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B ARCE LLO N A 201 3


Postscriptum 足 Speciale Barcellona 2013 Re d a z i o n e Direttore responsabile: Pamela Sala Redattori: Guenda Giudici Francesco Gaetano Moiraghi Arianna Peni Fotografi: Arianna Peni Assistenti: Simon Bizzi

No hay siglo nuevo ni luz reciente. Solo un caballo azul y una madrugada

Federico Garcia Lorca


Indice

Pagine 4 - 5: La cronaca: Primo giorno di Guenda Giudici Pagine 6 - 7 - 8: La cronaca: Secondo giorno di Arianna Peni Pagina 9: La cronaca: Terzo giorno di Francesco GF Moiraghi Pagina 1 0 : Le foto di Guenda Giudici e Arianna Peni


Giorno 1

Barcellona 6 marzo 2013 2 giorni di scuola e finalmente si parte! Ci aspettavano tre fantastici giorni a Barcellona, meta scelta tra le più grandi capitali europee. Non ci interessavano l'orario di partenza e il clima, ma volevamo solo partire, staccare dalla monotona vita quotidiana e goderci la nostra prima gita all'estero.

Ore 6 in punto: siamo tutti sul parcheggio della scuola in attesa della partenza del pullman alla volta dell’aeroporto di Bergamo. Siamo tutti felici e impazienti di iniziare la nostra prima gita all’estero accompagnati dal Prof. di matematica Giovanni Bonfanti e dalla Prof. di FCE Natasha Di Cecca. La partenza è stata molto tranquilla complice, forse, l’orario! Arrivati in aeroporto, il prof. Bonfanti ci ha consegnato i biglietti prenotati via internet e via verso i controlli! Qui abbiamo incontrato il primo di una serie di imprevisti di quella che sarà una gita fantastica: i controlli sui bagagli e il passaggio sotto al metal detector. Alcuni miei compagni sono stati fermati per delle piccolezze, come una cintura o un braccialetto o addirittura un beauty case messo male. Poi ci siamo recati nella “launge”, dove alcuni si sono fiondati al bar per consumare una rapida, ma gustosa colazione a base di cappuccio e brioche. Non appena il gate è stato aperto si è creata una lunga coda, che

terminava proprio con la classe IV liceo di Merate; di conseguenza una volta saliti sull’aereo abbiamo dovuto occupare i posti rimasti e ci siamo sparpagliati per l’aereo. Molti, sottoscritta compresa, hanno avuto la fortuna di trovare posto accanto ai compagni; in questo modo abbiamo avuto l’occasione di trascorrere il volo chiacchierando, ascoltando la musica o tentando insieme la fortuna con dei gratta e vinci la cui vendita avrebbe aiutato un orfanotrofio italiano; ovviamente non abbiamo vinto!!!! Una volta atterrati ci siamo accorti che la splendida città di Barcellona era bagnata dalla pioggia. Per raggiungere l’hotel ci siamo serviti di un pullman, che ci attendeva con un cartello con il nome della nostra scuola. In albergo, giusto il tempo di smistare le camere con l’aiuto dei prof. e sistemare i bagagli e pronti per partire alla volta della Sagrada Familia. Il nostro mezzo di trasporto sarebbe stato la metropolitana, dove abbiamo incontrato il secondo ostacolo:

l’acquisto dei biglietti alle casse automatiche, che ha richiesto l’intervento dell’operatore interno! Raggiunta la meta, abbiamo avuto il tempo di consumare un rapido pranzo a base di panini e patatine per poi ritrovarci in piazza e incontrare la nostra guida italiana Enza, che ci ha spiegato ogni minimo dettaglio di questa bellissima basilica progettata dal grande architetto Antoni Gaudì negli ultimi anni dell’800 e ancora in costruzione. La fine dei lavori è prevista per il 2020-2025. Abbiamo cominciato la nostra visita a partire dalla facciata a est, la facciata che rappresenta la Nascita di Cristo, per proseguire con l’interno e infine con la facciata a ovest, la Passione di Cristo. Purtroppo il brutto tempo non ha lasciato scampo e abbiamo dovuto osservare l’esterno della basilica con gli ombrelli aperti, che ostacolavano le fotografie. Nonostante il maltempo Enza ha spiegato nei minimi particolari il significato di ogni simbolo raffigurato sulle facciate e ogni tecnica usata da Gaudì in persona e dai suoi

