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Anno IV - n. 8/9 2011 • Direttore responsabile: Emilio Carta

O giornale o l'é comme l'äze, quello che ti ghe metti o porta Il giornale è come l'asino, quello che ci metti, porta (Antico proverbio genovese)

SANIT¤ I costi del Parlamento

OSPEDALE Sempre chiuso il reparto dialisi

DIFFERENZIATA Verso il 50 per cento

VIABILIT¤ A S.Anna si cambia

STRANIERI di nome e di fatto

SANTA MARGHERITA

IL MARE è consultabile anche on line sul sito

www.marenostrumrapallo.it Stampato in 15.000 copie - DISTRIBUZIONE GRATUITA

Ospedale: polemica con la Regione

ASCOM „Tsunami‰ Lai

Associazione Culturale

Caroggio Drito

Associazione Culturale


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Onorevole, quanto mi costi! ... e la Sanità è sempre più in rosso

a cura di Emilio Carta

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IL MARE

Mensile di informazione Anno IV - n. 8/9 2011 Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Elena Busco - Daniele Roncagliolo

Hanno collaborato a questo numero: R. Bagnasco - P. Bellosta - P.L. Benatti A. Bertollo - E. Fassio - C. Gatti E. Lavagno Canacari - S. Gambèri Gallo B. Magri - M. Mancini - G. Massa - C. Molfino I. Nidasio - A. Noziglia D. Pertusati - L. Rainusso D. Roncagliolo - V. Temperini Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò Fotografie: Fabio Piumetti - Sinibaldo Nicolini Archivio Azienda Grafica Busco La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: 2 Ospedale: dialisi sempre chiusa di D. Roncagliolo 3 Differenziata al galoppo di E. Carta 4 Ascom: un ciclone di nome Lai di E. Carta 6 Viabilità: nuove sperimentazioni di E. Carta 7 Santa: ospedale e polemiche di P. Bellosta 8 Università, una scelta per la vita di B. Magri 9 Il Cristo degli Abissi di C. Gatti 10/11 Vita da Lions di E. Carta 12 Stranieri a Rapallo di R. Bagnasco 13 Il ruolo dellʼistruzione di E. Lavagno Canacari 14 Essere imprenditori oggi di E. Carta 15 Parrocchia: feudo o famiglia? di D. Pertusati 16/17 Acquacoltura di E. Carta 18 Amarcord di E. Gambèri Gallo 19 Ricordo o sogno: soprannomi di M. Mancini 20 U-Boot 455, fugato lʼultimo dubbio di E. Carta 21 La famiglia Costa di A. Bertollo 22 Red Carpet di I. Nidasio 23 Il restauro della chiesa di S.Maria di A. Noziglia 23 Blues e musica nera di E. Fassio 24 Montallegro, comʼeri di P. Benatti 25 Edoardo Firpo, pittore di sentimenti di C. Molfino 27 Natura: pesci serpente di G. Massa 28 Al cinema in diagonale di L. Rainusso 29 Lettere e notizie 30/31 Sanità: Onorevole, quanto mi costi! di E. Carta

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er la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks. Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio. Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket. Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li

hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere? Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste".

Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativà la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno". Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del presidente dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti.


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SANITÀ

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di Daniele RONCAGLIOLO danironca@hotmail.it

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OSPEDALE

Il reparto dialisi cÊè ma non funziona I pazienti - nel nome della razionalità - li trasportano altrove con le pubbliche assistenze

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e preoccupazioni erano emerse già mesi fa. Sull’apertura dei dieci posti per la dialisi all’ospedale di Rapallo c’erano dei grossi punti di domanda. Preoccupazioni che erano state manifestate da alcuni consiglieri comunali e che qualche mese più tardi erano giunte in Regione, a destra come a sinistra. Il reparto è terminato, moderno, funzionale, pronto ad essere utilizzato, ma del servizio, ad oggi, nemmeno l’ombra. E le prospettive non sono di certo rosee. Il direttore generale dell’Asl 4, Paolo Cavagnaro, in una recente intervista al quotidiano Secolo XIX, ha represso ogni speranza: “Con questo finanziamento, la dialisi non può essere attivata”. Insomma, problemi di denaro come troppo spesso accade all’Asl del nostro territorio che viene regolarmente privata di servizi: emblematico il caso della paventata chiusura della Centrale Operativa 118 di Lavagna. E i più maliziosi fanno notare che le Aziende Sanitarie Locali più tartassate sono quelle

da Mario

del Tigullio e di Imperia: territori “azzurri” che contrastano con il “rosso” che governa la Liguria. La salute, però, non dovrebbe essere ridotta ad un mero gioco di colori. Non dovrebbe, appunto. A Rapallo sono dodici le persone che necessitano di queste cure. Vengono trasportati, a Sestri Levante, tre volte alla settimana dalle ambulanze della Croce Bianca Rapallese e dei Volontari del Soccorso che con amore si occupano di loro. Li vanno a prendere a casa e li portano nella Bimare; poi, mentre i pazienti si sottopongono al trattamento che dura circa quattro ore, i mezzi tornano a Rapallo e ripartono per Sestri Levante nel tardo pomeriggio per riaccompagnare i malati nelle loro abitazioni rapallesi. Insomma, tutto questo per dire che se il reparto di Rapallo aprisse, si potrebbe fare a meno di questo tortuoso giro con tutti i benefici del caso, di tempo ed economici. In Italia sono circa cinquantamila i pazienti che si sottopongono all’emodialisi depurando il sangue tre volte la set-

Trattoria a Rapallo dal 1 9 6 3

timana, per quattro ore ogni volta, con sofferenze inimmaginabili. In questo dato è inserito anche chi, invece, si sottopone alla dialisi peritoneale che, a differenza dell’emodialisi, permette di effettuare la purificazione del sangue all’interno del corpo del paziente, evitando, dunque, la circolazione extracorporea. I pazienti che si sottopongono a questi tipi di trattamenti vivono una sorta di schiavitù. I reni non funzionano più e, per questo, l’unica soluzione è farne lavorare uno artificiale che purifichi il loro sangue. Durante questa laboriosa operazione c’è chi si distrae sfogliando un giornale, chiacchierando con i vicini o ascoltando musica. Capita, ogni tanto, che qualcuno si senta male, con crampi, mal di testa o nausea. Rimanere circa quattro ore fermi con gli aghi nelle vene, in attesa che il sangue si pulisca, non è certo roba da poco. Problematiche che hanno ripercussioni anche sulla vita quotidiana delle persone che, per esempio, devono andare in vacanza solo nei posti in

cui vi sia una struttura adeguata alle loro necessità: molti, quasi il 90%, rinunciano a priori. Leggendo non è certo facile comprendere che cosa tutto questo voglia dire: giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, per sempre. Un finanziamento vale molto meno di tutto ciò.

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AMBIENTE

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di Emilio CARTA

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SPAZZATURA

Differenziata: i primi riscontri sono positivi A fine agosto si è raggiunto il 48 per cento. I risparmi verranno reinvestiti per migliorare il servizio di pulizia e spazzamento ma nel 2012 la cartella delle tasse potrebbe essere, seppur di poco, più leggera o scorso dicembre a Rapallo è iniziato il nuovo servizio di raccolta e conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani affidato alla ditta Aimeri. Tre mesi dopo è partita invece la “differenziata” con il posizionamento di nuovi contenitori, un’operazione che si concluderà a breve. A distanza di nove mesi si può quindi fare un primo riscontro e i risultati, pur con qualche inevitabile sbavatura, sono decisamente positivi. Basta pensare che la raccolta differenziata a fine agosto aveva già raggiunto una ragguardevole percentuale: il 48 per cento. I servizi ecologici, insomma, definiti roba da scottarsi le dita per ogni ammnistratore che aveva accettato l’ingrato incarico di farsene carico

L

questa volta sembrano essere passati più che dal pentolone ricolmo di zolfo ribollente del diavolo ad acquasantiera? Lo abbiamo chiesto al politico incaricato, Arduino Maini, che però pare più vestire il ruolo di pompiere. “A settembre sceglieremo il posizionamento definitivo dei cassonetti e la loro capacità. A ferragosto il sistema ha sostanzialmente retto anche se con qualche sbavatura ma bisogna pensare che si sono toccate le 80mila presenze. La differenziata dal 22 è balzata al 48 per cento e a mio parere tenderà ancora a salire. Le proiezioni parlano di una sensibile riduzione dei costi per il conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani che aveva raggiunto i 2 milioni di euro. I rapallesi in futuro possono at-

La caldaia funziona bene ma il

CAMINO

?

L’OSSIDO DI CARBONIO spesso viene prodotto dal camino che non tira

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tendersi sulla base di questi risparmi una riduzione della tassa sui rifiuti? Quello che saranno le economie di gestione verranno reinvestite per migliorare il servizio di spezzamento e pulizia in città e non verranno dirottate in altri settori della pubblica amministrazione. Si sta anche valutando una leggera riduzione della cartella della tassa a carico di ogni singolo cittadino per il 2012; sarà una diminuzione simbolica che comunque testimonierà un’importante versione di tendenza. Il sistema usato sta ben funzionando e altri Comuni mostrano interesse per quanto stiamo realizzando. Il Consorzio Nazionale Imballaggi tra l’altro ci ha inserito con un finanziamento in un progetto per le scuole.

C’è qualche lamentela per la distribuzione del kit per la differenziata che ad agosto si è fermata. Direi che entro la fine di settembre completeremo la distribuzione e l’isola ecologica al Poggiolino dove si potranno conferire oltre quaranta tipologie di rifiuti con vari incentivi per chi la utilizzerà. Siamo leggermente in ritardo rispetto alla tabella di marcia perché abbiamo ampliato l’area di conferimento e miglioreremo anche il servizio di lavaggio dei cassonetti. Se dovesse darsi un voto per quanto fatto sinora? Assolutamente no. Saranno i cittadini a valutare la bontà o meno di questa operazione anche se, a titolo personale, ritengo il lavoro sin qui fatto assolutamente soddisfacente.


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L’INTERVISTA

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VERSO IL 2013

“Progetto Liguria 2012 - il cambiamento” Il Consigliere Provinciale Massimo Pernigotti ci parla del “faccia a faccia” con i cittadini di “Liguria Moderata”: le loro richieste e i loro desideri per il futuro di Rapallo ultimo incontro si è tenuto il 21 settembre 2012 al Caffè Centrale, come è andata? Molto bene, la sala era al completo con gli iscritti al movimento e altri interessati, e abbiamo iniziato a lasciare la parola ai cittadini. Io, E. Cimaschi (ex presidente municipio centro est), A. Aonzo (fondatrice di Liguria Moderata), abbiamo ascoltato. Cosa hanno chiesto i cittadini? Innanzi tutto la serata si intitolava “progetto Liguria 2012 – il cambiamento”, i cittadini hanno chiesto rinnovamento, hanno chiesto un movimento di persone nuove e motivate, hanno chiesto di provare a rimanere fuori dei partiti in questo caos nazionale. Si ma per la città? Cosa hanno chiesto? Dopo una breve presentazione di Liguria Moderata, dei nostri dodici punti del manifesto, e dopo aver spiegato quale sia il nostro codice etico, i cittadini hanno iniziato a snocciolare le priorità secondo il loro punto di vista. Invertire la rotta sul degrado urbano e la pulizia al primo posto, la sicurezza al secondo posto, la necessità di una migliore viabilità con meno traffico e inquinamento al terzo.

L’

Niente di nuovo dunque, sempre le stesse cose? Non esattamente, perché l’elenco è continuato con la mancanza di accoglienza per i turisti, le buche presenti ovunque, le serrande dei negozi abbassate per la crisi, e la carenza di attenzione per i bambini e spazi adeguati ad essi. Se questi sono i problemi che sentono i cittadini quale sarà la Vostra formula? Innanzi tutto i cittadini desiderano essere ascoltati e pretendono delle risposte, anche negative ma motivate. La nostra formula non sarà dire che risolviamo questi problemi enunciando come slogan pubblicitario il problema stesso, ma la nostra forza sarà tracciare dei percorsi per raggiungere l’obiettivo. Ossia il nostro movimento non prometterà a nessuno la scarpa destra dopo aver consegnato all’elettore quella sinistra. Indicheremo invece un metodo di lavoro. Un sentiero per arrivare al risultato che ci deve unire e non dividere. Non ho capito, spieghi meglio! E’ facile arrivare e dire: più sicurezza, più lavoro, più pulizia per tutti. Poi mettiamo un parcheggio qui, una strada lì, un bel disegno

Presentazione Liguria Moderata 21 marzo 2011 Gran Caffè Rapallo foto piazzacavour.it

21 settembre 2011 caffè centrale – serata dei cittadini

là, la colonna sonora con lo sfondo del castello e chi ne ha più ne metta. Queste sono le solite cose che puntualmente vengono promesse no? Beh allora proveremo a parlare di metodo, di disciplina, di senso della città, di consapevolezza di essere un organismo vivente composto da 30 mila persone che debbono darsi degli obiettivi comuni. Obbiettivi realizzabili e non cialtronerie disattese. E come si può attuare un tale programma? Bisogna fidarsi di persone nuove, con assessori giovani, motivati e competenti in materia oltre che laureati, e che lo facciano a tempo pieno con passione. Il consiglio invece può essere degli anziani eletti. La politica deve essere una scienza verificabile, in cui documenti, atti e obiettivi sono alla luce del sole, ed in cui esistono motivi oggettivi per le scelte e non un sottobosco di furberie. Chi vince deve poter governare per il programma presentato e non essere intralciato dalla sua stessa maggioranza, e se ciò accade i cittadini devono sapere chi è il voltagabbana. Il consiglio di maggioranza in tal senso deve essere composto da persone serie. Lei si candida Sindaco? Certo che no. Le autocandidature non funzionano. Diciamo che io

sono a disposizione per costruire un gruppo per il cambiamento che ci proponiamo. Personalmente sono felice della strada percorsa in Provincia in cui, tutti coloro che volevano, hanno visto come si lavora ottenendo anche il rispetto di quella maggioranza. Ora cerchiamo di vedere se l’ipotesi del movimento politico ligure incontra le simpatie dei cittadini, motivati dal fatto che pensiamo di essere bravi nel nostro lavoro e nel nostro progetto. Prossimo appuntamento con i cittadini? Direi che con gli scritti l’ appuntamento sarà il 21 Ottobre 2011 sempre al caffè centrale alle ore 21.00 al primo piano. Ma inviteremo un po’ tutti i cittadini perché non partiamo dal programma confezionato ma dall’ascolto dei cittadini che hanno voglia di dire la loro e partecipare. Un rammarico? La difficoltà ad avvicinare i giovanissimi alla politica. Ma non potrebbe essere altrimenti, visti i presupposti non solo locali. Ragazzi fate sentire la Vostra voce. Liguria Moderata è nata soprattutto come incubatore per i giovani e per la società civile che vuole esprimersi fuori dalle logiche partitiche.

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ECONOMIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

ASCOM

Un ciclone chiamato Elisabetta Lai In undici mesi di presidenza ha dato una scossa all’Ascom, aumentando del 50% gli associati e promosso iniziative di successo. Un villaggio natalizio e fuochi d’artificio a Capodanno. E i politici le hanno già messo gli occhi addosso…

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na donna alla presidenza dell’Ascom? Ohibò. Dapprima gli addetti ai lavori l’hanno guardata con sospetto, quasi con fastidio. Elisabetta Lai, 46 anni, con il suo decisionismo, a volte a muso duro, ha però sgretolato in pochi mesi la diffidenza che la circondava ed ora sono in molti ad esaltarne le capacità e la forza dirompente. “La dirigenza dell’Ascom per anni in

pratica è stata espressione dell’amministrazione comunale, quasi una sua appendice – spiega un esercente tornato a far parte dell’Associazione – Elisabetta, ha rotto questo schema e riportato entusiasmo, ridato voce ai suoi iscritti e i risultati li abbiamo sotto gli occhi”. I commercianti si sono così ritrovati parte attiva nell’organizzazione della tappa rapallese del Giro d’Italia e di Cartoons on the bay, nelle manifestazioni di Un Palco sul mare e, più di recente, nel clamoroso successo del Red carpet. A novembre dovrebbe decollare una manifestazione denominata Christmas Village in vista del Natale ed è di questi giorni l’idea di un ulteriore approccio con i rappresentanti dei sestieri rapallesi con la speranza di organizzare un Capodanno all’insegna dei fuochi d’artificio. “Magari con l’incendio del castello a mezzanotte e il golfo interamente illuminato da uno spettacolo pirotecnico di grande effetto e a basso impatto di pericolosità che si alzano dal mare, quelli giapponesi mi pare.

Vedremo, visto che gli esperti sono loro – spiega Elisabetta Lai – Con i rappresentanti dei sestieri lo scorso luglio c’è già stato un protocollo d’intesa. Ora si tratta di rivederci per capire la loro disponibilità e la fattibilità di questo progetto che eventualmente discuteremo col Comune. La nostra città con i fuochi d’artificio ha un patrimonio culturale unico e spettacolare. Perché non sfruttarlo? Sarebbe una notte elegante e indimenticabile perché solo noi abbiamo un golfo così affascinante”. Mi passi il termine, lei non è una “pivella”. Come mai si è svegliata solo ora? Per anni ho osservato l’Ascom dall’interno finché ho deciso che era ora di radunare un gruppo affiatato di intraprendenti imprenditori e di prendere - posso dirlo? - per mano l’associazione e darle una forte spinta in avanti. Non è vero che Rapallo è una città “bollita”. Ci sono persone piene di voglia di fare e che hanno buone idee. Altre città italiane ad esempio hanno scelto la via delle notti bianche e del casino notturno. Noi abbiamo pensato a qualcosa di più elegante e il Red Carpet si è dimostrato una scelta vincente. Siamo in vista delle elezioni e tutti paiono tarantolati ma a danzare sono sempre i soliti tromboni. Lei sarebbe una candidata ideale. Le hanno già chiesto di impegnarsi? Se per quello faccio già parte di una lista civica, “La Voce”, nata dopo la fuoriuscita mia e di altri amici dal Gabbiano. A me al momento interessa solo il bene dell’Ascom e sto bene così ma se uscisse un candidato eccezionale potrei ripensarci.

Ad esempio? Che ne so. Se George Clooney decidesse di candidarsi sindaco potrei farci un pensierino. O no? Non si sente un po’ isolata? Se si riferisce alle altre forze economiche cittadine le dico di no. Intanto periodicamente sentiamo un po’ tutti con assemblee aperte “del mugugno” dove ci diciamo ciò che va e che non va. Ho già proposto un tavolo di lavoro con altre realtà economiche, come ad esempio gli albergatori, per unire le forse e rilanciare la città. Rapallo ha tutte le carte in regola per rialzare la testa. Il bello chiama il bello e noi dobbiamo offrire eleganza, iniziative e un sorriso. Che ricetta propone per il futuro? Dobbiamo investire, fare squadra insomma. Se tutti collaboreremo in questo senso potremo sopravvivere, altrimenti la vedo nera. Io comunque sono ottimista per natura. E i rapporti con l’amministrazione comunale? Direi buoni, nel senso che si sono sempre mostrati disponibili alle nostre proposte Come è stata l’estate? Malgrado un luglio da piangere direi che tutto sommato il comparto commerciale ha tenuto abbastanza bene.

