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la fiaba di tristano e isotta

ANTEFATTO

Il vecchio servitore - Adesso sono vecchio, ma ero già oltre la maturità quando avvennero le cose che stiamo per raccontare. Gli anni che seguirono quell’avvenimento adesso mi appaiono più indistinti e sbiaditi di quelli che lo precedettero perché, come per molti vecchi, anch’io vedo il passato recente avvolto nella nebbia mentre le scene più lontane sono chiare e hanno colori vividi. I ricordi che guardo dentro al buio sono visti con gli occhi di nuovo giovani, arrivano caldi e sfumati, cose viste nel fuoco, perché lì, le raccolgo. Questo è quanto accadde a Tristano e Isotta, io lo vidi ed è una cosa vera... Quella volta... no, no, non è questo il modo di iniziare, pensereste subito ad una fiaba e non lo è, eppure della favola possiede gli ingredienti e la magia, ma a quei tempi la magia era cosa di

tutti i giorni. Tristano era un giovane e coraggioso principe inglese, che viveva alla corte di re Marke di Cornovaglia; Isotta era invece figlia del re irlandese. Il regno irlandese era molto potente a quel tempo e pretendeva dalle contee inglesi tributi in oro e giovani. I genitori di Tristano erano morti durante una delle numerose aggressioni irlandesi e Tristano era cresciuto fra le braccia di re Marke come se fosse un padre. Fra i due regni la guerra continuava fino a quando in una delle terribili battaglie Tristano uccise il gigante Morold, promesso sposo di Isotta. Ma Morold morendo aveva ferito Tristano con una spada avvelenata che fece credere il giovane Principe morto. Marke si disperò, il corpo del ragazzo fu affidato secondo i riti di allora al mare e scomparve all’orizzonte. Ma la barca non affondò. Ap-


di Cornovaglia, in modo da creare un legame familiare fra i due regni e unificare tutte le contee inglesi sotto un unico re. Marke accettò l’accordo e Tristano si offrì volontario per andare sull’isola a prendere la principessa. Poveri giovani vinti dal silenzio e dal dolore. Tristano giunse sulle rive dell’Irlanda per imbarcare la fanciulla: quale sconcerto, angoscia e paura s’impossessò di Isotta quando scoprì che il cavaliere che l’avrebbe accompagnata al suo triste destino di sposa non era altro che il giovane che lei aveva guarito! La storia che stiamo per raccontarvi comincia qui. Sulla nave guidata da Tristano che sta portando Isotta in sposa al re. Tutti noi nella vita siamo provocati incessantemente dalle scelte. E anche il giovane Tristano fu costretto a scegliere: tacere sul suo amore e benedire il matrimonio fra le due famiglie, interrompere la guerra che tanti morti aveva mietuto fra i due paesi e rinunciare per sempre alla dolcezza di Isotta o abbandonarsi alla passione del suo giovane cuore? L’amore per il suo paese o l’amore per una donna? Rimanere o fuggire...? Tristano scelse di sacrificare il suo amore al re Marke e al nascente regno d’Inghilterra! prodò invece sulle cose irlandesi in un giorno di sole, proprio mentre Isotta e la sua ancella camminavano sulla spiaggia. La giovane principessa alla vista del ragazzo addormentato sulla barca si prodigò in mille cure e con le arti magiche e gli elisir che aveva imparato dalla madre, curò lo straniero, che rivelò chiamarsi Tantris. Passarono i giorni, Tristano guariva con gli unguenti di Isotta, ma proprio quando la ferita stava per rimarginarsi Isotta estrasse dalla ferita proprio il frammento avvelenato rimasto sul corpo del giovane: il frammento apparteneva alla spada del suo promesso, Morold. La principessa alzò la spada su di lui per ucciderlo, poichè aveva capito che egli era il nemico. Ma Tristano guardando con gli occhi supplichevoli e ormai stregati dalla ragazza le chiese di risparmiarlo e Isotta ormai caduta nella passione acconsentì. Ma il tempo era venuto, i rischi per il principe inglesi erano altissimi e i due giovani si separarono certi di non vedersi mai più. Ma il destino aveva in serbo per loro un altro incontro. Gli Irlandesi proposero agli inglesi una tregua e un possibile accordo di pace. Il re d’Irlanda avrebbe dato in sposa sua figlia Isotta a re Marco