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Giorno 1

successori. In seguito ci siamo recati presso il Palazzo della Musica, dove io, personalmente, sono rimasta colpita dalla facciata caratterizzata dall’utilizzo dei colori freddi. Qui ci siamo fermati per consumare chi un buon caffè, chi un te e chi semplicemente per riposarsi. Il rientro in hotel, sempre con la metropolitana, è stato aspettato con ansia. Per quanto riguarda la cena, essa è stata semplicemente e inequivocabilmente un vero disastro! Già al nostro arrivo presso il bellissimo e rinomato ristorante “ La Oca Diagonal” alle ore 20 la situazione non si è presentata nel migliore dei modi: il locale era stato colpito da un blackout, che ha ritardato la cena di circa mezz’ora; dal soffitto gocciolava l’acqua di un colore tendente al giallo-marroncino; una volta seduti ci servono un piatto di pasta ai funghi galleggiante nell’olio, un pollo lesso con le patatine fritte, ma soprattutto come gran finale un quarto di pallina di

gelato con una spruzzata di cannella!!!! Ma non ci siamo lasciati scoraggiare e la serata si è conclusa con una gita lungo la Ramblas, per giungere al molo dove è iniziata una sfida di pattinaggio sul legno umido tra Nazzareno e Giorgetto, alias Giovanni e Andrea e tra Arianna e la sottoscritta. “Come primo giorno poteva bastare: inconvenienti, risate,allegria e una grande stanchezza”.

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Giorno 2

Barcellona: Giorno II

Per non dimenticare, come se fosse possibile, ecco un breve ma saliente resoconto del nostro movimentato secondo giorno a Barcellona. Con la speranza che susciti in voi sempre bei ricordi. Buona lettura!!! Mi sveglio, non ho idea delle ore, ma il mio stomaco richiede a gran voce di essere ascoltato e sfamato. Aspetta un attimo, ma: come è possibile? Ahhh già dimenticavo: ieri sera non ho mangiato assolutamente nulla in quel posto terribile. A parte un gelato al mango molto buono sulle Ramblas ieri sera tardi. Il pensiero di quel gelato mi acuisce la fame e…oh ma insomma! Tanto vale svegliarsi e prepararsi per la colazione, oramai sono le 6.15: le abitudini scolastiche hanno preso il sopravvento anche sul mio orologio biologico. Sveglio Giulia e le nostre altre due compagne di camera, Guenda e Marta. Una volta vestite andiamo a chiamare i ragazzi che sono 4 piani sopra di noi. Niente ascensori per Marta e Giulia, che quindi mi costringono a salire a piedi. Risveglio che preannuncia il tema dominante del secondo giorno di gita: camminare, camminare e ancora camminare. Arrivate alla 411 i ragazzi non appaiono molto propensi a svegliarsi e così, insieme alle ragazze dell’altra camera che ci hanno raggiunto lì, andiamo a fare colazione. I prof. arrivano subito dopo di noi. La colazione è buona quindi in previsione di un altro pasto serale all’Oca Diagonàl mi abbuffo come se non ci fosse un domani! Ale Sala fa il suo ingresso indossando il suo pigiama, a suo parere spettacolare ed incredibilmente indice di maturità (grigio con renne e gufi con tanto di occhi fosforescenti) pronto a riempirsi la pancia. Unico difetto di una colazione

altrimenti eccelsa: è mai troppo chiedere un caffè mattutino che sia abbastanza forte da essere definito tale e che non abbia un colore paragonabile solo liquami di dubbia provenienza? Come si può pretendere che le mie funzioni cerebrali possano riprendere ad un ritmo abbastanza soddisfacente senza una spintarella da parte della cara e vecchia caffeina? A quanto pare la cosa è sconosciuta agli stranieri. Ma passiamo oltre… riuniti tutti nella hall dell’albergo aspettiamo i ritardatari, tra cui spiccano anche i membri del triumvirato, i quali secondo me al suono della sveglia hanno pensato bene di continuare a dormire girandosi dall’altra parte. Facciamo il biglietto nuovo della metro che durerà anche per il giorno seguente ed andiamo ad incontrarci con la guida Enza che ci porta per prima cosa a vedere Casa Batllo. Essa fu progettata da Antoni Gaudì per una ricca famiglia di Barcellona: dotata di maniglie e sedie ergonomiche, prese d’aria nascoste con incredibile maestria ed ingegnosità, in una struttura dove la forza della natura e l’architettura si incontrano dando vita a forme che richiamano, per esempio nella scala che sale al primo piano dell’abitazione, le vertebre del corpo umano. Oppure le ossa facciali,che come finestre e balconi ornano la facciata principale interamente ricoperta di pezzi di ceramica con una tecnica che si chiama trencadis, dal catalano. Finito qui ci spostiamo qualche strada più avanti, per

