Politica per la salvaguardia e la protezione di minori e adulti vulnerabili
Questo documento è il risultato del lavoro dell’équipe internazionale del Movimento Eucaristico Giovanile (Rete Mondiale di Preghiera del Papa) preparato tra aprile 2019 e luglio 2020. Coordinazione Giulia Bianchi
Può essere copiato e distribuito liberamente, a condizione che comprenda il riferimento alla sua origine. La versione digitale può essere scaricata da www.preghieradelpapa.va
Versione 1.0
31 luglio 2020, Sant’Ignazio di Loyola
Riferimenti bibliografici
Il presente documento è stato elaborato a partire da altri manuali, sviluppati da gruppi di lavoro legati alla Compagnia di Gesù. Il riferimento a questi testi è stato fondamentale per sviluppare la nostra Politica.
Di seguito i riferimenti bibliografici dei suddetti documenti:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018);
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil
(Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002);
Policy for Safeguarding Children and Vulnerable Adults (Australian Province of the Society of Jesus, 2015);
Jesuit Procedures for Safeguarding Children (Irish Province of the Society of Jesus, 2017);
Ogni forma di abuso sessuale, di potere e di coscienza o di violenza di genere costituisce una violazione dei valori fondamentali della Chiesa Cattolica, come ha affermato Papa Francesco nella lettera “Al Popolo di Dio” (agosto 2018)1:
“Non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”.
La Rete Mondiale di Preghiera del Papa (che include il Movimento Eucaristico Giovanile - MEG) aderisce pienamente alle parole del Santo Padre. Di conseguenza proibisce ai responsabili e collaboratori (vedi Destinatari) delle sue attività di essere coinvolti in abusi sessuali, di potere e di coscienza (vedi Definizioni) con Minori e Adulti Vulnerabili.
1 Lettera del Santo Padre Francesco al Popolo di Dio: http://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2018/documents/papafrancesco_20180820_lettera-popolo-didio.html
Come riportato negli statuti (2020)2 dell’Opera Pontificia “Rete Mondiale di Preghiera del Papa” i Direttori e Coordinatori Nazionali
sono nominati dal Direttore internazionale per la missione pastorale e spirituale a loro affidata. Gli altri responsabili o collaboratori dipendono da ogni ufficio nazionale a livello giuridico e per quanto riguarda la diffusione dell’informazione sulla prevenzione, la formazione e le procedure relative agli abusi.
2 https://www.popesprayer.va/it/
Introduzione
Il presente documento e i successivi due (Dimensione
Procedurale e Dimensione Formativa) sono stati elaborati dalla Rete
Mondiale di Preghiera del Papa (che include il Movimento Eucaristico
Giovanile) per seguire l’invito di Papa Francesco “a offrire proposte e iniziative orientate a migliorare le norme e le procedure per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili” (2015)3. Il Santo
Padre ha sottolineato l’importanza di questo tema in due lettere fondamentali (vedi Allegati 1 e 2 per le lettere complete del Santo Padre), una scritta nel Febbraio 2015 e un’altra in Agosto 2018.
«“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1 Cor. 12,26). Queste parole di San Paolo risuonano con forza nel mio cuore constatando ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità, siano credenti o non credenti. Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno
causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità.»
Papa Francesco (20 Agosto 2018)4
«Nel marzo dell'anno scorso ho istituito la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori con lo scopo di offrire proposte e iniziative orientate a migliorare le norme e le procedure per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili. [...] Chiedo la vostra collaborazione piena e attenta [...] per il reciproco scambio di “prassi virtuose” e di programmi di educazione, formazione e istruzione per quanto riguarda la risposta da dare agli abusi sessuali.»
Papa Francesco (2 Febbraio 2015)5
Di conseguenza a queste due lettere, il Padre Generale Adolfo Nicolas non ha esitato a rispondere con un’ulteriore lettera (Maggio
2015) indirizzata a tutta la Compagnia di Gesù, e così ha fatto Arturo
Sosa nell’Ottobre e nell’Agosto 2018. La lettera del Padre Generale
Arturo Sosa è inclusa negli allegati e dovrà essere lette con attenzione da tutti coloro a cui sono indirizzati questi documenti (Allegato 3).
Da questo momento, nei tre documenti ci riferiremo al Movimento
Eucaristico Giovanile, poiché è la sezione della Rete Mondiale di Preghiera del Papa indirizzata ai minori. Tuttavia questi documenti si applicano a tutti quelli che fanno parte della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, inclusi gli Adulti vulnerabili.
Occorre sottolineare un ulteriore punto. Le relazioni tra i responsabili, i collaboratori, i volontari, i Minori e gli Adulti
Vulnerabili nella stragrande maggioranza dei casi non sono neutre, ma piuttosto caratterizzate da un particolare legame non solo di vicinanza e armonia, ma anche di autorità e dipendenza.
La presente Politica, quindi, non ha lo scopo di rendere asettica la relazione e di eliminare ogni forma di vicinanza, in quanto è noto che dimensioni come l’affetto e l’accettazione, la comprensione e l’empatia sono essenziali in tutti i processi formativi, pastorali e di accompagnamento. Ciò a cui si punta è la crescita di pratiche che valorizzano l’aiuto, evitando e rilevando situazioni di maltrattamento, di non aiuto e di ambiguità nelle relazioni.
La conoscenza teorica, la valutazione delle esperienze e dei processi di miglioramento continuo aiuterà a procedere in questa direzione e i documenti che qui stiamo presentando saranno uno strumento utile per la missione di protezione e cura dei più deboli, missione che deve essere una priorità per tutti.6
Strutturazione della Politica
La Politica per la Salvaguardia e la Protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili è stata sviluppata in tre documenti:
1. Politica per la Salvaguardia e la Protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili - Dimensione preventiva: promozione di un programma di prevenzione degli abusi di potere, di coscienza e sessuali;
2. Politica per la Salvaguardia e la Protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili - Dimensione procedurale: pratiche e format per trattare i sospetti e le denunce;
3. Politica per la Salvaguardia e la Protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili - Dimensione formativa: formare sul tema per sviluppare abitudini di buone pratiche.
6 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; p. 18)
Questi tre documenti sono stati sviluppati per essere un punto di riferimento per tutti i gruppi del Movimento Eucaristico Giovanile che trattano con Minori e Adulti Vulnerabili, cosicché si possa promuovere la diffusione di una cultura di cura e protezione dei medesimi. Questi documenti potranno essere adattati da ogni ufficio Nazionale alla propria realtà locale, per essere così proposti a tutti i collaboratori e volontari.
1. Fondamenti metodologici
Il Movimento Eucaristico Giovanile (MEG) riconosce la questione della tutela dei Minori e Adulti Vulnerabili come una sfida globale. Questa Politica fornisce standard minimi e linee guida per le migliori prassi che dovrebbero essere rispettate dai responsabili, dai collaboratori e dai volontari a livello globale, per garantire che Minori e Adulti Vulnerabili siano al sicuro in tutte le attività intraprese del MEG e nei luoghi in cui è presente.
Questa Politica deve essere attuata in conformità con le leggi nazionali del Paese in cui opera, per cui tutti i responsabili, collaboratori e volontari del MEG saranno tenuti a firmare, a livello locale in relazione con gli uffici nazionali, il Modulo di adesione e conoscenza alla “Politica per la salvaguardia e la protezione di Minori e Adulti Vulnerabili” (vedi Allegati 4.A e 4.B) e ad aderire alla Politica.
1.1
Destinatari
Tale Politica si applica a tutto il MEG, garantendo così uno standard comune di protezione e cura dei bambini e giovani (fino all’età di 18 anni), e adulti vulnerabili di età superiore ai 18 anni. I tre documenti devono essere conosciuti e rispettati da tutte le persone del MEG, in particolare dai responsabili , dai collaboratori, dai
volontari e da coloro che sono in relazione con questa opera, compresi i partner, i contraenti e i consulenti ad essa associati.
I “visitatori” occasionali dei gruppi del MEG non dovranno aderire formalmente a questa Politica, ma il loro eventuale contatto con i Minori e Adulti Vulnerabili dovrà essere sempre monitorato.
Questo materiale, a disposizione degli Uffici Nazionali del MEG, dovrà essere adattato a ogni realtà e ispirare documenti locali che invitiamo a divulgare attraverso vari mezzi (brochure, mezzi digitali, ecc.).
Inoltre è importante promuoverne la conoscenza tra i minori, i loro genitori/tutori legali e tra chiunque sia coinvolto in attività educative e pastorali.
1.2 Considerazioni relative al lavoro preventivo con Minori e Adulti Vulnerabili7
L’attuazione di una politica preventiva rivolta a Minori e Adulti
Vulnerabili si deve accompagnare alla riflessione e all’interiorizzazione delle considerazioni elencate di seguito:
7 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
§ Parlare di abusi di potere, di coscienza o sessuali, o di sessualità, nella nostra società non è un compito facile ed è possibile che si possano generare resistenze o domande
§ Ci saranno sempre aspetti controversi che sorgeranno sullo stesso lavoro, associati alle differenze educative e valoriali.
§ La chiarezza degli argomenti da affrontare è un elemento chiave, poiché la sessualità nella nostra società è satura di doppi messaggi e incomprensioni che contribuiscono all'ignoranza e al mantenimento del problema.
§ Per il lavoro rivolto agli adulti, è sempre bene sollevare in modo trasparente l'argomento su cui si è scelto di lavorare. Un punto di partenza è trasmettere che l'abuso su Minori e Adulti Vulnerabili è un argomento che dovrebbe interessare tutti noi come membri di una società, e che non è esclusivo di un particolare gruppo.
§ Non è conveniente per i minori parlare di abusi sessuali su minori senza aver precedentemente affrontato in qualche misura il tema della sessualità. Che il primo contatto con la sfera dello sviluppo sessuale per un minore sia dalle esperienze di abuso potrebbe portare ad un'errata
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil (Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002; par. “2.2. Respecto a la Decision Tematica de la Estrategia Preventiva”)
comprensione della sessualità, contribuendo alla generazione parziale del proprio sviluppo sessuale. È quindi
consigliabile dare priorità ad alcune esperienze educative di sviluppo sessuale, prima di proporre qualsiasi altra istanza preventiva che si occupi direttamente degli abusi sessuali su minori.
1.3 Definizioni8
Minore
Il MEG fa propria la definizione di “fanciullo” riconosciuta a livello internazionale prevista dalla Convenzione UNICEF sui diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza (1989)9: “ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”. Tra i minori del MEG sono inclusi tutti i giovani al di sotto dei 18 anni.
Adulto Vulnerabile
Con Adulto Vulnerabile si intendono tutte le persone che fanno parte del MEG di diciotto anni o più, che sono «in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa»10 .
8 Parte di questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento: JRS Child Safeguarding Policy (Jesuit Refugee Service, 2017)
9 Unicef (1989), Convention on the Rights of the Child – CRC (art. 1)
Per violenza e abuso su minori (o adulti vulnerabili) s’intende “ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale” (Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, 1989)11.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce una definizione di violenza e abuso all’infanzia, identificandola quale “uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o effettivo, sui bambini (o adulti vulnerabili) da parte di un individuo o di un gruppo, che abbia conseguenze o grandi probabilit à di avere conseguenze dannose, potenziali o effettive, sulla salute, la vita, lo sviluppo o la dignità dei bambini (o adulti vulnerabili) ” (“World Report on Violence and Health”, 2002)12
Sfruttamento
L'uso della propria posizione di potere, di autorità o fiducia per trarre profitto da Minori e Adulti Vulnerabili con la coercizione, le minacce, la forza, l'incitamento o altri metodi simili, con o senza promesse di assistenza a loro o alle loro famiglie o caregiver.
11 Unicef (1989), Convention on the Rights of the Child – CRC (art. 19)
12 World Health Organization (2002), World report on violence and health
Salvaguardia di Minori e Adulti Vulnerabili
Misure prese dal MEG per assicurare che Minori e Adulti Vulnerabili
con i quali il Movimento entra in contatto non siano soggetti ad abusi fisici, sessuali, emotivi o verbali, deliberati e intenzionali, o a sfruttamento o a negligenza da parte dei responsabili, dei collaboratori e volontari. Ciò comporta una corretta valutazione del rischio a livello del MEG e la messa in atto di misure preventive sistematiche per ridurre il rischio di danni a Minori e Adulti vulnerabili.
Protezione di Minori e Adulti Vulnerabili
Procedure messe in atto per rispondere a tutte le accuse e/o ai sospetti di abuso su Minori e Adulti Vulnerabili. La protezione e la sicurezza di Minori e Adulti Vulnerabili è preoccupazione di primaria importanza. I centri regionali o nazionali del MEG si impegnano a intraprendere qualsiasi azione necessaria per garantire che i Minori e Adulti Vulnerabili ricevano il più alto standard di assistenza disponibile.
Collaboratori
Le persone che sono al servizio della missione della Rete Mondiale di Preghiera del Papa (che include il MEG) a livello locale, nazionale o internazionale (Direttori e Coordinatori nazionali, responsabili,
volontari e consulenti), così come qualsiasi altra persona che nella Rete Mondiale di Preghiera del Papa (e nel MEG) si considera legalmente assunta dagli uffici nazionali o dall’ufficio internazionale. Si ricorda che ogni ufficio nazionale ha la sua propria struttura giuridica indipendente dall'ufficio internazionale. La Rete di Preghiera del Papa non è un organismo o un’organizzazione ma una coordinazione di associazioni e gruppi.
Abuso fisico
L’abuso fisico è la conseguenza di qualsiasi azione non accidentale, isolata o ripetuta da parte di caregiver o altri che causa (o può causare) danni fisici. Può comportare una punizione fisica, l’uso di forza lesiva verso la persona, e anche permettere o causare un rischio sostanziale di danni signif icativi.
Abuso psicologico
L’abuso psicologico deriva dalla privazione di un ambiente di sicurezza e benessere affettivo indispensabile per la crescita, lo sviluppo e il comportamento equilibrato dell’Adulto Vulnerabile o del Minore. Comprende diverse situazioni, dalla precarietà della cura o dell’affetto adeguati all’età e alla condizione personale, al rifiuto affettivo completo, attraverso la svalutazione continua della vittima,
con frequenti ripercussioni negative a livello comportamentale, psicologico ed emotivo.
Abuso sessuale
L’abuso sessuale è l’uso che un autore di violenza sessuale (genitore, parente, caregiver, coetaneo, sconosciuto, ecc.) fa di un Minore o Adulto Vulnerabile per soddisfare i propri o altrui desideri sessuali, stando in una posizione di potere o autorità.
Nota: il consenso dato da un minore non rappresenta in nessun modo una giustificazione.
Sfruttamento sessuale
Indica l'abuso su un Minore e Adulto Vulnerabile attraverso l'uso della propria posizione di potere o della propria relazione di fiducia, per trarne profitto sessuale. Il Minore e Adulto Vulnerabile si può sentire impotente e sentire di non avere altra scelta che accettare. Si riferisce anche all'adescamento di minori a scopo di lucro.
Nota: il consenso dato da un minore non rappresenta in nessun modo una giustificazione.
Negligenza
Per negligenza si intende l’incapacità di fornire al Minore o Adulto
Vulnerabile il soddisfacimento dei bisogni fondamentali di sicurezza, igiene, nutrizione, affetto, educazione e salute, necessari per il pieno sviluppo del loro potenziale e per l’esercizio dei suoi diritti. In generale, l’incuria è continua nel tempo e deriva dall’incapacità dei genitori o dei caregiver di soddisfare tali esigenze. .
2. Promozione di una cultura di protezione e di cura
Tutti i collaboratori del MEG sono responsabili della loro condotta professionale con Minori e Adulti Vulnerabili. Questo implica lo stabilire e mantenere chiari confini umani e professionali che servono a proteggere tutti da incomprensioni o da violazioni del rapporto umano e professionale.
L’abuso e/o l’adescamento di un Minore e Adulto Vulnerabile sono dannosi e spesso si traducono in conseguenze a lungo termine, soprattutto per il minore o la persona vulnerabile. Colpiscono anche la comunità più ampia di persone che sono consapevoli della violazione e riducono l’integrità del contributo del MEG alla missione della Chiesa.
I collaboratori del MEG possono anche non riuscire a mantenere una condotta professionale, operando al di là delle responsabilità del loro ruolo e delle loro competenze. I Minori e Adulti Vulnerabili che sollevano problemi personali significativi devono essere indirizzati ad una persona con competenze specialistiche, per esempio, un counsellor scolastico, uno psicologo e/ o un coordinatore pastorale.
I collaboratori del MEG non devono, in nessun caso, avere con un Minore o Adulto Vulnerabile una relazione intima, troppo familiare o sessuale. Il comportamento scorretto di natura sessuale comprende
tutte le forme di attività sessuale, compresi i baci (vedi par. 1.3 Definizioni).
2.1 Azioni preventive13
Le istituzioni che lavorano con Minori e Adulti Vulnerabili possono spesso assumere un ruolo privilegiato nella loro protezione e cura, in quanto molti Minori e Adulti Vulnerabili le frequentano regolarmente, per diverse ore al giorno e/o per un periodo di tempo di diversi anni. I suoi collaboratori sono in una posizione privilegiata per osservare e rilevare qualsiasi comportamento o atteggiamento che possa indicare situazioni di pericolo. In particolare, il MEG deve assumere un ruolo attivo nello sviluppo di azioni preventive, con un impatto positivo sulla prevenzione delle situazioni di maltrattamento.
