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Fondato nel 1908

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o Anno V - dicembre 2012 • Direttore responsabile: Emilio Carta

€1,00

CHRISTMAS IN VILLA

DAL 1 DICEMBRE AL 6 GENNAIO

TERRORE SUL BOEING UN RAPALLESE RACCONTA

AREE VERDI

LASCIANO A DESIDERARE

GRANDI EVENTI

CERCASI QUATTRINI E SPONSOR

LÊURAGANO SANDY

AFFONDA IL MITICO BOUNTY

SANTA MARIA DEL CAMPO TORNA IL PRESEPE VIVENTE

BULLI E PUPE A RAPALLO

LÊINVASIONE DEI MARINAI AMERICANI IL MARE è consultabile anche on line sul sito Associazione Culturale

Caroggio Drito

Associazione Culturale

www.marenostrumrapallo.it


E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IL MARE

Mensile di informazione Anno V - dicembre 2012

€ 1,00

Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Daniele Roncagliolo Hanno collaborato a questo numero: R. Bagnasco - P. Bellosta P.L. Benatti - A. Bertollo - R. Carta S. Gambèri Gallo - C. Gatti E. Lavagno Canacari B. Magri - B. Mancini - M. Mancini A. Noziglia - D. Pertusati L. Rainusso - A. Repetto - D. Roncagliolo Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò Fotografie: Toni Carta Fabio Piumetti Archivio Azienda Grafica Busco

La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: 2 Venti di guerra di E. L. Canacari 3 Aree sempre meno verdi di D. Roncagliolo 4/5 Terrore sul Boeing 767 di E. Carta 6 Santa Claus Village di P. Bellosta 7 Il Christmas a Villa Devoto di E. Carta 8 Cercasi quattrini e sponsor di R. Bagnasco 10/11 Canto di Natale di E. Gambèri Gallo 12 Natale visto dai giovani di B. Magri 13 Sandy affonda il mitico Bounty di C. Gatti 14/15 Marinai, Bulli e Pupe di P. Benatti 18 Nasce la Fons Gemina 19 Ricordo o sogno? Quando... di M. Mancini 20 Come eravamo di B. Mancini 21 Dialogo improbabile con Gesù di R. Carta 22 Torna il presepe vivente di A. Noziglia 23 Saper ascoltare è difficile di D. Pertusati 24/25 Volontariato: lʼAVAD chiede spazio di I. Nidasio 26 Gente di Liguria di A. Bertollo 27 Autunno, tempo di “stocco” di A. Repetto 28 Cinema in diagonale di L. Rainusso 29 Lettere e notizie 30/31 Saluti del Sindaco e di Caroggio Drito

Il saluto del Sindaco I

n qualità di Sindaco della Città di Rapallo sono particolarmente contento di fare gli auguri di Buone Feste sulla testata giornalistica “Il Mare”. Spesso ci si chiede quale sia l'augurio migliore. Secondo me la risposta può essere solo una: la serenità. Questo stato d'animo racchiude già tutto ciò che vi è di positivo. L'Amministrazione Comunale garantisce il suo impegno per far trascorrere le festività ai cittadini ed agli ospiti nel miglior modo possibile, attraverso le manifestazioni che diffonderanno la gioia ed alimenteranno il calore del Natale. Nel contempo, non verranno trascurati o dimenticati coloro che hanno situazioni difficili. A tale proposito, invito tutti a riflettere sul significato delle Feste Natalizie e ad individuare, al di là del clamore e dell'apparire, il senso profondo che si trova all'origine dell'atmosfera festosa. Inoltre, la data del 1 gennaio di ogni anno si presenta sempre carica di speranze per un periodo migliore del precedente e questo è lo scopo che deve raggiungere un'Amministrazione: migliorare ogni anno la Città che amministra e la qualità della vita dei suoi cittadini. In questo spirito, a nome di tutta l'Amministrazione rinnovo i miei più sinceri auguri di serenità e di un entusiasmante 2013.

Giorgio Costa

Il saluto di Caroggio Drito C

aroggio Drito alla fine di settembre ha ripreso l’attività, dopo la pausa estiva, organizzando e ospitando la riunione periodica della Consulta Ligure che rappresenta una cinquantina di associazioni operanti per la difesa delle tradizioni e della lingua ligure. Presso la sala comunale di Villa Queirolo, in ottobre Antonio Gori ha tenuto una relazione su “Le confraternite fra passato e futuro” che, fra l’interesse dei presenti, ha chiarito scopi e funzionamento delle Confraternite religiose presenti anche nel nostro territorio; a novembre Barbara Bernabò, nota studiosa di storia locale, ha parlato di “Parentele e aggregazioni familiari nel Capitaneato di Rapallo” descrivendo organizzazioni e sistemi della vita di queste zone in tempi antichi rapportandoli a famiglie i cui cognomi sono tuttora presenti. Entrambe le conferenze sono state un interessante arricchimento delle nostre conoscenze . Le visite in ottobre al castello di Racconigi e in novembre a Genova a Palazzo Spinola di Pellicceria e a Palazzo Rosso hanno avuto una buona riuscita che ha riscosso il gradimento dei numerosi partecipanti. Per il mese di dicembre la nostra associazione propone due importanti appuntamenti: sabato 15 dicembre alle 16.30, presso la sala di Villa Queirolo, Mariangela Bacigalupo ci parlerà di “Tramonto della Serenissima Repubblica: Rapallo e i Vivamaria” mentre il 29 dicembre alle ore 10, presso le Clarisse si terrà il Confuoco, antica cerimonia della Repubblica di Genova, che da 25 anni la nostra associazione simbolicamente ripropone con la partecipazione dell’autorità civile, il Sindaco, e di quella religiosa, il Parroco. In breve, il Confuoco, le cui origini risalgono al 1300, era il saluto di Capo d’Anno, l’omaggio, accompagnato da una relazione e da eventuali petizioni, che gli abitanti inizialmente delle podesterie del Polcevera e del Bisagno, poi solo del Bisagno, rappresentati dall’Abate del popolo, rivolgevano al Doge. La cerimonia terminava col bruciare un grosso tronco le cui braci venivano prelevate dai presenti in segno di buon auspicio. Caroggio Drito, nell’invitare a partecipare agli appuntamenti di Dicembre rivolge ai lettori de “il Mare” cordiali e calorosi auguri perché le prossime festività vengano vissute serenamente.

Vittorio Mzzi, Governatore


GAZA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Elena LAVAGNO CANACARI

VENTI DI GUERRA

Mettete dei fiori nei vostri cannoni Un augurio natalizio di pace in Medio Oriente. Una fragile tregua fra israeliani e palestinesi, due popoli vicini separati da un odio insanabile a fotografia, pubblicata da tutti i giornali e su internet è sconvolgente: un cameraman arabo della BBC stringe tra le braccia, in un gesto di amore e di disperazione infiniti, il corpo del figlioletto di un anno ucciso da un missile che ha colpito la sua casa a Gaza. Ancora venti di guerra a Gaza ed in Israele, in un doloroso scontro tra due popoli, l’israeliano e il palestinese che in nome di una impossibile coabitazione, vedono scorrere il sangue dei loro figli. Un bambino non può, non deve morire ad un anno per la follia di uomini che non vogliono dialogare, non vogliono trovare un accordo e continuano la loro assurda guerra, arrocati sulle loro posizioni che già hanno arrecato negli anni sofferenze indicibili alla loro gente. Nel momento in cui scrivo queste righe è in atto nei territori una tregua, che tutti ci auguriamo sia duratura e foriera di pace tra i due popoli. Ma questo non sposta il problema dell’assurdità di questa situazione che da tempo si verifica nei due Paesi del Medio Oriente, i quali, così vicini e nello stesso tempo così lontani tra di loro, rappresentano ognuno un tale caleidoscopio di cultura, di tradizioni e di storia che mai potranno integrarsi e convivere se non impareranno a dialogare per vivere assieme da fratelli. Qualche uomo di buona volontà, come il presidente egiziano Mohamed Mursi, il ministro turco Erdogan, l’emiro del Quatar e lo stesso neo eletto presidente U.S.A. Barack Obama, si sono proposti come mediatori di pace e, per il momento, sembra che una tregua sia stata raggiunta. Noi non possiamo restare indifferenti alle immagini che le televisioni di tutto il

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mondo ci hanno mandato: missili che squarciano il buio della notte, sirene che suonano, gente che cammina inebetita per le strade con occhiaie profonde che testimoniano notti insonni passate nei rifugi. E poi tanti morti, bambini, donne, cittadini inermi che hanno l’unico torto di essere nati e di vivere in paesi invasi dall’odio e minati dal terrorismo. Noi vogliamo fare a questa terra che è stata la culla del cristianesimo un augurio speciale: UN NATALE DI PACE CHE TOCCHI LE COSCIENZE DI TUTTI E CHE STEMPERI QUELL’ODIO ASSURDO CHE LI TRAVAGLIA E LI DISTRUGGE.

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AMBIENTE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

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I “POLMONI” CITTADINI

Le aree verdi sono rosse, di vergogna Viaggio tra i parchi urbani. I risultati della sottostante inchiesta sono sconfortanti ella Rapallo “rapallizzata”, irrisa in prima serata pure dal comico Maurizio Crozza in uno dei suoi show televisivi, ci sono anche le aree verdi. Tra queste, quasi fosse un sottoinsieme, i parchi giochi, spazi necessari per i bambini non ancora soggiogati dai videogiochi. La prima osservazione da fare è che sono pochi; la seconda, ma non secondaria, è che sono maltenuti. In un viaggio ipotetico tra altalene e scivoli, partiamo dal parco Casale, luogo magnifico per collocazione, il cui incantesimo si esaurisce ai primi passi varcata la soglia d’ingresso. Della musica che un tempo fuoriusciva dalle casse poste lungo il percorso non vi è più traccia; qua e là piastrelle saltate attentano le caviglie di vivaci bambini e fanno sobbalzare i passeg-

N

gini spinti dalle mamme; della famosa locomotiva, ormai pezzo di antiquariato più che attrattiva lu-

Cinema, il neorealismo

Giggia, Rapallo diventerà un set cinematografico!

Sì, per il remake di “A piedi nudi nel parco”!

di Pietro Ardito & C.

dica, meglio non aggiungere altro di quanto le cronache di questi anni abbiano riportato se non che la ringhiera che la circonda è in parte crollata; per non parlare del “laghetto”, ormai un acquitrino putrido, e del verde che invade addirittura le panchine. A questo quadro desolante bisogna aggiungere le scritte che deturpano e un senso generale di sporcizia. Insomma, c’è molto da fare. Un po’meglio, ma non troppo, va invece nei “giardini del Trenino”, che costeggiano corso Assereto; qui, a parte il verde in alcuni punti raccoglitore improprio di cartacce, la pulizia c’è, non fosse altro che per il numero dei cestini, quasi più dei giochi. Già, i giochi. Non si comprende il perché due di questi siano “incellophanati” da tempo; se sono nuovi qualcuno li sballi; se sono rotti qualcuno li tolga. Per i

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augura

Giardini Partigiani

bambini di “serie B”, quelli della Rapallo oltre la cinta ferroviaria, dove per ogni marciapiede rifatto ce ne sono cinque nuovi in centro, ecco il parco intitolato a Emilio de Martino, proprio a pochi passi dalle scuole Marconi. Uno scenario cupo, con scritte ovunque, vegetazione mal tenuta, pulizia che lascia a desiderare e giochi che si contano sulle dita di una mano. Dai

e t s e F e n o Bu


Parco Canessa

parchi giochi cittadini, alle aree verdi, il passo è breve. Anche se sarebbe più opportuno parlare di inciampo. Basta farsi un giro nei giardini di piazza IV Novembre, un luogo che potrebbe essere valorizzato in quella Rapallo del cemento di cui spesso ci si lamenta; al momento, però, l’unica attrattiva degna di nota sono i questuanti che insistono per avere uno spicciolo da chi paga il biglietto del posteggio. Per il resto meglio sorvolare. E anche in zona porto, il degrado dei giardini dei Partigiani, è come sale su una ferita aperta. Piastrelle e

Parco Casale

lampioni rotti, panchine sporche; qualcuno, tra il verde, ha infilato pure un materasso, forse rimasto lì addirittura dalle ormai lontane serate estive. Eppure per spazio e posizionamento, vicino al porto una delle zone più belle della città, potrebbe davvero essere un fiore all’occhiello di Rapallo. Ma se la cura delle aree verdi è questa, mi si passi la provocazione, sarebbe più opportuno che al posto di giardini e parchi giochi venga gettato altro cemento: scempio per scempio, meglio quello che necessita di minor manutenzione.

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L’INCUBO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

ALL’INFERNO E RITORNO

Terrore sul Boeing 767 Cuba-Malpensa Il rapallese Pier Luigi Cotogni racconta la sua terribile esperienza avvenuta nel cielo del triangolo delle Bermuda: «Sembrava di essere in un ‘disaster-movie’ » Un vuoto d’aria all’origine della disavventura. Tra i 268 passeggeri ben quarantacinque sono rimasti feriti. utto, per il 64enne rapallese Pier Luigi Cotogni, era cominciato con una fortunata vincita alla lotteria: aveva pescato il numero vincente per un viaggio di andata e ritorno a Cuba, in jet, in data da scegliere liberamente Da sinistra, Pier Luigi Cotogni e Amedeo Figari, per una persona. entrambi sul Boeing 767 L'incubo per l'inconsapevole Piero Coto10mila chilometri ci ha fatto precigni è cominciato da lì: “mia figlia pitare di circa 3mila piedi in una Chiara infatti che vive e lavora in dozzina di secondi. A bordo si è Olanda, ha declinato il viaggio e al- scatenato l'inferno. Eravamo tutti lora ho proposto di farmi compa- terrorizzati, figurarsi quando ce gnia ad un amico sammar- stato un secondo “vuoto”, per forgheritese, Amedeo Figari, che, tuna di minore durata”. dopo qualche tentennamento Pier Luigi Cotogni a pochi giorni da (viaggio e soggiorno sarebbero quella terribile esperienza ne parla stati a sue spese), alla fine ha de- serenamente ma nel ricordare ciso di approfittare dell'occasione quei momenti gli passa tutto dav per visitare l'Havana e il resto del- anti agli occhi, come in un film cal'isola caraibica”. tastrofista di moda alcuni anni fae “La vacanza è stata bella ma i guai lo sguardo si inumidisce. purtroppo sono arrivati al ritorno - “Eravamo all'altezza delle isole Berprosegue Pier Luigi Cotogni - Du- mude, dopo un'ora e mezza dal derante il viaggio di ritorno sul Boeing collo quando l'aereo ha perso 767, che ospitava 268 passeg- improvvisamente quota – ricorda geri, l'aereo è finito in un maledetto – Stavano servendo la cena ed io, vuoto d'aria che da un'altezza di a differenza di altri, avevo la cintura

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allacciata. Improvvisamente ho sentito il sedile mancarmi ed è cominciato a volare tutto verso il soffitto: vassoi, persone, persino un pesante carrello in acciaio che conteneva le vivande. Avevo quel contenitore che mi sovrastava minacciosamente prima che ripiombasse sul corridoio. I cocci volavano dappertutto e abbiamo visto la morte in faccia. Vicino a me una signora cubana si è messa a pregare in una lingua sconosciuta che pareva uno scongiuro”. “Siamo tornati in assetto e, ancora una volta, l’aereo ha ricominciato a perdere quota - continua Cotogni Un passeggero è volato verso il

soffitto mentre una signora, tenendolo per i piedi, cercava di trattenerlo. Un incubo e in quel momento ci siamo guardati in faccia ed ho detto “è finita!“. Poi è successo il miracolo e, grazie al sangue freddo del pilota, l’aereo è tornato in assetto. A quel punto siamo scoppiati tutti a piangere e grazie all’equipaggio e a due medici presenti fra i passeggeri abbiamo prestato i primi soccorsi ai feriti”. Scusi, tornerà a volare? “Sì, sono fatalista per natura e oggi penso che se dovevo morire non era il mio momento. Tornerò a volare. Ma non subito, la paura è stata troppo forte”.


