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er Di Yass

er Di Yass

Ristorante Pizzeria con forno a legna

Fondato nel 1908

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

L.mare Vittorio Veneto 17-18-19 RAPALLO

Tel./Fax 0185 52603

Anno IV - n. 11/2011 • Direttore responsabile: Emilio Carta

O giornale o l'é comme l'äze, quello che ti ghe metti o porta Il giornale è come l'asino, quello che ci metti, porta (Antico proverbio genovese)

SPECIALE NATALE

• Gli auguri de Il Mare • Il Confuoco • Il pranzo di Natale • Un Natale “salato” • “A Natale, l’albero” di Tonino Milite • I giovani e il Natale • Torna il presepe vivente • Santa ritrova l’albero • Natale e nebbie • Il Natale è universale

POLITICA Intervista a Cordano

TRADIZIONI IL MARE è consultabile anche on line sul sito

Soprannomi rapallini/10

www.marenostrumrapallo.it

Gli „angeli rossi‰

Stampato in 15.000 copie - DISTRIBUZIONE GRATUITA

SOCCORSO ALBERI Gli hanno fatto la festa

Associazione Culturale

Caroggio Drito

Associazione Culturale


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Gli auguri del Sindaco di Mentore Campodonico

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IL MARE

Mensile di informazione Anno IV - n. 11 2011 Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Daniele Roncagliolo Hanno collaborato a questo numero: M. Bacigalupo - R. Bagnasco - P. Bellosta P.L. Benatti - E. Brasey - C. Gatti E. Lavagno Canacari - S. Gambèri Gallo B. Magri - B. Mancini - M. Mancini G. Massa - I. Nidasio - A. Noziglia D. Pertusati - L. Rainusso D. Roncagliolo - V. Temperini Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò In copertina: foto di Toni Carta - Olimpia Fotografie: Fabio Piumetti Archivio Azienda Grafica Busco La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: 2 Il Confuoco di E. Brasey 3 Comune e burocrazia di D. Roncagliolo 4 I Vigili del fuoco rapallesi di R. Bagnasco 6 Un Natale “sotto sale” di E. Lavagno Canacari 7 Pianeta giovani: Natale, dove andare di B. Magri 8 I vecchi alberghi di P. Benatti 9 Gli eroi di Telemark di C. Gatti 10/11 Gli auguri del Sindaco e de Il Mare

12 Santa: torna lʼalbero di Natale di P. Bellosta 13 Scuola: gli alunni decorano le vetrine 14 Il pranzo di Natale di R.Bagnasco /I.Nidasio 15 Ricordo o sogno di M. Mancini 18 Come eravamo di B. Mancini 19 Preti che se ne vanno di D. Pertusati 20/21 La giornata dellʼalbero di E. Carta 22 Amarcord di E. Gambèri Gallo 23 Natura: i ventagli viventi del mare di G. Massa 24 Il Natale è universale di V. Temperini 25 Tonino Milite, poeta scrittore di M. Bacigalupo 26 Libri di C. Gatti e di E.L. Canacari 27 Il cinema a Rapallo di L. Rainusso 28/29 Lettere e notizie 30/31 Il presepe vivente di S. Maria di A. Noziglia

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uando eravamo scolari, giunti a dicembre, i maestri ci facevano leggere storie e poesie natalizie e i temi avevano spesso argomenti legati al Santo Natale. A casa, poi, già respirava l’atmosfera delle Feste, si iniziava a preparare il Presepe e l’albero, in attesa della notte della Vigilia, per la quale i bambini scrivevano la “letterina” dove elencare i propri desideri. Oggi, da adulto, da cittadino e da Sindaco, vorrei proprio poter scrivere una “letterina” con la quale chiedere dei regali per la mia Città, regali utili, regali dedicati a tutti i cittadini. Ma come tutti sappiamo, la realtà è un’altra, fatta di problemi e di necessità reali che rappresentano il lavoro quotidiano e le prospettive future per la nostra comunità. Questo Natale arriva in un momento molto difficile e ci porta verso la fine di un 2011 travagliato e tempestoso che si affaccia su un 2012 incerto sul proprio divenire. Come Sindaco vivo ogni giorno una realtà non facile di cui sento la responsabilità. Ai cittadini di Rapallo dedico gli auguri per le festività, ma dedico soprattutto la sincerità e la trasparenza del mio impegno civico. Credo che la buona fede ed i comportamenti conseguenti siano il migliore e doveroso impegno da onorare nei confronti della città. E’ Natale e, ricordiamolo in questi tempi spesso costruiti sull’aspetto materiale della vita, Natale è prima di tutto una festa religiosa. E’ un momento di fede e di riflessione che abbraccia credenti e non credenti in un messaggio “globale” di pace e di buona volontà. Questo è il vero augurio che viene da lontano e di cui mi faccio interprete collegandomi ad una tradizione millenaria che vede nelle donne e negli uomini gli strumenti attivi per il bene comune. Un bene prezioso che dobbiamo tutti coltivare ricordando proprio in questi giorni di festa chi ha bisogno e chi vive in difficoltà. Buon Natale quindi ai lettori de “Il Mare” ed ai cittadini ed ospiti, con l’invito a costruire serenità, quella serenità di cui abbiamo bisogno tutti per guardare con speranza consapevole ai giorni futuri.

Care lettrici e affezionati lettori, è passato un anno da quando ci siamo salutati augurandoci che il 2011 fosse più sereno e gratificante con l’uscita, finalmente, da una crisi economica che non voleva allentare la morsa. Pareva un’onda marea e, come tale, aspettavamo che decrescesse ma invece ci siamo trovati senza rendercene conto in mezzo a uno tsunami pronto a spazzarci via assieme alle nostre certezze. Ora ci accusano di aver sperperato per anni il denaro come cicale senza renderci conto, all’ombra del consumismo più sfrenato, che vivevamo ben oltre le nostre possibilità economiche; di aver allevato i nostri figli come tanti bamboccioni e di aver tolto loro, sempre per il nostro vorace egoismo del “tutto e subito”, prospettive di vita e di lavoro. Non so voi, ma io non mi sento assolutamente colpevole. Abbiamo delegato ai vari governi che dal dopoguerra ad oggi si sono dati il cambio di portarci verso un futuro migliore e più equo non certo verso un debito pubblico sempre più alto e il baratro della recessione. Tanto è vero che, alla fine, pur di non prendersi la responsabilità e perdere voti e consensi, hanno delegato il signor Mario Monti a prendersi le critiche e ad usare l’accetta. Tanto lui è un tecnico si sono detti: poi se ne va e chi si è visto si è visto. Ma almeno il professore ha avuto il buon gusto di rinunciare ad ogni prebenda dando il buon esempio a coloro che prima di lui sedevano, e siedono tuttora, sugli onorevoli banchi della politica italiana. L’anno scorso ci siamo salutati con la gioia di un ospedale nuovo di zecca, con la speranza di un nuovo ed efficiente appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani e con una donna per la prima volta alla guida dell’Ascom. Ma anche con i nodi del depuratore che tarda e decollare, degli alberghi di via Gramsci e il Savoia ancora chiusi, di un tunnel e di una viabilità ancora al palo e di un simbolo dello spreco Il Comune Ma no, Giggia, come l’ex cinema Italia. L’ospedale è è in fiamme!! stanno celebrando operativo e andrà potenziato, la raccolta differenziata ha avuto successo e i comil Confuoco... mercianti hanno ritrovato unità e smalto. Per il resto meglio sorvolare. Ed ora tanti auguri anche se, per una volta, ne avrei fatto volentieri a meno. Ci sono i bambini, con le loro gioie e aspettative a farci sorridere, è vero, e, quindi, rivolgendomi soprattutto a loro formulo a tutti un sereno Natale e un ancor migliore Buon Anno. Emilio Carta

Mi scappa da ridere...

di Pietro Ardito & C.


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NATALE

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di Eugenio BASEY

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CONFEUGO

Una tradizione medioevale con un nesso inedito per Rapallo La cerimonia del Confuoco all’ Auditorium delle Clarisse il 30 dicembre alle ore 10.00

I

l Confuoco costituisce la ripetizione inconscia delle remote feste del fuoco che in tempi preistorici si svolgevano in Europa e nel mondo, dove il fuoco era considerato, insieme all'aria, all'acqua e alla terra, il promotore della crescita dei raccolti e quindi causa di benessere per l'uomo e per gli animali. Nei popoli antichi costituiva una celebrazione attribuibile al ciclo della Natura e precisamente era una delle cosiddette, feste del fuoco celebrate al solstizio di inverno e d’estate ( cosiddetta festa di San Giovanni Battista ), riti che dovevano, con i loro innumerevoli falò, restituire al sole, la luce ed il calore che esso aveva generosamente donato, aiutandolo, nell'intenzione dei celebranti, in inverno a riacquistare il proprio vigore in estate a fecondare le messi con le ceneri propiziando un buon raccolto. Le feste del fuoco passarono senza interruzione dai tempi preistorici ai tempi storici, dalle religioni pagane a quella cristiana, che ne assimilò in parte le usanze e le date di ricorrenza. Nella notte di Natale in ogni casa d'Europa scoppiettava nel camino un ceppo di quercia, considerato sacro, e ornato di ghirlande e cosparso d'acqua benedetta o di vino. A Genova invece il ceppo era d'alloro, perché quest'albero era sacro secondo gli antichi popoli italici. Plinio definiva l'alloro il guardiano delle case e sosteneva che nessun legno si presta bene quanto questo ad accendere il fuoco; il calore che scaturiva da questi alberi era considerato particolarmente sacro e magico a causa della sacralità delle piante stesse. Ma torniamo al Confuoco. Cosa lega la tradizione del Confeugo medioevale con Rapallo? Semplice: Oberto Doria, a lungo Doge di Genova ed a lungo rapallese di adozione. Due sono i personaggi nel Confuoco; l’Abate che rappresenta il popolo e che nella cerimonia enumera la lista delle cose

da Mario

da fare al Capitano o Doge, che oggi rappresenta il potere mentre una volta oltre ad esso andavano conteggiati anche i nobili e aristocratici che vessavano il popolo e ne limitavano i suoi diritti naturali. La figura dell’Abate del Popolo, la troviamo per la prima volta a Genova, nel 1270 seduta tra i due Capitani del Popolo, quando il potere genovese, non risolvendosi la diatriba tra guelfi e ghibellini, fu affidato anziché a uno a due Capitani del Popolo, Oberto Doria e Oberto Spinola (la diarchia degli Oberto), ed era concesso all’Abate del popolo, che aveva il compito di difendere i diritti della gente sempre insidiata dall’arroganza dei nobili, di sedere in mezzo ai due Capitani della Repubblica. L’abate aveva funzioni sia civili sia militari, e non erano ecclesiastici bensì borghesi, poiché il termine "abate", nei secoli XIII e XIV, aveva anche il significato di capo del popolo, nonché di corporazioni di arti e mestieri. E’ Oberto Doria che, per la prima volta, vuole vicino a sé l’Abate del Popolo, forse per dimostrare nuova considerazione per il popolino. Oberto Doria fu il condottiero che alla testa delle galee genovesi il 6 agosto 1284, nella battaglia della Meloria, distrusse la flotta pisana ed interrò definitivamente il porto dei pisani decretando la fine storica e politica della repubblica pisana. Oberto nel 1285, dopo quindici anni di potere e guerre, rinunciò alla carica ambitissima di Doge della Repubblica e stanco delle guerre e della gestione del potere genovese, con la paura di essere avvelenato si ritiro nella sua villa di Rapallo, non prima di essersi firmato le “patenti” per l’apertura di una salina, sempre in quel di Rapallo presso la propria villa, zona molto adatta ad ospitare una salina di sale bianco, attività all’epoca molto redditizia sulla quale Genova aveva mantenuto per sé il predominio. All’epoca l’importazione di sale era di quasi esclusiva competenza degli Armatori Ge-

Trattoria a Rapallo dal 1 9 6 3

novesi e delle famiglie nobili, le quali ne ricavavano la maggiore quantità dalla Provenza, Sardegna, dalle Baleari ed in misura limitata dall’isola di Malta; la Liguria contribuiva per solo una modica quantità dalle saline comunali di Albisola e Portomaurizio e per il sale bianco dalla salina di Oberto D’Oria in Rapallo, l’unico privato che quindi aveva il diritto di produrre sale per conto della Repubblica Con il Regolamento Organico delle Compere del Capitolo la Repubblica, che definiva tutte le disposizioni inerenti i mutui pubblici sia tante altre statuizioni in merito alle entrate della Repubblica, prevede all’art. 143, il divieto di introduzione di ogni sale ad eccezione per il sale domini Oberti Aurie cactus et faciendus apud Rapallum secundum forman aliorum capitulorum, ed al successivo art. 184 che vieta il commercio del sale bianco salvo sempre sale quod fecit fieri in Rappello dominus Obertus Aurie nec intelligatur esse in dicto devoto. Ecco il nesso tra il Confeugo e Rapallo, Oberto Doria che volle l’Abate con sé al Confuoco e che divenne poi valente rapallese. In Genova l'Abate, alla testa del popolo portava un grosso ceppo di alloro, adornato di nastri bianco e rossi e cosparso di vino, a Palazzo Ducale, sede del Doge, donava un mazzo di fiori finti per il Doge e un biglietto cartulario da cento lire del Banco di San Giorgio per l'autorità religiosa ed elencava i problemi della popolazione a cui il Doge

avrebbe dovuto porre rimedio nell'anno successivo. Al termine il ceppo di alloro veniva poi arso nella piazza antistante Palazzo Ducale, e la cerimonia aveva termine con il rituale dello spegnimento del falò che avveniva gettandogli sopra del vino, zucchero e confetti e con un banchetto gratuito offerto dal Doge presso il palazzo ducale. Ogni capofamiglia raccoglieva un tizzone beneaugurante che portava poi a casa e ne continuava il fuoco per l'intero anno. A Rapallo quest’anno la caccia al tizzone ardente è fissata per venerdì 30 dicembre alle ore 10,00 all’Auditorium delle Clarisse.

G Piazza aribaldi, 23 1603 5 Ra pallo c o r e l e 6 m d l ì i o rari di se uso i (GE) tel. 01855173 h rvizio: C 1 2,3014,30 e 19,30 -22,00

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POLITICA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

AMMINISTRATIVE 2012

Troppa burocrazia nella “macchina” municipale L’ex Sindaco Mauro Cordano effettua una cruda disamina della situazione alla vigilia delle prossime elezioni comunali. auro Cordano, sindaco di Rapallo per due mandati, dal 1980 al 1990, è da poco entrato a far parte del comitato provinciale del Pdl. Cordano come mai questa scelta in un momento di difficoltà del partito? Qualcuno è rimasto stupito: dice che invece di scendere, lei sulla barca che affonda ci sale… Evidentemente si sono stupiti coloro che conoscono solo la logica del “dove mi colloco per avere un posto?”. La verità è che quando mi è stato chiesto di portare un contributo ho pensato che in una fase di trasformazione come questa, finita l’era berlusconiana nella quale i moderati guardano al partito popolare europeo, potessi dare una mano. E ripeto: senza ambizioni di sedie particolari da occupare, ma solo per dare un servizio. La sua nomina è arrivata in concomitanza con la riconferma di Campodonico candidato sindaco del Pdl: casualità? Assolutamente sì, non c’è alcun nesso. Eppure dicono che non c’è foglia che si muova senza che Cordano voglia.. Ma figuriamoci, questi sono miti, balle! Tra poco si vota. Come sono stati questi cinque anni? Sono stati molto difficili, perché governare in una società mercantile come Rapallo durante una crisi così devastante è davvero complicato. Da un lato, però, è mancato il decisionismo: oggi si ha l’impressione che la gestione affidata ai funzionari abbia burocratizzato in maniera eccessiva la macchina

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amministativa. È un qualcosa di imposto dalla legge, è vero, ma bisogna cercare di essere più incisivi nell’affidamento degli obiettivi: le direttive devono arrivare in tempo reale. Solo così, a mio avviso, si potrebbe migliorare una produttività che non sembra brillante. Devo comunque ammettere che nell’ultimo periodo le cose sono migliorate e anche il supporto dell’amministrazione all’Ascom sta dando frutti interessanti. Perché poi, in fin dei conti, in una città turistica è fondamentale l’apporto degli operatori turistici. Ma questo non è l’unico aspetto da considerare. E quale sarebbe l’altro? Una opposizione ai limiti del boicottaggio. È chiaro che i ricorsi, le interrogazioni, le interpellanze creano nei funzionari una mole di lavoro e uno stato psicologico che

tende a diminuire la loro produttività. La prossima amministrazione, comunque, dovrà dare più spinta. Da sindaco ha qualche rammarico? A dire il vero sono due. Il primo è non essere riuscito a fare il parcheggio sotterraneo in piazza delle Nazioni, nonostante ci fossero già sia il progetto sia i soldi: spero che la prossima amministrazione lo riprenda in considerazione. Il secondo, invece, è non aver realizzato lo slittamento del golf verso San Massimo, ricavando per la città un parco urbano, una strada e numerosi posteggi: nell’assemblea decisiva, tenuta dalla società che gestisce il golf, l’assenso si fermò al 48 percento. Parlava di momento economico difficile per gli enti locali: vendere il patrimonio comunale potrebbe essere una soluzione?

Certo, a patto che il denaro ricavato dalla vendita di immobili comunali venga reinvestito e non utilizzato per coprire la spesa corrente. In tal senso villa Riva mi sembra la più sacrificabile. Potrebbero arrivare risorse importanti, magari proprio per arrivare allo spostamento del golf come dicevo prima. I giovani nella politica rapallese non sembrano essere considerati molto, vero? Non penso. Ai miei tempi ad ogni rinnovo di consiglio comunale la metà dei consiglieri erano nuovi. Quando uno ha la possibilità di entrare mette a disposizione il proprio spessore e solo dopo si riesce a capire se ha o meno l’attitudine. Nel campo dell’amministrazione pubblica, in poche parole, dipende da te, da quanto sei bravo a portare idee nuove e a dare il tuo contributo.

Tutti i Gioved ì torna

GIROPIZZA!


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IL 9 DICEMBRE 2010 NASCE

UN’ALTRA RAPALLO Il 2 dicembre l’Associazione festeggia il 500° iscritto ed annuncia la formazione di tre liste civiche guidate da Roberto Zunino, Walter Cardinali e Vera Di Sciorno ed il candidato Sindaco Pier Giorgio Brigati. Un’Altra Rapallo: l’ennesima lista civica o associazione politico-culturale che si crede di far chissà che cosa! “tanto poi son tutti uguali e non cambia niente”!! Ci par già di sentire i commenti, interessati, di smaliziati e super critici di fronte a questa notizia. Ebbene, a parte che molti di questi cinici esperti del mugugno sono anche elettori, che magari votano da sempre allo stesso modo, impedendo ogni cambiamento, NOI insistiamo testardamente a pensare di rappresentare qualcosa di nuovo e di diverso.