Di seguito elenchiamo diversi tipi di intervento che possono essere realizzati all’interno dei gruppi del MEG. Questi interventi possono essere di Prevenzione Primaria, Secondaria o Terziaria, a seconda del tipo di rischio su cui agiranno.
a) Prevenzione Primaria: azioni rivolte a tutti i Minori e Adulti Vulnerabili e alle loro famiglie, senza distinzione alcuna, con
13 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; p. 38)
l’obiettivo di promuoverne il benessere e prevenire episodi a rischio. Esempi di interventi di prevenzione primaria possono
essere:
§ Programmi di promozione dell’“intelligenza emotiva”;
§ Programmi per prevenire l’aggressività e la violenza tra pari;
§ Programmi di educazione sanitaria;
§ Programmi di sviluppo delle competenze genitoriali;
§ Programmi di risoluzione dei conflitti.
b) Prevenzione Secondaria: aumentare la prevenzione tra Minori e Adulti Vulnerabili che presentano fattori di rischio attraverso:
§ Azioni volte a mitigare o compensare la vulnerabilità di Minori e Adulti Vulnerabili in situazioni di rischio;
§ Consulenza e formazione per famiglie/caregiver di Minori e Adulti Vulnerabili che mostrano i fattori di rischio, fornendo informazioni e sensibilizzando sulle buone pratiche;
c) Prevenzione Terziaria: azioni rivolte a Minori e Adulti
Vulnerabili colpiti da qualsiasi tipo di maltrattamento o altre situazioni pericolose, con lo scopo di proteggerli. Esse mirano, per quanto possibile, a ridurre l’impatto dell’episodio
vissuto, impedendone la reiterazione e/o il prolungamento nel tempo, con conseguenze negative per il Minore o Adulto
Vulnerabile. Esempi di interventi sono:
§ Sostegno psicologico alle vittime di maltrattamenti;
§ Programmi di sostegno alle vittime di bullismo e programmi di monitoraggio degli aggressori;
§ Integrazione dei giovani che lasciano la scuola nei percorsi di studio alternativi.
Nel caso in cui un ufficio nazionale MEG volesse realizzare uno degli
interventi sopra citati potrà chiedere sostegno presso il Servizio
Nazionale per la pastorale giovanile o ad altri organismi ecclesiali o civili.
2.2 La Regola dei Due Adulti14
La prassi generale di sicurezza in tutte le attività raccomanda
l’applicazione della Regola dei Due Adulti, che serve a mantenere
sicuri i Minori e Adulti Vulnerabili, nonché gli adulti che li aiutano. Laddove possibile, non meno di due adulti dovrebbero essere sempre
14 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
Policy for Safeguarding Children and Vulnerable Adults (Australian Province of the Society of Jesus, 2015; p. 10)
presenti durante qualsiasi attività o evento che coinvolga Minori e Adulti Vulnerabili. È meglio che questi due adulti non siano imparentati.
L’aderenza a questa regola:
§ Riduce drasticamente il rischio di un abuso, in quanto ogni potenziale abusante perderà interesse se costantemente sotto il controllo di un altro adulto;
§ Protegge gli adulti da false accuse;
§ Riduce la possibilità di una richiesta di risarcimento per negligenza;
§ Incoraggia la partecipazione dei volontari in quanto i potenziali volontari avranno meno paura delle false accuse;
§ Manda un chiaro messaggio che i Minori e gli Adulti Vulnerabili sono importanti e valorizzati.
2.3 Buone pratiche15
Promuovere le buone pratiche, evitare quelle negative tra i collaboratori del MEG e rendere più trasparente il servizio
15 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; pp. 4951)
offerto a Minori e Adulti Vulnerabili, sono le principali linee di condotta che vengono presentate di seguito. Questi comportamenti devono essere osservati come un complemento delle altre norme e politiche proprie di ogni ufficio nazionale.
Comportamenti da adottare e promuovere con Minori e Adulti
Vulnerabili:
§ Fornire, con il proprio comportamento, un esempio di buona condotta in ogni momento;
§ Rispettare i confini personali di ognuno;
§ Promuovere relazioni sane, integranti e che contribuiscono alla comunità.
§ Aiutare i minori a sviluppare la consapevolezza e la comprensione dei diritti propri e altrui;
§ Fornire ai minori informazioni su come, dove e da chi possono cercare aiuto se hanno problemi seri;
§ Segnalare comportamenti abusivi o potenzialmente abusivi;
§ Promuovere lo sviluppo di una cultura in cui Minori e Adulti
Vulnerabili possano parlare apertamente delle loro interazioni con gli adulti o altre persone.
Comportamenti vietati con i Minori e Adulti Vulnerabili:
§ Utilizzare, promuovere o consentire l’uso di un linguaggio o di conversazioni sessualizzate, aggressive, umilianti, offensive e/o discriminatorie;
§ Utilizzare, promuovere o consentire gesti e comportamenti sessuali, aggressivi, offensivi e/o discriminatori;
§ Avere relazioni preferenziali e compiere gesti ambigui, esclusivi, dominanti o discriminatori nei confronti di coloro che non sono in posizione dominante;
§ Avere conversazioni e promuovere la visione di contenuti inappropriati (p.e. a sfondo sessuale, violento, offensivo o discriminatorio), di persona o tramite le tecnologie di informazione e comunicazione (p.e. computer, tablet, smartphone);
§ Qualsiasi tipo di contatto fisico inappropriato (compresa qualsiasi forma di contatto/relazione sessuale);
§ Consumare, promuovere o permettere l’uso di sostanze, comportamenti illegali o pericolosi;
§ Coinvolgere Minori e Adulti Vulnerabili in incontri o attività che non siano esplicitamente legati al MEG (p.e. attività con Minori e Adulti Vulnerabili al di fuori del MEG, non autorizzate/conosciute ma che così possono sembrare ai Minori e Adulti Vulnerabili o alle loro famiglie/tutori legali);
§ Avere legami affettivi o professionali non autorizzati con Minori e Adulti Vulnerabili al di fuori del quadro istituzionale.
I collaboratori del MEG che hanno relazioni con Minori e Adulti Vulnerabili al di fuori del quadro istituzionale devono adottare un comportamento responsabile e aderente alle indicazioni fornite in questo documento.
2.4 La Mappa dei rischi16
Tutti i gruppi e gli uffici nazionali del MEG che lavorano con Minori e Adulti Vulnerabili sono chiamati alla costruzione di una Mappa dei rischi (vedi Allegato 5). Questa sezione avrà lo scopo di fornire la metodologia per questo compito.
La Mappa dei rischi ha lo scopo di identificare e rispondere ai vari rischi di maltrattamento individuati. La mappa è un documento interno ad ogni ufficio nazionale e deve essere soggetta ad aggiornamenti periodici in modo incrementale (cioè senza eliminare i rischi individuati nelle precedenti revisioni).
Ci sono diversi modi di costruire la Mappa dei rischi, l’importante è che, al momento della sua elaborazione, vengano individuate e
16 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; pp. 4546)
ridotte/eliminate le situazioni di rischio più probabili e/o gravi con le relative misure.
2.5 Regole per l’uso di immagini e di tecnologie di comunicazione e informazione17
I collaboratori del MEG che lavorano con Minori e Adulti
Vulnerabili non devono mai scattare foto o filmati di minori inappropriati. Tutti i media devono essere rilevanti per la missione degli uffici o gruppi del MEG e non per uso personale.
Per quanto possibile, l'attrezzatura fotografica e/o cinematografica non deve essere utilizzata senza il consenso di Minori e Adulti
Vulnerabili e/o dei loro genitori o caregiver. Se non è possibile ottenere tale consenso a causa delle circostanze, deve essere fornita almeno una spiegazione generale alle famiglie o ai caregiver del motivo per cui la foto o il filmato viene scattato.
Tutte le informazioni fornite dai media, comprese le foto e i filmati, devono rispettare la dignità di Minori e Adulti Vulnerabili.
I collaboratori del MEG non devono mai utilizzare telefoni cellulari, email o internet per catturare, accedere o trasmettere immagini inappropriate e/o indecenti di Minori e Adulti Vulnerabili.
17 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
La stragrande maggioranza delle persone che vogliono lavorare con bambini, giovani e adulti vulnerabili sono ben motivati, ma, oltre alla motivazione, è necessario valutare le intenzioni e le abilità umane in tutti colori che si propongono per questo tipo di ruoli.
Buone pratiche di reclutamento e selezione aiuteranno a distinguere coloro che sono adatti da coloro che non lo sono, aumentando così le probabilità di individuare la persona migliore per la posizione in questione.
Per questo è fondamentale, nello sviluppo di una cultura di protezione radicata e affidabile, fare tutto il possibile per evitare che coloro che rappresentano un rischio per i Minori e Adulti Vulnerabili entrino o lavorino nel MEG. Ciò comporta rigorosi processi di candidatura, seguiti da processi di formazione per coloro che vengono accettati.
3.1 Selezione e formazione dei collaboratori del MEG
ll direttore/coordinatore di ciascun ufficio nazionale del MEG è responsabile del rispetto delle pratiche di selezione e formazione dei collaboratori. È essenziale che tutti i collaboratori del MEG ricevano e conoscano la “Politica per la Salvaguardia e la Protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili” e siano conformi ad essa.
Nel processo di assunzione e reclutamento di nuovi collaboratori, deve trasparire l’impegno del MEG per la protezione e la cura dei Minori e Adulti Vulnerabili.
3.2 Pratiche di reclutamento e di selezione nel MEG18
Quando si reclutano nuovi collaboratori, il MEG garantirà pratiche sicure, procedendo per le seguenti fasi raccomandate:
§ Fare riferimento all’impegno del MEG di proteggere Minori e Adulti Vulnerabili nella divulgazione delle opportunità di lavoro e volontariato;
§ Avere una descrizione dei compiti per ciascuno dei ruoli per i quali si ricercano collaboratori;
§ Assicurare che la persona riceva e legga la “Politica per la Salvaguardia e la Protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili” e firmi nel suo contratto una clausola in cui accetta di aderire a questa Politica;
§ Fare le opportune domande nel corso dei colloqui. In particolare, domandare per le precedenti esperienze di contatto con Minori e Adulti Vulnerabili e con i sistemi di
18 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; p. 55)
protezione e disciplinari, e chiedere l’opinione sulla protezione e cura di Minori e Adulti Vulnerabili;
§ Effettuare dettagliati controlli di referenze con i precedenti datori di lavoro;
§ Richiedere (consigliato) il certificato di fedina penale, per assicurarsi che la persona possa intraprendere un lavoro con Minori e Adulti Vulnerabili;
§ Completare un processo di assunzione della nuova persona e fornire un appropriato sviluppo professionale e formativo continuo;
§ Inserire i dati dei collaboratori e volontari in un registro;
§ Monitorare e valutare il modo di rapportarsi dei nuovi collaboratori nelle loro relazioni con Minori e Adulti Vulnerabili.
3.3 Presenza occasionale in loco19
Non è possibile per tutti i visitatori delle attività del MEG essere formati sui documenti. Per questo motivo non è consentito il contatto non accompagnato con Minori e Adulti Vulnerabili, e in ogni
19 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento: MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; p. 55)
momento qualcuno del MEG dovrebbe essere responsabile di questo monitoraggio.
Allegati
Allegato 1
Nel marzo dell'anno scorso ho istituito la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, annunciata già nel dicembre 2013, con lo scopo di offrire proposte e iniziative orientate a migliorare le norme e le procedure per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili, e ho chiamato a farne parte personalità altamente qualificate e note per il loro impegno in questo campo.
Nel luglio successivo, l'incontro con alcune persone che hanno subito abusi sessuali da parte di sacerdoti mi ha offerto l'occasione di essere diretto e commosso testimone dell'intensità delle loro sofferenze e della solidità della loro fede. Ciò mi ha ulteriormente confermato nella convinzione
che occorre continuare a fare tutto il possibile per sradicare dalla Chiesa la piaga degli abusi sessuali sui minori e aprire una via di riconciliazione e di guarigione in favore di coloro che sono stati abusati.
Per questi motivi, lo scorso dicembre ho aggiunto alla Commissione alcuni nuovi membri, in rappresentanza delle Chiese particolari di tutto il mondo. E fra pochi giorni, tutti i membri si incontreranno a Roma per la prima volta.
In questo contesto, ritengo che la Commissione potrà essere un nuovo, valido ed efficace strumento per aiutarmi ad animare e a promuovere l'impegno dell'intera Chiesa ai vari livelli: Conferenze Episcopali, Diocesi, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, ecc. a mettere in atto le azioni necessarie per garantire la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili e dare risposte di giustizia e di misericordia.
Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c'è
assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori.
Occorre altresì vigilare con attenzione affinché si dia piena attuazione alla Lettera circolare emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, il 3 maggio 2011, per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. È importante che le Conferenze Episcopali si dotino di uno strumento per la revisione periodica delle norme e per la verifica del loro adempimento.
Al Vescovo diocesano e ai Superiori maggiori spetta il compito di verificare che nelle parrocchie e nelle altre istituzioni della Chiesa venga garantita la sicurezza dei minori e degli adulti vulnerabili. Come espressione del dovere della Chiesa di manifestare la compassione di Gesù verso coloro che hanno subito abusi sessuali e verso le loro famiglie, le Diocesi e gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sono esortati ad individuare programmi di assistenza pastorale, che potranno avvalersi dell'apporto di servizi psicologici e spirituali. I Pastori e i responsabili delle comunità religiose siano disponibili all'incontro con le vittime e i loro cari: si tratta di occasioni preziose per ascoltare e per chiedere perdono a quanti hanno molto sofferto.
Per tutti questi motivi, chiedo la vostra collaborazione piena e attenta con la Commissione per la Tutela dei Minori. Il lavoro che ho affidato loro comprende l'assistenza a voi e alle vostre Conferenze, attraverso il reciproco scambio di “prassi virtuose” e di programmi di educazione, formazione e istruzione per quanto riguarda la risposta da dare agli abusi sessuali.
Il Signore Gesù infonda in ciascuno di noi, ministri della
Chiesa, quell'amore e quella predilezione per i piccoli che ha caratterizzato la Sua presenza fra gli uomini e che si traduce in una speciale responsabilità per il bene dei minori e degli adulti vulnerabili. Ci aiuti Maria Santissima, Madre della tenerezza e della misericordia, a compiere con generosità e rigore il nostro dovere di riconoscere umilmente e di riparare le ingiustizie del passato e ad essere sempre fedeli al compito di proteggere coloro che Gesù predilige.
Vaticano, 2 Febbraio 2015
Festa della Presentazione del Signore Francesco
Allegato 2
«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Cor 12,26). Queste parole di San Paolo risuonano con forza nel mio cuore constatando ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità, siano credenti o non credenti. Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta
il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità.
1. Se un membro soffre
Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni. Benché si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte; le ferite “non vanno mai prescritte”. Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità. Grido che il Signore ha ascoltato facendoci vedere, ancora una volta, da che parte vuole stare. Il cantico di Maria non si sbaglia e, come un sottofondo, continua a percorrere la storia perché il Signore si ricorda della promessa che ha fatto ai nostri padri: «Ha disperso i superbi nei pensieri del
loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,51-53), e proviamo vergogna quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce.
Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli. Faccio mie le parole dell’allora Cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdì Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! […] Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr Mt 8,25)» (Nona Stazione).
2. Tutte le membra soffrono insieme
La dimensione e la grandezza degli avvenimenti esige di farsi carico di questo fatto in maniera globale e comunitaria.
Benché sia importante e necessario in ogni cammino di conversione prendere conoscenza dell’accaduto, questo da sé non basta. Oggi siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 228). Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale, «perché si tratta di una cecità comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità, poiché “anche Satana si maschera da angelo della luce” (2 Cor 11,14)» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 165). L’appello di San Paolo a soffrire con chi soffre è il miglior antidoto contro ogni volontà di continuare a riprodurre tra di noi le parole di Caino: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9).
Sono consapevole dello sforzo e del lavoro che si compie in diverse parti del mondo per garantire e realizzare le mediazioni necessarie, che diano sicurezza e proteggano l’integrità dei bambini e degli adulti in stato di vulnerabilità, come pure della diffusione della “tolleranza zero” e dei modi di rendere conto da parte di tutti coloro che compiono o coprono questi delitti. Abbiamo tardato ad applicare queste azioni e sanzioni così necessarie, ma sono fiducioso che esse aiuteranno a garantire una maggiore cultura della protezione nel presente e nel futuro.
Unitamente a questi sforzi, è necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Tale trasformazione esige la conversione personale e comunitaria e ci porta a guardare nella stessa direzione dove guarda il Signore. Così amava dire San Giovanni Paolo II: «Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 49). Imparare a guardare dove guarda il Signore, a stare dove il Signore vuole che stiamo, a convertire il cuore stando alla sua presenza. Per questo scopo saranno di aiuto la preghiera e la penitenza. Invito tutto il santo Popolo fedele di Dio all’esercizio penitenziale della preghiera e del
digiuno secondo il comando del Signore,[1] che risveglia la nostra coscienza, la nostra solidarietà e il nostro impegno per una cultura della protezione e del “mai più” verso ogni tipo e forma di abuso.
È impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio. Di più: ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il Popolo di Dio abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita.[2] Ciò si manifesta con chiarezza in un modo anomalo di intendere l’autorità nella
Chiesa – molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza – quale è il clericalismo, quell’atteggiamento che «non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente»[3]. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo.
È sempre bene ricordare che il Signore, «nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 6). Pertanto, l’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio. Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentirà di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un’apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro. Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione. La dimensione penitenziale di digiuno e preghiera ci aiuterà come Popolo di Dio a metterci davanti al Signore e ai nostri fratelli feriti, come peccatori che implorano il perdono e la grazia della vergogna e della conversione, e così a elaborare azioni che producano dinamismi in sintonia col Vangelo. Perché «ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza
originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 11).
È imprescindibile che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui. La coscienza del peccato ci aiuta a riconoscere gli errori, i delitti e le ferite procurate nel passato e ci permette di aprirci e impegnarci maggiormente nel presente in un cammino di rinnovata conversione.
Al tempo stesso, la penitenza e la preghiera ci aiuteranno a sensibilizzare i nostri occhi e il nostro cuore dinanzi alla sofferenza degli altri e a vincere la bramosia di dominio e di possesso che tante volte diventa radice di questi mali. Che il digiuno e la preghiera aprano le nostre orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani e dei disabili. Digiuno che ci procuri fame e sete di giustizia e ci spinga a camminare nella verità appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie. Un digiuno che ci scuota e ci porti a impegnarci nella verità e nella carità con tutti gli uomini di
buona volontà e con la società in generale per lottare contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza.
In tal modo potremo manifestare la vocazione a cui siamo stati chiamati di essere «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1).
«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme», ci diceva San Paolo. Mediante l’atteggiamento orante e penitenziale potremo entrare in sintonia personale e comunitaria con questa esortazione, perché crescano tra di noi i doni della compassione, della giustizia, della prevenzione e della riparazione. Maria ha saputo stare ai piedi della croce del suo Figlio. Non l’ha fatto in un modo qualunque, ma è stata saldamente in piedi e accanto ad essa. Con questa posizione esprime il suo modo di stare nella vita. Quando sperimentiamo la desolazione che ci procurano queste piaghe ecclesiali, con Maria ci farà bene “insistere di più nella preghiera” (cfr S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 319), cercando di crescere nell’amore e nella fedeltà alla Chiesa. Lei, la prima discepola, insegna a tutti noi discepoli come dobbiamo comportarci di fronte alla sofferenza dell’innocente, senza evasioni e pusillanimità.
Guardare a Maria vuol dire imparare a scoprire dove e come deve stare il discepolo di Cristo.
Lo Spirito Santo ci dia la grazia della conversione e l’unzione interiore per poter esprimere, davanti a questi crimini di abuso, il nostro pentimento e la nostra decisione di lottare con coraggio.
Vaticano, 20 agosto 2018
Francesco
[1] «Questa specie di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno» ( Mt 17,21). [2] Cfr Lettera al Popolo di Dio pellegrino in Cile, 31 maggio 2018.
[3] Lettera al Cardinale Marc Ouellet, Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016.
Allegato 3
Per condividere la sofferenza delle vittime di abuso e promuovere una cultura della protezione
2018/13
A TUTTA LA COMPAGNIA E AI COMPAGNI IN MISSIONE
Cari Amici,
Papa Francesco ha indirizzato all'intero Popolo di Dio, nella cui missione siamo collaboratori, un invito a condividere la sofferenza di molti minori e persone vulnerabili che sono vittime di abuso sessuale o abuso di potere e della coscienza da parte di un numero significativo di chierici e persone consacrate, tra i quali ci sono – lo riconosciamo con dolore e vergogna – membri della Compagnia
Il contenuto della lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio, datata 20 agosto 2018, conferma per noi il mandato della Congregazione Generale 36a di continuare a lavorare, a tutti i livelli della Compagnia, per promuovere una consistente cultura della protezione della salvaguardia dei minori e degli adulti in situazioni di vulnerabilità In aggiunta alla conferma di questo mandato, il Santo Padre, riconoscendo che qualsiasi cosa facciamo per domandare perdono sarà sempre piccola, ci invita ad andare oltre ciò che si è appreso in questi anni, oltre le politiche della tolleranza zero, i protocolli per rispondere ai casi, gli sforzi per riparare e i programmi di prevenzione Egli ci invita a guardare al futuro e ad approfondire la nostra comprensione delle cause di queste ferite, per riconoscere la nostra partecipazione con l'azione o l'omissione nel causarle, e cercare vie per conseguire cambiamenti nelle strutture sociali che le provocano Ci invita alla conversione personale, comunitaria e istituzionale, per dedicarci alla coerenza e integrità delle nostre vite, e per orientare la nostra azione apostolica verso il conseguimento di una cultura, dentro e fuori la Chiesa, capace di assicurare che situazioni di abuso non si ripetano e che una vita sana sia garantita tutti gli esseri umani
Come punto di partenza per lanciare un processo di profondo cambiamento per promuovere una cultura della protezione il Papa prende ispirazione dall’affermazione di Gesù: « questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno » (Mt 17,21). La confusione, la delusione, la rabbia, il sentimento di impotenza e la desolazione spirituale che questa situazione sta provocando in molti membri del Popolo di Dio, e in altri dappertutto nel mondo, richiede un coraggioso rinnovamento della nostra fede che apra spazio a ciò che oggi sembra a noi impossibile Dobbiamo dunque seguire l’indicazione della sesta regola per il discernimento degli spiriti della prima settimana degli Esercizi spirituali: giova molto cambiare intensamente se stessi contro la stessa desolazione; per esempio insistendo di più nella preghiera, meditazione, esaminandosi molto e dando maggior spazio alla penitenza in modo opportuno [319] Cominciamo a
camminare questa strada con le disposizioni della prima settimana degli Esercizi nella quale la preghiera e la penitenza ci portano alla domanda di cosa possiamo fare per Cristo[53], per il suo corpo ferito di nuovo in così tante vittime di abuso
Chiamo l’intera Compagnia, e gli uomini e le donne con i quali collaboriamo nella missione, ad unirsi all'intero Popolo di Dio nel desiderio di rispondere al grido di Papa Francesco La nostra maniera di procedere ci lega in una maniera speciale col Santo Padre per il più grande servizio della Chiesa. Da parte nostra, facciamo tutto il possibile per collaborare nel sanare questa situazione nella Chiesa. Il Papa ci ricorda nella sua lettera: la dimensione penitenziale di digiuno e preghiera ci aiuterà come Popolo di Dio a metterci davanti al Signore e ai nostri fratelli e sorelle feriti, come peccatori che implorano il perdono e la grazia della vergogna e della conversione, e così ad elaborare azioni che possono generare dinamiche in sintonia con il Vangelo
Abbracciamo con apertura e creatività questo invito alla preghiera e alla penitenza fatto a noi come membri del Popolo di Dio: che il digiuno e la preghiera aprano le nostre orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani e dei disabili Digiuno che ci procuri fame e sete di giustizia e ci spinga a camminare nella verità appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie Un digiuno che ci scuota e ci porti ad impegnarci nella verità e nella carità con tutti gli uomini e le donne di buona volontà e con la società in generale, per lottare contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza.
Chiedo ai Superiori Maggiori ai Superiori di comunità e ai Direttori delle opere apostoliche di promuovere iniziative che conseguano, nella diversità delle situazioni e dei contesti nei quali viviamo, questa strada di preghiera e penitenza per aprire le porte dei nostri cuori e i nostri impegni apostolici a vie creative per promuovere, in tutte le sue complesse dimensioni, una cultura di protezione dei minori e delle persone vulnerabili, come Padre Adolfo Nicolás già ci chiedeva nella sua lettera del 18 maggio 2015 Vi incoraggio a condividere iniziative e azioni all'interno del corpo apostolico della Compagnia, con altri gruppi del Popolo di Dio, e con altre persone di buona volontà impegnate nello sradicamento di questo male. In questa maniera impareremo dagli altri e renderemo più efficace il processo di cambiamento culturale al quale desideriamo di contribuire
Attraverso l'intercessione di Nostra Signora della Strada chiediamo al Signore “crescente dolore e vergogna” davanti al soffrire causato da così tanti abusi Chiediamo al Signore di accompagnarci in un reale processo di conversione personale e istituzionale Chiediamo che ci aiuti non a affievolirci nei nostri sforzi per promuovere una cultura della vita in cui tutti gli esseri umani trovino protezione, giustizia e dignità Fraternamente vostro in Cristo, Arturo Sosa, S.I. Superiore Generale
Roma, 24 agosto 2018 (Originale: Inglese)
Allegato 4.A
MODULO DI ADESIONE E CONOSCENZA ALLA
“POLITICA PER LA SALVAGUARDIA E LA PROTEZIONE DI MINORI E ADULTI VULNERABILI”
PER LA SALVAGUARDIA
E LA PROTEZIONE DI MINORI E ADULTI VULNERABILI
Modulo di adesione e conoscenza
.
Ho letto, conosco e aderisco ai principi e alle procedure della “POLITICA PER LA SALVAGUARDIA E LA PROTEZIONE DI MINORI E ADULTI VULNERABILI” del Movimento Eucaristico Giovanile (Rete Mondiale di Preghiera del Papa) presenti nei documenti “Dimensione Preventiva”, “Dimensione Procedurale” e “Dimensione Formativa”.
Da compilare se Direttore Nazionale o Coordinatore
Nazionale:
Nome e cognome:
Luogo e data:
Firma:
Allegato 4.B
MODULO DI ADESIONE E CONOSCENZA ALLA
“POLITICA PER LA SALVAGUARDIA E LA PROTEZIONE DI
MINORI E ADULTI VULNERABILI”
PER LA SALVAGUARDIA
E LA PROTEZIONE DI
MINORI E ADULTI VULNERABILI
Modulo di adesione e conoscenza
Ho letto, conosco e aderisco ai principi e alle procedure della “POLITICA PER LA SALVAGUARDIA E LA PROTEZIONE DI
.
MINORI E ADULTI VULNERABILI” del Movimento Eucaristico Giovanile (Rete Mondiale di Preghiera del Papa) presenti nei documenti “Dimensione Preventiva”, “Dimensione Procedurale” e “Dimensione Formativa”.
Da compilare se Collaboratore:
Nome e cognome: _________________________________
Luogo e data:
Firma:
Data di ultima revisione: _________________________
Data di elaborazione iniziale: _________________
Situazione di rischio
Probabilità 21 Gravità 21
Descrizione Luogo Momento Vittima Agente
Situazione di rischio
Data
20 Questo allegato è ripreso dal documento : MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia
Portuguesa da Companhia de Jesus, 20 18; p. 36)
21 Alta, Medio, Bassa .
Questo documento è il risultato del lavoro
dell’équipe internazionale del Movimento Eucaristico Giovanile (Rete Mondiale di Preghiera del Papa) preparato tra aprile 2019 e luglio 2020. Coordinazione Giulia Bianchi
Può essere copiato e distribuito liberamente, a condizione che comprenda il riferimento alla sua origine. La versione digitale può essere scaricata da www.preghieradelpapa.va
Versione 1.0
31 luglio 2020, Sant’Ignazio di Loyola
Riferimenti bibliografici
Il presente documento è stato elaborato a partire da altri manuali, sviluppati da gruppi di lavoro legati alla Compagnia di Gesù. Il riferimento a questi testi è stato fondamentale per sviluppare la nostra Politica.
Di seguito i riferimenti bibliografici dei suddetti documenti:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018);
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil
(Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002);
Policy for Safeguarding Children and Vulnerable Adults (Australian Province of the Society of Jesus, 2015);
Jesuit Procedures for Safeguarding Children (Irish Province of the Society of Jesus, 2017);
La Politica del Movimento Eucaristico Giovanile per la salvaguardia e la protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili sarà applicata in accordo con le leggi nazionali del Paese in questione.
Questa Politica di prevenzione ha come riferimento giuridico i seguenti documenti che costituiscono una guida per i diversi Paesi e regioni:
Documenti guida e trattati internazionali:
§ UN Convention on the Rights of the Child (1989)
§ Geneva Conventions (1949) and Protocols I and II (1989)
§ Minimum Age Convention (1973)
§ Convention on the Worst Forms of Child Labour (1999)
§ Universal Declaration of Human Rights (1948)
§ Global Protection Cluster Minimum Standards for Child Protection in Humanitarian Action (2012)
Documenti guida e trattati Regionali:
§ African Charter on the Rights and Welfare of the Child (1999)
§ American Convention on Human Rights (1978) [OAS]
§ Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (1950 / as amended by Protocol No. 11 - 1998) [Council of Europe]
§ Convention on the Protection of Children against Sexual Exploitation and Sexual Abuse (2007) [Council of Europe]
§ Arab Charter on Human Rights (2004) [League of Arab States]
§ ASEAN Human Rights Declaration (2012) [Association of Southeast Asian Nations]
2. Area Canonica
In data 16 luglio 2020 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato in via ufficiale il “Vademecum su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici”22 in lingua italiana, francese, inglese, spagnola, portoghese e polacca.
Tale documento è “destinato, in primo luogo, agli Ordinari e agli Operatori del diritto che si trovano nella necessità di dover tradurre in azioni concrete la normativa canonica circa i casi di abuso sessuale di minori compiuti da chierici”.
Nonostante i destinatari del Vademecum non corrispondano propriamente ai destinatari di questa Politica del MEG, invitiamo a leggere con attenzione questo Vademecum per sviluppare maggiore consapevolezza e competenza nell’ambito degli abusi sui Minori e Adulti Vulnerabili. Infatti scopo del Vademecum scritto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è trasmettere «una sorta di “manuale”, che […] intende prendere per mano e condurre passo
passo chiunque si trovi nella necessità di procedere all’accertamento della verità» nell’ambito degli abusi.
3. Area Procedurale
3.1 Delegato incaricato
3.1.1. Selezione del Delegato incaricato
Ogni ufficio nazionale legato al Movimento Eucaristico Giovanile (MEG) dovrebbe scegliere un Delegato incaricato della ricezione e gestione dei sospetti e delle denunce di maltrattamenti o abusi di qualsiasi tipo. Questo delegato può fare parte dell’ufficio nazionale (raccomandabile) o essere un delegato referente per la salvaguardia e protezione di Minori e Adulti Vulnerabili della Conferenza Episcopale del Paese, o un delegato referente della Compagnia di Gesù, con i quali il MEG ha un accordo. In qualsiasi caso l’ufficio nazionale deve avere un delegato referente.
3.1.2. Caratteristiche del Delegato incaricato
Il delegato in questione dovrebbe essere scelto dopo un’attenta selezione e dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
§ Avere buone capacità relazionali con i Minori e Adulti
Vulnerabili;
§ Possedere doti umane come l’empatia, l’accoglienza incondizionata e la capacità di mantenere la calma in situazioni di crisi;
§ Avere esperienza (professionale e non) nell’ambito della prevenzione e gestione di casi di abuso o maltrattamento dei minori (raccomandabile);
§ Essere adeguatamente formato/a nell’ambito della psicologia o pedagogia (raccomandabile);
In generale si auspica che la persona in questione sia scelta perché ritenuta all’altezza e in grado di ricoprire un tale ruolo, caratterizzat o da importanti responsabilità e da un discreto carico emotivo.
3.1.3. Responsabilità del Delegato incaricato
Il Delegato è responsabile di ricevere le segnalazioni e di rispondere a qualsiasi lamentela relativa alla tutela dei Minori e Adulti Vulnerabili. Lui o lei è tenuto/a a seguire i reclami in modo efficiente ed efficace fino alla loro finalizzazione, in conformità con la presente Politica di Prevenzione del MEG, la Chiesa Cattolica e con le leggi nazionali del Paese in cui operano.
3.2. Linee guida per i casi segnalati23
Al fine di gestire al meglio i casi segnalati, saranno prese in considerazione le seguenti linee guida:
§ Durante tutto il processo, la sicurezza e il benessere della vittima dovrebbero essere messi al primo posto;
§ Eventuali accuse sollevate o segnalate devono essere trasmesse direttamente al Delegato incaricato. Se il Delegato incaricato è la persona sospettata di abuso, verrà contattato un responsabile dell’ufficio nazionale o un superiore esterno;
§ La riservatezza delle persone coinvolte deve essere rispettata in ogni momento. L'accusato deve comprendere che non può richiedere l'identità della persona che ha sollevato il sospetto;
§ Affinché i Minori e Adulti Vulnerabili e qualsiasi altra persona possano comunicare liberamente qualsiasi forma di abuso, l’ufficio nazionale pubblicherà sul proprio website e/o riviste/periodici un'email e/o un contatto WhatsApp, tramite i quali si possano fornire informazioni anonime o informazioni
23 Questo paragrafo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; pp. 5761)
più specifiche direttamente al Delegato responsabile. Se si avessero difficoltà a contattare l’ufficio del proprio Paese, si
potrà contattare l’Ufficio Internazionale tramite l’email help@eym.va ;
§ Se un collaboratore sospetta un abuso, o se un bambino o un adulto fa una dichiarazione su un abuso, bisogna evitare qualsiasi esitazione e riferire l'accusa o il sospetto al Delegato.