andare a visitare la Pedrera, quando improvvisamente Mrs. Di Cecca si accorge di non avere più il portafoglio. Panico! Ripercorre la strada a ritroso fino alla casa Drago (chiamata così per via della forma del tetto che ricorda la schiena di un drago, sorretto da una struttura architettonica inventata da Gaudì chiamata arco catenario). Per fortuna si era semplicemente dimenticata di rimettere via il portafoglio in seguito ad un acquisto nel negozio della Casa-Museo. non ha colori vivaci che ne adornano la facciata o il cortile interno come la precedente casa che abbiamo visitato, anzi ricorda una pietraia proprio come dice il nome. I balconi in ferro battuto al tempo della costruzione avevano causato un litigio, sfociato poi in un processo vinto da Gaudì, tra quest’ultimo e la padrona di casa che ne aveva commissionato la costruzione: la signora temeva di non riuscire ad affittare quelli che non erano i piani nobili! Anche il tetto, con le sculture che richiamano teste di soldato ed elmetti, aveva suscitato scalpore al tempo; ma la sua progettazione era cambiata in corso d’opera perché l’architetto aveva sognato quelle forme la sera precedente! Da lassù si gode di una magnifica vista su tutta Barcellona, dal Tibidabo fino al mare con i suoi quattro porti, con tanto di scorcio sul “Suppostone”, un edificio chiamato così anche dagli stessi catalani.

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Giorno 2 Ora non sembra ma siamo davvero stanchissimi, così Enza ci porta a prendere il caffè al Palazzo della Musica, costruito con i soldi dei catalani i quali avevano un coro specializzato in canzoni tradizionali ma senza un luogo fisso dove provare ed esibirsi. Neanche a dirlo, il caffè era orribile! In realtà potevo aspettarmelo, però io ci speravo lo stesso! Così, dopo un paio di ore libere per mangiare ed una visita al mercato della Boqueria, con aggiunta per tutti di uno squisito frullato di frutta, si visita il quartiere del Barrio Gotico: qui resti di antiche mura dei primi insediamenti romani vengono inglobati in edifici risalenti a solo qualche decennio fa, vicoli stretti e tortuosi si aprono in continue piazzette, edifici più moderni stanno fianco a fianco ad abitazioni arabeggianti precedenti alla cacciata dei moriscos dalla Spagna, oppure a costruzioni gotiche o tardo romaniche in un affascinante agglomerato di storia. Sinagoghe e Chiese si trovano a pochi metri di distanza. Quasi allo stremo delle forze arriviamo a visitare la grande piazza dove, da due lati opposti, si fronteggiano il palazzo della Generalitat de Catalunya e il palazzo che ospita il municipio della città di Barcellona. Lì vicino alcuni, tra cui io, si concedono un po’ leccornie ripiene di crema o cioccolato. E poi eccola lì, una grande costruzione tra queste strette viuzze, così imponenti che quasi non te la aspetti dopo tanto camminare: è la Cattedrale di Barcellona in gotico catalano, stile quasi identico al gotico europeo ma che non rispetta le proporzioni tra altezza e larghezza delle navate. Anche se l’altezza non è mozzafiato come quella delle cattedrali gotiche francesi, una volta entrati sembra di scivolare in altra dimensione. La sorpresa è il Chiostro a pianta quadrata, che nel mezzo ospita oche e rigogliose piante mediterranee. L’esterno è ricco di messaggi esoterici quasi quanto la Sagrada Familia. Quasi non si vede, ma a lato della chiesa si trova il cortile dell’Inquisizione spagnola dove moltissime persone hanno trovato la morte nel corso dei secoli. I piedi fumano, pulsano e protestano a gran voce sulla metro di ritorno in albergo. Dopo una bella doccia rilassante e dopo essersi cambiati, tutti pronti ci si avvia verso l’ultimo attentato alla nostra vita; per chi non l’avesse capito mi riferisco al famigerato ristorante Oca Diagonal. Qui ci attende un altro “lauto” banchetto. Io, in attesa della terza portata, unica che il

giorno precedente avevo mangiato tra quelle a disposizione, ovvero una pallina di gelato con una striscia di cannella in polvere, raddoppiata grazie a quella che il prof Bonfanti gentilmente mi aveva ceduto, vengo subito delusa: ci viene servito come “dessert”, per così dire, uno yogurt bianco che non rispetta le leggi della fisica degli yogurt normali insieme a una bustina di zucchero! Torniamo in centro con altro giro sulle Ramblas, dove scegliamo un pub tra gli altri innumerevoli locali, ma tra una birra e una battuta bisogna correre per riuscire a prendere l’ultima metro di mezzanotte, neanche fossimo tante piccole Cenerentole. In albergo, troppo stanchi per un altro locale, ma ancora su di giri per la bella giornata, ci ritroviamo tutti in camera insieme dove la “fiesta grande” continua allegramente. Ad un’ora imprecisata della notte, devastati dalla sfacchinata in giro per mezza Barcellona, ognuno torna nelle proprie camere a dormire, con la convinzione, per lo meno io, di aver passato un bellissima giornata. Ma con la nostalgia precoce di chi sa che il mattino dopo le valigie vanno preparate perché nel pomeriggio si parte ed anche quest’esperienza finirà. Ma per ora basta e andiamo a dormire, che domani ci aspetta un’altra scampagnata su e giù per le strade di Barcellona…

Interni di casa Batllò

Di Arianna Peni Ps: carrellata veloce veloce di immagini varie... le altre le potete trovare anche sulla galleria del sito! Buona visione!!!

