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Fondato nel 1908

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o Anno VI - gennaio 2013 • Direttore responsabile: Emilio Carta

€1,00

SIAMO PECORE DA TOSARE ˚ ARRIVATA ANCHE LÊIMU

SEMAFORO A S.MICHELE Costa e De Marchi polemizzano

STANGATA AFFITTI Commercianti in crisi

UMBERTO RICCI

Custode del nostro passato

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Siamo tutti cowboy

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IL MARE è consultabile anche on line sul sito

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Siamo pecore da tosare di Emilio Carta

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IL MARE

Mensile di informazione Anno VI - gennaio 2013

€ 1,00

Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Daniele Roncagliolo Hanno collaborato a questo numero: R. Bagnasco - P. Bellosta P.L. Benatti - A. Bertollo R. Carta - S. Gambèri Gallo - C. Gatti E. Lavagno Canacari - B. Magri B. Mancini - M. Mancini - I. Nidasio D. Pertusati - L. Rainusso - A. Repetto D. Roncagliolo Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò Fotografie: Toni Carta Fabio Piumetti Archivio Azienda Grafica Busco

La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: 2 3 Uno Stato “biscazziere” di E. Carta 4 Natale in Villa: amarcord di R. Bagnasco 5 Un lampeggiante giallo di D. Roncagliolo 6 Le premesse per un semaforo di P. Bellosta 7 Storie di uomini e mare: la tonnara di E. Carta 8 Un 2012 senza rimpianti di E. L. Canacari 9 Pianeta Giovani di B. Magri 10 Il mercato di piazza Venezia di P. Benatti 11 Un comando a 4 zampe di C. Gatti 12/13 Amici pelosi di E. Gambèri Gallo 14 Siamo tutti cowboy di R. Carta 15 Ricordo o sogno? Quando... di M. Mancini 18/19 Come eravamo di B. Mancini 20/21 Un sogno proibito di D. Pertusati 22/23 Viaggiare di I. Nidasio 24/25 Storie di magie e fattucchiere 26/27 Libri: il Diario di Giulio Scocco 27 Gente di Liguria di A. Bertollo 28 Cinema in diagonale di L. Rainusso 29 Lettere e notizie 30/31 Siamo pecore da tosare di E. Carta

Negozi: affitti impossibili di D. Roncagliolo

Cari lettori, In occasione del "Confuoco", il fumo dell'alloro abbruciato è salito verticalmente al cielo. Dicono porti buono, nel senso di prosperità, salute e ricchezza. E Dio sa quanto la gente ne abbia bisogno. Esattamente un anno fa su queste colonne parlavamo di una crisi nazionale che aveva raggiunto ormai il massimo della sopportazione e, quindi, della necessità di abbassare un'asticella ormai impossibile da superare. E, invece, eccoci qui come tante pecorelle ammucchiate sotto l'albero di Natale pronte per un'ulteriore tosatura. Parole come crisi e sacrifici per tutti, paiono ormai irridenti di fronte alla tracotanza

Giggia, c’è il Confuoco!

di una classe politica sempre più avvitata su se stessa che ci chiede per l'ennesima volta il voto. Anche quelli sorpresi con le mani nella marmellata lo fanno senza alcuna vergogna o pudore. Seguendo il vecchio detto che "cane non mangia cane", pare difficile uscire dal pantano. Per fortuna resta la Magistratura che di tanto in tanto scoperchia i pentoloni. Mentre la gente si dibatte tra disoccupazione e pensioni da fame politici, boiardi di Stato, e supermanager continuano a dividersi stipendi e liquidazioni da far paura, magari dopo affossato le rispettive aziende. Le associazioni di volontariato lanciano segnali a dir Speriamo poco preoccupanti mentre che col fumo la soglia della povertà si abbassa progressivamente porti anche ma, come diceva un "grande" statista, le pecore l’arrosto! vanno solo e unicamente tosate. Tramite le tasse naturalmente". A fior di metafora aggiungeva pure "Guai a macellarle: per lo Stato finirebbe il guadagno". di Pietro Ardito & C.

Verso il 2013


ECONOMIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

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COMMERCIO

I negozi del Tigullio nella morsa del caro affitti Quando una saracinesca si abbassa, i problemi non sono certo terminati: dietro quella chiusura ci sono spesso debiti e un "fallimento" che lascia pesanti strascichi sul morale e incognite sul futuro.

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siste gente intransigente, arrogante, non certo generosa. Parlo di alcuni ricchi proprietari di immobili, che spesso considerano la città un mero luogo d'investimento, un luogo dove speculare, investire, lucrare ed ottenere rendite sempre più esose. Questa gente non ha riguardo alcuno per la conservazione del tessuto cittadino, anzi, vorrebbe una città bella sì, ma senz'anima, vorrebbe alienarne la storia, il passato e offuscarne le tradizioni. Questa gente non ama Santa Margherita, ed è ovvio che non può avere neanche rispetto per chi dedica passione e amore al proprio lavoro, cercando altresì di mantenere vivo ed attivo il tessuto economico della città. "Porto Napoleone" chiude perché le condizioni economiche richieste per il rinnovo del contratto di locazione non permettono di affrontare, con la dovuta tranquillità e serietà, i prossimi anni". A parlare, in questo vero e proprio sfogo, è Pino Romano, titolare di Porto Napoleone, attività commerciale sammargheritese che nel 2013 chiuderà i battenti dopo 11 anni di attività. Una delusione comune a tanti, in tanti Comuni, mi si passi il gioco di parole. A Santa Margherita, con il nuovo anno, dieci negozi cesseranno di esistere. E quando una saracinesca si abbassa, i problemi non sono certo terminati come qualcuno crede affermando che "tempo qualche giorno un'altra attività riaprirà": dietro quella chiusura ci sono spesso debiti e un "fallimento" che lascia pesanti

strascichi sul morale e incognite sul futuro. Rapallo non è certo immune da questo triste fenomeno. Basta girare la città: la geografia dei negozi cambia alla velocità della luce, tra nuovi locali e altri che improvvisamente si svuotano. Prima di alzare bandiera bianca, in tanti tagliano sul personale: insomma, si rimane aperti ma la disoccupazione aumenta. Di "Pino Romano", nella nostra città, ce ne sono a bizzeffe anche se in molti, forse, non avrebbero il coraggio di chiamare le cose con il loro nome come ha fatto lui. In un quadro del genere il Comune può e deve fare qualcosa. Per esempio rimodulare le aliquote Imu per il 2013. Piccolo passo indietro: la nuova amministrazione ha abbassato dall' 8,6 al 7 per mille l'Imu sulle attività commerciali. Un'agevolazione? A prima vista sembrerebbe di sì. In realtà non è così. Perché a Rapallo, secondo quanto emerge da una relazione del commercialista Eugenio Brasey, i commercianti proprietari dei locali in cui svolgono la loro attività sono solo il 5 per cento; in sostanza, a beneficiare della diminuzione voluta dal Comune è quel 95 per cento che, spesso, ha in mano numerosi immobili. Che cosa fare dunque? Guardare alle città limitrofe. Magari, per una volta, a quella Genova matrigna: il sindaco Doria ha infatti legato la riduzione Imu ai soli proprietari che svolgono in esso la propria attività; questa ulteriore differenziazione, come è ovvio, comporta lavoro in più per gli uffici comunali, ma il vantaggio per gli operatori rapallesi sarebbe sensibile.

C'è un'altra strada: se le restrittive maglie statali lo consentiranno, il Comune potrebbe lasciare l'aliquota ordinaria sull'Imu, ma allo stesso tempo ridurre o addirittura azzerare la nuova tassa sui rifiuti, Tares, ai commercianti; in questo modo lo sconto "colpirebbe" direttamente le categorie economiche e non chi lucra su di esse. Il sindaco Costa e la sua maggioranza, davvero attenti al sociale in questi primi mesi di governo, sicuramente prenderanno in considerazione tutte le forme per venire incontro a quel tessuto economico su cui si basa gran parte della nostra città. Ma è chiaro che prima di tutto ci deve essere il dialogo. L'Ascom di Recco ha chiesto un incontro congiunto a Comune e proprietari di immobili per discutere la possibilità di una diminuzione del 10 per cento sugli affitti, almeno per i prossimi 2

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anni. Questo, da parte di chi possiede molti locali, sarebbe un gesto lodevole: chi paga mille euro di affitto al mese, ogni anno avrebbe in "regalo" una mensilità. Ma soprattutto si eviterebbero chiusure che, in caso di non immediata riapertura, priverebbero di un guadagno fisso il locatore. Insomma, a pensarci bene il vantaggio sarebbe da entrambe le parti. E con questo spirito l'Ascom rapallese ha dato vita a una lodevole iniziativa, il pronto soccorso commercianti, un fondo per aiutare chi è in difficoltà a pagare l'affitto. Il "tesoretto", attivo da gennaio, sarà rimpinguato da chi lo vorrà, da chi in sostanza metterà una mano nel portafoglio e una sul cuore; oltre al contributo della Banca regionale europea pare abbia già aderito anche qualche proprietario di immobile. Storie che riconciliano con il Natale.


GIOCO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

SLOT

Lo Stato “biscazziere” ha rotto gli argini Dai casinò operanti in regime di monopolio e al Lotto si è passati al Bingo e alle infernali macchinette. La chiamano “compulsione da gioco” e la gente spesso si rovina

ttualmente in Italia sono operanti quattro casinò, tutti dislocati nel nord del Paese: a Sanremo, in Liguria; a Campione d’Italia (enclave italiana in Svizzera); a Venezia, in Veneto; a Saint Vincent, in Valle d’Aosta. I primi tre sono stati istituiti in forza di diversi Decreti Legge mentre il casinò di Saint Vincent fu invece istituito con Decreto del Presidente del Consiglio della Valle il 3 aprile 1946. Con i primi tre decreti (formati ciascuno da un solo articolo), poi convertiti in legge, fu data «facoltà al Ministero dell’Interno di autorizzare, anche in deroga alle leggi vigenti, purché senza aggravio per il bilancio dello Stato» i rispettivi Comuni «ad adottare tutti i provvedimenti necessari per poter addivenire all’assestamento dei loro bilanci ed all’esecuzione delle opere pubbliche indilazionabili». Il Decreto del Presidente del Consiglio della Valle d’Aosta fu assunto in-

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vece per iniziative in campo turistico, demandate alla Regione sulla base dell’articolo 12 del D.L. Lgt 7/9/1945 n°545 e tutti e quattro i citati decreti sono stati adottati senza un’espressa deroga al Codice Penale. Sino a qualche decennio fa Rapallo faceva parte dell'Associazione Nazionale per l'Incremento Turistico, nella quale si riconoscevano quelle località termali e turistiche che sotto l'acronimo di Anit chiedevano a gran voce di diventare Comuni “biscazzieri” a tutti gli effetti. Era un club bipartizan di cui facevano parte, tanto per citarne alcuni, Comuni come Taormina, Alghero, Riccione, Montecatini Terme, Lignano Sabbiadoro, Bagni di Lucca. A farla breve lo Stato faceva una curiosa resistenza: no all'allargamento del gioco in Italia ma opportune deroghe ai quattro esistenti “per non far prosperare la malavita organizzata in quel set-

tore”. Al contempo questo strano Stato bacchettone a parole promuoveva egli stesso l'azzardo attraverso il gioco del Lotto, i “gratta e vinci” le slot e chi più ne ha più ne metta. A poco a poco, preso dalla necessità di impinguare le casse dell'erario ha allargato le maglie e dopo l'apertura delle sale Bingo (un flop) ha consentito gradualmente l'ingresso delle infernali macchinette in bar e locali appositamente attrezzati. E la situazione è diventata a poco a poco incontrollabile sino all'esplosione odierna. Le televisioni, pubblica e privata, pubblicizzano con spot a tutto campo il gioco e vi sono addirittura canali televisivi tematici che promuovono il gioco on line: un “gioco” sporco, lasciatecelo dire, ad uso e consumo di tutti. “C'è gente che, presa dalla “compulsione del gioco” lascia quotidianamente nelle slot decine e decine di

euro, in molti addirittura stipendi e pensioni – spiega uno psicologo – E tutti stanno a guardare senza efficaci interventi. Ormai è diventata una malattia sociale e sono già attivi appositi centri di “disintossicazione”. Insomma l'azzardo è diventato una piaga sociale non più elitaria e compressa all'interno dei casinò internazionali tanto cari a James Bond ma di massa. E lo stesso Stato non è neppure in grado di far pagare alle società milionarie italiane e straniere che gestiscono il gioco una multa di svariati miliardi di euro che a tuttoggi risulta stranamente inesigibile. Ora si cerca di circoscrivere i danni e molti Comuni davanti al proliferare del fenomeno dei mini casinò stanno approvando apposite normative locali tese a limitarne orari e posizionamento. Pare comunque un pio desiderio, come chiudere le stalle dopo che i buoi si sono già allontanati e dispersi.

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EVENTI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Renzo BAGNASCO

Natale in Villa: Amarcord!

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na felice intuizione ben realizzata: visitando Villa Devoto trasformata per il Natale della nostra Rapallo in una affascinante dimora borghese nordica, sembrava di essere sul“set” di un film del famoso regista svedese Bergman. Tutto attorno il suo bel giardino all’italiana, ospitante per l’occasione accattivanti casette dei folletti. Complimenti per l’iniziativa. Dovremmo affidarci di più a chi ha queste “felici intuizioni” e ha dimostrato di saperci fare per aver già escogitato altri attraenti eventi, anziché boicottarle per bassi interessi di “bottega”; mai termine fu più appropriato ….. Salendo le scale scopriamo, all’ultimo piano, una breve ma significativa documentazione originale (non le solite fotocopie) sulle nostre passate Feste di Luglio e i relativi manifesti. E’ una “micro parte” della formidabile documentazione su Rapallo, messa assieme da un privato e facente parte della inesauribile raccolta del Cap. Umberto Ricci, dove “Cap” sta per “capitano di macchina”. Lo incontri spesso in giro per la nostra Città, canuto, alto e asciutto procedere sempre a passo spedito, sorridente a tutti e con tanto di borsello a tracolla. Spesso lo ritrovi in Chiesa, con la cotta bianca, a partecipare alle sacre funzioni.

