoppiata, quella che avvolge i “botti”. E’ per quello che non accettano la discussione sulla possibilità di ridurli o, semplicemente, variarli. Và altresì detto che i fuochi, non facevano parte del “voto” che impegnò la Città. Ma tant’è. Quest’anno, ad esempio, con la grave crisi in atto in tutta Europa, più di un “rapallese” ha ritenuto quei fuochi troppo “lunghi” e sprecati. Da diversi anni è stata formalizzata l’ottima scelta di accorpare due Sestieri a sera ferme restando le varie sparate collaterali. Il mondo cambia e il “sacro” impegno dei nostri Amministratori pro tempore ad onorare la Madonna di Montallegro, potrebbe adeguarsi a forme più moderne e meglio comprensibili dalle nuove generazioni, pur nel rispetto del voto emesso a suo tempo. Questa frammistione fra sacro e profano, comincia a risultare anacronistica. Il voto resta tale ma l’idea che la statua della Vergine venga tenuta ferma per farle “gustare” l’incendio del Castello sul Mare, forse neppure i pagani l’avrebbero concepita. Non parliamo

È

da Mario

delle altre Religioni monoteiste che neppure si permettono di dare forma antropomorfa alla divinità del loro credo. Il “credo” è un fatto intimo e personale e, seppure sembri assurdo, in tempi di tecnicismo spinto, solo la impalpabile fede può appagare l’eterno anelito dell’anima. Qui, purtroppo, queste esibizioni sono ancora un retaggio dovuto. Come i “Cristi”, che già Sua Eminenza il Cardinal Siri cercò inutilmente di scindere dalla religiosità delle processioni. A ben guardare questa esibizione di forza, unita spesso al non dignitoso uso del crocefisso, si pensi a quando lo fanno “ballare”, ha radici antiche nell’ignoranza di quello che chiamavamo“popolino”, oggi ben diversamente emancipato. Quelle esibizioni laiche, mascherate da religiose, occupavano il posto oggi tenuto da tanti programmi televisivi o spettacoli; non per questo la fede viene meno. Qualcuno, prima o poi, dovrà farne una distinzione, scindendo la fede dal “presenzialismo”. Dovremmo cominciare a considerare questi “oggetti” vere e proprie opere d’arte e, come tali, proteggerle. Forse un ritorno alla spiritualità favorirà la rimozione di questo tipo di manifestazioni pagano-devozionali, evitando di esporre alle ingiurie del tempo, sia i capolavori scolpiti che i paramenti utilizzati. Conserviamo con cura, tramandandolo, quanto è arrivato sino a noi. Lo abbiamo già scritto: i “rapallini” vanno scomparendo sommersi da tante genìe immigrate. Per fortuna non vedrò il “domani”; ci arriverei impreparato. In ultimo poi, ce n’è un certo numero, più o meno sempre gli stessi, che

Trattoria a Rapallo dal 1 9 6 3

aderisce al nascere di qualsiasi iniziativa cittadina e accetta qualunque incarico, salvo poi non farsi più vedere e disinteressarsene non partecipando più alla vita associativa. Lungi dal dare le logiche “dimissioni”, deve esserci specie se, prima o poi, potrà salirà su un qualche palco.

Consentitemi in fine un personale ricordo-omaggio a Gabriele Roncagliolo. Senza il suo aiuto, lui che era uscito dall’allora imbalsamata Ascom, seppe rinunciare alla sua polemica posizione, sospese la sua personale secessione, scese dall’Aventino, e mi permise, convincendo gli altri e partecipandovi lui stesso, di dar vita alla prima e, rimasta unica, manifestazione collaterale per sensibilizzare la cittadinanza al Premio Rapallo-Carige: il “Libro in vetrina” che, speriamo, qualcuno riprenda. Addio gentiluomo, rapallino di un tempo. Te lo dovevo.

GIRI DI CHIGLIA

FUOCHI E “CRISTI”

È Il parere di un un “foresto”, un rapallese acquisito. Come tale va rispettato quale pensiero di chi le Feste le vive, e magari le sopporta, muovendo pesanti critiche e, appunto, condizionamenti da “foresto”. È vero, c’è spazio per tutti, per il sacro e il profano, ma non si può sottacere che i “fuochi” sono anche un prezioso business movimentato da centomila persone. E in questo momento di gravissima crisi economica e commerciale, muovere così tante persone non può lasciare indifferenti, siano essi rapallini o rapallesi. E.C.

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STORIA LOCALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Pier Luigi BENATTI

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REA PALUS

Il nome di Rapallo cela ancora la sua origine certa La mitica enciclopedia Treccani definisce la popolazione locale “rapallesi” ma, udite udite, riporta anche la voce “rapallitani”

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l dettagliatissimo Vedemecum, arricchito da tante belle foto che Iolanda Giovenale ha di recente predisposto per offrirlo al turista che giunge fra noi, vuole rispondere alla domanda latina “Quo vadis?” indicando in “Rea Palus” la nostra località, perla della Riviera Ligure. L'occasione ci da spunto per recuperare il frutto della ricerca etimologica e storica sul nome di Rapallo. Ammessa, anche se non dimostrata, l'ipotesi che debba identificarsi la nostra città nella Tigullia di Plinio, non ci è dato di conoscere quando e per quali motivi la denominazione venne poi mutata in quella odierna. Anche le più varie congetture avanzate per cercare di comprendere l'etimologia di Rapallo non sono state finora di grande aiuto e, come vedremo, tutto rimane avvolto nell'ignoto. Per spiegare il nome, ispirandosi alla pura leggenda, si vuole infatti risalire ad una Ara Palladis (tempio di Minerva) sorto nel primitivo “Pagus” e mutato poi in chiesa cristiana, oppure si narra di un mitico re ligure, chiamato Apollo, che sarebbe poi caduto in battaglia nelle nostre contrade, legando così ad esse il suo nome. C'è chi accenna ad una famiglia romana, i Rapalli, che avrebbero qui stabilito la loro dimora. Altri ipotizzano che il nome debba correlarsi agli acquitrini che ne occupavano tutta la zona pianeggiante. Si rivela, a tal proposito, la coincidenza d'una zona palu-

stre, denominata Rapalia, che esisterebbe presso Albenga e si afferma “Ra palu”’ (la palude) ove il “Ra” sarebbe l'articolo nell'antico idioma ligure, potrebbe spiegare facilmente il nome. Alcuni prendono come base di partenza una “Rea palus”, interpretata o come palude insalubre oppure come palude dei condannati, fantasticando su un bafgno penale di schiavi ubicato nelle nostre terre. C'è poi chi lo collega all'umile rapa (in latino rapa e rapulum) che qui sarebbe stata coltivata in abbondanza, opponendo alle obiezioni dei più suscettibili che gli Egiziani adoravano come sacra la altrettanto poco nobile cipolla. Sempre seguendo una traccia “agricola”, c'è anche chi fa ricorso al termine ellenistico Rapatum (canneto) non mancando certamente questo genere di coltivazione

nelle nostre plaghe. Vi è poi chi fa il parallelo con Ravello e se là individua il “sacro vello”, in Rapallo scova il “sacro pallio”. Rifacendosi ad un'origine greca, si vuole risalire ad “arpaleos” che significa attraente, desiderato, od al suggestivo “arpe leos” falce marina, motivato dalla forma del golfo. Rampello è il nome che appare nella bolla di Alessandro III del 14 ottobre 1162, che elenca appunto Reuco, Auguxta, Rampello e Camuli. Il termine medioevale significherebbe in dialetto ligure “salita, erta” e non si può negare che il nostro territorio abbia una conformazione ricca di asperità. Dopo quanto abbiamo indicato, si deve convenire che la questione è ancora del tutto aperta e lascia campo per altre ri-

a p p o C i d e o t a n o i p m a C i d e Le partit L A e m e i s n i e l o vediam

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Particolare della pergamena del 964 che riporta il nome di Rapallo

cerche. Passiamo, pertanto, a più solidi documenti storici. Il più antico scritto sinora conosciuto nel quale figura il nome Rapallo è un atto, conservato nell'Archivio di Stato di Genova, relativo ad una permuta di beni, avvenuta nel luglio dell'anno III del regno di Ottone I (964), tra tale Eldefrando ed il Vescovo Teodolfo, rappresentante la chiesa genovese. L'atto registra tra gli “estimatores” anche Vuinigiso, figlio del fu Adalgiso, abitator in valle rapallo. Il nome della nostra città si legge anche in un altro atto del 984 relativo ad una cessione di beni fatta dal Vescovo di Genova all'abate di San Fruttuoso, mentre due placiti del 1033 e del 1044 citano rispettivamente Villa Rapalli e Valle Rapalli. “In fundo Rapalli” leggiamo, infine, in un atto datato 20 aprile 1089. Se ne può dedurre pertanto che, attorno al Mille, il nome della nostra città era ormai definitivamente fissato, un nome che è da difendere da nefaste deformazioni collegate a eccessi edilizi.


TERRITORIO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

LEVANTE

La Città metropolitana? Una sciagura Piero Sessarego, noto giornalista genovese e presidente per anni del comitato che voleva il ritorno a comune di Nervi, commenta così la scelta rapallese di aderire a Genova

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uando Il Mare sarà in edicola i giochi saranno già fatti e Rapallo avrà aderito alla Città Metropolitana. Non vogliamo disquisire se la scelta di campo sarà stata azzeccata o meno, quello lo diranno i nostri figli o forse i nostri nipoti. Quello che fa specie è che il Tigullio avrà perso un'altra volta, giungendo ancora una volta divisa a questo appuntamento che avrà una ricaduta così importante per il nostro futuro. Perché tanta fretta di giungere per primi all'appuntamento? La scelta è stata fatta senza interpellare i rapallesi, magari per spiegar loro i pro e i contro di questa situazione in itinere: farsi assorbire dalla Superba o avvicinarsi a La Spezia con un'area turistica provinciale nuova, comprensiva del Parco delle Cinqueterre e quello di Portofino. Abbiamo chiesto al collega Piero Sessarego di darci una sua interpretazione, anche alla luce di vecchie battaglie, Sessarego, la scelta di adesione alla Città Metropolitana la convince? Partiamo dal principio. Nel 1926. Mussolini decise di sciogliere una ventina di Comuni, e tra questi Nervi Sant'Ilario, che vennero assorbiti da Genova. Fu una scelta scellerata perché piano piano il disinteresse del capoluogo nei confronti delle nostre località rivierasche, soprattutto nel levante, aumentò progressivamente e con esso il degrado. Si spieghi meglio E' presto detto. Nervi verso la fine degli anni Settanta aveva numerosi e con-

fortevoli hotel per un totale di oltre 2mila posti letto. Sotto la spinta degli albergatori genovesi questo patrimonio turistico scese sempre più di livello, tanto da renderli antieconomici. Anche nel Tigullio in quegli anni giunse la crisi della ricettività turistica, con strutture ormai obsolete... Vero ma da voi ci furono spinte diverse e piani urbanistici favorevoli al loro recupero. Da noi quando andarono a Palazzo Tursi a chiedere un trattamento più favorevole vennero praticamente presi a pesci in faccia. Mi faccia almeno un esempio positivo a meno della metà Nel 1979 Villa Necchi, che apparteneva alla famiglia Fassio, viene messa all'incanto. Erano gli anni di piombo e nessuno voleva mettere in mostra più di tanto il proprio patrimonio. Villa e parco vennero messi all'asta per ben tre volte sino che dalla cifra iniziale di 5 miliardi di allora si passò a meno della metà. Scrissi al sindaco che allora era Cerofolini implorandolo di acquisire quei due ettari facendoli divenire complementari al Parco di Nervi. Per fortuna ci ascoltò. Che fine ha fatto il turismo? Scomparso. Gli alberghi si contano sulle dita di una mano, i Balletti di Nervi sono scomparsi e il parco è maltenuto. I marciapiedi fanno schifo, e il commercio è ai minimi termini. Non è rimasto nulla se non quella meravigliosa passeggiata a ricordarci quello che eravamo e che oggi non siamo più. E il referendum? Nel 1979 siamo ripartiti con le nostre istanze sempre rigettate ogni volta

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CHI E'

con amministrazioni e scuse sempre diverse scuse e col consiglio comunale che remava contro. Per la verità mi pare che con Biasotti fossimo arrivati ad un punto di convergenza ma quella giunta cadde e tutto finì in una bolla di sapone. Sulla base della sua esperienza, se la sente di dare un consiglio ai rapallesi ed agli altri Comuni rivieraschi? Come diceva De Andrè la gente quando non ha più forza è prodiga di buoni consigli... Scherzi a parte non conosco a sufficienza le problematiche attuali. Una cosa però, sulla base della mia precedente esperienza mi sento di dirla: non so come sarebbe andata con La Spezia, non ho il polso della situazione; ma con Genova sarà certamente peggio.

Piero Sessarego, giornalista, è stato per vent'anni capo della redazione genovese di Tuttosport, prima firma e inviato a Il Secolo XIX. Attualmente collabora con l'emittente Telenord ed ha una rubrica su Il Giornale. Sessarego è stato inoltre per anni presidente del Comitato per la ricostituzione del Comune di Nervi-Sant'Ilario, a capo di una battaglia civile per staccarsi da Genova e ridare al territorio di Nervi-Sant'Ilario (12.500 abitanti) una propria identità ed una amministrazione comunale. La battaglia dopo alterne fortune è stata persa. Per rafforzare questo principio di autonomia era stato anche fondato un giornale locale, “La voce”, distribuito in 15mila copie per far conoscere ai residenti di Nervi-Sant'Ilario i problemi della località rivierasca e promuovere un referendum. Niente da fare. Genova matrigna aveva vinto ancora una volta.

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di Primarosa PIA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

L’ULTIMA FRONTIERA

Tra i giovani impazza la “teschiomania” È questo l’ultimo filone per essere trendy: dalla t-shirt alla bigiotteria dallo zainetto ai foulards. E c’è pure chi calza tacchi a spillo col simbolo della morte per eccellenza. Paura o esorcismo? cendo in spiaggia, tardo pomeriggio, illusoria frescura del percorso pedonale lungo il rio san francesco non completamente asciutto, col letto invaso da una vegetazione che cela oche, anatre, aironi ma anche topi... mai visto rane, tra cento metri il mare. A destra un muro grigio, ricoperto da numerosi manifesti.. ricordate le brutte reclames di Herbert Pagani? Novacoop, tutto l'occorrente per la scuola, prezzo moderato, guardo meglio, vedo anche senza occhiali che le decorazioni di zaini, astucci, diari, non sembrano fiori. Piccole immagini, colorate, sparse come a caso, fitte, stilizzate, stelline, astronavi, qualche cuore e molti, molti teschi.. sì, avete letto bene, teschi. Bettelheim ripete continuamente nei suoi saggi che per capire i giovani chi giovane non è più deve compiere uno sforzo e ricordare le proprie esperienze giovanili riguardo l'argomento da capire. Non mi sforzo. il mio immenso terrore infantile per tutto ciò che aveva a che fare con la morte mi è ancora vivissimo. Devo dire che più di cinquant'anni fa la possibilità di vedere teschi o scheletri che non fossero veri, o associati a pericoli se finti, era pressochè nulla, dunque non è che il pensiero mi abitasse più di tanto, ma se lo ricordo così bene, una ragione ci sarà.. Sorrido. Mi dico che i ragazzi di oggi sono fortunati, possono con estrema leggerezza accettare quello che per me era un simbolo terrorizzante, impresso sugli abiti che indossano, riprodotto in improbabili monili, o sugli oggetti di uso comune, appunto. Os-

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servo ancora: colori vivaci, forme arrotondate, e mi ricongratulo per la fortuna di questi giovani, alcuni ancora bambini, i quali, nel caso non scontato si chiedano il senso di queste immagini, imparano a convivere con l'idea della morte in modo meno traumatico, naturale, come è certo giusto che sia. Lo penso davvero, la mia non è ironia, sono davvero contenta di questa evoluzione del costume, eppure mi disturba un leggero disagio, leggero? mah... nemmeno tanto leggero. Sono cresciuta, quasi vecchia, la mia morte normalmente intesa non mi fa più paura, le sorrido, ci gioco, un po' la sfido, ma è un'altra idea di morte che mi inquieta, ed è la morte indotta, quella causata agli altri, nei mille modi

in cui è possibile causarla. Il disagio.. eccone i contorni: ci sarà qualcuno in grado di dare a questi giovani, oltre che l'idea della componente essenziale della vita, anche il senso dell'ineluttabilità della morte, del suo orribile modo di cancellare l'essere che raggiunge senza dargli alcun scampo, e soprattutto dell'immenso potere proprio di ogni essere umano di dare la morte perfino a se stesso in molteplici e infiniti modi? Forse ho preso un colpo di sole ad importunarvi con questi pensieri, eppure non sono tranquilla, l'idea di molte morti, se pur ingentilite dal design, viste come comuni decorazioni di oggetti d'uso mi disturba. E nemmeno poco.