Sarà perché siamo idealisti e vogliamo credere che a Rapallo la società

possa esprimere qualcosa di meglio della classe politica che ha prodotto finora.

Sarà perché siamo poco “furbi” e crediamo di poter realizzare qualcosa

di utile per la nostra gente anche senza soddisfare interessi personali.

Sarà perché siamo persone serie e sappiamo che non si ottiene niente

senza lo studio dei problemi, senza l’applicazione, il lavoro, la tenacia ma anche l’amicizia.

Sarà perché siamo anche concreti e lo dimostra la nostra pur breve sto-

ria politica e associativa.

All’inizio queste cose ce le dicevamo tra pochi. Walter Cardinali (Rapallo Città Futura), Vera Di Sciorno Adesso ci spinge UN MOVIMENTO DI 500 ISCRITTI, CHE (Rapallo come vUoi), Roberto Zunino (Unʼaltra Rapallo) CONTINUA AD AUMENTARE e ci chiede un’azione politica, Pier Giorgio Brigati (candidato Sindaco) appunto, seria, disinteressata, concreta ma anche serena e che guardi ai giovani. Un movimento di gente normale, alla quale vogliamo dare identità e voce. Gente di Rapallo, gente che ama Rapallo, gente che ha dato tanto e che spesso Presidente: Maria Cristina Ardito ha ricevuto solo chiacchiere da una politica sdolcinata o urlata, comunque semVice presidente: Gian Luca Notari pre lontana. Luigi Attolini Quello che chiediamo è un po’ di attenzione a quello che stiamo facendo e come Segretario: lo stiamo facendo e non premeditate sentenze senza appello! Tesoriere: Angelo Barbero

UN’ALTRA RAPALLO

Consiglieri:

i ur ug A ri ce sin tti tu a e rg po lo al ap R a Un’Altr di Buon Natale e sereno Anno Nuovo

Angelo “Peo” Zavanone Giuseppe Ligios Carmela Lo Presti Piero Oneto Giorgio Bascherini Michele Muncipinto Manuela Natali Walter Cardinali Daniela Castagneto Andrea Rusconi Giorgio Viacava

www.unaltrarapallo.it


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SERVIZI

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di Renzo BAGNASCO

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I Vigili del fuoco di Rapallo, i nostri “angeli rossi” I “pompieri” fanno parte della nostra storia più antica. Sono cambiati gli uomini ma non le importanti e diverse emergenze che risolvono a favore dei cittadini in difficoltà ro, qualche tempo fa, in fila alle casse di un supermercato; davanti a me due Vigili del Fuoco in tenuta da lavoro, con un cesto contenente vivande. Evidentemente le derrate per il pranzo di mezzogiorno. All’improvviso lo stridente gracidare di un radiotelefono e subito i due, in tutta fretta, consegnato il canestro alla cassiera, di corsa si precipitarono fuori. Dopo pochi secondi una modulata sirena squarciava l’aria e due mezzi rossi con lampeggianti blu, sono sfrecciati nella strada, al di là della vetrata. Oggi, anche per evitare quelle situazioni, la mensa è data in gestione. Siamo sicuri di “conoscere” chi realmente siano questi “scattanti giovanotti” (è nel loro DNA professionale essere sempre “giovanotti”) subito pronti e attrezzati per correre ovunque vengano chiamati? E chi li chiama? E per quale ragione? E quanti sono? Insomma dovremmo saperne un po’ di più, visto che poi sono loro che vengono sempre in nostro soccorso; ci raggiungono ovunque, costi quello che costi, per renderci la vita meno malsicura. Non pare di vedere tanti incendi da giustificare tutte le loro “uscite”: quindi, evidentemente, si muovono anche per altro. Li sento passare ma, poi, girato l’angolo la

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sirena si attenua e attorno a me torna la calma. Mi piace allora pensare che forse siano andati a dare una mano a qualcuno, anziano come me perché, con il passare degli anni, si diventa sempre più “imbranati”. Abbiamo sempre più bisogno di essere sostenuti; per i credenti c’è l’angelo … celeste ma, per tutto il resto loro, gli angeli …. rossi, dal colore che li circonda. Rosso come l’ardere del fuoco ma anche come simbolo dell’azione e del coraggio che li anima ad essere sempre al servizio degli altri: noi. Questo è certamente l’unico tono di rosso che piace a tutti. La nascita del Corpo ha origini “Imperiali”. Lo creò nientemeno che l’Imperatore Augusto, nel 22 a.c. inquadrandolo come paramilitare e dotandolo di 7000 “vigiles”, che dovettero lavorare molto perché, nella Roma antica, gli incendi erano continui. Il disseccarsi della sporcizia abbandonata in ogni dove, le scale, i soffitti e i tetti realizzati in legno e i fuochi per riscaldarsi, ne favorivano l’insorgere, alimentati dal ponentino romano. Ad attizzarli concorrevano anche le resinose fiaccole, accese la notte; era l’unica illuminazione. Le popolose “insulae” della estesa Suburra, ne erano le più colpite. Con il disfacimento dell’Impero Romano e i successivi tempi

bui, scomparvero per poi ritrovarli nel Rinascimento. L’attuale loro configurazione la si può far risalire al Regno Sabaudo. Qui da noi, nel Distaccamento di Rapallo, operano 24 uomini esperti, distribuiti in 4 turni, composti da 6 elementi ciascuno, così da coprire le 24 ore. Li dirige un Capo Distaccamento perché la Direzione è accentrata a Genova, dove fanno capo anche tutte le specializzazioni del Corpo come i mezzi nautici e aerei, i subacquei, gli specializzati nel contrasto ai pericoli batteriologici, o chimici, o radioattivi, o nucleari oppure al rilascio incontrollato di energie, verifica alle strutture incrinate, recupero di mezzi incidentati, ecc.. Fa specie notare che in caserma, di fatto, non ci sono camerate per dormire perché, chi è di turno la notte, è sempre all’erta e fra una chiamata e l’altra non ne avrebbe neppure il tempo. Invece ci sono quei veloci e “mitici” sostegni che permettono loro di scendere ai sottostanti mezzi, anche se le scale sono occupate. Tutti, scapoli e ammogliati, vivono per conto loro al di fuori; in caserma solo durante i turni. Il 90 % dei nostri “Angeli rossi”, è formato da persone mature e accasate, purtroppo non aiutati da giovani rincalzi perché, a causa delle ristrettezze, non possono es-

sere assunti nuovi elementi da addestrare e inserire nel corpo. Idem per la vecchia caserma, il cui ampliamento e ammodernamento già previsto è, per gli stessi motivi, fermo; ci vorrebbe, più o meno, quasi un milione di euro. Tutti si mantengono in forma, effettuando almeno un’ora di ginnastica al giorno. Ecco perché sono eterni “giovanotti”. I nostri sono chiamati ogni anno ad effettuare circa 1000 interventi. Di questi solo un 20 per cento circa a causa di incendi, per il resto invece sono sempre i primi ad accorrere per aiutare in tutti i campi noi cittadini, purtroppo spesso unitamente al “118”. Le “chiamate” spaziano da quelle per incidenti gravi a quelle per la sola perdita delle chiavi finite in un tombino. Fra queste due tipologie ci sono tutte le soluzioni alle più svariate necessità della popolazione che loro, fedeli al loro spirito umanitario e guardiani dell’ambiente, mettono a disposizioni di ciascuno di noi, fedeli al loro motto: “Domiamo le fiamme, doniamo il cuore”. Ci piace chiudere questa “scoperta”, con l’inizio della preghiera alla loro Protettrice Santa Barbara, scritta da Gabriele d’Annunzio: Iddio che illumini i cieli e colmi gli abissi arda nei nostri petti, perpetua, la fiamma del sacrificio ….

UN PROGETTO PER RAPALLO

LISTA CIVICA

"BARRA SINDACO" In alternativa alle frenetiche consultazioni di questi giorni, tra liste varie e partiti, il nostro gruppo vuole consultarsi direttamente con i “cittadini” e raccogliere le indicazioni sui problemi della Città, evidenziandone le priorità. A tal fine stiamo proponendo alla cittadinanza un breve e anonimo QUESTIONARIO SUI PROBLEMI DI RAPALLO che chiunque può compilare direttamente ai nostri gazebo di propaganda elettorale. I risultati di questa indagine contribuiranno alla costruzione di un programma elettorale serio, realizzabile e condiviso su cui basare il vero cambiamento di Rapallo. Oggi la lista finalmente comincia a prendere forma e vuole essere il nucleo formatore di un nuovo POLO DEL CAMBIAMENTO, alternativo alle forze in campo (con particolare riferimento al gruppo di Capurro ed a quello di Campodonico). La lista vuole puntare alla realizzazione di una Città del Futuro, con lʼ obiettivo di realizzare un modello di amministrazione moderno e funzionale. Vogliamo prediligere un nuovo metodo di lavoro serio e con la finalità di realizzare progetti a breve, medio e lungo termine per il miglioramento della vivibilità della città di Rapallo, che proporremo nel programma elettorale.

Costruiamo insieme il programma per Cambiare tto Rap ge

o all

Pro

(committente MAURO BARRA)

Lista Civica formata da cittadini di area moderata, che si vogliono presentare alle prossime elezioni amministrative come movimento alternativo per il “cambiamento” e che intendono il mandato elettorale come “servizio alla Città”, slegato dalle solite logiche clientelari ed il più lontano possibile da altalenanti regie partitiche.

BARRA SI

N DA

CO

Rapallo

COSA VOGLIAMO CAMBIARE ? - Il modo di far politica, cercando un confronto sereno sui programmi, lontano da sterili polemiche e risse. - Il modo di fare amministrazione, mettendo veramente al centro dellʼ attenzione i bisogni del Cittadino. - La programmazione del futuro, ponendoci come obiettivo il progetto per una città del benessere, da svilupparsi in unʼottica comprensoriale lontana da sterili campanilismi, nel rispetto delle radici storiche e culturali di Rapallo, ma che contempli il recupero dellʼ ambiente, lo sviluppo dellʼ energia alternativa, la razionalizzazione della viabilità esistente, la ristrutturazione del fronte mare ed il recupero di aree degradate.

ADERISCI COME SOSTENITORE ALLA LISTA COMPILANDO IL FORM CHE TROVERAI SU:

www.progettorapallo.it o iscriviti al gruppo Lista Civica Barra Sindaco su FB

MAURO BARRA

Cell. 3356551461

e-mail: mauro.barra@tin.it


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AMARCORD E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Elena LAVAGNO CANACARI

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AL MARE, AL MARE!

Il primo Natale “salato” Dal Piemonte a Rapallo la magia delle festività

icordo benissimo l'ultimo Natale trascorso in Piemonte. Eravamo a metà anni sessanta. L'inverno era iniziato presto, il clima era molto rigido anche se nelle ore centrali della giornata un timido sole faceva capolino tra i rami scheletrici degli alberi coperti di brina. Il giorno della Vigilia un silenzio irreale avvolgeva ogni cosa. Il cielo, plumbeo, incombeva come una cappa sul paesaggio e sui camini delle case dai quali usciva in continuazione un fumo denso e biancastro che stagnava nell'aria. Stava per nevicare. E la neve cadde abbondante, soffice, immacolata, ricoprendo ogni cosa. In famiglia avevamo progettato di andare alla Messa di mezzanotte, era una tradizione antica, non potevamo mancare. Verso le undici di sera, quando uscimmo di casa, trovammo un gruppo di uomini del paese che spalava la neve sulla strada, creando un sentiero sufficiente a far passare una persona, ma che continuamente veniva ricoperto da altra neve fresca. In fila indiana, con i vicini di casa, ci muovemmo verso la Chiesa che distava circa un chilometro dal nostro borgo. Qualcuno si era munito di una lanterna ad acetilene che ondeggiava ad ogni movimento del braccio di chi la reggeva, creando ombre grottesche sulla neve. Era una processione affascinante ed indimenticabile. Giunti alla Chiesa, ci aveva accolti il suono festoso delle campane che annunciavano la prossima nascita del Salvatore, mentre l'Organo suonava inni natalizi. Era un'atmosfera che difficilmente riuscirò a dimenticare. Era il rito santo del Natale atteso da un anno, desiderato ad amato , profondamente permeato di spirito cristiano. La messa di mezzanotte fu suggestiva. Il canto dei parrocchiani si fondeva con le note dolcissime dell'organo, creando

R

un'atmosfera di grande partecipazione e commozione. Il giorno di Natale la neve era scesa ininterrottamente, avvolgendo tutto. Gli animali di casa, il cane Fido e la gatta Nerina, avevano abbandonato le loro cucce in cortile per rifugiarsi nella grande cucina, riscaldata da un enorme fuoco scoppiettante nell'ampio camino, dal quale pendevano ganci con appese le pentole ed i paioli per cuocere il pranzo di Natale. Ed ecco finalmente il pranzo più importante dell'anno, con il tavolo di legno della cucina allungato per ospitare parenti ed amici, ricoperto con la tovaglia buona di fiandra ricamata dalla nonna ed addobbato con spighe di grano essiccate, per simboleggiare fortuna e fecondità, e con tralci di uva bianca e nera dai grandi acini, raccolta durante la vendemmia e conservata appesa a robusti ganci attaccati al soffitto delle stanze della casa, comprese quelle da letto. E poi gli agnolotti, fatti a mano, uno per uno, con ingredienti tutti locali, dal grano per la farina e la verdura coltivati nei campi, alla carne di cappone e di coniglio allevati nei cortili di casa. Era un trionfo di gioia genuina; era un rito vissuto nell'intimità della casa e degli affetti più profondi dei suoi occupanti, senza interferenze esterne di alcun tipo, nel silenzio assoluto, immobile e bianco del paesaggio esterno. Quello era stato l'ultimo Natale vissuto in Piemonte. In primavera mi ero trasferita in una cittadina meravigliosa, ricca di sole e con un mare splendido, dove il clima era mite anche d'inverno e le colline circostanti sempre ricche di vegetazione e la gente che usciva per strada a passeggiare anche nella stagione invernale, spingendosi fino al lungomare per perdersi con lo sguardo all'orizzonte, dove il mare tocca il cielo. Questa cittadina stupenda è RAPALLO. L'avevo amata fin dal primo istante in cui l'avevo vista e lei non mi ha mai tradita: è la Città che mi ha dato una bella

famiglia, dove sono nati i miei figli, dove ho svolto un lavoro che mi ha appagata e fatta conoscere, dove oggi dedico con entusiasmo una parte del mio tempo e dei miei impegni alla vita amministrativa del Comune. Ma come era stato il primo Natale vissuto a Rapallo? Non potrò certo dimenticarlo. La Città, che si stava in quegli anni espandendo verso la periferia con numerose costruzioni che prendevano il posto delle vecchie case ormai fatiscenti, per il Natale si vestiva a festa, per la gioia dei suoi cittadini e dei numerosi turisti che la frequentavano. Nel centro storico e nelle vie immediatamente adiacenti le strade erano adornate di festoni luccicanti e di luci ed i negozi esponevano la loro merce più bella insieme agli alberelli di Natale colorati e spruzzati di neve finta. I negozi non erano moltissimi e per lo più erano alimentari e macellerie, ricchi del classico “ogni ben di Dio “ natalizio, mercerie, edicole, rivendite di stoffe bellissime e colorate e di calzature e mancavano quasi completamente quelli di abbigliamento per uomo e signora, in quanto a quei tempi gli indumenti, sia maschili che femminili, venivano confezionati unicamente su misura da sarti e sarte bravissimi, alcuni dei quali hanno fatto la storia della Città. Le signore rapallesi andavano dalla sarta portando la stoffa spesso preziosa acquistata in città o sul mercato settimanale e cercavano, su apposite riviste che la sarta acquistava regolarmente nelle edicole, il modello da confezionare secondo la moda del momento. Il modello, messo in prova più volte e cucito a regola d'arte, era unico ed inconfondibile e veniva esibito con un certo orgoglio nelle passeggiate in città. Io avevo vissuto la vigilia del mio primo Natale a Rapallo passeggiando per la città, orgogliosa nel mio cappotto nuovo di loden, cucito dalla mia sarta, la bravissima signora Gambino che è rimasta nel mio cuore, ed ammirando estasiata

i bei negozi del centro storico. La temperatura era eccezionalmente mite, il cielo terso ed il mare di un azzurro splendente, appena increspato da piccole onde biancastre. La città era piena di turisti e di ospiti, l'atmosfera elettrizzante e festaiola. Mi pareva di trovarmi in un mondo completamente diverso dal mio, agli antipodi di quella terra che avevo da poco lasciato, che di certo in quel momento era coperta di bruma se non di neve, dove gli unici passanti erano ombre che raggiungevano frettolose le loro abitazioni calde e sicure. Il giorno di Natale il sole splendeva in cielo: il pranzo natalizio fu consumato in sala, con le porte – finestre aperte, accompagnato dalle grida gioiose dei bambini che giocavano e si rincorrevano nel cortile del condominio , dove faceva bella mostra di sé un grande albero di Natale sfavillante di luci. Era anche questa la magia del Natale, allegra e luminosa, quasi un richiamo ai riti antichi delle lontane tradizioni pagane, che collegavano il solstizio d'inverno, che cade appunto nei giorni di Natale, alla presenza del sole ed al progressivo allungamento del giorno, come per una rinascita. E questa simbologia è stata sicuramente adottata dal Cristianesimo per qualificare “luminosa” la figura di Cristo e la sua nascita nella capanna di Betlemme. Pur vivendo come un miracolo questa nuova esperienza, confesso che mi emozionai molto al ricordo ancora vivo nell'anima dell'ultimo Natale trascorso in Piemonte, dell'intimità e della sacralità che avevano permeato quel giorno speciale. Due Natali diversi, due emozioni e sensazioni diverse, senza però che l'una escluda od annulli l'altra, perchè ambedue fanno parte di quel bagaglio prezioso di esperienze umane che arricchiscono la nostra esistenza, dando un significato profondo al senso della vita che ci insegna ad andare sempre avanti, a guardare oltre la siepe, ad avere fiducia nel futuro.