In seguito, il Delegato sarà responsabile della gestione del caso attraverso tre fasi principali, che descriviamo di seguito: Ascoltare, Registrare e Agire.
Ascoltare
Quando una persona esprime un sospetto o una denuncia a un collaboratore o al Delegato, è importante:
§ Mantenere la calma, prendere sul serio ciò che la persona ha detto e ringraziarla per il passo fatto e per averne parlato.
§ Ascoltare attentamente, lasciando che la persona parli al suo ritmo e a modo suo. Allo stesso tempo, sarà importante assicurarsi di aver compreso correttamente ciò che è stato detto e, in caso contrario, chiedere chiarimenti.
§ Non fare promesse difficili da mantenere (ad esempio, “non lo dirò a nessuno”). Le informazioni saranno trattate con riservatezza, ma altri soggetti coinvolti nel processo vi avranno accesso.
§ Non commentare la situazione con il presunto aggressore, né mettere in discussione la veridicità della storia. Accettare semplicemente ciò che viene detto, con attenzione e vicinanza.
§ Nel caso di un’accusa di abuso sessuale, non fare domande intrusive o suggestionabili, questo sarà il ruolo di tecnici esperti da contattare in seguito. Non mostrarsi “scioccati” o “disgustati”, questo potrebbe far sentire a disagio l’interessato e bloccarne l’apertura. Nel caso in cui il ricevente della denuncia o della segnalazione sia minorenne, dovrebbe essere rinforzato positivamente il fatto di avere chiesto aiuto e sottolineato che la colpa di ciò che è accaduto non è della vittima.
§ Spiegare i prossimi passi da compiere. Quando la vittima è minorenne, è necessario contattare i genitori/caregiver (a meno che ciò metta in pericolo la vittima).
§ Nel caso in cui la persona contattata non sia il Delegato, la persona contattata comunicherà il caso al Delegato il prima possibile.
§ Nessuna intimidazione o coercizione deve essere usata da nessuno per ottenere informazioni sulla presunta violazione o abuso.
§ Il MEG prenderà tutte le misure necessarie per garantire che l'intero processo sia imparziale, libero da coercizioni o manipolazioni e sottolineerà che il collaboratore/i coinvolto/i sono presunti innocenti fino al completamento dell'intero processo.
Registrare
§ I sospetti/segnalazioni ricevute devono essere comunicati per iscritto il prima possibile. Il Modulo di segnalazione (Allegato 1) deve essere compilato. Se dovesse sembrare inappropriato prendere appunti al momento dell’incontro stesso, le informazioni possono essere scritte successivamente.
§ Va ricordato che le informazioni presenti nel modulo sono dati sensibili e confidenziali, per cui devono essere trattati con la massima riservatezza e confidenzialità secondo la legislazione sulla privacy propria di ogni Paese. In seguito, se necessario, la relazione sarà approfondita in un contesto specifico (procedura disciplinare, interrogatorio da parte di enti di seconda linea o autorità di polizia, ecc.).
§ Particolare attenzione deve essere prestata alle accuse anonime. L’anonimato può rendere il processo più difficile, ma, d’altra parte, può essere protettivo verso la vittima o il testimone.
L'ansia e la paura possono portare alcune persone a non rivelare immediatamente la loro identità. In queste circostanze può essere difficile agire in base alle informazioni, a meno che a un certo punto non si venga a conoscenza del nome della persona che solleva il sospetto o l'accusa. Se non si è sicuri che le informazioni ricevute siano sufficienti per avanzare una denuncia, può essere opportuno consultare le autorità competenti (p.e. servizi di protezione dei minori). La persona che solleva il sospetto o l'accusa dovrebbe essere informata del fatto che l'anonimato potrebbe limitare la capacità dei professionisti di intervenire per proteggerla. Dovrebbe essere incoraggiata la massima apertura possibile.24
§ Tutte le relazioni che vengono consegnate al Delegato incaricato devono essere messe per iscritto, devono comprendere la data, l’orario e le testimonianze firmate di
24 Jesuit Procedures for Safeguarding Children (Irish Province of the Society of Jesus, 2017; par. 2.3 Guidance on responding to an anonymous allegation of abuse, p.34)
tutte le parti coinvolte. Il Delegato sarà responsabile di conservare in modo sicuro tutti i documenti relativi.
§ In casi specifici, può essere utile dare qualche semplice spiegazione ai collaboratori dell’ufficio nazionale per evitare voci e accuse. Ci si limiterà a dare una descrizione breve e oggettiva della situazione, senza prendere posizione o senza trarre conclusioni, limitandosi a menzionare che la questione è oggetto di indagine. Si chiederà la massima riservatezza a tutti e verrà esplicitato che solo una persona (il Delegato o un altro incaricato) avrà autorità per parlare all’esterno con i media o con la stampa.
§ Qualsiasi informazione ricevuta in via confidenziale deve essere accolta sulla base del fatto che sarà condivisa con le persone competenti in materia: il Delegato (se non è stato informato precedentemente), il personale specializzato nella protezione dei minori e l'autorità locale. Anche i genitori o i caregiver potranno essere informati (a meno che ciò metta in pericolo la vittima). In tutti i casi, la riservatezza deve essere attentamente osservata.
Agire
Una persona scelta, il Delegato avrà la responsabilità di essere l’unico contatto con i media e di essere la persona referente per
gestire le segnalazioni, il processo di indagine, le comunicazioni alle autorità e la protezione del Minore o Adulto Vulnerabile. Il Delegato potrà essere sostenuto dal Direttore o dal Coordinatore dell’Ufficio Nazionale.
In questa fase si aprono scenari diversi a seconda di episodi diversi. Di seguito indichiamo i vari passi da compiere nelle varie situazioni possibili. Per avere una visione chiara e schematica di questo processo, si consiglia di prendere visione dello Schema procedurale (Allegato 2).
1. In caso di sospetto o accusa, innanzitutto si devono attuare misure di protezione verso il Minore o Adulto Vulnerabile, come l’allontanamento preventivo del sospettato dalla vittima, mantenendo il principio di presunta innocenza del sospettato stesso. In seguito il Delegato effettua, insieme al responsabile dell’ufficio nazionale e, se necessario, con un’equipe di lavoro, una VALUTAZIONE PRELIMINARE sulla base dei dati forniti (effettuando, se necessario e discretamente, ulteriori indagini). Ci possono essere sospetti/accuse, anche in questa fase preliminare, non corrispondenti alla realtà, portando così alla chiusura del processo di indagine;
2. Se fosse necessario o prudente indagare e agire in modo più specifico, si avvierà un’INDAGINE APPROFONDITA. Di seguito indichiamo le domande da porsi per procedere nell’indagine:
§ L'accusa/sospetto costituisce una violazione delle leggi nazionali del Paese?
Qualora si accerti che l'accusa costituisce una violazione delle leggi nazionali del Paese in cui si opera, la questione deve essere immediatamente segnalata alle entità specializzate per la tutela/protezione dei minori (o equivalenti), alle autorità ecclesiali e alle autorità giudiziarie e di polizia.
§ La vittima rimane in una situazione di pericolo? In caso affermativo, l’ufficio nazionale del MEG dovrà valutare se è in grado di affrontare la situazione:
- Se l’ufficio nazionale del MEG è in grado di affrontare la situazione, informerà le autorità ecclesiali e stabilirà un piano d’azione (ad esempio, contattare la famiglia/i caregiver, conoscere meglio la situazione, mantenere i contatti con i testimoni, ecc.). La possibilità di ricorrere a entità esterne specializzate dovrebbe essere tenuta aperta, se la situazione lo richiede.
- Se l’ufficio nazionale del MEG non è in grado di affrontare la situazione, dovrebbe comunicarlo alle autorità ecclesiali, alle istituzioni nazionali responsabili della protezione dei minori o/e alle autorità giudiziarie e di polizia, in modo specifico secondo le procedure di segnalazione di ogni Paese. In questo caso, si cercherà di essere disponibili ad accompagnare e collaborare in tutto ciò che è necessario.
§ Si tratta di un episodio esterno o interno al MEG?
- EPISODIO INTERNO (situazione di maltrattamento all’interno del MEG e/o la violazione del codice di condotta da parte di un collaboratore): la domanda da porsi è se l’aggressore è un collaboratore. In caso affermativo, dovrà essere presa la decisione, a cura del responsabile dell’ufficio nazionale, di aprire un dialogo e/o attuare un licenziamento (nel caso sia una persona stipendiata dall’ufficio nazionale) o allontanare la persona in modo temporaneo o definitivo, a seconda del rischio corso dal Minore o Adulto Vulnerabile e dalla gravità dei fatti. Nel caso in
cui l’aggressore non sia un collaboratore si chiuderà il processo di indagine.
- EPISODIO ESTERNO (maltrattamento al di fuori del MEG): si valuterà la possibilità di ricorrere a entità esterne specializzate o alle autorità giudiziarie e/o di polizia. In seguito si chiuderà il processo di indagine.
In tutti i casi sarà importante seguire le seguenti indicazioni generali :
§ È importante che il Delegato tenga tutti i membri rilevanti informati (Direttore nazionale, il team nazionale, Consiglio di amministrazione) sull'andamento dell'indagine. Il Direttore nazionale sarà tenuto a informare l’Ufficio Internazionale;
§ L’ufficio nazionale attiverà tutti i mezzi possibili o disponibili per sostenere la vittima (cure mediche, sostegno psicologico, assistenza spirituale, ecc.), sempre in accordo con la famiglia/caregiver nel corso del processo di indagine;
§ Collaborare con i servizi di protezione dei minori/autorità giudiziarie nelle loro indagini.
Inoltre dopo la risoluzione del processo:
§ I documenti devono essere compilati e tenuti dal Delegato in forma confidenziale;
§ Se un collaboratore del MEG sia coinvolto in abusi contro Minori e Adulti Vulnerabili, sarà soggetto ad azioni disciplinari in conformità con le politiche del MEG e con le leggi nazionali del Paese in cui opera. Egli/ella non sarà ammissibile per un futuro impiego o collaborazione presso il MEG;
§ Qualora le accuse si rivelassero false, il MEG collaborerà con le parti coinvolte per ristabilire il loro buon nome e la loro reputazione e saranno prese misure per favorirne la reintegrazione;
§ Alla luce della situazione vissuta, chiedersi ci sia un’azione preventiva che si può svolgere per ridurre/eliminare il rischio che nuove situazioni simili possano verificarsi o causare danni (cfr. Politica per la Salvaguardia e la Protezione di Minori e Adulti Vulnerabili - Dimensione Preventiva).
3.2.1 Scadenze da rispettare
Sebbene ogni situazione sia unica, il presente documento indica alcune scadenze per il trattamento del sospetto o accusa. Le scadenze sono le seguenti:
§ Se c’è la possibilità di un reato e/o la vittima è in pericolo, bisogna prendersi cura e carico del caso entro 24 ore e, se possibile, nello stesso giorno;
§ Tutti gli altri casi devono essere trattati entro un massimo di 3 giorni lavorativi ;
§ Sarà accertato che l’intero processo non duri più di 3 settimane, evitando che si porti avanti per molto tempo;
§ In caso di procedimenti giudiziari (procedimenti disciplinari nei confronti del collaboratore, ecc.), i termini di legge di ogni Paese saranno rigorosamente rispettati.
4. Gestione dei casi di abuso compiuti da un Gesuita
Nel caso in cui il sospetto o l’accusa di abuso fosse rivolta a
un Gesuita, il Direttore o Coordinatore Nazionale del MEG si assicurerà che la questione sia presa in carico dalla Provincia
Gesuita di competenza
Il Direttore o Coordinatore Nazionale del MEG, con il Delegato incaricato, hanno l’obbligo di collaborare sempre con le entità specializzate nella prevenzione dell’infanzia, le autorità giudiziarie e di polizia, facilitando il chiarimento dei fatti. Inoltre qualsiasi pressione sulle vittime o sulle loro famiglie deve essere assolutamente evitata, anche quando ci sono stretti legami con la Compagnia di Gesù o con alcuni dei suoi membri.
Se le accuse sono fatte contro un membro di una congregazione religiosa, la questione sarà anche riferita al suo Superiore o al responsabile della congregazione.
Allegati
Allegato 1
Modulo di segnalazione:
Registrare un sospetto/accusa di abuso su Minori e Adulti
Vulnerabili 25
Fare riferimento all’Allegato 2 (Schema procedurale) per gestire e riportare il sospetto/accusa.
INFORMAZIONI SULLA SEGNALAZIONE DI
Data e ora della segnalazione del sospetto/accusa
Come è stata ricevuta la segnalazione? (p.e. via telefono, email, lettera o di persona)
(Allegare qualsiasi informazione scritta)
La segnalazione del sospetto/accusa è anonima? (se si, non compilare i punti seguenti) o Si o No
Nome e Cognome
25 Questo è un DOCUMENTO CONFIDENZIALE e dovrà essere completato dal Delegato Incaricato o da un membro del MEG.
Indirizzo
Numero di telefono
Email (se disponibile)
Relazione con la vittima
(Minore o Adulto Vulnerabile)
Nome e Cognome
Data di nascita
Sesso
Indirizzo
Numero di telefono
Presenza di disabilità o bisogni speciali
VULNERABILE)
DATI DEI GENITORE/TUTORI (quando appropriato)26
Nome e Cognome
26 P.e. non compilare questa parte se il sospetto/accusa è su un genitore/tutore
DATI DELLA VITTIMA (MINORE O ADULTO
Indirizzo (se diverso da quello della vittima)
Numero di telefono
Riportare se consapevoli dell’accusa/sospetto o Si o No
DATI DELL’AGGRESSORE
Nome e Cognome
Indirizzo al momento del sospetto/accusa
Numero di telefono
Relazione con la vittima
Indicare se collaboratore del MEG o Si o No
Se Si, indicare il ruolo/posizione
Contatti attuali con il MAV, se conosciuti (p.e. responsabile di gruppo, counsellor)
Informazioni aggiuntive
INFORMAZIONI SULL’EPISODIO
Data e ora dell’episodio
Luogo dell’episodio
Indicare se episodio interno o esterno al MEG
Indicare la presenza di eventuali testimoni (Chi? Quanti? Ecc.)
Dettagli dell’episodio
La vittima è consapevole che è stato presentato il sospetto/accusa?
AZIONI INTRAPRESE
L’episodio è stato riferito ad altri oltre al Delegato Incaricato e/o chi ha ricevuto l’accusa/sospetto? o Si o No
Se si, a chi?
Se si, data e luogo della comunicazione
Se no, spiegare perché
A chi è stato comunicato? (nome della persona)
Indirizzo
Numero di telefono
Email (se disponibile)
o Direttore Nazionale MEG
o Entità specializzate nella protezione dei MAV
o Autorità giudiziarie o Polizia
o Altri (indicare chi)
PASSI SUCCESSIVI
Quali azioni sono state concordate e da chi quando l’episodio è stato sottoposto alle autorità competenti?
Ci sono preoccupazioni immediate per la protezione del MAV?
In caso affermativo, si prega di registrare quali sono e di indicare quali azioni sono state intraprese e da chi.
DETTAGLI DELLA PERSONA CHE COMPLETA IL MODULO
Indicare se è il Delegato che completa il modulo o Si o No
Nome e cognome
Numero di telefono
Indirizzo
Ruolo all’interno MEG
Data e ora di completamento del modulo
Firma
N.B.: Una copia del modulo compilato deve essere archiviata in un luogo sicuro. Nel caso di Indagine Approfondit a (cfr. Allegato 2), un’altra copia deve essere inviata entità specializzate per la tutela/protezione dei minori, alle autorità giudiziarie, di polizia e alle autorità ecclesiali.
Questo documento è il risultato del lavoro dell’équipe internazionale del Movimento Eucaristico Giovanile (Rete Mondiale di Preghiera del Papa) preparato tra aprile 2019 e luglio 2020. Coordinazione Giulia Bianchi
Può essere copiato e distribuito liberamente, a condizione che comprenda il riferimento alla sua origine. La versione digitale può essere scaricata da www.preghieradelpapa.va
Versione 1.0
31 luglio 2020, Sant’Ignazio di Loyola
Riferimenti bibliografici
Il presente documento è stato elaborato a partire da altri manuali, sviluppati da gruppi di lavoro legati alla Compagnia di Gesù. Il riferimento a questi testi è stato fondamentale per sviluppare la nostra Politica.
Di seguito i riferimenti bibliografici dei suddetti documenti:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018);
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil
(Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002);
Policy for Safeguarding Children and Vulnerable Adults (Australian Province of the Society of Jesus, 2015);
Jesuit Procedures for Safeguarding Children (Irish Province of the Society of Jesus, 2017);
L’obiettivo del documento “Dimensione formativa” è aiutare ogni collaboratore del Movimento Eucaristico Giovanile (MEG) a comprendere le varie forme di abuso e ad aumentare le loro capacità di identificare (e agire sul) l’abuso tra i Minori e Adulti Vulnerabili, sia all’interno che all’esterno delle attività e/o strutture del MEG.