ARBORICOLTURA MARCO FENELLI Marco FENELLI Cell. 347 1036942 E-mail: fenellimarco@virgilio.it Dott.ssa Naturalista Rosanna DE MATTEI Cell. 347 3100948 E-mail: oghetto@libero.it

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SOCIETÀ/1 E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Benedetta MAGRI

ISTRUZIONE

Alberto Romano

I giovani vedono il tempo come Orazio Un salone per il loro futuro e Benetton per finanziarli

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aro Zio Paperone, anche io ho il tuo stesso ed unico problema. Quale? Zio Paperone vive tra montagne di soldi, ma ha un limite: non può combattere l’incertezza e la precarietà del tempo di vita. Questo tema è stato dibattuto fin dagli albori della cultura umana, con l’ideale epicureo della visione della morte come qualcosa che non incontriamo mai, perché quando lei è presente noi ce ne andiamo e quando lei non ci cerca, invece, viviamo. Cosa, dunque, meglio dell’Oraziano “Carpe diem” potrebbe farci capire che visione della vita abbiamo? Forse solo i lunghi discorsi di Seneca, che ci invitano a vivere con tranquillità, assaporando ogni momento della nostra giornata. Non solo i latini percepivano questa precarietà di vita e la necessità di assaporare ogni attimo; mi viene in mente Nietzsche, affezionatissimo alla nostra zona ligure e fautore della teoria dell’eterno ritorno, secondo cui ogni azione che noi compiamo si ripeterà per sempre e sempre allo stesso modo, senza possibilità di cambiamento, ma solo con la difficoltà di accettare che ogni scelta effettuata sul momento sarà una deciAndrea Roncagliolo sione per l’eternità. Tutto questo discorso può sembrare non riguardi i giovani, o meglio, non ancora, invece noi siamo forse i protagonisti inconsci di queste massime. La vita quotidiana di un ragazzo dai 14 ai 23 anni, normalmente non è basata su una rigida programmazione del futuro: si sogna, si fanno progetti a lungo termine, ma sempre con quell’incertezza che caratterizza una dimensione quasi irreale. Questo, naturalmente, permette proprio di seguire il consiglio di Orazio e quando si decide di marinare la scuola, si coglie l’attimo per stare con la fidanzata, senza

badare al fatto che tra qualche giorno, magari, potresti essere interrogato proprio riguardo alla spiegazione che ti sei perso per andare a prendere il sole sugli scogli a Zoagli. Fino a questo punto sembra che il problema “tempo” non tocchi i giovani, anzi li renda partecipi di un’illusoria realtà, in cui si potrà sempre recuperare il tempo per costruirsi il futuro. Però, non esiste solo questo rovescio della medaglia, perché molti ragazzi sportivi, ad esempio, basano la loro vita in età giovanile sul tentativo di raggiungere risultati notevoli, che rimarranno impressi nella storia. Ecco qui l’intoppo: molti desiderano fare qualcosa di importante e quindi programmano la propria vita in visione di ciò, nella speranza di sconfiggere la morte. Impossibile? Assolutamente no, i greci direbbero che compiere gesta eroiche può permettere di rimanere nella tradizione orale e dunque diventare immortali, continuando a vivere nella leggenda, tramandata quotidianamente. Entrambe queste categorie di giovani, comunque, arrivano ad un punto comune: lo scontro con la realtà, che di solito avviene tra i 19 e i 25 anni. Questo momento intanto è delineato dalla scelta universitaria, che rende il tutto molto complicato; il primo bivio era già stato affrontato quando si era dovuto decidere per il tipo di scuola superiore, ma con una consapevolezza e un interesse mediocre tutti compiono la scelta senza troppi problemi. L’università, invece, è la prima vera tappa per mettere le basi della propria vita lavorativa, oppure è il momento in cui si decide di non studiare e di andare a lavorare, ma con l’idea che portare le pizze non può essere più l’occupazione per la vita. Per rispondere a questo tipo di dubbi ogni anno si ripropone la stessa occa-

sione: il salone Orienta-Menti, che, quest’anno, si svolge dal 14 al 16 novembre a Genova, presso la Fiera. Si tratta della 17a edizione, durante la quale verrà proposta una doppia area: Junior e Senior, per la scelta della scuola secondaria di secondo grado e per l’università. Infatti secondo uno studio della Luiss effettuato nel 2011, il 18% dei ragazzi abbandona l’università e il 15% cambia corso di studi durante il percorso. Una conseguenza del vivere cogliendo l’attimo o mancanza di informazione? Gli psicologici sembrano propensi verso l’idea che si tratti di un fattore dovuto al poco interesse nei confronti del futuro, piuttosto che per la mancanza di informazione. In fondo i giovani, ormai, sono stati fatti diventare binomio diretto della parola precariato. Secondo un ultimo studio londinese, infatti, i giovani disoccupati tra i 15 e i 29 anni, che hanno finito di studiare e non trovano impiego, sono circa cento milioni e Alessandro Benetton è deciso a venire in loro soccorso. Affermando che i grandi cambiamenti della

Il manifesto della scorsa edizione

storia sono sempre stati fatti da giovani con meno di 30 anni, l’imprenditore italiano lancia una campagna finanziata anche grazie alla Unhate Foundation. Tutti i giovani tra i 18 e i 30 anni entro il 14 ottobre potranno presentare la loro candidatura, promuovendo un progetto che abbia una ricaduta sociale sulla loro comunità e soprattutto sul popolo di internet. Infatti i 100 progetti più votati in rete riceveranno 5.000 euro. Basta aprire il pc e visitare il sito www.unhatefoundation.it Pronti a mettervi in gioco?

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SOCIETÀ/2 E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Elena LAVAGNO CANACARI

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ESTATE 2012

Tra spread, divertimento e poca cultura hiamati a raccolta quei pochi neuroni che sono sopravvissuti al caldo torrido di questa lunghissima estate 2012, vorremmo tentare un breve riassunto degli avvenimenti estivi che più ci hanno colpito, nel bene e nel male. Rapallo: una città calda, affollata, rumorosa, trafficata. Tante chiamate alle pubbliche assistenze sia per incidenti stradali che per malori da caldo; tante sirene delle ambulanze che hanno sovrastato i rumori cittadini, sia di giorno che di notte: un ringraziamento doveroso a questi Angeli del Soccorso che non si sono mai risparmiati. Uno scenario comunque consueto, immutato da anni, perché immutati ed irrisolti sono i problemi del traffico cittadino rapallese che d’estate tocca i limiti della umana sopportazione. Cambierà qualcosa? Ce lo chiediamo e ce lo auguriamo tutti, cittadini ed ospiti anche se riteniamo che un problema così importante ed articolato, come quello della viabilità e del traffico, che è diventato una costante della nostra città e da anni attende una soluzione, non può essere risolto con un colpo di bacchetta magica. Il problema nasce sia dalla struttura di Rapallo, caratterizzata da un assetto urbanistico superiore alla sua capienza, che dall’alta densità della popolazione , specie nella stagione estiva, il tutto aggravato dalla servitù di transito cui la città è sottoposta da parte di S.Margherita Ligure, Portofino e Zoagli, per convogliare a questi Comuni il traffico autostradale. E’ necessario, pertanto, a nostro parere, che il problema del traffico, vitale per la nostra città, venga discusso e studiato a tavolino con tutti i comuni interessati, in un dialogo sereno e costruttivo, dove non debbono trovare posto le motivazioni politiche, le meschine rivalse, le conflittualità locali e gli interessi particolari di una città piuttosto che dell’altra. Solo così si potrebbero trovare soluzioni soddisfacenti per tutti, cittadini e turisti, perché , lo ribadiamo, il nostro è un comprensorio turistico unico , con interessi e problemi che non debbono essere cristallizzati e dibattuti solo nelle stanze dei singoli comuni, ma coralmente, anche e soprattutto con la partecipazione dei cittadini che sono attenti osservatori e potenziali dispensatori di proposte e suggerimenti, in quanto vivono sulla loro pelle i problemi quotidiani di una viabilità intasata e di un traffico caotico che incidono non solo sulla vivibilità della città, ma anche sull’utilizzo turistico e commerciale del territorio. Passiamo alle manifestazioni dell’estate rapallese sulle pubbliche piazze. Tante le manifestazioni organizzate, come del resto in tutte le località del compren-

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sorio, impegnate in una vera e propria gara a chi organizza di più, a chi raccoglie più pubblico e consensi. Questo, se da una parte è positivo in quanto la competizione spinge a vivacizzare il territorio locale, contribuendo così ad incrementare anche l’economia, dall’altra può recare pregiudizio alla qualità degli eventi, creando una ripetitività ed un sovraccarico che non giovano a nessuno. Tra le manifestazioni secondo noi più interessanti, il Premio Carige Donna Scrittrice, assegnato a fine giugno nella splendida cornice del Parco Casale, che ha visto la presenza di tre finaliste meritevoli, Paola Soriga, Laura Bosio e Francesca Melandri. Per la Melandri, che si è aggiudicata il primo premio con il romanzo “Più alto del mare”, Rapallo è stata il trampolino di lancio per il “Campiello “ di Venezia, ove il primo settembre scorso si è classificata al secondo posto con la stessa opera. Altra manifestazione particolarmente gradita e di grande successo, il concerto del cantautore Roberto Vecchioni. Vecchioni è il cantante dell’anima e della speranza, che sa parlare a tutte le generazioni: mai, come in questo momento, le sue parole possono toccare le corde del cuore di tutte le persone che lo ascoltano e Rapallo ha dimostrato tutto il suo gradimento per lo spettacolo. Un plauso all’amministrazione comunale per questo bel momento di musica d’autore. Ciò di cui abbiamo invece notato la mancanza, nell’estate rapallese, sono le manifestazioni culturali vere e proprie, intendendo per manifestazioni culturali quegli eventi che arricchiscono una città sotto il profilo intellettuale e morale e noi riteniamo che una città come Rapallo, seppure in un momento di crisi economica globale, come l’attuale, non debba mai abdicare al suo ruolo di “Città della Cultura”. Una città culturale che si rispetti deve essere in grado di offrire ai suoi cittadini ed agli ospiti non soltanto momenti di semplice relax, ma eventi di pregio come esposizioni, concerti, rappresentazioni teatrali, dibattiti, manifestazioni di qualità. E che questo sia fattibile, anche in tempi di scarsezza di risorse, l’ha dimostrato una Associazione rapallese - Il Club Service Internazionale Femminile “Soroptimist International – Club del Tigullio” - che ha organizzato, nel mese di luglio, una serie di eventi eccezionali, a scopo benefico: cinque concerti di musica classica, di cui tre all’Auditorium delle Clarisse, patrocinati dal Comune di Rapallo, uno a Chiavari ed uno a S.Margherita Ligure, che hanno ottenuto un clamoroso successo di pubblico e di critica. “E’ stata una scommessa” – afferma la

presidente del Club Annamaria Genovese – “con chi crede che d’estate la cultura vada in vacanza ed abbiano successo solo le “grandi abbuffate”, le sagre paesane ed i concerti fracassoni e rompitimpani.” I concerti hanno avuto la direzione artistica del tenore Alberto Cupido e della soprano Akiko Kuroda. L’incasso dei concerti di Rapallo, ad offerta libera, è stato devoluto al Parco delle Fontanine della nostra città, un’oasi di verde pubblico nel quartiere di Sant’Anna, per l’acquisto di attrezzature per il parco giochi dei bambini, realizzando così un binomio vincente: cultura e solidarietà. A nostro parere sono mancati, nell’estate rapallese, momenti di riflessione e di approfondimento di carattere culturale e sociale, sui quali hanno puntato per contro molte città turistiche, proponendo la presenza di personaggi di grande spessore che hanno ottenuto grande consenso tra l’eterogeneo pubblico dei vacanzieri, con conferenze e dibattiti. Trascorrendo giorni di vacanza in Valle d’Aosta, a Courmayeur, abbiamo avuto il piacere di assistere ad interessanti conferenze di carattere culturale – sociale che la cittadina ha offerto quasi quotidianamente ai suoi numerosi ospiti. I relatori erano grandi nomi della cultura e dell’economia italiana, invitati dalla Fondazione Courmayeur, organizzatrice degli eventi, tra i quali: Mario Deaglio, docente di economia internazionale all’Università di Torino e marito di Elsa Fornero - Ministro del Welfare, che era presente come ospite; Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, Ente che svolge una articolata attività di ricerca in campo economico e sociale; Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Ministro della Giustizia nel governo Prodi, assegnatario del Premio “Giurista dell’anno” per il 2012. Tra le donne, un nome di rilievo: Benedetta Tobagi, figlia di Valter Tobagi, giornalista di spicco del Corriere della Sera, assassinato nel 1980 dai terroristi. La Tobagi è l’au-

trice del libro: “Come mi batte forte il tuo cuore” nel quale ricostruisce la vita pubblica e privata del padre con la partecipazione e l’affetto di figlia, ma senza rinunciare all’obiettività della storia. “ Sono allergica alla retorica vuota del martire e dell’eroe” afferma la Tobagi. Un grande esempio di onestà intellettuale, tutta femminile. Gli illustri relatori hanno intrattenuto gli ospiti con argomenti di stretta attualità, come la attuale situazione economico/finanziaria italiana ed europea, evidenziando le cause, anche remote, che hanno portato alla crisi globale di oggi e formulando previsioni, senza falsi ottimismi, sulle possibilità di uscita dal tunnel che attanaglia la nostra economia e ne blocca lo sviluppo. Sono seguiti interessanti dibattiti che hanno coinvolto tutto il pubblico. Abbiamo portato questi esempi per significare che il pubblico, anche nei giorni di vacanza e di relax, apprezza le manifestazioni di cultura e di informazione di prestigio, eventi che danno lustro ad una città. Sotto il profilo commerciale una estate “in chiaroscuro” quella di Rapallo 2012. I commenti degli albergatori, dei commercianti e degli operatori turistici è cauto, in attesa dei bilanci finali della stagione. In generale però, è opinione comune che, anche se non si possono negare le difficoltà del momento, la nostra Riviera ha in linea di massima tenuto. I turisti, specie stranieri, hanno fatto registrare un buon trend anche se alcuni settori commerciali, come quello dell’abbigliamento, hanno registrato le maggiori criticità. Tante le iniziative e gli eventi per coinvolgere gli ospiti ed incentivare gli acquisti. Sarebbe auspicabile, a nostro giudizio, la creazione di pacchetti completi di iniziative, comprensivi anche di informazione e di cultura. Un giudizio complessivo sull’estate 2012? Vogliamo essere generosi: abbastanza positivo, anche in considerazione del fatto che è apparsa evidente la volontà di “fare”, e questa è una promessa positiva per il futuro.


STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Carlo GATTI

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NAVI

La “Pietra del sole”, bussola dei Vichinghi Alcune saghe nordiche narrano di una ‘pietra del Sole' che puntata verso il cielo, rivela sempre la posizione del Sole. Sembra magia! Ma oggi gli scienziati, ci dicono che l'eliolite o spato d’Islanda potrebbe aver aiutato i Vichinghi ad attraversare l'Atlantico settentrionale. hi arrivò per primo in America, Erikson o Colombo? Il tema, oltre a coinvolgere da molto tempo la curiosità della gente e del mondo della scuola, oggi stimola anche la scienza che pare sempre più vicina a formulare quel verdetto che farebbe comodo, soprattutto, a chi vanta la primigenia della scoperta più importante della storia moderna. Sulla performance del nostro conterraneo Cristoforo Colombo non vi sono dubbi. Manca solo la prova TV che certifichi l’impresa con le immagini in diretta, ma le altre prove ci sono tutte e sono sufficienti! Quindi, la domanda é tutta rivolta agli ipotetici viaggi di Leif Erikson che, sebbene siano supportati da antiche saghe e dal ritrovamento di reperti di vita quotidiana, tombe, resti umani e d’imbarcazioni rinvenuti in Nord America, non trovava, almeno fino a ieri, risposte adeguate sulla ripetibilità ‘scientifica’ delle traversate atlantiche. E tuttora ci si chiede: con quali strumenti il coraggioso vichingo arrivava in Nord America e ritornava in Norvegia conoscendo, lui e quasi tutti noi, le insidie meteorologiche e le difficoltà nautiche che s’incontrano, oggi come ieri, in quelle latitudini? A questa ricorrente domanda, alcune Università tentano di dare una risposta adeguata al nuovo millennio tecnologico facendo scendere in campo: scienziati, filologi, geologi e naturalmente astronomi e navigatori. Il team é guidato da archeologi, che di solito procedono molto lentamente, ma forniscono solo prove scientifiche. L’avventura scientifica parte da poche righe riportate da alcune saghe islandesi incentrate sull'eroe Sigurd che narrano delle cosiddette ‘pietre del sole’, una varietà trasparente della calcite: lo spato d'Islanda, un cristallo trasparente relativamente comune in Scandinavia che viene ancora utilizzato in al-

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Imbarcazione “Draken” vichinga

cuni strumenti ottici. Si legge nella saga che durante le nevicate e nei giorni nuvolosi: “Olaf prese la pietra del Sole, guardò in cielo e vide da dove proveniva la luce, così da risalire alla posizione dell'invisibile Sole”. Pare che i Vichinghi riuscissero a localizzare la posizione del sole per ottenere l’ora solare di bordo, ma anche un punto-nave approssimato di riferimento con calcoli semplici.* La prima interpretazione la diede nel 1967 l'archeologo danese Thorkild Ramskou suggerendo che tale pietra poteva essere lo spato d'Islanda (un cristallo polarizzante). Un filologo specialista dell’antica lingua norvegese dell’Università di Copenhagen precisò: “Su questi vecchi papiri si dà per scontato che tutti conoscessero l’uso di questi cristalli”. Nel 1969, un altro archeologo danese ipotizzò che lo spato islandese si potesse basare sulla polarizzazione della luce solare.** Un pezzo di ‘spato islandese’, ritrovato di recente sul relitto della nave britannica Alderney affondata nel 1592, ha spinto Guy Ropars, fisico dell'Università di Rennes (Francia), a condurre interessanti esperimenti di laboratorio. Ropars e i suoi

colleghi hanno irradiato il pezzo di spato islandese con una luce laser in parte polarizzata. Tralascio la dimostrazione scientifica per evitare l’emicrania a chi ci legge, e passo direttamente ai risultati pratici. L'équipe di studiosi ha arruolato 20 ufficiali di marina volontari che, a turno, hanno guardato attraverso il cristallo nei giorni nuvolosi, cercando di localizzare la posizione del sole. Si è scoperto che, in media, i volontari riuscivano a trovarla con un solo grado di errore, sui 360° in cui tradizionalmente è divisa la volta celeste. L’équipe di Guy Ropars ha realizzato una scatoletta, chiusa da due piccole tavole di legno, una delle quali, forata, lascia passare un raggio di luce. Fra le due tavolette è collocata la calcite. La luce, passando attraverso la ‘pietra del Sole’, si divide in due raggi che proiettano due deboli macchioline di luce (visibili nella foto accanto). Spostando a caso la scatola c’è solo una posizione in cui le due macchioline si equivalgono in brillantezza. Ropars la spiega così: "La direzione del Sole può essere facilmente determinata grazie ad una semplice osservazione basata sulla differenziazione tra le due immagini pro-

dotte dallo spato d’ Islanda”. Il risultato é quindi una ‘direzione’, un rilevamento dell’astro da cui procedere per tracciare la rotta sulla carta nautica. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica britannica Proceedings della Royal Society A, riporta che: "Può essere raggiunta una precisione di pochi gradi, anche in condizioni di luce crepuscolare”. Anche senza alcuna conoscenza scientifica sulla polarizzazione, i vichinghi hanno potuto facilmente osservare le proprietà di questo cristallo e usarlo per trovare il Sole a colpo sicuro. I risultati confermano che: "lo spato islandese è un cristallo ideale, che può essere usato con grande precisione" per localizzare il sole, sostiene Susanne Åkesson, ecologa dell'Università di Lund, in Svezia. “Rimane da stabilire”, prosegue la studiosa, "se e quanto fosse usato lo spato islandese" ai tempi dei vichinghi. Su questo punto la fisica non può dare risposte”. *** Secondo il nostro modestissimo punto di vista, un dato ci pare certo: i Vichinghi furono esperti navigatori capaci di attraversare migliaia di miglia nautiche in mare aperto tra Norvegia, Islanda e Groenlandia.


litto con un cristallo a bordo, allora sarei felice”.

La bussola dei Vichinghi. A destra, rilevatore del sole

Tuttavia, nell'estremo Nord, in estate, la luce perpetua del giorno avrebbe impedito ai vichinghi di navigare riferendosi alle stelle, inoltre, non conoscevano l’astrolabio per la misurazione dell’altezza degli astri, già in uso nel Mediterraneo, e neppure la bussola che fu introdotta in Europa soltanto nel XII secolo e che, essendo così vicini al Polo Nord, il suo uso sarebbe stato impreciso e limitato. L’uso dello spato islandese potrebbe quindi, per esclusione, essere la spiegazione di quelle avventure apparentemente impossibili. Il dibattito é tuttora aperto: Sean

McGrail, studioso dell'Antica Navigazione Marittima del Nord Atlantico presso l’Università di Oxford, ritiene questi studi molto interessanti, ma aggiunge che mancano vere prove che indichino l'utilizzo di tali cristalli presso i Vichinghi: “Puoi mostrare come potevano usarli, ma questa non è una prova”, dice. “Le persone avevano navigato a lungo, molto prima di questa pietra, senza alcun strumento”. Conclusione: 14 novembre 2011 Christian Keller, uno specialista di archeologia della navigazione presso l'Università di Oslo, spiega: “le documentazioni scritte perve-

nuteci suggeriscono che i Vichinghi e i primi marinai medievali attraversavano il nord Atlantico usando la posizione del Sole come guida nelle giornate limpide, in combinazione con le posizioni delle coste, le rotte dei voli degli uccelli, i percorsi di migrazione delle balene e le nuvole lontane sulle isole” e conclude: “Non c'è bisogno di essere un mago, ma c'è bisogno di mettere insieme un sacco di diversi tipi di osservazioni”. Keller si dice completamente aperto all'idea che i Vichinghi usassero anche le pietre del Sole, ma aspetta testimonianze archeologiche. “Se troviamo un re-

NOTE: * Per capirne di più, ho scelto la definizione più semplice tra quelle trovate sul web: “La luce consiste di onde elettromagnetiche che oscillano perpendicolari alla direzione del viaggio stesso della luce. Quando le oscillazioni puntano tutte nella stessa direzione, la luce è polarizzata. Un cristallo polarizzante come la ‘calcite’ permette solo alla luce polarizzata in certe direzioni di attraversarla e può apparire luminosa o scura a seconda di come è orientata rispetto alla luce. In questo modo, è possibile dedurre la posizione del Sole, una tecnica peraltro usata anche da alcuni insetti, tra cui le api domestiche, per orientarsi”. ** L’altezza del sole, misurata al culmine dell’arco tracciato nella giornata, é pari alla latitudine dell’osservatore. *** Gábor Horváth, ricercatore ungherese della Eötvös University, e Susanne Åkesson, studiosa svedese della Lund University, testano queste ipotesi dal 2005. Il loro studio è stato pubblicato su un numero speciale del Philosophical Transactions of the Royal Society B dedicato alla ricerca biologica sulla luce polarizzata.

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Città di Rapallo Assessorati alla Cultura

“M are N ostrum” XXXI Edizione

Modellismo navale, Arte, Storia e Tradizioni marinare

ANTICO CASTELLO SUL MARE

DAL 13 AL 28 OTTOBRE 2012 orario: venerdì 15-18 • Sabato e Domenica 10-12 / 15-18 chiusura: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì

IL PROGRAMMA • SABATO 13 ottobre - ore 10,30 - Sala consiliare Presentazione della XXXI edizione della Mostra e della pubblicazione di carattere storico “REX. ALLA CONQUISTA DEL NASTRO AZZURRO” curata da Maurizio Brescia, Emilio Carta e Carlo Gatti, alla presenza degli autori. Seguirà cocktail. • DOMENICA 14 ottobre - ore 11: Sala incontri del Gran Caffè Rapallo sul lungomare V.Veneto: “La storia del Rex e i suoi ultimi testimoni”. Presentano Emilio Carta, Maurizio Brescia e Carlo Gatti con filmato sulla conquista del Nastro Azzurro. Seguirà cocktail. • SABATO 20 ottobre - ore 11: Sala incontri del Gran Caffè Rapallo sul lungomare V.Veneto: “Gli antichi ‘mestieri’ (le reti)”. Incontro a cura del Circolo Pescatori Dilettanti Rapallesi con il presidente Riccardo Repetto e Massimo Busco. Presenta Emilio Carta. Seguirà cocktail. • DOMENICA 21 ottobre - ore 11: Sala incontri del Gran Caffè Rapallo sul lungomare V.Veneto: Emilio Carta e Carlo Gatti presentano i loro ultimi romanzi: “Il collezionista d’armi” e “Il giustiziere di Narvik”: a spasso tra storia e magia. Seguirà cocktail. • SABATO 27 ottobre – ore 11: Sala incontri del Gran Caffè Rapallo sul lungomare V. Veneto: il prof. Giorgio Giorgerini presenta “La corazzata Roma“. Proiezione a cura del com.te Ernani Andreatta di un filmato storico e sulla recente scoperta del relitto. Seguirà cocktail. • DOMENICA 28 ottobre - ore 11: Sala incontri del Gran Caffè Rapallo sul lungomare V.Veneto: Maurizio Brescia presenterà, in anteprima nazionale, il suo volume "Mussolini's Navy", appena uscito in Gran Bretagna e negli U.S.A. Si tratta del primo, illustratissimo "companion" pubblicato in lingua inglese sulla Regia Marina, per il periodo 1930-1945 Seguirà cocktail. ore 18: Antico castello sul mare: chiusura mostra e saluto ai partecipanti. Seguirà cocktail al Gran Caffé Rapallo al Lungomare V.Veneto. Partecipa l’artista Amedeo Devoto Amedeo Devoto è nato a Chiavari, nel rione Scogli nel Settembre del 1935. I suoi "oli su tela", emozionanti per chi li guarda, fanno rivivere l’epoca irripetibile delle costruzioni dei grandi velieri e della vita legata al mare e alla pesca.

La cittadinanza è invitata


Sala Charlie

- transatlantici

Sala Alpha

- Navi in miniatura

I “LINERS” IN GUERRA

MODELLISMO: ARTE E PASSIONE

a cura di Maurizio Brescia in collaborazione con Francesco Bucca

di Silvano Porcile presidente gruppo modellisti “Nonno Franco”

Le navi passeggeri - soprattutto durante i due conflitti mondiali - trovarono un particolare impiego "ausiliario", in supporto alle attività delle principali flotte militari: le grosse dimensioni di buona parte di queste unità, abbinate spesso ad apparati motore che permettevano di conseguire velocità di tutto rispetto, consentirono di utilizzarle in compiti diversificati e abbastanza "specializzati": nella fattispecie, come incrociatori ausiliari, trasporti truppa e navi ospedale. Nell’ambito della mostra Mare Nostrum 2012 presentiamo uno studio sull'impiego "militare" di transatlantici e navi passeggeri negli ultimi 150 anni di storia. Pensiamo quindi di poter cogliere l'occasione per fornire un quadro generale di questo specifico tema, in abbinamento ad un'iconografia d'epoca e a fotografie originali che - ci auguriamo - consentiranno di fare luce sull'attività bellica di molti e famosi "liners" delle principali flotte mondiali.

BREVE STORIA DEL NASTRO AZZURRO

Da trent’anni il Gruppo modellisti “Nonno Franco” organizza, con la collaborazione del Comune di Rapallo, mostre che, ad ogni edizione, riscuotono sempre maggiore succes-so da parte del pubblico e degli appassionati di storia e cultura marinara. In tali occasioni i visitatori possono ammirare la ripro- duzione in scala ridotta, più fedele possibile, di navi che sono entrate a pieno diritto nella storia e nella nostra cultura. Gozzi e leudi liguri, golette, storici galeoni, imbarcazioni da pesca e da lavoro, rimorchiatori: è inevitabile farsi coinvolgere dall’entusiasmo degli espositori che si ritrovano ogni anno per confrontrare opinioni e progetti e sono sempre felici di raccontare come nascono questi piccoli prodigi di abilità navale. Stand espositivo del locale gruppo della Marina Militare “Movm Gazzana Priaroggia” di Rapallo.

Sala Bravo

- Illustratori

di Carlo Gatti

Alle 04 e 40 di mercoledì 16 agosto 1933 il Rex sfreccia a poche decine di metri dal faro di Ambrose con le sirene urlanti di gioia. Il NASTRO AZZURRO é suo. Il nuovo record di velocità sulla traversata atlantica Gibilterra – New York é di 4 giorni, 13 ore e 58 minuti, alla fantastica velocità di 28,92 nodi. I muri delle città sono immediatamente tappezzati di manifesti con le foto del Rex, del suo comandante Tarabotto, del suo direttore di macchine Risso ed il logo della nave imblasonato nel nastro azzurro. A ottanta anni di distanza, l’atmosfera di quel trionfo riecheggia ancora insieme all’orgoglio della marineria italiana che, ancora oggi, si trova ai vertici “dell’andar per mare”.

I TRANSATLANTICI NEI CARTELLONI PUBBLICITARI di Claudio Molfino

Gli anni trenta conoscono lo splendore dei nostri transatlantici, Genova sotto la spinta delle grandi compagnie di navigazione diventa la capitale della pubblicità e della grafica pubblicitaria italiana. I migliori illustratori del tempo fanno a gara per creare le "affiche" più accattivanti. un modo di fare pubblicità all'avanguardia che ha fatto tendenza anche nei decenni sucessivi.