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PIANETA GIOVANI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Benedetta MAGRI

VIAGGIARE

Natale: che programmi avete quest’anno? “A

Natale puoi fare quello che non puoi fare mai...” recitava una canzone di un noto spot pubblicitario di un pandoro. In effetti le vacanze di Natale portano tante possibilità in più. I più giovani si possono abbandonare a un po' di riposo dopo i primi mesi di scuola, i maturandi hanno modo di iniziare a studiare seriamente, gli universitari cercano di organizzarsi meglio per gli esami futuri e i lavoratori possono lavorare molto di più, oppure godersi le ferie, magari anche andando a sciare. Se c'è la neve, condizione essenziale al momento non ancora presente. In questa atmosfera che sembra quasi di relax, bisogna fare i conti con i regali da preparare per i mille parenti e amici, spendendo il meno possibile. Questa non è l'unica preoccupazione: incombe anche il Capodanno. Si inizia già a pianificare e una meta ormai consolidata per i giovanissimi di Rapallo (15-17 anni) è Santo Stefano d'Aveto, dove praticamente si sposta una notevole fetta della nostra gioventù, che organizza la festa in casa dei nonni, che prontamente la mettono a disposizione, non immaginando come potrebbero ritrovarla nell'anno successivo. D'altra parte ci sono anche i sognatori, che trovano il tempo di progettare mete più ambiziose e spesso verso capitali europee. Infine, un po' fuori dal coro, ci sono i giovani-formichina. Infatti, se d'estate si è stati cicale, c'è chi preferisce pensare a un Capodanno in zona, per approfittare delle due settimane di vacanza per mettere da parte un po' di soldi tramite qualche lavoretto temporaneo. Primi fra tutti spuntano i lavori da promoters, riservati soprattutto a ragazze di meno di trent'anni (dato anagrafico appurabile) e di bella presenza (su questo punto mi chiedo come si faccia a decidere, dato che l'ideale di bellezza kantiano purtroppo non è molto conosciuto). Spesso c'e' un'ulteriore richiesta: devono anche avere dimestichezza sui pattini ed essere disponibili naturalmente per i weekend. Se non si ha voglia

di vestirsi da Mamme Natale e sfrecciare per le strade distribuendo volantini, si può virare su altre attività, come il personale di sala, che nei ristoranti e nelle pizzerie nel periodo festivo aumenta, oppure all'interno di catene di negozi o ipermercati, sempre alla ricerca di cassiere a tempo determinato, fino al momento in cui le casse automatiche non cancelleranno completamente ulteriori posti di lavoro. Trovare buone occasioni non risulta facile, soprattutto tramite annunci. Allora un altro modo è ricorrere alle proprie conoscenze, per cui si vanno a impacchettare i cesti natalizi, o si fasciano e infiocchettano i regali. Se non si ha dimestichezza in pacchetti e pacchettini si trova anche chi cerca un aiuto per mantenere in ordine gli scaffali del proprio negozio. Queste ipotesi però obbligano a rimanere qui. Non sarebbe più divertente prendere un volo e partire? Molti l'hanno fatto per iniziare l'università, ma anche una settimana aiuta a vivere una particolare e divertente esperienza. Quindi provate a sfruttare la situazione cosmopolita in cui viviamo. Conoscete le lingue? Benissimo. Non le conoscete? È il momento di impararle. Se siete maggiorenni e cittadini dell'UE l'Europa vi spalanca le porte. Internet sarà la vostra vera risorsa. Infatti siti come studenti.it danno notevole importanza al tema del lavoro e propongono ottime opportunità spesso a tema prettamente Natalizio. In Inghilterra potete trovare posto presso i magazzini Harrods and Hamleys, ma viene richiesto un inglese fluente, la catena Boots, anche in Nord Irlanda, perfetta per le ragazze che amano la cosmesi, invece se preferite l'ambito del catering e intrattenimento fa per voi la società Wii Select. Negli Stati Uniti le offerte sono un po' più bizzarre... se amate la vita di campagna e avete disponibile dal 20 al 27 dicembre potreste trovarvi a fare i chicken-sitters. Idea di cosa siano? La parola lo fa intuire, ormai esistono baby-sitter, dogsitter e anche chicken-sitter, che si oc-

cupano ad esempio di dare da bere ai polli, il rovescio della medaglia consiste anche nel trovarsi dispersi nelle lande americane, lontano dalla vita da film. Ci sono anche offerte di semplice baby-sitting, però in famiglie americane e quindi con abitudini diverse dalle nostre. Infine se siete presi dallo spirito natalizio, potreste candidarvi per andare in California a sistemare gli alberi di Natale, la cosa sembra seria: infatti non basta il curriculum vitae per partecipare alle selezioni, ci vuole anche una lettera motivazionale. Altrimenti la Francia presenta opportunità a livello di vendita nella società Telecom, sempre per il periodo natalizio, e presso i magazzini Le Bon Marché di Parigi. Se puntate ad andare nella capitale, sappiate che dovete conoscere bene inglese, francese e una terza lingua. Altrimenti potete accettare di travestirvi da Babbo Natale e consegnare doni ai bambini. La stessa attività si può intraprendere in Spagna, se si vogliono impersonare Babbi Natali o Re Magi all'interno dei centri commerciali. Non mancano neppure le offerte di lavoro per gli animatori negli hotel delle isole Canarie. Per tutte queste opportunità trovate www.studenti.it sotto la sezione lavoro. Inoltre la risorsa della montagna è abbastanza rassicurante, soprattutto per chi dispone della facoltà di insegnare come maestro di sci. In alternativa ci si

può improvvisare PR oppure ricoprire i più svariati ruoli nel settore turistico. Non dimenticate poi che in questo momento di crisi inventarsi il proprio lavoro è davvero significativo. Ad esempio: avete studiato o state studiando design? Perché non fare i vetrinisti? Oppure perché non produrre oggetti di vario genere da poter vendere più o meno semplicemente come regali natalizi? Le idee possono essere infinite e ci si può anche allontanare dalle nostre zone. I compagni di ricerca devono essere internet, un po' di fortuna, il giusto quantitativo di rischio e un po' di buon senso. Inoltre il lavoro si può trasformare in studio della lingua estera, ma anche vacanza. Dopo aver ampiamente sponsorizzato l'esperienza all'estero non dovrei più riportare questa indicazione, ma alcuni siti su cui si possono trovare offerte di lavoro temporaneo, in Italia, oppure dove ci si può offrire per prestazioni sono www.bakeca.it www.kjiji.it Per l'estero usate google e le giuste parole chiave, non dimenticatevi prima di comprare biglietti aerei che sono richieste la maggiore età, documenti in regola e spesso altre piccole postille ma fondamentali come cittadinanza di alcuni Paesi in particolare. Buona fortuna a tutte le “formichine” e Buone Vacanze a tutti coloro che si concedono un meritato riposo!

SERVIZIO DI TELESOCCORSO COS’È

A CHI SERVE?

È un dispositivo collegato al telefono di casa che, in caso di emergenza, semplicemente premendo un tasto di un piccolo telecomando che lʼutente porta sempre con sè, invia un allarme alla Centrale Operativa che provvede ad avvertire le persone preindicate o ad inviare soccorso secondo la necessità.

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STORIA LOCALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Pier Luigi BENATTI

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TURISMO

Rapallo crebbe con l’ospitalità alberghiera N

oi ragazzi, in quegli anni Trenta non ancora tormentati da belliche avventure, di regime, gli alberghi ci limitavamo a guardarli da fuori, incuriositi dai luccichii dei cristalli e degli ottoni e meravigliati non poco da quella porta girevole che, all’ingresso, sembrava ingoiare le persone a bocconi. Ci intimidivano poi le divise severe di chi dietro al banco della portineria dominava la sala d’accesso e, soprattutto l’eleganza e le stranezze degli abiti dei “signuri” e rispettive dame che si esprimevano in idiomi diversi. Più agevole invece era il contatto con il personale che usava solo l’entrata secondaria seminascosta come i fornitori di verdure, di legna e carbone e come chi recava le gocciolanti liste di ghiaccio od i quarti di bue sanguinanti. Simpatica figura ci risultava lo chauffeur in guanti, giacca e stivali di pelle e berretto con visiera e nome dell’hotel, che sostava paziente davanti alla stazione per caricare i clienti coi relativi innumerevoli e panciuti bagagli, ma ancora più inpazienti attendevamo la tradizionale accesissima sfida calcistica “cuochi contro camerieri” al campo sportivo ed anche la gara di abilità che vedeva correre verso il traguardo, sul viale degli aranci, concorrenti in giacca bianca e pantaloni scuri con bottiglie e bicchieri sul vassoio ondeggiante. Dovevano essere state prospettive più che favorevoli quelle dell’attività alberghiera che, a cavallo tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento, avevano spronato l’iniziativa imprenditoriale ad edificare a Rapallo sontuosi edfici destinati a coloro che, in numero crescente, venivano per lunghi periodi a soggiornare in questa baia deliziosa. Europa, Beau Rivage, Elisabetta, Bel Soggiorno, Astoria, Savoia, Moderno, Royal, Rapallo, Kursaal, Bristol, Italia, Verdi, Marsala, Saline, Mignon, Du Park, Regina, Minerva, Eden (per non parlare dell’Imperiale e del Continentale, sino al 1928 nei confini rapallesi): un elenco imponente di costruzioni di prestigio che, nello spazio

di pochi decenni, s’erano inserite in piena armonia in un ambiente dove dominava il sorriso della natura e che qualificavano un ancor modesto paese di Liguria, ben proporzionato urbanisticamente. E questi alberghi riuscirono in gran parte a sopravvivere ed a riprendersi dopo la bufera del primo conflitto mondiale che ne obbligò taluni a trasformarsi in ospedali militari od in alloggi per profughi. Di qualcuno, invece, rimase solo il ricordo. Andare “da o royalle” significava percorrere fino al ponte del Boate, Corso Regina Elena (oggi via Matteotti). Per altri sparì il nome precedente per far posto a quello dell’istituto religioso subentrato: “Orsoline” per il Du Park

ed Auxilium per il Regina. Poi anche la seconda guerra mondiale in qualche modo venne superata e ce ne accorgemmo allorché le truppe alleate vennero a riposarsi dalle fatiche vittoriose nei nostri alberghi, alcuni dei quali frettolosamente sgomberati dagli uffici della Wehrmacht e della Kriegsmarine. Anche le jeep poi se ne andarono lasciando il posto ad un recupero che approdò al boom turistico interno ed esterno favorito dalla progressiva facilità dei collegamenti. Il termometro alberghiero saliva in modo inarrestabile ma poi si cominciarono a vedere le conseguenze della febbre... Oltre alla concorrenza si insinuò il tarlo

delle “seconde case” che indebolì l’organismo ricettivo tradizionale e fu crisi acuta. Serpeggiò così la mutazione genetica degli hotels in residences, in catene di appartamenti, in formule miste ed ibridi ipocriti. Esercizi storici della Rapallo alberghiera vennero ristrutturati ed i battenti di alcuni si chiusero come per un letargo interminabile, quando non giunse il piccone a demolire. E l’affresco, che Giovanni Grifo dipinse nel 1909 sulla facciata dell’albergo Savoia per illustrare “le quattro stagioni in Rapallo cosmopolita” scolorito e screpolato, sembra oggi lo sbiadito ricordo di un passato turistico che fu grande.


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STORIE DI GUERRA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Carlo GATTI

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TELEMARK

Gli eroi che impedirono il lancio della prima atomica Agli inizi del 1939 il tedesco Otto Hahn pubblicò i suoi studi sulla fissione nucleare dell’uranio inaugurando una nuova era nella storia dell’umanità pochi mesi dall’inizio della Seconda guerra mondiale, gli scienziati americani informarono il Presidente Roosevelt della possibilità teorica di costruire una bomba atomica capace di distruggere una grande città e, in quella occasione, resero noto che la Germania era la nazione più vicina a quel famigerato obiettivo. Infatti, nell’aprile del ’39, dal Kaiser Wilhelm Institute di Berlino giunse al Ministero della Guerra del Terzo Reich la conferma che l’arma segreta (la bomba atomica) era a portata di mano e che occorrevano ingenti quantità di uranio. Fu quindi in quel periodo di grandi cambiamenti geopolitici che iniziò quell’infausta corsa al nucleare che portò alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 Agosto 1945 e che, ancora oggi, persiste nella sua bieca attualità. Nel frattempo, Oppenheimer, l’italiano Fermi(1) ed altri scienziati americani coinvolti nel progetto Manhattan, introdussero un nuovo elemento “artificiale” nel capitolo nucleare: il Plutonio, (scoperto nel 1941) avente anch’esso le caratteristiche chimiche idonee alla fissione nucleare. I tedeschi, misteriosamente, erano arrivati alle stesse conclusioni. Il Plutonio 239 diventò quindi l’elemento basico per l’arma che poteva anticipare la fine della guerra a favore del belligerante che l’avesse lanciata per primo. Occorreva però un reattore atomico, l’uranio/plutonio ed anche un indispensabile moderatore chimico di neutroni: l’Acqua Pesante (D20)= deuterio e ossigeno. Strano a dirsi, ma l’unica fabbrica produttrice di Acqua Pesante in Europa si trovava a Vemork (Rjukan), nella regione meridionale del Telemark in Norvegia, ed era utilizzata nell’industria farmaceutica e in quella dei fertilizzanti agricoli. Ma fatto ancora più strano, neppure il suo direttore, un noto ricercatore nel campo della chimica, era a conoscenza delle peculiarità di questo elemento chimico che Americani a Los Alamos (Nevada), e Nazisti in

A

Germania cercavano affannosamente di produrre come elemento necessario alla fissione nucleare, in alternativa alla poco affidabile graffite. Quando il 9 aprile 1940 la Norvegia fu invasa dai tedeschi, la fabbrica di Vemork cadde subito nelle mani della Gestapo che ordinò immediatamente d’incrementare la produzione di Acqua Pesante senza dare, ovviamente, alcuna spiegazione. Presto il quantitativo fu portato a 5 kg al giorno, contro i 10 kg mensili precedenti. Quella curiosa richiesta si trasformò subito in sospetto e mise in moto le migliori intelligenze del mondo scientifico. La risposta ai dubbi “norvegesi” non tardò ad arrivare e fu lo stesso padre teorico della bomba atomica Albert Einstein a fornirla a Roosvelet e a Churchill. Da quel momento la fabbrica di Rjukan diventò un incubo per gli Alleati. Il solo pensiero che Hitler potesse disporre della bomba atomica metteva i brividi al mondo intero. L’Acqua Pesante costituiva una terribile minaccia per il mondo libero e andava neutralizzata ad ogni costo e con ogni mezzo. Ma c’era un grosso problema da risolvere: la fabbrica norvegese era arroccata fra le montagne e appariva come una fortezza medievale inespugnabile. Era stata costruita in quella posizione per canalizzare un’imponente cascata d’acqua verso numerosi generatori di corrente idroelettrica. Uno stretto ponte collegava le ripide pareti alte 900 metri e sul fondo del vallone scorreva il torrente Måna nell’ombra perenne. Una rotaia usciva infine dal ventre dell’edificio e serviva a trasportare i suoi prodotti alla stazione ferroviaria di Rjukan. L’invasione nazista costrinse Re Haakon a rifugiarsi a Tromsø nel Settentrione Artico non ancora occupato, ma per evitare l’arresto riparò molto presto in Inghilterra dove costituì un Governo in esilio. In Norvegia il potere passava di conseguenza al capo dei collaborazionisti locali Vidkun Quisling, mentre a Londra nasceva il SOE (Special Operation Execu-

Questo era lʼarmamento USA in dotazione ad ogni sabotatore. Notare il celebre Tommy Gun

La fabbrica Hydro di Vemork (Rjukan-Norvegia), oggi Museo visitabile tutto l’anno

tive), un ramo dei Servizi Segreti incaricato di addestrare giovani “saboteurs” per azioni militari mirate ad indebolire le forze armate tedesche nei Paesi occupati. I giovani patrioti norvegesi raggiungevano l’Inghilterra a bordo di pescherecci collaborativi e, a fine corso, rientravano lanciati con il paracadute sulle zone operative. Vista l’importanza dell’Acqua Pesante, gli Inglesi decisero che la prima operazione di sabotaggio all’impianto si sarebbe tentata il 19 novembre ‘42 con l’impiego di 50 commando inglesi supportati da esperte guide locali. Purtroppo, l’Halifax che rimorchiava l’Aliante (Horsa Mk I) degli incursori fu abbattuto dalla contraerea tedesca proprio quando si trovava alle spalle di Vemork sull’altipiano Hardangervidda. I pochi superstiti furono catturati, interrogati ed uccisi dalla Gestapo. Ma nella notte tra il 27 ed il 28 febbraio 1943, nove commando norvegesi (alcuni erano di Rjukan e conoscevano bene la fabbrica) decisero di vendicare gli inglesi caduti per la Norvegia mettendo in atto uno spettacolare piano di sabotaggio al-

l’impianto che da tempo essi stessi avevano studiato nei minimi particolari. Erano provetti sciatori, rocciatori e conoscitori del territorio, ma soprattutto si erano scelti a vicenda per il coraggio, la freddezza e l’odio verso gli invasori. Il gruppo di guastatori non ebbe grossi problemi, sia nel calarsi dalla parete del vallone opposto alla fabbrica, sia nell’attraversare il fiume sotto le armi spianate dei tedeschi, ma neppure nel risalire la ripida roccia ghiacciata e nel penetrare infine dal retro dell’edificio poco “spazzolato” dai riflettori. Avevano scelto semplicemente il tragitto che i tedeschi ritenevano impossibile da affrontare nella totale oscurità di quel duro inverno. Uno di loro, Knut Haukelid (leader della copertura) rimase all’esterno per affrontare l’eventuale reazione dei tedeschi, Joachim Rønneberg (leader dell’azione di sabotaggio) salì diversi piani dell’edificio con la scorta di due soli compagni e raggiunse indisturbato il cuore dell’impianto. Collegò velocemente l’esplosivo (timer 2’) alle sue parti vitali sotto lo sguardo incredulo dell’unico guardiano presente. L’operazione fu compiuta