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VIABILITĂ€ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

TRAFFICO

Fred Bongusto inaugurerĂ la “rotonda sul mareâ€? n lettore nel numero scorso de Il Mare ha ricordato la Lex Iulia Municipalis, una legge romana, pensate un po’, promulgata da Giulio Cesare nel 45 a.C. che prevedeva tra l’altro la regolamentazione del traffico e il divieto ai carri che trasportavano merci, di circolare nelle ore diurne fra le ore 7 e le 17 per decongestionare il traffico di allora nell’Urbe. Curiosamente questa regola è applicata ancora oggi in varie nazioni europee per limitare il traffico pesante nelle grandi cittĂ  ma non in Italia che pure ne era stata antesignana. L’idea potrebbe essere percorribile a Rapallo, ad esempio, limitando in va e vieni e furgoni durante il giorno ma ci vorrebbe un coraggio da leoni, a un anno dalle elezioni amministrative! In attesa del tunnel per Santa Margherita, se mai si farĂ , lungo o corto che sia, la cittĂ  non può piĂš stare con le mani in mano e aspettare‌.Godot. Il tempo passa inesorabilmente e

U

la situazione si fa sempre piÚ grave e rischia di finire fuori controllo anche perchÊ se il tunnel fosse approvato, tra atti burocratici e lavori, passerebbero ancora diversi anni e in tale attesa occorrerebbe comunque trovare soluzioni tese ad alleviare tale sofferenza. Da anni, in attesa del nulla si è solo perso tempo prezioso senza interventi degni di nota per il presente. La rotonda posta in essere presso l’area semaforica Siggi, quella dei distributori per intenderci, nata fra lo scetticismo di molti si sta invece dimostrando utile e in grado di snellire il traffico e di limitare l’inquinamento da idrocarburi. Finita la fase sperimentale il progetto globale prevede una fase successiva con la nascita del doppio senso in via Arpinati e via Sant’Anna in senso opposto su cui incanalare il traffico pesante in direzione Santa e Portofino. Palliativi? Certo. Ma è sempre meglio sperimentare che restare

immobili come verificatosi in passato. Subito sono partite critiche a raffica che paiono eccessive, quasi pretestuose. E’ vero che in via Arpinati gravita la pubblica assistenza dei Volontari del Soccorso Sant’Anna ma con i dovuti accorgimenti i pericoli possono essere, se non eliminati, ridotti al minimo. Diciamolo una volta per tutte. I tunnel vanno bene ma qui occorre prendere il toro per le corna, abbandonare l’inerzia che ha fin qui contraddistinto i pubblici amministratori con la scuGiggia, presto sa di convegni, inagureranno una riunioni e finuova rotonda sul mare! nanziamenti vari che guarda caso appaiono ad ogni tornata elettorale (vedi ad esempio le ultime regionali) che se si pensa al cen-

tenario progetto del tunnel Rapallo-Fontanabuona fanno sganasciare dalle risate. Tornando alla viabilità rapallese sperimentiamo questa recente soluzione che sta prendendo corpo: a cambiare eventualmente rotta o apporvi dei correttivi, dopo la necessaria speri- mentazione, c’è sempre tempo. Almeno si potrà dire che si è provato a smuovere qualcosa, a provare vie diverse da quel buco nero dietro il quale sinora si sono nascosti in troppi.

Mi scappa da ridere... Ho sentito, pare che il sindaco abbia invitato Fred Bongusto!

di Pietro Ardito & C.

         

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SANITÀ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Paolo BELLOSTA

SANTA MARGHERITA

La strana situazione dell’ex Ospedale Tra Comune e Regione una querelle da due milioni di euro allo scorso gennaio l'Ospedale Civile di Santa Margherita Ligure ha cessato le sue funzioni. Si parlava, ormai da tempo, di progetti per la ristrutturazione e la riqualificazione dell'edificio, ma negli ultimi mesi è andato avanti un continuo tira e molla tra Asl, Regione e Comune attenti più a scaricarsi responsabilità a vicenda piuttosto che cercare una soluzione al mancato avviamento dei lavori. All'inizio del mese di giugno, il Presidente della Commissione Sanità, Piero Chiarelli, ha chiesto lumi sulla situazione a Paolo Cavagnaro, Direttore della Asl, a Claudio Burlando, Presidente della Regione, e a Claudio Montaldo, assessore regionale alla salute. Il nodo della questione era la promessa fatta dalla Regione di versare al Comune la quota di 2 milioni di euro per ristrutturare, almeno, la piastra ambulatoriale. Secondo Chiarelli questi soldi non si sono mai visti, secondo Montaldo sono stati, invece, usati per ripianare il buco della sanità ligure, insomma, l'ennesima puntata di una querelle che prosegue ormai da troppo tempo. Il primo progetto che avrebbe dovuto portare alla realizzazione di un Polo Residenziale Riabilitativo era, già, stato appoggiato dall'ex Sindaco Claudio Marsano. L'idea iniziale consisteva nella realizzazione di parcheggi pubblici e box privati nella zona antistante all'Ospedale. I ricavi ottenuti avrebbero permesso la realizzazione dei lavori di restauro della piastra ambulatoriale e del primo piano del-

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l'edificio, senza l'ausilio di finanziamenti esterni. Si pensava di incassare tra i 1.800.000 e i 2.300.000 € che avrebbero coperto una parte dei 7.200.000 € necessari per riqualificare l'intera struttura. Inoltre la Giunta regionale, il 4 novembre del 2008, ha deliberato l'assegnazione di 2.100.000 € che aggiunti ai soldi ricavati dalla vendita dei box avrebbe messo a disposizione una cifra oscillante tra i 3.950.000 e i 4.450.000 €, i soldi mancati (3.250.000/2.750.000 €) sarebbero stati garantiti dai fondi regionali destinati alla realizzazione di centri riabilitativi. La struttura sarebbe stata fornita al piano terra e al primo piano di piastra ambulatoriale, riabilitazione ambulatoriale, guardia medica e 118, sarebbe stata inoltre assicurata assistenza sanitaria assistita e cure riabilitative per un totale di 92 posti letto, di cui 76 pubblici e 16 privati. Una struttura che sarebbe stata molto utile in una regione come la Liguria che conta l'età media più alta d'Italia, e dove quasi un cittadino su tre supera i 65 anni. Purtroppo, però, l'idea è restata tale, tutto è naufragato e neppure la prima parte del progetto, che avrebbe comunque garantito un miglioramento della situazione attuale, è stata portata avanti. Successivamente, il Comune ha appoggiato il progetto FAS per la riqualificazione della zona dell'ex ospedale. Rispetto all'idea precedente sarebbero stati diversi gli svantaggi, prima di tutto un maggiore investimento economico, tra i

640.000 € ed i 1.140.000 € in più, inoltre non sarebbe stato possibile provvedere alla collocazione del 118, della guardia medica, della palestra per la riabilitazione e di parte della piastra ambulatoriale. Avrebbe avuto molto più senso portare avanti il primo progetto, che avrebbe garantito una vera ristrutturazione dell'ospedale, piuttosto che appoggiare questa seconda opzione che avrebbe permesso, solamente, la realizzazione di una settantina di posti letto in più e di alcuni locali destinati al sociale. Ma alla fine niente di concreto è stato fatto. Negli ultimi mesi si è detto molto sulla vicenda, si è parlato della possibile vendita della struttura e del trasferimento della piastra ambulatoriale in via Maragliano (zona Corte), oppure dell'intervento dei Pii Istituti, ma ad oggi l'ipotesi più concreta sembra essere l'interesse di alcuni imprenditori privati. Si è fatto il nome del gruppo Ligresti, dell'Istituto Humanitas e di altri ancora. L'unica opzione percorribile sembra

essere questa, l'importante, però, è che la situazione di stallo che dura ormai da troppo tempo si sblocchi. E' basilare, inoltre, che l'Ospedale mantenga la sua destinazione socio-sanitaria, se l'unica soluzione sarà l'arrivo di privati, ben vengano, sperando che questo eterno balletto tra Asl, Comune e Regione abbia fine e che si cominci, finalmente, a pensare al bene di Santa e dei suoi cittadini.

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ISTRUZIONE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Benedetta MAGRI

ATENEI

Università? Una scelta per la vita Sempre più importanti corsi e saloni dello studente per aiutare i ragazzi ad orientarsi tra le varie facoltà bbiamo letto articoli che parlavano della maturità e delle situazioni astruse in cui alcuni esami si sono svolti, magari permettendo di portare a casa i risultati migliori. Secondo quanto deciso dal nostro Ministro per ottenere il top bisogna dimostrare qualcosa per tutto il triennio precedente la maturità. Solo con una media al di sopra del 9 per i tre anni si ottiene la lode. Tanti complimenti e poi che si fa? Spesso si sbaglia facoltà, oppure non si passa il test d'ingresso di quelle a numero chiuso e nessuno tiene più conto del pezzo di carta con scritto "100 e lode". Per evitare che ragazzi brillanti perdano tempo sbagliando indirizzo di studi e dovendo ricominciare il percorso l'anno successivo, la Scuola Normale Superiore di Pisa ha organizzato dei corsi di orientamento, a cui ho avuto la possibilità di iscrivermi. Le richieste erano un alto livello di rendimento scolastico per il secondo e il terzo anno delle scuole secondarie di secondo grado (il vecchio e buon liceo) e un curriculum in cui figurassero diversi motivi di merito e una presentazione personale. Le domande sono state vagliate e la borsa di studio per questa settimana di orientamento è stata conferita a quasi 200 ragazzi di tutta Italia e a qualcuno proveniente dall'estero, che partiranno pagando solo un contributo per le spese dei pasti (230€ per 15 pasti), per il resto delle spese se ne occuperà la Scuola Normale Superiore. I partecipanti sono poi stati divisi in quattro gruppi, che hanno partecipato alle settimane di orientamento in quattro momenti diversi dell'estate e in quattro località d'Italia dislocate: a Cortona dal 25 giugno al 1 luglio, a Camigliatello Silano dal 22 al 28, a Rovereto dal 28 agosto al 3 settembre e a San Miniato dal 4 al 10 settembre. Quest'ultima sarà la settimana a cui sarò presente anch'io. L'importanza di questi corsi risiede nel tentativo di chiarire le idee ai ragazzi che dovranno scegliere qualcosa per il loro futuro. Si potrà essere a contatto con la realtà di tutte le materie, dalle materie legate all'umanistica, come il greco antico, fino alle materie che guardano al futuro prossimo e non, come la nanotecnologia. Questi corsi consisteranno in un tot di ore giornaliere di lezione, più alcuni seminari e laboratori.

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Gli organizzatori hanno sempre voluto sottolineare che non si tratta di iniziative per presentare la Scuola Normale Superiore di Pisa, ma di un modo per aiutare i ragazzi ad orientarsi. Infatti, spesso i giovani non sembrano essere consapevoli di avere in mano la loro vita, così sono costretti a perdere tempo. Sarebbe meglio dire che in Italia si perde tempo, perchè nelle altre parti del mondo l'anno sabbatico di distacco tra le scuole superiori e l'università, invece è considerato onorevole. Di solito si tratta di un anno di volontariato all'estero, durante il quale si ha la possibilità di fare delle esperienze che poi aiutano nell'ardua scelta di cui ci stiamo occupando. Come ho già detto, si tratta di qualcosa di molto complicato, per questo l'orientamento viene curato sia in uscita sia in entrata. Ci sono corsi organizzati dalle scuole, come gli stage lavorativi e momenti di incontro con psicologi, che spesso portano a tragiche conclusioni. Ad esempio, quest'anno su 140 ragazzi del 5 anno, a maggio (quindi un periodo ormai molto vicino all'esame e quindi di stress e pressione per tutti) solo 4 ragazzi hanno partecipato al momento di incontro pomeridiano proposto dal Liceo Da Vigo. Non è solo questo che turba gli insegnanti, infatti spesso sono anche i genitori a non presentarsi a questi incontri, per motivi lavorativi o semplicemente per mancanza di attenzione nei confronti del figlio, che ormai maggiorenne è libero di fare le proprie scelte. La nostra Regione, però crede molto in questo momento della vita, per cui tenta di aiutare i giovani fornendo un'ulteriore opportunità: Orienta-Menti, che tutti gli anni si tiene a Genova, alla Fiera del Mare. Quest'anno sarà dal 16 al 19 no-

vembre e come tutti gli anni saranno presenti sia le aree di orientamento universitario sia quelle di orientamento lavorativo. In questa sede i ragazzi possono avere un confronto alla pari e soprattutto incontrarsi con chi ha già fatto la scelta e trovare le risposte a tutte le loro domande. Non si deve dimenticare la zona del Career Day, dedicata all'incontro tra le aziende e i giovani in cerca di lavoro, dove si può avere un colloquio e lasciare il proprio curriculum. Durante i quattro giorni di OrientaMenti è anche possibile assistere a incontri con personaggi illustri della nostra zona, tra cui politici. In tale situazione i giovani tutti gli anni si dimostrano impietosi e polemici, perchè per una volta si sento ascoltati e le domande che vengono poste (sempre riguardo al loro futuro e all'orientamento) fanno capire che la nostra zona dispone di menti brillanti, che non riescono a valorizzarsi. Restano nell'ombra, oppure sbagliano la loro strada, per mancanza di informazione. Non è necessario fossilizzarsi in Liguria per essere sicuri di fare la scelta giusta, perchè nel mondo globalizzato in cui viviamo la miglior sfida è quella di viverlo realmente come globalizzato e di capire quale sia l'effetto di

tale fenomeno, che permette a tanti ragazzi di parlare lingue diverse e arrivare a parlarne una comune, ma anche di capirsi a gesti o di collaborare con un oceano di mezzo, ad uno stesso progetto tramite internet, ad esempio. Quest'ultimo mezzo che ho citato è potentissimo e tutti lo sappiamo, con esso si possono scoprire un sacco di cose, ma al suo interno non deve mancare il rapporto umano, motivo in più per cui vengono organizzati Saloni dello studente come Orienta-Menti e momenti di confronto come i seminari della Scuola Normale Superiore. Tutto questo serve a non far perdere di vista cosa c'è dietro l'università, che nasconde una crescita personale a livello culturale, ma anche sociale, che sarà un trampolino di lancio per la vita, durante il quale si riscontrano difficoltà (parlando con un ragazzo che stava iniziando la specialistica di Medicina, mi sono sentita dire “Ci saranno volte in cui piangerai e ti sembrerà di non potercela fare” e mi ha anche detto “Se entri con l'idea di fare una precisa specialità al 90% dei casi ne farai un'altra, perchè durante il percorso si cambia idea”). È dalle esperienze degli altri che ci si prepara al meglio, senza incappare in errori grossolani. Un'altra sede di incontri per i giovani è la Città dei Mestieri in Via Cervetto 35, a Genova, dove è si tengono incontri riguardo a tutte le scelte di carriera intraprendibili. L'ingresso è gratuito e gli orari di apertura sono il martedì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, il mercoledì e il giovedì dalle 10 alle 13. Inoltre il calendario degli incontri è disponibile online al sito www.cittadeimestieri.genova.it A Rapallo non si deve poi dimenticare lo sportello dell'informa giovani, sito nell'ex ospedale di Rapallo.

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STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Carlo GATTI

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SAN FRUTTUOSO

Il Cristo degli Abissi: un’opera venuta da lontano La statua realizzata dallo scultore Guido Galletti rappresenta un punto di riferimento per tutti gli uomini di mare ieci anni fa, con la prima edizione di Mare Nostrum, pubblicammo “Gli Eroi del Tigullio” alla memoria di quei valorosi “marinai” che ottennero i massimi riconoscimenti della Marina per le azioni compiute durante il Secondo conflitto mondiale. Riaffiorarono così, dopo 60 anni di oblio “ideologico”, le imprese subacquee di Luigi Durand de la Penne ad Alessandria d’Egitto, di Emilio Legnani nel Mar Nero, i numerosi siluramenti del sommergibilista Gazzana Priaroggia in Atlantico, i danni provocati dal sub-nuotatore-incursore Bruno Di Lorenzo nella rada di Gibilterra. Purtroppo, e solo per ragioni di spazio, non fu possibile rievocare anche l’azione di Suda (Creta) del chiavarese T.V. Luigi Faggioni e quella del sub-genovese Luigi Ferraro ad Alessandretta (Turchia). Da quelle pagine emerse, tuttavia, un dato molto significativo: la piccola Liguria fu la regione più decorata d’Italia e la motivazione di tanto eroismo é ancora oggi sotto esame da parte dei più autorevoli storici della Seconda guerra mondiale. E’ nostro parere che ‘nulla nasce dal nulla’ e che forse la spiegazione di tanto ardimento sia piuttosto da ricercare nell’antico humus

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natatorio e in quella speciale atmosfera che si respirava nella nostra Riviera a partire dagli anni ’30, quando nelle nostre acque si addestravano agli agguati alcuni ‘squali’ silenziosi e pronti a tutto. Si trattava di un gruppo ristretto di personaggi, che oggi si potrebbero definire gli “eroi civili” di quel tempo, perché contribuirono con le loro ricerche, esperienze e collaborazioni al conseguimento dei risultati ricordati nella citata pubblicazione. I loro nomi sono Egidio Cressi, fondatore della Cressi-Sub - Luigi Ferraro, fondatore della Technisub - Ludovico Mares, fondatore della Mares. (A quesa Azienda fondata a Rapallo nel 1949 e presente in oltre 80 Paesi, dedicheremo un servizio nei prossimi numeri). Questi citati campioni furono i pionieri delle prime strumentazioni per la subacquea civile e militare. I loro brevetti, con le loro attività industriali e commerciali, sono tuttora competitivi sulle piazze commerciali di tutto il mondo. A questi coraggiosi e idealisti imprenditori-nuotatori vanno associati il genovese Duilio Marcante, (1914 –1985), Luigi Ferraro ed il rapallese Giorgio Odaglia, che sono i veri padri della didattica subacquea. Insieme questi uomini condivisero tutte le iniziative del settore e costituirono un sodalizio interrotto solo dalla morte di Marcante. Quali pionieri della nuova scienza subacquea, furono definiti la Tribù delle Rocce ed ebbero un ruolo fondamen-

Duilio Marcante

Giorgio Odaglia

Un ARO indossato da un uomo rana

tale nella formazione di sub civili e militari di molte generazioni. Quella “scuola” é viva ancora oggi e porta il loro sigillo. La storia racconta che la nascita della Cressi-Sub, la più antica tra le aziende esistenti, risale a quel difficile 1943 e fu avviata nell'entroterra ligure dai fratelli Egidio e Nanni Cressi, due autentici geni della meccanica applicata. In questa fase sperimentale, la produzione in piccola scala delle prime attrezzature subacquee portò anche la firma di Duilio Marcante e Dario Gonzatti. Quest’ultimo creò in quel primo laboratorio il prototipo sportivo dell'autorespiratore ad ossigeno (ARO), sulla base dello stesso respiratore impiegato dalla Marina Militare che tuttora viene usato nella fase iniziale del corso-Incursori del Varignano. Subito dopo toccò a Luigi Ferraro inserirsi nel gruppo e, grazie a quei materiali studiati e prodotti artigianalmente, poté compiere azioni belliche spettacolari e regalare all’Italia una Medaglia d’Oro al Valore Militare. Questa era l’aria un po’ “carbonara” che si respirava nella nostra Riviera che diede alla Marina dei veri giganti del mondo subacqueo. Nel dopoguerra, tutto ciò che Ferraro inventava ed avviava, Marcante lo sviluppava ed incrementava in una fase successiva. Nel 1952 nacque il Centro Subacqueo di Nervi e Duilio Marcante ne divenne il Direttore Tecnico. Anche i Carabinieri Subacquei per anni furono addestrati da Marcante dopo l’avvio di Ferraro, e così avvenne con i Vigili del Fuoco nel cui Centro di Addestramento, Marcante divenne Direttore dei Corsi quando gli impegni di lavoro costrinsero Ferraro a lasciare l’incarico. Il metodo

Marcante, tratto dall’esperienza maturata insieme con Luigi Ferraro, fu applicato e via via perfezionato negli anni dalla F.I.P.S.A.S. (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee) che lo fece proprio e lo diffuse in tutto l’ambito nazionale. Duilio Marcante fu autore del primo Manuale Federale d’Insegnamento, il testo ufficiale della Federazione su cui studiarono migliaia di allievi e istruttori, e di due altri libri di divulgazione: Scendete sott’acqua con me (coautore G.Odaglia-1983) e Questo è lo Sport Sub. Ma, fatto di grande importanza, fu l’invenzione con il Prof. Odaglia, della tecnica di compensazione della pressione sul timpano, che da allora porta il nome di Marcante - Odaglia. I meriti della didattica subacquea di Duilio Marcante e dei suoi amici hanno quindi avuto una valenza scientifica che é andata estendendosi ben oltre la nostra penisola. Duilio Marcante fu quindi uno tra i più amati artefici della subacquea, ma strano a dirsi, la sua notorietà raggiunse il massimo livello per una iniziativa collaterale alla sua attività: quando concepì l’idea di posare nella baia di S.Fruttuoso la statua del Cristo degli Abissi con il viso e le mani protese verso il cielo. Duilio la volle ardentemente per ricordare l’amico Dario Gonzatti, tragicamente scomparso durante un’immersione nei pressi di San Fruttuoso, di fronte alla secca Carega. Per la verità, l’idea era già nata nel 1947 quando, nel primo dopoguerra, molte famiglie piangevano ancora i loro morti in mare e Marcante aveva suggerito di creare un luogo dove i subacquei potessero andare a pregare in grande