LA RIVINCITA DELLA “BASSA FORZA” di Emilio Carta

La Storia, è risaputo, la scrivono i vincitori. Per questo motivo occorre lasciar scorrere il tempo per decine e decine di anni in modo da poter scremare quella che è pura propaganda, omissioni, depistaggi. Sotto questo aspetto dal dopoguerra ad oggi ci sono state falsificazioni addirittura clamorose, diari abilmente contraffatti. E ci fermiamo qui. Io mi sono soffermato sulla microstoria di quell'evento. Vi parlerò di due rapallesi che all'epoca facevano parte di quell'equipaggio: Angelo Mantovani caffettiere di bordo e Guido Tersano, pasticcere capo. O, meglio, lo faranno i Guido Tersano, capo pasticcere del Rex figli Antonio Mantovani e Luigi Tersano entrambi residenti a Rapallo e che il ricordo dei loro genitori lo hanno ben impresso in mente. Angelo Mantovani

Sala Delta

- Cimeli museali

LA STORIA DELLA PESCA NEL TEMPO a cura del Circolo Pescatori Dilettanti Rapallesi

Questa sezione è una mostra fotografica ed oggettistica denominata “La pesca nella storia”, in particolare è divisa in tre parti: professionistica, sportiva e subacquea. Negli appositi pannelli verranno illustrati gli antichi metodi di pesca con le reti e la tonnara di Camogli. Verranno inoltre delineati i vari percorsi tecnologici con cui la pesca si è evoluta nel tempo. La parte oggettistica storica la si deve al collezionista Gianni Uccelli, mentre quella più moderna fa capo al C.P.D.R.


URBANISTICA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Paolo BELLOSTA

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S. MARGHERITA

Santa Benessere & Social SpA. - atto secondo i torna a parlare della questione porto, dopo le incessanti polemiche che avevano spaccato in due la città ora la querelle si ripropone. Ma prima di parlare degli ultimi sviluppi facciamo un piccolo passo indietro, rinfreschiamoci un po' la memoria... Lo scorso maggio, dopo la prima conferenza dei servizi, i due progetti in gara, il Santa Benessere & Social spa e l'Ati Porto Cavour, erano stati entrambi rimandati. Per essere nuovamente presi in considerazione era indispensabile un adeguamento di questi ultimi alle linee guida dettate dal piano territoriale di coordinamento della costa e dal Puc di Santa Margherita. Proprio negli ultimi giorni è tornato d'attualità il Santa Benessere & Social spa, rivisto e ripresentato presso lo Spazio Aperto di Via dell'Arco. Innanzitutto cerchiamo di capire quali sono i punti principali di questo nuovo progetto e quali le differenze rispetto all'idea originaria.

S

La zona portuale non verrà stravolta come inizialmente si pensava, l'attuale disposizione delle banchine non sarà modificata, quell'ordinato disordine strenuamente difeso da Renzo Piano, qualche mese fa, rimarrà inalterato. Aumenterà, invece, l'accessibilità e la fruibilità del molo di sopraflutto con una nuova "promenade panoramica" tra la Calata del porto e via Canevaro, come pure sarà incrementata la visibilità da terra aprendo la vista tra via Milite Ignoto e il mare, infine anche la tanto discussa area ex Spertini sarà riabilitata ritornando ad essere piazza pubblica dopo diversi anni. Insomma l'idea è quella di perseguire una riqualificazione del litorale evitando, però, un'opera di cementificazione scriteriata. A differenza dell'operazione promossa da Gian Antonio Bandera, non è previsto più alcun allungamento della diga foranea, annullando anche di conseguenza la costruzione dei tanto discussi 150 posti barca, verrà

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invece perseguita una maggiore continuità tra la banchina del porto e l'attuale retroporto tramite la Casa del Mare e sarà costruita una piazza sopraelevata alta però non più di un metro e mezzo, come stabilito dal piano urbanistico. Tutto questo per un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro, mentre la concessione territoriale dovrebbe essere valida per circa 50 anni. Le cifre di questa ipotetica operazione risulterebbero, dunque, notevolmente ridimensionate, calcolando che inizialmente si parlava di oltre 56 milioni di euro e di un contratto di locazione superiore ai 90 anni. La prima idea, quella di creare una sorta di porto-parcheggio verrà totalmente stravolta, come pure la costruzione di negozi, ristoranti e di diverse suite. Il centro benessere, cavallo di battaglia del progetto 2010, invece si farà. Nel complesso una svolta in "chiave green", come gli stessi promotori l'hanno definita. Una delle poche analogie con la precedente operazione è il nome, che rimane il medesimo, mentre tutto il resto cambia radicalmente. A livello organizzativo sarà sostituito sia l'amministratore delegato che i principali progettisti, solamente il referente resterà lo stesso, il magnate Gabriele Volpi. Apparentemente un'ottima iniziativa

che però non è ancora stata descritta in maniera dettagliata, se il progetto, sulla carta, sembra adattarsi perfettamente alle necessità di Santa qualche dubbio, a livello pratico, ancora permane. Le associazioni ambientaliste, le quali hanno deciso di non partecipare alla serata di presentazione, hanno manifestato le loro perplessità attraverso le parole dell'ingegnere Franco Traverso, esponente di "Difendi Santa". Secondo quest'ultimo ciò che non è piaciuto è stata la mancanza di elaborati tecnici indispensabili per un'analisi oggettiva, la riproduzione di soli rendering, ovvero di rappresentazioni a computer, non avrebbe, secondo Traverso, permesso una valutazione chiara ed equlibrata. Aspettando che la situazione si chiarisca possiamo però almeno affermare che un primo (lento) passo è stato fatto, la SB&S spa ha presentato la sua idea, ora la palla passa all'Ati Porto Cavour, che a breve, renderà pubblica la sua opera. Entrambi i progetti dovranno essere completati e consegnati entro il prossimo mese di dicembre per poi essere giudicati dalla conferenza dei servizi in Regione, programmata per febbraio 2013. Noi restiamo alla finestra curiosi di scoprire se, prima o poi, una decisione verrà presa. Per passare finalmente dalle parole ai fatti.


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Da Shakespeare a Marzari I l “Bardo” - scrittore, aforista, poeta popolare – è una figura molto importante nella cultura e letteratura anglosassone “ab origine”. Però anche a Genova abbiamo avuto i nostri Bardi. Credo che il più popolare e conosciuto sia Giuseppe Marzari. Gli aforismi dei Grandi si sono sovente ispirati a loro scritti e motti. Marzari invece - magari senza saperlo – si è ispirato…. direttamente ai Grandi. Un esempio. Trattando della indiscutibile utilità e delle modalità di una “buona lite”: Shakespeare (Molto rumore per nulla – Atto

III) -“In a false quarrell there is no true valor” Cioè “In una lite fasulla nessuno ha ragione”. Ed ancora Shakespeare (Amleto-Atto I) “….Being in a quarrell bear’t that the opposed may beware of thee” Cioè “.….Se ti metti a litigare assicurati che l’oppositore ti tema”. Ebbene, il nostro Marzari ha raccolto e condensato questi principi nel suo famosissimo: “Pe’ fa’ e cose drite ghe voe na’ bella lite !” Ancora un segno della vicinanza tra Liguri e British. In fondo, abbiamo dato loro la nostra Croce di San Giorgio per la loro bandiera…… V.T.


RICORDO O SOGNO? QUANDO... E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Mauro MANCINI

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RAPALLIN

Ö scïto do ”Ciantê” / 2

1900: due leudi attraccati al ’Pennello’

1905: a sinistra l’officina del Gas e il Mattatoio; a destra le baracche del Cantiere Navale.

el nostro ”Gïo di misci” del mese di giugno avevamo visitato ’ö scïto do Ciantê’, la zona del ’Cantiere’ e ci eravamo lasciati con la promessa di ritrovarci ancora qui per scoprire di questo sito, così ricco di storia rapallina, altre curiosità di vita vissuta. Mi sento però in dovere di fare un piccolo esame di coscienza: infatti questa località non è da noi rapallini né dagli ospiti molto frequentata; nelle nostre passeggiate, raggiunto il ponte che oltrepassa il torrente Boate, ci voltiamo indietro e torniamo al centro del lungomare, non apprezzando questo piccolo giardino fitto di pini marittimi e così ricco di tanta tranquillità, forse esagerata per questi nostri tempi frenetici. Vediamo allora di guadagnare oggi ’l’altra sponda’, dove negli ultimi anni dell’Ottocento era qui la sede del Mattatoio Civico e dell’Officina del Gas e durante la prima guerra mondiale una base di idrovolanti dell’Aeronautica Militare. La riva destra del fiume era stata prolungata verso il mare con grossi massi onde creare un molo ”il Pennello” dove potessero attraccare i leudi, imbarcazioni con poco pescaggio, che trasportavano, in assenza di strade e ferrovia, tutto ciò che occorreva alla città. Queste barche a vela latina erano collegate alla terra ferma con un’asse sulla quale lo

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scaricatore doveva ritmare il suo equilibrio per non finire in acqua. L’approdo di quei tempi, antenato dell’attuale Calata ”Durand De La Penne” era anche baluardo nella difesa di tutta la spiaggia; infatti ”Il Mare” del 4 dicembre 1926 così commentava: ” Giorno per giorno scompare la spianata del Cantiere, asportata dal mare facilitato nel suo rodere dalla completa distruzione degli ultimi avanzi del famoso ”Pennello” operata dall’ultima mareggiata”. Ancora da ”Il Mare” del 29 gennaio 1927: ”Maciste a Rapallo. Il popolarissimo Maciste, il famoso artista cinematografico che con la sua forza erculea ha mandato in visibilio piccini e grandi di tutto il mondo, è stato ospite di Rapallo martedì scorso. Subito riconosciuto per la imponente sua statura e corporatura, venne fatto segno a tale intensa ammirazione che dovette…ricorrere ad una automobile se volle gustare ancora della nostra città le meravigliose bellezze e rifugiarsi infine alla ’Trattoria del Cantiere’ del signor Vittorio Tassara dove potè dare prova manifesta del suo ottimo appetito”. Il nonno del famoso cartoonist Luciano Bottaro raccontava che in queste sue visite, prima del pranzo, ”Maciste” e Tassara, anch’egli molto robusto, si sfidavano a prove di forza come lotta e braccio di ferro, mettendo in palio il conto del desinare. A

1919: un idrovolante in fase di decollo e una unità della Marina Militare.

conclusione di questo nostro pellegrinare nel passato di questa zona, ci soffermiamo in silenzio di fronte al frammento di muro antisbarco, ora monumento a ricordo di sei giovani partigiani qui trucidati dai nazisti, sul quale si staglia la dedica: ”Contro questo muro la Liberazione di Rapallo è stata suggellata dal sangue dei partigiani di ’Giustizia e Li-

bertà’- 23 Aprile 1945”. Erano e sono: Campodonico Ugo, Giusto Edoardo, Marzullo Giuseppe, Mascheroni Angelo, Pendola Roberto,Vallero Guido. A Loro e a Mario Nocchi ’Memmo’, medaglia d’argento della prima Guerra Mondiale, vorremmo in un futuro non lontano poter asserire: ” Il Vostro sacrificio non è stato vano”.

1945: il monumento ai Partigiani Caduti


COME ERAVAMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Bruno MANCINI

PERSONAGGI

Vigilia di Natale in Comune

MUNICIPIO DI RAPALLO, SALONE CONSILIARE anni 1970/1975 Scattata in occasione degli auguri natalizi tra l’Amministrazione ed i dipendenti comunali, la foto che pubblichiamo ci mostra i cinque messi notificatori. Nelle loro funzioni di servizio, li ricordiamo sempre disponibili e cortesi sia nei confronti dei cittadini sia dei proprio colleghi. Vediamo da sinistra: Antonino Venuti, Aldo De Franchi, Giuseppe “Beppe” Chiappe (dietro), Edoardo “Edo” Macelloni, Giuseppe Lattuca Bonamico, Antonio Chellone e Dario Arancio. Proverbiale era divenuta la risposta che il signor Lattuca dava, con un sorriso sareno, a chi gli chiedeva come andasse la giornata: “Tutto a posto, niente in ordine”. Nella seconda foto vediamo Edoardo “Edo” Macelloni con il vigile urbano Vittorio Tirelli intenti a bruciare le schede di qualche votazione avvenuta nell’ambito del consesso. Retro della foto inviata, a suo tempo, ad “Edo” Macelloni da un amico-collega.

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CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Domenico PERTUSATI

Un sogno proibito rima di entrare in medias res, vale a dire nel cuore del problema, sento il dovere di comunicare ai lettori che quanto di volta in volta vado esponendo non suscita, come erroneamente immaginavo, meraviglia, sorpresa o “scandalo”, ma interesse e condivisione su larga scala. In realtà la gran parte degli argomenti che pongo sul tappeto e che, a prima vista, appaiono scottanti ed irriverenti, in realtà riflettono quanto già molti pensano per conto proprio. Ritengo che sia della massima importanza rendersi conto che gran parte della popolazione è ormai all’avanguardia e si rifiuta di accettare “supinamente” quanto è stato insegnato per tradizione: anzi ritiene che un ritorno ad un certo passato, scarsamente edificante, sia decisamente inaccettabile. Il cammino della Chiesa lungo i secoli, come è risaputo almeno da coloro che hanno gli occhi aperti e sanno riflettere, è denso di luci e di ombre. Direi senza esitazione che dal punto di vista meramente umano risultano più le ombre che le luci: tante pecche, “dèfaillances” e debolezze si possono riscontrate. Questi rilievi sono condivisi anche da una buona percentuale di credenti, cioè da coloro che frequentano le comunità ecclesiali, ma che non intendono essere sudditi acritici pronti ad accettare le decisioni che autoritariamente vengono imposte. IL VERO SCOPO DELLA “CRITICA” Doverosamente devo confessare che molto spesso attingo dal colloquio con le persone (soprattutto di chiesa) spunti e suggerimenti: pertanto le mie osservazioni critiche non possono essere interpretate un attacco ostile alla Chiesa, come certi integralisti reputano, ma un auspicio a correggere quanto umanamente è deplorevole. Il mio scopo è quello di offrire un contributo, sia pure modesto, teso ad eliminare quanto non in linea con la genuinità del Vangelo. Non si deve confondere la chiesa di Cristo con quella degli uomini: anche coloro che la governano non sono immuni da carenze e

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Il Cardinale Carlo Maria Martini rimane un esempio di uomo di Chiesa aperto, pienamente disponibile all’ascolto e alla comunicazione senza pregiudizi e condizionamenti di sorta.

difetti. La critica è sempre positiva quando mira non a deprimere o scandalizzare, ma a correggere e a migliorare. S. Paolo ne era convinto quando affermava rivolgendosi ai Corinzi: “Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno perchè non venga biasimato il nostro ministero, ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero;con parole di verità, con la potenza di Dio, con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama” (2 Cor.3-19). Queste sono affermazioni che mettono in luce quale debba essere l’ atteggiamento di chi si pone come guida e maestro. Non si può non riconoscere che la predicazione autentica ed incisiva sia l’esempio di chi è umile e disponibile al sacrificio, di chi non cerca onori e ricchezze ed è pronto ad accettare ogni evenienza, positiva o negativa, per valorizzare il suo ministero evangelico. Paolo anche nel nostro tempo si pone come esempio da imitare per coloro che sono preposti a “reggere” la chiesa: l’umiliazione è “conditio sine qua non” dell’efficacia della loro azione verso tutti, amici e nemici. Lo stesso Paolo non esita a confessare che le miserie e angustie rafforzano la sua fede e il suo comportamento: “Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte”.( 2 Cor. 9-19). SERVIZIO UMILE E GENEROSO Mi permetto domandare: “Sono queste le convinzioni di coloro che stanno sugli stalli più alti preoccupati di ammaestrare i”sottoposti” con il proprio esempio? E’stato lo stesso Maestro a dire apertamente agli apostoli che ambivano a sedere accanto a lui e a ricoprire un posto di primo piano nella loro missione: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi esercitano su di esse il loro potere. Tra voi però non è così; ma chi vuole essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.” E sottolineava quello che è l’ identikit del vero apostolo: “il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire” (Marco 10,42-45). Servire: questo è il compito di chi dirige la chiesa di Cristo e dei suoi collaboratori. E’ contro il Vangelo pretendere di comandare e considerarsi superiori agli altri. Servire significa aiutare chi è nel bisogno spirituale, morale e materiale. Non è credibile chi detta legge… Ci sono indubbiamente coloro che accettano di buon grado tutto