EVENTI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Paolo BELLOSTA

TIGULLIO

Christmas in Villa e Santa Claus Village Ecco le proposte di Rapallo e S. Margherita Ligure in occasione delle prossime festività

al 7 dicembre fino al prossimo 6 gennaio aprirà il Santa Claus Village. Cesti natalizi, vini, giocattoli, prodotti gastronomici e oggettistica di vario genere sarà messa in vendita dalle ventuno casette sistemate presso i giardini a mare. Lo scorso anno era stata Rapallo a ospitare il Christmas Village, la versione sammargheritese, a detta del Presidente dell'Ascom Massimiliano Zanasi, sarà totalmente diversa. Non cambierà solamente il nome, ma saranno diverse le iniziative messe in programma, si parte con "Aggiungi un posto tavola" per dare la possibilità a chi è solo di festeggiare in compagnia il Natale, poi il 15 dicembre saranno protagonisti i più piccoli con "Il Rigiocattolo", infine il 29

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verrà organizzata una tombolata per adulti e bambini con in palio viaggi a Disneyland Paris, Londra e Barcellona. Ciò che viene spontaneo chiedersi è come mai Rapallo, dopo settimane di discussioni, ha deciso di non riproporre un'iniziativa molto importante per incentivare il turismo e l'economia locale. Paradossalmente molti commercianti consideravano il progetto quasi dannoso, con le casette sistemate sulla passeggiata molti dei negozi delle vie interne o di altre zone più periferiche rischiavano di essere fortemente penalizzati. Poi aderire all'iniziativa avrebbe avuto anche un costo che non tutti si sarebbero potuti permettere, insomma in un momento già di per sé complicato molti hanno preferito non partecipare. Il sindaco Giorgio Costa ed Enrico Castagnone, coordinatore di Confesercenti Rapallo, hanno cercato un compromesso per venire incontro alle esigenze di tutti. La prima proposta prevedeva l'installazione del Christmas Village dalla fine di novembre fino ai giorni precedenti al Natale, l'idea era quella di smantellare tutto entro il 25 dicembre

per evitare di penalizzare eccessivamente gli altri commercianti. Successivamente si è ipotizzato un prolungamento al 27-28 dicembre, ma alla fine non se n'è fatto nulla. I negozianti avrebbero voluto tenere aperte le casette fino all'Epifania, non sarebbero mai stati favorevoli a una chiusura anticipata, un vero peccato visto il successo dello scorso anno. A Santa per stroncare qualsiasi polemica sul nascere si è deciso di promuovere la vendita di soli prodotti natalizi, per evitare così che i vari stand diventassero dei duplicati dei negozi che già esistono, inoltre si è cercato di incentivare l'iniziativa tamponando notevolmente i costi. I commercianti che hanno aderito verseranno circa mille euro, il resto delle spese sarà pagato dal Comune e dall'Ascom, si parla rispettivamente di 22 e di 15 mila euro a testa. In questa prima edizione le casette non supereranno le 15-20 unità, ma, se tutto andrà bene, l'anno prossimo raddoppieranno. Il Santa Claus Village resterà aperto dalle 10,30 alle 20, nei fine settimana del 7 e 8, 21 e 22, 28 e 29 dicembre e

sabato 5 gennaio la chiusura è stata posticipata alle 22,30. Rapallo, dal canto suo, ha virato su altre iniziative. Nella meravigliosa residenza di Villa Devoto, dal 1 dicembre fino al 6 gennaio, verrà organizzato il Christmas in Villa, dopo mesi di polemiche e di discussioni sarà questa la risposta al Santa Claus Village. Progetto realizzato grazie al Presidente Ascom Elisabetta Lai e al patrocinio di Regione Liguria, Camera di Commercio di Genova, Comune di Zoagli e di Rapallo. Gli espositori, presenti sia all'interno che fuori dalla villa, saranno circa una trentina, sarà una manifestazione diversa rispetto allo scorso anno, quasi una sorta di Expo, com'è stato definito dalla Lai. Due idee diverse e un obiettivo comune: incentivare l'economia locale in un periodo, quello natalizio, che non è mai stato molto ricco di proposte e di iniziative commerciali. Al di là delle continue beghe tra Rapallo e Santa ci auguriamo che entrambi i progetti vadano a buon fine. Visto che fare fronte comune e aiutarsi vicendevolmente sembra essere un'ipotesi utopica chi lo sa che un po' di sana concorrenza non possa far bene.

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CHRISTMAS IN VILLA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Emilio CARTA

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Il Christmas si trasferisce a Villa Devoto EVENTI

Seicento metri espositivi nel cuore della città. Tra il primo dicembre e il sei gennaio oltre venti espositori esporranno al coperto i propri prodotti in altrettanti stand enogastronomici, di artigianato e di oggettistica. Nell'ampio parco verranno invece ospitati eventi e manifestazioni culturali, promozionali ed artistiche. E' prevista inoltre un'area giochi per i bimbi

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lla fine Elisabetta Lai ce l'ha fatta. Bocciato incredibilmente dalle istituzioni, il Christmas Village, che pure lo scorso anno aveva riscontrato un ottimo successo di pubblico trasformandosi anche in un positivo veicolo promozionale per la città, si farà. Ma al coperto, nella straordinaria cornice di Villa Devoto. I piani espositivi saranno tre sfruttando locali affrescati della struttura ricettiva recentemente promossa a “villa di charme” anche per il suo bel parco. “A gestire l'intera struttura organizzativa sarà il Civ, ovvero il braccio operativo dell'Associazione commercianti – chiarisce la presidente dell'Ascom, Elisabetta Lai – ed alcuni sponsor affiancheranno diversi imprenditori che, visto il successo dell'anno scorso, hanno ritenuto di mantenere in vita il Christmas e di darle una ul-

teriore spinta in avanti. Non è vero che Rapallo è una città “bollita”. Ci sono persone piene di voglia di fare e che hanno buone idee”.. Santa ha preso la palla al balzo e fatto proprio il progetto... Altre città avevano scelto la via delle notti bianche e del casino notturno per poi darsi una regolata come Se-

VILLA DEVOTO è ubicata nel centro storico in prossimità degli edifici più rilevanti della storia di Rapallo. Una è la pieve di S. Stefano (Oratorio dei Neri) documentata nel XI secolo e ricostruita dalla Confraternita Mortis et Orationis nel 1634. Ad essa si affianca la Torre Civica eretta nel 1459 e modificata nel XVI secolo. Di fronte all’ingresso principale della villa è situato il Palazzo Comunale eretto come ospedale di Sant’Antonio nella seconda metà del XV secolo e collegato sul retro con l’Oratorio dei Bianchi (XVI secolo). Per definire l’epoca di costruzione e l’evoluzione di Villa Devoto occorre andare alla cartografia di supporto al Piano Regolatore redatto nel 1897 dall’ingegner Macchiavello e nella planimetria catastale del 1902. La costruzione originaria su due piani presentava elementi decorativi e pittorici e un terrazzo con balaustre antistanti il giardino con copertura a quattro falde con abbaino e terrazzo belvedere. Nel 1915 si concludono le opere eseguite dal progettista architetto Antonio Rovelli. Un rilievo planimetrico del 1932 testimonia il mantenimento dell’impianto originario, l’organizzazione del giardino con la demolizione di porzione di un fabbricato sul lato verso il palazzo comunale. Ancora mancava il corpo basso ad un piano aggiunto successivamente sul lato nord della villa.

stri. Noi avevamo pensato a qualcosa di più elegante e il Red Carpet si era dimostrato una scelta vincente e la stessa cosa sta succedendo con il Christmas. Da rapallese un po' mi spiace, non lo nego ma va visto come un segno che quell'evento andava promosso e non boicottato e che eravamo nel giusto. Il Christmas in villa è una novità e con la famiglia Devoto, proprietaria dell'affascinante immobile di via Magenta, c'è stato un feeling immediato e noi cercheremo di promuovere questa struttura ricettiva che nei mesi estivi si trasforma in B & B di grande valore, di charme, appunto. Non si sente un po’ isolata? Se si riferisce alle altre forze economiche cittadine le dico di no. Parliamoci chiaro, Rapallo ha tutte le carte in regola per rialzare la testa. Il bello chiama il bello e noi dobbiamo offrire eleganza, iniziative e un sorriso.

SI DICE CHE...

Lo scorso anno aveva proposto una sua ricetta per il futuro economico cittadino: investire. E' ancora dello stesso avviso? Cetto e lo ribadisco con forza: dobbiamo investire, fare squadra insomma. Se tutti collaboreremo in questo senso potremo sopravvivere, altrimenti la vedo nera. Io comunque sono ottimista per natura. E i rapporti con l’amministrazione comunale? Io credo di aver sempre fatto il mio dovere da imprenditrice offrendo molto in idee e chiedendo ben poco all'ente pubblico che invece evidentemente ha progettualità diverse. A Santa Margherita mi pare che a favore dei commercianti l'amministrazione comunale abbia offerto una collaborazione molto maggiore in servizi e facilitazioni. Evidentemente a poca distanza da noi le prospettive sono diverse. Negli anni Trenta il proprietario della villa, Luigi Canessa, in sommo spregio contro il podestà di allora Solari, andò alla ricerca di due leoni grintosi e dal fiero sguardo puntato verso l’antistante palazzo comunale. Ancora oggi sono visibili sulla cancellata. Lo stesso Canessa avrebbe poi donato i suoi libri e il terreno per costruire la biblioteca. Quest’ultima non venne mai realizzata, ma restò la clausola di non edificabilità per altri scopi: è l’attuale parco Canessa per i bambini, che sorge di fianco alla stessa Villa Devoto.


CULTURA/2

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di Renzo BAGNASCO

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IDEE

Grandi eventi: occorrono quattrini e sponsor Necessitano preziosi contatti con i principali musei e investimenti per porre le basi a mostre di valore nazionale. Nota dolens: a Rapallo esistono spazi adatti ad ospitare tali manifestazioni culturali e turistiche?

L

a volta scorsa abbiamo esaminato la situazione degli “eventi” che avrebbero dovuto richiamare visitatori. Anche se a leggere il manifesto mensile “Vivi Rapallo” sembra di essere a Broadway, purtroppo non è così. Quell’elenco è zeppo di appuntamenti interni delle Associazioni che l’utilizzano per informare i propri associati sull’attività dei rispettivi gruppi; è quindi rivolto principalmente ai rapallesi. Il problema vero è che se non attiriamo gente da fuori, c’è il rischio per i Commercianti di morire per asfissia o tornare al “piccolo cabotaggio”. Con l’avvento della televisione, lo spettatore (cittadino-cliente) è ormai talmente smaliziato dalla TV ed evoluto in fatto di gusto, che risulta difficile farlo uscire di casa se non offrendogli qualcosa che gli giustifichi la ‘rinuncia’. Sino ad ora quello che è stato fatto è sempre stato pensato e rivolto agli abitanti di Rapallo. L’attrattivo “Red Carpet”, che nella sua prima innovativa versione ha incuriosito, di fatto si è rivelato un evento locale, sia pure paludato, premiante pochi esercizi anche se sostenuto con il contributo di tutti; nei fatti ne hanno beneficiato solo quelli che si affacciano sulla passeggiata a mare. Oggi lo stesso ha un po’ perso di “appeal”. La novità consisteva essenzialmente nello stendere una passatoia sulla sede stradale facendoci camminare dove normalmente passano le auto. Questa eccitante piccola

da Mario

“trasgressione” permetteva anche un insolito punto di vista sulla ‘palazzata’ di Rapallo e, qua e là, complessini musicali. Tutto faceva pensare a prezzi promozionali, mentre i “conti” sono stati quelli di sempre. L’altra attrattiva a cui si ricorre, anche per sgomberare l’invenduto, è lo“sbarasso”. Come si vede tutto mira a far spendere soldi ai rapallini cosa che, in tempi di vacche grasse, poteva anche essere piacevole, ma ora non più. Non si può mungere sempre la stessa “giovenca”; se non li attiriamo da fuori, sono guai. Ma per farlo occorrono iniziative attraenti e, purtroppo, …. costose. Se anche ci fossero i soldi, in questi tempi il gioco varrebbe la candela? Il flop del Salone Nautico “docet”. Vediamo adesso in campo ”culturale” cosa vuol dire organizzare Mostre che richiamino i tanto “desiati” visitatori. Condizione basilare: bisogna chiamare ad organizzarle chi abbia già dato prova di saperci fare, cioè allestirle ma, sopratutto, che sia conosciuto e stimato dai Direttori dei più importanti musei, per farsi “prestare” il materiale da esporre, così da poter giustificare un battage a livello “europeo”. Vedasi, ad esempio, le “Scuderie del Quirinale”. Ma quanto costa inaugurare e alimentare un flusso di interesse di questo tipo? Premettiamo che, anche organizzando mostre una tantum, sia pure interessanti, non fanno rientrare i capitali impiegati,

Trattoria a Rapallo dal 1 9 6 3

Le “Scuderie del Quirinale”: due interni

perché occorre creare un flusso da poi sfruttare nel tempo. Una volta partiti con una mostra importante occorre, sempre nello stesso anno, continuare poi con almeno due eventi, sia pur minori,

ma sempre di buon livello per mantenere vivo l’interesse su Rapallo. Avviato il giro, Rapallo diverrebbe, a livello europeo, sinonimo di eventi sempre meritevoli. Ma tutto questo quanto costa? Da un