La foto mostra la parte vitale dell’impianto produttore dell’Acqua Pesante


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senza uno sparo e l’esplosione, stranamente silenziosa, distrusse l’impianto e 18 serbatoi di Acqua Pesante (600 kg). Il commando rientrò indisturbato alla base seguendo lo stesso impervio tracciato dell’andata. Sul posto, i giovani (media 25 anni d’età) lasciarono un mitra inglese Sten per convincere i tedeschi che l’azione militare aveva una matrice alleata evitando in questo modo feroci rappresaglie alla popolazione locale. Il successo ebbe grande risonanza e fu importante sotto il profilo psicologico in quanto la fabbrica si era dimostrata oggettivamente vulnerabile. Tuttavia, la produzione di Acqua Pesante riprese dopo soltanto una settimana. I tedeschi non erano ancora in grado di produrre l’importante moderatore della f.n. in patria, ma avevano previsto l’eventualità di sabotaggi in Norvegia. In breve, i componenti danneggiati arrivarono in volo dopo alcuni giorni dalla Germania e furono montati senza neppure intaccare la tabella di marcia della produzione. La posta in gioco era quindi sempre altissima e la sicurezza del mondo era ancora più in pericolo. Agli Alleati non rimaneva che l’ultima opzione, quella del bombardamento aereo che all’epoca era tutt’altro che chirurgico. Ma nessuno osava assumersi la responsabilità di mettere in gioco la vita dei civili che vivevano a Rjukan e che rischiavano di cadere vittime del fuoco amico. Le opinioni erano talmente contrastanti che fu necessario ricorrere allo stesso Re Haakon. Maturò infine la decisione di bombardare la fabbrica perché il sacrificio di pochi avrebbe salvato la vita di



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Kunt Kaukelid è il quinto da destra.

milioni di persone ancora libere nel mondo. La fabbrica era davvero difficile da bombardare e quando i piloti Alleati ci provarono, il 16 novembre del ’43, con 161 Fortezze Volanti (B-17), ne risultò un fallimento totale: 30 furono le vittime tra la popolazione civile di Rjukan che non era riuscita ad evacuare in tempo, e almeno 50 le abitazioni completamente distrutte. Per contro, i danni alla fabbrica furono irrilevanti, e diversi aerei alleati caddero sotto i colpi della Flak, per l’occasione rinforzata da una intera brigata, in quel limitato perimetro, peraltro minato. Nonostante il parziale successo difensivo, i tedeschi, ormai stressati dai continui attacchi portati alla fabbrica da ogni direzione, decisero di trasferire fabbrica e riserve di Acqua Pesante in Germania. Dopo la disfatta di Stalingrado, la guerra sul campo si stava mettendo al peggio per il Terzo Reich e Hitler aveva sempre più bisogno dell’arma atomica per shockare il mondo e capovolgere le sorti della guerra. La Resistenza norvegese scoprì il piano d’evacuazione tedesco e mise in allerta il comando alleato a Londra che diede l’ordine di distruggere il prezioso carico. L’operazione di sabotaggio fu affidata

anze funebri r o n O

Serra & Olmo

a Knut Haukelid che richiese ancora una volta l’assenso del Re Haakoon per dividere con tutti i norvegesi la responsabilità dell’eventuale morte di passeggeri e membri dell’equipaggio del Ferry Hydro incaricato dell’operazione. L’Acqua Pesante, stivata in barili d’acciaio, arrivò con il treno della fabbrica al terminale di Mael sul lago Tinnsjøn ed imbarcò sul ferry Hydro. L’itinerario prevedeva l’arrivo a Notodden alla fine del lago, la partenza via treno per Oslo e l’arrivo presso una destinazione segreta in Germania. Ma la notte del 20 febbraio 1944 Knut Haukelid, con la scorta di un solo compagno, s’introdusse nella sentina del traghetto e piazzò diverse cariche d’esplosivo. Il timer, (due grosse e antiquate sveglie) funzionò alla perfezione. L’esplosione avvenne dopo 40 minuti dallo stacco da terra. Il traghetto s’inabissò di prua facendo scivolare in un attimo vagoni, barili, armi e persone. Un plotone di soldati tedeschi e quattordici civili norvegesi, tra cui alcuni bambini, persero la vita. Grazie al coraggio di pochi uomini, la produzione di Acqua Pesante di un anno andò irrimediabilmente perduta negli abissi di un lago profondo e scono-

sciuto. Hitler dovette rinunciare per sempre alla bomba atomica. Tutti gli eroi di Telemark continuarono la loro attività clandestina in Norvegia e sopravvissero alla guerra. Dalle Memorie di Churchill. Il Primo Ministro a Lord Selborne: "Quali ricompense si dovranno dare a questi valorosi?" (1) Fermi era giunto negli Stati Uniti da poche settimane quando O. Hahn e F. Strassmann annunciarono la scoperta della fissione dell'uranio. Immediatamente Fermi iniziò lo studio della fissione, in particolare dei neutroni emessi in questo processo. Ebbe così ben presto chiaro che era possibile realizzare una reazione a catena capace di produrre energia su scala macroscopica. La realizzazione di un dispositivo nel quale produrre in modo controllato la reazione a catena divenne lo scopo centrale delle ricerche di Fermi, che si conclusero il 2 dicembre 1942, con l'entrata in funzione a Chicago del primo reattore nucleare a fissione. Poco prima Fermi aveva dato la sua adesione al progetto Manhattan, per l'utilizzazione bellica dell'energia nucleare.

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NATALE

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di Annalisa NOZIGLIA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

FRAZIONI

Torna il presepe vivente A S. Maria del Campo si rinnova la tradizione. Pastori e fedeli, seguendo la stella cometa, partiranno dal Ponte Nuovo diretti alla capanna, dove, davanti a Gesù Bambino, verrà celebrata la Messa

d è di nuovo Natale! Come sempre, nelle nostre case, fervono i preparativi, luci, colori, nastri, pacchi, filastrocche, succulenti menù, che ci impegnano in queste corte giornate di dicembre talvolta distraendoci dal profondo significato di questa festa che tutti, grandi e piccini, ci accingiamo a trascorrere. Tutto ebbe inizio in una semplice, umile capanna o grotta a Betlemme dove Gesù è nato nella più assoluta povertà per la salvezza di ciascuno. Quale rappresentazione più significativa del Natale se non il presepe! E’ stato San Francesco d’Assisi che nel S. Natale del 1223 a Greccio, con l’approvazione di Papa Onorio III, l’aiuto della popolazione locale e del signorotto di quei luoghi Giovanni Velìta ad organizzare il primo presepe vivente della storia. «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù,- disse S. Francesco al Velìta- precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». L’intento del Santo di Assisi era quello di ricreare la mistica atmosfera di quella Santa Notte affinché tutti potessero carpirne il profondo significato. Da allora, in tutto il mondo, molte comunità sull’esempio di San Francesco rivivono questo momento mettendo in scena gli avvenimenti della nascita di Gesù così come i Vangeli ci hanno tramandato.

E

Anche a Rapallo, come molti già sanno, da anni la comunità parrocchiale di Santa Maria del Campo accompagnata da Don Luciano Pane organizza il presepe vivente la notte del 24 dicembre. L’entusiasmo è tanto e i preparativi fervono, come sempre verranno rappresentati i mestieri più antichi che i volonterosi parrocchiani cercheranno di interpretare al meglio agghindandosi con costumi d’altri tempi e utilizzando utensili più o meno vetusti. Anche quest’anno ci saranno proprio tutti, dal falegname, al fabbro, i boscaioli e i pescatori, non mancheranno la lavandaia e la stiratrice col ferro a carbone, ci sarà chi preparerà biscotti, farinata e polenta, chi farà il tombolo e chi filerà con l’arcolaio, chi preparerà il pesto al mortaio. Sarà aperta l’osteria assieme a tante altre botteghe dove si interpreteranno i mestieri più tipici della tradizione. Come in ogni presepe che si rispetti saranno presenti anche gli animali quindi certamente

non mancheranno galline pecore e capre! …e poi in mezzo a tanti mestieri e lavoranti troveremo schiere di angeli che accompagneranno i viandanti alla capanna dove con Maria e Giuseppe ci sarà Gesù Bambino, quest’anno toccherà, a Dio piacendo, al piccolo Giacomo che già sembra esserne molto contento! Anche i Re Magi giungeranno alla grotta con i loro doni preziosi. Alle 23.30 sarà la volta della “Santa Messa di mezzanotte” che Don Pane celebrerà all’aperto nella capanna della natività. Al termine, come ogni anno ci sarà il consueto brindisi di Natale e si potranno degustare le prelibatezze che i mestieranti avranno preparato; farinata, biscotti, cioccolata calda, vin brulè… L’appuntamento è dunque per la notte del 24 dicembre a Santa Maria del Campo, seguendo la stella cometa dalla località Ponte Nuovo alle ore 22.30 sino ad arrivare al presepe che

sarà allestito dietro la chiesa parrocchiale dove alle 23.30 circa sarà celebrata la Santa Messa. In caso di pioggia alcuni mestieri verranno rappresentati nella Chiesa parrocchiale dove alle 23.30 sarà celebrata la S. Messa. L’intento degli organizzatori è quello di rendere al S. Natale il suo significato più autentico dato che, oggi più che mai, è diventato un momento di consumismo sfrenato. Il Natale dovrebbe essere piuttosto un momento per fermarsi con il cuore puro davanti alla figura di Gesù Bambino, un momento per ritrovarsi con i nostri cari per trascorrere attimi di autentica serenità sperimentando quella gioia sincera che solo nelle cose semplici si può trovare. Per chi volesse quindi rivivere il significato più autentico del S. Natale calandosi nella semplicità e autenticità del presepe l’appuntamento è a S. Maria! Cogliamo l’occasione per augurare a tutti un S. Natale lieto e sereno!

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NATALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Paolo BELLOSTA

S. MARGHERITA

Albero natalizio: ritorno al futuro Dopo le polemiche per la “vela” di due anni fa e il referendum con le scuole, l’amministrazione comunale ha scelto la tradizione e il classico abete riccamente addobbato. o scorso 4 dicembre Santa ha festeggiato l'accensione dell'albero di Natale di Piazza Vittorio Veneto. Tra musica, pop corn, cioccolata calda, panettone e dolci vari è stata riproposta la manifestazione che già l'anno scorso ha riscosso molto successo, l'unica novità è stata l'organizzazione di una lotteria di beneficienza, il cui incasso è stato devoluto al comune di Brugnato, paesino della Val di Vara devastato dalla recente alluvione. Seconda iniziativa di questo genere dopo i quattro falò della "Maccaja" di sabato 19 novembre, che hanno permesso di raccogliere oltre tre mila euro. Dunque un ritorno al passato, al classico abete natalizio, tradizione pluri-

L

decennale che, nel 2009, era stata interrotta con l'installazione di una innovativa, e alquanto discutibile, doppia vela illuminata. La scelta aveva acceso diversi dibattiti in città, anche perchè nelle settimane precedenti nessuno era stato informato dell'imminente cambiamento. Il sindaco De Marchi e gli assessori comunali avevano difeso con convinzione la scelta, dettata, a loro modo di vedere, sia da motivazioni ecologiche che estetiche. Lo stesso primo cittadino spingendosi in un arduo paragone aveva accostato lo stupore che ha accompagnato l'installazione della vela alle perplessità che anche monumenti quali la Torre Eiffel o la Piramide del Louvre hanno inizialmente

suscitato. Ovviamente, col passare dei giorni, le polemiche sono cessate, tornando, però, fortemente d'attualità dodici mesi dopo. L'anno scorso la giunta comunale si è trovata ad un bivio, tornare al tradizionale abete illuminato, ammettendo l'errore del Natale precedente, oppure riproporre un progetto simile, generando nuove discussioni. La decisione finale è stata il frutto di un ingegnoso compromesso, anzichè prendere una netta posizione, l'ostacolo è stato aggirato. Si è deciso di indire un vero e proprio referendum che ha coinvolto le scuole materne ed elementari di Corte, San Siro e San Lorenzo oltre agli alunni delle medie Vittorio G. Rossi, 739 votanti in tutto, a cui è stato chiesto di scegliere fra tre ipotetiche soluzioni: il ritorno al tradizionale abete, un'altra simbolica rappresentazione stilizzata con luci e materiali riciclati in stile vela 2009, oppure una terza via, quella ecologica, addobbando un albero sintetico. Abile escamotage, infatti indipendentemente dalla scelta finale chi avrebbe mai potuto arrabbiarsi contro questi bambini per la loro decisione? Alla fine l'esito del questionario è stato, ovviamente, quello più scontato, la

scelta, per la felicità di tutti, è caduta sul tradizionale abete natalizio. Tornando alla recente manifestazione tutto si è svolto secondo i programmi, nonostante il cielo non prometesse nulla di buono, fortunatamente il maltempo non ha rovinato la festa, che già era stata, precauzionalmente, rinviata di un giorno. I grigi nuvoloni che hanno fatto da cornice alla manifestazione sono restati lì, senza bagnare Santa Margherita neppure con una goccia. Dal cielo sono scesi solo alcuni batuffoli di neve artificiale, sparata da apposite macchine situate sopra l'edicola di Piazza Vittorio Veneto, e trasportata dal forte vento fin quasi in Piazza della Chiesa. Tutto questo per la felicità dei molti bambini presenti che, coinvolti dall'atmosfera natalizia, hanno riempito il piccolo spiazzo già dal primo pomeriggio; la festa si è protratta fin quasi alle 6, orario in cui è stata accesa l'illuminazione dell'abete situato vicino a Piazza Vittorio Veneto. Un ringraziamento particolare va ai volontari e ai membri del comitato Festa della Primavera, che con la loro buona volontà, hanno permesso che tutto andasse nel migliore dei modi. Inoltre alcuni di loro hanno organizzato giochi e distribuito dolci e cioccolata, travestiti da folletti e Babbi Natale, per far contenti i bambini delle scuole materne. Una giornata divertente anche per nonni e genitori che tra una fetta di panettone, un bicchiere di vin brulè e tanta musica hanno trascorso un piacevole pomeriggio, dando anche una piccola, ma sempre importante, mano alle comunità devastate dalle piogge del mese scorso.


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SCUOLA

Per le feste gli alunni decorano le vetrine “Q

uest’anno, almeno sino al 10 dicembre, le richieste da parte dei commercianti erano proprio pochine - racconta un giovane studente dell’Istituto d’Arte di Chiavari - speriamo che prima di Natale qualche esercente ci ripensi”. Già, perché per molti studenti era un modo per mettersi in tasca qualche euro per le vacanze o per acquistare qualche regalino, ma la crisi pare abbia colpito anche questo colorato settore. È invece curiosa l’iniziativa di alcune mamme della scuola elementare Antola di piazza San Francesco che, assieme alle insegnanti, hanno scelto di fare eseguire disegni e collages di carattere natalizio ai loro scolari, che poi hanno messo a disposizione di un negozio poco distante i cui titolari hanno accettato di buon cuore di esporre. Gli scolari che hanno preso parte all’iniziativa appartengono alle classi terza A, terza B, quarta A, quarta B e quinta B, con le insegnanti Daniela Contini, Anna Garulli, Maura Carpendola, Giovanna Fontanella e Margherita Dama. “Per decorare queste vetrine abbiamo coinvolto i bimbi più grandicelli - chiariscono le insegnanti interessate - i genitori hanno invece acquistato il materiale e così gli scolari hanno realizzato disegni, piccole vetrate, fiocchi di neve e persino uccellini in origami, grazie alla presenza di un bimbo di origine cinese”. Le piccole opere dei giovani studenti della Antola resteranno in visione al pubblico sino al 7 gennaio.

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NATALE

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di Renzo BAGNASCO e Ilaria NIDASIO

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Pranzo di Natale ieri e oggi Genova, dominando le riviere, ha “imposto” a tutti, di fatto, i suoi menù. Più i paesi erano legati a lei e più simile era il pranzo di Natale. Per tutti la vigilia era di magro, pranzando con una minestra di cavoli neri. Nelle riviere, dopo la messa, o si andava, come a Camogli, a comprare la focaccia calda che il “Padalin” preparava apposta o, tutti rientrando a casa, trovavano pronta una zuppa calda per riprendersi dal freddo della Notte Santa e poi tutti a nanna, pensando al pantagruelico pranzo del giorno dopo che partiva sempre con i “Maccori in broddo”, quelli lunghi 7 o 8 cm. I ravioli si mangiavano il giorno dopo, perché il ripieno era fatto con i recuperi del non finito al pranzo di Natale. La colazione del mattino di Natale era composta da una scodella di trippa alla sbira. Poi, nel primo pomeriggio, date

tute le mandate alla porta di casa, tutti a tavola con i già menzionati Maccaroni. A seguire, a seconda delle possibilità delle famiglie, Cappon magro, Fritto di stecchi, Berodo (sanguinaccio), Bibbin a rosto oppure Bibbinn-a alla storiona, Radicce di Chiavari, Torte di pasta frolla, di riso, di sfoglia, poi il Dolce formato dai Cubeletti, Canestrelli e Pandolce: finiva poi con pere, mele, arance, mandarini, datteri, fichi secchi e ogni sorta di frutta secca da accompagnare con Moscato Astigiano e Aleatico. Il rito del panettone coinvolgeva il più anziano, che lo tagliava e lo distribuiva e, dal più giovane, che aveva il compito di togliere dal Pandolce il ramoscello d’alloro conficcato al centro. R. Bagnasco

e la crisi e la manovra “salva Italia” convinceranno molti italiani a tirare la cinghia, saranno in pochi a rinunciare a sedersi ad una tavola degnamente imbandita per Natale: piuttosto, si cercherà di risparmiare qualche euro riducendo il numero dei regali o scegliendo doni utili che possano essere apprezzati, più che per il valore economico, per l'effettivo uso che chi li riceve potrà farne. Secondo i dati forniti da Adico (Associazione Difesa Consumatori) gli euro spesi per il pranzo di Natale saranno circa un'ottantina, investiti in panettone, pandoro, spumante, frutta secca e tortellini. Il tutto accompagnato da una ricchissima selezione di antipasti e tartine varie che, tra l'altro, hanno il pregio di permettere alla padrona di casa di finire le ultime preparazioni senza lasciare troppo affamati i propri ospiti. E, mentre una volta ci si affidava soprattutto alle ricette tramandate di generazione in generazione, oggi anche le cuoche più giovani si cimentano cercando di portare un pizzico di originalità sulla tavola natalizia: i piatti più insoliti sono quelli che vengono suggeriti nel web dove, accanto al patè di melagrana, si possono trovare gli”spaghetti Notte di Natale” o il “Santa Lucia Cocktail”. In realtà, chiedendo alle persone comuni che ogni giorno si incontrano e con cui ci si confronta, sembra che anche per Natale a vincere siano la tradizione e la

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velocità nella preparazione delle diverse portate: tra i piatti più apprezzati ci sono i ravioli, oggi all'ordine del giorno, ma una volta concessi solo in occasioni speciali e, almeno in Liguria, la cima alla genovese. Per quanto riguarda i dolci, molti sperimentano nuovi utilizzi del panettone o del pandoro, che vengono farciti con crema, cioccolato e panna e presentati in modo da ricordare, nell'aspetto, la forma di un golosissimo abete o di una calorica stella cometa. E, per chi vive il pranzo di Natale come uno stress, rimane sempre la soluzione del ristorante: mentre una volta si cercava di festeggiare in casa la più importante tra le feste comandate, oggi sono sempre più numerose le famiglie che si riuniscono intorno alle tavole dei ristoranti. Una scelta dettata soprattutto dal poco tempo da poter dedicare alla cucina e dalla voglia di godersi una giornata in famiglia senza dover pensare a come realizzare un menù completo e ai piatti da lavare. Ma, sia che lo si gusti in casa sia che venga richiesto al ristorante, nessun ligure può festeggiare il Natale senza assaggiare una fetta di pandolce: un dolce particolare e “povero” per il quale, così come quasi tutte le ricette della nostra tradizione regionale, il vero ingrediente segreto è la passione che si utilizza durante tutta la sua preparazione.