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raccoglimento. Il successo di quella iniziativa va quindi ascritta sicuramente alla sua prestigiosa firma e al credito acquisito in tanti anni di successi nel nostro Paese. Affinché non vadano persi nel tempo, cogliamo da Internet alcuni dati davvero interessanti sul Cristo degli Abissi: “Occorreva l’artista e doveva essere un genovese. Lo scultore Guido Galletti si offrì di realizzare gratuitamente l’opera, purché fosse imponente, almeno due metri e mezzo. Aveva bisogno d’un modello e suo genero si diede da fare a cercarlo. Lo trovò in Agostino, che allora aveva 58 anni e lavorava in ferrovia, era un uomo alto un metro e novanta, con mani grandi e forti. Dovendo posare con le braccia alzate, Agostino usciva sempre stanchissimo dal laboratorio di Galletti, ricavato nei fondi d’una casetta, in passo Barsanti, sotto ponte Caffaro. La statua venne realizzata in bronzo, e per la fusione furono raccolte donazioni provenienti da tutto il mondo: eliche, frammenti di navi, medaglie Olimpiche e al Valore, persino una manciata di monetine di bronzo - ex voto - offerte da una madre di un marinaio scomparso in mare. I restanti cospicui costi dell’operazione furono coperti dall’armatore Giacomino Costa il quale ebbe un ruolo molto importante, non solo finan-

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ziario ma anche come Presidente del Comitato Esecutivo che comprendeva fra gli altri: l'Ansaldo, la Società di Navigazione Italia, il Prof. Luigi Ferraro, il Comando dei Presidii Militari di Zona. Il 29 agosto 1954, nella Baia di San Fruttuoso di fronte alla storica Abbazia dei Doria, la statua, alta 2,50 metri e pesante 8 quintali, bloccata su un piedistallo di calcestruzzo a forma di tronco di piramide, venne calata in mare alla profondità di 17 metri. Sua Santità Pio XII inviò la Sua particolare benedizione e un suo medaglione tuttora presente ai piedi della statua”. Finalmente arrivò il grande giorno, e la posa in mare del Cristo degli Abissi nella baia di S.Fruttuoso fu un evento memorabile, storico e nello stesso tempo simbolico della nostra storia marinara. Il transatlantico della Soc. Italia Cristoforo Colombo deviò dalla sua rotta e fu la prima grande unità della Marina Mercantile a salutare il Cristo dei Marinai con i tradizionali fischi di bordo. Tutti gli anni, l'ultima domenica di luglio, in ricordo dei morti in mare e di quanti fanno del mare la loro vita, si svolge nella baia una cerimonia molto coinvolgente. La festa comincia con la processione illuminata da torce che parte dall'abbazia per arrivare alla spiaggia, qui le fiaccole vengono pas-

La posa del Cristo degli Abissi - Foto Cipollina-Camogli

sate ai sommozzatori che raggiungono il Cristo nuotando in superficie. A questo punto uno di loro s’immerge per deporre una corona di alloro sul basamento della statua. Dopo il ritorno a riva dei subacquei, viene celebrata la S.Messa sulla riva. La toccante cerimonia termina intorno alle 23. ALCUNE NOTE: La Statua fu restaurata nel 2003 per preservarla dalla corrosione e dalle incrostazioni e, soprattutto, per riattaccarle la mano staccata dal peso di un'ancora gettata da un imbec... per essere poi riposizionata sott'acqua il 17 luglio 2004 su un nuovo basamento, ad una profondità in-

feriore a quella precedente COPIE - Esiste una copia del Cristo degli Abissi in formato ridotto sulla banchina del porto di St. George's, capitale dell'isola caraibica di Grenada. È stata donata al popolo di Grenada dalla compagnia di navigazione “Costa" per la coraggiosa e decisiva opera di salvataggio dei naufraghi della nave passeggeri "Bianca C.", distrutta nel porto di St. George's da un furioso incendio scoppiato il 22 ottobre 1961. - Un’altra copia del Cristo si trova a Key Largo in Florida, nel primo parco marino del mondo, "John Pennekamp Coral Reef State Park."

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VITA DA LIONS E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Emilio CARTA

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INCONTRI

Magdi Cristiano Allam alle Clarisse di Rapallo Ospite del Lions Club Rapallo il 14 ottobre (ore 18) all’Auditorium, l’europarlamentare e giornalista del Corriere della Sera parlerà di un tema di grande attualità: “L’Europa Cristiana e l’Islam” bbiamo quest’anno l’onore di ospitare il parlamentare europeo e giornalista Magdi Cristiano Allam, e si è voluto fare un INCONTRO PUBBLICO al Teatro delle Clarisse, – spiega il presidente del Lions rapallese Alberto Cipolla – per ragionare e confrontarci con il nostro ospite, sulle radici culturali dell’Europa, nella convinzione che, senza una consapevolezza delle proprie origini e dei problemi che vi possono essere in futuro, non si possa crescere e uscire dalla crisi, economica e non solo, che attanaglia l’Europa ed in particolare l’Italia. L’incontro, che sarà moderato dal direttore del Secolo XIX Umberto La Rocca, è aperto a tutti e, al termine del suo intervento, Magdi Cristiano Allam sarà a disposizione per rispondere alle domande del pubblico. Dopo il convegno, il relatore sarà ospite del nostro Club, dove parlerà del tema "L'Italia vista dall'Europa". In questa occasione affronterà argomenti più politici e si parlerà della crisi economica”.

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Magdi Cristiano Allam che vive da anni sotto scorta chiarisce: “Ho ripudiato pubblicamente l’islam prendendo atto che è fisiologicamente violento, incompatibile con i diritti fondamentali della persona e i valori non negoziabili, così come è storicamente conflittuale per la determinazione a sottomettere il

prossimo costi quel che costi. Tuttavia sono del tutto convinto che dobbiamo distinguere nettamente tra la dimensione della religione e la dimensione delle persone che non sono mai la trasposizione automatica e acritica dei dogmi della fede. Pur nella consapevolezza che non esiste un islam moderato, sono certo che ci sono dei musulmani moderati con cui si può e si deve dialogare e convivere, sulla base della condivisione dei valori non negoziabili, del rispetto di regole che sostanziano diritti e doveri che garantiscono e vincolano tutti indistintamente, del perseguimento del bene comune. Sono pertanto contrario sia al relativismo religioso che ci porta, partendo dall’imperativo dell’amore per il prossimo, a sposare legittimandola la religione del prossimo anche se i suoi contenuti sono incompatibili con i valori non negoziabili, sia alla deriva del razzismo che, partendo dalla condanna della religione del prossimo, sfocia nella condanna dell’universo delle persone che ad essa fanno riferimento come se fossero dei cloni e formassero un blocco monolitico”. Qual è stato il suo percorso spirituale e umano che l’ha portato a queste scelte? “Ciò che mi ha ispirato sin da piccolo è il fascino della verità e la passione per la libertà. Il fatto che sia nato musulmano, da genitori musulmani, in un Paese arabo a mag-

Papa Benedetto XVI durante il battesimo di Magdi Cristiano Allam

gioranza islamica, ma che al tempo stesso ho studiato e vissuto in un microcosmo d’Italia italiano e cattolico, mi ha sollecitato sin da piccolo a ricercare la verità, a pormi la domanda quale delle due religioni, delle due culture e delle due civiltà corrispondesse alla verità. E’ fondamentale sottolineare che la domanda e la risposta sulla verità nascono e poggiano nell’incontro con delle persone speciali, degli autentici testimoni di fede che mi hanno affascinato. Nel caso dell’islam è stata mia madre, una donna straordinaria che scelse di donare tutta se stessa per consentirmi di avere una migliore qualità d’istruzione ed un più elevato tenore di vita, a coltivare in me il fascino dell’islam dal momento che lei s’ispirava a quella religione e in essa trovava il conforto per dare un senso a un’esistenza fatta di sacrifici e talvolta di umiliazioni. Così come furono degli autentici testimoni cristiani, suore comboniane e sacerdoti salesiani, a nutrire in me il fascino di Gesù Cristo nel loro tendere quotidiano a rivivificarlo attraverso la predicazione della sua verità, affermando con l’esempio dei valori non negoziabili, perseguendo tramite le opere buone il traguardo del bene comune. Il binomio indissolubile di verità e libertà ha ispirato il mio lungo percorso giornalistico, protrattosi per circa 35 anni, culminato nella vice-direzione del Corriere della Sera. Il suo rapporto con l’informazione? Per me il giornalismo è stato essenzialmente una voglia immensa dell’incontro autentico e profondo con la persona quale incarnazione della vita e dell’amore, nella ricerca appassionata della verità salvaguardando sempre e comunque la libertà interiore. Ho misurato il mio successo giornalistico nel riuscire, giorno dopo giorno, ad aggiungere persone nuove realmente incontrate e che scelgono di aprirsi con me, finendo per entrare a far parte di una famiglia allargata fatta di fraternità e di solidarietà. Ed è nella ricerca della verità che ho scoperto la passione per la libertà”.

CHI É Magdi Cristiano Allam è il presidente del movimento politico “Io amo l’Italia” fondato il 28 novembre del 2009. Dal luglio del 2009 è deputato al Parlamento Europeo nel gruppo del Partito Popolare Europeo. E’ stato vicedirettore ad personam del quotidiano «Corriere della Sera» dal 2003 al 2008, dopo aver ricoperto la carica di editorialista e inviato speciale del quotidiano «La Repubblica» sin dal 1996. E’ laureato in Sociologia all’Università La Sapienza di Roma. Per la Mondadori ha recentemente pubblicato: Europa Cristiana Libera. La mia vita tra Verità e Libertà, Fede e Ragione, Valori e Regole (2009); Grazie Gesù. La mia conversione dall’islam al cattolicesimo (2008); Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia (2007); Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano? (2006); Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente (2005). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Premio Saint-Vincent di giornalismo, l’Ambrogino d’oro del Comune di Milano, il Premio internazionale Dan David e il Mass Media Award dell’American Jewish Committee. Tramite il sito www.ioamolitalia.it promuove un movimento politico che si fonda sul primato dei valori non negoziabili e sulla certezza delle regole, e che a partire dalla riforma etica della cultura politica persegue un nuovo modello di sviluppo che s’ispira all’economia sociale di mercato e un nuovo modello sociale che mette al centro la sacralità della vita. E’ nato al Cairo nel 1952 dove ha studiato presso le suore comboniane e i sacerdoti salesiani. Vive in Italia dal 1972 ed è orgogliosamente cittadino italiano dal 1987.


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SOCIETÀ CIVILE di Renzo BAGNASCO

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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INTEGRAZIONE

Gli stranieri residenti nella nostra città

Sono più di duemila quelli che vivono stabilmente a Rapallo e che, di fatto, si sentono “rapallesi”. Ma noi non li conosciamo e, quel che è peggio, è che loro si sentono “esclusi”

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più laboriosi sono quelli provenienti dalle nazioni dell’est mentre, fra gli extracomunitari, quelli di origine latina, hanno difficoltà ad inserirsi anche perché vivono ancora forte l’organizzazione settoriale e molto chiusa che si sono portati dietro da casa loro. E’ talmente ancora presente, da essere quelli che più frequentemente si accapigliano fra loro. Gli altri vivono pacificamente ma, purtroppo, “lontano” da noi. Una nota positiva è che tutti i nuovi nati frequentano le nostre scuole e, come capita fra ragazzi, si capiscono e fraternizzano d’istinto. E’ l’unico modo di “amalgamarsi”. Quasi tutti appena arrivano pensano di mettere insieme un gruzzoletto per poi ritornare definitivamente all’origine, ma crescendo qui i loro figli e passando gli anni, non se la sentono di tornare nelle zone che hanno lasciato dove, specie i giovani, non riuscirebbero ad adattarvisi. Perché allora scrivere queste righe? La ragione è semplice: stiamo vivendo da “separati in casa” e invece, ineluttabilmente, dovremo tenderci la mano; facciamolo prima… che poi. Noi chiusi a loro e loro, i più operosi, e sono la maggioranza, che ci guardano come fossimo al di là di uno spesso vetro. Sono nuclei famigliari numerosi, lavorano, non sottraggono attività ad alcuno perché quello che fanno loro noi non lo facciamo più, risparmiano perché sanno quello che hanno lasciato, spendono fra noi alimentando il commercio locale e, ogni volta che tornano dai loro cari, partono ca-

richi di regali acquistati costì. E’ vero che cominciano tutti mandando soldi a casa, sottraendoli quindi dal giro locale ma, mano a mano che passa il tempo, laggiù hanno sempre meno parenti da aiutare, mentre cominciano seriamente a pensare di stabilirsi qui. Ciò che fa ben sperare verso una auspicata ed indispensabile integrazione, è proprio l’importanza che i loro figli, e sono numerosi, qui con i nostri, crescano imparando la nostra lingua, le nostre abitudini e il nostro modo di vivere che diviene il loro. Di rimbalzo lo portano in famiglia e, come capita dappertutto, quello che fa felici i nostri figli, finisce per piacere pure a noi. A questo punto dobbiamo essere noi a muoverci per primi e fare un salto di qualità. Sarebbe bello, ad esempio, organizzare una volta all’anno un fine settimana etnico attraverso il quale noi potremmo meglio conoscere ed apprezzare la loro cultura e loro, impegnati a mantenere vivo il ricordo della loro, ce la farebbero orgogliosamente conoscere. Solo così ci apriremmo alla familiarità reciproca. E’ bello pensare che tutto questo lo si possa concretizzare magari coinvolgendo le varie organizzazioni Parrocchiali, coordinate da qualcuno dell’Amministrazione Comunale che organizzi, ad esempio, una lunga tavolata collettiva in Via Mazzini. Qualcuno dovrebbe darsi da fare per stimolarli e portare alla loro conoscenza una iniziativa di questo genere, riunendoli, sensibilizzan-

doli a divenire loro, per almeno un giorno, nostri insegnanti di tradizioni straniere. Si sentirebbero valorizzati ma, sopratutto noi, apprezzandoli, ci dovremmo aprire a loro certamente capendoli meglio. Impariamo dai nostri padri che fecero grande la Repubblica di Genova. Si allargarono in tutto il Mediterraneo e imparentandosi con i locali, da questi furono accolti e, di conseguenza, poi, trattarono fra “parenti”. Genova non fece mai guerre di conquista in casa loro; divenne grande “commerciando” con loro e “impiantando” colà i propri figli. Vista la presenza in questa Amministrazione di persone che per fede queste cose dovrebbero sentire, non parrebbe essere loro difficile prendere l’iniziativa secondo un Vangelo “vissuto”, non necessariamente

ANOLF

Associazione Nazionale Oltre le Frontiere RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI

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per cristianizzare gli altri, ma per fraternizzare con loro. Oltretutto molti stranieri hanno cultura cristiana e gli altri li avvicineremmo come amici, visto che apparteniamo tutti allo stesso “condominio”. Stimolando in loro il ricordo della loro cultura e la voglia di farcela conoscere nobilitandoli, credo si possa organizzare un vero e sentito “Festival Etnico di Rapallo” che certamente diverrebbe anche motivo di attrazione. Se poi dovesse funzionare, perché non ripeterlo ogni anno? Forse, per cominciare, si potrebbe organizzare, da parte di chi di queste cose se ne dovrebbe occupare “istituzionalmente”, un evento giovanile che, assieme ai nostri coinvolga i loro, rendendoli protagonisti ed esaltandoli. Da troppo tempo nessuno si preoccupa di coinvolgere pubblicamente i giovani, sia i nostri che i loro, a livello cittadino. Santa’ quest’anno fa il carnevale d’estate dedicato a loro. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: sono loro i rapallini di domani. Per i nostri non sarà difficile coinvolgere i loro amici stranieri; sarà così facile sensibilizzare anche i genitori, perché in ogni parte del mondo, quando i figli sono felici, i genitori si sentono appagati. Con gioia li vedono crescere qui nel modo che loro non poterono avere a casa loro. Certo, non è cosa facile, ma se volessimo tentare, forse la fortuna e l’amore verso il prossimo farebbero il resto. L’importante è “aprirsi” a loro come dovrebbe fare un vero cristiano o, più genericamente, un cittadino del mondo; il crogiolarsi fra i nostri “Santi”, ma restando chiusi agli altri, non è certo il massimo della vita. Forse i più problematici potrebbero essere quelli dell’estremo oriente. Chissà se, apprezzando simili iniziative però non si lascino …… aprire pure loro ?


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SOCIETÀ

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di Elena LAVAGNO CANACARI

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

SCUOLA

Il ruolo insostituibile dell’istruzione pubblica embra ieri che, buttati in un angolo zainetti, libri e quaderni; archiviati esami e risultati affissi nelle bacheche delle scuole, i nostri ragazzi si sono tuffati nella gioia delle vacanze estive, per il meritato riposo. Sembra ieri, dicevo, ma già si parla di ritorno a scuola e di problematiche conseguenti, e questo discorso coinvolge tutta la famiglia: ragazzi, genitori e nonni. Sì, anche i nonni, perchè oggi, con il “gap” generazionale che si è notevolmente ridotto, questi “over” sempre sulla breccia si sono inseriti di prepotenza nel contesto delle nuove famiglie per recare un tangibile aiuto alle coppie impegnate nel lavoro. E così, oltre ai nonni “faccendieri”, in senso buono, naturalmente, in quanto sbrigano le faccende di casa dei figli, troviamo i nonni “baby sitter” che spingono per strada carrozzine e passeggini, ed i nonni “parcheggiatori con offerta di pasto caldo” che parcheggiano nella loro casa, con pranzo compreso, i nipoti i quali, rientrando dalla scuola, trovano la propria dimora inesorabilmente vuota con il classico gatto che dorme acciambellato sui fornelli – ovviamente spenti – della cucina. E' così che questi nonni vivono in prima persona le vicende scolastiche dei nipoti e nel contempo si informano, i più istruiti chiamano a raccolta le loro nozioni di italiano, di latino e di matematica, per intervenire negli immancabili compiti a casa, discutono con i loro figli – genitori sovente molto distratti - e, diciamo la verità, vivono con entusiasmo la loro condizione di persone ancora efficienti e, sopratutto, utili alla famiglia ed alla comunità. Ma, forti della loro esperienza di vita e della responsabilità nei confronti degli amati discendenti , si pongono inevitabili domande: “Questi giovani, cosa assimilano concretamente dalla scuola che frequentano? Imparano a ragionare con la propria testa, a mettere in pratica quello che studiano, ad acquisire una libertà di pensiero che li renda consapevoli e responsabili dei loro comportamenti e dei rapporti umani e sociali che domani dovranno intrattenere nella vita?” E ancora: “La scuola che frequentano è in grado di formarli dal punto di vista culturale? Quali uomini e donne saranno domani?”