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Genova, Palazzo Ducale

preventivo già effettuato occorrono, per un ciclo minimo di tre anni, tre milioni di Euro: uno all’anno. Le opere le prestano gratis ma il primo anno si “semina” senza ritorno, il secondo si raggiunge il pareggio e il terzo si guadagna. Nel frattempo però ne parlerebbe tutta Europa, attirando migliaia di persone: ma Rapallo sarebbe attrezzata per riceverle? Come si vede non sono cifre da nostro Comune, anche se qui sfrutteremmo il nome che ancora tira. Simili eventi vanno, come dovrebbero essere per tutti quelli che si organizzano, anche se minori, sostenuti da un forte battage pubblicitario pagato da “sponsor”e contando soltanto su di un piccolo contributo dell’Amministrazione Comunale. Altrimenti il tutto non sta in piedi, come sta accadendo per il Chri-

stmas Village, Cartoons on the Bay e altre importanti manifestazioni a cui dobbiamo rinunciare, pur occorrendo cifre immensamente più “modeste”. Alla luce di questi dati, si capisce che non bastano le idee, pur indispensabili; l’abilità sta nel trovare chi ci mette i soldi, scommettendo su di un loro “ritorno”. Purtroppo da noi questo aspetto non è mai stato preso in considerazione, visto che si è sempre pensato di attingere al solito ‘Pantalone’ (cioè il Comune) che deve però provvedere anche al resto. Per una “politica”di questo genere, il Sindaco non dovrebbe essere, come invece sono stati ed è, un notaio, ma un propugnatore e i propri Assessori, fucine di idee ma anche procacciatori di finanziamenti miranti a poterle realizzare. Stessa cosa vale anche per i

Commercianti. Se ci guadagnano, tirino fuori i soldi, altrimenti lascino perdere, fermo restando che le manifestazioni, se finanziate con denaro pubblico, dovrebbero essere, lo ripetiamo, a beneficio sia dei cittadini che dell’intera categoria, altrimenti pagano tutti, ma ad esserne favoriti sono solo quelli che hanno i locali in zona e penalizzati chi colà abita. Ci sia permesso ricordare che dalle presenze di visitatori, il singolo rapallino non ne trae gran vantaggio, al contrario degli albergatori, ristoratori e negozianti. Purtroppo i fatti alimentano dubbi sull’attivismo di questi ultimi; basti vedere che ad ogni esercizio commerciale che chiude, ne riaprono uno gli extra-comunitari. Troppi Sindaci si sono susseguiti limitandosi a controllare tutto anziché stimolare, comportandosi come fossero Capi Ripartizione e

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non eletti dal popolo per, pungolando, far risorgere Rapallo. Come loro anche i rispettivi Assessori: non hanno, da anni, tirato fuori una sola iniziativa che, anche se in parte, si autofinanziasse. Forse, lo diciamo amaramente, dobbiamo prendere atto che Rapallo dà quello che ha e contrasta quelli che invece ne hanno (vedi Christmas Village); e ad ogni elezione si scende sempre più in basso. E’ consigliabile quindi, se quanto precede è esatto, non buttare via soldi in manifestazioni (oggi poi meno di ieri) che, a fatica, interessano chi già qui abita. Certo quanto illustrato circa le Grandi Mostre, sembra un sogno che però qualche anno fa è stato prospettato con tanto di preventivi e attestati. Ma chi dei nostri nuovi politici ha preso, ad esempio, contatti con il “Palazzo della Meridiana”, nuova sede di Mostre a Genova gestita da privati, oltretutto “legati” a Rapallo, proponendo la nostra Città come loro “eco” in Riviera’? Forse una scintilla di speranza, senza ascoltare i latrati degli attuali che ci amministrano e che avrebbero lasciato andare a Santa quello che era di Rapallo, l’hanno accesa i commercianti intelligenti con l’intuizione di allestire in modo del tutto insolito “Natale in villa”. Diamoci tutti da fare a che la manifestazione riesca. C’è voluta una persona “nuova” e capace come la signora Lai. Sono queste le idee (e le persone) che da sempre ci sono mancate e non le facciamo emergere.


FESTIVITÀ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Silvana GAMBÈRI GALLO

NOTTE SANTA

Canto di Natale (vero, non artificiale) Q

uando il lavoro e gli impegni lo consentono, non perdo una puntata del “Late Show” condotto da David Letterman: unico prodotto che io accetti con i sottotitoli, mai tollerato un film in lingua originale. Mr. Letterman è un maestro del talk-show “vero”, scaglia frecce al curaro con brillante ironia. Tra le gag ecco una fantomatica ditta che propone l’ “acqua artificiale” quale nutrimento per gli abeti natalizi in plastica (!). Sofisma molto raffinato, ipotetico erede di una battuta firmata Lenny Bruce (comico americano, geniale e irriverente): “Ho inventato l’acqua in polvere, ma non so in cosa scioglierla”. Personalmente, ho una concezione intimistica del Natale: né acqua né alberi sintetici, lascio che quelli “veri” restino al posto originario; amo le illuminazioni serali, dove perdermi “mentre il fiato si faceva fumo” (giusto per rievocare Baglioni, uno che sul melò ci campa). Quindi, inevitabile, la rilettura del “Il Canto di Natale” di Dickens. Potrei quasi citarlo a memoria, eppure ogni volta è un brivido: con gli occhi umidi per il futuro di Tiny Tim (il piccolo malato), incito l’avaro Scrooge a seguire le indicazioni dei tre fantasmi, passato presente e futuro. Magnifico scritto, che vanta trasposizioni in ogni genere: Walt Disney ne fece un cult (“Il canto di Natale di Topolino”) tanto che la vera identità americana di Zio Paperone è “Oncle Scrooge”; e lo eleva a gueststar – da negativo a positivo – nel mediometraggio (25 minuti di assoluta bellezza). Il Natale è qualcosa che coinvolge

tutti, persino quelli ”angelicamente anarchici” (così Don Andrea Gallo qualifica se stesso ed ogni altro bastian contrario…) come la sottoscritta, regolarmente turbata e indifesa ad ogni 25 dicembre. Sarà per via del miscuglio di odori e aria tersa, o lo scalpiccìo di passi gioiosi e veloci, l’aroma di pandolce e biscotti che toccano il nervo scoperto della memoria. Di quella bambola immaginata ma sempre rinviata all’anno successivo, mentre al suo posto trovavi la calzina con mele, datteri e fichi secchi; del trenino elettrico così desiderato su cui si fiondavano subito il padre e gli zii; della lettera con la porporina incollata al peggio, nascosta goffamente sotto un tovagliolo. O il sentore dell’incenso nella messa di mezzanotte, e tutta la favola - bella e avventurosa – sulla nascita di un Bambino “speciale”, destinato a ope-

rare la più grande rivoluzione di ogni tempo. E’ un complesso di sensazioni impalpabili e indecifrabili, non risparmia davvero nessuno. Persino Charles Bukowski, letterato politicamente scorretto (la sua corrente viene definita “realismo sporco”) e che non si negò alcun tipo di eccesso, ha scritto: “E’ Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più

intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente con le persone accese”. Il più “angelicamente anarchico” di tutti. Eppure, toccato ugualmente dal Natale. A modo suo, ma con una poesia che raggiunge l’anima.

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SOCIETÀ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Benedetta MAGRI magribenedetta@gmail.com

GIOVANI

Natale... avete mai pensato di descrivero come “noioso”? Il giorno in cui è nato Gesù, ma non la festa più importante, questo dice la Chiesa

Il giorno che permette di fare dai 3 ai 20 giorni di vacanza, questo pensano alcuni che vivono nel frenetico mondo del lavoro o della scuola. Il giorno in cui si sta con la famiglia, questo sottolinea chi non vive a stretto contatto coi propri cari. Il giorno che ci stimola a correre per i negozi la settimana precedente, questo sprona i fanatici dello shopping. I giovani vivono il Natale con entusiasmo, c’è chi ama fare l’albero e chi guardare le luci sparse per la città, ma ecco cosa ne pensano due ragazzi con esperienze molto diverse.

Isaac OSEI 22 anni Studente universitario Ghanese (in Italia dal 2006)

Federica NOZIGLIA 19 anni Studentessa Universitaria Italiana

Descrivimi il natale con tre parole? Generosità, speranza, serenità Che regali fai a Natale? Piccoli pensieri per le persone più care Che regali apprezzi ricevere a Natale? Li apprezzo tutti, se fatti con il cuore Natale in famiglia o in vacanza? In famiglia L'aspetto migliore delle vacanze di Natale? Il riposo, le città illuminate, i bambini in festa, ma in particolare l’atmosfera natalizia in sé Babbo Natale esiste? Purtroppo no... Il posto più bello dove trascorrere il Natale In casa, insieme alla famiglia e ai parenti Il film di Natale più bello Christmas Carol La canzone di Natale più bella Merry Christmas Il mondo cambia a Natale? Il mondo non cambia mai e neanche a Natale La cosa che non faresti mai il giorno di Natale Non farei delle brutte azioni, ma questo mai, in generale

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Descrivimi il Natale con tre aggettivi? Per le feste natalizie in Ghana potrebbero essere LUNGO, i festeggiamenti iniziano a dicembre e si concludono a febbraio, DIVERTENTE, si balla e si canta tutti insieme, UNITO, anche le persone che non conosci hanno la possibilità di entrare in casa tua, sedersi a mangiare e trascorrere del tempo con te come se ti conoscessero. In Italia invece è più NOIOSO, le persone non percepiscono la festa come da condividere con tutti, inoltre in Ghana, nonostante le luci natalizie siano solo nelle città maggiori, l’atmosfera di Natale è ovunque per via della musica e dei balli. Per di più tutti coloro che seguono dei culti animisti in questo periodo diventano cristiani, in una sorta di sincretismo religioso. Di sicuro in Italia è tutto più RICCO. Hai mantenuto tue tradizioni con la tua famiglia in Italia? Il giorno di Natale le mie sorelle preparano tanta roba da mangiare e poi andiamo in chiesa, dopo arrivano visite di conoscenti e parenti, amici, vicini a casa. Si mangia, si balla e ci si scambiano i regali e la sera andiamo a cena fuori. Fino a poco tempo fa stavo in Veneto e lì la sera di Natale, le città sembravano morte, solo le luci in strada segnalavano il Natale. Che regali apprezzi ricevere a Natale? Un cellulare, un orologio, un notebook, una camicia....poi ovviamente dipende da chi arrivano. Babbo Natale esiste? Ahahahah - ride - Credo leggermente in una sua passata esistenza, ma ormai non più. Il posto più bello dove trascorrere il Natale Il Ghana! Il mondo cambia a Natale? Sì, moltissimo, si tende a stare più uniti e a perdonare di più.

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STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Carlo GATTI

VITA DI BORDO

L’uragano Sandy affonda il Bounty del cinema Il veliero, ricostruito nel 1962 per il film Gli ammutinati del Bounty, e poi utilizzato anche per I Pirati dei Caraibi, effettuava viaggi charter per turisti e appassionati del mare. Il vascello originale nel 1787 era salpato dall’Inghilterra per Tahiti e l’equipaggio si era ammutinato per l’estrema crudeltà del comandante ome un film, peggio del peggior film, l’uragano Sandy, la tempesta più prevista e pubblicizzata della storia, capace di tenere in ostaggio 60 milioni di americani, ha fatto due vittime sul mare e ha affondato uno scafo simbolo, un nome storico della letteratura, del cinema e della storia della navigazione: la “replica” del Bounty. Era una copia della fregata mercantile della Royal Navy britannica, costruita per il film del 1962: 'Gli ammutinati del Bounty', con Marlon Brando nel ruolo di Fletcher Christian, il 'secondo di bordo' che nel 1789 comandò la rivolta contro il capitano William Bligh, e poi guidò gli ammutinati fino all'isola di Pitcairn, dove si stabilirono per sfuggire alla Royal Navy che aveva iniziato a cercarli ovunque. La storia ci racconta che l’inquieto ufficiale imbarcò nel 1787 sul veliero Bounty diretto a Tahiti per un carico di “alberi del pane”. Fu nominato Secondo su raccomandazione del comandante William Bligh, diventandone poi il luogotenente durante la navigazione. Il Bounty raggiunse Tahiti il 26 ottobre 1788 dove sostò per cinque mesi prima di rientrare alla base con il carico il 4 aprile 1789. Poche settimane dopo, il 28 aprile 1789, a circa 1300 miglia a ovest di Tahiti, nei pressi di Tonga, Fletcher Christian capitanò il celebre ammutinamento decidendo, tra l’altro, di abbando-

C

Una bella immagne del Bounty in navigazione nare il capitano della nave e i marinai a lui fedeli su una scialuppa in mezzo al mare. 173 anni dopo, nel 1962, Lewis Milestone decide di portare sul set la vera storia dell'ammutinamento, tratta dal romanzo “Mutiny on the Bounty” di Charles Bernard Nordhoff e James Norman Hall. Il film ruota attorno ad un grande Marlon Brando, affiancato sul set da Trevor Howard, Richard Harris, Hugh Griffith e Richard Haydn. Per l'occasione, Hollywood costruì una copia praticamente esatta del Bounty originale che é sopravvissuta 50 anni, forse troppo per un veliero in legno d’epoca, sebbene motorizzato e attrezzato di moderni strumenti e di conforts. La cronaca di questi giorni ci dice che il veliero “H.M.S. Bounty” non ha avuto scampo contro onde alte 7/8 metri, sollevate dai 50 nodi di vento furioso mentre si

trovava al largo delle coste del North Carolina. Impossibilitato a governare, il veliero ha iniziato ad imbarcare acqua, le pompe di sentina sono andate rapidamente fuori uso e, dopo alcune ore, il comandante ordinò al suo equipaggio di abbandonare le nave e di lui non si seppe più nulla. I quattordici sopravvissuti ce l'hanno fatta grazie allo spericolato intervento della Guardia Costiera, prima con un Hercules C-130 da ricognizione, poi con due elicotteri intervenuti in loro soccorso a circa 90 miglia a Sud-Est da Capo Hatteras che hanno issato i naufraghi a bordo con i verricelli di bordo. Poi, nella serata un altro elicottero ha localizzato il corpo "inanimato" di Claudene Christian, 42 anni che, per ironia della sorte, aveva lo stesso cognome del protagonista degli “Ammutinati del Bounty”. Non c'é stato invece nulla da fare per il veliero. Dopo essere stato abbandonato alla deriva, si é poi sfasciato tra le secche di un basso fondale. “Il suo albero di maestra svetta ora tra le onde”, ha riferito

l'ammiraglio della Guardia Costiera, Robert Parker. Il Bounty aveva lasciato il Connecticut giovedì 25 ottobre con a bordo 11 uomini e 5 donne tra i 20 e i 66 anni, tutti consapevoli della pericolosità della traversata. Secondo i sopravvissuti, il comandante avrebbe cercato di aggirare l’uragano, ma dopo due giorni in balia della tempesta si è reso conto che le difficoltà aumentavano: “Credo che ci saremo dentro per parecchi giorni”, aveva scritto in un messaggio sulla pagina Facebook della nave, una sorta di diario di bordo. “Cerchiamo di uscirne prima possibile”. Lunedì 29 ottobre, il Bounty ha cominciato a imbarcare acqua, i motori sono andati in avaria, la nave si é traversata agli elementi, é seguito il lancio del May Day-May Day, l’abbandono-nave e il si “salvi chi può” sulle scialuppe calate nel mare tempestoso. Al momento dell’arrivo del primo elicottero, una luce stroboscopica era visibile sull’albero di maestra del Bounty ormai semi affondato. Come vedremo tra poco, la forza di-