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RICORDO O SOGNO? QUANDO... di Mauro MANCINI

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RAPALLIN

Quando i cognomi erano conosciuti solo all’anagrafe/10 � pe Alessia�

� Ti e RÜsetta� veggian Ü Têu sêunno i mae pensciei ammagÜnae e mezÝan Ü spazio che gh’ è fra Ti e RÜsetta : a tresâva antiga ch’a nÜ t’ ha conosciÝo;

vegliano il Tuo sonno i miei pensieri grevi e misurano lo spazio che c’Ê fra Te e Rosetta: la trisavola remota che non Ti conobbe;

Ü Sêu e Ü Têu Íse se ritrêuvan chi, in ta vÍgia stansa, dÜve Ü tempo Ü s’ è rifaeto vivo e Ti ti impi Ü Sêu vêuo .

il Suo e il Tuo essere si ritrovano qui, nella stanza avita, dove il tempo s’è rifatto vivo e Tu riempi il Suo vuoto.

Disegno di Pietro Ardito

Premio � Dedo Sanguineti � 2003: 1a classificata

“Quarche sĂśrvianĂśmme di rapallin â€? / 10 i PissacĂť: (punta e capo, gioco di ragazzi),fratelli Gerolamo e Giovanni Macchiavello, agricoltori e gestori di frantoio (sĂťpressa) in localitĂ Cerisola. Ăś Crocco: ( gancio inastato per la pesca dei tonni o bossolo di cuoio per sorreggere il crocefisso), Gardella Alessandro, elettrotecnico â€?ricercatissimoâ€?. Ăś Cillo: (marmocchio), Franco Canessa dei â€?TardĂŽiâ€? (tardivi). Ăś Mägo: Noce Guido. i Pittamosche: (beccamosche), Ăś Giamba: Giambattista, un questuante che apostrofava i passanti con un â€?muchacittaâ€?. Ăś Papa-Re: persona alta e distinta, bisnonno dei Zanoni. Ăś Balmamion: Merello, maestro d’ascia, tifoso del corridore ciclista. Ăś Santanin: preciso e rinomato meccanico di auto in via Betti. Ăś CĂśppin: (giumella - quanto contiene il concavo d’ambedue le mani), maestro d’ascia. Carnera: Zerega, tecnino elettricista, non possedeva il fisico del noto pugile. Geppetto: Oroldi Giuseppe indimenticabile chierico dei padri Somaschi, boy-scout. Ăś Lino da Drietta: dalla Madonnetta di s. Pantaleo. Ăś Belle rĂŞuze: (belle rose) giardiniere. Rosicchietti: amico d’infanzia in ’Ciassetta’. Ăś Michelasso: Avanzino Michele, maestro di golf e orafo. Ăś Baicin: Cova Armando, caddie al golf club. Ăś Camoggi: (Camoglino) pescatore al vecchio molo Langano. A RĂśscinn-a: Maucci, robivecchi a Sant’Anna. Ăś Camillo: eseguiva sinfonie con l’archetto del violino e una sega. Ăś Ballesecche: Vittorino Pietracaprina, ormeggiatore per tradizione. Ăś Freccia: (la freccia), Guido Vallebella, taxista nel 1936 con la licenza n. 6. Ăś Giottin: (piccolo Giotto), Rovelli, rimproverava spesso la sua ombra, rea di seguirlo. Ăś Ninni ahimemĂŹ: (ahimĂŠ !), Caraffa Luigi, barcaiolo.

         

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COME ERAVAMO

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di Bruno MANCINI

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RAPALLIN

Vittoria finale nel 1° torneo “Città di Lavagna” Momenti felici È per noi una viva soddisfazione pubblicare queste foto pervenute in Redazione. Esse ricordano ai nostri concittadini alcuni momenti di vita vissuta da persone apprezzate ognuna nel proprio vivere quotidiano e che hanno lasciato un ricordo incancellabile, soprattutto per chi ha avuto la fortuna di conoscerle. Di seguito pubblichiamo una delle molte poesie, nelle quali Gian Carlo Costa esprimeva, di getto, su un semplice foglio, le emozioni che più lo avevano entusiasmato e fatto gioire insieme ai propri amici. Primi anni 1970 - Il comandante la stazione dei carabinieri di Rapallo Maresciallo Maggiore cav. Paolo Capurro al termine di un torneo estivo di calcio consegna un meritato premio a Giancarlo Costa Campo Sportivo Comunale “Umberto Macera” - Rinaldo “Nanni” Costa con il figlio Giancarlo - 3 luglio 1956

Inneggiando alla vittoria Le donne i cavalier l’arte gli amori cantava un poeta assai provetto, ma io non so cantar tanti fulgori perchè sono un poeta “broccoletto”. Per questo nella gioia più genuina ho scritto qualche strofa sbarazzina, che mi auguro tenga in allegria questa ben assortita compagnia. Le gesta elenchiamo degli eroi che son tutti seduti qui fra noi. Parlando della squadra per piacere, non fatemi parlare del portiere. Comincerò, pertanto, senza torti

a parlare senz’altro dei più forti che son la difesa e il nostro attacco, tu Bruno sei d’accordo: sì perbacco.

e reso ogni partita interessante, forte, potente, dura e importante e che hanno integrato noi vecchietti, sempre più forti degni “broccoletti”.

Inneggio alla classe “trentasei” che ha illuminato tutti i giorni miei o meglio dovrei dir le mie serate sempre felici dure battagliate e quasi quasi detto senza inganni aggiungo a tutti i miei altri due anni per potere anch’io stendere la mano e gridare felice a tutto spiano: Cap., Sip, Cavese ed altri dei in ginocchio di fronte al “trentasei”. Ai giovani che hanno movimentato, gettando in campo tutto il loro fiato,

Il tempo stringe e devo terminare ma voglio i nostri Amici ringraziare, il gentil sesso che sempre ci ha incitato, tutti i tifosi che han perduto il fiato e adesso invito a un fortemente, prolungato applauso al “Presidente”, da parte dei simpatici, perfetti, formidabili, grandi “broccoletti” li, 31/7/1971 Il poeta broccoletto Giancarlo Costa

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CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Domenico PERTUSATI

“Les défroqués”: preti che se ne vanno… da tempo che intendevo proporre il problema, ma ho sempre rinviato per evitare il pericolo di offuscare la buona fede dei credenti o di ribaltare e contraddire quanto è stato da sempre “autorevolmente” insegnato e accettato senza una minima ombra di dubbio. Sono sempre più convinto che la fede non può mai esimere nessuno dal dovere di riflettere e verificare. La fede pertanto non è “credulità”, accettazione supina e passiva, sottomissione acritica della ragione che invece ha il sacrosanto dovere di indagare e conoscere per quanto è in grado di farlo. Fides quaerens intellectum, affermavano i teologi medioevali. Non si può mettere in dubbio il reciproco rapporto tra fede e ragione. La religione è certamente un legame ma in senso positivo, perché deve sempre permettere ai credenti la possibilità di distinguere tra quello che rigorosamente appartiene alla fede e quello che vi è stato inserito attraverso le vicende della chiesa e pertanto da ritenersi non essenziale e tanto meno cogente. Ho fatto questa premessa per tranquillizzare i “tradizionalisti” e i conservatori: anche se l’argomento è scabroso, non intendo minimamente scalfire la fede che si fonda sulla parola del Divino Maestro, ma soltanto indicare quelle “affermazioni” e ingiunzioni che sono state veicolate attraverso i secoli e presentate come verità divine e pertanto indiscutibili. Onestà e rispetto nei confronti della verità: è questo un obbligo a cui nessuno può sottrarsi, qualunque sia la sua posizione e il suo grado. UN CASO EMBLEMATICO ED IMPRESSIONANTE Per entrare in media res, cioè nel cuore del problema mi permetto riandare al tempo della mia adolescenza quando ebbi l’opportunità di assistere ad un film che fece un certo scalpore. In verità rimasi fortemente impressionato considerata l’educazione ricevuta. Il titolo era riportato in francese, forse, immagino a di-

stanza di tempo, per attutirne l’impatto sulla opinione corrente e tradizionalista: “Le défroqué” cioè lo spretato, colui che ha gettato la tonaca “aux orties” (alle ortiche) come si era soliti dire in tono dispregiativo. Mi limiterò a descrivere la prima parte, del resto molto significativa. Durante l’ultimo conflitto un gruppo di militari in fuga aveva trovato rifugio in una casupola abbandonata trascinando un commilitone gravemente ferito. Ognuno cercava di assisterlo, ma inutilmente. Il poveretto gemeva e si lamentava senza sosta. Ad un certo punto il moribondo fece una richiesta: “Desidero avere vicino un sacerdote per ricevere il conforto religioso e ottenere il perdono delle mie colpe”. Tutti si resero conto che si trattava di una pretesa impossibile e anche farneticante. Per tutta la notte il poveretto continuò ad insistere inutilmente, mentre la sua vita a poco a poco si andava spegnendo. Ma ecco che improvvisamente un commilitone con coraggio rivolse ai compagni una inaspettata e sorprendente proposta: “So di violare un segreto personale, ma non posso non renderlo noto in questi frangenti. Sono a conoscenza che tra di noi si nasconde un exsacerdote che non ha mai rivelato il suo passato. Gli chiedo a nome di tutti di dichiararsi e di offrire, anche se a contraggenio, quanto gli viene richiesto”. Tutti si guardarono in volto l’un l’altro. Nessuno si fece avanti, nessuna risposta. L’ex-sacerdote non aveva la minima intenzione di scoprirsi e di rivelare la sua vera identità: sapeva di incorrere in giudizi negativi che a quel tempo non erano improbabili; aveva sempre desiderato di vivere in pace, senza rivelare il suo dramma interiore. Dopo lunghe, interminabili ore di silenzio, dietro l’insistenza e l’appello alla pietà e compassione dei compagni, si fece coraggio: si avvicinò al moribondo e gli diede l’assoluzione richiesta. Il malato si rasserenò e poco dopo spirò. Ho riportato questo episodio del film perché mette bene in evidenza che, anche se un prete abbandona per motivazioni varie il suo ruolo, rimane in lui il “carattere” sacerdotale, che nessuno gli può togliere o cancellare, anche se c’è il consenso dell’interessato. IL VELO DEL SILENZIO A quel tempo ero un adolescente inesperto di problemi “teologici”: rimasi profondamente impressionato dal momento che di quanto avevo appreso nessuno aveva mai osato parlare. Era assolutamente L’uomo e la donna sono persone complementari secondo proibito e condannato

È

il disegno di Dio.

come uno scandalo nell’ambito della chiesa. Forse neppure oggi nel terzo millennio su questo argomento si cerca di fare chiarezza da parte delle autorità competenti. Si preferire svicolare e non affrontare con coraggio e verità la questione relativa ai preti che decidono di abbandonare il loro ministero. Senza dubbio i preti che lasciano danno fastidio alla Chiesa: non si vuole affrontare di petto la questione per il timore (che c’è sempre stato) di provocare turbamento tra i “semplici” fedeli , ritenendo che la regola migliore da seguire sia quella del silenzio e della massima riservatezza. Le motivazioni che possono indurre un sacerdote a lasciare il suo ministero possono essere molteplici e non sempre giudicabili dal di fuori. Una cosa è certa: va rispettata la coscienza di ciascuno. Ci sono quelli che lasciano per una crisi religiosa. Questi a mio parere non sono molti. Altri se ne vanno perché delusi dell’ambiente che si ritrovano a vivere o si accorgono tardivamente del passo sbagliato compiuto. Ci sono poi coloro (a mio parere la maggioranza) che sentono prepotente il bisogno di una compagna che colmi la loro solitudine e che li renda sereni. Quanti sono quei preti che continuano a vivere nella loro condizione di sofferenza senza avere il coraggio di prendere una decisione risolutiva? Non lo sapremo mai! Per costoro con il passar degli anni la pazienza e la sopportazione prendono il sopravvento e “tirano avanti” alla meno peggio… E’ tempo di fare chiarezza, eliminando quell’atteggiamento diplomatico che nel mondo ecclesiastico ha sempre avuto il sopravvento in un passato non tanto lontano. Non posso non citare S. Paolo che raccomandava la verità nella carità: “Veritatem facientes in charitate”. Non solo dire, ma “fare” la verità nell’ottica dell’amore. CARATTERE INDELEBILE E allora perché non dire in modo chiaro e inequivocabile che i preti , anche se abbandonano il loro ministero, non perdono mai l’impronta “ sacra” ricevuta precedentemente? La Chiesa ha sempre insegnato, nella sua “infallibilità”, che l’ordinazione sacerdotale imprime un carattere permanente che nessuno al mondo può cancellare, anche se gli interessati fossero consenzienti. A questo proposito la dottrina del Concilio di Trento non lascia dubbi. Ecco perché l’episodio del film è emblematico: il prete anche se ha “lasciato” può e deve in caso di necessità esplicare la sua funzione. Una conferma si può rintracciare nel Nuovo Codice di Diritto Canonico (promulgato il 25 gennaio 1983) che non esclude - a mio modesto parere - questa eventualità. Il canone 290 sentenzia: “La

Paolo VI è stato il primo papa a decidere con coraggio “evangelico” di concedere regolare dispensa ai preti che intendono lasciare il ministero ecclesiastico senza venir meno alla propria fede.

sacra ordinazione, una volta validamente ricevuta, non diviene mai nulla” e il canone 292 precisa “il chierico che a norma del diritto perde lo stato clericale, ne perde insieme i diritti e non è tenuto ad alcun obbligo di tale stato… Gli è proibito di esercitare la potestà di ordine, salvo il disposto del can. 976” che prescrive: “Ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ricevere le confessioni, assolve validamente e lecitamente tutti i penitenti che si trovano in pericolo di morte, da qualsiasi censura e peccato, anche quando è presente un sacerdote approvato”. Di qui risulta chiaro che l’ordinazione sacerdotale è incancellabile a differenza dello stato clericale da cui si può essere dispensati o anche espulsi per cattiva condotta.. Viene da chiedersi: perché la Chiesa ha sempre condannato con estrema severità i preti che lasciavano il ministero? Prima del Concilio Vaticano II venivano scomunicati “latae sententiae”, cioè automaticamente senza una condanna preceduta da un adeguato processo. UN PAPA UMILE E CORAGGIOSO Il papa che modificò l’atteggiamento intransigente della Chiesa fu Paolo VI. Affrontò la delicata questione del celibato dei preti con grande coraggio e illuminato consiglio: diede la possibilità a tanti preti di lasciare il loro ministero con dignità attraverso la concessione della dispensa dagli obblighi sacerdotali, sfidando le critiche degli oppositori tradizionalisti che erano tanti e tenaci. Ricordo che il cardinale Siri di fronte all'esodo massiccio di tanti sacerdoti (se ne contarono circa ottantamila nel mondo, ottomila soltanto in Italia) disse con amarezza: “Così non si può andare avanti [...]”. Paolo VI aveva al riguardo chiarito il suo pensiero attraverso l'enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” ( 4-6-1967) . Questa sua


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apertura, fatta con tanta sofferenza come egli stesso ebbe a dire, dava il segno della sua personale ed intensa partecipazione ai problemi e alle difficoltà di quanti si trovavano in situazione di grave disagio. Si trattava non di abolire la scelta del celibato ai sacerdoti consenzienti, ma di riprendere quella prassi della Chiesa primitiva che ammetteva, tra il clero, persone regolarmente sposate, come chiaramente testimonia lo stesso S. Paolo nella prima lettera a Timoteo al cap. 3°, che ritengo utile citare letteralmente a scanso di equivoci o interpretazioni ad usum Dephini, cioè interessate: “E’ degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo (presbiteri compresi) sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro, Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”. La stessa raccomandazione rivolge al suo discepolo Tito (cap. 1 v.6 seg.) ”Il candidato deve esser irreprensibile, sposato una sola volta, con figli credenti e che non possano essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati...” E’ mai possibile essere più chiari sul matrimonio dei presbiteri? Il divieto di sposarsi è pertanto una norma disciplinare che la

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Chiesa (quella che comanda) può cambiare quando e come vuole. CHI COMANDA FA LA LEGGE... La Chiesa predica la carità e la compassione, ma si comporta senza carità con quelli che sono stati suoi ministri. Va detto con estrema franchezza e sincerità: non è il celibato che santifica; si può essere santi pur essendo sposati. E’ forse meglio un prete celibe, ma privo di fede e di amore? Se qualcuno mostra qualche perplessità, rammenti le centinaia di preti pedofili che da tanto tempo (non solo oggi) hanno agito da ministri di Dio ossequiati e venerati dal popolo dei fedeli, ignari (o quasi) del loro orribile comportamento. Che dire poi di quei sacerdoti che si dedicano agli “affari” non sempre chiari e trasparenti? Un esempio indicativo è quello di Monsignor Paul Marcinkus, capo dello IOR, noto per le sue performances finanziarie coinvolto (come si ipotizzava) nell’affare Sindona e nelle trame di Licio Gelli. Non dimentichiamo che da sempre il sacerdote che disgraziatamente violava i comandamenti e anche le norme della chiesa veniva perdonato, ma se si univa con una donna e pretendeva sposarla, era fulminato da scomunica ed estromesso. Mi chiedo: perché un prete che disattendeva ai suoi doveri veniva tollerato, mentre un prete “sposato” era condannato inesorabilmente con i fulmini più severi? Il sesso, è superfluo dirlo, è sempre stato un “tabù” nell’ambiente ecclesiastico: tut-

Il Buon Pastore è l’esempio luminoso che chi ha responsabilità nella Chiesa deve obbligatoriamente seguire.

tavia sui comportamenti “ illeciti” da parte del prete, se non erano di pubblico dominio, si poteva anche transigere, ma sul matrimonio mai, in modo assoluto. MOTIVAZIONI INCONFUTABILI Mi permetto consigliare a quanti credono nella Bibbia di rileggere il brano della Genesi (cap. 2, vv. 18-25) che sottolinea la complementarietà del rapporto uomo-donna. “Il Signore Iddio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo, gli farò un aiuto che sia simile a lui”. Adamo infatti non era soddisfatto di tutti i beni creati. “Allora il Signore plasmò con la costola tolta all’uomo una donna e la condusse all’uomo, il quale disse: “Questa, sì,

è carne della mia carne e osso delle mie ossa!” E l’agiografo (cioè lo scrittore sacro) aggiunge: “Per questo l’uomo abbandonerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una sola carne”. Ritengo che l’argomento affrontato meriti ulteriori riflessioni. Chiudo con una domanda: non sarebbe auspicabile riuscire a vedere la figura del prete meno “celestiale”, ma più umana a somiglianza di quei laici che sanno vivere con coerenza e trasparenza le proprie convinzioni, rispettando “in toto” quelle degli altri?