Forse merita approfondire la conoscenza di questo “benemerito” raccoglitore di cose su Rapallo, ma mai premiato dai nostri Amministratori con un dovuto riconoscimento di merito, per non aver permesso che la memoria della nostra Città si disperdesse. Nel ricercarle, catalogarle e conservarle, ci ha passato la vita, ma oggi può vantare la più completa testimonianza della nostra Rapallo in mano ad un privato, racchiuse in numerosi cassoni. E’ stato però anche raccoglitore per il Comune così che molte cose che si sarebbero perdute, le ha conservate e ordinate, anche se dalle ultime Amministrazione in qua, sono inaccessibili pure a lui che avrebbe piacere di completare il lavoro svolto, almeno sino a che il Padreterno gli lascia la giovinezza per poterlo fare. Ma si sa, oggi della nostra “cultura” non frega niente a nessuno da quando a condurla sono stati chiamati, negli ultimi anni, incompetenti con il solo merito di portare voti utili per la stabilità

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Umberto Ricci

delle Giunte. Una volta smesso di navigare, il Capitano si è scoperto interessato alla storia della Città iniziando con il mettere ordine nelle carte della Basilica. Da lì, grazie alla lungimiranza e alla sensibilità del Sindaco Ruffini (erano altri personaggi!) fu mandato a Roma ad imparare, per due anni, presso gli Archivi Vaticani, il minuzioso mestiere dell’archivista. Tornato, mise mano al riordino di tutta la raccolta dei documenti scritti posseduta dal Comune, quelli che documentavano il nostro passato. Oggi questo patrimonio, chiuso e mai

più riaperto ne’ completato, giace intoccabile ma anche inservibile, in due grandi armadi a Villa Queirolo, arrivati colà dopo un lungo peregrinare. Nel frattempo, quando i valori erano altri, per alcuni anni fu anche Assessore alla “rumenta”. Sensibilizzò chi lavorava alla discarica dei rifiuti al punto che erano gli stessi addetti, quando vedevano qualcosa che potesse interessare “a-o Capitànio”, ad avvisarlo. Le raccolte, se c’è l’amarcord, si fanno anche così. Poi, dato il suo carattere che non può sopportare le manfrine senza denunciarle, né subire costrizioni, alla luce della strumentalizzata politica fatta in questi ultimi anni, non è stato ritenuto “adatto” a formare gregge; da uomo “libero” si è appartato, pronto sempre però a dare il suo contributo ad ogni iniziativa messa in campo per migliorare o farci conoscere meglio Rapallo o documentandone la verità storica. La sua partecipazione a “Christmas in Villa”, ne è appunto la riprova.

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di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

SAN MICHELE

Un semaforo giallo, aspettando la luce verde Nessuno lo conferma ma il segnale ad intermittenza per la salvaguardia dei pedoni ha tutto il sapore di un prossimo senso unico a luce gialla del semaforo, di solito, avvisa che sta per scattare il rosso. Gli impianti che verranno posti a San Michele, invece, resteranno sempre gialli e porteranno, astrattamente, un semplice messaggio: "attenzione ai pedoni". L'idea del sindaco Giorgio Costa prevede due semafori: uno all'altezza dello spiazzo dei cavalieri di Malta per chi arriva da Santa Margherita, l'altro in una nicchia posta subito dopo via Costantino Nigra per chi proviene da Rapallo. Un intervento che pone l'accento, se ancora ce ne fosse bisogno, sulla pericolosità per i pedoni, specie per diversamente abili e mamme con carrozzine, di camminare lungo la salita della Pagana, stretta e priva di marciapiedi. Di progetti e soluzioni risolutive se ne parla ormai da anni, ma di ruspe in azione non se ne sono mai viste. Ma è chiaro, inutile girarci attorno, che su quella strada pende, anche qui da tempo immemore, il dilemma: senso unico sì, senso unico no. In molti, nel settembre del 2011, firmarono per chiedere all'allora sindaco Campodonico di istituire un senso unico a partire dai cavalieri di Malta; richiesta che, a dire il vero, non venne mai accolta. La curiosità, però, è un'altra: a promuovere quella petizione fu il Circolo via della Libertà 61. Proprio così, lo stesso movimento che oggi, dopo aver preso il maggior numero di consensi nella coalizione che ha appoggiato Giorgio Costa, fa parte della maggioranza e ha al suo interno ben tre consiglieri comunali.

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da Mario

Da allora, viene da chiedersi, che cosa è cambiato? Perché quel problema così sentito dal Circolo, ma soprattutto dalla popolazione che numerosa firmò, è sparito dall'agenda delle priorità di governo? Eppure sette mesi sono un tempo utile per attuare il provvedimento. Fa riflettere, e in parte spiega il motivo di questa crescente disaffezione verso la politica, tornare indietro e rileggere le dichiarazioni passate. Ecco cosa affermava il Circolo della Libertà 61 in un comunicato stampa post raccolta firme: "In attesa di amministratori lungimiranti pronti a mettere i problemi del traffico al centro del loro programma a Campodonico non resta che seguire l’unica strada percorribile: istituire, da subito, il divieto sulla Pagana che dimezzerebbe il traffico. Il primo cittadino continua a essere silente di fronte ad una vera emergenza con gravi conseguenze che finiscono per ripercuotersi su quanti vivono a Rapallo. Via Mameli, via della Libertà e altre strade cittadine, sono ormai un interminabile serpentone di vetture che rischia di travolgere la città con gravi effetti non solo per la salute dei cittadini, ma anche per quanto riguarda le attività commerciali. Se il sindaco non adotterà i provvedimenti richiesti, il Circolo Via della Libertà 61 non esclude nelle prossime settimane ulteriori clamorose forme di protesta". Ecco, diciamo che il silenzio assordante di questi mesi è una strana forma di protesta, che di clamoroso, a dire il vero, ha ben poco. Così come

Trattoria a Rapallo dal 1 9 6 3

stride quell'invocazione, "da subito", con i sette mesi trascorsi senza prendere alcuna decisione. C'è chi ripete, spesso, che il Prefetto mai avvallerebbe un provvedimento del genere; di scritto, per il momento, pare non esserci nulla, o perlomeno nessuno lo ha mai comunicato. E comunque, se davvero il senso unico fosse un intervento illegittimo, ci sarebbe da chiedersi chi ha promosso, così superficialmente, una raccolta firme per chiedere l'adozione di un provvedi-

mento inattuabile. Prima di dialogare con il primo cittadino di Santa Margherita, il sindaco Costa dovrebbe spiegare, ai suoi cittadini, perché il senso unico non s'ha da fare o, perlomeno, che cosa ne rallenta l'attuazione. l serpentoni di vetture che attentano alla salute dei cittadini forse non ci sono più? L'emergenza di cui si parlava un anno mezzo fa è cessata? Domande che necessitano di una risposta. In attesa delle "clamorose forme di protesta".

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di Paolo BELLOSTA

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SANTA MARGHERITA

“Alleggerire il traffico? No, grazie, ci va bene così” Il commento del primo cittadino sammargheritese Roberto De Marchi è caustico

l Sindaco Costa, per meglio controllare il traffico tra Santa e Rapallo, ha, recentemente, pensato all'installazione di un semaforo giallo lampeggiante posto nella zona di San Michele. La questione non è certo di primo pelo, l'eccessivo numero di macchine e di mezzi pesanti rappresenta ormai da anni un grosso problema. Tutti i veicoli diretti a Santa, uscendo dal casello di Rapallo, hanno sempre comportato un aumento esponenziale del traffico, ovviamente non sarà certo una luce lampeggiante a migliorare la situazione, ma chissà che questo non possa essere solo il primo passo. Facendo un breve riepilogo della questione, le polemiche si erano riaccese già diversi anni fa. Nel 2006 il Comune di Rapallo, vista la reticenza di Santa nell'impegnarsi a risolvere il problema, ha firmato un accordo con la Regione, la Provincia e con Anas e Autostrade per la realizzazione di un tunnel corto. Erano stati elargiti anche dei finanziamenti per garantire la fattibilità del progetto ma dal giugno del 2007, dopo la nomina di Campodonico, la que-

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stione non è più stata trattata. Nulla di concreto è stato fatto fino allo scorso anno, quando, nel tentativo di percorrere altre vie, è stata promossa una raccolta firme per istituire il senso unico nella zona di San Michele. Secondo alcuni, questa segnalazione lampeggiante potrebbe essere solo l'inizio, un piccolo passo per poi arrivare al senso unico in direzione Santa, ipotesi caldamente spalleggiata dal consigliere Capurro. Per capirci qualcosa in più abbiamo parlato col Sindaco Roberto De Marchi, il quale si è dimostrato categorico nello smontare totalmente la questione. "Ho visto recentemente il Sindaco Costa, e mi ha assicurato che i semafori posti a San Michele serviranno solo a garantire maggiore sicurezza nella zona dell'attraversamento pedonale. La luce rossa si accenderà soltanto in caso di incidente, non certo per altri motivi. Ritengo Costa una persona seria e affidabile, non ho alcun motivo di dubitare della sua parola". Nonostante questo, molti a Rapallo, insistono affinché si faccia

qualcosa di concreto per alleggerire il traffico cittadino, in primis il consigliere Capurro. Vista la distanza tra le parti arrivare a un accordo sembra impossibile, al momento appare pura fantascienza riuscire a siglare un compromesso come è avvenuto per il tunnel Rapallo-Val Fontanabuona. Come ha affermato anche l'Assessore alle infrastrutture Raffaella Paita, finché entrambe le amministrazioni interessate non si convinceranno, nulla di concreto verrà fatto. Per questo, attualmente, l'unica l'ipotesi percorribile sembra essere quella di un senso unico in direzione Santa, dirottando, così, il traffico verso Recco. "Ci sarà tempo e modo di parlare della questione nelle sedi opportune. Capurro non è un consigliere di Santa Margherita, quello che pensa mi interessa relativamente. L'unica cosa certa che posso affermare è che non considero questa una soluzione percorribile nel breve periodo". Questo il commento, non certo entusiasta, del primo cittadino di Santa, che, invece, parlando dell'opzione, totalmente utopica, di

un tunnel afferma: "Ora non è il momento per un investimento del genere, non è certo la priorità. Ci sarebbero altre situazioni, ben più urgenti, da migliorare con un cifra del genere (si era parlato di circa 50 milioni). Nei prossimi mesi verranno fatte ulteriori osservazioni sul PUC ma certamente non è una soluzione praticabile". De Marchi conclude poi con un frecciatina alla recente politica di Rapallo: "Non discuto che il tunnel possa essere un'opera utile ai due comuni, ma bisogna capire che questo non è certo il periodo migliore. Inoltre non mi sembra che i recenti progetti finanziati dal Comune di Rapallo siano stati impeccabili, l'ospedale, in primis, ne è un esempio lampante. Un edificio nuovo che presenta già moltissimi problemi, per dimensioni e funzionalità decisamente inferiore alla vecchia struttura di Santa Margherita. Cercare di migliorarsi è sempre importante, ma lo è altrettanto lavorare con senno e capacità". Per farla breve il messaggio finale è questo, sensi unici o tunnel a noi non interessano, se volete pensateci voi.


PESCA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

CAMOGLI

Storie di uomini e di mare: la tonnara All’associazione rapallese la Provincia ha vietato l’ormeggio delle imbarcazioni alla foce del Boate

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mestieri, chiamati nel gergo dei pescatori “i mestê”, sono quegli attrezzi atti a pescare. Dalle prime trappole fatte con canne ed erbe intrecciate in modo arcaico e rudimentale e, dopo aver imparato a costruire dei “cavi” con erbe varie, l'uomo cominciò a costruire le prime reti, che, in tempi a noi vicini, furono appunto denominate “mestê” (mestieri) fino ad arrivare alle moderne reti di “nylon”. La tonnara di Camogli porta con sé secoli di storia, di fatica, di sacrificio ed eccone, brevemente la storia. La tonnara è un tipo di pesca nato tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo. Molti sono i documenti su questa fonte di pesca, sia nell’archivio del Comune di Camoli sia nella Biblioteca Comunale “Nicolò Cuneo”. Anche l’Oratorio dei Santi Prospero e Caterina ha nel suo archivio documenti sulla tonnara. Inizialmente la tonnara era di grande importanza per l’economia del Borgo come si legge nel foglio 37, in data 11 novembre 1778, su relazione di di Giacomo Mortola: «Attese le spese necessarie a farsi in questo Comune per strade, acque, molo e altri oggetti interessanti, di far presente per mezzo di Petizione al Corpo Legislativo le giuste istanze della Municipalità, ad oggetto che si determini ad accordarci una porzione della pigione annua della “Tonnara di Camogli” avuti in vista sudetti motivi». Questa nozione ci fa capire quanto fosse importante la resa economica che si traeva dalle tasse sul pescato della tonnara. Altro motivo di importanza era l’impiego di numerosa mano d’opera, poiché molte famiglie vivevano con quel lavoro. Altra curiosità tra le tante in archivio è questa: «Foglio 123 del 23 Aprile 1801 – Antonio Senno Amministratore della tonnara ha fato arbitrariamente spezzare tre tonni che dovevano essere divisi ad ordine della Municipalità. Questa incarica cinque dei suoi membri che si portino dopo pranzo alle quattro al Burò del Commissario di Recco per informarlo dell’illegale divisione e farsi consegnare i tre tonni spettanti al Comune dal peso di 20 cantara. Delibera: «Il suddetto Senno è incombensato a vendere i suddetti tonni a Genova con l‘obbligo di passare il prodotto di questa vendita a mani del Cassiere,

che resterà a disposizione della Municipalità da valersene a disimpegno delle Spese Comunali». Comunque sia la tonnara tra alterne vicende, smessa e rimessa svariate volte, oggi è operativa e continua a svolgere il suo compito. Quanti volti segnati dal tempo ha visto passare, quanti giovani e meno giovani ha visto salire "sull'Aze" seduti sul bordo ad aspettare il fatidico grido: “leaä” subito seguito da “assûccâ ü cagnü”, quanto il sudore ha impregnato il suo ponte. Il lavoro più pesante è quando si deve impiantare il mestiere, che oggi è fatto tutto di fibra di cocco, ma un tempo era di lisca. In tempo di guerra, per necessità contingenti, si utilizzavano esclusivamente la lisca e la ginestra. Il cocco arriva dall'India ed è insostituibile per formare un ottimo habitat naturale per i pesci. È preparato e lavorato sul molo e a primavera è facile vedere squadre di giovani guidate dagli anziani “tonnaroli” cucire la rete. Si arriva a 60 metri di lunghezza, si contano ben 36.000 nodi fatti a mano; sono quindici i quintali di fibra di cocco ad essere lavorati, sulle dita callose degli anziani, perché il cocco è una fibra ruvida e tagliente che richiede gran sacrificio per essere approntata. I grossi canapi che sostengono l'impianto, ancora oggi sono attorcigliati a San Fruttuoso, con un sistema e macchinario e a primavera, chi ha la fortuna di essere sul posto, può vedere l'attorcigliatore in funzione mentre costruisce questi grossi cavi. Una volta si stava alla Punta per preparare tutto l'occorrente che si preparava e si stendeva dal muro di Spadin. Oltre alla rete bisognava preparare gli accessori, come ad esempio la “natta” che giungeva dalla Sardegna, grande produttrice di questo importante materiale. Arrivava in grossi pezzi grezzi che si dovevano bruciare con un procedimento faticoso, per preservarne la durata. Con un bastone veniva battuta per essere “sgûsciata”, ed era un lavoro che oltre ad bruciacchiarsi con le “zimme”, impiastrava di un nero fumo appiccicoso, difficile da eliminare. Quando tutto era ben approntato ci s'imbarcava per ancorarlo sotto San Rocco a 240 - 350 metri dalla costa, sullo scoglio detto “pesale”. Si iniziava a costruire

tutto l'impianto che doveva durare fino a settembre e permettere due levate al giorno, una all'alba, a volte una verso le 10 del mattino ed una prima del tramonto. Purtroppo oggi è tutto scom-

parso: tonni, zeri, reti e quant’altro; tutta un’epoca è scomparsa, senza lasciare quasi traccia. Questa è in breve la storia dei mestê e degli uomini che li usavano, dei mari in cui lavoravano.