Sono menzionati anche alcuni fattori di rischio e di protezione, nonché i tipi di “azioni preventive” che possono prevenire o attenuare gli effetti dell’abuso. Infine, si parlerà di miti legati a varie tipologie di “abusi”, al fine di ridurne l’impatto con informazioni più oggettive.
1. Definizione, segnali ed esempi dei vari tipi di abuso27
Per violenza e abuso su minori (o adulti vulnerabili28)
s’intende “ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di
27 Questo capitolo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
28 Vedi definizione di “Adulto Vulnerabile” riportata nella “Politica per la Salvaguardia e la Protezione di Minori Adulti Vulnerabili - Dimensione Preventiva”
sfruttamento, compresa la violenza sessuale” (Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, 1989)29.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce una definizione di violenza e abuso all’infanzia, identificandola quale “uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o effettivo, sui bambini (o adulti vulnerabili) da parte di un individuo o di un gruppo, che abbia conseguenze o grandi probabilit a di avere conseguenze dannose, potenziali o effettive, sulla salute, la vita, lo sviluppo o la dignita dei bambini (o adulti vulnerabili) ” (“World Report on Violence and Health”, 2002)30.
L’abuso viene generalmente diviso nelle seguenti categorie:
§ Abusi fisici;
§ Abusi psicologi;
§ Aggressione sessuale;
§ Negligenza (forma passiva).
Un Minore o Adulto Vulnerabile può essere soggetto a più di una forma di abuso allo stesso tempo. Gli abusi di solito avvengono nel contesto di una relazione di responsabilità, fiducia e/o potere.
Si noti che l’esistenza di uno o più degli indicatori riportati nelle definizioni di seguito non è sufficiente a determinare una situazione di
29 Unicef (1989), Convention on the Rights of the Child – CRC (art. 19)
30 World Health Organization (2002), World report on violence and healt
abuso (di solito è compito degli specialisti determinarne l’insorgenza), ma la loro presenza può essere e deve suscitare un’allerta. Molte vittime possono anche presentare indicatori di vari tipi di abusi.
1.1 Definizione degli abusi fisici
L’abuso fisico è la conseguenza di qualsiasi azione non accidentale, isolata o ripetuta da parte di caregiver o altri che causa (o può causare) danni fisici. Può comportare una punizione fisica, l’uso di forza lesiva verso la persona, e anche permettere o causare un rischio sostanziale di danni significativi.
1.2 Definizione degli abusi psicologici
L’abuso psicologico deriva dalla privazione di un ambiente di sicurezza e benessere affettivo indispensabile per la crescita, lo sviluppo e il comportamento equilibrato dell’Adulto Vulnerabile o del Minore. Comprende diverse situazioni, dalla precarietà della cura o dell’affetto adeguati all’età e alla condizione personale, al rifiuto affettivo completo, attraverso la svalutazione continua della vittima, con frequenti ripercussioni negative a livello comportamentale, psicologico ed emotivo.
1.3 Definizione e riconoscimento dell’abuso sessuale
1.3.1 Definizione
L’abuso sessuale è l’uso che un autore di violenza sessuale (genitore, parente, caregiver, coetaneo, sconosciuto, ecc.) fa di un Minore o Adulto Vulnerabile per soddisfare i propri o altrui desideri sessuali, stando in una posizione di potere o autorità.
Consiste in pratiche in cui la vittima:
§ Non ha la capacità di capire che viene maltrattata;
§ Rendendosi conto di esserlo, non ha la capacità di comunicare gli abusi sessuali;
§ Non è in grado di dare il suo consenso libero e informato.
Nota: il consenso dato da un minore non rappresenta in nessun modo una giustificazione.
Si possono distinguere due tipi di abuso sessuale:
§ Abuso sessuale senza contatto fisico: comprende linguaggio verbale sessuale inappropriato, atti di natura esibizionista, visualizzazione di contenuti pornografici, esposizione degli organi sessuali, masturbazione o esecuzione intenzionale dell’atto sessuale in presenza della vittima al fine di ottenere gratificazione sessuale, ecc.;
§ Abuso sessuale con contatto fisico: il contatto sessuale avviene toccando intenzionalmente le zone erogene della
vittima; oppure forzando, incoraggiando o permettendo alla vittima di farlo nelle zone erogene dell’agente; oppure con la penetrazione (vaginale o anale) dell’organo sessuale maschile o altri oggetti, o attraverso il sesso orale.
1.3.2 Riconoscimento
L’esistenza di specifiche dinamiche relazionali tra la vittima (soprattutto nel caso dei bambini e dei giovani) e l’abusante complica la diagnosi e la rivelazione degli abusi, contribuendo al perpetuarsi nel tempo degli atti di violenza sessuale. Di seguito indichiamo esempi di ostacoli o difficoltà che possono impedire il rivelare/segnalare l’esperienza di vittimizzazione sessuale:
§ Assenza di prove mediche (ad es. lesioni fisiche) e biologiche (ad es. fluidi corporei) associate alla violenza sessuale;
§ Paura dell’aggressore per la differenza di potere fisico e psicologico esistente;
§ Precedente relazione con l’aggressore;
§ Sentimenti di vergogna e auto-colpevolizzazione della vittima;
§ Paura di essere screditati e/o tentativi precedenti di divulgazione non riusciti;
§ Paura della stigmatizzazione sociale;
§ Paura della separazione dalla famiglia d’origine o della sua disintegrazione.
L’aggressore, inoltre, può usare strategie per mantenere segreta la situazione di violenza, ritardando o impedendo la rivelazione della situazione di violenza e la sua ripetizione. Esempio di queste strategie sono:
§ Creazione di legami affettivi con il Minore o Adulto Vulnerabile, attraverso i quali gli atti di violenza sessuale sono letti come dimostrazioni naturali di affetto (ad esempio, mettere il minore in grembo, baciarsi e abbracciarsi per conforto);
§ Fornire al Minore o Adulto Vulnerabile l’accesso a beni materiali che non potrebbe ottenere altrimenti, per convincerlo dell’attuazione di atti di violenza sessuale e/o per garantire il suo silenzio e la sua accondiscendenza alla vittimizzazione dopo il verificarsi di comportamenti violenti (ad es. giocattoli, gadget elettronici, abbigliamento, dolci, gelati, denaro);
§ Ricorrere alla sorpresa, compiendo comportamenti inaspettati per i quali il Minore o Adulto Vulnerabile non ha il tempo di reagire o di difendersi (es. introdursi nel letto, dicendo di non fare rumore per non svegliare chi sta intorno);
§ Uso della minaccia, della forza o dell’aggressione psicologica per costringere il Minore o Adulto Vulnerabile
agli atti di violenza sessuale (ad esempio “se non lo fai, farò del male ai tuoi genitori/fratelli”; “non piaci a nessuno”).
1.4 Definizione dello sfruttamento sessuale
Indica l'abuso su un Minore e Adulto Vulnerabile attraverso l'uso della propria posizione di potere o della propria relazione di fiducia, per trarne profitto sessuale. Il Minore e Adulto Vulnerabile si può sentire impotente e sentire di non avere altra scelta che accettare. Si riferisce anche all'adescamento di minori a scopo di lucro.
1.5 Definizione di negligenza
Per negligenza si intende l’incapacità di fornire al Minore o Adulto Vulnerabile il soddisfacimento dei bisogni fondamentali di sicurezza, igiene, nutrizione, affetto, educazione e salute, necessari per il pieno sviluppo del loro potenziale e per l’esercizio dei suoi diritti. In generale, l’incuria è continua nel tempo e deriva dall’incapacità dei genitori o dei caregiver di soddisfare tali esigenze.
2. Fattori di rischio e di protezione31
Il rischio di perpetuare l’abuso è associato a una serie di fattori di rischio individuali, familiari e sociali legati sia alla vittima che all’aggressore, che aumentano la probabilità che quest’ultimo utilizzi l’abuso nella relazione. Questi fattori da soli non dimostrano l’esistenza di un abuso, ma indicano solo una maggiore probabilità del suo insorgere.
D’altro canto, esistono fattori di protezione, anche a livello individuale, familiare e sociale, che sostengono e favoriscono lo sviluppo del Minore o Adulto Vulnerabile e possono ridurre o addirittura eliminare l’impatto dei fattori di rischio.
Inoltre esistono anche fattori aggravanti, come eventi o nuove circostanze nella vita del Minore o Adulto Vulnerabile, della famiglia o dei caregiver che alterano la dinamica tra fattori di rischio e protezione, che possono precipitare l’insorgenza di abusi.
31 Questo capitolo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
MANUAL SPC: Sistema de Proteçao e cuidado de menores e adultos vulneráveis (Provincia Portuguesa da Companhia de Jesus, 2018; p. 37)
Ai collaboratori viene consigliato di osservare attivamente l’evoluzione dei fattori di rischio e protezione e allo stesso tempo condurre azioni di consulenza, formazione e sostegno alle famiglie e/o ai caregiver.
Nella Tabella 1 a pagina seguente sono indicati i fattori di rischio, di protezione e aggravanti così da avere delle indicazioni in più nel loro riconoscimento.
Tabella 1 - Fattori di rischio, di protezione e di aggravamento
FATTORI DI RISCHIO
Sulla vittima:
§ Essere stati indesiderati;
§ Nascita prematura/scarso peso;
§ Insoddisfazione delle aspettative dei genitori (sesso, stato di salute, temperamento, ecc.);
§ Problemi comportamentali (aggressività, oppositività, mentire, assenteismo scolastico, ecc.);
§ Temperamento difficile;
§ Mancanza di educazione sessuale;
§ Bassa autostima;
§ Necessità di affetto e/o attenzione;
§ Atteggiamento passivo;
§ Difficoltà a comportarsi in modo assertivo;
§ Tendenza alla sottomissione;
§ Scarsa capacità decisionale;
§ Isolamento/ritiro sociale o timidezza;
§ Malattia cronica o disturbi dello sviluppo;
§ Eccessiva dipendenza o distacco traumatico.
Nel contesto famigliare/sociale:
§ Mancanza di competenze dei genitori;
§ Vivere in una casa famiglia o istituto;
§ Caregiver vittime di abusi nell’infanzia;
§ Disturbi emotivi, mentali o fisici che impediscono loro di riconoscere e rispondere adeguatamente alle esigenze del minore;
§ Disciplina troppo rigida e autoritaria o incoerente;
§ Storia di comportamenti violenti e/o antisociali;
§ Disallineamento psicosociale/comportamenti che creano dipendenza (abuso di sostanze, criminalità, prostituzione, ecc.);
§ Assenza prolungata di altri caregiver;
§ Famiglia disfunzionale;
§ Rapporti familiari conflittuali;
§ Mancanza di sostegno sociale e familiare;
§ Assenza di condizioni di abitabilità;
§ Incapacità di cercare/utilizzare risorse comunitarie;
§ Insicurezza economica/povertà.
Sulla vittima:
FATTORI DI PROTEZIONE
§ Buon livello di sviluppo globale;
§ Buon temperamento;
§ Legame sicuro con la famiglia o con il caregiver;
§ Capacità di risolvere i problemi e/o chiedere aiuto quando necessario;
§ Successo scolastico;
§ Desiderio di autonomia e comportamento esplorativo;
§ Appartenenza a un gruppo di pari.
Nel contesto famigliare/sociale:
§ Buone capacità genitoriali;
§ Famiglia organizzata, con regole e buone pratiche di educazione/accompagnamento;
§ Buona rete di sostegno famigliare e sociale;
§ Buona integrazione nella comunità;
§ Possibilità di accesso ai servizi di supporto alla comunità (servizi sociali, istruzione, sanità, ecc.);
§ Sicurezza economica.
FATTORI DI AGGRAVAMENTO
§ Rotture e ricostituzioni familiari (separazione, divorzio, ecc.);
§ Malattia grave e improvvisa;
§ Lutto;
§ Assistenza a persone non autosufficienti;
§ Cambiamento improvviso della situazione occupazionale/economica;
§ Disoccupazione;
§ Migrazione;
§ Istituzionalizzazione;
§ Detenzione/prigione;
§ Disastro naturale;
§ Conflitto sociale.
3. Segni e fattori legati agli abusi32
In questo capitolo riportiamo l’insieme dei segni e dei fattori legati agli abusi e i miti ad essi associati, con informazioni che ridimensionano i miti stessi.
Che tipo di minore può essere vittima di abusi?
Ogni minore può essere vittima di abusi sessuali. Non esiste un profilo o caratteristiche specifiche determinanti per il verificarsi di abusi su un tipo di minore e non in altri. L’abuso sessuale sui minori si verifica in tutte le classi sociali, le religioni e i livelli socio-culturali e colpisce minori di età diverse. Tuttavia, sono state identificate alcune caratteristiche che costituiscono dei fattori di rischio (vedi la Tabella 1 nel capitolo precedente) per il verificarsi di abusi sessuali su minori.
Cosa succede a un minore vittima di abusi sessuali?
Ci sono molteplici conseguenze per un minore che è stato vittima di abusi sessuali. Queste conseguenze possono variare da minore a minore, a seconda delle sue caratteristiche. Tuttavia, la Tabella 2 riassume alcune delle principali.
32 Questo capitolo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento:
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil (Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002; par. “1. Fundamentos conceptuales”)
Chi abusa sessualmente dei minori?
Non esiste un Child Sex Offender “tipo”, ma la maggior parte dei minori sono vittime di abusi sessuali realizzati da persone del proprio ambiente, come conoscenti della famiglia, vicini di casa, parenti o a volte gli stessi genitori o caregiver. Generalmente l’abusante è una persona vicina alla vittima e ha un rapporto di autorità con il minore, caratterizzato da rispetto e confidenza.
Quali sono le convinzioni errate che esistono in relazione agli abusi sessuali su minori?
In molte culture ci sono una serie di miti che contribuiscono all’invisibilità dell’abuso sessuale su minori, favorendone l’insorgenza e il mantenimento. Ne esamineremo qui alcuni di seguito.
Falso
L’abuso sessuale c’è solo quando si verifica uno stupro o penetrazione da parte dell’abusante.
Il termine abuso sessuale implica una serie di condotte di tipo sessuale che si svolgono con un minore, tra cui lo stupro, ma esistono una serie di altre forme di abuso, tutte considerate come abuso sessuale.
Falso
Gli abusi sessuali sui minori sono infrequenti o non esistono.
L’abuso sessuale sui minori è una forma di abuso che è altamente prevalente nelle nostre società. Tuttavia, la stessa paura delle vittime di rivelarlo, così come la preoccupazione dei genitori/caregiver quando si sospetta una situazione di
Solo gli alcolisti, i tossicodipendenti o le persone mentalmente
disturbate maltrattano i minori.
abuso, comporta il fatto che i casi segnalati siano in percentuale inferiore rispetto al reale numero dei casi.
Falso
L’assunto che dietro ogni aggressore ci sia una qualche patologia psichiatrica o dipendenza è errato; tutte le persone sono in grado di maltrattare i minori, a seconda delle circostanze. Non tutte le persone con problemi di dipendenza o patologie mentali maltrattano i minori.
Falso
Gli abusi sono facili da individuare.
La convinzione che l’abuso sia facilmente individuabile è sbagliata. Ci sono molteplici ragioni che impediscono l’identificazione dell’abuso, come: la paura di punizione da parte del minore; le minacce dell’abusante verso il minore; la convinzione del minore che lui o lei non sarà creduto o sarà incolpato per quello che è successo; il fatto che non siamo preparati ad affrontare una realtà come questa, diventando più semplice pensare che non stia accadendo davvero, che non vediamo quello che vediamo, che ci deve essere un errore, o che stiamo semplicemente esagerando quando abbiamo un sospetto.
I minori di solito mentono quando dicono di essere maltrattati.
Falso
La probabilità che un minore inventi una situazione di abuso sessuale è molto bassa, quindi quando un minore racconta che è accaduto qualcosa del genere, la cosa più probabile è che si tratti di una situazione di abuso reale.
Falso
Gli abusi su minori si verificano solo quando c’è povertà.
Gli abusi sessuali su minori si verificano in tutte le classi sociali e in tutti gli strati socio-culturali. Quello che succede è che le classi con maggiori risorse economiche tendono a nascondere ancora di più la situazione, per cui vengono effettuate meno denunce a istanze pubbliche o private.
Falso
Gli abusi sono causati dalla vittima.
Qualsiasi tipo di comportamento di un minore vittima di una situazione di abuso può essere inteso dall’aggressore come una provocazione, come un modo per giustificare il proprio comportamento. Di conseguenza, dietro a questa convinzione c’è solo un tentativo di incolpare la vittima per il proprio comportamento abusivo.
Gli abusi su minori si verificano in luoghi solitari e di nascosto. Falso
La maggior parte degli abusi sessuali le cui vittime sono minori sono commessi da persone conosciute e quindi
L’abuso sessuale colpisce bambini o adolescenti più grandi.
generalmente si verifica negli spazi familiari all’interno del loro ambiente e in qualsiasi momento della giornata.
Falso
L’abuso sessuale può colpire minori di varie età; il gruppo più vulnerabile è costituito da bambini di età inferiore ai 12 anni, con casi di abuso sessuale anche in fasce di età inferiori ai 2 anni.