Francesco d’Assisi si spogliò di tutto, rinunziò ai beni del padre, cui restituì anche gli indumenti, per seguire con umiltà e convinzione l’esempio di Cristo. (Giotto - Basilica Superiore di Assisi)

quanto viene deciso dalle autorità e respingono ogni possibile cambiamento come ereticale. La loro educazione religiosa si è purtroppo fossilizzata, TESTIMONIANZA VERACE Un esempio luminoso di come si serve la chiesa è stato offerto dal Cardinale Martini, il quale ha avuto il coraggio di mettere in discussione certe “abitudini” e “credenze” che non sono riconducibili al pensiero di Cristo. Non intendo fare anch’io il panegirico di questo “servo” della Chiesa. Molto è stato detto e scritto a questo riguardo. Abbiamo ancora davanti agli occhi i solenni funerali celebrati nel duomo di Milano. E’ sintomatico e indicativo sottolineare come tra la folla fossero presenti anche coloro che non frequentano abitualmente la chiesa e quelli che appartengono ad altre religioni. Martini non condannò nessuno e si impegnò con prudenza, ma con decisione a rompere la rigidità delle prescrizioni “non divine”, ma solo umanamente “ecclesiastiche”. Ho avuto l’impressione che nel corso di quel solenne rito funebre i vari autorevoli interventi hanno elogiato l’ex arcivescovo milanese, evidenziandone le doti di eccellente pastore e di studioso biblico senza fare riferimento a quei suggerimenti che aveva più volte con coraggio manifestato, ma che non erano visti in sintonia con l’insegnamento tradizionale. Di certo quanto venne riferito sulla sua attività pastorale e culturale era corretto, ma, a mio sommesso parere, non completo. E’ risaputo che di solito si trasmettono pubblicamente le verità che non creano difficoltà o turbamento. Il Card. Martini - va detto con chiarezza - ha sempre pensato che la chiesa (quella degli uomini) deve con umiltà riconoscere le proprie mancanze e cercare di porvi rimedio, recuperando il tempo perduto. E’ stato più volte ripetuto che secondo il parere di Martini la Chiesa sarebbe rimasta indietro di almeno 200 anni. Questo giudizio non mi sorprende. Nel 2008 venne dato alle stampe un suo libro dove

esprimeva le sue “sorprendenti” idee: “Conversazioni notturne a Gerusalemme - sul rischio della fede” . E’ stata una pubblicazione che mi ha impressionato per il coraggio della sua fede aperta e sincera. Trascelgo una fra le tante sue riflessioni: “Chi cerca la povertà invece della ricchezza, chi accetta le ingiurie e il disprezzo invece di cercare onore mondano e sa che le difficoltà possono far maturare umanamente, diviene una persona di valore. Diventa sicuro di sé, sa perché è al mondo, ha un cuore giovane”. E subito aggiunge: “Questo appagamento e la speranza di ciò che ancora verrà, rappresenta l’arricchimento che dà Gesù… ‘chi avrà perduto la sua vita a causa mia, la ritroverà’ (Mt.10,39). Vogliamo confidare in queste parole e andare avanti”. (op. cit. pag. 82). SAPER “ASCOLTARE” Del cardinal Martini vorrei mettere in luce quello che per me risulta essere il più importante pregio: la capacità di ascoltare e di colloquiare. E’ forse questa una prerogativa che coloro che governano considerano di primaria importanza? Tutt’altro! Quante volte capita di sentire conferenzieri o predicatori che fanno affermazioni categoriche senza lasciare spazio a interventi e a rilievi critici su quanto detto. Hanno la presunzione che il loro sapere sia insindacabile, perché “rappresentanti “ di Cristo”: sanno di sapere e non sono disposti ad accettare obbiezioni. Se qualche volta ascoltano lo fanno con sufficienza e malcelata sopportazione. La verità sta dalla loro parte, perché si sono convinti di parlare a nome di Cristo. Il Card. Martini non ha mai avuto questo atteggiamento che per lui non era evangelico. Non ha mai condannato chi la pensava diversamente, mostrando interesse e partecipazione. Tuttavia va precisato che non sempre il suo era un pieno consenso in quanto lesivo della dottrina ufficiale della chiesa. Tuttavia lasciava aperte tante vie d’uscita. Su temi che l’autorità ecclesiastica ritiene intangibili, ha cercato di aprire il dialogo e di lasciar intravvedere una qualche so-


Il ritorno alla celebrazione della messa nel rito latino,concesso dall’attuale Pontefice, non è affatto servito ad accrescere l’affluenza dei fedeli: venne accolto con “incredibile” entusiasmo da una ristretta cerchia di cristiani “tradizionalisti” e conservatori.

luzione. Erano per lui inconcepibili gli anatemi e le scomuniche. Perché - si è chiesto - non trovare una soluzione per i divorziati e i risposati ai quali la Chiesa rifiuta la comunione? Perchè non aprire alle coppie omosessuali, perché non sentire la necessità e l’urgenza di colloquiare con i seguaci di altre religioni ed instaurare un clima di vera fratellanza, senza imposizioni o divieti? Perché non affrontare la questione del matrimonio dei preti e l’eventuale problema del sacerdozio delle donne? Ai tanti “perché” nessuna risposta chiara e soprattutto convincente. IL CARATTERE DEL VERO PASTORE ”Servire e non essere servito” come raccomandava il Divino Maestro è il compito autentico di chi vuol essere un vero pastore.Tra le preoccupazioni di Martini c’era quella di incontrare le famiglie in difficoltà: faceva loro

segretamente visita fermandosi a pranzo; serviva a tavola e chiedeva di lavare i piatti secondo quanto riferisce il giornalista Andrea Tornielli (cfr. La Stampa 1-09-12 pag. 2). Questo comportamento è in linea perfetta con il vangelo: “Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete fare altrettanto. Io vi ho dato l’esempio perchè come ho fatto io facciate anche voi... Un servo non è più grande del suo padrone né un apostolo più grande di chi lo ha mandato”. (Gv. 13,1-7) La Chiesa di Cristo è quella del servizio e del dialogo. Cristo si fermava a parlare con tutti, soprattutto con quelli che erano considerati peccatori o scomunicati come i Samaritani. Il lettore interessato può leggere le fasi dell’ incontro con la samaritana (una scomunicata) presso il pozzo di Sichar come

è raccontato nel vangelo di Giovanni (cap. 4, 5 - 42). Questo non può non essere l’impegno della chiesa nel nostro tempo: aprirsi a tutti, anche ai non credenti, non tanto per convertirli, ma per aiutarli ad allargare i confini della fraternità. UNA CHIESA CHE CONVINCE Soprattutto oggi che - come da più parte si sente affermare - la politica “fa acqua” e le condizioni economico-sociali sono a rischio, la Chiesa dovrebbe sentire il dovere pressante di intervenire per assumere un ruolo di guida e di sostegno alle classi povere e in grave difficoltà. In termini più espliciti farsi paladina del soccorso e dell’assistenza ai poveri, ai malati, ai sofferenti, a tutti coloro che vivono situazioni di disagio impressionante. La chiesa come forza morale, oltre che a donare le sue ricchezze e rinunciare ai suoi privilegi, dovrebbe assumersi la responsabilità di essere al centro della carità e dell’amore effettivo per tutti. Mentre gli apparati politici stanno perdendo sempre più terreno, la Chiesa prenda il sopravvento, non per dominare, ma per guidare tutti ad un vero senso di umanità e di aiuto, senza alcuna pretesa di comandare ed imporre la sua autorità. Il suo sarebbe senza dubbio un servizio che le procurerebbe quel consenso generale che oggi le manca. La sua missione spirituale ne verrebbe rafforzata e sarebbe riconosciuta come vera comunità che non pone discriminazioni, ma promulga e promuove la fratellanza universale. Solo nella generosa apertura potrà diventare il fulcro di attrazione per tutto il genere umano. Mi è stato chiesto: “Non vedremo mai un

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papa con la sua corte pontificia ricalcare le orme riformatrici di Francesco d’Assisi che rinunziò a tutte le ricchezze per scegliere di vivere come Cristo? Il poverello di Assisi riuscì a sorreggere la Chiesa che era in difficoltà e rischiava di crollare”. Non posso non ammettere di essere rimasto molto sorpreso da tale auspicio. Sono tuttavia dell’avviso di ritenerlo “un sogno proibito” onde evitare eventuali ripercussioni non gradite (censure e riprovazioni). Tutti sappiamo che ci furono nel corso dei secoli momenti di forte crisi nella chiesa. Chi conosce la storia, sa che certi progetti che si ispiravano al Vangelo e che restringevano il potere assoluto (politico e spirituale) di chi dirigeva la chiesa finirono malamente: i sostenitori vennero colpiti da condanne terribili, talvolta anche con la pena capitale (vedasi Giordano Bruno) per renderli inoffensivi e ininfluenti. Chiudo con un pensiero di sicura speranza: Cristo è sempre presente e sorregge la sua Chiesa soprattutto nei momenti difficili, densi di foschia e di oscurità. “La barca di Pietro non affonderà secondo le divine promesse” fu ripetuto a Pio XI preoccupato per le tristi condizioni in cui si venne a trovare. Questa fu la sua pronta risposta: “E’ vero, ma Gesù parlò della barca, non parlò dell’equipaggio”. Vale dire: l’equipaggio può cambiare per le debolezze e deficienze, ma la barca regge bene il mare anche in tempesta, perché è la barca di Cristo, non di Pietro (Cfr.D. Pertusati “Benedetto XVI e i suoi predecessori - Ed. Tigullio Il Mare, Rapallo 2006, pag.72).


INFANZIA

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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

SOLIDARIETÀ

Anche l’Unicef “sposa” i terremotati hiediamo a Giorgio - perché chiamarlo dottor Mainieri non ci viene naturale, considerato che con la maglia dell’Unicef abbiamo insieme calpestato per anni i polverosi campi di calcio di Genova e dintorni - com’è andata la sua iniziativa per raccogliere fondi destinati a regalare un gioco e un sorriso ai bambini “attendati” nel comune di San Felice sul Panaro violentato dal terremoto. Per informare quanti hanno contribuito durante il concerto di Vecchioni e nel “Red Carpet” l’introito è stato di 1.450 euro. Se uno pensasse al numero di persone presenti in occasione di questi due eventi non sono certo molti, ma bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo pieno, così le delusioni vengono tacitate dalla vicina di casa che sull’ascensore mi allunga un “centone”, dal bambino che mette nel salvadanaio Unicef alcune monetine esclamando dispiaciuto: “È tutto quello che ho”, e dalla visibilità dell’Unicef in ambito cittadino. Abbiamo notato che il Comune di Rapallo non figura fra i paesi limitrofi che supportano questa raccolta pro-terremotati. L’amministrazione aveva già destinato

C

fondi cospicui pro-alluvionati di Borghetto Vara per cui la volontà dei rappresentanti comunali, sindaco in testa, è stata soffocata dalle maglie burocratiche, ma auspico, anzi sono sicuro che chi ha la responsabilità di capire quali siano le vere priorità della città non mancherà di appoggiare l’Unicef, non solo da un punto di vista meramente economico, ma rispecchiando quel grido di speranza che è l’asilo nido “Per un mondo Unicef” tenterà di plasmare una città a “misura di bambino”. Dico questo anche egoistica- mente, come pediatra e nonno di quattro piccini. Qualche altra iniziativa? Lo scorso 14 settembre a Villa Lo Faro i due concertisti Piero, pianista straordinario e padrone di casa, e Andrea Cardinale, violinista rapallese di fama internazionale, hanno tenuto un concerto sotto la regia di AMUSA (Amici Musicisti Sant’Ambrogio) raccogliendo fra gli ospiti 500 euro a favore dell’Unicef. A proposito di nonni il 6-7 ottobre, festa del nonno, ci sarà l’annuale distribuzione delle orchidee in tutte le piazze d’Italia, Rapallo inclusa. Cosa deve fare chi vuole collaborare con l’Unicef?

L’angolo di Rossella iù di 6.000 chilometri, la distanza percorsa dagli "sposini" dei quali voy a hablar, immensa come è immenso il loro intenso amore, che dura da dieci anni ed è nato proprio qui vicino, in un paesino del Levante Ligure molto romantico e affascinante, esattamente il 6 settembre 2002 alle 15.25. Loro sono Pasqualina e David, lei di origini italiane e lui americano doc. Ciò che è più particolare e magico allo stesso tempo, è riflettere che questi due cari giovani - lui ha compiuto da poco i sessantadue anni e lei 50 - abbiano deciso di coronare qui il loro sogno, in occasione del loro decimo anniversario, alle tre e venticinque, e pensate: i testimoni sono stati le “Wedding Planners” Lisa e Francesca, di S. Margherita Ligure. David, all'inizio di settembre, ha ottenuto il divorzio e ha comunicato seduta stante alla fidanzata, che era già in Italia da parenti, la propria sospirata intenzione di sposarla. Appena poco più tardi era già stato informato l'Hotel Imperiale, lo stesso di dieci anni fa, diretto da Anna Mattu. Avvertite le Wedding Planners, insieme a Giovanna Casu dell’Ufficio Eventi e allo staff dell’albergo, tutti si sono tempestivamente mobilitati, ancor prima di incontrare la coppia. Fin dal primo incontro si è respirato un clima friendly e le due ragazze hanno percepito il grande amore fra i due. Interessante e soprattutto sorprendente è stato sentirsi narrare nei dettagli le difficoltà e gli aspetti divertenti del sintetizzare l'organizzazione del matrimonio, missione quasi impossibile dato che normalmente questi tipi di eventi richiedono molto più tempo. Oltretutto, con così poco preavviso è stato complicato far combaciare tutto e farsi dare i permessi necessari, ma la storia d'amore di Pasqualina e David ha colpito e commosso tutti. Così, dopo nemmeno 5 giorni di corse e grande pazienza degli

P

Il pediatra Giorgio Mainieri e a sinistra il sindaco Giorgio Costa

Chiunque mi può contattare tranquillamente. Non ci sono ruoli o incarichi solo la voglia di tentare di aiutare i meno fortunati di noi e quando questi sono bimbi…. Mi piace concludere citando testualmente parte della lettera inviata da Giulio Terzi, ministro degli Affari Esteri, al nostro presidente nazionale Giacomo Guerrera: “La scelta di operare attraverso Unicef risponde alla profonda ammirazione per l’encomiabile opera svolta

dall’Organizzazione per affrontare le più gravi crisi umanitarie. In Siria come in tutte le altre aree del mondo ove i minori siano oggetto di violenza e maltrattamenti, Unicef rappresenta un attore indispensabile per alleviarne le sofferenze e promuovere la tutela dei loro inalienabili diritti. Riaffermo quindi l’impegno mio personale del governo italiano a sostenere Unicef in questo come in altri scenari di crisi…”.