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di Elena LAVAGNO CANACARI

VIOLENZA

Addio al 2012 senza troppi rimpianti È il momento di fare il consuntivo dell’anno appena trascorso: un anno bisestile nostri nonni erano soliti dire: “anno bisesto, anno funesto“, addossando a questo povero anno la colpa delle tragedie accadute nel suo corso. Noi, pur riconoscendo che il 2012 è stato un anno difficile per tutti e sotto tutti gli aspetti, un anno cruciale per gli eventi naturali, economici e sociali che l’hanno caratterizzato, tuttavia riteniamo fermamente che, nella maggioranza dei casi, l’uomo sia il vero responsabile o comunque il corresponsabile delle tragedie avvenute. L’uomo che negli anni ha distrutto l’ambiente in cui vive, causando la ribellione della natura; l’uomo che ha costruito case ed edifici industriali senza i criteri minimi di sicurezza antisismica; l’uomo che a causa della sua leggerezza – o imperizia – ha provocato il naufragio di un colosso come la Costa Concordia, causando danni e vittime umane; gli uomini che, approfittando della loro posizione sociale, hanno derubato la comunità degli italiani; gli uomini che, tramutandosi in belve, hanno ucciso circa duecento donne, quasi sempre le loro donne, alle quali avevano promesso amore. Ed è proprio su quest’ultimo concetto che ci vogliamo soffermare ed esprimere qualche considerazione. Se nel 2011 ogni tre giorni una donna era vittima della violenza maschile, nel 2012 ogni due giorni la cronaca ha registrato un femminicidio. Nella maggior parte dei casi gli autori sono mariti, ex –fidanzati, compagni , comunque persone nella cerchia affettiva delle mura domestiche. In sette casi su dieci le donne avevano chiesto aiuto, chiamando i numeri di emergenza delle forze dell’ordine , denunciando i soprusi, oppure rivolgendosi ai servizi sociali. Purtroppo non avevano avuto riscontri adeguati, né erano state protette sufficientemente. Non c’è una risposta logica a questa inaudita violenza contro le

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donne: una vera e propria mattanza che non può più essere tollerata in un paese civile. LE CAUSE DEL FENOMENO Riflettiamo sulle modalità attraverso le quali oggi uomini e donne vivono le loro relazioni affettive ed amorose – intense, passionali, sovente non supportate da una conoscenza profonda del partner – ed interroghiamoci sul concetto di “possesso “ che troppo spesso si sovrappone a quello di “relazione “ e lo sostituisce. La donna diventa così “proprietà “ assoluta di un maschio che è incapace di riconoscere ad essa sia moglie o compagna - un ruolo da protagonista, dotata di una propria individualità. Di qui la soggezione psicologica e sovente anche economica della donna, la sopraffazione crudele, la violenza inaudita e continua, la grave disparità di trattamento, il terrore psicologico e fisico. E’ pur vero che viviamo in una società tuttora dominata da forti valori di tipo patriarcale, all’insegna della preminenza dei maschi che non a caso occupano la maggior parte dei posti di comando in campo politico, economico, sociale e culturale. Inoltre fenomeni come il machismo ed i media che hanno relegato la donna a ruoli di oggetto sessuale, certamente non giovano alla difesa della sua dignità e dei suoi diritti civili. Questo è l’esito di un lungo percorso storico in cui la inferiorità della donna rispetto all’uomo ha costituito una caratteristica saliente della società. La violenza contro le donne quindi, non è una questione privata, ma politica e sociale, essendo un fenomeno di pericolosità sociale per donne e uomini, per bambine e bambini. Inoltre raramente la violenza è un fenomeno occasionale o frutto di

un “raptus “come piace alla stampa definirlo sulla base di falsi stereotipi, ma espressione del potere diseguale tra uomini e donne, che porta all’estrema conseguenza del femminicismo, più volte annunciato. Sconvolgente la denuncia davanti alle telecamere della madre di una giovane vittima che , pochi giorni fa, gridava sconvolta dal dolore: “la sapevano tutti che prima o poi sarebbe successo, ma nessuno ha fatto nulla.” QUALI I RIMEDI? La chiave del contrasto alla violenza sulle donne consiste, a parere degli esperti, in: - Cambiamento radicale di cultura e mentalità, che deve partire dalla famiglia e dalla scuola, rappresentanza appropriata delle donne e degli uomini in ogni ambito della società, uso non sessista del linguaggio anche nei media, al fine di promuovere un rapporto rispettoso tra i sessi ed un livello di potere equo tra donne e uomini. - Intervento delle istituzioni che non possono lasciare le donne sole davanti ad un tale fenomeno. Le Istituzioni debbono prevenire, contrastare e proteggere con politiche attive, coerenti e coordinate, l’intera popolazione femminile con il sostegno delle reti locali a partire dai centri antiviolenza. - Applicazione puntuale delle leggi in vigore contro coloro che si macchiano di gravi reati di genere. Il femminicismo è un problema mondiale riconosciuto dall’Unione

Europea, dal Consiglio d’Europa e dalle Nazioni Unite che hanno predisposto, nel giugno del 2012, un rapporto mondiale presentato a Ginevra, con la richiesta di formare un gruppo di lavoro internazionale per l’elaborazione di linee guida per aiutare gli Stati ad adottare misure adeguate agli standard internazionali. L’ONU ha fornito indicazioni precise: la Convenzione “NO MORE! “ contro la violenza maschile sulle donne che dispone: Raccolta dei dati, lotta agli stereotipi, formazione professionale del personale delle forze dell’ordine, di quello socio-sanitario e dei servizi sociali, finanziamenti stabili e sicuri per evitare la chiusura dei Centri Antiviolenza e aumento del numero delle Case –Rifugio, monitoraggio dell’efficacia delle politiche esistenti. Noi ci auguriamo che questa sinergia di intenti e di forze possa, con l’aiuto di tutte le donne che devono parlare, denunciare i soprusi e confidare nelle istituzioni, mettere un freno ad una fenomeno indegno di Paesi civili e speriamo che, in questo senso, l’anno 2013 possa garantire a uomini e donne – così diversi e così complementari, di esprimere in sicurezza le loro differenze, senza per questo vedersi negati e violati i loro diritti.


SOCIETÀ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Benedetta MAGRI magribenedetta@gmail.com

ESTERO

London, ecco i nostri giovani all’opera Espatrio, una realtà corrente per motivi di studio e di lavoro spesso abbinati

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uga dei cervelli? Forse non solo, i ragazzi hanno tanti sogni nel cassetto ed è per questo che si decide di partire, all’estero sembra ci siano altre possibilità. Coglierle al volo, superando gli ostacoli permette di fare esperienze importanti e chissà, magari tornando in Italia, si potrebbe avere una marcia in più.

GEORGE FANZIO 20 anni Aspirante attore, praticamente cameriere A Londra da un anno e mezzo Torna in Italia per le vacanze di Natale e quelle estive (si ritiene fortunato di cio’) Cosa ti ha spinto ad allontanarti dalla tua zona natale? Personalmente sono sempre stato affascinato dalla cultura Britannica, dalla lingua, dallo humor, dalle atmosfere che solo l'Inghilterra può offrire. Poi ho solo colto l'occasione propizia di un'audizione per una scuola di recitazione e dopo un mese vivevo già nella capitale. La cosa della vita a Londra che ti ha spiazzato di più all'inizio. Una delle cose delle quali ricordo essermi stupito di più è la reazione che la tua persona provoca da parte del

londinese medio. Ovvero nessuna. Non importa quanto tu sia ben vestito o al contrario pieno di piercings e trasandato, verrai sempre trattato con la stessa fredda educazione, senza distinzione. Condizione opinabile, da me più che apprezzata. Aspetti positivi di Londra? Londra, pur essendo altamente influenzata dalle tendenze internazionali e meravigliosamente MULTICULTURALE, riesce a mantenere la sua propria individualità. Londra è avanti anni luce per quanto riguarda EDUCAZIONE CIVILE ed OPINIONE PUBBLICA. A Londra puoi svegliarti con la consapevolezza che quel giorno sperimenterai qualcosa di cui non hai mai avuto esperienza prima. Aspetti positivi della Liguria? A casa puoi vedere i tuoi AMICI senza dover prenotare settimane prima. Chiavari ha la FOCACCIA, il PESTO e i PANSOTI e poi... il MARE Aspetti negativi? Il CLIMA, a Londra, sì, è così, fa bello di rado. Se vuoi vivere pienamente la città ti toccherà vivere gran parte della giornata sottoterra. Inoltre pullula, ahimè, di ITALIOTI. Invece Chiavari è una medio-piccola città italiana, e come tale è accecata dalle proprie TRADIZIONE, che le impediscono di aprirsi alle diversità che nel suo piccolo contiene. Come il resto dell'Italia, lascia prevedere un futuro piuttosto grigio dal punto di vista economico-lavorativo. E come dimenticare TRENITALIA. Cosa ti manca di Chiavari Sarò per sempre attaccato spiritualmente al luogo dove ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza, ma l'unica cosa che onestamente mi manca sono le PERSONE speciali che vi abitano, dalla mia famiglia ai miei amici. Cosa è cambiato nella tua routine quo-

tidiana? Mi viene da rispondere tutto, in quanto trasferirmi a Londra ha segnato per me l'inizio di un nuovo capitolo della mia vita, volto alla ricerca e all'espressione completa della mia persona. Tornassi indietro percorreresti di nuovo la strada che hai intrapreso? Senz'ombra di dubbio. Ogni singolo errore, ogni fatica, ogni scoperta, ogni lacrima e ogni risata.

LUCREZIA RAGGIO 19 anni Studentessa A Londra da quattro mesi Torna in Italia solo quando il calendario universitario lo permette Cosa ti ha spinto ad allontanarti dalla tua zona natale? Ho deciso di allontanarmi da Rapallo per motivi di studio. La cosa della vita a Londra che ti ha spiazzato di più all'inizio. Il RITMO. Londra è una

città frenetica, se non corri anche tu rischi di rimanere travolto. Aspetti positivi di Londra? Il poter INCONTRARE persone provenienti da tutte le parti del mondo. Tutte le possibilità che ci sono da un punto di vista CULTURALE: musei, mostre, esposizioni, festival e quant’altro e anche quelle di SVAGO (tra un libro a l’altro!) Aspetti positivi della Liguria? Il clima FAMILIARE e la CUCINA, anche se questo forse è scontato. Aspetti negativi? Da un punto di vista emotivo, Londra, alle volte può sembrare un po’ ‘ALIENANTE’: tutto il continuo andirivieni di corsa può portare a questo effetto e naturalmente il CLIMA. Invece a Rapallo l’aria è più ‘PROVINCIALE’, ma MANCANO le possibilità per i giovani. Cosa ti manca di Rapallo? Solo tre parole: FAMIGLIA, AMICI e PALLAVOLO. Cosa è cambiato nella tua routine quotidiana? Beh andare a vivere da soli, anche se non per forza a 1300 chilometri di distanza, è sempre un passo importante. Direi che il maggior insegnamento che sto traendo da questa esperienza è che devo contare molto su me stessa. Tornassi indietro percorreresti di nuovo la strada che hai intrapreso? Yes, perché anche i momenti un po’ più duri vissuti fuori casa servono per crescere!


STORIA LOCALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Pier Luigi BENATTI

A CIASSETTA

Il vecchio mercato di piazza Venezia Quando tra frutta e verdura, pescivendoli e artigiani, “a ciassetta” era un continuo movimento documenti storici dicono che lo slargo nel nucleo antico dell’abitato rapallese, collegato al rione Rolecca e in parte parallelo al Caroggio Drito, ebbe la denominazione di “Piazza del mortazzo” e che quando nel 1846 fu collocato il monumento dedicato al medico e studioso rapallese del XV secolo Giovanni Da Vigo si cominciò a chiamarla “piazza della fontana” a motivo dei quattro getti d’acqua esistenti nel basamento marmoreo, sino ai giorni fausti in cui si compiva l’unità d’Italia e si decise l’intitolazione di “Piazza Venezia”. Poi, nel 1926, la modesta statua del grande concittadino emigrò sul lungomare, circondata da un quadrilatero di palme, per finire, nel 1946, quasi celata fra le piante e gli arbusti, nell’aiuola sottostante l’ospedale dinnanzi alla stazione. Per i rapallini, comunque, l’individuazione di questa piazzetta fu (e rimane) indiscutibilmente come “a ciassetta do mercôu” perché agli inizi del secolo scorso qui si davano appuntamento le donne delle “ville” e i contadini degli “orti” con i loro “cavagni” ricolmi

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di verdure, uova e frutta da offrire ai paesani e ai “foresti”, così come prendevano gradualmente posto i banchi, occasionali o abituali, a cominciare da quello del municipio, cui si affidavano compiti di calmiere sulle merci in vendita. Nel luglio del 1926 si costruì il “gazebo” dalle diciotto alte colonne in ferro al fine di assicurare un tetto per riparo e per dare anche accoglienza ai venditori di pesce che avevano dovuto lasciare “a ciassa di pescoi” (piazza Chiappa) in caröggio, da sempre loro riservata per l’offerta del pescato. In “ciassetta” anche per noi ragazzini era bello sostare nella vivacità del mercato. Ci calamitavano, come un segnale e un conseguente invito a correre nei boschi, le prime “negrinn-e” che facevano capolino fra le foglie di castagno nei cesti dei “fûnsoi”; c’era poi il grande pesce o quello strano da ammirare nei dettagli e non mancavano soprattutto i personaggi locali tipici che ci incuriosivano per le loro grida di richiamo rivolte alla potenziale clientela o per l’assortimento, quanto mai vario, di mercanzia che straripava dal grande fa-

gotto (il classico “mandillo”) posato a terra nel tratto di strada verso la Basilica. Spille da balia, rocchetti di filo multicolori, calzerotti e fettucce dorate, aghi e bottoni d’ogni dimensione venivan fuori da questa specie di cornucopia inesauribile. A fianco potevi poi incontrare chi vendeva il latte con il recipiente di alluminio appeso al manubrio della bicicletta ed il misurino gocciolante di quel nettare da poco munto che talvolta, come accertavano le irreprensibili guardie civiche, veniva allungato con acqua del pozzo, forse per favorirne la digestione. Un’altra ben più straordinaria bicicletta era quella trasformabile che installava lo “ammollitta” che, agendo su di un pedale, faceva ruotare la mola di pietra per affilare forbici e coltelli. Alla perizia e rapidità delle mani, invece, si affidava l’impagliatore di sedie che intrecciava luccicanti fibre vegetali obbedendo a disegni geometrici precisi. Dietro a lui, nella caliginosa bottega laboratorio, lo stagnino poneva rimedio a pentole bucate cui non si

voleva rinunciare. In “ciassetta” poi c’era l’attrazione dei coni di candida panna montata incipriata di vaniglia e in estate (e non tutto l’anno come oggi succede) c’erano i gelati pressati fra due cialde friabilissime che “Giömin” perfezionava artigianalmente. Il mercato, ad un certo momento, reclamò spazio maggiore e così al giovedì si dilatò oltre che in corso Italia anche nel terreno posto a fianco della chiesa parrocchiale, sino alla decisione della Giunta del 26 aprile 1959 quando, con non poche resistenze e mugugni, venne spostato a piazza Cile per motivi di viabilità. Si stemperava così sempre più quell’impronta di paese che la “ciassetta” aveva posseduto e l’atmosfera genuina di famiglia andava perdendosi. Così come il gusto autentico di certi frutti al naturale che un tempo si potevano gustare o le sorsate refrigeranti d’acqua senza cloro che, accaldati, assorbivamo direttamente dalla colonnetta col “bronzino” che ci sorrideva in un angolo della piazzetta.


STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Carlo GATTI

NAVI

Vita di bordo: una manovra da cani Col nome di vecchio “lupo di mare” si intende solitamente un esperto navigante. Qualche volta però il marinaio in questione può assumere le sembianze di un “quattrozampepeloso” a tutto tondo

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ntrai in timoneria mentre il traghetto della Tirrenia, proveniente da Porto Torres, stava imboccando l’entrata del porto. “Ciao Comandante, ben arrivato!” “Ben trovato a te! Stamattina abbiamo un pilota in più!” – Pensai d’incontrare quel collega che ogni tanto ritornava a Genova dai suoi genitori. Mi guardai intorno, ma vidi solo il timoniere ed un cagnone nero accucciato in un angolo. Il comandante ridendo di sottecchi... mi spiegò: “Quella specie di orso bruno là nell’angolo si chiama Pilot e fa parte dell’equipaggio. Si é imbarcato con me un mese fa e sbarcherà con me tra dieci giorni! Non ci crederai, ma a bordo ha le sue mansioni e guai

Dog on board!

ad interferire... E’ un cane molto orgoglioso!” Lo guardai incuriosito e dissi: “Lo hai assunto come ‘gigolò’ per le cagnette di certe anziane passeggere? O l’hai chiamato così in onore alla mia categoria...”

Il traghetto della Tirrenia ha compiuto la rotazione a dritta nello specchio acqueo del Porto Vecchio e inizia ad indietreggiare verso la banchina

Davanti alla Sede della Tirrenia ( punto verde a sinistra) si nota il terminal traghetti Ponte Colombo

“Ad essere sincero né l’uno né l’altro. Il mio cane, di razza sconosciuta, sente la manovra come uno di noi e, allora non potevo chiamarlo in un altro modo... Non vorrei che la battuta ti suonasse un po’ strana. Non c’è alcun doppio senso, credimi.” Il Comandante sembrava davvero preoccuparsi della mia reazione e replicai: “Amo i cani e se anche fosse così, troverei il tuo dire originale e assolutamente divertente”. Poi mi rivolsi direttamente all’interessato come fosse un collega... “Se sei dei nostri e ami la manovra, come dice il tuo datore di lavoro, uno di questi giorni ti porto sulla Torre/Piloti per farti conoscere i miei colleghi. Magari alcuni li conosci già”. Pilot mi fissò con un occhio solo e poi girò il testone per indicarmi la prua. Capii che non voleva assumersi alcuna responsabilità circa la mia distrazione! C’era un po’ di tramontana, chiudemmo la porta di sopravvento e cominciammo a far ruotare la nave a dritta di 180° per portare la poppa in direzione della scassa n. 4 di Ponte Colombo. Durante la rotazione era immobile e concentrato, ma appena la nave terminò l’accostata, Pilot si alzò e con tutta calma ci precedette verso l’aletta di dritta, si sistemò vicino ai comandi esterni,

poi si girò impaziente verso di noi facendoci intendere: ‘avvicinatevi é il momento di portare la nave in banchina’. Il suo padrone non gli aveva fatto alcun cenno. Rimasi basito. Pilot aveva segnalato non solo l’inizio della seconda fase della manovra, ma si era anche trasferito verso il lato d’attracco previsto quel giorno che poteva essere un altro tra i quattro in funzione del terminal. Una cosa é certa: Pilot non si sbagliò. Non dissi nulla. La nave andò regolarmente all’ormeggio, i cavi vennero filati a terra e poco dopo il Comandante urlò all’interfonico: “Abbassate la rampa!”. A quel punto Pilot lasciò la postazione scrollandosi di dosso le ansie accumulate e pensando: “La manovra é finita. Missione compiuta” - Lasciò il Ponte di Comando e se n’andò in cabina ad aspettare il suo padrone per ricevere le meritate coccole. A quel punto mi rivolsi al mio amico Comandante e chiesi con morbosa curiosità: “Comandante, la manovra non é mai la stessa e noi lo sappiamo perché ogni giorno la cambiamo in base al vento e alle esigenze del Terminal. Ora ti chiedo: Pilot si é mai spostato verso il lato sbagliato della manovra?” “No! Non é mai successo! Io credo che lui percepisca il mio pensiero e analizzi inconsciamente i miei gesti. Le sue reazioni


si basano, credo, sulla nostra empatia. “Ma si comporta allo stesso modo anche alla partenza della nave?” “Sì! Anche alla partenza. Pilot anticipa sempre di qualche minuto la mia salita sul Ponte di Comando e appena sente l’ordine: “Rimanere su un cavo e lo spring”, si sposta sull’aletta di manovra, quella giusta! Appena molliamo i cavi da terra, lui rientra in timoneria prima di me, si sistema davanti al vetro centrale per indicarmi la rotta d’uscita dal porto. Quando siamo in mare aperto, a volte succede che mi trattenga sul ponte a scambiare quattro chiacchiere con gli ufficiali ma, anche in questo caso, non riesco mai a fregarlo. Sembra che Pilot capisca dalle mie parole e dal tono della voce quando sta per giungere l’attimo del mio congedo. Fino a quel momento rimane impassibile nell’attesa della mia decisione che lui percepisce sempre nell’attimo giusto e ancora una volta mi precede dandomi il tempo di salutare i presenti. Carlo, cerca di venire anche alla partenza. Credo che Pilot voglia farti vedere ancora qualcosa..... T’aspetto!”

Via Diaz 2 - Rapallo (GE) per appuntamento cell. 339/2698640 - tel. 0185.1690735

presa e consegna a domicilio

Una nota sul TITANIC A bordo del transatlantico affondato al largo di Terranova il 14 aprile 1912 c'erano, a quanto riporta lo storico del Titanic Claudio Bossi, ben 35 cani che accompagnavano passeggeri di prima classe, e per i quali fu approntato anche un canile. Non risulta invece che ci fossero gatti. La presenza di cani di razza a bordo era tale che, per il 15 aprile, era stata anche prevista un'esposizione canina per intrattenere gli ospiti che, ovviamente, non ebbe mai luogo. Due cani sopravvissero al naufragio. Qualche tempo dopo l'arrivo dei naufraghi a New York, il quotidiano N. Y. Herald pubblicò la storia di Rigel, un terranova che sarebbe appartenuto al primo ufficiale William Mc Master Murdoch, il quale avrebbe nuotato per ore abbaiando fra le scialuppe alla ricerca del padrone scomparso, attirando così l'attenzione dell'equipaggio della Carpathia, la nave che giunse per prima e raccolse i superstiti.


ANIMALI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Silvana GAMBÈRI GALLO

S. MARGHERITA

Gli amici sono fratelli che scegliamo... (da due a quattro zampe) a frase non è mia, ma rubata ad una affermata pubblicità; stranamente bella, poiché a volte cancello dalla nota-spese merci che (a mio giudizio) ci qualificano come rottami (incontinenti, puzzoni, con dentiere volanti o case gravate da anni di sozzura, ecc.). La frase è bella, la sento nelle ossa; magari per un destino da figlia unica, pezzo genuino e destinato all’estinzione, attualmente occupata in un invecchiamento morbido. Una donna-cognac, insomma. E quello “scegliere” è molto darwiniano: il cammino prosegue leggero accanto a chi esista un’intesa, ho mani che stringo al petto da una vita pur se i contatti non sono quotidiani. Non opero distinguo tra razze, siano queste umane o animali. Può essere la chiacchierata, anche goliardica, tagliando bocconi di pizza o sorseggiando il caffè; può trattarsi di miagolii, cinguettate, furioso scodinzolare per un’affettuosa carezza. Tra i secondi, mi è toccata l’ultima categoria: quella degli occhi dolci in caso di sfaceli (laghetti non autorizzati sul tappeto, cuscino ridotto a brandelli, panca di legno senza più spigoli, ecc.), della zampa protesa in molteplici richieste, della linguetta umida e ruvida a suggello amoroso. I due rei-confessi (o, comunque, indiziati) si chiamano Whitman e Uma, in rigoroso ordine d’arrivo nella famiglia. Il maschio, certamente ignora l’omonimia con un poeta importante (Oh capitano/mio capi-

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tano…), ma svela - etereo e buono un animo sognatore. La femmina, di poco più giovane, è pervenuta per colmare la sua solitudine e la tendenza giocosa: nome attorale (inizialmente, solo per brevità), dandy nelle scelta del cibo e non solo, spontanea esibizionista in pubblico. Molte affinità con la “padroncina”, insomma. Provengono entrambi dal “Rifugio Tonnego” di Rapallo (un grazie a Gabriella Bellati ed Elisabetta Calcagno per la loro dedizione e l’impegno) dove trovano asilo le cucciolate “scomode”, i trovatelli recuperati, chi – in una banale tragicità – non è più “gradito”. E tutti aspettano, ottimisti irriducibili, qualcuno che possa garantire un giaciglio (panca, stuoino, ecc.), due pappe quotidiane e qualche coccola. In cambio, una dedizione immensa e senza pelle: la totale mancanza di pregiudizio (e già qui c’è da imparare…) verso il nuovo amico, la felicità ad ogni suo ritorno, la completa dipendenza dal solo esistere. Sappiate che ogni adozione è un impegno: passeggiate quotidiane per i cagnetti, lettiere e scatolette per gattini, gabbiette da ripulire per i volatili, mangime controllato in caso di pesciolini rossi, ecc. Non trattiamo fantocci, ma cuori vivi: emozioni articolate in altre lingue, ma comunque presenti. E se, nelle ultime Festività, avete ceduto alla tentazione di un piccolo compagno, sappiate cedere alle re-

Whitman e Uma sponsabilità che questo comporta. Un’equazione semplice: amore=amore. Oppure, scegliete una piantina sintetica: non necessita di cure, non produce laghetti scomodi, non graffia le porte, non cinguetta a

sproposito. Ma non colmerà i vostri spazi bui, quando tutto il mondo sembrerà dileguato. Un piccolo cuore che batte, in totale frequenza col nostro, è più efficace di mille ipocrisie.


ARMI

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di Rossella CARTA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

CRONACA

Il silenzio, dopo il suono tremendo degli spari, è ancora più assordante N on vorrei sbagliarmi ma credo che prima di questo tragico giorno per il Connecticut come per tutto il mondo, una strage in una scuola così esplicita non si fosse mai vista. Mi ha scioccato questa notizia più delle altre, e di certo non può essere che l'opera di uno psicopatico. Adam Lanza, questo è il nome del ventenne (!!) fautore dell'eccidio. Le foto dal suo profilo Facebook trasmettono un'immagine positiva, tranquilla, Adam sembra un normalissimo ragazzo che si potrebbe incrociare nel corridoio del liceo o per le vie della città con il capo chino e gli occhi bassi, che per un attimo posa su di te, immediatamente scorrendoli per terra. Non una parola, forse mai si parlerà, e a una prima impressione pare una persona posata, normale. Poi si scopre che è tutto il contrario, non si immaginerebbe che invece di normale non ha nulla. Forse per una lite di qualche giorno prima, questo giovane è piombato in una scuola elementare di Newtown ha distrutto l'esistenza a più di venti famiglie, freddando 20 innocenti piccoli fra i 5 e i 10 anni, più altri adulti fra cui la preside Dawn Hochspung che era in riunione e appena ha avuto sentore di pericolo ha afferrato il megafono per avvertire tutti e poi è stata crivellata di colpi. Lo stesso è accaduto ad altre giovani insegnanti che hanno cercato di

e Di Yass

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schermare col proprio corpo tutti i loro bimbi, come dice una piccola sopravvissuta: "Cercava di abbracciarci tutti, tutti insieme." Molto toccante quest'immagine, e se si dimentica che è dettata dalla pazzia, stupisce il fatto dell'assenza di pietà e soprattutto di motivazione che può aver spinto l'uccisore a compiere un gesto simile, di Adam Lanza ora non resta che il cadavere, ed è in corso un'indagine che determinerà se è stato effettivamente ucciso da qualcuno oppure nella sua follia sterminatrice ha voluto girare fuoco su se stesso. Nei forum si è riflettuto molto su questa meschinità. Ciò che è emerso, oltre al dovuto plauso per le maestre che si sono sacrificate - quasi fosse stata un'esecuzione hitleriana - è che forse, dico forse per non azzardar troppo, tutti i soldi 'donati' a chi ce li ha già, e anche tanti per giunta, - ho sentito in un noto programma televisivo che li spendono per articoli costosissimi e piaceri davvero superflui, che in questo periodo di crisi sono pochi quelli che possono permettersi anche solo quello che si può definire 'necessario' nel senso proprio del termine senza doppi sensi- se si impiegassero per finanziare dei centri di cura rigorosa e accurata per le persone che hanno qualche handicap mentale grave, pericolosi per il resto della comunità, probabilmente diminui-

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rebbe la probabilità che accadano fatti così atroci… Troooppo difficile, si potrebbe dire, come per tantissime cose che non si riescono a risolvere neanche se ci si getta giù da uno strapiombo alto 2000 m –per esagerare (tanto) continuando nella 'discesa' a eseguire tripli salti mortali mentre si sta cantando Listen di Beyoncè, con una preghiera mentale in aramaico. Il giovanotto che non è più tanto giovane ormai, perchè vive da immemorabile tempo, da quando fu creato da Dio, che ci ha scritto quella lettera del mese scorso, l'aveva detto nel periodo in cui è stato sulla

Terra, 'l'uomo non è nemmeno in grado di dirigere il proprio passo’. Probabilmente quando e se starete leggendo questo articolo vi sarete già resi conto che la fine del mondo prevista dai Maya per il 21 dicembre non ha avuto luogo… E se invece si è avverata la profezia, non state leggendo il mio articolo ma.....chissà! Forse è questa la giusta punizione per tutte le cattiverie che continuano ad accadere nel mondo, includendo anche l'orrenda triste allucinante strage del Connecticut. Alla prossima!...Forse.... ;)


MONUMENTI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Aldo REPETTO

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ABBAZIA

Da severo monastero a meta turistica “A

bbazia di San Fruttuoso di Capodimonte”. E' questo il nome completo del complesso monastico benedettino che si trova in una profonda insenatura nella frastagliata costa del promontorio di Portofino raggiungibile soltanto in barca o attraverso sentieri di campagna, appunto il borgo di San Fruttuoso di Camogli. La scelta di erigere una Abbazia in quel luogo non fu, però, dei benedettini bensì di un prelato spagnolo; Prospero, vescovo di Tarragona che, scacciato dalla sua città dagli eserciti arabi all'inizio dell'VIII° sec. si trovò a vagare per il Mediterraneo alla ricerca di un luogo in grado di ospitare in piena sicurezza lui, il suo sparuto seguito ma, soprattutto, le venerate ceneri di San Fruttuoso, martire taragonese morto sul rogo insieme ai suoi due diaconi durante le persecuzioni di Valeriano e Galiero nel III° sec. La caletta incassata tra le rocce del monte di Portofino, così da non essere visibile dal mare se non da vicino, e lontana dagli abitati della costa, gli sembrò la sede adatta per dare finalmente riposo alle spoglie del martire. Fu allora che per proteggere e venerare le reliquie del santo iberico venne eretta una chiesa. Successivamente intorno alla metà del