S

Domande difficili ed importanti, che si prestano a tante risposte, a polemiche e provocazioni, in quanto la scuola da tempo è nel mirino di insegnanti, genitori, sociologi, e sopratutto di detrattori. Gli insegnanti “Mal pagati, impreparati, assenti.” E' un luogo comune quello che marchia sovente gli insegnanti di oggi, un giudizio affrettato e superficiale che non rende giustizia all'esercito di maestri e professori che giornalmente si scontrano con un mondo difficile e carico di problematiche come quello della scuola. E' pur vero che, come in tutti i luoghi comuni, un fondo di verità esiste: alcuni insegnanti, di fronte ai tanti cambiamenti della scuola, che ne hanno a volte snaturato e svilito la struttura e la fisionomia, non hanno saputo adeguarsi ai tempi, riversando sugli studenti le loro insoddisfazioni e le loro insicurezze. Ma, fortunatamente, i bravi insegnanti sono tanti, preparati, entusiasti del loro lavoro, disposti ad assumersi la grande responsabilità, anzi la vera e propria missione, di traghettare questi giovani spesso inquieti, figli della nostra società inquieta, dalla fanciullezza alle soglie della maturità. Debbono avere molto coraggio, questi insegnanti, per svolgere con impegno ed orgoglio la loro professione sovente in classi sovraffollate, carenti delle attrezzature necessarie a causa dei tagli ai fondi governativi, accanto a molti giovani che sentono forte il disagio sociale in cui vivono. Ma questi docenti sono mossi dalla convinzione che la scuola, pur tra mille difficoltà, è l'unica istituzione in grado di aiutare i giovani a crescere, a salvarli dall'ignoranza e dalla mediocrità, a garantire loro la libertà di pensiero e di comportamento. Scriveva Plutarco: “Gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere.“ Il grande scrittore e filosofo greco, profondo conoscitore dell'animo umano, aveva compreso che nell'insegnamento, non è l'istruzione fine a se stessa che conta, ma la possibilità di far crescere i giovani, di esaltarne il talento, le aspirazioni e le attitudini, insegnando loro l'importanza del pensiero critico, capace di andare oltre gli stereotipi ed anche oltre gli

L’angolo di Rossella* “Ora l'inglese lo insegna la maestra di matematica" La riforma Gelmini taglia 11mila docenti. È Assurdo! Qualche mese fa si rifletteva su questa domanda: l'inglese dev'essere insegnato all'asilo? E adesso la Gelmini mi viene fuori con dei tagli così ampi! È Vergognoso! Un noto quotidiano riporta l'esperienza di una maestra che deve percorrere chilometri per frequentare dei corsi di inglese in modo da essere in grado di

stessi libri di testo, spesso solo nozionistici. “Non bisogna trasmettere ai giovani saperi preconfezionati “ recita un manifesto degli insegnanti della facoltà di Scienze della formazione di Firenze. Questo significa che il dubbio e la critica debbono essere i pilastri dell'azione educativa dei docenti, per far sì che i ragazzi non siano mai spettatori passivi durante le lezioni, ma siano stimolati a ragionare con la loro testa, in piena libertà di pensiero. Ed in materia di scuola, una insegnante famosa, Paola Mastrocola, professoressa di lettere e scrittrice di successo - ha vinto anche un premio “ Donna Scrittrice “ nella nostra Città, - lancia una provocazione: “Ogni studente – scrive, “deve avere la possibilità di seguire i suoi interessi e le sue inclinazioni.” Che senso ha – continua la Mastrocola - obbligare a stare chini sui banchi di scuola , ad esempio del liceo, ragazzi infastiditi, annoiati e distratti, che potrebbero fare scelte diverse, magari una scuola che prepari ad un lavoro e che insegni un mestiere , ad esempio il fabbro, il falegname, ect.?” La Mastrocola auspica in questo senso una riforma con tre tipi di scuola: La scuola della cultura, la scuola della comunicazione e la scuola del lavoro. La prima riservata a quella percentuale, per la verità modesta, di ragazzi che vogliono veramente fare cultura , perchè ne hanno il desiderio, l'attitudine, le basi e la preparazione. La seconda, ancorata al presente ed ai processi di comunicazione moderni che tanto interessano i giovani, che porti nel mondo dell'informatica e del web. La terza, per chi punta ad un lavoro manuale, pratico, tecnico, che lo possa appagare e rendere felice, anche se è figlio di famiglia benestante che lo vorrebbe laureato, destinato alla ricerca di un lavoro che probabilmente non gli darà mai gioia.

Tante risposte e tante proposte sul mondo della scuola. Noi non siamo “addetti ai lavori”, non siamo sociologi né critici e tanto meno detrattori, perchè nella scuola abbiamo sempre riposto grande fiducia e per noi è stata veramente “maestra di vita”, ma un desiderio vorremmo esprimerlo, per i nostri ragazzi, che sono il futuro della società. La scuola, secondo il nostro parere, dovrebbe formare la coscienza dei giovani e, sopratutto, dare loro cultura, perchè senza cultura una società muore. Ma cosa intendiamo per “cultura”? Quando parliamo di cultura, intendiamo la formazione ideale della personalità, ciò che i greci chiamavano “paideia” e cioè educazione intellettuale e morale, concetto ben diverso dal sapere nozionistico e tecnico che, in un certo grado è utile, ma non rappresenta la vera cultura. L'etimologia della parola “cultura” deriva dal verbo latino “colere”, cioè coltivare, che alludeva al lavoro per curare e coltivare i campi, per renderli fertili, adatti alle finalità perseguite dall'uomo. Quanto l'uomo cura, modifica e trasforma i campi, il suo lavoro è chiamato agricoltura, dal latino “agricultura”. Come il contadino che, facendo agricoltura, plasma e nobilita la natura grezza, così la scuola deve agire nei confronti dei giovani, plasmandoli e potenziando la loro intelligenza, l'educazione, la sensibilità ed il gusto per il bello, valori che, insieme alla sobrietà, all'amore per la giustizia, al rigore ed alla responsabilità nel perseguire il proprio impegno, sia nella vita privata che in quella sociale o politica, sono alla base di una società viva, sana e migliore. Questo è l'impegno che noi chiediamo alla scuola di oggi, questo è il ruolo insostituibile dell'istruzione pubblica per creare i cittadini della società di domani.

L’ultima beffa a scuola

insegnarlo a bambini di prima o seconda elementare. Ma dico, l'inglese è troppo, troppo importante, sia per la formazione del bambino che per porre le basi per ciò che sarà da grande. Sicuramente tutte queste maestre, che in poche ore, partendo da zero, devono imparare perlomeno i fondamenti dell'idioma, non possono essere in grado di preparare a sufficienza i bambini. E se questi piccoli arrivano alle medie istruiti male le professoresse dovranno faticare doppiamente e, dato che

l'inglese è indispensabile per la vita di oggi, dove mai questi giovani potranno arrivare?? Chi li assumerà nonostante la scarsa conoscenza della lingua? Ho parlato di bambini fino a questo punto, ma riflettiamo sulle docenti d'inglese che sono state licenziate. Certamente queste giovani donne si sono profuse nello studio, e quindi, perché devono essere messe da parte solo perché qualcuno (il Ministero) ha deciso che chiunque possa insegnare questa meravigliosa lingua, l’inglese?


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ECONOMIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

ASSICURAZIONI

Cambio della guardia alla Reale Mutua La giovane imprenditrice Anna Maria De Pasquale dal 1° agosto ne è diventata Agente procuratore el mercato assicurativo ormai conosce vita, morte e miracoli. Anna Maria De Pasquale, ormai rapallese d’adozione, vent’anni di esperienza professionale da un paio di mesi ha preso le briglie della RMA di via Montebello 1 per rilanciarla. E ci sta riuscendo benissimo. Si sente una predestinata? Diciamo di sì, anche perché la mia famiglia da ben tre generazioni opera con successo nel ramo assicurativo ed io da oltre vent’anni mi sono abbeverata alla loro straordinaria esperienza lavorativa. Lei a un certo punto ha fatto una scelta radicale Mi è capitata questa straordinaria opportunità e non ci ho pensato due volte. Nel prendere le redini della RMA ho voluto con me l’intero staff operativo, vale a dire

D

Chiara Castaldi, Angela Giuliana e Fabio Bozzo che mi affianca nell’attività imprenditoriale: tutte persone di grande affidabilità e personalità contraddistinte da una grandissima attenzione verso i clienti. Perché stipulare una polizza con la RMA? La Reale Mutua Assicurazioni offre una straordinaria opportunità: tutti i clienti diventano nostri soci, cointeressati insomma e questo consente anche alcuni vantaggi nella stipula delle polizze. Ci occupiamo di, auto, fondo pensioni, polizze vita; un po’ tutti i rami insomma. E poi mi consenta una battuta. L’agenzia si trova all’angolo di via Montebello con via San Francesco offrendo un’ampia visione sul castello sul mare: si lavora meglio e pure il cliente se ne giova!

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Fabio Bozzo, Chiara Castaldi, Angela Giuliana


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CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Domenico PERTUSATI

Parrocchia: feudo o famiglia? L

a risposta non è affatto scontata, come può sembrare a prima vista, Non mancherà chi ritiene il quesito inopportuno, improponibile o addirittura blasfemo attese le incrollabili convinzioni personali. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che non è facile rispondere a questo interrogativo: si tratta di un problema che richiede una conoscenza adeguata e una verifica onesta e coraggiosa, lungi da ogni pregiudizio o da strumentalizzazioni di parte. E’ importante prendere coscienza di quella che è oggi la realtà parrocchiale. Ad un osservatore imparziale ed equanime non mancano le opportunità di “fotografare” le situazioni in cui versano le varie parrocchie. Senza dubbio gli aspetti non positivi sono quelli che con più evidenza si manifestano. Mi preme, al fine di far tacere gli “integralisti” e i “ fanatici” o i semplici, buoni e “pii” fedeli, esprimere subito il mio sincero auspicio: la parrocchia dovrebbe essere l’espressione di una grande famiglia, dove tutti i membri si sentono “un cuor solo ed un’anima sola”, dove ciascuno sa di trovare ascolto, comprensione e sostegno nelle più svariate situazioni di difficoltà e disagio. Mi piace immaginare la parrocchia come una “ vera” comunità i cui membri hanno parità di diritti (e non solo di doveri) e sono convinti di essere liberi di esprimere le proprie idee senza correre il rischio di essere censurati, riprovati, disprezzati o ( peggio ancora) derisi. Qualche lettore “zelante ed ossequiente” potrà rispondere che la parrocchia è una famiglia, dove il parroco è completamente al servizio totale ed incondizionato di tutti, si fa servo umile e paziente dei suoi fedeli. Queste affermazioni mancano - a mio parere - di un supporto reale e di prove convincenti. Non si può dare per scontato quello che farebbe piacere o che da sempre è stato insegnato dal magistero ec-

clesiastico senza una controprova convincente ed efficace. Non si può rimanere ancorati sul piano ideale e raccontare quello che potrebbe arrecare grande prestigio e onorabilità alla categoria dei parroci. Nonostante tutto, non escludo le eccezioni, che mi auguro non siano poche. SERVIZIO UMILE E GENEROSO Certamente esistono parroci umili e disponili, aperti e generosi. Al riguardo posso riportare una mia testimonianza. Ho conosciuto, appena trasferitomi a Rapallo (parecchi anni fa), un parroco che, nonostante i suoi difetti (e chi non ne ha?), era molto aperto, interloquiva volentieri, parlava con tutti senza preclusioni di sorta. Rammento ancora la mia gradita sorpresa, quando, incontrandomi mi espresse un suo desiderio: “Quando è libero dal lavoro e dagli impegni passi a trovarmi. Sarei molto contento di trascorrere un po’ di tempo a conversare, scambiandoci opinioni e idee con l’eventualità di trarne qualche utile suggerimento”. Devo ammettere che le cose sono cambiate. D’altra parte ciascuno ha la propria mentalità… Mi sia consentito dire pubblicamente con dispiacere che non conosco parroci che fanno della loro vita dono totale a Dio servendo i fratelli e sacrificandosi usque ad effusionem sanguinis (vale a dire fino a “immolarsi” per il loro bene), sempre disponibili all’ascolto anche di cose poco gradite. Vorrei rimarcare che molti parroci non accettano di essere ripresi o contraddetti: non vogliono sentire pareri contrari e accogliere suggerimenti o consigli. Essi sanno quello che devono fare e hanno la presunzione (o la buona fede?) di farlo sempre bene. Con questi rilievi non intendo “scandalizzare” i “ buoni” fedeli, quelli che vanno a gara nel lodare e apprezzare tutto quello che i loro “Pastori” decidono ed esigono.

Il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi promotore di una nuova e consapevole spiritualità: per lui la messa “antica” resta soltanto un lontano ricordo, di cui “non prova nostalgia”

Non mancano addirittura fedeli (o meglio “fedelissimi “) che sono contenti di dare il loro assenso preventivo e acritico. Ma forse alla base di questi atteggiamenti di parroci e fedeli c’è una carenza di vero spirito evangelico. UN PASSATO CHE RITORNA… Ho la netta impressione che certe forme di “spiritualità” appartengono ad un passato remoto che purtroppo si vorrebbe far rivivere. Un tempo i parroci erano insindacabili, come certuni ancora pretendono. Vorrei suffragare questo convincimento con una testimonianza molto autorevole: quella del priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi. Nel suo libro di memorie “Il pane di ieri” (ediz. Einaudi-2008) si sofferma a descrivere bonariamente, ma con sincerità, il comportamento del parroco del suo paese d’origine, Castel Boglione nel Monferrato. Cito testualmente: “Era lui l’autorità più ascoltata e rispettata del paese… Era il riferimento di tutti, e anche i pochi che gli erano avversi lo rispettavano, pur tenendosene a distanza”. Ci tiene a precisare che “il parroco dal pulpito, con voce a volte minacciosa a volte implorante, non mancava di fustigare i nuovi comportamenti che iniziavano a prendere piede nel dopoguerra, accusandoli di portare alla distruzione della morale, delle famiglie e della fede cristiana. Così, se il prete tuonava contro qualche peccato pubblico, il biasimo del paese contro i peccatori era assolutamente univoco. Sapeva minacciare come i profeti biblici: carestie,grandine, siccità: tutti frutti del comportamento peccaminoso di chi non andava a messa la domenica o di chi peccava soprattutto nell’esercizio della sessualità”. Enzo Bianchi offre un’immagine significativa dei parroci di quel tempo: “Parroci potenti che chiudevano e aprivano il cielo come Elia, maledivano gli animali nocivi alla campagna, benedicevano stalle e bachi da seta; preti apocalittici che minacciavano l’inferno ed erano capaci di far sentire l’odore di zolfo agli ascoltatori”. LA MESSA IN LATINO Si sofferma poi a descrivere la celebrazione della messa.. Era rigorosamente in latino e “quella gente semplice non capiva né quello che cantava in latino né tantomeno quello che sempre in latino diceva il prete.” Viene spontaneo chiederci: “Ma oggi che molti tradizionalisti “tifano” per il ritorno della messa in latino, la gente ha fatto dei passi avanti ed è diventata esperta , capace di seguire e soprattutto di comprendere quanto viene recitato e proclamato?” Mi chiedo ancora: “Perché le massime autorità della chiesa incoraggiano i riti in latino, la lingua che la massa ignora completamente? Che intento si cela in questo ritorno al passato? Viene risposto che il latino è la lingua ufficiale della Chiesa… Sarà, ma solo per gli

Esempio di messa celebrata nell’antico rito latino con il sacerdote che gira le spalle al popolo

addetti ai lavori. Non so se chi la invoca lo faccia per nostalgia o per qualche altra finalità… Quali pregi aveva la messa in latino? A questo proposito è il caso di ascoltare ancora E. Bianchi: “Il prete, dopo alcune formule recitate ai piedi dell’altare, saliva i gradini e cominciava a “dire messa”, voltandosi solo per qualche “Dominus vobiscum”, cui la gente rispondeva “et cum spiritu tuo”, ma cosa dicesse il prete negli “oremus” o cosa leggesse dal messale nessuno lo sapeva o lo capiva”. Riferisce inoltre che, dopo aver letto il vangelo in latino con le spalle girate al popolo, dalla balaustra lo leggeva in italiano Sottolinea come è ovvio - che “quello era l’unico testo che tutti capivano seguito dalla predica in cui trovava spazio ogni genere di ammonimento ed esortazione”. Non va dimenticato che durante la celebrazione veniva recitato il rosario. Lo stesso priore esclama: “Altri tempi, sì. Ma si avvertiva già un’aria di cambiamento: la chiamavano secolarizzazione”. Era incombente la modernità con il boom economico. Ricorda che suo padre, amico del parroco anche se non praticante, di fronte all’ennesima predica contro il consumismo dilagante, gli disse: “Ma come! Quando mangiavate solo voi i capponi era Provvidenza, adesso che li mangiamo anche noi è consumismo!” (op.cit.pag.77). Dopo quanto riferito non c’è bisogno di aggiungere altro. IL “BENE” DEI FEDELI? Dirò che oggi ci sono altre manifestazioni liturgiche che lasciano perplessi. Nella celebrazione della messa ogni parroco, al di là delle prescrizioni, interviene con le sue “regole” e gusti personali. Dicono per il “bene” dei fedeli”. Qui il campo è aperto a diversi atteggiamenti “devozionali”, a variazioni soggettive. Tutto è possibile a quel parroco che si sente “padrone della sua chiesa”: sopprimere messe, “traslocarle” e altro an-


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cora. Senza il parere dei fedeli. C’è qualche parroco che non celebra volentieri la messa nei giorni feriali senza l’apporto di qualche pia e volenterosa persona che accompagni col canto i vari momenti del rito. Altro che “messa bassa”, durante la quale i fedeli si uniscono nel silenzio e nel raccoglimento al celebrante e pregano all’unisono in determinati momenti! C’ è bisogno di semplicità e di attenzione: i riti della liturgia solenne contornati da fasto ed esteriorità stanno ormai facendo il loro tempo. Questo mi auguro per il bene dei fedeli: che possano prendere coscienza assieme al sacerdote dei sacri misteri. Si tratta di comprendere ogni giorno appieno il mistero eucaristico; non c’è bisogno di aggiunte, di orpelli e di contributi esteriori e appariscenti. Occorre tornare allo spirito del Vangelo con umiltà e consapevolezza. Gesù celebrò l’Eucarestia nell’ultima cena insieme agli apostoli: nessun festeggiamento o acclamazione. Raccomandò loro: “Fate questo in memoria di me” con atteggiamento fraterno e umile. Soprattutto con fede. Poco tempo fa ho partecipato alla festa della Madonna della Neve nella chiesetta di una Casa di riposo nell’Astigiano: mi aspettavo una semplice celebrazione. Mi ero sbagliato. Era stata preparata una solenne funzione con la presenza di una importante cantoria e la messa solenne: il celebrante più volte prese a benedire con l’aspersorio i presenti, fece uso del turibolo con l’incenso ripetutamente; i canti

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(piuttosto urlati) accompagnarono tutta la messa. Non parliamo dell’omelia dal contenuto tradizionale. Mentre mi sentivo ormai costretto a seguire quella lunga celebrazione, pensavo a quali frutti spirituali i presenti avrebbero ricavato … Mi sono chiesto tante volte: perché non fornire ai fedeli un “messalino” con cui seguire e partecipare attivamente tutti insieme alle preghiere del celebrante? Perchè il sacerdote non premette alla celebrazione, come era buona usanza, una breve personale preparazione silenziosa tra i fedeli e, dopo la messa, un momento di ringraziamento per quanto di importante è stato compiuto? Mi rendo conto di parlare al vento: i parroci non accettano osservazioni. Sono convinti per la formazione ricevuta di essere i detentori dei valori religiosi, si sentono sempre e in tutto “alter Christus”, vale a dire il prete si ritiene Cristo stesso a cui bisogna sempre sottomettersi. Questa mentalità richiama purtroppo il passato che si sperava superato. I “TRADIZIONALISTI” AVANZANO Ho la netta impressione che in alcuni settori della Chiesa (specie quelli legati alla Gerarchia) ci sia la volontà di correggere le cosiddette “storture” del Concilio Vaticano II. Ci sono teologi e scrittori “tradizionalisti” che vanno a gara nel focalizzare le responsabilità di quel Concilio che avrebbe intaccato il sistema clericale in vigore da secoli quando le autorità della Chiesa comandavano ed esigevano totale obbedienza, comminando scomuniche ed escludendo dai sacramenti coloro che op-

ponevano obbiezioni e manifestavano qualche ragionevole resistenza. Si vuol ritornare al principio che l’Autorità Suprema con i suoi stretti collaboratori ha sempre ragione: in questo modo si pensa di porre un freno al disordine in cui oggi versa la Chiesa, Tra i nostalgici del passato e contestatori del Vaticano II Enrico Maria Radaelli denuncia la mancanza di direttive sicure e invita il Magistero a riprendere in modo deciso la propria funzione autoritativa. Si dice convinto che non vi sia continuità tra le affermazioni del Vaticano II e la Tradizione e propone che per il cinquantesimo anniversario della Chiusura del Concilio ( 8 dicembre 2015) la Chiesa ripristini “la pienezza di quel “munus docendi”, di quel magistero, sospeso cinquant’anni fa”. (Carlo Molari: “L’impegno di far avanzare il Concilio” in La Rocca, rivista della Pro Civitate Christiana - Assisi, n. 15 del 1 agosto 2011 pag. 50). Purtroppo questo proposito e impegno si stanno allargando a macchia d’olio: quello che stupisce di più è che esiste un sottofondo che sta emergendo a poco a poco e non pochi laici ne sono contagiati. Proprio i laici dovrebbero rammentare che hanno ricevuto dal Vaticano II riconoscimenti e prestigio tanto da costituire insieme al clero “il Popolo di Dio in cammino”, come viene definita la Chiesa. La Costituzione Lumen gentium precisa che ciascuno ha i propri doni, carismi e ministeri: solo così la Chiesa diventa veramente una grande famiglia, dove tutti contano e possono avere voce.