Tabella 2 - Conseguenze dell'abuso sessuale
CONSEGUENZE EMOTIVE
Periodo breve di abuso o nella fase iniziale del verificarsi dell’abuso
Periodo breve di abuso o nella fase iniziale del verificarsi dell’abuso
§ Basso rendimento scolastico;
§ Difficoltà di attenzione e concentrazione;
§ Demotivazione nei compiti scolastici;
§ Demotivazione generale.
A Medio Termine
§ Perdita di anni scolastici;
§ Disturbi dell'apprendimento.
A Lungo Termine
§ Fallimento scolastico
CONSEGUENZE COMPORTAMENTALI E FISICHE
Periodo breve di abuso o nella fase iniziale del verificarsi dell’abuso
§ Comportamento aggressivo;
§ Rifiuto delle figure adulte;
§ Isolamento sociale;
§ Ostilità verso l’aggressore;
§ Paura dell'aggressore;
§ Gravidanza precoce;
§ Malattie trasmesse sessualmente.
§ Fuga da casa;
A Medio Termine
§ Diserzione scolastica;
§ Assunzione di droghe e alcol;
§ Attività criminale;
§ Eccessivo interesse in giochi sessuali;
§ Masturbazione compulsiva;
§ Gravidanza precoce;
§ Malattie trasmesse sessualmente.
A Lungo Termine
§ Prostituzione;
§ Promiscuità sessuale;
§ Alcolismo;
§ Tossicodipendenza;
§ Delinquenza;
§ Disadattamento sociale;
§ Relazioni familiari conflittuali.
4. Workshop pratici33
La formazione e la sensibilizzazione di più persone possibile della comunità riguardo alla salvaguardia e alla protezione dei Minorie degli Adulti Vulnerabili è un fattore essenziale per generare una rete efficace di protezione contro ogni tipo di abuso.
In questo capitolo forniremo esempi di workshop formativi relativi alla salvaguardia e alla protezione dei Minori e degli Adulti Vulnerabili. Ogni Paese sarà responsabile di formare i propri collaboratori, i genitori e i caregiver sui temi della prevenzione degli abusi e salvaguardia dei Minori e degli Adulti Vulnerabili, adattando il contenuto a ogni cultura. Quindi, ogni ufficio nazionale del MEG lavorerà, quando possibile, con le istituzioni ecclesiali e con le organizzazioni specializzate nella salvaguardia e protezione dei minori.
33 Questo capitolo è stato scritto a partire dal materiale presente nel documento: Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil (Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002; par. “2. Fundamentos metodologicos para un programa preventivo en abuso sexual infantil”).
4.1 Scelta del Responsabile del workshop
Innanzitutto, sarà importante scegliere un Responsabile che rispetti le seguenti caratteristiche affinché questi workshop siano realmente efficaci.
§ Dovrà essere formato sui contenuti tematici su cui lavorare (abuso sessuale, sessualità infantile, diritti dei minori e pratiche di autoprotezione dei minori), a seconda della strategia preventiva da sviluppare;
§ Dovrà avere capacità di gestione dei gruppi, sia di bambini che di adulti, e principi etici in accordo con l’argomento da trattare, in modo da favorire un’atmosfera di intimità, in cui sia garantito il rispetto della riservatezza delle esperienze condivise;
§ Dovrà promuovere l’esperienza di apprendimento dei partecipanti, in un contesto non direttivo, ma incentrato sull’ascolto attivo e che favorisca la partecipazione dei membri del gruppo;
§ Dovrà avere capacità comunicative che facilitino l’espressione dei partecipanti, evitando giudizi di valore che potrebbero inibire l’espressione dei membri stessi.
4.2 Progettazione dei workshop
La progettazione del workshop è fondamentale per conferire una chiara struttura ad ogni sessione di lavoro che faciliti la motivazione dei partecipanti. Questo compito richiede la pianificazione di ogni sessione, così come la sua valutazione. Tuttavia, è necessario rendere flessibile la pianificazione, in modo da rispettare i particolari processi di ogni gruppo e adeguarsi alle sue esigenze.
È consigliabile effettuare, soprattutto con gli adulti, una breve diagnosi del livello di conoscenza dell’argomento da trattare (vedi Allegato 1.A). Questo compito contribuisce a facilitare la pianificazione delle sessioni di lavoro e ad ottimizzare il tempo. Dovrebbe essere un processo fluido e utile, non un test o una mera valutazione. Può essere fatto nella prima sessione di lavoro o in un incontro prima dell’inizio del workshop.
La progettazione e l’attuazione di qualsiasi workshop, quindi, deve essere adattata al contesto specifico in cui verrà sviluppata, per cui
è estremamente importante conoscere le caratteristiche specifiche del gruppo con cui lavorare, i suoi interessi e le sue motivazioni. È inoltre essenziale accogliere la visione dei partecipanti stessi, siano essi bambini o adulti, attraverso la promozione di spazi di opinione ed espressione, in modo che l’azione preventiva si traduca
in un vero dialogo di comunicazione tra i partecipanti e non in una sorta di monologo di un esperto rivolto a un gruppo di osservatori.
Un ulteriore aspetto a cui prestare attenzione è che la partecipazione ai workshop avvenga per invito e non per obbligo, manifestando con chiarezza fin dall’inizio quali saranno i temi trattati e in che modalità.
4.3 Tematiche dei workshop
I temi su cui potranno vertere i workshop sono:
Abuso sessuale infantile (indirizzato a genitori, caregiver, collaboratori, responsabili, ecc.)
Quest’area tematica copre le dimensioni descrittiva, sociale, psicologica e giuridica del fenomeno degli abusi sessuali su Minori e Adulti Vulnerabili, che devono essere prese in considerazione per promuovere la prevenzione di questo problema.
I contenuti specifici che dovrebbero essere inclusi sono: a) segnalazioni di abusi sessuali su Minori e Adulti Vulnerabili, b) tipologia degli abusi sui Minori e Adulti Vulnerabili, c) indicatori che favoriscono l’individuazione di abusi sui Minori e Adulti Vulnerabili, d) conoscenza delle conseguenze per le vittime, e) quadro giuridico riguardo agli abusi su Minori e Adulti Vulnerabili, f) modalità procedurali per trattare i casi. L’obiettivo fondamentale di questo asse tematico è di sensibilizzare il gruppo sul problema e favorire la
diagnosi precoce di possibili casi di abuso, nonché facilitare la mobilitazione delle prime azioni di confronto.
Cura di sé nel minore (indirizzato ai minori)
Questo workshop ha lo scopo di formare e rafforzare gli strumenti di autoprotezione dei minori nel loro contesto evolutivo. Questi strumenti implicano il riconoscimento e lo sviluppo delle competenze necessarie per affrontare le situazioni di minaccia o pericolo e la loro differenziazione dalle esperienze di sicurezza personale.
I contenuti di questa formazione sono: a) cura personale; b) identificazione delle situazioni di minaccia personale, c) linee guida comportamentali di autoprotezione.
Inoltre, l’obiettivo è incoraggiare i minori a individuare situazioni di minaccia o vulnerabilità personale e a sviluppare strategie comportamentali efficaci per la loro sicurezza e la protezione.
Educazione sessuale (indirizzato ai minori)
Questo asse tematico considera la formazione sullo sviluppo sessuale infantile (inquadrata nel rispetto della corporalità individuale) e la visualizzazione della sessualità come parti fondamentali dello sviluppo umano, integrato nel processo di
apprendimento affettivo. Comprende i seguenti contenuti specifici: a) identità di base, b) differenziazione sessuale di base, c) ruoli associati alle differenze sessuali e d) sviluppo sessuale.
L’obiettivo fondamentale di questo asse tematico è quello di integrare la conoscenza e la familiarizzazione con la propria identità corporea nei processi di apprendimento. e cercare di favorire il contatto del minore con le sue esperienze e il suo schema corporeo. Questo perché, come affermato in precedenza, l’educazione sessuale dei minori costituisce un fattore di protezione verso il perpetuarsi degli abusi (sessuali, in questo caso).
Negli allegati alla fine di questo documento troverete esempi di workshop relativi ai primi due temi presentati, l’“Abuso sessuale sui minori” e la “Cura di sé nel minore”. Non offriamo materiale specifico relativo al terzo tema “Educazione sessuale”, per cui sarà premura dei singoli uffici nazionali scegliere come trattare questo argomento.
Il motivo di tale decisione è che ogni Paese, in base al proprio contesto socio-culturale e in base ai gruppi MEG, possa contattare associazioni ecclesiali e civili locali competenti per scegliere le modalità più appropriate per trattare l’argomento
Allegati
Workshop 1 “Comprendere l'abuso sessuale sui minori” 34
Obiettivo Promuovere la consapevolezza sulla realtà degli abusi sessuali sui minori
§ Spiegazione delle le caratteristiche generali del workshop.
§ I partecipanti formano delle coppie, chiedendosi reciprocamente chi sono, cosa fanno, cosa gli piace, quali sono le loro caratteristiche personali, ecc.
§ Ogni coppia si mette al centro del gruppo e si presenta in modo “incrociato”. Ogni membro della coppia dirà il maggior numero di informazioni ottenute dal proprio partner. Il gruppo generale può fare delle domande alla fine della presentazione di ogni coppia.
34 Questo workshop è stato ripreso dal documento:
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil (Corporación ONG Paicabí
Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002; par. “3. Unidad didáctica: prevención del abuso sexual infantil”).
“Cosa ti aspetti da questo workshop?”
Durata: 10 minuti (da adattare a seconda del numero dei partecipanti)
Ogni idea fornita dai partecipanti viene raccolta e registrata su una lavagna.
Obiettivo: identificare le aspettative del gruppo e condividerle per stabilire un accordo sulle modalità di svolgimento del workshop.
Chiusura dell’unità I partecipanti vengono informati sugli obiettivi del workshop e sui contenuti che verranno trattati, integrando le loro idee a partire dalla fase precedente.
Materiali Un foglio di carta o una lavagna. Pennarelli o penne.
Unità 2: Cos'è l'abuso sessuale sui minori?
Sezioni
Accoglienza del gruppo
Identificazione degli abusi sessuali
Modalità
§ Si formano gruppi di 5-8 partecipanti ciascuno.
§ Ogni gruppo individua quali situazioni costituiscono un abuso sessuale e quali no, utilizzando una serie di schede (Allegato 1.B: Set di schede).
§ Ogni gruppo, dopo avere scelto un rappresentante, presenta al gruppo generale le due liste fatte: la lista delle situazioni di abuso sessuale e quelle che non sono di abuso sessuale. Il Responsabile registra gli elementi principali di ogni lista su una lavagna (Allegato 1.C: Identificare le situazioni di abuso sessuale su minori).
§ Dopo aver registrato tutti gli elementi, il Responsabile apre una discussione su alcune situazioni in cui i gruppi non sono d'accordo, o chiede loro quali sono stati i loro dubbi e perché.
Obiettivo: acquisire conoscenze per individuare quelle situazioni a rischio che potrebbero portare ad abusi, distinguendole da quelle non rischiose.
Riepilogo Il Responsabile restituisce al gruppo gli elementi emersi nella sezione precedente sulla base del contenuto del capitolo 1 di questo documento.
Chiusura dell’unità
I partecipanti vengono informati sugli obiettivi del workshop e sui contenuti che verranno trattati, integrando le loro idee a partire dalla fase precedente.
Materiali
Fogli di carta
Pennarelli o penne
Fogli di carta o cartone
Stampa delle definizioni riportate al capitolo 1 di questo documento
Set di schede A per ogni gruppo (Allegato 1.B: Set di schede)
Unità 3: Cosa succede a un bambino maltrattato sessualmente?
Sezioni
Accoglienza del gruppo
Modalità
"La storia di Adela" § Si formano gruppi di 5-8 partecipanti ciascuno.
§ Sulla base della "La storia di Adela" (Allegato 1.D: Identificare le conseguenze degli abusi sessuali sui bambini "La storia di Adela") viene dato il compito di rispondere alle seguenti domande:
Cosa è successo ad Adela?
Che cosa potrebbe provare Adela? Perché pensi che si senta così?
Cosa pensi che possa succederle in futuro?
§ Ogni gruppo, dopo avere scelto un rappresentante, presenta al gruppo generale le risposte alle domande. Il Responsabile registra gli elementi principali di ogni risposta su una una lavagna.
§ Successivamente, il Responsabile apre un dibattito sui punti più importanti della storia e sulle risposte dei partecipanti.
Obiettivo: identificare le emozioni che un bambino può provare in seguito a un abuso sessuale e al conflitto in cui si trova.
Riepilogo Il Responsabile presenta le principali conseguenze emotive, cognitive e comportamentali di un Minore in seguito all'esperienza di essere stato vittima di abuso sessuale (cfr. Tabella 2 - Conseguenze dell'abuso sessuale).
Materiali
Stampa della Tabella 2 - Conseguenze dell'abuso sessuale
Fogli di carta
Pennarelli o penne
Copie del "La storia di Adela" per ogni gruppo (Allegato 1.D: Identificare le conseguenze degli abusi sessuali sui bambini "La storia di Adela")
Unità 4: Cosa possiamo fare in una situazione di abuso sessuale?
Sezioni
Accoglienza del gruppo
Modalità
In questa sezione è importante che il Responsabile metta in evidenza i contenuti affrontati nelle sezioni precedenti facendo un breve riassunto, in modo che i partecipanti siano motivati a metterli in pratica in questa sezione.
"Vedere sott'acqua" § I partecipanti si riuniscono in piccoli gruppi.
Ad ogni gruppo viene chiesto di leggere attentamente il caso che verrà loro consegnato (Allegato 1.E: Attività "Vedere sott'acqua") e di rispondere come gruppo alle seguenti domande
Cosa sta succedendo ai due bambini?
Qual è stato il loro atteggiamento?
Chi è coinvolto nella situazione descritta?
Quali atteggiamenti o azioni sono corretti e quali no?
Cosa ha fatto ciascuno dei partecipanti?
Cosa fareste se foste in una di queste situazioni?
§ Ogni rappresentante del gruppo va avanti e legge il proprio lavoro. Il Responsabile prende nota dei punti chiave dei gruppi e fa domande o apre una discussione se le risposte sono diverse.
Obiettivo: facilitare l'identificazione degli indicatori di abuso sessuale nei minori e delle azioni più adatte per affrontare un caso di abuso sessuale.
Riepilogo Il Responsabile chiude la sessione sottolineando il ruolo che gli adulti hanno come agenti della
protezione dei minori e fornisce informazioni sulle organizzazioni o istituzioni che possono essere consultate nel caso in cui i partecipanti si trovino di fronte a un sospetto di abuso.
Valutazione del workshop Viene chiesto ai partecipanti di valutare l'attività complessiva, e di dare il loro parere su elementi specifici (Allegato 1.F: Sondaggio di valutazione delle attività).
Materiali
Schede (Allegato 1.E: Attività "Vedere sott'acqua")
Lavagna
Penne o pennarelli
Schede di valutazione (Allegato 1.F: Sondaggio di valutazione delle attività)
Materiale Workshop 1 “Comprendere l'abuso sessuale sui minori”
Allegato 1.A: Questionario di conoscenza dei partecipanti al workshop
Lo scopo di questo questionario è conoscere Lei e i suoi interessi per considerare la sua eventuale partecipazione ad un Workshop formativo per genitori e caregiver. Le informazioni che ci fornirà saranno molto importanti per noi, pertanto La ringraziamo per la Sua collaborazione. I dati che ci fornirà sono confidenziali e saranno trattati esclusivamente dagli organizzatori dell'attività.
Sesso o Maschio o Femmina
Titolo di studio
Età Professione
Saresti interessato a partecipare ad un Workshop per conoscere la realtà degli abusi sessuali su minori? (spuntare una delle caselle qui sotto)
Molto Abbastanza Poco Per niente
Ha mai partecipato a un workshop, conferenza o corso sul tema degli abusi sessuali su minori?
o No
o Si Quando Dove
Come considera la sua conoscenza sul tema degli abusi sessuali su minori? (spuntare una delle caselle qui sotto)
Molto buona Buona Media Minima
Altri commenti:
GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE!
Allegato 1.B: Set di schede
1. Un vicino invita un gruppo di adolescenti a guardare delle riviste pornografiche a casa sua.
2. Un vicino chiede a una bambina di 9 anni di andare a fare shopping con lei, e al negozio compra tabacco e alcolici.
3. Un padre e una madre si danno una carezza e un bacio davanti ai loro figli.
4. Una madre parla ai suoi figli di 13 e 15 anni di educazione sessuale. Dice loro che prima di tutto devono rispettare sé stessi e le altre persone.
5. Un padre guarda il corpo nudo della figlia quindicenne mentre si fa la doccia.
6. Una madre dorme nello stesso letto con i suoi figli di 10 e 12 anni.
7. Due compagni di classe sotto i 14 anni vanno al bagno della scuola e si toccano il pene a vicenda.
8. Una madre si spoglia davanti ai suoi figli.
9. Un'insegnante mostra ai suoi studenti dodicenni un manuale sul corpo umano e fa vedere loro le diverse parti del corpo femminile e maschile, compresi i genitali.