X° sec. arrivarono i benedettini che vi eressero un monastero e la chiesa assurse al rango di Abbazia. Il culto di San Fruttuoso si diffuse presto in tutta la Liguria e a lui si attribuiscono speciali protezioni per i naviganti ed i pescatori. Il piccolo eremo a poco a poco si ingrandì, soprattutto per merito dei benedettini i quali trovarono il luogo adatto alla regola a cui obbedivano, in quanto oltre alla visione spirituale avevano bisogno che ogni monastero potesse avere a disposizione anche lo spazio per il lavoro manuale imposto dalla norma, e la pittoresca, riparata insenatura del promontorio di Portofino rispondeva in pieno a queste esigenze. A poco a poco il monastero divenne piuttosto ricco e anche una golosa preda per i pirati e quindi ebbe inizio una fase di decadenza tanto che il complesso venne successivamente adibito a rifugio dei poveri. Ma verso la fine del duecento la grande famiglia genovese dei Doria decise di sistemare a San Fruttuoso le tombe dei propri avi per i quali non era più disponibile la chiesa genovese di San Matteo, in corso di ricostruzione. Da allora la storia di San Fruttuoso si fuse definitivamente con quella dei Doria, prima benefattori, poi protettori, e infine, dal 1860, padroni del luogo. Se è vero che gran parte dell'abbazia risale al X°-XI° sec. sembra per volontà di Abelaide la vedova di Ottone I°, è anche vero che il corpo verso il mare, con il bel loggiato a due ordini di trifore, venne realizzato nel XII° sec. grazie alle donazioni dei Doria e che il chiostro superiore, costruito probabilmente nel XII° sec. è stato quasi completamente nel cinquecento per volontà dell'ammiraglio Doria i cui eredi, Giovanni Andrea e Pagano, nel 1562 eressero una torre per difendere il borgo e la sua importante sorgente d'acqua dolce della incursioni dei pirati barbareschi. Sulle due facciate rivolte al mare è

ancora oggi visibile l'aquila imperiale, stemma della famiglia Doria, mentre altre decorazioni sono visibili sulle cornici e sulle mensole. San Fruttuoso ebbe anche risonanza per un episodio avvenuto durante la guerra di Crimea (1854-1856) che vide l'Italia schierarsi con Inghilterra e Francia contro la Russia. Si racconta che il 24 aprile del 1855 il piroscafo inglese “Croesus”, diretto a Sebastopoli con un carico di soldati italiani e inglesi, prese fuoco e si incagliò sulle coste di San Fruttuoso. Gli abitanti del borgo accorsero numerosi e soccorsero i naufraghi. Tra loro si distinse per coraggio una donna, Maria Avegno che, dopo aver salvato molti naufraghi, scomparve essa stessa fra le onde. Per onorarla i Doria vollero che le sue spoglie riposassero nel sepolcro di famiglia. In sua memoria il Regno di Sardegna le conferì la medaglia d'oro alla memoria e la Regina Vittoria la Victoria Cross. Attualmente l'Abbazia è di proprietà del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano). Vi è

un museo dove è raccontata tutta al storia del luogo, vi sono ceramiche rinvenute in loco del XIII° e XIV° sec. e le tombe, in stile gotico, di sette membri della famiglia Doria (la prima del 1275, l'ultima del 1305). Il FAI vi ha recentemente organizzato anche una piccola foresteria: una splendida casa in tipico stile genovese, contornata da ulivi secolari situata a pochi passi dal mare e dalle due piccole spiagge. Consiste in un piccolo soggiorno, la cucina, due camere, il servizio e un terrazzo con vista sulla stupenda insenatura. C'è anche un'antica locanda con sette camere e due piccole trattorie. A pochi metri dalle scogliere, nel 1954, è stata posta, sul fondale del mare, la statua del Cristo degli Abissi, opera dello scultore Guido Galletti, poi restaurata negli anni '90, continua meta di subacquei provenienti da tutto il mondo. *) Abbazie e monasteri d'Italia, edizione speciale del Touring per la Esso Italiana (1966)


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RICORDO O SOGNO? QUANDO... E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Mauro MANCINI

18

RAPALLIN

La valle del fossato di Monti – “ö fössôu de Monte” / 3 Con questo terzo articolo si conclude il nostro viaggio nella vallata del rio San Francesco

P

ensavamo fossero sufficienti per visitare questa vallata due incontri, rieccoci qui ancora con la solita ‘combriccola rapallina’. Sfogliando ”Il Mare” del 22 gennaio 1927 ci incuriosisce questo titolo: ”La Funivia per il Santuario di N.S. del Montallegro”. ”Apprendiamo, con l’entusiasmo dei buoni Rapallesi, che la Amministrazione Comunale sta concretando lo studio per sottoporre all’approvazione dell’Autorità il progetto di un impianto di funivia Rapallo-Santuario. La stazione di partenza avrà capo nelle vicinanze di S. Rocco, a tesata unica, arriverebbe sotto il piazzale di Montallegro. Un doppio vagoncino, della capacità di 16 persone trainato da potenti argani, porterebbe al Santuario in circa dieci minuti”.

1928 : Giuseppe Beltrametti ‘Pinetto’, il fratello Emilio e Dorino Garbarino con i muli sul ‘Rissêu Lungo’.

Notiamo che in questo primo progetto la stazione a valle doveva essere costruita nella zona del torrente Tuja.

1942 : Una dedica di Salvator Gotta, della moglie Adelina e di alcuni loro amici sul “visitor’s book” dell’albergo Montallegro.

1932 : il panorama della valle dalla località ‘il Pellegrino’.


1933 : una azione di lire 500 della S. A. Funivia Rapallo-Montallegro, del socio fondatore Giuseppe Beltrametti.

Il sentiero dei Pellegrini: uno dei tornanti ( e giote)

Pensiamo allora a una persona che ci sappia raccontare di più su questo impianto, sia prima che dopo la sua creazione. Chi meglio della signora Carla Beltrametti, nata e vissuta proprio nella frazione di Montallegro? Ella ci accoglie, col marito Ugo, a casa sua; subito con

l’aiuto di una miriade di vecchie foto, la serenità e un sorriso disarmanti, quasi rivivesse quei terribili periodi come una fiaba, ci racconta: ”Mio padre Giuseppe ’Pinetto’ decide nel 1924 di prendere in gestione l’Albergo Montallegro sul viale del Santuario; lo avevano già

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diretto in precedenza Pendola ’Peo da Madonna’ e nel 1905 Zanfa e Carlo Pernigotti. Allora l’unica via d’accesso era l’antico sentiero dei Pellegrini e tutto quello che serviva all’albergo doveva essere trasportato a dorso di mulo; la foto mostra mio padre, suo fratello Emilio e Garbarino Dorino all’altezza del ’Rissêu löngo’ in una di queste loro ascese. Io stessa con la sorella Maria dovevamo scendere ogni mattina fino alla zona del ’Pellegrino’ per frequentare le scuole elementari. Bambine quali eravamo, ci assaliva in certi momenti un senso di paura e di solitudine; speravamo allora di incontrare perché ci rassicurasse con la sua presenza Agostino il com-

missioniere ’ö pedön’, una persona che per tutta la vita percorse quella mulattiera per rendere attuabili tutte le necessità che quelle famiglie di contadini avevano con la città. Ricordo le traversie economiche della società per azioni che si era impegnata nella costruzione di questo impianto e quelle successive di gestione succedutesi fino ai giorni nostri. La nostra famiglia cessò l’attività nel 1973”. Temevamo, con la nostra intrusione di averli disturbati, invece Carla e Ugo, ’vëi Rapallin’, ringraziandoci, si sono dichiarati compiaciuti perché questo loro raccontare andrà ad integrare la storia di questo quartiere e della nostra città.

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COME ERAVAMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

20

di Bruno MANCINI

PERSONAGGI

Ricordiamo un grande sportivo rapallino L

e foto che troverete in questo numero sono pubblicate per ricordare un grande campione, Riccardo Carapellese, dagli sportivi simpaticamente conosciuto con il soprannome di “Carappa”. Al termine della carriera spor-

tiva, appese le “scarpette al chiodo”, si trasferì con la propria famiglia a Rapallo, dove abitò per diversi anni. Nella sua lunga carriera, Carappa suscitò subito simpatia nel pubblico “meneghino” e nella stampa, per la vivacità di

gioco, la scaltrezza di quelle sue “finte e serpentine” che gli sono appartenute come sue migliori caratteristiche. Il debutto nella serie maggiore avvenne all’Arena di Milano il 22 Settembre 1946 nell’incontro Milan - Vicenza terminato

con il risultato di 2 retri a 3. Indossò la maglia della Nazionale Italiana per 16 volte segnando 10 reti. A fianco pubblichiamo un prospetto che evidenzia la brillante carriera calcistica di questo grande sportivo.

L’Associazione Calcio Sammargheritese 1903 sul Campo Sportivo Comunale “Senatore Eugenio Broccardi” - S. Margherita Ligure - Anno Calcistico 1960/1961. Da sinistra in alto: Luigi “Gino” Ardinghi, Gianni Armani, Riccardo Carapellese (allenatore), Marco Sardelli, Raffaello Baccerini (accompagnatore), Mario Bambini, Leandro Achilli, Franco Dapelo. Da sinistra in basso: .......... Repetto (massaggiatore), Bruno Ghizolfi, Luciano Ferrari, ....... Orsi, ........... Pedemonte, Giuliano Murialdo

Due immagini dell’allenamento infrasettimanale sotto l’occhio vigile dell’allenatore “Carappa” In alto, da sinistra: Leandro Achilli, Giuseppe Fois, Riccardo Carapellese, Orsi e Viviani

Da centro: Riccardo Carapellese, Leandro Achilli, Giuseppe Fois


ANNO CALCISTICO

1938

SQUADRA

PRESENZE

GOL INTERNI

Magnadyne - Camiponato Propaganda Piemontese

18

ESTERNI

1

Spezia - Serie B

20 su 34

2

1

1944

Casale - Campionato Alta Italia girone piemontese - ligure

17 su 18

5

1

1945

Vigevano - Torneo Benefico Lombardo

13 su 20

4

1

Como - Campionato Alta Italia -

12 su 22

1942/43

1945/46 1946

misto serie B e C

3

Novara - Coppa Alta Italia

15 su 15

5

3

1946/47

Milan - Serie A

36 su 38

13

7

1947/48

Milan - Serie A

34 su 40

10

5

1948/49

Milan - Serie A

36 su 38

10

7

1949/50

Torino - Serie A

35 su 38

10

4

1950/51

Torino - Serie A

32 su 38

5

3

1951/52

Torino - Serie A

31 su 38

6

1952/53

Juventus - Serie A

17 su 34

9

1953/54

Genoa - Serie A

14 su 34

3

1954/55

Genoa - Serie A

29 su 34

4

1955/56

Genoa - Serie A

29 su 34

11

1956/57

Genoa - Serie A

22 su 34

4

1957/58

Catania - Serie B

19

6

1958/59

Catania - Serie B

11

3

1961/64

Ternana - IV serie e serie C

3

3

1947/56

NAZIONALE ITALIANA

16

10

Riccardo Carapellese indossa per l’ultima volta la maglia azzurra


CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

22

di Domenico PERTUSATI

Illusione, dolce chimera hi legge, se non è più tanto giovane, ricorderà il ritornello di una canzone che assegnava all’illusione il ruolo di immergerci in una atmosfera gioiosa e affascinante: “Illusione, dolce chimera sei tu che fai sognare in un mondo di rose tutta la vita…”. A distanza di anni, questo sentimento non è venuto meno, anzi si è vieppiù rafforzato se non altro per supplire a tante deficienze e difficoltà che ci opprimono di continuo. In effetti, a ben pensarci, l’illusione induce a chiudere gli occhi sulla triste realtà che stiamo vivendo e subendo. Illudersi è - a ben pensarci - una tentazione che tampona, ma non risolve alcun problema: ci offre momenti di serenità e di soddisfazione surreali o, per lo meno, effimeri e transitori. Qualcuno può far notare che la canzone in questione riguarda in modo specifico gli “innamorati”, i quali, presi dal “sacro” fuoco della passione amorosa, vivono momenti di esaltazione nel mondo chiuso ed esclusivo del loro rapporto intimo che li fa sognare “ad occhi aperti” ponendo tra parentesi ogni altro problema. “Due cuori e una capanna”: questa è la visione idilliaca e fantastica di chi è catturato dal vortice dell’entusiasmo e dall’euforia e che non esita a sottoporre ogni interesse alle “ragioni” cuore. LA PASSIONE NON È ETERNA Tutti siamo consapevoli che l’ “incanto” ha una durata limitata. Quando la passione si attenua incominciano ad affiorare a poco a poco i difetti: gli occhi non più obnubilati dalla “felicità” si dischiudono e la situazione reale appare nuda e cruda. Tuttavia, quando il destino non è avverso, il rapporto si “normalizza” e si finisce per accettare , per così dire, lo “status quo”. Questo accade, secondo le statistiche, a due terzi delle coppie che si sono legate con il vincolo matrimoniale. Diversamente ognuno prende a percorrere un’altra strada, senza rimpianti e nostalgie: non si

C

accetta di convivere nella sopportazione e nella pazienza… Un tempo non molto lontano si manteneva il legame a costo di sofferenze e intolleranze: la regola era di non rendere pubblica la propria situazione. Agli occhi degli altri si cercava di far apparire normale un rapporto che tale non era più. Nel linguaggio popolare così viene descritto sinteticamente lo sviluppo del rapporto tra due che si sono legati vicendevolmente: dapprima prevalgono le parolucce, poi le paroline, quindi le parole, dopo i paroloni, infine le parolacce. Non si può non rilevare che un tempo i matrimoni raramente si scioglievano: tra le varie motivazioni era fortemente presente e cogente l’obbligo “religioso” della indissolubilità del matrimonio. Triste era la condizione femminile. Le donne, una volta sposate, erano costrette a vivere alle dipendenze del marito che con il suo lavoro le manteneva, compresi gli eventuali figli, e imponeva il suo volere. Anche il Codice di Diritto Civile imponeva alla donna di seguire in tutto e per tutto il marito e di accettare le sue decisioni. Al riguardo gli articoli del Codice erano, dopo il Concordato con la Chiesa, letti dal sacerdote che celebrava il matrimonio, diventando parte integrante del rito religioso. “Con il consenso ora manifestato dinanzi a me ed ai testimoni voi avete contratto il matrimonio secondo il rito di Santa Romana Chiesa, matrimonio elevato a dignità di sacramento da nostro Signore Gesù Cristo. Questo stesso matrimonio, oltre la grazia divina e gli effetti sanzionati dai sacri Canoni, produce anche gli effetti civili secondo le leggi dello Stato, che voi siete ugualmente tenuti a rispettare ed osservare”. Mi limito a citare il primo dei tre articoli (n. 131) che rammentava: “Il marito è il capo della famiglia: la moglie segue la condizione civile di lui, ne assume il cognome ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli crede

I comizi sono i meccanismi tradizionali per raccogliere voti: così le manifestazioni popolari di piazza organizzate dai partiti.