Scene da un matrimonio sposi, è giunto il giorno delle nozze, giovedì 6 settembre. Dopo la cerimonia semplice ma carica di significato, abbiamo scattato alcune foto sfruttando il meraviglioso spettacolo che è Zoagli, e poi i novelli sposi sono rientrati in albergo dove li aspettava una cenetta a lume di candela, allestita dall’efficiente e superlativo staff dell’Hotel Imperiale sull’ampia terrazza della loro suite. Da sempre io considero il giorno delle nozze un momento di letizia per tutti, ma vi ho sempre assistito come a qualcosa di schematico e cadenzato. Questa occasione, come mi ha detto Francesca durante la nostra conversazione, ci ha permesso di trarre e apprendere una potente lezione di vita, cioè che le basi di un rapporto sono essenzialmente le due unità che divengono una sola. Ci ha ricordato quanto può essere forte un amore, per spingere due persone a viaggiare per chilometri, per venire a sposarsi nel proprio “posto del cuore”. E' da notare che nessuno dei parenti e amici era al corrente della sorpresa di David, e gli unici fortunati spettatori erano le due ragazze, il ministro di culto, papà ed io. L'emozione più grande, aspetto fondamentale è che l'amore deve trionfare su ogni cosa, unico must di un matrimonio. Da sempre sono affascinata dal lavoro del Wedding Planner in generale, e in quest'occasione ho avuto il privilegio di entrare in amicizia con Lisa e Francesca, che sono state molto felici di illuminarmi sul loro fantastico mestiere. “Ciò che ci teniamo a precisare,” dicono “è il concetto che si ha di questa occupazione: essa non è tutta in stile Enzo Miccio o Jennifer Lopez, come è ovvio, ma ha come unico scopo quello di soddisfare le necessità dei clienti, guidandoli secondo le loro passioni e inclinazioni, e poi essi diventano spesso nostri cari amici perchè si crea un rapporto di intesa molto forte,

fondamentale in questo lavoro.” Queste due persone, che di certo non hanno problemi economici essendo due persone famose e influenti a New York City, impegnate anche in opere di volontariato, avrebbero tranquillamente potuto “fare le cose in grande” negli Usa, invece che scegliere di seguire il proprio cuore, il che sottolinea la loro nobiltà d’animo. Chiedo venia se vi ho annoiato con tutto questo “sdolcinato tenero veritiero romanticismo” ma ogni tanto fa bene riflettere sulle positività della vita, osservando casi simili. In conclusione, it doesn’t matter se il vostro è stato o sarà un matrimonio in grande stile con mille invitati, oppure intimo, con zero spettatori; il must sia, come è stato per Pasqualina e David, il vostro immenso amore. Per sempre… we hope.


ANNI SESSANTA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Silvana GAMBÈRI GALLO

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AMARCORD

Pane e pomodoro (che Gioele voglia o no...)

“D

i Gioele amici siam/ ed insieme a lui cantiam /viva viva gli indiscussi….” E qui seguiva il nome dell’azienda titolare dei biscotti, rotondi e bucherellati. Magari non tutti gli ex-pivelli del tempo ne ricordano il sapore, ma forse – in qualche cassetto dell’abitazione o della memoria – esiste una o più figurine di quegli “amici”, nate dall’idea di un geniaccio pubblicitario. Accattivanti eredi di individui mitologici e sinistri (Minotauro, Sfinge, Chimera, ecc.) i Gioelefriends proponevano buffi innesti zoologici: dalla Tartaraffa (tartaruga + giraffa) all’inarrivabile Pellicanrondinicchio (pellicano + rondine + picchio). Lungi da me, demonizzare la questione; ma le figurine e i pupazzetti allegati (oggi si trovano sulle aste di E-bay!) indirizzarono molti verso i prodotti confezionati, e da lì alle merendine scarta-e-divora il tragitto fu breve. Anch’io ho collezionato figurine e pupazzetti, non perdevo un “Carosello” del gufetto Gioele, e ricordo tuttora la musichetta che finiva con umpaumpa-umpa-pa. Ma lo spuntino cellofanato, mi ha sempre ispirato una diffidenza viscerale: nel personale album dei ricordi, resta una serie di michette (gonfie e necessariamente vuote all’interno) dove trovavo – al momento della ricreazione scolastica – ciò che oggi si può chiamare avanzo,

ma allora era prelibatezza. Panini al salame, con frittata, con “spalla cotta” (il prosciutto vero, in rare occasioni), col formaggino (bleah!), col pomodoro fresco appena condito, fettine di arrosto sopravvissute alla domenica. Confesso che mi nascondevo – per gustare le leccornie in beata solitudine – quando arrivava la cotoletta impanata, un po’ di cima o (goduria maxima) due zucchine ripiene, spesso accompagnate dalle fette di patata a lettino (oggi, ahimè, estinte). Nessun olio di colza, nessun grasso idrogenato, nessun finto pan di spagna che si affloscia al primo morso. Gioele o no, i miei coetanei hanno superato l’infanzia gastronomica a “chilometro zero”, e tutto sommato con pochi traumi al riguardo e scarsa cellulite. Poteva mancare, in alternativa, la focaccia artigianale? Certo che no, meglio se – anni sessanta - acquistata nello storico panificio di Carrugio Drito, sotto i portici, con gli “occhi” (i buchetti in superficie) lucidi di olio al punto giusto, il bordo croccante, una studiata mollezza calda dove tuffarsi beatamente. Pochi metri più avanti, per “par condicio” (salato-dolce), era il turno dei cubeletti: rigorosamente rapallini, guscio di pasta frolla a imprigionare un cuore di marmellata.

Sapori per iniziati, fronteggiavano ogni altro dolcetto, anche le ricercate meringhe con panna; e chi – alle feste ne elargiva un vassoio, otteneva lusinghe e considerazione. Per contrappasso, mi è toccata una prozia che dilapidava i risparmi in cedri, lieviti, uvette, e imponeva annualmente un pandolce degno dei marmi di Carrara: non esistevano the o caffelatte in grado di ammorbidirlo, la nostra ipocrisia era un sorriso entusiasta, mentre fringuelli e tortore – sicuramente destinati all’obesità – cioppavano quotidianamente trance del macigno sbriciolato col pestello. Mia madre, invece, si dilettò a riciclare i pandori in zuppe inglesi; e mi chiedo tuttora come quei rossastri laghetti di alchermes, sdoganati al primo tocco

di forchetta, non si siano tramutati in precoce cirrosi. Forse abbiamo sviluppato anticorpi di piombo, forse avevamo un metabolismo ormai dimenticato. Ma ancora oggi, quando voglio immergermi nei sapori dell’infanzia, farcisco una michetta con pomodoro fresco, olio d’oliva e sale; così ritrovo quella bambina che divorava il tutto prima di saltare la corda, di giocare ad acchiapparella. E da qualche anno, fra le mura di casa, scorrazzano beati due esemplari perfetti come amici di Gioele: il cancavalliale (cane + cavallo + maiale) e la cantalpimmia (cane + talpa + scimmia). Pezzi assolutamente unici, introvabili anche su E-bay. Umpa-umpa-umpa-pa!

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GENTE DI LIGURIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Alfredo BERTOLLO

MOVIMENTI

Una triste pagina di emigrazione Nel Settecento una nutrita colonia ligure si trasferì nella vicina Corsica ma quella ricerca di una nuova vita per molti di loro si concluse in tragedia.

Q

uando si parla di emigrazione non bisogna solamente pensare alla Grande che avvenne alla fine del secolo XIX e all’inizio del XX soprattutto per le Americhe considerate l’Eldorado da molti liguri, alcuni dei quali, in realtà fecero colà grandi fortune. Bisogna anche posare la lente d’ingrandimento su fenomeni più modesti e, per questo, mi occuperò, prestando l’attenzione all’entroterra del levante ligure, in particolare alla zona montana alle spalle di Chiavari e Lavagna, a una frazione del comune di Borzonasca: Sopralacroce(1). Si tratta di un’emigrazione tutta particolare perchè non

diretta, come normalmente avveniva, verso le grandi città dell’America, bensì nella vicina Corsica che nel 1714 apparteneva alla Repubblica di Genova. Erano terre che non assicuravano un proficuo lavoro agli abitani e per questo il Senato richiese un sopraluogo e propose ai rappresentanti del paese, che subito accettarono, di emigrare, per fondare una colonia in Corsica nella località di Coty che esiste tuttora con il nome di CotyChiavari, nel golfo di Ajaccio. I coloni lasciarono il paese la mattina di sabato 6 gennaio 1714 e raggiungono Chiavari entro il mezzogiorno di domenica 7. Si trattò di

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Ajaccio

quattrocentosessantuno persone di età compresa da uno a sessantastte anni che s’imbarcarono sulle tre galee mandate da Genova e che presero il mare alla volta di Ajaccio tra il 9 e il 10 gennaio.. Tutto andò bene fino all’isola di Gorgona dove le tre galee dovettero separarsi perchè attaccate da “un vascello stimato barbaresco”. Due galee raggiunsero Ajaccio mente la terza fu sorpresa da una burrasca che ne provocò il naufragio senza perdita di vite umane ma di tutte le provviste, cosa che ridusse le scorte di viveri a disposizione dell’intera comunità. Tutti i coloni raggiunsero comunque il paese di Coty a loro destinato ed iniziarono subito a costruire le case e già a maggio ne avevano fatto le fondamenta e costruito le pareti quando si accorsero che la terra locale non era adatta a fare le “tegole” per cui dovettero vivere praticamente a cielo aperto. Avevano seminato orzo, miglio, legumi e ortaggi ma la scarsità delle scorte dovuta all’accennato naufragio costrinsero parecchi a nutrirsi solo di castagne secche. A ciò si aggiunsero gli scontri con i vecchi proprietari del terreni che avevano volontariamente lasciato vuoto il paese e l’emigrazione si trasformò in tragedia quando si manifestò fra

gli emigrati una febbre quartana che nel caldissimo agosto del 1715 fece ammalare moltissime persone e ne fece morire trentatre. Dei quattrocentosessantuno emigrati iniziali, divenuti quattrocentoventisette a causa delle morti, nell’autunno di quell’anno ne restarono solo trecentocinquanta che poi se ne andarono o morirono. E’ triste riportare pagine così nere nella storia dei liguri ma purtroppo è un avvenimento che dev’essere ricordato. La Magnifica Repubblica, forziere d’Europa, città fra le più ricche del mondo di allora, non aveva saputo tutelare i suoi sudditi. Se, quando mancarono le tegole, il Senato avesse destinato un minimo di denaro per il completamento delle case; se avesse saputo imporsi sui corsi proprietari dei terreni, cosa che avrebbe potuto ben fare; se infine avesse destinato un po’ di viveri a quella povera gente, la tragedia non sarebbe avvenuta e Coty-Chiavari sarebbe oggi un centro con abitanti liguri con la loro lingua come è avvenuto, per esempio nei comuni in Sardegna di Carloforte e Calasetta e, in parte, in Corsica, anche a Bonifazio e Calvì. (1) Notizie, in gran parte, pervenute dagli “Atti del Convegno di Sopralacroce” del 10 agosto 2003


ARTIGIANATO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Pietro BURZI

ORO NERO

La lavorazione artistica dell’ardesia Denominazione e caratteristiche La lavorazione dell'ardesia risale ad almeno 2300 anni fa, già allora si era capito che in questa pietra esiste una naturale spaccatura lamellare, e quindi si ricavavano delle la-stre, tanto è vero che i Romani denominarono i Liguri che abitavano quel tratto di ter-ritorio compreso tra il promontorio di Portofino e Sestri Levante: “Tigulli”, motivo per cui questo golfo si chiama ancora oggi “golfo Tigullio”, e li chiamarono così per la loro attività di fare le tegole, infatti in latino “tegula” è sinonimo di ardesia. Il nome ardesia deriva invece dal francese “ardesie”, che a sua volta deriva da Arden-nes, provincia francese in cui si sviluppò in passato una delle prime industrie estrattive dell'ardesia, dato che in quella regione ed in quelle montagne l'ardesia si formò, da un punto di vista geologico molto prima di quella ligure. Un altro nome con cui viene denominata l'ardesia è “lavagna”, ma non è come si pen-sa, secondo una tesi più aderente alla realtà ed a fonti storiche, la città prende nome dal fiume Lavagna lungo il corso del quale venne edificata, ed il fiume prende nome dal Monte Lavagnola , dalle cui pendici sorge attraversando tutta la Val Fontanabuona per circa quaranta Km. , comunque “lavagna” è divenuto sinonimo di ardesia. L'ardesia è una roccia argillosa a grana minutissima di colore grigio o nero, facilmente divisibile in lastre sottili, resistenti agli agenti atmosferici, formatasi in ambiente mari-no attraverso lunghi periodi di sedimentazione e di compressione risalenti all'era del “Cretacico Superiore”, terzo periodo dell'era Mesozoica, compresa tra i 225 ed i 70 milioni di anni fa, periodo in cui si formarono anche i calcari, arenarie. Basalti, ecc.. L'ardesia al momento dell'estrazione si presenta di colore nero, tendendo poi a schia-rirsi fino ad assumere una pigmentazione grigio chiara, la tonalità scura è dovuta a residui carboniosi, che una volta a contatto con l'ossigeno, l'umidità e le radiazioni ultraviolette, si volatilizzano, dando vita ad un processo di ossidazione. L'ardesia contiene silicio, e questo è il motivo per cui i minatori erano tutti malati di silicosi, la sua polvere finissima, al microscopio si presenta come tanti piccoli aghi che respirati

si piantano nelle vie respiratorie . L'ardesia è spesso definita come pietra morbida, ma non è proprio così, dato è catalo-gata come pietra di media durezza al pari del marmo bianco, ed hanno lo stesso peso specifico, un metro cubo pesa ben 2600 Kg. La scultura Nel Medio Evo alcune scuole di scalpellini si specializzarono nella scultura dell'ardesia e precisamente nella decorazione a rilievo di portali ed architravi, Genova, il Genovesato ed il Tigullio sono ricchi di portali scolpiti, vantando i più fastosi esempi di questaarte; queste opere d'arte sono talmente numerose da farci pensare che coloro che era-no dediti all'attività scultorea dell'ardesia fossero veramente molti, oggi con dispiacere dobbiamo constatare che questa attività è oramai scomparsa, ma è la scultura in generale va scomparendo, perchè i laboratori sono dotati di pantografi che permettono di realizzare sculture a prezzi nettamente inferiori di quelle realizzate dalla mano, che risultano però pezzi unici, mentre le prime sono sculture morte, senz'anima, fatte in serie come le fotocopie. La scultura è un'attività propria dell'uomo, esso scolpisce da sempre, e quello che si perde non è solamente la conoscenza della tecnica, ma molto di più, la creatività, la capacità di dominare questo materiale così duro, forte, resistente e di trarne delle forme e delle figure. La tecnica e l'attrezzatura per scolpire la pietra è la stessa per qualsiasi tipo di pietra, ma è necessario conoscere le caratteristiche delle pietre, non si può indiscriminatamente adattare un soggetto ad ogni tipo di pietra, ma bisogna scegliere il materiale adatto a ciò che si vuole realizzare; in ardesia non si può fare quello che si riesce a fare con il marmo, poiché la prima è adatta alla realizzazione di forme com-patte, per intendersi, è impossibile fare una mano di ardesia, che però permette di ottenere sullo stesso pezzo diverse gradazioni di grigio fino al nero, a seconda di come la si lavora, mentre nel marmo vanno create delle profondità per ottenere delle ombre. La lavorazione Per eseguire un basso o alto rilievo (si considera alto rilievo quando la fi-

gura sporge per almeno metà del suo spessore) la tecnica non è cambiata dall'antichità: si fa un di-segno sulla lastra di pietra, e lo si ripassa scalpellandolo per non cancellarlo, poi si inizia a scavare tutto intorno al perimetro del disegno fino ad ottenere un canale della profondità che riteniamo utile al rilievo, ed a questo punto, sfruttiamo la caratteristica dell'ardesia della sua spaccatura lamellare: battiamo con lo scalpello sul lato della lastra di pietra e si staccherà la parte da eliminare, ripetiamo l'operazione sugli altri lati, (sistema utilizzato dagli “spacchini” per fare le tegole) ed evitando molto

lavoro e fatica, il nostro disegno risulterà in rilievo isolato sulla lastra . La fase successiva è quella di modellare con gli scalpelli il soggetto facendogli prender forma, con un trapano o frese procedendo poi alla realizzazione delle profondità (sottosquadra), in ultimo si passa alla levigatura con l'aiuto di raspe da pietra per eliminai segni dello scalpello, poi con carta vetro, di volta in volta sempre più fine per togliere i segni delle raspe; più si va a levigare e lisciare, più l'ardesia diventa nera, mentre nelle parti lavorate a scalpello o raspa risulterà di colore grigio chiaro.