Il Bounty sta affondando

La rotta a salire dell’uragano Sandy vicino al suo picco di forza il 29.10. 2012

struttrice della natura ha infatti paralizzato parte del Nord America, bloccando letteralmente New York. Metropolitane invase dall'acqua, strade allagate, corrente elettrica saltate, linee telefoniche mute. La Grande Mela si è piegata al passaggio di Sandy. STORIA DELLA TEMPESTA L'Uragano Sandy è stato definito un Ciclone Post-Tropicale di fine stagione che ha colpito la Giamaica, Cuba, Bahamas, Haiti, Repubblica

Dominicana e la costa orientale degli Stati Uniti, raggiungendo la zona a sud della Regione dei Grandi Laghi degli Stati Uniti e il Canada orientale. È il diciottesimo ciclone tropicale, la diciottesima tempesta di ‘nome’ e il decimo uragano del 2012. Formazione: 22 ottobre 2012 Venti più veloci: 175 km/h Pressione minima: 940 mbar Vittime: 182 (110 negli USA) Danni: 50 miliardi $ Aree colpite: Giamaica, Cuba, Hispaniola, Bahamas, Florida Sandy si è sviluppato nel Mar dei Caraibi occidentale il 22 ottobre 2012. È diventato depressione tropicale ed è stato promosso tempesta tropicale sei ore più tardi. La vasta depressione si é mossa lentamente dalle Grandi Antille verso nord rinforzandosi. Il 24 ottobre, il fenomeno Sandy, poco prima di investire la Giamaica, è stato classificato uragano. Nel suo vorticoso movimento verso nord, Sandy ha ri-

preso il mare e nelle prime ore della mattina del 25 ottobre ha investito Cuba come uragano di categoria 2. Durante la tarda serata del 25 ottobre, Sandy si é leggermente indebolito passando a uragano di categoria 1. Nelle prime ore del 26 ottobre, ha investito le Bahamas. Sandy brevemente indebolito a tempesta tropicale nelle prime ore del mattino del 27 ottobre, si é poi di nuovo rinforzato, classificandosi di categoria 1 durante la mattinata. Poco prima delle 8 del mattino del 29 ottobre Sandy ha accostato a nord-nord-ovest, si é avvicinato verso la costa degli Stati Uniti, mantenendo categoria forza 1. L'impatto di Sandy si é esteso dalla Virginia al New England, con venti fortissimi che hanno raggiunto l’hinterland producendo cospicue nevicate sui monti del West Virginia. La tempesta tropicale di proporzioni mai viste prima da quelle parti, ha colpito New York City la sera del 29 ottobre allagando subito numerose strade, scantinati tunnel a Lower Manhattan e in altre aree della città. Secondo le stime del Comune, solo nella fascia costiera degli Stati Uniti, oltre 4 milioni di persone sono rimaste senza energia elettrica. CONCLUSIONE: abbiamo riportato appositamente la storia di Sandy per sottolineare che l’emergenza nazionale era già stata dichiarata il 22 ottobre quando si cominciò a monitorare lo spostamento sempre più preoccupante di quella eccezionale massa ciclonica. Da quel momento, l’allerta generale fu diffuso in ogni angolo della terra e

fu mantenuta sino al suo esaurimento finale. Sfogliando l’album dei ricordi, notiamo che già nei primi anni ’60, ogni nave proveniente dall’Europa e destinata ad un qualsiasi porto atlantico degli USA, durante la “rottura dei tempi”, era continuamente bombardata dai “gale warning” locali (avvisi di burrasca molto precisi). Qualsiasi piccola o grande depressione era segnalata, seguita e monitorata. Dopo 50 anni, nel campo della meteorologia satellitare, la tecnologia ha fatto passi da gigante, eppure c’é sempre qualche “belinone” che ne sa una più del diavolo... Questa volta é stato il turno della “replica” del Bounty. D’accordo che era perfettamente funzionante, motorizzata e che veniva impiegata per trasportare passeggeri in cerca di emozioni... ma era pur sempre un “legno” di 50 anni. Tutto ha un limite! L’area interessata alla depressione era di ben 3200 Km. Come pensava il Comandante di aggirarla? Quella sua presenza davanti a Capo Hatteras mentre scendeva dalla Carolina del Nord verso la Florida, per sfidare Sandy nei giorni della sua massima esplosione e potenza, ci appare oggi misteriosa, inquietante, per non dire folle! A questo punto esiste il sospetto, più che fondato, che il delirio d’onnipotenza di certi comandanti della nostra epoca, probabilmente “sniffanti” e in cerca di gloria, debba essere contrastato dalle Autorità prima che un intero settore finisca in malora.

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STORIA LOCALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Pier Luigi BENATTI

BULLI E PUPE

Rapallo e l’invasione dei marinai anglo-americani O

lim Golfo del Grifo, indicava fantasiosamente nel suo disegno del 1688 Gio. Agostino Molfino, riferendosi all’insenatura legata da sempre al nome del nostro borgo per ribadirne la particolare fedeltà a Genova. Il colorito vernacolo genovese ha poi tramandato l’ambigua denominazione di “Görfo di nésci” attribuita alla nostra porzione del Tigullio. Affermazione utilizzata con scopi spregiativi soprattutto nelle baruffe verbali con quelli della “Balenn-a” (i Sammargheritesi che nel loro stemma hanno un pesce prosperoso), ma che in verità aveva la sua radice in campo marinaro ai tempi delle navi a vela. Il seno fra Portofino e Zoagli, infatti, era rifugio calmo e sicuro dai venti impetuosi e dal ribollire dei marosi al punto che persino i più sprovveduti nocchieri qui riuscivano a governare ed a raggiungere l’approdo.

Una “classica” vista di prora del cacciatorpediniere statunitense Miles C. Fox (DD-829) che, insieme al gemello William R. Rush (DD-714), visitò il Golfo di Rapallo ad agosto del 1956 (collezione C. Gatti)

Per noi, comunque, nell’anteguerra e sino all’esplodere del cosiddetto boom della nautica “Ö görfo” costituiva uno specchio d’acqua familiare (a Pasqua, allo sciogliersi delle campane si correva a bagnarsi gli occhi in questo mare che ci era un po’ sacro), e lo conoscevamo in ogni suo particolare, dalla verdeggiante punta di Prelo in S. Michele fino alla rocciosa “Grotta del prete” al Castellaro dopo Bardi, ad est. Una volta spinto in mare sull’apposito sivolo di legni “ö gösso”, a prezzo di poderose remate scomposte, che ci procuravano fastidiose vesciche prima, e poi immancabili calli alle mani, ne conquistavamo ogni angolo fosse per far allegramente il bagno, per pescare col bolentino dopo aver raccolto muscoli e patelle, o per rastrellare il fondo con la classica zampa di gallina legata ad una lenza, irresistibile calamita per polpi avventati ed insaziabili, cui s’accompagnava l’arpetta acuminata dipinta di bianco. Si procedeva, sempre costeggiando facendo attenzione al transito del “Primero” e delle poche barche a motore che il più delle volte puntavano al largo per andare a pescare le bughe sul “vapore”. Un avvenimento straordinario era rappresentato dalle navi da guerra che saltuariamente gettavano l’ancora nel golfo e che si potevano visitare o perlomeno circumnavigare sotto le fiancate possenti. Quelle di Sua Maestà Britannica avevano la prerogativa (lo si è sempre so-

24 giugno 1949: i giovani della “San Filippo Neri” in visita alla Coral Sea. La portaerei sostò nel Tigullio tra il 22 e il 24 giugno 1949 (foto in alto a sinistra, Coll. M. Brescia)

stenuto!) di portare il cattivo tempo... Se il cielo si riempiva di pioggia si vuotavano in compenso tante bottiglie di birra e nel centro storico era un vacillare di incalliti lupi di mare che severi picchetti di controllo recuperavano agli imbarcaderi. Appena finita la guerra fu la volta della flotta statunitense e per molti rimane indelebile la visita della portaerei “Coral Sea”: un mondo galleggiante. Gradatamente però il golfo cambiava sembianze. Il lungomare fagocitava metri su metri. Nel 1959 i pontoni scaricarono massi su massi per la diga “degli ampoixi”, spariva

la spiaggetta del “Castello dei sogni” ed, infine, nel 1975 era completato il nuovo porto turistico, immenso posteggio per natanti di ogni tipo. Si moltiplicarono, intercalandosi all’infinito, le scie spumeggianti tracciate da eliche sempre più poderose e la barchetta a remi diventava quasi un pezzo da museo difeso ad oltranza soltanto da pochi romantici. Ma che pace e che silenzio sul mare, quando gli scalmi cigolavano al tendersi dei legacci di cuoio e la salsedine solleticava le narici senza odore di carburanti!

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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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Fons Gemina, una nuova sorgente di idee “S iamo pronti a metterci in gioco, e giocare in attacco”. Questa, la promessa più vigorosa espressa nel comunicato stampa che annunciò la nascita del Circolo Culturale “Fons Gemina”. Poi, la presentazione ufficiale del 20 ottobre presso l’Hotel Miramare (sede ufficiale del Circolo) e, lo scorso 16 novembre, un debutto di alto livello: la presenza di Cinzia Tani (giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva RAI) ad illustrare il suo ultimo libro: “Il bacio della Dionea”. L’incontro molto partecipato dalla cittadinanza, vivacizzato dalla presenza dello scrittore e giornalista Sandro Sansò e dai numerosi interventi del pubblico sui vari temi in discussione (il variare del crimine in

rapporto ai sessi, la “nera” più odierna, lo stato attuale dell’editoria, il ribasso generale della cultura). Il prossimo appuntamento del Circolo Culturale “Fons Gemina” è per sabato 22 dicembre, alle ore 15,30, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi dove il “Coro Brinella” di Genova eseguirà canti legati al Natale, dai tradizionali ai più attuali. Il “Coro Brinella”, composto di sole voci femminili, nasce a Genova nel 1998, con un piccolo nucleo di quattro o cinque elementi, diretti dalla maestra Silvia Derchi, cui si sono pian piano aggiunte altre coriste, fino ad arrivare ad un numero sufficiente per fondare l’Asso-

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ciazione “Coro Brinella” nel gennaio 2009. Dal 2008 la direzione vocale è affidata al maestro Fabio Francia. Il gruppo conta diciotto elementi divisi in quattro voci: soprani primi, soprani secondi, mezzosoprani e contralti. Solitamente nei concerti si esibisce a cappella, ma si avvale anche di strumenti come organo o tastiera. Numerosi sono i concerti tenuti in prestigiose sale, teatri e chiese genovesi e liguri e la partecipazione a rassegne corali nazionali ed internazionali.

Il direttivo di “Fons Gemina” è così composto: Giovanni Arena (presidente), Carla Carlini (vice-presidente), Stefano Chiesa (tesoriere), Nadia Briganti (segreteria), Nadia Boschini (revisore dei conti), Claudio Gramegna (direzione scientifica), Silvana Gambéri-Gallo (addetto relazioni esterne), Filippo Torre (direttore organizzativo), Gianrenato De Gaetani, Angelo Grondona, Luisa Marnati, Luigi Ernesto Zanoni (consiglieri).

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RICORDO O SOGNO? QUANDO... E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Mauro MANCINI

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RAPALLIN

La valle del fossato di Monti – “ö fössôu de Monte” / 2 ieccoci, con il ”Gïo di misci”, a visitare per la seconda volta la valle del ’Fossato di Monti’. Il periodo che analizzeremo sarà quello del ’900 appena trascorso; la nostra ’combriccola rapallina’ verrà guidata da una serie di fotografie, dai soliti illuminati articoli de ’Il Mare’ e dalle testimonianze di persone che in questa zona hanno vissuto. E’ nostra intenzione risalire la vallata iniziando proprio da dove l’acqua del torrente incontra quella del mare. Ne fa testo la foto scattata nel 1910 dal Castello sul mare: sulla sponda sinistra la piccola costruzione che ospitava ’ l’Ufficio di Porto’, a fianco una barca tirata in secco, di proprietà del ’vëgio rapallin’ Porrini Costantino, sul suo specchio di poppa campeggiava il pungente nomi-

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gnolo di ’Viperina’; in primo piano il ponte costruito nel 1839 per collegare la via Aurelia al centro città e che il corrispondente della Gazzetta di Genova del 30 luglio così racconta l’inizio dei lavori: ”…pel nuovo ponte sul torrente di S. Francesco, ed opere accessorie d’abbellimento, avrà luogo domenica ventura 4 agosto la benedizione della prima pietra della pila a destra a corso d’acqua, nella quale sarà collocata una teca contenente l’Ordinato Comunale ed alcune monete coll’effigie del Munificentissimo Sovrano che ne approva la costruzione”. Oggi, chi di voi avesse curiosità di ammirare questa opera di ingegneria, ed apprezzarne la sua accattivante struttura, soffocata negli anni ’50 da una colata di cemento, può

1910- la foce del s. Francesco , l ’ Ufficio di Porto , la ” Viperina”, il ponte in pietra del 1839, le case sull ’attuale via Milite Ignoto , i panni delle lavandaie stesi ad asciugare .