Innamorarsi è facile ed entusiasmante, ma trattasi di una passione quasi mai di lunga durata.

opportuno di fissare la sua residenza”. Sono norme che sono state opportunamente corrette. Infatti l’articolo n.143 recita: “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri”. Non vado oltre. Quanto riferito è sufficiente per rimarcare com’era pesante e difficile la condizione delle donne sposate. Ecco perché molte coppie entravano in crisi e la moglie si trovava molte volte schiava (senza farlo apparire) della volontà del marito e subiva in silenzio tutte le difficoltà e le malversazioni. La convivenza diventava un problema. Quanti sono coloro che nel nostro tempo continuano a vivere insieme con fatica e sopportazione ? Non lo sapremo mai, soprattutto se si tratta di coniugi non più giovani. Così l’illusione gioiosa ed entusiasmante si traduce in delusione cocente e insopportabile. Demostene lo aveva ben focalizzato. “Nulla è più facile che illudersi: l’uomo crede vero ciò che desidera”. Tutti corriamo sempre il rischio di cadere, senza rendercene conto, in questa rete che avvolge e stravolge l’esistenza. L’illusione nasconde inesorabilmente la verità sul presente, ma contiene in potenza il precipizio terribile della delusione. Le coppie cristiane sono più forti e più durevoli? Va detto che nel nostro paese i credenti sono la maggioranza della popolazione, ma i praticanti convinti una minoranza, tant’è vero che non conoscono nè le direttive della chiesa né gli insegnamenti e i moniti del Vangelo che condanna non le separazioni, ma le convivenze. “Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio” (Luca 16,18) “Chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata commette adulterio” (Matteo 5,32). Che dire a questo riguardo dei giovani d’oggi? Quanti sono i figli di coniugi credenti e praticanti

che vivono liberamente una vita di coppia in dissonanza con i precetti religiosi? È stato calcolato che nella maggioranza i giovani soprattutto del Nord e anche del Centro optano per il matrimonio civile (relativamente facile da sciogliere) o addirittura preferiscono la convivenza che non ostacola possibili ulteriori cambiamenti. “FABBRICA DI ILLUSIONI” Illudere e illudersi purtroppo è diventata oggi una “prassi normale”. Tutti ci rendiamo conto che il campo della politica può diventare una “fabbrica di illusioni”. Non voglio fare il pessimista ad oltranza: basta riflettere su quanto ci viene “propinato”, promesso e assicurato. Gli esponenti della classe dirigenziale offrono grande aspettative su un domani positivo con la soluzione dei problemi che ci affliggono. Quale domani? La gente è ormai propensa a credere che le parole non servono, come avverte il proverbio latino: “Verba volant” (le parole volano via). I politici ne fanno un uso senza limiti, ben consapevoli che “promettere” costa poco e rende molto al fine di “catturare” consensi e rafforzare le proprie posizioni di prestigio e supremazia. E’ ormai arrivato il tempo di dire basta alle chiacchiere e alle astuzie. Stiamo arrivando al capolinea. La gran parte della popolazione ha aperto gli occhi e si è convinta che è facile lasciarsi illudere con promesse allettanti. I capi - partito devono smettere di credere che il popolo è “bue” e beve con facilità quanto con arte e furbizia viene proposto. Un tempo (non molto lontano) l’ignoranza era una risorsa per i partiti. Quanti inganni, quante utopie nel passato! Ora illudere diventa molto più difficile, anche se è sempre possibile. L’istruzione ormai, salvo eccezioni, ostacola la buona fede: i mali in cui ci si trova a vivere non possono essere risolti con un programma recitato e proclamato. Tutti siamo consapevoli che nel passato tante sono state le convergenze tra i partiti: con calcolati “accordi” e “divergenze parallele” riuscivano a vincere e a imporsi,


Giorgio Napolitano è l’undicesimo Presidente della Repubblica in carica dal 15 maggio 2006. Si è sempre impegnato nel controllo dell’operato del Parlamento e del Governo in rapporto con il dettato costituzionale. I suoi molteplici interventi hanno sempre come obiettivo il rafforzamento della democrazia nel nostro Paese.

prospettando il bene del paese. Poi subentravano le lotte interne che impedivano l’attuazione di quanto programmato. E’ indispensabile porre fine alle tresche e ai sotterfugi. Nel corso della campagna elettorale sentiremo ancora tante promesse: tutti diranno di volere il bene e la salute del paese. Attenzione: le illusioni sono sempre possibili, le delusioni inevitabili. Non vuol essere questo un discorso “antipolitico”. E’ il desiderio che i prossimi governanti si mettano con sincerità una mano sulla coscienza e desistano dal confondere e dal mortificare.

Sincerità-umiltà-servizio: queste le parole d’ordine che devono osservare coloro che intendono dedicarsi all’attività politica. In verità la lotta e la competizione portano inevitabilmente i capi dei partiti e il loro seguito a dire e a non dire, a presentare le proprie idee come le migliori in assoluto, anche se in cuor loro non ne sono pienamente convinti. Le campagne elettorali hanno sempre avuto tali inevitabili risvolti. Ci tengo a precisare che non intendo riferirmi ad alcun partito in particolare, ma solo fare riferimento al tempo passato in cui abbiamo fatto queste esperienze. Nessun partito è perfetto e senza limiti. NO AI VENDITORI DI FUMO La campagna elettorale ancora una volta ci mostrerà come tutti ritengano di possedere la ricetta “giusta” per risollevare il paese dalla crisi che sta attraversando. Una personalità illustre, di cui volutamente non faccio il nome, ha definito non pochi politici e aspiranti a governare venditori di fumo e promotori di slogan applauditi, ma senza reale fondamento. Personalmente devo ammettere di essere esterrefatto ogniqualvolta sento un capo-partito elogiare il proprio programma e le proprie capacità e dall’ alto del suo “scranno” guardare in basso cercando di “ridicolizzare” l’avversario mettendone a fuoco solo gli aspetti negativi. Importante è convincere gli elettori. Ma chi si proclama superiore e perfetto si autosqualifica: ormai le persone sono diffidenti e non sono più come un tempo disposte ad accettare pedissequamente

quello che viene predicato. Che esempio offrono ai giovani che si aprono con lealtà alla vita politica? Qualcuno si domanderà: “Perché tanti errori si ripetono, perché tante debolezze non scompaiono? Perché la classe dirigente che si sussegue non è mai esente da limiti e fragilità ? Perché si continua a sbagliare con il passar del tempo?” Una risposta logica e persuasiva è che gli uomini non imparano dal passato, contraddicendo quanto affermava Cicerone: “Historia magistra vitae”, la storia è maestra di vita (De oratore II,9), in quanto insegnerebbe come regolarsi per il domani, evitando di ripetere gli sbagli già compiuti. Stiamo vivendo tempi molto difficili. I signori della politica dovrebbero rendesi conto (in realtà lo sanno molto bene) che non sono le accuse reciproche che convincono gli elettori, ma le proposte assennate e ragionevoli per risolvere i problemi che assillano soprattutto le persone sofferenti e in difficoltà. Si ha la netta sensazione che molti andranno a votare tappandosi il naso (per non sentire la puzza) come ebbe ad esprimersi un insigne giornalista, Indro Montanelli. “ERRARE É UMANO” Viene da chiedersi: “E’ possibile eleggere una classe dirigente senza pecche e difetti, che sia assolutamente soddisfacente, aliena da interessi personali?” Trascelgo due tra le possibili risposte. Anzitutto quella di profilo religioso. La dot-

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trina cristiana insegna che la debolezza e fragilità sono insite nella natura umana che inclina al negativo. E’ la teoria del peccato originale che, commesso dalla prima coppia, ha riversato le conseguenze su tutti i discendenti, cioè l’intera umanità, rendendo debole e facilmente fallibile ogni essere umano. C’è poi una risposta “laica” di un insigne filosofo, Emanuel Kant, che interpreta il peccato originale di cui parla la tradizione cristiana come una inclinazione dell’uomo a scegliere un comportamento contrario alla legge morale. Questo viene definito come “il male radicale” (cfr. La religione nei limiti della nuda ragione” ). Pertanto ogni uomo ha dentro la sua coscienza un’impulso che può indurlo ad agire non sempre correttamente. Non va dimenticato da tutti, compresi i politici, che “errare humanum est, perseverare diabolicum”, in altri termini: si può sbagliare in quanto è proprio della natura umana, ma è diabolico e vergognoso perseverare nell’errore. Mi è stato chiesto se la Chiesa, nella sua componente umana, lungo il corso dei secoli non abbia mai deluso. Devo ammettere con sincerità che affrontare questo problema potrebbe creare fastidio e avversione nell’ambiente clericale e provocare aspre recriminazioni da parte di “certi fedeli integralisti”. Cercherò di rispondere al quesito con correttezza e pacatezza, senza pregiudizi o condizionamenti di sorta.


VIAGGIARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Ilaria NIDASIO

24

STELLE E STRISCE/2

Passeggiando per San Francisco...

I

l 4 di ottobre è la data centrale del nostro viaggio: dopo nove giorni di spostamenti e di paesaggi meravigliosi nella West Coast, ce ne aspettano altrettanti, suddivisi tra San Francisco e poi, ad est, la Grande Mela. In realtà la data fatidica, inizialmente, doveva essere riservata alla visita dello Yosemite, uno dei parchi nazionali più importanti e conosciuti degli States in cui però, proprio nei mesi precedenti al nostro viaggio, erano stati registrati alcuni casi di Athana Virus, una forma virale mortale, con trasmissione per via aerea, che era già costata la vita ad una decina di visitatori del parco nel mese di luglio. Dubbiosi sul da farsi, abbiamo preferito attraversare il parco in macchina, fermandoci solo per

scattare qualche foto ai meravigliosi paesaggi naturali, per poi proseguire alla volta di S. Francisco: unica sosta concessa, quella in una Tea House trovata per caso sulla strada, all'interno di un piccolo borgo che pareva disabitato, in cui abbiamo gustato thè insoliti e indimenticabili cupcake artigianali: solo in seguito abbiamo scoperto che quella in cui ci eravamo fermati era, in realtà, tra le prime cinque migliori sale da thè in tutta l'America. Dopo quasi dieci ore di viaggio, le strade che diventano a più corsie e le macchine che sfrecciano a tutta velocità in un traffico a cui non siamo più abituati, ci avvertono che ci stiamo avvicinando a S.Francisco. Con il calare del sole, decidiamo di trovare un posto in

cui dormire, dal momento che il nostro arrivo nella città è stato anticipato di un giorno e non abbiamo trovato posto nell'hotel in cui avremmo dovuto soggiornare dall'indomani. Così, entusiasti per la nostra avventura on the road, decidiamo di fermarci in un motel fuori città dove, a pochissimi dollari e senza bisogno di prenotazione, pensavamo di poter trascorrere la notte, prima di iniziare, già al mattino presto, la visita della città. Solo dopo aver pagato la stanza, la giovane ragazza che, sola, lavora al motel, ci allunga le chiavi della camera attraverso la fessura del vetro antiproiettile che la separa dai suoi ospiti: capiamo il perché di questa misura di protezione solo quando, allontanandoci dalla re-

ception, ci dirigiamo verso la camera. Per raggiungerla, dobbiamo attraversare un cortile: subito appare chiaro che le persone che soggiornano nelle stanze che vi si affacciano non sono clienti occasionali, ma vi abitano stabilmente e utilizzano quella base per i propri traffici che, almeno a giudicare dall'apparenza, sembrano essere tutt'altro che leciti. Inventando una scusa, raccontiamo alla ragazza alla reception di aver ricevuto una telefonata da San Francisco e di essere costretti a lasciare subito la stanza: dopo mezz'ora di tragitto, finalmente arriviamo nel centro città, dove riusciamo a trovare una sistemazione per la notte, in modo da poterci riposare dopo una giornata davvero rocambolesca.


L'indomani mattina, ancora un po' increduli per l'avventura del giorno prima, partiamo alla scoperta di San Francisco: dopo una visita della zona più hippie della città e delle librerie in cui ha preso avvio il movimento della Beat Generation, proseguiamo attraversando il quartiere di China Town, che subito ci colpisce per i suoi colori, i suoi odori e per il modo in cui la vita sembra davvero brulicare tra le strade, in cui ogni indicazione e insegna sono scritte in cinese. Dopo un lungo percorso, quasi per caso, arriviamo al porto: qui non si può non andare sul famosissimo Pier 39, il molo situato sul bordo del distretto di Fisherman's Wharf che, con le sue attrazioni, i ristoranti e i negozi, attira ogni anno migliaia di turisti, che si sporgono dal molo per poter fotografare i leoni marini della California, sdraiati sui pontili. Durante i quattro giorni trascorsi a San Francisco, scopriamo che la città, costruita su ripide colline e per questo caratterizzata dai famosissimi saliscendi (così amati

dai motociclisti), è poliedrica ed eclettica: oltre alla nota China Town, c'è anche la molto meno famosa Japan Town, il quartiere giapponese, in cui abbiamo la fortuna di assistere ad alcuni spettacoli tradizionali organizzati da una scuola che si occupa di preservare e diffondere la cultura del Giappone. In una parallela di Market Street, la via commerciale lunga 5 km, in cui si trovano le boutique delle griffe più prestigiose, si snoda uno dei quartieri più poveri della città in cui, la domenica mattina, poche ore prima di partire alla volta di Santa Barbara, ci avventuriamo per partecipare alla messa Gospel della Glide Church: un momento estremamente emozionante, punto di incontro tra il rito e l'evento, a cui prendono parte persone di ogni etnia, età, estrazione sociale e orientamento sessuale, nella consapevolezza che ognuno può trovare un proprio spazio all'interno della comunità dove noi, unici turisti, veniamo accolti tra gli abbracci delle donne più anziane. San Francisco è

tutto questo, e molto di più: ecco perché, per entrare davvero nello spirito della città, nel secondo giorno di visita scegliamo di non limitarci a fotografare da lontano il Golden Gate Bridge, ma decidiamo di percorrerlo interamente con una bicicletta noleggiata sul molo. Così, fermandoci di tanto in tanto per una sosta, attraversiamo sulle due ruote il più grande ponte a sospensione del mondo, per arrivare alla vicina Sausalito, il piccolo centro costiero conosciuto anche come

“Portofino d'America” e come località con il più alto numero di oreficerie in rapporto al numero di abitanti. Per tornare scegliamo di prendere un traghetto su cui carichiamo le biciclette: incuranti del vento che caratterizza la baia, rimaniamo all'esterno, per poter godere da lontano di uno spettacolo meraviglioso: mentre il cielo si fa sempre più scuro, lentamente le luci della città si accendono permettendoci di scorgere, sempre più vicina, la skyline di San Francisco.