I ATTO

Tristano e Isotta partono quindi per la Cornovaglia, la principessa, accompagnata dalla sua ancella Brangane è triste, disperata. Tristano, il giovane che lei aveva curato e che aveva risparmiato dalla morte era venuto a prenderla, ma non per sposarla bensì per darla in sposa al suo re, il vecchio re Marke di Cornovaglia. Il suo cuore è in tormento, la sua anima sconvolta, piange si lamenta con la sua ancella, “Perché, perché deve accadere questo?”. Ma l’ancella la rassicura, “Non preoccuparti cara Isotta tua madre la regina mi ha consegnato per te un filtro che tu e Re Marc berrete la notte di nozze e vi innamorerete.” “Mai !”giura Isotta “Piuttosto la morte!“. Chiede allora a Brangane di andare sul cassero della nave dove Tristano è al timone per farlo venire da lei, per parlargli, per capire. Ma l’ancella una volta raggiunto Tristano viene rimandata indietro dall’amico e fedele servitore di Tristano, Kurwenal,” Il mio padrone non può lasciare il comando della nave.” Al ritorno dell’ancella, Isotta si infuria. “Se Tristano non verrà a parlare con me io non scenderò dalla nave.” Chiede allora all’ancella di mostrarle i filtri della madre. “Questo” dice Brangane “E’ il filtro che cura tutte le ferite, questo è il filtro che cura tutte le malattie, questo è il filtro d’amore... e questo...” “Questo cosa ?“ Grida Isotta. “Questo...” dice Brangane abbassando la voce “E’ il filtro di Morte!”. “Bene allora è deciso” dice Isotta “Quando Tristano scenderà da me tu ci preparerai da bere e ci darai il filtro di Morte, noi brinderemo prima di toccare le coste della Cornovaglia e moriremo. Se non possiamo vivere insieme almeno insieme moriremo.” Brangane, non vuole farlo ma la principessa la esorta a non tradire la fiducia che lei ripone nella sua fedele ancella. Giunge Tristano, il dialogo è serrato. Isotta reclama una spiegazione. Ma il giovane principe le dice che la sta portando al suo re per impedire altre guerre, altri spargimenti di sangue, altro dolore. Solo con un matrimonio fra i due regni si potrà sperare nella pace. Isotta gli ricorda il loro incontro, gli ricorda che lei con i suoi filtri gli ha salvato al vita e che quando, una volta superato il maleficio della spada di Morold, lei si accorse che era proprio lui l’assassino del suo caro parente e promesso sposo, anche allora non aveva osato alzare la sua spada su di lui, ma lo aveva ancora una volta risparmiato. Ma niente, il giovane è determinato. “Noi non potremo mai amarci Isotta cara, i nostri destini sono legati ai nostri paesi e ai nostri regni. L’onore deve essere per noi

più forte dell’amore” “D’accordo allora, brindiamo” dice Isotta. Guarda Brangane, le chiede di portare del vino. L’ancella si appresta verso le boccette dei filtri,si volta, prende la boccetta del filtro d’amore e riempie le coppe. Non può uccidere la sua padrona, non può. I due giovani guardandosi spaventati avvicinano le labbra alle coppe Tristano pensa che morirà, conosce troppo bene le arti magiche di Isotta. Isotta sa che morirà poichè l’ordine era chiaro. Bevono. Nei minuti successivi non succede nulla, poi un grande fuoco li invade, credono sia l’anticipo della morte che arriva, è invece il filtro d’amore che comincia a fare effetto. La passione li avvinghia, li supera, li avvolge. Ormai niente potrà più spezzare questo legame. L’amore ha preso il sopravvento dei loro giovani cuori. Si abbracciano, si baciano, consci della malia che li invade, ma ormai perduti alla vita reale e coscienti solo del loro desiderio. La nave giunge nel porto, il re è sulla riva che li attende per prendere in sposa Isotta. Kurwenal e Brangane li separano. “Pazzi” gridano loro. “Il re è giunto, folli! Siamo in Cornovaglia la corte attende il matrimonio.” Il re sale sulla nave per ricevere la sua sposa. Ma ormai è troppo tardi . Tristano dà la mano di Isotta al suo re: tutto è perduto.