1914 - Arturo Casagrande in barca con i bimbi , figli del farmacista Voigt. Sotto: 1910 - il maniscalco Catassi Federigo intento a ferrare un cavallo 1914 - la famiglia Casagrande con i vicini in quell’ormai dimenticato ’stare assieme’.

inoltrarsi dalla spiaggia sotto la ormai degradata e pericolante copertura del torrente. Altre due foto dell’epoca ritraggono, la prima, la famiglia Casagrande con i vicini riuniti sulla sponda destra alla foce, in quel vivere assieme d’allora senza

tralasciare il lavoro di merlettaie i cui guadagni riuscivano ad arrotondare il difficile bilancio famigliare; la seconda ci mostra Arturo Casagrande che porta in gita sulla sua barca i figli del vicino farmacista Voigt che torneranno, nei decenni successivi ormai adulti, a ritrovare il mai dimenticato traghettatore. Altro personaggio caratteristico era Catassi Federigo, il maniscalco di via Fossato di Monti, originario di Bagni di San

Giuliano che il nipote Sebastiano così ci descrive: “Figura dal fisico possente e dai modi decisi, praticava una particolare ”anestesia” nei confronti di alcuni cavalli dal carattere vivace; li addormentava con un potente diretto destro, riusciva così a ferrarli con la soddisfazione sua e del proprietario”. Torneremo ancora prossimamente in questa interessante vallata.


COME ERAVAMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Bruno MANCINI

“ALUNNI DI ALLORA”

Scuola Media Statale “Giustiniani” Anno scolastico 1969/70 - classe 3A A ome spesso accade, al fine di pubblicare la foto in questione, siamo andati alla ricerca di alcuni nomi, da noi dimenticati, di questa terza media, trovando negli “alunni di allora” una simpatica disponibilità. Con loro abbiamo, nell’occasione, della scuola di un tempo, del rispetto dovuto verso gli insegnanti e, dulcis in fundo, il ricordo è tornato inevitabilmente al ricordo un po’ nostalgico di bellissimi momenti vissuti da ragazzi spensierati. Nel trascrivere i nomi di questi “alunni”, scopriamo che molti di loro si sono in seguito laureati o affermati quali valenti professionisti. Riconosciamoli assieme, uno ad uno:

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da sinistra in alto: Francesco Ferretto - Massimo Grillo - Pilade Grossi - Giuseppe De Lorenzis - Roberto Spelta Stefano Sovarato - Fulvio Luiselli. Seconda fila, in piedi da sinistra: prof. Domizio Schettino (con la fianco la moglie, entrambi inse-

gnanti di educazione fisica) - Roberto Di Antonio - Maria Grazia Rebecchi - Patrizia Giuffra - Paola Cavagnaro - Anna Rosa Canessa - Maria Vittoria Furnò - Ornella Besagni - Daniela Maggio prof.ssa Jolanda Macchiavello

(Preside) - prof.ssa Lidia Sorini (insegnate di Italiano) Terza fila, seduti da sinistra: Silvia Reali - Fulvia Valesani - Antonella Poletti - Daniela Costa Alessandra Scionico - Carla Trabattoni

Quarta fila, seduti a terra da sinistra: Peter Van Dyck - Paolo Persich Roberto Bulgarelli - Emanuele Bafico - Massimo Querci - Riccardo Mainardi - Federico Macelloni

Ciao, Macce In questo momento ci piace immaginare che anche lassù in cielo, con la tua bici stai percorrendo il caruggio fischiando la Pastorella. Ed in fondo a quel caruggio, vai ad incontrare i tuoi amici di sempre, Oscar - Dino - Bastian - Sirio - Pollicino - Angiulin e tutti gli altri che, appoggiati ad una ringhiera vicino alla spiaggia, ti accolgono con un sorriso ed un abbraccio. Ciao Edo

I tuoi Cari


RIFLESSIONI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Rossella CARTA

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NATALE

«Ciao, sono Gesù. Tra poco è il mio compleanno» In questo periodo ho voluto immaginare una conversazione-monologo con Gesù, so che può sembrare strano, ma mi sono divertita a creare qualcosa di un po’ diverso.

“C

iao, sono Gesù. Secondo l’opinione di molti si sta avvicinando la data del mio compleanno, ossia il fatidico giorno in cui sono venuto al mondo su questa terra imperfetta. Che poi, siete proprio sicuri che sia la reale confermata sicura data? Scopritelo. Comunque, a prescindere dalla precisa data della mia nascita, che di per sè non è affatto importante, quanto invece lo è il giorno della mia morte per quello che significa, vorreste sapere come è stato abituarsi al nuovo corpo, alle limitazioni fisiche, nonostante fossi comunque perfetto, che la vita sulla terra mi ha comportato? Tutto ciò che ho fatto detto e sofferto durante la mia permanenza sulla terra è stato motivato da un’unica ragione: l’amore per voi, tutti voi, anche se non vi conoscevo ancora perché i vostri tristristristristrisavoli nemmeno erano nati. Ovviamente come è noto tutto questo è stato scatenato dal fatto che quel giorno da dimenticare, un uomo, il primo, ha dato retta a sua moglie an-

ziché a Dio, avendo paura di perderla. Grosso errore, imperdonabile davvero, mai sfidare il mio caro Padre, che è molto amorevole e se fate la sua volontà vi dona pure immeritata benignità. Se non ubbidiamo, cercando di scavalcarlo, cosa assolutamente non giusta poiché egli è il Datore di vita e Creatore di qualsiasi cosa esistente, si subiscono guai seri e non ve lo consiglio proprio. Dicevo, non immaginate quanta umiltà e padronanza ci sono volute per resistere all’impulso di tirare un pugno alle persone egoiste e gonfie di se stesse che non mi ascoltavano, e non capivano che tutto ciò che dicevo era per salvarli. Che stolti! Vi prego, cercate di non imitare quegli atteggiamenti immaturi, ve lo chiedo col cuore, dovete ricordarvi che manca meno tempo di quanto pensiate per far terminare tutte queste malvagità, e non è certo il momento di fare scelte ‘come da insensati’, ma da saggi. Osservo dall’alto del cielo tutte le schifezze che accadono… ma non siete proprio capaci di

andare d’accordo? È davvero necessario ammazzarsi gli uni gli altri ?! Ecco, per esempio un po’ di tempo fa una ragazzina di nome Malala è stata quasi colpita a morte unicamente perché ha manifestato il desiderio di studiare, e solo in Italia il numero di donne uccise dall’inizio dell’anno (fonte ADNkronos 26/11/2012) sono 120 di cui l’85% uccise “per amore” . Ricordo un giorno di migliaia di anni fa che ero veramente stanco per tanti giorni di cammino ed evangelizzazione, e avevo molta sete. Al pozzo ho visto una donna, per di più samaritana, entrambi i due aspetti secondo usanza dell’epoca molto negativi, eppure ho voluto parlarle lo stesso della verità riguardo a Dio. Se sono riuscito io a mostrare onore a una donna in un periodo nel quale essa non aveva valore, perché non provarci voi? Se non l’avete ancora fatto, iniziate a cercare di conoscere meglio Dio, sfruttate tutti i momenti del vostro tempo, dedicatevi a lui, e le parole che ho detto quel giorno decisivo al ladrone in punto di

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morte, saranno valide anche per voi!” A Natale, si dice, dovremmo essere tutti più buoni, ma non sembra proprio che ci si stia riuscendo Mi viene in mente che a scuola studio le varie guerre, corsi e ricorsi storici, per esempio nella prima e seconda guerra mondiale un aspetto che potrei definire ‘curioso’ è che nel periodo natalizio si depongono le armi, per poi riprendere a trucidare barbaramente i propri nemici. Ma che senso ha? Comunque non sono argomenti che mi riguardano direttamente quindi più di tanto non posso dire. E poi questa storia dei regali, è a volte più uno stress e un dovere che un piacere, se ti dimentichi anche uno solo dei tuoi “amici”, quello se la lega al dito non ti parla più e non ti invita nemmeno al matrimonio del figlio, per esagerare. In conclusione, spero che almeno per la fine dell’anno riusciremo davvero tutti nel nostro piccolo a migliorare il più possibile la vita degli altri e come disse Gesù, saremo più felici!


TRADIZIONI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Annalisa NOZIGLIA

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NATALE

A S. Maria del Campo torna il Presepe Vivente ono molteplici i modi per accostarsi al S. Natale e certamente nel nostro territorio sono in molti a prepararsi per tempo. E’ noto infatti che parrocchie, oratori, pubbliche assistenze e associazioni di vario genere allestiscano ogni anno presepi artistici di notevole bellezza e che nel periodo natalizio non ci sia che l’imbarazzo della scelta. Uno dei più tipici momenti che caratterizzano le vacanze di Natale è senza dubbio la visita ai presepi che incantano grandi e piccini. Una volta, lo ricordano i nostri nonni, nelle parrocchie oltre al presepe classico i bimbi venivano preparati alla drammatizzazione della nascita di Gesù, si allestivano dei veri e propri presepi viventi nei quali poesie, canzoncine e filastrocche accompagnavano i bimbi che rivisitavano i momenti salienti della notte di Betlemme. Col tempo tutto questo è andato perdendosi e per vedere drammatizzazioni di questo genere bisognava aspettare la recita di Natale di qualche scuola solitamente gestita dalle suore che ancora accostavano i bimbi al senso originario di questa festa. Dal 1991, invece, con l’avvento del nuovo parroco Don Luciano Pane, la parrocchia di Santa Maria allestisce un vero e proprio presepe vivente itinerante. La notte del 24 dicembre il presepe prendeva il via dal principio della frazione salendo sino al bosco della chiesa dove insieme ai mestieranti vi era la capanna con la sacra famiglia. E’ sempre stato suggestivo vedere schiere di angeli luccicanti aggirarsi per le nostre strade, pastori con al seguito capre, pecore e galline sbucare dalle vie, contadini e pescatori… Negli anni il presepe ha assunto connotazioni diverse, inizialmente era molto semplice poi col passare del tempo si è affinato, gli abiti dei personaggi sono stati sempre più fedeli a quelli della tradizione, così come gli attrezzi e gli utensili dei mestieranti. Tutti i partecipanti hanno sempre dato il meglio di loro cercando tra le antiche ferraglie di famiglia gli oggetti più strani e caratteristici per rendere più autentico possibile il presepe. Per strada venivano, inoltre, allestite vere e proprie scene tratte dal Vangelo che avevano il compito di rendere ancora più fedele la drammatizzazione, quindi c’era chi oltre a doversi calare in un personaggio doveva anche improvvisarsi attore e magari in dialetto animare una scena del presepe.

Ci sono stati anni in cui arrivare nel bosco della chiesa significava realmente calarsi in un’altra dimensione, e a preparare tutto questo c’erano tante persone che oggi non ci sono più e che certamente ci guardano dal cielo, primo tra tutti, Giulio Sambuceti che per ogni avvenimento scriveva per l’occasione una magnifica poesia capace di sintetizzare al meglio, mestieri, personaggi, sensazioni e sentimenti e come dimenticare l’indimenticabile figura di Mino (Michele Canepa) che si occupava di trovare gli animali da mettere nella capanna per scaldare Gesù Bambino. Potremmo fare poi il nome di tanti altri che negli anni molto hanno fatto e che ancora oggi continuano a fare tra cui Primo Gentoso, Mario Valle con le sue oche, Marco Arata con le sue capre, la cantoria parrocchiale che sempre allieta il presepe e la S.Messa con canti natalizi, i bimbi del catechismo che recitano le loro filastrocche davanti alla capanna. Col passare del tempo come accade per tutte le cose anche il presepe vivente ha vissuto alti e bassi: oggi il suo percorso si è accorciato e infatti invece di partire dal Cardinale (inizio di S. Maria) la partenza è al Ponte Nuovo; inoltre anche il luogo di arrivo non è più lo stesso. Infatti, la capanna e i mestieri sono allestiti nella zona dietro la chiesa, per intenderci nello spazio che per le feste è adibito agli stand gastronomici. Sicuramente il

foto g.c.: www.santamariadelcampo.it

S

luogo è meno suggestivo ma avendo più attrezzature qui i vari mestieranti possono davvero mettere alla prova tutta la loro arte! Infatti, per chi volesse provare un buon vin brulè è aperta l’Osteria, c’è chi prepara la farinata in un vero e proprio forno a legna, chi i biscotti e la cioccolata con panna, chi la polenta e le caldarroste, e chi più ne ha ne metta… e dopo la S. Messa oltre a rinfrancare lo spirito il presepe dà quindi la possibilità di assaggiare alcune prelibatezze della tradizione! Nella capanna allestita per la Sacra Famiglia una greppia piena di fieno è la culla ideale per Gesù Bambino, ruolo che ogni hanno è interpretato da uno dei

bimbi della parrocchia nato durante l’anno, Maria e Giuseppe sono accanto a lui e il parroco proprio qui celebra la S. Messa di Mezzanotte. Lo scorso anno è toccato al piccolo Giacomo con la sua mamma e il suo papà interpretare questo ruolo d’eccezione, chi sarà Gesù Bambino quest’anno è ancora una sorpresa certamente lo scoprirà chi avrà il piacere di passare una vigilia di Natale diversa dal solito… l’appuntamento è come sempre per il 24 dicembre alle 10.30 in località Ponte Nuovo. Vi aspettiamo numerosi augurando un lieto S. Natale a voi tutti!


CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Domenico PERTUSATI

Un’impresa difficile: “saper ascoltare” C

apacità di ascolto: una prerogativa che tanti si vantano di possedere, mentre in realtà è vero il contrario. Se ben osserviamo, oggi è diffusa la presunzione di sapere: di conseguenza non c’è spazio per ascoltare le ragioni altrui. Mi si dirà giustamente che c’è da esserne preoccupati: purtroppo è un atteggiamento che si riscontra in tanti settori della vita pubblica. E’ sufficiente constatare quanto avviene nel campo della politica, dove è ampiamente diffusa la presunzione di essere dalla parte della verità con l’obbligo di far prevalere le proprie ragioni. Di conseguenza non si accetta di mettere in discussione le proprie convinzioni né si tollerano quelle altrui: se lo si fa è solo questione di ipocrisia. Quanti sono i politici aperti e disponibili ad ascoltare le ragioni dell’avversario senza interromperlo e contraddirlo anzitempo? Ogni giorno constatiamo questo muro che viene eretto tra i vari contendenti. Ciascuno vuole imporre il proprio punto di vista: così lo scontro è inevitabile. “L’UN CONTRO L’ALTRO ARMATI” Fare finta di “ascoltare” è diventata una strategia utile ed interessata. Si cerca di far buon viso a obbiezioni e argomentazioni contrarie, ma non si è disposti a fare un passo indietro: ogni proposta viene rimandata al mittente. In questa triste temperie come è possibile parlare dell’utilità del dialogo e del confronto? La gente è stanca –diciamolo chiaramente - di essere presa in giro. Il “fariseismo” può aver successo per un breve lasso di tempo. Poi lentamente tutto viene a galla. Per l’amor del cielo, non dico che la politica vada gettata tutta “alle ortiche”: piuttosto – come da larga parte viene avvertito - c’è un assoluto bisogno di ricambio e sostituzione

degli esponenti politici che occupano con arroganza e sicurezza “le poltrone” da troppo tempo curando, prima di tutto, i propri interessi o, nel migliori dei casi, quelli del gruppo a cui appartengono. Del bene comune sono soliti parlare molto offrendo proposte e progetti “avverinistici”. Diciamolo con franchezza lo scenario politico lascia molto a desiderare. Viene da chiedersi: “E’ così difficile convincersi che la verità non può stare da una parte sola? Tutti gli altri sarebbero in errore?”. E’ questa una posizione assurda e irrazionale. Per poco che si rifletta, la verità assoluta non esiste tra gli uomini… Esistono tante verità parziali e sempre integrabili. LE “ANIME” DI VERITÀ Non posso dimenticare a questo proposito quello che ebbi modo di ascoltare e imparare da un insigne maestro di filosofia, Francesco Olgiati: “Anche gli errori contengono sempre “des âmes de vérité ”, vale a dire ci sono “anime” cioè “frammenti” di verità in tutte le affermazioni, anche in quelle che “di primo acchito” vengono respinte senza esitazione. Mi ha insegnato che non si deve condannare nessuno per quello di cui è convinto: anche nel suo errore non si può escludere la presenza di una “parziale” verità. Forse qualcuno affermerà che questo è un ragionamento filosofico e teorico, non politico. Rispondo: “Possiamo dissociare la politica dalla razionalità? Il discorso, di qualunque natura sia, può prescindere dalla verità? Ecco perchè tutte le posizioni vanno rispettate o almeno tollerate. C’è sempre un margine di vero dal momento che l’errore assoluto è inconcepibile. Vorrei scendere da una posizione teorica ad un episodio concreto narrato da Alessandro Manzoni con una vena di saggio umorismo. Un magistrato prese ad interrogare due che avevano litigato. Ascoltata la versione del primo, gli fece presente che aveva senz’altro ragione. Alle proteste e obbiezioni dell’altro contendente non esitò a comunicargli che non poteva avere torto. Di fronte a questa “incredibile” sentenza il figlio rimase perplesso e non esitò a chiedere: “Ma papà, come possono avere ragione entrambi?” Il giudice lo tranquillizzò dicendo: “E’ vero: hai ragione anche tu”. Chi legge può giudicare questa sentenza un modo “pilatesco” per aggirare la verità e non assumersi responsabilità. E’ certamente un racconto paradossale, ma è indicativo di come la ragione (cioè la verità) non sia possesso esclusivo e assoluto di alGiuseppe Siri ( 1906-1989), arcivescovo di Genova, è stato il cardinale più insigne e rappresentativo cuno. della Chiesa nel corso del Novecento. Figura di LE RESPONSABILITÀ DEI PARTITI grande spessore culturale, Capo della C.E.I, presie- I partiti già dal loro etimo esprimono una vidette per molti anni le Settimane Sociali dei Catto- sione particolare della vita politica. Cialici. Non nascose mai la sua preoccupazione, come scuno di loro ha una concezione propria e del resto certi prelati, cardinali e vescovi, che il Concilio Ecumenico Vaticano II potesse portare ad una ben distinta da altri. Nessuno tuttavia può pretendere di saper provvedere in modo sorta di “protestantizzazione” della Chiesa.

La Camera dei deputati con il Senato costituisce il Parlamento che è l’espressione della volontà popolare. I suoi rappresentanti non hanno l’onore, ma il dovere di operare per il bene comune, approvando le leggi e controllando l’operato del Governo.

esclusivo al bene pubblico; vi concorre con la sua proposta programmatica, rispettando per correttezza quella altrui. Non è credibile quella classe politica che presume di essere “perfetta” e che rigetta con disprezzo le altre proposte. Coloro che “fanno” politica sono al servizio totale dei cittadini: il loro primo dovere è quello dell’ascolto dei bisogni, delle necessità, delle richieste della popolazione, soprattutto di quella parte che versa in situazioni di disagio e richiede maggior attenzione e sollecitudine. La politica è partecipazione convinta, è comunicazione aperta e disinteressata. La carenza di queste “regole” non può non creare caos, confusione, disaffezione e apatia. Il vero politico è colui che serve con umiltà e dedizione. Aristotele affermava che l’ uomo per realizzare se stesso ha bisogno degli altri. Di qui la sua famosa definizione: l’uomo è un “animale politico”. Vale a dire: tende a perfezionarsi in comunità con gli altri. Pertanto lo Stato è lo sviluppo naturale della vita in comune, costituisce quel tutto organico di cui gli individui sono parti. Considerate le degenerazioni che incombono su coloro che governano, per lui la forma migliore di governo è la “politìa”, che è quello formato a turno da uomini delle classi medie, né troppo ricchi né troppo poveri e pertanto più disinteressati nel dirigere la cosa pubblica. Un altro pensatore Tommaso d’Aquino, il massimo esponente della Scolastica, riteneva la legge “ordinatio rationis ad bonum commune ab eo qui curam habet communitatis promulgata” (“un ordinamento della ragione coll’obiettivo del bene comune, promulgato da chi ha cura della comunità”). La legge in quanto tale deve essere “razionale”, cioè in consonanza con la ragione, prerogativa essenziale dell’uomo. Mi sono permesso questi importanti riferimenti per volare alto, al di sopra di tante meschinità e “défaillances” che non pochi

esponenti della nostra politica manifestano. Non si può stare “nel palazzo” e non scendere in mezzo alla popolazione per ascoltare, toccare con mano le esigenze dei cittadini e provvedere di conseguenza. “SOCIETÀ PERFETTA” Mi si dirà giustamente che la nostra è una società imperfetta. Sono pienamente d’accordo. A questo punto non va dimenticato che per i credenti esiste una società perfetta. Questa è la Chiesa che fu fondata da Cristo ed è governata da un capo, il Pontefice, che, secondo la dottrina teologica, non può assolutamente sbagliare in particolari circostanze concomitanti: 1) quando parla “ex cathedra”, esercitando il suo magistero; 2) quando i suoi ”pronunciamenti solenni” riguardano la fede e la morale; 3) quando si rivolge a tutta la comunità dei fedeli (cfr. Concilio Vaticano I: Cost. Pastor Aetenus 1870 ). Viene tuttavia da chiedersi: “la Chiesa sa ascoltare?” La dottrina cattolica insegna che il Papa è il vicario di Cristo: pertanto quello che dice e decide non può essere sottoposto a critica o censura da coloro che sono sottoposti, da cardinali, vescovi, parroci, monsignori, canonici e via dicendo fino all’ultimo dei fedeli. Il dovere di tutti è “obbedienza assoluta”. Egli è la suprema Autorità; una volta eletto, nessuno lo può contestare: quello che decide è espressione della “volontà divina”. Il Papa ascolta come e quando vuole. Va detto che come buon Pastore non può non stare vicino al “gregge”, ascoltare e soccorrere le pecorelle in difficoltà. A questo scopo delega i componenti della gerarchia ecclesiastica, autorizzandoli ad operare a nome suo per tutelare e rafforzare la sana dottrina anche con provvedimenti forti ed impegnativi. Mi rendo conto che sto entrando in una serie di problemi importanti che esigono spazio e tempo per essere affrontati e discussi.


L’assemblea del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) non proferì condanne, ma propose orientamenti per meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni soggette a mutamenti e favorire l’unione di tutti i credenti in Cristo ( Cfr. Proemio: Costituzione su la Sacra Liturgia).

In verità ci sono stati (e forse ci sono) vescovi e semplici preti che hanno preso una direzione autonoma su questioni non dogmatiche: si sono impegnati con tutte le loro energie a vivere l’insegnamento evangelico senza restrizioni o interpretazioni accomodanti. Molto spesso hanno trovato nelle autorità e anche nei confratelli più “ortodossi” critiche e riprovazioni. Il loro cammino è stato difficoltoso e, a volte, molto ostacolato. Hanno vissuto con convinzione e non a parole (cioè con prediche ben articolate e ad effetto) la loro missione sacerdotale. UN PRETE “SCOMODO” Intendo far riferimento ad un sacerdote che spese la sua esistenza in sintonia con l’insegnamento evangelico. Il suo stile di vita incontrò ovviamente ostilità, critiche e riprovazioni da parte delle autorità clericali.

Mi riferisco a Don Lorenzo Milani ( 19231967) che ho già avuto modo di citare. Non mi soffermo a raccontare i vari momenti della sua breve esistenza: nonostante tante resistenze e difficoltà, mise in atto il suo progetto di aiutare i bisognosi e i derelitti. Mi limito a rammentare un particolare che fa parte dei ricordi della mia giovinezza e che ritengo molto significativo. Nell’anno 1959 (chiedo venia se non ricordo la data precisa) ebbi l’onore di partecipare ad un pranzo presente l’Arcivescovo di Genova, il Cardinale Giuseppe Siri. Durante il convito il Porporato prese a conversare su vari argomenti di attualità. Tutti i presenti ascoltavano in silenzio e con attenzione. Ricordo che ad un certo punto richiamò l’attenzione su un libro che in quel periodo aveva avuto una certa eco. Il titolo

era “Esperienze pastorali” di don Lorenzo Milani, pubblicato con un regolare “nullaosta”, ma, poco tempo dopo, “ritirato” per ordine del S. Ufficio. Conteneva un esame critico sulle cause del distacco dei credenti. Tra queste mi aveva colpito il suo giudizio sulle processioni che non sono il trionfo della fede, ma dell’esteriorità. L’arcivescovo Siri fu molto duro nei suoi confronti “Come si è permesso di fare affermazioni che non sono in sintonia con il magistero della Chiesa? Proporre di riformare le cerimonie liturgiche con una presunzione intollerabile?”. Ricordo che citò, con tono ironico, una frase della Bibbia (Isaia.49,1): “Audite, insulae.. Ascoltatemi, o isole, e state attenti, o popoli lontani. Il Signore mi ha chiamato” come a dire: “Statemi a sentire chè sono la voce di Dio”. Tutti seguivano senza battere ciglio la critica severa del Porporato. Ad un certo punto, forse per la mia giovane età, lo interruppi dicendo: “Eminenza, non ci sarà, tra le tante proposte e critiche che don Milani ha scritto, qualche spunto valido e accettabile?” Tutti i presenti piegarono il capo in attesa di un forte rimprovero. Dopo qualche minuto di silenzio, mi rispose con pacatezza e cortesia: “Vedi, Domenico, anche quel poco di positivo che vi si trova viene travolto e annullato da tutte le altre argomentazioni negative: bonum ex integra causa” ( =il bene non consente commistioni). Nel ricodare questo episodio non intendo biasimare il Cardinale Siri, con il quale ebbi sempre buoni rapporti, ma mettere in evidenza quali erano le convinzioni dei rappresentanti della Chiesa prima del Concilio

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Ecumenico Vaticano II. Quasi tutti erano “conservatori”, cioè fedeli seguaci ed esecutori intransigenti della tradizione “tridentina” e delle prescrizioni liturgiche del passato. I pochi che volevano un “cambiamento” e modifiche non solo non erano ascoltati, ma erano visti con sospetto e spesso colpiti da censure. MUTAMENTO “PROVVIDENZIALE” Papa Giovanni XXIII aprì provvidenzialmente con il Concilio Ecumenico un nuovo percorso. A questo riguardo un teologo di notevole spessore, Carlo Molari, fa notare: “Una delle acquisizioni culturali e teologiche più importanti del Concilio Vaticano II è stata la presa di coscienza che anche la Chiesa, la sua liturgia, le sue tradizioni dottrinali sono sottoposte alle leggi e ai condizionamenti dei processi storici” (Cfr.”La coscienza storica e la fede”- Rocca n. 21 pag.54). Inoltre non manca di precisare: “Durante i dibattiti tra i Padri conciliari si è diffusa sempre più la consapevolezza dei mutamenti necessari nella dottrina e nella prassi della Chiesa per i condizionamenti storici delle sue strutture” (ibidem). Purtroppo i tradizionalisti e soprattutto gli “integralisti” del nostro tempo, come i seguaci di Lefebvre, non mancano di condizionare negativamente il cammino della Chiesa, dimentichi che il Vangelo consiglia di non guardare indietro quando si mette mano all’aratro (Lc.9,62). Senza apertura al dialogo e soprattutto all’ ascolto diventa difficile, se non impossibile, fare passi in avanti.


VOLONTARIATO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Ilaria NIDASIO

SOLIDARIETÀ A DOMICILIO

L’AVAD a favore delle persone meno fortunate L’Associazione Volontari Assistenza Domiciliare cerca persone solidali per le proprie attività sociali

I

l Natale si avvicina e, mentre tutti sono impegnati nella frenetica e a volte stressante corsa ai regali, c'è chi non dimentica le persone meno fortunate e gli anziani che, soli o lontani dalle famiglie, trovano un aiuto e un affetto sincero nei volontari che gratuitamente si prodigano per dare loro un sorriso e un aiuto concreto. Un gesto di solidarietà che impegna i volontari durante tutto l'anno, e non soltanto durante le feste. A spiegare cosa significhi essere volontario è Francesca Repetto, presidente dell'AVAD, Associazione Volontari Assistenza Domiciliare, una realtà associativa che da oltre trent'anni opera sul territorio, offrendo assistenza gratuita alle persone anziane, aiutandole nelle piccole commissioni quotidiane, portando loro medicine o semplicemente facendo loro compagnia. «Molto spesso chi non è impegnato nel volontariato pensa che si tratti di un impegno troppo gravoso o difficile da sostenere: al

contrario, per dare una mano a chi ne ha bisogno, possono essere sufficienti anche due ore alla settimana o, a volte, una semplice telefonata basta per far sentire meno sole le persone che abitano lontano dalla propria famiglia. Il lavoro di squadra, fondamentale in un'associazione di volontariato, fa sì che il tempo che ognuno di noi dedica al prossimo in base alle proprie disponibilità e ai propri impegni, diventi parte di un progetto più ampio». Un progetto che, già adesso, si avvale della collaborazione con altre realtà associative, come l'AIMA, Associazione Italiana Malati di Alzheimer, e gli assistenti sociali del Comune: «spesso interagiamo con segnalazioni e lavoriamo insieme per poter dare il massimo aiuto a chi ne ha bisogno» commenta Francesca Repetto. Ma come è cambiata la richiesta di aiuto in un periodo di crisi, come quello che stiamo attraversando? « Oggi sono sempre di più le persone che necessitano del

nostro intervento: purtroppo, però, anche in seguito alla scomparsa di alcuni dei nostri volontari storici, il numero degli iscritti all'Avad si è drasticamente ridotto negli ultimi anni, stabilizzandosi intorno a circa venti volontari. Ecco allora che il Natale può fornirci l'occasione per lanciare un appello ai cittadini di Rapallo: fare volontariato non è una fatica, bensì un arricchimento. Le due ore impegnate nell'ascolto del prossimo, infatti, vengono ripagate dall'affetto che si riceve in cambio e dalla crescita personale che deriva dal frequentare persone che hanno molta più espe-

rienza di noi. Le persone anziane hanno molto da insegnare alle nuove generazioni e condividere le loro storie di vita può essere importante non solo per chi le racconta, ma anche e soprattutto per chi le ascolta. Donare una piccola parte del proprio tempo al prossimo fa bene prima di tutto a noi stessi, che veniamo ripagati dagli anziani con storie meravigliose e sorrisi sinceri: per questo invitiamo chiunque voglia provare questa emozione ad avvicinarsi alla nostra associazione, per capire fino in fondo il valore del nostro operato».