Circolo Pescatori Dilettanti Rapallesi organizza

Befana Sub DOMENICA 6 GENNAIO alle ore 10,30 sul LUNGOMARE di Rapallo

La Befana arriva dal mare e porta regali a tutti i bambini Il Circolo Pescatori Dilettanti Rapallesi vi invita a visitare il grandioso

Presepe

presso la sua sede in via Langano


CULTURA

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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

CAROGGIO DRITO

Dall'antica Pompei alla Santa Inquisizione in Sardegna e in Liguria Tra riti magici e stregoneria sabato 19 gennaio a Villa Queirolo una conversazione promossa dall'associazione culturale Caroggio Drito con la scrittrice Marinella Gagliardi Santi e il giornalista Emilio Carta cura dell'associazione Caroggio Drito sabato 19 gennaio (Villa Queirolo, ore 16,30 ingresso libero) la scrittrice Marinella Gagliardi Santi ed il nostro direttore Emilio Carta interverranno su un tema affascinante e insieme spinoso sulla magia, sulle fatture di bene e di male e le superstizioni. Titolo dell'incontro “Dall'antica Pompei alla Santa Inquisizione in Sardegna e in Liguria tra riti magici e stregoneria”. Marinella Gagliardi scrittrice e docente di Storia laureata in Lettere classiche con una tesi in epigrafia greca sulla magia, ha recentemente scritto il romanzo Defixiones, il mistero delle tavolette magiche (defixiones, appunto)” e proprio da questa rigorosa ricerca partirà l'ambientazione magica e storica legata all'antica Pompei. Emilio Carta parlerà invece di alcuni episodi di stregoneria e di Inquisizione avvenuti nel XVI secolo legando le sue ricerche ad eventi avvenuti sia in Sardegna sia in Liguria, ed a Rapallo in particolare, storie che in parte ancora oggi trovano l'onore della cronaca. L’Italia era, come sempre, un campo di battaglia tra stati in continua espansione, e i fasti del Rinascimento che facevano da contraltare alle miserie provocate dalle guerre, alle epidemie e, non ultimo, a un grande disorientamento religioso. Se Lutero in Germania stava per maturare le scelte che lo avrebbero portato allo scontro con Roma, in Italia assistiamo a un fiorire di movimenti religiosi volti al rinnovamento spirituale e materiale della Chiesa. Gruppi di sacerdoti, frati, monache e laici di entrambi i sessi si fanno portavoce di un messaggio radicale di riforma, non sempre ortodosso e in linea con il «depositum fidei» del cristianesimo.

A

Queste realtà, a volte appoggiate, a volte combattute dalle autorità civili ed ecclesiastiche, rimangono però sostanzialmente marginali rispetto alla maggioranza della popolazione della penisola, chiudendosi in un aurea mistica e ascetica accessibile solo agli uomini e alle donne di vasta cultura, di origine nobiliare o appartenenti a ordini religiosi. Il popolo minuto resta fuori dai grandi dibattiti teologici e trova rifugio dalle difficoltà della vita quotidiana nella fede dei padri e nelle antiche usanze sopravvissute all’evangelizzazione dei primi secoli, come i riti agrari propri dell’antico paganesimo e tutto quel ricco patrimonio di simboli e gesti volti a propiziarsi la fortuna e a scacciare i guai provenienti da una natura ostile e da un contesto sociale turbolento e insicuro. Culti e rituali che spesso si mischiavano con il cristianesimo, generando vere e proprie «chimere», credenze pericolosamente devianti che non potevano non attirare l’attenzione delle autorità religiose e non solo. Ma come nasceva un processo per accusare qualcuno di stregoneria? Vediamo una delle varie testimonianze nei confronti della “cagna corsa” come veniva indicata la rapallese Catterina Manola in una lettera inviata il 6 luglio 1630 dal magnifico Emmanuele dei signori di Passano, capitano di

Marinella Gagliardi Santi

Rapallo, al Senato di Genova. Deposizione del 30enne Giuseppe Arata: “Il giorno di san Bartolomeo che fu alli 24 agosto dell’anno 1628 che fu giovedì capitò a casa mia in la mia villa di San Pietro Cattarina, detta la cagna Corsa, la quale vidde mia moglie nella sua porta, che aveva un suo figliuolo in braccio d’età di mesi cinque benissimo allevato e detta Cattarina mi disse se era maschio o femmina, ed io che intendeva che era una strega, è un cancaro che ti mangi, dissi , et essa stette in piedi e si mise a dire o figliuol mio non dubitate, non dubitate che sebene dicono che sono una stria, non è vero, e poi se ne andò per fatti suoi, e da detto tempo in qua non è mai più comparsa in quelle parti. Alla domenica seguente io me ne andai a messa e al dopodisnare, essendo andato a spasso, mi fu detto che il mio figlietto era morto che mi parse molto strano: andai

Tavoletta pompeiana

subito a casa e trovai detto mio figlio morto e lo disfasciammo e trovammo che aveva in tutte le coscie segni neri della forma di due mani e segni della forma del dito grosso arrivavano sino sotto la pancia. Subito mi fu detto che erano state le strie che avevano guasto detta creatura e soltanto posso sospettare in detta Cattarina, perchè da quel tempo in qua quando mi vedeva si metteva subito a fuggire et ho inteso dire pubblicamente che ne abbi guasto delli altri e che sia una strega”. Invece la strega del villaggio di Siligo, Julia Carta, in Sardegna, altro non era che una contadina semianalfabeta, madre di sette figli, dedita alle arti di indovina e guaritrice che segue quanto tramandatole dalla nonna.


A perseguitarla e a condannarla ingiustamente nel 1596 è Baltassar Serra y Manca parroco di Siligo nonché commissario dell'Inquisizione, a riprova del terrore che a quel tempo imperversava in tutta l'Europa e che toccava anche le località più sperdute. Julia Carta procede senza falsi pudori e a fin di bene a sperimentare erbe, radici e nenie particolari, insomma un compendio di quell'arte definita “oscura”: a lei ri-

corrono persone provenienti anche dai piccoli paesi rurali che si trovano nelle vicinanze per ritrovare la salute o per scacciare il malocchio. Ebbene, ancora oggi non c'è pace per Julia Carta che, accusata nel XVI secolo di stregoneria e processata per ben due volte dall'Inquisizione spagnola, venne infine imprigionata nel castello aragonese di Sassari. La prefettura sassarese proprio

di recente ha infatti ha detto no, all'intitolazione di una via a Julia Carta come aveva proposto il sindaco di Siligo, Giuseppina Ledda, che dice: “La prima risposta negativa mi è pervenuta nell'autunno del 2011; credevo ad un abbaglio e ho ribadito la richiesta corredandola con ulteriori documenti ma anche questa volta la Prefettura ha detto no alla nostra delibera”. “Julia Carta – ha risposto con pa-

LIBRI

rere vincolante la Deputazione di storia patria della Sardegna -è un personaggio che ancora oggi potrebbe dare indicazioni sbagliate. Non è opportuno dare il nome di una via a chi rappresenta un giro oscuro, a una donna che è stata perseguitata anche per questo e che non è una martire”. Insomma, neppure a distanza di quattrocento anni la donna potrà trovare posto nella toponomastica sarda.

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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

FONS GEMINA

Il diario di Giulio Scocco opo l’appuntamento Natalizio, che ha offerto le suggestive esecuzioni del “Coro Brinella” di Genova – terminato assieme al Presepe Vivente dell’Associazione “Vecchio Borgo Rapallo” – il Circolo Culturale “Fons Gemina” propone per il mese di gennaio un nuovo, rilevante, incontro. Nell’immediatezza della “Giornata della Memoria” venerdì 25 alle ore

D

18, presso l’Hotel “Miramare” di Rapallo, interverrà Giorgio Scocco per parlare del libro dedicato al padre: “Diario di Giulio Scocco / La mia deportazione in Germania”. Il libro è la reale trasposizione del vero diario che quel “ragazzo” (allora di soli ventitré anni) scrisse raccontando la sua partecipazione a quei tristi e infelici giorni, senza tralasciare dettagli molto amari.

“Abbiamo voluto – spiega il figlio Giorgio – che il ricordo di quanto mio padre narrava non fosse dimenticato: soprattutto per i giovani, per quanti hanno letto di quel tempo poche righe sui testi di scuola. Lui era perseguitato, nel suo intimo, dagli episodi cui aveva assistito e da come – quando rientrò in Italia – ben pochi credessero alla sua testimonianza. Va detto che erano altri tempi: le notizie non avevano l’immediatezza di oggi, e magari la stessa apertura culturale era ben diversa”. Esiste, insomma, la volontà di proseguire sulla carta quello che - generazioni fa - era la “tradizione orale”. Ricordiamo inoltre che il 27 gennaio 2010, presso il Palazzo Ducale di Genova, i figli di Scocco (per anni dipendente della Funivia rapallese, e scomparso nel 2005) ricevettero dal Prefetto la Medaglia d’Oro alla memoria del padre, concessa dal

Diario di Giulio Scocco La mia deportazione in Germania

Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo

Presidente della Repubblica. Il Circolo Culturale “Fons Gemina” invita quindi autorità e cittadinanza ad una presenza numerosa, venerdì 25 gennaio ore 18.00 presso l’Hotel Miramare, per ricordare Giulio Scocco e il suo Diario: un documento importante.


GENTE DI LIGURIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Alfredo BERTOLLO

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PERSONAGGI

Antonio Canepa, scultore rapallese Nato nel 1850 a S. Maria del Campo, l’artista è sempre stato legato alla sua terra

C

anepa è un cognome molto diffuso in Liguria, particolarmente nel levante. E’, mi si perdoni, un cognome un po’ anonimo che deriva probabilmente da ancestrali filatori e tessitori della fibra utilizzata sia per scopi domestici che marinareschi. L’artigianato tessile dell’entroterra di Rapallo fu, per molto tempo una delle attività più praticate assieme al lavoro agricolo negli orti e nei frutteti. Ma anche il lavoro di falegname non fu mai trascurato ed ecco che, tra i lavoratori del legno, emerge nella seconda metà del XX secolo un artista, Antonio Canepa, nativo di Santa Maria del Campo, ormai parte integrante di Rapallo che si estende senza soluzione di continuità dal mare fino alla chiesa parrocchiale di quella frazione. Canepa lavorò a Genova e portò il suo mestiere a vera e propria opera

La statua della Madonna della Guardia nei Giardini Vaticani. A lato, Antonio Caneoa con la moglie

d’arte. Lo scultore sacro che trasformò il legno in un grandioso inno d’amore alla sua fede religiosa, proveniva da una famiglia di contadini. I suoi genitori neppure lontanamente potevano prevedere che il loro figlio sarebbe di-

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ventato famoso a Genova e in Liguria. Dotato di molto talento si dilettava, fin da ragazzo, a disegnare fiori, piante, animali, con grande prontezza e decisione. Consigliato da molti a coltivare la sua inclinazione artistica, s’iscrisse all’”Accademia Ligustica di Belle Arti” di Genova ed ebbe come maestri lo Scanzi e il Varni, rispettivamente l’artista che scolpì gran parte degli splendidi monumenti sepolcrali del cimitero di Staglieno e colui che è comunemente soprannominato “Il padre della statuaria genovese”. Terminato con lode il periodo scolastico, conscio della propria capacità, si recò come apprendista prima negli studi del Vignolo e poi del Rota che lo avviò alla scultura del marmo. Il genio dell’arte, che possedeva in gran misura, gli appianava tutte le difficoltà in modo da ottenere risultati perfetti. La sua predilezione, però, fu per le sculture in legno ed egli aprì a Genova diversi studi dai quali uscirono una infinità di statue tutte a carattere spiccatamente religioso. Il soggetto maggiormente trattato dallo scalpello di Canepa fu quello della Madonna della Guardia e, in particolare, il gruppo in legno rappresentante la Sua apparizione a Benedetto Pareto. Grande fu la celebrità che si acquistò con esso, ripetuto poi molte volte così da popolarne la Liguria e i dintorni. Sebbene, nel maggior numero dei casi, egli abbia seguito quel modello, ha saputo imprimere iin tutte le sculture la marca dell’originalità. E’ ben nota la particolare devozione dei genovesi al culto mariano: le statue della Beata Vergine Maria, fatte

da lui sotto i vari titoli, sono 101 delle quali 43 dedicate alla già ricordata Madonna della Guardia. Tutte simboleggiano in modo così toccante la dolce e affettuosa maternità da obbligare le menti a inchinarsi davanti alla sua magica bellezza. Ricordiamo, in particolare, la Madonna del Santuario di Santa Maria di Velva (1842) e l”Assunta” in legni policromi, intagliata e dipinta , datata 1898, che si trova nel Santuario della Madonna di Nozarego, sulla collina fra Santa Margherita e Paraggi. La Madonna Addolorata, motivo ricorrente, è un altro dei suoi soggetti preferiti. Davanti a quelle effigi scrisse don Gerolamo Noziglia, già parroco di San Michele di Pagana l’animo si rattrista, gli occhi sono portati alle lacrime, il cuore al dolore. Ugualmente famose sono le sue sculture raffiguranti il Bambino Gesù (se ne enumerano 25), il Sacro Cuore, Gesù Crocifisso, santi e sante. Degni di nota pure i restauri. Fra questi quello dell’antica statua della beata Giovanna che si trovava nel santuario dedicato alla Madonna di Caravaggio sul momte Orsena, sopra la “sua” Santa Maria del Campo. In cinquant’anni d’indefesso lavoro sono ben 316 le statue uscite dal suo scalpello. Antonio Canepa è uno scultore che ha, come già è stato scritto, lavorato soprattutto in Liguria ma che, per la precisione e l’intrinseca bellezza della sua opera, fa parte degli artisti che Santa Maria del Campo, Rapallo, il Tigullio e la Liguria tutta devono far maggiormente conoscere.


CINEMA

di Luciano RAINUSSO

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AL CINEMA in diagonale

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

Viva l’Italia

di Massimiliano Bruno

Solo al cinema può accadere che un politico corrotto e sporcaccione vada fuori di testa e urli ai quattro venti le proprie e altrui malefatte pubbliche e private. E' quanto viene in mente vedendo quest'altra commedia italiana che intende affrontare una certa realtà del nostro tempo. Dove un politico, a causa di un colpo apoplettico, diventa un fiume in piena nel raccontare di ruberie, intrallazzi e ricatti, di figli e attricette senza alcun talento che fanno carriera. Insomma, tutto il già noto e qualcosa di più. Il guaio è che il troppo – come ci ricorda il saggio - stroppia, e l'eccesso finisce sempre per danneggiare qualsiasi lodevole proposito. Qui siamo al limite della farsa, si può ridere, ma la denuncia – se di denuncia si tratta – è priva di efficacia. Del resto, ad un film come questo non si può chiedere più di tanto, essendo di fiato corto il tipo di cinema in cui ha trovato origine, ma non un'autentica ispirazione. Tanto è vero che non ha più alcuna forza quando arriva al ravvedimento del protagonista di fronte ai poliziotti che caricano studenti e operai. Nel ruolo principale Michele Placido scavalca tutti gli altri (anche Raoul Bova e la Crescentini che sono i più bravi), in virtù del suo collaudato mestiere, non esente da istrionismo. Si sbaglierà, ma a questa seconda prova del regista Bruno, forse è meglio preferire quella di esordio. Ossia, NESSUNO MI PUO' GIUDICARE, con Paola Cortellesi, signora-bene che, lasciata dal marito in un mare di debiti, diventava escort per mantenere il figlioletto.