10. Un insegnante dice a una studente/ssa che è molto carino/a. Indicazioni per il Responsabile
Di seguito è riportata una possibile spiegazione/guida per il Responsabile sulle situazioni presentate nel Set di schede precedenti. Queste indicazioni sono orientative e in nessun modo sono le uniche risposte corrette alle domande. L'importante è che i partecipanti pensino alle loro risposte e che si possa generare un confronto tra di loro in modo da poter acquisire nuove idee e prospettive.
1. Un vicino di casa invita un gruppo di adolescenti a guardare a casa sua alcune riviste pornografiche.
Si tratta di una forma di abuso sessuale, poiché è un contenuto che non dovrebbe essere disponibile per i minori, ancor meno se è un adulto che li incita a farlo.
Inoltre, l'adulto può fantasticare sessualmente sui bambini, anche se non li tocca fisicamente.
2. Un vicino chiede a una bambina di 9 anni di andare a fare shopping con lei, e nel negozio compra tabacco e alcolici.
3. Un padre e una madre si danno una carezza e un bacio davanti ai loro figli.
È una forma di abuso perché un adulto sta mostrando alla bambina pratiche non salutari e positive per lei e lei imparerà esempi negativi che possono danneggiarla in futuro.
4. Una madre parla ai suoi figli di 13 e 15 anni di educazione sessuale. Dice loro che prima di tutto
Questa situazione dipenderà da come i genitori stiano mostrano il proprio affetto e dal contesto culturale di ogni Paese.
In generale, un padre e una madre che mostrano affetto in modo appropriato davanti ai propri figli, rappresentano un esempio positivo per i figli.
Si considerano non appropriati atti sessuali genitali o simili compiuti davanti ai bambini, poiché potrebbero provocare una visione distorta della sessualità.
Questa situazione dipenderà da come la madre o il padre tratteranno questo tema, se lo faranno in un modo e con un linguaggio adeguato all'età dei loro figli.
devono rispettare sé stessi e le persone con cui si relazionano.
5. Un padre guarda il corpo nudo della figlia quindicenne mentre si fa la doccia.
In ogni caso, parlare di rispetto per sé stessi e per gli altri in materia di educazione sessuale è importante e positivo.
Un padre non dovrebbe guardare la figlia nuda, ma rispettare la sua privacy.
Se l'atteggiamento di un genitore che guarda nudo uno dei suoi figli dovesse ripetersi, le ragioni delle sue azioni dovrebbero essere ben valutate.
6. Una madre dorme nello stesso letto con i suoi figli di 10 e 12 anni.
7. Due compagni di classe di età inferiore ai 14 anni vanno al bagno della scuola e si toccano il pene a vicenda.
Salvo casi di mancanza di mezzi materiali, non è opportuno che una madre o un padre dorma con i propri figli dopo una certa età, sebbene questo gesto non debba essere necessariamente legato al rischio di abuso.
In questa situazione ci si dovrebbe chiedere come mai i ragazzi hanno compiuto questa azione.
In ogni caso, sarebbe bene poter parlare con i ragazzi per scoprirne le ragioni e per accompagnarli, se ne dovessero sentire la necessità.
8. Una madre si spoglia davanti ai suoi figli.
Le implicazioni di questa situazione dipendono dal contesto culturale e dal singolo caso. Per esempio in alcune famiglie la nudità del corpo è vissuta in modo molto naturale e senza disinibizione. Un criterio da tenere in considerazione è se i bambini si dovessero
9. Un insegnante mostra ai suoi studenti dodicenni un manuale sul corpo umano e descrive loro le diverse parti del corpo femminile e maschile, comprese le parti genitali.
10. Un insegnante dice a uno studente/ssa che è molto carino/a.
sentire a disagio o intimiditi di fronte la nudità. In questo caso sarebbe buono che i caregiver trattassero la nudità con delicatezza, aprendo un dialogo a riguardo con i propri figli.
Può essere molto utile per i bambini sotto i 12 anni imparare a conoscere il proprio corpo, compresi i genitali. Senza dubbio è importante la modalità di trasmissione di queste informazioni e come l'insegnante si avvicinerà alla materia. L’uso di una forma e un linguaggio inappropriati potrebbero avere un impatto negativo sugli studenti.
In generale, un insegnante o qualsiasi adulto non dovrebbero commentare la bellezza dei ragazzi o delle ragazze più giovani, tranne che in situazioni particolari. In questa particolare situazione, l'insegnante che ha un rapporto autorevole con lo studente/ssa può utilizzare questa autorità per esprimere la propria attrazione sessuale nei suoi confronti, il che sarebbe assolutamente inappropriato.
Allegato 1.C: Identificare le situazioni di abuso sessuale su minori
Situazioni di abuso sessuale su minori
Situazioni non identificabili con abusi sessuali su minori
Allegato 1.D: Identificare le conseguenze degli abusi sessuali sui bambini "La storia di Adela"
Mi chiamo Adela, ho 9 anni, vivo in una città chiamata Campito, è un posto molto bello, dove ho molti amici. Vivo con mio padre, mia madre e i miei fratelli, Claudia, 11 anni, Viviana, 15 anni, e Sergio, 6 anni. Anche mia nonna Rosa, la madre di mia madre, vive con noi. Vado in terza elementare. La verità è che non vado molto bene a scuola, ho ripetuto l'anno scorso e miglioro quasi sempre i miei voti alla fine dell'anno ma quello che succede è che non sono molto brava a studiare o così dicono tutti, quindi mi danno cinque e a volte delle sospensioni.
A casa mia Viviana è quella che viene più punita, perché esce e non dice dove va. Anch'io vengo punita, ma meno, soprattutto a causa della scuola. Quello che si arrabbia di più è mio padre, perché se gli dai fastidio ti prende a schiaffi o ti picchia. Anche mia madre spesso è arrabbiata ma non ci picchia, si limita a urlare e a dire che ci punirà, ma si dimentica, e alla fine usciamo comunque a giocare.
Ho molti amici, alcuni a scuola, come Juan e Denis, con i quali giochiamo e dipingiamo. Gli altri miei amici vivono nella mia città: Rocío, Julio, Susi e Pedro. Li conosco da quando sono piccola perché viviamo vicini. Quello che mi piace di più è giocare a nascondino e a volte restiamo alzati fino a tardi a giocare.
A casa mia vado molto d'accordo con nonna Rosa, le dico tutto quello che faccio e le dico la verità quando mi comporto male, e lei mi racconta alcune cose della sua giovinezza e di nonno Raúl quando era ancora vivo. Mia nonna è anziana e quindi non può uscire da sola perché potrebbe cadere, dice mia madre, così la accompagno a comprare il pane e al mercato. Circa un mese fa mi è successa una cosa che non ho detto a nessuno e di cui mi vergogno. C’è un uomo di nome Mario che vive a due case di distanza dalla mia, è un amico di mio padre. Vive con la signora Pilar che lavora al chiosco. Questo signore è un po' strano, sempre quando eravamo con altre ragazze diceva cose strane come "che belle ragazze" o chiedeva se i miei
genitori erano in casa. Un giorno disse a Susi che se lei fosse andata a casa con lui a guardare alcune riviste, lui le avrebbe dato un regalo, ma Susi si spaventò e non ci andò.
Un giorno siamo andati con Susi al chiosco quando la signora Pilar non c'era e poi siamo scappate.
L'altro pomeriggio stavo andando da sola a comprare delle uova, mio padre non era ancora tornato a casa e c'era solo mia madre che mi aveva mandato a comprare delle uova. Sulla via del ritorno ho incontrato Mario, era mezzo ubriaco, a quanto pare, perché parlava in modo strano. Mi ha detto di andare con lui a casa sua perché c'era mio padre e che sarebbe venuto con me più tardi. Ero un po' spaventata ma sono andata con lui a casa sua, quando siamo arrivati mio padre non c'era e volevo andarmene ma lui si è arrabbiato e mi ha detto che lo avremmo aspettato lì. Io non ho detto niente, mi ha afferrato il braccio con forza e mi ha buttato sul divano. Si è seduto accanto a me e ha iniziato a dire cose sconce.
Ero molto spaventata perché pensavo che mi avrebbe fatto male e mi ha tirato su il vestito e ha iniziato a toccarmi, ho iniziato a piangere ma mi ha stretto il braccio così forte che mi ha lasciato un segno. Mi disse di non piangere e di non avere paura perché non c’era niente di male e nessuno lo avrebbe saputo, ma io avevo comunque paura e piansi. Allora gli ho detto che me ne sarei andata e ho cercato di uscire, lui si è arrabbiato e mi ha dato uno schiaffo, mi ha spinto e ha cominciato ad abbracciarmi, a toccarmi e a muovermi in modo strano, ha anche detto cose sconce. Poi si è calmato e mi ha detto che se avessi detto a qualcuno quello che era successo mio padre si sarebbe arrabbiato e mi avrebbe picchiato, poi mi ha lasciato andare. Stavo ancora piangendo. Quando sono tornata a casa ho detto che ero caduta ed è per questo che ero sporca e che si erano rotte le uova e che siccome sapevo che sarei stata punita non volevo tornare a casa. Mia madre e mio padre mi hanno punito e mi hanno mandato a letto. Quella sera ho avuto molti incubi su Mario. Il giorno dopo ho fatto f inta di essere malata per non andare a scuola. Non volevo neanche uscire a giocare
con i miei amici. Da allora, non esco quasi più a giocare con gli altri ragazzi e chiedo alle ragazze se hanno visto Mario. A volte, quando sono a casa e busso alla porta, mi nascondo per paura che sia lui. Mia madre mi dice che mi comporto in modo strano e che se continuo così mi punirà.
L'altro giorno Susi mi ha detto che c'era qualcosa che non andava in me, che non volevo più giocare con lei o le altre ragazze, che ero arrabbiata. Ma non oso dirlo a nessuno perché non mi crederanno e mi picchieranno. E non voglio più andare a scuola perché potrei incontrare Mario lungo la strada. A volte sogno di dirlo a mia nonna Rosa e lei non mi rimprovera. Ma non lo dirò mai a nessuno.
Attività di gruppo su "La storia di Adela"
1. Cosa è successo ad Adela?
2. Che cosa potrebbe provare Adela?
3. Perché pensi che si senta così?
4. Cosa pensi che possa succederle in futuro?
Indicazioni per il Responsabile
Di seguito è riportata una possibile spiegazione/guida per il Responsabile sulle domande sulla storia di Adela.
Queste indicazioni sono orientative e in nessun modo sono le uniche risposte corrette alle domande. L'importante è che i partecipanti pensino alle loro risposte e che si possa generare una discussione tra di loro in modo da poter acquisire nuove idee e prospettive:
1. Cosa è successo ad Adela? Adela ha subito abusi sessuali fisici da parte del suo vicino Mario.
La vergogna di Adela e la minaccia di Mario che suo padre l'avrebbe punita e picchiata se
2. Che cosa potrebbe provare Adela?
l'avesse scoperta, l’ha portata a non parlare a nessuno dell’abuso subito.
Possiamo solo immaginare cosa provi Adela. Probabimente vergogna, rifiuto di sé stessa, paura di subire un altro abuso, impotenza di fronte all’accaduto.
3. Perché pensi che si senta così?
4. Cosa pensi che possa succederle in futuro?
Gli stati emotivi di Adela sono legati al grave trauma che ha subito, le cui conseguenze potrebbero essere acuite dall’assenza di un supporto emotivo e psicologico da parte dei genitori che non sembrano prestare attenzione al disagio psicologico della figlia.
Per capire la gravità dell’abuso sessuale e di tutte le sue conseguenze emotive, cognitive, comportamentali e fisiche è bene consultare la Tabella 2 di questo documento.
Allegato 1.E: Attività "Vedere sott'acqua"
CASO 1: PAULA
Paula ha 12 anni, un giorno a scuola e si inizia a comportare in modo diverso dal solito. Prima era ordinata e le piaceva studiare, ora se la professoressa le dà dei compiti da fare, non vuole collaborare con l'insegnante. Inoltre ha iniziato a prendere brutti voti a scuola.
L'insegnante quindi chiama la madre per capire cosa sta succedendo. La madre dice che deve essere perché sta per nascere un nuovo fratello e che forse questo l’ha influenzata.
Durante la settimana l'insegnante l'ha punita per quasi tutti i giorni, levandole la ricreazione, perché ha iniziato a litigare con i compagni di classe. Anche a casa è stata punita e la madre ha iniziato a picchiarla perché le dice che non sa più cosa fare con lei.
Un giorno l'insegnante di matematica l'ha scoperta nel bagno della scuola mentre si toccava con un'altra bambina più piccola. È stata portata nell'ufficio del preside ed è stata sospesa per due giorni. Paula nega di averlo fatto, ma altre bambine della classe dicono all'insegnante che l'hanno già vista fare "cose" alle altre bambine. La preside chiede alla madre di toglierla dalla scuola e dice che non rinnoverà l'iscrizione l'anno prossimo.
CASO 2: MARCELO
Marcelo ha 7 anni. Sua madre è preoccupata perché ha iniziato a bagnare il letto sempre più spesso. Lei ha iniziato a picchiarlo e gli dice che è troppo grande per fare la pipì a letto. Marcelo non gioca più con i bambini del quartiere e non partecipa più alla ricreazione a scuola come una volta. La sua insegnante ha cercato di parlargli. Lui ha iniziato a piangere chiedendo di non essere puntio. L'insegnante ha iniziato a prestargli più attenzione e ha deciso di chiamare la madre per parlare di quello che sta succedendo. La madre ha avuto un partner per due anni con il quale Marcelo aveva un buon rapporto. Da qualche tempo Marcelo evita di parlargli, non vuole più
uscire con lui, cosa che faceva spesso. La madre lo rimprovera e gli dice che deve uscire con lui perché è come se fosse suo padre e che deve obbedirgli. Hanno portato Marcelo dal medico per capire quello che sta succedendo, ma il medico dice alla madre che "è una sciocchezza", che Marcelo è molto pigro e che "a volte i bambini devono essere trattati con il pugno di ferro".
Attività di gruppo: "Vedere sott'acqua"
1. Cosa sta succedendo ai due bambini?
2. Qual è stato il loro atteggiamento?
3. Chi è coinvolto nella situazione descritta?
4. Quali atteggiamenti o azioni sono corretti e quali no?
5. Cosa ha fatto ciascuno dei partecipanti?
6. Cosa fareste se foste in una di queste situazioni?
Allegato 1.F: Sondaggio di valutazione delle attività
Contrassegnare con una croce l'alternativa scelta.
1. L'organizzazione generale del workshop le è sembrata: MOLTO BUONA
2. I temi trattati durante il workshop le sono sembrati: MOLTO ADEGUATI
3. Il tema dell'abuso sessuale su minori le è sembrato:
MOLTO INTERESSANTE INTERESSANTE POCO INTERESSANTE PER NIENTE INTERESSANTE
4. Come considera il clima in cui si è svolto il workshop? MOLTO
5. Il lavoro di gruppo che ha fatto le è sembrato:
6. Come valuta il Workshop:
7. Cosa ha trovato interessante del workshop:
8. Cosa migliorerebbe del workshop:
9. Commenti:
PER LA COLLABORAZIONE!
GRAZIE
Workshop 2 “Cura di sé nei bambini” 35
Obiettivo Promuovere l'apprendimento delle nozioni di aut o-cura e di sicurezza nel minore
Destinatari Minori dai 10-12 anni, collaboratori, genitori e/o caregiver
Durata 4 sessioni settimanali di 1h30 ciascuna
Unità 1: Conoscere i bambini
Sezioni
Modalità
Benvenuto Accoglienza dei partecipanti
Presentazione
“Cosa ti aspetti da questo workshop?”
§ Ai partecipanti viene chiesto di formare delle coppie.
§ Ognuno dovrà scegliere un animale o un oggetto in cui identificarsi e di spiegare il motivo di tale scelta.
§ Nel gruppo generale, ogni partner introduce l'altro in base all'animale o all'oggetto scelto.
Ogni idea fornita dai partecipanti viene raccolta e registrata su una lavagna.
Obiettivo: identificare le aspettative del gruppo e condividerle per stabilire un accordo sulle modalità di svolgimento del workshop.
“Quando eravamo bambini”
§ Il gruppo è diviso in due.
§ Ad ogni gruppo viene dato il set di schede “Quando eravamo bambini” (Allegato 2.A).
Ad ogni membro viene chiesto di tirare fuori una scheda e di condividere con gli altri la
35 Questo allegato è stato ripreso dal documento:
Guia Básica de Prevención del Abuso Sexual Infantil (Corporación ONG Paicabí Gobierno Regional Quinta Región Servicio Nacional de Menores Quinta Región, 2002; par. “3. Unidad didáctica: prevención del abuso sexual infantil”).
Riepilogo
propria esperienza in base alla domanda sulla scheda.
Durata: dovrebbe essere previsto un tempo sufficiente in modo che ogni membro possa partecipare e condividere le proprie esperienze e il Responsabile possa supervisionare il processo.
§ Il Responsabile riunisce il gruppo e pone la domanda: Come ti sei sentito a ricordare la tua infanzia?
Obiettivo: facilitare il contatto dei partecipanti con il mondo dei bambini per sentirsi più vicini alla loro esperienza.