NOI ABBIAMO IL CORAGGIO DI CAMBIARE. E TU? Massimo Pernigotti

Consigliere Provinciale

Eletto grazie a Voi nell’aprile 2007 sono divenuto Consigliere della Provincia di Genova di opposizione nella coalizione di centro destra. A quasi cinque anni dall’inizio del mandato, che terminerà nel 2012, vorrei renderVi partecipi del lavoro da me svolto così come promesso durante la campagna elettorale. IL MIO LAVORO IN CONSIGLIO DA INIZIO MANDATO: n. 49 interpellanze discusse in Consiglio Provinciale - n. 25 ordini del giorno proposti e votati - n. 12 espressioni di opinione proposte e discusse - n. 46 mozioni discusse in Consiglio Provinciale - n. 87 interrogazioni scritte o di Consiglio - n. 37 richieste di informazioni n. 56 accessi ad atti non evidenti con altri mezzi - n. 5 richieste di patrocinio a buon fine - n. 13 emendamenti di bilancio - n. 480 partecipazioni attive e complete a Commissioni Consiliari - n. 220 interventi in Consiglio Provinciale sui temi da me proposti, o in risposta a discussioni di giunta o di altri consiglieri - n. 600 articoli sui quotidiani e siti on-line TRA LE OLTRE 300 INIZIATIVE PERSONALI CITO: G Le soluzioni per superare i disagi e i costi della discarica di Scarpino di Genova G L’impegnativa per l’avvio del centro per la tutela dell’infanzia nel Levante Ligure G L’azione contro l’attuale ridimensionamento scolastico redatto da Provincia e Regione G La forte presa di posizione a favore dei creditori dopo la liquidazione di Promo Provincia G La lotta contro l’iniqua tassazione sui passi carrabili provinciali a raso e le sanzioni sui controlli alle calderine G Le proposte per lo sviluppo del turismo condivise da albergatori e altri operatori del settore G Le azioni concrete per le infrastrutture liguri compresa la Gronda di levante, il tunnel Fontanabuona-Rapallo ed il tunnel Rapallo-Santa Margherita Ligure G L’individuazione e le proposte per superare la crisi dal comparto edilizio e del lavoro

LIGURIA MODERATA - IL FUTURO È ADESSO Così come pubblicato periodicamente e sin dall’inizio del mandato provinciale (2007) metto al corrente i cittadini di Rapallo a riguardo delle cose da me proposte nel Consiglio. Potete verificare come sempre dal sito www.pernigotti.net, nella sezione “politica”, controllare il mio operato, verificare quanto detto e fatto in Provincia ed infine proporre come sempre critiche o idee costruttive, scrivendo a massimo@pernigotti.net oppure incontrandomi direttamente a Rapallo

Consigliere Provincia di Genova


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NATURA

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di Emilio CARTA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

VERDE PUBBLICO

Festeggiata la Giornata Nazionale dell’Albero Il Parco delle Fontanine teatro della lodevole iniziativa. Non tutto però funziona come dovrebbe nche quest’ anno, nel mese di novembre, a Rapallo si è festeggiata la “Giornata Nazionale Dell’Albero”. Il comune, unico in tutto il Tigullio ad aderire a questa lodevole iniziativa, si è unito ad altre città distribuite su tutto il territorio Nazionale, con l’obbiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del patrimonio arboreo e boschivo mondiale ed italiano, per la tutela della biodiversità, il contrasto di cambiamenti climatici e la prevenzione del dissesto idrogeologico. L’iniziativa è stata fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, ed in particolare dal Consigliere incaricato ai Parchi e Giardini Domenico Cianci e dal Presidente del Parco delle Fontanine Federico Ottonello. “Un fine così nobile si attua con gesti antichi e semplici. – spiega Domenico Cianci – Ogni Comune che, come il no-

A

GIRI DI CHIGLIA

stro ha aderito all’iniziativa, ha messo a dimora un numero di alberi proporzionale ai propri nati nel 2010. Le piante sono state fornite dal Comune. La manifestazione si è svolta presso il Parco delle Fontanine, in Via Rizzo. Nell’anno in corso, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno Internazionale delle Fore-

ste” questa iniziativa ha una valenza ancora maggiore – conclude Cianci – sarà un importante momento per sensibilizzare tutti alla tutela dell’ambiente in cui viviamo ed un modo per coinvolgere le famiglie dei nuovi nati a questa nobile iniziativa. Auspico, che il prossimo anno, si possa estendere al terzo lotto del Parco la manifestazione.”

L’iniziativa non è solo importante ed educativa. È addirittura meritoria e da applausi a scena aperta. Peccato però che da diversi anni tutte le aiole che circondano il complesso delle Clarisse si siano trasformate in un territorio sempre meno fronzuto e dimenticato da tutti. Una decina di alberi, tra cui numerosi pini marittimi, sono stati tagliati alla base e mai ripiantumati. I giganteschi ceppi sono lì a testimoniare che la mano indecente dell’uomo ha colpito ancora. Figli e figliastri? Un’idea all’incaricato ai Parchi e Giardini ci sentiamo comunque di darla: sopperisca al problema con dei salici, piangenti naturalmente.

Ass.ne IL CUORE – Rapallo e Club Enogastronomico IL GAMBERO BLU CLUB ENOGASTRONOMICO DEL TIGULLIO IL GAMBERO BLU

Lʼ associazione IL CUORE di Rapallo è unʼ associazione benefica senza scopo di lucro, fondata nel 1991 che persegue finalità di solidarietà sociale e sviluppa il suo impegno nei settori culturale, ricreativo e del tempo libero ed a fine anno distribuisce in beneficienza il ricavato delle manifestazioni svolte. Da questʼ anno lʼ Ass.ne ha istituito il concorso per borse di studio per gli studenti diplomati allʼ Ist. Liceti di Rapallo, in memoria di Emilio Aste, ex-direttore del Banco di Chiavari e membro del Direttivo dellʼAss.ne IL CUORE di Rapallo dal 1991. Sabato 17 Dicembre 2011 - Ore 17,30

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ANNI SESSANTA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Silvana GAMBÈRI GALLO

AMARCORD

Qualche Natale e nebbie padane lcune vite fa, trascorsi uno spicchio del periodo natalizio in Emilia: gusto dell’avventura quasi trasgressione, bye bye al proverbio “… con i tuoi”. Poca cosa, ma efficace per farmi sentire adulta e indipendente; salvo le quotidiane – rassicuranti, per i genitori – telefonate a casa. Una fatalità mi costrinse a uscire nel buio della sera, tra riflessi di negozi sconosciuti: il mio primo, vero, incontro con la nebbia, che per noi liguri è un avvenimento eccezionale. Avanzavo, in quella sorta di lattice umido e trasparente, pregando di trovare la bottega giusta - ritocchi e-stremi a una cena improvvisata – quando d’un tratto, velato dal fenomeno naturale ma rigoglioso nella sua presenza, sbucò un enorme albero di Natale. Prima le luci, poi i rami decorati, infine la statura esorbitante nella piazza. Qualcosa di gigantesco, di totalmente felliniano – data la regione – e mi aspettavo di veder spuntare pure il

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“Rex”, proprio come in Amarcord. Il vapore del respiro si assimilava nel paesaggio, e mi trovai immobile a contemplare quella cosa: un po’ fiabesca e un po’ angosciante, io ridotta a un essere minuscolo. L’incubo perfetto. Il Natale con la maiuscola risale, invece, a quando ancora scrivevo di calcio (sic!), e in tempi più sfarzosi degli attuali si presenziava a festeggiamenti calendarizzati. E di allora ricordo una vigilia che mi ha toccato il cuore: quella

Bar ZIO BELLO EX BAR DEI CACCIATORI

RAPALLO - VIA DELLA LIBERTÀ 140/A

trascorsa nel Villaggio del Ragazzo. Don Nando Negri a capotavola, tutti noi seduti alla mensa dai tavolacci in legno, ragazzi tra i ragazzi. Una cena semplice, l’atmosfera umile nel senso più nobile del termine, ai piccoli-medigrandi calciatori il dono della foto di squadra: il “gruppo” come dita congiunte nella mano, importante lezione di vita. Ora, ho visto le casette di legno sulla passeggiata a mare: un borgo virtuale che trasporta a ritroso, pseudo macchina spazio-temporale. Verso il Presepe dell’infanzia, quando in sala si accantonavano i mobili per lasciarne uno solo disimpegnato, e su quello mamma ordinava scatole di cartone vuote accumulate da regali o altro. Su di esse, carta brunita a riprodurre opinabili montagne; alla sinistra la capanna della Natività, dove incastrare asino, bue, San Giuseppe, Madonna e mangiatoia era come risolvere il cubo di Rubik. Eppure l’incanto si compiva sempre, e allora potevo mettere l’Angelo sul tetto, con molto orgoglio e un po’ di batticuore. Pazienza se, nel tempo, la stella cometa smarriva sempre un po’ di porporina: ogni anno il modello s’impreziosiva di una novità succosa, fosse anche solo un pastore o la gallina, acquistati sciolti o chiusi nelle bustine di cellophane. Quindi le palme rigide, spruzzate con briciole di cotone idrofilo per ricreare una neve anacronistica, tra luci intermittenti che davano il giorno e la notte. E il laghetto – il mio favorito – ricreato con la stagnola o, in casi eccezionali, lo specchio accidentalmente rotto e piazzato sotto cigni e ochette; in più, la scaramanzia che quel gesto nobile estinguesse i relativi sette anni di guai. In una popolare commedia di De Filippo, il figlio eversivo proclama “A me, ò Presepe nun me piace”. A me piaceva, amavo il rituale delle statuette in plastica dozzinale che nelle mie mani piccine diventavano interpreti di una

narrazione grandissima, di cui coglievo solo il lato fantastico, culminante con l’arrivo – all’Epifania – dei tre re stranieri in groppa ai cammelli. E se oggi la vita mi sottrae il tempo che preferirei dedicare a quell’attenzione, non dimentico una bimba nella notte che, in totale silenzio, raggiungeva il Presepe e controllava le lucine intermittenti del cielo: i pastori e le greggi dovevano seguire il giusto tragitto, verso l’Angelo sulla capanna, verso la stella ormai nuda di porporina. Senza chiedersi perché nevicasse sul deserto, e le paperelle sguazzassero immobili su di un vetro incrinato. “Siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, diceva un certo Shakespeare; tornare a crederci, sarebbe bellissimo.

CITTÀ DI RAPALLO BIBLIOTECA INTERNAZIONALE

Villa Tigullio - Parco Casale Tel. 0185 63304

“SABATO IN BIBLIOTECA” 21 GENNAIO "I migliori film del 2011" Renato Venturelli ***

25 FEBBRAIO "I fratelli Karamazov” Pietro Fabbri e il Gruppo di Lettura Feltrinelli/Teatro della Tosse


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CULTURA

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Il Circolo Hemingway muove i primi passi... l Circolo Hemingway Rapallo è una Associazione di volontariato Culturale che ha sede a Rapallo presso Hotel Riviera, in piazza IV Novembre 2. L’associazione culturale “Circolo Hemingway Rapallo” è stata inaugurata e presentata a stampa e popolazione il 24 Ottobre 2011. Il 26 Novembre 2011 in una cornice gremita di pubblico è stato presentato il primo evento culturale “Hemingway a Rapallo”. Relatore d’ eccezione il Prof. Massimo Bacigalupo, professore ordinario di letteratura angloamericana presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere e direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione linguistica e culturale dell’Università di Genova, con letture del Dott. Riccardo David che hanno impreziosito la serata. Il 14 Dicembre è stata la volta della talentuosa scrittrice ligure

Sara Rattaro con l’evento Debolezze e Fragilità della donna… narrate sottovoce”. L’autrice dopo una revisione della sua carriera, e del suo libro di successo “Sulla sedia sbagliata” (Morellini Editore), ci ha illustrato il suo nuovo romanzo “Un uso qualunque di Te” che sarà pubblicato a febbraio dalla casa editrice Giunti, che è la stessa casa editrice dei successi della celeberrima autrice Susanna Tamaro. Sara per intensità e corposità del testo ricorda la Tamaro, ed è stato un onore per Rapallo e per il nostro Circolo averla ospite, essendo da molti considerata la sorpresa letteraria del 2012 I prossimi appuntamenti sono l’11 Gennaio la presentazione in prima nazionale del nuovo romanzo dell’apprezzatissimo scrittore toscano, ormai Rapallese d’adozione, che con 999 L’Ultimo Cavaliere ha venduto più

Da sinistra: Pierangelo Paganini Vice Presidente, Salvatore Alongi Presidente, Giovanni Arena Addetto relazioni esterne, il relatore prof. Massimo Bacigalupo e il Dr. Riccardo David, letture

di 150mila copie in tutto il mondo, Carlo A. Martigli. Il titolo del romanzo è “l’Eretico” ed è già considerato da tutti gli esperti del settore un sicuro successo. Inoltre sono già in calendario gli eventi di Febbraio e Marzo che

vedranno rispettivamente impegnati gli amici Giorgio Karalis, che ci parlerà del difficile rapporto tra chiesa, medicina e malattia, e Luisa Marnati, che ci dirà quanto i nostri amici animali possano essere anche terapeuti. …Buon Natale a tutti…..

SCOPI DEL SODALIZIO: Perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale nell’ambito dello sviluppo delle attività ed iniziative della Cultura. L’Associazione si propone pertanto di svolgere le seguenti attività: • Intraprendere iniziative di diffusione della cultura attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini anche in collaborazione e sinergia con le altre organizzazioni di volontariato culturale • Organizzare manifestazioni artistiche, corsi di formazione aggiornamento, conferenze, convegni e dibattiti

Salvatore Alongi e il prof. Massimo Bacigalupo

ay Rapallo, Il neonato Circolo Hemingw tutti i lettori de Il Mare ha il piacere di augurare a llini e a tutti i Rapallesi e Rapa

Buon Natale e Felice Anno Nuovo

CIRCOLO HEMINGWAY RAPALLO Piazza IV Novembre n° 2 16035 RAPALLO e-mail eh.rapallo@gmail.com

IL DIRETTIVO Presidente - Salvatore ALONGI Vice Presidente - Pierangelo PAGANINI Consigliere Addetto Relazioni Esterne - Gianni ARENA Segretario - Nadia BRIGANTI Tesoriere - Ludovica RUSSO Consigliere addetto all’Organizzazione – Remo CASTRUCCIO Consigliere – Antonio CODAZZI Consigliere – GianRenato DE GAETANI Consigliere – Georgios KARALIS Consigliere – Luisa MARNATI Consigliere – Luigi Ernesto ZANONI Revisore dei Conti del Circolo Hemingway Rapallo D.ssa Nadia BOSCHINI

PAGINA REDAZIONALE

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VIAGGI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Vinicio TEMPERINI

CURIOSITÀ

Il Natale è universale atale - felice avvenimento mondiale. Seguito ed amato come simbolo di pace, speranza e fraternità. Benchè in Occidente sia diventato un fatto molto commerciale è fortunatamente rimasto soprattutto un importante segno della universalità positiva tipica degli esseri umani. Il Natale si celebra infatti, pur in forme molto diverse, in tutto il mondo. Parliamone un poco tra amici di questa “universalità”. L’uomo è basicamente lo stesso dall’Artico all’Antartico, per tutto il percorso…,in quanto ad essenza vitale cui seguono religioni, culture, usi e costumi. Il Natale è celebrato tra gli Eskimo (più tra gli Inuit che tra gli Yupik per ragioni direi geografiche ) con il loro Presepe – che in latino significa “greppia” nell’Igloo con relativa foca. Il Presepe, in forme diverse è presente in tutto il mondo in tutti i Continenti. E fondamentalmente ha sempre lo stesso gioioso messaggio e significato. L’essere umano “universale”. Già nelle lingue moderne, parlate correntemente si avvertono spesso identità sorprendenti come , ad esempio , tra il tedesco e l’arabo soprattutto nella numerazione. Eppure è difficile immaginare caratteri etnici più diversi. Consideriamo che gli idiomi dei vari popoli nacquero - ab origine – come insop-

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primibile necessità di esprimere i loro più profondi ed intimi sentimenti a volte così diversi e distanti. Però ci sono e ci saranno sempre eventi che, felicemente, ci uniscono ed identificano. Come il Natale, esempio eponimo. Chi, come il sottoscritto, ha vissuto ed operato (non per turismo…) in giro per il mondo avrà sempre trovato esseri umani basicamente identici a quelli con cui ha convissuto e convive. A Islamabad (Dimora dell’Islam) in Pakistan, Christchurch in Nuova Zelanda, Mumbai (Madre Dea Indu Mum ) in India così come a Londra, Sydney, Busalla, Ho Chi Min City (Vietnam), Rapallo, Sgurgola Marsicana etc. A questo proposito, per approfondire il concetto, ho chiesto l’aiuto di un amico intellettuale molto colto. Mi ha subito spiegato: Elementare, mio caro. L’uniformità essenziale degli esseri umani in parte espressa da sorprendenti affinità anche idiomatiche è,in fondo, il concetto del principio ontologico affermante che l’umano nascendo ha già dentro di se ciò che poi diventerà. Influenzato – mi pare ovvio…. - dal concetto Giovanneo che la conoscenza umana ci viene direttamente dall’Alto con Cristo positivo mediatore. A questo punto ho fatto finta di aver capito benissimo ed anzi di averci proprio già pensato da solo……

Presepe eschimese con foca regolamentare

Presepe eschimese con influenza Nord Europea

Presepe Yorouba - Nigeria

Un rammarico. Non aver mai avuto l’occasione di celebrare il Natale sull’Isola di Natale (Christmas Island), splendida località nel Pacifico a Nord

Presepe Congo

dell’Australia, non distante dall’Indonesia. Ci sono in tutto un migliaio di abitanti ma hanno una squadra di calcio, perciò…….