Benedetto XVI con il “Motu proprio” del 707-2007 ha ridato slancio alla messa in latino incontrando il plauso dei “nostalgici” e dei curiosi

Con stupore ho scoperto che non manca chi, di converso, “mette a fuoco” in particolare due Concili del passato: il Concilio di Trento (1545-1563) per la “rigida dogmatizzazione” e il “sequestro della Scrittura ai semplici fedeli” e il Concilio Vaticano I (1869-1870) per “l’apoteosi della monarchia pontificia”. (La Rocca: ibidem p. 51). Mi fa male pensare: “mala tempora currunt”. Nonostante tutto, ritengo che solo il ritorno alla semplicità e purezza del Vangelo, praticato e non solo predicato ed acclamato, potrà salvare, non solo le parrocchie, ma tutta quanta la Chiesa. Guai a perdere la speranza…


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L’INCHIESTA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

ALIMENTAZIONE

Viaggio nel mondo dell’acquacoltura Pesce d’allevamento o selvaggio? Abbiamo visitato e fotografato per i lettori le strutture della “Aqua Srl” di Lavagna, le vasche in mare aperto e i metodi di allevamento fronte di un consumo crescente di pesce, e ad una parallela contrazione della disponibilità di risorse ittiche provenienti dalle tradizionali forme di prelievo (pesca), l’acquacoltura rappresenta oggi lo strumento principale per garantire la disponibilità di prodotto senza impoverire ulteriormente gli stock ittici. Insomma, pesci selvaggi o di allevamento? E’ un dilemma che assale un po’ tutti quando si acquista un’orata o un branzino. Per cercare di fare chiarezza siamo andati nel tratto di mare antistante Lavagna dove, a circa un miglio dalla terraferma in dodici capaci gabbie e a pochi metri di profondità la società Aqua Srl attua da ormai 11 anni l’allevamento e la commercializzazione di orate e branzini, un prodotto ittico fra i più richiesti. In questa nostra inchiesta ci siamo avvalsi dell’amico e sub Lorenzo Del Veneziano che, alla guida di una piccola equipe di professionisti, introdottosi all’interno delle gabbie, circondato da migliaia di pesci, ha effettuato per noi diversi scatti fotografici e un filmato. Per fare un buon lavoro ci hanno accompagnato due dei soci fondatori, l’ingegner Roberto Cò, che svolge attualmente funzioni direttive all’interno della Società Aqua, e il dottor Riccardo Repetto consulente amministrativo. “Attualmente il ciclo produttivo è incentrato solo sull’allevamento di branzini e orate, che viene condotto in 12 gabbie posizionate all’interno dello specchio acqueo in concessione ed è costituito da un rettangolo che misura 500 metri x 400, situato al largo della costa tra Lavagna e Sestri Levante, ad una distanza di circa 1 miglio, ed ad una profondità compresa tra i 38 ed i

A

42 metri – chiarisce Roberto Cò - La produzione annua è cresciuta costantemente dalla data di fondazione della Società, attualmente è attestata ad un valore di circa 220 tonnellate. Considerando che il volume complessivamente disponibile per l’allevamento è pari a 28.000 mc, la densità media (rapporto tra kg di pesce e volume d’acqua disponibile) durante tutto il ciclo è inferiore ai 10 kg/mc, un rapporto assolutamente ottimale per questo tipo di allevamento”. In effetti la collocazione dell’impianto in un sito off-shore e su un fondale di circa 40 metri, con corrente sostenuta è in grado sia di garantire un elevato ricambio di acqua e mantenere elevati tassi di ossigenazione sia di annullare l’accumulo di sedimenti al di sotto delle gabbie. Ma quello che sicuramente interessa di più i lettori è che non viene utilizzato alcun tipo di antibiotici a fronte di analisi periodiche di acqua e sedimenti programmate con un piano di monitoraggio ambientale concordato con la Regione. Massima sicurezza per i consumatori quindi? Di cosa si cibano i pesci? “Tra le diverse forme possibili di acquacoltura marina (allevamento di pesci marini) quella rappresentata da Aqua, condotta in mare aperto, definita “off-shore”, risulta essere la più innovativa e quella di più recente adozione. Gli aspetti che depongono a favore della maricoltura off-shore (o in siti esposti), rispetto all’acquacoltura in bacini chiusi o in siti riparati (porti, golfi, fiordi, ecc..) sono riassumibili nella qualità elevata delle acque e nel forte ricambio naturale, la possibilità di mantenere basse densità e di consentire ampi spazi per il nuoto ai pesci. A farla breve garantiamo condizioni di

allevamento del tutto simili a quelle naturali, annullando così l’insorgenza di patologie e quindi la necessità di trattamenti antibiotici o disinfettanti. Usiamo mangimi a base di farina di pesce, prodotti dalle migliori aziende del settore. Quanto tempo ci vuole perché i pesci raggiungano una misura commerciale? Il tempo medio di accrescimento è pari circa 18 mesi, aspetti recentemente evidenziati dai più recenti studi universitari dell’Università di Genova, che certificano il mantenimento di condizioni di benessere animale durante il ciclo di allevamento e condizioni fisiologiche di assenza di stress, con ricadute positive sulla qualità organolettiche dei prodotti.Un regime alimentare controllato e bilanciato nella quantità e nella qualità, senza forzature o sovradosaggi, in accordo con i ritmi e le esigenze naturali degli animali è essenziale per ottenere un risultato finale di standard elevato.

In passato c’erano state proteste e distinguo per il pericolo di inquinamento delle acque… Guardi, nel corso degli 11 anni di attività di allevamento non sono mai stati registrati effetti negativi dell’attività di maricoltura sull’ambiente circostante ed a conferma di ciò non sono state riscontrate variazioni significative dell’indice “trix” normalmente usato come parametro per la definizione della qualità ambientale che è sempre stata classificata “elevata” e grazie alla politica di gestione produttiva Aqua ha ottenuto la certificazione di Legambiente Liguria per la sostenibilità ambientale. Attualmente la Società impegna 15 unità con un direttore, un responsabile biologico, un amministrativo, sette operai specializzati (sommozzatori e comandanti di imbarcazioni), due operai a tempo parziale, due consulenti per la ricerca, lo sviluppo ed il marketing.

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ANNI SESSANTA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Silvana GAMBÈRI GALLO

AMARCORD

Sofisticati (...che non vuol dire fashion, ma sopravvissuti) D

iciamo la verità: la mia generazione è un manipolo di sopravvissuti. Sarà anche per questo che, ai primi vagiti di una qualche ribellione, aderimmo in massa; chi verso una strada corretta e chi verso il baratro, ma non esistevano istruzioni dettagliate per l'uso. La maggior parte, quella che - magari per sua fortuna - non ha subito lo zelo della stampa, si e' comunque trovata a cavalcare un'onda anomala: bivio tra i rumors esterni in divenire e l'educazione familiare, giacobina sotto molti aspetti ma efficace in tempi lunghi. Il dottor Spock, fautore della permissività verso i minori, pubblicava fin dal 1946, ma certo era all'oscuro del rito italico sul "e dopo Carosello tutti a nanna", nonché qualche altro dettaglio più spiccatamente corporale. E le punizioni per ritardi o insufficienze scolastiche non erano solo ventilate, ma realizzate sul campo con un'immediatezza senza sconti. Enunciazione collaterale della sopravvivenza, gli anticorpi maturati a livello alimentare. Nel 1953 una legge vieto' l'uso di sostanze in putrefazione per ottenere i dadi da brodo (sic!), ma non voglio pensare a cos'altro - prima e dopo - abbiamo ingurgitato. Sappiate, voi che inguantate la manina col guanto trasparente prima di scegliere le verdure, che un tempo tutto era più disinvolto: involucro marroncino di "carta matta" (spesso poi riciclato per asciugare i fritti) pronto a contenere un variegato assieme di uova, pane, sedani e prosciutto, giusto per rendere l'idea. Date di scadenza? Francamente non ne ho memoria, mentre possiedo la sicurezza sulla tramandata prelibatezza dei "formaggi che camminano", e pre-

L’ingresso dell’ex Cinema Italia

ferisco tacerne il motivo. Per tutta l'infanzia, poi, ci hanno ripetuto che “se gli ingredienti sono buoni il risultato è eccellente”; ma francamente, una volta adulta, ho iniziato a nutrire seri dubbi su quell'enunciato. Oppure, in alternativa, abbiamo sperimento la prima cucina “fusion”, ma a nostra insaputa e a nostro rischio. Vabbè, va comunque detto che questa sorta di legione straniera minorile ci ha temprati ed ha aguzzato l'ingegno; del resto, vale sempre la legge fisica su come ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. E così è stato. Punto numero uno, la proiezione dei film vietati ai minori. Vorrei incontrare, per riderne assieme, cassiera e maschera dell'ormai defunto cinema “Italia”, e discutere sulla petulante tredicenne che (un metro e trenta – allora – per trenta chili) pretendeva di accedere comunque alla visione di

“Malizia” e film analoghi, minacciando di esibire una patente di guida ben al di là dall'arrivare. Lo ammetto, sono stati decisamente tolleranti: ma non tanto per le mie penne arruffate di velleitaria indignazione, quanto per i contenuti trasmessi. Roba, che ora va – senza divieti o bollini - in prima serata TV. E, a proposito di “hard”, qualcuno ricorda il sexy-shop in Via Mazzini? In verità – pensandoci adesso - era soprattutto un negozio “alternativo”, ben diverso dalle cartolibrerie che usavamo frequentare e che, insieme ad oggetti giocosi, ne presentava alcuni certamente rivoluzionari per l'epoca (inizio anni settanta). Ingresso libero, entravamo falsamente disinvolti, spacciando una conoscenza di lungo corso sugli articoli in vista, mentre avremmo desiderato – temuto? indovinarne l'uso effettivo. Sicuramente ben oltre la nostra immaginazione. Proprietario e gestore dell'esercizio era Claude, portamento signorile e raffinato – mi ha sempre ricordato

Helmut Berger, ma con un carattere decisamente più gradevole – accento bleso ed eleganza innata, che deve avere represso chissà quanti sghignazzi (legittimi) sulle nostre espressioni interrogative, pronte a virare sulla più bieca nonchalance di maniera. Ecco, altre due pagine che si sono chiuse: il cinema Italia e il negozio “alternativo” di Claude. Ma sono orgogliosa di poterle ricordare, per chi le ha vissute e per chi le ha mancate causa giovinezza. I tasselli, un po' sbilenchi, un po' rabberciati di un passato ancora presente; per una generazione “sofisticata” suo malgrado. Di sopravvissuti.

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RICORDO O SOGNO? QUANDO... di Mauro MANCINI

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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RAPALLIN

Quando i cognomi erano conosciuti solo all’anagrafe/9 ” pe Giulia”

”scappo in te l ’avvegnî ” e ti me stae cöntando ’na têu föa inventâ ch’ a nö l ’ è Pinocchio e manco Biancaneve ; sön cönvinti sentimenti che cö diin ti scrïvi in te ’sto vento d’ arvî mentre ö sô ö stampa in sci-ö röbin rêuza i çerci di têu rissi .

çerco de vedde in ti têu êuggi a têu figûa tra vint’anni , çerco de sentî in ta têu vöxe e têu parolle tra vint’ anni ; döçe speransa : ecco veddo in ti ûn mi resuscitôu .

“Quarche sörvianömme di rapallin ” / 9 ö Sannïa: Del Favero Alfredo, marmista. Marinin a Serrêua: (Maria, segatura), Sacco Maria madre dei Ravera di Rolecca. ö Neigro: (il nero), falegname e giocatore di bocce. ö Patatinn-a: (patatina), Valdettaro. ö Cönte: (il conte), Nicolini Emilio ’Cicci’. Peö da Madonna: Pietro Pendola, gestiva ai primi del novecento l’albergo di Montallegro. Piccin de Mönte: (piccolo di s.Maurizio), figlio di Pietro Pendola, impiegato alla Tirrenia Gas. ö Galletto: Zerega, osteria in via Laggiaro. Giôsepin dö palasso: (Giuseppe del palazzo), custode di villa Molfino. ö Meisecco: (mela secca),con poco succo. ö Giömin: Botto Gerolamo, dal 1908 latteria e gelateria in piazza Venezia. Carlin ö Maneggia: (la maniglia), Zanfa Carlo, ristoratore in via Cairoli. ö Baghin: Figallo Giovanni, massaro. ö Panella: (il castagnaccio),Tasso Pasquale, vetturino. Giöanin ö cattïo: (Pasquale Giovanni il cattivo), elettrotecnico, persona buona e affabile, mai soprannome fu tanto male appropriato. Franzin dö giardin: (del giardino), Francesco Campodonico, agricoltore in località ”il Pellegrino”. Françesco dö nespo: (del nespolo), restauratore del ciottolato (rissêu) del sentiero dei Pellegrini. Nini ö chitarrin: (piccola chitarra), suonatore di fisarmonica e creatore di cestini in vimini (corbe) in località ”il Pellegrino”. Mario dö castello: custode di una villa in località san Bartolomeo. Giöanin da liggia: Giovanni del dirupo in località ”il Pellegrino”. Luigin ö leitâ: Cordano Luigi, lattaio in località ”il Pellegrino”.

” fuggo nell ’ avvenire”

Disegno di Pietro Ardito

e mi stai raccontando/una tua favola inventata/che non è Pinocchio/e neppure Biancaneve;/sono convinti sentimenti/ che col ditino scrivi/in questo vento d’aprile/mentre il sole stampa/sul vestitino rosa/i cerchi dei tuoi riccioli./cerco di vedere/nei tuoi occhi/la tua figura tra vent’anni;/cerco di sentire/nella tua voce/le tue parole tra vent’ anni./dolce speranza: ecco vedo in te/un me risorto.

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STORIA

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di Emilio CARTA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

DOCUMENTI

U-Boot 455: fugato ogni dubbio sulla sua identità Una nuova immersione sul sottomarino tedesco misteriosamente scomparso nel levante ligure il 6 aprile 1944 ha portato alla luce nuovi risolutivi elementi identificativi. Il nuovo filmato e le foto sono state presentate al Panathlon Club Tigullio Chiavari U-Boot 455 ha svelato anche l’ultimo dubbio legato alla sua identità. Il sub Lorenzo Del Veneziano, nel corso di una recentissima nuova immersione al largo di Portofino sul relitto del sommergibile tedesco, è riuscito infatti a tagliare la pesante rete a strascico, che avviluppava il mezzo navale verso poppa impedendone parzialmente la vista, mettendo così a nudo le postazioni delle mitragliere. Inizialmente due sub sono scesi per tagliare il reticolo e, solo in una fase successiva per permettere all’acqua di tornare abbastanza limpida, altri tre sub, tra cui lo stesso Del Veneziano, sono scesi per filmare e fotografare le due mitragliatrici di cui gli U Boot erano dotati. “Spero sia l’ultimo tassello per mettere a tacere gli “scettici blu” che, più per partito preso che altro, continuavano a dubitare che si trattasse dell’ U-455 - spiega Del Veneziano – Personalmente non avevo alcun dubbio anche perché quello era un sottomarino tedesco e tra quelli colati a picco nel Mediterraneo era l’ultimo che, per la Marina tedesca, mancava ufficialmente all’appello”. “Con il trasferimento dei sommergibili della Classe VII C dalle basi atlantiche per

zio Po ne C leultura

operare nel Mediterraneo gli U-Boot vennero alleggeriti del cannoncino (ma non delle mitragliere) per consentire una maggiore manovrabilità e velocità di immersione al battello” - chiarisce un ricercatore – L’eliminazione della rete a strascico ha consentito di identificare con chiarezza assoluta l’U-Boot 455” affondato nell’aprile del 1944 al largo di Portofino e pochi anni fa individuato e filmato dal sub genovese Lorenzo Del Veneziano”. Quella scoperta era stata una ghiotta occasione per raccontare quella storia nel libro storico-fotografico “U-Boot 455, il sottomarino della leggenda: 30 immersioni sui relitti della provincia di Genova” scritto a quattro mani dallo scrivente e dallo stesso Lorenzo Del Veneziano con le immagini e la storia non solo dell’U Boot ma anche di altri ventinove relitti individuati nella provincia di Genova. Tutto da svelare invece il mistero legato alla presenza del sommergibile tedesco nelle acque del Golfo Paradiso. Restano ancora imperscrutabili i motivi che hanno provocato l’affondamento dell’U 455 e, soprattutto, il perché sia affondato nella zona compresa fra Portofino e Camogli. L’U-Boot 455 era svanito nel nulla il 2

aprile 1944 mentre, lasciato il Nord Africa si dirigeva, come da ordini ricevuti, verso il porto di La Spezia, ritenuto più sicuro di quello di Tolone. Del sottomarino, restano sconosciuti ancora oggi sia la causa della sua perdita (una mina alla deriva, un incidente avvenuto a bordo?) sia i motivi per cui anziché dirigersi verso La Spezia il Comandante del sottomarino tedesco decise di proseguire puntando verso nord”. Oggi del sottomarino tedesco misteriosamente scomparso e dato per disperso il 6 aprile 1944 sappiamo praticamente tutto: dalle missioni effettuate nel Mediterraneo al naviglio affondato e il nome di coloro che si erano avvicendati al suo comando. “L’U-Boot 455 non si presentò all’appuntamento e, non avendo più dato sue notizie, il 6 aprile venne considerato perduto per causa sconosciuta aggiungono i due autori. Se l’U-455 doveva raggiungere La Spezia – passando, per la rotta più breve e meno sorvegliata dal nemico, ossia doppiando Capo Corso la punta estrema settentrionale della Corsica per poi attraversare, come era logico, il Mar Ligure con rotta diretta e in immersione di giorno per raggiungere il Punto “C” – che

cosa sarebbe andato a fare il sommergibile molto più a nordovest tra Portofino e Camogli a circa 2 miglia dalla costa? Per di più senza aver ricevuto un ordine preciso dal suo Comando ed entrando in una zona fortemente minata dai tedeschi (lo sbarramento “Rettici” che iniziava dalla zona immediatamente sud e a ponente del promontorio di Portofino per estendersi verso Genova fin quasi a Nervi), in un’area particolarmente pericolosa, e non consigliabile senza l’appoggio di una nave pilota? E’ questo il mistero che, dopo l’identificazione ormai certa del battello, oggi affascina più che mai studiosi e ricercatori.