§ Il Responsabile pone al gruppo la domanda Come sono i bambini?
§ Scrive le opinioni dei partecipanti su una lavagna.
Obiettivo: costruire una visione comune dei bambini, sottolineandone le caratteristiche positive.
Chiusura dell’unità
Materiali
Lavagna su cui scrivere: “Cosa ti aspetti da questo workshop?” “Come sono i bambini?”
Set di schede “Quando eravamo bambini” (Allegato 2.A)
Unità 2: Come possiamo prenderci cura dei bambini?
Sezioni
Benvenuto
Identificare atteggiamenti di cura e protezione verso i bambini
Modalità
Accoglienza dei partecipanti
§ Il gruppo è diviso in due piccoli gruppi (max. 8 partecipanti).
§ Ad ogni gruppo viene assegnato una “Situazione” da drammatizzare come esempi di casi di conflitto familiare (Allegato 2.B). Ad ogni gruppo viene chiesto di preparare un piccolo gioco di ruolo della “Situazione”. Dovrebbe essere dato loro abbastanza tempo per svolgere l'attività.
§ Ogni gruppo presenta la “Situazione” al gruppo più grande.
§ Una volta presentate tutti gli episodi, il Responsabile chiede al gruppo di identificare i comportamenti o gli atteggiamenti di cura o di protezione che i partecipanti hanno avuto in ogni situazione. Il Responsabile registra su una lavagna ogni parere espresso dai partecipanti.
Obiettivo: far comprendere ai partecipanti la nozione di protezione dei minori sulla base di episodi che potrebbero avvenire in famiglia, favorendo l’individuazione di condizioni di vulnerabilità che possono essere causate da un atteggiamento sbagliato da parte degli adulti.
Riepilogo Il Responsabile presenta gli atteggiamenti di protezione di base dei genitori o dei caregiver sulla base delle informazioni presenti negli Allegati 2.B e 2.C.
Chiusura dell’unità
Materiali
Copie dell’Allegato 2.B
Lavagna
Elenco degli atteggiamenti di protezione di base dei genitori o dei caregiver (Allegato 2.C)
Pennarelli o penne
Unità 3: Riguardo gli abusi sessuali
Sezioni
Modalità
Benvenuto Accoglienza dei partecipanti
Chi è la vittima?
Riepilogo
§ Il gruppo viene diviso in due e a ogni piccolo gruppo viene assegnato un caso di abuso sessuale da esaminare. (Allegato 2.D: Chi è la vittima?).
§ Si chiede di leggere attentamente il caso e di rispondere al Modello di lavoro all’interno di ogni piccolo gruppo (Allegato 2.E). Ogni gruppo dovrebbe suggerire azioni specifiche nella colonna vuota del protocollo.
§ Un gruppo completerà la Colonna Comportamento inappropriato e l'altro la Colonna Comportamento appropriato.
§ Il Responsabile dovrebbe chiedere a ciascun gruppo di essere il più specifico possibile nei suoi suggerimenti, indicando comportamenti o atteggiamenti specifici da adottare.
§ Infine, il Responsabile riporta su una lavagna la Colonna Comportamento inappropriato e la Colonna Comportamento appropriato, completandole sulla base di ciò che ha detto ogni gruppo.
Il Responsabile commenta al gruppo la rilevanza della prima azione intrapresa dagli adulti di fronte al primo sospetto o indizio di abuso sessuale di un minore. (Cfr. Indicazioni per il responsabile nell’Allegato 2.D).
Nota: il Responsabile potrebbe anche parlare di alcune delle conseguenze degli abusi sessuali sui bambini (cfr. Tabella 2 - Conseguenze dell'abuso sessuale).
Chiusura dell’unità
Materiali
Copia dell’Allegato 2.D: Chi è la vittima?
Modello di lavoro in gruppo (Allegato 2.E)
Lavagna
Pennarelli o penne
Unità 4: Insegnare a prendersi cura di sé stessi
Sezioni
Modalità
Benvenuto Accoglienza dei partecipanti
Insegnare a prendersi cura di sé stessi
§ Il gruppo viene diviso in due piccoli gruppi.
§ Ad ogni gruppo viene consegnato un Set di schede “Impariamo a prenderci cura” (Allegato 2.F). Ogni partecipante deve estrarre una carta e indicare se è d'accordo o meno con ciò che vi è scritto. Il gruppo ne discute selezionando le dichiarazioni su cui c'è stato consenso e quelle su cui non c'è stato consenso.
§ Infine, ogni gruppo presenta il proprio lavoro al gruppo grande. Il Responsabile raccoglie le opinioni di ogni gruppo e mette le carte nella posizione data da ogni gruppo.
Obiettivo: individuare i comportamenti che educano i minori alla cura e alla protezione.
Riepilogo Il Responsabile condivide con il gruppo i comportamenti che educano i minori nell'ambito dei loro diritti e presenta i Diritti Fondamentali del Bambino sulla base Modello di lavagna “Diritti dei Minori” (Allegato 2.G).
Chiusura del workshop Ai partecipanti viene chiesto di fare una valutazione complessiva del workshop e di dare feedback su elementi specifici. Usare il questionario dell’Allegato 1.F.
Materiali Set di schede “Impariamo a prenderci cura” (Allegato 2.F)
Lavagna
Allegato 2.G Modello di lavagna “Diritti dei Minori”
Allegato 1.F: Sondaggio di valutazione delle attività (Workshop 1)
Pennarelli o penne
Materiale Workshop 2 “Cura di sé nei bambini”
Allegato 2.A: Set di schede “Quando eravamo bambini”
Il mio giocattolo preferito quando ero bambino/a era…
Il compleanno più bello che mi ricordo quando ero bambino/a …
Il regalo di Natale più bello che ho ricevuto da bambino/a …
Il mio migliore amico da bambino/a era...
Ciò cui mi sono vergognato/a di più da bambino/a…
Quando ero bambino/a avevo paura di...
La peggiore marachella che ho fatto a scuola è stata…
Una bugia che ho detto da bambino/a …
A cosa mi piaceva giocare di più da bambino/a …
Una marachella che ho fatto quando ero bambino/a…
Quando ero piccolo/a per me la scuola era...
Quando ero bambino/a durante le vacanze scolastiche mi piaceva...
Allegato 2.B: Identificare atteggiamenti di cura e protezione verso i bambini
Situazione Nº1
Maria ha 9 anni. Quando torna a casa da scuola non vuole pranzare, ma la madre la rimprovera e le dice di mangiare comunque. Dopo pranzo Maria si chiude nella sua stanza, la madre la sente piangere e le chiede cosa c'è che non va. Maria le racconta che ci sono dei bambini a scuola che la prendono in giro dandole dei nomignoli e che, pur avendolo detto alla maestra, nessuno ha fatto niente.
Stamattina, mentre le davano fastidio, Maria ha risposto con un insulto, ma la maestra l’ha sentita e l’ha punita. La madre si è arrabbiata con Maria, l’ha minacciata di dire al papà cosa è successo e le ha detto che a scuola dovrà spiegare il suo cattivo comportamento. Maria risponde alla mamma urlando che non vuole andare a scuola e si chiude in camera sua tutto il pomeriggio.
Situazione Nº2
Carlos ha 11 anni e ha continui problemi comportamentali a scuola. Sua madre è stata chiamata a scuola perché l'insegnante vuole parlarle. A questo incontro partecipano l'insegnante, il preside, la madre e Carlos. Il professore e il preside dicono che sono stati fatti dei furti durante l'anno scolastico e che Carlos è sospettato di essi, per cui sarà temporaneamente sospeso dalla scuola.
La madre rimprovera Carlos davanti all'insegnante e al preside. Carlos cerca di farle capire che non è stato lui e che sa chi è il vero colpevole. Quando gli chiedono di dire chi è, Carlos si rifiuta perché ha paura di essere additato come “spione”. Il preside dà a Carlos un ultimatum, per cui sarà sospeso fino a quando non rivelerà il nome del responsabile dei furti.
A casa la madre di Carlos lo punisce, vietandogli di vedere la televisione e di uscire. Carlos cerca di spiegare alla madre che non è colpa sua, ma la madre non gli crede e manterrà la punizione finché non restituirà le cose rubate.
Quando arriva il padre di Carlos e la madre gli spiega cos'è successo, gli dà uno schiaffo e conferma la punizione.
Indicazioni per il Responsabile
Per aiutare i partecipanti del workshop a comprendere il senso di questa attività è importante che il Responsabile li aiuti a comprendere che i bambini sono degni di fiducia e hanno il diritto di essere rispettati come gli adulti. Trasmettere questo messaggio gli darà la fiducia necessaria per confidarsi e dire come si sentono o se stanno vivendo un momento difficile, fattore che contribuisce a un sano sviluppo psicologico e relazionale. Alcuni assunti chiave che trasmettono ai bambini la cura e la protezione sono:
§ Un bambino con cui si relaziona con fiducia imparerà a dire la verità più facilmente.
§ Un bambino che viene rispettato è un bambino che impara a rispettare.
§ Un bambino che sa che è protetto e che c’è chi si prende cura di lui ha più probabilità di diventare un bambino sicuro di sé.
§ Un bambino che ha il permesso di esprimere le sue emozioni è un bambino che avrà più facilità a capire cosa gli sta succedendo.
Allegato 2.C: Identificare atteggiamenti di cura e protezione verso i bambini
§ Ascoltare attivamente il bambino, senza interrompere la sua storia.
§ Non mettere in discussione la sua storia.
§ Mantenere la calma in situazioni di conflitto.
§ Fornire alternative al problema che viene presentato.
§ Confermare al bambino che ci sono persone che lo proteggeranno e si prenderanno cura di lui.
§ Ringraziare il bambino per aver raccontato quello che è successo.
§ Dare sostegno emotivo se il bambino è spaventato, confuso o nervoso.
§ Non svalutare o prendere in giro il bambino quando esprime ciò che sente.
Allegato 2.D: Chi è la vittima?
CASO: PAULA
Paula ha 13 anni, i suoi genitori sono separati da due anni, poiché padre, in stato di ebbrezza, ha cercato di picchiare la madre e Paula. La madre ha presentato una denuncia ed è stata portata fuori di casa con un'ordinanza del tribunale. Da allora il padre ha cercato di vedere Paula all’uscita di scuola o seguendola nel tragitto verso casa. Paula ne ha parlato con sua madre che le ha detto di non fare finta di niente. Il padre ha chiesto il diritto di visita in tribunale e lo ha ottenuto per un fine settimana su due. Dopo una di queste visite, che consisteva in una passeggiata di circa tre ore, Paula è tornata a casa piangendo e ha raccontatoalla madre che suo padre l'ha portata in un posto buio vicino casa, che era mezzo ubriaco e che ha cercato di toccarla. Mentre lei resisteva lui l'ha colpita e le ha detto di non dirlo a nessuno. La madre ha reagito al racconto della figlia urlando disperata ed è corsa a raccontare tutto alla nonna di Paula che vive con loro. La nonna ha rimproverato Paula e l’ha picchiata perchè è andata con suo padre nonostante tutti gli avvertimenti che le erano stati dati sulla malafede di suo padre. Paula piange per la paura; la madre le dice che non diranno a nessun altro quello che è successo.
Indicazioni per il Responsabile
§ L'esperienza di abuso sessuale per un bambino è un'esperienza molto complessa e dannosa.
§ Il bambino che subisce abusi sessuali è una “vittima” senza alcun tipo di responsabilità per quanto accaduto.
§ Se un bambino denuncia una situazione di abuso sessuale, non dovrebbero esserci dubbi su ciò che dice, poichè molto difficile per un bambino possa mentire su questo.
§ Ogni bambino ha bisogno della protezione degli adulti che si prendono cura di lui e tutti siamo responsabili della sua sicurezza come membri di questa società.
Allegato 2.E: Modello di lavoro in gruppo
Comportamenti appropriati
§ Mantenere la calma
§ Credere al bambino
§ Sottolineare che si troverà una soluzione
§ Dire al bambino che sarà protetto
§ Ringraziare il bambino per aver detto la verità
§ Essere affettuoso
§ Altro Comportamenti inappropriati
§ Perdere la calma
§ Dubitare del bambino
§ Reagire esageratamente alla situazione
§ Deridere o svalutare il bambino
§ Incolpare il bambino per quello che è successo
§ Rimproverare o punire il bambino
§ Mettere a tacere il bambino
§ Altro
Esempi
Esempi
Allegato 2.F: Set di schede “Impariamo a prenderci cura”
1. Ci sono bambini che mentono sempre, quindi bisogna dubitare di ciò che dicono finché non si è sicuri.
3. Ci sono bambini che amano stuzzicare gli adulti.
5. Quando un bambino si mette nei guai, dovrebbe poter risolvere il problema da solo per imparare.
7. Quando un bambino si comporta male di solito lo fa solo per attirare l’attenzione.
9. I bambini che non vogliono andare a scuola è perché sono pigri.
11. I bambini devono essere istruiti a risolvere i loro problemi in modo che imparino prima che diventino grandi.
13. Bisogna evitare di parlare dei problemi di famiglia davanti ai bambini perché non possono capire.
15. Quando i bambini chiedono, lo fanno solo per infastidire gli adulti.
2. I bambini cercano il pericolo.
4. I bambini che si sentono al sicuro e sicuri di sé sono ben accuditi a casa.
6. Quando un bambino piange, di solito è solo per un capriccio.
8. Quando un bambino cambia improvvisamente il suo modo di essere è perché gli sta succedendo qualcosa.
10. C'è un'età in cui i bambini si possono prendersi cura di sé stessi.
12. I bambini sanno sempre quello che fanno.
14. I bambini hanno bisogno di essere informati quando c'è un problema in casa con parole che possono capire.
16. Ai bambini va sempre detto che gli adulti sono lì per prendersi cura di loro e proteggerli.
Indicazioni per il Responsabile
Come già detto, i bambini sono persone degne di fiducia e di rispetto proprio come gli adulti. È essenziale che i minori siano ascoltati, rispettati e considerati. Questo darà loro la sicurezza di poter aprirsi e dire cosa sta succedendo.
In questa attività, l'importante non è tanto che il Responsabile indichi quali siano gli esempi positivi e quali no, ma che tutti i partecipanti si scambino idee e impressioni su quali atteggiamenti siano positivi per i bambini e quali no. Di seguito riportiamo alcune indicazioni su come leggere i vari esempi.
§ Le schede 1, 2, 3, 6, 9, 15 non danno un'immagine positiva o reale di come sono e agiscono i bambini;
§ Le affermazioni 4, 8, 11, 14, 16 sono positive per i bambini e contribuiscono a un sano sviluppo psicologico, emotivo e cognitivo;
§ Le affermazioni 5, 7, 10, 12 e 13 saranno spiegate di seguito, in quanto possono essere positive o negative a seconda del punto di vista da cui vengono trattate.
5. Quando un bambino si mette nei guai, dovrebbe poter risolvere il problema da solo per imparare. È bene che quando un bambino ha dei problemi, i genitori non si sostituiscano a lui o lei per risolverli. Dall’altra parte è molto importante che i bambini si sentano sostenuti dai genitori e dalle altre figure educative quando hanno dei problemi, così da potersi sentire autoefficaci e capaci di risolvere i propri problemi.
7. Quando un bambino si comporta male di solito lo fa solo per attirare l’attenzione.
Quando un bambino si comporta male, la cosa più facile è punirlo e pensare che sia "cattivo". Tuttavia, il bambino sta esprimendo che c'è qualcosa che non va. Quindi è molto importante poter parlare con il bambino con calma e
fiducia, e capire come mai stia assumendo un determinato atteggiamenti negativo, così da aiutarlo e sostenerlo nel momento di difficoltà.
10. C'è un'età in cui i bambini si possono prendersi cura di sé stessi. Crescendo e maturando, i bambini diventano più autonomi nel prendere le proprie decisioni e nel prendersi cura di sé. D’altro canto un bambino non dovrebbe avere la piena responsabilità della cura di sé, che dovrebbe essere comunque affidata ai genitori o ai caregiver.
12. I bambini sanno sempre quello che fanno.
I bambini da una certa età (2 anni) sviluppano la capacità di capire come funzionano le cose e le conseguenze delle loro azioni. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti di cui non sono pienamente consapevoli fino all'età adulta, quindi non si può dare per scontato che un bambino sia sempre pienamente consapevole di ciò che sta facendo.
13. Bisogna evitare di parlare dei problemi di famiglia davanti ai bambini perché non possono capire.
I bambini sono molto sensibili a ciò che succede intorno a loro, soprattutto se riguarda i loro genitori e la loro famiglia. In generale è bene potergli spiegare se ci sono delle difficoltà in famiglia tramite un linguaggio rassicurante e che possano comprendere, perché in questo modo si leverà spazio alle loro fantasie e paure e aumenterà il loro senso di sicurezza.
Allegato 2.G: Modello di lavagna “Diritti dei Minori”
I minori hanno il diritto:
§ Alla vita
§ Alla protezione
§ Di essere curati fisicamente ed emotivamente
§ Allo studio
§ Di vivere in una casa
§ Di giocare e divertirsi
§ Di dire la loro opinione
§ Di avere una sana alimentazione
§ Alla protezione da qualsiasi forma di abuso fisico, emotivo o sessuale