Presepe Ouagadougou (Burkina Faso)

Natale a Dopo il successo riscosso nel 2010, la pubblicazione Rapallo 2011 NATALE A RAPALLO torna anche quest'anno.

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Guida Storico-pratica alla visita dei

RESEPI

nel territorio di Rapallo

Oltre ad una breve storia del presepio, riporta come sempre l’elenco di tutti i presepi visitabili a Rapallo, suddivisi in vari percorsi. Il volumetto verrà distribuito a tutti gli alunni presso le Scuole Elementari cittadine e di Zoagli, con un'ulteriore novità, la possibilità di scrivere un pensiero sul Natale o sul Presepio non solo in italiano ma anche in genovese (per il quale viene istituito un premio speciale), che consegneranno alle insegnanti. Il 14 Gennaio 2012 alle ore 16,30, presso il salone congressi della Casa della Gioventù gentilmente concesso dalla Parrocchia di Rapallo e sito in via Lamarmora 20 (2° piano), verranno estratti un certo numero di elaborati per ogni livello scolare che verranno premiati. Ai bambini estratti ed ai loro lavori verrà dedicato un articolo su “Il Mare ”.


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CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Massimo BACIGALUPO

UNITÀ D’ITALIA

Tonino Milite, un poeta-pittore alla scoperta della Liguria ogni tanto capita di incontrare l’ “ora stupita”, per dirla col titolo del nuovo libretto di Tonino Milite (L’ora stupita. Poesie, Mondadori Oscar, pp. 115, €10,00): “Oggi / nitidamente / sta il mondo. / Il Nulla disfa, / lentamente, / le sue pieghe. // Più evidenti / gli esseri e le cose. / Stupefatte si scoprono. // Anch’io / mi vedo una bella cosa”. I versi di Tonino Milite, brevi e all’apparenza naif, sono una boccata d’aria fresca. Ecco un poeta che non si dà tono, si accontenta di dire nel modo più conciso una cosa effettivamente scoperta, e così rendercene partecipi. La sua libertà dal “poetese” di qualsiasi genere (il linguaggio manierato e uggioso che spesso caratterizza la poesia) si deve in parte alla sua provenienza dal mondo dell’arte e del design. E’ stato collaboratore di Bruno Munari, cui qui dedica un memorabile ricordo, L’ultima fragola: “In ospedale, / inseguito dalle tigri, / appeso nel dirupo / a una radice che cedeva, / si finse monaco / nel camicione bianco, / dinanzi a un foglio / di carta di riso. // Dopo un

D’

Un disegno di Milite, Animaloide con @, per la copertina del suo ultimo libro di poesie.

tempo sospeso / il gesto zen, / lo scatto del pennello. / Una meteora, / dissi a bassa voce. / L’ultima fragola, rispose”. A pie’ di pagina una nota spiega la favola zen allusa, e lascerò al lettore la curiosità di leggerla. Nitido e semplice, magari come l’ava di tutti noi Emily Dickinson, Milite vuole essere capito, e magari (come per Emily) un bambino capirebbe dove i dotti arrancano. Come pittore che espone regolarmente, Milite dipinge volentieri omini che affrontano percorsi acrobatici su fili tesi fra navette spaziali, o camerette con vista su asteroidi contro uno sfondo stellare, o “Animaloidi con @” come l’allegro anatroccolo (?) riprodotto in copertina del nitido nuovo libello. La poesia, come un quadro, mostra qualcosa, con una tonalità scherzosa ed epigrammatica che pure evoca lo scenario cosmico nel quale di collocano i nostri multicolori attimi stupiti: “Atto unico / la nostra vita, / fugace, / stupefatta comparsa” (Atto unico). A differenza dagli abusati versi di Quasimodo (“Ed è subito sera…”), qui non si va sul patetico ma sull’attimo fuggente che balena con tanto più vigore. E la metafora dell’atto unico è appunto un’invenzione del pittore-poeta, di per sé preziosa. Milite, che nel 2012 festeggia i 70, comunica freschezza e meraviglia: “Un giorno / la poesia dell’uomo / sarà così intensa / che farà innamorare / di sé la morte. / E questa, per amor suo, / vorrà sparire”. Ecco che la morte si china stupita su ciò che gli acrobati di Milite possono fare. L’espressione è uno di questi doni, e addirittura Milite dice che continuerà a crescere. Per lui evidentemente è così. Ho citato testi apodittici, ma va

A NATALE, L’ALBERO Lo abbiamo separato dal bosco perché splendesse, la sua solitudine, come una cometa nella nostra casa, e la dicesse erede d’un semplice mistero, perché la sofferenza delle sue radici ne facesse il Nume propizio allo scambio del dono e degli affetti, e noi fossimo, dinanzi a lui, ad un tempo Magi e neonati. TONINO MILITE detto che, per quanto tesa alla sintesi non forzosa, la poesia di Milite è ricca di impressioni del mondo, dalla Tirana dell’infanzia (quando un cavallo lo salvò, dice, da un bombardamento) a una familiare e dolce Stanza dei seni che forse si trova a casa sua, dalla peccaminosa New York di Times Square ai paesaggi mediterranei (Liguria, Sardegna) che gli strappano le sue esclamazioni o assistono a un momento di gioia condivisa: “Furono visti / dal geco / la carezza, / l’abbraccio improvvisi. // E lungo quel vico, / appeso in parete / sotto ad un lume / da pochi watt, / ogni sera / m’aspetta, / ogni volta mi chiede / notizie di te”. Nella poesia Un canadair, nata durante una gita in barca, Milite descrive alla sua maniera ingenua-ingegnosa uno spettacolo ben noto al Tigullio: “Un diavolo fiammante / brucia l’Estate, / copre di cenere / campi e vigne. / Un canadair / rompe l’assedio, / salva i col-

RICORDO DI ETTORE SARDO AL CASTELLO Le sale dell’Antico Castello sul Mare hanno ospitato una bella retrospettiva dell’artista Ettore Sardo scomparso immaturamente alcuni anni fa. In mostra c’erano una quarantina di tele del pittore rapallese, nato artisticamente nei primi anni ’60, a rappresentare idealmente attraverso l’arte visiva la continua e mutevole progressione, anche plastica, del maestro verso la ricerca. La mostra è stata allestita grazie ad un nutrito gruppo di collezionisti privati, molti dei quali amici di lunga data del pittore di origine sammargheritese. Ad organizzarla la Pro Loco Capitaneato di Rapallo e gli “Amici di Ettore” con il contributo del Comune. La mostra si è conclusa domenica 11 dicembre e - a detta di molti - analoga retrospettiva potrebbe essere curata anche nella vicina S. Margherita Ligure dove il pittore ha ancora molti amici ed estimatori.

Tonino Milite, pittore e poeta, residente fra Milano e Bogliasco, dedica ai lettori de Il Mare la poesia qui a fianco (da Meteora. Poesie scelte 1998-2008, Mondadori Oscar 2008). Il suo ultimo libro, L’ora stupita, è entrato in classifica tra i dieci libri di poesia più venduti del 2011.

linari. / L’angelo rossoegiallo / soffoca i roghi / con scrosci marini, / temporali salmastri. // Dagl’Inferi, il Maligno, / stupito, / vede che il mare / può volare, / perfino in cima alle colline”. E’ una moderna lotta fra male e bene, diavolo e angelo, sempre all’insegna dello stupore, e dell’energia, fantastica e meccanica, che argina la distruzione. Si legge poesia per l’intensità che essa raccoglie in poche righe, per scoprire (ricordare) qualcosa in un attimo. Fedele alla consegna, Milite continua a generare impulsi ad apertura di pagina (misura che di rado i suoi versi superano). Con un ricostituente come questo, molte lunghe sedute con la narrativa dei nostri giorni si rivelano superflue, se non per passare il tempo. E visto che tempo sembra essercene sempre meno, curiosamente credo siamo arrivati all’epoca della rivincita della poesia. Portatevi L’ora stupita a passeggio o in autobus e vedrete se non è così.


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STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Carlo GATTI

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LIBRI

Con “Il collezionista d’armi” si conclude la trilogia Emilio Carta, lo scorso 10 dicembre, ha presentato ai “Bianchi” la sua ultima fatica letteraria. Il sindaco Mentore Campodonico è stato relatore del noir ambientato tra gli anni Sessanta e il XXI secolo

S

abato 10 dicembre, alle ore 11, nel cuore del centro storico rapallese, all’interno del suggestivo Oratorio dei Bianchi di vico della Rosa, in anteprima nazionale, è stato presentato il volume “Il collezionista d’armi”, un noir scritto da Emilio Carta ed edito dalla casa editrice Magenes di Milano per la collana “Storie di mare”. A presentare il volume è stato il sindaco di Rapallo, avv. Mentore Campodonico, che, oltre a patrocinare la proposta culturale, l’ha anche cortesemente inserita fra le iniziative promosse dall’Accademia Culturale di Rapallo. “Il collezionista d’armi” conclude idealmente la trilogia dedicata alla fortunata serie del comandante camogliese Giuseppe “Nucci” Ferrari ideata da Emilio Carta, noto scrittore ligure che è nato e lavora a Rapallo. Ricordiamo infatti che la saga era iniziata col romanzo “Il segreto di Cala dell’Oro” per proseguire poi con “Bandiera gialla, colera a bordo” per completarsi oggi con “Il collezionista d’armi”. Il cocktail, opportunamente miscelato con polvere nera e piombo, ha nei suoi ingredienti principali uno spietato killer, Il Mancino, al soldo di una loggia coperta che riunisce in una sorta di braccio armato i servizi segreti di varie nazioni. Oltre alla passione per le belle donne il killer ha una pericolosa ossessione: colleziona armi, ma solo se legate ad omicidi ed attentati “eccellenti” e, per

entrarne in possesso, non si ferma davanti niente e a nessuno. Tra i suoi cimeli annovera ad esempio il fucile usato a Dallas per assassinare J.F. Kennedy e persino la pistola dalla quale partirono i colpi che uccisero John Lennon a New York. Ma vuole di più e la sua continua e perversa ossessione lo porterà in Bulgaria, sulle tracce della pistola utilizzata nel tentativo criminoso di uccidere il Papa. “Il collezionista d’armi”, il romanzo col quale Emilio Carta si ripresenta oggi agli appassionati cultori dell’avventura e del mare anche questa volta, come nelle opere precedenti, intreccia fantasia a solide basi storiche dal sempre sorprendente esito finale. L’avvincente storia narrata dall’autore è in larga parte legata al fenomeno del nucleare e agli oscuri trafficanti che lo manipolano, nel periodo più cruciale della Guerra Fredda per rimbalzare agli anni più recenti e ai colpi di coda dell’armamento nucleare che ancora oggi viaggia sottotraccia. A rendere più misteriosa la storia c’è una vecchia carretta battente bandiera ombra – l’autore ha navigato egli stesso per qualche anno su quei mercantili - che in fondo a una stiva trasporta un misterioso carico radioattivo. Misteriosi trafficanti inseguono quella nave sino nel lontano Oriente e sulla sua scia si accavalleranno delitti eccellenti, fruscianti dollari e un penetrante profumo femminile.

MAREE STORIE DEL MARE

Emilio Car ta

IL COLLEZIONISTA D’ARMI

UN ANGELO NELLA MIA VITA – Storia vera di una vita vissuta di Luigina Sverini e Elena Lavagno Canacari E' una storia vera. E' il racconto del vissuto di una donna speciale, Luigina Sverini, ancora in piena attività, che per anni ha rincorso un sogno: conoscere la vera madre, dalla quale era stata abbandonata a pochi giorni dalla nascita. Un sogno sofferto fino alla spasimo, finito con un risveglio amaro. In questo racconto, insieme alla vicende della vita di Luigina, si intrecciano gioie immense e dolori profondi, ricordi ricchi di poesia e rimpianti laceranti per quella umanità contadina della sua terra del basso Piemonte, che ha visto la sua “ nuova vita “ dopo l'adozione. I sentimenti predominanti sono l'amore per la famiglia ed in particolare per la mamma acquisita, la dolcissima Rina, vera protagonista della vita di Luigina e figura emblematica della donna contadina degli anni sessanta che ha lasciato , con la sua umanità ed il suo lavoro, un patrimonio insostituibile di valori etici e di saperi dai quali trarre stimoli per guardare avanti, per andare oltre, per avere un futuro. Elena Lavagno Canacari


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CINEMA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Luciao RAINUSSO

TIGULLIO

Quando Rapallo era la regina delle sale I

n fatto di cinema, è indubbio che Rapallo fu sempre regina nel Golfo del Tigullio. Per numero di schermi, di biglietti venduti, di iniziative a livello internazionale. Fu la prima ad ospitare uno "spettacolo di cinematografia". Questo avvenne, nei primissimi anni del '900 in un locale sito in una zona poi denominata Via Pellerano Murtula. Come sala di proiezione non ebbe vita lunga; divenne, col tempo, falegnameria, ristorante, vi si produsse persino la varechina, e fu demolito alla fine degli anni '60, soccombendo alla costruzione di un semi-grattacielo. Ma, intanto, pioggia e chissà che altro ancora, avevano fatto in modo che sulla sua facciata ricomparisse la scritta "Cinema". Vera e propria sala da film fu il Royal, di certo già in funzione nel 1907. Voluta dai fratelli Felugo, reduci rinomati del campo alberghiero, di lì a poco tramutò il nome in Reale. In seguito, si chiamerà Roma (con la caduta dei Savoia), infine Grifone quando fu ricostruita di sana pianta nei primi anni '50. Ma perse il suo palcoscenico (uno dei più grandi della Liguria) edificato nel 1928 con i proventi della tassa di soggiorno comunale. Dopo i Felugo, conobbe varie gestioni: la società genovese Pittaluga, i fratelli Javarone di Camogli con il costruttore Bogliardi per tutto il tempo del boom edilizio. Subì l'onta della prima chiusura nel 1986. Riaprì i battenti nel 1997, ad opera di Lorenzo Passalacqua, proprietario del "Centrale" di Santa Margherita Ligure, che lo tenne in vita per altri dodici anni. Ancora oggi, senza le luci del suo ingresso, alla sera, il crocevia più importante della città è di uno squallore senza pari. Rimangono, in parte affidati alle cronache locali, i ricordi di alcuni eventi speciali: le proiezioni estive effettuate in uno chalet appositamente costruito

sul lungomare durante la ristrutturazione del 1913; la serata in onore di Maria Jacobini, star del muto, presente alla proiezione del film Addio giovinezza; il concerto del violinista Vasa Prihoda in omaggio dell'argentina Eva Peron, in visita nel Tigullio. (Era il 1947, la Peron entrò in sala in ritardo, ma Prihoda non alzò l'archetto e nessuno batté le mani). Storico locale anche l'Eden, divenuto Italia nel luglio 1939. Ricavato in un'ala dell'ex Gran Hotel Royal, esistente nell'allora via Regina Elena, inaugurato nel gennaio 1927. Di proprietà dei Felugo, in seguito passò in gestione alla società Pittaluga e agli Javarone. Nei primi anni di guerra ne fu direttore Ubaldo Del Colle, noto regista del muto, all'epoca dimorante a Rapallo. Nel 1943 ospitò un'anteprima speciale: la proiezione del Titanic (quello realizzato in Germania) riservata alle forze armate tedesche di stanza nella zona. Evento cui lo scrivente, ragazzino intimorito tra numerosi ufficiali in alta uniforme, poté partecipare in quanto vicino di casa della cassiera. Più volte rammodernato, l'Italia conobbe il suo periodo d'oro negli anni cinquanta e sessanta. Cessò di esistere, ormai in condizioni pietose, nel 1982. In parte sventrato e modificato a spese del Comune, accolse per qualche tempo i servizi demografici e il corpo dei vigili urbani. Da anni è in attesa di una nuova destinazione. Altre sale rapallesi: l'Excelsior, sorto tra due caseggiati recentemente demoliti nei pressi della stazione ferroviaria, per iniziativa di un ex capitano di mare. Venne inaugurato nel novembre 1908 (uno dei primi film presentati fu Gli ultimi giorni di Pompei di Luigi Maggi). Resistette alla concorrenza del Reale per oltre un decennio, limitando, verso la fine, le programmazioni a tre serate settimanali. Il Pro

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Nel circolo l’ex Cinema Excelsior in corso Italia

famiglia, di proprietà parrocchiale: iniziò l'attività nel marzo 1926, con Ivan il Terribile, interpretato da Amleto Novelli. Cessò di esistere intorno al 1940 per trasformarsi nell'Augustus (prima versione), aperto dai camogliesi Javarone nel 1941 con La nave bianca di Roberto Rossellini. Ricostruito dalle fondamenta e tornato in attività nel 1972, dopo alcuni anni di silenzio, ne assunse la gestione il sammargheritese Lorenzo Passalacqua che ne rinnoverà la struttura, trasformandolo successivamente in una multisala (3 schermi). Oggi è l'unico cinema operante in città. Altra sala parrocchiale, il San Francesco, con annessa arena estiva, in funzione dal 1952 al 1975. Da ricordare pure il Teatro delle Clarisse, fatto costruire dal Comune all'interno di un ex convento e inaugurato nel 1972. Adi-

bito anche a cinema, ospitò manifestazioni importanti: le ultime due edizioni del Festival Internazionale del Cinema d'Amatore, il "Teleconfronto" ideato da Nedo Ivaldi, le Rassegne della Cineteca Nazionale e, per quasi un decennio, la Rassegna del Film d'Essai, organizzata dal Cineclub del Tigullio. Vi si svolsero altresì il Premio Delfino d'oro (attribuito in due diversi anni a Michelangelo Antonioni e a Nikita Michalkov) e l'edizione 2011 di "Cartoon in the Bay". Non poche le arene estive: le due dell'Eden-Italia (la prima addirittura nel 1931), l'ICAR (nell'immediato dopoguerra nell'attuale Piazza delle Nazioni), quella dell'Augustus (negli anni cinquanta), il Loreto, nel quartiere Milano, il "Cinema sotto le stelle" (per due anni) nel Parco di Villa Tigullio, con vista mare e Portofino.