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GENTE DI LIGURIA di Alfredo BERTOLLO

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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PARLATE

Il genovese, lingua minoritaria europea Sarà equiparato al sardo, al friulano, all’occitano e al corso, mantendendo così le tradizioni delle regioni nelle quali vengono parlate nei diversi stati facenti parte dell’Unione Europea. l genovese che, per ora, è considerato un dialetto italiano, sarà ben presto considerata una lingua minoritaria, come ce ne sono tante in Europa (il sardo, il friulano, l’occitano, il corso). Queste lingue mantengono le tradizioni della regioni nelle quali vengono parlate e che appartengono a realtà politiche più importanti (Italia, Francia etc. etc) facenti ormai parte dell’Unione Europea. Che il genovese abbia tutti i diritti di essere considerata una lingua lo conferma il fatto che risale al XIII secolo (L’Anonimo genovese) e che molte opere sono state tradotte in esso (Ad esempio la “Divina Commedia“ di Dante, autore Bruno Gattorno, un portuale genovese contemporaneo, per arrivare al “Principin” (Il piccolo

I

principe” di Antoine de Saint Exupéry tradotto recentemente da Alessandro Garibbo. Linguisticamente il genovese è la sommatoria di molteplici termini ed espressioni provenienti dal latino, dal germanico, dal francese ed anche da lingue orientali (turco, aramaico etc) ma molte voci derivano pure dalle lingue semitiche (soprattutto l’arabo). Dal celto-ligure, lingua ancor più antica del latino, è rimasto ben poco. Tuttavia la conosciutissima parola belin (per quei pochissimi che non lo sanno membro genitale maschile) è sicuramente celtica. Ritroviamo questo lemma in alcune località del Massiccio Centrale e in Borgogna e forse è una delle poche parole comuni dagli estremi confini orientali a quelli occidentali della Liguria perchè il ligure (non il genovese)

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ha moltissime varietà di lessico e di espressione. A parte il modo di pronuncia, che modifica notevolmente il sostantivo, il modo di scrivere è così diverso che schiere di linguisti si sono dedicati alla grafia dei vari dialetti e non siamo mai arrivati ad una comune. Solo recentemente si sta predisponendo un dizionario che non sia formato soltanto da parole genovesi ma contenente vocaboli di altre zone della Liguria. Non esiste dunque solo il genovese, anche se così viene chiamata in molte parti d’Italia l’attuale, ripeto per ora, dialetto ligure. Prescindendo naturalmente dal genovese “distinto” da quello “popolare” abbiamo: - il genovese di Genova e provincia con peculiarità locali - lo spezzino che è imbastardito da termini emiliani, toscani e sardi; - il savonese; - l’ingauno da Loano a Capo Mele; - l’estremo ponentino che assorbe molte espressioni occitane. Nell’ambito di queste classificazioni le variazioni di accento sono incredibilmente varie per cui si possono, per esempio, riconoscere le pronunce diverse di Santa Margherita, di Rapallo e di Sestri Levante. In tutta la Liguria esistono oltre cinquanta associazioni che si dedicano alla lingua ed alle tradizioni liguri e molte di esse stampano periodicamente giornali e riviste di notevole valore che trattano non solo della loro città ma anche di storia, di teatro e di botanica locale. Ne indico alcune: le più importanti. Per restare nell’am-

bito del genovesato ricordo, oltre alla “Compagna” di Genova, che edita la bella rivista “A Casann-a”, il “Carrogio Drito” di Rapallo che compila “Quaderni” di storia locale, l’”Ardiciocca” di Recco che stampa trimestralmente l’omonima rivista, “A Coalinn-a” di Santa Margherita Ligure che, in collaborazione con altre associazioni, realizza ogni anno l’Incontro fra i Due Golfi (Tigullio e Paradiso) in occasione del quale viene consegnata la Caravella d’argento, premio per artisti liguri, il “Castello” di Chiavari che, in estate nel parco di Villa Rocca, organizza spettacoli nella lingua degli ospiti che provengono da ogni parte della Liguria; “Il Leudo” di Sestri levante che stampa il periodico “A veja”. Mi limito a queste citazioni ma di associazioni di volontariato per le tradizioni liguri ve ne sono molte altre anche nello stesso levante genovese (da Bogliasco a Leivi e così via) e moltissime nel ponente ligure. Bisogna dire però che la statistica dimstra che solo il 20% della popolazione scolastica dell’intera Liguria ha dichiarato di conoscere qualche parola di genovese e il 40% di capirle. Esistono città, come per esempio Sanremo dove questa percentuale si avvicina allo zero. Bene quindi che il Consigliere Regionale della Liguria Angelo Berlangeri si stia adoperando perchè nelle scuole venga inserito un corso di genovese che permetterà che questa, che prossimamente avrà il carattere ufficiale di lingua, non venga dimenticata e costituisca la base per mantenere le tradizioni.


MANGIAR BENE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Aldo REPETTO

“STOCCO”

La stagione dello stoccafisso e le sue origini Dalle isole Lofoten alla nostra tavola imbandita. L’autunno coincide con la voglia di merluzzo sia in umido sia “accomodato”

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ià da alcuni mesi è cominciata, nelle case liguri, la stagione dello stoccafisso, preparato sia bollito o in umido (meglio conosciuto come “alla genovese”). Si sa, in estate, lo stoccafisso non è molto cucinato ma con la temperatura un po' freddina, anche i ristoranti e le trattorie lo hanno inserito nei loro menù. Non molti, però, sanno esattamente che cosa è e da dove esattamente proviene questo prelibato alimento. Intanto si tratta di merluzzo artico norvegese Gadus morthua. Il migliore viene pescato nei pressi delle isole Lofoten perché solo in questa zona, sospinto dal Maelstrom (la corrente del golfo), arriva lo”skyor”, il merluzzo originario del mare di Barends. I merluzzi pescati a gennaio e a febbraio, più grassi e ancora con le uova, vengono prima deliscati, salati e poi essiccati: ecco il baccalà. I merluzzi pescati in marzo ed aprile, rigorosamente con l'amo, più magri e sotto i sei chili, vengono privati della testa e poi essiccati sulle innumerevoli rastrelliere che sono il panorama comune in tutte le Lofoten: questo è lo stoccafisso. Il pesce rimane appeso, esposto a sole, al freddo,all'aria, alla pioggia e alla neve. Il clima freddo secco tipico di quei mesi nella penisola scandinava protegge il pesce dagli insetti e dalla contaminazione batterica. A giugno viene raccolto. A quel punto ha perso circa il il 70 % del suo contenuto originario di acqua ma ha mantenuto i suoi principi nutritivi. Lo stoccafisso, infatti, è alimento ricco di proteine, di vi-

tamine e di sali minerali. Si calcola che 100 g. di prodotto ammollato contengano 92 calorie, 20 gr. di proteine, 562 mg. di fosforo, 31 mg. di calcio, 0,9 gr di grassi e 0,3 gr. di carboidrati. Ma l'operazione più importante, una volta che il merluzzo è diventato stoccafisso cioè stockfish (ma la precisa origine del nome è controversa), è la selezione che ogni azienda affida ad un pagatissimo esperto, il vrakeren (il quale ha molta esperienza, occhio clinico e naso sopraffino. Costui ha il compito di controllare che non abbiano macchie di sangue o di muffa o residui di fegato all'interno, di dividerli in prima e in seconda categoria e, successivamente, in una delle 17 tipologie commerciali italiane, la più pregiata delle quali è la ragno (dal nome di un esportatore norvegese). Infatti il 95 % delle circa 3.200 tonnellate annue di stoccafisso prodotto

Il Museo dello Stoccafisso di Moskenes (Norvegia)

Una caratteristica bottega genovese

nelle isole Lofoten viene acquistato da commercianti liguri, veneti e napoletani. Sembra che la tradizione dello stoccafisso venga da lontano: gli italiani avrebbero scoperto lo stoccafisso già nel 1492 grazie ad un navigatore veneto, Pietro Querini che, diretto nelle Fiandre per acquistare stoffe, naufragò in Norvegia, sull'isola di Rost a sud delle Lofoten e scoprì dalle popolazioni locali questo strano pesce che si conservava magnificamente senza bisogno del costosissimo sale e adatto per essere trasportato via mare. La scoperta venne alle orecchie dei mercanti genovesi, sempre in concorrenza con Venezia, e anche loro scoprirono questo “tesoro” che nei primi tempi venne usato come merce di scambio con i Vichinghi sia dai genovesi sia dai veneti e dai napoletani. Ancora adesso lo stoccafisso è un'importante voce delle esportazioni di molti paesi nordici; in Norvegia genera

un giro d'affari paragonabile a quello del gas naturale e del petrolio. Nelle Lofoten esiste addirittura un Museo dello Stoccafisso (Torrfiskmuseum); si trova nel villaggio di Moskenes nel nord-ovest della Norvegia. E' chiaro, comunque, che con il passare degli anni (e dei secoli) il consumo dello stoccafisso e del baccalà si è esteso moltissimo. Ora le regioni che costituiscono il principale mercato italiano sono: Liguria, Calabria, Campania, Veneto e Sicilia, oltre ad Ancona e Livorno. Ciascuna regione, o addirittura città, ha però una ricetta particolare. La prima descrizione di un ricetta dello stockfish sembra sia stata scritta per Re Gustavo, primo sovrano di Svezia e risalirebbe al XVI secolo. Insomma quando andiamo al mercato e vediamo quei bei pezzi di stoccafisso guadiamoli con un po' più di rispetto e non consideriamoli soltanto un “piatto povero”.


CINEMA

di Luciano RAINUSSO

AL CINEMA in diagonale

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

Argo

di Ben Affleck

La storia raccontata dal film è vera, sebbene abbia dell'incredibile. Si svolse a Teheran, sul finire degli anni '70, al tempo della rivoluzione islamica, quando, assaltata l'Ambasciata Usa, furono presi in ostaggio numerosi funzionari. per protesta contro l'asilo politico concesso dagli americani allo Scià. Alcuni di questi funzionari riuscirono a fuggire e. rischiando la pena di morte, poterono lasciare il paese, grazie ad un piano alquanto bizzarro, accolto all'inizio con molto scetticismo dalla Cia: vennero fatti passare come cinematografari canadesi giunti in Iran per ma preparare un film di fantascienza. Naturalmente la vicenda reale è stata adattata, in certi suoi snodi, alle esigenze del thriller, ma la forzatura narrativa non disturba più di tanto, in quanto l'operazione produttiva non sembra rispondere a criteri meramente spettacolari. Ne dà conferma la serietà di un regista che si annovera tra i pochi fedeli all'essenzialità del grande cinema classico. Qualcuno lo accosta addirittura a a Robert Redford e a Clint Eastwood, (Da ricordare, in ogni caso, il suo GONE BABY GONE, un eccellente “nero” sulla misteriosa scomparsa di una bambina, figlia di ragazza-madre). Nuoce, semmai, al film, il solito schematismo con cui il cinema americano continua a descrivere i cattivi, quelli che bisogna contrastare. In passato, accadde ai pellerossa di essere trattati in modo così schematico, poi ai nazisti, ai gialli e ai russi. Ora è la volta degli islamici. All'interno di un cast composto da interpreti quasi tutti sconosciuti, lo stesso regista, nei panni di chi ideò il piano di fuga: non un solone dei servizi segreti, ma un oscuro truccatore di attori.

Skyfall di Sam Mendes Con i suoi 23 film girati in mezzo secolo e la licenza di uccidere sempre valida, James Bond dà l'idea di voler percorrere ancora molta strada. Anche se, per ovvi motivi, non arriverà mai a eguagliare il primato conseguito dal massimo personaggio del mito cinematografico. Vale a dire Tarzan, rimasto sul grande schermo per settant'anni, forte dei suoi 40 film, interpretati soprattutto dall'indimenticato Johnny Weissmuller, ma pure da quanti lo sostituirono assai spesso indegnamente. Certamente Bond ha perduto molto del suo fascino ma, grazie a Daniel Craig e all'età, è divenuto più umano e vulnerabile, più credibile e predisposto alla sconfitta Non preoccupa il fatto che qui sia 'morto e risorto' (gli era già capitato nel 1967 con NON SI VIVE SOLO DUE VOLTE), anche perché si tratta di una trovata funzionale alla vicenda, attribuibile a sceneggiatori di vaglia. Sceneggiatori passati per AVATAR e HUGO CABRET, i quali non si limitano a ripetere gli stereotipi del cinema bondiano - lussuose e suggestive location nei posti più impensati del mondo, il malvagio che mira a distruggere il mondo, il doppio gioco femminilema cercano l'implicazione emotiva, l'approfondimento psicologico. Di gran peso, poi, la regìa dovuta a Sam Mendes che, all'esperienza professionale, unisce un impegno certamente non di poco conto. (Si ricordi di Mendes AMERICAN BEAUTY, cinque Oscar, compreso quello per il film migliore, con Kevin Spacey, in crisi con la moglie e innamorato senza speranza di una ragazzina). Da segnalare l'ingresso nell'universo bondiano di due insolite personalità femminili: la franco-cambogiana Bérénice Marlohe, l'ambigua amica del cattivo di turno, e l'inglese Naomie Harris che può vantare di essere, con i suoi trentasei anni, la seconda attrice meno giovane tra le famose Bond-girl. Ma passerà certamente alla storia della serie per il fatto di essere stata lei a uccidere 007, centrandolo con un fucile di precisione, mentre lotta sul tetto di un treno che corre a velocità inaudita per la campagna turca.