L’ ass.ne Politico-culturale Progetto Rapallo rinnova il direttivo e punta sulla candidatura a Sindaco di Rapallo del Dott. Mauro Barra per le amministrative del 2012 Il nuovo direttivo 2011-2014: è formato da:

Presidente V. Presidente Ufficio di Segreteria Consiglieri: P.R.:

La nostra associazione culturale-politica ha deciso di candidare il Dott. Mauro Barra quale prossimo Sindaco di Rapallo per proporre una seria risposta al “mugugno” inoperoso di tutti noi “rapallini” e perchè siamo convinti che la Lista Civica “BARRA SINDACO” sarà in grado di mantenere una linea moderata, slegata dalle locali logiche clientelari e lontano da regie partitiche che spesso influenzano le scelte per la Città senza conoscere i veri bisogni del territorio . Basta con la “corsa alla poltrona”! Il mandato elettorale dovrà essere inteso, da subito, come “servizio alla Città’’ e non come sterile “esercizio del potere’’, che ha contraddistinto alcune amministrazioni. Infatti il “Progetto” per Rapallo si comincia a delineare nella proposta di cambiamento:

• del modo di FAR POLITICA, cercando un confronto sereno sui programmi, lontano da inutili polemiche e risse. al centro dell’ attenzione i bisogni del Cittadino che a Rapallo rimangono sempre gli stessi, come il lavoro (con riguardo all’occupazione giovanile), il turismo, lo sport, il sociale, la sicurezza, le infrastrutture e quindi la viabilità, il traffico e l’inquinamento.

• della PROGRAMMAZIONE PER IL FUTURO, con la proposta di un progetto di sviluppo per una Città del Benessere, da svilupparsi in un ottica comprensoriale lontana da sterili campanilismi, nel rispetto delle radici storiche e culturali di Rapallo, ma che contempli il recupero la ristrutturazione ed un miglior uso del territorio, maggiormente riguardo all'ambiente anche attraverso lo sviluppo dell’ energia alternativa e del risparmio energetico, la razionalizzazione della viabilità esistente, la ristrutturazione del fronte mare, il recupero di aree degradate e lo sviluppo ed il rilancio delle zone collinari. Vogliamo prediligere un nuovo metodo di lavoro con la finalità di realizzare progetti a breve, medio e lungo termine che hanno come obiettivo il miglioramento della vivibilità della città nell' immediato ma anche una seria programmazione per il futuro. PROGETTO RAPALLO, per meglio sostenere la Lista Civica “BARRA SINDACO” ha quindi deciso di formare uno specifico gruppo, all'interno dell'associazione, che opererà direttamente nella Lista Civica.

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• del modo di FARE AMMINISTRAZIONE, mettendo veramente

Arch. BOIDI Stefano REPETTO Enrico MALFATTI Daniela e FRACCAROLI Barbara CAMISA Antonio, TRIGARI Aroldo, FRACCAROLI Debora, ASTE Michela, SCARRONE Roberto KONIG Patrizia

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Sostieni ed iscriviti all'Associazione Progetto Rapallo. Compila il “form” che troverai sul sito

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GENTE DI LIGURIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Alfredo BERTOLLO

CASATI

La famiglia Costa marchioni o marchesi Costa erano feudatari de luogo detto di Corte facente parte del “vico” di Pescino e pare che, dopo avere militato contro i Longobardi a servizio di Carlo Magno, abbiano fatto edificare una chiesa dedicata a San Giacomo. Non a caso tanti Giacomo si succedono nelle più di cinquanta generazioni dei Costa che hanno vissuto in riviera dal lontano secolo VIII ai nostri giorni sempre distinguendosi in professioni liberali quali medici, notai, avvocati ecc. Nel 1525 abbiamo notizie di Francesco I, re di Francia, nascosto in casa di certi signori Costa nei dintorni dell’Abbazia della Cervara quando il vicerè di Spagna Lannoy voleva evitare che Andrea Doria, ammiraglio dei francesi, prima di cambiar gabbana e mettersi al servizio di Carlo V, potesse liberare il re di Francia che era stato sconfitto e fatto prigioniero nella battaglia di Pavia. Qualche anno dopo il trattato di Cambrai che, come è noto, stabilì la supremazia spagnola in Italia dopo tante guerre, la peste, portata dai mercenari svizzeri e tedeschi, aveva raggiunto anche il golfo Tigullio e abbiamo notizie di un Paolo Costa che, per ingraziarsi l’aiuto divino, fa testamento a favore della chiesa di Santa Margherita. Un’altro Costa, Andrea, che aveva possedimenti anche nelle Fiandre, e che aveva sposato una Adorno, acquistò un trittico raffigurante il martirio di sant’Andrea e lo donò alla chiesa di San Lorenzo della Costa di cui era parrocchiano. Detto trittico fu restaurato agli inzi del XX secolo da suoi discendenti che vollero mantenere l’anonimato. Il 1350 è un anno importante nella stortia di Santa Margherita perchè rappresenta la fine della dipendenza da Rapallo. Dopo il noto “sacco” di Rapallo da parte del pirata Dragut, i rapallesi battono cassa ai sammargheritesi per un contributo alla costruzione del loro

I

Si danza

castello. In questa occasione i tre animosi figli di un altro Giacomo Costa si distinsero per la fiera opposizione e per avere fatto costruire, invece, un altro castello mella loro città fra Santa Margherita e Corte ad opera dello stesso maestro comacino. Antonio de Carrobi, che aveva eretto quello di Rapallo. Di un gustoso episodio è protagonista un altro Costa, Giobatta, che si oppose fermamente nel 1701 alla partecipazione dei sammargheritesi alle spese del molo di Langano in Rapallo, dove prima vi erano le saline. Si era avventurato proprio in quei giorni oltre la collina di Pagana in terra di Rapallo dove venne preso a schioppettate e se ne ritornò in patria salvo ma malconcio. Un interessante episodio ebbe luogo nel 1737 quando, mancando il medico a Santa Margherita, i cittadini si opposero a che ne venisse nominato uno nella persona di Giuseppe Maria Costa perchè gli si sarebbe dovuta pagare la somma di lire 400. Pochi anni dopo un Costa, del quale non intendiamo fare il nome, nominato censore assieme a suoi due degni compari e quindi usufruendo dell’impunità nell’esercizio del pubblico potere, ne abusò riscuotendo strene (leggi: pizzi) dai bottegari: Riconosciuto il reato fu rinchiuso in prigione. All’epoca della guerra di successione austriaca, la lotta contro gli austriaci fu vissuta da molti nomi Costa: Giuseppe, Geronimo e Anton Maria che comandava cinquanta uomini. Siamo ormai in tempi più vicini: la Rivoluzione Francese e l’epoca napoleonica, ma ancora si può cadere schiavi dei turchi: questa è la triste storia dei poveri Giobatta e Francesco Costa a proposito dei quali non si trova negli annali alcuna notizia di avvenuto riscatto. A Stefano Costa, maggiorente di San Giacomo, invece, tocca di dover portare al generale Durand ben centocinquanta paj di scarpe per i suoi soldati. Nel secolo XIX i Costa occuparono spesso

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posti di rilievo sia nei cantoni, all’epoca della Repubblica Ligure, sia, più tardi, nel comune unificato di Santa Margherita Ligure. Il Risorgimento vede i Costa di Santa Margherita a volte conservatori e codini a volte progressisti e liberali. Nel 1848 Giuseppe Costa, laureato in medicina, si lancia contro un progressista forestiero, il Ricci di Sestri Levante, tacciandolo di ateo, framassone e anticristo, mentre abbiamo un Giacomo e un Giobatta morti combattendo entrambi nella spedizione di Crimea. Dall’inizio del Regno d’Italia ricordo particolarmente un Gerolamo che fu tra i primi ad ottenere una concessione per i bagni di mare e poi Giusppe, industriale del sughero in Sardegna, che si fece costruire a Santa Margherita nel 1890 la bellissima villa Costa (ora Lo Faro) in stile Coppedè e infine quel Francesco, assessore per molti anni al Comune e presidente delle “Opere

Pie”, che fu un tipico rappresentante della generazione che, con il lavoro e con la tenacia, aveva fatto fortuna in America ed era poi tornato in patria per godersi il riposo e la ricchezza, senza allontanarsi dai doveri civili nella primitiva semplicità e parsimonia. Nè posso dimenticare suo figlio, Francesco Domenico, cui è intitolato il “Fondo antico” della Biblioteca Comunale di Santa Margherita perchè ad essa i suoi eredi donarono antichi preziosi volumi d’inestimabiloe valore. Nel secolo XX Costa del ramo di Francesco furono importanti industriali in Genova. La “Ferrovia Genova-Casella, che unisce piazza Manin di Genova con la Valscrivia è dovuta all’iniziativa di Francesco Costa, imprenditore e finanziere che ebbe anche gran parte nelle vicende della “Finanziaria Bastogi” e della “Silos di Genova”.

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TURISMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Ilaria NIDASIO

L’EVENTO

“Red Carpet” sul lungomare Un tappeto rosso lungo quanto la passeggiata a mare, decine di tavole imbandite, musica e spettacoli itineranti: sono stati questi gli ingredienti del successo del più atteso tra gli eventi gastronomici estivi nel Tigullio. i tratta del Red Carpet, che si è tenuto a Rapallo il 1° settembre, raccogliendo molti consensi tra i cittadini e gli esercenti che lo hanno salutato con favore e che si augurano venga riproposto anche il prossimo anno. L'evento, organizzato dall'Ascom cittadina, è stato pensato per riproporre un'immagine che Rapallo sembrava avere perso da tempo: quello di una città dal turismo esclusivo, capace di attirare visitatori da tutta l'Italia su un lungomare trasformato in una meravigliosa passerella a cielo aperto. Si spiega così la scelta di non cedere ai piatti di plastica e di non limitare il menù alle semplici portate da sagra:

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per realizzare un servizio più elegante è stata necessaria la collaborazione di tutti gli esercenti, che si sono impegnati per preparare una cena curata nei minimi dettagli, dalla scelta del menù alla presentazione dei piatti. E, per mettere d'accordo palato e portafogli, l'unico elemento rimasto davvero “popolare” è stato il listino prezzi dei piatti proposti dagli chef: infatti chi ha preso parte a questa prima edizione del Red Carpet ha avuto la possibilità di assaggiare le specialità dei cuochi dei 33 esercizi commerciali aderenti all'iniziativa senza dover spendere un occhio della testa, ma anzi approfittando di prezzi che difficilmente si trovano al ristorante.

A chiudere la serata è stata l'attesissima sfilata di moda: numerose bellissime ragazze che, indossando capi

stupendi, hanno attraversato la passeggiata a mare di Rapallo calcando il tanto apprezzato “tappeto rosso”.

MONUMENTI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Annalisa NOZIGLIA

RESTAURI

La chiesa di S.Maria del Campo ad un anno dall’incendio Si è messa in moto una notevole macchina burocratica e una considerevole raccolta fondi che presto renderà possibile il restauro di alcune opere, dalla statua lignea di N.S. di Caravaggio agli antichi arredi in legno della sacrestia ome ben ricorderete il 9 giugno del 2010 la chiesa parrocchiale di Santa Maria del Campo è stata teatro di un incendio che ha devastato la su sacrestia causando ingenti danni sia dal punto di vista economico che artistico. E’ stato scioccante per tutti coloro che amano la propria chiesa vedere irrimediabilmente andare in fumo oggetti e arredi che hanno accompagnato tanti momenti speciali della propria vita. Grande è stato il fermento post incendio e un grazie particolare va a quanti hanno lavorato sin dalle prime ore dopo l’accaduto. Ci pare opportuno espletare un ringraziamento particolare alle priore della chiesa, uno sparuto gruppo di non più giovanissime signore che nonostante gli anni - c’è chi ha già compiuto 80 primavere e oltre! - ha pulito fuliggine per mesi senza batter ciglio! Proprio dal grande sconforto del momento e dall’avvilimento di quando si è davvero preso coscienza di ciò che il fuoco aveva divorato è nata l’idea di costituire un’associazione che avesse come primo scopo quello di riportare la chiesa parrocchiale al suo antico splendore. L’associazione è nata nel mese di settembre del 2010 e come forse ricor-

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derete è stata denominata Associazione Santa Maria del Campo – Arte Tradizione Cultura. A un anno dall’incendio e dalla costituzione di detta Associazione ci pare opportuno fare il punto della situazione per constatarne l’operato. Ad oggi non si possono ancora toccare con mano opere concrete se non la rimessa a punto della vecchia sacrestia ad opera del parroco stesso; si è però messa in moto una notevole macchina burocratica e una considerevole raccolta fondi che presto renderà possibile il restauro di alcune opere. Innanzitutto, dopo la festa patronale sono iniziati i lavori di punteggiatura del presbiterio in modo da intraprendere un’opera di pulizia e restauro conservativo dei dipinti e dei marmi di questa parte della chiesa. In un secondo tempo, poi, si procederà con la pulitura e il restauro anche della navata. La stesura di un gran numero di richieste di finanziamento a enti pubblici e privati ha dato i suoi frutti, infatti sono arrivati considerevoli finanziamenti che permetteranno il restauro di diverse opere. La Cattolica Assicurazioni si è accollata l’intera spesa del restauro della statua lignea di N.S. di Caravaggio, attri-

buita almeno in parte al noto sculture genovese Antonio Canepa. Detta statua, oltre ad essere stata rovinata dal fumo che ha invaso l’intera chiesa, necessita di un restauro a causa dei numerosi tarli che col tempo hanno consumato il legno rendendola fragile e particolarmente delicata. Anche la Carige interverrà con un cospicuo contributo, presto partirà il restauro dell’armadio e della scrivania del ‘700 duramente compromessi dall’incendio. Dopo le festa patronale verrà inoltre smontato il mobile della sacrestia per permettere il completamento delle opere murarie dato che l’incendio ha praticamente divelto il locale da cima a fondo. I lavori di muratura nonché il nuovo impianto elettrico saranno a carico del parroco stesso. Il prossimo passo sarà il restauro di alcuni quadri e progressivamente delle statue al fine di compiere un ripristino completo della chiesa. Dobbiamo riconoscere che l’entusiasmo è tanto così come grande è la voglia di fare, unico impedimento i preventivi da capogiro e, dato i tempi, il reperimento dei fondi necessari per commissionare i lavori. A Santa Maria, però, la fantasia non manca e tante sono state e saranno

le iniziative per raccogliere fondi che i membri dell’Associazione si inventeranno. Chiunque volesse contribuire è ovviamente il benvenuto! A titolo informativo queste sono le coordinate bancarie: IBAN:IT10R051643211 1000000000688 Il bilancio ci pare possa ritenersi positivo, attendiamo ora di vedere il proseguo dei lavori e la chiesa di Santa Maria tornare al suo antico splendore.


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MUSICA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Edoardo FASSIO

IL FESTIVAL

Rapsodia in Blues 2011 I

l blues ha allietato il Levante tra luglio e agosto con eventi all’aperto a Rapallo, Santa Margherita, Camogli, Sestri e un’apertura in grande stile, e in chiave sontuosamente funky, alla Villa Imperiale di Genova, con Bobby Soul & Les Gastones. È stata l’armonicista californiana Kellie Rucker, capigliatura biondopaglierina, espressione assorta e una inestinguibile riserva di energia, la degna testimonial, su pieghevoli e manifesti, di "Rapsodia in Blues", il festival internazionale dedicato a quella che tuttora è chiamata “musica del Diavolo”. Kellie ha concluso trionfalmente, la sera dell’11 agosto, sul lungomare di Rapallo, la quinta l’edizione, que-

st’anno consacrata in special modo all’armonica a bocca, umile ma versatile strumento noto talora come “sandwich di latta” o persino “sassofono dei poveri”. Sarà anche musica popolare, o povera, o addirittura del diavolo, ma la manifestazione non è stata esattamente roba da poveri diavoli. Nove formazioni e undici concerti, cinque località visitate e migliaia di appassionati e di curiosi ne hanno decretato il successo. Se la Rucker e altri fuoriclasse da oltre Oceano come il sassofonista Ben “King” Perkoff e il soul man di San Francisco McKinley Moore, incredibile emulo di Otis Redding, hanno reso onore al suo profilo internazionale, l’ossatura della ras-

segna era di campioni di casa come Paolo Bonfanti, Luca Bertone, i Chicken Mambo di Fabrizio Poggi, la Family Style e la Big Harp Blues Band. Segno di una indiscutibile maturità raggiunta dal blues italiano, sono tutti interpreti tecnicamente eccellenti, in grado di cogliere gli umori e soddisfare le esigenze non solo del solidissimo zoccolo di aficionados ma pure del vasto e ricettivo pubblico vacanziero. Ulteriore motivo di orgoglio per le istituzioni locali che hanno sostenuto il progetto del direttore artistico Luigi “Dillo” Di Lorenzo, a sua volta bluesman di grande espe-

A RapalloExpo il Premio Spettacoli FESTIVALMARE 2011 L’Associazione IL CUORE promotrice della manifestazione RapalloExpo 2011 è stata selezionata tra i 18 vincitori di FestivalMare 2011 in Liguria, per la categoria Spettacoli, prima per la Provincia di Genova. Riconoscimento consegnato il 3 Settembre 2011 a Sanremo, in piazza Borea d’Olmo, di fronte al Teatro Ariston, in occasione del Gran Galà del Turismo, organizzato da La Stampa con il Comune di Sanremo che ogni anno premia le migliori manifestazioni dell’ Estate in Liguria, evento presentato da Mascia Foschi. A ricevere il Premio il Presidente dell’ Associazione IL Cuore, Dott. Mauro Barra ed il Consigliere Delegato al Commercio del Comune di Rapallo Giorgio Tasso. Alla manifestazione hanno partecipato Roberto Vecchioni, che è tornato a Sanremo dopo la vittoria al Festival di Sanremo ed uno stupendo Dario Ballantini, il “Valentino” di Striscia la notizia. Mauro Barra, Pres. dell’ Ass.ne IL CUORE di Rapallo ed ideatore della manifestazione RapalloExpo 2011, non nasconde la soddisfazione: “Aver vinto FestivalMare 2011 per la selezione Provincia di Genova, è una bella soddisfazione ma il premio desidero condividerlo con i membri del Direttivo e i soci dell’ Ass.ne che hanno contribuito con passione e spirito di abnegazione alla riuscita dell’ evento, giunto quest’ anno alla 12° edizione. Sono soddisfatto anche per l’ importante ricaduta positiva, turistica e d’ immagine per Rapallo”.

rienza, leader di formazioni-culto come gli Hot Bibins e gli attuali Spiritual Gangsta, nonché organizzatore di lungo corso del Blues & Soul Festival di Sestri Levante.

Nota sull’autore: Edoardo Fassio scrive di blues, jazz e folk per “La Stampa” di Torino e per un numero imprecisato di riviste italiane e internazionali. Con lo pseudonimo di Catfish è curatore del più longevo programma radio di blues in Europa. Nel 2006 ha pubblicato per gli Editori Laterza il volume “Blues”.