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CINEMA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Luciano RAINUSSO

AL CINEMAin Carnage di Roman Polanski

Ogni film che ci è piaciuto trova posto un giorno nella nostra memoria accanto ad altri ricordi.

diagonale

Interno (o inferno?) borghese nel nuovo film di Polanski, desunto da un testo teatrale portato sullo schermo pari pari e incentrato soltanto su quattro personaggi: due coppie che, nel giro di pochi convenevoli di rito, arrivano ad uno scontro di rara asprezza. Due coppie che si sono appena conosciute a causa di un litigio finito a botte dei loro rispettivi figli undicenni. E subito volano parole grosse, complici le bevande e una fetta di torta mal digerita che si trasforma in un fiotto di vomito su preziosi libri dʼarte. Polanski non cambia registro. Dopo lʼottimo thriller dello scorso anno (Un uomo nellʼombra, dove nessuno era come sembrava), questa sorta di sit-dramma, in cui le maschere di finta cortesia non rimangono a lungo suo volti e tutti rivelano la propria pochezza. Miracolosamente contenuto nella sua giusta durata, preciso nel seguire gli sviluppi della situazione che sta alla base del film, Carnage aggiunge al testo originario due brani di alta invenzione: dove i figli dei protagonisti si azzuffano (allʼinizio) per riappacificarsi (nel finale), come fanno tutti i ragazzi del mondo. In gara di bravura: Kate Winslett, Jodie Foster, John C. Reilly e, avvocato sempre al telefonino, Christoph Waltz.

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Marc Augé, antropologo

Terraferma di Emanuele Crialese La dura vita di una famiglia isolana e lʼodissea dei disperati che lasciano lʼAfrica alla ricerca di un futuro meno orrendo del loro passato. Su questi temi Crialese, regista tra i più bravi del nostro cinema, ha costruito un film ammirevole, senza retorica. Ispirandosi alla cronaca, ha guardato al mito, rappresentato dal destino dellʼuomo spinto, da sempre, verso nuovi lidi, per desiderio di conoscenza o per necessità. (Da ricordare dello stesso regista Nuovomondo, del 2006, film sulla nostra emigrazione del secolo scorso, verso le Americhe: un esodo forse senza uguali, dettato dalla miseria e dalla mancanza di lavoro). Qui, però, clandestini e isolani non vogliono rimanere, come del resto decidono di andarsene i turisti allorché il mare sospinge sulla sabbia i corpi sfiniti di coloro che hanno sfidato la morte. Spiccano, in questo quadro corale, due donne. La prima, unʼisolana rimasta vedova (convincente lʼinterprete Angela Finocchiaro) con un figlio senza futuro che rischia di diventare come il nonno, vegliardo legato alla propria barca da una vita. La seconda, unʼafricana già madre e di nuovo incinta a causa di uno stupro che, dopo il parto, viene aiutata a riprendere il suo viaggio verso il marito lontano. (Nel ruolo lʼeritrea Timnit T. tornata dallʼestero per rivivere sullo schermo la sua stessa vicenda).

Captain America di Joe Johnson

Drive di Nicolas Winding Refn

Sottotitolo: il primo vendicatore. Il che fa pensare che ci sarà lʼimmancabile seguito, secondo un vezzo sempre più di moda. Ne è protagonista lʼeroe di un fumetto a lunga serie che negli USA, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, ebbe un successo strepitoso (arrivò a battere persino il Times). Si tratta di un giovanotto che vuole a tutti i costi arruolarsi pur essendo sottile come un giunco. Più volte scartato alla visita medica, partirà per la guerra dopo un esperimento che lo trasforma in un culturista di alto livello. E saranno sfracelli. Nel film cʼé di tutto, da Indiana Jones allʼultimo film di Tarantino, valanghe di enfasi e pomposità a non finire, patriottismo compreso. Il bello è che tutto questo funziona, sempre che si stia al gioco per lʼironia con cui evoca scenari e modi di vita dellʼAmerica anni ʻ40 e per la scaltra professionalità del regista. (Il quale debuttò nel 1989 con Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, senza però firmare i successivi capitoli della nota serie). Vittima degli effetti speciali (ma la sua metamorfosi fisica è strepitosa) il simpatico Chris Evans, divenuto famoso presso il pubblico minorile come la Torcia umana de I Fantastici Quattro.

Primo film hollywoodiano di un autore danese già di culto. Un noir straordinario, premiato allʼultimo Festival di Cannes per la regia. A raccontarne la storia sembra uno dei soliti film dʼazione che campano su ammazzamenti e spericolati inseguimenti automobilistici. Infatti, cʼè un tale, stuntman del cinema, che di notte è autista a noleggio per rapinatori. Sʼinnamora della moglie di un malvivente e dovrà, a rischio della vita, diventarne il protettore. Tutto qui, come esige il genere cui il film appartiene. Tantʼè vero che ha lʼaria di essere qualche remake non dichiarato. (Driver lʼimprendibile, con Ryan OʼNeal, guidatore per rapine, è il primo titolo che corre alla mente) Ma totalmente inedite sono le emozioni che procura la messa in immagini di questo film. Cʼè il senso della vita che non vale niente in una Los Angeles da ultima spiaggia, dove le persone si aggrappano a tutto pur di continuare a vivere. Merito di una regìa che controlla rigorosamente ogni istante della vicenda, restituendo lʼatmosfera dei memorabili thriller del passato. Molto riusciti i due personaggi centrali, ai quali danno vita: Ryan Gosling, efficace nella sua inespressività, e Carey Mulligan, attrice straordinaria, già apprezzata in Non lasciarmi, uno dei film più belli di questa annata, non approdato dalle nostre parti.

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LETTERE E NOTIZIE

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

L’ASSOCIAZIONE ELISIR E’ nata a Rapallo in Via Frantini 2 F, una nuova Associazione di promozione Sociale no profit, denominata ELISIR, che si occupa di erogare servizi agli anziani e ai soggetti fragili di età differenti. L’Associazione promuove il benessere dei suoi associati, avvalendosi di personale esperto e qualificato o collaborando con professionisti del settore, vuole essere un supporto alle famiglie che accudiscono a casa i propri anziani. Aiuta nel trasporto A/R per il Centro, su prenotazione, e per commissioni e visite mediche; offre un servizio mensa con pasti veicolati e un servizio di intermediazione per le famiglie finalizzato al supporto nel reperimento di badanti/assistenti familiari. L’Associazione Elisir ha attualmente avviato l’attività di un Centro polifunzionale che offre principalmente ospitalità diurna, anche per qualche ora con possibilità di pasti veicolati su prenotazione (euro 7 al pasto), proponendo attività di animazione geriatrica. La sede è in Via Frantini 2 F e gli orari di apertura sono dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 con una tariffa oraria di 7 euro l’ora, mentre per l’orario intero (8 ore) si applica una tariffa agevolata di 32 euro. L’Associazione Elisir organizza anche corsi artistici, mostre, convegni, feste, gite ecc. per tutti gli associati.

VICO FABRIZIO DE ANDRÈ Spett. Redaione, ottimo e "triste" l'articolo sul Vico della Corte: ottimo perchè ci ricorda quanto era carico della nostra storia locale, quel sito. Triste perchè evidenzia quanti disastri può commettere l'ignoranza quando arriva ad esser gestita come "cultura" da chi ci amministra. Grazie e saluti. Lettera firmata

prova nell'ultimo numero dove, a pagina.9, si esaltano le capacità di imprenditore edile di un prete in Rapallo e a pagina 20, il sempre intelligente intervento che cerca di allertare le nostre coscienze e la nostra fede, a che si diffidi dell'onnipresente "mammone", il grande burattinaio di troppi nostri preti. Lettera firmata

"MAMMONE" FRA NOI

CHRISTMAS VILLAGE 1

Egregio Direttore, complimenti per continuare a tenere il Mare,“libera palestra delle idee”. Ne abbiamo la ri-

Caro Direttore, complimenti per il mercatino di Natale. Plausi a che ne ha avuto l'idea e ai singoli commercianti

che vi hanno partecipato. Uno simile lo fanno anche a Montecarlo; là, si sono però affinati con il tempo, inseriscono anche qualche divertimento per i più piccoli. Perchè, il prossimo anno non farlo anche qui ? Se c'è un appunto da fare è nel modo che lo si è prentato ; molti hanno creduto fossero i mercanti dell'Alto Adige ad esporre qui i loro prodotti. Non ha senso: qui abbiamo i nostri e non vedo perchè dovrebbero arrivare loro. Noi non abbiamo, come loro, un artigianato valido ma questo avvenimento voleva essere un modo vivace ed insolito, per i nostri da trtoppo tempo "imbalsamati", per esporre i loro prodotti, suggerendo strenne per Natale. Forse, il prossimo anno potrebbero esporre di più cose veramente natalizie e confezionate per suggerire regali. Può starci anche l'olio per i motorini, se in confezione natalizia; ai ragazzi conn il motorino, è anche quello un regalo gradito. Coraggio e complimenti vivissimi. Solo chi opera può sbagliare, ma chi non fa niente, muore. R.B.

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CHRISTMAS VILLAGE 2 Caro Direttore, la nuova Dirigenza dei Commercianti continua nel fare qualcosa per noi e anche per Rapallo. Finalmente, con tre anni di ritardo, quest'anno ci saranno "baite" natalizie sulla passeggiata. E pensare che in occasione dell'ultima Mostra dei Presepi, che esponeva anche diorami altoatesini, gli organizzatori avevano preso contatti con loro, specialisti in questo campo, per organizzare, al successivo Natale, un mercatino nordic; pensate che sinergia. Ma con l'Amministrazione Comunale e con i responsabili dell'epoca, non fu possibile concretizzare alcunchè. Meglio oggi che mai: andiamo avanti. Complimenti, un lettore

FARMACIA COMUNALE S.ANNA Ho scritto qualche settimana fa apprezzando doverosamente la nuova Farmacia Comunale. Trascinato dall’entusiasmo per questi quattro giovani

Una risata per salvare un monumento

Associazione Culturale

Caroggio Drito Grande festa degli auguri dell’Associazione Culturale “Caroggio Drito” al Miramare di Rapallo. È stata l’occasione per salutare il governatore Angelo Romano Canessa che ha lasciato il suo incarico dopo ben 21 anni di presidenza, passando le consegne a Vittorio Mizzi. Ecco il nuovo direttivo: Angelo Romano Canessa - governatore ad honorem Vittorio Mizzi - governatore Eugenio Brasey - vice governatore Laura Castruccio - tesoriere Maria Aurelia Merello - maestra di casa M. Angela Bacigalupo - cancelliere Giovanna Meliconi, Liliana Navone e Pepito Medicina - consiglieri

Invitiamo i lettori a volerci segnalare suggerimenti, problemi. Pubblicheremo le vostre istanze, raccomandandovi la brevità dei testi per evitare dolorosi tagli.

Scriveteci a Redazione “IL MARE” Via Volta 35 - 16035 Rapallo E-mail: rapallonotizie@libero.it

Il progetto, promosso da un gruppo di quattro ristoratori di Rapallo (Il Vesuvio, Officina del Gusto, Hostaria Vecchia Rapallo, K2 - Rocco e i Suoi Fratelli) con il Patrocinio del Comune di Rapallo, prevede l’organizzazione di 5 serate di cabaret, una al mese nel periodo da dicembre 2011 ad aprile 2012, con artisti della nota trasmissione televisiva “Colorado Caffè” presso il teatro “Auditorium delle Clarisse” di Rapallo. Per ciascuna serata, oltre allo spettacolo, verrà offerto un aperitivo di benvenuto e al termine della rappresentazione una cena a buffet, che sarà ogni volta diversa. L’incasso di ogni singola serata, al netto dei costi organizzativi e operativi, sarà devoluto al Comune che lo utilizzerà per “salvaguardare” un monumento: la Porta delle Saline. Il programma sarà caratterizzato da cinque serate, una per mese nel periodo da dicembre 2011 ad aprile 2012. Il calendario della Manifestazione e gli artisti di “Colorado Caffè” saranno i seguenti: 1° dicembre 2011 I PANPERS 5 gennaio 2012 GABRY GABRA + ANDREA POSSA 16 febbraio 2012 I TURBOLENTI 15 marzo 2012 FABRIZIO CASALINO 12 aprile 2012 LAURA MAGNI Il costo del biglietto è di 45,00 € a serata. La prevendita dei biglietti sarà effettuata presso i 4 ristoranti e un unico punto vendita a Genova: Gioielleria Chiappe, via XX Settembre, 173 r.


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Gargantua di Renzo Bagnasco

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

LETTERE E NOTIZIE

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Il proverbio del mese

No pä cösa vëa, e böxïe dûan da Denâ a San Stéa Non sembra cosa vera, ma le bugie durano da Natale a Santo Stefano

Banane Flambè

Associazione Culturale A COALINN-A

4 banane, ½ bicchiere di succo d’arance, 40 gr di burro, 1 bicchiere di Rum, 120 gr. di zucchero.

Domenica 11 dicembre alle ore 16 presso hotel Tigullio et Milan conferenza di Raffaella Saponaro “Massimo d’Azeglio”

ESECUZIONE: in una padella, fondere il burro e subito aggiungervi lo zucchero sino a che inizi a caramellarsi. Poi amalgamate il succo. Adagiarvi ora le banane intere, semplicemente sbucciate, e, rivoltandole delicatamente, cuocerle per 5’; infine versarvi il Rum da accendere inclinando da un lato la padella, così che la fiamma lambisca il liquido e lo incendi. Attenzione a non bruciarvi e servirle professionisti così preparati ma anche cortesi e simpatici ho fatto confusione su nomi e posizioni. La Direttrice Responsabile è la Dottoressa Roberta Marchetti ben coadiuvata dai Dottori Sabina Pesce, Karen Bertolotto, Federico Rivara. Per farmi perdonare citerò Edgar Lee Masters che nella sua leggendaria “Spoon River Anthology” ci parla di “Trainor the druggist” cioè “Trainor il farmacista” affermando che: “Solo il farmacista può dire e anche lui non sempre cosa otteniamo mischiando fluidi e solidi” e, sempre secondo Trainor il Farmacista, cosa si otterrà unendo uomo e donna ha l’identica difficile risposta. Vinicio Temperini

PROTESTE A S.MICHELE Egregio Direttore, piazzetta G.B. Costa versa in condizioni inaccettabili. il problema è legato alla manutenzione del verde da parte della proprietà privata a monte della piazzetta: da molto tempo, il turista, o semplicemente il cittadino che parcheggia qui la macchina, viene accolto da uno spettacolo che non rende giustizia all’impegno che l’amministrazione comunale sta portando avanti

CASARZA LIGURE Via Annuti 40 (Croce Verde) Apertura: Martedi ore 12

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MESE

Dicembre

Giorno

Domenica 18 dicembre alle ore 16 presso hotel Tigullio et Milan lettura poesie e racconti di Alfredo Bertollo e Lisa Pesatori per la città; inoltre la piazzetta non viene mai pulita dagli operatori ecologici, che al massimo si fermano a metà di Via dei Pitosfori. Ecco le principali problematiche: pericolo per eventuali incendi, proliferazione di ratti, rischio per l’incolumità delle persone che si trovano a parcheggiare sotto i rovi (ferite al viso e braccia), danni alle macchine che vengono graffiate dai rovi, copertura della targa col nome della piazza (con difficoltà di recapito pacchi o posta), trasformazione della piazzetta in latrina per persone e cani. Considerato che per la pulizia delle proprietà private a margine delle strade pubbliche esiste il Codice della Strada (Art. 18 c3), e che inoltre per Rapallo esiste una ordinanza del Sindaco per la materia, non capiamo perché si sia creata questa situazione che, ancora meno comprensibilmente, si sta trascinando nel tempo. Cordiali saluti Lettera firmata

2011

Lunazioni, Stagioni e Segni Zodiacali

Ora.min. Descrizione

Venerdì

02

10:52

Primo Quarto

Sabato

10

15:36

Luna Piena (Eclissi totale di Luna - Visibile dall’Italia, la fine dell’eclissi, dopo il tramonto)

Domenica 18

01:47

Ultimo Quarto

Giovedì

22

06:30

Sabato

24

19:06

Il Sole entra nel segno del CAPRICORNO Solstizio d’Inverno Luna Nuova: 10A Lunazione dell’Alchimia

VIA ARPINATI Egregio Direttore, volevo segnalarle un intralcio al traffico sul finire di Via Arpinati. Sulla sinistra ci sono un gommista e una officina meccanica che spesso hanno vetture dei clienti parcheggiate davanti. Il traffico scorre sino a che un bus di linea non sosti alla fermata, che è proprio lì davanti. A quel punto tutto il flusso in uscita da Rapallo si ferma perchè, oltre al bus, a causa delle macchine abusivamente in sosta, non può passare alcun'altra vettura. Se un viglie ci passasse qualche volta, "incasserebbe" per il Comune e faciliterebbe il fluire del traffico perchè lo spazio fra il bus fermo e il marciapiede, ove potrebbero scorrere le auto, se sgombro, c'è. Grazie e cordialità. Lettera firmata

Spazio Aperto di Via dell’Arco Associazione di Promozione Sociale

Dicembre

VENERDÌ 2, ore 16.00 Il patchwork, questo sconosciuto La tecnica per utilizzare piccoli avanzi di stoffa Maria Grazia Pisoni, delegata per la Regione Liguria dell’Associazione Quilt Italia SABATO 3, ore 16.00 Mussolini e la Riviera di Levante Le visite del Duce, dal trionfo alla caduta Marco Massa, giornalista e scrittore MERCOLEDÌ 7, ore 16.00 Rileggere in modo originale un grande evento collettivo Il film “Motel Woodstock” di Ang Lee con Demetri Martin, Imelda Staunton, Henry Goodman e Emile Hirsch (2009) a cura di Luciano Rainusso [RISERVATO AI SOCI] SABATO 10, ore 16.00 Come nasce una “Perla” 30 anni di crescita all’insegna del pesto: il gusto di fare impresa Giuliano Benazzi, imprenditore SABATO 17, ore 16.00 Aspettando Natale Un grammofono e tante voci celebri Gian Paolo Caburazzi, collezionista MERCOLEDÌ 21, ore 16.00 Saremo tutti schiavi della scienza? Il film “Non lasciarmi” di Mark Romanek con Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley (2010) a cura di Luciano Rainusso [RISERVATO AI SOCI]


IL MARE 6 dicembre 2011:Layout 1

19-12-2011

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Il Mare Eco del Golfo Tigullio 11  

numero di dicembre 2011

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