The Grey di Joe Carnahan Erano almeno due i film che si ricordavano sul tema dei sopravvissuti alle sciagure aeree. Il primo, di genere fantastico, risale al 1937 e porta la firma di Frank Capra, un maestro del cinema. Si tratta di ORIZZONTE PERDUTO, da un romanzo di James Hilton, in cui le poche persone di un aereo finito tra le montagne del Tibet venivano portate a Sanghi-Là, una misteriosa città di pace e di miracolosa longevità. Il secondo, invece, appartiene al genere horror e s'intitola I SOPRAVVISSUTI DELLE ANDE. Vi si rievoca una fatto realmente accaduto, eternato dalle cronache, in quanto gli scampati alla sciagura furono costretti a cibarsi di carne umana per non morire di fame. Ora. ai due film citati si aggiunge questo thriller di tutto rispetto, completamente ambientato in Alaska, ricco di tensione e innervato da notevole carica umana. La vicenda riguarda sette operai di un gasdotto in costruzione in zona artica che escono illesi dallo schianto del loro aereo, ma devono difendersi dal continuo assalto dei lupi. La vicenda non evita momenti scontati, è però ancorata a personaggi ben costruiti, colti nella loro segreta fragilità. Il personaggio che si erge, non senza fatica, a guida del gruppo è un tiratore scelto incaricato di difendere la base dalle fameliche bestie, ora privo di qualsiasi arma. Un solitario, che non si rassegna alla perdita dell'amata compagna e ha persino meditato il suicidio prima di partire. La natura, crudele e maestosa, ritratta con rara perizia, fa il resto, assieme all'intensa interpretazione di Liam Neeson, il protagonista non dimenticato di SCHINDLER' LIST, che riscatta alcune recenti prove poco riuscite.

Ho il sospetto di aver passato la vita guardando un muro e un lenzuolo bianco, voltando le spalle alla realtà. Morando Morandini, critico cinematgrafico.

Di nuovo in gioco di Robert Lorenz

Eastwood il Grande torna sullo schermo, diretto da altri. Non succedeva da una ventina d'anni, ossia da quando interpretò, per la regìa di Wolfgang Petersen, NEL CENTRO DEL MIRINO, un ottimo thriller in cui, agente dei servizi segreti, viveva col rimorso di non aver potuto evitare la tragedia di Dallas. Qui, con tutti i suoi 82 anni, esposti ammirevolmente, Eastwood si è lasciato dirigere da uno dei suoi consueti assistenti e produttori, in un film che gli è congeniale, per tema e personaggio centrale. C'è molto del suo cinema in questo DI NUOVO IN GIOCO, anche non tenendo conto del valore allusivo del titolo. Una storia di solitudine riguardante un anziano scontroso, non al passo con il progresso. Un tentativo difficile di rimediare ad errori forse commessi inconsapevolmente. Un paesaggio quasi tutto di grandi spazi, tra la Georgia e la Carolina, che dà respiro all'azione. Il ruolo di Eastwood è quello di uno scopritore di talenti nel mondo del baseball, che si fida solo dell'intuito (e non sbaglia), ignorando il computer, cui invece fà ricorso l'ultimo arrivato che blatera di rottamazione e vuole affermarsi, senza merito. E c'è una figlia che ha patito l'assenza del padre e si dimostra pronta a rinunciare ad una sicura carriera pur di ricuperare un affetto, condividere una solitudine. Saremmo al capolavoro, se la vicenda non fosse, a tratti, un po' troppo prevedibile e avesse un finale diverso, meno consolatorio. Ma resta, pur sempre, un piccolo gioiello, impreziosito dal pregio degli interpreti, di Eastwood e di Amy Adams, questa giovane attrice che ha già sfiorato per ben tre volte quella statuetta che ora le spetterebbe di diritto.

Il peggior Natale della mia vita di Alessandro Genovesi Sarebbe ingeneroso, se non inutile, parafrasare il titolo di questa commedia che ha soltanto uno scopo: replicare il clamoroso successo di cassetta ottenuto lo scorso anno con LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA, sempre con Fabio De Luigi e diretto dallo stesso regista. Anche qui, come nel precedente film c'è il proposito di affrancare in qualche modo la commedia nostrana dalla vacuità del panettonismo, dal becero e vergognoso sottocinema privo di qualsiasi idea. Il che potrebbe anche costituire un punto a favore dell'attuale operazione produttiva. Ma il risultato rimane pur sempre esiguo: il raccontino è appena pulito, e appena dignitose risultano sia la regia che l'interpretazione. Va bene che oggi si ride di niente, avendo certa televisione rovinato il gusto del pubblico. Ma non si pretende la luna quando si chiede a registi e sceneggiatori di essere almeno originali, di non limitarsi a ricavare copioni da semplici storielle. E solo una storiella esile finisce per essere la vicenda di questo film. Dove un buontempone (Diego Abatantuno), neo proprietario di un castello in Val d'Aosta, invita per il Natale un dipendente con moglie, figlia incinta e genero imbranatissimo. E poiché l'imbranatissimo genero è impersonato da Fabio De Luigi, è facile immaginare che cosa può accadere in quella che si dice essere stata l'ex residenza estiva della fu regina Margherita. (Ovviamente non siamo ferrati neppure sulle proprietà della nefasta casa sabauda, per cui non ci sentiamo di confermare la veridicità dell'attribuzione).


LETTERE E NOTIZIE

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

SPAZI PUBBLICITARI Caro Direttore, anche la nuova Giunta è capace solo di spendere i soldi del Comune, ma incapace di incassarne dei nuovi, razionalizzando le fonti. Mi riferisco ai manifestri commerciali che, se vi fossero più postazioni, renderebbero al Comune e sarebbero graditi ai commercianti. Tutti i muri della ferrovia, i sottopassi che portano alla passeggiata e tanti altri muri degradati, potrebbero essere punti di affissione. Se poi le ferrovie non dessero il permesso di utilizzarli, gli si possono sempre accostare dei tabelloni sorretti da tubi conficcati nel terreno comunale. Perchè perdere dei soldi e non incentivare il commercio in un momento così delicato? Non credo che le affissioni regolamentate deturpino più dei graffiti dei vandali. Grazie, lettera firmata

MARCIAPIEDI DA RIFARE Egregio Direttore, spero che lei, più di noi normali cittadini che paghiamo solo le tasse, sia ascoltato nelle Alte Sfere che oggi comandano Rapallo. Oltre che rifare dei marciapiedi ancora "decenti", hanno pure messo inutili dissuasori lungo gli stessi, sempre e solo nella centrale Via Matteotti. Forse risparmiando questi ultimi (nessuno parcheggia più sui marciapiedi) potevano rifare gli "indecenti", questi sì, marciapiedi della frequentatissima ma dimenticata Via Trieste. Lettera firmata

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LA CORSA DEI BABBI NATALE

A Rapallo, domenica 16 Dicembre, si è svolta la prima corsa dei Babbi Natale, che ha colorato di rosso e di allegria le strade cittadine per 2,5 Km. All' arrivo ristoro con vin brulè e cioccolata, panettone e .... vino (del resto il punto ristoro era curato dagli Alpini di Rapallo). E' stato consegnato anche il Palio di Natale al Comitato dei Sestieri - con la partecipazione più numerosa di Costaguta.

CORSO MATTEOTTI Le strisce pedonali che attraversano il Corso Matteotti di Rapallo e che servono (oltre che ad intralciare il traffico veicolare che già subisce fermate piuttosto prolungate, per necessità per così dire "tecniche", ai semafori distanti uno dall'altro non più di 60 metri) a far transitare i pedoni da una galleria all'altra,avrebbero avuto sicuro successo in qualche quiz nazionale. "Le ripristineranno? Non le ripristineranno?" Questa è stata la domanda angosciosa che gli automobilisti si son posti mentre veniva ri-

Associazione Culturale

Caroggio Drito GENNAIO (data da destinarsi in funzione delle condizioni meteo)

Gita a Pentema (Torriglia) con visita al presepe 19 GENNAIO Dall'antica Pompei alla Santa Inquisizione in Sardegna e in Liguria tra riti magici e stregoneria. Ne parlano il giornalista Emilio Carta la scrittrice Marinella Gagliardi Santi Villa Queirolo - ore 16,30

generato il marciapiedi a monte. Hanno vinto i pedoni,soprattutto gli stanchi che non se la sentono di fare i trenta passi necessari ad attraversare ai semafori (vabbè, la cosa si capisce, perchè a Rapallo gli anziani hanno la maggioranza) e poi tutti gli altri, quelli che scendono dallo scalino guardando solo in una direzione,e quelli che non si raggruppano,ma pretendono di guadare il fiume di macchine da bravi italiani, cioè... in fila indiana. E poi si ha il coraggio di dire che l'Amministrazione non aiuta i commercianti... Cordialmente, Lettera firmata

Per molti anziani, quei trenta metri corrispondono alla gara dei “3.000 siepi”.

PARCO DE MARTINO Spettabile Redazione, ci sono volute "persone nuove" per capire che Rapallo non è solo “la passeggiata”. Complimenti ai volenterosi che d'estate, ma anche d'inverno, allestiscono il Parco De Martino a beneficio di chi non abita in passeggiata. Io sono uno di quelli. Renzo Bagnasco

LETTERE Spettabile Redazione, Una piccola soddisfazione, che oltre del sottofirmato dev'essere anche vostra. Il pilastro pericolante di Via Ferraretto, segnalato con mia lettera del 17 Ottobre

OCCASIONISSIMA Cedo ad amatore Harley Davidson 883 realizzata in occasione del Centenario (1903-2003) completa di borse, bauletto anteriore e casco. Astenersi perditempo.

Info: 338 8601725


Gargantua

LETTERE E NOTIZIE

di Renzo Bagnasco

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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Il proverbio del mese Tutti i giorni se n'impära unn-a, se no s'ha a testa in ta lunn-a Tutti i giorni se ne impara una, se non si ha la testa nella luna

Minestrina alla pasta di olive

Associazione Culturale A COALINN-A

INGREDIENTI: 350 gr di pastina (grattate o micro-ditalini), 2 litri d’acqua, 4 cubetti di dado “leggero”, 2 cucchiai di polpa di pomodoro, 2 belle foglie di alloro, 2 cucchiaini di aglio liofilizzato, 2 cucchiai di olio extravergine,1 cucchiaio “raso” di patè di olive taggiasche. ESECUZIONE: mettere tutto, pasta esclusa, nella pentola un’ora prima di cuocere a che si insaporisca; poi portare ad ebollizione, buttarci la pastina e rimestare. Cuocere per una ventina di minuti e servire calda E’ una minestra antica: se oggi il gusto risultasse un po’ forte, smorzarlo spolverandola con il grana, un tempo lusso riservato solo ai ricchi.

DOMENICA 6 GENNAIO ore 10,30 RIUNIONE DEI SOCI per il rinnovo delle cariche del Direttivo presso l'hotel "Regina Elena" di Santa Margherita Seguirà pranzo.

DOMENICA 20 GENNAIO ore 16,00 LETTURA DI RACCONTINI E POESIE di Alfredo Bertollo, Lisa Pesatori, Raffaella Saponaro. presso Hotel Jolanda di Santa Margherita

pubblicata nella Edizione di Novembre de "Il Mare", qualche giorno fa è stato riparato. L'anno scorso, a seguito di un'altra mia segnalazione, era stato opportunamente istituito il segnale di precedenza in corrispondenza del sottopasso della stessa Via. Segno evidente che l'Amministrazione Comunale rapallese legge con attenzione unita a dedizione, "Il Mare"... Invio cordiali saluti, Luigi Fassone

MONNEZZA Egregio Direttore, mi rendo conto che evidenziare le lacune di questa Giunta è come "sparare sulla croce rossa", ma il livello di degrado del ritiro della " monnezza" ha raggiunto livelli insopportabili. Per fortuna che fa freddo, altrimenti saremmo come in India! Grazie e cordialità. Lettera firmata

CASARZA LIGURE Via Annuti 40 (Croce Verde) Apertura: Martedi ore 12

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MESE

Gennaio

Giorno

MONNEZZA/2 Spettabile Redazione, l'altra sera alle 19, mi pare giovedì 20, scendevo in auto da Via Emiliani. Arrivato all'incrocio con Via Bolzano, un insolito ingorgo di auto in coda, mi ha fermato. C'era il camion ultra-attrezzato per ritirare il cassonetto di sua competenza. Il mezzo ci "bloccò" sino a che non finì di raccogliere, sversandoli, tutti i cassonetti sino al Parco De Martino, in modo colpevolmente in...differenziato. E noi fessi che viaggiamo con cumuli di borse vartiopinte, per ottemperare, timorosi e ligi, alle norme. Qualcuno si muove o sono " "tolleranti" pur di liberare le strade da cumuli di immondizia, vista la loro incapacità di gestire “la cosa pubblica”. Grazie e Auguri. R.B.

20 13 Lunazioni, Stagioni e Segni Zodiacali

Associazione di Promozione Sociale

Gennaio MERCOLEDÌ 9, ore 16.00 I mercoledì dell'operetta "La danza delle libellule" di Carlo Lombardo [RISERVATO AI SOCI] a cura di Luciano Rainusso

SABATO 12, ore 16.00 I piroscafi "Jolanda" e "Mafalda" Due destini diversi Raffaele Ciccarelli, ricercatore

VENERDÌ 18, ore 16.00 L'arte tra 1800 e 1900: la nascita della pittura contemporanea La pittura tra Monet e Kandinskij Sergio Antola

SABATO 19, ore 16.00 La traversata atlantica Dall'Alaska all'Atlantico, aspetti tecnici e strategie della navigazione d'altura Andrea Pestarini, navigatore e autore del libro "La traversata atlantica: preparazione e tecniche di un navigatore oceanico" (Ed. Il Frangente)

SABATO 26, ore 16.00 22 dicembre 1812: Port Napoléon Come i due comuni di Santa Margherita e San Giacomo diventarono l'odierna Santa Margherita Ligure Giovanni Galvani

DOMENICA 27, ore 16.00

Ora./min. Descrizione

Sabato

05

04:58

Ultimo Quarto

Venerdì

11

20:43

Luna Nuova: 11A Lunazione del Sonno

00:45

Primo Quarto

Sabato

19

22:53

Il Sole entra nel segno dellʼ

05:38

Luna Piena

Domenica 27

Spazio Aperto di Via dell’Arco

Acquario

Il Giorno della Memoria Proiezione del filmato "Il segreto", da un soggetto di Carla Testa, regia di Patrizia Monaco, a cura del laboratorio di scrittura creativa "In punta di penna" Introduzione di Giorgio "Getto" Viarengo, storico


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Il Mare Eco del Golfo Tigullio 1/2013  

numero di gennaio 2013

Il Mare Eco del Golfo Tigullio 1/2013  

numero di gennaio 2013

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