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STORIA LOCALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Pier Luigi BENATTI

RELIGIOSITÀ

Montallegro, “a reggia dö splendô” "D

omenega anemmu a Muntallegru" era l'annuncio che in Associazione ci metteva in fermento in quegli anni che vedevano il nostro Santuario tra i protagonisti del turismo religioso. Nel 1932 il Podestà Silvio Solari aveva ultimata la carrozzabile di collegamento per il Fossato dei Monti e, due anni dopo, era iniziato il servizio della Funivia e lo spirito imprenditoriale dell'Avv. Maggio e del Comm. Bonetto dell’Hotel Europa calamitavano folti pellegrinaggi anche dall’estero. Noi “aspiranti” della S. Filippo Neri eravamo galvanizzati dalle prospettive di un’ascesa a piedi che avrebbe dimostrato la velocità e la resistenza del nostro arrampicarci sino al colle malgrado il digiuno stretto, allora prescritto, per potersi accostare alla comunione all'altare della Modonna. Si faceva così a gara con i più grandi e, per quanto possibile, con quella "scatola che s'inerpica ronzando tra le funi", come la definì il poeta Camillo Sbarbaro, e che, di tanto in tanto, vedevamo scavalcare gli alti piloni in cemento armato, dipinti di bianco perchè spiccassero sul manto verde tenue degli ulivi e sulle schiere sparse dei cipressi, dei pini e dei lecci. Lasciati alle spalle i levigati "risseu", i tornanti dardeggiati dal sole, le casupole rifugio decrepite e tutto il fulgore d'oro delle ginestre, i "pompon" rossi del corbezzolo ed il tappeto di ghiande che "scrusce" sotto le scarpe, finalmente si valicava accalorati ed ansanti il cancello del viale. La scalinata in pietra era superata di corsa, ben consapevoli di un’attesa materna nella "reggia dö splendô", secondo il testo della canzone popolare che nel 1929 Giovanni Maggio ed il Maestro Amilcare Piergiorgi avevano offerto a Rapallo. L'assistente ci coinvolgeva nella Messa, poi, al termine, di corsa si prendeva un sorso dell'acqua della Madonna nella "cassa" d'alluminio appesa alla roccia e via sul piazzale a consumare i panini recati in serbo ed a scrutare l'orizzonte nel tentativo (spesso illusorio) di scorgere i monti della Corsica. Poi si scendeva nel viale dove c'erano i banchetti che offrivano focaccia, pagnotte imbottite di salame casereccio e dolciumi assortiti, liquerizia e “reganisso”. Per

pochi soldi ci si poteva procurare la tradizionale "resta de nissëue" e tentare anche, scegliendo un numero nel sacchetto della tombola, di aggiudicarsi una seconda collana di nocciole che sollecitamente avrebbe perso le sue perle riducendosi in un braccialetto e poi in un disadorno spago ingnudo. Una "gaso" all'Albergo Pernigotti, "caro al cuore" del saggista inglese Max Beerbohm, era il segno del commiato e poi giù in verticale per le scorciatoie, saltando come camosci per stabilire un nuovo record di discesa libera. Ben diversa era invece la visita e la sosta per l'annuale scioglimento del Voto della comunità nell'ottava delle feste di luglio, quando si programmava in famiglia di vivere una giornata presso il Santuario. Allora c'era tempo per ripassare in rassegna gli ex voto incorniciati che

Santuario di N.S. di Montallegro: un particolare dell’interno

tappezzano le pareti della chiesa, per comprare un ricordino al banco sotto il coccodrillo imbalsamato e per scrivere qualche cartolina agli amici. Si poteva poi salire lungo le cappelle della Via Crucis al monte Rosa, per vedere la cabina per gli esperimenti di Guglielmo Marconi, che noi fantasticavamo sarebbero approdati a quel misterioso "raggio della morte" che avrebbe bloccato, paralizzandosi a distanza, i motori d'ogni tipo e per contare dalla cima le decine di campanili dei tanti paesini della Fontanabuona. Ad un dato momento ci si radunava in un'agape fraterna in Pianalunga, all'ombra delle querce ed i prati e le rocce diventavano tavole imbandite pronte ad accogliere quanto usciva

dalle "cavagne" e dai "mandilli" annodati attorno al collo di fiaschi e bottiglie. Non mancavano i fuochi di legna e le pignatte ed era festa di popolo. Una festa che aveva un forte momento religioso e tutte le gioie dello stare assieme a contatto con la natura. Così Montallegro è entrato nel nostro sangue per sempre e negli anni ci è capitato tante volte di alzare lo sguardo verso la sua sommità convinti di essere sempre ascoltati e compresi da Maria. Ed il cuore ci restituisce tanti ricordi e sensazioni per farci sentire, ancora una volta, pellegrini in cammino verso una meta gioiosa e non viandanti sbandati privi di speranza.


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e Golfo del Tigullio XII edizione 2011

4-5-6-7 AGOSTO Centro Storico di Rapallo

Grande successo e soddisfazione degli organizzatori per la 12° edizione di RapalloExpo 2011, ideata e promossa da 12 anni dal Dott. Mauro Barra, presidente dell’ Ass.ne IL CUORE

L’ appuntamento espostivo che si propone di anno in anno con un trend sempre positivo, si è svolto nel Centro Storico di Rapallo (P. za Garibaldi, P. za da Vigo, P. za e Vico del Pozzo, Via alla Torre Civica, Via Venezia, Via Magenta ) RapalloExpo 2011 come gli anni precedenti, è stata realizzata in eleganti tensostrutture posizionate lungo un percorso che ha voluto rappresentare un vetrina per l’ artigianato,l’enogastronomia di qualità, il turismo locale ed in particolar modo per un settore importante che ancora stenta a decollare come l’energia alternativa ed il conseguente risparmio energetico . E’ diventato un momento importante promozionale per la Città di Rapallo. Un programma nutrito che ha caratterizzato gli svariate eventi satelliti della manifestazione quali i laboratori enogastronomici, culturali, didattici ed i momenti musicali e di spettacolo serali organizzati sul lungomare V.Veneto. Come novità quest’ anno ha brillato il 1° corteo storico, organizzato per la prima volta, dall’ Ass.ne IL CUORE che ha visto la magnifica partecipazione del Gruppo Musici e Sbandieratori di Lavagna. Il Corteo ha percorso le vie del Centro di Rapallo ed il Lungomare V. Veneto ed ha permesso di rievocare, attraverso giochi d’arme e di bandiera, musiche, danze, gonfalonieri, cavalieri, ancelle e popolani, l’at-

mosfera delle corti feudali del XIII secolo. Come eventi satellite sono stati seguiti con entusiasmo dal pubblico: - IL “LABORATORIO DEL GUSTO” improntato alla valorizzazione dei prodotti regionali come il Pesto Genovese e la 4a edizione della Gara di Pesto al Mortaio – Città di Rapallo; i

nente presentato dall’atleta ex-olimpionica di basket S. Passano, con il suo ultimo libro “Appunti di Viaggio”. Grande evento per sabato sera in Piazza Venezia con la presenza di Don Gallo che ha intrattenuto un folto ed attento pubblico parlando del suo ultimo libro ''Sono venuto per servire”.

Vini Liguri , l’olio ed i formaggi di produzione locale come la “Prescinseua del Tigullio” - degustazione guidata dal famoso Giornalista Enogastronomo Virgilio Pronzati, al quale è stato consegnato il 1° Premio di Giornalismo “Scrivo con IL CUORE'' . - IL LABORATORIO CULTURALE che ha visto figure di alto impegno culturale come il giornalista Emilio Carta che ha presentato il libro di Enzo Marciante “Storia di Genova a fumetti” e l'archeologo Fabrizio Be-

- IL LABORATORIO DIDATTICO curato in modo esemplare dal simpatico apicoltore A. Assereto seguitissimo dai giovani, e non solo..! e dall' esperto G. Raviolo che ci ha fatto conoscere la vegetazione del Tigullio. L’ iniziativa è stata arricchita con tre momenti d' intrattenimento serale sul palco del Lungomare V. Veneto: il 4 Agosto lo stupendo Corteo Storico con gli Sbandieratori di Lavagna seguito dal concerto di Federico Si-

rianni; il 5 Agosto la Band Luca Bertone and Blues Band ed infine sabato 6 Agosto il colorato spettacolo di danza etnica del guppo Mabel Danza che ha avuto un’ audience inaspettata. Tra gli stand più votati dal pubblico ha primeggiato quello della Pro-Loco Terra e Mare di Rapallo che proponeva la scuola dei tradizionali “pizzi e merletti” (Scuola T. Garigali) e la lavorazione dell’ ardesia (Dott. Pietro Burzi). La manifestazione è stata realizzata quest’anno con significative difficoltà perche è stata praticamente autogestita anche a causa del momento di crisi economica generale, ma ha trovato un’importante sinergia con le attività commerciali del Centro Storico di Rapallo, ottenendo la fiducia di molti operatori locali che vi vedono, un’ottima e vantaggiosa occasione promozionale. E’ stata comunque possibile grazie all’ impegno disinteressato, all’ entusiasmo ed allo spirito di abnegazione dei membri del Direttivo e dei soci dell’ Ass.ne Il Cuore a cui va la maggior parte del merito del successo della manifestazione. L’ obiettivo degli organizzatori è quello di migliorare sempre più l’evento perché possa diventare un punto di riferimento per le attività produttive di tutto il comprensorio del Tigullio.

Il Presidente dell’ Ass.ne Il Cuore Mauro Barra


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ARTE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Claudio MOLFINO

molfino.claudio@libero.it

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VALLE CHRISTI

Edoardo Firpo pittore di sentimenti Scrivo in dialetto perché è il mio mezzo di espressione più congeniale; perché le pietre, le torri, il mare, il vento fra i pini mi parlano “la lengua zeneize”. Edoardo Firpo Festival Internazionale Valle Christi, 9 agosto 2011 una serata fredda e umida che disponeva i presenti più ad una grolla valdostana che ai gelati e alle granite tipiche delle afose calure rivierasche del tempo del sol leone. Sul palcoscenico Buby Senarega cantautore e Silvio Ferrari professore e storico dell'arte, ma il protagonista è Edoardo Firpo poeta e pittore. Lo spettacolo vede Buby Senarega che canta, rigorosamente in genovese, le liriche di Firpo; ogni pezzo viene descritto e tradotto da Silvio Ferrari che, come descrivesse dei quadri, introduce gli spettatori al mondo semplice e raffinato del poeta pittore. Uno spettacolo trascinante che tocca le corde più profonde di una sopita ma non dimenticata ligusticità e facendo riaffiorare memorie lontane di uomini, donne, parlate e paesaggi in gran parte scomparsi, o ridotti a relitti nel mare mediocre della globalizzazione. Parte la narrazione; Edoardo Firpo si guadagnava da vivere restaurando e accordando pianoforti, mestiere ereditato dalla famiglia ricca di illustri musicisti (suo prozio era il violinista Camillo Sivori, allievo di Paganini). Firpo, poeta, e poi anche accordatore di pianoforti, possedeva innato il senso del ritmo e della rima, per lui riconoscibile soprattutto nella musica della Natura. Se l'intendeva per esempio molto bene col martinpescatore, l'uccello rapace che vive in riva al mare, e che nei versi firpiani sembra entrare in contesa canora con un gallo insonne:

IX

Apparizione (1951), pastello su cartone, cm 33 x 33

era un buon dilettante, soprattutto nella tecnica del pastello, attento ai modelli del paesaggismo divisionista del ligure Rubaldo Merello, e poi anche alla maniera neoimpressionista di De Pisis e di Morandi. Il suo fiore nel bicchiere, O fiore in to gotto, oggetto di dolorose meditazioni esistenziali, sembra proprio uscito da una natura morta di De Pisis: Son comme o fiore in to gotto che mentre o meue [muore] cianin [piano piano] pe ogni sô [sole] che ritorna o se repiggia un pittin [un po'].

Narcisi in fiore (1926-28), pastello su carta, cm 18,2 x 16,5

Ciammo [chiamo] o martinpescòu ch'o porte l'öa... ... de belle ægue nette quande co-o becco affiòu pâ co fraccasse un spegio [specchio] de cristallo, ma o canto malinconico do gallo in mezzo a-a nêutte o pâ un crio ch'o se perde in mezo a-o mâ. Se il poeta non sa riconoscere alla prima chi è l'uccello che canta, ha l'umiltà di chiedere ragguagli a un vecchio pastore di pecore (uno degli ultimi, si presume, tra quanti vivevano nelle colline subito sopra Genova): Gh'ò domandòu a un vegettin de l'Antoa ch'o fava a guardia a-e pegoe: Comme o se ciamma quest'oxellin che canta? - A l'è a laudrinn-a [allodola] a l'è, a fà o seu nïo in tæra, a s'arsa e a canta.

Buby Senarega e Silvio Ferrari al IX Festival Internazionale di Valle Christi

Eugenio Montale, introducendo la seconda raccolta di Firpo, O fiore in to gotto, parlò di una poesia capace di far rivivere "quell'acre verdezza che credevamo solo possibile alla lira occitanica". L'amore delle parole aspre, mescolate ai balbettii di stupore per

la bellezza, è tipico dei versi di Firpo, ecco allora il semplicissimo e sorprendente avvio de L'orto, che dichiara il bello addirittura eterno ("per sempre") nel particolare inavvertito, nel seducente gelo mattutino: Bello pe sempre l'orto in ta mattin serròu da træ muagette, in vista a-o mâ e-o cipresso sotï lì da-a vixin, quande tutta sprussâ de margaitin a sùcca in sce-a muagetta [muretto] a pâ giassâ. Un'epica affabilmente campagnola, leggiamo in Ritorno a-o Romano (Romano è il nome di una trattoria alle pendici del già citato monte Antola), dove compaiono i nomi degli amici ritrovati dopo l'inverno (lungo e duro nell'Appennino ligure più di quanto si immagini): o Giromin de Fascia, a Relia, a Carmelinn-a, o Gigio de Rondaninn-a, o Momo de Cascinghen con l'armonica in spalla; e a Majolin de Propâ ch'a ven pe' cancaxêu: i fiori pe-o decotto pe-o so foentin marotto. Firpo amava disegnare e dipingere:

Un esplicito, non scolastico riferimento pittorico leggiamo in Saluto aa primmaveja, dove il poeta, che dà il benvenuto alla bella stagione accanto a un albero di pesco, si paragona all'angelo di una tavola di Simone Martini: me ghe pôso vixin sensa falo tremmâ comme quell'àngiou de Scimon Martin, e ghe diggo cianin, implorando pietae : - Parla ti che ti sæ [tu che sai]. In una pagina di diario del 1923 Firpo dichiarò la sua poetica con suggestiva semplicità: "Tutte le cose del mondo hanno la loro storia. Anche il più umile filo d'erba ha la sua storia da raccontare. Ascoltandolo si potrebbero sentire tutte le sue vicende. Il primo raggio di sole. Il brivido notturno. La rugiada. La canzone del grillo". Testardamente fedele a questo progetto, conoscitivo prima ancora che poetico, Firpo ha davvero cantato la canzone del grillo, e quella della cicala, e poi del vento, e del mare: e altre ancora. I suoi versi sono delicati pastelli di parole, ed è grazie al lavoro di artisti come Buby Senarega e a studiosi come Silvio Ferrari, che con la loro narrazione riescono a riscaldare una fredda serata d'agosto, se Edoardo Firpo troverà il posto che merita nella storia della poesia del Novecento.

Referenze scientifiche: Franco Arato, Silvio Ferrari


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NATURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Giorgio MASSA

MARE

I pesci dalla forma di serpente Tra essi non solo anguille e murene, ma anche bisce di mare e pesci serpente Nel Mediterraneo le specie di pesci marini con aspetto serpentiforme sono solo alcune, raggruppate principalmente nelle famiglie dei murenidi, dei congridi, degli ofididi e degli ofictidi. Vanno ancora citate specie che appartengono ad altre famiglie, come l’anguilla, famosa per le sue straordinarie migrazioni, il galiotto, piccolo pesce che vive all’interno di alcune oloturie, e la cepola, che vive oltre i 50 metri di profondità. La cepola nel linguaggio locale è chiamata “picaggia” e si tratta di quel pesce rossastro, lungo circa una ventina di centimetri e appiattito, che un tempo veniva regalato dai pescivendoli e utilizzato come esca per i polpi. Tutte le famiglie citate raggruppano solo qualche specie. Ad esempio quella dei congridi è rappresentata nel Mar Ligure solo dal grongo delle Baleari, chiamato nel lin-

a) r). ). S. n-

guaggio locale “tiagallu” e relativamente comune nelle catture della pesca a strascico, dal raro grongo nasuto e, ovviamente, dal grongo comune. La famiglia dei murenidi è rappresentata prevalentemente dalla murena comune e dalla murena nera, una specie molto rara, più tozza di quella comune e con una sorta di cappuccio scuro, più o meno evidente sul capo. Ancor più rara, la murena nana, che supera appena i 20 centimetri ed è stata osservata nel Mar Ligure solo nelle vicinanze di Nizza. La famiglia degli ofididi raggruppa specie poco comuni, tra le quali la più diffusa è il galletto, un piccolo pesce che predilige i fondali sabbiosi o fangosi, dove riesce, se disturbato, ad infossarsi velocemente. Si può osservare durante i suoi spostamenti solo durante la notte, quando si muove alla ricerca di cibo. La gran parte delle specie appartenenti a questa famiglia presentano alcuni “baffetti” sotto il capo derivati dalle pinne pelviche Tra gli ofictidi si trovano i pesci che più somigliano ai serpenti perché hanno corpo a sezione circolare e pinne ridotte, basse o addirittura assenti. La loro somiglianza con gli ofidi ne ha ispirato i nomi comuni, come biscia di mare e pesce serpente. Si tratta di pesci anche piuttosto grandi, che in alcune specie, come nel pesce serpente, infos ns) possono sfiorare i due metri di lunghezza. serpe s isuru (Oph nte serpe e Un pesc Vivono su fondi sabbiosi e passano gran sato nel fondale. (foto S. Bava) parte del loro tempo infossati nel fondale. In particolare il pesce serpente è presente da qualche decina di metri sotto la superficie sino a oltre 300 metri di profondità. Lo si incontra nei bassi fondali solo durante il periodo della riproduzione. E' un pesce piuttosto raro con un comportamento molto particolare. Si infossa infatti quasi completamente nella sabbia o nel fango spuntando con la sola testa. La penetrazione nel fondale è possibile grazie alla coda, appuntita ed indurita, che manca di pinna caudale e viene utilizzata per scaUn grongo (Conger conger). (foto S. Bava) vare. Le specie di pesci serpentiformi più facili da incontrare sono certamente la murena comune ed il grongo. Entrambi questi pesci si possono osservare già a partire da qualche metro di profondità, e sono soprattutto i fondali rocciosi in profondità a fornire l’habitat ideale per la vita di questi animali. Uno dei motivi è quello che questi fondali sono ricchi di tane ed anfratti nei quali i pesci permangono durante il giorno lasciando spuntare solo la testa. Il grongo, poi, sembra avere una vera e propria predilezione per i relitti, che essendo ricchi di ). (foto S. Bava). rifugi utilizza per proteggersi. Un galletto (Ophidion barbatum

Come avviene per gran parte degli altri “serpentiformi”, anche in questo caso sembra esistere l’esigenza di proteggere in qualche modo il corpo, che è la parte più esposta ad attacchi, anche se questi animali, se disturbati, hanno la capacità di ritorcersi su se stessi, utilizzando per difendersi la loro efficiente dentatura. In ogni caso, a parte l’uomo, la murena adulta non sembra avere grossi nemici. Discorso diverso per il grongo che può diventare il pasto di qualche grosso tursiope. Si tratta di due animali molto forti, capaci di reagire alla cattura avvinghiandosi al predatore. Se la murena reagisce soprattutto cercando di mordere, il grongo cerca di ancorarsi con la parte caudale a qualche appiglio presente nella tana. I gronghi sono pesci che, a differenza delle murene, si possono trovare anche a centinaia di metri di profondità, sino a oltre mille metri. A raggiungere profondità elevate sono, pero, gli esemplari adulti nel periodo della riproduzione, che coincide con l’estate inoltrata. La spiegazione per un tale comportamento sembra essere legata ad un meccanismo fisiologico delle femmine, che presentano un tappo calcareo che ostruisce l’ovidotto. A basse profondità (dati rilevati da osservazioni effettuate in acquario), nel periodo riproduttivo, le femmine mature subiscono alterazioni fisiologiche: lo scheletro perde calcio, sino a divenire molliccio, e alcuni organi si atrofizzano. In cattività le femmine sembrano gonfiarsi e il motivo pare essere legato al notevole sviluppo delle ghiandole sessuali, correlato probabilmente anche

Una murena comune (Muraena helena)

alla presenza del tappo calcareo. In condizioni naturali, questi animali, migrando a notevoli profondità, hanno il vantaggio che la forte pressione sottomarina favorisce l’uscita delle cellule uovo dall’ovidotto, nonostante la presenza del tappo, che vengono fecondate dai maschi. Dalla schiusa delle uova, che sono milioni per ogni femmina, si svilupperanno piccole larve planctoniche che, trasportate passivamente dalle correnti, cercheranno di sopravvivere e dopo alcune metamorfosi si trasformeranno in nuovi giovani individui che finiranno per colonizzare le aree costiere. L’accoppiamento dei gronghi avviene solo in alcune aree del Mediterraneo ed una di esse sembra trovarsi nelle vicinanze della Sardegna. La riproduzione di questi pesci pone fine alla loro esistenza ed è l’ultimo atto della vita di una delle tante, straordinarie, specie naturali nelle quali l’istinto sembra avere un ruolo predominante. L’esigenza di riprodursi è prioritaria per la specie e questi animali pur di raggiungere il loro scopo non si alimentano più, sacrificandosi per dar vita alle nuove generazioni.