Facciata esterna della Casa Battlò

I due Ale – Ehm nessuna dichiarazione da fare...-

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Giorno 2 Arco Catenario

Cortile, fioriera e facciata interna

La Pedrera

Ed ecco qui Samario Bizzario detto anche Yesmon in una foto bomba col Prof. Bonfanti

Tetto di Casa Battlò I tetti

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Giorno 3

Barcellona Terzo giorno Piccolo aneddoto: nel pagare, abbiamo voluto essere precisi, consegnando al cameriere l'esatto importo dovuto. I centesimi non sono stati visti di buon occhio (inspiegabilmente) e l'uomo fino a quel momento così gentile ci ha lasciati con un'aria visibilmente irritata.

Di Francesco GF Moiraghi Il terzo e ultimo giorno nasce sul Montjuic, il promontorio che sovrasta Barcellona. Un luogo stupendo da cui si può guardare la città e restare incantati di fronte al mare che brilla sotto di noi. La visita ha compreso un passaggio veloce al museo del castello (veloce, perchè per visitarlo ci si può impiegare due giorni), e poi la discesa in piazza di Spagna, dove abbiamo notato le strutture architettoniche a noi familiari, come le colonne che ricordano piazza San Marco. Il tutto preceduto da una piacevole camminata prima tra campi sportivi e curiose opere d'arte (un cigno? Forse) e poi in mezzo a meravigliose fontane. All'ora di pranzo, ci siamo precipitati in un ristorante consigliato dalla nostra guida, dove abbiamo potuto assaggiare una paella veramente buona, nonostante alcuni siano rimasti delusi dalla rinomata variante al nero di seppia. Piccolo aneddoto: nel pagare, abbiamo voluto essere precisi, consegnando al cameriere

l'esatto importo dovuto. I centesimi non sono stati visti di buon occhio (inspiegabilmente) e l'uomo fino a quel momento così gentile ci ha lasciati con un'aria visibilmente irritata. Tornati in hotel e prese le valigie ci siamo diretti all'aeroporto. Ad un certo punto, Riccardo Russo detto Fracchiolla si accorge di avere lasciato gli occhiali in hotel. Dietrofront, anzi no: viene inviato un taxi a recuperarli prima che sia troppo tardi. In ogni caso, ci siamo ritrovati in aeroporto con un largo anticipo, cosa che ha lasciato tutti un po' dispiaciuti: avremmo potuto visitare il Parc Guell, e invece ci siamo ritrovati a vagare tra i negozi duty free. Non che questo abbia reso la giornata peggiore. Ingegnandoci abbiamo trovato delle inaspettate quanto gradevoli attrazioni degne del miglior luna park, come alcuni tapis roulant lunghi decine di metri (quelli che ci sono anche negli aeroporti italiani), ma dotati di una particolare morbidezza che faceva sentire chiunque ci corresse sopra come Neil

Armstrong che saltella sulla superficie lunare compiaciuto della bassa gravità.Nel frattempo, il Prof Bonfanti e Giovanni hanno potuto saldare i debiti di gioco contratti in alcune partite di scopa notturne. Al momento dell'imbarco alcuni ritardatari dati ormai per dispersi hanno contribuito a mantenere alta la suspense. Le emozioni sono poi proseguite sul volo, che ha confermato la qualità delle compagnie low cost: oltre allo spazio per i passeggeri, che si trovavano stivati più o meno come le galline degli allevamenti intensivi, alcuni bagagli a mano dovettero essere messi nella stiva. Il motore 50cc e la robustezza da lattina del veivolo hanno poi fatto il resto per mantenerci vigili fino alla fine del volo. Uno dei bagagli stivati è stato dimenticato sull'aereo, dunque anche Guenda ha potuto avere il suo momento di emozione all'arrivo. Saliti sul bus, abbiamo proseguito con le ultime allegre chiacchierate della gita. Scuola, genitori, macchina. Un terzo giorno che ha confermato l'andamento di una magnifica gita.

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POSTSCRIPTUM SPECIALE BARCELLONA 201 3

Questo numero è stato chiuso il 23 aprile alle 1 6.1 7

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