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SOCIETÀ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Annalisa NOZIGLIA

GIOVANI

Due comunità educative a Rapallo N el nostro territorio opera una realtà socio educativa che merita senza ombra di dubbio il nostro plauso e l’opportunità di essere conosciuta per l’importante missione che svolge. Presso l’Istituto Emiliani gestito dai Padri Somaschi sono infatti attive due comunità educative che si occupano di quei ragazzi che hanno la necessità di trovare un ambiente familiare che li possa aiutare a realizzarsi nella loro integralità. Abbiamo incontrato padre Marek, educatore e guida spirituale delle comunità, che ci ha ampiamente esposto, le attività, le finalità e gli obbiettivi di questi centri educativi. In prima battuta ci siamo soffermati ad analizzare la società nella quale viviamo ed in particolare i problemi legati ai più giovani; è risultato chiarissimo ad entrambi quali e quante difficoltà vivano i nostri ragazzi, sia quelli inseriti in un buon conteso familiare e sociale, sia quelli che padre Marek definisce “orfani della società”, ovvero chi per svariati motivi si trova ad affrontare la vita senza una fa-

miglia o ancor peggio coloro che proprio in famiglia incontrano i primi insormontabili problemi della vita. Per tutti la crisi morale, sociale ed economica nella quale viviamo è destabilizzante e certamente non aiuta ad affrontare al meglio quel periodo già di per se complesso che è l’adolescenza. In questo contesto, quindi, operano due realtà educative rivolte proprio ai ragazzi che essendo soli hanno bisogno di una guida, di un sostegno, affinché possano tirar fuori il meglio di loro per poter esprimere appieno l’immenso valore che certamente è insito in quell’interiorità offuscata dai tanti problemi che già alla loro età hanno dovuto affrontare. La prima realtà, CEA (Centro Educativo Assistenziale) si occupa di ragazzi di sesso maschile in età compresa tra gli 11 e i 14 anni la cui permanenza nel proprio nucleo famigliare di origine sia stata riconosciuta non idonea dai servizi sociali o dal tribunale. Questi ragazzi hanno la possibilità, quindi, di vivere in una comunità che si propone di essere una fami-

glia e di offrir loro tutto il sostegno educativo e scolastico di cui hanno bisogno. L’equipe, spiega padre Marek, è composta da un responsabile religioso, un responsabile- coordinatore, cinque educatori ed uno psicoterapeuta esterno. La cooperativa garantisce assistenza diurna e notturna e la comunità è ubicata in una struttura di circa 640 mq all’interno dell’Istituto Emiliani, è suddivisa in una zona giorno nella quale troviamo una cucina, un piccolo salotto, una sala tv, una sala polivalente, nonché la direzione e gli spazi per gli educatori, e da una zona notte nella quale ci sono le camere per i ragazzi dotate di bagno. Infine sono presenti alcuni locali adibiti ai servizi, mentre all’esterno sono a disposizione della struttura i campi sportivi per le attività ludiche. La seconda comunità denominata “Villetta” si occupa di ragazzi (5 minori di sesso maschile) di età compresa dai 15 ai 18 anni coordinati da un responsabile religioso, un responsabile coordinatore, tre educatori ed uno psicoterapeuta esterno. Ai ragazzi che vengono inseriti in questa realtà, solitamente provenienti dalla CEA, vengono offerti gli strumenti necessari affinché siano pronti, con il conseguimento della maggiore età, ad affrontare una vita autonoma al di fuori della comunità, pertanto vengono indirizzati ad uno studio consono alle proprie capacità, sia esso rivolto all’apprendimento di una professione che un liceo in vista di un corso universitario, così come vengono preparati alla vita autonoma. “La Villetta” è concepita, infatti, come una fase di semi-autonomia e come tale è fondamentale che i ragazzi collaborino attivamente insieme agli educatori e si adoperino ad assumersi delle precise responsabilità anche pratiche, legate alla vita di tutti i giorni. La struttura che ospita

questa comunità è appunto una villetta indipendente a pochi passi dall’Istituto Emiliani e dalla CEA, di circa 140 mq suddivisi su due piani. Una zona giorno costituita da cucina, sala, bagno, ed una camera per l’educatore-direzione e da una zona notte (2° piano) con tre camere per i ragazzi e bagno. Lo stabile è inoltre circondato da un ampio giardino di 200 mq. I ragazzi che si trovano in “Villetta” cucinano autonomamente due volte alle settimana e in questo modo iniziano quel percorso di autonomia che il programma educativo si pone come obbiettivo. Il centro educativo offre inoltre alcuni servizi diurni aperti agli esterni come il GAG “Centro aggregativo adolescenti”, qui i ragazzi guidati da alcuni educatori sono seguiti nello svolgimento dei compiti e nei rapporti di interrelazione tra loro. Di un servizio di doposcuola e ogni hanno è attivo il “Centro estivo” che vede circa 35 ragazzi impegnati in svariate attività durante le loro vacanze estive. L’incontro con Padre Marek ci ha dato la possibilità di conoscere queste realtà pressoché sconosciute che offrono un servizio di fondamentale importanza per la nostra società. Chiunque voglia saperne di più ed offrire il proprio aiuto a queste comunità può rivolgersi all’Istituto Emiliani. Come tutte le comunità che cercano di fare del bene tanti sono i bisogni e le necessità per cui è importante conoscere queste realtà che operano nella nostra città affinché chi lo desidera possa, secondo le proprie possibilità e capacità, offrire il suo aiuto a questa causa tanto importante, perché l’educazione, la cura ed il benessere, inteso come star bene interiore, dei più giovani è una delle basi imprescindibili per costituire una solida società per un domani migliore.


VIAGGIARE

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di Vinicio TEMPERINI

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

DAL PORTOGALLO ALL’ANGOLA

In viaggio con i garofani/2 LUANDA / LOBITO / KUNENE Aeroporti sempre chiusi e comunque inaffidabili. Si va a Lobito finalmente via mare. L’Atlantico in quella zona è un caro amico che vuole però il massimo rispetto. Una lancia deve tener ben presenti i propri limiti. Un forza 3/ 4 è già da rispettare per percorsi lunghi. Porti non sempre facilmente accessibili a quei tempi in West Africa. Contenti comunque di essere in navigazione. Sbarco, controllo visto , interrogatorio. Via terra destinazione Kunene. Camionetta con misure precauzionali: acqua, benzina, qualche provvista e qualche medicinale. Ricordiamo che a quei tempi i telefonini esistevano solo nei film di fantascienza. Viaggiavi con radio e….non sempre ci azzeccavi. Devo onestamente ammettere che potrei includere questo viaggio nelle esperienze tutto sommato gradevoli. Anzi sono sicuro che qualche turista, in mano ad agenzie poco scrupolose, abbia viaggiato peggio. Deserto, Savana ma anche tante foreste e bei

fiumi (Bungo, Kobango ed il generoso Kunene). Arrivo a Hambo in una giornata. Contatto ed interventi con responsabili locali. Problemi burocratici/organizzativi risolti presto con tanta buona volontà (e capacità….) da entrambe le parti. Tre giorni dopo tappa a Lubango sul fiume Kunene. Organizzazione di trasferimenti, assestamenti con appropriate destinazione e protezione di materiali e macchinari. Un paio di giorni dopo tappa finale a Ondjiva per controllo finale accordi e misure prese. Due giorni a Kunene ospiti degli Agenti locali. Premesso che parlo di tanti anni fa e molte cose sono certamente cambiate (anche i nomi…), riecco la natura principale dell’Angola. Spiagge enormi e selvagge ma fantastiche. Specie quelle dove il bagnasciuga è il deserto. Come in Mauritania. Bilancio del lavoro svolto. Eccellente, direi. Domati i leoni dell’alta burocrazia abbiamo trovato la massima collaborazione a compensare una pignoleria incredibile (solo i cinesi fan

Luanda

Le cascate Calandula, le seconde più grandi d'Africa

peggio…) e – devo dirlo – atteggiamenti decisamente amichevoli. Voglio ripeterlo, l’Angola è il massimo successo ch’io conosca in fatto di integrazione e sviluppo inter-raziale. KUNENE/LOBITO/LUANDA Ritorno a Lobito sempre per strada con tappe dovute e gradite dove avevamo avuto tanta collaborazione ed empatìa all’andata. Piccola festa a Hambo con cibo in scatola. Ottime frutta e verdura fresche locali e birra, chissà perchè, olandese. Non sarà una qualche residua influenza della Compagnia delle Indie? Molta musica e canti tra i quali – perbacco ! – non poteva mancare “Ma se ghe pensu” in versione mia personale francamente molto scarsa. Beh, l’importante è partecipare. Per qualche attimo (fuggente) torniamo tutti umani e ricordiamo che le musiche angolane come Kuduru, la più nota, Kapreko, Kizomon ed altre sono all’origine di samba, reggae e tutto il seguito. Portatrici di

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allegria, serenità, fratellanza, socialità. A Lobito noleggio della solita lancia e, finalmente in mare, prua su Luanda. La Rivoluzione dei garofani termina proprio in quei giorni, felicemente. La rivoluzione in Angola continua, sotto diversi aspetti, per anni. Ritorno aereo a Lisbona, Zurigo, Genova di routine, quasi noioso. Confesso che i ricordi migliori rimangono quelli dei viaggi, brevi ma emozionanti, nell’Atlantico e in misura minore sui fiumi Kunene e Kubango. Mi ripeto. Dopo aver svolto bene i difficili compiti assegnati , con la coscienza a posto, questi viaggi possono essere la miglior forma possibile di turismo. Immergersi, partecipare, conoscere e comprendere ambienti e persone. Vivere in posti affascinanti in circostanze anche avventurose non è un gran turismo? Nel mio caso, tutto questo… spesato e pagato. Come potrebbe un genovese non essere felice ?.....

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CINEMA

di Luciano RAINUSSO

AL CINEMA in diagonale

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

I mercenari 2

di Simon West

Seconda avventura degli “expendables”, come dice il titolo originale, che arriva a due anni di distanza dalla prima. Il regista non è più Sylvester Stallone che, all'epoca del primo film, tenne fede alla sua intenzione di erigere un monumento alla violenza e alla forza fisica. Stavolta, al suo posto, un altro specialista del film d'azione che però è riuscito a rendere meno insopportabile il previsto centone di scontri, ammazzamenti ed esplosioni, premendo al massimo il tasto dell'ironia. Altro, del resto, non si poteva chiedere ad un film che riunisce i big dell'action movie, per una rimpatriata all'insegna del “tutto e di più” che caratterizza questa operazione meramente spettacolare. E buon per Stallone e soci se il machismo ne esce, a tratti, con le ossa rotte, come succede all'inizio, dove i protagonisti si salvano per miracolo, dopo aver compiuto una strage per liberare un compagno prigioniero. (Senza contare, poi, la presenza nel gruppo di una donna, una specialista cinese senza glamour, ma di gran lunga superiore a tutti per coraggio e intuito). Presenti in personaggi abbastanza ben caratterizzati i cine-forzuti degli '80 e '90. Ma la citazione d'obbligo è per l'attrice cinese Yu Nan, già apparsa sugli schermi nostrani con IL MATRIMONIO DI TUYA, Orso d'oro a Berlino. Un'opera indimenticabile, dove, contadina mongola stremata dalla fatica, lei era pronta a divorziare per poi sposare un uomo disposto a prendersi cura dei suoi figli e del marito paralizzato. Ma con quest'ultimo film siamo davvero su un altro pianeta.

La televisione? È il posto dove vanno a morire i vecchi film. Bob Hope, comico

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The Bourne legacy di John Madden

Altro film tra i più attesi di questo inizio d'autunno, almeno da parte di chi si è appassionato alle precedenti cine-avventure di Jason Bourne, killer della Cia, sceso dalla penna del romanziere Robert Ludlum. Qui, Matt Damon ha ceduto il ruolo di protagonista all'emergente Jeremy Renner (e c'è di che dolersene), il quale interpreta un altro ex agente segreto, pure lui nel mirino della Cia, ora costretta a fare le pulizie di casa. Anche il regista è cambiato e la sostituzione non giova per nulla a questo terzo capitolo. Perché, se nei primi due film, Paul Greengrass aveva cercato di arginare in qualche modo l'invadenza dell'azione, Gilroy sembra che dell'azione voglia invece bearsi. Per cui colpi di scena, sparatorie e inseguimenti sempre più improbabili si alternano senza alcuna misura, annoiando e infastidendo. Oltreoceano, si sa, i finanziatori di film hanno in mente certi modelli e questi modelli vogliono sfruttarli fino all'osso, costi quel che costi. Non c'è niente da fare. Per cui un tema come quello della Cia decisa a eliminare le prove dei suoi illegali programmi, riguardanti la creazione di super-agenti killer, difficilmente può dar luogo a film ben diversi. Magari destinati a un pubblico che non sia composto soltanto di ragazzini. Sempre, ben inteso, che il romanziere Robert Ludlum non racconti frottole.

Prometheus di Ridley Scott

Il Cavaliere Oscuro. Il ritorno di Christopher Nolan Sono ormai una quindicina i film sul famoso giustiziere di Gothan City creato dal cartoonist Bob Kane sul finire degli anni '30 e giunto al cinema, per la prima volta, nel 1966. Ma quelli che vale la pena di ricordare sono appena quattro: i due girati da Tim Barton tra i1 1989 e il 1992, con Michael Keaton, e i due successivi di Christopher Nolan, Ora si aggiunge questo nuovo capitolo, firmato ancora da Nolan, regista del momento. Film da vedere, non fosse altro per il fatto che, sebbene sia spettacolare, ha il grande merito di non ricorrere al 3D. (Il che costituisce ormai un titolo di merito). Lunghissimo (due ore e mezza di proiezione), tortuoso quanto mai, sempre immerso in un clima inquietante, prettamente dark, questo ritorno dell'uomo-pipistrello può anche incantare. A due condizioni: non scervellarsi troppo su taluni risvolti della vicenda (uno di questi, la manovra per rovinare finanziariamente il protagonista, messa in atto dai suoi soci, donne comprese); non far caso al guaio che può aver combinato l'ordigno nucleare che Batman porta a esplodere lontano da Gotham City. Sempre che si riesca a digerire gli immancabili sconquassi che avvengono nel caos urbano, divenuti l'ennesimo banco di prova degli specialisti in effettistica. Torna nel ruolo principale, per la terza volta, Christian Bale (il ragazzino dello spielberghiano L'IMPERO DEL SOLE è omai una montagna di muscoli). Manca il Joker dei precedenti film, personaggio in cui eccelsero Jack Nicholson e il compianto Heath Ledger.