PA N I F I C I O CONTI ACHILLE

Via S.Anna 78 - RAPALLO 0185 263307


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CINEMA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Luciano RAINUSSO

AL CINEMAin Machete

Il cinema è una casa, un rifugio, la stanza in più che tutti vorremmo avere.

diagonale

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Maurizio Porro, critico

The next three days

di Ethan Maniquis e Robert Rodriguez Cine-fumetto alla Tarantino, da non prendere sul serio, sebbene la violenza vi dilaghi dall'inizio alla fine. Diverte, se lo si prende per il suo verso, altrimenti induce ad abbandonare la sala dopo il primo quarto d'ora di proiezione. La vicenda, se è possibile sintetizzarla, riguarda un ex agente federale che, in Messico, viene assoldato per uccidere un uomo politico. Tradito dai suoi mandanti, scampa alla morte e dà luogo ad una feroce vendetta, munito soltanto di machete. La storia ha svariate deviazioni, è sviluppata secondo i canoni del cinema di serie B e condita con i sughi della scorrettezza. Ma, tra uno sbudellamento e l'altro, si toccano tasti delicati: il pericolo dellʼeversione, la piaga dei traffici illeciti, il dramma dei clandestini che ogni notte tentano di varcare il confine che li divide dal paese del benessere. Il co-regista Rodriguez si fece un nome con un piccolo film di culto, girato in Messico El Mariachi, centrato su un povero musicista ambulante scambiato per un killer da poliziotti e malavitosi; film successivamente rifatto dello stesso Rodriguez a Hollywood, con più soldi e il divo Antonio Banderas. Domina il cast un certo Danny Trejio, un ormone proveniente (così si dice) dalla galera. Lo attorniano tre bombe sexy (Jessica Alba, Michelle Rodriguez e Lindsay Lohan, rispettivamente poliziotta, guerrigliera e trafficante). C'è pure Robert De Niro, senatore che spara ai clandestini, gridando "Benvenuti in America".

Il Rito di Michael Hafström Svedese da poco tempo ad Hollywood, il regista Hafström è autore di alcuni film poco noti, il migliore dei quali è, forse, Evil, girato in patria, centrato su un ragazzo ribelle e dimostrante che la violenza è figlia del Potere. Probabilmente il regista più adatto ad evocare le atmosfere inquietanti di questa storia che ricorda l'Esorcista: un successone del 1973, vincitore di Oscar, che generò tutta una serie di pellicole di puerile effettismo. Come in quel film, anche qui un caso di presunta possessione malefica con relativo rituale esorcistico. Rito tentato nei pressi di Roma, ai tempi nostri, da un anziano e iracondo gesuita, alla presenza di un giovane seminarista dalla fede vacillante, figlio di un modesto impresario di pompe funebri. Assai promettente l'inizio, ricco di sospensione, con accenni all'infanzia del giovane venuto troppo presto a contatto con la morte. Si ha l'impressione che il film voglia soffermarsi sulle oscure manifestazioni dell'animo umano. Ma ben presto imbocca la strada più facile, ricorrendo a scene ad effetto, svicolando sul tema della vocazione, salvata in un finale poco convincente. Persuade, invece, il mostro sacro Anthony Hopkins, grazie al febbrile istrionismo con cui sostiene il ruolo dell'anziano esorcista.

di Paul Haggis Traversie di un marito innamorato. Riguardano Russell Crowe, attore d'origine neozelandese entrato nell'Olimpo del cinema per l'Oscar vinto con Il Gladiatore. Qui è un tranquillo docente universitario che si trova ad avere soltanto tre giorni di tempo per far evadere l'amata consorte, forse assassina, condannata all'ergastolo. Per riuscirci è continuamente costretto a compiere azioni non previste, perchè, a remargli contro, è il caso, quello che, nella vita di tutti i giorni, decide per noi, e in guerra per i generali. Il film tira dritto, veloce come un treno, frutto della perfezione, almeno tecnica, che da sempre distingue il cinema hollywoodiano. Certo, il piano escogitato dal protagonista è quando mai rocambolesco, ma la tensione non manca, stemperata con somma cura. Tuttavia, non è il miglior film diretto da Higgis che, qui, rifà con qualche variante, una pellicola francese (Pour Elle, in Italia proposta soltanto nel cinema di casa). Alle spalle, Haggis ha due film di alto valore, Crash e Nella valle di Elah: nel primo s'incrociavano i destini di non pochi personaggi a causa di un incidente stradale; nel secondo un ex combattente scopriva verità amare, indagando sulla scomparsa del proprio figlio, soldato in Iran. Sempre grande e sempre sullo schermo Russell Crowe, sebbene stavolta il suo ruolo sia da piccolo cabotaggio.

Red di Robert Schwentke Si tratta di un film che vive soprattutto della bravura dei suoi interpreti; tre premi Oscar (il nero Morgan Freeman, la Helen Mirren di The Queen, l'Ernest Borgnine dell'ormai lontano Marty-Storia di un timido). E, se questo non bastasse, altri tre attori di notevole prestigio: Bruce Willis, John Malkovich e Brian Cox, tutti serviti da un copione che, una volta tanto, dà lustro di nobiltà ad un fumetto seriale. Il film sembra un thriller, invece si piazza nell'ambito della commedia catastrofica per il divertimento che procura. Le sullodate glorie del cinema sono quasi tutte ex spie di stampo diverso (Cia, Kgb, servizi segreti inglesi) costrette a rimettersi in gioco perchè qualcuno, in alto, ha deciso la loro eliminazione. Alla nuova prova del fuoco, si riveleranno delle vere ossa per mastini, trovando il tempo di scherzare sui propri acciacchi. Ovviamente, la situazioni di violenza sono tutte adeguate all'età dei vari interpreti, ognuno dei quali ha supera le sessanta primavere. (Per la precisione, Borgnine ne ha sulle spalle ben 94). Il regista è tedesco che ha varcato l'oceano dove ha diretto un paio di film di poco conto: Flyplan, dove Jody Foster smarriva la figlioletta su un aereo in volo, e Un amore all'improvviso, con Rachel McDonald, sposata a un uomo che, a causa di un anomalia genetica, ogni tanto si smaterializzava.

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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

Rumenta 1 Siamo i Vatussi... Caro Direttore, prima di sfottere i primitivi, guardiamoci allo specchio o, meglio, nei raccoglitori della spazzatura differenziata. Nell'UMIDO c'è pieno di sacchetti di plastica che contengono, ben annodati, quelli appositi di carta riciclata; nella carta, fogli diligentemente ripiegati imbustati nella plastica. Tutto attorno ciò che, sbadatamente, lasciamo cadere mentre vi versiamo i contenuti delle sacche colorate. Diverremo mai "civili"? E questa volta non è colpa del Comune. Grazie. Lettera firmata

Rumenta 2 Spettabile Redazione, nell' ecologica Rapallo (così si sente questa città), si verificano cose inverosimili. In quella bella via che è via Aurelia Baisi, proprio all' inizio della strada, sono stati piazzati recentemente dalla Pubblica Amministrazione 4 bidoni più uno ecologico umido. Vetri, plastica, carta, etc... Dalla parte della strada a 4 mt circa ci sono abitazioni che respirano tutto quello che potete immaginare. Oltre naturalmente i rumori. Quando vengono a caricare, un bidone per volta, i camion sono giganteschi, e io che sono al primo piano ricevo tutto il pulviscolo e altro sul terrazzo poiché rimango all'altezza di questi enormi mezzi. Succede ogni volta che caricano, quindi alle 7 del mattino, o alle 9, o alle 10, poi alle 14.30, alle 15.00, e fino alle 2.30 di notte. Con ulteriore disagio per la produzione di gas che produce il camion quando carica. Insomma si rileva una situazione vergognosa da quando sono stati piazzati in questa strettoia questi

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LETTERE E NOTIZIE bidoni. Ho contattato le autorità gli enti locali e non ho ricevuto riscontro. Sono molto amareggiata, e chiedo di pubblicare questa lettera in modo che tutti sappiano in modo che qualcuno risolva questa assurda situazione. In fede Maria Luisa De Paolini

Rumenta 3 Caro Direttore, se Rapallo è sporca... la colpa è anche nostra ! A proposito di Nettezza Urbana, ora che il Comune ne ha affidata la raccolta ad una concessionaria che funziona, anche noi dobbiamo collaborare non buttando per terra e nei giardini ogni tipo di rifiuto. In casa nostra non lo faremmo e...... Rapallo, è casa nostra. Grazie e complimenti per il giornale Lettera firmata

Rumenta 4 Egregio Direttore, hanno posizionato i contenitori per la "differenziata" anche nelle zone alte della città. Peccato che quelli all'inizio di Via di Landea, partendo da Via Cerisola, occupino metà carreggiata proprio in una curva cieca. Chi sale deve percorrerla fuori mano per schivarli, cozzando contro chi scende. Il Comune è coperto da assicurazione contro questi incidenti a lui imputabili? Grazie e complimenti R.B.

Rumenta 5 Caro Direttore, nel mentre noi cittadini facciamo il nostro dovere organizzandoci per la "differenziata", il Comune continua nella sua inefficienza nei nostri confronti. I marciapiedi, tutti, sono ormai ridotti a pericolosi “percorsi di guerra” e nes-

Invitiamo i lettori a volerci segnalare suggerimenti, problemi. Pubblicheremo le vostre istanze, raccomandandovi la brevità dei testi per evitare dolorosi tagli.

Scriveteci a Redazione “IL MARE” Via Volta 35 - 16035 Rapallo E-mail: rapallonotizie@libero.it

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Un incarico europeo per Cesare Rinaldi L'imprenditore rapallese Cesare Rinaldi, dell'omonima Rinaldi Petroli con sede a Rapallo in località San Pietro di Novella è stato ufficialmente nominato quale unico rappresentante dell'Assopetroli Italia presso la Comunità europea nella Commissione Prodotti Petroliferi Extra Rete (U.P.E.I.). La Commissione è formata da un rappresentante nazionale di tutti i ventisette Paesi membri ed è quindi un importante riconoscimento del lavoro e della professionalità portata avanti in questi anni da Rinaldi. suno provvede ad estirbare le erbacce che, indisturbate, contuano a crescere lungo i bordi. Per rendere Rapallo vivibile, dobbiamo aspettare la prossima Giunta? Grazie e cordiali saluti. Lettera firmata

Gabbiani Siamo un gruppo di volontari che vorremmo protestare contro la legge che proibisce di distruggere le uova dei gabbiani, poiché abbiamo più volte constatato che questi gabbiani, sempre più numerosi, e di conseguenza sempre più affamati, diventano pericolosi per tutti gli animali che gli capitano a tiro, compresi gattini, piccioni, piccoli cagnetti, chissà?, cuccioli di ogni razza, oche, papere, che saranno destinati all’estinzione se non si prendono seri provvedimenti. Senza considerare che tutti questi gabbiani che ti ronzano sulla testa potrebbero, se diventassero davvero tanti, diventare aggressivi anche con l’uomo. Non diciamo di sterminarli, ma almeno impedire loro di prolificare, sarebbe una decisione saggia e opportuna, anche per una questione igienica, visto che lasciano carcasse di prede ovunque capitino. Confidiamo dunque in una favorevole accoglienza della nostra proposta di abolizione della legge che protegge questa razza di uccelli così ferocemente predatrice. Grazie dell’attenzione, porgiamo con l’occasione i più distinti saluti. Gabriella Riceputi, Laura Pescatori, Viviana Busellato e tanti altri

Concerti Spett. Redazione, mi rivolgo al giornale per sapere perché il concerto di blues del 21 luglio

è stato dirottato in piazza Cavour. Lì è stato allestito il palco rivolto verso i due bar, mentre le file di sedie per il pubblico sono state disposte orizzontalmente trovandosi così di lato al palco, anziché davanti. Per cui il pubblico vedeva a malapena gli orchestrali e non riusciva a capire quello che dal palco veniva detto mentre dai bar sia la visione che l’ascolto erano ottimi. Presumo che questa disposizione sia stata fatta per favorire i gestori dei bar. Ma, a quanto mi risulta, il concerto è pubblico e viene pagato dai contribuenti. Aggiungo che poche sedie, ben posizionate davanti alla galleria fra i due bar, erano occupate da amici e parenti degli organizzatori. Un rapallese indignato

Gentile lettore, il concerto è stato “dirottato” in piazza Cavour su suggerimento dell’amministrazione comunale e finanziato da alcuni sponsor tecnici tra cui gli esercenti della piazza. I posti riservati sono quelli di norma nei teatri e all’inizio di ogni concerto quelli non occupati tornano a disposizione del pubblico. Per favore, lasci stare gli “indignados”: quelli scendono in piazza e ci mettono la faccia. Lei neppure si firma. E.C.

Machismo A Rapallo, "scintille" tra l'Assessore (o "Assessora"? spero aver scritto bene, con tutte queste donne ai posti di comando, prescritti anche dai vari TAR... si corre il rischio di sbagliare) regionale Raffaella Paita e il Sindaco Campodonico, per via delle code che sono solite formarsi al casello di uscita della A10. Già si erano verificate interminabili discussioni tra lo stesso Sindaco e la Vicepresidente (o "il" Vicepresidente ? Ecco, turna, il problema...) della Regione


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di Renzo Bagnasco

LETTERE E NOTIZIE

Gargantua E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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Il proverbio del mese

Quande a famme a monta o presumin o chinn-a Quando aumenta la fame, cala la presunzione

Gulash INGREDIENTI: 8 patate, 1 kg di scamone di vitello a tocchetti, olio extravergine, 2 cipolle grossolanamente tagliate, 1 cucchiaio di paprica, 500 gr di pelati, 250 ml di brodo di granulare di carne e sale ESECUZIONE: pelare e tagliare in 4 le patate; bollirle per metà, conservandole nella loro acqua di cottura. Scaldare l’olio e imbiondirvi le cipolle senza “asciugarle”. Rosolarvi poi la carne e insaporirla spolverandola con la paprica; quindi unirvi i pelati, il brodo e salare. Incoperchiato e a fuoco lento, cuocere per 1 h e 1/2 . Ogni tanto mescolare e 15’ prima di chiudere, unirvi le patate con un po’ della loro acqua di cottura.

Liguria, Marylin Fusco, per una fetta del campo del Golf da cedere alla viabilità cittadina. A costo di passare per "maschilista": ma se ne capiranno di traffico, di code ai caselli e non solo lì, le due gentildonne, che si mostrano così primedonne... in loquacità ? Quando sarebbe così facile...! Una bella uscita dall'autostrada in tunnel, prolungato fino a Santa Margherita...! Ma la soluzione pare sia preclusa a tutti quelli cui si sono bloccati i neuroni del cervello. Da quando poi si sono buttate nella mischia le femmine che pensano che chi ha opinioni contrarie alle loro attacca le istituzioni, i problemi verranno risolti alla fine dei secoli... Saluti cordiali Luigi Fassone, Camogli

Caro lettore, in effetti lei è un maschilista. Il problema non è nella maggiore capacità dell’uomo nel capire e risolvere un problema rispetto a una donna quanto l’assurdità, quello sì, delle “quote rosa”. Un governo regionale piuttosto che comunale potrebbe essere a guida totalmente femminile - e viceversa - se formato da politici e amministratori intelligenti, capaci e onesti. E.C.

Farmacia Comunale Queste sono parole di elogio e gratitudine pieni, incondizionati a chi governa Rapallo da un cittadino

CASARZA LIGURE Via Annuti 40 (Croce Verde) Apertura: Martedi ore 12

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MESE

Settembre

Giorno

qualunque. E’ stata finalmente presa un’iniziativa molto attesa e molto necessaria. Aperta la Farmacia Comunale a S.Anna ed è un gioiello. Grande, elegante e fornitissima non solo dei doverosi medicinali e generi di assistenza ma anche di elementi di cosmesi, igiene personale, conforto, etc Come tocco d’artista, la possibilità di parcheggio che è un servizio, un aiuto veramente notevole per noi utenti, specie in farmacia. Sbaglio o è l’unica con parcheggio a Rapallo? Una nota molto importante va al personale dalla Responsabile D.ssa Sabina Pesce - tecnicamente, professionalmente preparatissima e dotata di tanta simpatia - ai suoi collaboratori. Mi sia consentito di considerare questo un chiaro esempio a molte imprese, esercizi commerciali , uffici ed enti di Rapallo di come si possa compiere il proprio dovere – che in questo caso è anche arduo, qualificato e pieno di responsabilità – con modi efficienti ma anche umani e cordiali, ispirando fiducia e simpatia. La nostra è città turistica, vero ? Bene, pare che ogni tanto qualcuno se lo ricordi...... Nota: ho raccolto molte conferme alla mia favorevolissima opinione da numerosi altri frequentatori. Grazie al Comune dunque ed alla Dottoressa Sabina ed al suo staff. Vinicio A. Temperini

Trasporto pubblico Ci sono paesi nell’Africa Centrale, in Asia, in India dove nelle ore di punta i passeggeri viaggiano sui tetti degli autobus. A Rapallo e Santa in Agosto non siamo ancora a quei punti ma ci stiamo dando da fare. Provate a prendere un autobus da Santa o Covo o Rapallo o viceversa nelle ore di punta di questi giorni. Se riuscite a salire preparatevi a vivere un’esperienza sociale da terzo mondo. Molto sgradevole ma anche molto insolita infatti chi non gioca a rugby non è abituato alle mischie. Oltretutto la maggioranza non ha la possibilità fisica, materiale di obliterare il biglietto e così viaggia gratis (e la Compagnia non incassa). Ciliegina? Gli autobus sono sempre in notevole ritardo anche in orari non di punta. E si vorrebbe favorire ed incoraggiare il turismo ? In altre località turistiche, Italia ed estero, tutto questo non succede o quanto meno non in misura così insopportabile. Miracolo ?...... Marjorie Barclay

2011

Lunazioni, Stagioni e Segni Zodiacali

Ora.min. Descrizione

Domenica 04

19:39

Primo Quarto

Lunedì

12

11:26

Luna Piena

Martedì

20

15:38

Ultimo Quarto

Venerdì

23

11:05

Il Sole entra nel segno della BILANCIA: Equinozio di Autunno

Martedì

27

13:08

Luna Nuova: 7A Lunazione dei Profumi

Spazio Aperto di Via dell’Arco Associazione di Promozione Sociale

OTTOBRE SABATO 1, ore 17.00 Ansia, depressione e attacchi di panico Silvia Olivotto, psicologa psicoterapeuta

SABATO 8, ore 17.00 Unità e federalismo Che tipo di convivenza dopo 150 anni di storia nazionale? Marcello Staglieno, senatore

MERCOLEDÌ 12, ore 17.00 Pazienza e finezza psicologica per vincere i pregiudizi Il film “La parola ai giurati” di Sidney Lumet con Henry Fonda (1957) [RISERVATO AI SOCI] a cura di Luciano Rainusso

SABATO 15, ore 17.00 99 + 1 Camogliesi Ritratti di vite vissute Marco Delpino ne parla con Silvio Ferrari, autore del libro “Cento Camogliesi (Microstorie del XX Secolo)”

SABATO 22, ore 17.00 Salotto Lirico Sammargheritese: C’era un volta la figlia di un re Selezione di brani celebri dall’opera “Nabucco” di Giuseppe Verdi eseguita al teatro “Carlo Felice” di Genova con la direzione del maestro Riccardo Frizza

MERCOLEDÌ 26, ore 17.00 Vivacità, umorismo e gioia di vivere Il film “Cantando sotto la pioggia” di Gene Kelly e Stanley Donen con Gene Kelly e Debbie Reynolds (1952) [RISERVATO AI SOCI] a cura di Luciano Rainusso

SABATO 29, ore 17.00 Polene La personalità della nave in un’opera d’arte Franco Casoni, scultore


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Il Mare Eco del Golfo Tigullio 8/9  

numero di settembre/ottobre 2011

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