29 Un film in cui non si fanno vibrare i sentimenti umani è come un pianeta senza atmosfera. Aleksandr Dovzenko, regista russo (1894-1956)

Io e te di Bernardo Bertolucci

Ritorno dietro la macchina da presa, dopo un'assenza di nove anni, di un regista da sempre tra i pochi migliori del nostro cinema. Un autore vero che ha avuto la sfortuna di legare il proprio nome a l'unico film condannato al rogo dalla magistratura. (E' ovvio che si sta accennando a L'ULTIMO TANGO A PARIGI, che oggi, dopo la riabilitazione, compare spesso nelle programmazioni televisive, sia pure con qualche taglio). Una storia a due, di giovani soli, chiusi per alcuni giorni nell'angusto spazio di una cantina. Lui, un musone di quattordici anni, ribelle senza causa, che finge di recarsi con la scuola ad una settimana bianca sulla neve per rifugiarsi nella cantina di casa. Dove rimane per tutto il tempo della vacanza, munito di viveri sufficienti e delle sue letture preferite, in mezzo a vecchi mobili e oggetti inservibili, carichi di memorie. (C'è persino un cappello a larghe tese che indossava Maria Schneider in una scena del film già menzionato). A rovinargli la festa provvede la sorellastra, una venticinquenne che vive lontano dalla famiglia, sicuramente in maniera disordinata e non da sola. Passeranno alcuni giorni insieme, tra screzi iniziali, confessioni e un bisogno di droga (di lei, in crisi di astinenza). Per lasciarsi, alla fine, con affetto e una promessa che forse non manterranno, entrambi consapevoli di essere uguali nella propria solitudine. Una storia preziosa, perfetta nel suo spessore psicologico, che Bertolucci, partendo da un romanzo di Niccolò Ammaniti, racconta senza caricare i toni, con quella capacità rara, che ha sempre avuto, di evocare le sconfitte della vita. C'è nel film una sequenza bellissima, d'antologia, quando i due protagonisti ballano insieme, uniti da sensazioni nuove, mentre David Bowie canta in italiano “Ragazzo solo, ragazza sola”, Un momento di magia che si mangia mezzo cinema nostrano di questi ultimi anni. Grande maestro di recitazione, Bertolucci sfrutta al meglio le risorse espressive dell'inedita coppia Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco.

Il comandante e la cicogna

di Silvio Soldini

Nell'ambito del cinema di casa nostra esiste un gruppo di registri che merita di essere seguiti con un certo interesse. Uno di questi è, senza dubbio, il milanese, classe 1958, Soldini che debuttò dietro la macchina da presa nel 1982, girando cortometraggi, e si fece apprezzare da pubblico e critica con PANE E TULIPANI, diretto sette anni dopo: una commedia di molto garbo, centrata su una casalinga, dimenticata dal marito in un autogrill e decisa a non tornare più a casa. Anche il film attuale può definirsi una commedia, ma è attraversata da una robusta vena di amarezza. Riguarda la quotidianità di oggi in una grande città, dove famosi uomini del passato, Garibaldi, Verdi e Leopardi, dai loro basamenti di pietra, osservano e commentano, corrucciati. Al centro del film, la famiglia di un modesto idraulico: un vedovo (ma la moglie, giovane, carina e discinta, gli compare ogni sera per consigliarlo e ascoltarlo), padre di una ragazza un po' sventata e di un ragazzino svagato, interessato alle cicogne. Incapace di rassegnarsi ad una vita da poco, questo padre finisce per diventare l'ingenua vittima di un avvocato disonesto. Ne attraversano l'esistenza un paio di personaggi piuttosto insoliti: una pittrice di talento, sempre senza soldi e piena di sogni, e un padrone di casa, mezzo clochard e filosofo, simpaticamente impersonati da Alba Rohrwacher e l'immenso (in tutti i sensi) Giuseppe Battiston. Interpretano l'idraulico e la sua defunta consorte i sempre più bravi Valerio Mastandrea (quest'anno in altri tre film) e Claudia Gerini. Godibile l'intonazione genovese di quest'ultima che non è ligure né doppiata.


E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

LETTERE E NOTIZIE

A SAN PIETRO MANCA LA PENSILINA DEL BUS

DISABILI, CITTADINI DI SERIE B

Gentile Redazione, a San Pietro di Novella, frazione di Rapallo, anche se gli abitanti sono pochi, al mattino si formano piccoli assembramenti di persone in attesa della corrierina che le trasporti in centro. Prima gli studenti che vanno a scuola, poi le massaie che si recano dove sono supermercati e/o negozi, per fare la spesa. Tutti invocano da tempo una pensilina ove proteggersi in caso di intemperie, da sistemare alla fermata del bus, in prossimità della Chiesa di San Pietro. Struttura che, con gran sollievo dei fruitori del trasporto pubblico, aveva già fatto capolino nel piccolo borgo e subito dopo si era dileguata. Le Autorità preposte alla sistemazione della pensilina avranno timore che gli uragani che stanno imperversando su questa nostra valle di lacrime se la portino via ? Cordialità, Luigi Fassone

Caro Direttore, ha perfettanente ragione Renato Barcucci, segretario della Consulta per disabili (Il Mare pag. 5). Quando organizzammo la prima Mostra dei Presepi, ci ponemmo il problema. Pagai personalmente la creazione di un CD contenente le foto dei diorami esposti e disponemmo nell'atrio del Comune un televisore che mostrava, a rotazione, quanto esposto nel Castello. Il Comune non fece neppure predisporre un po’ di cartelli che indicasse questa alternativa ai disabili motori. Questa è la Rapallo turistica. Grazie e cordialità Lettera firmata

Invitiamo i lettori a volerci segnalare suggerimenti, problemi. Pubblicheremo le vostre istanze, raccomandandovi la brevità dei testi per evitare dolorosi tagli. Scriveteci a Redazione “IL MARE” Via Volta 35 - 16035 Rapallo E-mail: rapallonotizie@libero.it

BUCHE E “TAPPULLI” Leggo nella cronaca del Levante ligure che le piogge dell'ultimo fine settimana con allerta 2 in parecchie strade del Tigullio e particolarmente a Rapallo e a San Michele di Pagana le buche dette in dialetto "foxi" sono diventate vere voragini. Situazione ancora rose e fiori se paragonata a quella della strada provinciale che collega Camogli con la vicina Recco, ove i foxi si alternano ai "bricchi", ma per Rapallo,che vuole essere Città della Cultura e dello Sport, la situazione del manto stradale non è un bel biglietto da visita. So che in una certa Università di Roma è stato realizzato uno speciale composto che, utilizzato per il riempimento delle buche stradali, "non si assesta"

Associazione Culturale

Caroggio Drito SABATO 15 DICEMBRE ORE 16.30 Mariangela Bacigalupo: TRAMONTO DELLA SERENISSIMA REPUBBLICA: RAPALLO E I “VIVAMARIA”

SABATO 29 DICEMBRE ORE 10 Cerimonia del Confuoco Teatro Auditorium delle Clarisse Si ricorda che tutti i giovedì dalle 17 alle 18.30 è aperta la sede sociale presso la Casa della Gioventù, piano rialzato. Informazioni telefoniche si possono avere al numero 0185 50104 o al cellulare 339 8119554.

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Rapallo. Questo motorino abbandonato si trova dal mese di agosto dove termina via Savagna e inizia via Sotto la Croce. A nulla é servito segnalarlo più volte alle forze dell'ordine.

come tutti gli altri materiali di solito usati a quello scopo. Non farebbe cosa peregrina, il responsabile della viabilità, se si informasse a questo riguardo prima di iniziare i soliti "tappulli"... Lettera firmata

CONFUOCO Egregio Direttore, In genere, alla vigilia di Natale, ma in molti casi la stessa mattina di Natale, in tutti i nuclei abitati, fossero grandi o piccolissimi, Corsica e Caffa comprese, la cittadinanza si riuniva " in pompa magna" per rinnovare la festa del “confuoco”, cioè a dire l'annuale ufficializzazione dell'obbedienza del popolo al potere costituito. Traspare evidente, anche in questo caso, la volontà di illuminare di luce civica un "falò" nato già dai tempi dei romani quando erano ancora pagani e che, da allora, il popolo ha sempre amato.Lentamente la nuova sovrapposizione si sedimentò facendo dimenticare le origini politeiste del rito e diventando così importante per il popolo da creare soggezione in chi governava. Fra priobizioni e successive riammissioni, si arriva alla fine del '700 quando, dominanti i francesi, venne definitivamente abolita a Genova la cerimonia del Confuoco mentre rimase viva e sentita in molte parti delle due riviere. Ancor oggi a Rapallo, Savona, Quigliano, Spotorno, Albisola, Stella, Celle eccetera la si perpetua non avendola, in pratica, pressochè mai interrotta; dove era stata accanto-

nata, in tempi relativamente recenti è stata riproposta grazie alle Associazioni locali per la salvaguardia delle tradizioni. Era un rito molto seguito perchè in esso si riassumevano molte delle antiche cerimonie e credenze, dai falò di fine raccolto, alle feste del Calendimaggio o della piantumazione di nuovi alberi, ai fuochi divinatori di fine anno, al potere taumaturgico attribuito ai tizzoni residui purificati dal fuoco, alla plateale manifestazione di sudditanza ma anche indispensabile pubblica intesa politica fra i due poteri forti: il popolo e chi lo governava. Il primo, organizzato e raggruppato in " abbadie" (oggi corrisponderebbero pressapoco alle nostre “categorie”). rappresentato dall'abate e l'altro che all'inizio era rappresentato dal podestà che, nel tempo si trasformò in capitano del popolo e, in fine, in doge. E' evidente che mancando oggi tutti questi presupposti, non può essere più cerimonia "sentita" come un tempo e, come rito di popolo non risorgerà più anche perchè quest'ultimo ha conquistato modi più diretti per dialogare con l'autorità anche se, oggi come allora, resta troppe volte inascoltato. Ciò non toglie che sia più che giustificato ed elogiabile il riproporla alla memoria di tutti. Non facciamone però più uno show da teatrino ma portiamolo, come era, nell'androne del Palazzo Comunale con tanto di sbandieratori e figuranti d'epoca. E noi, popolo, assistere in piedi per rispetto. Renzo Bagnasco


Gargantua di Renzo Bagnasco

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LETTERE E NOTIZIE

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Il proverbio del mese Chi fa i Santi sensa becco o fa Natale secco secco Chi fa i Santi senza un becco (pollame) fa un Natale ben misero

Risotto di Natale

Piatto tipico di Pigna –San Remo Ingredienti: 300 gr di grano, 170 gr di cotiche pulite e tagliate a dadetti, aglio, alloro, prezzemolo, 1 mazzetto di basilico, 6 porri, olio extravergine, pepe e sale ESECUZIONE: Tenere il grano a bagno per mezz’ora poi tritarlo grossolanamente con il frullatore azionato a scatti. Quasi cuocere in una pentola la cotica con 2 litri d’acqua scarsi che possa poi coprire il grano: a tre quarti della cottura unirvi il grano salando, pepando e cuocendo a fuoco vivo, rimestando. Dopo 20’ il riso è cotto. Intanto in una padella preparare il condimento soffriggendo lentamente con olio e 3 cucchiai di acqua, i porri finemente affettati e incoperchiati, sino a che diventino una pasta (20 ‘). Controllato il sale, rimestarvi il grano spolverando di basilico e poi versarlo appena inizi ad intiepidirsi. In alternativa si può condire anche con pelati sgocciolati, aglio, soffritto di cipolla di Tropea, prezzemolo, sedano sminuzzato e foglie di basilico.

Associazione Culturale A COALINN-A 2 DICEMBRE - ore 17 presso Spazio Aperto di via dell'Arco Conferenza della prof, Raffaella Saponaro "Massimo D'Azeglio- carattere e inclinazioni della società del tempo” Per chi fosse interessato, non essendo ancora stabilita la data della conferenza, telefonare al Governatore Alfredo Bertollo 0185-281945 che potrà indicare il programma di manifestazioni relative al BICENTENARIO DELLA CREAZIONE DI PORT NAPOLÉON, unendo Napoleone, appunto, Santa Margherita e San Giacomo di Corte in un'unica città il 12 dicembre 1812

IL DRAMMATICO STATO DELLA DETENZIONE IN ITALIA La Camera Penale di Chiavari e Levante “Ernesto Monteverde”, lo scorso 22 novembre alle ore 11.00, nell’Aula del GUP di Chiavari in Piazza Nostra Signora dell’Orto 5, ha tenuto una conferenza stampa sui motivi dell’astensione da tutte le attività giudiziarie proclamata dalla Giunta dell’UCPI e cioè “sullo stato della detenzione in Italia”. Nella foto, da sinistra Andra Tonellotto comandante Polizia Penitenziaria di Chiavari, la direttrice della Casa Circondariale di Chiavari Paola Penco, Silvio Romanelli, presidente della Camera Penale di Chiavari e Levante, Giovanni Roffo membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Chiavari.

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MESE

Dicembre

Giorno

20 12 Lunazioni, Stagioni e Segni Zodiacali

Ora./min. Descrizione

Giovedì

06

16:31

Ultimo Quarto

Giovedì

13

09:41

Luna Nuova: 10A Lunazione dellʼAlchimia

Giovedì Venerdì

20 21

06:19 12:12

Primo Quarto Il Sole entra nel segno del Solstizio dʼInverno

Venerdì

28

11:21

Luna Piena

Capricorno 

Spazio Aperto di Via dell’Arco Associazione di Promozione Sociale

Dicembre SABATO 1, ORE 16.00 Percorsi mentali di vita quotidiana Femminismo ironico e mugugno genovese Anna Maria Passalacqua, autrice del libro “Biscottini per il tè”; Rosanna Mezzano, voce e chitarra; Mario Peccerini, attore e regista DOMENICA 2, ORE 16.00 Massimo D’Azeglio Carattere ed inclinazioni nella società del suo tempo Raffaella Saponaro MERCOLEDÌ 5, ORE 16.00 I mercoledì dell’operetta “La principessa della Czarda” di Leo Stein e Bela Jenbach [RISERVATO AI SOCI] a cura di Luciano Rainusso SABATO 15, ORE 16.00 Mondo cane Un rapporto particolare tra uomo e cane: il premio “per ricordare agli uomini distratti la Virtù della Fedeltà” Vittorio Bozzo, presidente Associazione per la Valorizzazione Turistica di S. Rocco di Camogli; Etta Cascini, giornalista e autrice del libro “Pucci e compagni – Mezzo secolo di fedeltà del cane”; Paolo Donadoni, avvocato SABATO 22, ORE 16.00 Incontro con un grande maestro dell’illustrazione: Gianluigi “Didi” Coppola Franco Casoni intervista l’artefice di immagini storiche: da “Billy the Kid” a “Dylan Dog”, le pagine di “Goal”, le copertine di Penguin Books, “Penthouse”, ... Mostra delle opere di “Didi” Coppola aperta fino al 6 gennaio 2013


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Il Il Mare Eco del Golfo Tigullio 12/2012  

numero di dicembre 2012

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