Era inimmaginabile, fino a qualche tempo fa, che Ridley Scott potesse tornare alla fantascienza per ripartire dal suo capolavoro di genere ALIEN, diretto nel 1979, poi malamente rifatto o ricopiato da tutta una serie di film e filmacci che ne sfruttavano persino il titolo. E, invece, ecco questo PROMETHEUS che, rifacendosi agli eventi di quel 'cult-movie', intende – in qualche modo – rispondere a domande che fanno “tremare i denti in bocca”, come direbbe Pirandello, se fosse ancora vivo: chi siamo, da dove veniamo, chi ci ha creato? Insomma, quegli interrogativi che l'uomo non ha mai cessato di porsi, da quando cominciò ad alzare gli occhi verso il buio che ci sovrasta. Ovviamente Ridley risponde per metafora, attraverso l'intreccio di questo film straordinario, non per iniziati, ma di notevole impatto spettacolare. Dove si racconta di una spedizione che, in un futuro ormai prossimo, arriva su un remoto pianeta un tempo abitato da coloro che avrebbero dato inizio all'esistenza della razza umana. (Per chi ricorda il citato ALIEN, si tratta del pianeta raggiunto dall'astronave Nostromo, dopo aver ricevuto la falsa richiesta di soccorso). Un pianeta ora invaso da creature mostruose, destinate forse – e qui l'aggancio è chiaro – a raggiungere la Terra, per distruggere l'umanità. Ambizioso, altamente visionario, il film non delude, sebbene non appaia all'altezza di ALIEN, né di BLADE RUNNER, il miglior film in assoluto di Ridley Scott. Consolante ipotizzare che la razza umana possa aver avuto origine dal vomito di un alieno, portato via dalle acque di una cascata, come suggerisce il prologo del film.

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LETTERE E NOTIZIE

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

Auguri a... Renzo Bagnasco ha compiuto gli anni lo scorso 14 settembre, La redazione de “Il Mare” formula auguri vivissimi senza specificare, per ovvi motivi anagrafici, la ragguardevole età.

ANCORA SUL TUNNEL Cara Redazione, La riluttanza (eufemismo...) di molti sammargheritesi, tra i quali il bravo Sindaco De Marchi, alla costruzione del tunnel che, in un battibaleno, collegherebbe Santa Margherita Ligure allo svincolo autostradale che da sempre serve le due Cittadine che si affacciano sul Golfo del Tigullio, risulta veramente incomprensibile. Le code che si formano all'incrocio della via che affianca il torrente Boate,via che in buona sostanza risulta essere un interminabile svincolo autostradale di Santa,e l'Aurelia di Ponente, sono fastidiose e, soprattutto, pericolose. Già molti incidenti,che coinvolgono soprattutto motocicli,si sono verificati in quello svincolo,con le vetture provenienti dall'autostrada e dirette a Santa che "scalpitano" per raggiungere casa,finalmente. Se si aggiunge che i residenti di Santa che ogni mattina devono entrare in autostrada per recarsi al lavoro potrebbero farlo con notevole risparmio di tempo,di carburante e,in definitiva,di palanche, se si pensa che chi colà in futuro fosse colpito da ictus o per incidente potrebbe venire assistito in men che non si dica nel nuovo Ospedale che, guarda caso, trovasi a trecento metri dall'eventuale sbocco del tunnel, sì, la già citata riluttanza, anche mettendoci molta buona volontà, proprio non si riesce ad afferrare. Cordialmente, Luigi Fassone, Camogli

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LO SCUDERIA FERRARI CLUB RAPALLO PRESENTE AL RED CARPET ra gli eventi per la celebrazione del 25° Anniversario dello Scuderia Ferrari Club Rapallo e in ambito della 2^ Edizione del Red Carpet, il Tappeto Rosso della Gastronomia, dedicata al “Rosso Ferrari” che si è svolta Giovedì 30 agosto, per l’occasione il tutto è stato arricchito con un tocco di eccellenza facendo pervenire direttamente da Maranello, posizionandoli sul Lungomare: • una Ferrari Formula 1 con allestimento per simulazione di Pit Stop con attività di cambio gomme (vedi nella foto un delicato momento del cambio gomme); • due simulatori di guida Ferrari, al cui sviluppo hanno partecipato anche Fernando Alonso, Felipe Massa e Giancarlo Fisichella e sui quali sono state effettuate prove da parte di numerosissimo pubblico compreso minorenni, consentendo così agli appassionati di vivere le vere emozioni di guida di una F1. Si ringraziano: per l'aiuto economico la Rinaldi Petroli Srl e l'Hotel Miramare di Rapallo e per la straordinaria presenza Mauro Apicella, Direttore Operativo delle Scuderie Ferrari Club. E’ stato anche possibile ammirare per le vie cittadine una sfilata di circa 15 vetture Ferrari che si sono poi schierate sul Lungomare a corollario dei tre mezzi provenienti da Maranello.

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CAROGGIO DRITO E IL CONFUOCO Caro direttore, nella edizione di settembre del sempre interessante mensile Il Mare, è stata pubblicata una lettera livorosa e saccente sulla cerimonia del Confuoco, incontro che si ripete a Rapallo da oltre 25 anni con la partecipazione dell’associazione Caroggio Drito. Ricordo che è stata l’associazione Caroggio Drito, per prima nel levante ligure, a promuovere l’incontro fra chi è amministrato e chi amministra nel ricordo della cerimonia del Confuoco che, nel passato, si svolgeva a Genova. D’accordo con le varie amministrazioni che si sono succedute, la nostra associazione ha dato alla cerimonia una forma simbolica che si è ripetuta in tutti questi anni e sempre con una buona partecipazione e gradimento.

Invitiamo i lettori a volerci segnalare suggerimenti, problemi. Pubblicheremo le vostre istanze, raccomandandovi la brevità dei testi per evitare dolorosi tagli.

Scriveteci a Redazione “IL MARE” Via Volta 35 - 16035 Rapallo E-mail: rapallonotizie@libero.it

Che tutte le manifestazioni possano essere migliorate è certo, ma sicuramente non collaborando con chi pensa di essere il solo a interpretare correttamente i fatti e, forte di questa illusoria convinzione, lancia sentenze demolitorie

sull’operato di altri. Non è mia intenzione dare lezioni di etica però devo ricordare che quando si scrivono lettere come quella citata si firmano per esteso. Vittorio Mizzi Governatore di Caroggio Drito

Fiori d’Arancio per la nostra preziosa collaboratrice Ilaria Nidasio che, domenica 23 settembre, ha coronato il suo sogno d’amore con Andrea Ingrassia nella chiesa di S.Ambrogio di Zoagli. A Ilaria i migliori auguri di felicità e prosperità da tutta la redazione de “Il Mare.”


E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

C’È GIOVANE E GIOVANE Cara Redazione, Ho letto e riletto, a pag.11 dell'ultima Edizione de Il Mare, l'articolo "I nostri giovani... siamo noi" e mi è d'uopo dire, anzi urlare, che mi trovo d'accordo con l'estensore Renzo Bagnasco, soprattutto per quello che egli scrive su due argomenti molto attuali, purtroppo: le separazioni dei coniugi quando essi hanno messo al mondo figli, e la droga, che fa tanto male a chi la ingurgita e tanto bene a chi la vende. Ho visto la piccola fotografia in alto a sinistra dell'autore, sono certo che non è l'età, che ritengo sia più o meno la mia, che produce il mio assenso. Perchè è chiaro che, senza saperlo, concordavamo anche quando di anni entrambi ne avevamo venti. Lettera firmata

BASTA “CICCHE” Tempi duri per fumatori e masticatori di chewingum. La proposta di legge prevede multe salatissime per chi dovesse gettare a terra mozziconi e gomme. C'è chi ne approfitta per fare facile ironìa e scrive: "Quanto fumo nelle leggi anti-fumo, non sapendo come fare a mettere a posto i conti dell’Italia, alla Camera si discute di cicche di sigarette". A Singapore chi deturpa il suolo viene multato fin dal tempo di Carlo Codega, e nessuno se ne lamenta. Anche nel Golfo Paradiso, qui a Ca-

LETTERE E NOTIZIE mogli, se l'Amministrazione piazzasse una telecamera proprio all'ingresso del cimitero, con le cicche sparse sul marciapiede farebbe tanti "euri" da poter perfino togliere l'odiosa tassa IMU ai residenti... Lettera firmata

OSPEDALE Spettabile Redazione, ho letto su alcuni quotidiani che si sta affacciando l’ipotesi di affidare la gestione del nuovo polo ospedaliero del Tigullio al gruppo di eccellenza medica di cui fa parte anche Villa Azzurra. È una sconfitta per tutti ma va detto che ci sarebbero nuovi investimenti e soprattutto si eviterebbe di veder lentamente spogliato, come le foglie di un carciofo, il N.S. di Montallegro. Mi pare sia una strada percorribile anche alla luce del vergognoso abbandono da parte delle istituzioni della struttura costata oltre 40 milioni di euro sottratti come sempre alle nostre tasche sempre più esangui. In compenso gli scandali giornalieri dei nostri politici - alla Regione Lazio l’ultimo della serie - ci fanno capire che con quei soldi di ospedali se ne sarebbero potuti realizzare almeno una decina. Cordialità Vincenzo Massa

Caro lettore, Ponzio Pilato era un dilettante al cospetto di chi bene o male abbiamo votato.

Associazione Culturale

Caroggio Drito GIOVEDÌ 4 OTTOBRE: ripresa attività con cena sociale all’albergo Italia 17 OTTOBRE: Visita al palazzo reale di Racconigi Partenza con bus privato da piazza delle Nazioni alle ore 8 SABATO 27 OTTOBRE - ore 16,30 Villa Queirolo Conferenza di Antonio Gori su “Le Confraternite fra passato e futuro”

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RICORDO DI “LACCI” E’ mancato Lucio Bonazzi, “Lacci” per gli amici rapallini. Il gigante buono se n’é andato in silenzio com’era nel suo carattere un po’ schivo. Insieme siamo stati allievi di Marò nella Chiavari Nuoto e, in quegli anni ’50, Lacci viaggiava sul minuto nei 100 s.l. Non erano in tanti in Italia... Insieme siamo venuti in Serie “A” di pallanuoto con lo S.C.Quinto. Insieme abbiamo vinto nel 195960 la Medaglia di Bronzo nel campionato di Serie “A” con la R.N. Camogli. Insieme, ancora di recente, abbiamo trascorso ore e ore sul moletto dei Bagni Vittoria, in estate, a ricordare la nostra gioventù dedicata quasi tutta al nostro sport preferito: il nuoto, che Lacci aveva nel sangue e ne faceva il suo punto di forza soprattutto nella pallanuoto. E qui mi piace ricordare i suoi duelli con il grande Eraldo Pizzo che, più di una volta volle complimentarsi con lui in nostra presenza. A nome di tutti gli sportivi di Rapallo lo ringrazio per averci dato la sua amicizia e l’amore per lo sport. Lacci é stato un grande esempio per tutti noi. Lacci, sarai sempre nei nostri cuori! C.G.

Il Circolo Pescatori Dilettanti Rapallesi a Mare Nostrum Dopo le due interessanti mostre sui funghi autunnali e sulla pesca, il Circolo Pescatori Dilettanti Rapallesi sarà presente con una propria sala espositiva alla mostra Mare Nostrum 2012 prevista nell’antico castello sul mare dal 13 al 28 ottobre. La cittadinanza à invitata a partecipare a tutti gli eventi promossi in collaborazione con l’Associazione Mare Nostrum Rapallo.

MOSTRA FOTOGRAFICA E DI OGGETTISTICA

“La Pesca nella Storia” Professionistica - Sportiva - Subacquea


Gargantua

LETTERE E NOTIZIE

di Renzo Bagnasco

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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Il proverbio del mese Zena prende e no rende Genova prende e non restituisce

Castagne e ricotta INGREDIENTI: 500 gr di castagne secche sbucciate, 1 cucchiaino di semi di finocchio, 1 foglia d’alloro, 300 gr di ricotta e sale ESECUZIONE: La sera prima mettere in ammollo le castagne; la mattina dopo colarle e rimetterle nella pentola con nuova acqua, i semi di finocchio, l’alloro e il sale. Cuocerle a fuoco lento e, una volta cotte, colarle e gustarle accompagnandole con la ricotta. E’ un gustoso e antico piatto povero della Val Bormida.

PER TRADUZIONI DI QUALSIASI TIPO A PREZZI MODICI DA INGLESE, FRANCESE, ITALIANO, RUSSO E TEDESCO rivolgersi ad ALFREDO BERTOLLO corso Nicolò Cuneo, 43 16039 Santa Margherita Ligure. Tel.0185-281945 cell. 339-8688040 E-mail alfredobertollo@libero.it

LA STAGIONE DEL CENTRO SCI DEL TIGULLIO STA PER INIZIARE l Centro Sci del Tigullio, nato nel 1977 a Rapallo, ha visto diventare questo sport, da fenomeno di massa con l'entusiasmo di tante gare amatoriali a fenomeno turistico di "divertissement", quasi come fosse recarsi al Luna Park, dimenticando che lo sci è sport serio che si svolge anche in condizioni non sempre facili ed implica una preparazione, atletica e tecnica, adeguataanche per evitare (per quanto possibile) gravi infortuni. Oggi costi elevati di impianti e trasporti, normative stringenti, indispensabili sotto certi aspetti, rendono difficile anche il solo esserci. Ma nel Centro Sci del Tigullio c'è ancora uno zoccolo duro di persone sia nel Consiglio Direttivo (Bafico Emanuele, Bosco Giancarlo, Campani Graziano, Gazzo Massimiliano, Merello Lorenzo, Nesti Remo, Vivaldi Claudio), sia negli iscritti, gente che ama questo sport, perché viene praticato con amore per la montagna e per la condivisione di emozioni e amicizie. Lo Sci Club è federato con l'U.I.S.P (Unione Italiana Sport per Tutti), cosa che permette anche la copertura assicurativa. Per la stagione 2012/2013 si evidenzia già l'organizzazione della settimana bianca (www.adamelloski.com) con grande attenzione per costi ed opportunità per chi vuole recarsi in montagna e tutti possono iscriversi: praticanti sci alpino e nordico euro 20 (necessita certificato medico di stato di buona salute) e turisti non praticanti euro 15.

I

Spazio Aperto di Via dell’Arco Associazione di Promozione Sociale

Ottobre SABATO 6, ore 17.00 Storie di artigiani Persone, luoghi, prodotti del Tigullio Franco Casoni, scultore

SABATO 13, ore 17.00 Bimbi abbandonati: le voci di mamme e figli separati Dalla Ruota degli Esposti al Curlo ligure Sondra Coggio, giornalista e autrice del libro “Chiamatela Amelia: Bastardelli spezzini fra ‘800 e ‘900”

VENERDÌ 19, ore 17.00 Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure Un percorso nei luoghi nel tempo: ricchezze e segreti del palazzo che domina la città Patrizia Cignatta, responsabile Settore Museale “Progetto Santa Margherita” s.r.l.

SABATO 20, ore 17.00 CASARZA LIGURE Via Annuti 40 (Croce Verde) Apertura: Martedi ore 12

www.ac-ilsestante.it

MESE

Ottobre

Giorno

20 12 Lunazioni, Stagioni e Segni Zodiacali

Ora./min. Descrizione

Lunedì

08

09:33

Ultimo Quarto

Lunedì

15

14:02

Luna Nuova: 8A Lunazione del Fuoco

Lunedì

22

05:32

Primo Quarto

Martedì

23

02:15

Il Sole entra nel segno dello

Domenica 28

03:00

Lunedì

20:49

Termina lʼOra Legale Estiva: alle 3 si portano gli orologi indietro di 1 ora Luna Piena

29

Scorpione 

Macramè Intrecci, cultura e artigianato Tina Leali Rizzi, giornalista

SABATO 27, ore 17.00 I Forti di Genova La difesa territoriale della città; dal medioevo attraverso la Repubblica Marinara fino all’800 Secoli di storia in percorsi, racconti e immagini Gruppo SMF Storia, Montagne e Fortificazioni CAI Sezione Ligure - Genova


Il Mare Eco del Golfo Tigullio 10/2012  

numero di ottobre 2012

Il Mare Eco del Golfo Tigullio 10/2012  

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