II ATTO

Il matrimonio si compie, la vita a corte comincia con feste e danze, ma i due giovani sono disperati. Una notte, durante una battuta di caccia del re, Tristano si allontana dai cacciatori e nel buio della sera, incontra Isotta nel bosco. L’amore sboccia, la passione si manifesta in tutta la forza del filtro. Ma i loro baci appassionati sono coperti dal senso di colpa e di tradimento che fa diventare ogni secondo rubato un dolore lancinante. Tradire il re, tradire la fiducia del loro paese, tradire la realtà per vivere in una desolata notte d’amore, ma di dolore. Solo nella notte il loro turbamento potrà esistere, solo nel vago sogno dell’oscurità. Il giorno riporterà le loro anime nella realtà e spazzerà via l’illusione di una possibile felicità. Solo per loro il buio è speranza e la luce tenebra. Ma il tempo è breve e il giorno incalza. Melot amico di Tristano e consigliere del re ha capito qualcosa, intuisce che fra i due è nata una forza oscura e convince il re a mettersi in cerca dell’amico. In un momento di estremo turbamento d’amore i due giovani vengono scoperti. Il re è sconvolto dal tradimento, è abbacinato

dal dolore. Se Tristano è caduto nell’errore allora non esisterà mai più nessuna fiducia nel mondo, poiché Tristano era l’amico, il figlio, il successore, l’eroe. Isotta è disperata. Tristano le dà ancora una volta la mano. Poi estrae la spada per combattere con Melot che lo sfida, ma quando l’avversario lo incalza egli lascia cadere la propria arma a terra e si lascia colpire a morte.

III atto

Tristano è ferito dunque, ferito a morte. Kurwenal il fedele servitore lo trascina via verso la nave , verso il suo castello dove forse potrà essere curato. Il sangue esce copioso dalla ferita e la morte si avvicina. Kurwenal ha mandato a chiamare Isotta nella speranza che essa giunga sulla nave veloce e possa salvarlo come già aveva fatto in passato. Ma i grani di sabbia scorrono veloci nella clessidra, e Isotta non arriva. Le nuvole riempiono il cielo di un fosco giorno d’inverno, quando all’orizzonte ecco apparire una nave, è proprio lei, che, chiamata, giunge. La nave attracca, Kurwenal si precipita a prenderla lasciando Tristano da


solo. Nella bramosia di rivedere l’amata Tristano lascia il giaciglio, si toglie le bende: “Giunge il mio amore, giunge la mia Isotta! finalmente libera dal vincolo del suo matrimonio. Isotta la mia dolce meravigliosa Isotta. “ Isotta corre, corre a perdifiato, arriva, egli la chiama, la invoca: “Isotta amore mio.“ Ma il suo tempo è giunto. Il sangue perduto è troppo e Tristano, con le labbra sulle labbra di Isotta, muore. Il dolore della giovane è troppo, e, vinta dal turbamento, sviene. Kurwenal è atterrito. Un’altra nave arriva. Il mare, portatore di gioia, porta stavolta la corte. Melot, il re, Brangane, i soldati, tutti giungono sul luogo. Kurwenal spaventato e disperato e nella furia della sofferenza, con gli occhi velati dalle lacrime, aggredisce Melot che egli ritiene causa di tutto e lo uccide. Ma il destino è terminato anche per lui. Viene immediatamente ucciso dalle guardie del re. Un tetro crepuscolo si appresta sulla costa. Il vento spazza

la spiaggia e nel mare grigio e nero infuria la tempesta. Il re piange. Egli non era giunto per ferire, ma per accogliere. Brangane aveva svelato l’intrigo del Filtro, aveva spiegato tutto al re ed egli era disposto a perdonare e a benedire questa unione avvenuta senza la colpa dei due innamorati. Ma ormai è troppo tardi. Brangane e il re desolati si allontanano. Isotta riprende i sensi, vede il corpo dell’amato e il dolore la avvince. Su quel corpo caro canta un canto d’amore e di dolore per la fine di questo amore cosi unico e immenso e poi accasciandosi sul suo grande amore, portato da un magico elisir, muore. Amici cari, questa è la fine della storia, una storia amara e appassionata come solo nelle fiabe si può vedere, come solo nei sogni si può vivere. Altri amori sbocceranno e il tempo foriero di felicità farà nascere un giorno un nuovo amore, un amore fatto di gioia, di speranza, fiducia e pace.


Fiaba tristano isotta